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Full text of "La comedia di Dante Aligieri con la noua espositione di Alessandro Vellutello"

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Postillati  16 


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Postillati  16 


Uk\.  ^^^^  C^u^,U,l  ^K.  ^ 

/Ul'^^V^  %{<Ùf!^  '^f^; 


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Postillati  16 


LA  COMEDIA  DI  DANTE 
ALIGIERI  CON  LA  NO'/ 
VA   ESPOSITIONE  DI 

ALES SANDRO  VELLVTELLO 


Ccn  gmìa  de  U  itlujìrijjìma  Signorìa  di  Vinegiay  che 
nejjuno  la  pofjà  imprimere  y  ne  . 
imprejja  ucndere  nel  termino  di 

dieci  anni)  Sotto  U  pene  che  in  quella  fi  contengono  • 

^'4 


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Postillati  16 


AL  SANTISSIMO  E  BEATISSIMO 

PADREPAPAPAVLOTERZO 
SOPRA  LA  CO     EDIA  Di  DANTE 

ALIG  1  E  RI  HVM  I  Li  S  S  I  M  O 
SERVOALESSANDROVELLVTELLO 

Crdin?  naturai  ricerca,  ^  ì  fintentìa  affrouatiffimay  Santiffmo  €  Bea^ 
l  itjjimo  Vadrc,  che  tutte  le  coje,  ciafcuna  fecondo  la  qualità  jua^  debbano^ 
ejjcr  applicate  alfuo  più  proprio  e  conueniente  ofc/c/ro,  perche  fieri  di 
quello,  naturalmente  in  qu<ilàjL  modo  ft  diJcQnuengcno,  E  le  non  conue^  ^\ 
fjìenticofeypartorifcanodifirdine,  et  il  difcrdine  ccnfiftcne ,  Onde  Padre  Senti jjmoy 
hauendo  io  per  qualche  anno  continuato^  e  nouamente  pcjlojìne  a  la  tnterpretatwne  de 
UComedia  di  Dante  Migieri,  etaperfuafione  de  Riamici  detern.inato  uolcrla  conferir  iti 
comune,  Venfandoframejlejfoachipiu  propriamente^pcr  fùggir  tali  tnccnuenientij 
la  pctejji  dedicare,  E  conftderato,  che! /oggetto  de  Uutore  in  ef]afua  Comedia  altro  nott 
f ,  che  di  uolcr  principalmente  trattare  de  lo  flato  di  tre  f^iritualt  Uonarchic,  do  e,  de  ^liStnh' 
lo  Infèrno,  del  Purgatorio,  e  del  Varadifo,  Sopra  ognuna  de  lequali,  cffa  Tua  Santità 
predomina,  O'-hafommaautoritarjceuutaper  fuccejjwne  da  quel  Monarca^  che  tutte  le 
impera,  e  che  fobia  poteùa  dare,  Giudicai,  e  drittamente,  che  tal  ma  interpretatio$  'V«U 
ne,  tanto  più  fi  difconuerrébbe,  quando  ad  altri  che  a  quella  fola  la  dejìinafjì,  quan^ 
to  meno,  per  la  detta  ragione,  adognialtroparche  ft  conuenga,  Efelejjerdun  fi  bafi 
fodono,edimeha}fìj]imD  fuo  feruo  donator  di  quello,  rifletto  ala  tua  fomma  alte^ 
ia,  parrà  forfè  che  repugni  a  tal  mio  dritto  giudicio,  Quella  fa,  che  più  furon  ancor  acfi 
cetile  meritori  appreso  a  Violi  due  minuti  de  la  pouerauedouetla,  che  le  larghe  of^ 
fétte  de  gran  ricchi  erna^natidel  popolo  ♦  Vegnift  adunque  effa  tua  fomma  alté^a^  Tnam^ioyi' 
a  leffcf.ipio  di  lui,  da  che  eba  tiene,  e  meritijftmamente,  il  fuo  luogo  in  terra,  dabhaffàr^ 
fe  tanto  che  riceua,  e  riccuuto  gradifca  il  baffo  eir  humile  mio  dono  ,  In  premio  deh 
quale,  altro  da  quella  non  ricerco,  che deucti£imamente  baciandoli  fuoifmipiedijk 
fua  fmiffima  [aiutar  benedittione  ^ 


AtE^^ANDRO  VELtVTEttQ  ADI  tETTORT. 

hJ^fnhfffmi  UttòYXy  Io  mi  ffrfuah  e  renalo  ceyh,  chrm^fi  di  uqì,  e ^ffialmW 
i        if  gufili,  che  de  leffey  mio  hatìrtj  ^      .fera  nut  tia,  faranno  affai  am^nirati,  che 
ejfenlo  laprefcnte  cmeiia  da  fin  dottiffmi  t!r  in  uarie  e  diuerfcfiier.ti^  corifuma-, 
iifftmi  huomini^iaftaia  ini fYf  retata, che  io  di^jitelle^  cjuaft  deltutto  ignuh,  hahi 
Uji  hoya,  ente  Ignorante  de  k  mia  ignorantia,  ardito  temerariamente  forai  mam,  conftJerato 
ancora  j  che  già  ijuaft  ogni  huomofar  che  fi  rifoft  fcfra  di  (juello,  che  da  chriflofiro  Landino, 
ultimo  fuo  interprete,  ne  enfiato  detto,  e  che  fofcriua  a  frofùntione  il  uolernepìu  oltre  ricercare , 
Hora  lettori  fìudiofiffmi,  lo  confijfc  la  mia  ignoràtia  ejfer  firfc  maggior  di  cjueUo,  che  un  laftete 
imaginata,  e  non  ne^o,  che  tutti  (jueUiche  hanno  fcrittofcpra  di  tal  comedia  non  hahhin  detto  md 
te  nfe  degne  de  le  dottrini  loro,  da  lequalifi  pffa  cauare  utiliffmo  frutto,  Ma  fe  confideriamo, 
àit  la  in^efìigitione  de  fcni  menti  è'ia  cofa,  a  ìacjuale  il  huono  interprete  di  qual  ft  uogUa  atdo^ 
re,  delie  fcmfre  in.-in^  a  tutte  laltre  con  fcmmo  jìudio  e  uigilantia  intendere,  perche  (jUfflipno 
il  fondamento  dògni  affunfa  interpretatione.  Et  effì  fentimenti  ejpr  molte  uolte  a  ghngegni  cjuaft 
'come  i  f^pori  agujìi,  perche  ft  come  cjuefli  da  diuerft  diuerfmente  ftppetìfcano,  cofi  quelli  da  di; 
per  fi  ìiuerfmfnte  fi  fcntonof-inìe  ueggiamo,  che  li  qua  nafcano  i  uari  e  contrari  argumenti  ne 
ìed  ffute,  Vfro  fcioinmoltifjìmi  luoghi  di  effa  comedia  fento  tutto  altramente  di  quello,  che  da 
gliaUri  ejjjfifm  è' /fato  fentifo,  e  che  tal  rniofcntire  hahbia  uoluto  conferir  in  comune,  a  me  non 
far  di  quefio  meritar  hiafmo  ne  rlprenfione,  ma  che  le gìer  mente  mi  deiha  fffcr  conceduto,  perche 
^  ^»  ytegyhe gltaltri  non  haikno potuto  meglio  di  me  fì^ntife^  maJclamenteJm^uffìo,  che  i  feri 
^timtntiJoro,  tanto  a^egoricij  quanto  litterali,  appreffo  del  fentir  mio,  fono  in  diuerft  modifcntiti . 
Alcuni  per  ueri,  e  da  effì  fcttilmenieinuefìigati,  e  dottamente  ejprefft,  come,  pernon  andar  più 
ìunge,e  quaft  al  principio  del  primo  canto  de  la  prima  cantica  quel  de  le  tre  fiere,  do  è-,  la  Ioni 
ti  leone,  e  L  lupa,  che  uietaron  al  poeti  la  fdita  del  colle,  che  haUia  a  fignifìcare  tre  de  fette 
uitif  capitali,  la  luffuria,  la  fuperhia,  e  lauaritia,  perche  oltre  che  i  naturali  inflinti  di  quelle  la 
dinotano^  ilpoetx  in  altri  luoghi  de  hpera  ft  uede  hauerlt  per  quel  medeftmo  intef(,ft  che  quanta 
a  ^uefìifimili  non  ^  da  duhhitare .     Altri  per  non  ueri,  ma  dijputatili,  per  hauer  alcuna  orni 
Ira  diuerita  in  fe,  come  ancora  in  tal  principio  è  la  ofcura  fclwtynsdaqual  il  poeta  fi  ritrouo, 
quando  nel  me^  del  camin  di  nofìra  uita  hauea  fmarnta  la  dritta  uia,  perche  hauendola  effì  ini 
iefaperlo  corp  humano,  eh  da  Latini^  detto  Silua,  nifi  può  purfcpra  con  qualche  uerifimile 
4trgumenfare  .    Altri  per  non  ueri  ne  diffutahili,  per  non  hauer  di  uerita  euidentia  alcuna,  coi 
me,  pur  nel  mede  fimo  primo  canto  è' il  ueltro,  la  cui  nation  farà  tra  Feltro  e  Feltro,  che  uerra  a 
diijperder  la  lupa  del  mondo,  e  la  farà  morir  con  doglia,  che  shalha  ad  in  fendere  per  Chrifìo,che 
uerra  tra  cielo  e  cielo  a  giudicare,  ofer  certa  infiuentia  preueduta  dal  poeta,  come  ad  alcun  altro 
è' piaciuto  di  dire  .   Altri  per  non  ueri,  ne  dif^utaUli,  ne  fai  fi,  per  ejjlr  da  efft  eJ^:)fi{ori  fiiti 
f  affati  in  filenfio,  e  quefii  fcno  molti,  come  pur  in  effe  prim^  canto  e-  doue  il  poetai  in  ^erfcna  di 
Virgilio  dice.  Nacqui  fuh  lulio  ancor  che  fvffe  tardi .  £  quefìa  è  una  de  le  cagioni  de  la  prt finte 
mia  fatica,  ferche  de  fentimenti  da  me  fcntlti  fer  ueri,  io  me  ne  accordo  con  loro .  Ve  non  ueri 
ma  dif^utahìli,  ne  dico  la  mia  e  laltrui  opinione .      no  ueri  ne  difi?utahili,  e  de  non  ueri  ne  di  fi, 
futahili  ne  filfi,  per  meno  imhratar  il  fvgio,  in  molti  luoghi  ne  dico  la  ofinion  mia  fcìa,  tann 
che  nuda  laffc  a  dietro,  che  fecondo  il  miofentire,  qual  eglifi  fta,  in  qualche  modoyion  fia  da  me 
toccato,  E  fe  dele  hijìjrie  e  fiu:ìle  toccate  dal  poeta,  che  quaf  tutte  le  ahlraccia,  a  molti  parrà 
firfe,  che  fecondo  il  fuo  uolere,  troppo  hreuemente  le  trafiorra,  come  de  le  toccate  dal  Vetrarcha 
fi  efpr  auenuto,  A  quefìo  di^o,  the  de  la  moltitudine  non  curo, e  che  intal  cafc  io  non  fono  hiftQi 
riografvne  fiUfia  fcnon  in  tanta  parte,  quanta  faffeua  ala  de  chiaratkn  del  tefìo,  ne  laqual 
mn  QYtk  hauer  mancato,  e  chi  pia  oltre  ne  defilerà  fq^re,  uada  la  doue  elio  U  mando,  o  uerai 

mente 


nfììte  a  Im^y  ?«''5f  tj^fml  clf  h  [erto  afe  fiu  eh  d  UufoYfy  e  mum  hjit'up^rft .  Vnaha 
ca^mf,  eh  non  meno  mforta,  mha  moffc  ancora  ^urfio,  la^fual  e^fer  hauer  tyouaio  gUantuhi 
■  JifcYiui  a  penna,  m^tfìu  i  moinni  imfrcfPa  Ramfa  imorrettilTmi^e  fcpra  tutti  ^ueUomfrfJfo 
fftamfato  ia  aUc  Manuai,  che  affrfffo  ài .  J  e  [tato  in  tanta  elìmafme,  perche  hauendolo 
(hi  fitto  nome  di  correUione  Iha  cjuaf  tutto  ^uajìo,  hae  non  ha  intefo  concio  a  juo  modo,  e  datolo 
(olPet.inftemeyfottotl  medffmo  nome,  in  tal  modo  concio,  ad  effi  Aldo  ad  imprimere,  Bgh, 
confidandofi  ne  (autorità  del  datore,  imprefje  e  luno  e  laltro  tefto  tuie,  cjual  da  lui  li  fU  fjforio, 
E  di  <\ua  è-  nato,  di  fiffta  comedia,  che  al  ¥et.  hahhiamo  già  rimediato,  uno  ine ouenunte gran 
m-mo,  perche  aueHi,che  Ihanno  da  poi  imfrejfa  cofuoi  cornai,  penfindo  che  Aldo  hahhiauft^io  la 
Ùizentia  in  cfuefla,  che  egli  uso  ne  lecofe  Latine  da  lui  impreffè,  hanno  lafciat^  i  tefli,  fcpra  de 
quali  era  fiata  comentata,fSr  hannoui  pofìo  (fuetto  impreffc  da  ejfc  Aldo,  iljuale,  fn  talfua  mof 
rettione,  in  molti  luoghi  dice  una  cofa,     i7  comento  ne  dice  unaltra,  che  maggior  inconueniete 
no  porla  effère .  Et  ecco,  che  fe  io  non  mi  fife  in  ^uefta  materia  affaticato,  chefirfe  (fuefìo,  e  mcltt 
nitri  mamftlhfPmi  errori,  che  uedremo  nel  proceder  de  la  ejfofuione,  ne  [mano  mai  fiati  inteft, 
E  pero  non  e  da  riprender  cjual  ft  uoglia  ingegno  cht  ft  elegga  in  talf,ofimile  materia  ejfir  citai 
re,  ptrche  ancora  molti  hafjì  fcneè'  ueduti,  che  hanno  penetrato  U,  doue  ^  fiufuhlimi  nzn  har  no 
potuto  aggiungere,  E  uoi  nhauete  di  me  fìeffo  ìefsempio  .  Haueano  alcuni,  molto  (erpo  inan'^  ^ 
me.interf  retato  il  Pet.  Come  Bernardo  llicinio  eccellétiffmo  fi  fico,  che  fcrifjì  fcpra  i  (ronfi.  Iran 
cefco  Filelfi  gfauìffmo  oratore,  Meffer  Antonio  Da  tempo  elojueniilfimo  ìuris  c^ns.  E  Girolamo 
Sauarciafico  in  hum^nifa  dottiffmo,  fritto  fpra  i  Son.  e  le  an^.  biódimeno,  l'oi  ccfiffie  jfure, 
che  io  col  mio  hajffc  ingegno  hahlia  molto  meglio  di  loro  [apuio  ìnuffìigArla  minte  iitaì  autore  : 
Hanndo  dopo  me,  ^  al  lume  de  la  mia  candela,  interpretato  alcuni  altri,  cheper  efpre fiato  oct  " 
cupato  in  ijuffìa  mia  feconda  fàiica,t!r  in  alcune  mie  fifiidiof  cure  familiari,  non  ho  potuto  ueder 
anchora  cjueUo,  che  shahhin  detto,  Wla  fenf,  che  doueyanno  hauer  fufplito  a  molte  cofe,  di^lecjuali 
i  ho  potuto  fiyf  mancare,  Maffmamente  efflndo  legier  cofa  laggiunger  alecofe  trouate  .  Quei 
fìe  due  cagioni  aduncjue,  di  grandiffmo  mom.ento  afpreffo  di  me  fon  (juede,  che  a  comune  utilità 
(li  tutù  Koi  mhanno fitto fiegar  a  <]uffìa  feconda  fma  .  E  (fuanto  a  la  prima,  lacjual  e  de  fenth 
menti,  ({uffia  firimeUe  al  huon  giudicio  di  uoi  che  intendete,  che  a  me  non  lice  giudicar  de  le 
cofe  mir,  potendoft  Ihuomo  in  cafc proprio,  e  uinto  talhor  da  la  paffme,  legiermente  ingannare  . 
ha  feconda,  che  duMmce/pr  t\uanto  a  la  correttione  del  tefìo.  Di  ijueffa  ardirò  dire,  che  fi  poeta 
fleffc  refufcitalp,  nò  la  intenderete  altramente  lui,  perche,auenga  che  tutti  gli  antichi  tefi  fritti 
a  penna,  ma  più  t  moderni  imfreffi  a  ftampa,  per  la  ignorantia  de  ghfcrittori  e?"  impreffcri,  o  di 
€hi  II  ffce  Ccriuer  od  imprimere,  fieno  in  corre  iti ffmi,  e  f^etialmente  lo  impreffc  da  Aldo,  e  glialtri 
imprefjì  a  lojJUmfio  del  fuo,  per  la  ragione  detta  di  fcpra,  Kódimeno,  io  con  fmma  diligentia  ho    P  <}(y«^  f  Hi 
cauato  cjuefìo  da  diuerft  e  più  antichi  tefìi,  ejueBi  che  di  tutti  glialtri  meno  ftconofano  ejfcr  uitiai 
ti,  E  henche  tutti,  comio  dico,funo  in  corre  ttifpmi,  pur  ho  trouato,  che  in  tato  numero, (fueUo  che 
no  dicrluno  dice  Ultro,  E  doue  ho  ueduto  mancar  lafntentia,  o  ccfrefc  effcr  alterata  e  fuori  del 
frópofifo,  ruminàdo  diligentemente  in  (juelli,  ne  fcno  uenuto,  fecodo  il  firmo  creder  mio,  fu  la  ue 
rita,  laijualfcper  tale  fard  da  uoi  accettata,  perche  di  (jua  depédon  ancora  pdrte  de  miei  nuouifcn 
timenti,  io  nhauero  ccfcguifo  cjuel  frutto,  che  di  fante  mie  lunghe  fntiche  fcno  fiate  cagione.  Se  ah 
traméte  ancor  auerra,  e  che  fuori  delmio  luon  propoftto, inutilmente  mi  fa  affaticato,  per  efpr  il 
medefmo  auenuto  a  molti,  che  più  dime  fpeano,  oft  ere  deano  fp  ere,  la  ftrita  mi  fura  più  fodera  . 
hile,  E  uoi,  non  come  detrattori  liafmerefe,  ma  come  compaffmeuoH  penferete,che  io  fon  huoìno 
e  non  Dio,  che  fcno  humano  e  no  diuino,  e  confc^uentemente  nato  con  uoi  infieme  a  poter  errare^ 
E  cofi  dannerete  no  me,  che  dir  e  f\r  hen  uolft,  ma  la  ignorantia  humana,da  lajuale  tutti  fam^Q, 
hn  che  difffrentemente^  oltre  al  faper  e  creier  nofiroj^  juaft  in  me  le  mm  opprefft . 

A  A     li s 


;»  ^  ■ 


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VITA   E  COS-TVMl  DtL  POETA. 


Wi 


mmentf  uso  nelfilocoh,  ne  la  fiammetta,  et  in  lu:>ahtdel 
ranio  ftmdi  legieyeTil^e  fané  fìnte  e  farte  augument^te  da  luì  e  l 
le  cùp  fiu  grauiy  e  che  meno  erano  da  effcr  taciute  ,  Scriffcla  dopo  lui  Leonardo 


decamerone  nati 
afciando  a  dietro 

•  /  I    11-    '  ^-         f     I  1/*'  ^  f       '       '    .     - —  Aretino  fècretaf 

no  del fubluo  tn  Firen:^,  ilcjual  dijfe  cofe  uere,  e  dun  tanto foeta  e  difcjìeff.^i^  ^  hiUmani 

do  molto  tn  cjuella  parte  il  poco  auedimentò  del  Boccaccio .  Scriffela  dop  l' ^-retint Mario  Vilelfi 

in  lingua  Latina,  ilcjual  nonjtce  (juafialtro,  che  affermare  ciò  che  dal  detto  Aretino  ne  ìyoÙo  elUi 

re  flato  fcriuo,  introducendoui  molte  altre  cofepu  tofìo  impertinenti,  che  accomodate  a  U  materia  l 

negando  Beatrice  fjfere  fiata  donna  uera,  ma  folamente  finta  dal  poeta  in  luogo  de  la  uirtu  mat4 

ia  lui,  come  ancora  molti  [ciocchi  hanno  detto  di  Laura  celebrata  dal  Petrarcha  .  Scriffela  dttméc 

mente  chrift^fvro  Landino  interprete  de  la  pr  e  finte  fua  come  dia.  Uguale,  fi  come  da  Benuenuto  i«t 

lmolaprefe(iuafiogmfintimentodiciueIla,cofiprefedalBoccaccioil  foggeUo  d^lauita,  Uqual 

tyouo  aplicata,  come  anchor  hoggifi  uede,  inanimi  a  linterpretatione  deffò  Imolefe  .  Ma  uolendoU 

mi  hora  defcriuere,  hahbiamo  diligentiffimamente  notato  il  proceder  dognun  di  loro,  e  del  Boccacf 

ciò  infieme  con  l'Aretino  fittone  quefìa  conduftone,  che  egli  Ihahiiapìu  tofìo  fcritta  dapoeta,  come 

fice  laltrefue  .pere,  che  cercato  di  dirne  la  uera  hiftorìa,  E  cofi  ancor  intenderemo, che  il  Landino 

per  hauerfcguito  ifitoi  uefìigi,ficeffe  quel  medefmo,  e  che  per  quefìo  fta  da  lafciarli  flare ,  e  non 

fi>ndarfifu  molte  cofe  uane  dette  da  loro,  come  del  fogno  de  la  madre  inan'^  al  parto.  Del  gran  cori 

doglio,  dalqualfi  lungamente  fii  oppreffoper  la  morte  di  Beat,  e  che  per  remediar  a  queRo  li  fife 

dato  donna,  ma  che  per  trouarfi  m  coflumi  diuerfi,  ne  fegut  contrario  effetto,  con  f^r  lunPo  d  fior 

fc  in  dimoflrar  di  quanto  impedimento  fieno  le  donne  a  glifludi  di  quelli  che  fi  danno  a  la  fihfifia^ 


ron  mandati,  e  che  gli  ultimi  canti  del  Paradifo  rimafero  dopo  la  fita  morte  in  certa  parte  de  la  cafk 
due  egli  hahitaua  nafcofìi,  e  che  non  effindo  trouati  da  chi  molto  li  deftdfraua,  U  fùaQmhra  appari 
ue  in  uefìe  candida  a  Ucop^ìfuo  figliuolo  eftceli  noto  il  luogo  oueeffi  erano,  E  che  per  effir  hrunj 
a  co.'or^,  e7  hauer  i  capelli  arricciati  e  crfff^i,  a  ì^auenna  alcune  donne  dtffero  ,  che  egli  ueniua 
ia  l'Inferno.  Tutte  fciocche  inuentioni  fabbricate  da  li  loro  propri  ceruelii.  Ma  uolendo  fondarci  fit 
la  uerita,ftmo  corretti  attenerci  a  quello  che  ne  fcriue  effe  Aretino,  llquale,  non  come  poeta  ,  ma 
ia  uero  hifìori  o,  fer  mohifcontri  che  nhabbiamo.  Sappiamo  hauerla  con  fcmma  ftde  e  diligenti^ 
fcritta,  auenga  che  in  tutte  le  parti  nonfifìendfffe,  ma  nefcriffe  folamente^  come  gli  fi  effe  afjirma,in 
fitplimento  di  quello,  in  che  glialtri  haueano  mancato,  g  quefìo  medefimamente  farà  ofjcruato  hoi 
ra  da  noi,  qu^ifi  con  lui  infieme  in  quejìa  firma  dicendo .  i  maggiori  di  Dante  fùron 

in  Biren'^  di  molto  anticafìirpe,  e  fecondo  che  eglifieffc  par  che  nel  XV.  de  Vinf.  in  perfcna  di  Ser 
Brunetto  Latini  uoglia  infirire,  li  fuoi  antichi  fitrort  di  quei  Romani  che pofero  T^iren'^ ,  ma  quei 
fla  &  cofa  molto  incerta,  e  fecondo  il  miogiudicio,  non  è  altro  che  un  metterfi  a  uoler  indouinare, 
rnairaqueRi,dequa\ihabbiamoajfaicerte^^fiè  delfuotritauo  Mfffir  Qacciag.dda  caualiere 
fiorentino,  ilqual  hebbe  due  fratelli,  luno  chiamato  Moronto,  laltro  Elifeo.  Di'Moronto  non  fi  legf 
gefucceffione,  ma  di  Elifco  nacque  la  famiglia  degli  hlifci .  Di  Mefjcr  Cacciaguiia  nacquero  gli 
Aligieri,  cofi  nominati  da  un  fuo  figliuolo,  che  per  materna  fìirfe  hebbe  nome  Aligieri  ,  come  uet 
iremo  nel  xv.  del  Par  ad. in  perfcna  deJfoMeffer  Cacdaguida  effir  affermato  dalpeta  ,  ilcjual  coi 
gnome  lefenit    una  ala  im  in  caifnpo  a'^rro,  che  hoggi  mhu  jorr*^  n  \erona  |rr  arme 


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Postillati  16 


t  iì^cffi  M  rtD/frO-fo^^rf,(?^^«tffi  ìirtma  in  fine  il  tjufflo  trmto  \  VjJf.Y  Cauia^Mh  e  fratelli  e 
li  loYQantUhi,  Secondo  cheì  detto  Aretino  affcrmtty  hahitaron  in  Tiren'^  e^mft  fui  tanto  dijforfa  S, 
TietOi  douejpriyna  ui  [entra  di  Merccto  uecchio  ne  le  cafc,  che  al /lo  temp  anchoia  dice  che  erano 
iene  de  ^li  Elifci,  ma  tal  coirne  è-  hog^if^    .J  .     Quelli  di  Meffer  Qactiaguida  detti  Aligieri 
dice  che  hahitaron  fula  fiaZ^  ditiro  a    Martino  iel  Vefcouo  dirimfetto  a  la  uia  ,  che  andana,  d 
€afd  de  Sacchetti,  e  da  Ultra  parte  fi  jìendeuano  uerfo  la  cafa  de  Lonad  e  de  Ginochi .  Dante  nacf 
que  ne glianni  del  Signore  Mcc/xv.  foco  dofo  la  rotta  de  chelfì  in  Firen'^ ,  fiati  in  effilio  fer  k 
fcon^tadi  Wionte  aperto  .  Fu  ne  la  fua  fueritia  liheralmente  notritjy  E  dato,af  recettori  de  le  ìfttf  /«ow/i'cfn 
fty  af  farne  fhhito  in  lui  grani/fimo  ingegno,  t9  atttffmo  ad  eccedenti  cofe .  Vfrde  ne  la  [t,a  fue 
Yitia  ilfadre  Aligieri,  nondimeno,  coyiftrtato  dafroffmi  e  da  Brunetto  latini  (  huomo  in  ejuei 
tempi  dottiffìmo)  non  fclamerfe  a  le  lettere,  ma  a  tutti glialtri pudi  lihralifi  diede,  nuda  lafcian 
io  a  dietro  che  appartenga  a  lecceUentia  de  Ihuomo  .  Ne  loti  tutto  (juef^.o  fi  tUfi-  la  fclitudme  e  lo^ 
ciò,  ma.uiuendo  e  conuerfando  con  glialtri  gioueni  de  la  fua  età,  coflumato,  ualorofc  aueduto, 
4id  ognigiouenile      honefto  (jfenitio  fi  ntrouaua,  E  fii  di  tanto  generofc  animo  ,che  in  juella 
tnemorahiliffim.a  battaglia,  chefii  a  Qarrpaldino,  egli  giouene  e  ì:er.efìimato,fitrouo  con  le  armi 
virilmente  a  comhatter  ne  L  ^rima  fchiera  doue,  fecondo  che  l'Aretino  afferma  dhauer  letto  in  una 
fua  epifìola,  ne  lacjual  difc-ina  la  fvrma  di  tal  battaglia  dice,  hauer  portato  in  cjueda  molto  pericOf 
lo  .  COfo  lacfual  hattaglia,  tornato  a  cap  t:r  a  fm  fìudi,  fi  diede  a  cjueEi  molto  più  ftruentemeni 
te  che  prima,  e  nondimeno,  mai  non  fi  tolfcin  alcun  modo  da  le  ^miliari  e  ciuili  conuerfationi* 
E  pero  è*  da  riprendere  Urror  di  molti  ignoranti,  icjuali  credono  neffuno  effre  jìudiante,fc  non 
quelli  che  fafcondono  in  fchtudine  tST  o  io  •  EMO  non  uidimai  alcuno  di  (juefti  rimofft  da  la  coni 
uerfaticne  de  glihuomini,  chefcffe  altro  che  una  grani  ff  ma  arca  dignorantia  .  lalto  e  nolile  in 
gegno  non  ha  hifcgno  di  (juefli  tormenti,  an<^  e'  ueriffima  concfufcne,  chel  torfi  uia  dj  la  conuer 
fctione,  fia  di  gufili,  icjualifcno  di  tanto  haffc  e  debole  intelletto,  che  nulla  per  f(  ftefft,  ne  con  laiui 
iO  daltrifi  trouan  atti  di  poter  apprendere.  E  /  il  Tibfcfv  ne  la  fua  polii,  dice,Khe  (Quello  che  fi  par', 
te  da  la  ciull  conuer fctione,  fi  può  reputar  per  hfìia,o  ueram.ente  effr  più  dhuomo,  che  ranff.mifoi 
rto  .  Dante  conuerso  non  fclan-.enfe  co  glihuomini,  ma  ne  la  fuagiouentu  tolfe  ancor  donna  ,  che 
fu  de  la  nohile  fitmiglta  de  Donati  chiamata  Madonna  Gemma,  delacjuale  hellepiu  figliuoli.  Toh 
io  adunque  Dante  donna,  e  uiuedo  in  honefla,  uirtuofa  e  duil  uita,  fii  molto  adoperato  ne  la'Rep,  j»-^ 
E/  ultimamente,  peruenuto  a  la  dehita  età,  fii  nel  lAccc,  creato  de  priori,  ìl<\ual  magifiratoera 
fimmo  ne  la  Pc/j.  Fiorentina,  E  fra  glialtri  fuoi  coHeghi  in  talmagiflrato,  fii  Mrfpr  Palmieri  Ah 
touiti,  e  Neri  di  Meffa  Iacopo  de  gli  Allerti .  Da  c^uefìo  fuo  priorato^naccjue,  comegli  fìfffc  refii 
rifce  in  una  fùa  epifiol",  il  fio  effiìio,  e  tutte  le  cofe  aduerfe,  che  prouo  nel  rimanente  de  la  uita,  E 
le  proprie  parole  di  lui  fon  ^uefie,  Tutti  i  mali,  e  tutti  glinconuenienii  m.iei ,  da  glinfàufli  comit^ 
iel  mio  priorato  helhno  cagione  e  principio,  Delcjual  priorato,  benché  per  prudentia  io  nonfiffi  def 
gno,  nondim.eno,  e  perfide^  per  età,  io  non  nera  indegno,  pero  che  dieci  anni  erano  già  f  affati  do 
po  la  hattaglia  di  Campaldino,  ne  lacjuale  la  parte  Ghibellina  fii  ijuafi  del  tutto  morta  e  disfatta, 
ioue  io  hebbi  temenl^  molta,  e  ne  la  fine graniifftma  aHegre^:^,  per  li  uari  cafi  dfffa  battaglia» 
Quefìe  fcno,  come  habbiamo  detto,  le  parole  fue  .  La  cagione  del  fuo  effilio,  per  effir  cofa  notabit 
le,uoglio  particolarmente  narrare  , perche  il  Landino  in  molti  luoghi  la  ua  intrigando.  Vico 
adunc^ue  che  hauendo  la  citta  di  Firen'^  hauuto  prima  gran  diuifior.e  tra  chelfi  e  Ghibellini,uh 
timamente  era  rimafa  ne  le  mani  a  Ghelfi,  e  fiata  affai  lungo  tempo  in  (juefio  fiato  ,  fcprauenne 
unaltra  maladitione  di  parti  tra  Ghelfi  me  de  fimi,  chereggeuano  la  citta,  t7  i  "nomi  de  le  parti  fu 
ron  Bianchi  e  Neri .  Hebbono  e^uefte  peruerfe  parti  origine  da  Fifìolefi ,  e  maffmamente  da  la  fii 
miglia  de  Canciglieri,     effendo già  diuifa  tutta  Pifioia,  fii  da  Fiorentini  (per  porui  rimedio)  or 
iinato,  ihei  cafi  di  juefie fette  andcffit^  a  Firen^  a  ciò  che  non  augumetaffm  il  tumulto .  Qut$ 

A  A  itts 


po  YÌmìb  fu  ìì  ferie y  eh  nonfice       ìi  hne  d  tìftdefi,  guanto  li  mak  a  ì^hreM,  fet  Ui 
U(Y  tirata  n  fi  cjKfllajpejìilfntia ,  imfrro  che  hauenh' cafi  in  Tiren^^e  e  parenti  CT  arriuitie 
affai,  immediate  accefir  il  fuoco  con  ma^^iir  imendh,     li  diuerfi  fluori  che  haueam  de  parerti 
tiedegìimiciychenorieYa<iueh,chehaueano./im^PiP-,ia^  E  traUanhft  pullicamerne  e 
friuatmtnte  di  tal  materia,  ft  ffarfi  di  mod:ì  il  malfime,  e  diuifcfi per  la  città ,  che  non  ui  fu  fai 
miglia  notile  ne  plebea,  che  in  fi  medeftma  non  ft  diuiieffe ,  ne  huomo  f  articolare  dalctma  fìima, 
de  nonfvffe  de  luna  de  le  fitte,  e  trottoffi  molte  uolte  ef(r  diuiftone  tra  fratti  carnali,  perche  lurtù 
Ji  c^ua,  e  laltro  di  la  pendeva .    Efpndo  durata  la  conte  fa  già  più  mefi,  e  rnulnp/icafi  ghnconuei 
nienti  nm  fclamente  di  parole,  ma  di  fitti  acerbi  e  diffettofi  cominciati  trà  gioueni,  e  dijceft  tra 
quelli  di  matura  età,  la  città ftaua  tutta  fiUeuata  e  fijfefa,tr  duennf,  che  eff  ndo  Dante  deprioi 
ri,  fificeper  la  parte  Nera  certa  adunata  ne  la  chiefa  di  S,  Trinità,  Quello  che  tratta ffey^  fù  co  fé 
Molto  ficreta,  ma  in  fufìantia  fu  di  fir  opera  cort  Bonifitio  ottauo,  il^ualfideua  aHhora,  che  man^t 
iaffe  a  Firen^  Carlo  de  Valoer,  uno  de  Reali  di  Francia,  a  comporre  e  riformar  la  terra  .  Qu^ei 
ffa  adunata  fintenio fi  per  la  parte  Bianca,  fuhito  fi  ne prefifcjfetto  grande  di  modo ,  che  preferì 
larmi,efiirnironfi  damici  con  ardarfcne  a  priori  aggrauado  ladunan'^  fitta,  e  dhauer  con  prruaft 
coììfiglio  frefo  deliheratione  de  lo  fiato  de  la  città,  e  tutto  diceuano  che  era  per  cacciarli  di  jUfSa, 
per  tanto  domandauano  a  priori  che  face/fero  punire  tanto  temerario  e  frofuntuofi  ecceffc  ,  Queh 
ìi  che  haueano  fàttoladunan'^  ftmilmenfe  temédo,  prefero  larmi,  er  afpreffo  de  priori  fi  ioìruawì 
ie  gliauerfari,  chefin'^puhlica  deliieratione  frano  armati  e  fortificati  affermando,  che  fitto  uari 
colon  li  uoleuanì  cacciare,  e  domldauano  a  priori  che  lifnceffero  punire,  come  turbatori  de  la  pulH 
ca  (Quiete .  Luna  e  Ultra  parte  erafirtificata  damici .  la  paura  il  terrore  C7  il  pericolo  era gran^ 
iififimo .  offendo  adiiifue  la  città  in  arme  tfT  in  trauaglio,  i priori,  per  configlio  di  Dante,  prouif 
(Jow 3  difòrtificarfi  de  la  moltitudine  del  ppolo,  e  (juando  fitronfiirtificati,  ne  mandaron  a  confini 
i principali  de  le  due  fette,  chefuron  da  la  parte  de  Neri,  Meffer  Corjfo  Donati,  f^efier  Ceri  Spini, 
Ueffir  Gianchinotto  de  Pa^'^,  Meffer  Roffc  da  la  Tofa  et  altri  con  loro,  e  c^uefii  mUaron  a  Caftel 
de  la  Vieut  in  quel  di  Perugia  .  Da  la  parte  de  Bianchi  fitron  madati  a  Sere'^na  Mfffir  Gentile^ 
e  Meffer  Torrigiano  de  Cerchi,Guido  Caualcanti,  Bafchera  de  la  Tofa,Baldinaccio  AdimoYi,  Nal 
do  di  Meffer  latino  Gheyardini     altri .  (luffio  diede  molto  carico  a  D  te.  Et  auenga  che  egli  fi 
fiufi,  come  huomo  alieno  da  le  parti,  nondimeno  fu  reputato  che  pendeffe  da  la  parte  Bianca,tanta 
gliera  difpiaciuto  il  configlio  de  Neri  di  chiamar  Carlo  de  Valoet  a  Firen^,  come  materia  difcan 
dolo, e  guai  a  la  città,  et  accrelbtli  Iodio,  perche  la  parte  di  cjuei  cittadini  che  fùron  mandati  a  Se 
re'^na,  fubito  torno  in  Firen'^,  e  laltra  chera  a  Caflel  de  la  pieue,  fi  rimafi  difìiori ,  A  efuefto  ri 
laonde  Date,  che  (juado  tfueUi  da  Sere'^nafitron  richiamati,  egh  era  già  fuori  del  priorato, e  che 
€t  lui  non  ft  douea  imputare,  et  aggiunge, chel  ritorno  loro  fu  fer  linfirmita  e  morte  di  Guido  Ca 
ttalcanti,  ilcjual  andò  a  Sere'^na,  oue  per  il  mal  aere  finfirmh,  e  poco  appreffc  fi  mori  ,  quefitt- 
diuiftone  moffe  Bonifatio  a  mandar  Carlo  a  Firen'^,  ilcfuale,  per  reuerentia  del  Pontefice,  e  de  la 
cafa  di  Francia  effendo  riceuuto  ne  la  città,  rimi  fi  i  cittadini  confinati, ^IP^ffi  caccio  la  parte 
Bianca  jfer  reueQatione  di  certo  trattato  fàtta  per  Meffer  Piero  FerradifiiO  barone,  ilcjual  diffe  efp^ 
re  fiato  rlchiefio  da  tre  genfUhuomini  de  la  parte  Bianca,cio  è,  da  Naldo  di  Meffer  latino  Cherar 
dirti.  Da  Bafchera  de  la  Tofa,  e  da  Baldinaccio  Adimari,  che  uoleffe  operar  co  Ccyloy  che  la  parte 
loro  rimanejfe  fuperiore  ne  la  terra,  e  che  (Quando  fnceffi  cjuefio,  haueano promefjc  difirlo  gouerntt 
tor  di  Prato  producedo  di  tal  cofà  firitiura  co  li  loro  fùggelli ,  loriginaìe  de  lacjuale  frittura  V 
retino  dice  hauer  ueduto,e  che  la  giudica  cofa  fitta,  ma  come  fi  fijjè,  leffilio  di  tutta  la  parte  Bian 
€a  fegui  pure  fingendo  Carlo  haurre  fdegno  di  cjuefta  tal  richiejh  e  fromeffa  fatta  da  loro  .  Er<r 
Dante  in  (fuefio  tépo  a  Roma,  mddato  foco  inan^  oratore  al  Pótifice  a  renderli  gratie  de  la  cccor 
dia  ej^^ce  de  cittadini,  di  (he  egli  etn  fiatonutore.  Noniimeno,  per  i fdegno  di  jueUi  che  nel  fuQ 

[rimf^ 


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Postillati  16 


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frkratò  fiìYzn  h  la  farif  Utra  malati  u  cSfini,  li  fu  cóy/c  d  cafa  ffàahg^tah  tgìììfua,  (ofa,  €on 
Ur  il guaft^  a  If  pffcffioniylt  a  lui  tt  a  Mf/pr  Talmieri  AÌmiii  hanio  de  la  ferfcna,  fer  ictumà 
iin  Uno  ffpY  cowfaritiy  f  non  con  tierifa  ffr  alcun  ccmeffc  eryore .  ta  fvma  ii  Mi  il  lancio  fu 
^Uf  fiacche  finn  legge  iniqua  Jaijual  f  guatikua  in  iiftYo  t  Jijfoneua^  cM  pìfjla  ii  Firtn^e 
trffe  t  iotifjjì  CQnofcey  ie  filili  cómeffì  fer  aiietrO  ne  lofpcio  iel  jfYÌOYAto,(itifo  che  ne fijpfguitoaf 
ftiutme  •  Ver  (jutfìa  legge  aiuncfue  citata  Dante  Jtt  UfffcY  Conte  de  CahieUi  nllhoYa  fotefia  in 
Fir^«^,  ejpnio  affinie  e  non  ccfaYenJio,fù  condannato,  shnditoefuhlicaio  h  froi  leni^nuengét 
ihefvjfeYo  frima  faccheggititi  e  guafti .  Hahhimo  detto  la  ferma  de  hffMo  di  D^Vc,  ffeYche  cagio 
Tif,  hoYa  dÌYtyno  (^ualfvfjc  U  fua  uita  nelefftlio  .  Sètito  Date  la  Ycuina  fua,  farti  fiihiio  da  Koma 
e  uennefene  a  Siena^  oue  intefa  fin  difìintaméte  la  fua  calamità^non  ut  uedendo  alcun  yifayo,  deli 
lero  dunirft  con glialtri  fttOYufciii ,  llfYimo  adunaméto  de^ualifii  a  Corgon'^^doue  trattate  molte 
cofè^ultimaméte  ftrmaYon  la  jcdìaloYO  in  AYe:^^,ijuiuif(YQntfflaye  cYearono hr general cafifario 
il  Cote  Alefftndro  da  Kauenna^e  ftron  dodici  configlieri,  del^ual  numero  fii  Datr,  e  coft  dijjera 
^  in  jffya^  jìeYon  fino  a  lanno  Mccciiy*  ntlcjuaì^tto gràdiffmo  if^Y-^c  di  tutti  f /oro  nan 
iar^n  feY  intrar  in  VirenT^t  ccn gYandijfma  moltitudine, la ^ual  ncn  fdmenie  d' AreZ^,  ma  da 
Bologna  e  daPifìoiaJcYa  unita  có  loro,  e giùgeìidoa  Firen"^  a  limfrouifc,fùhitofref(ro  una  fortét 
if  la  citt^,e  uinfèro  farle  di  juella,ma  u  tìmamète  fvi  di  hifcgno  chefcnandc/Jlro [(n'^  fir frutto. 
Interrotta  adÙLhe  cjuefla  tanta  loro  f^eran^,  non  giudicando  Dante,  che  frffe  fiu  da  ferder  téfo, 
faYtt  d'AYe^^,et  andoffne  a  Verona, oue  non  da  Alberto,  come  altri  dicano, cVe  già  era  m,oìto, 
ma  da  Altuino  de  laScala  fuo  figliudo,c\)e  dofo  BartoLmeo  fùo  fratello  tene  la  fgnoria  di  juella 
€Ìttà,  fu  mollò  cortefcmente  riceuuto,  ma  foi  da  Cane  grade  fio  minor  fratello,  che  dofo  lui  rimefe 
ftgnore,  somamente  honorato,ciffYfgiato,  (fin  tutti  ifioi  hifcgniliheraliff  mancete  fcu(nuto,cme 
uedremò  nel  wijjel  Parai,  che  in  jferfòna  di  Caaiaguida  fingeya  difredire,  e  (of^tjuiui  fer  alci 
tefoftce  dimora  r educendo f  tutto  ad  humìlta,e  tentado  con  huone  offre,  et  hinifìifortarrenti  dot 
teneY  la  gratia  difoter  tornar  a  Firen"^  ferfrofria  reuocation  di  (juelli,  che  reggeuano  la  città,  ri 
in  ijuefìo  [affatico  molto,  e  f&iffi  jfiu  uolte  nò  fclamente  a  particolari  cittadini  del  reggimento,  ma 
uniuerfalmete  a  tuttol fofolo  ancora,e  tra  laltre  una  affai  luga  efifìo'a,il  cuifrincifio  e',V:fuìe  mee 
^uidftcitihi.  Efpndo  Dante  in  (juefìa  Jferan^  di  tornar  fer  uia  diferdono,  fcfragiufc  la  elettione 
i' Arrigo  di  Lucimhorgolmferadore,fer  laijualfrima,e  foifer  lafi  ffcta  fua  in  Italia, (ffndo  tut 
fa  (jueUa  fcìleuato  in  ijferan'^  di gradtfftme  nouitd,€iante  no  fotè-  tener  ti fropffo  fuoj^laj^et 
tarla  gratia,  ma  leuatof  co  lanimo,comincio^a  hipftmar  ijue[li,che  reggeuano  la  terra  cUemadcH 
fcelerafi  e  cattiui,  minacciadòli  de  la  dehita  uendetta  de  Tlmferadore,  contro  a  lacjual  diceua  fjfr 
Ptaniftfìo,  chefft  no  haueriano  fcamfO,  Ma  tanto  lo  teneua  la  reuerentia  de  la  fatria,  che  andando 
Arrigo  cetra  FjVfw^,  e pnendouifi  a  campo  freffc  duna  deìe  forte,  egli,  fecondo  che fcriue,  no  uì 
fi  uoUf  trouare,  auenga  che  a  tale  imfref  Ihaufffc  effcrtato .  Morto  foi  Arrigo  la  feguente  fiate  a 
Buonconuento,  Dente  ferdè-  del  tutto  ogni  fferan"^,  perde  egìifleff  a  la  gratia  shauea  tolto  U 
uia,  per  lo  parlar  e  fcriuer  che  hauea  fitto  cdtro  a  cittadini  che  reggtuano  la  R  ep.  efvr"^  non  li  re 
fiaua,ferla^ualpQfefp  j^erare,ft  che  deponuta  ogni fferan'^,trapafso  fouermete  il  refìo  di  fu«t 
uitaceYcando  uari  luoghi  fer  la  FYancia  e  peY  la  Magna,  poi  tornato  in  Italia,  per  tomlardia,fef 
Thofcana  e  fer  Romagna  fitto  laiuto  di  più  Signori  fino  a  tato  the  fi  ri  luffe  a  Kauenna  có  Guido 
da  Polenta,  ouefnt  la  uita  .  Poi  che  hahhiamo  detto  de  gliaffiinnifullià,  et  in  (juefìa  farte  moi 
ftratol  corfo  di  fua  uita,  diremo  hora  del  fuo  fiato  domef1ico,e  de  fuoi  coffumi  e  fìuii  ,  Dante  ir.an 
^  al  fuo  effiliò  di  Firenl^,  ancora  che  di  grandiffmeficulta  non  ftffe, non  dimeno  non  era  poi 
nero,  ma  hehhe  mediocre  patrimonio,  e  [efficiente  a  uiuer  honcratamer.te .  \leUe  unfrateSo  chat 
mfù  Francefco  ,  Hehhe  donna,  come  di  fcpra  dicemmo,  e  figliuoli,  decfuali  anchora  hog^i  Y(i 
/la  nohiliffima  fucceffme  e  fìirfe,  delajual  di  jc«o  iirerriQ .  nMf  cafe  affai  condecenti  • 


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PcJffeffmì  in  Cmerdid,  'ne  !a  vUcentìna,  t7  in  Viano  lì  ripoli  mito  fittili  e  hd^e  l  ^u^fcmi 
h  chef  gli  ftfffo  fcrwe,  e  eh  fi  fcfra  drtto  Ardino  afferma  dhaufr  trouafo  di  fuamano,  iicomui 
ne  fl>^tiiYct .  Fu  phto,  a  grato  affetto  e  peno  ài  grauita .  Parlaua  rahe  tardo,  ma  ne  le  fue 
Yijfolìe  era  fcmliffìmo  .  Soggiunge  f/fc  Aretine^  ^-^e  la  fra  effigia  rifratta  dal  naturale  da  ottima 
fìmre,  a  fuo  temfo  ft  uedeua  anchora  a  Firen'^  in  S .  Croce  quafi  in  me^  la  chiefa  a  man  p,nii 
pra  aniando  ueifc  [aitar  grande .  Vilettofft  nel  fuo  temfo  di  mufud  e  di  fuoni^  e  di  fra  mai 
no  difcgnaua  ,  Fu  f  erfiuo  fcrittore,  e  la  fra  lettera,  fecondo  che  effo  Aretino  afferma  hauerU  in 
fiu  fue  epifìole  ueduta,  fra  magra,  lunga  e  molto  corretta ,  ^so  rie  la  fra  giouentu  con  g  oufi 
ni  inamorat!,  zfT  egli  ancora  di  fmile  fafftone  fri  Offreffc,  e  fretialmente  per  U  fra  heatrice 
fino  li  teneri  anni,  come  egli  frffc  afferma  neltrigefmo  canto  del  Purgatorio .  E  non  ferlafài 
uia^  mt  per  gentile^^  e  g  nerjfrta  danimo,  (omincio  a  fcriuer  uerft  damore,  come  ft  fuo  uedtf 
in  quella  fua  operetta  intitolata  Vita  nuoua ,  il  principal  fuo  jìuéio  fr  poefia,ma  non  jìeris 
le,  ne  fouera,  ne  fnntafrca,  ma  freon  Ja,  ^  irricchita  e  Jiahilita  da  uera  fcientia  e  da  molte  dii 
fcifline  .  Ma  chi  domandafjì  per  c^ual  cagione,  efpndo  egli  tanto  per  fittamente  fiondato  in  d'ii 
uerfce  uarie  fcìentie,  fr  eifffe  frriuere  in  uolgare  più  fof  oche  in  latino,  rijponderei  jueSo,  che 
è  la  uerita,  ciò  è ,  che  Dante  conohhe  fe  ejfer  molto  più  fcfficiente  tfT  atto  a  lo  fri  uolgar  in  ri^ 
m^,  che  al  latino  e  litterafo  in  uerfo .  E  certamente,  molte  cofe  fono  fiate firitte  da  lui  n  Juff 
fta  uolgar  lingua  in  rima,  che  non  haueria  fàpufo  ne  poffuto  fcriuerle  ne  dire,  in  uerfi  heroici  ne 
la  Latina,  e  di  (jufjì'o  nefunno  mani fifìa fide  legloghf  fcritte  da  lui  in  uerft  effametri,  lejuali,  am 
(Ora  che.eleganii  e  fenfeniiofe  fieno,  nondimeno,  molte  nhahliamo  uedute  auan^rle  di  gran  uia. 
Et  a  dir  il  uero,  la  uirtu  di  (juefio  poeta  fii  ne  la  rima  uolgaye,  ne  lacjual  fi  rende  ecceUentiffim^ 
tanto,  che  cjuelia  medefrma  dtf}uta  è-  tra  Dantifìi  i  Vetrarchifìi,  di  chi  detta  tener  il  prim^ 
luogo,  che  tra  platonici  e  gli  Ariftotelici  è-  fempre  fiata,  Lt  a  uolerla  hen  decidere,  hifcgnet 
ria  tanto  di  cjuelli  (juanto  di  (jurfr  difìinguere,  effindo  il  fcggetto  de  luno  affai  diuerfo  da  quel 
de  laUro,  ma  diremo  ciafcun  nel  fuo  effir  il  primo  ,  E  hen  uorremmo  fapere,  chi  uerra  di  qua 
a  miflanni,  che  fi  fàccia  a  qual  fi  uoglia  di  /or  due  ficcndo  .  Ma  tornando  dico.  La  fittion  di 
Djtnfeefpre  fiata  mirahile,  XfT  ingeniofifftmamente  inuefligata,  ne  lacjual  concorre  defcrittion 
iel  mondo,  di  pianrti  e  dhuomini .  J  meriti  e  pene  de  la  uita  humana ,  Felicita,  miferia  e  mei 
diocrita  tra  due  efìremi .  Ne  credo  che  mai  frfje  chipenfffe  più  ampio  nepiufirtile  figgeti 
to  da  poter  effrimer  la  mente  dogni  fuo  concetto  ,  per  la  uarieta  de  ^Ijpiriti  eloquenti  di  diuer», 
fe  ragion  di  cofe  e  di  faefi,  e  di  nari  cafi  di  fèrtuna  .  Dante  firiffè  tutta  la  frefente  comei 
dia  nel  fuo  effàio  ,  e  dopo  che  egli  fit  del  tutto  fiiori  dogni  fjperan^  di  poter  tornar  a  Firen*^  , 
e  poi  che  uagafo  per  molti  e  uari  faefi,  come  di  fcpra  habhiamo  detto,  ultimamente  fi  fr  firmai 
toa  ì(auenna,aueng.f,  che  egli  mojìriin  più  luoghi  ài  c^ueEa  dhauerla  fcritta  prima,  per  quei 
che  finge  di  tal  fuo  effilio  che  li  fa  predetto,  come  nel  decimo  de  Vlnfirnoda  Farinata  alerti, 
fiel  XV.  daSer  Brunetto  Lctini,  e  nel  wij.'del  Paratifo  da  Cacciaguida,  E  fimilmente  ferali 
cune  calamita  del  popol  Fiorentino,  che  finge  dipredirf,  come  ntl  fifìo  de  l'Infimo  da  Ciacco  , 
hìel  XXV.  da  Vanni  fiicà  ,  Egli  ffffc  al  principio  del  xxyi.  C7  in  altri  luoghi,  Lecjuali  tutte 
erano  già  attenute  inan'^  che  egli  le  comimiafp  a  fcriuere,  come  per  le  croniche  di  Ciouan  Vils 
Uni ,  cVe  fi  nel  mede  fimo  femfo,  e  di  tutte  qufUe  annualmente  firifp,  ne  froi  luoghi  prouerei 
mo,  E  fmfliàta  firia  a  credere,  che  egli  Ihaurjp  paffute  indouinare,  come  ad  a!tri  e*  piaciuto  di 
uo^.er  dire  .  Scriffi  ancora  in  tal  fuo  fffilio  canini  morali  e  fcnetti .  le  can'^ni  fre  fcno 
f  e)  fitte,  limate,  Uggiahe  e  piene  dalte  fintentie,  e  tutte  hanr.o  generofi  priyicifi,  come  queBa, 
Amorchemuoui  tua  uirtu  dal  cielo  Cornei  fcl  lo  ff}lendore ,  doue  ^  comparatione  filofcfica  e  feti 
file  tra  gliefjrtti  del  file  e  quelli  damore ,  E  laltra.  Tre  donne  intorno  al  cuor  mi  [cn  uenute, 
E  Ultra,  Donne,  che  hauete  inteHettQ  damore,  Ecoft  in  motte  altre  è-  fcntentiofo,  limato  e 


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4 


feuiìe   >  M:(  iuttf  lioferf  fue  e  mìgm  t  UtlHf,  titfe\  U  pffcntf  cmelia  /c«3  f  «r/?^  Can^. 
tfoftftti,  y  ita  nona  .Comiiiìo,  Mìnmhia  ^Y.^loghr.Efiftole  ,  V erft  heroia  ,  AllfprU 
fcfri  Virgilio  .  Df  uoigm  elo<{uentia .    Morì  Dante,  (cconio  che  di  lui  fcriue  Ciot^an  Vi//^; 
mal  axxM.dfloUauo  libro  de  le  fue  fiorentine  croniche ,  Unno  di  nojìra  faluie  Mcccxxi.dtl 
ntefe  di  Luplio  a  Kauenna  ,  elJindo  tornato  da  Vtnegia  oratore  in  feruigio  de  Signm  da  Veleni 
(a .     Hebbe  tra  glialtri  un  figliuolo  chiamato  Viero ,  chejìudio  in  legg-,  iljual  fer  f  yof  ria  pnr^. 
tu,  ep  r  ti  fkuOY  de  la  memoria  delfadrejtfice  eccellente  e  ricco  dajjai  notakle  faculta,  e  ftri 
niu  lo  fiato  fuo  a  Verona  .    Qurjìo  Mflfcr  Piero  hehhe  un  figliuolo  chimato  Dante ,  i^/jt<fll 
Mc(iue  Leonardo,  molto  fitmiliar  del  fcfra  detto  Aretino ,  ll^jual  Jice  fjjlrlo  andato  a  uìftar 
¥ÌYen'^  molto  honoreuolmente  mordine,     accomf agnato  dafiu  noUligioueni  Weronefi,  xsr  egli 
hauerh  moftrato  le  lafe  di  Dante  e  de  fuoi  antichi,  e  datoli  notitia  di  molte  cofe  che  non  fqea  . 
Di  Leonardo  nacjue  il  fecondo  Mtffir  Viero,  alijuai  il  Filelfii  intitola  la  uita  del  vojìro  foeta ,  che 
di  ((fra  dicemmo  .     Vi  (juejio  Mefpr  Piero  fecondo,  naccjue  il  (er^  Meffir  Dante  tMejJit  Uloì 
f  0,  che  anchora  hoggi  uiue,  e  non  ha  mai  uoluto  tor  donna .    Mejpr  Dante  ter^  ,  come  far  f  et 
un  decreto  fitto  a  firer.'^  Unno  Maa/xxxxv.  nel  conftglio  de  gliouanta,  la  cofia  deljuaU  tratta 
ia  loriginale  hahhiamo  affreffc  di  noi,  fu  inuitato  a  refatriare  con  offerta  di  nfùtuirli  tutto  (fuedo, 
the  de  fuoi  antichi  ft  foteua,  il  che  era  da  la  maggior  jfiarte  de  Uficulta  infuori,  £  fer  cjuejh,  hai 
uendo  egli  a  Verona  da  foter  uiuer  ftgnorilmente,  non  ft  curo  daccetiar  linuito .     Viueno  di  coi 
fiui  due,  e  fer  uirtu  danimo  e  di^gegno  nohiltfftmi  figliuoli ,  Meffcr  Lodouìco  ecceUentifpmo  ÌUY» 
Cons.eMfffer  Piero  in  humanita  douiffìmo,     in  molte  altre  fue  fnmiliari  uirtu  fingulare  in  tan 
io,  che  nulla  fi  uedon  degenerare  da  li  loro  antichi  nohiliffimi  froge  nitori,  i^k«/ì  uolendo,  e  merii 
iamente,  perpetuar  il  nome  dun  tanfo  foeta,  auenga  che  affai  perpetuo  lo  faccino  ffrfeftejfe  le  fue 
iiuìniffme  opere,  non  più  A  ligini  ma  Danti  da  lui  fi  diffcro,  come  anchora  effì  fuoi  fùcceffcri  hog^ 
gifi  dicano .  Dal(iual  Mfffir  Piero,  per  effer  tutto  humanita  e  gentileZ^,  f  trouarft  deffi  fuoi  frQ 


D  E  5  C  R  I  T  T  f  O  N  E 


DE   IO   f  N  F  E  R  N  O 


0«  ^  cfcr  mo/^i  fcn:^ flati,  e fl^ftUlmenfr  di  cfueJli  àe  sUnm  affun/a  Ut , 

n        tfYfYetAÙone  ie  U  frefentf  comfMa,  ijuali  con  ogm  /oyo  ingegm  fi  fcna  affhtic<;.ti 
in  lioler  interi  J(Y  la  Ytiente  e  fY^f  ria  fintala  de  lautoye,  ijuanfo  a  la  defcriUione  di 
cii<efìo/Ù2  infima,  daltjual  nomina  la  feguentefucc  frima  cantica  ,  come  c(fa  molta 
neceffaYia  a  cU  il  tutta  lofeYa  àeftdtYa  haueY  ferfe,  e  darne  ai  altri  intera  nztùia,  ma  fer  U  moli 
U  difficu^ta  che  hanm  trùuatù  in  cjueUa,  come  «j«  l?ene  intefd  da  loro,  Ihann:^  ^rttermeffa  e  pofla 
in  tacere,  E  di  (jui  ^  nati,  chetu^i  cjnei  luoghi  ne  hfera,  che  a  tal  defcrittione  ft  rffcnjcano,  fona 
ia  effi  interpreti,  0  fajfati  in  filentio,  o  altramente  ej^^^fìi  di  (jkeSo  ,  che  ft  ricerca  ne  U  fintenfin 
lùYo,  chrijiìjvro  laniinì,fo'o  di%tti  cìjhro,  intendendo,  come glialtYÌ,  (juefla  fai  necef}lta,con 
UUito  (come  egìifte/fo  reftrifce)  ii  Antonio  Manetti/ìo  compatriota,  che  di  tal  cofa  fece  gran  froi 
ftttione,ftngfgno  di  uoler intendere  t  manififlar  c^uejìa  uerita,  ma  in  uano,  héiueniol  cieco  prefi 
fer  [fta  guida  hrh .  E  Girolamo  Beniuifni,che  in  ferma  di  dialogo  fcrjfse particolar  trattato  de  U 
opinione  che  nhehhe  effe  mnetti,Jie  la(jual  cT  egli  e  fuUi glialtri  duna  accademia  che  acfuel  tem^ 
fo  era  in  Firen^  concorftro,  in  efa^Qfione  di  effo  Landino  dice,  che  quando  egli  ferì/fidi  (juefla 
afa,  Antonio  Manetti  n:n  era  di  (Juflla  anchor  hen  refcluto,  onde  ueggiamo ,  che  irrefclutiffmai 
mente  ne  tratta  reftreniofi  a  quelli,  che  dopo  lui  j^iu  fetalmente  ne  inuefìigheranno  .  Ma  quanta 
Utnge  effe  Beniuieni  con  fu^i glialtri  de  lacademia  ftfsero  da  linfenfione  de  lautore,  chi  leggera, 
tffofuo  er  ilpYefente  nojiro  trattato,  legiermenteh  cmpr(nder.i,  perche  egli  non  cercò  di  ftguii 
tar  lautore,  e  diprouar  per  lui  ciò  che  diceua,  come  ragione uolme-nf e  doueuafkre,  ma  intefc  di  uoi 
ler  ejfrimer  (jueUa  imfrefftone,  che  di  (juefìa  cofa,  co  fio:  academici  infteme,  shaueafkblricato  ne 
la/àntafta,  doue  che  U  n)fÌYa  hora  fcjìendf  fclamenfe  in  uoley  difcòpYiYe  tfuffa  occulta  ,  e  non  per 
4lcun  altro  dimojìrata,  ne  per  (juello  che  ne  crediamo,  anchor  intefa  uerita  .  laaual  fe  noifotefft 
m  dipinger  con  la  penna  ne  la  firma  che  Ihailiamo  fcofpita  ne  la  mente,  non  duiiilamQjhe  noi  fa 
remmo  tante  più  ageuolmente  inteft  da  tuUicjuéi  che  ne ponno  efser  capaci,  cjuanfo  e-  molte  uolte 
minor  la  difficulta  de  lintendere  che  de  hfcriuer  la  cofa  intefd .  Qjie/ìa  adunche,  (juanto  è  pòfsit 
lìle  a  noifCerchejemo  di  fùferarf,et  in  (jueEo  che  potè  fimo  mancare,  cin^egneremo  difuflir  col  di^ 
figno .  Mx  perche  la  cofa  nm  ^  da  tutti,  rifletto  ad  alcune  parti  molto  neceffarie  a  chi  la  defidei 
ra perfettamente  intendere,  pero  ft  dichiarano  ad  il  lettore  a  ciò  che  irouandofi  di  (Juelle  ignuda 
non  faffhtichi  in  uano,  e  le  parti  fon  juefif,  che  iifcgna  hauer  dafirohgia,  di  cofmografia,  darifme 
fica,  e  di  geometrìa  i principi  al  meno,  tSt  oltre  di  (juefìo,  il  teflo  de  la  prima  cantica  molto  fnmiliit 
ye,  ca^  lanimo  lihero  da  tutte  laltre  occufationi     intento  a  (juefìa  fcla  .  chi  adunijue  di  tali  parti 
fttroua  effer  uejìito,  entri  ftcuramente  inpe'ag^,che  farà  condotto  alajfirafo  porto,  ma  chi  ne 
fifjè  fj}3gliato  non  uifàrrifchi,  che  fcn'^  dubbio  nauighera  per  perduto  .  Hora  uolendo  dar  princii 
pio  a  la  propofìa  materia,  hahtiamo  da  ueder più  cofe,  alcune  necefjàrie  , perche  in  quelle  conftfìe 
tal  materia.  Altre  non  neceffarie,  ma  degne  da  effer  intefc  fE'le  necefjayie  fono  prima  (guanto  al  fti  i 
to,  ciò  è',  oue  il  poeta  propriamente  fìnga  cjuefìo  fuo  Inf,  o  uogliam^ire,  fotto  (Jual  fiperficie  de 
U  ferra,  e  (juanto  difìante  da  tal  fiperficie  ne  le  uifcere  di  (juejja  ^Secondariamente  di  che  ferma  L 
egli  lo  finge  pTer^,  in  tjuante  parti  uniuerfali  K!T  in  (juanfe  particolari  fta  difìinto,  e  che  jj^etie  J 
di  peccatori  (UT  a  che  fifplifij  defìinatì  fieno  in  ognuna  di  (jueSeJ^Quarto,  di  che  amplitudine  e  f 
frofvndita  ognuna  defp farti  per  fè,  e  tutto  T  Inf.  infteme  fia  .r^Quinto,  che  uia  tenne  iljpoeta  nel  j, 
proceder  per  (jueUo  .PSeflo,  che  parte  cerco  di  ciafcuna,per  hauer  la  cognitione  di  tutte  ,r Settimo,  à\ 
oue  finge  in  fiperficie  de  la  terra  lentiata,  per  lacjual  mofira  effer  difcefo  ad  effi  lnf/6ttauo,ejuan  0 
to  tempo  confumo  in  cftcarlo  tutto ,  fiJóno     ultimo,  ijueQo  che  dal  poeta  fia  propriamente  inttfò  ^ 
e  lim^nimpeY  cerchio        cofi  non  neceffarie  ma  degne  da  efpr  intefe  fono  ine ,  luna,  in  the 


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ifmfQ  fin^f  flf^y  ^^f^^p'  f^^A ìnfirm .  ^alfra,  li  eh  età  f£{  tU  juajtìò  mùflfa  fjprtii  Jif 
fcefo  ,  l  f(\u<nli  cofe  tuUf  ufdu(fj  f  fn  il  fotta  flfffc  chiaYìffnjamenifjrouatf,  giudichiamo  eh  da 
fcuno  Yagmeuolmente  haura  da  ifneyfi  in  ^ufjia  jfarieptiffitio  .  ^Quam  aiun(jue  a  U  frimA 
(ofa  che  hMimo  da  ufdeye,  \a(\uaì  e  del  fio  di  juejìo  ìnf.  a  ciò  cVi  mgliofnienda^  ffenhin 
altro  luop  ancor  fotra  fruire,  noi  ci  faremo  ojfai  da  lungf,  ma  tofto  tornmmo  a  (ofa .  Dico,che 
ira  oìialtri  circoli  da  gliajlrologi  aurihuiti  a  huaua  ijtra,  che  X.  a  numero  far  che  pano,  come  nel 
fecondo  canto  de  la  jcguente  prima  carMca  uedremo,  due  tra  glialtri  frimifaline  fno,  ìunoit 
^uili  ^  (ìuello  che  liuide  tutta  la  sjìra  in  due  hemisftri.fctto  al tiuaì e, (Quando giunge!  fdey  comini 
iiafmfre  il  di  a  Ihemifferio  alcjual  uiene,  e  notte  a  tjueSo  da^ualf  farle,  cr  è-  detto  on'^nie.  , 
l^altYO  e*  (lutilo,  chef  affando  fer  li  foli  del  mondo,  ahlraccia  m  mt^  ognuno  di  (jutfli  due  hemip, 
ftriy  (etto  al(}uale  quando  giungel  fc!e,jper  tjpr  tanto  Ufi  ante  da  oritnte  quanto  da  occidente  ,/a 
fcmpre  me^  di  a  Ihemisfcro  ntlqual  f  troua,  e  me'^  notte  a  laltro  offcfto  a  quello,  mediante  Imi 
Ira  de  la  terra,  che  fk  centro  a  tutta  la  sftra,  cr  è-  dttto  merediano  .  la  qua!  terra  con  tutta  lac^ 
cua,che  dal  uulgof  chiama  m.onioy  da  noi,  perche  più  uoli  e  ne  occorrerà  denomÀnarla,fra  hra 
(hiamata  Ghh,  e  per  ejfer  fmilmente  sfrica,  e-  diuifa  ancorailm-in  due  htmisfiri,  ciò  è-,  quei 
fio  hahitato  da  noi,  e  laltro  offofito  al  nofìro,  glihahitatort  dtlqualt,  perche  h'^no  It  piante  uolte  con 
tra  le  nofìre,  noi  li  domandiamo  ant'pdi,  auenga  che! poeta,  per/ar  utrifmile  la  fuafìttione,pon 
ca  [altro  hemuftrio  inhahitato  feguitando  hpimone  dahuni  altri,  che  hanno  tenuto  qutflo  m.edefi 
tno,  ilche  uedremo  nel  xxvi.  de  la  fcgutnte  prima  cantica,  end  primo  de  la  fccnda  .  inorala  tir 
<unftrentia  di  c^ueflo  globo,  lenche  da  diuerfi  cofmografi  diutrfcimente  fa  fiata  mifurataj  nondÌ9 
mno,anoi  ne'tafia pper lopinione che  nhehhtl  poeta  ftff,  iìqual  nd  fuo  conuiuiopo^  che  giri 
20400.  miglia  lialice,  e  con  luifauorda  Andato  W^ro  Cenouefi  ottimo  afìrologo  e  cofmogrcfi, 
if^aluoltnio  qutjìa  tal  àrcunfirtniia  uedere,  mifurc  con  Ufirolahio  quante  n  iglia  cinprtndeua 
fcpra  del  ghho  un  grado  del  cielo,  e  trouato  che  nf  comprtndeua  ^6,  e  due  ttrl^,  le  multiplico  con 
^Go,gradi,che  da gliafirologi  è  difimto  e  iOmparnt^l àth,  e  trouo  che  li  rijfondeuano  20400. 
migLa  chehatkamo  detto,  Itquali  partendo  ptr  tre  tlTJir^  fttimo,  fecondo  la  ytgda  gtnerale  da', 
tane  da  Anhimede pertrar  il  diametro  del  cerchio  da  L  fua  cinufrerfia,  troueremo  chi  dime 
tro,  0  uogliamo  dire  iltrauerfo  delgloio,  fra  6^00,  miglia  e  dieci  undecimi  E  confquentemen'^ 
Uil fuo  fmiiiametrov^^.  e  cinque  undecimi  .  Y  ^oYailpetapone  alprimifio  dd  fcon 
io  del  PuYg,  che  lerufalem  notiffma  città  di  Sorla  parte  d'Afa  ne  la  Satrapia  di  Giudea,  fa  poi 
fiafu  la  terra  in  me^  Ihemitfrio  nofìro,  e  confequent emente fcttd cerchio  meridiano,  oue  dice,CÌM 
trai  fcle  a  Un'ente  giunto,  il  cui  mrridian  cerchio  couerchia  IfYuflem  col  fo  più  altopunto,E  di 
tìuefiofccorda  con  ifia  al  vi.  llqual  medefmamente  pone  ìeruflem  in  rrf^  de  la  terra,  E  con 
E^echid  al  V.  oue  dice,  HXc  didt  Jominus  dfui,  ]jìa  (jì  leruf  em,  in  m.edio gertium pofi  eaw, 
cr  in  ciriuitu  eius  ferrai .  Afferma  quefìo  ancora  ne  lulfimo  de  lo  Inf,  oue,  hauendo  già  fer  h 
ioffc  di  lucifero  paffatol  centro,  KIT  fjftìdo  falito  a  laltro  hmisfrio,  m  perfna  di  V  irg.  dice,  E 
h^rfotto  Ihemisf^rio  giunto,  che  de  oppofto  a  quel,  che  lagranfccca  Couerchia,  e  fcttd  cui  colf 
m  confronto  fu  Ihuom  che  nacque  e  u  fe  fcn'^  pecca,  Intendenio  per  la  gran  f  aa  tutta  la  terra, 
tome  nd  fuo  luog}  uedrem:^,  In  fuperfcie  de  laquale,  e  p'^fìa  la  cittd  di  lerufdeni,  ouefcttol  ceri 
ihio  meridiano,  che  fk  coirne  a  i  elfo  m/ìro  hmiif^ri:»,  fit  confunto  e  morto  chrifto,  eh  nacque  e 
ttiffifcn^a  leccato,  E  fcttolaqual  fuperficie  di  cerchio  in  eenhio  difcenlendo  fin  ad  effe  centro,  cOi 
mr  ne  fuoi  lunghi uedrmo,  il  pzeta  era  pi  paffato  per  effe  centro .  f  Hoy^r  uedrem.o,  oi-.e 
fropriamente  fotto  fai  fuperfì.  i>,  effe  foefa  finge  cfuefìo  fuo  Inf  infteme  con  la  ferma  e  la  diflintioi 
ne  dognuna  de  le  fue  uniuerfa'i  e  fAYtitoUri  fard,  e  le  mifure  dognuna  di  qudle,  e  di  tutto  lo  \nf 
infeme,  Mafer  non  confonder  luna  c:3fa  con  Ultra,  cfT  a^^^i^^^^er  difficulta  a  difflculta,  il  lettore 
crederà (er  hou  ejpr  mo  tutto  quello  che  diremo  fino  a  tanto  che  dd  detto  renderemo  ragione . 


leruplem  in 
me^c  de  Ihei 
misfirio  roi 
jìro,  e  fcuo  il 
cerchio  Wtrii 
Imo. 


Sito  leVltn 
fÌYno  fti%  4 
leYuflem  ,  e 
fpra  il  centra 
hnikfYfule. 


f»i<f|tmirm3rt  }f//,  cfr  }4  U  fmt  le  Ihmìffim  wD/?ro  >ìf  Ir  utflfre  Te  ta  ferra focù  fcfraìcfH 
m  Knmrfùìf  cr  <t  re^  hea  ferfeniic^Ure  fetta  al  m^nfe  Sion  f^.lcjualè'fcffa  la  atta  di  Urufi 
Umjtd  U  fhuatura  éun  larghifjìmo  eprofinJiffmo  fo^§  ,  il^ual  tanfo  in  effa  Jua  skccatura^ 
ùuartfo  ttflf^ofirth  hahii^  ii  dimetro  jodo*  braccia,  e  ihe  tanti  medefimamente  fa  lafuafrr, 
pniHa,  Intendendo  che  o^ni  hraccio  fa  afuntofci  adte  la  lunght^"^  de  la  linea  fùfta  (^ui  difii9 
riin  mAYgine,(  iheljinbfta  un  lago  ghiacciata  dtfJinto  in  ^uaura  ffire,  coft  dette  dalpoeta,auen 
ga  che  cerche  nm  rprefeno,  che  luna  contenga  Ultra^  e  che  (jueùache  contiene  hahhia  ferrìfre 
</i  diametro  yso, ir  accia  pu  de  la  contenuta  •  Hauera  adunjue  la  niaggi:sre  sjtra  ^offa  a  la  ciri 
cunftrtntia  deìfìndo  delp^^,  eche  tuUe  (altre  sjtre  contiene,  come  hahhmo  dfUa^  ^ooo.  traci 
eia  di  diametro  .  la  feconda  ve  hauera  22ro.  La  terl^  »roo.  La  (Quarta  C7  ultima  minor  di  tut 
te,  e  che  da  tutte  Lìtre  e-  contenuta,  ne  hauera  75'o.  \n  me^  a  cjuejìa  ultima  e  minore  sfera  h  un 
foZ'^ttOjpur  tutto  disiacelo,  ZST  e'  tanto  frojzndo^  (guanto  la  sfera  ha  di  diametro,  cioè',  hac^ 
eia  7^0,  e  tanto^  e  grojfci ghiaccio  di  ciafcuna  sfrra  .  Ik  me^l findo  dAfo^X^Uo  ^  //  centro  unii 
uerfJe,  iìcjual  è- punto  iniiuifihiìe.  Et  in  me^l  fendo  dico, perche  udendo  dal  noflro  hmisfèri^ 
oltre  di  (juel  (affare,  nonfifcerfh  più,  ma  per  un  po^l^Uo  de  la  medefmaprofiniita  e  larghe^^ 
non  di  ghiaccio  ma  di  fn/fo,  ft  fale  a  laltro  hemisftrio.  Queflo  poz'^,  da  la  Jfua  fmifuraia  larghe^i 
^  e profcndita  in  fuori,  ^  tutto  ftmile  a  ejueUi  che  fhnr.o  a  Winegia,  ne  juali  faduna  c/  accoglie 
lacijua  che  fioue,  ferche  nel  me^  del  fuo  findo  ufno  di  far  un  fmile  fo^^tto,  che  effi  lo  domanda 
nopileUa,  ilciualf  profinda per  certo  ffatio  .  Saraaduncjue  la  shccatura  di  cjufjìo po^^  ne  Ihei 
misfirio  no/fro  fcpral  centro  uniuerfale  37^0.  hraccia,  do  ^,  ^ 000.  traccia  ,  che  tanto  hahhiama 
detto  ejprfyofcndo,  e  7ro  .  traccia,  che  fono  da  la  sboccatura  del poz'^tto  ad  effe  centro  ,  lejuali 
hatliamo  da  computare  per  miglio  uno  CT  un  (juarto,  ciò  è',  per  lalte^^^  delpoz^,  che  diciamn 
efferiooo.  traccia,  un  miglio,  che  di  tante  lo  ufggìamo  ancora  effere  fiato  mifuraio  da  Gian  ViBa 
nialcchiif.  del  nono  Ut.  de  le  fue  Fiorentine  croniche  nel  defcriuer  il  circuito  di  firen^,^fer 
laltez^  delpoz'^tto,  che  diciamo  efpr  7ro,  braccia,  che  fno  la  ^uartaparte  di  loco,  un  (junfi 
to  di  miglio,  la  steccatura  di  cjuejìo  fo^^^  che  diciamo  hauer  di  diametro  ^000.  traccia,  che  fonti 
un  miglio,  ne  hauera  di  circunfcrentia,  fecondo  la  regola  detta  di  fcpra, miglia  tre  e  un  fettimo,Et 
apinta  in  xx.  farti  eguali,  che  a  ciafcuna  ne  uien  a  toccare  poca  cofa  più  de  la  feUima  parte  dun 
migfio.  Intorno  al  centro  de  lacjuale  steccatura,  gira  poi  il  findo  duna  altifjìma  uaUe  tonda  tutta 
il  pietra  del  color  del  fèrro,  con  lo  ffaiio  'di  17.  wji^/Ìét  e  me^.  llcjual  findo  è-  difìinto  in  <]ueflafif 
ma,  Gira  prima  intorno  al  centro  de  la  detta  sboccatura  del  fOZ'^^  wir^  miglio  diuano,poiini 
torno  a  la  sboccatura  con  lo  Jfatio  di  tre  (Quarti  di  miglio,  una  riua  dun  gran  fiffcrte,  iloual  ha  di 
trauerfo  me^  miglio,  e  con  cjuffìo  fpatio  gira  intorno  a  la  detta  riua,et  ha  di  diametro  cfueflofiff 
fcne  tre  miglia  e  me^,  ciò  è-,  un  miglio  per  lo  me^  che  ha  di  trauerfo,  er  un  miglio  e  me^  pef 
li  tre  (Quarti  dì  miglio,  co  (juali  diciamo  che  la  fua  riua  gira  intorno  a  la  steccatura  delpoz§,che 
finno  miglia  due  e  mè^,  t!T"un  miglio  per  lo  me^  di  uano  che  gira  intorno  al  centro  deffa  fioccai 
tura,  che  fanno,  come  habtiamo  deUO,  miglia  tre  e  me^ .  Quefìo  fiffcne  è  contenuto  da  uììali 
tro,  che  ha  di  trauer^c  un  miglio  e  tre  (Quarti,  e  uien  ad  hauer  due  uolte  tanto  di  diametro,eiuant% 
ha  il  contenuto,  ciò  e,  ftUe  miglia .  oltre  di  cjuefìi  duefiffcni  ne  fono  otto  altri,  che  in  tutto  uen 
gono  ad  efpr  x.  nel  mede  fimo  ordine  di  ejueflo  fecondo,  do  i ,  che  dafcuno  ha  di  trauerfo  un  mi 
gin  e  tre  tjuarti,  e  confce^uentem^ente  (jueUo  che  contiene  ha  di  diametro  un  miglio  e  tre  juayti^iu 
del  contenuto,  E  /?  fàcciam.o  tene  il  conto,  troueremo  ihel  maggior  fiffcne  dileguai  tuui  glialtri 
fino  contenuti,  hauera  di  diametro  ^r.  miglia,  e  tanto  farai  fi^ido  di  (juffìa  prima  ua{!e,per  efpt 
la  prima  e  maggior  riua  del  detto  m.aggior  fiffcne  congiunta  con  la  jfonda  di  tjueOa  .  Laejuale 
ffonda,  da  la  detta  riuafc  ne  ua  fu  dritta  fino  a  la  ttoccatura  de  la  uaSe  talmente,  che  tanto  héi 
di  diametri  in  effa  /ita  shccatura^  guanto  halliartio  detto  hamntl  fiìtdo,  do  mi^Ha 


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Postillati  16 


Hrf  ciafcurti  h  ^.fv/fcnif  ne  (fuali  il  finh  le  U  udtle  Jiiclmo  efpr  iiflinfo,  cme  lumò 

intenie^  iue  riue,  tra  luna  e  Ultra  ieleejuali  e  còntenuto^  e  ia  la  prima  e  ma^^ior  infliori,  chf 

mttelaltre  contiene^  e  da  lultima  e  mimre  che  la  (une  laltre  ^  contenuta,.ha  ciafcuna  due  fàcce  ^ 

0  uo^liamde  iir  cofte,  o  R^^ndey  lund  che  guarda  da  la  fatte  de  lun  fiffcne  daljual  e*  contenne 

ta,  e  laltra  che  guarda  da  la  fané  de  laltro,  che  ella  contiene^  e  da  (juefìa  uien  ciafcuna  ad  efpr 

fiu  alta,  e  cQnfe(fufntemente  ti jvf/one  contenutQ  fiu  haffo  che  da  laltra  fiiccia  contenuta  dal  fvffci 

ne  talmente,  che  ognifv/fcne  che  contieney  è'fentfrefiu  aMel  contenuto,  e  coft  il findo  di  jue$ 

jìa  uaUe,  da  la  ihccatura  del        jJwD  a  la  frima  riua  del  maggior  fiffcne,  congiunta  con  U 

ffonda  deffa  uaUe^  ua  femfre  afcendendoin  firma j  chele  17.  miglia,  leijuali  ha  di  trauerfo  flf 

no  a,  la  tioccatura  del  f»^^,  ne  uengono  ad  hauer  i4*  di  fendente^  da  la  detta  riua,  oue     ^  >rvi/t4^«v/t 

comincia  il  findo  de  la  uaHe,  a  la  Jha  sboccatura,  ha  diece  uolte  tanto,  ciò  è-j  miglia  i^o.a  f<^-^'-^if 

^^.Y^yl^^fT  ffrìdicfìUre  .    Vartonfi  dal  fiede  de  la  detta  fionda,  e  di  fcfra  del  maggior  ftf^  - 

fone  ,  che  con  t^ueUa  diciamo  efjìr  congiunta,  dogni  intorno  con  egual  difiantia  luno  da  laltro  x, 

fuiglii  ijuali  atttauerfano  infirma  di  fonti  tutti  i  fiffcni,  refcruatol  fefìo,  chef  et  certo  accidente, 

£Ome  nel  fuo  luogo  ue  iremo,  ilfoeta  finge  che  fcfra  di  (fuefìo  fieno  tutti  dogni  intorno  rouinati, 

e  uanno  tutti  a  finir  a  la  seccatura  del  po^^  .  duefìififfcni  fcno  dal  poeta  altramente  domandai 

ti  uaBi,  tot  altramente  holge,  e  da  c^ue^a  nome  chiama  tutta  la  uaUe  Malehoìge .  Intorno  a  la 

tWcatura  di  (juefìa  frima,  giva  la  feconda  uaUe  con  L  jfatio  di  17.  miglia  e  me^,  ilfuofind9 

è"  difìinto  in  tre  gironi,  cojt  detti  dal  poeta,  che  luno  ^  contenuto  da  laltro,  e  toccane  a  ciafcuno 

di  trauerfo  miglia  cint^ue  e  cincjue  fcfìi,  e  di  diametro  fiu  a  jueUo  che  contiene  che  al  contenuto 

miglia  il,  e  due  ter'^  #  il  minore  di  t[uefìi  tre  gironi,  e  che  frimo  gira  intorno  a  la  ihoccatura  de 

la  prima  uaUe,  è'  una  camfagna  dar  dente  rena,  tft  ha  di  diametro  ^6,  miglia  e  due  terì^,  ciò  è", 

miglia  5r. che  tanto  hahliamo  detto  hauer  di  diam.  la  sboccatura  de  la  frima  uaHe,  e  miglia  ìi»e 

iue  terl^  fer  li  due  trauerft  di  r.  miglia  e  cinque  fcfìi  luno,  co  duali  la  camfagna  de  la  rena  gira 

intorno  ad  effa  sboccatura .  il  fecondo  girone,  che  cont.en  cjuefto  ft  ^  unafclua  di  noìoft  bronchi f 

CT  ha  di  diam»     miglia  e  un  ter^,  ciò  è',  ^6.  e  due  terl^  che  habbiamoletto  hauer  di  diam.  la 

campagna  de  la  rena,t3^  iì»edue  terl^f^rli  due  trauerft  de  la  ftlua  .  llftr^  girone,  che  contiet 

tifglialtridue,  e'  una  riuiera  di  hoUente fangue,tS?'  ha  di  diam,  70.  miglia,  ciò     rg.  e  un  ter^ 

ie  la felua  de  bronchi,  ef  n,edue  ter'^  ferii  due  trauerft  deffariuiera.  La  fponda  di  juefta  ualle 

ha  tanto  dalte^^,  guanto  ha  di  diam.  il  fuo  findo,  ciò  è',  miglia  70.  e  tanto  medeftmamente  ne 

uien  ad  hauer  e  ne  la  sboccatura,  per  afcender  la  fha  f^nda  fu  dretfa  in  firma  di  m,uro  ,  faluo  che 

in  alcuni  luoghi  il  poeta  finge  che  da  la  cima  al  findo  fta,  per  certd  accidente,  rouinata,  e  che  per 

una  fola  di  juefìe  rouine  effa  jj>ònda,  da  chi  fu  fifp,  ftpoffa  fcendere .  intorno  a  la  sboccatura  di 

^uefla feconda, gira  la  fer'^  uaSe  con  lo  ff>atio  dun  fol  miglio  di  trauerfo  diuifo  circolarmente  in 

iue  farti  eguali,  la  prima  de  lecjuali  e  la  città  di  Dite  cinta  dal  lato  difopra  dalte  et  affvcate  mut 

fa,  laltra  ^  de  fhoiprofindi  fifft  cinti  da  fùoi  argini,  cjr  ha  di  diam*  72 .  miglia,  ciò  e-,  70,  de 

la  feconda  uaBe,  e  due  miglia,  per  li  due  trauerft  dun  miglio  luno,  co  eguali  le  gira  intorno  la' 

cittk  co  fùoififpy  Lacqua  de  (fuali    unamedeftma  con  cjuella  de  la  palude  Stige,  che  è*  de  U 

Quarta  uaUe,  lacjualgira  ad  un  medeftmo  pari  de  la  ter"^  intorno  ad  fffi  argini  con  lo  ffiatio  di 

54*  miglia  di  trauerfo,  ciò  ^,  i7.  che  tanto  è*  il  trauerfo  de  la  palude,  CT'  altre  \y.  miglia  de  la 

jfonda  de  la  ualle  che  la  contiene,  con  lecjualifè  ne  ua  fu  mn  dritta,  come  quella  de  la  prima  e  de 

la  feconda  che  habUamo  ueduto  efpr  per  pendicolare  dentro  a  la  città,  ma  fer  uìa  obli(]ua,  0  uQi 

^liamoladire  inclinata,  come  foglion  efpr  le  uie  de  monti,  fin  a  la  fùa  sboccatura,  lacjual  ha  di 

diam,  f  4a*  miglia,  ciò  è",  72 .  de  la  ter'^  uaUe,  e  Cg.  miglia  de  la  (Quarta,  perle  ^4,  di  trauerfo 

che  la  palude  con  la  fua  fponda  le  gira  intorno  .   Si  che  cjuefìe  due  ualli,  ciò  è,  la  ter'^  e  U 

quarta,  uengon  ad  hauer  Iurta  per  laltra  il  doppio  numero  de  le  1 7.  miglia  e  me^  di  trauerfo^  à  t 


hthlimiueJufo  Uuer  Ir  lue  Jifott^  a  ^ueffr^  t  Ufhm^  fuUt  h  ftifetmi g'YdY  IrìfóYftO  a  h  ìlui 
urna  luna  de  Ultra  ^  e  da  (jufjìa  de  la  fer^  e  de  la  quarta^  che  fcm  ad  un  mede  fimo  fari ,  a  U 
fua  seccatura  ha  di  fendente  14.  miglia.  Intórno  a  laquaU  shccafura  gira  pi  la  quinta  uaRe  con 

10  jf>atia  fuf  di  miglia  \  7.  e  me^  ,  cmfutató  me^  miglia  del  fuo  jfauimenfj  ,  0  uogliamolo  dir 
fiani,  0  fin  io,  colijual  gira  prima  inforno  ai  ejfa  shaaturd^if  U  quarta  uaUe,  c/ofoT  tjual  fanti 
mento  jfè  ne  ua  foijlf.  con  lo  ffatio  di  \  7.  miglia  di  trauerfc^che  tante  furiano  a  mijurarle  fmilmen 
te  in  fiano,  come  de  la  [èconia  uaUe  diftinta  in  tre  gironi  hahhiamo  ueàuto^  per  fin  a  la  ftia  shocca, 
tura,  lacjual  ha  di  diam,  i7r.  miglia,  ciò  è-,  mig  la  i^o, per  lo  dim ,  de  la  (Quarta  uatle  ,  e  3r« 
fer  le  i7,e  me^  con  lejuali  le  gira  intorno,  e  da  la  (}uar*a  a  (juejla  (juinfa  ha  pur  dipendente  14. 
miglia.  Sopra  juefla  quinta  fcgMta  lafcjla  uaOecon  la  mtdeftma  dijfof  rione,  il  diam.  de  lacuale ^ 
ne  la  fua  sboccatura  jàra  di  miglia  zio.e  da  la  sboccatura  de  la^uinta  a  quella  di  quefla  ffla,hai 
fa  pur  dipendente  14.  miglia.  Sopra  quejiaftfta  fcguita  la  ftttima  uaUe  con  la  medefmst  Jjfj^^^fti 
fione,  il  diam,  de  Uquaìefaram'.glia  24r.  e  da  luna  a  Ultra  pur  dipendente  14.  miglia  .  Sopra  di 
quejla  fettima  fcguita  lottaua  ultima  e  maggur  ualle  con  la  medffima  dijfofìtione  rffruafo,  che  la 
mifa  del  fuo  fóndo,  che  uien  ad  fffer  per  trauerfolo  jpafio  dun  quarto  di  miglio  ,  è*  occupato  circuì 
Urmenff  intorno  a  la  ihoccatura  de  la  fettima  ualle  da  un  notile  cafìello  cinto  fitte  uolte  dalte  mura, 
con  un  fiumicello  intorno,  e  dentro  una  ameniffima  e  uerdiffma prateria  diuifa  circularmente  in 
iue  partì  eguali,  che  ciafcAnx  uien  ad  hauer  di  trauerfo  lottaua  pwe  dun  miglio, t!^  un  fuoco  che 
illumina  luna  e  Ultra  parte  ,  l  altra  mita  del  fvnlo,  chefiiori  del  capello  li  gira  intorno,  è'  tei 
nehrofa  CT'  ofcura,  ha  qu^jì^x  ottauM  uaBe  di  diam,  ne  la  fua  sboccatura  250.  miglia,  e  da  la  [et 
tima  a  c^uejìx,  ha  pur  dipeniente  (4.  miglia,  E  fi  raccogliamo  lene,  tjOueremo  tutta  quefla  ualle 
infima,  ciò  è  ,  dal  fèndo  di  Malabolge  fin  a  la  sboccatura  de  U  più  alta  e  maggior  ualle,  hauer  di 
frofènìita,  quanto  ha  di  diam,  effa  maggior  uaUe  ne  la  fua  sboccatura,  perche  dalflndo  di  Malei 
hlge,  che  medfftmamente  &  fèndo  di  tutta  quefta  uaUe  infima,  a  la  fua  sboccatura  ,  haibiamo 
ietto  effer  \^o,  miglia,  e  da  effa  sboccatura  fin  a  quella  de  U  figuente  ualle  70,  che  finno  ziG, 
miglia,  Segueno  poi  uenendo  in^fu  Ultre  fi  natii,  che  per  cfpruene  due^cio  è',  la  ter^  e  la  quari 
taadun  me  de  fimo  pari,  hanno  filo  cimjue  afienfi  di  1 4.  miglia  luno,  che  fino  70,  miglia,  lequai 

11  aggiunte  alez\o,de  le  due  ualli  di  fitto' dentro  a  la  citta  di  Vite,  fino  in  fimma  250.  miglia,  e 
tanto  habbiamo  ueduto  hauer  di  diam,  ejfa  maggior  uaUe  ne  la  fua  sboccatura  ,  Intorno  a\aqua% 
le  gira  poi  un  luogo,  pur  conio  Jj^atio  di  miglia  17,  e  me^  di  trauerfi,che  uien  ad  hauer  di  diam» 
3*7.  miglia^  ha  fimilitudine  duna grandiffima ffelonca,ouogliamoU  dir  cauerna,  0  antro  tuti 
to  tondo,  nelqual  fintra  per  una  fila  porta,  tfT  a  quefta  fi  difienJe,  come  di  fitto  nel  fuo  luogo  uei 
iremo,  da  la  flperficie  del  globo  per  una  uia  fotterranea,  ZP"  è-  diuifo  circularmente  in  due  partii 
che  luna  contien  Ultra,  e  la  prima,  che  gira  intorno  a  la  sboccatura  de  la  ualle  injtrna  ,fi  e  un 
gran  fiume.  Ultra,  che  da  la  circunfirenfia  de  la  cauerna  contien  quefla,  fi  e-  un  gran  piano  ,  e 
fofftamo  intendere, che  tra  quefte  due  parti  fta  diuifi  tuttol  trauerfi  del  luogo,  do  ^,  le  miglia  17. 
e'me^  con  lequali  gira  intorno  ad  effà  sboccatura,  che  a  ciafiuna  ne  uerra  a  toccar  di  trauerfi  mii 
glia  otto  e  tra  quarti,e  di  diam,  meno  a  la  contenuta,  che  a  quella  che  contiene  miglia  17,  e  rr.e^^ 
che  faranno  miglia  io7*  e  me^,  Worafi  noi  aggiungiamo  a  le  230.  miglia,  che  diciamo  la  ualle 
infima  effer  frofènia  14.  mi glia  the  MaMge  da  la  più  alta  riua  le  U  ^naggior  bolgia  fino  a  U 
sboccatura  delpo^  habbiamo  detto  hauer  dipendente  nel  fuo  fèndo,  e  più  miglio  uno  et  un  tjuari 
to  per  le\7^cj,  braccia, (.he  habbiamo  detto  efflr  da  effa  sboccatura  fin  al  centro  uniuerfile,  firenn^ 
la  fimma  di  migliaio^,  e  un  quar:o  ,  e  tantouerra  ad  efflr  lentrata  de  NrfffYa  al  effe  umuer 

fai  centro.  Ha  poi  difopra  in  fi.perfiàe  del  globo  per  colmo  il  monte  Sion,  fulqualè  pofta  la  città  di 
lerufalem,  e  fi  noitragglamo  delfimidiametro  del  globo,ilqual  habbimo  ueiuio  effir  miglia  3?.4r« 
cinque  undecimif  le  miglia  2^r,  et  m  quarto^cht  Whbim^  ietto  fffÌY  dal  miro  a  U  sboccatura 

ieUudllt 


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Postillati  16 


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ìeh  uallf  tnjirnd ,  «<•  rltnarYanno  10^6.  mi^ìid,  e  (tinta  ftu,  (junnto  ?  mm'un  ijuarto  lì  ani 
^uf  unifiinti  ii  miglio,  E  tanta  fm  ia  leYufalem,ct  rftta  linfa  fn  ìfeniuolare,  a  la  ihacatura  ie 
la  maggur  uallf ,  E  juffìo  e-  (juaniQ  aìjìta  de  V Inficia  ^,  iaue  ^Yjfnamtnte  fia firn  dclpeta-» 
^^anta  a  lafama,  hahhiamQ  ietto  fidla  efftr  tonda,  ferfittiff .ma  oltYf  a  tutte  LdtYe  fomf,  f 
quanta  a  la fua  uniuerfal  mijìtra,  hauer  di  diametro  5 1  r.  e  fc  halk^imo  hen  notato,  fofftai 

m  hakfY compefo  iuttoVlnf.  ejfcY  dijìinto  in  x.  uniutyfcli,  cr  in  xx.f artico! ari  \orti,  e ^liunii 
nerfali  fffcr  le  0^  ua^i  corr.frefc  dentro  da  la  gran  ualle  infima,  La  grandiffma  J^doma  chf  di 
fcpra  gira  intorno  a  la  fua  sboccatura,  tiT  il  faZ"^  fofio  diletto  dal  fuofnio  .  I  far  titolari  fcno  le 
quattro  sjire,  ne  lei^uali  è-  diftintol  fjndo  del  detto  jfOZ-^Je  x.holgf  de  la  fnma  e  minor  ualle,  i  t%e 
girom  dela  (cco>ida,  e  le  trf  farti  ne  lejuali  ^  diflintol  fondo  df  la  uaRf  maggiore,  ciò  e-,  le  dttf 
iurninofc  dentro  al  nohle  cafìeHo,  f  la  tenehrofa  di  fì.ori .  CiueUo  che!  fzeta  fnpiaYr.ente  infenk 
fer  cerchio,  è'  il  fondo,  0  uogliamolo  dir  fauimento,  0  Jfiayw  dogr.una  de  It  fqradeUe  ualli,  fenhf 
ciafcun  di  f(flli  giT^^  con  eguale  j^aiio  di  me^  miglio  di  trauerfo  intmio  a  la  sboccatura  deU 
ualle  daluicontenuta,e  doue  propriamente  fonr  che  fieno  e  tormenti  e  Unirne  tormentate  feconh 
le  colpe,  come  nf  fropri  luoghi  uedremo,  refruato  cjuello  de  la  cjuinta  uallf,  lacjual  ha  jfer  cerchio 
la  palude  Stige  che  è-  «7.  miglia  di  trauerfc,  per  ft<fplir  a  (^ufllo,di  che  manca  la  ffìa  ualle  da  lei 
contenuta  ad  un  rr.eiefmo  pari,  E  htn  chel  poeta  intenda  pty  cerchio  fclamente  cjuello  che  hahhiai 
rno  detto,  nondimeno,  alcuna  uolta  li  domanda  ancom  ualli,  m.a  noi,  per  non  confonder  la  meni 
<e  del  lettore,  juflle  che  fino  a  jui  hahhiamo  domandate  ualli,  da  jui  inan"^,  col  peta  infie^ 
me,  da  la  fia  forma,  le  domandererr.o  cerchi ,  Hora  di  tutte  le  fcpra  delie  cofe  hahliamo  fm 
■ijui  fcmmarìamente  trattato  fin^  renderne  ragione,  fernon  confonder  la  mente  dA  lettore,  ma 
per  imprimer  fclamente  in  (Quella  una  imaginf  de  le  dette  cofc,  a  m  the  frouankle  hora  pfY  il  pc^i 
ia  fteffc  ne  loffimifglioeffcr  capace  ,  Vrouerem.o  aduncjue  hora  dipintamente  opnuna 

d  le  fcpra  dette  uniufrfalie  pariitolari  parti  dfffo  Inftrno,  ^infeme  con  (gufile  la  fa  forma-, 
e  che  j^etif  di  peccatori  il  peseta  finga  in  ognuna  deffe  parti,  zfT  a  che  pena  fa  àafcuna  fàondo  il 
meriti  Jffìinara,  Dopo  cjuefto  uedremo  infeme  col  fito  donde  noi  traggìam.ole  fue  mifure  cofi 
tpY.fo,  com.e  Ihahhiamo  difrgnatt,  e  ft  come  nel  drfcorfc  fitto  di  ffra  fiorro  dal  fondo  de  la  uaHe 
infima  di  cerchio  in  cerchio  fallii  al  fcmmo,  cof  hora  dal  fcmmo,  per  rfft  medffmi  cerahi,  difceni 
dertmo  al  fondo.  Ma  prima  è'  dauederdd  luogo  in  due  parti  diuifc,  ere  haHìamo  detto  girar  i^ 
fjryna  diffeLnca  intorno  a  la  sboccatura  de  la  ualle  infima,  e  de  la  p:irta per  lacjual  fcla  fentra  in 
effe  luogo  .  QJi^l^'i  ^  donche  cjueUa,  de  lacjual  il  poeta     mentirne  al  frimifio  del  ter^ 

canto,  e  fcpYA'de  lacjuaìe  finge  hauer  ueduto  le  parole  di  color  ofuro  Ver  me  ft  ua  ne  la  àttk  dolen 
it,  Per  me  fua  e  cet,  che  pone  in  tal  principio .  Introdotto  poi  da  Virg,  dentro  ad  effa  porta,  iroi 
ua  immediate  juel  piano,  che  hahhiamo  detto  f/pr  la  prima  de  le  due  parti  del  luogo  dal  poeta  detto 
campagna.  Onde  nel  mejefmo  canto.  Finito  tjuefo,  la  buia  campagna  e  ctL  e  che  gira  intorno 
al  gran  fiume,  che  la  feconda  farte,  E  luna  e  Ultra  moflragiraY  in  t:}ndo,  perche  trattando  de  le 
diuerfe  /irida  e  batter  di  mani  de  Unirne  che  juiui  frano  funiif  dicf,TaLfuan  un  tumulto,  il<ju4 
pggira  Sfmpre  in  fufl  aura  e  cef,  E  più  oltre.  Et  io  chf  riguardai  uidi  una  infegna,  chf  girane 
do  cmfua  tanto  ratta  e  cft.  In  (juffia  prima  parte  del  luogo  aJuncjue,  fnge  che  fimo  puniti 
glfciaguratichfmai  nonfùruiui,  e  che  uiffro  al  mondo  fn^  fiima  e  fin'^  loda,  e  la  pena  loro 
fiailuflo'.emfìite  correr,  fcn"^  alcun  ripofc,  dietro  ad  una  infegna,  e  le/pr  molefìati  da  mofconi 
e  da  ue^e,  che  faceuan  /or  rigar,  per  le  punture,  il  uolto  di  fanguf,  il  f  tal  mifchiato  di  lagrim^e, 
tra  raccolto  a  piedi  loro  da  fi/ìidi^ft  uermi .  NV  la  feconda  p:>rte  contenuta  da  la  prma,  t  che  gira 
poi  intorno  a  la  sboccatura  del  prim>0  e  maggior  cerchio,  laejual  e-  un  gran  fumé,  dal  pMa  detti 
Acheronte,  pone  che  flia  Caron  demonio  a paffarlanin^e  che  shanno  a  dannare,  e  dognuna  di  (juti 
fit  due  parti  trattai  fotta  ntl ^ia  detto  ter^  canto ,  Et  il  difigno  del  luogo  e-  (juffìo . 

B  B 


l'Infimo  ff 
fr  dì  finto  in 
X.  uniuerfali , 
tT'  in  XX.  par 
ticolari  [arti. 


Porta  de  l'tnf 
e  la  campagna 
de  glifciagura 
ti, che  maino 
fitr  uiui  imi 
n^  e  dia  te  den^ 
fro  da  jueUa  . 


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,J^SCÌAGVB.ATÌ   CHEÌC  NON  TVR "VÌVÌ^ 


M«  l'wrfjin irfWOci  f y?<f  cojpfYfo  iifcfrtt  Ja  U  terrà  in flrmg  iurict  uolfct,  come  fcgl'm  ejpr  le Jfe$ 
lomhe  •  il  ficchi;)  cenhiftto  che  fa  centro  a  (juejlo  àifcpi:^  fi  è' la  sloccaturti  del  frimo  e  maggior 
cerchh,  iljml  difetto  fin  diftÌTìtamente  ueiremo,  cht  tjuift  pone  fciament/per  fcgno,  che  c^uefl% 
luog:)  li  gira  intórno^  còme  ^orrem^  (Quelle  de  glialtri  cerchi,  che  fi  confengono  ìun  [altro.  Et  auen 
ga,  (hf  ft  conte  difcpra  hahhiamo  detto,  che  o^i  cerchia  contenuto  fia  fcmfre  minor  e  \iu  iaffc  li 
cjueUò  che  contiene,  nondimeno,  per  farle  cofè  più  dimo/fratiue,  «ai,  nel  difcgno,  li  faremo  tutti 
duna  mijhra,  ma  porremo  a  cinfcuno  il  diametro  de  la  fùa  sboccatura ,  e  (guanto  di  profcndita  fàrM 
che  VJnffef    da  la  seccatura  de  luno  a  quella  de  laltro  •        f^'  Età  ciò  chf  la  firma  di  (fuefìe,  e  dognaltra 
in  ogni  fuapar  fùa  fai  te,  e  di  tutto  Vlnf,  infume  ai  un  tratto  ueggiamOy  e  che  fiu  non  halhiamo  caggm  di  traft 
fe  e  tutto  infei-   tardi  (f:4flla  noteremo,  chel  poeta  nel  xi.  canto,  oue  finge  dejpr  giunta  a  la  riua  de  la  sloccaturt 
•me  t:indo .       deUàtimo  cfrchi:^,  dice  in  ferfòna  di  \/irg.  cjuefte  faro^e,  Vigìiuol  mio  dentro  da  co^ejìi  fc^ff.  Coi 
minilo  pi  a  -lìr^fcn  tre  cerchietti  Digrado  in  grad:,  cme  (^uei  che  Uff,  E  nel  "KÀij,  cantOjfur 


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Postillati  16 


tn  ffrfcntt  li  Vr//.  3t  fuUa  Plnfm^  farlanh  Stcfy  Tu  pti  cleìtuop  ?  tonlo,  E  Ma  eh  (u  ftf 

ttenuto  molta  Vur  a  ftnijiréi  pi*  calanio  ài  fhnh  Non  fèi  ttnchoY  fer  turni  i  fYchiù  uolto .  £^  aduni 

éuf  l'inf.  in  ogni  fun  fartfy  f  tuUO  infeme  tonio .        J'  Hora  e  da  ufJere  M primo  e  magi  Vrimù  (eYch^ 

fi:>Y  cerchio,  altYam,fntf  dèi  foeta  detto  Umk,  neljual fi  comincia  a  fcenJfY  immediate  fp([:to  il  detti  Umh  • 

fiume  Acheronte,  Onie  VÌYg.  nel  quarto  canto,  oue  de/fc  fYimo  cerchiò  fi  tratta,  dice  a  Dante, 

H3r  difceniiam  tjua  giù  rei  cieco  mondo,  E  fiu  oltYe,  difceft  eh  fiiron  a  quello,  il  foeta  di  Virg. 

Co/?  mi  mife,  e  cofi  mi  fi  intrare  NV/  primo  cerchio  che  lahiffc  cigne .    In  juffto  /yiwo  cerchio 

édunc^ue  fané  i\aYudi  morti  fin"^  hattefmo,  e  nel  peccato  originale,  e  cjueGi  che  inan*^i  a  lauenii 

mento  di  Chrìjìo  non  cYedeYon  tn  lui  uenturo,  ma  uifpYO moralmente  fecondo  la  legge  de  la  nat 

fKYa,  e  ^fuejìi  diuide  in  *Ye  paYti,  ciò  e',  quelli  che  di  loYO  non  hanno  lafc  ato,  mediante  qualche 

fimofc  geflo,  alcuna  f^ma  di  loro  al  mondo,  QueDi  che  ne  lattiua,  e  qutUi  c\ e  ne  la  contempla^^ 

tiuauita  ejpndoft  nohiliffmamente  ejprcifafi,  fcYano  Yfndufi  fàmoft  e  chiaYÌ,cri  prirri  pone 

fiarft  di  fttOYiper  lo  ceYchio  ne  le  tenehe,  CT  i  fecondi  e       Yaccolti  dentro  al  notile  caftedo,  che 

difcpra  dicemmo  effer  in  quefl^  ceYchio  in  luogo  ameno  e  luminofo  mediante  lo  jflendoY  dun  fitOi 

co  che  eYA  in  quello,  ma  diuifi  in  due  paYti  che  luna  contien  Ultra,  ciò  e*,  quelli  che  ne  la  coni 

temftatiua,  da  qwHi  che  ne  lattiua  uìta  frano  effer  citati.  Onde  hauendo  detto  de  gliatttui,  e  uoi 

lenJo  dir  de  contemplatiui  dice,  Foi  che  inal'^i  un pocofiu  le  ciglia  Widil  maeflrQ  di  color  che  fini 

ro  Seder  tra  philofcphica  ^miglia  e  cet,  E  la  pena  di  tutti  cojìoro  m^ette  che  fia  non  fcnfhtle  ma  di 

mente  ,tT  e'il  defiJerio  de  la  beatitudine,  fn"^  Jferan'^  di  poterla  giamai  confguire ,  KJ  il 

difegno  del  cerchio  è-  quepo . 


HI 


B  B  li 


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Postillati  16 


Secanh  ceri 
ie  hiljuriof: , 


Dopi  primo  fe^kifa  ilfecotìh  cfYchhminore  e  fiuhffo,  ^flcjual  ft  tratta  Tifi  cjuim canto,  OrtJe 
alfrincifh  éi  (jufdo  ({jcr,  Coft  iifcffi  M  cerchh  frimaio  Giù  nel fèc5do,che  men  hco  cinghia  e  cef» 
Nel(iual  fcttù  Minot giudice  uniufrfd  é-i  tutto  Vlnf.jònQ  f  uniti  i  lufjurioft,  t  la.  pena  loro  ^  iejfet 
del  continuo  agitati  fey  aere  da  rahhiofo  e  crudel  uentOy  ma  fiu  e  meno,  fecondo  che  pu  e  men  ora 
ue  e  fiato  il  ffuato  loro .  Et  il  fuù  difcgnt^  ^  • 


Seguita 


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Postillati  16 


0 


c\ìt  fc^rd  Ji  loro  .  E  (jufPo  e'  il  fuo  dipano . 


B  B  Hi 


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Scen^fft  àel  ter^  rifì  cjuaYto  cercUoy  e  li  tjufpo  fi  fratta  ne!  fcttimo  canfOy  Onìt  Jice,  Coft peni 
demmo  ne  la  (juayta  lacca^  e  fiu  dtye,  Noi  incidemmol  cerchio  a  laltra  riua  e  cet,  Nel<jual  pone 
(he  /etto  di  Vlutone  fifno  f  unite  iue  iiuerfe  f^etie  di  feccatori,  ciò  h-,  gh a uari  e  prodighi y  e  che  U 
pena  loro  fa  di  uzìgfrfi  gliunì  contra  gltaltri  grauifjìmi  ^eft^a  fimilifadine  duna  deputata  £Ìofìra^ 
lajual  finita^  immediati  tornano  a  ripigliarla  ,  Etil/ùo  difcgno  e  jueflo  . 


^Sf^RODIGHI    ET  AVARI  CERCHIO  ^^^^^ 


^lAMETRO 


MI  GEI  A  CEXXV 


PROFONDO  XniI^ 


Dti  ijuayfo  cfYchio  fi  [cenif  nel  (Quinta  ìunp  un  f^fpf^  ff^  lotjual  corre  un  ^cjun  tinta,  che  efce    Qj^infi  cfYf 
iun  finte  fu  k  riua  de  U  shjccathra  di  (juffio  cerchio,z7  ha  origine  dal  fiume  Acheronte,  deljual    (ho,  iljualè* 
hattiamo  di  fcfra  detto,  e  auejlo  da  una fiafuet  chel  foeia  finge  nel  monte  Ida  di  Creta,  da  lacjuaì    de  gìiracunii 
fone  che  r.afchino  (juatiro pumi  infirnali,  come  nd  xiiy.  canto  uedremo,  de<juali  fiumi  Acheron:    f  de  gli^ìdf 
te  e-  il  frimo  ,  il  fecondo  è-  la  palude  Sfige,  che  juelfa acijua  fi  quando  e'  difcefa  al  piano  de  U   iiofi  • 
uatle  ,  Ve  glialtri  due  uedremo  ne  propri  luoghi .  In  juefla  palude  pone  il  poeta  che  foUO  Flegias 
fieno  punite  due  Jfetie  di  peccatori,  ciò  è',  gliracondi  difcpra,  e  gliaccidiofi  di  fctio  a  la  hfUetta, 
0  uoglianola  dire  pantano  de  la  palude,  eia  pena  de  gliracondifa  il  rMiofmete  morderfi  egraf 
fìarf  lun  Ultro,  e  de  gliaccidioft  leffer  fcmmerf  fetta  del  pantano .  D/  c^uefìo  (Quinto  non  fi  fcenie 
fielfefto  cenhio,  come  halhiamo  ueiuto  (he  de  lunone  Ultroffk  de  cerchi  di  ppra,  e  uedremo  che 
ftfira  in  cfud  dì  fctto,  per  effer  cjuejii  due  ad  un  medefmo  fari,  CT"  egualmente  dìjUnù  dal  ceni 
tro  uniuerfale^  ma  proceduti  ^ey  tcjfpi  n:ìf4.le  Jjatio  iniom  (t  l((  palude  ^  e  giunti  a  certa  torre  po^é 

5  B  iiii 


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Postillati  16 


w 


gm  del  cerchiò  è*  ^uffìo . 


dtfci 


XIIII^ 


hfftifmente 


Sffìo  cmhh,    Dffìirò  a  U       li  Diff,  ir.tefa  \vr  lo  fiRo  cerchio,  il  poeta  pone  che  fcU:^  le  furie  ne  le  iòml 

i^ud  ^  de   glict^^lf  éir  ache,  ofepoliurc  ^ffìccde  ftem  puniti gliheretici,  de  cjuali  uedrem^  che  diffii,  

glierefimhi .    'r.iL'rf  p^xyte  ì:el  tìqìio,  e  payt^  nel  decuno  canto,  e  nel  undecima  in  peyfcnct  di  Vìyo,  de  la  coni 
ìitione  de  ^ue  fimntì  cerchi  ìnfieme  con  c,udU  del  po^^c  .  il  diffj^no  deffo  fflo  cerchio,  ciò 
la  ciUA  di  Vite     jKejh  .  ^  i      ^  J  / 


Delfcf,, 


(l 


^J^IEKESIAKCMI        CERCHIO       SESTO  s^t^ 


•^TAMZTILO   JMIGLIA  IXXII    AE  PARI   DEL  QVINTQ^jJl^ 


"Del  fijìn  cmhio  won /ì  fcr-Jfrfhh,  Yna.fi  cadreUf  gÌK  a  fimlo  ìi'l  fcttiìv.o,  [ry  ffpr  la  fùa  alfijjìi     Sfttim  U)' * 
yra  r da  ch^a  afìnb  a  YfUa  linea  ffy  jf  fniicQlaYf,  fc  ;jo?7  ftffcy  chr  jfeY  ctYto  accidfntfy  comf  di    ^f,/Q  ^  iltjuA 
fcfYa  iicfWYnOyf  lui  /lo  luogo  ufhmo,  effa  ripa  è  in  dcuni  luoj^li  YOiahafj  da  cirr.a  a  findOy  la>,    ^     ^^-g/^.  ♦ 
<^ual  cofa  ^  dimofìrata  dal  fofia  alpmìfio  del  x-^. canto  ne  la  co^r^faraiione  che/ìì  da  la  youina  del       di/tinte  in 
monte  di  (\ua  da  Tremola  (juella,  e  fin  oltre,  oue  in  ferfcna  di  ViYg,  dice,  Hor  no  che  f^pfi  che  ìaU        ^ly^y^i  ^ 
fya  fiata,  chi  difceft  jua giù  nel  lajfc  Infryno,  Q^ejìa  roccia'non  era  anchor  cafcata  e  cet,  E  ]^eY 
una  dfjje  rouine  fi  pio  fender  giù  nel  cerchio  .  Laijual  rouina  ^guardata  dal  l^ir.otauro  di  Cref 
ta,  come  dimoftra  a! principio  deffc  xy.  canto,  oue  dice,  En  fu  la  funfa  de  la  rotta  lacca  linfln  ir^. 
di  Creta  era  d/tef^,  che  fu  concetta  ne  la  filfa  uacca  .  llijual  cerchio,  come  di  [cifra  dicemyr.o,  e-  Ji 
fiinfo  in  tre  gironi  luno  contenuta  da  laltro, ne  eguali,  fctto  deffc  Minotauro  pone  che  fa  punita  la  uÌ9 
lentia,  laaual  cofa  dimftra  chiaramente  nel  xi.  canto,  oue  trattando  deffc  fcttimo  cerchio  ,  puY  in 
[erfcna  di  \irg.  dicf.  Ve  uidetid  il ^rimo  ifYchio  e  iuKo,  M«  perche  ft  fi fir'^  <*  ire  ffrfcne^  In 


r 


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Postillati  16 


Trim  girane 
ie  uioleTìti  c^n 
ir«L  U  ferfona 
elenidfl[Yof 
fimo» 

Tif,  df  uiolfnfi 
contralf  fyof 
frif  ferprif  t 
ifrti . 

ie  nioUnti  con 
tu  Dio, coma 
U  nutura ,  e 
m(u  Urti  • 


è  una  mieta  dt  hoUente  fcinoue,  'ne  lacj^aìe  fono  f  uniti  i  uiohnti  contri  la  perfora  e  contra  Ihauer 
delprofpmo,  ^  e  il  iey'^c  fiume  infernale  detto  Itlegetma,  ìfnccdOYÌ  Jeljualefoio  pfìipiu  e  me 
nò  nel  fanone,  fecondo  che  maggior,  o  minor  uiolentia  hanno  nel  froffmo,  o  ne  fuoi  leni  ufita,  e  fra 
la Ifonda  del  cerchio  et  effa  riuiera  correno  Centauri  che  fceUano  chi  rfce  del  [angue  fiu  di  quello 
che  la  fua  colpa  gì ihauea  dato  in  forte,  e  di  tutto  (juefto  trattai  poeta  nel  xy  .  canto  .  ^'  Nel 
fecondo  girone,  ilqual  e  una  fclua  di  nodofi  bronchi,  fcno  punite  due  altre  f^etif  JH  uioUnti,  ciò 
quelli  che  hanno  ufàfo  la  uiohntia  contra  fe  me  de  fimi,  e  que^ifcno  trasfirmati  in  tffi  tronchi,  e  la 
pena  loro  è',  che  fafcenkfe  larpie  de  le  fite  figlie^  danno  a  tali  peccatori grauiffimo  hlaye .  laltya 
ffetie  e  di  quelli,  che  hanno  ufafo  la  uiolentia  ne  propri  ieni,  e  la  pena  di  quefii  ^  drjfir  perfeguii 
tati,  et  a  hrano  a  hrano  dilacerati  da  nere  e  hramofe  cagne,  e  di  quefli  uedremo  chel poeta  difpifai 
mente  tratta  nel  xii/,  canto ,  Nel  ter"^  et  ultimo girOne,  ilqual  è  una  campagna  di  cocen 

te  rena,  fcpra  de  laquale  piouon  continuamente  fiamme  di  fuoco,  fcno  punite  tre  altre  Jfetie  di  uiof 
lenti,  Contra  Lio,  cerne  quelli  che  lo  hiaftemano  e  negano,  e  quffii giaceno  fupini,  e  di  fitto  [end 
arfi  da  la  cocente  rena,  e  difcpra  da  Iacee  fe  fiamme,  che  piouon  loro  adoffc,  e  di  quefii  trattai  poeta 
rei  xiiif'.  canto,  Contra  la  natura,  come  fcno  i  Sodomiti,  e  quefìi  correno  continuamente  mai 
firmarfi,  e  fcno  diuifi  in  due  parti,  ciò  e-,  quelli  che  ne  la  contemplatiua,  e  quelli  che  ne  lauiua  uii 
ia  fa  ano  effercitati,  e  di  quelli  uedrerr.o  nel  XV.  e  di  quefìi  nel  x\i,  canto .  E  contra  larte,  come 
finogliufurari,  e  quefii  ftanno  a  federe,  e  fcno  difiuo  tormentati  da  larfura  de  la  rena,  t  difopra 
da  le  cocenti  fiamme,  da  Uquali,  quanto  fiu  poffano  attendono  a  fihermirfi  con  le  mani,  e  di  loro 
uedremo  nel  xvjr'.  canto  .  di  Flegetonfa,  ciò  è-,  de  la  riuiera  delfungue,  un  picciolo  filmiceli 
lo  jfur  di /angue,  delqual  il  poeta  tratta  nel  xiiy,  canto,  etattrauerfa  lafelua  de  bronchi, poi  la  carni 
fagna  de  la  rena,  e  ua  a  caggerne  loUauo  cerchio,  comeueggiamo  nel  difegno,  ilqual  e  queflo» 
lAapiu  difìinfamente  li  uedremo  ne  propri  luoghi  • 


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Postillati  16 


^7^ 


^^lAKxYzo    MIGLIA.  £xx  ^  PRoro"NjDo  rx:^^s 


T)t  U  iijj^òfttione  ielottau^  cerchia,  dal pefa  ietto  Malfkl^e,  ne  L  firma  chr  ii  fopra  hallimn 
iimoflrato,  nel <jual [ctio  di  Germe  fcno  puniti  ifrauLlenti,  do  è",  tjuellì  che  hunriO  ufdta  la  fratti 
dei»  chi  non  fi  fiiaua,  effe  poeta  chiarìffmamenie  la  iefcriue  al  frimìpio  del  xvjy.  cam  ,  oue  in 
jferfcna  di  V/y^.  dice,  luogo  e  in  infimo  detto  Ma'ehlgee  ctt,  E  de  le  x,  ualìi,  omo  fo/^f,  ne 
leijualipone  che  fta  dijìintolfinh,  e  che  fcmpre  la  contenuta  fa  più  Uffa  di  (Rutila  ch(  contiene,  coi 
me  noi  dicemmo,  fratta  nel  xxiii/,  canto,  in  <juefìi  uerft,  l^aperche  Malehoìge  in  uer  la  porta 
Ve!  taffiffmo  po^^  tutta  pende  y  lo  ftto  di  ciffcuna  ualle  porta,  che  luna  ccfìa  furge  e  Ultra  fceni 
ie,  E  che  lifcogli,  che  infirma  di  ponti,  da  la  fionda  de  la  uade  partendo  fi, attrc.uerfrno  tutele  x, 
Idge  da  lafcfìa  infliori,  perche  cjuiui  erano  rotti,  nel  xxiij,  canto  in  perfcna  di  Vrate  Cateìano,  oue 
Yt^oniendo  a  Virg,  domandar^te  de  la  uia  da  poter  ufcir  di  (juella  fjìa  hlg;a  dice ,  Viu  che  tu  non 
Jferi  Safpreffa  un  fóffo,  che  da  la  gran  cerchia  Si  moue,  e  uarca  tutti  i  uallonfiri,  Saluo  che  (juei 
/?o  ir  ratto,  c  noi  coperchia  e  cef*  E     xx/.  in  [erfcna  di  MaUioia,  de  lo  fco^lio  che  fiffi  ^uiui  roti 


OUau^  ceri 
chio ,  ilijual 
è  de  fraudo 
lenti* 


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Postillati  16 


Sfc^Yih  Idi 
j^ia  de  giù  lui 
Uhri  • 

ie  Simoniaci. 
Oj44rfaholgitt 
ie  glinlouini. 
Quinta  hlgiit 
if  harattUri . 
Sefta  holgia 
le  glipocriti  m 
Settima  lolgia, 
de  Ladri . 
Ottaua  hot  già 
ile  fraudolenti 
confìglieri . 


/o.  Poi  di/p  ano!,  Tiu  oltre  andar  fer  jurflo  Scùgli^  „o«  ffcfra,  fero  c^e  giace  Tutfo  ne^'^fo  al 
fèndo  Urcofcfìo .  Ma  prima  defcnue  infine  del  x^.  canto  il  fuo  dttcenfc  dd  fcttirr.o  in  effe  QttauQ 
cerchio,  fcfral  dojfo  di  Gerione,  fer  fffer  U  riua,  eie  diuide  hm  da  laìtro  cerchio  fino  a  cuella  de  U 
prirr^  e  rnaggior  bolgia,  come  dicemmo,  a  retiu  linea  ffr  ffndicoUre,  C7:de  dice,  Cofi  nejcfc  al 
fèndo  Gmone  A  piede  a  pir  de  bfiagliata  roccia  .  f  Pone  adunque  in  'fjc  x.holge  Ij.r^u 
nife  x.Jfftie  di  fraudi,  Uguali  m  alcuna  deffc  klgefcno  difìinte  m  fiufc^rti,  iorre  hora  r.(  la  frh 
ma  e  maggiore,  ne  lacjual  pone  che  fiero  puniti  i  fi  duttori,  eh-  li  diutée  in  due,  e  pone  cheproiedif 
no  perla  bòlgia  al  contrario  luna  de  Ultra,  e  U pr  m.  ^  di  (juelìi,  che  hanno  inéuUo  firmine  a  f^f 
la  ujglia  daltri,  che  noi  comunemente  domanJUmo  ruffiani .  La  feconda  fi  è-  di  cjueUi  che  con  lu^ 
ftnghe  hanno  indulto  fimine  a  far  la  proprU  uoglia  loro,e  la  pena  dognun  di  (juefìifi  e'  defpr  affré 
mente  del  continuo, correndo  intorno  per  U  hlgU,  sfir'^ti  da  Demoni .  f~  Ne  U  fdonda  hU 
già  con'enufa  da  cjuefìa^fono  guniti  in  un  pfido  fterco  gliMatori,  e  di  cjuefxe  due  fi  etie  di  f  auii 
trattai  poeta  nel  Kyiif  .  canto  .         f  Ne  U  tn'^  hIgU  fcno  puniti  i  Simoniaci ,  eie  ^  ,  (juedi 


Nona  bolgia, 
de  fiminatori 
di  fiandali  • 

"Decima  Ugi^t 
de  filfm  » 


.  .  wuij,\anto .     ^.  _ 

tjuarfa  lólgU,  ne  Ucjualpone  che  fileno  puniti gUndouìni,  e  la  pena  loro  r  dhauer  udtati  i  colli  r 
uifi  al  contrario,  e  cofi  conuenir  chel  proceder  loro  fiia  indietro  er  al  contrario  .        f  Nel  xxf. 
e/  xy.  canto  tratta  de  la  (Quinta  holgU,  ne  Ucjual  pone  che  fileno  puniti  i  haraUuri,  e  la  pena  loro  fita 
deffierfommerfi  in  uyiaffeffia  e  Uente  pece .         f      ^^^^^  .^^^^  ^^^^^        ypy^^  y  •  ^ 
la^ualpone  che  fieno  puniti  ghpocrid,  e  U  pena  lorofiia  d^ffcr  uefìili  di  graw-ff^e  cappe  e  cappucci 
dipimh  dorati  di  fiiori,  con  lejuali  del  continuo  procedono  intorno  perU  ioI^U  .        Nel  >xiip. 
e  X  XV.  canto  tratta  de  Ufittima  lolgU,  t!7  in  {juejìa  pone  che,  fieno  puniti  i  ladri ,  e  perche  li  pone 
liii^erfeffetie,perofiicheUpenctLrofi:adifraffirm.arfiindiuerf(  e  uarie  firme,  ciaf  uno  in 
quella  ap;  rofriatà  al  fuo  delitto,  come  nel  fino  luogo  difìintamente  uedreno .         ^  Nel  xxv/.  f 
\xsif,  canto  tratta  de  lottaua  hlgia,  ne  lacjualpone  che  fileno  pmiti  i  fraudolati  configlieri ,  e  la 
pena  loro  pone  chefta  deffcr  ciafcun  fi  fiato  e  nafcofìo  dentro  ad  un<^  farr,m.a  di  fico,  e  cofi  proceder 
continuamente  per  lo  letto  de  la  hlgU  .        fnel  xxv/y.  canto  tratta  de  la  nona  lolgia  ,  ne  Ui 
jual     che  fileno  puniti  i  [minatori  difcandali,  e  cjuefìi  pene  di  più  ffefie,  e  le  pe^e  Lro  fino,  che' 
fccond:>  che  e/fi  girano  cMinuamenteter  la  klgU,  che  giunti  ad  uno  deputato  derronio,  cjueUo  (on  ' 
una  tagliente  fj)ada%inoui  loro  le  piaghe,  che  in  eia fcuno,  fecondo  U  (jualita  del  fii.o  delitto,  hcfufuai 
prima  infinto  .  Nel  xx/x.  e  xxx.  canto  tratta  de  la  x.  er  ultima  klgU,  ne  lacjual  ponel 

che  fileno  puniti  (Quattro  fietie  difilfari,  ciò  e-,  cjuflli  che  hanno  fiififo  i  metalli,  che  noi  domandia- 
mo alchimifii,  e  U  pena  di  {juefìi  di  grattar  fi  continuamente  una  ralUofia  fcahUa,  o  uogliamola 
dir  rogna.  Quelli  che  hanno  fa  fiificatoU  proprie  perfine,  fingendo  fc  ffpr  altri  Ja  cui  pena  è' 
iefferarraUiati,  e  correr  per  la  loggia  rahUofimente  mordendo  ciafiur.o  in  chi  fi  fcontrano,  Qj^elli 
(he  hanno  f^fifiuto  le  monete,  eia  pena  di  (jurfìi  e-  deffr  itroficli  con  inffttnguihil  fcif\  (Hi 
che  hanno  fiilfit ficaio  ilparUre,  e  cjuejìi  hannoperpena  darder continuamente  dacutiffima  fibre  . 
Seguita  d.^po  luhima  holgU  lafiua  riua,che  halliamo  dutto girar  intorno  alpo^^,  de  Ucfual  ilpoei 
ta  nel  xxx.  canto  dice.  Noi  demmol  do/fi  al  m  fiero  uallone  Su  per  la  riua  chei  cinge  dintorno  A  tira 
nerfandofien^  alcun fiermone .  Et  il  difigno  di  tuttol  cerchio  è  c^ufjlo . 


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Postillati  16 


FBAVD  OLENTI 


Vili 


-^J^TAWuXTRO  MIGLIA  XXX?^ 


PRCrOITDO  CXL 


DofO  /ottrf«3  er  «/^/r»3  f^nfjio,  [tritai foZ^y  fìfìcjual  fin  jfcfìi  i  traditovi,  cofi  ietto  dal  poeta  nel 
y^Hij,  ca-ntOy  oue  parlando  deffo  ottauo  eeY(hio  dice,  N>/  dritto  me^  del  cam[o  maligno  Vaneggiik 
l^wfo^^  a^ox  largo  e  profind:)  Di  cuipt  loco  dicera lordigno  ,  E  nel  xxxi»  canto  ,  in  ferfcna  di 
\irg»  Saffi  che  non  fon  torrima  giganti,  E  fcn  nelfo:^^  intorno  dia  la  rifa  Va  loml^e[lico  ingiufo 
lutti  (guanti,  Domandalo  ancora,  fer  la  fua  ficciole^^,  rifletto  a  cerchi,  luco  ,  Onde,  al  frincii 
fio  del  vxxy .  canto.  Si  haueffe  le  rime  ajpere  e  chiocce.  Come  fi  conuerrtUe  al  triflo  buco  Soufal 
ijual  fontan  tutte  laltre  rocce  .  Tinge  che  di  tanto  in  tantò  flatio  fimi  de  la  sboccatura  di  (jUff^Q 
fo^^  efchino  da  me7A  la  ferpnd  in  fu  alcuni  giganti  ^  ne  la  firma  chefinno  ìe  torri  intorno  a  If 
mura  de  cajtfBi,  Onde  nel  xxxi,  canto  tr  aitando  dfffi  giganti  dice,  Bero  che  com,e  in  fu  la  cerchia 
mia  mntereggion  di  torri  f  corona,  Cofi  la  froda  deljfo:^'^  circonda,  Torreggiauan  di  me'^  U 
ferfona  Clihor^rtbili giganti,  cui  minaccia  Gioue  del  cielo  anchora  c^uanìo  tona,  li  mmero  de  ejua9 
iigi.^a/itiffer  ejjìr  xje  tolge ,  eh/ g}^^^^  intimo  n  U  shumu  iì  juejio  jo:^§  ,  IntfnifremOp 


(ìifgìij^òglichf/Sfinopnflfìfra  li  <jue!Ie,fuaìì)ìotutti  a  finir  aj  rffa  jhu4tufd\  fieno  Jflmf$ 
le  fimo  numero  i  còme  dif)fra^lihahUamopofli,  t  che  ai  Qgni  finir  dtfco^lofa  foffo  uno  dffft 
gintiy  e  nel  mc§  )ral  finir  de  Inno  e  laltYo(Ò£lio,o  uo^timo  dire  tra  ogni  due  di  juffii  >f.  gig^fi^ 
(i,  ne  fa  pfl^  unaltro,  talmente,  thexx,  giganti  diuidon  la  Lircunfirentia  de  la  shoaatura  di  jue 
ftù  ne  le  xx,  farti  eguali,  che  di  f fra  dicemmo,  e  che  di  fotta  uedremo  nel  trattar  df  le  mii 
fure,  E  fono  c^uiui  fofti  feria  tmfieta  che  ufron.fcondo  le/^uole,  contra  gli  T>ij,  Onde  nel  preati 
legato  caniù,  parlando  in  ferfona  di  Virg,  di  Fialte,  uno  dfffì giganti  dice ,  Ciurflo  fuftrle  uoGe 
ejjire  fletto  Difita  fotentia  contrai  fcmmo  Cioue  t  cet.  E  fone,  the  da  Anteo,  uno  di  (]ue(li,fif](i 
r»  calati  e  pjìi  al  findo  deffcfo:^^,  Onde  in  fine  del  freaìlegatò  canto,  deffo  Anteo  farlando  dice, 
Mxlieuementeal fi)ndo,chediuyra  Luàftrocon  Giuda  cijfosh  ecef,  llfjualJindOj  cmeè  fcfra  di 
cemmo,  e-  un  grofftfftmo  ghiaccio  in  firma  difìajno,  dal  poeta  intefc  ferlo  (Quarto  fiumeinfirnai 
le  detto  Qocito,  del  jual  parlando  nel  xiiìj,  canto,  e  coft  de glialtri  ancora,  e  come  tutti  hanno  I0  Jls 
erigine  da  la  /fatua  finta  da  lui  nel  monte  ida  di  Creta  due  dejfe  lagrime  in  perfina  di  Virg  lan^ 
no  Cocito,  e  jualfta  (jueSo  ftagno  Tu  h  uedrai,fero  (jui  non  fi  conta ,  E  nel  xxxtiìj.  f^-  ultim§ 
canto, parlando  delwnto  eh'  rafceua  da  h  fuola^'^r  de  late  di  luafiro  dice.  Quindi  Codio  tutt» 
faggelaua,  Et  in  ejfo  fiondo  fono  puniti  (juelli  che  hanno  ufto  lafraude  contra  chi  fi  fid  di  loro,  che 
noi  li  domandiamo  traditori,  eperM  tradimento  fifa  difiir  comunemente  contra  quattro  gradi  di 
V  «'«i  J^H^fr  p  yfcne,  ciò  e',  contra  i  congiunti  di  fangue,  contra  de  la  patria,  contra  i  pari ,  f(hntra  i  maggiori 
rJtt  e<«it  -Ktì^tlo  henefàuoYi,  pero  (juefto  findo  è-  diflinto  in  Quattro  sfire,  che  luna  è  contenuta  dalaltraj^eletjuali 

ymvi  ^  |fcr<*K»w%<rX  (cominciando  da  la  prima  e  maggiore,  che  tutte  ìaltre  contiene)  fono  puniti  epurili  che  nejetti  ^uat 
roma  T*%  <^UcUr ,       tro  gradi  di  perfine  hanno  ufato  il  tradimento,  ^  in  me^  di  tutte  le  tp.re  dentro  dal  poZi^ctto ,  in 

me^  del  cuifinio  difopra  dicemmo^e  era  il  centro  uniuerfale,  f  fio  Lucifiro  m^^ffimo  di  tutti  i  ^H^' 
Primd  sftra  de  fuperhi  e  traditori,  per  efferfi  ribellato  dal  Cuo  creatore,  che  tanto  nobile  Ihauea  creato  .  la 
traditori  ne  ce  prima  aduncfue  e  maggiore  ifira,  ne  lacjual  diciamo  effer  puniti  quelli,  che  hanno  ufato  il  iradimetì 
giunti  di  fam  10  ne  congiunti  di  fangue,  è-  dal  poeta  domandata  Caina  da  Caino,  che  attraJimer.to  occifc  ti  fi<ù 
gue  detta  Caii  fratello  aM,  onde  nel  xxxij,  canto,  oue  di  (j^ueUa  uìen  a  dire,  in  per  fina  di  Camìcion  de  Pfl^^', 
parlando  di  due  fratelli  figliuoli  d' Allerto  Signore  de  laualle  di  Bifintio,  icjuali  finge  hauer  tro^ 
nati  ijuiui  dice,  Se  uuoiftperchifon  cotrfii  due,  lauaOe,  onde  Bifcnfio  fi  dichina  ,  Del  padre  lorò 
Alberto  e  di  lor  fite.  Vun  corpo  ufciro,  e  tutta  la  Caina  potrai  cercar,  e  non  trouerai  omhra  Degna 
più  de/pr  fitta  in  gelatina.  Perche  la  pena  di  ^jueftifi  ^  dejpr  tutti  dijìefi  e  uolti  in  giù  dentro  net 
ghiaccio  da  la  tefta  infuori ,  come  mofìranel  mede  fimo  canto  per  molto  propria  comparatione,  oue  di 
ce,  E  cme  a  gra.iiar  fifìa  la  rana  Colmufc  ftior  de  lac^ua  (juando  fogna  Vijfigolar  fuente  U 
uiUana,  Et  hanno  la  fàccia, per  lo  fredo,  liuida  e  smorta  con  dibatter  di  denti,  Ondefiguitando  di 
ce,  liuiie  in  fin  la  doue  appar  uergogna  Eran  lomlre  dolenti  ne  la  ghiaccia  flettendo  i  denti  in  n9 
fa  di  cicogna.  Ognuna  ingiù  fenea  uolta  la  ficcia  e  cet,  f  la  feconda  sfira  ,  ne  lajual  fon 
puniti  (jueRi,  che  hanno  ufato  il  tradimento  uerfo  de  la  patria,  e  dal  poeta  detta  Antenora,  da  Ani 
tenore,  che  fecondo  alcuni,  tradii  ra  a,  Onde  nel  mede ftmoxxxif,  canto,  nelcjual  in  parte  di  (jueU 
la  tratta,  in  ferfona  diMe/pr  Bocca  Aliati  dice,  Hor  tu,  chip,  che  uaiper  l' Antenora  e  cet.  e  U 
pena  di  (juefii  moflrachefia  dejpr  medefimamente  diffefi  dentro  al  ghiaccio  fino  a  la  tefta  e  uolti 
ingiù  col  dilatter  di  denti,  come  cjueUi  de  la  prima  sfira ,  ma  perche  (guanto  più  fi  procede  ufrpJ 
centro,  tanto  m:ftra  che  lomlre  patino  maggior  freddo,  pero  pone ,  che  fi  come  quelli  de  la  primet 
tfira  hanno,  per  lo  freddo,  i  ufi  liuidi  e  smorti,  che  tjuefti  glihallino  ringrin'^ti  e  de  firmi,  Onde 
'  a   If  e        ^^H'^^  f     f^aff**^do,  Pofcia  uiiio  mille  uifi  cagna^^  Tatti  per  freddo  e  cet. 

tra  I  f^JK^,^^    F  la  ter'^  sprj,  ne  la(]ual pone  che  fien^uniti  (Quelli,  che  hanno  upto  il  tradimento  contra  t  pm 
f^%n  iettare   ienefittori,  è-  dal  poeta  nominata  Tolomea  da  Tolomeo  da  Bolo  genero  di  Simone  fratello  di  Qiui 
•  id  MacaleQ .  lljual  Tolomeo,  come  fi  legge  al  xyi.  cT  ultimo  del  fecondai  HI.  de  MaUei  cmtnu^ 


Seconda  sfera 
de  traditori  co 
tra  la  patria 
detta  Antenoi 


Ter*^  iflra  de 
traditori  coni 


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Postillati  16 


tu  ne  U  Bifci,  occìfel pc«  0  a  (rajirrenfù  }ìeì muifd     lue  fuoifiglmli,  Onlf  rtfl  xxx/j?.  canfiè 
oue  ii  ijuflla  ft  tratta,  in  ferfona  Ìì  Vyatf  Alberigo  ài    Cotal uanfr^gio  ha  ijuefìa  Tolmea  e  cet» 
La  fena  ii  (ft<efìi  mojira  che  fta  iejjèr  fifciati  fur  dal  giaccio,  t  con  la  (efta  fuori,  non  uoltiin 
giù,  come  quelli  ie  le  fiijferiori  iffre,  ma  (utti  dentro  al  ghiaccio  riuerfuti,  e  con  la  fàccia  fuori  i» 
uolta  in  jùy  f  che  le  lagrime,  ne  lufcir  del  concauo  de glioahiy  fsghiaccino  e  riferrir.  gliocchi  in  fvr^ 
ma,  che  fer  disfvgar  il  dolore,  non  p^/fcn  piangere,  e  che  fa  loro  grauifjìmo  tormento,  f  di  tutf 
tfuefto  tratta  nel  x\\iijuant^,oue  dice.  Noi  fafjàm'oltre  la,  oue  la  gelata  T{uuidamenfe  unalird 
pente  fàfcia  Non  uoUa  in  giù,  ma  tutta  riuerfata .  lo  pianto  fteffo  li  pianger  non  lafcia,  e  cef, 
Yla  (Quarta  tST  ultima  sjtra    dal  poeta  nominata  Giudecca  da  Giuda  Scariotto,  che  tradì  chri^    C^àrU  tjtfé 
fio.  Onde  nel  xxxiiy,  cr  ultimo  canto  in  perfòna  di  Virg,  dice  (juefìe  par:>le,  Tu  hai  i piedi  in    le  traditori  ci 
fu  picci:ìla  j^era,  che  Ultra  fàccia  fi  de  la  Giudecca ,  A  dinotare,  che  tutte  fcno  da  lui  chiamate   tra  j  mggiori 
fl>ere,  e  che  cjuel luogo  di  la  dal  centro,  oue  che  egli  era  aUhora,  o  che  lo  ffige,fifp  medffmamen    henefiittori  det 
te  d  jìinto  in  cjuatiro  sfere,  (e  ijuattro  fàcce  de  le^juali  rijfondeuano  una  per  uva  a  lalir  (Quattro  di    ta  Giudecca  m 
^ua  da  effe  centro,  che  hahhiamo  uedutù  .  In  c^uffìaultima  adun(]ue  fon  (jufGi  che  hanno  traditi 
I  maggiori  ienefàttori,  e  la  pena  loro  è-  deffer  fcmmerf  tutti  détro  al  giaccio.  Onde  dice  che  iraft 
parean:ì  fuori  di  ueUo,  comeftfìuca  in  uetro.  Nel  me^  di  (juefìa  ultima  sftra  dentro  al  ^o^^M 
tht  di  '^pra  hahhiamo  dimofìrato,  è-pofì- 1  ucijtro  Jalme^  in  fu  ne  Ihmisprio  noftro  ,  e  dalme^ 
in  giù  ne  labro  hemisftrio,  oue  di  V irg,  dice,  Quando  noifitmmo  la,  do  if  la  cofcia  S  uolge  apunt 
fo  in  fui  groffo  de  lanche,  loduca  con  fatica  e  con  ang^fcia  Vo^fc'latefìa,  cuegli  hauea  le  ^nche, 
^taggrapp  ffi  al  pel,  comhum  chefàle  Si  che  in  infèrno  i  credea  tornar  ani  he  ,  Ma  più  chiaramen 
te  f  affati  che  fùron  di  la  dal  centro,  oue  Dante,  che  in  Inf.  come  ha  detto,  ft  credra  tornar  ancora 
iicea  \/irg.  Prima  chi  delhahffcmi  difueUa,  Maefiromio,  diffw,  cjuarìdo  pti  dritto,  A  trarmi 
ierro  un  poco  mifàuella,  Ouh'  la  ghiaccia:!  e  (juffii,  come  e-  fìtto  Si  fcttofcpra:'  E  come  in  f  pothof 
ra  Da  fera  a  mane  ha  fàtto  ilfol  tragittotE  che  Wirg,  lirijfonda.  Tu  imagini  anchora  Efpr  di  U 
ial  centro,  ouio  mifrefi  Al  pel  del  uermo  reo  chd  mondo  fhra.  Di  la  fzfìi  c^ìtanto  cjuantio  fcff,Qui 

10  mi  uoìft  tupaffafii  il  punto,  Alc\ualfi  traggon  dog^i  parte  ipeft,  E  fc  hor  fctto  Ihemis^rio  giuni 
to,  che  ^  opp:ftto  a  juel,che  la  gran  fccca  Couerchiae  cef,  Vone  che  eja  fuori  del  poz'^tto,  i'<lual 
r  tutto  fin  al  centro,  come  dicemmo,  di  ghiaccio,  da  me^l  fetiù  in  fu  ,  da  la  parte  de  Ihemisfino 
fiofiro,  Onde  dice.  Lo  Impera  dor  del  do'orofò  regno  Da  me^l  fette  ufciaftior  de  la  ghiaccia,  E  che 
nUretanfo  efca  di  la  dal  centro  da  la  parte  de  ìaltrO  herrisfrrio  di  uerjo  i  piedi  ftiori  del  fero  dun  fa  fi 
fc,  che  fi  la  sboccatura  dun  fmil  po^'^ctio  da  cjueQa  parte,  che  medefmamente  ha  per  findo  i'  cenf 
tro  uniuerfale,  ma  è-  difaffc,  e  nzn  di  ghiacc  io  ,  corre  da  la  parte  de  llemisfcrio  nofìro  ,  Onde  dì 
yi^g'  dice,  Po:  ufct  fuor  per  'o  fvro  dun  l'effe,  E  foft  me  in  fu  loA^  a  federe,  E  più  oltrt,  I  leuai  glif 
occni,  e  credetti  uelere  l  w.iffro,  comio  Ihauea  lafciafo,  E  uidili  le  gamie  in  ft<  tenere .  C^efìi  due 
fozZetti,  uno  da  la  parte  de  Ihemisfrrio  nofìro  d'i  ghiaccio, e  laìfro  da  laparfe  de  lofpofto  hemisfiri^ 

11  fdfjc,  dentro  a  ìjuali  r  contenuto  Lucifero,  fono  dal  poeta  intef  per  la  tomla  di  (juedo ,  Onde  nel 
freaSegafo  ultimo  canto,  parlando  del  luogo  di  la  dal  centro,  donde  fcliron  a  lajuperfìcie  del  gloh 
ne  laltro  hemisferio  dice,  luogo  ^  la  giù  da  Bel'^hu  rimofo  Tanto,  cjuanto  la  tomla  ft  difìende  , 
Tone  che  Lucifere^  haUiaala  fùa  teff  a  tre  fàcce  di  uari  colori,  una  dihanl^,  O  una  da  ciafcuna  de 
ìe parti,  e  che  da  ogni  hcca gliefca  un  peccatore,  che  diroie  co  denti ,  cr  in  quella  dinan*^  f^ 
Giuda  Scari:>*to  con  la  fefla  dentro,  e  the  oUre  al  mordere^  crudelmente  log'^affì  con  lunghie,^  che 
ne  luna  de  laìtre  due  fta  Bruto,  e  ne  laltra  Caffo  interftttori  del  primo  Cef  re,  con  la  tefìa  fiiOri,t 
Lue  fero  hahka  la  tefla  crefìufa.  Vi  tutte  (juefle  cofc  trattai  [Oda  chiarifj  mmtnte  n<\  jy«iBr^#« 
ùltimo  canto,  ksT  il  difgno  del [O^^  è-  jueffa  » 


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Postillati  16 


djlfi  :ó  U  mi 
jura  hgìti  uni 
Uftfdl  e  furiti 

fo^§  ietrdii 
Uri  • 


E  tantò  hafli  hauer  dfUO  f  j^rouato  if  la  firma    /'/w/!  fistio  irìfme^  e  h^nifua  uniufrfcU  efaf 
ikùlar  farte^  t  che Jf'ffieJii  ffccatori^     a  c\ì(  fene  dfjìinaiì  fieno  in  ognuna  di  jufUe .   Hora  h 
</{f  uederty  guanto  a  le  fue  mifùre,  donde  noi  U  traggiamo  dal  tfjh  co/t  apunio,  corre  di  fcfra  Ihahi 
liamo  dipanate,  lejuali  frouéremo  infteme  ed  [ito  .  Ma  ferchf  in  quefìe  confifle  ijucft  tutta  U 
difficulta  de  la  cofct,  toccandone  il  foeta  fclamente  fer  trayìfitOy  donde  (juetle  thamo  da  trarre^  a  crt 
che  il  lettore  fer  fi  fteffo  ne  uenga  ai  inuefìigare,  fero  fiia  effo  lettore^  guanto  fuo  effcr  in  lui,  ati 
tento,  che  noi  ancora  ci  sfir'^rer)io  dafrirle  cofè  in  modo,  che  ne  poffa,  fe  da  lui  non  manca,  effèr 
capace  ,        ^  Dico  aiumjue,  che  per  non  hauer  il po^^  de  traditori  aUur.a  prcfortiore  co  ceri 
ihi  de  la  uade  infima,  hauendo  di  diam.  fclamente  un  miglio,     //  minore  di  tutti  i  cerchi,  che 
fluita  immeliate  fc  fra  di  cjuello,  hauerne,  come  difcpra  dicemmo,  3r.  il  poeta  diede  donde  hauefi 
fimo  a  tor  le  mifure  di  <\ufh,fif aratamele  donde  hauefftmo  a  torte  mifure  di  tutti  i  cerchi  deffii 
pifirnal Halle,  perche  quelle  iniefe  che  hmjfmo  a  torre  da  la [erfcna  di  lucfiro,  e  juefte  da  luh 

ma 


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Postillati  16 


firn  f  h  h  fmìtlmn  JaJ^ìrf    ìottM  e  mmy  cerchiOi  0  uogìiamo  Hy  li  MaM^fy  ma  eh  <^ue  * 

jjìf  ifflrfmo  liifotto,  e  di  cjueEf^  che  àa  laf  frfcna  di  luciftYa  diciamo  hauer  a  tme^  MÌendù  fcon 

tteittf,  hchhimo  da  notarle  farete ^ia  di fcfraunaltYauolta  dette,  con  (jueUeche  fcgueno  poi, 

òelfofta  nel  xxxiiif,  t!T  ultimo  canto  dice  dejfo  Lucifiro,  Iftjuali  fon  (juffte.  Lo  imferadoY  ie^ 

fdohrjfc  Yfgno  Djt  me^  il  petto  ufàa  fiior  de  la  ghiaccia,  E  fiu  con  un  gigante  io  mi  conuegr.o, 

che  i  giganti  njn  fàn  con  le  fue  braccia  »  \/edi  hoggimai  (juanto  fjprde  cjuel  tutto,  che  a  co/i 

fitta  parte  ft  conficela  •  Ver  lejualipaYole  pjfftamo  intendere,  che  a  uoler  ueder  lalteZ^  di  Lui 

i~fir:)y  p.r  iOnuien  prima  ffere  che proportionehauej]}  Dante  con  UlteZ\^  dun gigante,  poi  inteni 

der  che  (juella  medefima  fa  juaft  dun  gigante  con  le  braccia  di  Luafiro,  Et  ultimamente  haud 

remo  la  uedere,  che  parte  fta  il^  braccio  di  tutto  Ihuomo  ,  le  eguali  ccfc  fitte  uedule,  legiermenf 

te  uedremo  poi  il  diametro  de  la  tomba,  e  dognuna  dele  (Quattro  tftre^  ne  lejnali  ^  d'fttnto  il  jin^ 

io  del  poZ^  con  quello  de  la  fua  sboccatura  e  profondità .  Q«rf«i'o  pjfetta  adunque  Statura  lei  C% 

A  Dante,  Leonardo  Aretino  ne  la  fua  uita  ajferm.a,  ondel  melefmo  habbiamo  in  (juella  pofio  ani  y^^y^f  huomo  • 

Cora  noi,  hauer  dì  mano  propria  df/fc  Dante  letto,  che  eglifieffc  dice  tffye  fiato  di  comune  flatus 

ya,  (  c^ft  affermano  tutti  glialtri  che  ihanno fritta,  E  la  comune  fta  ura  de  Ihuorr^c,  perche  nhahf 

himo  {On  diligentia  ricercato,  trouicnio  effr  tre  br accia  di  cjuelle,  le  le^uali  habbiamo  li  fcpra  ■ 

de  '  ,c:o  è  ,  cte  rgni  braccio  fa  fe  uolte  la  lungheZil^  de  la  linea  pofìa  difcpra  in  margine , 

Veduto  Ihuom.o  comune  rfflr  tre  braccia,  ^  da  ueder  lalte^^  dun  gigante  fmilmente  cmui  Statura  lei  ri 
ne,  E  pero  andiamo,  oue  il  poeta  lejf  giganti  tratta,  do  è',  al  xxxi.  canto,  per.l.e  (juiui  li  pone  mune  gigante, 
fiiori  del         dal  me^  in  fi/,  oue  dice.  Vero  che  come  in  fu  la  cerchia  tonda  Montereggion  li 
t^ryi  f  corona,  df  la  proda  chelpo^^  circonda  Torreggiauan  dime"^  la  perfcna  Clihorribdi 
g^g*nti  cui  minaccia  Gioue  del  dtlo  amhora  quando  tona,  E  più  oltre,  parlando  prima  di  Nem^f 
brottOj  uno  defft  ^'^'^^J'',  dice  tjwfìe  par:>.e.  La  faccia  fua  mi  parea  lunga  e  groffa.  Come  la  pina 
di  S.tn  Pietro  a  Roma,  Et  a  fua  pr.portìon  eran  Ultre  offa.  Si  che  la  ripa,  che  era  peri^ma  Dal 
mf)£  in  giù,  ne  rn^firaua  ben  tanto  Difcpra ,  che  di  giunger  a  la  chioma  Tre  Trifcn  shaueria^n 
lato  mal  uanfo,  F  ero  ihime  uelea  trenta  gran  palmi  Dal  luogo  ingiù,  douhuom.O  affibbiai  man*, 
to  .  ler  legnali  par  le,  ne  da  tre  indity  de  la  jtatura  di  cofìui,  il  primo  f  è',  che  la  fua  fàccia  li 
pareua  lunga  e  graffa,  come  a  Roma  e- la  pina  li  bror.^  p:>fìa  linan'^  a  la  chiefa  di  S,  Piero, 
Et  erano  L  Altre  offa,  ciò  ^,  Laltre  membra,  a  proportione  le  la  freccia .    il  fecondo,  che  tre 
frigni,  ciò  è',  tre  huomÀni  li  Frigia,  icjuali,  comunem^ente  fono  molto  alti  dtfìatura,f  furiano 
uar.fati  malf  M giunger  lai m.e^  fino  a  la  chiom.a  lei  gigante  .   il  ter^,  che  egli  ne  uelea  da 
la  gola,  oue  jcjjihbial  manto,  in  giù,  che  era  fin  a  me^  ti  gigante,  ^o»  gran  palmi .  Dice  poipiu 
oltre j  parlando  li  Fi-tlte fi.onio gigante  ,  Facemmo  aduncue  più  lungo  uiaggio  Volti  a  ftniflra, 
t7  al  trar  dun  balefiro,  Trouammo  laliro  affi  più  fiero  e  maggio  .  Era  adun(^ue  Fialte  affai  più 
fiero  e  maggiore  di  Nembroito  .  Seguita  poipiu  oltre,  e  dice  d'Anteo  ter^  S^^*^^*^  feguentipai 
rote.  Noi procedrrnmoriu auanti  allhotia,  E  uenimmoal  Anteo,  che  ben  cinsjuecGe  Sen'^a  la  tefìa 
ufcia  fìior  le  la  grotta  .  Era  aluncjue  Nembrotto,lidoue  faffibbial  manto  in  giù,  fino  al  mt^,  doni 
de  che  ufciuafiiori  del  po:^-à  intffc  per  la  grotta,  ic.gran  palmi.  Et  Anteo  ufiua  ben  cinque  aEe, 
fìnl^  la  tefia,  fiiori  deffa  grotta,  che  ciafcuno  ueniuapur  al  ufcir  di  quella  lalme^  in  fu,  ma  Kem 
brotio,fcn'^  la  tefìa,  jo.  ^ran  palmi.  Et  Anteo,  purfcn'^  la  tefta,  ben  r.  alle.  Et  a  uo'erche  la  fin 
tura  di  (jnefìi  due  gigatiffp  una  medffima,bìfcgneria  che  ognuna  le  le  r.  alle, con  lequali  Anteo, 
fcn'\a  la  tefìa,  ufciuafrori  de  la  grotta,  foffe  6,  gran  palmi,  perche  r.  uolte  C.fk  50.  Ma  perche  fapi 
piamo  non  trouarfi  alle  che  fianoafena  C,  piccioli  non  che  Cgran  palmi,  pero  intenderemo  che 
An'eo  fa  li  fiatura  i'ifcriore  a  Nembrotto,  e  che  Fialte  fa  più  di  comune,  Anteo  m.eno  di  comune, 
E  Kembrotio,  la  cui  fiatura  è  me^a  tra  (juefli  lue,  fa  comune  gigante  .  La  fiatura  de^ijuale, 
KÌenlo  noi  hora  [rcf  riamente  uelere,  de  le  tre  mifure^  de  di  lui  ne  lai  poeta,  per  fffir  t^ueUé 

ce 


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Postillati  16 


le  ió.gfein  falmi  incfYf<ty  e  cjtiflla  Jf  frf  Trioni  incfrtifftmd,^    ptfrft  e  ne  luna  e  ne  Uìtféi 
Ugiemente  U  fiu  al  meno  errare,  mi  ci  atierrmo  a  (lueUa  de  la  pina,  Uji^al  faffiamo,  per  h4 
uerla fitta,  ffima  che  ne  Ufua  cimaf)/p  roUa,  mift^rare,  fffer  alia  6,  hraccia  a  punta  di  ejUfUe, 
ie  leniuali  haUiam:ì  difcfra  ietto,  E  perche  apprefo  de  periti  e  pittori  o'  ifckltùri  e  regola genei 
Yale,  che  Ihamo  len  j^rùpòrfi:^nato  fta  o*  tefìe  dt  le  fuf,  pero  tjfend:^  la  tefla  di  (juejì^  g^g^^f^t 
cme  halhiam^  detto,  6.  iraccia,  le  mueuerranno  ad  ejfer     perche  tanto    o,  uolte  o.  E  le  o» 
tejìe  fono  da  efjt  pittori  e  lettori  ne  Ihuomo  mifuratt  in  ijuejìa  fvrma,  eia  è  ,  Da  la  cima  delfrom 
te,  oue  fin:fan:ì  e  cafelli,fino  a  tutto!  mento,  (juello  che  propriamente  fi  domanda  fàccia,  Ondel 
poeta  difjè,  la  faccia  e  non  la  tejla  fua  mi  parea  lunga  e  graffa,  fanno  una  tefìa,  poi  da  la  jhntaneh 
la  de  la  gola  fin  a  (jueUa  de  lo  jìomaco,  ne  ^nno  unaltra,  che  fon  due,  Vnaltra  ne  ^nnofin  a  lom 
iellico,  che  fon:  tre,  Vnaltra  fino  a  la  fnodatura  de  la  cofcia,  o  uogliamùla  dir  de  lanca,  che  Cena 
quattro.  Due  nef^nno  poi  fin  fu  la  punta  del  ginocch'O,  che  fono  6.  Due  altre  ne  fanno  fin  fulcoh 
lo  de!  piede,  che  fono  8.  un  ter^  di  tefìa  fanno  da  la  cima  del  capo  fin  al  fronte,  due  finifcano  e  cu 
fedi,  \Jn:iltro  ter^  ne  fanno  dalment:>  fin  a  la  fontanella  de  la  gola,  Etunaltro  di  fui  coHo  a  la 
pianta  del  piede,  che  fono  tre  terl^,  e  tre  terl^  fanno  uno  infero,  che  fono,  come  haUiamo  detto  <)• 
tefìe .  HihSiamo  chelhuom:  cmune  e*  5.  Iraccia,     ./  g'g^nte  comune  r4.  E^  a  uoler  ftpere 
che  propìrtiìne  ha  lun  con  laltro,  hifogna  uedere  quante  uolte  il  gigante  comune,  iljual  è  r4. 
fraccia,compYenderalhuom:ì  comune,  che  folamenfe     ^.traccia,  e  trouato  che  lo  comprenderà 
18*  ti'i^ff,  forche  1 8.  uolte  ^  ^  r4.  Intenderemo,  per  le  già  dette  parole  del  poeta,  E  più  con  un 
gigante  io  mi  conuegno  e  cet.  che  fi  come  il  gigante  comune  comprende  1 3.  uolte  Ihuomo  comune, 
che  un  hraccio  di  Lucifiro  dehha  medefimamente  comprender  13.  uolte  il  gigante,  ilijual  dicia^ 
mo  ejpr<r^.  traccia,  e  i^.  uolte  ?4.fi  071.  e  tanto  farà  lungo  il  Iraccia  di  ludftro  .  tìora  pef 
faper  la  fua  alte^l^  &  da  uedere,  che  parte  fia  il  hraccn  di  tutto  Ihuomo,  intendendo  per  ìraccii 
quello,  che  propriamente  traccio  doman  Hamo,  ilcfual  e  da  la  fnodatura  de  la  fpaHa,  oue  comins 
eia,  a  la  fnodatura  che  lo  diuìde  da  la  mano,  oue  finifce,  E  cji^efìo,  fecondo  che  hanno  per  regoU  i 
pittori  e gìifcultòri,  fi  è  la  ter^  parte  de  talte^':^  de  Ihuomo  hen  proportionato,  perche  diuidùn  effo 
traccio  in  5.  tejìe,  mifùrandolo  in  (juejìo  modo.  Tanno  da  la  fnodatura  de  la  Jjjalla  a  la  punta  del 
gomito  una  tejìa  e  due  ter'^,  E  dal  gomito  a  la  fnodatura,  che  diuidel  traccio  da  la  mano,  fannd 
una  tefìa  e  un  ter'^,  che  farann-ì,  come  hahtiamo  detto,  5.  tefìe,  lecfualifcno  la  fer"^  parte  de  le  o» 
tefìe,  neletjuali  hahtiamo  di  fcfra  ueduto,  che  diuidono  lalte^^  de  Ihuomo  len  proportionato,  coi 
me  da  noi  enfiato  mi  furato  il  braccio  de  Ihuomo  comune,  del<]ual  hatbiamo  di  fcpra  deUo,  e  prefò 
per  fondamento  di  (fuefìe  mlfure  ,  Aduntjue  il  traccio  di  lucifiro,  il^ual  hattiamo  ueduto  effet 
r?72.  traccia,  fdra  la  ter'^  parte  de  la  fua  alte^'^.  Onde  tutta  effa  fua  alteT^^,  fecondo  (juefìa  ra 
gione,  uerra  ad  effer  10 1 6,  traccia,  perche    uolte  972.  fi  apunto  il  detto  numero  .  Ma  è-  dhai 
uer  in  confideratione  le  parole  del  poeta,  pr  ìeciuali  non  termina  apunto  che  egli  ficonuenga  tani 
to  con  un  gigante,  cjuanto  un  gigante  fi  conuien  con  le  traccia  di  Lucifiro,  ma  dice,  che  eglifi 
iQnuienpiu  con  (jueUo,  che  ig  ganti  non  fin  con  que^e.  Per  lecjuali  parole  intenderemo,  chel  gii 
gante  comune  comprenda,  come  hattiayno  pofto,  18.  uolte  Ihuomo  comune,  ma  chel  braccio  di 
lucifero  comprenda  piudi  \Z,  uolte  il  gigante  comune,  douendo  il  gigante  conuenir fi  menocon 
effe  braccia,  che  con  lui,  come  fuonan  le  parole  del  teft},  £  douendol  braccio  di  Lucifiro  comi 
prender  il  gigante  piudi  iz.  uo'te,è^  nece^fariì  che  effo  fuo  braccio  fia  ancor  maggiore  de  le 
traccia  977.  che  Ihahtiamo  fitto  di  fcpra,  e  c:ìnfèjuentemenfe  che  tutto  il  rejìo  di  lucifiro  cori 
riffmla  a  la  przp^rfon  del  traccio,  e  tutta  la  fua  alteZ<^  ecceda  le  braccia  io\6,  con  leauai 
li  Ihattiamo  di  fopra  mifuratì .     Douenh  akn(jue  ,  per  la  detta  ragione,  lalte^'^  di  L  ucii 
fero  effer  maggiore  de  le  io\0.  traccia ,  n:in  è'  dMio  chel  poeta  intefe  oueRa  aggiungere  ale 
loòcf.kmdfier  firiitmtQ  finito  numero  (lurflo  ottimotrino^t  (^hellmòoii  lucijirùdì^ 


/  L/ 


uefpe  cmfYfnifY  tt  gig<mfé  l'g.  Mhe  e  me^,  e  um  mnlmà  c^Jn  fiu,  cleft  me  li  fctió  ue^ 
irem^,  rimati  incoYnfuMe  .  If^juali  ig.  uolte  t  me^  muUlflicaie  fer  r4«  faccia,  chf  UU 
Uomo  uféuto  il  g'gmtt  effcY  alto,  fiinm  traccia  C90»  f  cort  (juel  tanto  f  iuy  eh  uien  a  rilfuai^ 
minima  cofamm  lum  ffr  miSf,  aggiunge  a  lo'oo.  braccia,  t  tanto  farà  un  traccio  ii 
lucifiro,  f  confe<juenf emente tuUa  la  fua  altf^{a  farà,  come  hattiamo  detto,  5000.  braccia,  ef$ 
fcnio  la  lungheK^  M  traccia  de  /fcr/owD  ben  frofortionato,  come  M  fcfra  hahhimo  ueiuto,  U 
lerl^  farte  di  tutta  la  fua  alteZ?ia,  Et  in  ^uefìa firma  ftfdua  il  tefto,  che  Dante  ft  conuenga  fiu 
con  un  gigante,  che  i  giganti  non  fin  con  le  braccia  di  lucifero,  perche  di  tantò  fiu  fi  cortuun 
Vante  col  gigante,  di  guanto  meno  egli  è  comfrefc  da  lui,  di  (juedo  eh  fi  gigante  è-  cmfrefo  da 
le  braccia  di  Lucifero  .  f  Habbiamo  ueduto  l  uciftro  efpr  alto  3oco.  braccia,  hor  habi  /i^Ue^Za  le  la 

tiamo  da  uedere  da  (fuejla  alteZZ<^  ì^eOa  de  la  fua  tomba  col  juo  diametro,  e  tjuel  dognuna  de  le  ^.  ^^^^ 

iluaUYOsfire,nele(jualiè'diftintoil  fendo  del  fo^^o,  e  de  la  sboccatura  e  pYcfxnitta  di  (jueh  ^/^^yj  ^/^^ 
h  .  Ciuanto  adunque  a  lalteZZa  de  la  tomba,  ne  lacjual  e  foflo  Luciftro  dal  meZO  in  fu  ne  Ihei  ^^yti  eguali . 
Ynisjèrio  ncflro,  e  dal  me^o  in  giù  ne^Ultro  hemisfirio,  come  habbiamo  di  fcfra  detto ,  ^ueUa  è' 
l'uifa  in  due  farti  eguali ,  ciò  h  diuerfc  Ihemisfirio  nojìro  dal  findo  del  /50<:^o  fin  al  centr:^ 
uniuerfale,  fojìo  nel  me^o  di  Lucifero  tuUa  di  ghiaccio,  Ondel  foeta  ne  lultimo  canto,  come  di  /c; 
fra  dicemmoyfarlando  de  lo  fcender  di  ^irg.ferlo  doffo  di  Lucifero  al  centro,  dice  di  lui,  Afi'. 
glia  feale  ueUute  cofle.  Di  ueHo  in  ueUo  giù  difcefc  fofcia  Trai  fclto  feto  e  le  gelate  CYofie,  E  dal 
centro  in  la  altrettanto  uerfo  laltro  hemisfirio  tutta  di  frjfc ,  Ondel  foeta  foco  fiu  oltre  f  ariani 

10  fur  di  Virg,  Voi  ufci  fùor^fer  lo  fero  dun  faffc,  E  fofc  me  in  fu  Iorio  a  federe  .  Habbiamti 
oltre  di  cjueflo  ueduto  di  fcfra  Luciftro  ufcir  de  la  detta  tomba  da  la  farte  de  IhrrKisprio  nofìro  fiio 
ri  de  la  ghiaccia  da  me^ol  fetto  in  fu,  e  che  altrettanto  nefce  da  la  farte  de  laltro  her^isfcrio  fiiOi 
ri  del  faffc  di  uerfc  ifiedi .  \;fcendo  adun<\ue  da  luna  farte  de  la  tomba  da  me^ol  fetto  infu,cr 
ttltrettanto  da  Ultra  di  uerfo  i  fieli,  noi  intendiamo  che  efca  di  quella  la  mita  de  la  fua  alte^Z^, 
ferche  da  me^ol  fetto  in  fu  noi  mi  furiamo  effer  afunto  la  (fuarta  farte  de  Ihuomo  ben  frofortionai 
fO  ,  ft  che  ufcenione  altrettanto  da  Ultra  farte  di  uerfo  i  fìedi,  uien,  come  diciamo,  ad  efferne 
ftiori  la  mita  diluì,  elamita  de  la  fua  altezza  yhauendo  ueduto  tutta  effcr  ^ooo.  fra  iroo. 
traccia,  E  tanto  uien  ad  e/pr  lalfeZZa  di  tutta  la  tomba ,  Hora  tjuanto  alfuo  diametro  habbiaf 
mo  da  notare,  che!  foeta  finge  L  ucifiro  effer  caduto  dal  cielo  da  la  farte  de  laltro  herriffirio,  e  ca>, 
Jenh,  hauer  ftiratol  faffc,  che  da  (jueUa  farte  fk  la  mita  de  U  tomba,  e  da  Ultra  farte  de  Ihemiff 
firio  nofìro  il  ghiaccio,  che  fa  Ultra  mita  di  (juella.  Onde  ne  lultimo  canto,  fingendo  effer  ne  Uh 
tro  hemiifirio,  e  farlando  in  ferfcna  di  Virg.  dtffc  Lucifiro,  dice,  Da  cfuefìa  farte  cadde  giù  dal 
cielo  e  cet,  E  foco  fiu  inanì^.  Tu  imagini  anchora  Effer  di  U  dal  centro,  ouio  mi  f  refi  Al  fel 
del  uermo  reo,  chel  mondo  fora  .  E  orando  aduncjue  Lucifiro  nel  fuo  cader  dal  cielo  ,  il  moni 
lo,  fice  ne  le  u  fiere  de  la  terra  tanto  di  fiiro,  (juanto  era  il  trauerfo  di  lui.  Et  il  trauerfo  de  Ihuoi 
mo  comune  e  ben  profortionafo  ^  da  fiffoyi  e  da  ^/ifiulfori  mifùrato  a  retta  linea  da  luna  fnodaf 
tura  de  U  JpaHa  a  Ultra,  e  da  ìun  groffc  del  gallone  a  Ultro  due  tefìe,  E  ferche  lalteZZa  de  Ihuoi 
m  comune  e  frofortionatohabbiamo  ueduto  effer  noue  tefie,  effendo  il  fuo  trauerfo  due,  uerra 
al  efpr  in  (fueUo  due  de  le  noue  farti  de  la  fi<a  alteZZ<t,  Onde  Lucifiro,  laltezZa  delcjuaìe  habi 
liamo  mi  furato  ^000,  braccia ,  fra  nel  trauerfo  666.  e  due  ter\,  chetante  fono  due  de  U  0. 
farti  de  le  jooo.  braccid  de  la  fua  alieZZa,  E  tanto  uerra  ad  effer  il  diametro  de  la  tomba  di  Lui 
Cipro .  Hora  cjuanto  al  diametro  dognuna  de  le  cjuattro  sfire,  ne  le(\uali  e'  difiinto 

11  ftndo  del  fOZZo,  e  de  U  sboccatura  e  ffofondita  di  fieh,  è'  prima  da  uedere  ftel  che  di  fa  t>iamefYO  I07 
fra  unaltra  uolta  habbiamo  ueduto,  chel  foeta  dice  in  ferfcna  di  Virg.  ne  lultimo  canto  fingeni  gr^na  de  le 
io  effer  leuato  in  fiede  fu  Iorio  de  U  sboccatura  del  foZZetto,ferlo<]ual  rffo  Virgilio  era  uCci'.  f<atiYO  sfire 
w  ne  laltro  hemisfirio,  e  fofìoui  lui  a  federe,  do  ^,  Tu  hai  i  fieli  in  fu  ficcioU  ffera,  che  laU  dfl[OZZo»f  If 

ce  li 


UsfoccM  iuficcia  fiìeUGlulecu.  U  OìuleccctUUm^  ueìutt  ejfcr  !a nfmrf  Je  If  óu^Hyo  sfii 
frofoniita  ii  ye  M  foZ^ ,  Onétffr  c,uffle  fmU  wtenierm,  che  ognuna  ii  curile  haUia  iuffiuif,  ma 
ÌUfUo  .  U  rarfe  drlhmufim  mfìro  nd  finh  del  fo^h  ^  c^uffìa  fta  di  ohUcch,  Utr,  U  lofpfi'^ 

to  hmisfirioMogo  ii  U  i.ì  ceniti,  oue  DanU  finge  che  era  éhora,  e  ^ufftafta  iM^e  ché 
luna  Mffttccie  de  la  minora  sfira^che  men  ad  eljèr  in  me^  ii  tutir,  ufciffè  Luci  fin  del  Mac 
no  darne^lpettoinfu,  e  cfUffìafilTe  in  fóndo  del  foz^  da  U  ]farte  de  Ihfmisfirio  nofiroff  Ìm 
Ufra  faccia  ,  che  era  pur  nel  me^,  effo  luctfiro  ufaffe  tant:ì  del  fiffo  H  uerfc  e  piedi  ,  ijuan^ 
del  ghiaccio  di  ufr  la  tfjìa,  e  jurfia  ejfer  nel  luogo  da  la  parte  de  laltro  hemisfirio,  ùae  ilp^ef 
ta  era  aUhora,  o  chf  lo  finge  .   jlcjual  luogo,  contenendo  in  fe  ìeauatiro  sfire,  di  necefjìta  coni 
tieniua  che  fèffe  tondo,  e  ^uaft  in  firma  dijfelonca  corriJpon  Jefe  a  la  circunfirentia  del  findo 
ielpo^^,  ilijual  melefmamenfe  conteneua  in  fi  le  dette  quattro  rfire  da  la  parte  del  noftro  hei 
msfirio .  voi  halhiamo  ancora  da  ueder  juello,  chel  poeta  dice  ijuafiinfine  ie!  me  defimo  uU 
timo  canto  del  luogo  per  loéjuale  e/fi  entraron  pnfiltr  a  la  fuperpcie  del  gloho  ne  Litro  hemisfii , 
rio.  Ecfuelchenedicf  è  ^uefto,  luogo  ^  la  giuda  Bel^eiu  rtmofo  Tanfo,  auaniola  tomla 
fidifiende,^enonpeYufia,maperfi,ono  ^notoDun  rufceSettO,  che  auiui  difcende  Perla 
buca  duD  fi/fi,  cheglt  ha  rofi  Col  corfc,  chegli  auolge,  e  poco  pende ,  Io  duca  et  io  pe-  auelcai 
mino  afcofc  Entrammo  a  ritornar  nel  chiaro  mondo  ,  E  fin^  cura  hauer  dalcun  ripofo  si^limmo 
fu  eipnmoy  io  fecondo  e  cet,   Queflo  talluogo,per  hjuale  e/fi  entraron  a  ritornar  mi  chiaf 
n  rnondo,  e  me/fino,  che  douendofer  ijuel  [dire, come  diceche  firon,  fi/fi  ala  circunfirentia 
delajfelonca,  come  perVlnf.  douendo fcender  di  cerchio  in  cerchio,  erafmpre  /Ito,  cmehah 
biamo  uedufo,  al  ctntro,  Etera  cfue/ìo  tal  luogo  tanto  remoto  e  lontano  da  Be^u,  ciò  è-  da 
luctfiro,  cjuanto fi  dipende  lafua  tomla,  tatuai  halhiamo  ueduto  dtfienderfi  la  mita  de  laìteza 
^4  di  Lucifiro,  cio  e^,  braccia  ,roo.  Adunque  fi  da  lucifiro,  che  era  nelme^  de  la  flehnca, 
tr  ufituafi^oridu  quella  parte  co  piedi  in  fu,  a  la  circunfirentia  di  quella,  ouera  linfrita  a  auel 
Ul  luogo  cr  afcfi  camino,  fi  m  furaua  ,  roo.  traccia,  che  era  il  fimidiametro  de  la  fhelonca, 
il  diametro  di  (jueEa,  che  era  due  uolte  tanto,  ueniua  ad  e/fir  ;ooo  .  hraccia,  E  tanto  ter  la  rai 
gme  detta  di  fifra,  fra  medefimamente  il  diametro  del  fiondo  del  po^^,  Deleauaìi  5000. 
hraaia,  uo'endo  horaproportionalmenie  uedere  cjuante  ne  tocca  a  ciafiuna  de  le  auaUro  sfire  coni 
tenute  luna  da  Ultra,  ne  le^uali     il  findo  dfl  poz^  da  la  parte  de  Ihemisfirio  nofiro,  e  auelìo 
de  lajfehnca  da  la  parte  de  laltro  hemisfirio  fino  d^/ìinti ,  Intenderemo,  che  e/findo  auattro  le 
sfire,  fimpre  cjueUa  che  contiene  hahhia  la  cjuarta parte  de  le  ;oot..  traccia  più  di  diametro  de  la 
contenuta,  e  la  cjuarta  parte  di  ^000.  fino  y^oJraccia,  E  ^ue/ìe  fi  prendono  da  lalte^Th,  0  uoi 
gliamodire,  da  la  grof/ez^  del  ghiaccio,  chefir  la  mita  de  la  tmha  di  lucifiro,  da  la  farte  de 
Ihemisf^riO  nofìro,  E  da  la  parte  de  laltro  hemisfirio,  da  lalte^^  e  gro/fi^^  del  fi/fi,  che  fi  lali 
ira  mita  de  la  tomba,  come  di  ciafiuna  habbiamo  di  fifra  ueduto  .  Mi  furando  adunaut  da  ciuei 
fia  alte^'^  la  prima  e  minore  sfira,  che  da  tutte  laltre  e'  contenuta,  jso.  braccia  ,  La  feconda 
checontien  cjuefla,  nhauera  dueuoUe  tanto,  ciò  è,  braccia,  ffoc.  la  ter^  i^ro.  La  auarta 
t!r  ultima,  che  le  contien  tutte,  nhauera,  comhabtiamo  detto,  ?ooó.  tìora,ficome  noi  Prendia^ 
m  nel  findo  del  po^^  il  diametro  de  la  minore  sfira  da  lalteZ^  del  ghiacÀo,  chefii  la  mita  de 
la  tomba  di  lue.  Cofi  habbiamo  daprendere  il  diam,  de  la  sboccatura  delpz'^  da  laliez^d  0  uo^ 
gliamodire  da  lafr^findita  di  quello.  Et  e/findo  la  sboccatura  una  medffma  cofi  col  fondo  cio^^ 
Sooo.  bracete  tanto  conuerra  che  fia  ancora  lafua  alte::^^  f  fr.finUta,  E  che  la  sboccatura  fa 
una  coQ  medefima  col  findo,  fi  proua  per  quello  chel  poeta  dice  nel  xxxi.e  xxxi/.  c'ato, tratta  do  del 
modo  tenuto  d' A  nieo  nel  calarli  giù  da  tale  sbeccatura  al  fedo.  Dice  adùaue  infine  del  xxxi  éffli 
Anteo,  Mi  Ueue^.^u  al  findo diuora  Lucifiro  co  Giuda  ci  ffo,'o  e  cet.  E  nel  xxxiJ.  Corr'.  noi 
fi^mmogiu  nel       furo  Sotto  i[ie  del  gigante  a/fiipiu  ba/fi.Et  io  miraua  anchora  Ulto  muro,  . 

'    '  Aiun^ue^ 


'Ahn<juf,fe  Antfòpte'fopYÌiaìfinh  hìfoz^  fctic  3e fm [tfji ajp.l fin  UfJìyechU f^(iYìJn 
<fp/p^^  fvffe  Ktìxlio  njwro,  alitimi  Dante  wiYaua  amhoYft,  è'  necffpirio  chf  ^ufjìo  tal  muro  fiffi 
ia  U  ama  al  fhnh  di  ijiifllù  a  yttta  linfa  fft  feniic^larf ,  come  fu  [ano  di  piri  muY'y  E  f(anio 
^ufft^t  tana  hautral  fo^^  di  dimftro  ne  la  fua  shoccaiura,  come  hahkamo  dftio,  Guaniò  vtl  ftO 
jini:ìy  B  LQnfèijuenfemente,  fer  la  ragme  detta  difcfra,  iant:ì  ìnfcgr.a  che  fa  la  fa  altera  e  ftQi 
fvndita  talmente^  che  ognuna  di  tfuefie  mtjltre,  infeme  col  diametro  de  la  Jje'ovca  pffa  da  la  forte 
de  laltro  hemisftriò,  è-  una  c^fa  me  le f  ma  con  lalte^^  di  lue.  Quanta  a  le  xx.  farti,  ne  lejuali 
hahhiamo  detto  ejfer  di(iinta  la  circunfirenfia  de  la  Roccatura  del  fo^^,  e  cjuefe  da  xx.  giganti 
chefcanù  dal  me"^  in  fu  fiori  di^ueUa,  hahhimo  id  hauer  in  confderatione  le  farde  del  foeta  deti 
te  unaltra  uolta  di  fcfra,  che  egli  dice  nel  xxxi,  canto  partendo  da  Nemtrotto  frimo  gigante  tyoi 
uato  da  lui  ufcir  de  la  detta  shoccatura.  Et  ancor  cjuel  che  dice  in  ferfcna  di  Virgilio,  n  Ifartir  d<( 
fialte  fiondo  gìg^^^^  andando  éd  Anteo  gigante  ter^,  E  cjuel  che  dice  nel  partir  da  NVmJrotfa 
h  cfuefo,  facemmo  adunque  fin  lungo  KÌ^ggi<y  Volti  a  fnifìra,  tiT  al  trar  dun  lalefro  Trouam^ 
mo  Ultro  affi  fÌM  fero  e  maggio,  E  (fuefo  era  Fialte,  dal<]ual  fariendo,  dice  fiu  oltre  in  ferfoi 
na  di  Wirg,  Tu  uedrai  Anteo  freffc  di  ijui,  che  farla  e  cet.  Ter  leejualifarole  intenderemo,  che  U 
iiftantia  da  lun  gigante  k  laltro  fa  fclamente  un  trar  di  h4eflro,  do  h-,  (guanto  un  lalefro  fuè 
irar  di  mira,  Ofoto  fiu  lontano  .  Hovrf  fogniam  fer  cafo  che  (juefti  giganti  non  fiffro  che  fìat 
mente  dieci  d  numero,  tanti  (juantiftjo  li  fogli  ihe  finno  fonti  f fra  le  dieci  bolge  del  fguenff 
pnmo  e  minor  cerchio,  e  che  ad  ogni  finir  di  foglio  ad  e  fa  sboccatura  ne  fife  fofo  uno,  bifcgneria 
xhe  tutta  la  circunfrentia  di  tale  sboccatura,  lajual  hahbiamo  ueduto  ef  ìr  tre  miglia  e  la  fcttima 
farte  dunaltro,  ejjendo  il  f<o  diametro  un  miglio,  fjp  dieci  trar  di  balefro,  e  che  ogni  trar  di 
ìalffro  flp  foco  meno  dun  ter^  di  miglio,  B  jue(fo  è-  imf  off  bile  ad  un  balefro,  Onde  uedref 
mo  ne  la  difritiione  del  Turg.  che  al  xxxi,  di  <juel!o,  non  ne  confnte  bene  ad  una  disfrenata,  lif 
he  a,  er  eredita  fretta  darco,  e  mn  ad  alcun  fròfrlo  frgno  def  inata^  che  molto  fiu  uola  da  Ioni 
(ano  che  un  trar  di  balefro,  in  tre  uoli,  tre  (juarii  di  miglio,  oue  dite,  Torf  in  tre  uoli  tanfo  jfai 
tio  f  re f  Disfrenai  A  faetta  e  cet.  Adunque  necefjarioÌKfendere,  cVe  tra  lunoelaltro  finir  di  f^ 
glio,  0  fa  tra  luno  e  Litro  dfff  dieci  giganti,  fa  foflo  una'tro  ggante,  e  che  xx.  giganti  diuidif 
no  tra  loro  la  detta  circunfrentia  in  xx,  parti  eguali,  e  che  ogni  parte  uenga  ad  effre,  come  di 
fpra  habhiamo  pofìo,  poca  cofa  fiu  de  la fettima  parte  dun  miglio,  e  ihe  tanto  intenda  il  foeta  efi 
fer  un  trar  di  balefro,  che  può  molto  bene  fare .  Hauendo  noi  di  (fuefìo  poZ."^  ueduto  e  frouato  U 
fue  mifure  effr  le  medefmeihe  di  fpra gihabbiamo  attribuito,  e  bene  che  lo  copriamo,  perche  di 
•ijueh  non  ha^-biarro  più  cagione,  fe  non  per  tranfto,  di  trattare,  E  fluiamo  conto,  che  il  find9 
■di  tutta  la  uaHe  infima,  per  latjual  habbiamo  hora  da  proceder  con  altre  mi f  re,  fa  auello  del  fi 
guente  minor  cerchio,  che  di  fpra  habbiamo  ueduto  e  fer  difinto  in  dieci  bolge,  che  luna  uien  ai 
effr  contenuta  da  Ultra,  e  fmpre  U  contenuta  e  minore  e  più  baffi  di  quella  che  contiene,  E  chel 
fo^^  fa  (juaf  un  ueflibulo  di  ijuffto  primo  e  minor  cerchio,  perche  f  come  ne  uefiibuli  f  rifoni 
gono  le  fiu  freciof  e  care  cofe  de  la  cafo,  cof  (juiuifcno  rifofli  i  maggiori  e  più  notabili  fraudoleni 
ti  peccatori  del  cerchio,  che  fcno  i  traditori .  più  propriamente  diremo,  che  fa  a  tutta  U 

uaHe  infima  tjual  e-  la.  fntina  a  tutta  la  naue,  o  la  figna  a  tutta  la  capi,  perche  fi  come  tfueffe  fi 
no  ricettacolo  de  le  piufitide  e  ffiu^^olenti  cofe  di  <\ueh,  cofi  effe  fox^  ^  ricettacolo  de  più  abomii 
tìeuoli  t7  horrendi  peccatori  di  quella,  £/  auenga  chel  foeta  nel  undecima  canto  lo  domandi,  coi 
me  gHaltri  cerchio,  ma  cerchio  minore,  ciò  è',  cerchietto,  nondimeno  al  principio  del  xxxy,  lo  doi 
manda  ancora  buco,  e  cofi,  per  la  fua  parlata,  rff:etto  a  <jue[la  di  ^ual  fi  uoglia  de  cerchi,  It  e* 
ancora,  come  uedremo,  ^uafi  un  modello  di  tjuefo  frimo  e  minor  cerchio,  e  auefo  cjuaf  un  moi 
dello  dognuno  de  firferiori  e  maggior  cerchi,  e  j^etialmente  di  cjuei  che  fino  fiori  de  la  cittci  di 
Dift .  llfinio  adhnjue  di  tutta  U  tutHf  injirn«t  fi^ra^  conte  habbimo  detto,  juello  di  tjuefio  frìi 

C  C  ili 


W3  e  m'inai  cenVio ,  E  frf  Jf^unf  Uu  U  mijure  ìi  ciafcuna  ìe  le  fue  ìiHi  fffer  ìe  melft 
fxme  fòfìe  di  fcpr<^>  hSUm:ì  ài  ueiet  (juello,  chA  fofU  due  de  lultim^e  minore,  che  è-  tjueiti 
de  fàlfari,  e  de  U  penultima  hol^U,  che  e'  (jHellu  de  femimtòri  di  fendali .  Dice  aditnjuf  de 
lultima  al  xxx.  cmtò  in  ferfona  di  M^te/lro  Adum^,  furiando  duna  de  Conti  di  Ro>W^«rf,  che  Ihai 
ueano  indutiò  a  faìfficar  il  fiorino,  cjuefle  far:ìle.  Si  fìjfe  fur  di  tanto  ancor  legìero  ,  chi  fOi 
iejfe  in  cento  anni  andar  un  oncia,  l  farei  meffo  già  ferlofentieyoCtrcandolui  tra  (juefla  geni 
te  fancia.  Con  tato  che  ella  uolge  undici  miglia  ,  E  fiu  dun  mt^  di  trauerfo  «on  ciha  . 
xxv/iy.  canto,  de  la  penultima  bolgia  in  ferfona  di  Virgilio  chel  ueieua  ftar,  oltre  a  li^ftto,fiJJi 
n  mirar  tornire  di  (juedu  dice.  Tu  n^n  hai  fitto  ft  a  laltre  bolge,  Venfa  fe  tu  annouerar  le  credi  ^ 
che  miglia  uentidue  la  uaUe  uo'ge .  Per  le^juali  farole,  ueggiamo  lultima  e  mimr  klgia  hai 
uer  di  circunfirentia  undeà  miglia,  e  la  penultima,  che  la  contiene  hauerne  due  uolte  tanto,  tia 
è ,  miglia  11.  Mt  fè  uoleffmo  ojferuar  (jnefìa  regola,  che  fcmpre  la  bolgia  che  contiene  haueffè 
iue  Wìlte  tanto  di  circunfir enfia  cjuantohala  contenuta,  noi  troueremmo  chela  circunfirentia  de 
la  maggior  bo'gia  ctfcenìerebbe  a  tanto  numero  di  miglia,  chelfcguente  cerchio,  che  è'  (jufl  de  ui9 
lenti,  non  poria  effèr  comprefi  da  tuftol  globo,  e  pero  non  ^  da  feguitarla,  ma  intendere  che  ogni 
holgia  che  contiene  hahbia  fcmpre  di  circunfirentia  undeci  miglia  più  de  la  contenuta,  come  ha  U 
fen-AÌtima  più  de  lnUima,  che  faranno  di  diametro,  feconb  la  regola  detta  di  fcpra,  miglia  tre  é 
me'^,  e  tanto  farà  il  diametro  de  lultima  e  minor  bolgia,  che  &  quella,  come  habbiamo  dftto,dé 
filfari .  La  penultima  che  contien  <]uelÌa,  che  (jueUa  de  feminatori  difcandali,  ne  hauera  fette ^ 
Laltra fegutnte,  che  è'  cjufUa  de  fraudolenti  conftglieri,  ne  hauera  diece  e  me^,  E  cofi  (^uejtordii 
ne  fcguitando,  troueremo  chd  diametro  de  la  maggior  bolgia,pofìa  a  la  circunfirentia  del  cerchio f 
che  tutte  laltre  contiene  farà,  come  di  (òpra  habbiamo  pofìo,  ^r*  miglia,  zfr  ogni  bolgia  hauera  di 
trauerfo  miglia  uno  e  tre  ijuarti  da  lultima  e  minore  infuori,  chf  ne  ha  fclamente,  come  dice,  mei 
^  miglio,  per  efjìrli  occupato  il  rimanente  del  fuo  trauerfo  da  U  fua  ultima  riua^  che  gira  intori 
no  a  la  sboccatura  del  ]?o^^  con  lo  jfatio  di  tre  (juicrti  di  miglio,  e  dal  me^  miglio  di  uano  dejja 
sboccatura,  che  gira  intorno  al  centro  di  cjuella,  come  di  fopra  habbiamo  detto,  E  (juefìo  è'  il  mei 
iepmo  ordine  feruato  ne  le  mìfùre  de  le  sfire  del  po^^,  perche  ft  come  effenlo  il  fondo  di  (juello 
^ijìinto  in  (Quattro  sfire,  noi  habbiamo  aggiunto  ad  ognuna  di  fAelle  che  contengono  di  più  che  a 
le  contenute  la  (Quarta  parte  del  dimetro  de  la  maggiore  sfira,  che  tutte  laltre  contiene,  Cofi  efi 
findo  il  fondo  di  ^uefto  cerchio  difiinto  in  diece  bolge,  habbiamo  aggiunto  ad  ognuna  di  (jueUe  che 
contengono  di  più  che  a  le  contenute,  la  decima  parte  del  diametro  de  la  maggior  bolgia,  che  tuti 
te  laltre  ftmilmente  contiene,  ciò  e',  miglia  tre  e  me^,  che  fono  la  decima  parte  di  5r.  che  ditiai 
mo  effer  il  diametro  deffa  maggior  bolgia  .  De  le  (juatordeci  miglia  chel  findo  del  cerchio  diciai 
no  hauer  di  pendente^  e  de  le  ì^o.che  da  ejfo  fondo  fin  ala  fùa  sboccatura  diciamo  hauer  daJi 
te^'^,  uedremo  di  fotto .  Volendo  hora  con  (\uefte  medefime  mifure  proceder  per  tutti  gHaltrifiti 
feriori  cerchi,  habbiamo  due  uie,  che  tornano  in  una  medefma,  e  luna  e,  che  fi  come  cjuffto  mii 
nor  cerchio  ^  diuifo  \n  diece  parti  che  luna  cOntien  laltra,  e  (gufila  che  contiene  ha  di  diametro  mii 
glia  tre  e  me^  plit  de  la  contenuta,  Cofi  partiamo  tutti  glialtri  fiiperiorì  e  maggior  cerchi  ne  le 
medefime  die. e  parti,  e  diamo  il  diametro  de  le  miglia  tre  e  me"^  a  (Quella  che  contiene  più  che  a  la 
contenuta .  Laltro,  che  più  ne  piace,  er  ^  più  hreue  fi  e*,  che  fi  come  di  ^uejìo  minor  cerchio  ai 
ogni  bolgia  che  contiene,  noi  aggiungiamo  il  diametro  de  la  minore,  che  da  tutte  laltre  e  contenui 
ta,  ciò  e*,  miglia  ire  e  mf^,  Cofi  ad  ognifiiferiòf  e  maggior  cerchi:ì  che  contiene,  aggiungiamol 
diametro  di  (jueflo  minore,  che  da  tu^i  glialtri  e'  contenuto,  ilc^ual  diametro  e,  come  habbiamo 
ueduio,  ^S".  mi^/i«,  e  cofi  troueremo  chel  diametro  del  figliente  cenhio,  che  e'  cjuello  de  momenti, 
farà  difcttanta  miglia  .  Laltro  fopra  di  cfutjìo,  che  dÌLÌam:ì  contenerne  due  ad  un  medefmo  pai 
ri,  ciò  ^,  La  a'tò  di  Dite ,  che  ^  degltheretici  cofuoi  foffi,  e  la  palude  Stige^  che  e  de gliyaconi 


/ 


t  le  ^liaccijio/i,  col  ffftJfY  h  la  Jf^onJa  lei  cmUo^  7ie  huetd  M'è.  E  de  (fueflo  fìe  mfent 
gA  ine  ai  un  meiefmo  party  e  che  lunQ  fia  fclamenfe  la  cittk  ii  Dife  cmtnuU  ia  fhoi  fiffr,  e  tali 
tro  U  faluie  Stìge^  c\\e  gira  loro  intornoy  contenuta  ia  le  /f,e  alfe  Jfonie,  come  iifcfra  iictmi 
mo,  Q^iff  lajfetie  ie  peccatori,  ft^T  itormentiie  Inno  fono  iiuerjt  ia  queUi  le  laltro,  fi  proi 
uà  ancora  per  le  parole  iel  poeta  ve  lottauo  canto^oue  fingetiio  iffft  r  nauigato  per  la  ietta  pai 
luie  fin  appreffo  aiejfd  città,  in  perfcna  ii  Virgilio,  iice,  t^omai  figliuolo  ,  Sappreffa  la  città^ 
che  ha  nme  Dite  e  [et.  Et  egli  rìffonie  iicenio.  Certo  Maefiro,  già  cerno  lefi^e  wefchite  la  enf 
m  ne  la  uaUe,  E  poi  più  oltre,  giunti  in  ejja  uaUe  ,  mi  pur  giungemmo  ientro  a  Ulte  fij)e,  che 
uaUan  tjueUa  terra  fconfclata  .  De  la.  paluie  Stige  con  le fiie  jfonie,  cerchio  molto  maggiore,  fi 
tomprenie  per  le  parole  pofie  al  principio  del  ietto  canto,  oue  hau/nio  fcffc  la  Jjonia  di  tal  cer^ 
<hio,  e  girato  graniarco  ii  quello,  do  è',  ie  la  paluie  fin  a  certa  tme,  pofia  a  riua  ii  quella, 
wofira  prima  che giungefjì  ai  effa  torre,  hauer  ueiutù porre  alafi^a  cima  iue  fiarì:meUf,V  unal 
tra  renier  cenno  a  quefìe  iue  tam  ia  lunge,  che  locchio  a  pena  lo  potea  compreniere,  tanto  lonfai 
jia  uuol inferire  che  era  la  città  ii  Dite,ia  lacjual il  cenno  era  refe  a  quefie  iue,e  jfeiialmetefingen 
io  il  luogo  ofcurOy  oue  ogni  luce  è-fcmpre più  appartate,  Onie  lice,  lo  iiio,fcguifanio,  che  affai 
fr'ma  che  noifiiffmo  al  pie  ie  latta  torre ,  Cliùuhi  rofiri  n<fniar  fufo  a  la  in  a.  Ver  iue  fiami 
mette  chei  ueiemmo  porre  ,  Et  unaltra  da  lunge  renier  cenno  Tanto,  eie  a  pena  il  potea  locchio 
torre  .  Quefia  meiefima  iifiantia  iimofira  ancora  poco  più  olire  nel  nauigar  che  firon  ijuefld 
faluie  ia  la  ietta  torre  ai  effa  città,  Quello  che  non  fi  ueie  che  fèccia  in  alcun  altro  ie  cerchi,  ne 
juali  finga  effir  iifcefo .  Voffimo  aiun<]ue  intendere,  che  la  ciuà  ii  Dite  co  fm  fi  (fi  fieno  in 
luogo  ie  iue  cerchi  di  me^  miglio^nsidi  trauerfc,  eia  palude  con  la  fionda  che  la  contiene,  ftef  /^^  iWe^o 
fTO  in  luogo  ie  le  iue  riue  di  17.  miglia  luna  di  trauerfc,  E  co  fi  uengUno  tjuefti  iue  cerchi,  comi 
futaio  lun  per  laltro,  a  girar  intorno  a  la  sloccatura  diijueUo  de  uioUnti  lOn  lo  Jjratio  ii  5r.  mii 
glitt  di  trauerfc,  il  cui  diametro  farà,  come  halhimo  detto,  ne  la  fua  sloccatura  140.  miglia,  do 
e',fcUanta  dejfc cerchio  de  uiolenti,  efcttanfa  perle  ^r.  che  diciamo  cjuffìogiiar  intomo  di  (jueli 

10  ,  E  che  (quelli  che  diciamo  effcr  dal  poeta  projfriamente  intefi per  cerchi  halhino  me^  miglio  di 
trauerfc.  Noi  li  cauìamo  pur  dalfinio  ii  Malehige,  perche  fi  come  ^ue[lo,iopoì  fuo  trauerfc,  iìcjual 
è-  ia  la  jponia  iel  cerchio  fin  a  la  seccatura  del  po^^,  con  lo  ff  atio  di  17.  miglia,  ha  poi  mt^ 
mìglio  di  uano  fin  al  centro  deffa  sboccatura,  colfjual  gira  inforno  ad  effe  centro,  Cofi  tutti  cjue^ 
fti  cerchi  fiiOri  de  la  ciuà,  dopol  fi^o  trauerfc  de  le  i7.  miglia,  hanno  me^  miglio  di  piano,  colcjual 
girano  intorno  al  centro  del  cerchio,  ilcjual  centro  e  la  sboccatura  iel  cerchio  che  contiene  .  Uec^uai 
cerchi  pone  che  pano  tormentati  e  peccatori ,  Onde  al  principio  del  cjuinfo  canto,  Cofi  difcefi  del 
cerchio primaio  Giù  nel  ftcondo,  che  men  loco  cigna,  E  tanto  più  dolor  che  punge  a  guato,  Stauui 
Mino:  ecet.  Et  al  principio  del  fcfìo.  Io  fcn  al  ter^  cerchio  de  la  pioua  Eterna  maladetìa  e  cet, 

E  nel  fettimo,  Cofi  difcefi  ne  la  Quarta  lacca,  chd  mal  de  luniuerfc  tutto  inpcca  e  cet.  Lalfr9 
cerchio  che  feguita  fcpra  di  (juefìo,  che  è  de  prodighi  e  de gliauari,  hauera  ii  iiametro  i7r.  rni 
glia, ciò  è',  1^0.  per  (jueUo  ie  gliracondi  e  de  gliaccidiofi,  e  iT-fer  le  \7.eme^,con  lecjuai 

11  gira  intorno  a  la  fua  sboccatura ,  E  cofi  cjuefìordine  fcguitando,  li  troueremo  com.e  glihahhiai 
mo  di  fcpra  pofti.  Et  aggiungendo  ilmedefmo  diametro  de  le  miglia  al  luogo  iiuifo  in  iue 
farti,  che  ii  fcfra  gira  intorno  a  la  sloccatura  iel  maggior  cerchio,  troueremo  hauer  tutto  di  diai 
metro,  come  haV.  iamo  detto,  ?  1  r.  miglia,  E  tutt  a  la  fua  drcunftrentia,  fecondo  la  regola  già  deti 
ta,  effèr  ooo.  miglia  .  Ma  perche  ^uefìa  tal  regola  d'Archimede,  che  la  circunfirentia  del  ceri 
chio  fia  tre  uolte  tanto  cjuanto  è-  il  fuo  diametro,  e  più  la  fcttima  farte  dunaltro  ,  non  e-  che  prof 
friamente  cofi  fia,  perche,  fi  come  del  cerchio  il  punto  ^  iniiui filile,  cofi  la  fua  drcunfirentia 
immifuralile ,  Ma  è-  fclamenfe  cjuel  numero,  che  più  ficcofìa  a  la  uerita,  l/  poeta,  per  accofìaruifi 
rincora  più  inteft,  che  tmoQue fio  numero  ii  90Cf.  migliti  poteffe,  per  la  ietta  ragione,  eccederla 

ce  mi 


i 


*  V 


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Firenze. 

Postillati  16 


I 

m 


Yfjfzìa genml  d^'AfLhimeJf  ii  Unì  mgìlà,  f  cfif  tkko  hnf,  uemjjèd girar  ijueft^  fmiO  nuYì^ei 
di  loco,  mi^day  chene  uien  a  toccar  ffr  ogni  cem  miglia,  minima  ofa  menò  iuno  ii  fiu,  oh 
ire  a  la  ittta  regJa  ,  AufYrg:t,  che  ne  ancorai  pefa  apunfoilpotejpe  pfere,  ile fc  cfunfo  fifofeffi 
la  circunfirentiaiel  cerchio  mifurare,  fi  fire  mediante  la  fùa  ijitadraf^^^  ma  (juffta  del  cenhiè 
non  e'  anchora  chilhMia  fafuta  tròuar  a  funto,  (^uantun(\uefiu  eccedenf'ffìmifilofcfì  uijì  few> 
molto  afjìiiicati,  OnJel  foeta  fieffc  ne  lultimo  del  Varad,  Quale  il  geometra,  ihe  tutto  [effige  VtY 
mifurar  lo  cenhio,  e  non  ritrosa  Tenfanio,  (Juel j^rincifio  ondegìi indige  .   (}uarHo  al  jindo  del 
frimo  e  maggior  cerchio,  la  mita  deljuale  hahliamo  detto  efpr  occufat:^  dal  notile  ccfìetlo  ^cle 
gira  intorno  a  la  shoccatura  del  fecondo  cerchio  con  lo  Jfatio  dtm  tjuarfo  di  miglio  di  iraueyfc,  cjufi 
fio  h  cauiamo  da  le  faro^e  del  poeta  pfie  nel  cjuarto  canto,  oue  dice,  Non  era  lunga  anchor  U  n^f 
pra  ma  Di  cjua  dal  fcmmo  (Quando  io  uiU  un  fòco,  che  hem'jferio  di  tenebre  uinciéi,  Verche  font 
ijufflo  tal  fòco  effer  dentro  al  detto  cajieh,  t7  illuminar  fdamente  lanime  de  ghhuomini  fimofi 
the  erano  in  (juello,  l!(]ua!e,]pfnheoccupaua,  come  hahliamo  detto,  con  lo  jfatio  dun  (juarto  di 
miglio  di  trauerfc,  la  mita  del  cerchio,  che  hahhiamo  ueduto  hauer  fur  di  trauerfc  me^  miglio, 
iice  che  effe  fimo  uimea  di  tenehre  hemifpero,  ciò  è-,  me'^4  la  sfira,  perche  tutto  il  cerchio  effcni 
dotando,  rendeafimilitudine  ai  una  sfira, e  cofthalHamo  ueduto  hauer  nominato  i  Quattro  ceri 
chi  del  findo  del  fo^^  .  che  giri  intorno  a  la  shoccatura  del  fecondo  cerchio,  come  la  città  ii 
Diteintorno  a  quella  delfettimo,  ijuefto  lo  dimojìra  nel  (juarto  cantodicendo,  Per  fcUe  porte  intrai 
con  (fuefii  faui  e  cet.   E  poi  in  fine  di  tal  canto  non  dimoftra  effìrne  ufcito,  ma  fdamente  di  aueli 
lo  effèr  difcefo  nel  fecondo  cerchio.  Onde  dice.  La  fifia  compagnia  in  due  fi  [cerna,  Per  altra  uict 
mi  mena  il  fauio  duca  ?uor  de  la  tjueta  ne  laura  che  trema,  E  uengo  in  parte,  oue  non  è  che  lui 
ornanti  fia  la    ca.  Veiufo  e  prouato  la  mifura.  dogni  generale  e  particolar  parte,  ne  leauali  ^  difiint 

frofiniita  de  to  tutto  l'in  fimo,  è  hora  da  uedere  la  profindita  de  la  uaSe,  lacjual  di  fcpra  dicemmo  effer  auani 
la  uaRe  infiti  to  il  diametro  de  la  fua  skccatura,  ciò  è-,  miglia  280.  Quejìo,  oltre  che  douendo  la  uaUe  hai 
né  .  u^r  la  fua  deiita  pr^portione,  è^neceffario  che  fia  cofi,  noi  lo  cauiamo  da  queh  che  hahliamo  uei 

luto  effer  del  po^^,  iljual  ne  è-  dato  dal  poeta,  come  di  fcpra  dicemmo,  (juafi  per  un  modello,  che 
Uhhiamo  da  feguitar  per  tutti  i  cerchi  de  V Infimo .  Poneaduncjue  che  effè  halhia  tanto  ii 
diametro  ne  lafi^a  shoccatura,  (guanto  ^  da  quella  alfuo  findo,  a  ciò  che  noi  intendiamo  che  tutta 
ta  uaRe  infima  fia  poi  quel  medeftmo,  laqual,  auenga  che  fia  difiinta  in  otto  cerchi,  che  luno  coni 
tiene  e' più  haffo  de  laltro,  nondimeno,  per  ejferuene  due,  come  hahliamo  ueduto,  ad  un  mei 
iefimo  pari,  non  ha  pero  che  fìtte  difcenfi ,  e  tanti  uengon  melefimamente  ad  effer  i  cerchi,  ne 
quali  fitto  di  Minos  giudice  uniuerfale  de  Vlnj.  fono  puniti  e  peccatori,  per.  he  quAi  del  prim^ 
e  maggior  cerchio,  che  non  fono  dannati  ad  alcuna  finfihilpena,  non  uengono  fottol  fuo giudicio. 
Onde  il  potta  nel  primo  del  Purg.  inperfcna  di  Virg.  finto  da  lui  per  un  di  quelli  parlando  di  fi  4 
Catone,  dice,  E  Minos  me  no  lega,  Ma  fin  del  cerchio,  oue  fin  gHocchi  cafii  Di  M^riia  tua  e  cet. 
ìquali  cerchi,  fi  haueffero  egualmente  compartita  tra  loro  quefìa  tal  profindita,  iofio  fqremmo  fif 
ilconto,  che  netoccheria  a  ciafcuno  40.  miglia,  perche  fette  uolte  40.^  2So.  Ma  noi,  per  lo  tefto 
frouiamo  elpruene  due,  ciò  è^,  il  penultimo  che  e-  de  uiolenti,  ilqual  molto  più  prò  fin  do  di  tufi 
tighaltrifuferiorialui,  E  cofi  ancora  lultimo, che  è' de  fraudolenti,  effer  molto  più  profindo  ancoi 
ra  di  quello  de  uiolenti,  e  pero  è-  da  proceder  per  altra  uia,  e  ueder  quello  chel  poeta, quanto  a  quei 
fio,  dice  [(paratamente  dognun  di  quelli,  e  fecondo  tal  fuo  detto  dar  a  ciafcuno  la  fua  dehita  portioi 
Ke  .  Dice  adunque  nel  quarto  canto  del  fuo  difcenfi  nel  primo  e  maggior  cerchio  in  perfina  di 
Virg.  tìordifiendiam  qua  giù  nel  cieco  mondo  Comincio  il  poetat  e  cet.   B  poi  più  oltre  pur  di 


f(cwh  ntl  tfr^  cenlio,  de  e  ie  gfuìofi  ìhe.  Io  fcn  al  ter^  cmHo  h  la  fma  t  cet,  Kfl  ftlh 
m  canto,  iti  dtfcenfo  dtl  ier'^  nel  ([mrit^  tYrtf:io,  cU  e  de  frodigì-i  e  de^liauari,  Coft  difcef  ìk 
U  ijuarU  laaa  f  cet.  Del  dtfcenfo  del  quarto  nel  cjuinfo  cerchio,  che  è-  degliracondi  e  de  ^liacf 
lidio/:,  nel  medefim  ftUim  canto  in  (erfcna  di  V  irj.  dice ,  Hor  difcendicm  homai  a  maggior 
f  ieta,  efiu  oltre.  Noi  incidemmol  cercUo  a  laltta  riua  Souiauna  finte  chf  holle  e  riuetfa  Ter  un 
fijfat^  che  da Ifi  derim  .  LacHua.  era  huia  moltò  fiu  che  ferpt,  E  mi  inconìfagnia  de  knde  hi^, 
ge  Intrmmo  g  u  fer  una  uia  diuerfa .  V  na  falude  fk  che  ha  nome  Stige  Clufjìo  trijto  rufcel 
(Quando  è  difcffo  Al  fie  de  le  maligne  piagge  grige .  Seguita  f  oi  al  fari  di  jnefìo  (juinto  il  jcfta 
cerchia,  che  e-  la  citt^  di  Dite  dfjiinata  a  glierefìanhi,  t  fino  a  cjui  noi  non  i.eggiarr.o  cheì peta 
fèccia  alcuna  diftrentia  fiu  de  la  pròfòndita  de  lun:),  che  di  (Quella  delaltro  cerchio.  Ma  dd  dtfctni 
fo  del  fcftù  nel  [cUimo,  che  e  demolenti,  ueggiamo  al  principio  del  xi,  canto,  che  moflra  la  riua  di 
ifueUo  effer  alta  ,ela  fua  alteTi^  domanda  profindo  ahiffc.  Onde  dice ,  In  fu  leftremiia  dur.aU 
ira  ripa,  che  fàceua  gran  pietre  rotte  in  cerchio,  Venimmo  fcfra  più  crudele  flipa^lc.  (juiut,per  Ihor^ 
fikle  fcperchio  Del  fu^^  chtl  profondo  ahi/fc  gitta  e  cet,  Moflra  ancora  al  principio  del  xij,  can 
to  chel  luogo,  oue  efjt  uenero  afcender  la  riua  di  (jueEo,  efjìr  alpejìro,  e Jfauenfeuolt  da  uedere,cQ 
me  auerrehU  quando  dunaltra  torre  guardaffìmo  in  giù  al  piede  di  juella,  Onde  dice  ,  Era  lo  /o^ 
co,  onde  ajcender  la  riua  Venimmo  alpejìro,  e  per  cjuel chini  era  anco  lai  chogni  uifta  ne  fcrehle 
jciua,  ìntertdendoper  jueUo,  chiui  era  ancora,  del  Minotauro  di  Creta,  monfiro  a  ueder  harrendo, 
che  era  a  guardia  di  tale  (cefi,  AffmigHandoU  a  cjueEa  grand  jf'ma  rouina  del  morite  di  (jua  da 
Trento  rouinato  fu  l'Adige .  De  lottauo  t7  ultimo  cenhio,  che  è-  de  fraudolenti,  laprofindita 
dielijuale  fh  wa/o  maggior  ancora  di  (fuel  de  uiolenti ,  comparando  la  paura  di  lui ,  trouandofi  in 
aere  nel  calar  al  jvndo  di  (jufUo  fui  doffc  di  Qerione,  e  non  ueggenJo  altra  cofa  che  effe  Germe, 
ir  la  paura  di  Fetente ^  tjuando  fidminato  da  Gtoue,  ahhandono  li  freni  de  caualli  che  tirauano  il 
carYù  del  file,  e  morto  cadde  in  Po,  Et  a  cjuella  d'Icaro  figliuolo  di  Dedalo,  auando  efjtndo  tranfi 
grefjcr  de  precetti  del  padre,  uolo  tanto  alto,  che  licjuefacenlof  la  cera,  con  lacjual  f  teneuano  le 
fite  ale,  per  lo  cclor  del  ftperior  elemento,  alcjual  fera  troppo  auicinato,  f  finti priuar  de  le  penne, 
e  cadde  ^iu  nel  mar  del  fuo  nome.  Onde  nel  x\i^\  canto  dice.  Maggior  paura  non  credo  de  fijfe. 
Quando  Vhetonte  ahhandono  li  freni,  Verchel  ciel,  come  pare  anchor,  f  coffe  .  Ue(juando  Icai 
YO  mifiro  le  reni  Senti  jfennar  per  la  faldata  cera  Gridandol  padre  a  lui,mala  uia  tieni,  che  fii  la 
mia,  ijuando  uidi  chi  era  Ne  laer  dogni  parte,  e  uidij^enta  Ogni  ueduta  fror  che  de  la  fiera  . 
Mofira  ancorala  profondità  effer  grandiffìma  per  (fuel  che  dice  poco  più  oltre  di  non  hduet  potuto 
ueder  i  fuochi  d e  lottaua  hù-gia  fin  a  tanto  che  effi  hehhero  difiefi  gran  parte  de  la  profi^ndita,  e 
m  -ffimamente  effendo  il  luogo  tenelrofi,  com.e  nel  canto  che  precede  a  cjuefio  lo  finge,  penhe  ogni 
ftiOco,fin)h  comparatione,  fi  uede  molto  più  da  lontan  la  notte,  di  e^uel  che  fi  fa  il  di .  Dice  aduni 
(jue,  J  fintia  già  da  la  man  deftra  il  gorgo  Far  fitto  noi  un  horrihile  jìrofii^,  Perche  con  gl  occhi  in 
giù  la  tefia  Jforgo  .  Adhor  fu  io  più  timido  a  lo  fiofiio,  Pero  chi  uid'i  fuochi,  e  firn  fianti.  Orni 
dio  tremando  tutto  mi  raccofcio,  E  uidi  poi,  che  noi  uedea  dauanti  lo  fender  el  girar  per  li  gran 
mul  y  che  fipprefifauan  da  diuerfi  canti .  Sond  adun<jue  i  primi  cinque  dif  enfi  fuori  de  la  citt^ 
di  Dite,  fecondo  che  nel  fuo  fcriuer  dimoftr  al  poeta,  duna  medeftma  profondità,  ciò  e,  che  tanto  e* 
il  primo  difcfnfi  fin  al  principio  del  ficondo,  (guanto  è'  ilficondo  fin  al  frincipio  del  tey^,  e  taniol 
ter^fin  al  principio  del  (juarto,  <juanto  ilcjuarto  fin  al  principio  del  quinto,  iljual  è'  cjuel  medei 
fimo  fin  alprincipio  delfifio,  che  è'  del  cerchio  de  uiolenti.  Ma  (juefìo,  come  hcihhiamo  ueduto,mo', 
fìra  effer  molto  più profiindo  de glialtn  fuperiori  a  lui,  Etilfiuimo  C7  ultimo,  che  e  defraudoleni 
li,  molto piuprofindo  ancor  di  cjuefio  ,  Volendo  aduncfue  tutta  laprofindita  de  la  uade  infima, 
tatuai  diciamo  effer  i%o,  miglia,  accordandola  con  lo  fritto  del  poeta  ,  proportionalmente  per  li 
detti  fitte  dif  enfi  diuidcrt,  ftreniQ  co/r,  che  confidertito  i  dif  enfi  efflr  di  ^uefio  numero  fitt<nm$ 

ce  V 


y/0,  m  Ìitiil(Yfm(i  talfYò^nlìi<i  in  uml^yali  li  migTia  hlmehftm  mmyò]  eh  fmnnt  fJJ 

tifuntt^yfmhe  ^o.  uoltffcUefi  i2>o.  De  ijuai  ^^d.  ^raii,  a  cincjue  primi  di f  enfi ,  che  fcn5  urtct 
ofa  ypelefima,  ne  aUritnirem^  due  ffr  ciaftum^  che  faranm  i  o.  Al  fcfìo  difenfc  nattritmrema 
IO.  che  faranno  io.  Et  al  fcUimo  naUrihuìremoio,  che  faranno  40.  talmente  ,  che  tanto  hauerd 
iifrofiniita  ilfcjìo  difcenfo,  guanto  tutti  i  cinefile  fuper ioti  a  lui,  E  tanto  ne  hauera  H  fcttimo  (cf 
lo,  ijuanto  tutti glialtri  Infume .  Horit  effemina  ben  lettore,  che  uolenhti  in  tj^efìa  tal  iiuifio^ 
ne  accordar  con  la  finta fta  del  foeta,  tu  non  hai  altra  uia  migliore  ne  ft  tuona,  ne  che  piu  halhia 
del  uerifmile  di^ejuefìa,  perche  la  fintafta  di  luìft  fu,  dipoYjcnìpre  di  grado  in  grado  i  peccatori 
tanto  pili  e  tanto  rì:eno  lontani  lai  cielo,  E  confecuentemente  tanto  piu  e  tanto  meno  uicini  al  ceni 
tro  uniufrfde,  (guanto  piu,  e  cjuanfo  men  graue fcjje  la  cjualita  del  delitto  loro,  E  di  ^uefla  materia 
ueggiam:ì  che  tratta  in  perfcna  di  Virgilio  cjuaftin  tutto  lunledmo  canto  ,ponen io  cjueUi  che  fono 
caduti  per  fragilità  di  grado  in  grado,  ficondo  la  Jf;etie  del  delitto,  tutti  fuori  de  la  città  di  V>ite^ 
fAa  (Quelli  che  hanno  peccato  per  malitia,  tome  fcno  i  uiolenti  e  fraudolenti,  i  primi  pone  in  froftTi^ 
éo,  27  i  fecondi  in  profindiffmo  ahiffc,  tanto  giudica  il  peccar  per  malitia  più  graue  del  peccar  per 
fragilità,  e  tanto  lafraule  piu  graue  de  la  uiolentia .  Hahhiamo  ancora  de  la  profindita  di  (juf^ 
ffo  fcttimo  difcenfc,  cid  è-^  de  U  ualle  di  Malehige,  (juefto  mamftjìo  inditio,  che  ft  come  al  finda 
del p?^,  ejfcndo  dipinto  in  cjuaHro  sfere,  e-  hifognato  trouarun  numera  ,  iltjual  muìtiplicafo per 
quattro,  ficcia  la  fui  pr2fcnIita,E  (juefio  haht'iamo  proum  effer  le  yro.  traccia  de  lagroffc^^  del 
ghiaccio,  perche  (juattro  uolie  7^0.  fanno  /<•  3000.  traccia,  chel po^^  hahhiamo  ueìuto  effcr pyy, 
fondo,  Coft  ejfenhlfindo  di  Maleholge  iiflinto  in  x.  uadi,  e-  necefjàrio  frodar  un  numero  ,  ilijual 
wulfiplicato  per  x,  faccia  lafuaprofvnìita,  E  <^uejÌo  hahhiamo  ueduto  effer  le  1 4.  miglia,  che  Mai 
leh^dge,  dal  piede  de  la  fua  fpnda  fin  a  la  sboccatura  delpox^  ,  ha  dipendente ,  perche  \  0.  uolfe 
t^.finno  le  140.  mi^àa,  chel  cerchio  ha,  come  hahhiamo  detto  ,  da  la  ft/a  sboccatura  al  fóndo, 
Ef  il  medeftmo  numero  di  14.  miglia,  chel  ftndo'di  MaMge  ha  dipendente,  haueranno  ancora, 
perche' di  cjux  ft  cauano,  tutti  glialtri  cerchi  che  fcno  fuori  e  fcpra  la  ciuk  di  Dite  .  Hora  aueni 
ga,  che  per  (juanto  è'  fiato  detto  di  fcpra,  ciafcun  poffa  infendere  la  fvrma,  come  ogni  generale  e 
f  articolar  parte  di  (juefio  Inf  shahhia  da  mi  furare,  nondimeno,  amaggior  n^fitia  del  lettore  fàre^ 
m  coft.  Tiriamo  da  la  porta  chel  poeta  finge  che  dia  lentrata  ne  la  caueyna,  che  gira  intorno  a  U 
sboccatura  de  la  uade  infima,  una  retta  linea,  lacjual paffi  per  lo  centro  deffa  sboccatura  ,  e  uada 
#r  finire  a  hpofita parte  de  la  cauerna.  Voi  tiriamo  unaltra  rftta  linea  che  fr parti  da  cjuefìa  nel  ceni 
irò  deffa  sboccatura,  e  perpendicolare  uada  a  finire  al  centro  uniuerfale,  Mifuriamo  poi  fu  laprii 
ma  linea,  che  da  la  porta  de  la  cauerna  attrauerfa  tutta  la fpelonca,  miglia  17.  e  me^,  leijuali  uen 
ranno  a  finir  a  punto  fii  la  riua  de  la  uaUe,  0  uogliamo  dir  de  la  sboccatura  del  rnaggior  cerchia 
(he  fra  luna  e  Ultra  parte  fuori  di  cjuella  uerra  a  far  il  trauerfc  di  ^r.  miglia,  leijuali  aggiunte  a  le 
280.  che  diciamo  hauer  di  diam,  la  sboccatura  di  cjuefìoprimo  cerchio.  Sarai  diametro  deff^  cauer 
na,  come  hahhiamo  pojìo  di  fcpra,  3 1  r.  miglia .  Mi  furiamo  poi  ancora  fu  U  detta  linea  altre  mii 
glia  17.  e  me^c,  cjuefìe  uereanno  a  finire  a  rettalinea per  pendicolare,  fcpra  la  riua  de  la  shoccai 
caratili  tura  del  feconde  cerchio,  che  ^  cjuello  de  lufjùrigft,  e  con  cjuefte  girai  primo  cerchio  inforno  a  la 
sboccatura  lei  fccon  io  talmente,  che  tra  luna  e  laltra parte  fttori  di  cjuello  ,  uerra  a  far  il  traueyfg 
medeftmo  de  le  ^r.  migha,  lecjuali  aggiunte  con  le  24^-.  che  diciamo  hauer  la  sboccatura  deffc  fef 
conio  cerchio  di  diam,  farai  diametro  deffc  primo  cerchio  ,  come  hahhiamo  poflo  di  fcpra  ?go.  mi$ 
glia,  E  cofi  (]uefìordinef(gui(anio  per  tutti  glialtri  cerchi  fin  a  Wìalehoìge  ,  che  diciamo  effcr  il 
findo  di  funa  la  ualle,  uedremo  rifìringrrf  neìe^^.  miglia,  che  da  HneÙa  freniono  per  proprio 
diametro  tutti  glialtri  fuperiori  cerchi,  E  (fuefìa  e-  la  firma  che  fcfferua  nel  mi  furar  le  uaUi, 
che  a  uoler  proceder  per  altra  uia,  il  terreno  ere  fcerehhe  piu  in  mi  fura,  che  in  fatto' non  farebbe  R 
.jUffìiìè^^luanio  a  le  parti  generali  del' Inf  Da  Uguali  e  leggier  cpp  intendere ,  comeshann^x 
\.  et  mi  furar 


VrhlfuyityJf  /uol  fartlcoUrl  jaytl  ^ìfmlif  fu  hmfìefma  linea  pffìamò  miò  (jtifjlf  juam 
(juehy  pgt^itan  h  il  mfleftmo  or^inf,  mìfuraye .  Su  la fcmJa  retta  linfa^  chf  dal  xentYù  éf  U 
shccafura  del  W-t^jj/or  ceYc[ik  un  jfer  fen  dicoUre  a  finir  al  centrai  uniuerf-le^e  c\]e  a  tutte  le  shcf 
cature  de  cerchi  e  del  fà  centro,  pffimo  fimilmente  mifurar  la  profondità  di  tutti  i  cerchi, 
ciò  è'y  U  difìanfia  chf  haUimòpfio  da  la  shccatura  de  luno  a  (jueUa  de  Litro,  E  che  cjuePe  ferii 
^aìfrefien'ìle  mifure  intefc  U\ fotta,  hfYòuerem:ì  chiari ff.marKer.te  neladfcrittione  del  VurgatOi 
rio,  ferche  le  mifure  di  (jt'.(h,f  cauano  da  (^urfìf .  UahUmo  fin  a  ejui  ueduiò  il  fitto,  la  fin 
ma,  e  la  mifura  de  V  Ir  fi  fecondo  la  fiutone  del  foetJi,  CiT  in  juante  uniuerfli  e  particolari  parti 
fa  diftinti,  e  che  jpetie  di  peccatori,  fSX  a  che  fiqplici  defii  nati  fieno  in  ognuna  di  (juelle . 

Wora  hahliam:>  da  uedere,  oue  in  fitperfide  del  ghho  il  poeta  finge  linfrata  de  latto  e  fiìuffiro  n^^^, 
camino,  per  hc^uale,  infine  del  fecondo  canto,  mofira  che  dietro  a  Virgilio  dfcefe  a  la  porta  de   ^^.^  ^^^^ 
V  Inferno  fpra  de  lacuale  uide  fcritto  le  parole  di  color  ofcuro  Ver  me  fi  ua  ne  la  cittd  dolente  Ver       j^ante  fini 
mefiuae  cet,  che  di  fcpra  unaltra  uolta  hahhiamo  detto,  E  per  iene  inteder  juefto,  ^  da  uedtre,        Untrata  ter 
quanto  la  uaHe  infima  haueria  di  diametro  retto  ne  la  fua  sboccatura,  ejuando  che  ella  fifienJffJe    ig^^ual  difcefc  et 
fin  in  fu^erficie  del gloh,  ¥.tin  (juella fiuperficie  diciamo ,  che  di  tanto  diam,  cjuanfo  firehhe  la         e  '  ♦ 
frofvnitta  dela  ualle,  cjuanio  tanto  fi  efiende/p,  potfjfe  f/fir  capace,  douenio  fffa  profindita  col 
diametro  di  (fueUa  effir  una  medefima  cofi .    Perche  giran  JqI  ghho  ne  la  fua  fiqerfiiie  in  arco^ 
honporia  c^uiui  hauer  tanfo  di  diametro  re  t^o,  tjuanto  feria  da  (Quello  al  centro,  Lacjual  coffiguii 
ra,fè  noi  delfcmidjel ghho,  il jual hahhiamo  ueduto  effir  miglia  524^.  e  cincjueuniecimi,  traire 
mo  la  decima  parte,  che  faranno  miglia  3?vi .  fi  undecimi,  mi  furandole  da  la  fi.perficie  del  gki 
io,  0  uogHamo  dire,  da  lerufilem,  che  fk  colmo  in  fiuperficie  de  la  terra  a  la  uaHe  infima,  cuT  t 
lì  fcpra  hahhiamo  ueduto,  aretta  linea  per  pen  dicolar  e  uerfcl  centro  uniuerfle  ,  perche  equini  hai 
uera  effe  ^loho  di  dtaynetrorttt&t^ntc,  cjuanto  faria  la  profiniita  de  la  uclle,[è  fin  cjuiui  aggimi 
geffe  la  fua  sboccatura,  ci)  e*,  miglia  7.02  o.  e  dieÀ  undecimi .  llc^ual  dimftro,  lo poffiam.o  ima^ 
gimre  in  luogo  dela  coria,     il  uolfo  chefi^reh^e  ilg^oho  fcpra  di  (juella  ,  in  luogo  de  larcO  ,  E 
ferche  cjuefìo  tal  uolto  uien  ad  ejfcr  comprefo  da  tutta  la  circunfirentia  Jrlgloho,  che  hahliamo  uei 
duto  g'.rar  ?.o^  00.  miglia,  fi  uolte,  e  de  le  cincjue  parti  le  tjuattro  dunAtra ,  Vfrra  effe  uolto  re 
la  pia  fiuperficie  a  girar  in  arco  lo  ffatio  di^oco.  miglia  apunto,  con  la.  m'.ta  de  lecjuali,  cVe  fa*, 
ranno  miglia  iroo.  ejjc  ghho  uerrehhe  dal  fuo  colmo  a  girar  intorno  fin  fu  la  rtua  de  la  shoccatw, 
ra  delauafle,  ouelintrata  in  fuferficie  delg!oho,per  difender  a  la  già  detta  porla  de  P  Inferno 
e  conueniente  che  fa  finta  dal  poeta,  Ma  da  cfual  parte  deffc  gloho  la  finga ,  fi  può  chiariffirna: 
mente  ueder  per  cjuedo,  che  nel  primo  e  fi  con  do  canto  ne  dice .    Tinge  al  principio  del  primo  cani 

fffirfi  di  notte  trouato  in  una  ofcura  filua,  (jucinJo  hauea  smarrito  la  dritta  uia.  Ma  giunto  poi, 
ftelufiir  deffa  fclua,  al  fiele  dun  code  fui  fiir  del  di.  Onde  diffi.  Tempo  era  dal  principio  del  mati 
tino  e  cef,  guardo  in  alto,  e  ut  le  Ir  jjraCe  di  (jufllo  ueft.te  già  de  rag^i  del  file.  Onde  dice  ,  Ma  fO 
chi  fui  al  pie  dun  code  giunto  La,  doue  terminaua  cjuflla  ualle.  Che  mhauea  dipaura  il  cor  comi 
funto.  Guardai  inalfo,  e  uìdi  le  fue  ffaUe  Vefiite  già  de  raggi  del  pianeta,  che  n:ena  dritto  altrui 
ferogni  calle .     Adunque,  fe  giunto  al  piede  del  collfj  guardando  in  alto,  uide  le  Jjpalle  di  cjueh 
lo  uefiite già  de  raggi  del  Cele,  fer  tjuefio  fignifica,  eh  le  ffalle  del  coUe,  e  corfcijucntemente  ari 
cor  le  fue,  guardauano  dritto  in  oriente,  kST  il  fuo  camino  era  uer  occidente,    Saliual  poeta  (Juei 
fiocoHe,  ma  impedito  da  le  tre  fiere,  che gìiapfar fero,  tornt^ua  a  rouinar  A  findo  ne  kfurlta  de 
lafclua,  fc  non  fiffe  al  fi<o  foccorfc  uenuto  Virg.  ilcjual  li  dice  convenirli  tener  a^tro  uiaggio,  uoi 
tendo  di  cjuel  fclua^gio  lu'go  camfare.  Et  ammonitolo  de  la  f  efjìma  natura  de  la  lupa,  luna  de 
le  tre  fiere,  fc  ^lioffirifce  fer  guida,fromet{endoh,  ^nfntent'a,  di  condiolo  frima  per  l'Inf.fOÌ 
per  lo  Purgatorio,  e5^  ultìmam.en'e  lafciarlo  con  ?^eatrice,  che  lo  condurra  al  Varadifo  dicendo  , 
Oniioper  h  tuo  me penfo  e  difcerno,  che  tu  mi  fcgui,  V'  iol  faro  M  guila^  E  irmotii  dì  c^ux  fff 


luòp  etfrno,  Our  ulirai  h  ilijj:era(eflriia,  Vfjrai  glianfìchi  jfiriii  hìtnil^'ch  a  la  fcmlct 
morte  ciafcun  griJa,  E  ufderai  cohr  t  ctt,    A  lat^ual  cofa  mn  folmenfe  hauenJo  ajpmto  Dan^ 
tf.  Ma  r.chiffio  Virgilio  chf  uolfjp  fir  <]uanio  glihaufua  detta  di  uolerfàre,  \  Itimamente  in  fine 
Va  ^ual  mai        canta  dice  di  Virg.     Adhor  ft  mojp,  tT  io  li  temi  dietro  .  Hora  è-  da  ufdere 

tto fi  uoltoDan    i^ne  uia  tenne  Virgilio  mouendofi  fer  mdur  Dante  a  l' Infimo,  come glihanea  promeffc,  E  chiai 
U  nel  mouerfi    riffima  io  fa  &y  che  Unendoli  dettCy  A  ieconuien  tener  altro  uiaggio ,  the  egli  non  f  refe  la  uia  dei 
iietro  a  Virg,    colle,  lajual  in' nano  erafrima  fiata  tentata  da  Dante,  rifletto  a  (e  tre  fiere,  che  glielhaueano  imi 
fer  trouar  lini    ffìiia  ,  N^"  ancora  lo  fice  tornar  a  dietro  ne  ìofiurita  de  la  fclua,  ferche  in  uar^o  feria  uenuto  al 
irata  da  difieni   fi^o  fcccorfo ,   Neceffàrio  fii  aian^ue,  che  eglifi  Kolgeffe  a  deflra,  o  ueramente  a  fijnfira  lungo  U 
ier  a  l'In/.        cofia  del  code,  fii  lagnale  s'era  offerto  a  Dante,  mentre  che  offreffc  da  la  faura  de  la  lufa ,  rouii 
nana  in  laffc  loco,  come  uedremo  che  dira  nel  f  rimo  canto.  Onde  ancora  nel  ficondo,  ejjtndoft giit 
moffo  dietro  a  Virg,  XD'  invilito  a  lirrfrefa  dice,  E  (fual  e-  t^uei,  che  difuol  (juel ,  che  uoBe,  E  fer 
nuouo  fenfier  cangia  frofofla  Si,  che  dal  cominciar  tutto  fi  toEe,  Tal  mi  fido  in  (jneOa  ofcum 
cofta  e  cet.    Erafi  adunque  uoltato  lungo  la  cofta  del  coBe  ,  £  fer  juello  chel  poeta  ne  dimoflra 
nel  xiiif.  canto,  ouein  ferfcna  ii  VirgJ  ite.  Tu  fai  chel  luogo  è  fondo,  E  tutto  che  tu  s^' uenut 
to  molto  Vur  afimipra  giù  calando  al findo  Kon  fci  anchr  per  tuttol  cerchio  uolto  e  cet.  Come 
a  fcpra  haWtamo  dimofirato,  e  perche  ancora  ne  laltro  hemisfirio,  oue  tutte  le  cofi  Ceno  al  contrai 
rio  di  quelle  del  noflro,  il  fino  proceder  fii  fempre  a  dejìra.  Pero  intenderemo  ,  che  ancora  quii 
ui,  che  era  ne  Ihemisfirio  noflro,  il  loro  proceder  fife,  come  fu  poi  per  T  In  fi  non  a  dtfira  ma 
a  finiflra  lungo  la  cofla  del  colle  fin  che  giunti  al  luogo,  oue  fouol  colle  douendo  intrare  per  difieni 
der  a  (a  porta  de  l'infi  jl poeta  inuilito  a  limprefi,  come  difofra  halhiamo  detto,  moflra  da  quella 
ejprfi  rimojfi.  Onde  nel  fecondo  canto,  mouendol  duhio  a \irg.  dtce,  I  cominciai ,  Poeta  ,  che  mi 
guidi  Guarda  la  mia  uirtu  s'ella  ^  po/finte  Prima  che  a  Ulto paffi  tu  mi  fidi .    Tu  dici  che  di 
Siluio  il  parente  e  cet.    Ma  dimofiratoli  da  Mirg.  la  fua  uilta,  e  come  egli  era  uenuto  al  fiuo  feci 
lorfo  mofjc  da  diuim  grada,  ^  che  torna  nelpr;ìpofito  diprima.  Onde  in  fine  del  medefimo  cani 
to  dice,  Hor  ua,  che  un  fol  uoler  e-  damhedue.  Tu  duca,  tu  figmr,  e  tu  ma<fìro,  Cofi  li  diffi, 
e  poi  che  moffifiie,  Intraiper  lo  camino  alto  e  fdueflro  .  Moffi  che  fi  Virg.il  poeta  feguiiandoi 
lo,  intro  per  Ulto  efijlueflro  camino,  quejìo  luog)  adunque,  oue  effi  intraron  per  lalto  e  filueftrt^ 
camino,  noi  inteniiamo  che  fer  Me  flato  fu  la  riua  de  la  ude  infimo,  cjuando  la  fua  seccatura  fi 
filfiftefafin  a  quella  fi^per fi  eie  del  gloho,  che  hahUamo  di  fopra  dimofirato,  e  uerfo  fa  parte  orien 
tale,  a  laqual  hahhiamo  ueìuto  che\  colle  a  H poeta  uoltauon  le fialle ,  perche  il  fuo  camino  era 
uer  la  parte  occilentale .     Et  hauenk  quefla  uaUe  per  colmo  lerufaìem,  e  girando  larco  del  gloi 
ho  fopra  di  quella  fer  lo  ffatio  di  3000.  miglia,  come  di  fopra  hahhiamo  ueduto,  Da  lerufialm^ 
pofloin  colmo  de  larco,a  ^uffloluog:i,  uerrehle  ad  efferla  mita  del  numero  de  le  dette  miglia, 
che  farehhono,  come  hahiidmo  detto  ,  roo .  mi  furando  'e  infuferficie  del  gloho  da  lerufìem  uerfo 
lapaYte  orientale,  che  uengono  a  finir  a  Baklonia,  E  non  pi  a  cafio,  ma  con  ottima  confiideratioi 
ne,  chel poetj  ponefe  lintrata  a  Vlnf.  uerfo  oriente,  er  a  BahUonia già  capo  de  glinfideli  Maui 
metani,  che  shanno  a  dannare,  fomnio  lintrata  al  Parad.  uerfo  occidente  ,  tfT  a  Roma  capo  de 
fideli  Chriftiani,  che  shanno  afcluare.  Come  uedremo  nel  fecondo  del  Purg.oue  in  ferfona  di  Cai 
fella,  sparlando  de  langelo,  che  fer  mare  Ihauea  condotto  a  lifila  del  Purg.  e  che  già  tornaua  indiei 
tro  dice,  ondio,  che  era  hora  a  la  marina  uolto,  Doue  lacqua  di  Tenere  finfala  Benignamente  fui 
ia  lui  raccolto  A  quella  fvce,  ouegli  ha  dritta  lala,  Pero  che  quini  fempre  fi  raccoglie  Qual  uerfix 
d'Acheronte  non  fi  cala  .    A  dar  ai  intendere,  che  tanto  era  diflante  ia  lerufilem  uer  occideni 
te  lintrata  al  Parai  quanto  uer  oriente  lintrata  a  l'In  fiche  hahhiamo  «e  luto  effe  r  lo  ffatioìi 
iroo/.  miglia,  Auenga  chefccondol  computo  dalcuni  aflrologi  e  cofmografi  quefle  diftantie  fi:en% 
a  fin,  e  fecondo  alcuni  altri  di  meno,  fecondo  che  fi  dtfiordano  di  quante  miglia  rifonda  fiu  la  ieri 


2-/ 


U  unPYdk  lei  ciAoy  m  iafline  irìffnlere ,  c\ìe  tal  fu  ìofinione  II  foeu .    Intra  aiun^ue 
fjfc  foefdy  gtiiUti  h  Vtr|.  [fr  Id/w  t ftluffirù  lamm,  fjceniffin  a  la g\a  ifttafOYfa  iel'lnf. 
Oue  WiYg.Ummòìi'fcf  dufnhy  Qui  ft  conuien  Ufciar  cgnifcpUo,  Ogni  uilfa  muifn  chf  Jki 
fia  mzYta,  E  fcggiunge^  mfcm  uenutì  al  loco,  ouio  tho  dftio,  che  fu  uedyai  le  genti  doloYofe ,  E 
aufflo  fti  (juanh  nel  ftimo  c.nfo,  come  ueìremo,  li  di/p,  E  tramiti  dijuì  fey  luogo  eterm.Oue 
'  udirai  le  i  jf  erate  (Inda,  Vedrai gliantichi  jf  iriti  dolenti  e  cet,    IntrodKcelopi  \'irg.  dentro 
ialaforfa,Ondenel  medffmo  luogo  fcguitando  di  lui  dice,  B  pi  chela  fua  mano  a  Urina  fofe 
Con  lieto  uolt:^yOndio  mi  confortai,  Mi  mfe  dentro  ale  fccreie  cfe .   Adun(iue,pi  che  Virgilio 
iopl  duhtar  di  Dante  in  fuferfìde  delglohjifii  mc/fc,  f,ffc  DaKtefcguitandch ,  introfer  lalto 
rft'uelìro  cmir,o,  Mrf giunti  foi  a  nuefìa  pyta,  Virg,  li  jforfe  la  mano  ,  e  mifdo  dentro  a  le  co/ 
{ecrete .    Quefto  dinamo,  ferche tutti gHaltrieff^oftfori  hanno tnfefc  (^ut^aprta  ejpriji  ftfprfi* 
eie  delghlo,     una  medefma  con  lintratajfer  Ulto  e  filueflro  camin: .    Guarda  lintrata  di 
'aueRaprta  drito  uer  occidente,  e  cefi  uemua  a fir il peiairitrando per  jufUa  ,ffnhfl medefti 
mo  habtiamo  ueduto  che  era  di  lui  in  fi^ferfìcie  del glok  frima  che  egli  entroff}  fer  Ulto  e  fihiejho 
camino  pr  dif<ender  a  cjuefìa  pria,  efpndo  tal  difenfo  jìcto  continuato  uerfd  centro ,  come  cjuel 
de  luno  ne  laltro  c^rcHo  irt  f  in  luoghi  uedremo,  e  jfetialmente  del  (juarfo  mi  quinto ,  e  del  ff^^ 
nel  fuimo  .  Hoy«  guanto  al  drcuUmente  poceder  del  pria  pr  fifflo  fi.  o  In/.  #i 

chiaramente  Ulhiamo  difcpa  ueduto,pr  cjud  che  dice  inprfcna  di  \^irg.  ne!  xxiij. cario  ,lu 
Cai  chel luogo  e  tondo  e  cet.  ejfere  flato  molto  a  fmflra,  E  molto  e  non  tutto  dice,  perche  de  le  dui 
ce  farti  uniuerfali,  e  de  U  xx.  pnicoUri ,  re  lejuali  hahtiamo  ueduto  l'inf.  ejfcr  diftinto  ,  non 
tuUefÙYOn  prò  circuite  da  loro  fu  U  fmflra,  ma  dalcune  attrauerfdte  ,  tfT  um  di  (juelle  in  due 
reuoìufioni  circuita  fu  U  dfflra,  f  prò  è-  da  uedere  dognuna  di  (juede  cominciando  dal  luogo,  che 
efft  trouaron  immediate  c\ e  fitron  dentro  da  U prta,  il^ual  ^  ^^ff/Zo,  oue  fonofuniti  gljciagui 
rati  che  mai  non  fùr  uiui .    Queflo  infieme  col  fiume  Acheronte  mcflralpet;^  che  fit  attrauerfd 
io  e  non  circoito  da  hro,  oue  nel  ter^  canto  f.nge  effre  flato  ammonito  da  Virg.  che  di  loro  non- 
doueffc  prUre  dicendo,  Non  ragionar  di  lor  ma  guarda  e  pffa,  E  fiu  oìtreilpeta  di  Ce  flrjfc  ,B 
pi  che  a  riguardar  ohremi  diedi,  Vidi  gente  a  Uriui  dun  gran  fiume  e  cet,    Verche  ,je  flft 
Ihaueffero  circuito  e  n:n  attrauer feto, guardando  oltre  ilptta,  come  dice  hauer  fitto,  non  haueria 
ueduto  auefio  fiume,  iljual  era  contenuto  dal  piano,  o:  fglijciagurati  che  m.ai  non  fiir  uiuif>ggi^^ 
yauano  dietro  a  Imfcgna .    Scendeno  poi  nel  primo  cerchio,  elee-  f^o  dA  Limh,  e  tjuiuì  tni 
tr^Jtineln^UlecajìfRo,    da  loro  per  certo  ffatio  circoito,  Onde  infine  del  quarto  canto  dice  U 
fffla  compagnia  in  due  fi  [cerna  .    Ver  altra  uia  mi  mena  il  fui:»  duca  Fuor  de  la  erutta  ,  ne  kui 
ra,  che  trema,  E  uengo  in  parte,  oue  n:>n  è-  che  luca  .     Intendendo  che  uenne  pr  Mra  uxaa 
éifcender  nel  fi  con  do  cerchio,  oue  fono  puniti  ilujìuri:fi,  di  ^uffl:^  che  hauea  tenuto  a  difender  m 
auel primo,  Onde  al princ  pio  poi  del  cjuarto  canto,  Cofi  di[cef  del  cerchio prim.aio  Giù  neìfecon^ 
do  e  cet.     E  (juefto  fii  da  loro  attrauerfato,  impero  che  fcefo  in  cjuello,  moflra  efjhf  firmato  et 
prlar  con  Francesca  da  Rimino  de  lamorofo  infirtunio  di  lei  e  di  Paulo  fuo  cognato  ,  de  U  pietà, 
deUuale  moflra  in  fine  dfffc  cant:  effcrft  uenuto  meno,  e  caggiuto  a  terra,  onde  dice ,  Mentre  che 
ìunofhirfo  cjueflo  diffe,  Lalfropiangeuafi  che  dipietafel  uennimen  cofi  comiomorijfi ,  E  caddi 
comecorp  morto  cade .     mflra  poi  al  principio  delfguente  c^uinto  canto,  che  efi.ndo  tornato  m 

iioua  e  cet.  E  f^eflo  moflra  effcre  flato  circoito  da  loro.  Onde  infine  del  canto  dice,  miaggxrami 
mo  atondo  cjuella  flrada  e  cet.  vfcefi  pi  nel  cfuarto  cerchio  ,  oue  foro  puniti  gliauan  e  proi 
ii^hi,  ciuefio  fii  da  loro  aUrauerflto,  onde  nel  fettimo  canto  dice  ,  N'oi  incidemmol  cerchio  a  lalira 
riua  f  cef.  Scenknopi  nel  c^ulnto  cerchio,  oue  neU  palude  Stige  fono  puniti  ^ìiracondi  e  ghi 
^aiiiofi ,  m  jueflo  m  flra  ihanerfitt^  ine  granii  rMoni^Wm  ia  la  prie  iifliori  intorno  $  U? 


che  uia  tenni 
il  pO(ia  nel  cir^ 
culci.rmeìtte,fro 
ceder  per  (jue$ 
floJìiO  ìnfimo. 


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Postillati  16 


■>mi 


feikìfj  Uhd,  dvtta  fdrfe  lihntyi^e fvlJt  mtoYm  a  ìa  ciuci  li  TtìtelOnJf  in  Jtne  ìelmelefn 
W3  fcUimo  canto,  df  la  prima,  Coft  girammo  df  la  lorda  fQ:(^  Crandarco  tra  la  ripa  fcca  el  me:^t 
g  e  cet.    E  nelottano  canto  de  Ultra,  Non  fen^  prima  fir  grande  aggirata.  Venimmo  in  fari 
te,  douel  nochierfirte,  \fcite,  ci  grido,  qui  è  Itntrata .    Sono  fin  a  qui,  per  quello  che  hahbia 
fHO  ueduto  di  fcpra,  proceduti  circolarmente  a  fnifìra,  ma  entrati  ne  la  città, cht  fa  il  fi  fio  cerchio, 
nelqual  fcno puniti  gliheretici,  il  loro  proceder  per  quefìo  e-  tutto  altro  di  quello  ,  che  hanno  ufit^ 
nejuperiori,  e  uedremo  che  ufcrann^  ne  glinfiriori  cerchi  ,perche,fi  come  ne  glialiri  prima  feni 
Ìom,e poi  attrauerfano,  o  circondano  per  alquanto  Jfatio  il  cerchio,  quffìo  esprima  cinundato  ìun 
JRi  mura  de  la  città,  e  poi  attrauerfato  da  loro,  E  fi  come  il  circolar  proceder  loro  e  fiato  ,  e  farà 
ferglialiri  cerchi  a  ftnifìra,  in  quefìo  è',  per  due  reuolutioni  circoito  fu  la  defira  ,  Onde  in  fine 
del  nono  canto  di  Virg,  dice,  E  poi  che  a  la  man  dejìra  fi  fii  uolto,  Pafpmmo  tra  martiri  e  glialti 
fpaldi .  l  altra,  aurauerfato  che  hehhono  il  cerchio ,  e  giunti  a  la  riua  che  lo  diuidf  dal  jtttimo. 
Onde  Wirg.  infìruUo  Dante  de  la  condiuione  de  duefeguenti  cerchi,  con  quella  delpoZ^  in  fine 
del  xi.canto  dice,Ma  feguimi  horam.ai,  chel  gir  mi  piace.  Che  e  pefci  gui^^n  fuperlori^nt4, 
El  carro  tuUo  fcural  coro  giace,  El  tal^  uie  U  oltrt  fi  dismonta  .    Ma  per  quejìe  due  reuolutioni 
delfejìì  cerchio  fu  la  dejìra ,  pojfiamo  infender  quella  del  quinto  dentro  a  fi-ffi  de  la  ciuà  intorno  € 
le  mura  fu  la  ftmfìra,  che  dijfe  ejfcr  grande  aggirata,  per  nulla,  E  che  fe  intrati  ne  deuifijp,  hai 
ueffiro  trouato  quiui  lentrata  de  la  ciuà ,  queU  andaua  drittamente  a  firire  a  la  riua  guardata 
da  linfimia  di  Creta,  giù  fer  laquale  difcefcro  poi  nel  fcuimo  cerchio,  ilqual  dicemmo  di  fcpra  effer 
difìinto  in  tre  gironi,  oue  fono  f  unite  tre  ffetie  di  uiolenti .    il  primo  e-  una  riuiera  di  hoUente 
fangue,  e  quejìo  fit  fu  Ufinifìra  aggirato  da  loro,  perche  giunti  al  piede  de  U  ruina,  oue  effi  trai 
no  affettati  da  chiron,  Neffc,  e  Eolo  centauri,  a  quali  giugnendo  al  petto,  e  domandato  Virgilio  4 
Chiron  ,  che  ftaua  in  me^  de  glialtri  due,  duna  guida  che  mofiraljè  loro  il  guado  de  la  riuiera, 
e  cheportaffe  Dante  in  fu  la  groppa,  dice  nel  yij.  canto  dichiron  quejìe  parole,  chiron  fi  uolfe  in 
fu  la  defira  poppa,  E  dijfi  a  Nejfo,  Torna,  e  fi  li  guida,  E  fk  canfe.r  fdtra  fchiera  uintojpa  . 
Poifc^giunge,  Noi  ci  mouemmo  con  la  fcorta  fida  Lungo  la  proda  del  hoUor  uermiglio,  Oue  i  Ioli 
litifàcean  alte  (irida .  Se  chirOn  adunque,  fi  uolto  fu  la  defira  poppa,  e  dijfi  a  Neffc  che  tornajfc 
a  dietro,  e  che  liguidajp,  Vouenio  quefii poeti,  che  erano  al  petto  di  chiron ,  fcguìtar  Neffc,  hifcf 
gmua  che  fi  uolt.jfcrofu  Ufinifira.    Proceduti  poi  alquanto  lungo  de  la  riuiera,  fojfano  di  la  da 
quella,  CfT  entrano  nel [èconh girone,  ilqual  ^  un  hofco  di  nodofi  hromhi,  e  quejìo  jii  attrauerfai 
to  da  loro,  il  che  dimojìra  quafi  alprincipio  del  \iiij.  canto,  oue  di  quejìo  fecondo  giron  farlando  di 
ce,  Indi  uenimmo  alfine,  ouefiparte  lo  fecondo  giron  dalter^,  e  doue  Si  ueie    gìujìitia  hori 
rihil  arte  ,    Alqual  ter^e  girone,  che  e-  una  campagna  di  cocente  rena,  effnk  uenuti,  fu  frima 
aggirato  per  alquanto  ffatio  pur  fu  lafinìjìra  da  loro  lungol  hofio  de  tronchi.  Onde  nel  medefimo 
xiiif\  canto  inperfcna  di  Virg.  dice,  Hor  mi  uien  dietro,  t  guarda  che  non  metti  hmhor  li  piedi 
ne  U  rena  arfi.ccia,  Wiafcmpre  al  fo/co  tien  li  piedi  flretti .     Ma  giunti  poi  al  fìumiceio,  che  attrai 
uerfal  hofco  e  U  campagna  de  la  rena,  ^er  andar  a  cagger  ne  lottauo  cerchio,  uolti  a  dejìra  fu  per 
largine  di  quello,  per  fimilmente  con  lui  infieme  attrauerfirla  in  firma,  che  a  defira  ueniuauo  ai 
hauerla  campagna  de  U  rena,     afmfira  ilfiumicello  .  Proceduti  alquanto  fu  largine,  il  poeta 
fcontra  lungo  di  quello  ne  larena  Ser  Brunetto  Latini,  ilqual  torna  a  dietro  ragionando  con  lui, 
procedendo \irg.fuUrginepoco  inanimi  a  loro,  E  riffondendo  Dante  a  Ser  Brunetto  alcune paroi 
le,  per  lequalt  V irg.fi  uoU'o  in  dietro fula  dejìra  a  riguardarlo ,  perche  da  ciucila  farle  con  Ser 
Brunetto  li  jìaua,  A  dimojìrare,  che  a  lufcir  de  ìafilua,  ejfifuoltaro  lungo  di  quella  fu  la  finii 
fìra,  perche  fe  a  dejìra  fi  jhjfcro  uoltati,  fer  poi  attrauerfar  col  fiumiceUo  ìlcamfo  de  la  rena  fi 
fariano  uoltati  afinijìrafu  largine  di  quello,  da  laqual parte  haueriano  hauuto  il  campo  de  U  rem, 
€t  (t  defira  ilfiumueUo,  E  mltUofi  da  quella  Sirg.peY  riguardar  Dante,  ndfifiria  uoltm  da  U 


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Postillati  16 


mano  chef  gli  lo  ^^r  BrioìeH^,c\ie  m  neh  rem,  lijìauiymct  ia  kffòfitafarte  uerfcl  flmicelh, 
Onle  nd  xv.  catò  iice^  Lo  mi  maejÌYd  aUhòYd  in  fu  la  gota  Deflra  fi  mlfe  iniiem  f  riguarhmmi 
Poi  dijfei  lafcalu  cfjì  la  nata.  Ma  che)  ciYcdaYmfntej^YOCfdfr  /oro  fin  a  ^juffto  luogo,  dalfcflo 
ifYchh  infùmyjvfji  fmfYe  a  ftnifÌYa^  oìtYt  a  (jufBo  che  nhahhioYna  ueiuto  JifcfYa,  e  jj^etiafmente 
feY  le^aYòle  iApeta  in  fnfcna  di  Wirg,  tifi  \nij\càio.  Tu  fà  chel  luogo  è  tondo  e  cet.  E//cfOeta, 
fuY  in  perfona  di  ViYg*  chiarifce  juefla  ufYÌfa  nel  xvy.  cantogiuto  al  fine  dì  juefto  ter^  gÌYone, 
9ue  ilfìumiceh  caie  ne  httaui  ceYchio,  e  doue  ejfindo  anchora  fitlaYgine  di  jueSo,  e  paYlando  di 
Gmonr  iicr,  Lo  duca  difjìy  Hor  conuien  che  fi  torca  la  noftYx  uia  un  foco  in  fina  quella  Bffti4 
mauigiayche  cola  fi  corcrf.  VeYO  fcendémoa  la  dejÌYaYnaYnmeUa.  Seeffi  aduijue,  fendendo  deUr 
pne  a  defìra,  torfcYO  la  loY  uia^  lifcgna  dire  che  ijueUa  fiffe  fì<xta,corr,e  hahhiamo  deuojalfijìo  cer 
chio  infùoYÌyfemfre  a  fmipYa,  a  latjual  Ynano  non  foieuano  fcendeYe,  perche  da  jueUaftaua  /oro  il 
fiumiceUo.  Scenhn adidjue  de laYgine fuU Yiua,  chediuidel fcttimo  da  loUauo cmhio,e  juiui  tYO 
mno  GeYÌ:ìne,  Ma  procedutol  foeta  [do  foco  fiu  inanimi,  feY  haueY  fjfeYiéfia  degliufuYariy  e  fot  tot 
nato  n  "^ÌYg,  il<iu.il  troua [alito  fu  la  fieYa,  uifale  fmilmente  ancora  lui,e  (jueSa  lafiiato  la  riua, 
e  uoltatafi  fu  la  dfjÌYa  feY  aeYe  rotando,  et  a  foco  a  foco  fcendendd,  fino  fofli  da  (juella  al  piede  de 
la  YOcciafii  la.  riua  de  la  frima  bolgia  da  lafinijìra  farte  del  fiume,  che  cadefcfra  defja  riua  , 
Onde  in  fine  del  ^'iif»  canto  dice,  Cofi  ne  fofc  al  findo  Qerione  A  fiede  a  fie  de  la  flagliata  yocì 
eia  .  il  findo  di  fuefio  ceYchio  dicemmo  di  fcfra  ejfcY  diftinto  in  dieci  klge,  che  luna  è'  contea 
Tìuta  da  Ultra,  e  che  nel  mf^  era  un  fo^^,  al^ual  fi  faffaua  per  certi  fcogli,  che  dal  piede  de  lah 
tiffima  frónda  del  ceYthio  fi  faYtiuano,  ^  aUYauerfauano  effe  klge  in  firma  di  fonti,  O  andai 
unno  a  finir  al  detto  fo^^  .  In  (^uefiè  tal  cerchio  tYOuiaYno  efi^e  fiate  fitte  da  loro,  fur  fu  la  fii 
fìfira,  (Quattro  reudutioni .  la  frima  fu  la  riua  de  la  fnma  e  maggior  bolgia,  oue  effì  erano  fiati 
pofiida  Qer.one,  Onde  nel  canto  dice,  In  (juefio  luogo  da  la  fchiena  fcoffi  Di  Genon  tYOf 
uammoci ,  et  foeta  Tenne  a  finiflYa,^  io  dietro  mi  moffi  .  la  feconda,  parte  fu  largine  che  dif 
UÌdelac{uinlaho'gia,Oue  fono  puniti  iharaHieri,  dala  fijla,  ne  lacuale  fino  f  uniti  glifOcriti , 
Onde  nel  xxi.  canto,  parlando  de  demoni,  chefnceano  loro fiorta.  Ver  largine finifiro  uolta  dieni 
fio,  E  farte  giù  nel  fink  dejfù  fcfiaholgia.  Onde  nel  xxiij,  canto,  parlando  deffi  ipocYiù,  No/  ci 
uohemmo  ancoY  fur  a  man  manca  Con  loro  infieme  e  cet.  La  ter^,fu  lultima  riua  de  la  decii 
ma  zfT  ultima  hlgia,  ne  lac^ual  fifunifconoi  fi! fari, Onde  nel  xx/x.  canto  dice.  Noi  difcendemf 
mo  in  fu  lultima  riua  Vel  lungo  foglio  fur  a  man  finftra,  e  fiu  oltre,  effindo  fur  fu  tal  ultima 
YÌua,  Pajfo  faffo  andauam  fin^  fcYmone  e  cet,  la  cjuaYta  a'  ultima  intorno  al  fo^^  da  Nem  t 
houofin  ad  Anteo,  Onde  nel  xxxi,  canto, 'facemmo  aduncjue  fiu  lungo  uiaggio  Vo/ri  a  fin  fiYa, 
E  fiu  ohe,  faYtiti  da  Tialte,  Noi  fYOcedemmofiu  auanti  allhotta,  E  uenimmo  ad  Anteo,  e  cet, 
Vofiifoi  da  effe  Anteo  giù  nel  findo  delfoZ^.il  /oro  fYOcedey  feY  juello,  non  fii  fiu  ciYcolaYe,  ma 
fidamente  al  centro  feY  trauerfo.  Onde  nd  x\xij, canto  dice,  E  mètre  che  andauamo  in  uer  lo  mei 
Al<iua\  ogni  oraueZ^  fi  rauna  e  cet.  E  fer  (juelìo  foffiamo  intenlere,  che  giunti  ad  Anteo, 
ffifi  Hniron  di  uoltar  tuttol  ceYchio,  delcjual  in  \erfcna  di  Virg.  nd  xiiij.  canto  diffi,  nonhauerlo 
tinchora  tutto  udto,  E  fi  noi  tiriamo  lalinea,  che  di  fcfra  dicemmo,  da  la  forta  de  Vlnf.  fin  a  laU 
ira  circunfirentia  di  cjud  luogo,  prima  che  (juefta  giunga  al  centro  de  la  seccatura  dd  primo  e 
yna^gioY  ceYchio,  che  e  i]ueE:>,  deltjual  il  foeta  intende  di  parlare,  perche  ahhraccia  tutti  glialtri,^ 
rffii  linea  faffera  fifra  la  iefia  d' Anteo,  fin  aguale, trouiamo  che  effi  firon  feY  tutto  Vlnffu  la  fini 
ftra  tante  reudutiom,<juante  fino  le  fue  farti  uniuerfdi,  che  dieci  halUamo  uedutoejpre,  E  non 
(he  Ogni  farte  uniuerfale  hahbia  la  fua,  perche  alcune,  come  fcfra  hahhiamo  dimoftraio,  nattra 
uerjkro,  come  fii  il  luogo  di  fcfra  che  ahhaccia  tutte  laltre  farti,  llficondo  t7  il  ^juarto  cerchio  . 
Altre  hauer  hauuto  una  fila  Yeuolutione,  comd  primo,  il  fer^,  ^  il  quinto  cerchio.  Altre  haueri 
ne  hauHte più,  comd  fiuimo  che  Mhe  due,  e  kttm  che  MU  juaUro,  Ma  noi  le  imitmo  ijt 


^UejìomQÌo,tdjpYÌmitt»ffriikmffY(juetla  lei iprìm-i CfrchWintefo  hìpffdfeyil  Vmh,  leni 
irò  al  mtiU  cafìe[l.o  .  la  feconda  fer  (juell<t  drl  ter^  cerchio,  che  &  de golofi  .  la  ier'^  pe  r 
^ueRd  del  ijuintò  cerchio,  che  r  de  j^liracundi  e  de  gliacciiioft  inforno  <r  la  falude$fige ,  che  fef 
dire  dhauer  girato  di  (jnella  grandmo,  rijj^ftto  al  contener  de  due  cerchi  inno  al  pari  de  laltro  ,  U 
pnimo  fer  due,  che  fono  (jitattro  .     la  Quinta  fer  quella  del  fcttimo  cerchio,  t!(jual  ^  de  uiolen^ 
ti,  infoynQ  a  la  riuiera  del  ftngue^  intefa  fer  lo  jfrimo  girone  •     tu frfta  frr  c^ueUa  del  medffmò 
cerchio  intorno  al  camfo  de  la  ftna,  intefò  fer  lo  ter^  girone  *     le  altre  Quattro  per  (quelle  ,  che 
una  fer  una  haWiamo  uedufo  che  jcron  nf  lottauo  cerchio,  E  coft  come  fcno  x .  reuolutioni,  cofi  p.oU 
taron  dognwna,  la  decima  parte  del  fuo  futto,  da  la  ter'^A  infimi,  che  fu  nel  (juinto  cerchio  infoTi 
no  a  la  faluJe,  che  di  (jueffa,  fer  la  ragione  detta  di  fcfra,  ne  riuoljero,  non  de  le  dieci ,  ma  de  ht 
cinjue  farti  luna  del  fuo  tutto  talmente,  che  (juefìa  fcla  uien  a  tener  il  luogo  di  due  reuolutioni,  B 
cSe  dognuna  di  (juedf  ne  uoltafpro  la  decima  f  arte,  fi  frcua  per  tutte  le  (Quattro  uoltate  da  loro  iti 
effo  ottauo  cerchio, d al (jual  medefimamenfe  hahhiamo  tolto  il  diametro  e  la  frofindita  de glialtri  cey 
chi  •    Ma  de  le  dette  (Quattro  reuolutioni y  the  tutte  fùron  da luno  a  laltro  de  x,fcogli  che  attrauet 
fcnofcpra  le  x .  Sjlge  fin  a  la  sioccafura  del  fo^\c,hafiine  intender  de  le  due  più  manipfte  e  chiare^ 
ciò  e',  de  la  feconda  intórno  a  lafefìa  bolgia,  dalun  rouinato  fcoglio  a  laltro  fcfra  di  quella ,  come 
chiariffmamente  {fotta  dimoflra  daparte  del  xxi.  canto  fin  a  parte  del  xxiiu,  E  de  la  quarta  iff^ 
tornea  la  fiocc<fturadel  foZ^,  d^l  finir  de  luno  de  lifcogli,  oue  nel  xxxi.pnge  dhauer  trouata 
Nemirotio,  Al  finir  de  laltro  fcgufnte,  oue  finge  dhauer  trovato  Anteo,  Come  difcpra,  nel  trattar 
de  le  mìfure,  af ertamente  fù  dimojirato,  Verche  x.  effendo  lifcogli,  che  atirauerjàn  tutte  le  x,  kh 
ge  leffo  ottauo  cerchio,  da  lafefia  infiori,  jofra  de  la<juale  fcno  tutti  rouinati,  epofti  con  egual  dii 
ffantia  lontano  luno  da  laltro  talmente,  che  diuiJon  il  fvndo  de  la  uaUe  per  trauerfo  in  x,  parti 
e^uaH,  ueniuano  diciafcAna  deffe  reuolutioni  ad  hauer  girato  la  x.  parte,  E  t^uefìo  mede  fimo  hah 
liamo  ad  intender  ancora  di  tutte  laltre  reuolutioni,  Efe  ahw:o  fcffe  curiofo  di  uoler  fifere  (juanf 
.  parte  dogni  circunfirentia  circuita  da  loro,  farti  il  fuo  diametro  per  x.  e  multiflichi 
quello  che  ne  uienefer  tre     un  fettimo,  faluo  la  ter'^  reuolutione,  che  fer  contenerne  due  ,  come 
già  fiu  uoUe  haUiamo  detto,  la  hifcgna  fartir  fer  cincjue,  che  fera  apunto  la  mita  de  le  due  frime 
OUA'nto  femtti    *  ^''g^^^'^  circuite  da  loro .  Refia  fclamente  a  uf  ìtre  (guanto  temfo  il  poeta  fin ge  hauer 

il  poeta  finae  ^^^^^^  ^^^^  f  ^^/^^  fuo  In  fi  che  di  cjuando  firge  efferui  dificefo ,  e  de  letk  nelaf^aU 

hauer  confitfma  ^^"^  ^^^(>^'*y  che  fono  le  due  cofie  non  neceffarie,  ma  degne  da  effer  mtefe  ,  che  a  frincipio  dii 
fo  in  cerrar  fui  uedremo     xxi.  canto,oue  in  ferfona  di  Malacoda  demonio  dice,Uierfiu  oltre  cin^fue  hoi 

io  (JUfflo  fii9  '^^'^  (\iiffìhoUa  Mille  dugento  conpfinta  fici  Anni  compier  che  cjui  la  uia  fii  ro«<f .  MeUe  aduni 
Inferno .  al  frincipio  delfeconìo  canto,che  (Quando  e^xentro  in  camino,  era  uicim  a  la  notte.  Onde  dii 

ce,  lo  ^iimofcnandaudy  e  laer  hruno  Toglieua  glianima ,  che  fcno  in  terra  Da  le  fitiche  loro, 
rsr  IO  fol  uno  Maffarecchiauo  a  fcfìener  la  guerra  Si  del  camino  e  cet.  Voi  nel  fiett'mo  canto  fini 
gendo  uoler  dficender  del  (Quarto  ne  (Quinto  cerchio,  e  che  già  paffaua  la  mel^  notte ,  in  ferfona  di 
y/irg.  dice,  Uor  difiendiamo  homai  a  maggior  fieta,  Già  ognifteHa  cade,  che  fAiua  C^ando  mi 
mffi  e  cet,  Uel  xi.  canto,  uolendo  dficender  del  fefto  nel  ficttimo  cerchio,  mofira  che  era  lalha  del 
figliente  di,  oue  in  ferfona  di  Virg,  dice,  Mj  fcguemi  horamaì,  chel  gir  mi  piace,  che  ifefià  Gui^t 
'{cinfiuperlori'^nta,  El  carmtu^o  fcural  coro  giace,  eI  tA^  uie  la  oltre  fit' dismonta  .    In  fine 


.,r.,  *r  cyryinr  u^iruucjue g  irm^j^ert  e  tocca  londa  sotto  Sibilla  Cam  e  le  ffine,E  ai 
ftoftefii  la  lum  tonda  e  cet.     Nd  xxi.  canto,  uolendo  dimofirare  che  era  la  frima  h,ra  di  tfuel 
ii,inperfiena  di  Malacoda  dice  le  parole  pofte  di  (cpra,Hier  fiu  oltre  cint^ue  hore  che  cjufffhotta  Mille 
iugento  confeffimafiei  Anni corrifier  che  ^uiU  uia fit  m^t .    tiel  xxix.  canto,  fatando  in  U 


«SHirf  'i  Ifcima  ultimi  hlgid  Ifl gioì  iettò  QttauQ  cmUo,  e  uQÌfnh  ìimQflrtiye  chf  paf affli 
ua  rrtf^  ii,  fur  in  li  "^iyg*  iicf,  E  gU  U  luna  e  [citò  mfìn  f\eì\  e  cef,  tifi  xxxi,  cane 
ro,  nttrauerfank  U  YÌua  éfffa  x.  bolgia  uerfcl  fo^§  ,  f  che  era  jhora  ie  U  fra  iice ,  Quiui  era 
men  che  nòtte  e  men  che  giorno,  Si  chel  uifc  mandaua  inan^  foco  .  Uel  xwiiij.  CT*  ultim  can 
to,  fingendo  ejpY  nel  p^^,  e  uoler  faffar  fey  lo  centro  a  laìtro  hemisfirio,  e  che  già  era  uicino  a 
U  notte,  Ihora  meiefma  del  giorno  inan'^,  ^uanio  fi  mìfè  in  camino,  fur  in  ferjènadi  Wirg,  dit 
ie.  Ma  U  notte  YÌfùrge,  ^  horamai  E'  da  fartir,  che  tutto  hauem  ueduto ,  Confiimaron  aduni 
jue  ne  l'Infimo  da  luna  fera  a  Ultra,  una  notte  tr  un  di,  o  uogliamo  dire  x\iiij,  hore,  che  fcrA 
un  di  naturale  .  Hora  hauendo  noi  fatisfitto  a  tutto  (juello  che  a  jfrincifio frorr,titenmo  di  juei 
fio  Infimo,  t7  in  juedafi/rma  che  meglio  ft  fuo  dimoftrafo  col  difegno  ognuna  ferfe  jìfffa  de  le 
dieci  uniuerfc(li,e  de  lej^infijaYticQlari  farti,  nelejuali  hahhimo  ueduto  (Quello  efjtr  difìinto,  firef  nWr-  t^e^^' 
mo  fine,  e  [afpremo  {che  nejar  hoggimai  temfo)  a  fiu  neceffaria     utilcofa . 

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Postillati  16 


DE    LA     COMEDI  A    DI  DANTE 
ALIGIERI  PRIMO 
CANTO    DE  LA  PRIMA 

CANTICA    DETTA  INFERNO. 


e!  me^o  del  cm'in 
dì  nojìra  una 
^       Mi  ritrouai  per  und 
filua  ofcura  ,* 
Che  U  diritta  uia  era  fmatrita: 
E  quanto  a  dir  qual  era ,  è  cofi  dura 
"Efla  felua  filua^gja  ^araj^r^  e  fòrte  j 
Che  nel  fenftcr  rinoua  la  paura  ^ 
T(i«fo  e  amara  ^  che  poco  e  più  morte  t 
Ma  per  trattar  del  ben  ,  chio  ut  trouat  j 
Viro  de  lahrc  cojc^chio  ubo  fcorte^ 


Uauenh  noi ,  oltre  a  la  frefittione  ,  eU 
Ulta  e!T  i  coftumi  del peta  ,  ancora  ilfm 
con  la  firma  e  la  mijùra  hg^ni  uniutrfalt 
e  fartìcoUr  fatte  de  lo  ìnfimo  éefcritto  , 
\erremo  hora  (  come  far  effcr  conuenien 
te  cofa  )  a  lejpofttione  del  tefìo  comtncian 
io  dal  f  repente  fr  mo  canto  de  la  jf  rima  ca 
fica  nominata  Infimo  da  (juefia4.atina 
dittione  Infra  ,  che fynifica  difetto  .  Kel 
ijual  frimo  canto  effe  foeta  finge  ejfrft 
nel  me^o  del  corfo  de  la  uita  humana  ,  e 
nel  temfo  de  la  notte  (  (Quando  la  dritta 
uia  era  da  luifmarrifa  )  ritrouato'in  und 
$Jcura  felua,  E  che  ufcito  di  (juella  fui  f^r  del  di,  e ^unfo  al fiede  dun  eolie, uide  (  guardando  iH 
dito  )  le  fue  jfiaUe  già  uefìite  de  raggi  del  fole,  perche,  ripfifof  afijuanto  ,fimif(in  uia  fer  ko; 
ler  falirfcfra  di  quello  ,  M<t  impedita  (  (juafi  al  cominciar  de  Urta  )  da  tre  diuerfc  pere  ,  cU  li 
uietaro-n  la  plifa  ,  eficeuanlo  rouinar  alfindo  w  la  ofeunta  df  la  fclua,  finge  rf]lr  uenutià  alfud 
fcccorfo  Virgilio  ,  alc^ual  domandato  aiuto  contra  de  la  lujfa,  luna  de  le  tre  fiere  ,  rffc  Virg.  dofJ 
lungo  fcrmont  ,  li  dimojìra  \a  ffffma  natura  di  tal  fera  ,  eeome  uokndo  campar  di  cjueljcluag 
gio  KIT  ofeuro  luogo  ,  conuenirli  tener  altra  uia  di  (juella  ,  ihe  haufua  frefc  del  colle  ofjrrendofcli 
^ey  guida  ,  e  promettendo  di  condurlo  prima  per  k  ìnfimo,  poi  per  lo  Purgatorio,  ZiT  ultimmen 
te  di  la/ciarlo  con  Beatrice  ,  che  lo  condurra  al  cielo  ,  Lacjual  offerta  accettata  da  lui  con  richiet 
ierlo  che  la  uolejfe  effcauire,  fi  mifcro  in  camino  .  Cominciai  tefìo  aduncjue  cofi,  Nel  me} 

^0  del  camin  di  nofìra  uita  Mi  ritrouai  e  cet.  Ma  per  non  lafciay  alcuna  cofi  dublia  a  dietro  ,  fri 
ma  cheuegniamo  alejfofitme  di  (fueh  ,  diremo  ancora  ,  effcr  cofa  manififla  chelautore,fcconi 
do  lo  pile  di  molti  altri  poeti ,  parte  (juefla  fua  prima  cantica  in  ire  parti ,  propofitione  ,  inuoca: 
tione  ,  e  narratione  ,  come  chiaramente  ueggiamo  ancora  che  fa  le  due  figuenti ,  E  la  inuocat 
tione  ognihuomo  intende  ejfcr  dopo  il  principio  del  fecondo  canto ,  e7  m  ijuefii  uerfi  ,  O  Mufi  , 
0  alto  ingegno  ,  o  mente  ,  che  fcriuefii ,  e  cet.  Ma  doue  la  propofitione  ,  e  la  narratione  cominci^ 
fino  fiate  de  glieffofitori  uarie  opinioni ,  perche  alcuni  hanno  deUo  li  primi  due  canti  ejfcr  in  lu2 
go  di  proemio,  e  che  nel  principio  del  ter^o  comincia  la  narratione .  ^ltrl  hanno  intefi  la  propofif 
tione  effcr  nelprefcnte  primo  canto,  t!r  in  (fuefii  uerfi  ,  Ma  per  trattar  del  len  chio  ui  irouai  , 
Viro  de  laltrecofe  chio  uho  forte  ,  E  la  narratione  nelfcguente  uerfi.  Io  non  fi  hen  ridir,  coxwia 
uentrai ,  E  c^uefiifi  moueno  con  (gualche  miglior  ragione  ,  Kcndim.eno,  e  ne  luno  e  ne  laltro  m3 
h  ,  (juandofiffi  ,  fi  uerreUe  a  freuertir  lordine  ,  perche  nel  primo  la  inuocaiione  firelle  contfi 
nuta  ne  la  propofitione  ,  e  yie  laltro  uerrebhe  ad  ejpr  nel  proceder  de  la  narratione  ,  il^ual  incon'. 
veniente  non  e  da  effifiimare  in  un  tanto  poeta  .  Mafi  diligentemente  confideriamo  nepreallfga 
ti  uerfi  uedremo  ,  che  propone  fclamente  uoler  dire  ,  non  del  lene  che  irouo  ne  la  fclua  ,  ma  le 
lalfre  cofe  che  uhafeorte ,  leejuali ,  come  uuol  infirire  ,  non  fon  lene  ,  per  uenir  a  trattar  poi  di 
^Juel  tal  lene  che  ui  trouo  ,  e  che  uedremo  ejfir  la  ueya  propofitione  non  fclamente  di  c^urfiaprii 

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Postillati  16 


INFERNO 

mu  cantica ,  ma  ii  tutta  bffYct  infume ,  \ifne  aJlun^ue  a  dire  le  laUre  afe  tnuate .  la  Li  re  U 
fclua  y  che  «3«  fcn  bene  ,  anl^  male  ,  ma  cagioni ,  come  uehemo  ,  àel  bene ,  de'.tjual  infende 
pi  uoler  tratiare  ,  Bt  il  mal  che  ui  irouo  ffitlo  impedimento  de  le  ire  fiere ,  che  non  fclamenie 
li  uietaron  il  jàlir  del  colle ,  ma  b  fàceano  rouinar  alfindo ,  fe  non  fvjfe  laiuto  di  Virg»  ilcjual 
dandoli  a  conoscerla  fefftmn  natura  de  la  lufa  ,  frofone  e  diffone  nolerlo  indri^'^r  al  colle  fef 
altra  uìa  che  per  (juflla  ,  che  era  impedita  da  le  fiere,  prima  proponendo  di  condurlo  per  lo  Inf. 
a  ciò  che  poffa  uemr  ne  la  copifione  de  uifi/y  Voi  per  lo  Vurg,  a  ciò  che  conofciuti  cjuelli  fi  ne  uen 
ga  a  purgare  ,  Et  ultimamente  Ufiarlo  con  Beat,  che  lo  condurra  J  regno  del  Cielo  ,  effendi 
per  tal  pur  ^af  ione  fhuo  alile  a  poter  uifalire  ,  E  cjuejìo  e-  il  henf ,  che  oltre  a  laltre  cofi  iroui  ne 
la  jclua  ,  ìel^ual  in  tutta  Impera  uuol  trattare ,  Onde  nel  fecondo  canto  Ufdremo ,  che  effcrtandoi 
h  Wirg.  a  cjufftif  imprefd  dice  ,  E/  mio  parlar  tanto  ben  timprmettf .  D:/o  lajual  propofitione  (è 
genita  ,  come  hcthbimo  detto  ,  nel  ficondo  canto  la  inuocatvone  ,  e  dopo  (Quella  immediate  la  nari' 
ratìone  »  Saraaduncjue  inan'^ala  propofttione  pojìo  la  cagion  di  cjuella  ^lat^ual  è"  leffcrfiil 
poeta  rftrouato  nel  me^  del  camin  di  nojira  uita  in  una  ofcurafclua  ,  e  uolendo  ,  per  ufir  di  tal 
ofcurìta  3  fdir  il  colle  ,  ejjcrli  impedito  la  jìtlifa  da  le  tre  fiere ,  e  per  c^uejto  ,  uenufo  al  fuo  feci 
corfo  Vir^i^io  yfrofone  uolerlocondur  per  altra  uia  y  Lacjual  propofrtione  infendiamo  commi 
dar  da  c^uejii  uerf  ,  Cndio per  lo  tuo  mepenfc  e  dijcerno  ,  che  fu  mifigui ,  Z7  n  f^^ro  tua  gui 
^a  ,  E  trurrotti  di  cjuiper  luogo  eterno  e  cet.  La  inuocatione  ,  come  hahbtamo  detto ,  nel  fecondo 
ianto  ,  O  Mule,  o  alto  ingegno,  O  mente,  che  fcriuefii .  Dopo  lacjual  immediate  comincia  la  nar 
yatione  in  (juefio  uerfo  ,  lo  cominciai,  Poeta  che  mi  guidi  e  cet,  Auenga  che  cjui  propriamente 
ìion  comànci  a  trattar  de  Vlnf  lacjual  cofit  ■  ufdremo  che  fiira  nel  principio  del  fer^  canto  ,  Ver 
rne  fi  ua  ne  la  citt^  dolente  e  cet.  Ma  tratta  de  la  fua  dij^òfitione  al  difender  a  (Quello,  che  ^  par  ' 
te  de  la  narratione ,  Onde  ueggiamo  che  il  medefmofin  ancora  ne  la figuente  cantica  inanl^  che 
fienga  a  trctttar  del  Purg^fer^he,  fecondo  lammonitione  di  Catone,  conuien prima  che  \ir^J:  la 
pil  ufo ,  e  lo  ricinga  d  uno  fhie  ito  giunco  e  cet,  Qiiejìo  medefimo  ueggiamo  che  fa  ancora  ne  la 
ierl^  cantica  prima  che  uenga  a  trattar  del  Paradifo ,  Hora  uenendo  alfeflc,  e  prima  da  uedere 
tìuello  che  il pofta  ha  uoluto  per  lo  me^  del  camin  di  nojira  uita  moralmente  fignificare,  E  (^uel 
che  per  lofura  fclua  ntlae^ual  dice  in  talme^  camino  effirfi  ritrouato  ,  Onde  habbiamo  ai 
intendere,  La  uita  humana  ejfcre  fiata  da  diuerfi  diuerfamente  e  partita  e  terminata  ,  nondime 
ro,  a  noi  ne  debbe  bafiar  dintender  cjuello,  che  il  poeta  fitffc  nefcntijfe  lui ,  E  pero,  fi  andiamo  d 
quella  fua  opera  intitolata  Lamorofc  conuiuio  di  Dante,  e  di  cjuella  ne  la  ejfofitiane  de  la  Can'^ 
Q:e,  Le  djci  rime  damor  chio  fclia,  oue  tratta  de  le  parti ,  che  debbe  hauer  colui ,  che  ueramente 
sha  da  domandar  gentile  e  nobiU  troueremo,  che  egli  diuide  la  uita  humana  in  cjuattro  età, 
ìefien'^,  Giouentu,  Senettu,  e  Senio  .  ladolefcen^  uuol  che  termini  a  xxy,  anni ,  e  che  la gio^^ 
tientu,  a  lacjual  nattribuifie  xx.  tenga  poi  il  uoìto  de  larco  de  la  uita  ,  z^T  habhia  tanto  difilla  y 
guanto  difcefd  talmente  che  a  xxxv.  anni  tenga  il  colmo  dejfc  uolto,  t7  a  x/v.  il  fine.  Onde  nel 
>iij,  del  Turg,  in  perfina  di  Sapia  Senefi ,  Già  difendendo  larco  de  miei  anni .  AUribuife  psH 
tanfo  difcefi  a  la  finettu,  (juanto  ha  dato  di  falita  a  ladolefcen^,  ciò  è-,  anni  xxv.  che  ctggiung:^ 
^  710  a  Ixx.anni,  E  cjuefio  infende  che  fa  il  comun  corfo  de  la  uita  humana,  Ma  perche  (Quella  non 
'  tomimiafropriamente  a  ladolefcen'^,  uiuendofi  certo  Jj^atio  di  tem.po prima,  che  da  altri,  parfen 
^0  efp  humana  uita  per  lo  numero  fittennario, è'  attribuito  a  la  infàntia  ^  aU  pueritia,  delcjual 
y.on  nef^  mentione  alcuna,  uiuenio  Ihuomo  in  cjuello  fcn'^  conofcimento,  e  ejuaf  come glianima 
li  bruti  ficondol  fcnfc,  pero  uuoìe  che  ne  ancor  a  la  finettu  cjuella  hahbia  fine,  potendof  ,  oltre  ai 
fifa  finettu,  per  alcuno  ffatio  di  tempo  amhora  uiuere,  E  (juelìo  tal  tempo,  che  da  altri  e  attribuì 
io  a  la  decrepita  ,  egU  lattribuifce  al  Senio  ,  che  <juel  medefimo,  ultima  de  le  (juaUro  età  ,  ma  ' 
mn  terminata  d<^  Un,  come  laltre,  ne  legnali  infende  contenerfi  il  comun  corfo  it  U  uHn  humu}  ' 


Ma,  f'Jey^ìcf  in  uìune,  Un  the  no«  lun^aYr.fnie,  ytm  fiu  t  meM,  fuonh  la  uaìliulm  f 
cowfYflTtan  Ihuorr.o .  Sara  aduncjuf  il  P'f\o  del  cmin  di  nofira  mia  a  xxxv.  anni,flJìvdo  fut 
fol  comun  corfc,  come  hahhiamo  ueduto  ,  /xx.  Lacjual  cofa  cUaYiffmamfnte  fY^uerem^i  ancora 
ffY  il pffdftfffc  Wf/  xxi.  di  (jufjìa  fYffcnte  cantica  ,  oue  in jffrfcna  di  Malacola  Demmo  dice  , 
Hierfiu  oltre  cm(\ue  frorf  che  (juelìhotia  ,  M/flf  dugenh  con  ffcinta  [ci  Anni  compier  che  ^jui  la 
uia  fii  roftrt,  E  non  chel  foeta,  dicendo  (juejfo,  fiffe  fref^go  del  temp  che  Uueua  a  Mnere,  come 
altri  dicano  ,  ferine  nel  meìefimo  luop  j^roueremo  egli  effcr  uiuuto  /vi.  e  non  /xx.  anm ,  E  nel 
ìne'^o  del  camino  due,  non  fjjìndo  nuffta  nofira  humana  uifa altYO  che  unafe^'egrinatione^ne  la 
^uak  fatti  aj^iriamo  di  ritornar  a  la  comune  patria,  dond(  ci  pam  faYtìti ,  Lafclua  e  dal  foeta 
intefa  per  (\uella  jìeffA,  de  lacjuul  a  tal  jfropfito  tratta  nel medefmo  luogo  del  fuo  Comàuio  ,  che 
hahhiamo  di  fcfra  detto  ^T.te^da  lui  domandata  la  Selua  erronea,  ne  lacjual  uole  che  Ihuomo  en 
tri  a  la  fuaeta  de  ladolefcen'^a  ,m  danofare,che  ft  come fclua  e  frofriamente  domandata 
Ognifj^ejfa  moltitudine  darhori,  Coft  e-  dal  foeta  per  fclua  intefd  ogni  effe  moltitudine  di  ijual  fi 
uoglia  cofe.  Onde  nel  ter^  canto  ,  payUndo  del procedeY  fuo  e  di  V  irg.  per  lo  primo  ceYchio  de  h 
ìnf.  uedremo  che  dira,  Now  lafciauam  landar  perche  diiffjì ,  Ma  fajj^uarn  la  fclua  tuttauia  ,  La 
fclua  dico  dijfirififfefft .  F  nel  primo  lik  de  la  fua  uolgar  elo£juentia,rijj(t(o  a  molti  e  u<^.yì  idia 
mi,  che  fono  in  Italia , chiama  (juellala  Italica  fclua.  Era  aJuncjueluna  unafdua  di  jjeff  jfintiy 
Ultra  dtjfefft  idiomi,  coft  come  uuol  inferire  che  cjuefa  fijfc  una  fclua  dijffjft  errori ,  necjuali 
ladolffcente  hgicrmente  uien  ad  incorrere,  fc  da  fuoi  rraggiori  non  fi  Ufcia  guidar  e  reggere,On 
if  nel  preaìlegato  luogo  del  fuo  Conuiuio,  a  talpropfto  le  firmate  parole  di  luifcn  cjuefie  ,  E\ 
aduncjue  da  fpere,  che  fi  cornee  juello,  che  mai  non  fijfe  fiato  in  una  città,  nonfprehhe  tener  le 
uie fcn'^  infignamento  di  colui,  che  le  ha  ufate,  Cofi  lo  adolefiente,  che  entra  ne  la  filua  frronea 
(//  (juefia  Ulta,  non  fpyehhe  tener  il  huon  camino  (è  da  fuoi  maggiori  non  lififfè  mofirafo  ,'ne  il 
mofirar  uarrehte,  f  a  li  Uro  cor}:.^nda)venti  non  fijfe  ohedienfe  .Età  c^uefio  propofifo  Salom.  ne 
pr:/.  al  xxx.  dice,  Tria  funt  difficilia  m,ihi,  ejuartum.  penìius  igr.oro,  Wiam  a^uilf  in  cceh, 
V  wm  ciulrifuper  terrm,  Miam  nauis  in  m.edio  mari ,  Et  uiam  uiri  in  adoJefcentula.  D/  cjue; 
fta  m.edefma  fclua  inteft  di  parlar  il  Vetrarcha  in  (juella  fua  fianca,  Perche  al  uifc  damor  portai 
ua  infcgna,  oue  di/fe.  Ahi  guanti paffi per  la  fclua  perdi.  Ma  da  altri,  troppo  fcttilmnte  inuefiif 
gando,  ^  fiata  intefa  per  lo  corpo  humano  ,  perche  la  materia  corporea  da  l  atini  detta  S ilua  , 
Fra  cjuefia  fclua  ofcura,  perche  ogni  errore  procede  fcmpre  da  ignorantia  e  cecità  di  mente,  E  dii 
ce.  Mi  riirouai,  a  darne  ad  iniendeYe,  che  (Quando  fcntra  in  cjuefia  fclua  derrori ,  Ihuomo  non  fi 
tie  accorge  ,  ne  ancora  entrato  che  ui  è^facorge  dejfcruifino  a  tanto  che  peruenga  nel  m,e^  del 
camino,  al(jualpoì,comlnciandofi  a  defiar  la  ragion  in  lui,  fi  uien  ad  accorger  de  lerrorfito,  che 


  :>fira  uita,  ciò  è',  Kel  m.e^  del  cor  fi  de 

ffa^ix^.anni,  VEr  una  filua  ofcura.  Ter  unamoUitudine  di  ciechi  e  dame  non  conofiiuti  eri 
yori,  CHe,  ciò  è-,  Qj^ando,  in  tal  §  camino,  ERrf  fmarrifa  la  dritta  uia,  Intende  (jueUa  de 
la  uirtu,  Efmarrita  dice,  e  non  perduta,  penhe  fiando  Ihuomo  anchor  in  uifa,  può  rauederfi  del 
fuo  errare,  e  tornar  a  la  dritta  uia,  Onici  Tef.  nela  feconda  Stan'^  di  cjuella  CanT:,  Io  uopeni 
fando,  e  nelpenfier  maffale, parlando  a  la  fua  mente  dice.  Mentre  chel  corpo  è^uiuo  Hai  tuilfre 
W  in  falia  de  penfier  tuoi  De  firingUo  hor  che  puoi  e  cef.^  E  Qiianto  ^  dir  cjual  era  epa  fclua  fcl 
uaggia  tsr  affYa  e  fiYte,che  rimua  la  paura  nelpenfierof^  cofa  dura,É ,  dice,COja  dura.noe^, 
Cofa  difficile  a  dire,  qyal.  Di  che  egualità  era  efta  fclua  S  Eluaggia,  ciò  è',  Ofcura  ,  come  diffi 
ttfrincipio,  perche  fi  come  la  fclua  opfreffu  da  molti  e  fieffi  arhrifi  renìe  ofcura  per  non  foicrui 

A  ii 


r  N  F  E  R  N  O 

ffyifim  ìl  Imf  M folfy  Coft  la  mente  offreffa  da  mòltie f^ejft  emrift  rfnìe  ofcuratfey  mnpi 

ter  ufdr  del  lum(  de  la  yagivìfyOnde  ancor  in  fine  del  xx.  cand^  E  già  hier  notte  fit  la  luna  m 

da.  Ben  ten  de  ricordar,  che  non  ti  noojue  Alcuna  uolta  fer  la  fcluaFOnda  ,  ciò  è-,  Vrojinda^ 

filta  e Jfeffa,  e  conpjuentemenfe,  come  ha  detto,ofcura,  E  nelxij,  inferfcna  di  Virg,  jparlandi 

a  chiron  dife  e  de  la  ualle  injtrna.  Ben  e'  uiuo  e  ft  filetto  Mùflrar  li  mi  conuien  la  ualle  buia,  E 

fxo  fiu  oltre, fAa ^er  cjueUa  uirtu,^  cui  io  muouo  Lifafjt  mieiferftfcluaggiaftrada  e  cet,  E  nel 

xxi.jpur  in perfona  di  Virg,  a  Malacoia  Demonio,  lajciane  andar ,  che  nel  ctel    uoluto  ,  chi 

mofiri  altrui  juefto  camìn  ftluejìro  .  £  da  (juejfo  Quid,  ne  la  (juinta  elegia,  Vars  adaferta  fùif, 

fars  altera  claufa  ftnejìr^  ,  Quale  jire  filuf  lumen  haiere  fileni .  ASpra  ,  perche  (jueUi,  che  ui 

ueno  fin^  ragione,  fcno  ftmili  a  le  fiere  fieni  dogni  ajferita  e  dure^^,  FOrfe,eJJendo  molto  dif 

fidi  cofdj  an^imp-ìlphile,  [en^  il  diuino  aiuto ,  che  mai  fi  rimouino  da  la  fita  ofiinatione ,  per 

ihMto  già  contratto  nel  uitio  .  CHf  rinoua  la  paura  nel  penfiero ,  Uon  potendo,  chi  fi  rauede  de 

fuox  pajfati  errori,  fer  lo  rimorfi  de  la  confiientia,  rauedere  ,fin^ grande  horror  e  jfauento  di 

qufdi .  T  An/o  ^  amara,  che  poco  è-  più  morte ,  Conchiude  aduncfue ,  che  ^uefia  filua  è-  fant:ì 

AMara,  ciò  y,  Venofa  a*  afferà,  che  morte,  lajual  fi  terribile  ty  horribile  fi  dice,  è-  poco  più 

amara  di  Iti,  Et  ^  morie  di  tanto  più  amara,  come  uuol  infirire,  di  quanto  che  dopo  quella  non 

jgioual  pentire,  Come  /a  effendo  anchor  in  uita  ,  Ma  dice  morte  effer  poco  più,  perche  quelli,  che 

fino  ne  la  fclua  df  glierrori,  %1T  hanmui  fitto  habit^,  fino  poco  menche  morti ,  effendo  poca  ffei 

ran'^  dilorochemaipiu,jènon  con  grandi fifma  dijficulta,  fine  poffino  liberar  e,  E  di  quefto  ini' 

tefi  parlar  il  Pet.  in  quel  Son.  Voi  che  mia  jj^me  ^  lunga  a  uenir  troppo  ,  oue  parlando  a  glia: 

manti  dice  per  conclusone,  Ondio  confitglio  uoi,  che  fiete  in  uia  Volgete  ipaffi,  E  uoi,che  amoY 

auampa.  Non  uindugiate  in  fu  lefìremo  ardore,  che  per  chio  uiua  di  mille  un  non  fcampa  . 

MA  per  trattar  del  hen  chio  ui  trouaipiro  de  lal/re  cofi  chio  uho  forte  .  QKf/  che  per  quefxo  uù 

glia  moralmente  fignificare ,  Ihahhiamo  detto  difipra  » 

.  .  .  Viihlara  auelmedefmo  ,che  halbiamo 

lo  non  Jo  ben  ridir  ^comio  uentrat^  .*..'>  . 

Tantera  pien  dì  fonno  in  fu  quel  funto , 

Che  la  uerace  u'm  abbandonuu 


Ma  po  chio  fiii  al  p/e  dun  colle  giunto 
La  5  oue  termìnaua  quella  uoUe , 
Che  mhauca  di  paura  il  cor  compunto  J 

Guardai  in  alto  ^  e  utdi  le  fue  JpaUe 
Vcjìite  già  de  raggi  del  pianeta , 
Che  mena  dritto  altrui  per  ogni  calle* 

AÌIhor  fi  la  paura  un  poco  queta  5 
Che  nel  lago  del  cor  m'era  durata 
La  notte ,  chio  paffai  con  tanta  pietà  ♦ 


detto,  di  quando  Ihuomo  entra  ne  la  filua 
de  glierroii ,  e  di  tutto  quel  tempo  che  a 
gufa  dorbo  ^  <oppreffi  da  ignoranfia  . 
MA  po  chio  fili  al  pie  dun  cotte  giUfo  La, 
ioue  terminaua  quella  ualle  e  cet,  il  colle 
è'  infefi per  la  contemplatione  de  le  diuif 
ne  cofi  ,  Onde  il  Profita  nel  falmo  cxx. 
leuauioculos  meosin  monies ,  unde  uei 
nietauxilium  mihi ,  Et  il  file  in  cima  di 
quello,  per  la  grafia  illuminante ,  laqual 
ne  inulta  a  tal  contemplatione,  Verche  uf 
duto  idio  la  nofira  uolunta  effcr  indriZ^ 
fa  a!  bene,  ne  illumina  la  mente  mofìran 


ione  la  uia  dannar  a  luì  a  ciò  che  lo pofpamo  fruire  ,  E^  allhora  la  paura ,  che  la  notte  ,  ciò  è-, 
Tutta  la  etkpaffita,  gliera  durata  e  perfiuerata  nel  core,  FV  un  poco  queta  ,  Perche  conofiiuto, 
mediante  la  illuminante  grafia,  la  uia  che  dohhim  tenere  ,  per  uenir  a  la  cognifione  del  fcmma 
tene,  in  che  redonda  ogni  nojìra  filicita,  allhora  cominciamo  un  poco  a  rijfirar  da  la  paura  de 
la  ualle ,  che  nhauea  comfunfo  il  core  .  QMafi  afimilituìhe  del  peli  forino,  .he  torna  a  la  dritta 
uia  lungarnenfeUluifmarrifa  .  Quefio  file  in  cima  del  code  ^  da  altri  fiato  intefoper  la  ragio 
ne  laqual  alufiir  de  ajcluafi  ^efìo  nel  peta,  E  per  quefia  medefma  hanno  ancor  intefi  sjirg. 
ffferli  apparfi,  come  di  fiito  uedremo,  che  ne  par  cofa  affòrda,  e  maffmamente  iicenio,  che  me, 

na  dritto 


V 


CANTO  PRIMO. 

yia  (Trif/O  aìifulffY  ^<*l^f)  Icijkal  coft  non  ftjfuc  atiriluir  a  la  ra^hne  humni,f()ffnJo  ^uel 
lajcn^l  iiuirtQ  aiuto,  ìegiermfnte  errare  la  hiua  uia,  OnhVApfi,  ne  la  ter'^4  a  Cor.  S afien 
tia  huiut  mundi ,  ftultitia  efi  afuà  Deum  ,  Ma  fiala  grana  illummanfe ,  fer  fjjcr  ojfìdo  jproprh 
a  lei ,  Onde  uehemo  nel  xiij,  del  Purg.  che  giunto  Mirg.  col  foeta  fcfra  del  fecondo  h(tl\ó  di 
quello  y  oue  fi  furga  il  feccato  de  la  inuidia  ,  E  non  fdfendo  effe  Virg,  da  (jual  mano  shaueffe  a 
uoltare ,  ultimamente  fi  uoìge  al  fide  dicendo  ,  O  dolce  lume ,  a  cuijtdan'^  io  entro  Ver  lo  nuot 
ko  fttwim,  tu  ne  conduci ,  Come  condur  fi  uuol  juinci  entro  e  cet, 

E  come  qutì',ch  con  IcM  affannata  F^cmr<<y^iiomhlM^^^  of<uri 

arreni     1         1     '  tadela  fclua  uohendòft  a  mirar  ijuella  , 

%tuo\g,  4  lacquafer^glu>fi.  e  gum^,  ^ondoUoariuaJi  uolge  amirarla.c,ua  , 

Co/l  Ummo  mio,  che  anchor  fuggma ,  conftderandoilgran  r frivolo  nelcjual  era 

Si  uolfea  retro  arimirctr  lofajfo-,  inctrfc  Al^4,do^,UtranftodeU 

eh  non  lafaò  giamai  fcrjona  utua .  cuaì  fclua  dice,  che  non  lafcio  giamai  fey 

Voi  che  ^cfito  un  pco  il  corpo  hffo  5  uiua  ,  perche  rnenfre  che  ìhuomo  ^ 

Rìpreft  uia  per  la  piaggia  iifirta  fumm.erfc  nd  uifio,  è^,  (juanto  a  lammcr^ 

Si  j  chcl  pie  firmo  fmpre  eral  più  baffo  •  rnorto.  Quia mors  animi  uitium,  t^fii'^ 

ff  ercOj  quaft  al  cominciar  de  Icrta^  mulus  peccati  mors ,  E  S.  ìM^rrmrrmd 

Vna  Icn"^  leggiera  e  prejìa  molto  5  ^fumdo,  Veccatum  cum  ccfumatm  fiierit^ 

Che  di  pd  maculato  era  coperta  :  g^r^^r^f  r>^ortem  .    POi  che  pfto ,  Poi 

E  non  mi  fi  pania  dinanzi  al  uoltot  che  rejf  irato  al^juanto  da  la  f  aura  che  dt 

M7i  Impediua  tanto  il  mio  camino  ;  ^'^''^'^  ''^r^'''  ' 

Chiofùt  per  ritornar  più  uolte  uolto  .  l^ir^fi  ula  M^^^^^ 

^     ^                ^  alhanionata,Terchepchifcno<luelli,chf 

a  tal  conifmflatione  fi  diano  .  SI  chelfie ^rmofempe  eral  fiu  t#,  A  dinotare  cjuantoa  la  lei 
lera,  L  fitta  dd  corp  al  colle,  perche  lun  fie^e  di  chi  fdf  rimanfcmjfre  haffc  e  fimo  ,f  laltrojt 
mouefclendo,  E  auanto  alfenfc  mfùco,  cjufh  de  Ummo  ala  conterr.flatione  delediuine  cojc  . 
ET  ecco  quafi  al  cominciar  de  lerta,Cominciaua  Vante  afdir  il  college  cjueUo  che  fignipcbi  a  lof 
ficientia  ^ fiato  dimofirato,  Ma  fer  diuertirlo  da  cjuePo  huon  fropfito,  moffra  ejfcre fiato  a\ìalif^ 
la  tre  impedimenti,  ferche  cjueEi,  fi  meUeno  pr  U  uia  che  conduce  al  fcnmo  lene  ,  cjuajt 
fimpre  fcno  affciliii  da  ire  frincipli  incomodile  cjuali  il  frimofi  ^  il  diletto  de  fin  fi,  figurato  jfer 
la  lon-^,  e  aueUa  per  la  luffuria  .  llfccordo  e'  la  gloria  dd  mcndo^lac^uaì  fi gnifìca  inerii  leone, 
e  auello  ferlarnhifione  e  fu^erhia  .  il  ter^  e'  laccjuifìo  de  ^eni  temprali ,  iciualifignifica  perla, 
luta,  e  cjuella ferUuaritia  .  Quefii  tre  uitif  capitali  pfc  Giouanni  ^uang.  cjuafi  a  fimil pr^pofr. 
io  ne  lafua  prima  canonica  dicendo  ,  Omnicjuod  efi  in  mundo  ,  Concupfentia  camis  fjf ,  ^ 
concupifcentia  oculorum,  ^  fuperlia  uitp  .  E  fcno  effi  tre  ultij  capitali  feguitati  da  glia  tri  ciuat 
fro,  imperio  che  la  luffuria  ^  fcouitata  da  la  gola  e  da  lacciaia,  L.  fuperlia  da  lira  e  lauaritia 
da  la  inuidia  .  La  lonTa,  noi  la  intendiam  per  il  leopardo,  per  effir  fra^  glianima  i  che  hanno  ma 
culafo  il  pelo  ilpiuliiiJinofc  ,  E  prrfi  la  fimina  ,perche  in  ìuffiofcffc  doppio  Uppetito  nd  con 
to  ,  digeuarilft<0,e  diriceuere  laltrui  fime  ,  E  di  fimil  maculata  pelle  coperta  fon  yirg.nel 
frimo  che  V  enere  apparue  ad  Enea,  oue  dice,  Cuimatermediafifctulifohuiafylua  .Efcguitan 
lo  poco  di  fitto,  Succinfam  pharetra,  V  maculoff  tegmine  lincis  • 
Tempo  era  dal  principio  dd  mattino  t  Defcriue{{empo ,  nelcjual  egli  comincio  a 

Elfol  montaua  fu  con  quelle  flette  5  fdir  il  colle,  e  che  fu  impedito  da  le  fiere , 

Cheran  con  W  ?  quando  Umor  diuino  ira  aduncjue  dice,  VAlprincipio  dd  mai 


INFERNO 

Uoffe  da  pi  ma  quelle  cofe  belle  ^  tino.  Era,  cme  uuoh  infirire,  ilprinch 

bij  che  a  bene  fperar  mera  cagione  fi^deUfYimahoYadeUi,  EL  folmonu 

Di  c^ueìla  fera  la  gaietta  felle  fi<  ^on  ejt^ellf  jieUe ,  cHf ,  l.  e  eguali , 

\}ìora  del  iem^o  e  la  dolce  jlagìone  t  (^^ando  Umor  dium ,  do  ^ ,  Qu^andti 

r    ;  /7  /  ^^^^y^^Ipda  frimaauflle  hfllf  cofè^ 

eran  con  lui .  Venhe gìicjiyolo^i  uogliano  ,  cVe  ijuando  Idio  a  fnncipo  creo  ti  mondo  ,  e  diede  i 
mn  a  cieli,  che  il  fclefijjè  nel  frimo  grado  de  l'Ariete, e  ^uefio  teneffe  il  me  g  cielo  .  llaual  Arie 
te,  ^,  come  glialtrifegm  ,  compojìo  di  diuerfc  ftelle  ,  iLhefuol  efjèy  del  mejc  di  Mar^  ,  nelqml 
comincia  Ufrimauera ,  Adunque  dice,  che  LHora  del  (emp,  cio  ^,lhora  de  la  mattina,lÀual 
e'  ottima  a  laffeculaiione,Onde  il  Profita,  In  matutinis  domine  medifaior  in  ie  e  cet,  Hor 
mtutine  faterjeu  tane  lihentius  audis.  È  la  dolce  jìagione  de  la  primavera.  Ne  lacuale  idio  mo/fe 
frimaaueUeheilecofc,mieYacagioneahene  JferareLA  gaietta ,  cio   ,  laleooiadrettaehelia 

Ideile  di  cjuedaj^era  ^  infcgno  di  uittoria  portamela  uia ,  come  kuoI inerire  ,Ei  w  ferii fntia. 
Mi  daua  cagione  di  henejferare  dhauer  con  la  mia  uipu  a  fupeyar  e  uimer  quejìo  uitio. 


Uanon  fi  che  paura  non  mrdejfe  [(condouitio  configurato  per  il  leone 

La  uifìa,  che  mapparue  dun  leone.  intefo,  come  difcpra  hahhiamo  detto  *per 

^.Quefìt  pareay  che  contra  me  uenejfe  ^(^^l^i^me efuperhia,Penheficomeilleo 

Con  la  tejla  altane  con  rabhiofa  fime  predomina  a  tutti  glialtrianimali,cofe 

che  parea,  che  laer  ne  temejfet  i^fiperh  f^p'  arrogante  cerca  fempre  aui^, 

^W.^-  j  I  .      ,         ^^^^»ie  di  dominar  fcpraplialirihuomii 

ni,  onde  due  ,  che proceiea  mtra  di  lui  con  la  te/fa  alta  e  conf^me  rahhiofi ,  che  dinota  Ulta 
npa  ,  e  o  sfrenato  appetito  del  dominare.  Onde  VUutO  ,  S.perks  minore:  del} iat ,  marni, 
hiiinuiiet  ,ahejualihksdifentit^  -  3'^'^^ 

Et  una  lupa  ^  che  di  tutte  brame     "  I^.r§  impedimento,  che  ne  uieta  ilfJir 

Sembiaua  carca  ne  la  fua  magre^^a^  rimonte f  e^Uuarina  ,  intepper  Ulu: 

E  molte  genti  fè  già  uiuer  grame ,  f  ^ ,  perche  fi  come  juefio  animale  non  fi 

Quejla  mi  porfe  tanto  di  graue'^a  fida  mai ,  cofi  Uuaro  è-fimpre  più  infa-. 

Con  la  paura  y  chufcia  di  fua  uijla^  ^^"^^^^^y  e  juanfopiuha,fa>ifopiu  defide, 

Chio  perdei  la  j^eran'^  de  lalte'^a ,  ^"^^'^'^  O  nde  dice,  che  ne  U  fua  mas 

r>,i,uL  f  »   ^  ^^^^^^mhiaua ,  cioè', pareua  carca 

DI  tutte  brame  ,  Di  tutte  le  fmifurate  uoglie ,  E  fice  già  uiuer  grame  e  trifie  molte  aenti ,  perche 
Uuaroim.h^^^^  Soggiungendo,  che  U  paura  chufcia  VI  fua  uifta, 

Tr  f  t  J'j  'If''!y^''^'€^rnamentejt  dtmo/fraperU  ueduta,  UoLuaua  tanto,che 
perde  Ujferai.  di  poter  fdir  il  colle,  Non  ejfindo  uitio,chepiu  ne  diparta  daU  contepUtione  de 
le  imne  cofe,  hauendo  Uuaro  fmmerfc  tutta  Unimo  in  ^uejìi  humanifillaci  efilfi  terreni  leni. 

E  qual  e  quei  ;  che  uoìentier  acquifia,  Aff  miglia  U  trifie^^  che  era  in  luì  ueg 

E  giungd  tempo,  che  perder  lo  fiice^  g^»<^^fifi)}i»^rterin  giù  da  Ufiera  did<ì 
Chcintuttii  fuoipenficr  pianoe  e  fattrifJa^    ^^^^y^  f^ifo,  a  quella  di  colui,  che  fi  uede 

li  al  mi  fice  la  befiia  fin'\a  pacet^  '    ^^^^^"^       ^^^^^            uoìentier  e 

Che  uenendomi  incontro  a  poco  a  voco  '^^fi^^^' accfuiftafo .  Era  cjuejìa 

Mi  ripingeua  la,  douel  Col  tace  T  ^^""Pr  '              K''  " 

Mentre  chio  roumaua  m  baffo  loco  ^  7tfr  j  T""'  ^'^^ 

Vinan^a  gnocchi  mi  fi  Lp'erto'^  ly^ h  de  UccumuUy  ,e^fimp^^^^ 

6            J'J'^VJ^nOf  continuo moto^  Onde SdomneiilMl4f 


flit 

i; 

ita 


CANTO  PRIMO. 

Chi  per  lun^o  fitentio  purea  fioco .  l^^^o    /o  Ec/^r.  ^Jnurefl,  tur  ffcunìunfi 

Quando  uidi^oHui  nel  gran  difirto  j  wo77^7,VfW,  mom  fr^^rr^^Ti ,  t!/ 

Utferere  di  me  or'idai  a  lui  ,^  '^^^^^^'^       cej[,t ,  nrc  fmtut 

Qualche  tufietod  ombra, od  huomo  certo.  ^i^sJiuitys  EfAug.Auarusém  hr. 

QMi/?^  Meccenais  t  kn  uigilaYemfuewaminem,  nocfffi^; ,  diffcj; ,  VormidaYemaìosfures, 
incendia,  feruos,  Nf ,  te  cmplent,  ^giffìfeis,hc  wuat  hoYum  Semfev  ego  QftaYimfaufeYrimut 
fjfe  honorum  .  E^Jenendomi  in  contYo,  mi  Yij?{n^eua  a  poco  a  poco  ne  la  ofcuYÌfa  de  la  felua/io  e^, 
ne  lUlito  del  kifio.LA  doue  tacerla  in  ijuel  luoqo  ne^uale  non  Yjflende  il  [de,  cheueduto  hauea 
fui  colle,  E  m:iYalmfnte,  la  doue  e-  ffento  ogni  lume  de  ladiuina     illuminante  gYatia,  figurai 
taper  effe  fole  .    MEntYe  cWio  Youinaua  in  taffc  loco ,  ciò  è-^WienfYe  che  la  lupa  mi  togliea  la  uict 
iA^monte  ,  e  ficeuami  ricadeY  ne  hafft  deftderi ,  MI  fi  fu  offirfo ,  Mi  fi  fu  Yapprefcntato  dinanl^ 
a  glioccUy  ihipareua fioco peY lungo  ftlentio .  VeY  coftui  intende  hmhYa  di  ViYg.figuYata  dalpoe 
lapeYÌa  Yagìon  humana,  mofp  e  defta  in  lui  da  BeatYice,  infefi,  come  uedYemo  nelfcguenfe  can^ 
to,  peY  la  teY^  grafia  detta  coopeYanie,  PeYche  non  hafta  uolfYil  hene  ,  ne  uolenJolo  haueYlo  con^ 
fciufo,  che  fcn^  di  hifogno  le  bone  opeYe  a  chi  lo  uuol  conjcguÌYe,  Onde  il  SaluafOYe  in  S .  Matteo  al 
x\iii/.  Si  uit  ad  uitam  incedi,  fcYua  mandata .  E  lo  Apofiolo  a  li  Kow.  al  fecondo  ,  Kon  audito', 
yes  legir,  fcd  fiictOYei ,  A  <\ue[Xe  uoleua  uenÌY  il peta,  ^fT  evafi  meffi  in  uia,  finon  li fiffi  fiata  im 
fedita  da  le  fieYe,  E  cjuffte  hifcgnaua  che  uinceffe  pYÌma,pfY  uenÌY  poi  a  contemplaY  le  diuine  cofc, 
A  lecjuali  è'  hen  effiriato  da  Vi^g*  ciò  è-,  da  Ihumana  e  natuYal Yagione,  ma  non  condotto  ,  hifc: 
Panando  a  cfuefìo  la  diuinaf  fcpYa  natuYale  ,  laciual  confitfìe  ne  la  teologia  figuYata ,  come  uedYei 
mo,per  Beatrice,  da  laciual  a  tal  diuina  contemplafione  foYa  condotto  *  VaYeua  cofiui  fioco  peY  lun 
go  filentio,  hauendo  fino  allhora  effa  Yagione  taciuto  in  lui,  z!T  effìndo  ^uafi  uiuuto  fclamente  fe 
condolfcnfc  ,  Quando  uidi  cofìui  NEÌ gran  difcYto,  ciò  e^.  Nel gYan  iishahitato  efclitaYio  luogo, 
peYche  pochi  fono,  che  cfYchino  di  uenire  ne  la  cogniùon  de  uitif'  per  poter fcne  guardaYe  .  MìfcYere 
di  me  gYÌdai  a  lui ,  r>omando  Dante  aiuto  a  la  Yagione,  auenga  che  non  iene  anihoYa,ma  conftt 
[mente  filfe  conofciuta  da  lui.  Perche  non  finito  che  fi  uien  a  defìaY  in  noi  la  conofciamo,ma  ufg 
gendoci  pcYÌY  nel  uitio,  chieggiamo  aiuto  a'chiuncjue fi  fita\  OD  omlra,  od  huomo  ceYto  ,  VeYcht 
omive  fono  domandate  Unirne  diuifc  da  corpi ,  Et  huomo  ceYto  cjueìla ,  laciual  è' unita  al  pYopYÌ9 
corpo,  ne  altramente  fit  può  dir  effer  huomo ,  Onde /esultando  dice  ^ 


Rìjpofmhj  'Non  homo  t  homo  già  fiiì^ 
E  lì  parenti  miei  fùron  Lombardi 
Mantouani  per  patria  ambedui  ^ 

Inacqui  fub  luUo ,  ancor  che  fbjje  tardi  j 
E  uiffi  a  Roma  fibttol  buon  Augufio 
Ne/  tempo  de  gli  Vei  fhlfi  e  bugiardi. 

Poeta  fuiy  e  cantai  di  quel  giujlo 
¥Ì2jiuol  d'Anchife  ;  che  uenne  da  Uroia . 
Poi  chel  fiuperbo  lUon  fu  combuflo  » 

Ma  tu  j  perche  ritorni  a  tanta  noial 
Perche  non  [ali  il  dilettofo  monte  5 
Che  principio  e  cagion  di  tutta  gioia  l 


KifjKìnde  VÌYg,  a  Tìa^ìte,  c\e  egli  non  è- 
huomo,  ma  che  lofii,  dandofcli,  feY  circol 
locutione,  a  conoscere,  che  tutta  e-  fimpli', 
ciffima  hifìoria,  Dice  effir  nato  [etto  lulin 
CefdYe,  ANcoYche fifjè  taYdi,  do  e',  an; 
cOYa  che  effe  lulio,  YÌffetto  almio  nafceYe, 
fifp  taYdi  ad  hauer  di  Roma  il  fcmmo  Im 
perio,  Onde  che  io poffa  pYopYÌamente  dii 
re  defficY  nato  fctto  di  lui ,  Perche  in  ueYO, 
\JÌYg,nac{jue  nel  confidato  di  MaYco  CYafi 
fo  ,edel  Magno  Vompeio  ,  mentYe  che  a 
Giulio  CefiaYe  era  fiata  proYOgata  laguer 
ra  de  la  Gallia,  tifT  inan^  a  leguerYe  ci 


uili ,  e  che  pigliajfe  in  Roma  la  dittatuYa 
ferpetua .  Voffiamo  adunque  dire,  che  juando  \ÌYg.  nacque,  Cefare  non  era  amhoYa,cio  e^,non 

A  mi 


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Postillati  16 


INFERNO 

fù  mhya  mferahr  ii  Urna,  E  Ae  fu  jf>oi,  auenga  che  iarcli,  rijffito  al  nafcer  li  V/V^.E  uìf 
fi  RomaSOttol  h^on  Augujìoy  ciò  è-,  Sotto  di  Ottauiamfommo  Monarca,  fi gliuoh  adorno  di 
Giulio  Ces.  NE/  iemfo  degli  Dfifiift  e  bugiardi ,  Venhf  fi,  inml^i  a  lanfnimento  il  chrifio  ,  f 
tjimido  a  KomafadoYauamglidoli,  cherram  i  loro  lugiardiefilfi  Dti .  M:t  chifijfe  Cffare 
Vttauiano^  affai  ^  «o/o  fer  ^jUfBo,  che  di  loro  ferine  S  uf  ionio  e  vlutarco,  E  co  fi  chifijjè  V  irg.fer 
gliejfofitori  de  lefite  ofere  .  Soggiunge  effir  e  fiato  foeia,  hauer  cantato  d'Enea  ,  che  fii  fic 
gliuob  d'Anchifty  e  uenne  da  Troia  in  Italia  ,  pi  che  il  fi^ferho  llion  ,  cheterà  la  città  regia  di 
Troia,  fi{  da  Greci  COmhuflo,  ciò  è-,  arfo  e  rouinafo ,  Imitando  Virg.  ^el  tey'^  ,  Vofi'juam  ret 
Afif  Priamici;  euerftre  gentem  Immentm  uifim  fuferis ,  cecidit(j;fiperhHni  llion  ,  zfT  omnis 
hmofiimat  Nefiunia  Troia  .  L  acquai  hiftoria  è-  notijfima,  e  maffimamenfe  fer  cjuello  che  ne  fri 
ue  nomerò  ne  la  lUiade  .  MA  tu,  ferche  riforma  tanta  noia  t  cjuanta  ^  cjuella  de  la  ofcurita 
de  lafclua  ,  come  uuol  infirire ,  VErche  non  [ali  al  dilettofè  monte ,  Ejpndo  la  contemflatione  de 
le  diuine  cofi  tutta  fiena  difimma  dilettatione  e  gaudio  ,  CHe-  [rincifio  e  cagion  di  tutta  gioia  , 
perche  ne  fi  conofiere  Dio ,  che  fch  è*  ferfitto  iene  » 


Eor  fe  tu  quel  Virgilio ,  e  quella  finte  ^ 
Che  fpande  di  parlar  fi  largo  fiume  i 
BjJ^ofi  lui  con  uergcgnofa  fronte  ♦ 

O  de  gUaltri  poeti  honcre  e  lume 
Vagliami  il  lungo  fiudio^el  grande  more 
Che  mha  fijtto  cercar  lo  tuo  uolume  ♦ 

Ttt  fii  lo  mio  macfiro ,  el  mio  autore  ; 
Tu  fei  filo  colur^da  cui  io  tolft 
Lo  bello  fliloj  che  mha  fatto  ìóonore^ 

Vedi  la  befiia^^per  cui  io  mi  uolfit 
aiutami  da  lei  fiimofi  faggio^ 
Che  ella  mi  fh  tremar  le  uene  e  polfi  ^ 


^Ifeniofi  Virg,  manififtatoa  Dante,  ih 
juale ftupe fatto  dhaurrlo  (rouato  in  cìuel 
luogo  dice ,  Horfetu  (juel  Virgilio  e  '(juel 
la  finte  ,  Lo  chiama  finte ,  perche  da  lui 
nacque  il  fiume  in  ^oefia  di  j^erfitta  elo^ 
qutntia  ,  Et  oltre  di  ejuefio  ,  lo  domanda 
honor  e  lume  de glialtri peti,ferche  figui 
iando  ilfu^fiile^firendon  fiimofi  e  chia^ 
ri,  e  fono  illuminati  da  la  fua  dottrina , 
VAgliami  il  lungo  ftudio,et  il  grande  a', 
more,  che  mha  fitto  cercar  h  tuo  uolume, 
Laijual  cofi  importa,  il  lungo  fiudio ,  che 
io  ho  fitto  in  cercar  di  uoler  intender  il  «a 


.  ,     -    ,   ,  _  ^^^^  fi^^^^  da  te.  Et  il  grande  amore, cht 

jo  hoppo  a  la  dottrina  contenuta  in  cjuello,  mi  uaglia  ad  impetrar  aiuto  da  (e  confra  di  auefia  fie 
va  .  Soggiunge  effiy  ilfuo  maeflro  ^  autore ,  E  filo  colui,  dalcjualegU  hauea  tolto  il  hello  fido  , 
che  appreffi  di  tutti glihauea  fitto  honore,  e  renatolo  fimofi  e  chiaro,  E  uenendo  a  la  petitione  li 
mofira  la  lupa  pregandolo  ,  che  da  auella  lo  uoglia  aitare ,  perche  de  la  paura  ella  li  fi  trer^at 
lE  uene  e  polfi  ,  che  tutte  fino  pero  uene  ,  doue  flal  [angue ,  ma  non  tutte  pulfatili  E  wo^ 
ralrnente  Ricorre  Dante ,  ciò  ^,  //  [énfi ,  a  Virg.  infefi.fer  la  ragione  ,  per  aiuto  ,  uei^en>. 
dofi  per  lo  impedimento  del  uitio  perire  • 


A  te  conuien  tener  altro  uiaggio 
BJfpofijpoi  che  lagrimar  mi  uide^ 
Se  uuoi  campar  deflo  loco  filuaggioi 

Che  quella  hefiia^per  laqual  tu  gride  ^ 
No/z  lafcia  altrui  paffar  per  la  fua  uia 
Ma  tanto  lo  impedifce ,  che  luccide  i 

Et  ha  natura  fi  maluagia  e  ria  ; 
Che  mai  non  empie  la  bramo  fa  uogUa  ; 
C  do^ol  paflo  ha  più  fitme  che  pria^ 


Moffi  la  ragione  in  aiuto  del  [enfi  li  dice, 
che  udendo  campar  di  cjuel  filuaggio 
ofiuro  luùgo,procededo  ogniuitio  da  igna 
ranfia  e  cecità  di  mente,  conuenirli  tener 
altra  uia  ,  Non  potendo  fi  per  la  uia  de  lai 
uaritid  uenir  a  la  contemplafione  de  Ir  fu 
ferne  cofi.  Ma  lo  impeiifce tanfo  che  lucci 
de.  Perche  fitto  hahito  nel  uitio,  nefigue 
la  morie  de  lanimoj  Vimojlranh  la  nm 
vaie 


CANTO 

Uoltt  fon  gìianìmdi ,  a  cui  fimmogliit, 
E  più  faranno  anchor  in  fin  chel  Veltro 
Verrà ,  che  U  frra  morir  con  doglia  ♦ 

Quejli  non  ciberà  terra  ^  ne  pelfroj 
Ma  fifientia-,^  amorfe  uirtutei 
E  fua  nation  farà  tra  }celtroe  feltro* 

Vi  quella  hum'àe  lìdia  jia  fdute^ 
Per.  cui  morì  la  uergme  Camilla^ 
"Eurialo ,  Turno ,  e  Kifo  di  firute  ; 

Quejli  la  caccerà  per  ogni  uiUa  5 
Fin  che  Ihaura  rimefjà  ne  linjèrno 
La ,  onde  inuidia  prima  dipartilla  , 


PRIMO, 

Y((  de  lauaro  effcY  Ji  ijualifa,  chf  noìt  fi  fd 
tid  mai ,  ma  (juanfo  j^iu ft  troua  hauf)  f  9 
tant^  maggiormente  defiiera ,  MOlti 
fon  glianimali  a  cui  fcmmoglia  ,  ciò  e»". 
Molti  fcn glihKOmini  a  eguali  juefla  auari 
tiafunift  indihifihilmenfe ,  tome Jiinift 
la  moglie  al  marito ,  E  più  dice  che  f^rm 
no  anthora  fin  che  uerra  II  Veltro^che  U 
fàra  morir  loti  doglia ,  Stando  ne  la  fmi 
lUudine ,  per  hauer  detto  difqra  hejiia  , 
Ven\)e  Veltro  e"  cane ,  ^he  nel  corfo  ag; 
giunge,  f  rende  ^  occide  le  fiere ,  Onie 
nel  jùo  Conuiuioy  in  certa  fua  comfarati^ 
ve  dice ,  che  la  propria  uirtu  delhracco  è* 
ii  len  odorare ,  come  del  ueltro  e-  di  lene  t  uelocemente  correre jE  nel  ^iif  »  de  la  preferite  canfi<-(f9 
parlando  de  le  nere  e  correnti  cagne  dietro  a  Lano  ,  t7  a  Iacopo  da  S,  Andrea  dice ,  VirietYO  a 
loro  era  U felua  piena  Di  nere  cagne  iramofe  e  correnti.  Come  ueltri  che  ufciffcr  di  catena  ,Etil 
Vet,  ne  la  prima  Stan'^  di  quella  fua  CanZ.*  Standomi  un  giorno  fcb  a  lajtnejìra,  dijje,  Vnafi 
ra  mapfarue  da  man  deflra  Cacciata  da  duo  ueltri  un  nero  un  bianco  e  cet,  cingendo  per  (jU(ti<A 
fronofticar  di  Cane  grande  primo  de  la  Scala  Signor  di  \Jerona  e  predire  ciò  c\)e  allhora  era  pre 
fcnte,  Perche  Dante,  ndfuo  elftliOffii  molto  fcuenuto  ne  fuoi  h  fcgni  da  queflo  Signore,  latjual 
<ofduedremo  che  fìnge  nel  xvy.  del  Farad,  e/Jcrli  f  redetta  da  Cacciaguida  fio  tritano  ,  ouefar^ 
=  landò  prima  de  la  liberalità  del  Signor  AÌbuino  fratello  dejfc  Cane  ,  comincia  in  ijuejta  firm^a. 
Il  primo  tuo  refiigio  ,  el  primo  hoflello  ,  Sara  la  corte fta  del  gran  Lombardo ,  che  in  fu  la  faU 
porta  ilfanto  uccello  e  cet.  Oue  fer  conclufione  dice  Cacciaguida  hauerli  detto  cofè  de  le  fuefi.turf 
uirtu,  incredìbili  ancor  a  quei  che  le  uedranno  .   Ciuejìi  adunque  dice,  NOn  ciberà  terra  ne  pel 
irò,  ciò  è',  NoM  regnerà  in  luilauaritia,  laqual  covfijìe  in  cibarft  zsr  accumaJarfi  terreni  e 
ridognijfetie  di  metallo,  ponendol  peltro  per  tutti  quelli.  Ma  fi  ciberà  difqientia,  amore,euir> 
tu.  Cibo  neramente  appropriato  ad  uno  dijfofio,  KfT  al  bene  edificato  animo.  Onde  il  Saluatore  , 
Cibuf  meus  ejì  ut  fàciam  uoluntatis  patris  mei  qui  in  cxlis  eft .  il  medefmo  afferma  ancora  nel 
f  reallegato  luogo  del  Farad,  oue  a  taìpropofto  di  lui  parlando  dice,  Ma  pria  che]  Quafco  lalto  Ar^ 
rigo  inganni ,  Farran  fruille  de  la  fua  uirtute.  In  non  curar  dargento  ne  daffinni,  E  Sua  nation 
farà  tra  Feltro  e  Feltro  ,  Ferche  Verona,  donde  era  la  fua  nationejè-pfìa  tra  Feltro  cafìelìo  xxv. 
miglia  fcpra  treuigi  andando  uerfo  Trento,  e  Feltro  capello  in  Romagna  non  lontano  da  S/rbino» 
Altri  hanno  intefc  per  il  ueltro  di  chrijìo  che  uerra  tra  cielo  e  cielo  a  giudicare  nel  gran  dt ,  Altri 
per  certainfluentia  preueduta  dal  poeta ,  DJ  quella  humile  Italia  fia  fduie ,  Sara  cofìuifdute  di 
quella  humile  Italia,  per  laqual  difènder  da  Troiani,  Camilla  figliuola  di  MetaboRe  de  Wolfiff 
Turno  figliuolo  di  Dauno  Re  de  Rutoli,  E  per  laqual  confi guire.  Furiale  e  Nife  amnciff.mi  e  uah 
rofiffmi gi:>ueni  ne  lejferdto  d*Enea,moriro  difirite,  E  dijfc  humile  ltaìia,ad  imitatione  di  Virg^ 
Humilem,  qup  uidemm  Itdiam  .  (^efii, dice, che  la  caccerà  FEr  ogni  uiHa,  do  è-,  ptr  tutti  Ì  luoi- 
ghi,  Auenga  che  Milla,  \n  lingua  Fran'^fe,  fignifichi  ogni  cittd.  Onde  rei  xv.  del  Furg,  in  pef 
fona  de  la  donna  di  Fiffirato  Re  d' Atene  ad  effo  Fifijirato  „Se  tu  fei  fir  de  la  gran  mila  e  cet, 
FJn  che  Ihaura  rime(fa  ne  lo  Infimo  ,  donde  la  inuid.ia  clebbe  lauerfmo  nofiro  che  Ihuomo  haf 
uejfe  a  poffider  quelle  fedie  da  lequali  egli,  per  la  fua  fitferbia,  era  fiato  cacciato,  Ihaueua  jfrima 
bipartita     infieme  con  glialtri  uitij  introdotta  al  mondo  ,  Onde  è'fcritto  ,  Inuidia  diaboli  mrt 
intfoiuit  in  mundum ,    infcntenda  umI  infirire,  che  la  liherdita  e  magnanimità  di  cofiui  dif* 


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Postillati  16 


INFERNO 

ffylera  lei  iuUò  UumtU .  Via  jf  mhfjtrfe  a  miti,  chf  di  lui  non  fann^,f>ciyra  co/i  a/Jcrla,  de 
apprfjfo  dflfM  ciftuififje  ii  tanta  ejjfettafnnpj  «3i,ct  ciò  che  meno  fc  nhahhino  iammirayt  fire 
vno  di  lui  (^uejiò  foco  difcorfoy  e  dirmo ,  hauer  trouato  a  Verona  in  alcuni  antichi  uolumifcritti  et 
fenna  daperfcne  idiote  e gYoJp,  ma  fideli/fimi,  fer  molti  fcontri  che  nhalhiamo,icjuali  trattano  de 
le  cofe  fiu^mofèy  che  giornalmente pron,  per  lo  j^afio  ài  ci,  anni  (^uefli  Signori  da  la  Scala,  che 
tenero  quelli  città  ,  e  dican-ì ,  cojìui  effere  fiato  figliuolo  del  Signor  Allerto  fratello  del  feconda 
Mafìino,  e  che  dopo  Bartolomeo  Z7  Alhuino  fuoi  fratelli  fuccede-  ne  la  Signoria  lanno  Mcccxij\ 
offendo  detk  danni  xx  .  e  che  fit  ualoroftffmo  de  la  perfona,  deccellentifftma  fhrma  ,  e  danimo  e 
diflatura  molto  grande,  ZD'  oltre  a  modo  liberale  e  gratiofo  infatti  ^  in  detti ,  Qrandiffmo  oji 
feruator  de  la  fide,  Amator  de  la  giufiitia  e  de  le  cofe  honefìe,  E  che  paffando  Loàouico  di  Bauit 
Ya  Imperador  de  Germani  per  andar  a  Roma  ad  incoronarft  ,fra  tutti  glialtri  principi  d'Italia 
che  gliandaron  a  fnr  reueren'^,egli  di  gran  u'ia  efprft  refe  il  più  magnanimo  e  ftgnorde.  Perche 
oltre  ad  hauerlo  molto  trionfantemente  riceuuto  ,  e  per  più  di  magnificamente  tenuto  in  Verona^ 
Lifice  poi  amora  compagnia  con  unajflendidiffma  corte  dun  gran  numero  di  fuoi  gentilhuomi 
wi,  e  con  due  mila  cauali  e  cincjue  mila  fànfi  dì  gente  eletta fempre  a  le  fue fj?ejc ,  Onde  merita 
diottener  da  lui  di  molti  e  gran  priuilegi,  E  per  hauer  dato  prima,  guanto  a  la  militia ,  molti  fag^ 
gì  de  la  fua  uìrtu,  de  quali,  perche  farebbe  troppo  lunga  hifìoria,  non  curiamo  reftrire,  fii  crea^, 
to general  capitano  de  la  lega  Ghibellina  di  tutta  Lombardia  .  Fffèndolipoi  moffo guerra  da  Prf^ 
éouani  e  da  ribelli  di  Verona  e  di  Vicen"^  ,  icjuali  haueano  per  general  capitano  il  Conte  da  S» 
Bonifitio,  furon  più  uolte  rotti  e  mal  menati  da  lui,  ^  heble  prigioni  effe  Conte  ,  t!T  Iacopo  da 
Carrara  Signor  di  Vadoua ,  con  gran  numero  daltrifàmoft  capitani  talmtnte  ,  che  egli  aggiunfc 
dfuo  Imperio  Vicenza,  Vadoua,  Ciuidal  f  Feltri,  Caccio  di  Mantoua  Paffarin  Qonacon'^a,e  mif 
feui  lodouico  da  Gonzaga.  Uebbe  ultimamente  Treuigi,nela(jual  citici  entr»  trionfante.  Ma  per 
li  difdgi  fcfferti  nel  campeggiar  la  terra  per  molti  di,  fu  fcpragiunto  da  una  continua  ftbre,  e  da 
fruffo  diuentre,  di  che  fr  aire  ui  giorni  fi  mori ,  effendo  defk  dixxmìj,  anni,  Laffando  almoni 
do  (juefìa  firma  opinion  difc,  che  ijuando  fi  tofìo  nonf^ffc  fiato preuenuto  da  la  morte,  che  in  tut 
fa  Lombardia  non  fiffe  potuto  capere,  e  che  ad  ogni  modoftffe  per  fàyft  Rf  <{'  Italia,  lacjual  opi^ 
mone  moffè  uniuerfalm ente  ogni  huomo  ad  attribuirli  il  cognome  di  grande,  t!T  in  ffttialita  il 
nofiro poeta  prima  di  tutti,  perche  morì  otto  anni  ìnanl^  a  lui,  a  dire^  the  farebbe  falute  defja  Ita 
lia,  La(]ual  era  allhora,  perle  fue  partialita,  in  pefftmo  fiato,  come  eglifìeffo  dimofìra  in  cfueUa 
fua  digrefpone,  che  fa  nel  fcfìo  del  Purg,  Oue  cominciando  dice,  Ahiferua  Italia  di  dolor  hofìei 
lo  e  c(t,  E  fìrfe  ancora ,  che  fi  lafso  alquanto  traJj>oriar  da  la  paffione  ,  per  la  ff^ran'^tì  chebbe 
defpr,  per  io  fuo  mt^  ,  refìituto  in  patria  ,  effendo  general  capitano  de  la  medefma  fàuione  che 
leneua  allhora,  come  difopra  e  detto  ,  ^eggeft  ancora  in  effi  uolumi  di  lui,  e  (juefìo  afjrrma  Gio 
uan  Villani  al  cclvi,  del  nono  lib,  de  le  fue  Fiorentine  croniche,  che  effendo  ad  infianfia  de  Pado 
uani,^  a  fua  ultima  ruina,difcefo  in  Italia  il  Duca  di  chiarantana,e  cjuello  di.Ofìerlic  con  ua 
lidiffmo  efprcito,al(jual  da  tutti  era  tenuto  che  in  modo  alcuno  non  potejfe  refifìere,  e  nondime} 
n^yfe;fe  tanto  con  la  fua  prudtntia  operare, che  effi,fen'^  far  alcun  frutto,e per  lo  fuo  megliore,fi 
eleffero  di  fornarfcne  f  la  uia  cherano  uenu(i,NefJùno  adunque  fammiri  che  effe  poeta  uada  di  lui 
tanto  altamfnu  uatìcinando,che  quando  uiuutofvjfcfer  etk,pteua  legierm,ente  de  la  fua  fìttura 
grUeìl^  effer  indouino,Ma  tornando  al  tffìo,dice  feguitando  in perfcna  di  Virg,  p  conclufione» 

Ondio  per  lo  tuo  me  penfo  e  d.fcerm  ,  vu.Ui,„.,.  vW.Ae  T>.nu  ÌMi, 

Che  tu  mi  figui  ;  &  ,o  faro  tua  guida }  offireniofcù  fn         frmmnh  mr 

E  trarrotu  di  qui  per  luogo  eterno  ;  a  <^um  ,  fer  cor,iurlo  u  l'i^firm,  ih 

Oue  udirai  le  dijperate  Jìnda ,  ^/«^^  etfy„,^  furmlmtntt 


io 


CANTO 

CfceiJ  ficonda  morte  àajcun  grida  t 
E  uederà  color  ^  che  fcn  contenti 

Nel  fuoco  5  perche  jj^eran  di  ucnìre , 

Quando  che  fta ,  a  le  beate  genti  : 
A  Iqwrti  po/  Jé  tu  uorrai  faine  5 

fia  a  ciò  fiu  di  me  degna  : 

Con  lei  ti  larderò  nel  mio  partire  i 
Che  quello  Imperador ,  che  la  fu  regna  5 

Per  chio  fui  ribellante  a  la  fua  legge , 


PRIMO.- 

tiharìMO  ad  ffpY  foYmenfafe  lan'mf  ie  Ja 
tiatiy  Ouf  udirà  le  /{rida  dijjercte ,  £  ue 
ha gliantìtlÀ  f/iriti  dolenti^  che  ciajcun 
grida  a  la  feconda  morte ,  Fmhe  fi  come 
haueano  hauuto  la  morte  del  corfò ,  che 
tra  jìata  la  jfYÌmaydefMrauano,}[(r fivit 
li  hr  martiri,  dhauer  hora  gufila  de  Uni 
ma,  eh  era  la  morte  feconda  ,  ma  (jue/ìa 
def  derapano  in  uam  ,  ](r  (fj.rla  ratioi- 
mie  anima  imim.ortale,  Mrf  hn  era  in  /o; 
YO  m^OYta  nel  peccato, ftr  lojual  ueniua  ad 


Non  uuol^che  in  fua  citta  per  me  fi  uegna^  ejJÌYfriuata  delaheatitudine.vrom.euen 
In  tutte  parti  imperale  quiui  regge:  do  condurlo  al  VuYg.oue  dice  ileuedra 

duiui  e  la  fua  città ,  e  Ulto  fggio  x  coloro,  che  fcn  contenti  nel  fioco  ,][eYche 

O  Bice  colui,  che  iui  elegge,  ^^<^ndo  haueranno  pittatole  comneffe 

colff,  0  erano  dan  dar  a  le  genti  beate,  a. 
[eijuali  non  fcgliofjvrifce  fiu  feY guida^che  feY  eJpYe  flato  ribello  a  la  legge  de  lo  ìmpeYadóre,Lhe 
Yfgge  la  Jif,  non  uuol  che  egli  uada  ne  la  fua  città.  Ma  jfromeUe  di  lanciarlo  con  Bf<?/»  lac^ual,j[er 
condurlo  a  tai  teate  genti,  fra  fiu  degna  di  lui,  E  moralmente,  nonptendo  \irg,  intefcjftr  la 
farte  Yagimuole,  indri^'^r  Bante,  mtefe  fer  la  fcnfial  farte,  al  monte,  ciò  è",  a  la  contemfla^, 
tione  de  le  diuine  cofi,  fer  la  uia  de  le  fiere,  che  fono  i  uitij^  perche  Ihucmo  cl.eft  troua  m.acchia', 
io  di  (juelli ,  non  fuo  leuar  la  mente  a  tal  confemflatione  ,  ancora  che  fYontifJma  nhahli  la  ì/q; 
'  glia ,  fen^a  efjlr  impedito  e  moleflato  da  efjì  uitij  ,  froifor.e  di  uoleruelo  indriTÌ^re  fer  la  uia  de 
Vlnf  e  foi  fer  (Quella  del  Purg,  lìo  e^,  fcr  la  cogmtion  de  uUij ,  a  do  che  conojciufo  la  lor mali', 
ita,  lì  fieno  in  horroYe,  e  foi  di  juelli  fi  uenga  a  furgare,  e  fuYgafo,fa  fitto  hahile  a  pter  tram 
fctnUr  con  la  m.entf  a  la  ionten^flctione  de  le  fifcrne  cof,  che  aliramente  non  fotrfth,  ferdr. 
In  animam  maliuolam  non  intrahif  Jfiritus  ffientie  ,  Ma  fer  che  a  quefa  non  fi  fuo^enire  col 
iifcoYfo  de  Ihumana  e  naturai  ragione,  con  latjual  fclamente  foteua  ben  Dante  ueniY  ne  la  cogni 
iion  de  uitif,  CT*  ancOY  furgarfene.  Ma  non  con  juella  lontmflar  le  lofc  celefxi,  efjlndo  a  queflo 
tiece/Jario  la  diuina  e  fcfra  naiuYal  Yagio^e,  lajual  conffìe  fclamifnic  ne  la  fctra  teologia.  Onde 


'Et  io  a  luì  *y  Toeta  io  ti  richieggto 
Fer  quello  rio ,  che  tu  non  cvnofceHi  5 
A  ciò  chio  fugga  queflo  male  e  peggio  5 

Che  tu  mi  meni  la^douhor  dicefìi^ 
Si  chio  uegga  la  porta  di  fcn  Vietro , 
E  color  3  che  tu  fri  cotanto  mefìi  ♦ 

iiUhor  fi  mojfc  jO'  io  li  tenni  dietro  ♦ 


Dante  non  piamente  confnte  a  cjuantQ- 
glie-  flato  frofoflo  da  Wirg.  m.a  lo  ritfciV;^ 
de  che  lo  uoglia  fJp(juÌYey  cof  ringendolù 
<t  (jueflo  ffY  quello  Dio,  che  da  lui,<juan 
h  uiuea,  non  fi  conofiuto  .  lac^uaì  co  fa 
pgnifica,  che  il  fnfc  ^ già  dijfofìo  a  uo 
ter  ohe  dir  a  la  ragione,  A  fio  chio  fi'^g<^ 
C^eflomale,  ciò  ^,  i7  uitio  ,  E  Veggio, 


che  [(frette  la  ignorantia  di  non  hituerlo  ffufo  con:>fere,da  ìajual  nafcerehhe  la  eterna  danna', 
ime  ,  SI  chio  ufgga  la  pria  di  San  Tietro,  Intendendo  de  laforta  del  Vurg,  dfniro  da  lacjua; 
le  fuo  fclamente  entrare,  chi  da  Pietro,  ciò  è",  chi  da  qual ft  uoglia  facerdote,  iljual  hahbia  aui 
torita  di  ptfY  affcluere,fia  flato  affcluio  da  la  colf  a  ,  CXnde  nd  nono  mto  iffli  Vurg.  inffrjo^ 


INFERNO  CANTO.!. 
'fit  ìf  Unìeh,  chf  pngt  jìccr  n  U fom  ii  quello,  farlanda  df  If fut  chiaui  Jice,  Drf  Pifr  ìfifht 
ga,  e  iij^mt  chia  erri  An'^  ad  aprir,  che  a  tenerla  ferrata,  fur  che  la  gente  a  piedi  mifutttrrU 
Aliar  fi  majji ,  ty  io  li  tenni  dietro  ,  Veduto  la  buona  dij^ofuione  del  fcnji,  la  ragion  fi  mout 
*d  indriZ^rh  per  la  uia  da  poter  uenir  a  la  contemplaiione  dt  le  iiuine  cefi ,  e  jueUo  ,  come 
ieftderofodaUedirUffimetteafcguitarla. 


CANTO  SECONDO. 


Ug,<,no  fmnhu,^,e  Im  huno  i\ poeta, elprefcnte  canto  ,lotoU  inu^ 

lfll^ir':Ì'-^T,^  catione,  ^4r^nc:pio  ìeJfuaZn 

Da  kfrtuht  lorot&  ,ojol  uno  tione,n,offra,iigottir/ìdelJfref,,,U 

Uapparecchma  a  fijlencr  la  guerra  ^„al  nel  precedente  era  fìat,  perfuafo  d 

S/  dtl  camino  ,tjldcU  pmate  j  \irg.  wia  rqref,  ia  lui  de  la  fua  uilta. 


INFERNO 
Chcrurdìra  U  mente  ^  che  non  erra, 
O  Mufe,  0  alto  ingegno  ^hor  maìutate 
O  mente  *y  che  fcriuefh  ciò  ch'io  uìdi, 
Qmì  Ji  tua  nobilitate^ 


lo  fc^uifaYf 


CANTO.    I  I, 

fer  confirtctYlo  a  fa!  iYhffera  A'wjo/rr-^r/c//, 
corneali  fra  uenuto  al  fio  fcccorfc  maìiia 
to  da  Beat,  e  If  fiffojè  faYQÌf  ufrie  da  Ifi 
ffY fàYlojfiu  iojìo  uenÌYf,  YitOYva  nel fYOi 
po/ìfo  di  prima  ,  e  dijjouftalfuUQ  UQÌn^ 
LO  ^ior«o l'cnmdaud.Mfà  iffcYittiQne  di  (emfo  dimo/ÌYandù.che  juando  f^ìi 


fro  rijlQYaYe,  Ad  imilaiionf  di  ViV^.  Nox  eraf  ^  flacidum  caYffhant fijfa  fcfOYey):  COYfOYa  lu 
rwf iio  uoh.unfuY ftdeYd  lajffu  .  Cum  tc'cet  omnit  ag(Y ,  \tmì(i  \\Ltf(\,  uolncYes  Lfnihant  cuYc^s 
er  corde*  ollita  lahoYUYn  ,  Ma  che  gli  fch  pffaYfcchiaua  A  Sofiener  la  gufYYa^cio  è-,  A  folfYar 
la  difficulid  ,  5";  del  camino,  che  nel  difcendfY  a  Vlnf,  epifi^.liY  al  VuYg,  E  Si  de  la  f  ief ette, che 
ie  Unirne  eteYnalmente  dannate  a  diueyft  cYudei  mrr.enti  doueud  haueYe .  CHf,  ìlc^uaì  carni', 
no,  e  la^ual  fietà.  La  mente,  che  mn  erYa,  RlfraYYa  ,  ciò  e-^fcriuendo  dech'mfYa  ,  VfYihe  la 
mente  e"  cjuetla,  che  mediante  lo  infÌYumento  de  la  mano,fcriue  le  cofc  ritenute  da  lei .  £  jufjh 
^  (guanto  a  la  letteYa  ,  Ma  cjufl  che  moralmente  uoglia  fortificare,  lo  uedYemo  pco  di  [etto, 
O  Mufe,  0  alto  ingegno,  le  Mufc,  fecondo  ipeti,fcK0  none,  dio,  Euterjfe,  rhalia,Melprr.ene, 
jheYficOYe,  EYdto,  Tolinia,  VYania  e  Caliojfea,  le^uali  hanno  diueYfcfYOpietà,  e  [(conio  (jufl 
le,  fcno  infocate  da peti,Ma  jfcYche  Van/e  in  ijhefta  fna  comedia  ha  da  frattar  di  Y^iolie  e  diuer 
f(  cofc  talmente  che  Uiutò  duna  o  di  fiu  non  li  hafleYehhe  ,  fero  le  inuoca  tutte  ,  a  ciò  che  la  di^ 
ueYfa  loY proprietà  ,  f^uoYifca  in  tutte  le  farti  la  fmil  (jualita  de  la  m.ateYid  di  che  intende  uoley 
irattaYe ,  E  coft  ancOYa  ilfuo  alto  ingegno ,  che  lifii  me^  a  cjuella  poteY  inuefìigare  ,  E  la  fi  a 
mente,  che  la  cofa  inueftigafa  fcfjfe  riteneYe  iicendo,che  (jui  hora  ad  ejjrimerla  fcriuendo,  f  far 
ra  di  ijuanta  noUlita  ella  fa  dotata,  per  efjcr  quffìa  di  tutte  laltre  la  più  notile  fotentia  de  Uni', 
ma,  Onde  ^irg.  Magna  cui  mentem  animumcj;  Delius  injjiraf  uales  apcYitj;  fiituYa, 


lo  cominciai ;Voeta,  che  mi  guidi y 
Guarda  la  mia  uirtu  j  fella  e  pcffcnte , 
Prima  che  abito  paffo  tu  mi  fidi ^ 

Tw  àici^  che  di  Siluio  il  parente 
Corruttibile  anchor  ad  immortale 
Secolo  andò ,  e  fu  fenfìbilmente  * 

Terotfe  lauerfario  degni  male 
Cortefe  i  fit  penfando  làlto  effetto  , 
Che  ufcir  doueadi  lui^el  chifel  quale  ^ 

2<icn  par  indegno  ad  huomo  dintetletto  : 
Che  fu  de  lalma  Roma  j  edi  fuo  impero 
Ne  lempireo  del  per  padre  eletto  t 

Laqualy  el  quale  (  a  uolcr  dir  il  uero  ) 
Fu  fìabilito  per  lo  loco  fanto  ; 
V  fede  il  fuccejfor  del  maggior  Viero  ♦ 

Ver  quefìa  andata  ^  onde  U  dai  tu  uanto, 
Intefe  cofe^^che  juron  cagione 
Vi  fua  uittoria^e  del  papale  amìTìanto* 


Inuilifce  fcmpre  il fcnfc  ne  le  difficili  imi 
frefe,  feYO  Dante,  peY  (jueUo  infffc ,  doi 
uendo  fcguÌY  ViYg,  intefe  peY  la  parte  rd 
gìoneuoìe  ,  in  Ouefa  fua  feyegrinafiQnfy 
li  moueun  duhlio,  il^jual  fy,  fclaftM  uxY 
iu  p-  poffente  a  falimprep,  Verche  la  uir 
tu  de  Ihuomo  non  confjfe  in  altre,  che  in 
yef  ugnar  ad  ogni  di^hordinaio  e  non  Yat 
gionfuole  ajfetilo  ,  aìc^ual  è-  fcmpYe  peri 
fuafc  da  la  farie  fnffiua  non  anchora 
ohedientea  la  rapone  »  Ke  puolhuorr.o 
fÒY  cjueftOjfcn'^  eJJtY  ,  med  anfe  effe  Yd". 
gione,  hen  confirmato  ne  h  flato  de  la  co 
iinentia  ,  lacjual  ^  (juella  che  repugna  a 
tal  appetito  dithoYdinat:i ,  Efèsia  uirtu 
intefa  dal  foeta  in  (juefìo  luogo  ,  Verche 
d:>uendo  ejfli,intffc peY  la  fcrìftiua paYte, 
d  fcendeY  a  Vlnf  ciò  è-,  uenir  ne  la  coi 
^nition  ieuitij'fer  foUrfcne  guaYÌdYe , 


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Firenze. 

Postillati  16 


t  N-f  .E  R  N  0 

AnJoui  poi  h  udi  dikttione ,  se  n^yj  fhfje  fen  mflYmai(ì  In  hìuiftu, 

Ver  recarne  conforto  a  quella  fide ,  IfgieYmente ptrelhe  ia  cjuelli  fjpr  fatto 

Che  principio  a  la  uia  di  fahationc  ♦  [rf^aricarf,  e  ^erh  dice  a  Sir^,  eh  ^, 

Ma  io  y perche  ueniiuilo  chi  il  concedei  <f  ^apc(YferagiomoleJa(]ualo(timc(ynen 

lo  non  Enea ,  io  non  Vaoh  fino  t  difcemf  e  ueie ,  che  p>ma  che  ella  h 

Me  degno  a  ciò  ne  io ,  ne  altri  il  crede ,      -f   ^  ^'  ctlpr^féndopafTc  dtf 

Perche  Je  del  uenir  io  mahbandono  ;  E  mralrnenfe  a  Uh  e  [mi  di^ 

remo  ,  che  h  uenuta  non  fia  Me  :  ^'''H      ^.^^^^^^'^^^f  7lr' 

Q-r-       ■  .    j-         1-     ^         '  ueua pire  y  debba  ben  guardare  fc  fai  ftict 

Sa  favo  ;  e  mtmi;  me  cho  non  ngwno ,  ^  ^^^^^^  ^    '^J^  ^ 

lacjual  difcpra  ha  detto  chefiffarecchia'^ 
ua  d  fcjlenere  SI  del  camini,  Si  di  fai  difc^rfo  che  fty  d^ueane  la  confidf  radon  de  ulfij,  neljual 
iljcnfoh  auea  a  conthatter  con  la  ragione  ,  E  Si  de  la  piefafe ,  che  doueua  hauer  di  fjuedi  che  in 
fai  uifij  erano  fcmmerft .  TV  dia  che  di  Silnio  i/parenfe  .  Ha  ilpefa  fin  a  cjui  dimojìrafò 
che  in  <lKfftafuafere^YÌna{ione  ,  a  lacjual  da  Virg,  era  efforfaio  ,  e  che  doueua  fkre  (  ejjlnk 
ambra  unito  al  coypo  )  da  cjueflo  finito  ad  etern:»  luogo  ,  disfi  larfi  de  la  fuauÌYtu,h  cjuello 
che  moralmentf  ftgn  fichi,  Ihahhiam:^  ueduto  .  HoYa  d.nv.jìra  che  (juaniuncjue  ad  alcuni  Jìa  jìa 
fo  lecito  lanJaYui,  ejpY  jfeYgyafia  jf  efiale  hauufa  da  Dio  a  cjualche  degno  efjtUo  che  ne  douea  fé 
guire,  cjuello  che  di  lui  non  eya  da  ejjiftimare.  Onde  dice  temere,  che  la  fua  andata  non  fa  fili 


)gnminafi  S     ^     ^  ^  

atialfclo  de  Ihuonìoftcorro^fe,  ad  immoYtaljccoloyPeY  che  finge  che  Jifce^de/fe,  c/nJoti3 
da  la  Sihilla,  aVlnf.  iljua!  e^  fccolo  immortale },auendoui  efeynalmenfe  ad  efjèy  torme  :tati  c^uei 
li,  che ui  fon  dannati ,  Ondeneltey^  cinto  di  Ioy paylanb  dice,  duefìi  noi  hanno jjtran^  di 
morte  .  E  Fufcnfitiìmente,  Ejjèndoui, come  finge ,  difcefc  col  co-^p,il^ual, mediante  ìanima jcn 
fitiuo  .  VhrofclaueYfa.rio  d^gnìmale,  laueYfario  dognimale  fi  è-  Dio,  per  effir  fcmmo  tene. 
Se  aduntjue  Idio  jù  cortefi  e  liherale  uerfo  d'Enea  in  darli  uig:^r  e  uirtu  da p^erui  andare,  pen: 
ftndo  a  Ulto  efji^uo  che  douea  ufcir  diluì,  El  chi,  elcjuale^cio  è-,  E  chi,e  di  che  <iuaìita  ec  J 
lentia  haueano  ad  ejfer  cjuelli,  che  di  lui  doueano  ufcire ,  non  par  ad  huomo  dintelletto  in  degna 
cop,  che  fai  grafia  li  fèjfè  conceduta  ,  ferchefii  eletto  ne  lo  empireo  cielo  per  padYe  de  [alma  Ro? 
ma,  e  delfuo  impero ,  Ejfindo  da  lui  difceft  ifindatori  deffa  Roma ,  che  tenne  lim}  eYÌo  di  fumi 
mondo  .  L  Acquai  ^oma  il  fiale  Impero,  A  uoler  dir  il  uero,  fii  in  efc  empireo  cielo  fiahilko, 
jfer  lo  luogo  finto  de  lafcdia  Ap^fìoHca,  V,cfo  è>,Oue  fede  ilfcmmo  vòntefi.ce  fuccefcr  di  S.  Vie  ■ 
ro primo  e  maggior  d^  tutti gUtri  Pontefici .  Ver  ejuefia  andata, OHde  tu  li  daiuanfo,cij  h 
"De  Uguale  tu  li  dai  honor  e  lode,  Intefc  cofi  che  fitron  cagione  de  U  fua  uiUona  e  de  lamm.anto 
rapale .  Perche  \Jirg.  finge  che  trouajfi  in  Inf.  Amh  fifi^o padre,  dalcjual  infejè  tutte  le  cofi  che 
li  doueamfuccedere,  lef^alifi^ron  cagione  de  Ufua  uittoria  contra  di  Turno  ,  Da  laaual  uittd 
Yii  naccjuepi  lo  Imperio  di  R  ma,  e  dx  cjKeìlo ,  Ummanto  papale  ,  Onde  Au^:{Uno  in  quel  de 
Ciu.  Dei,fcY  ue  al  frofoftto  cjuejie parole, Deus  oflendit  in  opulenfiffimo  regno  Ìoman,rum  cuan 
tmualuer.ntcmlesuirtutesetiam  fi.ne  uera  religione  ut  intelligeret  ha.  uera  addita  hominem 

che  Paulo  Apofiolo,  d^uale-  detto  Vafo  di  ele,.one,  per  hauerlo  cofi  nominato  Dio,  come  ^  finti 
io  al  nono  deghatti  dicendo  ad  Anania  che  andane  a  lui ,  Nade  cjuoniam  uas  eletti.nis  efi  mihi 
^e.  Fu  rapito  dfer^c  cielo  che  medeftmamente  ^(aolo  immortale, come  Vlnf  PEr  yecarnt  con 
firn,  Perde  Paulo  dijje  efcYijP  molte  cofi  d.  cjuelle  che  uide  m  talfuo  ratto,  l j../.^  ]  „ 


CANTO  SECONDO» 

mftYi^  f  mfiyynatbne  a  la  fide  cattòlica  e  chifìiana ,  CHe-  jf)Yimifio  5  la  uìd  ìi  fJudfioft^  j 
VfYche  fcn^  fid(  neffi  n  fi  fho  fJuare  ,  Cnde  eglipfffc  « ^li  h'fhei  al  xù  Sine  fide  imjofjihiit 
ejl  f  lacere  Veù»  E  Gris,  Fides  ejì  fcncdffimt  reli^ionis  fiiìidamnium  »  Manmhajìa  fclamente 
juffia,  che  fcm  neteffarie  le  hne  ofere.  Onde  due  ejjlr  fclamente }rimifio  a  tal  uia.  MA  io, 
perche  uenìrui  i  o  cUl  comtde  :  Comhiude  adunque  infintentia ,  che  fc  Enea  e  Vauh  i<andaro> 
no,  Eu,  cme  hahhiamo  detto  di  fcfra,j[er  grafia  e fiah  iOmeduta  loro  da  Dio  ,  a  do  che  nefi^ 
guijftro  glieffeiti  degni  di  fcfra  narrati .  M<t  io,  dice,  c\.t  non  fcno  Enea  ne  Vaulo ,  ne  migiudii 
co,  ne  da  altri  fcno  giudicato  degno  a  tanta  in  frefa  ,  Vtr  (jual  cagione  ui  dehho  uenire  ,ochi  lo 
concede  che  io  ui  uenga  :  Volendo  infirire  che  nfjfi.no,  E  fero,  SE  io  mahhandono,  ciò  è-.  Se  iQ 
al  tutto  mi  dijfongo  CT"  accordo  del  utnire^  TEmo  che  la  uenuta  non  j:a  felle  ,  Perde fiolta  cofit 
è^fàr  iry^frefa  oltre  ale  proprie  fcr^.  Onde  tìor,  ne  la  Voet,  Sumite  materiam  uejìriSyC^ui  fcrihi) 
tis  pcjuam  Virihus  :  Et  uerfcte  diu  quid  fcrre  recujhi,  Qjiid  ualeant  hunteri .  E  pero  fu  Virg» 
che  [ci  fauio,  e  meglio  intendi  che  io  non  fi  dire.  Confiderà  ten  f  rimafie  io  fcno  [efficiente  a  (jue^ 
jh  ,  E-ffcndo  offliio  de  la  ragi:)ne ,  in  tutte  le  anioni,  come  ne  ammaefìra  Saluftio  ,  di  difcorrer 
prima  maturamente  :l  fine  che  ne  può  tiufire  ,  E  f(  lo  giudica  huono  ,  con  pY^fif^  *  f^^^ 
ter  tempo  in  mc^  ejpjuirlo,  Se  reo,  defifley  da  la  im^ginata  imprefit . 


£  qual  è  quei  ;  che  difuuol ,  ciò  che  uoHe  5 
E  per  noui  j^cnfier  cdngia  prcpcfla 
Si  5  che  dal  cominciar  tutto  fi  tolte  j 

^Tal  mi  fiècio  in  quelh  ofcura  cofht 
Verche  penjando  confumai  limprefa  J 
che  fu  nel  cominciar  cotanto  tofla  ♦ 


il  mutar  propfitto,  e  defifier  da  la  comin 
data  imprefi*,  alcuna  uolta  è' prudenti^, 
e  (juffi'o  ^  cjuando  retiam.cnie  fi  giudici 
poterne  refidtaY  uergogna,  0  danno ,  M<t 
quando  fi  lafcia  perfiiggir  ^ticae  darfi 
a  lodo,  e- pufiJUnimitajiOry.el poeta  uuol 
infirir  che  fii  la  fina  IN  quella  ofcura  co; 
fìa,che  era  del  code,  le  J}a[ìe  delqua^.e  lamattina  haueaueìute  ueflife  de  raggi  del  fcle^  E  lung^ 
delcjuale  effifiran  m:>(ìì  ue^fd  camino  alio  e  filuffiro,  f  difender  d  la  porta  de  l'inf  comeuedre 
mo  nel  figliente  canto  chefironfoi .  OScuraj  perche  già  ilfcìe  era  andato  fiotto  in  occidente,  e  la 
cofìa  guardaua  in  oriente,  che  tanto  più  ofcura  ueniua  ad  eff^re ,  E  moralmente  era  oficura,feri 
che  tal  fuapufiillaynmita  naficeua  da  ignorantia  ,  che  fa  defi.fter  Ihuomo  da  Ihonorate  tfT  utili  ir)ii 
prefi  ,  a  le  quali  fi guit  are  era  prim.a  dal  difcorfi  df  la  ragior,e  flato  indrix^to  ,  Ma  egli  confiumo 
ìimpYefa  ,  che  fii  cotanto  tofta  nel  cominciare,  VEnf>:ndo,  Tenhe  filfimente  dificorrendoj  e  giudi^ 
candola  difficile,  quello  che  non  era,  unneinelfa  ad  imrJire, 

Auedefi  la  ragione,  il finfio  effir  a  limare 
fi.  inudUo  ,  e  per  firlo  anim.ofc  in  quella, 
//  uien  a  dimofiraye^che  n'^n  meno  è-  m,ofi 


sei  ho  ben  la  tua  parola  ìntefi^ 
Rijpofi  del  magnanimo  queìlomhra, 
Lanima  tua  è  da  uiltate  offe  fa  : 

taquale  molte  fiate  Ihuomo  ingombra 
Si,  che  dhonrata  imprcfà  la  riuoluc^ 
Come  fiilfo  ueder  beiìia ,  quandombra  » 

Va  quefia  tema  a  ciò  che  tu  ti  folue  ; 
Virotti  perchio  uennij  e  queb^chìo  intefi 
Ne/  primo  punto  j  che  di  te  mi  dolue  ♦ 

Io  era. tra  color  j  che  fon  fofpefì*, 
E  donna  mi  chiamò  beata  e  bella 
Talj  che  di  comandar  io  la  richkfi , 

Luceuan  Rocchi  fiuoi  più  j  che  laiìdU: 


fc  lui  a  tal  imfrefa  d-i  diimia grafia  ,  chi 
fi  fcfifi  Enea  e  Vaulo  ,Onde  dice ,  SE  /O 
ho  infefc  len  la  tua  paròla  ,  la  tua  anima 
è'  ofjvfa  da  uilta  ,  laquale  molte  fiate  ini 
gomlra  ty  occupa  fi  Ihuomo, che  lo  riuol 
ue  e  Yimoue  da  hondYata  irrj  refef,  COn.e 
fiilfc  uedeY  he  fila  quandomlya  ,  TeYche  , 
y?  come  la  hefìia  adorrhra  fjai.entata  dct 
filfio  uedere ,  Cefi  Ihuomo  fi  rim.oue  d<t 
Ihonorate  imjYefi  Jfauentato  da  fim.orofà 
itilta  •    DA  quefìa  terra  a  do  d  (  tu  ti 


1. 


vV 

■  *  vi 


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Postillati  16 


INFERNO 

E  ccmmcìommì  A  iìr  foaue  e  piana  fdue ,  A  do  de  Hi  ti  CdogUd  e  ìilm  U 

Con  angelica  uoce  in  fra  fijuetla^  ^uefìodmoYe ,  che  iipi  uile  epgro ,  io  d 

diro  Id  cdgione per  chio  uéni^e  (Quello  che 
io  inteft  ne/ frimofuntOy  do  A',  Immediate  c\fe  imi  dolfe  ^  increUemi  dite,  Perche  un  punto  e* 
tanto  Jpafio  di  tempo  ,  (juanto  con  penna,  o  flile  fp  ena  a  farlo ,  Onde  nelulfimo  del  Parad»  Vìt 
punto  fclo  me^  maggior  letargo  ,  che  uenfic'mcjue  fccoli  a  limprefa  e  cet,  IO  era  tra  color  ,  che 
fon  fcjfef.  Vuol  il  poeta  per  (juefle  parole  dimoflrare,  che  Virg.era  nel  limh,  perche  ft  come  noi 
diciamo  Ihuomo  eJpr  fcjfefo  cjuando  è'fra  due  diuerft  penferi,  Coftlanimepofte  nellimlo  fono  fo 
f^efe,  py  effer  fra  due  diuerft  flati,  perche  non  fcno  faluafe  a  Id  glorid  dd  Parad.ne  dannate  a  le 
pene  fènfthili  deVlnf  Onde  ancora  nel  cjudrtocdnfo ,  Gran  duolmipreft  al  cuor  juandc  lo  inte 
ft.  Pero  che  genti  di  molto  ualore  Conoiii  che  in  cjuel  limk  eran  fcf^fft .  E  Donna  mi  chiami 
heata  e  iella  ,  Quejfa  heatd  e  Iella  donna  il  poeta  la  intende  per  Beatrice ,  de  lacuale  ne  la  uita 
di  lui  alcuna  cofaper  tranftto  dicemmo,  E  Idper  la  Theologia,  e  per  la  fer^  de  le  tre  grafie,  che 
fecondo  i  rheologi  alcuna  uolta  ,  per  rimouerne  da  la  uita  uoluUuofa  e  lafciua  ,  ne  fcno  concedute 
da  Dio,  delecfuali  difetto  diremo  (juanto  per  la  dechiaratione  di^cjueflo  e  di  juel  tejio  farà  dihfs 
gno  .  TAle,  do  e.  Tanfo  heata  e  heUa,  che  io  la  rìchieft  DE/  comandare,  do  ^,  che  ella  mi  cQ 
mandaffe  .  l  Vceuan gliocchi  fuoipìu  che  laflelU,  Luceuan  gliocchi  di  Beat. più  chd fde,inte 
fojfer  effafleUa, perche  cjuefla  fola  per  fe  flejfa  luce,  e  da  lacjuale  tutte laltre  fcno  illuminate,  E  ue 
ramenfe,fe  infendiamo  Beat,  fer  la  Theologia,  diremo  lijuoi  occhi  lucer  più  chd  fole  ,perchefd 
fde  illumina  ifuperiori  e  cjuefli  inflriori  corpi ,  la  Theologia  illumina  glianimi  nofln  ,  che  fcnl 
molto  più  nohili  eccedenti,  oltre  li  cio,lifk  de  le  celefli  e  diuine  cofe  ejfcr  capad,come  aff^Y 
ma  il  Pr^f^ta  ndfalmo  cwiij,  dicendo,  Declaratio fcrmonum  fuorum  iUuminat ,  ^  infehaum 
datparuulit .  Onde  difetto  uedremo  cheinperfcna  di  Virg,  dira,  O  ionna  di  uirfu fda  per^cui 
Ihumana  ffetie  eccede  ogni  contento  Da  cjud  dd  cha  minor  ìi  cerchi  fui  e  cet.  Se  la  intendiamo 
ancora  per  la  gratta perficienfe,  0  ueramenff ,  fecondo  Auguflino ,  perfcueranie  ,  diremo  cjuefta 
operar  in  noi  il  medefimo  ejfi'Uo,  Perche  cjuelli  che  tal  grafia  ricevono  ,  poffanO  con  la  mente  trai 
fendere  a  le  cofefuperne .  E  Comindommi  a  dir  fcaue  e  piana',  Defcnue  in  Beat,  la  modeflia 
dd  parlare  dunacafla,  ueneranda,  efcggia  donna,  ilcjual  dehiejprfcmprepieno  di  fcauita,huma 
nita  e  dolce^"^,  cofc  che  ne  la  Theologia/}  froua,  perche  dolcemente,  e fcn^  alcuna  aflrel^'^.ne 
[erfuadefmpre  il  hne.o'  indri^'^ne  la  uolunta  al  uirtuofamenfe  operare. 

O  anima  cortefe  Mantouana^  Quefla  oratione  JiBeat.è^tutta'ptena 

Di  cui  la  famaanchoY  nel  mondo  dura^  darfe,  de  lacuale,  non  ejfendonoflroproi 

E  durerà  quantol  moto  lontana  5  f  o/i^o  di  uoler  franare ,  la  laveremo  inue 

Lamico  mio^e  non  de  la  uentura,  ftigdr  a  più  curioft  ^  e  fclamente  dirt  mo , 

Ne  la  diferta  piaggia  e  impedito  chiamar  Virg.  anima ,  perche  era  fen"^ 

Si  nd  camin  ^  che  udito  e  per  paura  :  ^^^^>  Cortefc,  dandoli  lode  di  <jueOa  uir 

E  temo ,  che  non  f\a  ^ia  ft  fmarrito  5  ftf,la<iual  uoleua  che  ufffe  in  henefitio  di 

Chio  mi  fia  tardi  al  foccorfo  Icuata  ;  ^^7''    ^\ ''"^^^^ 

Per  <]uel]  chi  ho  di  hi  nd  dd  udito .  ^'H'  '         T"''  f 

Hcr  moui  ;  e  con  la  tua  parola  ormta ,  I       ^  '    j  '  ' 

LaiutaJ  ;  cho  ne  fa  confilata  si  come  l  fritto  in  9.  Uca  al  Li. 

lo  fon  Beatrice  ;  che  ti  fitccio  andare  t  celum  cr  ferram  'tranflunt  e  cet.  Pt  il 

Vegno  dd  loco  ;  o^e  tornar  difw  :  Projita  nd  f,U  c.farUndo  de  deli  lijft, 

J//?  pailunt. 


CANTO  SECONDO. 
Amor  mi  mojfe  5  che  mi  fr  f  ariate .  ^Iff  ftritunt .  A^inìfarf,  che  tanfo  fcUt 

Quando  faro  dinari^  al  fonor  mio  ;  mmiifuo  <jueJ}aPr>,a  mwial  durare . 

Di  te  mi  loderò  fouenie  a  lui  :  ^  Amico     e  »on  de  U  uemra,cU 

tacette  Morale  pi  cominùa'  ioì  '"/j  ^H^un  Be.,     .  U u.,u ^ 

^  edificar  j(  jUjIc  Z9  din  al  bene  ,  e  uei% 

micO  ii  ijucUa,  Ma  chi  la  cerca  ffY  accjmParfima,  ie^nita,  o  YoUa,  cojèfcttopfte  a  Ufirfuna, 
è-  amico  de  la  uentura  .  Era  aiuncjue  Dante  amico  di  Beatrice  .  NE  la  difetta  piaggia  ,  Qu.el 
che  (luefìo  fgnifichi,  Ihahhiamo  ueàuto  difetta  mi f rimo  canto  juando  dijp ,  V^ifrefi  ma  fer la 
fiappìa  iifcrta  .  Impedito  fi  nel  camino,  che  uolfoe'feY  j^akra  ,  P.ra  Dante  tanto  imjf  edito  da 
le  fiere  ne  la  diferia  piaggia  de  la  uirtu ,  che  per  paura  e  iema  de  la  dificulta  ,  come  imalitOy/ra 
uolio  e  iOYcea  da  tjuella  tornando  a  ricader  nel  uitio*  E  Temo  che  non  fta  già  fi  fmarrito,Men 
ire  che  ftamo  in  uita  ,  non  poffiamo  dire  dhauer  perduto  la  uia  del  cielo  ,  ma  fclamente  dhaunU 
fmarrita,  Siandofcmfre  in  noflra  faculfa^  mediante  illihero  artiirio  ,  di  poter  tornar  a  la  driUa 
ma.  Ma  la  dificulta  e  molto  maggiore,  quando  ftamo  imorft  ne  Ihatito,  F.  cjuefia  ^  la  iema,  che 
moftra  dhauer  Beat,  di  Dante .  Hor  muoui ,  Conchiude  Beai,  che  yirg.frt^  più  tardare ,  fi 
iehhamouera  (occorrer  Dante,  E  con  tomaie  fue  parole  pervadendoli ,  E  Concio  chameflierial 
fuo  campare,  E  con  le  luone  opere  indriz^ndolo,  lo  dehha  tanto  aitare ,  che  eia  ne  fa  confclaia, 
E  fer  fkrlo  pronto  a  lopera  dice,  come  (Ha  e-  Beat,  che  uien  dal  Cielo,  oue  deftdtra  tornare,  E  che 
amore,  iljual  la  Jprona  e fcUecita  a  (juffta  imprefa,  e-  (jUfl  che  la  fk parlare, promettendoli  in Jpni 
mio  di  SOuente,  ciò  e-,  Speffe  uolte  lodarfi  di  lui  al  fuo  e  no/ìro  Signore  Dio,  (Quando  fra  dinari 
I^"  a  lux .  DOueua  adunque  Virg.  con  ognifiudio  mouerfi  ad  aiutar  Dante ,  efjcndone  richiefto  da 
co  fa  leata,ffronata  damore ,  E  maffìmamente  promettendoli  ir?  premio  quello  ,  che  da  lei  dare  ,  t 
da  lui  riceuer  in  quello  ftaio  fi p:)iea  maggiore , 


O  donna  dì  uirtu  ^  fola  per  cui 
Lhumana  fpetk  eccede  ogni  contento 
Va  quel  del  cha  minor  li  cerchi  fui  j 

Tanto  maggrada  il  tuo  comandamento  j 
Che  luhidiryfi  già  fèffe ,  me  tardi: 
Tiu  non  tè  uopo  aprirmi  il  tuo  talento^ 

Ma  dimmi  la  cagion  j  che  non  ti  guardi 
Velo  fcender  qua  gì  ufo  in  qucfìo  centro 
Ve  lampio  locoj  oue  tornar  tu  ardi. 

Va  che  tu  uuoi  Jàper  cotanto  adentfo^ 
Virotti  hreuemente ,  mi  rifpofe , 
Per  chio  non  temo  di  uenir  qua  entro  ♦ 

Temer  fi  de  di  queh  fole  ccfe  5 
Channo  potentia  di  far  altrui  male  t 
Ve  ìaltre  no  ^  che  non  fon  paurofe  ♦ 

Io  fon  fotta  da  Dio  jfua  merce ,  tale  5 
Che  la  uofìra  mifiria  non  mi  tange , 
l^e  fiamma  defìo  incendio  non  maffale* 


Tìnge  Dante ,  che  Virg,  li  dica  la  rifili 
Pa,chegli  fice  a  Beat,  Uc^uaì  comincia  in 
quefla  firma  ,  O  Donna  di  uirtu,  ciò  ^, 
O  donna  di  uirtu  firmata ,  Perche  da  la 
Theologia,  tutte  le  diuine  V  humane  uir 
tu  fon  comprep,  SCla per  cui.  Sola  per  la 
quale ,  Ihumana  Jj:etie  ECcede  Ogni  coni 
iento,Vaffa  ogni  top  contenuta,  DA  quel 
del  cha  minor  li  cerchi  fili ,  Attriiuifcona 
gliafirologi  a  lottaua  sfera  dieci  cerchi,  cO 
me  ueggiamo  ne  la  sfira  materiale, Iquali 
fino  qufjii,  tori'^nte,  \l  ^diaco,ìl colti 
fO  de gliequinotij,  lequimtiale,  llmerii 
iiano,  il  coluro  de  fmjìitij,  LarticO,ll  tra 
fico  del  cancro,  il  (rofico  del  capricomo^e 
(antartico  .  Se  adunque  noi  atiriluiamo  a 
glialtrì  fette  cidi  digrado  in  grado  quei 
flio  parte  demedefimi  cerchi ,  quello  de 


la  luna,  che  fa  centro  a  tutti ,     e- il  più 
proffmo  a  la  terra ,  hauera  li  cerchi  fuoì 
minori ,  Dice  adunque,  che  Ihumana  /fette,  mediante  laiuto  di  Beai,  do  e-,  de  la  Theologia,Eci 
itie  e  ^affn  con  la  mente,  ogni  cofa  contenuta  da  quefio  deh  de  U  luna,  chefcno  quejU  cofe  mjt; 


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Postillati  16 


INFERNO 

yiOr/VVowr V  (juattra  fìementiy  m  tuUe  le  afe  c\)e  farticij^an  ii  (jueUi,  fercfif  meìlante  ejjà  Tfcrt 
lo^iajrajceujiamo  a  la  a^nitme  ài  Dio,  e  de  lalfre  /ùfeme  e  dwine  cofe  create  da  lui .  TAn 
10  ma^grada  il  tuo  comandamento,  Dice  effcrìi  tanfo  grafo  il  comandamento  fittoli  da  lei ,  che  fe 
lohdire  FOfp  già,  cio  P-,  Fojfe  fur  aUhora  O  in  tjueUo  inftanteyde  il  tomcndamento  glierafia 
to  fitto,  lifayehhe  tardo,  tanto  uuol  infirire  che  de/iJeraua  a  tal  fuo  comandamento  fatisfire,On*^ 
le  dice,  Vìunon  te  uop,  cio  e,  Viu  non  te  di  htfcgno ,  APrirmi  il  tuo  talento ,  Dichiararmi  il 
tuo  defiJerio  .  MA  dimmi  la  cagion,  che  nm  ti  guardi ,  Domanda  Virg,  Beat,  de  la  cagione, 
jferche  ella  non  fi  guardala  de  lo  fcender  in  ^uel  centro  de  l'infi  da  lamjfio,Jfatiofc  ^  alto  luogo 
lei  cielo,  doue  ella  ardeua,  e  fcmmamente  defideraua  tornare,  hauendo  di  feltra  detto ,  Vengo  del 
loco,  oue  tornar  difio,  Non  /ìijfendo,  come  Gentile,  che  lanime  leafe,  ouunjue  elle fiano ,  femfre, 
fen{a  alcuna  lefione,  fermangQno  ne  la  fifa  filuita  e  gloria.  Onde  e  fcritio  nel  Salmo  xxij.Si  am 
bulauero  in  medio  umbre  mortis,  non  timeho  mala,<juoniam  tu  mecum  es,  Et  ìfiia  al  xliì^,Qj4um 
tranfieris  fer  acjuas  tfcum  ero,  ^  fiumina  non  ojferient  te,  Qjium  amhulaueris  in  igne  non  com 
lureris,  C17  fiamma  non  arielit  in  te  e  cet.  Pero  Beat. .li  rijfonde,  che  di  (juelle  fcle  cofe  ft  de  te/^ 
mere,  che  hannopter  difir  al  altrui  male,  de  laltre  m,e  che  ella  e  da  Dio  fitta  tale,  che  la  mife 
ria  loro  non  la  tocca  ,nee  ajfalita  da  fiamma  di  quello  incendio ,  ciò  è,  da  ardore  del  iffiierio 
che  haueano  tutte  (jueUe  anime  pfìe  in  cjuel  limbo ,  che  tra  de  la  beatitudine  fen^  J}^^^^^  ài 
foterla  mai  confeguire,  ma  certe  dejfer  (juiui  eternalmente  deflinate  ,  Onde  nel  juarto  canto  uè 
(iremo  ,  che  in ^erjcna  di  Virgilio  dira ,  che  fen'^a  j^eme  uiumo  in  difio  • 


ronm  e  gentil  nel  del  ^  che  ft  compiange 
Di  qucjlo  impedimento ,  ouio  ti  mando  j 
Si  che  duro  giuditio  la  fu  frange  ♦ 

Q^uefla  chiefe  Lucia  in  fuo  dimando  ^ 
E  diffc  j  Hor  ha  bifogno  il  tuo  fidck 
P/  te  j&  io  a  te  lo  raccomando  ♦ 

Lucia  nimica  di  ciafcun  crudele 
Si  mo\fc  5  e  uenne  al  loco ,  douio  era  J 
Che  mi  fedea  con  lantica  Rachele  x 

Diffe  ;  Beatrice  loda  di  Dio  uera. 
Che  non  foccorri  quei  ^  che  tamò  tanto  5 
Che  ufcì  per  te  de  la  uolgare  fchìeral 

l^on  odi  tu  la  pietà  del  jiio  pianto  i 
Non  uedi  tu  la  morte  ^chel  combatte 
5w  la  fiumana ,  oue  il  mar  non  ha  uanto  i 

AZ  mondo  non  fur  mai  perfine  ratte 
A  far  lor  prò ,  eiT  a  fuggir  lor  danno  J 
Comic ,  dopo  cctai  parole  fatte , 

Venni  qua  giù  del  mio  beato  f canno 
fidandomi  del  tuo  parlar  hoiieflo  5 
Che  honora  te,  e  quei^  che  udito  Ihanno^ 


SeguitanJol poeta  in  ferfona  di  Beat,  nel 
fio  dire ,  Moflra  tre  diuine  donne  ,  luna 
ferfitafa  da  lai  fra  ,  efferfi  mojp  in  fuo  fi{ 
uoread  aiutarlo  .  Qjiefte  intendiamo, cOf 
me  difcfra  dicemmo  ,fer  tre  grafie,  che 
da  Dio  alcuna  uolta  ne  fono  conce Iute,La 
prima  de  lecjuali,  perche  nafce  da  fuaproi 
pria  liberalità  ,  e  moffo  a  compaffione  ie 
Ihumana  fragilità, chiama  donna  gentile^ 
offendo  gentil  e  nobil  cofiil  fcccorrer  juel 
li,  che  hanno  bifogno  de  laltrui  aiuto,  auè 
ga  che  non  Ihahtino  meritato  .  Qj^efìa  ne 
rimoue  dal  uitio ,  tST  indri^'^ne  la  uolun 
ta  a  uoler  il  bene,  ^  e  detta peutnienfe, 
la  feconda  chiama  Lucia  ,  perche  ueduto 
Idio  la  noflra  buona  uolunta  dhauer  acctt 
iato  il  buon  uolere,e  che  per  noi  medefimi 
no pofpamo,meritiamo  che  ne  la  cóceii,a 
do  che  ne  illumini ,  e  moftrine  la  uia  che 
dohbiam  tenere.  Onde  i  he  ella  è  detta  ih 
luminante .  later'^  chiama  Beat. perche 
procedendo  per  la  uia  dimoftr afone  da  la 
(luminante  grafia  fino  al  fine  ,  è  ciueh 


la  che  ultimamente  ne  fi  beati ,  perche  ne 
fi  conofcere  Dio  nofiro  fcmmo  lene, oltre  alcjuale  neffun  altro  fi  ne  può  jferar  maggiore, è  detta 
[erficiente ,  0  uer  amente  mfumante .  Parlando  adunque  de  la  prima  e  preueniente  grafia  iice^ 


CANTO  SECO^rDO. 

M  ^-        «'/  Cielo ,  CHf,  ciò  ^,  /«f ««/f,  <I  com;.««_?^  S.  '      <f,  ?«f/fo 

A  «  r.«/r,  «/^w/f      rnmk,  SI,  ^.^men^fy;  fom;',*;,^. ,  Ae^if  e  rml[(  D  V. 

ro'ridelfoeU  iX  émn.  gi.fùM  era  già  jì.to  fiuo,  ejjenhfuff^  dwim  gwflu,a,fer  ileo, 
fumer  ie  U  <loK«.  gentile,  fUcaf,,  r,r>,feM  ta!  imo  ^uiim  ,fer  kamle  erafnm.fulo  i^m 
mtL  lelerne  feneX^nga      f '"^'"^  ^'"'"'f"  i»'»""'""'^  "P'"''/-» '"fif"' 

uekto .  qvejìu  cUefcLuci.  in  fio  iimanh,  U..enh  ^uefta  friv:.  gum  ^ier>^r'U'^  /o#u.o 
fm,  e  fitto  ^ant.Pjhettaua.lei  iipterfire  m  tenefiao  di  Vante,  4<,e,.  dhaunlt/^'l 
to  conofcere  che,egli  er<,  in  ofm.fclu.,  ^  h..e.fm.rnto  L  irmm.,  con  mouerh  defide, 
rio  di  ritromrUtcWle,  Mfuo  dim.ndo^cio  ^,  Nel  fio  dimandare  ao  cheghelU  m, 

firi  dicendole,  cM  fio  fidele  haue.a  dhor.  Ufcgno  di  lei,  e  coft  .  lei  lor^comand.,.,  E  ch., 
L  Dante  fide!  d.  tuciu  ,  ferche  .ttefc  la  fi.  h.om  uolunU  ,Ue.afiM  in  In  che  lo  iouej 
fcccorrer  del  fio  aiuto  ,  come  hMimo  ueduto  che  fice  ^lìrandold,  d>  fiUoL, ,  Mual  egh 
reUe  [àlito,  fe  non  fiffe  fiat,  imfedU,  da  le  fiere  .     L  Vcia  nimica  J,  cifm  crudele  ,  h  atto 
a rietk il  mofirar  la  uia  a  chi  Iha  jmarrita,  ^er'o  effcndo  ciueffofrof  rio  officio  di  lucia  fguM 
che  eJlafia  inimica  iogni  crudeltà,  fer  effcr  la  crudeltà  ,7  contrario  ie  lapetci   SI  nnlj.-  e  uen 
„ealha?o  douo  era,  veduto  l.ecia  e fer  impedita  a  Dante  la  uia  del  colle,  che  da  leiglierajta 
ta  dimoirata  ,fi  moue  e  ua,  per  ultimo  rimedio ,  a  trouar  Be.t.  Verche  mediante  t^uefia  gratia 
Ma  pLmo  uenir  a  la  latitudine,  ferfiMola  chef  delha  mouer  a  fcccorrer  Vavte  ,come 
ella  era  dala  donna  gentile  fiata  ferfiafa,  Perche  f,  come  dice  Vauloal  ter^c  de  Cor.  Nonfimu. 
fiffìciente,  cogitare  a!,c,uid ex „ohr,  fcd  fiff^cientia  nofìra  a  Deo  efì   E  Wirg.Da pater  augu, 
ri'm  atei;  animi<  iUere  nofìrit ,  Onde  dice  ,  CHe  nonfcccorri  c,uel ,  che  tamo  tanto  i  B  fc  la 
{.fendiamo  ter  Beatrice  terrena.  ^  uero  che  ella  fi,  moh  amata  dal p.eta  ,  <ome  dicemmo  ne  la 
fua  uita  ,  E  per  le,  .{ci  de  la  fchiera  de  uolgari ,  e  fidi  preuia  al  Ciek  ,comegli  Mc  ajjtrmain 
molti  luo/ni  ielfioconuiuio  .  Se  la  intendiamo  ancora  per  Veat.  Cehfle  e  per  la  Iheohgia,  e' 
„nc,ra  ,L  che  da  lui  fi  tanto  amata  ,  che  per  la  fimilmente  hfio  la  ghiera  ie  uolgari  ,come 
maffimo  impeJimentoa  fi fioi fluii,  Z  ten  dice  che  Beat.fifcdea  con  lantua  Y<ac\ele  E/^io 
cofìel  neltefimentou^fìgurata  perla  uita  contemplatiua,  e  Beat,  lai  fytaper  la  Tko/o; 
Ja,  r^ante  laauaìej^en  a  tal  contemplatione  .  Ma  di  Rachele figliuo  a  di  latan  ,  e  donna 
%l  ratriarca  UcO^ ,  f,  tratta  al  xxv.if  e  xxx.  del  Qenefi^  contenuto  ne  laUia  .  KCnodi 
tuia  pietà  Jel fio  pia.fo  f  fcafi  dica,  tu  lo  iourefìipur  udire  .    HOn  ueh  tu  la  morte  chelco 
lave  i  intende  mtrte  danima,  perche  cjuandofiffc  ricaduto  nel  uitio,era  la  m.rle  il  cjueUa,On 
ie  EfTechielalxviu.  Arima  c]u{  peccauennrftmorietur  .  SVlafiumana,ouelrnarnon  hauan 
to,  fa  comparatione  dal  comlatrimento  che  fi  l^ffelm  i»  noi  per  ^uefli  tempora  i  e  terreni  hm, 
che  tanto  fcnla  alcun  ripofc  iefiieriamo,  a  cjuello  che  figlm/ìr luna  con  hhra  le  m^etuofe  onde 
iel  fiume,  ikual  comiattimenlo  uince  ueramente  ogni  uioUn/ia  Jei frocellofc  e  tempefìofcmare, 
onde  dice,  chel  mar  non  ha  uanto,  ciò  ^,  non  f,  può  uanlareji  uioUma  maggior  ii  ,^ueHa,che 
talarpefifo  e  defideriofi  in  noi .  Onde  ìfaia  al  hj:  Cor  imfij  quafi  mare  fn.ens  |  c^uiefcere 
non  potefl  Et  reiuniat fiuctui  eiut  in  conculcalionem  <tsr  lutum .    Ai  mo«<;o  non  fiir  mai  per^ 
fine  ratte,  V  dito  Beat,  .uefle  parole  da  lucia,  fi  moffe, per  andar»  trouar  Mirg.a  ciò  che  hauef 
fe  a  fcccorrer  Dante  con  più  uelocila  che  al  m.ovdo  mai  ufaffc  perfona  in  uoter  confcguir  alcun  fuo 
ulill,oi in  figgir  alcun fi.o  danno,  A  dimoflrare,  fcantopronta  CT  apparecchiatajmpre  fiala 
iiuim  clemenlia  in  fcccorrer  c,iAi,  che  non  per  malitia  ,  hauendo  la  uolunta  edificata  al  bene, 
marciamente  per  fragilità  fcn  per  incorrer  in  tjualche  errore.  VEnni  ^ua  giù  del  mio  leato  [cari, 
no  :  Hauendo  ietio  fi  fepra ,  che  mifèdea  con  lamica  Rachele ,  ferine  Beatrice  nel  limbo  a  V,r 
^ilio  fìianiofi  del  fio  hneflo  parlare ,  che  hfonon  /«< ,  f  J      à,e  Ihanno  uiiH  ,  Verche  le  ole. 


INFERNO 
Ytfuf  n^n  fcUmente  Ianni  fima  a  lui ,  ma  a  mi  quelli  amora ,  chf  fcgum  lafua  hunné. 


Vofcia  che  mhebbe  ragionato  quejlo  5 
Gliocchi  lucenti  hgrimando  uoljk  x 
Verche  mi  fice  del  uenir  più  prejlo  % 

E  uenni  a  te  coft ,  cometla  uolfe  : 
Vinan'^  a  quella  fiera  ti  leuai  5 
Che  del  bel  monte  il  corto  andar  ti  tólfe^ 

Dunque  che  e  i  perche  ^  perche  rejlai  i 
Verche  tanta  uilta  nel  core  atlette  i 
Perche  ardir  e  franche'^a  non  hatl 

Vofcia  che  t<xi  tre  donne  benedette 
Curan  di  te  ne  la  corte  del  cielo  j 
El  mio  parlar  tanto  ben  timpromette  ì 


S  fluita  il  poeta  in  ferfona  di  Vir^.  in  ii 
yr,  cme  foi  che  Beat,glihelte  ragionai 
to  (juanto  ha  difcpra  dftt;^  che  ella  uolà 
gliouhi  lucenti  la ^rimando,  il  che  figmjì 
ca  la  pietà  che  Dio  ha  del  jrrccatorf,  cjuan 
io  lo  ueie  per  fua  fragilità  perire,  £  fcn^ 
gliòcchi  di  Beat,  lucenti,  per  la  ragioné 
dttta  difcpra.ouf  diffe,  Luteuan gliocchi 
fuoipiuchelajìeUa.  PErchemi  ftcepia 
fteflo  del  Ufnirf,  Hauenhftr  tal  firt^ji 
atto  intffo ,  chelfcccarfò  non  patina  iniut 
gh.  Tutta  tju^o,  (he  Beatrici- per  mMrr 
Virg.  a!  foccarfo  di  Dante  JifcenJejjè  al 

..nirtr/-      •  ;    'i-    „   .  ^^^i^'f'^fffyfirbfietifcefrStoalim 

pefi  ,gUufaffdeg,aYeatatejpa»^^^  ,  hm.ftral ft>eta in  ferfcna  Jejfa  Beat,  nel  xxx.  canto  del 
Vmg  m  uno  d^rfo  eh  fide  Imgegno  e  de  U  uirtu  Ji  lui,  nel^ual  ultimamente  eia  fi  dole.che 
egl,,dop  kmorte  dt  lei  allhora  che  fiuta  doueuaamare,  Ihaueffe  dimenticata,  llqual  diCcorC» 
(ommaa  m  cjuelìo  uerfo ,  Quejìifù  tal  ne  la  fi,a  uita  noua .  Seguita  Virg.  e  dice ,  DInanZL 
quella  fiera  U  leuai,  CHe  ti  tolfe  ,1  corto  andare  del  hel  monte  .  SareUe  Dante  [alito  fcfra  ietcol 
le  immediate  che  uimde ,  raggi  del  file,  cr  il  camino  era  cMo,fenon  fiffe  flato  irnredito  da  U 
fiere  e  l}etia  mente  da  la  lufa,  do  e-.  Sarebbe  con  lintelletto  fal.to  a  la  contemflatioL  de  le  diui 
ne  cofi  imrneJiate  che  da  la  illuminante gratia  lifU  moftrato'  modo  ,fi  non  fiiMato  impedito  da 
huerfe  uoluUa  e  cufidita  terrene,  e  jfetialmenie  de  laccumular  rohba ,  E  m'o  ,  b  fionLa  mm^ 
fiirU  conoscere  h  chefeffima  natura  cjuefli  tai  uitij fono,  a  co  che  li  ueniffero  in  hor^ore ,  U<,ual 
cojapoteuafire  difendendo  a  l' Inf  ciò  ^,  intranJo  ne  la  conftderatme  di  quei  tai  uilii ,  iLli 
onofiuli,  bifcgnauafoi  chef  nefurgaffi,  e  cjuefo  ^  i! fuo filir  al  Purg.  Ma  ferfky  LflLcn 
era  frofriame.le  necejfmo  Uuto  di  &eat.  mafclamente  c^uelìo  de  la  ragione  humana  ì naturale. 
Pero  Beat,  co  e,U  àmna  grafia,  moue  Virg.  inteffer  effa  humana  e  naturai  ragione ,  alfoct 
<orfi  di  Dante,  ao  e,iefa  ejfa  ragion  in  lui, lacfual  fino  allhora  hauea  dormito,a  ciò  che  median 
le  cjueUa  nep^a  confgm  i  narrati  efjitti,  Bt  ultimamente  con  laiuto  di  lei,  do  h-,  de  la  Theo', 
logia,  fia  fili)  Mile  da  fater  uenir  a  tal  conlemplatione .  Dunque  che  h-  f  perche  penhe  w 
fai  i  Quefae-  la  conclufione  del  iiforfo  fitto  dal  poeta  inferfna  di  Virg.laqual  infcnlentia  è-'. 


.r—nr,  j.a^  ^  ,a  cagione  ,  cìif  lopt  depjXey  da  la  già  ferjuaja  e  connmiaia  utile  e  Uutart 
impreja,  K  no  hafranche^l^  zfT  i^rJlirf  ia  refijìeY  a  (ma  uilia  eh,  egli  alleUa  e  rìcfufnel  cuore. 

Haufnhlpofta  intefo  auafo  iifcpya  Uh 
liamo  uejiifo ,  hora  fa  com^araiione  U 
lui  prima  inuilito  da  la  (Jijfìculta  ielimi 
fYffà  ,  e  pi  Yfyamhuo  t  pyf  fo  aAxuUf 
Ujaioìej^x  Virg.afioreui  pimalangui 
ity  chufty  e  chini  fey  lo  gìeh  ^e  la  notte, 
ffoi  lamattina.perli  raggi  M  fole  che  li 
t^cca,  aferti  t  iriui  JN  /oro jìelo.ci^ 
^9  «f//oro 


Quali  t  fioretti  dal  notturno  gielo 
Chinati  e  chiù ft,  poi  chcl  fol glimbianca 
Si  dri\i_an  tutti  aperti  in  loro  Jlelo  j 

^dl  mi  fido  di  mia  uirtute  fianca  t 
E  tanto  buon  ardir  al  cor  mi  corft  j 
Chio  cominciai,  come  perfona  franca^ 

O  pietofa  colei)  che  mi  foccorfe^ 


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Firenze. 

Postillati  16 


INFERNO    CANTO.  II. 


E  tu  cortefe ,  che  ubidijli  tofìo 
A  le  uere  parole ,  che  ti  porfe  ^ 

Tu  mhaì  con  dejìderio  il  cor  dìj^ojlo 
Si  d  uenh  con  le  j^arvU  tue  ; 
Chio  fon  tornato  nel  pimo  popflo  ♦ 

Hcr  ua*yche  un  Jol  uoler  e  dmheduet 
Tu  duca  *y  tu  Jignor  *y  e  tu  maejlrot 
Cojì  li  dijfi  t  e  poi  che  mojjo  fùe  5 

Intrai  per  lo  camino  alto  e  jtluejlro^ 


^,  nel  loro  pilf  fui  juahrm  fiatì,U  fati 
fa  uirtUy  uigòn  efir'^  mjlra^  mféiarìfe 
talifarolf ,  fìfcrli  tor|ò  al  cuore  ,  che  co? 
mncioy  cme jferfcm  franca ,  a  dire,  O 
fie/ofd  colei  Lhemfcccorfc,  Lodando  Bea 
irice  e  ^iYg»  di  cjueUe  uirfu ,  tìzauean^ 
ufcto  in leTìffitio fuo  ,  TV  mhai  con 
àefiderio  il  cor  djpjìo,  Mofra  che  Virg. 
von  fclamenie gUhauea  tornafo  ajferfuai 
der  limf  refa  ,  ma ghflhauea  j^erfuafi  con 


(al  defideriOy  chegl:  era  tornato  nel  jfrop 
fto  di  frima .  U^ual  cofa  altro  non  fgnificaje  non  chelfcnfc  e'  f^tto  oMiente  a  la  ragione, di^. 
fiofto  al  tutto  di  uolerlafcguitare ,  Onde  dice,  TV  duca,  tu  ftgnor  e  cet.  ^jpnk  necfflmo,jfet 
hene  e  rettamente  procedere,  che  la  ragione  predomini  al  ftnfc^e  fcrt^fre  ten^a  il  frimo  luogo.  Co 
fi  li  diffi,  e  foi  che  moffc  fiie,  intrai  pr  lo  camino  A  Uo,  ciò  è^,  frojtndo,  Ondt  diciamo  alto  al 
froftnh  mare  ,  Slìifejìro  ,  Ojcuro  ,  fer  ^el  che  ditemmo  a  jfrimip.o  de  la  ofcura  fclua  ,  Oue 
iifje  ,  Efta fclua  fcluaggia  e  cet.  E  nel  ter^  canto  de  la  uaHe  infima  uedremo  the  dira  ,  Ofcura 
frofvndera  e  cet.  Imitando  Virg.  nelfifto  ,  Sfelunca  alta  fidi  uajìoq;  inm.anis  hiatu  S crujfea  tuta 
lacu  nigro  nemorumci^  ienelris  Wnde  locum graij  di-^erunt  nomine  kuernum  e  ut^ 


CANTO  TERZO* 


Ver  me  fi  ua  ne  la  citta  dolente  t 
Ver  me  fi  ua  n^  letcrno  dolore  : 
Ver  me  fi  ua  tra  la  perduta  gente  ♦ 

Giuflitia  moffe  il  mio  alto  fattore  t 
fecemi  la  diurna  fotejìate , 
La  fomma  fa^^icntiaj  ci  primo  amore  ^ 

r/man'^  a  me  non  fur  cofe  create 
Se  non  eterne  ;  ^  io  eterno  duro  t 
Laf cinte  ogni  Jperan\a  uoi  ^  chentrate  * 

Quejle  parole  di  colore  ofcuro 
Vidio fritte  al Jommo  duna  portai 
Verckio^MaeJlro  il  fnfo  lor  me  duro  ^ 


ìnf.ne  del  prece  dente  canto  il  poeta  ha  di 
moftratoejfer,  fitto  la  guida  di  \Jirg.eni 
irato  per  lalto  e  filuefiro  camino,  che  prii 
mali  douea  tóducerai'lnf  Uorain  tjue 
fio  finge  ,  tanto  efpr  difcffc  per  tal  camÀi 
no,  che  già  e-f  a  giunto  a  la  porta  di  c^ueh 
lo  ,  fcpra  dt  lacfual porta  hauendo  lettole 
parole  di  colore fìfcuro,  "^irg.  lo  introduce 
dentro,  e  (juiui  mofìra  hauertrouato  ejfo 
puriti  gl  fciagurati  che  mai  non  fiir  uiui, 
pnche  erano  uiuuti  fcn'^fima  efin'^  lo 
da  ,  e  la  lor  pena  effcr  il  continuo  uelote', 
mente  cornr  dietro  ad  una  infcgna,  mole 


fiati  e  punti  da  mofconi  e  da  uejfe  ,  eh 
ficeuan  lor  rigar  il  uo'to  difangue .  E  dopo  cofioro  hauer  trouato  il  fiume  A  cheronte,  ouefia  Ca 
ron  demonio  a  paffare  lanime  già  dfftinate  a  la  davnatione  ,e  fu  la  riua  di  ({ueio  effrfi  admien 
iato.  Onde  dice,  f  PBrmf  fi  uane  la  ciuà  dolente,  duefie  fino  le  parole,  c\^e  dofcurocolo 
re  il  poeta  dice  hauer  uedutofcfra  la  porta  de  lo  lnfe!T  ilfintimento  de  Ifcjuali  hauer  dfUo  a  Wir 
gillo  eJfcrliVVro,  ciò  ^,  molefio  e  noiofc  ad  intendere  ,  Verche  parlando  in  luop  dejfa  porta  ,  e 
dicendo  per  lei  andar  fi  NE  la  dolente  città,  ciò  è^,  Ke  la  città  di  Vite,  lacjual  uedremo  effcr  tutta 
piena  di  dolore  ,  E  non  (dam.enfe  r.e  la  città  docente ,  ma  nel  dolore  etemo  ,  e  tra  la  genie  jcn^ 
redention perduta.  Onde  dice  a glientranfi,  che  delUno Ufiiar  di  fiionogmfi eran^.e'  coj^  du 
va  fjfauenteuole  (clemente  ad  udirla  dire.  Clufiitia  moffc  il  mio  alto  filtore  ,  la  diuwagiu 
Pitia  uole  de  noi  fiamo  remunerati  del  Une, e  puniti  del  male,  E  cofi  com.e  in  remunerata  del 

B  Ut 


INFERNO 

ify.e  ha  cùftùuif^  U  ghrU  tterm  iti  P<?r.  Co/r  anc^A  in  funitm  iti  malt  U  orlinafi  letfrne 
ferie  deTlrf*  A  Ut^ual  oriimtme  mofira  tjuejìa pm  effemi  concorfo  in  una  fjfentiale  tre  fer 
fcneyllfaàrefer  lopifYe,  Onif  dice,  Tccemi  la  diuina  pfeftate^ll pg!iu:)hper  hffifeye,  Onie 
iice  haufrU  fitta  la  fmma  pf  lentia, E  fi!  fYÌmo  amore,  infefo  jer  lo  jfirito  fanfo  .  Dlnan'^  a 
me  non  fùr  coff  create  Se  non  eterne,  Mojìra,  fer  cjuejìe  farole ,che  lo  Inf,  non  fv/p  creato  inanl^ 
fil peccato, ma  hfo  (Quello,  Perchf  If  cofe  che  fùron  create  a  j^rincijfio  eterne,  fùron  e  cieliegìiati 
geli,  E  fe  ijkejìi  non  haite/pro  feccato  ,  non  era  neceffario  crear  l'inf.  ouel  peccato  shaueffè  a  fu 
ìiire ,  perche  nf  amora  le  humane  creature  ,  che  foto  fer  lo  feccato  di  (juelli  fìtron  da  effi  frouo; 
itite  a!  peccare  ,haueyiano  mai  feccato ,  Ma  fer  hauer  cjuelli,  e  confecjuentemenie  ancora  noifec 
cm ,  hifcgnaua  cheft/p  Vlnf.  oue  tal  peccata  shauejp  a  punire  ,  E  perche  il  peccato  degliangeli, 
tr  ancora  il  nojìro  jì  fù  in  Dio  etemo  tST  infinito ,  Seguita  che  la  punitione ,  C7  anc^xra  l'inf. 
ione  sha  ia punire  fta  eterno ,  Onie  eterno  iice  durare  • 


CANTO 

Ef  r^Ii  4  mf ,  cme  pcrfcna  accorta,  tr. v.nte sU^^mn ^ Uure e ff.^^^^^ 


Qui  fi  conukn  ìafcìar  ogni  fofi^atto  t 
Ogni  uilta  conuien  che  qui  fia  morta , 

Noi  firn  uenuti  al  luogo  ;  ouio  tho  detto 
Che  tu  ucdrai  le  genti  dohrofk  ; 
Channo  perduto  il  ben  de  lintclletto , 

E  poi  che  U  [uà  mano  a  la  mia  pojTe 
Con  lieto  uolto  ^  ondio  mi  confortai  j 
Mi  mift  dentro  a  le  fecrete  cofe . 


uolipttro^f,  chauea  uedute  fcritìf  fcfraU 
fona  ie  rinf.  do  è',  Ira  ilfcnfo  jfaufn 
tatOjffr  ffpr  entrato  ne  la  confUeratione 
di  cjuanto  ctjfere fijpro  le  fene  éeffc  Inf. 
e  maffimarr.ente \ei  effer  eterne efcn'^  fi 
ne.  Ma  Wirg,  ào  e-y  la  ragione  ,  COme 
ferfcna  accorta ,  Tjfink  officio  di  lei  ii 
freueder  e proueier  a  c^uelle  cofc ,  chefo', 
riart  nocerejar)imonifce,conuinir  che  (jui 
uiftlafci  ogni  fcjfetio  ,  e  che  fta  morta 
toni  uilta,  Uauali  cofc  erano  fiate  capone  lei  fio  sk^otiimenfo ,  E  con  franco  animoy  come  uuol 
inferire,  entrar  ne  la  conftéeration  del  uitio  ,  e  nonUfciarfi  da  (Juello  irretire  ,  ma  comfciuto  la 
fua  malitia,Uuerlo  in  horror  e  ,\mitUo  Virg.  neljifio,oue  in  ferfcna  de  U  SihiOa  dice  ad  Enea, 
Tuij;  inuade  uiam  ,  uaginat^;  erifefirrum  Uunc  animis  ofuf  Aenea  ,  mnc  f  ecfore  firmo  . 
Sog'giun £e  effcr  uenutì  al  loco,  oue  di  fcfra  nel  frimo  canto  glihauea  detto  che  uederia  la  dolorofd 
c^nfe  dicendo  ,  Oue  udirai  le  dijfertìte  firida  Vi  cjufPà  antlhi  jfinti  dolenti  e  cet.  E  che  hanna 
ferdufo  il  hen  de  lo  intelletto  dice  ,  fenhe  hanno  ffrkto  Lio,  iljual  dogni  intelletìo  ^  fcrr.mo  te 
ne.  Onde  il  fihfcfè  nel  ter^  de  ìanima ,  ^onus  intellectm  efi  ultima  heatitudo,  E  Thomafc  coni 
fra  i  dentili ,  Ofortet  ultimum  finem  uniuerfi  effe  lonum  intellecfus  ,  hfc  aufem  efi  ueritas . 


Yia  urne' ne  UTlUtt/zicfiir  f^r^Lt^f"-  y  j'  •^'•j  j,-..-   ^  -j-  ,  ^ 

to  .  MI  mife  dentro  a  le  fecrete  cojc ,  Mi  mifc  ne  la  confideration  de  uitìj' ,  che  fino ,  a  ài  e' fini 
dottrina  ,  cofi  farete ,  e  non  foco  diffìcili  ad  intendere  . 


Qiuiui  foffiri ,  pianti ,  ^  aiti  guai 
Jtifonauan  per  laer  f(n\a  fleUe  ; 
Terchio  al  cominciar  ne  lagrima}  ♦ 

Dìuerfe  lingue  horribili  fiuetle  5 
Varok  di  dolore  ;  accenti  dira  ; 
Voci  alte  e  fioche  ^  e  fuon  di  man  con  eUe 

Vaceuan  un  tumulto H^ual  [aggira 
Semf>re  in  quel  aura  [n'za  temilo  tinta  ^ 
Come  la  rena-,  quando  a  turbo  [l'ira. 

Et  io^  chauea  dhorror  la  tefìa  cinta 

Dij[i;Mae[lro  che  è  quel^chi  cdol  ^  ,  ,      ,  ^ 

E  qual  gente  è  jChe  par  nel  duol  [t  uintal    ue  in  cjuefie  anime  glihorren^i  e  ffauem 

teuoìi  modi, che  figlion  nnfcer  ia  efirem.a 
iifberatione,  come  in  cjuelle  douea  effire,non  effcndo  in  \nf,  reJention  alcuna  .  lAceuan  un  tu', 
multo  ,  Tutte  cjuefie  cofifiiceuano  un  tumultuofi  fuono ,  Hcjual  difcorrendo  ,  fcggiraua  fimfre  in 
aueBaria  Tinta  fin^  temfo,Verche  efifendo  fitto  terra,era  tofi  tinta  t!7  ofcura  di  fua  natura, non 
fotendoui  fenetrar  i  raggi  del  file,  E  non  era  tinta  fer  tempo,  come  alcuna  uoìta  ìy  a  ncj,  (juani 
do  ^  ofpreffa  da  nule,  0  da  nehlia  ,  Onde  allhora  diciamo  fir  mal  temfo  ,  e  laria  ejpr  tinta  ,  E 
moralmente.  Era  tinta  fin'^  temp,  Verche  Vlnf  e-fimpre  tenelrofi ,  non  lucendoui  mai  alcun 

B  mi 


T^ntraii  dentro  da  la  porta,  il  poeta  udì  il 
rifonar  de  fcjfiri  ,pianti ,  e  guai  di  tjuei 
fufillanimi,  che  al  mondo  frano  uiuutipi 
gramenie,  e finl^  alcuna fima,i<juali  fO 
ne  in  (fuefio  frimo  procinto  .  FEr  laer  fin 
^■fiflle, perche  ejfindo  fitto  tfira,non  le 
pofeuano  uedere,  E  moramente,  a  dinota 
re,  che  erano  jf  riuati  iogni  lume  Je  la  dii 
tana  grafia.VEr  chio  al  cominciar  ne  la', 
grimai,  Effcndo  atto  ii  feia  il  condoler  fi 
tr  hauer  compalfione  ie  ^liaffiitti . . 
VIuerfi  lingue,  h'orrilili  frueie,  Deferì  ^ 


INFERNO 

ra^gh  ie  la  iium  e5^  illummatitf  grafia,  Et  imita  virg.  nel  \i.  tue  lice,lldnt  oifckrifda  fui 
n:icfe  ffY  umjras  Vejiihulm  ante  iffum,  j^rimifc^i  infàuUbus  Orci,  Lucius  X7  ultriceipfuere 
iuhdii  L  UYf,  E  fiu  oltre,  Huc  omnis  turba  aj  rifas  effitfa  ruebat^M^itres  at(j;  uiri,  defunctac^;  cor 
pra  Ulta .  Mugnunìmum  hfYOum,  pueri,  innufteq; quelle  ,  impùftticj;  rògis  iuumes  ante  ora  pai 
rentum  .  COme  la  rena  cjuarjdo  a  turbo  j^ira ,  Aggirauaft  queflo  tumultuofo  fuono  in  cjuellarix 
a  fimilituìme  dela  rena,  ijuando  leuata  in  aere  dal  uento.  Spira  a  turbo,  ciò  è'.  Saggira  In  uol 
ta  con  b ^irar  del  uento  ,  perche  turbo  in  Latino  ,  ftgnifica  cofa  che  /aggira ,  Onde  ancora  nel 
xx^i.canto  kedremo  che  in  perfcna  d'^^liffe  dira,  che  da  la  nuoua  terra  un  turbo  nac(jue,E  Vir 
gii.  dijjè,  Et  terras  turbine  uerfat,E  da  (juejìo  è' detto  turbo  il  paleo  ccljuale  ufino  di  giocare  i 
fànciuìii ,  Onde  TiJ.  Nrf«^,'  agor  ut  per  fUna  citut  fola  uerbere  turbo ,  Qjiem  celer  affueta  uerf 
fai  ab  arte puer.  ET  chauea  dhorroY  la  tefìa  cinta,  chi  ^  opprel/o  da  horror  e  jfauento,non 
fuo,  fcnon  confrfamente,  udire,  o  uehr  alcuna  cofa,  E  pero  Dante ,  ciò  è-,  ilfinfo,  neltjual  foUi 
mente poteux  auenir  c^uejiò,hauea  lA  tejia,cio  e"  la  mente,cinta  oppreffa  dhorrore,perlacjual 
cofa  nonfapeua^  ben  intendere  ciò  che  fvjfe  quello  che  uìiua,e  cjual gente  fvjji,  che  jt  uinta pareua 
nel  dolore,  Pfrh  ne  domanda  Virgilio  ciò  è',fiuolta  ala  ragione  jferando  mediante  quella  hai 
uerne  alcuna  cognitione .  Simile  a  VirgMo  nel  fcjìo.  Aeneat  (  miratui  enim  ,  motuf^i^  tumuh 
tu  )  Vie,  ait,  0  nirp,  quid  uult  concurfus  ai amnem  t 


Bt  egli  a  me  ^  Quejìo  mifero  modo 
Tengon  Unirne  trijie  dì  coloro; 
Che  uijjer  fen'^a  fama  e  fen'^  lodo  ♦ 

Mifchiate  fono  a  quelcattiuo  choro 
Ve  gli. ingeli y  che  non  faron  ribelli-) 
Ne  fùr  f  deli  a  Dio  5  ma  per  fe  fòro  ♦ 

Cacciali  i  ciel\per  non  cffer  mcn  belli  t 
Ne  lo  profóndo  infèrno  li  riceue; 
Che  alcuna  gloria  e  rei  haurebber  deUi 


E'  cofa  fediofd  a  noi(^  a  chi  legge  il  un 
(0  replicare,  che  Wirg,  in  quefta  peregria 
natione,fta  intefo  per  Ihumana  e  naturai 
ragione,  €  Dante  per  lo  fenfo.  Onde  Gale 
no  a  talpropoftto  dice  ,  Scrlptores  qui  ea-, 
dem  pertractant  non  funt  imitandi,  qur, 
niam  hoc  non  fjì  multa  docere,jcd  multa 
fcYÌbere,Et  Augujiino,AffìÌLtìo  animi  efì 
fcmper  eisdem  inuentis  uti,  E  fer  quejh, 
in  tutti  quei  luoghi, che  giù dichermo  ep 
fcr  legier  cofa  ad  ogni  lettore  il  poterlo  per 
fcfìeffo  intendere  ,  lajferemo  di  replicarlo  .  Kl frónde  Wirgil,  Quejìo  mifcro  modo  ejfer  tenuto  da 
Quelle  trijìe  anime  di  queipufiUanimi,  che  erano  uiuuti  al  mondo fen^frma,  laqualftpuo  confi 
guir  ne  la/te  e  magnifiche  imprefe,  E  non  fdamente  fin^a  fkma,  ma  fin'^  loia  ancora, chef  con 
fgue  dògni  opera,  quantunque  minima,  pur  che  uirtouofd  fia  .  Cofloyo  adunque  erano  uenuti  al 
inondo  a  f^r  numero  ZST  ombra,  quello,  che  fanno  ancora  non  folameniele  irrationali,  ma  le  in-', 
fcnfkte  creature,  e  coft  con  quelle  infeme  erano  periti,  Ondel  poeta  jìeffo  ancora  nel  xxiiù, canto 
in  perfcna  di  Virg,  Homai  conuien  che  tu  cof  tiff^oltre,  chejcggiendo  infiuma ,  In  fima  non  fi 
men,nefm  cohre,  S  en^  laqual,  chifua  uita  confuma,  Cotal  uefixgn  in  terra  di  fi  lafcia,X^al 
fimo  inaere,:^  in  acqua  lafihiuma  e  cet.     Mìfihiate  fcno,Turon  gUangeli  di  ire  C^eiie, \nx 
fiddee  buona,  e  quejìa  rimufi  m  cielo  in  fcmpiferna  gloria.  Wnaltra  infidele  e  rea,  Lualfc^uì 
Lucifero,  e  rouino  con  lui  al  centro  dela  terra  .  La  ter^  ,  neficcofìo  a  vio,  nefcoui  luci(tro  , 
r^^^ffi^di  me^  ,  E  per  quejia  tepide,:^  fii  nondimeno  cacciata  del  cielo  ,  e  fecondo  Dante  ro; 
Paamefchncon  quefli  faagurati ,  iq^.U  medefimamente  yie  ferfc  ne  Ter  aìirx  fìiton  hnoni . 
CAcctali  i  aeliper  noneffcr  men  belli  ,  I  cieli ,  per  non  effcrmen  beili  di  auel  che  Ceno  ,  caccian 
Uiacojìoro  ,  Perche  uolendo  mfihiar  le  cofi  fure  con  le  impure ,  ^  cofa  nefanda  .  Nr  H  ric^ue  il 
frofvndo  infimo ,  perche  i  rei  che  molto  maggiormente  feccarojt  glorierebbero  delfcr  mifi  ad 
ma  medefma  pena  con  quefii  che  hanno  peccato  meno.  '  ^  //  v 

Domanda 


Early  European  Books,  Copyright  ©  201  0  ProQuest  LLC. 

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Firenze. 

Postillati  16 


CANTO 

Et  io  j  Uacjlro  che  è  tanto  greue 
A  lor;  che  lamentar  lì  fr  fi  fòrte  l 
'Rijpofe  ;  Vicerolti  molto  breue  » 

QueHi  non  hanno  jj^eran'^a  di  morte  i 
E  la  lor  cieca  uìta  e  tanto  hafjà  ; 
Che  ìnu'jdiofi  fon  dogni  altra  forte  ^ 

fama  dì  loro  il  mondo  ejfer  non  lajjct  t 
ìAtfiricordia  e  giuUitia  gUjdegna  ^ 
No»  ragionar  dì  (or  j  ma  guarda  e  ^uffa 


T  E  R  Z  0* 

Domanda  Dante  a  Vir^»  ^unl  e*  ijUfSa 
cofa  che  e  tanto  gfeue  e  molejìa  ei  fo/foro, 
che  li  fa  fi  fir  te  lamentare^  E  ^irg.fyy^ 
mette  dirglielo  molto  hreumenie,  ferchf 
<juejìitali  non  meritano  che  fi0(  fitto  ii  lo 
ro  molto  lunga  oratione  ,  Onde  ufdremQ 
qui  difcUO  che  effo  W irg.ammonira  il  foe 
ia  che  non  ne  detta  ragionare,  ma  [da', 
mente  guardar  e  faffar  uia,  E  uenendo  a, 
fatiffrr  a  la  dimanda  dice,  cheffi  no  han-. 


no  jferan'^  di  morte, perche  fiffmoa 
gualche  temfo  dhauer  a  terminar  la  hr  mifcria.  Ma  f^nno  hauer  ad  effer  eterna ,  effendo  (anima 
immortale  ,  E  la  hr  cieca  z^T  ofcura  uita  dice  effer  tanto  haffa  e  dj]^rjZ^the  fono  dogni  altra  fcY 
teìnuidioft ,  perche  non  folamente  inuidiano  cjuelli ,  che  fcn  fallii ,  ma  (juelli  ancora,  chefcn  dan 
nati  a  le  più  grani  fene ,  tanto  reputano  grande  la  m'/cria  loro  ,Onde  dice ,  che  gl  [degna  mii 
fericordia,  (jueUa,  come  uuol  inferire,  che  di  loro  non  ^  hauuta,  E  giujìitia,  quella  che  in  ejfì  è' 
ujàta,  ferche  fcn  pjìi  in  cjuel  conveniente  luogo,^  a  cjuei  detiti Jiij:lici,che gii^Jìamente  hann^ 
meritato.  NOn  ragionar  dihro,:iuel  che^er  jufjh  uoglia  fignificare^hMiam^  detto  difcfra^ 


Et  io  j  che  riguardai  j  uìdi  una  infegna^ 
Che  girando  correua  tanto  ratta  j 
Che  do^ni  pojà  mi  ^areua  indegna  x 

E  dietro  le  uenia  ft  lunga  tratta 
Di  gente  j  chio  non  hauerei  creduto  ; 
Che  morte  tanta  nhaueffe  dtsfiitta, 

Vcfcia  chio  uhebbi  alcun  riconofciuto  5 
Vidi  e  conokli  lomhra  di  colui, 
Che  fÈ:e  per  uilta  lo  gran  rifiuto  ♦ 

Incontanente  intefi,  e  certo  fui 
Che  queUa  era  la  fata  de  cattìui 
A  Dio  fpiacentij  ^  ^  nìmia  fui  * 

OiieUi  fciagurati  5  che  mai  non  fur  unà  $ 
Erano  ignudi  j  e  Himolati  molto 
Da  mofconi  e  da  uefpe  ^  cheran  iui  ♦ 

Eh  rigauan  lor  di  [angue  il  uolto  5 
Che  mifchìato  di  lagrime  a  lor  piedi 
Va  fiifìidiojt  uermì  era  ricolto  ♦ 


E^  conueniente  cofa ,  che  ogni  contrario 
[la funitò  ffr  lo  fuo  contrario,  Aduncfue^ 
[c  coftoro  erano  flati  tanto,  fer  la  [ita  uih 
ta  ,fonnolenti  e  f  igri ,  che  non  shaueano 
}[r)pnuto  alcun  honefìo  efflnitio  yaihe 
[amo  tutti  natiJ?[ognaua  (.hefcffcrof  m 
fre  in  continuo  e  udoce  moto  ,  iìidef 
gni,  come  dice,  dogni }o[a ,  E  mette,  (.[.e 
girando  corredano  tutti  dietro  ad  una  in 
fè^na,  perche  effendo  il  luogo  iondo,come 
dimofìramm  ne  la  difcrittione  de  l 'Inf 
girauano  fecondo  (jufUo  .  E  moralmente  ^ 
Quejii fciagurati [ frofongano  molte  co 
fc ,  e  uacillando  fuggir  ano  duna  in  unah 
tra,fcn^  fur  una  rr.eiterne  mai  in  fffcu 
iione,  e  non  mentano  che  di  loro  [a  [litio 
difìintione  alcuna,  perche  diuerfc  injcgne 
hattìno  a  fcguifare .  E  /cwo  lunghi j] ima 
tratta  di  gente,  Verche  [  come  dice  Salo', 
mone  ne  lecUfafie  ,  SfulfóYum  infiniiut 


efì  numerus .  E  f  iu  fcn  (juelli ,  che  fclamenfe  dimofìrano la ff  etto  ,  che  alcuno  efjvtto  dhuowQ  . 
POfcia,chio  uhetti alcun  riconofciuto,  Mòfìra  di  coftoro  hauernf  riconofàufo  alcuno,decjuali  non 
re  nomina  che  un  foh,  e  (juello  ancora  fer  circoUocufione,  fer  la  medejma  ragione,  che  hahliai 
mo  detto  dt  non  effer  degni ,  che  di  loro [  fàccia  alcuna  difìintione,  0  memoria  ,Onde  dice  efja 
juello,  che  fece  il  gran  rifiuto  per  uilta .  Ma  di'chi  lOglia  il  peta  per  cofìui  hauer  intfo  ,  non 
in  modo  alcuno,  per  due  euidentiffime  ragioni ,  da  dutifare  dalcun  altro  ,  ma  tener  per  firmo  dt 
Va^a  QeUfimo  c^uinto,  E  la  prima  ragion  [  e-,  perche  neffun  maggior  rifiuto  [  può  fir  ne  la  rdt 


INFERNO 

fkn  chiflicoi'^,  clif  nfiufar  il  fmmo  fonfificafo ,  come pgui  in  coflui ,  r  <ifcconia,  f^hr  ìicf 
dhauerh  uehn  ecomfciuto  r/Jènio  jìafo  a  tfmf  i  ft,oi,ffnhe£iiifl1o  fontifìcf  fìi  creatò  lanm 
ÌAcdxxxxiif',  (  tenne!  fatato  fcUmeme  )iOKe  mft ,  E  Da^fe  che  era  nato  nel  Ma/xy,  ueniua  ah 
Ihcra  ai  haueye  xx\'iy\(tnm,E  mn  è'  àa  frefupYYe  che  éica  hauerlo  conofciuto,fenhe  ^ÌYg*glit 
Ihauefp  fàtiO  conofcere ,  hauenhlo  'prima  ammmtù  che  di  (juefìi  tali  non  ioufjjl  ragionare ,  ma 
fclmente  guardar  e  faffar  uia,  oltre  che  de  moderni  j^iriti ,  Si  come  nonfotem  darla,  non  /ro; 
uiamo  ancora  chelpeta  fìnga  in  alcun  lu3go  hauerne  hauufo  da  lui  noiitia^ma  fclamete  de  glian 
fichi  che  fiiron  inanl^  a  lui,  come  nelf  roieder  uedremo  ,  Tu  coftui,  Trate  Piero  Merone  da  Suh 
mona,  huomo  dipinta  ulta,  che  lungo  tempo  era  fiato  a  Ihermo  in  filitudine ,  ma  effcndo  i  Cardia 
fiali ,  per  la  morte  di  Nicolao  (Quarto  ,  fiati  lung^^mente  in  controuerfa  de  la  eìettione  del  nuoud 
pntifice ,  ultimamente  flfffcro  cofiuì ,  confra  ognìfi<a  opinione  e  uoglia  ,  parendoli  in  tale  fiata 
non  poferft  henfaluare  .  latjual  co/à  conofiiufa  da  Ufffcr  Benedetto  d'Anania  Cardinale, che  da 
po  Celeftinofii  creato  in  Papa  Bonifitio\i^\  fii  per  fiia  opera  fraudolentemente  indutto  a  renum 
flar  al  pontificato.  Come  uedremo  nel  wiiij,  canto  ,  oue  di  lui  fi  tratterà  ,  E  hen  chefifie  cofiui , 
come  hahhiamo  detto,  diftnta  e  lodeuol  uifa,  di  chf  fi  fide  lefpre  fiato  dopo  la  morte  da  demente 
quinto  canoni^'^^p  epofio  nel  catalago  de  finti, Ne  dimeno,  perche  fi  jferaua  che  per  lui  fi  doufjjl 
y  efirmar  la  chiefi  ,  che  in  (juel  tempo  nhauea  non  poco  di  hifigno  ,  Parue  al  poeta  che  renuntiam 
do,  e  laffando  cjuella  nel pejfimo  fiato  che  eia  era,  mancafiì  molto  del  dehito  fuo  ,  e  di  cjuello  che 
pffettaua  da  lui,  con  fiirfi  notar  del  uitio  ,  che  in  cjuefio  luogo  fi  punifie  ,  perche  (juiui  finge  di 
trouarlo,  Auenga  che  alcuni  tengano  che  mn  per  uilta,ma per grande^^  danimo  renuntiajp, 
iNcontanente  intefi,  Veduto  e  comfiiuto  che  il  poeta  hehle  cofiui,  e  cofi  ancora  alcuni  altri,i^ua 
f,  mentre  uiffiro,  fiiron  da  lui  notati  di  tal  uitio,  Intefi  Wcontanente,  do  è-,  immediate.  Et 
uocakl  Pran'^cfi,  che  cjuefia  era  la  fetta  DE  caUiui,  ciò  ^,  Ve  mifcri      infilici,  che  diffiacena 
<t  Dio,  ET  afuoi  nimici,  Perche  (juefii  fai  pufiUanimi,  non  effcndo  per  fi  ne  per  altri  huoni,fin 
da  tutti  dijpre^'^ti  cT  odiati  .     qVefii  fciaguraf^,  Pfcndol  uiuer  ragioneuole  proprio  de  Ihua 
mo,  E  juefii fciagurati pufiUanimi  fmpre  uiuuti  hefiialmente  fecondo  ifinfi,  ragioneuolmente fi 
fuo  dire  che  effi  nonfitrono  mai  uiui.  EKano  ignudi,  efiimoLti  molto,  Quefia  pena  deffir  con 
tinuamente punti  e^ynolefiati  e-  conueniente  a  coftoro,per  la  medefima  ragione  che  haUiam.O  det 
to  del  loro  continuo  e  ueloce  moto,  E  da  mofcmi  e  da  uejfe,  A  dinotare  la  loro  fcmma  uilf  a, corvée 
ancora  che  ilfangue  hrofia  raccolto  dafiftidiofi  uermi .  I  a  pufidanimita  fi  proua  effcy  uitio  . 
Ver  che  fi  oppone  a  la  magnanimità,  lacjyal  è-  preclarifftma  uiytu.  Et  e' non  fclamente  uifio,ma 
uitio  graui filmo,  perche  nfffuv  uitio  è-  maggior  ne  Ihuomo,  che  di  fcfieffi  effir  ignorante  .Om 
de  fi  If^gt  che  -Valete  Mifefio  ,  uno  de  fitte  pui  di  Grecia  ,  ilprim,o  docum.ento  che  daua  a  fuoi 
difcepoh  era  ,  che  conofiefferofc  medefimi  dicendo  ,  mfie  te  ipfi^m  .  E  Salomone  nel  primo  de  U 
Canf.  fecondo  che  Bern.  eJ}one,fiKfentia  lanima,  ignorante  di  fi  meJefima  ,  al  pafiey  li  peccati 
dicendo.  Si  ignorai  teopulcra  inter  mulierei,  egredere  ^  aVxpofi  uefiigia gre^um  tuorum  CT* 
pafce  edof  fuos  iufia  fahernacuU  pafiorum  .  E  chel  pufiRanimo  fia  ignorante  di  fi  medefmo  ^ 
fentema  delFihfcfè  nel  cjuarto  del^Eth.  dicendo,  Si pufiUanimus  cognofieretfi  xrfum  anete', 
ref  hna  c,uihu^  dignus  eft  .  per  <Juefio  il  Saluatore  in  S.  Matt.  al  xxv.  danna  il  Qruo,  che  ter 
pufiUanimita  non  hauea  operato  nel  talento  datzli  dal  fuo  fi^nore,  E  V  Apofioh  a  li  Cohfilnfi  al 
ter^  dice,  Pafres,  nolife  ad inMgnafhnem  prouocarf  filiofuefiros  ut  non  pufiUo  animo  fiant.  Et 
il profita  nel/almo  Intf',  F.xpe.taiam  eum  cjm  fduum  me  ficit  a  pufillanimitate. 

E  poi ,  che  a  riguardar  oltre  mi  diedi  j     *  a,  :i       r  r  r  .... 

XT'J-  .  7.    ■     j  r  ^^^^^^^'^^i^P^ff^hehbenotitia  li  (ìtiei 

Vidi  gente  a  la  tiua  dun  'pran  fiume  x        /?;  t'uCdaniJ  n  Ai.ì  .  •      ;  ^ 


CANTO 
CWo  /Spp/<t  ({uo^^  fono'jCqual  cofìume 
Le  fi  di  trapafjàr  pdrer  fi  pronte , 
Cmio  difarno  per  fo  jìofo  lume^ 
Et  e^ii  <t  mCjLc  ccfc  ti  firn  conte  ^ 
Quando  noi  fÈ  mie  rem  lì  noUrì  pafji 
Su  h  trìfla  r'iu'mx  d'hchrotitc, 
AÌlhcr  ccn  ^.tocchi  ucigognofi  e  Uffi 
Temendo  j  nd  mìo  dir  li  fvjje  graue , 
In  fin  al  fiume  dal  parlar  mi  trajjt , 


TERZO. 

Yonff  yfjliU  riua  li  jueSo  anime  ,  eh 
moftrancino  in  atto  efjcr  frante  t  iffUer^ 
fc  ìelf affare ,  E  non  frj'etìh  infenier  la 
cagione  y  ne  domanda  ViV^.  ilcjual  li  rii 
ffonif,  che  It  cofc  lifcYcnno  COnfe^  ciò 
^,  Manipfie  e  nòie  ,  (^uanh  che  ferme i 
ranm  ifaffthro  fu  la  riua  di  tal  fiume  ^ 
ilcjual  dzm.anda,  TRiJfa  rimerà,  Perche 
Atleron  f^nifca  irfiez^a,  FJ  (gli-,  co', 
tre  ùmoròfc  ^  ohfditnte ,  temendo  dofi 


finderlo  ne!  fuo  dire,  SI  (ycffc,  ciò  è-, Si 
rimafc  del  parlare  fin  che  fiiron  giunti  al  fiume  ,  Ammmfce  aduncjue  la  ragion  il  fcnfc  ,  che 
non  iehha  frafcorrer  a  uoler  intender  le  cofc  finò  <xl  dehUo  iemfo  e  luògo  ,  Et  egli,  come  giaf^i'. 
to  oMìenlt  a  cjuella  ,  temendo  di  non  lòfji^ndere ,  fc  ne  rimane  ,  E  dice  ,  COmio  difcerno  jféT 
lo  fioco  lume ,  f  f  r  fimilitudine  ,  o  uòghama  dire  fer  trandat.one  dando  a  lofcur^  e  tenebrofo  aen 
t^ueìlO)  che  frof  riamente  fuo!  ejjìr  de  la  rauca  uo.e  . 

"Et  ecco  uerfo  noi  ucnir  per  naue 

Vn  uecchio  bianco  per  antico  pelo 

Gridando  5  Guai  a  uoi  anime  praue  : 
t^on  ifperatc  mai  ueder  lo  cielo  : 

Io  uegno  per  menarui  a  Ultra  riua 

Ne  le  tenebre  eterne  in  caldo  e  in  gielo  : 
E  tu  j  che  [ci  cofli ,  anima  urna 

Varini  da  cotejlij  che  fon  morti  : 

Ma  fot  che  u'rde ,  chio  non  mi  partiua  ; 
tìiffe^yVer  altra  uia^per  altri  porti 

Verrai  a  pi^ggi^  ?  "^'^  paffàrt  : 

Viu  kue  legno  conuien  che  ti  porti  » 
El  duca  a  lui  ^  Caron  non  ti  crucciare  t 

Vuolfi  cofi  cola-y  douefi  puote 

C/o  che  fi  uole  j  e  p'ru  non  dimandare  * 
Q^uinci  fiif  chete  le  lanofe  gote 

Al  nocchier  de  la  liuida  palude  5 

Che  intorno  a  gliocchi  hauca  di  fiamme  rote 

,  ter  lo  remo  haUiamo  ad  infendere,  E  Jferche  in  cfueflo  è- fiato  de  glie fì>ofmi  molto  uaria  oph 
Jone,  hauendo  alcuni  infefo  fer  Acheronte  il  moto  che  Rianima  di  zaffar  nel  peccato, Ver  Caron 
illilero  arhitm.  Ver  la  naue  la  uolutta,  e  fer  lo  remo  la  elettione,  Altri  Caron  per  la  morte.  Ah 
tri  per  lo  femfo  ,  t7  altriper  diuerfe  altre  cofe  talmente  che  àafcuno  ha  detto  la  fita  tutta  diuerfa 
àa  quelle  de glialtri ,  Ondefcl  medefimof^rem.ù  ancora  noifenf.amo,  che  tanto  più  ageuolmeni 
U  ne  dehia  ejfir  perdonato  .  Intenderemo  adur^e  Acheronte  jfer  la  mondana  comufifcentia,la^, 
cual  forte  inghiotìifce  in  parie  la  naue ,  ciò  ^,  Ihumana  fragilità  condo'ia  da  Caron,  ciò  e, 
iai  litio,  CHe  Uè  col  remo  ciualun<luefadagia,  ciò  ^,  i^ual  molefia  con  lo  ftimoio  de  le  tenta 
tioni  ciafm  ihe  tarda  a  uderlo figuiie .  1/  i^m  dm<\ue  iolfi<o  jìim^o  mduceier  Um^nM 


Vefcriue ,  come  giunti  ai  fiume  Acheron 
te,uide  Carcyn,  ilcfual  hauendo  fcarica  la 
barca  a  laltra  riua  ,  tòrnaua  di  cjua  fff 
ricaricarla  di  (juelle  anime,  che  lajfetta'^ 
uanò  defidenfe  del  f affare  ,  E  le  parole 
crudeli  che  efjò  Caron  grtdanh  dijfi  /o; 
rò,epi  (Quelle  che  d-fie  a  lui ,  le(]uali 
fiiròn:),E  tu  che  jci  cofli  anima  uiua,Var 
tiii  da  coiejìi ,  che  fin  morti ,  Imitando 
V ir g.  nel  Sii, pur  in  perfcna  deffo  Caron 
ad  Enea,  oue  dice  ,  Quifijuis  ef  armafut 
ijui  nojìra  ad  fiumina  fendis ,  Ture  a^e 
^uiì  uenias,  \am  ifiinc  comprime  greffi^t 
ecet.  Intendendo  (juelle  effcr  morte  nel 
peccatole  fcn'^  redenzione,  ma  lafia  no, 
per  ejpr  anchor  in  uifa,^  in  fiato  da  pò. 
ferii  giouar  il  pentire  .  Ma  prima  che  noi 
procediamo  fiu  inanl^,  è  da  ueder  fieli 
lo,  che  morÀmete  fer  tjuefiò  fiume  Ache 
ronfe,  per  Caron  nocchiero,  per  la  naue^ 


f  '    r-  ".Ai 


te 


INFERNO 

CQncufifcfn(i<t,  meìUnie  U  fragilità  huwam  ,  /Ijkoxwo  /'!«/.  cio  ^,  ftrfJiVo  uifiofo ,  w^/^ 
^Wit/  co w/r/?''  y^OYfe  ie  Unima.  Dlffe,  Vfr  altra  uia,  per  altri  forti ^  V  fiuto  Caron  eh  Dan 
te  mn  fi  fartitia  da  (juelle  altre  anime  hffe  ,  che  egli  uerreUe  a  faffar  fer  altra  uia  e  fer  altri 
j^ortiy  E  che  fin  lieue  legno  del Jùo,  comeniua  che  lo  paffa/fe  ,  Intendendo  del  porto  d'Hoftia  foi 
fìa  in  fice  di  Teuere,  oue  nel  fecondo  canto  del  Pt^yg»  in  perfcna  di  CafRa  finge  che  (adunino  tut 
te  Unirne  di  (luelli  che  hanno  ad  effer  fahd  aff  ettando /angelo,  che  in  un  u» fello  fneU etto  e  legiero 
le  leuiy  e  le  conduca  per  mare  a  lifola  del  Vurg,  finta  da  lui  in  me^  de  laltro  hemisferio.  Co/?  ca 
me  (juelle  che  hanno  ad  effer  dannate  fadunano  a  juffia  riua  d'Acheronte  affettando  Caron  dei 
moniOy  che  le  fafft  a  leterne  pene  del'lnf  Come  cjui  di  fotto  in  per  fona  di  Wirg,  uedremo  che  dii 
ra  .  Et  in  fcntentia  uuol  il  poeta  in  perfcna  di  Caron  inferire,  egli  hauer  ad  andar  tra  falui  e  non 
tra  dannati .  E  l  duca  a  lui,  Caron  non  ti  crucciare ,  che  defcriua  Caron  canuto  e  uecchio,  e 
faccia  reftjìentia  di  non  uolerpajjàr  Dante,  er  hakiia  gliocchi  di  fuoco  ,  tutte  fcno  imitafioni  da 
\irg,  ijuando  finge  che  Enea,  condotto  da  la  SiliUa  ,  giurie  a  (juejìo  fiume perpaffare ,  come  di 
fotto  uedremo  .  M3/?r«  adunque  Virg,  a  Caron,  chelpaffardi  Dante  ci  Vlnf  per  hauer  e fferieni 
tia  de  uitij  ,  effer  per  uoler  diuino  ,  aljualeglt  non  può  re f  pere  e  pero  che  dehha  lafciar  di  cruci 
ciarfi ,  non  potendoli  effer  dalcun  giouamenfo  ,  Onde  dice  the  aDhora  LE  lanofc  ,  ciò  è-,  le  hari 
Iute  gote  di  Caron  nocchiere  de  la  liuida  e  fmorf a  palude  ,  che  prima  erano  nel  parlar  m^ìffc  da 
lui,  Come  uinto  da  diuina  uiytu,  fùron  fatte  tacite  e  <]uete . 


Ma  queUanimey  chcran  laffe  e  nude^ 
Cangiar  color  ^  e  dibatterò  ì  denti  ^ 
Rrfffo  che  'wtefer  le  parole  crude  ♦ 

hefìemmiauano  Dio,  e  lor  parenti^ 


Dimoflra  lo  ffauenfo  t!r  il  terrore ,  che 
quelle  mifcre  anime  hehhono  fuhitamente 
che  intefcro  le  crude  e  diff  ietate parole  di 
Caron,  e  come  crudelmente,  per  differa'^ 
Lhumana  jfetìe  ^  //  luogo  i)l  tempo ,  eì  [me  ^^^"^^  '  ^'P'^^^^i<'^^^r^ÌYÌ,  ^  madri,  la 
Di  lor  femcn\a ,  e  dì  lor  nafcìmenù  t  ^'t,  ^'''^^''^^ 

Voi  fi  rhrajjcr  tuttequante  infame  '^^""X^  oue  fi^ron  procreate ,  e  come 

Forte  piangendo  ala  nua  iahagìa^,  jop  y^^^^^^ 

Che  attende  ciaf cunhuom ,  che  Jo  non  teme.  fo  Je  t^^^^^ 

^    j       '             1  ■   i  r     '  y^^^^yi<i^i<al  altetta  tutti  ciuelli,  ere  non 

Caron  dimomo  con  occh  dt  bragta  J-,^of.  da  caroncOn  occhi  di 

Lor  accennando  tutte  le  raccogliet  lragia,cio'^,conocchiafficatie  roffi  fcn 

Batte  col  remo  qualunque  [adagia,  poi  raccolte  accennado  cjual  prima  e  cjual 

poi  uuol  che  ftmharthi ,  E  col  remo  hatte 
cjuelle  che  al  montar  fidaglano  e  fardan  troppo  ,  imitando  Virgilio  nel  ffio  oue  dice  ,  Terrilili 

f^juahre  Caron  ,  cui  plurima  mento  Canicies  incuba  iacet  ,ftant  lum.ina  fiamma  .  E  più  oltre  , 
t^ai<ifafcdtrifiisnunchos,nuncaccipitiUoi  ,Aftalio!longe  fummotof  anet  arena.  E  auelll 

che  tutto  (]uefio  moralmente fignifichi,  IhaUiamo  detto  difcpra. 


Come  inftunno  fi  kuan  le  figlie 
Luna  apprejfo'de  laltra  in  fn  chi  ramo 
Vede  a  la  terra  tutte  le  fuc  [hoiìie^ 

Similemente  il  mal  firn  e  d'Adamo  ' 
Qittafi  di  quel  lito  ad  una  ad  una 
Ter  cenni,  come  a  ucceì  per  fuo  richiamo 

Coftfen  uanno  fii  per  londa  bruna  ^ 
Bt  auanti  che'fm  di  la  difcefe^ 


Va  comparatone  dal  geUarfi  che  fiinn9 
(juejìe  anime  ad  una  ad  una  di  fu  ijuel  li 
fo  ne  U  lana  di  Caron,  fino  a  tanto  che 
effe  lito  fi  uedefcarico  di  loro  ,  a  le  fighe, 
ijuando  nd  tempo  de  lautunno  caggion 
luna  apfreffc  de  Ultra  fino  a  tanto  chel 
ramo  fi  uedefcarico  di  quelle.  Luogo  toli 
topurdaV irg.  nd  vi.  oue  dice ,  Quan^, 
Ynulta  in  fyluis  autunni  frigore  prim<ì 
lapfa 


I 


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Postillati  16 


CANTO  TERZO* 
Anco  di  qua  nuoua  fchicrd  [aduna.  Uffa  caàuntfi^i<tyautaiifYYm  gurgr. 

te  tnh  aliò  Qum  multa gloYneratur  aufs, 
uh  frigiiuf  annui  Trans pntum  fugai ,  er  ierrif  immuii  apmis,  E  chiama  c^ufftf  anime  MaI 
fme  d'Adamo,  perche  (juantun(jue  ftamo  tutti femi  di  lui,  ffjlnéo  tutti  noi  da  lui  difcefi ,  nondis 
mena  ftam^  diwft  in  due  farti,  in  buoni  e  rei ,  I  tuoni  fcn  (juedi  chf^ft  filuano,  i  rei  cjuelli  che  fi 
dannano.  VEr  cenni, come  a  ucteljfer fio  richiamo ,  Venhe,fi  come  tlfiUoniere/a  cenno  col 
/o^oyj  al  falcone, (juido  uuol  che  torni  a  lui,  Cofi  uuol  inferire  cheficeua  ceno  Caron  ad  ognuna 
a  (juejìe  anime,  cjuando  uoleua  che  di  fui  Ufo  fi  gettafcro  ne  la  barca,  c  Offn  uannofù  f  lon 
ia  bruna  ,  Dimojira  fer  la  tanta  fretjuentia  dammr  a  juefìa  riua  ,  linfinita  furba  de^lifciocchu 

Virg,  uien  \iOYa  a  foditf^r  a  la  domanda 


Tigliuol  mio  ;  d'ijfe  il  majlro  cortefe  ; 
QiieUijche  muoion  ne  lira  di  Dio, 
Tutti  con  ugnon  qui  degni  paefiz 

E  pronti  fono  a  trapalar  lo  rio  t 
Che  la  diuina  giufìitia  gìijprona 
Si  5  che  la  tema  fi  uolue  m  difio  ♦ 

Cìuinci  non  p^ffa  mai  anima  buona  : 
E  pero  fe  Caron  di  te  fi  lagna  j 
Ben  puoi  faper  homai^  che  il  fuo  dir  fuona^ 


fiUali  dal peta,  (juando  difcfra  farlandd 
li  de  lanime  ,  che  hauea  ueduto  a  riua  di 
e^uf fio  fiume  ,  li  diffe ,  Hor  mi  concedi , 
Chio  [affi  juali  fono  ,  e  ^ual  cojìume  le 
fi  di  trafajfar  parer  fi  pronte  e  cff.  Onde 
àÌLe,Vigliuol  mio,  Terche  il fcnfo  debhe  ef 
fcr  otediente  a  la  ragione,  come  il  figlino 
lo  a  la  madre  ,  TVtti  cjufdi,  che  muoion 
ne  lira  di  Dio  ,  D»gm  faefè  conuengon 
(jui,  E  (jueffo  è' per  riffofia  di  (jufllo  che 
domando  dicendo,  chifqfi  cjualifcno  ,  Hora  uenendo  a  ri ffonier  ala  feconda  domanda,  lajual 
'e-,  chi  fcpfi  cjual  cofìume  li  fa  parer  fi  fronti  del  frapaffare,dice,  effer  fi  fronti  a  irafafjar  lo  no, 
ferche  la  diurna  giufiitia  glifj^ona  e  funge  tanto  ,  che  la  tema  de  laniay  a  le  fene  eterne  de  h 
lnf.fi  uolge  in  defiderio ^eleggendo  de  due  mali  (juello /he  giudicano  effer  il  minore, Terche  fiu  te 
mono  dffjèr  trifigreffori  di  <\ut\ de  già  la  diuina  gìufìitia  ha  determinato  di  loro, che  le  fene  eter 
ne  de  l'infirnò  a  le(\uali  da  (ffa  diuina  giufiitia  erano  fiati  dannati.  q\inci  nonfaffa  mai  ani 
ma  buoni  ,  buona lanima  di  colui  che  ua  a  V Infèrno fer  hauerla  cognition  de  uiitj  a  fio  che 
fi  «<•  f^iffa  guardare ,  come  ficeua  Dante ,  E  fer  (juejìo  non  lo  uoleua  faffar  Caron  ,  ili\ual 
defidera  che  tutte  lamme  uadano  in  ferditione ,  Et  e  tolto  da  Wirg  lio  fur  nelfcfio  ,  oue  dice  , 
HuHi  fit  cafto  fceleratum  in  fi  fiere  limen  * 


naturale  ,  c^e  (Quando  auiene  che  lun 
contrario  affagha  laltro,non  fiafin^gra 
de  alteratione,  come  del  fuoco  e  de  laojua 
ueggiamo  auenirf,¥]findo  aduncjue  la  In 
le,  lacjual  il  poeta  dice,  che  baleno  uermi 
glia  ,  contraria  a  la  tenebra  di  cjuel  luoi 
go,  che  era  fcuerraneo  >  è-  conuenienie  , 
che  per  lo  giugner  dejfa  vermiglia  luce  in 
quello  ,ftffe  cagione  di  nonficcolo  moui^ 
mento  t7  alteratione.  Onde  dice,  chela  buia  campagna  iremo  fifone,  che  de  lojfauento  li  bai 
gna  anchora  ,  ricordandofine ,  la  mente  difitdore  ,  Et  e- fmilitudine  da  le  puffioni  del  corpo  a 
quelle  de  lanima .  L  A  terra  lagrimofa,  ciò  è",  la  terra  f  iena  di  lagrime,  hauendo  difcfra  dei 
10,  che  i  mofconi  e  le  uejfe  rigauanol  uolto  a  cjuei  feccaiori  di  f^ngue,  ilcjual  mifichiato  di  lagrii 
me,  era  raccolto  a  fiedi  loro  da  faftidiofi  uermi .  la  buia  camfagna,  moralmente  , intenderemo 
fer  la  farit  fcnfitiua  offreffa  da  ignorantia ,  E  fer  U  mmi^ia  luce ,  la  iiuina  illuminante 


finito  quejlo  j  la  buia  campagna 
Tremo  fi  fine  ;  che  de  lo  j^auento 
La  unente  di  fudore  anchor  mi  bagna  ^ 

La  terra  lagrimojà  diede  uento^ 
Che  balenò  una  luce  uermigliay 
Laqual  mi  uinfe  ciafcun  finimento  5 

E  caddi:,  come  lhuom-,cui  jonno  piglia. 


♦ 


m 


INFERNO    CANTO.  FI!, 

^afia,  VfYch  huenh  Dante,  wfefopereffafìififiucijfaYff,  Con  laìut^  di  VÌY^.  panificato  ffY 
Ihumana  raghne  ,  Difcender  a  l'ìnf.  lacjual  cofa  non  ^  altro  che  in/yar  ne  la  confideration  de  ui 
lif  y  non  lopteuafiiYffcn'^lfiuOY  diuino  ,  Non  potendo/i  fcn^a  ejufllo  alcuna  hkona  ofeYa  conduY 
a  ferjiuione,  Ondel  SaluatOY  a  fuoi  difcepli,  Sinf  me  nihil  fotfftis  f^cere,  E  fero.  Volendolo  tal 
cUff>ùyyQ      illuminante  gratia  iij^mi  a  (fiifjìo,  ferche  lafuafcnfual jParfe  fdYehhejìaia  renella  a  la  Ya^ione, 
f  ero  era  necefJaYio  che  laloYmenfaffe  ,  Onde  dice  ,  che  e[fa  uermiglia  luce  li  uinfè  eia fcun [enfi i 
mento,  e  cadde,  uinfo  dal  fcnno,  come  caie  un  corpomorto  .  Qu^ejìo  medefmo  ueggxamo  che  fin*, 
ge  douendouenir  a  lentrata  del  Purg,  VeYche  hauendo  alpYincifio  del \ii^,  canto  di  quello  defcYit 
to  IhoYa  de  la  mattina  dice ,  (^andio  ,  che  meco  hauea  di  (juel  d'Adamo ,  Vinto  dal  fonno  in  fu 
Iheyla  inchinai,  La,  oue  tutti  e  cincjuefcdeuamo  e  cet.  E  più  olire,  in perfcna  di  ViYg,  dimo/ÌYa, 
comeg/i  era  fiato  portato,  coft  dormendo  da  Lucia,  uicinoala  porta  deffc  Vurg.  Oue  dice,Vian; 
^  nelalha,  che  precede  al  giorno,  QMando  lanima  tua  dentro  dormia  Sopra  li  fiori,  onde  la  giù 
ir  adorna.  Venne  una  donna  e  dijp,  lo  fcn  Lucia,  Lattatemi  pigliar  co/lui  che  dorme,  Silagei, 
uoìeroper  lafud  uìa  e  cet,  Dimojìrando  appreffc  egli  ejfcre  fiato  portato  da  e/fa  Lucia,  come  hak 
hamo  detto  ,  coft  adormentato  fin preffc  ad  ejjà  porta  de!  Purg.  lentrata  delcjuale  mofiro  a  Virg. 
aperta.  Cof  in  cjuejìo  luogo  Dante,  do  è-  la  parte  fcnfitiua,per  la  ragione  detta  difcpYa,e'  adoY^r 
meniata  e  portata  da  la  diuina  gratia  di  la  dal  fiume  Acheronte,  e  pofio  fu  la  proda  de  laualle  do 
loYofa  daUffc,  come  uedyemo  nel  fcguente  canto,  dimofiyando  a  Virg,  ciò  è-,  a  la  parte  ragione;' 
uole,  lafijrma  che  de  tenere  a  difender  per  (juella ,  ciò  è-,  a  uenirne  la  cognition  de  uitif ,  a  ciò 
che  dimoftrar  la  delha  a  la  fcnfttiuajpdrte ,  non  potendone  per  fi  medefma  effer  capace  .  E  perchel 
iifcender  dejfa  diuina  gratia  in  noi ,  i  Teologi  uogliono  ,chea  principio  dia  terrore  e  fomento  , 
ma  che  in  fine  afjècuri  e  fa  di  molta  giocondità  ,  come  hahtiamo  per  ejpmpio  ne  la  conuerfone  di 


fimo  dejp} 


aioYmentato  e  defio  da  ejuefta  luce  e  da  Mathelda,uedYmo  che  finge  ancOYa  nel  xxxuMl  Purg. 
éouendo  con  Liuto  di  beat.fàlir  al  Parad,  oue  dice,  Sipotejfi  ritrar,  comeaffcnnaroecet.  Difci 


geuoleYO  f  lafiia  uia,Ma  douendo  fctlir  al  Par.  perche  auiui  no  rapprefinta più  il finfo,ma  linteh 
letto fiiolto  ia  lhumanepaffmi,LQ  dffia,Onie  dice,ihe  uno Jf^lendoY glif^uaYciol  uelo  dd  fcnno. 

CANTO  Q.VARTO. 


Ruppemi  Ulto  fonno  ne  la  tejlct 
Vn  graue  tuono  fi ,  chio  mi  rifcojft  ,* 
Come  pcrfona ,  che  per  fbr\ci  e  dejìa  : 

E  locchto  ripofato  intorno  moffi 
"Dritto  leuato  -.efifo  riguardai  y 
Ver  ccnofcer  lo  ìcco/douio  fi)ff  ^ 

Vero  e  j  the  in  fu  la  proda  mi  trouai 
Ve  la  ualle  dhahiffo  dolorofa , 
Che  trono  accolte  dinjìniti  guai  ^ 


Vefcriufì poeta  nel  pYefentf  canto  l  come 
ejjèndo  da  un  grane  tono  defio  ,  e  leuaiù 
fu  dal  fonno,  per  lo^uale  in  fine  del  prue 
dfntefinfi  ejfcr  cadufo,il fuo  dfcenfc  nel 
primo  cerchio  deVlnf  e  dopo  alcuni  rai 
gionamenti  hauuticon  VirgiL  delojfo'. 
gliar,chefice  chrifto,  dopo  la  morte  tjuel 
limho  de  franti  padri, la  cognitione  che  hfh 
le  de  morali ,  e  daltri  huomini  fimofi 
iheranoin  juello ,  E  (ome  da  VÌYgil  fii 


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Postillati  16 


INFERNO 

0/f«M  frojvndera^  e  ncbuhfa 
Tanto  ^  che  per  ficcar  lo  u'ifo  a  jvndo , 
Io  non  Hi  difcerneua  alcuna  coja* 


C  A  N  T        I  II  L 

condotto  CI  difcfndfY  nel  fccnio  cerchio  . 
J^Rk^j[emi  Ulto  fcnno  ne  le  iejìà  VN^rrf 
ue  tuonOy  ciò  ^n  grane  e  grande  tuo', 
ììo  mi  ruffe  ne  la  tejìa  il  frofòndo  fcnno  , 
$1  chio  mi  rifcofjì,  Tanto  cf:f  io  mifueglj^  ,  COme  ffrfcna,  che  ferfir'^  è-  dejìa,  A  dinotare,  Arflzu' 
guanti  che!  fcnno  erafrofindo,  E  ne  la  tejìa  dice  ,  jferchel  ferino  non  procede  da  altro  de  da  fvi 
mi  ihafcendono  da  lo  jìomaco  al  cerehoi^er  li  riceuuti  citi .  Hauendo  aduncjue  la  diuina  zfT  illn 
minante  gratta  dimojìrato  a  la  farte  ragioneuole  (juanto  che  doueafàre  ,  dejìa  lafartefcnfuale^ 
chefrima  hauea  adoyjnentata^  a  ciò  che fcguiii  quella,  E  dejfalafer fir"^,  A  dinotarla  uideni 
ùa  che  ufd  la  honta  diuina  contra  la  fcnnolentia  ignorantia  noflra ,fer far  che  la  conofciamo^ 
e  conofciuta,  che  la  fcguitiamo  fer  le  fue  uie  .  E  Loabio  rifofato.  Se  intendiamo,  (juanto  a  la  let 
iera,  de  hcchio  ejteriore ,  diremo  chera  ripfato ,  perche  hauea  dormita  ,Efe  moralmente  per  h 


INFERNO 

iyttmoYe,  lirm^  cU  eu  npfm ,  /*f r  efftrefìm già  da  U  diurna grutla  irtjlrm  li  juapifo  lof 
ufu  fare  ,  Venhe  bechi:)  de  lintfRem  non  pfa  mai  fino  a  tanto  che  non  uede  ^  intende  U  cofd 
(he  defilerà  faf ere,  effendo  cìuejìo  deftderio ,  Come  dicel  Filofefi  nel  frimo  da  la  Metaf.  naturai 
fmpre  ne  Ihuomo  .  DRttfo  lenatn,  Quaft pronto  apparecchiato  a  jùel  che  doueo  fire  ,  E  Tifo 
riguardai,  Bi fognando  a  chi  uuol  hen  difcerner  il  uero,fifmente  e  con  acutiffmo  occhio  riguari 
dare .  Vero  ^  chio  mi  frouai  IN  fu  la  proda,  ciò  è-.  In  fu  la  riua  de  la  dohrofa  uaUe  dhahiffc^ 
cne,  laijual uaile,  accoglie  àdma  dinfinitiguai  IN  trono,  ciò  e^.  In  fuano,  il^ualnafcena, 
ime  uuol  inftrire,da  infiniti  ullulati,  pianti,  e/irida,  cheficeuano  e  peccatori  per  tutta  la  ualle 
infima,  che  per  non  hauere  altra  ufcita  che  da  la  parte  difopra,JàccQgliei{ano  tutti  infieme,  t!T 
njciuan  fiori  di  quella  infirma  dun  confitfo  tuono .  OS  cura  profindera ,  Non  può ,  chi  uuol 
entrar  ne  la  cognition  de  uitij,  immediate  conoperli ,  non  relmendo  in  (juelli  alcun  Ime  di  rat 
gione ,  ma  folamenie  naCcendo  Ja  ignorantia  e  cecità  di  mente ,  Onde  dice ,  che  aueUa  uaHe 
erd  tanto  profinda  ,  nebulofa  ojcura  ,  che  (ji^anfunjue  eglificcaffe  il  uifo  ,  ciò  l,  la  ueduté 
afindo ,  non  pero  uipoteua  difcerner  cofa  alcuna . 

Virg.uuolcondur  Dante  al' In f  equeh 
che  moralmente  fignificU,lhahhiamo già 
fiu  uolte  detto  ,  lljual  Inf.  chiama  monf 
do  cieco jper  non  ejpr  illujìrato  dalcun  lu 
me  di  ragme,T.togni  uitio  che  fi  punifce 
in  (jueUo  nafier piamente  da  ignorantia, 
E  dice  chegh  farà primo,e  Dante fecondo^ 
perche  fcmpre  in  ogni  aUione ,  la  ragione 
de  preceder  al  fin fc ,  E  per  la  pietà  che  gli 
ha  de  le  mifire  animt  ihe  ui  fono  tormeni 
tate,  diuiene  fmorto  ,  il  che  Dante  laUrii 
luifce  a  timore,Onde  lo  domanda  e  dice. 
Se  tu  che  fuoli  effir  confirfo  al  mio  dulii 
^^^^  ^'^'^^  pfuenfi  e  tremi.  Come  uerro  io 
dietY:^  a  te  iìAa  elfindofàuo  da  lui  chiaro  de  U  cagione  delfuo  impallidire,  di  nuouo  h  fclleciu 
a  landare,ejfendofof^inti  da  la  lunga  uia,che  ne  la  confideratione  di  tanti  e  fi  diuerfi  uitij  hin^ 
dafire,Ec2fidice  Virg.efferfimifo,^  hauer  fitto  intrar  lui  nel  primo  cerchio  che  cinge  IhaUfi 
fi,  per  effer  il  maggiore, e  che  tutti  glialtri  cerchi  ahhraccid  .  Ma  perche  del  fito  dognun  ii  auedi 
hahhimo  ne  la  dtfirittione  di  tuuo  l'Inf  diffiifmente  irauato ,  per  non  dir  una  medefiml  co/S 
più  uolte,  lajfiremo  hora  tanto  di  ^uejìo,  guanto  de glialiri  di  replicare. 

Qutuì  ^fecondo  che  per  afcoltare  ;  il  poeta  pone,  che  t^uefio  primo  cerchio  fid 

No«  hauea  pianto  ma  che  di  fif^ir/,  ìlli^to,Ouf,  fecondo  lui,  fono pofti  non 

Che  laura  eterna  fhceuan  tremare  t  f^^^T^^nteimortifin'^lattefmo.enelpec 

C/o  auenìa  di  duol  fin\a  martiri  j  ^'^'^  originale,  come  tien  la  religion  chri 

Che  hauean  le  turbe ^       "  '  ' 

Vinfanti,  e  di  fimine , 

Lo  buon  macfiro  a  me^Tu  non  dimandi ^ 
Che  fpiriti  fon  quejìi,  che  tu  Medi: 
Hor  uo  (he  [appi  inan^.che  più  andi, 

Che  non  peccaro:  e  fe  Rihanno  mercedi 


Hor  difcendiam  qua  giù  nel  cieco  mondo 
Comincio  il  poeta  tutto  fmorto  t 
lo  faro  primo  ,*  e  tu  farai  fecondo^ 

"Et  io  ,  che  del  color  mi  fiii  accorto , 
"Diffi  ^  Come  uerro ,  fe  tu  pauenti, 
Che  fuoli  al  mio  dubbiar  effer  confifrto  i 

2t  egli  a  me^j  Langofcia  de  le  genti, 
Che  fon  qua  giù  y  nel  uifo  mi  dipinge 
Qt^eVa  pietà ,  che  tu  per  tema  finti . 

Andiamo  che  la  uia  lunga  ne  fojpignei 
Coft  fi  mifei  e  cofi  mi  fi  intrare 
Nf/  primo  cerchio  y  che  Ihabiffo  cigne^ 


fn\a  martiri  j  ^'^'^  ongmale,  come  tien  la  religion  chri 

he  5  cheran  molte  e  nandt  ^'Ta  '  ""^'"^'^  '  '"'^"^ 

me  ,  e  di  uiri  ChrijUanefmo ,  non  adoraro  Dio  dehitaf 

me  X  Tu  non  dimandi .  ""'"''f        nonfiuefiiro  de  le  tre  uiri 


tu  teologiche,ne  creJeron  in  chrijfo  uenS 
turo ,  come  firon  i finti  padri ,  ma  erani 
filamente  uiuuti  ne  la  uita  attiua  fecondi 
leuirtH  morali  ,]penhe  non  meritaum 
ahuna 


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Postillati  16 


CANTO     Q.V  ARTO. 

Kon  Ufia  ;  peréc  non  hebber  bmtjmo  ;  «'«<»« </i  >  mt Return  me 
Che  pine  de  U  fide ,  che  tu  aedi  x  Ulirefietie  ii  Umati ,  Onif  itu , 

Ko«  dour  iebhmmt  D/o  :  ^prerdere  com'<'<fi>>fi"r<.  h^> 

E  rf,  ^«c/?<  coté  ion  io  meddmo .  umkj.'f^u.  '1"=^  C7  o/f« 

^--J.  .  ,      ■'.  ra  y  Amoralmente  jPenkf  Uff  oe^PYQ^, 

per  f./  dtfitU.non  per  difro  r/o  .riodelfenfc.fin^afantoclledaUragh 
Smo  perdut/ ,  e  Jol  di  mto  oMì  ,  ^^^^     ^jj.^  illuminato  ,  Non  hauea 

Chefen\a Jpeme  «memo  m  difio.  p,-^^^^  dtfcJfiri,Ma  chejUai 

mente  difcjfiYare  ,  Et  inf  ntentia  dice  , 
.c?7f!  flant^  chegli  udiun  in  cjuel  luog:ìy  era  [clemente  il  fcjfirare  .  CHf ,  itjuali  fcjfiri ,  Yacemn 
tremar  LAura,  ciò  è-,  laria  ETerna,  jfer  ejpr  fmilmenie  il  luogo  eternoK  Ciò  aueniua,que} 
fio  fcjpirar  e  tremar  daria  due  che  auemua  da  dolore  fen'^  alcun  m.artire ,  che  le  turhe  dwfrnfi, 
f  di  fimine,  e  di  uiri,  cherano  ^juiui  molte  e  grandi,  haueano  .  Perche, ft  come  hahhimo  difqra 
detto,  Coftoro  non  meritano  dhauer  dolor  dijcnfc,  iljualnafce  dalcun  martire,  Ma  [do  hauean^ 
dolor  di  mente,  ilcjual  nafceua  dal  defderio  che  haueano  de  la  heatitui.ne  ,[in^  jj^rtiw^  dipi 
terla  con[cguire  .  E  mette  che  juejìe  molte  e  gran  furile  erano  di  due  ffdie  ,  Zie  iufi^nti  ,  lnte[i 
fer  cjueifaruoli  che  ne  la  frima  loro  età  domandata  infanfia  ,  e  nel  Qr,rifiiane[mo  ,  erano  morti 
/fn^  hatte[mo,  come  alcuna  uolta  amene  ne  corfi  de  le  madri ,  o  ffr  neglìgentia  de  parenti .  DI 
ftmine  e  di  uiri,  fer  ejfrimerluno  da  laltro  /èffe,  E  (juefti  infende  jfer  (juei,  che  di  fqra  hahhiai 
mo  detto,  che  manl^  al  chrifìiane[mo,  non  crederon  in  chriflo  uenturo,  ma  uijjìro  moralmente 
ne  la  uita  attiua,  Perche,/?  non  merifar^n  la  gloria  del  Parad,  non  doueano  ancora  effir  dannati 
ad<flcuna  fena  [enféile  de  l'inf  Ef  imita  ^irg,  nel  vi.  oue  dice.  Continuo  audiff  uQces,utigitus 
cr  ingens,  [nfontumcji  animf  fientes  in  limine jfrimo  .  LO  huon  maejìro  a  me,  huono  an', 
^  ottimo  il  precettore,  che  per  [e  ftejjc  [t  moue  a  mofìrar  al  difcepolo  (fuelle  co[c  che  li  pof[cino  efjìt 
utili,  0  li  fon  necejfarie,  £juando  uede  che  per  timidità,  od  ignorantia  la[cia  di  dir^^andarne.  Co; 
me  in  cjuejio  luogo  il  poeta  moftra  che  fh  Wirg»  a  lui  dicendoli.  Tu  non  dimandi  CHf,  ciò  p',  di 
che  qualità  jfiriti [no  (juefli  che  fu  uedi ,  Hora  io  uoglio  IHanl^  che piuandi ,  Prima  che  uad<t 
fiu  oltre,  che  fupppia,  CHei  nonpeccaro.  Intendendo  dognuna  de  le  due  j^etie  di  (juelli  Jfirifi, 
perche  iparuoli,  per  la  loro  innocentia,nQn  haueano  potuto  peccatele  gliAtri  che  erano  flati  inart 
^  al  chrifliane[mo  ,  ej[nio  moralmente  ,  e [condo  la  legge  de  la  natura  uiuuti ,  non  haueartì 
peccato .  E  Se  glihannomexcedi,  ciò  ^,  E  fcglihanno  meritato,  rijfetto  a  la  [piemia  e  uirtu  def 
ft  morali,  onde  erano  in  tal  firma,  [n^  alcuna  pena  [n[hile  dipartiti  da  glialtri  j^iriti  dannai 
ti  a  diuer[[en[thdipene,  ejjèndo [ritto  che  neffun  lene  riman  irremunerato,  NOn  hafla,  perche 
non  heUer  latte fmo,[ri^l(^ual [cramento,  neffun [ può  jduare,  Ondel  Saluafore,  Nifi  ijuis  re 
natus fuerit  ex  acjua  z!r  ffiritu  [aneto,  non  intrahit  in  regnum  celorum  ,  Ef  ilcjual  fàcramento, 
era  parte  de  la  fide  che  Dante  credea  ,  perche  la  fide  chrifliana  non  è-  findata  fu  ^uefìo  [lo  , 
ma,  fu  più  altri  articoli ,  che  ogni  fidele  e  tenuto  a  credere  .  F  Se  pur  fitr  dinan'^  al  chrifiiai 
nefmo  ,  NOn  adorar  Idio  debitamente  ,  ciò  ^,  Non  crederon  ne  le  tre  perfine  ,  Padre,  ?igliuof 
lo,  e  Spirito  finto,  ne  in  chrifto  uenturo,  E  di  cjuefli  tali,  Wirg,  dice  effir  ancora  lui,  E  che  per 
fai  difitti,  e  non  per  altra  rea  ofera,  erano  peréuti,  e  di  tanto  fclamtnte  offefi  ,  che[n^  alcuna 
f^eran^,  come  di  (opra  hahhiamo  detto,  uiueano  in  Jefiderio  de  la  beatitudine . 

Gran  duol  mi  prcfe  al  cor^  quando  lintefi^     HeUe  Dante  gran  dolore  uedendo  (jueBe 
Vero  che  genti  di  molto  udore  genti  effir  in  (juel  limho  SOffef  ,  do  è-. 

Conobbi  che  in  c^ud  limbo  eran  foj^^fu  f^^^^fi      ^^^^rw  dd  faradifi ,  ne 

O 


r  N  F  E  R 

Vrmmt  maejlro  m'iOj  dimmi  jignore  ^ 

Ccm'mciaio ,  per  uoUr  ejjcr  certo 

Vi  quella  fède  j  che  uincc  ogni  errore  J 

Vjcìcà  mai  alcuno  per  fuo  merlo , 

O  per  altrui ,  che  poi  jiffe  beato  ì 

E  quei ,  che  intefe  il  mio  parlar  coperto , 
'Rijpofe  5  lo  era  nouo  in  quejio  jìato  ; 

Oliando  ci  uidi  uenir  un  pojjcnte 

Con  fegno  di  uhtoria  coronato* 
^rajfeci  lombra  del  primo  parente-, 

D'Abcl  fuo  figlio  j  e  quella  di  Nof , 

Di  Moife  leg'jìa ,  &  ubidiente  ; 
Abraham  patriarcha.  e  Dauid  rcj 

Ifraele  col  padre  j  e  co  fuoi  nati , 

E  con  Rachele ,  per  cui  tanto  fi  j 
Ef  altri  molti  ;  e  ficdi  beati  : 

E  uo  che  [appi ,  che  dinan"^  ad  ejft 

Spiriti  humani  non  eran  faluati  * 
"Non  Ufciauam  landar ,  perchei  dicejft  t 

"Ma  pafjauam  la  felua  tuttauia^ 

La  felua  dico  di  Jpiriti  fpejfi  ♦ 


N  O 

dannati  a  le  ffnftliìi  feyie  h  Vlnf,  cmt 
iicemm^ndJhonJ:)  canf^,  cji^anh  "^ìrg* 
dijp,  lo  era  tra  c:)hr  che  fcn  fcjfffi,  Co«o 
fcenhyfer  laj}>eUo  loro  ,  ejpre fiati  di  mi 
tò  kahre  .  ]/  fmile  fcriue  V irgli,  nel  vù 
d'F.nea,  Conjìituit  Amhifafatut^^  ut', 
fìigia  pre/pf.  Multa pi((ans,  forfem(j;  ani 
mo  miferatks  im<juayn  .  F  fer  uolerftfÀr 
certo  (li  (juello,  che  (eneafer  jtie,  ciò  p', 
che  chrijìo  dopo  la  morte  difcenlefp  a  jpì 
glìar  (juellimho  de  Santi  Padri  dice ,  cht 
domanéo  Virg.fe  di  quello  ufì  maialcu 
m  ferfuo proprio,  o  per  altrui  merito, che 
fòjfe poi  heato,  E  che  V irgli,  intefo  il  jtto 
coperto  parlare  ,  //  rìj^ofc  ,  che  in  (jufdo 
flato  egli  era  anchora  nouo,  ejuando  ui  ui 
de  uenir  VNpoffente,  ciò  ^,  Vw3  ileittal 
hehie  poter  t7  autorità  di  fkr  cjueUo  che 
fice,  INcoronafo  coji  fcgno  di  uittoria,  ci j 
^,  Incoronato  di  palma, che  ulttoria /igni 
fica  yft  cornei  Lauro  trionfi,  E  cjuefìofh 
Chriflo  dopo  la  fùa  morfe,\l(jual  hauendo 
uinto  il  Dmonio principe  del  mondo,  traf 


(è,  come  Ji:e,  di  cjuel  luogo  Adam  nofìro 

frimo  padre  conglialtri  che  nominct,  J^uali,  perche  fono  n:ti(Jìmi,  per  la  htjìoria,  e  ffetialmente 

del  Qenefu  contenuto  ne  la  Bitia,  non  accade  refirir  altro  di  loro  .  Dice  Virg.  IO  era  nuouo  in 

ijuefloftato,  Perche  da  la  fua  morte  a  (Quella  di  chrifto,  tfuando  andò  a Jf^gliar  il  limh,che  lun 

uiffe  ,  e  laltro  nacijue  fctto  d'Ottauiano  Augujìo  ,  non  corfcro  cincjuantanm  .     NOn  h(ciaf 

uam  landar ,  Perche  Virgilio  dicejfe  ,  non  lajciauano  dandar  a  la  uia  loro  ,  ma  pafjàuano  tufi 

tauiala  felua  de  li  ffeljì  Jfirifi ,  E  chiamala  felua  dij}'efftjfiriti,perlafmilitudine,  che  ha  con 

gialla  de  lijfefjt  arhori ,  come  dicemmo  nel  primo  canto  . 

1        .   -L    1      n      ■  Vice^che  la  uia  loro  ?tow  era  anchora  lun 

à^l^on  era  lunpa  anchor  la  noflra  wa  Z^,.jir         •  »    ,  i 

D/  qua  dal  fimmo  ;  quandio  uidi  un  fòco .  ^J,,,,,      ,,5,  ^  {j^^^^^ 

Chemijperio  di  tenebre  umcia .  cominciaro  il  camin  loro  ,  a  difcender  giù 

D/  lungi  uerauamo  anchor  un  poco  ;  nel  cerchio,  quando  mde  un  fico,  che  uin 

Ma  non  fischio  non  difcernejfi  in  parte.  ceuahemiffiriodi tenehre.Diuidelpoet^^ 

Che  horreuol  gente  poffedea  quel  loco  ♦  tjuefìo  cerchio  in  due  parti,  che  luna  coni 

O  tu  ;  che  honori  ogni  fcientia  ^  arte  ;  tien  lalfra,come  dicemmo  ne  la  dfcrittio 

Qucjìi  chi  fon  ^,  che  hanno  cotanta  horran'^a^  ne  de  Vlnf  e  nelaprimahapofìo  ,  comt 

Che  dal  modo  de  gUaltri  li  dip^rtei  chriftiano ,  iparuoli  innocenti,  cherano 

"Et  egli  a  me  ;  Lhcnrm  nominan\a  ;  morti  fen'^  hauefmo,  e  nel  peccato  origli 

Che  di  lor  fuona  fu  ne  la  tua  uita  ;  '  ' '^''^''^  fl^^^  i"^^^'^ 

Cratia  acquiHa  nel  deh,  che  ft  gliauan^a.  ff^f^y^^ .  ^^^^r^no  uiuufi  fecondo 

^                            ^  la  legge  de  la  natura  e  fenica  peccato  >  E 

fmhe  (fuejìi  non  hanno  lafciato  al  mondo  alcuna  charafima  Jibyo,  U  pflo  in  tenehrofo 


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Postillati  16 


«Il, 


CANTO    a.  V  AUTO. 

ojcm .  NV  la  fcconiafarff ,  come  f  oda,  fQn  (jufUi ,  cheram  fìafi  ualoYoft  in  amf  infime 
con  le  ualorofc  e  cafìe  donne,  Ei  alifuamfiu  eleuati  éa  ijuejìi,  {morali  FiLfofi,  e  tutti  erano  me 
defimamente fiati inanl^  al  chrifìianefmo,  Majferchehaueano  la/fato  al  monh  chiara  {ima  éi 
loro,  pone  il  luog:^,  ouefft  erano  luminofc,  tofi  fntto  ia  un  fuoco  the  uiie  ejJcY  in  gufilo  ,  Qv^e^i 
due  luoghi  aJu^Kjue  injfieme,  luno  nuhilofc  ^  oscuro,  laltrofàuo  dal  fiioco  lucido  f  chiaro,  feri 
(he  ognun  di  quelli  giraua  in  tondo  ,  V  era  fctterraneo  ,  oue  non  foteua penetrar  la  luce  del  fo', 
le,  il  pffa  intende  per  una  jfera  di  tenebre.  Ma  perche  (juefla  feconda  parte  di  tal  Jj^era  di  temi 
Ire  ueniua  ad  effer  illuminata  da  la  luce  del  ftoco,  chera  in  (quella,  il  poeta  dice  ihe  jue!  tal  fiiOt 
co  uincfua  HEmijferio,  ciò  è',  Mf^ Jfera  di  tenelre .  O  Tu  che  honori,  Waueua  Dante  con^ 
Jciuto,  per  lajfeUo ,  <juefla gente  chera  ne  la  me^a  jfera  {Ruminata  dal  fhoco  ,  ejpr  UCrreuole, 
ciò  è',  Honoreuole  e  tutta  fiena  digrauita,  e  defderando  jfiu  particolarmente  fper  di  jueùa ,  e 
perche  era  lor  fitto  cotanto  honore,  che  li  dipartiua  dal  modo  de  glialtri, Intendendo  di  juelli  chef 
rano  ne  la  me'^  f^era  di  tenehre  nuhlofa  CT"  ofcura,  per  fjpr  cjuffti  ne  la  luminoft  e  chiara ,  ne 
domanda  Virgilio  ,  ìlcjualli  rijfonde ,  chelhonorata  nominar."^  efimia  ,  che  fionadiloro  fu 
NE  la  tua  uita  ,  ciò  è',  in  cjuejìa  ulta  mortale  ,  ne  lacjualf  Dante  era  amhora  ,  Et  in  fcntentia  , 
che  la  buona  fama  chefft ,  mediante  le  uirfu  loro ,  haueano  lafciato  in  cjuefa  pyefcnte  uita  ,  <tc; 
ijuifia  lor gratia  in  cielo  CUe  ft  gliauan'^,la(jual  tanto  gliejjclfa  e  diparte  da  la  mifcria  de  glial 
fr{,  Affermando  juel  che"  fcr{tto,e  che  di  fcpra  di^mo^  che  nejfun  lene  rimafe  mai  irremunerato» 


In  tanto  uoce  fìi  fer  me  udita  j 
Honcratc  Ult'ifftmo  poetai 
Lombra  fua  torna  ^  chera  dipartita  ♦ 

Voi  che  la  uoce  fu  reflata  e  queta; 
Vidi  quattro  grande  ombre  a  noi  ucniret 
Sembian\a  haueuan  ne  trifìa  ne  lieta  ^ 

Lo  buon  maefìro  comincio  a  dire  5 
Mira  colui  con  quella  Jpada  in  mano^ 
Che  uien  dinan'^i  a  tre  ft  ^  come  ftre  : 

Q.;^r^//  è  Homero  poeta  fouranc  t 
Laltro  è  Horcttio  fatiro ,  che  uiene  : 
Ouidio  il  ter'^o  ;  e  luhimo  è  Lucano  ♦ 

Fero  che  ciafcun  meco  ft  conuiene 
Ke?  nome  ;  che  fino  la  uoce  fila  ^ 
Tannomi  honore  ^  e  di  do  fanno  hent  ♦ 

Cofi  uidi  adunar  la  bella  fcola; 
Di  quei  fignor  de  laltiffimo  canto  j 
Che  fiura  glialtriy  comaquila  uóla  ^ 

Da  chehher  ragionato  infume  alquanto^ 
Volfirft  a  me  con  faluteuol  cenno  X 
El  mio  maefìro  firrife  di  tanto  t 
E  più  dhcnore  ancor  affai  mi  fènno  t 

Cheffì  mi  fÈcer  de  la  loro  fchicra^ 

Si  chio  fui  fejlo  tra  cotanto  fenno  ^ 


Dopo  cjuanfo  haUiamo  ueduto  di  fjppO.^  rop^a» 
Dante  udì  una  uoce  ,  lacjual  diffe,  che  fi 
douefp  honorare  lomlra  di  ^i^g- poeta  al 
fijfmo ,  lacjual  tomaua ,  fffndof  prima 
partita  a  preghi  di  Beat,  per  andar  a  fccf 
correr  Dante,  E  finito  cheUe  (juefìa  uoce 
di  dire  ,  uide  uenir  a  loro  (juatiro grandi 
omire  ,  lecjuali  haueano  ne  trifìa  re  lieta 
fcmhian^  ,  No«  effìndo  cofìume  ^alcun 
prudente,  comerano  cofìorojatiriflarfi  d'e 
gliauerfi,  ne  rallegrar  ft  de  prof^eri  aueni 
menti  y  m,a  difcmpre  reffler  a  tutte  le paf 

ftonifO  ueramente  ne  trifìa  ne  lieta,per  ondr  5r^'^«l y  u,'rùó 
auel  che  di  fcpra  diffe ,  cherano  in  juel  nu^  Ctfyt^h's  aufx  ^ 
limio  fcjfeft ,    LO  tuon  maefìro,\trg,  t^tM'd  ^v'q  ^cìdtrvit- 
reftrife  a  Dante,'  chi  ejuefìe  ejuatlro  gran  o  **^(^  aw'mofyA^  fi' 
d{  omhre  fcno,Et  il  primo  che  ueniua  inan 
a glialtri  tre  ,  SI  come  frt,  ciò  e.  Si 
come  ftgn  ore ,  era  Homero  fcuran  poeta 
Greco,  E  perche  fid  primo  che  trattaffe  di 
guerre,  pero  gliattrihuifce  la  j^ada  {n  ma 
no.  Onde  Horatio  ne  la poet,  ii.ef  gefìe  re 
gumcj;  ducumcj^     (rifìitia  Iella ,  Quo 
frik  pofpnt  numero  monflrauit  Hom.ei 
Yus .  E  Solino  friue  dì  lui ,  Hor^ierus  de 
Smyrna  ciuitate  uates  omni^^m  noliliffi 


•  •  1    '  *  -  1 


nut  Al  fecondo  eraHmtio  ^  dtl<[ml  fcriue  Perfto  ^  Omne  uafr  uitium  ridenti  Elauus  arnica 

C  il 


r  i* 


INFERNO 

Tan^if  al mtffut  tWcum  pec^rìia  luiit,  lì  ier^  OuiL  lojpfrf  fle^Miffhnf  le^ijuale  fcnù  m 
ùfjtme  a  tatti .  li  (juarh  è-  lucan:ì ,  che  fcYijfe  le  guerre  ciudi  de  Romani .  PErh  che  ciafcim 
meco  fi  contiene  Nf/  nome,  che  fono  la  uoce  fola  dicendo  ,  Honorate  laltiffmo  peta  e  cet.che  (art 
to  uien  a  dire  ,  che  (juelf  i  (Quattro  peti  fi  conuengon  fcco  ne  la  fnculta  petua  .  VAnnomi  homi 
rey  fmhe  (jueUt  che  fanno  poftffone  duna  medefima  f^etie  di  dottrina,  ^  lene  che  shonorino  lun 
laltrOyAuenga  chela  inuidiamo'fe  uolte  dijf:>nga glianimi  in  cófrario.Cofi  dice  cheuiie  adunar 
la  bella  fchola  Di  (jueifignor  dedaltiffmo  canto,  QHe  uola,  ciò  è",  ilcjual  altiffmo  canto  f  affa  ^ 
eccede  fura  gUaltri  canti ,  Come  acquila  eccede  e  faffa  in  uolar  alto  ognaltro  uccello  .  Volfcvfi  a 
me  con  falutenol  cenno  ,  che  (^uefìi  (Quattro  jfoeti/àlutajpro  Dante  ,  e  che  lo  fÀcejfcro  de  la  fchiera 
loro  talmente,  che  tra  cotanto  fcnno  egìifit  fi/io  ,  Altro  non  fignifica,fcnon  che  lofiudio ,  iljual 
ftce  ne  ìofere  e  ne  le  dottrini  loro,  fu  cagione  chegli  ancora  diuenne peta . 


Co/i  andammo  infino  a  la  lumcra  j 
Variando  cofe  ;  chel  tacer  è  bello  j 
cofftC  rri  l       Si  cornerai  parlar  cola ,  douera . 

Venimmo  al  pie  dun  nobile  cajìefto 
Sette  uolte  cerchiato  daltc  mura , 
"Oififò  intorno  da  un  bel  fiumi cetto  ^ 

Quejìo  pajjàmmo ,  come  terra  dura  ♦ 
Per  fette  porte  intrai  con  quejli  fiuìt 
Giugnemmo  in  prato  di  frefca  uerdura. 

Genti  ueran  con  occhi  tardi  e  graui 
Di  grande  automa  ne  lor  fembianti  ♦ 
Varlauan  rado  con  uocì  foiui . 

*lLraemmoci  coft  da  lun  de  canti 
in  luogo  aperto^  ìuminojo  ^  ^  alto^ 
Si  che  ueder  {ì  potean  tutti  quanti , 

Coli  diritto  jopral  uerde  fmaìto 
Mi  fi<r  moflrait  ^ifpiriti  magni  ^ 
Che  del  ueder  in  me  jleffo  nefjalto^ 

Io  uidi  Elctra  con  molti  compagni^ 
Tra  quai  conobbi      Hettor ,  &  Enea  j 
Ccfir  armato  con  gliocchi  grifagni* 

Vidi  Camilla ,  e  la  Fantafilea 
r>a  Ultra  parte  j  e  uidi  il  Re  Latino , 
Cfce  con  Lauina  fua  figlia  fedea , 

Vidi  quel  Bruto ,  che  cacciò  Tarquino  j 
Lucretia ,  luUa ,  Martia ,  e  Cornicia  j 
E  folo  in  parte  uidi  il  Saladino  ♦ 


Andaron  cofi  per  fino  allume,  che  rendei 
ual fiioco,  delcfual  ha  dftto  di fcfra  ,  che 
uinceua  hem  jferio  di  tenebre  ,  Parlando 
cofi,  de  lecjuah  è-  hora  hello  il  tacere, fi  co 
me  era  hello  il  parlare  cola  douegli  era  aU 
Ihora,  dolendo  infirire,  che  ijuello  di  che 
fffi  allhora  farlauano  ,  era  conueniente  a 
le perfone,  al  tempo  ^  al  luogo,  ma  che  a 
uolerlo  hora  in  (juefta  fiua  Come  dia  reftri 
re,  farla  cofk  impertinente  a  la  materia, e 
fuori  del  propofitfo.     VEnimmoal  pie 
dun  nobile  cajìeh,  Giunfcro,  cofi  andan: 
do,al piede  dun  capello,  iltjual  chiama  no 
bile,  perejfer,  come  uedremo,  hahitato  da 
molte  noUli/fime  anime.  Et  era  cerchiata 
e  cinto  fette  uolte  dalte  mura ,  che  fiignifii 
cano  le  fette  liberali  uirtu,  de  letjuali  gliha 
ktafori  di  quello  erano  Ufftite,  Dì  fife  ini. 
torno  da  un  bel  fiumicello  ,  il  fiume  è-  da 
molti,  e  ffftialmente  da  poeti,  fi gnificattì 
per  la  ehcjuentia,  da  lacuale  ejfe  fitte  cor 
dinali  uirtu  fon  di  fi  fi  t7  approuate ,  che 
fin'^  laiuto  ty  ii/auor  di  (jueUa,  firiena 
poco  in  pregio ,  Ondel  Pefr.  che  per  cofà 
mirabile  [addita  ,  chi  uuolfàr  d'Elicond 
nafcer fiume .     qVeftopaffammo,  iome 
terra  dura ,  Paffammo  cjuefio  fiumicello 
fcn'^  bagnarci,  E  moralmente, non  debbe 
chi  ua  jfeculando profinderfi  in  eloejuem ■ 
ila  ,  ma  da  (juella  aftenerfi  e  paffay  oltre 
PEr  fitte  porte  ^  perche  fitte  erano  le  mu 


fino  a  tanto  cheftaprofiffo  da  poterne  efiperneufare  .     ,  ^,  ,  ^rj.nejcue  ^rano  le  mu 

ra,  E  perche  (juelli,  che  uogliano  confcguir  cjuefie  fette  uirtu  ,  hifcgna  che  entrino  per  la  porta,  ci$ 
è-,  che  tomimino  da  principi  loro,  che  altramente  la  imprefa  faria  molto  difficile .  Qluonemrno  in 
[rato  di  frefca  uerdura  ,  Ponendo  il  luogo  ,  oltre  a  leffir  lucido  e  chiaro  ,  diletteuole     amena , 

Onde 


Poi 
Viil 

m 


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Postillati  16 


1^1 


CANTO    a.V  A  R  T  0* 

QnJfamyil  Wfl  ^war/o  (if/  trionfi  émore,  Widi  in  una  fiorita  e  UfYlefiagg'a  Ctìiti,  (he 
iitmor  giuan  ragionanh  ,  Ecco  Vanie  t  Beatrice  e  cet.  CEnfi  ueran  con  occhi  tardi  egras 
f^^Defcriuelmodeflo  e  grane  affetto  de glihahifanti  di  (fueflo  CafìeUo Scendo  fnma  mentione  di 
cueRi ,  che  egregiamente  ft  efjìrcifaroìi  ne  la  uita  attiua  ,  e  prima  d'EÌetra  ,  Qofleifìi  figliuola 
d'Atalante  ,  e  donna  di  Corito  Re  in  Italia  de  la  citta  del  fuo  nome  ,  e  genero  ,  non  del  marito 
ma  fecondo  le  fàuole,  di  Gioue  Ijardano,  ilcjual  jf  affando  in  Frigia,  hehkno  da  lui  origine  i  Troi 
ianiy  decjuali,  i  fiufàmofi  fiiron  Heuor  fìgìiudo  di  Primo,  ^  Enea  figliuolo  d'Anchife,co  ^ua 
lipn  Cefare,  perche  difcefe  de  la  ftirpe  de  Giuli/' ,  lacjual  hehhe  origine  da  Giulio  Afcanio  figliud 
lo  d'enea  ,  Camilla  fu  Yieina  deRutoli,  la  cjual,  fecondo  Virg.  nel\ij.  uenne  infauor  di  Turn(}^ 
ne  la  guerra  chehte  con  Enea  .  VantafUa  fu  reina  de  le  Amarne  ,  cjuella ,  che  ne  la  guerra  di 
Troia, come  fcriue  Giufìino,  uenne  conira  de  Greci ,  in  aiuto  de  Troiani .  chifcfje  Latino  e 
Lavinia  fua  figliuola  e ffofa  d'Enea ,  E  coft  ancora  Junio  Bruto  ,  ilcjual per  la  uioler^iict  fitta  da 
Sefìo  Tarcjuinio  a  Lucretia  donna  di  CoHatmo,  manifffìo  efpmfio  di  fudicitia  /r<t  tutte  lefi^mofc 
donne  Romane,  caccio  Tarcjuinio  Superho  di  Roma  ,  Affà  e'  noto  per  (juello  che  ne  fcriue  liuiQ 
ne  la  prima  deca  .  Julia  fu  figliuola  di  Caio  Julio  Cefire,  e  donna  del  Magno  Pompfio,  lac^ualft 
rende  fnmofa  per  la  fomma  leniuolentia  portata  al  marito,  del  eguale  ,  ft  come  rejtrifce  Mal,  al  \i. 
del  Hi/,  lih,  ueìendofi  recar  la  bianca  uefie  maahi<ifa  delfingue  de  la  uittima  imolaia  nelf^trifii 
ciò,  e  giudica  fido,  per  le  ciuili  difcordie,  the  allhora  erano  in  Roma  ,  Vompno  effrefìaio  ouifc  , 
fuhito,  ^tr  lo  tròpp  graue  dolore,  cadde  morta  .  Martia  ^  degna  deffcr  commemorata  tra  laltre 
fàmofc  donne  Romane,  fj  per  la  fua  ccfiita ,  come  per  la  eccetlentia  di  Caio  Vticenfc  fuo  marito  , 
a!(^ual  hauendo  partorito  due  figliuoli ,  Catone,  come  fcriue  lue.  nel  fecondo  delafuafìirfcliea^ 
fece  diuortio  da  lei,  e  maritolla  ad  Ortenfto  fuo  amico,  altjualpartm  ancor  figliuoli ,  ma  rima 
fauedoua  di  lui,  torno  unaltra  uolta  donna  di  Cafone,  Cornelia  fu  figliuola  del  maggiore  Scipio 
ne  Affi'ican:),  e  donna  di  Gracco,  delcfual  Vehle  due  figliuoli,  Tiberio,  e  Caio  Gracco,  lacjual  ef 
fendo,  per  le fie  molte  e  fingulari  uirtu,  amata  fcmmamente  dal  marito  auenne^come  fcriue  MaL 
A  \i,  del  iitj,  lih,  che  miracohfmente  apparuono  in  cap  fua  due  fcrpenfi,  C7  hauendo  dagìindoi 
nini  effer  neceffario  che  uno  fe  ne  uccideffi,  e  che  uccidendolmfifchio,  morrebbe  Gracco,  CiT  uccii 
denio  laftmina,  morrebbe  Cornelia,  Volle  Gracco  che  fuccideffd  m.afchio.  Si  jfer  la  fcmma  benii 
uolentia  cheportaua  a  Cornelia,  Come  per  giudicarla  al  gouerno  de  la  fua  famiglia  più  utile  di 
fe ,  Etejjcndo  elo cruenti ff  ma  ammaefìro  talmente  ifuoi  figliuoli ,  che  auan'^ron  in  elocjuem 
ita  cjuaft  tutti  glialiri  di  cjuei  tempi .  Saladino  fu  Soldano  di  BabiUonia  ,  C7"  eccellente  in  ar^^ 
ire ,  Tolfc  a  Guido  Re  di  lerufclem  tutta  terra  fmta  ,  e  fi  Lek  prigione  infieme  col  maefìro  del 
tempio ,  e  tutti glialtri  chrifìiani  fète  crudelmente  morire .  Hebbe  contra  ad  altri  fuoi  inimici 
molte  notabiliffirr.e  ulttorie ,  Tu  prudente  ,  magnanimo  ,  e  grande  offcruator  de  la  fède  ,  Et  il 
poeta  dice  hauerlo  ueduto  fclo  ,  perche  pochi ,  0  neffun  altro  di  Quella generaiione  se  Yenduiof^i 
mofo  ,ET  in  dif^arte ,  per  efjere  fiato  di  region  lontani  . 


Po/  cht  inatti  un  foco  più  te  ciglìd  j 

Vidi  il  maefho  di  color  ^  che  fanno  y 

Seder  tra  ^phiìofophica  fitmiglia. 
Tutti  lo  miran ,  tutti  honor  li  fiinno  ♦ 

Q^iui  uidio  e  Socrate ,  e  Fiatone  ; 

Che  inan\i  a  glialtri  più  prejfc  li  Jìanno  j 
'Democrito ,  chel  mondo  a  cafo  pone  j 

Diogene;,  Anafjagora,  e  TMej 


Vlduendol  poeta  trattato  daìcuni  di  (jueU 
li,  cheperefprfi  eccellentemente  efjcniia 
ti  ne  la  uita  attiua, haueano  laffciio  al  m.on 
do  filma  di  loro  ,  Hora  uien  a  dir  dalcuni 
di  (juelli,che  diurnamente  [erano  effmita 
ti  ne  la  eontemplatiua  ,  ragioneuolmente 
mettendoli  in  luogo  più  eminente  C7"  fci 
celfc,  A  confirmatione  de  lafententia  Tu 
Ima,  Cedant  arma  toge  Concedat  laura 
C  ili 


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Postillati  16 


I  N  F  E  R 

EfrjpeJocJes ,  HerdcVto ,  e  Zenone  t 

E  uidi  il  buon  dcco^lftor  delqudk  ^ 
Diofcoride  dico  ;  e  uidi  Horfio , 
Tulio  y  c  Lino  j  e  Senecii  morale  j 

Euclide  geometra ,  e  Tolomeo  5 
H/jwfrare ,  kuicenna ,  c  Galieno  j 
Aueroif ,  chel  gran  cemento  fio  » 

Io  wow  pojjò  r/fMr  //^f/i  4  p/V/io  ♦ 
Perì)  che  fi  mi  caccia  il  lungo  tema , 
Che  molte  uolte  al  fitto  il  dir  uien  ^tno  ♦ 

La  fijla  compagnia  in  due  fi  fcemat 
Ver  altra  uia  mi  mena  il  fiuto  duca 
Euor  de  la  queta  ne  laura  che  trema  x 

E  uengo  in  parte  3  oue  non  è,  che  luca. 


N  O 

lingu^,Onie  lice,  VOi  cheh  inalai  un 
pco  più  le  ci^Udy  ViH  il  maeflro  di  coLr 
chf  fdnm  e  cet,  DartJo  tra  cojìoro  il  prit 
molu3^3  ad  Arijìoti/r  f  Auenga  che  da 
molti  fta prepQ)ìufo  Plafone  a  lui ,  Ma  Ufo 
gneria  diftinguere,  Ffnhrfi  mi  confida 
riamo  viatòrie  nel  trattar  de  le  diuine  coi 
p,  come  di  Dii  e  damma  ,  non  ^  duhio, 
che  per  ejferfi  poco  allontanato  da  la  opii 
ìì  ione  chrifiiana,  egli  terrà  il  primo  luoi 
go  ,  Onde!  Vet.  nel  fey^  del  trionfi  Ufi 
ma  ,  £  uidi  Plato  ,  che  in  (juella  fchierd 
andò piupreffo  al /cgno,Al<jual  aggiunge 
a  chi  dal  cielo  è-  dato  .  £  fe  confideriama 
Arifloti'e ne  la  fua  naturai filofofia,  dare 
mo  il  primo  luogo  a  lui ,  Ondel  poeta  h 
chiama  maeflro^  di  co'or  che  pnno  fra /!hfcfica  fimiglia  federe  .  Sara  aduncjue  ognun  di  loro,  ne 
la  fÀculfa  che     uolutj  pr^finJar  il  primo  .  Fu  Ariftotile^comf  fcriue  laertio,  d' Ajìragira.uiHa 
prejjo  ad  Afhene,  ^  effèndoper  natura  elocjuenfifftmo^  prima  fotto  di  Socrate, poi  fotto  di  Flatoi 
ne  apparo  filjfcfia,  in  che  tanfo  diuenne  eccellente,  che  fi  come  hahhiamo  detto,  alcuni  lo  preponi 
gono  a  Vlaior.e  ^  a  tutti  glialfri  Greci  filofcfi ,  e  jfetlalmenfe  Auerois  nel  prologo  de  la  fi  fua  . 
Socrate  fii  d'Ahpaco  cajìfh  ne  la  giuridifune  Atheniefc,  ilcjual  non pretermifie  di  cercar  alcun 
luogo,  oue  fapeffe  infcgnarfi  dottrina  ,  e  tutto  fu  dedita  a  Fihfofia  morale .  Plafone  fu  Atheniefc, 
f  difcepolo  di  Socrate,  e  per  hauer  cercato  (juafi  tutta  la  ferra,  e  ffetialmenfe  doue  fipea  poter  con 
figuir  alcuna  fcifntia,r.e  fit  di  mo  te  ornati  e  tanto;che  dopo  lui  i  Gred  non  hehiono  cagione  ddn 
darle  a  ricercar  in  altre  lontane  regioni .  Democrito  fu  fcmmo  filofcfi,  efcmpre  rideua  de  Ihumtc 
nafluliitia,  E  perche  hehhe  op  nione  che  fijpro  infiniti  mondi  fiut  a  cafo  da  innumerahili  corpti 
fcoli,  0  uogliamoli  dir  atomi,  che  fi^nij fero  infieme,  ilfoeta  dice  che  pone  d  mondo  a  cafo  .  Tiioge 
ne  fii  Sinopeo,  efilofcfv  Cinico,  uiuea  dielimofme,  la  fua  hahtatione  era  un  uafo  di  terra, fijT  il 
fuo  uefìito  unpouerijfmo  mantello  colcjual fi  ricopriua  .  Anaffagora  fu  di  Crafmnte  ,  ffihfcfò 
naturale  .  Thaletefit  di  Fenicia,  e  uenuto  ne  lifola  di  Meleto  ,  fii  di  (juella  fitto  cittadino,  e  coni 
numerato  per  uno  de  fette  faui  di  Grecia  .  Empe^ocles  fu  di  Sicilia  de  la  città  d'Agrigento  ,  e7 
il  primo  inuf  more  de  Urte  oratoria  ,  Fu  eccellente  poeta  Satiro,  f^^T  ottimo  medico,e  precettore  di 
Gorgia  Leontino  .  Eraclito  fi  d'Afa  de  la  città  d'Flefi>,e  fèn'^  precettore,  per  lungo  e  continuo 
fludio,  douenfo  eccellente  filofcfi,  fcleua  cjuafi  continuamente  pianger  la  ftultitia  e  mifcria  humà 
Zìa,  moffo  a  compafftone  di  (juella,  e  per  non  uedere  i  mali  coflumi  de  la  fua  città  ,  ele/fe  u  lta  Celi 
taria .  Zenone  Citicofi  di  Opri  infigne  filofcfi,  ^  autore,  come  fcriue  laertto,  de  la  fcUa  Sfoi 
Cd,  e  di  tanta  ueneratione  appreffi  degli  Atheniefi  ,  che  lo  coronaron  di  lauro  ,  e  le  chiaui  de  la 
loro  città,  locaron  apfreffo  di  dui.  Diofcoride  fii  eccellentijfimo  medico,  dal  fof  ta  detto  B\on  aci 
coglitore,  ciò  ^,  Buono  inuefiigatore,  DBicjuale,  De  la  ijualita,  proprietà  e  uirfu  de  lherle,de  le 
piante,  e  de  le  pietre.  Horfiofiin  Thracia  eccellente  mufico  e  poeta,  e  tanto  elo(juente, che  indù 
ceua glihuomìni  roz^  «  uiuer  ciuilmente ,e placaua  lira  de  fiiriofu  Di  M.  Tul,  Cic.  Quanto  nel 
gouerno  de  la  Rep.fiffi  eccellete, affai  ^  noto  per  (juello  che  ne  fcriuf  Sal.nel  CafillinaYÌo,E  (lui 
/a  infigne  filofcfi  ^  eloquente  ,  le/ùe  diuiniffìme  opere  ne  rendofi  man  fifìo  fefìimonio  !  Ma  di 
lui  e  meglio  tacer  che  poco  dire,  nonpotendofi  a  la  cofd  per  fitta  ag^iun^ere,  ma  fclamente  dimii 
mire .  Lino  fi  Thehano  ^  eccellente  mufico  e  peta  ,  ct*  il  primo  tra  Gred  che  troùo  laprof 


coMI 

Ili 

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Postillati  16 


CANTO    Q.  V  A  R  T  0.  ^ 

mime  le  le  uùci  ne  la  mufua .  Seneca  fi  Rowrf>io  ,  hn  che  fer  origine  Q^rhhfcy  lottiffmti 
Stoico  in  fi!ofcfia  morale  e  cce[lenfl]mo,fii  freiettore  a  biemejaijuale,  fer  clcun  ferino,  fit 
molto  elfclfatOyYna  ultimamente  uenutoH,  ferii  muli  efUftrafprti  degliemuli,  in  odio,  deìibef 
ro  che  morijfe  ,  cr  a  lui  lafào  elegger  (jual  Jfftie  dimorfe  fin  lifiatfjfc ,  Onde  cheghfifice  in 
"       •  •  _    i  f      ..         r  .....  £r  J^^^é;,r^  jholoi 


cliuolo  di  Rr  Sfagmlo,  Ordino  le  cofe  di  Galeno^  e  fu  emulo  d' Auerois ,      egli  di  lui,  fifènda 
de  la  medefma  fatria.e  ciafcun  frofijfcr  di  medicina,  E  fra  tuUi  ^jurlli  che  hanno  comentato  Ari 
fiotelf.fjfc  Auerois  e-  ilfrimo,  Ondel  fotta  dice,che  ficel gran  comento  .    IO  non  foffc  ritrar, 
Vicel  fotta  non  foter  ritrarre,  do  è'yfcriuer  a  fieno  di  tutti  coforo,  ferche  il  lungo  tema,lllun 
go  trattato  ,  che  generalmente  ha  da  fare  di  c^viejia  frima  cantica  ,  Lo  caccia  eff>ron<i  tanto  ,  che 
molte  uoìte  il  dire  uien  meno  al  fitto,  Wolend:^  infrire,  che  molte  uolte  hifcgnerMe  che  die  efjc  ftu 
d  fieno  de  lecòfe,  che  f  articolarmente  glioccorrfno,fe  il  lungo  trattato  di  ejuffa  frim.a  cantica  k 
fafijp,  ma  non  faiendolo,  ft  ua  talmente  riftringendo,  chel  dire,  Wlen  meno  al  fitto,LÌo  ^,  Vi>7t 
d  mancare  a  quella  coft,  de  lacjual  f  articolarmente  fi  jfenfttr  di  uoler  trattare.  Come  hora  in  uoi 
ler  ritrarre  un  fer  uno  dituUi  cofioro  .  Onde  anchora  infine  de  la  feconda  CanlL^  cjueliofrofofi 
fo  dice  ,  Si  haueffe  lettor  fiu  lungo ffatio  Va  fcriuer  ,  io  fur  canterei  in  farte  lo  dolce  ler  ,  che 
mai  non  mhauria  fitio  ,  Ma  ferche  fiene  fcn  tutte  le  charfe, Ordite  a  cjuefla  cantica  feconda, mn 
mi  lafcia  fiu  ir  lo  fren  de larte  .  Nondimeno  di  (fueìlo  che  hra  manca  <]ui ,  ciò  è-,  in  dire  degli 
huomini  fimofi  che  uide  in  tjuffìo  limho  ,  uedremo  cheft,flira  foi  in  ferfcna  di  WirgiL  nel  xxy. 
iel  Furg.     LA  fcfla  comfagnia  in  due  ft  fcema,  Perche  homero,  Horatio,  Ouidio,  e  lucano  rt 
mafcro,  e  \irg,  meno  lui  fer  altra  uia  a  difender  nel  fcondo  cerchio,  oue  lAura  trema  ,  Veri 
che,  f  come  nelfguente  canto  uedremo,  ifeccatòri  cherano  in  ijuello,  ueniuano  ad  fjfcr  imfetuo 
fimente  agitati  dal  uenfo  ,  il  jual  non  e'  altro  che  aria  fercofja,  f  artendof  fuori  de  la  cjueta  aria 
del  f rimo  cerchio,  oue  hahhimo  utduto  ejfr  fojìi  cjuelli,  che  ne  lattiua  e  ne  la  contemflatiua  uii 
ta  ffpndof  ecceDenfiffimamente  ejfcrcitati^,  haueano  Ufciato  al  mondo  immortai  fima  di  loro  , 
E  fè  ad  alcuno  fareffe  ,  chel  foefa  ft  contraiica  ,  hauendo  di  fcfra  detio  ,  che  ifejf  iri  di  ijuelli 
del  primo  cerchio  ficeuano  tremar  laura  eterna  dico ,  chegìi  intefe  de  Uria  nesulofa  ofcui 
ra  de  la  frima  mel^  jfera  di  tenehre ,  oue  haUiamo  ueduto  effcr  fQfii\aruoli  morti  feni 
^ahattefmoyecjueVii  chetano  fiati  inanimai  chriflianefmo  ,  e  fclamente  dannati  fer  lo  feci 
cato  originale  ,h  non  de  Uria  cjueia  de  la  feconda  m.e^a  Jf  era ,  oue  ha  finto  i  morali ,  feri 
che  (juelii  non  traeuano  fcjfiri ,  onde  Uria  doueffe  tremare,  come  ficeuan  jueUi ,  fero 
iijfe ,  chautano  ne  trifta     lieta  fimlian"^  • 

CANTO    a,V  I  N  T  O* 
Coft  dffcefi  iel  cerchio  mimato  Vefrìuelfoeta  nelprefcnte  canto  ilfuo  ii 

Q'tu  nelficondo^.che  men  /.0?0  cìnghia,  fenf  e  frimo  nel  fecondo  cerchio,a  leni 
^  '11       1  *^       •  irata  de^  quale  hnqe  che  jiialAms  mudi*, 

E  tanto  più  dolor,  che  punot  a  ouaio ^  •  e  -j  l 

.  ,  ^        .  *  .  ce  inferrale  y(t  Giudicarle  ay\me  che  ihan 

Itauut  M/no;  hornhilmeme ,  e  ringhiai  noa  dannare,\fr<tmandarciafunaaU 

Effamma  le  colpe  ne  lentrata  :           ^  conueniente.e  auiui  v  ofìra  effer 

Giudica ,  c  manda  fecondo  che  aumgha ,  i  luffirhjì^  Ufena  de  eguali  ^ lep 

Vico  y  che  quando  lanima  mal  nata  fer  del  continuo  e  fn'^kunrifofo  agitati 

Li  uien  dinan^^  tutta  fi  confèfjà  t  e  dihaUuti  fer  lofuro  aere  da  rahhiof  e 

E  quel  conofcitor  de  le  peccata  crude  uenti^e  tra  juejìi  intende  da  wirg, 

C  iiii 


INFERNO 

Vf    ,  qua!  luogo  i'mjkrno  e  da  efjàz  ì  nomi  claìciuanti,  e  la  Frartcepa  1* Arh 

Cfgnef}  con  la  coda  tante  uolte  J  wmo  tonfine  de  lamor  fra  lei  e  Paulo fùì 

Qi^aritunque  gradi  uuol ,  che  giù  fia  meffa  ♦    cognato .      Y^coft  difceft  del  cmfcó 

Sempre  dinan^  a  lui  ne  jlanno  molte  x  frimaio  .congiun^el  fine  del  pece  dente 
Vanno  a  uiccnda  ciafcuni  al  mditio  t         canto  oue  ha  detto ,  w  altra  ma  mi  mei 

Vicon  ^  eir  cdon  ^  e  poi  fon  gjt  uolte .         Z^fe  rr     ''u  r?"^^)  Ì' 

^         J     <>  Jto  che  due^  Cofi  come  ha  lajfafo  di  fcfra, 

fffer  difcffo  di  ijuel  frimo  giù  in  (fuefìo  fa 

tondo  cerchio,  CHe  cinghia,  ciò  e',  llijual  cinge  men  luogo,  Perthe^ft  come  dicemmo  ne  la  di 


CANTO    CLV  I  N  T  O. 

loY  lifcnfo,AÌuy\(lue  cofìoro  haueano  olive  al  Jo/oy  di  nienff,ìl(juctl  m  /or  cmuììe  m  cjUfUi  iel 
frimo  cerchio, (juelto  fecondo  dolor  amora,  dalcjual  erano  fi  funti  e  molfftati,chefèceuan  lor  traf 
guai .    STauui  Mino;,  Miwo;  fii'Redi  Creta,  e  fer  ejjère  jìato  giufìi(f,rr.o ,  i  peti  fìngono  c\)t 
la  morte  fvjfefauo  giudice  de  Vlnf,  Adunjue  Vante  uuole  ihe^ìifìta  in  (juf/ìoluogo  a  giudi 
carie  anime  che  uan  dannate,  atirihuendoli,  come  a  demonio,  la  coda  e  dice,  che  RItìghia,  Rm 
ghiare  ft    ftil^fctmente  jìtidere  ,  come  uuol  mfirire  cheglifà  fcjfra  di  (juefìe  anime  che  li  uen'^ 
gon  inaìi^  ,  Onde  nel  xiiij,  del  Vurg,  uedremo  che  parlando  de  glihahif  afori  di  Valdarno  dice 
de  gli  Aretini,  Botto/i  troua  jpoi  uenendo  giufo  Kinghioft  più,  che  non  chiede  lorfoffa  ,  E  manda 
SEcondo  che  auinghia  ,  ciò  e.  Secondo  che  auinchia ,  e  diffè  Auinghia  fer  accomodar  la  rima  . 
Auimhiare,  in  ihofcana  lingua  ftgnifica  legar  e  fìrigner  fàfcio  od  altro  co  uinchi,  o  uoglimoli 
ixr  uinchiajtri,  che  fino  comunemente  legami  di  felici,  o  daltra  cofafmile  .  \uole  adunque  ,  fi 
come  uedremo  che  ajfpreffc  fiu  chiaramente  replicando  dira  ,  che  cjuando  lanima  MAI  nata,  Jnf 
fende  mal  nata  fer  lei,  uien  dinan"^  a  (juefìo  giudice,  cheUa  fi  conftfft  tuUa,e  dognijua  commef 
ja  colf  a,  e  che  Minor,  Conofcitor  di  cfueilfjueda  e  difcerna  (jualluogo  d^lnf,     Da  e[fa,  E^  conf 
ueniente  a  lei,  C^T  ad  ejjì  Jùe  commeffe  colf  e,  e  che  ft  cinga  tante  uolte  la  coda,  (guanti  gradi  uuO 
le, che  lanima  confèffata  e  giudicata  ftamejjh  in  giù  .  Adunjue  Minos  manda  cjuejìe  anime  f( con 
do  che  auinchiu  ,Et  è'  fwiilitudine  da  uinchi  a  la  coda  ,  E  coft  dice  che  ne  ftanno  fcmfrt  molte 
inanima  lui,  A  dinotar  la  turha  grande  de  glijciocchi ,  E  che  uanno  al  giudicio  A  Vicenda,  tio 
è',  hora  luna  X!T  hora  laltra  ,  fecondo  che  li  tocca  la  uolta  .  Imitando  \ir^,  nel  fjìo  ,  Qu^eptor 
Mmot  urnam  mouet,  ille  fdenfum  Conciliumcj;  uocat,  uitaf^;,  ZfT  crimina  difcit .  Dicano  conftf 
fandofi  dogni  lor  mancamento.  Et  odono  la  fcntentia  ,  che  fer  (Quelli  cade  fcfra  di  loro ,  E  pi  fin 
giù  tolte,  fecondo  che  Minos  auinchia  la  coda  .  £  moralmente  noi  intenderemo  Minos  fer  lo  rit 
mor dimenio  de  la  confiientia  ,  iljual  horrihdmente fìa fimfre  in  noi jfauenfandoci  ne  le  non  rat 
gioneuoli  imfrejcy  Onde  luuen.  Nocte  diec^;fuum geflare  in  fectore  tefiem  Sf ariano  cuidam  re: 
ffondit  fithia  uates .  E  ringhia  fcmfre  in  noi ,  cjuando  torciamo  da  la  dritta  uia  ,  QUffìi  NE  la 
mirata,  ciò  è-.  Nel  frincifio,  effmina  le  nofìre  colf  e  ,  QMeJti  giudica  foi  di  che  granita  le  fino, 
Quefìi  ultimamente  MAnda,  ciò  ^  Ne  frefon  la  fena ,  che  fanali  nofire  colf  e  ha  giudicato  che 
meritiamo  .  E  fefcfjè  chi  diceffè,  Clifciagurati,che  mai  non  fiir  uiui,e  c^uelli  del  limho,fer  (jual 
cagione,  effendo  ancora  fffi  friuati  de  la  latitudine,  non  uengon  fitto  juefio  giudice ,  Si  rijjon^ 
de,  perche  ifrimi  non  hanno  potuto  hauerrimorfc  di  confiientia, non  hauendo  conosciuto  mai  cjuel 
che  imforti  oferar  hene  ,  1  ficondi  non  Ihanno  potuta  haueye ,  non  hauendo  mai  oiferafo  male  , 
Ondelfoeta  nel  vi.  del  Vurg,  inferfcna  di  Virg.  che  di  c^uefii fecondi  uuol  che  fia,farUndo  con 
Sordello  dice.  Non  fer  fàr,  ma  fer  nonfnr  ho  perduto  Di  uederlalto  fil ,  che  tu  difiri  e  cet,  E  chi 
dicefp,cheffj  Ihanno  pur  hauuto  dofola  morte,  Siriff  onde, che  aHkra  aongio^a,  ferche  ft  come 
dite  Salomone  ne  l'Eclefiafìe^Non  efi  opus  nec  ratio  apud  inftros  e^uod  uipropfras. 


O  tu,  che  uienl  al  dólorofo  hoj^itìo  % 
Vijfe  Mina  a  me  ^  quando  mi  uìde^ 
Lafjàndo  latto  di  cotanto  officio  5 

Guarda  ,  concentri  j  e  di  cui  tu  ti  fide  t 
No;j  tìngannì  lam^ìeT^  de  lintrare  ♦ 
El  duca  mio  a  lui  ^  Verche  fur  gride  ì 

No/7  impedir  lo  fuo  fiital  andare  : 
Vuoìfì  coft  cola  5  doue  fi  fuote 
C/o  che  fi  Holc  5  e  j^iu  non  dimandare 


chiama  Vlnf.  hoffitio  lolorofi ,  fer  efftf 
tutto  fieno  di  dolor  e  fena  .  Minos  adun^ 
^ue  ammonifie  Dante ,  ciò  e',  il  rimorfi 
de  la  confcientia  il finfi,  che  delha  guari 
dare ,  comegli  entra  in  Inf  ciò  e^,  ne  la 
ffeculation  de  uitij  ,  E  di  chi  egli  fi  fida, 
colendo  infirire  ,  che  fi  f^rfi  fi  fida  di  fi 
fieffi  e  de  la  fiua  uirtu,  cV  fi  fo^*» 
nare ,  e  legiermente  rimaner  prefi  U 


1^ 


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Postillati  16 


m 


f 


INFERNO 

hlifZ^  li  <\ueU'u  Orile  lice^mn  ùngami  LAmfìe^^,cÌQ  e^^la  UrgheZ^  le  Unir  are,  fer  eh 
dgfud  còfa  e  il  (ii|crnclfr  a  l'ìnf.  bAa  il  tornar  <x  Jif/rOjè'foi  ium  fiem  dogni  Jifficulta,  Onde 
l'Apflolo  a  gli  Hiirei  al  vi.  Impflthilf.i.liffìtile  ejì  eòs  c^ui  j'mfl po'affi Ji.nf ,  rurfim  referti 
ni  fenitentiàMa  V  irg.  fio  ^,  la  ragione ^li  m:>fira^che  il  fuo  anlare pocede  da  uoUr  diuino,aU 
jual  no  ft  fuo  mtraftare,Come  uedrem  ancora  nel  ter^  c'ito  hauer  rijfojìo  a  Caron  demonio, 

Hor  iticomincm  U  dolenti  note 

A  firmift  fintirexhor  fon  uenuto 

La ,  doue  molto  pianto  mi  percote  • 

Io  uenni  in  luogo  degni  luce  muto  j 

Che  mugghia  ^  come  fa  mar  per  tempefla , 

Se  da  contrari  uenti  e  combattuto^ 
La  bufira  infernale  che  mai  non  rejìa, 

Mena  gli jp  irti  con  la  jua  rapinai 

Voltando ,  e  percotendo  li  molcfla  » 
Quando  giungon  dauanti  a  la  ruina  5 

Quiui  le  fìrida-,  il  compianto  e  il  lamento  t 

heHemmiam  quiui  la  uirtu  diurna  ♦ 
Intefì  )  che  a  coft  fatto  tormento 

Bron  dannati  i  peccator  carnali  5 

Che  la  ragion  Jommetton  al  talento , 
E  come  gUfhrnei  ne  portan  Ioli 

"Nel  freddo  tempo  a  fchiera  larga  e  piena  5 

Co/i  quel  fiato  gUJpiriti  mali  * 
Di  qua  ,di  la,  di  fu ,  di  giù  li  mena  : 

"Nulla  Jl^eran'^a  li  conforta  mai , 

No«  the  di  pofa ,  ma  di  minor  pena  ♦ 
E  come  i  gru  uan  cantando  lor  lai 

facendo  in  aer  di  fe  lunga  riga  ; 

Co/i  uidio  uenir,  trahendo  guai  j 
Ombre  portate  da  la  detta  brigai 

Verchio  dijft  $  MaeHro ,  chi  fon  quelle 

Genti  j  che  laura,  nera  ft  gafìigai 


llpfta  ,  foi  che  comincio  a  difcender  nel 
frimo  cerchio  ,  non  ha fcntito  ch(  ifcjjpiri 
de  Unirne ^cherano  in  (fuello^  Onde  dijp, 
che  (juiui  non  hauea  pianto  ma  che  di  fa 
Jfiri ,  iijuali  dicemmo  che  nafeuano  dd 
dolor  di  mente»  hora  ejpndo  m  (^uefio  fi; 
condo  cerchio  dice,  chefeli  cominciano  A 
Far  feniire  le  note  dolenti ,  ciò  è-,  A  fiif 
udire  le  uoci  che  nafcono  da  dolore,  ma  di 
fenfoy  perche  lanme  (ormentate  in  (jneflo 
fecondo  cerchio,  come  uedremo,  e  the  di  fo 
fra  hahbiamo  detto  ,  oìtyeal  dolor  de  la 
mente,  hanno ,  jper  li  martiri  che pateno, 
t^ufjìo  fecondo  dolor  ancora .  HOr  fin  uei 
nuto  La ,  doue  molto  pianto  mi  percuote  , 
Intendendo  del  molto jfianfo  ,  che  fàceuaf 
no  ejfe  tormentate  anime,  il Juono  delcjua 
l^li  fercofeua  laudito ,  IO  uenni  in 
luogo  dogni  luce  muto  ,  Onde  in  fine  del 
precedente  canto  di/p^  E  uengo  in  parte, 
Que  non  e*  che  luca  ,  perche  ,  auen ga  che 
Ogni  uitio  nafca  da  igr^orarMa,  nondimei 
no,  cfuello  del  difcrdinato  dishoneffo  amor 
carnale,par  che  oltre  a  tutti glialtri  fia  pri 
uato  dogni  lume  di  ragione,  ufando  cjueU 
lOffin"^  hauer  rijfetio  con  chi,  neoue,ne 
e^uando,  ne  come, a  ftmilitudine  de gliani 
mali  hruUi  cr  irra(ionali,Onde  ueggia^ 
mo  da  porti  ejpr  finto  bendato  e  cieco  • 


CHr  muglia,  come  fà  mar  per  tmpejìa 
Seda  contrari  uenti  ^  comlattuio  ,  Si  come  difcpra  dicemmo,  il  poeta  pone, che  in  cfuefio  feconda 
cerchio  fieno  puniti  (jueUi,  che  oltre  ad  ogni  ragione  ft  fcno  lafciaù  uincer  e  trajj>ortar  dal  diletto 
de  lamorlafciuo  e  carnale,  E  perche  in  <jue[lo  hanno  cercato  ogni  (juiete,  ogni  comodità  e  ripfc, 
con  tutte  le  molitie  e  dtlicate^'^  ,  e  fuom  e  canti  che fcglion  i/enfi  dilettare  ,  lecjutili  cofe  molto 
confirijcmo  a  la  lihidine ,  Volendo  che  ogni  uitio  fia  punito  per  lo  fito  contrario  pone  ,  che  cjuiui 
fieno,  in  luogo  del  rìpofo  e  de  glialtri  comodi ,  continuamente  agitati  da  rahhiofo  e  crudel  uenfo  , 
e  da  limpetì  di  (jueh  [otto  (òpra  uolti,  percofjì,  e  fcmpre,  fm'^  alcuna  (juiete, molefiafi.  Et  in  luo 
go  defuoni  e  canti,  tCT  altre  fimili  dilettafioni,  odano  mugghi,  pianti,  lamenti  e  dij^erate  jìrii 
da.  Onde  dice,  che  cjuejìo  luogo,  njfetto  al  rdtiofo  uento,  mugghia  ,  come  fi  per  tempefìa  mai 
re ,  fe  uien  ad  ejpr  combattuto  da  uenti  contrari .    La  bufira  infirnal ,  chiama  bu fira  (juel 


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Postillati  16 


li» -'^5 


CANTO  QVINTO, 

yj^owD  cl:^/^/  Kf^f^     f^ffi^T^^y  /PrtWifo     la  fimilituline,]iauenÌQ  ietìo  che  mu^^ia^fmU  mg 


^dal(jualfc 

ti  e  comfianii ,  E  uinù  dee  dijjrfratme,  Ifjìemmian  iui  U  ìmna  uiriu»  Quejìi  èia,  fcttonteUer 
la  ya^mf  Al  talfntd,  ciò  f-,  A  lafftiio  jfmhf  in^(jue[lo,  fen'^lcuna  rffiflen^ajO  rinjcrfi  dì  con 
fcientia,  ft  lafàano  Youinofamente  cadere,  Facendo  ajffYeffc  comjfarafme  da  (JUffle  amme  agitate 
e  dibattute  da  tal  raUiofo  uento,a  glifloYndli^cjuando  il  uerno  uolano  a  fiena  e  larga  fchiera,  che 
medi  [imamente  fonò  da  fmil  uem  tra j^artati^Mopr  andò  ultimamente  hauerne  uedute  altjuantt 
fkr  lunga  fchiera  difesa  fmilitudine  de  le  grue  come  (Quelle ,  andaYp  ^er  aere  ijuert  landò  e 
traendo  guai ,  Et  hauendo  domandato  a  \irg,  cUeffefijpro,  li  rif^onde  ne  la  firma  che  difetta 
uedremofcguire,  la  diffinitione  di  (juffìo  ahomineuJ  uitio  fecondo  Alh.  Mag.  ne!  fecondo  de  le 
fen'.è'  (juefta,luxuYÌa  ffiMinofe  uoluftatif  nimius  affetituf.E  nel  medefmo  ancora,lu\uria 
ejiftda  comixiio  cum  no  fua  uel  fua,  E  S.  Thom.  in  fecunda  fecunde,lu\UYÌa  eft  afjfetitus  inor 
dinatus  ueneYeoYum  .  Veylecjuali  diffinitioni  ft  conchiude, che  Ogm  jfeccato  fYincifalmente  confa 
jìa  ne  laffftito  ,  o  uogliamo  dirne  la  uolonta.  Onde  Ayifl,  nel  ter^  de  l'Bth,  Vectaium  uolun^ 
(arium  eft ,  Et  Augnai  cjuintù  de  la  xxxy.  cjuift,  dice,  b^emo  imfudic^  K7  luxuriofe  utiiur  con 
pre  ,  Tìiffrius  j}ÌYÌtum.i.  uolunfafe  cornetta  nfcjuifia  .  Et  il  medefmo  in  juelio  de  \iolfntef 
ojffreffif ,  Now  poluit  alicjuem  lihido  aliena ,  fi  aliena  erat ,  do  è',  fe  effa  uolunta  non  confcnte . 

aduncjue  la  luffi.ria  Tfeccatò  ogni  uolta  che  la  uolunta  ui  concorre,  E  non  fntende  ne  congiun 
ti  in  matrimonio,  che  in  <^uejìi,fer  confcruar  Ihumana  fffiie,^  lecita, e  nonffecca,  fur  che  fa 
tifata  co  deUfi  modi  tST  <t  conuenienti  temfi .  Ma  per  dimoftrare  guanto  in  ognaltro  fa  detfftahil 
e  d«nnòfa,  ci  ricorderemo  thel  Tihfcfc  nel \if.  de  la  Volit,  e  nel  frimo  e  x.  de  iEth,  dice  ejjer  tre 
jjretie  di  Uni,  fio  e^,  davima,  di  corpo,  tfT  eftrinfci,  che  noi  li  diciamo  difi)tuna  .  E  cominàan 
do  da  Uni  eftrinfci,  come  fono  denari,  cafc,  pf[((fKm,  giòie, rr.ercantif,  riaui,  fefìiami  e  fmili, 
dico  che  ejuello  ilcjual  f  troua  macchiato  di  cjuejìo  ahomir.euol  uit  o  ,  legiermente  e  iòjìo  diffjfa  e 
confumai  tutto,  perche  hauendolanimo  afratto  ^  Occtfato  ne  lodo,  rr.anca  di  tutti  glii'.tili  effini 
fif,  e  fclo  attende  a  Jfender  e  diffpare^  come  in  fomfe,  noue  figge,  preferiti,  conuiti  e  fmili  ,per 
f  tacer  a  la fùa  diua .  Spende  m  ruffiani,  adulatori,  huffvni,  altre  dannofe  compagnie,  Onde 
gl  xx/x  .  deprou,  e-  fritto ,  Qici  nutrit  forfum,  perdit  fuhfantiam,  E  (jueflo  uero  ne  mofra  effa 
propria  uerita  in  S,  luca  al  xwper  effcmpio  del  fgliuoì prodigo,  che  ogni  coft  diffpo  uiuendo  luf 
furiofamente  .  ì  fecondi  hni  fono  cjuelli  del  corpo,  come  e  fcmta,  firteX.^  e  firmo fta,  ì  eguali  fi', 
milmente per  la  tuff  ria  a pxo  a  focO  fi  diminuifcono,  t7  ultimamente  del  tutto  f  ferdono,Onde 
Arifl.  nehìf.  de  l'Eth.  Concupfentif  Ufn(reorum,.maniffte  corpus  immutant,  ZST  infaniasfii 
€Ìunt,  E  nelprimo  de  Reg.princ.  ad  Alex,  O  clement  ìmperafor  crede  mihi  induliranter  ,  (juia 
ioituf  corporis  eft  alhreuiatio  uitf  ,  corruptio  uirtutum,  legis  tranfgreffo,  fmÌKe:r  mores  ger.ei 
ret,  E  Sen.ne  la  xxii^',epift.  che  tale  appetito  ficonuerte  in  tormento.  Epule  erudìtatem  afjrrunt, 
Elrietates  neruorum  torporem  tremoremc^; .  lilidines ,  pedum  manum  ,  articuìorum  omnium 
ieprauationef .  I  ter*^  henifcn  (JueUi  de  lanima,  come  e-  lefifia,  huonaf^ma  ,  liberta,  gratia  e 
fmili.  Quefti  ancora  per  la  luffuria  f  uengon  a  perdere ,  perche  la  letltia  ^  tolta  uia  dal  pecca  to 
Jper  il  rimorfo  de  la  confcientia  ,  Onde  Aug,  nel  primo  de  Conf  luffftì  domane  ,  tir  uerefc  efty 
ut  omnis  inordinatut  animus  fU  ipf  ff  pena  .  Nondimeno,  cjuefto  uitio  maffmam^ente  la  ìnfirv 
fe  fcttrahendo  delanimo  la  letitia,t!T  inducendoui  la  triftitia.  Di  ijui  Hier.  a  Sufnna,  O  eiuam 
acerius  luxurie fuctus ,  amarior  jtlle  ,  crudelior gradio  .  E  Boff.  Qiuid  halecnt  iocuniifatìt 
ignoro  ,fed potius  triftes  effe  uoluptatum  exitus  cjuifcjuis  reminifci  lilidinum  fuarum  uolem  in', 
ielligere .  E  non  è*  dammirarf./fela  buona  fima  è"  tolta  uia  da  (juefto  uitio  efjcndo  ignominioi- 


ItOl'ciirtof^ 


r; 

■*  ^'l 


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Postillati  16 


•tv-i: 


me 


rr.       .  .  t      |.     fT  INFERNO 

mm(^,efe  m  luO^  dt  cjueUct,  nrfcgmta  linfoma  ,  Intperh  che  il  luffuriofo  (yafmutd  U  fuamU 
le  condurne  ne  U  proprietà  de  hruUi  animali ,  Onde  Ari/Ì.  de  Rea.  princ.  ad  Alex.  O  clemenf 
Imperator ,  noli  tt  inclinare  ad  coitim  muherum  ,  c^uia  coitus  eft  aued^m  proprietà:  porcorm  • 
Qup  intur giorni  erit  tihifi  exercen^  uxtium  xrràtionahilxum  heftiarum ,  C7  actus  hruUorum  t 
La  luffuria  priua  Ihuomo  di  liherta^  e  fidilo  feruo  del  peccato  ,  On^e  M.  Tul.  ne  le  Parad.Ne  eo^ 
dicam  hherum,  cui  muliey  imperat  ,^  legesprefcnhit,  uocat,  ueniendum  efi,  p.fci, ,  dandum  e% 
eicif,  ab  eundum  ejì  .Rune  e^o  nonliherum,  fed  necjuifjlmumferuum  reputo  .  E  Verf.  ne  lultù 
maSat.  Et  Terreni,  ne  la  feconda  Com.  Certe  omnia  uitia  inducunt  feruitutem  ,ftd  luxuri'a 
maximam  libertatem  aufirf  te  nec  compeditum,  zfT paucijhos  compedes  euadere  p^ffunf .  La  ora 
tiae^fmilmente  tolta  uia  da  f.ejìa  jitida  luffuria ,  Onde  S.Thm.fcpra  Matteo  EuanJ.al 
Nulla  peccata  fu  deprimunt  rationemjtcut  luxuria  ^  gulacjup  funi  fede  ,  E  perauefla 

^''KxT^'a  ,  ^'''^'^'''^  tuXuria,filiaeH  cecitatu  mentir ,  Et  Arifti.  ahi.  de  l'Ethu 
Imponibile  ejt  ahjuem  in  actu  uenereo  ffecularifeu  intelligere . 


La  prima  di  color,  di  cui  noueVe 
Tu  uuoifaper^mi  dijfe  (fucili  atihotta^j 
Fu  Imperadrice  di  molte  fiuelle , 

A  uitio  di  luffuria  fu  fi  rotta- 
Che  hkito  fe  licito  in  fua  legge  y 
Ter  torre  il  hiafmo.in  che  era  condotta 

ttl'e  Semirami f  di  cui  fi  legge. 
Che  fuccedette  a  Kmo,  e  ju  fua  fpofat 
Tenne  la  terra  chel  Soldan  corregge^ 

LaJtra  è  colei che  fancife  amorofa, 
E  ruppe  fide  al  cener  di  Sicheo, 
Poi  e  Cleopatra  luffuriofa, 

"Elena  nidi  t,  per  cui  tanto  reo 
Tempo  fi  uolfixe  uidi  il  grande  Achille 
Che  con  amore  al  fine  combatteo^ 

Vidi  Paris ,  Triflanot  e  più  di  miUe 
Ombre  mofìrommi,  e  nominommi  a  dito 
Che  amor  di  noHra  uita  dipartille. 


Taffmle aduncjue  Vtrg.  a  Dante ^  chela 
prima  di  jfte  anime  ,  de  le  eguali  egli  uuoì 
fipere,  è'  Semiramis,  che  fi  Imferadrice 
DI  molte  fiiuelle,  ciò  è-,  Li  molte  lingue 
f  na fiorii ,  che  diuerfmenfefiueUauanO . 
Coflei  fecondo  Trogo^fù  donna  di  Niny 
R/»  degli  A /fri ,  e  regno  dopo  lui , 
delpoefadue,  chefiifuajj'ofij  efuccedet 
te  a  lui,  TEnne  la  ferra,  chel  Soldan  con 
regge ,  hen  the  hora  hahhiamo  a  dire  che 
correggeua,per  ejfer  c\ueìia  monarchia  ue 
nuta  ameno ,  in  di ftngular  ielle ua 
lorofiffima  in  arme,  e  di  fcmma prudentia 
nelgouerno.  Ma  tanto  lilidinof,  che  tei 
flialmente  uso  col  proprio  figliuolo, di  che 
conofcendo  effcr  caduta  in  gràde  infàmia, 
per  coprir  il  fuo  difitto,  cojìifui  in  tal  atta 
ognilicentia,  Ondel poeta  dice,  chella  fu 
fi  rotta  a  uitio  di  lufjì.ria,  che  per  torre  il 


IL:     '  ^   r    1  rm,       n  .      .  ii^fmo  in  che  era  condotta,  F  E  ce  licita  il 

libito,  CIO  e-,  ficechefiffc  licito  ufarfimil lilidinofc  atto  con  chi  a  Ihuomo  piaceuapiu .  che  tanta 
uien  a  dire  che  fiffe  licito  difottometter  la  ragion  a  lappetifo  .  L  Altra  e  colei,  che  Qncifc  ama 
y^ld,  quejia  uuol  infirir  chefii  Lido  figliuola  di  Belo  e  jfofa  di  Sicheo,  ilqual  effindo  fiato  Occifo 
da  Pigmalion  fratello  di  Dido,  fferandopoffcder  lifuoi  thefcri ,  ella  fi  figgi  con  auell:  in  Affi-h 
ca  ,oue  fecondo  che  fcriue  Jufimo  ,pofe  Canhagine  uiuendo  fempre  in  fcmma  cafUta  fin  a  tanto, 
chefcndorichi^a  in  matrim^^^  da  Urla  R.  de  Maftlitani ,  con  profefto  di  crudel  ouerra,<!uan 
do  non  ajfcntijfe,  de  lacjual  temendo  molto  ifuoi  cittadini,  leffcrtauano  a  quefio.  Onde  tre  feda  la 
ro  certo  tempo  a  rijfondere,  ilqual  uenuto,  aduno  tutti  ejfifuoi  cittadini,a  quali  diUclamen 
tequefte  poche  ^  ultime  far, le, Ottmi  ciues ,  ut  uultis  ad  uirum  uado,E  dopLueftohtofi  dun 
coltello  nel  petto  ,  pafso  a  laltra  .ita  ,  più  f.fio  elegendofi  la  morte  ,  che  rom^rfi^^e  II  cener  del 
mrto  Sicheo  fuo  marito.  Ondel  Fet  nd  trionfi  di  Cafiita  a  talpropofito  di  /riparlando.  Tacciai 
mlg^  Ignorante  ^o  dua  D;do,  CuiPhÌp  dhoneflate  a  morte  in  fe,  Uon  nano  amor,  cor^^  pulii, 

cogrih. 


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Postillati  16 


\ 


CANTO    ClV  I  N  T  0* 

Vo^n'Jo,  forche  Wtrg.  imiiato  dal  mjÌYopeta,  in  jufjìo  luo^Oy  jfey  oymy  il/uùfOem  fn^e^cU 
Enfa,  tujf urtato  iajvYtuna  ii  maye,  aywajfe  in  Ajfryica,  oue  DiJo  innaynoYanhff  Jilmyuliii 
mamenfelaconofceffe,  E  chf  partenhpoi jfey kfniy in  Italia,  fllafucciiflfcffYtYOJoamOYe,Crt 
le  diif  chf  fancife  amovofa ,  f  che  yuffejtde  al  ceney  di  Sicheo  .     VOiè  Cleofafya  luffuYiofa  , 
Cle:>fatra  Reina  c/'E^itto,  auenga  chf  in  tuUi glialiyijuoi gfjti  fljje  mito  fccellenie  ,  nondìrr.f'. 
no  ne  latto  ueneyeo,  ji  Yefe  fùoY  di  modo  liMinofa  ,  Ondepima  hMian-o  da  nofay  in  lei,  che  fi 
lome  ferine  vlut,  ziT  Af>ianOj  fe^uifando  Cefare  Pomfeio  in  Egitto,  dopo  la  rotta  datali  in  Thef 
faglia,  Cerco  difccificar  clf^fatra  col  fYoiel  Tolomeo,  cheficeuanogufrra  infeme,  di  che  fde^ 
gnatofi  Tolomeo,  fayenhli  che  Cefarelifijp  oUigato^hauendo  uccifc  Vomjfio  fuo  nir>mo,e  rran 
batoli  a  hnar  la  tejìa,  frefe  larmi  contYa  di  lui ,  Ma  cleojfatYa  ,  defdfrcndo  ilfàuor  di  Cffne, 
Tanfo  con  dolci  parole  e  Itgiahi  modi  lo  feffe  aUYaheye,  che  fit  coftreUo,  oltre  a  jf  renderla  in  prò 
feUione,  a  fmmamenie  amarla,  Z!T  a  cogli(Y  de  lamor  il  frutto .  Ondel  Vet,  nel  primo  del  trioni 
fi  damore,  deffo  Ce  fare  parlando  dijp,  Q^f',  ihf  in  ft  fxgnorile,  e  fi  fuperha  uìfìa  uien  prima,  è" 
Qefar  ,  che  in  Egitto  Cleopatra  lego  tra  fìòrielherha  ,  E  fggiunfc,  Hor  di  Imjl  triomfha,  ^ 
p  htn  dritto,  Se  uinfcl  mondo,  tsr  altri  ha  uinto  lui,che  del  jùo  uinctor  fa  gloria  al  uiUo.  il  f'. 
mi  frce  a  Marcantonio  dopo  la  ynorfe  di  Cefire^il^ual  per  lei  repudio  QUauia  fcrella  d'Ottauia^, 
no,  Ondenefcgut  la  Yuina  loro, perche feguitanioli  Otiauiano,  cofirinfe  Marcantonioa  diflfra 
tamortt,  E  leiftce  prigiona,  lacjual  fngegno  dattrar  Ottaviano  nel  fio  amore,  come  haufua  f^t 
fo  Cefare  e  Marcantonio,  Ma  e^li  non  cuYandof  de  le  fue  llanditie  e^r  allettamenti, e  de ferminan 
h  uolerla  condur  al fho trionfò,  Ella, per  fùggÌY  tanta  ignominia,  e  di  Reina  diuenir  uil  ffYua, 
ft  ftce  morder  da  uelenof  ferpi  le  mammelle ,  e  co f  fini  miferamente  la  fia  luffi-.riofa  uita  . 
HElena  nidi ,  Chiftjje  Helena  figliuola  di  Tindaro  ,  hen  che  frhulofmente  fi  dica  di  Gioue  e  di 
LeJa,  Maritata  poi  a  Menelao  ,  E  comella  fiffe  rajf  ita  in  Grecia  da  Parit  figliuolo  di  r-riamo  ,  t 
condotta  a  Troia,  E  come  mofft  i  Gyeci  a  la  uendetta  di  tanta  ingiuria,  ui  conlufpro  lejferàtOyt 
dopox,  anni  la  f refero,  faccheggiarono  KfT  arfero,  Ondel  pela  Jur,  thejfer  efja  Hehna  fi  udfe 
tanto  reo  tempo,  E  majfmamente,  effndo  in  tal  guerr  ammorto,  tanto  da  la  l'arte  de  GreLÌ,(juan 
io  da  quella  de  Troiani,  mo'tiprincpi ,  duchi,  e 'Re  digrandiffmo  ualor  e  pregio  ,  E  feguiione 
infinite  rmne,  incendi,  e  deflruUioni ,  è-  noti/fima  hiftoria  ,  E  maffmamenfe  fer  tlueilo  che  ite 
foiue  Homero  ne  la  llliade  .     E  ViVnV grande  Achille,  Achille  figliuolo  di  Feleo  e  di  Thetit 
Dea  ,  fecondo  ej/c  Homero  fi  Yende  luffuriofc  e  lafciuo  ,  prima  per  hauer  conofciuto  Deidamia  fi{ 
gliuola  di  Licomede,  lacjual  di  lui  genero  Pirro,  Poi  condotto,  per  opera  d'\li/p  a  Troia  ne  lefi 
fercito  de  Greci,  finamoro,  e poffedè"  lamore  di  Brijfèida  figliuola  di  Bnjpo  Sacerdote ,  laejuat 
fjpn  doli  tolta  d' Agamenon,  fiffrì ,  jfer  graue  fiegno,  ffar  più  tempo  fen^uolerfi  armare,  e  che 
i  Gyeci filfero  mal  menati  da  Troiani .  \ltimamente  finamoro  di  Po'ifena  figliuola  di  Priarro  > 
E  trattando  con  Beuta  madre  di  lei  di  uolerla  jf^f  Ye,fi  londufjcper  cjuefto  ne  la  citid,ou(  fu  da 
Varis  a  tradimento  occifv,  Ondelpoeta  dice,  che  al  fine  combatte-  con  amore .     Vidi  Pcrit,  Va 
YÌs,  del<jual  hahbiamo  detto  difcpra,fi  yende  luffiyiofcfeY  la  yafita  Elena  ,  di  che  fguiyon  le  già 
dette  Yuine  .  TRijiano  nepote  del  Re  Marco  h  Cernonia  ,  er  il  primo  de  cancheri  eYr^nfi ,  (-he^ 
AYtu  Rf  di  Brettagna  teneffe  in  cOYte ,  coyne  fi  legge  nel  lihJe gliantiihi  Yoman'^tOYi ,  amo  la 
Heina  l fotta  donna  deffo  ReMayc^ì ,  xlc[ual  trouatoli  in  fatto ,  firi  a  tradimento  Tyiflano  ,  de 
laejual  finta  ,  fra  treui  gioYni  fi  morì  .  "ùltimamente  il  peta  dice  ,  che  yjirgilio  li  mofiro  ^ 
f  nomino  a  dito  infinite  omhre  ,  lecjuali  amore  haueua  dipartite  di  (juefia  nofiY4i  pyefente  uita  , 
Volendo  in  fenientia  infeyiye,  che  effe  eyano  moYte  peyamoye  . 


Tofàd  chio  hhhì  il  mìo  dottor  udito 
"Nomar  le  donne  miche  e  ì  caudieri  j 


hauendo  Vate  udito  nOY^ar  a  ViygJf  dort 
ne  e  caualieyi  antichi,  che  di  fcjya  hahhi^ 


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Postillati  16 


r      r        ^    '  ^  ^  E  R  N  O 

Vmd  mi  glutee ,  e  fui  quafi  f marmo .  m  ueiufo  fjftrr  futi  <iì  moytlo  fimoft  e 


Io  cominciai  ^  Voeta  uolentieri 

Parlerei  a  quei  due che  injìeme  uannOy 

E  paion  ft  al  uento  cjjcr  leggieri^ 
"Et  egli  a  me  ^Vedrai,  quando  faranno 

J?iu  prejfo  a  noii^e  tu  aìlhor  li  prega 

Per  queUo  amor  che  i  mena       ci  ucrranno  ^ 
Si  tojìo ,  come  il  uento  a  noi  li  piega  j 

Moui  la  uoce  ^  O  anime  affannate 

Venite  a  noi  parlar  ^  fe  altri  noi  niega\ 
Quali  colombe  dal  difw  chiamate 

Con  lali  affate  e  ferme  al  dolce  nido 

Vengon  per  laer  dal  uoler  portate  j 
Cotah  u fende  la fchiera^  oue  Vidoy 

A  noi  uenendo  per  laer  maligno  j 

Si  fòrte  fii  laffettuofo  grido  , 

11.       ,     r        ^  .      „       -     -  ffYMufnÌYalui,llaual  tempo  tYfCc.e 

U^uah  f.r,^e  tfafe  uerfo  ^i^.rlii,  r,  ,OVe  e  vho,  do  ifJ U^. 

^u^le  ha  dtfcpra  finto  che  fia  D/Wo,  Venenk  a  lorofer  ^udm.Hgno  e  tnfìo  .ere  con  cjuelìa  ufh 
77^^^^^°"^^^^  <^lì^teuerfcl  Me  e  caro  nih  ,  chimJe  U  Jefi; 
f  erto  de  puctoh  fijh^olt  che  hanno  Ifato  in  Quello  ,  e  pyfafe  da  la  ucglia  che  hanno  di  ueder, 
li  SIfèrfe  fi^  laffittuofc^rido  ,  ciò  e-.  Tanta fir^,  hehhe  il  chiamar  chel foetafice fieno  dafj^u 
itone  basendoli  nel  fio  chiamar  pregati ,  fer  cj.ello  amor  che  h  mouea,  ^  haued  uniti  e  L 
giunti  infteme  ,  hJon  fofendoft  due  amanti  con  parole  di  più  affitto  apringeYe 


Uarijfu  ajfalifo  da  tanta  pietà  chehte  idi 
loro,  che  rimafe  cjuafi  fmarriio  e  fiiOri  df 
feniimenii ,  ejpndo  cofà  hurtìana  Ihauff 
compaffione  a gliaffiitti,  e ffefialmente  a 
^ueBi,  che  non  per  malitia,  ma  fclamente 
per  fragilità  fi  trouano  effir  caduti,  come 
fra  auenuto  a  tutti  cofioro  .     JO  comin 
dai,  Poeta  uolenf ieri ,  Vingel poeta,  ha*, 
uer  ueduto  due  di  lofioro ,  che  andauan^ 
infteme ,  perche  infiieme  haueano peccato, 
E  pareuano  effir  fi  Ifggifri  al  uento,  peri 
che  di  tanto  era  flato  graue  il  peccato  loi 
ro,  e/fendo  cognati ,  come  appreffc  uedre', 
Wio.  A  c^uefìi  due, dice  hauer  detto  a  Virg. 
cheuolentieriparlerelte,  E  VirgJt  dtmo 
firal  tempo  e  le  parole  chegli  ha  da  ufire 


O  animai  gratiofo  e  benigno^ 
Che  uifnando  uai  per  laer  per  fa 
No/,  che  tingemmo  il  mondo  di  fcinguigno\ 

Se  fhffi  amico  il  Re  de  luniuerfi  5 
Noi  pregheremmo  lui  per  la  tua  pace  $ 
Voi  chai  pietà  del  noflro  malperuerfe^ 

Di  quel  ;  chudire ,  e  che  parlar  ti  piace  ^ 
Noi  udiremo ,  e  parleremo  a  uui 
Mentre  chd  uento,  come  fh.fi  tace ^ 

Siede  la  terra ,  doue  nata  fui , 
Su  la  marina ,  doud  Po  difccnde 
Per  hauer  pace  co  feguad  fui , 

Amor]  che  al  cor  gentil  ratto  [apprende  i 
Prefe  cojìui  de  la  bella  perfona, 
Che  mi  fu  tolta ',el  modo  anchor  molende  ^ 

Amor  *y  che  a  nullo  amato  amar  perdona , 
Mi  prcfe  dd  piacer  coflui  ft  fitte 
Chey  come  uedij  anchor  non  mabbandona. 


t^ojìral  poeta  ,  che  giunte  ^juefte  due  orni 
he  a  lui ,  luna  di  (Quelle  li  cominciajp  et 
parlare  chiamandolo  animale  ,  perche  era 
col  corpo  animato  e  fcnfitìuo  ,  e  non  fclac 
mente  anima ,  come  erano  tutte  laltre  di 
<lueh  Inf,  GRatiofc,  do  ^,  Pieno  digra 
tia, quella  che  uedeua  effer  m  lui,poiche, 
per  lauer  ejferientia ,  gliera  conceduto 
landar  fra  loro,  do  che  ad  altri  non  era . 
BEnigno,  do  è-,  Humano  ,poi  the  fi  dei 
gnaua  parlar  con  loro  pofti  in  tanta  mifci 
ria,  e  che  dogni grafia  erano priuafi.che 
uifitandouai  PErlaerperfo  ,  cioè-,  Pef 
laere  ofcuro,  perche  il  poeta  ndfiuo  Conui 
uio  ,  e  di  cjuedo  ,  ne  la  ejfcfiuione  de  la 
Can^.  le  dola  rime  damor  ,  chio  fclia  , 
intende  il  color  perfo  per  celeftro  ^  perche 
dice  ejpr  compoflo  di  roffc  e  di  nero  ,  ma 
the  uincel  nero.  Onde  ancora  difetto  ne! 
fcttima  canto  iùe^Uccpua  era  huia  molt^ 


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Postillati  16 


CANTO    a,V  I  N  T  O. 

Amr  eonluffe  noi  ai  uni  morte  t  fiucheffYfa,M,chtìn^mmitm^n 
Catna  attende ,  chi  in  uita  ci  fpcnfe  x  Dlfan^u  jm ,  eh  è-,  Di  color  iifam 

Quelle  varok  da  lor  ci  fur  prie  •  S^'  >  f^^^'f^tt^  ^'ft'^^  >  o    firifero  del 

frofrio  jan^ue,  Cme  Semirmity  lac^ual 
fùoccifd  MfYdfYÌofi^Uudo,  Dihnr,  cheffcanh  Vir^.fùcaffferlmor  d'Enea,  Triftano  tlT 
Affjifff,  i\)e  fiiYon  occifi,  coYne  difcfYa  hahkimi  ueduto.  O  che ptron  cagione  chefitingefe  del 
[angue  ialtri ,  Come  deofaira,  da  la  cui  lujfuYia  nacque  la  guerra  tra  OUauiano  e  Marcante, 
rio  ,  ne  lacjual  fù  gyanle  jfargìmentò  lifangue  ,  U  ultimamente  fit  cogione  che  Marcammo  , 
iì:n  uelendo firma  da  foter piggir  OUauiano,  ouilend^fi  jfargejfiljfo  .  Varis^  ^  Uelena  ,  da 
la  hhid'ne  de  (Juali  nac(jue  la  guerYa  e  la  ruìna  di  Trow,  ne  lajual  (  Se  uera  lafua  hiffoYia) 
fii  più  [angue  jfaYfo  che  maìcunctltra  mai .  SEjvjp  amico  il  Re  delumuey[o,  ciò  è-,  Se  Diofiffi 
^mn  o  nojÌYO  ,  noi  lo  pyegheYemo  pr  la  pace  tua  ,  Poi  cht  tu  hai  pietà  delno[troperuerfc  male  , 
Lacjual pietà  ,  f  oteuano  cjueftì  jfirifi  hauer  comprefd  nel [uo  affretto  ,  hauendo  di[cpYa  èeUo  ,  che 
^uanh  uJì  nminaY  a  Virg,  lanfiche  donne  e  cauaglieri  cheYano  <^u\u\ ,  li  uenne  pietà  ,  e  che 
itua[t  [{[marrito  .  Ne  poteam  fifjìi  jfiriti  in  tale  flato  ,  per  mojÌYarfl  gYati  al  poeta  de  la  pietà 
che  hauea  ji  /oro,  u[aY  fiu  accomodate  parole  .  MEntre  chel  uento,  fi  tace,  come  fi  ,  Quejìo  far 
che  repugni  a  cjuel  che  ha  deUo  ,  l.a  hufira  inftrnal  che  mai  r\m  Yfjìa  e  cft.  Et  a  auello  ,  hiuda 
jfeyan'^ali  confvYta  mai  Non  che  dipofa  ma  di  minor  pena  .  Ma  noi  intenderemo  che  allhoYapoi 
[affé  (juanto  a  (juefli  due  jfiriti ,  in  beneficio  di  Dante,  a  ciò  che  pu  piena  ejferifntiapotejp  ha 
uer  di  loYO  .  Dicano,  che  Guilo  da  Polenta  Signor  di  Rauenna,  [otto  delcjuale,  in  tal  città,  uiffe 
fer  alcun  tempo,  ultimamente  mori  il  nofìro poeta,  come  dicemmo  nelafua  uifa,  heUe  hflli[ 
[ima  e genf  iliUma  figli  ola  per  nome  TYancefca,  lacjual  marito  a  lanciotto  figliuolo  di  Malate 

-  fla  Signor  di  Rimino,  huomo  rohupo,  hellic^fc  e  ài  grande  animo,  ma  defirme,  ^ppo  e  mal gra^. 
fiato,  ilijual  hauea  un  frjiteh per  nome  Vaulo  de  la  contraria  diff  ofitionee  natuYa, penhe  era  dee 
celiente  prma,  affidile, gratiato  e  di  frefiatiffmi  coPumioYn.:to.  Vogliono  aduncjue,  che  la  coni 
ftrmita  de  lefflr  e  de  coflumì  di  copui  e  di  Francefca  glinduceffì  a  douerp  fcmmamente  amare  , 
Cr  ultimamente  amoYa  a  cogìieY  il  frutto  del  Lyo  amoYe,  E  che  in  cjuello  perfcuerandomen  caui 
tamentf  di  (juel  che  douean:>,  che  lanciotto [enauedeffe,  e  che  appoftatoh [ul fitto  ,  dun  m.edefimQ 
colpo  occidefe  ognun  di  loro  .  Qjiefti  due  cognati  aduncjue  fon  <iue!li,ihel  poeta  finge  effcr  uenu 
fi  a  lui,E  che  Framepa,  parlando  in  nome  di  Paulo  e  di  lei,glihahhia  detto  cjuanfofino  a  cjui  hah 
lìmo  ueiuto,  e  che  bora,  come  confctpeu^le  di  quello,  chelpeta  uoìeua  intender  da  loro  ,  prima 
li  circunfcriua  la  patria  di  lei,  e  hreuemente  li  narri  poi  lorigine  ^  il  fine  del  loro  amore  dicen', 
io,  che  la  terra  donde  eUapi  nata'.  Siede,  ciò  e',pofa  [u  la  marina  doue  difendei  fiume  di  Fo, 
intendendo,  come  hahhiamo  detto,  di  Rauenna,  perche  la  fice  di  tal  fiume  ^  da  jueUapoco  Ioni 
tana .  VEr  hauer  pace ,  Ver  hauer  ripop  infierr.e  co  glialtri  fiumi  chentrano  in  lui,  e  chefifinno 
[uoifigua  ci  finche  fino  dipe fi  al  mare,  oue  poi  hanno  pace,  ferche  (juiui  il  firn  dognundilo^. 
ro,  cofi  come  Sfiato  ancora  il fi(0  principio.  AMor  de  al  cor  gentil  ratto  pf  prende ,  Qr.f/?<*^ 
[ententiaa^prouitifpma  ,  Ondeancord  Vet,  So  di  che  poche  canape  pJlacciaVnanima  gentil y 
iiuando  eia  e'  pia,  E  non  ha  chi  per 'lei  dfifa fàccia  .  FRefe  coPui,Vre[e  Raiè^DE  lalellaper 
fina,  chemipitolta  da  lanciotto,  effìndo  ìofiata  occifa  da  lui .  El  modo  anchormoffznde,Ei  il 
modo  horrendo  e  crudele,  nelcjual ejfa  hella  ferpna  mi  pi  tolta  ,  mi  ofpnde  amhora  ricordando, 
Verche  ilricordarp  de  le  cofe Jj^auenteuoli  ^  inuma-' e, come  ^  il  r^'odo  de  la  m.òrte  di  ciuepi  due 
tognati,  ofjrndemoUolanimo,  e jfetialmente  di  cfuelli,  ne  cjuali  è- feguifol  cafc,  com,e  era  in  co; 
floro .  AMor,  che  a  nudo  amato  mar  perdona,  do  e-.  Amore,  che  a  nefp  no  amato  ferdona  lai 
mare, 'perche  uole,che  ogni  amato  ami,  Miprep  del  piacer  fi  firte  CO/?«i,cio  ^,  a  Vaulo  ,  che  per 
[t  firte  piacerli,  come  ìk  ne  a  ^nonniaiianionaanchora.  Et  inpntentia  dice ,  che  amor  la  pn 


INFERNO 

ff  M  ft  fiftf  uehrfi  fUcm  Vaulo,  ferche  ytfjfinai  cofa  ^,  che  iointò  moua  tmaiù  uerfo  ìmantfy 
juantJ  Hfdtrft  jvrtemfnte  mar  da  (fuello  .  laeiual  cofa  ej^Yfffe  fle^aniijlmamevte  il  Vet ,  in 
^uel  Son.  Quank giunge  >(fr  ^'mcVx  al  cor  fri/ondo,  ht  è^  fenientia  à' Augujìiwi^  Uihilma; 
gif  fYòiiòcat  ai  amanium  ,  c^uam  ^«oi  fr^uenìt  amanh ,  aMjx*  ,  coniujfe  «jì  aci  una  morfe^ 
(Quella  c\)f  ii  fofYa  hMiam^gia  detto  .  CAina  attendf,  chi  cijfenfe  di  uita  ,  Caina  ^  luop, 
come  hahhiam^  uehh  ne  la  defcrittione  de  Vlnf,  pfto  nel  fo^^  de  gi^anti,Coft  detto  da  Cam  fi 
glmìò  d'  Adam),defutatò  a  (juelliy  che  a  tradimento  ocàdotio  i  loro  Longiunti  di  [angue  ^come  ji 
ce  Gain  il  /ùo  fratello  aW,E  fero  Jiauen  do  fitto  il  medfftmo  Lanciotto  occidendo  VauloyfYa  ajfet 
iato  dofo  la  m^rfe  da  ijuefto  medeftmo  luogo, One  di  tal fraiicidio  àouea  eternalmente  effer punito, 
htin  juejio  il peta m^flra  hauere Jcrittola [refente  hiftoria^  u  nendo  anchora  effo  lanciotto. 


D4  thìo  inteft  quellanìme  offenfe  ; 
Chinai  il  uifo^^e  tanto  il  tenni  baffo  y 
¥in  chel  poeta  mi  dijfè  ^  Che  penf^  i 
Quando  rijpoft,  cominciai  *y  O  lajjò 
Quanti  dola  penfm ,  (juanto  difto 
Menò  cojloro  al  dolorojo  pajjo  ♦ 

Tofcia  mi  ucìfi  a  loro,  e  parlaiq^ 
E  cominciai  3  Vrancefca  3  i  tuoi  martìri 
A  Ugrimar  mi  fanno  trifìo  e  fio  ♦ 

Ma  dimmi  y  Al  tempo  de  dolci  foj^iri 
A  che^e  come  concedette  amore , 
Che  conofceHi  i  dubbioft  dijiri  i 

"Et  eUa  a  me  ;  Nejjun  maggior  dolore , 
Che  ricordar  ft  del  tempo  filice 
Ne  la  mifcria^y  e  do  fa  il  tuo  dottore^ 

Mafea  conofcer  la  prima  radice 
Del  nofìro  amor  tu  hai  cotanto  affetto  j 
taroj  come  colui)  che  piange  e  dice* 

Noi  leggiauamo  un  giorno  per  diletto 
Di  Lancilotto ,  come  amor  lo  fìrinfe  : 
Soli  erauamo ,  e  f€n\a  alcun  fojpetto  ♦ 

Per  più  fiate  gliocchi  ci  fojpinfe 
Quella  lettura  e  fcolorocci  il  uifot 
Ma  fol  un  punto  fù  quel,  che  ci  ninfe. 

Quando  leggemmo  il  difiato  rife 
Ejfcr  baciato  da  cotanto  amante  j 
Queftt  j  che  mai  da  me  non  fia  diuifo , 

La  bocca  mi  bacio  tutto  tremante  : 
Galeotto  fù  il  libro,  c  chi  lo  fcriffe  t 
Quel  giorno  più  non  ui  leggemmo  aitante. 

Mentre  che  luno  flirto  queUc  diffc  j 
Laltro  piangeua  fi  ^  che  di  pietàde 


Intefo  che  Dante  helhe  ^uefie  anime ,  c/j 
è',  Intefi  chehhe  chi  effe  erano,  e  la  cagia 
ne  ferche  tjuiui  ft/Jcro  dannate  ,  chino , 
fer  la  pietà  chehhe  di  loro ,  il  uifo,  e  iani 
to  lo  tenne  baffo,  f  enfiando  da  (guanti  doh 
ci  amorofit  fenf^eri,  e' da  (guanto  defideri^ 
erano  fiate  códotte  al  dolorofo  faffo  de  la'h 
fo  acerha  morte,  come  uedremo,  che  di  ciò 
dolendofi,  dira  a  Virg.fin  che  da  lui^fer 
leuarlo  da  tale  inutiU  fenftero  ,  li  fu  do*» 
mandato  (jueUo,  a  che  eglifenfiaua.Adun 
(lue  Dante  ,  intefc  fer  la  farte  fenfitiua, 
ha  coYtìfaffijne  di  cjuffti  affiitii,Ma  Virg. 
ciò  è-,  lafaYte  ragioneuole^cOnfidfYando 
che giufiamenff  fino  puniti,  lo  rimoue  dn 
tal  confideratione  ,  Ma  e-  da  notare  ,che 
no  ?  con  (juella  af^YeZ^,  che  uedrmo  fkf 
nel  XX.  canto,  (juando  lo  uide pianger  fer 
compaffìone  di  juelli,  che  per  haufrudw, 
to preueder  il fiituro,  haueanouoho  al  con 
trario  il  uifiy  C7  andauano  in  diftYO,oue 
li  diceyAncOY feitu  di  quelli fcioahi,Cliii 
uiue  la  pietà  juando  è-  ben  morta, chi  è* 
f  iu  federato  che  colui, chal giudiào  diuin 
fafjion  porta.  Ver  che  cjuefii,  hauendo pec 
cato  folamente  per  fragilità,  par  the  fien% 
degni  che  Ihuomofimoua  ad  aUuna  comi 
miferatione  di  loro.  Ma  di  cjuelli,che  han 
no  peccato  permalitia  ,  haufndo  py/ora 
aYYOgatia  cercato  dattYÌhuirfi  (jufllo,  che*- 
fYopYio  di  Dio,  cir  oliYe  al  ueder  loro,  ^, 
come  dice,  cofa  fielerata  Ihauerne  compaf 
filone,  perche  altro  «01    che  infiurger  co 
tra  D/3  infiteme  con  cjuelli .    l^Ofiia  mi 
Holfi  a  loro  e  farlaio,  Satisfatto  che  heilt 
Dante  a  U 


CANTO     Q^V  r  N  T  0* 

10  ufnnt  men  coft ,  comto  morìjfc  j  D^nff  a  la  hmanìa  li  Virg.  lacfual  fu, 
E  caddi,  come  corp  morto  cade .  cHffenfe  ^ft  molto  a  <iueUue  ffirìti 

yijfondenh  a  Tyancefca ,  la(^ud  nomina 
ffY  froprio  nomf  ,  cme  ijutUa  ,  che  in  ulta ^liera  fiata  noia ,  O'  haueua  intefo  lo  wftlice  cafo  di 
lei  e  di  Paulo,  E  frima  le  dice,  (guanto  i  fuoi  mYtiri  lo  fitcdan  trijfo  e  fietofcala^imare.  Poi  la 
ricerca  che  li  detta  dire,  A  che,  ciò  ^,  et  che  inditio,  E  Come ,  KIT  in  (jual  fima  le  fu  comedn 
to  damore,  chdla  conoUe  ,  I  Vulhioft  difm,  ciò  ^,  che  il  defiderio  di  Pauh  fcjfe  in  amore  coni 
firme  al  fuo,  Vèrche  gìiamanii,  fino  a  tanto  ,  che  fer  alcun  manifrflo  f(gno  non  fi  fàn  certi  lun 
de  lalfro,  i  defileri  loro  jm  ffmfre  fieni  di  dutio  e  timore .  ET  ella  a  me,  Nefjùn  maggior  da 
hre  ,  yjolendo^runiefia  faiisfnr  a  U  domanda  delpeta  mof{ra,j:fr  (juefia general  fenientia, 
non  foterk  fire  fen^  grandifjìmo  dolor  di  lei  e  di  Paulo,  Perche  la  fenttntiae^  cjuejìa,  che  ne  fi 
fùn  dolore  e  maggiore  di  ^uel  di  colui,  chffpndo  in  miseria,  ft  ricorda  de  la  j^affata  felicita^  cof 
me  uuol  inferire ,  che  alìhora  douea  interuenir  alci  ,lb  U  fententid  ^  di  Boet,  in  cjuel  de  Conr» 
due  dice.  In  omni  aduyfiate fhytunf,  inftlìc:(}ìr,iuy.i  genuf  fjt  infhrtunìj  fiiifje  fceUcem,  E  CiO 
pt  il  tuo  dottore,  perche  Virg.  al prinà^'i:ì  dd  fecondo  pone  ejuefla  fententia  medefma  dicendo  a 
Vido,  Injandum  regina  iuhef  renouare  dolorem  .  Ma  fe  a  conofcer  LA  prima  radice,  ciò  e^, 
Laprim.a  orione  del  nofìro  amore,  Imitando  il  mejefimo  al\rm\f.o  del  fecondo,  Scd  ft  tantut 
gmtOY  cafui  co^mf.tr^  nofìros .  faro  come  fà  (Quello,  che  ad  un  tempo'piange  per  dolQYe,e  Mce  per 
neìefpia  .  NOi  leggUuayno,  Comincia  ^Yancefca  la fua  OYdtione,  lacjual  e*  tutta  ^iena  darte. 
Perche  dimojìm  in  fai  origine  de  lamor  tra  lei  e  Paulo  ejpr  concOrft  tutti  i  me*^  da  douerli  ini 
dura  latto  Vfwovo  ,  prima  ,  perche  dice ,  cheffi  leggeuano  peY  diletto ,  cheftgnifìca  cherano  in 
mo,  ilffal  è"  noirv.Hert^o  de  Umore,  Secondo,  perche  leggeuano  cofe  lajciue ,  come  era  nel  lihra 
de  la  tauola  rolonia  Iffcmpio  di  Lancihtto  e  di  Gineu)'a,  Ter"^,  perche  erano  fcli,  e  non  haueaf 
no  ad  hauer  rifletto  ed  nitri  che  a  fe  fieffì.  QuaYto^tjT  ultimo,  peYche  eYano  fen"^  jcjfetto.leejua 

11  cofe  tutte  infteme  potcano  moueY  ad  atto  dishoneflo  anco/a  cjuelli,  che  non  ft  fvfJcYo  amati*  PEY 
Ipiii  fiate  ^liouhi  d  fcff  lnfe,  Vice,  che  (juelia  lettura  fcff  lnfe  loro  più  uolte gliocchi,  intende  a  rii 
mir^rft  lun  laltro,  PeYche  lafciui,  che  di  lancilotlo  e  di  Cineura  leggeuano  ,glincitaua  et 
frr  (jueBo,  che  pi  firo,  E  fcoloro  a  ciajcuno  il  uifo  ,  per  lo  timore  che  ognun  di  loro  hauea  di  coi 
mnciare^Ma  che  folo  un  punto  fu  ijuello  cheli  uinfe  e  diedeloroardire,lliiualfii,ejuando  lefpro, 
che  Lancilotto  lacio  Gineura, Perche  aUhora  dice,che  Paulo  fmilmente  hacio  la  locca  di  lei  T  V/ 
to  tremante ^mn  efjcndo  c^nchora  len  cerio  c^ualfiffe  in  tal  atto  lanimo  di  (jutUa  .  Galeotto  fui  Hi 
irò  e  chilo  fcriffe.  Galeotto  fii  me'^no  delamOYe  tYa  Lancilotto  e  GineuYa,  Adumjue  dice  che  ijue 
fto  lihroechi  lo  fcYijp,  fii  fmtlmente  GaleoUo,  ciò  e-,  me'^no  de  lamoY  tYa  lei  e  Paulo,  Perche  leg 
gendoin  (jueh,  come  hahhamogia  detto,  lejfempio  di  lancilotto  e  di  Gineura,  fii  cagione,  chefjt 
Jtron  ejuelmedeftmo  .  QV^/  giorno  più  non  ui  leggemmo  auanti,  laffàndo  ìtt  la  mente  del  lettore 
quello,  che  efft  firon  da  poi,  per  no  poterlo  fen'^  roffcr  e  uer gogna  ef^rimere  • 

CANTO  SESTO* 

Ha  il  poeta  in  fine  del  precedente  canto  li 
vnofirato,  che  de  la  pietà,  lac^ual  (gli  heh 
he  di  Paulo  e  di  Vramefca  da  PÀmino,  eff 
fer  uenuto  rreno  e  cet,  Hora  in  (jue^o  mo 
fÌYa,  che  tornato  in  fe  ,  ejprf  troucto  nel 
ter^  cerchio,  oue  finge  che  fieno  puniti  e 
goloft,  e  che  la  pena  loro  fia  leffir  pojli  ne 
D 


Al  tornar  de  la  mente  ;  che  fi  chiufe 
Einan'^  a  la  j^ìetà  de  due  cognati  j 
Che  di  trijlitia  tutto  mi  confùfex 

T^HOui  tormenti^  e  mou'i  tormentati 
Mi  ueggio  intorno ,  come  chio  mi  moud , 
E  come  chìo  mi  uolga ,  e  ch'io  mi  guati  ♦ 


I  M  F  E  R  N  O 

lo  fino  al  ter^o  cerchio      U  poua  L]fu:^^lentefin^^  ti  continua yfreW^ 

"Eterna:,  maladetta  ^  fredda  e  greue  : 

Regola  3  e  qualità  mai  non  le  nona  • 
Grandine  grofjà  j  ^  acqua  tinta  e  neueì 

Fer  laer  tenebro fo  fi  riuerfi  : 

Vute  la  terra  *j  che  queflo  riceue^ 

Urli  alcune  cofe  h  le  JifcoYJie  Fiorentine ,  uUimmente  ,  fattiti  ia  coflui ,  Dante  muoue  un 
iultio  a  Virg,  llcjual  refclufo,  difcendon poi  nel  quarto  cerchio  .  ^  AL  tornar  de  la  mente , 
Ter  ejprft  il  poeta  partito  del  ftcondo  Cerchio  ,  oue  hahhtamo  uedufo  punirft  i  lufjuriofì ,  e  ri( 
iYouarftnelter^yOueft  pmifcono  e  goloft,  altro  non  /tonifica, /cnon  ejprft  partito  dei  (jueh 
lo  ,     intrato  ne  la  conftieratione  di  (juejìo  uitio ,  h  perche  ^  fecondo  la  diuerfm  do^nim 


e  greue  pioggia  di  groffa  grandine  ac^, 
e^ua  e  neue  tinta ^  in  oscuro  e  (enehrofo  aei 
ye^  fitto  la  cujìodia  il  Cerlero  ,  che  latra 
con  tre  gole  fcpra  di  loro,  dalcjual  fino  co 
tinuamenie graffiati,  morfi,  e  dilacerati, 
E  di  cofioro  introduce  Ciacco  a  dirli  epre 


C  A  N  T  O     S  E  S  T 

ìi  cjutHijprtf  à  (ìàfctiriQ'  cónufnienff  feria,  Criie  iice  ufdeyft  inarì^  nUQui  tomenti 'e  nuoi 
ui  tormentati ,  Hauenh  cojìoYO  prefcfiiOYi  di  modo  dilettatme  in  dilicate  uinandeefYeciofi  uii 
ni  j  che  nonfclamente  hanno  dilettato  il guflo  ,  ma  lodorato  ancora  ,fi  che  hora  fieno  tormeni 
tati ,  in  luop  de  dilicati  cibi ,  da  la  groj fa  grandine ,     in  luogo  de  fYfàoft  uini ,  da  acjua  e 
neue  tìnta  ,  E  la  terra  ,  che  riceue  cjuffìa  pioggia  ,  fia  fetida  e  jfu^:^olente  ,  in  luogo  de  la  dileti 
tatione  che  hanno  frefo  ne  lohrato  ,  Et  ultimamente  in  luogo  de  lo  intrinfuo  ZfT  efìrinfuo  caloi 
re,  che  fcglion  generar  {juejìi  tai  cihi,  la  frigidità  di  tal  maladetta,  greue,  cr  eterna  fi^^^gia,  On 
de  dice,che  non  è-mai  lor  nuoua  regola  e  qualità,  efjhdo  le  cofe  eterne,  come  fcno  le  f  ene  de  dan^i 
tijfcmi^Ye  duna  cjualita  e  regola,  la  gola  e  da  S,Thom,  in  fecunda  fecundf  diffinita  ejfre  apjfetii 
io  difcrdìnato  dd  cibo  e  del  pfo  ,  Oue  dice,  Gula  eft  inordinatur  ajfjfenfus  cihi  CT ptus.  Et  Alk 
lAag,nel  primo  e  nel  fecondo  de  le  fentjice,  Gula  eft  inordinatu!  appeiitus  edendi  t7  hihendi»  Et 
V  go  di  S.Vict.  nel  fecondo  de  Setcram.  Quia  efì  inordinatus  amor  edendi  fue  fumendi  cihum,  B 
quido  fa  peccato  mortale,  e  cjuUo  ueni^le,  lo  dimoftra  effe  S.lhom»  fST  Alh.  Mag,  ne  preallegati 
luoghi  dicendo,  Witium gulf  eftjeccatum  mortale,  ut  f  tn  hocpnatur  ultimus  finis j.cjuod  animus 
fìt  faratus  agere  conira  legem,  aliter  eft  ueniale,  Wafano  da  (juefto  uitio  maffmamente  due  malii 
gnita.  La  corruttela  del  corpo,e  la  friuafion  de  lauirtu,  Perche  è- fententia  di  tutta  lafcholade 
mediàjche  la  finita  del  corpo  refulti  da  la  ecjualifa  de  glihumori.  Impero,  che  (ju^do  gìihum.oriftf 
no  contef  erati  z^T  adecjuati,  il  corpo  e'fcino.  Ma  <juado  lhumidita,  o  la  calidita,  o  ueraméte  la  frigi 
dita,  0  la  fccitapreuale  a  glialtri  humori,allhora  feguita  linfirmita,      ilfuptrarlun  lalfro  delli 
humori, depende  maffmamente  da  la  gola.  Onde  Qrifcft,  de  Confec,  a  la.\,dift,  Ecceffi.scihrum 
con/t(m!f,cfr  computrefcerejSidf  foxpas  humanum  ,  C7"  macerat  egritudine  diuturna ,  tunc  illuà 
morte  crudeli  ccfumit,  E  Salom.  ne  VEccles,  aLxxx\y\  dice.  Noli  auidus  effe  in  omni  epulaticne, 
non  te  effiindas  fi/per  omnem  efcam,  ìn  multif  enim  efcis  erit  infirmitas,      auiditas  appropin 
^uahit  ufcjue  ad  coleram.  E  fggiunge,  Vropter  crapulam  multi  oUerunt,(jui  autem  ahftinens  eft, 
adyciat  uitam.    Vriua  Ihuomo  dogni  uirtu,  perche  il golofc  manca  di  carità, prirr.a  e  maffm.a  di 
tutte  (juelle,  fcn^a  {acquale  tutte  laltre  fon  mMa,Onde  T  Apoft,ne  la  prima  a  Cor ^al.^^ Hi. Si  linguit 
hominum  lojuar  tD"  angehrum,  charitafem  autem  non  haheam  ,fnctus  fum  uelut  fs  fcnans ,  aut 
cymhalum  tinniem.  Et  ft  hahuero prophetiam ,     nouerim  mifteria  omnia,  e?  omnem  fcientiam, 
tfT  fthahuero  omnem  fidem  ita  utmontes  tramfiram,  charitatem  autem  non  haluero,  nihiljhm» 
Onde  Ciou.  Euang.ne  la  prima  Epift,  alterco,  C^ui  haiueritfulft^tiam  huius  mundi„Z7  uidei 
Ytt  fratrem  fuum  neceffitatem  haiere,  t!X  clauferit  uifcera ftta  ai  eo,  (juomodo  charitas  Dei  m.af 
net  in  eo  t  La  gola  friua  /fcwon-o  dogni  pruder  tia,  lacjual  e-  uirtu  eccellenfiffma,  Onde  Ariftot, 
neL\y.de  VEth.  Suh paffone  uiolenfif  homo patitur  iudicij  detrimentum.  E  nel  m^edffmo  ancora, 
Elrietas  fkcit  hominem  ignorantem,  ^  fe,  ^  agenda.  Oltre  di  (juefio,  la  gola  fi  Ihuomo  fimile 
41  It  heftie,  perche  lo  fi  uiuer  fecondo  laffetito,  come  fin  quelle.  Onde  Macrohio  de  Saturn,  Quif 
ijuis  hìjs  uoluptatihus  occupafus  fiierit,in pecudum  firarumcf;  numero  haleri . 

-  7  7      T-     r  Vefcriue  in  Cerhero,che  i poeti  dicano  'effer 

Cerbero  fiera  crudele  e  diuerja  J^^  ^^^^^^  j^j   i^p^  i^^y,„ 

Con  tre  gole  cmnmente  latra  Sen.ne  la  prima  tragedia,  il  cjual  lo  dei 

Scura  la  gente ,  che  quìui  e  fommerja  ♦  y^^-^^^    ^^^^j^^ p^y^^^  Hicftrus  umlras 

Clìocchi  ha  uermiglh  f  la  h^^rha  unta  ^  atraj  territat  ftigius  canis.  Qui  tema  uafto  cai, 

El  uentre  largo ,  eiT'  unghiate  le  mani  :  fifa  mcutiens fcno  liegnum  tuatur,  Sorf 

Graffia  gUJpirth  ^  '^rigoia ,  ^  ifquatra  ♦  ^idum  tak  c^^put  Lamhunt  coluire  uiperit 

Vrlar  li  fa  la  pioggia ^  come  cani  t  horrent  iule,  Longuscjue  torta  fhilat  caw. 

De  lun  de  lati  fanno  a  laltro  fchcrmot  da  draco.Tonlo  fiera  crudele,  Verche,ft  co^ 

VoTgon/i  f^effo  \  mifm  profhani .  rr.e  t^uefta  Urna  t  ce  fumaci  gregge,  coft 


1» 


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Postillati  16 


INFERNO 

ti  phfo  ìiutYd  e  c^nfumd  ò^nifud  fuflantia .  l  Atra  caninamentf^  eh  ^,  AKaU  cme  cane,Pan 
io  nella  fmilifuiineyhaufndolo  fitto  fiera,  E  ffrche  ilgolofo,  ^ffreffo  ia  fufeyfluo  cih  t  fato,  mn 
farla  mai  con farole  Mfìinte,  ma  cQrtftìff,  (juafi  a  ftmiliiniinf  del  cane.  COn  ire  gole,  perche 
iye  fcno  le  neceffìfa  del  corpo,  Fame,  Sete,  e  Sonno,  a  le  eguali  fatisficendo  con  la  r'tira  Quantità, 
ron  e  male,  ma  il  golofo  eccede  femfre  la  mi  fura  .  S  Opra  lagfnte,che  cjuiui  è- fcmmerfa,  ciò  ^, 
fqra  di  cjuelli,  che  in  tal  uitio  hanno fktto  hahito,  Verche  il golofo  ne  la  crafuìa  noria  effir  folo^ 
temendo fimpre  che  li  detta  mancare ,  Cliocchi  ha  vermigli,  QueRo  nafce  comunemefe  àa  trof, 
fa  gagliarde^Z^,e  da  la  molta  Quantità  e  diuerfita  de  nini ,  E  la  barha  unta  ET  afra,  ciò  e,^ 
oJcura,difor  dinata  e  mal  compofìa,  Perche  la  ingordita  delgolofo  fà  che  fipajce  cornei  porco  lajjani 
doft  cader  la  hrok per  la  harlae per  lo  feno,daltro  non  curanhfi,  che  di  fcitiffir  a  tinfatiabil  ha 
ma.  e  /  uentre  largo, a  ciò  che poffa  infaccar  più  rotta,  ET  unghia/e  le  mani,  con  leauali  QRaf^ 

fia,c-'—^'  " -  '■•   •    .  -  - 

iita, 
tanti 

uengc,  coft  indigefli,  a  putrefar  in  cjueUo,  lajual  pufrefitione  genera  poi  nel  corpo  dtuer[einfiri 
mifa,che  danno  uan  àolorì  e  faffioni,  E  da  (jne/ìe  nafcono poi gUuUulati,  lefìrida,  le  querele  er  i 
rammarichi,  uolfanioft  ffeffo  hor  fu  luno  ^  horafu  (altro  lato,  per  ifchermire  hra  con  (^uefìo  il 
dolor  di  quello,  er  hora  con  (juello  il  hlor  di  (jueflo.  Mi  feri  profani,  Vrofino  e-  deUo,chi  e"  im 
fio,fcelefle,e  contra  ogni  religione, come  il  poeta  uuol  inferire  cherano  cofìoro,icjuali,  per  Cererei 
Bacco,  haueano  domenticafo  Vallale  e  Gioue .  Onde  Staf,  ne  la  rhelaide,  Trafernas  acies,altm 
natj;  iella prophanit.  Decertafa  odijs,  E  Vlauio,  Sacrm  art ^r^ènmhaheat paruipendUur . 

Quando  ci  fccrfe  Cerbero  ti  grctn  uermOj  t  cofìme  del paraff  fo,(]udndo  uede peri 
Le  bocche  aperfe,e  mojlrocci  le  fanne  t  r^^^,<lale(jualef}eri  poter  conjcguir  il  cif 
"Non  hauea  membro  ;  che  tenejje  firmo  ,  dafatiarla  fua  ingorda  aoglia,  daprir 

EZ  duca  mioydijìefe  le  fue  Jpanne^  la  tocca  e  moflrarli  le  fayju ,  cioè-,  con 

Vrefe  la  terra*,  e  con  piene  le  pugna  ì^^'^che  atto,Q  dimoftratione  commouedofi 

La  gitto  dentro  a  le  bramofe  canne .  ^""^^  '  ''J^'^   ^^«^^ '^'^^^ 

dual  è  quel  cane^.che  abbaiando  a^uona,  g^^'^^PrleinmderUfualrama  Onie 
■c  n         ...  «  •         ^.a^       9  dice,  che  Cerbero  non  haur a  membro 

E  t  racqueta  poi chel  pajto  morder  e        l  w     r-     i  r  i 

r-L.  n      J'       1    -  .    J  ff^^je  ffrmo,echeytr^.chinandofi,di! 

Chefolo  adiuorarlo  tnten^^^^  e  pugnai  fìefclefueffanepiglianìlaterraj 

Coiai  fi  ficer  quelle  ficee  lorde  /,        f  J^^  ^.  ^4^^^ 

De  lo  demonio  Cerbero  ;  che  introna  verche  Ihuomo prudente  molte  uolte  uinfo 

Lanime  fi ,  cheffer  uorrebber  [orde  ♦  da  la  importumta  del gMc,piglia  l  a  ter 

va,  ciò  è-,  il  Clio,  E  dtfje  terra,  per  ifiar 
ne  la  ftmilifudine,hauendo  chiam.atoCerlero  granuermo,pafcendofì  i  uermi  di  ferra,  il jual 
libo  e- cofd  terrena  e  uile  fcnon  in  tanta  parte,  (guanto  lafla  a  fcfìentar  la  uita  .  COw  amie 
ìe  pugna.  Sapendo  che  il  parafpfo  non  fi  coyUenta  di  poco,  E  geUoUa  dentro  a  le  canne  hramofc, 
E  hen  dice  che  la  geUo , perche  neffun  prudente  porge  uolótieri  a  ftmili  gnattoni,  er  ogni  cofd  che 
ft  da  loro  uien  propriamente  gettata  ma,  perche  (juffli  ftmili  non  fon  huoni  ad  altro  che  a  nocerfri 
ma  afe  confumando  le  preprie  fupantie,  olire  al  generar  ft,  col  fuo  crapulare,  diuerjè  infirmùa, 
E  poi  ad  litri,  confutando  lefujìantie,  che  non  fon  fue  .  qyal  ^  efuel  cane,  che  ahhaianh  agu 

gna,  Agugn<ir?ft  e'  deftderare  iene  afè,o  hene,o  male  ad  altri,  Onde  ancora  nel. xxyi, canto  par 
landò  di  Firenze,  Mafepreffo  al  mattm  del  uer  fi  fogna,  Tufentirai  di  ijua  da  picciol  temfO  Di 

juel,  che  Prafo  no  che  altri  tagogna.  Adunjue  Cerbero, ricemtol  pafìo,  che  prima  attaiando  Iti 


C  A  N  T  O    S  E  S  T  0 . 

fiìfYctua.jiit  me  m  Ul  Citfv  fuol/àr  il  cane,  ilijual pcijuefa,  CHefugna,  do  e',TfYch  comht 
ff ,  tir  intendr  fcìo  k  diuoYarlo  .  Q«f/!o  il faraffìfo  ,  ^uanJo  ha  Yueuuto  la  J^Youfnda  ,  fenh 
itci^ueta  la  fùa  ingorU  uo^ia^  foco  curandofi  di  YingrafiaY  chi glif  ì\ia  data  ,  f  meno  dnfiY  al} 
cuna  continfrifia ,  o  ceYimonia ,  coYtìf  fuolfuYe  ,  chi  fi  diUtta  del  folificoniufYe  ,  Mrf  intfniefcf 
lamentf  ii  untto,  ti  uifc  ei  gufìo  adejfmitarf^ffr  fin  chf  fcnit  il  facto  andaY  difcfra  • 


Noi  filjàuam  fu  per  lombre ,  che  aclona 
La  greue  T^^oggta  ^  e  ^onauam  le  pìanu 
S(ypra  lor  uanìta^cht  far  ferfona  ^ 

"Elle  gjacean  per  rerr4  tutte  quante 
fuor  chuna*^  che  a  feder  fi  leuo  ratto  , 
CheUa  ci  uìie  paffàtfi  dauante  ♦ 

C  tu  >  che  fet  per  queflo  infimo  tratto  j 
Mi  dijfc  ^yriconofcemi  fe  fai: 
T«  fi)W  prima  y  chio  disfittto  sfitto  ^ 

Et  io  a  lei  $  Langofcia  ,  che  tu  hai 
Forfè  ti  tira  fuor  de  la  mia  mente 
Si  ;  che  non  par,  chio  ti  uedcffi  mai  ^ 

Ma  dimmi  y  chi  tu  fesche  in  fi  dolente 
Luogo  fci  meffcf ,  ^  a  fi  fritta  pena  ; 
Che  faltra  e  maggiore ,  nulla  e  fi  f^iacente* 

Et  egli  a  me  ^  La  tua  città  ,  che  piena 
Vinuidia  fi  3  che  già  trabocca  il  facco  j 
Seco  mi  tenne  in  la  uita  frena  ^ 

Voi  cittadini  mi  chiamafie  Ciacco  : 
Per  la  dannofà  colpa  de  la  gola, 
Come  tu  uedi  a  la  pioggia  mi  facco  : 

Et  io  anima  trifìa  non  fon  fola  ^ 
Che  tutte  quefxe  a  fimil  pena  flanno 
Ver  fmil  colpa  :  £  più  non  fi  parola  ♦ 


paYÙti  da  CeYlfrOypguifauam  il  camin 
loro  f  affando  fit  feY  lomhYe  ,  cht  la  gYeue 
f  ioggia  aduna  e  YijÌYigne  infime  ,  £  f 
neuano  le  fianie  SOpa  lor  uanita,VeYi 
à)^  fYanOy  come  ha  detto  ,  omhre  ,  do  e-^ 
anime  diuife  da  corpi.  Che ,  no  è-  ,lai 
(juai  uani(a  ,  fare  ne  laJjeUo ,  e  non  e' 
TEYfcna,  ciò  è'jhuomo,  ffYchf  Ihuon-o  e* 
comfofìo  damma  e  di  cor/o,  ilcjtiaì  fi  be' 
faìf  alile,  Onde  nel  fece  do  cito  del  Purg. 
O  OYnhre  uane  fiior  che  ne  lafi:fffo»E  mo 
ralmfnte  yf affamano  fcfia  di  (juffte  ow? 
IrrjciQ  è',  difoYYeuano  con  la  mente  con 
fiderando  (juefto  uitio  ,  E  foneuano  l  E 
fian(e,cio  fiedifcfra  /or  uanita,  Voi 
ner  i  fiedifcfYa  una  cofa  fi  ^  domenù* 
carfcla  del  tutto ,  Onde  ufiamofoi  dire, 
lo  uho  fofio  fu  ififdi,  e  nonyne  ne  uo  fiu 
ricordare.  Uauendo  aduc^ue  Virg.e  Dan 
tejcioe^yla  ragion  dfcnfcycófiderafo  cjuei 
fio  uitio, (juanio fifp  uano,almineuole  f 
uergognofc,  ui  foneuano  fu  le  fìante,e  di 
menficauanfeloy  ferche  ,  f  comr  hahhiaf 
mogia  fiu  uolte  dettOy^'utile  il  conofer  U 
malignità  del  uitìo  pr  hauerfcne  a  guaYf^ 
dare ,  ma  è"  dannofc  il  firmar  fi  in  cjueU 


lo  ,  ferche  leggiermentf  Ihuomo  allettata 
èal f lacere yuìf Oria  inarrere,  Adunejue  ^  iene  foner  le fiar:te foura  fua  uanita.  CWefar ferfc^r 
fta, ferche gHoffrffp  da  (juejìo  uitio,  no  ritengin  altro  de  Ihuomo  che  la etto  f  la  frefcTitia^Adun 
^ue  in:frelcntiafaion  huomini,  Z9'  in  fiotto  fin  feggio  che  tefiie,  ferche  di  rado  che  un  hrutiQ  ani 
malefèmfi  mai  tanto,  cheglihalkafoi  a  noceYe,come  fnn  (juejii  faYajfiti ,  icjuali  comunemente^ 
fer  la  crapula yfafeno  di  molte  e  graui  infirmita»  Elle giacean  feY  teYYa  ,  E^  cofa  conueniente, 
die  fiando  cofìoY  uiuuti  da  fora' ,  ancoYa  da  foYÓ  filano  f  uniti.  Onde  la  j^uZZ^ilente  efitida  ieYi 
ra,oue  dice  cheffi  giaceuano,è'  degno  letto  feY  loro.  F  Vor  chuna,MoPYa  che  Ciacco,  filo  di  tutti 
cofiorOy  hauendohynd  uedeYplo  faffar  éauanti,YÌconofiiuto,  fuhito  fi  leuaffi  a  federe  ,  e  chiamane 
iolo  d'fp,  O  tu,  chefiifeY  cjuefto  infiYno  TRatto,cioe,  tÌYato  e  condotto y  uedédolofcguitaY  Wirg. 
Rlconofcemififii,  Riconofcemi  fc  fuoi,  E  fer  darli  ad  infendere  efpY  poffihiìe  cVe  Io  riconofcay  fer 
haueYh  altYe  uolte  ueduto  in  (fuefìa  uitd  dicf,  TV ftfìifYÌmafkuOyche  io  fiffi  disfittOy  cioè-.  Tu 
fcfli  \YÌma  nafiiutOyche  io  fiffe  morto,  kduncjue  foteua  riconofceYlo  ,  effindo  maffmamtnte  uiuui 
ti  in  una  medefima  fatria,  come  dira  jui  di  fiotto»  Dante  rijjfonde^che  tangzfcia,la(juale  egli  ha, 

D  ili 


INFERNO 


fey  lo  tòrment^fchf  fafé,h  iefima  fvrfe  tantò,che  glielo  tira  fuori  ie  la  menié  fey  moloychf  non 
far  che  IhMia  mai  ueduiò,  Ma  che  li  iehhaìire  chi  egli  è'yilijual  ^  mej/o  in  ft  hlenif  luogo^^ 
afifitiapena,  CHf  fé  altra  è  maggiore,  Comeuuolinfirir  chentfono,  bìVllaè^  f^iujpiacfnff, 
N^lfuna  ^  che  àìj^iaccia  piu,riJfetto  al  jttor  del  fingo  oueffi  giaceano,  iltjt^al  ii  fcfra  ha  deuo  the 
fKilria,  ET  egli  a  me,  Quattro  cofe  dichiara  Ciacco  rijfondendo  a  Danfe  in  cjuefli  uerfr,  la  fri 
ma  chegli  era  uiuuto  a  Firen'^^  lac^ual  cittd  dimoflrafer  iranfUOytjuanto  ellafcjjè  in  (juei  temfi 
f  iena  dinuìliay  Onde  in  farfenafceuano  le  fue  difcordie,  che  (jui  di  [otto  uedremo  che  toccherà,  E 
lacjual  uita  chiama Jcrena,  rijfetto  a  tjuella  ofcura  e  femfa  che  frouaua  aHhora.  La  juóda,  cheali 
era  Ciacco,  la  terl^  chera  dannato  a  cfuella  fena  fer  U  colf  a  de  la  ddnnofa  goU.  La  ^i^arta  zfT 
ultima,che  tal  colpa  ft  funiua  generalmente  in  cjuel  luogo  con  ftmilfena.  Onde  dice,  che  no  ella 
fola  anima  frijla,  ma  tutte  ^uellaltre  iheranojcco^jlauano  a fmil [ena fer  fmil  coffa  . 

Io  li  rìfhoft  ;  Cictcco  il  tuo  affanno  ^        i       n        i  rr. 

Tv/r;  ^.r  r.  A..         -         -    -  ComeneUuita  del  foeta  hahhmo  in 

f  fa  fi ,  eh:  a  Ugrm.r  mnum  :  X../.  citta  di  F/. 

m  dtmmt  je  t,  fu^,  a  eh  ucrranno  j^^^     •  ^^^^^j^^^^-^       , .^^^ 

L;  attidm  de  la  atta  partn^t  ;  ,u ,      ^ ,  f,^^-,^  -, ^.  ^3/,. 

Se  alcun  ne  giuHo^,  e  dimmi  la  cagione,  inconuementi,fiiron,fer  confglio  dil^an 

Verche  Iha  tanta  dijcordia  affalita .  te,  che  dhora  era  de  priori ,  mandati  a 

Et  egli  a  me  ;  Dopo  lunga  tentione  confini  i  capi  de  le  due  fette,  Auenga  che 

Verranno  al  [angue  \  e  la  parte  feluaggja  (jueUi  de  la  parte  bianca  <juafi  immedia 

Caceera  Ultra  con  molta  ojfcn  fwne  ^  te  riforwjpronela  città,  e  cjueRi  de  U 

Tot  apprejjo  conukn ,  che  quefìa  caggia  f^^'^  nera  fi  rimaneffcro  difìmi ,  Icjuali 

In  fra  tre  foli  5  e  che  Ultra  formonti  ^fj^ron  tanto  con  Bor.ifitio  \iy\che  dia 

Con  U  fbrT^a  di  tal,  che  teflè  pmoia,  ^^'H           ^^l^^s fratello  di 

Alte  terra  lun90  tempo  le  fronti,  Ffc%oB.ffo  R.  di  F rane: a ,per cagione 

renendo  Ultra  fitto  graui  pefi  ;  '  ''T'''^'  cMordie  ie 

r>         1-    i     -  ^  ì        1     '  Fiorentini,  Ma  cmtto  da  eUa  Parte  NV; 

J^ome  chio  di  CIÒ  pianga,  e  che  nadontt .  /^-^^yj.,^,,  ^ 

QiuHi  fin  due  ^,  ma  non  ui  fino  intefi  :         ^,,,>    ,,,,,         ^         ,r^^  ^  , 
Superbia ,  muidia ,  ^  auaritia  fino  dicemmo ,  molti  de  fa  parte  Bianca,  con 

Le  tre  fiiuille  5  ehanno  ì  cuori  aeccft  ♦  loro grauiffmo  danno, fwon  mandati  in 

ffffi^y  H  di  ijuflìi  fi  trouo  effer  il  nojlro 
fOeta  ,  ll(jual  hora,  dopo  Uffordio  fitto  a  CiaccQ  in  conloferfi  de  le  fue  penejo  dom.anda  di  ire  eoa 
fi,  la  prima,  AChe  uerrann:^^  ciò  è-,  chefine  farà  (Quello  de  la  città,  di  Firenze  ,  lacjual  chìai 
ma  Città  partita,  ciò  e',Città  dimfa  in  Bianchi  t  Neri,  come  hahhiamo  ueduto  .  La  feconda,  Se 
alcuno  e^in  FirenZ.e,  che  fta  giujìo  .  la  ter'^,la  cagione  de  la  loro  difcordia.  Kij^onde  Ciacco  per 
ordine,  E  (juanto  a  U prima  dice,  che  dopo  IWnga  ffntione,cio  e,lunga  contentione,  VErranf 
no  al  [angue.  Come  recita  Qioiian  Villani  al  xljel  yiijdik  de  le  fue  Fiorentine  croniche,  che  fès 
ro,  E  U  parte  feluaggia,ìnte  fa  per  la  parte  Bianca^  de  latjual  era  cofo  la  famiglia  de  Cerchi,  Ve 
mia  (  Secondo  che  dicano  )  poco  tempo  inanzi  d' Acone ,  e  de  kfchi  dì  Valdifteue  ,  CAccera 
talira.  Caccerà  la  parte  Wra  con  molta  ofjtnftone.  Efendo  tornata  da  leffdio,  e  non  permettent 
do  il  ritorno  dejf, parie  Nera,  E  poiappreffo,  Conuien  che  ciueJJa  caggia,  Conuien  ehe  fta  cacciai 
ta  lei  IN  fra  ire  foli.  Dentro  al  ferminoci  tre  annifclari,  che  noi  uftamo  ii  xu.nwf,  E  che  laU 
ira  fermanti,  ciò  e^,  che  U  parte  b^era  freuaglia  e  t.rni  in  flato  CGn  U  fir-^a  di  tal ,  che  iePè^ 
fiaggia  Colfiuor  di  Carlo  di  Valoer,ilcjual  hzra  pofa.  Non  effcndofi  anchora  moffo  per  uenir  a 
Iknfrefa,  Et  ^  per  fmilitudine  da  lenaui  giunte  a  piaggia,  che  pofano,  F  ingendo  di  predir  le  co'. 


CANTO    S  E  S  T 

Jty  cVe     ^r^O  f  f^uiif,    A  Ite  tfYYci  lunp  temf;^  lefrontiy  Kfgneya  lungmeft  in  flafOy  TE$ 
nenh  Ultra,  Tenenh  la.  farif  BUnca  SOtto  grauifef,  Sotto  grani  coniitmiy  COmechio  di 
ito  pianga/  the  ne  adonti/io  ^,  In  xjual  modo  che  io  di  ciò  mi  doglia,^  [attine  difetto,  A  di^ 
notare  chegli  ancora  haufa  feguito  la  parte  Bianca.     GJufli  fcn  due,  Vien  a  f  tisfir  a  la ficon 
dia  dimanda  del  poeta.  Ma  di  chipey  t^uefìi  due  uogìia  hauer  intefc ,  hahhiamo  da  fpere ,  che  il 
fyefàtù  \JiUanlyil(jual  fu  nel  temfo  del  mjtro  poeta,  jcriue  al  chxsilijJel  xJih,  de  le  fue  croni^ 
che, che  lann:i  Macxxxi.  che  apunto  fii  x.anni  dopo  la  morie  del  nojìro  pzefa,  r^oriron  in  direni 
Z.e  iue  huoni  e  giufìi  huominijiecjuali  (e^l^yjiyper  cofk  certa  che  effe  poeta  infenJfJp,  E  per  the  il  frw/^'»^ 
Cap^e'  m:)lto  Ireue^  noi,.(  maggior  fà/isfittione  del  lett:ìre, lo  porremo  cjui  nel  me^efiyr.o  modo,che 
da  tal  autore  trouiamo  nel  predetto  lih.ejfere  flato  Jcritto.  Vice  alunjue  in  ^uefla  ferma  ,  lann^ 
McccxxxìMriron  in  FirenZ.e  due  tuoni  e  giufìi  huomini,e  iiftnia  uita  e  cóuerpti^nf,e  di  gran 
di  limo  fine, tutto  che  fcffèro  laici,  Luno  hehbe  nome  Barduccio,e  fcppellifjì  a  S.  Spirito  al  luogo  df 
frati  heremitani,  E  laltro  hehle  nome  Giouanni  da  MfJ^egnano ,  e  feppeUi/f  <t  SSierO  maggiore, 
E  per  ciaf  uno  moflro  idio  aperti  miracoli  diftnar  infermi  ^-attratì  in  più  diuerf  maniere, V.  per  ^t^^Kff 
ciaf  uno  fu  fitta  fclenne  fefoltura,  e  pofle  più  imagini  di  cera  per  htifani.  Altri  hanno  intefc  per 
(juefì.  due ,  de  la  diuina  er  humana  leg^e.  Altri  del  poeta  fleffc,e  di  LoÌouÌlO  caud  canti, the  ff 
Yon  in  un  medrftmo  tmpo.    S  VpfJua  inuidia, Quanto  a  la  ter"^  ci7^  ulfi'Tia  dimanda  del  poe; 
ia,Uijual  fi  de  la  cagion  de  la  difordia.  Ciacco  dice,(ji(p[la  efjcr  nata  da  (juefli  tre  uif^' ccj^ifali. 
Superbia,  lnuliia,t:sr  Auaritia,  {quali  dimanda fà.vUe,  che  hanno  aaef  i  cuori ,  penhe,f  coma 
ia  le  fàuille  feconda  o|«  i  gran  fiio,  Coft  da  ciuffi  tre  uitij  procede  ogni  gran  difcoréia  e  riffa  • 

Qui  pofe  fine  al  lagrìm^th'tl  fuono  ♦  Satisfatto  cheUe  ciacco  a  le  tre  domande 

Et  io  a  lui-,  Ancor  uo^che  minfcgni-,  delpoeta,  ftac£jue,Maegli,hauendofai 

E  che  di  più  parlar  mi  facci  dono  .  f        uniuerfal  de  lafua  patria,  deftde^ 

larmm  ,  e  il  Te^^bidio  -,  chefir  ft  degni  5  ^^f'r^''         ^alcuni  partidari  citta; 
lacoto  Ruflicucci ,  Arrigo ,  ci  Uofca  ,  nel  gouemo  di  cjuella  erano  fiat 

E  oMtrì.che  a  ben  far  pofer  gUngegni ,  ti  ^igrari prudentia     autorità  ,  e ^^^^^ 

^.      .         r  ZI    i.-    r  ne  domanda  Ciacco,  llqual  li  ri fl^o de, che 

Vimmi^ouc  fono  x  e  jn  chio  b  concfcax  ^t,  ;  •     ■         •  '  ^ 

^,  i-r        et-       ir  ^ff  fcnoTRa  lanimepiunere,cioe',Tra 

Che  gran  dijìo  m  Siringe  di  fipere ,  J.^^  ^.^^^  ^  ^J^^^^^  ^ 

Sei  Ciel  ghaddolaa  ,  0  Infimo  ghattofca.  ^     ^^-^^^^^  ^^^^^   .  • 

E  quelli  ;  Et  fon  tra  Unirne  più  nere  :  ^/ fi^j^^  ^^^p^i^        ^^^^^  ^  ^^^^^ 

Diuerfe  colpe  giù  ghaggraua  al  fvndo  :  uedere,Come  di  Farinata  uedremo  nel  x. 

Se  tanto  fcendi-.U  potrai  uedere  ,  €anfo,  che  finge  trouarlo  nel  fflo  cerchia 

Ma  quando  tu  farai  nel  dolce  mondo  ^  tra ghheretici.  DiTegghiaioe  di  Iacopo 

Vregotijche  a  la  mente  altrui  mi  rechi  x  Ruf)icuccine!»xvi»trauiolenticontrana: 
Viu  non  ti  dico  e  più  non  ti  rijpondo  ^      (ura,DelMofa,nel  xx\ijf  jra  feminmt 
Li  diritti  occhi  torfe  aUhor  in  biechi,  ri  di fiandaL  Arrigo  dicano  efflr  e  ffan 

Guardcmmi  un  poco  ;  e  poi  chino  la  tefìa  :    «'^  nobile  fi  miglia  de  fip.n 

Cadde  con  effa  a  par  de  glialtri  ciechi.        tiCauaìiere  Magnifico   delcjual  ncn  fi 
^  più  m.entione  in  alcun  luogo, come  de gli'^ 

a'tri,ma  intenderemo  efl^r macchiato  del 
mede  fimo  uitio  del  Mof  a, mettendolo  con  lui  infteme»  MA  (Quando  tu  fkrai  nel  dolce  modo,  Vre 
ga  ultimamente  Ciacco  il  nofiro  poeta,  che  (juando  farà  ritornato  in  (jueflo  mondo,  ilcjual  chiama 
dolce,rif^ttc  a  Quello  amaro  CT  ajfero,doue  egli  era  allhora,Lhe  lo  riduca  a  mente  de  le perfcne, 
A  dinotare, ihe  amhora  i  dannati  [ofti  in  miferia,  deftderano  (he  fa  alcuna  memoria  efim$t  di 

D  ii/i 


INFERNO 
foro.  Ne  altro  poffua  Ciacco  in  tjuelloflaf,  hmUar  cheli  gi.uajfe.  Cojlm  licam  ffere  fiato  huù 
mo  di  uil  conimne.e  irl  mfto  che  tjmftjfunifce  macchiato, a^en^^  y^olfa  fruientiaMuctì 
era  connaturai  in  lM,effY  la  lunga  conuerfdtione  hauuta  co  i  cittadini  di  Firenze,  tanto  de  luna, 
guanto  de  laltraf  arte, molto  injÌYuUo  del puerno  de  la  città,  e  de glianimi  diuerfx  de  cittadini Jia^ 
\ual  Loféi  è'  da  creder  e, fey  che  altramente  il  poeta  non  Ihaueria  introheto  a  predir  gliauenimens 
ti  di  cfueUi.  LI  àirittì  occhi  torfe  allhora  in  biechi,cio  è-,  Allhora  uoìto  li  diritti  occhi  in  torti. 
C  Varhmmi  un  foco,Rmemhrando  fvrfe  quando  egli  era  medefmaynenfe  come  Dante  in  ejufjù 
Ulta  filice,r. fletto  a  c^uella  tanta  mifera,  EPoi  chino  la  tefta,  <juafi  uinto  da  dijperatione  ,  A  Par 
ieglialtri  cifchiyicjuali  medffmamente  ahhagliati,  ^  ingannati  da  le  terrene  dolce^^e^non  hétf 
ueano  fnfuto  ne  potuto  difcernere  la  dritta  e  uera  uia  de  la  uirtu  . 

Caduto  Ciacco,  Vtrg.  dijp,  Vìu  non  fi 


EI  duca  dijje  a  me  ;  Vìu  non  fi  defla 
Di  qua  dal  fuon  de  Ungelica  tromba  x 
VtfvW^^V^   Clucfndo  ucrra  hr  nimica  podeHa^ 

Ciafcun  riuìdera  la  trijla  tomba; 
Ripigliera  fua  carne  j  e  fua  figura  ; 
Vdira  cfuelj  che  in  eterno  rimbomba^ 

Si  trapafpmmo  per  Jot^  mìjìura 
Df  lombre  ^  e  de  la  pioggn  a  pajft  lenti 
toccando  un  poco  la  u'ita  futura  : 

Verchio  dilji  ;  Uaejlro ,  ejli  tormenti 
Crefceranno  et  dopo  la  gran  fentenz^a, 
O  fien  minori ,  o  firan  fi  cocenti  l 

Et  egli  a  me'jRitorna  a  tua  fetenzia  ; 
Che  uuolj  quanto  la  cofi  è  più  perfètta, 
P/M  fmal  bene ,  e  co  fi  la  dogUen'^  ♦ 

'Tutto  che  quejla  gente  mdadetta 
In  uera  perfittion  giamaì  non  uada  J 
D/  la  più  5  che  di  qua^  ejjer  affetta^ 

Koi  aggirammo  a  tondo  quella  Hrada 
Variando  più  ajfiaì ,  chio  non  ridico  : 
Venimmo  al  punto ,  doue  Jt  digrada  : 

Qiàui  trouammo  Vluto  il  gran  nimico  ♦ 


defìaycio  ^ ,  Più  non  fi  leua  da  giacere^ 
DJ  c^ua  dal  fuon  de  langelica  tromba.  Di 
^ua  dal  di  de  luniuerpl  giudicio  ,  al(jual 
ciafcuno  da  la  tromba  angelica  farà  citato-^ 
(Quando  chrifìo  fcmmo  giudice  uerra  con 
fofef^inflnitaa  dar  fntentìa  fcfra  Ogni 
nofìro  ben  e  mal  operare.  L<t<jualf(ntenti€ 
ftra  nimica  a  dannati ,  perche  da  aueUd 
far  ino  mandati  a  le  pene  eterne  de  hnf. 
Ma  prima  riuedera  ciafcun  LA  f  riffa  tam 
ba^  la  trifìa  fepoltura,out  ripigli f ra  SVtt 
carne, ciò  e-,  li  fio  corpo ,  e  con  ejufllo  U 
pròpria  figura,^  ultimaméte  udirà  ^ufl 
loyche  rimbombale  rifona  in  eterrtOjpenhf 
la  fcntentia  fopra  de  dannati  r  fcnera,Am 
date  maladettinel  fitoco  eterno,  E  per  <jue 
fio  dimojìra,  che  a  Ciacco  era  fiato  conce 
àuto  il  poter f  leuar  fu  in  beneficio  di  Dan 
ie,ifet  infiruerb  del  peccato  che  (juiuifipu 
niua,e  de  laltre  cofe,  che  deftderaua  fpei 
re.  SI  trapafjammo  per /ò^^  m  fìura, 
Cofi  dice  che  ragionando, trapaffaron  per 
lomhre  eperU  fioggM  ,  eie  xrfieme ftce4 


uanounamiffurafoZ:l^,pen\ieofftndeua, 
iome  uuol  inferir  e, non  folameTitelfcnfo  del  uifc,mà  (Quello  ancora  de  lodorato,  hauHo  di  fcpya  dei 
iOy  chela  terra,da  lacuale  era  ricfuuta  (fuella pioggia,  putiua.  AVafft  lenti,^erche  tale  e  il  coi 
fiume  di  chi  uafffculddo,  TOccando  un  poco  la  uita  fiiiura,per  lo  dubbio,che  mofìra  dhauermof 
fi  a  MirgJciual  infèntentia  (-,fe  i  tormenti  che  allhora  patiuano  cjuelle  anime  in  ìnfJofol  di  del 
uniuerfdgiuditio,  toccato  di  fcpr  a  faranno  magoiori,minori,o  pur  eguali  a  auelli,  cheranoaQhy. 
ra.Wtrg.liriJ}onde,chea  uolerft  chiarir  di  ^u^o,egli  debba  tornar  e  uolgerfi  a  la  fua  Cciétia,\n'r 
tendendo  de  la  naturai  fihfo fi  a ,  de  lacjual  egMfkceua  pròf^fftone,  perche  aueUa  uuoìe  ,  che  ogni 
cofa ,  cfuanto  ha  maggior  perfiuione  infè,  SEnta  ,  do  ,  Participi  più  del  bene,  ECoftla  doi 
sileni^,  E  cofi  ancor  del  male.  Adunque,  fi  ^uefìe  anime  nel  di  de  la  gran  fcntentia  haueranna 
^ffunti  i  corpi  loro  faranno  di  maggior perfiuione, che  non  fon  horafcnZ^  auflli,e  confcauentemen 
,  te  i  kr^  tormenti  faranno  ancora  di  tant,  maggiori,  Et  auen^a,  che  ^uejìa  maladetta  gente  mn 


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Postillati  16 


CAKTOSESTO, 

tif^i  yncii  in  uera  fey fiume, fenhe  a  la  uern  ffr fiume  de  Ihuma  m  Ujìa  unir  il  cOYf  rafani 
mima  e-  necejfaYb  ueflirla  di  Ya^me, quella  che  in  ul  maladeUa  genie  non  fu  nefm  mai/ffen 
dofcTfffYe  uiuuia  fecondo  ifcnft  da  hruUi  animali,  mndÌYneno,fef  la  yapone  deUa  c/t  fipa,  ajfei 
la  defjcrfiu  ferfiua  di  U  dn  la  gran  fcnfentia,  che  tìon  e*  di  ijua.  Onde  Aug.  Quando  fiat  Yfficf 
rect'p,  honorum  gaudia.O  malorum  tormenta,  maiora  erunt  e  cet.  NOi  aggirammo  à  ioti 
io  (Jkellaftyaia,  Seguìtaron  il  l^r  camino  fer  cjuella  ftrada  intorno  al  cfYchio  ,  'E  moralmente^ 
Seguitaron  in  aggirar  fi  fer  la  mente  la  natura  di  <\uefìo  uitio  VArlando^cio  è-,  conftderando  fin 
affai  fcfraddfYopfXùduhiio  fin  cUuemo  hlfunio^cio  e^AÌfaffc^Doue  fi  digrada,  De^uA 
fi  dfcenie  nel  (Quarto  cerchio,  E  (juiui  dice,  che  tYQuaron  :l  gran  nimico  Vlufone,  E  moralmenff, 
Confideyaio  la  natura  del  uitio  de  la  gola,  f^ffarncUaron  ad  entrar  ne  la  confidfYmne  ii  c^utli 
{o  de  Uumùa  e  de  la irodigahta,  che  nelfcguente  canto  uedremo\ 

CANTO  SETTIMO* 


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Postillati  16 


i  N  F 

Vape  Sam ,  p^pe  Smn  aìeppc  j 
Cominciò  Vluto  con  la  noce  chioccia  t 
E  quel  fiuio  gentil  j  che  tutto  feppe , 

Vijjc  per  conjòrtami  ;  "Non  ti  noccia 
ha  tua  paura  ^.che  poter  chegli  habbia, 
NoM  ti  terra  lo  fcender  quejla  roccia  ♦ 

Voi  fi  riuolfe  a  quella  enfiata  labbia, 
E  diffc  ^  Taci  maladetto  lupo  t 
Confusa  dentro  te  con  la  tua  rabbia  ♦ 

No«  è  fcn'^  cagicn  landar  al  cupot 
Vuolft  ne  Ulto  la  ,  doue  Michele 
Fe  la  uendetta  del  fwperbo  jìrupo  ♦ 

QmoIì  dal  ucnto  le  gonfiate  uele 
Caggion  auolte  poi  che  lalber  fiacca  j 
Tal  cadde  a  terr  a  la  fiera  crudele  ♦ 


E  R  N  0 

Defcriuel  poffa  nel  f  re  ferii  f  confo  ilfu$ 

difcenfo  nel  <fudYt:ì  cenhiù  ,  al  ^yi?icifio 
delijual  difcenfc,  come  hahhimo  detto  in 
fine  delfrecedenie^froka  Vlutone ,  e  pone 
che  m  (jueSo^  duna  medefma  pem  ftan^ 
f  uniti  i  prodighi  e gliauari,  E  che  la  pei 
na  fta  una  contìnua  g  ojìra  tra  macchiai 
ti  de  luno,  cetra  i  macchiati  de  laltrò  m 
fio,  E  lami  che  uftno  in  tal gi^ftra  frano 
graui/fmi  peft  che\oìpno,c:i  eguali  fi  uè 
fono  a  rifconfrare,yjirgJimoflyapot,per 
lejpmpn  di  cofloro,di  auata  uanita  e  dh 
noft  feno  i  leni fottopojti  a  la  fÌYtuna,tm 
ie  (juefli  filmili  auidamenfe  defiderati ,  £ 
(juejìo  moue  Dante  a  domandarli  ciò  che 
fYOpriamete  fia  (juffia  firtuna,  l  atjual  coi 
fa  porcamente  refoluta  da  VirgJifiendon 


poi  nel  ijuintJ  cerchio, oue  ne  la  palude  fli 
ge  trouano  ejjer  puniti gliyacu di  e gliaccidiofr.  Intorno  a  la(jual palude  hauendo girato  per  lungi 
Jf  a  fio  jultimamente  giungano  al  piede  dunalta  toYYe,oue  nel  feguente  canto  uedremo  effcre  fiati 
leuati  da  FÌegiar  in  una  haYchetta,  ne  lacjua'e  attYaueYfindo  la  palude  fono  condjotti  a  la  citta  M 
Dite.      VApe^  Safan^papè^  Satan  aleppe,  Vapè'  in  Orfeo  è-uoce  dammiYatione^e  fignifica  cjueli 
hftfffc  che  uedYemo  nel  juinfo  del VuYg.fffcY  efj^Yeffo  dal p:)eta,Oue  parlando  de  (anime  che  uenii 
uano  da  tYauerfcpeyla  cojìa  del  monte  un  poco  inan"^  a  lui  dice,  d^anh  fdccoYfcY  thio  non  daua 
loiO,  TeY  lo  mio  coypo,  al  frapaffar  de  raggi,  WiutaY  /or  cantò  in  un,o,lungo  e  YOco,V.t  und,oJnn 
go  afcYiueylo,  hfcgnafaYlo  con  lajfnyatione  in  (Juefta  fi>Yma  oh,  Et  e'  come  (Quando  ammiYani 
doci  dalcuna  nouita  che  ueggiamOyO  che  ne  fta  detta  noi  diciamo,  oh  che  cofa  e-  (Quella  che  io  ufg 
go,  0  che  io  odo,  Onde  il  poeta  fteffo  nel  x,  del  VuYg.in  per  fina  di  Sapia  fenefe ,  a  cjueflo  me  de  fu 
ynopYopoftto,  Oh  cjuffìo  ^  audiY  f  cofa  noua  e  cet.  E  TeYenùo  ne  lo  Eun,  dijfp,  Pape-  hfc  fupeyat 
ipfam  Thaidem.  SAtan,cio  e-  Satanas  e*  nome  Greco  attYihuìto  al  pyindpe  de  Demoni,  e  ftgnifi^, 
ca  auerfario.  Onde  nel  fn^o  di  Re  ^fcriUo,  Sufiitauit  deus  Salomoni  Satanan  adueyfus  eli  qui 
eYat pacificuj,  Aleppe,  Diffc  Aleppe  jrt  luogo  di  Alephyche  in  Vifhyeo  ftgnifica  (fuetto  che  appyef 
fo  de  latini  Ah,  ^  e-  accento  di  doloYe,  Onde  egli  ftejfc  nel  x\iJe  Vlnf  Ahimè  che  piaghe  uii 
di  ne  loY  memhri,  E  nel  xx\  ijÀn perfona  del  Conte  Guido  da  Monte  filtro.  Ahi  mifcY  la/fc,  e gioi 
uatofaYeUe.  Ammiraf  adunque  Plutone  e  duolft  infteme  de  la  uenuta  di  Dante,  E  lammiYatioi 
ne  è', che  huomo  c:>flifuto  anchorain  (juefla pYima  uita,uada  ad  hauer ejfeYientia  di  cjuetta  fccom 
da, come  di  (juefto  mede  fimo  uedYemo  in  molti  luoghi  che  fammireYanno  lanime  e  del  pYeJcnte  In  fi 
e  de!  Purg,  Et  a  ueder  (juffla  maYauiglia,  chiama  Satan,come  antOYa  nel  \iij,  del  PuYgat.peY  U 
medefima  cagione,uedYemo  che  Nino  Giudice  chiameYa  CuYYado  MalaJ^ina  dicendo,Su  CuYYado, 
Vieni  a  uedeYche  diopeYgYatia  uolfe,  E  peY  mofiYaie  la gYande^^  de  la  maYauiglia, Yeplua  la 
uocf  col  nome  dicendo^Pape-  Satan  p^pè^  Satan,  ciò  e',  Oh  Satan  Oh  Satan.  \l  dido  è-  teY  dui 


litaY  che  cjuefìo  nonfafen^a  f  talché  fuo  detYimtnto  e  danno  Yicordandof  fi^Yfi  d'HeYcoìe  ciuani 
ào  fecondo  \ef^uole,ui  difcefc,eche peY  fiY^a  ne  lYajfi  CeYheYO,  Onde  uedYemo  nel  \Hu. canto  che 
inpeYfcna  de  langelo  che  apeYfe  /oro  lapoYta  de  la  città  di  Dite,lentYata  de  lac^uaU  eYa  uietata  da 
Demm,  che  dijfe  /oro,  CeYheYO  uoftro,fe  hen  ui  YicOYda,  Ke poYta  anchoY  felaio  il  mento  el go^i 
ZO,  E  il  Thfcé,  che  ui  iifcefe  con  gli  altri  Heroifer  U  recuperatione  di  Profcrpina,  uedrenio  che 


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Postillati  16 


CANTOSETTIMO* 
fi^I  fTflffmù  cantò  in  ferfona  de  le  fune  dira,  Mal  non  uengiammo  in  ihefo  Uffalto,  OnJeiii 
ce  Aleffe-  in  IkQgò  d'Alefh  fer  accomodar  la  rima  ,  che  in  Lati  no /tonifica  Ah,  che  fi  come  hab 
Uamo  detto  ,  <^  aaento  di  dolore,  B  mettendo  hora  tutto  infeme  dira,  oh  Statari  oh  Satan^hrr.'ì 
talmente  ftmarauiglia  vluto  ,  che  Dante  anchora  uiuo  difenda  a  l'Infuo  h  che  egli  entri  ne  la 
mftderatme^de  uitij^e  de  fu  f  li  d  affarecchi^ti  a  chi  fi  hahito  in  cjuelli  effindocuepo  ne  huo 
mini  iofa  rayiffma,  E  teme  che  hayuto  tal  cognìtione  glihalhia  dafiiggire,  e  che  ultimamente  fi 
hui,  perche  dffdera  la  dannatìone^e  nò  la  jdute  de  Ihumar.e  creature.  Onde  nd  xxvi  Jrl  Vurg. 
inferfcna  di  Guid^  Quini felli  di  fcfleffo parlando  dice,  felice  te, che  de  le  noflre  marche  Ter  moj 
Tir  meglio  ejferientia  imbarche.  Vluto,feiOndo  leftuole  ,  nel  diu.der  de  luniuerfo  co  fratelli  e  fif 
alludi  di  Saturno  dÌLano,che  u  lui  toah  la  terra,  E  perche  in  cjuella  fi  contengono  tutti  i  thefixi 
mondaniy  come  oro,  argento,  gemme,  territori  e  cet.  Co/?  molto  da  gliauart,  fer  accumularle,  e 
da  prodighi  ferdifjìf  arie  defidf  rate  ,  il  peta  lo  frosone  al  luogo,  oue  effi  fi  f  un  fono  ,  E  ferche 
lauaritia  è-  dife^gior  natura  de  la  frodigalita  ;  Onde  ueggiamo  che  lauaro  accumulando  noce  n 
tutti,  Et  il  prodigo  diffidando  gioua  /fejje  uoUt  ad  alcuno,lo  fonefer  lo  uitio  dfjfa  auaritia.Com.in 
ciò  liuto  con  la  uoce  chioccia,  do  ^,  Con  la  uoce  rauca,  Cofi  fitta  dal  fimore,E  Quel  Imo  gert 
til,  che  tutto  fq^e,  Dice  che  Vir^./^fff  tutto,ì[er  certo  modo  di  dire.  Come  (Quando  diciamo,  uno 
ejfere  fiato  fer  tuttol  mondo,<Juando  ben  non  habhia  ueduto  chetane  di  cjuello.  Co/?  VirgiLfcf^e 
iutto,fercye  helbe  cognitione  éi  uarièe  diuerfe  fdenfie,auenga  che  non  di  tutte.  NOn  tinoccia, 
Ciuafi  dica,  Non  temere, f  erche  fe  tu  temcffi  ti  nocerebbe,  LO  fender  cfuefia  roccia  ,  difmontat 
(juffta  cojìa,  confina  aduncjue  la  ragion  il  fcnfc  a  non  tem.er  dentrar  ne  la  cdfideratione  di ^ue^^ 
fio  uiiio,ferche  ejfindo  accomf  agnato  da  lfi,pter  che  effe  uitio  hallia,mn  li  torra  che  egli  nò  uen 
ga  in  cognition  di  lui,<jUf[!o  che fcn^a  di  Id,  come  uuol  infirire,  non  fotrehle,  An^i  legierméte 
da  fai  uitio  fi  lafcerehbe  uincere  ;     POi  //  riuolfc  a  cjuflla  enfiata  lalbia,  Fenhe  lauaro,  infi.jfer 
hito  dal  caldo  de  le  accumulate  riccheZZ^^fi  ne  ua  tutto  gonfiato, e  nonjfatfe  che  alcuno  li  fiatai, 
ri,  ilcle  dimofira  mafftmamente  re  U filetto  e  ne  le  jarole  arroganti  che  efcano  da  le  labbra*  chia^. 
ma  (juefto  uitio  lup,  fer  ejjìr,  come  ciuello,infitiahle.  Onde  ancora  nel  f rimo  canto,  jfer  la  me^. 
defima  ragione,  chiamo  lauaritia  lufa.  M  Metto,  ejpndo  cofi  da  tutti,  ferche  a  tutti  noce.  CCn 
fuma  dentro  te  con  la  tua  rabbia.  Perche  fi  cOme  uedremo  nel  xiiy.  canto  che  dirà  a  Cafaneo  de 
lafua  fuferhia     imfieta,  neffun  martiro  fuo  dar  conueniente  v  egi<al  dolore  a  larfieta  de  lai. 
uaro,  c  he  la  propria  rabbiofa  fime  de  laccumuUre,  da  lacjuale  continuamente  e'  c  c fumato.  KOn 
èfenza  cagion  landar  al  cufo.  Due  cofi  dice  Virg.per  confender  Vintone,  Luna,  che  il  loro  ani' 
hre  non  ^-  fen^a  cagione, fer. he  egli  shabhia  da  of  :ner  a  (juello,  l altra,  che gUe^  cofi  uolufo  ne 
Ulto  cielo,doue  larcangiel  Michele, infieme  co  glialtri  angeli  fiJeli  a  Dio,fila  uendetta  contra  di 
Lucifiro  cacciandolo  del  cielo.  Onde  rEuangelifta  al^xtjAeVApoc.  Etfictum  ejì  frelium  ma^, 
gnum  in  cesio,  Michael  r7  angfli  eius preliabantur  cum  dracone  e  cet.  llcjual  lucifiro ,  chiama 
S  Mperbo firupro,  hauendo  uoluto  con  la  fua  fuperbia  fir  uiolentia  a  lafcmma  deità,  fenhe ftrui 
fro  ^  ogni  copula  carnale  uiolentmenfe  ufita.  A^dar  al  cuf  o,cio  ^,  Andar  a  Lfcuro  dice,(juan 
foarinfe/Jèntiale,non  p^tendoui  penetrar  i  raggi  del  fole,  E  moralmente,  per  efjir  cofi  cupa 
ofitira,  ciò  e^,  malageuol  ad  intendere  la  natura  dfl  uitio  che  egli  andaua,fer  con2fcerla,fiecu!an 
do.     qWalt  dal  uento,  Affmigìia  il  cader  di  lliito,uhto  le  ferole  di  V irgli,  al  cader  de  le  uele 
gonfiai  dal  uento,auando  fi  fiacca  Ubero  de  la  naie  ,  E  chiamalo  fiera  crudele  ,  effindo  lauaro 
fiiori  dogni  humanita,ptnhe  molti  fateno  di  cjuehy  che  e^li  leua  lorofcnza  alcuna  fua  neceffita 
0  tifcgn^.lauarifia  ^  da  .<i.ThomAnfccunda  raund^  diffìnita  ejfire  difcrdinato  appetito  o  uerai. 
mente  amor  dhauer  robia.  Onde  dicT,  Auaritia  efì  inordmatus  apfetitut,  feu  amor  habendu  Bi 
Alb.Mag.nelfecondo  delefenfMce,  Auaritiaefiinordinatutamorfieàaliter  circa  pecunia.  Man 
/etto  (luejlo  nome  di  pecunia  fintendono  tutti  i  Uni  tmiorali.  che  fi  pojfiedono,,  Onif  ifidor^n^ 


INFERNO 

la  terza  (juìjl.  Totum  (juiajuiJ  Uleni  homines  in  ferra,  omnid  (jMYum  hminì  funi, pecunia 
catuY,  Seruuf,uas,ager,aYhor,jpfcus,<iuu^iiié  horum  efì,  pecunia  éici(ur,E  fcnoiuUe  auffle  cfe 
éomariùteffctffiia, perche glianf Uhi m  (fueh  che  haueano^haueano  in  fecore.  Onde  Artft.nel 
\JePEthMce,DenmùutimuY(luaftfiieiuffcYe  <thmma  hahenh.  Adun(iue  dumtia  è- af^e; 
tifo  difcrdinato  dhauer  denari,  nec^uaUfonò  compreft  tutti  i  leni  temporali,  Ef  e-  peccato  mortali 
ogni  uolta  che  per  amor  de  le  ricche^^f  Ihuomo  è' parato  e  pYonto  a  fir  contra  Umor  di  Dio  e  del 
•fYoffimo,come  ajjirma  S.Thm.nel prede^m  luogo  dicendo,  Qum  aliijuit propttY  amoYem  diui; 
liaYum  fu paYatus  ficere  contYa  amorem  Vei  CiT  pYOXimi,fu  auaYitia  efl peccatum  mortale.  PrO'^ 
cedono  da  ìauarina  cjuaft  tutti glialtri  uifij,  GeneYa fuperhia,come paY  al  xxiJeTEcclff,  Gtnera 
inuidia,come  hahhimo  di  Cain.  GeneYa  ÌYa,come  fi  Ifgg,  nel  Gen.al  xiij,  tra paftoYi  d'Ahaam 
e  di  Loth.  GeneYa golofita, come paY  in  S,Luca  al  x\i,oue  dice.  Homo  cjuidameYat  diues  epulala^ 
tur  ^uofidie/f^lendide,^  auaYus  eYatpeffimuf  e  cet.  Incita  a  luJfuYÌa ,  come  ne  l'Ealfs.al  xlsij. 
Oue  di  Salomone  ft  dice,  CoHegit  (fuaji  aurichakum  aurum  e  cet,  Varforifce  accidia  ,  FreuerfeU 
giufxitia.  Genera  cYudelfa,  Infidelita,  inganno,^! fu  a,  inquietudine  ,  difcoYdia  ,  ingYatitudine, 
amhuione^e  molti  altri  uitij,  E  confcc\uenf mente  dtjferde  ogni  uÌYtu,come  fYincìfalmente  la  cai 
rifa  uerfo  Dio,e  uerfcl profftmo.  la pieta,la  liberalità Ja  temperaniia  e  cef.  Onde  \J ir g.nel primo. 
Quid  non  moYialiapectOYa  cogif  auYipcYafimef.^  quafi  dicaf.  Ad  omnia  mala  cogif.  Etalx.de 
VEcclet.e- fritto,  Auaro  nihil  eft  felelìius,f:fr  mhil  efl  iniijuius  cjuam  amare  fecuniam,  E  di  éui 
Marco  Tulio  nel  primo  deglioffid,  Pecunif  frgienda  eft  cupidità t ,  Nihil  enim  eft  tam  ani 
gujii  animi  famj^paYui,  juam  amaYe  diuitiaf  e  cet. 

PaYiiti  la  Plutone ,  d'fcendon  nelauaYtn 


Co/i  fcendemmo  ne  la  quarta  lacca 
Prendendo  più  de  la  dolente  ripa^ 
Che!  mal  de  luniuerfo  tutto  infacca , 

Ahi  giufìitia  di  Via ,  tante  chi  jìipa 
ISÌime  trauaglie  e  pene  quanti o  uiddiì 
E  perche  nofìra  colpa  ft  ne  fcipa  i 

Cowe  fit  londa  la  foura"  Cariddi  ; 
Chefj  frange  con  quella,  in  cui  /intoppa  ^ 
Co/i  conuien ,  che  qui  la  gente  riddi  ♦ 

Q_/^/  uidi  gente  più ,  chaltroue  troppa  ; 
E  duna  parte  e  daltra  con  grandi  urli 
Voltando  pefi  per  fir\a  di  poppa 

Tercotcanfi  in  contro  ^  e  pofcia  pur  li 
Si  riuoìgea  ciafcun  tornando  a  retro 
Gridando  5  Verche  tieni  l  e  perche  burli  i 

Cefi  tornaim  per  lo  cerchio  tetro 
Va  ogni  mano  a  loppofto  punto 
Gridandoli  anche  loro  ontofo  metro  ♦ 

Poi  ji  uoìgea  ciafcun,  quando  era  giunto 
Ver  lo  fao  me^  cerchio  a  Ultra  giojìra  ; 
Ef  io  5  che  hauea  lo  cor  quafi  compunto  j  ' 

Vijfr.Uaeflro  mio  hor  mi  dimoflra, 
Che  gente  e  quejla^  e  fe  tutti  fur  cherci 


cerchio,  ilcjual  dimanda  LAcca  ,  lìo  ^, 
ua{le,zfT  è^per  ftmilifudine,  peYche  fi  co 
meuadeft  domanda  la  paYte  difetto  del 
monte,  cofi  lacca,  in  lingua  Romagnuoi 
la,f  domanda  luna  de  le  due  parti  di  fct 
fo  delhuomo,  che  da  altri  comunemente 
ft  dice  chiappa,  Ondeì poeta  fieffc  nel 
xx^iy.de  la prefente  cantica  parlando  di 
Macometto,  cheYa  rotto  dal  mento  fin  doi 
ue  f  trulla  ,  in  perfcna  di  lui  dice  ,  Hor 
uedi  come  io,  mi  dilacco  ,  a'3  e-.  Come 
IO  mi  diuido  le  lacche,  E  uaglia  in  (juejìa 
lautorifa  di  luigi  Pulci  nel  xxiiii.  del 
fùo  MOYganfe,  oue  tYattando  di  Ealalhac 
chio  e  di  CattahYiga  fmÀjÙYati  giganti 
freft  da  Malagigì  nel  hofhetto  aluifchio, 
e  da  1  erigi  col  fuoco  in  (juello  conuertiti 
in  cenere  dice,  Quefti  non  fiiron  Sidrac^ 
iheeMifdcche  AÌmiopaYeY^l  temfodi 
Kalucco,  chelfiioco  al  ^ul  non  rijfiaYmo 
le  lacche.  PRendendopiu  DE  la  dolente 
rila ,  czo  è^,Dela  ripa  piena  di  dolore, 
CHe  infacca,  laaual  aduna  e  ferra  in  [e, 
come  fa  ilfacco  biada  0  cofà  fmile  ,  tuttol 
mal  de  luniuerfo  ,  Intendendo  de  la  ripa 
di  wl 


CANTO  SETTIMO. 
Mfl?;  cbercutì  a  la  ftnillra  nojlra .  <*'  f''  crchio,  ftr  fjfr  UutrÌM  li  luti 

Et  fili  0  mf  ;  T««i  flKMti  /wr  9«cr«  "f'  '""'"'f  "i'*"'' 

Si  J(    mmt  in  fa  «ìm  p«m<.i<<  ;  ^^f  ««0^""^» Ni.o/«  /^r?» 

Cfce  con  mfuu  mUo  (htnàk  firci.  Ì'^^'"'"' ffV*" 

Af./  la  uocc  ìor  ebaro  Ubata  ;  'j^^^.      ^^^^^^^^         ^^^^y^  ^^^^^ 

Quando  uengon  a  due  funti  dd  cerchio,  yrictnéoif  con  accento  dUolon)  ala  iwina 
Oue  colf  a  contraria  b  dijpaia .  ^m/?,n<t,  ia  lacuale  tal  pumtionf ,  fer  If 

t^ueHi  fur  cherci  ^  che  non  han  coperchio         ^^ji^^  ^^i^^^         hrr.anh  e  dice.  Ahi 
V'thfo  al  caj^o  5  e  Vapi  e  Chardinali  5  giufliiia  dì  Dio ,  cHiflifa ,  ciò  e-,  chi 

In  cui  ufi  auarìtia  il  juo  foj^erchio  ♦  j^J*       ftri^nenelamenff^come  uuol  inffriye, 

T  Ante  nuoue,  Tantf  inuf  fatele  mai \xh 
non  ueJuff  (rctuaglie  e  fenf  cjuanfto  u'M  i  VoMo  inerire  che  neffma  mente  ne  feria  di  tante 
caface,  E  Verche  /r  nefdfa,  E  fenhe  tanto  neflratia  nofìra  colf  a    Come  a  àire^  Ver  che  commet 
Homo  noi  le  noflre  colf  e,  fer  efpY  poi  in  ejufflo  luogo  tanto  miferamente  ftrafiati  ^  Stilare  fgnii' 
fica  fremer  e  ftignere  ^Etè'  cjufllo  cU  i  marinari  dicano  jìiuare.  Onde  aHhora  dicano  la  nane, 
ejfcrefiiuata,  (Quando  le  mercat  ani  le,  Come  lane,  cottoni,  panni,  fcfe  e  cofc  fmili  fofie  in  quella 
hanno  tanto  ferrate  e  frette ,  che  nulla  uifuo  fiu  entrare.  Onde  allhora  dicano  la  naue  effcrefiif 
uata,  ScifaYe,fcemfiare,  e  jìratiare,fgnifìca  una  mede/ma  cofa  ,    COmefk  tonda  la  fcura  Ca 
ridlh  ^0"°     f'^g^^ ^^^'^^'^  ^  laltrofcfra  cfuello ftretto  di  m.areyche  diuide  Italia  dalifo 
la  di  Sicilia,  chiamato  il  Faro  di  Meffìna,  luno  de  (juali  è-fojìo  da  la  farte  d'Italia,  e  chiamafft 
Scilla,  laltro  ia  la  farte  di  Sicilia,  z7  e-  detto  Caridéi,  E  ferejpr  ognun  di  quelli  molto  cauern^ 
fc,  ui  ft generano  uenti,  che  mandano fmfre fuori  deffe  cauerne  im.fefuofffme  onde,  lecjuali  uè', 
rìendoft  infieme  a  rifcontrare ,fi  frangon  e  romfon  luna  con  Ultra.  A  cjuefìo  imfetuofo  fcontro  afjt 
miglia  il  peta  la  gi:}ftra  defroiighi  contra  de  gliauari,  che  in  ejuefo  cerchio  con  una  medefma 
jfetie  di  fena  ft  funifcono,  ferche  mette  che  ifroiighift  mouino  da  luna  efremita  del  cerchio,  f 
gliauari  da  laltra,  e  che  uoltando grauiffmi fefi,  cjuelli  contra  ^uejìi,  e  cjuejii  contra  (juelliyfi 
uenghino  in  m^  del  cerchio  imfetuofmente  a  rincontrare,  E  pi  ritorni  ciafcuno  in  dietro,  fer 
loffio  me^  cerchio,  a  le  due  eflremita  di  cjuello,  I  frodighi  da  luna,  e  gliauari  da  laltra,  donde 
f  rima /erano  fartiti,  a  rifigliar  Ultra  gioflra,  E  cjuefioejprfcn'^a  mairifofc  alcuno,  latjualfep 
na  e  conueniente  a  loro,  ferche ,  fi  come  in  (jutfìa  uita  il  fio  fcggetto  era  fiato  di  uolger  fefi,  e  jfe 
talmente  dargenfo  e  doro grauiff.mo  e  fredofff  mo  oltre  a  tuUi  glialtri  metalli,  in  che  haueano 
fmfre  frefofmmo  diletto  efiacere,  lauaro  fer  ascumularlo,  fiST  il  froiigo  fer  diff farlo ,  Cof  in 
quella  hauejfcrofcmfre  a  uolger  ffft  inutili  e  uili,  che  fclamente  recajpro  affr^nno  e  fena,  Bfico^ 
me  nel  uitio  erano  fati  contrari,  Co/r  haueffro  ijuiui  ad  infurgerfi  contra  in  fena.  Ma  de  la  fro^ 
iigalita  diremmo  nel  xxy.  delVurg ,  Dice  adunijue,che  ft  comefit  tonda  la  fcura  Cariddiilacjual 
fi  frange  e  romfe  con  (juelta,  ne  tatuai fintoff  a  e  fcontra,  Cofx  conuenir  de  ijui  l  A  gente  ridf 
di,  ciò  è-,  QUtfia  turia  di  dannati  danl^,  0  halli,  tST  e^farlar  fer  derifone,E  uien  da  redeo  rei 
hs  che  ftgnifica  tornar  indietro,  come  fufa  di  ftr  ne  le  danZf .    QV 1  uidi  gente  fiu  che  altrof 
Ketroffa,  A  dinotar  il  numero  de  glinfcnfati,  the  da(]ueflitai  uiti/ft  lafciano  trajforfare,  ejfer 
infinito  .    F.  duna  farte  e  dattra,  tanto  i  frodighi,  (juanto  gliauari,  COn  grandi  urli ,  Vrlat 
^  frofrio  del  tufo,  Aduncjue  fa  lene  in  coforo,  hauendoìi  al  lujfo  aff  migliati,  Woltadofef  PEr 
/cr^  di  foffa,  ciò  è-,  Ter  fir^  di  feUo,  velcjuale  fanno  le  foffe .  Si  fenoteano  infeme ,  E  Fo^ 
[zia furti,  E  foifure  doue  effi frano fercoff,Si riuolgea  ciafcun  uoltando  retro  uerfo  lafua  efn 
mita  del  cerchio  gridando  tlfrodigo  contra  lauaro,  Venhe  tieni,  E  Uuaro  contrai  frodigo,  Teyche 
hwli,  in  tal  firma  rimfYOuerandofi  lioto  a  laliro,  li  froiigo  a  tamo,  fenht  ttnm  quello,  eh* 


INFERNO 
ioufua  Jare,  E  f^^^^^ro  <xl polipo,   rch^ «^^^^^  ^^.^go^  che  huea  tfneye .  Burtarf ,  fi  mÌMf 
t  moufYf,  e  liien  da  la  hurreìla,  lacjual  in  lingua  lombarda  e-  una  fatta  di  Itgn:^ ,  che  ufam  ai 
Icuni  giuochi,  e  foglionla  legare  a  [e  farti  di  dietro  de  la  fcimmia,  a  ciò  che  iiranhfcla  dieii 


ro  non 


ielfrodigOy  E  ianfo  uien  a  dire,  perche  hurli,  (juanfo  perche  getti  e  ffendi  male .  '  Coft  torr.auan 
VEr  lo  tetro,  ciò  è',  per  lo  ferrejìre  cerchio .  DA  ogni  mano,  Perche  gliauari  tornauano  a  diftra 
fer  la  medefma  mascherano  uenutifin  al  punto  opTjuo  elei  cerchio,  di  doue  [erano  prima  partiti,  e 
coft  ancora  i  prodighi  per  la  fua  gridando]}  anchora  LOro  ontofo  metro,  loro  Metiofo  t7  od^ioi 
fouerfo,  ilcjual  era  pur  anchora,  Perchetie/ti,  e  perche  burli .  POifuo^gea  ciafcun ,  Ciuntd 
iiafcuna  de  le  parti  per  lo  Ji^ome^o  cerchio,  gliauari  a  luna,  prodighi  alalfra  ejìremita  di 
fuetto,  àafcunjìriuolgeuad  ricominciar laltra gioftra,  come  dtfcpra  è-  detto  .  Et  io,  che  haued 
h  cor  quaft  compunto.  Et  io,  che  di  coftoro  infetto  modo  tormentati,  hauea  il  core  cjuaf  afflitta 
ia  la  compaffme  difft ,  MAeflro  mio,  hor  mi  dimoflra  che  gente  è-  cjuejìa  e  cet .  pffcndo  difceft 
giù  per  la  roccia  nel  quarto  cerchio,  oue  ne  la  firma,  che  halhiàmo  uedufo  erano  puniti  oliaua} 
n  e  prodighi,  E  cjuiui  a  me^o  il  cerchio  firmi,  per  ueder  le  pene  loro  in  frma  che  haueano  i  prof 
dight,primi  trouati  da  loro,  a  la  ftnìfìra,  e  gliauari  a  la  defìra,  E  perche  effi,  prodighi  erano  da  U 
farte  di  fuori,  ueniuano  a  contener  gliauari  cheer^no  da  laparie  didentro  del  cenhio  ,  A  dino', 
tare,  che  lauaritia  e  più  graue  uitio  de  la  prodigalità,  per  la  ragione  che  dtfcfra  dicemmo,  Cm 
ieueàremo  chefettimo  cerchio  lo  diuidein  tre  gironi,  che  luno  contien  laliro,  CT  i  peccatori  pofti 
nel  contenuto,  hanno  più  grauemenfe  peccato  di  cjuellipofli  nel  giron  che  contiene  .  il  fmile  ue^. 
iremo  de  le  x.  bolge,  ne  lecjuali  ^  diuifc  lottauo,  E  de  le  cjuattro  jf  erette ,  ne  lequali  ^  Mintol 
fox^^  dejraduon  .  Hor.  perche  di  cjuejìe  duejfetie  dipeccatori,  i  prodighi  che  erano  a  lafmfìr4 


non  dritta  ueJuta  de  la  mente,  pey  non  hauer  f^puto  difcernere  il  uero,  che  ne  la  prima  ulta  in^. 

tefaper  ^uejìa  noftra  di  cjua,  mUojfendiofirci,  Nejfuna  Jfefi  ciftro  con  mifura,  l prodi  Aper 

lo  troppo,  e  gliauari,  per  lo  poco  jfendere,  E  che  cjuefìo  affcii  ft  può  intendere.,  per  la  uoce  loro, 

CHe  chiaro  [abbaia,  lacjual  chiaramente  lo  pronuntia,  quando  uengon  A  Vue  punti,  ciò  è',  a  le 

iueefìremita  del  cerchio,  Oue  contraria  colpa.  Per  e ffr  contrari  i  uitif,  U  Maia,  Ufcpai 

ra  e  diuide.  Perche  cjuiui,  come  di  fcpra  habbìamo  ueduto,  luna  parte  grida  ,  Penhe  tieni  e  lah 

tra.  Perche  burli,  E  diffe  abbaia,  perche  tal  riprouero  de  luno  confra  de  laltro,  non  effcndo  dalcun 

gmamento,  era  cfapiutojìoheftial  chehumana,  <y^efti  fhr  cherci ,  Volfaft  Voi  sjiraJaU 
parte  de gli'^t^^^f  n /»,.*^;      ./r.,,...  ,-/2  r  .  •  ,  S 


Er  io^^MaeTlro,  tra  queHi  cotaU 
Doure  io  ben  ricojjofcer  alcuni , 
Che  fùr  immondi  di  coteHi  mali^ 

Et  egli  a  me  ;  Vano  penfuro  aduni  t 
Lafconofcente  uita^che  i  fi  fo\7jy 


Vrefumel  poeta  ii  quefìi  tali  e  Papi  e  Car 
iinali  di  fcpra  detti  da  Virg,per  hauerne 
conofciuti  alcuni  di  cjua  in  quejìa  uiia,che 
frano  fiati  iMmondi ,  do  è- ,  Macchiati 
ii  (juefli  fai  uitij,  poterne  anchora  riconù 
fcer  alcuno  in  Rutila  di  la ,  Ma  yirgil.  li 


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Firenze. 

Postillati  16 


CANTO  SET 

hi  o^m  conoJcctiTji  hot  lì  fa  brunK 
In  eterne  ucrranno  a  li  due  cot^^ì 

QueHi  rtfurgeranno  del  Jtfulao 

Col  pugno  chiufo ,  e  queYii  co  crìn  wo^^/» 
lAd  dare ,  e  mal  tener ,  lo  mondo  fulcro 
tolto  loro  j  e  pojlì  a  quejìi  7j<jfat 

Qual  ella  jìa ,  parole  non  ci  ap fulcro  ♦ 
Hor  puoi  figliuol  ueder  la  corta  bujfa 
•  De  i  ben-,  che  Jon  commcjfi  a  la  fortuna^ 

Verche  Ihumana  gente  fi  rabbuffa  ^ 
Che  tutto  Voro*yche fittola  luna, 

O  che  già  fa  ^  di  quejle  anime  Jlanchi 

Kc«  poterebbe  farne  pofar  una  ♦ 


T  I  M 

iice,  cììegli  aiuna  udm  Jenfim  ,ferde 
lA  jconojcfnie  ulta ,  ciò  è- ,  la  uita  da 
non  ejpr  conofciufa,  CHf  ifi  fc^^,  lai 
^ualf  lijtcf  infimi  f  Ufi  hora  hruni/L  i 
^  hora  ùjcuri  ai  ogni  conofcen'^  ,  Et  in 
pnteniia,  la  lor  uita  infine^  Cnde  non 
fcn  degni  dejpy  conofciuii,  lifk  hora  effìt 
fcn'^  ahuna  fina  ,  In  (terno  ufrranf 
no  A  LI  due  fo^^,  A  li  due  fconiri  ^ 
(^Vejìiy  do  e,  Cliauari,  al  di  de  luniuer 
fai giudiciOy  YeftfYgeYannOy^ey  hauer  Y^  til 
tenuto  ,  col fugno  chiufc  ,  E  Qi^efìi ,  cio 
^,  CT*  i prodighi,  jf  er  hauer  mal  dato,  co 
irinì  wo^^  j  E  conchiuJendo  ii  loro  dii 
ce,  che  mal  dare ,  rijj  etto  a  jrodigU 


ynal  tenere,  yijfetlo  a  gliauari,  hakr  tolto  II  mondofuLhro,  il  mondo  hello,  intendendo  del  rei 
gno  del  cielo,  ilijual  da  (juefti  mtij  era  loro  flato  tolto,  E  pfìi  a  cjuefla  '^(uffh  de  due  co^  ,  Qual 
ella  fia  ,  KOn  ci  affuhro,  Now  ci  ahhelifcofarole,  Svolendo  infirire,  chegli^erfc  /ìejfc  fotea  uei 
iere,  c^uanto pnofcijhffe,  e  dogni  affnnnofiena  .  Horfuoifigliuol ueder  l  A  corta  huffii,  ciò  ^» 
la  hreue  uanita,  DE  beni,  che  fcn  commefji  a  lafirtuna^  Beni  commeffì  e  dati  i>7  jfotefìa  de  laftf 
tuna  fcno  Thefcrl,  Stati,  Degnifa,  Signorie  e  fmili ,  VErche,  Ver  licjuali  heni ,  Ihum  ara  gente 
Si  rahhtiffh,  finjujferhifce,  ferche  rabbaruffato  diciamo  effcre ,  chifer  lo  caldo  de  le  fue  riahz'^i 
fi  ne  ua gonfiato,  come  difofrajfeylenfiata  labbia  di  Vlutone  dicemmo .  CHe  tutto  Poro  ,  chè' 
fitto  la  luna,  duefla  e  la  ragionerie  la  certa  buffnde  beni  difirfuna,  lacjual  in  fententia  chi 
piamente  in  c^uefla  frale  e  breue  uitapjfcn  dalcuna  cqp,  ma  ne  leterna  giouay  di  nulla  • 

lìacflro'^dijfi  Wr^hor  mi  di  anche  : 

Q.uej}a  firtuna,  di  che  tu  mi  tocche  y 

Che  è^che  f  ben  del  mondo  ha fi  tra  branche  > 
E  quelli  ame*,0  creature  [ciocche , 

Quanta  ignoranti  a  è  quella  ^  che  uoffendex 

Hor  uOjche  tu  mia  fententia  ne  imbocche  ^ 
Colui ,  lo  cui  fiuer  tutto  trapende , 


Fere  li  cicli  ^  e  die  lor  chi  conduce  ; 
Si  chogni  parte  ad  ogni  parte  pplende  ♦ 
Vipribuendo  ugualmente  la  luce  t 
Similemente  agliplcndcr  mondani 
Ordino  general  minpra  e  duce  ; 
Che  permutale  a  tempo  li  ben  uant , 
ri  ^e«/e  in  gente ,  e  duno  in  altro  pingue 
Oltre  la  dipnfwn  de  pnni  hum,ani 
Per  chuna  parte  impera ,  e  laltra  langue 
Seguendo  lo  giudi  ciò  di  cofìei 
Che  de  occulto .  come  in  herba  langue  ♦ 
Vojiro  fauer  non  ha  contraPo  a  lei  : 


l!  peia  domanda  VirgiL  ancora ,  quella 
che  froifriamente  fa  cjuefla  ftrtuna,  de  U 
<jual  egli  libarla,  E  che  ha  SI  fra  brani 
che,  ciò  e',Tanto  in  fuo  arbitrio  i  beni  del 
mondo,  A  che  ^irg.  riprendendo  la  fioci 
cheZ^  V  ignorantia  de  Ihumme  creatu 
re,  chefcn'^  alcun  difcorf,  di  lei  fi  dolg9 
nOffromette  di  dirglielo, Onde  dice,^HCr 
uo,  che  tu  ne  imbocche  mia  fenten"^  ,  Ho 
ra  uo^lio,  che  tu  nafjf renda  la  mia  dijfini 
tione  ,  latjual  cominciando  dimoflra  , 
fi  come  Dio,  la  fqientia  delcjuale,  ]fer  ep 
pr  infinita ,  trafcende  ejfaffà  tutte  le  coi 
fe,  pce  ajfrindjf  io  i  cieli,  e  diede  loro  chi 
li  conduce,  che  da  alcuni  filofc fi,  ejjedal 
mente  d' Ariffotile,  p.ron  domandate  ini 
ielligentie ,  E  che  in  tal  firma  ,  e  con  tal 
ordine  e"  condcUo  da  àafcuna  di  (juefle  il 
fuo,  che  jfer  ejpr  traparenii ,  ogni  parte 
dognun  di  (juelli  dijìribuendo  egualmenf 


INFERNO 

llli  fmei( ,  giuiki ,  e  perfegue  te  la  fi,»  lucf,r!A!fnJ<  te]  6£Htf<irtt,  che 

Suo  regno}  comt  t  loro  glialtri  De/»  fmilmtntt a ghj^fnhrmmixm  ,iniejt 

Lt  fae  permutation  non  hanno  tregue  t  ì^'ft'      '  dnd     terreni,  Het 

Nece(Jita  la  fa  effer  ueloce  j  ^'  minijir«  e  ii'ct,a  do  (he  a  temp  h  per 

Si  (beffo  uìen ,  chi  uicenia  confegue ,  '""'f'  ^'i'"''    i'""  ^  ^""^ 

Ojefai  colei  ;  che  tanto  polla  in  croce  'r» !"'•■£'<'.  E  i"»^  -in  altra  natione, 

Pur  da  color,  che  le  dourian  dar  lode ,  7^"^'  T'' /VTJ' 

Vandokbfmo  a  torto  e  mdauoce.         l  ^nm /if  A^n^^ni  ^^^^^^^ 

Ma  ella  se  beata  j  e  ao  non  ode  :  ^^^^       ^^f^^^^.      ^^^^^^  ^ 

Tra  laltre  pnme  creature  Usta  ria,  e  Ultra  Uri^mfc/f/if  rifa  .fcttoponm 

Volue  jua  jpera  ;  e  beata  fi  gode .  ioft  al  giudim  di  lei,  fer  t  fer  impfefla^. 

Hot  difcendiamo  homat  a  maggior  fietat        lile,iljualepcr?tafco/}o  come  inherU 
Già  ogni  jlella  cade  5  che  Jaliua^  Unpe^  Cmefà  nelheria  ilfnf  e,  iljugl 

Oliando  mi  mojji'^el  troppo  flar  ft  uteta^    efjtnk  M  confirm  cohr  di  (juellajfgier 

mentfj^uo  incannar     Qj}imder  chipaf^ 
p,  cme  fi  iìgìuiim  de  la  fvrtuna^  Jal^ua!  neffuìi  fi  fa  nffuo  guardar  r,  Onh  dice,  che  il  m 

firofaner      '  "  '  "  ~ 


me  li,  luru^usuri  uciy  ^^uwe  jann^  aa  loro giiaitn  motori  ae  cieii,  Altramente  aemimeuig^ 
tie .  Lefue  fermutation  NO«  hanno  tregue,  Hon  hanno  fofa  .  NEcefpfa  la  fi  ejfer  urlcce ,  E 
^nefla  è'  la  ragione,  onde  uìen  che  non  hanno  tregue,  Perche  najcenìo  le  fermuiationi  di  fèrfui 
na  da  moti  de  deli,  ie^uali  fcno  ueloci  con  certa  neceffua,  hifcg:ia  che  ancora  lei,ne  le  fue  fermuf 
Utionifta,  con  la  medeftma  necejpta,  uehce  .  Sijfe/fc  uìen  CHi  confcgue  uicenda,  chi  di  ijue{ 
fìi  beni,  fer  la  frequente  e  ueloce  mutatione,  conjègue  la  uolta  jua ,  Perche  hoggi  fono  f  offe  dufi 
da  uno  ,  domane  da  unaltro  ,  Onde  Boet,  in  ferfcna  di  lei,  Ofes,  honorer,  cfteraq;  falium  funi 
mei  luris,  Dominam  fàmulf  cognofcunt  hfc  mea  ius  efl ,  Rune  continuum  ludum  ludimus .  Fo; 
tam  uolukli  orhe  uerfmut  infima  fummis,  Summaq;  infimis mutare  gaudemut .  Quefla  è* 
colei,  CHe**  tanfo pfla  in  croce,  l  acjual  è'  tanfo  con  faroleuiUane  er  odiofe  continuamente  tori 
mentata  P  VR  da  color,  chele  dourian  dar  lode.  Intendendo  di  ciucili ,  che  un  tempo  fcno  fiati 
ieneficiaH  da  lei,  ma  poi  priuati  di  tal  beneficio,  perche  tjuefli  tali  la  douriano  lodare ,  e  ringraf 
tiar  del  riceuufo  benefìcio,  per  cjuel  tempo  che  Ihanno poffcduto  ,  e  non  dolerft  di  lei,fe  ne  le  fut 
feymufaiiomè^piuufhce,nonperuo!onfa,ma,  come  ha  detto,  per  nece/pta,idi  (jueUo  àe  effi 
uoriano.  Dandole  biafmo,  E  Mala  uoce,  e  rea  fima  a  torto  .  MA  ella  te^  beata,  Attenga  che  fir 
f  una,  fecondo  Ariff.  nel  fecondo  de  la  filofcfia,  non  fia  altro  che  certa  confcc^uentia  fen'^  propo/i^ 
to,  lacjual nafce  da  moti  decidi,  E  Gregor.  dice,  Nonfta  ne  cuori  de  fideli,  che  fito  ,  ofirttma 
ftd,  0  dicaft  effer  alcuna  cfct,  E  Q«z.  Curt.  ^ofìrifine pedibus  dicunt  effe  fhrtunam  ^ue  manttf 
tantum  hacpennas  habet,  Cummanusporrigìt  etiam penna s  comfrehendere  non  patitur.  Et  ah 
troue,  firtnnam  cjue  non  efl  dicere  ce.am,  Nondimeno,  Dante,  come  poeta,  in  per  fona  di 
Virg.laflngf  una  Dea,  Onde  dice,  cheUa  se  beata  e  lieta  tra  laltre  prime  creature,  E  Uon  0(/r, 
E  non  cura  il  biafmo  e  la  infamia,  che  attorto  le  uìen  dato.  Ma  uolge  la  fua  ffera,  iniefa  per  la  r4 


,  .  ^l fèguenf e  di  hanno  da /lire,  uieiafo  loro  il  troppo 
(tare.  Onde  dice,  Hor  difendiamo  homai  A  Maggior  ^ieta,  A  maggior  compaffme,  E  confa 
^uentemente,  cme  uuol inferire,  a  maggimepiu ^raui[ene .  Già  ogniflella  cade,  chefdiH€ 

Qiiand<^ 


CANTO  SETTIMO. 

0 u..h  m  m[fu  VenV.  cu.nh  f  m^c.  àe  .r.  /?r.,  Onh  en  fine  del  frim^  uni,  tanfe  h 

^iie.o^ftoj^  u      lu       _    ^  .  ^f^^^^^^^^^Yon  ({uefì^  (^uArio  cmhio  y  e 


Noi  incidmmol  cmho  a  Ultra  ma 
Souruna  jènte  5  che  hoìk ,  c  riuerfa 
Ver  un  jvfjato^chc  da  lei  derma. 

Ucqua  era  buia  molto  f  'tu  che  perfa  : 
E  noi  in  comp:ignia  de  Icnde  hige 
'Entratìirno  giù  per  una  uia  diuerfa  ♦ 

Vna  palude  fa ,  che  ha  nome  Stige 


auintOjfcfra  una  finte,  che  klle  e  YÌuer 
fd^er  un ^jf^^o  ,  ^^'^  deriua  ,  e  f  arie  da 
lei .  Dicano  alcuni  chfl  hHoY  di  juejì:^ 
finte  myalmeme  fgnifica  il  rikllmen: 
io  che  fi  il  fdn^uf  intorno  al  cuore  de  lira 
condo.llriueYfure ,  cjuello  che  fa  la  cole; 


INFERNO 

Q^uerto  trìFlo  rufcelj  quando  e  difcefo  ya,  che  fi  mzjha  ìi  fimi  perla  uoltò.  Il 

M  pie  de  le  maligne  piagge  grige^  qual  uimfi  ^unifce  nelijuim  cerchia 

"Et  io  ^  che  di  mirar  mi  jlaua  ime  fi  j  dentro  a  Uj^aiude  Sti^e^cheda  ijuefla 

vidi  genti  fangofe  in  quel  pantano  fi^^^  ^^^^^^  >  ^o^^  f<i  difetto  uedrema, 

Ignude  tutte  j  e  ccn  fmbiante  ojfefo  ♦  ^  cheUfuaa.cjuaJacjual  è- tuia rnofta 

Cluem  fi  pcrcotean  non  pur  con  mano  j  f^^  ^H^rfa /fgni fi caU  mente  delira^. 

Ma  con  U  teliate  col  petto  e  co  \  piedi  WWi 

^roncando^^  co  denti  a  brano  a  brano/  LT^L;  /^^"^  ^'1 

i'itffciMtiiMn'^lm  .  Mihftt  crelit', 
wo  che  mUjfe  iimojtw  il  funrt  la  ignìrcmiu  ii  eh  fi  'lafcia  imorrtr  nelm/h,  e  chi  in 
^uehgiafiimaeferhaktMn  .  il  color  ferfo  iimojìrammo  nel  (juinlo  canto  fjprinfffo  i4 
fOfla  ffr  ceìfjfro,  oue  in  fnfcna  di  Trancefca  da  Rimino  dijp,  O  animale  coytefc  e  tcniJo,  eh 
uifi/anhMiffrLerffrfcecet.  T.noi  in  cowfagnia  -DE  hnieli^e,  do  è-,  JfMe ofcm  Bit 
Ummo  gxu  Veruna  ma  diuerft,  Vn  una  altra  uia  ii  .jKella,  cheficn,.i  lande  de  lacL,  'aum 
fa  che  andajfiro  in  compagnia  di  cjuelle .    VNa  faludef^,  nMiamo  in  at.efto  luogo  da  not.re, 
fi  come  uedremo  di  fornirei  xiiij.  canto,  cheljfoel,  uole  ,  che  de  le  lagrime  chetano  da  malia', 
tua,  laf,al  finge  ne  lifdadi  Creta,  e  di  <jueUa  dentro  dal  monte  Ida,  n.fchi»o  cjuattro  fiumi  in, 
krnaU,  decjual,  dpmo  e-  Acheronte ,  oue  hahUamo  difcfra  uedulofiar  Caroli  demonio  a 
far  lan,me,  che  ihanno  a  dannare  .  Qjieflo ,  fecondo  la  fua  fittione  ,  corre  e  floolra  intorno  ala 
éoccatura  del  frimoe  maggio,  cerchio.  E  dilui  caggion  alcune  accjue  fotteranfe,  che  uengonfoi 
ad  ufcrfiiori  di  <luefto  finte  c]:e  boRe,  E  di  cfuejìo  efce  il  rifceUo  ,  che  cade  nel  quinto  cenhio,  e 
e^nuifn  laja.udeStigeintefàferloficondo  fiume,  oue /i  fifyal  fingo  franno\liracondi,  e  di 
fitto  ghaccilofi .  Di  cjuelìa  falude  caggion  fvmilmente  accjue,  lecju.Ii  poi  nel  fcLo  cerchio  firn', 
„Oilter^p  fiume  detto  fìegetonte,  ilfc.l^una  riuiera  dilo'dente  ftngue  ,oue  Ranno  i  .nolenti 
contrai frofflmo,  K  di  ^uejh  efce  un  fiumiceh  ,  ilcjual  atlrauerfando  ditto  fctlim,  cerchio  ,  ua  a 
cagger  ne  loUau^,  e  dioueh  nel  pz^  de  traiìton  ,  e  c^ui-Afì  il  quarto  CT  ultimo  fiume  detti 
Cauto,  tt  e-  un  groff.ffmo  ghiacci^  dxfimo  in  f,aUro  .cfire ,  ne  lequalifcno  fofi-e  quattro  Ile  -, 
tie  di  traditori,  come  tutto  fc  dimojìrato  ne  la  dcfcrittione  de  l  '!nf.  Quefio  r, {cello  adunque  -  fi 
la  palude  Stige,lajual  chiama  trifta,  perche  Stige  fignifica  triftifia  ,  F.  le  piagge  maliÀe,'rU 
fletto  a  ghacciiioft,  che  fino  fcUo  il  pantano  de  la  palude,  come  difetto  uedremo  .perche  fa!  uitio 
Tiafce  da  maligno  e  con'aminato  animo  ,  GRige.  ciò  ^,tige  ,i!cji<al pallido  colore  ^  frotno  de 
laccidiofo ,  chefcmprefi  rode  e  ce  fuma  dentro .  Et  io,  che  di  mirar  MI  jìaua  infefc ,  Mifaua  inte 
toefifc.  Vidi  genti  fhngfin  f.el  pantano,  Quefiifno  gliracondi,  E  perche  fienovofliMlm 
lano,  lo  ue..remo  difetto .  Erano  tutte  ignude,  perche  laiiraio  dimofira  fi.ori,  fer  Iccefo  color 
del  uoto,  ogni  fua  paffion  de  lanimo,  E  Confcmiiante,  E  con  uolto^.ojfefo  .  SemUante  è  uocahl 
Franzeje  il  cjua!  propriamente  fignifica  c^uella  dimofiralione  che  fi  la  cofa  in  apparenti,  cornei 
uo  to  delhuomo,fcg!ie-  allegro  o  mefto,  timido,  o  franco,  humil,  ofuperh,  irato,  o  pLto,  Et 
allhorafira  cjuelìo  fimUmle  ojfefo,  che  per  lui  fi  dimofrera  effcr  ne  Ihuom  quello,  che  ragione', 
t^o'mentenon  douria  effne  come  meftùia,  timidità,  fuperiia,  ira  e  fimili .  Adunque,  m  ]  e  quf 
Jìultimafi  dimofiraua  nelfemliante  di  coftoro,  per'o  uenìua  ad  ejfcr  o^/5 .   qvefti  f^'  rercolecn 
mnpur  con  mano.  Per  le  mani  fiptendon  lopere.  Ver  la  tefta,  lafintafia,  Fe^k  tetto  le  aoitatio 
m,  e  perii  piedi  lappetito,  perche  tutte  ^.ejìe  cofc  concorron  infieme  ne  Ixiirato,  Lnio  determi 
ra  uo'.rfi  uenduare    TRoncandof  co  denti,  Rodeniofi  co  mordaci penfieri,  A  Brano  a  Irano, 
"  f'^^"  'r'^^,r'ercheUd,rato,fin  a  tanto  che  de  la  ingiuria  non  fi  uendica,  fi  confuma  e  rodi 
«pco  itpcopenjctnJo  a  la  firma,  nome  la  uenittta  poffn  confcguire . 


CANTO  SETTIMO. 

Lo  huon  maeflro  Me  ;  f  iglio  hor  ued'i  ^irn^ffr"  V,rg.  che  ^uffoff,  mlfinm 

Umme  di  color  ;  cui  uinfe  ln<t  :  '"Pf^'  ^H'  ^        ^\ lf'' 

anco  uo,che  tu  per  certo  cndi ,  che  fdfr  ,»n^r  UUra,^  c),.a.|c«o. 

Che  fitto  Ucqu.  U  gente ,  che  fij^na  ;  J^J,,  %  ,  ^J^  Uf^a4- 

Come  loccho  ti  dice ,  u  che Ja^girA .  ^.^^^^^.^ ^^^^^^^^    datduop  ^  cinque. 

luti  nel  limo  dicon  j  T/i/f:  jummo  ^  luffur^fi  nel Jàondo,  a gohfj  nel  ter^. 

Nd  laer  dolce ,  che  dal  fil  faUegra ,  ^ gliaum  nel  quarto,  zj-  a glirac^m 

Vomnio  dentro  accìdicfi  jùmmo  t  di  zfr  auUioft  in  c<ueft:i  <iuim  cerchio. 

Hor  ci  mrijliam  ne  la  belletta  negra  ^  -Rjmang^nne  di<e,  ijlprti  e ^limidio/r, 

Quejìhinno  ft  gorgogUan  ne  laHro'^^^  ac^ualimntYmmo  de  dia,cme  ac^ue 

Che  dir  noi  fojjcn  con  parola  integra^  fli,  alcun  fn/m  /w^o,  E /rf  cagione  fi 

Co/i  girammo  de  la  lorda  po\^a  che  tu  due  uitij  n^n  ^erman^ono  infe 

Grandmo  tra  la  ripa  ficca  ci  me'^o  cme  f  altri,  de^uali  hMiamo  di 
Con  gliocchì  uohi  a  chi  del  fango  ingo^^at  fcr^ueduto,fer.heUhhin^a^^^^^^ 

venimmo  a  f  k  duna  torre  al  da  /e^^t .  ^{^^^  ^^f^f'] 

^er pdiri,  comefnnno  le  fùtentie  de  lai- 

ìiim^^erlememhrct  del  corp,  Terche,  fi 

cme  la  fiiferlia,  fi^niflcata  dalp^fa  fer  lucifero  (  ilche  uedremo  ne  luliimo  canto  )  è-  radice 

di  funi  i  mali,  lo  fi  medefimamenie  iifvndela  fita  malitia  fer  iuUi  cjueUi,  Onde  nel  xiiy.  canti 

uedremo,  che  parlando  Virg,  a  Cafanto,  in  confùftone  de  lafìiafiqfrlia  dice,  O  Cananeo,  hi 

ciò  che  non  fmr^or'^  la  tua  fuiferhia,  fc  tu  fiu  f unito,  Nullo  mariiro  fuor  che  la  tua  rahhia  Sa 

yelhe  al  tuo  ftiror  d:>lor  comfiio,  E  nondimeno.  Cananeo  non  è- punito  cjuiuide  la  fiia  fiqerlia, 

ma  de  la  uiolentìa,  cW  u:Ue  fhr  a  gli  Vij  prouocandoli  a  [^attaglia,  lacjual  uiolentia  nafieua  da 

fuferhia,  che  in  (al  uitiofi  diftnJieua,  come  in  c^uel luogo  uedremo  ,  Cofi  ancora  nel  xxxi.  can^ 

to  farlanh  li  Tialte  dice,  Quffto  fiiferlo  uoUe  ejpre fferto  Bifida pzteniìa  contrai fcmmo  Oioue 

ecet  .E  nondimeno,  egli  non  è-  in  cjuel  luogo  punito  de  la  fi/a  fuferhia,  ma  de  la  impifta  che  uso 

ài  inficfger  contra  ^li  Dij,  lacjual  nafceua  da fitperhia,  che  in  tal  uitio fi  difindeua,  Quejto  me*, 

deftmo  diremo  de  gliratondi,  decfuaìi  al  prefcnte  trattiamo.  Onde  nel  fcguente  canto  il  poeta  pari 

landò  di  (juelli  inptrfcna  di  "^irg,  dice,  guanti  fi  tengon  hor  la  fit  gran  regi,  che  cjuifiaranno, 

come  foni  in  hrago,  nife  lafcianh  horrihili  difiregi.  In  tal  fórma  pgnificando  Alterigia  e  la  de'^ 

prefjìon  loro,  douendofi  lun  contrario  funir  con  laliro  fuo  contrario,  E  per  juefiogliha  pofìi  mei 

defmam.ente  nd fango  .  il  fimile  diremo  ancora  de  gliacciiiofi.  Onde  in perfcna  di  \irgJice, 

?iui  nel  limo  dicon,  Irifiifiimmo  Ne  laer  dolce ,  che  dalfcl  fall  egra  Tonando  dentro  accidiofò 

fùmm.o.  Word  ctttrifìiam  ne  la  hellefa  negra.  Intendendo  accidiofc  fum.mo,  per  laccidia,  che  de^, 

pende  da  fuperUa,  perche  tanto  uien  a  dir  fimmofc,  ^uantofuperho,  E  fi  comA  fìimo  difua  na^ 

tura  fi  ua  fcmpre  efjaliando,  cofi  fiil  fiuferh,  non  ptendo  ficffrir  alcun  maggior  ne  pari  a  fi  .  Q^** 

/?o  medefimo  fi  la  inuidia.  Onde  il  luffuriofr,  pef  disfogar  la  fi/a  lihidine,  portd  inuidia  a  chipof 

[tede  lohietto,  che  uoriapojfiedew  lui,  il  ^olofc  de  huon  hocconi,  lauaro,  a  chi  pofpede  piufnculta, 

Liracondo,  a  chi  configge  la  vendetta,  che  non  fuo  confcguir  lui,  il  filmile  diremo  de  laaidiop, 

e  de  gliofpreffi  di  c^ual  fi  uoglia  altro  uitio  .  E  chi  diceffi,  the  nel  Turg,  il  poeta  pn  pur  i  luoghi, 

doueìanime  fi  purgano  di  (juefti  due  uitij  difiinti  da  glic:ltri,fi  riffonde,  che  \n  Vurg.  pconda 

lui,  e  come  par  che  la  giujtitia  permetta,  ogni  peccato  fi  purga  nei  fuo  conueniente  luog:^,  e  con 

la  fua  conueniente  pena,  perche  cjuantol  peccato  e- più graue,  tanto  delle  effir  punito  più  hntan 

dal  cielo,  E  juanto  più  leue,  tanto  più prejfc  di  juello,  E  con  una  pena  fi  purgai  fiuperho,  con  ali 

E  ii 


INFERNO. 

tra  Wrtulii^ìfoyCòn  alita  liYamh,  t  corj  altra  lacci^iofo,  e  nft  ua  Jtfcoyrerih  p^uìtaniolcy^frf 
nel  [dir  a  ^urgnr  i  fiu  graui  fin  chefkua  Unima  netta  e  monda  di  tutte  le  macchie,  fc  ne  uoli  al 
cielo,  OnJlelp^etanel  xiijJeffoVuYg  .  Y.ffonienha  Safia  Senejc,  che  finge  hauey  trouafa  nel 
'fa:ink giróne  fya glinuiiiofi,  la  fena  de  ijuali  è*  dhauey  cuciti glioahi  dice,  Gliocchi,dif}ìo,nìi 
fieno  anchoY  cjui  tolti,  Ma  pcciol  temp,  che  pca  e-  h^vfa,  Vatta  fer  effly  con  inuidia  uolti .  Trof 
fa  è-  pu  la  paura,  onlè-fpjj^efd  Lanima  mia  del  tomento  lifctto,  che  già  lincarco  di  la  giù  mi 
.  fejd .  Intendendo,  che  temeua  ]pÌM  igrauipefi,  ^o^ro  a  ijuali  nel  giron  di  fcUo  (  chera  il  primo  ^ 
Kato  da  loro  )  fi  furgano  ifi^perhi,  Volendo  injtrire,  che  per  fcntirfi  molto  più  macchiato  del  uitio 
de  la  fiiferhia,  che  de  la  inuidia  p.peua,  che  dopo  la  morte  haufua  (juiui  molto  più  lungamente 
flaYe,  che  non  fìarehhe  in  (juello,  oue  fifurga  la  inuidia,  E  per^o  ^  neceffario  cht  in  ^urg.  {juejii 
due  uitij  haWino  ciascuno  il  fuo propyio  luogo  come ghaltri,  (juello  che  in  Inf.  perla  ragione  dtOd 
difcpya,  non  accade,  E  perche  (juiui,  doue  le  pene  fono  eterne,  lanime  uanno  a  cjuel  luogo,  neU 
(fual  fi  funìfce  il  maggior  e  piugYaue  delitto,  channo  commeffo  al  mondo,  ouefcn"^  camhinYmai 
luogo y  eternalmenfe  ftanno,  E  c^uefio  dimofìra  il  peta  in  più  luoghi ,  e  f^efialmente  nel  "KxHij. 
de  la prefinfe  cantica,  oue  ne  lafcttima  holgia  de  lottauo  cerchio  finge  hauer  trouato  tra  ladri,  che 
in  cjuella  fi punifcono,  Gianni  Schicchi,  che  per  haueylo  conofciuto  al  mondo,  come  dice,  huomo 
di  [angue,  e  di  corucci,  credeua  che  fifjl  nel  cerchio  di  fcpra,  e  di^cjueh,  ne  la  riuiera  del  hollen 
le  fangue  tra  uiolenti  contrai  proffimo,  o  ueramente  ne  la  pantano  fa  palude,  de  laejual  horapar 
limo,  tragiiracondi.  Onde  (gli,  che  già  era  fiato  conofciuto  dal  poeta  dice^  Io  non  poffo  negar 
<juel  che  tu  chiedi.  Ingiù  firn  meffo  tanto,  perchio  fui  Ladro  a  la  fdcrefiia  de  belli  arredi  e  cet . 
Adun^jue,  perchel  fitrto  (  e  Jfetialmente  ejfendo  fiato  di  cofi  fiacre  )  (ra peccato  più  graue  de  la 
uiojentia,  e  de  liracondia  che  hauea  ufata,  pero  era  fiato  meffo  tanto  in  giù,  doue,  e  de  corucci  e 
del  fangue  uiolentemente  ffarfo,  che  ognun  per  fi  e"  Jfetie  di  fiuperhia,  e  del  commeffc  fàcrilegio, 
era  ad  un  tempo,  in  cjuel  mede  fimo  luogo  punito  .  Ma  tornando  dico,  che  lira  e"  diffinita  da  Anfì, 
Tifi  primo  de  lanima  effèr  accenfione  di  fàngue  Intorno  al  cuore,  E  Giou.Damafceno  nel  fecondo 
^  le  fenf.  dice,  ha  efì  accenfito  eius,  ijui  circa  cor  efifanguinis  ex  uaporatianefillis,  E  che  fiapec 
cato  mortale,  è"  affermato  e  da  AÌh,  Mtg,  nelfiec,  de  le  fent,  E  da  S,Thom,  in  fecfec»  dicendo, 
ira  annumeratur  inier  capitalia  uifia  cjue  funi  mortalia  peccata  .  Da  lacjual  ira  procedeno  prinf 
cìfalmenfe  tre  malignità,  La  prima  è-  che  accieca  lo  intelletto.  Onde  il  medefimo  in  prima  ficun 
de,  In  ceieraspafftònes  irafcihilis  ira  magi;  impedit  iudicium  ^  ufum  yatìonis .  E  Sen,  ne  prou, 
JracYudelismater  efl,  Ingenia  recta  dehilitat ,  E  Marco  Tulio  ne  la  prima  oratione  a  Marcello, 
Iracundia  (juo(^;  confiilio  inimica  efi .  La  feconda  malignità  de  lira  è"  che  corrompe  il  corpo  humn 
no  .  Onde  S  .Thom.  in  prima  [ce  un  de  dice,  che  lira  ^  cagione  del  furor  del  fingue,  e  che  tal  fili*, 
YOre  ^  amaro,  per  che  uìen  daffile     affcmigliafi  al  fìtoco  ,  E  Gyeg,  nel  (juinto  de  morali,  Im 
homo  deuictus,  ad  apertam  mox  infmam  ducitur,  to'  uf^',  ad fujferficiem  corpralis  diffofittioni 
ah  intimo  co^ifationum  fìindamento  diffipatur .  La  ter^  malignità  de  lira  e,  ihe  fi<ga  e  mani 
ia  uia  ogni  h^a  injfiratione,  perche  il  luogo  deh  Jfirito  finto  è- la  mente  pacifica  e  cjuieta,  On 
ie  il  Vro^ta  nel  Salmo  /xxv.  In paceficfuf  efi  locus  eius .  Se  aduncjue  lo  ffiriito  fcnto  fentira  Hi 
facondia,  t!T  H  fiiYOr  ne  la  mente,  immediate  partirà  uia  da  (Quella  .  Onde  Greg,  Vum  ira  ani 
ynumpulfdf,  Sanctojpiritui  fuam  haUtationem  turlaf .  E  lo  Afofì,  a  gli  Bfifi  alcjuayfo,  N'o/i 
confriflare  J};iritum  fanctum  Dei  in  (juo  fignati  efiis  in  die  redemj^tmis  ,     e  è' d  ammirar  fi  (è 
lo Jpirifo  fanto  fidegna  la  compagnia  de  liracodo,  da  che  /Uomo  ancora  lo  fiigge.  Et    precetto  di 
Salo^,  ne prO'u  al  xxy .  Noli  effe  amicus  homAnx  iracundo,  ne(j;  amluUs  cum  uir  fimofc,  Nefir 
le  difcasfemitas  eius,  cfT  fiume sfcand al um  anime  tue  .  Uccidia  e'  da  Giouan.Damafc,  nelfccJe 
le  fine  fieni,  diffinita  cofi.  Accidia  efi  cfuedam  friftitia  aggrauant ,  Et  Aug,  fcpra  i  Salrr.i  dice. 
Accidia  efi  telium  ioni  jfmtualis  cr  interni .  E  Greg.  nel  fccje  moy.  Accidia  efi  interna  mens 

triflitia 


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Firenze. 

Postillati  16 


CANTO  SETTIMO. 

fYÌftitU  .  IdccìJid  aJunjur  non  e  alfroy  che  CfYta  frtpitia,  Utjual  a^^raua  la  mente  ìe  Ihuom^ 
E  nafce  cmuìiemente  ia  una  di  aufftf  ire  cagioni,  Tia  la  comfUffmf  mlinconica  fflnguima, 
tenhe  in  auefli  maffimamenfe  abondano  tali  humori.  Onde  Arift.  nd j^rimo  defcn^.  e  uip  Mei 
lanmia  eft  naturalifer  frigida,  cT  ivfngidantlìomcm,  Ksr  alia  loca  uhicun(\;  domimum  ha: 
ht .  Vuo  nascer  da  diabolica  infngafione,  ferche  naturalmente  il  demonio  ha  ptejìaffra  tuUd 
la  nojìrafariejinfitiua,  Ma  tanfo  fero  fclamenfe,  cjuantogliè^ffrmeffc  da  Lio  ]fuO  cagionar  lac 
àdia,  E  di  p  S.Thm.  fofra  loh,  Quocuncj;  fch motu locali  fiuni, pjfcnt  caufm  a  demonibuf. 


ijuflia,  fu  fcdutto  da  lefue  concubine .  Quejìo fi  dimora  in  molti  religioft,  ei7  huomini  ricchi, 
ihe  fiondo  in  fomma  quiete  del  corpo  diuengon  odo/?  CfT  accidiofi  de  la  mente .  Vejuali  ^  da  do 
lerfi,  come  de  Romani  Aug.  in  cjuel  de  ciuit.dei  oue  dice,  vluf  dolendum  eft  ofulentia  ijuam  jfau 
feriate  ferijfe  Romanos .  £  che  [accidia  fia  feccaio  mortale,  è'  conclufizne  di  S,  Thom,  inffc, 
fec.  Ed*Alter.Mag,nelfec,de  le  fcnten  .  laccidia  è  contraria  a  tutte  le  creature,  Cnde 
Arijl  in fcc,  de  cceh,  Omnes  res,  tfx  omnes  creature fimt  frofter  oferationem  .  Fere  ufggiamo 
ogni  creatura  oferar  fecondo  la  natura fi^a  .  Difcorre  il  fcle  da  oriente  in  occidente  e  tòma  in 
oriente  ^uafìfcmf re  in  ^xiiij.hre,e  di  <]uelìoiaLorfononmanca  mai ,  lefielle  fmfre  oferai 
riofroiucendocjuagiu  franoile  fue  infuenfie  .  llmedffimof^nnogliflemfnti,  CliammaU 
frocuranjemfrefer  il  uiuer  loro  e  defrofri  fìgliuoU ,  Onde  ueggiamo  la  firmica,  Come  dice 
Sahm.  ne  frou.  al  vz.  che  ijuantunijue  ella  non  hahhia  duca,  o  freceUore,  moffa  da  naturai  infun 
10,  frocura  daccumuUr  la  fiate,  di  che  foffa  uiuer  iluerno  .  Hafft  adunijue  da  uergognar  laccv. 
iiyfh  deffer  uinfo  da  glianimali  irrationali .  Oltre  di  cjuejìo',  Laccidia  P'  cagione  de  laferdition 
del  temfo,  il<jual  e  lafiu  cara  e  la  fiu  rrofria  coft  che  hahbialhuowo.  Onde  Sen,  Relicjua  nohit 
tdiena  funt,  temfus  tantum  nofìram  ejì .  E  Salom.  ne  Vhccles.  Fi7y,  confcrua  temfui,  declinant 
n  mah,  Temfui  datum  eft  ut  oferemur  Unum  .  E  l'Afoft,  a  Calai .  Dum  femfUJ  hahemus  Ofe 
Yemur  honum  .  Dettiamo  aduncjue  fuggir  [accidia,  fer  ejfcr  cagione  di  molti  mali .  Induce  foi 
uerta.  Onde  Salom.  ne froutr.  al  xxiy.  Quioferatter  ffrramfuam,  ftialitur  fanis,  Quifcctai 
tur  ocium,  reflehitur  egeftatem  .  Induce  infirmita  nel  corpo,  doue  che  Ifffinitio  moderato  conjcrs^ 
ualafanita.  Priualhuomo  de  beni  ff^irituali  e  femforali ,  hlufrifcelafitferlia,      è- rr.adre  di 
tu^i  glialtri  uitij .  Hora  ferche  liracundo  moftra  di  fuori  fer  laccefc  uoUo,  f  fer  gliatti  efarelf 
efuriorì  lafua  ira,  llfoeta  Itfondifcfralafalude,  E  gliaccidiofi,  perche  pa  Ur.no  conueriita 
la  fua  ira  in  occulto  odio,  \ero  lifone  in  occulto  luogo  fommerfi  fctlo  U  ieJlda  If  \a  ifa^^de,  E 
che  fra  efft  dichino,  che  fi  come  fcrano  attrifìati  in  (juefto  dolce  e  fcreno  aere,  cY.e  fclle^ra  dal  fcle, 
Cofi  hora  fattnfxino  in  cjuella  nera  KST  ofcura  beUeta .  hehta  frof riamente  fe-fiingo  licjuef^ti 
to  dalacjua,  che  fer  non  hauer  ufcita,fÌa  ftrma,  come  uegpamo  effcrne  ìefaludifmili  a  ijuffid 
itfcriUa  dal  foeta  .     qvefthinno,  ciò  e^,  Qj'.efto  uerfc,^  SI  gorgogliano  ne  lafmZ^a,  Sigarga 
ri^'^no  ne  la  canna  de  la  gola,  che  fer  la  belleta  che  in  ghioUifcono,  non  lo  foffano  con  intera  fa^ 
Yola  dire,  E  moralmente,  ferche  in  cjuefta  uita  non  fifcnomai  ben  lafciati  intendere,  foriando 
pmfYC'iloro  Qdi  occulti,  non  mol  che  hora  in  (juella  foffin  fvrmar  intere  farole,  fer  leijuali  efft 
fteKO  medeftmamente  intefi  .  Cofi  girammo  DE  la  lorda  fo^^,  ciò  è^.  Ve  la  fcZ.^  e  fj?orca  fa^. 
lude,  benché  p^'^  è'  cjuel  medefmo  chabbimo  detto  de  la  beEeta,  GV^andarco,  jenhe  effondo  il 
luogo  tondo, girauon  in  arco,  Tra  la  rifa  SEcca,  ciò  e^,  AfciuUa,  Intendendo  dt  la  roccia,  fer 
lacjualeran  difcefi,  chera  loro  a  ftniftra,  ELm.eZ^,Et  il  molle,  intefcfer  la  faludr,  chera  /oro 
a  la  deftra  frendendo  la  fimilitudine  del  fom.e  cjuado  e'  uicino  alfufrefirfi  che-  me^^  e  molle.  Co 
^hocchi  uolti  a  feuatori^  cheYnnoin  effa  [alude^e  <,he  inghiottendo  ingo^'^uano  delf^ngo^Mé 

E  iii 


INFERNO    CANTO.  VIK 

irigùZ^^Yf  e- fYòprh  dopi  uccello,  ffrchfhanmlg^^^  manéamlfafl$  prima  chf  kliofi 
rifchino,  E  coft  dice  che  uenm  A  L  rf^/c ^^o,  ciò  e^,  A  k  fine,  al  fieie  dum  tm(  . 

CANTO  OTTAVO. 

10  dico  feguìtanio ,  che  affai  prima ,  Seguìmdo  il  peta  nel  frefer.te  canfo  U 
eh  mi  foffmo  al  pie  de  Ulta  torre,  materia lafùata  nel  precedente,  eJlimi 
Clwcchi  mjlri  nandar  fujh  a  la  cima           firafrima^cme punti  che fumnal^if le 

Ver  due  fiammettc  ;  che  i  ucdemmo  porre  }  de  latta  forre,dela(jual  ha  detto  infine  di 

Et  unaìtra  da  lunge  rendar  cenno  quello,  furQn,feY  attrauerfar  la  palude, 

Tanto  j  che  a  pena  il  potea  locchio  torre^  ^^^^^^     Flegiasne  la  fra  iarchetta,  E 

E/  io.riuoìto  al  mar  di  tuttolfennoy  '^fi  nauigando,  defcriue  h  fìratic,  che 

DiJJi  ;  duejlo  che  dice  !  e  che  rifhonde  f^'^'  Argenti  il cjual  finge 

CLucUaltro  fi^ocoi  e  chi  fin  quei  chd  finno  l  ^^^'^[rouatonelpaff.rdel^^  palude  tra 

Et  egli  a  me  ;  Su  per  Ufucidonde  ^t'h..  ^     '       fT ' 

é^iZ  r.  ■      n      1    r  rL  ^'^^  di  Di/e,pi  negato  hr  linfrata  di 

Qtafcorger  puoi  quello  che /aj^etta  quella  da  una  ZfinLturla  di  Vemm, 

Sei  fiimo  del  pantan  noi  ti  najconde ,  molte  minacceuoli  parole,  ferra: 

Yonloroìe  porte  ìnconiro ,  p~  iodica 
feguitando .  Ha  il  p^eta,  dapoi  chegli  entro  ientrò  Sa  la  porta  de  V\nf .  iUhe  uedemmo  alprim 
àpio  del  ter^  Canto,  fèmpre  in  tutti  glialtri  canti  fin  a  cjui  cangiato  materia  e  luogo,  Onde  in 
effe  ter^  canto,  entrato  dentro  da  la  detta  porta,  uedemmo  che  tratto  de  gìifciagurati  che  mai  non 
fitr  uiui,  e  del  fiume  Acheronte .  Nel  Quarto  canto,  deparuoli  e  de  morali  pofti  nel  primo  ceri 
ihio  .  Nel  (luinto,  de  luffuriofi  pofli  nel  fecondo .  Nel  /èfto  de  golofi  pofti  nel  ter^  .  Nel  fcttimo, 
^e prodighi  e  de gliauari pofli  nel  quarto,  con  il  loro  difcenfo  nd  quinto  cerchi:^,  oue  ne  la  palui 
^e  Stige  fieno  puniti  gliracondi  e  gliaccidiof,  come  in  quello  haihiamo  fin  a  qui  ueduto.  Hora, 
perche  nel  f  re  finte  oUauo  canto  non  muta  materia,  comha  fitto  ne  glialtri,  ma  figuita  in  trattar 

11  quella  mede fima  lafiiata  infine  del  precedente,  pero  dice,  figuitando  in  quella  dire,  chi 
affai  prima,  chefftfiffero  giunt.  al  piede  de  lalta  torre,  de  laqual  ha  detto  ne  lultimo  uerfc  del  prei 
ledente  canto,  che  i  loro  occhi,  intefi per  la  loro  uedufa,  nandaron  fufo  a  la  cima  deffa  alta  torre, 
e  quefto,  per  dueaccefc  fiammette,  che  ui  uidero  porre,  KfT  unaltra  tanto  lunge  render  ceno  a  que 
fte  due,  che  a  pena  lOcchio,  ciò  è^,  la  uedufa,  LO  fotea  torre,  lQp:^ieua  comprendere,  A  dino 
tare,  quanto  ella  fvfe  da  quejie  due  lontana .  la  fittione  del  poeta  fi  e-,  che  quefla  torre  fia  in  luo 
go  di  uedetta  aUa^  città  di  Ditepofta  in  me^  de  la  palude,  che  la  cinge  intorno  con  egual  diftani 
tia,  A  laqual  città,  da  effa  torre  attrauerfando  tal  palude,  nauigano  lanime,  che  uanno  danna» 
le  dentro  da  effa  città,  e  le  guardie  de  la  torre,  che  uedono  da  lunge  uenir  lanime  per  paffare,  firn 
710  cenno  con  le  fiammette  a  le  guardie  dunaltra  torre  de  la  città,  che  mandino  la  harca  per  lei 
aarle.  Et  a  ciò  che  l'appiano  di  che  tenuta  ha  da  effère  la  barca,  che  hanno  da  mandare,  accende', 
9ì0  tante  fiammette,  quante  a  numero  fono  le  anime,  che  uedon  uenire,  E  que/fo  finge,  come  foei 
fa,  perche  lanime  non  occufan  luogo .  quelli  adunque  de  la  città  rendon  il  cenno  on  una  fami 
metia,  per  dimoprar  dhauerintefc,  e  mandano  la  barca  per  leuarìe,  E  perche  quefle  erano  due, 
€Ìo  è-,  Virg,  e  Dante,  fero  fofero  due  fiammette .  ET  io  riuo'to  al  mar  di  tuttol  fcnno  ,  Dante 
domanda  infententia  quello,  che  ognun  di  quefii  fitochi  uuol figmficare,  e  chiama  Wirg,  MAf 
ii  tuttol  fcnno,  pigliando!  tutto  per  parte,  come  quando  difcpra  dijje,  E  quel  fauio  gentil,  che  tut 
tùfcpfe .  Ri/fonde  Mirg.  che  S^lfumo,  ciò  è'.  Sei groffo  uapore,  chfce  del  pantanofo  palude,  non 
glie  lo  nafc^nde,  che  già  può  uedere,  fumerie  fuciie  ehrdeonde  deffa  palude  quello^  che  fiotta 


INFERNO    CANTO.  Vili* 

/on,  E  mulrfltnify  ptra  Vir^.  eh  e ,  linteMoy  ed  Mfcorfo  de  la  ugme,  hfcerner  il  uere, 
Ma  era  Lhhiofc  Dante,  intefc  fer  /o  fenfo,  imf edito  da  la  contagme  del  corp,  lo  foteua  uedet 
lui,f(ro  dice,  SEI  fumo  del  fantan,  (Ì3  e',  Se  lalteratione  del  corfo,  i7^«ct/  ferfenon  ^  altr^ 
àefing^  efutrefittione,  NO/  ù  nasconde,  No?i  te  lo  uifta  infirma,  chf  tu  no  lopjja  difcernere . 

Corda  non  pnfe  mai  da  jt  Jàetta^  Afjtmìgliala  uelocìta  duna  ficciolanai 

Che  fi  corrcjje  uia  per  I<ier  fneUa  5  ue,  che  dop  le  parole  di  \/irg.  uide  uenit 

Comio  uidi  una  naue  f  iaioletta  ferlapaludeuerfo  di  loro,a  (juellodeU 

Venir  per  lacqua  ucrJo  noi  in  quella  SNella,  do  è-.  Schietta  dritta,  er  ejj'di 

Sottol  Tpuerno  dun  Col  galeoto^,  iaf,etta,j^intaf  er  aere  da  corda  dar co,^ 

Che  {ridaua  j  Hor  /e/  giunta  anima  fitta .  ^^^^P^o  A  dinotare  f  f/^  ri^;. 

Vhkgi  ,pWc  !..  tigM  a  ucto  ;  t'f' ^^^^^^^^ 

D#  hmiof^gnorfa  quefla  uoUat  ^  'f^^ 

JJ  'l'^'irr     rr  J   11  .  tile  art  etifo,  non  e- accompagnato  dal  lU> 

Viu  non  CI  harat ,  che  follando  il  hto .         J^.^^  onde  due,  l  \ridauafin'. 

Q^ual  e  colui^,  che  grande  inganno  afcolta ,  ^  Mratione,  e  non  fiper  a  chi 
Che  Xi  fxa  fiitto  ;  e  po/  [e  ne  rammarca  5  indn^l^fTe  ilfi<o gridare,  e  prendédo  ani. 
F<ce  Ji  Vhkgiiii  ne  Ina  accolta.  (ora,  per  lo  fuo  cieco  fi^rore,  errorrifl  nu 

Lo  duca  mio  difcefi  ne  la  barca  ^  mero  dicendo.  Anima,     frano  due  ani  • 

E  poi  mifice  entrar  apfrejfo  lui  ^  me,  FhUa,  do  è^,  fraudolenta.  Onde  ai 

E  jol ,  quando  fui  dentro  parue  carca  ♦         uno,  che  fi  diletta  difroie  e  truffr,  diaa 

ToHo  chel  duca,  ^  io  nel  legno  fui  5  m  pilone,  E  perche  c^ue^o  galeotto  coni 

Secunio  fi  ne  u'a  lantica  prora  iuceua  Unirne  a  la  citta  di  Dite,  dentri 

De  lacqua  più  ,  che  non  fuol  con  altrui .        a  Ugnale,  ne  firn  più  hajft  cerchi,  fpu 
^     ^  ^  mfcelafraude,graui(fmofcpraadognai 

m  uitio,per'o  dice.  Anima  fili  a  .  PHlegiaf,  phlegi'ar,  Vlegias,  fecondo  le  fiuolf,  figliuolo  di 
fAarte,accffc  dimplacaUle  ira  contro  ad  Apolline,  per  hauerli  uiolata  la  figliuola  Coronis,  arje 
ilfuo  tempio,  per  ihual  f^crilegio  fingono,  che  da  Apodinefiffe  cacciato  ne  Vl'nf.  Ondel  poeta, 
per  ejfer  cofiui  fiato  moUo  iracondo,  lo  prepone  al  luogo,  oue  tal  uitio  fi putiifce.  Come  ha  dijoi, 
fra  fitto  cerbero  fcpra  i  gohfr,  e  Plutone  fcpra  de  gliauari .  T  V  gridi  a  uoto.  Tu  gridi  indarno,  E 
la  ragion  'e-  cjueffa.  Più  ne  d  haraifcnon  paffindol loto.  Tu  non  d  haraipiu  tepo  in  ^uel  ofiingo, 
fe  no  tanto,  quato  peneremo  a  paffarlo  .  A  darli  ad  intedere,  cheffi  non  erano  entrati  rie  la  con  t de 
rationediciuefìouifn,perfirui  hahito  dentro,  ma  fclamentefer  tranftohauer  cognttm  de  la 
fua  malitia  .     qVal  è-  colui,  AffimigUa  lo  sUgottimento,  KfT  il  condolerfi  di  Flegiaf,conolciui 
to  lerror  fio,  per  le  parole  di  Wirg.  a  colui  che  afcolta  il  grande  inganno,  de  glie- fiato  Mo,  deb 
quale  fi  rammarca  e  dole.  Onde  dice,  FEcefi,  Coft  fice  llegm  ne  la  fua  accolta  eKoncefutaira, 
E  moralmente.  Si  siìgottifce  e  duol  FÌegias,  do  ^,  il  Dmomo,  che  Dante  entri  ne  la  confiderà:^ 
/ione  di  quefìo  uitio,  non  per  firui  hahito,  ma  per  conofcerlo,  a  ciò  che  lopoffa  figgire,  perche  u<ì 
ria  la  dannatione,  e  non  la  f^lute  de  Ihuomo  .  LO  duca  mio  difcefi  ne  la  harc.a,  \irg.  e  Dante 
ifiendon  ne  la  Urea  di  Pieg  ai,  do  ^  iifcendon  contemplando  nel  difcorfo  di  quefo  mtio,  ma  prt 
ma  ^iro .  tenW  fcmpre  in  ogni  attione,  la  ragione  de  preceder  inan^,  e  Dante  apprefjc  lui,  peri 
(he  xl{ir&  o\ti^xente  a  quella,  iHMe fcmpre  fcguitare,  E  Sol  quandiofùi  dentro  parue  carca, 
Quefto,  quanto  a  lafittione,fìa  lene,  perche  la  naue  era  ufata  a  portar  anime,  che  niente  aggrai 
uano.  Et  adhora portaua  Dante,  che  laggrauaua  col  corp,  E  moralmente  intenderemo  la  barca, 
per  U  mente  del  poeta,  laqual  era  carca  de  la  graue  e  frofinda  cogiiatione  di  lui,  che  in  tal  uifto, 
fer  hen  mofierlo,  con  angelo  fi  profindaua  .  Ferche  ^uefìi  uitij,  a  chi  fiperfidalmente  li  confif 


INFERNO 

iera^fcglion  porger  iiUtto  efiacere.  Come  per  figura,  eh  confiJera  fupfrfiiiaìmetìtf  iluìtk  le 
U  carne,  f  arche  fia  di  gran  esento  efdtufkttme  a  fcnft.  Ma  a  chi  fin  frofhnhmme  ua  inuejìi 
ganky  comefaceua  Vante,  (juanto  a  lanima  ^  al  corpo,  a  le^culta  alhomre  al  fine  fia  dart 
nofc  egyauey  forge  horror  e  jfauento,  Ondefeguiia  dicfndo,  che  tofto  far  immf  diate  cheffì  fin 
ron  denfro  al  legno,  che  l  A  prora,  ciò  ^,  La  prua  di  quella,  intefa  perla  inuefiigatione  di  tal  ui 
(io,  SE  ne  uafccando.  Se  ne  ua  difcernendo  epartedo  DE  lacclua,  do  ^,  Df  la  malignità  di  (jm 
fio  uitio,  più,  CHf  nonfi<ol  con  altrui,  che  nonfuol  far  con  ejuelli,  che  fuperficialmenie  lo  uan 
conftderando,  E  (juanio  a  la  fiuione  meUe,  che  la  prua  andaua  SEcanio,  ciò  ^,  diuidendo  acau* 
da  accjua,  come  fa  la  fica  legno  da  legno,  ma  più  [eco,  perche  era  più  carica  di  lui,  e  corifccfuentr, 
mente  più  fi  pr  ò fin  daua  nelaccjua,  che  non  fcleua  fdr  con  Unirne,  cherano  più  leui  an'^  erano  di 
rteffun grauame.  Et  imita  Virg.  nel  \i.oue  dice,  Simulaccipit  alueo  Ingentem  Aeneam, gemmi 
fu pondm  cymha  Suùlis,  eir  multam  accepit  rimofi paludem. 

-,  .  j  chiama  morta  pora  lacqua  de  la  palude^ 

Mentre  noi  corrauam  la  morta  gora  j  ...  i  * 

Dinan-zj  mi  fi  fice  un  pien  di  fingo  ^ 

E  dijfe  ;  Chi  Jet  tu  che  uìenì  an'^i  horaì 

Et  io  a  lui  5*  Sio  uegno  non  rimango 


Ma  tu  chi  /e,  che  fi  fei  Jntto  brutto  l 
Rijpofi^j  Vedi,  che  fi)n  un  che  piango 

Et  io  a  lui  ;  Con  pianger  e  con  lutto 
Spirito  maladetto  ti  rimani  t 
Chio  ti  conofio  ancor  fte  lordo  tutto  ♦ 

l^tlhora  jìefi  al  legno  ambe  le  manix 
Verche  il  maeHro  accorto  lo  Jcj^infe 
Dicendo;  Vie  cojlà  co  gUaltri  cani^ 

Lo  collo  poi  con  le  braccia  mi  cinfe  : 
Baciomil  uolto,  e  dijJe^Alma  fdegnofi 
Benedetta  colei  ;  che  in  te  fi  cinfe  ♦ 

Qj^d  jù  al  mondo  perfona  orgogliofi  t 
Bontà  non  i^che  fua  memoria  fregi  i 
Cefi     lomhra  fua  qui  fùriofa  , 

Q^uanti  ft  tengon  hor  la  fu  gran  tegt^ 
Che  qui  fìaranno ,  come  porci  in  brago 
•Di  fi  lafciando  horribili  dijpregì 


perche  non  correua,  come  fà  laccjua  uiux 
de  finii .  Ma gorapropriméte  fi  è^laciju^ 
che  per  certo  canale  corre  al  mulino  ,  Di'; 
nan'^  mi  fi  fice  un  pien  di  fingo.  Vi  chi 
per  cofiui  hahhi  intefc,  lo  dira  poco  difotf 
to,  E  diffi,  chifel  tu,  CHe  uieni  anl^  ho 
fa,  llqual  uieni  a  ijuefte  pene  inanl^  che 
iufia  morto,  E  moralmente,  che  uieni  ei 
fherto  di  cjuefto  uitio,  inanl^  che  tu  uhah 
tifino  hahito  dentro»  Rijfonde  Dante, 
Sio  uegno  per  conofier  cjuefto  tal  uitio,  la 
non  rimango  a  la  fua  punitione,  per  éffif 
ne  macchiato  come  fei  tu.  Ma  tu,  chi  fi^ 
CHe  fi  fei  fino  hrutto  t  llcjual  fii  di  (jue: 
fio  uitio  fitto  cofi  lordo  t  Rijfonde  lo  jfiri 
to  (  non  uolendofi  dilcoprire)Lheg!i,conie 
può  uedere,  ^  uno  che  piange  .  A  dinota 
re,  che  cjuefio  uitio  aLuna  uolta  defirma 
tanto  Ihuomo,  che  non  è- per  huor>io,  ma 
perhefliaconofciufo,  Et  ultimamente,  di', 
moftrandoli  Dante,  ancora  cofi  defirma', 
to,  dhauerlo  riconosciuto  dice,  che  fi  deli 
la  con  pianto  e  lutto  rimanere.  Diche  adi 


rato/,  lojpmto,  ipft  le  moni  alitano,  ftY  tirarla  a^choraÌM  nelfingo.  Ma  Vir£.  aaortmtntt 
hlcjmje  itcenh.  Mi,  cajik  iwgliallri  cani,  Vncht  lirato.accefc  di  forare,  non  farla  con  tanlt 
4iSimle,  ma  canfi,fi,  ^uafifmiU  a  lalhaiar  id  une .  m  che  lo  jtirin  iifltnieffè  U  mani  al  lei 
m,pr  tirar Dante,  E  che  ia  Vtrg.fife  fcff^into/igmfica,  chel  lirereihe  l  (cnfo  nel  re^ 
habtto,jc  la  ragxweref ugnante  non fe ghffonejP  .  LO  collofoi  con  le  irauia  mi  cinU .  La  ra 
gione  fi  congratula  cdfenCo,  che  fer  fc^ffo  Ha  refulfa  al  uitio,  hauenh  ii  fcvra  ieUo,  Con  fian'. 
ierfconlMoSfmomalaieUotirimaniecet.  Eferh  abbraccia  M  irg.il  coHo  a  Dante  e  ha', 
oah  ,t  uolto  hcenh.  Alma  fjegnfa,ferche  jira  clifdegnato  da  tal  uitio  lafciarf,  umere .  Bene', 
^ett^colet,  che  intefi  cinfe,  ciò  e-,  Beneieuafa  tua  madre,  lacjuale  auanio  era  orauiia  Ji  (f , 
«»/</f  In  te,  CIO  e,  intorno  a  u,  ferche,  effinioDante  nd  «rf  o  M  /«,  da  utniua  con  cjuello  a 

cinger 


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Postillati  16 


C  A  N  T  O      OTTA  V  O. 

cinifY  h  tutte  le  farti  il  coyp  di  luiy  e  cofi  dngemfe  in  luiy  do  è'  inform  a  lui .  qVai  fu 
al  mnioferfcna  or^o^/to/Jr,  Orgoglio  V  arYogantia  fcno  una  medefima  coft,  tT  e'fffielifur 
terliay  da  lacuale  come  di  fcfra  dicemmo,  nafce  lira,  che  in  (juefto  luogo  ftfunifce,  AdKn<lue,j[er 
effcY  cofìui  fiato  macellaio  di  <\uefl^uitio,  N0«  e-  hnta,  No«  e-  lene  CHr  fregi,  che  affarifcd 
fua  memoria  e  fama,  fer  effer  come  uid  inftrire,  ignominiofa  e  f  iena  di  uitKfeyio .  E  coft  come 
fii  al  mondo  ferfcna  orgogliofa,  Coft  dice,  che  la  fua  omhra,  ciò  è-,  la  fua  anima,  è-  cfuiui  furio', 
fa,  auella  chufar  uoRe,  comhaiUamo  uedufo,  in  Dante .  E  ferche  (juefìo  uitio  mafsimamente  fuoX 
Yfonarnefrincifi,meYcè^degliaduUtori,chemainonmancanoafjfreffc  diloro,  che  ogni  uitio 
JaUrihuifcono  afmma  uirfu,  fero  dice,  che  molti  fx  tengano  hra  juafu  gran  regi,  frindfi  e 
fianoYi,  che  kfo  la  morte ftaranno  auiui  In  Irago,  ciò  p^,nel fatano,  comefnnno  i  fora,  Vlfc  la 
ràdo  horriUli  dift^egi,Verche  dofo  la  fua  morfe,ogni  huomo  ardirà  rimfrouerare  la  lorofefim* 
efcelerata  uita,Sh,che  uiuédo.ferla  fua  fuferhia,crudeltae  tirània, no  fariano  flati  of  di  fare. 

Veftderal foeta  di  ueder  tuffiir  (juffìo  (fii 
Et  fo^.meflro  moìtc  farei  uago  rito  in  ciuellalrodaf  rima  cheffM^^^ 

ri  uederlo  tuffar  in  quefìa  kroia,  ]^a!fata,ferchenafcendo^^^^^^ 
Vrima  cU  n    ufcijfmo  del  lago.  ferUa,etanto:n  ahomnationea  tutt^ 

,      ^  \       •   t  7.  «  tj.  che  non  e'  pumtion  fi  grande,  che  non 

Et  egh  ame^.AuanU  che  la  froda  M  fa  defiderataanfor  maggiore  .Et 

Ti  fi  lafci  ueder ,  tu  farai  fatto  x  tuuiglialtri  uitij  n.f^hino  me 

Vi  tal  difio  conuerra  che  tu  goda,  defmamente  da  cjuella,  Hondimeno,feY-. 

Vcpo  ciò  poco  uidi  quello  flratw  cheunoneparficifafiudunaltro,ferocon 
Far  di  cojlui  a  le  fiingofe  genti  ^        ^  iraa  (fuelliychene  farticifanofiu,uegi 

Che  D/o  ne  lodo  anchor^  e  ne  rìngratio^  giamo  che  ilfoeta  infurge  femfre  coni 
Tutti  gridauan  $  A  Pfc///pf  o  Argenti t  tra  di  loro,  Come  di  Cafaneo,  e  di  Tialte 

E?  Fiorentino  \birito  bizj^arro  halliamo  di  fc^ra  detto,  e  uederemo  ne 

In  fe  medefmo  fi  uoìgea  co  denti.  fuoi  luoghi,^  in  molti  altri^E  di^ueh 

Quiui  il  lardammo  che  viu  non  ne  narro  t     li,  cheyiepamifunmeno^hauercomfaf 
Ma  ne  hrecchie  mi  per  coffe  un  duolo^,  co>r:./r./.J,rfo/?  F..mf 

Verchìo  auanti  intento  locchio  sbarro .  ^^^/^^>  ^^^^  ^^^-^^co  Tragha^ 

uari  e  frodipt  umufrjflmente  di  tutti  e 

cet.  ET  egli  a  m.e,  Auanfi  che  la  froda,  Queffo  d.ffidera  adunque  Dante,  fer  hauerlo  (jueffo 

jfirito  uo^uto  tirar  rei  fingo,  ^ynoralmente  lo  defiderai  fcnfc,  fer  hauerlo  (jufjìo  uitio  uoluto  mac 

ihiardela  fua  malitia,  E  Virg.fi.gni ficaio  fer  la  rctgione,  f fendo  cheadogni  offijà  fcfraftala 

vendetta,  lafpcura,  chegU goderà  iojìo  di  talfuo  defijerio,  Onde  dice,  chefOco  dofo  cjuejìo,  uide 

/àr  di  cofìui,  a  le  genti,  cheranofcco  nel  fingo,  quello  fìratio,  che  fer  hauer  fdtis  fitto  ad  (ffcfuo^ 

Mdtrio,  ne  loda  an.hor  e  ne  ringratia  Dio  .     TV Ui gridauan,  A  Eiliffo  Argenti,  come  a  di 

re,  Andiamo  tutti  a  doffc  a  lui.  Eh  Fiorentino  ff  trito  Uz^rro  Infc  me  efmofi  uoìgea  co  denti, 

Venhe  nonfotenlofi  da  tanti  dijrndere,  tfigaua  infiflfjfo  la  fua  raUiofa  ira .  Deano  cofìui  ef, 

fere  fiato  ai  iemfo  del  foeta  caualiere  molto  ricco  de  la  f  miglia  de  CauicciuoH,  humo  di  grande 

fìatura,  membruto,  di  fcZ^  colore  e  di  fmifurate  fi^r^^jf,  ma  tanto  dominato  da  lira,  che  fer  ogni 

minim.ao^p,lkcfndeuaoltramododihefìialfiirore.    qviuil  lafciammo,  che  fiu pn  ne nar'. 

YQ,  Mo«  foteua  Dante  mofìrar  in  cofìui  m.aggior  fiiror  di  cjuefìo,  che  disfi  gaffe  la  fua  ira  in  fc  me 

le  fimo,  E  fero  dice,  hauerlo  la  fiato  cjuiui,  e  che  non  ne  narra  ne  farla  fiu  .    W\a  ne  lorecchie 

mifercoffe  un  duolo,  Vdil  foeta  una  uoce,  che  nafceua  da  dolore,  e  cofi  un  duolo  li  fercoffe  ne 

hrecchie,  VErchio  sìarro,  Ver  ìacfual  cofa  io  afro  tutto  locchio  auanti,  IWentOy  do  è-,  affarecf 

chiato  e  franto^  a  ueder  donde  tal  JkoIo  ptcuaueme . 


INFERNO 


Li  buon  maejlro  difje  5  Uomai  figliuolo 
Sai'^prcljà  U  citta]  che  ha  nome  D/Ve, 
Co  graui  cittadm ,  col  grande  Jluolo  ♦ 

Et  io;  Maejlro  y  già  le  fue  mefchite 
Laentro  certo  ne  la  uaìlc  cerno 
Vermiglie  5  come  fe  di  fico  ufcite 

Tojpw  t^et  mi  dijfc  ;  I?  fuoco  eterno , 
Chentro  lajfoca ,  le  dimcjlra  rojfe  ; 
Come  tu  uedi  in  quejlo  bajjo  infèrno^ 

Noi  pur  giugnemmo  dentro  a  Ulte  fòjjè  j 
Che  uaUan  queUa  terra  fionfolatai 


Affreifm'nft  a  la  città  ii  vite,  coft  Jetta 
dal  nome  deljuo  frincife  e  fignore,  come 
lìf  Lliim  canto  Ji  (juff^  frima  cantictt 
ueiremo .  Da  lagnai  citta,  effenh  ufwl 
iuoloy  che  hauea  fencffc  hreccl  ie  aìfoei 
fa,  \ÌYg.  a  ciò  che  ii  c^ufUo  frenàa  men 
t.more  c7  ammira/ione,  Ufi  irJenkre^ 
come  fffì pfpreffano  ho^gimai  ai  efjà  cit 
td.  Ma  Dan/e  che  già  [còrnea  di  (jUfUa  i 
maggiori  e  fiu  alti  edifici  iice,  che  CEr. 
ne,  cioè-  Difcerne  e  ueie  già  LE  fue  mei 
fchite^  le  fue  altefiUyiche^  LA  entro  ne 


\ 


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Postillati  16 


CANTO  OTTAVO. 


Ve„im«o  ,«  p.r,f ,  <io«e  .1  «o«b»fr  fitti ,  J»^  ,itó/.»oi.«mVi^«W.«<i 

Vptf  CI  grido  ;  qui  t  Unum .  ^^  ^^^y^         ^„^,  ,mor,>,c\<f  tH 

Mei  ii  <iu,flaf„ni  la  ulfÙM  fitti  rmmi  r  ufmigli.  Onde  VirgM  M,  àt  Ui^rno^o 

LriaLle,  léflU.  mm,Jm,,fnch.     Affici  fufn.n,  m.^M.  comr  uuoìdfo 
ta  infìrin,  eh.  mn,  h  ,d  cittk  ifnm  uei^n  U  lui  f n'.  li  ehm.  rnefchue,emr>  r*. 

Ìl;Lo  i^m  KUlu,        A  iff^M,  CH,  uaRan.  Ue,u.l.  infima  h  ud. 
ÌÀnàan  auSaurraSConfdata,  ciò  h  S.nlamfclatìom,  LE  r,Krami  farfa  cy  Ml'  f^m. 
Simi/-  vL.  nel  v/.  rJc,  Aenea. fMo,  fjfuhrufefmfìra  M,niala,au,iel  Infhaar, 
tw^lala       :  Porw  ALerf^i  ingem,  fdih<i;  adamante  eolwr.nl  :  V/.  ut  nulla  mrum,  non  .fji 
exeiniere  fe«  Cct/ùo/f  uale.nl,  fiat  firrea  lum<  ai  <,ura, .  HaplutO  il  poeta  fin  <jut,  meixan 
te  Ihumana  iasione,  aiutata  fero  Sa  iiuina  gratia,  ia  lae^ual  uejemmo  effèr  fìatojorlato  olttf 
iel fiume  Acheronte,  e  fofìofu  la  frola  ie  la  uaUe  ialiffo  iolorofi ,  fen^^  ml/a  d.fjieulta  hautr 
fOfmtione  ie  uitij,  ehefclamenle  froeehno  ia  ineon'inenlia  e  [raglila,  e  lentrata  a  ejueUi,  emt 
Jiemmo  trouo, feria,  ferehe  legiemente,  meitante  il  lume  ie  la  ragione,  tifenfcfuouemr  in 
tomlione  ie  la  /or  malitia.  Ma  iouenio  hora  penetrare  ne  la  eognitione  it  tjuet  mtij,  che  froeei 
iLiatrMar'H''"'''""^'^"'!'"'  ^""'^f  cruiella,e fìyocita  eome-  la  woema. 
Va  irona  rnalignita  ianimo,  come  lafrauie,  che  ientro  a  .jucffa  citta  fi  fungono  ferche  fino 
mohoictdtieiitjie'.liaconofcere,fer0foneilluogoinejfugnah,le,  Bfrima,  che  fiaexrcuniaio 
lalte  fi/?;,  Lf  mifta  iijirro,  con  una  fila  porta  i,fifa  i„  g,aniiff,mo  numero  il  Vemom,  a  lai 
cualnon  fenZa  fir  granie  aggirata  f,  fuoferumire.  A  iinolare  che  a  uemr  ne  la  eognu 
Imii  aUhifcS'na  entrar  prima  ne  UefilP,cio^,ne  leprofvnie  cogitatiom,E  nonfeni 
fir  Iranie  aggirata,  ciò     Nonfcn^^  fir  lungo  i,fcorfc  in  <iuelle,Siui,n  a  la  porta, 
hienatrouartuellafcla  uia,perla<juale,ne  la  eognilion  ii  luci  fai  i^'ij  fif^jr'"""' 
rerche  le  mura  lfirro,ia  le<iuali]i  ietti  uit^  fino  contenuti,  fer  effcr  metallo  fcrliff^mo,  ili 
Lta  Hmfomta  ie  Untrar  ne  la  cognition  ii  cjuetli  per  altra  uia  che  per 'a  pria,  E  per  ejjcT 
cuefia  Ufi  fi  ia  una  infinita  turlaii  Vemom,  hifcgna  prima  uinefrh,  ciò  e,  uincer  le  dtabolii 
le  tentatim,  lecualifino  infinite,  E  ^«./?«  ^  ijucUa  fcla porta ,  per  lacjual Hfcgna  ehentr,,  eh, 
i,  la  maliiia  ii  tai  uiiij,  fer  foterfine guardare,  uuol  ieuenir  eflnto  .  Ma  perche  a  ejuepo  non 
UflcnolhumanefcrTf,  Vero  ueiuto  Uiolalw.nauolonta  ie Ihuomo,  e  che  piamente  Ujeiaper 
Jn  potere,  moffi  a  ecpaffone  ie  Ihumana  fragilità,  fcecorre  con  U  fua  itmna  grat.a,  E  ^uejia 
i.  Uns,fh  che  nel  feguente  canto  ueiremo,  ehe  uéne  a  eonfinier  Umgantia  ie  Uemont,  eio  e',U 
jMuhététat:on:,C7  aperfi  la  porta,  fcr  laijua!  Virg  e  Dante  entraron  poifin^^leuna  cotrai,, 
tione .  Aiueiue,  ni  fenla  prima  fir  griie  aggirata  intorno  a  l.  mura,  Clurfcro  inparte ,  Giujera 
in  lu,p>o,iouel  aOcchiere,  ciò  è ,J legia, grkh  lorfirte,A  iinot.r  la  natura  ie  l,r.ccio,eh'^,  io 
uefrcr  uCcir  ie  la  harea,fehe  efuim  tra  Lintrata,eio  ^,la porta  ie  la  citta  .  \l f.miìe  finge  Sirg. 
„,/.vi.  -ianié  tranijluuium  incolume,  uat/mej;  uirumq;  Infirmilimo  glauca^;  expomt  m  ulua . 

Pone  ilfiniloper  il  non  finito  numero, uolé io  figni 
lo  uìS  fiu  di  mitle  in  fu  le  porte         ficare,  ehe  uiiefulepwte infiniti  Vemoni,  ehe  in 
Dd  cid  Viouuù  ;  che  niX.lofam(nte        fieme  eó  Lue;firopio:<uero  ia  cielo,  i<iuali,parlm 
Dirtrfn  ;  Cbi  è  coHui ,  che  f(ni.a  morte  io  ii  luiJiz^rMctt  iieeuano,  chi  eeo]iui,el.* 


INFERNO 

Va  per  lo  regno  de  la  morta  gente  i  uafen'^moYfe^feY  lo  rt^a-^  h  U geni€ 

El  fauìo  mio  maejlrofice  fegtjo 
Di  uolcr  lor  parlar  fecretamente  ♦ 
Atlhor  chiufir  un  poco  il  gran  dìfdegno  ^ 
E  d'ìjjer^^uien  tu  foiose  quei  fen  uada^ 
Che  fi  ardito  entro  per  queHo  regno  : 


Sol  fi  ritorni  per  la  jvUe  firada  t 
Vroui^^fe  fa  ^  che  qui  tu  rimarrai  ^ 
Che  glihai  fi:orta  fi  buia  contrada . 

Venfi  lettor  fe  mi  difconjòrtai 
tlel  fiion  de  le  parole  maladettez 
Che  non  credetti  ritornarci  mai^ 

O  caro  duca  mio  ;  che  più  di  fette 
Volte  mhai  ficurta  renduto  ,  e  tratto 
Valtro  periglio ,  che  incontro  mi  flette  5 

No«  mi  lafciar ,  dijfio ,  cefi  di>fiitto  : 
E  fil  pifjàr  più  oltre  ce  negato  ; 
Ritrouiam  lormc  noHre  infteme  ratto  ^ 

E  quel  fignor ,  che  li  mhaùea  menato , 
Mi  dfjjc  :No;i  temer ,  che  il  nofìro  pajjo 
Non  ci  può  tor  alcun  ;  da  tal  ne  dato  ♦ 

Ma  qui  mattendi  ^  e  lo  fpirito  lajjh 
Confortale  ciba  di  Jperan^a  buona: 

Chio  non  ti  lajfirò  nel  mondo  baffo  ♦ 


m^rta Vfrche  Danfe^  ejuant^  a  Unima, 
era  [cnl^  moyff^  perche  non  hauea  fiittn 
hahita  nel  uiiio,  E  fera,  in  flatù  ia  pferfi 
fenfirey  E  (juantò  al  fOrpo,  mn  era  m^t 
tOy  perche  era  anchora  unita  con  lanima^ 
tir  aniaua per  lo  Irif,  ilijual  ^  regno  ii 
chi y  per  la  contraria  éijfo/jtione  è"  mori 
fo  .  EL  fauio  mio  maefirofice  fcgno  Di 
uolerjor  parlar fccretmente,  VuolVirg. 
do     la  parte  ragionevole,  fen"^  Dante^ 
fcn^a  la  parte  fenfìtiuay  parlar  /cere  fame; 
tea  Demoni,  perche  ^uefia  fcla  può  refif 
Per  a  le  tentafioni,  quello  chel  fcnfo,  ani 
cor  accompagnato  ia  lei,  fòrfe  non  potrei 
le.  Et  i  Demoniplacati  alquanto,  conie 
{cenhn  a  ijue/lo  fàpenh,  chepriuato  fcn 
fo  di  ragione,  non  è'  per  fe  fondente  ai 
entrar  ne  la  j^eculation  de  uitij,ne  di  tor 
nar  a  dietro,  fen"^  rimaner  da  (jueRi  al 
Iettato  e  prefo.  Onde  dice  a  Virg.  che  fa 
lo  dehha  andar  a  loro,  V.  che  Dante,  ih 
^ual  ft  ardito  entro  per  il  regno  loro,  fi 
ritorni  fclo  PEr  la  fiUe  (Irada,  dando  a 
quella,  ciò  che  fiato  JàreUe  di  lui,  (juan 
do  da  Virg.  per  tale  firada  non  fiffèfiat<ì 


mdotio, perche  fille  e  ftQlt:ìf(iYehhelfcni 
fo  ad  entrar  ne  la  confempìation  de  uitijfcn'^  ejfere  fcorfo  da  la  ragione,  per  hauer  in  ^i^elli  a  ri*, 
maner prefo,  Onde  nelficonh  canto.  Temo  che  la  uemfanon  fia fille  e  cet .  VKouifi  fa,  che  (jui 
tu  rimarrai,  Tutte  fono  parole  fer  meUer  ilfenfc  in  li^eratione,  llcjualuoltando  il  parlar  ai  il  lei 
(ore  dice,  che  dehha  fenf^re,ff  nfJ  fuonc,  ciò  h-,  ne  la  fronuntia,  e  fenfentla  ie  le  maladeUe  lof 
parole,  egli  ft  iifconftrio,  perche  UOn  creleUe  mai  tornarci,  do  è-.  Non  credeUemai  ufàr  de  uii 
iij,  e  ritornar  a  le  uirtu .  O  Caro  duca  mìo,  che  più  di  fette ,  Moltaft  ultimamente  ilfenfo  a  la 
ragione  pregandJa,  chef  come  già  più  di  fette  uoltelh  aueua  affuurafo  e  fratto  fuori  daltro peri^ 
io!o,chegliera  incontrato,  che  non  lo  uoglia  a  cjuefio  laffar  CO  fi  diifkuo.  Come  farehhe  auanin 
'gl^m  dtufo  da  lei,  perche  fi  come  disfiiuofaria  Ihuomo,  ^uanhfijfe  priuafo  di  aualche  fu^ 
frincipalm.emhro,  col^ual  era  prima  fitto,  Cofi  ditfiuo  farehhe  ilfenfc,  (Quando  friuato  fijfe  dira 
gione,perefer  iljuo  memhro principale.  E  perche  fen^a  cjuella  nonfma piufenfo  dhuomo,  ma  di 
hefiia,  E  due  più  di  fette  uolte,  prendendo  cfue^o  molto  ufttato  numero  per  molte.  Come  auandi 
''^^  ^^^^3  f ^i  ^'^^h  0  più  di  mille  uolte,  E  come  poco  difcpra,  lo  uidi 
fiudimilljinfulep,rf,.  O  ueramenfe,  che  più  ne  piace,  Vlu  di  fette,  Perche  fin  a  cjui  trouia; 
moeljcrelfatofcuenuto  dalaiufo  di  Virg.  otto  uolte  .  lapriyna,  <fuanh  lo  leu'o  dinan^  a  la  lu 
fa.  La  feconda,  cjuando  auilifo  de  limprefd  dhauerlo  a  fcguitare,  ùi,per  le  fue  parole,  ritornata 
ntl  propofito  di  prima  .  U  ter^  contra  di  Caron  .  la  cjuarta  contra  di  Minot .  la  auinta  con 
tra  dì  Cerbero .  lafefia  contra  di  Vlufone  .  lafettima  contra  di  Tle^ias .  la  ottaua  contra  di 
filippo  Argenti,  <juandofiefi  U  mani  a  la  harca  per  tirarlo  nel  fingo  \    £  qvd  fignor,  che  li 

mhaufa 


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Postillati  16 


4 


CANTO  OTTAVO. 

YnUufdmfitafò,  l<t  taglione  ueieniùinmlitoilfoìfcjo  confiyta  a  non  temere ,  ferch  il j^ffc, 
ihualè'  dentrar  ne  la  coniemflaiion  de  uitif,  e  /or  dato  -VA  tale,  ciò  T)aft  pjfinfe  datore, 
i\,eera  la  dimna  e  fcmma  fotejìa.  Onde  di  fcfra  dijfe,  ^uoìft  co/i  cola,  doue  fx  fuote  Ciò  che  fi 
uuole,  che  nejfun  lo  fuo  loY  torre,  m  che  lo  dehha  amdfr  (juitii,  E  confinar  lo  jj  irito  laffc  da  le 
frojhr.de  co^ifationi,  e  dal  concefuio  (irnore,  con  diario  e  fatarlo  di  huona  fieran'^^,  ffrche  ella 
non  lo  lafciera,  come  teme,  NF./  mondo  haffc,  ciò  e-.  Ne  la  conftderatione  de  le  cojc  caduche  e  ieri 
rene,  ma  lo  conJiurra,  come  uuol  inftrire,  in  alto  luogo,  oue  cheglifara  hahde  e  dijf  ofìo  a  j^oief 
foi,  colfiuor  diuinOt  coney^^^larJleternefeYfftue  efemfiterne  cofc  . 


Cefi  fin  udjt  quìu'i  niahhandona 

Lo  dolce  ^adrc;  O'  io  rimango  in  fòrfi^ 

Che  /i ,  e  no-,  nel  capo  mi  tcnciona  » 
Vdir  non  fotei  quello  ^  the  a  lor^orfit 
Uà  e  non  flette  la  con  ejfi  guari  ; 
Che  ciafcun  dentro  a  proua  fi  ricorfi  ^ 

Chiufir  le  porfe  quei  noflri  auerfari 
tsél  petto  al  mio  figncr  ;  che  fuor  rtmafi , 
E  riuoìfiji  a  me  con  paffi  rari, 

Qliocchi  a  la  terra ,  e  le  ciglia  hauea  rafie 
Doini  baldanza  ;  e  dicea  ne  fofi\'iri , 
Chi  mha  negate  le  dolenti  cafie  ^ 

Et  a  me  dijfc  j  Tu ,  perchio  madiri , 
l^on  ihigottìr  X  ihio  uincero  la  proiM; 
Q^ualjche  a  la  dif^nfwn  dentro  faggjri  * 

Quefla  lor  tracutanTji  non  e  nuoua  : 
che  già  lu  faro  a  men  fiicreta  porta  5 
'Laqual  fiin\a  ficrrame  anchor  fi  troua  ♦ 

Soureffia  uedefìu  la  firitta  morta  x 
E  già  di  qua  da  là  dificende  letta 
Vaffàndo  per  li  cerchi  ficn^a  ficorta 

Hai  j  che  per  lu[  ne  fia  la  terra  aperta 


Teme  fur  anchor  il  fenfc  iejfir  allandoC 
nato  da  la  ragione,  non  intendendo,  che 
(jueUa  uaapefaraYli,fe  fofra,  la  uia, 
ferlacjual  intende  di  uolerlo  condurre. 
Onde  dice,  QOft,  intende  come  halaffa 
todifcfra,  lo  dolce  fadre  Wirg,  mah 
handona,  Et  io  rimango  wfirfc,  ciò  e, 
in  duhhio,  CHe  nel  cap,  Perche  nel fenf- 
fo  de  la  effìim.atiua  pjìa  nel  fecondo  uen 
tritolo  del  cerehrOj  MI  tenzona.  Mi  tow; 
tende  SI,  e  no,  ciò  e.  Se  tornerà,  0  noTì 
tornerà  pu  a  me  .  V  dir  nonjfMtLQ^'  et 
lo  che  a  lor prfc/io  è- ,Quello,Lhe  Virg. 
dijfe  a  Demoni,  jferche  il  fcnfc  noli  e-  cai 
face  di  ciò  che  olfera  la  ragme  in  ler.efi 
ciò  fuofìn  a  tanto,  che  ne  uedefcguir  ab 
cuno  effetto  ,  MA  e  non  fette  la  con  ep 
f  guari,  Konjle  sjirg,  la  molto  con  ejft 
Demoni,  che  ciafcun  fi  ricorfc  dentro  A 
Troua,  ciò  è^,  A  concorrentia  luno  de  lai 
tro  di  chi f  rima  foteua  entrare.  Et  e-tjuel 


me  de  fimo  che  alcuni  dicano  a  gay  a, 
altri  a  rigatta.  Et  in  fenterJia  uuol  fgni 
fìcare,  che  hauendo  Mirg,  effopo  loro,  cO 
meegliconduceua  Dante  ferV  in  f  .non  jferche  ui  (fouejfe  rimaner  e,  ma^  ferfirli  conofcer  la  n^ 
tura  dogni  uitio,  e  che  fufflUy  fcno  ajjaretchiaii  a  chi  fa  halito  in  (juelli,  a  ciò  ihefc  ne  guari 
ìajfe,  E  che gliera  coft  uolufo  in  cielo  da  chi  tutto pteua,  come  haueua  detto  a  CaYon,ay,inof, 
a  Plutone .  lacjual  cofd  intffa  da  Demoni,  ricorfzro  dentro,  e  jfer  uietarli  il  f  affo,  li  (crraron  le 
forte  incontro  talmente,  che  rimafc  difiiori,  fi  uolto  fev  tornar  a  Dante  con  rari  e  lenii  fajf,  co 
gliocchi  a  terra  chini,  eie  ciglia  rafc  e  friue  dogni  laldan'^  a  ardire,  E  fcfjirUo  diceua,  CHi 
mha  negate  It  dolenti  cafe,  do  è-,  chi  mha  uietato  lentrata  de  luoghi  jfieni  ci  dolore  t  Uauendo 
iraejdegno  che  da  fi  uil  condiiione  di  fj^iriti,  comerano  cjuei  Demoni,  lifijpro  negate  .  Poi  uoU 
io  a  Dante  li  dijfe,  che  cjuanfunijue  egli  fidirajfe,  che  non  fi  shlgoftijfe  lui,  ferche  ad  ogni  modo 
uinceria  I A  froua,  ciò  e^,la gara,  e  reffitn^  fnttali  da  effi  Dem.oni,  q\  al  che  a  la  difinfon 
ientro  [(Aggiri,  Qjial  frouedimenfo  f^f  fare  chi  dentro  in  uano  .  Perche  aggirar ft  diciarr>o,  chu,  in 
uano  fingegna  di  jàr  la  cofa  impjfiUl  afkra  lui .  ejìa  lor  iracufan'^,  Quejia  loro  temei 
raria^Yoftmtione,  KOn  e  nuoua,  Perche  noni(urhQra,  malupron  giaaprtamenfecYtta,  M 


0. 


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Postillati  16 


INFERNO     CANTO.  VIU. 

mlenk  ie  la  pYU  li  [epa,  fey  la(jual  fnfraron  a  principio,  Onde  dice,  che  fcfra  ii  Quella  uìi 
de  lajcriua  mom,  che  jltron  le  f^.role  di  color  ofcuro  Ver  me  fx  ua  ne  la  citici  dolente  e  tet .  Pen 
che  la  melefma  profuntione,  uuol  infirire,  che  haueano  ufato  a  (\uejia,  (Quando  chrifio  ui  dif:e^e 
ajfj^liaY  d  limbo.  Onde  è"  jcritto,  Attolif  e  portai  principet  ueftyas,  cifT  eleuamini  porte  eternai 
Us     introihit  rex  ^lorif  e  cff ,  E  trouafi  anchorfcn'^  jcYrame,  penhefuYon  rotte  da  lui,  a  eia 
che  ftn's^  alcuno  impedimento  ne pjtejfcro  ujcir  (Quelli,  the  inanl^  al  fuo  auenimenfo,  in  lui  hai 
ueano  creduto  .  E  da  di  (jua  da  lei  difcende  lerta,  Dimojìra  che  (angelo,  ilijual  neljèguente  can 
io  uedremo  che  finge  ejpr  uenuto  ad  aprir  loro  la  porta  de  la  cittd,  era  già  entrato  per  (Quella 
forta,  e  difcenleua  LErta,  ci)  è*.  La  fcàifx,  intende  rij^etto  a  loro,  che  erano  di  fctto,penhe  a 
langeh,  iljuale  fcendeua,  era  fcefa.  Pacando  perii  cerchi  SEn'^  fcorta,  Perche  effondo  mandato 
da  diuina  pofefla,  nm  ne  hauta  di  hifcgno  .  Hora  tutte  (juejìe  cofc,  altro  n^n  u'jgliano  moralmen 
te  ftgnificare,  jènon  che  fi  come  di  fopra  dicemmo.  Volendo  Virg.intep  per  la  parte  ragioneuoi 
le,  introdur  Dante,  che  fitgnifica  la  fcnfual  parte,  ne  la  co^ition  de  più  graui,  e  più  enormi  uii 
tijy  E  perche  {d,  che  di  (juanto  fon  più  enormi,  di  tanfo  fon  più  occulti  e  più  difficili  ad  effcr  inteft, 
E  diijuanfo  fon  più  difficili,  di  tanto  fon  maggiorile  tentationi  de  Demoni,  che  fcf pongono  in  con 
frano,  Pero  disfidandofi  di  non  poter,  rijfeUo  a  la  fiua  fragiHfa,  nel  primo  ingreffo  difinderlo  da 
tali  tentationi,  come  haueuafiitto  ne  minor  uitij,  Qontra  di  Caron,  Minos,Cerhero,  Plutone  e  Pie 
gìas,ftparte  da  lui  confi}rtand)lo  a  tuona  jffran'^  de  la  uittoria,  e  uajpne  fola  cercando  col  fuo 
di(corfodirimouerognìjfetieditenfatione,chepotejfealfinfio  impedir  lenirai  a  a  la  cognitione 
di  tai  uitij.  Ma  non  ejfendo  anchora  linteHetto  hum.ano  iajìantea  cjuejìo,  accefa  dira, e  di  ragiona 
uolefdegno  di  non  potere,  toma  a  confirtar  il  jcnfc,  che  per  la  fua  ira  non  fi  éehha  shigottire,  per 
che  uiniera  la  gara  contra  tuUe  le  diaboliche  tentationi,  che  uane  difinfioni  effe  apparecchino  den 
irò  a  lanimo  in  contrario,  Sapendo,  che  a  juefìo  contraflo,  oue  mancano  Ihumane  fi)r'^,  Idio  fu', 
flifce  colfìio  diuitio  aiuto.  Onde  lo  Apofu  al.x.  de  la  prima  a  li  Cor.  Pidelis  autem  deus  efl,  (jui 
non  patietur  uot  tentar ifiipra  id  (juod poieflis,ficiet  etiam  cum  tenfatione  prouenium,  ut poffitit 
fu^intre  .  E  qufjìo  e-  c^uel  tal  che  dice  uenire^per  lojual  fura  loro  Aperta  la  terra,  do  è',jfedi', 
ta  Untrata  a  la  contempla f ione  deffì  uitij,  comefiu  chiaramente  dimojìrera  nel  fcguente  canto  . 
CANTO      NON  O* 
Quel  color  ;  che  tòlta  dì  fu  or  tKÌ  pinfe  Seguitai  poeta  nel  prefcnfe  canto  la  mei 

Vcggcndol  duca  mio  tornar  in  uoha^  defima  materia  Ufciata  nd  pre. e  dente  ^ 


Viu  tojìo  dentro  il  fuo  nuouo  rifìrìnfe^ 

Attento  fi  férmo ,  comhuom  ^  che  afcolta  : 
Che  locchio  noi  potca  menn  a  lunga , 
Ver  laer  nero-,  e  per  la  nebbia  folta ^ 

Vur  a  nei  conuerra  uincer  la  punga  ; 
Comincio  ei  ^  jè  wow ,  tal  ne  fe  cffcrfe  ^ 
O  quanto  tarda  a  mecche  altri  qui  giunga 

lo  uidi  ben ,  fi  come  ei  ricoperfe 
Il  cominciar  con  altro ,  che  poi  uenne  5 
Che  fur  paróle  a  le  prime  diuerfe  ^ 

Mrf  nondinien  paura  il  fuo  dir  dienne  j 
Verchio  traeua  la  parola  tronca 
forfè  a  peggior  fcntentia^  che  non  uenne  ♦ 


E  dopo  (juejfo,  langelo  che  uiei 
(t  confónder  Urrogantia  de  Demcni,  e  che  apre  toro  la  porta^  ia  lajual  uolgenio  poi  i 


dim,ofira  che  Virg.  diffìmulo  lira  concei 
pufaperla  refiften'^ frittali  da  Demoni^ 
a  ciò  che  gli,  che  già  per  tal  cagion  tei 
meua,  non  temeffepiu,  E  che  nondime i 
no,  jfer  alcuni  imper fitti  parlari  deffc  Vir 
giLpur  anchora  temendo,  fey  effcr  ceri 
to  del  timore,  moue  un  duhhio.  Se  alcu^ 
na  anima  pojìa  nel  limto  dfcenìe  mai  al 
fóndo  di  ijuello  Jnf,  lljual  duhhio  e  rei 
fcluto  da  Virg,per  ajficurarìo,  di  fi,  e 
dice  eglifìeffo  effcr  ui  difcefo .  Vede  poi  in 
cima  de  la  torre,  che  fcprafìaua  a  la  pori 
ta  de  la  città,  le  ire  infirnali  fxtrie  co  hi 
ro  hakii  atti  e  Jfauenfofiparole^ai 
udire,  E  dopo  tjuefto,  langel: 


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Postillati  16 


INFERNO     CANTO.  VIIIU 

mmme.oue  rmirrnL  inforno,  uekno  fjf^Y  gran  camlfagna  mua  jfiena  daffvcau  fqob 
ture,  ientroa  leniuali  hauenh  wiffo  da  V irgli  ejfir  f  uniti  i  frincifi  àe  lY^vefe  cofcgum  y, 
YOy  llmarr.erJe  uolti  a  iejìyct,  faffcno  tra  Wfqolture  e  ìalfe  mura  de  la  città .  f  qVfl  color, 
cù  tiiitctdi  par  mifinfc,  Ey^t  Dante,  i^er  Uccefc  color  di  VirgiLuedenioìo  tornar  JN  uoh 
ta  ciò  è,  A  dietro  ne  la  firma,  e  ^er  la  cagione,  che  nel  frecedente  canto  hlliamo  ufduio,  de 
la\aura  doueniato  ^aUi^o  e  [morto,  diche  ai'.edutofi  ^Jirg.fer  non  isligottirh  fiu,  rifmr.fc  deni 
m  laccete  e  nouofuo  colore  fin  tojìo  di  cjuello  che  haueria  fktto,  fe  delfallido  color  di    ani  e  non 
fifcìTc  ai  eiufo,  E  cofi  (juel  color  che  uilia  e  jfaura  fir{c  e  riandò  fiiori  nel  uolto  di  Varie,  rijìnn 
fc  tiu  tofìo  depuro  il  nouo  color  di  Wirg  .     A  Tento  ft  firmh,  Ajjetta.a  Virg.  langeh,  de  uff 
nifi  ad  c^frir  loro  la  pria  de  la  città.  Ma  ]fer  b  nero  Z7  ofcuro  acre  de  Vlnf.  efer  lajdia  nehbta 
(hufciua  de  la  falude,  non  h  piea  ueder  uenire  molto  di  lontano,  Onde  dice,  chf  hcchio  nolp^. 
ita  menar  a  lunga,  E  ^ero  ft  firmo,  intento  ad  ascoltare  fc  ludiua  uenire,  da  che  loahio  nclpfeua 
fruir  dfì  uedere  .  E  moralmente.  Pi  Ihumana  ragione,  (om.e  di  fqra  hahliamo  già  detto,  che  la, 
doue  e-  lo  huona  u'Juni;f,jè  auien  che  manchino  Ihum.ane fir'^,  ìdiofuflifce  coljùo  diuino  aiuto, 
Malocchio,ci:^e,  mlhumano  inielletio,TEr  Uer  nero.  Ter  lintendimento  ofcuro,  E  ffr  la 
fiehliafilta,  E      la  molta  ignorantia,  NOn  hptea  m.enar  a  lunga,  ì^onpteua^  intender  cjaan 
h,  e  cornee  tal  diuino  aiuto  doueff  uerdre,  jfer  non  effrne  caface,  F  ife,^  f  firmo  ad  afiettar'Oy 
COmhuom  chafcolta.  Come  huomo  ilcjual  ajfetia  difcniiruerdr  tinello,  che  no  fuo  uedere,  nò  efi 
fendo  la  diuina  gratta  cofa,  che  f  pffa  difcerner  co  hcchio  corf  orale,  ma  fi  len  detro  da  lammojcn 
tire  ,  Tur  a  noi  conuerra  uimer  LA  funga,  do  e-,  la'pignaja  gara  tfT  il  contraflo,  COwim 
c"o  ei,  comincio  Virg,  a  dire,  SE  non.  Se  Virg.  no  hauefji  interpfte  cjueffe  Jueprde  Se  fion, 
ne  la  frefcnfe  fua  cominciata  oraiione  finta  dal  peta.  Seguitando  pi  T  Al  tefffcrjc,  do  ^,  Ta^. 
le  offrrfi  fc  a  noi,  era  de  la  meìefima  fcntentia  di  ciucila  del  pecedenie  canto  cjuando  diffc,  Kon 
temer,  che  il  n^fìro^affc  non  dfuoijr  alcun  da  tal  ne  dato,  Macjuefle  due  àiuofc  e  contrarie 
parole  da  U^rime  de  la  orativ\e,  efcn'^  ahuna  confeciuetia,firon,  cerne  uedrerm,  ffjettar  Dan 
te  .  O  cjuanto  iarda  a  me  CHe  altri  (lui giunga.  Intendendo  de  langeh,  chegli  ajjetraua,  ìmfe 
YO  che  il  prierfemp  a  chi  più  fa  fiujfiace  .    IO  Vidihnfi  come  ei  rico^eyfc,  Auidefi  Dante 
fi  com.e  Virg.  ricoferfi  il  comÀndar  de  la  fua  oraiione,  che  fi?.  Tur  a  noi  conuerra  uincer  la  fun 
oa,  con  altro  cheuennepi,  ciò  è-,  Con  dire.  Se  non, pr che  fiiron prole  dlucrfc  ale  pime,in-, 
ferrom.pnlo  il  popfito  di  tjuelle,  Ma  non  pie^fire  che  non  li  dejjc  paura.  Ver  che  Dante  T^aei 
ua,  do  è-,  ìnterpefaua  LA  tromaprola.  La  interrotta  oraiione,  fOrfc  a  feggior  fcntentia  che 
nontenne,Torfc  a.fiureo  fine,  cheMirg.non  la  diceua  .  Tenhe  Dante,  come  uedremoneff 
cuentiuerfi,  intefc  che  Virg.  a  ciucile  far:le  Se  mn,  uolefje  aggiungere,  hauefft  firfc  errato  la 
uìa,  ma  chepr  non  im,faurirh,  prJendofi  dhauer  comincicio  ed  epimer  tal  iuhhlo,  lafpffc  dt 
finirlo,  e  tornaffc  a  la  cominciata  oratione,  E  di  cjuefJo  finge  Dante  temere,  E  nondimeno  iniefe 
che  Virg.  uo^efjcfeguiiara^uel  Se  non,  Mingxnn^,  E  non  che  Virg.  infendeff:  di  fjferfi  ingan 
nare,  maprcert)  modo  di  dire,  corre  ciuando,  ancor  che  fiamo  certi  J.e  la  cofi  didamo,  ìofcyfo 
non  minganno,  (he  la  tal  cof^mi  delire  riufdre,  ma  laffcjf  di  fir.ir  di  dire,  a  do  che  Dante fir^. 
mamente  non  feneffe,  che  eglifi  pieffc  ingannc^re .  Ordina  aduncjue  cofi  il  tefìo,  A  noi  c:nuer 
ra  fur,fc  non  minganno,  uincer  la  p  nga.  Tal  ne  Ccffcrfi,  Tale  op  fe  fi  a  noi,  intendendo  di 
Beat,  da  la^iual  V  irg.  era  mandato,  ch^e  li  d^fp,  Qjiando  prò  dinar!^  alfignormio  Vi  te  mi  lo^ 
iero  fcueme  a  lui .  S%  adumiue  Virg.era  mMaio  da  Beat,  e  che  eUafigliera  offerta  di  fi  effe  uolte^ 
loiarfc  di  lui  m':i\i  a  Dio,  Toieua  Kirg.efjlr  ceri:»,  che  limptrerehhe  gratìa  da  pfer  uin.er  agni 
difjiculfa.  Tutte  ^jìe  cofi  fono  introduce  dal peia  f  dim.ofìrare  c^Je  arti  enecef\crio  che  ufi  la  ra 
gione  in  fi<rfc  a  pco  a  pcQ  olediéte  il  fnfc/  /or/i  uia  la  ignorhia^che  ad  ogni  fafjo  h  fà  dulhiittrr* 


INFERNO 

In  questo  fòn.h  de  U  trìfla  conca  quffìa    U  hmdnJa  che  fi  n^tf  4 

Vifcende  mai  alcun  del  primo  grado  ;  ^/irg.ferchiaYiYftifl  dMio,chec(ifc$ 

Che  fol  per  pena  ha  la  Jperan^  cionca  t  f^'^  hahkamù  detto  chauea,  de  egli  non 
Quejìa  quijìion  fido  t  e  quei  ;  Di  rado  Ihaufffe  hen  ftpuf:)  guidare^  £  credeufe 

Incontra  mi  rifpofe  :  che  di  nui  ^fT^r  giunto  al  fóndo  de  l'inf .  perche  ^uef 

tacciai  camin  alcun  ,  per  qual  io  uado ,  ''''^''>  ^'^'ì'''^  ^ 

Vero  è  ,  chaltra  Lta  qua  oiu  fri  palude  Sfp    a  un  mede/ìm  p,ri 

Conrurato  da  quella  ErL  cruda  ;  Tff    'f'  ^^[^^^^^^^^^^^ 

Che  richiamarla  lomhre  a  corpi  [ut .  m.comehMiJouid ut,  che  hanno  fin 
Di  p:co  era  di  me  la  carne  nuda  t  i,  ^uei  difcfra,  e  uederemo  chefiun, 

CheUa  mi  fice  entrar  dentro  a  quel  muro      fio  in  ^uei  difetto  a  ^i^efu  due.  Onde  dh 
Ver  trarne  un  fp irto  del  cerchio  di  Giuda,     ce,ln  ^ueftofindode  la  trifta  conca .  Mrf 
Quello  e  il  più  baffo  loco ,  el  più  ojcuro ,         rifondendoli  Virg .  //  dimofira,  come  ue 
El  più  lontan  dal  del  j  che  tutto  gira:  duerno,  elfcrui  luogo  molto  più  haffc  ancor 

Ben  fol  camin  t  però  ti  fa  Jicuro ,  di  quello,  DE  la  trìfla  conca,  A/pmglia 

{fuefla  ualle  infima  ad  una  conca,  lacud 
è  uafo  di  terra,  0  ueramenie  di  legno,  che  ne  la  fua  seccatura  e-  larga,  e  uafft  a  poco  a  poco  fino 
éfindofcmpreflrlngenh,  E  cofi  ha  finto  ftr  di  cerchio  in  cerchio  (juefio  Jho  Inf  E  chiamala  tri 
fta,  per  effer  tutta  piena  di  triflitia.  Et  ilmedeftmo  fignificare,  come  haWiamo già  detto,  aucjìa 
palude  ,  Difende  mai  alcun  DElprimo  grado,  ciò  è.  Del  primo  e  maggior  cerchio,  inteCc  per  il 
Limbo,  CHe,\l(jual  ^rimo  j^rado,  ha  per  pena  cionca,  do  è',  T  agliata  e  tolta  uia  la  Jfera^,  Dan 
éoalluo^o  cjueUo,  ch'era  deìanime  che  lo  fojfedeuano,  che  ditalprimo  gradoè-,  che  fcn'^jfeme 
uiueno  in  difto,  Et  infcntentia,  domanda  Dante,  Se  de  lanime  iel  primo  cerchio  ne  d  fende  'mai 
alcuna  in  cjael  ftndo  de  lo  Inf .  E  cjuefia  dice  effir  la  (juifticne,  che  mofe  a  Virg,  llcjualli  ri/fon 
ie,  che  di  rado  incontra,  che  alcun  di  loro  fàccial  camino,  ferlo(]uale  egli  allhora  andaua  .  ìnten 
iendo  moralmente,  che  di  rado  auiene,  che  alcuno  entri  nt  la  contemflafione  de  uiùj  pey  conofcerf 
U,  come  eglifa.eua  allhora.  Ma  effer  hen  uero,  chaltra  fiata  egli  ui  fit  Congiurato,  ciò  è,  Co^ 
ftretto,  da  cjuella  cruda  Erìtone,  CHt  richiamaua  lanime  a fuoi  corpi .  Eritone,  fecondo  lucano 
Tìelfcftn,fiifimina  ma^ain  Tefaglia,  lacjual  ad  inftantia  di  Vompe io  figliuolo  del  Magno,  traf 
feunaanima  d'inf.  Ver  firfi  dir  che  fine  daue/firo  hauerle  gurere  ciuiH  de  Rcmani,Ein^e  adun 
f<e  Dante,  che  Virg,  fit  coflreUo  da  lei  a  difender  fin  al  centro  J?!o  In/.py  trarre  cjuefta  anima 
finri  DEl  cerchio  di  Giuda,  do  è-.  De  la  Giudecca,  cof  detta,  fcconio  lui,  da  Giuda  Scariotto, 
che  tradì  chrìfto,  E  cjuando  andò  afkr  cjuefto  dice,  c fc^  L  A  carne,  ciò  e-,  il  fuo  corpo,  era  di  fo 
co  tempo,  nuda  ejf  .gliata  di  lui,  ciò  ^,  ée  Imma  che  lui  era.  Et  in  fcntentid,  che  egli  era  dipoi 
co  tempo  inan'^  morto  .  Perche  in  uero,  egli  morì  'al  tempo  d'Ottauiano  Augufio,  fitto  delcjuale 

•l 


nu 

.    .    _    , ,  ,  -        f^tto  gira,  llijual  cielo  mouel  tutto  in  f 

ro.  lnteniendoejfirilhicgopulontavodaDi^,^erchelafediafuafi^il  cielo  empireo  fiah^e  e 
firmo,  che  gira  e  moue  tutti  glialtri  cìeìt,e  confi (juentemente  tutte  cjuefie  cofi  infiriori.  Onde  Boe 
tn,  StahlAC^-manendat  cuncta  mo-mi .  E  cjuello  ^  ilpiu  haffc,  elpiu  ofuro  luogo,  effndofo, 
fiy(come  hahuiamo  uedufc  ne  la  drfcnuione  di  tutto  l 'Inf.  )  intorno  al  centro  uniu^le  E  aueRo 
'^^;^f^^  luna,chekleuaderrore,chec^uiui  hue  eaUera  allhora 

fiffelfèndo  de  lo  Inf.  Onde  diffe.  In  ciueftofindo  de  U  trifta  conca  e  cei .  Utrì,  che  lajficura 
iflcamino,:erche  dicendo  Virg.  ejfire  fiato  final  findo.ragioneuolmente  ha  ia  intendere,  che 


hfip 


ra 


CANTO  KONG* 

hfcfra  mhifa  tm,  Onle  iice  fiftylo  lene,  e  fero,  ch^li  fi  Iella  fifficuroYe,  ìi  eh  ìbaU 
f-i^mo  il  fcfYd  ufiuh  éuhbiiaYf ,  E  f(Y  (jufjìù  Uufrli  moffo  il  dMio  .  Clurjh  n:eJffmo,Jffer^y 
uijìafo  altYd  uolfa,  afferma  ancora  y  come  ueiremo,  nel  xìf, canto,  oue  de  la  r^aia  rouinafa  del 
fciiimò  archh  dice,  Hor  m  che  [affi,  che  Ultra  fiata,  chio  difcef.^Ka  giù  nel  ta/fcinfirno,  due 
y?^  YOccia  non  era  amhòY  cafcata,  E  fero  riDn  è-  da  dire,  che  il peta  finga,  che  Virg,  b  dica  fc'. 
Umente  ftr  affuurarh,  e  n^n^erche  m^\A  inerire  (  cme  alcuni  dicono  )  che  non  ni  difcen^, 
decimai .  ^inge  adunque  efjerui,  con  ejfvtio,  unaltra  uoUa  difcefo . 

Vimjìral  pefa,  che  Wirgil.per  leuarh 
deYYore,  che  cjmui  ftjftl  fèndo  de  lo  Inf . 
fcguitaffe  in  dirgli  la  conditione  del  rimai 
réte  di  (juello,  cominciando,  come  cjuella 
falude,  che  j^iraua,  e  mandaua  fimi  il 
granjfuZ^'y  efttore,  (  lorne  naturalrr.en 
ie  fcglion  le  faludifiire  )  cingea  dinforn^i 
la  dolente  città'di  Vite, perche  quelli,  che 
uifcno  deìitro  tormentati,  uengon  ad  efi 
fcr  circondati  da  molto  dolore,  V,nop', 
oue,  0  ne  lac^ual  città,  NOn  ptremo  eni 
trarhomaifìn'^ra,  Ouehahliamo  dan^ 
tare,  che  lira  è"  di  due  jfetie.  Luna  e-  ui^ 
fio,  C7*  ^  cjuando  nafce  daffftito  di  uen^ 
ietta,  e [ccondol jfoeta,  ft  f unisce  in  (jufjì^ 
luogo  .  Laltra  è'  uirtu,  tir  ^  (Quando  na 
fce  àhauer  lanimo  edificato  al  hene.  Et  ai 
dirafft  Ihuomo  uiìtuofc,  cjuan  Jo  fuori  di 
ragione  uede  jcg^ir  il  male.  Come  ftce 
VÌYgiLdelarrogantia  de  Demoni,  E  di 


Q/^e/?tJ  pdlwJc,  chi  grm  1^u\\o  J^irct^ 
Cìnge  dintorno  la  citta  dolente  5 
V  non  fotemo  intrar  homai  fin*^ri  : 

dtro  dijje  t  ma  non  Iho  a  mente  : 
Vero  che  [occhio  mhauea  tutto  tratto 
Ver  Ulta  torre  a  la  cima  rouente  5 
Oue  in  un  funtofùron  dritte  ratto 
Tre  fiirie  infèrnal  di  finguc  tinte  5 
Che  membra  fèminili  hauecino      atto  5 
E  con  hidre  uerdifjime  eran  cinte  : 
Serpentelli  cerajlre  hauean  per  crine  5 
Onde  le  fiere  tempie  erano  auinte , 
E  quei', che  ben  conobbe  le  mefchine 
De  la  regina  de  leterno  pianto  ; 
Guarda ,  mi  diffc ,  le  feroci  "Brine  * 
Q^ucjìa  e  Megera  dal  jìnijlro  canto  x 
Qiiella  >  che  piange  dal  dejlro ,  e  Metto  t 
Thefìphcn  e  nel  meT^  t  e  tacque  a  tanto 


(juejla  è-  ferino,  Irafcimini  et  noltte  fecca^ 
te  .  Non  fofeuano  aiuncjue  intrar  ne  la  dolente  citta  jlnl^ra,  fer  hauerlagia  Mirg.  concejfutx 
(onfya  effi  Demoni .  ET  altro  dijje,  ma  non  Iho  a  mente,  Fin^eìfoeta,  che  Virg.  jf  er  leuarh 
de! già  detto  errore,  fcguito  ne  laltre  conditioni  de  la  città,  tjueUo,  che  in  efjrtto  uedremo  chefii, 
va  nel  xi,  canto,  oue  cominciando  dice,  Vigliuol  mio  dentro  da  cotefii  fàfjì  e  cet .  non  farendol i 
^uejio  luogo  a  propftto^  fer  hauer  a  trattar  de  la  materia  già  cominciata,  lAa  dice,  cVe  \er  f:<t; 
ucr  hcchio  tutto  tratto  CT  indri^'^to  uerfo  la  rouente  cima  de  lalta  torre,  che  fcjfYaftaua  a  la  fot 
ta  de  la  città,  oue  in  un  funto,  e  Yatìamente  uide  dri^'^r  tre  fiirie  infernali  tinte  di  pingue,  che 
UueanomemhyatJ' nttofiminde,  egli  non  ha  a  mente  tjuello,  cheglift  dicejp,  Adimofìrare, 
che  ijuando  il  fcnfo  ^  0}prejfc  da  cfualche  faffione,  0  ferturhaiione,  fi  deuia  tanto  da  la  ragione^ 
che  fer  ejfer  locchio  de  la  mente  tutto  occupato  in  (fucile,  ejuantUcjue  intenda  lefue  ammonitioni, 
ron  le  riceue  in  firma,  chefene  poffa  poi  a  tempo  ricordare  .  Vide  aduncjue  tre  fiirie  in  unpuni 
io  dritte  ratto,  A  dinotar  la  hejl  tal  audacia  e  fiihite^'^  del  fitriofc  .  lalta  torre  ftgnifica  la  fi,  a  fu 
perhia .  la  rouente  cima,  lauenfione  de  lira  .  Tinte  di  (angue,  perche  dalfitrore  nafcano  le  rij^, 
fi  e  lucciftoni,  Et  haueano  merrtra  tratto  fiminile,  chefignifica  il  fiirore  ejpr  maggiore,  peYi 
che  ne  la  filmina  minoY  anim,  che  nel  mafchio  da  poterli  refifiere.  Sono  cinte  di  uerdiff.rr.e  hii 
ire,  Hidra  ^  fcrpe  di  fette  tffie,  e  fecondo  lefi^uole,  chi  ne  taglia  una  ne  nafcano  fette,  A  dinotar 
lindomita  natura  II  fitriùfc,  perche  noce  in  diueyfi  e  uari  modi,  e  chi  cerca  pur  un  foco  di  miti; 
g^frhjale  ancora  in  moltq  maggior  e  hefxial  fiirore.  il  color  uerdijfmo  dinota  ilfuo  ^efiifiro  uri 


■  zi-': 


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Postillati  16 


INFERNO 

lem,  ffYchf  non  ^  cYuIelfa  ne  mùrte fi  horrenda^  che  ffr  kfndkarfi,  fofjà  fttiave,  ^fiYeg^Ure 
la fiia  Ycihhia  .  Haueam  fey  LYini  Serf  entelli  Ceraflre,  CeYaflre/fic:ìnéo  flirt,  fono  fcrfi  in  Ir; 
ha  cornuti,  e  molto  uelenofi  e  nocini .  Ahmjne,  il  loro  capelli  erano  Qrf  mi  fili  di  cuella  fj  efie, 
de  eguali ^  le  temfie  /oro  eyano  Quinte  e  circondate .  Di  qutfli  e  daliri  tratta  lue,  nel  viii^',  oue  di 
ce  Concolor  exuftis  at(j;  indifcretus  harenis  Ammodifer^Jf^inai];  uagi  tortjuente  Cerafte .  Q^<; 
fii  dinotano  fer  le  corna,  i  troppi  arditi  e  temerari^  e  fer  il  ueleno,  i  mali  e  jfefiifiri  penfieri,  de^ 
i^uali  la  mente  del  furiofo  ^  [mpre  circondata  tfr  o/P^^lp,  perche  non  folamente  noce,  mafcmi 
pre penfa  di  uoler  nocere  ,    E  QV^/,  ciò  è",  Virg,  che  conMe  len  LE  meschine,  Sono le  frr.e 
ueramente  meflhiney  hauendo perduto  la  (Quiete  de  lanimo,  che  fiiol inducer  fomma  tran^juiìiiia^e 
cadute  in  e/frema  inquietudine,  che  induce  Ihuomo  a  fomma  dij^eratione  •  DE  la  redini  de 
leterno  pianto,  ciò  ^,  Di  Profcrpina  figliuola  di  Gioue  e  di  Cerere  Dea,  fecondo  Quid,  nel  v.  ra 
fifa  da  vintone  Dio  de  lo  Inf ,  Oue  fono  gheterni  pianti  de  dannati  .  Guarda,  mi  diffe,  l£  jti 
£  yyfYnt^     ^^^^  Er/wf,  Erine  fono  domandate  da  Greci  lefiirie  ,  (^Vefìa  ^  Megera  dal  finijìro  fianco,  Ha 
il  poeta  a  trattar  di  tre  uitij,  che  nafcano  da  malitia,  e  da  malignità  e  peruerfita  danimo,  ciò 
delherefia,  lacjual, come  uedremo,pon  che fia punita  nelfefto  cerchio,  o  uogliamo  dÌYe,immedÌAi 
te  dentro  a  la  città  di  Dite  ..  De  la  uiolentia  nelfettimo.  E  de  la  fraude,  fecondo  le  fuoi  ^ueprin 
cifali  Jfjetie,  ne  loUauo,  e  nel  nono  cerchio  intefo  perii  poT:^  de  giganti,  E  fi  come  (jueUi,  che  fa 
lamente  nafcano  da  fragilità  tST  incontinentia ,  de  quali  ha  per  fin  a  qui  trattato, fono  fiati  da  lui 
figurati  da  la  natura  de  le  tre  fiere,  che  limpediron  la  falita  del  coUe,  Cofi  hora  tragge  la  natura 
di  quefii  tre,  che  nafcono,  come  hahliamo  detto,  da  peruerfita  danimo,  dalfignificafo  de  nomi  de 
te  tre  infirnal  fiirie,  E  fecondo  quelle  li  dijfone.  Ver  che  pon  Megera,  laqual  fignifica  odio,  come 
peffima  di  tutte,  da  la  finijìra  parte,  Cofi  medefimamentefa  la  fraude,  e  maffimamenfe  di  queU 
la  jfetie  u fitta  in  chi  fi  fida,  da  lui  dipinta  da  laltre  fi^etie,  come  ufdremo  nel  xi,  canto,  metterli 
dola,  comepeffmo  di  tutti  glialtri  uitij,  nelpo^^  de  giganti  piupreffcal  centro,  e  c:njcquentei 
mente  più  lontano  dal  cielo,  che  uien  ad  ejfer  la  parte  finiftra  .  A  letto  fignifica  inquietudine,  e 
come  men  rea,  Upon  da  laparte  defira  .  Queflo  medefimofi  de  Iherefia ponenlola  nelfjìo  ceri 
(hio  .  Tefifine  fignifica  uendicatrice,  e  metìela  in  me^  a  laltre  due .  ll  fimilefit  de  la  uiolentia 
ponendola  nel  fcUimo  cerchio,  ilqual  è-  in  me^  de  lottano,  oue    pofla  la  fraude,  e  delfeflo,  oue  è* 
fofla  Iherefia .  Megera  adunque,  che  fignifica  odio,  è-pofia  in  luogo  de  la  fraude,  che  da  odio 
rafie,  e  maffimamenfe  quella  de  la  jfetif,  che  halhiamo  detto  difopra,  perche  la  fraude  non  fi  ufél 
mai  uerfo  la  per  fona  che  fi  ama,  Ma  fi  henuerfo  quella  che  fi  odia,  E  fi  come  Iodio  fia  celato  fin 
che  uienel  tempo  da  diffigarlo,  Cofi  fi  la  fraude  fin  al  tempo  di  dfioprirla .  Aletio,  che  fignifii 
ca  inquietudine,  è-  pofta  in  luogo  de  Iherefia,  perche  non  ejpndo  la  uerita  che  una  fila,  E  fi  come 
quelli,  che  la  trouano  er  intendono  fdcquetano  in  quella,  ne  altro  cercano  fuor  di  lei,  Cofi  Ihei 
retico,  che  non  la  trona,  e  fi  la  irona  non  la  intende,  uajèmpre  duna  in  altra  opinione  uaciUando 
fin(4  mai  propriamente  firmarfi  in  una.  Tefifine,  che  fignifica  uendicatrice,  pone  in  luogo  de 
la  uiolentia,  fche  quella  fi  fi,  o  ne  la  rotta,  o  ne  la  perfona  di  colui,  fcpra  di  chi  la  uédeUa  cade. 

Con  lunék  fi  f^ndca  ciafcuna  il  petto i  i  r  -    ,r  r.  ^ 

Batteatfi  afdme,  e  gLuan  ['alto,  f  Mto,  h^^^^ 

Chic  mi  fìrmfi  ai  poeta  per  fÀeito.  ^ii  del  fi^riofc:  cjuahf.no  di  nonfclamm 

Kfr  J       n          /  r  ^^^^^     "^^^^h  w<r  feffi  uohe  ancor  a 

Venga  màufaxfil  fr.rem  dtfmalto*,  fimedefmo.  Onde  due,  chele  frme  fi  fin 

Qndaim  tutte  riguardando  m  giufi  :  r,-,  -j       ^  ^^^^JJ  ^ 

ÌAal  non  uengiammo  m  rhefco  laffaìto.  Palme,  do  è-.  Con  ^ef  alme  de  le  mani, 

Volghi  m  dietro  j  e  tmd  utfo  chiujo  :  lequali  cofc  dinotano  eftremo  furore.  Ma 

CU  fil  Gorgon  fi  mopa ,  e  tul  udejfi  j  per  finderfiì petto  co  lunghie,  monlmen^, 


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Postillati  16 


CANTO     K  0  N  0.  rr. 

cefi  dijfc  mejlro  t  tT  Cgh  fi  fft  U         ^i  finiel fìtto,  ci,  ^  Dijco. 

Mi  uolfe^.e  non  fi  tenne  a  k  mm  mm ,        ifr,,\,J^^^  Mcu.u. 
Che  con  le  fue  ancor  non  mi  chudejji .         ^er  baunfi  a  falmf,  U  [celeuu  oferr, 
eh  U  uh  liorrendf  cogitatmi  fc^utno,  ferche  hjffrifcno  ftofrif  ie  le  mm .  E  Priiauut:  fi  alto, 
che  Dante  ft  jìrinfc  f  ey  fcjfeUo  a  Nirg.  ^eràe  efjMo  tjuejif  infffc  fer  le  iiMuhe  lUufmi,  GRr 
huanfi  alto,  Kifcnauan  ft  fòrte  in  Dante,  do  ^,  nelfcnfo,  come  già  fitto  ohejiente  a  la  r<xgme, 
che  ter  fcfheuo  che  idi  tentafioni  da  (jueda  non  Ihaueffro  a  diuertire,  fiYijtnnfi  tj  accojioflt  a 
lei  •     \  Enc^a  Meiufa  filfirem  iifmalto,  Mehjit,  fecondo  Ouid.neLiy.  fu  mata  t  comfcxut^ 
da  ^euimo  mi  tmfio  di  Valladejel^ual  ficr ile gio  [degnata  la  Dea,  conuertì  i  cafeUi  di  Uedu'. 
fa,  chef  rima  eran^teHiff mi,  infcrientedi  e  diede,  che  tutti  ^luelli  che  la  ueieano  doufntajfu 
pietra  .  Ver  cofìet  moralmente  intefcro  i  cadud  e  frali  len  terreni  difcrdinafamente  affetiti  dagli 
huomini,  perche  ueduti,  ciò  ^,  confiderati  ^ufUi,  e  refutanicli  ferfitti  leni,  tanto  ne  uengon  de 
fderoft,  che  huenton  fietra,  ciò  ^,fcn  fatti fiuf  idi     infenpti,  ne  ai  altro  che  a  cjuflli  folipji 
fano  ne  vogliano  indri^^r  lanimo .  Era  adunque  il  gridar  de  It  fùrie,  ciò  ^,  il  ferfuader  de  It 
diaholiche  fentationi,  VEnga  Meduft,  dolendo  affrefcntar  dinanl^i  a  Dante,  intefo  fer  lo  fcrifc, 
fer  allettarlo,  auefìi  baffi  e  caduchi  leni,  TfYo  dice,  che guardauano  ingiue.  Onde  il^alm]ia, 
Statuerunt  oculos  fuot  declinare  in  terram .  Ma  Virg.  intefc  feria  ragione, mmonifce  ilfnfo, 
il  ciò  che  non  glientrino  in  confideratione,ferch<legiermentegliaff  etirelle,  che  fi  debba  uolgef 
in  dietro,  e  tener  chiufo  il  uifc,  ciò  è-,  la  conftderaiion  de  lintedetto,  forche  SeI  gorgone,  ciò  e-. 
Se  Med-Afa,  laqualcon  Steno  C7  Euriale  fue  fcrelle  fitron  dette  Gor^onfjfimofira,  e  chegli  il  ue^.    ^  f  '^U'uok  <^i^co 
ifffe^  CIO  e,fe  cjuejìifilfi  leni  fegliaff  re fcnt afferò,  Tche giientraffcro  in  confi derationt,  DI  tori  fl,yi~c{etrr>  Q o^^c^ 
narmai/ufo.  Di  tornar  a  la  contemflatione  de  k  diuine  cofc,  a  le^juali  haueuafrima,  flendol  c9l  dtxUioYo  tt^lUtiic^ 
le,  datofrincifio,  ma  che  fi<  imfeiito  da  le  fiere,  SArellf  nulla.  Sarebbe  ogni  ofera  uana  .  Ver'.  <ii-/hr^U^, 
ihe  allenato  ilfcnfc  da  la  doke^^  di  iiufffifilft  leni,  ft  rilelleria  da  la  ragione,  da  la^ualfcla 
fuo  effer  indriz^to,  ma  non  condotto,  come  uedrerr.o,  a  tal  contemflatione  ,  E  fenhe  ^^r^T^ouef 
le  lariimo^uefìefilfeilluftom,lunico  e  fcl  rimedio  ft  è  il  uolgerfi  indietro,  cioè^,hauerh  in  dii 
(fregio,  C7"  /■/  chiuderftcon  le  mani  il  uifo,  ciò  ^,  co!  frequentar  ne  le  buone  e  uirtuofc  oferatxom, 
intefcperle  mani,  domenlicarli.  Vero  V irg.  ferfuade  juefio  a  Dante,  ciò  è-,  la  ragione  alfcnfo 
E  perche  aueffo  fen^  di  (jueSa  pofrelle  ìegitrmenfe  errare,  fero  lo  fcccorre  del  fuo  aiuto,  Ond« 
dice,  che  Virg.fìejfolouolto,  E  non  fi  tenne ,  ne  fi  fido  tanto  ale  mani  diluì,  che  nov  lo  chiude f 
^  ancor<t  con  l^ue .  thefeo  figliuolo  d'Egeo  V.e  d' Athene,fecodo  Ouid.neLHij.  difcefc  cò  Uff 
cole  tVeritoo  a  Vlnf.  feria  recuferatione  di  Vrofcrf  ina,  E  moralmente,  ftr  hauer  cognition  dt 
uitif',  come  fkceua  Dante,  fffendo  intefc  fer  Ihuomo  f  rudente.  Adunque  le  fùrie  ft  dolgono  non 
hauer  uendicato  in  ìuilaffclto,  che  flce  al  regno  loro,  dolendo  inferire,  chefe  Ihaueffm  uendicai 
to,  che  Dante  non  haueria  ardito  aHhora  daffclirlo  lui .  Vengiare  ^  uocabolfran'^fc,ef\gmfica, 
uendicare,  Onie  dice,  Mal  non  uengiammo  in  rhefco  laffalto  •  Aufnga  che  fecondo  effe  Omdn 
nelfreallegato  luogo,  dofo  molte  froue  fitte  da  lui,  uUimamfnte  ui  ueniffe  nfmre . 

C  noi  che  hauete  gVmtetlettt  fan'i^  lautor  ammonife  quelli, ch^  fono  li  fano 

Idrate  U  dottrina  *,  che  fafconie  aueduio  intelletto,  a  confderar  la  dottrina 

Sottol  uelame  de  li  uerft  fìran}.  laijualf^fconde  SOttoluelame  de  li  uerfi  fìra 

E  m  uenia  fu  per  le  torhidonde  ni.  Sotto  il  cofrimento  de  nuouit^, ultimi 

\nfr4c4  dunfuon  pien  di  fp^uentoì  '''f\f'''\^^^^^^^ 

Per  c.i  Lmnmbedue  le  fnde,  ^^.^o, ferro/ ;^«/cW^/f^^ 


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Postillati  16 


INFERNO 

Now  attrimm'i  fitto  ^  che  iun  umo  lifpma  allegoria,  Uijualm  fcnientb  nfìimi 

Impetucfo  per  gU  auerfi  ardori  ;  fira^che  mn  hhhiamo  forre  fferan^  in  cjur. 

Che  Jier  la  jdua  fin^a  alcun  rattento  t      ft^       a^'^  damoft,  a  chi  Utor  dormine  li 

Vi  rami  [chiama ,  abbatte  5  e  porta  fiori  :      deftdera,  imeni  hm,  ma  foUmentqoyU  in 
rinariTj  poluerofo  ua  fuperbo  i  iìa^a!  fcaorre  fcmprf  col  fio  diuino  aiti 

E  fa  faom  le  fiere  e  li  paflori,  y^^lhmanefir^mancan:^/purc^ 
/'.^^       ^  ^^'^'^  ^  ^'^^«^^  ^'  ì^'fi^  ^  U  dottrina,  chf 

/^(conde,  come  uf  iremo,  fottol  uelmeie  li  /frani  uerfi ,  l  acjual pao  ien  comprender,  chi  ^  di 
pino  far  aueduto  infeSeffo,  Et  a  cjuefii  la  dimojìra  il  poeta .  Ma  chi  Ihauejfc  in^Ymo,  e  ne  le/ff^ 
ran'^  de  terreni  heni  inuolio,  non  la  comprenderete,  e  pero  non  fadn^^a  a  loro  .  Le  eulta  fi 
delhn  uolere  incjuanio  che  fcno  neceffarie  a  fcflentar  la  uita,  ma  fuori  di^uejìo,  come  fu^erfiue 
laffarle.  Onde  Seneca^  Pecunif  ufum  haiere  opQm,fed  eipmre  non  oportet ,  £  Qia  Heniafi 


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Postillati  16 


CANTO    NON  0. 


Lr,  e  méf  cogitatmi,  ii  che  hMtmo  uehia  /«  menu  id  pfld,  fer  la  rff,p<n(<i  fiotto.  «  io 
IL  rJonfuoi  di  minifiri  de  U  iMuhe  iHufim,  fjpr  orfnffa  .  Stifmafh  dunjuonpen 
ii  Ihaufnt^.  forche  i  rMogi,  come  iumma  in  firn  del  tn^        uo^lmo,  àea  {rmaf.o 
Hmnlo  tf«<-/fo  fi'X^r  àiuino  di/t>«iff  in  noijia  tfauenlo  e  terme,     che  wfine  ajecm  ej«>  di 
mlu  ilcwiiu  .  PEr  cui,  ver  k<iml  fracafìce jfauenfeud fu^n^,  tremavano  de  UfaMe  oi 
tnmhe  le  due  Ihóie,  inufcfer  U  ragioneuole,  e  per  U  fcnfiùm  farle,  ferche,  ft  come  Ja  le  due 
Lnie  Ceno  iMe  e  contenute  laccjue,  Cof,  da  k  ragione  e  dal  fcnfc  fono  dominate  e  rette  lem 
%,  uoglie,  e  tremanoferU  ragione  detta  di  fcfra.  HOn  alirtmenii  f^tto,  che  dun  uento,  Ajj.rni 
ella  JeHo  fracaffiejfauenteuol  fieono  a  ^uel  uento  Wfetuofo  fer gliauerfi  ardori,  ciò  e-,  Che 
ter  nafcere  da  uafori  hum,di  e  [cechi,  che  fcno  auerft  e  contrari,  è  tuttofano  derrpio  e  difuria^ 
E  chiama  c,t<ejìi  auerft  uafori.ardori,  da  lefj^tlo  che  nafce  da  loro  cjuanioftncontrano,  fenhe,  ft 
come  contrari  ardentemente  contraftano  infieme,  E  da  taUontrafto  nafcel  uento,  che  foi  per  la  jcl 
ua  e  cet .  ferche  ontraftando  cormouen  laria,  lae^ual  towmoja  è'  foi  conuertita  m  uento. 

Ùliocéi  mi  fcioìfe,  t  Uffa  Hot  iriz^  il  nerh    Chiufe  Sirg.  fiocchi  a  Vantea  do  che 
Vd  uifo  fi  F  quéafchiuma  mica  «^n  uedelìe  Medi{a    ^'^jaglie  a^rer 

V„  ind.,  ol  cillfuL  è  p«  acerbo,        /^'"^'''^'^  '^/t^'vf  ' 

Come  le  rane  tnan^^  ala  nanna  ^         ^.^ ,  ^     ^^^^  j^. 

tifcia ,  per  lacqua  fi  dtleguan  tutte ,  Mhiuma  antica,  ta  fittione  del 

Fin  che  a  la  terra  aafcuna  Jabbica .  ^  ^'^     ^  -^^^  j,-^^^  cheglx  guary 

\idi  fiu  di  milk  anime  dtfìrutte  Jii^fr  tjueUa  farte  de  la (alude,  dalaijua. 

fuggir  cofi  dinanzi  ad  un,  che  al  fajfo  Itfffilhaueanonelalarcadiflegiatfaf 
Tajjaua  StigC  con  le  fiante  afóutte  ,  pia^  perche  efuiui  era  de  la  palude  il  fàf', 

rial  uolto  rimouea  queUaer  graffo  f, .  onde  di  [etto  ike,  che  uideftiggire 

ìAenando  la  finiftra  inanv  jpeffcì  fiudimiUe  anime  dijìrutte  dinan^  ai 

E  fol  di  quella  angofóa  ^area  laffo,  uno,  chepafua  Stige  al  palfs,  E  perche 

hen  maccorfi  che  gliera  da  del  meffo  ;  juefto  tal  paffcera,  come  uuol  wfirire. 

Voi/imi  al  maefiro  ;  e  quei  fè  fegno  ,  molto frecjuentato  da  Uharca  à  fienai, . 

Chim  cheto,  &  ilhinaffe  ad  effo,        {^r  la  gran  moltitudine  de  lanmeian'. 
'    J  JJ      .  .     T/\-n^^„Ì.  nate,  che  ui  concOYYeuanoa  fa  arlOyf. 

Ah  qumomt  parea  pen  ii  à.jdcgno  ,3^/  ,  d^JJLmen^. 

Vennt  4  k  fom^.e  con  una  uerghem  iXccjuap^tJr^elofda  de  UfMc 

U^erfe ,  che  non  uhbbe  alcun  ritegno .  ^^^^^^^^      ^^^^^  molto  fchimo^r . 

Ccyfero  iicechf  Mia  gunAm  fu  per  i{ueh  fchiurna  ANtica^fenhe  amchiicno  ancora  i  uitì/^, 
àe  da  ^fto  faffc,  fcconiol peiajt  uanno  a  f  unire .  PEr  inii,  oue  (juelfùmo  ^  fiu  aarbo,cio  ^, 
TercufllafanelelaCcUuma,  nela^uale  cj^^l  ^ro/fc  uapore  che  efce  di  Quella  hneno  cjuiefo,feri 
che  da  langflo,  che  faffaua  era  commoffc,  Onde  difetto  dice,  che  vomendo  lafmifira  xnanl^jfef 
fi,  rimouea  dal  uolto  ijuellaer graffe,  E  mirando  dice  che  uidefiu  di  miHe  anime  Dìftrutie,  cio. 
r,  Diffittte,  hauendo  nelfYuedenfe  canto  detto,  cheUe  ffercotean  rtonfurcon  mano,  ma  con  la 
tefla,  col  petto  e  co  piedi  Troncando f  co  denti  a  hrano  a  lyano,  F  Vggir  dinan'^  d  uno,  F  up 
rirdinan^alangelo,chtfaffauaStìge  AL  f  affo,  cio  e-.  Va  cjUfEa  parte  da  la  (^ual  e  ftp  affa 
con  If  piante  afiutte^  VeycU  con  juetle  non  fiffinim  Jie  Ucjua .  r^t  aff  miglia  la  fxiga  di 


TN  F  E  R  N  0 

ifueEe  am'f^e  mrfM*^'  a  langeh,  a  (juflla  de  le  rane  ina>ì^  a  la  nimica  lìfda,  ifudnh  f  ft  lacifut 
fcno  del  quella  ffYf(^uiMe,  fin  che  ciafcuna  SAhhica,  cio  è-,  S aduna  e  ricoufra  a  la  terra  .  Ai; 
tìcarf,  in  idioma  Viorenfivoy  [tonifica  adunare  e  metter  infeme  y  e  uien  data  tica,  che  glialfri 
Tofcani  dmandano  meta.  Et  &  propriamente  alcuno  adunamento  fitto  da  lagricoliore  di  gran^, 
0  daltra  j^etìe  di  tiada  prima  che  fia  hattuta,  o  di  paglia,  o  fieno  compoflo  inferma  tonda,  che  faf 
funfa  in  cima  (juaft  a  modo  depiramide,  e  chianutfipoi  hica,  o  meta  de  la  cofa  adunata,  E  Menati 
iolafmifìrainan'^jfe^c,  rimouea  dal  uolto  QVellaer graffe,  Qu.el  groffo  uapore,che  deU 
fihiuma panfanofa  ujciua,  E  pareua  laffo  fcldi  (juella  ayigofcia,  Tanto  f^ejfo  uuol  infirir,  che  mena 
Ha  la /ìmjìra  .  Hora  moralmente.  La  fchiuma  antica,  per  lacjual  Virg,  cio  è*,  la  parte  ragione^ 
uole,  uuol  che  Dante,  intere  fer  la  fnjfial  parte,  guardi,  intenderemo  fer  Ihumana  fragilità,  lai 
«jual  è'  antica,  per  hauer  la  fua  origine  dal  primo  huomo  .  le  fiu  di  mille  anime  dtflrutte,  ftgni 
ficano  linfinife  uane  paffìoni  e  ferturiaiioni  de  lanimo,  Et  erano  diftrutte,  ciò  è-yj^tte  nulla  ^ 
eflin/e,  per  la  uenuta  de  langelo .  l  acerho  fumo,  dinota  la  ignorantìa  de  linteHetto,  Onde  nel 
precedente  canto  in  perfona  di  M  irgilio  de  la  uenuta  di  elegia:  per  la  palude  dijp,  Già  fcOYi 
ger  puoi  (Quello,  che  pffetta.  Sei  fimo  del  pantan  noi  ti  nafcondt ,  Et  è' a  cerio,  cio  è^^affe^, 
ro,  Perche  fi  cornei  fumo  impedifce  t^T  offende  locchio  che  non  può  uedere,  coft  lignoraniia  impei 
iifce  offvnJe  linte[letto,il(jual  e  locchio  interiore,  che  non  può  difcerner  il  uero ,  Onde 
fiel  fcttimo  canto  in  ferfona  di  Virgilio  diffe,  O  creature  [ciocche.  Quanta  ignorantia  cfueU 
ta,  che  uoffende  .  Stlge,  come  di  fcpra  dicemmo,  [igni fica  trifìeZ^  e  tedio,  Adumjue,  da  Ihumaf 
fia  fragilità  oppreffa  da  infinite  uane paffmi  e perturhationi,  e  da  ignorantia,  fi paffa  Stige,fi 
tìien  in  trifìez'^  e  tedio  difcfiejfc,  il  che  ff  effe  uolie  induce  Ihuomo  a  dijperatione,  E  da  jueftofaf 


tfr  grafia, 

juefti  del  diurno  aiuto  fono  principalmente  tre,  da  Theohgi  intefi  per  le  ire  diuine  grafie,  e  dal' 
foefaper  le  tre  donne,  che  di  fcpra  nel  fecondo  canto  hahkamo  ueìufo .  llprimo  decjuali  rimtdi 
fi  è-,  il  differder  tutte  le  uane  e  dannofepaffioni,  che  inducano  trifìeZ^  e  tedio  ne  lanimo,  faU 
Yiìenfe,  che  (jueUo  rimanga  libero  da poferfi  (legger  il  lene,  E  <\uefio,  come  hahtiamo  detto,  figni 
fica  per  le  più  di  mille  anime  difìrutte,  che  uide  fitggir  dinan'^  a  langelo,  che  paffaua  Stige  al 
fafjfc,  COn  le  piante  a fciutie,  perche  le  cofe  pure,  non  finfittano  ne  le  impure,  09ìde  difcpra  nel 
fecondo  canto  in  perfona  di  Beat,  rijj>ondendo  fopraJi  tal  materia  a  Virg.  Io  fon  fitta  da  Dio  fua 
mercè'  fale,^  che  la  uofìra  mifcria  non  mi  fange,  hle  fiamma  dejìo  incendio  non  maffale  .  llfecon 

10  rimedio  e^,  che  lilerafo  lanimo  da  le  paffmi,  e  per  (fuefìo  hauendo  determinato  uoler  ti  iene, 

11  rimouerli  la  ignorantia  delinteUetto,  a  ciò  chepoffa  conofcerjual  fia  il  uero  iene,  e  di  (jueUo^ 
ftr  elettione ,  E  (juefto  fignifica  jfer  il  rimouer  di  tjuel  aer  graffe  dal  uolfo  menando  jfeffi  inanl^ 
lafiniflra,  l  acjual  può  hen  rimouer  glimfedimenti,  ma  non  ha  poter  ne  le  mafflme  operationi,  co 
me  ha  la  defìra,  ne  lacjual  teneua  la  uergheUa  con  che  aperfi  la  porta  de  la  ciuà,  E  fcl  di  (juellii 
tmgofcia  pareua  alfnfo,  per  lo  fuo  imferfitto  uedere,  ma  non  a  la  ragione,  che  langelo  fiffe  Ufi 
fi,  fcpendo  (juetta,  che  in  lui  non  ha  luogo  faffione  alcuna,  E  per  (juefio  dinota  la  grandiffma  dif 
ficulta,  (jual  è-  a  rimouer  la  ignorantia  dal  fenfc  priuato  di  ragione,  lacjual  hahtiamo  ueduto  con 
fiifa,  ma  non  pero  uinfa  da  le  diaioluhe  fenfationi  »  il  ter^  (UT  ultimo  rimedio  fi  ^,  che  haue^ 
h  lilerafo  lanimo  dale  paffioni,  e  per  la  rimoffa  ignorantia;  cono fciufol  uero  e  per  fitto  lene,  di  ue 
mr  a  le  luone  operationi,  lecjuali,  per  effh  per  fitto  hen  confeguire,  in  altro  principalmente  no  coni 
fiflono,  che  ne  la  contemplatione  de  le  diuine  cofe,  a  lecjuah  il  peta,  come  gid  più  uolte  hahhiamo 
dimofìrafo,  era  in  uia,  ma  effendo  il  paffc  da  le  diaholiche  illufioni  impedito,  e  per  (fueflo  fcccorfo 
dal  dinino  aiuto,  iljual  tolto  uia glimpedimenti^  uieji  ultimamente  con  la  i^iuina  inffiratióne^i9)( 


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Postillati  16 


CANTO     N  O  N 


.fi  ter  la  ufrM^.<^l  ^r'^^li  l.  mente,  Uc^U  n^m  e  me^oh  le  lin^.ff.tfo  ^r.^r.o»/?^ 
BJm.aoryìci;/^.W.DA/a>/m#,D.  del  mancato,  e  ^uefto  ferU  T^mui 


ÌMù^nM  cuore,  lefarJe  fcnf.ferfl.e,rn.taflafch  reuerenfeme.fe  e  con  ^^^^-^^ 
.    Z^V     .  ±..}.fr'cr.LA.ÌcsàÀh^{yickin<xre.    AHiciuammp<iyectfiendi  hjl 


Ven\)e  ^\  uoler  àiuim  i^r/IP 

O  cacciati  del  ckl  gente  dij^ctta^, 

Comìncio  egli  in  fu  IhorriUl  figlia  ; 

,OndeJla  dtracutan'^  in  uoi  faUettai 
"Perche  ricalcitrate  a  quella  uogVa'j 
A  cui  non  fuotel  fin  mai  e\jcr  moT^Oy 
E  che  piw  uolte  uha  crefciu'to  doglia  l 

Che  gioua  ne  le  fota  dar  di  cotj^oì 
Cerbero  uoflro  fe  ben  ui  ricorda  j 
Ne  forta  anchor  pelato  il  mento  el  goz.'^o , 

Poi  ft  riuolfe  per  là  jlrada  lorda  ; 
E  non  fé  motto  a  noi  t  ma  fi  femhìante 
Vhuomo  ;  cui  altra  cura  jìringa  e  morda  j 

Che  quella  di  colui ,  che  glie  dauante  t 
[JE  noi  moucmmo  i  piedi  in  uer  la  terra 
Sicuri  apprejjo  le  parole  finte  * 

Vcntro  uentrammo  fin:^a  alcuna  guerra  t  i<fC 
E/  io  ^chauea  di  riguardar  di  fio 
Lrf  conditìon ,  che  tal  fvrtexTji  ferra  ; 

Cmio  fui  dentro  ,  locchio  intorno  inuio  ; 
E  ucggio  ad  ogni  man  grande  campagna 
Vieni  di  duolo  )  e  di  tormento  r/o* 


Uduenio  il  Huino  aiuto  cw  la  iiuina  ini 
fiireitione  aderto  U  mente  M  foeta,  tjuf 
fie  fcm  hrci  Iffarde,  cht  due  in  confùi 
fione  de  le  diahìid.e  tentarmi,  che  effa 
mente  fremeuano,  V  erano  cagione  ie 
glimfedimenii,  che  di  fcpa  pattiamo  ue 
duio,  eiheda  lui  erano  fiati  rimoffl  di', 
fian^  a^  lei,  ricordando  a  (juelli,  come 
fffi,ffY  la  loro  fujferUa,fiiYon  cacciati 
delcieh  .  CEnte  diffeUa,  Gente  odio^ 
fa,  perche  fcno  in  oJi3  non  fclamefea  tut 
te  le  intelligilili  creature,  ma  (feefpr 
fuo)  ancor  al  creatore,  CCmindo  ei,  O 
minciù  langeìo  a  dire,  IN  fu  Ihorrihil  fc^ 
olia  de  la  forta,  Verche  dA  {entrata  afiu 
horrendi  uitij,  e  confi  cjueiemente  a  le  più 
horrende  f ffauenfeuolipene  affarecchid 
te  in  funitione  di  cjuedi,  E  ^uffìo  auanfo 
K  l'inf.  effintia'e.  Ma  ijuanto  a  Ihuma-. 
ra  mente,  opfreffa  da  le  diaholiche  ih 
lufioni,    horrihile,^eYLhe  ad  effe  f^om*; 
hilipene  conducono  .  OUde  fclletta;  ciO 
p-.  Da  ijual  uofira  autorità  fi  ricouera.  4 


yipfd  ESia  olfracutanl^,  Quefìa  Umeraria  audacia  e.frofuntione  in  uoi i  \ olendo  infirir  eh 
ia  neffuna  parte  fc  li  conuiene  .  VErche  ricalcitrate  a  (jueBa  uoglia,  Ter  cfual  cagione  ui  contro, 
pinete,  A  (juella  uolonta,  A  Cuunonpuomai  effermo^^,  Alacjuale  non  può  mai  efpr  tolto  uia, 
er  impeiito  il  fine::  Perche  juello,  che  da  Vi^  efficacemente  ^  uolufo.  Come  il  poeta  uuol  infirire, 
chera  ilfuo  andare ffeculando  i  uifij,    neceffmo  che fia,  E  che  Ifiu  uolte  uha  cresciuto  dogìiat 


mana  generati one  »    CUegi   ,  ,^  -        zr  j 

lev  di  Dio,  E  mo  quello  che  a  principio  ha  freueduto  e  uoluio  che  fa,  non  fuo  preterire .  Ejindù 
^idunQuepreueim  t  uoluto,  come  hMiamo  difipra  ietto,  che  Dante  andaffiffeculando  la  nai 


mi 


•/      r  K  F  E  R  N  O 
fuYa  h  uitif  \  d  do  chefe  tiffòf^ffe^uardarf,  era  uana  ogni  iMicd  tenfdtme,  c[ie  fr^HoffQnfuit 
in  contYdm .  C Erfcyj  uzfÌYO,fe  ben  ui  rkoria,  i^f  ^orta  anchor  f flato  il  mento  et ,  Da 
Hercolejeconio  Quid.  nelMiij.  furon  iomafi  molti  moftri,  E  fra  c^uefìi  fu  Cerbero  moflro  hors 
•  Yendiffmo  ìi  tre  teftf.il^ual  truffe  à'tnf.  ejpnhlfcefo  in  cjuedo  con  Thefco  e  Veritoo  fer  la  recu 
ftratione  li  Profcrj^inct,  E  ia  le  catene  f:iPoli  ai  uno  defili  tre  colli,  con  Iftjuali  lo  traffè  fi^ori, 
del  uerifmile,chfnhauejfelmem  elgoz^felato  .    VOi  ft  riuoìfefey  laftrada  lorda,  Hauem 
hi  diuino  aiuto  in  beneficio  e  de  la  ragione,  e  delfenfo  del  peta,  fatitfiuo  al  uolerdwino,  iafta 
fclamente  tanto,  e  riuolgeft  per  la  lorda  ftraja  de glimpedimeti,  perche  fcuenuto  a  luno,  ft  uolge 
femfre  a  fcuemi  alaltrohifcpo,pur  che  troui  la  uolonta  effer  tuona,  e  che  folo  manchi  dal  mn 
potere, Onde  dice,  che  a  loro,come  (jueUi  cherano  già  fiati  fouenuti  da  lui,  NOn  fice  motto,  Uonfi 
€e  parola,  MA  fifcmhiante  dhuomo,  cui  altra  cura  firinga  e  morda,  Ma  fice  dimofiratione  dhuoi 
mo,  alcjuale  altra  impyefa  prema  e  punga,  che  quella  di  colui,  che  glie-  dauanti,  per-chelfanat^ 
non  ha  più  hifogno  del  medico,  ma  fi  hen  linfirmo  .  E  Noi  mouemmo  i  piedi  in  uer  la  terra.  Fatti 
ftcuri  e  laragion  elfcnfo,  meliantel  diuino  aiuto,  di  poter  uenir  ne  la  cognifion  de  più  enormi  uii 
tij,  e  de  le  pene  che  a  cjuellifono  da  la  diuina  giufiitia  apparecchiate,  Moueno  (piedi  in  uer  la  terf 
Y^,  Indri^^no  libro  aj^ui  in  tal  confideratione  .  SEn^a  alcuna  guerra,  Effèndo  rimo/fi  olimte 
amenti,  chefcfponeuano  incontrario  .   ET  io  che  hauea  di  riguardar  difto,  Defiderai  fcnfo  uè-.  ' 
der  ^  intendere,  per  effèr  tal  defiderio  innato  ne  tanimo  nofiro,  e  fero  moue  locchio  de  lintellet^. 
io  intorno  jfeculando  iluitio  de  Iherefta,  che  fi  punifce  dentro  a  la  cittk,  E  uede  pran  campaPt 
ad'ogni  mano.  Perche  molte  e  diuerfc  fono  fiate  le  opinioni  de  gltheretici,  E  coft  fe  pene  loro  % 
fiene  di  dolore  e  di  rio  tormento,  come  ne  figuenti  uer/}  uedremo  . 


Si  come  ad  Arlìj  ouel  lodano  Hdgnd^ 
Sz  come  a  Vola  preffo  del  Quarndro, 
Che  Italia  chiude ,  e  fiioi  termini  bagna  ^ 

Fanno  t  fepolchri  tutto  il  luogo  uaro  j 
Co/!  fnceuan  quiui  dogni  parte  j 
SaUo  j  chel  modo  uera  più  amaro  t 

Che  tra  gUauelli  fiamme  erano  Jparte  ^ 
Per  kquali  eran  fi  del  tutto  àccefi , 
Che  fèrro  più  non  chiede  uerunarte* 

*Tutti  li  lor  coperchi  eran  fojpeft^ 
E  fuor  nufóuan  fi  duri  lamenti, 
Che  hen  parìen  di  mifiri  e  dojfefi^ 

ÌLt  io  ;  yiaeHro  ;  quai  fon  quelle  genti  ; 
Che  fepeìlite  dentro  da  quellarche 
Si  fin  fentir  con  li  fofj^ir  dolenti  l 

"Et  egli  a  me  ^  Qj^i  fon  'gHherefmche 
Co  lor  feguaci  dogni  fata  3  e  molto 
Più  che  non  credi  fon  le  tombe  carche  ♦ 

Simile  qui  con  [unric  è  fepoltot 
E  i  monimenti  fon  più  e  men  caldi  t 
E  poi  y  che  a  la  man  defira  fi  fù  uolto  5 

Tdjàmmo  tra  martiri^  e  glialti  fpaldi^ 


Arìi  ^  città  in  Prouen^  non  lontana  da  la] 
fiìce  del  Rodano',  ouegliflagna,  perche,  cjui 
ui  mettendo  in  mare,  manca  del  fuo  uelocf 
corfo.  Vola  e-  ciUd  in  ifiria,  lontana.x,  mii 
glia  dal  Qjiarnaro,  Quefio  ^  g:^lfi>  nel  fi  i 
no  Adriatico,  che  diuide  P ifiria,  ultimo  ter 
mino  da  cjuella  parte  d'Italia,  da  ia  T>ah 
matia,  0  uogìiamodire  da  la  Schiauoma, 
E  c:>fi  chiude  effa  Italia,  e  hagna  li JtiOi  ten 
mini .  ^uori  dognuna  di  ijuefle  due  città,  fo 
ìiogran  numero  di fipolture molto  antiche, 
de  la  CUI  origine  fe  ne  Yffirfce  molte  c:>fe 
fihuhfi ,  Ma  è' da  credere,  che  in  altri  tem 
pi  glihahitatori  di  cjuei  luoghi  le  hauefiìro 
in  ufo .  A  duncjue  le  fepolfure  fiinno  il  lu<y. 
go,  oue  elle  fono  V  Aro,  ciò  ^,  Variato  per 
che  altro  fono  le  fipoUure,^  altrty  il  rimai 
nenie  del  luogo,  chefen^a  di  cjuede  farehk 
non  uaro,  ma  unifirme,  Cofi  il  poeta  dii 
ce,  che  fimili  fipolture  ftceuon  ^juiuiuaro 
d  ógni  parte  il  lu^go  contenuto  dentro  data 
ciuk,  Saluo  chel  modo  uera  PI  V  amaro^cio 
è'.  Più  afferò  e  cocente,  Perche  TR^f  ^liai 
uelli,  ciò  e-,  Tra  ejfi  fipolture  erano.  Jj>ar  te 


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Postillati  16 


C  A  N  T  O    N  O  N  0* 

jj^y^^ypy/f^wtt/i  gliauflli  erano  fi accefi  deltuUo,  CHf^YYOfiumn  chejf  UfYunttrffy  ero 
è',  chf  rteffuna  arte  ricerca  firro^  ^er  Murui  (jual fi  uoglia  nuoua firma ^  fiu  accffp,  che fifijpf 
yo  tali  aufili ,  TuUi  li  lor  coperchi  E R rfn  f^Jf^f,  ^Y'^^o  al^ti  e  ìeuatt  in  ^//o  fanto^  clegliaueUi 
erano  afertiy  tfT  ufciuanne  fuori  fi  durilamenti,  che  hen  Ilaria  che  fvffcro  di  mifcri  ^irii 
fi .  ET  io,  Maejìro,  (juaifcn  ciueUe genti.  Domandai jfoeta  \irg,  (^ali,  ciò     Di  che  (jualita 
fono  cjueSe  genti,  IfCjualifcpjfeU  ite  dentro  DA  cjuelle  arche.  Da  quelle  fcfoltur  e,  fifinfcntir  cogli 
ardenti  ejvcofi  fcjfiri^ .  V  ÌYg\  li  rijfonde,  che  ^mui  fcno  GUherefiarche,  ciò  e-,  I  frincifi  de 
Iherefte,  cofcguaU  loro  dogni  fetta,  E  che  LE  tomhe,  do  e",  le  fcfolture  fcno  molto j^ÌK  caridf  f 
Igiene  di  jf  ir  iti,  di  Quello  chegUfi  crede .  A  dinotare,  che  il  numero  di  ^uefìi  tali  peccatori  è  ijtfì 
ìiito  .  Herefta  ^  mme  Greco,  che  fignifica  elettione.  Onde  herttico  è'  cjufllo,  ilcjual  auenga  cht 
confiffì  chrijlo,  nondimeno,  fi  elegge  uoler f  ^uitar  alcuna filfa  ofinione,  Et  è'Jjetie  dinfidelittr^ 
ferche  fi  come  linfidele  nega  chrifìo,  com.e  fa  il  Pagano  V  il  Giudeo,  theretico  corrompe  ifhoi 
mandati  e  fante  cofìitutioni,  E  la  diffmtione  de  PHerefia,  fecondo  S.  Thom,  infic.fec.è^  haun  f^l 
fa  opinione  ne  le  cofè  f  ertine nti  a  la  fide,  come  a  cjuefìi  tempi  ueggiam^o  hauer  i  luterani,  E  per 
a  dutrohannohauuto  molte  altre  fitte,  come  Valentiniani,  Seufriani,  Acciani,  Manichei,  Orige 
rtiani,  Apfelliti,  Sehelliani,  Paterini,  Vedagiani,  Arriani,  Theodotiani  e  cef .  le^uali  tutte', 
in  diuerfi  conciìtj,  fono  fiate  dannate  e  rifrouate  ,  Vone  adunjue  gliheretici  ne  le  fipolture,  Veyf 
the  ogni  loroperuerlà  xf;  ofimata  opinione  dette  effer  Jefolta,  a  ciò  che  da  cjuelle  le  fij^e  menti  non 
fi  uenghino  a  contaminare,  E  non  fclamemtefcpolta,  ma  del  tutto  efìinta,  lacjual  cofd  dinota  per 
le  fiamme,  da  lecjuali  effe  fiplture  erano  tanto  accefe  .  Accordandofi  co  fieri  canoni,  icjuali  dan^ 
nano  ogni  herefico  al  fuoc^ ,  Slmile  cjui  con  fimile  e'  fepolto,  ciò  e^.  Tutti  cjuflli  che  fino  fiati  du 
fia  medefima  fetta,  ^  infitti  duna  fimile  herefia,fcno  fip:3'ti  in  un  mede  fimo  luogo  difìinto  da 
ijueUi  de glialtri  heretici.  Onde  nel  feguente  canto  uedremo^che  dira.  Con  Epicuro  tutti  ifitOip^ 
j^uaciy  Che /àr,no  morta  lanima  col  corpo,  hanno  da  cjuefìa  parte  fùo  cimitero,  ET  i  monimenii 
fcno  caldi  fiu  e  mfno,  fecondo  che  in  maggiore,  o  minore  herefia  fcno  fiati,  E  poi  che  dette  cjuefie 
parole,  ^irg'fi  f^  wo/^o  a  la  man  deftra,paffaron  tra  martiri,  ehe)^ai\uano  Unirne  ne  le  fipoltui' 
re,  E  eliditi  ff  aldi,  E  glialti  jfatij  de  le  mura  de  la  città, .  Come  uedremo  cjui  di  fitto  ne  primi 
uerfi  dflfèguente  canto  che  più  chiaramente  juffìo  mede  fimo  uerra  ad  infirire , 

CANTO  DECIMO» 


Um  fin  ud  fcr  un  fecreto  cetile 
Tr4l  muro  de  la  terra  e  U  martm 
Lo  mio  maefìro ,  &  io  doj^o  le  ff^aUe  ♦ 

O  u'irtu  fomma  5  de  ]^cr  gli  empì  gnt 
Mi  uoluì ,  cominciai  j  come  a  te  fiacca 
Variami ,  e fodiifiimmi  a  miei  difni , 

La  gente ,  che  p>er  li  fipoìcri  giace , 
Votrebbefi  ueder!gia  fon  leuati 
Tutti  i\o]^erchij  e ncfjun  guardia  jhce. 

Et  egli  a  me ulti  faran  ferrati^ 
Quando  di  lofap>ha  qui  torneranno 
Co  corpi ,  che  la  fu  hanno  lafcmi  ♦ 

S«o  cimiterio  da  quejla  parte  hanno 
Con  Epicuro  tutti  t  fuci  figuaci  ; 
Che  Un'ima  col  corpo  morta  fttnno^ 


Seguìtandol  poeta  nel  prefinte  canto  il 
laffatc  propofifo  del  precedente,  replica  pri 
ma  come  il  camin  loro,  àe  hanno prtfi  a 
la  man  deflra  dentro  da  la  città, e-  tra  le 
mura  di  (juflla  t  le  fipolture ,  Voi  doman 
da  Virg  ,  fi  per  effcreffc Jepolfure  aperte  y 
e  neffuno  pofioui  a  la  guardia,  fi  può  «f  ^ 
der  la  gente,  che  ui  giace  dfntro.  Et  inte 
fi  da  lui  di  fi.  Introduce  Farinata  S/herti^ 
e  Caualcante  Caualcanti  a  parlar  fico, ttST 
a  Farinata  hauendo  detto  la  cagione,  per 
che  gliauerpri  de  la  parte  fi'.a  erario  fim  i 
pre  cofi  contrari  a  fuoi,  effndone  flato  ri 
cercato  da  lui,  E  arinata  li  ^^redice  ilfiio 
ftituro  effilio,  e  li  dimofìra,  come  Unirne 
pofieinlnf ,  p^Jfcn  uederle  ccfc  fiiture, 


I  N  F'E 
I^^rJ  d  U  domanda ,  c^ie     faci , 
Quìncentro  fodi> fatto  farai  tojlo , 
Ef     f?///o  ancoraché  tu  mi  taci^ 
Et  io^Buon  duca  non  tengo  ripojìo 
A  te  mio  corife  non  per  dicer  poco^ 
E  tu  mhai  non  pur  mo  a  ciò  dijj^ojìc , 


R  N  O 

mafifn  IffYffentì  e  Iffajfaff  noje  la  Urlìi 
me  che  ui  uengono  nou  fcn  rajrporfaff  /oro,  Ef 
ultimamente,  taffete  le  mura  de  la  LÌUd,fiufd 
lanofu  la  finifìra  jf  er  un fènfiero^  che  li  coniuf 
fe  uerfcl  me^  del  cenhiz  ad  una  ualle,  che  fin 
la  fu  rendeua  molto  ^raue  e  dijfiaceuole  fifo^, 
re,      HOrafenuafer  un  pereto  calle.  So: 


glion  le  uie,chefcno  lùple  mura  deh  ierra  effcr  comunemente  fecrete,  ferche  no  ferro  frejuétate, 
come  laltre parti  di  (jnella .  Era  adunque  fecreto  calle  (juelio,  fer  locjual  \/ir^,fenandaua,  effcnia 
t^il  muro  de  la  terra,  e  le  fefolture  doue  erano  i  martiri ,  E  moralmente,  erafccrefo,  perche  la  uta 
àe  gliepicUYiy  che  pone  in  ijuejìo  luogo,  ejfendo  che  lanima  infieme  col  corpo  fta  mortale,  corr.e  atti 
ìi  fotto  dirà,  non  è  chiardifca  predicarla,  o  uolerla  in puhlica  diffuta  fcftenere,  come  auien  iaìho 
ra  de  laltre  heretiche  opinioni,  ejpndo  del  tuUo  contra  a  la  nojìra  yeligion  chrifftana,  Ma  ciafcufìo 
U  tien  infcmedefmo  (guanto  più  può  celata  ,  E  perche  Virg.preceàa  inanl^  e  Dante  a  le  ffah 
Ihahtiamojia  più  uolte  detto  .  O  \irtu  fomma.  Somma  uirtu,per  cofi  efjèr  la  ragione  rijf^ettu 
alfenfo ,  CHe pergliempi giri,  La jual per  li  cerchi  fcn'^ pietà,  perche  in  Inf.  è  fclamente giu^i 
tia,  MI  uolui  come  piace  a  te,  A  dinotare,  chel  fcnfo  era  olediente  a  la  ragione,  e  da  (Quella  ft  lai 
fciaua  guidare.  VArlami,  e  fcdiffimmi  a  miei  diftri .  Haueua  Dante  intefo  da  Ciacco,  che  Tari 
nata  Sfherti  era  dannato  in  Jnf.  E  perche  fcpeua  ejfere flato  notato  dherefia  e  di  Epicurea  opinion 
ne.  Et  hauendo  intefo  da  \ìirg,  che  cjmui  ft  puniuano,  deftderaua  di  uederlo,  pero  dite  a  VirgiL 
cheliparli,  e  chffatisficia  afuoi  deftderi,  con  domandarlo,  fe  la  gente,  che  giace  per  (fuei  fcfoh 
chri,  ft  fofeffe  uedere,  atiefo  che  i  coperchiano  leuati,  e  veffuno  ui  fi  la  guardia,  che  fcpponga  in 
contrario  .  Virg.  linffonde,  che  ifepol  chri  faranno  tutti  ferrati,  cj^ando  lanime,  che  ui  fcno,  ior 
neranno  cjuiui  dopo  lagranfententia,  co  corpi  loro,  che  hanno  lafciato  (jua  fu  .  W olendo  inferire^ 
ffjf  allhora  erano  aperti  per  riceuer  cjueUi,  che  uandauano  dannati.  Ma  ferche  dopo  la  gran  fen: 
ttntiail  fecoh  farà  finito,  e  non  uenanderannopiu,  pero  non  farà  ditifcgno  chefliano  aferti,  E 
che  <ia  (jueUa  parte  de  la  citta,  Epicuro  xon  tutti  ifuoifeguaci,  che  finno  moria  lanima  col  corpo^ 
hanno  SVo  cimiterìo.  Ver  e  jfer  cof  doma  dato  illuogo,  Que  fcn  pofle  le  fepolture  de  defiinti,Efe 
ro,  a  la  dimanda,  che  lift,  tatuai  e-  di  uoler  ueder  la  gente,  che  ui  giace  dentro,  tfT  al  defxdei 


come 

.     '  ,         d  parlare, glielhn 

ueuaftn  allhora  tenuto  ripoflo  e  celato.  E/fendo  a  cjueflo  fiato  dijfoflo  CfT  ammonito  prima  da  lui, 
quando  nel  ter^  canto  de glifdagurati,  che  mai  non  fur  uiui  dijfe,  No«  ragionar  di  lor,  ma  guaf 
da  e  paffa,  E  più  oltre,  le  co/c  ti  fien  conte.  Quando  noiftrmerem  li  noftripafft  Su  la  trifta  riuie 
ya  d'Acheronte,  Que  diffe,  che  con  gliocchi  tafft  e  uergognof  f  trajfe  del  parlare  fin  al  fiume  ie^, 
mendo  ejferligraue  nelfuo  dire,  perche  a  ludir fi  uuol>Jfcr  ueloie,  e  molto  tardo  al  parlare.  Onde 
dice  Salom.  che  per  cfueflo  la  natura  ne  diede  due  orecchie  fempre  aderte,  Et  una  lingua  chiufd  da 
denti,  e  da  due  lahre .  llc^ual  precetto  è- flato  approuat^  da  ipiu  japienti  e  morali  filofofi  . 

O  rhfco*,che  per  la  città  del  fioco  Tinge  che  Tannata  vlerti  udendolo  cofi  honefla 

Viuo  tcn  uai  coft  parlando  honejlo^j  mente  parlar  con  ^irg.fi,rge/p  a^cjuato  fiiori  du 

Piacciati  di  reHar  in  queUo  loco^  na  de  le  uicinefcfolture,  v  ufi  fife  uerfo  dxluih 

La  tua  loquela  ti  fa  manifijìo  P^^/^^^j  ^^-^  f^rfe  medefime  fcno  ftcìlie  c 
D/  queVia  nohil patria  natio; 
A  laqual  farfefii  troppo  molejìo^. 


hiare. 


chiamando  il  luogo,  la  ciuk  del  fimo,  per  hauef 
finto  lefue  mura  e  le  fepoltm  afficafe .  Tregua 


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Postillati  16 


CANTO 

Sulndmem  ^«efifo  fuono  ufóo 
Duna  de  larche  t  però  maccoflaì 
i:mcndo ,  un  poro  f  iu  al  duca  mio  » 

Ef  il  mi  dijfc  ;  Volgni  t  eh  fri  ì 
Vedi  la  farinata  *^che  ie  dritto  t 
Va  la  cintola  in  fu  tuttol  uedrai* 

lo  hauea  gta  il  mio  uifo  nel  fuo  fitto  : 
Ef  ei  [ergea  col  fetto  e  con  la  fronte  5 
Comhauejjè  linfirno  in  gran  dijì^itto^ 

E  lanimofe  man  del  duca  e  fronte 
Mi  p/wjér  tra  le  fepolture  a  lu't 
dicendo *jLe parole  tue fien  conte» 


DECIMO» 

10  in  [cmma,  chf  uoglia  firmar ft  in  c^uA 
lu3gd  hauenhlo  coyiofduiQal  parlar  ffi 
ftr  Thofcavo,  e  de  la  fua  V mentina  fai 
tria,  ne  la<juale  ognun  ài  loro  era  nato, 
Etala(]ualeyegli,pfrejJcrfìafo  it?  (juel. 
la  cap  ie  la  QhileUina  ^Uione,  pi  jirfe 
irofp  molefìo,  perche  dicano,  che  per  fuo 
ce  figlio  i  Guelfi  di  Tiren'^  fitron  in  Mal, 
hriiamifcr mente  roUi  ìa  chihellini . 

11  fuono  a  (juffte  farole  iice,  chefuUta^. 
mente  ufct  duna  di  ijuelle  fefo^ture,  tT 
egli  per  (juejìo  temendo,  fdLcojio  un  fO^ 

A  dinotare,  che  fempre 


co  più  a  V  ir g 

in  ogtiifuUto  timore,  il  fenfo  fi  de  acco 
Par  a  la  ragione,  e  da  cjueUa  intender  ciò  che" fa  daflre .  ET  eimi  diffcy  sjolgiti,  chtfii  :'  Vedu 
io  la  ragione  il  fenfo  impaurito,  e  ppendo  cjueììo  fclameie  ejìenderfi  ne  la  cognitione  de  particolari, 
laijual  ancora  fen'^  di  lei  non  può  hauere,  prima  lo  rimoue  dal  timore  domandando  ciò  chegìifi, 
tjuafi  dicj.  Tu  temi  di  (juello  che  non  dei .  Poi  dijcendendo  a  particolari,  li  mojìra  Farinata,  e 
fingelo  ira  le  fepoUuye  a  lui,  a  ciò  che  de  particolari poffahautr  la  cognitione,  E  dice,  che  ìf  fuf 
parole  fiano  COnte,  ciò  e  ,  Manififte  e  chiare,  e  jjon  confùfe  C7  ofcure,  effcndo  coft  neceffario  di 
fàre,  a  chi  de  fiderà  e  uuol  hauer  de  la  cofd,  per  fìtta  intera  e  uera  cognitione  . 


Comio  al  pie  de  la  fua  tomba  fri, 
Guardommi  un  poco  ;  e  poi  quafi  fdegnofe 
Mi  dimando  ;  Chi  frr  li  maggior  tui  i 

lOjchera  duhidir  difderofo, 
Ko;j  gliel  celai  ;  ma  tutti  gliclaperfi  t 
Ondei  leuo  le  ciglia  un  poco  in  fifa  t 

Poi  dijfe^Ticramente furo  aucrft 
A  mc,^  a  miei  primi ,  &  a  mia  parte  ^ 
Si  che  per  due  fiate  li  dij^erft  » 

Se  frr  cacciati,  ei  tornar  dogni  parte , 
Rijpofi  lui ,  luna  e  Ultra  fiata  t 
Ma  i  uofìri  non  apprefir  ben  quellarte  ♦ 


Giunto  Dante  a! piede  de  la  tomla  ouera 
Farinata,  fii  domandato  da  lui  f degno  fai 
mente  (  ilche  fuol  ejpr  alcuna  uolta  atto 
dhuomo  magnammo  e  graue  )  chifijp^ 
ro  fiati  lifuoi  antichi .  lacjual  cofa  inte 
fa  da  y,  leuo  le  ciglia  un  foco  in  fufc,cO 
me  fuolfàr  chi  fi  ricorda  de  la  ingiuria,  e 
the  deftdera  la  uendetta  .  Poi  diffc,  comt 
effi  fuoi  antichi  erano  flati  fieram^entt  di 
uerfi  e  contrari  a  lui,  V  <^  fuoi  predece f, 
fori,  ^ala  fùa  parte  Ghibellina  falmen 
ie,  che  per  due  udte  glihauea  differft  e 
mandati  in  effìlio  .  A  lacjual  cofa  Z/ante 


dice  hauer  nffoflo,  che  fe  effi  fiiron  due 
uolte  cacciati,  che  nondimeno,  ognuna  de  le  due  udte  rifornaron  dogni  parte,  donde  differfi  eron 
andati,  ma  che  ifuoi  non  haueano  mai  Un  apprefo  (juellarfe  del  tormre .  Verche  finge  cjufPafùa 
feregrinatione  inan'^  al  fuo  effìlio,  e  cjuando  la  parte  Chilellina  era  fuori  di  Firen^,  e  the  rei 
gnaua  la  parte  Guelfi,  Auenga  che  filffe  da  poi.  Ma  lo  finge  per  mofirar  di  predir  le  cofcfrturr. 

AVhoy  furfe  a  la  uifìa  fcoperchiata  Goffra,  che  cauakante  cauakanti  Ca*. 

Vnombra  lungo  quefta  in  fin  al  mento:  ^f^'^  fiorentino,  a' uno  de  mi 

Credo ,  che  ftra  in  gmocchie  leuata.  f'ty''''Z  ^^'^  l"Z 

rrntorno  Riguardò  fcome  talento  ^^f ^^-^l^^L^^ 

^iiaueffe  d\Uer,fe  altri  era  mmx  ^  l>^ntehauear.ffoftoaUrmta,pcrU. 


r  N  F  E 

VLà  pi  chlfoj^icdr     tutto  Jpento^y 
Piangendo  dijfe  5  Se  per  qutHo  ateo 

Carcere  uaì  per  alte'^  d'ingegno  ; 

Mio  figlio  ouè  j  e  perche  non  è  teco  i 
Er  io  a  lui;  Da  me  fleffo  non  uegnox 

Colui  y  che  attende  la,  per  qui  mi  mena; 

forfè  cui  Guido  uoHro  hehbe  a  difdegno , 
Le  fue  parole ,  el  modo  de  la  pena 

Uhaueuan  di  coTlui  già  letto  il  nome , 

Perà  fu  la  rijpofla  coft  piena  ^ 
Vi  fubito  driTj^ato  grido  ;  Come 
Xiicefli  ;lE.^i  hekhetnon  uiue  eglianchorai 
.  No«  fiere  gliocchi  fiioi  il  dolce  Icmei 
(Quando  Jàccorfe  dalcuna  dimora, 
,Chio  fitceua  dinan^j  a  la  rijpoHa; 
<Supin  ricadde;  e  più  non  paruefi>raj^ 


R  N  O 

nfYh  n:ìf<itQ  in  ulta  léU  mehfmahi 
retica  ofinione^  che  ijmuift  fumua^jùt 
geffè  al(juantò  fiiOYi  de  la  jìl^dtuYa  afi 
freffo  a  Farinata,  fey  ueier  fi  Guiio fui 
figliuolo,  il(jual  a  Dante  fu  micijfmo^ 
era  con  lui,  Onie  dice,  AllhorfurfeA 
La  uifta,  eh  è^,  A  U  kcca  de  larca, 
fer  lacjual  fuori  e  dentro  di  <^uehft 
Ptedea,  SCoj^frchiafa,  Sen^  coperchia, 
Imfero,  che  i  loro  coferchi  erano,  co^ 
mediffe  di  f^fra,foJ]:eft,  ^Nomiralun 
p  ^juefia,  Vna  anima  fyeffo  ijuefta  di 
Farinata,  Fino  al  mento,  E  dice  credei, 
re,cheUa  fcraleuata  JN  ginouhie,cì^ 
è*,  che  fu  le  ginocchieft  reggeua,  e  non 
(accerta, perche  non  era  (come  uuol  in*, 
firire)  tanto  inanl^,  che  dentro  alari 

i^,chetn  Tarmata,  tlaual  fera  mojìrato- fluori  d^^  cintola  m  fu,  f^ffe  fiato  maLr  cur, 
parlar  con  U  delpuhlUoliato  diUrenJ,  che  in  Cauakante  del  fr^uato  di  Guido  fE  fic^liuot 

h    Dintorno  mi  guardo,  cOme  haueffe  talento.  Come  haurffè  defiderh.  Di  ueder  fi  altri,  Di 

uederfi  Guido  era  meco,  ma  poi  chel  fcffuar,  Sofficar  ^  ^uel  medefrr.o,  che  magnare.  Et  ^ 
.comunemente  de  la  c^fa,  che  crediamo  poter  effcre,  ma  che  noi  non  ne  fiamo  certi .  Adunque  Cai 
.uauantefcjf^caua,  che  Guido  fuo  figliuolo  foteffe  effire  con  Dante,  E  poi  chf  tal fojhicar  F  V  tuti 
Jojfento,  Fu  del  tutto  tolto  uia,eueduto  chtmnuera,  Diffi  piangendo,  SE  n  queflo  cieco 

carcere,  CIO  e^,  Seper  cjuefìo  ofcuro  e  tenehrofc  Inf.  W  Ai  per  alte ^(a  din^eono,  Perche  Ce nìalt, 
.  efcile  mgegno  non  fi  può  difcender  in  Inf  ciò  ^,  non  fi  può  ueniy  ne  U^ogmtion  uiìu.  Mio 
figlio  oue^,  e  perche  mn  ^  teco  ^  dolendo  m  firire,  che/fendo  Guido  fuo  figliuolo  dalto  e  notile  in 
gegn^,pi^teuaanc.ra^^^  ^\^,fl,ff,^^^  • 

Ri  }onU  Dante,  chegl.non  uiendafifieffc,  e  che  Virg.  ^  cjuello  che  lo  guida  CVi,  ikuÀir 
■gli.  Guido  u.ftrohehhef^yjc  a  difdegn,  Verche  hauendo  Guido  auefc  a  lafilofcfia,  in  le  dica, 
'''f''/Trrl  ''tT'  ''''  deghornamenti  poetici,  e  Quelli  uoler  imitare,  come  fi, 
ce  r^''"^^,  I/^^y?  haueffi  fktio  p.teua,  come  uuol  iv.firire,  trattar  poetando  duntale,  ofimile  L 
getto .  LE  fue  parole,  el  modo  de  lapena,  Haueano  le  parole  di  Caualcante  domandando  fe  DaHS 

mob  delapena,perchehauendolo  notato  <iuando  uiuea,per  Epicuro,  fipea  che  in  c:uelluop  d^ 

^  ^rafiCaualcante,per  uederfi  Guii  fui  figlilo  fiffeoH 
Dante,  pnma  mofirato  fUori  de  la  tmha  filamente  fin  al  mento,  ónde  diffe  creL,  he  fi  fiffc 

f  L  2:  /""i:  ^'^l'tZ'^t       ^.^M^^'fi  dri^^ùuendo,  come  dUefii  il  hit 

m^ar la  rm, .  qyandofaccorfi  dalcuna  dimora.  DuM,  Cauakante prima,  udendo  lira  D,n 

ie.<he 


\ 

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Postillati  16 


CANTO  DECIMO. 

tf  cU  Cuihfcrfc  hfUe,  del  figliuolo  cU  fif]}  mrto.  Et  hora  ueJenh,  eh  d  jufjla  uliim  J{} 


no,  ti3  e-,  che  rUaUe  riuerfc/  {iu  non  jarue  fuori  ie  laffpUm 


M<<  queVaìtrc  magnmtno  ;  <t  cui  po/?ii 
Rejìdto  mera non  muto  rtjjjmo, 
Ne  mojje  ccUo ,  ne  fi  ego  fua  cojla  : 

E  fe  5  continuando  al  frimo  detto , 
E?Ìz       queUartCjdijfe^  mal  ai^i^refa  ; 
C/o  mi  tormenta  pu  ;  ffce  quefìo  letto  * 

M4  «ow  cinquanta  uolte  jia  mcefi 
La  faccia  de  la  donna che  qui  regge  ^ 
Che  tu  fafraij  quanto  quellarte  fcfax 

E  fe  tu  mai  nel  dolce  mondo  regge  5 
Vimmi  perche  quel  popolo  e  fi  cmpo 
In  contro  a  miei  in  ciascuna  fua  legge* 

Cndio  a  lui  ^  Lo  jìratio-,  el  grande  Jcem fio 
Che  fece  VArhia  colorata  in  rojfo^ 
Tal  oratkn  fa  fa<r  nel  nofìro  tempio  ♦ 

Voi  chebbe  fofj  irato  y  el  cctpo  mcffox 
Acio  non  }u  io  fol  j  diffe^  ne  certo 
ScnTji  cagion  farei  con  gUaìtri  mojfo  : 

Ma  fa  io  Jolo  la  j  doue  fojfcrto 
fu  per  ciafcun  di  torre  uia  liorenzjt^ 
Colui j  che  la  difèfi  a  uifo  aperto. 


Terna  ilpfta  a  Tarinafa^  ilijua!  dffcri*, 
ueiÌLojìante  tfT  inuìtio  animo,  fmhf 
nmngd  i\)e glihaufffe  rimpoumto  chf  i 
fm,  fjjcndo  caaicti,  non  haueano  mai 
hfn  nfìfYffo  larie  del  tornare,  e  chf  di 
(ju(fìo  haufjje  ^ranfoffme,  no  prò  mn 
io  lajfftto,  ne  jt  mouimenfo  Acuno,  fff 
kijual  fi  dfcerneffe  da  (al  fajfme  (Ijìre 
firn  uinto,  cmera  auenuto  a  Cauaìcani 
ie,pr  la  creduta  rì:orU  del  figl'ndo,  Md 
continuando  il  frimo  detto,  ciò  è',  il  la  fi 
feto  e^r  inierroUo  pimo  frofoftò  d'^jjc^ 
che  fe  ijloi  haueano  (jueUarte  de!  tornare 
tìffrejkmale,  che  <jueflo  lo  formenfaua 
fiu  de  la  fena  ne  lacuale  egli  era  in  <]uel 
luogo  fojìo  .  Lac^ual Jena,  jrer  fimilitu^ 
dine,  giacendo  in  (Quella,  domanda  letto» 
MA  «077  cincjuania  uolfe  fia  raccefn,  Vo 
lendo  farinata  the  'Dante  non  fi  ^oiicffz 
de  la  fua  parte  Guelfi  [e  hn  ella  haueutt 
affrefa  larte  del  tornare,  E  la  Ghibellina 
di  lui  noj  finge  che  li  predica  il  fio  fiiiui 
YO  ejjìlio,  (juedo,  che  in  fitto  era  già  fi 


guito  dicendo,  che  la  fiaia  de  la  donna, 
Uijua!  regge  e  regna  cjuiui  in  Infimo,  non  farà  racctfa  cinquanta  uolte,  chegh  fcpra  (guanto  lap 
parar  di  (jueUarte  i  e  fa,  z!T  ^  graue  e  dura  co  fa .  la  donna,  che  reg^e  in  In  f  .fecondo  Quid, 
nel  V.  è'  Vrcfcrpina  figliuola  di  Cerere  Dea,  rcpita  da  Fiutone  Dio  deffc  Inf,  Qj^efia  è-  detta  coft 
in  Inf»  In  terra  Diana,  in  Cielo  Luna,  E  cjuejtaj  (Quando  e  tonda,  ikìe  auien fmpre  nel  tet 
mine  di  xxixji  C7  hore,  intende  per  la  ficàa  di  quefa  donna,  lajualficcia  uien  aUhra  ad  ep 
fr  raaejà  ^  illuminata  da!  fcle,  come  fon  tutte  laUre  felle,  E  dice  R  Acce  fa,  ciò  è-,  cinejuanta 
altre  uolte  accefii,  perche  pur  la  notte  precedente,  cjuando  f  irouo  fmarrito  ne  lofura  jclua,  era 
fiata  accefà,  ejjlnlo  feguito  il  plenilunio,  ondeuedremo,  de  in  fine  del  xx, canto  inperfcna  di 
\irg.  dira,  E  già  hiernotte  fii  la  luna  fonda.  Ben  ten  de  ricordar,  che  non  ti  nocjue  Alcuna  uol 
fa  per  la  feluafinla  .  Wuol  aduncjue  il  poeta  in  per  fona  di  Tarinata  inerire,  che  non  pafjlyann^ 
cinjucnfa  mef^  perche  dentro  da  tal  termino  egli  farà  mandato  in  efflo,  che  ppra  jfer  proua, 
guanto  e'  dura  cojà  Ihauey  a  mendicar  il  pane,  fato  incerta  f^erA^  dhauer  un  di  a  tornar  a  man 
giar  del fuo,  CorKeueJremo  nel  xvy'.  del  Varad.  ejjoli  a  talpropofto  dimojìrato  da  Caccia guìi 
da  ,E  Se  tu  mai  regge,  Bftu  alcuna  uolfa  regni,  e  fi  in  grande  e  fdice  fiato  nel  HitmondOy 
Intendendo  di  r^uefìo  nofìro,  ilcjual  e"  dolce  rifletto  a  lamariffmo  d'infimo.  Onde,  "^irg*  nel  vù 
Quos  iuUis  uiif  exorta     ah  uhre  raptos  hlfulit  atra  iies^     fanere  merft  acerh .  Qw*»^ 


r  N  F  E  R  NO 


iicd.  Se  D/3  tf  ne  conce  la  la  gratia,  dimmi  la  cctgime,  perche  iji^el  pfdo  in  ciaf  una  fua  legge, 
è- fi  empio  e  cruiele  iNcontra  a  miei.  Incontro  a  U  mia  famiglia  de  gli  y  berti .  ON</io  a  lui, 
Loftratio,  el grande  f  empio,  Arhia  è- fiume ^  chepajfa  tra  liren^  e  Siena,  E  da  lui  f  nomina 
UuaUeperlaijual  corre.  Onde  è  detta,  Valdarbia,  In  cjuefta  adur.<fue,preffo  di  Monte  aferii,  fit 
Yòn  da  Ghibellini,  fer  opera  e  trattato  di  Farinata,  che  in  cjuel  tempo,  ej fendo  fuori  ufito,  ftjìaua 
aSiena,  roUi  e  tagliati  a  pe^'^  i  Quel  fi  di?  ir  enl^  in  tal  firma,  che  per  lo  [angue  Jj^^rfo  il  fiu^ 
me  d' Arhia  diuenne  roffo .  LacjHal  hifloria  dijfifmente  recita  Qiouan  Villani  aljxxx,  del.yi. 
Uh.  de  lafud  opera .  Hauendo  adunijue  Farinata  domandato  a  Dante  de  la  cagione  perche  ilpa^ 


magijìrato,  e  dice  tempio,  per  hauer  detto  oratione,  Et  infintemi  dice,  che  la  crudeltà,  latjual 


per  lui  fu  uftta  in  Valdarhia  nefuoi  cittadini,  era  la  cagione,  perche  ilpo^ol  di  Firenze  f  renifi 
ua  cofi  crudele  contro  a  la  fua  famiglia  .  PO/  chehte  fcjfiranio  il  capo  moffc,  Mofra,  'che  uiito 
quejio  Farinata,  come  quello,  che  da  la  f, a  patria  li  pareua  dhauer  più  meritato  che  demeritato, 
crollo foffiranhla  tefìa,  tfr  in/f^afcufa  dijfe,  chegli  a^ueflonon  fu  fclo, perche  uinteruemo 
ttncora  glialfrt  de  lafuafittione,  E  chefen^  cagione,  Quella  che  glihaueano  data  i  fuoi  auerfari, 
come  uuol  inferire,  nonfftrehhe  moffc  a  tal  imprefa.  Ma  hen  dice  effre  fiato  fclo  \ola,  doue  fi  fcf 
firfo  e  confini  ito  per  ciaf  uno  di  tor  uia  Firen'^,  colui,  che  ai  aperto  uif  la  dif^fi  .  Scriue  tlpra 
fitto  autore  aUxxxiij.  del  detto  lih.  che  dopo  la  rotta  di  Monte  aperti,  tornati  i  chMini  in  Fii 
ren'^,  fufiiUo  ad  Empoli  un  general  confglio,  oue  mteruenero  gliamhafciatori  di  tutte  le  ciuk  f 
terre  GhiheUtne  di  ihofcana,  Nel^ual  uliimametefù  condufc,  che  per  ultimo  efierminio  de  Quel 
fi,  fi  doueffe  rouinar  Firen'^,  a  ciò  che  gfiauerfari  non  haueffcro  mai  più  fferan^  di  ritornarui, 
B  che  fclo  Farinata,  e  con  deUi  e  con  fhtti,hor a  pregando, t7  hora  minacciando,  foppofi  a  tanta  mi 
ferahile  fententia,  e  coftrinfi  ciafcuno  a  reuocarla,  dimofiranJo  poter  più  in  lui  Umor  uniuerfal  de 
la  fua  patria^  che  Iodio  particolar  che  haueua  con  tra  de  foi  auerfri . 


Deh  fe  ripofì  mai  uojlra  femenT^a^ 
Vrega  to  luì ,  fohmmi  quel  nodo , 
Che  qui  ha  inuUuppata  mia  fenten'^^ 

E  far,  che  uoi  ueggiate^^fi  ben  odo^ 
Vinan-zj  quel ,  chei  tempo  fico  adduce  ^ 
E  nel  f  refinte  tenete  altro  modo^ 

Noi  ueggiam^  come  quei,  che  ha  mala  luce, 
Le  coj^  j  diffe ,  che  ne  fon  lontano  j 
Cotanto  anchor  ne  J^lende  il  fommo  duce  : 

Optando  foppr^ffan  ,ofon;  tutto  è  uano 
ÌSloJlro  intelletto;  e  filtri  non  ci  apporta, 
ISiutla  fifem  di  uojìro  fiato  humano  ♦ 

Però  comprender  pud  ,  che  tutta  morta 
Fia  nofìra  conofceniji  da  quel  punto  j 
Che  del  futuro  jia  chiufa  la  porta. 


Haueua  Dante  intefo  prima  la  Ciacca 
quello,  che  de  lo  flato  di  Firenze  iouea 
fluire,  e  per  (fuefìo  hauea  comprefc,  che 
i  dannati  poteuano  ueler  le  cofe  fiiture, 
Bt  in  (fuefla  opinione  Ihauea  confirmati 
farinata,  haueMi predetto  lefflio.  Ma 
rejìaua  ammirato,  che  non  fpejfcYO  le  C9 
fi  prefcnti,  come  hauea  compre  fi  in  Caf 
ualcante,  che  non  fpea  (fual fvffe  io  ftat^ 
di  Guido  fio  figliuolo.  Et  in  F  armatala 
non  f per  la  cagione,  perchel popol  Fioren 
tinofiffefi  empio  contra  i fuoi  parendoli, 
chef  uedeuano  il  futuro,  molto  più  legief 
mente  pofe/pro  uederilprefente  .  Vrega 
adiÀcjue  Farinata,  per  cjuella  cofi,  lajual 
in  cjuello  fiato  ha  mofira^  grandemente 


t       r     n      1,  ,  ^^fi<ifrare,(iuandodife,chefeifioiha 

Ideano  mal  apprefi  ^lueUarte  del  tornare,  che  tjuefio  lo  iomentaua  più,  che  non  ficea  quel  leUo,<he 
li  ungila  f^m  (^el nodo,  03  è-,  <^el  duhbio,il<jud  dice,  hauer  inttiluppafo,  intrigato  e  confii 


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Postillati  16 


CANTO  DECIMO. 


Ir  nflfnpnie,  perche  (juello ,  frfx  chf  nel ucftYo ^oyUy,  cme  uuol  inftriye,  t^fggiate,  e  (JUflto  no. 
NOI  kfpgi^.  foywf  HUfi  che  hamaU  lucf,  Sùvo  alcune  imffrptte  ueJufe,  chf  affai  hene  iifceri 
jt:>nlfcojcdahnun:^^madafYf}fDjfoco,onullaueionc.  A  c^uffìe ajpmiglia  F armata  ilufiff 
ie  àannan.fenht  uehn  le  co/è  àalontano,  (  hanno  ia  uenire.  Tanto  dice,  chejflende  ancia 
ra  /oro  I L  fmm^  dyct,  il  magno  Dio,  Ma  che  quando fdf}reffano,  o  chefcno  frefcnd,  che  linteh 
letto  'oYòV  tutto  UJ.notalmen(f,Lhe  mila  intendono^ne  (fueUe  poffano  ueleye^  che  SE  altri, 
(io  e-.  Se  Unirne  chffarton:i  di  (juflìa  uita,e  uanno  dannate  a  le  kr^ene  no  confrifcon  con  loro, 
eie  nuia  fanno  delncftro  hmano  flato.  Onde  cheglifuo  cóprendere,  che  la  conofcen'^a  e  ueduta 
loro  fera  tutta  morta  DA  ejuelfiitOycioè^rVa  ejufl  téjfo  inan'^,che  fra  chiKfalajforta  de!futuro,il 
(he  farà  dop  il giudicio  unmerfale,  fche  finito  il fccolo,  finirà  il  tqo,  e  torraffì  uiafiifm.tr 


AllhoTyCome  di  mìa  colpa  compunto , 
Viffw  ;  Uora  direte  a  quel  caduto , 
Chel  fuc  nato  è  tra  uiui  anchor  consunto 

E  fio  fià  dianzi  a  la  rif^^ojìa  muto  ; 
F(3fei  faptr  chel  fki  .perche  penfaua 
Già  ne  lerror^che  mhaucte  folutox 

E  già  il  maejlro  mio  mi  richiamaua  t 
Ver  chio  pregai  lo  ff  irito  più  auaccio  5 
Che  mi  diccjfc ,  chi  con  lui  flaua  ^ 

ViJfcmi^yQui  con  più  di  mille  giaccio  t 
Q^ua  entro  e  lo  fecondo  federico , 
Bl  Cardinale^  e  de  glialtri  mi  taccici 

Indi  pifcoje  :  ^  io  in  uer  lamico 
Tocta  uolfx  i  paffi  ripenfando 
A  quel  parlar'^ che  mi  parea  nimico^ 


Quando  Caualcante  domando  Dante  con 
tanta  inflantia  fé  Guido  fuo  figliuolo  er^ 
uiuOy  0  morto,  come  hahtiamo  di  fcjfra 
ueduto.  Dante  fi  marauiglio  che  egli  mi 
fof effe, feria  ragione  che  halliamo  di 
fcpra  detto,  E  cjueflo  duttio  oaufo  tantù 
la  fua  mente,  che  non  rif^ofc  a  Caualcan 
te,  llcjualfer  lo  fiiO  tacere,  tenne  jfer  cef 
fa  la  morte  di  (Quello,  e  cadde  fer  lo  doi 
/or  fiifm^e  cei .  lAa  hora  efpndcl  jfoeta 
fiato  fittto  chiaro  la  farinata  del  duhhio, 
t  liberato  da  tal  jf  enferò,  corr.e  corrfuni 
fo  di  fua  colpa,  lacjual  era  di  non  hauef 
rifjrofto  a  Caualcàie,  dice  a  Farinata  che 
li  dehha  dire  CHe  il  fuo  nato,cio  è'yche  il 
fuo  figliuolo,  è-cogiunto  anchor  tra  uiui. 


he  fc  dinanzi  fu  muti  a  la  riffofia,era 
fiato  fer  la  cagiona,  che  haUiamo  detto  ,  E  Gw  ilmaefiro  mio  mi  richiamaua,  Confcnfe  la  rat 
oione,chel  fenfo  uachi  tanto  ne  la  cognitione  de  particolari,  che  li  hafli,  e  non  più,  a  ciò  che  non 
ferdal  tempo,  E  pero  Wirg.  richiama  Dante,  M<r  e^li,  nondimeno,  come  auido  dintender  pur  de 
particolari,  prega  farinata  Vlu  auaccio,  ciò  e',  più  t^fto  i  Et  è- mero  uocaM  Fiorentino)  di 
ùueh  che  haueria  fktto  fe  non  ftffe  fiato  fcHaitato  da  \/ÌYg  .  al  partire,  chf  li  detta  dire,  chifia  ^ 
uà  fico  in  ejueìla  fomla .  llqual  riffofi,  che  gli  giaceua  cjuiui  con  fiu  di  mille,  cjuafi  uohffe  diYe, 
con  infinitiffime  anime,  e  che  (juiui  eYa  FeieYuo  fecondo,  Copuifiì  figliuolo  d' Arrigo  fifio  Jm 
feradore,  e  "Re  di  Vuglia,  e  di  Sicilia,  WeUe  lungamente  guerra  con  la  chiefa,  iiijual  fii  molto 
tìffiit'a  da  lui  infieme  co  Guelfi  tutori  di  cjueUa,  E  fecondo  la  ftma,  non  fen'^  qualche  legittì 
tr.a  cagione  .  Fu  di grandiffimo  anmo,  e  molto  uahrofc  in  arme  .  Morì  ultim.amente  fcomuni 
iato  in  una  terra  di  Puglia  detta  Firen^la,  lacjual  dicano  chegliera  fittale  *  E  l  Cardinale, 
Vicano  coftui  effere  fiato  infefo  dal  poeta  per  il  Cardinale  Ottauiano  de  Gliulaldini,  ilquaU,  per 
la  fua  grandiffima  autorità  chauea,V  in  corte  ii  Roma, e  fer  tutta  Italia,  mnfi  domaniaua  al 
irimenti  che]  Cardinale,  e  chi  diceua  quefio,  fintendea  di  lui  .  Affiiffi  medefimamente  molto  U 
i}iiefd,peY  il  fiimt  che  fice  a  Ghifcf Bini  qoìMyìx  H  Rutila, E perthe  ultimmenté  Mh(  a  dirf,, àf 


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Postillati  16 


m. 


INFERNO     C  A  N  T  O .   X  , 

^  tfwimrf  ^'r-^  ^^/i  /fj^^ifff? /''^      ^^hiltSiniyfit  da  jufjìo  notaio  jfer  £plcUYò  fra  ijuali  h 
fone  il  foefa  .  InJi  f?fcùfc,Hai4endQ  Farinata  detto,  cjuanfj  di [ùprahal^bu^^  uedutOjf-jLfc  ne 
la  tomha^  e  Dante  ft  torno  a  Vir^.  fenfmh  a  cjueìio,  c\)€  Farinata glihauea  predetto  del Jùo  fff%^ 
.  lì  parlar  deljuale,  perche  era  fiato  di  cofa  dij^iaceuol  e  n:)iofà,  li  par  ne  efjcre  nimica . 


E^K  ji  mo\fe  ^  e  por  coji  andando 
Mi  dìjje  Vmh  fe  tu  [t  frnmiio  i 
'Et  io  li  foiiifèci  al  fuo  dimando  * 

La  mente  tua  conjcrui  quel  ^  che  udito 
Hai  centra  te  ;  mi  comandò  quel  fygw  5 
Et  hor  attendi  qui  ;  e  drìzxs>l  dito  ^ 

Quando  firai  dinanX^  al  dolce  raggio 
Di  quella ,  //  cui  bellocchio  tutto  uede  j 
Da  lei  faprai  di  tua  una  il  uiaggio^ 

Apprcjfo  uolfe  a  man  fmijìra  il  ^iede  t 
Lafciammol  muro  5  e  gimmo  in  ucr  lo  meio 
Ver  un  fcntier ,  che  ad  una  ualle  jiede , 

Che  in  fin  la  fu  fiicea  f^iacer  fuo  Ut^^ 


Èffiniiy  m/fi,  Virgilio  coft  andandolo 
domando  de  la  cagioney  perche  egli  ent 
cofifmarrito,  lacjualhauenh  intefc, 
lamrnonifce,  ihe  dehha  confermar  ne  U 
mente  tutto  do  che  haufa  udito  da  Farti 
nata  cantra  di  lui,  e  come  ^uello^che  hai 
uta  da  ffìfrimere  fottil  punto,  drilli  di 
io,  perfirb  attento  dicendo,  Et  hor  atten 
'di^ui.  QVando farai  dinan'^al  dM 
ce  raggio  di  cjuella,  ciò  è^.  Quando  farai 
dinanl^  al  dolce  lume  di  Beatrice  il  cui 
bellocchio  uede  tutto,  perche  il  ueder  de 
la  Theohgia  penetra  fin  a  la  cognition 
di  Dio  in  chi  ft  rapprefentano  tutte  le  coi 


fc,  DA  lei  fcprai  ILuiaggio,  ciò  è-,  il 
corfo  di  tua  ulta,  E  (fueflo  uedremo  che  fpra  non  da  Beat,  ma  da  Cacciaguida  fio  tritauo,  fer  ef 
fortatione  di  lei,  nel  x\i,  del  Parad.  che  tutto  tratta  di' tal  materia  .  AFpreffc  uoìfc  a  pian  finii 
ftra  il  piede.  Ammonito  chehhe  SJirg,  il  poeta  di  ciuanto  hahhiamo  ueduto,  uJio  il  piede  a  man  fu 
nifìra,  e  lafciafol  muro  de  la  terra,  andò  uerfo  il  me^  del  cerchio,  Coft  come  prima,  hauendo  uol 
io  a  dfjira,  erano  uenufi  lung  deffc  muro,  Ft  andaron  fer  un  fentiero,  Clìe  fieje,  do  p-,  llcjua 
leuaaffrireadunaualle,  lajual,come  uedremo,  farà  il  fettimo  cerchio,  chefineuafin  lajtt 
STiacer,  fuo  le^,  c/o  ^  ,  Dij^iacer  il  fuo  noiofo  e  dijj^iaceuole  fttore . 

CANTO  xr. 

In  fu  lefiremita  dunalta  r'ipa^ 
Chi  fhceua gran  pietre  rotte  in  cerchio^ 
Venimmo  fipra  più  crudele  fìipa  ; 
E  quiui  per  Ihorribile  foperchio 
Vel  puxj.0  ,  chel  profondo  ahijfo  gitta^ 
Ci  r^ccojlmmo  dietro  ad  un  coperchio 
Vun  grande  auello  j  outo  uidi  una  fritta. 
Che  diceua  ;  Anajì.ifw  papa  guardo  j 


Loqual  trajfc  ìcotin  de  la  uia  dritta  ^ 
Lo  noFtro  fender  conuien  cjfcr  tardo 
Si  j  che  faufi  un  poco  prima  il  fìnfi 
Al  triHo  f^to'^e  poi  no  i  fa  riguardo  i 
Cofl  m:ieJlro  :  ^  io  5  Alcun  compenfo , 
Vijfi  lui ,  troua  ;  chel  tempo  non  puffi 
Verduto:^  egli  Vedi  che  a  ciopenfo^ 
tt^iHol  miQ  dentro  da  cgtetii  faffi , 


Nelprefenfe  canto  f  contiene,  come  gm 
ti  (juefìi  poeti  fu  lefiremita  de  Ulta  rifa 
delfcttimo  cerchio,  the  fer  lo  gran  fetof 
re,  che  nufdua,f  raccofìaron  dietro  ai 
un  coperchio  dun  grande  auello,  oue  fe; 
cOndo  che  per  una  fcritta,  che  ui  lejjero, 
erapojìo  Anafìafiopapa,  E  cjuiuiyperaf 
fuffarft  un  foco  al  trifìo  e  jitido  fiato  chu 
fciua  de  la  uade,  f  frmaro,  Oue  V  irg. 
lo  infirma  de  la  conditione  e  dijfofitione 
de  trefcguenti  cerchi,  che  haueano  ancoi 
ra  da  uedere,^  che  J^etie  di  peccatori  fi 
funifce  in  ognu  'di  cjuelli .  Moue poi  Dan 
te  a  \Jirg  .  un  duhhio,  c^al  fia  la  cagio 
ne,  che  i  luffuriofi,  i  gohfi,  gliauari  e 
frodici,  e gliracondi,  cherano  ne  fipei 
riori  cerchi,  non  fino  puniti  dentro  a  U 
duct 


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Postillati  16 


ciuci  ài  Ditfycme  LltYé  jfetie  3iffcc<tfortyche 
diceuarjfer  dentro  da  (fufBci,  llcjual  duhh'o  re 


e', come  lufurajf  locjual ^ihauea  farlato^uie 
ad  offtndfY  Dio,  E  ijiifflo  anora  refcluto,  frè 
don  la  uia  yerfo  ilìu^pj  jfer  h^fH^'l  ft  difcendf 


INFERNO 

Còmincìo  poi  a  dir  *Jon  tre  cerchietti 

r;  ^rado-m  grado  ,Ìo...e  que'^ ,  che  I./Ji .  #r  ^..^.o     ^fueUa.  i/?..  .....  re 

rutti  fon  pJd.  fPnù  Jadcw:  (^^^^^^^^  ^'^^[^1^:!:^'^^^^^ 

Ua  perche  f  0/  ti  bajli  j^ur  U  utfìa  5 

Intendi  come  j  (  perche  fon  cojìretti , 

in  effe  fcuim:^  crrcMa .  iNfu  leflremifa  dunalta  rifa,  Moftra,  chffrocedend:^  /fx  lofentifi 
yo,'(if/iJw«/  ha  detO  nel  f  recedente  canto,  chf  andaua  a  jtrlr  ad  una  uaHr,  chfffi  Kfnero  uliirr.ai 
ffiente  in  fu  Ifftrtmita  de  la  ripa  di  (juella,  latjUal  eU  Mta^  ciò  e,  Vr^fonda,  ejpndo  dalm  intf, 
fofer  (fueiU  del  fcttimo  cerchio,  i/^nrfl  pon  che  fa  molto  più  profondo  di  tutti  glialfri,  ch(  di  fi 
pra  haVoiamo  ueduù,  come  ne  la  defriuione  di  tutto  Vlnf.  fu  dimoflrato  .  Ondf  uf^p<;.mo  dr 
éjui  di  fouo  h  dmjda  ancora  profindo  ahi/fc,  E  nel  principio  delfguéfe  canto  dice, che  il  luo^o,peY 
hcjhal  ui  difcefcro,  era  alpefro  .  Tanto  giudica  che  la  uiolentia,  lacjual  in  (\ufhfpunife,fapÌH 
^aue  uifio  de  glialtri,  che  fcn  puniti  ne  fuperiori  cerchi,  E  molto  più  profindo  ancora  di  cfuefo  ue 
"dremo,  cheperla  medefma  ragione,  mofìra  che  fa  lottauo  cerchio  infme  colpoT^  de  giganti, 
(Xue  f  punifono  e  fraudolenti .  CHe,  lacjual  ripa,  fàceua  gran  pietre  rotte,  per  la  ragione,  che  ue 
dremonel  fluente  canto,  ma  più  chiaramente  n^Lxxi,  oue  de  lottauo  cerchio  mofìra,  che  ne  la 
m^rte  di  chrfj  fiiron  rotti  i  fogli,  cheficeuan  ponti  fcpra  Uffa  Ligia,  ne  U^ualpone  chefir-, 
no  puniti  glipocriti  facerdoti .  In  cerchio,  perche  fffndo  la  ualle  tonda,  cofi  lifgncuache  fìffc  c.n 
cora  la  fua  rifa  •  lenimmo  SOpra  più  crudele  pipa,  ciò  è-,  Sopra  più  ajfera  ts;  infme  rifretta 
pena,  Fenhefiipare  eftiuare,fgnijìcainfem,erifringere  e  frraye,Come  uedenno  nelf(ttim<ì 
canto,  oue  dijp  Ahi  giuftitia  di  Dio,  tante  chi  fiipa  Nuoue  trauaglie  e  pene  ijuantio  nidi  :'  e  cfi  » 
Et  ^  più  crudele,  perche  di  ^uantol  uitio  è-  maggiore,  di  tanto  più  a  fera  conuien  che  fa  lapenà 
(On  lacjual  sha  da  punire.  E  (l^indi  ferlhorrihile  fperchio  Del  puZ.^c,  del  prof  ndo  ahiffc  giti 
(a,  Moflra,che  ejuefla  profindiff  ma  ualle  rfndeua  fin  al  fmmo,oue(f  erano,  horrihile  ftore,^ 
Qunf  imitando  Mirg,  nel.\i.  Inde  uhi  uenere  ad  fiuces graue  o^entis  Auerni,  E  più  olire,  Qud 
frper  haud  ullp  poterant  impune  uoìantes  Tender^  iter  pennif,tali{  fi  fi  alitui  atris  Taucihusjf^  trffunyArrxs 
findens  fupera  ad  conufxafirehai .  Ver  che  f  come,  per  certa  fmiliiudim,  la  uirtu  rende  fauif-, 
fimo  odore,  Cofi  cjufftì  due  uitij,  chenefguenti  cerchi  f  punifcono,  Ccvo  iinfolleraWe  pu^"^  f 
fitore  ,  Onde  ancora  nel.x\ij,  canto  parlando  di  Gerione  in  figura  de  la  fraude  dice,  Beco  colei 
che  tuttol  mondo  appu^^  ,  E  per  <\uefo,  effì  fccoftaron  dietro  ad  un  coperchio  dun  grande  aueh 
lo,  %ue  uide  una fritta  che  diceua,  lo  guardo  Anaflafo  papa,  locjual  Fotino  traff  de  la  dritta  uia* 
Totino  dicano  e/fcre  fato  cherico  cr  heretico  in  Théffaglia,  ilcjual  teneua,  che  lo Jfiriio fànfo  non 
frocedelfe  dal  padre,  e  del  padre  fife  maggior  del  figliuolo,  E  (juefoperfafi  ad  Anafafo  ^uar 
io,  ìl(juale,come  oftina  0  in  tal  herefa,  uolle  ffenerla  in  puhiico,  m.a  difettandola,  fi  pref  da  la 
neceffta  del  uentre,  a  la^ual  andando,  lufiron  tutte  le  interiora,  e  cof  fm  la  uita  .  Era  laufh  ^Uujch 
grande,  rifletto  a  la  fcmma  degniti  tfT  autorità,  ne  lacjual  era  fato  il  pofeffr  di  (juello,  Et  era 
ui  la  fritta,  che  lo  fiiceua  maniffo  e  noto,  perche  ogni  uitio,  e' Jfet  talmente  Iherefa,  e-  più  Mia 
in  un  pontifice,  che  in  tutte  altre  conditioni  di  perfine,  ajjettandcf  a  lui  deffr  il  primo  ad  efirpar 
la,  e  non  a  uolerla  fcjìenere,  E  perche  ancora  unamacchia  è-  più  apparente,  epiu  f  dfMce  in  un 
freciof  drappo,  che  non  /à  in  un  uile.  Onde  luuen.  Omne  animÀ  uifium  tanfo  ccjfectius  in  fi  cri 
men  halet,  (guanto  maior  (jui  peccai  halefur .  LO  noftro fender  conuien  ejfr  tarlo,  E  mai 
nififio,  che  a ghaffiefiitti  noce  meno  ognipaff  one,  che  a  non  efierv.  Onde  Virg.  uuole,thel  fini 
fi  de  lolorafofauf  unpoco  altrifo  fiato  cheufiua  delfcttim.o  cerchio,  prima  chcffi  difcen^ino  in 
quello,  perche  poi  nocera  lor  meno  ,  E  moralmente, uuol  la  ragione,  prima  che  f  dìfcenda  neìac^ì 
gniiione  di  juefii  enormi  uitìji  chf  ft  mfiicri  di  che^flfima  natura  effi  ]c«o,  a  ciò  che  conofàut^ 


fervori 


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Postillati  16 


.^INFERNO 

h  mliila  lori,  a^eu:ìlmente  ci  pofpam:ì guardare  di  mn  rouittar  in  ijueUi,  Onde  V  Afoff,  a  Cq{ 
tinfhi,  "Ridete  cji{:>yn:ìdo  caute  amhdftis  mn  cjuaft  inffen(ei,ffd  fcifientes .  COftl  mafflro,  Co 
ft  dijp  Virg.  IO,  Alcun  cmi^fnfo  troua,  atto  diprudentia  il  non  uolerchel  tempo paffi  inutil 
nifnff,  pero  douendd,  per  U  detta  ripone,  ^irg,  e  Dante ^  prima  che  difcendino  nel  fcttimo  ceri 
ihio,  alquanto  fcg^iornarey  Di  cjuejìo  ricerca  Dante  ^irg.  ilcjual  dice  effer  a  talcofa  intento .  Voi 
fer  uenire  a  più  dijìintamente  diyy^oftrarli  la  coniitione  de  tre  Jeguenti  cerchi  chauea  da  uedere^  e 
che  j^etie  difeccatòri  (Yano  puniti  in  ognun  di  (juelli,  a  do  chelaueduta  poi, per  hauerne  la  coi 


T)cgnl  malivay  cMio  in  cielo  dcquiHa^ 
Ingiuria  e  ìljxne^^^^fr  ogni  fin  cotale 
O  con  jhr\a,o  con  frode  altrui  contrijìd ^ 
Ma  perche  frode  è  de  Ihuom  proprio  male^ 
"Viu  jpiace  a  Dio  :  e  pero  fìan  di  [uno 
,  Li  fraudolenti  ;  e  più  dolor  gliaffàle  ♦ 
De  uioknti  il  primo  cerchio  e  tutto  t 
,Ma  perche  fi  fa  fvr'\a  a  tre  perfine; 
.  In  tre  gironi  è  difìinto  e  conHrutto  ♦ 
A  D/o  ,   fé-,  al  projftmo  f  pone 
Far  fòr\a  ;  dico  in  loro  ^  in  lor  cofi  j 
Comudirai  con  aperta  ragione , 
Morte  per  fbr^a ,  e  fèrute  dogliofe 
Ncf  projfimo  ft  danno  ;  e  nel  fuo  hauere 
\  Ruine  j  incendi j  e  toUette  dannofet 
Onde  homicide  f  e  ciafcun-,  che  mal  fiere; 

Guaflatorij  epredon  tutti  tormenta 
^  Lo  giron  primo  per  diuerfe  fchiere* 
jpucte  huom  hauer  in  fi  man  uiólenta, 
E  ne  fuoi  beni  x  c  pero  nel  fecondo 
Giron  conuien-,  che  finTjx  prò  fi  penta,, 
^alunque- priua  fi  del  uofiro  mondo; 
Bifca\^  e  fonde  la  fua  facultatc  ; 
'  E  piange  la ,  doucjfir  de  giocondo  ♦ 


E"^  cofi  chiariffìma,  chogni  peccato,  che 
nxfce  damalitia,  accjuifta  odio  incielo, 
Verche  (Quelli  che  tali  peccati  commetto^ 
no,  fono  in  certo  modo,  odiati  da  D/o^ 
auenga  chepaffione  non  poffà  hauer  luoi 
go  in  lui,  Et  il  fine  di  tal  malitia  ft  e  in. 
giuria,  e  (juffìa  contrijìa  tD*  ojjrnie  ah 
<rui,  O  Confir'^,  ocon  frode,  do  ^,0 
con  uioìenfia,  o  con  inganno  ,  Ma  pen 
che  la  fraude  è-  proprio  mal  de  Ihumo, 
ufando la  ragione,  che  propria  dilui,\n 
mala  parte,  Più  jj^iace  a  Dio,  E  per'ty. 
flanno  li  fraudolenti  di  fctto  a  uioléti  ne 
httauo  e  nel  nono  cerchio,  E  come  maa 
chiati  di  più  graue  uitio,  fcno  afjaliti  epu 
nifi  da  più  ajfro  dolor  e  pena  .  il  primo, 
ciò  è^,  il  fettimo  cerchio,  ilcjual  e  il  frif 
yno  de  tre  chaueano  ancora  da  ufdere,e* 
tutto  de  uiolenti.  Ma  perche  lafirl^  con 
lacfual  fifa  la  uioìentia, glihuomini  U 
fanno  a  tre perfcne,  A  Dio,  A  [e  meiefi 
mi,  ^  alprofpmo,  (juefìo  primo  cerchio 
è"  dipinto  e  cofirutto  in  tre  altri  cerchi 
dal  poeta  detti  gironi,  che  luno  contiert 
laltromedefiimamentr  come  fànno  i  cer^^ 
thi,  E  nel  primo,  iljual  e-  una  riuiera  di 


loRenfe  [angue,  fino  pofti  i  uiolenti  con 
tralproffimo,  do  e-,  (Quelli  cheperfvr"^ glihanno  iato  morfe,  E  Terufe  dogliofi,  E  firite  piene 
ii  dolore ,  O  ueramente  NE/ fi{0  hauere,  ciò  è'.  Ne  le  fite  ficculta  infirifo  ruine,  incendi,  E  T>an 
•  77D/e  toilette,  E  dannofe  rularie.  Onde  dice,  che  lo  giron  primo  tormenta  tutti  homicide,  E  Ciai 
fiun  che  mal  fiere,  E  ciafcun  che  male  e  uiolentemente  fcrfce,  e  cofi  ancora  G  Vafiatori  e  pregni, 
'  (he  fino  rouinafori  elalroni,  PEr  diuerfe  fchiere,  Verche  in  maggior  pena  fcno  fofìi,  e  più  forni 
merfi  nel  fangue  i  uiolenti  contra  la  perfcna  del  proffimo,  che  i  uiolenti  c  etra  de  fuoi  leni ,  P  Vo^ 
te  humo  hauer  in  fi  miinuioìenta.  Via  ^/^ffo  de  uiolenti  contpa  lap^erfona  CT*  i  teni  iel  proffimo^ 


\ 

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Postillati  16 


C  A  N  T.  0    X  t;  '  . 

f  «olfofi  net  ffimoVirtW:  Hora  due  ie  uio'.et:ii  comò  U^iiplfftrfcinah  frifrt  tf«V'^««- 
tifone  rei  oirmfe.wk  mmuio  </«/  frimo,  hi  ^,  com  ndjM  iMgo  ueiremo,  um  ìIm  il 
nohfi  Mi  fcnTa  frutti,  Onìe  iice,  che  Ifcwmo  J«o  t>«wr  mor  uiJfM^  iw  jc  tr.eifj.m,  fer  ' 
Uteuliwe,  cme       inferire,  ocaienhf,  e  UttenHh  ^  ^'f"°'        T^'  T""";'  f 
Wumnh,  E  t,ro  iice,  cKf  <>udun<[ue  fnuafc  del  noflro  monio  ocaiet,iofi,  o  che  BIjcaz{^,ca 
^,  DiJlerde  e  jinieUfictdiafm,  Et tnkopdfjVr giocondo,  cfuanh  jijjt  muuto  bene  come 
Uuolinfirire,ferhauerfiuolconlr<irio,fiurge,Onde  conuien  che  neljccondo  girone  ft^enU 
SEn^fro,  ciò  è-,  Sen^  utile,  o irofilto,ferche  ìm  uf .  dofo  l«  morte  d  fenlir  non  gm» . 

''•JJJ     J       .1      1  fi  1    ^,.71^  e  contra  le  Tue  còf cleome  cno  U  naturi 

Col  cor  ne^nào  c  bcjlemmmdo  quella,  ,u,,,^,L^^^^^ 
E  fregiando  mtura  e  fua  bontatct  ,  rone,Etl,cL ueiremolum  cJf^r 

E,  però  lo  minor  giron  JuggeUa  .  ^  •  ^^^^-^^  ^  ^^^^  f^^^^^ 

Del  jé^wo  /«o  e  Sodoma  ,  c  C^lor/flf ,  ^  aualef  m:^no  femore  fiamme  dtfr^oco  . 
E  chi  j^regiando  Dio  col  cor  jnutUa.     '      ^^^^^  come  éue,f^r  fir^/  : 

uhleniia  a  ne^anhh  e  helìemmian^vh,  enelefue  cofc  jf  recando  natura^comefimo  i  Soi 
domiti  e  gliufurari,  E  Sua  hontafe,  lajual  e  tarfe,  Onde  due,  àel  ier'^ girone ^  ilc^Uallfer  ef; 
fcY  conunuto  da  ^Ihltri  due  chahhiamo  Ufduio,  è-  minor  do^nun  di  (jnellt,  S  VggeUa  delfuo  Jh  . 
0yiO  jkefte  tre  jfecie  di  peccatori .  llfe^no  di  quffto  girone  fi  e  ilfiiOcO,  che  ftoue  fofra  di  (fuefii 
feccatoYì,  e  con  cjuello  fi  fuigella,  ferche  rimandano fegnati  de  Urfura  di  iaìfcpo  .  Come  Sodo 
ma  e  G  morra  antichffme  ciUd  di  Siria,  fer  il  uitio  confra  natura  fijjlro  da  Dio  con  fumate  e  di 
jirutteconfiioco,ftleg^eal  x\iiij\del  Genefts  contenuto  ne  la  Bihia  .  Caorfa  è- citt^  in  Prof 
uen'^y  lajual  al  tempo  del  jfoeta  doueaefer  ripiena  dufurari .  Ho^^i  (jufflo  ft  poirehhe  dire 
d'Auignone,  oue,  per  efferui  da  poi  lojfatio  difcUanta  annijìafa  la  corte  Romana,  fi  fono  ridot 
ti  ad  hahitare  .  Adunjue  per  Sodoma  intende  i  Sodomiti,  e  per  Caorfagliufurari,  E  chi  jf  rei 
mando  Dio  Quella  col  core.  Perche  molti  h  dijjregiano  von  col  core,  ma  per  ufc  con  la  lingua, 
E  ijuefli  tali  ancor  che  pecchino,  nondimeno  il  peccato  non  è'  tanto  graue,  (guanto  (Quello  di  chi 
/o  dijf  regia  e  negafceleratamente  di  propria  uolonta  e  jìudiofdmente  loI  core .  , 

La  frode ,  ondogm  confckntìa  e  morfa ,  Hd  trattato  le  la  uiolenùa,  hora  uien  a 

Tuo  Ihuomo  ufare  m  colui ,  che  in  luì  fida  j  ^^r^    U  fraudeche  morde  la  confciem 

U  tn  quei ,  che  fidanza  non  imhorfi .        ^  tia,  perche  fono  alcune  fraudi  ^  mgan, 

CLueHomdo  di  retro  pr.che  uccida  cheper  non  ejjcr  fecca^  ad  uj.rli 

,     .     ,  ,        '■i    r  nonU  mordono,  come  quella  che  uja  ah 

Tur  lo  umcol  damar ,  che  fa  natura  :       .  ^^^^  ^^^^      ,  ^  ^^^^^^^  ^^^^^^ 

Onde  nel  cerchio  fecondo  fannida  ^.^  ^  j;^;^^;^ 

Ifocrifta ,  lujin^e ,  e  chi  afiattura  j  uerfilififtie,  ciò  è',  in  (juella  che  fi  fa  in 

Jaljìta ,  ladroneccio ,  e  fmonia  j  ,        ^yf  fj^a,  de  lacjual  diremo  poco  di  fct^^ 

Rojfian  )  baratti ,  e  fimile  lordura  ♦  Et  in  cjueUa  che  fufit  in  chi  mn  f  fi^^ 

da,  e  (juejia  e  peccato  graue,  perche  rom 
fe  il  uincolo  damore,  che  la  natura  ne  ia  iaiutdr  e  fcuenire,  e  non  dingannar  e  difraudar  lun 
laltro,  E  perche  (juffla  fi  diuide  in  dieci  particolari  Jfetie, 'pero  pone  che  fia  punita  ne  loUauo  cer'* 
ihio,  ilijual  è- fecondo  de  tre  che  haueano  ancora  da  uedere,  in  x.  holge,  onde  dice,  che  nel  cer^ 
xhiofecondofannida  e  ricouera  ipocriti  lufinghieri,  A$iUuratori,  Falp.ri,  ladri,  Simoniaci, 
Ruffiani,  barattieri,  E  fimile  lordura,  Come  fono  i/aìfi  configlierif  ^  ifcminatori  difcan  di^df 
xhf  non  nomina,  ma  i i  tutti  ufd rmo  ne frofri  luoghi  •  ... 


G  ii 


r  N  F  E 

Per  fiitfro  mo^o  quetlamor  fobUa, 
Che  fa  natura  *  e  quel ,  che  fot  aggiunto 
Vi  che  ìa  fide  jpetial  fi  cria  t 

Onde  nel  cerchio  minor ,  oue  il  punto 
De  luniuerjòjfu  che  Dite  fede^ 
Qualunque  trade  in  eterno  e  confunto^ 


R  N  O 

Vien  hra  a  lire  Iftalira f^et'é  lifraui 
,  àe  chf  fu  fa  in  chi  ft  fida,  f  eccetto  fcpyg 
ad  opaltro^raififfìm^,  Vfrchf  non  fcUt 
mente  S\  Mìa,  do  ^,  Si  dmentìcd  il 
naturale  ^  umuerfale  am^re,  ielc^uitl 
hatkamo  di  fqra  detto,  Ma  lo  Jpetiate 
ancora  romfendo  la  fède  a  chiftLonfidà 


in  noiy  e  chiamaft  tradimento,  ìltjual  fi  funi  fé  nel  nono  e  minor  cerchio,  o  Ve  e  il  f  untò  de  lui 
nlutrfo,  ciò  è',  Oue  e-  il  centro  uniuerfaìe  S  V  che  Dite  fede.  Sul  (Jual  pfa  e  fa  lucifero,  come 
ne  la  difcriuione  de  l'inf.  hahhiamo  ueduto,  E  nei  proprio  luogo  uedremo,  E  juiui  è-confunfù 
e  tormentato  in  eterno  (^aluntjue  trade,  Ciafcuno  che  ufìtefi  tradimento  . 


Ef  io  ;  Maejìro  affai  chiaro  procede 
La  tua  ragione  j  ^  affai  ben  diHingue 
Quejlo  baratro  ,  el  popol-,  chel  pojfiede* 

Ma  dimmi  ^  quei  de  la  palude  pingue  5 
Che  menai  uento  ;  e  che  batte  la  pioggia  j 
E  che  fmcontran  con  fi  afpre  lingue  5 

Terche  non  dentro  da  la  citta  roggia 
Son  ei  puniti  yfe  Dio  gliha  in  irai 
E  fe  non  gHha*^  perche  fon  a  tal  fòggia  i 


Moue  Vanfe  un  dulko  a  \irg.  Se  Dia 
ha  in  ira  (juei  peccatori,  che  fono  puniti 
ne fipemri  cerchi,  e  fuori  de  la  ciuà  di 
Vife,ijual  fa  la  cagione  che  non  fcm  fu 
nifi  dentro  da  tal ciUd,come glialfri  che 
uifcn-i,  H  fc  non  gliha  in  ira, perche  fcno 
a  falfvggiapuniti,E  chiama  baratro  il 
rimanente  di  cjuefìo  Inf,  che  panifica  04 
furiffmo  e  pròfndiffmo  luog: 


jo  ,  (^ft 

de  la  palude  pingue,  fcno  i  peccatóri  funi 
ti  in  Stige,  ciò  e  ,  gliracondi  e gliaccidiof,  E  pingue  rijf  etto  algroffc  aere,  Onde  diffc,  che  lan^ 
geh  rimouea  cjuel  aey  graffo  dal  uolto  menando Jfeffo  inan'^  la  fniftra  .  quelli  chel  uento  me*, 
rut.  Sono  i  lu.jjuriof  puniti  nel  fecondo  cerchio  .  1  Uttufi  da  la  pioggia,  fcno  e  golof  f  uniti  rei 
ftv»rO  ter'^  cerchio  .E  cheffcontran  COnfaffre  lingue,  cii  è  ,  Conju^diofc  parole,  Intefper  ipro 

dighi  O'  auari  del  (juarfo  cerchio,  chef  fontrano giofìrando  co grauipef,  e  riynprouerandì  lun 
laìtro  dicano^  Perche  tieni,  e  perche  hurli,  E  chiama  la  città  di  Dite,  città  KOggia,  ciò  è ,  rof 
fa,  hauenJo  defriuo  affocate  lefua  mura  ,Verche  roggio  w  Fran^efe  fi  dice  a  fa  colore . 
"Et  egli  a  me  '^Verche  tanto  delira, 


Difjc  5  lingegno  tuo  da  quel ,  che  fole  l 
Ouer  la  mente ,  doue  altroue  mira  i 
Now  ti  rimembra  di  quelle  parole  ; 
Con  Icquai  ìa  tua  'Eihica  pertratta 
Le  tre  drfpofnion  chel  del  non  uole  5 
ìncontincntia  ,  malitia^  e  la  matta 
Bejliaiitate ,  e  come  incontinenij 
Men  Dio  offende e  men  bìafmo  accattai 
Se  tu  riguardi  ben  quefìa  fntenxa , 
E  reciti  a  la  mente  chi  fon  quelli , 
Che  fu  drfiior  fofiengon  penhenT^a^ 
T«  uedrai  ben  5  perche  da  quefli  fiUt 
Sien  dipartitile  perche  men  crucciata 
La  diuina  uendetta  li  martelli^ 

inferiti,  VA  ^uel  chefcle,  Da  quello  che  ufata  lifire:'0  Vf r  U  mente  J^iemÌu  2^^^^^^^  ITr] 


Virg,  riprende  Dante  de  la  inffxda  (juk 
filone  m.offah  da  lui, per  ffer  la  cagita 
Tif,  per  che  quei  di  fuori,  e  (jurfii  dentri 
a  la  città  eran  puniti ,  lacuale  ,  che 
tira  di 'dìo  può  effcrpiu  e  meno,  feconda 
che  più  e  meno  fcno  fiate  graui  hffirfc,  E 
che  fecondo  che  fui  e  meno  fcno  fiate  grai 
m,  maggiori  e  minori  hanno  ad  efjh  le 
pene  con  lecjuali  shanno  da  punire ,  E  per 
the  le  pene  di  fuori  de  la  ciuà  fin 
W,  e  dentro  da  (juella  maggiori,  pero  di 
fiiorifcn  f  uniti  (Quelli  che  meno,  e  di  den 
/ro  (Quelli,  che  più  hanno  peccato .  Dice 
adunque  Virgi! .  VErcle  delira,  cioè, 
tfrche  force  e  deuia  tanto  il  tuo  i^gfg^ 
da  la  dritta  uia  de  la  ragione,  come  uuol 


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Postillati  16 


CANTO     XI.  , 

tle  in  luemùliernmoy  o  frr  igmrantia,  o  fer  UufY  U  mente  afiyaia  in  altra  mfthratme  it 
auella  che  ne  uien  ad  effer  offerta  inan'^  talmente,  che  no  ne  fqfiamo  fcn:>n  confiifcmentefarloi 
re .  N0«  ti  rimemhra  di  quelle  fayJe,  Senne  Anlìotile  nelfcuimo  de  l'Etica,  tre  efjire  le  dijfo 
ftim  de  Ihumo,  che  non  fono  accette  e  dij^iaceno  a  Dia  .  Laj^rima  è  cjuanJo  laffffito  fuo  tani 
to  in      che  cùnfinie  la  ragione,  e  che  contro  ai  ogni  u^ler  di  ^jueila.  Ufi  freuancare,  e  cjKfPa 
f  chima  inconiinentia,  come  fu  nelfigliuol  fr.digo .  la  fecondale  quando  %^afo  .  la  ra^. 
ame  infieme [accordano  a precif  itar  nel  male,  e  cjuefla  h  detta  maliiia,  come  fii  in  Ahidon  con 
tra  ìe\  ^aìre  Ijauìì  .  la  ter'^a  tST  ultima  è  ijuando  laffetito  e  la  rapone  infume  fcno  tm:>  af. 
fuejitti  almale,  che  f  affano  ogni  fermine  dhumamta,  e  finn  o  uiuer  Ihuomo  infirma  di  crudele  et 
hrrfnh  fiera,  e  c^uefìa  e  detta  Upialita,  come  fii  in  Nahuccoionofcr .  Dice  aduncjue  V  irgilio. 
Non  fi  rimembra,  ciò  è ,  Non  ti  ricorda,  ^uaft  dica.  Tu  te  ne  douerefti  fur  mordaye,  di  c^ueU 
farole  con  le(juali  LA  tua  Etica,  ciò  h,  L 'Etica,  la^iual  tu  hai  tanfo fimiliare,  Vlrtratia,  Trai 
ta  verftUamenie  le  tre  dijj'ofttioni  che  non  uuo'.e  il  cielo,  Incontinentia,  maliiia,  e  la  matia  beftia^, 
lita,<juellechahhiamodifofrauedule.  Conchiude  infcntentia,che  glincontinenti,icyi  fcno 
auèm,  cheffléganopenitétiafiiori  de  la  cim  di  Dite,  offendono  meno  Dio,  eferofcnodijfartiii  da 
U'fre'duejfetie,che  Ihan^  fiu  o^fo,e  chef  no  pfle  in  maggiori  efiu  ajfere  fene  déiro  da  la  citta. 
O  forche  fani  ogni  uifìaturkm,  E'iauifiuauirtudelhuomo  fcnlalalu 

Tu  mi  contentift.f^anio  tu  folui  cedelcleinfrrmancptenJofcn^ 

Che  n.^n  men  ^  i  Jauer  JukbL  maggrctta.    ^^^^  V^'^^^V^  ^'^f 
^'^  .   1-        •    •    7  •  ind  ejjir  aitata.  Perete  mediante  ciuelia. 

Ancor  un  poco  indietro  ti  riuolui,  .       .     .  .  ,  _    J  . 

Vijjìo  la ,  doue  di ,  che  ufura  offende 

Li  diuina  bontatc  $  ci  gruppo  Jolui  ♦ 


ueje  .  Co/r  e-  linteHetto  del  difqolo  feni 
la  dottrina  del  frecetiore  infirmo,  jferf 
che  fcn"^  (jueRa  non  intende,  ma  da  tal 


httrina  aitato,  douenta  fano,  perche  mediante  tjueda  intende  .  Et  in  efuefa  firma  Vauea  V  irgli 
illuminato  la  furiata  uijìa  ài  Dante  hauendoli  fiuto  il  frofofìo  duhko,  E  fer  fi  fitto  modo  Coluto, 
che  dice  non  meno  contentarlo  il  duhhitare,  a  ciò  chel  duhhio  glihahhia  a  fcluere,  ihel  frffie, 
uendoli  a^freffc  unaltro  duhhio,  In  che  modo  lufuya,  de  lacjualgliha  deti%  di  f fra,  offende  Dio  . 

Thilofophia,  mi  dijfe,  a  chi  la  intende  ^ 


Norrf  non  pur  in  una  fola  parte 

Come  natura  lo  fuo  corjo  prende 
Val  diuino  intelletto ,  e  da  fu  arte  : 

I.  fe  tu  ben  la  tua  phiftca  mte  ; 

Tm  trouerai  non  dopo  molte  chartey 
Che  Urte  uojlra  quella ,  quanto  puotc , 

Segue ,  comel  maejlro  fa  il  difcente  ; 

Si  che  uoHrane  a  Dio  quafi  è  nipote. 
Va  quejle  due  )  /e  tu  ti  rechi  a  mente 

Lo  Geneft  *y  dal  principio  conuene 

Vrender  fua  uita,  to'  auan'^r  la  gente  ^ 
E  perche  lufuriere  altra  uia  tiene  j 

Per  fe  natura ,  e  per  la  fua  feguace 

Vifpregia^poi  che  in  altro  pon  la  f^ene 
lAa  feguemi  horamai  j  chel  gir  mi  piace  : 

Che  e  pcfó  gui^an  fu  per  lortT^onta  j 


cofa  notiffìma  in  filofcfa,  che  la  nafu 
ya  figlia  IL  fuo  cor fc,  il  fuo  frOLedeye^ 
VAlintellettodiuino,cioè',  Da  Dio,  E 
Da  fu  arte,  E  da  la  fua  ofera,lacjual  non 
e  altro  chel  fuo  uolert  .  Onde  Ari/?,  nel 
fecondo  de  la  Tifica  dimoerà,  che  Urie  WO 
fra  imita  (guanto  fu<3  la  natura,  oue  dice^ 
Ari  imìtatur  naturam  incjuanium  fotefi^ 
COmel  difcente,  Comel  difcefolo  imita  il 
maefiro  talmente,  che  la  noflra  arte  uien 
ad  effcr,in  certo  modo,(juafi  nifote  a  Dio, 
efpndo  figliuola  de  la  natura, Uijual  fyen 
de  la  fia  origine  da  lui .  DA  cfuefie  due^ 
ciò  e.  Da  la  natuya  e  da  layte,  SE  tufi 
yethi  a  mente  lo  Gene  fi,  fcYitto  nel  Ge 
refit  contenuto  ne  la  Bihia,  eh  aljfrincii 
fio  del  mondo  fu  di  hifcgno,  che  Ihumana, 
generationej^renifjp  Lydine  del  uineye, 
G  Hi 


r  N  F  E  R  N  Ó    C  A  N  T  Ò   ^  r . 

El  carro  tutto  fouraì  coro  ^ùce  5  auan'^Jfe  Itm  lalfrù  fey  yiafura  ài 

Il  baÌAj)  uie  la  oltre  fi  di/monta^  tf^Ondedicf,  oprtuit  ah  initio  fauli 

'  ItYt  unum  alimffr  natuyam  tfT  artet .  QUefla  prtffma  adducelpeta  in  ferfom  di  Viroilttf 
fclurrU  ijuiftionf  m^Jfcli  da  lui,  f  dimofìrarf,  che  Lfura  offinde  Dh^^mh  ne  le  cofe  naturali 
come  ^,  chel  gran:)  faytor'fca  altro  grano ,  il  hejìiame  altro  hejìiame ,  l  e  f  tante  {frutti,  cìaÙ 
na  fecondò  la  fra  Jfetie,  e'  hen  lecito  che  glihuòmini  jananl^no  lun  laltro,  Ma  in  uolerfi  a^uan^ufe 
ne  le  cofe  contra  natura,  come  fi  lufuraro,  il<jual  uuole  che!  fuo  dinaro  partorita  altro  dinaro  uien 
^d  offender  Bio^j^erche  tene  do  a}  tra  uia  fuori  de  la  naturale,  di^e già  (juflla,  lac^ual  è'  cofaftg 
e  confeijuentmente  ancora  Urte,  che  defende  da  la  natura,  CT*  ha  origine  da  lui .  ojfende  aiun] 
^ue  Di:,  perche  dijffregia  le  cofe  fue  tenendo  altra  uia  fuori  de  la  naturale,  e  ponendo  la  fua  fhéi 
ranl^  in  altro,  the  in  (jueUo  che  ha  iefendentia  da  lei .  e  che  non  fia  lecito  chel  dinaro  fartori^^ 
nitro  dinaro,  è^fentenfia  de  legijìi  e  de  canoni/fi.  Pecunia  non paritpecuniam,  E  nel  L  euitico  e' 
fcritio,  Vecuniam  tuam  non  dahis  ad  ufuram  .   MA  feguimi  horamai,  chel  gir  mi  piace,  Vw/ 
Virg,  partire,  e  dice  a  Dante  che  lofe^iiti,  in  due  rnodi  difcriuendo  Ihora  matutina  .  li  primi 
dicendo,  che  ipefci  gui^l^nfuperhri^nte,  perche,/e  <juefìo  fcgno  era  giunto  in  oriente  jU  circ9 
h  de  hri^nte,  tariffe  nel^juale  allhora  eral  fcle,  come  uedemmo  yiflprimo  canto,  e  chefeoue  imi 
mediate  dietro  aprfci,  foteua  nel  fermino  di  due  hore  filiral  medefimo  circolo,  doue/ftpefa  adhora 
frano,  eftr  di  al  noffro  hemisf^rio  .  il  fecondo  m^lo  fi  è-  dicendo,  che  tutto!  carro  Lee  fcrnl 
coro ,  Perche fcl  carro,  il^jual   firmato  di  Quelle  ^luaUro flede,  che finl^  mai  tramfnfare  oiré'. 
mfempre  intorno  al  nofìro polo,  giaceua  tutto  fcpraluenfo  C(oro,ilciualj}nra  tra  occidente  e  Irarr.Q^ 
tana,lultima  de  le  trefieUe,  chefinno  il  timone  al  carro, e  chefcmpre  guarda  dritto  al  fono  de  U 
Wergine,  e  non  del  Leone,  come  altrihanno  detto,  Veyiiua  a  guardar  dritto  in  occidéte  dcue  effi 
Vergine,  lacjual  ^  opp^fifa  apefci,fu  lori^nte  era  per  difender  ne  laltro  hemufirto,/t  come  ipe 
P  erano  nel  medefimy  circolo  in  oriente,  per  afcender  al  nofìro  .  Era  adunque  in  fcntentia,  L 
\ore  uicino  al  di,  perche  comunemente  tanto ptna  ognifegno  del  Zodiaco  ai  ufcir  fuori  de  hri<hn 
ie'in  oriente,^  a  nafconderft  fctto  di  qufUo  in  occidente,  auenga  che  jualpiu  tofìo  e  auahìu  iln 
io,  fecondo  che  fono  di  più  lunga  e  di  più  hreue  afcenftone  .  Se  adunque  effi  frano  partiti  la  fera, 
tome  uedemmc  al  principio  del  fecondo  canto,  <juando  diffe.  Lo  giorno  fcnandaua  e  cet.  e  che  J$ 
ttìorafèffe  due  hore  inanl^  al  di,  ueniuano  ad  hauer  confumato  fin  a  qui  dieci  hore  di  cjueLU  noti 
te,  de  lacuale,  perche  erano  nelejuinotio  del  uerno,  rimaneua  ancor  due  hore  e  tutto!  feauenfe  ii 
n  finir  li  cercar  tutto  VUf .  E  non  le  due  hore  fclamente  de  la  notte,  come  altri  dicano  perche  il 
foefa  finge  in  tal  peregrinarne  hauer  confumato  ne  l'Inf.  fclamente  un  di  naturale,  ilcjual^ 
4i  XKitij.  hore .  Et  in  cjueffa  difcrittione  imita  S^irgil.  nelM.  oue  dice,  Hac  uice  fcrmonum  rofcii 
Aurora  cjuadrigis  lam  medio  fthereo  curfu  traiecerat  axem.  Et  fvrs  omne  datum  traherent  per 
taha  temput,  Sed  comes  admonuit,  hreuifer^^i  affitta  Sihylla  efi .  Nox  ruit  Aenea,  nos  fendo  duf 
ixmut  horai  e  cet.  E  L  hal^  uie  la  oltre  fi  difmonfa.  Per  quefto  dimofira,  che  Quantunque  efft 
jiffiro  firmati  fu  la  nua  delfcttmo  cerchio,  che  non  era  pero  quiui  il  luogo  per  /o^W  ui  fi  dfie 


'       ^  ^  ^'f,  f^'  '^'''fi  ¥^'''''>  dmoftra,  che  <iuantunaue  efft  fi 

ttiju  la  nua  del  jcttmo  cerchio,  che  non  era  pero  ejuiui  il  luogo  per  /o  W  ui  fi  difcen 
deua,  come  nel  figgente  canto  uedremo  .  Bal^  ^  propriamente  quello  de  la  paHalquandoFercoC^ 
f,  in  terra  finali  ^  ^  intefcper  ogni  cofiaojfonda  di  monte, perche  da  te  fue  radici  fimilméff 
fmt^,  comr  uuol  infime  chefàceua  quella  di  00  fcttimo  cerchio,  che  nel figuente  cito 


Hfirem^* 


CANTO      X  I  K 


Er4  h  loco  ;  ma  fiender  la  rìua  ^  Vefcriuelroeta  fielprefint,  canto  il  fuo  dì 
Venimmo  5  alpejìrc,  e  per  quel ,  chiui  erancoy  f^^rifo  nelptOmo  cerchi),  E  prima, comt 
Tal  chvgni  u'jjla  m  farebbe  fchiua.  l        i^^^i<^iujurui7utiipitire,per  laqud 


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Postillati  16 


INFERNO 

Qual  e  quella  ruma  ;  che  nel  jianco 
Vi  qua  da  rrento  tAdice  fercojje 
O  fcr  tremoto  ,  o  per  foflegno  manco  : 

CheJa  cima  del  monte  ^  onde  Ji  mojjff , 
M  f  iano ,  è  ji  la  roccia  difcofcefa  ; 
Che  alcuna  uia  darebbe  a  chi  fu  jijfe  : 

Coiai  di  quel  burraio  era  la  [cefi  : 
E  in  fu  U  punta  de  la  rotta  lacca 
Linfnmìa  di  Greti  era  diHefa , 

che  jìi  concetta  ne  la  fiilfa  uacca  ; 
E  quando  uide  noi,fe  Hcfa  morfei 


A  N  T  O  XII* 

uifi  éifcenJfy  fìi  ffaufnm  ìa  ìut  cop^ 
Va  la gYaniiffma  pjgfòniifa  cfr  la  ude, 
Ortif  àue  che  il  luogo  era  aljfJÌYO,  E  dal 
Minotauro  di  Cnta^  cheta  a  guardia  de 
la  detta  ruìna  .  Mft  uinio  e  covfiifo  da  Vif 
0ìlio,  cominciò  a  calar  fer  (^ueHa^fofra  df 
U<iualffnfdndo  Dante,  Virg.  li  dimtftra 
la  cagion  di  tal  ruma.  Et  (^ffrejfandofi 
foi  al  fendo,  Dante  comincia  a  fcorgerU 
rimerà  del  fangue,  ne  U(\uale  fcno  jf  uniii 
i  uiolenti  contrai  froffmo,  e  le  filiere  df 
Centauri  che  uanno  lungo  di  (juella  faety 


Q  un 


INFERNO 

Si  comi  quei^  cui  lira  dentro  fiacca^  tanl:ììamme  .r><i  nuali  CfntduYl  effìrth 

Lo  fauio  mìo  i^er  lui  grido  ^fvrfe  uehii  calare^  tre  di  loro,  cfc/Vow?,  m^/; 

Tu  credi  j  che  qui  fta  il  duca  d'Mheneì  fi,  e  Toh  ufn^on:ìaJi  ajfeUarli  al  pdf 
Che  fu  nel  mondo  la  morte  ti  forfè  *  ^eUruina.  Alaijual  /jjhh  iifceft,  ViV 

Vartiti  heUia  t  che  quefìi  non  uienc  ^'^''^  ''^f'*'''  ^'^         una  guida,  chf 

Ammaefìrm  da  la  tua  foreìla;  prfiDanfffulagrorfadiUda  lan^^^^^ 

Ma  u^jji  per  ueder  le  tojìre  pene .  '  ^''^'f^ 

(lual  e  quel  toro  ,  che  ji  lancia  m  queVa,      ii  delLnditi.ndic,ueh,e  iuJe 
Cha  nccuuto  già  il  colpo  mortale^,  ueranofuL,  Et  ultimamene 

Che  gir  non  fa ,  ma  qua  e  la  faltella  j  hauendolo  palato,  Ne/fc  f  ritma  tff 

Xidìo  lo  Minotauro  far  cotale  ;  lamedefima  uia,  t^refft  ft  mftion^  pfy 

E  quelli  accorto  g-ido  ^  Corri  al  uarco  t  un  hfco,  come  nel  fcguente  cant:^  uedre^ 

Mentre  chèh  fùria  ^  e  buon  che  tu  ti  cale^    mo.    f^ERa  loloco,oue  a  fender  la 

riua  \emmm:),  M)fÌYa,auej%fcuim  cer 
cfjio  effcY  molto  fiu  profinJo  de  gliaffri  pfti  difcfra  dicendo,  che  il  luogo,  oue  efjì  uenero  a  fcem 
der  la  riua  di  cjuetlo,  era  aljfffÌYO,  tanto  giudicai  peta,  corre  di  fcfta  dicemmo,  la  uiolentia  fiu 
grane  uitìo  de  glialtri,  che  ne  cerchi  difopra  ft  punifcono ,  Aduncjue^  ft^fY  ffejìo,  come  ancOYa 
per  juello  che  ueYa,  Intendendo  Jel  MinotauYO  di  Creta,  come  poco  difetto  uedremo,  C^uefoluop 
era  tale,  ciò  ,  ft  f^auenteuole  da  uedeYe  ,  CHe  nt  fareUe  fchiua  ogni  uìfìa,  do  è ,  che  ogni  uef 
iuta  fchijtrehhe  di  uoMo  uedere .  qVal  jueUa  ruina,  che  nelfanco,  A/fmiglia  la  ruina  de 
la fj^onda  di  quefìa  uaUe,  a  Quella  di  ceYto  monte,  che  ft  troua  uenenlo  da  Trento  a  VeYona  di 
^ua  da  Rouerei  da  ijuaUro  in  cincjue  miglia .  llcjual  monte,  ofi/p per  terremoto,  o per  hauer  il 
fiume  de  r  Adice  rofo  per  lungo  tempo  lefue  radici.  Onde  dice,  O  fer  fcftegno  manco,  ruino  dà 
lima  alfindo  in  firma,  che  pmofendo  V  ^  dicejer  fianco  ,  la  rimojp  per  lungo  jfatio  dal  ffo  jri 
mjetto  .  Et  aurnga,  chefer  tal  ruina  con  difpculta  f  poteffe  fcender  il  monte,  nondimeno  lafce 
fa  è-  tale,  cheft  fcendeYchle  .  Onde  elice,  che  da  la  cima  del  mofìte,  onde  la  Yuina  fi  moffe,  fino 
ttlfiano,  e'  Si  la  roccia  difcofcefa,  tantola  cojìa,  ouogliamola  dire  ffonda  di  fi  fa  e  difgiunta 
ial  fuoprinc'.fio,  come  uuol  inferire,  che  darehhe  alcuna  uia,  per  difenderla,  achi  fijp  fu .  Cofai 
le  e  ftmile  dice  cheYa  la  fcefa  DI  ijuel  lurrato,  D/  cjueh  ofcurofrofindo,  che  cofi  hurrato  e  laYai 
tro  figniftca .  ENfu  la  funta  de  la  rotta  lacca.  Et  in  fi^  la  cim.a  de  la  rouinata  uade,  che  cofi  iti 
mjìrammo  nel  fcUimo  canto,  che  per  fmilitudine  lacca  ftgnifìca,  oue  dijp,  Cofi  fendemmo  ne 
la  (Quarta  lacca.  Era  dtflefa  llnfàmia  di  Creta,  ciò  e',  il  Minotauro,  cbper  effere  fato  da  Vafift 
hnna  di  Minos  heflialmente  procreato,  come  recita  Ouid.  nel  \iif  .era  infamia  di  tutta  cjuella  ìfcla. 
Onde  dice,  CHe  fii  concetto,  ciò  e-,  imitai  fit  ccceputo  ne  la  fÀlfa  uacca  fklhricata  da  Vedalo  di  le 
ename.  Onde  nel  xxvf.  delVurg.inpeYCcna  di  Guido  Cuiniféi,  Inohrolrio  di  noi  fer  nty.fi 
Qji^fndo  partianci,  il  nome  di  colei,  chefirnhefio  ne  limteftiate  fchegge  .  E  Virg,  nei 
Vi.  Minotaurufinrfl,  Venerit  monumenta  nephandf  Hic  lalor  lUe  domus  t^' inefricaiilis  error 
e  cet .  Pone  aduncjut  il  Minotauro  a  guaYdia  di  cjuefto  fcttimo  ceYchio,  come  conucnienit  cuffode 
pi  uitio,  che  uifipunife,  effcndofìaio  contYa  glihuomini  uioìentiffmo  e  tanto,  che  fecondo  Ouid. 
Tifi 

\iij,  eYano  diuoYati  da  lui.  Et  allegoricamente,  perche  efpndo  me^  huomo  e  me^  toro  rati 
frefnta  la  inhumana  natura  del  uiolento, perche  auenga  che  hatlia  ajj^m  dhuomo,  nondimeno, 
Qgnifuo  efjrtto  ^  di  cYudele  GT  hoYYenda  fiera,  E  maffimmenle  contra  la  }Yop\a  fhetie,  ìUhe 
non  fi  uede  in  alcuno  alfYo  animale.  Onde  e-  nato  il  fYoutrhio,  chel  lufo  non  manaiadi  lupo  .  E 
Quando  uiJe  noiffeffa  morf,  la  tnolentia  naf  e  comunemente  da  ira,  E  nÀna  più  rahli'oH  e 
hftUl  ira  può  effèy  di  quella,  che  fifa  ne  la  propria  perfona,  cme  fece ,/  Minotauro  mordendo^ 


CANTO     XIT.  , 

Me  ^tc^MoalpfU.^fYdimvIxYaYlanaiuYa  ingentralii  (juflfo  uUio,mf  Mtn  dt 
fcirlUimoftYatiffrCfYhYO^^  come  ^ufi,  cui  liYa  ieniro^ 

Lea,  Si  come  colui,  ikual  e  lacerato  e  conjùmato  dentro  da  lira .  l  O  fmo  mio  in  ueY  luigri 
é  fvrfc,  non  diCcendeua  X^ante  ne  /'Inf ,  p.r  contYajìaY  col  Minotauro,  ne  jfeY  occiderlo,  com.ejt^. 
ce  Thefio  duca  e  ^e  d'Aihene  nel  m.ondo  ammaejÌYato  da  AdYÌanna  fcYella  de/fc  mnotauYc,  cO'. 
me  ne  la  fkuola  toccata  da  Quii,  nel  MÌij.  ft  contiene,  ciò  è ,  Ko«  difàndeualfenfc  ne  la  con f  dei 
ratione  di  cjuefto  uifioPeY  contYafìaYlo  e  uincerlo,  comefice  Thefeo,  llcfual  effcndo  ne  la  deUa  fr.uQ 
la  aHepricam.ente  intefcfeY  /Uomo prudente Jo pt^f^re,  Ma  fclamente  andauafeYueder  ìe  fei 
re,  cifrano  affarecchiaie,  a  chi  fi  lafciaua  uincer  e  fcggiogoY  dacjueh,  a  ciò  che  na^endogUene 
tetYOYe,  h  fii^piffe,  E  feYche  a  uincrlo  tfT  occideYlo  eYa  officio  cr  OfeYa  da  ViYgil .  ao  e ,  de  U 
razione,  effcndol  fcnfc  feYfcfe/fc  deiole  a  limfYefi,  Onde  dice  che  ^ÌYg.gYido  fmhe  audacei 
mente  e  con  uehementia  infurge  fcmfYe  la  Yagione  contYal  uitio,  pr  locjual  conftndeYe  li  nmjProi 
ma  comegli  fu  uinfo  e  morto  fu  nel  mondo  da  Thefeo,  Ma  che  non  uenendo  Danteaf^Y  cfueffo, 
comèfhrfcfi  duhhitaua,  che  ft  detta  fartir  lei  luogo,  e  non  uoglia  impedirli  ilfaffo.     qWal  e 
auel  tjro,  Ajfmiglìa  il fimar  del  Minotauro,  fcntendo fi  confonder  da  V irgli .  A  fiiriar  di  ({uel 
toro  offreffc  già  da  mortai  coìp,  e  che  fìordito  da  cjuello,  non  fa  andare,  mafMa  hora  ^ua  CT 
hra  la,  fcn"^  fqer  cjuello,  che  fi  fi  .  ^efio  r  cojfume  del  uitìjfcogni  uolta  che  uien  ad  effcr  con 
uinto  co  Yamne,  Er  aJìhoYa  è  limo  al  fcnfc  a  laffcrlo  ne  la  fi.a  fiiYiofa  e  lePialofiinatione,  e  tori 
fili  dinan7i,Yenhe  m.entre  chegli  e  Jn  fi^ria,  non  è  infuaficulta  dipterli  nef  ferii  uietar  il  faf 
fc,  ciò  è ,  torlo  da  la  fi  a  utile  e  uirtuofa  imfrtfc^,  cueh,  che  ftYfc  fiiOYÌ  di  tal  fiiYiapYiafhe  . 
ro  WiYg .  con  uehemétia grida  a  Dante,  COYYi  al  uaYco,  ciò  e'.  Corri  al  f affi,  f  frchf  e  buon  che 
tu  il  cale  mentre  chf^^è  in  fuYÌa.  Imitando  Ouid.Dum  fiiYOY  ejì  in  curfu,  curY'éti  cede  fitYOYU 

Co/!  prendemmo  uia  giù  per  lo  [carco 

Di  quelle  pietre:,  che  fl'cjfo  mouicnfi 

Sotto  mici  piedi  per  io  nouo  carco  ♦ 
Io  già  penfando  :  e  quei  dijfcyTu  penft 

For/e  a  quefla  ruina*,che  guardata 

Va  queìlira  hejìial,  chi  hora  jì^enjt^ 
Hor  uo  che  [appi',  che  Ultra  fiata , 

Chio  dìfcefi  qua  giù  nel  hajjo  infimo , 

QjceHa  roccia  non  era  anchor  cafcata^ 
Ua  certo  poco  pria{fe  ben  difcerno  J 

Che  uenifje  colui ,  che  la  gran  preda 

leuo  a  Dite  del  cerchio  fuperno^ 
Va  tutte  parti  Ulta  uaUe  feda 

Tremo  fi  ;  chio  penfai ,  che  hniuerfo 

Sentìjfe  amor  ;  per  loqual  e ,  chi  creda 
Viu  uolte  il  mondo  in  chaos  conuerfot 

"Et  in  quel  punto  quella  uecchia  roccia 

Qui  t!X  altroue  tal  fece  riuerfo 


Errf  iiuefio  m.onte,  che  cingea  la  uaBe, 
fYima  che  rouinaffi,  carico  di  (juelle  jfie} 
ire,  ma  efpndo  pi  rovinato,  ne  ueniua 
ad  effcr  difarico  .  Adunque, frendemi 
no  uia giù  Jfer  tale  fcarico  didietre,  lei 
(juali  fi  moueano  foUo  miei  fiedijffffi 
TEr  lo  nuouo  carco,  RiffeUo  al  corp,  o 
me  uuol  infirire,  cdcjual  io  era,  non  ejfen 
iouffo  di  pffarui  altri  che  Jfiriti  ,  IO 
già  f  enfiando,  Intendi  a  cjueUa  ruina,  fer 
che  il  fcnfc  non  intende  fc  la  ragione  mn 
li  ditta  .  E  fero  Mirg.fi  m.oue  dicendo, 
Tufcfifvrfi  a  (jurfia  ruina  che- guardata 
DA  (juella  irahefiiale,  Perche  fi  come  di 
fcjfra  dicemmo,  (entrata  a  la  uiolentia  coi 
munemenfe  è-  lirafCHihora  fjenfi.  Ver 
the  la  ragion  e"  (jueUa,  che  jfegne  e  refri 
me  lira.  HO  r  uo  che  fif fi  the  (altra  fia 
la.  Di  feltra  nel  nono  canto  Virg.  dimoi 
firo  a  Dante  effcre  altra  uolta  flato  fin  al 
fendo  di  ijueffo  Inf.  E  nel  (juarto,  che  non  molto  temfo  dofc  la  fi<a  morte,  chrifo  difcefi  a  jfot^ 
gliar  il  Lirwto  de  Santi  fadri .  Hora  uuol  inpYire,  che  cjuado  la  frima  uolta  ui  difcefi,  che  chri 
fknon  fr<t  amhoYa  fiato  crucifijfc^ferchf  ji^^fia  roccia,  lajualrouino  ffy /o  ttnmoto  chtfii  ne 


.  INFERNO 

^''/T'^"'  ^^^^f'ioy/.pyno,  Tolfcdel  limbo,  cerchio  Jf condii  foetct, 

pjiofcfY^  di  tutti  ghaìtri,  l^irunfrd^uDitf,lftntifadnaUcifiro,  LA(ta  udefida, 
U  profónda  fetida,  ajfuTi^lente  ude,Onde  difop<,  difTe,  che  in  fin  Ufu  fàcea /giacer fio  lei 
^  TRemoft,  Trem:>  tanfo  firte  da  tuUepécrti,CHioj^enfdi  che  luniuer)^  amore,  Toc 
Canio  lofimme,  non  d'Origine,  come  altri  dicano,  Ma  d'Emfedocle,  ilc^ual  uude,  cht  auandu 
glie  ementi  fon  concordi  co  moti  celefti,  il  mondo  fi  conuerti  in  caos,  E  <fKando  fcn  difcordi,  torni 
ne  lejfer  di  prima.  Onde  dice,  per  kjual  amore  è-  chi  creda,  più  uolte  il  mondo  conuerfo  in  caot. 
Uijual  opinione  e'  riprouata  d'AriJÌ.  nelprimo  de  la  tifica,  e  nel  primo  de  lanima  .  ET  in  aueì 
Punto,  il^ual  fu  nelhorafcfìa  del  V enere jknto,  q\7efia  uecchia  roccia,  qurfìa  antica  cofta,Tef 
hauerl'mf.  il  fuo  principio  da  lorigine  delmondo,  FEce  tal  riuerfc.  Si  riueiìo  in  tal  firma  aui, 
tome  tu  ueli.  Et  altroue  che  tu  non  puoi  uedere  .  Se  adunque  il  terremoto  fu  ne  Ihora  fcfìa  del 
Venere  fanto,  E  che  chrifio  immediate  dopo  la  fra  morte,  che  fu  in  aueBa  medeftma  hora,  difce^ 
fe  affigliar  il  limbo,  come  tien  ognifidele,  Effendoft  quejìa  uecchia  roccia  riuerfitaper  effe  tm 
remato,  ft  uenne  certamente,  come  due,  a  riuerfare  poco  prima  che  chnfto  andaffe  a  leuar  la  ori 
preda  a  Dite .  Ma  perche  ponga  che  cjuefla  roccia  rouinaffein  ^uel  punto  fi  ^  perche  aHhorafU 
ufata  la  maggior  uiolentia  che  maififfe,  e  che  maipoffa  ^ye,  effindo  fluita  ne  la  perfcna  del 
ftglm  o  di  Dio  come  per  lipocretia  deftcerJoti  uedremo  fimilmente  nel  xxw.  canto  ejfcr  roma; 
U  i ponti  delafcjia  bolgia  m  lottano  cerchio,  Ouelipcreda  iffacerdotifi punifce  . 


Ua  ficca  glìoccht  a  ualle  ;  che  Japproccta 
La  riuiera  del  [angue  ^  in  laqual  bolle 
Qual  che  per  uiolentia  in  altrui  noccia. 
C  cieca  cupidigia  ^  e  ria  j  e  JbUe  j 
Che  fi  a  fproni  ne  la  uita  corta , 
E  ne  Icterna  poi  fi  mal  cimmoUe. 

lo  uidi  unampia  fòffa  in  arco  torta  5 
Come  queUa ,  che  tuttol  piano  abbraccia 
Secondo ,  che  hauea  detto  la  mia  fona  x 

E  trai  pie  de  la  ripa  eir  effa  in  traccia 
Corrcan  Centauri  armati  di  faette^ 
Come  folean  nel  mondo  andar  a  caccia 

Vedendoci  calar  ciafcun  riflette^ 
E  de  la  fchiera  tre  fi  dipartirò 
Con  archi ,  ^  aflicciuole  prima  elette  • 

E  litn  gridò  da  lungi  $  A  qual  marino 
Venite  uoi  j  che  fendete  la  cofta  i 
Vite!  ccfiinci  ^  fenon ,  Ureo  tiro  » 

Lo  mio  maejìro  diffc  ;  La  rijpcfìa 
E  arem  noi  a  Ch'ir  on  cofla  da  prejjo: 
Mal  fii  la  uogUa  tua  fempre  fi  tofla^ 

Voi  mi  tenti) ,  e  dijfc  y  Quegli  e  NejJÒ  j 
Che  morì  per  la  bella  T^eianira^ 

E  JS  dì  ji  la  vendetta  e^U  fiejjo  : 


Erano  già  tanto  fefi giù  ferlarQuìna^ 
che  fqprfffauano  al  letto  de  la  uaDe,Que 
era  la  riuiera  del  bollente  fangue,ne  lai 
quale  fi  puniuano  tjueUi,  che  uioìt  ntemen 
te  haueano  nociuto  al  proffmo,  Et  era  il 
primo  de  tre  gironi,  ne  ijuali,come  nel 
precedente  canto  habbiamo  ueduto,  è-  cfi; 
flinto  il  prefinte  cerchio  .  C^Uffìo  dimof 
fira  VirgiL  a  Dante  dicendo,  MA  ficca 
gliocchi  a  uade.  Ma  porgi  la  ueduia  a  baf 
fc,  CHefdjprociia,  Perche pfpr effa  (cT 
è-nocabolEran^ffc)  la  riuiera  àel  fant 
gue,  in  lacjual  bolle,  qvalche  per  uioi 
lentia  in  altrui  noccia,  Qualunc^ue  noce 
peruiolentia  in  altrui .  Effcndo  conue*, 
niente,  che  Ihuomo  fia  punito  con  (jueUa 
afa  flelfa,cò  latjual  tè^  dilettato  di  nocer 
ad  altri ,  Onìe  effind^fi  i  tiranni,  che 
in  cjuefia  riuiera  ueiremo  effir  pofìi,  dii 
iettati  del  fangue  humano,  è-  condegna 
cofa  che  nel  fangue filano  fcmmerfi,  come 
di  (jueEo  auenne  a  cirro,  e  àe  loro  a  Craf 
fo,  OndelPetran  ha,E  uidi  Cirro  piti 
di  pingue  auaro,  che  Craffo  Joro,  E  lui 
fìo  e  laltro  nhehbe,T anto, che  farue  a  eia 
fchiikn^  amaro .  o  Cieca  cuptdigiti,  E; 


i  ... 

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Firenze. 

Postillati  16 


CANTO     Xì  t, 

E  mi  l>  mio ,  eh  d  petto  f.  mh<, ,  /J^";'     "  1";^"  i^l"^'»",  f 

Chrone/dqudnUrìMt        fiiiMa.fi  ù.  .^.  ^'■kon^m  Un, 

O  «irro  è  Pfcclo ,  de  fi*  fi  vkn  c?ird .  1'  ^"'""'Ì'"'  t  ^' . 
CiMHWO  f  ipuu,u;  j   j  f  .        fia  Cirio  ehrfutuU<t  CI  (tram  t  [(Itali  li 

Vmtorno  d  fojfo  u^nno  a  mUe  <.  m,Ut         i,i„,ifir<,fchp/d,  la  J  Uinn* 

Saettando  qual  anima  ]i  jucUe  sìm<ilcimrr.ée,iMiomif(rmfnif  ntl 

Del  [angue  più ,  che  [»i  colp«  \onm .  p^^^^ 

ihf  cjuc[li  ch€  fQa  pfjìfif,  hanno  ferdufo  il  lum  ie  lintfllfUo .  Ria,ffr  lijeff.m  fffrtii  che  n4 
fcono  di  lei,  attefo,  chf  non  fdamentf  mcfno  a  hfjrfc,  ma  molto  fiuamora  a  chi  offende,  fcUOgiai 
tendo  a  leferna  àaì\mtionf .  FOflc,  offendo  fcmmafìultitia  il  laffarft  tanfo  trcf^oitar  da  jufffa 
irthumanijpmo  affedfo,  che  Ihuomo  uoglia  cauarun  occhio  al  comfagno,  IfenVe  pine  fa  cauai 
tttduealui,  IO  uidi  iinamiiafcffa,DefcYÌuf  la  firma  di  (fuePaYiuiera/fcLondo  che  da\ÌYgiL 
gliera  fiata  diifpgnata  e  dice,  che  trai  fitde  de  la  roccia  e  (gufila,  correano  Centauri  IN  tracdc^ 
ciò  è-.  Seguitando  le  f  edate  lun  de  laltro,  come  i  cacciatori  e  cani  fcgueno  ne  le  felue  (Quelle  de  le 
fiere,  con  pette  e  con  archine  la  firma,  che  (Quando  erano  al  mondo,  foleuano  in  Teffctglia,  oue  i 
foeti  fingono  la  hro  origine,  andar  a  caccia  ferfeguendo  KfT  occidendo  le  fiere  ,  E  ihe  uedendoU 
ijuefii  Centauri  calar  per  la  ruina,ft  firmaro,  e  tre  di  loro  ft  dìfartiron  da gUaltri,  t  uenero  ad 
gjfettarli  al  piede  deffa  ruina,  Et  uno  de  tre  grido  domandandoli,  A  (jual  martiro  fffì  andauano^ 
credendo  che  fvffero  anime,  che  andaffro  dannate  in  (juel  cerchio,  minacciando  fc  KOn  lo  diceuaf 
710  ijuiui,  ouefjt  erano,  che  li  fi^.etterehhe  con  larco.  Ma  che  Wirg.  li  d\ffi,  chffjj  furehhon  la  da 
freffc  la  riffùfìa  a  chiron  rimprouerandoli,  che  la  fi.a  difcrdinata  uoglia,  chtra  frr.preftata  Sì 
fia,  ciò  è-.  Tanto  fuhita  e  fùrijft  mal  per  lui  tST  a  Jùo  danno,  come  uuol  inferire  Yen  he  fnge  c9 
fluì  ejJcY  Neffc  Centauro,  il  jual  fu  olc\[c  da  lefietie  d'Hercole,  jfer  hauerlt  uoluta  uidcre  la  fta 
Mia  CT  amata  Dianira,fcn^  confiderar  il  fine,  che  nepoteua  fcguire,  tfT  a  chi  egli  faceua  tini 
giuria  .  E  Ff  eglifìeffo  la  uendetta  di  fc,  fer  la  fùa  camicia  aueìenata  da  le  dette  [cete  tinte  nel 
jhngue  de  l'idra,  che  diede  a  Dianira, perche  a  certo  tépo  la  defp  ad  Wercole,  a  do  metiéd  (clajf^ 
YÌfp,come  pùipce,  E  la  fauola  recita  Quid,  nel  nono  .  £  (^el  di  me^,  che  al  petto  f  mira,ì^aii, 
teucro  i  Cer.iauYiyfccódole  faude,  d'ifme  e  duna  nuuola  infirma  di  Giunone  .  ifone  filprino 
(hf  tento  la  tirannide  in  TheffGglia,ma  in  uano,  E  pero  f.ngono,  chfft  c(^ngiungffji  nòn  có  Ciu 
mne,  leijual  è-  Dea  de  reami  e  de  le  f gnor  ie,  per  che  (Quelle  fi  uoleua  appropriare,  ma  con  la  nuto 
la,  lacjual  auenga  che  paia  effcr  gran  cofa,  nondim.er.o  e  uana  .  Aduncjue,  di  tei  cor.giunime 
nacijuero,  come  hakhiamiO  detto,  i  Centauri,  che  fecondo  i  foeti,  fnò  me'^  huommi  e  r>.e'^  cauih 
li,  e  fignificano  ghhorrendi  e  moftruoft  penfeYi,  de  premeno  a  tuttflhore  la  m.ente  del  firar.rio, 
ionde  nafcano  piglieffetti  empi  e  cYudeli,  ne  citali  fi  nutrife ,  E  cof  come  da  c^utfi  e- fiato  in 
mtafcmpre  moleffato  e  punto,  Co/r  dopo  la  morte  amhora^  il  poeta  uuole,  che  da  cjuellx  /  ero  fcY^ 
fcguifati,  Onde  dice,  che  uanno  a  mille  a  mille  iniùYno  al  fifjc  f  citando  (^ual  fnimaf  felle  t9* 
efce  fp.ori  delfnguepiu,  che  la  fua  colpa  le  hauea  dato  in  fcYte .  Venhe  (jual più  e  jual  m.eno,fi 
condo  che  più  e  mengraue  era  la  fua  colpa,  ueniuano  ad  effcr  coperte  dal  fangue  .  Ma  fio  chiro^ 
renaccjue  non  de!  tiranno  e  de  la  nuuola,  ma  di  Saturno  e  di  Filare  Ninfi,  e  fu  dotato  di  molit 
euariefcientie ,  Nutrì  Achille,  e  fulimaeflro  inmufca.  Onde  Ouid»  nel  \i,lt  Saturnia 
fijuo geminum  chirùne  creauif  Thilirides puerum  cithara  perfidi  AchiSem  .  Keffc  adunque,  fio 
unodi  juei  talimonftruof  e  uithf  penfieri,uuol  (.he  "^irg.eVante,  do  è-, la  ragione  el  fin 
ft,per  non  effcr  iOnofciuto  da  loro  rijf ondino  da  lunge.  Ma  la  ragione,  a  do  del  fnfc  lo  concjca 
dice,  uo'er\rijj:onder  da preffc,  e  non  a  lui,  ilcjual  fa  effcr  imonfu  erato  e  jieno  di  fiirore,  ma  f  a 
cl-4Vo«,  nelcjuale,  per  le  confguite fcientte,    humamta  e  dfcorfo,  Onde  dice,  che  f  mira  al ptH 
ro,  che  fgmfica  effcr  cogitalo do^  e  per  e^rimer  ancora  la  natura  faturnind,  che  tenea  ial^udm 


INFERNO 

nh  fu  i4n:i  h  CentduYt,cy  ne  leno^^  ii  Fni(oo,Jcconh  Quii  nA  \if\ ejfcnh}tu  le^Llfri 
hehrò,  p.lp  ancor  in  ma^ghr'fume,  nel  udfr  ropir  U  jf:>fa ,  E  fer  (jufjìi  duf  Centauri,  ciò  ^, 
ffr  Nefc  e  per  Fob,  ejfrime  due  jfetie  di  uiolenfia,  Ver  Neift  jueUa  che  nafce  da  rfrenato  CT"  in 
confderatò  appetita,  ilijualmofiro  nelu:ìler  uiolar  Dianira,  Onde  SJirp  li  dijp,  Mal  fu  lauy, 
glia  tuafcmpre  ft  tifici  .  Ver  Toh  quella  che  nafce  da  ira,  Onde  di  lui  difp,  ejfcr  di  (juella  fidi 
nfifienò .  Chiron  ftgnifica  mtdefmamente  il  penftero,  ma  moderato,  e  non  accefo  di  furore, 
cmeglialfriy  per  la  ragione  delia  di  [opra  .  Onde  dice  che  diffe  a  compagni,  e  meUelo  in  me^ 
aglialtri  due,  come  moderator  dognun  di  (Quelli ,  E  perla  medeftma  ragione  lo  profon  a gliah 
tri,  Onde  uedremo  che  Virg,  li  dirà,  Danne  un  de  tuoi  e  cet .  Fingonlo  me^  huomo  e  me^  cai 
udo,  per  effere  fiato  heUicoftjfm'i  ejirte,  che  (jueffo  fignifica  il  cauah .  Ma  fecondo  la  fiuola  re 
citata  da  Ou  ,  nel  yi. perche  Quando  Saturno  fho  padre  f  congiunfc  con  Tilare,  de  laijual  coni 
giuntione  egli  ne  fu  procreato,  fcntendo  Saturno  uenir  la  moglie,  per  non  efferfrefc  da  lei  in  ms 
nififìo  furto,  ft  transfvrm o  in  canallo,  Onde  ihe  henne  a participar  de  le  due  nature , 


No/  ci  apprcjjàmmo  a  quelle  fiere  fnetle  t 
Chhon  jprefi  uno  jlrale  ^  e  con  la  cocc<t 
Fece  la  barba  indietro  a  le  mafceUe  ♦ 

Qjtando  shebbe  fcoperta  la  gran  bocca , 
Viffe  a  compagni  j  Siete  uoi  accorti  ; 
Che  quel  di  dietro  mone  do  che  toccai 

Cofi  non  foglion  far  i  pie  de  morti  ^ 
1.1  mio  buon  duca  3  che  già  gUera  al  petto , 
Oue  le  due  mture  fon  conforti  ^ 

Rijpofe  j  Ben  e  uiuo  3  e  fi  folettj 
MoHrar  li  mi  conuien  la  ualle  buia  : 
"t^eciifital  ci  induce  e  non  diletto  ♦ 

*Tal  fi  partì  da  cantar  alleluia  ; 
Che  mi  commiffe  quejlo  officio  nouo  : 
Kon  è  ladron  j  ne  io  anima  futa  ^ 

Ma  per  quella  uirtu  ;  per  cui  io  mouo 
Li  pafft  miei  per  ft  fdueggia  flrada  j 
Vanne  un  de  tuoij  a  cui  noi  fimo  a  prouo^ 

E  che  ne  moflri  la ,  oue  ft  guada  j 
E  che  porti  coflui  in  fu  la  groppa  ; 
Che  non  è  flirto  ^  che  per  lacr  uada^ 

Chiron  fi  uoljè  in  fu  la  dcHra  poppa  ; 
E  dijfc  a  Nejfo  3  Torna ,  e  fi  li  guida  j 
B  fa  canfir^fi  altrafchiera  uintcppa  ^ 


Apprelfandoft  Virg  ,  e  Dante  A  Quelle 
fiere  fneUe,  A  quelle  fiere  ff  edite  e  lei 
gieri,  E  chirone,  uedendo  the  Dante,  il 
jual  feguitaua  dietro  a  Virg  .  mouea  le 
pietre  che  premeua  co  fiedi,  come  dijfè 
difcpra,  SI  fcoperfc  la  gran  tocca  nel  ftr 
la  barha  miietrò  a  le  mafcelle  con  la  coci 
ca  dunoffrale,  e  poi  diffe  a/ùoicompa> 
gni,fc  effìfcrano  accorti  che  Date,  iljual 
dietro  a  Wirg,  ueniuauerfo  di  loro,  mo', 
ueua  ciò  che  toccaua,  Quello  che  non  fcle*, 
uanofire  ipie  de  morti,  ciò  è^,  i piedi  de 
Unirne,  cherano  fcn"^  i  corpi ,  Ma  Virg, 
chegìiera  già  al  petto,  oue  Ihumana  con 
Ifcjuina  natura  fcn  conforti  e  congiunte 
infeme,  udendoli  dir  cjuefìo,  fer  leuan 
h  di  duhhio  li  rìfpofe ,  che  Dante  era 
hen  uiuo,  come  egi  hauea già  giudicata 
chefvfp,  E  che  co/i  fcloli  conutnia  moi 
fìrar  la  huia  t7  ofcura  ualle  infima.  La 
aual  cofa  (jueUo  che  moralmente  importi^. 
Ihahhiamogiapiu  uolte  detto,  E  cofi  an  i 
corapofftamo  intendere,  perche  chiron 
ficcorgf  e  non  hJeffo  nelolo  Dante  effir 
uiuo  .  E  che  la  neceffua  di  coft  fkre,  per 
lafua  falute,come  uuol  infirire,  e  noi 


,  n  ,     „         .    ,  Alletto  che  pia!i  m  tal  contempla', 

tione,  hnduce  a^uefìo  .  Ejer  dimofìrare,  che  ia  fc non  f  mouea  ad  effe rlffcorta  in  tahereMi 
natnne  ma  olamentemoffc  da  diuina  u^rtu  di.e,  jMf  partì  da  cantar  Alleluia,  che  mi  L 
mf  qvejhnuouo  ofjìao.  Ter  effr  cofa  nuo.a,  che  i  uiui  uadmo  a  Vlnf.  E  moralmente,  .he 
hfcendmo  ne  la  contemplation  de  uiiij  per  Vauefcne  apurgare,  come fkceua  lui ,  Mendo  per 
^uefìa  tale,  di  Beat,  quando  nelfccondo  cnto  diJp,  Hormuoui,  e  con  latua  i^r.la  omta  e  cet. 


Et 


m 


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Postillati  16 


CANTO  XIT, 

E/  fy^c,  fey  tfmYd  muùufv  ViV^.  al  fcuorfc  Ji  Dante,  fariiia  Ji  cuìo.f^ue  fi  canta  kMula, 
è^'ltilrorì,  ne  io  anma  fiucfy  Erafi  creduto  Kfffc,  che  \JÌYg  ,  e  Dante  jxjjlro  anirne,  che  uè', 
wfjt-roffr  rimaney  in  cfuel  cerchh,  oue  la  uiolentia  ft  funiua^  ma  mn  fafeua  in  (^ual prone  ii 
euello,  ne  anlccjuenteyrentt  a  cjual  martiro  efj}  fijjtro  iefiinatf,  hauenh  ogni  girone  ilfuo  mar 
tire  difìintò  da  cjuelli  de  glic^fri.  Onde  hauea gridato  loro,  A  cjual  wariiro  uenite  uoi,  O  uera^ 
mente  a  (jualmartiro,  Verde  ne  la  riuiera  del  [angue,  a  cufìodia  de  ìac^uale  fìauano  (juff:i  Ceni 
tauri,  erano  efiu  e  meno  ajjr  martiri,  [aedo  cYelanmep^e  inau(lla,f  fin  e  meno  fi  frofìnda 
uano  nel  fanone  .  Ma  Virg.  riffondendo  a  chirove,  come  promeffc  hauea  difàre,  dice  hora,  chf 
Dante  non  ^  ladY:>ne,  la  uiolentia  dfl(juale  ^  dofjtnder  a  le  jìrade  e  nel  fcngue  e  ne  Ihauerf, 
Ve  egli  due  fjpr  ANjw^t  fùia,  ci)  e.  Anima  fura,  Verchf  la  uiolentia  che  ufa  ilfiirofi  è-  di  tot 
ìaltrui  fclefmenteferftr^^d^A  difjrrenda  dfl ladro  che  lo  tol  di  r.afojìò,  tur  ufA  non  uiolentia  ma 
fraude,  fero  uedremo  cjuefii  tali  fffcrf uniti  nel feguente  OUauo  cenhio,  e  di  <\i:(h  ne  la  ottau^ 
bolgia.  Onde  il  Fet.  uolendo  dlìinguer  luno  da  Litro  modo  nel  ter^c  d'Amore  di  lui  farlando  d\f 
fe,  E  fo,  comhcr  minaccia,  kST  hor  fercote,  ComeYul'aferfÌY^a,e  comeinuola.  Vuol  VÌYg,adun 
cue  infirire,  che  ffjì  non  erano  uenuti  juiui  dannati  ad  alcuna  fera,  come  Kefpfcra  crfduto,Md 
h  cofiringe  dicendo,  Ì  Er  cjuella  uirtu,  lacjualha  mofìrato  ejJiY diurna,  cheio  mouo  imieifafft 
feYfìrada  Slfcluag^ia,  ciò  è^.  Tanto  tenehofa     ofcura,  D  Anne  un  de  tuoi,  A  Cui  noifìam(ì 
afYOuo,  Al^ualnox  fiamo  cffreffc,  che  cueflo  fgnifica  in  idiiim.a  lomhaYdo,  e  non  che  ci  affYOi 
ui  ciT  hahhiaci  cari,  come  altYÌ  h^no  detto.  Due  aduncjue  Virg.  a  chiron,  che  dia  loYO  un  de  firn 
Centauri,  al  f  tal  efjì  feno  affreffc,  e  che  m^ojìrcndo  loro  il  guado  de  la  riuiera,  forti  Dante  fu  U 
croffa  di  la  da  ejueìla,  fenhe  effìndo  an.hora  col  corfo,  non  ^  jfirito  che  uada  fer  aeye,  come ;a 
teafiYlui,cherafcn^  diijuell: .  Onde  dice,  che  uoltat^fi  chmn  fu  la  defira  fOffa,da  lacjual 
farte  gliera  Keffc,  glirjijfop,  che  toynajfe  in  dietro,  infende  feria  uia,  donde  era  cjuiui  uenuto,  t 
che  liguilaffe,  e fà^efjc  canfcre,fe  altra  fchieYa  di  Centauri fintoffaua  e  fcontYaua  in  /oro.  E  fet 
^i^eftohahhiamo  ad  intendere,  che  hauendo  Mirg  .  e  nel  frecedente  canto,  oue  diffe,  Morte  fef 
fiY^  e  toilette  dannofc  e  cet ,  E  difcfra  dicendo.  Ma  ficca  fiocchi  a  ualle,  che  pfjfYoccia  e  cet  • 
dirnofxrato  in  uniuerfàe,  come  in  cjuefto  frimo  de  tre  girini,  neejuali  è-  dipinto  il  frefnfe  fcttmi^ 
cerchio,  funirf  i  uiolenti  contrai  froff mo,  E  uolendo  hora,  che  Dante  haufffe  cognitione  deferì 
ticolaYi,  ilche  non  eya  da  effe  Virg.  fer\he  la  Yagione  in  (Quelli  non  fcjìende,  ma  fclamente  ne  gli 
uniuerfcli.  Onde  Ariji.  nel  fecondo  de  laVojteY.  e  Secondo  delanima,  Intellecius  efì  uniuerfii 
lium,jcn/ùf  ueYOfaYticulaYÌum,feYO  intfnededa  chiYon,ilijual  intendiamo  fer  ilmoderato  t9* 
h.onejìo  diforfc,  che  dia  loro  uno  de fi.oi fu d diti fen feri,  alcjual effì  fieno  affreffc,  e  che  fctio  la 
fua  difcifHna,  fen'^  Utjuale,  ne  \Jirg,  ne  Dante,  ciò  è-,  Ne  la  ragione,  fer  che  non  fifflrdta,  ctt 
Ynhahhiamo  detto,  che  [clemente  ne  gliuniuerfli ,  NV  Dante,  no  e',  nel  fenfc  ancOYa ,  ferina  laiufo- 
ialtrifotrehte  hauey  cognitione  de  farticolari,  ne  tjuali  egli  fclamente  f  fuo  ef^WàtaYe,  E  m.o/ìri 
loYOQVef  guada,  cioè-,  Lafvrma,ferlacjualeneU  cognitione  dejft  farticolaYi  fi  fuo  ueniYf, 
B  ch^  forti  Dante  in  fu  la  groffa,  feYche  non   flirto  che  uada  fer  aere,  Jmfero ,  che  fcl  fcnfo  dr 
ttenirne  fa  cognitione  de  farticolari,  hifcgna  che  fìa  portato  C7"  eleuafo  dal  f  enferò  a  la  contemi^ 
fdatione  di  <jiAi,feYch(  effndo  cffYeffc  da  ignorantia,fer  f  medefmo  non  fotYelle,  come  fuò 
fir  lintfileUQ  col  difcorf  de  la  Yagione  Utero  da  cjuella  .  Aduncjue    chiaro,  ferche  Keffc  fa  Lr 
4ato  da  Chifon,  a  ciò  che  li  dehha  guidaye,  E  uoltaf  fu  la  defirafoffa,  chefgnifca  la  faYfe  mii^ 
gtiOYe,  fero  fra  il  proceder  /oro  Yetto  e  huono,  E  due,  che  faccia  canfre^fe  altYa  fchiera  fintola  ^ 
in  lui.  Perche  Jfejjè  uolte  auiene,  che  famo  af  ratti  in  (juaUhe  utile  meditatione,  e  fcfYagiunii 
ifltuni  aifri  diuerf,  e  uanifenferijfam.o  del  tutto  tolti  uia  da  (juelfyirr.OjOnde  nel  (juinto  can 
to  del  Pur^.  uedrer^c,  che  di  ijuejto  riprendendo  Virg  .  Dante,  ilcjual  nanamente  intendeua  alé 
[arole  di  ([ueìle  anime  de  la  fecoda  Jfetie  di  negligeti  iice^  Verche  Immotkù  titofmfiglia  e  cet^ 


INFERNO 


m 


Ho»*  cr  mouemmo  con  la  [corta  fida 
tun^o  la  proda  del  koUor  uermiglip  ; 
Ouc  i  boUiti  ficean  alte  [irida  ^ 

Io.  uidi  gente  fitto  infin  al  ciglio  : 
'El  gran  Centauro  dijfe  ;Eì  [on  tiranni 
Che  dier  nel  [angue,  e  ne  Ihauer  di  piglio 

Qjiiuifi  piangon  gUjpietati  danni: 
Q^uiui  è  Aklfandro  3  e  Dionifw  Fero  ^ 
■Che  fé  Cicilia  hauer  dolorofi  anni  : 

É  quella  fronte ,  che  hai  pel  cofe  nero, 
E'  ATj^olino  j  e  qucllaltro ,  che  biondo , 
E  Oèi^o  da  Ejli  *  ilqual  per  nero 

Fu  [pento  dal  figUajiro  fu  nel  mondo , 
AUhor  mi  uolft  al  poetai  e  quei  dijje  * 
Qiiefìi  ti  fia  hor  primo ,  eiT  io  fecondo  ^ 


Quffio  moJo  ìi  iire,  HOr  ci  moumm^ 
è-  ftmde  a  (Quello,  chel  poeta  uso  difcpra 
al  principio  del  x  .  canto,  oue  difp ,  Hq 
ra  fcn  ua  per  un  [ccreto  calle  Lo  mio  ma( 
ftro,  ecet ,  Età  ^uellaltro,  che  uedret 
mo  al  principio  del  x\,Que  dice,Hor<( 
cen  porìa  lun  de  duri  marini,  E  co[t  di 
cano  tutti gliantichi  tefli [ritti  a  penna^ 
E  non  Noi  ci  mouemmo,  Comefle^ge 
neiefìi  moderni  impreffi  a  flampa,ffr 
ejpre flati  coft  dfconci  da  chi  [e  nha  prei 
folautorita  .  Varfironf  adunque  \ir^, 
t  Dante  con  Neffò,  ll^ual  domanda  fidi 
[corta,  ri[fettoa  chiron  da  chi  era  lor  i<t 
ta.  L\fngo  la  proda  del  kllor  uermiglio, 
do  e-,  Pref/oia  ripa  deìfngue  che  bolle , 


.  Evenendo  Nef[o  a  dir  di  loro  cherano  in 

Mrmera  puniti,  dice  prima  de  tiranni,  icjuali  fey  hauer  ufto  uiolentia  maogme,  hauendo  ofji 
fi  e  neljangue  e  ne  Ihauere,  erano [ommerf  nel  [àngue  fin  al  ciglio,  E  [ra  auefti  dice  ef[cr  Alf[^ 
fandro,  inte[o  non  per  ilMagno,  come  dicano  tutti  gHaltri  fjf^oftori,  Delcjualfihenef  confiiei 
rano  i  gejti,non  e-  da  ff[r  connumerato  tra  tiranni,  lAa per  Aleffandro  Fereo  di  ThejPglia,  de 
le  cui  ingiuftitie  e  tirannie [criue  Giuftino,  E  Dioniflo [ro,  Diomfto  Siracu[cino  fti  crudeliffmo  e 
4^el{ial  tiranno  ne  Ifola  di  Sicilia,  come  [criue  Plutarco  ne  morali,  eM.Tul.ne  le  Tufi.  Onde 
Àlee,  chefice  hauer  dolorofi  anni  a  Cicilia .  Di  cjuefti  due  pa  landò  medefmamente  il  P(f .  nel 
fnm  del  trionfò  damore  dice.  Quei  duopien  di  paura  e  di  [affetto,  luno  è-  Dionifio,  e  laltro  e- 
_Alejjandro  e  cet .  A^^lino  da  Romano  fu  tiranno  crudelif[,mo  ne  la  Marca  Inuigiana,  E  fle 
talmente  contra  de  Padouani,  Ve  cjuali,  come  di ffiif^m.  ente  [criue  Pietro  Gerardo  autore  in  juei 
^empi  di  tutte  lefue  inaudite  crudeltà, [ece  morir  dodid  mila,  ma  in  diuerfi  tempi,  e  con  uarifi 
fui,  E  non  che  tuUi  in  un  medefimo  di  lif^ceffi  ardere,  come  altri  hanno  detto  Lopera  dekual 
autore  è  [tata  nouameniefofia  in  luce  ne  la  inclita  Cittk  di  Mineggia  .  olì^  da  Efti  Marchefe 
di  Ferrara,  e  de  la  Marca  d'Ancona,  hauendo  con [ue  ingiuflitie  e  tirannie  adunato  molto  theb 
,ro,  fu  [cfficato  da  unfuo  figliuolo,  Auenga  chel  poeta  dica  figliajìro  .  A  Llhor  mi  uolfi  al  foe: 
fa,  Voltofft  Dante  a  Virg,  parendoli  dalui.e  non  dal  Centauro  hauer  ad  ef[er  infermato  deglifhi 
riti  di  cfuel  luogo.  Ma  perche  ^uiuifi  trattaua  de  particolari,  e  ffetialmente  di  quelli  cherano  in 
gran  parte  moderni  di  cjuei  tempi,  decjuali  Neffc  lipoteua  dar  cognitione,  e  non  de  gliuniuerfji 
in  chilcjfercita  la  ragione,  come  difipra  dicemmo.  Pero  Virgilio  uuol  che  allhora  quiui  Neffo  ti 
ftaprmo,  ma  egli  poi,  fiiora  di  quelli,  e  ne  la  miuerfaliia  li  fta  fecondo . 


Poco  più  oltre  il  Centauro  faffffe 
[Souruna  gente;  che  in  fin  a  la  gola 
Tarea,  che  di  quel  Bulicame  ufcijje. 

Ùo[lrocci  unomhra  da  lun  canto  fola 
Dicendo  ^  Colui  fè[[e  in  grembo  a  Dio 
Lo  cor,  che  in  [h  Tamigi  anchor  Ji  cola 

Poi  uidi  genti  ;  che  di  fuor  del  rio 

•^Tenean  la  tejla^  eir  anchor  tuttol  ca[[ox 


Vroceìuti  poco  più  inan*^,  uidero  anime 
che  u[ciuano  fuori  del  [angue  [naia  go 
la,  e  di  cjuefte  Neffc  ne  mofìro  una,  che 
ftjìaua  fola  da  lun  de  canti,  e  diffe  che', 
ra^  ijuella,  CHe f^jfe,  ciò  è,  lacjual  Fenf 
ie"  e  diuifel  cuore,  che [u  Tamigi  ;f)Owo; 
ra  anchora,  in gremho  a  Dio.Cofìm,pi 
mio  ihe[criuejl  Viduni  al  xL  del[fU0 


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Postillati  16 


.         C  A  N  T  O  X  !I. 

E  a  colìor  dffai  riconobbio.  mlitMI^fui ofm,fi,  Cm* i^tó» 

cor,  0  Pu  a  pm  fi  ficea  b<,jfo  ,,F.;..o.l/|W«/McJxx.m.,.j;,«* 

•'    ,r        c    i.  ,..J\.,„  V,  i  S  montò  Monlirle,chf  fìtocufo  ìit 

E  quiut  fii  del  jbffo  il  nojlro  T^^jjh  .  ^^^^^^^.^^  Arrigo  fraìllo  d^Aducf 

io  efiMo  a  T^iccarh  Ke ringhilferra  (ffenh  a  Viterto  neU  chiffi  di  S  .  SilufjÌYO.mni 
tre  ihfnf  la  mejfa  ilftcerdote  mofiraua  loffia  co^craia  .  il  corfofuofrpi  mndaio  in  lyigUU 
terra  a  Londra.t  ppo  ne  la  casella  de  gliaUri  V.econ  lafuaftafua  fcfra  la  fepliura,  che  Hen  con 
la  Mra  una  coff  doro  col  fho  cuor  iMfmaio  .  Era  adunijue  lomlra  di  Guido  da  un  canto  f-. 
la,  lerchefngulare  era  fiato  il  )m  delitio,  frima  rifletto  al  luogo  ficYO,  hauendo  fitto  Ihomicidio 
inchup,Ondedice,  che  lofifjè  in  grembo  a  Bio,ferche  la  chiffi  ^  gremho  di  lui .  E  foi  nel  con 
fbeUofuo,haufndol  occifor>:enfYe  ihelfàcerdoie  hmoftraua  al  jfoplo  .  Secondariamente,  jfer.^ 
àie  Arrigo  de  la  morte  di  Simone  era  innocente,  Imj^ero  che  Aduardo,  iljual ìuccifc,  glicrajoU-, 
niente  cugino .  Ter^.ferche  Simone  non  era  da  ejfcr  uendicafo,  efjlndo giufumentejìato  occif 
Q  yferche  egli^rima, conila  ogni  giujìitìa,occufo  ilregnoad  Arrigo  fer^,Z!r  in^frigionodo  co 
fioi figliuoli.  Tamigi  è- fiume  che  fa(faj^erme^  Londra,onie  dice,  lo  cor  che  in  fu  Tamigi 
A^ihorfi  foV,  Amhora  shonara  .  POi  uidi  gente,  che  dipwr  dA  YÌo,Mofua,  eh  cjuanto  fiu 
frocedeuano  inan':^,  tanto  meno  erafr  fcr.da  la  riuiera  dd  f^ngue,  econfc^uenlemente,  che  tam 
fa  minor  uioUntia  haueano  ufao  quelli,  cherano  menfcmmeyfi  in  lei,  e  che  fiu  nufciuano  fiorii  ■ 
Onie  i  primi,  che  fiiron  i  tiràni,  la  uiolentiade  efuali  era  fiata  t  nel  fangue  e  ne  IVauere,  halhiaf  . 
m  uedufohauerhfoflifottofn  alciglio  .  ì  fecondi,  che  juron  e  uiolentifdaméte  nel  fangue,  ma 
ter  le  circonflantie  che  aggrauauano  il  peccato,  come  erano  (jue[le  di  Guido,  jfer  hauerla  ufcia  in 
luogo  facro,  tUT  ingiuffarnenfe,  erano  fcmmerfifin  a  Ugola  .  J  ter'^fcn  <juelli,che  Ihanno  ufi  ■ 
fa  fur  nel /àngue,  ma  con  circonfìantiemen  graui,  de^uali  Ymfira  hauerne  riconofiuti  affi,  e 
ùufjii  dice,  che  teneuano  la  fefa  fimi,  ET  ancor  futtol  caffc.  Et  ancor  tuttoljfeUo, perche  caffo  do 
mandano  in  Lombardia  il  bufo,  come  di  fio,  o  digiuhone,  che  coirei  f  etto  •  la  (Quarta  fieiie  e* 
di  (fuelli,  che  Ihanno  ufta  non  nel  fangue,  ma  in  ruina  efreda  de  glialtrui  beni,  Et  a  (juefii  co; 
me  men  rei,  cocel  fngue folamente  i  fiedi,  E  juiui  dice  eff  re  fiato  ilfajf  loro  di  ^uelfi/fc  . 

S;  come  tu  da  quella  parte  uedì  Mo/fr^,  cU  fngue  di  c^ue fio  fiffc,ilaud^ 

Lo  hulkame ,  che  fm^re  fi  [cerna  5  Jornada  bulicame,  che  figmfica  cofache 

jy-ff^Q  ♦      I  q       \^  credi  hulica,cioe',che  fi  commoue,  cerne  boli 

U  fóndo  fiio  ,  m  fin  chei  fi  raggiunge ,         M,,,Jl,,uo  11  pano,  cor^e  difc^. 
Cue  la  tirannia  conuien  de  gema.  ^^^^.jp^  ^  torpauain  fe  medefmo,  da 

la  diurna  giufinìa  di  qua  punge  i^^^  ^    y^^^  ^^^^^    ^^j^^  ^  ^,3^/^^^, 

Creilo  Milla  ;  che  fii  flagello  m  terra  5  ^^^j^^  ^f,^  ^^^^^^^    ffl,re,oi . 

E  Virro ,  e  Sejlo  ;  &  m  eterno  munge  uel  fangue  f  ficea  fiu  baffc,  effe  fngue 

Le  lagrime-,  che  col  boiler  difirra  andaua  fcmfre  crefcendo  fin  a  tanto  the 

A  Rinìer  da  Corneto  ,  a  Rinkr  paixo  ì        fi  con  giunge  a  con  c^ueh,  hniro  aljuaU' 

Che  ficero  a  le  Firade  tanta  guerra  x  era  funita  la  tirannìa,  perche  c^uìui  era 

Vofcia  fi  uolfe  5  e  rwajfhffil  gua-ZJ^O  .  /^A^  maggior  frofin dita,  et  i  peccatori 

'  o  erano  fcmmer fi  in  (juello  fin  al  ^ciglio,  co 

me  difcfra  dicemmo.  Onde  il  peta  in  ferfcna  li  l^effc  dice,  che  fi  come  egli  uede,  chel  bulicarle 

fi fcema fcmfre  da  c^ueìla f arte,  intende  da  U  deflra,  da  lacuale  effi  en^no  lungo  la  riuauenuti. 


INFERNO     CANTO,  Kit/ 

fénhe  T^fììenh  uerfcl guah,  rijfett^  a  hroft  fcemuua,  efkctuff:  fcmfYe  fiu  haffc,  Onìe  ìt  Ccf^a 
Jife,  Cjft  itfìu  af'AjifkiM  ha/c  Qufl  bulicame  fi,  che  coce^  ^my  lifiedi,  che  da  Ultra  farte, 
eh  e'y  da  lafmiftra  deUnxh  dia,  Vogho  che  tu  credi y  chn  ^rema  lo  fm  f{>ndo  A  ?U<  a fw.cil 
Sem^repugj.Uy  In  fin  che  fi  raggiunge  e  congiunge,  One  la  tirannia  QOnuien  che  gema, 
Conuien  che  dolenLfifianga,  Dandole  tu  chera  de  Unirne  di  cjuelli,  che  da  efja  tirannia  eranì 
in  ti.ta  !ìafip:>JpJnfi,  perche  Unirne gemeano,  e  non  U  tirannia  .  Gemere  f  è' piangere,  e  con 
fmmelfa  uoce  doler f  .  I A  diuina  giuflitia  di  qua  funge  quel  AUila,  Moflra,  che  da  Ultra  par 
(e,  ciò  e^,  da  Ufnjìra  del  guado,  e  doue  da  (jueda  il  fingue  è- più  profèndo,  non  curandoft  di 
f  articolarmente  nmar  alcun  di  (^ueRi  cherano  nel men  haffc pngue,  coft poco  come  ha  fiitto  da  la 
'iejha  parte  di  (furilo,  era  A  ftila,  Cojìui,  fii  R  e  degli  Wnni,  e  di  mJff  altre prouincie,  huomc  hel 
licoft/fmo,  cr  auidiffìmo  di  ftngue  e  d'imperio,  Pafsh  in  Italia  con  innumerahilejfmito  ne  gin 
unni  de  U  nojìrafalute  ccccxlittj.  Et  hauendo'a  cjuaf  tutta  dijìruUae  ftcche^giata,  con  U  morte 
^infinito  popolo,  perche  ne  ad  età  ne  afifoperdonaua,  Onde  cheglipréfd  cognome  del  flagello  di 
Vioin  terra,  Vltimamente  Vapa  leone primo,e  nonf-n^a  diuin  miracolo,  ottenne  da  lui,  che  Uf. 
Pffe  Italia  e  tornaffeftin  Angaria .  Tirro  Re  degli  Epirofi,  come  di  luifcriue  Uut.  auido  fmih 
mente  dimperio,  pafso  in  Italia  contra  deRomani,  benché  [otto  ffetie  iiuoler  aitar  i  Tarentini, 
Ma  corretto  da  Fahritio,  abandono  limprefh,  zfT  occupo  Sicilia,  de  U^ual  ejfendopoi  cacciato  d<t 
Carthaginef,  Caccio  Antigone  di  Macedoni:',  fcnl^  aLuna  legittima  cagione,  e  perfc^uitoìlo  in 
Argot,  doue  efendo  inirato,  fu  morto  da  una  fimina,  che  da  U  fine/ira  li  getto  fi,  U  ttfìa  un  te; 
goh.  Tento  molte  altre  mgiufìiffme guerrf ,  ^t  auenga,  che  ne  U  militia  fiffe  ecceRentifftmo,  e 
ferjuejto,  e  per  lefue  crudeltà  cr  ingiufxitie  molto  temuto  dafioi  nimici,  nondimeno,  fì<  tanto 
ftrfcguitato  da  U  ftrtuna,  che  lo  condufjè,  comhabbiamo  ueduto,  ad  infelice  fine .  E  Sefìo,  Ter 
<ofìui  alcuni  hanno  intefo  di  SffìoTarcjuino  figliuolo  di  Tar^uin  Superbo  ultimo  Re  di  Roma, 
ferhauer  tradito  i  GaHni,  che  di  lui  f  jidauano,  dandoli  in  preda  al  padre,  come  ref^yifce  Uuio 
nel  primo  de  U  prima  deca .  Altri  di  Sffìo  Pompeio  figliuolo  del  Magno,  che  d  po  U  morte  del 
padre  e  del  fratello  occuph  Sicilia,  eUngo  tempo  tenne  in  gran  diffamo  timore  tutti  i  luoohimarit 
tmid  Italia,  del^ualefcriue  Lue.  nel  jcfìo.  Ma  per  cjuefìo,  ne  lun  ne  Ultro  di  loro  a  noi  non  far 
chefia  da  reputar  tiranno,  quello, per  hauer  commeffo  non  uiolentU,  ma  fraude,  qiiefn,peri 
chelfuo  fine  era  di  uoler  (ornar  a  Upatr.a,  che  iaÒUauianogM  negata.  Ma  ben  ne  piace 
intendere  di  Sefìo  Nerone,  cruielijftmo  e  befìiaUffmo  oltre  a  tutti glialtri  Imperadori  Romani,  . 

le  CUI  wg.ufì  tie  e  tiranie  d-.ff^tfmente  tratta  Suetonio .  ET  in  eterno  munge, Mun^ereproi 
pnamente  ft  ^  trarre  il  latte  frori  de  lepoifpe,  Aduncjue,  per  ftmilitudine  dice,the  U  diurna 
fiitia  tra  fuori  IN  eterno,  effendo  eterne  le  pene  de  Vlnf.  le  lagrime  CHe  diferra,  lequaliapre 
col  boUore,  Dando  a  le  lagrime  quello,  cVe- proprio  de gliocchi  donde  efcono,  A  R  inier  da  Come, 
io,  a  Rinierpal^,  queftì  due  Rinieri ,  uno  da  Corneto,  e  Ultro  de  U  nobile  ftmiolU  de  Pa^7i 
di  Firenze  dicano  effcre fiati  notabiliffmt  affami  difìrade.  Onde  dice,  che  f^ron  a  aurlU  tan^ 
p^^rra    E  perche  haueano  ufttoU  uioUntia  nel  fangue  occidendo,  E  ne  Ihauere  rubando  ptt 
fvrpueUi,  ne  pali  a  lejìradeffcontyauano,  pe/o  li  pone  tra  tirdni,  daauali  medefmamente  e 
nel /angue  e  ne  Ihauere,  Uui'olentia  era  fiata  ujhta  .  lUefìo  ua  co f  ordinato.  La  diurna  mlìi 
iiapunge  dijjua  e,uel  A  ttiJa,  che  fi^  flagello  in  terra,  E  Pirro,  e  Sefìo,  E  munge  in  eterno  le  la  ; 
grime,  che  d:  ferra  ed  bollore,  a  R  inier  da  Corneto,  a  R  inier  Pa%  che  tanta  ouerra  ficero  a  le 
/ìrade    POfciaftuolfc,eripafcflg,^^^^^  P  affato  Mbe  Neffc  di  U  da  U  riuiera  del  bollente 
fangue  Dante,  fi  nuolto  unaltra  uolta  a  npaffarU  fer  U  meJefma  uia,  che  Ihauea  paffata  .  Paft 
far  a  gua^^c  m  Vhofcana  lingua,  comunemente  fi  ^  paffar  non  per  lo  ponte  ne  per  naue  ma  puf 
7nÌ'e  '  Ti'  ^'^^^'^^'^^fi^rne,  o  c^ualfi  uogUa  altrace,ua  ,che gua^^c  da  mli 

iijtdue,  Onde  il  poeta  fìeffc  ancora  nel  ^xxi^.eanto,  E  uerra  femore  de  gelati /ua::^. 

No;i 


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Postillati  16 


New  era  anchcr  di  la  Nf/Jo  armato 
Quando  noi  ci  mettemmo  fer  un  bofco  j 
Che  da  nejjm  fentiero  era  f(gnato^ 

Kort  fronde  uerdi^  ma  di  color  fifco^ 
No«  rami  [chiettiy  ma  ncdcfi  e  inuolti  j 
No«  forni  ueran ,  ma  jlccchi  con  tofco . 

No«  han  fi  af^ri  flerp:,  ne  fi  fólti 
Quelle  fiere  filuagge ,  che  in  odio  hanno 
Tra  Cecina  e  Cernete  i  luoghi  cólti  ^ 

Qjuiui  li  brutte  Earf  ie  lor  nido  fanno  5 
CU  cacciar  de  U  Stroj^hade  t  Troiani 


Trattai  jfoef a  ne!  frepnff  cam  ifì  fu^ 
faffcY  jffY  lo  fcconéo girone,  rJ^ual  pi 
re  che  fieno  f  uniti  aueUi^  che  hanno  u fa 
la  la  uioUntia  ne  lafro^ria  j[>erfcna,  E 
Quelli  che  Ihanno  ufc^ta  in  ruina  cff  frof 
fri  levi  jingenio  ijuelli  efpr  conuertiti 
in  mhffO'  ajfri  tronchi  e  Ironchi,  di 
(he  il  girone  e  tutto  fieno  in  firma  dun 
filto  hofco,  E  (juejli  fnfcguitati  e  lacerai 
ii  rtfl  Lorfo  da  nere  e  hramofc  cagne,  ira 
Uijuali  fìng<  hauer  irouato  Lano  Senefc, 
Z7  UcopPaiouano  de  la  Caj^ella  ii 
H 


m 


m 


INFERNO 

Con  trljìo  dnnunùo  Hftituro  danno  ^  Anirra^  t^ìnluce  frlmda  fdrUrfcc^ 

Ale  hanno  UtCjCoUiye  wft  humm  J  Vifroda  U  ui^nf^pi  cem  jfirito  Fio; 

Vie  con  ctrtìgU  j  e  pennuto  il  gran  uentre  :  r^^fình  E  fff>  P^^^o  i^t^^de  U  cagm 
fanno  lamenti  in  fu  gUalberi  fìrani,  Tie  ie  la  fuadijj^erata  morte  infime  con 

^  la  firma  de  la  trasfirmatme  de  Unirne 

in  (juel  franchi,  E  da  h  Jj^irifù,  alcune  calamità,  del  pofd  Fi:rentino,E  come  fera  ne  la  fro^ria  « 
fa  apfefo .  Non  era  anchor  di  la  Neffo  arriuafo,  Neffo  non  era  anchor  arrium  di  'la  U 

fiume  ijuando  e/jìfi  mifero per  un  hofcOj  ilijual  era  fegnato  da  neffun  fcnfiero,  '  Et  in  jueUo  nan 
erano  fronde  uerdi,  MA  di  color  fifco.  Ma  di  color  ofcuro  .  Non  ramifchieUi  e  difleft,  ma  pieni 
di  noii     inuolti,  mn  pomi,  majìecchi  attcfpcati  e  pieni  di  ueleno,Et  in  fomma  dice, che  (Quelle 
fiere,  che  tra  Cecina  e  Cornefo  hanno  in  odio  i  luoghi  coltiuati^  Perche  le  fiere  amano  la  firefta, 
tr  odiano  i  luòghi  domejìichi,  NO/j  hanno  fi  ajf>ri  e  filtiflerpi,  ciò  è-.  Non  hanno  tanfo  pungen; 
ti  Yuuiii  e  ffefft pruni  e  j^ini,come  uuol  inferire  cherano  Quiui .  Cecina  è* fiume  che  meUe  in 
mare  poco  lunge  da  la  maremma  di  Fifa  .  Corneto  è  cajteh  nel  Patrimonio,  E  tra  Inno  e  laltn 
di  ijuefli^fono  di  molti  ajfriffìmi  efilfiffmi  hfchi  halitati  fclamente  da  le  fiere  e  maffimamente 
da  una  grande  moltitudine  diferpi .  In  cjuejìi  arhori,  tronchi,  tronchi,  e  fterpi  adùjue  fingelpoe 
ta  chef  ano  conuertite  lanime  di  quelli,  che  occidenofifleffì,  E  nonfen'^  ragione,  perche  ejfm 
io  ne  Ihuomo  tre  principali  potentie,ouirtudanima,  ciò  è-,  Kationale,  (acjual  e  propria  di  lui, 
Senfttiua,  de  lajual  farticipano  ancora glialtri  animali,  Vegetatiua,  che  con  gliarhori  e  U  fm^ 
tegli^  comune,  Occidenìo  fejìeffo,  ft  uienapriuar  dele  dueprime,  ciò  e,  de  la  rationale  e  de 
lafenfuiua,  e  rimanli  folamente ,  infteme  con  le  piante,  la  uegetatiua,  perche  mediante  la  putref 
fittone,  fuo  anchora generare,  come  uermi,  o  cofa  ftmile,  E  perche  cjufjìa  tal  anima  ^  in  cojìof 
^ncOY  non  utile,  comefuol  efpr  ne  glialtri  arhri  e  piante,  ma  nociua,  pera  pone  che  U  fronde  fie 
no  dififco     ofcuro  colore,  che  dinotano  i  loro  trifii  e  mefìi  penfieri ,  I  nodo  fi  ^  inuolti  rami^ 
glhoryendi,  torti,  e  nm  ragioneuoli  ejfeui,  chefegueno  da  tal  mefii penfieri .  Gli  pecchi  con  to', 
fio,  Ipefiifiri  diaklicifìimoli,  da  jualifcnfcmpremolelìati  fino  a  tanfo,  che  lo  conducano  a  tal 
Pifferato  fine .    QV  iui  le  hrutte  Harpie  lor  nidi  fiinno.  Ha  detto  de  la  inutile  e  dannofa  condii 
iione  de  glUrtori,  Hora  dice  da  che  peffima  ffetie  duccelli  fieno poffeduti,E  (juefiifcno  le  Uarfie^ 
le<]ualìauen^a,  che  da  glialtri  poetifieno  figurate  per  lauaritia.  Onde  dice  hauerle  ale  lAte, 
(io  e^,  SfAti^fe  e  grandi,  chefigniftcano  la  gran  cupidità,  che  lauaro  ha  de  Accumulare.  COSi  e 
nifi  humani,  Verche  lauaro  in  apfaren'^,  per  aUrar glianimi  a  fidarfi  di  lui,  a  ciò  che  più  agef 
uolmente  foffa  tor  loro  leficulta,  fi  dimoflra  tutto  pieno  dhumanifa  e  daffiuione  .  Pie  con  artigli, 
(he fignificanola  lor  rapina  .  IL  gran  pennuto  uentre,  che  mai  non  è-  fttio,  non  pofendofitm 
io  empire,  che  giudichi  ejfer  a  iafian^.  Nondimeno,  perche  in  ^uefìo  luogo  la  rapina  nonuhd 
(he  fare,  noi  crediamo,  chelfoeta  uele  hahhiapofìe,per  dar  conuenienti  uccelli  a  la  fi^etie  e  ntH 
tura  de gliarlori.  Onde  S.  B ernar do.  Homo  ah f(]; grafia  efi  ut  arkr  ftluffirit  fireus  fructut 
^uihur porci  infirnales  ut  arpie  hicpafcuntur .    CHe  cacciar  da  le  Strophade  i  Troiani,  Tinge 
Virg.  nel  primo,  che  uenendo  Enea  di  Troia  in  Italia,  fcorfi  per  firtuna  a  certe  ifolepofte  nel 
mar  Ionio  dette  S fronde,  e  che  (fueUe  fieno  hahitafe  dal'Harpie,  Ma  che  hauendo pofle  le  menfe 
fer  mangiare,  effe  Harpie  iUoriaron  tutte  le  uiuanie,  t7  ultimaméte  coftrinfero  t  lui  efuoì  apai 
tir  del  luogo,  e  che  Celeno,  una  ii  ijuelle^  prediffe  loro,  che  peruerrehhno  in  Ifalia,  laaual  andat 
u^o  cercando,  ma  non  cingerthhono  di  mura  la  città,  lacjual  doueano  coftruere^chepetfiime  fdi 
relhono  cofiretti  a  mangiar  le  menfe,  E  cofi  fU,  perL\^t  mangiaron  e  taglieri,  che  haueano  filiti  ii 
granpani.  Onde  dice,  che  i  Troiani  fitron  cacciati  U  loro  con  trijìo  annuntio  ii  danno  fiifuro. 
fAnno  lamefifugìialheriflrani.  Al  contrario  ie  gli  altri  uccelli,  fi  come  erano  ancora  Mheriy 
terchegliuccellifcgliono,a,hgliode,ianiandodileUu^^^^^ 


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Postillati  16 


CANTO 

El  buon  msJlro^Vrìmd  che  fìu  entrej 

Saffi  che  fei  nel  fecondo  girone  ; 

Mi  cominciò  d  dire  ;  e  farai ,  mentre 
Che  tu  uerrai  ne  Ihorrikil  fabhione  j 

Pero  riguarda  ben  ;  fi  uederai 

Co/e,  che  torrianfède  al  mio  fermone  • 
lofentìa  dognì  farte  trarre  guai^^ 

E  non  uedea  ferfona ,  chel  jhcejfc  : 

Ver  chio  tutto  fmarrito  marreHau 
Io  credo ,  chei  credette ,  chio  creieffe , 

Che  tante  uoci  ufcijfcrtra  quei  bronchi 

Va  gente,  che  per  noi  fi  nafcondejfet 
Vero  diffcl  maeflro  j  Se  tu  tronchi 
(gualche  frafchetta  duna  defie  fianteì 
l  fcnfter  chat  jì  faran  tutti  monchi* 

Atlhor  porfi  U  mano  un  poco  auante\ 
E  colf  un  ramicel  da  un  gran  puno  ; 
El  troncon  fuo  grido  ;  Verche  mi  fchiante  i 

Va  che  fatto  fu  poi  di  fangue  bruno  5 
Ricomincio  a  gridar  ;  Verche  mi  jlcrfi  l 
"Non  hai  tu  jpino  di  pictate  alcuno  i 

huominifi4mmo  hor  fxam  fatti  Rrrpr* 
hen  dourchbe  cjfer  la  tua  man  f  iu  £ia  5 
Se  Hate  foffimo  anime  di  ferfi . 

Come  dun  fli7ji.o  uerde ,  charfo  fa 
Va  lun  de  capi ,  che  da  laltro  geme , 
E  cigola  per  uento^  che  ua  uta^ 

Si  de  la  fcheggia  rotta  ufciua  inferni 
Varole  e  fangue  :  ondio  lafciai  la  cima 
Cadere  5  e  jletti^come  Ihuom ,  che  teme* 


VimjÌYa  "dirgli .  ^  "Octnffy  me  egli 
rifl £ÌYon  fecondo  rpy«  fin  a  tant^y  che^ 
urnga  NE  lUrrilil  fMionf,  ciò  ^,  Me 
Ujhauenieud  Yfna,f(nhf  dhYa,co', 
nifUfiYmOyftra  nel giYon  fer^  .  On; 
àeUmmmfey  che  mentre  egli  ^  in  ^uf 
flo  fecondo.  Ma  guariar  efor  ben  men 
U,  fercht  ueira  cùfc,  leejuSy  (juado  egli 
clif  le  diceffe,  toYYÌano  fide  alfuofcmoi 
ne,  chetann  uien  a  dÌYr,  chegH  non  le 
CYedeYfhhe.  VfYche  a  dir  che  Unìrr.e  fico 
umano  in  fianfe,  (Yomhi,  iYcchi  e  fter 
ti,  par  cofa  incYedihile  .  lOfcnfia  dogni 
farfe  trarre  guai,  vdiua  Dante  lanime 
conuertife  in  tronchi,  che  fi  dokuano,ma 
ron  fqendo  che  fiffcro  i  trmhi,  ne  ue^, 
dendo  alcuno,  dalcjua! pffjfè  tal  lamenf 
teuol  fuono  ufcire,fferrno  tutto  fmarrtta 
dal  timore,  ma  dice  credere,  che  VirgiL 
credejfe,  chel  creder  dUuifilfe,  che  tan^. 
te  uoci  ufciffero  tra  (juei  bronchi  dagen'. 
te,  che  fifcondejfe  da  loro,  Perche  li  dijfe. 
Se  tu  tronchi  alcuna  frafchetta  di  cjueft 
fiante,  ifenfteri  che"  tu  hai  ft  firannd 
TMUi monchi,  cioè.  Tutti  uayii .  Mo«* 
co  propriamente  ft  è'  il  faccio  fnl^  U 
mano  .  Adunque, /i  cornei  haccio  fcn"^ 
tfueUa  e'  uano.  Co/?  i  penfteri  del  poeta, 
i<iuali,fuodol  creder  fuo,  erano  di  Virg. 
che  le  uoci  chudiua  fijfero  di  gente,  che 
tra  (juei  tronchi  fi  nafcondejfe  per  loro, 
fdrtUon  monchi  euani,  <\uando  faccorgff 


  ^      .  'fi proceder  da  altra  cagione.  AlìhoY 

foyfilamanoun  tocoauante,  V  olendofi  Dante  chiarir  <liciuefio,fice  cjuantoWirgil  .ghhaueua 
ietto,Onie  cheltrÓco  deltolto  ramiceh  comincCo  a  gridar  e  dire, VBrche  mi  fchiante  t  Verche  m 
(hf^Zi  e  rompi  t  Mafitt^runo  dì  fangue,  ricominao  a  gridar  Va  dolerftnelajvrma,  chel 
tefio  chiaramente  ferfi  medefimo  dimoftra  .  Ad  imitatione  di  Virgil  nel  ter^  oue  finge  che 
iifcefo  Enea  fui  lito  di  Tracia,e  uolendo  romper  alcuni  rami  per  loficrificio,  uide  cjueUiyfer  le  rot 
ture,  iettar  fangue,  perche  in  effi  era  conuerùio  il  già  morto  VoliJoro,  Onde  Introduce  aparlar  e 
iire,^liam  VoÙoruf  eoe,  hic  confixum  firrea  texit  TelorumCcges  CT  iacults  increuit  acutis  e  cef. 
Tacendo  comparatone  da  le  farolf  e  dal  fangue  che  ufciua  dal  tronco,  a  Ihumore  ^  al  uento,  che 
cigolando  efcf  da  l,n  de  capi  di  <,uel  uerde lìiZh'^'^'  ^rde.  Ma  per  cjuefi,  alfdit. 

dal  timore  dice,  che  fi  Ufiio  cader  la  tronca  cima  di  mano . 


le^i  haueffe  potuto  creder  prima  ^ 
Rijpojc/  fauio  mio  )  anima  lefiy 


o^cto  le  la  ragione,  in  e\ueUa  mii 
pliOY  firma  cheglioccorYe,  fkr  cajacel 
H  li 


I  N  f  E  R  N  0 

C/o  che  ha  ueiuto^pur  con  la  mia  rima  j    fòifoJichelouelet^mra}ìfe,  E  non  fùi 


l^on  hauerebbe  in  te  la  man  dijlefi  : 
Ma  la  cefi  incredibile  mi  fece 
Indurlo  ad  oura ,  che  a  me  jlefjh  peja 

Ma  dilli  j  chi  tu  fvfli  jft  che  in  uece 
Dalcuna  amenda  tua  fuma  rinfreschi 
Ne/  mondo  fu ,  doue  tornar  U  lece  ♦ 


tenhkfàyffen'^  offender  alcuna  f/r^ 
ferfcna,  almeno  frme poi  di  iahffcnfm 
nejcufr,  e pofendo^in  gualche  altra  fiyf 
ma  rifiorar loffrfo.  Quefto  moftraadi^n 
jue  dhauer fatto  Wirg,  intefofer  effa 
£Ìone,  in  (veneficio  di  Dante,  intefo  Uf 
loftnfo,  Et  hora  uien  e  fkr  fua  fcufd 


tjueffa  anima,  chera  hjjrfdfromettendole  in  remuneratìone  di  lai  offrfa,  che  Date  rinouera  laf^^ 
pma  nel  mondoj  quando  a  cjuello,  dopo  la fida  feregrinatione  farà  tornato  ^  " 


E2  tronco  ^  Si  col  dolce  dir  madefchi  j 
Chio  non  poffo  tacer  i  e  uoi  non  grauì 
Ver  chio  un  poco  a  ragionar  minucfchi. 
lo  fon  colui  3  che  tenni  ambo  le  chiaui 
Del  cor  di  Federigo  ;  c  che  le  uolft 
Serrando  c  diserrando  fi  foaui , 
Che  dal  fecreto  fuo  qw^fi  ognihuom  tolfi  : 
^ede  portai  al  gloriofo  ojjicio 
lianta^j  chio  ne  perdei  li  fonni  e  polft^ 
La  meretrice  ^  che  mé  da  Ihofpitio 
Di  Cefàre  non  torfe  gUocchi  putti ^ 
Morte  comune e  de  le  corti  uitio 
Infiammo  contra  me  glianimi  tutti  j 
E  gUnfiammati  infiammar  fi  Augufioy 
Che  i  Veti  honor  tornirò  in  triHi  lutti ^ 
Lanimo  mio, per  difdegnofo  guHoy 
Credendo  col  morir  fuggir  difdegno  5 
IngìufiofÈce  me  contra  me  gtuHo^ 
Vn  le  nuoue  radici  defio  legno 
^VK^o  V/.^g^,  che  giamai  non  ruppi  fède 

Al  mio  fignor  y  che  fÌ4  dhoncr  fi  degno  J 
E  fe  di  uoi  alcun  nel  mondo  riede  j 
Confòrti  la  memoria  mia  ;  che  giace 
Anchcr  del  colp,  che  inuidia  le  diede  ^ 


Ha  Vtr^.jprontejfca  jueflo  Jfirifo^  che 
quando  egli  dica  loro  chi  fife  fiato,  che 
Dante  rinouera  la  fia  fima  al  mondo, 
come  cofa  deftderata  ancor  da  Unirne  da] 
nate  e  pofie  in  mifcria  .  Onde  ancor  in 
ferfona  di  Ciacco  dife.  Ma  quando  tuL 
rat  tornato  al  mondo.  Pregoti  che  a  U 
mente  altrui  mi  rechi,  E  tjuefio  medefx^, 
mo  ueJrmo  nel  proceder  in  alcuni  altri, 
E  non  hapromeffc  che  lo  leuera  de  linfii 
mia  in  che  era  incorre,  e  che  di  fitto  uei 
dremo,  come  a!/ri  dicano,  parche  auffi^ 
non  era  in /Acuita  di  lui.  KiffonJeadun 
jue  lo  j^into  a  Virgl .  TV  madefchi  fi 
Tu  mi  prendi  talmente,  perc^^e  a  lefca  fi 
frendongliucceUi,  COl  dolce  dire,  H^; 
pendoli  detto  epromeffi  cofi,  de  laaualin 
queUo  fiato.,  alcunalira  più  dolce  e  grata 
ttonlipoteuaejfere,  CHÒ  »onpojfft,cfi 
re,  pregandoli  che  non  fia  lor  graut,p(H 
iheegìi  finuefchiefi  ritenghi  un  poco-é 
ragionare.  Stando  anchora ne  la fmii 
htudme  de  Ufca,  perche  con  lefca  faurani 
riOg/iuccelli,ecoluifio  fi  ritengom,E 
ìuefio    guanto  a  leffcrdio  .  Hora  uenen 


p,  Hf.^./ro.#„^o  .J^,.fif^^,,,„  J2Z  Z  I 

h  conmraron  contraltari  far  cr^dfv  n  U  \^^.^.À,.^.  X.  » A/n  ^.     n     i  1^^^  ^^fmre,  fjjt 


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Postillati  16 


CANTO     X  iir. 

fc,.,.r:,.o,      .jli  nrrJ/ltf  Jeplf,  VcUnhinfirin  .Wf.r/,«,../o  I».p«Jo«cO«  . 

\nojregLiM,  u  ~,rh  cntr,  ulm,nle,  àe  eg'i,  fer  Mnalm'fcra  ocafc  onJf  nU<^.f^ 
tfcnn<no\r>r'rktt:  cliahimoinnitefniu^KO,nonlifcnni,m,>lf  umfefolf,  #«</of, 
di  W,!,;  ci/ conci  creiuto  ^ff»  un.  cf.fmA.  .  f<rll.  Mfrimo  c.nlo  ouef.rUnh  dd^  u^^ 
tu  m,  chfH^i  mifi<trmar  U  uene  ,plf .  LAmmricf,  che m..  ia  ^^iM  Q^tjuxnim, 
it  Ff r  U  imilia,  UcIhccI  cm»  fonare,  cme  ccncr»  U  mermicf,  i,ffr!>fmrf, ^Ulrm  hm,  E 
renheneU  ,orl,  l^l::>tmfnlejirr.fnfi,olre^n.re,rno  éice,  che  non  lorfc  ni.,  ghocch.rm  DA 
Iholì'ifio  H CefJ,  rio ^,DaU  corte  df  V Im^er^iore ,  che Cej.n  ,M,fcm  iorr.un  <.l,,  \nl<n.<n 
h  Leila,  cmt  fnncii^ìe,  fer  me  le  coni,  E'  ^  cmune  morie  J,  cj,<,Ue  ferche  r.efjivo  uè-, 
chenilU       U  n,n  ui  m.r,,  Onie  M  .  Tul.  in  ^uel  de  SmnoSaf.i,  lorfMo,  K^ejir.ue 
n  quc  iicHur  «V«  mor,  ejì,  E  Dam^fceno  d.ffinifce  U  inmiia  ejfr  tr.jìezl^  de  Uhm  he^e.  IN 
filmh  entra  me gUanimi  Mi,  che  fimn  jfeliAmente  cjyelli  de  hroni.  Onde  ìuuen.  Inmdu, 
Lidia  cmkriminfu.  tT  extra,  E  di  e^uefl,  dice  Salmone,  Qu,  in  ruina  IcMur  aUerm.non 
a-A  imnmiM.  E  ctuefii  i^amrr.ati  inf  ammaro  V  acccfro  tanto  Augufìo,  co  e,  hlrr.f  eraio', 
re,  cofuoifilf,  fanoni,  àe  i  iteli  ho«cri,  a  c^uaU  era  dalmjì^lo  #  nio,  tornare  IN  tnjh  luti,, 
UafL  JaJofcioffianti.    LAnimomiofer  difde^nofc  gt<lto,mfìra,  che  non  ptendo  to 
lerar  h [degno  toLefMfer  aucfla  tanto gr.ue ingiuria,  E  crejendof,  ferr.wrte  folerlo  figgi', 
re,  ficeìuitcheper  non  hauer  errato, era giufo,  occidendofc lìeffc,ingu.fto  contra  fe,p,rc\.e  r.on 
fi,  cojkgiufxa  cheglifuccilejfe .  f  i  ordina  cof,  Unimo  miofice  me gwjìo,  wgxujio  conlra  me . 
Pf  R  Ùnuoue  radici  Jeflo  legno,  Aff^a  con  faramenio  non  hauer  errato  cor.tra  Teierigofref 
aando,  che  fc  alcuno  </#  torna  d,  <jua,  come  di  fcfra  d.jfe  Virg  .  che  douea  fèr  Dante  CGn'. 
fini,  ciò  h  R,nom  lafiamemoria,  lacjual  due  che  giace,  fer  lo  colpo  che  li  diede  xnuidxa,  come 
Ji  rnra  hahUamo  uedulo.  K'o'endo  inerire,  chefcfijjc  morto  frima  chegi,  hauejjcriceum  tal  col 
p,  lafi.afima  uiucrehhe  amhora  dmwdo  .  Ondeil  Pel .  dijp,  che!  trofp umr  eraljeg^io . 

Vn  poco  ctmfi ,  e  voi  ;  Va  chi  fi  me ,         M^f'  "'^3;    vflì'^'''  ""-'If^ 

rm  poJc  mi  non  perder  Ihora  ;  =  '^'^i"""'-' 

Lijja  fuiia  a  m  ,      ^  ,  p  ReVante  chenon  terdalen:<lo,ma  fi 

Ma  park,  e  ched,  a  lu,  Je  p,u  U  piace,  ll^n„,^„^^^ j,;,,,^/,,  uL 

Ondw  a  hi  ;  Dmandd  tu  ancora       _  ^mandare,  m<,  Dame  chera  ojfreffc  <f<r 

Di  quel  ;  che  credi ,  che  a  me  fatupccia  t  ^  ^-^^^     y^^^  deffojfirito  dice,  che 

Ch'io  non  potrei  ;  tanta  pietà  maccora,  ferial cagione,  r.cnptnhhe,ma  chegli 

Vero  ricominciò  ;  Se  Ihucm  ti  frccia  lodehia  domandar  amor  dicjufllo,chf 

Liberamente  ciò,  chel  tuo  dir  prega,  ireie glihalUa a  f-iiifire.  E(  in  f '.elio 

Spirito  incarcerato  ;  ancor  ti  piaccia  iimojira  la  cura,  che  la  ragione  ha  del 

Vi  dirne,  cerne  Utiimafi  lega  fnfo, il  junk,  come  oheiiente  alei,fcni 


H  Kl 


ili 


INFERNO 

Inqucjli  nocchi  t  e  Jimme^fe  tu  puoi^  tenhftoffyeffoJctlama  ffrfurhtme,e 
Se  alcuna  mai  di  Ui  membra  fi  Jpiega  ^        ftr  ijuefio  imtnh  di  m>i  errare,  uud 

gofallt^ne.ejertuYUtme  alcun<t,freceianeUiy,ufflhation^        corcimn7i  a  lui .  Tralei 
^mh,  mmmcmio  Mirg  .  aparlarf.Mr/o  Jfirit,  di  due .  luna,  che  dMa  /or  dire 
che  moc/o  Umma  ft  lega  IN  cjuejìt  mcchi,  ciò  ^,  In  juffti  ritmi grum  .  Ultra,  Ce  di  qutit 
membra  alcuna  fc  ne  dtj}iega  e  fcioglie  mai.  ^  ^  ^ 


Atlhor  fojfio  lo  tronco  fine  ^  e  poi 
Si  conuenì  quel  uento  in  cotal  uoce  j 
Breuemcntc  farà  rijpojìo  a  uoi  ^ 
Quando  fi  parte  lanìma  feroce 
Del  corpo ,  ondella  fìeffà  se  difuelta^ 
Minos  la  manda  a  la  fitti  ma  foce  ^ 

Cade  in  la  fdua  ;  e  non  Ve  parte  fielta  j 
Ma  lardone  firtuna  la  balejlra  t 
Qjiiui  germugUa  ^  come  gran  di  fielta , 

Surge  in  uermena ,  er  in  pianta  filuejìrat 
LHarpie  pafienio  poi  de  le  fiie  figlie 
^anno  dolor  ^  <cr  al  dolor  fineHra, 

Come  laltre  uerrem,per  nojìre  fpogUe  ì 
Ma  non  pero  ,  che  alcuna  fen  riuefta  t 
Che  non  e  giufio  hauer^cio  chuom  fi  toglie 

Qj^i  le  firafcineremo  ;  e  per  la  mefia 
Selua  fiiranno  i  nofìri  corpi  appefi 
Ciafcun  al  prun  de  lombra  fua  molefia  ^ 


ìi.ijfònde  ijueflo Jf^irif^  jfer  ordine,E  (juA 
to  a  la  prima  dimanda  dice,  che  (juando 
L  Anima  firoce,  do  e  ,  lanima  crudele 
^  empia,  ft  parte  dal  carpò,  daljuah  el 
la  se-  difuelta,  e  per  fir^i  eflirpafa  fuori, 
che  Minos  giudice  in pr naie  la  manda  A 
lafettimafice,rh  è^,  Al  fctiimo  cerchio, 
iljualdoman  la  fice,  perche,  ft  come  o? 
gni  fiume  corre  ala  fua  propria  fice,  Co 
fogni  peccatore  corre  a  la  fua  propri^t  e 
conuenienfe  meritata  pena,  E  di  cjueSa 
(al  fece  cade  ne  lafclua^  E  No??  le- fceh 
fa  par/e,  perche  in  ogni  luogo  di  (juella, 
è'  una  medefma  pena^  Effcndo  in  tutti 
quelli  che  uccidono  fcfìeffi  una  medefma 
co'pa,  E pero,Ldoue firtuna  lahalr, 
Pr  (  e  geua,  germugUa  e  produce  cjuiui, 
come  gran  ciffelta,  Prendendo  cjuffìo 
per  tutti gliaìtrijcmi .  S  Vrge  in  uerme^, 
na,  Verm,ene  fcno  (juelle  prime  tenere 


^  "''"^'"T  j^nj  ijurue  frime  tenere 
brocche,che  crefcendofoififènno  arbori,  ET  in  pianta  fclueftra,  e  no  domefìica,  Perche,  ft  come 
cofìoro  fono  fiati  inutili^  an'^  d^nofafc  er  a3  altri,  per  lo  malo  effcmpio,  Cof  uuole,  che  inutili 
fieno  ancora  gliarhri  ne^juali,  dopo  la  lor  uiolenfa  morte  fconuertono .  LHarpie  pafcendo  poi 
4e  le  fue  fòglie  T^nno  dMre,  ET  al  dolor  fine fìr  a.  Ver  che  da  le  rotture  de  lefafciute  fiolie,  chi 
fcno  lefinefìre,  disfogano  e  mandan  fuori  il  dolore,  donde  nafcon  le  fene  loro  .  COme  laltre m 
rempernoftreffogHe,  R  fonde  ala  feconda  domanda  di  Wirg.  Lacjua!  fit,fe  alcuna  diloromi 
me  ff  tega  efcbghe  mai  di  taimemhra  dicendo,  che  algiudUio  uniuerfde,  come  uuol  inferire 
effe  uerranno,  come  laltre,  per  \e  loro  ffoglie,  che  faranno  i  loro  propri  corpi,  non  per'o,  che  ai  cui 
nafene  riueffa,  come  firano  laltye,  non  effcndo  giufìa  co  fa,  che  Ihuomo  haiha  aueh  \heoUfiefi 
fcuoontariamenfef  toghe,  come  hanno  fitto  cjuefìe  anime,  che  effe  ffoglie  sh^ueano  \olte  .  Ma 
che  lefirafmer.nno  cjuiui.  Et  ìloro  corpi  faranno  appef  dafcuno  al  pruno  DE  la  fua  molefia  om 
tra,  CIO  e-,  De  la  fjia  appaffonata  e  tormentata  anima . 

No/  erauamo  anchor  al  tronco  attefi  „^  r  „^  j   •  ?  i 

Credendo  chaUro  ne  uckjTe  dm\  ■     Zf  ZlltTyTl'^^^^^^^^^ 

n      J         .C        J              r      r  i    '        ^^^^  ^  ^^^^     uioìenti  contra 

Quando  no^  fimmo  dun  romorfirprefi.  ^'fro^  f.ni .  Er..a.J...,,,  J.v.,.n 

Similemente  a  colui ,  che  uenire  chra  ATteft,  eh 'e.  Attenti  e  fi ff  al 

Scntel  porco  e  la  caccia  a  la  fua  pojla*,  tronco  ere Jienh  the  uoìeffdor  dir  alir:ì, 

Chode  k  beflie  e  le  frafihe  fìormire  ^  Oli^ndofitronSOrpref^^i^^^^  soir<tl 


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Postillati  16 


CANTO     X  II  I.  ... 

nudi ,  e  ^'■#'«'  m'"^'     P*^"  '  Lir  ilprco  e  U  «aw     «-«i  A  U 

Cfce     y  fdua  ronipien  o^ni  ro»«.  .  ^  ^.^     ^//^^^^  ^5^, 

Q.«cl  <Jm<(«X.i  ;  Hor  <«-'com  ««om  wortf  ;  '^^^^  ^^^^^^^  ^jj^^          ,y  py,» 

E  Ultro  ,  cui  prffew'»  tardar  (roppo  ,  amuìiouflfè  f^he  ,  Pf nfif  i  i«ci«/o* 

Griddua -.Imo     non  furo  accorte  ,i|,«„f„(iom«w((<r/3ifr«"H,oi;f>"'>"é 

Le  ?«mfce  tue  a  le  gwjìre  JeITcppo:  ,(ifigu^imlhf<o,OK>'(p  p^hoffn 

E  poi  che  fcrjè  fi  frìlk  la  lena,  jimefferUfìfro,J(r^rkt{wtMnit 

Di  fé  e  clu«  «jl)«^I'oif«  ««  groppo".  <,,^[loJ,meUomalerolìecoc,,,tUuyie 

V.  Lo  u  hr  m  la  felua  piena  ri,  o.e  cȈn.      elUf^ur  ufare  U 

D,  nere  cazne ,  hramofe  e  correnti  ;  oifjìmùrr  LE  kfue  c^o  e ,        .  U 

Come  ueltn,chujcfrd<  catena    _  3m.f,i  J.«,/<<<*cc;.«a.tt*i.« 

in  <iuel,cheM-no,m,ifer  U^^^^^^  l^'Z^:L;t.A..uA, 

E  c^uel  ddaceraro  a  brano  a  brano.  ^^^^^^    '  ^y^^f^„„. 

Voi  fen  portar  quelle  membra  dolenti .  J^^,^  ^.  ^J^^^^^     j^^^^  ^,,,i^,„e. 

JuZr^ir  a  Lpu„  forchi fimU  era  »nc.r.  ,'#«0,  /■  h.lf.rm.  "ff^f 

m^lmeX  munì.  .ui,ne,  .  coW.,  àe[cnu  uemr  a  Ufu.jofu  ,1  forco  ^  J  oJ.£or, 
r„V.  le  Ijìy  f  leMchf  .    ET  .ao  lue  h  Ufmlìr^  cofta.  Mette  cj.efi,  duejfmli  f"!'' 

Je.n  .lem .  JmLii,  rerche  </.  <,uelle  fcra.o J},oM  .  CrSan  ferche 

fri.  colpa  conMiir,  mifcrU,fcno  ia  tutti  lehfe  hefiM,  f.  fygo.  f,  }ir„  ,c\,e  ror^pn  OC» 

Jo^  Ll,fcuLti  jU<erf,  mfcrmenle  rouina,e  e  SftrutCete  cofcfue,  frgpno  U  cojfm  ie 
U  relfcne  B  tnca.h  lorole  afe  necef.r^e,  rompono,  cofma»o,  cr  ojm  mern 

ho  Jet  corpo  ,  Kojìa  è  quella  cofa  con  Ucju.le  iifì.tef,  fi  uento,  e  c.cna.f,  le  no^e,  e  per, 
Ae  aMIP  '^""^^  »  "^fc.,^^  ilpoelaUfofcper  ^ueh  O.ie  uelrernoan 

corLél  II.  canto,  che  quefi.  mejefma  infendenhperfmdituiine  ieU  m.r^i,m  perfona 
Ser  Mo  unni  dice,  O  figliuolmh,  qualii  quefta  greggia  Sarefìa  {unto,  pace  fo:  cent, 
^r.m  Senr^arrojìarfh  <i'<^i^'l  fi'^co  il  figgia.  qVelJi.an^,  Kor  accorr,,  accorr,,  c.oj. 
Hora  fcccorrlfcccorrimorte.  Perche  Unirne  iannale.  per  terminare, 
„Je,  onde  nel  primo  canto  in  perfona  di  V  irg.  ie  dannati  a  l'Inf.  </#,  cl,f  a  la  feccia  nof 
te  ci^fcun  grida  .  E  laltro  di  d.etr,,  alqual pareua  firfe  troppo  tardare,  gr,daua  a  quel  dman^, 
Lanì.  Siìon  fl.ro  accorte  le  gamie  tue  e  cet .  Cofìui  d.cano,  che  fu  Senefe,  ,lqualhauendo  ro, 
uinato  le  cofcfue,  and',  con  lefercto  di  Siena  ad  Arezzo  in  aiuto  de  Tiorenlim  E  tornandojcne 
fo,  indietro  cL  quello,  furon  a^iti  da  un.  .guato  degli  Aretini  a  la  Vieue  del  topfo,  oue  mon^ 
L  alfai  di  loro,laqual  hifloria  recita  il  villani  al  «ix.  delfcHtmo  1,1.  de  la  a  opera  .  Ma  la, 
no  auenga  che  leggiermente  fi  potejferitrar  al  ficuro,  nondimeno,  come  differito  if'/-"^'^ 
toRo  mfrire,  che  uiuerinmiferia,  fi  getto  tranimici,perfirfi  come  ^ce.ocdere .  Aduque  quel 
a  iiefro,  perche  Uno  corretta  m  uekce  H  lui,  li  moria,  (he  le  gambe  fue  non  ft,ron  /-  ueloa 
'  H  ttll 


mi 


INFERNO 

A  leghftYfy  eh  P',  Aglifcon/ri  M  Tojfp,  oue  chegU  a  glia! fri  !^fnfft  infiem,  fiiroyt  h  ali 
Aretini  alfaliti  e  roffi,  E  pi,  perche  pur  a  coftui  Aera  di  Jiefyo,  mamaua  fòrfHa  lena,  fae  fey 
rafconJerfi,  uri  groppo  dife  ,  dun  cejfuglio,  ma  le  nere,  kramofe  e  correnti  cagne,  che  lifeJta^ 
uon  JtetroMffero  h  ééti  m  quello,  che  nel  cejfugliofcra  afcofo,  E  poi  che  A  Brano  a  hrano^aoè^' 
apa<o  ape^^  Ihebbcno  dilacerato  e  rotto,fc  ne  portar  cjuelle  dolenti  membra,  Intendendo  p^y  (] 
nere,  bramofc  e  correnti  cagne,  Ihorrende,  mordacie  fuhit  e  cogitadoni,  da  lecjuali  a^ffli  fi^n^ 
fciagurati,m{cjiief^^iondino,ronofcmpreritYOuan  e  del  cotwuo  punti, mole  fiati  a' a  poco  a  poco 
confumati,Et  auéga  chefft  archino  dafconder  e  ricoprir  il  d  'ifitto  loro  co  cjuel  di  chi  ha  più  di  kra 
errato  Jilaceranlo  lafima  di  quelli,  nódmem  non  rejìa  chejft  non  fieno  notati  di  gr  ade  infamia 


Prcfemi  allbor  U  mìci  fcorti  per  mano^ 
E  menommt  al  cejpuglio ,  che  piangea 
Ver  le  rotture  fangumentì  in  unno  . 
O  Giacopo^dicca.da  Santo  Andrea 
Che  tè  giouato  di  me  fare  [chermoì 
Che  colpa  ho  io  de  la  tua  uita  rea  i 
Quando!  macTlrofu  fourejfo  férmo, 
D/'/J?  ^  Chi  fòm^  che  per  tante  punte 
Soffi  con  [angue  doloro fo  fermo  l 
E  (juegli  a  noi;  O  anime ,  che  giunte 
Siete  a  ueder  lo  Hratio  dishonejlo , 
Che  ha  le  mie  f  rondi  ft  da  me  difoiunte 
RicogUetele  al  pie  del  triUo  cefo . 
lo  fiii^dc  la  città  ;  che  nel  Sattifa 
Cangio  il  primo  padrone  :  onde  per  qucfto 
Sempre  con  Urte  fua  la  farà  trijìa  t 
Ib  fi  non  falje.che  in  fui  pajfo  d'Arno 
Riman  anchor  di  lui  alcuna  uiHa  ^ 
Q.UCÌ  cittadin  ,  che  poi  la  rifbndarnOy 
Soural  cener ,  che  d'Attila  rimafe, 
Haurebher  fatto  lauorar  indarno^ 
lo  fi  giubetto  a  me  de  le  mie  cafe  » 


\^uol  la  ragione,  chel [info  hahlia  piem 
cognitione  di  cjuefti  particolari,  e  pero^ 
come  (Quella  che  ha  cura  di  lui,  lo  piglia 
jf  er  mano  e  menalo  al  cejfuglio,  ciò  ^,  lo 
dijfòne  e0o  hahile  a  cjufflo  .  QHe,  ih 
qua!  cf/pugUo,  Piangea  in  uano,pfnh( 
non  gliera  dalcun  giouamento,  P£y  le 
rotture  fanguinenti,  Qjielle  che glierano 
fiate  fitte  da  lo  f^irii:^  che  [era  afofto  in 
lui,  e  da  le  cagne,  che  lo  ffirito  haueaniì 
in  ejfo  cej^ugli:^  dilacerato  e  rotto,  E  non 
da  Lano,  chera  corfc  inanl^  a  lui,  come 
altri  dicano  .     O  Ciacopo,  duea,  da 
Santo  Andrea,  Era  in  cjuefro  cejfuglio 
conuertita  lanima  duno  di  cjuelli,  che  ha 
ueano  ufm  la  uiolentia  ne  le  propri f 
perfcne,  E  lo  jfirito  che  fera  nafcojìo  in 
lui,  e  chera  fiato  lacerato  da  le  cagne, 
era  (jueSo  di  Iacopo  Vadouano  da  la  Cai 
fella  di  Santo  Andrea,  delcjual  narrane 
più  cofc  Iffìiali  ufcte  in  ruina  de  le  fue  ca 
[e.  Di  c^ftui  aduncjue  f  duolel  cejfugh 
dicendo,  cjuello  chegliera  giouat:^  E  Art 
fchermo,  Ear  riparo  di  lui,  ffjcndoft  in 


ru'Ta  ^'fg'^rcur.  domaci,,  l  Uf.JJ,  i^unfe  e  ii^f,  J/i  1  W, 

J«.i?o lacera ^,„J, cfc,  ancora  i „.fai hanno  M ar,fau<, la  ffaie loro . Moy?  .yo.^r 


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Postillati  16 


ri 


CANTO       XI  II»  ^  r    r  . 

em^locutme  fffrfft^f^       "«^  P^^'*^^  ^"^^^  B^riff^?.^©,  ìnar{{i  cìf  U  citid  uff 

frifp  a  U  fiif  <ii  Chripo,  era  ferrpo  ifdU  oto  a  Marte,  ^  in  ijufUo  era  ìofp.a  fiofua,  lajuél  aio 
Yai^amy  f^tta [etto  tal  coPfliatiom,fcconéoalcuma^^^^  cheo^m  uolfa  chUa  fip  fo^ 

fu  in  meno  ci  f  hr.oreuol  luogo  Ja  cittd  ne  fafirehhe  éefrimnto  c(fci,  e  cl  fffrjjnejìoy  fota  chri 
piana,  trafjlro  Jel  temfio  la  fìctua  efofrla  ftjra  éuna  torre  non  lontana  iclfine  rArno,  éo'. 
ue  flette  fin  al  teyr.fo  the  AUtla  Ke  ie  gli  Vnnt,  del(jual  hahhian-.o  detto  ne!  frecedenfe  canto,  dip 
fice  la  ciud,  fen\-e  alllora  cadde  in  Arno  .  Ma  effcndofoi  la  àtià  reffaurafa,  fii  ritrouaia^en 
àe  rotta,  e  ^er  c^u(f\a  medtfma  ofinione,  pfta  al  fonte  ueaUo  frfra  dun  jfil^firo,  e  (Juini  diccno 
f)fcreJìatafinoalanno  Mcccxxx\ij.echeffr  un grandiff^rr.o  diluuio,  eh  fi,  ciuffo  Yf.edffno 
étnno,  di  nuouo  cadde  ir.ferr.e  col  fonte  in  A  rr.Oy  e  fiu  non  fu  trouata  .  Tante  aduncjue  ir.trodu 
ce  cfuefìoftirito  a  dir  lofinione  chehk>no ghantichi  fiorentini  di  cjuffafìatua  dicendo.  Io  fid  de 
la  città,  S.e  cangilo-,  llfrirro  fadrone,  ciò  p-.  Marte,  ilcjual  eraifrìrra  da  fuoi  cittadini  uenerafo^ 
ne/  ^atiijìa,  In  San  Qiouan  Battifta,  Onie,fer  cjueflOyfn.fYf  laf^ratrifta  CCn  laft,  arfe,dQ 
r,  COw  ìarmi  e  con  le  hattaglie,  defno  larie  di  Marte,  effondo  Dio  di  gufile,  E  àejc  ronff  , 
CHe  dilui,  ciò  f-,  eh  defjc  Marte,  riman  anchr  alcuna  uifìa  SVÌ  fcjfc,  lio  è^,  Sul  fonte  d'AY 
no,  ouefulpilafìr:^  cVaWiamo  detto, era  jìato  fo/?o,  Quei  cittadini  ih  la  riflndaron  fai  [curai  cei 
nere,  chr-.mafc  d'Attila,  Haurehhn  indarno  fitto  lauor^re  .  ^iolendo  inprire,  ciré  Huado  c^ufi 
fio  nonf^ff^,  la  citik  di  nuouo  frette  ferita  .  10  f  giuhtio  a  rr.e  de  le  mie  cafe .  cio  è^,  lo  fci 
ftrch  a  ry.e  de  ìe  cafc  mie .  Volendo  infrire,  degli  (Ira  ne  lefecafc  cfftfc.  Ma  chififfc  cofìiiy 
il  poeta  non  lo  dice  .  Ahuni  dicaro, eh  ne  foi  temfi  di  tal  m.orte  neferiron  molti,  e  de  Uffa  in 
strhitrio  delletlore  dintender  di  cUfiu  li  fiate  .  Ciulet  in  Vran'^ffgrifca  le  firc]  efqra  de  U 
anali  fffendono  chi  Ih  ritentato,  E  non  a  Vari  gì  il  luogo,  douejefinle  ffongar.o,  come  alirt 
dicano,  Tenh  il  hrg:i  de  lefrch  a  Farigif  è-  fi  ori  de  la  città  andando  a  S  .  Dionigi  <f  tran 
dritta  un  fOiofi'.ori  de  la  fìrada,  e  domandaf,  in  c^uf  da  lingua,  Monfkhon^  do  e,  Moìiif  fil'^ 
nfi \fr  #y  arti ficiof^mente  fatto,  un  foco  eminente  . 

CANTO  xiiir. 


Voi  eh  U  chrìta  M  natio  loco 
Mi  Jìrinfe  yrdunat  le  fronde  JJ-W^; 
E  rendeile  a  colui ,  chera  gta  fioco  : 

Indi  ueninmw  al  fine  ;  cue  fi  fatte 
Lo  fecondo  giron  dal  ieì'\o ,  e  dcue 
Si  uede  di  giuTihia  hcrrihil  arte  • 

A  beri  manifijlar  U  cofe  nuoue 
Vico-,  che  arriuamtno  ad  una  landa  ^ 
Che  dal  fuo  letto  ogni  pianta  rimoue. 

Va  dolorofa  fdua  le  ^Irlanda 
Intorno ,  coììuI  fi ffo  tnflo  ad  effa  x 
Quiui  fèrmamtno  i  pajji  a  randa  a  randa 

Lo  fpazT^o  era  una  rena  arida  e  f^cffa 
Kon  dahra  fòggia  fi  tta  *T  che  colei  y 
Che  fù  da  p;e  di  Caton  già  fopj^rcjfct 


Vimojìra  il  poeta  nel  frefnte  canto,  c\.t 
y.auendo  adunato  e  refe  le  fp.t  ffarfc  \lon 
dea  lo  jjirito,  com.e  c^uello  Y.auea  prei 
gato,  c}tff  giunjcro  al  fine  di  cfuefio  fci 
condo,  Z7  ai frmdfio  dd  ter^  girone, 
llcjual  finge  efifr  una  campagna  di  coi 
cente  rena,  oue  pone  efjlr  pun  te  tre  jj  ei 
tie  di  uiohnti,  Contra'vio,  Contranattt 
ra,  e  contra  Urte,  E  la  lor  fena  f  a  Icffy 
crucian  da  ficn  me  ardfnffj  n  e ,  d  e 
fternalmentefiouon  kroadoffc,  E  tra  uio 
lenti  contra  Dio,  troua prima  tS  ^  ir^duce 
a  parlar  Cafaneo  .  Toi  e[j^ndofi  uolfi  4 
fmfira  lungo  la  [dua  de  Irondi,  ]roce; 
duti  eh  fitron  a^um  inan'^,  chffi  tyo) 
uano  unfiumÀceh  dì  fcngue  c^efce  fi  ori 


di  (juella,  tT  attrauerfa  la  camjagna  dt 
U  rena,  chral  (er^  girone,  E  cjuiui  V  irg .  li  dimoflra  la  diffoftione  duna  ftatua  eh  finge  ni 
lifcla  di  creta,  e  di  c^ueìla  dentro  dal  monte  Ida,  E  come  ia  U  lagrime  chefcanQ  h  effcfiatua.isa 


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Postillati  16 


INFERNO 

fce  il  ieU:^  fiume  mfteme  m ^lidtri  tre  infernali.  Et  ultmmenie,  f  Yfnlono  ffY fartid  ìi  Moi 
ftarft  dal  hfa,eftiper  lim  de  glictrgim  del  fiume  aUrat^^fmo  infume  con  cjuedo  il  cmp  de  U 
vena  .      f  '^^^'^^     ^^^^^  ^^'^^  Cofìretfo  Dante  da  la  carità  DeI natio,  ciò  ^,  Dd 

natiti:^  luogo  de  laj^atria,  perche  una  fola  era  di  lui  e  de  k  jfirito,  che  nel  precedente  cm'o  Uhiai 
m  uedufo,  ejfendo  ognun  dihro  Fiorentino^  Rauno  le  fronde  ffart,  dal  ladoucno  e  da  U  nereca 
gne  e  rendflle  A  Lui,  ciò  e,  Ad  effe  ffiritOy  che  per  il  lungo  lamento  £Rrf  già  /o.o.  Ere*  aia 
rauco  E  dì  jui  dice  che  uenerc  alfine,  oue  (jueftofcLOndo  girone  fi  parte  e  diuide  dalter^,  Edo 
uefi  uede  horrihJ  e  jfauenteuol  arte  digiujìitia,  E  per  hen  manififtar  IF  nuoue  cofe,  Nuoue,ini 
tende,rijfeuo  n  lui,  che  anchora  non  Ihauea  uedufe,  che  uidero  in  (jueflc  ter^ girone,  cheQra  U 
firma  elfito  di  cjuello,  con  ognaltrafua  coniitione  dice,  chefft  arriuaron  .  AD  una  landa,  ciò 
è'.  Aduna  campagna  .  Onde  ancora  nel  x\if\  canto  delPurg  .parlando  del  terrejìro  paradifo 
dice,  Giouene  e  iella  infcgno  miparea  Donna  ueder  andar  per  una  landa,  E  più  oltre,  di  juefltt 


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Postillati  16 


CANTO  XIIII. 


■IlJc  .  „A  L.  Dori/,  mor/.  W^.^-o  romfeicf^f^h  m  /.  J.l/w #rc,m 

O  ujndett.  d.  Vw  guanto  tu  d  ,  j,,uMefirLr.4oro,HM 

EJJ?r  tmuta  da  aafcun  ^  he  U^ge ,  ^^^^^^^^  ^^^^^  ^^^^^  ,^ 

Ciò  che  ^  mmfiilo  «  glwah  mm ,  1^^  ^^.^ ^^^^^^  mm.fu^fi^ìmU, 

Vanirne  nude  wdi  molte  gregge  ; 

e  cantra  a  Urte  fua  neptfy  come  difcjfY^ 

Che  fìangcan  tutte  afp't  mjjcrmentej  xi.cayitofii  àalfoffa,fer  cnt^^f'- 

E  pma  pojla  lor  diuafa  legge,  milUKiine iimolìratù .  E ^er  ciufjìo glif 

Sufm  giaceud  in  terra  alcuna  gente  :  attrihuìfcf  U  uenietta,  auenga.  che  (jue^ 

Alcuna  fi  fidea  tutta  raccolta  ;  fla  non  fa  in  lui,  ma  fdmente  fcrtma 

Ef  altra  andaua  continuamente,  giujìina  .  EjUamandoahnjkeyrticffYa 

Quella ,  che  ma  intorno ,  era  f  iu  n:olta  5  ^j^ffia  hu^r  effcr  molto  temuta  U  tutti 

E  aueUa  men  ,  che  oiaceua  al  tormento  5  <^uflìi  che  le^g.m,cio  chefr  m^ifijh  a  It 

Ua  più  al  duolo  hauea  la  lingua  fciolta .  fuoi  occhi,  namh  affreffc  c:o  chefii ... 

Sou  a  \uttol  mon  dun  cader  lento  f da  lui  epma  ^Olte  ^^^^^^^  - 

^oura  luu^i  j^  ^  Mjfe  turte,  Et   fmihfudi'ne  da  le 

Vmean  d.  fuoco  d.lma,cfilde  .^r^.h gM.Ln^enuh,in 

Come  di  ncue  m  ifjje  /f  «l'f  unto ,  ,u,„o|o^/.V/f .  de  U gmk .  de  la  « 

ZL{fer<iu4UinUnded.uiMnnc.n,uV,..AUuna^ 

I  r  la  natur..  E  ^-.fu  er.  n^.U.pu^nU  li  <}fa,  che  .U.rmer.i.  g...  fupn.  Pmfc 

;       lo/o,«oò^he/Lfw*r.y;<)o/M.  Perche ft.nJof  fina  daLvdelaU  „ 
7ulLrdor  de  U  ren.,  e  da  hUro  d^       deUuefcfi^me,  che  flemme  poueano  fofra  <l,  5.. 
r  B  colfmenUrnen,ef.nua  rr.ag^l  dolore  .  SOura  i.udf.hhon  V,rn.^ra  cueh  che  U 
ìi:^odJuode  lefiaJaccefe,  chep..eanof<ra  ma  ^uehrena,  U^uaUn  ^d.maUn^ia 

o7<  domanda  fLne,  ,{fLgliandcU  a  cf.ella  neue,  che  fcfi.  .enneade  Untamente  fulak' 
t'firma  d:Ji  ie  uUaJé,  cih  .  dijief'  ejfar,e .  A  dim^firare  che  le  fiarnme  erano  f^at.ft 
etZ   Ine  A.nr  /o/Joro  .>  caL^na  dicerie  rena  A  denotare,  eh.  da  e^  non  na  . 


r  .   r,  'INFERNO 

mim  e  iijj^r^giam  D/o  hpgm  dire,  che  crehm  in  l,i,  che  Ce  li  creJeJTcro,  «o«  Ii,ruy.ei 
nan^  cr,ntra  aJ^^^^^  heretui  E  cjuejìif;  dehkn,  ^nfeme  cin  lefiljc  bro  ofinim  cclU 
co  e^lìtrpare,  Lffmenh  anc.r.  coftU  legge  .  Quefìo  me.Uf,m,  di  auelli,  che  ojfer^d.n  U 
n.t.ya,come  t  S.dmui,  Onde  \;eggumo,  che  ^er  ^,efto  t.m  enory^e .  he/ìial  um,  Lio  crrfu 
mo  per  fuoco  Sodoma  e  Gomrra  .  il  yr.dffmo  ^  conuenlente,  .he  d:(longa  di  auell:,  cU  oL 
don  Urte  come  gh^/urari,  perche  mn  credano  in  altro  Dn  che  ne  fuoiihefcri .  Onde  nel  xix 
canto  ueàremo,  che  furiando  con  Nicolao  fer^c,  ilcfucil  fìnge  trouar  ne  U  ter^a  ìohia  de  loum 
cerchio  ouepne  che  ftenof  uniti,  fur  ancor  col  fuoco,  fer  il  rnedefmo  nfhetto,  i  Simoniaci,  e  di 
vando  la  fommaauaruia  de  frelati  dice.  Tatto  uhauete  Dio  doro  e  dar  cento,  £  che  altro  è-  da  noi 
a  liÀQlafre  S e  non  chegli  uno,  e  uoi  norMe  cento  t 


QjA^x  Aleffandro  in  quelle  parti  calde 
Trinàia ,  uide  Joura  lo  fuo  Aiuolo 
fiamme  cader  in  fino  a  terra  falde  : 

Perche  prouide  a  fcalpitar  lo  fuolo 
Con  le  fuefchicre*j  perciò  chel  uapore 
Me  fejlingueua  mentre  chera  fclo^ 

Tale  fcendeua  leternale  ardore: 
Onde  la  rena  faccendea  comefca 
Sotto  fucile  j  a  doppiar  lo  dolore. 

SenT^a  ripofo  mai  era  la  tr:fca 
De  le  mifere  mani ,  hor  quindi  hor  quinci 
Ifcotendo  da  fe  kffura  frefca  ^ 


ticefi,  che  f affando  Alfffc^ndr)  ^agm 
ne  la  calia  flagione  coljùo  efprcito  fir 
certa  farle  del  India,  che  uide  cader  jy, 
pra  di  (jufllo  fiamme  accffc  ne  U  férma, 
che  neìfredo  tempo  fuol  cader  la  nrur,  E 
quefìo  era  ferii  gro/JÌ  uapri  chel file  ti; 
rauain  alto,  icjuaìi  accefi  f:i  dal  fiioco, 
che  naturalmente afctndendo  fi  fcontraua 


m  (judli,  con  effe  infeme  cadeuan  a  feri 
ra.  Et  il  rimedio  che  ufo  A'ejfandroa 
(jUffìo  dicano  che  jii,  difkr  dal  fuo  effìni 
io  calfeflar'il fuolo  rìientre  cheìauffi  ua,^ 
foreerafdo,f(rihe  fcfìingueua  megHo, 

ir-)'  ^  .  '   .    ►  ìi<a>^doerafoiunitoaolialtri,Yofen 

Hfiulegierm^^^^^  ^3,, ,  f^^^J^^ 

Jore,Ver  e/Ter  le  pene  del  l,f.  eterne,  dfendeua  tale  efifkuo,  c,ualifiaLe  Meffa.dro  uide  e 

àerefalde^  e  tutte  intere  fin,  a  terra,  perche  prouide  a  palpitar  lo  fiuo^o  de  la  terra  ccn  U  fue  Càie, 

re,  impero  cheluaporaccefi,  Quando  era  fido,  fcfiingueua  meglio,  E  da  tale  fcender  de  lardar 

eternale  dice,  ^^/^^ '[^'^^^^^^^^^  SOUofiMe,  SoUol  luogo,  oue  fi  tienel  fi,oco,A  Vop; 

piar  lo  dolore,  A  f^r  chel  dolore  fipdoppio,  Verche  un  dolor  ueniua  da  lefilde  di  Lo,  che  cade 

uanoficpradi  ^uei  peccatori,  Et  unaltro  dolor  ueniua  loro  difetto  da  la  rena  accefa  .  Sen?.  ripo^. 

fi  mai  era  la  trefca,  Trefia,  e^ueloce  hallo,  o  dan^.,  che  fi  f^^or  rendo  efdtando^  .  au)fìa  ifft 

i'^ZT  r  ^''"^^  IT''  '''''''  ^  ^'r^^  '^^^^ro  luogo,per  if.ucterda 
piArfurafirefca,  U  nuoua  caduta  fiamma  che  ^liardfua .  ^  ^ 


lo  cominciai ;MaeHro  turche  uinci 
Tutte  le  cofe.fuor  che  i  dimon  duri, 
Cfce  a  lintrar  de  la  porta  incontro  ufcinci^, 

Chi  e  quel  grande  j  che  non  par  che  curi 
Lmcendio e  giace  dijpettofi  e  torto 
Sicché  la  pioggia  non  par  chel  maturil 

E  q-icl  medefmo^che  fi  fi  accorto, 
Chio  dimandaual  mio  duca  di  lui  * 

QridòiQ^ual  io  fin  uiuo^  tal  fin  morto. 


'Difcpra  ne  loUauo  canto  uedemmo  allei 
gmcamente perche  Wirg.non  pote-uin 
cer  i  demoni,  che  li  uiefaron  lentrafa  de 
la  ciUd,auenga  chgli  haueffe  tutte  laltre 
cofc  de  i  In  f.  fina  (juel  luogo  uinto  .  Te 
rofclamente  diremo,  cheuolendo  il  [(tifo 
uenir  ne  la  cognitione  df/  primo  de  tre  ui 
tijy  chefipunfiono  in  (juefio  ter^ girof 
ne,  ciò  p-,  de  uiolenti  centra  Dio,  e  (juel 
lo  confitderar  ne  pmcoUri,  non fiafendo 
VI 


CANTO    xml.       ,   ,    ,  f 

Se  Gkuejì^incVrrlfuofnhhroda  c«i  ^^^^^ 

Qrucam  prefe  la  fòlgore  acuta ,  |  ,,vy,/^^./ipr/?/?./ 

Onde  ìuìttmo  di  fercojjo  pt  5  ^     r            mMnifijìano  ne  IhuQ 

O  jé^/i  prichi  gMtù  a  muta  a  muti  ^V,  cme  U  fufnhùt  e  lira,  fero  ilfoeta 

In  MorìgtkeUo  a  lajùc'ma  negra  ^  finge,  che  Cafaneo,intfft^con:e  uehe*. 

Chiamando  hmn  Vulcano  aiuta  aiutai  m,  fer  (jue fio  grande,  f  ima  àe\iyg. 

Si  coYtiefèce  a  la  i^ugna  dì  Vhlegra^^  /iyi^ow(/#,/t/f^f  «o/W<«  fuafqerhia 

E  mefaaÙ  con  tutta  [uajbfZ^a^  f grande  ojìinatm e  non  hrKanarr.ente 

Hcn  ne  totrehhe  hauer  u^ndetta  allegra,  Aicfnb^rna  cmefufeYho grUih^^ 

Ho  fiii  uiuo  tal  fin  morto,  dimoflrddo^ihf 

to  ^  loi  JirSmL.tura,  cuanhfn  aUxn  umfo  mr,f:  uun  .  mmCof,  ehp>mto,c^a 

io  (ùiocaf,  ìullmo  a  àdammuita  .  O  fcgl,  jìarichi  GU.hr,,  ao  e-,  ChalM^r,,  a  fcttm 
Jrli  fihon,  0  fletta,  A        «  n>«w,  ciò  ^,  Af^rlfOf^rt',  o  w/^mo  hre,  AuM»d,,  Ur} 
qJndoMix  i'fli»'>'i  'i  ««"  m'H^o  orfr.,f  <.U  imo  f^ru  ^  fur.c^,fcnmu  Ultr* 
tiJm  eMa,  E  co/;  CT  «  farU a  farU  fir,r,o  ìefui  muU  .  IN  mngMo  »  U  fu 

VulJo  aiuta  aiuta.  Si  come  fce  a  ìajugnaàtfnOnkC.iL  neììrmo,UU  co  ^i^^anH  r.,  k 
uaUftUpa,  E  lim  a  tutta  fuafir^  me,  ìion  nefoireth  hauff  aUe^ra  uenJfUa  .  \oUndo  m 
frire,  cfe  ^uantuniue  ii  nuauo  eg!,fife  ia  Cme,  »«or  cmfi,o  maggior  efiemmio  fiJm^uto 
tuinli,  non  fero  de  la  fuafifeiha  cr  ofimaiionef,  rimoumHé  rr.a,,  Cnde  Cmenin^otrtbi 
le hauitaBeera umdetta  di  lui,e  rimanendo  Unimo,  come  umltnfirne, cuA  medffn.i  cifra  dt 
trima,infirerahiltrir.uilto.  Wuhar.o,fcconioh  fiuo',,fii  f,glwoIo  d,  GM.ee  di  Ciunor.e,e 
fi„forJomro,ech'ftiainSic,!iamlmonteF.tna,altramenleMo>!gMo,afrMru 
»lfadre,  ferckefcndo  c;ueflo  monte  fcifi.reo,  cfcano^jp  uoUe  dUui  fiorarne  d,  fi  oco ime  fi  o 
ri  da  uenli  venerati  ne  le  fue  cauerne.  Vicano  haucr  trefihhu  ironie  Sterne,  t  Tmnw,  C» 
ie  dice,  ife^i  fianchi  Plialtri  a  muta  a  muta    FÌegra  è-  uaOe  in  Thelfcgha,  ou,  eff,  foetifir.t 
tono,  chehauendoÌManti,prla  fia  fqerlia,  congiurato  centra  Cme  U  uo  lono  cacciar 
del  cielo,  erercjuefto  pfro  Ire  monti  luna  fifra  ie  laìtro,  M*  Gioue  in  Cjuefia  uaieh  fc/wmo.E 
ferenti  occihrli  tutti  li  hifigno  di  molte fiette.  Fero  adduce  in  comfaratione  juefia  talla^lia^ 
U  il fiUecitar  an  irfiantit  laiulo  ii  VuLam  a  lajiihricatiane  ii  jueUt . 

mera  il  Juca  mio  forlo  ii  férxa  Vir^. rij}Ma  Cafam,Vl 

rantcchto  non  IhLa  f,  fi>ru  uditoi  .  K-./»  -;  'tZHr  l 

'       .     -     1          r          ^  YTjntia,  tonta,  che  Vante  dice  non  hau^T 

O  Capan^om  cw,ch  ncn  fammorzci  ,„,^r.  .iùo  iarlar  fi  fine .  E  5.** 

La  tua  fii^crbajd  lu  pu  punito  i  ^ 


N«ffo  mmiro  ,  fitor  che  la  tua  rabbia  fio,  ferchemhra  «o»  frm  entrati  i„ 
Sarebbe  al  tuo  jum  dolor  compito .     .        tonfidnatione  Ji  uitio,  che  fife  iecno  Ji 

Voi  Jt  riHolfe  a  me  con  migìior  labbia  ^^iptrefrenfionmaggbrf.ttilfìrtt 
Dicendo  ;  Qj4el  Ju  lun  de  fette  regi ,  firUr  ii  virgil .  in  confùfmt  it  Uf^ 

Cheafftjfer'Thebej  &  hebbc,e par  cheglihabbia  fiF^^'oft  fù,o  Capanti  in  do,  In  <jM 

Dio  in  disdegno  ;  e  poco  par  che!  pregi  t        fi"'  '^^^^""^•'f'^ì'rUa  nwfmmor'^,  tit 
Ma  ,  comio  dijfi  lui ,  li  fuoi  difpetti  fcifiuemag^iormfntefunii:, .  E  ftrih 

Son  al  fuo  petto  affai  debiti  frepi.  '^'"fi""'         ^'^""^  f"'"' 

^  gn^f'no'irMbfftial  fi,mfiice,nuh 

f  .       ,         ,    ,  rnanira  fuor  (he  la  lua  ralha,  SartU 

te  DO/or  cimf  ito,  Dì'oy  eguale  al  tuo  fiorire .  VOifi  riuotfe  a  me  con  miglior  laltia.  E'-  con' 
uemenle,  che  ti  Mio  fi  rif„»ia  con  ajf  re  parole,  E  con  iohi  fi  iimofiri  a  chi  ief.iera  conijf 
la  natura  JtjueaopguarJarfine.  comefkceua  Danfe,Efer'o  dice,  che  Virg.fi  uolti  a  lui  co» 
mtghorlahha,  eoe-  Con  faroìefiu  Mi,  le<,uali  efiano  éa  le  lalhra ,  e  con  aueDi  in  farle  fi  fir 

fijhuoh  E,he:cle  e  Volmue,  l^.ah  e/ficnh  in  lue,  chi  ii  loro  éoueffe  regnare,  uUimamente  fi  co 
TI  1 T^\T  """'f"  i^'"""  •  ro-i-  il  primo  ad  Iheocle,  e  Polinice  U 
ll'^'f''r'^''l^'''f"''^^i''r'<'^  fMofoilannoM  regni  d'E,heode,Zn 

r^J'^reJPrcto  a  laffiiio  iijhele,  nel^uaUnteruenerofeUeregi  Jafìro,  Anfiara  ,  P  W 
T^ieo  Var,e.opeo,  H.pomehnte  e  Capaneo .  Cofiui.ffinìo  ih'''urLlto gLie  e 
r£^'  7;Vr^^A^-*'^-  f  "-/^"'O  neg.ua  ogni  ieua.  Et  eJfcLfil.  o  p  /fiÈ 

;   f  ''"W"'"""»"^'./^,  fiAaiemoL,  OnJeie,  </,  J  hZ 

^r\''OnO',tfuoretto4,,U^^^^^^ 

gja  ghh^uea  ietto  hcenh,  mh  marUrofi.or  che  la  tua  ralUa  e  cet .  Verche  il  peccati  ì  Z 
delfecca,.,Eau^o  au,enenelf,perio,neloinuiiiofo,eneliracoio.  OnieCou.  nel'lZ 
O  raemm  tllorum  fe^uunturio, .  Ereoi  fin  che  per  ornamento  fi  fongonoint^ 
ala  uePe.Ee-parlar  per  Ironia.  Maperche'cju.fi  traUaiel  uilipeniioe  iiLlJch'lacZ 
'■<!^-<l''^^-'^^M;rea,ore,laM 

Onie  iue,  Blafihem,,  .fi  .mpofmfilfi  cremini,  in  Veum  .  E  S  .  Hier.  Bla/phemare  efi  con, 
turnehmuelahcjmiuitiuminfirreiniuriam  creatori!    ES  Tho»,  i„  r/r  ulrl 

^»'''",ff!'>'o!'<oppone  chenonrclan,en,efi,afJ^^ 

S  .  Mtt.  Scem,m,mgenu!pecca„  efi,  cum  ^ui,  in  Dei  ultuperium  ielectal^  E  Pnche  alla 
tn  tmMn  peccati  ..furoua  gualche  èlelatione.che  iJa  IhuoL  ap^^^t^2 
ne  la  ieflemm.a  non,e-  motiuo  ne  piacere,  che  fidamente  iilettarfi    uitupLrTcrZJ^  ' 

Mor  nrì  uien  dietro-,  e  guarda  che  non  metti  Sono  c^ueflipoeti  al  principio,  e  n^^p'fi, 

Anchor  h  p.ed,  ne  la  rena  aftccia:  fi  alfine,  cL  ahi  iicI„oie  lelonln 

Uajempre  al  bofco  tien  li  piedi  fretti ,  ti  r"'^>r'nhe  ancora  non  RranmofnH 

tacendo  diuenimmo  h ,  oue  J^iccia  iw  alfine  de  la  fidua,  cr  al  [rimili» 


CANTO 

it  U  filu^     ficcìol  fiumìceno  j 
Lo  cui  rojfor  dtichor  mi  raccapriccia  ♦ 

Quale  del  ?^ulicame  efce  rufceUo , 
Che  partorì  poi  tra  lor  le  peccatrici^ 
7al  per  la  rena  gtu  jtn  gtua  quello  ♦ 

Lo  fondo  [uo ,  ^  ambo  le  pendici 
tatti  eran  pietra^  e  i  margini^  da  latot 
Verchio  maccorji  ^  chel  pa^o  era  lici^ 


xml.  . 

ifffe  rene  àijfe,c\ie  a  yanh  ^  yW  pné 
row  e f  affi .  Ma  kra  hauenk  in  Cafam^ 
haum  fjffrientia  ée  uiolenti  cetra  Dio, 
\ìrg .  moufnioft  dice  a  Danfe,  che  li  U4 
ia  éiefro,  jferche  femore  cofi  hifcgrja  cM 
fenfo  feguiti  là  Yagiorf,fi  non  uud  (YTd 
r^  E  che  guardi  di  non  metter  mhor  li 
fiedi  ne  la  rena  arftccia,  rga  che  li  fengd 
femore  firetti  al  hofco.  Utjual  cofamof 
talmente  ftgnifica  (juel  medefimo,  che  di 
fcfra  iicemmo  del  fermar  a  randa  a  randa  de  la  rena  e  fiedi .  Andauan  ^^/^^r /^^.T 
ma  Parte  del        e  lun^o  la  renai  Menk,  Verche  hauuto  la  cogmtmedel  uiti.,  dobbiamo  fa 
àtamente  nel  krofJeto  confrderare  elianto  dannofc  epefnfiro  fta  ala  fAute,^  al  t.tto fro. 
prci  di  uolerbfhggire .  Cofi  tacendo  adunque  diummmoa,  OWe  fiicc^a,  ciò  e,  Oueefefuo 
ri  de  lafclua  unffcaol  fiumUeh,  U  roffcr  delc^uale,  ferche  era  di  lollente [angue  dice,  MI  ra.. 
(apricela,  ciò     Mi  fbauenia  tfT  interrisce  ricordandomene  amhora .  E  men  da  cafo  rtaio,  jfef 
AeaJlhora  farriciarloe  cafeUi  in  cap,  che Ihuomo  è' fcfragiunto  o  fi  ricorda  di  gualche  jfaueni 
teuol  cofa,come  era  il  ricordarfi  dhauer  ueduto  quefìo  corrente  fiume  di  [angue .  Affimghand^ 
ha  ciuflruMo  che  a  Viterbo  efce  del  Bulicame,  le  cui  ac^ue,  ferche affano  dalfuhhyjtrr. 
lulo]  r.E  teccatrici,  ciò  e-,  Lemereirici  di  quello,  fartonofoi  traloro.fer  lauarje  e  le  cojejue  . 
Tale  e  cofi  fitto  dice  che  auello  finandaua  gin  j^er  la  rena,  La  camfagna  de  lacuale  era  da  lui 
itttrauerfàtaper  andar  a  cader,  come  uedremo,  ne  lottauo,  e  di  cjuetto  nel  nono  cerchio,  Imitan-. 
io  Viri .  nelfcfio,  tue  dice,  Qu^  rafiduifiammu  amhit  torrenfilus  amnu  J'^rf^^''^' 
thon,  torauetq;Ccnantiaraxa.llfuofhndo,  ET  amholefedici,  ^t  ognuna  de  lefue  dueffoie^  c\e 
tédono,ET  i  margini  da  lato,  ciò       lefue  riue, erano  fitti  fieira,  Verche  io  maccorfi  che  jufet 
quelli  tai  margini  eral  faffo,f  lojual  fattrauerfaua,  in  ccfagnia  del  fiume,  la  c^fagna  de  la  rena. 


Tra  tutto  laltro*^chio  tho  dimojlrato 
Vofcia  che  noi  intrammo  per  la  porta  ^ 
Lo  cui  fogliar  a  nejfun  e  negato  5 

Coja  non  jù  da  li  tuoi  occhi  [corta 
i^otahile  ;  come  il  prefente  rio , 
Che  [opra  [e  tutte  fimmelle  ammorta  \ 

QueHe  parole  jùr  del  duca  mio  : 
Terchio  il  pregai ,  che  mi  largijfcl  pajlo 
Di  cui  largito  mhaueual  di  fio  ♦ 


Bfpndofi  (juefii  due  peti  firmi  alfiumii 
celio,  che  di  [fra  habliamo  ueduto,  E  uQ 
tendo  V  irgli  .  dimofirar  a  Dante,  cjueBo 
fffer  degno  di  non  poca  cófiderafione  di 
ce,  che  foi  cheffi  entraron  per  la  porta  de 
lo  ìnf.  LO  cui  figliare,  ciò  è-,  il paffar 
dentro  da  laejuale  fu  per  lo  fcglio,e  nega 
io  a  neffuno,  E  no  ad  alcuno,  come  e  poi 
quella  de  la  porta  de  la  città,  con-.e  uuot 
infirire,  che  fu  a  torOy  E  moralmente^ 


~-  -  tulli  U  i  f  VI"  M  fvfy    —   y 

ferche  quella  fìa  fcmfre  aperta,  per  rueuer  chi  nel  uitb  fi  uuol  contaminare,  laqual  co  fa  è-  nef 
gata  a  neffuno.  Onde  dirgli .  nel  vi",  mtes  atq;  dies patet  atri  ianua  Ditit .  Tra  tutto  queh 
che gliha  dimofìrato,  NOn  fif  fcorfa,  Uonfit  ueduta  cofa  notabile  dafuoi  oafcf ,  come-  quel  preferì 
te  rio,  CHe  ammorta  [fra  [e  tutte  fiammelle,  per  la  ragione  che  uedremo  alfrincifio  ielfiguenie 
canto  .  Q^iffìefarole  dice,  chefiiron  di  Wirg.  chera  ilfuo  duca,  Vl.rche,  Ver  lequaìi  faroìe,  l'a 
hpregai,  CHemi  Urgiffelfafìo,  no  e^,  chemafriffe  di  queUela  fintenfia,  DI  cui,  Delqualpcti 
fio,  Di'.enio  che  era  tanfo  notabil  cofa,  MHaufa  largito  il  difio,  Mhaueua  aferto  CT  accefo  il  defit 
ifrio^ifafere,chenotahilco[d  filfequejlotdrio.  Venhe  fi  cornei papo,^  uogHamola  dir  cito, 
»H/yi[c<  il cor[o> cojt  lafcieiiùa icU  cofc  nutrif^e  lanima  . 


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Firenze. 

Postillati  16 


INFERNO 

vìjjè  egli  Mora  che  fippelh  Creta 


Sottol  cut  re^  fu  già  il  mottdocafio^ 
Vn.i  momagna  ue  ^  che  gn  jù  lieta 

Vacqua ,  e  di  fronde^  che  ji  chiamo  Ida  5 

Hor  è  dijerta  j  come  cojk  uieta^ 
"Rea  U  fceìfegìa  per  cuna  fida 

Del  fuo  fi^uoh-,  e  per.  celarlo  meglio  ^ 

Oliando  piangea  ui  fncea  fnr  le  grida. 
Dentro  dal  monte  Jla  dritto  un  gran  uegUo  j 

Che  tien  udite  le JpaUe  in  uer  Dammiata^ 

E  Roma  guarda  fi ,  come  fuo  JpegUo  ♦ 
La  fua  tefta  e  di  fin  oro  fi)rmata^ 

E  puro  argento  fi)n  le  braccia ,  el  petto  j 

Poi  e  di  ramo  in  fin  a  la  jòrcm^ 
Da  indi  in  giù  fi)  e  tutto  firro  eletto^ 

Saluo  chel  defiro  piede  è  terra  cotta  ; 

E  fla  fu  quel,  più  che  in  fu  laltro  eretto, 
Ciafcuna  parte  fuor  che  loro  e  rotta 

Dunafiffura,  che  lagrime  goccia^ 

Lequali  accolte  fbran  quella  grotta^ 
Lor  cor  fio  in  qucjla  uctUe  fi  dirocciai 

fanìio  ^cheronte  jUige^  e  Blegetonta: 
Voi  fin  ua  giù  per  quejla  firetta  doccia , 

In  fin  la,  oue  più  non  fi  d'ifmonta  t 

^anno  cocito  x  e  qual  fia  quello  fiagno  j 
T«  lo  uedraitperò  qui  non  fi  conta  ^ 


hi  alcjual  fin  giunti^  uuol,fer  fua  frai 
pria  fittiùne,  /ignificare  fi  &  krigine  de 
Quattro  fi  mi  infirnali,  E  ffr  jUfffofini 
ge  ne!  monte  Ida  di  Creta  una  Jìatua  in 
firma  dun gran  uecchio,  iljualintefe  fu 
gniflcar  il  tempo,  Vecchio     antico  oh 
(re  a  fune  laltre  cofi  humajie^hauenh 
la/ita  origine  dal jfrincifiù  del  mondo .  E 
tien  le Jf^aSe  ko!te  in  uer  Dammiafa  antì 
chi/ftma  città  in  Egitto,  E  guarda  Roma 
fi,  come  fuoffeglio,  A  dinotare,  che  il 
temfo  ultimamente  ne  ha  dimofirato,  che 
dohliamo  uoUarle jfaHe,  e«r  hauerin  ài 
ff  regio  ognifàlfa     her etica  fetta,  etuH 
te  lidolafrie  de glinfideli,  e  fclamente  uol 
(arci  a  la  chriftiana  fide,  de  lagnai  ^  cd 
fo  Roma,  oue  fede  il fcmmo  pafiore,  E 
^ufHa  mirar  e  tener  h  firma  e  uera  •  Bru 
quejla  lìatua  compojta  fcjf  ara f amente  di 
quattro  diuerfi  metalli,  cr  ilfie  dritto  di 
terracotta,  Adimitatione  di  quella,  che 
in  DaineUe  al  fecondo  fi  legge  Nahucco  Ì  ì 
fiofcr  hauer  hauuta  in  uìfione .  Maficì 
me  quefia,  per  la  diuerftfa  de  metalli, 
ài  che  era  compofta,ftgnificauala  muta} 
ime  deglimperi  duna  in  altra  natione, 
Cofi  Dante,  perche  il  tempo  fdiuide  zi 
àiuerfi  eta,fignifica,per  efft  diuerfi  me} 


talli,  la  mutatione  de  gli  flati  ài  tuffai 
genere  humano,  Secondo  che  da gliantichi poeti  ancora,  rifletto  a  la  loro  àiuerfa  natura  e  fiato 
fignificafo  .  Onde  per  la  tejìa  firmata  doro  fino,  fgnifica  lo  fiato  de  la  innocentia,  Chrifiiana 
mente  intefo  per  quel  poco  tempo,  che  i  primi  nofiri  parenti  fieron  nel  giardino  de  le  delitie  fcn'^ 
peccato.  Ma  da  poeti  intefc  per  quel  tempo,  che  Saturno  regn'o  in  quefiifcla,Kelqual  tempo glihun 
mmifiiroH  uefiiti  dogni  uirtu,  e J^ogliafi  di  tutti  i  uitif,  £  ptr  queflo  lo  dmandaron  letk  aurea, 
per  e/fcr  toro  fimilmente  puro  e  mondo  dogni  ruggine  .  Vone  appreffc  il  petto  e  le  hraccia  dargen 
to,  ^  il  refio  fin  a  la  finata  di  rame,  eie  gambe  di  firro,  fecondo  che  di  età  in  età,  il  mondo  è- 
andato  'fmprepiu  degenerUo  da  quella  prima,  efittofi  ogni  di  peggiore,  Come  dimofirano  que 
fti  uevf.  Aurea  prima  fiiit,  qup  iufios  refulit  ftas  Capit  in  argentum  degenerare  fequens,  Tef 
tialifigìinam  declinami  in  fra,  ^Itimaperfirrop'.nguinolenta  fin.  1/ pie  dejìro  di  terra  cot; 
ta,  fulqualfp.fapiu  che  fu  laltro  fi gnifica, quanto  fragile, caduche  e  mal  finiate  fieno  quefle  ua 
f  lattoni  e  mutatiom  humane  perche  in  hrtue  tempo,  qual  fi  fa  la  firma  in  che  fi  mutino,  ft  uedon 
tutti  uenir  a  meno  .  E'  ciafcunaparte  rotta  duna  fiffira,  fuori  che  la  te  fia,  laqual  Horo,  Venhe 
ciafcuna  età,  fimi  che  la  prima,  e  fii  detta  de  loro,  enfiata  defittiua  e  uitiata,  E  pero  goccia  ciai 
fcuna  lagrime  Verchef  come  la  uirtu  partorfie  letitia  e  rifo,  Cofi  uitio  partorifce  ào^  e  piani 
0.  lequahlagnme  accolte  infieme.firanqueìla  grotta,  ne  laqual  dentro  dal  montee  pfiala 

flaim* 


CANTO    xml*  ,  ,    .  . 

Zt.  U  Me  suge,  ourfì^ron  r4^n     F/.^f.;    UU.hett. ,  f/.^.^./.,  ^ 

pleUahccL/vo^^^^  ^^r^  à^finie.ofime    IN  ^./.  o^. 

Mft  iifmont.,  Venht  ufanh  de  U  mirra  delf^ng^e,  mauerfm  Ufcua  de  bronchite 
li  U  cimL.  de  U  rena,  e  cadono  ne  htta.o  cerchio,  e  di  ^ueEo  nel  pZiZc  de  giganti  oue  e  f. 
fenidcentr,deUterra,n,nft  difmoT^tafiu .  E<iuiuifinno  Coaro,  «/om.  ^f^^o^f 
Pa.no  ohiacci.t,.  Aduna,.,  da  le  lagrme,  chef  rocedon,  date  defitttue  e  umfc  età  del 
i^mfoMuno  <iuefti  cuaUro  fiumi  infÌYn<di,  ej^rima  Acheronte,  chefgnifjcafen^  aUegre^i 
Za,  0  lioia,  t^che  il  ulto  lì^plia  trima  di  juffta  lanimoji  come  U  uirtu  ne  lo  uejie.  Vi  Achei 
),nte  narce  Stic^e,  chefÀifca  m^itia,  perche  dofo  lafriuatione  de  UMa,  men  ne  Lnimo  U 
irifìe^la.  ViStigenafcefleget^a.chtftgmficaarden^  tr.uandoft  lamm» 

orpe/fo  di  m^lta  trifte^^,  de  fiderà  uanamente  molte  cofc  contrarie  a  cjuella,  ferfoferfene  liberai 
re .  Di  Flrgetonta  nafte  Cocifo,  che ftgmfica  dijferafo  dolore, Jfenhefriuato  uUmamenle  lame 
mo  dijferanla,  entrain  diJìeratione .  In  me^lmar  Slede  un  faefe gucfto,  ciò  e-,  Vofaunfa^y 
Q  dffolato e  deffrejfc,  E  non  dice  In  me^  il  mare,  fer  dimofirar  che  cfueffo j^aefc  fta  pfionel  marf 
mediterraneù,  come  altri  dicano,auenga  chepfto  uifia,  Ma  fer  dimoftrar  efjir  in  ifda,  lacjuai 
fjfendo  da  ogni  farte  circondata  dal  mare,  uien  ad  ejfer  in  me^  di  (jueh,  E  ^tif/?o  d^ce^jerche 
cuffia  ifcla,  che gliantichi  domandaron Creta,  KST  hoggi  è  detta  Candia,  dicano  effcrefìata  ah 
treuolte  ornata  di  cento  città,  le^jualifcn  hora  ijuafi  tutte  efiinte .  SCttol  cu  rfge  \u  già  ilynon 
h  cafto,ptenlendo  di  Saturno,  e  del  tempo  chegli  regno  in  (juefìa  ifcla,  corre  difcfra  dicemo  . 
y/Na  montagna  up-,  che  giafii  lieta,  Vra  laltre  montagne  che  fcno  in  (fuefìa  ifcla,  Ida  e  la  mag 
»         ^vv,^Ci  n,/?^  ^..^n  iv,  'MfT'n  rìi  /lu^fld.  F  /-.o/f  fnyyìf  aia  di  ornata  di  finti,  flt.mi^  [ih 


Et  io  d  luì  5  Sei  preferite  rìgagno 
Si  derm  coji  dal  nojlro  mondo  ; 
Venhe  ci  apfar  fur  a  qu^Jlo  uiuagnoi 

Et  egli  a  me  )  Tu  fai  ?  chel  luogo  e  tondo  j 
E  tutto  che  tu  fie  uenuto  molto 
Tur  a  Jinijlragju  calando  al  fóndo; 

Kon  fci  anchor  per  tuttol  cerchio  uolto  i 
Ver  che  fe  cofa  napparifce  noua; 
'Non  ce  addur  m:traui^ja  al  tuo  uolto  « 


lAofira  nanfe,  che  ffY  tfpt  (juefla  uatte 
infima  tutta  tonda,  er  fffi  proceduti  fer 
quella  lungamente  a  ftntftra,  creder  dhé 
iierlagia  circuita  tutta, ^  fero  finge  dha 
uer  ammiratione,  che  fe  <^uffìo  fiumicefla 
dfriua  ijua  fu  dal  noftro  mQndo,c9me  V/> 
giliogliha  dimoftrato,  di  non  hauerlo  tr2 
uatò  prima.  Onde  lo  damanda  dicendo^ 
SEljfrefmte  rigagno,  do  e  ,  Sei pcfem 
te  rio,  Si  deriua  cofi  come  tu  hai  ietto. 


>  >  4  v-iT 


U fu  dal nofiro  mondoj  Penh,f  ó  aj^jar J^ur  hora filmtntt  A  Qurjìo  uiuagno,  A  tjuejìofi^ffe  ^ 


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Postillati  16 


INFERNO    CANTO.  XlUÌ , 

PìpYche  ulu^p^  ^  fY^frimfrìif  fiffafo,  oue  uiuonò  e  fefà  rinchwft,  e  chf  di  (juello  no  fòHnò  ufù 
rf,  cme  fcn:>  le  fefchieyc  .  Ma  è'  miraiile  il peta  in  (jufflo  uariar  ài  uocahli,  cjmndo ^lioccorf 
re  nomiìiar  una  c^fd  meifftmapiu  i^:ltf  .  ET  egli  a  me,  R  ijfanie  Mirg .  a  "Dante,  fer  leuark 
ifYYòre  che  gli  hahhid  girato  iuttol  cerchio  iicenh,  T  V  fai  che  il  luzp  è-  mio,  Effènh  diftinta 
in  cerchi,  E  tutto  che  tu  [te  uenuty  mMo  a  fmijÌYa  calanh  fur  giù  al  fvnk,  non  fii  uolto  anchora 
fer  futtol  cerchio.  Perche  fe  mpparifce  cofd  noua,  NOn  de'  adàur  merauiglia  al  tuo  uolto,  Uo  d( 
YtcdY  amm'Yaticne  al  tu^  fenfo  del  uelere,  Potenloui  ejpr  cofd,  come  uuol  inftrire,  lac^ual  tu n:n 
fu:>i  anchor  hauer  uejuta  .  Auenga  che  cjuejìa  fcjp  prima  /fata  ueduta  da  lui,  E  fii  il  trifìò  rufcel 
lo,  delc^nal  dijfe  di  fcfYd  nel  fcttimo  canto,  che  hoUe  e  riueYfd peY  un  fifjàto,  che  deriua  da  una  fin 
ie^fòpYa  de  Uguale  efjl  haueano  attraueYfdto  il  cjudYfo  cerchio,  chera  (juello  de  prodighi  e  deglia^^ 
uar,  E  che  difcejo  alj^ie  de  V  maligne  piagge  grige,  fa  la  palude  Stige  .  Ma  il  peta  fìnpe  non 
hdueYÌo'riconofciufo,  ^eY  efpr  le  fue  ac<]ue  ne  la  rìuiera  del  fdngue  di  tuie  diuenute  rofp  .  "^Nf  mo 
fìra,  che  Virgili) gl  eh  dicejjè,  hftandoli  affai  hauerlo  rimoffo  de  lerrore,  chegli  hauefje  fin  aBhQ 
ra,  come  hahhiamo  ueduto  che  ft  crede ua^uoltafo  tuUol  cerchio. 


Hduea  ViYg.  Jimoflrato,  che  de  le  tagri^ 
me, che ploueno  da  la  fiatua  finta  nel  nton 
te  Ida,  fYocedeuano  i  (juaftro  fiumi  inftr 
nali,  E  di  (Jwflli  il  pòeta  haueua  già  n:tii 
tid  di  due,  ciò  h ,  d'Acherote  e  di  Stige, 
Et  intefo  di  Cocitò,  chera  al  centro  de  U 
ferra.  Ma  ouefvffe  Piegete  fa,  che  di  (juel 
la  talpiìg^ia  Virg.  haueua  deHo  che  fi} 
milmente  ft  faceua,  non  fpeua  anchora. 
Vero  domanda  oue  cjuello,  ^  il  fiume 
tethe,  delcjual  tacfua,e  nulla  nhaueua 
anchora  detto,  fi  troua  .  Rr^oni*"  Virg. 
Date  piacerli  in  tutte  le  fùe  cjuifiioni,  m 
chel  lodare  de  laojua  roffa,  doueua  len 


"Et  io  ancor  $  Maejlro ,  oue  fi  troua 

Vhkgctonte  e  Lethi  t  che  de  lun  taci  j 

E  lahro  di  che  fi  jn  defla  piouai 
In  tutte  tue  quiHìon  certo  mi  piaci , 

Rijpofe  t  ma  il  botlor  de  lacqua  rofji 

Douea  ben  foluer  luna ,  che  tu  finti  ♦ 
Lethe  uedrai  ma  fuor  di  quejla  fvfjà^ 

La  ^  oue  uanno  Unirne  a  lauarfi-, 

Quando  la  colpa  pentuta  e  rimofja  ♦ 
Poi  dijfe  j  Homai  e  tempo  da  fcoHarft 

Dal  hofdotfii:,  che  diretro  a  me  uegne  t 

Li  margini  finn  uia^^che  non  fon  arji^ 
E  Jipra  lor  ogni  uapor  ft  fregne  ♦ 

fe'yfefteffc  fcluer  luna  .  Intendendo  di 
f  legf tonta, perche fignifica  ardore  incendio  .  lethe  dice  che  ueira,  MA  fuor  di  ^juffla fiffa, 
lAafiior  di  (juefìaualle  infima  lA,Ouelanime  uanno  alauarfe,  (juando  è  rimoffa  la  fentitét 
colpa  da  loro,  Verche  de  la  colpa  kfcgna prima pentirfi,  pi  furgandfcne,  rimouerla  da  fi,  ul 
imamente  nel  fiume  l  etheo  lauarfi,  ciò  e^,  del  tutto  domenticarfda,  E  (lue fio  uedremo  ne  la  fccon 
da  cantica  f^rfi  nel  faradifc  terrefiro,  oue  finge  effcr  tal  fime  .  PO/  iiffe,  Homai  ^  temp  dà 
fc^fìirfi,  VogHonfi  partir  dal  hfco,  e  fu  per  lun  de  gliargini  del  fiume  aUrauerfdr  il  camp  de  U 
rena  .Onde  Virgilio  ammomfce  Dante,  che  lo  delia  per  lun  di  jueSifiguitare,  perche  fcpra  di 
loro  fi  fregne  ogni  uapore,  corrìe  nel  fcguente  canto  uedremo  . 

CANTO  X 

Viora  cen  porta  lun  de  duri  marim  ;  "Oefcriuehutore  nei  pefinte  cdntc,  come 

El  fii  no  del  rufcel  di  Copra  aiuz  <ittrauerfdndo  la  campagna  de  la  rena  fu 

Si,  che  dalfi^oco  fatua  lacqua  e%aryini .  /^^^^^''^^^^^^^^ 

duale  i  Yiamrrangh  tra  Guifanteh  bLo  .     tu  r    ^  ''"'t^ 
•TemendolJvmo,ck  ,n  m  lor  fauma,        l.ruinconu.nn  .n.  fchJ é.nim.. 


A' 


INFERNO 

E  quale  i  Va3ouan  lungo  U  hmtcì, 
Ver  difènder  hr  wtle  e  hr  cSeìl't , 
^nv  che  Chiarunma  il  caldo  ftnta  : 

A  tal  ìmagm  cran  fitti  quelli  ; 
Tw/fo  che  ne  fi  alti ,  ne  ji  groffi 

(  dual  che  Ji  fzffc  )  Io  maefìro  jètli. 


CANTO.  XV^ 

ardine,  E  come  fu  comfduto  la  Ser  Bru 
mito  latini^  ihera  una  de  lanìme  de  U  . 
fchiera^  U(jt<al  lafciata  andar  inanl^y  iùf 
no  alcjuanta  indietro  ragionando  co  lui^ 
Et  in  tal  ragionamento,  come  nedremo, 
confuma  tuuolrefio  del  canto,  p  HO 
ra  cenforta  lun  de  duri  margini,  Mar  gì 


ni  tsr  arimi  fono  dal  foeta  inteft  fer  una  medefma  cofa.  Et  eran  dun,Uuendoh  nel  precedente 
canto  inLe  col  f^ndo  e  le  jhonàe  del  fiume  finti  difietra .  Eh  fumo  del  r.fceì  di  f fra  adhug, 
oxa,  Hmia  ^  ombra  che  noce  e  fi  morir  ilfcme,  come  uuol  mfirire,  del  fi.mo  d^u.l  ufciua 

%lhollor  del  [angue  di  cfuejìc  rufce!lo,ficeua  ferir  fcfra  dilui,le  fiamm.e  talmj^.he  fduaua  <Ui^<^0 

Ucaua  f  pliaroini.  Etecofa  naturale,  chel  fhmo  degnile  fiamme,  jfer  che  Jijcca^  Uere  d<t  cl{/zmcck\ 


Ultra  de  leauali,i  Fiamminghi  TEynendol fiotto,  do  e  ,Temendo  i7//<^,o  cogliamo  dire  la  cori 
fa  del  mare  CUe  uer  lor  fauenta,  l^ual  uerfo  di  loro  irr.fetuofmente  fi  lancia  e  getta,  Terche 
Jifci  in  f(i  hore firrpe  crefce  e  difcrefie,  E  (juando  crefcejfì  ufde  utnirf  c^n  tanto  erKfitO  e  fitria, 
Ae  uincel  corfo  dogni  uelocilfimo  cauailo,  Fanno  un  rifaro,  A  Ciò  chel  marfifiiggia,  A  ciò  che 
ftffa  fuggir  il  mare,  Perche  fen^  (jufl  talrifaro,  inondereUe  gran  faefi,  e  molte  terre  fcmmer 
cerehie  .  E  Q«rt/j  i  Vadouan  lungo  la  Brenta,  Brenta  fiume,  che  nafce  ne  le  alfi,che  diuida 
fio  Italia  da  la  Magna .  Vaffa  fer  Vadoua,  e  mette  nel  fino  Adriatico  .  chiarantana  e  ducea,  da 
laauale  fino  contenute  f  arte  deh  deUe  alpi,  E  (juffìe  fcntendoi  caldo  de  la  fiate,  fin  Jeno  le  fue  rei 
tii,  di  che  lahrenta  fingroffà  alcuna  uolta  tanto,  che  angheria  molto  faefi,  e  jfetialmente  nel  Fa 
douanOjfi  non  fiffero  irifari  chf  i  Tadouani  finno  a  luoghi  e  temfioforfuni,  a  eie  chella  no  efca 
lei  fuo  letto .  A  ftmilitulme  di  cjuefii  aduncjue,  m^ìfiral  poeta  cherano  fitti  gliargini  di  (juel  fiui 
me,  Auenga  chelmaefiro  che  li  fice,  cjual  egli  fi  fijfi,  non  lificeffè  nefialù  ne  figrofp,  coment 
m  quelli  fitti  per  cagione  de  lo  ingroffare  e  crefiere  deffa  Brenta  • 

Qta  erauam  da  la  felua  rtmojji 
Tanto  ^chio  non  hareì  ui^o  Jouerdj 
Verchio  indietro  molto  mi  fijfi  ^ 
Q^uando  incontrammo  danime  una  fchiera , 
Che  uenia  lungo  lardine ,  e  ciafcuna 


Ci  riguardaua ,  come  fuol  da  fera 
Guardar  uno  altro  fitto  nuoua  luna  j 
E  fi  uer  noi  agui^uan  le  ciglia , 
Cornei  uecchio  fartor  fit  ne  la  cruna  ^ 
Cefi  adocchiato  da  cotal  fitmigUa 
fui  conofciuto  da  un  ;  che  mi  prefi 
Per  lo  lembo ,  e  gridò  ;  Qual  maraui^ia  l 
Et  h,  (juandol  fuo  braccio  a  me  difiefe^ 

ficcai  gliocchi  per  lo  cotto  ajpetto  j 
Si  chel  uifo  abbrugiato  non  dififi 
La  conofcen\à  fua  al  mio  intelletto t 


Erano  già  tanfo,  procedendo  fu  per  lari 
gine  del  fiume  ,  rimoffi  da  la  filua  de 
tronchi,  che  fi  Dante  fi  fijfi  uolto  indie  f 
tro,  non  pero  Ihaueria  potuta  uedere,  la 
ijual  cofa  ftgnifica,  c  W  fenfc  era  già  tani 
lo  proceduto  inan'^  ne  la  cognitione  de  le 
trejfetie  di  uiolenti,che  in  (jurfio  ter^ 
girone  fit  punifcono,  che  (judtumjue  fi  fifi^ 
fi  uolto  per  tornar  a  confiderar  ancora  U 
due Jfetie  che  halUamo  ueduto  effer  punii 
le  ne  la  fclua,  non  haueria  potuto,  per  e  fi -, 
fier,  come  uuol  inferire,  {juefie  da  (Quelle 
molto  diuerfi,lmpero  che  cjuefìe  offendono 
Dio  e  le  fiue  cofi,  che  fcno  diuine,  E  cjueli 
le glihuomini  e  le  fite  cefi,  che  fcno  hum.a 
ne,  E  chi  entra  accfitderar  le  diuine,non 
[uo  foi  ahhajjàrfi  tanti  con  lintelletto^  che 
l  ti 


I 


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Postillati  16 


I  N  P  E  R  N  O 


t,  chìndnJo  U  mano  a  U  fua  faccia 
Rijpo  fi Siete  uoì  qui  Ser  ?^runettol 
E  quelli  ,*  O  Jigliuol  mio  non  ti  dij^iaccia 
Se  Brunetto  Latini  un  poco  teco 
Ritorna  indietro  ^  e  lafcia  andar  k  traccia  » 


torni  ne  la  confiltrafme  h%man^cni 
fi,  (^anhinnnfroYnmo  innirre  una 
jchieYa,  Ha  nei f  recedente  cariti  'jffr  Cf(i 
j^anfo  dir^rofirato  i  Memi  contra  Dio,  li 
^kali  ha pojio  giacer  fifini .  Mora  uim 
a  trattar  de  uicUnti  cantra  natura,  o  ur, 
giorno  iiY  ie  Sodomiti,  \(\uali  continuamente  uanfio/en'^  mai  firmar  fi,  É  (iuefti  diuide  in  due 
fihiere,  la  frima  di  (Quelli,  chffcrano  dati  a  la  confemplatiua,  la/cconJa  ii  ciue[li,df  Cerano  h 
ti  a  lattiua  uita,  ziT  al  ^ouernj  de  la  Rep.  Ma  di  fifjìi  ultimi  uedremo  nelfcguente  canto  .  San 
traron  adunque  cjuefìa  prima  fchiera  damme,  latjual  ueniua  lungo  lardine  uerfo  di  loro,  e  ciaftw 
nali  riguardaua,  come  uno  Jùol  guardar  da  (ira  unaltro  SOtio  nuoua  luna,  cio^y  quando  U 
luna  e-  nuoua,  Verche  a  tal  horala  luna  rendefi foca  luce,  che  non  legìermentefipuo,  chi  fifcon 
Ira,  raffigurare,  Onde  fcgglunge,  che  efjèaguZ^uanole  ciglia  uerfo  loro  in  (jueBa  forma,  che 
/hi far  il  uecchiofartore  ne  la  cruna  deìago,Verche  effendo  ve  uecchi  la  ueduta  dehole,  per  mqlÌ9 
foferne  ufare,  cercano  di  ri/lringer  la  uirtu  di  ^fuella  in  più  hreue  ffatio  .  Ma  la  lor  Ireue  e  clrtn 
Mfduta  altro  moralmente  non  figniflca,  che  la  fua  cieca  cfT  ahiagliata  mente,  per  lacjual  cecità^ 
ancora  con  le  loro  confcguite  dottrine,  che  uniuerfalmeie  fcgliono  dimoftrar  e  dannar  ogni  errore, 
f^ran  nondimeno  in  fi  uifuperofc  far  domineuoluitio  la fciati  incorrere  .  COfi  adocchiato  da  co-, 
fai  famiglia,  Cofi  ueduio  da  cjuefìa  tal  moltitudine^  fin  conofiiuto  da  uno, che  miprefc  per  lo  lem 
ho  e  grido  qval  marauiglia    \/ olendo  infirire,  di  non  haufyne  mai  ueJufo  una  fimile,  che  huo< 
mo  anchora  uiuo,  pofp  dfcender  a  l'inf.  E  moralmente,  che  Ihuomo  entri  ne  la  cognitione  de  uii 


-      r  1        ^       -  -  ^ff^^^  Pi<^ggia  de  If  fiì  . 

me,  SI,  cioè-.  Tanto  li  ficcai,  chel  uifo  alhrugiato  non  dijfefcal  mio  inteUeUo  la  fita  conofien^. 
Perche  UnieQeao  intende  quello  che  glie- jf  orto  da  locchio  mediantel  finfo  deluedne  .  Adunc^ur, 
ienche  ^juejìofpirito  fvjfe  molto  defirmato  da  lardor  de  te  fiamme,^  Nondimeno,  Dante  affiso  ian 
iola  ueduta  in  lui,chelo  conoUe,  E  cofi  chinando  la  mano  a  la  fua  ficcia  riff<ifi,  SEr  ì^runetio, 
fieie  uoi  (]ui  Ammiranhfi,  che/fendo  fiato  dannato  al  monio  per  fàlfario,  di  trouarlo  ijuiui  tra 
Sodomiti .  E/  in  <]uefìo  Mmofìra,  che  non  giuflamenie  era  fiato  per  filpirio  dannato,  perche  cjui 
^ofilfariofijfe  fiato,  egli  Ihauenapofto  difetto  ne  lottauo  cerchio,  e  di  quello  ne  la  decima  khia. 


jrr       •  '  '   '  '^Jì^^^^  •  ^h^**^  ^^^^^y  uolendo  aW.  Mag.  nei  fa, 

{f  ntJi^mre  cjuA  che  propriamente  fia  dice,  Sodomia  tflpeccatÙ  contra  natura,mafiuli  cum  mafctt 
h,uelf,^mmf  cumfcemina  .  Et  Alex,  de  Ales  nflfic.  de  lefcnt.  e  di  cfuello  neltraUato  che  fi 
ite  luljuria  dice,  Veccatum  contra  naturam  eft  luxuria  ^ua  naturali:,  uf^s  coeundi  maris  ^  fcf  ^ 
mn^ffruenitur .  ^ne  me  le  fimi  luoghi  ciafcun  di  loro  conchiude  effir  arauiffmo, mortai  (fimo 
^malJimo  peccato  al  tutto  dannato  da  ogni  diuina^Jncmana  leg^e,Onde  /'ApojTf  al  si.iela 


VefiTltTc^iftipulam  eMet  igni;  eterni,  ahfddit  memlrm  ralefif, 


in  iffitm  ueYaxpYoiii 
cit 


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Postillati  16 


CANTO     XV*  r    .    .  ,  J/Tv 

«f  ^ehnne  efiruantU ìncmhum .  E  foco  pu oltre,  Sohmt^  enminter  hommes fmu  Ift. 
1S^  Jeli:u..  nmm  contuU.nn  refrolatur,  fitfhuc^lum  fir.umjerra  .enea  .  cet.  E 
2 Jr allegai,  /.o^o  ie  lejuefent.  ^ùe,  .he  MU/Ie  uinoe  confra  n.fuu  co« 
tu  rJne,  cUa  U^.at.fe  Mc^ueiternenfe  contri  /.  £on..  Vrohfh  Djo  leuiU 

Jtefhlco  e  mre  confutiate  e  conuerfc  m  cenere  .  Ser  brunetto  Uim  fu  :n  firen^  nofar, 

efUre flato  ..Ih  iJo  T.fJe  mathematica, fcnffe  m  un  hhro  da  L^^mtolat.  Thfc  et; 
lo  .  Poi .  ^ariPi  unaltro  in  lingua  Tran'^fc  mtitoLto  Thefcro,  loriginal  del^uale,  en  fiato  km 
oamente  ameffo  di  noi,  ma  pi  dijferfc  co  molte  altre  cofc  lafciate  a  MiUnorer  c.gion  de  le  guer. 
ifuiein  Jefarti.  ViLo  ancJra,  chef er  ejfr,  come  hahhtamo  detto,  iuon  mathmatuo, 
che  uedutola  natimta  di  Dante,  hauerlt^redeUo,  ^uar.to  chegli  doueua  auan^r  in  ogni  dottrini 
tutti  Plialtri  di  aueljicolo  .  E  Quegli,  O  fi gliuol mio  n^nfi  d^.ffiaccia  Ser  BruneUo  frega  Dan 
te,cynonìifiaindijfiacere,fctornaunfocofccoi  ragionando  E  lafcxa  andar  la  tra  c^. 
eia,  E  lafcia  andar  le  pedate  de  glialtri  de  lafchiera  inan'^  a  la  fua  uia 


Vrega  Darete  Ser  Brunetto,  di  qt<fl  che 
da  lui  era  già  fiato  fregato  offrrédof,  fer 
rren  fuo  difcomodo,  di  forfi  giuafderfe 
co,  fur  che  Virg.  co^ual  egli  ua,  glie  lo 
conferita .  A  dimofirare,  cjuantol ftr^fc  era 
ola  fitto  ohedienie  a  la  ragione  .  O  Fi^ 
gliuol,di/p,  nijfondendo  Ser  Brunetto  al 
foeta,  dimojìra  non  foterft  firmare,  feri 
che  la  diuina  giujìitia  dijfone,  che  ijual 
di  loro  farrefìa  e  firma  funto,  dehha  pi 
giacer  cento  anni  SEn"^  arroftarf,  Seni 
X^fcoterfi  Urfur^.,  qyandolfi^co  ilfiggia,  Quaniolfico  ilfgna,  Terche  contraftcendo  a  tal  di 
uinaaiuftifia,  laauatuuol  che  uadin  fcmfre.  Di  udenti  contra  natura,  douentan  ulolent^  contra 
Vo,  E  fero  e-  dat,  loro  cenfa  anni  di  temp  ad  effirf  uniti  di  tal  fuo  trifgredireal  fari  di  cjueUi, 
Onde  dice  Pero  ua  olire,  IO  ti  uerro  a  fanni,  non  fotenioli,  fer  effcrìigiu  hajfc,  ne  la  rena,  uf 
niraluifc,  E  poi  rigiugnero  LAmiamafnada,  ciò  è',lamia  lafciata  compagnia .  Auenga 
che  mafnada  e  famiglia,  com.elha  detta  di  fcfra,  fia  unamedefma  cofa,maluna  e  Ultra  fer 
fmilitudine,fffcndo  ciafcuna  di  quelle  medefmarnente  comfa^nia.  che  ua  piangendo  1  Suoitttr 
ni  danni,  che  fino  le  pene  de  rinf.alejualifternalmentefcndefi 


lo  dij]ì  lui  ;  Quanto  po/Jò  uen  freco  : 
E  fi  uoktejche  con  uoi  maffiggia^ 
Taroljfi  f  iace  a  cofìui'^che  uo  feco, 

Ofighuoh  iijfi ,  qual  di  quefìa  greggia 
Sarrefia  funto  ^gme  poi  centanni 
lcn\a  arroHcfi  j  quandol  fi)co  il  figgja^ 

Terò  ua  oltre  ito  ti  uerro  a  fanni  $ 
E  poi  rigiugnero  la  mia  mafnada^ 
Che  ua  piangendo  i  fi^oì  eterni  danni 


iinati 


lo  non  ojaua  fcender  de  la  jìrada 
Ver  andar  par  di  lui  :  ma  il  capo  chino 
l^enea  $  comhuom  ,  che  reuerente  uada  ♦ 

E/  comincio  5  Qual  fi>rtuna ,  0  defìino 
An'^i  ìultimo  di  qua  giù  ti  mena  i 
E  chi  e  quefìi  J  che  mojlra  il  camino  i 

La  fii  di  fopra  in  la  uita  firma  ^ 
Rjjpcsio  lui ,  mi  fmarri  in  una  uatle , 
huanti  che  leta  mia  Jvjfi  piena  ♦ 

Tur  hier  mattina  le  ucìft  le  j^ah  ; 


Mow  ardiua  Dante  fender  di  fu  largine 
giù  ne  la  rena  f  andar  al  pari  di  Ser  Bru 
netto,  per  due  ri jf  etti,  come  uuol  infime  j 
Luno,  temendo  ihea  WirgiL  non  doueffe 
piacere,  perche  la  ragione  non  uuol  chel 
finfiefca  de  dfhiti  termini,  laltro  perche 
dal  ficco  e  da  laccefa  rena  frette  fiato 
offifo,  ciò  è',  da  lardente  cupidità  di  que', 
fioahomineuoluitio,  non ftguiiandola  ra 
gione,  far elhe  fiato  parime te  con  Ser  Bru 
netto  mtminafOf  Ma  hafiaua  filarne nte 
l  ili 


fi 


INFERNO 

cht    luffe  d  cufd  cfiino,  czyì/i\iuqyh  che  ua 
E  rductmi  a  ca  per  quejìo  caUs  *  reuerente,  m  e'^  htijìaua  che  ifclinaf 

fccon  lintedettoaU  c:^mthne  ii(juefì^ 
uith .  E/  cminci0i  qVal  firma  o  ie/tm^  Quei  che  fecondo  il  poeta  fa  fortuna  fit  dim}/ìrat$ 
Jrf  lui  in  ^erfcna  di  Vir^.  di  fcpru  nelfcttimo  canto  .  Dejìino  e  fkto  fpno  una  melefima  cofa,  lai 
qual  non  ^  altro,  che  la  frouidentia  diuina  col  fuo  confènfo  ,  \Ju)l  adunque  il  foeta  in ferfcna  il 
Ser  brunetto,  difemfdeftmo  dire,  Qual  cele/te  infì.ij/ò,  o  (juaUiuina  prouidentia  ti  mena  cjui 
giù  an'^  lui  fimo  di.  Intendi  de  la  prefinte  uita,  E  chi  è*  e^uefìi  che  moflra  il  camino  :!  Ser  Brunet 
io  dimanda  aduncjue  L'ante  di  cjuefle  due  co/c,  A  le(juali  ri onde  per  ordine,  ma  de  lauallf,  o  fif 
fi  hjcuYajilua  ne  U^jual  fi  trouo  fmarito,  e  del  colle,  che  ufcendo  di  ijuella,  ctminao  a  f lire,  e 
iome  pinto  indietro  da  le  tre  fiere  uÌYltornaua,fc  mnftfjè  laiuto  di  dirgli,  che  lo  uolto  fer  altra 
uia,  dicemmo  a  fofficentia  nel  primo  canto  .  chiama  uita  frena  ^uefìa  nojira,  r^jfetto  a  lofcm 
e  m'fra  de  dannati  a  Plnf.  ouera  allhra,  E  letk piena  intende,  fer  ejueRa  de  la  uita,  che glifm 
Patuita,alfin  delaijualenoneraanchoraperuenuto.  P\fr  hiermattina  le  uoft  le  jfalle,lrÀ 
foeta  la  ma'iina  inan'^  ufcito  de  la  uaileperflir  il  colle,      hauea  tutto  cjuel  dicon]ùmato  in  di', 
finderfda  le  fiere,  e  nel  ragionamento  con  Virg.  la  fera  poi,  fguit  andò  (juelloyfcra  meffc  in  ca^ 
mino,  E  come  uedemmo  di  f fra  nel  xi.  canto,  haueuaiu  tutta  (juella  notte,  per  fin  alalia  Jelfe 
guente  di,  cercato  ifciprimi  cerchi  de  Vlnf.  Voi  era  difcefo  nelfcuimo,  e  de  tre  gironi  di  (juello, 
nhauea  cercati  due,  ZD'  fra  entrato  nel  t^r^  talmfnte^  che  cjuando  dijje  a  Ser  Brunetto,  (lueftefx 
role,  pofeua  fjfer  Ihora  medefma  del  di  precedente,  che  hauea  uoltato  le Jfalle  a  la  uaRe,  Onde  a 
ragione poteua  dire,  che  hiermaUina  glielhauea  uoltate  .  E  Reducemi  a  ca  per  (juejfo  calle,  la 
nojira  uera  cafafi  ^  la  patria  celejìe, donde  tutti  fiamo  dfcefi  a  peregrinar  cjuejta  utile  di  mi  feria. 
Onde  VApojl,  ne  la  feconda  a  Cor,  al  v.  Scimus  cjuod  fdifìcationem  ex  Deo  hahemus  domum  nò 
^manufkctam  eternxm  in  ccelif.  Et  agli  Heirei  al  xiii.  Uon  hatemus  hic  manentem  ciuifatc,fci 
pituram  injuirimuf .  Ne  per  noi  mede  fimi  Speremmo  tener  il  camino  da  ritornarui,f€  da  Virg. 
ciò  è-,  fc  da  la  ragione  datane  da  Dio,  e  mediante  la  fua  diuina  gratia,non  ne  fiffc  injcgnata,  coi 
me  afjtrma  il  Vrofita  dicendo^  Omnesfunt  dociiilet  dei , 


Ef  cgir  a  me^Se  tu  fegid  tua  flctla^ 
"Non  puoi  fitUir  al  ^-orìofio  porto  5 
Se  hm  maccorfì  ne  la  urta  bella  ; 

Et  sio  non  fòjjì  fi  pertempo  morto  ^ 
Veggmdol  cielo  a  te  cofi  benigno 
Dato  thaureì  a  Icpera  confòrto^ 

lAa  quello  ingrato  popolo  maligno  5 
Che  difcefe  di  F/ejo/e  ah  antico  y 
E  tìen  ancor  del  monte  e  del  macigno; 

Ti  ft  fitta  psr  t:io  ben  fitr  nimico  : 
Et  e  ragioni  che  tra  li  la\^  forbì 
Si  difconuien  fruttare  al  dolce  fico  ^ 

Vecchia  fama  nel  mondo  li  chiama  orbi; 
Gente  auara  fim'ii'iofa -,  c  fuperbai 
Va  i  lor  cofium'i  fh ,  che  tu  ii  jòrh'i  « 

ta  tua  fi)rtuna  tanto  honor  ti  jerbit; 
Che  luna  parte  t  hltra  hauranno  frme 


Si  come  lifcpra  dicemmo,  hauea  Ser  Bru 
netto,  auanii  la  morte  preueduio  il  fine  di 
'Dante  d^uer  efflrfilice.  Onde  lo  'confiti 
ta  a  figuitar  la  jua  fella,  ciò  è,  cjuel  cei 
lejìe  infuffo,  che  a  tal  filice  fine  lo  conlu 
cena,  Aggiungendo,  che  fe  egli  non  fiffe 
fi  tofo  ftato  preuenuto  da  U  morte, che 
denkUome  afirolog^)filemgno  il  cielo 
uerfi  di  lui,  glihaueria  dato  confino  dloi 
pera,  ciò  è',  Ihaufria  confinato  al  fgAii 
tar  i principiati  fudi,  mediante  iijuali,  a 
tal  filice  fne  fi  conduceua  .  MA  (jueSi 
ingratop^polo  maligno,  Scriue  il  Millm 
che  Fiefcle  al  tempo  di  Siila  fii  colonia  de 
"Romàni,  E  che  i  militi  di  (juella  haueni 
do  in  odio  laffreT^  del  monte,  difcefcro 
al  piano,  e  (fuiui  a  principio  eìficaron  Fi 
rtnl^,  E  che  ultimamente  aUnni  di  lorè 


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Postillati  16 


CANTO  XV. 


r;  te  1  m  1ung>  >  ff  i^  co  Iherba .  u  ^^^^ 

ri  ìor  medefmc  ;  e  non  tocchn  U  p/««W ,         ^  ^er  Brun.in-, 

Si  alcuna  [urge  mchcr  nel  lor  letame ,  J^.^^  ^^^^^^  ^,  ^  i,  f,o ^ia 

In  cui  numi  U  jementa  [anta  ffi^uito.hé  che  finga  fiiiiirof/plio,  il  f<<»l 

Ci  quei  Yt-oman  ,  che  ut  rìmafer ,  ^«rfnio  ^^^^^  (f,  /; yj^    ietti  ialui,  con^r  U 

f  «  jaiiol  niJo  di  mdiifirf  WnM.  ixiinctit  nel  x.  «m^j  ueJemmo,  imfum 

cJre  pL  uikmo  .  Ma  come  dice  :l  Saldatore  in  ^.  lue.  Kemfroph^fa  .uqf.s  .ft  m/. . 
rrii  CtL  Ondf  kuita,  che  aueilo  inarato  e  maìi^n,  ppo/o,  che  ah  antico  difce  c  da  Uefcle  e  ci,, 
Zf^Z  vLo:.^^,  d4/-^,Vo,E  ielmaci^no^  ^aci^i ^n.  ^^^^ 
h  chre.che  tranno  al  grigio,  leniuali  fi  cauano  di  ^uei  n:onti,  efcruonjcne  t  Fiorentini  a  lef^bbn 
che  e7  edifici  /oro,  Ondeuuol  infirire,  che  cfuelpfok  tienan^hora  de  la  dureZ^  ^ajfre^^ 
a  auel  monte.  Se  li  fira  inimico  Jfer  lo  fuo  henfire,  F.  cjuejìa  diceeffcr  r^gioreuol  coj^,  ferche 
Tra  li  I^kZì,  ciò  h  Tr<^  e'iaffm  ferii,  A  dolce  fico  ft  difconuienfruUare  .  dolendo  in  fi  r  ire,  che 
fra  stuello  inhumano  e  duro pfoh,  non  era  conueniente,  che  la  uirtu  del peta  f  efjìrcitalle,  Jfer, 
AelreUe  fiato  un  dar  le  mar  Par  li e  a  pr  ci,  Non  pfendoft  leuirfune  gìianimi  heliiai  e^ì^ri 
yati  inferire,  cofi  foco,  cornei  dolce  fico  ne  gliajfrifcrhi .  Onde  effe  Villani  al  u.  del  cfuarto  lih . 
ie  la  Tua  opra  ferine,  che  le  difcordie  Fiorentine  hanno  hauufo  origine  da  lue  contrdri  e  prptui 
inimici  proli,  ciò  ^  da  Romani,  che  a  pincifio  edificaron  Firenl^,  e  da  Fiefclani,  che  dafoi  edt 
ficafa  la  feconda  uolta  da  Carlo  M^gno,  la  uenero  ad  haiifare,  prche  Fiefclefit  rouinata,  E  ejue^ 
Po  ter  efjir  i  cofiurr^i  de  hm  ppolo  molto  diuerfi  da  (juelli  de  laliro  .  MFcchiafàma  nel  mondo  li 
chiama  orii,  Scriue  effe  Villani  al  xxx.  deffc  Uh.  che  fanno  Mcxvy.  hauendo  t  Pif^ni  aparecchia 
to  ^rùftffma  armata  pr  andar  al  con^uifio  de  li  fola  di  Maiolica  pjpduta  da  SaYacini,fit  ter  mof 
fo  guerra  da  Lucchefi,  E  che  temendo  effi  Fifni  diprder  lo  fiato  fe  andaffiro,  E  uergogna  faren 
do  loro  a  defifter  da  limpep,  Vregaron  e  Fioretini  cheuolejjero  hauer  cura  de  la  città  loro  fin  (t 
tanfo  che  tornafpro,  E  co//  dice  che  prò,  E  che  tornati  pi  uittoriofi  e  carichi  di  freda,  tra  lacjuit 
lefùmn  due  porte  di  Iron^  fctiili/fimamente  lauorate,  e  due  colonne  di  prfido,  che  pr  remune^ 
yar  i  Fiorentini  del  lene  fido,  dieron  loro  la  elettione  di  (jual  uolefjcro  di  ijuefie  due  cofe,  e  che  ha^ 
uendo  eletto  le  colonne,  che  i  Pifm,  pr  inuidia,fcrefam/nfe  le guafiaron  col  fiacco,  pi  le  uefli^ 
YOn  dipnno  difcarlatto,  Ke  pima  f^fccorfcro  e  Fiorentini  de  linganno,  che  Ihehhono  a  FiVfW^, 
Onde,  pr  non  ejprfi  aueduti  de  la  fraude,  fiiron  detti  ciechi,  Lt  i  Vifni  pr  cjueOa  traditori . 
Adunque,  come  gente  acciecata  da  e\uefii  tre  \effmi  uitij,  dauayiila,  da  int:<dia,  e  dafuprhia  di 
ce,  che  da  fiioi  coftumifi  dehha  firhire,  e  del  tutto  nettare.  Onde  ancora  nelfcfio  canto  inprfcna 
di  CiacLo  fuY  defjfcpplo  Fiorentino  parlando,  Suprhia,  inuidia  CT  auaritia  fono  le  tre  guitte 
channo  i  cori  acce  fi L  A  tua  fi^rtuna  tanthonor  ti  feria,  Vronofiica  Sey  Brun.  a  Vanie,  che  U 
fua  huona  fiìrtuna  lifirha  e  gucrda  tanfo  honor  e  gloria,  CHe  luna  e  laltraprte,  ciò  è-  la  nerit 
ela  hiancafiuione,  HAuera  fàme,  tìauera  defiderio  di  lui,  MA  lunge  fia  Iherha  dal  hecco,  pr 
hauer  detto  fiime.  Ma  lontano  farà  leffiuo  dal  defiderio,  Volendo  infirire,  che  in  uano  lo  defidere 
ranno .  FAccian  le  hejiie  Fiefclane  ftrame^  chiama  leftie  Fiefdane  i  cittadini  di  (quelli,  de  uenero 
ia  Fiefcle  ad  hahifar  la  citid,  pr  la  loro  inhicmanita  e  faluatideZ^,  che  anchora  di  ([nei  monti 
teneuano,  come  uuol  infirire,  e  che  difcpa  dicemmo  .  Adun(jue  dice,  che  facciano  STrame,  ci9 
P-,  Strage,  fiermlnio  er  ahhattimento  di  lor  meJefi^te^  Ferche  firame  e' faglia  ahhaituta,  E  non 
mhin  la  pania  Se  alcuna  fitrge  anchor  NE  lor  letame,  Ver  hauer  ietto  hefx  e,  da  leijuali  il  letizi 

I  lìti 


fé 


INFERNO 

me  '^^tfOy  fonenhft  cjueh  ancora  a  le  rabici  ie  Ufiantfffy  ìngYaffayloYù  ilffYYfHy,  IN  cuf^ 
hJe  la  jual pianta,  REuiue,  eyefuYge  l  A  fantafcynenta^cioè',  I  uytu:>fi  difcfft,  efpnh  igem  Ji 
fmtnti  geneYati,cme  il  figliuolo  Mfahe,  DI  ^«fi  Komani,c\ìe  ni  Yimafer  ijuadoVV  fitto  il 
nido, fatto  ilYicQufYO  e  Yicettacolo  di  t^ta  malitia,Eiin  fcntrntia  dice,ihe  i  diCcefi  da  Fiffolefic 
cian^lìratio  di  /or  medfftmi,  E  no  tocchino  x  difcfft  da  (juei  Koynaniyche  rimajcro  in  Fiye'^^mdo 
di  tanta  malitia)  c^uUo  a fYÌncifio  fu  edificata, come  difcfYa  dicemo,  Vejuali  d'fcfft  da  Romani 
il  poeta  intfnle  ieffey  ancora  lm,E  fey  cjuejìo  uuol  infiyire,  che  lo  dettan  Ufciaye  fìaye,  e  no  man 
daylo,  f  la  Ioyò  cieca  yahhia,  in  efjtlio,  come  già  han(anofk{io,  Kuega  che  finga  che  doueua  fkye^ 

Se  fio^c  pieno  tuttol  mio  dimanclo , 
^'jpoft  lui^uoi  non  farejì'i  anchora 
De  Ihumana  natura  pofìo  in  bando  : 
Che  in  la  mente  me  fitta       hor  macccra 
La  cara  buona  imagme  paterna 
Di  uoì  t  quando  nel  mondo  ad  hora  ad  hora 
Minfegnauate  come  Ihuom  fitternat 
E  quantio  Ihahbia  a  grato^mentrìo  uiuo, 
Conuicn ,  che  ne  la  mia  lingua  fi  [cerna  ^ 
Ciò  che  narrate  di  mio  corfofcriuo; 
E  ferbolo  a  chiofar  con  altro  tefìo 
A  donna  ,  che  [apra  ,fe  a  lei  arriuo  ♦ 
Tanto  uoglio  che  ui  fia  manififlo^ 
Vur  che  mia  confàentìa  non  mi  girra^ 
Òhe  a  la  fortuna ,  come  uuol ,  fi)n  prejlo  ^ 
No«  è  nuoua  a  gUorecchi  miei  tal  arra  * 
Perà  giri  fi>rtuna  la  fita  rota, 
Come  le  piace  ^  el  uillan  la  fiia  marra  ^ 

ff       ,         f,  nur  furr  K,<jn  ULiru  leilO,  lì 

flwffo,  che  iifcpa  nel  X .  CMIO  ia  TmmU  ielmeiefmfua  effilio  haueua  Mefc .  A  Donw, 
chej^ra,  A  Beatrice,  Uf,d  iifcernera  il  nera,  come  uuol  inferire  .  Slo  arriuo  a  lei  9f  h  fof 
fogtuvg^a  la  cogmliojie  de  le  diuine  c^fe.  il  chef,fuaftre  meiianle  la  iholooia  infeìi  fer  el 
Beat,  tjjirih  arr.ara  flati  coft  ammonito  da  \'irg.  quando  nelirealleoM  canto  li  dilfe  la  rri'n 
te  tua  confcrui  cjuel  chudilo  Hai  contra  te  e  cet.  Ma  quefio  ueìremo  cWfkra  «d„  a  Beat  'ma  f,  he- 
ne  a  cacc,agu,dafer  confini  li  lei,  nel  xv/.  del  Varai.  TA«/o  uoglio,  che  ui  fia  van  'ilfìo 
Mojìra  eJlcr fronte  a  contrafiare,  er  a  ceder  a  colpi  di  firtuna.  Ma  incjuelle  cleter'o,  che  il Ù 
<o»lòent,'<nonlorimorda,rercheauolerli  contraffare^ 

la,  Etacederlnn  cjuelle  chefele  ieueria  francarr.ente  refjìere,  f^.yeUe  fu0anirrita,  Et  in 
ognuno  d,  <,ue^,  due  n-oJ,  /.  confcienna  rimorderebbe .  Fero  dice,  che  lafirtLi      la  da  rota 
er  .luiUano  lafua  marruome  le  piace ,  do  ^,  chelo  metta  in  cima,  o  nel  jindo  deff,  rLchead 
ogmmoio  egh  e-  frefìo  e pronto  a  nauìgar  a  tutti i uentl,  Quaf,  imitando  il  Salm  L  n  ,o„im 
ego  .nfìageBaparatu^fum  ecet .  B  che  TMarra,  ciò  'e-.  Tale  annuntiatione  nonh-nuSàZ 

cpo  hpagamco  de  U  coja  ccperata,c.fi  lan.untio  ^principio  iauenLéto  de  la  2f!annSl 
Lo  mto  maturo  Mora  in  fa  la  gota  y^,,  ^-^^y  ■ 

Dejìrafi  uolf.  .ndicuo,  c  ri^uarJo.mi,       iea)lepÌl i^Z:::^:!'^^:, 


diffonde  Dante  a  Sey  Byunetio,  ihf  fi 
fio  dimando  fife  pieno,  do  ^,fil  fio  éf. 
fideriofiffe  adempiuto,  chegli  non  fàYfU 
he  anchoya  POfio  in  hando  de  Ihumam 
natuYa^iio  e^.Vriuato  Jt  ijue/ìa  nofìn 
hurnana  uita,  Peychemi  è-  fitto,  dice,^ 
impyeffc  ne  la  memoria,  E  t  hora  ueltndo 
ui  in  tal  mifcYia,  come  uuolinfiriye,  mac 
cora  e  foymefa,la  caya  tuona pateyna  ima 
gine  di  uoi,  (fuado  nel  mondo  ad  hoYa  ad 
hoYaminfignauate,  COmelhuom  fitten 
na,  come  Ihuom  fi  fa  eterno  pey  filma  .  E 
^uantio  hahhia  agrafo  fai ammaeftramen^, 
to,  COnuien  che  fi  fceynaeueja  neh 
mia  lingua  mentyio  uiuo.  Perche  moìfo  ho 
noYatamente,  uuolinfirire,  chefimprepay 
ha  f  fcYiufya  di  lui .  Ciò  cVe  nayyc^te  di 
mio  corfc  SCriuo,  ciò  e-,  l^ando  a  la  ; 
moYia,  E  Seyholo  achiofay,  e  tengolo  a 
nayyaye  COn  altyo  tefìo,  intendendo  con 


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Postillati  16 


CANTO 

Pei  Ji(fc*yl^fn  afcoy  chi  U  nctax 
fcr  tanto  di  men  furiando  uommi 

Con  Scr  Brunetto  5  c  dimando  chi  fono 

ti  fuoi  compagni  piw  noti  e  fiu  jcmnù^ 
B  egli  a  me  ^  S^pcr  ddcuno  e  buono  : 

Ve  ^iaìtri  jid  Uudahile  tacerci  ; 

Chd  fewpo  [aria  corto  a  tanto  fuono^ 
In  fimma  fa^^ì^che  iutti  fùr  chcrci^ 

E  litteratì  grandi  e  di  gran  fama 

Vun  medejmo  peccato  al  mondo  lerci* 
Vnfàan  fin  ua  con  quella  turba  grama  j 

E  ^rancefco  d'hccorjo  ancone  uederui ,  * 
Se  hauejft  hauuto  di  tal  tigna  brama  j 

Cdui  potei  5  che  dal  fcruo  de  fcrui 
Fw  tranfmutato  d'Arno  in  ?^acch!glione j 
Oue  lafcio  li  mal  p  oteji  nerui , 

ri  p/w  direi  t  ma  il  «enir,  el  fimone 
Viu  lungo  ejjcr  non  pwo;  però  ch'io  ueggjo 
La  [urger  nouo  fumo  del  fabhicne , 

Gente  utcn^^con  laqual  ejfcr  non  deggrox 
Siati  raccomandato  il  mìo  the  fero , 
'Nelqual  io  uiuoanchcra  ;  e  piw  non  cheggiot 

Voi  ji  partì  ;  e  parue  di  coloro , 
Che  corrono  a  Verona  il  drappo  uerde 
Ver  la  campagna  ;  e  parue  di  cvjìoro 


paeìentiucrfx  haUUm  ueduiùyftudi 
io  a  riguardarlo  fu  la  iejlra  gotayffrche 
ia  gufila  farie  fi  largire  del  fuYf.e  con 
S(Y  Brunetto,  chera  ne  la  rtna,  li  flautf. 
voi  dilfey  BFM  afcolfa  chi  la  noia,  ciò  ^, 
hen  inifV^f  c\)i  la  rr.anda  a  la  mtnoria  . 
perche  loca  uarrelh  afcolfar  un  utile  pn 
(enfia,  fe  ferpfernea  iewfoufcre,  ron 
fi  ritenejfe.Onie  eglipeffc  nel  (juinto  ifl 
VaraL  due,  chelhauerintefcnonfi  f  ien 
tiafcn"^  lo  ritenere.  NE  jfer  tanto  li 
yren  jfarlando  uoryìmi,  Ce  tutto  de  Vir^. 
dicffii  le  predette  Tfarole,Vante  fc  ne  ua 
fero  farlando  con  Ser  Brunetto,  e  dirran 
da  chi  fenoli  fuoi  compagni  Più  noti,  Viti 
fiimofr,  E  Tiu  fcmmi,  E  di ^rado  ma^^io 
Yi.'Riffonde  Ser  Brun.effly  tuono  ffer 
d alcuno,  ma  laudahil  cofa  il  tacer  de  ^lif 
altri,  Fenhe  A  Tanto  fuono,  ciò  e,  A 
tanto  dire,  come  uuol  infrire,  che  h  fc^ 
gneyelle,  douendo  trattar  di  iutti,  il  tem 
fo  fria  corto.  Non  jfofendof  in  treue  th 
p  di  risolte  ccfc  tYat(aYe,W\a  frima  dice  in 
uniucrfldi  hyo,Sajfjfiiii  fmna  CVìe  tut 
ti  fùr  cherci  e  litteratì,  E  non  f  mie  tuU 
iifcjpYOihfrici,  come  ufdrmo,  Wa^erf 
che  in  lingua  Fran'^tfc  clerchi  fcnc  domi 
dati  tutti  (juflli,  che  hanno  fiuof  rofrff  a; 


Que?li  5  che  uince  ;  e  non  colui ,  che  perde . 
ne'neìe  lettere.  Onde  fc  effi  uogliono  lodar  alcuno  fer  un  gra  dotto  dicaro,  il  e  fi  un  gran  derchi 
in  F.gHè^un gran  clerco,  Dun  medffmo  feccafo  LErci,  ciò  è^.  Lordi  e  Jjorchi  alnondoy  E 
uenendo  a  f articolari  dice,  Trifcian  fcn  ua  con  (gufila  furia  grama,  Frifciano  f  riffe  due  uolumi  in 
grammatica,  I  uno  detto  Trifciano  maggiore,  relcjual  dijìintamente  fi  contiene  le  jfayti  de  lorai 
fme  .  laliro  e  detto  Vrifdam  rt^inore,  nelcual  f  contien  larte  dajfjfìicare  le  dette  farti  in  fir^, 
ma,  cheficcino  ordinata fnf enfia  ne  loratione  .  la  cagione  jffrcheil jfoetalo  jfonga  tra  maci 
chiati  del  uiti:),  de  cjuifijfuniff  crfdicm,o,  che  fa  ffy  ejfrim.ere  ogni  grarr.mafico,  ci  e  fer  la  co*, 
molifa  di  molti  adolefcenti,  a  (jualiffinno  j:recetoriJfgiermente  fcfpno  in  fai  uitio  incorrere,  E 
non  ffYche  di  Trifciano  fropiamente  itoleffì  intendere,  O  ueramente  intefc  di  Trifciano,che  fit  di 
Cef  rea  di  Cafadocia,  \ ergognandoffirfc,  che  tutti  i  notati  da  lui  di  ijUff}o  uitio,  haufffiro  aà 
effreJelafuaTicrentiniifa{ria,comedarrifciano  in  fuori,  ueggiamo  in  cjufjìo,  e  nedcYtmù 
nelfguente  canto  ,  Auenga,  che  gli  haufffc  noiitia  daltre  e  uarie  nationi,  come  ueggiamo  ef; 
fcr  da  lui  de  gìialtri  uitij,^  in  uniuerfale,  i«  particolare  dannate.  Onde  lifgr^a  dire,ihe  in 
ejuelte>rp  (jufflo  uitio  ftjfc  feculiar  di  loro  .  Ma  hoggi  ui  fono  di  jueSe,  che  frattandof  df  U 
priorità,  f  metteriano  a  linfcrditto  .  Francesco  figliuolo  d'Accorfc,  fur  Fiorentino,  chf  fcriffe  le 
jìojc  a  le  'e^gi,  pi  eccellcfiffmo  ìur.  Conf.Qjiel  chf  fii  tramutato  d'Arno  in  Bacchigliene  VAI 
fcYiiO  de  fcrui,  ciò  ^,  Dal  Pafa,  ìlcjual  f  fcttofcriue  Seruofiruoru  Dei,  Fu  Wleffcr  Andrea  de  P/o^ 
^"  Wefc:ìuo  di  FiVfM^,  iljual  ej fendo, fcn'^lcuna  uer gogna,  fdenniffmo  fcdomifa^  Mcfflr  ihoma} 


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m 


INFERNO      CANTO  XV 

fifu^fyateEo,  ferle,ar^^^^  a gliocchi,  operh  t.^fo  col fcmmo  Vonfrfce,  Jr  lo  lufmuà 

ialuefcop^dt  Pn^^pferUcj,alattap.p^^^^^  j^^^J^-^  ,  ^^^^^^^^  .^frédeU 
qmle  faff,  lU.cA^igh.ne ,  E  pjc  i fiumi  fn  le  cittk.Que  ulnmalm  morendo,  ui  Uih  1  M./ 
I^rofefi,  Imal  Jifiefi  rerui  £  lue  male,  per  hauerlicoft  uf,ti .  Volendo  i.finre,  chJ:  no  Ufcid 
mtio,  rnacheluith,  neceffum  daU  morte,  Ufah  lui.  Onde  dice,  che  fé  alt  h.uejjè  tuuto  Lai 
mtdugna,  do  e.  Di  tal  fiftUio  e  vituperio,  Ihaueria  ne  la  fchi/J,  quando  f./sh  olire,po 
tufo  uedere  .  DIpiu  direi,  Mojfra  Ser  Brun.  non  pofer  più  oltre  p.rlanl  col  poeta  andare  L 
fero,  che  per  lo  nuouofumo,  do  e-,  per  lo  nuouopoluerio,  che  uede  di  lontano  S  Mroer  del  fàllii 
^^yl^uarft  de  la  rena,  comprende  uenir  gente,  con  lacjual  egli  non  d^  effcre.  Ter  che  elTcndo  de 
l^fchiera  de  contemplatiui,-nondoueua  andar  con  quella  de  tliattiw,che Ppea  uenire,  Le  nel 

Pguente  canto  uedremo.  Onde  nel fi^o partire,  fdarnente  li  raccomanda  il fuo  thefcroycio 'e ,auel 
t:  'l'^lff'^^^^^^^^^  cofida  lui  intitolato,  nelqLl uiL  ^ncho^J per 

fima  Non  potendoli  in  quello  flato  altro  dom^dare,  chepiu  ligiou.fc  .  POt  fi  partì,  VarL 
ueloce  correndo  per  y^^^^         f.^^ra,  LpJrue  di  quel,  [he  a\ero  [ 

perla  campagna,  Laqual  coricane  che  anticamente  fZ 

1"  i/f  7"  •  ^""^^  '^^-J^oroparue  colui  chel  uincejnon 

colui  chelperde,  ciò  e^,  farue  il  primo,  e  non  lultimo  tra  corridori. 

CANTO 
eia  era  in  loco  j  OnJe  fudia  il  rimbombo 
Ve  lacqua ,  che  cadea  ne  ìaJtro  giro , 
Simil  a  quel,  che  lamie  fitnno  rombo: 
Quando  tre  ombre  infieme  fi  partirò 
Correndo  duna  torma  ^  che  pajjàua 
Sotto  la  pioggia  de  laJ^ro  martiro, 
Vcnian  uer  notte  ciajcuna  gridaua^ 
Sojlati  tu  che  a  Ihahho  ne  fembri 
Ejfcr  alcun  di  nofìra  terra  praua, 
Ahimè  che  piaghe  uidi  ne  lor  membri 
Recenti  e  uecthie  da  le  fiamme  incefi  t 
Anchor  men  duol;  fur  chio  me  ne  rimembri 
A  le  lor  grida  il  mio  dottor  fiutefit 
Volfd  uifo  uer  me^,<^  hor  afpetta, 
Vijfit  a  cofìor  fi  uuol  effcr  cortefit 
"E  fi  non  fiìfielfiiocoyche  faetta 
La  natura  dd  luogo  ;  io  dicerei , 
Che  meglio  rtejfi  a  te ,  che  a  hr  la  fretta . 


X  VI, 

S  eguitandol  poeta  neìfrefcnfe  canto  il  prò 
pofito  dd  precedente  mojìra,  come  e/fi  era 
no  tanto  proceduti  fu  per  largine  dd  fiui 
me,  che  attrauerpud  juefio  ter^  cr  ulti 
mo  girone,  eh  erano  già  preffc  al  fine  di 
quello,  perche  già  udiuano  il  nmhmiar 
de  lacqua  defjò  fiume,  che  cadea  ne  lotta; 
uo  cerchio,  Quando  ire  omhre  ffartiron 
correndo  duna  torma  di  uiolenti,  chepaf 
fiua  fitto  la  pioggia  dd  fiioco,  e  ueniua; 
no  uer fc  di  loro  gridando  a  Dante  che  fi 
firmajp,  perche  a  Ihahito  giudicauani 
chefiffi^  come  ognun  di  loro  era,  Ticren 
tino.  Al  chefir  ejfcrtato  da  Virg,  ha  par 
lamento  con  quelle  del pefpmo  (fato  de  U 
cittd  loro  .  Wia  partite  poi  quefie  omhre^ 
V  e/fi  giunti  al  fine  del  girone,  oue  lacf 
qua  cade  in  e/fi  ottauo  cerch  o,  hauendo 
y  irg,  gettato  in  quello  una  corda  di  che 
Tiante  era  cinto,  Wehno  atalfcgno,  ue'. 


.^^7.....  un.'.jnvo  ae  lacqua,  CHe  caiea  ne  laltro  oiro, 

rr^/.  R  ? ^^«^>      '^'^^^^^      precedente  car.to  efnreftatarreuedui 

U  da  ser  Brun.  quando  dijfi,  esente  uien  con  Uquale/fer  non  deggio .  Sou  UpL,^^v,^ 


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Postillati  16 


INFERMO    CANTO  XVI. 


V'' 

■ 

"I 


Aro  m^tln,  da  è-,  ed  ami,  fimo .  Qn,pi  ire,  .3Muf,  He,  eie  uenmnHnhnk 
a  laro  SOflad,  do  è-.  Temali  fu  Dame,  CHe  nejimhri,  ìI^mI  neifari  <t  ìhahio  ejjer  aUm 
a  nda  terra  rra,<a,  fermfi  e  rea .    Ahimè  che  piaghe  kUì  ne  /or  rr.emhri  KicenU,  cio 
ru,ue  eMcamenlefit!e,  E  Vecchie,  Quelle,  cherer alcun  lemfofrima  haueanyueuule,c,alcu 
^.  ,.,.X      i  n.rrTr  e-r  Mcale  Ja  le  fiamme,  cheriouear»  Cetra  di  ìm,  de  leauali  ma]1ra 


M  Viri,  le  hr  griia,  ^Attfp,  Sarrejì^  ejrmoffi  ««  uol^erfi  a  Im  e  dire,  cU  jmmfW^ 
louein  a  iettare,  Xerch  a  coR-.ro  f,  uoleua  elfcr  corlefc  ir,  fcdi^re,  come  uuol  infime,  a  freghi 
loro  .  E  ,Cr  quello  iir^ra,  che  a  quelli,  che  fino  ornali  di  gualche  frnìara  uv>tu,  cmr.an'^ 
pati  alloro,  auenga  che  f.ano  macchiali  daUun  uilio,  fcno  r ero  degni  iejfcr  uditi,  e  ne  le  cjc  \o, 
nejìe  ancor  f(fJitì .  Onde  Virg.  fc^giunge,  che  fi  nonfiP  froco,  che  la  natura  ^'l''<T>'' 
ta.ùoKàeftnonfiffdarloredel  dif'rimato  aj^nilo,  che  knaim  del  Mia  ,njcni<e,egii 


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Postillati  16 


INFERNO 
ìirrUf,  Cne  '^A''^^, JJ^  h  Che  la  uoglia  de  lefer  infume,  lìfffe  me^Uo  a  lui  che  ,  foro,  hf  in 
fcntenm,  chefc  n^n^lfel  mfio,  dalcjual  le  uim  ài  co/ìor^  erano  auomfaanate,  e  àfkuak  coni 
uerfanhh,  e^li  forfè  ftpoYia  inftUare,  il  defderio  dejfer  infime ,  douriafwf^fto  ejjèrfio  che  di 
loro,  Verche  tolto  ma  il  uitio,  come  uuol  in  f  tire,  efji  erano  di  maggior  uirtu  di  lui .  A  dunque 
elfi  hxuerianojotutof  itigiouaY  a  lui,  chegli  non  haueria ptuiofkr  a  loro.  Vero  la  freua,  in  tal 
cfyniAimutv,  cafoyfAYeobejtata  meglio/ più  ft  farla  muenieni^  a  lui  che  a  loro  . 


Bjcomincìdr ,  come  noi  reHammo ,  Hei 
Lamico  uerfo^^e  quando  a  noi  fir  giunti , 
fenno  una  rota  di  fe  tutti  e  treij 

Qt^al  fileno  i  campion  far  nudi  ^  unti 
Auifando  lor  prcfa  e  lor  uantaggio , 
Vr'ima  che  fian  tra  lor  battuti  e  punti  j 

Co/i  rotando  ciafcuna  il  uifiggio 
bri2j,aua  a  me.ji  che  in  contrario  il  collo 
Faceua  a  pie  continuo  uiaggio  x 

E  fi  mìfirìa  deflo  loco  fiUo 
Rende  in  dijpetto  noi  e  noHri  preghi , 
Comincio  luno.el  trijìo  ajpetto  e  brollo^ 

La  fam  noHra  il  tuo  animo  pieghi 
A  dirne ,  ch'i  tu  fi  5  che  i  uìuì  piedi 
Coft  ftcuro  per  lo  Infimo  freghi . 

Clueflijorme  di  cui  peflar  mi  uedi^j 

Tutto  che  nudo,  e  dipelato  uada; 
digrado  maggior,  che  tu  non  credi: 
Kepote  fu  de  la  buona  Gualdradat 

Guidogucrra  hebbe  nome  ;  eir  in  fua  uita 

Fece  colfinno  affaire  con  la  fpada, 
Laltro^che  appreso  a  mela  terra  trita, 

E"  Tegghiaio  hldobrandi  ^la  cui  uoce 

Ne/  mondo  fu  douria  e fir  gradita  x 
Et  tocche  poHo  fon  con  loro  in  croce , 

Iacopo  Rufiicucci  fùi^e  certo 

La  fera  moglie  più  chdtro  mi  noet. 


Ejfendof  juefli  foétì  a  freghi  de  te  fcfrx 
dette  tre  ombre  arreftati  e  firmi,  effe  ri; 
cominciaro,  Hei,  L  Antico,  ciò  è-^lhon 
fuetoloruerfo,  che  in  condolerfe  de  tor: 
menti  e  de  le  fene  loro  ufauano  difire, 
Perche  tìei,è  Quello  accento  di  dolore, 
che  i  Latini  dicano  Heu,  E  noìuolgarf 
mente,  Ahimè,  E  quando  fiiron  giunte 
a  loro,  firon  una  rota  tutti  e  ire  di  fc  jìef 
fe,  e  carotando  intorno  al  centro,  fcm 
andar  inan'^,0  indietro,  ciafcuna  uol 
taua  il  ufo  a  Dante  di  modo,  che!  coBq 
dognuna  di  (juelle /aceua  continuo  uiag^ 
gi:  incontrario  a  piedi,  Perche  il  collo  in 
ftemecoluifo  andaua  fcmpre  uoltandofì 
uerfc  lui,  cr  i  jf>ie  rofauano  al  centrarlo 
fempre  intorno.  Impero  che  ft  come  nel 
precedente  canto  in perfcna  di  Ser  Brun. 
fìi  dimojìrato,  cjuejli  jfinfi  erano  defiu 
r.ati  a  continuamente  andare,  fi  non  uoi 
leuanjfoi giacer  cento  annifcn^  arrof 
fiarfi .  Ondel poeta,  per  ejprf  infeme 
con  yirg.apreghidi  ijuefle  treomlre 
firmato  per  intender  ciucilo,  chejfi  uolei 
uano  da  lui,  diede  loro  tal firma  danda 
refin'^  muouerfi  dal  luogo,  oue  eff  fera 
m  firmi  per  affettarle,  talmete,  che  effe 
fatisfàceuano  a  la  uoglia  loro,  lacjual  era 
di  parlar  con  Dante,  fen'^  franfgredir  * 
ladiuina  legge,  che  al  fimpre  andar  le 


in  nmt 


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Postillati  16 


C  A  N  T  O    XVt.  . 

ZTZié^r  .hùff,  furo.  A,nh,  Onie  JkA  qy#,     h  cf',  tOrme,  Uf  i^U 
il.  LliX  ^^Mr.U  tr^  flM^U  in  Tiren'^  una  unirne  hfn^uUr  Uh^f, 

mi  au*niomS  a  fua  maglia,  JifirgluU  Uàm ,  E  ch,n(fclffar,Ua  aJna.Sa,  c  , 

uolS  Mr  f,  larsp  fromllitor  di  lei,penhe  nfi.no  alm  U  Unehhf  m,  eh,  cfud  [do,  ti, 

meraioye,  eUfuiuo  àimM  Cuiéo,  un,  iefioiiarom,  gheUfiy  w  f>d  mdf^rt.o  lMg> 
(hffre  con  Mi  in  i-t»  il  Cafcnùno,  e  farlt  if  la  Romagna,  éjiuk  Contf  M^xal  httf  orti 
,inf  ìaMia  if  Conti  CM  .  Di  Guido  e  di  Gualdrada  nacjum  Cugliflmo  e  Ru^gint,  » 
M  KuJeieri  Guido  guma,  u>mf,  «JWir  diif,  ai  #r  nffote  di  GuMrada,  VeUual  Gmii 
ci,erraahrefcnufuyatta  .  Vtcano 0r flato uakrof ([me  in  arrr.t,fSr  huom  d,  fcrr,y>,a  (r^! 
%r,'ia  f  ur  fua  offra,  dot»  la  uiUor>a  di  Carle  frimo  in  Puglia  mtra  Manf  (di.  de  la  fiat  fgii 
ft  'J(rL  caJne,  fi,ron  difcaaiafti  chihUmì  di  Fir,.<.  tniroduttoui,  i  Guelfi .  l  A  tro 
ch'amS  a  m,  la  tara  trita,  Laltro  che  ffguitaua  affr.lfc  d,  lui  dice  cUra  Te^ghtait,  Aldo 
Irandt  ìllual  fii  de  ili  Adirtari,  molto  utile  a  la  fiorentina  Kef.  in  tev.fo  di  guerra  e  difate  . 
Cerc'o  'eoffli  douiare  alimfrefa  chejìron  e  fiorentini  contra  Seneft  ^.fflgnandt  rr.olte  ragioni,  f,Y 
ìemii  dimoflraua  non  pterfene  hauer  ne  utile  ne  hnore,  ma  non  effondo  inleje  ^f/'S-'!'  'f ' 
tadi  Valdariia,  de  laeiual  dicemmo  Jijifra  nel  x  .  canto,  con  ìeffilto .  e  Guelfi  JtUren'^  .lai 
c«o  Kulìicucci,  dele^ual  ilpeta,  di  fejra  nelfejìo  eanlo,  Uuea  dorrar.iato  Ciacco,  fi'i^t^ir'nl^e 
Caualtere  ahndantiffmo  di  riccleiX',lileraliffmo,  e  di  grand  f no  animo,  Ma  Uh  donru, 
Unmnuerfcecótrariaaft,oicojìumi,cyfi,ne.eftatoahuihrladaf,  OndeSak^^^^^ 
,U)cì.wliu<eHUnare  interra  deferta,^  cÌcmuliererix:faCTtraeunda.£  (  jio  f,,  fi:rfc  m  jar 
te  cacone  di  falò  cader  ««/  wViO  chf  ^uififuwf<e,Vercì.e  dice,la  fiera  moglie  merli  f.u  chaUro. 


S/0  fijje  Jìctto  M  fuoco  metto  ; 
Cmato  mi  farei  tri  lor  dì  fctlOy 
E  creio  ,  chd  dottor  Ihauria  fojjerto , 

Ma  perdio  mi  farei  hrugiato  e  coito  ^ 
Vinfe  paura  la  mia  buona  uo^lia  ; 
Che  di  lor  abbracciar  mi  ficea  ghiotto  i 

Poi  cominciai iUcn  d'ffetto  ma  doglia 
La  uoflra  conditicn  dentro  mi  jiffc 
Tanta,  ih  tardi  tutta  fi  difpoihai 

Tcfìo  chi  fteilo  mioft^nor  mi  iijfi 


il  fotta,  ffrdimojlrar  laffrtiione,  de  fin 
gef orlar  a  cjuefii  tre Jf^iriti  dice,  Shfip 
l'è  flato  ctuerto  d'ificoco,  ciò  è;  Se  io  fip 
fc  fiato  di  fife  da  lardar  de  Uff  dito  di  juei 
fio  uitio,  Mi  ferrei  gettato  di  fitto  tra  ccfiof 
rofer  allracàarli,  ET  hauereblelo  fffer 
to  Vir^.  Verche  la  ragione,  fimfre  c].e  ut 
ielfcnfcfoirr  conseguirla  uirtu,fv'^  tei 
mer  che  ihalhi  a  contaminar  nei uilic,^ie 
to  confnte ,  MA  ferche  io  mi  farei  aline 
|ÌK/o  da  te  Jìamntf}     mi  ferieno  jiowi 


Et  altro 


INFERNO 

TaroU  5  per  ìequaìt  io  mi  penfai ,  ^  tea  hffc,  e  cotto  ia  larhr  ìe  U  cccenfe re 


Che  qua!  uoì  fiete  ^  tal  gente  uenijfe^ 
Di  uojlra  terra  fonone  jimpre  mai 
Loura  di  uoi  y  e  glihoncrati  nomi 
Con  affettion  ritrajjì  &  afcoltai^ 
tafcio  lo  file  ;e  uo  pe  dolci  pomi 
Vromeffi  a  me  per  lo  uerdce  duca  x 
Ma  fin  al  centro  pria  conuien  ch'io  tomi 


na,  ciò  ^,  Ma  ferche  io  mi  farei  accefc  de 
laf>f  etifo  di  fanto  ahomineuol  uifio,t!T  irti 
fiuato  in  quello.  Paura  uinfc  la  mia  tuQf 
na  uoglia,  che  mi  fi  cena  ghiotto  DI  hy 
aUracciaye,  ciò  è  ,  Di  uejìirmi  dt  le  uin 
fu,  de  letjuaiin  uita  eff  erano  flati  orna^ 
fi,  Ef  in  feti  f  enfia,  Potè  più  in  me  la  pau 
ra  che  heWi  dhauermi  a  contaminar  ne  ut 


fy'  /oro,  chel  defderio  del  confeguir  ìeftie  uirtu .  POicominciai,  Non  diffetto  mia  doglia^  Kijhó-, 
de  Dame  a  hrafione  di  Iacopo  Ruflicucci,  lacjualfr,  E  fi  mifiria  defto  loco  fello  Rende  in  diteti 
io  noi  e  noftri preghi  e  cef  .  E  dicein  cjuffta  fcntenfia,  che  f:t:flo  che  Virg.  li  diffc  parole,  f  erU 
pah  egli  ft  penso  che  uenijfe  tal  uirfuofa  gente,  eguali  efft  erano,  che  la  loro  mifcra  corJifione  li 
fife  dentro  nel  cuore  hiOn  dijfeUo,  ciò  e.  Non  diffregio,  come  eff frano  creduti,  ma  tanfa  doi 
^  L   ^"^/^''^^^  '^^'/^  ^""^^^^     ^>      f^^^'    P^o  tutta  rimouer  da  fi,  E  le  parolf  che  dii 
(e  hauerli  dette ^  vlrg.  fiiron  quelle  difcfra.  Et  hor  affetta,  A  coflor fi  uuol  ejfcr  corteQ  e  cet .  Of 
ima  adunque  coftl  tefto,  lofio  che  quejìo  miofign^r  mi  dijfe  parole,  per  lequali  io  r^ii  penfai  che 
ueniffi  tal  gente  qual  uoiftete,  l  a  u^flra  condifione  mifijfe  dentro  non  difetto,  ma  tanta  doplia, 
che  tardi  ftdiffogha  tutta      DI  uofira  ferra  fono.  Seguita  ne  la  rijhofta  de  hrafione  dicendo  ef 
fere  come  effi /erano  a  Ihahifo  imaginati,  de  la  terra  loro,  Z9'  hauer  fimpre  con  aff^ttione  ritratti 
nela  mente,  ^  afcoltafo,  hpere  fi<e  uirtuofi,  e glhnorati  nomi .  Adunque  poffano  effir  certi, 
come  uuol  inferire,  chffft  non  fin  diffregiati,  ma  fmmamente  honorati  da  lui,  E  uenendo  a  fa 
disM  a  lult.ma  parte,  laqual  è-.  Perche  fi  ficuro  frega  i  piedi  per  Io  Inf,  due,  LA/fi  loffie 
ao     lajfc  lo  ìnf.  0  ueramentf  il  uitio,  ilqual  e^peno  dogni amaritudine,  E  Vo  pe  dohipomi 
E  uo  jfer  i  dola  frutti,  che  ultimamente  da  chi ahtandonal  uitio  e  daff  a  la  uirtu  fon  colti  nel  cele 
Ite  regno.  Onde  ancor  il  Pet .  nel  primo  di  morte,  del  tranfiio  di  M.  laura  parlando,  Del  fuo  lei 
utuer  già  cogliendo  i  frutti.  PRcme/fi  ame  [tr  lo  uerace  duca  Virg.  ciò  ^,  Per  lo  uero  f-r  al 
tene  edificato  infeEetto,  llqual  ^  uerace  duca,  ferche  non  fidila  mai,  pur  che  dal  Qnfo  non  fi  lafci 
difuiare.  dt  condurne  a  lafilice  uita,  ouetai  dolci  pmi  fi  colgono  .  Onde  il  Pilofcfi  nelfer?c  je 
lanima,  Iritellectus  jcmper  efi  umrum,Erdje^jd^^  Bonum  infeDecfus  efi  ultima  heafi 
tudo .  MA  prima  conuien  chio  tomi,  Ma  prima  conuien  che  io  difenda  fin  al  centro  de  la  ferra 
Oueterrnina  come  uuol  in  firire, e  confi  quentemeni  e  ogni  uitio  che  in  quello  fi  punifie .  Uuali 
perguardarfine,  a  ciò  che  per  dolci  pmi  poffjfi  poi  fiHre,  anlaua  mternplando  .  ^ 


Se  lungamente  hnima  conduca 
Le  mmhra  tue  .rìpfe  quegli  atthorai 
B  fe  la  filma  tua  dopo  te  luca  j 

Cortefia  e  uahr  di  Je  dimora 
Ne  la  noflra  città  fi,  come  foleì 
O  fi  del  tutto  fi  ne  gito  fiorai 

Che  Guglielmo  horfiere -/ilqual  fi  dote 
Con  noi  per  poco  ,cuala  co  compagni 
fiffai  me  crucia  con  le  fue  parole , 

La  gente  nuoua,  e  fuhni  guadagni 
Orgogliose  difmìfura  han generata 


Trega  quefio  f^irifo  lunalfra  cofa  Dani 
te,  l  aqual  è^,  che  dehta  dire,  fè  ne  la  cit 
tà  loro  di  Piren'^  Dimora,  ciò  ^,  Hali 
ta,o  regna,  come  fuole,  Cortefia  e  ualoi 
re,  0  fi  ueramenfe  fi  ne'  del  tutto  andata 
fiiM  ,Teri\)e  dice,  che  Guglielmo  Bor; 
fifre,  llqual  ua  oltre  co  glialtri  loro  com 
f(^gm,  e  che  nuouamente,  come  uuol  in', 
firire,  nUuea  portato  frefche  noufRe,fi 
àuolion  loro  PEr  foco,  ciò  e  ,  Per  lo  poi 
co  ualore,  che  haiiea  la  fiato  in  quella,  li 
crucia  e  tormenta  affai  con  le  fitte  parale  • 


.//ai 


Et  ufa  ffY  cattar  hnmìenild  ìa  ^ui,  ceri 
tomodo  di  frego,  come  (fuank  dicwwro. 
Se  Lio  taiuti,  e  diati  tutto  cjuello  che  tu 
deftderi,  dimmi  la  uerifa  de  la  tal  cofip 
Coft  (^uejìò  Jfirifo,  Se  lanima  caduca  luti 
émente  le  tue  mmha,  e  fe  la  tua  fima  luca  dofote,  lejuali  cc[c  mprtano.  Se  tu  lungamen ; 
le  uiui  anchora,  E  la  tua  fkma  rimanga  dopi  tuo  morire,  difccortefa  e  ualore  dimora  e  cet .  U 
quAi  coft  anreffc  de  dannati  fon  grandi,  e  ^er'o  le  fi  dir  a  loro,  m.a  dipco,o  di  neffun  giouamen 
io  a  uiui .  Guglielmo  Sorfiere  dicano  effcrefìatojfur  Uorentino,  e  no  ignobile  Caualiere,  che  ]H 
quentaua  le  corti  interpnend^ft  di  metter  face  ^  introdur  matrimoni  tra  elthuormm  grandi  . 
i.  .       nr-.r  ^...j.^^:  ^..M^  i  L  ^iiì^^ff^^^ì  mftd.Ldaualu;drii'<anon  a  co1{ 


CANTO 

?'jomz.d  m  te  ft',che  tu  già  ten  piagni 
Coji  gridai  con  la  faccia  leuata  : 
le.  i  tre;  che  ciò  intefer  per  rij^ojla  5 
Guardar  lun  laltro ,  cornei  uer  fi  guata 


rado  auiene  di^r  un  guadagno  fuhifo,  che  non  fa  illicito,  e  che  ^luaft  fihito  amor  non  uenga  a 
men:.  Onde  Salom.  nefrou,al  xij.  Suhfìantia  fft. naia  min  ue  tur,  cju^  autem  faulatim  coliigr. 
tur  manu,  multiflicahitur  .  Han generato  in  teUoren'^,  Orgoglio,  ciò  e^,ful[erhia,  la^ual  na 
fce  comunemente  dal  caldo  de  le  confeguiie  ricche^T^,  E  Vifmìfura,  Intef^t  nonfclamente  fer  il  (fi 
fcrlinato  afptito  de  Accumulare,  che  nafce  in  quelli,  che  h^.no  fitto  ifuhiti  guadagni,  perche  (ju^ 
to  Più  Ihuomo  ha,  tanto  fiu  defidera  hauere,  e  chiama  fi  auarìtìa,  Ma  pr  lo  gran  di jf  mere,  che 
mlteuoltelauarohadelaltrui  lene,  e  che  defderahauerloU,  che  f  chiama  inuidia .  Onde 
uf  marno  di  Quefìi  tre  medefmi  uitij  hauerla  ancor  dannata  nelfjìo  canfoinprfcna  di  Ciacco  di 
cendo,  Suprhia,  inuidia,  ^  auaritia  fcno  letrefiuiììe  channoicuon  accef,  E  nel  precedente 
inverfcna  di  Ser  Brunetto,  Gente  auara,  inuidiof,  efuprla,  SI  che  tu  già  ten  pagm,  Tanto, 
che  tu  Firen'^,per gìinfilici  fucceff,  che  uedifcguir  w  te,  già  te  ne  [enti  e  duoli,  E  ciueflo,pr 
mojìrarma^^ior  indegnati.ne,  dice  hauer  n^n  detto,  ma  gridato  a  leuata  zfT  alta  faccia.  Et  i  tre 
diti,  che  auefìo  intefcro pr  ri0a,  CWardar  lun  laltro,  come  f  guarda  a  uero,  Ferche  ^uan 
h  dafiu  è  udita  una  uerifa,fufdno guardar  lun  laltro  a  confirmatm  d i  jueUa  . 


Se  laltre  udite  ft  poco  ti  coffa  ,^ 
Rijpopr  tutti  3  il  fatiifrr  altrui^ 
Felice  te^fe  ft  parli  a  tua  pcfìa^ 

Vero  fe  campi  dejìi  luoghi  bui 
E  torni  a  riuedcr  le  belle  Jletle-, 
Quando  ti  gjouera  dicer  ;  Io  /ii  ; 

Fa  che  di  noi  a  la  gente  faueUe  : 
Indi  rupper  la  rota\tr  <i  fag^rfiy 
Ale  fembiar  le  gmbe  loro  fnelle^ 

Vn  amen  non  faria  potuto  dirfi 
To/!o  co  fi  ;  come  faro  f^ariti  * 
Verche  al  maefìro  parue  di  partnfi^ 


Ammirate  t^uefletre  omhe  ìe  la  heue, 
refoluta,  e fcnientiofa  rijpofla  del  pfta  dìf 
fèrOjche  fc  Ultre  uolte  il  fcdisfar  filiruì,cO'^ 
me  egli,  rì^on^endo,  hauea  fc  disfatto  a 
loro,  li  coftaua  f  pcd,  e  che  li  ftjfe  tanto 
ageuol  cofafàre,  egli  fffcr  filue  da  che 
farla  fafua  pffa,  e  come  e  cjuando  pia 
ce  a  lui,  E  prò  f  egli  camfa  di  (jueihui 
ff;'  ofcuri  luoghi,  e  torni  a  riueder  le  lei 
le  e  lucenti  fìelle,  aHhora  cjuando  li  gioue 
ya  di  dir.  Io  fui,  ferche  il  narrar  del  fc  f 
guito  fericoh,  (juavdo  Ihuom^o  fc  ne  troua 
faori,  gi^ua  e  diletta  molto ,  Onde  Sen» 


ne  le  tyageJie,  d}  e  flit  durum  fati,  mte 
miniJP  dulce  ejì .  che  delia  a  la  gete  fiueUar  di  hro  .Perche  amhora  t  dinati  deftderano  che  la 
fima  loro  duri  al  molo  .  E  detto  cjuePo  dice,  che  rufpno  la  rota,  e  che  nel  fhggirf,le  hrofnelle, 
féietie.a'  tjf^due  gulefaruero  a!  e, t  alme  te, eh  e  non  ft  farla  f  to^optuto  dir  un  ame,come  ^ffc  fu 
tono  j^arite  e  tQÌte  uia  da  la  ueduia  hro.Onde  a  Mirg^farue.pr  no  prdff  tefo.àefiffe  dafaytire. 


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Postillati  16 


INFERNO 

Fo  fo  feguhd  5  e  poco  emmo  iti ,  a/  frimpo  ìApefcfìfe  che  fu  Imffr» 

Che!  fiton  de  lacqui  nera  fi  uicinOy  to  dalpoeta,  che  ^juanioU  tyeomhre^che 

Che  per  parlar  faremmo  a  pena  uditi*  ^ififra  habbimo  uedu/o,  ueneroaloro, 

Come  quel  fiume,  che  ha  proprio  camino  t(ft  erano  già  feruenuti  al  luogo,  nelc^ual 

Vrima  da  Monte  uefo  in  uer  leuantt  firdiuailrimSótar  Jelaccjua  del  fiume. 

Da  la  finifira  cofla  d'Apennino  :  '"^'^      «^^^         •  ^'"^  ^^'^^ 

Che  fi  chiama  Acqua  cheta  fufo  auante,  Partiti  da  le  tre  omhre,  t7  egli  fcgui 

Che  fi  dmUt  1  nel  baffo  letto  ;      '  '''^f]T  ''^'IT  '"'f^/' 

.V  r  j-      r         <  ffriaremfM fiume,  chflfiom  Jf  Uci 

Et  à  Fori,  d,  quel  nome  e  uacme,  J„„  ukJA^.^^Ur, 

Kim»omoa  la  jouta  san  benedetto  ,on  Ultn  f,  fman)  afena  econ  difi 

De  lalpe  per  cader  ad  una  Jcejà ,  ficulta  uditi ,  a  dimoftrare,  cherano  cu 

Oue  douea  per  mille  effer  ricetto  ^  uenuti  alfine  del  ter^  a' ultimo  girone 

Cofi  giù  duna  ripa  difcofcefa  ii  ^uefiofittimo  cerchio,  cr  al  luogojd 

Trouammo  rifonar  queflacqua  tinta  jual  doueano  d  fcender  ne  lottauo .  co^ 

^iyche  in  pochora  hauria  lorecchia  cffcjà^      me  iiuel  fiume  che  ha  proprio  camino,?  a 
.  comparatione  dal  rifcnar  che  udiuano  di 

^^egefonta  iila  doueffi  erann  cadendo  nelottauo  cerchio,  Alrimkmiar  del  fiume  d*  Acqua  che 
ta,  che  fede  fopra  la  badia  di  S  .  Bene  detto  pofla  pur  fu  lafmljìra  cofta  d'Apennino,  dal  cui  mi 
go  caie  giù  a  piombo  per  lunga  tratta,  epoifcende  fcpra  la  Romagna  .  Ma  perche  meglio  fintene, 
àa  la  difcritttone  del  poeta  noteremo,  che  Monte  \efo,  l-  congiunto  con  le  alpi,  che  diuidono  Italia 
ia  la  Gadia,  E  da  la  parte  d'Italia  guarda  ferrai  Monfirrato,  a  le  radici  delaual  monte  nafcel 
pume  di  Po,  che  correndo  uerfo  leuan(e,paffa  prima  per  lo  Piamonte,  e  di  quello  a  Turino,  Voi 
perla  Lombardia,  poco  lunge  da  Vauia,  oue  riceuetTeftnO.  Pajfa  a  Piacen'^,  a  Cremona,  aFer 
rara  e  di  qui  fino  a  Kauenna  mette  per  diuerfe  fici  nel  fino  Adriatico  .  l!  monte  Spennino,  ih 
qual  comincia  a  Monaco  fcpra  la  riuiera  di  Genoua  dafcnmte,  e  diflendefimedefimamente  uen 
fo  leuante,  uien  a  diuiderla  longitudine  di  tutta  Italia  in  due  parti  talmente,  che  U  fua  dei 
ffra  cofta  guarda  uerfo  me^  di.  e  laftmftra  uerfo  Settentrione,  E  da  quefta  fmiftra  cofta  fino  a 
kauenna,  oue  comincia  la  Romagna,  li  correi  Po  di  modo,  che  tutti  i  fiumi,  che  da  tal  fmiftra 
cofta  difcendondiluifino  a  Kauenna,  cadeno  nel  detto  fiume  di  Po,  E  non  hanno  proprio  camii 
no,  per.he  effi  da  loro  medefmi  non  mettono  in  mare,  dalquale  hanno  la  fud  origine,  ma  ut  foni 
portati  dal  Po  .  Nafte  pi  più  oltre  fui  giogo  d'Afennino  al  dirimpetto  de  la  Rmac^na,  ediciuel 
la  fcpra  For/i  unaltro  fiume,  ilqual  caJemedeftmamente  da  quefta  ftniflra  cofta,  e  perche  prima 
che  cada  de  lalpe  ouoglimo  dire  di  fui  giogo, corre  fui  piano  di  quello  per  affai  notatile  fhatiofen 
fa  romo..,  pero  lafu  il  dornandano  Acqua  cheta .  Cadepoi  a piomk  ad  una  ftefa,  Oue,  ciò  K 
A  quel  luogo  ilqual  due,  che  dcuea  effer  ricetto  per  miUt,  Perche  dicano,  i  Conti  di  quelpaefe  ef, 
/crft  in  uano  altre  uolte  couenuti  di  uolerui  edificar  un  cafteh,  e  ridurui  glihaktatori  di  LUe 
U  ^  I    I'  j"  ;  Ì^^M^r^^  cade,  a  la  fua  caduta  ^  grandi/fimo  precipitio  aliene, 

liiZ  df  '"7  ^r^f'^^f^f^'    ^-^^^    '  .     'edetto pofta più gLaffo  al  dU 

rimpettodelfa  caduta  fu  lac.fiadun  montelontano  dale  radici  deffi  Apenrùm  unLli^e  da  tal 

Im'Ì-       T'  J'"'^''^'    ''^^'"^'^  ^^^^         ^'^^^    unafcef^non  fede  da 

fMe-pofta  DaqufftaBadiaprendequiuiilnomeU\ontaJelalpe,Onde 
fnontagna  e  lalpe  di  S  .  Benedetto,  Uaual^a}^  chi  di  Romagna  ufin  rhoLa,  com'è  aViren^. 

taZleTv''''n  ]7'  pi  alpiano,ep4^  ,  Forlì,  Le  lafcial  nome  daa 

f^''heta,ep^ghajueaode{Monfone,Ondedue^ 

l[QÌ  in 


^7 


CANTO     X  VU 


fcoi  in  miepe!fo  a  Kaufnna,  B  ^er  cjuejìo  uifn  al  r/fer  il prim  fiume, clie  Ja  Vicntf  uffo  in  Uff 
UuAYìie  hcL  U  lafmijÌYA  cojìa  c/' Ap?i«i«of  j-op'ia  camino,  rncUenh  ^Ha/tri,  ch(  ia  tal  SinijÌYOr- 


ft  chiama  Ac^ua  cheta,  V  a  Forlì  e  mcanie  ài  ij^l  nomf.  Per  cadfY  de  lalfe  ad  unafctfd,  ( 
huta  effcY  ricetio per  mille,  ìkimhomia  la  fcurit  S  .  Benedetto,<:oft  troumo  rifcnar  tjMUacjud 
tinta  gin  duna  Dìfafcefa,  do  è',  difciff,  di^f^iunfa,  e  dirti]fjf<tta  rifa  SI,  ciò  e-,  tanto  t  ft  fitte 
lafcntimmo  rifonare,  che  in  pcodhora  hcuriaofjrfa  lOreahia,  cioè',  il  fcnfc  di'  ìaud'uo,  come 
fuolfiy  ojni  eccejfiuo  fuom.  Onde  dicano,  che glihahifafori  uidno  a  k  car^Uer^  d4  Kilo,  per  h 
troffo  eaeffìuo  fiono,  che  fà  nel  cader  daliiffimo  monte,  affcrdano .  £  i\uefìo  affirma  M.TuU 
in  ejuel  àe  sdnofàf.oue  dice,Sicut  in  iUis  uhi  Nilus  ah  iHa  cjuf  Catapulta  nomina turpreciptat  ex 
altiffimis  mótibus/a ^ens  ^up  illum  locii  accolif^pro^ter  magnitudine  fcnìtutfcnfu  audiédi  cateti 


Io  \)Auiu(X  una  corda  interno  anta  j 
E  con  effa  penfaì  alcuna  uolta 
Vrender  la  lonTj  a  la  fcUe  dipìnta  ♦ 

Tujciay  che  Ihebbi  tutta  da  me  fàclta , 
Si  cornei  duca  mhauea  comandato  ^ 
Vorfila  a  lui  aggroppata  e  raudlta  : 

Ondeì  fi  uolfe  in  uer  lo  deflro  lato^ 
Et  alquanto  di  lungi  da  la  fionda 
La  gitio  giujo  in  quetlalto  hurrato  ♦ 

E  pur  conuien  che  nouita  rij^onda  , 
Vicea  fra  me  medefmo ,  al  nuouo  cenno , 
Chel  maefìro  con  Iccchio  fi  ficcnda  » 

Ahi  quanto  cauti  ^ihuomini  effir  denno 
Prejfo  a  color  y  che  non  ueggon  pur  lopra^ 
ÌAa  per  entro  i  penfier  miran  ccl  finno* 

li  dijfi  a  me  ;  To/?o  uerra  di  fi>pra , 
C/o  chio  attendo^  e  chel  tuo  penfier  fogna ^ 
7oflo  conuien  che  al  tuo  uijo  fi  [copra  ^ 


ì^auendo  ad  entrar  ne  la  cognìtìone  de  la 
fraude,  che  ft  jfunifce  ne  lottauo  terchùo, 
fifl^ual  hora  hanno  a  difcendere,  E  wa« 
piendoy  chi  e-  inuolto  nel  uitin,  perfittat 
ir.ente  uenir  ne  la  cognitione  di  cjueUo^ 
Cndef  /hot  dire,  che  meglio  ueie  chijìd 
fcpral  giuoco,  che  non  il  giocatore, Ve^ 
YO  \irg,  uuol  che  Dante  ft  fc  Tighi  la  cor? 
ia  ftgnificata  per  rffa  fraude .  €  (juel  che 
ViV^.  e  coft  Dante  figniftchi,  Ihahhiamo 
già  fante  uolt e  ietto,  che  a  noi  e  tedio,  t 
cof  crediamo  che  ancora  fa  ad  il  lettore, 
il  tanto  replicare .  Venso  alcuna  uolta 
Dante,  con  (juefìa corda,  prender  la  lon^ 
^a,  V  funhf  ancor  la  fraude  nel  f  render 
le  fiere  col  me^  de  lacci  e  reti  che  fftn^ 
fjo  di  corde .  Lacjua!  cofà  uedemmo  nel 
primo  canto  fgnificar  la  lujfuria .  Adun 
que pento,  ma  non  uenne  a  leffrtto,  come 
uuolinftrire.  Alcuna  uoUa,  e  non  molte, 
co  me*^,  che  ftf^ino  le  fraudi,  a  tal  lihidi 


\irg,      ..f    ,|  \^    I  ' 

trighi  e  uiluppi .  llfW  ViV^.  uoltaio  uer  il  lato  dejìro,  comefà  chi  uuol  con  la  ìefìra  gettar  alcu 
na  coft  per  darle  maggior  fu^a,  la  getto  dentro  IN  (juel  burraio  alto,cio  è-,  In  ({uello  ofcuro  froi 
jfinh,  A  guanto  lungi  da  la  ffmda,  Rijj^eUo  a  laccjua,  che  cadeua  giù  da  (fuellay  E  mortimene, 
te,  perche  la  fraude  fcmpre  fin  lata  in  aere  e  fu  c^fe  uane .  Getta  aduncjue  V  irg  .  il  me^  con 
che  la  fraude  fifa,  oue  cjuella  fpunifce,  come  cofa  conueniente  al  luogo,  Et  afàrfcgno  a  Gerione, 
fgnificafo,  come  uedremo,per  effa  propria  frauJe,  che  uengafufo  a  leuarli,  douendof  gìianimi 
fcmpre  aUraheye  co  deliti  e  conuenienti  mel^,  chi  da  cueUi  alcuna  cofa  intende  u^kr  confguire  . 
E  Vht  conuitn,  cheìJQMta  ridonda,  t^on  intendel  fcnfo  quello,  che  operi  la  ragione  fnon  ftani^^ 


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Postillati  16 


X 


INFERNO     CANTO*  XVf. 

fol  Yie  uehfcgulY  lefjtiio  .  Ma  giudica  lene,  ^udla  mn  fì^y  alcuna  coft  a  c^fo  e  fcn^a  fmma  fru 
denfia,  E  fe/o  M  nuouo  cenno  che  ella  haueuafktto  del  gettar  la  corda,  e  pi  feguitarla  con  loci 
chio,  nxj^ettaua  cjualche  notalile  effetto,  auenga,  che  non  fofeffe  cjual  àoutjfe  effere .  Onde  ami 
monifce  quelli,  che  fono  apfreffc  dalcuni  ftputi  e  prudenti  huomini,  icjuali  nonfclamenfe  uedon  loi 
pera  e  iejfitto  de  la  cofd,  ma  lantiuedono  ancora  colfenftero,  ad  ejfer  cauti  in  notar  t!T  offeru^f 
o^ni  loro  mouimentoegefìo  .  EI  dijji  a  me,  Tofìo  urna  difcf>ra,Non  fclamentepreuedeua  U  ra 
gione  lejfeuo  cheUa  affeUaud,  maficeua  aUéfo  ilfcnfo  ad  affrettarlo  ancora  lui  dicendo,  Tojìo  uey 
ya  difcpra  e  difcofriraffi  A  l  tuo  uifo,cio  è^,Al  tuofenfo  del  uedeye  Ciò  cheltuo fenfier fcgna,cio 
che  tu  confìifmente,  come  fa  chi  fogna,  e  non  prof  riamente  uedi .  Verche  aj}>ettaua,  come  ha  del 
io,  alcuna  c^fct  nuoua,  ma  non  intendeua,  ne poieua  in  tender  anchora  cjual  douejfe  efpye  . 


Sempre  a  quel  uer  j  che  ha  ficcia  di  menzogna 
De  Ihuom  chiuder  le  hbra,fin  chei  potè  ^ 
Vero  che  [enza  colpa  fi  uergognax 

Ma  qui  tacer  noi  pojjò  t  e  per  le  note 
Di  quefla  comcdia  lettor  ti  giuro  j 
Se  elle  non  fian  di  lunga  gratia  uote^ 

Chio  uidi  per  quel  aer  grojfo  e  fcuro 
Venir  nettando  una  figura  in  [ufi 
MerauigUofà  ad  ogni  cuor  fuuro  j 

Si  come  torna  colui -,  che  ua  giù  fi 
^alhor  a  filuer  lancora^che  ^gg^^ppa 
O  fcoglio,  od  altro,  che  nel  mar  e  chiufo^ 

Che  in  fu  fi  flende  ^  e  da  pie  fi  rattrappa. 


Ammaeflr amento  utile  ^  quello,  che  ne 
dal  poeta,  che  fi  non  fi  amo  coflretti  da 
necefpta,  non  dohliamo  mai  dir  cofi  im 
credibile,  ancora  che  fia  uera,  lm\eyo^ 
che  fen'^  mfira  colpa  ne  fi  uergogna^ 
facendoci  appreffc  di  chi  non  la  cyeje  ? 
ner  mendaci.  Ma  egli  dicr  in  (juefto  lùò 
go  nonpoterla  tacere,  i^erche  douendo  la 
fyefcnte  comeàia  hauer  le  fue  parti  tutte 
infere,  è-  neceffayio  che  la  dica  ,E  per 
étcijuiftar  fide  appreffc  del  lettore  di  cjuel 
che  mtedt  uoler  dire  dhauer  ueduto,  laf 
firma  con  giuramento  dicendo,  PEr  le 
tìote,  (io  e-,      le  parole  fcyiue  di  aufi 


r^j  .  .      m  fl'^^^^^^i^fÌ£Ìt<roleUore,ree[lenon 

fianolungarnentefriuatedtgratt^  Ejfendo  ne  lo  fcriuore  fommo  defiderio  che  lecofiLe  da  lui 
piacciano  e  dilettino  adii  leUore,chio  uidi  PEr  ^uel  ,er  groffo  e  furo,  E  fendo  Vlnf.  o  uoc^Ham. 

\na 


re 


per 

marauii 


figura,  a  co!^^  /...or.,  CH.  agJJcio  è^,laauA 

^r^^^^^m^.^  Si  rattrappa,  E  fi  raccoglie  fretira  co  piedi.  '   ^    ^  ^ 


CANTO      X  VII, 


"^cco  \  a  fiera  con  la  coda  agu7X.(fi 
Che  paffa  i  monti,  e  rompe  \  muri,  e  larmi 
Beco  colei  ^,  che  tuttol  mondo  appuxj^at 

Si  comincio  lo  mio  duca  a  parlarmi^, 
Bt  accennoUe ,  che  uenijfc  a  proda 
Vicino  al  fin  de  paffegjiati  marmi: 

E  quella  fe^-^a  imagine  di  froda 
Senuenne^.O-  arriuo  la  tcfia  él  buflo: 


hJel  pyefcnfe  canto  il  poeta  dffcriue  prima 
la  firma  di  Qerione,  Poi,  difceft  di  fu  lar 
gine  del  fiume  fu  la  riua  c  he  diuide  il  fct 
fimo  dalotiauo  cerchio,  e  giunti  ai  elfo 
Cerione,  Virg.f  yiman  con  Rifilo,  ^ 
egfiuaalcjuantofiu  ohre  filo,  pur  fu  U 
mcdefm.a  yiua,  ad  hauey  rfjerientia  de 
uiolenti  Lontra  larte.  Et  kìtim.amete,  t(it 


re 


INFERNO  C 

m  m  fu  U  ma  non  trajfe  k  coda , 
U  fiiccìa  fua  era  faccia  dhuom  giujìo  ; 

Tanto  benigna  hauea  ài  fiior  la  pe//e  ; 

E  dun  ferpente  tutto  laltro  fajìo. 
Due  branche  hauea  p/lofe  in  fin  lajfctle  : 

Lo  dojfo  ,  ci  petto       ambe  due  le  cojle 

Dipinte  hiuea  dì  nodi  e  di  rotelle  ♦ 
Con  più  color  Jommejje  e  foprapofle 

ì<ion  fir  mai  drappo  T^rUr/  ne  Turchi^ 

ISIe  fiir  t4i  tele  per  Aragne  impojle  ♦ 


ANTO.  XVII* 

nato  a  Virg,  difcenclom  f  fY  aeye  lottai 
uo  lenhiojìd  dojfc  dfjjc  Germe,  p^EC 
co  la  fiera  con  la  coda  agit^'^,  Attrihuii 
jce  a  la  [rande  lacola  agu^fa,  con  laejuel 
le  [affa  i  riconti)  rc}'e  i  muri  e  larmi,fff 
che  juejìa  ulnmaynenie,  con  lefue  fimui 
Uie  ferfuafiom  elufin^hejfuofi^Y  jueEo, 
a  che  non  Ufìano  Ihumane  fir^^e,  jù^eran 
do  ^li^g^'^^iy  ^i  ì^'^^^  do/Ti  a  fori, 
comt  rr.olH  efJtYnjfi  ^  aniÌLhi  e  moderni 
fc  nf  ptrelhe  addurre,  che  doue  le  fir^ 
non  hanno  potuto  Jaftutia  e  la  p^aàta  de 
Muomini  fraudolenti,  hanno  fi^feraio  il  tutto  .  ICco  colei,  chetuuol mondo  qi[uZ^,  SareUd 
mondo  tuono fe glihuominift  reggefjlro  fecondo  la  ueriia,fer  ejjlr  madre  dogni  uirtu,  Ua  ug^, 
cenhftfcconéo  la filftfa  fentina  degni  uitio,  rende  tanto  hornbilefitore,chf  aj^u:^'{a,cOYroy>^ie  a' 
Mua  tuUol  mondo  .  Coft  dice  il  foeta,  che  li  ccmincio  a  parlar  \'\rgil .  e?-  accenno  a  la  feYa 
CHe  uen'Jp  a  proda,  ciò  è,  che  ueniffe  a  Yiua,  Vicino  A  fin  depajjeggiati  marmi,  Treffo  al  fi-, 
ne  de  laYgine  del  fiume  pajfcggiato  da  noi,  llcjual  argine  difcpYauedrem.eff^rinfieme  colfinda 
e  lefbonde  dfffc  fium.e  dipietra  .  Auennolle  aduc^ue  che  uemfp  non  fu  largine,  ma  uicino  a  (juel 

10  fu  la  riua  de  lottauo  cerchio.  Uaualmedefmamente,  com.e  uedremo  al  pYÌrcipio  ielfcgufnte 
cantoy  eYa  di  fietYa,peYche  efpndolafraude  in  aere,  cofa  mobile  efiiìlace,  come  e-fmpre  ijuella. 
La  Yagione,  per  conoferla,  uuol  che  uengaa  Yiua,  do  e,  fu  la  ufYÌta,  lajual  è-  cofa  jìalile,  e 
non0amai .  yienui  aduncjue,  ma  non  uipojJlche  U  tefìa  el  huflo,  che  fono  le  fu  e  prime  parti, 
e  fien  la  codafcjfefa  in  aere,  feYche  il  fYaudoUntr,a  ciò  chef  glihahhia  a  cYedere,pfYjfiu  ageuoh 
mente poteY  uftY  la  fraude,  fionda  fcmfYe  cjuellafu  le  coft  ueYe,  chepeY  fcftejfefcno  fiatili  e  fir-. 
me,fotto  lecjuali  afcondepoi  lefiilfcmoUli  e  uanefe  non  incjuanto,  che  col  fuo peflifiYO  ueleno  apf 
pu^^ano,  come  due  ilpoe/a,  infrUano  tuttol mondo  .  hYala  fùa  ftccia  digiufto  huomo,  tant 
(0  hauea  hnigna  e  dolce  la  pelle  dì  fiiOYÌ,  E  ^luefìo  è-pYopYio  del  fraudolente,  ilcjual  jfer  attraYfi 
PÌianimi  deglihuomim,  a  ciò  che  meno  di  lui  shahtino  da  guaYdaYe,  f  mofÌYafmpYe  difiiOYi  tut 
%  pieno  di  benignità,  affiihilita  e  doUa^fin  che  li  conduce  a  la  moffa,  e  che  a  lifuoi  ing^ni  non 
fifuopiu  rimediaYe,  Et  adhoYa  f  conofce  ejfcY  tutto  altYO  dentYO,  dicueì  che  fin  allhoYa  hai.e^  ma 
fÌYato  m  la  pelle  del  uolto  di  fìiOYi,  Onde  dice,  che  Tutto  laltYofi.po,  cioh,  Tuttol Yefo  del  coti 
fo,  eYafeYpente,  ojìutiffimo  oltre  ad  ognialtYO  animale, e  lajìutia  è'  uìyìu,  (juando  f  doperà  in  lei 
ne,ma  auando  in  mala  parte,  e- horrendo  uitio  .  ?uadunaue  uÌYtu  in  Judit  ufdvdola  contYa  di 
oìofiYnerpeY  liheYaY  la  fua  fatYia,  M<  uitio  in  Scilla  di  Nifc,pevPndo,  col  padre  infeme,  uoler^ 
la  tradire  .  Hauea  due  banche  yilofe  in  fin  lajfcìle,  che  fino  fctto  leJfaBe  perche  le  opeYe,  lecjua 

11  ne  Ihuomo  Ceno  ftgnificatefeY  le  Ynani,  e  ne  le  fere  peY  le  banche,  dai  fraudolente,  fieYa  pefii 
fiYa,  Ceno  afc'/cfcmpYe fino  alfine  che  la  fraude  f  {copre,  U  hauea  il  doffo  el  petto  kSX  arnie  due 
le  cofle,  chera  tuttol  refto  del  fiifo,  dipinto  e  di  rotelle  e  di  no  Ji,  corr^e  fcglion  efflr  le  peUi  de  jcrpen 
ti  E  per  qu^jìi  dinota  i  uari  coprimenti  e  uiluppi  che  uf  il  fraudolente  Vora  fotto  uno,z7  hora  fct 
to  unaltro  uerifmil  colore,  in  YÌcopYiYle  fuemalilie .  COn  più  color  fmmejfe,  Auanl^ua  laua, 
riationt^Je  colori  di  che  era  Cerim^copérto,  cfueBache  fcglionftri  TaYtaYÌ,TuYchieMOYifci 
rfr^of  dYappi,  che  molto  artificiof  niente  teffcno.  Neper  Aragne,  mpcfie,  ciò  e^M^if  tai  te, 
L  chetuttofpnificail  medeftmoche  hahliamo  difcpYa  detto  .  Ma  d'AYagne,  e  come  uinta  da  Tal 
ladefii  conueYtitanelanimaledelfuonome,  e  delefue  fcttihffme  artificiofffmma  nane  CT. 
inutili  tele,  tratta  Quid,  nel  ffia  del  fuo  MetamorJtfcQS .  K  ii 


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Postillati  16 


INFERNO 


Ceme  tal  udita  JldtinO  a  ma  ì  burchi^  Staua  (jnéjla  fiera  fdyte  in  me  f '(arte  fu  Joy 
Che  parte  fino  in  acqua  ^  e  parte  in  terra  5  lo  de  la  riua  di  pietra,  cHe  ferrai  fabtme^ 

E  come  la  tra  li  Tedefchi  lurch'i  ta(jual  riua  contiene  in  fc  la  cafa^na  de  U 

Lo  beuero  faffctta  a  far  fua guerra^  rena,  come flanno  tdidtal  Burchi,  che fo 
Cofi  la  fiera  pcffma  f\  Jìaua  ^^^'"^  Iff^i^  ^i  ^^^<i^i     carico,  a  ma. 

Su  Iorio ,  che  di  pietra  il  fahhion  ferra  ♦  ^^'>    ^  >  f  ^''"^'^  ^^""^  ì^^^'  'fccjua 

m  nano  tutta  fua  coda  ou^^aua  '  ^7rLT''"^^  ^  ^'""'^  ^T' 

ToWo  infA  la  uenetfkforca^  Te  e^hiyrch^c^o.,^^^^^^ 

r-Uo  ^  ^.  n  J-  r     '7  yatoru  Beuero  dicano  ejfcr  animale  che  uiue 

la  fcjuamofalar^a  e  molto  graffa,  ne  laccjua,  perche  mouendJa  la  ingraffa  a  modo  dolio,  e  co/i 
alletiandoepefci,algu/ìar  di(]Ufllatifrende,  Trouafene  lungo  il  Danuhio,  che  corre  fra  Tedef 
fchi .  Aduncjue,  ft  come  ancora  il  Beuero  S'Affetta,  do  è^.  Si  prepara  e  dijjfone  parte  in  terra  e 
parte  in  accjua  a  far  fua  guerra  cantra  pefci,  cofi  fiftauala  pejftma  fieraparfe  fu  lorh  epartein 
aere,  infefoper  lo  uano,  oue  dice  che  gui^'^ua  tutta  la  fua  coda  torcendo  in  fu  la  uelenoft  firca, 
tacjualarmaua  a  guifa  difcor,  une,  intendendo,  come  difofra  dicemmoyptr  la  parte  dinanTl  fu 
lorh,  la  ueritafulaciualiì  fraudolente fvndafcmpre  le  fue  aftufie,^  per  la  coda  di  dietro  che 
gui^^a  per  aere,  la  mohile  ^  infialile  jfilftta  che  cerca  fitto  tal  firma  uerita  ricoprire  a  ciò  cherof 
la  ultimamente' nocere .  Onde  dice^  che  ella  armaua  U  coda  a  guifa  difcorpione  . 

LO  duca  dijfc  *  Hor  conuien  che  ft  torca  tìaueano,  per  aniar  la  ìoue  era  lafienr. 

La  nofira  uia  un  poco  fin  a  quella  ^fender  de  largine  del  fiume  fulariua 

Bejìia  maluagia^che  cola  fi  corca.  d^httau:)  cerchio,  a  Iorio  delijuale  effi 

vero  fcendemmo  a  la  deHra  mammella^  fi^a,p(^copiulunge  datai  argine, fm 

E  dieci  paffi  fimmo  in  fu  lo  flremo  l^t  firma,  che  di  fofra  hahhii 

Ver  ben  ceffar  la  rena  e  la  jiammettat  "^'^f^^'^  ^ f  i^^ndo  virgil  conuenir 

E  quando  rroi  a  le'.  uenutifeL^,  f/'^TÌ 

Poro  più  oltre  ue^gio  in  fu  la  rena  ÌTu'Ir^^^^^^ 

r^^^J r.J                    t\        !-  deflra  dimaflra,  che  a  hr  uia  fin 

Geme  fidar  fropn^ua  al  luogo  fimo,  .<,.>fioL^o,Ja  fiata  fcm^r.  Z£ 

Q,.ur,l  .aenro.A  ao  ehe  tutta  piena  ir.'ufi^o c.nhLMchM 

B^fperrentm  deHo  g,ron  porti  ì  i'fiy<'.f'rlar,^mrch,nelfu,ìuLii 

Ut  dijfi ,  Ita }  e  uedi  h  lor  mena,  (mm .  E  Dirà  fajji  fìmmì  in  fu  lo  jìrt 

V  tuoi  ra^onamenti  fm  la  corti  :  rm.  Tacemmo  iieàfafjiin  fu  Ufirmitt 

Mentre  che  torni, parlerò  con  quefia,  J'I cerchio, chera la  riua,la<juaUiuiifi 

Che  ne  conceda  i  fiuoì  homeri  firti ,  ualfcttima  ia  lattauo,vr.r  len  cejfir.  Ver 

..te       ni.      ,     ■      »     -.  J'"'^'^f''y'('-^if'r-larena,c]^eraMin 

tSe  l:fr7f  ^  ^'         ''''^•0'  '^'"^  m    Iurta  e  la  llm 

f<f^i^<^  '^'ff-^  <^  ynoprar  ancora,  non  fcìamente  quanto  aui'tici       J    .  .      t    .  *^ •  ^ 
.hi  haueano  Ji  la,i,uiine,  E  non  chefeJli  MeciS,  TXt'Jfì  K  ■  '""'J'""/!'  'T 
àenelfesu.nUmu.cerchi.f.n.fLue,coJè^^^^^^ 


CANTO  XVII. 

yW3,  fio  J^,  Pr^'j^  <t/  «rf>Jo  lotauo  crnhio,  E  c^ufpifono gliufuYdY]^  infeft  f(Y  i  uhUnti  cantra  é 
laYte,  i<]Kali  eYcino  meJiffmcLYnenfe  f  uniti  ne  U  Yena,  e  fotio  le  fiamme  che  piouectno,  come  i  uhlen- 
ti  mira  natura,  fnm  che  <juefìi  anhuano,  e  cjuelli,  feYche  meno  fi  pieilha  fchfYnir  da  larJoYe,  ^^i,, 
f  cQnfcf<entm^nte  haueJpYO  maggior  pena,  fc  deano  .  Vi  tanfo  giudicai  peta  lufura  fiitgraue 
peccato  de  la  Sodomia,  E  ferche  Dante  haueua  amoYa  da  uedeYÌa  conditione  di  cjuefu,ffYO  \irg, 
li  dice,  A  do  che  tu  forti  ejferientia  tutta  ]f  iena  di  cjufjìo  girone,  ua  e  uedi  LA  lormena,  ciò  è-, 
la  loro  conditione.  Giudicando  la  ragione,  ilpnpfeYfcfieJ/c  affai  f(f]iciente  fer  U  cognitione 
ii  ijuefio  uitio,  e  ffeiialmenfe  ne f  articolari  che  uedremo,  hauendogliele  detto  in  uniuerfa'e,  come 
uedmmo  di  Pfra  nel  xi,  canto.  Et  ammonifcelo,  che  ifuoi  Yagionamenti  la  iYa  co/foro  fem  coYfi, 
ferche  cjuefìo  uitio,  fi  può  legiermente  e  iofìo  con^fcere,  e  'conofciufo,  non  fi  de  lhuoY>:o,  per  ne  con 
iaminarf,  jirmar  in  (Quello ,  MEntrf  the  torni  parlerc  con  (juefia,  \uol  Virg  *jc^^  Dente 
farlar  *r  la  fiera,che  fgnifica  lafraudein  uniuerfale,  Efpndo  la  cognitive  de gliuniuerfAi  fclamé 
te  de  U  r^^ione .  Cne  ne  ecceda  l  Suoi  homeri,  ciò  è,  le  fue fpAle  jvrti,  Ejfendo  fcYte  e poffcnfe 
la  fraude,  da  che  {affa  cóla  coda  i  monti,e  refe  i  muYi  e  larmi,come  al  fYÌndpio  del  cito  ha  detio. 


Quando  fcf fero  de  largine  del  fiuYT.e  fu 
la  riua  de  lottauo  cenhio,  chera  lefÌYema 
paYte  del  fcttimo,  per  ceffàr  la  Yena  e  la 
fiamrrrlla  dejfc fctLÌy*\o  cenhio,ftYon  fo^* 
pya  effa  riua  dieci  jfafft  uerfc  LEfìrema 
iefla,  ciò  è',  la  efÌYema  farte  ài  cjueUa^ 


Coji  ancor  fu  per  la  firma  tejìi 

Di  (jucl  fatìmo  cerchio  tutto  filo 

hndai'jOue  fidea  latente  mefìa. 
Ver  gliocchi  fiori  fcoppiaua  lor  duolo  t 

Di  qua  .di  la.  foccorrean  con  le  mani 

Qj^ando  a  uapori ,  e  cjuando  d  caldo  fuolo .  ^.yi^^^^l  andaron  poi  a  la  fiera .  Wora  il 
No«  altrimenti  fhn  di  fiate  i  cani  poeta  dice,  che  fcguitando  pur  anchoYafu 

Hor  col  affo  ,  hor  co  pie-,  quando  fon  morfl  ffyeffa  efìrematejìa  dejfcfcuimo  cerchio. 
Da  pulici  j  0  da  mcfche ,  o  da  tafani  ♦  andò  tutto  fio,  oue  L  Agente  rriefìa,  In^^ 

tffafer  gliufuYaYÌ,fdea,  come  difpYa 
ha  deUo  .  PEr gliocchi  fuori fcopflaua  lor  duolo,  Scofpiaua  a  cofìoro  il  dolore,  piangendo  e  lai 
CYimando,  per gliocchi,  ll^jual  dolor  nafceua  da  uapoYi  accef,  che  ficueano  fcfYa  di  /oro,  e  da  laY'^ 
dente  rena,fcpra  lacjualfcdeano,  talmente,  che  jfer  difinderf  da  lardore,  cju  'ndofcccorreano  con 
le  mani  da  luna,  e  tjuido  da  Ultra  parte  dtl  doffc,  f  difinderf  da  ffft  acceft  uapori,E  fMo  fcccot 
yeano  al  caldo  fuolo  de  laccefa  rena,  come  fanno  di  fiate  i  cani  horacol  cefjv  C5r  hoYa  co  piedi  ^uddd 
fcn  morfl  da  pulici^  da  mofche,  O  Da  tafani,  che  fono  puY  jfetie  di  mofche,  ma  piugroffe  e  nociue. 


Voi  che  nel  uìfo  a  certi  gliocchi  porft , 
Ne  quali  il  dolorofo  fuoco  cafca  ; 
No«  ne  conobbi  alcun  :  ma  io  maccorjt , 

Che  dal  coHo  a  ciafiun  pendea  una  tafca^ 
Che  hauea  certo  color ,  e  certo  fegno  ; 
E  quindi  par  che  il  lor  occhio  fi  pafcaz 

E  comio  riguardando  tra  lor  uegno  ^ 
In  una  borfa  gialla  uidt  ai^urro , 
Che  dun  Icon  hauea  fiicc'ia  e  contegno  ♦ 

Poi  procedendo  di  mio  /guardo  il  curro  j 
Vidine  unaìtra  ^  come /angue  roffa 
Mojìrar  nnoca  bianca  più  che  burYoi 


Tote'  Dante  conofcer  Ser  BYunetio,  auen 
ga  che  hauejfe  da  larfuYa  molto  deftYma 
tol  uifo  .  Ma  di  cojìoYO,  come  più  defvY^ 
mi,  per  efpY  di  più  gYaue  uitio  funiti,no 
re  conMe  alcuno  .  E  ceYtamente,  (fue9 
fio  uitio  defirma  tanto  Ihuomo  pYiuandof 
lo  dogni  humanita,  che  lo  rende  fiu  fimi 
le  ad  un  rapa.e  CT  hoYYendo  mcnfÌYO,  che 
ad  alcuno  (Yattahile  huomo  ,  Ma  fccor^^ 
fe,  che  a  ciafcuno  fendeua  una  taf  a  dal 
collo,  e  cfià  fareua  che  f  fafceffe  il.  /ora 
occhio,  fcYihe  la  mente  de  lufuraro  e- fem 
lu  uolta  a  la  hi  fa,  zsr  in  (juellapone  il 
K  ili 


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Postillati  16 


INFERNO 

un;  che  duna  fcrofk  a\urri  e  grofjk  fio  fine  ty  ognifuajilUUct,  Onh  Hat 

Segnato  haueua  il  fuo  ficchetto  bianco  ì  rationelprimJf  Sfym.Ccgffìiiundiij; 

Mi  d'jfej  Che  fili  tu  in  quejla  jèjja  i  facciiln  hrmis  inhiam  i7  ttnijuimfuf 

Ber  te  ne  une  perche  j'cì  uiuo  ancot  (frtfacrit Cognii,     (atitjuS fictù^au 

Sapfi,chel  mio  uicin  Vitaliano  inr talellii .  Et  hauea  ognim»  Jfffè 

Sedera  qui  dal  mìo  fwijlro  fianco  i  t^fd"' certo  color/-  e  certo  fi^m,  chn^n» 

Con  quejì,  fiorentin  fon  Padouano t  *J»fu„olefue.rmi  aU^j^alifcUen 

Speffc  fine  mintronan  glmecchi  ''7?  ^o«ìf?^«««o,  P.../-.  «ro//.  W/, 
r-  -iJl    ir        ;       r    r  >  <^"f  <\umunaue Ihuorfìo  fia  hM  la 

Gridando  ;  Venga  il  caualier  fiutano  i  rokilelìLe  ..mL,  .  ii  r   ' .'  " 

e  recherà  la  tnka  co  tre  becchi  t  liraUrrt^^t^  jJ ^  n       a    ■  : 

r,  ■  rn  r  1    1  t  c  "':o'''^ff''n'i  da  anelli  ne  coftumt  a  itoe 

Q«/  dijlorfe  la  bocca  ;  e  di  fitor  trafe  aerare,  cheJPr  Jitalefiirre  non  ft  coni 

La  lingua  ;  come  bue ,  chel  nafi  lecchi.  fce,  che  folcente  a  Urmt .  Onde  nota. 

Me  confiljtt  nobilita! .    E  Cornio  riguardando  tra  lor  uegno.  Vide  adunaue  prima,  rimrdan 
do  tra  cofloro,  m  una  horfa gialla  un  leone  a^urro,  E  <}ue)ia  è-  larme  de  la  fsmiglia  de  Gianfilu 
^  di?iren-^cio  è-,  un  lion  a^rro  in  campo  doro  .  Voi  procedendo  DI  mio  [guardo  il  curro  ciò 
e-.  Il  carro  delmiofguurio,  VerAe  lo  fguardo  procede  nel  trafcorrer  di  ccfa  incof,,  come  fi  iì\ar 
ro  di  luog}  in  luogo  .  Vide  mfcntenlia  una  oca  hianca  in  campo  refe,  laaualarme  è-  de  sliubria 
chi  pur  di  hren:^ .  la  fcrofk  a^urra  e  grojfa  nel  campo  hianco,  'e  larme  de  gl  fcrouieni  Ì  Vado 
uà,  E  per  coftui  dicano  uoìerf.gnifìcareMefferRenMo  figliuolo  diMeffcr  hrLo  ìcrouim  ih 
<]ualmo/ìra predire,  che  Mejfer  Vitaliano  del  dente,  fimilmente  Vadouano  z/ufuraro  ìe  an- 
cora urna,  dopo  la  morteli  federa  dal  fimfìro  fianco .  VEnga  il  cauaglier  fcurJno,  nùefì,  dice 
f'''''°"'-<'.'uuo!  predire,  fecondo  che  dicano,  di  MeferCiouanniSuitmonfiCauali^^^^^ 
no,  che  in  prej^ar:  auon^mi  glialtri  u furari  del  fuo  tempo .  1 .  ufura  è-  da  feri  canonilìi  n, 
,«  mo//,  luoghi  dijfinitaefrer  guadagno  che  principalmente  fi  pretende  difir  dela  coQfre 
Jtata.  Onde  dicano,  Vfura  efì  lucrum  ex  mutuo  principaliier  intenium .  E  ne  linfiit .  condw 
ftone,  che  ufura  fia  c,uandof  ricerca  dhauerpiu  di  cjuello  che  fe  dato  dicendo,  Vfura  eft  uhiam'- 

SanTT'iTr/JT'r  ^''^^ numero, pefc  e mifural 
Sanrhomafo  infecfecla  fnfcecofi,  Vfura  ejì  precium  pecunif  mutuate,  uelcuiLaLc, 

rnjfcS.rhom.neUmedefmaopera,EtAlb.Mag.nel  fccondode  le  fent.  ci  tuai  Miri 
facn  Theologi  ajji^rmano .  imperi  che  lufuraro  è- pr.ncipalLte  tranfgriffcre  delaTJnZ, 

fio  modo  di  uiuere  infegnh  chr.fìo  afuoi  difcepoli  cr  a  le  turbe,  come  l^QrL  in  S  Zt  IhU 
fndo,  Quecun^;uult.utficiantuohu  homine,,  ^  uoificiteiUù .  i>  tranfJeàTla  Z 

Zw^i  ì  ì         c       "f""""  "'"H"'  "«  '{'«'mhhet  aliam  rem  ,  t  tranf'. 


mi , 


4: 

*tÉt. 


CANTO  XVIU 

a  qy^umtnte  fumrl'h  come  affama  Catù  in  frincìfio  dfl  lik  iht  /3  if 
resmm  nojìri  hu  ftli  hahuere,     iu  in  U^husfofuere,  Furé  dufli 


CANTO      XVIL  .  . 

Yf  YufJicay  tue  licf,  M<<i(3 
'  conhmnaYiyVeneY^^rfm 

audmli .  T^«ro  Pimauuno  lufura  feg^m  afi  del  furto,  fenhe  il  furo  toghe  alcuna  cola  de  la 
hh  ecomunementf  a  chi  nahhonU,  lufuraro  non  ceffafin  a  tanto,  che  toglie  U  robba  e  U 
uuainfteme,  e  maffmamfnte  a  chi  la  kuenadare  .  Onde  hug.  in  decret.al  xuij'.  An  crudr. 
Uor  ejl  ìui fùhtraUt  ali^uid  ufi  erifit  diuiti,  ^uam  jui  tmidat  inofm  jtnore .  Et  Ambros.  in 
ce,  Sine  ferro  dimicat  jui  u/ùras  fiagitat 


Waueua  il  fenfo  hauuto  cognitione  dogni 
ffefie  di  uiolentia  ne  f articolari,  e  jfer 
queflo  ft  ritorna  a  la  ragione,  come  da 

Ìuella  era  fiato  ammonito,  E  trouala  che 
auea  confderafo  la  fraude,  intefkj[er  U 
fiera,  in  uniuerjde,  cr  era  f  itta  fc f  ra  di 


quella,  talmente  che  la  domir.aua, pnhi. 
la  ragione  domina  tuUi  t  uitij,  E  uolend^ 
chel  fcnCc  uenìjje  fmilmenfe  ne  la  cognii 
tionedeffa  fraude,  e  non  efflndoui  altra 


k  temendo  noi  f  'iu  ftar  crucckjfe 
Lui  )  che  di  foco  fìar  mhauca  ammonito , 
Tortimi  in  dietro  da  Unim^  Ujfe  ♦ 
Troudi  il  duca  mio  ;  chcra  [alito 

Già  fu  la  groppa  del  fiero  animale^ 

E  dijfe  a  we^Hor  fie  forte  ardito^ 
Uomai  fi  fcende  per  fi  fatte  fcalei 

Uonia  dman'^  i  chio  uoglio  effcr  meT^ , 

Si  che  la  coda  non  poffa  fot  male  ♦   ^ 

f^rmache  fkrneU  Prima  conoCcer  ne  particolari,  che  fcno  f  rop  idi  lui,  f  no  prende  ferjfartito  di^ 
uoler  difcender  a  qUi,  Ondi  dice,  che  detta  montar  fu  la  fiera  dominata  da  lei, tfr  a  ciò  che  no 
Xhalia  a  n.cerì,  comefcnla  la  ragion  fiirehhe, non  effe n del Icn  cjer fcm^^  cf.  poterle  refi 
%Zerche  ancora  noJla  Lofcefuuol  effcr  m  m.e^  tra  lui  elfine  fignificato  fer  la  coda  che 
ie  ù fraude ^  Qmvre  la  farte  che  noce,  non  difcofrendo  mai  lafua  m.aluia  che  e  ndfme  e  quan 
io  Lmo  non  e  fiu  a  temfo  da  pfeAe  rmediare  ,  Auenga,  che  non 
ancora  il  doffo  uuotche  li  fo^f,  no.re,  perche  la  fraude  noce  non  fclamente  "^/M 
cifio  e  nel  rne^  ancora  .  Onde  difcUouedremo,  che  montato  Dante  fqra  di  quella,  \irg.  lab^. 
traccia  e  lo  fcfìien  in  alto  a  ciò  che  non  tocchi  la  fiera  . 
Q^ual  e  colui  5  che  ha  fi  preffo  il  riprezx.o        ^/  comparationedaltremor  che  nacque  in 
De  la  quartana  jcha  già  lunghe  fmorte  ^ 
E  trema  tutto  pur  guardando  il  re'^  5 
ral  diuennio  a  le  parole  porte  t 
Ua  uergogna  mi  fi  le  fue  minacce  5 
Che  inan'\i  a  huon  fignor  fit  feruo  fòrte  ♦ 
Io  maffcttai  in  fu  quelle  fpaUacce  : 
Si  uoUi  dir  5  mala  noce  non  uenne, 
Comio  credetti  y^a  che  tu  mabkracce^ 
Ua  effb  5  che  altra  udita  mi  fouuenne  j 
Ad  alto  fi)rte,  tofio  chio  montai  ^ 
Con  le  braccia  mauinfe  t  mi  fifienne: 
E  diffe  ;  Gerion  muoueti  homai  : 
Le  rote  larghete  lo  fcender  fa  pocoi 
Venjà  U  nuoua  foma ,  che  tu  hai 


lui,  shigoUito  da  le  parole  di  ^irg.  ilqual 
uuol  che  faglia  fui  doffo  de  la  fiera,  aI 
tremar  che  fa  colui,  che  ha  Slpreffcl  rii 
freZ.Zo,  ciò  ^,  Si  uicino  il  riprender  de 
la  quartana  fibre,  che  ha  già  [morte  lui  ^^^)\ 
^^nie,  e  pur  fclamente  guardando  llre^ 
^,  ciò  e,  Lomhra,  comecofa  contraria  e 
nociua  al  male,comincia  tutto  a  tremare, 
M<<  dice,che  uergogna  lo  minaccio, e  non 
yjirg.  come  altri  hanno  wcw  confi 
Aerandola  difcordantia  cheffi  finno  ne  la 
lettione .  Wìinacciato  adunque  da  la  uer 
gogna,  laqualuinfcla  paura  che  hauea 
de  la  fiera,  fit  oftreUO,  come  uuol  infiri 
re,  ad  oledir  a  Virg .  CHe,  laqual  uer\ 


gogna,  F  A  fcruo  firte  inayt^  a  iuonfif 
,nor.,  come  uuol  infirire,  eie  fi.  lui  im^ZaVirg.  Venheil  iuonoe  -^M?ff2l  "'X 


f 


I 


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Firenze. 

Postillati  16 


INFERNO 


drmo,  eh  net  xxx,  .  ieUfrffcnI,  canf.a  talfropf,(o  ir,  frfcn.  Ji  Vtra.  due,  M..j».,r 

i,  oft  uo  ,rfire  con  fcg^iun^ere,  F.che  fu  mMraae,  M.  /.  uoce,  f,y  k  „.fp  tim:r,  no  ufn 
„e,.^mef,  aeieU, ,« m,h,  che pufTe firmar If furale .  M.r  lice,  v  v..  r»' fi^'nne  del  fuo 
to,  perche,  TO//0,  co  ^,  Imeh.te  efuhi,,  chi,  mwaifu  la  fin.,  MaL/i  eànjicm  le  Leda' 
ermfcjìennejirieai  alnjahnem^  chei,  «o.foccauo  alcuna  parfe  ée  la  fiera,  con-r  uuoU.firi] 
re  E  f  «.flo,  che  per  ^ue^a  Uigha panificare,  IhaUiam,  Jetto  iifipra .  E  Difi}.  Cerm 
ti  homai  Gerirne  fcconh  OuU.  nel  y/Zy.  fÙRei^  Spagna,  e  de  li  fola  di  K^a  e  Minmca  E 
per  cfueffo  finge  chehauea  tre  corpi,  oue  dice,  ProJigimc,;triptex  armenn  dues  Hihri  Ge'rit 
m  ^uamuu  m  mlu.unuurat,  fraMente  e  dipe/fima  natura,  E  per  .uefio  uint,     0  «fi  J* 
liera  e  io^nanr  hfiml,  horren  J.  mofiri .  Po«,  aìunc^ue  ,1  poeta  conueLte  cftoie  a  li 
t^fe.Moper^,efta  fiera  fignficar  la  fi^aude,  e  ^,ella  per  Gerirne  .  LE  rotelaL,elo£ 
frfy-'C:fich,fcende,corne.hifile,c,ua^^^^^^ 

Jer  a- a  fai.  r>un,  ma  laniare-fi.  aMuro,Queft,  firnpreì  cercar^re  hJZ 

»der maturamente,  e  con  buìno  elfamtr,e,e  nm  imonfiderata  .  ^ 
Cometa  nMcella  efce  d,  loco  Defcnue  'afirma  defmmrfi  chfi.e  Q, 

In  dietro  in  dietro  j  fi  quindi  fi  tolji  :  <l'l  %o,f  la  paura  cht^li  heUe  ne 

E  poi  che  d  tutto  fi  fentì  a  gioco  ;  l^f '"Serper  aere  al  fini,  del  cerchiìful 
La ,  oueral  petto ,  la  'coda  riuolfe  j  «Ifomigliando  jueBa  al  par} 

E  quella  teja ,  come  anguilla  mojjè  ;  '■^'^  '*  r-K»  per  fir  uiag 

E  con  le  branche  laere  a  fe  raccclfe^  ^  l^efl""  la  paura  chefii,  f,ani» 

Maggior  paura  non  credo  che  fb\Te  ^f''>»f'figliuà  del  fole, non  fapcndogfi. 

CLuando  Phetonte  abbandono  l'i  freni  *  /    ^7"'  "^^"'''"'^  ''A""  ""-If 

ferchel  ciel ,  come  pare  anchorffi  cJe,  .  £''^''"'"""^^'7'"^'' 

quando  Icaro  Jferole  reni  .  l°-^  "''"^''(J^'»f'frecUaC)uil 

cj,)n„        \.     /  r  ;j  ""  "^»<lo,Etaei,e!la  d'Icarofipliuoh 

SmiJ^^nmr  per  la  fcaldata  cera  di  Dedalo,  .,uaniofi,g;enhfer  aL  col 

Gridanàol  padre  a  hi  j  Mala  u,a  tieni  j  padre,  e  non  oifruanhipreLi  d,  cueU 

Che  Su  la  mia ,  quando  wdi ,  chio  era  h  nel  tener  la  uia  di  me^,rouÌM  nel  ma 

Ne  laer  dogni  parte  ;  e  uidì  j^enta  re,  che  da!  fuo  mme  Icaro  fi,  cognomin* 

Ogni  ueduta  fi4or;che  de  la  fiera,  '^.^  lo  fiuola  recita  il  me 'efimo  alotiaf 
Ella  fin  ua  notando  lenta  lenta  t  f^iperc^uel  che  due  efjcrficon 

Rota,  e  dfcende-,  ma  non  me  ne  accoroo  '"^         lo^f^'ndonar  che  fice  Feionit 

Se  non  che  al  uifo  e  di  fitto  mi  uenta  ,  ^  f^'"'} '«"f^e  par  anchora.  Intende  de  la 

rf,,,.^;^ e-;  r         t       /.  ,     1  ^"lofi^ylof"!  è  tutlcircdo  chebiam 

i  'ci'  •       ^'  f'^'  ""forrejfiro  col  carro  fcn 

'     1'^  L  '^'"'^^^'''^''''''f''''''''^''^^'''''^''!'//  freni  nePerUa 

«,  aHhra  che  fi  fcn,,     Ufi.Mata  ..ra^riuar  di  penne  Je  rc„i,  ,  M  padre  DdJ'/.l  t 


/ 


•  ".a 


CANTO,  KVIU 

luì,  Tut':mm^.^uiay  c<tiofin  mare,  mn  ir  eie  che  fifJèma^gioYfctkYa,  cl.eftt  lafu^,  (juanh 
fi  liée  da  O0m  parte  ejjlr  ne  laere,  e  che  da  la  fiera  in  fum,  uUe  fienta  ognaìtra  ueéuta .  Lf  e' 
armiltfulme  ii  chi  fi  mua  in  alto  mare,z9'  ha  ferduh  la  ueàuia  de  la  terra,  che  ron  uele  coltro 
che  la  nctue  e  lacijua,  e  fer  <iuejh  n^n  fi  fio  accorger  che  uiafiaia  la  mue .  Cofidice,  che  Ufie 
rafc  ne  ua  Unta  Unta  nAanàc,  Et  e-,  come  di  frfra  dicemmo,  fer  fmilitudine^  fenhe  in  aere  fi 
ucU  e  non  fi  nuota  .  K  ota  f  condol  cenhio,  e  difcende,  ma  egli  non  [e  naccor^e  de  a  ^uejio  irM 
iio,che  ferfcntirfi  uentar  nel  nife,  intende  romjfer  laere,  e  che  procede  E  ferfcntirfi  uen^, 

far  difcuo,  intende  che  d^cenìe,  fercheje  nonjcendejfe,  fa  che  non  romf  erette  laer  difeso,  #^^5 
h  laer  fedo  terra  per  fi  fujfa  morta  .  Ma  ^juelio  che  moralmente  ijuefiofignifichtfi  ^^^^ 
le  lentamente  t7  a  pc3  a  \oco  conducelhucmo  ce  miUeriuolfure  infrecifitio,  df  Ucjuaì  cofa  non 
[accorge,  fi  non  a  tjualche  duhhio  e  mn  mamfijìo  inditio,  de  ageuolmente  m  idi  riMÌim  lo  ri? 
copre  fin  a  tanto,  che  Iha  condotto  e  rouinato  al  findo . 


r   ^     .  /r^^^.^^^  C  ^  NT  O.  XVir, 

Io  [mia  gli  da  U  man  dejìra  il  gorgo  Se  cju^irth  fcefcro  di  fu  Urgme  ìeì  fiume 

Far  fono  noi  un  hombile  Jtrofcio  :  feranUr  a  Germe,  chrra  fu  la  nua  di 
Verche  con  gliocchi  in  giù  la  teFia  Jporgo ,      f  «^/?o  oUau:>  cerchio,  ìafciar^n  effe  fiume 

Alihor  jù  io  più  timido  a  lo  fcofcio  t  ^   f^^/^ra  mano,  come  àifcfra  rtelfia 

Fero  chio  uidi  fiochi,  e  [enti  pianti^  luogòhMiamo  ueiuto.  Dicendo  hora  il 

Ondio  tremando  tutto  mi  raccofcio  :  f^^^'^^  '^f^^'  ^'^^'^^^  f^^  ^Jft  (-frchio,  che 

E  uidi  poi,  che  noi  ucdea  dauanti  g^'^  f^fi^^^ g^rgo  dejfofiume  dalaman 

Lo  fcender  el  girar  per  li  gran  mail  àejÌYafctto  di  loro,  è-  necceffario  intender 

Che  fapprejfauan  da  dmerfi  canti.  '  rf,chefJtfrocedfjfero  in  cjuejlo  cerchio fer 

^         *  ^frealamedefjma  dejfra  meno,^erche 

a            IL      '  r   .           ,  ì^'^^^'^  ^^^^Mrakffe fiato,  da  fmii 

tarte  M  fiume  daU^uale  na  Uloy  uia,  haueMi  huau  di  fu  Unuc  iel  cerchio  da  iJdeL 
Onde, nauellu,godmarno,l  fiume  ring.rg.re .  Strofcioè  toìt/dal  C^m  che  H 

d  i  f  Id^e  "  y"'>fi"'ncorafiunmido  ^  imfaLo  A  Ufcofiio, 

^4'l''^i^fi<b-'oem,kograuem,r.p,rafco„derfiriuchepu,.f.  V  di  Poi  Lnduedeàl 

ejuam,  'ircnfihUeraU,  ^aSepruo,  nonfipo>ea  aueiere .  Jaueji,  ieìpefcnte  cerilh  -, 
fcgna  conjiirayeejjèrfino  J^lp,,,,  Mffifr.fini^ffimo  da  nonoJrlo  ad\LaCÌm^^^ 
g''-^re,^meneladf„edim<>ri.f.,hiari{flmen,efi,dLflra,o^^ 

Cornei  fitlcon  che  flato  aflài  fu  Mi'  ,  -,         tir-      .   ^  /. 

rU,  L-r.  «WOJUMU  ^'ccfaraimedala  firma  che  efftfiim 

Fa  dn  a  filcomre  -^Ome  tu  caU^^  lo  fcender  del  fidicene,  chelungamenre  e 

Dijiendc  lajji ,  onde  fi  moue  f nello  fioto  in  aerefcnl^  "'i^  ucceh  dapredat 

Per  cento  rote ,  e  da  hngi  fi  font  re,  „  kpro  calcfual fia  richiamalo  i^lfil 

Val  juo  maejlro  difdegnofi  e  fèllo  ;  iifie^Mto,  ^erfc  fieffiuien 

Cefi  ne  pofe  al  fiindo  Gerione  fer  infinite  ntt  a  calare  fintndofi  lungt 

A  piede  a  pie  de  la  fagliata  toccai  ^''lh'»'<fllrh'llMlfi  duoUhecalifm 

E  difiarcate  le  noHre  perfine  ^^auerfàuopreda ,  cofi  aiimcjue  in 

Si  dileguò  ,  come  da  corda  cocca.  '^''U'f''^<'»^^fii<'lfind3  da  Ceri» 

De  la  groffamem,  fagliala  yoccii  EdiK  P«  .  „  J  "'^  "  ^"  ^' 

rerfinisiddeeuh         ''"'/'l^P.^^^^^^  B  Difcanale  le  nofire 

^^'^fieafiutieelPrdl^^^^^^^^^^ 


■.fi', 


INFERNO 

Luogo  e  in  infèrno  detto  Malebolge 

lutto  di  pietra  e  di  color  ferrigno  ; 

Come  la  cerchia^  che  dintorncl  uolge^ 
Nel  dritto  mei^o  del  campo  maligno 

Vaneggia  un  pc^\o  j/J^i  largo  e  projtndo^ 

Vi  cui  fuo  loco  dicera  lordtgno^ 
Qt^el  cinTÌiio-^  che  rimane  adunque  e  tondo; 

Trai  poT^T^o  el  pie  de  Ulta  ripa  dura  ; 

Et  ha  dijlinto  in  dieci  ualli  il  fèndo  • 
Qj^aUydoue  per  guardia  de  le  mura 

piw  e  più  fojji  cingon  U  cafleìli 

La  parte  doue  ei  fon  rendon  ficura^ 
Tal  imagme  quiui  fhcean  quelli  : 

E  coyne  a  tai  forteT^e  da  lor  fogli 
A  la  ripa  di  fuor  fon  ponticeÙi  ; 

Co/i  da  imo  de  la  roccia  [cogli 
Mouean ,  che  ricidien  gliargmi  e  fiffi  ^ 
In  fin  al  po\^  ,  chei  tronca  c  r accodi 

fi 


ANTO  xvni, 

llfOffanflfYffcnfe  cam  Iffcriufìfice 
la  firma  ile  lotiauo  cerihio  dwiderjo  il 
fuo  fin  Io  in  &à  kl^e^epne  eh  ini 
fieno  f  unite  dieUffetie  difraudoìcii,  wa 
in  ^uefìo  non  ne  eretta  (he  di  due,  do  è, 
(ìi  ji^flli  che  hanno  ingcnraio  fxmine  in 
iucedoìefiiY  Uìyuì,  o  la  j^rojfria  uoglia, 
E  cjuefìipne  ne  la  prima  ema^gioYSoh 
giny  elafenaloYO  è  deJJcYe  sf  r^Ji  da 
demoniy  E  de gliadulatoriy  chpne  ne  la 
fciOrJa  hlgia,  la  pena  dejuaìi  ^  diffare 
in  uy\o  fpuZ.ZpUte  e  fitìdopeYiO .     L  Vo 
^0  ^  in  Inf,  dfUO  Maleholge,  huer.^a, 
ihe  nela  dfcYiUice  di  tuUoVlnf,  mi  bah 
Uamo  diffiifi^menie  tYattafo  del  fto  e  de 
U firma  di  (fuefìo  otiauo  cer^hio^  (sr  il 
pfta  fìeffc  chiaYamente  lo  de  faina,  non^r 
dimeno^  a  maggioY  notitia  eptisfàtime 
dellft(0Ye,  aaoYdavdoui  hoYa  il  iffio^  di 
Yemo  da  lux  efpY  detio  Malehige,  jfeYche, 
"  "  0 


7  come  le  kUe  Ceno  YÌcettacoìo  de  le  cofc  che  fi  rifondano  e  metionft  in  fluo  Cefi  le  dieafiJP, 
uoolìamole  diY  Ui,  ne  leauali  ^  dipinto  lì^nJa  Jel  cerchio,  fcno  ricetiacoh  Je  lamme  damcte 
f  Lpe  in  auelle  a  dwerf  fiflici,  fcc^nh  la  J}  ffie  de  la  frauc'e,  di  ci  e  fcr.o  Paté  macchiate  al 
mondo  .  Adunauf  tanto  pnera  Maleholge,  f<anto  ricettacelo  di  male .  Tuttodì  priYa,  r  Ji  coi 
lorPrYi^no,  A  dir.otarfer  lapf(Ya,la  duYeZ^^^^ffYe^^a  a  effcYifa,  E  per  il  color  f  ni  grò,  th 
cual  è-  Lido,  la  maronita  del  uitio,  che  f  funifce  in  cjufUo  .  COme  la  ceràia,  ciò  e-.  Come  la 
ftonla,  che  lo  uohe  e  cinge  intorno  .  Adun(jue,tut(o  ^ufpo  cerchio  infeme  con  la  p.a  jf  onda  e 
%na  medeftmaffetie  didietra  tutta  infeme  .  NE/  dritto  m.e^c,  ciò  ^,  NV'  me^c  afunto  del  mai 
liono  camp  di  cuepo  cerchio,  V  Areggia  unpoZ^c,  E^  unpz^  uano  e  uoto,  e  cjuffto  ^  il  nono 
cerchio,  draual  difp  difqra  nel  xi .  canto,molto  inprior  e  di  froPndita  e  di  larghezl^  a  tuUi 
clialtrt  maferpoz^affiifrofindoelarg:^.  Dì  cui  fuo  loco  dicera  lor  di gno,  Velcjual  il  jfrofrio 
top  fio  dirala  dlfbofuione .  qweì  cin^hi^,  ciò      Quelfrocinto  adunijue,  che  rman  tralfoZ 
Te  e  Ulta  dura  rifa,  che  diuide  c^uepo  oUauo  dalfcttmo  cerchio,  V  il<\ual  cinghio  gira  intorno  4 
/.  bloccatura  defP p^^,  uien  ad  eff^cr  tuto  tondo,Kfr  ha  diPintol  findo  in  dicci  uah,  che  luna 
uien  a  contener  Ultra  girando  fur  ciafcuna-^nt^mo  alpz^c,  comefèrehhno  fiu  fifP  interno  ad 
un  caPehfer  guardia  de  lefue muYa,E  f  render  f: cura  lafaite  doue PfP  foPo,}:  come  a  taifirì 
(ezZeDA  hrfcA^ioh^a  ihro  gradid^  le  prti  pno  a  lariua  di  pori  del  frimo  e  maggior  Pffc 
fnoponticediche  attrauerf^no  tutti  iPfP,^  do  che  per  cjuelliPfcIf.nopIPre  Cop  due,  che  VA 
imo  de  la  roccia,  ciò  h ,  T)a  la  fiu  iaffa  parte  de  laltiff,ma  fionda  del  cerchio,  p  rroueano  fcogli  in 
luogo  di  ponti,  CUe  ricidieno,  Icjuali  aUrauerjcfuano  iPfP  e  gliargim  mfno  al  p^^,  CV.e,  do 
è-fìlciuAe,  U  tronca  e  raccoglie,  Verche  al  po^^  uengon  tutti  a  finire . 


In  quefìo  luogo  dx  la  fchiena  fcofp 
Vi  Gerion  trouammoci:  el  poeta 
n:cnnc  afmìjlra^jC  io  dietro  mi  moffi. 

A  la  man  dejlra  uidi  nuoua  pietà  $ 


Jnpnf  del  precedente  canto  il  poeta  diffc, 
cheeffipmn  ppi  da  Gerione  alpndo 
del  cerchio,  e  di  (lucilo,  a  fiede  a  piede  de 
la  roccia .  Hortf  (^uel  medepmo  replican 


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Postillati  16 


r  N  F  E  R 

l^uoui  tomenti,  e  nuout  frufìatori ^ 
Di  che  U  prima  bolgia  era  replcta^ 
*NeZ  jvndo  erano  ignudi  i  peccatori  i 
Dal  mcio  in  qua  ci  uenian  uerfol  noto  j 
Di  la  con  noi,  ma  con  pajjl  maggiori^ 
Come  i  Roman  per  Icjprcito  molto 
tanno  del  giubileo  fu  per  lo  ponte 
Hanno  a  pajjar  la  gente  modo  tolto  ^ 
Che  da  hm  lato  tutti  hanno  la  fronte 
Verfol  cafleìlo ,  e  uanno  a  Santo  dietro  j 
Da  laltra  jponda  uanno  uerfol  monte  » 
ri  qua,  di  la  fu  per  lo  fajfo  tetro 
Vidi  dimon  cornuti  con  gran  fir^ , 
Che  li  battean  crudelmente  di  retro  ^ 
Ahi  come  fiicean  lor  kuar  le  ber^e^ 
A  le  prime  percoffe  :  e  già  neffuno 
Le  feconde  af^ettaua,  ne  le  ter\e . 


NO 

h  iice,  eh  in  (juejìo  lu2^3,  do  ^,  aj 
imo  ad  im  df  la  roccia,  ejp  fi  tYouay^ 
.  fì^^f^tì  e  fojìi  da  la  fchiena  di  Ce$ 

rime,  e  che  Virg  ,  fenne  pura  firn/fra^ 
cornerà  flato  il  car>iin  hro  fin  a  cjueflo  I^q 
go,  z!r  egli  fi  ìV3fc  dietro  a  lui  tralfie{ 
de  de  la  roccia  che  a  la  fmflra,  e  laprii 
ma  e  magg.ore  de  le  dieci  &/^/>,  che  a  U 
deflragliera,  oue  dice  che  uide  tiVoua 
fieta,  ciò  è-,  Nuoua  compa/fme,  NVoui 
tormenti  e  nuoui  fruflafori,  do  è^,  Nm 
ui  tormentati,  e  ni^ou'  tormentatori,  pfy 
che  non  haueano  aTJchora  trouaio  anime 
che  fi/fero  fruflate  comerano  (juffle,  ne 
demoni  che  le       fero  .  DI  che,  ciò  e, 
De  cjuali  tormenti  e  fruflafori,  la  frirnl 
hoìgia  ERarepleta,  Era  ripiena.  NE/ 
findo  erano  ignudi  i peccatori,  Pone  chel 
fvndo  di  ijuefia  i  rima  hlma  fi/Te  diuiCo 


hM^e  da  ^ernoni,  cherano  con  gran  s^r^fuper  ciafcL  de  le  Lfle  i  /f ^3 

no  lor  tncontr,,  e  [altre  ila,  j^rocedeann,  come  effl  f^cealo,  ma  con  maggi  Jp.fp  51.1 
>^om,  da^uaUeranomoUft^^^^^^^^  e  ^../?o  .oio    proceder  il  pi":  Ì^^^^^^ 

Ultra  c,uetto,cheg.  uf.uano  difir  a  Roma  Unno  dd  ,iukleo  fui  ponte  //Zie 

l^^che  dundendolofimdmente  in  due  da  luna  parte  raf^uan  quelli  cheJndaLo,    da  laZ 
.  .-.r         a  ''T^^^^'^^^^^^nte,rnlograncLorf^^ 
W^c  l^nju^  H^ti  lun  laltro .  A  k  cmefice.n  lor  lEuar  le  hey^e,  cih,  Al^.r  le  Piante  rer  fuZeZ 

^c^  /on^  A£tt^    Uentrio  andaud  ;gUccchi  miei  in  uno 


Irurofcontratiti^  io  fi  tojlo  dil]i  ; 

eia  di  ueder  coHui  non  fon  digiuno  ♦ 
Verchio  ajfigurarlo  i  piedi  ajfijft  t 

E/  dolce  duca  meco  fi  riflette  j 

aiTcntt  che  alquanto  in  dietro  gìjftt 
E  quel  fruflato  celar  fj  credette 

Bafjàndol  uifo  *  ma  'poco  li  ualfe  * 

Chio  diffi  ;  Tu ,  che  locchio  a  terra  mte  x 
Se  lefnttion.che  porti,  non  fon  fnlftx 

Genetico  fi  tu  Caccianimico  : 

che  ti  mena  a  ft  pungenti  faJfe  l 
Et  cgh  a  me  ^  Mal  uolontier  lo  dico  ; 
Ma  ijbrT^ami  la  tua  chiara  fiueìla^ 


Come  iifcpra  dicémo,  il  poeta  uuoìe  che 
in  cjueflafrima  bolgia  fiano puniti  ijueh 
liy  che  hanno  induUo  fimine  a  fiir  la  uo', 
glia  daltri,  che  noi  comunemente  doman 
diamo  ruffiani,  e  nuelìi  ancora  che  le  ha 
no  indutte  afkr  la  propria  uogHa  loro,  e 
che^ueffiprocedinoperla  bolgia  alcon^. 
trario  di  quelli,  fra  cjuali  moPra,feyi, 
che  erano  da  la  parte  loro,  e  uentuano  hi 
ro  incontro,  dhauer  conofduto  Venefici 
Caccianimico  da  Bologna  .  Qoftui  diedi 
no,che  moffc  da  fmma  auaritia,  frce,fer 
frmio,  che  unafia fcreÙa  per  nome  Ohi 
fil^  hellcr,  .jflnt)  ^  Ict  uoglia  d'oli'^  da 
^fl'^mhefiJiFmara.^cendole  fulfa 
mente 


14  Vv 


C  A  K  T  O  XVIII* 

eh  mi  fit  foucmr  del  mondo  antico,  ^nfrirc  ,        .,  ^  . 

lo  fiiì  colui',  che  la  Ghifoìa  bella 

Coniujfi  a  frr  U  ucglia  del  Marcheje , 

Come  che  [uoni  la  [concia  noueUa, 
E  non  pur  io  qui  piango  Mognejcx 

Anv  ne  quejlo  luogo  tanto  pieno  5 

Che  tante  lingue  non  fon  hora  apprcfe 
A  dicer:,Sippa,  tra  Sauena  el  Rhenox 

E  [e  di  ciò  uuoifide.o  tejlimonio; 

-Recati  a  mente  il  nofìro  auarofino. 
Cefi  parlando, il  percoffe  un  demonio 

re  la  fua  [curiata ,  e  dijfi  ;  Via 

ILufiart^qui  non  [on [emine  da  conio. 


^fr moglie.  COmechf  fuomUfcòncia^ 
nouilla^  In  jual  altro  mohftJfuhlUhi  èi 
tal  cofd  la  corrotta  f^ma,  fmhe  dicano^ 
che  alcuni  dicenano^  Wj«  fffìr  uero,  che 
MfjfcY  Mendico  jvjjediial  cofacwfqti 
uole.  Et  altri,  che  nulla  ne  era  feguito, 
tiufTìga  ^hel  Marchffc  lhcj<ejfe  jfatta^jfer 
altri  mel^y  molto  fcilfcifare,  E  dice  che 
cojìuicredeUecelarfthcff&nhl  uifcy  Ver^ 
ihe  neffun  uitio  e-  fin  degno  dfjjiY  uitui 
ffrato,  dijfiacendo  non  fclamfnte  a  huo^ 
ni, ma  e  ancora  in  alominafione  a  rei . 
£  Nonfur  io  <juifiango  Bohgnffe,  Moi^ 
fifa  che  molti  Bjlogneji  ffr  auaritia  fcn:^^ 
r.auhiati  di  ^uefìo  uitio,  come  fu  lui,  E  fanti  dice  effcrne  in  cjuel  luogo  che  tante  lingue  NC  ^ 
S  S  Orecchiate,  ^  dicer  S.^a,  A  d.^-^he  fja  duanoa  EoLgn^ 

K     fiTKa  Lena  fiume  cU  corre  ^r^c  disJogna  d.Uf.fe 

tn  luog^  ai/T,  /  Urnha^dia  talmente,  che  Bolù 


lo  mi  raggiunfi  con  la  [corta  mkx 
Vo[óa  con  pochi  paffi  diuenimmo 
La.doue  un  [cogito  de  la  ripa  u[óa. 

/ifpi  legmmente  quel  [alimmo^ 
E  uolti  a  deHra  [u  per  la  [ua  [cheggia. 
Va  quelle  cerchie  eterne  ci  partimmo  ♦ 

Quando  noi  fummo  la,  douei  uaneggja 
Vi  [etto,  per  dar  luogo  a^Mfer-^ati, 
Lo  duca  dijfe  ^  Mientiy  e  fr  che  figgta 

Lo  uifein  té  di  quefli  altri  mal  natr  y 
A  quali  anchor  non  uedefli  ìafrcciay 
Vero  che  fon  con  nei  inficme  andati  ♦ 

Val  uecchio  ponte  guardauam  U  traccia  5 
Che  uenia  uerfo  noi  da  Ultra  banda 
E  che  lafirxa  fimilmente  fchiaccia 


Life  fra  ^  ilpeta  moflyo  che  Sirg,  hauea 
ajjinth'o  ihegU  tornaffc  alquanto  a  àiftr<ì 
€on  VenetiiO,  chf  al  contrario  di  lui  fraf 
celeuafer  la  bolgia,  a  ciò  che  lo  conofcefi 
fi.  Lacjualcofa  fignifico^,  che  laragiof 
ne  uuolchfl  fcnfo  hahhia  cogniticf  de  far 
tiolari  in  cjuel  miglior  modo  che  glie  con 
ceduto,  t7  hauutala,  che  ritorni y  onde  di 
cf,  c\,e  fi  raggxujfc  a  hi,  che  era  la  fua 
[corta,  e  che  foi  con  fochi  fafjt  diuenero 
la,  doue  uno  fcoglio  di  juelli,  ci- e  di  fa 
fra  ha  ietto,  che  in  firma  di  fom  iridile 
noifi/ft  e  gliargini,  llc^ual  tfciuafiiori 
ialf  iede  de  lalta  rifa,  0  uOgliam.ola  iir 
roccia,  che  iogni  uomo  cingeual cerchio, 
ì!(]uale fcoglio  iice,  chffi  filircn  cjpilrf 


gitrmente,  ferde  la  [dita  non  era  molti 
éfin^,  E  mw<imfnt,,r'rcUHÌtio,  chin  t^uf^frlma  hl^i^ft  fuHfc^,  d^rren  graui 
7Lerch,oJ^t'inmfn,rfcner><ohaufrUco^^iiior,e.E  Xolùu  J^fir^ju  ferbfi. fhgg,^,  Sf 

/cD|/>o  àt  Ucìnofdin,mmrfcrUirm* bolgia ifc  cmhio.m  ne.fffmo,  c^f uoìg'l^r^ 


^   \ 

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Postillati  16 


I 


.^INFERNO 

0me  lice,.  Jeftr,  parche  ,fenh  il  dnoUr  proceder  loro  fi  ìa/ìmjìra,  h  amuerfar  muif„  eh 
femore  fia  fu  U  delira  SV  perlM^jg^a,  Ck.m.  fihegoiu  aueUa  farle  ie  lo  [colio  de,,, 
(ra.<erft.a  firma  h  p„,efcpa  ie  le  h^ll,ie,f,,ornefchegf%f%riaLnte  nò  t'Jllej,no,n,, 
cn'^r''r<'i'fd'^ueUo,Ondeanc^ 

go.  Che  ,um  tnuro  ua  ofra  le  f.ne .  Voto  aJH^ue  a  ieftrafufer  IM,  f  arfiron  DaJ 
le  cerchie  eterne.  ln,e„ienh  cheff,  f,  fartiro  ia  me  le  JJ^nJe  taJdii.ejfiLam  ie  Tufi 
n  cerchi, perche  <jueftache  lafuam  hora  a  iiem,  era lultma.  nò me„dolf,l?c,  uerfc  diZ 
,niauano,per  cerchio  efendo  cofa  minima  rijfetto  a  cerchi,  e  fiu  tofio  Ja  efer  ìomajalo  Lo 
the  cerche .  Eterne  due,  ferche  etemefom  ancra  lesene,  che  Ja  cjuelto  fin  contende  .  Q v.„< 
do  mi  furmo,Uo»  haueriapM^  vante  ueder  la  faccia  di  Quelli,  cherano  da  Ultra  fartTde  U 
lol^ia,fe  nonfijreJal,t,ruld,JJc  de  lofcoglio,  che fice.a fonte fifra  deffa  tolgia .  Saliti  ,dùcue 
^u,ui,DOmuanema,  Vo,e  ejfc  fco^ln  ^  difetto  uano  e  uoto,  fer  darluLa  gli^fir^ati,  Z 
che  pigino  falfar  oltre  E  ferche  erano  uenuti  con  loro  infieme,  e  non  incontfa  a  L,  come  Si 
ielafnmafarte  che  haueano  uedutif affare.  Vero  fditi  fcfra  del  fonte,  e  guardando  da  la  Lte 
iefìra  di  <iuellogiu  ne  la  bolgia,  li  foleuano  ueder  uenire  uerfi  di  loro  a  f  affar  di  feto  al  •«L 
OndeSrirg.U  due,  Mimi,  cioì.,firmati,  E  Fachef}giaÌEfichefirifcaeJtriluifcdic.'e 
fli  mal  nati  in  te,  a  ^uali,  fer  la  già  detta  ragione,  nò  hauea  ueduto  la  Mei*  anchora .  da/  L 
òiOfOntegitardammla  traccia,  Guariauano  DAI  uecchio  fonte,  fer  effcr  nnf.antickfTmo 
LA  tracci.,  co  e  La  moltitudine  lelanime  chandauano  in  traccia  uelocemeje  correndo  e  li' 
guitando  le  feiateunadelaltra,  cornefinno  e  cani  nel  kfco  ^ile  de  le  fiere, che  ueniuano  uerf^k 
ro  da  lallra  far  e  dela  bolgia,a>meUhiamogiaJetto,E  chela  fir^a  ftmilmhefchiacca, Et  L* 
l,,come  jfl.  de  la  f  rima  parte  de  la  bolgia  che  habbiamo  Heiut,,f  arimele  la  ffir^  martira  e  batte, 

II  huon  maejlro  Jen^a  mìa  dimanda,  Non  affetta  il  huon  f  recettore  deffcr  domS 
Mi  dijjè  ;  Guarda  quel  grande ,  che  uiene ,      ^"'a,  quando  uede  la  ignorantia  del  di(ce 

E  fer  dolor  non  far  lagrima  Jpanda  j  f^lo,  Ma/Ì  moue  ferfc  fìejfc  a  torlo  uia  ia 

Qjcanto  ajpetto  real  anchor  ritiene  :  f  "f^*  •  Qjtefto  aduncjuefit  virgil .  con 

QitegU  è  lafon  5  che  per  cuor  t  e  per  fenno  ^""'^i  il<]uat foteua  ben  hauer  conofciui» 

Li  Colchi  del  rr.onton  friuatifine ♦  Genetico,  f  hauerk  ueiuto  di  tjua  in  tjue 

Effe  pafiì)  fer  hfola  di  Unno ,  P"^"  conifere  lafon  ih 

Poi  che  lardile  jèmine  (pietate  ^ual  era  fiato  molti  fenoli  inan"^  a  lui,  E 

Tutti  U  maféi  loro  a  morte  dienno .  l'^'^'f''"  "H-  'f^gnelo  mofie, 

lui  con  hni ,  e  con  parole  ornate  '''f  .W" modo  ueggimo  effer tenute^ 

IfifhilciLnnh  la  LinetZ  i^l^^^ntuttiglialiri  imiiUghi^^^^ 

jY        6      " ^'"umma ,  *dunùue  m  fer  fona  d\  ire.  breuemente 

C  .  p»..  t«„e  laltre  hauea  ingannate,  l^'n^diionTheff^o  Laù^^ 

Ufc  Ha  ^uiui  grauida  e  filetta  io  chefcriue  AfohniLe  l'A^gonLa, 

Tal  colpa  a  tal  marmo  lui  condannai  andando  fer  mare  in  Colchi  d  Uquifìo  de 

Er  anco  di  Medea  fi  fa  vendetta .  lawreo  ueh  del  montone,  jaf'é  ]er  lifiU 

Con  luifen  ua ,  chi  da  tal  parte  ingannai  ^'  ^f»»o,  oue regnaua  ìjifile figliuola  di 

E  quejlo  bajli  de  la  prima  uaìle  To<»«ff .  tatuai ifila  era  fófj'eiuta  fclat 

Saper ,  e  di  color  j che  in  ft  affanna ,  d*f^me,ferche  hauendo  congiu* 

Va  toro  fuori  che  Toante,  che  da  la  figliuola  mie  fù  ITTg^  H^K'ranofiali  tuUi  occif, 


CANTO.    XVIII*  ,        r  'ir 

netid  e  mp  cYeluU  R««^  MucenMa  a  coglifr  ie  Umr  il  fruito .  Mafc^uenìofoi^  Ufcn  ilfu9 
cmiyio,  UUfso  gratina  e  [da  àifcCcUofkhce  fymeffù  dAfio  ritOYVO,  E  cofr  ingm  lei,  H^^^ 
vrima,  «ow  occidfniolfailYe  Toanie.feconk  la  comeniion  de  la  congiura^  maficfMofiig^irr, 
Uuf  ammarinato  tuUe  laltre  flmim  delifela  .  Giunto  pi  lafcn  in  Colchiy  e  confeguito  chfhhr,jfer 
Offra  di  ^edfa,  il  k^q  doro  del  montonr,  e  jfey  aufjh  toltola,  fecondo  U  conuentione,  doma^ 
jii^Pitoft  con  lei  in  T^/pj/w  ,  DofOfiu  figliuoli  Uuuù  di  lei,  effcndoli^fmdo  Quid,  nel  sij.  ut 
mia  in  odio,  la  refudio,  Onde  dice,  che  oltre  a  la  uendeUa  d'ilìfilefj^  ^m^i  ancora  (juflla  dt 
tAedea,  efjìndo  Ognuna  di  i\uefìe  futa  ingannata  da  lui .  T^^l  coì^a  ahncfue,  dice,  condanna  ha 
M  tal  martiro,  E  con  luifc  ne  ua,  CHi  inganna  da  tal  fatte,  ciò  e,  cU  ufi  inganno  fmil  a  tjue'. 
fio,  E  tanto  dice  che  lafla  jhfer  C7  hauer  intefc  de  la frima  ualle,  altramentt  da  lui  domandata 
bolgia  .  Pone  adurìcjue  conueniente  fena  a  la  colf  a,  Tenhe  fc  lun  contrario  fi  de  funir  con  lalirQ 
jho  contrario,  Hauendo  cojìoro  cercato  ifiioicomodi  in  fcdisfrr  a  le  uoglie  KfT  aff etiti  loro,  rai 
gìoneuole  chefft  fieno  f  uniti  con  gllncomodi  correndo  continuami  e  intorno  fer  la  hìgia  sfr'^ti 
demoni,  E  ferche  tanto  fecca  (furilo  che  induce  a  feccar  altri,  (juantofi  chi  in  atto  iQY):rr.(tie  il 
feccaio,f>erofone,che  difarifena  ftf  no  f  uniti  cjufUi,  ch(  hanno  ingannato  le  pminejffr  licory.oi 
di  daliri,  come  cjuflli,  che  Ihanno  ingannate  fer  lifrojfri  comodi  loro ,  Onde  /' Afo/?.<r  Row.  al 
frimo.  Non  fclum  jui  ea  faciunt,f(deiiam  (jui  confcmuntf^cientilut,  dignifunt  morte  . 


Q'iA  mum  ;  U  oue  lo  Jlretto  caVe 
Con  Urgine  fecondo  Jwcrocicchia  ^ 
B  fa  di  quello  ad  unaìtrarco  JpaVe  ♦ 

Quindi  fintimmo  gente  ;  che  fi  nicchia 
Ne  Ultra  bolgia-,  c  che  col  mufo  sbuffa^ 
E  fe  medefma  con  le  palme  picchia. 

Le  ripe  eran  grommate  duna  muffa 
Ver  lalito  di  giù  ,  che  uì  fappafìa  ; 
Che  con  fiocchi  e  col  ncijo  faceav^ffa^ 

Lo  fóndo  e  cupo  fi ,  che  non  ci  hajla 
Loco  a  ueder  feuT^a  montar  al  doffio 
re  larco-,  oue  lo  fcogUopiu  fourajìa, 

Quiui  uenìmmo  ;  e  quindi  giù  nd  foffiy 
Vidi  gente  attuffata  in  uno  Herco , 
Che  da  ghhuman  priuati  parea  moffio  x 

le.  mentre  che  la  giù  con  locchio  cerco  5 
Vidi  un  col  capo  fi  di  merda  lordo  ^ 
Che  non  parea  s'era  laico ,  0  cherco  : 

Q^uci  mi /grido  5  Verchc  fii  tu  fi  ingordo 
ri  riguardar  più  me:,  che glialtrì  brutti l 
Et  io  a  lui  ;  Verchc  fe  ben  ricordo 

eia  tho  ueduto  co  capelli  (ifi:iutti; 
E  fei  hleffìo  Intcrminci  da  Lucca  x 
Vero  tadoccl  io  piuj  che  glialtri  tutti  ^ 

"Et  egli  atlhor  (battendofi  la  xtuca) 
Qua  ^^u  mlanno  fommerjo  lelufin^e^ 


Comincia  a  trattar  de  la  feconda  lolgia, 
ne  lacjual  fin  fofii  gliadulaiori  in  una 
fl'u:^^lfnfePerco,ffr  effir  ijuffto  uitio 
di  tuffi  glialtri  il  fiu  ahmineuole .  E  di, 
(juefii  dice  il  Salmifla,  Moliti  funf  frmo 
nes  eius  fiifer  oleum,  ^  iffi  funt  iacula, 
E  M,Tul.  lìahet  fiffintatio  iocuda  frin 
cifia,  eadem  exitut  amariffirr.ot  c^rt . 
chiama  firetto  cade,  ciò  e-,  fretto  fntie 
ro,lo foglio  fcfra  delcju^^le  fff>  aUrauerfa 
uano  la  jrima  holgia,  e  dite  effi  ejprgia 
tanfo  jfrocfduii  inan'^i  fcfra  di  cjufUoyche 
raro  giunti,  oue  effi  firetto  cade  Slncroi 
iìcchia,  ciò  e'.  Si  fa  crocecol  fcondo  argi 
ne,  che  diuide  la  f rima  da  la  fconda  hi 
già,  attrauerfndo  ejuello,f  faffcndo  ffra 
(fifa  feconda  holgia,  come  haueua  fii.fio  f^ 
fra  de  la  frima.  Onde  dice,  chffi  fretto 
calle  fa  del  fecondo  argine  S  Palle,  ciò  e-, 
Softegno  ad  un  altro  arco,  ferche  da  ^uel 
la  far  te  fi  fofa  fcfra  di  lui,  attrauer'. 
fendo,  fur  in  firma  d'ìfonte  la  ficcda  hol 
già,  fi  ua  da  lai  fra  far  te  a  fof  r  fu  largii 
ne  tfr^,  che  diuide  la  fconda  da  la  ter'^ 
^  holgia  .  Giunti  adunjue,  oue  hfoi 
gl'io  atirauerf<^  il  fcOndo  argine,  fer. tir on 
ne  laltra  holgia  GE  nte  che  fi  nicchia,  ciò 
f-.  Gente  latjud  con  fimmfffa  uoce  fi  lai 


INFERNO       CANTO.  XVIU. 

OnTio  non  hebbt  mai  la  lìngua  Jlucca^        rnerifa,  che  (juelh  ft^nìjlcafYCìfYUmtm 

nicchiare,  E  che  shufpi  col  mufc,  Shuffhf 
f  fYùfYioie  Uirafo,  (jrnnio  con  lafefta  mnacciS^o^  e  con  la  hocca  fcffi^xnh,  éiffiga  lira  .  Mrf 
jui  pone  che  cofìoro  sh^ffim,  per  Jifiyilerfi  da'fifore  de  lo  fieno  nel^ual  erano  fofti,Bl  picchiar  fe 
medefmi conle palme  ftgni fica,  cherano pofii in  ultima  iijferatione ,     LE  ripe  ernn grommai 
te  iunamuffity  qjiank glihumiài  e grofftuaporineluoghi  chiufinon  fronam  da  pfer  ejfalare 
tr  ufcir  fuori,  fqfigliano  a  parere,  omuro  nelcjualfi  fcontram,  e  cjmui  ammujfifcono]  cornei  pò] 
fa  mojìra  che  hc(kf  ano  fitto  quelli  leuati  dalo  fìerco  di  cfueftafèconiahoìgia,  zfT  eranft  apprffi  4 
luna  cr  a  Ultra  ff^nda  di  quella,  Etera  tale,  che  FAceua  :^uffh  e  corJrafìaua  CO  gliocchiecol 
tiafo,  ciò  è-.  Col  uifo  e  con  lodorafo.  Perche  cfuefli  due  fentìmenti,  era  off^/ì,  il  uifc per  lofcuro  ae" 
ve,  E  lokratoper  il  triftofitore .     LO  findo  è  cupo  fi,  che  non  ci  tafta,  Eral findo  de  la  hhia 
tanto  cupo  er  ofcuro,  che  non  uera  luogo  dapoterui  dentro  uedere  fe  fjfi  non  monfauano  fui  dok 
de  larco^  che  apunto  rifonde  fui  me^  di  quella  .  Venero  aduncjue  auiui,  E  Dante  uide  m  ,el 
fóndo  gente  tu/fitta  in  unofierco,  CHe  p-area  mofc,  l^ualpareua  fi  moueffè  e  depende  fe  DA  tri} 
uati  humani,  che  fono  i  propri  luoghi  da  deporre  ilpefo  murale  .    £  Mentre,  che  la  <>iu  con  loci 
cko  cerco,  Cercaua  Dante  con  locchio,  ciò  ^,  Cuardaua  al  findo  de  la  iol^ia  fi  tra  Unirne  che 
$<eranone  riconofcejfe  alcuna,  E  mofìra  hauerui  riconofciufo  Me/fir  Ale/fio  de  lamica  e  notile  fi, 
miglia  deglilntermineUida  Iucca  Caualleremoltomagnifico,fhlendido e liherale,m perche fk 
ii  natura  affnkle  e  giocondo,  come  fi  s  firmano  comunemente  gUaduUtcri  deffir  tenuti,  il  poeta  m 
tofirfc  a  uitio  cfueRo  che  m  lui  apparue  ejfer  non  piccoU  uirtu ,  Fu  de  la  me  defima  fimi  olia  Ca 
flruccto  cognommatode  Caftracani  Auenga  chel  Machiauelli,  cfualfifijfi  il  filo  propofito,  deferì 
^Mfuama  haikaìorigine  diluimolto  depreca  CT  ofcurata,  con  hauer  taciuto  ancora  U 
ttfuoi  notahihffimigefìi  e  confguite  uittorie .  I  Aico,  0  cherco,  do  è ,  SecoUre,  0  ecdeftafm, 
l^nhfhauendolatefialordadifiercononpote.adifcernerfcglihautaUchierica.ono. 

Afprejfo  do  lo  duca  ;  Fa  che  pinghcy  Hauuto  ilpoeta  notitia  di  Meffer  Alefjlo; 

Mt  dijjèj  un  poco  il  uifo  più  auante^  ^irg.uuoUheglìjf^rghiunfoco  piuaui 

Si  che  U  fijccia  ben  co  fiocchi  attìnge  i^  ^f^,  a  do  che  pofa  con  gliocchi  difcer 

Vi  que^^  fi^Kit^  e  fcapigUata  fiinte  J  U  fiaia  di  Thaida,E  ijui  alcuni  han 

che  la  fi  graffia  con  lunate  merdofi  ;  ^^'^P  Thaida  da  Corinto  ceUhra 
"Et  hor  facccfciay  ^  hor  e  in  piede  flante ,    ^ifT^^y^^^y^frice,  deUcjualf  diffifmen^, 

Thaida  e  la  puttana  ;  che  rifj^ofe  *      '^'^^'^  "'^  ^^fi"^       ^^'^  ^^^i^  •  A/; 

M  drudo  fio ,  ciuando  diffc  ^  Ho  io  oratie  'Vjì^^candol  nome,  di  Dalida  ami, 

Grandi  apo  telAnv  maraui?Het  ^f>^r:'^tmmi^^ 

E  quinci  fm  le  noHre  uijle  Li  ^'T  ^L^'''"  r'^^f  ^^t 

^       ■>  J'-  J"'"'  ♦  ^frrfnUaHd  amica  ii  Trafcne  Crfw/iW 

•  .       ^         .  .       .     ,.  i'',<^'ìemaJiO  umfchiaueUa  mdM 

mh  ingenu, .  E  p^-cf,,  fcor. /Sao/J,.  er  p^ieUi^,  L  .«irro; 

KlnU  ti'  '/TrPff/f''''^''  ^^"^  fnrxerl,  con  fard. .  Co/Foro  ailJche  cerlm 
lualZ^mhUf,  tfun,u.f,u,  ragion,uim,^te  fin  hjfofìi  in  hap  fifido,  liuÀLLlori 

m  le  uohe  riatto  a  'e  circunjìantu  d  Mitto,  come  già  in  fi,  I.Li  hahhamo  ueJ-M  E  liei 

o  Simw 


xrx* 


fffS 


•J-f 


i 

llm 


O  Simon  mago  ,  o  mi[(ri  feguacì  ; 
che  le  cojt  di  rio ,  che  di  bontàtt 
Veon  effcre  Jpoftjuoi  rapaci 

f>er  oro  e  per  argento  adulterate  t 
Hor  conuien  che  per  uoi  juoni  la  tromhé 
Vero  che  ne  la  terTja  bolgia  Jìate^ 

tsia  erauamc  a  la  feguente  tomba 
Montati  de  lo  fcoglìo  in  (Quella  parte  y 
Che  a  punto  forni  me7S>  fòfjo  piomba , 


Jjefcriuelfoetn  nelpefcntt  canti,cOYnf  faf 
iiti  òa.  la  feconda  holgia^giunfiro  ppra  de 
U  tfr"^,  nf  Ucjual pne  che  ffno  f  uniti  i 
Simoniaci,  e  la  fenet  loro  ^  deffcr  fitti  in 
ctrù  firi,  dfijunli  la  holgia  è-tuttn  fifM^ 
iOn  la  tejìa  ingiù,  f  Jfartr  df  le gmhe fk 
Imtntf  fuori  di  (jueBi^  ^  hanno  U  fian 
te  df  fifdi  accffc  di  fiarrme  ardenti.  Por 
(afo  foi  da  Virg,  alfindo  if  la  lolita,  hd 
farlaméto  con  Hicolao  ter'^  Pontificf  de 
gliOrfim,  che  fimilmente  era  fìtto  fctto^ 


fcj^Ya .  Contra  delcjuale,  e  cofi  ancora  confra  de ^lialtri  Simoniaci  Pafìoriacramenfe  infurge  ha 

fmttnioli  ii  mtofolerafQ  nMo,  e  io^o  juefto^  e-  i^m(ì  fiiori   U  bigi 


'ia  Ì4  yirg.jiilfrihlff 


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Firenze. 

Postillati  16 


INFERNO 

la  Yrtflrfrma  ula  eh ueva  iifcefo,  e pfàtoful  cdmo  ée  Ureo,  che  a  fimlo  rijfinlf  a  me^l finh 
de  la  (juarta  iùlpa,  ouefcgliera  éifcoffYfa  •        o  Simon  mag:>,  o  rrtifcri  fcguaci,  Simon  mat 
go,fcconh  che  fi  legge  al  MiijJeghm  àe  gli  Apofloli,  fh  (ii  SamaYia.^sr  ilprimo.che  neltefìai 
mento  nuouotentaffe  la  Simonia, perche  uolle  iagliapftoli  comj^erar  con  denari lakforifa  dipofey 
infcnJerb  Spirito  fanto  ne  iatie^'^ti,fcfra  de  (jualiponejpU  mano,  comeeffi  AfojìMyfer  diuif 
na  iiirtu,  e  grafia  jfetiale,  conceduta  loro  da  Dio^ftceuano  ,  Prefcntafo  adunque  coftuila  mof 
lieta,  Pietro  li  dijfe,  Vecunia  tua  tecum  fit  in  ferdiiione  tua,  quoniam  donum  Dei  exiflimaftifa 
cunia poffìdere .  Va  coftui  fono  fiati  poi  detti  Simoniaci  tutti  (juflli,che  hanno  contrattato,  e  che 
contrattane  con  denari,  0  con  lec^uiualente,  le  cofe  fiere,  o  che  fono  pertinenti  a  quelle,  contrai pre 
ietto  Euangelico,  Quoigratit  donante  Veo  accipiunt  gratis  dent .  E  fendo  adunque  ilpoetaoiun 
iofcpra  la  ter'^  klgla,  oue  U  ftmomaft  punifce,  efclama  contra  di  lui,  come  a  lorigine  di  tanta 
fceleragine,  e  LOnfcquenlemente  contra glialtri poi,  che  Ihanno  in  quella  feguitafo  biafimandoli 
chefft  cmmeum:>  adulterio  in  quelle  cofe  che  dehhono  ejfere  jfofe  DI  Untate,  ciò  è'.  Di  fantita  e 
religi:^ne.  Perche  quelli  che  fon)  dotati  di  taliuirtu,fgno  ueri  e  legiuimi Jfofi  de  le  cofe  di  Dio  Ef 
adulteri  fon  quelli,  che  per  oroe^er  argento  le  uendono,  e  maffmamente  a  chi  ^  indecmo  dimf, 
federle  Vero  dice,  chejjendo  hora  giunto  al  luogo,  oue  efji  fono  f  uniti  conuenire,  che  per  loro  U 
(romba  fuoni,cio  e-,  che  egli  nefuoifcnoriuerfilipullichi,  eficcialimanififli  e  noti .  CUera^ 
uamo  a  lafcquentetomha,  Eranogiaftlitialafcguenfe  bolgia,  che  egli,per  certa  ftmilitudme,h 
manda  TOmba,  cio  ^,  Sepoltura,  In  quella  parte  delofeoglio,  CHe  apuntopiomia,  laqualex 
retta  linea  ri  fronde,  SOural  me^  fhffo.  Soprai  me^  del  fiondo  deffa  klgia  , 


O  fommn  [afìcntìa  quanta  e  Urte  5 
Che  mojlrì  in  cielo,  in  tena^  e  nel  mal  monìo^ 
E  quanto  giuTlo  tua  uhtu  combatte  ♦ 
Io  uìdi  fer  le  cofle  e  per  lo  fondo 
Piena  la  petra  Uuida  di  fòri 
Vun  largo  tutti e  àafcun  era  tondo  ^ 
!No«  mi  parean  men  ampi ,  ne  maggiori  j 
Che  quei ,  che  fon  nel  mìo  bel  fan  Giouannl 
^atti  per  luoghi  de  battezzatori  t 
tuno  de  quali anchor  non  e  molti  anni, 
Ruppìo  per  un^  che  dentro  uanncgauax 
E  quejlo  fta  fuggel ,  che  ogni  huomofgann'u 
Fuor  de  la  buca  a  ciafcun  fiperchìaua 
Liun  peccator  li  piedi,  e  de  le  gambe 
In  fin  al  groffo  5  c  laìtro  dentro  Jìaua, 
te  piante  erano  accefe  a  tutti  intrambe  : 
Perche  fi  fiìrte  guiT^^auan  le  giunte^, 
Chejpe7ii_ate  hauerian  ritorte  e  firambe, 
Qitd  fuole  il  fiammeggiar  de  le  cofe  unte 
Mimerfi  pur  fu  per  lefirema  buccia; 
T^J  era  li  da  calcagni  a  le  punte  ^ 


Efdamailpoetaala  fomma  fapientia  di 
Dio  confederando,  quanta  ftalarte  che 
moflra  in  cielo  dando  a gliangeli  la  fili*, 
cita.  In  terra  a  glihuomini  le  grafie,  E 
hlel  mal  modo,  intefo per  lo  Infimo,  a  da 
nati  le  pene,  E  quanto  giujìamente  comf 
parte  la  fua  uirtu,Dando  a  ciafcuna  creéC 
fura  e  di  tene  e  di  male,  quanto giufia^ 
mente  fi  le  conuiene .    Jo  uìdi  per  le 
cofte  e  per  lo  findo.  Come  difcfra  dicem 
mo,  mofira  quejìa  fer^  holgia  ejfir  tufi 
ia  piena  di  firi,  0  uogliamoli  diV  pertu^, 
gì,  0  iuchi  tondi  duna  medefima  grant 
dez<^,  efimili  a  quelli,  che  fono  a  Tiren 
^  ne  la  chiefa  di  S .  Ciouan  Battifta  ini 
torno  al  finte  iattifmale  fer  ogni  cant9 
uno  fatti  per  luogo  de  preti  che  hatte^^f 
Ì10,  Auenga  che  hoggi  non  ne  uftno  più, 
fcnon  in  certi  di  filenni,  che  uenfra  un 
prete  fer  firo  a  firui  alcune  cerimonie, 
che  a  lattezl^re,  per  più  comodità,  ufii 
nodunalfrofinfe,purnela  chiefimede 
firn  a,  auenga  che  quello  fia  il  principaf 


/ài) 


)• 

il 
a 
'ajiiirai 

Ciri*/ 

hn 

♦ 


CANTO*    XIX*       _  .      .  ..  . 

tZX  ci  vinte  rorrfelfe  alcuno  ^urijin.  comManio  hce  iUuer  fitto,  oltre  che 
Cmlo^mon.  ui  fi  fuo  mal  aaomi.re  .  Truffe  dunque  Uno  ^ueP:  fin  foch^anr:^  man, 
7L  aiutar  coRui,  l  f  er  che  alcuni  uohniire,  che  lo  romtelP,  come  herettco^fer  dtjfregio.  Ve 
Ì^Jh^uenk  mamfilìatol  uero  lue,  che  cjuello  Slafi^^^eh  ciò  è^,  ^''^/^^O  '«^^^'f^^J^^ 
La,  CH.  n^nk  llì^^l  l^ui  ^ingamo  e  Errore  ogni^uomo,  che ^enff  altrimenti .  F  Vor 
d  ia  La  a  ciafcun  fcfelhiaua,  VfL  fluori  hgniuno  di  i^ieii      //^^^^^ -Z);^ 

l  con  ciueda  arte  de  la  gamia  .4  #f  J  in  fin  ahroffc  di  c,uella  e  tuUo  reflo  di  luifla 
uaui^deU  E  lefiante  depedierano  atuUiimamhe,cio  e^,  tutte  due 
cyeLkuay.0,  e  con  uelocitamoueano  le  giunture  fi  ^irt  e,  che  hauermo  fjezlato  J<lmte,che 
Cono  cori)  di  canale,  E  Stramie,  che  fono  fur  corde,  ma  di  giunchi,  E  fer  cjueflo  dimj  ranche  la 
Laera  intolerahUe,  Etaffimigha  il  mouerfi  che  ficea  U  fiamma  fujer  le  pante  da  U  cima  de 
le  dita  al  calcalo,  a  juello  che  fuolfir  infuferficie  de  lunte  e  graffe  cofe 


Chi  e  colui  Maeftro  ;  che  /!  crucch  . 
GuÌT^-zando  f  'm  ,  che  ghdtri  fiioi  confortt{ 
D/jfJio*,e  cui  f  iu  rofja  fimma  [uccia  i 

Et  egli  a  me;  Se  tu  uuoij  chro  ti  forti 
La  giù  per  queUa  ripa,  che  fiu  giace  5 
Va  lui  faprai  di  [e,  e  de  [uoi  torti. 

-Et  io  ;  Tanto  me  bel ,  quanto  a  te  piace  : 
Tm  fà  fignor  ;e  fai,  chio  non  mi  parto 
Val  tuo  uolere  $  e  fai  quel ,  che  fi  tace  ♦ 

Allhcr  uenimmo  in  fu  largme  quarto  x 
Volgemmo  j  e  difendemmo  a  mano  fianca 
La  giù  nel  fondo  foracchiato      arto  t 

Lo  buon  maefìro  anchor  da  la  fu  anca 
T<:on  mi  dipofe^yfn  mi  gtunfe  al  rotto' 
ri  quei,  che  fi  pìangeua  con  la  \anca 


Vide  Dante  di  fu  lo  fioglio  giù  ne  fa  loU 
già  le  gilè  dun:  di  cjuffìi  peccatori  gin^ 

e  m>ouer  oltre  al  modo  deglialtn, 
hauerfiu  roffa  fiamma  fu  le  piante,  Et  a 
ijuefto  compefc  coftui  ejpr  in  maggior  f  e 
na,  efiuimpafienfemenfe  tolerarla,  Fer 
che  (juanfù  la  fiamma  è-  più  roffc!,e^f(mi 
fre  ancora  più  ardente,  e  men  foffMe  a 
fcfprtar  la  pena  Ma  infirifce,  pero  do 
manda  Virg .  di  lui,  che  fi  cruccia  O' 
adira guiz^ndo più  de glialtri  S  Voi  co 
fcYtijfuoipofli  ad  una  medefima  forte  di 
martire,  E  Cui  più  roffa  fiamma  fuccia. 
Ver  che  il  calor  del  fuoco  naturalmente  fi<c 
eia  e  difccca  Ihumore  .  E  T  egli  a  me.  Se 
tu  uuoì  chio  fi  porti,  Venhe  Virg.  non 


ieuahauerhauuto  nofitia  di  cofiui,per(f 

ieJpreffo  .  color,  che  mn  ueggon  fur  lopra,  Maperenm  i  fender  mtran  colfcmo .  Aduju 
t>.n,eprLiera  Une .  ALdìmrmo  in  fu  Urpne  c}u.r,o,  tenero  Ara  fu  <,u.r,oj 
ve,  cheiiuiieua  <,uefta  ferl.,chMimo  hora  ia  u.iere,  U  U  quarta         e  uoUaronf,fu  ^fuel 
h  con  i^cenier.mno fianco  U giù  nelfinh  lek  hlgu,  ^Oracchato  t9  «J'^'^''''  j  >2 
<ftrej,rìjfeuoaiognur,aiele%erirecherenjeuanomfirrna  a^^^^^^^^^ 

firo,  e  JL  ancJa  ejPrcomoJe  afiri  che  ha  ieUO  effrin  c^uelle,  enhe ,/  f^^^^^i'^^' 
i-fcmjr.  a  mioti^firetto,  ii  guanto mm  rifiiefcm lefuerm.  LO      m^^ ««or  i* 


f  N  F  E  R  N  O 


i  J-^  r  r  K  Q 
fc/v  MJ^,  N0«  ^rpfeVir^.  Bmf,  DA  Ufi  ama,  ci,  ^,  V*lfu9 gaMf  fcfYu  lehuaHmy 
ta.a.fin^afanto  chf/ojiunfc  crm'^'  Al  «ao,  «»^,A//rro  CI  <juH chf  fi  filn.J 

U.Ma  eh.  Virg.hportajjefi^wfìca,  cMa  ragion,  fwal jhfo  nrU  c,.mmn.  Jdmiio  inm 
uerikk  E  «0.  lo  d,pn.,  ciò  e-,  E  n,n  UbUnhnafin  a  Uni,  eh,  ue  Ihtcmim,  ouefoi  p,rli 
medfjmo,  cme  ufdrtm,  uifH  fif  la  cognitiùnf  dt fariiccìlin  . 

*0  qual  che  fe ,  chi  di  fu  tkn  H  folto       m»puu<,  r,iu  ufdft  nt  mofumffi,! 
Anima  trijla ,  come-  fd  commejfa  }  'u  uoho  foitofofra^ei Uuea  UfSccia  cc'L'ol 

Comincia  io  a  dir,fepuoi  fa  motto  ^       ^'l^^<^'^<'t('>^'' fin»  mal  griffi  dtUoìlacS 

lo  flaua  cornei  frate,  che  confijfa  fitta  mi  fero, comt  fi  ccficcam  ipah  colgroft 

Lo  perfido  affcffmiche  poi  che  fitto  j  *^i'''>^ff^'<>  nonio  chiama  ffrlifr^frianiit 
Richiama  lui  5  perche  la  morte  cejjà  t  '^"In'-oJo  «f/jWer*  ccfitta  dicmji, 

El  ci  gridò  ;  Sei  tu  già  ccfli  ritto }  °,      '"/"'  '^^^  ''^"''l  i'f"   fitto,  A  m. 

Sei  tu  già  cofli  ritto  Bonifittioi  «  f'^"'  ^"''»''fi^T'l'"«'ft'>rr«ff'onatt  ccmf 
Di  parecchi  anni  mi  mentì  lo  fcritto  ,       F^^^f'o.fA  mouo.Varlafifuoi.  loftm 

Sei  tu  ft  toHo  di  quel  hauer  fatioi  Z!j''rr\f^'''l"''.T''''  " 

Ver  loqual  non  temefì,  torre  a  inoanno     S/7?  "^  «^/''^^^^f^^''^'''''".* 
U  una  donna,  e  di  poi  farne  Lo>, 

t:a  da  lu,  f  dar  luogo  a  lag:.jUfia  ricordidof,,  ofi.^ndo  di  ricorda.fi  dahun  altro  iSo  d  lLì 

Ì  'T^"'':'^'"'/'^'^''  degtiOrfim,  V^rcheuo'cndoddnar  Bonifitio'LuoScdZ 
l      '        T^'"  ^'"''t  '^^"««''^^  er  amora  il  tempo  dr  la  r^ortUa,  dopo 
dejje  chffilP  ffi  Bomfit,o,che  man^  alpreueduto  Impofiffc  m.r/o  .  dfcefc  ir,       luop,  cT 

UnZlTZ  t:''^^    t  •     "»-"o^.c,rf^  HicJ quarto  di  r^atme  Afo4 

.ano  anno  Mcdxxxvy  c  u.jfe  Papa  anni  cjuatiro  apumo .  A  ^ufjìo  Ni  o/«  lìucedè  alcL 

C<^fiui<ennAplpatooHoanni,ouom,fie 
«r/^o  /;to  M  /l^ r'"'  •  '^f  ^rJto  pontifica  con,,  hlhha 

me  uedrmo  nel  lÌlTj  ^       f  f fere^nnaUone  efflre fiata  nel  Wcc.  c^ 

mchi  fon  tre  •'  v  ?  .''^         f'"''  •'«Tl-f  «n.  fi  ìi^e  c\:e  t^i 


CANTO*  XIX» 
hvrf  m mìf<i  wrff  £loy  numero  di  tre,  ma  no  jffY  minore .  SEifufi  toJJo  ìi  (juel  UueYjctb,  Se 
^uitam  ancora  Nìco/ko  cyeMo  farlay  *i  Bonifitio  e  dicf,  Segli  e  ft  toftofc^ào  ài  ^ufRo  haum, 
Lr  h^ualfolfcdne,  e^i  no  tme^  di  ime  ad  in^scnno  LA  heU  donna,  ciò  e-.  La  finta  madre  e 
cattolica  chiepi,  E  Difoifàrne  jiraiioy  uedendola,  come  uuol  infime,  nò  altrimenti,  che  fi  uendù 
ro  lefchiaue.  MelJìr  BenedeUo  d'Anania  del  colleggio  de  Cardinali,  dop  la  elettione  di  frate  Pie 
m  da  Sulmona  in  Vafa  Qelejìino  (juinfo/ome  dicémo  nelter^  canto,  Conofciufo  Celeftino  efpre 
futo  ajfunfo  a  tal  degnita  cÓtrafua  uoglia,  fm^  ejjendo  huomo  cattolico,  nonjferaua  in  <]ueU 
fi^topterfifuluare,  e  meno  ft  conofceua  effcr  atto  algouerno,  li  perfida fc  (come  ofmto)  cheficfjfe 
un  decreto,c\re  ad  opì  Vafa fiffe  lecito,fer  la  f  Iute  df  lanimaft^a,  renuniiar  al  Fótificafopran 
Mcomefcpt  pi)  che  renuntiado  Celerino, di  fkrf  Vap  lui .  ^ece  Celefino  il  decreto,et  haucda 
[oi  conkttola  corte  a  Uafoli,  dofo  none  mefi  chera  flato  in  tal  debita, adunato  ilconcifloro,  il  dt 
di  S  .  Lucia  a  la  frefentia  de  Cardinali,  pflogiu  Ummanfo  e  la  corona,  renun  tio ,  e  con  fcmmd 
gUe^re^^f  ritorno  a  lufatafclitudineefenit*étia.  Onde  Mefpr  B ene detto, col  fiuor  del  Carla 
éiUualfromefft  co  le  fiir^e  de  la  chiefa  recuf trarli  la  Sicilia,  fii  eletto  Vafa,  t  nominoff  Bonififi^ 
Qttauo.  VufcnZilcuTia  ccfcieniia,  auidiffmo  daccumular  thffcro,fer  iUhefi^re,nd  Ufciaua  di  tet^ 

ònd 


^ttauo.  Vufcn'^lcuna  ccfcientia,  auidiffimo  daccumular  thffcro,jfer  iUhepre,no  UJciaua  di  teta» 
ogniaetie  difcelerita,e  foleua  dire,che  al  Pafa  era  lecito,in  henefiào  de  la  chiff,difir  o^ni  cop. 
Onde  dice^  che  non  temè-  di  torre  ad  inganno  la  heUa  donna ^  e  f^rm  da  [oiflratio . 


Trfl  mi  fÈc'io  ^quat  fon  color  che  jl^nno 
Ver  non  intender  ciò  che  e  lor  rijpoflo , 
Q_uafi  fccrnati  ;  e  nf^onder  non  fanno  ♦ 

l{I!hor  Virgilio  dijJe'yVitli  tofloj 
Non  fon  colui ,  non  fon  colui ,  che  credi  : 
Et  io  rijpofij  come  a  me  fu  imp^ht 

Terche  lo  flirto  tutti  jlorfe  i  pedi  : 
Po/  foj^irando  ,  e  con  uoce  di  fianto 
Mi  dijfe  y  Vunque  che  a  me  richiedi  t 

Se  di  fa^er  chio  fta  ti  ed  cotanto , 
Che  tu  hdkhi  pero  la  ripa  corfa  J 
Sappi  chio  Jùi  ucftito  del  gran  manto  : 

E  ueramente  jùi  jigliuol  de  lorjà^ 
Cupido  jì  per  auanTjir  gliorfatti  ; 
Che  fu  Ihauere:,  equi  mi  mifi  in  korfà* 

Vi  fitto  al  capo  mio  fon  gMtri  tratti  j 
Che  precedettor  me  fimoneggiando  j 
Ver  lafiffura  de  la  pietra  piatti^ 

La  giù  cafchero  io  altreft  quando 
Verrà  colui  j  chio  crcdea  che  tufòfft 
Mhor^chio  feci  il  fubito  dimando^ 

lAa  più  è  il  tempo  già ,  che  e  pie  mi  coffi^ 
E  chio  fin  firn  c^t  fittcfopra  5 
Chei  non  Hara  piantato  co  pie  rojfi  • 

eh  dopo  hi  nma  di  più  laid'opra  . 


Himafe  Dante,a  lejfarole  di  Nìcolao  (juaft 
fìufido  e  fcornafo,  nò  infendendo  ^Uo  chf 
udfjfe  f  effe  parole  figmficare,e  meno  fai 
fendo  <jue[lo,che  glihauejfe  arijfondere, 
MaVirg.gìie  lo  moflra,jfeeche  iju^dolfcn 
fo  è^ohedieie  a  la  ragione, ^fìa  ft  plifce  jcm 
fre^oue  cjufllo  uié  a  mancare, ijjlndo  adu 
^ue  NÌLolao,f  la  rìjfofla  di  D^ie,fatìo  cet 
fo  (juiui  no  efpr  Bonifttio,  Come  di 
doléte,Storfc  tutti  ipìedi,ecÓ  uoce  dijfian 
to  diJp,(jUfllo  che  aduc^ue  egli  richiedeua 
intéder  da  lui,E  come  indouino  del fuo  u% 
ter  diffe,  che  fe  dipjfer  chi  egli  era  hauea 
fato  di  cura,chauea^daf^pere,chegli  fi  ue 
fìifo  delgran  m^to  papale, L  ueraméte  tjje 
re  flato  figliuolo  delorf'a,fi  cupido  e  de  fide 
rofo  DAuan'^r gliorfatti,Vaccrefcer  lo  fla 
io  de  gli  Orfini,  che  fu  nd  mondo  fi  mife 
tì{auere,do  e',Lefiiculta  teforali,e  ^ui^ 
nifi fltjfi  IN  horfa,cofi  chiamUol firo  den 
irò  Acquai  egli  era  fitto  fcttofcpra.^t  in  fin 
f enfia  uuol  mfirire,che  la  natura fua  non 
fi{  difpmile  da  (juella  de  lanimale,del<jua 
le  egli  tST  ifi^oifortauanoil  cognome, Pey 
che, fi  come  lorfd  e  infdfiahile  di  preda,^ 
ciò  che  nauà'^  a  figltuoli,cofi  cofluifit  in 
fcitiahile  di  ricche^.'^,  a  ciò  che  neaua{af 
fi  a  firn  Orfini  finde  dicano,che  f  a^cu^ 
L  Hi 


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Postillati  16 


INFERNO 

D/  uer  fcnente  un  p<tJ{or  jkmjt  leggt  mukr  ifHm.  no»  ftr'im'o 

TrfI;  che  conuien ,  che  lui  e  me  ricopra,  fifiie  di  Simonia,  e  cht  de  le  decime,  de 
Houo  Ufon  fira;di  cui  ft  Ugge  iraùo  adunate  dd  Adriano  ^w'wo,  Erf* 

Ne  Machabeite  come  a  queljù  molle  ^'Ouìnixxij.fuoifredeceffcri  ferii  fa  f 

Suo  re;cofijia  a  hi  ^  chi  ^rancia  regge,     f>ggio  di  terra  funta  contra  £linfideli,te 

convertì  ne!  fioprofrio  e  frisato  ufcTol 
je  mgiujtamenli  Bologna  a  Ridoffè  Imferadore  con  tuttol contado  di  Ravenna,  E  mandouuiUtit 
«o/m  nefole,  fàtio  da  ha  Cardinale,  fer  legato  .  DI  folio  a!  cafo  mio  fcn  plialtri  tratti.  Seguii 
fa  Niiolao  dicendo,  che  di  fotta  al  Jh  capfcno  TRatti,  cioè  ,T  ira  fi  giù  per /a  fijfura  Jeìa  pietra 
Vlaui,  ciò  è;Vifieft  e  non  dritti  foUofcfra  camera  lui,  glialtri  Pontifici,  che  fimoneggiandoeranì 
preceduti  e  flati  inan^  a  lui,  E  che  la  giù  tra  loro  cadera  A  Itrefi,  do  è-.  Similmente  amora  lui 
quando  uerra  Boni^tto  e  cet .  Ma  che  fino  aUhìra  era  più  il  tempo  chegli  shauea  (  per  le  fiam't 
mecheteneuafu  le  piante  )  cotto  i  piedi,  che  Bonifitio  nonjlara  cofi  piantato  foUofcfra  CO  tie 
rojfi,  copie  affvcali,Verche  dopo  lui  uerra  DI  più  laida,  Di  più  lorda  e  fc^Za  opera  un  talfor  ii 
uer  ponente  SEnla  legge,  N.  diuina,  ne  humana,  come  uuolinfirire,  Mafolamente  fiLlante 
ghappetthfuoi,  Talmente,dice,  che  conuien  che  ricopra  lui  e  me .  Cofi  fingendo  di  fronkcar  di 
Clemente  ciutnto,  che  fu  Guafcone,fceUratiirmo  oltre  a  tua,  glialln  pontifici  di  auei  tempi  il- 
<}ual  conurnutofi  prima  con  Ftlipp  Bello,  peffmo  Re  di  Trancia,  daffcntirli  (  come  poi  (ice)  a  md 
tefuo,  iuhonefìe  er  tMteuogUe,  fi,  colfuofiuor.  affunto  a  tal  degnila,  ÙciualhLianarra 
ixjficfimente  Qiouan  Villani  al  Ixxx.  de  loUauo  Uh.  de  la  fua  operi.  Ma  perde  dica  effèrn  m 
fiu  tempo  cotti  i  piedi  che  Bonifktio,  copie  roffi,  nonflara  piotato,  per  coflui  che  dopo  lui  uerra 
*■  ^''''''P  <l'Nicolaoter^,  che  fi,  uiàno     Mcclxxx.al  difienfo  del  poeta  in 

cjuefiolnf.  che  fi,,  fecondo  chehfinge,nel  Mccc.corfiro  cjuafi  xx .  anni,  ne  auali  ^ffM, 
fina  cotto  ipiedt,  E  do  amWediBonifitio,chefi,nel  Mccci^.  a  cjueUa  di  clemente  amnto  che 
fi.  nel  Mcccxij.percheuiffiVapa  otto  anni  e  diecimefi,  er  otto  mefi  uiffc  l^enedetto  xi.  tra'hno 
f  laUro.dt  loro,  chefinno  lafcmma  danni  noue ,  mefi,  icjuali  traendoli  de  xx.  anni,  che  NiVo/« 
ter^Jino  al  tempo  che  uando  Dante  uera  già  fiato,  rimarranno  cjuafi  xi.  anni,  E  d,  tmto  Uico'.ao 
farà  flato  cofi  fottofcpra  più  di  <}uello,  che  per  la  uenula  di  demente,  Bonifitto  non  uhauea  da  fiat 

lui.  NVouoìafcn  farà,  Ufcnehuomoamliliofiffmo.comefi  legge  al  quarto  del  fecondo  li  chel 
poeta  due,  Defiierando  tor  la  degnita  delfcmmofacerdotio  a  Donic  fuo  fratello  huomo  fiiMm» 
t  temente  Dio,  fi conuenne con  Antioco  Re  di  Siria,  che alihora  teneua  leru[alemAn  LnLma. 
òro  e  dargem,  e  che  fcmmfacerdotio  li  concedeffe ,  l^ual ottenuto,  lafci'c  ihitto  fnticidelQi 
cnficare  mfieme  con  leMoftiche  leggi  figuitaniol  culto  de  Gentili  co  giuochi  loro  tutti  pieni  doani 
ffetie  di  laCcma  con  ftrfi /acri  cg:o,  Mapaffato  tre  anni,  fi,  ne  lamedefima firma  che  hauca  im 
gannato  il  fratelli,  ingannato  lui  da  Menelao.  Aduncjue  clemente  [ara  nuouolafcn  perche  ot- 
terrai Vapatoper  Simonìa,  come  fi.e  lafon  il  fmmo  facerdotio.  Et  a  lui  farà  MoL'cio  è-'  A /e 
reme,  eh  regge  Francia,  che  fàra  Filippo  Bello,  aderendo  a  lui  ne  la  e'etticne  del  Pontificalo  Co 
me  aniiocofi,  molle  er  aderente  a  Ufcn  nel  concederli  la  degnita  delfcmmofacerdotio  ' 


Io  non  fo  fto  mi  jùì  qui  troppo  fòHet 
Chio  pur  riJl)oJi  lui  a  qucfh  metro  } 
Veh  hor  mi  di,  quanto  ikeforo  uoUt 

mflro  fignor  imprima  da  fan  Pietro , 
Che  pcnejfc  le  chiaui  in  fua  balia' 
Certo  non  chiefeje  non,uiemmi  dietro. 

Ne  P/'fJ-,  ne  gUaltri  tolfero  a  ÌAathia 


Mofiral poeta  luUitare,  cheejfcndo  mèi 
to  di  degnila  in^riore  a  tjueto  chra  fa 
to  Nicolao,  fc  fi,  ledia  cofa  a  lui  il  ripreni 
ieri)  ne  la  firma  che  fice,  iauaritia  e  di 
fimonia .  A  che  in  fua  fcuff  fi  poria  rii 
ffondere,  che  guanto  più  deom  è-  la  peri 
fona  cht  erra,  tanta  meno  fili  conuien  Ur 


CANTO 
Oro,  ohr^cnto)  quando  fu  finito 
Al  luo^o.che  perde  Un'ima  rìa^ 

Vero  tijìa-.che  tu  fi'i  ben  punito  ^ 
E  guarda  ben  la  mal  tolta  moneta , 
Cheffcr  t'i  fct  contra  Carlo  ardito  : 

E  fi  ' non  fòjfi^che  anchor  lo  mi  uieta 
La  reuerentia  de  U  fomme  chmiy 
Che  tu  tenefii  ne  la  uita  lieta 

Io  ufirei  parole  ancor  più  grauix 
Che  U  uoHra  auaritia  il  mondo  attrijla 
Calcando  i  buoni ,  e  fu  leuando  i  fraui 


raYfp  E  ii  ijuanh  leyyOY  e  in  lei  Yntfg^lo 
riy  di  tum  fjfcY  fiu  Yef  yen  filile  y^,  ài 
(juctKfù  e-  fìu  YefYenfihile^da  tanie  fiu  có 
ditim  difeyfcne  fuo  ejpYYÌpyefo .  iffcn^ 
halune^ueU  Simonia  feccafò  gYau  ffi 
e  j^etialmente  in  un  fcmmo  Vontifi 
ce^  Voteua  Nicolao  di  quella  eJJcY  yijfYfjò 
non  fdmenfe  da  Dante,  de  eccelientiffl 
m  r  nokliffyno  eYa^yna  datjualft  uoi 
gliaignolilee  di  depeffa  con.  itione,  yii 
Jfetto,  come  hahtiamo  detto,  a  la grauitd 
»       del  peccato.  Onde  ìuuen»  Cn:ne  animi 
uitium  tanto  conjjeciius  in  fc  cyimen  hai 
let,au<tntùYna{oYfluifeccithaletur.  Lice  adunquehueylÌYÌjfolhyA  Cluefiomeiyo,cio  e-,  A 
modo,  DEH  hoY mi  di  (fuanto  tnefcyo  uoUe  N^flyo fgme  e  cet .  Quejìo  è^parlay  indegnai 
tino,  che  Cfjyi/^o  nojìyo  fignoye  dando  le  chidui  del  yegno  del  cielo  a  ViftYO,  non  uoUe  thefcYO  d* 
lui,mafclamentelo  yichiefe,  che gliandaffe  dietyo,  comeyecita  Giouanni al xxi .  dicendo,  Tu  me 
fcaueye,  ciò     Seguitami  ne  la  doUrina  ynia,  Veyo  udendola  ancoY  in  (juefla parte  fcguitare,  ite 
lui  m  glialtri  difcepli,  come  dice,  tolfyo  a  Mathia  oyq  od  aygenfo  quando  fiifcyiifo,  Cibando  fu 
afiytepofìo  al  luogo  delafcflolato,  che  ferde-lanima  yia  di  Giuda,  E  dicefcyiito,  feyche  douendo 
ne  elegger  uno  in  luog}  di  Giuda,  mispYO  le  forti  tya  Maihia  tfT 'ioffho  detto  Berfhf,  e  ri', 
mafc  Mathia .    PEyo  iifla,  che  ti<  fei  hen pun  to,  giujìayiiente  jaoM'merifo,  com.e  uuole  in9 
ferire,  perche  ejfen do  flato  creato  da  Dio  con  la  fefìa  e  con  gliocchi  leuati  al  cielo,  per  hauer  ^ 
contemplar  le   cofe  Alte  e  diuine,  hauendo^i  uolti  ne  le  Uffe  caduche  e  terrene,  meYÌtament 
le  la  tien  fcttofopya  CT  al  contyario  fìtta  in  teyra  .  E  feyche  le  uoglie  e gliaffrtti  fuoi  erano  ftaf 
ti  ardenti  ne  le  cofc  tajfe,pero  tien  le  piante,  che  ftgnifi cane  effe  hajfè  uoglie  cr  affetti,  per 
fuo  maggior  toymenfo,  uolte  in  fu  ardendo  hora  del  deftderio  de  le  cofe  fuperne,  fcn^  ffeyan  ; 
^di  mai  poterle  conf(guire,E  Guarda  hen  la  mal  tolta  moneta.  In  tal  firma  riwproueran^ 
doli  la  fuaflultitia,  dhauerpoflo  ffera^  in  (jue!lo,che  hora  no  glie-di  giouamento  alcuno,  chefff 
tiftce  ariitoconfra  Carlo,  Verde  dicano,  chefcrtendoft  il  caldo  dimoUo  thefcro  acijuiflato  ton  le 
fuefimonie,  infieme  con  cjuello  de  la  degnita'pontificale,  fìi  ardito  di  richieder  Carlo  jfrim.o  di  Pti 
olia,  chera  de  reali  di  Fyancia,  e  de  la  cafa  di  \Jaloet,  che  uolejfe  day  una  fua  ncpoie  ad  un  nepoi 
te  di  lui.  Ma  che  difpyegiando  Caylo  tal  affinità,  fu  cagione,  che  non  woZ/j  terrpo  da  poi,  Kicolao 
li  fèie  rileEnr  la  Sidlia,  e  lo  priuo  del  uicariato  di  jhofcana  .     E  Se  non ftjfe,  che  anchoy  lo  mi 
meta,  Auenga  che  cofluifcffe  moyto,  e  /wori  de  la  degnita  ^a^ale  pfìo  in  tanta  mifcyia,  nondimei 
no,  il  poeta  moflra  haueyli  ancoya  tanto  yifffUo,  fey  le  fyr,me  chiaui  del  cielo  che  hauta  tenute  in 
auffìa  uita,  lieta  e  gioconda,  rijfeUo  a  la  trifia  e  mifcra  ne  lacfual  egli  eya  \oflo  al\hoya,che  non 
^  ardito  di  diyli  parole  più gyaui  e  pungenti  di  cjuejìe,  leijuaìi,  (juarìdo  tal  riffetto  nonftffe,  rrei 
YÌteyeUe  che  lifijpro  dette,  conftdeyato  la  innata  auayiùa  di  \ui,e  df  gliaUri  a  luì  fmili  Simonis 
ci,  lacjual  calcando  e  depymendo  e  luoni,  E  leuando  fu  ipmiyli  esaltando  i  Yei,atiYìfìa  e  né  il 
rnódo  in  mifcyia,  Perche  da   juffti  per  li  denayi^cio  che  ft  ccuien  ^  juelli  in  premio  de  la  uirtu . 

il  poeta  efj^ne  alpropoftto  un  teflo  de  la 
focalipf  di  Giou,  Puang.  interpretando 
lo  fJpY  detto  a  confi>fme  de  malipafìori 
fmoniaci  eluffurioft,  Et  il  tcflo  al  nyij. 

L  ili'' 


Di  uoi  pajlor  Jaccorfe  il  Van^eìifia  5 
Qjcando  coki  y  che  fede  fipra  tacque 
Vuttancggiar  co  regi  a  lui  fu  uìfla  5 

Q^uella.che  con  le  fitte  tejìe  naccfue^ 


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Postillati  16 


I 


INFERNO 

E  ia  te  ikce  cornA  hbhc  argomento ,  Jice  in  <iuffl<t  fima]  Venti  uiìir  h  ftà 

Fin  che  uhtute  al  fuo  marito  piacque  ^  iem  angelit  qui  haMat  fqtem  fhialat^ 

Fatto  uhauete  Dio  doro  e  dargentox  ^  lo^lnufus  ejìmfcum,  iicem,  ' Venirti 

E  che  altro  e  da  uoi  a  lidolatre^  ^P^^^iayntihi  (imn(tii:ìnè  meretricit 

Senon  cheìli  uno^e  noi  ne  orate  cento  i  g^?  Wfi<^ft  fi^f^r  a^juas  muìtds^cum 

Ahi  Conjlantìp  dt  quanto  mal  Jù  matre  9^^^^"^*^^^?' ''^^^^'^'«^^^w 

No«  la  tua  conucrfion  )  ma  queUa  dote,  N^^^  I^^Mitant  tmm  ie um^r^ 

Che  da  te  mete  d  primo  ricco  patre .  r'Tr 

E  mentre  U  cantaua  cotai  note^,  TrÌTa  '  ^''^^^^'^^'^^fi^^n^ 

O  ira,oconfcienùa,chd  mordeiVe^, 

c       r  ■                   L    1     --^  ^^^'^^^^^^*'fFrìfmtf,hitbenim  capita 

Forte f^mgcua  con  mbo  U  po/e.  tm^JL/rcn»,  e,  W/i  'S 

Uia  ,t<ro,  t^,Upl,rnuofo  &  mr^mtU,  Uempculum  a,rem  inm.nu  fu.  fl^Zn  Z 
mn.fmf  K3' immuniUUf.rmc.Honufue ,  Bt  infr.nu  nu, mm.r, fcriftum  .MiLur»  Z 
Un  rnagn^  mainfirmc^^^^^     er  «kmmti.num  tnrp .  qu^y^ncirk.  aL,,, ,/  ' 

fnhmmi  «  m.lupfM,  eh.  p,r  ^ uohe  intenle  Uc^u.  i  Piera fcrmrl,  F  V  ^ff  Tu 

io  un  mmf,  quelh  monte  ^  ueiuta  «  me,ffn\,e  k  ueio,  VMUM.rco  rÀ.i  Ini  IL 
r.p,.n~e^.  i,nn.  congi,  che  f,n,f.  U  Jfaia  col  fior Jfao  ^,  .f;,;  il^Ai, 
hcfcmforahficonfeguono  U  j^ruuAi .  Nacejue  <,uejìa  Jenna  con  fette  fr/ìe/do  ^,  refill 
i^f^fr^;it  f'Ue  u,rt..  Tre  thedogiche,  Teie,  Sferln^..  e  Carità.  Quattro  rnoraìi  pZ„l 
'ita,  0:uf{ma,M,,e  Temferantia,  Et  Mie  Ar/«..V.,  cioè,  MatioT^uZ 
«  corna,  chejuron  li  iteci  comanlmenti  iati  da  Dio  a  Moifeful  monte,  f,„,he  uhtute  fiacatcf 
*ìfuomar,o,  F.nou  tanto  che  al  rafa,  il^.al  c^ marito  effofo  ie  U  chiefa,  fiacaue  uiue  cPZ 
tu,  comejeronerr'mifonttfici,  che  mffero  contenti  in  fmma  pouerta .  Mahora  dice  VoiuC 
*>etefiuo  DO  ìargemo  e  doro,  Veyche  uenienio  le  cofc fiere,  chefcno  di  Dio,fer  oro  e  'per  arm- 
yo,negatelu,,euemteacreiereinloro.  OnieOfea  aloUa.o,  IffiregLeruntl^  „Vex 
fne,  r^nafese!}aerunt,tsn,on  cognoui,  aurumfuum  er  ^rgentum  fuum%erunt  ^Hdola . 
ZTlt'h   ir      f  AL  UoUtre,  cioi,  A  /uell^,  LadorLoM^ 

7V>n  ìuefta,  che  efr,ne  adorano  unfclo,euoimra,e  cento,  cioè;  ladarate  infinitiJlTenhU 

Ugm  efceleatt  dt  ^uel  chef}.  Ctuda,  Perche  C.uda  uend^  chrtfto  fajTthle  e  mrtale,  L  elfi 
fufckno,  mafcmprepu  autd:  ferfeunan  nel  malfnre .  AH,'  ConftaL  di  cJo  ma!  fi,  madre 

iiciamo  il cauaUoj^ringar  i  X  S^'ù  uTl  ^"^  """'"^ 

l. '      J      «       rnordejje,  Verghe  j}'rmga»do,  ferie  parole  [ungenti  e  mri^^ 


c  A  N  T  0»  xrx. 

ìi  Vanieffiu  fìrff  (  con  maggior  tmfitù  Ugmif  e  piedi  di  c^ufUo^  A)m  uf^i^  ìifiyf^  lijcgm^ 
ua  di  meejjtta,  che  frocedejp  da  um  di  c^u(^t  due  faffmi  • 


Io  crdo  Un ,  cht  à  mio  duai  ftdcejfe  $ 
Con  fi  contenta  Ubbia  femfrc  atteft 
Lo  fuon  de  le  faroìc  nere  ej^reffc  ^ 

t'ero  con  ambo  le  braccia  mi  prejc  ; 
E  poi  che  tutto  jit  mi  shebbe  al  ^ettOy 
Rimontò  per  la  uia^onde  difcefit 

Ne  |ì  jìanco  dhauermi  a  [e  ripctto^ 
5/  men  fvrto  foural  colmo  de  larco  j 
Che  dal  quarto  al  quinto  ardine  e  tragetio, 

Q^uiui  fcauemente  pfd  carco  5 
Soaue  per  lo  [coglio  [concio  ^  erto^ 
Che  farebbe  a  le  caj^re  duro  uarco  : 
Indi  un  altro  uatlon  mi  fii  fcouerto^ 


É  cofìum  di  cU  oìf  dir  cofa  che  diletti  e 
f  iacciay  ii  jìnY  lietmenfe  co  Uhi  Kjferti 
intenta  ad  afcoltaye  .  Co//  era  flato  adun 
^ue  Virg  .  ad  afcoltay  il  fimo  de  le  ueye 
farole  fjjrfjp  dal  pftn  cetra  di  Nicolai 
nel  riprender  U  fmonia  depgfloYi^jferf 
che  la  ragione  ft  ccf  ìace  di  uedere  che  al 
fnjc  dij^iaccino  i  uitij^  e  fey  ijueflo  lap 
plaude  figliandolo  con  ogniuna  de  le  due 
Iraccia,  e  recandofilo  al  petto,  lo  porta  ja 
lendoperla  medff mania  cheya  difcefo, 
fcpral  colmo  de  larco,  CHf  è-  iragetto,  il 
junl  è-  tYifito  è'  py/c  dal  (Quarto  al  c^uin 
to  argine, perche paffa  fcpra  la  (juarta  hi 


già,  Lajual  cofa fgnifìca,  che  hauend^ 
la  cogniiione  dun  uitio,  lo  conduce  dolcemente  ad  hauer  cognitione  de  Ultro,  auenga  che  afferà  e 
difficile  fia  la  uia,  ciò  e^,  U  firma  del  uenir  in  fai  cogniiione .  Queflo  medffmo  dapjflauderlo, 
f(Y  fimil  ragione,uedemmo  che  uso  ancora  ne  loUauo  canto  cjuando  irifurfc  contra  Filippo  Argens 
ti,  oue  dijfe.  Lo  collo  poi  con  le  haccia  mi  cinfe,  Baciommil  uolto  e  ctt .  Giunti  adunque  fcpral 
colmo  de  larco,  0  fa  de  lo  fcogìio,  che  pa(fa  dal  (Quarto  al  juinto  argine,  fe  li  pi  {copertoi  unaliy^ 
uaHonf,  che  era  la  juarta  lolgia,  ne  lacpual,  come  uejyemo,  fcno  puniti glindouini  . 


CANTO 

DJ  nuoua  ^ena  mi  conuien  fnr  uerfi , 
E  dar  materia  al  uentefmo  canto 
Ve  la  prima  canTj^n^  che  de  fimmerft^ 

lo  era  già  difpcjlo  tutto  quanto 
A  rifguardar  ne  lo  fcouerto  fondo ^ 
Che  f\  bagnaua  dangofciofo  pianto t 

E  uidi  gente  per  lo  uallon  tondo 
Venir  tacendo ,  e  lagrìmando  al  paffo  5 
Che  fanno  le  letane  in  queUo  mondo  ^ 

Comel  uifo  mi  fccfe  in  lor  più  bajfo  ^ 
Arabilmente  apparue  effer  trauolto 
Ciafcun  trai  mento  el  princìpio  del  caffo  t 

Che  da  le  reni  era  tornatol  uolto  ^ 
Ef  in  dietro  uenir  li  conuenia , 
Terchcl  ucder  dinan-zt  era  lor  tdto  ♦ 

For/é  per  forza  già  di  parUfia 
Si  trauolfe  cofi  alcun  del  tutto  : 
Ma  io  noi  uiài*^  ne  credo  che  fta^ 


X  X» 

Tratta  il  poeta  neìprefcnte  canto  le  glini 
douini,  ciò  è-,  di  ijuelli  che  hanno  proi 
funtuofmenfe  uoluto  preueder  le  cofe  pif 
ture,pofli  ne  la  quarta  lolgia,  la  pena 
de  juali  ^  dhauer  il  uifo  t  la  gola  inftei 
me  uolto  al  contrario  uerfc  le  reni,  e  co  fi 
per  effer  lor  tolto  il  ueder  inanl^,  ueni 
gano  in  dietro,  E  tra  cofloro  finge  hauer 
ueduto  Manto  T ciana,  da  la<jualmoflra, 
in  perfcna  di  Virgilio,  hauer  origine  la 
città  di  Mantoua  ,  DI  nuoua  ptna 
mi  conuien  fir  utrfi,\\auendo  il  poeta  a, 
trattar  di  nuoua  jjetie  di  peccatori,  e' 
rjecejjario  chi  li  conuenga ,  come  dice, 
fir  uerft ,  necjuali  tratti  di  nuoua  pe', 
ria,  douendoft  ogni  uitio  fecondo  la  jùa 
egualità  e grauita  punire  con  propria  e  co 
degna  pena,  E  che  dia  materia  aluen'^ 
iefmo  canto  DE  la  prima  can^n,  ciò 
r^Df  laprima  cantica,CHède  fcmmfrf^ 


j    iJiHiQ  accorrer  de  laf^a  defimaia  coniitme.  Ma  come  efp  fu9 


C  A  N  T  O,  XX. 

MÌtit  iifcff(fiu  laffoy  giù  ne  la  hlgU  in  /oro,  r  confccj^f ni f mefite fh  uicinO  afe,  affayue  ci^fcu 
)ìo  (jJÌY  mirabilmente  trauolto  dal  mento  A  L  jfrimpio  del  ca/fc,  do  è ,  Alf  rinci^io  del f etto,  Jfey^ 
àe  il  Kolto  era  tornato  da  le  reni,  e  fer  effer  lor  tolto  il  ueder  dinanl^  conueniua^che  efft  uenijpi 
Yo  in  dietro .  A  dun(jue,  fc  opun  di  coftoYO  era  trauolto  dal  mento  al  jfrinqio  del  jfeUo,  la  gola, 
che  uifn  ad  (jjcr  in  me^  tra  (juefli  due  efìremi,  era  infieme  col  uifo  torta,  e  uolta  al  contrario . 
FOy/f  \erfìr^  già  di  farlafia,  Sonfi  ueduii  de  faraletichi,  ne  ^uali  haptuto  tanto  la  irtfirrr.ita, 
che  gliha  trauolti  infirma  il  collo,  che  hanno  guardato  in  trauerfc,  ma  mn  che  mai  fifa  ueduto 
ihi  hahhia guardato  in  dietro,come  ilpeta  finge  di  cofioro^CndeegliJìeffi  dice^non  hauerkmai 
uedkto,  ne  amora  credere  che  fa  j^ofptile  a  uederlo  • 


Se  Dio  il  Ufcì  Lettor  prender  frutto 
Di  tua  lettwne  *jhor  penfa  per  te  flejfoj 
Comio  potea  tener  lo  uifo  afciutto  ; 
Q^uando  la  noftra  imagme  da  prejfò 
Vidi  fi  torta  j  chel  pianto  de  fiocchi 
Le  natiche  hagnaua  per  lo  fiffo . 
Cert  '  io  piangea  poggiato  ad  un  de  rocchi 
Del  duro  fcoglw  fi  ^  che  la  mia  fcorta 
Mi  J/Jjf;  hncor  fci  tu  de  gUaìtri  [ciocchi 
Qui  uiue  la  pietà ,  quando  e  ben  morta  ♦ 
Chi  è  più  fcelerato  che  colui  j 
Chal  giudicio  diuin  paffion  porta  ! 
VriTjji  la  tefta ,  driTjji  ;  e  ucdi  a  cui 
Saperfe  a  gliocchi  de  Thehan  la  terra  y 
Vcrchc  gridauan  tutti  ^  Dowe  rui 
hmphiaraoìperche  lafci  la  guerra  i 
E  non  refìo  di  ruinar  a  uatle 
Tin  a  Minos ,  che  ciafchiduno  afferra  ♦ 
M/M,  che  ha  fiitto petto  de  le  f^aUex 
Perche  uoUe  ueder  troppo  dauante  5 
Di  rietro guarda  3  e  fii  ritrofo  caUe  ♦ 


lì  frutto  che  fuo  f  render  _  iHettore  di  (jue^^ 
fia]ùaletime  f  e  lammaffr amento  di 
non  lafiarf  incorrer  rtluiiio  che  (jui  fi 
funifce^lmjf  ero,  che  il  freueder  le  cefi 
jiiture fijfetta  fclam.ente  a  ViOjiljual  ha 
finafrincifio  ueàuiol  tutto.  Et  il  uoUrft 
in  (jueflo  agua^Ànr  a  lui,  e-  fmm.a  p  o{ 
funtione,     cifrale fvr"^  de  mortali,  i^ 
jualifer  m^olie  uie,  e  ffetìalmente  czn 
[aiuto  dalcun  Demonio,  fi prjìitiof  men 
te,  cornee  afferma  S  .  Thom.  infccfcc,  fin 
gegnano  di  uenir  in  tal  cognitione  .  h^.a. 
j^erche  Dante  fi  moueffe  a  fiefk  ufdendo 
in  coftoro  lanofìra  imagine  fi  torta,  chel 
fiantù  de  gliocchi  hagnaua  loro  le  farti  di 
dietro  fgnifica,  chel  fcvfc,  feria  firn  imii 
ferjiua  e  corta  ueduta,  non  giudica [ìnon 
le  cofe  fyefcnti,  0  foco  dijìanti,  e  tjuelle  (è 
€ondo  lui,il(jual  fi  lafcia  legitrmtnte  traf 
fortar  da  le  fa/foni  fcn"^  confderar  fc  a 
ragione,  0  torto  fi  moue ,  Ma  Virg  .  in  i 
tejo  fer  effa  ragione,  lo  rifrende  dimoi 
fÌYdindolij^chel  m.ouerfi  a  fieta  di  gufilo j 


he  Dio  ha  giufmenf  e  giudicato,  e  firn 
vna  fcflerate^,  ferche  non  ^ altro,  che oprfi algiudicio  e  uoler fuo.  Onde  dice,  QV i  uiue  la 
fieta  ijuando  e  len  morta,  che  tanto  uien  a  dire,  cjuanfo  che  in  Inf .  non  uiue  fieta,  fer  che  i  u)A 
ui  uiueno,  e  non  i  morti,  KfX  in  Inf,  e  fclamente giuftitia  e  non  fieta,  C  nde  di  fcfra  rei  ttr^  can 
io,  Mifcricordia  e giufiitia glidifidegna  .  DRi^^  la  tefla  dri^"^.  Come  nd  xiiij.  canto  dicémo, 
quando  trattamm.o  di  Cafaneo,  Anfiarao  jii  uno  dt  fcUe  regi  che  andaron  a  ìajpdio  di  Thfhefer 
recuferarìl  repo  a  Polinice  genero  d' Adafiro  Re  degli  Argiui,  che  da  Eteocle  fratello  deffo  lOi 
linice gliera  occufato  .  ìlcjual  Anfiarao,  fecondo  Quid,  nel  \iiif,  hauendo  fieueduto  che  in  tal 
tj^editlone  doueaferirf,  fcfcofc  fer  non  andarui,  e  fio  ad  Erifile  fua  jj?ofa  fece  noto  iÌà<ogo,  m 
Argia f^:ifi  di  Volinxte  éefiderando  lejfeditione  del  marito,  corrufe  con  doni  la  infida  Enfile,  fi.i 
che  trovato  A  nfiarao,  anào  con  glialtri  Argiui  in  tal  ej^editione^  e  giunto  a  ihele,  ne  la  frima 
lattaglia  fc gliaferf  la  terra  fctto  inghioiillo.  Onde  il  petti  finge  che  rouinaffi  fin  in  \rf .  e 
ihe  hora  da  Mirg.  li  fa  in  jueflo  luogo  iraglialln  inlouini  mofirato  iicenio  Dri^^  driz^  la  te 


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Firenze. 

Postillati  16 


I 


INFERNO 

pycWct^^r  quello  chffm^rua,  Utmeua  china,  E  Veli  a  cut,  E  Ufll  a  chkerfc  U  ter^ 

^  citello,  che  h  ueier  n^n/.J^eU^ua  a  loro,  hora  guardino  in  dietro,  Onle  dice,  che/ILll 
cde,c..  ..Torto  fcnuero,  Non  efendo  proceduto  f  la  retta  uia,che  ra^ioneuolmee  doueatn7 


Vedi  Tlrcfia^chf  muto  fimhìme. 
Quando  di  mafchio  fimina  dìucnne 
Cangmdoji  le  membra  tutte  quante  : 
E  ^rìma  poi  ribatter  le  conuennt 
Li  due  fermenti  auoìti  con  la  uerga  j 
Che  rihauejfele  mafchili  penne , 
Arunta  è  quel,  che  al  uentre  [e  gliatterga 
Che  ne  monti  di  Lunijdoue  ronca 
Lo  Carrarefi ,  che  di  fitto  alberga 

Hebhe  tra  bianchi  marmi  la  Spelonca 
Ver  jita  dimora  tonde  a  guardar  le  jìeUe , 
E/  mar  non  gliera  la  ueduta  troncai 

E  quella,  che  ricopre  le  mammelle, 
Che  tu  non  uedi,  con  le  treccie  fciolte^ 
"Et  ha  di  la  ogni  pìlofa  pelle  * 

Manto  fii<  che  cerco  per  terre  molte 
Vofciafipofila,doue  nacquiot 
Onde  un  poco  mi  piare,  che  mafcolte , 

Tofaa  chel  padre  fuo  df  uita  ufcio, 
E  uenne  ferua  la  città  di  Fiacco 
Q^uejlagran  tempo  per  lo  mondo  gio. 


TÌYefta,fÙTheUno,f  fecondo  Ouid.nel 
ter'^,  f  affando  un  difer  certa  fdua,  haH 
te-  con  la  ueyga  due  fermenti  che  uideim 
fieme  ejfer  auolti,  efer  (juefto  ii  mafchil 
diuenne  jtmina.  Tornato  pi  dopo  fue 
anni  unaltra  uolta  perla  mede/ima  [di 
Ka,  ifouo  nelmedefmo  luogo  li  due  feri 
j^erttifur  ancor  auolfi,  icjuali  unaltya  mi 
ta  con  U  ueyga  hattuti,  ritorno  mafchio, 
offendo  poi,  per  hauer  e  luno  e  /altro  fcfi 
fc  prouafo,eleUo  giudice  tra  Gioue  e  Giù 
none,  in  chififfe  maggior  appetito  ^  in 
citamenfo  nel  coito,  0  nel  mafhio,o  ne 
lafèmina,  Tirefta  pronuntio ,  e  yettamé 
te,  ne  la  ftmina  ejfey  maggior  libidine, di 
che  tanfo  ne  fi{  inimico,  a  Giunone,  che 
li  folfe  il  lume  de g!iocchi,ma  Gioue  lo  ri', 
fioro  con  darli  furilo  de  la  mente  in  feri 
ma,  chepreuedeua  le  cofè  fìitur e,  perche 
iraglindouiniè-  dal  poeta  pofìo  in  ijuffìo 
luogo  ,    ARunfa  è-  cjuei.  Dopo  Tirei 
fia  ueniua  Arunfa,  il cjuale, perche  uoli 
geual  tergo,  ciò  ^,  le  reni,  infieme  col 
uolto  al  uentre  di  Tire  fa  dice, che  f( gliat 


rin^uifcno  quelli  d^  carrara  terràp^a  le  O^e^r^^^^  ""7^'  '''^'"^  '^''t' 
candidi  e  molto  duri  Cr..^    ''^^^^''/fr'''^^'^^^  marmi,che  per  effer 

X^^^^^^  H.g,.^..y.,  coflujer  hL 

fnsdemoreuTlZ^^^^^^ 

 •      V -      '  fwrarum,^  monituf  erratis  in  aere  penne 


lede 


CANTO.      XX*  -  r  T  f  f 

Uc  Jii  B,J,  fenhf  a  lui  er.  dedUat,,  efjlnh  di  c^uS.  Dio,  E  ia  ^li  Athmefi  caut.t, 
cye^ntf  che  occur^to  Uurua  m  Thde  la  imnmJe,  ef^tiajfer  fffi  AtUni^f  U  citta  tnhufma, 
lITenh  moml fadre,  c^ndo  uaganio rxo/fi/.f/?,  KfT  uhimn.ertif  uenne  in  Wha  cue,fmn 
Jo\JÌY^.nel  X.  di  T  iterino  Dio  M  TeumfaYtOYi  Ochno,  altrimtm  Bi.Mor^  ilc^udfz\'.  U  città 
a  Manma,  f  co/i  U  nmino  dal  nome  àe  U  rr^Yi,     D^rJr  imo fÌYa  eh f  SJiYg.in  ciuel  luo'. 

•0,  PeY  oYr^Y  il  fu.  ^om.,  'SiafP  Uf^huUf^,  ^  ^  ^'^'iT'        ''''  ^'  ''T'' 

WufdYfYno  in  fine  de  la  difcYiUionf  di  cfuella,  che  in  ferfcna  di  lui  dira,  Vno  tajfmo  la  umta 
ftn'^  Yiun^gna,  ofYodiyfc  tu  odi^imai  originar  altrimfnii  la  mia  terra  • 


S«Ji  tn  ItciI/4  heUa  giace  un  Uco 
A  pie  de  Uìfe ,  che  ferra  la  Magna 

^oura  "Xiraìlì'^fir  ha  nome  ?>enaco^ 

Ver  mille  fónti  credo ,  e  p/w  fi  bagna 
tra  Garda^  e  Vaìdìmon'ica  Vennino 
Ve  lacqua ,  che  nel  detto  Ugo  Jìctgna , 

Luogo  e  nel  mezp  la  doucl  Trentino 
Fajlore^e  quel  di  t^refcia.el  Veronefi 
Segnar  foria  *Je  fiffe  quel  camino  ♦ 

Siede  Pefchiera  hello  e  fòrte  arnefe 
Va  fronteggiar  Brefciani  e  V^ergamcfchi  ^ 
Oue  la  riua  intorno  p/w  difcjfe  ♦ 

lui  conuien  che  tuttoquato  cafchi, 
Ciò  che  in  grembo  a  Benaco  jìar  non  po 
B  fhjfi  fiume  giù  pe  uerdi  pafchi , 

To/?o  che  lacqua  a  correr  mette  co  5 
No«  pm  Benacojma  Uentio  fi  chiami 
fin  a  Gouerno  ,  doue  cade  in  Po  ♦ 

l^on  molto  ha  corfo^che  troua  una  lama^ 
Ke  laqual  fi  dijìende^  e  la  impaluda*^ 
Efuol  di  fiate  talhor  ejjcr  grama  ^ 


Vohnh  lefcriufY  loripnf  Ji  l/.<mtoua 
fatyia  di  Virg.  e  cjueEa  dimcJiYare  fjfr 
froceduta  da  la  djfcfiior,f  del  fio,  uien 
in  feYfcna  df/fc  \iYg.a  defcyiueY  il  l^'^O 
ii  BenaiOy  cof  detto  da  gliantichi  ferito 
YÌ^ho^ginoYrìinafo  iliaco  di  Cf-rda  da 
una  ifYYa  di  (juejìo  n:.Yre  pjìa  (jKpf  al 
frincipo  deffc  lago  da  taf  arte  uerfc  Ve  ; 
tona, perche  da  cjufUo,  corrt  uedrerro^ra 
fce  la  dij^ofuìone  di  tal  fio  .  Qi^efo  la} 
go  aduncjue,  è  fojìo  irai  VeYor.eJc,  il  BYf 
fciano,  C7  1/  Tremino  a  le  Yadid  de  rron 
ti  comjfYef  dal  contado  di  TiVo/o  dal jfce^ 
ta  detto  TiraHijfqra  deljuale  fcnofoi  le 
alti(fn:e  alficìe  fcYYano,  corr^e  diceja 
lAagna  diuidendola  da  Italia  .  Ua  (jt.ef 
fio  lago  di  lurgì  el^  xxx^^i,  miglia,  e 
doue  è'fiulaYgo  xvi.  f  doue  trevo  \i* 
Continua  la  fua  lunghe a  le  Yadici  du 
no  de  detti  monti,  da  cjuelli  del  faefc  noi 
minato  Vennino,  oue  fcno  Idlilfmi  zj* 
amenijpwi giaYdini  di  cedYi,  rigati  da  in 
finiti  lin'ijfidiff  mi  finti,  le  cui  ac<^ue,  da 


QaYdaa  V aldinr-onica  ualle  nel  ^re^ciai- 
fio,  caJ.on  efugnon  nel  detto  lagò,  E  jul  fatti  gli  f0t  ori  ingannati  del  coYYOtlo  efilfc  tefto,  fa 
cuitando  lun  UUyo,  Unno  fYefc  grande  errore,  fer  hauer  intefo  Valcamonica  UfUe  nd  Pagan  a 
fco  lontana  da  ijuefto  lagofiu  di  fx,  mi^.ict,  pr  Valdimoniu  ualle  nel  BYefciano,  che  ccnfnafi.l 
Mo  lago  da  la  ^aYte  difcfYa,  Cofi  detta  da  una  te)  Ya  jfcjla  ne  la  ualle,  che  Monica  f  dorranda, 
<ome  ^aldifMio  chefcguita  dietro  a  cjuefa,  e-  denon.inaia  fmilm.eKie  da  una  terYa  j^offa  in  c^uel 
la,  che  sabbio  ft  domanda,  Auenga,  the  yalmonica,e  mn  Valdimonica  jfer  cOYYuttela  fa  hzggi 
da  molti  detta,  E  cof  hanno  intefo  Afennino  m.onte,  (he  diuidefeY  lo  lungo  tutta  Italia,  jfeY  Veni 
nino  che  hahhiamo  difqra  detto,  fcn-^  confideraYe,  che  le  accjue  che  cadono  da  lafmjha  ccfìa  de 
Iffue  al^l,  uanno  tutte  fn  a  Rauenna  a  caggeY  nfl fiume  di  To,  comlathifn.o  ueàtto  leì  >\ijart 
io,  e  non  in  (juffxola^o,  ancora  che  da  f.{ella  farte  lifìia,  ma  tanfo  da  lontano,  c^uarJo  r  da  luf 
nealaltre  di  (\iiefìt  due  diueYfc  alfi .  Ordina  adunque  cofl  teflo,  Vennino  f  Ugna  tra  CaYdé 
*  SaUimmu  de  lac^ua^che  jr^y  mille,  credo,  e {iu finti  ftagna  nel  dm  lago .  S./jrVnro  #r 


INFERNO 

gfinlifirmt  fnfuntbne  il  uder  alterar  m  iffto.  Ma  nw  minor  ifnirdniia  crfìiamo  eh  f,a  iU 
Urferfcutrar  in  uno  errore,  ej^mdmente  ^uanJa  fi  conofce  tanto  mamfiflo  e  chiaro,  de  non  uè- 
contradimne,  come  di  ^uejìo  e  di  molti  altri  fi  fuo  ueiere .  l  Vogo  è  nelme^  la,  huel  Iren 
Tn   W''  ''''         '^'^"l'O'ghez^  a  ^uefto  lago  ^  contenuta  tra  Pefchiera  «, 

fleUo  nel  Veronefepur  a  riua  U  lap,  e  Rìm  di  Trento,  er  in  me^  apunto,  furfula  riua,  ,m 
co  lontano  da  Malfcfcne,  efer  contra  ad  una  ifcletia  ietta  S.  Giorgio,  è-  un  Ìuo0o,che  uoharmen 
te  fi  chiama  Termellon,  er  è- per  corrono  uocaholo,  Imptro  che  Terminon  da  termino  uuotefer 
detto,  perche  tjuiui  termina  e  confina  il  Brefciano  er  il  Trentino,  E  perche  tutta  lacaua  del  lac% 
e- de  la  diogef,  e giuriditione  Meronefe,  pero  ^uiui  il  Veronefe  uien  medeftmamente  ancor  a  tir) 
minare .  Adun<jue,  perche  in  iure  Canmco  è  diffintto,  che  'ioni  Vefcouo  può  fclamente  fconar  e 
'''"'f'"'^ru*f'^g'f''mnpiuoltre,per'o  dice,chelpaftor  Trentino,  ciuel  di  Brercia,tFilV, 
rone,c.fc)rfe  f,el  carmno,poria fino  a  .juefio  Ugofignare  .    Slede  Pelihiera,  Pefchiera  è-  U 
lo  e  firte^rnefi,perelfircalìel  munito  di  molte  belle  e  jirti  torri.  Arnefi  fino  le  Uilie  de  U 
cala  de  leniuali  eHa  ne  uien  ad  efcr  ornata,  come,  per  fimilitudine,  il  poeta  uuol  infirire,che  autl 
paefiera  ornato  di  ^uefio  cafiAo    D A  fi'Ontegg.ar ,  ciò  ^  ,  Da  contrafiar  Brefiiani  e  BergL 

font  flf'  ■  ''^'rrt  ^'  1"'!^'  ^"'f'f'"'  E         f         ripa,  daLal 

rc.nenutolago,.pMa  che  in  altro  luogo.  Onde  dice,  Ouela  riua  intano  liildfic/lfc, 
gu,t  ,  c.e  lacjuafcpraion  J,nte  che  nonpuo/iar  nel  lago,  efce  tutta  da  ctuefta  parte,  e  fi^jL 
uerJipafihi  fiume,  ll^.alfitofio  ch.fce  de  lago,  ecomtnciJa  correre.  L  e   ice,  Tofi  iSl 
'alZlZ  :     7  ^'  T       ^-/^^'"■-'f'"  -  fino  a  Co  J 

>c..    de  la  prefinte  cantica  in perfina  d,  Bocca  de gliA^L  trattando  delpo{^  d  .i.aZ  nel 

del'-ìu-.l  ueftofiumefipaludeintornoaMantouai  E  chiamala  lama  per  la  fimilitudin  cor> 

r  IZ  l'  ^'""^'"^"  f'"''f"'^'>ri''rnome,  chiamala uaRe  ancora  Ucca,  Seno  , 
Orernl^  come  chiaramente  uedremo  nel  preallegato  luogo  delvurg.  Uon  ha  adunaue  Sol 

finde,  E  impaluda,  CIO  e-,  Ene/npalude,  EfuAtalhora  di  fiate  ESfir  grama  ElTerU  1 
ciua,  emalfttna, perche  da  aueSa  Tr  .a..,'  i        ■     t  a  l'S"""''i'^ll'J"W>^* 

I         i     nV    '^"^' 'fr''^''^'^'^'' letale  flaoiane, certi  froO^^ 
generano  alcuna  tolta fefiifiri  e  mortali/fimi  mork  .  ^        ^  "  ^  ' 


Qjcindi  ^affando  la  ucraine  cruda 
Vide  terra  nel  me^p  del  pantano 
Sen^a  cultura,  t  dhahitantì  ignuda, 

Lfjer  fiiggir  ogni  confirtìo  humano, 
^.Jìette  co  fitoi  ferui  a  fiir  fiie  arti 

^  u,fe  ^euikjahfi,ocorpo  uano, 

Clèuam,mpo,,che  intorno  erano  (hartt 
Saccolfero  a  quel  luogo ,  chera  fi>rte  ' 
P«r  lo  pantan,ée  hauea  da  tutte  partì 


Vien  ultimamente  a  iìmojlrare ,  come 
f  affando  Manto,  dopo  molli  paefi  cercati; 
da  (juejìa  palude,  che  da  lacaua  del  detti 
lago  hauea  origine,  e  ueiendo  terra  in 
me^  di  cfUfUajh'^  effcr  calliuata,  e  nu 
iaeuota  dhatitatori,  giudicandola  atta 
'fuoiincantefmi,  fi  firma  auiui  co  feri 
ni,  oue  ultimamente  morenid,  i  circunt 
Micini  al  luogo  uifadunarc,  e  ufggenioh 
prie  iifito,i(r  ejjfir  cinuniato  dal  fa 


T\4 


C  A  N  T 

ter  U  citta  foum  quelloffa  morte  ^ 
E  pfr  coìe'h  che  il  loco  frìma  elejfcy 
Uantoa  lapfeìlar  fenT^dtra  forte . 

Cia  fir  le  genti  fue  dentro  fiu  J^ejfe) 
Trima  che  U  mdttìa  de  Cafalod't 
Va  Vìnamonte  inganno  riceueffc  ♦ 

Vero  tifjcnnojche  je  tu  mai  odi 
Originar  la  mia  terra  altrimenù  ; 
La  ucrita  nuUa  menT^ogna  frodi 


tano  ie  UfaìuJe,  ut  elificaro  la  citta y  t 
dal  nome  <ìi  hi,  chf  j^rima  h^ueua  fitto 
elettione  iflluogojanominaron  Mdns 
toa,  SEn'^ltra  forte,  Verche  gliantichi, 
eiificafo  che  haueamla  città,  le  clduanol 
nome  a  forte,  o  uermente  da  ^uahhe  ai4 
gurio,  come  in  Tito  liu,  di  Roma,  Et  ap 
fre/fodi  Varrone  Athenef  U^ge,  CU 
fiirle  genti  fue,  Vuol  fer^  certa  hijìoYÌa 
dimojìraYe,  che  (juejìa  citici  era  fiata  ah 


tre  uolte  molto  fiufofolata  Ji  ciueUo,  cheu  aHhord,  E  Ihiftoria  dicavo  effer  (juffia,  che  hauenio  i 
conti  di  Cafalodi,  CafieHo  nel  Brefciano,  occupato  in  Mantoua  la  tirannide,  Vinamonte  de  Buna 
cofp,  nohile  di  ijueUalcitià,  conofcendo glialtri  nolili  ejfer  molto  odiofi  rf/fef o/o,  ferfuafe  fgacef 
mente  al  Confe  Allerto  Cafalodi,  che  allhora  reggeua  in  aueìla,  che  doueffc  fer  juahhe  temp  ri 
legare  ne  le  uiàne  cafìella  alcuni  genfiihuomini,  de  cjuali  egli  più  ft  dulhitaua  difoter  fj]^  Y  imf 
fedito  a  ijuello,  che  intendeua  di  uoler fkre  afffYmandc,  (juefta  ejpr  la  uia  da  fiyfi  f(Y[m]re  il 
fofolo  leniuoh  V  offetjuente.  la(]ual  cofa  mandata  ad  effetio,  Vìnamonte  ^^Ucaiolfofolo  efàuoi 
fcb  amico,  tolfc,  col  fiuor  di  quello,  la  Signoria  a  Cafhdi,  e  mifc  a  pi  di  jfada  cjuaft  ■  tutti  gliaì^, 
tri  notili  chetano  rimaft  ne  U  ciuà,  ^  abirugio  le  cafc  loro,  e  quelli  che  da  tanto  infirtuniop^ 
ieron  campare,  andaron  in  perjfetitOfffdiotalmaiU,  che  la  citt^  in  gran  parte  defclafa. 

Onde  dice,  che  prima  che  la  matiia  e  ftolfitia  de  Caf^hdi  riceueffe  inganno  da  Pinamonte, dando 
fide  a  fuoi  fraudolenti  confgli,le  genti  di  ciuella  dtid  fi,ron  dentro  già  più  ffffp  in  numero  di 
quello  chera  allhora  .  VEro  taffenno,  Dim^fira  Virg.  a  Dante  lorigine  di  Mantoua  fua  terra, 
a  ciò  che  fc  loie  mai  0?.iginare,  cioè',  darle  altra  origine ,  o principio,  NW Ha men^gna,  Nfjfm 
mendacio  FRoJi,  ciò  ^,  defraudici  inganni  la  ueyita  . 


E/  /o;  Maeffro  ^  t  tuoi  ragionamenti 
Hi  fon  ft  certi  j  e  f)rendon  ft  mia  fède; 
Che  glidtri  mi  farian  carboni  fluenti  ^ 

Ula  dimmi  de  la  gente ,  che  procede  5 
Se  tu  ne  uedi  alcun  degno  di  notax 
Che  folo  a  ào  la  mia  mente  rifiede  ♦ 

hUhor  mi  diffc  ^  Cluel,  che  da  la  gota 
Verge  la  barba  in  fu  le  frolle  brune  ; 
¥u*y  quando  Grecia  fu  di  mafchi  uota 

Si  3  che  a  pena  rimafer  per  le  cune^ 
Augure  ^  e  diedel  punto  con  Calcanta 
In  hulidc  a  tagliar  la  prima  fune. 

Euripik  hebhe  nome  ;  e  cefil  canta 
Làlta  mia  tragedia  in  alcun  loco  t 
Ben  lo  fai  tu  *ychc  la  fai'%tta  quc<.nta* 


[a  prima  fune,  f  far  uela,  nel  porto  d'Au 
lidt  di  ^etji,  ijuando  Creda,  per  andar  a  laffedio  di  Troia,  fù  fi  uota  di  mafchi,  che  a  pena  rii 
mafcropeile  cune  iixc\o\i  fanciulli,  cherano  ala  guerra  iy.hahili,  come  uuolinfrire.  l^ehfe, 
iice^  norne  Empilh  E  co/t  io  (.anta  t  nominain  M  luogo  LAlta  mia  tragedia, Ulta  mia  Enriu 


A  ccetta  Vante per  cofa  certa,  e  frefia  in 
duttitataf:  de  ale  parole  di  Vir^.  perche 
tjuefio  de  fnr  m  tutti  i  cafi  fmfre  il  difei 
polo  uerfo  del  huon  precettore ,  Mrf  lo  ri^ 
cerca,  che  fc  de glialtri  che  uede  proceder 
per  la  holgia  uene-  alcuno  degno  da  effr 
notato,  the  glie  lo  della  dire,  perche  la 
mente  ftta'Rìfiedf,  ciò  e",  anchora  torna 
tìftrire  t!T  af^ira pura  cjue fio, ef fendo  U 
cognitione  de  f  articolari  propria  del  fini 
jc .  Allhor  mi  dijfe,  Rijfonde  MirgiL 
che  cjuel  che  porge  da  la  gota  la  larla  fu 
le JfaSe  hrune,  E  i^Uffio  e'  il  cjuarto'n  o^, 
do,  in  dimofirar  che  haueua  uolto  il  tufi 
al  contrarie,  fii  augure,  e  diedel puto  con 
Calcanta,  augure  arrcoya  egli,  a  tagliar 


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Postillati  16 


r  N  F  E  R  N  0 

iéi  idmf  ^ttatn  tragico  pile  yf^ufnflfcconh  dice,  Skjpfìift  SuYyfìluYnfcitatum  Ovacuta  PÌìCtti 
Mictimur,  ifcj;  ajytu  hfc  frijìltia  dieta  Yrfòrteit .  HurifUe  adun^jue  Greco,  infeme  con  Calcari 
la  augure  TroittMO,  e  mandato  da  Priamo  in  Delfi  a  loracolo  d'ApoHine  a  fqer  che  fine  doueuM 
hauer  la  guerra,  chefègliapparecchiaua  da  Greci,  comfciuio  che  Troia  douea  perire,  procuro  de 
la  propria  falute,  tsr  accofiofpa  Greci,  i^uali  ejfendo  tutti  fallii  fu  le  naui  nel  porto  d'Aulìde,  oue 
erano  adunate  per  andar  a  Troia,  diedfl  punto,  nel(]ual,per  hautr  jtlice  nauigatione,  doueanq 
tagliar  la  prima  fime,che  teneua  lancora  de  la  naue  capitana  per  fir  infeme  con  tutte  laltr*  uela, 

Q^WfMro,  che  ne  fianchi  e  coft  pco^  ÌAichele  ScoUo  fu  diScotia,  E  dlceelpf 

Michele  Scotto  fu  $  che  uermente  fiP^^^  ne  fianchi,  rijfeuo  a  hreui  e  fchiet 
De  le  maliche  Me  feppel  gioco ,  ^^^^^h  chf  non  fdamente  gli  Scoffifi^ 

Vedi  Guido  Monatti t  uedi  Afdente;  "^'SJ'  Inghdefi,  umenghi,  e  Fran^, 

Che  hauer  intejo  al  cuoio  6^  a  lo  IhM  ff^^noaRhora  Vualtempo  diVedm 

Uora  uorrehhe\  ma  tardi  fi  pente .  ^'/j''^''  '^ì''^  dicano  hauer predetto. 

Vedi  le  trifte^he  lafaaron  chedoueamorirau^^^^^ 

T  n.  1      iCr      c    r  ■  r  ■  Jt  pi  mummie  inftm3  in  unu  uiU<t  ii 

UjPoh,  d  fifa  ;  e  ^cerf,  ,nd,ume  :  p       ,  ^-^^J^  j^,  „ 

fcar  malie  con  herbe  e  con  imago ,  i„,,f,  r„mimrfc  rmn^la,  e  cofmoUt 

Ma  menne  homai  t  che  già  tien  d  confine  scotto  haun  «juiuoMol  nome,  in 
TiambeJue  f.'themijferi  ;  e  tocca  landa  quella  fi  morì .  Preuiif,  dicano, /ìmiìf 

Sotto  Sibilia  Cam,  e  le  (pine,  mente  la  fropria  morte  haker  a  proceder 

E  già  hìernotte  fu  la  luna  tonda'.  f  i'óal  fuffè  di  cerio  fefi,  e  ci/ì  fi,  efcn 

Ben  tcn  de  ricordar  ;  che  non  ti  noc(^ut  io  in  chieft  a  capo  fcofnio  perrenerir  ti 
Alcuna  udita  per  la  felua  fónda,  corpo  di  chrijìo .  Soggiungono  di  lui  co 

Si  mi  parlaua  5  &  andauamo  intrccque .         fiincrediUe,  chefin^a  fir  alcun  prepaf 

ramento,  ionuilaua  a limprouifc  numera 
grmie  dtperfcne,foi  cojlringem  in  un  momento  gUfiiriii  a  portar  le  uiuande  apparecchiate  ,n  di 
uerfi  e  lonlanpaefi .  Guido  Bomttifù  da  forli  ecceller,,  fmo  ajìrologo,  er  in  afìr^o^ia  cmm 
[t  un  libro  moltofìmato  ancora  da  tutti  <juelli  che  di  lafarle  fnnno  projluione .  fu  in  Lnde  egi 
mafione  afpre^c  del  Conte  Guido  da  Monte  filtro /ig„or  di  Forti,  llqual  non  andaua  mi  in  kL 
glt^l<nonalhoradmlidalui,ecofierafemprefuperioralinimico.  Afiente  dicano  che  fi,  da 
Farm,  e  che^ceuafcarpe  e  hen  che  fiffe  fen^^  dottrina,  datofi  a  larte  de  lo  indouinare,  fredilfe 
mlle.cofe  e/JretialmentelarottadifederigocheraalafPdio  diV<,rma.  V£di  le  trilìe.Per  L 
jìe  intende  tutte  quelle  fimine,  cheper  darfi  e  le  malie  ^  allineanti,  che  fifinno  cmunemìnte 
Me  e  conm.gini  di  cera  o  daltro.fctto  certe  cojìellationi,haueano  lafciato  i  lorofimimli  efi 
fcratu,  come  il  cucire,  teJPre  e  filare      MA  uienne  homai,  V fa  defcrjme  di  tempo  dim^firln 

rZ/Ti  .  STI  ^^^"a  tonante, ^cfual  creolo  'e  termino  tra  luno  e  Litro  hemiifirio,  e  toc 
C.U.  Ind.  Otto  9,^^^,  cn  ^,S,  tuffi^.ua,  come  par  al  uulgo.nel  mar  doccidete,  hifeLua  ch4 

luna,^inB<ori'fcpradelori^,,teorientale,peylo  j^atiodi  U  grad,,ercheTrnm  chela 
'''^^-/f''>f<'^^'i'^'lìiroppofita.lfcU,,f^^^^^^ 

P,che    da  ocadente  in  oriente,ogni  di  naturale  uerfclfcle per  lo  Lio  di  x,ù  iJLZ 


CANTO.  XX. 

loftuYaPucf,  e  eh  U  hm  ftt  in  offofiiione  o.lfcìe,a  la  [cruente  mftf  chfcefe  lì  cenilo  in  cerchio 
ter  Vlnf,fin  a  tutta  (jueftcì  Quarta  bolgia,  corfc  il  ie-mfo  dun  di  naturale,  nelijuatla  luna,  come 
haUiamo  detto,  fera  accojìafa  al  fole  fer  lo  jfafio  di  xii/\^adi,  Se  ejfa  luna  era  hora  giunta  a  hi 
fi^nte  occidentale,  Ufpgnaua  chel  fole,  ilc^ualnon gliera più  in  opjfofmne,fijjc  tanto plito  fcjfra 
iflori^nfe  ori(ntale,(juanfo  la  luna  in  un  di  naturale  fera  auoftato  a  lui,chera,  come  hahhiam^ 
if  ito, xiij. gradi.  E  fel  fcle  era  [dito  in  oriéfe  fcfra  de  lori^nte  xiy\gradi,era  lacrima  hora  del  di, 
mtc  non  finita,  comeuedremo  che  fura  nel  feguenfe  canto,  Oue  in  perfona  di  Malacoda  dice,  Hier 
fiu  oltre  cincjue  hore  che  cjufjìa  hotta  e  cet .  Venhe  a  compir  effa prima  hora,  il  fcle  haueua  ani 
cord  falir  due  gradi  per  giunger  a  x\,  toccandogliene  fanti  per  eia fcun  hora  nel  corfhchefk  da 
ùrlente^in  occidente,  e  da  occidente  in  oriente  in  xxiii^\hore,  per  li  ccclx.  gradi,ne<]ualiè  (dii 
Pinta  lottaua  sfera .  Sihilia  è'  noUle  citta  ne  Ifftreme  parti  de  la  Spagna,  onde  lo  fìretto,  per  hi 
ijualantra  hceano,  e  fi  ilnofiro  mediterraneo  mare,  che  ua  diuideniofìn  in  Soria  V  Afftica  da 
VEuropa,  e  denominato  U  (juella,  lo  ftreUo  di  Sihilia  .  Cain  e  le  Jfine  fcno  inteft  da  uolgai 
ri  per  cjuelle  omlre  che  fi  uedono  ne  la  luna,  perche  par  a  loro  che  fa  un  huomo  ilijual  hahlia  fu 
Iff^allf  un  ffcio  di  pruni,  cjtiflli  che  uoglion  dire,  che  jmificaua  ^  Dio .  £  Oia  hier  noUe,Se4 
guita  in  dir  ijuello,  che  hahhiamo  detto  di  fcfra,  eh  la  notte  dinanl^  la  luna  haueua  fkttol  tondo, 
e  che  Dante  fe  ne  de  hen  ricordare,  perche  la  fa  luce  non  li  nocf<e,  ma  ligiouo,come  uuol  inferi 
re,  (Quando ffmarri ne laVOnd do  h,  Vrofinda,frlta,  e ffeffa,  e  confccjuentemenfeofcurafcl 
ua,  come  d\ffe  a  principio  .  Impero  che  fe  Dante  non  haueua  fkuo  haiito  ne  la  uirtu,  perche  il 
fcle,  ciò  e'  il  lume  de  la  ^ratiapoteffe  co  feguire.  Non  haueua  ancora  fàuo  halito  nel  uith,  perche 
da  ìofcurifa  de  la  fclua,  m  è-,  da  ligmrantia  doueffe  del  tutto  ejfcr  ofpreffc .  Adun(jue,f(  no  uei 
ifua  propriamente  la  luceMfcle,  la  uedeua  almeno  per  refeffo  da  la  luna,non  ejpndo  la  luce  che 
■  uien  da  cjueda,  altro  che  lume  del  fole,  ilijual  per  yeffffc  ne  uien  da  lei,  chper  f  fteffa,  e  fcn'^l  fo 
U,  non  ha  ne  rende  lume  ne  luce .  ET  intYOc(jue,  Et  intanto,  (juelio  che  i  Latini  dicano.  Et  ini 
(erim,      inferea,  andauomOf^Simila  (juellQdel  ter'^  canto,  No»  lafciauam  landar perche  dicefi 
ft^  Et  ^,fcondo  chgliftejfc  r  frrifce  nel  primo  lik  de  la  fua  uolgar  elo(]uentia,uocahol  Fiorentina 
d^l fuo  tempo, oue  trattando  de  'idioma  de  Thofani  dice, che  i  Fiorentini  haueano  in  ufo  molte  uoh 
U  di  dire  cofa  fimila  (juefla,  Manichiamo  introc^ue,  ciò  e  ,Mangimo  intanto  nd  facciamo  altro* 

CANTO.  XXI. 

Cofi  il  fonti  In  ponte  altro  parUndo ,  Vefcriue  la  quinta  Ugia,ne  lacjual  fa 

Che  la  mia  comedia  cantar  non  cura,  no  puniti  ilarattieri  in  una  Mente  pece 

Venimmo  5  e  tenauamo  il  cclmo^,  quando  g^''^'''  da  gran  moltitudine  d\  Vemoi 

^            .        1.   i.u^^cm»^  marmati  duncim  e  0rafn, ter  far  che  Ita 

Renammo  p  r  ueder  Ultra  fiffura  ^^^^^^  ^.  .uena,eytandlvante  cpra 

D/  M.^6a/^eje  ^Mr/p;..^;  uamt  ieffaUgialuede  ueL^uehcemenUcor 

E  wdiU  mnahtlmme  ofcura .  ^  ^^^^^^^ ^.^^^  ^^^^^^  ^^^-^^  ^^^^^^ 

Q^uale  ne  I  hrj^nal  de  Vmmnt  ^^^.^     ^^pj ^^^./^ ^-^ 

Flotte  linuerno  la  tenace  pece     ^  Partito  poi,  virgjafia  Dante  nai 

A  ripalmar  li  legni  lor  non  fini  j  fcojìo  fui  colmo  del  ponte,  e  paffa  dal  altra 

Che  nautgar  non  ponno  ;  e  in  quella  uect  parte  di  ijuetlo,oue  affalito  da  gran  furia 

Chi  fa  fao  legno  nuouo*,e  chi  rijìoppa  deff  Demoni,  richiede  di  uoler  parlar  aà 

Le  cofìe  a  quel,  che  più  uìaggi  fèce^  un  di  loro,  dejuali  ftttof  inan'^  Malaca 

ai  ribatte  da  proda ,  e  chi  da  poppa  5  i<t,  Mirg.  li  dice  effcr  mofjc  da  uoler  dii 

Altri  fa  remi,  ^  altri  uoloe  fane^,  uino  per  guidar  Dante  e  pero ,  eh  0  deb 

Chiter^ttHfAo,^  mimon  rintoppa^,  t^l^fi^r andare, [erch  atta^tolorgoi 


INFERNO 


Tal  non  per  juoco ,  ma  per  diumane 
BoBia  la  giù  fi  una  pegola  Jpejjà, 
Che  inuifcaua  la  ripa  dogni  parte  ^ 

lo  uedea  lei  5  ma  non  uedea  in  effa 
Ma,  che  le  bolle ,  chel  bcUor  Uuaua^ 
E  gonfiar  tutta ,  e  rifider  compreffi  ♦ 


jf/zorf  MaUcocldyfn  deftjìer  glialtri  k 
limpreffj  e  Vir£,  chiama  Danfeafe^iU 
ijual  uemtOy  Malacoàa  dice  loro  non  jfoi 
ferfi più  oltre  faffar per  juello  Jcoglioy  jfff 
e/pr  rotio  torco pflo  che  pa/fa  fcpra  la  fè^ 
fia  holgia,  Mrf  che  uolenh  proceder  più 
oltre,  fc  ne  uaiinofu per  ijufBa  riua,  che 


Hf^T^IJirJl  C  ^      "''''P'^' ^''^'>»h'-hfandaMW  ter  quella  ma.Mai^^^^ 

*  £0«  .  mfo«  ,  .ly.rUi,  llf,e<a  rifigi,.  Irfayole  un.bra  u.uÀa  iette  in  finlieìfi 


CANTO  xxr* 

eo/f  anldnlo  VlfWif  mfonffy  eh  fra  dal  (juayfo  al  tjuirìf^^chf  fcfrajtaud  <f  ^wf/?rf  tjulrJa  lolgti, 
farlanio  alito,  iht  \a  fia  comeiia^feY  non  ejfer  cofe  molta  a  profofifo,  non  cura  canfarf,  \enf^ 
ro  e  tenfuanol  calmo,  Intendf  del  juinfo  fonte,  cjuando  Yejìayon  jfer  uedere  L  Altra  [effura,  ciò 
r-,  lalir<i  ualle  di  Maìehol^e  ,  chera  la  (juinta,  Uijual  fra  k  due  riff  eya  in  fvrma  dun  fijfc,  Et 
udiY,  come  uuol  inferire,  glialti  fianti  V  Aw/,  perche  in  Inf,  non  fon  giouare,  E  Vidila  mirahl 
mntf  ofcuray  VfYche  la  ueriia,  lacjual  ferfee-  fcmfre  chiara  ^  apparente,  nel  barattiere  uien  ad 
ejpr  ofcurata,  e  fatto  mille  fraudi  ricoperta .  qvale  ne  larfcnal,  BoEiua  nelfvndo  di  juefta  tot 
già  ima  tenace  e  ff^lJà  pece  ftmile  a  (jutHa,  che  lode  il  uerno,  (juando  non  fi  nauiga,  a  V inedia 
tie  VArfcnalf,  A  ^impalmar,  eia  è,  A  rinfrefcar  di  pece,  ftojfpa  e  chiodi  i  loro  non  fani  e  difitf 
tùft  legni,  a  ciò  che  poi  la  fiate  poffino  andar  a  uiaggio.  Ma  ijuiui  Mina  non  per  fuoco,  come  ne 
V  Arftnale,  MA  per  arte,  Ma  per  uirtu  diuina  talmente,  che  da  ogniuna  de  le  parti  inuefcaua  U 
ripa  de  la  hlgia  .  IO  uedea  lei,  ma  non  uedea  in  effa,  Vedea  la  pece  infiperficie,  ma  non  uedea 
^en{YO  in  ijUflla,  Verche  il  Barattiere  fi  p^o  len  uedere,  ma  non  la  fraude  che  ti  uuol  ufare,  che 
t^uejìafìa  nelfuo  fccreto,  MA  che  le  holle^  chiama  lolle  ijuel gonfiar  che  fa  lactjua  nel  hoflire,Ma 
rw  lacijua,  per  efpy  rara,  tali  hoUe  efcano  fuori  in  fuperficie,  (juello  che  ne  fon  fnr  ne^  la  pece,  per 
la  fua  denftta,  ma  gonfia,  come  dice,  tutta,  E  Rifteie,  Et  athafja  COmp  effa,  m  e-,  Tutta  in  ; 
fime  .  Q^ie^io  figmfica,  che  ijuarìftm<]ue  nonftpoffa  ilfecreto  dd  barattiere  pfrftttarr.entc  uelef 
re,  ne  conofcer  la  fraude  che  uuol  ufare,  fi  poco  come  fi  uedono  le  holle  fctto  de  la  pece,  Kondimei 
no,peYalcunefuoielìrinftche  dimofìrationi,  fi  può  molte  uolfe  conietturare  e  f^r  giuduio  de  la. 
ftia  fècretamalitìa,  come  per  il  g(^nfiar  de  la  pece  fi  giudica,  che  le  lolle  fieno  dentrù  di  quella, 
^uenga  che  non  paini ,  ne  fi  mojìrino  di  fuori  in  fuperficie  • 

mmre  la  giù  jìjàmcnte  mhaua^,       '  V^entre  che  Dante  [taua  chino  a  mirdr 

Lo  duca  mìo  dicendo  ^.Guarda  guarda y  p^^'  W'^y  ViV^./o  tiro  con  prei 
Mi  traffc  afe  dei  luozo  ,  douio  Ftaua  ,  fie^l^afc  diladoue  amirarejìam  di'. 
•    «rn  TL  f^v^^  cendo,  Guarda  Guarda,  ' Onde  dice,che^ 

Aìlhor  mi  uolU  *  come  Ihuom  ,  cui  tarda  r    n       r  t  i 

1         111'        '     c     '  0Ìt  h  uolto  tutto  fmarrito  per  ueder  (luel 

V,  ueder  quel  de  U  comien  fi^gg.re,  ILfiffè  ,nJ.Urmen'ech.  fkL, 
E  cu,  paur<,  fubua  fga^l-orda  ;  ,  ^^^^^  ^.  ^^^^^  .j,^^^^^ 

Che  per  ueder  non  miugml  prUrt  t  ^-^^  ^  ,5,.  ^^^^jj-^^-^  iifi<g^iYf,%  ad, 

E  uìit  dietro  a  noi  un  dmol  nero  f.til^uolfJdttctfauraSCoglkrio.óo 
Correndo  fu  per  lo  fcogUo  uenire ,  inifholifcf  e  leuali  i!  uigore,  come  ne 

Ahi  quanto  egli  era  ne  lajpetto  fiero  ^  U  cofc pauentoft  *  fimorofc  cjuaf  fcmpre 

B   quanto  mi  parea  ne  latto  acerbo  fuol  auenire,  CHe,  Et  ilcjuale  ancora, na 

Con  lale  aperte ,  e  foural  fie  leggiero  ♦  indugia  il  partir  per  uedere,  Tenhe  ^ua 

Lhomero  fuo,  cheta  acuto  e  fuperbo ,  ti<n<\ue  ueda  la  cagion  delfuo  temere,pet 

Carcaua  un  peccator  con  ambo  lanche  ;  ^^^fto  mn  tarda  pero  la  partita  .  Lacjual 
E  quei  tenea  de  pie  gremitol  nerbo.  cofa moralmente  fgnifica  ch^  ^ua^dol 

-*  o  y^^i^  ^  f^^^fQ „^    cojiderafione  dun 

ftitio,  fotreUe  leggiermente  lafciarft  contminay  la  quello,  f  non  fiffe  la  ragione,  che  conofcendo 
^uefio,  tirandolo  con pr^fleZ^  afe  ne  lo  rimoue,  E  cjufUo,  cOnfiderato,  mediante  effa  ragione, il 
fericolo,  tutto  de  la  paura  fi  fmarrifce  .  AHj  (Juanto  egli  era  ne  lajj:etto  fiero.  Tutto  ^uefìo  che 
Jice  del  diauolo  sha  da  intender  del  uiiio  conofciuto  da  lui .  E^  aduncjue  fiero  tST  acerbo,  perche 
fiuda  è' più  horrendo  et  ajpro  nafc^ndo  da  tjuedo  la  eterna  danaiione,ne  mai  ci  lafcia  recjuiare  fin 
jrt  tanto  che  haUiamo  fitti  in  lui  tal  hahito,  che  da  noi  non  lo  pofpamo/cn'^l  diuino  aiuto  rimoue 
Uj>  e'  (0»  lale  aj^erie^  e  leggiero  fcpral  j^ieje^  A  ^inotare^  (guanto  ad^ie  e  pronto'' fempre  fa  ai 

M  a 


INFERNO 

ociufctr  Jffuoi  lannoft  afjrUi  le  menti  di  co/oro,  che  melimtf  il  Jifcorfo  ie  U  yamnf,  Ja  lui  m 
ftfanlfaiere.  liiomerofuo,  cheya  acutoe  fuj^eyho,  Ucuta  tT' (ilta  fia  fiat^^  carcaua  COn 
mh  lanche,  Con  ogniuno  ie  àue ^ahniyunfeccmre,  E  quei,  ciò  e-^F.t  il diau:ìlo,  T Enea  are 
rnito.Teneua  ferrato  efiretto  il  nerh,  lljual  è  U  fatte  ie  la  ^^ha  fin  fittile  e  fin  mina  alfifif 


Del  noJlro  fonte ,  dijje ,  O  mdcbranche 
Ecco  uno  de  glmtian  di  finta  Tjta 
Mettetel  fitto  ;  ch'io  torno  fcr  anche 

A  quella  terra ,  che  ne  ben  firnita  : 
Ognihuom  uè  harattìcr,  fior  che  Eonturo: 
De/  no  fcr  li  denar  ni  fi  fi  ita  ♦ 

Ld  giù  il  butto  ^  e  per  lo  fiogUo  duro 
Si  uolfi  ;  e  mai  non  fi  maUino  [àdito 
Con  tanta  fretta  a  figuitar  lo  firo^ 

Quei  fittujjò  y  e  torno  fu  conuoltot 
Ma  i  demonj  che  del  ponte  hauean  coperchio^ 
Gridar  *  Qui  non  ha  luogo  il  finto  uolto  j 
Qj^i  ft  nuota  altrimenti  che  nel  Serchiot 
Peròjfe  tu  non  uuoi  de  noflri  graffi^ 

"^on  fir  fopra  la  pegola  fiuerchio^ 
Po/  laddentar  con  più  di  cento  rajfi  * 

J^ijfir  ^  Couerto  conuien  che  qui  batir^ 

Si  che  fi  puoi ,  nafccfimente  acciajfi^ 
l^on  altrimenti  i  cuochi  a  lor  uaffiaìlì 

fanno  attujfar  in  mc*^  la  caldaia 

La  carne  con  gUuncin ,  perche  non  gaVi  ♦ 


Malelranche^cme  chiaramete  nelxxiù, 
cantù  ueiremo,  non  e-nme  frofrio  iall 
cunf  articolar  iemonio,  come  altri  hanm 
ietto,  ma  general  di  tuui  i  demoni,  che 
male  Iranche  hanno,  e  perche  male  tran 
chefo-  juelle,  che  mal fye dono,  j:ome  fin 
no  i  larattieri,  che  (juifi  funifcono.Adun 
que  (jueflo  demone  chiama  tuUigìialtYÌ 
cherano  c^uìuie  dice,EccO  D£/«q^ro/o« 
te,  ciò  è-,  De  dannati  del  ponte  depinato 
a  noi  per  guardarlo,  VNo  de gliantiam 
a  Santa  Zita,  Antiani  fono  (fueUi,  che 
tengano  il  primo  magi/irato  in  Lucca  » 
S anta  Zita  fu  di  cjuella  città,  l  acjual  fti 
ce  in  Ulta     in  morte  it  molti  miracoli. 
Il  corpo  fio  e-  ripoflo  in  una  capeUa  ne  la 
chiefa  di  Sj,  Frediano  .  Denomino  adun 
que  la  ciuà  da  lafanfa,che  i  luccheft  hi 
in  ueneratione.  Et  il  peccatore  dal  ma 
gpato  nelcjual  fra  morto  .  O  Cnihuom 
uè-  harauter  fior  che  Bonturo,  quejìo  è- 
parlar  per  ironia,  do  e-,  per  cotrario,  Im 
fero  che  uuol ftgnificare  che  Boniuro,ih 


j  ^  .  .    r      .     ,    ,  .  ^^^^^i^^n^'ir^r^P^todelanoUìe  fimif 

gliadeDati,eramdggiorl>aYattiere  de  ^icdtri .  DEl  no  per  li  denar  Vlftfiita  Mif^fi/? 
E  guelfo  e  propriamente  taruttma,  di  dir  ft  per  denari^  a  chìper  ragion  ft  de  dir  ni  ciò  ^  con 
ceder  imagi  fiati,  o  altra  degnita  per  denari,  a  chi  non  ^  degno  dhauerli,  e  che  racnoneuolmen 
tefe^  li  dnurebhno  negare  Auenga  chejuantuncjue  Ihuomo  nefèjfe  degno,  ftrehk  ancora  Urat 
tana  ogmuolta  cheli  confcguijfe  colmerà  de  denari,  o  de  le^uiualentet  perche  le  de.nita  ienn^ 
fffer  premio  de  la  uirtu  e  mn  de  denari  LA  giù  il  hué.  Gettato  chehhe  auefìo  uLìo  ilfec, 
^yf'-^f^P^ntenelapegolaf^ 

1/  .  '     fflV  '/^T^'fi^''^  ^h-'^^^ri^  ^^^ro  che  ha  firato  .  C^ei  fiuuf 

ÌuSoZltt^^^^^       ^-  rf^^r^^^^-^ì^rderifme,  che  ^uiui  non  haueua 

il  uolto  finto  da  lucchef  h.uufo  in  fomma  ueneratione,  ^  inuocaio  da  Lo  ne  le  fue  neceffL 

Ma  c,um  non  haue.alu^go, perche  in  Inf.  nuUaefìreìempiio  .     C^^i  R nuota  aìZ^TZ 

.el  Serchio,  Verche  inj,.fiof!.rne,  H^Ll  paffafL  lun^ da  le  m^a  diZ^  , 

tano  con  latefla  floride  ìa^ua,  e  c^.lu.  hfogn.ua  nuotai  c.n  Quella  fctto  la  le  7/^^ 

firfcuerchio,      ufiirfuonfipra  lapegoU .    ,0i  Uiientar  conpiu  U  cerJrl^^^^^^ 

mini 


CANTO.  XXU 

\ìmYiiy,MgtHn/lt:ìli  l'urmfini,  chefcYuonoafiu  tofc,  tT*  ufanli  ì  cuòchi eHiYor  fuori  ta  carnè 
lauf^Piy^  a  (jufjìi  d^pun^ano  un  lente ^  o  mglicimo  dir  uno  j^untone  in  cma^  che  fcrue  a 
tenerU  fott^,  ^  n:>niimenQy  lutto  infume  lo  hmanlam  uncino,  come  uecimno  cjui  di  fcUo^onde 
ÌjJP  Yafpj  e  ncn  denti,  o  jj^untoni ,  Dl/pY,^f:y  ancora  fft  derifione,  COnuien  che  (jui ladi  coi- 
uertOy  Perche  hallar  è-  fcgno  dalle  grezza,  e  cjui  coftui  era  in  fcmma  frifìe^^  e  mifcrìa .  SI,  fah 
mente  halli,  chefcfuoi  ACciajfi,  ciò  ^,  Con  prefte^'^  pigli  nctfcop^menie,  Lacjucl  cofà  e' propria 
ifl harattiere ,  t^On  altrimenti  i  cuochi.  Fa  comparatiùne  da  i  dem^ìni,  che  feneuano  tufjr.tù 
l'etto  cojìui  con  gìiuncini  ne  la  jf  fct  a  ciò  chf  non  uenijfi  a  galla,  a  uafcdii  de  cuochi  . che  tengane 
con  quelli  iuffnta  la  carne  ne  la  caldaia,  oue  cuoce,  per  la  meiefma  cagione  • 


Le  huon  maturo  ;  A  ào  che  non  f\  paia , 
Che  tu  ci  fte ,  mi  dijjèjgiu  tacquatta 
Dopo  uno  fcheggioj  che  alcun  fchermo  taìax 
E  per  nuUa  vjjenfwn  jche  a  me  fia  fitta  , 
Ko«  temer  tu  :  chi  ho  le  cofe  conte  ; 
Ver  che  altra  uclta  jui  a  tal  baratta  ♦ 
Vojàa  pajìo  di  ìa  dal  co  del  ponte  5 
B  come  ei  giunfe  in  fu  la  ripa  fefla^ 
Meflier  li  fu  dhauer  ficura  fronte . 
Con  quel  fi<ror  e  con  quella  tempefla  5 
Chefcano  /  lani  a  doffo  al  pcueretlo  5 
Che  di  fubito  chiede ,  out  firrejla  5 
Vfciron  quei  di  fitto  il  ponticello  5 
E  uolfir  contra  lui  tutti  i  ronciglit 
Ma  ei  gridi)  3  Ne/Ji^n  di  uoi  fia  fèllo  • 
Jnan-zj  che  luncin  uofìro  mi  pi^ij 
^raggafi  (manti  lun  di  «ci,  che  moda\ 
E  poi  di  roncigliarmi  ft  confici,, 
^Tutti  gridaron  ;  Vada  Malacodat 
Terche  un  ft  moffc ,  e  glialtri  Uater  férmi  5 
uenne  a  lui  dicendo  j  Che  gUapproda  i 


\uol  Wirg.  chf  T)anfe  ft^fconìafn  a  fan 
foche  uadaaconfinder  laudacia  de  dei 
moni,  che  impedirthhno  loro  il  paffc,  T et 
che  la  ragione  fi  disfida,  ihfjpndo  accom 
pugnata  col fcnfc,di  poter  refpere  a  le  dia 
hHcheientationi,a  lecjuali  iifcnfc^  alletta 
fo  da  la  dolcez'^  dfl  uitio,che  (jui  f  punii 
fcr,leggiermete  gliaderirehl>e,onde  c\  e  eh 
la  in  luogo  di  uincer potrehhe  rimaner  uit 
infa,lDice  adun<]ueVirg,a  Dante,  A  ciò  ch^ 
paia  che  tu  mn  ci  fie  TAcxjMifa,  ciò  e»', 
Tahhaffa  et  appiana  giù  DOf  0  uno  fhegf 
glo,  Dop  uno  foglio  Che  alcun  fcherma 
taia,A  ciò  che  alcuno  riparo  taiuti,  E  Ver 
nulla  offrnfon,  E"  aUhorafàtta  offrnfmf 
e  ui'olenlia  a  la  ragione,  chefn'^  il  me^ 
éel  fnfc,o  uogliamo  dir  de  laf]ffiitoJe  dia 
l>oliihe  ienfafioni  cercano  difirla  preua^ 
ricaye,  perd  e  udendo  uinceylajordine  ri 
chiede, che  effe  uinchino  prima  lappetito,  e 
poi  ijuetlo  uinca  e  fa  ft-.perior  a  lei, Ma  pr9 
cedendo  (juefa  inan'^,in  uano f  ffrifichef 
ranno  li  demoni,  perche  f  ranno  da  jueU 


£ 

la  come  in  tal  cafc  fcmpre  fino,  fuprrate  e  uinte,  Ncrt  uuxìl  aduncjue  la  ragione  chel  frfc  tema  per 
^ffinfnne  che  ftafàtta  a  lei,perche  di^e  hauer  LE  cofe  conte,  ciò  e-,  lecofc  apparecchiate  epronte  a 
fua  de f:nfmf,  come  uuol  inferire,  fer che  altra  u:>lta  fii  AT al  Uratia,  Mal  hruffn  e  contrae, 
fio.  Perche  cjuandol  fcnfc  èfiitto  ohediente  a  ItLragme,  e  che  la  laffci  proceder  inan*^,  fjejfe  uolte 
froua  diftmili  fcontri, ma  tutti  li  uince,tjuello  che  per  lo  contrario  fguirr!rh,f  {andò!  fcnfc  pr  e  domi 
vaffc  A  lei,  E  dice  A  Tal  laraUa,rifffUO  al  luogo  cher<i  de  haraUieri .  FC/cid  pafio  di  la  da  co  del 
fonte.  Ammonito  chehhe  Virg,  Dante  di  (juanto  hahhiamo  uedufo,  paffa  di  la  da  cafo  d  el  ponte ^ 
£  come  gimfe  in  fu  la  fcffa  ripa,  che  diuilea  cjue^a  (Quinta  da  ìafcjìa  Ulgia  dice,  che  li  fi  mejìier 
dhauer  Sicura  fronte,  ciò  ^,  dffficr  dinuiUo  e  franco  animo ,  lacjual  cofa  leggiermente, come  ani 
<or  a  la  timidità,  molte  uoltef  può  conofcrr  ne  la  fronte  de  Ihuomo,  E  narra  la  cagione  fer  che  li  li 
f gnaffe  hauer  la  fronte  ftcura,  la^jualper  lo  tefìo  medefmo  f  d'chiara  con  la  fua  allegoria  infe^^ 
ne,  intefo  (juello  che  difcpra  nhahUamo  già  detto  .  lUanl^  che  luncin  uofro  mi  figli,  Vlrg.Vef 
<onfvnder  laudacia  e  temerità  de  Demoni,  che  lo  umuano  ad  affalire,  domanda  c\e  modi  lorojt 

M  ili 


INFERNO 

tiri  dtmtl  a  do  che  lo  f  òffa  uJir  parlare ,  e  foi  che  fi  configli  Jarroncigliarlo,  E  Jice  che  tutti  grii 
darò  che  Malacoia  uaniajfc  lui,  ilcjualfi  m:>ffe  iaglialtri  che  reflaro,  e  uenne  a  lui  dicedo,  CHi 
gliaffroia  t  ciò  è-,  che  li  accomoda,  o  ligioua  il  mio  artiar  a  lui,  come  uuol  irìférire,  E  uien  dal 
Latino,  mljualfroierefigmficagiouare,  Quafiuolfifi  dire,  Se  hen  ndioalui^jer  juefi;)  no« 
fira  cheglifi  liieri  e  jcampi  (la  no^ri graffi     kmni  * 


Credi  tu  MaUcoda  qui  uedemì 
Ejpr  uenuto  j  dijjèl  mìo  maefìro, 
Securo  gm  da  tutù  i  uojìri  fchermi 
SenTjt  uokr  diurno  ,  ejnto  de\ìroì 
Lacerne  andar  *j  che  nel  del  e  uolutOy 
Chìo  mojlrì  altrui  quefìo  camin  filuefìro 
Allhor  li  fu  lorgoglio  fi  caduto  j 
Che  fi  lafcio  cader  luncìno  attedi; 
E  di\Je  a  ^ìah  ì  \Uomaì  non  ftafiruto^ 

ti  duca  mìo  a  mejOtu^  che  Jiedi 
Tra  ^Ufcheggìon  del  j^onte  quatto  quatto  ] 
Sicuramente  homai  a  me  ti  riedi^^ 

Ter  chio  mi  mojjì^i^ar  a  lui  uenni' ratto: 
E  i  Diauoli  fi  jècer  tutti  auanti  ^ 
Si  chìo  temetti  non  tcnejfcr  patto  ♦ 

E  cofi  uidio  già  temer  li  finti  j 
Che  ufciuan  i^atteggiati  di  Caprona , 
Veggcndo  fe  tra  nemici  cotanti^ 

lo  maccoflai  con  tutta  U  per  fina 
Lungol  mio  duca  ^  c  non  torceua  fiocchi 
Ida  la  fembianxjt  lor  y  chera  non  buona  ^ 

jB/  chinauan  li  raffi  ;  E  uuoi  chil  tocchi  y 
Dìceuan  lun  con  labro,  in  fui  groppone: 
E  riJpondean^ySijfit  che  glìclaccocchi . 

Ma  quel  Demonio  ;  che  tenea  fermonc 
Col  duca  mio  ,  ft  uolfe  tutto  preflo  j 
E  dijfeyVoJci.pofa  Scarmi^ione, 


Qj4eJÌQ  fi  e-  il  iifcorfo  che  fi  la  ragm^ 
in  confìifime  de  le  ientatim,  Perche  eff 
fenkfc  fin  (fui,  mediante  il  diuino  aiuto, 
condotta  fdua  da glUltri  uiti/,jferi  che 
a  (fufflo  ancora  non  li  iehia  mancare,  a 
mefk  certo  che  no  fi  mai  a  chi  f Aiuta  ^ui 
topuo,  e  che  jj>era  in  lui,  E  pero  dice  n 
MaUcoda,  cii  è',  ad  effa  tentatione.  Se 
la  crede  efjer  uenuta  efuiui  già  da  tuUi  i 
loro  fchermi  e  ripari  ficura  fcn'^  uoler  di 
uino  E  Fato  defìro,  E  prouidenfia  frofn 
tia  e  ficura,  Volendo  inferire,  che  fe  lo 
crede,  che  crede  male,  perche  cjuantiiijue 
Ihuomo  hahhia  liiero  arhitrio  di  poter  fkr 
e  non  fare,  nondimeno  fureUe  impoffihile 
che  da  le  diaholiche  fentaiionifi  conduce/ 
fifaluo,  come  ella  fera  fin  (juiui  condoUa 
fin^^ratia Jfetiale  concedutale  da  Dio, 
B  pero  dice  che  la  lafft  andare, ^er the  nel 
cielo  è-  uolufo,  QHe  mofìri  alfrui,che  wa 
ffrialfcnfo  qvel  filuefìro,  Quel  ofcur^ 
camino,  Onde  ancora  in  fine  del  fecondo 
canto, Intrai per  lo  camino  alto  e  filuefiro, 
offendo  rinf.cioè^,  il 
gnilumf  di  ragione  .  Allhorlifubr', 
giglio  fi  caidto,  Ivtefo  U  lenuiiw  iitk 
lica,i!       •    •  •  '  - 


Ifnceiey  it  U  vagirne  ejpr [er  di 
fliofitim  iiuina,  alatjualfa  che  nò  fi  fM 
refijfere,  demone  ogni  jùferia  audacia  tff 
,,  .  '>^>''°lf'>'f">ne,tyilfimilefifiyamt 

lalire  Onde  la  ragione  ruhmanio  iìfcnfo  afe,  defer  hauer  ella  mn/o  e  confùfc  le  fentatim, 
fuofcurmenle  uenire,  \\c^m\  rattamente  uenuto,  non  confidandofi  fcn^a  di  lei,  ter  la  Pua  fra»', 
h'^,p<errefftere,temenonJmemfuranchora,  E  „eduto  dalal,re,enfafioni,  effe  JeniLìr', 
itre,  nonpu  la  r~  dfdanìof  di  non  pterfir  frutto,  ma  ilfnfo,  eme  rarte  iu  dehle,  di 

froceder  loro  ejferfer  Mano,  ferchefi,  chelfine  non  frehle  hno.  Onde  e  detto  mlacM, 
le  r.m.ue  dalirnfrefa  duend,  a  Scarn,igli,ne,  cjuello  ie  Demoni  ée ficea  fiu  prelf,,  che  ielha^ 

fnn.  camello  de  P^/..,  PMegguH,  ciò  'e-.  Conuenuti  infelcon  fatti,  che  le  erfcneZ  'filfm 
fake .  Vuano,  che  ankni.  e  Uahefi  a  danno  de  Pifini,  aJpj.L,  congr  n  e 


I 


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Postillati  16 


CANTO.  XXI. 

fi,  aUual  U^hjfo  /.c^..,  r  P.y2m,  chfueran  dentro  ft  cmfrt^  hhr  d  c^fu^o 
Saluiupnfcn^  E  nondimeno,  ufcendopi  di  ciuehyfmuandoftfu  ianii  immm,  V  (jp/JI^y 
ftpchi,  non  ptfano/ÌY  di  non  iemere,  chelfm  mnfilfe  lor  fermio . 


Po/  dijji  <t  noi  ;  V'm  óltre  anicir  ^at  quejìo 
Scoglio  non  fi  j^otrd  ;  però  che  giace 
Tutto  J^eTjato  d  fèndo  Urcojàloi 
E /e  Undar  auanti  pwr  ui  piace 
Andateuene  fu  per  quella  grotta 
Vrejfo  e  unaltro  fcoglio  ,  che  uia  fitce^^ 
H/er  più  oltre  cinque  hore^  che  queiì' botta) 
UiUe  dugento  con  [efintafiì 
Anni  compier  j  che  qui  la  uia  fit  rotta  ^ 
Io  mando  uerjo  la  di  quefìi  mici 
A  riguardar  je  alcun  fe  ne  fciorina  t 
Gite  con  loriche  non  faranno  rei* 
Tratti  auanti  hUchino  e  Calcahrina^ 
Comincio  egli  a  dirette  iu  Cagna^^ 
E  Y^arhariccia  guidi  la  decina^ 
Lihicocco  uegni  oltre ,  e  VraghinaT^^o  j 
Ciriato  finnutOye  GrajfiacanCj 
E  farfarello  ,  c  Rubicante  pazj^o. 
Cercate  intorno  le  hotienti  pane  t 
Cofìor  fien  falui  in  fin  a  laltro  fcheggiOj 
Che  tutto  intero  ua  fopra  le  tane  ♦ 


Vin^el  peiciy  eh  nel  terremoto  de  fu  ne 
Ihora  fcfla  del  Venere  fcnto,  ne  UjUtxle 
Chrijìocrucififfo  nojìro  redentore  i[afiO 
de  la^refcnte  uita,  rouinafpro  ^  ferra  iut 
ti  lifogliyche  atirciuerfauano  infvrma  di 
fonti  fcfra  la ffta  hl^ia,  che  ctllhra  h<({ 
ueano  da  uedere,  ne  latfualpne  che  fta 
f  unita  lip;ìcrefta  de  faerdotiyMa  che  da, 
Malacoiaycome  fraudolente,  ftfje  hr  ref 
ftrto  ejfcr  rouinatù  fclamente  (jufUoyche'^, 
ra  hr^refcnte^e  cì:e  uolendo  proceder  fiu 
oltre,  doufjfm  andar  fu  per  c^ueììa  grot^r 
ta,  chera  la  riua,la(jual  diuideua  la  juin 
ta  che  haueano  uedutOy  da  lafcfìa  klgia, 
che  haueano  hora  da  uedere,  }erchepoLO 
più  oltre  era  uno  fcogìio,  chficeua  uia,f 
locjual  fpoteua  p^ff  re,  cOjfrendo  cjuejìa 
filfita  fono  (juelìa  uerifa,  la^ual  n^npc  ; 
ieua  afcondere,  Ft  in  (juffto  luogo,  pty  U 
parole  deffo  Malacoda  d.efgueno,  dimQ 
jìra  tre  cofe,  Laprir^^a,  in  che  tempo  egli 
finge  (juelìa  fua  peregrinatione,  Secon^, 
dariamente,  diche  ttd  egli  era,  (juand(} 


fcrijfe  quefte  cofc,  Ter^  C7  ultimo,  il  di 
e  Ihora  a  punto  chegìift  trouo  in  ^uefo  luogo  con  Malacoda  .  Quar:(o  aduyicjue  al  tempo,  nelcjual 
fin^e  e/Ter  iifcefo  a  h  Inf.  Dicendo  Malacoda  chel  di  inan'^  erano  compiuti  Mcclx\u  anni,  che 
Jda  uia  era  fiata  roUa,  e  cjuefto,  come  di  fopra  hahhiam.o  detto,  effendo  fcguito  il  Venere  jm, 
le  la  morte  ii  chrifìo.  Se  prendendo  glianni  da  lafua  incarnatione  ne  giungeremmo  a  Ma/xvz . 
xxxiy.  che  eali  uiffe  al  mondo,  V  uno  per  li  noue  m.ef  chejìe  nel  uentre  de  la  madre,  che\cran 
no  xxxiiy.fàrannoUfcmmadi  Mccc.  anni  apunto,  Et  in  cjue/ìoanno  da  lincarnatme  del 
Signore,  farà  Dante  difcefo  a  Vlnf.  Ucjuaì  cofa  uedremo  ancora  ejfcr  affermata  da  lui  neljccon^, 
io  del  Pure,  per  alcune  parole  che  finge  effcrlideUe  da  Ca fella.  C^antoa  leta,ne  lacjualeerct 
Mora,  cjuando  fìnge  efferui  dtfcefc,  ^  da  f  perete  effendo  egli  nato  lanno  Mah, .  come  fucof 
iam  tutti  Pltefbofuori,  e  morto  nel  Mcccxxi.  come  par  ancora  a  Kauenna  nela/ua  jtpo  turay  E 
Ciouan  Villani  affirma  ne  lefue  Fi:^rentine  croniche  al  cxxxv  .  del  nono  lik  ueniua  ad  ejjcr  ui^. 
mfo  ctnni  hi.  de  auali  traUone  xxi  .  chera  uiuuto  dopo  talfuo  difcenfo,  rimarrano  xxxv  .  anni, 
e  ma  ne  umuaad  hauere  auando  finge  efferui  difcefc,  Onde  a  princifio  diffe.  Nel  m.e^  del  ca^. 
min  di  nolìra  uita  Mi  ritrouai  e  cet .  d^-.anto  al  di  cr  ^  Ihora  .he fera  trouato  cjum  con  Malai 
coda,  effendo/ìatotlterremotonelhoraflìa  del  \unere  fnione  lacjuale  chrl^^^^^^ 
Ualacoda,HÌerpiu  oltre  cinauehore  che  cjuefta  hotta  t  cet .  hi^cgnaua  cief^f^c  Ihora  frima  del 
nere  fmo,  che  nel  precedente  canto  uedemmo  non  ejfcr  amhor  a  finita,  per  che  cincjue  hore  piuoh 
t^éf  fu  nelafejl^  hoTA  del  Venere,  era  fiato  il  terremoto,  de  Um  rotta  ^ueLa  ma  . 


INFERNO     CANTO*  XXr* 

mjnh  uerfo  U  di  ^uefìi  miei,  MaUcoJa  Jice  mandar  di  jueiftm  de>nm  a  U  mej^fmd  uU  m 
laciual  Uuea  hr  detto  che  doueffero  andare,  feu^leam  trottar  lo  fcoglio per  hjkalfoteanop.jfarU 
fcfta  kl^ia,^  a  riguardare  fe  alcuno  peccatore  fi  fciorinaua  ftiori  de  la  pegola,  per  firlo  ftar  fitto  di 
quella, e  pero  che  anda/fero  con  loro,che  no  [ariano  rei, ma  fi  deli, come  uuol  infime,  E  cofuomin 
eia  a  chiamar  per  mme  tutti  quelli  che  uuol  che  uadinofin  a  lafmma  di  difà  dddo  lorier  md^ 
t  capo  Barbariccia,  e  dice  che  dfihino  cercare  LE  kUentipane,  cioè.  Le  Uentipr^o'e  Auen 
ga  che  pania  f:a  uifco,  alcjual  rimangonprefi  gliuccelli,  onde  adhora  diciamo  lucceUofjUrmpat 
niato,  E  difcpra  dijfe,  ch  e  quella  pegola  inuifcaua  dogni  parte  la  ripa,  e  la  comparation,  ^  molta 
propria,  perche  la  pegola  e- medefimamente  tenente,  zStancorapiu  Muìfio  .  Coftorfien  Qui 
Fin  a  laltrofcheggio,Fin  a  laltrofcogito,  che  ua  tutto  infero  SOuraletane,  Soprale  LlJ  u 
idfi^rmaMalacoiaunaltrauolu  filfua  per  cofa  ueraj.pendo  ien  mn  IfUf 

fipya  lafifta  bolgia  alcuno  fcoglio  intero y  per  loqual poteffero  pafpr  oltre  ^        ^  ^ 


O  me  maejlroyche  e  qud^chro  uiggioì 
Dijfwtdeh  f€n:ia [corta  and'mct  fili 
Se  tu  fa  trullo  fer  me  non  k  ch'ieg^io. 

le  tu  fi  fi  accorto ,  come  fuoli  ; 
No/i  ucdi  turche  digrìgnan  lì  denti y 
E  con  le  ciglia  ne  minaccian  duoli  ì 

egli  a  me-.'Non  uoy  che  tupauentii 
Lafiiaìi  digrignar  pur  atlhor  ficnno^ 
Che  frmno  do ,  per  li  Ufi  dolenti  ♦ 

Ver  largine  fmiftro  uolta  diennoi 
Ma  prima  hauca  ciafcun  k  lingua  finita 
Co  denti  uerfo  lor  duca  per  cenno  \ 

E/  c^i  hauca  del  cui  fiitt^  trombata  * 


tntefo  quefìi  dieci  demoniche  Malacod^ 
manda  Virg,  e  Dante  con  loro  fitto  uana 
jf^ran'^  dhauer  a  trouar  lojcoglio.pef 
l^ualpoffin  poffare,  fi  firingono  la  lini 
gua  fra  denti  guardando  uer fi  Bartaricf 
eia  lor  duca,  in  tal  mo4o  finendoli  cenn^ 
ihauerintefi  lafraude,e  teffiindofi  de  lì; 
gnorantia  di  cfuefii  poeti  che  glihahhim 
creduto,  E  Barbariccia  fimilmente  pef 
ifcherno  e  dijpregio  haueua  fiitto  trOmheti 
ta  del  culo,  come  fcolion  falhor  fire  ipo; 
coprudentiedifcoffmati  beffatori. 
T)anft  che  prende  il  digrignar  cht-fiinn^ 
i  demoni  col  metterfi  la  lìngua  tradenti 


tumore  h  Jue  cf,e  ■  <f.^o«,  «o„  J~„of.rlor,,r>,.PErliUfi  Lm  jo  ^IprrT^ 

^uejìo,rna  .Acreìna  Ma         u  amarlo  fcoglio  iJnfffr.  i,  UQiuLuZZ 

ffjicaafPme  le  fue  ferfuaftoni .  m  che  Dante  temi  i,  demoli  e  /e  Viro  'Jl  j  V  J 

gMe  n,nfu  pffenle  ^poterlo  iifindere,  m  perche  effa  yapio»,  ù  rJ.  /       r  r      t  i 

^''^in^''imfufhfcefer,freir,Jaochelhuom^^^^ 

h.cerc.iico.fiiJrlo:eàriLerlii^ 


CANTO, 

Io  urdi  già  MiiaVer  mouer  campo  , 
E  cominciare  jlormo,  e  fir  lor  tnojira, 
E  tal  uolta  partir  per  loro  [campo  ; 

JCorridor  uìdi  per  la  terra  uoVtrtt 
O  Aretini  i  e  uìdi  gir  guaUarte, 
terir  tommené^t  correr  gioHra , 


KXII, 

il fOft*,  nel  frefoìte  (tnlifgHiU  ìa  MH 
feria  Lfcitia  in  fine  del  precedente  e  dit 
le,  Afjji  andauano  co  dieci  demoni,  e  c3 
fi  andando  lungo  U  fepla,  uiie  mdk 
anime  rf  riiia  tener  la  lejìa  fuori  di  <ju(U 
l<',(0mefc^lÌ9nfi,lt  rane  HiWiitka. 


•5^1 

vii 

r.i 


<3^UAnio  con  trombe,  e  quando  con  campm^    ^ua,  Mct  tmr  Barhmccia,  de  aniaua 
Con  tamburi,  e  con  cenni  di  caMa  ,  Hj}'^^'''^  f^'fP'/IJ''' '  ^'''>fi 

E  con  cor,  nojlralt.econ  ifìranex  ùra.a.o  fcUoE  nonlmeno^C^^^^^^ 

.         r  r      r  .71.  ne  narYurxi^lio  urufy  che  affetto  mu  che 

Ke  ga  con  fi  dmerfa  cemmametta  ^^^^^^  ftMafu^er  ijìr.fLu,  co 

Cauaher  uidi  moucr.ne  pedoni^  meinparfefiro.MaJlmanhtad,  \irg. 

Ne  naue  a  fegno  dt  terra  y  a  di  JteJIa .  ^ ^^^.^  ^^^    ^^^^^^  ^f,.  ^^^^^ 

intefo  (jueflo  colfYOceffo  le  la  futt  uita,  e  ialcune  altre  ii  ijuelle  cherano  ne  lajfegola,  fey  effcrme 
4a  ViY^.fuY amerà  lirranUtayfrorrjtfeifìank  in  c^uflmeiff^^  difirneueniY  fiiori 

ie  laltYf^  in  ijuam  elle  non  feno  molejìate  (la  Demoni,  i(juali  confcntono  a  (juefìo,  e  rr.&$mai 
mente  peY  le  feyfuafiom    AÌicUno.Ma ^refo  (^uejlanima  il  temp,  filto  ne  la  fe^ola.e  nafconleni 
hft  in  quella,  fi  liM  ia  le  mani  de  dmoni,  efc^nitatg  in  mna  ia  Aliihino.  cf^qiK  i^^^^^ 


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Postillati  16 


 '     l'i'-'  i-f^giin  in  ijufi 

fuu,  uu,^u.,.,,^  ^^'iglialincornm  co^lmàni  ctripefcarli,  e  coft  iralora  imfuccUtiScm  Ui 
fc^/i  dci^ufPt  foftiferfc^uiìaytl  cminlm  .     fio  uUigio  caualUr  mt^n  cmp,  Mow 
empi  fi  e-  ntouerifjprcuo  ferfir  ukgp^,  o  fer  muur  Imp .  Starno  è-  <jufl  fiam,  che  ne  taf 
mammf,{a  Ji^r  iO  lami .  Far  mi/Ira  è-  cjuaniol  cafima  fi  fkr  la  rafema  de  LifilJati  ' 
ferueierfehaiikramalmmer3,era<jKeaiiarlafaga.  fuggir  ftrloro  fcamfoè-de  le/f 
firafo,  ^Kanò  fi  giudica  infirior  difèr^e  a  linimica,  o  ueramem  eferfo/io  in  luom  Paco  md* 
fMrli  refijiere.  G„aldme  fon,  cavalcale  che  fi»»,  glihuomini  dame,  o  cauaUi  leooieri  f  d» 
xlgm\b  aferfitfreda  .  TorniameMi  egi.firefcm  effcnitij  militari,  che  ffinm  ctmmnen 
fe,fer  dar  piacer  al  popolo  Ma  iormamem  è-  <}uando  Imafauadra  fxmoue  contra  de  laltraAt 
rapprefcMntro  chefànnogliejfcrciti  ne  la  guerra,  cfuanh  tengono  ala  giornata,  E  Me 
pelle  chef  fimo  con  le  lance  in  refta  lun  huomo  darme  correndo  contra  laltfo .  Tutte  J/fecoi 
fi  adunque ffinno  afono  di  tromle  caropane,  tamhurì  E  Con  cenni  di  cafleUa,  iJli  ffm 
i^firon  fioco  0  con  fumo,  e  con  altre  nf rane  ^efternecof,  le.uali  Lue  il  fotta  Jdm, 

de  Ued  felle  fmdo  non  può  ueder  terra,  COn  f,  diuerfa]cejamella,  ciò  f^uouo 
1  l  K'^""""'  'tr'-i^fim^'lfuor^a  JelcuUi  BarJic  ia,chl 

"■xl'"'°>FrloroJ}>a/f,fcnare,c;-alfior,oaccoriarilcanto. 

Ah  fiera  compagn.a  ,  ma  ne  la  chìejh]  tolfiamo  fuggir  .1  comercio  de  cattiui, 

^0  janu ,  &  in  tiuema  co  ghiottoni.  Onde  ilpoeta  ne  ammonifie,  che  allhora 

1  ur  a  la  pegola  era  la  mia  ime  fa ,  non  doliamo  pero  imitar  cjutSi  nel  uit 

Per  uedcr  de  la  bolgia  ogni  contegno ,  ''°,'°mefirehtenelatauernalagJofta 

E  de  la  gente ,  chentro  uera  incefa ,  if ghiotti,  ma  fatienteméte  toUrarli  (jua 

Come  Valphini ,  quando  fiinno  fegno  ^       eli  poterlo  fire,  come  ejf  uuol 

A  marinar  con  larco  de  la  fihiena  ^"fi^'^f^hefàceuanogìiahmineuoHcofu 

Che  fargomentin  dì  campar  lor  lezno  -  ^ fi''"'  larinhumanide  dieci 

Talhor  cof, ,  ad  alleggiar  la  pena        '  /T"  '  f"* 

MoHraua  alcun  de  peccatori  il  dolTo ,  /'?'  ""l' 

E  nafcondeua  in  men,  che  non  balena         T"'  "  '"^f'  ^^""r 

F  come  ^  InyU  A.  1.        j     1  J      '         ^'"^  ^S"^  contegno,  fer  ueier  o^nicofa 

Stnl  ranocch  pur  col  mujo  fuori,  ta  di  la  gente  cheLa  deniro  Lp, 

Siche  celano,  p,ed,  e  laltro  grojjoi  Et  in  fcntentia,per  hauer  ejleriemiane 

ii  jtauan  dogn,  parte  >  peccatori  ;  "  f  articolari  del  uitio ,  che  f  umiua  in 

Ma  come  fipprefjaua  harbariccia  ì  •    come  dal  fri,  Mojìraua  ah 

Cojt  fi  ritrahean  fitto  ì  bolori ,  ««o  H  fuefi peccatori  il  iajf  firn  de  la 

fmililuLe  ad  uJZujT  '"1'^"^"'  'f^^^^'o  nodo  Uancheg^iare,  chel  mar  rende 
ila  ZnU^^^^  ^-«f  T-,  E  Hafnde'ua  inmen.che  nS 


CANTO.  XXII* 

il  óuehmh mico',come  h  Arijìotile  t  ia  vlinio  m:>ìti  efpmfi  ne  fcmmUail .  E  Cm  i hr 
hyfiiliri  àiiJi^fPiff^'^^^^^^  fìauano  da  o^ni  farle  de  le  due  riue  de  la  holgìa  col  mfo  fuori  de  U 
tegola,  come  foglion  fkr  le  rane  a  hrlo  del  fvjjo  fùrn  de  lacijua,  ma  come  Bariariuia,  che  frocei 
leuainan^a glialtYÌ  demoni,  come ^ui da  di  jKeEi.ffffreffaua,  cofifiYimheum  SOUo  i  hi 
lori,  eia  è-^Sotto  la  fegda  che  tofii«rf,  temendo  delfuo  uncino . 


lo  uìii'i^  dncho  il  cor  me  accdp'icck^ 

V«o  a^iitar  cefi  ;  cowegli  incontra 

Chuna  rana  rimane  e  Ultra  pìccia  t 
E  QrAf^kcan^  che  glkra  fìu  di  centra^ 

Cliarruncì^'to  le  ìmj^egoUte  chiome^ 

E  tracci  jii ,  che  mi  ^arue  una  lontra^ 
Io  [à^à  già  dì  tutti  quanti  il  nome^ 
Si  li  notai ,  quando  furon  detti  ; 

E  poi  che  fi  chiamaro  j  attcfi  come» 

O  Rubicante^fit  che  tu  li  metti 
Cliunghioni  a  doffo  fi,  che  tu  lo  fcwoi^ 
Gridauan  tutti  infieme  i  maladetti . 

E/  io  ;  Uaejlro  mio  fit;fe  tu  fuoi  ; 
Che  tu  fapì^i  chi  e  lo  fciagurato 
Venuto  a  man  de  gUaucrfari  fuoi  ♦ 

Lo  duca  mìo  lì  faccofVo  a  lato  ; 
Vomandotlo  ^  onde  e  fvffc^^e  quei  rij^ofe  5 
Io  fui  del  regno  di  T^lauarra  nato . 

lAìa  madre  a  firuo  dun  fignor  mi  pofe  ^ 
Che  mhauea  generato  dun  ribaldo 
Dijlruggitor  dì  fi ,  e  di  fiie  cofit  • 

Poi  fi^ì  fijmìgììo  del  buon  re  Thebaldo  : 
Ql4Ìui  mi  mìfi  a  fir  baratteria  $ 
Di  chio  rendo  ragion  in  queflo  caldo  ♦ 

E  Ciriato^a  cui  di  bocca  ufcìa 
Vogni  parte  una  Janna ,  come  4  porro  $ 
Li  fi  fentir ,  come  luna  fdrucìa, 

^ra  male  branche  era  uenutol  forco  : 
Ma  Barbarìccìa  il  chiufe  con  le  braccia  j 
E  dìjfi*jState  in  la  mentrio  lìnforco^ 

Ef  al  maefiro  mìo  uolfi  la  ficiccìa  : 
Dimanda ,  dìfifi ,  ancor  fi  fìu  dfii 
Saper  da  lur^ prima  che  altri  il  dì^fitccia* 

Lo  duca  ;  Dunque  hor  di  de  gHaltri  rìì  i 
Conofii  tu  alcun ,  che  fia  Latino 
Sotto  la  pece  ì  e  quelli  ^  Io  mi  partii 

Poco  e  da  un)  che  jii  di  la  uicìno  ; 


Caf riccio  ^ jfauenfo  e  terrore  de  lluof 
m [Yetìde  de  Ihorrende  cofe,  e  uien  da 
cafo  Yiccioy  feYche  allhcYa prriccianQ  i  ca 
felli  in  cap ,  Aduntjue,  (juandol  pefa 
ft  ricorda  del  modo,  neltjual  uide  aYYon*, 
cigliaY  le  chiome  imfe^olate  a  cojtui  da 
Graffiacane^f  ùrarh  fù/ome fi  tira  una 
lontra  frefa  a  Imo ,  fc  li  ffauepta  jfeY  la 
fieta  amhora  il  cuore .  LontYa  e  anima 
le  ijuaft  di  cqIoy  nero  e  mufo  aguZ^  (ji^f^l 
cofa  f\u  de  la  uolfe,ma  di  molto  fin 
coni  piedi  y  EntYa  fcttaccjua  e  fafcei 
fidifefci  .  lOpfea  gxa  di  tuUi  guanti 
il  nome,  Saffua  già  Dante  il  nome  di 
tutti  cjuefti  demoni,  con  tal  diligéiia  tYa 
y\o  da  lui  flati  notaii,  (Quando  Jùvon  elet 
fi  ^  un:  fer  uno  domandati  da  Malaco^ 
ia,  a  ciò  che  andajpro  có  loro,  E  pi  che 
ffjì  fi  chiamaYolun  laltro,  come  affYeJfs 
uedYemo,  attefecome,  efcYihe  nome  chia 
matifcYano  .    O  Ruhicante,^  che  fu 
li  metta  gliun^hioni  e  cH .  Terche  tjueflù 
fefio  ^  fer  fi  ftfffc  affai  ficile  e  chlm  da 
le  hiflorie  infiiOYÌ,  noi  dì  Quelle  naYYeYe^ 
mo  filam(ntf  (juanto  fkra  di  h fogno  , 
C^Ufflo Ifirito  adumjue  fÌYato  fu  da  Craf 
fiacane  dicano,  che  fli  certo  Gian  pio  del 
regno  di  Uauarra,  nato  di  gentil  donna, 
ma  dal pdre,  che  d  fjìfi^.to  haufua  cjuafi 
tutte  le  JùeJìfftarMe,  lafciato  molto  pue', 
YO,  Onde  la  madYe,  accoftatolo  aduno  de 
laroni  del  Ke,  tY:}uo  tanta gratia  affref 
fi  dfjfc  Re^ihe  lofice  de  fuoi  di  cafu  e  die 
ie^autorita  di  c^nf^YÌY gliffià  eie  de'^ 
gnita,  leijiiali  egli  feY  denari  uendeua  a 
chifiu  gliene  daua,f(n'^  guaYdar  ne  a 
chi  ne  come,  E  cofi  datofi  a  la  haratteria^ 
dice  hoYa  in  (juel  caldo  Yenderne  ragione. 
Irate  Gomita, fìt  affYeffc  di  Nmo  de  Vi? 
fioti  di  hfi,  e  fignor  del  giudicato  di 


T  N  F  E  P 

Coji  fojfiò  anchr  (on  luì  couerto^ 
Chiù  non  temerei  unghia j  ne  uncino^ 
E  Libicocco  ;  Troppo  hauem  /offerto , 
Dijfe  ;  c  prefdil  braccio  col  runcigUo , 
Si  che  tracciando  ne  porto  un  lacerto^ 
Vraghina:^7j)  anco  i  uoUe  dar  di  piglio 
Giufo  a  le  gambe  t  ondel  decurio  loro 
^  ^  ^^(/^  intorno  intorno  con  mal  piglio  « 

t\v.  f^^'^^Qj^ando  cUi  un  poco  rappacciati  fòro  x 
A  lui  5  che  anchor  miraua  jua  finta , 
Dimandai  duca  mio  fenT^a  dimoro  ^ 
Chi  fu  colui  da  Cui  mala  partita 
Vi  che  facefti  per  uenìr  a  proda  i 
ei  rifpofe  y  F«  Frafe  Gomita 
Quel  di  Gallura  uafil  dogni  frodai 
Chehbe  i  nimici  di  fuo  donno  in  mano  j 
"E  fè  lorfij  che  ciafcun  [e  ne  loda  t 
Venar  fi  tolfe  ^  e  lafciotli  di  piano 
Si,  cornei  dicete  ne  gli  altri  offici  anche 
haratticr  fi  non  piccioli  ma  Jourano^ 
Vfa  con  ejfo  donno  Michel  T^anche 
Di  Logodoro:  ^  a  dir  di  Sardigna 
Le  lingue  lor  non  ft  fcntono  jìanche , 
O  me ,  ucdete  laltro ,  che  digrigna  : 
Io  direi  anco  t  ma  io  temo  chello  ( 
ì<lon  /apparecchi  a  grattarmi  la  tigna  ^ 
E/  gran  propojlo  udto  a  TarfircHo , 
Che  jìralunaua  gìiocchi  per  ferire , 
Di/J?  ;  ^atti  in  cofìa  maluagio  uccello  ♦ 
Se  uoi  uolete  ueder^o  udire y 
Ricomincio  lo  fj)aurato  apprejjò  , 
Thofchi ,  e  Lombardi  ;  io  ne  faro  uenire  : 
Ma  flian  le  male  branche  un  poco  in  ceffo  j 
Si  che  non  teman  de  le  loruendette^ 
Et  io  figgendo  in  queflo  luogo  flejfj 
Ver  un  ,  chio  fin  ,  ne  faro  uenir  fitte  y 
Quando  fuffolero,  come  nofirufi 
Di  far  aUhor.che  alcun  di  fior  fi  mette, 
CagnaTj^o  a  cotal  motto  kuol  mufi 
CroUandol  capo,  e  di jfe^  Odi  malitìay 
Chegli  ha  penfato  fer'gittarfigìufi^ 
Ondei  che  hauea  lacciuoli  a  gran  diuitia. 


NO 

lura  in  Sarli^nd  Ji  ^ranh  Mut^tlta,  e 
lenchf  (/i  Li  fifpro  a  Nino  refirti  e  dimi 
fìrad  molti  uitìj'y  e  le  t arati f  rie  che  ufdutt 
nd gòuernOynondimenOfpofeua  tanto  und 
inuecchiata  imj^rrffione  che  haneti  di  lui 
chefiffe  huono  e  giujìa  huomò,  che  <hief 
funo  uoleua  in  juejìo  frefiar  orecchie  gin 
dicanloy  che  tutto  fiffe  detto  ferinhiiin 
fin  a  tanto,  che  hauenh  Frate  Gomitala 
fciafo,  per  denari,  andare  alcuni  inmici 
di  Ninoy  cìieglierano  uenuti  ne  le  mani, 
fi  fitto  chiaro  dei  tutto,  e  ficeh  af ficcar 
per  la  gola .  Michel  Zanche,  dopo  la  m^r 
(e  d'Entio  naturai  figliuolo  di  Federigli 
fecondo,  e  fignore  del  giudicato  di  Logoi 
doro  di  Sardigna,  alc^uale  era  ffcaUo,  in 
duffe  con  fùoi  fraudi  e  baratterie  la  ma^ 
dre  d'Enfio  rimafafignora  delgiudi^cafo, 
a  torlo  per  marito,  E  coft  diuenne  D0« 
no,  ciò  è.  Signore y  come  dice,  di  logoi 
doro  .     O  Me  uedefe  laltro,  che  digrif 
gna.  Variando  il  Nauarrefc  ne  la  fvmm 
che  hahiiamo  ueduto,  finge  che  uedfjji 
Tayfirello  che  pfparecchiaua  peroffrnder 
lo,  Ma  che  Barhariccia,chera propojìo  a  U 
fchiera,  loficejì<ir  in  dietro.  Onde  il  Na 
uarrefiriccmincio  parlani^  ad  ofjrrirft  di 
fir  uenir  fiiori  de  la  pegola  Lomhar di  e 
Tholchi,comprepfur  fra  l  atini,  detjuali 
\ìrg,glìhauea  domandato,Ma  che  le  ma 
le  hranche  de  demoni  ceffafcr  un  poco  di 
le  loro  uendette  et  offifi  talmente, che  non 
haueffer  a  temer  di  (fuelle .  A  lecjuaìipar^ 
le  mofìra  Cagnaz^  hauer  leuatol  mufo  e 
croUatol  capo  dicendo  uerfo  ie  compagni^ 
odi  maliiia  che  ha  penfato  coflui  per  giti 
farft  giufo  ne  la  pegola,  e  fcampar  da  It 
mfìremant.  Onde  il  Nauarrefc,  CUeha 
uea  lacciuoli,  llc^ual  hauea  malitie  a  dotti 
tia granii  diffc,  Malitifo  fcnio  trofpo  e 
cet .  Vo/fwJo  infirire,  che  f(  egliftjfe  jìa 
10  malitiofc,  come  lo  f^ceua^  che  non  fifa 
rette  lafciatoarruncigliare,per  effire  coi 
mera  flrafi-.to  da  loro  .    A  L  ichin  non  fi 
(enne,  Mofìra,  che  AlichinO  DI  rintopp, 
(io  è-, Di  rincontro  a^juejle  parole  dtfpa] 


C  A  N  T  0* 

Quando  procuro  a  mia  maggior  trirùtìa^ 
Alich'm  non  fi  tenne  ;  e  di  rintopfo 
A  gMiri  dijjc  a  lui  *  Se  tu  ti  cali , 
Io  ilfon  ti  uerrò  dietro  di  galoppo 
lAa  batterò  jipra  la  pece  lalit 
Lafufd  colie^eju  la  ripa  feudo 
A  ueder ,  ft  tu  fcl  più  di  noi  udì  ♦ 


t^audYYefc.ch  fe  egììft  caìauafer  hUarfi 
ne  la  ffgoky  chf  non  glitmifYMf  diftro 
Ji^alofpo,  ma  che  ffY  aggiungerlo ^  hatit 
YtUe  lale  fcfra  ie  la  fece, da  legnali  uud 
infirirey  che  non  hauerelhe [camp  .  Oni 
ie  ìicey  lafcifilcoUe,  E  Sia  la  rifa  (cui 
io,  E  la  rifa  fa  rifarò  tra  te  e  noiy  a  uff 
ierfefu  ualine  lo  famfarefiu  iufchy 
che  tutti  noi  nel  uolare  .  Ma  intende,  che 


Alichino  uoleua  infteme  co ^ialtri  demoni  lafciaril  coBe,cheral  fcmmo  de  la  riua  de  la  holgia^ouef 
fi  erano,  e  uolarfcura  lafegpla  talmente,  che  la  riua  fife  tra  ejjì  el  Nauarrefc,  a  ciò  che  lancmi 
iof  fer  iuffiirfh  'IP f^ffiro fronti  a  runcigliarlo [rima  che  f  nafcondeff  fctto  di  cjuella , 


O  tu  ,  che  te^gi  j  udirai  nuouo  ludo  ♦ 
Ciafcun  da  Ultra  cofìa  fiocchi  uclfe  5 
Quel  prima  ,  che  a  ciò  far  era  più  crudo 

Lo  Tsiauarrefe  ben  fuo  tempo  colfe  : 
Fermo  le  piante  a  terra       in  un  punto 
Salto  ;  e  dal  propojlo  lor  f  fciolfe  : 

ri  che  ciafcun  di  colpa  fu  compunto  ; 
"hU  quei  più  ,  che  cagion  fu  del  difitto  s 
Però  fi  moffc  5  e  grido  ;  Tm  fei  giunto  ♦ 

Ma  poco  ualfe  ;  the  lale  al  fofpetto 
Kort  poterò  auanT^ar  t  que^i  andò  fotto  j 
E  quei  driTj}  uolanh  fufo  il  petto  : 

Non  altrimenti  lanitra  di  botto , 
Q_uandol  frlcon  fappreffa ,  gm  fattuffa^y 
Et  ei  ritorna  fu  crucciato  e  rotto  ♦ 

Irato  Calcahrina  de  la  buffa 
Volando  dietro  li  tenne  inuaghìto  ' 
Che  quei  campaffe  per  hauer  la  Truffa  t 

E  cornei  baratti er  fu  difparito-, 
Cefi  uolfe  gliartigU  al  fuo  compagno  5 
E  'jù  con  lui  foural  fiffo  gremito  ^ 

JAa  labro  fu  bene  ffaruier  grifrgno 
Ad  artigliar  ben  lui  ',  ^  ambedue 
Cadder  nel  meT^o  del  bollente  flagno^ 

Lo  caldo  fchermitor  fubito  fùc  x 
Ma  pero  di  leuarfi  era  niente^ 
Si  hauean  inuifcate  lale  fue  ^ 

^arb ariccia  co  glialtri  fuoi  dolenti 
Quattro  ne  fe  uolar  da  Ultra  cofia 
Con  tutti  ì  ra^i'^^  af^ai  preflamentc 


fa  ììfoeta  il  lettor  atientù  frmetlenìoJ.ì 
che  udirà  NVouo  ludo,cio  è  ,Nuouo giuO> 
co,  fer  effcr  cofa  nuoua  ilei  demoni  fi  la 
fcin  uincer  da  già  uinti  da  loro,  come  afi 
freffc  uedremo,  che  effifùron  uinti  e  hff^ 
fitti  dal  hìauarrefè.  Ciafcun  da  Ultra 
cofla,  offendo  (juefli  demoni  fer  fir  c^uh 
to  halhiamo  di  f fra  detto,  ciafam  di'lorQ 
uolto  ^liocchi  da  laltra  cojìade  la  higia, 
E  CagnaZ^  il  frìmo,  che  afir  (fuefìo 
era  fiato  Vlu  crudo,  ciò  e",  Viu  let.nente 
e  duro  a  uoler  chefi  ficejp  .  il  Kauarre 
f(  aéunc^ue  frefc  hen  fuo  féfo,  fer  che  meri 
(re  che  guarìauano  a  laltra  cofìa  e  non  a 
lui,  e  che  amhcra  non  haue.  no  lafciaitl 
colle  fer  andar  fcfra  la  f  egola  a  loffofita 
jf  arte,  firmo  le  fiante  in  terra,  z^T  in  un 
iemfo  falto  ne  la fegoU fciogliendofi  DA/ 
frofofìo  loro,  ciò  e-,  da  Bartariccia,chei 
ya  frofofìo  a  glialtri  demoni  cherano  (juii 
ni  con  lui,ferche  di  fcf  ra  diffe  hauerh 
chitifo  ne  le  hraccia,  et  hauer  detto  a  glial 
fri  demoni,  chefìeffro  in  la,  m.entre  che 
egli  lo  inftrcaua  ,  Ma  de  lo  fcmfo  del 
Kauarre fc,fcY  hauer  ciafcuno  corf(nfitQ 
al  modo,  ognun  diloro  fii  comfunto  de  la 
commeffa  colf  a,  Ma  fiu  Alichino,  che  del 
difftio  era  flato  capone  hauendolo  ferjuct 
fc  a ^laltri,  onde  che  fitl  frimo  a  uolarli 
dietro,  e  grido.  Tu  fd  giunto,  ma  ualfè 
fOcOyferche  lale  d' Ahchino  hiOnfotera 
auan^re,  ciò  è^^Kcnfoferon  andar  inan 
^  alfcj^etto  dd  t^auarrep  che  hauta  bf, 


INFERNO    CANTO.  XXlf. 

Vi  qui  di  U  difcejer  a  U  ^ojìat  fiy ^/^„/o.  Et  in fcrtfentU.ptyfiulìroi 

Porfer  gliuncim  uerfi  glimj^aniatì  *  jffuo  e  la  patera  éd  muarrefc  nel  fuggi,, 

Cheran  gm  cotti  dentro  da  la  crofla  i  re,  che  la  uehdta  belale  d'Alichimnel 

E  noi  lafdiammo  lor  coji  m^acciatu  fcgu\taYlo,\'fYcheil  hiai^arrefc  anelo  fetta 

r  ,  fepda,  come  Jefdeyaua ,  c^r  AÌichu 

M,udun  mn  potnh  pu^.eye,cme  fornito  iri^^o  u.U„hfi{cilfeuo,<,r,mlituiineiél 
fih»  <,ua^o  ude  Unetr.  ne  U.f<e,  chef,  c.lapryfrM,  e  che  <,,ella  ueienMlo  .r»„/J 
l^re,f,  t,ff,fcao,(^  e^h  cruciMfer  r,A,er  fitta  di  lei  freia,,  ratto  iefcrfi  m  Lo  kl 
cmnàc.hre  nt,tn.p,ro    m.  CalcArm.lKmieUhuff,,  C.ucdm  ieUriceuuM  ,' 

i.7«^,-P,.U..«.,«  J.^^.^,y;,o.  AUchim,  cherafìjcagi,„  ieUleffi  OnieC 

cu  co^hJjnpo:  Mente,  Diente  B.rhariuia  iel  cafo,  cL  cJji  tutti  llTii  L  1 
difcffero  hogmuna  de  le  ttarfi  a  L  «a/?^  ^  .  ^ p  tò  tamente 


]u.n.         m/o.,  ;X    ^^^^^^  5J-M;r..o-.„. 

CANTO, 


Tachì  ìfolt:,c  fenTji  compagnia 
mndauam  Un  dmanij,  e  Ultro  dom^. 
Come  frati  minor  uanno  per  uia  ^  ' 

\olto  ora  in  fu  la  fruola  d'ifopo 
Lo  mio  penfier  per  la  prefentc  rijjai 
^ouei  parlo  de  la  rana  e  del  topo: 

Che  più  non  ji  pareggia  mo  &  i/fa  ^ 
Che  lun  con  laltrofije  ben  [accoppi, 
Vrmcipio  e  fine  con  la  mente  fiffax 

E  come  lun  penfter  de  laìtro  fcoppia  ' 
Cofi  nacque  di  quello  unaltro  poi,  ' 

^^^l^  primapa  namì  fi  doppia, 
ìopenfaua  coft^Quejìi  per  /ci 


Sono  fchernitn  c  con  danno  e 


con 


bejfa 


Si  pitta  uhe  affai  credo  che  hr  noi 
Se  hrafoural  mal  uolcr  figgueffa^,  '  * 


Tratta! poefaTtel prefenfe  cam  Je  ìafffd 
bolgia,  ne  latfuale  p:ìn  che  fa  punita  lipy 
CYffa  de  facerdofi,  e  che  h  albina  per  pei 
na  dejfcY  uefìifi  iigraui/fme  cappe  e  cof 
fucci  dipiomk  dorati  di  fuori,  F.  che  fe 
rjo  cojìrettia  continuamente  andar  con 
(inelle  girando,  e  per  linfcpportalH pef9 
mifcramentefcmpre  lagrimando  intorni 
«  la  hlgia,  E  fra  cjuefti  finge  hauer  tr9 
uato  Catdam  e  Loderingo  frati gaudeni 
ti  Bolognef,  Ma  prima  dimoffra,  come 
partiti  da  demoni,  eff  coft  taciti  t  fcìi  art 
dando,  entro  [effetto  loro  deffcrperfcguìi 
m  com,  fùr,^  ^^^^.^  ^^^^^ 

[te  ke^ti  eran  rima  fi  per  hr  cagione,  et 
ti  modo  che  tenne  Virg.  a  calarft  colui^ 
r^rfii^^irli,  in  ejfa  fffa  bolgia,  C7  kliU 


xxiir* 


Ei  ne  uemnno  dietro  \iu  crudeli, 

Chel  cane  a  quella  leure^  cheglt  accejfa^ 
C/4  mi  fintia  tutti  arricciar  li  peli 

Ve  la  paura  ;'e  ^aua  indietro  intento^ 

Quandio  difji  ^  Uaefìro  fe  non  celi 
Te  c  me  tojlamcnte^i  ho  pauento 

pi  malehranchex  noi  gUhauem  già  dietro 

io  gUmmctgino  fr^  che  già  li  finto ^ 

co.efcYijJcfàu'jle,  che  Unno  in  fc  moraìita,  ffra  (fuelU  una  àun  (òp,  the  giuntù  4  unfi/fcjfifi 
Ucciua  ferf  affarìo,  e  temenh  Annegar  fi,  unayanafc  glbffcrfc  di  f^arh  fduo  conjfYofofto 
Itro  di  fummn-f(Ylo^e  ferchr  ni^^'io  le  rhfalfc  ilfraukUni^  fCnf  ero^fe  lo  le^ofu  lafàiena^ma 


maYTfr.iffyi  tojrf  ^row  ai  nfcirnepi  ori* 
^Taciti,  fcli^efcn'^  cOYì'fagn'a  ,  VariU 
ti  da  dieci  demni,  nandaron  tadù  e  foli 
efcrìyn  U  cw.fagnia  di  (futili,  lun  dir.art 
^  e  IcltYO  àofò,  cme  uanm  feY  uiafraf 
ti  minoYi,  Andaua  aduncjue  \'ÌYg.  inani' 
e  D.inte  dofo  lui,  feY  la  ragione  che 
halhiamo  {la  fin  uolte  detto  .  VOlto  eYd 
in  fu  la  fàuoìa  d'ifojfo,  ifcp  fit  fofta  Gre 


INFERNO 

ueluti  Jaun  nihojtcah,  e ^Yemiti  amheJue  li^.yf,  uia  .  Vice  ctJun^Uf  il  peù,  ile  ffr  U 
fYfjcntf  rilfa  fra  Altchino  e  CaUahrina,  che  nel f  recedente cunt:^  hMiamo  uedufo,  il  fmtenftc 
Yo  era  tiolto  fu  jKfftafinoU, perche,  Plt<  mnf  pareggia^  do  è-,  Più  von  ft  confirmc^,  ne  tiu  fi 
rende  f  mie  MO  cr  ISfa,  che  tanfo  fuonain  Lombardia  o^niuna  di  auejìe  due  diU'mi,  atjtù 
tn  rhfcana  Hora  er  A  deffc,  chefii  lun  con  laltro  ^uejlì''due  e[];Yrp,  ciò  ^,  cjuello  de  la  rana  e 
delt^fo,  con  ^Kello  d' Alichino  e  di  Calca[>rina,  Se  con  !a  mente  fiffa  faccofpia  ^  adegua  lene 
Principio  e  fine.  Perche  il  principio  de  lejfcmpio  de  la  rana  e  del  topo  ft  fu,  che  la  rana,  fctto  coh 
re  di  uoler  aitar  il  topo,  penso  di  fummergerlo,  il  fine,  che  luno  e  laltro  fi^ron  prefte  dimati 
dal  nitio,  Quefìo  medefmo  aueme  d'Alichino  e  di  Calcahrina, perche  il  principio  fi  fi,, che  Cai 


L  •  r  i  »^^-^--^ruia,f^rnnruf>rincipiOjipt,,cheCal 
cabrina  fctto  colore  dandar  ad  aiutar  Alichino  a  prender  il  Uauarrefi  fi  gremì  co  efji  Alichino  tey 
uoMo  offendere,  KIT  il  fine,  che  cìaCcuno  fti  frefc,  e  cotto  dal  caldo  fchermidore .  E  come  lun 
f  enfiar  de  laltro  [coppia,  Tinge,  che  fi  come  fiiol  auenire  cjuando  dun  penfiero  ne  nafie  alcuna  ,J 
ta  unaltro,che  del  penfiero  chegli  haueua  prima  uolto  a  lafiiuola  d'ifcpo,  glie  ne  nafce/fèpoi  mJi 


f  i    /  -A-"  ^^J''"»^»  a  il  1^0,  glie  ne  na  cene  tot  unii 

iro,  che  lific^  doppia  lapaura  hauutaprima  de  dieci  demoni,  auando  fiiron  dati  lorper  Ld. 
Malacoda,  Et  il  penfiero  che  h  nacc^ue  fi,  che  fra  fi  fìelfi  dicea.  Se  lira  concepufa  da  cjuefii  demo, 
m  chepernoi^^n^hemti  co^  anno  dhauer perduto  Alichino  e  Calcahrina,  e  con  fi  fiitta  lefft 
f  [corno  deferfi  lafciaft  gahhar  dal  Nauarrefc,  lecj.ali  cofc  credo  che  voi  loro  aff:i,  SA  mÀ  ' 
Soggiunge  unifie  col  mal  uolere,  ilcjual  ^proprio  del  demonio,  rinhefcmfre  uuol  mi  Ut 
demoni  ne  uerranno  dietro,  per  uendicar fi,  più  crudeli,  che  nonf.  il  cane  a  <jue[la  lepre  Che. h  ic 
cffit,  cto  e^  laciualeghprendecolceffh,  Perche  aggiunto  lira  col  mal  uoler  infieme,  e  flefiab 
mente  nel  demonio,  può  generar  (  Se  da  Dio  non  gli^  uietafo)  crudeltà  infinita.  Claii  fcn, 
/|.  f^marructar  t  feh  Era  tanto  firtelimaginatione  del  poeta  cheffi  fiffero  fcguifati  da  demini, 
che  già  de  la  paura  fi  jcntiua  arricciar  tutti  ipeli  delaperfcna,  efiaua  infento\olto  in  dietro  fey 
ufJer  fcuemuano,  cjuando  uinto  da  troppo  timore,  non  potendo  più  celar  il  fcfletto,  di/Te  a  Virf. 
che^iofìamenteeghnoncelaua  Ogniunodilor  due,  ch.uea  pavento  DI  Zie  hranche  ciol 
Vefft  demoni,  che  male  hranche  hanno,  perche  tanto  glimaginaua,  che  già  glie  lipareafcntire  * 


E  quei; Sic  fi) fife  Snjpiomhato  uetro, 
Lìmagme  di  fior  tua  non  trarrei 
Viu  tojlo  a  mecche  quella  dentro  impetro. 

Tur  mo  ueniano  i  tuoi  penfter  tra  miei^ 
Con  fmil  atto  e  con  fimile  fijcda* 
Si  che  dintramhi  un  fol  confg^ìo  fèi  ^ 

Segli  è ,  che  fi  la  deHra  cofia  giaccia  * 
Che  noi  pojfiam  ne  laltra  bolgia  fi:endere  ì 
"t^oi  fiiggirem  linagmata  caccia,  ' 

Qia  non  compie  di  tal  configUo  rendere^ 
Chio  li  uidi  uenir  con  tale  tefe 
No«  molto  lungi  per  uolerne  prendere. 

Lo  duca  mio  di  fuhito  mi  prefe  ; 
Come  la  madre  che  al  romor  i  defia^ 
E  uede  prejjo  a  fe  le  fiamme  accefe  t 

Che  prcndel figlio  efi^gge.e  non  farrefla, 
Hauendo  più  di  lui,  che  di  fi  curA^ 
Tanto  che  fol  una  camica  Htfìax 


Virg.uuol  dimo/irar  a  Banfe,  che fin^a  il 
fio  dire  egli  compre deua  affai  lene  ilfiuo 
temere,  e  che  il  mf  de  fimo  timore  era  an< 
cOYx  in  lui,  ma  che  dogniuno  ii  ijuelli,ha 
ueuagia  determinato  ciò  che  fiffe  da  fili 
re  per  fiiggir  il  pricok,  e  Itherarf  dafni 
timore,e  cjual  f^ffi  U  d(feYminafione,lo  ut 
iremo  jui  d  foio.  Diceadunejue  Virg.ri 
ffondendo  a  Piante,  $lo fiffi  dimpiomhafo 
uetro,Che  tanto  uien  adire,Se  io fiffe  «>!0 
fifcchio,il(]ualfifii  di  uefro  cor. pióhcy.iif 
troa  cjuello,  che  altramente  il  uefro  p'er  fe 
f^S  nonfirelfe  leffrtio  fi  fen  che  fi  con 
fffcpiomho.  Come  dimofira  Eucliie  nel  li 
ho  oue  tratta  de gUjfeuhi,  e  come  fifroi 
uaper  la  profiettiua,  Noyj  trarrei  la  fud 
imagine  di  ftioripiit  toflo  a  me,  CWe  io 
impetro,  che  to  impronto  Quella  denfro, 
^^  irìfcntentia,  \firg .  dice,  chefcgli  fiffc 


CANTO.  XXllIf 


««0 


Hi. 


l  CL-r 


E      Sai  collo  it  U  tip  dura 

Sufìn  fi  ii^^c  ^  l<i  fendente  roccia^ 

Che  lun  de  Utì  a  Ultra  bolgia  tura  » 
Kow  corfe  mai  fi  toflo  acqua  fer  doccia 

A  ucìger  rota  di  mólin  terragno^ 

Quand'ella  fiu  uerjo  le  p^Ie  afj^roccìa  j 
Cornei  maejìro  mio  per  quel  uiuagno 

Tortandofine  me  Joural  fiioj^etto^ 

Come  fiio  fi^to ,  e  non  come  compagno . 
A  fena  furo  t  fiioi  f /e  giunti  al  Utto  . 

Vcl  jcnio  gm  ;  elei  giunfiro  in  fid  cotte 

lourejjo  noi  t  ma  non  glicra  fcf^  ettot 
Che  lalta  prouidentia ,  che  lor  uoUe 

Torre  minijìri  de  la  fr[fi  quinta  ^ 

Voter  di  parti) fi  indi  a  tutti  tolte 

h prima  cofla  ie  U  ffta,  eh  \:auf^noJ^  ueltre,  a  U  iefm,  f  Uf^^on^^  dfla  j;^^^/'' 


gxne  ài  Dante  a  lui  iifiioriy  la(ju<il  co 
fi  lo  jfecchio [cri^  interuah  daUun  tent 
;o,  chf^li  concede  CT  impronta  ((fa  fua 
imagincttione  dentro  da  fe .  Onde  fcguii 
ta,  pWYYnoituoijffnfteri  ueniuano  tra 
mi  con  fmil  atto,  ciò  e-,  confmilfa 
fffttoe  duttio,E  Con  finìilffaccia,E  con 
fmile  ttrfw^  difirtuna,  SI,  Talmen 
te,  Clie  dintramhi,  che  do^niuno  dfjft 
tuoi  e  miei  ferìferiy^Eci  in  fd  ccnfgUo, 
Feti  uno  (ci  jfYOforìiYnfniOyt^  una  fda  de', 
t(YYninaiione,la(^ual  è-juffia.  Se  egli  e-, 
de  la  dfflra  cofta,  intende  de  la  fYÌma  de 
la  flìa  bolgia,  feyche  ejfcndofi  uolti,  cOi 
me  diffè  a  fmflra,  e  fyocfdfndo  tra  la 
ijuinia  e  la  fejìa  holj^ia,  ueniua  ad  hauer 


m  Utra,  cto  è-.  In  fffifclìa  hol^ia,  Kcifii^giremo  lA  caccia  m:aprtata,  ciò  i-.  La  caccia  eie 
òfmmo  impennati,  che  i  demoni  lattino  ^fkr  di  noi .  CU  non  compie'  di  tal  confidilo  rendei 
re,  WirP .  non  compiè-  DJ  rendere,  ciò  è-.  Di  eff  onere  tal  conftglio,  eie  Vanfe  uide  uenire  no  mol 
fo  da  ^un0e  i  demoni  cW  lale  iefe  fer  uohrli  f  igliare.  Onde  \irg  .prffe  Dante  Jlhitamente  con 
tìuel  timore  am.ore,  che  fi  la  madre  il  figlio,  (juando  dffiafafc  al  romore,  uede  le  fiamme  acce 
fe  uenir  uerfo  difc,  che  fliggefcn'^  arrefìarfc  tanto,  cVAa  fi  uffta  fclo  una  cam.ìca,  hauendo  più 
cura  de  ìafclute  di  cjueUo,  che  de  la  frofria  uergogna  ,  E  Giù  dal  colle  de  la  ripa  dur<t,Trefc  che 
Virg,  hfUe  rame  ne  la  firma  che  hattiamo  ufduto,  SI  diede  fu  fino, Si  lafcio  andar  riuofc  Clu 
lai  collo,  Giuda  la  cima  de  la  rifa  de  la  [epa  holgia  DVra,  Verche  era,  come  tutte  laltre,  difie^, 
tra,  e  di  color  firrigno,  com.e  d  jje  nel  xsiij.  canto,  A  la  roccia  fendente,  A  la  cofta  che  pendei 
ua.  Onde  di  fcpra  difife,  Se  glie,  defila  defira  cofia  giaccia  e  cet .  CHe,  lac^ual  roccia,  tura 
e  ferra  lun  de  lati  A  Laltra,  ilo  è,  A  la  fefìa  lolgid,  Venhe  ciafeuna  holgia  ha  due  lati,  ciò  ^, 
iue  eojìe,  da  Ifcjuali  è-  contenuta .  NOn  corfc  mai  fi  tojìo  accjua  per  doccia,  Mojìra  che  SJirg.for 


ìger  rota 


linfeyragn  ,^  ^     y     *>  'Ve 

come  compagno,  fer  la  ragione,  che  ad  fgorican- ente  foco  difetto  uedrer^.o  .  A  Vena  firo,¥.eh 
tono  tanto  poco  di  tempo  da  pof,r  fiygire,  che  \irgil  apena  giunfe  copiedi  alfirJo  de  la  lolgia, 
(he  i  derroni  fi  moftroron  fipra  di  lorofiul  colle  ,  donde  effifraro  calati  in  cucila  ,  M  A  non  uera 
fcfhetio,che  li  fcteff  ro  off^rdere,fmhe  l  Alta  frcuidcnt^.a,cio  è-,  cjuella  di  Vioja^iual  uolle  forre 
toro  minifiri  de  la  cjuinta klgìa.chegli  dom'da  fijfc,Tolle poter  a  tutti  effi.  demoni  ri  fartirf  in'. 
ii,Difartirfi  da  lacuflodia  ieffix  cjmnta  holgia.lemeua  aduncjue  Dhe,fartiti  \.e  fi.ron  da  demo 
maginahfi  deffcr  tfcguit^fQ  da  cjuellijacjual  cofia  ccfirita  con  Vir./o  trcua  efj.r  ne  la  medefima 
rmaginatice^  e 


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Firenze. 

Postillati  16 


ne  alcuna 


INFERNO 


.......  uoh/^  il  cafo,  Dante  hpo  (jneflù  li  uiU  venire ,  Per  il  che  frefo  eia  Vir£.  i caramente  ' 

recatùfcbfulfetn,  fi  cab,  per  fuggirli,  ne  Ufefìa  bolgia  ,  oue  «o«  pteua  eia  demoni  effiroffifo . 
Queflù  moralmente  ftgnijìca,  che  hauenhlfenfo  la  cogniiione  àun  uifi:i,e penfành  anchora  fopy^ 
di  iiuehyComefaceiialp:>eta,  chera  uoltofcpra  la  fonala  i'ifcpo,  ft  duiita  defferperfcguitato  epre 
fo  da  le  fentaiioni  di  tal  liiti:),^'  in  (juejìo  medefmo  duhhio  frotta  ejprla  ragione, per  conofcerU 
fragilità  delfcnfo  efapeye,  che  tanto  folomente  hafìa  aflar  in  tal  con/iderafione,  cjuanto  ^  neceffa 
rio  per  conofcer  la  malitia  del  uitio  e  non  più,  a  ciò  che  da  cjuello  non  ft  laffi  contaminare,^  perche 
ad  elpi  ragione  f(jj>ett(t  di  procederete  nejfun  prouedmento  effendo  mìgliore.che  rimouerlo  da  aue 
flo,  e  farlo  entrarne  la  conftderatme  dunaltro  uitio,  a  do  che  fmilmente  lopo/Jà  conófcere  ,perh 
ueduto  uenirU  tentaiioni  permoleflarlo  ,  prende  effofenfo,  e  recandofelo  fui  petto  ,  come  cariffìnto 
figlio  ,  perche  la  ragione  ha  in  cujiodia  il  fcnfo,  come  ha  la  madre  il  figliuolo  ,  e  perche  in  effcpet 
tofìanno  avcort  le  cogitationi,  lo  diparte  da  la  conftderatione  de  la  baratteria,  che  già  era  fiata  co 
nf\uta  da  lui,e  cópreflez^  linduce  ne  la  cofideratione  de  lipocre fiacche  haueua  bora  da  ueiere. 


La  giù  troummo  una  gente  dipinta  ^ 
Che  gtua  intorno  affai  con  lenti  pajjt 
Piangendo ,  e  nel  fembiante  Hanca  e  wnta^ 
Effi  hauean  cappe  con  cappucci  baffi 
Dinanl[i  a  gl/occhi  fhttc  de  la  taglia , 
Che  per  lì  monaci  in  Cologna  fnffi  ^ 

Di  firn  dorate  fon  fi ,  che  labbaglia  j 
Ma  dentro  tutte  piombo ,  e  graut  tanto  y 
Che  Federigo  le  mettea  di  paglia  ♦ 

O  in  eterno  fatico  fo  manto  : 
Noi  ci  uolgemmo  ancor  pur  a  man  manca 
Con  loro  infume  intenti  al  triTlo  pianto  x 

Ma  per  lo  p'efi  quella  gente  fianca 
Venia  fi  pian  ;  che  noi  erauam  nuoui 
Di  compagnia  ai  ogni  mouer  dancat 

Ver  chio  al  duca  mio^^a,  che  tu  troui 
Alcun  ^  che  al  fitto  il  nome  f  conofca^ 
E  fiocchi  fi  andando  intorno  moui  t 

E/  un ,  che  intefe  la  parola  Thofca, 
Dirietro  a  noi  grido  ^  tenete  i  piedi 
Voi  y  che  correte  fi  per  laura  fifcat 

Forfè  chaurai  da  me  quel  ,  che  tu  chiedi  t 
Onde  il  duca  fi  uolfe^^e  diffc^  Ajpetta  ; 
E  poi  fecondo  il  fuo  pafo  procedi . 

'Rifletti^  e  uidi  due  moflrar  gran  fretta 
Ee  lanimo  col  ufo  deffcr  meco  : 
Ma  tardauali  il  carco ,  e  la  uia  fretta  ♦ 


Hauenio  a  trattar  le  Ihifocrefia  de  faen 
doti  ,  che  in^  cjuefta  fcfia  bolgia  ft  punifce , 
Perche  non  e-  altro  che  coprimelo  del  ut 
tio  con  la  ftmulata  e  non  uera  uirtu,  a  rai 
gione  dice  hauerui  frouafo  una  gente  dif 
finta^perche  la  piUura  medeftmamente  rq 
prefenta  di  ftiori  (jueRo,  che  non  e-  dentro, 
Elhipocrita  mofìra  di  fiori  e fpr  angelo, t 
dentro  in firnal  demmio.  Moftra  religiì 
ne,fantifa,  efide,^'    pr^fàno,  federato, 
tfr  incredulo.  Onde  Augu.in  lib.de  fcm. 
domini  in  monte, sicut  hipocritg  ^  fimui 
latore!  aliarum  perfcnarum  agunt  partet 
illius  quod  non  ftmf.  No  enim  qui  agit par 
tes  Agamennonii  uere  ipfc  efi  ,  Sed  ftmui 
lai  eum  ,  Sic  in  ecclesy's  z^T  in  omni  uit«t 
humana  ^uifijuit  uult  uideri  (juod  non  efì, 
h'.pocrifa  efì .  Simulat  enim  effe  iufium  c7 
non  eft.  Et  Alb.Mag.  in  compendio  lih.ter 
^,  Hypocrifu  efì  cjuf  cjuent  hominibus  in 
exterioribuf  apparere  .  E  la  uerifa  in 
MaU.alxxiij.  Vf  uobis  fcribp  cr  phariffi 
hypocritf  cjuiafimilesefiii  fcpMyif  deal 
latis,  juffiris  parent  hominibus Jfecif^, 
intuì  uero  piena  fimi  off  bui  moriuorum 
V  omnis  ffurcitia.  Sic  cr  uos  k firis  jui 
dem  pareùshominbufiufii.intus  autem 
pieni  efìiihypocrifit^r  inecjuitafe  .  E  tani 
iofuona  in  Greco  Uypocrita,  acanto  a  noi 


ft'nulanre.  Andaumì  an  lenti pÀ.Rif 
fffin  «l guue^ffc  h  U  offf ,  E  maremme  fenh  Ihipmiafmfreim.ftru  nel  /?«,  pmiert 
grmta  e  mtun  Jifarfc.  VmgtnioferU^rMqene,  m  itnht  Ihipmta f,  im,jìra  ejjirfmi 


kiwi, 


Uff 

ma 


'Mi 


CANTO.  XXIII. 

W  t\m  ìSiUme,'e  mìfcYr^hianfelìanco  e  uiniofey  Uufiera  uita.ch  uuolfirt^ff  lUeììfYeMé 
ufL  C0fff  con  caffuuihafft  dinan'^  <x gliocchi  TAUede  U  taglia,  Fatte  ie  Ufiggia,chef  f^nm 
in  Colonna  per  li  monaci, Le  eguali  fcm  tanto  groffmente  fitte,  che  hanno  f  tu  t3fto)ima  di/^ahj 
che  di  caffè,  E  (jueflo  è  conueniente  halito  a  IhifQcfito,  i^ual,  pr  ac(iuiftaY  credito,  fe  ne  uatut 
to  difmeffc  cr  abietto  mojìrando  non  curarft  de  le  cofe  del  mondo  ,  e  tiraft  il  caff  uccio  dmanZ  U 
clioichi  fingendo  andar  con  cjuelli  chini  a  do  che  non  (teda  cofa  che  Ihahhia  a  fcandelii^re.  Cobi 
onia  e-  nohilijfma  cittk  ne  la  Magna fil  Reno,  Cofi  nominata,  fer che  fit  colcma  de -Romani  edt 
ficata  d'APrif^a,  ondefU  detta.  Colonia  Agriffina  .    VlfiiOr  dorate [cn  ft  che  lahhglia,E  ue 
ro,  che  loro,ferche  luce,  attaglia glixchi,  Ma  IhipcY.ia  col  hdo,  che  mofìra  di  fiiorificendof  ro 
mone  di  buono  e  uirtuofc,  abbaglia  le  menti  de  le  ferfcne,  che  non  difcernon  dentro  effcrfiombo, 
ciò  ^,  uitiofcereo  .  Ef  erano,     lo  rimorfo  de  la  confcientia,  tanto graui,  che  Federigo,  a  comfa 
ratione  di  ^uejìe,  L  E  meUea  di  faglia,  ciò  ^  le  metteua  leggieriffime.  Dicano,  che  Federigo  [r, 
condo,  effcndo  di  natura  crudelijp.mo  ,  (juando  haueua  afunir  uno  che  haufffi  fitto  cantra  la  coi 
rona,  li  fkceua  f^r  una  uefte  dqiombo,z5r  m  ciucila  lo  meueua  a  coca  dentro  ad  un  gran  ua[c  fin 
ihel  f  lombo  infìeme  col  corp  del  reofili^uef^.ceua.     O  In  eterno  fiticofc  m.anto,    f^ticofc  jue 
fio  manto  fer  lo  grauefefo.  lNeierno,ffrchelefeneàeVlnf.fcnofcn^fine,EmoYalmtntf  e- 
fiticofc,  fer  hauer  Ihifocrita  a  celarui  [etto  comnuamente  asr  in  ogni  fua  ofera  ,  m^oumento  e  gei 
fio,  la  contraria  dif^fuione  de  lammo,  la^ual  cofd,  fer  effcr  din fcffortabile fatica  ilfoeta  lafroi 
nuntia  con  efdamatione,  Ft  tjuefu  e-  conueniente  ^ena  a  coftoro,ferche  ,ftLOme  haueanofojie  le 
oraui  conditioni  ad  aUri,  cfuelle  a  che  eff\  non  [erano  ucluti  f  legare,  che  hora  mal lor grado  le  froi 
uino.  Onde  di  loro    ferito  in  SMatt.al  xxitj ,  AÌligant  autem  onera grauia  ^  imiortahiha,^- 
impnunt  in  humeros  hominum  ,  digito  autem  fuo  nolunt  ea  mouere .  £  fcggit<nge ,  Omnia  uero 
efera  fua  ficiunt  ut  uideanturab  hominibuf,  dilatant  (nimfhììacieriafua  ,     magnipcant  pmi 
hiaf.  Amant  autem  frimos  recubitus  in  cfnis,     frimas  cathrdras  in  fmagcgif,  f^lutationef 
infero,  tsr  uocari  ab  hominibus  rabi .  E  pguitando  mofìra,  che  fer  (juelìafcfìa  bolgia  efp.frocede 
Yon  fur  a  man  manca ,  come  erano  f  receduti  fin  (fui  fer  tuUol  refìo  de  Vlnf.  er  in  comfagnia  di 
quelli  hifocriii,  che  a  man  manca  fmilmente  andauano  ,  Alfianfo  de  cjuali  erano  intenii,ferhen 
fffcY  efterti  delefeneloro  .Ma  effifeccatori,  fianchi  fer  lo  graue  carco,  andauano  fi  fiano,  CHe 
ad  ogni  mouer  dama,  cioè,  che  ad  ogni  f  affo,  eff  chefiu  ueloci  andauano  ,  erano  fcmfre  nuoui 
di  compagnia  aggiungendo  difaffc  in  faffc  queUi  che  froceJeuano  inanl^  a  loro,  Ondelfoefa  dii> 
ce  a  V  irgli  Fa  che  tu  troui  alcun  ,  CHe  al  fitto ,  ciò  e,  che  a  lof  era  ft  cono fca  il  nome  chefam 
uien  a  dire ,  Fa  che  tu  troui  alcuno  ,  il  nome  delcjuale  fia  conofciuto  fer  (fuMe  oferafamo fa  fatta 
ia  ki,  Et   fmil  a  (jueEo  del  xx.canto,Ma  dimmi  de  la  gente  che  frocede  Se  tu  ne  uedi  alcun  dei 
gno  di  nota  .     FT  un  che  intefc  la  farola  ihofca,  Mùjìra,  che  dicendo  Cjuefìo  a  Virg,  il  fuo  fari 
lar  ihofcano  efpref?a(o  intefc  da  uno  che  ueniua  dietro  a  loro,  il^ual grido,  TEnete  ciò  e-.  Feri 
mate  ififdi  uoi,  CHe  ft,  ì  quali  tanto  ueloci  correte  FEr  laura  fifa  ,  Ver  laria  tenebrofa  ZfT  ofcui 
ya  ,  E  non  cheffi  corre ffcro ,  ma  correuano  affetto  a  ìa  tariita  di  quefii  jfiritifer  lo  graue  carco  , 
Onde  di  fcfra  diffe,  che  ad  ogni  mouer  danca  eran  nuoui  di  comfagnìa.FOrfe  che  haurai  (jueUQ, 
che  tu  chiedi  da  me ,  ciò  h  Forfè  chefjai  fctisf^uo  da  me ,  del  defderio  ,  che  tu  mofìri  hauer  nel 
tuo  farlare,  E  ferche  co/foro,  da  lun  de  quali  fii  detto  cheff  doueff  yo  firmare,  erano  \tahani,ic 
r'o  Vanteuiennela  cognitm  di  lorofcn'^lme'^  dì  Virgil.  ilqual  folamente,  uoltatof  a  luidice, 
che  debba  affettar  cofiui ,  efoifrocedafccondol faffc  di  quello  .  Ricerca  adunque  il  fcnfo  l^^ragioi 
'  ve,dhauer  cognitione  di  quefìo  uitio  in  qualche  ^artkoìaye.  Et  i  f  articolari, come  già  fiu  uolie  hab 
hiamo  detto,  fcno  frofri  da  effcr  conofciuti  da  lui.  Ma  potendola  in  cjuefìo  luogo  hauere  fcn(a  laiufa 
iflfa  ragione  ,  quella  fclamente  lammonifce  del  modo  qual  ha  da  tenere  ,  ferche  quefìo  Metta  il 
a  lei,che  il  fenfcffr  fefteffc  non  faireble.Fermofft  adunque  Dante  alfuoriQ  de  la  uoce  di  queUa 


INFERNO 

0irt3,  ejfenhnedmfmmm^^  da  yirg  e  uUe  due  mojìuf  nel  uifo gràn  fretta  ìe  Unim  Jet 
fcrfuo,  ferchejfeffe  mite  ài  fuori  fey  lo  uolio  fi  conofcano  gliaff^tti  de  lartimo.  Onde  Quid  nelÀ 
mo  de  arte,  Sejetacens  uOcem,  t<erhaq;  uultus  Uet.  M*t  il graue^efo  de  le  catte  li  iaydaua  E  U 
uia  flretta  ,  cheta  il  letto ,  o  uoglimo  dir  il  fóndo  de  la  uaUe ,  ^erch  auanto  meno  rifide  'ccn  le 
coffe ,  come  finge  cherano  ^uefìe ,  effendoft  fet  lunafoiuù  calare ,  tanto  fiu /fretti  fono  i  letti  de  U 
uaRi ,  Onde  h  fofra  neUecimomno  canto  farlanh  del  findo  de  la  ter^  bolgia^  neìqual  mei 
defimamente  difcefcro  dice ,  Adhor  venimmo  in  fu  largine  quarto  ,  Volgemmo  '  e  diCcendemi 
mo  a  mano  fianca  la  giù  nel  finio  jiracchiato  (!r  arfù  ò       ^    ^  mi 


Quando  fir giunti,  affai  con  locchio  bieco 
Mi  rìmìraron  fen\a  far  parolai 
Voi  Ji  uolfero  in  fe*,e  dicean  feco  ; 
Cojìui  par  lituo  a  latto  de  la  gólax 
Bfeei  fin  morti -,  per  qual  priuHegio 
Vanno  fcoucrti  de  la  graue  flolai 
Voi  dìjfcr  me  ^  O  Thofco  ^  che  al  coUegio 
De  gltpocriti  trìfli  fei  ucnuto^ 
Dir  chi  tu  fei  non  hauer  in  dij^rcgio  ^ 
Et  to  a  lor^lofii  nato  e  crefàuto 
Soural  bel  fiume  d'Arno  a  la  gran  uilla^ 
E  fin  col  corpo  y  chi  ho  fempre  hauto. 
Ma  uoi  chi  fletè  a  cui  tanto  difliUa, 
Q^antio  ueggio  dolor  giù  per  le  guance  i 
E  che  pena  è  in  uoi, che  ft  sfauitlai 
Et  un  rijpofe  a  me  Le  cappe  ranct 
Scn  di  piombo  ft  groffe^.che  li  pefi 
^an  co  ft  cigolar  le  lor  bilance . 
Erati  godenti  fummo ,  e  Eolcgnefi  ; 
Io  Catalano,  e  queili  Loderingo 
'Nomatiyeda  tua  terra  infteme  preft, 
Comefuol  effer  tolto  un  huom  filingo  , 
Ver  conferuar  fua  pace  ^  e  fimmo  tali 
Che  anchcr  fi  par  intorno  dal  Qar dingo, 


Oluntl  <fu(fìi  duejfiritì  a  loro,  riguarh 
ron  Danfefcnla  far  parola,  ASfaicShcf 
chio  hieco ,  Affai  con  locchio  torto ,  ^  è' 
uocéolfrofrioViorentino,  E  uoltilumi 
ìaltro  diceano  frafe  fìefft  di  Dante,  àe 
A  latto  delagola.pmhe  ffiraua  , e^li 
farea  uiuo,  e  che  fe  fff  erano  morti ,  P£y 
qua!priuileg{3  ,  Quafi uolfffe  dire ,  V(Y 
(jual  grafia jfetialf^  efft  andavano fcouer 
ti  DE  la  graue  fiala,  Ve  la  graue  caffi  ^ 
piomh ,  di  che  tutti  glialtri  di  jueOa  hoU 
già  erano  cofnti ,  Verche  fìola  ftgnifica 
uefìeIunghifftma.POidifPrme,  Hauent 
do  (juefti  due  jf  iriti parlato  in  tal  jvrmx 
frafcfìffft  di  Dante,  lo  richiegg:ino,ch( 
gli,  iljual  era  uenuto  al  collegio  de  trifli 
e  maligni  hipocriti ,  non  uoleffi  hauer  in 
d.jf  regio  e  difjegnarfi  di  dir  hro  chi  egli 
era .  A  ^jualt  Dante  yijfonde  in fcntenfia 
effer  Fiorentino,  Perche  Villa,  in  Fran'^ 
fejtgnifica  ogni  gran  ciuà ,  Et  effer  an 
chora  ne  la  prima  uifa ,  Ma  de  conuerfo, 
domanda  Uro  chi  eff  fono  ,  che  difym 
lagnmando  giù  per  le  guance  tanto  doki 
re ,  (guanto  egli  uede  ,  E  ^ualpena  fa  in 
loro,  CHefttfèuilla ,  la^uxl  tanto  fiiori 


[ronfi 


CANTO*  XXIIU 

frm  d  cùYnUttfY  ffY  U mira  glinfiM^  efuUi  (jueUì ,  (he  uioUffcYO  U  glujfiìlA  ,  lAé  feri 

ilr  non  Uuf  arto  frof  ria  religione, ne  U<jual  uiueffìro  m  [raifrniU.Ytìa  ciafcunof  ffaua  ne  la  fri  fycthrynn. 

fria  cafa  con  U fue  donne  e  figliuoli  uiuenh  f^lfndtiifJlYnamente^in  hreue  iemp  fiiron  domandai 

ti  dalkulgo  nòn  fiu  di  S,  Maria,  ma  frati  godenti.  Tra  (juali  ne  ft.ron  due  Bologne  fi, Mff}^  r  C<t 

fflano  Malauolti,  chra  di^ttion  Guelfi,  e  W\efJ(r  loderingo  de  Liandoìo  ,  chra  difr.ttion  Ch^ 

leJlina ,  Reputato  ciafcuno  molto  giufto  (  Ji^uona  confdentia  .  Qiejli  due  fi.ron  domar datt  dal 

fopl  fiorentino  ,  iljual  era  diuifc  in  tali  due  fitiiom,  in  luogo  dun  fclo  f  retore  che  fcleua  eUggei 

if  fer  ammmijtrar  la  giujìitia,  Onde  dice,  E  da  tua  terra  frefy  Come  fi  ol  efj  r  tolto  un  I  uor>:  fo 

Ungo  Ver  confcruar  fua  ^ace,  A  ciò  che  (jueta/fro  i  tum^ulti,  e  r.t^rmcfjtro  la  Ref,  co  dar  lorofcm 

ma  pofejìa  Mfoter  far  in  henefiào  di  (juella  ciò  che  fareua  a  loro  ,  promettendo  ciaf  uno  di  ieney 

ffY  rato  e  firmo  tutto  quello  cheff  farehkno .  hìaukto  adunche  ^uefà  due  frcti  il  gounnò  de  le  ci( 

ik  ne  le  mani,  aUefiro  jfiu  /o/?o  al  friuaio  util  hro,che  a  la  fullica  (Quiete  e  face  di  c^udla,  E  uedu 

10  che  per  la  rotta  e  morte  di  Manfredi  in  Vuglia  i  Guelfi  freualer  a  Chihllini,  le^ifrmentef  U 
fciaron  dàeffi  Guelfi  corromper  con  gran  fcmma  di  denari,  t;  oferaron  in  firma,  che  i  GÌ  ihliii 
ni  fiiron  cacciati  de  la  ciuà,  ne  lajual  mfiifiu  non  fon  fornati .  E  ìe  cafi  degli  \lfrti,  cefi  di  tal 
fàttione,  che  frano  ne  la  cctrada  nominata  del  Gardingo,  fùron  tutte  arfe  e  rouinate  a  terra,Cn^ 
delfoeta,  in  iferfcna  di  Caiflano  dice,  cheffi  fiircn  tali ,  etanto  fcfUrati ,  com.e  uud  ufirire  ,  ci  t 
«imhora  fer  effe  rouine  fi  far  intorno  del  Gardingo,  Quefia  hifloria(f  chifofp  curiofc  di  jfiu  infe'i 
raméte  faffrla)f  legge  ne  le  croniche  di  Y  ir  e'^f  fritte  dal  Villani  al  >.iijjel  y^ij,  lih.  Turon  adun 
ih^  (juefii  due  frati,  fé  la  loro  hifocrifia,tanfo  fiffono  finger  ifffr  honi,  cagion  de  la  dijj  erfone 

11  molte  noUli  fimiglie,  e  uirfuoft  huomini  di  Quella  città,  fer  loejuale  j^ftìal peccato,  ilfcetafin 
ge  h&ret  cheffi  feno  in  jufjìo  luogo,  ne  la  firma  che  htthiia/riQ  ue  duto, e  ter  ralm  ente  f  uniti, 

lo  ccmìnàat  5  O  frati  i  uofìrt  mali  t  VoJeua  foefa  iimofirar  a  fefii  frati , 

Ma  più  non  diffi  ;  che  a  locchio  mi  cotfe  ejuanto  V  male  e  fnuerfc  oro  cffrationi 
Vn  crucìfiffo  in  terra  con  tre  vali.  fiffnofiaie  dannofi  a  la  fi  a  citta.  Ma  fin 

(Quando  miuide ,  tutto  fi  dificrfe  '^'filP  ''ff^^'']  '"^'H^' 

Sof>.c?o  ne  la  barba  co  fcfhiri  t  de  auraufj'.io  fer  a  m.f  ^  ^'^^'^ 

^    ;       t        '    r      n,  fali.CofiuifonechffilfCaifit,il(^ual 
E/  frate  Catalan.àe  a  ao  laccorfe  ^  -    '  /     r  ^  ^J.\^.,Jn;^ 

'  i  rr   ^    ,      r       1  ■  '  tfrfrmm-  hfocrifajincfndomoufrlim 

M/  diJfc^Ciuel  confittcche  tu  mm,  Uefici.  f  fer  carità  elpfolo,  4  ^do^l 

Con\>gho  t  Vharijei ,  che  conuema  ^  ^  ^^^^ ^^^^ faerdote,  confi che  chri 
Torre  un  huom  per  lo  popolo  a  martìri  ♦  0  ^^^^^^  ^  do  che  tutta  la  gente  non 

Attrauerfato  e  nudo  e  per  la  uia-,  feyiffi  dicendo  a  glialtri  for.tifid  efirii 

Come  tu  uedi^  ^  e  mefìier ,  che  finta  fd,  fi  come  è-  fritto  in  S,  Giou.al  xi.Vo/ 

Qualunque  pafja ,  come  peji  pria  :  fiefcitis  cjuicijuam  nec  cogitatis ,  (juia  ex» 

Et  a  tal  modo  il  fecero  fi  flenta  jfeditnotisutunu{mori^iurhom.o  frofo^. 

In  quefla  fi>ffa  ,  e  glialtri  dal  concilio,  folo,  tr  non  tota  gens  fereat.  Ma  filame 

Che  fii  per  li  Giudei  mala  Cementa  ,  lefi^ferlinuidiaetimorechehaueainfe 

me  con  tutti  glialtri ,  che  il  fofolo  non  /f  ^ 
£ulfajfe  chrifio,  ueduto  i  fuoifiufenìi  miracoli,  tT'intefi  le  fue  finte  fredicationi,  e  ihe  aliando 
fiaffe  loro .  Comincio  aduncfue fidamente  a  dire,  O  frati  i  uofiri  mali,e  non  difife  f  iu,  ferche  glioc 
€Orfi  a  locchio  un  crucififfc  in  terra  COn  ire  f  ali,  Terche,ficome  chrifto  era  fiato  crucifffi  có  tre 
Aiodi,  Coft  lui,  che  la  fua  morte  haueua  configliato,  era  conuenienfe  cofi,  de  ne  U  mede f  ma/ir 
mafiffe  crucififfc  ,  ma  difiefi  in  terra ,  e  non  effaltato  come  fii  lui  ferche  mediante  il  fuo  confif 
glio^fit  cagione  de  la  ruina  di  molti  ,fi  com.e  chrifto  pi  lafikte  di  tutta  Ihum.ana generatione . 

N  i/i 


INFERNO 

q^<t)7]o  mi  uiiey  Mojlra,  che  ueiuia  da  Caifki^ft  difljrfi  tutto  fojfìank  co  fcfj^m  «<•  la  Ma]^. 
ffY  taife^nì  m:^jÌYanh  lira  el  dohrche  hauea,  che  Dante  fife  chrifliano.a'  e^ìi  Heireo.chefèf 
fe  uiiiò  ejèn^  fena,  ^  egli  mrtò  nel  feccaio,  ^  in  tomenti  eterni,  che  fife  in  ftatù  ia  poterfi 
filuare,  tar  egli  eferferiutofin'^  reàentione  .  E  L  frate  CataUn,  Veìutò  chehhe  Catalano^che 
Vante liana  fife  a  rimirar  iojlui,  faccorfe  (juejìa  efer  U  cagione  ie  la  fua  interrotta  oratione,  Tei 
YO  li  dife  efer  (fueh ,  che  con  figlilo  ,  comhahhiamo  già  detto  ,  E  che  per  fua  maggior  pena  ]  era 
meftier  che  fcntife^come  ciafcun  dilor  pefdua  prima  che  pa fa fe  ^  perche  da  tuui  loro  era  nel 
fafjàr  calpeftrato  ,  E  che  in  tal  firma ,  il  fecero  Anna ,  con  tutti  glialtri  facerdoti  che  interaei 
nero  al  concilio  yflenfauano  .  lljual  concilio  fu  mala  fomenta  perii  Giudei  ^  perche  da  quella 
tìacijue  la  ruina  di  lerufdlem  ,  con  (juella  di  tutti  loro,  come  dijpifmente  fcriue  lofiffi  .  M^«f  che 
Piano  attrauerfiti  e  nudi^  a  dinotare,  che  la  kr  fomma  hipocrijia    nota  a  tuttol  mondo . 


AUhor  u'idio  marauì^Vctr  Virgilio 
Soura  colui  ;  ehm  dijlejò  in  croce 
Tanto  uilmente  ne  letamo  ejfìlio^ 

Vofcia  drÌ73^  al  frate  cotal  uoce^ 
No«  ui  dijpiaccia  yfe  ut  lece  ^  dirci  y 
Se  a  la  man  dejlra  giace  alcuna  jòce} 

Onde  noi  ambedue  pojjìamo  ufctrci 
Sen'^  coHringer  de  gliangeli  neriy 
Che  uegnan  dejìo  loco  a  dipartirci^ 

'Rijpofe  adunque  Più  che  tu  non  j^erì^ 
Sapere  fa  un  [affo  5  che  da  la  gran  cerchia 
Si  moue ,  e  uarca  tutù  i  uaìlon  feri  j 

Saluo  che  queflo  e  rotto     noi  coperchia  : 
Montar  potrete  fu  per  la  ruina  j 
Che  giace  in  cofìa^c  nel  fèndo  fiperchia. 


MarauigHauafi  Virg.  dife  ftefo^hauenh 
profitato  (juelmedfftmo  che  fice  Caifèt  ^ 
oue  nel  fecondo  de  VEneida  dife ,  Wnm 
fro  multis  dahifur  caput  ^fan^  ppey  ^([^ 
che  ft  dicefe ,  cof  poco  come  lui .    PO  i 
Jcia  driZ.^0  al  frate  cotal  uoce,  Dopolfi^ 
marauigliare,  virg,  domanda  (jufflo  fra 
te,  fiaU  deflra  mano ,  da  lacjuale  fìaua 
loro  Ultra  cofta  de  la  klgia  che  haueano 
àafalire.  Giace  alcuna  fice,  Pofa  alami 
ufcita,  onde  noi amteduiy  Dala^ualcia 
fiuno  di  noi  due,  e  mafmamente  Dante, 
per  lopefo  de  la  carne,pofiamo  ufcircifin 
^  cojÌYinger  DE  gliangeli  neri ,  ciò  ^, 
Vìe  demoni,  che  ne  uenghino  a  dipartir  di 
quefio  luogo  ,  Verche  fedendo  che  ilproces 


,   ^  ^     ^  fra  per  uolerdiuino,alqu(il  fetta 

giace  t!r  e-ofe^uente  ogni  creatura,  ft  confi  daua  poterli  coftringer  nefuoi  hifcgni .  Rìdofcadun 
que ,  Viu  che  tu  non  ff  tri ,  R  ijfonde  frate  Catelano  a  Virgil.  efer  molto  pref  un  fcffc,ilaucil  fi 
moue  da  la  grande  tur  alta  cerchia,  che  dogni  intorno  ferra  Malebol^e  ,  E  Véirca  ,E  Vaffaiur, 
li  i  fieri  horrihliuaUoni ,  che  fono  le  x.  klgè,  filuo  che  aufUo  ,  "che  per  efer  di  ftp  a  rotto  . 
mi  coperchia  .  E  perche  fcpra  auejìa  fifta  tolgta  fieno  Hfcogli  roui ,  Ihahhiamo  ueduto  di  fctra 
ìtelxxu  canto.  Ma  dice ,  chef  potranno  montare  fu  per  la  ruina  ^italroUofifo  ,  CHeaiacein 
€opa,ctoe>.  Perche jlatnpendere,  E  Nel findofcperchia,  E  neljindo  fileua  a  inalZxCoi 
tra  ,  Onde  uuol  infirire ,  che  pofbil  fiya  di  poterla  falire .  ^  ^ 


Lo  duca  flette  un  poco  a  tejla  china  5 
Poi  dijjè  ;  Mal  ccntaua  la  hifogna 
Colui-,  che  i  peccatori  di  la  uncina^ 

El  frate  ;  I  udi  già  dir  a  Bologna 
Del  Diauol  uitij  a  fai  ;  tra  quali  udì , 
Chegli  e  bugiardo  j  e  padre  di  menzogna 

ApP^^JJol  duca  a  gran  pajjt  [(n  gì 


Vdito  chelle  \firg.da  frate  Catalano  (jk^ 
io  hahhiamo  di  fcpra  ueduto  ,  Sauide  che 
quando  Malacoda  li  dife  chera  uno  fcoi 
glio  fcpra  ciuefia  fifiaklgiache  ficeua 
ma,g!ihauea  métito,e  f  ^fio  fiaua  a  capty 
chino  fenfcindo  fcpra  di  tal filfita.Voi  dip 
fi,  che  Malacoda,  iìc^ual  uncina  i  peccafot 
ri  a  Une  la  quinta  bolgia,  Qontaual\ 


CANTO    XXIII*  ,      f  - 

^urUto  un  poco  dirci  nd  [mbimcx  hfcgn^l^A^f^'^^  ^^^^^^ 

O«a/o     ^Imr^rr^f  rm  pam  IT  /..om../ A; 

Diefro  a  le  pcfie  le  cm  fmtc.  Ji.,Jor;.^>JiV%..,coÌ.^'/?r;f 
/o  i«  S.  Ghuami  «  /otffli/o  ,  oue  iicf,  QuU  «d w  p^f/?//  auiire  fcrmonem  meum.uoj  ex  fatr e  dia 
Iole  ejìis^  Cr  àefthYÌa  fafris  Ufjiri  uultisficere  .  iDf  homiàda  tyat  ah  initio ,  in  ueriMe  mn 
P^tit,  <{uu  mnefl  ufYitctt  in  eo  (ST  meniax  ejì  Jduy  weniacif.  AVfyeffd  duca  agranfafft 
fcn  gh  V<^ntnkft  V  iYg.  ia  ({ufjìi  hifocrìti,  /è  nanio  a  gran  j^ajft  ,jffy  riftoray  ti  tmp ,  che  nel 
fYOcfier  lentmente  con  (juelli  UueatiYiato  .  ^''YTìOYalmenfe,  TeYihe  hauutò  la  Yagmefiena  no 
titia  di  aueftù  uitÌQ  in  umuerfcle,  con  pefìrZ^ftYÌmoue  h  c^ueio.  Et  ilfcnfo  Uuutola  nefariicfì^ 
Uri.come  offèijuente  a  lei,  yneiefimamente  fi  fayfe  DA  glincaYcati ,  ciò  ^,  Da  caYichi  ielegraut 
caffè,  DletYCì  a  le  fofte,  Dietro  a  le  ufjligie  QYme  ie  le  fiante  di  <]ueBa,  CAre,ferch  lo  condu 
ceuafeY  uia  de  la  falute  .  T  VrJrffo  Vtr^.  un  foco  nelfemlianie  ,  Ter  lo  sdegno  concefuto  dhauer 
cYeduto  a  la  filfifa  di  Malacoda,  perche  linteMo  fi  [degna  dejfer  ingannato  da  le  diahliche  im 
fmi^e  tantii  maggmmfnte^ciuant^  di  yado,  ma  fuY  alcuna  uzlta  ne U  cofe  legicri  auienf . 

C  A  N  T  XXIIIU 


In  quetla  fané  del  gmmttto  anno  5 
Chd  fol  i  crìn  foito  laquarìo  tempra y 
E  già  le  notti  al  me7S>  dì  fen  uanno  ; 

Quando  la  brina  in  fu  la  terra  ajfmpra 
Limatine  di  fua  forerà  bianca^ 
Ma  poco  dura  a  la  fua  pena  tempra^ 

Lo  uillaneìlo ,  a  cui  U  robba  manca , 
Si  leua ,  e  guarda ,  e  uede  la  campagna 
Biancheggiar  tutta  cndei  fi  batte  lanca 

Ritorna  in  cafa  j  e  qua  e  la  fi  lagna  5 
Cornei  tapin ,  che  non  fa  che  fi  faccia  j 
Poi  riede  3  e  la Jperan^  rincauagna 

Veggcndol  mondo  hauer  cangiata  faccia 
in  poco  dhora  ;  e  prende  fuo  uinchiaflro  5 
E  faor  le  pecorelle  a  pafcer  caccia^ 

Cefi  mi  fece  fbigottir  lo  majìroj 
Quandio  li  utdi  fa  turbar  la  fronte  5 
E  cofi  tofìo  al  mal  giunfe  limpiaflro  t 

Che  come  noi  uenimmo  al  guajlo  ponte , 
Lo  duca  a  me  fi  uolfe  con  quel  piglio 
Voice  j  chio  uidi  prima  a  pie  dd  monte  4 

te  braccia  aperfe  dopo  alcun  confitto 
Eletto  feco  riguardando  prima 
Pe«  la  ruina  ;  e  diedemi  di  pi^to , 

E  come  quei che  adopera  iflima^ 
Che  fmpre  par^cU  inan'^fi  ^roue^tai 


ilfoeta,  lop  la  ìifcrimne  di  certa  fi<a  fi 
ynilifudine  ,fcguifanel  frefcnfe  canto  la 
medffma  materia  lafciata  nel f  recedente ^ 
ciò  è',  de  la  gran  dijfi  eulta  che  gli  Mie 
ad  ufdr  di  (\ufllaf(fìa  holgia,  £  comefaf^ 
fatol fonte  de  la  fctiimafcendendo  fu  la  vii 
fa  eie  la  diuide  da  httaua,  uide  che  in  ef 
fafcuima  holg'a  erano  f uniti  i  ladri  da  0^ 
gni  jfetie  di  uelemfe  e  fefiifire  fcrfi  di 
che  la  hlgia  eraJfiena,  E  tra  coftorofin 
ge  hauer  trouatoGianni  Fucci  da  Tiftoia, 
che  hauea  ruiat^la  facrefiia  de  la  mag$ 
giOY  cUefa  di  tal  città  ,  E  che  da  lui  lifia 
fYedftto  alcue  calamita  di  Viflola^e  delfd 
jo/o  fiorentino .  ^^IN  (jueUa  far^ 
te  delgiouanetio  anno  .  il  foetafn  comfa 
ratione  da  lo  sUgoUir  del  uiD anello,  cjuan 
io  nel  temfo  che  i  giorni  cominciano  a  ere 
fierfyfi  leua  la  mattina  e  uede  tutta  la-cZ 
fagna  Uancheggiar  di  lYÌna,mn  fqend^ 
come fkf  a  fafìey  le  fue  fecoYt,  E  dal  conf 
fcrfo  che  figlia  de  li  a  poco ,  tjuando  uede 
effa  Irina  efpr  refoluta  dal  fole, a  lo  shigot 
tiY  di  lui  uedédo  tuYlar  lafnccia  di  V/^. 
feY  la  cagione  cf;^  haUiamo  ueduto  in  fi- 
ne del  fYecedente  cantOyE  t  al  confetto  che 
fyefe  ufdendoli  (jueUa  foi  raJprenare.Ma 
fer  meglio  intender  difcyiUion  di  tal  iQf 
N  iiii 


,       -  INFERNO 

Ccf,  Uu^nh  me  fu  uer  la  cima  dncrSermo,  .h^ilMit 

Dun  ronchion  amfaua  unaltra  fcheggia  ieUmo,  ^k^nipghanhh  hUnattiui 

Dicendo;Soura  quella  poi  ta^grapfa:  '"iUchriJio.ftnmchffiailfrimoJiJfl 
Ma  tenta  pria,  se  tdl,chella  ti  reggia^        mfe  Jictnara  .  Altri pi^liandùluaU 

Wr^.  Cìufìrohgipghur,,  ilfu<,fnncipi,<imnMfcle  foranti f  rima  frcio  d<-l'ArL  il. he 
fudfjjir  comHitmenle  tr<t  luniedm:>  t  éMdedmo  ifl  deao  mefe  di  Mar^.  M*  il  fatta  uL„J 
5«f^a  tal  ordine  iegltajìrolo^i,  ffrenifnh  lama  da  la  «attimta  di  chrifto ,  feconda  Ù  Ro»-, 
«0,  iKtfnde  la  parte  de  lannogiauarrm  fer  U  fin  di  Genara ,  uicino  a  me?c  dela^l  meTe  il  &l  «, 
tra  [otto  l'Affario,  tT  Mora  tmfra  1  Crini ,  ciò  è-,  I  raggi  fouo  (alfyno ,  perche  cLnci.Z 

tl<lHde  iaknalaìiro^afcm    fole  ,fer.he  aHhorucamincictno  a  diminuirle  notti  tr* 


CANTO.  XXTIIL 

'cYefciY  lìi  afùcidftiCòfafPiM fcleffy  lo  K/fo  if  gradi  df  l' AtJuaYit.lldffY  tutó  (lUfUi  h  fft 
fa      erìtranh  fcUo  VArittf^le  yiqUì  cominciano  et  fìon  fiu  andare^  m  ufrmtnte  ai  ffì^r g^^n 
i/almt^  Hi         Irijuinotio  che  fgualmtilefaYtel  di  naturale  tra  le  notti  e  di  accidfntali.con 
triltffndone  a  ciascuno  xij.hoYe  afunto.  Nf  la  fatte  aduncjue  di  juefio  amo  QlouaneUo,  Haucnh 
hrimeddCuo  nafcimetOyhome  hahhiamo  Wk^o,(/J;Ww(i|rio  del  mdffrr,o  mp.Quandola  hn 
ria  in  fu  la  urrà  ASem{ra,cio  e^.Affmhla.tST    uotahol  Fy^:^/?,f  f-.f  tanto  fuona^^^anfo  Afjmii 
glia,  e  dijji  Affcmfra  fer  accomodar  la  rima  .  limatine  difua  fcrdla  hiama,  lajfetio  de  U  nei 
le^  ^(Y  fffcr  non  fvlamente  iianca  come  quella,  ma  generata  ancora' de  medefmi  humori ,  W.a  ;o;. 
co  dura  tal  imagine.ferche  toccata  da  caldi  ra^gi  delfde,  toflojjrarifce,  A  Lafua  tfmj^ra.cio 
A  lafua  temperata  fena,  intffafcr  lo  freddo  chUa  infrifcf,  i\<\ual  da  foia  ,  mav^  taUflagme, 
tena  temperata,  e  non  ecceff^a,  come  talhr fuol  day  nd  colmo  del  uerno .     LOuillanfllo  a  cut 
tnanca  la  rotta ,  Non  hauendo ,  fer  efftr  oj^freffc  da  la  puerta^,  piuiofirfjouì^n  dijìrame  da 
tafcey  nel  temp  contrario  le  fue  pecore  a  cafa.  Si  leua  la  mattina,  e  uede  la  campagna  fer  la  cagi 
ffiuta  trina,  iuUa  liamheggiare,  Onde,  Ver  non  foier  mandar  a  fafer  lefuejfecorefi,ori,Sl  taf 
te  lanca  con  le  mani ,-  lljual  duo  e  proprio  del  uiHano  ne  caft  auerft  infcgno  di  dolore.  Ritorna 
ndunaue  in  cafa,  e  {ua  e  la  aggirando/i  ft  lagna  COmel  tqino,  Comeft  laff  iUo^V  abarJonai 
io ,  ihual  ^  fuori  dognilferan"^  ,  e  che  non  fa  ^ueEo  che  sha  daf^re ,  Perà  efmiìmentf  cojiui, 
non  hauendo  in  cafa  da  poter  fafcer  lepecore,fd  che  tenendole,  morran  di  fine  ,efcle  manda  fùo 
ri,  morran  difàme  e  di  freddo  .  POx  riede  ,  Torna  /i^ori/oi  ancora ,  e  ueggendol  m.ondo  in  /CiO 
dora  hauer  CAngiata  fàccia,  ciò  e-.  Mutato  affetto,  effcndofer  la  refcluta  brina,  mediante  xrag 
ci  delfde,  di  biamo  mutato  in  uerde,  Klncauagna,  Cauagna ,  cefta  e  canejìrafcno  una  m.edej.i 
ma  cofa,  E  cefi  c^m.e  diremo  colui  rimhorpre  e  nnfaccare,  (juando  torna  ne^la  krp,  o  ìie  la  ficca 
la  cofa  chefrim.a  nhauea  tratiafitOri,  Cofi  tornando  ne  la  cauagna  la  coft  the  nhauea  cauata,  </j^ 
remo  chegìi  rincauagna  (juella  tal  cop,  Trahendo  cjurfto  uerho  da  tal  nome,  Cnddjf offa, fer  c^ue^ 
fiaftmiliiudine  uuol  inferire,  chd  uiUanello,  fer  lo  cangiar  de  \a  fiaia  dd  modo^n  foco  dhora  di 
tianco  in  uerle,ft  torna  a  riemfir  de  la Jj^eran"^  di foter mandar  a  fafcer  lefuefecoye  ,  de  laejual 
frima,fer\olianiheggiar  de  la  can  fagna,fra  ucto  .  Aduncjue,  fi  comd  uiùanello,  ferii  detti 
€Ontrari  accidenti,  fri^r.ashigottiff,  e  fai  dila  a  foco/ì  riconfirta,  Coflfoeta  dice,che  Virg.ftf 
€f  prima  sligottir  lui,  ueggfndoli ,  fer  lofJegno  concefuto  de  lafilfità  ufitali  da  Malacoda ,  turi 
far  la  fronte,  E  Coft  tofìofoig'unfc  lirrfiafìro  alm.ale,  E  cof  tcfo  mi  riconfiyto  ,  cme  limfiafìfO 
(onfvrta  e  leualdJor  al  male,  Perche ,  come  noi  fummo  giunti  al  guajìo  e  rouinato  fonte,  LO 
Jiuca  \irg.  f  uofc  ameCOn  f  d  dolce  figlio ,  ciò  e^.  Con  <;ud  benigno  afletto,  che  io  uidi  uoU 
taylopyima,  auando  maffarue  a  fie  dd  m^nte mandato  da  Beatrice  in  n  io  fcccorf  e  conira  le  tre 
fere .      LE  Uaccxa  aferfe  dofo  alcun  coniglio  Eletto  fcco  ,  E'  o^tio  de  la  ragione  daiutar  il 
fcnfclouefer  f(  non  hafìa,  Ma  frima  con  maturo  difcoyfc  confderar  il  m.odo  the  ha  da  tenere ,  KST 
arnmonir  quello,  che  fecondo  tal  modo,  (juanto  e  in  lui  di  poterlo  fkre,  detta  frocedere,Qndedi 
te,  che  Virg.  DOfO  alcun  configli^  eletto  fico ,  che  fu  di  uoler  aiutar  Dante ,  R  tguar  dando  ben 
Uruina  del  caggiuto  fonte,  Aferf  le  braccia,  E  Diedemi  difiglio,  Efimifrefe.    E  Com.e  ^uei 
the  adofera  KfT  iPima,cio  f^,E  come  co!ui,che  operando  giudica  ciò  che  dt  mano  in  mano  fa  da  fn 
te,  CHe  fmpre  far  che  f  proueggiainan^  ,  Ucjual  far  cheflmfre  inanl^  che  luna  ofeya  fa  finii 
ti,  fproueda  di  ciò  che  ha  da  fkr  dofo  di  cjuella ,  Cof  dice ,  cheleuandolo \irplio  fu  uerfc  la 
tma  DSIn  ronchione ,  ciò  è  ,dun  maffc  e  groffc  fiffo ,  AVifua  unaltra  fheggia  ,Toneua 
rrente  ad  unaltra  fietra  dicendo.  Salito  che  tu  fmi  cluiui ,  aggraffati  foi  e  tirati  fcfra  tìueh 
la ,  MA  prima  tenta ,  Ma  frima  proua  ,  SEe  tale ,  chelia  ti  reggia  ,  Se  effrm.a  e  fida, 
tUa  ti  fcjìenga  ,  che  fgnifica  ti  m.edefmo  ,  che  halbiamo  di  ffra  ietto  ,  che  Ihuono  m  tuU* 
y  fue  operationi ,  debba fmjre  j^rOiedtr  matmmente  ^  e  m  hono  fffmine . 


INFERNO 


No»  (fd  uia  dtt  uejlito  H  eappixt  vejmma  ìifofYi  'ju<ÌHti  a^mlmnifU 

Che  noi  a  fena,  ei  lieut ,  £r  io  fofp'mto       ««  ijunnta  uflocita  ,fùg^tnia  virg, 

Potauam  fa  montar  di  chiappa  in  chiappai  if»iom  ,tfortaniafcne  nante  fcfra  id 

E  fi  non  fijfe ,  che  da  quel  procinto  fuofftto,  iifctft  in  (juffta  fcjìi  hl^ia.  hof 
Più ,  che  da  laltro ,  era  la  cofìa  corta  j  «'/i''"»»  ««  l"""'"  'Uff^'^xlix  m  k 

Non  fi  di  lui  ;  ma  io  farei  ben  uinto .  ""'^'"'Ì'  '■'"]'"''''>f''f'£"fi''''Aflegier 

Ua  perche  Malcbohe  in  uer  la  porta  rnmefir^mandum,  malaJifficulu 

Del  bajr,(fmopotlo  tutta  pende,  'H.lì.ne  ép.n,rf,Ja<iu.^ 

Lo  fitod,  ciafcunauaìle  pita,  ciT^nlTTr 

Che  luna  cojla  furge  e  Ultra  fcende  t  flitoJ.graJ/Prnac.ffafcorn.hdliZ 

No/  pur  uemmmo  al  fine  m  fu  la  punta  j  ueìuio ,  Pmh  £1 ,  do  è-,  Virg.  tu,, 

Ortde  lulma  pietra  fi  fcofcende .  ^ffmh  lifm  dal grmme  id  fom,  ET 

Li  lena  mera  dd  polmon  fi  munta,  iof^j^im  ia  Ikì,  pafaumo  a ftna  nm 

Qjmdofui  fu  ;  chio  non  potea  più  oltre  }  '«^  f"  DI  chiafft  in  chiappa ,  vi  rottame 

An'^i  majffi  ne  la  prima  giunta ,  ««  marne,  perche  chiappe  fina  nttami  U 

chnatianedelhumanementialma  e.     nSenonUm  X.J.     i  "  . '"^""J^"" '"n'" "'i 

rìf  di  tutto  L  ìnf.  Adunque  il  poeta  ine,  the  Ce  non  ftfDrl.J.J  ir     i       •      t-  l 
Lìgia,  il^ualimuLllL,  lacoftae/ZZ^^^^^^  <!'<elfcconhtroc,m  ii  ^urfìaff 
AJr,''i''farnenfedfc.f,,heJ^^^^^^ 
^uUaédlàlire  Perche  i! fi  f  puoheJ,  u  i^^^^^^^ 

le  la  ragione,  le^uahfini  olr  al  fuZTueZ  '^  Z  f'Ì  'J*  /  "u  ^'  ^1  V' 
Ufi,  la  cima  m  col  OUie.  L  ffi:::  '  f^»' -«"T^f     '^fi<  f""^» 


Sintomo  alcKOre,  e  cmemntice  tira  ùria  VcT  T"  ff'^'"/""''"'''  Utolmnefì* 

e:'^  ^r4refiamn,,mggiore,ru^^^^^ 
^'fl\''/P^g';^rlafi<perfiuitadelfi,ocalore,l'L^^ 

na,che  per  o  Irom  cahr  id  cumma«r^«  l^UC-^  il  ^  °  '  «'/^""'o  i'  l't 

cahi  Lx>ic!liuric^J,tZaM^^^^^^  refpirare,i  uìen  a  r.an 


CANTO,  xxnir.  

Ihum  ft  ì*rie  io  ìmm  JolcfZ^  iti  uifio,  t  uieti  a \réi<r  U  kkrioft  ti  affra  uk  le  la  uìr/u. 

Komé  comicn.ch  tu  cofi  ti  Mm,  ToUro  f,Mlet,o,epl,rire,P^^^^^ . 

Y-,      n      ì.  r      j   -1  iniiMUa  ,ovite  ietto  folime  ,cht<  i» 

m  fami  non  Ji  um  ,  ne  fitto  coltre ,  rJ[J,,,,i, ,            ^ff^i,,  v^rgil. 

St'n?  hqud ,  eh  fua  uita  confuma  ;  ^^^^^  ^  ^^.^                    ^  P.^^ 

CoMl  ueji'tgto  in  terra  di  fi  Ufiià ,  Si^gmia ,  do  è ,  Pofinclo  in  fiume  e  fct 

Qual  fumo  in  aere ,  &■  in  acqua  la  fimma  •  ^^^^^^  ^     y;        yg„,^  ^  om<((Ì 

E  però  leud  fu^uinci  lambafcia  Pf/r«nlirf, l«|o/«f//c««o, f /ocio/(/i«} 

Con  lanimojche  uince  ogni  baitagUaj  melìiimo  del  mondo  o^ni  uirtuilunii* 

Se  col  fuo  graue  corpo  non  fàccafita .  tu,  E  i'Hl in  fima ,  e  non  in  uiriu ,  A 

Viu  lunga  fiala  conuien  .  che  fi  figlia  t  ciò  che  «Mm  d«  <juill«  il  fmfc,  ne  ueni 
No«  hafla  da  cofloro  effir  parino ,            ,      f"'^"  "  confc^mre,  fenhe  ft  confcgut 

Se  tu  mintendi  ihorfiifi,  che  ti  uaglia .  pim.  U  uWtu , .  medime  pfiu  p.  la 

Leuami  aìlhor  mofirandoù  fimito  ^uonafima  Y^k^'VfZl'Z 

-^t-  ;  r.«*;^»  mefà  hmbrail  corpo  ynefifuo  cn^uiY^^ 

Megho  d,  lena  ch.o  non  m  fnt.a  ^Siuon.fimJó^^JelQ^rMr^ 
E  d.j],iVa',ch,ofinprte      arano,  f/,i,g,„,,jj-„u  efc 

fua  CanZ.  Wna  donna  fin  Ma  affai  cU  fcìe ,  come  ne  la  nofira  ejfofiticne  ffra  di  cjuflìafu  Ji^ 
moPrato,  Et  attenga,  che  cjueffo  de  la  fama  non  fa  il  uero  e  driUopne  alenai  Ihuomo  dMa  api 
rare,  Nondimeno,  ilpeta  non  imi  che  (juefìi  tali  fieno  fen^a  (JKalche  merito  di  latitudine,  corr.e 
uedremo  ndfcfìo  del  Varad.  SEn'^  lacjualfàma,  chi  confuma  la  fua  ulta  ,  la\cia  in  terra  COtal 
ueftgio,  CIO  è-,  Simil  fcgno  e  nom.e  difc,  qual  Ufcia  il  fìimo  in  aere, e  la  fchiuma  in  ac(\uà,U({UA 
li  cofc  tofìo,  e  juaf  in  momento  jferifcono.  Vefiigio  ^  frofriamente  Lrma  del  fede  ,  ma  qui  e  fef 
fimiliiudine  ,  E  fero  leua  fu,  Vinci  Imhafcia  con  lanimo  ,  Vince  lavpfia  ,  lac^ual  nafce  dajiti 
ferfìuo  anelito, feria  troffa  fatica  del  corfo,  colfronto  e  deliierato  uolere  ,  CH^,  ìlcjuaì  animo  , 
\lnce  ogni  laUagìia,  Bufera  ogni  difjiculfa,  ferche  effcndo  eterno  tT  imorruUihile,  uince  la  cay 
ne,  Ucjua!  è  mortale  e  corruttibile  S  refjìen'^  a  le  faffoni,  e  uince  ogni  infìuentia  de  cieli ,  Se 
€0l  fuo  graue  corfo  NOn  faccafcia,  ciò  è-,  Non  fMaffa  e  fummerge  ne  le  uolutia  de  fin f  .  Ma  il 
foeta  auriluifie  tutte  (^uefìe  cofc  al  corfO,  che  m:>ralmente  intende  ejfr  del  lihero  arhitrio  de  lani; 
mo,  non  ejfendo  minor  dijficulta  ne  lanimo  linueftigare ,  che  nel  corfo  lof  erare .  Vìu  lunga  uia 
conuien  che  fi  figlia.  Ter  ejfer  la  uia  de  la  uirtu  lunghiffma  ,  Ondel  Tetr.  Perche  a  la  lunga  uia 
temfo  ne  manca ,  NOw  hafìa  da  cofìor  ejfr  farfito,cio  ^,  Ndw  iafia  lafciar  il  uitio,che  hifcgn4 
tjfcrcitar  la  uirtu,  E  fero,  chi  cjuefìo  intende  ,  lo  dette  con  frefìez^  m.etter  a  luogo  .  lEuamJ 
gllhor  mofìranlomi fornito,  chi  teme,  ^  ha  in  ueneratione  diunaferfona,  come  conueniente  e- 
(hel finfo  haUia  la  ragione ,  fcmfre  a  la  frefintia  di  cjutHa  ,  fi  sfi^r^^di  mofirarfi  ne  gliatti  um 
tuofi  auanto  fiu  fuo  di  miglior  uoglia jferando  di  configuirne  affreffi  di  lei  honor  e  loda  .  lei 
uoffi  adun<\ue  Dante  da  federe ,  hauendJi  Virg.  detto  che  leuaffi  ,  e  mofìrauafi  meglio  firmto  DI 
Una,  ciò  ^  difir{<iedi  uigore ,  che  nonfifintia  ,  con  dir  a  Virg.  VA,  cUofcnardito  ,  cioe^,- 
Va,  che  io  fono  animofo  afiguitartifer  ogni  dijficulta,  efirie  afoterle  uincere . 

Hauendo  fdlito  la  coffa  del  colle  eh  ìognì 
Su  per  h  fcogììo  prendemmo  U  u'ra  5     ^         intorno  diuidea  la  fifìa  da  la  fiuima  kU 
Chera  ronchiofo ,  flretto ,  e  mal  dgmle\         già,  frefcro  la  uia  fu  fer  lo  foglio,  thera 
tt  erto  più  affai ,  che  quel  di  pria .  fur  iiueh,che  cctìnuaua, cornee  tutti gli<d 

Tarlando  andana ,  per  non  parer  JìchoU  :  tri ,  eficeua  fonte  fcfra  tuUele  Ugf 


INFERNO 

Onlc  una  noce  ufdò  Se  hltro  fijfo  U  fifla  infltori ,  d^yd  mìfiafo  e  fu  fcf 

A  firoU  formar  difconucneuole  .  ìaijualYùmna,  nam  deffcpjta  bolgia  ufci 

f^on  foj  che  difje^  ancor  che  fipral  dojjò  ti  fiiori,  ll(juale  fco^lio  era  ROnchhfé  ^ 

Fcffi  de  Ureo  già ,  che  uarca  quìuì  :  ^>  T^w/o  ineguale,  che  offrnieuayc^i 

m  chi  pctrUua ,  ad  ira  parea  mojjb  ♦  ^^^^  ^^fi^^^  >  «  f •  ^^Ti-tfo ,  chera 

lo  era  uolto  in  oja  5  ma  olmcVi  umt  lafcconiu  mn piccola  difficoltà'',  ETfn 

mn  potcan  ir  al  fóndo  per  lofcuro i  >^  dmofiuaffcim ^.eUifria ,  vi 

Ver  chio^,Uaenro  fa,ch!tu  armi  tituZ^^^^^ 

Tia  . altro  angh.o',ed,fn,cnmn,  lo  mura  P.«fc/M><;/*<oZ 

Che  com  .odo  quma ,  e  nor,  menda  ;  hjijì.Upa Mofu  ferkL 

Co/i  g,u  uegg.o  e  mente  ajfguro,  attr.,nf,rU(:mm\  b.fconjc],, 

Altra  r,pna,d.ffe,  non  ti  rendo-,  rili/profcfr^NofcdijBo.cir.JeirM 

Sencn  lo  far  :  che  la  dimanda  honejla  £ia  in  uro  fictapnte ,  carne  it  oHaliù 

Si  de  ffguir  con  loderà  tacendo ,  Mhimo  ueÌMo ,  e  L  fdiu  ii  tjuefio ,  r» 

ie  u\kt»  Ufur^,      ^uipfunifcf,  e-  ii  me  U'ir,  la     mMg^ua'e  aiinundere,  come  ii 
fo  ckaramenieueirem, .    PArlanio  .ni^uafer  nonfarerfieuole ,  E  .ue/}o,per!a  n,eJeL 
T/ZZ  ^'['f"'  f"'""'^  mM'^Mìi.  meglio  firJo  ii  aueì  cheffcnL  U 

VoM,  ,„fir,re  che  parlar  it  Imfi,  cagione,  che  une  Jfirito  de  laUra  hìgia  parlaff},  ma  conui 
V  fc^mene^o,  »,     ^    conumenie  a  firmar  farote,  Onie  dice  JfiL  Jelche  dicelTe 

mj/c  adira ,  E  <},e/ia  e  la  cagme  perche  tal  uoce  non  era  conueniente  a  fermar  tarde,  Lche 
Uraforaccenie  tan,o  nelfi,rore,  che  non  lepo firmare,  ma  c^uaf:  come  c^fcnLlcuSn 

T"^""  r'^"''  "T"    ^"r-'^P'^^^nopenetrar  conia  uLtaal 

ìfete  difra^defcn  >./  dforfc  de  la  ragione, perche  il  furo  iien  fcmpre  naMo  ilio  renfj  e  cef 

fer  hfa,ri,a  di  quella,  non  fotey  effer ueduto  .  Aiun<,ue  ilfcnfc  f,  ^olgeaìa  ra.-  ne  e  d  e  Z  f 
Pro,  fi  che  <u  arrido  A  laltro  cinghio ,  ciò     Va  hro  LJiJ.  di  LfiafuSnl,  he  'Til, 

i/Xrit       T'"  '  r^"'     U  de  ifonueneJafi 


Mnier  e  Jr iare  Tl  ieL  1/  r        ¥    i'-k'^hunfce,  a.cio  che  ia  creilo  f,  foleffe 


Qimì 


CANTO 

No!  i'tfcen3emmo  il  fonte  da  la  tcSìa^ 

Oue  jS^iww^f  con  lotma  rifa  ; 

E  poi  n:ifi*  la  bolgia  manijifìaz 
E  uidìui  entro  UrrMe  Fiifa 

Viferfcnù  c  dì  fi  dìuerfi  mm'^ 

Che  la  memorta  ìi  fangue  anchor  mi  Jc/f  <f* 
V'iu  non  Ji  uanti  Libia  con  fua  rena  i 

Che  fi  chelidri ,  iaculi ,  e  fharee 

Vroduce^e  centri  con  amfhejìbena^ 
Ke  tante  fejitlmie,  ne  fi  ree 

Uojlro  giamai  con  tutta  TEtiofM, 

Me  con  ciò ,  che  di  fofra  il  mar  rojfo  ee^ 

rra  quefìa  cruda  ,  e  trijìiffma  copia 
Ccrreuan  genti  nude  e  Jpauentate 
Sen\ajfcrar  pertugio^  od  hcV trofia  ^ 

Ccnjcrfi  le  man  dietro  hauean  legate  x 
Quelle  jiccauan  per  le  renla  coda^ 
E/  cafo*^^  eran  dinan'^Jggrcffate^ 

Ef  ecco  ad  un  ,  chera  da  ncjlra  froda , 
Saucnto  un  ferfente  ;  chel  traj^Jfi 
Lajdcuel  collo  a  le  Jl^aìle  [annoda^ 

Ne  0  fi  to^o  maij  ne  i  fi  [criffi  \ 
Cornei  fciccefi ,  O'^  arfi ,  e  ccner  tutto 
Conuenne  che  cafcando  diuemjfi  x 

E  poi  che  fu  a  terra  fi  diHrutto  5 
La  foluerfi  raccolfe  e  fer  fi  Heffa 
In  quel  medefmo  ritorno  di  butto  ♦ 


Qìunti  c\ìe  furw  a  ìa  tejìa  lei pnff ,  las 
^ual pfggi^^^f  tO'^  lottaua  rifa,  eh  diui 
t/r  do^ni  intorno  cfuefia  fittima  da  lotittua 
hìpayfcffcrolpnte  dala  dftta  tefia  fqra 
ifffa  rifa ,  V  allhra  fit  rr.anffla  la  lol 
gìa^  c\if  \(r  lofcuro  aere  rion  Ihaueua  iifo 
frd  doffc  del  fonte  jfotu(a  uedfre,  ]rrjf(r(> 
ihel  f<nfc  non  fuo  corr.pmdeY  il  uitio  in 
uniuerjcJe  ,/f  frima  ,  mediante  la  ragio*, 
ne  ,noM  difier\de  a  la  cognitione  de  farti^^ 
(olari .    F-  uidiui  entro  Terribile  ftif  a ^ 
ciò  e  ,  Sjfauentfuole  calca  di  frjfenfi  Vi 
ft  diuerja  mena.  Di  tanta  uayia  ejuaìita  e 
ferie  ^cHela  memoria  anchor  mi  fcijfa  , 
chel  ricordo  anchor  n  i  dij^erdeìfirgut 
Mandonanio  le  uere^e  ritirando^  al  cuQ 
re ,  com,e fuol firr.fYe ftr  ne It  cojc  horreri 
de  in  fcaorfc  di  cjuello  fntendolo  ttnere, 
V\u  now  /?  uanti  Lilia  con  parerà  ,  li^ 
Uà  è-  la  ter^farte  de  la  terra,  de  noi  <  l 
tyamentela  domandiam,o  Aff  ica,  e  uoU 
garm.enie  Bariaria,  Qj  ffia  regione,  fer 
effiY  affai  uicina  a  IfCjuinotiale  ,  naturch 
m^ente  e  molto  calda  ,  efer  (juejìofrodu'r 
ce  dìuerfc  jfeiie  di  fermenti,  e  jjetialmerite 
in  una f arte  di  jue!la,che  ft  chiama  la  li 
liaarenofa  yferche  il  fuo  letto  non  è-  als 
tro  che  rena ,  effcndo  tutta  jfogHata  dac*, 
^ue,  difiante  e  dherie,  r>e  fey  alcun  tm 
fo  uifiouemai .  Quejìafcriue  Lucano  , 


defaf'o  Catone,  fer  andarft  a  congiunger  con  gliefprciti  Pompeiani .  Etiojfia    ancora  ella  jfar^^ 
(e  d'Affrica,  ma  fiu  uicina  al  detto  circolo  de  lecjuinotio,  e  fey  (juefìo  tanto  calda,  chefroduce gli 
huomini  neri ,  oue ,  fecondo  Plinio  ,  nafcano  fermenti  di  [mi furata  grandez^  .  il  mar  roffc  uien 
i'BPittoin  Palefìina,  ne  lacjualfrouimia  è-  fofìa  ìa  città  di  leruflem  .(^uefìo  è-  il  mare,  che  di 
uifc  efafso  Moìfc  cclfoplìf^eHiff^ffra  delijual  di(ano,che  fm.ih  ente  nafcano  diuerf  C7  hoYren 
di  monfìri,  de  cjuali  in  jfarte  tratta  lue,  nel  ix.  oue  due,  Katus  in  amUgue  colerei  efuifyrfidot  af 
ua  chaYfydro{,trattiq;  uiafumUe chelidYÌ,Etfemfey  recto  lajffuruf  limite  cétrix  ht grauis  1  gemi 
TìU  ueroes  eafut amfheflena,Et  rtatrix  uiolatoy  acjup  iaculic]^  uoluerei  Ef  ecictui  iter  cauU  fi.l 
iarejhareasecet.  me/fo  Plinio  tratta  diffi^fmente  di  cjuefìi  e  di  m.olti  altri .  \ uol adunque  il 
foeta  inferire,  che  c^uantumjue  ne  f  renominati  luoghi  nafehino  moltitudine  grande  di  nociui  e  jfe^ 
jìifèrifrfenti,  nondimeno,  che  a  comfaratione  de  linfinita  m^oltitudine,  de  laejual  uide  (jueffaftfs 
ma  holgia  effcr  yìfxena,  era  nuda,  0  jficcola  cop.  Onde  dice  ,  che  Lilia  con  fia  rena  mn  fi  uani 
tifili,  perche,  ((  frokce  chelidri ,  tacoli,  free  e  cet,  della  con  tutta  Pftiofia  irfeme,  e  con  eio 
ile  di  ffra  del  mar  roffc  ,ncn  mofìro  mai  tante  ne  fi  ree  ffjìilfntie ,  cjuante  cjuiui  in  (ffa  lolgia^ 
erano  adunate.  Soggiungendo  ,  the  ira  ejuefìa  crudele  e  trifiiff  ma  cofia  e  moltitudine  di  fffhfrì 
fcYfenii  COrrean genti, CorreuanQ  anime  nude  e  jfauentaie  S£n^  fferar  pertugio  od  heliiroiia. 


INFERNO 

Penhf  huenhf  lun  confrario  con  Ultra  f  unir coflora  che  a  lento  faffc,  cme  uf^no  cmur.meni 
te  la  notte  ii^r  i  Uri,  hanno  cercato  iafconier  i  flirti  e  le  radine  loro  ajjìcuradoft  ne  lefuefran 
dolenti  aliufif,  cjmui  corre  uanojfauen  fate  eNVje,  ciò  è ,  Mawfifie  e  note  a  tutù ,  fcnk  fl^eruf 
pertugio,  ouepterftafconiere,  OD  helitrofia,  O  firfi  inuifthili ,  perche  helifropia  fecondo  Ali 
Mag.  e- pietra  uerie  come'fmeraUo  diftinta  in  ff elle  rofe,  e  trouaft  in  Etiopia,  lacjual lagnata  ed 
fuco  'le  Iherha  del  medefimo  nome.fk  Ihuomo  inu'.féde,  E  cofi  le  mani  loro,  che  ajìufiffman-.ente 
e  con  licentia  haueano  effercitate  ne  le  rapine ,  ijmui  da  fermenti  ajìutiffmi  oltre  a  tutiiglialtri  ani 
mali,  erano  legate  lor  di  dietro,  e  con  la  tejìa  e  con  la  coda pajp.ii per  le  reni ,  tD'  aggruppati  dif 
nanl^,  che  ftgni fica  il  rimorfo  de  la  confcienfia  dal  principio  al  fine  de  le  fue  male  opere,  dalquale 
continuamente  fono  trafitti  e  mole  fiati ,  perche  fcmpre  fi  rapprefcnfa  loro  inanl^ ,  do  e^ne  la  krl 
mente,  ondeluuen.  hlocterafci;  dies  gefiare  in  pectore  teflem  ,  Spartano  cuidam  refiondit  Vyde 
uatei .     £T  ecco  ad  un,  cheta  da  no/tra  froda,  Hauendo  detto  de  fi^riin generale,  Ma  di  aueh 
jfetie  che  hanno  pero  hauufo  rijfetto  dinontorin  tutti  i  luoghi,  a  tutte  le  perfcne  ,  e  tutte  le  coCf 
Vien  hor  a  dire  inparticolar  dalcuni,  che  non  hanno  perdonato  a  Logo  ,  ne  aperfcna,  r.e  a  c^fa  * 
Moftra  adunque,  che  ad  uno  di  quefiifiim  chera  DAU  proda,  ciò  t,  Viano  a  la  riua  de  la  kh 
già  doue  effyrano  difcefi,  S  Auento  Si  lamio  un  fcrpente  CHel  trafiffe ,  llaual lo prefi e pafsh  co 
denti,  LA  douel collo  finnoda  con  lej^alle,  ciò  ^,  A  Utima parte  delag/a,  e  cheintrejffìm, 
momento  r^ccefi,  arfe  e  cadendo  fu  conuertito  in  cenere.  Tanto  ardente  tuoi  mfirir  che  fifì! fiat, 
tncofiui  lajpetito  del  furare  lac,ual  cenere  poi ,  perfifieffa  raccolta  infieme ,  Ritorno  dihL\ 
nitorno^  di  houo  ^  .mme  iate  in  cuelmedefimo  cheraprim.a  .  A  dimofirare,  che  fai apetito  non 
percuero  lungamente  in  lui  perche ,  fi  come  difetto  uedremo ,  rim.fi  contento  ai  un  filo  ,m. 
notali  iffmofirto,  fi  per  ejfire  fiato  ricco ,  come  di  cofi  fiere ,  e  folto  in  ficrafo  luogo ,  in  d^  non 
mentaua  defferpofio  a  men  aJ}ro  martiro,  auenga  eie  di  quello,  egli  nonfofejfi  Jor  gioire. 
Coft  per  //  ^^ran  fiui  fi  confi []a , 
Che  la  phenice  more  e  poi  rìnafce , 
Q^uando  al  cinquecenicjmo  anno  àpprcjjà^ 
Hcrba^  ne  biada  in  fua  ulta  non  pafce: 
Ma  fol  dincenfo  lagrime  ^  amomo  j 
E  nardo e  mirra  fon  lultime  fiifce  ^ 
E  qual  è  quei  j  che  cade ,  e  non  fo  corno , 
Ver  ^r^rf  di  Dimon ,  che  a  terra  il  tira^ 
O  daltra  opillation^  che  lega  Ihuomo^ 


Quando  fi  leua ,  che  interno  fi  min 
Tutto  fmarrito  da  la  grande  angofcia^ 
Chegli  ha  fojferta^  e  guardando  JoJJ^ira  j 

Tal  era  il  peccator  leuato  pofcia, 
O  gjuWtia  di  Dio  quanto  èfiuera^ 
Che  cotai  colpi  per  uendetta  crofcia. 

Lo  duca  il  dimando  poi  j  chi  cgU  erat 
Per  cheì  ripfe;  Io  piouui  di  Thofcana^ 
Poro  tempo  è  ,  in  quefla gola  f^ra  ♦ 

yita  bcfìial  mi  piacque  y  e  nonhumana^j 
Si  come  a  mul,  thiofiiitfon  Vanni  ¥ucci 
Befliaìc  Pifloìa  mi  fin  degna  tana. 


Ter  comparatione  molto  fimile  il poffa  dii 
mofirala  fvrma  del  rifcluer  erinoun  di 
cofiuì,  perche  tutti  (juelli\  che  de  la  finice 
hanno  fritto,  e  ffeiialmente  Plin.  ttlficon 
do  del  X.  lih.  de  la  fua  Maturale  hifima 
dicano  ,  cjueUa  efijcr  fila  al  moni) ,  e  uh 
uer  cin^juecento  anni,al  fine  de  (juali,che 
di  nardo  e  di  mirra  fà  lultimo  fio  nido , 
che  il  poeta,  per  fimilitudine,domdda  ulti 
me  fife,  E  ficondo  alcuni ,  uoltatafi  in 
quello  ufrfi  i  raggi  del  fole,  con  io  slatìer 
de  le  alt  uaccendedentrol  fi}co,  oue  uoloni 
tariamente arde,  e  rffclufa  in  cenere,  ni 
fce  di  (jueUa  un  uerme,  xla^ual  a  poco  a py, 
co  piglia  firma  di  nuoua  finice  .  Aduni 
^ue ,  fi  come  coftui  fra  prima  refcluto  in 
cenere ,  e  poi  tornatone  la  prima  firma , 
cofi  per  ligranf^ui  fi  confffa  de  la  finÌ7 
ce,  che  fi  (juejìo  medefimo ,  E  che  in  fiux 
uita  daltro  nonfcpafe,  come  dice,  che  di 
lagrime  dincenfo  ,  che  fono  gromme  difiil 
Unti  datai  arbore^  £  Dmomo^che  dna'. 


CANTO.  XXIIIL 

nir-:o  uoì^ayyKfnie  k  hmarìiimo.  Onie  0 uii,  V  na  (jì  <juf  rffaYd{fec{;  Iffd  rffminat  tdes, A/; 
fiYufhfmcAUOcantyncnfrugenfchfrhuy  Sfd  thuYf     lacrimis ,  fi^r  ftuco  uiuitamomi  e  cft. 
E  Qual  e  (fufi  che  caie,  Defriue,  come  ternato  effluì  neU  fYÌmafim<ty  rimafi  fìufido,  a  fimi 
litkiine  di  cohà  ,  chefer fir^  di  ijualche  incanti,  necjuali ,  cmuntmente  fmuocal nme  dahun 
Vem:ìmo,  o  di  (jualche  ofilaiiom,  che  lo  fi  ca^ger  a  Urra,e  che  poi  dop  al(juanto  ffatiù  Ifuato  fth 
prePordito,  e  cjuafi  fum  de  lintelletto,  non  finendo  hene,cme  iA  cafc  li  fa  auenufo,     O  Ctu 
fiitia  di  Dio,  Ver  ([uefìa  ffcUmafme  il  peta  dimofìra  juam  Uiojcn'^lcuna  yemiffione,  o  mife 
ricordia  ,  ma  c3« fcuerita  ,  Ujual  in  lai  ^  [cmma giujìuia  ,  \umfce  dop  la  morte  il  feccatore  de 
fuoi  errori.  Onde  dice,  CHe  crofda,  ciò  e-,  che  con  uehementia  infcnfe  tai  e  cof  ^tii  coìfi  FEr 
uendetia,  Ver  uendicarf  de  tranfgreffori  de  fuoi  freceui,  dajualift  tien  offrCc .     L  O  diaa  il  do 
mando.  Domando  \ÌYg.  (juejìo Jfirito,  chi  egli  fijp fiato,  iljual  njfùfc,  cherafoco  tempinan^ 
Vlouuto,  ciò  h^y  Caduto  di  Tho[cana,  comefk  la  fijggia  daere  in  terra,  ne  la  fiera  gola,  di  ijuella 
holgia,  e  che  di  <jua  uiuendo,  gliera  fiaciuto,  non  ì-.umana,  ma  heftial  uitaji  come  a  mulo  c  heglt 
fra  fiato,  E  non  perche  fi/fe,  come  aLuni  dicano,  hafiardo,iquali  comunemente  ,\n  loro  ohhrchrio, 
fcno  domandati  muli,  fer  ejfcr  nati  dadulferio,  e  non  legittimamente,  cof  comtl  mulo  nafe  di  ma 
dre  diuerfa  da  la  fua ffetie.  Ma  diffc  muh,pr che  fu  hejliale  e  feruerfc  come  (juello,  ilijual  non  hi 
ghermente  fi  doma ,  ma  cjuaf  fcmfre  recalcitra  a  le  uoglie  dtl  fio  fgncre ,  come  cofiui  recalcitrai, 
ua,  efiaua pertinace  contra  ogni  tuono  e  ragioneuole  cofiume  ,  Onde,  uenendof  ancor  a  nomina 
re  dice  ,  ejjcre  fiato  Vanni  Tucci  hfiia  ,  e  per  ifiar  ne  la  fimilitudine  ,  che  Vifioia  li  fit  dtgna  e 
conueniente  tana  ,  Stando  ne  le  tane  nafcofie  le  indomite  efaluatiche  fiere.  Et  in  ijuefio  dimoi 
fira  ancora  la  hefiial  natura  de  Vifiolefi  ,  icjuali  ejfindo  in  due  parti  diuif,  fc  auien  che  luna  cac^, 
li  Ultra  ,  come  molte  uolte  ancor  a  nofiri  tmfi  hahhiamo  uf  ditto  ,  ufcno  inaudite  crudeltà  ,  e  non 
flcmente  col  ft^ro  ocàdendo  ,  ma  col  fioco  ancora  ahhrugiando  e  rouinando  le  caf  loro  fin  <» 
fondamenti ,  cme  nel  feguente^canto  pra  per  tranfito  toccato  dal  poeta  . 


"Et  io  al  duca  *,^Dzff/ ,  che  non  mucci  ; 

E  dimanda  qual  colpa  qua  giù  il  finfe  t 

Chiol  uidi  huom  già  di  fàngue  e  di  corucJ^ 
EJ  peccator,  che  intefe,  non  fwfnfe^. 

Ma  drÌAXp  uerfo  me  lanimo  el  uolto  5 

E  di  trijla  uergogna  fi  dipinjè  x 
Voi  diffe^^Viu  mi  duol^che  tu  mhai  colto ^ 

Ne  U  mifcria ,  doue  tu  mi  uedi  ; 

Che  quandio  fui  de  Ultra  uita  tolto . 

Io  non  pojjo  negar  quel ,  che  tu  chiedi  t 

Ingiù  fon  meffh  tanto  ^  per  chio  fùt 

Ladro  a  la  facreHia  de  belli  arredi  : 
E  falfamente  giafit  apoflo  altrui, 

Ua  perche  di  tal  uijìa  tu  non  godi^ 

Se  mai  farai  di  fuor  da  luoghi  bui  ; 
Apri  gUorecchi  al  mio  annuntio;^  odit 

ViTioia  impria  di  neri  ft  dimagra  ; 

Poi  ^iorenTji  rinoua  genti ^  e  modi* 
^ragge  Marte  uapor  di  Valdimagra  5 


Uaueua  Dante  conofàuio  in  uita  cofiui 
er  era  fiato  notato  da  lui  per  iracundo  e 
uiolento  contrai proffmo  ,  Onde  dice  hai' 
uerlo  già  ueduto  huomo  di  pngue  e  di  ed 
YULci,  e  per  (juefio  ft  marauiglxa  dhautri 
lo  trouato  (luiui ,  e  che  non  fa  pfio  di  fi 
pra  nel  primo  girone  del  fttimo  cerchio  , 
cue  ne  la  riuiera  del  pngue  fcno  puniti  fi 
mili  uio!enti,per  effcr  luogo  fecondo  il  fi,o 
giudicio  ,piu  conueniente  a  lui ,  e  }ey  uoi 
lerf  chiarir  di  cjuefio  duhko  dice  a  Virg, 
VlUi  che  non  mucci,  Dilli  che  non  fcampi 
efiig^a  ,  e  dom^anda  cjual  colpa  lopin 
fe  e  mando  cjua giù  .  H-  peccator  che 
intefc  non  fnfinfi,  Intefi  (juffio pesatore 
le  parole  che  Dante  diffè  a  Virg.  di  lui ,  e 
non  finfc  di  non  hauerle  infffc ,  ma  fcn^ 
affettar  che  Virg.  lo  domandc^jp,  dri^Z.'o 
Unimo  el  uolto  uerfo  Dante,  per  fatisf^r  a 
<lue!lo  che  di  lui  defderaua  fqere  ,  E  che 
Ihauejfc  trouato  in  fi  trifio  c7  ofcuro  luo^ 


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Postillati  16 


INFERNO 

Che  ii  torhìii  nuuoìi  ìnucìuto ,  ^o,  f,  Hfmfe  li  (rijJa  WK^«|»rf>oi  li  lif 

E  con  tempeUfi  impetuofì  &  a^ra  fi  doMifiu ,  chicli  lUurjjè  tolto  t  trou* 

Sopra  Camp  picm  jia  combattuto  t  io  «'  /«  mi/frw  ne  U<^uul  Io  uthu» ,  che 

Oniei  repente  jJJC^^fM  la  nebbia  ^utniofr  tolto  J(  Ultra  Mia,  Et  in /!m 

Si  ;  chogni  bianco  ne  farà  fèruto  t  """'*>''  àdeuafiu,  the  Dante  lUufffc  tn 

E  detto  Iho ,  perche  doler  ti  debbia,  '"•f'"  '"'S^'  ''''  "'"i'^ra 

.  aoluta  la  morte ,  Eufuetiittu  jUiifiri 

(jufUa,  che  Dante  ieftlfram  intenler  ii  lui  ìice,  non  fcterli  negar  ciò  che  chiileua,ferche  euh 
io  negar  Ihaufffe  uolut},  il  iMpjìfffi  laccupiua,  egli  effcre  fiato  macchiata  M  uitto  che  in  alrSÓ 
fpumua  ,Oni(ft  Jechiaya  ejfcr  meffc  lem  in  giù ,  ferihe  fi,  lairo  DE  leEi  arreJi ,  ciò  l,  d, 
belli  arnef,  e  ricchi  ornamenti,  A  la  fucrejìia,  Xnlefa  ifer  tjueUa  ie  la  chiefa  caleiral  ii  PiJ}(,la,c» 
rne  <jui  ii  fotta  ueiremo.  Laifual  ficrefìia  refirifcam  che  in  cjuel  lemfo  era  ricca  oltre  aiomaìtra 
d'Italia .  r^ejiì  Vanni',  iicano  che  fi,  figliuolo  ii  Meffcr  Puccio  ie  la'^ri ,  mollo  nohile  fmit 
glia  tn  Pijloia,  e .  he  una  fera  ii  carneuaì,  hauenio  cenalo  con  altri  Piftolef, ,  aniaron  tutti  feri 
ima  a  loro  diporto  fcnanio  e  cantanio,e  che  giunti  ultimamente  a  la  caft  ii  Ser  Vanni  Cela  m 
eccellente  notaro  molto  ia  tene  e  iottimi  coftumi ,  ilciual  era  ii  compagnia  con  loro,  B  perche 
Uurua  ionnaii  coturni fmili  afe,  e  molto giouene  e  Iella,  f  firmaron  cuiui  afife^gij, .  m. 
Vanm  partUof,  ialoro  con  iue  compagni  ,p„aniaron  a  la  chiefa  ii  S.  Iacopo  Jui  ticina ,  W, 
^ualtrouata,  per  iftracuraggine  ie  preti  ,  aperta  infume  con  laf^crejìia ,  Auelaa  che  .Uri  Ha', 
no,  che  fi,  aperta  ialui  con  alcuni  grimaliedi,  ihhe  hapiu  iel  uerifflmile ,  trafro  ielfa  fiere, 
jhale  cofep,uprec,ofe,  E  chetomat  a  compagni,  fùron  tuttimollo  <hgottiliiel  'afe,  Konimeno, 
iheprefcro  ultimamente  per  partito  chel  furto  firiponefP  in  cafa  ii  Ser  Vanni ,  cime  luoaoùuui 
ano,  e  che  per  la  huonafima  ie  Ihuomo  ,  neffunopenfcrelhemai  ianiarle  a  cercar  cruiui  E  .o/I 
27  c^o  mamna  aueiulf.  i  preti  iM  ne  iieron  nolitia  alpotefta,  ilciual ficenio  identiffme  ii, 

<iufmn,per  ntrouar  irnalfkttori,  e  neffuno  iniiiio  potenione  halere,  comincilo  afir  .iflenir  e 
tormentar  tuui  cjueH,  cheffeua  ejfer  ii  malafSma ,  N,  ^ueflo  ancor  giouanio,  ulLamentefi, 
ceief}emrRarnp.njf,gl.uo'o  ii  Meffcr  Prancefco  Porefi  nohiUffmo  ii  Quella  città  ,  alauale  ,  L 
eirer  iimahlTma^ma.  ficeiar  molti  tormenti,  ma  nulla  confiffanio,  perche  ii  tal  clfa  era  iL 
eeniiffimo.  e  nonimeno ,  effcnio  i' potejìa  incruielito  contra  ii  luit,  hauea  ielerminalof eroani 

tntt  '^'h  rri  ti  "''"T'  '  "^^"^  ''''  ^f"'"  "'"'«'' 

none  era  iel  figliolo,  che fice^  prenier  Ser  Vanni  De  la  nona,  itctualprerc ,  e  nonfcnTi  L, 

l^  '-T^^^^^^^  Lpercheiiial  uifiatu 

non  pi,mag,nau,f,  Vanni,  che  Dante  fi  rallegrale  ii  ueierlo  in  tanta  Uria ,  fi  perche  iu 

W:T'±^  ^fW^W^AL  mioan'nuntio,  A/ 

M'^t    f^^^ìT'''  'T'^r"  '"'7fvo/^''0r  ie  liLhi  il  Piren7i,caLa  la 

Marchef,M^:,,auah  fignoreg^iano  in  Va'iimagra,e  che  uenuti  a  PiL  commilTrouL 
-/'^'^^'^-^'-'CampoPicenopofiof.uoilcafieL^^^^^^ 

furori  rotti. 


CANTO.  XXIIII» 

rotta  fti  in  em^arif  cagione,  chej^^co  terreo  h pi  \  Uamhi  di  TiYfn'^e  fijJ^YO  caam  h  r.m  , 
e  chd  n^ftyopeta  nanJcrljè,fcn'^ pu  i^yn^.Y,  in  f/fMo ,  Onif  dice,  che  Viorenlapi  rinouc^ 
tf  fr,nii ,  E  cufj'ia  bjlùria  ^  dijp.f  njni/fYÌita  dal  Mih.mal  xliiij.  del  viy.  liL  de  U  fuaopi 
ya  .  Marie  aL^ue,  ilc^ual  è-  Vij  de  le  Utieplif,  lYagge  di  MaldÌYUagYa  MApYf,  ciò  e  ,  Aydo 
re  di  htiaolia,lr(ffo pY  effe  Manhefc  MaYceh.fimcfffrr.ù  in  cjuei  tqi  eftrenuo  m  aYme,  C Hf, 
\\ciial  uapYf,  mudufo  di  torbidi  mmli,  Intorniata  di  neri  militi,  rijjetto  a  la  nerafmonf,  da 
Uqual  era  capitan  condotto,  E  Con  agra  er  in-ptuoft  tempffa,  S fendo  fn^pe  ne  la  f,mliiudinf 
U  uapre  di  che  fi  crea  ilfzlgore,  Fw  comUuuto  f'palapipViceno,  OUde,  Sopadeìcfual  carn 
fo  EI,  CIO  è ,  effo  uapre,  RBpnfe,  Con  uthementia  ^  ardore,  SYeZl^ra  la  nellia^^on  pra  U 
fhlta  nemica  fchifraSlJa'n:é(e,chere  fra  firito  ogni  hiamo,Vjhoh  deUo,^^  che  ti  detta  dolere 
rijj  etio  a  la  ra^ione.che già  difcpa  hahhih  naYYafofinde  dijje^Ma  phe  di  tal  up  tu  no  godi. 


svi 


INFERNO 


Seguita  il pfta  ne! fYffcnff  canf^  U  mie 
ria  lajcitfa  tifi  jf^receienfe  ,  e  prima  mof 
flra,  omf  hauenh  S/anni  T  ucci  finito  di 
j^reJir  a  Dante  il  futuro  maìe^al^o  le  yìj^ 
ni  con  le  fiche  aDiì^e  che  fey  tjuffta  j^^ 
gliaio'fe  al  collo  un  fcrpe ,  CT  unaltro  a  le 
traccia  ,  e  cofi  ejprft  fuggano ,  h^^^er 
ueiufo  Qacco  in  firma  di  Centauro  con 
infinita  copia  di  hifce fii  Ugrcp-a,  er  un 
dragone  a  le  jj^aRe  fcguitarb  .  Poi  moflrii 
hauer  uedufotre  ff  iriti  Fiorentini U 
tra rfvrma f ione  di  due  di  loro  . 
^Al  fine  de  lefi^efarole  il  ladro ,  Htttf 
uendo  il  poeta  nel  precedente  c^to  detto  iti 
flirto,  jffrche  Vanni  era  in  (juefla  fittimi 


M  fine  de  le  fue  p.irole  il  Udrò 

Le  mani  aV^o  con  ambedue  le  fiche 

Gridando 'jT olle  Dio che  a  te  le  fquaho^ 
Da  indi  in  qua  mi  fiir  le  fapi  amiche  t 

Per  chuna  li  fauolfi  allhor  al  cotto  ^ 

Come  dicejfe  ;  Io  non  uo  che  piii  diche  : 
Ef  unaltra  a  le  braccia ,  e  rile^ollo 

Ribattendo  Je  Heffa  fi  dinanij^ 

Che  non  ^otea  con  e\Jc  dar  un  croUo  ^ 
Ahi  Pifloia  Pijìoia  che  non  Jlan'^i 

Vincenerarti  fi  ,  che  più  non  duri  5 

Poi  che  in  mal  fhr  lo  feme  tuo  auin'^t^ 
Per  tutti  ì  cerchi  de  lo  infimo  ofiuri 

Spirto  non  uidi  in  Dio  tanto  fuperbo  ^ 

No/7  quel,  che  cadde  a  Thehe  giù  da  murK    ^^l^'^  ^ann^to,  horauien  addire  delafim 

fuferlia^  uiolentia^imfieta  tfT  ira  contm 
Dio,  onde  ne  (altro  dijje  hauerlo  già  ueduto  huomo  ìi  ftngue  e  di  corucci,  e  di  /òtto  uedremo  che  di 
rà  ,  non  hauer  ueduto  in  tutto  Vlnfi Jfirito  tanto  fuperfo  in  Dio  (guanto  era  lui .   Per  dimoflrar 
adiicjuela  rahhia.il  dobr,  eia  uerpgnagrade  che  cofìui  hehte  defere  jìato  frouato  dal  poeta  in  fi 
rnifcro  luogo  dice,  ehe  finito  le  parole,  che  in  predirli  il  male,  che  in  fine  del  precedente  canto  hak 
hamo  ueduto,  aì^o  le  mani  al  cielo,  e  fi:ce  le  due  fiche  a  Dio  dicendo,  che  fe  le  doueffi  torre, fercht 
a  lui  lefcjuadraua,  in  tal  firma  di ff  re  piandolo ,  e  uolendo  infirire  ,  de  peggio  che  dhauerlo  fitto 
irouar  in  fAel  tanto  furo  luogo  a  D  finte  non  lipoteuafire  .  M^pne,  che  tofio  ne  figui  la  dehifa 
uendeUa,  Impero  che  ^fir  che  non  diceffi  fiu.eper  punitione  del  detto, fi  ^Hauinfi  al  collo  un  fai 
fe,  C7  unaìtro  a  lehraccia,  a  ciò  che  non  fiicfjfi  jfiu  fiche,  e  ferf  unirlo  de  le  fitte,riiaiiendofi  fiej 
fi  dinanl^,  lo  rilego  in  modo,  che  non  fofea  co>i  ejfi  D  kr  un  crollo,  Pur  un  p  ò  mouerle  talmeni 
te,  che^er  cjuejìo  atto  ufito  in  u(n ietta  di  Dio,  !e  fcr[iinimiche generalmente  a  tutti gLhuomini , 
il  poeta  dice  da  cjufl  hora  inan^  ejfirlijìate  amiche .     AHi  Pijìoia  Yifioi  r ,  \ìfi  efiUmatione  li 
iolore  contra  ài  vijìoia,  e  per  mojìrar  piugraue  indegnatione  uerfo  di  ^ueRa  ,  replica  il  fuo  nome. 
CHe  mnjìanl^,  perche  non  limi  e  compi  Dlncenerarti,  Di  rifiluerti  in  cenere,  effinkne ,  come 
uuol  infirire,  già  una  parte  di  cjueda  in  effa  cenere  re fioluta,  E  cjuefio,  come  dicemmo  nelpreceìfn 
te  canto,  per  efjcr  cojìume  de  pfiyUfi  dahbrugiar  le  cufi  defuoi  auerfitri,  ogni  uolta  che  luna  parp 
te  caccia  Ultra  de  laciuk  .  POi  che  auan'^  il  tuo  fcme  ,  ciò  è^.  Da  che  tu  augumemi  il  tuo  popok 
date  dfiefo  in  md  fàre .  Volendo  infirire ,  che  divenendo  o^ni  di  peggiore  ,  feria  meglio  cheSà 
fiffi  evinta  ,  cheffer  al  mondo  di  tanto  peffirr.o  ejfmpio  .      PEr  tutti  i  cerchi ,  M^fìra  ,  come  di^ 
cemmo  difcpra,  non  hauer  troiaio  in  iuuol  reflo  de  l'Infimo  che  hauea  cercato  ,  unofhirito  tani 
to  fiperho  ^  empio  Jn  Dio  ,  ciò  ^ ,  Contra  Dio ,  f  tanto  era  cojlui .     NO  n  ^uel ,  che  cM  é 
Yhfbe ,  CIO     Nj^  Capaneo ,  delciual  dicemmo  nel  xiiif\  canto  . 


Ei  fi  figgi,  che  non  parlo  più  ucrhot 
Et  io  uidi  un  Centauro  picn  di  mhbia 
Venir  chiamando  •  Oue  oue  lacerbo  t 

Maremma  non  crcdio  che  tante  nhahhia\ 
Quante  bifce  egli  hauea  fii  per  la  groppa 


Fuggiffi  Véinm ,  CHe  non  parlo  più  ueti 
ho  ,  che  non  diffipiu  parala  ,  per  lo  fcrpe 
che  glihauea  la  ^ola  auinta  ,  E  Dante  uii 
ie  uenir  un  rahhiofi  Centauro  CHiaman 
h,  ciop-.  Gridando,  o  è  oue'  lAcerh 
fmpio  e  mMe,  intefi per  V  anni.Et  httf 


CANTO, 

In  fin  ,  owe  ^ow/wffit  nofìrci  Ubbia  ^ 

Sofra  U  ffatle  dietro  da  la  copfa 
Con  Ule  dfcrit  U  grama  un  draco  j 
E  quello  ajfoca ,  qualunque  fmtcp^a^ 

Lo  mìo  matjìro  dtjfe^.  Quelli  e  Caco^ 
Che  fcttol  fijjo  dì  Monte  huentìno 
Di  [angue  fece  molte  uolte  Uco , 

No«  Ma  co  fuoì  fratcì  per  un  camino 
Ver  lo  furto  frodolente ,  chi  fece 
Del  grande  armento ,  chgh  hcbbe  a  uìcìno  : 

Onde  ceffàr  le  fue  cp^re  biecc 
Sotto  la  maffa  d'Hercole  ;  che  firfe 
CU  ne  die  cento,  e  non  fcnù  le  diece , 


XXV. 

uea  tante  lifcf  fu  ìa  groffa  in  fin  OUf  coi 
niincia  NOjìra  Uhhia  ,  ciò  è- ,  il  nojtYO 
uentre^nfìc^uciU Pala  fxccid  da  latim  dei 
t(t  ìales ,  chf  dice  mn  credere  CKf  Mtt; 
rmma ,  no  ^,  che  i  luoghi  marittimi  di 
ihofcana  rìhéhia  tante  ,jf(Yche  fjfcnh 
uolta  a  yr.e^  di ,  e  conp^jnenfemerite  mol 
(0  calia  farte  ,  uif(r.Q  copa gyandifpma 
di  hifce,  E  dice gYJfjfa  e  nojxra  lahhur,  jfer 
che  il  centauro  dal  me^  ingiù  ha  rnéha 
di  cauallo,  e  memhra  dhuomo  dal  me^  in 
lu,h  giaceuali  fr[ra  le ffalle  Vleiro  da  U 
coffa y  "Dietro  da  la  yiucca  yfHT  è'ia  f<^rte 
di  dietro  de  la  tejìa  ,  un  draco  cori  lalf 
ferte  che  affvca  Oyalunefue  fntoffa  ^ 
CiaCcuro  chfffcontra  in  luì .     LO  mio  mafftro  diffe^Q^elU  ^  Cacco   Vefnue  Cauo  Centau 
Yo  ad  imitafione  di  Vir^.  ne  loUauo,  oue  h  chiama  me^c  hum^  e  mela  fiera  ,  auenga  che  Cen^. 
tauro  da  nrff.n  altro  fa  fiat,  finto,  e  che  Centauro  nonfiffì ,  Ma  lo  finge  fer  ejlrimer  la  inuma 
ft.  .  fraudante  natura  del  fi'.ro,  fere]  e ,  fi  come  il  Centauro  ha  dal  rr.cSc  inju  humanahrma, 
cof!  il  fiiro  ha  laffetto  humano  ,  E  cofi  comel  Centauro  dal  me^  ingiù  ,  e  da  la  farte  di  dietro 
fiera      ^Ua  a  ILere ,  C^fd  fi<rofcmfre  nel  fine  dimofìra  la  fua  hfxial  natura  e  noce  a  tutti . 
di  dietro  in  fi  Ice  Projfa  innumerahile  cofia  di  Ufce,  che  dinotano  le  infinite  aftutie  del  fiiro  lecfua 
li  nonfimofìranoche  Cdamente  di  dietro,  co  e,  nel  fine  ,  e  cjuando  n^nfc  lefuo  fiu  rimAiare  , 
ffì'cndd [erte  aftutiffmo  oltre  ai  ognaltro  animale,  efcmfre,  come  diciamo,  atto  a  nocere,  A  dim, 
L,  ferlo  irap,  il  fraudolente  e\oduO  effitto  chefigue  affreffc  kjìutie  del  furo.  Ver  le  ale  afer^. 
te  lafronfey$  che  ufi  nel  rafir  il  fiirfo  ogni  uolta  che  uede  effirgìiene  data  la  com.odita  ,  di  foter 
lo^re,  Ef  afihca  chiuncjue fintoffa  in  lui,  ferche  accende  laffetito  del  fiiYto  in  ciafcuno  che  lo  coi 
fiderà  .  CH^  ciò  e-,  V^ìual  Cacce,  SOttoipffc  di  Monte  Auenfino  ,  uno  de  fette  codi,  chefoifin 
Yon  contenuti  dentro  da  Roma,  E  doue  allhoraregnaua  Euandro  .  ?Ece  molte  uolte  lago  dtfiani 
cue,  ferche  in  cuel  luogo  fii  uiolentiffmo  e  frauddmiffmo  ladrone  ,  Onde  Virg.  nel  medefimo 
%O0O  che  hMum.o  di  ffra  detto,  trattando  fur  di  lui  dice,  che  la  fua  jfelonca  era  rematua  fer^. 
(hemai  non  frctenieuade  ra^gi  del  fole,  maerafcmfre  humiia  di  [angue,  E  che  a  lafuferha  em 
irata  di  quella  erano  effe  fi  khfie  futrefye  e  fallide  di  cjuelli  chegli  haueua  oc  ci  fi  .  MaferchefOi 
ria  alcun  dire,  Se^li  aa  fiat,  ublento  contrai froffmo  ,  ferche  non  Iha  il  foeta  fofìo  nel  frimo  de 
tre  aironi,  necuah  ha  difìinto  ilfcttimo  cerchio, intorno  a  la  riuiera  delfctngue,  ne  laaual  e-funr. 
tarmile  uiolentia,  co  glialiri  Centauri ,  e  non  in  cfuefloottauo,  oue  lafraude  e  non  la  uiolentia  jt 
funìfie  :  Vere  figgiunge,  in  ferfcna  fur  di  V  irg.  Che  Cacco  non  ua  fer  un  cmino  cofuoi  fratelli 
Centauri,  fer  lo  fraudolente  ftirto  che  fi  ce  del  grande  amento  che  egli  helhe  a  memo  ,  Ver  che  la 
fiuJa,  fecondo  Virg^  nelyiif.  dice,  che  tornando  Hercole  di  Sfagna,  oue  haueua  uinto  Cenone  , 
,  conducendo  alcuna  t.rma  di  hellffime  uacche  e  huoi,  uenne  una  fera  ai  albergar  ideino  a  Ufj^ei. 
knca  di  Cacco,  il^u^lfrefo  da  la  hehz'^  de  Ui,U  notte  ne  tiro  alcju^ti  in  dietro  fer  lacoda  fei 
mendo  che  Hercoìe  non  fi  ne  accorge/fi  a  hrme,  ne  la  fua  ff  elenca,  efcrroffi  in  fceUa,  echedejta 
tofi  Hercole  la  mattina,  tofio  fiuiie  del  m.ancam.ento  de  fuoi  huoi,mafoi  che  in  uamghheKc  mot 
to  cercati,  giafifartiua  fer  aHontanarfi  da  cjuello  sfirtunato  luogo,  cjuando  da  lunge finti  mug^ 
ghiar  i  hoi,  cherano  ne  la  ffelonca,  cjuafi  come  chiamaffiro  glialiri  che  fi  ne  aniauano  .  Al^ual 
mugghio  fitto  Henole  attento,  ultimamente  uenne  in  notitia  del  luogo  oue  fffi  emo,  Venhefim 


INFERNO 

fifra    la  Jffhn:a',  fi  fice  uia  aj  enfyar  m  ^jufUa,  e  equini  tnuAtò  Cacco,  luccife  tST  infranfe  m 
a  OJ1  lajlafvYff  ))ujja,  Ondf  il  poeta  dice,  che  lefue  Blece,  eh  è^,  Torff  e  maleopere  ceffarò  fot 
io  la  fifa  maffa,  e  chf  ^lif  ne  Me  cento  (  /  finito  per  linfinitù  numero  pij^lianJo  )  e  che  fiiYji  mn 
firn  le  èie  ce,  percU  prima  che  glie  le  dejp  tutte,  e  che  a  pena  fintiffe  le  diece,  fisrfè,  come  imi  ini 
firire,  cheglift  m:>YÌ.  Adunque,  Vanni  Vucci,  nm per  effcre fiato  hiomo  di  corucci  e  di  fanoue ^ 
Ma  perche  fii  ladro  de  helli  arnefi  a  la  fdcreftia,  era  fiato  pofio  tanfo  in  giù  tra  glialtri  fraudolenti 
furi,  Cofi  Cacco,  non  per  hauer  fitto  ffrfife  uolte  Ugo  di  (angue  foitol  Mmte  auentino ,  Ma  per  h 
fraudolente  flirto  ihe  fice  del  grande  armento  ,era  fiato  (juiui  medeftmamenfe  poffo ,  Efiìndo  la 
fraude  molto  più graue  colpa  de  la  uioìentia,  e  jfefialmente  ufi.ta  ne  le  cofi  fiacre,  come  fu  da  Vani 
ni  ruhando  lafacrefiia,  E  da  Cacco  rulando  cjuello  chera  d'Hercole  figliuolo  di  Gioue,  e  connume 
rato  da  lantica  errante  priorità  tra  Viui.  Ma  ^  da  notare ,  che  fi  come  nel  precedente  fittimo  cen 
chiopofi  i  Centauri  ,  come  uiolenti ,  non  dentro  a  la  riuiera  del fiangiie ,  perche  haue/fero  adtffir 
f  uniti  de  la  uiolentia  loro,  non  meritando  alcuna punitione,  perche  fiiron  irrationali ,  intm^ 
di  (juella  a  cufiodia  de  lantme  che  ueran  dentro,  ne  lejuali  era  fiata  la  ragione,  ma  che  uijentr, 
mente  ^  in  mala  parte  Ihaueano  ufdta,  a  ciò  che  ne  patifiìro  le  dehite  e  conuenienfi  pene, e  di  ài 
non  ufcijfero,  che  fcireUe  un  opporfi  a  la  diuina giufiitia ,  e  fàr  uiolentia  a  Dio  ,  Onde  difiè  che 
effi  andauano  a  mnììe  a  mide  intorno  al  fife  gettando  cjual  anima  ftfuelle  fiiori  del  fi.n^ue  più  di 
quello,  che  la  fua  colpa  le  hauea  dato  in  forte  ,  Cofi  hora,  hauendo  finto  Caao  Centauro  e  confi 
^uentemente  irrationale,  non  lo  pone  in  cjuefto  luogo  perche  fta  punito  de  la  fraude  ufata  lì  Herco 
h  comefiiro,  Mafclamente  a  cufiodia  de  lamme,ne  legnali  era  fiata  la  ragione, e  che  fraudolente' 
mente  m  mala  parte  Ihaueano  ufit a   a  ciò  che  ne  patijfiro  le  dehite  e  conuenienti  pene ,  e  che  di 
quelle  non  ufiiffero  con  punir  chificefe  uiolentia  a  Dio  ,  come  Vanni  Pucci ,  che  dillreoiandoh 
gUhaueahttelefiche,Onde  dice,chelo  uìde  pieno  di  rahhiauenir  chiamando,  Oue^  ouAacerh 
cercando  effe  Vanmperuolerlo  di  tanta  uiolente fiua fi^perhia  ^  impieta punire  ,  Efi^cndo  conm 
mente  coja,  che  dal  uitio,  del^ual  Ihuomo  e-  colpeuole,  medefmamentefia  ancor  punito  . 

Mentre  che  fi  i^irhua  ;  ^  eì  trafcorfe  j  Mentre  che  viygiLparlaua  cofi ,  come  di 
E  tre  j^ìrhì  uenner  fitto  noij                ,    fcprahMiamo)ieduto ,  e  Cacco  trafcorfi 

De  qucti  ne  io  ^  nel  duca  mìo  faccorfi*  *<^'^>  ^^^nero  tre  jf  iriti  fiotto  di  loro ,  che 

Senon  quando  gridar  ;  Chi  fiete  uoì  i  fiauano  fu  la  rìua  di  quella ,  de  quali  ne 

Perche  noHra  noueìla  ft  riflette^  ^i^g'^f^^ntefixcoyfificnonijuanloefft 

Et  intendemmo  pur  àd  effi  poi  ^  ffi^^figridaron  uerfi  dì  loro  MLenh,chi 

lo  non  li  conofieai  ma  e  [mette,  ^!!^'  ^'^^  '  P^^^^^'  dimanda  dice,  NO 

Come  [uol [esultar  per  alcun  cafo  ,  P  T'^'  \    ^  '  \f  "^^'^  ^'^i^'^"^  ' 

Che  lun  nominar  laltro  conuenette  ^T  'Z  ^tT^  ^'^''i  ^\  '''7 

I^icendo;  Ctanjn  doue  jia  rhnafoi  If    '  ^T' 
Ver  ehm   ^  ri^        i   .  n  .r  dicemmo  più  oltre  ,  inttndemmo 

M»  poj,  ,/  dno  fu  dal  mento  al  nafi .  .f.r fitto  à  hro  %  nf  Virg.  „e  Vam 

rtn^U  .0      Tir     T  ^  ficcorfi  ,finon  quando  Qrìàaron  aà  efft  ^ 


(ni::. 


C  A  NT  0*    XXV^  . 

riy/nr^  ^f.^  furt^  /.i  ^/i./fri  eh  ^rfreffi  ìirk  f^cflfero,  fì^lJln  Io  hce ,  ^oi  iijtm 
fit  Jirrwo  U  mfìroL  opinione  .  \i(nh  ^lunauf  D^nte  nominar  cofim ,  come  (fueUo  chf  jferPf 
m ,  offrrr^fcnùa  Ih^ufd  m^fciuto  ,  ,  do  che  ^ir^lio  ftejTc  aU^nto  ,fer  udir  nltdtnem 
m  nominati ,  come  er,  fcpuito  m  ccjìui ,  fi fofi  fii  DA/  mento  n^o ,  no  e-,  A  Uhcc,  il  il. 
/a ,  il^ual  ctnno  'e  li  fdentio  ,  M.  pori,  alcun  lire ,  Come  fi  l^^nfe  attento  V  irpilto 
tfi  ala  ramne  difir  aUent,  ilfcrfo  ,  .  non  il  fcnfc  cjuella  ^  A  che  fi  riff^nle  ,  che  traUando^n 
^uefìo  luogo  ie  farticolari ,  la  cogmtione  le  cfuali  {c^^tta  fclamente  alfenfo ,  non  f  il  fri/c|«3 
che  uinterutngéi  U  ragione  a  la(\ud  fafj^etla  la  cogniiion  le  gliuniuerfcli  • 

Se  tu  ]è/  hor  lettor  a  creder  lento 
Ciò  ch'io  diro  non  fin  marauigliat 
Che  io  che\  uid't^a  fena  il  mi  confinto  ^ 
Comio  ten^a  Icuate  in  lor  le  ciglia  ; 


"Et  un  firfente  con  fiì  p/e  fi  lancia 
Dinfln\i  a  luno*je  tutto  a  lui  fifftgli<^* 

Co  p/>  di  we'^o  gliauinfi  la  pancia  5 
E  con  gUantcrior  le  braccia  ^refie  t 
Voi  gliaddento  e  luna  e  Ultra  guancia ^ 

Li  deretani  a  le  cofie  difìefi^ 
E  mifiU  la  coda  tramke  duc^ 
E  dietro  per  le  renfii  la  ritcfe  ♦ 

Uetlera  abbarbicata  mai  non  fi  e 
Ad  alber  fi-,  come  Ihorribil  fiera 
Ver  lahru)  membra  auiticchio  le  fue: 

Voi  (hf^iccar^come  di  calda  cera 
Fcjjf  ro  fiati  ^  e  mifchiar  lor  colore  t 
Ne  lun  ne  laltro  già  farea  quel ,  cheta  ♦ 

Come  procede  inan^  da  lardore 
Per  lo  papiro  fiifo  un  color  bruno  j 
Che  non  e  nero  anchora  \  el  bianco  more  • 

Qlialtri  due  riguardauano  5  e  ciafcuno 
Cridaua  j  O  me  Agnel^come  ti  mutii 
Vedi ,  che  già  non  fa  ne  due ,  ne  uno  ♦ 

dia  eran  li  due  capi  un  diuenuti^ 
Quando  napparuer  due  figure  mifle 
in  una  fiiccia  ;  oueran  due  perduti  ♦ 

Ferft  le  braccia  due  di  quattro  Ufie  ; 
Le  cofce  con  le  gambe ,    uentre ,  el  cajjb 
Diuenner  membra  *y  che  non  jùr  maiuiìle^ 

Ogni  frimaio  affetto  iut  era  caffo  : 
Due ,  e  neffun  limagine  peruerfi 


Varea  j  e  tal  fen  già  con  lento  p^ffo* 

firM capito, }er  il caffcil  fetto,fenht\  fiirtorì  inUmtarlia  hmanlanò caf^^iutio ,  che  iti 


la  laufore  miralilmente  il  letiore  attenté 
i^manlo  uoler  dir  cofa  ^juafi  increlitile 
4  lui,  che  ihaufa  ueluta  .  Vice  alunjue, 
leuorr  ,fitufii  hora  lento  e  tarlo  a  ae^, 
ier  gufilo  che  io  Uro  ,  non  pira  rr.arauii 
glia  ,  perche  io  che  lo  tiili  il  mi  ionfinto  , 
(IO  e'y  Io  lo  confcnio  a  Jfena  a  me  l\  corÀe 
fender  a  creierlo,  Efiguita  in  narrar  Un 
cYelihil  cofa  che  fingehauer  ueluta  ,  la', 
fial  in  fintentia  è- ,  che  l.nc  li  jue.  tre 
Jfirifi,  e  lun  pYj;ente  li  fd fieli,  chffc  li 
lancio  linan'^,  tST  auiticchioffi  a  lui,  coi 
me  fà  Ihelfra  fiiffY  iYomo,  o  ramo  larkt 
re  yfi  neficeuna  nuoua  efirana  firma  , 
la<^ual  non  era  nefcrffnte  ne  humano  j}ii 
rito,  come  fi  li  lue  liuerfi  metalli ,  tniOr 
foranloliyfc  ne  ficefp  un  filo,  Infenlens 
do  ferlo  fervente  liCianfa  (rasfirmat(} 
frima  in  efueUo,  e fer  lo ffiriio,  come  a[f 
freffo  uelremo ,  li  Agnelo  Brunellefchi  , 
ciafcuno ^er  jfatria  fiorentino  .  La^ual 
fYasfi>rmatione,per  hauerla  ilj[0eta  tanta 
chiaramente  lefcritia,  noi  non  ci  affvJiche 
remo  in  uolerla  con  altre  farole  meglio 
chiarire .  Diremo  fclamente ,  che  la  loue 
iice ,  Come  frocele  inanl^  la  larlore  e 
cet.  Intcnle ,  che  fi  come  il  fafm  leU 
canlela  accefi  inan"^  che  fa  arfi  e  liuti 
fiuto  nerOy  hauenloferluto  il  color  iian^ 
co  y  frenle  un  ter^  colore ,  ilcjual  noìì  è' 
lianco  ile  nero ,  Cofi  cjuefla  nuoua  figura 
non  hauea  fiu  il  color  lelfcrfentey  ne  c^ud 
h  le  Ihumano  Jfirito  ,  ma  era  liuenuta 
iun  ter^  e  liuerfi  colore  ,  E  loue  lice  , 
le  cofce  con  le  gamie ,  el  uentre ,  el  cafii 
fi  e  cet.  Jntenle ,  come  licemmo  nel  uige 


INFERNO 

rhofcana  hmanìam  kJ!o ,     è  quella  fané  dfl  giuhkne ,  o  Ifl  fah  ,  chf  cofYf  il  fe^] 


Come  il  ramarro  fitto  U  gran  ferfi 
De  di  canicuUr  cangiando  fepe 
Folgore  parafe  la  uia  attrauerfi^ 

Co/i  parca  uenendo  uerfo  lepe 
Veglialtri  due,  un  ferpentetlo  atcefi 
Liuìdo  e  nero ,  come  gran  di  pepe  « 
E  quella  parte ,  onde  prima  e  prefi 
"Noflro  alimento ,  a  lun  di  lor  trafijjc  : 

Voi  cadde  giufo  inan'^  lui  diflefo . 
Lo  trafitto  il  miro  3  ma  nulla  dtjfie  : 

-Aw^  co  pie  firmati  ibadigliaua  ; 

Pur  come  fonno,  0  fibre  laffialijfi . 
"Egli  il  ferpente ,  e  quei  lui  riguardauat 

Lun  per  la  piaga ,  e  laltro  per  la  bocca 

Fumauan  firtej  elfitmo  fincontraua^ 


Vien  il pffe(  a  la  ter^  tranfirmatme , 
else  fìnge  hauer  ueduto  di  (juejìe  anime , 
taijual  ufYamente{^come  far  amor  a  lui) 
è'  miratili ffima  e  nuoua^  che  due  nature 
non  fclamentf  diuerff,  ma  immithe^come 
e  ijueJla  del  fervente  con  Ihumam  Jfirifj, 
che  fi  muti,   f-ma  ne  Ultra  infima,  che 
lo  Jfiritùfi  tra  firmi  infirjfente.v  ilfcr 
fente  in  humano  jj:irito  .  Dice  adunjue , 
che  fi  come  il  ramarro,  da  Latini  detto fre 
Ho  y  sotto  la  gran  firfa ,  Sotto  la gunie 
ejientlone  de  raggi  del  fole  ne  di  canida 
rìCAngiando  f(fe  ,Ta(fando  da  luna  t 
Ultra  fiiepe,par  fòlgore  fe  atirauerfa  la  uÌ4 
lon  tanta  uelocita  uuol  infirir  chef  affa , 
CO/? ,  ciò  ^  ,  Con  ftmile  uelocita  farei 
uenire  VErfo  lefeAn  uer  le  fame  de  due 


jpiriti,  uno  accefoferf  entello,  come  gran  difefe  liuido  e  nero,  che  dinota  Iacee fo  e  nociuo  affem 
del  fiirare,  E  Trafijfe,  Et  imfiags  a  lun  di  loro  (fueUa  farte  del  uentre  donde  ^ frima  frefc  NO 
fìro  alimento.  Intendendo  de  lomtelico,  dal^uale,  efendo  la  creatura  nel  uentre  materno  f  rende 
fnma  di  che  notrirfe,  E  cjueflofignifca  ,  chelaffetif,  de  luno  ,  accefi  cueh  de  laltro  filo  .  FOi 
cadde giufo  ,  Intende  ilfcrfente  ,  IN^n^  lui,  Inan'^  a  lo  ff  trito  .  LO  traffico  il  mirh    do  ^, 
Lojf^irito  mira  il  fcrfente,  MA  nuda  difjl,ranto  era  occufato  in  talaffetito,  AnZ  siadhliaua, 
Jljualfegno  e-  dhauer  gran  uoglia  de  la  cofa  che  fiffefifce ,  come  era  in  ^ueflo  ffirito  del  flirto 
CO  f  le  firmati.  Con  firmo  e7  ofìinato  affatto  chauea  pflo  nel  fUrto,  PVr  come  fcnno,ofihre  lajji 
life  ,  che  tutto  enferò  affetito  di  dormire  ,ferche  lafihre  fuole  inducer  fcnno  .   F  Gli    do  i 
loff^irito  ,  riguardaua  ilfcrfente,  ferchefi  uoleua  tra  firmar  in  lui ,  K  C^uei ,  Et  ti  fcrf  elite  Rl| 
guariaua  lui ,  R  iguardai  x  lo  fpirito  ,fer che  in  lui  fi  uoleua  medefimamente  traifirmare 
L  V« ,  ciò  é ,  lofilrito  ,  fer  la  f  iaga  de  lomMico  ,  E  Laltro ,  Et  il  ftrfente,  fer  la  kcca  fiu 
maua  forte  ,  £  L  fumo  fincontraua  ,  ferche  luno  diuer  la  fiaga ,  e  laltro  di  uer  la  kccA  ,  ncei 
ueua  il  filmo  delfico  auerfario  ,  e  cofi  cangtauan^  unima  e  firma  luno  con  laltro . 

^Taccia  Lucano  homai  la ,  doue  tocca 
T>el  mifiro  Sabetlo.e  di  Najftdio , 
Ef  attenda  ad  udir  quelychor  ft  fiocca, 

taccia  di  Cadmo  ^  e  d'Aretufa  Óuidiox 
Che  fi  quello  in  firpcnte,  e  quella  in  finte 
Conuerte  poetando^,  io  non  Imuidiox 

Che  due  nature  mai  a  fronte  a  fronte 
No«  trafmuto  ,fi  che  ambedue  le  firme 
A  cambiar  lor  materia  fiffir  pronte , 

Infteme  ft  ri(j?ofiro  a  tai  norme 
Chel  ferpente  la  coda  in  firca  fiffir 
Elfiruto  rifirinfi  infieme  lor  me  ^ 


Dimofìra  il fOefa  ,  che  le  transfigurationi 
finte  da  Lucano  nel  xi.  lih.  di  SateUo  mi 
lite  ne  leffcrcito  di  Catone  funto  in  Lihié 
ialfcrfente  detto  Serfs  ,  e  refcluto  in  cene 
re,  E  di  Naffidio  milite  nel  medefmo  effif 
cito  e  luogo  ,  funto  dal  fcffme  detto  fre; 
fior  tanto  enfio,  che  neffuna  firma  di  me 
irò  ,  0  congiuntura  fc  li  uedeua .  E  jueEe 
finte  da  Ouid.  nel  ter^  e  nel  (Quarto  di 
Cadmo  figliuolo  d'Agenore  in  ferfente,  t 
d'Arefufa  Ninfi  di  Diana  amata  d'Alfio 
infinte  del  fio  nome  in  Sicilia,  Sono  futi 
te  nulla,  rij^euo  a  juejia  ultima  fi<a,  che 


CANTO. 

U  Jimfce  m  U  eofce  [eco  fìejfe 
Savvìccar  fi',  che  m  poco  U  giuntura 
l^cn  fitcea  figno  alcun ,  che  fi  j^arejje , 

^toglka  la  coda  fijja  la  figura , 
Che  ft  perdcua  lancia  fiia  felle 
Sijiicea  molle,  e  quella  di  la  dura, 

lo  u'idì  entrar  le  braccia  per  Ujjelle  j 
E  due  pie  de  la  fiera  y  cheran  corti 
Tanto  allungar  :,  quanto  accorcìauan  quelle. 

Vcfcia  li  fie  di  retro  infume  attorti 
riuentaron  lo  membro  ,  che  Ihuom  cela  ; 
El  mifiro  del  fiio  nhauea  due  forti , 


4^^rfffo  ueiremo ,  Tfrcìif  fe  coftòro  hannt 
conufYtitò  una  ferma  in  unalira,  e^li  non 
pria  /oro  inuiJlia  efpnh  ^uejìa  fka^fcm 
^  cmfaratione ,  cme  uuol  infirìrf ,  \iu 
mirMeche alcunaltra finta  da  loro,  i  ff 
chf  ffp  rnai  non  trasfimaro  due  diueyfc 
nature,  come  è-  gufila  de  llumanop^irh 
io  ,  t  ijuella  del  jcYjfente  a  fronte  luna  df 
Ultra  in  modo,  che  ambedue  fiffcrof  roni 
te  e  di0e  ,  h  Camkar  lor  materie  ,  A 
mutarfi  trahr  due  di  corfo  •  Taccia  adu 
que  ,  \eY  (juefla  ragioni ,  lucV  Ouid. 
Et  attenda  od  udire ,  qVel  chorafi  fcocf 


cay  Quello  che  hora  f  ejfrime e  narra 
iHCiemen  riapro  a  tai  norme,  Bop  la  digreffme.fer  lac,uale  haf^tto  Uiton  attento  ,  .7/0.^ 
1.  a  lafFafiui^ne  de  lo  jfirito  e  del  fervente  e  dice ,  che  Alai  norme,  ciò  e,  A  tali  regoU^ 
ordini  SlriMero  infeme.  Intende  de  la  tra.fhrr^rati.ne  de  luno  ne  UUro  ,  cme  ajfrfo  fe,u: 
ta  ,  chiarilfmamente  dimojìrando  ,  che  a  memhro  a  mmho ,  ciascuno  camlio  i  fi.oi  tn  quelli  de 
Ultro  ,  come  il  fervente  ,  la  coda  in  gamie  ,  e  h)}mto ,  le  gamie  in  coda  .  lafell^  del  jcri 
Pdi  durai,  ile,  ^:ella  de  l^irito ,  di  mhe  in  i  ''^'''1  ''I^^^^^ 
di  di  fervente ,  t7  ifi^di  dinan^  del  fervente  ,  in  hraccia  de  lo^mfo  .  1  fie  i  di  dietro  del j  r, 
felaLi  infieme  [  nel  memhro  uirde ,  che  Ihuomo  celafer  honefià  ,  E  quello  de  lofimto  dm 
f)  e  fatto  in  due  farti  ,  ne  pedi  di  dietro  dei  fervente  . 


Mentre  chi  fimo  luno  e  Ultro  uela 
Di  color  nuouo ,  e  genera  il  pel  [ufo 
Ver  luna  parte,  e  da  Ultra  il  dipela^, 

Lun  fi  leuò  ,  e  Ultro  cadde  gìufif 
New  torcendo  pero  le  lucerne  empie  J 
Sotto  lequai  cijfi:un  cambiaua  mufo  ♦ 

Qjieh  chera  dritto,  il  trajfe  in  uer  le  tempie  *j 
E  di  troppa  materia,  che  in  la  uenne^ 
Vfiir  gliorecchi  de  le  gote  fcemfie. 

Ciò,  che  non  corfe  in  dietro,  e  fi  ritenne  y 
Vi  quel  fouerchio  fi  nafi)  la  fitccia^ 
E  le  Ubra  ingrofio  qucinto  conuenne  ♦ 

Q_//f/,  che  giaceua,  il  mufi)  inan^i  caccia^ 
E  ^iiorccchi  ritira  per  la  tefla , 
Come  fiìce  le  corna  la  lumacciax 

E  la  lingua ,  chauea  unita  e  pregia 
Vrima  a  parlar,  fi  finde',e  la  jbrcuta 
Ne  Ultro  fi  richiude  ;  el  fiimo  refia  ^ 

Inanima ,  chera  fiera  diuenuta , 
S/  fi<gge  ^A^oUndo  per  la  uatle} 


Ha  fina cjui trattato  iela  mutatione  li 
iuUe  le  memhra  da  la  tefìa  in  giù  ,  hora  , 
oltre  a  la  mutation  del  felo  da  lo  ff  irito  al 
fcrfentemojira,  che  mentre  chelfiimo  co; 
friua  e  Uno  e  Ultro  ,  L  Vwo,  ciò  r,  il  feri 
fente,hauenio giafrefo  memhra  humane 
da  la  ttfia  in  giù  ,fi  leuo  fufc,  E  laltro, 
ciò  è-, lo  flirito,  hauendopffc  memhra  di 
ferfente,fuY  da  ejfa  tefìa  in  giù,  N0«  tot 
cendo  fero  le  lucerne  em^fiey  ciò  è-  ,  Non 
miitandtìfero  la  ueduta  de  crudeli  occhi , 
Volendo  infirire,  che  da  la  ueduta^infùo^. 
ri,  Uijual  del  fcrf  ente,  fecondo  vlin.èftrn 
fre  torta,  ognaltra  farfe  fii  mutata  in  luu 
Sotto  U<\uai  luceme  dice,  che  àafcun  cam 
liaua  mufo,fcguitando  di  dir  inche,e  coft 
Rincora  de  la  mutatione  de  Ultre  farti  del 
mito,  de  le  temfie  e  de  la  lingua  ferfcjìef 
ffiicili  e  chiare.  le<iualituuefarti,fanti 
ne  luno  (fuanto  de  Ultro  finito  di  mutarfi 
dice,  chel  fiimo  rejìa  ,  hauendo  of  erato  in 
(iafcun  a  loro  quanto  era  neceffario  fer  U 
Q  iììì 


INFERNO 

EhUro  letro  a  Im  parlando  Jputa .  m^Mi,„,  ;    j ^j^,-^^  ^^^^  r 

Pofaa  h  uoìfe  le  noueUe  JpaHeì  divenuta,  ao^,  Uj}>irmc\,fr<iiiufnu. 

E  iijfe  a  labro  ilo  uo  che  Buofo  corra  ">f'T»">f'ff'gg' fri"  utile  z\giu^ 
Comho  fittto  tir  fon  per  quejìo  calle  »  <'»  >  «o  ^ ,  fifìiianiar  fihiUmio ,  come 

feme  Imnuto  hum^Mo  parUnJo  fiuUJuer^./.i , perche U rigelo  fb,<ar^l2 
fr.Je  U^rno  ^Mji  l.^.  n.ueÌj^de,ào^.,le  lfdeL,r„en,e%Z7l 
melMrefuemernh.,  E  D#.W,ro  ,  cioè^.  Al  ter^cLitMc  chenTLT 

n,am  e  co  p,ej,  come  fco  ^«/o  ?*«Wo  ,  cme  egli  ir  kra  fervente .  B^oCo  JklnllTer  ff  . 
l'ìinUren'^ieUMlilefàmiglmieDm^ti.      *  '  ^  •<T <""•»» 'Jj(rfji<ii 

Uutar.e  ira^utar.e  ^«f  mifcuf^  e.«o44Ci 
La  nomade  e  fior  la  penna  aèborrat         r'^<ìu'a"rÌ..oghUr.  JfiLerX 

Et  auegna  che  ghocch,  miei  confi,fi  h'inaieU„,uf.ci,  chefir  lo  vocoter, 

ToJJèr  alquanto,  e  lanimo  f magato  ;  fon  u>,i„  u^àllcrJo .  Iniefe  aJ^„J/u 

Non  poter  quei  fùggirfi  tanto  chiufi  }  2worr*  fer  U  femina ,  lajual  fereffer 

Chw  nonfcorgejfe  ben  Puccio  fciancatot  ^'"^'1'''''"' ^'fi'orf Jf'uZ^i,  ^/Pmhlu 
Et  era  quei  j  che  fel  de  tre  compagni  :  *  ?T'  Mgiaper  chen piena  Uommef 

Che  uenner  prima ,  non  era  mutato  t  !''"[  '  ^      ^'"<"''''  "'Juta  mutare 

taltro  era  quel,  che  tu  GauiUe  piagni,  7'  ,7^"  ""<f«ti>,ini 

in  IT'         '     t'^'f  "librile, 

fi.  che  Jhum.no ^irifo  uiie  mutar  inferente ,  E  Trarmylec^rTù     1^'"°  " 

fio  ,  tntefc  ffferfftm  unalfra  uolfa  mutata  Ji  (hiritù  i»  Crrt^nfl  r  r.r  -j  /  ^^^.""''^^^ 

clmme>,M,frJuur ni  ZT  l:'"^!:^rt       "'f/'""  ''''  "V;  W^»- 


Quel,  che  nfiLnorie  ef,ruterU  \>  £  '    r  "V"""  ^''""""^  ^'IP' 

ccceft  ejfer,u ,  U  dimanjar  ueneL  il     i  L  //'r^'/'^-  " 


CANTO.  XXV. 


fapnl  cme  UUimo  ufluto,  fi-.ron  AgnAo  ^nmfh{ihiy  Buofo  Aliati ,  e  Tuccìo  S cimata. 
L  Altro  era  auely  che  tu  Gauih  fiagni,  E  ({uefìi  dicano  rjprf  fiato  Mfffr  Framefco  Guercio  M 
ubicante,  occifo  da  glihuomim  di  Qauiilf,  terra  in  \J Marno  fcfra  Firen'^,  E  fiagni  due,  jf neh 
in  uenlfUa  di  lui  fiifon  morti  molti  huomini  di  juella  iena .  Hora,  perche  UfOffay  come  difcfrt 
Uihimo  Jftto,  di  ^jueflifuoi  cin^iue  nobili  compatrioti ,  non  iice  ^ual  fi^rto  hauejjcro  commeffc; 
perche  in  auejìo  luogoli  fon  dannati,  come  ha  detto  di  Gianni  lucci,  e  di  Cacco,  E  meno  ancorà 
lo  dicanolliepfttori,  A  noi  non  far  da  credere,  chejpndo  cofìorojìati  ne  la  Kef.  loro  di  grande 
autorità  ;e  molto  reputati,  come  nelfeguente  canto  dimoftra  il  poeta ,  e  futtiglieffoftori  de  Upm 
Onte  opera  affamano,  che  efft  haueffiro  commeffc  fitrti  particolari  ne  lefriuate  cofe  com,e  fcglion 
comunemente  fir  i  ladri  di  uil  conditione  cfìretti  molte  uoUe  da  neceffìta ,  Ma  che  hauendo  ne  le 
mani  ihouerno  de  la  Kep,  hauejfero  lepuhìiche  infrate  di  quella  conuertite  mlpriuato  lor  ufo,  co; 
mepar  chetertranfito  tocchi  in^cfi^ella  fua  digreffme ,  chf  fk  nel fcfìo  canto  del  Vurg.  oueparlan 
io  ad  eflaRep.  dice,  Moltirifiutan  lo  comune  imarco.  Ma  ilfopol tuofcHecito  rijjonde  Sen^  chia 
mar,  e  arila,  lo  mi  fMarco,  E  perche  afir  ciuefto,  hauea  conftderato  in  cofioro  diuerfc  afìutie,pe 
ro  tonediuerft  modi  di  frasfirmatmi  in  loro,  e primei  ijutHa  di  Cianf^fnlfente  ,  er  hgnelo  huf 
manoflirito,  in  nuoua  e  fìrana  e  fda  figura  tale,  che  ne  luno  ne  laltro  era  cjuel  di  prima ,  A  diro 
tare  ,che  Ufìutìa  de  luno  ,  aggiunta  con  la  mala  uolonta  de  laltro  ,  hauea  generato  in  loro  una  ter 
Zx  natura  inclinata  al  male  ,  mediante  lacuale ,  di  comune  concordia  li  /^ceua  pronti  ad  efurpar 
ilpullico .  Voi  aueUa  di  Francefco  fcrpente ,  e  di  huofc  humaro  Jfirifo  ,  luno  ne  laltro  ,  A  dina 
tare  ,  che  a  uicenda  haueano  ufeto  lafìutia  in  tal  rapina  .  Ver  Vuuio  S  cioncato ,  che  non  fera  mu 
tato  in  altra  firma  infende  ,  che  la  mala  uohnia  era  fiata  pronta  in  lui ,  ma  che  per  effcr  mancai 
io  de  lafìutia  ,  non  nhauea,  com.eglialiri,pputo  ne  potuto  ufc^re . 


CANTO.  XXVI* 


GoJ/  riortn\a  ;  poi  che  [ó  f^  grande  5  t)opo  /.  ironia,  che  il  poeta  ufaneìprefen 

Chever  mie  e  per  terrahttf^  lali .  te  canto  entrala  ciu.^^^^^^^ 

^  T-  c       -1            .  r,  n.^^At>  comeQitiperlemedtfmekate  deloko^, 

E  fer  hnfirno  dtuo  nome  fi  j]^ande .  .U,  L^^^^^ 

Tra  li  ladrcn  trouat  cinque ^  cotah  prima  difcefi ,  e  che  feguitandofi. per 

"Tuoi  cittadini  t  onde  mi  uien  uergogna  5  rrj.defmofcoglio  il  camin  loro,  giunfe^ 

E  tu  in  grande  honran\a  non  n?  jah.  ^^ji^  /^y^^  j,/ ^^^j,^  ^f,^ fcprafìaua  a  /of ; 

Ha  fe  frejfo  al  mattin  del  uer  fi  figna  j  y^i^^     fi^y^^j  ^^^j^^^^    y  ly^fi 

Tm  Jtntirai  di  qua  da  picc'wl  tempo  yjitf  fiamme  di  fimo  ,  ne  lecjuali  intefe 

Di  qucU  che  Prato-,  non  chaltri  agogna  t       da  v  irg,  che  fi  puniua  lafìutia  de  fraudo 

E  fe  già  fòffc  ;  non  [aria  p>cr  temfo  :  lenti  configlieri ,  e  che  da  ogni  fiamma 

Casi  fiffci ,  da  che  pur  effcr  dee  t  era  cctenuto  un  fido  peccatore,  eccetto  che 

Che  fiumi  orauera  ,  corn  più  mattempo.        da  una  cornuta,  d.e  ne  contenena^  due  , 
^        <>  *  Xìiomede  tir  \  uff  e, introducendo  cojtui  n 

narrare  e^ual  fiffe  il  fine  de  fuoi  lunghi  errori .  .fGOdi  Ti^ren^a  jfoi  che  feifi  grande  , 
du^fìo  è-  parlar  ,  come  di  fcpra  hahhiamo  deUo.per  ironia  ,  ciò  e ,  per  l»  contrario ,  come  ancora 
tìuando  ndfefìo  canto  del  Vurg.  dice,  ùoren^  mia,  lenpuoi  effcr  contenta  De/ìa  digreff,on,  che 
lon  fi  tocca  e  cet,  Verche,  fi  come  m  (juelluogo  uuol  infirire,  chfììa  halhia  cagione  non  di  conten 
tarff,ma  daUriftarfe,  e  the  a  lei  la  digreffione  toccapiu  che  ad  alcunaltra  città,  Cefi  in  cjuffìo  luQ 
co  dice,  Codi,  perche  fcmmamenfe  uuol  inftrire ,  cheUd  sha  daUrifìare .  Poi  che  fri  fgranie 
CHe  haui  lali^cio  '^,Qhe  U  tua  fnma  uola  per  mar  e  per  terra,f!T  il  tuo  nome  fipndeper  lo  In/. 


INFERNO 


V<^Unhfer  ^ufjì,  t„jir.Ye ,  à,     fuftmoftftr  li  fioi  uM,  ,  «j»  fn  uìrt»  eh,  m  In  frì  ' 
Oniefog^iungf,  lo  mu^i  mkhm  CU^ufaiali,  ci„.,,L,o  mdUn.oi  dttaJmi,  onj' 
mi  mtn  uerp^m,  B  tu  mnld,  in  ^rmif  homranl^,  Voknh  inRrir  auefro ,  U  che  am,  la  mr' 
tu  m,  ungm^,  fer  efcr  fioremno.  iUufr  tnmn  ira  Uironi  dncjut  ta.t,  MahUi  tu,i  cttaJil 
"'.'.^/"J  7^""  ^'l'"1'"''<'f'''»'f»"  <I<-P'njf  M uitio,  nanfMin granle kwra»^^.  Vtnhfil 
MmjojigomtuntodfUfu<m«Uofn(,  <jMn(o  iluirtuafo  delefué  buone .OnJffh^ii^, 
mf.chfhaueni^^Uo  imtnifrU  maggior  farlt  Ji  Roma,f}au,  àdtoluog,  a  ueinrmnarat» 
w .  f,ufufnh  ,Jifid,  Di  tunfo  cruM  f  minio glonanhf,,Di  c^um^  hauma  fitto  unahro  che 
W/e  ia^nimtntt  rfjìaurala  la  citti .    MA  fc  frfffc  al  mmno,  il  poeta  fin.,  frdtr  in  a., 
}to  luo^o al  f.folF,or,nl  no  alcun, calamita,  le;jual,  mfiitto,  trano giafcguù, ,  Ma,ah  mka 
hau,rU  u,Jut,  infcgnopujji  al  Ji,  a  la<,ual  hora  ip,H     ifikfcfi  uoglitno ,  c^/roffi  (iL, 
du,ro,  OnJ,  Cu,J.n,l,piflo!,,  Han^;fuhauroran  iam  JomLf,lLa ,  To^/or.i  j^I 
rmn,a ueyafoUnt  .E  /.  cJamtct,  S, conio  ch,fcriu,  il  Villani  al Ux.  ,  Ixxi.  J,  ktauolih.  i,U 

t^u  llnf.  con  k  anirn,  dannate,  er demoni,  eh,  le  torme  Juano,  fu  Unto  il  coLrfc  Ile  il 
fine,  che. ccufaron  il dettojont,,  eh,  rouinh  con  cjueB,  in  Arno,  ,granfofolo  uit,r  ,  d,  chela 
<Ut.fù  tutta  ripiena  dipUti  eflrida  di  coloro  chelhauean.,  ofìcàuJnldhaue^p^r  iS 
f  he  molti,  hauendjfi  creduto  dandar  aueJer  il  finto ,  andarin  aprouar  il  uero  Infimo  .  W 
^opo^ueflo,  ndmedefimoanno  oltre  a  la  guerra  ciuile  tra  Bianchi,  Neri,  che  fi,  di  erand£» 
detrimento  a  la  ciUct,  A  di  x  di  Giugno  Ì  miraUliffimo  incendio ,  nelc,:al  fiL  dgate  Zi 
MDa.  nokl,^,m,cafi,  ,  confi,mato  infingo  thefcro  '.   Adunau,  ,fifr/rc  aLattin  R cX d  i 

l^,HOnchaUri ,  Hon  ch,mol,,de  le  fiu  lontane  e  dal  tuo  giogo  itele  cleter  iZZ 
m  e  ,  Ti  defilerà,  Tanto  uuol  infirire,  che  per  lifir.  mali  IpLmenti ,  ella  ml  jKli 
meJefimi.non  che  iag  iahri  od.ta.     E  Se  ciofife,non  /  Jr'^r.«fo;vo/.;;  ^  ^ 7 
funitioned.lefue  m.le  opere  tardala  a  uenire.     ccfififfii  L  chefure}fir  de,  cL  rl^  « 

t'<^l-''"^rdelapatria,,ccfe^uen.emét,td,oriuUgrauaeflfifie[laincorr:i„^ 

Noi  ri  farmmoie  fu  per  k  fcake,  vartìronfi  difilla  riuaìeh  W.V,. 

Che  nhauean  fiitt,  tbom,  a  fiender  pria ,  \irg.  rimonth  e  trafe  Dante  fu  ter  le  Cca 

Rimonto  ,1  mio  mcefìro  t  trcfc  mee-,  ,  che  prima  a  fcender  guLean  fiui 

E  frojeguendo  la  Jdwga  uia  Borni,  ciò  ^,  di  non  fina  e  ma'a  ueiui 

Tra  le  fchegge  e  tra  rocchi  de  lo  fcogìio ,  "  •  O'"''            ««'o  dijfi ,  Io  era 

Lo  pie  finy  la  man  non  ji  j^edia ,  "^"^   S'">    ^'""J"'  »m  Non potean 

io-avira  r\„,nyy,.;.J.     ■   ■          -      ,  '^''^fi''''<'F'''^fi'<''0,^ fiu oltre, parLn 


CANTO,  XXVI. 


tMor  mi  Mititr  hn  mi  ridogVw^  ilp,i<,fmtìn <ji/f/timfilflj^m  mnt 

QuMdo  Jr%o  ;*  mente  a  ciò ,  chio  uiii  J     ^  «  '«  "^'«"'  ii""^''  'f" 
E  più  Un  ,mo  offrono ,  chio  non  figlio  ;       i\  rf     f  '  «'  'f '"^ 

Vcrche  non  comiche  untu  no  guidt:  l,,lfrLne.enLco.fi^^^^^^^ 
che  fi  fleU,  buona  o  m^ghor  cofa  J^.^^ 
UU  i^toX  Un  ^  cho  fìcjfo  noi  mmuidi .  j^,^.^  ^^^^^ ^^^^^^  ^  yj,- 

nr^'  alcuni ffccctmi  y      ia  Dio  r    U  n^ra  /r<row  Jof^fi    porJiffimo  f  iacut.fjf.rro  ir,^fgn% 
ia  foffY  (uiYtiofmenfe  uftnione)  ^iouar  afcf^^rm  molti  altri.  Me  perche  aifioPmnff  nUuean% 
afm  in  damù  dtlfYùjfmQ^nfYam  im  (al  firma  f  uniti.  Di  thealfoefa  fra  nato,  ^fy  h  Yimrfo  <fr 
la  c^^nCoentia,  kìw  di  non  haufy  ufito  lingegno  iato  a  luifiu  uirtuofmfnte  di  jufllo  the  hauei 
ua  fkuo.  Onde  dice,  Aflhor  mi  W/?,  (  fc^punge.  E/  Ura  mi  Yidoglio,  (iVando  driz.^  U  merlar 
tf  a  curi  chio  uidi,  ciò  f-,  aitando  mi  yì.oyÌu  à(  lej^fm  che  io  uiii  fjfcy  affarecchiaif  a  chi  ufi  in 
mala  fayte  lingfgno,  e  feY  (fuefìo,  io  Uf]i(no  e  ritengo  fin  che  io  non  foglio  fiye^fey  che  non  corrrf, 
<he  nonfia guidato  da  la  uiriu.  Sì,  Et  in  talmodo  lo  raffieno,  CHejc  himapdla,  ciò  f-,  che  fe 
tuona  infìuentia  del  cielo,  O  MiglioY  cofa.  O  dono  ffetial  dato  da  Dio,  MHa  datol  lene,  Mha  dai^ 
io  lacume  del  fenile  ingegno,  CHf  io  fuffc  noi  minuidi ,  che  io  mdefmo  non  m.e  lo  to'ga  inuidii^ 
io  talbeneitmemedffmo,  Lacjual  copfiyehte,  (juando  non  fcguitajfe  la  uirtu  ,  ma  il  uitio,  fer'. 
cheallhora  nonfaria  lene  ne  acume,Q  fcttiglieZ^,ma  fagacita  o  ueramente  ajìutia  dingegno,E  di 
auejìi  farla  S.  luca  al  wiJicendo,  lilìj  ktius  feculi,fYudentÌ0Yesfilijs  lucis  in generaiione  fid 
funf.  E  chefefìella  buona  dice,  perche  lacuto  ingegno  uien  dhauer  il  coyp  hene  organi'^tQ,  in  che 
oYanftY'^  hanno  lejìelle,  ma  nejfuna  ne  Unima,  che  tutte  fono  cYeate  immediate  da  Dio,  cjuantfi 
i lfffcYe,duna  medefmaffYfiuione,Onde  il  liks.  nelfrimo  de  !anima,AmYnf  ne^;pfenfif  ani 
mp  yecifiunt  magis  neq,  minus  fccundùfcMa  juanfo  a  laccidenfe,di  maggioY grafia  luna  de  UU 
iYa,come  uedYemo  nel  penultimo  del  VaYad.E  fcno  flferioii  ad  elfeftelU,  Onde  Tolomeo,  Sajfient 
lominaUtuY  aftYis.  Pero  dicf,  o  miglior  cop.E  di  tal jfeYftttione,(jual  fiu  e  ijual  meno  uengono  a 
faYtitifaYe, fecondo  chel  corpo  da glinfìuffi  delejìeìle,e  m.eglio,ofeggio  organi'^toMa  jueh  che 
fa  ir^gfgno  è-  diff^nito  d' AugMcendo, Ingeniti  ejì  exientio  intellecius  ad  incognitoru  cognitione. 

Q^u^inte  il  wUdn ,  che  di  poggio  fi  rìpfa ,  ccmfayatiwe  dal nmeyo grande  iele 

Kc/  tempo ,  che  colui ,  chel  mondo  [chiara  ^  >  ^^^^^^    fi<^ Pgg'* 

La  fnccia  fua  a  noi  tien  meno  aficofia ,  g^^    la  uaU  e  ne  giorni  grandi  de  Ujìa^ 

1       r      J      1^  y^^.T^t-^  le,  ijuandoft  fu  notte ,  al  tari  numero  de 

Come  la  mofica  cede  a  la  \an7^ra,  le%mme  chegH uide  in  uefaouaua  M 

Vede  lucciole  giù  per  la  uaìlea  ^^^^  J         \  ^^^^^ 

Tcrfi  coìa.oue  uendemmia  ^  ara)  pnfe,di  doue^afeualfindo  drffaklgi^. 

ri  tante  fiamme  tutta  rij^lendea  Ordina  aduncjuecoft  il tefio,  lottauahd 

Lottaua  bolgia  ji ,  comio  maccorjt  ^yj  ^q^/q maccorf  tojìo  che  fiiila,oue 

Tq//o  che  fiii  la  ouel  findoj^area  ^  faYeual  finJo)  rijflendea  tutta  di  tante 

fiamme ,  (Quante  lucciole  uedel  uiUano  > 
ile  ft  ripofa  al  foggio  ,  giù  fer  U  uaha ,  afofitiue  ,  Torfe  cola  ,  oue  uendemmia  ara  , 
Nf/  temfo ,  che  colui,  che  fchiayal mondo  ,  tien  meno  afc^d  la  fi<a  faccia  a  noi ,  come  la  m.ofca  ce$ 
ie  a  la  '^n'^Ya  .  intendendo  ^eY  colui  che  fchiaYal  mondo ,  il  fde ,  E  feY  lo  tfmfo  che  a  noi  tien 
meno  afafa  lafua  ficcia,  f  la  fiate  ,  cjuarJo  igtorm  fcn  maggiori ,  E  come  ìa  mofca  cede  a  la 
:^n'^Ya  ,  fer  (luanh  ft  fi  noUe ,  Imf  ero  che  la  m^fa ,  che  noia  il  di ,  allhoYa  cede  a  la  '^n'^  ; 
ra ,  che  uoU  di  nott^ ,  f  U  lucciole  ficommcim  a  uedere . 


INFERNO 

E  qudl  colui,  che  fi  uen^o  co  gUorfi^  ìiauenhffYwJtùfYtfYU  cmfautmi 


Videi  carro  d'Helia  al  dipartire  j 
Quando  i  cauàli  al  cielo  erti  leuorfi  j 

Che  noi  potea  ft  co  ^Hocchi  feguire , 
Che  uedejfe  altro  y  che  la  fiamma  foU 
Si  come  nuuoletta  in  fu  falirc  5 

T4/  fi  mouea  ciafcuna  per  la  gola 
Vel  fiffo  t  che  neffuna  mojìral  jurto  j 
ogni  fiamma  un  pucator  ìnuola  » 


iimoflyoto  cfufjia  ottaud  tolgia  effcy  iuttd 
fifna  di  fiamme ,  hora  ffY  uncàm  mrt 
meno  fmile  dimofìra ,  cme  ognunii  Jg 
Quelle  ctfconieun  in  fi  un  feccafore  infif 
m^y  che  n^n  jparea  difiiori,  e  comedajcté 
rta  fi  mouea  leuanhft  fu  fer  la  gaU 
la  bolgia  ,  £  la  comparafione  fi  p-,  ^(y  /a 
carro  difuQco,  nfltjual/àlfi  Blia,  come  fi 
Ifggf  ^l fecondo  del  juario  liL  di  Keconi 
tenuto  ne  la  ì^iiia  ,  e  che  leuandofi  al  eie 
lo,  El  fco,  che  fi  ueniico  cO gliorfi,  leuando  gliocchifey  Uederlo,  non  potfa  ueder  Elia,  ma  jclme 
te  U  fiamma,  da  laijualera  ctYcortdm  ,  chefiliua  'in  fu .  £  uendicoffi  co gliorfi,  perche  ,fimt 
fi  legge  nel  f  re  allegato  luog3,  t^rnafopi  dal  Giordan:),  oue  Elia  fiil  carro  era  fiiìifo,  CT  an^m 
io  di  Hierico  in  Bnthel ,  i  fanciulli glitfiiron  incontro  fchernendolo  ,  e  dicendo ,  egli  hauermem 
tifo  che  Eliafvfp  fìat:^  rafito  al  cielo  ,  come  dueua  ,  Onde  Elfo  li  maladifp  ,  e  fiutiti  de  uicini 
hfchi  ufcirono  due  orfi  che  ucc'firo  (juayanta  due  di  <]uei  finciuHi ,  il  furto  infende  ferii  feci 
catore  ,  che  ogni  fiamma  iNuola  ,  ciò  ^,  Afconde  in  fi  ,  Auenga ,  che  inuolare  propriamente  fia 
rulare  di  nafcojlo  ,  ma  perche  la  cofit  che  fi  ruta  fiifconde  ^prefi  il  yuhar  per  lafiondere  ^  E  /<t«ft) 
aediamo  che  baffi pey  [a  dechiayatione  di  jueflo  tejio , 

> 

Io  flaua  foiiràl  ponte  a  ueder  furto  Siaua  il  poeta  fipralarcodel  ponte  le  U 

Sì;ch:  fo  non  hau'(fe  un  ronchion  prefo  y  bolgia ,  prf fi  da  grande  ammiratione  de 
Caduto  farei  giù  fini^ffer  urto^  le  fiamme,cheuedeuamQuerepfre/fatol 


El  duca,  che  mi  uide  tanto  attefo , 
Dijfjrj  Df «/ro  da  fiacchi  fon  glijì>irti: 
Ciafcun  fifijfcia  di  quel,  chegli  e  incefo ^ 

Macjlro  mio ,  rijpofi ,  per  udirti 
Sonio  più  certo  i  ma  già  mera  auifo 
Che  cofi  fi)ifeì  e  già  uoleua  dirti , 

Chi  è  in  quel  fiioco,  chi  uien  fi  diuifo 
Di  fopra,  che  par  furger  de  la  pira  , 
Oue  Eteocle  col  f  ratei  fi4  mifoi 

R'jpofmiila  entro  fi  martira 
Vlijfc ,  e  Viomede  ;  e  cofi  infieme 
A  la  uendetta  uanno-,  come  a  lirat 

E  dentro  da  la  lor  fiamma  fi  geme 
Laguato  del  caual,  che  fè  la  porta  y 
Ondufd  de  Romani  il  gentil  fme  ^ 

Viangeuifintro  Urte,  per  che  morta 
Deidamia  anchor  fi  duol  d'Achille  j 
E  del  palladio  pena  ut  fi  porta . 


già  SI  furto,  ciò  e^.  Tanto  fiffefi  e  fipra 
di  fi,  che  fi  non  hauefft  prefi  VN  ronchi^ 
ne,  ciò  è',Vn  fa/fi  chufciua  fimi  de  lofcù 
glio,  farebbe  ,fcn'^  effer  urtato  e ^info, 
caduto  giù  ne  la  bolgia.  Perche  il  fin  fi, c9 
me  indotto  de  le  co  fi,  prende  di  quelle  am 
miratione,  Uà  la  ragione ,  che  fàueie  de 
la  ignorantìa  di  (fuetto,  li  dimojìya  U  ue^ 
rita  in  uniuerfi.le  dicendo,  che  dentro  dtt 
fuochi  finQgli^irifi','Ja^uali  effi  fiiochi 
fin  mofp,  come  uuol  infirire,  e  che  liafiti 
no  fipirit$fi  fSfita  f  uefìe  DI  <fuel ,  «0  r,' 
Vel  fuoco,  daltjuale  è-  incefi  tT*  infiami 
mato  .  MAefiro  mio,  Qiudicaua  ben  Dan 
te  prima  che  Wirg.  glie  lo  diceffe,  che  dm 
fro  la  le  fiamme  fiffero  giriti  ^pmheU 
kedeua  mouer  uerfi  lui,  auenga  che  non 
mefifft  cofi  certo  ,  come  fii  p^i  che  lintffe 
ia  lui,  perche  ilfinfi  dij}>ofto  fempre  a  fot 
ferfi  ingannare ,  non  ha  mai  fer  fifteffii 


CANTO.  XXVI. 

M  'I  co/?«n.  ^.^iZuhi,.  Mrorn  il V  ii  uUri.  .Uria    I  r^Uf.. 

g' "  %n^a  in.e.J.AJi^ìue,  ccf  corr.e  Ur..o  infame  uho  efr.uh  ^ 
ti  Zefmo  fuoco        ri'i  i'  HT-"-.  Onie      ,  ch.  i^.fro  </»  Uf.rr.rr.akro 

r  L-re  fi-im'=  ^'  c.,ao0hrl..to  il  legname,  ie„lyo  i.ì^uah  f:fro  h.or  m  .mu,,, 
tUe  era  iicÀfuraia  .raniezZ^,  ufhon  UrM  afwia,àe  ,  TrcUni,  ^er  ingiurio  ien,ro  ia 

/  ,S  leuÀn  a  terrAna pria,  e  rom.aron  ./fr/.ro  i:  lauree i,r,ief aire  i:  Vr,arr.o,  .hera 
rSìiLh  Uc,..Uof.er.  ne.efaria  .  C.redfci^ue,noefl'Ugr..rrroxa  .  OUie  ,aoe.  Ter 
t  JXt%  l  £  nel,  àe  uel  i»  Ual.a,  ic^uAfi.  i/  ger.ulf.rr.e  ie  f^r^of  Ro..m  ^eràe 
Slafi.origi.e.     pu.ge.fi  en.oìarU  , Ho.  pua.^^^^^^^^ 

iZl  .»,-^  uiler  Troia,       uno  le  la  fùrfe  i'E.co  ,  Alf<al  Achille  effcnio  n,p,e,e  ia  U 

7<  CreciaTrJ,yueniofrU,oi^^^^^^^^^ 
tuienirouccn  rkcn^fn^n ,  e  conéoUo  in  fai  eff.eiume ,  Ejerche  AckHe  ne  h  kmor.  cU 

^    r      ,  .  I  AW,  c\o     la  fya<4e,  xer\aq,<<>le  Veiiawia,  cofimorla  ,f:iuoì cncUr  i  Ai 

Me  in  r  iia,  fjalacu.le  f,rrMente  U  cm  n,n  ^^,eua  effcrfrefa  K  hlfc  eV,orr<ie 
ifi-  i  Lli  ne!Ìciuk,eii  none  la  r.f  irono  ,  confOrfarL^on  ne  Uff  rc,<o  ie 

et  .  " t  S  -  meiefirna^.erra  uft.  moke  .l.e  .fìutìe  uunfr^e,an^  ne  e f  ne 
«  G  ;  M  Hot  0  inf^ien  io  iue  uirtueffr  Ji  kfyno  ai  eff ugnar  una  cnik  cio  e^pulen.ae 
%Te>Ì^nlfc  .  v/^r^  ìhuom.  ^ruié,e,Onle  ne  M:fPafM,o  „  f,h  lui  cfcrnrrMf 


foffcn  dentro  da  quelle  fnuih 
Variar ',dij]ìo  ,  mdejlro  afjai  ten  prego  ; 
E  ri^rego ,  chel  pcgo  ua^id  miU^  j 


pffY  farlay  a  cjuffti  ^ue  ff'mti,  mifn 
àer  U  Vlilp,  cjualfine  filfelìatòlft^^  ioì^ 
fo  II  fuoi  lun^ni  fYYOYh  ne  (ludi [cor/c  foi 


INFERNO 

Che  non  mi  ftcà  de  Uitendcr  nkgo  j  che  fi  farti  ia  Troia  .ferefferne  Jet  ah 

Fin  che  la  fiamma  cornuta  qua  uegnat  fcrittori  dit^erfment/flafo  fcritio ,  onjle 

Vedij  che  del  difio  uer  lei  mi  piego.  rndtoftYettiffmmfntf frega  viyg.chefc 

Et  egli  a  me^jLd  tua  preghiera  e  degna  ^Ih  jf'iriù  jf>o[fam  dfrìtr:^  ia  ciuelie  fiiuille 

Vi  molta  lode  ^  &  io  pero  laccetto  :  e  fiamme  farUre ,  che  mn  li  uoglia  fif 

Ma  fit,  che  la  tua  lingua  ft  Q^fiegna,  *IÌT     ^^^'J^i^re  ,fin  chela  cornuta 

Ufiia  parlar  a  me:  che  i  ho  concetto  P^^j^^^^F^r  h^^^^^ 

Ciocche  tu  uuoitche  firebbono  fchiui,  ^^H^^'^^^^^ 

p,r  .Ufi,  o„ad  * ...V.. 

.  .  ^^^hauenhìfcnfointefodalaraameid 

uittoy  che  cjutmftpunifce  in  uniuerfale,  che  fino  propri  Ji  lei ,  deftéera  hora  intender  di  auell,  ne 
Pfrtuolan,  che  fc no  propri  di  lui  .  ET  egli  a  me,  Condefcende  V;r^.  al  preao  di  Dante,  per  .A 
fer  non  fclamente  mefto  chegli  hMiafcientia  d:  quelle  cofi  che  n,n  ft  ma  n'erUa  ancora  [clt 
J^;-*^  ;  l  nonu,^lchefar!Uui,percheeffìffiritt,chf  fi^ron  Greci  J.rien. 

Hcfchun  e  d.fd..nofi  mlfuo  ^.Vo,  no  ^  Delfio  id.ma  laL,  E  non  Thofcano,  cme  aUri 
h^nn^  immonde  nel jcguete  canto  uedrmo^che  inducendo  a  parlar  Guido  da  Monte  filtro,  yir^. 
d  ce  a  Dante, Varia  tu,cjuefit  ^  latino.  Ma  V ir g.uuol parlar  a  cjuefl.  Greci  lui,PeJPrU lafua  1% 
gua  fiata  fimikare,E  comefiriue  Macroko  nefi,ur.aU,  ^  hauelrJolto  imitato  iJL  de  lei 
e  di  loro  fermo  molte  cefi,  e^tialme.te  dt  ^uefi^  due,  come  horafcguitandouedremUe  dirà. 

Voi  che  la  fiamma  fii  uenuta  quiuiy  Giuntala  fiamma  e^uiui  uicinaaloro, 

Oue  P<^rue  al  mio  duca  tempo  e  bco^  ^1^"^-  ^^y^-i^-'cio  la  fifa  oratione  preganla 


In  quefia  fiòrma  lui  parlar  udiui  ; 

O  uoi ,  che  fme  due  dentro  ad  un  foco  5 
5/0  meritai  di  uoi,  mentre  chio  uìffii^ 
5/0  meritai  di  uoi  affiti  0  poco , 

Quando  nel  mondo  glialti  uer  fi  ferì fif* 
Islcn  ui  monete:  ma  hn  di  uoi  dica, 
Oue  per  lui  perduto  a  morir  gijfi , 

Lo  maggior  corno  de  la  fiamma  antica 
Cominciò  a  crollar  ft  mormorando , 
Vur  come  quella ,  cui  uento  affatica , 
Indi  la  cim.a  qua  e  la  menando  ; 
Come  fife  la  lingua  ,  che  parlale  ; 
Qnto  uoce  difiiori.e  diìfi^,  Qicando 

M;  dipartì  da  Circe  ^  che  fiottrajfi 
Me  più  dunanno  la  prejfio  a  Gaeta  y 
Vrima  che  fi  Enea  la  nominajfi  ; 

Ne  dolcel^a  di  fi  fio,  ne  la  pietà 
Del  uecchio  padre,  nel  debito  amore ^ 
Lcqual  douea  Penelope  fhr  lieta y 

Viacer  poter  dentro  da  me  lardorej 


ijuffii  jl  'mti ,  che  (e  egli  haueua  in  ulta 
meritato  alcuna  cofci  fcriuendo  ne  fuoi 
alti  uerfide  l'Enfila  in  loda  di  loro  ^ 
cheffi  non  ft  dettano  mouere ,  ma  che 
luno  di  lor  due  detta  dire ,  dcue  per  lui 
perduto  fi  gijfi  a  morire.  Intendendo 
d' Vliffi  ,  perdei  poeta  pone,  come  (jtn  di 
fitto  uedrenio  ,  eh  nauigando  ne  Ulty^ 
hemisfirio,  fi  fummergfffi  ne  locfano. 

Tu  uerifimil  molto  meno  nel  xii/,  canto , 
che gitfiiriti  conuertiti  tn  tronchi,  infier 
pi,  Cr  in  ceffughparlajfiro,  che  le  fami 
ire,  da  lecjuali  fclamente  horafcno glj^i 
riti  contenuti,  con  lo  jfirar  e  con  la  uoce 
di  <fUflli ,  firmata  xn parole  hora  parlino 
ne  la  firma  ihiari/fmaméte  de  fritta  dal 
poeta.  Chiama  cjuejfta  fiamma,  oue  e^uefìi 
due  (giriti  eranOy  antica,  ^fenhe  daltemf 
pocheffanJaronarinfper  fin  allhorM 
chfl  poeta  finge  efprui  difcef  lui ,  erann 
pafihti  molti fècoli ,  Ff  hauenio  la  cimd 
de  fifa  fiamma,  pereffcr  di  due  Jfiriti,  dii 
uijdfiimilmenie  in  due  corni^atmiuife  il 


CANTO  XXVI. 

CHo  hhb}  a  iìumr  id  movdo  epno,  n.g^'^rf  *i  VÌ'IP  ,firfirfrfrr  ff^t» 
E  di  li  uitu  humani ,  e  del  udor<  t  f'''^H''  '  "'rmenupu  ,fiuio  ffr*u 

M«  «'fi  mi  In  Ulo  mm  ^tmo  i^'-'f   ^''»«'^'-         '^"^^  ^' 

^    ,  %  ^  fj  aueflo  ma^iior  corno krr^'.it  dtlirtPUA 

Sd  con  un  legno  e  con  quc  h  compagna      J^/  ^,^,J  j,- 

ViwoU ,  da  Uqudl  non  jv,i  dejmo .  ^     .^^^/^^^^  rvlif^dicf ,  Qu^nh 

lun  Ino  e  Utro  wdi  m  fm  la  Spagna  mi  di^^rtì    cine  ,01  Uguale  nomerò 

f/M  ìicl  MmcccOje  Ufolu  de  Sardi,  fin^e^  che  hpwoltifioi  errori  arrìuetp. 

E  laìtre ,  che  quel  mar  intorno  bagna  ^  y;,^      jcUraffe ,  cfo^,  Latiuid  attrajjl 

lo  c  compagni  erauam  uecchi  e  tardi  ^  e  ritenne  me,  che  io  non  menauiiiiy  come 

Quando  uenimmo  a  quella  fece  fìretta^  uuol  inferire,  Vmhe  fcttrarefrofriarr^en 

Oue  Uercole  fegno  li  Juoi  riguardi ,  ie,  è  di  nafcofto  iirar  afe ,  fenhe  dia  lai 

A  CIO  che  Ihuom  più  oltre  non  fi  metta,  letto  con  le  fue  magice  arti  in  modo  ,  che 

la  man  defìra  mi  Ufciai  Sibili  a  fafh  fiudunanno  ,frirr,acheghfccorf 

Da  Ultra  già  mhauea  lafaata  Setta.  ^#  deffcr ruenuto  da  UfMuie 

i>  ^  I A  freffc  a  Gaeta,  ciò  e-.  Al  monfe  CiT 

ceo,  il^juaì pi  già  in  ifcla,  e  da  Ifi^che  halitaua  in  (fueh,  fii  deUa  lifcìa  di  Circe.  Quefo  m.cnte  è- 
freffc  a  Terracina  a  x.  miglia,  zfT  a  Gaeta  a  xxx.  uerfc  ponente  jur  a  la  marina  .  VV.ima  che  fi 
la  nominaffe  Unea  ,  Ver  che,  fecondo  Virg,  nel  vy.  fu  coft  nominata  da  Enea  dal  nome  di  Caietà 
fua  nutrice,  che  morì  fiiui .  la(jual  cofd  fgui  da  foi  che  da  Vlijp  fitron  nauigati  (juei  mari .  ^ 
cine,  fecondo  Quid,  nel  xiijj.fu  figliuola  del  fcle,  e7  ottima  magd^,  che  conuertiua glihuomini 
in  diuerfe  e  u:trie  firme,  come  fi  ce  de  compagni  d\lip,  ejpndo  arriuafo  alei.  Ma  K'ìijp,  aiutai 
to  da  Mercurio,  camfO^tfT  a  comj^agnifice  refìitu  rla  ;  rir^a  firma,  Ritenne  ccn  le  fue  arti  Vhjji 
certo  temp,  e  di  lui  genero  Telogeno  .  NE  ddce:^^  di  figlio.  Seguita  Vliffe  dimolìranJo,(lui 
fo  egli  fiffe  accffo  da  lamor  del  fifere  ,  cfT  hauer  ejferientia  di  ,molie  e  uar  e  cofe  del  mondo  ,  fci 
the  juefìo  dice  hauer  uinto  in  lui  lamore,  che  naturalmente  douea  fortare  a  Telemaco  fiw  fi gliuoi 
lo,  A  Laerte  fuouecchiofadre,  t!T  *  Venelofe  fita  diletta  jfofd  ,  dando  a  ciafcuno  di  ijuefii  am>OYÌ 
il  fuo  conueniente  efiteUo,  e  pnendoli  nel  m.e  defimo  ordine  che  fi  Enea  in  WirgiL  nel  feconde^  , 
Uocc'  erat  alma  prens,  (juod  me  per  tela,  j^er  igneis  Eripif  ^  ut  medijS  hofiem  in  fenetralilus , 
ufq;  Ajcamum(^;  ,patremij;  meum  ,  iuxtac^;  Creufm  ,  Adunche ,  (juffii  tali  amori  lenchefiffirt 
grandi,  non  pero,  dice,  hauer  potuto  uincey  in  lui  lardore,  iljua-  hehie  di  uenir  ejferto  del  moni 
do,  e  de  uitìj  humani,  E  T)el  uabrt,  cioè-,  E  de  la  uirtu .  E  per  quefto,  non  curando  di  tornar  ^ 
la  Jua  patria,  fi  mift  con  un  fcllegno  per  latto  CfT  apertomare,  e  con  cjufda  picciola  compagnia, da^ 
lacjual  non  fumfcrto,  ciò  e',  Ahhandonato  e  lafciato  filo  .  LWnlito  e  ìaltro,  Moftra,  che  naui 
gando  da  lifcla  di  Ciré  uer  Occidente  per  lo  noftro  mediterraneo  mare ,  hauer  ueduto  V\no  e  lai*, 
tro  lito  ciò  è',  (juello  d'Europa,  e  juel  d'Afifiica,  FIw  la  Spegna, ulfim^o  confin  di  cjuelìa ,  E  Fm 
al  Marrouo,  ciò  è',  E  fin  a  la  Mauritania,  ultimo  confine  di  cjuefia ,  infume  con  lifcla  di  Sardi', 
gna,  poco  hntana  da  Corfica,  E  tutte  laltre  ifcle,  che  fino  molte,  circondate  e  Ugnate  intorno  da 
juelmare,  E  che  ultimamente  uenuti  a  cjuellaflretia  fice,  che  noi  domandiamo  lo  fretto  di  Giuhil 
terra, per  locjual  entra  de  loceano  effe  mar  mediterraneo.  Et  oue  fu  lito  da  laparte  d'Europa  è- poi 
fio  Calpe ,  E  fu  (juello  d'Affrica  Ahile ,  monti  dettile  colonne  d'Hercole  ,  Verche  dicano ,  effii 
re  fiati  pMi  da  lui  per  fe^no  ,  che  oltre  di  (juelli  neff.nfi  metta  a  nauìgarr ,  Ejpndo  fiata  opii 
nione  de  gliantichi ,  che  oltre  ài  (juella  fice  ,  oue  fi  uede  finir  il ghho  de  la  terra  ,fi  rouinaffe 
ve  laltro  hemi^ferio  ,  Io  e  compagni ,  dice ,  erauam  uecchi ,  e  per  la  uecchil^  ,  tardi  e  lenti , 
E  lafciaimi  da  la  man  dfira  Sih.lia  ,  nohUiIfma  cittd  di  Spagna ,  E  da  laltra  m.hauea già  lafiiai 
U  Sena ,  ciuk  d'Affi-ica  ,  ma  più  orientale  ii  Sihdia ,  Onde  dice,  àe  ^ia  Ihauea  lafaata. 


I  N  F  E  R  N 

O  frdtij^ijft ,  eh  per  cmom'dia 
Verini ,  [lete  giunti  a  hccidente*, 
A  quefh  tanto  piccioli  uigilìa 

"De  uojìri  fenfì^chè  di  rimanente , 
ISion  uogVute  negar  kjpcrien'^ 
Di  rietro  al  fol  dd  mondo  [cn\a  gente  ♦ 

Confiderate  la  uojìra  femenzat 
Tatti  non  jòfìi  a  uiuer ,  come  bruti  5 
Ma  per  feguir  uirtutc-,  e  conofcen\a^ 

Li  miei  compag?:i  fÈciv  fi  denti 
Con  quefh  oration  picciola  al  camino  5 
Che  a  pena  pofcia  ghhaurei  ritenuti  ♦ 

E  uolta  no^lra  p^^ppa  nel  mattino 
Ve  remi  facemmo  ale  al  fòlle  uolo 
Sempre  acquijìando  dal  lato  mancino  ♦ 

Tutte  le  JlcTie  già  de  laltro  polo 
Vedca  la  notte  ^el  nojìro  tanto  baffo  y 
Che  non  furgeua  fuor  dd  marin  fuolo  , 

Cinque  uolte  raccefe ,  e  tante  caffo 
Lo  lume  era  di  fitto  de  la  luna 
Poi  chentrati  erauam  ne  Ulto  paffh  ♦ 

Quando  napparue  una  montagna  bruna 
Ver  la  dijìmia  *  e  paruemi  alta  tanto  j 
Q^<anto  ueduta  non  nhauea  alcuna  ♦ 

Noi  ci  allegrammo  ;  e  tofh  torno  in  pianto  1 
Che  da  la  nucua  terra  un  turbo  nacque  j 
E  perco  ffc  dd  legno  il  primo  canto , 

Tre  uolte  il  fi  girar  con  tutte  lacque  5 
A  la  quarta  leuar  la  poppa  in  fufiy 
E  la  prora  ire  in  giù ,  comaltrui  piacque } 

In  fin  chd  mar  fu  fopra  noi  ri  chiù  fi  ^ 


Qjiefla  ^  hyatìoìif  ,  de  il fòda  fln^f  ^ 
che  wliJfcficfUe  a floì  comfcr^ni,  fer  efi 
fiYtUYÌi  CL  nauìgar  ne  laltro  heiràsfriOjdi 
haurr  (f^ev  entia  di  confilo  ,  Onde  ine  ^ 
O  frati ^  O  fratelli,  che  jfer  Cf ritmila ^e 
rie  oli  ff  te  giunti  A  LoccìJenie  ^  £  (ji^f^ 
(juanio  al  lu^p  ,  Ifenhe  in  occidente 
erano,  E  (^uaritò  a  letk  loro,  cherajio gix 
t<ecLhi,  come  di  fqra  difjè .  No;^  uoglipfe 
A  Ciurlici  f^nfo  jriaiola  uigilia  ,  c/o  è' , 
A  (juefìatant:,  f  icciola  e  hreue  uita  de  m 
ftrifcnft,  CHè-  di  rimanente,  lacjualè' 
rima  fa  ,  l^e^ar  Uflerientia  VeI  mrJù 
fn'^g<nte ,  do  e.  Ve  laltro  hermsfiiiìy 
i!<]uale  ,  fecondo  la  fiiiiùne  del  f  oeta  ,jffY 
hauer;n  più  il  monte  del  Vurg^effra  di 
quello  il  farad  fo  terrefro/e^fcn'^  gente  ^ 
m  e',  non  Valitato  dakuna  ^ente  ,cme 
è-  gi  ?  jlafa  ojfi  none  di  molti ,  Onde  ani 
cora  nel  fyimo  del  Pur^,  (juefìomedff} 
mouolenh  fignificare,  lo  mi  uolf  àr^an 
dejìra  ,  r  pfi  mente  A  laltro  pio  ,  e  uidi 
(Quattro  pelle  Kon  uijìe  mai  fi;or  che  a  U 
fr'magfnte ,  Auengc  che  ijufjìo  fa  fth 
ftfpmo,  comeffY  ejjerientia  dicjudli  che 
uifcno  pati  se-  uedu(o,e  tuttol  di  fi  uede . 
Ordina  aiunijue  cofi  il  tePo  ,  O  frati , 
di/fr,  chefeY  cfntomiliaj:fyiglifffe  ^iioi 
ti  a  loccijente,  Non  uogliafe  a  c^uffia  fan 
to  picciola  uigilia  de  uofiyi  fnft ,  negar 
Iff^erienfia  dei  mondo  fcn'^  genie  DInVi 
irò  al  pie ,  FOt  J;f  naui^ando  uer  occUen 
fe  ,  andauano  dietro  al  corfc  di  ejuello  • 
E  fcguifando  dice,  CO nf  derate  la  uoprd 


fcmen^.  Con  fi  derate,  la  uopra  jjetie, 
che  fiele  Yationali,  come  uuol  inpYÌre,  Nù«  fòpi  fitti  d  uiuer  come  hYutti  piamente  fiondo  ipnf  , 
Ma  per  confcguiY  conopen^  e  uiYtu,  lecjuali  cop  fono  fropYie  pertinenti  alhuomo  mediante  linteUtt 
io  e  la  ragione.     U  miei  compagni ,  MoPra  con  cjuePa  ficciola  e  hreue  oratione  dhauer  fitto  li 
fuoi  compagnia  acuti.  Tanto  pronti  t!T  appartcchiaW  al  camino,  che  a  pena  ^ìihaYelh poi  potuti 
ritenere  ,  e  rìmouer  dalfropofto  ,  E  coft  due ,  che  uolta  la  lorpofpa  NV/  mattino  ,  ciò  e,  ueyfc  U 
faYte  orientale,  donde  il  mattin  uiene,  E  conpo^uenumenie  U prora  uer  occidente,  firon  A  l  pBf 
nolo,  A  lo  Polio  e  ma^  confiderafo  camini,  r  ffeUo  a  linfilice  fine,  Ale  de  remi,  per  haueY  detto 
lo,  E  perche  i  Yemi  fono  a  legni  in  accjua,  come  le  ale  a  ^liuccelli  in  acYe,  Onde  Mìyq,  diffc,  Rf/wì 
gium  alaYum.  Et  altYOue  ,  Ver  mare  ueliuolum  .  SEmpre  accjtàpando  dal  lato  mancino  ,  Terche 
n}n;ropriamenfe  nauigauano  dritto  uer  occidente,  ma  ieneuano  a  fnipra  un  poco  urfc  rr.e^  di , 
B  ioKto  hmano  uerfo  cfueda  parte  nauigato  ,  ,he già  la  notte  ueieano  tutte  le  /ielle  che  yotm 


intorni 


CANTO,  XXVI» 

inmò  a  ìa)i(aYticc  f  ofo,  Intera  a  /oro  il  no/fro  orfico  tanto  haffo ,  c^f  m  fi  mojtraua  fuori  DE/ 
fuolmarim,  ciò  è,  Delfiano  mYf.  A  dinotare ,  chfffi  erano  f afiati  oltre  a  leifuinotiale  ^jferche 
fclamente^iuelli  che  fcno  fcuo  tal  circolo,  fon  ueler  e  Imo  e  laltropolo  fu  lori^me  fcUentriomle  CT 
.ti^ftyale,  ma  chi  efce  di  cfuello ,  non  fuo  ueier  che  m  [do  àefft  foli .  £^^^«0  aknclue  ne  Litro  he', 
mtsfirio ,  ia  che  uede^ano  la  noUe  tuUe  U  fiede  che  fcno  uicine  a  laltro  pio  ,  come  uepgiamo  noi 
fielUy  che  fcno  uicine  al  nofìro .  Clncjue  uolte  raccefc,  lAojira  infntenfia,  cleff  haueano  nai 
mgato  uiàno  a  cinque  mefi,  perche  la  luna  fcxcenie  e  fregne ,  no  h  crffe  f  ffr^^  jt^^f  r.fl  feri 
mino  duno  mefc fcmfre  una  uolta,  poi  cherano  entrati  NE  lalfo,  ciò  p-,  nel frofhndo faffo  de  hceai 
110,  ijuando  Loft  naui^nio,  affaruehro  una  montagna  BRunaffrla  diftantia  ^Terche  a  uedef 
una  montagna  molto  da  lontano,  far  tfftrhruna  tfT  ofcura,  (juello  che  da  fi  effe  foi  non  fare.  E  di 
ce  fffcYÌifaruta  tanto  alta,  (juanto  chegii  non  nhauea  akunaueduta,  ciò  ^,  guanto  chegli  non  fa 
teua  la  fua  altez^  uedere,  Tanfo  fimi  di  modo  ,  uuol  infirire ,  Mia  era  alta  .  E  (luefia  ,fcn'^ 
iuhio,  intende  chefiffe  il  monte  àel  Vurg.  lalte^X^  delcjuale,  come  uedremo  ne  la  difcritiione  de/fo 
VuYg.  fajfa  di  gran  uia  oltre  a  la  feconda  region  de  Uria  ,  E  non  che  arriui,  cerne  altri  dicano,  al 
cielo  de  la  luna  ,Etè  fimile  a  (Quello,  che  di  ciuffo  medefmo  m.onfe ,  nel  juarto  deffc  Purg.  fari 
Lndo  a  Virg,  dice ,  Ma  fé  a  te  fiace  uolentier  pfrei  Quanta  hc.uemo  ad  andar ,  chelfoggi:»  fate 
Viu  chefdir  nonfojfcn giiocchi  miei.  E/  altroue,fur  di  (j'uefto  medffmo  mc^efariido,  Lu  fcnn^ 
era  alto  che  u'incea  la  wfìa,  E  nel  ter^  canto,  E  diedi  il  uifo  mio  incontra  al  f^^gio,  che  in  uerfcl 
tifi  fiu  alto  ft  dislaga .  NOi  ci  allegrammo,  KaUegranft  e  nauiganti,  ijuando  hauendo  lungai 
mente  fenica  utder  terra  nauigato,fe  amen  che  la  iifcofrino ,  ferche  fferano  da  (fuella  hauer  rifOi 
/?,  Yirfrefcamenti  ,  tT  altre  cofc  neceffarie.  Ma  Megre^'^a  a  loro  ,  TQrno  tojìo  in  jfianto  ,  Veri 
eh  da  la  ferra  nouamente  da  lor  ueiufa  ,  NAcijue  un  furio  ,  Kaccjue  una  reuolutione  di  uento  , 
che  furho  ^  detto  da  latini ,  come  uedmmo  nel  ter^  canto ,  oue  diffc ,  Come  la  rena  ,  ijuando 
a  turho  Jfira  ,  E  fercojfe  il  frimo  canto  ,  ciò  è',  la  frora  del  legno  ,  con/arlo  tre  uolte  con  tutte 
lac^ue  girare .  Imitando  \J  ir  gii  Ter  fìuctut  ili  dem  torcjuet ,  Fiala  cjuarfa  Ituarla  foffa  in 
fu  ,fla  frora  andar  in  giù  ,  COme  fiacque  ad  altrui ,  Come  fiacjue  a  Dio,  Jnfin  chel  mare 
ferra  di  noi  fu  chiufo ,  e  tutti  fummo  fu  mmerft  in  jufUo . 

CANTO  xxvir. 


Già  era  dritta  m  fu  U  fiamma ,  e  quna 
Ver  non  dir  più  ;  c  gta  da  noi  fn  gi^ 
Con  la  liccntìa  del  dola  poeta  ♦ 

Quaniunaltra ,  che  dietro  a  là  ueni"  , 
Ne  fece  uol^er  fiocchi  a  la  fua  cima 
Per  un  confùfo  fuon ,  <he  fuor  nufàa  » 

Comel  bue  Cicihan ,  che  mugghio  prima 
Col  pianto  di  colui  (  e  ciò  fu  dritto ,) 
Che  Ihauea  temperato  con  fua  lima , 

VLug^'ma  con  la  uoce  de  lafflitto^ 
Si  che  con  tutto  che  fvffe  di  rame^ 
Tur  e  pareua  dal  dolor  trafitto^ 

Cefi  per  non  hauer  uia  ne  firame 
D<jZ  principio  del  fòco  in  fuo  linguaggio 
Si  conucrtiuan  le  parole  ^rame^ 


Seguita  ilfùeta  neìfrefcnte  canto  in  irat 
tarfur  anchora  delefene  de  lottaua  toh 
già  dimoprandofrima,  coioufartito  \lif 
fe  da  hro,f  uoltaron  ad  unaltra  fiam.ma; 
the  neniua  dofo  (jUfUa,  dal  cui  jfiyito Jà^ 
tiii^ro  efpr  domadati,  E  (juffìi  finge  che 
fiffe  il  Conte  Guido  da  Me tt filtro, al^jual 
hauendo  (  fer  efferne  da  lui  domandato) 
dato  nuoue  de  lo  fiato  di  Romagna, lindu 
cefoi  a  dire  chi  egli  e*,  e  ferche  (juiui  dì 
rato,  E  fidamente  in  (juefio  confma  tut^, 
tol  canto  •  P~  eia  era  dritta  in pt 
la  fiamma  e  (jueta ,  Er«^i«  la  fiamma^ 
re  la^jual  farlaua  \ltffe  ,  dritta  in  fu ,  e 
<jueflo,fernon  uolerfiu  dire,  che  prima 
farlando ,  fallaffaua  e  fi  mouea  faondo 
lof^irare  ,     il  mouer  de  la  lingua  nei 


INFERNO 

'•U  pfód  òòhtr  coìto  lor  uidggio  farUy  chefnceudt,  E  già  fenanJo.u^i  h  U 

Su  per  la  punti  dandole  quel  g-if^o  ,  ro  con  la  licfnfia  di  Virg,  fixnh  dicf, 

eh  dato  hauea  la  lingua  in  lor  piJdgg^O  J  che  unaltra  fiamma ,  lacjua!  utniua  dies 

Vdimmo  dir  j  O  fu  ;    cui  io  dri^o  ^  ^^^fl^  >  P'^  'o?*  i^olg^r glhcchi  a  U 

La  uoce  ,  e  che  parlaui  mo  Lombardo  fi'''  "^'^>        confUfofuonQ  che  nujiu 

DicendoiìfTa  ten  ua.piu  non  r4%o  ;  uajtmh  a ^ueh  del  bue  cia^^^^^ 

Per  chio  fu  ..unto  jòr/^¥^^to  tardo,  P^ma mugghio  colpiate  dial.i.chlhai 

No«  tmcriia  rcjlar\ parlar  meco:  IZltlT^^^^^^^   ''^Ì '''' 

,r  j-    7.         '      r             .       j  f<fy^tionf  e-Qttima^elhiJforta  Jccort.U 

Vedi ,  eh  non  mcrefce  ame  ^,^  ardo  .  v./.r.  Mafs.  nel  mno  ^  aueftaXjlarif 

Se  tu  pur  mo  m  queHo  mondo  cieco  r  Agrigento  di  Sicilia  fremiaua,  eh  di 

Caduto  fi  di  queUa  dolce  terra  fi^  acerbae  cyM  mOYte,da  ufMa  ne  oli 

Latina,  onde  mia  colpa  tutta  reco  5  huomini  ,filfeinuent^re  .  OndeVerih 

Dimmi ,  fi  RomagnuoU  han  pace ,  0  guerra  :  A  fheniefi  ,  fittili/fmo  artefice  ,fkhhrK9 
Chio  fiii  de  monti  la  in  tra  Orbino 
El  giogo  j  di  che  Teuer  fi  dijfirra^ 


tifi  foro  difiaftre  di  irow^,  dentro  altjM 
le  uoleua  che  fvjfe  poflo  Ihuomo ,  C7  i«/or 


tificio  coYYijf.ndea  lejfitto  che  haueua  disegnato,  E  ciò fii,  come  dice ,  dritto  e  aluRo  premio  che 
hnuentor  ài  crudeltà,  ài  f^eìla  fleffa  fijjcl  primo  a  perire .  il  che  ejfrefe  Quid:  dicendo  ,  Kon  eft 
lexe^juiOY  ulla,  Quam  necis  artificemfraude  periYe  fua .  Vi  Perido  dijfe  Prop,  Et  gemere  in  taui 
Yofcue  Perille  tuo  .  Adunque,  fi  comel  hue  Clciliano,  Per  e  fere  flato  fihtricato  in  Cicilia ,  W^ui^i 
ghio  prima  col  pianto  di  Perillo,  che  Ihaueafkbhricandolo,  temperato  con  la  fua  lima,  Mu^ohiauà 
con  la  uoce  di  PeYillo,  chera  dentro  da  quello  afflitto,  SI,  ciò  è-.  In  tal fl^rma  mugahiaua^che  con 
iuUo  che  Alfe  dirame^furpaYeua,  chealfuono  de  la  uoce,  fife  afflitto  dal  hloYe  .Co/?  dice,  che 
L  E  grame,  ciò  è-,  le  trìfle  e  dolenti  parole  de  lo  j^irito  ,  chera  ne  la  fiamma  ,  per  non  hauer  uìé 
ììefirame  dal  principio  del  fiioco,  dentro  aljuale  efo  jfirito  parlaua,  da  poter  immediate  ufcir  fitti 
ri  diflinie  e  firmate,  fi  conuertiuano  INfi^o  linguaggio ,  ciò  è-,  nel  linguaggio  defo  fitoco  intefi 
fer  ^uel  mormorio  chefuolfire  cjuando    affaticato  daluenfo,  come  quella  fiamma  era  a  fMcaféi 
da  lofipiYardeloffiYito  chepaYlaua  .     infcntentia  dice  ,  che  fi  come  il  pianto  e  U  uoce  di  Perii 
lo,  per  non  hauer  donde  poter  immediate  ufcir  fitori ,  fi  conuertiua  in  mugghio  del  hue  in  tal  mot 
io,  che  ^uantuncjue  che  efo  hue  fife  di  rame ,  nondimeno ,  pareuapur  afflitto  dal  dolore ,  Co/?  le 
farole  grame  de  lo  jfirifo  dentro  a  ijuella  fiamma ,  per  mn  hauer  uia  ne  fiYame  dal  princifio  del 
fuoco,  oue  efe  grame  parole  erano  firmate,  da  poter  immediate  ufcir  fiiOYÌ,fi  conuertiuano  nel  Un 
g^f  aggio  defo  fiioco.  Et  ordina  lultima  parte  in  ^uefta  firma,  Cofi  le  grame  parole,  per  non  hauef 
ma  nefiramt  dal  principio  del  fiiOco,  fi  conuertiuano  in  fuo  linguaggio  .    MA  pofcia  chehher  col 


Kiy.  conto.  Chffw  mnftf  treggia  mo  er  ijfa,  VIu  wn  uiffi ,  viu  non  tincito  t  fracco  «  . 
B  e-UuenliaJiWirg.  co.  /.^«./,  Hfcfru  di/P,  chf  Vli/Tc  in  fi»,  irla  fua  or.tionr.gU 
Pn<,ndau4  la  loro .  Sfifarlara  Virg.  Umharh.fmhefi,  Mantmam .  Ma  L^ulh  aìL 
iirt.Comeforlaua  \irg.  Imbarh  a  ^w/?,-  Cmi,  hauenh  mlfrecflfnlf 


I  I /ri    "  .  ,     '.     „'  '  canto  ammm/o  Dan 


CANTO,  xxvn.  ^ 

Cml  Mlfcu  mpìio  il  Utm  che  il  Lomkrh  Uhm .  Achffi  ripf,  cM t^etafin^e ,  che 
s  Jrr  Lr  Uiuolentia  ia  loro  ,  .  do  che  ,UIP  f^tuficej}}  a  prBo ,  che  V.nte  eftdeuua 
intfnL  ia  Li,  (ice  Ufua  oratione  ne  U  loro  mtem  lingua,  In ff  fot ph  che  uoleua  ia  Im, 
1  /.porr...  che  lingua  fr^^rUffu  non  #«^o  necf^.con         .fcr  U 

.0  ./i  /ir,..^«o     uuio,  iolPruamUi  i  conuementi  termim,  cme  con  ^ueh  che  hanno  uf^i 
tnelauÀ:    VEr  cho  fia  giunto      alquanto  far^o,  Seg.i^^^^^^^^ 
do  Virs^.  che  [e  hene  eoli  h  alcfuam  tardo  uenuto  ^uiui,  Intenda  rfUoa  la  hmora  ,che  Wtrg. 
Znihalnof^Jne^^^^ 

e  a  Vir..  .  ciò  cheghhalefTero  iatofima  ci^al  ieron  ad  tX  ^  l^iorrAe ,  come  ai  ri  trcff, 
fcmlrneiinueftigaUohannointefc.^ongnncrefi^^^^^^  /"rT  f^t 

L  molto  effijceigìone,  hauer  cagion  iaffcntire,  e  la  ragion  e  cfuefla,  che  fe  a  lu:  charie  non 
^rincrefceuail  refìarlmoUo  meno  douea  rincrescer  a  Virg.  che  non  ardeva  come  lui  .  SE  ujUf 
1  iJauefto mU  cieco  .  Quefta  ^  hora  la  fetmne  di  ^fto  j^mio  ,  l^ual  fer  hauer  udm 
Vrr..  Jlar  Lomhardo,  intffe  fgli  ^Ipr  d'Italia,  e  co.f^cjuentemente  dt  terra  Lattna,  maginan, 
iJcLfur  allhora filfe  morto,  e  dannato  caduto  ^uiui  in  Inf.ljciual  chiama  mondo  cieco  ffer 
eérrinf.  tmeUfo  tfT  ofc.ro  ,  come  fer  effcr  héifato  da  cfueti ,  che  fcno  friuati  dogni  lume  dt 
Lia  e  di  ragioni  .  Die.  adunque,  SE  tufurmo.  Se  tufur  horafci  caduto  in  j../?o  cieco  moni 
%  di  ctueUa  dolce  terra  L  Atina,  ciò  ^,  italiana,  ONde ,  la^luale  reco  tutta  mia  colf  a ,  Onde 
io  Cono  in  auefìo  luogo  dannato  ,  come  uuol  inerire ,  Dimmi  fe  ^omagnu^lx  Un  face  ,  o  guerra  , 
perche  io  fi'.i  de  monti  LA,  ciò  in  Romagna ,  onde  uud  inferire  ,  chaueac^gm  ài  domandarne  , 
\ntra  Orlino  ehiogo  deVAfenmno,  VI  che,  ciò  'e,  Del^iual giogo,  SI  dijjcrra  St  diCchiude  a' 
rfce  fimi  Teuerenofil^mo  fumé  ,  il^ual  infeme  con  Arno ,  ha  lafua  orione  fu  cfu  e  fio  giogo  da 
Lrarteche  guarda  uerfc  la  Thofcana  ,  Jn  tal  modo  circunfcriuendo  Monte  filtro  di  doue  uuol 
infirire  chef  era  flato ,  fer  effcrfojìo  ,  come  dice ,  da  Ultra  {arte  del  giogo  uerfc  U  Romagna 
ne  monti  che  fono  in  tra  Orbino  cr  effe  giogo . 


lo  era'mgiufo  anchr  attento  e  chino; 

Quandol  mìo  duca  mi  tento  di  cofìa 

Dicendo  ;  Varia  tu ,  quefìi  e  Latino  ♦ 
Et  io,  che  haueagia  pronta  larijpojla, 

Senia  indugio  avariar  incominciai; 

O  anima  ^  che  fii  la  gm  nafcofìay 
Romagna  tua  non  è,  c  non  fi  mai 

Sen\a  guerra  ne  cuor  de  fuoi  tiranni  t 

Ma  palefe  nejfuna  hor  uen  lafàai,  ^ 
Rauenna  jìa ,  come  Jlata  e  molti  anni  : 

Laquila  da  Volenta  la  ft  coua 

Si che  Cernia  ricopre  co  fuoi  uanni. 
La  terra  *y  che  fè  già  la  lunga  poua, 

E  di  ^rancefchi  finguinofo  mucchio  5 

Sotto  le  branche  uerdi  fi  ritroua  ♦ 
EI  majlin  uecchio^el  nuouo  da  Verrucchioì 

Che  ficer  di  Montagna  il  mal  gouerno  ; 

Ltf,  doue  fc^Uon^fin  de  denti  fucchio^ 


Eralfoeta  dnchora  chino  (9"  attento  al 
4tfcoltar  di  fui  fonte  cjuejìojjpirifo  ,  (juanf 
do  dice ,  che  Wirg.  lo  tento  di  cofta  ,  eia 
è'.  Lo  tocco  da  lun  de  lati  facendolo  rifen 
tire  con  dirli,  che  per  effer  cojìui  Latino, 
ciò  è'.  Italiano,  farlaffe  lui,Onde  il  foe 
fa,  che  già  fronta  haueua  la  rijfofla ,  coi 
minc'io  fen^  indugio  a  farlar  e  dire, che 
la  fua  Romagna  non  e,  ne  mai  era  fiata 
ne  cuori  de  fuoi  tiranni  fcri^  guerra,  che 
fer  effer  i  Komagnuoli ,  e ffefialmente  i 
fuoi  tiranni ,  molto  fauioft ,  e  non  meno 
heìlicofi,  o^wno  guerra,  o  hanno  in  anii 
m  di  uolerla  fare .  Ma  ferche  in  atto  ali 
Ihora  non  la  faceuano  dice,  neffuna  hauef 
uene  lafciata  falefe .  R  Auenna  fìa 
ietto  de  lo  fiato  di  Romagna  in  uniuerf'at 
le, hora  uiene  a  lefue  particolarità  e  dii 
ce,  che  Rauenna  antichiffma  e  noUliffi 
ma  àU^  al princif  io  deffa  Romagna ,  ne 
P  ii 


INFERNO 

la  chù  il  Lamone.e  dì  Santerno  la(iud in  ejjilio eg!i fer mùìtì anni uifjì^ 

Conduce  il  lecncel  dal  nido  bianco^  z^r ultmamentf morì  ffrfipolto, fiacca 

Che  muta  parte  da  la  fiate  al  uerno:  me  molti  anni  è- fiata  ,  E  che  lat^uiladu 

E  queUa  ^  cui  il  Sauio  bagna  il  fianco  j  Voleyita,  intefa  j^er  Guido  noueUo  da  Po^ 

Co  fi  Cornelia  se  trai  piano  el  monte,  ^^^t^fig^or  allhora  dfIfaKaufnnaJacui 

Tra  tirannia  fi  uiue  e  flato  franco .  "''^  f f  ^"'^  "^'^^  cam 

ììora  chrfe  ti  prego  che  ne  conte  t  t^^^r^^  ela  tramel^rofTa  :ncarrj^ 

•Ki^    .cr    J             1.  u  '  r   ci  ^^^^  y^^l^^dmoftraRauenriaririrrr^^ 

Non  eifer  duro  f.u  ,  Mtu  fia  Hata  ,,,,,  Veri,  fi L  ^.,/. 

Sei  nome  tuo  nel  mondo  tegna  fronte.         Jicouar.fm fi^li,di  ,clfi  ..oli^u 
.  .  rf,chf  qufjìoftgmrf  era  curiafo  ii  cuBa 

iirt  h  juaifudim,  E  fmht  C/rma,  ferra  uicina  a  Kauenna  a  xv,  miglia fid  mare, era fcuai!  L 
iminioyfero  dice,  cheffa  a<jmla  LA  fi  coua,  ciò  è.  Se  L  gauerna,  SI,  m  è-,  ir,  lai  moh  r  fi,. 
ma  che  ricofre  Ceruia  CO  /fcoi  uanni,  che  fino  lefenne  maeflre  de  late.  Stando  ne  lafimiìiiuii' 
ite  de  la^mla  e  del  couare  .  Volendo  injirire,  che  tanto  fi  fiendeua  la  fi<a  gimditione.  Polenta  ii 
tana  e/fir piccolo  cafiello  uicino  a  Brettenoro ,  donde  <]uefìx  ^miglia  hehhe  la  fua  origine      l  A 
terra  che  fi  già,  Q^efla  intfndefer  la  città  di  Torli,  de  lacuale  auefìo  Conte  guido  da  Montefilt 
irò  era  giajìatofignore,  E  ferche,  fecondo  chefcriued  Villani  al  IxxxiJehù^  Hk  delafuaLe, 
,  ra,  ajiutiffimo  efagacijfimo  era  ne  le  cofi  de  la  guerra,  hauendo  Mejfir  Giovanni  de  Fa  JemilL 
mo  e  caualur  Tran^^fe  rnoltofiimato  in  guerra,  lungamente  in  uano,  ad  inflantia  di  Pafa  Marti, 
fto  ciuarlo,     a  nome  de  la  chiefa ,  ajfdiata  e  combattuta  la  detta  città,  col  lùo  elTmito  FranU 
lauderà  groffilfimo,  accompagnato  con  molte  altre  fiuadre  difcldati  Italiani,  ultimamente  ir, 
Ofera  del  detto  Conte,  che  uera  dentro,  fu  Jato^eran^a  ad  effe  M#r  Giouanm  di  poter  hauer  la 
tma  per  ma  d,  cerio  trattato  chelhe  con  alcuni  ciuadmi  di  cjueUa ,  E  ficondo  lordine  dato  lanm 
McchxxijAa  mattina  di  calende  maggio  inan"^  di  .fappr.fint'o  con  una  parie  delfuo  eijcrcito  ai 
una  porta  de  la  atta,  laaual  Ufi,  aperta ,  cr  il  Conte  Guido  fe  nufii  fer  unalira  orla  con  la  fua 
genternolto  lene  ai  orrdine ,  tS- andò  airouarlaltra  parte  de  le/fircito  Tran:^fc  ,[he  Mejfir  Gio', 
uanm  hauea  lafiiato  akuanto  difcofto  ia  la  terra  in  un  campo  fm  una  gran  .ueuia,  a  'io  che  fo 
fignanlo  h  doueffl  darfiuorfo,  e  quelli  farle  occifi,  cr  ,7  refio  mifi  infigga]  fi  ritorni  ala  ter', 
7a,  che  Ja  tran'^fi  'r^ag'a  fiata  corfi,  e  faccheggiata,  tT  eranfi  tutti  aBogLliper  le  cafi.  Maini 
tratol  conte  ,  m.fi  afil  dtfiada  tutti  auelli  che  potè  giungere  ,gtialtri  fifggendofi  i  la  Lrca  , 
^uecredeano  trouar  tfm,  irouaron  alcune fihiere  de  nimici,  chel  Conte  a  lltfio  finefiuiiofmen 
le  uhauea  lafaate,  dae^ua',  fùron  tutti  m^rti .  M.  luccifione  de  la  città  fi!  mollo  maggiore,  che 

m  tolti  a  Tran^^i,  a^uah  kfignando  fi,ggirfi  a  piede,  eran  occifi  come  pecore .  Solo  MefTer  Gio, 

fZl^r  Vf       T^"  T  i""^''^'"''  r  ^^^H^rnentefiffi  da  legen', 

ttyan^,  E  fanguinofc  mucche  di  loro,  perla  moltitudine  grande  chfuifi^roimJti .  dual 

gnor  aHhora ,  tarme  dAaualeera  un  lion  uerde  dalme^c  in  fu  in  camfo'L ,  e  dal mi?c 
lontre  ifte  uerdi  eiredoro      El  maflin  uecchio ,  el nuouo  iaVerLho  ,  Qu,ft:  di^inZe 
fer  ^alatefia.adre, ,  MalatfinofigUuolo,  che  teneuano  Arimino,  .r«M^^,L    '  On Ì 

Malate/la  dalcfual  hautano ,  cognome  .     Montagna  fi,  notile  Caualiere  de  Parcitali  da  R.m,> 
*h<>>'fi'nlmalgouerni_M^fm,hioiedent,^a,ienMinorninatimftmi,^ 


«ni, 


■/r 


CANTO.     XXVII»  ^  rr 

Tiacf  co  irmi,  Vo/^«^o  iwjtyir.  ,  c^fT^  ftranauam  e  Ucmuano  ifuiiitt .  lAciU^  di  Um^'- 
Santerno  ,  Ver  ^uffte  infenif  d^  T.enla  ,  a^freffc  a  Uguale  corre  t  fiume  ^-^.^^^J;  ^ 
Imola  oue  corre  Santerno,  COnJuce  dle.ncel  ial  mh  hmco  ,  Intendendo  di  Machinardo  Fa^. 
Lo  ;  U  cui  arme  era  un  leo.e  a^^rro  in  camfo  hianco  ,  Vufignore  di  Taenl^  Imola  ^  <yrh. 
ine  muta  rane  da  la  fiate  al  uernc,  Tu  4^a  G  W.fimo,  ma^er^h  daìfadre  P^^-^/^^^H^ 
tutela  a  la  Kef,  ùorentma,  ne  lacuale  allhora  re^geuano  t  Guelfi,  fu  femore  a  quella  ofijuen 
Hlfimointantocheaùrenya^ualrerejTcrdalaéel^^^ 
laida  ,  intef^fer  la  fiate  ,  era'cuelfr,  Et.n  Romagna  ,  ^^V<^^f^!^^^^^ 

4^-'^^-^->F-'^f-^^^>  ^ntef.^erlouerno,  era  chUm  f^^W^^^^^ 
Jrno  mutaui  farte  .    E  Quella  a  cm  ,7  Sauio,Quejìa  ^  Cefcva  arfre/fc  d.  H^f^^'^  ^  f 
me  Sauio ,  E  Ual  fcla  in  cjuei  tempi  uiuea  in  liberta,  Auenga  ,che  alcuna  uolta  da  auaUheJu^ 
friuatocmiinlfilTeonr^K^ 

HOra  chi  fc  ti  frego  che  ne  ente,  Kuenga  cU  foeta  U#  di  fqra  intefc  cojm  ^ffr  di  Romai 
la,  e  di  Lai,  da  M.nte filtro,  finge  nìnìim.no  defiderar  dintender  da  ^  pu  ^ articolar men, 
i  chi  eJimPnamente  f.a  .  Vero  hauendof^tisfàtto  a  lafua  dimanda  frega  che  glie  o  uogha  di 
re\er  IL  cif.fcla  .hlin  Inf.  defideranJola,  fi  fuojf  erare, ciò  ^  che  la  fi^afèma  lungamente 
uinelmodooLedice,Uoratirreg.cheneco^^ 

Zoestinace  CHefiafrato  aUri,che fi  fiafiaio  yl  fe^d^ual^pjìo  aM^^^ 

CE/  tuo  nome,iégafroie,Se  la  tua  f^m.a  hahhia  dimofiratme  tfT  affari fca  a  rno do Ser eh  Uue, 

re, e  firfróte  fi  t,falejmète  dimofirarfi,come  ognhuomo  ha  da  de[iderare,de  lafiia  buona  f^ma. 


Vcfcia  che!  fi>co  alquanto  hehke  rugghiato 
Al  modo  firn  5  Uguta  funta  moffie 
Di  qua  ,di  la-,  e  poi  die  cotal  fiato  j 

Sic  credcffi  che  mia  rifioriafijfie 
A  ^erfòna  ,  che  mai  tornajfi!  al  mondo  7 
duefìa  fiamma  filaria  Jenla  f  iu  fcojfe  ♦ 

M<J  perciò  che  giamai  di  qu^^o  fibndo 
f^on  tornì)  uiuo  alcun ,  /e  i  odo  il  nero  5 
Sen'^a  tema  dmfnmia  ti  rijpondo  t 

U  fiii  hucm  darme  $  e  fot  fii't  cordeglìero 
Credendomi  ft  cinto  fnr  ammenda  x 
E  certo  il  creder  mio  ueniua  intero , 

non  fi>fifdgran  prete ,  a  cut  mal  prenda  ^ 
Che  mi  rimiffc  ne  le  prime  colpe  t 
E  come,  e  quare  uoglio  che  mintenda^ 

Mentre  chio  fiìtmafui  dofja  e  dt  polpe  i 
Che  la  madre  mi  die  ^  lopere  mìe 
J^on  fiùron  leonine,  ma  di  uolpe, 

Gliaccorgimentiy  e  le  coperte  uie 
lo  feppi  tutte  j  e  ji  menai  lor  arte  y 
Chf  alfine  de  la  terra  il  fitmo  ufiae  ♦ 

Quando  mi  utdi  giunto  in  quella  partt 
Di  mia  eta^done  ctafcun  dourebbc 


Rijfondeua  (fuefìo  jfirìto  alfoeta,mafef 
che  le  farM  non  foteuano  fi  tojìo  prender 
la  uiade  la  fiamma,  come  di  fcfrafit  dif 
mopratOyauodendolfper  cjueila  ruggiua, 
lAafoi  chehhe  frefo  la  uia  de  la  cima,moi 
fc  laguta  punta  dicjua,  di  la  ,  fecondo  che 
fi  mouea  la  lingua  nelfi^rmar  de  le  paro', 
le,  E  mand'o  fiiori  COtal  fiato  ,  Sifiti<} 
parlare ,  ciò  e,  SE  io  credejfe  che  mia  ri 
0a  fi/feapcrfcnachemai  tornalfe]al 
mondo ,  Quefta  fiamma  fiariafin'^piu 
(coffe ,  dolendo  inferire,  che  mn  laffiitii 
cherehtepiuin  rifonderli  temendo  de  U 
infàmia  ,  che  al  mondo  li  pma  dare ,  per 
hauerlotrouato  in  tanto  mifero  luogo ,  lai 
(^ual  fareiie  tuUa  contraria  a  la  huona  fà 
ma,  che  uhauea  lafciaio,  efferìdofi  ,  come 
dira  poco  difetto,  pentito  e  confiffo  depaf 
fiti  errori ,  e  per  meglio  poter  uacar  a  U 
falute  de  lanima,renduto fi  frate  .  Mapef 
che  fa  ^  che  mai  non  torna  al  mondo ,  chi 
una  uolta  ua  a  V Inf.  pero  dice  rifj^ondet 
lifenl^  tema  di  uergogna  ,  E  la  riffofta 
è  juejìa,  lofiii  huom  darme,  Mofira  efi 
fire fiato  ieiito  a  UffiiciUo  de  larm^i^^ 
P  ili 


I 


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Firenze. 

Postillati  16 


N  O 

poi  al  finf  yfey  mmenJa  ie  le Juf  colp^, 
Yeniufùft  cordigliero  ,  ciò  ,  Vrate  de 
lordine  di  S,  Francefco^che  jper  andar  cin 
ti  di  corda,  in  lingua  Fran^jc  fono  domi 
iati  cor dfglieriy  E  che  certamente  il  fin 


I  N  F  E  R 

CdUr  le  uele ,  e  raccoglier  le  fine  ; 
Ciò  che  pria  mi  piaceua^  aUhor  minerebbe  ^ 
E  pentuto ,  e  confijfo  mi  rendei  j 
Ahi  mifer  lajfo  j  e  gmato  firebbe  ♦ 

^     j,^,  .    .  ^-^^-^r^c^iirri,  e  cor  crriamente  ti  jun 

fenftero,  cht  haueafuttì  di  jdualfi  VEmua  intero  ,  Veniua  al  frop:>fio  e  deftdeyato  fine  ,  SUon 
fiffèl gran  prete,  Se  nonfijpl  Papa,  A  Cui  mal  prenda ,  Alenai  auenga  male,  che  mi  rimi/Te 
llcjual  miftce  tornare  ne  le  cìlfe  di  prima  de  configli  fraudolenti ,  ne  (jualiper  inanZ  mi  era  eh 
fercitato,  E  Come  e  cjuare,  ciò  è-.  Et  in  che  modo,  e  perche,  Voglio,  dice,  che  mintenda  .  mEw 
tre  che  firma  fid  dojfa  e  di  polpe,  che  tanto  uien  a  dire,  mentre  chio  fui  huomo,  delauallanima  h 
la  firma,     il  corpo  che  dipolpe  e  doffa,  la  materia  da  (al  firma  infirmata,  CHr,  le^uali  offi 
e  polpe  ,  MI  die  la  madre  ,  fenhe  nel  uentre  materno,  e  le  polpe  e  hffa  delhuomo  fcnoLerall 
Le  opere  mie,  NOn  fiiron  leonine,  ma  di  uoìpe,  t^on  ftiYon  uiolenti  ma  fraudolenti,  peni,  U  uil 
lentia  fufa  con  lefir^,  che  fattrihuifcono  al  leone,  E  la  fraudefuft  con  laflutia,che  fmituiCa  ,  U 
Pfolpe  Onde  M.  Tul.  in  cjuello  de  off.Cum  autem  duohus  modis.i.ui  aut fraude  fiat  iniuria  Ut 
fuafi  uulpeculf,  Wu  leonif  uidetur  .  Vtrunj;  homini  aliemffmum  ,  Sed  fraus  olio  dima  rnaiori 
ecet.     GUaccorgimenti  e  le  coperte  uie,  chiuuol  uf^rìe  fraudi,  ^ ne.eff.ri,  che  hahka  i 
^,  ^  i  meZ  fono  drjfer  accorto  CT  aueduto  daftper  trouar  le  uie  tanto  celate,  chefipoff,  condut 
77/:  ''f^^^^^'>  ^^rn^  cofiut  dice  hauerlef^pute  tutte,  E  Si,  E  tanto  cautamente  . 

dice,  MEnai,cio  e^.  Esercitai  larte  loro  ,  CHelfuono  nufcie ,  che  lafima  nandoe  Al  fine  dell 

qyanJo  mi  uii  Vimoflra,  che  doppo  tante /,e  ufate  fraudi ,  e  giunto  chefr  .  gLni  fenili ,  a 
quali,  per  fmihtudine  dice,  che  ciafcun  dourehhe  CAlar  le  uele  eraccool  j le  fL  ciò  Veni 
t^fi^  paffuti. ^^^^^^  diftorfida  Quelli  ,non  effondo  ^uejla  noflra  uJ altro  n^a::^^ 

7cì/JJT.  r  "it^ì  "  ^        1  ^^-rfih^f^rf ,  ^fcn^a  ^iu  tentar  Cafiddi  e 

Sjf  Prepanerfi  alfine  Come  uoUe,  lenche  in  uano  fkr  cofìui.  Onde  dice,  .J.  ào  che  prima  li 
p  acque  intendendo  de  la  paffuta  uua,  AUhor  lincrelhe,  e  cofipentito  e  confilfc  effcrfi  refe  frate, 
laqualcofalif^rett^  n,,fiffefl,to  di  quejlofuo  huon  pr^L  LJfflome 

quefte  ^  altre  circunfìantie  adunque,  che  difcpra  haWiamo  uJduto  di  cofiui  /^  cWpo./I^a; 

f^ontefiltro  al^^utifJìmoej.gacifTmo  in  guerra  oltre  a  tutti  glia  Itri  capitani  delfuo  tmfo,  ihual 
9it  la  fine  de  Juoi  giorni,  per  piuarlanima  fi  refe  frate.  i       ì  > 


Lo  principe  de  nuoui  Vharifii 
Hauendo  guerra  prejfo  a  LateranOj 
E  non  con  Saracin ,  ne  con  Giudei^ 

Che  ciafcun  fuo  inimico  era  Chrijliano  J 
E  ncffun  era  fiato  a  uincer  Acri, 
Ne  mercatante  in  terra  di  Soìdano  ; 

Ne  fommo  o  fficio ,  ne  ordini  fieri 
Guardo  in  /e  ^  ne  in  me  quel  capejlro 
Che  folea  far  i  fuoi  cinti  più  macri  : 

M(t  come  Conjìantin  chiefe  SilneHro 
Centro  ^tratti  a  guarir  de  la  lebbre  j 


Seguita  il  Cote  Guido  in  dirla  cag.one^ 
perche  quiui  era  dannato.  Ma  perche  mei 
gliofintenda  e'  da  funere,  chfjpndo  Boni 
fitio  ottauo,deìqual  dicemmo  difcfra  nel 
^\ii^',  canto  ,  inìmiàffmo  a  Colonne  fi , 
perche  ne  la  fua  eleUione  glieyano  flati 
cóntrari ,  ftce  diifhr  tutte  le  cafc  loro  di 
ì(oma,  cheranopre/fcaS.  Giouanni  la^ 
terano  priuan doli  di  tutti  glihonori  eie 
cajieda  loro,  parte  ne  fi  rouinare,  e  parte 
fte  diede  a  Cliorfini .  Kefìaua  loro  Prenef 
ftre,moltofirt€ciuà,lajual  hanendo  ajfcf 


CmL 


CANTO* 

Cojfi  mi  chkfe  quejli  fer  maefìro 
A  guarir  de  U  fua  fuf  erba  fèbbre  : 
Vomandomrrà  corijìglio ^  io  tacettty 
"Perche  le  fue  parole  faruer  ebbre  : 
E  pi  mi  dijje  5  Tuo  cor  non  fojpetti  : 
f  in  hor  tajjcluo-^e  tu  minfigna  fiire^ 
Si  come  VeneHrino  in  terra  getti  » 
Lo  del  pojfJio  ferrare  e  dijfcrrare  ; 
Come  tu  fai  t  perì)  fon  due  le  chiaui^ 
Chel  mio  antecejfor  non  hebbe  care  ♦ 


xxvir* 

Hata,  f  non  uehnio  firma  liuteria  hd 
ufre  ne fer  djjcdio ,  neifeY ftr^,man(l'<f 
fey  (juefio  Conieguih già  refe  frate  rnii 
nore,  e  domandoli ifcpra  di  ciò  conftglio  • 
il  Ce  te  li  rijf^fcy  de  frmettejfe  affai  x7 
atteneffc  fOiO  .   Ondehomfitio  finfi  di 
mouerft  a  pietà  ,  e  per  comuni  amia  ftce 
intender  a  Colonneft ,  che  uenendoft^  ai 
humiliare  y  firehhe  lor  perdonato  .  E  cofi 
uenuti  a  lui  Iacopo  e  riero  cardinali  in  ha 
Sito  nero,  humilijfmamente  chiamandcfi 
peccatori,  e  domandando  perdono,  Bonifi 
tiopromifTe  di  perdonar  loro,  f  rinterrarli  dituUÌ  i  leni ,  ma  che  frima  uoleua  Trenefire,  lac^ual 
tuenuta,  U  fece  diffkre,  e  poi  rifnr  al  piano,  e  domandolU  la  citta  del  Vafa  ,  E  coftfieron  lecofc 
fin  atanio,  che  S ciarra  Colonnejc fice  in  Alagna Bonifàtio prigione  ,fchepoco  dapoifimort  . 
chiama  aduntjue  Bonifàtio,  Vrincipe  de  nnoui  Farifèi,  Perche,  Si  come  Caifàs ,  degnai  dicemma 
nel  xxitf.  canto,  fecondo  lordine  de  laniica  legge,  jii  principe  defft  Tarifci ,  dami  in  fiffta  nuoua 
ieUi  Sacerdoti,  Sotto  ffetie  di  carità,  conftglih  e  diede  ofera,  che  chrifto  fiiffc  tradito  ,  crucififfo 
f  morto  dicendo,  effcr  di  hifcgno  che  un  huomo  morifp  per  lo  fofolo  a  do  che  tutta  la  gente  non  pei 
riffe  ,  come  ^  fcritio  in  S.  Giow.  al  xi.  Coft  Bonififio  ,  che  in  (juefìa  nuoua  legge  ,  effendo  Papa  , 
era  principe  de  nuoui  facerdoti,  ne  lanfica  legge  detti  Tarifci,  fcUo  ffetie  di  pietà  ,  hauea  tradito  i 
Co'onneft  e  rouinafo  Trenefìre  ,  quello  chejin'^l  tradimento  non pieuafùre  .  HAuendo guerra 
preffc  a  Laferano,  ciò  e-.  Co  Colonneft,  che  cjuiuifYeffc  erano  le  cafc  loro  ,  E  Non  con  Saracin  ne 
con  Giudei,  Co  (juali  la  guerra  farete  fiata  giufìa,  M  A  ciafcun  fuo  inimico  tra  chrifìiano,  Adu 
ifue  la  guerra  era  ingiufìiffma,  perche  a  chrifìiani  non  fi  de  fir  guerra,  e  tanfo  fiufi  difconuiene 
<ri  un  Papa,  (juanto  a  lui  [affetta  più  che  a  neffun  altro  di  rimouerla  enon  difirla .  E  hìeffin  era 
fiato  a  uincer  Acri ,  Acri ,  da glifcriUori  detta  iholomaida  ,  fti  città  in  S iria  al  mare  preffc  /xx. 
miglia  <r  lerufalem,  ne  la<jualeferano  ridutte  tutte  le  fvr'^  de  chrifìiani ,  hauendo  perduto  ognali 
irò  luogo  di  quella prouincia,  E  nondimeno ,  ultimamente  teneuano  huona  triegua  col  Soldano  di 
Baiilonia,  ma  per  haueyla,  come  infoienti,  rotta,  fen'^  uolerne  al  Soldano  rifar  lemenda  del  dani> 
m,  fùron  da  lui  prima  affediati,  epoi,  j^er  la  uirtu  di  molti  chriftiani  rinegati  ,  che  hauea  condot 
to  feco  in  tal  effeditione,  lanno  Mcclxxxxi.  del  mefe  daprile,  prefe  la  città  fer  fir"^,  e  tutti  i  Chrh 
fiiani  cherano  in  aueUa,  che  fùron  incrediUl  numero,  andaron  afil  di  jj^ada,  pn'^  efpr  perdona 
toafèffo,nea  qual  fi  uoglia  età  .  Quefìa  hifìoria  fcriue  diffiifmente  il  V  iHani  al  cxxxsii/.  del 
yif.  lik  de  la fiia  opera  .   Adunque,  fe  quefìifuoi  nimÀci  chrifìiani  non  haueano  rinegato  ,  come 
aueEi  che  uennero  col  Soldano  a  uincer  AcYÌ,lt  non  haueano  condotto  in  terra  dinfideli  le  cofè 
prohiiife  ,  non  era  giufìa  cofa  chel  Papa  f^ceffi  lor  guerra  .    NE  fcmmo  officio ,  Non  fclamente 
fion  hehhe  Bonifitio  riffftto  a  chi  egli  ficeua  ingiuftamente guerra  ,  ma  ne  ancora  alfuofcmma 
f  ontificato,  ne  a  fuoifdcri  ordini ,  E  meno  nel  Conteguido  a  quel  ca^eflro,  ne'aual  ,)fer  lordine^ 
the  feneua  di  S.  Francefco,  andaua  cinto  .  E/  in  fcntentia  ,  non  helte  riffetto  chegli  f^ffr  frcte  . 
CHe ,  llqual  capefìro ,  SOlea  fiirpiu  macri  ifuoi  cinti ,  I«  tal  firma  uifuperando  fer  tranfto  ,  f 
f^afi  minori ,  che  non  ofpruino più  quella  afìinentia  ,  che  fcleuano .    MA  come  Co«^««^m  ,  Si 
iome  Conjìanfino  Imperadore,  effendo  lehlrofc,  richiefe  Papa  Siluefiro,  che  loguariffe  de  la  lebbra, 
Cofi  richiefe  Bonifitio  me  per  maefiro  a  guarir  de  lafuafi^ptrla  fihhre,  chiamando  cof  ferfimib^. 
iudine  la  fiia  ardenttffma  fuferhia  ^  ira  ,  chauea  di  uendicarfi  de  Colonnefi  .  S  ir  atte  monte 
ne  la  regione  de  ulifci  difianie  da  Roma  x/.  miglia,  ne  f-,  iome  èri  Unno  detto,  affriffmo,ma 


INFERNO 

lileUfioJf  t!f  dment ,  ti  e\  imp  ie  Gentili  .fecondo  VÌYg,  fu  confacYatQ  ai  Apline ,  lie  le  Ui 
uerne  ifljuetle  Uhito  Silueftro  Vapa,  temendo  U  ferfccutlone  ie  chrifiiani,  chefificeua  aRUra. 
VOmanJlommi  confi^Ho,  ^  io  tacetti,  Perche  lejùe parole  PAruer  hehhe ,  paruero  fen"^  ragion 
fìt,  (ji«tfi  come  di  chi  e  tòcco  dal  uino  .  E  Poi  mi  dijje ,  Auidefl  Bonifitio  ,  ferlo  tacer  del  Co«^ 
te,  che  dandoli  conftgìh,  duhitaua  diseccare.  Onde  premette  daffduerloy  t  dimoftra  haueyne  laui 
forita ,  fer  le  due  chiaui  che  dice  non  effire  fiate  care  al  Juo  anteceffcre ,  che  fu  Celeflim  (Quinto  , 
l/jWf,  come  uedemmo  nel  ter^,  f  nel  x^iiij,  canf3,  renuntio  al  fatato  • 


Allhor  mi  ftnfer  ^'idrgomenù  grdut 
LajOuel  t^cer  mi  fu  ctutfo  il  ps^gtoi 
E  dij]t  ^  Vadre  da  che  tu  mi  Uui 

D;  quel  peccato -lOuc  mo  cader  de^gw^ 

Lunga  promcfjà  con  lattender  corto 
Ti  fira  triomphar  ne  Ulto  [eggto  ♦ 
^rancefco  uenne  poi ,  comio  fui  morto 

Ver  me  :  ma  un  de  neri  Cherubini 

Li  dijfe  5  Non  portar  :  non  mi  fnr  torto  ♦ 
Venir  fe  ne  de  giù  tra  mìei  meschini  j 

Verche  diedcl  con  figlio Jrodolcnte  : 

Dalquale  in  qua  Hato  li  fino  a  crini  t 
Che  ajjhluer  non  fi  può ,  chi  non  ji  pente  : 

Ne  pentir  e  uoler  infume  puofft 

Ver  contradition  j  che  noi  confme^ 
O  me  dolente  come  mi  rifccjfi  ♦ 

Quando  mi  prefe  dicendomi  ^  ^orfe 

Tu  non  penfaui  chto  hico  fvjfi  * 
A  Minos  mi  porto  t  e  quelli  attorft 

Otto  udite  la  coda  al  dojfi  duro  ; 

E  poi,  che  per  gran  rabbia  U  fi  morfty 
l^iffcj  Q^uejli  e  de  rei  del  fuoco  furo  : 

Verchio  la  j  doue  uedi  fin  perduto  j 

E  fi  ueflito  andando  mi  rancuro^ 
QuandegU  hehhel  fuo  dir  cof\  compiuto  ^ 

La  fiamma  dolorando  fi  pardo 

Torcendo ,  e  dibattendo  il  corno  aguìi  » 
Noi  paffammoltre  ^  io  ^el  duca  mio 
per  lo  fcoglio  in  fin  in  fu  laltrarco; 

Che  copre!  fòffi/m  che  fx  pagai  fo^ 

A  quei^ehefiommettendo  acquiHancarco^       z,^^  M.„rv.,..;/r.  .     -j  r  tn 
*  y^^nfoteua  il  Conte  guido  e fsefajjcl 

.  .       ,  -  fò<i^^^cclpa  che  uoìeua  commettere Jf eri 

che  in  (juel  medefmo  wfìanfe  n^nfe  nefotea  fentire .  Onde  Greg.  ne  morali  due .  Keq- enimftf 
mul  uncjuamcommiunt  culpa  operif  er  reprehenféilitas  cordis,  Nam  knus  malus  Li fmid 
efse  mptejì .  Et  Arift.  nel  yiitf.  de  l'Eth.      lotejì  hmo  fmul  triflari  XfT gauiere\  neh  Ài 


Le  argumentaiìoni  di  Bonifitio  finjrré 
tr  indufiiro  coftui  a  darli  il  fraudolente 
eonffglio  temendo  altramenfé  di  far  fegi 
gio  y  perche  haueria  moflrato  hlitar  ie^ 
lajùa  autorità,  e  che  Ihauefse,  coyse  heyti 
ticOy  potuto  punire  .  Pu  adunque  il  confn 
glio  che  diede,  che  la  lunga  promeffa  fol 
corto  attendere  lo  firehhe  ne  latto  fcggi^ 
trionfare y  e  de fuoi  nimici  con/eguir  uitto 
ria  •  PRancefco  uenne  a  me ,  Per  epere 
fiato  co/fui  del  fuo  ordine  mo/ìra  ,  cheS. 
Frane,  dopo  la  morte^uenlfse  a  lui  per  por 
tarlo  in  cielo  fra  teati ,  Ma  che  uno  DE 
fieri  cherubini ,  do  e-,  V  wo  de  Demoni , 
ijuah  inan^  che  peccafsero,  era  fiato  de 
lordine  de  cheruhimli  difse ,  cht  noi  pori 
tape,  e  che  non  ìifàcefse  torto  ,  Impero, 
che  per  il  fraudolente  conftglio,  che  diede 
a  Bonifatio,  dalt^uale  yfin  allhora,  dice, 
che gliera  fiato  A  Crini,  do  e,  A  le ff>al 
le,  fcfra  de  letjuali  fi  jffandon  e  crini,ci$ 
e-,  i  capelli,  CT  ^  fmilitudine  da  caual 
li  ne  (juali  crini  fi  dicano  ,  e7  in  fenteni 
tia,  che  mai  non  Ihauea  aUanionato  ,ft 
ne  doueua  andar  giù  in  ìnf  tra  fuoi  me^ 
fchini  e  mifcri  dannati ,  perche  non  fipun 
affcluer  chi  non  fi  pente,  E  (juefìa  e'  la  ra 
gione  che  apegna  il  demonio  a  S»  Frane, 
Perche  il  Conteguido  non poteua  efjer  afi 
folto  da  Bonifitio  ,  nonpotendofi  a/fcluer 
de  la  colpa  commeffa  ,  chi  non  fe  ne pente^ 
E  uolerla  commetter  e  pentirfcne,non pu9 
Par  infieme  ependo  contrarietà  .  Aduni 


la  Methaf. 


CANTO  XXVII. 

h  Mfthaf.  Alium  t!T  nigiun  mpiféilt  fftejfe  in  wrto  fuiiecto .  O     loìetttfy  ctm  mi  rifafff, 
trafilcontf  guih prima poffcffY  lo  frmito  chflhf,  (juKnio  il  demonio  iiffèdS,  Tranc»  chf  non 
h  kuefft  forme  ne  fitrli  tOYtOyfenhe  ne  ìoueua  andare  giù  in  Inf.  trafuoi  mefclini .  It  hauem 
io  fai  il  Demonio  conuinto  S,  F.  con  ragione,  e  uelendo fi  f  render  da  lui ,  de  h  uoleua  portar  in 
Inf,  SI  rifcife,  do  è,  Vnaltra  uolta  fi  torno  a fcuoiere,  di  che  ricordandofyft  duole  anchora . 
fOrfe  tu  non  penfàui,  ihiofilfe  loico,  Quefio  e  parlar  per  derifme,  che  fìnge  hauerfttio  il  Verno 
rio  contra  di  (\uefìa  anima  in  dimofìrarle  ,  chegli  era  in  danno  di  lei  piufufufo  di  (Jufllo  ,  chella 
firfe  mn  fpenfaua,  E  che  fffeua  ne  trattati  di  logica  ejpre  fritto,  IfX  conirariorum  fft ,  (juod  fi 
una  ejì  uera,  altera  eft fiilfa  ,  de  cjualihet  affirmatione  utl  negatione  uera  uel  frdjd  .  A  Minotm 
forio,  Alcjual  uedemmo  nel  (fuinto  canto  uenir  iuUe  Unirne ,  che  sUueano  a  dannare ,  ad  udir  il 
^iudicio  de  la  pena  loro  ,  E  (juelli  attorfc  OTfo  uolte  la  coda ,  Verche  in  (jufjìo  ottauo  cenhio  tra 
'^fraudolenti  doueua  andar  dannata.  Onde  nel  medf fimo  canto  difp,  Cignff  con  la  coda  tante  uoh 
te  (^antunPue  gradi  uuol  che  in  giù  fia  meffa  .  E  Voi  che  per  gran  rahhia  la  fi  morfc ,  Qr^/Fo 
fignifica  il  fine  di  (jueUi ,  che  da  la  propria  confcientia  uengon  ad  ejpr  dannati ,  itjuali  differani 
dcfi  dela  falute,  infurgono  ffejfe  uolte  contrajè  medefmi .  Vijfe,  q^ffli  e  un  de  rei,  Cojìui  ^ 
uno  de  peccatori  DEI  fuoco  furo ,  Del  fuoco ,  che  fura  CT  inuola  e  jfeccatori,  Tenhe  in  (jutllofi 
nafcondel  furto.  Onde  difcfra  dìffe.  Et  ogni  fiamma  un  feccator  inuola  ,  lenhe  furare  ,f  e  di 
fiafcofto  inuolare .  H<c  dimojìrato  adunque  frima  in  (jual  cerchio  dicendo  ,  che  Minos  auolfc  oftO 
uolte  la  coda  al  duro  doffc,  Epoi  in  (jualholgia  di  ^JffUo  ,  t9'  a  chepena  cojìui  era  dannato  dictn 
io,  chera  de  rei  del  fuoco  ftao .  Verchio,  Ver  lac^ual  cofa  io  fcn  perduto  la ,  doue  tu  uedi ,  E  coft 
uèfìito  di  fiamma,  MI  rancuro.  Mi  lamento  andando  .  Ma  perche  la  pena  di  cofìoro  fa  dandar  ne 
le  fiamme,  intenderemo,  che  fi  come  effe  hanno  con  Iemale  peyfuafioni  e  configli  fraudoìentemen 
le  accffo  tir  infiammato  glianimi  de glialtri  al  mal  operare.  Onde  difcpra  nel  xiij,  canto  in  j^erfo 
fia  di  Piero  da  le  uigne,  a  tal  fropofito.  La  meretrice  ,  che  mai  da  Ihofiitio  e  cet.  Infiammo  com 
tra  me  glianimi  tutti,  E  glinfiammati  infiammar  fi  Augujìo  e  cet,  Cofipar  rffirconuf  niente,  de 
in punitione  di  tal  delito ,  halhino  ad  efjlr  del  continuo  accefi  t7  infiammati  loro  ,  Quandoi 
oliheihel  fuo  dir  ,  Mofìra  ,  che  finito  chellel  Conte  di  dire ,  che  la  fua  fiamma  fi  parti  DO/o; 
rando ,  ciò  è- ,  Dolendofi  e  rammaricando  fi,  e  torcendo  e  dihaUendo  L  Aguto  corno  ,cioè^,ltt 
fiottile  cima ,  che  fieno  fcgni  di  differatione ,  B  chegli  e  VirgiLpaffaron  oltre  fu  per  lo  foglio  fin 
in  fu  laltrarco  ^del  ponte  ,  che  copre  e  fcprafìa  Al  ft/fo ,  do  è- ,  A  la  n^na  lolgia  ,  IN  che  fi 
fagal fio  ,  Nel^ual  fi  pagai  fiudo,Intefo  perla  dehita  pena  che  finfirifce ,  A  Quei ,  che  aci^ 
auiftan  carco  fcommettendo ,  A  quei  che  aggrauano  la  confcientia  loro  fcminandotra  congiunti 
éifcordie  ,fidifioni,  e fiandali ,  \ome  nel fcgufnte  canto  uedremo . 

C  A  N  T  xxviir. 

Chi  porta  mai  pur  con  parole  fciolte  TraUal poeta  nel prfcnfe  cam  dela  nr. 

Vicer  idfangue,  e  de  le  piaghe  a  pìeno^,  naygia,nela^ualp^^^^^ 

'          j9    '            ^         7/,  ifcminatoridiCcandali,dififme,edhe', 

Chi  hora  uidi ,  per  narrar  più  uolte  l  i            ^     .     J^/^^  ^^^^^^ 

Ogni  lìngua  per  certo  uerria  meno)  diuifilemembra  ,ec,ualpiueciual  me; 

Per  lo  nofìro  fermone ,  e  per  la  mente  5  ^o/,,o«Jo/ pefv  del  delitto  comme{fc,e  tra 

Channo  a  tanto  comprender  poco  fieno  ♦  ^^p^^^             fyQ^^aU)  Macomeuo , 

Sf  Jhdunaffe  ancor  tutta  la  gente  j  fiero  da  Medicina,  curio,  il Mofca, e  vie 

Che  già  in  fu  la  fi)rtunata  terra  ro  del  Bornio.           chi  porla  n-ai 

Di  Vuglia  fii  del  fuo  [angue  dolente  pur  con  jfarole  fciolte ,  Dimoftra  effer  im^ 

Ver  li  rroiani ,  e  per  la  lunga  guerra^  [offitile  ad  effrirr.tr  la  (Quantità  id  fM 


I  N  F  E 

Che  de  Unetla  fi  fi  alte  fpo^lie , 
Come  Liuto  fcriue^  che  non  erra  j 

Con  quella  j  che  fent'to  di  colj^i  doglie 
Ver  contraflar  a  Ruberto  Guifcardo  j 
E  Idtra,  il  cui  ofjame  anchor  Jàcco^ie 

A  Ceperan  la ,  doue  fu  bugiardo 
Ciascun  Vugliefe  3  e  la  da  TagUaco'^z^o , 
Oue  fenx^arme  uinfe  il  uecchio  Alardo; 

E  qual  jòrato  fuo  membro,  e  qual  mo\zs> 
MoHrajJè  ^  da  equar  firebbe  nuUa 
Il  modo  de  la  nona  bolgia  fo'^o  » 


R  N  O 

gue  ,f  tifimi f  fiaghe  eh  ulìe  effey  i{  ^/ 
//,  chfram  f  uniti  in  effa  tfìna  bolgia  imi 
tddo  VÌYg,nel  vi.      mihift  linguf  cétu 
ftnt^oYaq;  cètum.FfYYed  uox,  Qmnesfcfk 
ru  cQmfYenieYf  jvYmat,  Omnia  fanaYH 
feYcuYrere  nomina  ^ofjim  ,  ìeYche  diie 
che  quanh  lene  fa  duna jfcYd  infieme  tut] 
ti  (jueOi ,  che  in  diueY/i  fuoli  fi  YitYouai 
ron  in  più  conflitti  fcgM  fulaurYa  di 
Vuglia  ,  cheftìYehhe  nuda  riJj;ettQa  <jufl 
che  uide  <]uiui.  Onde  dice,  Chi  f  aria  mai 
P  Vr  con  [arole  fciolte  ^  do  è- ,  Vurcon 


C  A  N  T  XXVIII. 

fiiYoìe  no»  olligatf  ai  alcuna  Yfgola,  ccYT.e  ue^^imù  fffer  (juelle  di  ijUfpifttoì  ueyfirìff'fttQ  al  rtu 
mero  de  le  f  Hate,  ^  ale  rime,  a  lecjuali  egli  fi  lega  CT*  ohliga  .  PEr  fiaYrarfiu  uolte ,  Ancori 
che  fer  meglb  furfi  intendere,  mn  una  fcla,  ma  pu  u:ilte  h  narrcffc,  Dlcer  a  fieno ,  DiV^  a  fcffif 
lienna,  e  tanfo  che  hafti,  Vel  f\ngue  ,  e  de  le  fiaghe  chi  hoYa  uidi       Cgmlingua  fer  ctYto  ueYi 
ria  meno  PEr  /o  no/?rj jermone,  ciò  ò-.  Ter  L  nojirQ  iì^ferjttto  dire  di  noi  mortali,  E  Feria  meni 
te,  E  per  la  memoria,  CHe  hanr^O  foto  fcno  a  tanto  comprendere,  do  ^,  Verche  hanno  fcco  riceii 
iacolo  a  tanto  YiteneYe  z^T  ej^YimeYe  .  \  olendo  infirire^^  che  non  fffcndola  memoria  [efficiente  U 
fOterne  tante  ritenere ,  che  meno  lo  fhe  la  lingua  apierne  tante  ej^imere .     SEfidun^ffc  ani' 
cor,  Tocca,  fi  come  hahhiamo  detto,  alciini(.onfìitti  f£uifi  in  Vugìia,  la  cui  terra  chiama  firfun^ 
ia,  rijfetto  a  cfuelli  che  uifiiron  uincitori .  Ojìde  ancora  nel  xxxi.  canto  uedremo  che  chiama  fin 
funata  la  terra  d' Affrica,  ftr  ffprui flato  uincitore  Scipione  contra  ad  Uamhale,  Et  ilfYimo  coni 
fìitto  che  font  effcYfcgwJo  in  Pu^i^lia/ft  è- tjueUo  d'Enea  contYa  di  Turwo,  di  che  eie gantiff marne 
fefcriue  Wirg.ne  gliultimifcilihri,  ntlcjualmoflrafffcrfcguitaoccifmegrandiffma.llfcQndOy 
(juello  chefciiue  liu.  nel  fecondo  lih.  de  la  ter'^  deca  effcY  fcgutto  ie  J^omani  a  Canne  efjìndo  con 
tYa  ad  effe  Hanihale,  mtaldiffmo  oltYe  a  tutti gUaltri  che  hauefpYO  mai  feY  alcun  temfo,  Kelcju^ 
le  effe  liu.  dice,  che  tYe  moggia  e  m.e^  fùron  nnfurate  laneUa  tratte  de  le  àita  de  notili  morti  R» 
mani ,  Onde  dice,  chejtce  ft  alfe  jf  oglie  de  laneìla  ,  il  ter^  ,  cjueBo  chefgut  de  Vuglieft  contri 
Huterto  Cuifcardo  nel  concjuijìo  chefice  de  la  Vuglia,di  che  traUa  diffìif  mente  il  \illani  ai  xsiij. 
del  juaYfo  Uh.  de  la  fua  opera  .  il  cjuarto  fii  (juello  ,  chepgut  di  Manfredi  contra  Carlo  d'ArgÌ9 
4  Ceperano,  Douefti  hugiardo  ciafcun  Tughefe,  Verche ,  hauendo  Manfredi  fitto  del  fio  efpYciiù 
frefchieYe ,  E  la  fer^,  chfYa  fctio  la  fua  guida  ,  tutta  di  Pugliefi ,  uolendo  mouerla  in  fcccorfc  de 
ìaltre  due,  cherano  mal  menate  da  nimici,  1  Vuglieft  ft  fuggiron  tutti  da  lui ,  E  ciafcun  di  loro  fh 
hugiardo,  anl^  traditore,  per  hauer  fui  fktio  mancato  di  fide  al  fio  ftgnore .  Qi^efta  hifloria,feri 
chififfl  curiofi  di  meglio  ìnfenMa  ,  e-  tYattata  dal  già  detto  autore  nel  fcUimo  Uh,  deffa  fua  opa 
Ya,  e  jj'ftialmente  al  \i.  vy.  \iif\  e  \iitj,  Cap.  Il  cui  offime an.hoY  ffccoglie ,  Verche  il  numera 
de  morti  fii  tanto  ,  che  am  hora  per  li  campi  fi  trouano  ,  e  fcno  raccolte  loffa  .  1/  £juinto  fii  (juello  , 
chefigut  di  CuYYadino  nepote  del  detto  Manfredi  cofral  ietto  Carlo  nelfiano  di  S.Walentinopref 
fi  a  TagliacoZ^  .  hlardo  fu  FYan'^fc  molto  noUle,  e  di  non  poca  autorità  .llcjual  tornando  di  ter 
rafanta,  ^  effcndo  giauecchio,  e  di  grande  ejferientia,  Veduto  le  poche  fir'^  di  Carlo  contra  di 
Curradino,  lo  confino  che  fi  fidaffe  più  nel  ccnfiglio  che  ne  le  armi.  Et  heUe  tanto  di  credito  af 
freffc  di  Carlo,  che  rimiffi  tuttol gouerno  de  la  guerra  in  lui,  E  ne  la  haUaglia,  parendo  già  Cari 
lo  effcY  al  tutto  uinfo,  TeY  la  fua  pYudentia,  ma  non  fenica  gYande  JfaYgim.enfo  di  fi.ngue  dognur.4 
ie  le  parti,  recupero  ampliffimamentela  uittoria  .  Hauendo  aduncjue  Alardo  uinto  con  la  pYuden 
iia,  il  poeta  dice  haueY  uinto  fcn'^rme,  E  Quefia  hifioria  Yecita  il  detto  autore  al  xxvi.  e  yxsifjel 
yif.likd^a  fua  opera.Dice  in  finientia  ,  chefifaduna/p  infieme  tutta  lagete,che  in  ([Uffli  narY«, 
ti  co  filiti  fii  morta, e  che  ciafcun  moftrajfe  il  fuo  firato,o  moz.^  e  tronco  mehro,n5dim.enofi.relh 
nuUa  da  ecjuiparare  IL  fo^^  modo.cio  è^,LhoYYedo  jfettacolo  de  la  nona  lolgia,\olédo  infiYÌYe, 
(hfYa  tifa  più  la  géte  tfiagata  di  jfta  lolgia,dì  jUa  caduta  i  fai  ccjìitti,che  no  ueYa  ccpaYatione. 

^  TjimoftYahaueYuedufOuno  ,  cheYafiffi  e 

eia  ueggia  fer  me{ul  perder ,  o  Ma  $  j -^^-^^    /, ^^y^^g ^-^  ^/  ^^„^o^  j/^ 

Comio  uidi  urijcofi  non  fi  pertugia^  ^^^1  affimiglia  aduna  hoUeda  latini 

Rotto  dal  mento  infin  doue  fi  truUa^  bietta  \Jeges  ,chenon  halhiala  doga  di 

Tra  le  gambe  pendeuan  le  minugia  i  me^  chiamata  m.e'^le,oueYam(nte^l!a 

L4  corata  pareua  ,  el  tri  fio  facco  5  chefigue  pYeffo  al  me'^le,  che  fi  chiarì-^ 

Che  merda  Jn  di  c^uel ,  che  fi  trangugia,  da .  Adunque  ueggit»  ,{er perder  rr.ef 


INFERNO 

UMre  eh  tutto  m  hi  ue^er  mmacco  5  0  ìuh ,     ftfertu^a ,  0  fira  fi  ; 

Quardommi ,  i  con  le  man  fiperfel  petto  comic  nidi  uno  rotto  ial  mento  W  fin  h 

Vicende  j  Hor  ued't ,  comto  mi  dilacco  :  fi  trkll:t,  do  è-ylnftn  doue,  da  le ^ar 

Vedi  come  Jlorpim  è  Macomctto  :  difoao  efie  con  fuonofiùdo  umo ,  àe 

Dindn'^  a  me  fin  ua  piangendo  Mi  riffetto  a  talejfefie  difuono,  doi 

¥ejfo  nel  uolto  dal  mento  al  ciuffettO  t  mandano  truSare,  e  fendevano  tra  le 

E  tutti  glialtri ,  che  tu  uedi  qui ,  i"""^^'     '^'''''S'^  inteft ferie  hudella . 

Seminatcr  di  fcandaJo  e  difcifma  ^TT  ^^JT^'''  ^>  ''^'^'^^^ 

Tur  uiui  :  pero  fon  fejft  cefi/  tr^flof^^^^^^^ 

S^  crudehnemeal  tagfio  de  la  jpada  mnfre  cheltto  ^n /J.derLtt.cco , 

Rimettendo  aafiun  di  quejìa  rfma,  ciò  è^,Méfre  che  iomM^  ind 

Oliando  hauem  uolto  h  dolente  flrada  t  ^  tutto  in  ueder  Im,  e^li  miauari'o  ^ 

Vero  che  le  finte  fin^  richiufi  aferfcfdfttto  con  le  mani  dicendo,  HOr 

Vrtma ,  chaltri  dinan\i  li  riuada ,  uedi.comiomi  dilacco,  do  ^,  Hora  uedi. 

Ma  tu  chi  fi*,  che  in  fu  lo  foglio  mufi^  come  iomi  diuidolelacche,che  inlin^Ja 

Torfi  per  indugiar  dirj  a  la  pena ,  noma^ni^ola  cofi  fino  domandate  le  Jue 

Che  giudicata  in  fu  le  tue  accufe  l  farti  de  Ihuomo ,  che  fino  intorno  al  fim 

damentOy  che  altramente  le  domandiamo 

A    4.    r  '1-   1'    t /yy  ■           .  chiaf f  e,  come  ue demmo  nel  fcuimocanto^ 

firn,  ^  i^rnania<,auj}ìeciuf^uo.^T.,i^icù^^^^^  J 
/o/r/f.«.r. ,  cmefi.e  Al,  f,^  ,  comeL^^ffo  „Auclto ,  E  chi  ha  cmmef  (ianiak  Jtrmm  , 


Vul  llZt  ^'^H  'f"     girar  int^rn,  U  hhia,,  IL 


llc^ual 


ììtjuaUaci  e  M0«  farli  SVlo  fcoglio^  Sofra  /ttrco  ^fl  fonteyTorfe  jffr  inìupar  ìiyaìaffna,  CH^, 
Lacuale  y  e-  gluìicAtaU  Miwor  JN  fu  U  tue  accufe^  In  fu  le  tue  colff,  kijuali  hai  accufate  e  conf 
fffatf  a  lui.  Onde  nelauaftQ  cato  dejfc  Minof  farUnk^Dico  che  cfuih  lanima  mal  mta  Lì  uifH 
iinan'^^  tutta  fi  ce  fifa,  E  cjuel  coìiofcm  de  lejftaata  Wede  ^ual  luo^ù  dinfrm  è'iaejfae  cet»  . 

K«  morte  il  mnft  anchor ,  ne  colpa  il  mena     Kifionif  \ÌYg.  a  Macometto,  Vante  mm 

RifboTd  mio  macfìro^,  a  tormentarlo  :  'IP' ^"^''f  ^          ^"^  H'''''. 

Uaper  dar  lui  e^erienùa  pkna  ^o^/o  ad  alcun  tormento  fer  cmm  f  col 

^  .            r-^^         ■  ^        T  come  e m  ftcredea ,  Ferine  no  hauen 

A  me  che  morto  fon  ,  conum  menarlo  ^^yj^ ^.    ^  ^^^^ 

Per  hnf^rno  qua  gm  di  giro  m  giro  :  ^.^^^  ^  ^^^^^   ^^^^    p,,,/,  ^fo«.r 

E  quefìo  e  uer  cofi ,  comio  ti  parlo .  .^^^^^-^^  ^  ^^.^^^ ,  ^o^^ 

Viu  fiir  di  cento  ;  che ,  quando  ludno,  ^^^i^^^^  ^^^^f^  ^/  ^^^^  offendo  a 

Sarrejlaron  nel  jòffo  a  riguardarmi  ^^^ji^  ity^^f^ ,     che  a  lui,  che  juarito  m 

Ver  marauiglia  ohliandcl  marino  ♦  Un-yna,  jfer  ejfr  dannato  a  Vlnf,  e  cjuan 

Hcr  di  a  Ira  Dolcin  dunque  .che  firmi  ^  toalcoYfo,iferfjfir  diuifo  da  efja  anima, 

T«  5  che  fòrfe  uedrai  il  Jol  di  hreut  $  era  morto,  Conueniua  m.enarlo  DI  ^iro 

SegU  non  uuol  qui  tcflo  feguitarmi  ^  in  giro ,  ciò  e-.  Di  cerchio  in  cerchio  la 

Si  di  uiuanda,  che  fìretta  di  ncue  gi^    ^^^f-^r  darli  uera  ejferientia  de 

No«  rechi  la  utttcrìa  al  T^oarrefe ,  Mi,che  c,muifipumuano,  a  ciò  che  cono 

Che  altramente  acquijl.r  non  faria  leue^,  fiutifc  ne  foie ffc  come  u 

^    %  «1^  j  darf .  Flufur  di  cento,  Mofira,  che  udt 

Por  che  lun  pie  per  gnfcne  foffcfe ,  P.^^^  jj^^ 

Macometto  mi  diffc  e^a  parola,  uJidi.ofaua  Da.fe  .Jfcr  ancho%  ui^. 

Indi  a  panirjt  m  terra  lo  dijleje ,  J^^.^  ^.  ^^^^^    ^^^^^^  fiyy,ft,ron gm 

re  la  klgia  a  riguardarlo  OBÌianhlmartiro,  Domenticando^fer  marauiglia,  il  tormento ,  B  cer 
tornente  è-  co  fa  marauigliofa,  come  già  più  uolfe  halhiamo  detto, the  Ihuomo  entri  ne  la  confiderai 
ime  de  uiiiifer  conofc(rli,a  do  che  foife  ne  foffa guardare.  HOrdia  Fra  Do/cw,  decita  il  Vi7 
lani  allxxxiiyjel  yii/Mi.de  la  fua  ofera,che  lanno  Mcccs.  e  fu  nel  pontificato  di  demente  (juinf 
io,  Sufciio  una  fata  ne  monti  uicini  a  Noarain  Lomhardia,  elautorefii  uno  Yra  DolL\no\di  cjueh 
la  città,  iljual  e/fendo  flocjuentiffmo,  foie' perfuader  a  (Rutila  ro^(5  gente  egli  effcr  uero  apofiolo 
mandato  da  Dio,  e  che  ogni  co]h,  fino  a  le  donne ^  douea  in  carità  ejjìr  comune  ,  Et  opponeua  al 
Fapa,  a  Cardinali,^  a glialtriprflati,ihe  eff  non  ojpruauano  la  dottrina  euangeli.a,  e  che  a  lui 
fijfettaua  dfjfir  il  uero  Papa,  er  era  confcguito  dipiu  di  tre  mila  huomini,  tfT  infinita  turha  di 
fiminefìandofi  fi<  le  montagne,  e  uiuendofi,  come  le  iefìie,  in  comune  ,Maihe  ultimamente  rini 
crefcendo  a  (juellt,  che  fcguiiauan^  tanta  diffoluta  uita,  fcemo  molto  la  fua  fetta,  e  per  mancamen 
toM  uettouaglia,  ejfendo  afjìdiati  da  Noarefi  e  da  le  gran  neui,  Yra  Dohinofù  frefc,il(iuale,  con 
Margarita  fua  compagna,  e  con  più  altri  huomini  eftmine,  che  fi  frouaron  in  (juelh  errori,  fi<ron 
arfi  .  Hauendo  adunijue  Macometto  intefc  da  Vir,  Dante  effcr  anchora  uiuo,  e  preceduto,  ^om  f 
finge,  la  fcifma  di  Fra  Do/c mo,  per  lacjual  doueua  fcjpra  di  cjuei  mcti  efpr  afpdiaio  dice,  che  (juài 
do  fira  tornato  al  moJo,oue fi  uedel  Sole,  Dehhla  dire  ad  effo  Tra  Dohino  CHe  f^rm.i,  ciò  e',chefi 
froueda  fi  ìren  di  uettouaglia,  che  poi  linuernojper  efpreftrf  ito  e  ferrato  dala  neue,  e  da  muarefi 
fcfra  di  cjuei  mcti  ajfediato,mdcando  di  tal  uìttouaglia,e  de  laltre  cofe  neceffcrie  apoterfnn  ifueh 
fiato  manfenere,il  Noarefc  no  confi guauitioria  diluijacjuaì  altraméte,  che  per  c;fpdio,  ncf^ria  leg 
gier  co  fa,  ^v'^firia  molto  difficile,  ad  accjuifìarla,  It  ordina  cofi,  Hor  di  aduncjue  c  Fra  Dolcino 
Tu  che  fi^rfc  uedrai  di  hreue  il  Sole,  figli  nò  uuol  figuitarmi  jui  /o/?o,  che  firmi  fi  di  uiuanda,  che 


'INFERNO 

jlyftu  li  neue  «0«  ytchi  al  Uoayefc  U  uitioria,  che  altramentf  mn  feria  leuf  acQuiftarf .  PO/ 
che  lun  fie ,  Mj/?r<t ,  che  ieU^  (Ji^eftù  ,  Macontefto  ft  mojp  fer  farfire . 


Vn:tItro  ;  che  jvrato  hauea  U  goU , 
E  troncol  nafo  infin  fitto  le  cigUay 
E  non  hauea  ma  chunorecchia  fila  j 
Rcjìato  a  riguardar  per  marauiglia 
Con  gìialtriy  inanTj  agliahriaprt  la  canna  y 
Chcra  di  fitor  degni  parte  uermigUa  j 
E  dijfi^TuyCui  colpa  non  con  Janna  y 
E  cu  io  nidi  fii  in  terra  Latina  y 
Se  troppa  fimi^ianT^a  non  minganna^ 
^Smembriti  di  Vier  da  Medicina  j 
Se  mai  torni  a  ueder  lo  dolce  piano , 
Che  da  Vercelli  a  Uercabo  dichina  : 
E  fn  fàper  a  due  miglior  da  Fano , 
A  mejjèr  Guido  y  t^r  anco  ad  AngiokHo  } 
Che  fe  lantiueder  qui  non  e  uanoy 
Qittati  faran  fuor  di  lor  uafiUo , 
E  macerati  prejfi  a  la  Cattolica 
Ver  tradimento  dun  tiranno  fitto  ^ 
Tra  Ufila  di  Cipri  e  di  Maiolica 
No«  uide  mai  fi  gran  fallo  'Nettuno , 
No«  da  pirateytìon  da  gente  ArgoUca^ 
Qjiel  traditore  che  ucde  pur  con  lunOy 
E  tien  la  terra  ^  che  tal  e  qui  meco 
Vorrebbe  di  ueder  effir  digiuno^ 
hara  uenirli  a  parlamento  [eco  i 
Voifiira  fi^y  che  al  uento  di  Focara 
No;j  fi}ra  lor  mejlier  uoto^ne  preco^ 


Vofo  Macometto ,  era  con  ^Ha/fri  rintafo 
d  ueder  Dante  jftfr  maraviglia  /Pirro  ig 
Mediana,  terra  nel  Bolognefe,  Cofiui  di", 
cam  haurr  fcminafo  difardia  e  fcandah 
mnfclamente  tra  cittadim  e gentilhud} 
mini  Bdognefi ,  ma  tra  Signm  di  Ro/ 
magna  ancora  ,  e  Rettalmente  tra  Quii 

do  da  Polenta  Signor  di  Kauenna,  e  hìaf 
latffìino  Signor  d'AYimin:^.  lejuali frati 
tando  amicitia  KIT  affinità  mfieme, 
tendo  egli,  cofuoi  mali  raffzrti ,  fcjfm 
tra  loro,  fece  che  ftiron  inimici,  ringYAi 
liandoft  egli  con  luna  e  Ultra  parte .  Ha; 
uea  cojìuifÒYato  la g^la  ,  hauendoferls 
gola  mentito  infirmar  le  fraudolenti  pai 
role ,  con  leijuali  hauea  indulto  difardia 
tra  fueffi  cherano  uniti  tST  in  concordia. 
Hauea  tronco  e  tagliato  il  nafo  fin  fuo  le 
ciglia,  perche  con  lafua  fmulata  fifaia, 
comeufano  di  fnr  i  frauJolfnfi ,  per  mei 
glio  poter  ingannare  mofìradofi  ne  lajlei 
togratÌ3fiepienidipde ,  hauea  inàuttt 
Ifperfcne  a  creder  il  contrario  di  cjuflloy 
chera  in  lui ,  effendol  nafo  grande  ornai 
mento  deffa  faccia,  e  cof  perloppofito,  tot 
to  uia  da  ejueUa  ,  miralili/fimayKente  la 
defirma  ,   Hauea  una  fola  orecchia,  feri 
che  hauendone  la  natura  date  due  a  Ihuoi 
m ,  a  ciò  che  mediante  luna  fofeffe  udii 
re  ,  e  confec^uent emente  intender  il  lene^ 


CANTO,  xxviir. 

jfi  Jel  Piamc^nif  Ufy  Qccilfntf,  e    a  finire  Wìenéo  cafieh^ia  le  Venetmi^la  /oro  meiff.mi 
tiificato  fu  lafvce  del  Po  non  lontano  da  Rauenna,  mafoiroutnato  dn  Signori  da  PoUnta,  de  (e 
neuano  Kauenna,  E  dicey  che  <iuefìo  dolce /iVko  dechina,  ferche  andando  di  uer  ocàlenttyOue  ^ 
f  o/?o  Werceili,  uerfo  oriente,  oue  era  fojìo  Mercalo ,  ft  fcende,  come  fer  lo  corfc  de  le  itc<jue  chiara f 
mentffiuede.    E  ^afafer  a  due  miglior  dal  ano,  Malatejiino  Signor  d' Anmino,  crudelilfmo 
f  uioleniiffimo  tiranno,  dal  foeta  nel  precedente  canto  detto  majìino  ,  ordino,  che  Melfcr  Cuido 
ielCafero,  e  Mffjlr  AngMo  da  Cagnano,frimi  ciUadini  di  lano  foflo  al  lito  del  mare,  t7  ir 
xxx.miglia  dijìante  da  Rimino,  ueniffero  a  la  Cattolica  un  deftinato  di  a  defmarcon  luifirgeyid^ 
hauer  a  conferir  alcune  cofc  dimfortantia ,     a  cjuelli,  che  li  doueano  condurfer  mare  irr.pfe^chf 
ciunti  frrffò  a  la  Cattolica,  oue  fngeua  daffettarli,  li  fummergeffero .  Laciual  cofafcgut  ajfunfo, 
cme  da  lui  fu  ordinata,  E  non  che  da  (juefii  due  ftffcro  fummerft  i  due  miglior  di  fano  ,  chera^, 
no  efft  medefmi,  come  altri  hanno  detto  &  intefo  .  Coflui  aduncjue  uuole,  che  ijuando  Dante  fai 
ra  tornato  al  modo,  faccia pjfer  a  (^uffìi  due  migliori  di  Vano,che  fe  juiui^in  Inf.nd  ^  uano  lantii 
Ufàeyf,  come  uuol  inferire  che  non  è,  e  che  hahHamo  in  altri  luoghi  di  fcjfra  ueduto,  eh  fffì  frani 
no  gettati  F  Vori  dì  lor  uafeQo,  Verche  morcdo,  laiiime  faranno  gettate  fuori  de  corp  loro,  che  fcn^ 
uafcHi  e  ricettacoli  di  <\uAe .  E  Macerati, Macerare    metter  Ihuomo  in  un  facco,  e  con  una futra^ 
che  lo  tenga  a  fvnlo,  gettarlo  in  mare,  come  uuol  inferire,  che  douea  pguir  di  <\uffli  due  freffo  a 
la  Cattolica  fer  tradimento  D  Vn  tiranno  fUo ,  ciò  è',  di  Malatefiino  .  TR  A  lifcla  di  Cipi,  Pùw^ 
^uefie  due  ifcle.  Cifri  orientale,  e  Maiolica  occidentale,  fer  tuttol  mar  mediteraneo,  t^ettuno  aduni 
^ue,  fecondo  ifoeti  Dio  del  mare,no  uide  mai  da  luna  a  Ultra  di  cuffie  due  ifcle  feguir  un  f  gran 
fiUo,  ijuanto  farà  tjueUo,  difiir  fi  crudelmente  morir  cjuffti  due,  NOw  da  pirati,  Non  da  corfili, 
NOn  da  gente  Argolica,  Non  da  gente  Greca  detta  Argolica  da  Argos  frima  città  di  Creda, 
O  da  la  f  rima  naue,  detta  ArgOf,  che  fecondo  ipeti  nauigafp  cjuffto  mare,  delcjualgran  iemp 
ftiron  Signori  i  Greci  •     (^^el  iraditor,  che  uede  pur  con  luno,  Intende  pur  di  Malatelìino,  peri 
che  non  hauea  che  un  occhio  /c/o  colcjual poieffi  uedere,  E  tien  la  teira  d^Arirr.ir  o,  CUe,  ào  e, 
laijual  terra,  tale  e'  cjuimeco,  che  \JOrrette  effer  digiuno  di  uedere ,  Worrelhe  non  hauerla  mai 
ueduta  .  Intendendo  di  Curio,  come  poco  difetto  uedremo  .  lAra  uenirli  a  parimente  fco.  Coi 
me  difcpra  dicemmo  .  POifira  fi,  Poi  opererà  di  modo  che  al  uento  di  Tocaya  NOn  farà  lor  m.ei 
ftieY  frego  ne  uoto .  Tocara  è  alto  monte  freffo  a  la  Cattolica  fui  mart,  dalcjual  nafano  uenti  mal 
io  impetuofi,  che  (juaUhe  uolta  mandano  a  trauerfc,  e  fummergono  le  naui  chef  affano,  oue  i  mai 
rinari,  fer  loro  fcampo,  fogliono  far  uoti,     inuocar  chi  uno,  e  chi  unaltro  fanto  .  Ma  coftoro  , 
fe  fer  opera  di  Malateftino  faranno  in  tal  firma  morti,  non  potendo  tornar  a  cafa  ,  non  firn 
hr  meftieri  fir  uoti^  ne  preghi  fer  cagion  di  jueflo  uento  • 


Et  to  i  hi  ;  Dìmojlrmt ,  e  dichiara  5 
Se  uuoi  ch'io  forti  fu  di  te  noueìla  j 
Chi  e  colui  de  la  ueduta  amara  ♦ 

AVhor  pofe  la  mano  a  la  mafceUa 
Dun  fuo  compagno  ;  e  la  bocca  gliaperfe 
Gridando  ;  Q^uefìi  e  effo^e  non  fàueUat 

Quejli fcacciatoftl  duhbitar fommerft 
In  Cejàre  ajfermando ,  chel  fornito 
Sempre  con  danno  lattender  fojferfe  ♦ 

O  quanto  mi  pareua  sbigottito 
Con  la  lingua  tagliata  ne  la  jlroz^ 


Dante  uuol  intender  da  coftui,  chi  e  juA 
lo,  delcjual  difcfra  diffi  che  era  fcco,  e  che 
uorrelhe  effer  digiuno  di  ueder  la  terra y 
che  tenea  cjuel  iraditore,che  uedea  pur  ed 
luno,  (io  è-,  Malatefìino,  ihe  teneua  Arti 
mino,  Lacjual  città  fu  amara  ueduta  < 
Curio,  che  era  (jueUo,  delcjual  Dante  uoi 
leua  intédere,  Terche  (juìui, fecondo  Lue, 
nel  primo  hauendo  perfùafc  a  Ce  far  e  con 
molto  graue  oratione  che  doueffe,  contri, 
la  legge,  fajfar  il  fiume  Kuhicone  con  lef 
firciio,  che  mduceua  di  céia,  V 


.  .    ^  INFERNO 

Curio  ;  che  a  dicer  fu  coft  ardito  :  i„  «  ftom4t  mfu  ìi  Vmph  t  h gìiaU 

Et  un  che  hauea  luna  e  Ultra  man  mo7^  j  trifuoi  nimid,  ii  de  egli  jìaua  frimt 

Leuando  i  moncherin  per  laura  fcfca ,  iniuhbk,'ttrjfinio  foi,ffrtalft,affri 

Si  chel  fangue  ficea  la  faccia  fo7j{a ,  fu<tfiwe,jìm  capont  ie  le  guerre  ciuili 

Gridò  ;  Ricorderati  anco  del  Mcfca  ;  Rowami,  ero conglialtri  fcanUoft  i„ 

Che  dijfc  lajTo  ;  Capo  ha  cofi  fatta  ;  ^Kefla  luogo  punite,  e  U  fa«fen<in><>pr<t 

Che  fa  il  mal  Teme  per  la  ^cnte  Thofcaì  <heM'Jh^'''y  tagliata  la  li,gu.,frnhe 

Et  io  uaggionf,;E  morte  dituaCchiatta:  ""IZ  ^  f--rr:'nt'Fro  con,r.fojì, 

Verchtl,  Accumulando  duol  cL  dudo  ''^i'^f.  '  1""'',°'"/'-.'^' 
c       •  r        CI  ^hf  Ilo  jf  mio,  cioè  ,Pifro^aì^fiicitìa 

Sen  g^oi  come  perfinatrrnac  mattai  kelaLoaUr..fcetlaJunruocon,f., 
Ma  ,0  rmaft  a  riguardar  lo  jluolo  j  ,^,,Mt  la  hc'ca,  egriih  duenì 

E  u,dt  cofa ,  chio  hauret  paura  ^ueh  efflr  ,ffi,che     f,u>Eaua,  bi  m 

Un\a  p,u  proua  di  contarla  filo  ;  quello,  il^ual faccialo  Ja  Roma,  eutm 

Scnon  che  confcientia  majpcura,  .  ^uiuia/rouarcefire,  SVm>!ìerfe,c;a 

La  buona  compagnia ,  che  Ihuom  francheggia  e-,  Sfoifc  il  iuttitar  in  lui,  ilijual  (r<t,^t 
Sotto  lo  ibergo  del  fentirft  pura ,  iouea,  o  nm  iouea  f affare,  AjjèrmanJt 

Curione,  CHelfirnifo,  ciò  è-,  chfl  frof 
Miun,  cme  era  Ce  fare  ie  le  cjfe  of fortune  a  la  guerra,  Soffirfc  fcmfre  lattetìdere,  ciò  è-.  Coni 
fini,  fcmfre  il  Jijprir  con  Janna,  Onde  Lue.  nel freallegato  luogo  in  ferfcna  deffc  Curione,  Vun 
trepiant  "uUo  firmato  rokrefariesToIlemorat,fcmfernocuU  diffirre  paratis .    O  Ciuanio 
mi  farrua  ■sbigMito,  E  w  Curio  tanto  iligottito  ^juiui  morto,  quanto  fa  troppa  ardito  uiuo  in  feri 
fuader  a  Cejare  i^uello,  de  non  douea,dou(ndaft  !un  contrario  con  lalfro punire.  Come,  per  la  mt 
iffma  ragione  Uueua  ancora  tagliata  la  lingua  .  ET  un  che  hauea.  Vane  a  ciafcuno  conuenim 
I' t(n<i  ai  dfluto,perche,ff(„docaPui,pfrlefuemale  opere, fiata  cagione  dm^^^^  nofaUhffmi 
fcandah,  e'conueniente  che  hahhia  moZ^e  le  mani.  Scriue  il  Willani  a!  xxxvy'.  del  auinlo  Ut.  de 
lajìia  opera,  che  tanno  Maxxv.  hauendo  BonJe'.monte  frejìanliffmo  giauene  de  Bondelmonii  di 
firen^prome/fc  dij^^far  unagiouane  degli  Amidei,  Er  hauenione  poi  tolto  una  dt  Donali,  che 
ejf(nhundiper<jufl}o  adunali  molli  notili  cittadini ,  come  Vherti,  Lamlerli  fp- altri  ajemti 
ad  ,ff,  Amilei,perconf,gliarf,  di  quello  chefiffe  dafàre,  e  chemU<mdof,  de  la  uédctta,  e  diche 
qualità  ladoufjfe  effcre  dice,  che  Mofca  degli  vlerti  temerariamente  confglù,  che  ttr  ogni  rroi 
Joftdouefe  ouiderRonielmonieaiducendo  quel  comune  prouerlio,  Cofafaua  ha  capo  ,  do 'e-; 
la  cofa  eh?  ■7** ''y     E  cof,  egli  con  okuni  altri  del  medefmo parere,  trouatol  oiouene,  luct 
T%  \T    f    ''ff^"  '  l"'^'  ^'M'^^^i-.e  di  qui  hehlan  origine  in  Tiren7c  le  farli  Cuil 
)t  e  G  nbellme  dwiiendof,  tutta  U  ctuà  ,  e  comindaron  luna  parte  a  cacciar  Ultra,  e  non  fcnTa 
granhff,moJpargi.:ento  di/angue  e  ruin*  di  quella.  Onde  dice,  che  fa  per  la  gente  Thafca  rnal 
Ime  perchepraduffe,  come  utcol  infirire,peffma  frutto .  Kauenda  adunque  ctfìui  moA  e  luna 
e  l'<l'ra  mano,  Uuauai  moncherini,  chefena  le  traccia  fn^amani,  PBrlaura  fifia,  Verlaere 
S?    r       '  7"'^ '"A    '""«"'.  CHelfngueficeuafc^^a  tajiccia,  perche  La  di  quella 
cadeua,EdJc,  Rharderaù  amor  delMofca,  \  olendo  inferire,  cheglif,  deila  ricordare  dirinat 

TJitLÌZ  f'r'  '''4''"''?  f'-/?'"«'¥'»°  er^aiaprcgato,  CH,  i,ff,  quU 
poeta  dcehauer  raggtunio,  chera  fiata  ancora  morte  di  fu»  fchiatta,  imperi,  che  in  u'nieUaìi 

frmofuo  hhre  due  chegh  jmando  come  perfna  TRifìaemaUa,  eia  k-.  Mei  e  flolla  duello 
^^f-'i^r^^Pratomedefmamentef^rinJ^ 

ftuolo. 


C  A  N  T  O  XXVriT, 

(?«o/o,  fio  e'y  A  uehyU  Moltitudine  di  ^ufUeanimfy  KIT  hauer  ufìutQ  cQpjchiìihaufYÌa  faufd 
di  contarU  f  dirla  fclo  SEn'^fiu po«*,  Sen^altr:)  tefiimmo,  che  (jufUi  lui  jìeffc  tfYfendo,  coi- 
m  uuol  infirire,  chf  non  hfiffe  creduta.  Tanto  incredihl  cofa  era  ijuflla  che  hauea  ueduto,  SE 
fion  che  confcifntia,  Afofitiue,  La  luona  comfagniay  CHf  Ihmm [ranch f^gia,  Uftalfc^  lanirrd 
liheyò  t7  (Audace,  la^uwnx  t  dalli  ardire  SOtiolo  shergo,  ciò  è-,  Sorto  la  fiducia  efrofetiione  del 
fcntirfi  fura  e  netta  .  perche,  fi  come  Ihuomo  armato  dt  shergo,  ardifce  entrar  fcuYan:er.te  tra  le 
taglienti  fi^a  de,  Cofi,chi  accompagnato  da  la  huona  e  fura  confcientia^  e  che  in  f  arte  alcuna  no» 
lo  rimorìe,  aydifce  dir  il  uero,  e^uantunc^ue pffia  che  non  gHhahtia  ad  efjtr  creduto  . 


Io  uìdi  ' certo  ;  t!^  anchor  par  ch'tol  ueggìa 
Vn  bujlo  ferf{d  capo  andar  ;  f/  comt 
hniauan  gìialtri  de  la  trijìa  greggia  ^ 

El  capo  tronco  tenea  per  le  chiome 
Tejol  con  mano ,  a  guifa  di  lanterna  ; 
E  quei  mirdua  noi,  e  dìcea  jO  me^ 

Di  fi  facea  a  fit  \lcffo  lucerna  ; 
Er  cran  due  in  uno  5  6"  uno  in  due  : 
Come\fcr  può ,  quei  fa che  Ji  gouerna  ♦ 

Qj/anio  diritto  a  pie  del  ponte  fi<e; 
Leuol  braccio  alto  con  tuttd  la  teUa 
Per  appreffàrne  le  parole  fue  ; 

Che  jùr^Uor  uedi  la  pena  molelU 
Turche  jpirandojuai  ueggendo  t  morti  i 
Vedi  fe  alcuna  è  grande ,  come  qucUa  : 

E  perche  tu  di  me  nouella  porti  ; 
Sappi  Tchio  fin  heltram  dal  Fornio ,  quelli, 
Che  diedi  al  Re  Giouanni  i  mai  confòrti  • 

Io  fÈci  il  padre  el  figlio  in  fi  ribelli: 
Ach'ncphel  non  fé  più  d'f^>[falone 
E  di  Dauid  co  mahagi  punT^H'u 

Verchio  partì  co  fi  giunte  perfone -, 
Varino  portoli  mio  ccrebro  lajfo 
Valfuo  principio  j  che  in  queflo  troncone  x 

Coft  fiifcrua  in  me  lo  contrapaffo  ♦ 


fattoi  f  Off  a  U  fua  fcup,uifn  a  dire  la  coft 
incrtdihile  che  uide ,  e  ferirla  (jUùfo  fin 
fuo  credere,dice  hauerla  ueduta  ceriamo' 
ancora  (juanlo  ui  fenfa  ^glie  la  far  coft 
certa  di  uedtre,  E  c^uel  che  uide,  dice  che 
fii  un  Ufo  jcnl^  cefo  andar  fi  come  ar,d^ 
uan gHclir  ,  DE  /  frfagrefgc,  do  e^. 
Vela  r^ffia'urha  di  cjuelle  a f fatte  anii 
me,  Et  è'  ferfmiìifudiuf  dt  la  torma  de 
g^ {armenti,  chealtramete  fi  Marna greg 
gia.Bufio  è-  tutto  Ihuomo  dal  cafo  in  giù, 
jlcjualcafo  dice  che  tenera  fer  le  chiome 
Affici,  ciò  e'.  Vendete  con  mano  A  ^uifa 
ìi  Utìterna ,  Kel  modo  che  la  lanterna  ft 
portaferfirlume,  E  C^uei^cioe,  E  cjuel 
tal  cefo  miraua  noi  e  di  cena,  Om.e  ,Voi 
lendofifvrfi  di  uederìoro  fcn"^  alcuna  fe^ 
na^  egli  effcr  fi  crudflmtnte  tormenta 
fo  .  DI  fi  fàcfua  a  fi  ftfffc  lucerna,  Vel 
cafO fitiO,  mediante  ghocchiyfi^ceua  lumie 
al fiuo  hufìo,  ET  erari  due  in  uno,  ferche 
■  il  capo  el  Ufo  erano  dun  fido,  ET  uno  in 
due.  Perd  e  un  fclo  in  due  era  diuifc,  h/ta 
come  cjueflo  fofjl  efifire,  fer  non  cafer  in 
intelletto  humc.no  dice ,  Saferlo  colui  che 
gouerna  la  fu,  do  ìdio  che  regge  in  cielo, 
ilcjualfd  tuffo,  ferche  tuffo  fice  .  Q^^n 


Jo  diritto  a  fie  del  ponte  pie .  Qi'uto  cofiui 
ificino  al  ponte,  fcpra  delcjual  era  ^irg.  e  Dante  ,  leuo  alto  il  hraccio  mfiteme  con  la  tefla^fer  af^ 
freffar  loro  le fiueparo'e,  lecjuali  fiiron  cjuejìe,  UOruedt  fu  ,  Intende  Dante,  CHc  uai  fiirando, 
J!(jual  uai  alitanio.  Et  ^  coftfrofric^  de  uiui,com.e  era  efife  Dante,  VEggendo  i  morti ,  Vedendù 
firn,  che  fi.amomorti  nel  peccato,  Vedila  molefiafena  da  lacjuale  io  fcno  cruciato,  Wedifi  alcunaè^ 
come  cjuefta grande .  A  d  imitafione  di  Uremia ,  n  uos  omnes  cjui  tranfiitis  fer  uiam,  attendife 
^  ui  Jefe  fi  eft  dolor  ficut  dolor  meus.  Volendo  infirire,  nefifi.  na  effi.rnt  eguale,  non  che  maggior 
de  la  fua  .  E  Verche  tu  di  me  nouella  por/i,f^fpi  chi  fcn  Beltram  dal  Bornio,  Cofiui  dicano  effire 
fiato  Inghilefic,  Altri  Guafcone,  e  mandato  d'Arrigo  d'Inghilterra  in  corte  del  Ke  di  Trancia  a 
puerno  di  Giouanni  fuo  figliuolo  cognominata  Qiouene  ,ll^ualejfin  do  fiori  li  modo  fflendih 


INFERNO     CANTO  XXVIII. 

e  Jay^o,  Arrìp  molf:ì  fc  neteneu^i ^raum,  nm  f^tenh  fuffliYe  a  tante  larghe  fffft,  Et  ultimai 
mente  ueJfnh  nòn  uolerfi  ia  tjuelle  YÌmaneYe^  e  meno  effìr  dijpoflo  al  toYnar  a  cafd  yfenso  dajp} 
^naYÌi  una  parte  del  ye^no,  de  le  cui  intrate,  fotejp  ancoYa  honora/amenfe  uweye,  e  co/?  fice^  Mi 
ri:)n  ftffplendd  a  lanimo geneY:)fo  delgiouene,  fu  conftgliatò  da  BeltYame  a  tornaY  in  InghilteYYa, 
e  (jkiui  poi  a  moufYguerYa  al  falye,  lacjual  co  fa  fcntendol  Re^uenne  con  ualido  efpYcito  c^ntya  di 
hi,  tfX  afp diodo  inAltafÒYte,  De  latjual  teyya  ufceyìdol giouene  un  di  a  comhatteye,  t7  efpndofi 
molto  ucflorofdmente  fOYtato ,  fu  f(YÌto  a  moYte  da  ur^y  che  li  fcayico  a  doffo  una  halefìra,  LacjMl 
morie  fi{  pi  mfatientifJìmaYnenie  toUcrata  dal jfadye,  maffìmamente  intefo  da  Beltrame  la  uirtu, 
e  la  ma^nifìcenfia  chera  in  lui .  lli^ual  Beltrame  dice  effer  colui ,  the  diede  l  Mai  conforti ,  ab 
è-,  1  rei  configli,  al  Rt  Giouanni  fàc'endol  fadre  tST  il  figliuolo  in  fe  medffmi  rileììi  tanto ,  che 
Achiiofil  CO  mal uaggip un'ini.  Co graui  fiir^^oli  e  male  ^erfuafion  ,  non  fice  fiud'Alfilon  e  dì 
Vauid  fuo  fadre  facendoli  ftmilmente  lun  da  Litro  rihellaYe,  come  fi  legge  nel  fecondo  di  leeoni 
tenuto  ne  la  Bibia  .  Aduncjue  BeltYame  dice  ,  che  \er  hauer  al  mondo  payfite  e  diuife  f  giunte  e 
congiunte perfcne,  come  era padye  e  figliuolo,  egli  porta  hoya  ijuiui,  per  conueniente  pena  ,paYtìu 
IL  cerehro,  ciò  e*,  la  tefìa,  doue  fìa  effe  ceretro,  DAÌ  juo  pYincijfio,  chera  il  cuore  ,  dalc^ual  tutti 
i  memlriprédono  la  fua  uirtu.  CHe,  ìl(jualprinc'f  io,  £^  In  (jueflo  troncone,  E'  in  ijuffìo  hufìo . 
Cof  fofprua  m  me  IO  cmtra^pum  ,  do  e-.  Lo  coniracamlio  ,  Volendo  inferire  ,  che  per  hai 
uer  diufo  il  fgliuol  lai  padre,  che  doueano  ejpr  duna  fòla  uohnta,  il  medefmo  f  offcrudUà 
Mora  in  lui  hauendo  diuifo  il  capo  dal  hufìo  ,  che  dùuea  effer  un  corpo  fok  . 

CANTO  xy^iyi. 

La  molta  petite  ti  le  diucrfe  ^la^e  DimojiYal  poeta  nel  prepnfe  cam  ,come 

Eaucan  le  luci  mìe  fi  inebriate  fcRecìtato  da  Virg.partiron  difcpralfon 

Che  de  le  flar  a  panger  eran  uaghe  x  '''''''        >     «'^  precederle 

Ma  Virgilio  mi  diffe  ^  Che  Vur  guate  i  'ff  hahhiamo  ueduto  e  ,he  fcguitanh 

•  Verche  la  uijìa  tua  pur  fi  foffolgc  U  lorica, giunfrojulpon^^^^^^^^ 

.    ^         j     \  .fi-'  -^/^  ^   .  .  uaalax.Que  fcntirondiuerfieuartla'. 

Ugiu  tra  hmbre  trtfie  e  fmojjicate  i  mentideglialLm:fìiefl.lfJi^chefipum 

l^u  non  hat  fiotto  fi  a  laltre  bolge  :  ^^.j,  ^  perhf^JoL, 

Venfa  ^Je  tu  anouerat  k  credi  ;  ^^^.^  ^^^^^  ^^yj ^ 

Che  migha  uentidue  la  uatle  uolge  :  ^  che  difcefro  di  la  dal  ponte  ìofcogliofu 

E  già  la  luna  e  fiotto  nojìri  fiedit  lultimariua  di  tutte  le  tolge ,  donde  uiie 

Lo  tempo  e  poco  homai  ^  che  ne  conceffo  5  poi gli^iritt,  da  eguali  tai  lamenti  ufciuoi^ 
14  altro  e  da  ucder  ^  che  tu  non  uedL         no  ^efflr  LYuciati  t^  affitti  da  infinite 

pfflilenfie  e  morii .  Tra  ijuali  ffiriii  ini 
iroduce  a  parlar  Cri  fimo  d'AreT:^,  e  Capocchio  da  Siena  de  la  imita  e  hria  de  Senef  . 

LA  molta  gente,  e  le  diuerf  piaghe,  e'  humana  cof([  Ihauer  compaffone  a  glia  fitti ,  come  il 
poeta  finge  Mie  lui  de  la  ^ran  turha  de  Unirne,  cheYar.o  ^ruàafe  ne  la  r^ona  hlgia  ,  pn  If  di'* 
uerf  piaghe  cherano  in  ^uella,Onde  dite ,cheffhaueano  fato,Welriate,cio  e-^Aggrauate  LE  fue 
luci,  Infefcpergliocchi  de  lintfdetto  fiff  in  tal  confideratìone,  cherano,  de  la  pietà,  uaghe  de  b 
far  a  piangere .  Ma  che  Virg.  p^r  rimouerh  da  tal  fiffa  confderatione ,  Kon  uo'endola  ragione 
chflfcnfliia  occupato  in  un  uitio  fcnm  santo  che  li  hajìiper  hauerne  fiena  rfferientia,  li  difje , 
CHe  pur  guate  ciò  e-,  che  guardi  tu  pur  an.hora  ,^  TErche  f  fcff'ge,  Pfyche  fffiffa  la  tua  uv^ 
fa, pur  la  giù  IRa  le  fmoffcate  e  trifle  omhre ,  ciò  è-  Tra  le  tronche  e  mefe  anime  Tu  non 
hai  fatto  cof  a  laltre  holgie,  che  hahliamo  lafciato  a  dietro,  Venfa,  fc  tu  le  credi  anouenxre,  eh  1^ 
ude  uolge  uentidue  miglia,  \i  olendo  inferire,  che  per  fffcy  laklgia  di  tanto  gran  dnuito.e  coni 


INFERNO     CANTO  XXIX, 
fcaufy^lfmfntf  lanime  cheram  in  tjufUa  cjuAft  dinfinm  numno,  chf  il  hrfuf  tmfo,  i^UiilUufai 
noanLhoYajìctYne  l'inf.non  fatiua  che  lo  confumajfe  infmil  uanifa.  Ortifiice.B  Cia  U 
iuna  e  /etto  mfÌYi^ieli,  Vm\ie  hahhim^  d  intUere,  che  fi  cme  in  altro  luo^o  hMimo  iftjo, 
il  iemfomceiuto  /oro  a  cercar  tuUo  Vlnf.fumk  chel  foeia  lo  finge,  era  un  giorno  naturale  , 
(UueniuaadeffereialafcradflVenerefanto,  che  il  poeta  comincio  a  iifcender  a  Vlnf,  Oni( 
alpincifio  iel  fecondo  canto  difp,  lo  giorno  finandaua  e  cet,  fino  ala  fera  del  figuente  fcbaio,  che 
ueniua  ad  effir  unanoUe  ^  un  di,  la  notte  uedemmo  hauer  confidata  infine  delxx.  c^to,  out 
ne  la  quarta  hlgia  uedmmo  effirf  uniti glindouini,  1^  già  era  uicino  a  la  prirr.a  hora  del  fcgueni 
te  di,  chera  cjueUa  del  [dato  fmto,  oue  in  ferfcna  di  V  irg.  difje,  lAa  uienne  homai ,  chegiatien 
le  confine  Damhe  due  glihemifferi,  e  tocca  londa  SoUo  Sitilia  Cain  e  le  fjine  e  cet,  hora  ej/cndù 
ciunto  a  quella  nona  holgia,  e  fur  in  ferfcna  di  Sirg.  dicendo ,  E  già  la  luna  effetto  nofìri  Jiedt 
dinota,che  oltre  a  tutta  lanette,  haueano  ancora  confumato  jfiu  di  Y^:e^  il  figgente  di .  Perche  ,  je 
la  luna  era  ne  laltro  hemiffiro  ,  e  fctto  i  fiedi  loro  ,  ueniua  ad  ejfcrfcttol  circolo  meridiano  ,  Ef  il 
fole  nel  nojìro  hem.isfiro  ,  oue  effi  erano  ,  poteua  hauer  f  affato  il  detto  circolo  per  lo  fratto  di  xv. 
oyadi,c]  e  ueriua  ad  ejfcre  una  hora  oltre  a  mt'^  di,  perche  di  tanto  fi  poteua  la  lunaMJ^P'^ 
pofitione  ,  effr  accoftata  al  A'f  ,  per  la  ragione,  che  d  ffiif  mente  duemrr.o  nel  pre  l  egato  xx. 
canto,  e  di  quello,  in  effi  uerfi  Wìa  uienne  hon:ai  e  cet.  Haueano  adunque  a  lonfurrar  ti  nmar.en 
te  di  qufjio  di  in  ueder  la  x.  tolgia  ciT  il  nono  cerchio  ,  che  conteneua  quatiro  sfire,  e  pajfcr  fu 
lultima  farte  de  la  fera  per  lo  centro  de  la  terra  a  laltro  hemisfiro  ,  oue  irouaron  prmifio  di  matti  f 
na,  Onde  Wirg.  dice  a  Dante,  ht  altro  e  da  ueder,  che  tu  non  uedi,  E  no  che  confumcffro  il  ri 
manente  di  queflo  di  inp^^^rperl  centro,  e  flir  ala  fi  perfide  de  la  terra  ne  laltro  hmisfiro, 
oue  era  loro  tornato  note, come  altr  hanno  detto,  E  che  chiariff  mametenelfuo  luogo  uedrem.o. 

Se  tu  Uueffi ,  rìfbcfiQ  ,  appreffo  ,  R'!/?^"^^         a  Virg.JE  tu  hauefft 

Zfo  .  i  4oi  /peS4..rJ...;  ^rf^ttefc,  Setuhaueff.  ^pre^llm. 

Z    mh^ureé  JcL  lofii  d-^mcjjo.  fi  ^-ente  guardar  giù  ^^^^^^^ 

lorjt  miJ                        j            jj  fideraio  la  cagione perchto  Puardaua ,  CO'. 

Vane  fen  già  5  ^to  dietro  gUnàaua  5  /^^    ^^^J^.  J  .^yr^ommi  del  parti, 

Lo  duc.t  già , pcendo  h  njpcjìa ,  ^^^^^  ^^^^^j^.  ^.^^j^^  ^^^^-^  ^^^^^^ 

E  figg^^r^genio  ;  "Dentro  a  quella  cdud ,  fliperdonato  anchor  lo  fare  .  Molendo  ini 

rouio  teneua  hor  gjhcchi  cofi  apofla ,  ^  ^-^^^  ^[,^/  ji^  guardar  la  giù  fi  fife  non 

Credo  che  un  flirto  del  mìo  [angue  pianga  fcn"^  lecita  cagione,  come  appreffc  uè: 

La  colpa ,  che  la  g'u  cotanto  coYla  ♦  ^yemo ,    l  O  duca  parte  già  fcn  già , 

/illhordtffcl  macfìro  ;T<lon  f franga  \ irg.  alento paffo già f(nandaua,Verche 

Lo  tuo  penfur  da  qui  inanV  fourello  t  ijueUo,  tlqualfi  m.ette  in  uiaper  camina^ 

Attendi  ad  altro^^eìla  fi  rimanga^:.  ye.noncamÀnaaprincipio  con  quella  uef 

Cho  nidi  lui  a  pie  del  ponticello  ^^cita,  che  fk  poi,  quando  e-  dirotto  ne  lan 

Uofirarti ,  e  minacciar  fòrte  col  dito  ^^^^                   tuUo  ma  parte 

xviojiran  ,          ^   /  t  ,  .ìì  O  ueramenfe ,  che  più  mi  piace  ,  Virg. 

Et  udii  nominar  Ger/  del  hello .  ^^^^^^  ^  ^  /^^^  ^^^^^^^^^  ^  ^4 

Tu  eri  allhor  fi  del  tutto  impedito  ^.^^^     i.gHandaua  retro  facendo  la  ri'. 

Zoura  colui ,  che  già  tenne  Mtafòrtc*,  ^.^  ^^y^^^^ principiata,  E  fcggiun. 

Che ,  non  guardafili  in  la^fi  fii  partito .  ^^^^^  ^  ^^^^^^  ^  ^^^^//^  ^^ua ,  Dentri 
^  cueRa  lohia,  hue  io  teneua  hora  gliocchi  COfia pofla,Cof  ftudiofimente  fifi  er  attenti,  Crei 
io  che  uno  ffirto  DE/  miofangue,  D.  /.  mia  cognation  eJUrpe  fianga  U  colpa  CH.  .o...ro  .0; 
p,;LaquaUon  tanta grauepfna fi [unifif  lagiuin.quelfindo.   AÌlhor  diffd  maeftro  ,NOn 


INFERNO 

fi  franca,  ciò  e^y  lion  ftntemmf  a  htm  f  enfilo  SOarfUo  ,  Soura  ijuel  fair  ^mf3  ,  AfffTjJiat 
altro,     fi  fi  rimanda  la,  CH/o  uiii  lui  et  fie  del  ponticello.  Tornei  adunciue  U  ragione  ad  amm^ 
nir  ilfofo  ,  che  non  iffenia  inutilmente  il  temp,  ^er  la  ragione  pco  di  fcfra  detta  dimoftrando^ 
come  Clelia  che  difcerne  e  uede,  non  ignorare,  come  fi  credea,  de  lo  Jpirito,  del(]ual  egli  andata 
(0 gliocchiftfifimente,fer  lo  ^nh  de  la  ualle  cercando,  Onde  difopra  diffi.  Se  tu  haueffi  attefi 
a  la  cagione  e  ceti  Verche  dice  hauerlo  ueduto  a  pie  del  ponticfUo,  fopra  del^uale  era  Dante  interi 
io  a  riguardar  di  lui,moftrarlo  a  glialtri  ffiriti, e  minacciarlo  fhrte  col  dito, Et  hauealo  udito  nomi 
nar  da  effi  ffiriti  Gerì  Veliero  .  Cojìui  dicano  che  fu  fratello  di  Mejjìì-  Cione  de  gli  Aliaieyi 
huomo  molto  fiifmatico,  e  che  per  tal  uitìo  fii  occifo  da  uno  de  Sacchetti,  ma  che  la  uendeUanon 
fufntta  fcnon  f  affato  xxx.  anni  da  un  figliuolo  di  Mejfer  Cione,  che  occife  uno  de  Sacchetti^  XV 
eri  allhor,  Seguita  Virg,  e  dice,  che  la  ragione  perche  Dante  non  uide  cojiuifi  fu,  che  gli  alllora  ' 
HuUoQerififirm'o  fcttolfófe  a  minacciarlo, era  del  tutto  fi  impedito  fcpra  Beltram  dal  hornh^ilaJl 
léne  in  Inghilterra  per  Ciouani  figliuolo  d'Arrigo  AÌtafirte, terra  di  (Quella  lfola,come  difofyl  U 
(èmo,chegli  no  guardo  uerfo  la  parte  doma  Qerifin  che  fi  fit  partito^  e  che  pin  nò  lo  poteaueiere. 


O  duu  mìo  la  uiolenu  morte  y 
Che  non  ghe  uendicata  anchor  ^  d'iffto 
Ver  (tkun  jchc  de  tonta  fu  con  forte  j 

Vece  lui  dUiegnofo  t  onde  fkn  gio 
Sen'Xa  parlarmi  fi ,  comio  fimo  t 
Et  in  ciò  mha  e  fatto  a  fe  più  p/o  ^ 

Cofi  parlammo  inftno  al  luogo  primo  j 
Che  de  lo  fcoglio  Ultra  ualle  mojlra , 
Se  più  lume  ui  fi>ffe  ;  tutto  ad  imo 


Dante  mofìra  ,  Ceri  efferfi  partito  fini 
^parlarli,  per  lo  sdegno  conceduto  coni 
tra  di  lui  e  de  ghaltri  juoi  confanguU 
nei,  che  non  haueano  fitto  uendeUade 
la  fua  morte  .  Onde  dice,  O  Duca, 
O  Virg,  mio  ,  la  uiolenta  morte ,  che 
non  gilè' anchora  uendicata  per  alcuni 
CHe  fia  confine  de  lonta  ,  ll^ual fia  pan 
tecipe  de  la  ingiuria  ,  come  uuol  infirii^ 
re  chera  egli  e  glialtri  di  (juella  fimi, 


glia  ,  FE^f  lui ,  ^ece  effe  Geri  disdegnofo  ,  O^de  fin  glo  ,  Per  la^ual confinando  ,  comio  fit} 
mo  ,fen'^  parlarmi ,  ET  in  ciò-  mhaef^uo  più  pio  a  fi  ,  Et  in  ^uefio,  che  non  fia  anchora  um 
iicato,  rnha  eglifiitto  fiu pìetofo  uerfo  ài  lui,  [Cerche  ^ùejìa  tal uenieUa,come  uuol  infirire,  fifhft>, 
taua  difnr  a  me  a  gHaltrifuoi  congiunti ,  m  non  h^uen  Jolaf^tta  fin  a  cjui,  egli  fha  ragion 
neuoìmente  da  didegnare  e  dolerfi  di  noi.  Onde  éhegli  mha  fitto  di  cjuefia  fua  feconda  penafprr^, 
the  nafce  da  negligentia  e  fufillanimìta  di  noi  fuoi  congiunti,  più  piet,fo,che  non  fà  de  la  fua  pen4 
frincipale,a  lac^ual  egli  è  in  cfuel  luogo  eternalmente  dannato  ,  hauendola  giufìamente  e  per  mi 
priofuo  di  fitto  meritata.  Altri  hanno  e fbofìo.chel  poeta  era  fiittopiu  pietofi  uerfo  di  cjuelli  che 
thaueano  Occifo  ,  Ma  dicendol  tefìo  effcr  fiuo  più  pio  a  fi,  non  uedo  come  tal  fcntimento  fi  Poffa  aa 
comodare  CO  fi  parlmo,Mfira, che  ne  la  firma  che  hahiiamo  ueduto, effiparlaron  anìUo  fin  ' 
V-Tir\ T'""'  f ^  ^^'^"^^  holgia,che  ueniua ad  efftre  il  frimo  luooo  che 
^iju  lofcogho  la  m:fìraua,cio  è-, a  piede  del  ponte .  S£  tutto  ad  imo.  Se  tutto  al  findo  ui  fiffe  m 
hime  ,  \foledo  infirire,  che  per  effir  ofiura  nelfi^ndo.ffifi  no  uipoteano  co  la  udutapmetr%e\ 


<luando  noi  JZmmo  fu  lultìma  chiojlra 
Di  Malebolge  fi ,  che  e  fuoi  conuerfi 
Votean  parer  a  la  ueduto  nofira  j 

Lamenti  ficttaron  me  diuerft^ 
Che  di  pietà  ferrati  hauean  ^iflralì  * 
Qniio  gliorecchi  con  le  man  coperft^ 


Giunti  cheffi  firn  SV  luìtlma  chioflra, 
(io  e ,  Sofra  lultima  chiufi  ualle  di  Mai 
Mge^che  ueniuano  adefpra  me^lpon 
te,  che  le  foprafìaua.  Sì,  ciò  è-.  In  tÀ 
modo  e  firma  chìee  fuoi  conuerfi  ,  F(X 
hauer  deUo  chiofìra  ,  che  i  fuoi  ff  iriti 
éiufi  e  ferrati  in  c^ueL  ,  VOtean  parrp 
a  la  nofìrit 


CANTO  XXIX* 


a  ìa  nojìra  ueìufd,  Voieam^ma  ffY  hfcui 
rifa  mn  fareano ,  come  uud  infÌYirf  , 
A  iincfare  ,  che  laìchimia  che  haueam 
ufm  (Quelli  cheum  al  fin  do  de  la  holgia, 
eferfe  fteffa  tanto  diffìcile  a  poterne  di^/ 
jcerner  il  uero,che  neffuno  uifuo  con  linf 
^    ^       V  tfUftto  c^^giicng^y^  ffcnon  chififfreffa  aà 

effe  ueroy  come  fffiftro  difcendendo,  come  uflremo,  de  lo  foglio  fu  lulfirra  riuadela  bolgia  . 
L Amenti  diuerfj ,  jferche  ueniuano  da  diuerf  anime  cruciate,  e  da  diuerf  farti,  SAfttaron  me, 
tAirunfcrol  core  di  fietd ,  de  latjuale  eff  diuerf  lamenti  hauean  ftrrati  QÌifìrali,  fio  p-.  Li  fuoi 
àettu  Terde,f  comelofìralejfenefra^  mediantdftrro,  denin  a  (Quella  cof  a  lajual  è'  indri^)^^ 

Hi 


Qj^al  dolor  fvra ,    de  gUJl-idaVt 
Di  Valdichiana  trai  luglio  el  fatemhre , 
E  di  Sdrdigna^e  di  ìAarcmma  i  mali 

Fo/Jfro  in  una  fìffà  tutti  infembre  ; 
Tal  era  quiuì  x  e  tal  pw^^o  nufciua  5 
Qual  fuol  ufcir  de  le  marcite  membre  ♦ 


INFERNO 

C^ft  ì  lamenffuM  ieUl  lì  cojìor:^,  ^enefraron  Jlema  d  cuor  lì  luì,  vnelUnfe  la  fiefk  de  irre 
cauan,  m  loro  talmente,  cheffr  mn  uiirli,  egli  fi  tuio  glioYfcchi,  E  ^ufflo,  a  do  chf  mn  fijpe 
m^ffo  ct^  alcuna  comfaffjone  di  <jueìli ,  che  merHauam  ogni  gran  fupplicio  .  q^al  dolor  fira 
Vice  infcntentii,  che  in  ^ueRa  iolgia  era  (al  dolore,  cjualfaYehhe  fe  del  mefe  dagojìo  filfcro  mefft 
in  una  jhffa  tutti  i  mali  de  gìihjfidali  di  \/aldichiana  ,  di  Sardigna,  e  di  Maremma  .  e'  Iru 
Are^^,  Cortona,  chiuft  eMWepuhianQy  dcue  paffa  la  chiana  fiume,  lahelletia,  Laijual  rihoh 


ì^ct  itfandmmo  in  fu  lultima  ma 
Del  lungo  fcoglio  pur  a  man  finijlra^ 
Et  aUhor  jù  la  mia  uifìa  più  uiua 

Giù  uer  lo  fóndo  la^oue  la  minìjlra 
De  lalto  fire  infollibil  giufìitia 
Vunifce  i  fhlfàtor ,  che  qui  regìjlrd  » 

ì^on  credo  che  a  ueder  maggior  trijlitia 
Fojp  in  Egjna  il  popol  tutto  inférmo  j 
Quando  fu  laer  fi  pien  di  malitia^ 

Che  gUanimali  in  fin  al  picciol  uermo 
Cafcaron  tutti  e  poi  le  genti  antiche  j 
Secondo  che  i  poeti  hanno  per  férmo ^ 

Si  riVlorar  di  fme  di  fòrmiche  ; 
Chera  a  ueder  per  quella  ofcura  mUt 
Languir  gUfpirti  per  diuerfe  biche  ^ 


Paffato  chelhno  il  ponte  ,fcefcYO  iehfc:^ 
glo  a  manfmiftrafu  lultima  riui^Uttal 
lerminaua  la  x.  ^  ultima  holgia ,  n  gl^ 
Ihora  dice,che  la  fua  uifìa  fit  più  uiuct  m 
uerfol  findo  di  cjueUa  ,  perche fcendeni^ 
cr  appreffando  più  ad  effe  fendo  ,  uipm 
ua  meglio  con  la  ueduta  aggiungere,  Oue 
ìinfàUiiile giujìitia  mini/fra  DE  lalto  fi^ 
re ,  Del  fommo  Dio ,  punifce  i  ^Ifatm , 
CHe  ^ui  regi/ira,  Icjuali  in  ^ueflo  tal  fin 
do  condanna,  E  dice  regi/ira,  perche  data 
lafententia  contra  lei  reo,  cjueRa  fi  regi', 
flra,  a  ciò  che  tale  ^ua Iella  è^,  fi  p:,fpi  poi 
a  tempo puhlicare  .  nO«  credo.  Da ouii 
ma  comj^arafione  dicendo,  che  non  fu  cofd 
più  horrenda  da  ueder  il  morto  nelfcla 


j.     tt         j  ,r  d'Egina  ,per  locjual  per)  ogni  animale 

il  duella  ,  Onde  naccjueropoi  glihuomini  di  fvrmichf ,  chera  a  ueJer  gUnftrmì  fhiriti  di  quella 
uaDe  Eaco  figliuolo  di  Qioue,  fecondo  Quid,  nel  yy.  regno  in  guelfa  ifcla,  nela^ua/efendl,  per 
morbOy  penti  tutti  gUhuomini,  ^  ognaltro  animale,  e  defiderando  reflaurare  il  fio  popolo,  uide 
un  di  grand  ffvmo  numero  di  formiche  [dir  efcender  duna  ^uercia,e  caddeli  nel  penderò, che  fi  ,o; 
pi  fo  fife  ilfuopopolo  .  Gioue  adempì  il  deftJerio  del  figliuo'o  cÓuertendole firmichf  inhuomini, 
PEr  diuerfe  biche.  Per  uarie  forme,  che  fino  genti  adunate  infieme .  Bica  propriamente  c^  quella 
che  fi  lagricoltoreful  campo  deificato  grano,  ^  fu  laia  de  la  haUuta  paglia,  o  daltra  cofi  fmile .  ' 


Qj<alfoural  uentrc.e  qua!  foura  le  f^aUe 
Lun  de  laltro  giacea  ;  e  qual  carpone 
trafmutaua  per  lo  triflo  calle  ^ 

Raffio  paffo  andauam  fen\ci  fermone 
Guardando,  &afccltando  Riammalati  J 
Che  non  potean  leuar  le  lor  perfine  ♦ 

Io  uidi  due  feder  a  fe  appoggiati; 
Come  a  fcaldar  fi  p  ggia  teglia  a  teglia  * 
Dal  capo  al  pie  di  fchian\e  maculati  : 

E  non  uidi  giamai  menare  Jlreg^ia 


T)efiriue,come  de glin firmi  fpiriti  alcuni 
negiaceuanoluno  fcpra  de  laltro,  Alcuni 
andauano  carponi,  Altri,  per  non  poter  fi 
fiflenere ,  fqpoggiauano  luno  a  laltro . 
Perche  trattando  pur  anchora  de  le  punii 
tioni  apparecchiate  a  gUchimìfii ,  moi 
ftracjuetle  effir  diuerfe ,  fi  come  diuerfi 
erano  fiati  ancora  in  uifa  glìefferimenù 
loro  w  tentar  hor  una  proua  hor  unaU 
ira,  per  uenir  a  lauaro  lor  difegno ,  E  tm 
iofioro  diie  hmr  ueiuto  due, che  per  r\^n 


0»! 

ini 
yo 


U 
C 

Mi 
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Ùfl 

•  fa 

li  ki 
Dip 

4 


fi- 


CANTO 

Ne  J4  fciwzjfk  mafu^nt'ter  uegghia^y 
Corr.e  c'iafcun  imnma  jl'cffc  il  morjo 
Ve  Unghie  foura  /e, per  la  gran^rahbla^ 
Del  f  ijjicor ,  che  non  ha  T^i}*^foccorfo^^ 


pteyft  fcflertfYfy  (Ym^fMo,  (tf^^^'. 
cuti  lum  a  Ulfro,  comrfi  foggia  a  [cab 
UYf  lurkt-^e^lhia  TlaliYa,  luna  fer  mt^', 

fer  cOfWr/rf  ,  ciò  ò)f  o^nuriA  de  le  farti 
iela  copi  che  fi  coce  farticff  i  del  calore  . 
Qu/jìi  due  fi  menauarìù  lurj^hiefufer  U 
fcaUia  ,  0  uo^liamola  dir  ro^m  fiu  utoi. 
cernente  ,  chi  Ya^a^^  afj  etiato  dal  fu:ì 


£  fi  traheuan  giulun^ic  la  [c  abbi  a 
Come  coirei  di  fcardoua  le  [caglie^ 
O  dahro  f>efce ,  che  piw  lar^e  Ihahbia 

Signore  non  mena  la  jìre^gUa,  Ef  ancOYa  fm  di  cdui,  che  hamn^o  fcnn^ ,  fjlula  (juàto  ^uofer 
andar  a  d:^rmire.  Vflfifficor,CHe  nò  hafiufccc^rfc,  nò  ha  altro  rÌt|^(I/o>^V«i^W7or:^.r  a, 
eie  pattar  fi  in  c^Uffìa  f^yma,  E  cof  (unghie  tràeuan  giù  lAfcdhia,  cioè-.  La  crojta  di  jueUti 
rogna,  come  coltello  tira  giù  le  faglie  de  la  fcardoua^  lagnai  e  fffce  rnoltofc^gHofo . 


O  tu  j  che  con  le  dita  ti  difmagjiey 
Ccv/mcio  il  duca  mio  a  lun  di  loro  > 
E  che  fai  dcffe  tal  uvlta  tatuiglic  5 

rimmi  fi  alcun  Latino  e  ira  coHoro, 
Che  fon  quincicntro-^fi  lunghia  ti  hafii 
Lternalmente  a  coteflo  lauoro  ♦ 

Latin  firn  noi ,  che  tu  uedi  fi  guafii 
CLui  ambedue ,  rijpofi  lun  piangendo  t 
Ma  tu  chi  fi  5  che  di  noi  dimandSi  i 

Li  duca  diffe  ^lo  fon  uniche  difiendo 
Con  quello  uiuo  giù  di  haP^p  in  hal\c  5 
E  di  moHrar  Ùnfimo  a  lui  intendo  ♦ 

hUhor  fi  ruppe  lo  ccmun  rincalco  ; 
E  tremando  ciafcuno  a  me  fi  uolfi 
Con  altri  j  che  ludiron  di  rimbal\p  ^ 

Lo  buon  maefiro  a  me  tutto  faccolfe 
l^icendo^ri  a  lo?  ciocche  tu  uuolit 
Et  io  incominciai  pofcia  chei  uolfi  5 

Se  la  uofira  memoria  non  [imboli 
KeZ  primo  mondo  da  Ihumane  menti , 
Ma  fella  uiua  dopo  molti  foli  j 

ritemi  chi  uoi  fiete^  e  di  che  genti  x 
La  uofira  fconcia  e  fafiidiofa  pena 
Vi  palefitrui  a  me  non  ui  j^auenti  » 


\irg.  farla  ai  un^     ifuffti  due  jjirid 
e  dice,  O  Tu  che  fi  d  fY}:aglie,do  è^,0  tu 
ilc^uaìe gratiado  tiUui  le  LYoflf  con  le  dii 
ta,  come  f  leuam  U  rigaglie  a  shrgo,o  fi 
'^rra  ,  E  fmtaluolta  tana^iejfffè_diia. 
tYahenfofi  le  crope^come  fiirjtrojejanf 
glie  un  chiodo  daffe  ,  0  di  niurorYegadolo, 
che  li  dicafi  in  (juel  luogo  uè'  alcuno  che 
fa  Latino  ,  E  fregah  \tr  jueUa  cof,  che 
li  far  che  a^freffc  di  lui,  ZST  in  ^ufHofat 
io  ,  dehta  fjpr  di  molta  fiima  ,  ciò  è  ,  [e 
(unghie,  a  leuarli  il  fiZ^core  ,  li  haftin^ 
eternalmente .  i<  ifj:onde  h  Jfirito,chegli 
tir  il  comfagno  fnó  latini ,  ma  dima  da 
(hi  ^  lui ,  che  domanda  di  loro  .  Alf^al 
Virg,  rijfcde  effcr  uno,  che  difende  giù 
DI  f^al^  in  hal^,cio  è-.  Di  coue  in  colle, 
c  di  mote  in  mete,  COn  ejuel  uiuo,chera 
Danfe,non  morto,  com.efp  erano,nfljfecf 
eafo,  Alijual  intédeua  di  rrojìrar  Vlrf. 
ALlhor  fi  ruffe  lo  comun  rincal^,  Weli 
hno  (jufli  Jj?iriti  tanta  ammiratione,  che 
Dante,  anchora  uiuo,  difcendejfc  aVlnf. 
che  fer  uederlo,  ru^fono  nel  uoìtarf  a  lui 
l  O  comun  rincal^,  ciò  e  ,  il  comune  af 
friggio  dognuno  di  loro  due,  cherano,  co; 
me  ha  detio,af f  oggiati  hno  a  laltYO,E  tre 


mando  dehftufore  infame  con  altri,  CHfluiiYon  lirimU^,  ìcìuali.  non  ludiron  infa,m:e 
li  duelhiriti,a  eguali  lefarole  di  Virg.  findriT^^uano,  m  DI  rimU%  do  e-.  Voi  che  da  eff  due 
Ihiritifiir^n  udite.  Et  ^  fmilUudine  da  cjuelli  che  giuocano  a  la  falla  ,  che  non  fofendohdardt 
Pila,  li  danno  fot  di  hal^  .  LO  huonmaefro,  Accofoff  Wirg.  a  Dante  dicendo  ,  che  du  effe  a 
^uefti  due Jf  triti  latini  ^udlo  che  uoUua  intenicf  ia  loro .  Tmhe  hamio  U  ragione  intefc  di 


Comic  t^nnj^kt 


INFERNO 

tn purtUuUre  ao  pc^i  #  L./fm" pro;.ri.^.Vy?.„o^  ^         ^^^^^^^^  /^^^       ^^j^    .  , 

rnma  tfkr.u  br,  mnfmhliml  pìmo  mob.  No  fi  ruU ,  dijheria  ne  U  Prima  uita  ii  au, 
chda  um  SOtto  molti  fcli.Nel corfo    molti  àm,ip,li  ^  corfc  del  fclefcm  dipinti  e  terminati 


Io  fùì  à'kuT^o  5  e:r  A/fccro      Siena , 
R//J>^o/e  lun ,  wi     metter  al  iùcco  x 

quel  j  per  chio  meri  ^  qui  non  mi  mena. 

Vero  e ,  cfc/o  c//j(//  a  luì  ^  parlando  a  gioco , 
Io      ySpre/  ZewfTr  per  here  a  uolo  t 
E  quei  5  ffce  fc.r/^e^  «fgfce:^'^^ ,  c  yc««o  poro  j 

Volle ,  f/j/o  //  mcflralfc^larte  e  jo/o , 
Per  chio  noi  feci  bedalo ,  mi  fece 
Arder  a  td  j  che  Ihauca  per  fi^^Uucht 

Ma  ne  Ultima  bolgia  de  le  diece 
Me  per  Idchimia ,  che  nel  mondo  ufai 
Iranno  Minos ,  a  cui  fallir  non  lece . 


T>ìcdm,coftui  effere fiato  un  Maeflr^  CnV 
filinn  d'Are^^  Mimi/ra molto  f^moCe^ 
ll(\ual  ifrendendoft giuoco  d'Aligero fi^/il 
uolo  del  Vffcoi40  di  Siena,  che  fertifliciff^ 
mo  e  molto  credulo  era,  li  fice  creierr  che 
li^feauolare,  F.  fregato  molto  fìrettmm 
te  da  lui ,  pomiflì  dinfcgnarli  il  m:ik , 
E  molto  temfo  lo  tenne  in  tjuefìo  dffiir, 
rio ,  Ma  ultimamente  auedutofi  Alhfr^ 
iejfcr  leffhto,  h  fece  intender  al  MefcouQ, 
llcfual,  come  negromante,  lo  fece  ardere, 
Ondefcufandofi  dice  ,  effìr  in  efuelluop 
non  per  negromante,ffr  nò  hauer  tal  arte 


Minof,  iue,  mimando  a  lultima  de  f  x  Ji^L,^  m^v  M  f  •  •     i   .  r         i  u^^rucrr,  ivi« 

mai  f  Vo/..o  inferire,  chela  c^---^^^^^^^ 

hauerla  ufata,  Uafi  de  lalchimia,fer  lacuale  egli  erain  quel  luogo  dannato. 


Et  io  dijjì  al  poeta  j  Hor  fii  gimnì 
Gente  fi  uana,  come  la  Senefei 
Certo  non  la  Francefca  ft  da  [fai , 

Onde  kltro  lehbrofi ,  che  mintefe  ^ 
Rijpcfi  al  detto  mio^^Tranne  lo  Stricca, 
Che  fippe  far  le  temperate  Jpefe  : 

E  'Niccolo  3  che  la  cojluma  ricca 
De/  girofano  prima  difcoperfe 
Ne  /orfo,c?o;/e  tal  feme  [appiccai 

E  tranne  la  brigata,  in  che  dij^erfe 
Caccia  d'Afcian  la  uigna  e  la  ^ran  fronda 
E  labbagliato  il  fuo  fenno  proftrfe 

Ma  perche  /appi ,  chi  fi  ti  feconda 
Cantra  Sencft  j  agu:(^a  ucr  me  locchh , 
Si  che  Id  faccia  mia  ben  ti  rìj^onda: 


Vrtnde  da  Altero  ia  Siena  cdgme  lini 
ufttiua  contra  la  uanifa  e  hom  de  Seneft 
domandando  Virg.fc  fti  mai  gente  uana 
come  ijuefla  ,  con  pretoria  in  ejuelìoaU 
gente  Fran^efe ,  j^rfc  ^^r  effcrf  fnrio.to 
de  la  Siciliana,  Volendo  injtrire,c\)e 
neffuna  tant:^  horiofa  e  uana  ne  era  fiata  • 
Onde  ancora  nel  xiij.  del  Tur^.  in  pr^ 
fona  di  Safia  da  Siena,  di  ijudla  tal gm 
te  parlando  ,  Tuli  uedrtd  ira  (fueUagen 
te  uana,  che  fj^era  in  T alamene,  e  perde 
ragli  Tiu  ii  jf  eran-^a,  che  a  muar  Dia^, 
na ,  Mapiu    meneranno  gliammiragli, 
E  moftra,ihe  Litro  jfirifo^  chera  có  Crii 
filino,  afftrmanhl  detto  dinante  diffc, 
per  ironia  ,  Tranne  lo  S truca  ,  che  [i^fe 
firlejfefc 


CANTO 

Sì  ucirAt ,  tVìo  jcn  lomhra  di  Calocchio  j 
Che  filfaì  U  fr.euilli  con  alchimia  x 
E  ten  de  ricordar  ^fe  ben  tédocchto  ^ 

Comio  fui  di  natura  buona  Jcimia  ♦ 


XXIX* 

far  leffffe  tmf frate,  Dicdno/h  al  tmi 
p  di  Dante  fii  in  Siena  una  lorrjfa^ma 
di  ricchiffimigiouaniy  i^uaìi  nr.ejji  in  df^ 
nari  juafi  tutte  le  fi.ftantie  lorò  ,  ne  firon 
un  amuk  di  dugetomda  ducati^F.  (jufU 
li  nel  terminò  di  xx.meft  fhnfuoffpmamente fcmfre  ii  cmfa^nìa  uiuendo,  e  juanfo  fiufcteano, 
p:)di^amente  Ìif]ij^anh,  gliheUeno  coyifumati^  Cnde  rirrcf(YO  tutti  foueri  .  Tu  adurKjue  tra  co: 
fioro  lo  Stricca,  frodilo  oUra  a  tuUi  ^lialtri,  E  Niccolo,  Ccjtui  dicarìo  cì  e  fù  de  Salirrieni,  la  cui 
ra  delcjuale  era,  di  forre  agni  fuo  ftudio  in  trouar  nuoua fvg^ia  difcaui([me  e  dificcfiffv  e  uiuan 
ie,  tra  hejuali  troùo  a  nr.etler  ne  {kgiani  X!X  cltri  arr  fii  garojlni  con  diunfc  ferii  dijjeùaìHe  , 
E  {juepa  Lhiamaron  la  cofiuma  ricca  .  NE  lorto,  doue  fai  jme  pfficca.  Intendendolo  fer  Siena, 
KV  ìatjual  città,  f  Simil  copuma  germo^iAy  corr.e  fk  ne  lorto  ogni  fme  ,  Caccia  Asciano  dicane 
che  fii  ricchiffmio  di  fQffijT'oni  e  di  denari,  onde  gli^firiluifce  la  uigna,e  LA  gran  ^ronda^aoh', 
la  grcn  hrj?,  c\.e  tjuffia  fgmfica  in gfrgo,  Et  ogni  tofa  Lonfurro  a  fctitione  de  corrjagni  fnnli 
4(  lui  ne  fa  gola  ,  L  Migliato  fii  de  la  n:(defima  Lomfagnia,  CHf  profirfi,  ciò  è-,  ìlcjual  rr,<?.nif 
fifio  il  fiiO  foco  finno  in  ifrodigmente  cor  filmare  come  glittltri  le  fiie  fiifianfie .  MA  jperche  fc^fi. 
Calocchio  dicano,  che  fii  Senefe^e  che  fiudio  fihfcfia  naturale  con  Danfe,wediafe  la<jutile,p  diede 
poi  a  trouar  la  una  alchimia, ma  nzn  riunendoli,  fi  esercito  ne  la  ficff  fìica,  e  fittil  fpMamfnfe  fiU 
fi  fico  t  Metalli ,  Onde  dice ,  che  fii  luona  fcimia  di  natura  ,  hautndo  ten  ffuto  contrafir  le  Cjjè 
naturali,  come  fila  fiimia  gliatti  emouimenti  humani . 


CANTO 

Kd  tempo  ^  che  Giunon  era  crucciata 
Ter  Semele  contrai  pingue  Thebano^ 
Come  moUro  una  ^  altra  fiata  j 

Athamante  diuene  tanto  infine^ 
Che  ueggendo  la  moglie  con  due  fi^i 
Andar  carcata  da  ciascuna  mano 

Grido  ;  Tendiam  le  reti  fi ,  chio  pi^i 
La  koncifa  e  leoncini  al  uarco  5 
E  poi  dihcfe  i  dijl'ietati  artigli 

Prendendo  lun  ,  che  hauea  nome  Learco  5 
E  rottollo,  e  percoffelo  ad  un  [affo  j 
E  quella  [annego  con  laltro  carco  : 

E  quando  la  fi)rtuna  uolfi  in  baffo 
LalieT^a  de  Troian^  che  tutto  ardiud-, 
Si  che  infìeme  col  regno  il  re  fiu  caffo  ^ 

Unuba  triila  mifera  e  cattiua 
Vofcia  che  uìde  PoUffcna  morta  j 
E  del  ftfo  Volidcro  in  fu  la  riud 

Tel  mar  ft  jù  la  doìorofa  accorta  j 
Torfennata  latro  fi ,  cornee  cane  ; 
Cantal  dolor  le  fi  la  mente  torta* 

Ma  ne  di  Ihche  furie ,  ne  Troiane 


hailpetanel  precedente  canto  trafatò 
di  (Quelli  che  haufanofiilfificatoi  mf talli, 
e  dato  loro  covutnienie  pena  al  delitto  . 
Bora  in  (jueflo  ,  dopo  certa  fmilitudine, 
uien  a  trattar  di  tre  altre  fietie  di  filpri, 
ào  ^,  Di  (juelii  ,  che  hanno  fàlfificfto  le 
prcjf  rie  perfine  fingendo  fi  effcr  altri ,  la 
pena  de  cjuali  e  di  rahhiofimen'e  correr 
per  la  udle  mordenlo  cjueUi  che  haueano 
fii' fifi caio  If  rronete,  chera  la ficonda Jfe^ 
tie  ,  la  pena  de  eguali  è  deffcr  itropichi 
con  inerir  ouihìì fife ,  E  di  c\uelli  che  hai 
Urano  fiiìfifi'.afo  il  parlare,  ìcjuah  haueat 
mperfena  iarder  dacutiff.ma  fihre  già 
tendo  ìunoCcfra  de  laltro.  Et ult:man:eni 
te  introducendo  Maeftro  Adan.o  e  Simon 
da  Troia  a  rimprouerarfi  luro  a  laltro  il 
uitio,  perche  equini  ognun  di  loro  era  den 
r.M'o  ,  mofira  effire  fiato  graumente  ri'', 
prefo  da  Virg,  che  tanto  inutilmente  firen 
dejpl  temfo  in  afioltar  i  uani  lor  litigi , 
E  di  ijuefio  effcrfi ,  tacendo,  fiufito  con  U 
uer gogna  che  mcfiro  di  fiiori  per  i  colori 
cangiati  del  uolto.        f  NE/ 


e.  .  .    ,  INFERNO 

S/  Wfr  ma,  m  alcun  Unto  crude  ;  cium,,  w  m.aV/.,  Krf;..»,;» Vo,/<i 

Non  punger  bejlie,  nonché  mmhrahumane -,  «iratiarit  U  frin:^  j}etie  ir  ffcc/tm 

Qjtantio  uìdi  due  ombre  /mone  e  nude  j  che  di  fcfra  hMimo  Jm,  ntoflra,  ch'i 

Che  mordendo  correuan  di  quel  modo,  P'-fre ,il(iu»ljùin Aihamanterhflano 

Chcl  ^orco ,  quando  del  porcil  fj  fchiude .  "uirlmenieoccicler  l rana  fuofUcKf 

Luna  giunfe  a  Capocchio ;&  in  fui  nodo  figliuolo,  E  ^KfHo  de  fimofiro  ejfr 

Del  collo  lajjànno  Ji ,  che  tirando  ^'         >      '*  ruh 

Grattar  li  ficel  uentre  al  fóndo  [odo,  '/'^r""'""'     Tro.V coli 

J  «•"fin"'  r>7ifrit,(^  gn^-fcif  fjp^ 

^<nf.,,^W,  nw«Jo  l,  Ugi^,rMi,pmfnf,  rrwic.nl  mi  cMll{,r.e  a,,li  n 

Mafmhf  r>,e^lhf,„fe.Jtml^f«yofchiforif  cor-M  ne  Irefm-  Jn^-L 
fiprre  chefr.  U>rf  em,ke  calamità  e  mifcrie  HcUr^o  fi^liuo'o  V Aaemre  di  fJua  cf 

oZ  nt  '^^Ti^'Tn^r  ì  '""'''fii''""'^       ^"^-^  >  come  i,ffi,fJJ  recL 
im  a  f  r  fuo  ,  E  pgenjo  ^r^d^r  U  moglie  cric,  di  due  f.aioh  figliuoli ,  che  </,  v/  U  J 
re,  he  f  refe  Lno  ,  ,/r,„  nome  era  learc,,  e  roUa  che  Ihelhe  ferUere  ,  lof  ercofe  er 

TiihV  f  ^tT  ^""H^^''^^"""'  "omelirceru.  K'.ferche  GiuLe  Jdi, 
mfiro  dl}<o  «rkno  fcUr.rr<u  ,n  <,ue>ìa  uendeua ,  ma  in  moUe  .he ,  Le  in  effe  Sem  "e  n 
P^nMuok  l^Kgy  fcreìU  di  Semele ,  In  Aneon  e  ce,,  feri  due  .  Co.,  ii  l. 
ahafi.,.  Ol,ud,^.el1o'edar^fer.ncor.,chedoro  l/rouinadi\rZ,7  he  Cut 
mg.a  trj  f^u  lu^gh  dc,o  Lalce,-^  e  fiferli.  de  l.^Ll  due ,  .he  .riiua  Col  r 
fcmpodel  jer.no  P.ris  f.m.mfifi'.  ,  ,l^,.J  cojd.f^f,  nlìah,,  .r.^S^r/,  Zi 
rre^  de  la  Grecia  punùffm.  Pfie.u^lfn,.  ,  come foi fi  .ofè  uedere  rZÌCIZt 
iun  ,.n,o  R.   vlfc„do  Hecéa  donna  fi.,,  d.  Pr,.mo ,  Li  S  dZ!eZ 

,y  elf,  Folfcn.f  cr^fic.  emor,.fcfr.l  cenere  del gx.  mor,o  Achille ,  ultìr^.men,e  cold  Tin 
Tr.a.,  h.uendo  nconofciu,o  fulluo  d:  <,uelm.re1l  corfo  del  fgU  oìo  VoZZ  Z  vrZ 

r:ri'rc  7j  't    i"'   '  ^^^^^7^ 

me  reàca  Ouii.  nd  .iu.  tAtr'o.  ciò  hW^Zf^ZT^'c'Tr        Ì'L^""'  ' 


rouidee/Prl.]indJLÙTsZ^^^^^ 

iendocL.no  ^^^  \Xdo  llVZ'Vt    '^\  ^^r^i.^cricordi.  ef,e,a,  chimo» 


■Ì0S 


CANTO  XXX* 

Jo/?,  Bf  M  huria  effr  U  iud  man  pu  /  w  Se  liete  fiffìmo  anime  di  fcrfi .  A  iunjue ,  r^on  fi  ][unge 
hflieft  CYiMmente,  chefàcfano  cfuefti  duef^iriti  le  anime  col  morfc  .  L\J7ìctgiunfc  a  Cape', 
chio,  lunari  (jufflf  <iue  mhre  jiu^nerJo  a  Capcchio ,  lAlpnno,  ciò  ^,  lofYffcjùl  «Oc/o  del 
coUocon  le  [annegando  ne  Ufimilitiiiine  del  fOYc^y^del^ual  le  fnne  fcno  .  SI,  ciò  è-.  In  ul 
fòrm((  Iranno  ,  che  tiranloh  ,  li  ft  grattar  il  uentre  alando  fedo  de  U  Ulgia  ,  che  tanto  uieH 
a  dire ,  che  lo  fìracino  co  denti  ][(y  terra  ,  e  d((  quella  lip  grattar  il  venire . 


E  fArctìn^cU  rìmafe  trmando^ 

Mi  diffc^^Q^ud  jblUtto  e  Gianni  Schicchi  ì 
E  ua'rabkiofo  altrui  cefi  conciando^ 

C,  difsio  lui.f^  Miro  non  ti  ficchi 
Udenti  a  dojfo'jnon  tifiafiitica 
A  dir  chi  e /pria  che  di  qui  fi  Jpicch'u 

Et  egli  a  me  3  Qj^eVe  ìanima  antica 
Di  Mirrha  fcelerata^che  diuenne 
Al  padre  fuor  del  dritto  amor  arnica^ 

Q^uejla  a  peccar  con  ejfo  cofi  uenne 
Falfificando  /e  in  altrui  frrma^ 
Come  laìtro.che  in  la  fin  ua.foftennt 

Ver  guadagnar  la  donna  de  la  torma 
Yalfificar  in  fe  ^uofo  ronat't 
Tediando  y  e  dando  al  tefìamento  norma. 


Grifllirìo  d'Are^^  ,  iltjual  de  ìafdur^, 
che  Ultra  omhra  non  affannaffe  lui ,  yi^ 
mafe  trmandojiffc  a  Vanfe,  de  ([utìlal 
tra  omhra ,  che  haufua  affmnato  Capc^ 
ihiOy  O'  andaua  cof  crudelmente  coni 
dando  altrui,  era  Gianni  Schicchi .  Co^ 
Pui  dicano  che  fii  de  Cauahanii  di  Firen 
^  molto  atto  a  ccntrafir  Lhiuncjue  uolei 
uà,  E  chfffcndo  amii'ffmo  dt  Simon  DQf 
fjati ,  alcjual  era  morto  Mfffr  Buofc  Do^ 
nati ,  huomo  ricchiffm.o  yfri'^fir  ^^P^^ 
mento, ma  chef  er  flfruifarenfi}iufret 
ti,  la  rotta  non  pica  toccar  a  lui ,  e  che 
Simone,  pr  h  ereditare  ,  nafcofcl  corp 
del  defiinfo ,  e  fingendo  non  ejìlr  anchoi 
ra  mOrto,mifc  nel  letto  al  luogo  fuo  Cian^ 


ni  Schicchi,  ilqual  contraficfrJo  Wifjfr 
Buofc ,  jèce  iejlamenfo  ,  e  lafo  Vere  de  Sim.one  ,  col^ual  fra  pima  iom.enuio  ,  the  li  dfffe  una 
caualla  di  molto  gran  pegio  che  hauea  ne  larm.ento ,  ^  era  chiamata  la  donna  de  la  /om#r . 
C,  di  fio  lui,  Vrega  Dante  Crifilino,pr  ejuella  cofi,  de  lajual  aHhora  fiu  temeua  ,  il  che  era 
diejpr  affannato  da  Ultra  mira,  che  li  detta  dire  chi  ella  è^,  PRima  the  fi  /ficchi ,  Vrima  cheU 
la  ft  parta  di  f^el  luogo .  Al^jual  Grifilino  rijfonde  ejferUnim.a  delafelerata  Mirrha,de 
luenne  amica  al pdre  fuori  del  dritto  e  debito  amore  .  Cof  eifcondo  Quid,  nel  x.  fidfgliuoU 
a  Cinara  re  di  P^/c  ,  laciual  inamorandof  ieftinlm.ente  del  pdre  ,  fìt  pr  opera  de  la  fa  nu^ 
trìce  condotta p'u  uolle  ,  non  la  conoflendo,  ^'giacer  con  lui,  a^ualficeua  credere  ejfr  una gen4 
liliffma  finciuHa  ,  che  non  uoleua  ejfcr  comfciuta  ,  Ma  ultim.am,ente  certi fcatof  Cinara,  la 
uolle  occidere  ,  KfT  ella  ,  chera già grauìda ,  ft  fi.g^ì,  in  Arahia ,  oue  f  conuertt  ne  larhre  dd 
fuo  nome  ,  KSr  (à  temp  partorì  Adone  amato  poi  da  Venere .  Cofei  aduntjue  ,  cornee  dice  ti 
peta  Blfficando  fe  in  altrui  flrmn  ,  uenne  a  peccar  coi  padre ,  COme  laltro  ,  Come  Gianni 
S chiahifcjlenne  e  conienti  fil fi ficar  Buofc  Donati  lufe,cioe',lnfejìeffctfflando,B  Dani 
do  norma  ,  E  dando  firma  al  tfjìamento ,  Per  guadagnar  la  donna  de  la  Torma  ,  come  di  foi 
tra  e-  detto  .  Ciuffi  ^ue  ffiriti  adunque  ,  ferihe  frano  filffcati  giacendo  e  poftndo  in  letto, 
la  hr  pena  era  (juiui  ilfcmpe  uelocemente  correre ,  E  ferche  haueano  nel  parlare  filfificata  lu 
uoce  e  le  prole ,  che  fi  firmano  tra  denti ,  e  con  c^nelle  haueano  nociuto  ad  altri ,  Co/?  hw  Y<xh 
lìofmente  mordendo,  con  cjuelli  ad  altri  Va  fi  fufficon  U  gran  rattia  novero . 


E  poi  che  e  due  rcibhiofifùr  paffatij 
Sopra  cu  io  hauca  locchio  tenuto  ; 
BJuolfilo  a  guardar  ^ialtri  mal  miti 


Taffate  ^uejìe  due  rattiofe  omlre ,  fcp* 
il  uitio  de  le  eguali  era  fato  in  confi^f'^ 
ratiotif  locchio  df  hmtelleu^  id  F'^» 


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Firenze. 

Postillati  16 


lo  mdì  un  fatto  aguìfa  Mleuto^  ^  ^  ^  ^ /^^  ^  ^ 

Pur  chegh  hMjJe  hauuta  langumaia  ..    .      ,   ,  ^17 

Tronca  dal  lato ,  che  Ihuomo  ha  forcuto. 
La  grane  idropifi  ;  che  fi  dijpaia 

Le  membra  con  Ihumor.che  mal  comune ^ 

Chel  uifo  non  rìj\^onde  a  la  uentraìa^^ 
Faceua  hi  tener  le  labbra  aperte  j 

Come  Ihetìco  fa  ^  che  per  la  fete 

Lun  uerfol  mentore  Litro  in  fu  riuerte. 


mal  nati, In  fé  de  fey  loro,  éa  chefey  ejpr 
mal  uiuufi  e  peggio  morti ,  framfojìi  in 
tanta  mi/cria Jè^^^  jferan^  ihamta  mcd 
a  terminare, E  dice  hauer  ufàuto  uno  fku 
toaguifaiun  leufù^i^ur  chegli  hauejfe 
trinca  e  ragliata  uia  Unguinaia  DAI  Ui 
to,  ciò  è^,  va  Ufarte  che  Ihuomo  hafirl 
cufo,  Intendendo  da  la  parie  de  le  cofce 
doue  fla  Anguinaia .  L  eguali  cof  i  ini 


Uaueua  adunque  coflui  fer  hifropi/Ja  tant,  enfia  la  Ja  Z  cr  ^T^' '""'^J''  ' 
lan.uinaia^n\lu ,  farehi  Rato  in  firma  /      ^''f  ''^^'^^^ 

ùlt  come  u^Junflire  cheUac^^^^  i^^''''  T/f'  ^  ^^^^^  ^  -/^  ./  collo  fc, 

Ihumor  ,  che  conunte  male  ,  Con  Ihumore  iLua^r  ^     ^     ^  ^'^'""'^ 

coficonuerteinuenfoo-acau^^^^^^^  '^'.'^^^-/^^^^^^ 

tri,  Vaceua  uner  a  c^uì:^.  ^TZ^^^^       7 ^'^"^^ 


O  uoit,ch  fin\a  alcuni  pena  fme 
(E  non  fi  io  perche)  nel  mondo  gramo 
mfcgh  a  noi  guardate  ^  attendete 
A  la  mifcria  del  mctejìro  Admot 
lo  hebbi  uiuo,  agii  di  quel.cho  uoHìt 
Tt  hora  lajfo,  un  gocciol  dacqua  bramo 
Li  rufceJletti^che  de  uerdi  colli 
M  Cafentm  difcendon  giufi  in  Arno 
facendo  i  hr  canali  freddi  e  molli  ^ 
Sempre  mi  fanno inan'^,  e  non  indarno', 
^be  limagmc  br  uie  più  mafciuQa^ 
Chel  male,  ondio  nel  uolto  mi  dfcarno. 
La  rigida  giumtia,  che  mi  fruga  ^ 
rragge  cagion  del  loco  ,ouìo  peccai , 
A  metter  più  h  mici  fiU^iri  in  fi.^ , 
lui  e  Romena  la,  douio  fa! fai  ^ 
fK^g^tlata  del  B.tttilìai 
'l  corpo  fu  arfiUfci,i^ 
Ma  fio  uedejfc  qui  Unma  triSla 

P^r  finte  branda  non  dmi  la  uifìa 
l^entro  ce  luna  gia^Jelarrabbiate 
Ombre,  che  uanno  intorno  dicon  uero  * 
Ma  che  mi  uah.che  ho  le  membra  legate  ^ 


Hauendo  detto  deìafrim^  deletrefhei 
^i^/fm,che  difcpra  dicernmoJaLl 
di  quelli  che  hanno  /^Iftficato  fifteffl 
tn  altri ,  hora  uien,  per  coftui  a  dire  de  U 
l^^l^ictffetif,  CIO  ^,  di  quelli  che  hanno 
plftftcato  U  monete  ,  E  per  hauer  quefto 
ffirifo  dijf  roportionafo  e  defirmufo  la  lei 
ga pone,  chegli  haUia per  ^ena  ^uiui  dif 
proprtionate  e  deformate  le  mmhra,  E  fi 
come  lagranfcfe  e  cupidità  de  Ihaune  ina 
ueua  induUo  a  tal fil fifa  ,  Cofi  hora  ^one 
chegH  fliafmpre  in  trama  ,fcn'^  jferur 
d i  poter  li  rfafiahH fife  pur  un  poco  mitiga 
re.  E  per  hauer  ilfoeta già  detto  deffa  fia 
defirmita,  dimoftra  hora  le  parole,  chegli 
wo  uerfo  di  loro  ,  lecfuali  fhron  in  (juffìd 
fiyitentia  ,  O  uci  Virg.  e  Dante,  che  fate 
NBl gramo,  ciò  è ,  Nel  friflo  mondo,  coft 
chiamando  l'inf.perfjpr  fcìamente  trii 
Pitia  e  miferia,  'sEnl^lcuna  pena,  E  non 
fi  io  perche.  Non  e/fendo  noto  al  uitio, 
te  fi  per  effcffirito,  che  Dante  andaua  ffe 
culando.per  conofcerlo,  a  do  che  fc  ne  poi 
guardare ,  e  non  per  ftr  halito  in 
luu  GVardate      attedefe.  Mirate  e  fiate 
attenti,  perche  non  taf  a  a  chi  uuol  hauere 
fiitntia 


CANTO  XXX. 

Sto  Me  pur  di  mio  ancor  leggiero ,  fci'niix  gmUr  U  cofi ,  m»  UfcgMjfar 

Chw  poteffe  in  centanni  andar  unonciai  >nie«tiy  ai mienierU,  cnni'famaniari 

lo  farei  melTo  già  per  Io  fmino  -   «"'"or.V.  A  u  r«ifria  Mnae, 

cer  ando  Jm  quejla  gente  [concia  ;  '  ''^''  ''"tV^t' 

Con  tutto  chcUa  uoìga  unàia  m^gha,  J^^^^.  ^.^  con.emtoftco  lom  Ro; 

E  men  dun  melo  di  trauerfo  nonciU.  mena.f^lfrfich  rurefamentf  cj.ini  il  fioi 

Io  fon  per  lor  tra  ji  fatta  famiglia  :  j^^^  ^           j^fQ  f,^  Umagine  iel 

E/  mtnduffcr  a  batter  ì  fiorini  $     ^  Batiifta,  Onie  dicf,  chf  fnìfifico  la  le^a 

Qht  hauéuan  tre  carattì  di  mondizia .  fu^gfilata  li  lui,  e  da  [altro  il  figlio,  Ma 

difaufYfa  la  filftfa,  fii  frefo  t!r  arfc.ffri 
clefcggìunge,  Vauey  cofi  lafdatol  mfù  fuo .  IO  IMi  uiuo,  lA  .jìra  coffui  efflrejìaio  offcifiUit 
in  uiia,  a  ciò  che  hora  nel  fatir  necfffita  di  (furile  cofe ,  de  Uguali  ogni  uihff  rr.O  avmale  aknda^ 

U 


ffY 

'  unii 

colli  del  Cafenfim  giù  nel  fumé  d'Arno,  li  fìanno  femore  inan'^,  ciò  è-,  ne  la  meritoria, jfer  lo  gra 
iefiderio  che  ha  di  (juelli,  E  Non  indarno,  E  non  fcn'^  cagione  ,  ferche  dice  efjìr  molto jfiu  afciufi 
to,  munto,  e  difjìccafo  da  la  loro  imagine,  che  dal  fropio  male  delhitropfa,  mediani  fi  (juale  ,ft 
fcarna.fccca  e  confuma  mi  uolfo,  Et  affegnane  la  ragione,  perche  dice,  la  rigida,  ajfra  efcuera 
diuina  giufX'.tia  CHe  mi  fruga,  Lacjualmi  molffta,  e  funge,  TRagge,  ciò  e,  Vrende  cagione  del 
luogOyOuiofeccai,  lacjual  cagione  e^laccfuaderufftlftiida  lui  tanto  auidamente  homata  y  A 
Metter  fiu  li  mieifcjfiri  in  fuga,  A  metter  fiu  h  miei  defidert,  in  dijferatione,  non  ueggendofir^, 
madipterli  confcguire  .  IMi  è' "Romena  la,  douiofolfne  cft.Metie  adur(jue,ihejfer  fuomagf 
gior  tormento  idio  permette  che  femore  li  torni  a  la  memoria  laccjua  di  ejuei  rufceUeUi  che  difcem 
don  da  coHi  dd  Casentino  in  Arno,  uicini  a  Romena  la  douf  eglilaufua  Lorr.rr.effc  il  delitto,  a  ciò 
che  il  luogo  jìeffc  lif:a  in  funitione  del  pccato  .  MA  fo  uedejfe  (fui,  Vefdera  ueder  cjuei  Conti 
Ài  Romena,  afetition  de  cjuali  egli  hauea  commejfa  la  ftlfta,  in  cjurl  luogo  m.edefm. amente  dani 
nati,  e  puniti  cornerà  lui,  Si  per  ueder ft  particolarmente  uendicato  di  loro,  Come  per  effcr  deftdei 
rio  di  tutti  i  dannati  di  ueder  uniuerf Vèrtente  ciascuno  nel  m  fcro  flato  chfff  fcno  .  O  Di  lorfratr, 
il  fratello  di  Guido  e  d' Aleffandro  conti  di  Romena,  dicano,  che  fu  Aghinolfi  .  PEr  finte  ham 
àn  non  darei  la  uifla ,V  orrehh  inanl^  ueder  cjuiui  lanim.a  duno  di  (fuefli  fratelli  che  hauer  in  fuo 
àrlitrio  finte  Wanda,  il^ual  è-  in  Siena  molto  limpido  e  chiaro,  Ancora  che  daajua,  come  ha  Hi 
moflrato,  fifpfitilondo  .  DEntro  ce  luna  già,  Wioflra  coflui  hauer"  intefo  da  una  di  jUfUe  orni 
Ire,  cherahhiofmente  mordendo  correano  interno  la  klgia ,  che  lanima  duno  di  (fucfli  fratelli  , 
itera  già  uenuta,  cornee  egli  defideraua  .  Auenga  che  tal  fuo  deftJerio ,  per  non  poterlo  andar  a 
uedere,  moflri  effir  imper fitto  ,  Onde  due,  Ma  che  mi  ual ,  che  ho  le  memlra  legate  i  Soggiun: 
f^endo,  che  fi  e^li  fijje  pur  ancora  di  t'ito  If^^gim,  che  in  cento  annipoteffi  andar  un  oncia,  ìl(fiwì 
fhatio  in  ihofcana  figmfica  fantOy  (fuantoè^  la  latitudine  del  jfolice  de  la  mano  ,  chegli  fi  frette 
aia  moffi  per  lo  fmtiero  cercandolo  tra  o^uella  fionda  e  dii firmata  gtnte  ^  Con  tutto  chela  klgia 
uoha  xi,  maglia,  e  men  dun  me^  non  hahhia  di  trauerfi .  Ma  come  da  la  m  fura  di  cfuefla,  e  de 
la  precedente  Ugia,  che  hahhiamo  ueduto  ,  fi  tragga  quella  di  tutte  laltre  ,  e,  defipmori  cerchi^ 
^fifficientiafii  dettone  la  di firim^r  e  di  tutto  l'Ir.  f.  IO  fin  per  kro ,  Seguila  Macflro  Adrr^'9 
dicendo  ,  egli  effir per  (juffti  fratePu  TRafi  fiotta  f^mi^ia ,  ciò  ^,  Tra  cofi  rrijm  jjdie  di  dam 
mti,  E  che  effi  Ihaueano  inlutto  a  batteri  fiorini ,  ^he  haueano  fre  caratti  Di  mondi  glia  ,  ciò 
Vi  yaffe:^^  di  lega,  Fmhe  doufnìo  effcr  dora  fino  ii  xxiii/.  caraui,  non  e/<^r,Qch€  di  xw. 


r  N  F  E  R 

Bt  lo  a  lui  ;  Chi  fin  li  due  tapini  j 
Qhe  fùman ,  come  man  bagnata  il  uerno 
Giacendo  Hrm  a  tuoi  deliri  confini  i 
Olii  li  trouai*j  e  poi  uolta  non  dierno, 
"Rijpofe  5  quando  piouui  in  quejìo  greppo  j 
E  non  credo  che  dieno  in  Sempiterno  ♦ 
tuno  e  la  faljà  ;  che  accuso  Giufeppo  ; 
Laltro  è  il  filfo  Sinon  Greco  da  Troia  t 
Per  fibre  acuta  gettan  tanto  leppo  ^ 
E  lun  di  lor  t,  che  fi  reco  a  noia 
Forfè  dcjjer  nomato  fi  ofcuro  ; 
Col  pugno  li  percojfe  lepacroia  t 
Quella  fono  ,  come  {offe  un  tamburo  t 
E  mar/ro  ^damo  li  percoffel  uolto 
Col  braccio  fuorché  non  parue  men  duro, 
Dicendo  a  lui;  Ancor  che  mi  fia  tolto 
Lo  muouer^pcr  le  membra  che  fon  grauiy 
Ho  io  il  braccio  a  tal  meHier  difciolto  ; 
Ondei  rijpofe  ;  Quando  tu  andaui 
Al  jùoco  ,  non  Jhauei  tu  coft  preFlot 
Ma  fi  e  più  Ihauei  quando  coniaui  ^ 
E  lidropico^ru  di  ucr  di  qucHoi 
tu  nan  joHi  fi  ucr  tefìimonio 
La,  oue  del  uer  fòfli  a  Troia  richieHo  ^ 
Sio  dijfil  fiilfo ,  e  tu  falfajli  il  conio , 
^iffc  Sinon  5  e  fon  qui  per  un  fallo , 
E  tu  per  più  che  alcun  altro  Vimonio , 
Rnorditi  ilf^ergiurio  del  cauailo , 
^[lì'ofe  quei ,  che  haucua  enfiata  lepa  ^ 
E  fiati  reo  ,  che  tuttol  mondo  fallo, 
E  te  fu  rea  la  fate,  onde  ti  crepa, 
Vijfcl  Greco ,  la  lingua  *  e  lacqua  marcia , 
Chel  ucntre  inan^  gliocchi  fi  tajfepa. 
Allhora  il  monetier^Cofi  fi  Squarcia 
La  bocca  tua ,  per  tuo  inai ,  come  fole  ; 
Chefe  t  ho  fate,  ^  humor  mi  rin farcia^ 
Tu  hai  larfura  el  capo ,  che  ti  dole;  ' 
E  per  leccar  lo  f\>ecchto  di  ìsiarciffa, 
l^on  uorrefìi  a  inuitar  molte  parole^ 

fa^  X^^^^^  V/  Hcf  Cd  fuggir   nWoAfcM  m.nfo,frr  lo<,ual 


NO 

llpffa  uien  <t  trattar  le  la  tey'^  j^eUe 
fiilfud ,  che  difc^ra  dicemmo ,  ciò  è-y  di 
quelli,  che  hauedno  fklftficato  il  furiare , 
l(]uali,  fercU  haueano  con  le  parole  fray 
d^ììenteméte  fm  CT  offe fo  altri  f  ;ne,  che 
dacutìffma  fihre fiano  furiti  ei:^Ymfniati 
loro.  Late  domada  adujue  Maeflrò  Adai 
njo ,  chifcn  li  due  tétpini,  ciò  e-.  Li  due 
derelitti  t7  ahha donati  mefchiniy  che  già 
cedo  da  lafua  deftra  f  arte,  famano, come 
fil  uerno  la  man  bagnata .  lajual  co/à 
auiene ,  per  lo  naturai  calore ,  chffce  dn 
quella,  llaual  trouidò  di  uern:)  laeyfrfi 
do  fuo  contrario,  ftriflrirìge  per  fùgj^irk 
in  fe  fi  effe  talméte,  chel  fumo  chefce  di  lux 
fifu^  uedfre,ijttel!o  che  nóffuo  la fìate^ 
per  trouar  il  caldo  aere  fmil  a  fc^  prr  loi 
(jicd  immediate  ft  dilatta  e  f^arge .  (^i 
li  trouai,  Kiffcde  Maefìro  Adamo  a  Vai 
te,  (^andio  piouuiin  (jueflo  grejffo,  ciò 
è  ,  Cliiandio  caddi  nel fendo  di  (juefta  hi 
già,  li  trouai  ^ui,  Perche  molti  jccoli  era', 
no  morti  inan^  a  lui .  Greppo  ^  domani 
dufo  cjuel  uifc  in  che  fi  da  mangiar  a  poh 
liyKfT  altri  nò  molto  diffimili  ammali^che 
per  effcr  cccauo,come  era  (juffla  bolgia,  il 
poeta  ladduce  in  comparatione  di  (jueDa , 
Auenga  che  greppo  in  Thofcana  fia  doma 
data  ancora  ogni  rifida  e  hreue  riua ,  E 
gyfffiay  iaryiangiatora  decauaSi ,  F  Poi 
no  diemo  uoìta,  Perche  le  ferie  ie  Vlnf, 
fcnof(mfre,fcc5do  le  colf  e,  lundmede'fii 
ma  (jualita,  Onde  fcggiunge  no  credere^ 
che  in  eterno  la  diano,  l  Vno  è-  la  filf^, 
leg^efì  nel  Gene  fu  al  xxxix.  cheffendz 
■^ofif  fig^ii^^lo  di  lacol' patriarca  uenduto, 
perinuidia,  dafratelli,e  cóiotio  in  E^itf 
to  a  Vutifàr  eunucco,  chera  fcjfra  la  ntili* 
tia  di  Faraone,  che  ueggendolo  la  donnd 
deffo  Putifir  decceUéie  fhrma,e  ne  lammi 
nifìratioe  de  la  cafa  fua  datali  dal  marito 
prudentiffmo,  ftccefè  del  fuo  amore, e  che 


CANTO  XKX> 

ìfuanhi  yowo/^  f^cf  cYfiff  al  marito,  che  ìoff  le  laura  uolufo  far  fir'^  ,  onle  eh  gli  r\e  fu  in', 
cannato,  e  cefi  jletìe  frto  a  tanto,  che  Faraone  fcel  fogno  de  le  fette  uacche  groff  e  fette  magre, 
e  de  le  altretante  jfighefiene  e  uote,  llc^ualffY  efpr  da  loff  int  e  rf  retato, non  fcì  amente  fu  librai 
to  da  le  carter  e,  ma  fitto  da  effe  Faraone  avminifìrator  di  tuttol  regno .  Cofui  era  aiuntfue  una 
de  le  di.e  omlre  ,  de  !f^M^r/i  domandaua  Vante  ,  che  fey  hauer  auuptof^ìfmenie  ìofcfdeì0Oy 
dflaual  ella  fìeffa  fqeua  effty  coìfeuole  ,  era  meritmentepfìa  a  tal  fuff litio  .  laltro  dice  cher^ 
xim  Sinon  Greco  daTroia  ,  fer  le  fklf  parole  degnale ,  fecondo  Virg.  nel  fecondo,  ultin:amenff 
Troia  fh  fref^,  Verche  fingendo  fiiggirf  da  Greci ,  andò  ne  la  cittd,  e  conft.efilfe  fraudolenti 
far:^le,  induffe  i  Troiani  a  tirar  demro  in  queEa  il  gran  cauéo  ,  che  da  Greci  era  fato  fnhhrtca'. 
/Q  di  legname,  efofloui  dentro  huomini  amati,  iejuali  lafcguente  notie  u fendo  di  ^ueh  ,  w#ro 
fioco  ne  la  terra  ,  cTaferfro  le  forte  a  Greci ,  Onde  Troia  fufrefa  ,f  echeggiata  tST  arf<f.  con 
luccifoneecattiuitadel      e  di  tutioìpfoìo  ,  Ver  f^he  acuta  GEtian  tanto  leffo  ,  Mandanfi  ori 
tanto  caldo,  come  fer  io  fumo  chufciua  diloroeff  fccorgeuano .  B  lun  dihr,  Varuealfoeta,che 
ir  Sinon  fiffe  noiofv  Ujjlr  nomato  da  Maejiro  Adamo  in  (juel  luogo  tanto  ofuro  t^  infame,  Terehe 
lice  hauerlifercoffc  L^fc^croia,  ciò  e  ,  taf  ancia  iura  colf  ugno,  Uejual  fer  chera  tiena  di  ueni 
to  dice,  chefcno  come  tamburo,  F  che  Maefro  Aimo,  in  fua  uerMua  ,  fercoff  col  haccio  il  uifo 
a  lui,  con  fcgmnger  le  farole  ferfefteffe  ehiare,infume  con  cjuelle,  cheff  ufron  in  dijfregio  e  ca 
lunnia  lun  de  Uiro,  che  in  fcmma  e  de  le  colf  e  comm.effe  fer  loro  al  mondo,  e  de  le  fene  che  c^um 
ne  fatiuano  .  E  la  doue  in  ferfcna  di  Sinon  dice  a  meflro  Adamo,  E  laccjua  m.arcia,chfl  uentre 
inanZi  a  gliouhi  SI  iafffa.  Intende  tanto  iimfedifce  la  ueduta,  fer  che  gonfiandoti  effe  uenire,fal 
confUmento  uien  ad  effere  fefe  (J  of  acolo  dauàfi  agliocchi  tuoi,  che  no  ti  lafiafiu  oltre  uedere 
il  rimanente  dele  tue  memha ,  come  fono  le  eofce  e  le  gamie .  Lo  Jf  eechio  dtKareiffc  uedremo 
nel  ier^  canto  del  Var,  oue  treuemenie  toccheremo  la  f^uola ,  eff  re  flato  un  lirrfido  e  charofim 
te ,  che  Sinon  ,fer  lardentefihre,  non  hauria  uoluto  mdte  farole  al  inuitar  a  leccarlo  . 

^  ,          .                 r-r  Come  haUiamo  £ia  in  altri  luoghi  detto, 

Ad  afcoUarh  (no  del  tutto  jijfo^,  nonuuolechelfnf  (fenda  fiu 

Quandol  maejìro  mi  Jf^Hor  pur  miri  ^,  che  fi  kfcgni  :l  terrfo  re  la  cognitione  de 

Che  per  poco  è ,  che  teco  non  mi  riffo  .  f  articolari ,  e  jfetialmente  in  udir  ,  da 

Qudndiol  finti  a  me  parlar  con  ira^  quelli  cofe  inutili  e  uane ,  come  erano  loi^ 

Volfimi  uerjo  lui  con  tal  uergogna ,  j^ì^q  ferole  de  le  due  omlre  luna  confra 

Che  anchcr  per  la  memoria  mi  fi  gira  ♦  de  Ultra .  E  fer  cjuefìo,  ueduto  Mirg.  im 

E  qual  è  quei  ^  che fuo  dannaggio  fogna  ^  tento  e  fife  Vante  ad  afoltarle , graue^. 

Che  fognando  di  fiderà  fcgnire^,  mente  lorifyfnde,dieendo,Uormwa  fui 

Si  che  quel  che  ,  come  non  fi(fc ,  agogna  $  re.^t  ^ rr^odo  di regare,eiuelchefar  che 

ral  mi  Icio  non  potendo  parlare  j  f\^^^^^^'>  ^^^^  r'^'  ^^^'^^7 

,     le      r  r     •     Cr  f^,.A  altri  ,Hor  aouernati  fur  a  tuo  modo . 

che  divaua  Kuìarmi -.e  \cu\(tua  '     ^   ,       ^       .  -rr  x 

}^r}e  aij.auujiujtti     \  J  j    r  CHe  ver  roco  ^,  CHe  non  mi  riffe ,  che 

Me  tuttauia ,  e  noi  mi  credea ^re .  ^ .  ^^^^^^^ ^^^^  ^  ^^^^.^^^  ^  ^^^^^^ 

Uag}:.or  difetto  men  uergogna  laua ,  ^.^^  ^    ^.^^^  ^  ^  eontennone  di  faros 

Vificl  macfiro ,  chel  tuo  non  e  ììatot  ^    ^^^^^  •/  p^^^  ^  ^^p^^  j^^^f. 

Vero  dogni  triKitia  ti  difgrauat  effrf  tanto  uergognatodi  tal  refrenfo^. 

■£  fn  rag:on  ,  chio  ti  fa  fimpre  a  lato  5  ne  fittali  iratam.ente  da  Virg,  cheanihot 

5e  più  auien  y  che  fortuna  tmo^ia^  dice  ricoriarfne ,  affmigliando  ildef^ 

Oue  fian  genti  in  ftmigliante  piato  ^  derio  chegli  hauea  di  fcufrfi  del  fuofiU 

Che  uoler  ciò  udire  i  bajf;  uo^ia,  h ,  ciucilo ,  che  fer  li  colori  del  uolto. 


INFERNO     CANTO  XXX. 

wo^  ht,l  ufYgogna ,  commmfnte  tacenh  ^ceu<i ,  Al  dffdfrio  cud  U  l\  cWi  , 

che  fogna  alcun  juo  Uno,  a  cio  che  falfu^  <ictnno  non  fia ,  Penhe,  fi  com  coftut  fcananh ,  dr. 
fijfra  fognare  come  ft  nonfognaffe  ,  Co/?  Dame  fufinioft ,  defierau<^  fcf  rfi ,  corr.e  fc,  u^, 
ienhynmfi^offifoufm.  M.A^gior  difino ,  Wed»to  Mirg.U  ueygogna  di  Dante  efferm^c 
fiore  ,  che  non  era  flato  il  0o  ,  come  hi:ono  e  di f  reto  precettore  glie  lo  ferdona  ,  Onde  dice 

•  ihe  ft  difgrauì  dogni  irijìfZ^  danimo  ar^monendolo  di  juanfo  e^liha  da  f^re.  fc  matauiene 
òeglifi  ritroui  IN  fmigliante  fiato,  do  p-,  Jm  frril  nano  ^  inutile  litigio  ,  (jual  era  fiato  aud 
de  le  due  omhre  che  hahhiamo  ueduto ,  l>ache  il  uolerfmili  udne  cofl  udire,  uìen  da  tajja  e  non 
ia  generofi  uoglia  .  Onde  Salom.  nejfrou.  Honorhomini  fdffarat  fe  a  confentiomLut,  Ow; 
net  enim  fiulti  mifcentur  conturrAijs .  Mrf  ^//f/  che  ^ui  ^7  in  altri  luoghi  fimili  fi  dice  diVirJ. 

*  di  Dante  ,  Intende  fcmfre  de  la  ragione  e  Jel  fcnfc .  ** 


Haue^dol 


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Firenze. 

Postillati  16 


INFERNO    CANTO  XXXI. 

Vna  meiefm  linzua  pria  mi  worfi  HoutMptund  frfcehntMfiuo 

Si, chi  mi  tinfluna  e  Ultra  guanciai  trmrielulm.ieìe^.lo^^, 

E  voi  la  medicina  mi  ripor/e  :  «'  H""''  ["^^"""l  f/'l^"'i' 

Ccftod'io ,  che  Jolea  far  la  laida  ^'''T.  PÌTl  VZli^'Zt 

'     i  ii       1  7  r        1     rr        '  fìQ  X,  R:ette  di  fraudi  y  IfWli ,  come  Uff 

VAchlle  e  del  [uo  p^re  ep  cagme  ^^Jl^^         ^ ^J^,^^  ^^^^^^^ 

Vrimn  il  tr'i]ì<i,e  pò;  di  buona  mancid,        trincio  damare,  che  naiurc^  fi  eff^r  in  iut 

l^oi  demmo  ti  doj]o  al  mifm  uallone  a ^lihuomini  ài gmay  e  non  di  mcer  lu 

Su  per  U  rì^a ,  cheì  cinge  dintorno  ^  ìal{ro,Uora  in  ^uefto  dimojìra il  ft.o 

Attrauerfando  JtnTjt  alcun  firmone  ♦  iifcenfo  nel  nono  cfnhio,  il  (indo  dflcjuaf 

Quiui  era  men  che  notte  ^cmen  che  giorno'^  lepnechefadi/ìinioinijiiattYoJfire^che 
Si  chel  uifo  m  andana  inanTj  foco  x  luna  imhiuda  e  contenda  Ultra,  cme  de 

Ua  io  jintì  fonar  un  alto  corno  le  hJge  dejfcouauo  hahUamo  uedm^fer 

ranto  ,  che  hauréke  ogni  tuon  fitto  jioco  J       ^Jpr^i  finite  ^uaUrojfetie  di  fraudi  che 
Che  contra  fe  la  fua  uia  Seguitando  mn  fidamente  r.rpno  il  uincoh  de  luni^. 

T^ni^^oghcchi  mótutu  tà  un  Iccot  uerfd  amore   che  r.tur.  fi  i^  ^ 

,  r  j  huomim,  malo  fì:(tial  dela  f^df  ancora^ 

VcfO  la  dolvrofa  rotta  quando  àe  delle  ef^rrll co  giunti  di  fr^ue^uer 

Carlo  mgno  J^crde  lafintagefla,  fi  de  la  patria ,  e  de  fari ,  e  de  maggiori 

Now  foni)  ft  terribilmente  Orlando,  henefittori,e  chiamc^nficomumm.ente  tra 

litori .  U[a  nel  frefcnte  canto,  dop  certa  fua  cmfaratitne,  o  fmilitudine,  altro  uon  dimofìra,  fe 
mn  che  partiti  da  la  x.  CT  ultima  kl^ia ,  attrauerfiron  la  riua  di  (juella  addando  uerfc  effe  nono 
cerchio,  da  lui  altramente  detto  ;o^^,  il^ual  uidero  circundato  da  più  giganti,  che  fìauano  intori 
no  a  la  fua  skccatura  dalme^Q  in  fu  ,  come  fcglionftar  di  tanto  in  tanto  jfatio  le  torri  inforno  a 
atta,  0  cafiello/E  di  (juefìi  rr^ofìra  chelle  notiUa  di  Kemlrot,  J-  Fialte,  e  d' AntfO,dal(jual  fitron 
calati  e  popi  giù  ne!  findo  del poi^c  .  f  \/Namedefr):ahngua  pyiamimoYf(,MoPra,peY 
molto propriacomparatione,  come  dalamedefmalingua  di  \irg.  che  nel  uprtnderh,  corr.ehah 
liamo  ueduto  in  fine  del  precedente  canto,  Ihauea  morfo,  e  luna  e  Ultra  guàcia  tinto  di  uergogna. 
Con  ijuella  medefmamente  ,  in  ufarlipoi  manfuete  e  dólci  parole ,  rimettendoli  il  commef/cfillo, 
glihauea  riporta  U  medicina  conueniente  al  morfo  .  Onde  dice ,  Vna  r^-edefma  lingua  mia  mi 
morfc,  ciò  e.  Prima  con  ajfre  parde  mipunfcfi ,  cheini  tinfc,  efccemi  e  luna  e  Ultra  guancia  de 
la  uergogna  irroffire,  E  Voimilorfc  la  medicina,  E  poi  con  dolci  CfT  humane parole  mitigo  il  do', 
kre  del  morfc  e  de  U  puntura  de  Ujjre  e  dure  chauea  upioprima  nel  riprendermi.  COfi  od'io, 
Scriue  Quid,  nel  xij.  che  lunico  e  fol  rimedio  a  finar  U  piaga  fitta  da  la  lancia  d'Achille  ft  era 
lunaltra  uolta  fornarU  afirircon  ijuella,  E  che  cjuffiofii  eff  erimenfato  in  Jhelafv  re  di  Mitia. 
Adunaue,  Co/?  come  U  medefima  lancia  d' Achilìe,  e  delfuo  padre  Veleo,jlriua  prima  e  poi  frnai 
pa,  Cof  U  medefma  lingua  di  Wirg.  pungeua  prima,  e  poi  mitigaua  e  fcinaua  U  puntura  .  Trif 
fta  e  luona  mancia  e-  per  fmilitudine ,  Verche  mancia  e  propriamente  (jud  dono  ,  chefuolfir  il 
tadre  difimiglia  il  primo  di  de  Unno  a  tutti  i  fuoi  di  cafa,  che  x  Latini  domandano  Strenna  . 
Ondel  pefa  fteffi  nel  xxvy.  del  Vurg.  Virgilio  in  uerfc  me  juefìe  cotali  Parole  uso  ,  e  mai  non 
furo  firenne  ,  che  fiffcr  di  piacer  a  cjuefle  eguali .  NOi  demmol  doffc  al  mifro  uallone ,  \oU 
tammo  le  (halle  a  lultima  bigia  piena  di  mifcria  e  dangofcia ,  AUrauerj'cndo  SEn'^  alcun {(rmof 
ne ,  Sen^a  alcuna  cofi  dire,  ma  cogitalondi,  come  uuol  inferire.  Super  U  ripa,  CUei,  ciò  e,  Laf 
auale  egli  uallone  cinge  dintorno .  Altri  tejii  dicano,  chel  cinge ,  Per  Hijuali  lifcgneria  tntenf 
dere,  che  U  ripa  cingf/fd  uallone,  ilche  farellefilfo  ,  perche  cjufjìultima  klgia  ,  lacjual  domanda 
uahnf,  cinge  intorno  kltima  riua^  che  U  dihiie  dal  nona  ^rnhiotcome  Uj^enultima  nua,  che  l4 


INFERNO 

liuiie  la  U  fenuìtima  IJ^Uy  citile  iinf^Yno  Ui,    Quiui  era  men  chf  ntitie,  e  mfn  che ^tom^ 
Al  principio  éelfconh  canto  ueìemmò,  che  cjuefli  iuejpoeii  cominciarofi  la  loro  peregrinatme  nei 
àifcHer  a  l'lnf,ju  Ihora  àe  la  fera,  OnJe  ^ijp.  Lo  giorno  fcmniaua  e  cet.  Nel  fettimo  cito,cle  già 
fajfaua  la  me^a  notte,  Onde  in  per  fona  di  Virg,  Già  ogni  fìella  caie^che  faliua  quando  mi  moffr^ 
Etegliin  ftnedelprtmoparladodeffaYnoffacltVirg.Allhorfimofpy^  io  li  tenni  dietro,  Nr/x/, 
folycheradue  horeinan'^alfcguente  di,  OndefuY  inferfcna  di  \/irg,  diffe,Ma  fcguimihormai 
ihel  gir  mi  piace,  che  ifefdgui^^nfuferlori^ntaecet,  Nelxx.  chera  uicino  a  lacrima  hora 
dfUi,Oue  Wirg.pur  ancora  dice,  Mauiéne  homaichegia  tien  le  ccfine  Damhedue glihemijferi, 
e  tocca  Ionia  Sotto  Sihilia  Cain  e  le Jpine  e  cet.  Nelxxi.  chera  il  fine  de  la  detta  prima  hora ,  oue 
in  feyfcna  di  Malacoda  Demonio  diffè ,  Hier più  oltre  cimjuhore  che  (juejlhotta  e  cet.   Kel  xxiiij, 
chera  una  hora  appreffcme^  di,oue  in  ferfona  di  Virg.diJp,E  già  la  luna  è' fono  n^flri piediMora 
iicédo,che  cjuiui  era  m.en  che  notie,emen  che  giorno, dinota  chera  fera,  perche  a  Gì  ora  ne  del  tutto 
è'  f^enta  la  luce  del  fcle,come  ^  poi  la  notte, ne  del  tutto  f^lende  come /il  di .  SI  chel  uifo  mUm 
foco  inan^,  Mtt  io  fcntt  fonare  un  corno  tanto  alto,  C\ie  haurehhe  fitto fioco,cio  e-,  che  hamik 
auan^to  ogni  tuono,  perche  fcguitado  la  fua  uia  COnfra  fi, ciò  è".  Cetra  effe  fuono,  DIW^^  tutti 
li  miei  occhi  ad  un  luogo.  Perche  in  cjueÌlo,che  la  ueduta,  rifletto  a  lofiuro  aere,  no  li  potè  ua  fruì 
ve,  fi  ficea  fir  uia  a  laudito,  mediate  il  fuono  del  corno, cetra  deltjual  fcguitando  andaua  .  DO/o 
la  dolorofa  rotta,  Moftra  che  Orlando,  delcjual  diremo  nel  xviy.  del  Farad,  non  fino  tanfo  firte  il 
corno,dofola  rotta  chehhe  CarloMagno  in  RoncifuaHe  da  Marfilio  Re  di  Spagna, per  tradimenti 
dii  Gano  di  Maganl^,  (guanto  che  fino  <]uefìo,  ancora  che  da  Carlo,  ilcjual  calaua  i  monti  Virerei, 
f  nuda  fapeua  anchora  di  tal  ccflitto,fiJp  udito  otto  leghe  da  lontano,  fecondo  la  fua  fkhuhfa  hifto 
ila  .  QJi^f^^  fi<^^^  aduncjue,  perche  del  corno    cófiifi  efin"^  difiintione,ftgnifica  la  confi^ftone 
elerrore  0ual  fu  ne  le  menti  de  giganti ,  che  ^ui  di  fitto  uedremo,  e  dacjuali  tal  confi  fc  fuonoumi 
ua,  in  ribellar  fi,  come firon,  da  Dio  ,  ortde  nefiguì  Ufierminio  e  confi^fion  di  loro  . 

Voco  -portai  in  U  uditi  la  tcjla^  Uondndol poeta  molto  inan'^  con  la  tefli 

Che  mìparue  ucder  mche  alte  torri  t  uolta  contrai  fuono  del  corno,  che  li  pmt 

Onàìo  )  Maeflro  ;  di  che  terra  e  quefla ,  >     ^^"^  '^^^^  y  ^^rri, 

Ef  e^U  a  wejPcrò  che  tu  trafcorri  Ondedifea  virg  che  dice/fi,  de  terra 

Ter  le  tenebre  troppo  da  la  lun^h,  era  c,uella  .  ll^ual  per  trarlo  derrore ,  li 

7       .            .        T     •  dice,  Pero, che  tu  tnikorri  trono  da  lunn 

huien  che  poi  nel  maoinar  aborri  *  „  ;  .    t       •''  r     •  -r.    •  *i 

^       7   -  t      r       T     -        •      •  f^^*^  tenebre ,  amen  che  r 01  Aborri  nel 

ru  uedrai  ben  [e  tu  la  ti  congiungi,  rnaginare,  ciò  è^,  Prendi  errore  nel  trar, 

CLuantol  finjo  fwganna  di  lontano  ;  .^.^.^^  ^^yj 

Però  alquanto  più  te  jteffo  pungi  t  p,y,y  ^i^yy,,,  ^  ^ome  dicemm.Q,  e  dimoi 

Poi  caramente  mi  prcfe  per  mano  ,  ftrammo  nel  xxv.  canfo,in  latino  fignifi 

E  dijfe  ^  Vrima  che  noi  \\m  più  auantì ,  ca  imperfittione  de  la  cofa,  come  in  qwflo 

A  f/O  chel  fatto  men  Ù  paia  mirano  ,  cafo  era  la  imaginatice  del  poeta  credédofi 

iappi^che  non  fon  torri ,  ma  giganti  ^  efpr  quello  che  no  era.  h  fcguitado  due, 

E  fon  nel  po^^o  intorno  da  la  ripa  Tu  uedrai  ten  SE  tufi  longiungi,  cioè, 

Da  ìomheUico  in  gjufo  tutti  quanti ,  [''''fi'  ^  ""^^['^    '  f'^ 

t^er  ueduto  la  terra,  de  lacjual  tu  domUii 
qVrfWfo  di  ìomno  ftngannal  fcnfo.  Intende  e^ueh  del  uedfre,per  la  ragione  detta  difcpra  , 
Vero  ftu  uuox  chiarirti  di  (juejlo  ,  PWngi  alquanto  più  te  fìeffc ,  ciò  è-.  Studia  un  poco  più  tojlo  il 
faffo  .  E  fii  intende,  che  la  ragione  ammonifieì  finfi  cppre/Jo  da  ignoranfia,  a  non  fir  prima  giù 
iicio  de  le  cofi,  che  ne  haWia  la  cognitiane,  iomeier^iu  eJpmfi,juefto  meiefimo  fi  juafi  injìn( 


CANTO  xxxr. 


!  >i« .  ìel  Vfiyoh  poi  ciymmit  mi  fyefc  mano ,  Ammom'o  eh  U  U  ràglm  ilfcnfc  h 
ctAo,  che  molw  uolla  in  fmil  cafc  fgh  U  dafire,  e  ueimiofch  ohMiélf,  lofunjefer  mano, 
ciò  'e-Mflauie,  a  ao  c\,efiianelkmrrofofuo,dfualo  ielftefvff  errore  fr>m  a  òffa  gwnio  al 
luop,a  do  che  fot  in  un  fuhito  nò  hahlia  tanfo  ha  temere.  Vimojirali  adun<jue  che  and  che  U'it 
non  fon  torri.come  ìifareua,  ma gifanlifofii  futtimnii  intorno  iala  rifa  ieìfaZ.^  da  hmbeUif 
co  in  giù .  Quejiiycome  dicyr.mo  ne  ìoUaM  canto,  il  pela  no  li  pone  irt  cjuejìo  luogo,  comealiri^ 
Unno  ietto,  fer  lafiferhia,a  laciuale,  fer  diffinderf,  in  tutti gliallri  uitu,  come  capo  iijueUi,no 
iafromoh,ogo,come  ieìa  inuidiafmilm.enle  dicemmo .  Ma  Iqone  per  la  mpielc  ujata  ia  loro 
neWMarft  %ntra  gli  Vu,  laf<alnafce  da  fuperUa ,  E  ffanno  intorno  alfoZ^,  e  moto  aUeTttro 
ie  la  terra  in  firma  di  torri,  tanto  moflra  che  fiano  in  dijf  etto  al  cielo.  Ondetlf".  BIf  tom 
fuperhe  al  del  nimiche ,  E  fiioi  torrier  di  fiior ,  come  dentro  «rft . 
Come  qucr,do  U  néhk  ji  dijf,pa ,  Mo/fr-pr  mote  Wr/. 

Lo/>o .  reo .  poco  z's^:(^zr:i::ii 

Cocche       a  uapr^mictm  ju^a^  ^.^u'^.ì^m 

Co/i  fvranào  Uhm  graffa  e  [ma  tamfmfYepiu  dì  quello  che  Uuea  inufo 

Vili  e  più  apfreIJindo  uer  la  jponda,  ^.^^^          chehaueaueduio  fYano 

Tug^jami  error  e  gjugncami  'paura .  ^-^^^f^  ^    ^gy^/^  q^j^  c//Vf,cf:f  lifg'y 

Vtro  che  come  h  fu  l<t  cerchia  tonda  giuaeYYcre,feYchefcerfifcauadelueYO, 

lAontereggwn  di  torri  fi  corona  5  e  crefeuali  faura  ,  ^ueÙa  che  dal  feYO 

Cofl  la  proda  j  chcl  po^^o  circonda ,  affetto  degigc^nfi  li  uemua  ,  corre  qui  di 

i:orreigiauan  di  mcxa  la  perfona  jotto  uedrerr.o ,  che  uuol infcYiYe,  E  (lutf^ò 

Glihorribili  giganti  5  f  w/  minaccia  mojÌYa  cheYa  a  frrili^udine  de  la  nehhia, 

Gioue  del  cielo  anchora ,  quando  tona  :  c^uadoft  dt/ffa  e  hjfeYde,  che  lo  [guarda 

U  io  fcorgeua  già  dalcun  la  faccia, 
U  Llt  d  tettoie  del  uentre  gran  parte,    pn.aocheafod^  efjanetbac^tr^^^^^^^ 

Ltj^«a,ci^u,    ,    ,   ,     4  laauahrfYììe,in£ombYa(isrcffifcaUtYf. 

E  per  le  cojìe  giù  ambo  le  braccia .    ^  ^^^^^^  ^J^^^  ^  ^^^^  ^^^^^^^ 

ia  ignOYantìa ,  non  fuo fi  ^o/?o  uenir  ne  la  cognitione  del  uero,  comefk  la  Yagione  ,  Ynaf  bene  in 
fYO.effc  di  qualche  feynp  mediante  quella  a  foco  a  fOcO  inuefìigando.  FEri>,  che  come  in  fu  la  cer 
chiatóda,  Rende  la  ragione,  jfeYch  li  fiiggt  eYYOYe,e  cYelhlipauYa,  Laqual  dice  the  fh,TeYche  ft 
come  McieYeggion^cafello  de  Senef,fi  coYona  in  fu  la  cerchia  feda  de  le  mura,di  torri,  ufcHone 
una  fer  ogni  tato  J}:afio,fcfra  deffe  mura  talméte,che  tutte  le  mura  infeme  conejp  torri  ré  don  fiv 
ma  e  fmilitudine  di  corona,Cùfi  glihorrililigigdii,CVi,cioè^,  Iquali  Qioue,quado  tona,minacc\^ 
anchora  del  cielo,  TOrreggiauano,  Ornauano  inferma  di  torri  DI  me^la  ferfcn^t,  Val  me^  in 
/ù,lAfroda,larifa  che  circo  dal  f  07:^.  Ver  che  dalme^  in  fu  di  tato  in  fatojfatio  ufciuano  fuori 
deVa  skccafura  deffc  /o^^.  Nr/  xiii/.cdto  dicemo  de  la  guerra, che  i  giganti  frena  gli  Vij  ne  U 
ualle  Fegla,e  com.e  ftiron  ftJminati  da  Gioue, Onde  dice,che  li  mlnaaiadel  cielo.  ET  iofcorgeua, 
già  dalcun  Uficcia,  mnfclaméte  haueualpeta  già  ccprefo  quefi  in  genere  effer  gigaii,  Uaccm 
prendeua  ancora  farficolarmefe  ogni  lor  méiro,che pareua  fiiori  de  la  ripa  delpoZ.^.  Uaual  cofa 
ftgnifica,che  no  Cclamenfe  hauea già  conofciuto  in  uniuerfale  quefto  uitio  de  limpida  in  cofioro,  ma 
particolarmefe  ancorati  modo,nelqual  effl  Ihauem  ufata,come  in^alcuni  di  loro  uedremo  che  dira. 

matura  certo  quando  lafcìo  larte  \ fai  poeta  digreffme,  ne  laqualcommen 
D/  fifittti  animali  affai  fi  bene  y  da  lanafura,chehMiala[ciatodiprodur 

bertone  tali  eifecutori  <t  Uartet  al  modo  più  gigdti,VEr  torre  a  Marte  tali 


INFERNO 


E  f*cfla  iehfhmt  e  balene 
Non  ft  pente  5  chi  guarda  fittìlmente , 
Viu  giufla  e      difcrcta  la  ne  tiene  \ 

Che  doue  largumento  de  la  mente 
Raggiunge  al  mal  uoler  ^a  la  poljàj 
T^effun  riparo  ui  può  far  la  gente 


elfecHtm,  Verchf  effenh  Marie  Dio  le  le 
hattagìif,  (juelìi^perlefitf  fmiJfiYatf  fir^ 
^  prenaleuano  tanfo  a  tutti  glia! fri  huOi 
mim, cheta  neceffario  a  cejerloro,  E  cofi 
ueniuam  a  tiranneggUre,^  et  fiyft  fuh 
àit^  turni monh  jpriuanJlo  ciafcum  UlU 
letta,  e  molte  uolte  di  uita .  Onde  iice^ 


che  DOue  largumento  de  la  mente ,  ciò  e^y  la  doue  {ingegno  [aggiunge  fS'  unifce  al  maluoleye 
ET  a  la  f offa,  F.fala  fir'^a  fmi furata,  come  era  in  (juefti giganti,  lA  gente  uifuo  far  neffun  ri* 
paro,  Glihuomini  non  uifoffon  riparare  .  E  perche  potrehhe  alcun  dire ,  (^ual  ^  la  ragione  peri 
che  ella  non  ft  pentì  coftdiprodur  più  F.lefinti,  che  fino  oltre  a  tutti  glialtri  (juadrupedi  e  terreflri 
animali  grandi  e  di  fmi  furate  fir'^y  E  cof  ancora  di  halene  oltre  a  tutti  gìialtri  aquatici,  rìfhm 
ie,  che  per  la  ragione  già  detta  de  largumento  de  la  mente  ,  0  uogliamo  dir  de  lingegno,  delml 
mancano  (juefli  tali  animali,  E  per  ilcjual  fclamete  Ihumo  riman  fiperior  ad  efft ,  ne  uien  ad  ejfit 
tenuta  più  dfcreta  e  gÌH!ìa,che  nonfcirehhe,fc  de  giganti  non  fe  f:ffe  pentita  .  Perchea  auefìi,  oltre 
duolere^  il  potere  ,hauea  datoti  faper  e ,  Onde  a  glihuomini  erano  fuperiori  y  Et  ha  aufllilha 
tolto ,  Onde  ad  efft  huominifcno  inferiori ,  perche  lingegno  fupera  le  fir'^ . 


La  feccia  fua  mi  parea  lunga  e  grofjàj 

Come  la  pina  di  San  Pietro  a  Roma  t 

Et  a  faa  proporzione  tran  kltre  offa  t 
Si  che  la  ripa ,  chera  perifoma 

Val  me\o  in  giù ,  ne  moHraua  hen  tanto 

Di  fopra^che  di  giunger  a  la  chioma 
Uve  ^rifon  ihauerian  iato  mal  uanto  t 

"Però-,  chic  ne  uedea trenta  gran  palmi 

Val  luooo  in  piu^  douhuomo  affibbiai  manto 

grojfa  come  la  pina  di  hron"^  pofla  a  Roma  dinan'^  d  la  chiefà  di  S.  Pietro,  E  Tutte  laltre  ofa, 
E  tutte  laltre  memlra  a  la  fua  proportione  talmente,  chela  ripa  delpo^^,  chera  laìme'^  in  gii 
PEri^ma,  do  p-,  Circal  corpo,  e  uien  dal  Greco,  che  fignifica  hahito  che  cinge  intorno  e  cofre  le 
farti  uergognofe  de  Ihucmo ,  Onde  nel  primo  del  Genefu.  Adam  cr  Eua  ficerunf  fthperi^matà 
deficulneit  e  cet.  Ne  moflraua  ien  tanto  di  ppra  ad  ejfa  ripa ,  CHc  tre  FWgwi ,  do  è,  che  tre 
huomini  di  Frigia ,  Auenga  che  molto  alti  diflatura  comunemente  ftano,  nondimeno  sùueriars 
DAto  mal  uanto,  ciò  e,  Piantato  male  di  giunger  a  la  chioma.  Perche  ancora  che  efft  jijfcro  filiti 
lunofcpra  delaltro,come  uuol  infèrire,no  pero  haueriano potuto  a  la  chioma  del gigdte  aggiùgeye. 
Ver'o,  chio  ne  uedea  treta  gran  palmi  DAI  luogo  in  giu,doue  huomo  affihhial  manto,do  è-,  Da  U 
filfeua  de  la  gola  in  giuncherà  fin  al  me^  ieffc^igite,  Dal^ualme^  in  fumerà  fuori  del  /o^^. 


Torna  il  poeta  adir  del  gigante,  chefet 
la  digreffione  hauea /affato  ,  Et  hauendo 
detto  de  le  memlra,che  di  lui  già  fcorge^ 
ua,  hora  dice  de  la  tjuaìifa  di  quelle .  Ma 
comedalagrande^^  de  la  fua  ficciaft 
tragga  ciuella  di  Lucfiro ,  e  da  quefli 
quella  delpoZ^,  affai  chiaramente  fii  dii 
mojìrato  a  principio  ne  la  difcrittione  li 
tutto  Vlnf.  Pareua  adunque  al  poeta,  che 
la  faccia  di  queffo  gigante  fi/fe  lung 


V.aphel  mai  amech  \ahi  almtj 
Comincio  a  gridar  la  fiera  bocca* 
Cui  non  fi  conuenia  più  dolci  falmt^ 

E/  duca  mio  uer  lui^  Anima  jciocca 
7ienti  col  corno  ,6  con  quel  ti  diifvgaì 
Qiiand'ira^  od  altra  pajjm  ti  tocca  ^ 


Quffìe  fono  parole  del  gigante ,  che  il 
poeta  le  pone  per  dimoftrar  la  confitfme 
de  le  lingue ,  che  nacque  da  la  fua  fuper*, 
lia,  perche  nuSa  rileuano,  Onde  dice  eh 
VirgJi  diffc,  AN/wrf  fciocca,cio  e.  Ani*, 
ma  infpida,epriua  dinte[tetto,Tlenfi  col 
(Orno,  Perche ,  fi  comelfuono  deUorno  è' 
(onfufr 


YÌYt  chfYd  il fuo  farlaye.  qVandira  od  4 
fra  faf[m  ti  tocca  e frer):e ,  Pcn  lira  tifi 
numero  de  le  jfaff>om  de  lanima  ,  ad  imi 
iatione  di  M.TuL  rìeljfYimo  de  glia Que 
iice,  WacanduTTKfktem  ejì  mni  ferturi 
Iatione  tum  cupdiiate  cr  rKetu ,  etim 
igritudine  uclafiafe  animi  CT  iracun 
dia  .  Cercati  al  collo  e  frouerai  L  A  foga^ 
ciò  ^,  LafcaUa  deffc  corno  chel  tifn  lei 


CANTO    XXXU  ,  _ 

Ctmù  di  colte  5  e  trouerai  la  foga ,  confì{o  efcn^  hflinme,  coft  uuol  tf^ 

Chel  tien  legato^  o  anima  conjufa^ 

E  uedi  lu'h  chel  gran  petto  ti  dcga^ 
Poi  dijfe  a  me; Egli  jìejjo  ficcujax 

QLuefiì  e  Ne^77bro^fo;  per  lo  cut  mal  coto 

Tur  un  l^fig^<^gg^o  nel  mondo  non  fufi^ 
Lafciamlo  ^are ,  e  non  parliamo  a  uoto  : 

che  coji  è  a  lui  cìafcun  linguaggio^ 

Cornei  fuo  adaltruiyche  a  nuUo  e  noto*  ,    

gafOy  ilc^ual  tanto  fhrte  haUiamo  di  fcf  ra  ueduto  eh  fu  da  lui  fenato  .  O  A  nima  confi f^  Ver  la 
ragione  già  detta,  E  Vfii  lui,  E  uedi  effe  corno ,  CHr  ti  doga  ,  ll<\ual  tifcgna  e  fregia  ilgrafeti 
to,  com.ejì  la  ioga  ilfvndo  de  la  hotte .  Poi  diffe  a  me,  ECli  fìeffc  pxcup.  Intende^  erto  fuo  coni 
fùfc  V  indiftinto parlare  .  QVf/?i  e-  Nemhrotto ,  t^mhroUO  figliuolo  di  Can  figliuolo  di  Koe, 
Come  fi  legge  al  xi.  del  Gen,  ejfindofi,  j^r  la  fua  innata  fi^(rUa,nhflìato  da  Dio,  e  temendo  the 
fey  {unirlo  mandaffe  unalira  uolta  il  diluuio,  come  haueua  fàtio  alfemfodfl  fadre  ,  fi corfglio 
cojùoi  ne  lepataiie  di  Sanr.aardi  fihhicar  la  tofre  di  Bahel  tantalfa  ,  chel  diluuio  non  lipyjje 
nocere ,  e  cU  ffY  cjuflla  ptfffe  a  fender  al  cielo .  Di  che  adiratofi  Dio  contra  di  lui ,  mando  tra 
gliaYchitettOYi  de  la  tOYre  la  diuerfita  de  le  Un gue,  a  ciò  che  ìuno  no  ff effe  intendeY  laltro,  Onde 
dice,  P£y  lo  cui  mal  coto,  ciò  e^.  Ter  lo  mal  cogitato  efenfito  df^uaìe,  chefù  di  uoler  ed.ficaY  la 
forre  contra  Dio ,  NOn  fifa  nel  mondo  pur  un  linguaggio  ,  h/ìa  più  e  diuerfi ,  come  uuol  infrii 
re ,  e  che  per  ffferientia  uegglamo,  che  prima  era  una  fila  lingua  in  tutti .  lAfcianlo  fidare  , 
Veduto^  Virg.effì  non  intendere,  ne  poter  ejfiy  intefi  da  coflui ,  determina  di  lafiarlo  fiai 
re ,  perche  la  ragion  non  uuole ,  chel  fcnfc  perda  il  tempo  inutilmente  ,  come  già  in  fiu  altri 
luoghi ,  di  juefio  medefmo  hahtiamo  ueduto  che  Iha  ammonito . 


Tacemmo  adunque  più  lungo  uiaggio 
Volti  a  fwijlra  ^     al  trar  dun  balcjìro 
Trouammo  laltro  affai  più  fiero  e  maggio 

A  cinger  lui  qual  che  fvjfel  maeffro 
Kcn  fi  io  dir  ;  ma  e  (enea  fiuccinto 
Vinan"^  laltro ,  e  dietro  il  braccio  defiro 

Duna  catena ,  chel  teneua  auinto 
Val  coUo  in  giu^^ft  che  fu  lo  fcopcrto 
Si  rauuclgeua  in  fin  al  giro  quinto  ♦ 

Que^o  fuperbo  uoUe  ejfcre  Jperto 
Di  fua  potcntia  conta  il  fommoGiouCy 
Dijjel  mio  duca*yOndegli  ha  coiai  merto: 

Thiaìte  ha  nomet,e  fice  le  gran  proue, 
Quando  ì  giganti  fèr  paura  a  E'/  : 
Le  braccia  y  chei  meno  ,giamai  non  mout 


Seguitando!  camin  loro  inforno  al poz^ 
pur  a  la  fimftra  mano ,  trouaron  al  trar 
dun  lalefiro  laltro  gigante  più  fiero  e 
maggiore  di  UemlroUQ  ,  l^ual  teneua  il 
traccio  defìro  fiiccinto  dieiro,^'  il  fimiftra 
iinan'^  duna  catena  auinto  e  circondato 
dal  collo  in  giù  di  modo ,  che  fu  lo  fcoperi 
io,  ciò  e.  Dal  me^  in  fu,  cheYa  fiiori  del 
[OZ^  ySlrauuo'geua  in  fino  al  cjuintfì 
giro ,  lo  cinge ua  in  firto  a  cinque  uoUe  . 
M<;  chifcffd  m.aefiro  a  cingerlo,dice  nò  fa 
fere,per  ejfir  legier  cofa  intender  del  fcm 
mo  e gìufio giudice,  QV efio fiiferk,  He 
la  guerra  cMlono  i giganti  ne  la  uaDe 
Alfigra  contra  i  Dei,uoÌe  c^uefìo  fppevlo, 
ESfcre Jferto,cioè  ,Var  efjerientia  delfiid 
potere fòr'^  contrai  fommo  Oioue  ,  onde 


le  h»uU  àfgli  m^n'c  conlra  Gme  t glkliri  V<i,mrx  muf  m».  rHtJu  U  nmf,  Co/TM 
m  OttofM frettilo  uifiè  mrif,  m* i*i  ofm  i>  Gnatmt  t  hmf.fU  hbmto. 


INFERNO 

Ef  io  ((  lui  ^  Se  effcr  puote ,  io  uorrei  j  Upef^  mjlr/  ìefiJeraYe  Ji  neler  Erm 


Che  de  lo  fmifurato  P  riareo 
"Ej^ericntia  hauejfcr  gliocchi  mìeit 
Ondcirijpofe^jTu  uedrai  Anteo 
Prejfo  di  qui  che  parla ,  &  è  difciclto } 
Che  ne  porrà  nelfindo  dogni  reo^ 
Q^ueUchetu  uuoi  ucder^pìu  la  e  molto  ^ 
Tt  è  legato  e  fitto ,  come  quejlo^ 
Saluoy  che  più  feroce  par  nel  uolto^ 
l^on  fii  tremoto  già  tanto  rubejìo , 
Che  fcotejfe  una  torre  cefi  fòrte  ; 
Come  Vhialte  a  fccterfi  jfù  preflo^ 
Allhor  temetti  più  che  mai  la  morte  5 
E  non  nera  meflier  più  che  la  dotta^ 
Sio  non  haueffc  uiUe  le  ritorte^ 
"Noi  procedemmo  più  auanti  atlhotta  j 
E  uenimmo  ad  Anteo ,  che  ben  cinque  alle 


ffojelcjual  diremo  nel  xy',  del  Vurg.  M<< 
VzV^.  li  dice  ejfey  molto  jf^iu  inan^ ,  e  If.^ 
gm  mfdefmamfnte  come  Fiaiff^  e  de  U 
medefmaftafiira,ma  che  j^ay  effey  nel  ud 
tOj^iu  fiero  ,  E  che  ueJra  prejfo  diauiui 
Anteo  ,  che  parla  KD'  è-  difciolto ,  Ihual 
li  porrà  NElfvndo  dogni  reo ,  ciò  è^^uel 
fendo  de  rinf  oue  e-  lucifirofinheL 
tina  dogni  uitio.  Onde  difm  in  fine  del 
canto  uedremo  che  dira ,  efj}  ejfcYe  fiuti 
lifuemente  fojìidaluialfindo  che  Huqì 
ra  Lucifero  con  Ci^da.  NOw /^/r^mo; 
to,  Affmigliaìofciioterfjche  fcceTiulte, 
mI terremoto,  (juandQ  fcuote  undtatori 
re  ,  ^uenga  chegli fi fcoteffe,  fecondo  che 
dice,  amor  più  fine,  E  cheallhora,  de  la 
paura  ,  temè-  la  morte  più  che  hauejfe  te^, 
muto  mai  ,Efcmn  haueffe  ueduto  le  rii 
torte  de  la  catena  con  che  effe  Tialte  era 


Sen\a  la  tefla  ufciafùot  de  la  grotta 

.  .   ,  r/,  ^-'-^      '^^^i^na  concile  ejjcualte  era 

legato ,  che  alfuo  morire  non  eufiu  di  hifogno  Cile  la  dotta.  VoUa  in  idioma  Fiorentino,  è  mi: 
nimaparte  ìun  hora ,  chefft  domandano  hotta ,  come  appyeffo  uedremo .  Adunque ,  fcnon  che 
le  ritorte  laffccuraro  ,fmhhe  ^uafifuhito  riporto  de  la  paura,  A  dinotare,  che  queL  uitio  ie 
limpietci,  che  fclamente procede  da  innata  fuperhia,  ^  da  effey  fcpra  di  tutti glialtri  temuto,  mche 
oltre  atuUigliaUri  difj^iace  a  Dio.  NOi procederne  più  audti  aUhotia, Partiti  da  Fìalte.pyocedeyQn 
intorno  al  poyi^puinan'^,  e  ueneroa^  Anteo,il:jual  ufciuaFWori  dela  gyotta,  FuoridelpoÀ 
ben  cinque  aBe  fcn^  U  tefia.  De  laftalmifurafti  detto  a  tafìd^  ne  la  defcyiuim  li  tutto  l'Inf: 

Qtieffa  è-  loraiione  the  fà  Vìyg.  ad  Ani 
teo,per  impetrar  da  lui,che  li  cali  giù  nel 
fendo  delpo^^^  e  perche  cojìui  regno  in 
Affrica,  doue  ti  maggiore  Scif'me  Affri 
cano  uinfè  Haniiale  Carthaginefc,  corr,e 
rtcita  Un.  nel  x.  de  la  ter^  deca ,  pero 
dice  ,  O  tu  ctìe  ne  la  firtunata  ude  , 
ferlaijual  corre  il  fiume  Bra^ade  nolon 
tanoda  Vtica  ,Et  intenle  fortunata  ri: 
ffetto  a  Scipione  perla  confcguita  uiuoria 
in  quella,  CHeJajuaìe  ,  ft.e  effe  Scipio: 
ne  herede  di  gloria,  cjuando  Hanihale  co 
fùoi  Affricani  ,uoh  in  fìiga  ,  die  de  le 
ffdealeffeycito  V^omano,  Hecajti giapey 
preda  wHe,  do  ìy.  Infiniti  leoni.  Et  ani 
choypar  che  fi  creda  ,  chefififft  fiato  a 
Ulta  guerra  de  tuoi  fratelli  giganti  neh 
uaUe  Alfigra  contra  gli  vif  ,  de  latomie 


C  tu  che  ne  la  fortunata  uatle , 
C  he  fece  Scipion  di  gloria  hereda , 
(Quando  Hanihal  co  fuoi  diede  le  fratte  y 

"Recafìi  già  mille  leon  per  preda ^ 
E  che  fi  fòfli  flato  a  Ulta  guerra 
De  tuoi  fratelli ,  anchor  par  che  ft  creda  ^ 

Che  haurehher  uinto  i  figli  de  la  terra  5 
Mettine  giù,  (e  non  tcn  uengafchifò) 
Doue  Cocito  la  freddura  ferra, 

ì^on  cifitr  ire  a  Tnìo,  ne  a  Tifòt 
Quefìi  puù  dar  di  qucl^  che  qui  fi  bramai 
Vero  ti  china  j  e  non  torcer  lo  grifi  * 

Anchor  ti  può  nel  mondo  render  fitma: 
Chei  uiuej  e  lunga  uita  ancor  affetta ^ 
Se  inan\i  tempo  grava  a  fi  noi  chiama  t 

Cefi  diffcl  maeflro  ;  e  quelli  in  fretta 


CANTO  XXXT» 

man  ^ìflefe  e  prejcl  duca  m'w^  iYauaOuiLfìeìfy'm'.mei figlile k 

Ond'HercQÌe  finti  già  grande  flntta .  f^rr^i  «^^'o  ^>  #  tuoi  fratelli  e  teco  inftei 

m  h c^ufUanatiy  haureUon  uinto .  Lai 
jual  cofa  ^  affermata  la  T.uc.  nel  cjuaYtù ,  orìHe  lice  favfY  che  ft  creia  .  Mettine  giù  y  oue  Codi 
fa ,  (juayto  fiume  infirncile ,  cme  alfr^ue  halUamo  ietto ,  SErra  la  freUuYa ,  Striane  ,  cOYne 
uedremo  ,  ilghiaccio,  E  NOW  ten  uen^a  fchifv^  Ptr  la  Yagione  che  dira  ,  lacjucl  ^,  che  Dante  lo 
fuo  anchoYa  YfYr.uYieYare  del  fcruigio^  Onde  dice^UOn  ci  fir  ire  a  Tifo  ne  a  Thifc,  Quafi  dica. 
Guadagna  tu  (juejtQhligò  da  «ai  ,jfeY che  Q^ejìi ,  do  p-,  Vanfe ,  PVo  daY  di  <]uel  che  ft  hYcYT.a 
juiy  Intendendo,  come  dÌYa  difetto,  de  la  fama  fua ,  lac^ual  fuo  YinouaY  al  mondo.  Fero  ti  china, 
E  Non  tOYceY^  h^rifv  ,  E  non  torcer  jfer  disdegno  la  kcca\  lacjual  chiama  grifi  fer  fimiliiudine, 
feYihe  grlfh  è'  frofrio  il  muYYo  dd  pono .   ANchor  ti  fuo  nel  mondo  render  fama,  come  difcfra 
dicemmo,  VeYche  uiue,     anchoY  affetta  lunga  uita  f  grafìa  iNan*^  temfo  ,  Inan'^  a  Ihora  dei 
pinata  non  lo  chiama  afe  .  Onde  fare,  che  la  morte,  fer  efpr  uita,  e  non  la  uita  feY  efpY  moYfe, 
ft  detta  def  derare  ,  E  di  ^ui  M.  TuL  Wefìra(j;  dicitur  uita ,  mors  eft  .  T/V/o ,  fecondo  Quid,  rei 
quarto  fi{  figliuolo  di  Cioue  e  d'Redera  figliuola  d' AYcom.evio ,  ìl£jualTifi:)uo!endo  firfir'^  a 
lafona  madre  d'Afolline,fii  da  effo  AfoUine  con  le  fue  fielte  caccia-.o  in  Inf.  Tifi,  ciò  è',  Ti  fio, 
fecondo  Quid,  nel  frimo  e  lue,  nel  (juinfo  comhatte  con glìaltri  fici  fratelli  confY  gli  D^' ,  ma 
fulminata  da  Cioue, e  non  foiendolo,  fer  le  fue  fmifitYate  fir^  occidere,  li  Yiueyso  a  doffc  il  moni 
(e  Fjhna  di  Sicilia  .  COfi  diffè  ViYg,  Detto  chehhe  \JÌYg,  (juanto  di  ffra  haWm:^  ueduto  , 
Anteo  diftefe  infYettalemani  e  filoprefi  Ohìde  ,  no  è  ,  in  ejuellnog:)  nelcjuale  ,UeYCole,fecon':. 
do  Lue »nel cjuaYto  luttando  fico  ,  Sentì  giagYanJe  ftretta  ,  Auengache  di  lui ultimcm.enfe  rii 
maneffe  uincif:ire  ,  Intendendo  ,  che  fer  calarlo  ^iu  nel  fo^^  , /o prefi  nel  trauerfo  ,  oue jfYfi 
fi  ancoYa  HeYcole  ne  la  lutta ,  i'jual  finti  (juiui  gYande  fiYettada  lui . 

•- 

Virgilio  quando  prender  fi  fintìo -,  Sentìtofi  Vìrg.e  n^n  uedutofi  fYenleYt 

D//]f  a  me\  ^atti  in  qua  fi,  chìo  v  prenda  t  d' Anteo  fer  hauerliuolto  le  ff  alle  ,chiai 
Voi  fice  fi  j  che  un  fiifiìo  'eregU  ^  io  ,  I^cf«/.  a  fc,  e  frefdo  in  firma  ,  che 

CLual  par  a  riguardar  la  Carifinda  ^^7^  (^"^  '1'^^''  >  fi''  ^« 

Sottol  chinato,  quando  un  nuuol  uaia  H'''      eraii!ordt<e  ,ferche  allraci 

rr  f     1    j  71.  '    .  .         J  ^  ciò  Dante,  Ef  Anteo  hauea  di  ma  ahi 

Soureffa  fi  ,  che  della  tncmro  pendaj  ^^^^.^^^     ^  moYalmentffgnii 

ral  parue  Anteo  a  me  ^,che  fiaua  a  bada  .  ^^^^^^^^  ^  ^^^^^^^ 

Di  uederh  chinare  t^e  ju  tal  hora ,  ^^^^  ^  ^^^^^^  ^^.^^^^^^     ^^ff^  j • 

Ch'i  haurei  uolut  n  per  altra  ftrada:  Q^yi^yj,  ^  ,\^,  v/r^.  lo  fifunne  ad  alto , 

^ìa  ìieuemente  al  findoj  che  diuora  a  do  che  non  tocc^ijp  la  fiera .  c^al 

Lucìfero  con  Giuda ^  ci  f^Oio  :  farà  YìguaYdaYla  Car fenda  ,  laCarii 

Ne  ji  chinato  U  fece  dimora  ;  fenda  ^  torre  in  Bologna ,  hoggi  detta  de 

E  come  albero  in  naue  fi  leuo^  iagne[Io,la^ual pende  molto  firfe,eciuan 

h  faffano  fcpra  di  (Quella  nuuoli  che  cori 
fino  cantra  lei  piO  fendere ,  far  a  quelli  cheli  fin  fitto  chella  caggia .  Quando  aduncjue  Anteo 
ft  chino  feYpYenderli,  payueaDanfe  chejfc  Anteo  ne  la  medefmaJvYma  caggejfi,  E  fit  tal  \.ora< 
the  fareUe  uoìuto  ire  peY  altra  ftrada,  per  io  dullio  cheUelfenfi  di  YimaneYfYefi  dal  uifio,  Mrf  fiif 
YOn  lieuemete  ffofatial  findo  da  lui,  VeYche  medile  laYagione  YeffiédoJeggieYmete  cifYofindia 
mone  la  cognitione  ii  quello .  llejual  findo  diuora  lucifiro  co  Giuda, corre  ne  ìultimo  cato  uedre 
m,  NE  fi  chinatoli  fice  dimoYa,ma  fileuo  fu,cOmefufa  dileuaY  in  naue  un  alfeYO  di  ijueIla,VeYi 
che ueÌHtol kitio  ejprlifitio  Y0étia,ft  Im  ia limprefi  no  Htiéio  Ufua  malitia  tYOuaY  luogo. 

K  mi 


INFERNO 


CANTO  XX5(IK 


Sto  huejjè  te  rim^aj^re  e  chiocce, 
Come  fi  conuerrebhe  al  trììlo  buco , 
Sofral  qua!  pontan  tutte  Ultre  rocce  ì 

h  prenderei  di  mìo  concetto  il  fuco 
Viu  pienamente  :  ma  perchio  non  Ihahboy 
Kow  fen'^a  tema  a  dicer  mi  conduco  x 

Che  non  è  imprefa  di  pigliar  a  gabbo 
rcfcriuer  fondo  a  tutto  luniuerjo  ; 

da  lingua^  che  chimi  mammana  babbo 


Nr/ frefcntf  canto  il  fOfta  fyafta  ie  U  fri 
ma,  tfT  in  parie  c/r  la  frc^nia  ie  le  ijuat'^ 
fro  sfire^ne  lec^uAi  iiuiie  ijufflo  nono  tT 
ultimò  cerchio  mia  frima  àa  luì  Ìof 
maniafa  Caina ,  finge  di  (rouar  Mfffer 
AÌhfrto  Camifcion  de  Va^l^jilijual  itiÌu'< 
Cf  a  manifilìarli  alcuni  altri  peccatori, che 
rc^no  f  uniti  ne  la  medefma  sfira»  la 
feconda  ietta  ia  lui  Arìtenora  y  finge  ii 
(mar  Mfjpr  Bocta  Ahhati,  iniucenkU 
ftmitmente 


CANTO    XXXIÙ  ,   ,      .  , 

Ua  mte  ionnt  mttno  il  m:o  uafi,  f,milyr.,r,teamnifiHi  akm dmi/n 

^"5"^"^       '    ,.      ^  ,    7,  tI.  . ^  .        cauri chermo con  myUullmxmetfnio 

Si  ff,e  dd  fatto  d  in  nonfta  d.uerfo,  (X/^po  <f.  W«,E  </,  ^«./?, 

O  foura  mu  mal  cnm  plebe  ;  ^  _       pr  j,^  /, 

Che  Jlé  nel  luogo ,  onde  ptfrW  e  duro  ;  '^f^^  ^  ^^^^ ,  ^(„jj,, .  uaufMfot: 

Me  Jojle  0«te  qui  pecore ,  o  %fcc ,  ^  ^^^^y   ^,„^o  «o«o  er  xWmo  cr* 

cL è-  E  ruh  e  rauche.  Come  f,  ccuerreUe  AL  ir  jlo  luco.  Al  mtfcro  C7  t.fHuefiro,  Cof,ch,a, 

manào  cueRoPozlc.rijieao  .  cerchi  che  li  fcrr^lìannoM<oJ'r'\<¥r^[°n,m.^r'-  ^9]'''' 

Jfli  Luei:iJLce,Sor.  ielcfullfr.rreno  me  UUre  cfe,Verch  omne..ue  te^ur 

U  cLu.  IO  r"r.erei  fiufienméu  il  fuco  iel  mio  cÌcetto,cio  e- lo  cfirmnet  fu,  c\.m.rr.eie  ti 

fcnfo  ielmiofwetto,m[erche  io  niìho,nonfcn^  tem^  mi  conluco .  ixre.Venhe  VFfcr.uerj^n 

ioVeRriuerletUoorcuroamoluniuerfo,Uc'^imr'f^VAfil\^^^^^ 

co,  vLeniofcriuer  infirma  ia  ejfcr  ia  mo  ìuniuerfc  iniefc,  NE  <f.  hngua  che  cham  mmrn^ 

oÌabio,KeiafuUÌeficcdifinciu[li,cheferncfoUye)frimnh^^^^^^^^^ 

m.t^  in  luoL  a  foire  iaiio  .  MA  Quelle  donne,  Hauenio  hmofluto  U  J.ffi.uha  de  la  c  f., 

e  u^lfdo  uenifa  la  narratone  di  c,uella.in.oca  laiuio  de  le  mfMpe^a  che  f,a  ,ale,delfi.o 

are  ni  fta  diuerfc  e  iifcrefate  vMfitio.cio  'e, Va  I  fnia  ma,eria,de  la.ual  rntede  "<°>"  trat 

tare  CHe  do  y,te,,.aliMufe,aiutaron chiuder  Jhehe  ad  Anfone,Verche,Cofìm,colfiuoredef 

mura  di  Thehe.Onde  Stal.nel frimo  EXfediam,feniluiq:ficjuar  cjuo  camme  muru  ìujjmt  Amt 
rhion  Tirios  accederemonu,.  Et  Hcrat.neherZc  de  le  ode,  Uercuri,nì,e  dociìis  mapfìro  UcuM 
Amfhion  Utide!  canendo.  m  de  le  Mufe  dicemmo  al  principio  del  fecondo  cam.  \Juo!  adunque  il 
foeta  infirire,che  fc  le  MufeP<ron  fato  cortefi  ad  Anfione,che  al  dolce fuono  de  la  fua  t^cefotc  c^ 
Rruer  le  mura  di  Thei(,che  molti  fiu  legiermete  potrÌnofire,che  egli, al  fuono  defuo,  uerfi,fojja 
flìrimer  fi  iene  la  materia  delfuo  conceUo,che  da  tutti  uenga  adeffr  intefa .  O  Scura  tutte  mal 
ILtaMe  chiama  pleie  la  moltitudine  de  traditori  pojìi  in  c[uefÌo  ultimo  cerchio,ferche,ftconf 
hMeh-latiuuiìieneratione  de  la  città ,  Coft  ciuefii  traditori  fono  i  fiu  uilier  ifm>  ditutt, 
Jaltri  feccltori  d,  \uejio  Inf  n5  effendo  al  modo  cf  fiu  uit^erofa  er  alomineuoledel  tradirne 
i  Onde  diceeircrfcfrafuUemaUreata,E  cheffa  nelluogo,Otide,cioe',Del^uale,eduro  (7  aj}e 
Sfarlare,coL  'difcfra  ha  dimojirato.  Mefifte  fiate  ^ui  PEcore,o  :^ie,Vecore,o  cafre^  co 
«3  hauefn  àratireJliaJferififhci,che  uoi patite, corre  uuol  wfirire.  Onde  amora  ilSakatore  m 
rM3xx;i./.r/i<Ìo  JiG,«,/.  Scariotto  chel  tradiua.  Bonu  erat  et  fi  mofir/pt  homo  iSe. 

^    -  t  ofcuroVlnf.fercheiuitphein^uelI» 

Come  noi  fiamme  giù  nel  po^ip  ofcuro  ^  fumfcono,frocedono  da  cieca  ignorìiia. 

Sotto  i  pie  del  gigmte  affai  fu  hajjt ,  ,      ,  ,„agpor  ofcurita ,  dawluiiio  è 

Er  io  ntiraua  anchor  a  Ulto  muro  5  maggiore ,  E  perche  neffin  uitio  è  magi 

Dicer  udimmi  ;  Guardi  ,  come  pfft  :  gior  detiradiméio,fero  nelflndo  di  tjuei 

fa  fi.  che  tu  non  calchi  con  le  fiantt  /?o  poz^,oue  fcnopuniii  e  traditori,!-  m» 

le  «ne  de  fratei  mifiri  Uff, t  g^or ofcurita.EffMiide ^H-''^'^'' 

Ttrchio  mi  uolft e  uidtmi  dauant(  tjuiui [otto  i piedi  d  Anteo,aaff»puh  f 

i%o  ^edUn  Ugo  ;  che  per  gelo  .  f ,  «me  dice ,  di  cueh,  E  nguM. 


'  N  F  E  R  N  O 

muea  il  uetrojnon^  iacqua  fembiante ,       ^nchora  Vctnfe  a  Ufo  muro  M  idrofoni 


Ko«  fÈce  al  corfe  fuo  fi  grojjo  udo 

Di  uerno  la  Dannoia  in  Auflencchj 

Tslel  Tarn  la  fitto  il  freddo  cielo; 
Cornerà  quiuitchc  fi  Tabernicch 

Vi  fvjfc  fu  caduto,  o  Piett  apana; 

No«  hauria  pur  da  Iorio  fitto  cricch  * 
E  come  a  gracidar  f  fa  la  rana 

Col  mufo  fior  de  lacqua ,  quando  fogna 

Di  Jpigolar  fiuente  la  uiUana  ; 
Liuide  in  fin  la,  doue  appar  uer gogna 

Eran  lombre  dolenti  ne  la  ghiaccia 
Mettendo  i  denti  in  nota  di  cicogna. 
Ognuna  in  giù  tenea  uolta  la  faccia  : 
Da  bocca  il  freddo ,  c  da  gliocchi  il  cor  trifio 
Tra  !or  tefimonian\a  f  procaccia^ 


io  po^^  ,  fi  liii  liYf  ai  una  de  Imhrf, 
(he  (Juiui  era  uidna  ,  che  ^uariajjè  come 
faffaua,  efàcejfe  in  mio,  che  no  caUaffe 
co  piedi  le  tffe  VE  mi  feri  e  Uff ,  ciò  ^, 
T>egìinflici      affiiUifrctelli,  ie  cjuJi 
pf3  di  fetto  ufdremo  .  Onde!  poeta  dice 
efferftuoltm ,  ^hauerft  ueduioinan7i 
efctio  i  piedi  un  lago ,  Uguale,  perche  era 
gelato,  non  hauea femtian'^  dacjna^  ^4 
di  uefro  ,  E  per  dimoflrare  guanto  auffìo 
ghiaaiofrlfcgroffcefirte  gelato  dice, che 
LA  Dannoia,  Intefa  per  la  riuiera  ^ 
Vanutio ,  ÌN  Aujìericch  ,cio  è',  ìnAui 
fìriafreddiffima  parte  de  la  Magnarne  ft 
ce  di  uerno  SI  groffc  uelo,  T  to  firte  ojìct 
colo  er  impediméto  al  fuo  corfc  <juàdo  ag 

JZ  l  r  '  rnedefrnamhe^c^J.gelU fi-  Uui 

^fuocorfc  c^^^^^^  Tatermcch^ifPmomctedela  DaLfiafE  PV.'Ll 

#rno  ffcjn  Garf^gnananon  Ictano  da  Lucca,  uifi/fc  caduto  fu^non  chefifi^e  in  alculZ  e 

Tanto  uuoltnPrtre,cheraghtacctat,  e  graffe,  e  Come  a  graddar^^chein  Jfìatrima  ;f 
r^ccator.^^^^^^^^  fitti  nel  ghiaccio  da  la  tefia  incori ,  corneranno  le  rate  Li 
tlyrt  r^^"^  l^^n  ojf^lfe  uolte  la  uill.na  fcgna  DJ  jfigolare  ,  do  è ,  Di  ricorre  nel 
lTtlTT^^¥  ^'^^T'^-^^fi^^^^^F^  >  ' erche  Zi  uolte  Ihuom,  fcgnalZe 
Me  ha^tto^o  che  ha  inpenfero  di uoler^r  :/  di.  Erano  ^u.fle  .nime, per lo'^eddojide 
]''fi-^^>^^^^^fruerg.gna,ch^ 

Zt-r'"''  ;        'TL';  ^^"^^    cLgnIlvercle  dUn'il]  denS^^ 

ni  ^"'"]'  '.^'^    ''''^T  '  "i"''^'  ^'^''^  '^"^ P^'^^     W^r.  del  lecci . 

tdtÙ^^^^^^ 

lete  fXo  M V"''^'  '^!t  ''^'^''''^'^  ^>  compLdeedl 
re  f-j^r  loro  conuen.nte pena  al  delitto  ,  Verche  fi  come  chiìLfc  d.  carZuerfo  dell  l 

èn:^^''^^^^      ''f A       contra  ducLfcr  al 
noftr.Juutpaller  eretta  efì  de  la^ueo  uenanttum,  lajueu:  cctritus  eft,  CT  nos  Hieratifumus . 


Quandio  hebbt  dintorno  alquanto  uifo 
Volfmi  a  piedi  e  uidi  due  fi  fretti  y 
Chel  pel  del  capo  Uucano  infiemc  mijlo 


[t 

C02 
Et 

n 

D 

Se 


Veduto  chel  poeta  heUe  alcjudnfo  infomà 
^  (juefia  prima  sfira glift>iriti  che  f  punii 
in  quella /ft  guardo  ttjfieii^  euije 


Se' 
Epe 


cinij 

4| 


CANTO 

Ditemi  uolj  che  fi  fìrin^ete  i  petti, 
VifsìOjchi  ftetdequei  piegar  t  coUi\ 
E  poi  chebbcr  U  uift  a  me  cretti , 
Qliocchi  lor ,  cheran  pria  pur  dentro  molli , 
Gocciar  fu  per  le  lahra-^  el  gtelo  Hrinfi 
Le  lagrime  tri  ejfji,  e  rìfmolli^ 
Con  legno  legno  j^ranga  mai  non  cinfc 
Forte  cofi  t  onà\i ,  come  due  becchi 
CoT^r  infieme ,  tantira  li  uinfe  ♦ 
Et  un  y  che  hauea  perduti  ambo  glioreccVt 
Ver  la  freddura ,  pur  coluifo  in  gme 
Dijfjc  ;  Verche  cotanto  in  noi  ti  pecchi  ì 
Se  uuoi  fàper  chi  fon  cotefìi  due  9 
La  uaUe  ^  onde  Bìfmio  fi  dechina , 
DrZ  padre  loro  Alberto  j  e  di  lor  fùe* 
Vun  corpo  ufcirote  tutta  la  Caina 
Vetrai  cercare ,  e  non  trouerai  ombra 
Vegnapiu  deffcr  fitta  in  gelatina  t 
No«  quella  *^acuìfii  rotto  il  petto  e  lombra 
Con  ejfo  un  colpo  per  le  man  d'hrtu  : 
No«  focaccia  i  non  qucfìi  ^  che  mingombra 
Col  capo  fi  j  chio  r^on  ueggio  oltre  piu^ 
E  fu  nomato  Sajfol  majcaronix 
Se  nofco  fe  ^  ben  fai  homai  chi  fu  x 
E  perche  non  mi  metti  in  più  fermoni^ 
Sappi  3  chio  fui  il  Camìfcion  de  Va7p{i  5 
It  ajpctto  Carlinjche  mi  fcagioni^ 


dur,  te  (efle  le  (fuali  eidn^  ft  fìrette  ìun^ 
tow  Ultra^  che  hdueano  e  cafelli  mijii  CfT* 
auuiìuffctti  infime ,  A  t^uali  domando 
chi  efft  erano,  E  (jnefìi  due^jfer  ueder  chi 
era  ^ufHo  che  domandaua  di  loYO,fiegai 
yo  i  £oDi  uoliando  uerfc  di  lui  i  uift, e  cofi 
uoltati,  ^hocchi  loro, che  frima  erano  fUY 
dentro  moEi  da  le  lagrime, gocciaron  fu 
jfer  lelahra  ,  tD'  il  gif  lo  ftrinfe  le  lagrime 
tra  le  falfehre  dfffi  occhi ,  e  rifcrrodi  in 
modo,  che jfranga  diftiro,  0  daliro,non 
cinf(0IÌYÌnfe  mai  coft  fcrfe  legno  con  le f 
gno,  ONdei,  Ver  laciud  cofa  effì  due  jfiri 
ti  coZ<^YO  a  modo  di  due  lecchi  infeme, 
(anta  fu  lira  che  li  uinfe  difcntirft  in  tal 
fvrma ferrati gìiocchi .  ET  un  che  hauea, 
M:>IÌYa ,  che  nò  hauendo  (juefìi  due  rif^oi 
fio  a  la  fua  domanda ,  fer  la  cagione  de 
hahhiamo  ueduto,  che  unaltra  mhra,  lai 
(jual  era  ^uiui  uicina  ,     hauea  fer  U 
freddura  perduto  gliorecchi,  hauendo  ini 
ufo  la  domada  fatta  daJfoeia  a  cjuei  due, 
domando  lui  ,fenhe guardando  ,  egli  fi 
Jfecchiaua  tanto  in  loro,  e  che  fe  uolea  fèt^ 
fer  chifilpro  (^uei  due ,  de  eguali  haueua 
domandato,  chela  ualle,  delac^ual Bifcn^ 
fio  dechma  efc(nde,fti  d'AÌteriolor  fai 
dre  ,edi  /oyo  do\o  la  morte  di  lui .  Ah 
hrto  de  gli  Allerti  dicano,  che  fii  fi  gnor  e 
de  la  uade  di  Talierona ,  ne  lacjual  nafe 

e 


Bifcntio  fiume ,  che  corre ^oi  tra  firen"^  e  Vrato,  e  metfe  in  Arno  fei miglia  fcUo  a  Firen'^,  e  eh 
hetie  due  figliuoli,  Alfffarìdro  t  Neafolione  tanto  peruerfiffimi  tiranni  e  di  fefftma  natura,  che 
tutti  cjuelli,  co  ijualieffi  confina  nano  ^  era  ne  ceffario  che  cedefjcr  loroilfoffefjc  de  firn  terreni 
e  cafc,  0  che  da  effi  fi)jJlro  morti ,  cornee  a  molti  era  di  già  auenuto ,  ma  che  non  hauendo  ultimaf 
mente  fiu  con  chi  contendere, 'ignun  dilorofenso  di  uoler  dominar  fclo,  E  cofi  uenutifrima  a  fai 
role  efoi  a  fitti,  fuc  cifro  lun  laltro ,  Onde  il  foeta  fìnge  trouarli  in  (jueflo  luogo  coz^r  anchof 
infieme,  comhaueano  fitto  in  uita,  e  fno  i  due  fratelli, de  (lualifinfdi  fcfra,  ferche  gìierano  mi 
Cini  a fiedi,  che  lififfe  detto,  che guardajfe  come  faffaua  e  cet.  Soggiunge  lombra,che{fi  ufcxron 
dum  corpo ,  fer  ejfer  mti  duna  medefima  madre ,  A  maggior  confufione  de  la  loro  inhumamta  , 
E  che  in  tutta  la  Caina,che  cofi  chiama  (juefia  frima  sfira  da  Caino  che  uccifi  il  fino  fratello  Abel, 
nontroueraomlrafiu  degna  di fiarm gelatina,  ciò  h>,ln  cjuefìo ghiaccio,  ilcjual  finge  fimilea 


omhra  al  petto  .  Cofìuì  dicano  che  fu  Moiife  figliuolo  d'Arfu  di  V>reti<^gna  ,  nauai  ejjmaop  7i> 
hflUf:>  dalpadre,fi  mifc  in  aguato  per  occiderh,  ma  [coperto  laguato,  Mtuflri  lui  con  la  lama 
nelpeuo,  epafi'o  perle  reni,  focaccia  pi  de  Canciglieri  ia  Tifioia^K^occifunfuo  barba,  dalfial 


INFERNO 

hmicilio  ndofuero  te  farti  Bimhe  e  KfYe^che  lungo  uwfa  tiff'ijpyo    Thofcana^  'cowe  iiffiifai 
mente  tratta  il  Villani  al  xxx\'if\exxxsijf'Jel  \ii/J'é,de  la  fua  oferc.  Non  juefti^  che  mintomi 
Ira,  Non  ajìui ,  ilijualmoccufa  cr  imfeiifce  ,  Sa/fil  Mafchtronifii  Tiorentino  ,     occifi  ftmili 
mente  un  /ùo  Urha .    E  Venie  non  mi  metti  in  fin  fcrm:im  ,  Hauendo  efufliomhra  dftto  de  laU 
tre,  dice  hra  dife,  e  come  fit  IL  Camifcion  de  Va^l^i ,  ciò  e-,  tAeffer  Albero  di  Valdarno  jiljual 
éicam  cheoccife  a  tradimento  Mejpr  Bertino  fuo  farente .  Carlino  fu  de  la  medefma  fimiglia^ 
il  canale  ^fecondo  àe  ferine  ejfo  Villani  al  Itf,  del  medefmo  lil,  ejpndo  di  parte  Bianca ,  diede  fey 
tradimento  a  Neri  Fiorentini  il  cafieOo  di  Viano  di  Tremane  hauendone  riceuuto groffa  fmma  di 
moneta,  Preuede  aduntjuecojìui ,  chel  tradimento  di  Carlino  ha  da  e/pr  maggior  del  fuo ,  il<juat 
era  flato  contra  i  congiunti  di  fangue  ,  onde  era  fojìo  ne  la  prima  sfira  detta  Caina  ,  Ma  cjuel  di 
Carlino  fa  che  ha  da  efjer  contra  de  la  patria ,  e  che  andera  dannato  ne  la  sfera  feconda  detta  Ani 
fenora,  de  lacjual  ne  feguenti  uerfU^dremo  .  £  per  e^ueflo  dice  affettar  che  lo  [cagioni,  ciò  è',che 
lo  liheri  da  linfimia  confcguita  per  effo  fuo  tradimento  delcjual  era  cagionato ,  "Perche  fferd ,  mt 
Ukol  inferire^  che  Carlino  col  fuo  maggior  delitto,  dehla  fkr  domenticar  il  minor  iiiM . 

Vofcia  utdio  mille  uì  ft  cagnaT^t  Hotuendo  trattato  ìe  traditori  contmìm 
'Patti  per  freddo;  onde  mi  uìen  ripreT^  ,  di  f^tngue, che  fono  puniti  ne  la  pri^, 

E  uerra  femore  de  gelati  gua7j{i  ♦  maffrra  detta  Caina,  hrauien  a  trattar 

E  mentre  che  andauamo  in  uer  lo  me^^,  de  traditori  contrade  la  propria  patria , 
Mqual  ogni  graue7j[a  ft  rauna ,  f'^"^  f^^^^^       '/^^^  P^^^^^ 

•Et  io  tremaua  ne  leterno  rezzo  %  Anr^nom .  E  perche  il  tradir  lapatria  ^ 

Se  uolerfii.o  deflìno,  o  fbrtuna ,  fiH^^u^^^^^^ 

Nc«     ^  ma  pajfcggiando  tra  le  tefìe  tBf^y^^^^^^^ 
-,   ,  /rf   •  *^*^f    T    7  Jtt  fieno  puniti  con  fiu  a  n^ra  pena  che  n!ìn 

Jone  percofjd  pe  nel  uifi  ad  una  f,,       ^  ^         ^^^^^  ^^^^^ 

Viangendo  mi  f grido;  Cerche  mi  pefìei  mito  fdaméte  per  lo  freddo  Jiuido,  e  cue^ 

Se  tu  non  uieni  a  crefcer  la  uendetta  fìiche  mette  medefmamente fìar  con  U 

D|  Monteapcrtì  -,  perche  mi  molefìe  i  tefìa  fimi  del  ghiaccio,  e  col  uolto  chino 

Et  io  ;  Maejlro  mio  hor  qui  majpctta ,  come  cjueUi,  mofìra  che  Ihallino  ringrin: 

Si  ch'io  efca  dun  dubbio  per  coflu'it  f^^fo  e  defvrme  ,  (juaf  comemofìacci  di  ca 

Poi  mi  farai ,  quantunque  uorrai  j fretta*  ^"^^  ^^^^  ^^^^^  ^^^^^^ MlC^cio 

Lo  duca  flette  t  ^  io  difft  a  colui  y  ^^f^^^^^      ^"^^^^'^  y  ^4  f^^^f^ 

Che  bejlemmiaua  duramente  anchora,  f"'^^^  '        '"^  '^'^ 

CLualfe  turche  cefi  rampogni  altruH  ""T"^  ^nchora ricordandomene ,  tmot 

Hot  tu  chi  fi  ;che  uai  per  l'Ante  nova  ^fp^^J'njo.Euerrafm^^^  mori 

Percotendi^riipofi,  altrui  le  L;  ^^rom^^^^^ 

K'i  rU  C    ■  ^£:rr          ^  7  il  ^iueflo fiume.  rercVe  c^uaZ^i 

5/  che  fi  umjbjft,  troppo  firal  re  ,f!^plffar  fiume  ,o  tory  ente%on  ]ef 

/L.vu^f  ^  —  loponte  ,maperlacóua.Et  aHhorftdhe 
Ibom  Uuer  gu.zl.(o,  ff^mlfim^ .  gu^h  e  H^me.le  miZm.  m  un  lo  U  , 
f,W     .    "7'  T""f"^'  l^'^floS'l^'ofium^. *nLum, uerfcl cer.tro,  Ahuaìr,  mU M 


CANTO  XXXII* 

ctanh  fu  le  uflf,  ffYCoJfi  col  fif  firte  ad  um  mi  uifo,  Uc^ual pdfìgenh  ffy  la  fmftjJS,  m  f^ì'' 
%  dicfrìh,  VErche  mi  ffjle  ^  Pmhe  m  hati  e  mohfti  Sf  tu  ne  uim  a  cYffcer  la  uenèttta  di  Mo« 
tfaffYti  t  A  le^jualifarde  ,  parendo  alpeta  dhaufY  già  conofciufo  chi  era  cofìui ,  per  uolevfivefkt 
ceno,  frega  ^  irg.ie  lo  uogìia  af^emeAl<iuaìjvnfnatOy  feria  ragme  già  fiuuoUe  detta,  Dante 
hmanda  cju.llomlra,  lacjual  anchora  fi  dolea  dilui,  chi  ella  e.  Ma  ella  non  ri/fonde  a  tal  doman 
ia ,  anl^  domanda  farcente  eh  e-  lui ,  il<lu<xl  ua  fercofenh  le  gote  altrui,  cor)iefcfijJc  uiuo,fef 
V  Mfnoya,  Coft  chiarr^ando  (fuefla  feconda  sfira  da  Antenor  che  tradì  Troia,  E  che  fi  fife  uiuo. 
lice,  [^reVct  fro^fo,  fingendo  d  ella  creda  egli  effcrmorto  convella  è  ,  efqendo  che  irr.orti  e  kmi 
he  non  hanno  il  tatto  da  foier  percoter  e  toccar ,  comhanno  i  uiui . 


Viuo  fon  IO e  caro  ejfer  ti  pwoff, 
fu  mid  rijl^ojìaje  dimandi  fitm^ 
Chio  metta  il  nome  tuo  tra  laltrc  note  5 

E£  egli  a  me^y'Del  contrario  ho  io  brama: 
Leuati  quinci  ;  e  non  mi  dar  più  lagna  : 
Che  mal  fai  lufmgar  per  quefìa  lama^ 

hUhor  lo  frefi  per  la  cuticagna, 
E  difft^E  conuerra  che  tu  ti  nomìy 
O  che  capei  qui  fu  non  ti  rimagna  t 

CwcJe^Ii  a  me*jVcrche  tu  mi  difchiomi 
Non  ti  diro  chio  fia  moHreroltij 

,  Se  mille  fiate  fui  capo  mi  tomi  * 

Io  hauea  già  i  capelli  in  mano  auolù , 
E  tratti  glienhauea  più  duna  ciocca 
Latrando  lui  co  gliocchi  giù  raccolti  5 

Quandunaltro  gridi)  Che  hai  tu  ?>occaÌ 
No/j  ti  hafìa  fonar  con  U  mafcetle, 
Se  tu  non  latri  l  qual  diauol  ti  tocca  l 

ìiomai^^difsio  ,  non  uo,  che  più  faueìle 
Maluagio  traditori  che  a  la  tua  onta 
lo  porterò  di  te  uere  nouetle  ♦ 

V^J  uia,rijpof€*,e  ciò  che  tu  uuoì  contai 
lAa  non  tacer, fe  tu  di  qua  entro  efchi, 
Di  queì.chehhe  hor  cofi  la  lingua  pronta  ì 

E/  piange  qui  largento  de  Vrancefchiz 
lo  uidi  ,potrai  dir,  quel  da  Vuera 
La.doue  ì  peccatori  Jlanno  frefchi  ^ 

Sejòlfi  dimandato*.  Altri  chi  ucra*j 
Tu  hai  dal  lato  quel  di  Beccaria  , 
Di  cui  figo  Vimn\a  la  gorgiera. 

Qianni  del  Soldanicr  credo  che  fa 
Viu  la  con  GaneUone  e  Tribaldetto , 
Cfce  aprì  "Eaenzji ,  quando  Ji  dormia  ♦ 


Rj^OM Jf  Vante  a  ^uejìomlra ,  egli  effer 
uiuo,  come  diceua,  e  che  lefuo  ffJeT  caro, 
fe  ella  domanda  e  cerca  ^ma, che  gli  metta 
il  nome  fuo  TRA  laltre  note,  ciò  è-.  Tra 
laltre  omhe  notate  da  lui  in  Inf,  fer  ri', 
nouar  lafrma  loro  al  mondo  ,  (juando  di 

Ìua  farà  tornato .  Rifjonde  lombra' ,  ella 
auer  hrama  del  contrario ,  feyche  il  trai 
Cimento  e  uitio  tanto  enorme ,  chemffi.n 
traditore  uorrelle  mai  efpr  nominato  ne 
conofciuto  .  Onde  dice,  iheglif  della  le', 
uar  di  la ,  e  cht  non  le  dia  nu  lagna,  ciò 
è',  liu  noia  efena  di  (jueBo  eie  Uhauei 
ua  data ,  e  che  fer  fir  chela  fi  nomi,  egli 
famallufingarPE  cjuejìa  lama,cioèy 
Ter  (jufjìa  nona  ultima  ualle  fron  et: 
tenìo  diftr  (juello  fer  lei,  di  che  ella  hraf 
maual  contrario  .  ALÌhor  lo f  refi  fey 
la  cuticagna,  Kon  uolendofc  lomhra  nomi 
tiare  ,  Dante  la  frefc  FE  la  cuticagna,  ciò 
è.  Ver  li  cafelìi  chefcano  de  la  cotenna ^ 
0  uogliamola  dir  codega  minacciandola 
fe  ella  no  fi  nominaua  e  cet,  2t  ella  rijfon 
dendo,  come  chiaramente  affar  nel  ieflo. 
Dante  dice,  che  fer  fir  chella  fi  nomap, 
le  nhauea già  tratti  Vlu  duna  ciocca  ,  ciò 
è',Viu  duna  frefc.  di  cafelli  latrando  ella, 
fer  la  fena, co  gliocchi  raccolti  e  uoltigiu. 
Quando  unaìtra  omlra  udendola  in  tal 
firma  latrare  difp,Clie  hai  tu  Bocca  ecei» 
Cofi  mofìrando  che  la  nominajp  .  Onde 
ilfoeta  hauedo  intefc  chi  ella  era,  la  lafo 
fìar  dicendo,  che  adontai  dijfetioft.Q 
forterelte  fu  nel  mondo  uere  noueUe  di 
lei .  Ma  Bocca  in  fua  uendetta  ,  centra 
(olui  che  Ihauea  nominato, ri jfofi  a  vm 


INFERNO 

ffy  degli  dnhfli  uU,  e  che  mtaffe  <Ji  lui  eh  che  udeua  ,  ma  W3«  faceffe  li  ejUfUo  che  haueuaaU 
Ikra  hanui^  fi  franta  la  Img    a  myninarlo ,  ilcjualpiangei^a  cjuiui  largente  de  Frartiefchi  ^efu 
^ufl  Jc(  DUera  rimandone  alcuni  altri  chetano  in  (Quella  medeftma  ffira ,  e  cruciati  de  la  medefii 
ma  pena,  decjuali  tuUiaffreffo  uedrmo  »     MEjJer  Bocca  Aliati,  Secondo  che  ferine  il  Villani  al 
/xxx.  del  fefìo  hi, de  la  fiia  opera  fii  in  Firen'^e  di  ftttion  Quelfii,  E  nel  conflitto  de  la  laUagha  preff 
fo  a  MonfeapertOy  nel^ual,  per  opera  di  Farinata  "^herti  capo  di  parte  chitellina,  che  aShora  era 
co glialtri  fiiori  ufciti  di  Firen'^  in  Siena,  fitron  i  Guelfi  rotti,come  dicemmo  nel  x.canfo,  F/fcm 
do  flato  cWYOtio  da  la  contraria  fèttione,  fdccòffo  a  WÌ(fjcr  Iacopo  del  Vacca  de  la  famiglia  de  Pa^^ 
ilcjual poYtauct  lofìeniardo,e  taglioìlila  mano  in  firma^  che  lo  fìenlardo  andò  fer  tfrra,e  fui 
Yon  tarlati  a  peZ^i  f di  (Quattromila  Guelfi  Fiorentini .    tAf/pr  Buofc  da  Cremona  de  ìa  fai 
miglia  da  Duera,  Come  fcriue  il  detto  Villani  al  iiij,  del  \if,  lih,  deffa  fua  opera,  Efpndo  con glial 
tri  Ghiiellini  a  uiefar  ilpaffo  a  Guido  di  Montefvrte ,  che  conductua  lefprcifo  Fran^fi  di  Carla 


Irùfci, mandato  a  Firen'^  dal  Papa  legato,  Icjual uolle,per  certo  trattato,  torlo/lato  a  Guefi  e  dar 
ha  Ghitellini^,  ma  effendo  fcoperto  ,fit  prefo  e  decapitato ,  Onde  dice  ,  che  Fiorenza  lifcgcLA 
gorgiera ,  do  è',  la  gola  che  in  Fran^fi  ft  dice  gorgia .  Giouanni  Soldanieri  ,fcconéol  detto 
Villani  al  xiiy,  del  fcuimo  hk  deffa  fua  opera,  effendo  in  Firen'^e  di  grande  autorità,  e  di  fittione 
ChiMlino,  Volendo  laparte  fua  tor  il gouerno  dfl popolo  a  Guelfi, Tradendo  i  fuoi,faccofìo  aiefft 
Guelfi, e  ficefi  di  (\uel  gouerno  principe  lui .  GAnellone,  Di  Ga>io  di  fAagan'^  dicer^m  nel 
precedente  canto,  come  fer  tradiméto  ordinato  con  Mayfilio  di  Spagna  contra  di  Carlo  Magno,  fice 
tagliar  a  peZ^  in  Koncifualle gran  7vumero  di  chrfiiani  con  tutti  i  paladini  di  Francia  infime 
con  Orlando  loro  duca  e  capitano  .  TRihaldello  f  i  de  Manfredi  cittadino  di  Faen'^  ,  E  fecm 
do  il preallegato  autore  al  /xxx.  delfcttimo  lih,  Pajfando  Mfjfer  Giouanni  de  Va gentilhom  Frani 
^fe  in  Romagna ,  per  efpy  di  ijueùa  flato  f^tto  Conte  da  Papa  Martino  (juarto ,  E  gli  una  notte  fer 
tradimento  gliaperfe  una  porta  di  (Quella  città  ,  Lacjualfi  feneua  perii  Conte  Guido  da  Moni 
teftltro.  Ma  come  il  detto  de  Fa  col  fuo  Fran'^fe  effcnito  fijp  ultimamente  rotto  da  effo 
Conte  a  Forti,  dicemmo  di  fcfra  nel  uigefimofcttimo  canto. 


No/  eraum  partiti  gta  ia  eTlo , 
Chio  uidt  due  giacciati  in  una  buca 
Si,  che  lun  capo  a  Ultro  era  capello: 

E  come  il  pan  per  fhme  fi  manduca  ; 
Co/i  //  fouran  U  denti  a  laltro  pofe 
La^cuelceruel [aggiunge  con  la  nuca. 

Non  altrimenti  Tideo  fi  rofe 
Le  tempie  a  Menalìppo  per  disdegno- 
Che  queifiiceual  tefchio  e  Mire  cofe , 

O  tu  ;  che  mojlri  per  fi  beWal  figno 
Odio  [cura  colui ,  che  tu  ti  mangi  5 
T)ìmmH  perche ,  difùo ,  per  tal  conuegno 

Che  fe  tu  a  ragion  di  luì  ti  piangi  y 
Sapendo  chi  uoì  fiete  e  la  fua  pecca 


l^rano  già  (juefii  iuf  peti  fartifi  ia  Mtfi 
fir  Bocca  ,  (quando  Dante  uUe  in  c^wfia 
medeftma  feconda  sfira  due  altre  omlre 
fofìf  non  fcpaYate  come  lalfre,  ma  in  una 
fiefja  huca  del  ghiaccio  ,  E  luna  teneud 
capo  fcpra  ijuedo  de  laltra  in  ferma  di  cai 
fello  ,  e  ijuel  di  fcpra  fi  mangiana  <juel  di 
fiotto,  come  fi  mangia  il  fan  fer  fime,e  ro 
deuali  co  denti  la  nucca,  0  uoglimola  dir 
collottola  ,  ch!r  la  parte  Ji  dietro  de  la  tei 
fta  ,  douel  cerueUo  fi  congiunge  unfce 
con  (juella  ,  NOn  altrimenti  Tideo  fi 
rofè  ,  Urla  guerra  di  Thehetra  Eieoc^e 
e  Polinice,  che  di  fcpra  nel  xxvi.  canto  toc 
cammOjTiieo  fit  in  fèuor  di  Polinice  e  me 
nalipp^  Jhelano  infiuor  d'Eteode^  E  fei 


CANTO  XXXII* 

Kel  mencio  fu  fo  anchr  io  te  ne  cangi  5  conilo  chefcriue  Stat^el  yiij.  h  faTbh 
Se  quejìa ,  con  chìo  farlo  non  Jt  ficca .  ^^r]  mj^././^o  Tfi.o/  T, J.o  oco^  ... 

"       '  ^  v edenh  pi  Tiieo  la  fìnta  fifcY  mortai 

Ifjj fice  recar  il  cafo  M  già  morto  Mena!iip,e  cjufUo  jfrr  grarìdilf.ma  irat  rahhiafi  ròfe  co  itr/, 
ti,  Coft  dice,  che  ft  Yoiea  tofìui  il  iefchio  di  juello,  cheta  di  fcUo  al  fuo  con  laltre  cofe  da  effe  tefchio 
contenute .  Vmar^Ja  aduncjue  Vante  coflui  ,the  fi  rodeua  il  cap  de  Litro  fer  ejual  cagione 
eoli  piccia  auejìo,  e  chi  (ffi  fono  fromeUendo  di  remunerarlo  cò  liy\fkmia  chegli  priorira  conlefie 
uerefaro^t  al  feccator  che  rode  ,  (juandop.ra  tornato  da  la  fa  jffregrinationf,  corr.euuol  infrirey 
fe  egli  di  lui  fpf^^^f  ^  «^«o^f  ^  ragione.e  fc  U  lingua  con  la^ual farla  non  li  manderà  nel  dire. 


CANTO  X3<XIIJ. 


INFERNO  C 

La  bocci  fofleuo  dal  fiero  pajìo 
Ciuel  peccator  forbendola  a  capelli 
Vel  capo  )  chegli  hauea  di  retro  guaito  : 
Poi  comincio  ;  Tu  uuoi  chio  rinouetli 
Dijperato  dolor  ;  chcl  cor  mi  preme 
Già  pur  penfindo  pria  chio  ne  jhuetlì  ^ 
Ma  fe  le  mie  parole  ejjèr  den  fkme 
Chejrutti  injhmia  al  peccator  chio  rodj  j 
Parlar  e  lagrimar  uedrai  ìnfime: 
lo  non  fi  chi  tu  fie ,  ne  perche  modo 
Venuto  fei  qua  giù  ;  ma  Fiorentino 
Mi  fimhli  ueramente ,  quandio  todo  ♦ 
Tu  dei  Caper  ch'io  fui  Confi  Vgolino^ 
E  quejli  è  l'Arciuefcouo  Ruggieri  t 
Hor  ti  diro  per  chio  fin  tal  uidno  ♦ 
Che  per  Uff  etto  de  [noi  ma  pensieri 
fidandomi  di  lui  io  fijfi  prefi , 
E  pofcia  morto  dir  non  e  mejlierì^ 
Vero  quel  j  che  non  puoi  hauer  intefi* 
Ciò  è  y  come  la  morte  mia  fit  cruda  ^ 
VdraijC  fiperai^fe  mha  ojfefi^ 


ANTO  xxxrir* 

Kel  prffcnfe  canta  il  pefa  fcguita  neU 
materia  lajciata  in  fine  M  freceiente  , 
e  con  fumane  gran  f  arte  in  narrarle  cirt 
cunflaniie  h  la  morte  </.*/  Conte  V^in^ 
e  de  fùoi  fig!iu:ì!ì  fur  in  feyfcna  iejfi  co;i 
tej  ìlijual  era  cfueUù  ,  che  in  tal  fine  ieffo 
f  recedente  canto  ,  haUiamo  ueduto  che  fi 
roieual  capo  àunaltro  ffccatore^chera 
l'ArciuefcòuQ  "Ruggieri  ,  ferojperadeh 
(juale.egH      e/f  fuoi  figliuoli  fitm  cQn 
dotti  a  crudfhffma  morte .  Tratta  poi  ie 
la  fer^  sfera  ietta  Tolomea  ,neU(^u4 
fone  che  fieno  funid  cjueDi ,  che  fctto  j^/} 
fie  di  leniuolentia  ,  hanno  tradito  i  fari 
loro  henefittori  ^  e  tra  cj^e/ti  finge  hauer 
trouato  lomhra  dì  Irate  Amerigo  indui 
cendola  a  manififlarli  cjueUa  di  Meffer 
Branca  d^Oria  chera  ne  la  ntedefma 
sfera  poco  lontan  da  lui .        ^  la 
Bocca  fclleiio  dd  fifro pafìo ,  sfpndoi  fa 
fio  per  fcfìfffc  chiaro ,  narreremo  Ihijìy, 
ria  difpcfdmentp  recitata  dal  ViRani  al 


cXX,  e  fXxyy.  del  vy.  liL  de  la  fua  opa 
yK!T  in  tanto  differente  dal  poeta  ,  che 
mette  il  Conte  Vgolino  efpre  fiato  frefo  efktto  morire  con  due  pi.cioh  fuoi  figliuoli  e  tre  vepoti, 
f  non  con  cjuattro  fighuoli,  come  effe  jfoeta pone .  Nìacjuantunciue  che  luno  e  laltro  autore  ft/fe 
nelmedefimo  tempo  deffo  Contesa  noi  pace  di  creder  a  Vanfe^peycheji  come  uedremo,egli  chiai 
ma  effifuoi  figliuoli  ciafcunoper  lofuo  proprio  nome  .  Tu  aduncjue  effe  Conte  Vgolino ,  che  il 
poeta  induce  a  riffonlerli  a  cjuanto  in  fine  del  precedente  canto  Ihauea  domandato  ,  de  conti  de  la 
Cerar  defca,  e  tmto  in  Vifc.gran  cittadino ,  per  effeyfi  colegato  con  V  Ardue fcouo  Ruggieri  de  gli 

Vbaldini,  ■ ^'  f   ..■  f  -  "  -   

tione  nel  ' 

e  penfcndo  —  j„„         ,  n^yict  ifu^/mu  «i  ^j^j/u  offonen^oii,  chegi     , 

conpromiffme  di  refìituir  le  fue  caftella  a  Fiorentini  eT  a  Luccheft ,  E  cofi  concitatoli  confra  effo 
popolo  infeme  con  Gualandi  Sifmondi ,  e  lanfran chi  principali  famiglie  di  Vip  ,  tfT  immiche  di 
lui,  perche  erano  ChiMine  eiT  egli  Guelfò,  li  corfcro  a  gran  fiiror  a  cafa  ,  oue  prefc  lui  e  (juaUro 
fuoi  piccioli  figliuoli,  fiiron  tutti  incarcerati  ne  la  torre,  lacjualè  fu  lapia^'^a  douefìauano  gliam 
nani,  £  le  chiauifimn  poi  di  la  ad  a^uanti  Rigettate  in  ^rno,  a  ciò  che  neffuno  la poteffe più  apri 
re,  tsr  a  prigioni  fii  negatol  àio.  Onde  la  torre  da  (juel  tempo  in  ciua  fii  detta  de  lafime.  il poe^, 
ta  adunaue  narra  in  ferfcna  del  Conte,  come  moriron  tutti  dif^me  ,  e  le  circunjìantie  ,  leauali  ne 
lui  nealtnpoteua  fapert ,  ma  fi  cjuantopiu  p    il  cafouerifmil  e  pietofo . 


F^reue  pertugio  dentro  da  la  muda^, 
Laqual  per  me  ha  il  titol  de  la  fitme, 
E  in  che  conuien  anchor  chaltrui  fi  chiuda } 

Mhauea  moiìrato  per  lo  fuo  jòrame  ' 


f^uda  è"  luogo  doue  ft  mettono  gliuccetli 
a  ratto,  perche  mutino  le  penne.  Onde  il 
poeta  chiama  ijuefìo  carcere  muda  per  ftf 
militudine^  lljual  ft  come  difcpra  dicem^, 
wo,  haue^ 


r-, 


INFERNO    CANTO  XXXIH, 

Più  hme      quand'tefèci  il  mal  Jonnoy      m ,  Uuta  il  dtol  iehfim  ftY  ìui,  de 


Che  del  futuro     fquarcìo  il  uehme . 

QueTli  ^areua  a  me  macjlro  e  donno 
Cacciando  il  luj^o  e  luj^ìcini  al  monte , 
Ver  che  i  Vifin  ueder  Lucca  non  fonno^ 

Con  cagne  yfiagre ,  fìudiofe^  e  conte 
Gualandi  con  Sifmondi  e  con  Lanjranchì 
Shauea  mejji  dinan*^  da  la  fronte^ 

In  spiccici  corjo  mi  f  arcano  ilanchi 
Lo  padre  eji^li*^e  con  lacute  [cane 
lAi  parea  lor  ueder  fènder  li  fianchi  ♦ 


iifimeca  fùoi  figliuoli  uera  morto  ient 
fro,  ET  in  che,  E  nf  laijualmuia,  COn 
uien  chf  ft  chiuda  anchor  altrui ,  Ver  che 
non  era flata  fitta  fclmente  jfer  lui ,  ma 
fer  rrìdti  altri ,  che  fer  lauenire  cowmtti 
terehbno  (gualche  delitto .  imauea  mo 
ftrato j^er  lo  fiofirame già  fiu  lume^MOf 
ftrachera  laurora,  e  che  (juel  hytue  e  fici 
dolo  fertugio  renieua  alcjuanto  di  lume, 
quando  egliy  che  dormito  non  haueua  ani 
:h:>ra,/àdormentOy  e  farueli  nel  jcnno  ue 


dere  l' Arciuffcouo  infeme  con  le  tyf  fimi 
glie  di  fcfra  lette  ,  e  cori  le  magre  ca^ne  ,  intep  feria  fleh ,  cacciar  un  lup  co  lufkini  al  monte 
po/?o  ira  Vtfa  e  Lucca,  dftto  il  mor  te  San  Gugliano,  a  le  radici  de^uale  diueyfo  Fifa  fcno  i  lagni, 
e  Ifua  laueduta  di  Lucca  a  P  pni,  ^  refendendo  il  Lup  jferfeflfjfi ,  CiT  i  lumicini  fer  li  figliuoli* 
Qj  fjìo  mal  fcnno  dice ,  MI  fcjuarciol  uelame ,  Mi  ruffe  e  toffe  uia  lìgnorantia ,  e  dirr\cfirzr)  mi 
queh,  che  haueua  uà  effcr  di  noi,  E  fone  Ihora  de  laurora,  ferche  ft  come  hahiiamo  detto  in  altra 
luogo  ,  ifoeti  e  filofcfi  uogliano  ,  che  a  tal  hora  ft  fofpi  fognar  il  uero  • 


Mo/F/rf,  che  depaioft  inan^i  a  la  mattina, 
e  frìma  chel  giorno  ftfp  chiaro,  fnft  nd 
fcnno  fianger  {figliuoli,  e  domandatHW 
del  fané.  Volendo  inferire, che  effì  jcgnai 
uano  medefmamente  ,  comhaufua  fitti 
lui ,  la  mifcria  loro  .  Vmhe  la  mente 
molte  uolte  frefeoa  del  male ,  come  fuoì 
efpr  ancor  del  bene ,  Onde  di  fetta  dii 
ce,  che  ciajcuno  duUitaua  ferii  fuofci 
gno  ,  e  mafjìmamente  affrefpndofi  già 
ihora ,  come  dice ,  che  fcleua  efpr  fori 
tato  loro  il  ciio  .  M<t  pntendo  egli  chiai 
uar  lupio  de  Ihorrihil  torre  ,  fii  del  tutt 
to  chiaro  di  ciò  che  fer  lo  fogno  Paua 
in  duUio,  E  cofi  pn"^  co  fa  alcuna  dire ,  guardo  i  figliuoli  nel  uifc ,  fer  ueder  p  foteua  comfren^ 
Jeyin  loro,  che  del  medefìmo  efft  ft  fifpro  aueduti  • 


Quando  fui  deflc  inanTj  la  dimane^ 
pianger  fknù  jral  jonno  i  miei  figliuoli  j 
Cheran  con  meco  ;  e  dimandar  del  fané  ♦ 

Ben  fèi  crudel  y  fe  tu  già  non  ti  duoli 
Fenfàndo  ciò,  che  al  cor  fanuntiauat 
E  fe  non  piangi  ;  di  che  pianger  fuoli  i 

eia  eran  defli-^e  Ihora  fàppreffàua , 
Che!  cibo  ne  fileua  effcr  addotto  j 
E  per  pio  fogno  ciafcun  duhhitaua  j 

E(  io  finii  chiauar  lufcio  di  fitto 
A  Ihorrihile  torre  t  ondio  guardai 
ìsel  uifo  a  miei  figUuci  fin*\a  fiir  motto  ♦ 


Io  non  piangeua^fi  dentro  impetrai  t 
Viangeuon  eUi  :  Anfilmuccio  mio 
Diffc  5  Tu  guardi  fi  Vadre  :  che  hatl 

Vero  non  lagrimai ,  ne  rifpcfio 
l'utto  quei  giorno  j  ne  la  notte  appreffif 
In  fin  che  laltro  Jil  nel  mondo  ufcio^ 

Come  un  poco  di  ragio  fi  fu  meffo 
dolorofo  carcere^  ^  io  fcorfi 


Non  h'  duUio,  che  il  troffo  fmifuyato  doi 
lor  e  fk  che  Ihuomo  no  fuc  fianger  e,  come 
ancora  la  troff  a  fmi furata  aUegreTiX^,  fii 
che  non  fuo  ridere  ,  E  de  luno  e  de  laltro 
ii  cjuefli  du  eftyemip  ne  legge  efpmfi  di 
morte.  Come  a  Koma  di  lulia  moglie  del 
magno  Vomfeio,  lacjuale,come priue  Vai 
lerio  al  Hi/,  del  vi.  Uh*  uedendofi  recar  a 
cafaU  Urna  uefta  del  marito  macchiata 
S 


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Firenze. 

Postillati  16 


INFERNO 

Ver  quattro  uìft  il  mìo  ajpetto  fìejjo  J  àifangue  ielauittimAimòlaUyteìficnt 


Aw6o  U  mani  per  dolor  mi  morft 
E  quei  pcnfindo ,  chio  il  fijft  per  uogUa 
Vi  manicar ,  di  fubito  leuorft  5 

E  diffcr^y  Vadre  affai  ci  fa  men  doglia  ^ 
Se  tu  mangi  di  noi  :  tu  ne  uefìijli 
Q^uefìc  mtjire  carni  e  tu  ne  Jpoglia  ♦ 

Q^uetami  aUhor  per  non  farli  più  trijlit 
Lun  di  3  e  laltro  flemmo  tutti  muti  t 
Ahi  dura  terra  perche  non  taprifìi  i 

Vofcia  che  jùmmo  al  quarto  di  uenuti^ 
Caddo  mi  fi  gitto  difìefo  a  piedi 
Dicendo  ^  Vadre  mio  che  non  maiutii 

Q,uiui  morite  come  tu  mi  uediy 
Vidio  cader  li  tre  ad  uno  ad  uno 
Trai  quinto  di  el  [e fio  j  ondio  mi  diedi 

eia  cieco  a  brancolar  foura  ciafcuno  j 
E  due  di  li  chiamai  poi  che  fùr  morti  t 
Vofcia  più  chel  dolor  potè  il  digiuno^ 


ficio  ,  E  gikdicanio  Pompeio  effere  fidt^ 
occifo,  flihifò  cadde  moYfa,E  per  CDntrarh 
effmfÌQ  recita  Liu,  dal  cune  danne ,  pie^ 
Romane y  a  lecjuali  ejpndo  fiìflmìete flati 
referto  la  morte  de  figliuoli  in  battaglia. 
Et  hautndoli  già  pianti  e  fytio  loro  i  dei 
lififimerali,  ^edédùfelipoi,fù:iYÌ  dogni 
loro  ejfettatione,  giunger  inan'^ ,  of ti 
quello  in  loro  la  fuiita  e  fmifurata  alles 
gre^^,  chel  molto  dolore  non  hai^eapofu 
to  fare  y  perche  di  (jueUa  cadderofiii/a^ 
mente  morte.  Ma  (jueflo  può  auenirnffui 
liti  cr  inopinati  caft,  come  jueflichehA 
hiamo  ueduti^e  f^etìalmente  ne  la  donna ^ 
per  effer  di  natura  più  fragile^  e  yneno  co» 
ftderata  ne  le  paffnnì  che  non  è-  Ihuom, 
Ma  de  le  cofe  di  che  Ihuomo  h  anchor  in', 
certo,  e  che  a  poco  a  poco  ne  uien  in  cogni 
fione  del  uero  ,  come  fjt  (juefla  del  Conte 
Vgolino.nó  acade  mai  quefte  fuhte  mori 
ii,ma  fi  Sene  per  liiga  operai  fione,  Queflo 


f  ff.      -  .y,    f      t  I  ''y^^ji^'^^fpi'riuga  operinone,  (Yueflo 

habbiamo  deUoper  rif^onier  ai  alcuni,  i^iuali  dicano.che  fi  poeta  uolea  mojìrare  il  dolor  di  coL 
effereflato  tanto  fmifuratamente grande,  come  loft,  e  che  ragioneuolmente  è-  da  creder  chefiffe 
lo  doueua  far  morir  di  dolor  e  non  dtfime.  A  che /Aggiunge  ancora,chel  dolore  fi  dimoftro  in  lui 
ntaggiore,hauendolofiUo  fcprauiuer  a  figliuoli,  per  hauerfli  ueduti  ad  uno  ad  un  mancare,  fcn^4 
foter  porger  loro  alcuno  aiuto  ,  laijual  cofa  a  un  padre  e  dmcrediiile  dolore .  Vinge  adunale  il 
cafotdfopietofo  e  compaffìoneuole  cjuanto  può  dimoflrando,  come  fteron  cofifcn^a  cibo  tutti uili fin 
<d  cjuarto  di,  alcjual  uenuti,  Gaddo,  ilminore  de  quattro  fuoi  figliuoli,  gettando fcli  a  piedi ,  e  doi 
mandandoli  aiuto,  fi  morì, e  cofipoiglialtri  tre  tal  cjuintoelfflo  di.  Et  egli  già /Suo  cieco  ,  perche 
ielhuorno  la  prima  parte  a  morire  fono  fcmpre  gliocchi ,  effer  uiuuto  due  di  fcpra  di  loro,  che 
fin^4  cibo  uenne  a  uiuer  otto ,  e  non  fcUe  di ,  come  altri  hanno  detto ,  E  noue  fariano  fecondo  i  cm 
YOUi  feftì ,  perche  dicano ,  E  tre,  e  non  E  due  di  li  chiamai  e  cet. 


Quando  hehbe  detto  ciò  ,  con  gìioccht  torti 
Riprcfe  il  tefchio  m  fero  co  denti  ^ 
Che  furo  a  loffio^  come  dun  can  fìtti  ♦ 

hhi  Vifi  uituferio  de  le  genti 
De/  bel  paefe  la ,  doucl  fi  fina  * 
Voi  che  e  uicini  a  te  punir  fon  lenti  : 

Uouafi  la  Capraia  e  laGorgona, 
E  ficcian  fiepe  ad  Arno  in  fu  la  fi>ce 
Sijchcgli  anneghi  in  te  ogni  perfona; 

Che  fel  Conte  VgoUno  haucua  uoce 
Dhauer  tradita  te  de  le  cSellai 


Detto  chel  Conte  heUe  tjuanto  halliarm 
ueduto  ,rifrefel  tefchio  de  V  Ardue feouo 
co  denti ,  iijuali  fitron  a  loffi  firti,  come 
quelli  dun  cane  ,  E  iluefla  era  conlegna 
pena  ad  effo  Arciuefcouo,  cheglifafcefje  di 
fi,  chi  haueua  fitto  morir  difime  .  aHx 
Tif!i  uituperio  de  le  genti  Del  lei  paefe  U 
doue  fonai  fi ,  ciò  è  ,  Vituperio  d'Italia, 
doue  fi  dice  fi,  (jueSo  che  ne  la  Magna  di 
cano  io.  In  Francia  oi ,  t!T  in  Grecia  nf. 
E'  uermente  uituperio  dogni  principe  Ita 
Imo  a  non  efprfi  connenuti  a  funir  una 


CANTO  XXXIII, 

No»  doueì  tui  figlfuoi  forre  a  tal  croce  ^      tanta  inauliia  cyulelfa ,  Aufrì^a^clefi 

Innocenti  frcca  leta  nouella  cmf  dkf,  e  moflra  il  villani ,  non  fafsa 

No«e//ct  Tfccfcc  Vgucc'tonc ,  el  Brigata ,  ^^^^^  ^^^f °  >  f"''  'jf^lP^^^ 

E  zMtri  due ,  chel  cmo  [ufo  avmtla .         ^'^Ì'^'>        t''     f^^^  /^f 
.  ferchf  oltreai  hauerffrdutolaltherfa, 

. f  «frt;^à  zw  «i^/fTrf /frtfi7« ,  p^y  non  foìft fcjjrir  ilgiop^fcno  in granàiffma  fatte  aniatì  iijffrft 
,  fer  !o  monh .  Poi  ihe  f  uicini  a  te  f  unir  fon  lenti,  tAOuaft  la  Capraia  e  la  Cortona,  Qu^efie  fonti 
ine  ifclfUe  in  mare  affai  uicinf  a  la  fice  d'Arno ,  leniuali  uuol  che  le  fi  moum  di  la  oue  fcno  , 
ruenganftd  mfUtr  fu  la  ieUa  fice  y  a  ciò  chel  fimenonhahka  tiCcìta  in  mare  ,  e  tanto  rigonfi 
.  f  crejca,  chelacjua  allaghi  tutta  la  citid  fer  lajualfaffa,  CT  anneghi  ogni  ferfcna  in  (jueGa,  Ver^, 
.  che.  Se  il  Conte  V golino  HAueua  uou  e  fkma ,  Volendo  inftriye ,  che  non  era  cofc  certa  fegli  hai 
ueua  errato,  o  no.  Ma  pfto  che  doueffe  creder  a  lafirr.a,  e  per  (jUfUa  lo  doufffè  f  unire ,  von  douea 
fero  funir  efigliuQli,f  jfetiaìmente  .  COn  tal  croce  ,  ciò  e.  Coti  tanto graue  e  crMfujffliào, 
Affegnandore  la  ragione ,  lajual  e ,  ferihe  la  loro  noueEa  età  li  ficeua  innocenti .  tiOkfP.a 
ihehe,  Cittci  err.fia  e  crudele  come  fit  ihele  ,  ne  lacjua^e  i fuoi  frimi findatorì  fratelli ,  e  nati  de 
fcminati  denti  di  fruenti,  fi- c  cifro  ira  loro,  E  Ter.teojìì  occifo  da  lan:adre  e  dal  fcreUe  di  lei  • 
Athamante  occife  Learco  fio  figliuol^^  uìo  conia  madre.  Et  Io  Jla  moglie  fnnego  con  lincer 
iafuofigliuol  fecondo  .  Lttocle  e  V'Jlinice  f rateai  fu  cctfcro  per  cupidità  di  regrare  e  cet,  Vguccio 
re  el  Brigata  f  no  glialtri  due  fuoi  maggior  figliuoli,  hauendo  difcpra  detto  de  due  mir  ori ,  ciò 
Qaddo  KfT  Anfcim.uciio,  Onde  dice  ihel  canto  fufo gliappeUa,  Ordina  coft,  Kouella  ihdejttà  no^ 
ueUa  d'Vguccione  e  dfl  brigata,  e  de  glialtri  duf  chel  ianto  appella  fife,  lincea  innocenti . 

Ko/'  f  affammo  oltre  la ,  oue  la  gelata  Vaffaron  la  la  feconda  a  la  ter'^ffra  let 

Ruuidamente  unaltra  gente  fhfóa  To/o7W« ,  oue  Unirne  ftanno  non  uoU 

fion  uoUa  in  oiu.ma  tutta  riuerfata.  te  in  giù  ,  come  ne  le  due  precedenti,  y,. 

Lo  pianto  jlelTo  li  pianger  non  lafaa^,  '  rtuerf.te  uolte  tn/ù,  e  fifaate  daì^ 

^■1711  ■  r  r  i-  •  *.«,4.^  chiaccio  da  la  ficcia  infuori,  le  lagni 
E  //  dud,  che  troua  mfughocchnntoppo,    ^^j^i     j/^^-^^  Ghiacciano prim^ 

Si  uohe  mentro  a  fitr  crcfcer  lamhafaat  Minìfùoridel  confauode  gliocchi , 

Che  le  lacrime  prime  fanno  groppo  J  lofmifurato  freddo  talmente,  che  non 

E  fi ,  come  uiftere  di  crijìaUo ,  ^^no  uia  a  laltre  che  uengon  dopo  per  ufi 

l^iempicn  fcttol  ciglio  tutto  il  coppo  ^  ^f^f  tornando  in  dietro,  finno  ere  fer 

Zi  auenga  che  fi ,  come  dun  caVo ,  i  Amlafcia ,  do  ^ ,  laffrtnno  cfT  il  dof 

Ter  la  freddura  ciafcun  fmimento  lore,E  ^uefto  ,  perche  aui  ft  punifcono 

Ceffato  haueffi  del  mio  ufo  flatlo^  quelli,  che  /etto  fletie  di  bmuokntiahan 

Cia  mi  varea'fentir  alquanto  uentoi  m  tradito  i  pari  a  fe .  La^jualleriiuoleni 

Vcrchio  Maefiro  mio  ouefìo  eh  moue  ì  >  maffmamente  fdijf mula  co  gitoci 

^-     X          •        •  chi ,  perche  con  stuelli  fi  dimo  tra  ne  la 

Ondigli  a  me  ;  Auocao  fiw  ,  doui  f>io„e  i^Jmo .    il  ficm  ciun"u., 

D»  co  U  fora  hccho  la  r,j})ofr«  '    ,  ^r^-^,  f.gghUcda ,  non 

Vergendo  la  cagwn ,  chel  jioto  fme ,  ^ 

dando  uia  le  prime 
lagrime  ale  feconde  ,  E  crefcie  lamhfùa, 
ftrche  (fueUa  fitta  leniuolentià  accYefcel  fra dim enta , pero  merita  maggior  punitione  .  Vii 
fere  infende  per  occhiali ,  E  futìol  coppo,  per  tuUoil  concauo  che-  fcttol  ciglio,  oue  fa  hcihio  . 
ET  auenga  che  fi,  come  lun  cado,  Dice  in  fcnf enfia,  Et  mora  del  mio  mito  fiffe  per  lofredh 


INFERNO 

alomfnm,  eh  n^^nfentiua  ne  frdk  ne  cMo,  non  altrdmnie  eh  ft  ficcld  ufi  cdh eh 
fer  ffer  carne  mrta  non  [ente ,  Nondimeno,  mi  fatue  fur  fcniir  altji^anto  di  uento,  de  laquaìc^fi 
hehhi  mmiratme,  nófareniomi  chi  uenfo  ,  ilqual  nafce  da  uafori  caldi  e  [cechi  tirati  in  aliti  Li 
file,  potejpfenetrar  cjuiui  mcino  al  centro.  Fero  damadai  \firg,ehi  effe  uento  muea,feduiui  èra 
/feto  ogni  uapre,  come  ragioneuolmefe  donerà  effcre.Onde  Virg.  mi  dijfe,  A  Vaccio,cio  ^,  Tok 
farai  doue  locchio.ueg^edo  la  cagione  CHe  fiouel  fiato,  do  ^,  cf:^ ffiral  uento,  TI  fira/a  liM^ 
di  ciOy  Tifira  chiaro  'di  cjuejìo  che  fu  domadi  e  eh  no  fai.  Verehe  jfejfe  uolte  queh,  che  lintiuettiì 
nò  intédefer  ragione  U fin fo  glie  lo  manififlaner  la  cagione, lagnai  fara^come  vedremo  Ucifiro  ^ 


E/  un  de  triflì  de  U  fredda  crojìd 
Gridò  a  noi^O  anime  crudeli 
*Tanto  5  che  dato  ue  lultìma  pofta^ 

Leuatemt  dal  uìfo  i  duri  ucli  ; 
Si  chic  ijvghi  il  dolor ,  chèl  cor  mìmptgna^ 
Vn  poco  pria  chel  pianto  fi  raggeli , 

Verchio  a  lur^Se  uuoi  chio  ti  feucgnay 
Dimmi  chi  fe;e  sio  non  ti  disbrigo  y 
iil  fondo  de  la  giaccia  ir  mi  conuegna^ 

R//Jjo/è  adunque^  lo  fon  Trate  Alberigo: 
lo  fon  quel  de  le  frutta  del  mal  orto  ; 
Che  qui  riprendo  dattero  per  figo  ♦ 


Paffando  Dante  ira  giacciati,  ma  mt 
ha  lo  frega  che  li  leui  il  ghiaeeio  daglioc 
chi,  fi^ egli  promette  di  leuarglieh  fitto  pei 
ita  dandar  al  findo  de  la ghiaccia,m ai 
ogni  modo  uoleua  andare ,  ma  cheli  iica 
frima  chi  ella  è^.  TAnto ,  che  dato 
Ikltimafòfta ,  Vinge  che  Frate  Al  ter  igo, 
intefiptr  ejuefta  omtra,  crede fe ,  che  rjfi 
fiiffero  anime  dannate ,  come  era  lui,  per 
tradimento,  E  che  ejfendo  nouamente  ue*, 
nute  cjmui^andajpro  al  luogo  deputato  a] 
effiydoue  eternalmente  hauefpro  daftare. 
Onde  dice.  Tanto  che  dato  uè  LWltima 
fofla  ,  ciò  è-,  lultimo  luogo  la  oue  da  la 


'      .  a- .  1  1         n  r       T^'n^  9      ^ >  "-^^^1^^  tKooo  la  Que  da  la 

ituinagiuPttia  haufano  al  efferpofit .  Irate  Alberigo  fù  de  Manfredi  Sionm  di  Vaen-^^  eftetrt 
frate  gaudente  Et  efftndo  in  lue  coglialtri  fidati,  come  àefiderofi  di/irli  morire  .finfcdt  recm 
aliar  fi  con  ^luehy  e  fitta  la  pace,  fice  a  tutti  uno^lendido  eonuito,  in  fine  delquale,  comandi  che 
uenijfiro  le  frutte ,  e  cjuefto  era  figno  dato  a  cjuelli ,  che  li  doueano  occiiere ,  lauali  entrati  nel 
(onuitoy  occiftro  di  tuttol  numero,  chi  Frate  Alberigo  hauea  determinato  eh  morife .  KJprendù 
datteroperfigo  Perch  di  ^luanto  il  dattero  ^  più  eccellente  frutto  delfico,  di  tanto,  uuohnfirire, 
ihra  maggior  la  pena  juiui  la  fua  di  Quella  eh  diede  a  fuoi  conforti  nel  firli  morire . 


Oj  dijfi  lui:,hor  fi  tu  anchor  morto ì 
Et  egli  a  me  ;  Cornei  mio  corpo  fìea 
"Nel  mondo  fu ,  nuUa  fcientia  porto  ^ 

Cotal  uamaggio  ha  quefìa  Holomea  j 
Che  Jpcffe  uolte  lanima  ci  cade 
Inan'^iUhe  Atropos  mojfa  le  dea^ 

E  perche  tu  più  uolentier  mi  rade 
Le  inuetriate  lagrime  dal  uolto^ 
Uppi,  che  tofìo  che  lanima  trade, 

Come  fÈccio  5  //  corpo  fuo  glie  tolto 
Da  un  Dimonìo  )  che  pofàa  ilgouerna 
Mentre  chel  tempo  fuo  tutto  fia  uolto , 

ttla  ruina  in  fi  finita  clfìerna  : 
E  fi>rfi  par  anchor  lo  corpo  fujg 


f^drauigliaft  Dante  dhauer  trouato  Unii 
ma  di  Frate  Alberigo  in  Inf.  fipendo  hai 
uerlo  lafciato  uiuo  fu  nel  mondo  ,ondeh 
domanda  figli  ^  anchora morto,  Rij^n 
de  Alberigo  e  dice  ,  N^lla fdentia porto, 
Neffuna  cofa  fi ,  come  flia  il  mio  corpo  fu 
nel  mondo ,  ciò  e^morto ,  0  uiuo ,  come 
uuol  infirire .  COtal  uanfa ggio,  Cofi 
fitta prorogatiua  ha  (fuffia  Tolomea,  ch 
ff  fjp  uolte  lanima  ci  cade  e  cef.  Wuol  di 
mofirare  ehi  traditor  oltre  a glialtri  mali 
ha  (Juffio^eh  lanima  fua  ua  a  le  pene  etef 
ne  de  Vlnf  inanl^  al  tempo  de  la  morte, 
tr  immediate  chegli  ha  fatto  il  tradimeni 
tOy  efinge^ch  un  Demonio  entra  nel fu^ 


CANTO  XXXIII. 

De  hmhn ;  che  ii  qua  dietro  mi  utrmx       «rp,  f  b^iumif»  «/ temfi  cUi  ln 

E,r,  è  s!r  ^Lu  d'Oria  ;  e  /o«  più  .„„i  '  ''^ 

t?^r-  •    L  •  C  r    .  L-  r  tanta,  che  no  fi  tenie  mai,  ehm  che  dop 

iire,  che  Jet  tale  ofiinatme  nel  feccatù,  Unìmd  fta  lannata,  e  che  un  Demonio ,  eie  ^,  tale  cffii. 
natione^puerni  ilcoYfo  in  rwoio,  chefareffcY  huomouiuo, e  nondimeno  èpeffimoVemonic,  E  fi 
come  ijueUi  che  fono  rifieni  li  feyfttta  canta  pnno  iÌYe,t^oftra  manfio  eli  in  ccelis,  infieme  con 
Afo/Jo/o,  Miuo  ego  iam  non  ego  ejuia  uiuit  in  me  ch/iflus ,  Cefi  co/foro ,  neijuali  e-fienfa  ogni 
carità,  e  fono  opinati  ne  le  miauHa,  fojjino  iWe,  Koftra  manfio  e  fi  in  fenis,  ^t  uiuo  ego  lamnon 
ego  aula  uiuit  in  me  JlMus.  E  di  loro  e' fiyìuo  rjjalmi ,  Veniat  morsfiijfer  illos  cr  deferì  dant  nel  s^l 
\n  inftynum  uiuentes .  F.  l'Euangtlifia  ne  l'Ape  dice ,  Scio  enim  ofeYa  tua  (juod  nomen  hahes 
^uod  uiUas  er  mortuus  es .  Tolomeo  da  Bolo  huomofielerato,  dalcjualfi  nomina  la  pyf [ente  ferf 
Zi  sfiya,  fii,  come  fi  Ugge  nel  fyimo  ie  Macahi,  geneYO  di  Simone  fcmmo  faceydote ,  e  fy^tellodt 
Giuda  Macateo  e  di  hnatas .  VefiideYando  aduncjue  Tolomeo  di  torre  al  fecero  ,  huomo  gwfiifpi 
moeftYtiffimo,  il  fimmo  ftcerdotio  confidandofi  ne  fuoigrdn  thefcri  auuene,  che  Simone  cn  due 
kioi  figliuoli and'o  in  Hie  co,  kuelh  .  cfiituto  Duca  .  Tolomeo  lo  ricevè-  honorat  ff.rrarr.en^ 
if,  e  Lo  uno Iflendido  coniato  ,  f^ce  occider  HfccfYO  co  figliuoli  e  tuUi  glialtri  cherano  uenuti [ci 
<0  .  MYom'ilcondo  i  poeti,  ^  cjueUa  de  le  tre  PaYche,  che  tYonca  lo  fime  fitgni ficaio  per  la  uua 
humana,  onde  dice  ,  ìnan'^  che  AtYOfomoYte  le  dea .  lAa  de  le  Varche  Ireuemenfe  diremo  nel 
XXi  del  Purg.  Mfjfir  Branca  fit  Genouefi  de  lafimiglia  de  d'Oria  ,  e  genero  di  Meffir  ^ncht^ 
'fmore  di  lopodoro  di  Sardxgna,  delaualfi  fice  meniione  dì  fcfra  nel  xxy.  canto  ,  E  per  torli  la 
fwioYia,  inuPo  a  definaY  il  fecero  ,  poi  lo  fice  a  tradimento  occidfYe .  Onde  il  poeta  fin^e  in  peri 
fina  r  Alberigo,  che  fiullto  fistio  il  ir^dimento  ,  lanima  fiuafiffi  tirata  a  l'inj.  e  che  giapiu  ^nni 
erano  paffati ,  cheSa  fii  c^uiui  cofi  richiufia  in  jud  ghiaccio, 

IO  credo,d,ff,iui,cy  tu  .incanni'  z::t:ii::±:i:5^ 

Che  Branca  d  Or.a  non  mar.  unquancoì  /^.^^  ^J^.^^ 

E  mya  e  he  e  dorme  e  uejie  fann,,  -  J^.J,,  ,,,,,, . e.* 

Nr/  fijfo  fu  ,  d.fse, ,  d,  male  branche  ^,„jìrmLe  ii  <^u.nt.  ejì.,,  di  fqra 

La ,  doue  bolle  la  tenace  pece ,  j^^^  j-^^^ ^^^y^  ■^„i,\,(^  »  iradimm 

Non  era  giunto  anchra  Michel  'panche  ;  ^     ^ „  ^;^„,o  amhara  fu  nel 

Che  qufp  lafcio  il  diauolo  in  fua  uece  j^fp,  di  mdf  hamhf ,  do  è-.  Ve  DerrM 

Nrf  corpo  fuo,e  dun  fuo  projfmano ,  «/^  che  male  hramhe  hanno  ,fojìi<t  U  cu 

Chel  tradimento  infume  con  lui  fece .  fioiia  JeU  tjuintaloì^ia  iflfufemrt  cev 

Ma  difìendi  hogvmai  in  qua  la  mano  ;  ihio,U  iaue  la  tenace  feceklle, che  M>pr 

Aprimi  gnocchi:  &  io  non  glie  ne  aperft  :  Brama  lafso  infuojm^  unWuolnd 

E  cortei  fi.  lui  ejfer  uMant,  f"^  ^-^ffj"  ^ 'TJm 

J  no,  che  fice  ficco  il  tradmenio,U(\ualdii 

(ano,  che  fii  unfiuonepote.  Ande  adunque  a  Vlnf.  di  taniopiu  topo  il  traditor  uiuo  del  harauiey 
morto,  di  cium  ^  più  graue  peccato  il  tradimeto  de  la  hraUaria,  che  fi  funifce  di  fcfra  ne  loiiauù 
cerchio,  e  di  cjuedo  ne  la  deUa  cjuinfa  holgia  fitto  effi  tenace  fece,  come  uedemo  nel  deUoxxy. 
canto,  e  doue  in  perficna  del  Nauarrefi  faYlando  di  cjuetli  cheYano  cruciati  fitto  deffhpece,t!;  injfe 
tialita  di  FYate  Gomita  dice,  wfi  con  effe  donno  mhel  lanche  di  logodoro  e  cet.  ^^^7'";' 
higimai  in  ^ua  U  mm,  Ri^m^  Mmmétt  Merico,  che  Dante gUoffimi  lafrme\\a  Aairm 


INTERNO    CANTO  XXXIII* 

gìiouU  y  Ud  egli  dice  non  UufYglieli  aferti ,  Perche  fayia  flato  m  offorft  a  la  Huind  gikfiifU, 
Et  ffpre  flafa  corlefta  Ifjfer  a  lui  uiHaw) .  A  darne  ad  intendere  ,  chf  a  fimili  fceUrati  traditi^ 
ri  non  fi  de  offeruay  fide ,  quella  che  m«i  «o«  ft  trom  in  /oro  . 


AW  Genoueft  huomini  diuerft 
Dogn't  cofìume ,  e  pìen  degni  magagna  • 
Perche  non  Jtete  uoi  del  mondo  jperfi: 

Che  col  peggiore  Jpirto  di  Romagna 
^roua'f  un  tal  d'i  uoi;  che  perfua  o]^ra 
In  anima  in  Cocito  già  ft  bagna , 

Et  in  corpo  par  uiuo  anchor  di  fopra^ 


In/ùrge  il  poeta  contra  i  Qen^ueft^  it^uali 
ageudmente  li]peydonaràno,hauedo  fitto 
ilftmile  contra  de  la profria patria ,  dotte 
fYffe  licentia  di  pter  dive  Ji  tutte  Ultre. 
evie' ed  peggiore  fl^irto  di  Romagna,  m 
magnuoli ,  comuneméte  fono  tenuti feffjf 
mi  di  tutte  le  nationi.  Adùcjue^fe  Branca 
era  col  peggiore  jfirito  chefiffl  tu  Ro/Wir 


gnudifcguitay  che  egli  fcjp  tanto  uitiofo,  che  unaltro  più  il  lui  non  [e  ne  poteffe  trouare . 


INFERNO    CANTO  XXXIHI. 

Vexih  rm  procleunt  infimi  Twtt«  il  fofto  tiA  frtfcnit  uhim 

Verfo  di  noi t però  dinon'^  mira ,  i' f"""', 'r'  """L^ 

Dil/fl  maefiro  mio  'Je  tul  d.rarni,  '  "'Hff'!"  -^7 

Come  quanduna  grolfa  nehhm  j^na ,  [yr^.^fl^^irUfori  d^oi^rtefittori. 

O  quando  IhmiJ^em  nojìro  dnnom ,  ^        ^^^^  ^^/^  j;, 

P^<r  da  lungi  un  muhn ,  chel  uento  gira  J  dffcrmrido  Ufua  jìatura  e  firmai ,  e 

Veder  mi  farue  un  tal  dificio  allhottax  tmeiacgni  kccade  lefue  ire  diuerfc 

Poi  per  lo  uento  mi  rijlrinfi  retro  fi^cce  ^lirmfea  ctì  denti  un  feccatorey^t 

Al  duca  mio ^  che  non  uera  altra  grotta  ♦  ultimamente,  come  jferlo  io/fc  di  lucift^^ 

Qia  era  (c  con  faura  il  metto  in  metro  )  YOjfaffatochehionoil  centro  chera  nel  me 

Laxdoue  lombre  tutte  eran  couerte  ;  ^  di  l^Jaliron  f^er  un  fccreto  e  nafcofto 

E  tranfbarean ,  come  fèjluca  in  uetro ,  camino  a  U  fiferficie  de  la  terra  de  Uh 

Mire  fon  a  giacer ,  altre  Sfanno  erte ,  ^'^^ffi^'  ^  '^"^'^'J    Pf  : 

Cluina  col  capone  quella  con  le  piante^.       T/'''  r<^^'  r^'^T'/"^//. 

,  ^        K         •  1-  ■  Re  Ceno  parole  chel  poeta  fiyi£e  fjlcrli  Itate 

Altra,  comarco.d  uolto  a  pedi  muerte .       ^ le  aì  di  luc:firo 

uentiUare .  Leijuaìi  in  fententta  dicano  ,  le  infcgne  (co/i  chiamando  ejp  ale)  del  re  de  l'ìfifir^. 
no  affarifcano  uerfo  di  woi>  fero  mira  fé  tul  difcerni  e  uedi,  Et  è  Inno  chela  chiefa  canta  in  lode 
de  la  fanti  croce  .  COme  cjuanduna  graffa  nehiia  jfira  ,  VarueaDante  ,  uedufo  leale  di  lue. 
uentiHare,  che  fc/fero  a  fmilitudine  dun  mulino  a  uento,  quando  ne  lafilfa  nettiamo  che  fi  fi  noi^. 
le,  fi  uede  da  lonian girare,  E  fer  lo  uento  cheffe  ale  nel  Utter  ficeuano,  non  effcndoui  altra groti 
fa,  cauerna,  o  jfelonca,  oue  pferfi  da  (juel  riparare  ,  ft  rijlrinfe  dietro  a  Virg.  Verche  uolendù 
iifinderfi  da  lo  fìimolo  ^  empito  del  uitio,  che  procede  dal  dator  di  tutti  i  mali ,  non  uè-  altro  ri', 
medio  chefkrfi  feudo  de  la  ragione  ,  perche  fcn'^  laiufo  di  cfueUa,  ilfcnfo  da  fi  non  potreUe  refiiftei 
ye  .  GJa  era  (  e  con  paura  il  metio  in  metro  )  Era  già  il  poeta  uenuto  a  la  judrta  t!r  ultima 
sfera,  ne  lacjualpone  che  dentro,  e  tutte  coperte  dal  ghiaccio,  fieno  punite  lanime  di  juetli,che  han 
no  tradito  i  loro  lenefàuori,  XJ  ufito  la  ingratitudine,  peccato  grauiffmo,  e  che  olire  a  tutti gliah 
tri  difbiace  a  Vio,  E  perche poffano  hauer  peccato  contra  (juaftro  conditioni  di  perfcne,  pero  li  pone 
defilano  dentro  al  ghiaccio,  e  tranjf  arino  di  fimi,  comefireUe  una  fifluca  che  fijfe  dentro  ad 
un  uetro,  in  (juattro  diuerfi  modi,  de  ^uali  hauendo  a  tratiare  dice,  che  lo  mette  in  metro,  ciò  e, 
che  h  fcriue  con  paura,  tanta  horrenda  e  jfauenteuo!  cofa  uuol  infirire  chegli  ha  dafiriuere.  Vice 
adunque,  che  alcune  di  cfuefie  anime  finopofìe  dentro  ad  effe  ghiaccio  a  giacere,  lequali  intende 
per  quelli  che  hanno  tradito  e  fino  fiati  ingrati  contra  ifuoi  lenefùuori  di  grado  pari  a  fi.  Altre 
STanno  erte  ,  ciò  è-.  Stanno  dritte  qVeOa  col  capo  ,e  quella  con  le  piante ,  cto  e.  Qual  con  la 
tejìa,  e  qual  co  piedi  uolti  in  fu,  E  per  quSe  chefìanno  dritte  cw  la  teff  a  in  fu,  intende  di  queUt 
che  hanno  tradito,  e  fino  flati  ingrati  cetra  ifuoi  lenefiuori  digrado  maggior  al  fio,  E  per  queUe 
che  fìanno  dritte  co  piediin  fu ,  per  queUi  che  hanno  tradito  e  fono  fiati  ingrati  cantra  ifuoi  bei 
nefi^ttori  digrado  minore .  A  Etra  inuerte ,  alcuna  altra  uoUa  al  contrario  il  uolto  a  piedi ,  come 
fi  larco  le  duefue  parti  efireme,  E  quefti  intende  per  quelli  che  hanno  tradito,  e  fino  fiati  ingrati 
contra  i  fuoi  henffiuori  di  grado  e  maggiore  minor  iel  fuo . 

Quando  noi  fummo  fatti  tanto  auante ,  q«««Io  noi  fummo  proceduti  tanto  'man 

Che  al  mio  maejìro  piacque  di  mortrarml  :g  per  quefia  quarta  sfira ,  che  a  \iri 

La  creatura ,  chehhe  il  bel  fmhiante  j  gtlio piacque  di  mojìrarmi  [^f  ^^^^^^^^^ 

l^inan^  mi  fi  tolfi  ^  e  fé  reflarmi  ^  ^reat,  la  D:o  dinc^re\.nfiUe  Ul 


INFERNO 

tcco  vite ,  dicendo ,  &  ecco  il  loco ,  U^"^,  MI  ft  tùlfc  iinan^ ,  feyclìe  fma, 

Oue  conukn  che  dì  jòrtCTp^  tarmi  ♦  ffr  lo  uentò ,  meglifta  pflo  éifiro,  E  fi 

Conilo  diuenni  aUhor  gelato  e  fioco ,  rrflami  dicendo ,  em  Dite ,  co//  de$ 

KoZ  dimandar  lettor^  chio  non  lo  fcriuo^  nominando  Lmfiro,  Perche  Vitj^da  U 
ÌPerh  che  09ni  parlar  farebbe  poco,  f\>  HettoPlutone  fecondo  i  poeti  dìo 

f  -  ■    r    -    .  •  de  l  Inf,  ET  ecco  il  loco .  oue  conuifn 

lo  non  morij  e  non  rimaft  uiuox  t  .     -  i-  r     -v   «  > 

-n    r  -L     '     '  r  -L    l    r  che  tarmi  dt  fvrte^^ ,  Perche     in  ^i^ 

Venia  hooomai  per  teJe  hai  fiordmpeono.  c^j^^n  j     v        •      •  ^  , 

1  ■    1-         j  11        .  <S  6    ?  jtnderjt  da  olialtn  minor  uittì  plifya 

Q^ual  IO  diuenm  duno  e  daltro  priuo .  p^,^  ^^^^jj^J^  ^^jp^  coftanteefiri  Da 

uendofe  hora  difinder  da  la  /ùperhia  rat 
dice  di  tutti  (juellij  ftgniflcafa  fey  lucifero,  gliera  ancora  neceffario  armarfi  di  molto  mamor 
firte:^:'^ .  dueflo  medffimo  finge  Virg.  nel  fcfto  che  dica  la  SihiBa  ad  Enea  ,  hJunc  animit 
opus  Aenett ,  nunc  jf  ecfore  firmo .  COmio  diuenni ,  Dr/^^  il  parlar  ad  il  lettore  dimoftmi 
io ,  come  nel  primo  ajfetto  uedendo  Lucifiro  egli  diuenne,per  Io  Jfauenfo  ,  che  da  Ihorrihil  frei 
fcntia  di  quello  li  nacque ,  tanto  gelato ,  e  per  lo  gif  h  /fioco  ,  cheauolerh  ej^rimere  farelie 
foco  ognifciolto  parlare ,  non  che  egli  hpoffa  in  cjuefte  coìlegate  cr  oUigate  rime  fjhrimere ,  co^, 
me  uu  J  mfirire  ,  Onde  dice,  che  non  glie  lo  deUa  domandare.  Nondimeno ,  auanfo  ^  poffti 
Ule  a  lui  ejfrimendoìo  dice ,  che  del  timore  egli  non  morì  ,  e  non  rimafe  uiuo,  che  par  effcr  coni 
trarieta  ,  Ma  chefcgli  hafior^  dingegno  ,  delbaperft  jìejfo  hora  penfare  ijual  diuenne ,  efm 
dopriuo  D  VwD  e  daltro ,  ciò  è-.  Di  ulta  e  di  morte .  Di  uifa ,  rijf^ttto  al  corpo  ,  fffendofi  tari 
tifi  infuperfide  da  ciueUo ,  per  lo  troppo  timore ,  /  uitali giriti ,  che Jfetialmente  jìanm  nelfm 
gue ,  e  ritiratifi  al  cuore  ,fedia  de  lanima ,  in  foccorfo  di  cjuella  .  Di  morte ,  ri/hetto  ad  ek 
anima ,  che  pr  il  confitto  de/ft  uitali  Jfiriti  rimafe  in  lui .  Adunque ,  finche  in  noi  nonfta 
^uel  fior  dingegno  che  il  poeta  uuol  dire  ,  nondimeno  diremo  ,  chegli ,  del  pauento  e  terrore 
uenne  ,  come  crediamo  che  uo^ia  infirire ,  ejfiingue ,  e  primo  di  tutti  i  fcnfimenti  ,  Auem 
ga  che  lanima, per  la  detta  ragione ,  non  fi  diuideffe  dal  cuore  ,Ecoft,  auanto  al  corpo, 
uenne  ad  ejfcr  priuo  di  ulta ,  E  (guanto  a  lanima  priuo  di  morte . 

Lo  imperador  del  dolorofo  re^no  Ne  U  defriuione  Si  tutto  l'inf  dimoi 

D<i  we^  //  petto  ufciafùor  de  la  ghiaccia:  grammo,  come  da  <jufPi  fci  primi  fcguent 

E  più  con  un  gigante  io  mi  conuegno^  ■  tiuerf  fi  traheua  lalte^'^di  lucifiro, 

Che  i  giganti  non  fitn  con  le  fue  braccia:  fdaluilagrddez^dognunadelec^uati 

Vedi  hoggmai  quanto  ejfcr  de  quel  tutto y  ffirenekcjuali  è' di/finto  ilfindi  di 

Che  a  cofi  fiitta  parte  fi  confitccia,  ^ueftopoz'^  ,e  da  c^uefiolordine  de  glial 

S'ei  fiifiheU  comegli  e  hora  brutto  '  ^  '^'f^f'  ' 

E  coma  il  fiio  fattore  al^h  le  ciglia  x  '  ^^rnonifcno  hruttiefc^^^  come  il  uuh 

*  "  p»'*  v 

fYsj    .   ^  ^^^^  ^IP^^^  ffY  gyatiii  fiato  creato  da 

Dio  a  poffeder  la  filiàta  del  fmmo  deh  ,  e  che  per  la  fua  fuperhia  tfT  ingratitudine  meruo  di 
minar  al  centro  de  la  ferra  ,  oue  'e poflo  in  fcmma  mifiria ,  che  fu  il  tranffinrfi  da  luno  a  lak 
frode  due  e  Irmi ,  Cofi  effcndo  fiato  creato  da  lui  oltre  a  tutte  laltre  creature  di  fmgular  heU 
'  '  ^irtu  che  teneua  dal  fuo  creatore ,  fotea  proceder  o^ni  gaudio, 

allegre^la ,  e gto:a  Cofi  dofo  il  fuo  precare ,  ^  cofà  conueniente  che  diuemjfe  oltre  adornali 
fra  creatura  hruttiffìm  ,  e  che  da  lui  proceda  ogni  pianto ,  angofcia  ,  .  noia ,  che  de  le  dufpro'. 
frieta  chefimn  iti  Ihi  medefmmente  fono gliefirmi  • 

Attriluifct 


CANTO 

O  quanto  furue  a  me  gran  tnarauìglìaj 
Quando  utdi  tre  ficee  a  la  fua  tefìu  : 
Luna  dinanzi*  e  quella  era  ucrmì^ìat 
Laìtre  eran  due ,  che  fàggt^^Z'^^^^  ^  quefla 
Sourejjo  il  m'^  di  ciafcund  jpatla^^ 
E  ji  giungcanq  al  luogo  de  la  creHa: 
E  la  dejlra  ^arca  tra  bianca  e  gialla  t 
La  fmifira  a  ueder  era  taUqudì 
Vengon  di  la^ouel  N//o  fauuaUa^ 
lotto  ciafcuna  u[ciuan  due  grandi  ali^ 
Quanto  fi  conuenia  a  tanto  uccello  t 
Vele  di  mar  non  uidio  mai  cctali  ^ 
NcM  hauean  ^enne  ;  ma  di  uifìjìrcUo 
Era  lor  modo  i  e  qucUe  fuolaT^aua 
Si  j  che  tre  uenti  fi  mouean  da  elio  ♦ 
Quindi  Cocito  tutto  faggeìauat 
Con  [à  occhi  pìangeuajc  ^cr  tre  menti 
Gocciaual  pianto  e  fanguincfa  haua^ 
Va  ogni  bocca  dircmpea  co  denti 
Vn  peccator  a  guìfa  dì  maciulla  j 
Si  che  tre  ne  ficea  cofi  dolenti^ 
A  quél  dinan\i  il  morder  era  nuUa 
Verjo  il  graffiar  che  tal  uolta  la  fchiena 
BJmanea  de  la  pelle  tutta  hrulla  ♦ 


xxxriir/ 

Attrihuifce  a  Lue.  ire  fkat  li  ìiuerfi  cùi 
/ori/  fingflo  cYfjìuiù.A  ^(ju^l  LTefìa^flfe 
ti(  fèccf]aggiu)ìg:ìno,  A  dimoflrarfy  che 
auantunc^uf  om  jfacsito  ncfca  da fi,jfeYi 
iia  ititefd  fer  la  ere  fiacche  tre  Jfetialmeni 
te  fcno  (juelli ,  chf  nf  fartiafam  ifiuH 
tutti gUaltYÌ .  Dfijuali  il  f  rima  fte-lU 
fa  ,  [acquai  pgr^ifi<i        f^<^<'i<^  ufrrr.U 
glia,  Onde  y  corre  frincif  al  de  tre,U 
fon  diTìanl^,  t  di  color  utrmigìia,  do  è-, 
roffa  ,  A  dinotare  laccenfìone  tr  alterai 
iione  del  [angue  ne  {iracondo  .  lafaQni 
^a pfta  fcfra  la  dfjìrajfalla  era  ira  hian 
ca  e  gialla,  ciò  e^,  liuida  e  [morta,  fgnU 
fiata  feria  inuidia,  e  non  fer  lauaritia 
come  altri  hanno  detto  .  lacjual  inuidia, 
fi  come  lira  accende  e  fa  rilolliril  [cinguf, 
coft  cjufjìa  lo  [crhee  fidilo  intefidire , 
Verihe  linuido  fmfre  /}  confuma  e  rodf 
dentro  .  la  ter^  che  rifjonde  [fra  df 
la fmipra Jfalla  dice,  che  era  del  color  di 
quelli ,  che  uengon  di  la,  OVepuualla, 
ciò  è  yOue  cade  gin  nelaualle  il  Nilo  . 
Perche  (^uefÌ2  fiume  corre  fer  la  Eiiofia, 
e  dalfiffmo  moKfe  cade  ne  l'Egitto. 
De  lacjual  F.H:)fia  uengon  glihuorr.ini  ne 


ri ,  Adunche  cjuefta  fer'^a  faccia  era  di 
color  nero,  che  pgnifica  laccidia ,  lacjual  nafce  da  humor  malinconico,  che  fi  Ihuom.o  frifto,  dofcui 
ri  e  maifenfieri,  oftinato  ^  indurato  nel  male  ,  ne  mai  fer  accidente  ahuno  f  rallegra,  ne  raf, 
fcrena  la  fàccia  .  \fcìuano  fcUo  cicffcuna  di  cjufjìe  (re  facce  due  ale  de  la  grande^^  ,  CHf  a  tanfo 
uccello  f  conueniua  ,  ciò  ^,  che  a  la  ftaturadt/fo  Luciftro  erano  conuenitnti  (  frofortionate  af, 
jtrmank,non  hauer  mai  ueduto  V  Eie  di  mare, cioè.  Vele  adalcun  legnoinmare  fmili  a 
quelle ,  leijuali  non  haueano  fenKf  ,ma  erano  a  modo  DJ  uifi/ìrello  ,  (juello  che  altramente 
domandiamo  ueffertedo ,  fmhe  comincia  a  uoW  la  [era ,  tST  altram.ente  muoia  ,  E  cjUfUefuo^. 
la^'^uain  tal  ferma  QWe  da  eh  ,  ci:^e ,  che  da  ejfcLucifiro  fer  tale  fuolla:^^re  ,  f  moueai 
ro  tre  uenti  di  modo  freddi ,  che  Cocifo  quarto  fiume  infernale,  de  quali  dicemmo  nel  mij,  cani 
to  ,  quiui  in  quelfoZ^  [cggeìaUa  tutto  .  Vicngeua  fer  [ci  occhi ,  fenhe  tre  erano  le  ficee  ,  e  fer 
la  medeftma  ragione  ,  fer  tre  menti  gocciaua  :l  fianfo,  ciò  e-,  le  lagrime  ,  E  Sanguino^  laua, 
rerche  da  ogni  hcca  diromf  ea  co  denti  un  feccatùre  A  Oui[a  di  maciulla  ,  A  m>odo  di  quello  fìrtr. 
mento  ,  colcfual  fi  diromfe  il  Uno  G7  il  canafe ,  che  maciulla  ,  e^r  altramente  gramoU  fi  doi 
manéa,Ecofi  fer  tre  tocche  ne  ficeua  dolenti  fre,Maaquel  dinan'^  era  nulla  iì  mordere 
\JErColcioe,Kif^eUo  al  graffiare  ,Verche  graffiando  ,  la  fchiena ,  fer  tali  graffiature, rimai 
nea  'taluolta  T^Ualrulla  ,  Tutta  fcoffa  e  nuda  de  la  felle . 


Q^uehnima  la  fi ,  che  ha  maggior  pena 
Vijfil  maejlro ,  e  Giuda  ^cariotto  j 


D'mjlra  Virg.chequeflo  feccatòr  che 
tifciua  fer  la  houa  de  la  ficaia  iinan"^  H 


maggior  jffna  glialiri  (ii<f,f(ycheilfio 
ffccato  fUfcn^  ccfaratione  anchor  magi 
gioYe.  Imf  eroiche  [e glialtri  iuetYadmn 
Cefare  ImfeYstioY  tfYYem.egli  hauea  ìya 
Itt^lhumanita  di  chr.fio  figlino!  éi  D/a 
lyrtffrahY  del  cielo  e  di  tutto  lumueyfc^ 
Et  eya  pojh  co  la  fefla  denfYO  da  la  hcca^ 


INFERNO 

Chel  capo  U  dentro ,  e  fior  le  gambe  mena^     Ludf.era  Giuda  Scstriofto,  ilijualpne  in 
De  glialtri  due ,  che  hanno  il  cai^o  ài  fitto ,   -''^''-"*  ^' '  ' 

Q^uei^che  pende  dal  nero  ceffo  e  Bruto  t 

Vedi  5  come  ft  fior  ce  ,e  non  fa  motto: 
E  laltro  e  Cajfio ,  che  par  ft  membruto  ♦ 

Ma  la  notte  rifurge ,  ^  horamaì 

E  da  partir ,  che  tutto  hauem  ueduto  » 

f  di  fuori,  feria  pam,  mf  natia  It^dmit.   Clialtn  Jue  Jicf ,  che  haufanul  capo  che  feninii 
fitto  e  fuori  ie  la  hcca,  e  ijuella  che  peniea  ial  nera  ceffi  era  Bruta ,  laltn  era  Ca^>o,ilaua\fai 
reiiaft  memirulo,firche  àkanaefjireftaiomdlacamfrejfoegranieéifltlura.  Hemiefìmiét 
ra  m  dire,  carne  ijuefìi  iue  fi,rm  capi  de  la  can^iura  cantra  Ji  Cefare,  e  carne  poi,ferpguifati  la 
OttauUna,  fùrania  lui  canlotti  a  diffnala  marte,  perche  tale  hiffaria  è-  naiiffma  fer  aueBa  che 
nejcriue  e  Suemia  e  Plutarco .  Ne  giudica  incanuenienle,  carne  altri  finna,  chel  poeta  limo* 
mftmifera  luogo,  perche  dato  che  lanimo  laro  fiffe  di  uder  liherar  Rom<t  da  la  fauit^  Ji  Cefare, 
e  ridurla  ne  la  liberta  diprima,  vaueano  nandimena  canfiderare,fe  cjueflo  era  riufciU'.e  ,e  fct^t 
glienkla  a  Cefare ,  era  per  peggiorare ,  come  fice ,  e  non  megliarar  di  conditione  .    la  tonferò 
adunijue  non  al  tiranno,  come  Ree  il  primo  Bruta,  Ma  ueramente  aduna,che  ter  pandezZi  e  ma 
gnanimta  damma  nan  paté- fcff^ire  ieffer  in  ^jueUa  infiriare  a  chi  non  hauea  cagione  in  farle  ali 
^(        cum  ihauer  acfdere,vr  acalui,  del^lfiuuolte  non  manc'o  di  tentar  lanima  jel fio auerfario, 
chejcco  infume  depaneffe  larme ,  e  tornafft  a  uiuer  ciuilmente  ne  la  comune  patria .  Non  liierai 
ran  c^iar  la  patria  per  occider  Cefare,  Ma  la  dieron  in  preda  a  tre  harrendi  mofiri  che  lunaamenf 
le  lafMcro  con  agni  Jj^etie  di  crudeltà  .    Non  accifcra  cojioro  un  SiSa ,  un  Nerone ,  un  Mario, 
Ma  lajflendordel  nome  Temano  ,  che  di  clementia  e  magnanimità  fufer'o  tutti  olialtri  princifi 
chefi^ran  man-^  e  dopa  lui .  Occifcro  colui ,  nelcfu.l  difficilmenti  fipua  difcernere  in  che  fifft 
fiu  nceUente,  o  ne  le  armi,  o  ne  lettere,  ancora  che  più  di  cinquanta  ualte  a  latlaolia  ordinala  fi 
caniuceffecìuafifimfre  iifir-^  infiriore  a  linimica,  e  che  di  tutte  „e  rifarlafe  oloriofffma  uittoi 
ria.  Occifcro  colui,  fmlimperiadelfcale  in  diuerfe  iattaglie  fùron  marti  Più  dun  milione  Je 
mmtcì  al  popola  Homana.  Occifcra  colui,  che  tanta  noiiliffimmente  fu  dotato  da  la  natura  Jo<>m 
ecceUenlif/ma  uulu  danimo ,  che  non  fclamente  una  Rom* ,  ma  tuttol  mondo  non  era  capace  di 
lui.  Occfcra  ultimamente  colui ,  la  cui  marte  c^uanto  dijliaceffe  ancor  al  Cielo ,  ne  jìron  fide 
malti gran,proJ,g,  cfegni,che  inanl^  e  dopa  (Quella  apfarfcrofer  mal  monda,  oltre  che  tutti  ifuoi 
epercu/fcn  e  congiurali  coniuffe  ad  inflìice  e  mifcratil  fine .  Leituali  cafi  ottimamente  lai  poeta 
tanl,derateinlu,,ueggiamo  di  [opra  hauerlo  foflo  non  Ira  tiranni  ne  la  riuiera  delfangue.  Ma  nel 
frimo  cerchio  dentro  al  nohile  cafìeh  trafimof,  e  naUli  Troiani  da  .uali  egli  era  difcffo .  Aduni 
p  f,  carne  ragioneuolmente  il  poeta  ha  finto  Giuda  ne  la  iacea  dinanzi  di  LucifL,  e  con  la  tei 
jra  aentra  di  JueUafer  hauer  tradito  lattimo  e  maffma  \mf  eradar  del  Cielo ,  Cafi  è  canuenitnie 
(nep„ga  cojlara,  che  haueano  tradita  t&  accfc  lattima  ìmferador  de  la  terra, ne Utre  due  hccht 
Zu  Ar'  "    'V'fi'^ri,  fer  la  ragione  fofradetta.  MA  la  natte  rifurge.  Simile  a  la  SiliBa 
llfr!'^']      'a''  ^"'"'>^''fl'»da  ducimu,  haraf.  Hic  lacut  efìpartei,  uhi  fi  uia  finiitin 
*nwa.'  Quando  .juelì,  poeti  entraran  in  camino, ue  demmo  che  al  principia  dei  ficcòda  canto  Vante 

r  'l a  '"«0  Vmf-  fi-  ambrata, 
loraper  la  cagmione  del  tutto,peri  iUe.che  tutta  haueano  ulto,  B  ,he  haggiLi  e  u 


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CANTO 

Cerne  <t  luì  piacque /il  coHo  gUau  'mchki: 
Et  ei  prefi  di  tempo ^  e  luogo  poflcx 
E  quando  Ule  furo  aperte  afja't^ 

appìglio    ale  ueìlute  cofle  : 
Di  uello  in  uello  giù  difcefe  pofàa 
*Tral  fólto  pelo  j  e  le  gelate  crofle  ♦ 

Quando  noi  fummo  la^doue  la  copia 
Si  uolge  apunto  in  fui  grojjo  de  lanche  j 
Lo  duca  con  fntica  e  con  angoscia 

Voi/è  la  tefìa  ouegh  hauea  le  "^nche  ; 
Et  iiggrappojft  al  pel ,  comhuom  che  fale 
Si  ;  che  in  Infimo  io  credca  tornar  anche  ♦ 

Atticnti  ben  ;  che  per  cotali  fcakj 
Viffcl  maeTlro ,  an'^ndo ,  comhuom  lajfo , 
Conuienft  dipartir  da  tanto  male  * 


xxxiiri, 

lif  l<t  iifcYÌttìone  Ji  tutto  l^Jnf,  iimPram 
mo  ,  comf  Lucifrro  è'  finto  dal f offa  effcr 
nel  cétYO  de  la  ieYra,An'^  effe  cenfYOfjfey 
fjfcY punto  iniiuifihile^  efjtr pjìo  nel  mei 
^  ii  lui  y  E  come  da  me^l  fftto  firn  a  U 
fnoiatura  de  le  cofce ,  che  dì  lui  eYal  mei 
^,  oue  effe  centYO  era,  ueniua  ad  efpr  cir 
condato  dal  ghiaccio  ,  perche  tanto  eYa  la 
gYojfc^  di  juellojE  che  dal  me^  in  gin 
tra  cÌYcundato  da  un pffc  ftrato  in  tont 
do  y  Vuoyì  delijuale  ufìiua  tanto  di  ueYfc 
e  piedi  nelaltYO  hemuftYÌo,(juantofàcfua 
fitOYÌ  del  ghiaccio  nelnojÌYO  diuerlaief 
fta,  \/ olendo  aduncjue  \irg,paYfÌYe  per 
difcender  al  c(ntro,e  da  cjuello  filiYepey  h 
doffo  di  Lue,  a  laltYO  hemiiftYio  ,fcce  chi 


Dante gliauinfecon  le  haccia  il  collo  , 
njj^euo  che  le  ale  deffo  L  uc,  che  fcmfYe fuola^^uano,  fr/pro  aptrte,  epoififpYefc  ^  attaccofft  a  le 
fue  yEUufe,  ciò  e-,  Tihfc  cofle,  E  difcefe  giù  DI  uello  in  uello,  ciò  è ,  Di  pelo  in  felo ,  tra  (juelloy 
cheya  fclfo  e  J}ejfc,e  le  gelate  crofie  de  la  ghiaccia,  E  (jiando  fitYon  al  me^,  doue  la  cofciafi  uolge 
S  V/ groffò  de  lanche, ciò  ^,  fu  la  punta  de  galloni,  tra  ìuno  e  laliYO  decjuali  eyal  centYO,  \ÌYg.che 
fin  (juiui  dal  nofÌYO  hemisferio  era  difcefe,  udto,  fer  falir  a  laltro,ìa  tef{a,oue  egli  hauea  L  E 
che,cio  è',  le  gamie  epì(di,t!T  ^g^^^ppoff  ^If^^^  de  le  cofce  di  lue,  QOmhuom  chefc.lf,peYche, 
fi  come  hahhiamo  aliYOue  detto,  l  a  natuya  del  ceiro poYfa  ^uefìo,che  fi  come  a  lui  da  neffuna paYte 
fi  può  andare  che  no  fi  fcenia.  Co/?  da  lui  ueyfo  neffuna  farte  fi  può  tornaye  che  no  fi  monti.  Ma 
Dante  che  (juefìo  finge  di  nó  fq(Ye,  uedèdo  ViYg,  che}r.ey  le  cofceefey  le  gamie  di  lucifirofc^liua 
K  laliYO  hemisfèYio,  moftra per  tal  faliye  hauer  cYeduto  che  foynaffe  ancora  in  Inf.  donde  (ffi  fcyano 
faYtiti,  ATtier  ti  hen.  La  ragione  effcYta  e  confhyta  il  fenfc,  che  della fìar  conftanie  e  ftrte  a  fcf', 
fyiye  le  dijficulfa  grandiffime^  che  fino  a  uolerfi  paytiy  dal  uitiOy  e  Yitoynay  a  la  uiytu . 


Poi  ufà  fuor  per  lo  fòro  dun  fàffo^ 
E  pofe  me  in  fiu  Iorio  a  federe  x 
I^pprejfo  porfe  a  me  laccorto  paffc  ♦ 

io  leuai  gliocchi  j  e  credetti  ucdere 
Lucifero  ^  comio  Ihauea  lafciato^ 
E  uidili  k gambe  in  fu  tenere^ 

E  sio  diuenni  aUhora  trauagìiatc^ 
La  gente  grojfa  il  penft ,  che  non  uedc 
Xij4al  è  quel  punto ,  chio  hauea  paffato  ♦ 

Leuati  fu ,  diffcl  maeflro  in  piede  : 
La  uia  è  lunga  j  el  camino  e  maluagio  j 
E  già  il  fole  a  mel[a  tcr*^  riede  ♦ 

Ko«  era  caminata  di  palagio 
Ltf  j  ouerauam  ,  ma  naturai  buretta^ 
Che  hauea  mal  fuolo^  e  di  lume  difagw, 


Saliti  tanfo  ne  laltyo  hemisftyìo  dal  me^ 
a  lue,  ueyfo  i piedi ,  guanto  ne  Ihemisfi 
rio  nofÌYO  da  me^l petto  eyano  fin  il me< 
^  di  lui  difcefi,  V  irg.ufci  fiiori  fey  lo  fi^ 
ro  dun  fiffc,nel(jual  eya  fitto  effe  Luccon 
le  gamie  in  fu  ,  E  cjui  dice  il  poeta  molte 
cofc  in  dimoflyaye ,  che  effi  eyano  filiti  a 
laltYo  hemisjcrio ,  che  altramente  non  po^ 
teua  feguiye,  epyìma,  che  ufcito  Viyg.fer 
lofvYO  delfiffiy  delcjual  ufciua  Lucdt  uer 
fio  i  piedi,  pop  a  fider  lui  fu  /or/o  di  tal  fcf 
ro.  Secondayiamenfe,  che  Viyg. porfe joi 
laccOYfo  paffc  ueyfo  di  lui .  Tey^,  che 
peyfuadendofi  ,  come  diffe ,  defpy  toYnato 
in  Infleuo  gliocchi  cyedédofi  uedey  lue. 
fìare^  come  ihauea  lafdato^  e  uideli  temt 


INFERNO 

Ir^amh  in  fu .  Quarfo ,  che  Vir^.  li  iiffè ,  chegli  ft  Uiiajje  fife  iti  ftfJle.  Quìn/o  Cr'  uhm] 
cUl  fclf  arnaua  a  me^  ter^  ,  che  dimiaua  fjfer  Ihora  de  la  mattina ,  £  f>ur  alihora  ,  ejfmh  di 
ijua  ial  centra  ,  hattea  detto  ,  che  la  mUe  yefuygeua  .  Ma  che  Vir^,  lo  ponejp  a  federe  ,  e  che  poi 
prgeffe  laccortofaffc  ueyfc  lui,  moralmente  fortifica  ,  chehauendo  ilfcnfc,  mediante  Liuto  de  la 
ragione,  fuferatol  uitio,<juella  li  concede  il  ripfc,  fer  farlo  j[iu  ftrte  e  franto  a  la  uia  de  la  uirtu  • 
Lacfual  dice  ejfer  lun^a  ^zfT  il  camino  maluagio.  Onde  B:ift.  Afferà  frimo,  KfT  ferie  inuia  ^  fu 
dmfc:ìntinut  CT"  Uhorum,  piena efì  uia  (juf  ad  uirtutem  ducit ,    NOn  era  Laminata  di  falam 
erafdla  amfla  lumin:fd  e  piana ,  MA  iureHa,  Ma  hurone,  o  uogliamo  dir  Antro,  grotta  fc  a] 
uerna  e  fffhnca  non  fitta  ad  arte ,  come  da  pafìori ,  o  da  quelli  che  ftanno  a  Ihermo ,  o  dalchna 
fiera ,  ma  naturale  CHe  hauea  mal  fucilo ,  perche  era  ronchiofo  t!T  ineguale  ,  come  uuol  injrrii 
re ,  E  difagìo  dilume , per  effer  fctterraneo .    Lecjuali  tutte  cjfe  dinotano ,  come  halhimtì  ia;  ' 
fo ,  la  molto  difficile,  lahriofa     ajfnra  uia  de  la  uirtu  • 


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Ver(,he  Déintt 


Early  European  Books,  Copyright  ©  201  0  ProQuest  LLC. 

Images  reproduced  by  courtesy  of  the  Biblioteca  Nazionale  Centrale  di 


CANTO  xxxini* 

Prima  chìo      Mìjjo  mi  difueVa,  Tenhe  Vcinfe  fin^é  ,fx  méUUm% 

MtJé/Iro  m'iOj  dìfsto^  quando  fui  dritto  ^ 


A  trami  derro  un  poco  mi  fiiueìla^ 
Oue  la  ghiacciale  qucfii,  come  ejitto 
Si  fottofcfrale  come  infifochora 
Da  fera  a  mane  ha  fatto  il  fol  tragitto  i 
E<  e^i  a      ;  T«  imagmi  anchora 
Dfjjf r  di  la  dal  centro ,  omo  mi  preft 
Al  pel  del  uermo  no ,  chel  mondo  fora  ♦ 
Di  la  fòjìi  cotanto y  quantio  fceft  t 
Oliando  mi  uoìft ,  tu  paffafli  il  punto , 
JMqual  fi  traggon  dogni  parte  i  pcfi: 
E  fà  hor fitto  IhemiJ^erio  giunto^ 
Che  oppofito  a  quel ,  tie  la  gran  fecca 
Couerchia ,  e  fottol  cui  colmo  confunto 
F«  Ihuom^che  nacque  e  uiffe  fen'^a  peccai 
Tu  hà  i  piedi  in  fu  pìccìola  Jpera  j 
Che  Ultra  fnccia  fn  de  la  Giudecca  ^ 
Qui  e  da  man ,  quando  di  la  è  fera  t 
E  quejli^che  ne  fè  fola  col  pelo-, 
Vitto  e  anchora  fi  come  prim' era  ^ 
Da  quefìa  parte  cadde  giù  dal  cielo  t 
E  la  terra  y  che  pria  di  qua  fi  jporfe  y 
Ver  paura  di  lui  fè  del  mar  uelo\ 
E  uenne  a  Ihemif^erio  nofìro:  e  fbrft 
Per  fuggir  lui  lafciò  qui  il  luogo  noto 
Qt^eHa^che  appar  di  qua  j  e  fu  ricorfe  ♦ 

monio  iimoRranhìi  ({uanto  hMimo  iifcfYa  ietto ,  che  mto  pi  ne  Ihemiffìrio  noftro  , 
cheffrhiolfodi^ucJifcefe^ecyijuandofiuolòjforj^^^  hutUueutùiieài ,  ^  ^ 

pjfo  ie!  centro,  alquaìe  tutti  t  l[eftft  ti^m^  ,  ^erch  tutte  le  cofc  ^aui  teniom  a  aueh,  Bfi  hof 
ra  iice  c^iuntofcttolhemijjirio,  iljual  ^  ofpfto  a  cjuelloy  CHe  coperchia,  \l<iual  cofre,  LA£Ya 
Qua,  clfichiamanlo  tutta  la  terra,  ferche  fi  come  Sfritto  alpinafìo  del  Cfnefu,fiifrmaieU 
la  arida  e  fu  diuifai^  le  acque,  oue  dice,  Vixit  uero  deus,  Cofi^regeturaqu^  qu^fuh  calofunf, 
in  locum  unum  tST  m<^r^<^i  <^^i^<^>     ^o^^^''      "^^^"^^^  Lon^Yf^afmes({;  aquarum 

amUauit  maria  ,  E  fctto  il  cui  colmo  ,  E  fctto  ilfiu  alto  luogo  delqual  ^rnimo  ,  F  V  cortfunt^, 
Fu  morto  Ihuomo,  che  nacque  e  uiffe  h^a  peccato  .  Intendendo  di  chrijìo,  che  fii  morto  a  leru^. 
falem,  laqual  città  e-  fofia,  fecondo  lafuafittione,  nel  nojìro  hemijpnom  me^  de  la  terra  come 
dicemmo  ne  la  difcrittione  di  tutto  Vlnf.  e  con fcquenf emente  fcttolcircob  merdiano ,  chefi^  colmé 
4  tal  hemiff^rio .  TV  hai  i  piedi ,  Riff^nde  qui  a  la  prima  dele  tre  domande  di  Dante ,  la^al 
fu,  oue  era  la  faccia,  e  dimojìra ,  che  quefìa  cauerna  ,  oue  di  la  dal  centro  ne  laltro  hemiff^ri^ 
erano  fM,  era  diuif^medefmamente  in  quattro ffire  de  la  medcfma  gran^Z^  di  queUe  de  U 
giaccia  de\poX^,da  lequali,fer  ìodoffc  di  lue.  erano  difcef  al  centro,  in  ftrma,che  luna  r  foni 
iiua  a  Ultra ,  ecifuna  hma  due  ficee ,  una  de  la  ghiaccia  di  qua  dal  eentro  ne  IherrAfftno  nù. 


UeJuto,che  quandd  Wirg^faliuafeylt 
cofce  e  per  le  gamU  di  lucffprft  eredui 
fo  di  tornar  in  Inf  CT  hauerui  a  trouar 
la  ghiaccia,  e  lue,  fìar  da  me^l  fett  in 
fu  fuori  di  quella,  come  Ihauea  Uffato  fri 
ma  efpndo  di  qua  dal  centro  ne  Ihemiffti 
yio  nojfro,e  da  "^irg.  hauer  intefc  che  era 
fera  ,  quando  diffc ,  Ma  la  notte  refurgt 
e  cet.  Ma  non  trouando  la  ghiaccia,  e  pai 
rendoliuederlue.uolto  fcttofopra  conlt 
gamie  in  fu,  e  da  Virg.  hauendo  udito 
M  fcle  iornaua  a  me'^  ter^a  ,  finge  di 
yeflar  tutto  conftifo ,  e  di  non  ppere  ,  co*, 
me  quejìopofp  ejpre,Ondeleuato  inpiei 
de, come gliera  flato  impoflc,  richiede  Vi> 
gilio  che  lo  uoglia  trar  di  queflo  errore  pri 
ma  cheglifi  diparta  di  quel  profendo  ahif 
fo  domandandolo  ,  oue  fia  la  ghiaccia  ,  t 
come  lucerà  coft  (ottofcpya  uclto  ,  KfT  in 
fi  poca  e  heuf  hora  il  fcle  haueua  fatto 
TRagetto  ,  ciò  è-,  Tranfto  e  p^^l^ggio 
Va  fra  a  mane  ,cio  e.  Da  occidente  vn 
oriente  .    ViV^.  adunque  li  dim.ojìra  , 
come  non  ^ più  dì  qua  dal  centro,  nel  nO', 
fÌYO  hemiffrro  ,  Oue  egli  fi  prefe  al  pelo 
VEI  uermo  reo  ,  che  fvral  mondo  ,  Coft 
chiamando  lue  perche,  fi  come  il  uerma 
ftrapanno,  legnoso  cofa/ìmile,  Co/?  lue» 
paffando  per  lo  centro  de  la  terra  ,fcra  il 
quanto 
pafso  il 


INFERNO 


flrtta  ,  E  Ji  fcfrtt  halliamo  gUutiulì, 


Lo  duca  &  ,0  per  quel  camino  afcofi 
Uhmmofu  a  £nn,o,&,o  fecondo,  rf«.Ac,„&;r,^o«i.L/.,r.«, 


»   j.^    X    C  XN  LI 

fìro,  Uhra  ieìf-jjc,  che  lue.  hufafirM.  ne  Valha  hemiffirio,  oue  elfcnh  ilfi"^  Mchra  uicit 
m  a  krkieijin  e  confeijuenlemertte  fiufreffo  al  centro  ,  Um  ifieii,  come  iicea  Mitf.  i»  fi 
ficciìUffir»,  fenhe  era  U  minor  ii  tutte,  efiiceua  Ultra  faccia,  ii  aua  dal  centro,  ie  la  Ciuj,c( 
ca,  chemeiffmmenit  haUiamo  utiuto  cfprla  minore  ie  le  cjuattro  de  la  ghiaccia ,  in  me?c  de 
lacuale  ufuuo  lue.  da  me^  il  {etto  in  fu,  come  da  me^  Ultra  ficcia,  oue  Dante  era  aDhora,  ufci' 
ua  altrettanto  di  uerfcifiedi.  Adunque,  li ^  intendere,  che  U  ghiaccia,  de Ucjual  egli  Jornada f  *' 
ua,  era  da  Ultra  fiuia  nel  nfro  hemiffirio,  e  non  da  quella  .  M«  di  tutto  cjuefio  fu  dififiméie  4 
detto  neU  difcrittione  del'lnf.  qviè-  da  man,  <]uandodiU^fcra,  Rijfonde  a  Ultra  domanda  4 
di  Dante,^u  do  d,fP,  Come  il  [de  infpca  hora  haueua  fitto  tragitto  da  fera  a  mane,  w  auefla  * 
xntende  ogmhuomo,  chel  fole  fi  femore  ne  labro  hemiffirio  e  Ihora  e  Ufiagione  contraria  a  Lj,  d 
che  fi  nel  nojìroE  quefìi,cio  è-,  lue.  CHe  nefifcaU  colf  eh.  Perche  affligliadoft  Mirg.a  Lo 
(celerò  comehahhamo  ueduio  al  centro,efoifer  cjuel  medefmo  filiron  a  quello  h.emijÙo .  niL 
r  anchora  f,  comerajrima.  Et  è-  rij^.fìa  de  U  terXa  cr  ultima  dimanda  eludendo  dà ,  £  ««W?, 

''ZVTl'  ^"''"^^  '^'^1'"'  /'^^'J"'"  IxcMfià 

moffc  .e  eJJerfo,ma  chefrocedea  da  Li,  che  hauea  mutato  luogo  offofto  a  quel  di  Prima,  E 

le  allhora  lo  uue  con  U  tejia,  e-  comenienteche  hora  lo  uedaco  fiedi  in  fu  .  Daquéarart'e 
cadde g,.  dal  cmo  Finge,  che  eadendo  Lue.  dal  cielo,  no»  da  la  f arte  iellemifflrio  nofJo,  co', 
rne  alm  hanno  , ntefc,  dicendo  Vtrg  ilqual  era  ne  Ultro,  Va  quefìa,e  non  da  qJeHa farti,  m  da 
Ultra  delhem,fjir,o  ofpfito  a  quejìo  nofìro,  cheU  terra,  Uqualfrima  s\ra  Lta ,emofirau4 
.nfiperfic,efi.on  del  mare.  Mio  fcfra  di  fé  cadere ,  VEce  uelo ,  Fece  oracolo  rifaL  feudo 
f ornare  ruraendofefm  di  queh,  e  fife  f;,gg,„l,al^^^ 

Ston,  oucpfia  U  ctud  dneruf'Iem,  Et  era  fcttol  colmo  di  tal  noflro  h.miffrio ,  ouejù  confunio 
Ihuomo,  che  nacque  e  uffenla  feceato,  E  che  quella  terra,  laquA  fìnge  moffrarfe  di  U  ne  Uro 
hemfttr,o  Forfè,  ine,,he  FEr  fuggir  lui,  ciò  e.  Ter  ahntanarfe  da  effe  lue.  che  nel  centro  fer* 
jtrmato,  Ufso  uoto  il  luogo,  oue  allhoraeff,  erano  confir  U  già       eauerna,  F  ri.orli  fuLri  „j 
Mmare,  d.  loue,  ferfaura  dt  I ...  ueggendolo  fefra  di  fi  cadere,  fera  fartitaU  terra,  cleflfea  1  C 

Ihem.ffironojiro,  Efi.eif^a,  e  fuhfcU,lal,iff,J,omonie  delPurg.ilqlal  a  linea  fer  fenici' ai  I  ' 

r'.'<^'yrfrf,neUltroherniffirio,fecondochAofinge,fefra^         Come  da  Ihmfjèrio  noi  I  ™ 

Itro  Mfìfofa  ,1  monte  Sion  d,  molo,  che  quejìi  due  monti fofìi fu  U  terra  al  contr^io  luno  de  Uh  L. 
lro,eaafeuno  nel  me^delfuo  ofpfto  hemiffirio,  hehhon  Origine  dal  cader  che  (Ice  lue.  dal  dei  1 
lo.  ilrnonteSt,nnelhmiffi,ionofìro,ferluogooriinatoaUflutediqueni,checr,ier^^  . 
Chnfh  uenturo,erueiflffcfoi  fefra  di  quello.  Et  il  monte  del  Furg.  ne  Ultro  hemiffirio,  ter  Ui 
goordinaio  a  U  fdute  di  quelli ,  che  dopo  tal  morte ,  haueano  a  creder  in  lui  ,fidofO  la  frefm 
""^'■efìauahroaf.tisfirffrfenaaiaUunacommfffA  (olfa. 

Luogo  e  U  gm  da  P^et^hu  remoto  '    Vuol  il  poeta  limoflrare ,'  che  quefta  cai 

Tanto,  quanto  la  tomba  fi  diflendeì 

Che  non  per  u'ifìa^  ma  per  fuono  è  noto  ^ilio fu fer U cofce e ffrU gmbe Ulucn 

Vun  rufcclletto ,  che  qu'm  difcende  f  frouaron  faliti,  era  Jrla  mfàefmngYA 

J^er  la  buca  dun  fijfo  ,  cheoh  ha  toro  ^'^^  ^'''^"^^  ^^Ip^'^,  eh  ii  iju<t  id 
Col  corfe ,  che  gli  auoìoe ,  e  poco  vende  '  ^^'"^ 

.0  duca  &  io  per  ciuel  camL  .Lr.  *  Hrittione  di  tutto  /ìrrf.  hahiimo 


Jrii'i 

m 


CANTO  xxxiin. 

Tanto 'ychto  utdi  Jc  le  cofe  keUey  it^^leUUn.^uelìjJi  .luUltfìdi 

Cfce  mta\  citi  per  un  ^mugio  tondo  t         infufiuioUjj^m  che  Ultra  ftccia  it 

E  ùuìnà'i  ufcimmo  a  tmàn  k  Me .  ^^f^^"^  •  '^''^  f  ^ 

^  cova  dimoflrayffche  fi  come  dal  rìofìro  bei 

mfjtm  U  fìnto  unfìumiceh  eh  iifcrnia  nel giganti ,  t  ài  quello  fin  al  centro  ,  e  che 

iial  uento  moffc  da  lale  di  lucja^ghiacciy  ìlcjuale,  come  uedemmo  nel  xiiij\  canto  pne  che  hallU 

la  fua  origine  con  glìaltri  tre  fiumi  wfcrnali  da  la  fiatua  finta  da  lui  nd  monte  Ida  di  Creta,  Coft 

un  ftmil  fiume  da  ]ui  nominato  rufcelletto,  difenda  da  laltro  hemiffirio  in  juefla  cauerna,  cut  effi 

€tllhora  eranOy  fer  la  luca  dun  pffc,  chegli  difendendo,  haueua  rofo  col  corfo  ,  f  di  (jutl  luogo  fi', 

milmente  iifenda  al  centro  ,  KIT  hahhia  la  fua  origine  dal  monte  del  Vurg.  E  eh  jfer  (juf[la  tal 

luca  effi  entr  afferò  fer  falire  contrai  corfo  di  tal  fiumt  a  lafuferfi.cie  de  la  terra  di  cjuello  hmiff'. 

YXOy  oue  ultimamente  ufiti  fer  un  tondo  fertugio,  t^rnaron  a  riueder  lefiede.  Due  aJuncjue,  l  a 

giù  ^  luogo  tanto  rimoto  e  difante  DA  Bel'^ehu  ,  fio  ^,  Da  lue,  qVanto  fi  difende  la  tornirà, 

chiama  tomia  di  Bel'^hu  la  ghiaccia  t!r  il  firato  fcffc  datjuali  ^  contenuto  V  in  ffffcfolto  ,  E 

\eyche  ne  la  difcriuione  de  Vlnf,  dimojìrammo  lalteZ^  di  Lue,  efpr  tremila  hraaia ,  Et  hauendo 

noi  ueduto  egli  hauer  fuori  de  la  detta  iomha  la  mita  di  lui,  do  è'.  La  (Quarta  farfe  di  uer  la  fefla 

fuori  de  la  ghiaccia,  Cr  altrettanto  di  uerfc  ifiedi  dila  dal  centro  fiori  del  f  rato  fffc,  refa  che 

la  fua  tomha  fa  la  mita  de  la  fa  alte^^  ,  che  faranno  miSecìnijue  cento  braccia,  ciò  è-,  fcttecenti» 

iinjuantafer  la  groffcT:^  del  ghiaccio  ,  CfT  altrettanto  jfer  la  groffz^  del  firato  fffc .  Dicendo 

ndun<jue  il  poeta,  che  cjufjìo  tal  luogo  era  tanto  rimoto  da  Bel'^lu  ,  guanto  f  difende  la  fua  tom.^ 

la,  e  (jueUa  hifcgnando  di  nece/ffa  che  fife  a  la  circunftrentia  de  lajfehma  ,  E  (juefa  difenden 

iof  mtRecincjuecento  Sraceia  ,  hifgnaua  che  tanto  fife  tjuel  tal  luogo  cr  afofc  cambino  rimoto  da 

lui  chera  nel  me^  de  la  cauerna  ,  E  che  tanto  ftffe  il  fmidiametro  di  (jueila  ,  E  tt^tto  il  diarì'etro 

ionfijuentemente  tremila  braccia  ,  E  tanto  uedemmo  nel  pyeallegato  luogo  ff  lr  il  diametro  de  la 

maggiore  ffera  de  la  ghiaccia  .  A  duncjue  il  foeta  pene,  che  un  fmil  luogo  fa  di  la  dal  cetro  uen 

fi  i  piedi  di  lue.  cjual  ha  finto  effr  di  (jua  da  cjueEo  uerp  la  tffìa,fnon  chdfi.olo  di  ji^a  è  ghiac 

ciò,  e  di  la  e-  fiffc,  E  (^uefo  tal  luogo  K7  afofc  caminop^jìo  a  la  circunfrentia  de  la  cauerna  dice 

mn  effer  noto  per  uifa,  effcndo,  come  uuol  infrire,  fctterraneo,  onde  era  necfffario  che  fife  tenei 


Ver  (juejìo  afof  e  celato  camino  aduncjue,  contrai  corfc  di  tal  rufelletto  dice,Entrarr.mo  V  ir^.cr 
13  A  l^itornar  nel  chiaro  Io,  Riffetìo  a  l'in  f.  chera  mondo  priuo  di  luce,  E  Sen^hauer  cura 
ialcun  ripof,  Terche  afiggir  Vlnf.  ciò  è ,  il  uitio,  fi  uuol  ufr  celerità  e  non  frmarf  in  (jufllo, 
Salimmo  fuBl,  ciò  è',  Mirg,  primo  V  io  fecondo  ,  per  la  ragion^  già  più  uolte  detta  ,  Tanto  chiù 
uidi  per  un  tondo  pertugio  e  firo  ,  ilcjual  era  infuperficie  de  la  terra  ne  laltro  hemiffirio  ,  DE  le 
Ielle  eoficheportal  cielo,  Perche  cjueBo  che  fi  parte  da  Vlnf  cioè-,  dal  uitlo  ,  e  torna  ala  uirtu, 
entra  ne  la  meditazione  de  le  celejVi  e  dìuine ,  che  fono  a  lanimo  heUe  e  flutifire  cof  .  E  cjuindi 
pfimmo  a  riueder  le  fielle,  cherano  le  Ielle  cofe  che  f  or  fai  cielo,  e  che  prima  haueano  uedute  ,  che 
Mendeffro  a  Vlnf  hora  di  <\ueh  ufcendo,  le  tornauano  a  riuedere .  E  moramente,  l  e  fot 
raron  a  riuedere.  Ver  che  non  ha  fa  una  fola  uolta  contemplar  la  gloria  del  cielo ,  Mafgliè'poffn 
lile  ,ftar  di  (jueUa  fcmpre  ^  in  continua  meditatione  . 


tiEJcfelTTIONE    DEL  PVRGATORIO. 

^^ttammo  a  j^rincifio ,  inan^  che  Irla  fYecdente  prima  Cantica  nominatd 
t  Inferno  alcuna  cofa,  cjuantù  a  la  fua  ejf?ofitione,comincia^imo  a  dirf,  àtl fito,  if  U 
firma,  t  h  la  mifura  hgni  uniuerfàf  e  f  articolar  ^arif  iiauello^e  ialcune  altre  f9 
fcyfccQnJa  la  ingeniùfffima  fittione  ie  Untore  ,  che  tutto  fii  a  maggior  inteHigen^ 
tia  e  fctiifktione  di  chi  legge  ,  Onde  hora  uolendo  «3j  di  tjuefla feconda  Cantica  nominata  Puri 
^atorio  ftmilmenfe  trattare  ,  la  meJiffma  ragion  ne  moue  a  defcriuer  f  rima,  fur  fecondo  la  fittio^ 
ne  dfffc  autore,  tutte  le  farti  di  (juello,  che  jaranno  le  medffime,  che  de  Vlnf,  hahhiamo  defcritto  • 
E  fi  come  in  <juella  ,  non  confonder  la  mente  del  lettore  ,  CT  f^gg^^^g^^  difficulta  a  la  materia, 
trattammo  frima  fcmmariamenfe  di  tutte  le  fue parti  fen^  di  (juelle  alcuna  cofa  frouare,  Cofi  hora 
faremo  di  (juefte  fino  a  tanto  che  ne  renderemoragione  .  Hahtiamo  adumjue  ad imaginarci  nel 
me^  de  Ultro  hemifftrio  fìt  la  terra  una  ifcla  circondata  da  V  Oceano  tutta  tonda,  che  giri  1 1  oo. 
miglia, Z!^  in  me^  di  (Rutila  uno  altiffìmo  monte,  che  a  retta  linea  fer  fendicolare  uolga  le  fue  rai 
dia  a  (jueUe  del  mùnte  Simpfìo  in  me^  de  Ihemifftrio  nojÌro,fcfra  delcjuaU  r  la  citta  di  Inufai 
lem,come  ne  la  defcrittione  de  Vlnf,  hahhiamo  uedufo,  E  che  (juaR  in  ferma  di  epiramide  fi  leui  in 
alto  140.  miglia,  mifurandole  a  retta  linea  jfer fendicolare,  E  nei fìtO  frincifio  hMia  di  circunjii 
rentia  990.  miglia,  hlel  fuo  fine,  0  uogliamo  dir  ne  la  ft{a  cima,  ne  hMia  \  i .  oue  fa  una  amei 
niffma  e  diletteuol  fcmfre  uerdefclua  tutta  piana  ,  da  lacjual  ffcenda  fer  una  fcala  di  pietra  fitta 
tra  due  pareti  dun  hal^,  che  fn  la  cima  del  monte, e  guardi  in  (juello  hemifftrio  dritto  un  occideni 
te,  che  a  noi  nel  noftro  e  oriente,  fino  a  certo  fiano,  che  ha  di  trauerfc  \uij,  hraccia  de  le  medefif 
me, che  cjuaft  al  frincifio  de  la  difcritiione  de  Vlnf,  dicemmo  .  ll<jual  fiano  giri  in  firma  di  ghiri 
landa,  0  uogliamo  dire  di  cornice,  0  cerchiò  intorno  al  monte,  CT'  alfiede  del  detto  hal^  talmente 
ihe  torni  in  fc  medefmo,  e  la  flia  circunfcrenfia  fa  di  1 1  o.  màglia ,  E  da  cima  del  m.onfe,  0  uoi 
gliamo  dire  da  la  detta  fdua  a  (juefto  fiano  fieno  fer  fendicolare  14.  miglia  ,  E  che  frocedufo  foi 
per  effe  fiano,  girandol  monte  fu  la  defìra  7.  miglia,  e  de  le  fitte  le  fci  parti  dunaìtro  fi  troui  a  fi 
nifìra  una  fimile  fcala  a  la  prima ,  fer  lacjual  fi  difienda  un  fmil fecondo  tai^  fin  ad  un  fecondo 
fimil  fiano,  che  giril  monte  comel  frimo,  e  la  fi<a  circunfirentia  fa  di  zzo,  miglia,  e  da  effe  fri  i 
mo piano  a  ijuejìo  fecondo  hahhi ,  fur  di  fendente  1^,  miglia ,  e  che  f receduto  foi  per  effe  ((coni 
do  piano,  pur  fu  la  defira  ,  girandol  monte  ir.  miglia ,  e  de  le  fitte  le  cincjue  farti  dunalfro  , 
fi  troui ,  fur  a  finijlra  ,  una  fimile  fiala ,  fer  la  cjual  fi  difienda  il  ter^  hal^  fin  fui  ter^  fimil 
fiano,  la  circunfirentia  deljual  fa  di  530.  miglia,  E  dal  fecondo  a  cjuefto  ter^  batti,  fur  difeni 
dente  miglia,  E  che  proceduto  poi  per  ciuffi 0  ter^  piano,  pur  fu  la  defìra  z^, miglia,  e  de  le 
fitte  le  (Quattro  farti  dunaltro  ,  fi  troui  la  cjuarta  fiala ,  ferUijual  fi  fenda  il  (juarto  tal^  fin  fui 
quarto  fiano,  la  circunfirentia  deljual  fa  di  <^^o,  miglia,  e  dal  ter^  a  cjuefto  cjuarto  hattia  fur 
difendente  14.  miglia,  E  che  frocedufo  foi  per  (juefto,  pur  fu  la  defira  miglia  ìi,ede  le  fitte  le 
tre  farti  dunaltro,  fi  irou'i  la  Quinta  fiala,  fer  laqual  fi  fiendal  quinto  lal^  fin  fui  (Quinto  fiano, 
la  circunfirentia  deltjual fia  ^<ro, miglia,  e  dal  (juarto  a  cjuefto  cjuinto  habbiafur  difendente  14. 
miglia,  E  che  proceduto  foi,  fur  fu  la  deftra,  per  (juefìo  miglia  ^^.ede  le  fitte  le  due  farti  dunaU 
irò  ,fi  froui  la fifìa fiala ,  e  fer  cjueRa  fi  fienda  il  fifio  tal^  fin  fui  fifto piano  ,  la  circunfirentia 
delcjual  fa  660,  miglia,  e  dal  ijuinto  a  cjuefto  fifto  hattia  pur  di  pendente  14.  miglia ,  E  che  prOi 
ceduto  poi  per  tjuefto,  pur  fu  la  deftra  47.  miglia  e  la  fittima  parte  dunaltrf),fi  troui  la  feUima  fiai 
la,  e' fer  (jueUa  fi  difienda  il fittimo  hal^  fin  alfittimo  cr  ultimo^ fiano,  la  circunfirentia  delcjuaì 
fia  770,  miglia,  e  dal  fifto  a  cjuefto  fia  pur  dipendente  14.  miglia,  E  che  proceduto  foi  per  cjuefto, 
pur  fu  la  deftra  rr.  miglia,  fi  troui  non  fiu  fcala,  ma  uno  molto  ripido  calle,ilijual  guardi  in  cjueh 
hemiffirio  dritto  uer  oriente  ^  chettrioi  h  occidente ,  e  che  per  (jueSo  fi  fienda  loUauo  V  ultima 


X 


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Firenze. 

Postillati  16 


lal^  fino  aJ  urta  fOYta ,  Lijual  foU  ,  al  fieh  ìeffo        Ha  UntraU  life,e  clé  cìnga  e  fcrrn 
li  in  fu  fatto  il  monff ,  e  forwi,  come  tutti  glialfri ,  i>  fc  ruelefimo  ,  e  U  Jùa  circunfirentia  fia 
éi  880.  mipia,  e  dal  detto  fettimo  tiT  ultim  f  iam  al pede  di  cjueft^  più  baffo     ultimo  tal^^ 
0  uogliamo  dire  a  la  detta  pria  ,  UihidfuY  difendente  ,4,  miglia ,    Hora  tutto  ciò  che  hah 
Uamo  detto  fin  a  ijui  di  jueflo  monte  da  lafua  cima  al  piede  del  detto  ultimo  hal^,  il  putta  linteìt', 
ie  per  lo  Purg.  e  la  detta  porta  per  ìentrafa  di  (jueUo^  a  la(]ual  moftra  che  termini  la  feconda  region 
ie  Uria,  perche  gliaftrologi  diuidon  quella  in  ire  farti ,  La  prima  è'  juefta  ne  latj^al  noi  famo 
La  feconda  immediate  fcpra  di  ^uefìa,  la  doue  fono  generati  ifilgori,  tuoni,  gradini,  neui,  e  Kioa 
ge  ^  La  terl^  fcpra  di  <]uefta  è  quella  che'  furiffma  e  Uhera  da  ogni  altera f ione  .  I  fette  pani 
ciafcuno  digrado  in  grado  fopra  del  fuo  hal^,  fono  i  luoghi  debutati  a  lanime  che  ft  purganti^  g  il 
meniffma  femfre  uerde  felua  fcpra  de  lottauo  e  più  alto  haì^  ^  intefa  per  lo  terrejtre paradifo,  cme 


ma  cer", 


:he  fcnno  la  fomma  di  1 12.  miglia,  E  le  particolari, i  fette  piani  dal  poeta  aìtramete  detti  he 
di,  hora  cornici,  gironi, e  giri, che  diuidono  digrado  in  grado  luno  da  laltro  lal^,e  lamtmffma 
felua  foprajelpiu  alto  hal^.  Perche  fi  come  otto  uedemmo  effer  i  cerchi  de  Vlnf  non  infendendo  il 


folamente  Con  (jueUifofra  decjuali  lanime  fipurgano.  Scendep  da  la  fcpradeua  porta  per  trec^adi, 
e  da  (jueUi,fer  una  molto  dritta  e  ripida  uia,  che  in  (juello  hemifftrio  guarda  pur  dritto  in  oriéte, 
fin  fcpra  dun  hal^,chegira  intorno  daogni  parte  alpiede  delmóte,  E  da  la  fcmmita  delhal^pi, 
per  unoftrettiffimo  e  ripijiffìmo  calle  tra  due  pareti  deffc  ial^  fin  al  piede  di  <lueIlo,che  gira  intor] 
m,come  difcfra  dicemo,  òoo.  miglia,  E  da  la  detta  porta  fin  alpiede  di  cjuejfo  U§,o  uoglimo 
dir  di  tuttolmcte,  ha  dipendente  due  diflantie  di  14.  miglialuna,Letjuali aggiunse  co  le  ottO,che 
hahhiamo  ueduto  effere  da  la  cima  del  monte  a  la  detta  porta, che  in  tutto  uerrino  ad  effcr  x.  iifÌAn 
ile  del  medeftmo  numero  di  1^.  miglia,fiir^no  la  fcmma  di  140.  miglia,e  tanto  uerra  effe  mete  ai 
eleuarfi  in  alto, come  di  fcpra  dicemmo,  E  ne  la  frima  deffe  due  dijìatie^chel  poeta  le  attrituifee  a  le 
due  prime  region  de  laria,  fono  pojìe  di  grado  in  grado  luna  fcffa  de  Ultra,  (Quattro  ffefie  di  negh 
genti,  ouefìano  a  purgar  la  contumacia  loro,  prima  che  fi  pùffino  andar  a  furgar  de  le  comeffe  col 
fe,  E  (juefìo  è-  fcmmariam.enfe  ejuanto  a! fuo,a  la  firma, ^  a  la  mifura  del  Vurg,  e  di  tuttol  moti 
infteme,con  ognifua  uniuerfaleeparficdar  parte,  a  do  che prouandcle  horafiu  dijìint amente  f  et 
lautor  mede  fimo  ,  il  lettor  ne  poffa  fiu  ageuolmente  effer  capace  e  rimaner  fctUfiitto .  VroueremQ 
adiicfue  hora  il  fitto  e  U  firma  deffc  monte  con  le  fue  uniuerfali  e  particolari  parti,  e  eguali  di  ijueEe 
dentro  al  Purgatorio  fieno  defìinate  a  la  purgagion  de  lanime  ,^ache  jfena  in  ciafiuna,  e  ejuati 
fitori  di  quello  ad  altro,  con  dir  ancor  la  firma  del  proceder  delpoeta  per  tutte  le  dette  parti .  Fof 
froueremo  le  fue  mifure  con  dire  donde  noi  le  traggiamo  cofi  apunto  ,  come  Ihaihiamo  difegnate, 
e  (juanto  tempo  il  poeta  confitmo  in  falir  dal  centro  de  la  ferra  a  la  fuferficie  di  (Quella  e  per  tutte 
,   j  j  .  dette  parti  dfl  monte,  e  (Quanta  parte  ne  cerco  di  ciafeuna  per  hauer  U  cognitione  di  tutte . 

SUodel  "Pur     r  QJi<^nto  al  fitoaduncfue,  che  ilpoeta  finga  effomonte,comehalhamodetto,inmf^delaltrz 
g<itmo.        hmisfirio,^  a  retta  linea  (etto  del  monte  Sion  pofto  in  me^  del  nofìro,  (juejh  lo  dimofìra  cWara 
mente  in  per  fona  di  Sìirgilio  nel  quarto  canto  ,  oue  finge  che  hauendo  a  principio  [dito  la  cojìa  M 
monte  da  quella  parte  che  in  <\ueìlo  hemisfirio  guarda  dritto  in  orine  per  una  jlrettiffma  e  rifidif 


fima  uia  fin  fcpra  di  certo  tal^,  che  da  cjuel  lato  lo  cinge,  e  pofìi  eju'ui  a  federe  uolti  a  leuanfe  ,  da 
lacjual  parte  eran  fctliti ,  e  the  ammirandofi  Dante  cheffi  filJìrofirifi  dal  [de  da  U  finijìra  pari 
te  fingendo  non  aaorgerfi  defpr  ne  Ultro  hemiffirio,  oue  le  cofc  fono  tutte,  come  udremo,  d.mi 


fynYh  ièlnolìro ,  Wf/rj«df  chi  ^  «dVo  «  è' jtri^a  la  la  iffìrd  e  «0«  la  la  fnì/ìra  lai folf  l 
Onify  f^r  Uuarh  di  (juefìo  duUio  ,  fingf  che  \ÌYg.  li  dica  le  feguertti  farole ,  Come  cio/ta ,  fel 
uuoi poter  fenfàre.  Dentro  raccolto  imag  na  Sion,  E  éji^eflo  monte  in  fu  la  terra flare  Si ,  chamhef 
iue  hanno  un  fcl  ori^n  E  diufrft  hemifftri ,  oniè'  la  jìrada ,  che  mal  non  fefpe  carreggiar  vhef 
fon.  Vedrai  cme  a  cofìui  conuien  che  uada  Da  lim,  cjuando  a  colui  da  laltro  fianco  Se  lo  iniellett(i 
tuo  len  chiaro  hada  .  A  uoler  aduntfue  ,  che  c^uefii  due  monti  fliano  fu  la  terra  in  modo  ,  <he  un 
fch  oriente  fa  a  ciaf  un  diloroy  è  neceffario,  come  haUiamo  detto,  che  fi  uolghino  le  radici  luna 
a  lalfroyche  altramente  haueriano  diuerft  e  non  un  fch  ori^nte^effendo  gliori^nfi  infiniti  fecondo 
le  dtfianiie  che  fcnò  non  fclamente  da  monte  a  monte ,  ma  da  (jual  ft  uoglia  luogo  ad  altro  luogo^ 
enyn  effendo glihemijfiri  cVe  due,  hifcgnaua  chelun  mctefhjfc  nflnojìro^e  cjueftohahhiamo  uedu 
to  ne  la  difcrittione  de  l'inf  ejfer  il  mote  Sòw/  laltro  ne  loffoftto  hemiffrio^chè-  (jufjìo  del  ^urg. 
del<jual  hora  noi  trattiamo,  effcndol  monte  Sion  fu  la  terra  fìnto  dal  poeta  in  me^  de  Ihemifftf 
rio  n^ftro  ,  il  monte  del  Purg,  uerra  fmilmente  ad  fffcr  fttuato  e  pofìo  fcpra  di  (jueììa  in  me^  de 
la'tro  hemisftrio,  e  ccfejuentemcte  ciaf  uno  fcM  cerchio  meridiano.  E  cìelpurg.fecódo  lafiuiont 
del  poeta,  fta  fòfìù  fu  ifuefìo  monte  ai  principio  de  la  ter'^  region  de  \aria,ZfT  al  fine  de  la  feconda  y 
quejìo  lo  uedremo  mi  xxi.  canto,  oue  in  perfona  di  S tatto  ejfo  foet  dimojìra  la.cagion  del  tremar 
di  cjuejìo  monte  da  la  prta  del  Vurg.  in  fu,  oue  cice  ,  Liheroè  jui  da  ogni  alteratme  ,  Ver  che 
non  pioggia ,  non  granio ,  non  neue.  Non  rugiada  ,  non  Irina  più  fu  cade ,  che  la  fcalftta  de  tre 
gradi  hreue,  che  fono  (Juelli,  che  di  fcpra  dicemmo  effer  a  la  porta  del  Vurg,  E  fcg^iun^e,Ui<uoU 
Ifejp  non  faion,  ne  rade,  Ne  corrufcar  ,  ne  figlia  di  ihaumante  ,  che  di  la  cangia  fcuente  coni 
ttade  ,  Secco  uapor  non  furge più  auante,  che  al  fcmmo  de  tre  gradi  chio  parlai,  Oue  ha  il  uicai 
rio  li  Chrifìo  le  piante  .  Verche,  f  come  nel  fuo  luogo  uedremo,  fone  che  un  angelo  fìia  a  la  guar  ' 
dia  de  la  deUaportaiOn  le  chiaui  di  quella,  e  che  feda  fui  fcgHo  deffa  porta  con  tener  i  pedi  fui  più 
éilto  de  tre  feguenti gradi .  Onde  ancora  nel  xxvzj'.  canto  in  perfcna  di  Mathelda  dicendo  la  cai 
g'one  }ienhe  c^uefto  monte  fcdiua  tantalio  che  paffaua  fcpra  le  dette  alterationi  dice  ,  E  lilero  e'  da 
indi,oue  f  ferra,  Tenhecjuefto  monte  fi  ferra  da  la  detta  \orta,e  da  (jueUa  in  fu  è  Uhero  da  tali  al 
Cationi,  che  fa  in  ifola,h  uedremo  nel  primo  càto  per  le  parole  di  Catone, oue  dice,Quefla  ifclet 
la  intorno  ad  imo  ad  imo  la  giù  cola  ,  doue  la  latte  tonda,  Vorta  de  giunchi  fcpr al  molle  hmo^ 

aduncjue  il  Purg,  ne  la  ter'^  region  de  laria  fufo  uno  altiffmo  monte  pofio  in  me^  duna  tfola 
circundata  dal  m.are  in  me^  de  laltro  hemifftrio .  Quanto  a  la  fua  ftrma,  è'  ccft  chiara 

del  fotta  no  procede  che  per  la  cÌYculare,come  per  tutto  Vlnf,  hahhiamo  potuto  uedere,  e  ueieremo 
che  fhra  horafer  cfueflo  Vurg.e  poi  ancora  per  lo  Varad.  fer  effcr  ottima  di  tutte  laltre  firmi.  Gira 
adunche  cjufpo  monte  tutto  in  tondo,e  come  hahhiamo  detto,e  nel  fuo principio  cinto  intorno  da  un 
hal^  impifhile  a  falire  che  fclamente  ]^er  lo  jìrettiffmo  e  ripidiffmo  calle,  che  dicemmo  effere  tra 
due  frónde  dentro  da  lo  foglio  del  hal^,  che  gAarda  dritto  in  mtnie,de  lentrata  delcjual  parlando 
nel  ier^  canto  dice ,  Maggior  aperta  molte  uoUe  impruna  Con  una  fvrcafeUa  di  fue  ffine  ihuom 
de  la  uiHa  ,  cjuando  luua  imhruna  ,  che  non  era  la  calle,  onde  fidine  Lo  duca  mio  KfT  io  f  cef. 
Poi  fcguita  dicendo ,  Va/fi  in  San  Leo ,  e  difende  fi  in  Noli ,  Montafi  fu  Bifmantoua  e  in  Cacu^. 
me  coneffe  i  pie  ,  ma  ^kt  conuien  chuom  uoli  e  cet.  Soggiunge  poi ,  Noifilauam  fer  entro  il 
faffc  rotto,  E  dogni  lato  ne  ffringea  lo  fremo,  E  piedi  e  man  uoleua  il  fuol  difetto  .  Veni 
tro  dala  prima  de  le  due  diflantie  di  14.  mglia  luna  ,  che  hahhiamo  detto  effre  dalfiede  del 
monte  fin  a  la  porta  del  Vargatorio  che  le  p^ffumo  domandare  L  antipurgatorio  ,  il  poeta  pone  le 
quattro  ffetie  di  negligenti  che  di  fcfra  dicemmo,  a  purgar  la  contumacia  di  tal  ne  gli gentia  prima 
cheff  poffno  entrar  a purgarfi  dentro  da  effa porta .  E^  iprimi  fon  ({uelìi^chefcno  fiati  inter ditti y 
0  uogliamo  dire  [comunicati  da  Santa  chiefa,e  cheper  negìigentia  hanno  indugiato  a  riconciharfi 
con  (jùflla fin  a  leftrem^  de  la  uita^  E  juejìipone  che  Jìiggirino  intorno  stlliede  del  mòte,  ^  hm 


che  il  Vurg, 
fa  in  ogni 
fua  parte 
tutto  infieme 
tondo .  ' 


Quattro  ffe 
tie  dineglif 
genti  pofiine 
lantìpurga^^ 
torio. 


mirata  hi 
fotta  dentri 
ir  la  porta  M 
Purpefctlita 
fcfra  del  frH 
mo  hal^di 
ijueUo  y  oue 
Yifl  primo  cet 
i\ìio  fi  purga 
noifuperti. 


Secondo  ceri 
(hiOyndi^ual 
ft  purgano 
flinuidi^ft  • 


linó  a  flar  ^juiuty  per  ógni  iemp  che  fono  flati  coft  Inter  diui ,  trenta  tempi  y  prima  c^e  po/fm  am 
darf  a  purgare,  fe  già  mnfifferQ  aitati  da  iuon  preghi  di  (juelliyche  uiueno  di  (jua.  Onde  nel  feri 
^  canto  in  perfetta  di  Manfredi  di  Pugli^f,  che  (juiuilo  finge  di  frouare,  Vero  è-,  che  (jual  in  coni 
tumada  more  Difanta  chiefa,  ancor  che  al  fin  fi  penta.  Star  li  conuien  da  cjuefla  ripa  in  fi}re  Ver 
Ogni  tempo  che  glie  flato  trenta  In  fua  prefuntion  ,fe  tal  decreto  Più  corto  per  buon  preghi  non  di4 
uenta.  la  feconda  jfetie  fi  è- di  (jueSi,  che  per  propria  CT  innata  neg/igentia  hanno  indugiato 
K  pentirfi  alfine  de  la  uifa ,  E  ciuefli,  come  men  rei  de  primi ,  fono  pofli  fpra  del  tal^  ,  che  airg 
inforno  a  le  radia  del  monte ,  E  tanto  hanno  a  flar  tfuiui ,  (guanto  tempo  erano  di  (Jua  uiukfifprii 
ma  che  fi  uadino  a  purgare,  Onde  nel  auarto  canto  in  ferina  di  Belac<jua  fùo  amico,  Vrate,  Um 
dar  fu  che  porta  t  che  non  mi  lafcerehbe  ir  a  martiri  Luccel  di  Dio  ,  che  fede  in  fu  laforta , 


,  -        ,  j  ,     ,  Dejuali  

nel  ijuinto  canto  ,  e  moflra  chehhe  notitia  daffai  dtloro  ,  E  tuUihaueano  meiefimamente  a  flar 
quìui  tanto  tempo ,  cjuanfo  erano  uiuuii  al  mondo  .  La  (juarta  jfetie  fi  è-  di  (jueEi,  che  hanno 
indugiato  a  pentirfi  fino  a  la  morte  per  occupation  di  flati,  E  ^i^efli,  come  men  rei  di  tutti  glialtri, 
fonefcpra  li  detti  de  la  ter'^ffetie,  alcjuantofu  la  deflra  fuori  diflrada  in  una  ameniffma  ualle] 
a  la(jual  fiiron  condotti  da  Sor  dello  Manfouano  trouato  da  loro  nel  fdir  il  monte ,  lìauaì  hauendl 
dato  /or  notitia  di  cjueEi  de  laualle,  che  fimilmente  haueano  da  flar  in  quella  tanto  tempo  Quanto 
erano  di  qua  uiuutiprima  che  fifoteffcro  andar  apurgare,  perche  già  era  uicinz  a  la  nMe,  ne  lai 
qual  effi  non  poi  e  ano  [Air  il  monte ,  il  poeta  finge  deffer  pofato  quella  tal  notte  in  effa  ualle  ,  e  che 
uenufo  lalha  delfeguente  di,  efferfi  adormentato,  e  dopo  certa  fua  uifione,cofi  dormedo  effcreRata 
prefo  da  Lucia ,  e  portato  fu  per  fin  uicino  a  la  porta  del  Purg.  oue  deflatofi ,  er  ejfcndo  ignorante 
V^'^''  "^'^  ^ognitione  dicendo ,  Tufi  homai  al  Purgatorio  giunto, 
Vedi  la  il  bal^  chel  chiude  dintorno.  Vedi  lentrata  la,  Oue  par  difgiunto  .  Dianzi  ne  lalha ,  che 
precede  al  giorno.  Quando  lanima  tua  dentro  dormia  Sopra  li  fiori,  onde  la  giù  è-' adorno,  Veni 
ne  una  donnaediffe  ,  lo  fon  Lucia ,  Lafciatemi  pigliar  coflui ,  che  dorme  Si  lageuolero  per  la  fui 
uia .  Sordelfi  traffe  ,  elaltre gentil  ferme ,  pila  tiprefc,  e  come  il  difi<  chiaro ,  Sen  uenne  fu, 
er  loperle  fue  orme .  Qui  ti  poso,  e  pria  mi  dimoflraro  Qliocchi  fuoi  begli  quella  intrata  aperi 
la.  Poi  ella  elfcnnoad  unafcnandaro  .  E  di  tutto  queflo  con  altre  cofi  traua  da  parte  delfcflo,fin 
a  parte  del  nono  canto  .  ^  Accoflaronfi  poi  a  tre  gradi ,  per  liquali  f^cenieua  a  la  ietta 
porta ,  e  uxderofcder  fui  foglio  di  quellaun  angelo ,  dalqual  inuifati ,  faliron  per  effi  graii ,  E  poi 
chelangelo  hehhefcgnati  con  la  punta  duna  lucente  ffada,  che  teneua  in  mano,  fette  P.  ne  la  froni 
ie  al  poeta,  aperfe  lor  la  porta,  ne  laqual  entrati ,  faliron  fu  per  la  calle  che  difcpra  dicemmo ,  che 
fcendeua  ad  effa  porta  da  cima  del  primo  ha%  e  di  fui  primo  de  fette  piani ,  che  dal  poeta,  come  fa 
milmente  dicemmo,  fono  altramente  domandati  hora  cornici ,  hora  cerchi,  gironi,  e  giri,  Sulaual 
finge  efferlanime,che  fi  purgano  delpeccato  de  la  fuperhia,  E  lapena  di  tal  pur ga glene  fiu,  leffer 
ciafcuna  oppreffa  da  grauiffmopefo ,  che  le  fi  continuamente  andar  chinate  girando  il  monte ,  mi 
qualcon  maggior  e  qual  con  minor  pefo  ,  fecondo  che  più  e  men  graue  e  flato  il  fuo  delitto . 
Vrocedutipoiperqueflocerchiofuladefiragirankilmontele  rr.  miglia, cheii  fcvra  dicem( 
m,irouano  a  finiflra  non  più  calle, ma  una  fiala  per  entro  la  roccia  del  monte, é'  uno  fcconi 
do  angelo  a  entrar  di  quella  ,  che  glmuita  al  falirla  ,per  laqual  uenero  fui  fecondo  cerchia  foi 
flofcpra  del  fecondo  hal^  ,  E  di  tutto  queflo  tratta  il  poeta  con  altre  cofc ,  tarte  in  fine  del  ix. 
nel  x.enel  XI   canto  fr  Sul  detto  fecondo  cerchio  fone,chefi  furgUno  Unirne  dal 

peccafodelainuidia,elapenade  la  loro  purgagione  fia  Ihauer  cuciti  gliouU  L  un  fiUi  Qri 
Tom  modo  che  non  pon  uederla  luce,trejfcr  uefliti  di  uil  cihuio  ii  liuiio  colore  fimle 

a  qudo 


ixiuetlo  le  ìa  «aV.  Twiufi  ffY  jueflofcmhcercUo  fUY  fu  la  ìfjìyfile  47.  Ynlfni,flafcUÌYf,a 
ytirte  iunalfYòychf  àifofYa  iicem ,tYQue(nQ  a  ftwftra  la  fcconìa  fcala per  entro  la  mcia  del  mOTite, 
CfT  uno  trf"^ angelo  a  lenfray  di  cjueUa,  che  glinuiia  al ff.lirla,per  lacjual uenero  fui  ffr^  cerchio 
fojìo  f'pra  dflter'^o  tal^y  E  di  futto  ijuefto  trattai pffa  con  altre  ccfc  parff  rei  xiij,  xiiy  ,  e  mi 
XV.  canto ,  ^  Sul  d(  tto  ter^  cerchio  pne  che  fi  purghino  Unirne  dal  pecca/o  de  lira,  e  la  pe^, 
ila  de  la  loro  purgazione  fa  Ifffy  pofìe  in  uno  ajj^riffmo  fiimmo  ,  che  mette  hugior  ne  gliocchi, 
t  leua  loro  il  pò'.er  uedere  .  Proceduti  poi ,  pur  fu  la  deflra,  per  (juejÌQ  ter^  cerchio  le  miglia  ^r. 
t  de  le  fette  le  due  farti  dunaltro  ,  che  àifpra  dicemmo ,  trouano  a  fmijìra  la  fer^  fcala  ^  uno 
(Quarto  angelo  a  [entrar  di  (Quella,  che glinuita  al  falirla,  per  lajual  uenero  fui  cjuarto  cerchio 
(io  fcpra  del  (Quarto  hal^,  E  di  tutto  cjuefo  trattai  poeta  con  altre  cofi  parte  nel  fine  del  \\\nel  xv/, 
f  parte'nel  X\y\  canto  .  f  Su  cjuefìo  cjuarto  cerchio  pone  che  fi  purghino  Unirne  dal  feccato 
die  laccidia  ,  e  Uftna  de  la  loro  purgagione  fa  il  uelocemente  correr  /èmpre  inf:r^o  al  monte . 
Procediti  poi  yfur  a  defìra,per  cjuefìo  cjuarto  cerchio  le  miglia  ^\,e  de  le  fétte  le  tre  parti  dunaltro, 
che  difcfra  dicemmo  ,  trouano  a finifìra  la  cjuariafaU  ,  cf?"  a  lentrar  di  (judU  il  quinto  angelo, 
che  glinuita  alflirU,  perUcjual  uenero  ft<l  cjuinto  cerchio  pcfto  fcpra  del  cjuinto  hal^  3  £  di  tutto 
(juepo  trattai  poeta  con  altre  cof  jfarte  in  fve  del  wy'.nel  wiij,  e  parte  nel  x\iy, canto.  Su 
^ueflo  (juinto  cerchio  fone  che  fi  purghino  Unirne  dal  peccato  de  Uuaritia  e  de  U  prò  liga'ifa  ancOi 
ra,come  uedremo  che  il  poeta  affirma  in  perfcna  di  Statio  nel  xxi,  canto,  B  U  jfena  de  la  loro \ur^, 
gagione  fa  lefpr  difìefè  in  terraeuolte  in  giù  con  dirottamente  fcrt-pre  piangere  .  Trocedutipoi 
per  tjuelìo  (juintn  cerchio  le  miglia  i%  e  de  le  fette  le  (juattro  parti  dunaltro  che  di  fcpra  dicemmo, 
trouano  a  finifìra  la  quinta  (cala  ,  il  fcfo  angelo  the  glinuita  al  flirfa  ,perla£jual  uenero  fuL 
frfto  cerchio  poflofcfra  del  fcf'o  ha!^,  e  di  tutto  cjuefio  trattai  poeta  con  altre  cofc  parte  nel  x\iiifxel 
XX-  xxt.  e  xxif,  canto  ,  ^'  Su  cjueflo  fcfto  cerchio  pone  che  fi  purghino  Unirne  dA  peccato  de 
la  gola,  e  la  pena  de  Uloro  purgagione  fa  daggirarfi  continuamente  per  lo  cerchio,  CS  fjfcrptr  ìa 
grandiffma  fame  ftiori  dogni  modo  aftenuafe  e  macre .  Proceduti  poi,  pur  a  de  fra  per  cjuefìo  fc', 
fio  cerchio  le  miglia  \<:.ede  le  fette  le  cincjue  parti  dunaltro,  che  di  fcpra  dicer):mo,  trouano  a  fini', 
fra  la  fcfìa  fiala,  ^  il  fcttimo  angelo  a  lentrar  di  (juella,  che  glinuita  al  fdlirla,  per  Ucjual  uenn  0 
fid  fcUimo  cerchio  pofto  fcpral  fcttimo  hal^  ,  E  di  tutto  (juefo  uedremo  che  il  poeta  tratta  con  altre 
cof  parte  in  fine  del  xxif.  nel  xxiij,  xxiiif,  e  parte  nel  xxv.  canto  .  Y~^^  ì^^fl^  fttimo 
C^r  ultimo  cerchio  pone  che  fi  purghino  Unim.e  dal  peccato  de  la  luffuria,  e  U  pena  de  la  loro  pur^, 
gagionefitu  di  procederper  lo  cerchio  in  un  afjyo  e  cocente  fimo,  Qjcelli  chepeccato  haueano  con^, 
ira  natura  al  contrario  di  cjuelli,  che  naturalmente  haueano  peccato  .  Proceduti  poi  pur  a  de  fra, 
fer  Cjuefo  ultim.o  cerchio  da  la  parte  di  fiiori  del  fioco  le  7.  miglia,  e  de  le  fette  lefcipayii  dunah 
irò,  che  di  fcpra  dicevamo,  trouano  fiiOri  del  fioco  ,  clera  daUparte  difori  del  cerchia  ,  loUauo 
angelo,  lìcjual  ^liammonifce  conuenìr  loro  attrauerfr  il  fiiOco  dietrcs  al  fuono  del  canto  dunaltrcì 
ayigelo,  chera  li  la  da  effe  fimo  a  lentrar  de  la  fcttima  e:^  ultima  fcala,  per  lacjual  uenero  in  cima 
iel  monte,  e  fcpra  de  ìouauo  rST  ultimo  Ul'^  ,  oue  dicemmo  che  il  poeta  finge  effer  in  piano  Umef 
tìiffma  feìun  iel  ierrefre  paradifo,  E  di  futio  (fuefo  uedremo  che  f  tratta  con  altre  cofi  parte  in 
fine  del  xxy.  nei  xxvi.  e  xxvy.  canto  ,  Procedono  poi  per  alcjuanto  ffatio  per  la  deUa  fcU 

^a  dritto  uerfo  Oriente  ,  efpndo  fcliti  a  tjueda  per  la  fiala  che  dicemmo  guardar  dritto  in  Occif 
iente,  e  trouanoì  fum.e  Letheo,  che  corre  uer  U  finifra ,  e  toglie  loro  il  più  oltre  andare  ,  e  di  la 
dia  cjueUo  ueìono  Mathelda,  lacjual  apreghi  df  l poeta  fsttafi  preffc  di  lui  da  Ultra  parte  del  fiume, 
f  fclutoli  alcuni  duhhi ,  procekn  con  lei  infieme  pochi  e  piccioli  paff  fu  la  de  fra  contrai  corfo  del 
fiume,  e  irouan  le  fue  riue  daruolta  uerfi  Oriente ,  lungo  del auale proceduti  anchora  non  molta 
uìa,  uidero  apparir  dinan'^  a  loro  diU  dal  fiume  un  lujìro  ,  delijual  apoco  a  poco,  procedendo  pur 
lungo  U  riua  del  fiume  ,ficcorfero  efpr  fette  candelalri ,  accefi ,  dietro  a  ^uali  ueniuano  a  he 

T  Hi 


Ter'^  ceri 
chio,nel(jual 
fi  purgano 


liracondi* 


Quarto  cei^ 
cUc,ne!£jual 
fi  purgano 
gliaccidiofi* 

Qju'ìnfo  ceri 
chio,nelcjual 
f  purgano 
gliauari  e 
prodighi. 


Sffocerchio, 
nelcjual  fi 
purgano  ego 
hf. 


Settimo  ceYi 
chio, nelcjual 
fi  purgane 
i  luffuiofi. 


Bel  Paradifi 
ierrefro  pof 
fo  in  cma 
del  mete  del 
Turg,  e  del 
proceder  del 
poeta  per 
(gufilo  t 


gni  general 
e  farficoLr 
farteifl  Pur 
gettono  con 
Quella  di  (ut 
tol  mónte  fui 
(^ual  è-pofto, 
e  de  li  fola  che 
lo  contiene» 


é  lue \\uif>^iOYÌ  ìel  uf echio  te^méto  f  ìop  loYo^la  iYÌcf^nte  e  mouct  chrijJianft  chlefa  in  fim 
ya  iun  caYYO  tirato  da  un  grifóne,  jfer  il  jual meglio  uedeY ^affar  oltre,  ftYmatifi  fu  la  Yiua  del  fiu^, 
me,  egiuntol  carro  di  la  da  ijuello  feY  contra  di  Im ,  fmiìmente  ft  firmo  ,  e  uidero  Beatrice  dii 
pender  in  cjueh  dal  cielo,  feY  le  cui  parole  fdegnofamente  deUe  uerfo  del  poeta  in  riprenderlo  de  fe 
fue  colpe,  già  partito  Mirg,  da  lui,  lafciatoft,  de  la  uergogna  caggeY  cjuaft  tr ammortito  a  terYa  ,ft 
uide,  toYnato  in  fe,  iiYaY  da  Mafhelda  pfrlaccjua  di  la  dal  fiume, e  dentro  a  (jueUo  fummerger  taU 
mente ,  che  li  conuenne  hr  de  le  fue  accjue .  Condotto  poi  da  lei ,  coft  bagnato,  al  carro ,  e  queU 
lo  girando  le  fue  rote  indietro ,  egli  lo  uenne  feguitando  fin  a  laYloYe  de  la  uita  poflo  in  y^jf^  j^r^ 
fo  teYYejìre  paYaJiifo ,  e  da  ijueÙo ,  fYQceduto  con  BeatYÌce  ancOYa  poco  più  oltre ,  fu  da  Ma; 
thelda  condotto  al  fiume  Eunoe ,  Ve  le  cui  dolciffime  acjue  poi  chehhe  heuto  ,ft  ritomo  da 
londa  fua  fntiffma  rifatto  ,  Vuro  e  dijfofìo  afdiY  a  le  (ielle,  E  dì  tutto  ^ue/to  con  altre c^f 
fe  ft  tYatta  ne  glial(YÌ  ultimi  canti  di  (jufjìa  feconda  cantica ,  ciò  è- ,  nel  xx\ii^'.  xxx.  xxxf, 
xxxif\  e  xxx/y,  E  ijuefto  ^  (juanto  alproceier  del  foeta  per  tutto  qufjìo  monte,  e  dogni parte  unii 
uerftìlf  e  partiiolar  di  (juello,  con  le  pene  differentemente,  fecondo  le  colpe,defìinate  alapurgaom 
df  lanime  .      fHora  guanto  a  le  fue  mifure  e-  da  uedeYe  donde  noi  le  traggiamo  cofi  apunto , 
cerne  IhaUiamo  difìintamente  una  per  una pofìe  difcpYa,  e peYche  in  ijuejìe  confjfte  tjuaft  tutta  la 
dijficulta  de  la  coft,  pia  il  lettOYe  (juanto  piupuo  attento,  fè  di  (jueUe  uuole  interamente  ejfcr  capa-, 
ce  .    llahliamo  ad  intendere  cYA  poeta  procede  per  (fuefìo  fuo  Purg.  fecondo  le  diflantie  ,auaf  con 
le  medeftme  mfure  che  hahhiamo  uedufo  ejfer proceduto  fer  Vlnf  referuato  del  trauerfo  de  cerchi, 
come  difcuo  uedremo,  E  coft  come  dal  findo  deffc  Inf  e  di  (juello,  da  la  circ  un fir  enfia  de  lulfma 
e  minor  bolgia,  e  da  c^ueU  de  la  penultima  intefe  che  ft  douejfm  trar  le  fue  mifure.  Co/?,  ^cy  ffpf 
le  cofe  de  Litro  hemiffèrio  ,  come  hahhiamo  già  più  uolte  detto ,  tutte  al  contrario  di  quelle  del  «o; 
Pro,  intefe  che  da  la  cima  di  (juePo  monte,  e  di  cjuella,  dal  fermdiametro  de  lameniffimafclua,  ini 
fefaptr  lo  paradifc  terrefre  ,  p/?o  in  effa  cima,  shaueffcvo  a  trar  le  mifure  de  cerchi  di  cfuepofuì 
Purg,  edeglialtri  luoghi  dei  monte .     Linditio  adunque  che  ne  da  del  femidiametro  de  la  ietta 
fcluap  è-  tre  dpntie  che  pone  nel  fuo  proceder  per  cjueÙa ,  laprima  de  lecjuali  dimopra  efpr  da 
la  fua  riua,  o  uogliamo  dire  da  la  fua  circunjtrentia  di  doue  prima  nera  intYato,  fin  al  fiume  Lr. 
theo  che  li  tolfe  il  più  oltre  pter  andare.  Onde  al  principio  del  \x\iy.  canto  dice.  Vago  già  di  cey 
car  dctYO  e  dintOYno  l  a  diuina  firePa  jfeffa  e  uiua,  che  a gliocchi  temferaua  il  nuouo giorno,  Sen 
più  affettar  lafciai  la  Yiua  VYendendo  la  campagna  lento  lenfò  e  cef,  E  poco  {nu  ohe  poi ,  Già 
mhauean  trajf>ortafo  i  lenti pa/fi  Dentro  a  la  fclua  antica  tanto  chio  Non  fotea  riueler  ondio  meni 
iYapP,  Et  ecco  più  andaY  mi  t^lfi  un  YÌo  ,  che  in  uer  fmifira  con  pe  picclohnie  Piegaua  Iherha, 
(he  in  fua  ripa  upio  .  Era  adunche  cjuePa  prima  diPantia  de  la  felua  tanta,che  f(Y  uolfarp  indiei 
irò,  nonpotea^  riueder  il  luogo,donde  chegli  uera  entYato .  la  feconda  diftantia  moflra  che  fa  lun 
go  di  (JuePo  fiume  fin  la  doue  chegli  fu  U  fua  Yiua  fpYmo  peY  uedeY  da  laltYa  parte  pafprla  trion 
finte  chiefa,  e  che  da  Uathelda  fit  tirato  per  laccjua  da  laltYa  Yiua  e  condotto  al  caYYO,  che  per  coni 
lYa  di  lui  fera  firmato,  hauutocheihe  il  parlamento,  che  di  Copra  dicemmo  ,  con  Mathelda  ,  chtra 
da  laltra  parte  del  fiume  ,  e  fii  con  lei  infeme  froceduto  pochi  e  piccioli  paffi  fu  la  defi  Ya  contini 
corfo  del  fiume, e  che  trouarcn  le  fue  ripe  dar  uoltauerp  leuante,  alacjualparte  egli  fmiìmente 
ft  torno  a  uoltare,  emendo  prima  uerfo  di  (jueUa  proceduto  ancora  per  la  fclua  fin  al  fiume  ,  Cnde 
ijuaft  in  fine  del  x\\if',  canto,  efendo  anchora  fu  la  riua  de  la  fclua  a  la  frima  hora  del  di  in  peri 
fona  di  Virg,  difie,  Vedi  la  il  fd,  che  in  fronte  fi  riluce .  Ma  (juanto  a  cjueflo  che  hattiamo  detto 
di  ijuepa  feconda  diftantia,  il  poeta  al  principio  del  xx\Hif\  canto  dice  di  MatheUa,  Allhorfimoffe 
contrai  fiume  andando  Su  per  la  riua,  cr  iopari  di  lei  Picciolpaffc  conpicciol  feguitando  .  Non 
eran  cento  tra  fai  pafftemiei  Quando  le  rt/y  eguAmente  dier  uolta  Per  modo  che  al  leuante  mi 
rendei,  EjfndofcglipYima  dato,  come  hahhiamo  ueduto,  e  foi  tolto  u^ltandoft  fu  U  iffira  contrai 


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Firenze. 

Postillati  16 


cor/ò  ifl  fiume .  Sf^ultd  fai  in  lirfy  come  nelfroceìeì  lunga  li  ejuello^  gliaffaruel  Lflro,  i  catti 
ieUhi)  C7  i  xxiiif.fcnioYiyche  difc^ra  dicemmo,  E  che  in  tal  jitmaj^Yaceiè-  fin  a  tanto  che  uUe 
quepe  marauigliofc  cofc  fàrfc  da  laltra  fatte  del  fiume  tanto  uiàne  a  lui ,  che  fclamente  effo  fiume 
glie  lefàcea  dijìanti.  Et  atthora^fey  uedff  meglio ,  ft  fim'o , Onde  nel  medefim  canto  dice,  Quayi 
dio  da  la  mia  riua  helhi  tal  fofìa  che  fch  il  fiume  mi  ficea  dijìante^Ver  ueder  meglio  a  fa/p  diedi 
fcfìa  .     la  feconda  difìantia  aduncjue  ft    di  doue  cheglifi  refe ,  e  le  riue  del  fiume  fi  diedero  al 
leuante,fin  la  doue  cheglifula  riua,  chera  da  la  fuafarte  del  fii<Yr.e,feY  rr.eglio  ueder  le  maraui 
gliofe  cofc  y  fi  firmo  .  Defcriue  foi  dijìintamente  tutta  la  triov finte  chiefa  ,  e  aiutila  in  ferma  dun 
trxonfinte  carro  tirato  da  un  grifhne,  e  come  uide  difender  in  (jucHo  Beatriie,  Cjr  ^gl^^ffi^ 
h  lAathelda  fer  lo  fiume  da  Ultra farte  di  cjuello  e  ccdotto  al  carro,  come  dipfra  duenmo,e  fini 
gtndol  carro  foi  dar  uolta  e  tornar  inlietro  fin  a  larhore  de  la  uita  fofìo  in  m.e^  de  lafclua ,  corr.e 
fi  legge  al  fine  del  fecondo  ,  er  al frincifio  del  ter^  del  Genefis  contenuto  r.e  la  Bilia  ,  defcriue^ 
la  ter^  difìantia,  la  (jualfone  che  fa  di  la  douel  carro  fera  fer  cor.tra  di  lui  firmato,  e  chfertor^^ 
nar  indietro  fera  uolto,fin  al  detto  arlore  de  la  uita,  E  (^uefia  f^n  che  fa  tanto  di  ffatio  ,  guanto 
una  ueloàjpma  filetta  f^fp  in  treuoli  aUontanarfi,  lacjual  cofa  dim')fif-t  rei  xxxy.  capto,  oue  dii 
ce  ,  For/f  in  tre  uolitanto f^aticfrefc  Disfrenata  fatta  (guanto  eramo  Rimoffi ,  juando  Beatrice 
fcefe  .  lo  finti  mormorar  a  tutti  Adamo  ,  Toictnhar  una  fianta  !:ff:igliata  e  cet,     la  frima 
adunjue  dicjuffietre  difi^tle,  ihefinno  il  fcmi  diametro  di  tjuffio  terrefìre  faradifof  è-  dr.  la  fi  a 
àrcunfi:rentia  (fritto  uerfc  leuante  fin  al  fiium.e  Letbo,  che  toglie  il  fiu  oltre  foter  andare  ,  E  ftef 
fìa  mofira  efpr  tanto ffatio  ,  che leua  il  foter  ueder  daluno  a laltro  termino  ,  Lacjual cof'a  legieri 
mente  fuo  auenire  ne  la  difìantia  i\  me^  miglio,  e  ffetiaìmente  in  fclua  fffffa  e  uiua  ,  come  di  fc^ 
fra  hahhiamo  ueduto  che  la  finge,  perche  cjuanto  eia  è-  fiu  ffeffa  e  uerde  ,  tanto  fiu  legiermente 
impedifce  la  ue.ìufa  .     la  feconda  difiantia  è-  di  doue  le  rife  del  detto  fiume  fi  girano  uerfc  lei 
uante,  e  chegli  fimilmente  cjuiuifigli  rendè  ,  fin  la  doue  fi  firmo,  fer  meglio  ueder  di  la  dal  fiu^ 
me  le  marauigliofc  cofc  che  faffauano  ,  fin  chel  trionfinte  carro  fi  firmi  o  di  rim.fetto  a  lui.  Ve  lai 
ijual  difiantia  non  dandone  il  foeta  altro  inlitio,  è-  cofa  chiara  egli  hauer  intefc  che  fhaufffi  a  com 
futat  del  n'edefimo  Jfatio  de  la  frima,  ciò  è^,  dunaltro  me^  miglio  ,  che  già  fino  un  miglio  intei 
YO  .     la  ier^  difiantia  è-  di  douel  carro  diede  uolta  fin  a  lallero  de  la  uita  fofìo  ,  come  di  fcfra 
hahliamo  ueduto ,  in  me^  del  terrtfire  faradifo  ,  E  (juefta  mofira  efpr  di  tanto Jfatio  ,  di  (^uant^y 
raffrenata  e  ueloce  fietta  foteffì  in  tre  uoli  efpr  finta  lontano,  lacjual  d  fistia  hahhiamo  da  comi 
futare fer  tre  cjuarti  di  miglio,  fer  effcY  len pffihile  che  unaffrenata,  com^  dice  il fOeta,  t!r  ejfei 
dita  fieUa,  finta  da  fòrte  ano  e  foffinte  traccio,  foffa  tanto  in  ire  uoìi  uolare  .  Auenga  chel  foei 
la ,  come  cofd non  hen  certa,  U  metta  in  firfc.  A ggiunti  adunche  ejuefii  tre  (Quarti  di  maglio  de  la 
ter'^  difiantia  al  miglio  che  hahhiamo  ueduto  effcr  de  le  due prim,e,firanno  lo  ffatio  di  maglia  uno 
etrecjuaYti,etantofaradalacircunfiYentiadeffo  (errefire  faradifo  a  lalhero  de  la  uitafoftonel 
We^c  di  quello,  che  utrra  ad  efpr  il  fuo  femidiametro ,  onde  tuUol  diametro  farà  due  uolfe  tanto, 
ciò  è-,  miglia  tre  e  me^,  e  confequent  emente  la  fua  circunfir  enfia,  fecondo  la  regola  già  fiu  uolte 
Ma,  che  ha  da  efpr  tre  uolte  tanto  e  la  fcttima  farie  dunaltra  del  diametro,  uerra  ad  efpr,  corvè 
iifcfra  dicemmo,  r  i .  miglia,  le<jualÌYÌffondeno  ala  cÌYCunpYentia  de  lultima  de  le  x.  holge  ne 
Uguali  uedemmo  efpY  dipinto  il  findo  delotiauo  ceYchio  ^A.era  medefmamente  ancora  (juello  di 
tutto  rinf  11  femidiametro  de  lacjual  ultima  e  minor  holgia  uedem^mo  efpr  comfarfiio  ne  le  me^ 
iefmetYe  iifiantie,  ferche  me^  miglio  uedemmo  efpY  il  trauerfi  defp  klgia.fre  cjuarti  di  miglio 
U  fua  riua  fin  a  la  éoccatura  delfoz^,e  me^  miglio  di  uanofin  al  cetYO  deffa  shoccatuYa,  E  cofi 
it^Yne  dal  diamefYO  deffa  minOY  e  fiuhafja  holgia,  con  aggiungcYlo  femfYe  a  <iuella  de  le  x.  che  con 
teneuM,  dipiu,cleala  contenuta,  noi  fYaemmo  ijuello  de  la  fiu  alta  e  m.aggnYe,che  con  cjuello  del 
findo  del  cfYchio,  feY  effcY  ei  la  fua  cÌYCunfiYentia,  e  con  la  fua  shaatUYa,  fer  andaY  Ufi  effonde 

T    i  i  i  i 


h.cmc  è fifra  umm.  no.  n„^l,a  ,  chefir,  un.  co/5  md,f,m.  »n U  dnUentU  lù 

giù  e  me^  k  mnm,  che  una  coft  meiefma  col  piana ,  chf  haUiamo  Mim  Cma  Ji  .uelh 
mnte,  ne  njfonjf  n.Ecof,  cme  fdenhf.r  ^liabri  fu^nkri  e  mamor  orchi  ll'lnf.  ZZ 
giungemmo  jcr^fre a  cjud che  cMcneua  i,fiu.he  al  cmenm  ne lafua  ématura  ,  chi  la I 
altafarfe  ,U,amclr,  iicfuefi,  infinor  e  miror  cerchia  che  haUiamo  ueim  elfcri^.  miglia  L 
fi  If.MfermaUn  fette  inferiori  e  mag^i»  hd<^  H  ^,,JJ,  p  „„•  ,..i,„;,if' 
a  ciuel  che  c-mtuneàip.u  chea!  c.nienm,  nt  kfiu  hajfa  farle,  la  c.rcunfirftia'di LjhLrhr 
emnor  ha%  che  hahbam,  u,hfo  effer  , ,  o.  miglia,  li  tromrm, ,  m  a  lamiera  [rilhon^ 
ier  un  per  uno  ne  afua  magpor  e  pu  Uffa  farle,  a  glialtri  fette  cerchi  de  l'inf  ne  la  Jfe  Tua 
ì'^-^<^  ,^^Mkarnoueèui^^rnin^^ 

tl^ual  ne  la  defcrtttme  ie  l'inf  uedemmo  effer  tanto  nelfuofindo,  .uanto  ne  lafua  sboccatura. 
Adun<lue  cofì  come  cfuefio  minor  e  fiu  alto  hal^  del  Vurg.  intorno  al  fede  ddauale  Ceno  Polìe 
lanme  che/]  purgano  del  peccato  de  la  l^ria,  come  di  fcfra  dicemmo  ,     ha  ne  la  parte  fjaiiu 
bajja, ,  o  rniglia  di  circunfirentia,ch^  una  cofa  medefma  ccn  la  .hoccatura  del  Più  halle  'e  min^ 
''''^'^fli>'f.>'f<}ualfipunifconoefr 

glia  di  diametro,  la  circimjirentia  JeUuale,  come  difcpra  dicemmo ,  ^  medefmamente  ,  ,o.  »„V 
gh^.Cofi  il  fecondo  ha%  intorno  d  piede  de^uale  fono  pojielanime,  che  fi  purgano  del  peccato 
de  lagola,u-ha  ,.^o.  miglia  di  circunfirenlia,  è-  una  cofa  medefma  con  la  sboccatura  delfeconf 
do  cerchio,  nelcjualfi  f  un  fono  e  uiolenli,  per  hauer  cjuello,  come  uedemmo  in  ejf,  fua  sboccatura 
di  diametro  70.  miglia,  la  cui  cmunfirentia  h-  melefmamenie  zzo.  miglia  .Ecofi  ^ueRordint 
Seguitando  troueremo,  come  habbiamo  detto,  e  baH^  di  auefto  Pure,  nel  difendere,  render  un 
per  uno  a  cerchi  de  l'inf  nelfdire.  Adunfie  il  ter^c  bal^  nel  difendere,  fitto  aljj  habbiamo 
detto purgarfi  .prodighi  egliauari ,  CT  hauer  di  circunfirentia  550.  miglia  ,  CT  il  auarto  bal<c, 
fitto  alau,  habbiamojetiopurgarfigliaccidiofi,  cr  hauer  di  circunfirentia ^^o.mldia,  rilhnt 
deraneljdtre  ul  Ur\o  cerchio,  nelcjud  uedemmo  effer  puniti  gliheretici,^  d  cjuarlo  cerchio,che 
uedemmo  effer  col  ter^  ad  un  medefimo  pari,  nelcjud  fi  puniuano  gliracundi  e  gltaccidifi  ,eche 
fc<f«M  </i  diametro  ,40.  miglia,  la  circunfirétia  delquale  è  medefimamete  440.  midia.  llauin 
ta  bd^  [etto  d<jud  dicemmopurgarfi  liracundia,  CT  hauer  di  circunfirentia  rvo.  miglia,  rilho» 
dera  d  cjuinlo  cerchio,  nelcjud  uedemmo  effer  puniti  i  prodighi  e  gliauan  ,  e  che  hauea  didime', 
irò  ,  7C  miglia,  llfifio  bd fctto  al^ud  dicemmo  purgarfi  linuidia,  ,  che  hauea  di  circunfiren 
tia  660.  miglia,  r  fionderà  d  fcflo  cerchio,  neìtjud  uedemmo funirfi  e  golofi,  e  che  hauea  di  diai 
metro  z ,  o.  miglia,  llfeuimo  bal^c,  [etto  alcjud  dicemmo  purgarfi  e  ftqerbi ,  e  che  hauea  di  circiii 
firentta  770.  miglia ,  rijf  onderà  d  fcttimo  cerchio  ,  nelcjud  uedemmo punirfi  e  lulìlriofi  ,  cht 
hauea  di  diametro  z^,.  miglia .  Lottauo  CT  ultimo  bal^v  ,  fitto  dcjud  dicemmo  elfcria  torta  ii 
eìuejto  Vurg.  e  cne  hauea  di  circunfirentia  ^Sx  miglia,  rijfondera  a  lottauo  CT  ultimo  cerchio  it 
l  Inf.  nelcjud  uedemmo  effer  il  Limbo,  e  che  hauea  di  dimetro  ne  la  fua  sboccatura .  go  midia 
E  fi  come  ne  la  defcyittione  de  lo  Inf  otto  uedemmo  effer  i  cerchi,  necjudi  fi puniuano  l anime ,  mi 
ffr  ejfiruene  due  ad  un  medefimo  pari ,  fitte  erano  filamente  i  difienfi  de  Inno  n<  Idiro  ,  Cofi  f  fr 

^rincjuefin 


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Postillati  16 


fki  in  ^uefto  VttYg'futtf  le  cofe  <tl  mtmh  ii  (jUfUf ,  otto  fone  cfjf fieno  ^ìiofcenft ,  feych  Unfi 
firn  e        di  cjueBo  ,  ma  fiUe  fdmenfe  i  cenhi ,  Kf^uali  Unirne  ftpiY^^no  .  Seguemfoifmò 
étleYaliciJdmonteleduedijìantiede  lanfifurguforio  di       YKÌgliit  luKa  ,che  dufrfìmo  Uuff 
li  circiwftyfntia  intorno  ad  effe  fue  radia  ooo.  miglia ,  le^uaìi  rijfondono  a  la grandiff,ma  cai 
uernade  glifcia^urati  ihemci  non  fùr  uiià ,  che  gira  intorno  a  la  ualle  infima  ,  f  che  uei 
immohauerdi  diametro  ^iS".  miglia  ^  la  àrcunjtrentia  dtlc^uale  è'medefimmente  <)co,mi^ 
fìia  ,  huenga  ,  che^er  la  medefma  ragione  che  di  tal  circ un jìr enfia  dicerr,mo  m  juel  luogo  , 
il  foeta  xntendfjjl  che  ^uff.o  monte ,  ad ejp  fueradid  ,girafjè  juffio  fnito  rumerò  di  mille  , 
t  non  di  990.  miglia  .  E  fcnoi  Jcguitandojufjìordinedaggiiirgerfnijfrfalajfartecheconiifi 
9ie  le  no.  miglia  di  circunfirentia  di  fin  chea  la  contenuta  ,  le  aggiungiamo  hora  a  Itfcf 
la,dalacjual  diciamo  fffcr  contenuto  il  monte,  Secjuefto  ha  di  circunfirentia  ooo.  miglia  ^ 
auSa  ne  hauera  ,  com,f  di  fqra  dicemmo  ,  i  loo.  E  f  nche  f'ra  ftrfc  chi  dira ,  che  fdfCfia  ini 
tffeche  laltez^  di  ^ufjìo  m.onie  fifp  j[artita  in  x.fayti  eguali  di  14.  miglia  luna  ,  a  mifui 
Yarle  ,  cornee  noi  diciam.o  ,  a  retta  lìnea  pr  jfendicolare ,  e  che  le  o«o  frim.e  jtjjlro gUotto  Ut^ 
tie  eguali  douflJl  ej[cr  contenuto  il  Purgatorio ,  e  cheogni  hl^  ,nd  dfendereji  uèr.ijp  tc^n} 
fo  a  dilattare  ^  in^YofJlre  che  hauffje  ne.  miglia  di  circunfirentia  jfiu  nel  fine  che nd ^rini 
cifio  talmente  chetoUauo  CT  uliim.o  hal^c  ,  daljual  tutto  effe  Purgatorio  è-  contenuto  ,  haueffe 
nd  fuofinele  880.  mi^ha  ,  che  ^lihMiam.o  aUrihite  ,  Com.eè-  ,che  Uire  due  difiantie  , 
che  diciamo  effcr  da  effo  Purgatorio  fin  a  le  radia  dd  morite  ,  non  fi  uengUro  dal  frimifio  al 
fin  loro  ,  a  d'dattare  pu  di  cjuello  che  fi  frccia  dentro  al  Purgatorio  una  difiantia  fila  ,  ciò  e-^ 
110.  miglia,  hauendo  n^i  detto  nd  fiuo  frincifio  ,  qual  e  al  fine  de  fio  Purgatorio  hauer  ài 
circunfirentia  880.  miglia,  e  nd  fito  fine  ,  che'  ale  radici  del  m.onfe ,  hauerne  fidamene 
te  99C.  hche  ft  ri fion.'e  ,  cuefito  auenire  ,  perche  il  foeta  da  le  radia  dd  monte  fin  el  Puri 
gatorio,  fin  fcfra  dd  frmo  e  maggior  haì^  di  judìo ,  fi>ige  la  filita  ,  come  di  fi  fra 

hahhiamo  ueduto  ,  affai  furijfidae  dritta  di  (jud  che  fi  dd  fmmodeffc  fYÌm,o  hì^  in  fif  , 
Onde  ancora  nd  (juarto  canto  di  tal  fiuarifide^^^  dice  ,  lo  fmm.oera  cìniche  uinceala 
uifia,  E  la  cofìa  fiuferla  fiu  affai  Che  da  me^  cjuadrante  a  centro  lifìa  .  Perche  (juani 
io  più  rifida  èia  falita  dd  monte  ,  tanto  menofidilaua  ne  le  fiue  radia  ,  e  tanto  fiu  ne  la 
fuacim.a  .  E  che  dal  frimohal^  dd  Purgatorio  in  fiula  fditafijp  pu  ageuole  ,Iq  dim.a 
fira  nel  duodecimo  canto  ,  Oue  injferfcna  de  langelo  ,  che  glinuio  fiu  jfeY  la  ficaia  dd  fecondo 
tal^  dice ,  le  haccia  aferfi  ,  tST  indi  aferfi  lale  ,  Viffe ,  Venite ,  cjui  fcn  freffì>  i gradi , 
2tageuolemenfehom.aifi  file ,  End  xv.  Poi  fimmo  giunti  a  langd  benedetto  ,  Con  Uefa 
uoce  diffi  y  intratt  cjuinà  Ad  un  fialeo  uie  m>en  che  glialtri  eretto  .  CHe  cjuffto  monte  deni 
troal  Purgatorio  fiuada  di  cerchio  incerchio  ficm.frend  fclirpurìfìringendo  ,lo  dim,ofìraal 
frincifio  dd  decimoier^o  canto  ,  Oue  fingendo  efjlr  fialifn  fcfra  de!  fecondo  hl^o  dice  ,  Noi 
erauamo  al  fcmmodela  fiala  ,  Oue  ficondam.ente  fi  rificga  Lo  m.onte ,  che  filendo  altrui  difii 
mala,  luicofiuna  cornice  lega  Dintorno  il  foggio  ,  come  la  frimaia  ,  Senon  che  larco  fiuo 
fiu  tòfìofie^a  .  che  li  fiuoi  fette  cerchi  haUino  ,  come  dicemmo  ,  noue  traccia  di  trauerfi  , 
nd  decimo  canto  ,  oue  fingendo  defflr  ficJiio  fiul  frim.o  e  m.agpor  di  cjuelli  dice  ,  Io  fiancato, 
XfX  amie  due  incerti  Di  nofìra  uia  ,  refiammo  in  fiunun  pano  Soling-)fiu  ihefiraia  pr  diferti . 
Da  la  fua  fionda ,  oue  confina  il  uano  ,  a/ fie  delalta  rifa  che  furfitle ,  Mifurrehte  in  tre  uoh, 
te  un  cOYfohumiano ,  E  noine  la  defcritùone  de  lo  Inferno  uedem.mo  ,  c\.eun  corfo  humai 
no  ,  ciò  e- ,  un  humo  comune  ,  era  tre  traccia  di  (juelle ,  checjuiui  dUemm.o ,  lecjuali  mÀi 
furate  tre  uolie  fit.nnOycome  haltiumo  detto ,  noue  braccia  .  Poi  fur  ancor  figuitando  dii 
ce,  E  juanto  hcchio  mio  ptea  iyar  iale  ,  Hoy  dal  firn firo ,  V  hor  daldefiro  fianco, 


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Postillati  16 


■à 


IftanU.  come  lhabkmo  d  frm,  i,  gra^lilPm  circuita .  E  chf  il  loro  drllamL  mc^L 

u.n  ef  M, ,  E  km^nianh  Mvg  i,  la  uia  fi,  hr  rij^^ff,  jtun.  ii  .ueRe  UmLmLo, 
lira  nd  xv,,y.  cam.  Se  «o,  ueniu  daUacn fuuri  ,  F.  uole/e  tn^arUliafi,,  toflo,  Uuoftu 

lira  e        i^jìra    Uliro  e-  nd  xxy,  cant,  ,ouffì„ge  chejjhiopitlifilfefio  cerchio  ,  neìLl 
fi  fur^a  defecato  Je  Upla,  t  chejìaxJo  Vtrg.  m  dMio  ie  U  ma  dica.  Io  credo,  che  a  klìremo 
Le  iefireffaRe  uolger  ne  cmuegna  Giranòl  monte  come  fir [demo ,  Cofi  Infinga  fi*  li  mftra  in^ 
[cgna  e  cel.  Quanto  alalle^la  M  monte,  che Ihahliamo fitta  ,<,o.  miglia,  lea'U'fcnola  mita 
de  le  280.  che  uedemrno  effèr  lafrofiniila  de  la  uaUe  infima  ,  Que/io  è-,  perche  in  Inf.  uif,fui 
nfe,  olffe  afeccatt  che  nafcnoda  fragilità,  che  [oli  in  cfuejlo  monte  fi  fur?ano,  ciueii  ancora  che 
nafnno  da  ma.ma,come  la  milentia,  e  lafraude,  Icfuali  due  uitu,  percheYcnO  olire  a lUaltri  fra 
mlfm,,  occufan,  1,  t.d  fr>fi^d,t.^,  come  ueiemmo,dfn'roaU  cittk  di  D,V.,  del,  xLfarti,  neh 
<]Kal.  fer  lo  numero  fcttennari  U  partimmo,  le  xyx.  attrihuenione  x.  al  cerchio  deuiolhi,e  xx. 
a  ^ueUo  de Frau  olenti .  Le  altre  x.  farti  frron  atiriiuHe  a gUlri ,  cinaue  cerchi  pofì.fitori  di 
'^ì        lalmii,  nec^uahueimmo  di  grado  in  grado, ffer  puniti  onciuedeir,  peccati,  che  da  laìframlila 
procedono  attréuenhne  a  ciafcun  due.  Partendo  adunque  fmilm.ente  Ute^l^  di  ctueffo  monte, 
(he per  la  detta  ragione  diciamo  cfflr la  mita  de  la profindita  de  T Inf.  ciò  ^ ,  ,^o.  miflia  perh 
IcHennario  numero  ,  Co/i  come  de  la  detta projindita  ne  uenne  a  refultare  xl.  parti  di  fitte  migl'a 
luna,  Co/?  ò  cjuefta  alte^X"  ne  refi.ltera  xx.parti,  de  le,juali,fe  ne  attril-mremo  due,  come  hah 
btamo  fritto,  ai  ognuno  de  gliotto  haliti ,  daauali  habliamo  ueiuto  efcr ,  ne  la  ter^  remn  de  lat 
rta,  contenuto, IPurg.perchefcpra  d,  cjuell,  fi  purgano  fmilmente  d,  grado  in  graio.com.e  iiCoi 
fra  dicemmo,!,  fitte  peccati  che  n,fcano  la  fragilità ,  come  per  tal  cagione  halh,amo  fiotto  aprimi 
cerchi  de  l  inf  ejfi  otto  bat^  uerranno  de  le  xx.parti  ai  occuparne  x\i.  e  le  altre  Quattro  parti  poi 
jaramo  occupate  da  le  due  prime  regioni  de  Uria  ,  ia  Ircjuali  hahiiamo  ueiuto  efer  comprefo  lan{ 
Upurgatono  e  che  ne  la  prima  fcnp^fii  di graio  in  grado  cjueai ,  che  purgano  la  contumacia  de  U 
tieghgenlialoro,  E  chefuperlafccoviafin  a  la  porta  iel  Purg.  oue  che  termina  ,  il  poeta  dorment 
io,  ellcre /iato portato  ia  Lucia  .     I  a  tanta fmifurata  alte^la  ii  auejìo  monte  'e-  iimoflrala  ial 
poeta  m  puluogk,  come  infine  iel  xxv/.  ie  V\nf  introlucenio  vl.jp  a  iire ,  come  elenio  naf 
uigalone  latro  hemiffirio,  lo  uenne  ia  lontano  a  ifourire,  oue  dice,  Cinaue  uolte  raccefc  e  ta»i 
te  caffo  Lo  lume  era  di  [etto  ie  la  luna  Poi  chentrati  erauam  ne  latto  paffo,  Quando  napparue  un* 
montagna  bruna  Per  la  i,fiantia,eparuemi  alta  tanto.  Quanto  ueiuta  nonnhauea  alcuna,  Oue 
mojira  una  altezza  inejìimaHle,  da  che  effindo  in  aperto  mare,  oue  impedimento  alcuno  non  li  pot 
teua  nocer  al  uedere,  pt  effindo  ia  effa  montagna  tanto  ia  hntano,  che  per  la  ifiantia  li  pareu* 
bruna,  Onie  hfigvaua  che  la  uoha  iel  globo  ,  chera  tra  ejfa  montagna  e  lui ,  glie  ne  ce' affé  oran 
r«rte  cornep,rea.eri,ntiapuo,  in  fimil  cafc,  hauer  ueiuto  chi  Sfiato  in  mare,%  noniimeno  dice 
&t  il  tal  altezza  egl,  non  haueua  alcuna  ueduta  .  Onde  ancora  nel  auarto  ii  auejìo  Pur?,  comt 
per  tranfito  dicemmo  difipra  ,  lofmmo  era  alto,  che  uincea  la  uifla  ,  E  più  oltre,  domandante  * 
Virg.  Majea  te  piace  uoktier  fqrei.  Quanto  hauemo  aianiar,  chel  poggio  [de  Più  che  falir  non 
folfing  iocch,  miei .  (guanto  alnumero  iele  miglia ,  chedifcpra  haUiam  detto  cheffi  Qronper 
t>gnun  de  fette  cerchi  iel  Puro,  nel  circolarmente  lor  procedere  per  efueUo ,  Uiian-.o  iafiLe ,  eh, 
fi  comei  poetafinfi  la  frofòniila  ie  la  uaie  infima  effir  j  8d.  miglia,  e  che  nel  loro  circolarmen 
Ufnceierper  cjueBatn  x.  reuilutioni , perche  tante ueiemmoeJPr  le fue^arii  uniuerfdi ,  <ic^. 


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Postillati  16 


aufllf  ìoue  ffuniuano  Unime,  la  uoltaron  ma,fml:f  kgnuna  le  U  Yemìuie  h  foro,  ìif  mok 
taron  ie  le  x.  farti  luna,  Coft  fin^enh  lalte^^  di  (juffto  mete  fJfcY  t^o.  miglia, eh [m  U  miU 
ie  le  2go.  ie  la  fYofirtdita  de  la  ude  iìifìrm  ,  fir^ge  amora  che  rei  loro  cmoìarmer^ie  jfroifitY 
\er  <iueh  in  fette  reiiolufmiy  àe  tanti  hMìam^i  ueduto  ejpre  i  cerchi ,  (^oue  fi  furiano  lanime, 
ne  uoltaron  fmilmente  la  rrÀta,  che  di  ciafcuna  fii  de  le  fette  farti  luna  éelfuojcmiiinuk  .  E  che 
effin  efuefìe  fette  reuolutioni  che  /?rG«  fer  li  fette  cerchi  der.tro  fi  Purg,  non  nolfc^ffro  di^ueflè 
monte  che  fvlarr.ente  la  mta,ffYOuajfer  cfueLhe  halUarr.o  diCcfra  ueduto,  eie  la  f  rima  uia,  jfff 
Ucjual  (juejìi  foeti  k  cominciaron  a  faUre, guardaua  in  iJiieEo  hemijffrio  dritto  uer  leuanfe,  Gride 
nel  cjuarfo  cant(}  difse.  Volti  a  leuante ,  onderauam  fallii ,  E  fer  ijuel  che  nel  xxyy.  c^nto,  dofol 
girar  fer  li  fcUe  cerchi  il  monte,  dice  de  lultima  uia,  fer  latjual  lo  uenero  a  finir  di  frlire  ,  E  tiuel 
che  ne  dice  è-  cjuefto.  Dritta  f  Ha  la  uia  fer  e^trolfjfo  ^Jerfo  tal  forte  ,  chio  toglieua  i  ra^giVii 
fian^  a  me  delfcl,  chera  già  haffc,  E  di  fochi  fcaglion  leuammo  ifrggi,  chel  fcl  corcar  ,  fer  lomf 
hra,che  ft  ffenfe.  Sentimmo  dietro  KfT  io  e  li  mietfcggi .  Ver  Ifjualifarole  dimofìra  infcntentia 
ihella  guardaua  dritto  infonente .     Aduncjue/fe  la  frima  uia  ,  fer  lacjual  cominciaron  a  flit 
^Ufftomcte,guardaua  driUo  uer  leuante,  E  che  juefta  ultima,  fer  la^ualfìniron  diflirlo,guaT 
daua  dritto  uer  f:)nente,effi  ueniuano  ad  hauer girato  mez.ò  e  non  tuttol monte,  ferchefc  tutìo  Iha 
uejfero  girato,  cjufjìa  ultima  uia  haueria guardato  non  uer  fonente  ,  come  nroflra  cheficeua  ,  ma 
uer  leuante  medefmamente  come  la  fuma ,  fer  lacjual  cominciaron  a  f  lire  .     Quefìo  mede  fimo 
dlimojìra  amorfiu  oltre,  oue finge  la fcguéte mattina  fjfcr giunto  in  cima  deffc  mete,  e  che  \irg. 
li  dica.  Vedi  la  il  fcl,  che  in  fronte  ti  riluce,  fenhe  dinota  chegli  era  uolto  in  uer  leuanie,  e  cjuan 
do  h  comincio  a  flire  era  uolto  uer  fonente  .  Hora,  che  di  ^uffti  fette  fcmicinuli,  eff  ne  uoltcffc^, 
ro  di  ciafcuno  de  le  fette  farti  luna,  echf  lafctiima  farte  dognun  di  quelli  fia  il  numero  de  le  mif 
glia  ,  che  difcfra  hahhiamo  attrihuifo  loro  ,ftfroua  in  cjufjìo  n.odo.  Mattiamo  ueduto  d  frimo 
e  maggior  cerchio,chè'  quello  de fuferli,  hauer  di  circur'fxrfntia  770.  rrdglia,  Adunc^ue  il  fuofef 
miàrculo  farà  di  miglia  38S-.  de  Uguali  la  fettima  farti  fcno  st.  cornee  hahhiamo  difcfra  f  n/?o  . 
La  circunftrentia  dd  fecondo  cerchio,  che'  quello  de  glinuidiof  ,  hahhiamo  ueduto  efjlr  CCo,  nri^ 
glia.  Onde  il  fio  femÀcirculo  farà  màglia  ^50.  e  di  ejuefìe  la  fcttima  farte  47.  eifT"  unfettimo,  il  ter 
^  cerchio  che^  cjuello  de gliracundi,  uedemmo  hnuer  di  circunjtrentia  sso,  m.iglia,che  ilfuofcmi 
òrculo  farà  17^.  e  di  cjuejìe  la  fettima  farte  59.  e  duefettimi.  il  (juarto  cenUo.chè^  ijuello  de  gliac 
adioft,  uedemmo  hauer  di  circunftrentia  440.  migHa,  che  il  fuofemicirculo  ft.ra  210.  e  di  ({uefle 
la  fettima  farte  ^i.etre  fcttimi.  il  (juinto  cerchio,  c  he-  cjuello  de  gliauari  e  de  frodighi ,  uedemmo 
hauer  di  circunfirenfia  r,o.  miglia,  che  ilfuo  fcmicirculo  fc^ra  ,  67.  e  di  cjuejìe  lafctiima  farte  25. 
e  ùuaUro  fettimi ,  ìlfflo  cerche  uedemmo  hauer  di  circunftrentia  220.  màglia,  che  il  fuofmicir', 
(uh  farà  m  o.  f  di  cjuefle  la  fcttim.a  farte  ,  r.  e  cinque  fct^imi .  llfettimo  Z7  ultimo  cerchio  uedem^. 
wo  hauer  di  circunftrentia  \  1  c.  mÀglia,  che  ilfuo  femÀcirculo  farà  rr.  e  di  cjuejìe  la  fettima  far', 
ie  7.  e  fci  fettimi,  come  di  fcfra  una  fer  una  le  hdhiamo  fofìe,  Qniepffiamo  uedere  ,  che  lafctii'. 
yna  farte  circuita  del  fcmicirculo  contenuto,  e  femfre  miglia  7.  e  [ci  fettimi  meno  de  la  fettima  farte 
circuita  del  femiarculo,  che  contiene,  riffetto  almonte  ,  che  di  tanto  ft  ua  rifiringendo  a  lafori> 
tione  nel falire  .  E  fe  racc:>gliamo  tutte  cjuefìe  miglia  circuite,  ciò  è-,  le  rr.  dd  frimo  e  maggior 
cerchio,  le  ^7.  t!r  unfettimo  ddfe. ondo.  Le  io- e  due  fettimi  ddter^.  Le^t.  e  tre  fettimi  dd 
ijuarto»  lei^^.ecjuattrofttimidd  quinto,  le  i<r.ecinciuejètt{midel}Po,ele7.fftifettimidel 
fettim.o  ue  Iremo,  che  iranno  la  fcmma  di  2^0.  miglia  afunto  ,  la  mitJ  de  lecjuali,  che  fcno  1 1  o. 
effi  le  circuirono  ne  le  due  frime  e  maggiori  de  le  fette  circuitioni,  de  lecjuali  hahhiamo  ueduto  la 
frima  elftr<:<^.m.iglia,  la  feconda  ^^7.W  un  ffttimo  ,ferche,  fe  aggiungiamo  a  quefialerni^ 
glia7.  e  fei  fettimi,  cU  uien  a  declinar  da  la  frima,  rifletto  al  monte,  che  di  tanto  f  ua,  comU 
hiamo  detto,  ndpiirrijìringendo,  faranno  le  t  lo.miglia,  che  faranno  Umita  dd  fcmicirculo  deJlQ 


ua 
m 

ora 

men  i  al  j^eccaio  chf  inft  fuY^, .  Se  aiun^ut  effì  hauec^m  in  ^i^efìe  hiepme 


^  •]     r   r>     \  •    •  >  f  *    f   '  ì"^"-  ^i^^  ^  r.  i  ravvi  Tir  njianv^T  TUt-? 


liade al uifio  che  m  f.  fumfcf  ,Cofiijui  adorni fdirdt  i.l^  ha  fojìo 


,  .       ,,  ,  .       .   ^fc  the  in  aufUa  ieffc 

chf  in  ^udlo  hemjfim  gmri.u.  uerfo  me^  i, ,  U^ml  ueniu.  al  ,fcr  in  m"^  tra  cuSa 
pmiam  irm  urr  Uu.nle ,  onif  hauean^  comincia,  e  cjueRa  ,  che ^uariaua  irittouertmen, 
te,  onJe  haueano/!nil3  iifilire  .  Sara  aiunche  um  quello  che  iiciam,  ,  che  in  mfte  iuefrif 
me  e  m.WMn  reuohuoni,  efJìu^Ualfcro  mc"^  ilfcmicir,  uh  di  ^uefto  rt.me ,  uLl  cofi  ne  fu» 
far  cnu  che  "on fclamenfe  ^juefte  m.fure,  ma  cjuelle  anemie  Vlnf.  che  a  cu,fte  uemamo  effcr 
co^firrn,  f,n,  Mefc  cheìpeta  e  ne  lum  e  ne  lalm  intefc  lui .  Afferma  Jpeia  aue, 
/?a  meleftm  pianchor  in  fine  ii  ,al  cani,  [aliti  che  fi,ron  fer  la  feconda  fcalafid  ter?c  c.rio  , 
efer  ^ueUo  uolM/^pur  a  iefìra,  oue  iice ,  Noi  aniauam  ferh  ueffero  alienti  oltre  cuanto  m 
Uan^hmh  aUmgarf,,  Conlra  i  raggi  fcrolini  e  lucenti .  f  nel  ixMU/.  canta ,  efjhìo  fdili  ter 
la  ter{4lc^lafu  f<arlo  cerchio,  defluendo  Ihora  de  la  mattina  dice.  Su  mi  leuai,  e  tutti  eranm 
fieni  t,e  laltoi,  i giron  delficromonfe,  RI  andauam  colfcl  nuouo  a  le  reni ,  Perche  a„lando,  cof 
me  ha  dea,  dritta  in  uer  loccafo  ,  fe  la  fera,  anianiol  [eie  a  monte ,  eff,  erano  firili  da  fmi  ragoi 
per  me  fc  ti  nafc  la  manina  nel  leuarf,  in  oriente  lo  ueniuano,  come  dice  ,  ai  hauer  a  le  reni  7 
mjaliH  poi  a  fcmmo  vulHmo  cerchio,  ^  ejfeniogia  uicinialultimafcala ,  mofìra  che  aniani 
Mjcl  fur  a  loccafo,  eff,  non  aniauano  fiu  inai  uerfo  cjueBa  parte,  ma  uerfc  lavarle  che  a  noi  è- 
aujrrale  oue  cjueUi  di  la  hanno  il  fico  antartico  fola  in  orpftione  al  nojìro  artico.  Ne  li  Cuoi  raooi 
ftnuan  loro  più  per  m,^  il  nafc  ,  ma  fu  la  deftra  /falla  \  ii  tanto  fiu  ueniuano  ad  hauer  girato  il 
monte  Onde  al  principio  del  xxvi.  canto  dice,  feriamilfcle  in  fu  Ihomero  deflro ,  'che  già  ragi 
giando,  tutte  locctdente  Mutaua  in  hianco  affetto  di  celefìro  .  Voltati/! poi  a flniftra  fu  per  lullit 
majca.a  ,  ueniua  loro  afinr  a  le  reni ,  come  difopra  haUimo  ueduto  .  Kefa  hora  fclamenle  a 
ueiere  cjuam  tempo  il  poeta  con  fumo  nelfalir  dal  centro  ur.iuerfle ,  per  locual  ueiemrr.o  infinf 
l'^  precedente  cantica  effcr  paffuto  e  fililo  alallrohemiffirio  auefìo  monte,  e 

da  duellane  proceder  per  lo  lerrefireparaiifc  fin  a  larkre  de  la  uila  plìo,come  haWiamo  ueiuf 
fo,  inme^  il  cjueRo,  E  da  cjuefla  al  finte  donde  efcano  li  .quattro  fitmi,de  eguali  è-fcrittì  alfccon 
do  del  Qenefis,  e  poi  a  ber  de  la  fmtiffma  onda  del  fiume  funoe,  che  in  fcn^ma  Irouiamo  lauerut 
mfumto  cincjue  di  naturali .  il  primo  de  ijuali  hattiamo  ueduto  ne  Ulimo  de  la  precedente 
cantica  chebbe  principio  immeiiale  che  tjuejìi  due  poeti  fi.ron  paffcti  per  effe  centro  ,oue\  irgilio 
dille, ^  già  ilfde  a  rne^a  ter^^  riede,  E  più  oltre,  qui  è-  da  man  ijuando  di  la  ^ fera  .  Il  print 
apio  del  fecondo  uedremo  checominciera  nel  primo  uerfc  delfeconio  canto  ,falM  chforanno  a  U 
fuperficie  ie  la  terra  nelahro  hemiffirio,  e  iifcefi  al  lito  ielmare,  oue  iice  ,  Qia  eralfcle  a  lori', 
^nte  giunto  e  cet.  il  principio  del  ter^c  uedremo  che  comineiera  ne  primi  tre  uerf,  del  nono  canf 
«  [alitt  che  faranno  per  lantipurgatmo  fin  a  lameniffima  uaBe,oue  f,  purga  la  neglioeiia  di  cueh 
U,  chehannoindugiatoapenlirfiper  occup-aiion  di  fati,  e  doue  dice,  l  a  conculinad,  Titor.e  ani 
m  GUfmbitncM»  d  hal^  iorient,  mr  ie  le  irauia  del  fut  ioUe  umko .    il  /rimifio  iel 

quarti 


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Postillati  16 


ufìrmi  eh  cmmifY*   primi  ufrfi  W  xv/iy'.  cMfifAiu  eh fimm  c,ì  <ju'm  cfrcUi 
iti  Puri.  OKf  iicr,  tie  Ihra  che  mn  fuo  il  color  Jiumo  IniffUir  fiu  ilfrMo  if  U  luna  f  cet. 
Il  trmcifio  M  ì^int^  "'irmo  eh  cmincitra  cjuaft  in  firn  ifl  xxsij.  cMoftliti  chfmnm»  W 
cimMmMf,  CT  ctlurrfftrtfurM.ouf  Vir^.  iict  a  Dontf,  VtiiU  ilfd  ch  infroniflirH 
lucf .  U  «Kart*  forte  ii  auejfo  auinto  lo  cmfurno  m  friceier^fer  <jueflo  faraiifottrrejire^»  * 
More  ie  la  ulta ,  Onde  ne  lultimo  canto  iice ,  E  fi»  corrufco  e  con  fiu  lenti  faffiTeneual  ci  i 
terchio  a  merigge  e  cet.    il  refìo  fin^e  ihuerh  confumato  ne  laniar  a  uejer  ,1  P>"e  ,  dal<]ual 
leriuano  li  auattro  fiumi  eh  iifcfra  iicemmo,  Ef  efer  conhao  da  MaihUaa  her  ie  lafamH,', 
tra  onia  iel  fiume  Eunoe .  eriUar  ia  aueh  furo  e  ì,0o  a  [Air  a  lefieRe ,  come  mjìra  nel 
trimo  iel  Varaiif,  eh  fiee  dietro  a  Beatrice  al  frincifio  del  fejìo  ii ,  oue  ritornando  a  fc^mtar  la 
fua  materia  dice.  Vatto  huea  di  la  mane  e  ii  <juafcra  Jalfiee  ^uafi .  e  lutto  era  la  bianco  QueM 
hemiliero.e  Ultra  farle  nera.  Quando  Beatrice  e  cet.  E  fe  a  ijuflìi  cincue di  ne  a^iungiam.ouM 
ih  haUiamo  uedulo  huer  con  fumato  nel  difeender  iala  fuferficie  ie  la  terra  nel  noflro  hmifjt. 
riorerVinf.finalceniro,  faranno  fi  di  eh  il  foela  confumh  in  <]uejìafua  menta  feregr'nat 
tiene,  E  tanti  ne  co»fum'o  iddio,  fi  come  ferino  alfine  del  frimo,  er  al  frineifio  deljecondo  iel 
Cenefu  contenuto  ne  la  B,iia ,  in  fnfieer  la  fua  opra  ,  i  fi  come  egli  il  fettìmo  i,  f  nfO>o  i* 
tueUa  Coftil  toela,  tacitamente  „uol  dimojìrare,  eh  iofo  il  difcorfc  fitto  iel  mifcrojialo  de  dan, 
lotialeternefenedelnnfEdelfilue  (cjuando  eh  fa)  iefofti  ale  lemf  orali  iel  Vurg.Uuani 
iof  a  eovlemflar  lo  flato  di  ^ueHi.eh  pa  foffedono  la  gloria  del  Paradfceglif,  rifoso  del  lutto  m 
Vio,  a  la  uifme  del<}uale ,  finge  dicielo  m  cielo,  con  laiulo  di  Beatrice  ejjire  flato  ajjuvto . 


DE    LA    COMEDIA    DI  DANTE 
ALIGIERI  PRIMO 
CANtO  DE  LA  SECONDA 

CANTICA  DETTA  PVRGATORIO^ 


Er  correr  mi^'m  acqua 
àf^  le  uele 
Uomai  la  nau'jceìla 
del  mio  ingegno  5 
Che  lafcia  dietro  a  fe  mar  fi  crudele  t 
E  cantero  di  quel  fecondo  regno 
Ouc  Ihumano  jl'irito  fi  ^urga  , 
E  di  filir  al  ciel  diuenta  degno  ♦ 
M4  qui  la  morta  pefi  rifitrga 
O  fante  M«/e,po/  che  uoflro  fieno ^ 
E  qui  Caliere  alquanto  fiurga 
Seguitando  il  mìo  canto  con  quel  fueno  5 
Va  cui  le  picche  mifiere  fentìro 
Lo  colpo  tal  ;  che  dijperar  perdono 


llfOfta  iiuiif  (jueffaftiafcconJa  cantica 
ne  le  tre  meiffime  farti ,  che  hMitimo 
Keduto  hauer  fitto  lacrima  ,  E  dofo  la 
fropfùone  eia  inuocafione  uenendo  a  k 
narratione ,  [equità  illaffm  froph 
fine  de  lafrecedente  dffcriuendo  j^rma 
nel  fYf [ente  canto  il  diletto  che  frffcYO  li 
fuoi  occhi  dfl  fcreno  aere  de  Utro  hemfif 
firiotopo  che^li  ufct  fiim  de  lofcure  e  ca 
IMI  tenebre  de  l'inf.a  la  fujfeYficie 
de  la  ima  di  cfuello  ne  lifda  ^fl  ^^^S'  ^ 
riuederle  ftellene  Ihora  maUutina ,  lai 
(jual  ^eticamente  defriue .  Narra  fot  ^ 
come  uohendoft  a  deflra  ufrfc  laniarticQ 
folo,uide  cjuattro  deffiftelle  oltre  a  Ultre 
lucenti  e  chiave ,  che  rotauano  intorno  ad 
efrcpo^o,  e  che  uoUat^fi  poi  fu  la  finiflra  uerfo  il  nofiro  artico,  uide  lomlra  di  Catone  ^menfifrefi^ 

t  da \in,  intfQ,  e  come  moffi  da  freghi  di  beatrice  haufa  condotto  L^nte  feria  Infi  ^  inten. 
ieua  di  Lui  ifurchegli  lo  concede/fi)  fer  li  fuoi  fette  regni  JelVurg.  Onde  'j^^;-';;;';  - 
di  auanto  haueano  dafire.jfarì  uia,^  effifrefiro  la  .iagiu  uerfc  la  marina,  e  lauato  che  Vir. 
Jo  helte  iluifo  di  rugiada  a  Bante,  e  giunti  chefi^ronfoi  al  luo  del  marejo  ncin[c  ancora  dun^ 
%eUogiuncò[cometuUO  da  Catone  gliera  flato  imfofto .  f  f  "  ""'^^^Ta 
\r/<a  le  tele .  La  fcnt  enfia  di  ^uefti  tre  frimi  uerfi,  che  fcnof  arte  de  la  frofofmne  fesche  la 
mntedel  foetaMualfilafci^adietrotantacrudel  c^fa  c^uanto 'e- lo  Inf  delciualha  pna  cjut 
trattato  ,  rifredde  le  ^r^^  fer  trattar  di  miglior  materia,  .ome  uedremo  chejcra  dVurg.  di  cte 
hora  intende  uoler  trattare ,  E  <iuef{o  dice  ,  non  fer  frofrie  faroìe ,  ma  fer  fmnitu  dine  da  la  jua 
rr.ente  a  la  nauicella.  Va  lefir^  e  uipr  di  quella,  a  le  uele  di  c^uefìa  ,  D.  ^^^^''^^^  H 
Valreyiofo  e  fbauenteuol  Irfirno ,  crudele  e  frocellofc  mare  .  E  Cantero  di  c^uel  fecondo  re. 
cnoloueflitrefeguentiuerfifcnoilfì^  delafrofofitme  fr.meUendodi  uoler  cantar  del  Vurg. 
Lf^rL  come  dice,  Itumano  jfirito,  efurgato,  diuenta  degno  di  [dir  al  ciclo .  MA  la 
morta  fofft  rifurga ,  Lofo  lafrofoftione  ,fcguita  nefcguenti  altri  [ci  uerfi  la  '^nuocatme^  laju^l 
è  in  untuer&le  di  tutte  le  Mufc,  CT  ir^  f  articolare  di  Cchfea,  U  fi.  eccellente  di  tutte,  rr.a  di  /oro 
Hcemmo  nel  fecondo  canto  de  U  precedente  f  rima  cantica .  leciuali  in  fcntentia  frega  che  douen 
do  e^li  trattar  del  Vur^.  come  ha  from.effc  difire,  c\.e  la  foetica /Acuita,  /.^../f  i^Hi  man^  ^ 
lui,  per  diuerf  c.f,  era  in  uAta  morta,  R  fi<rga,cio  ^,  Kif.fciti  in  lui,  VOi  che  uofìrofcno 
cYe  io  fon  toeta.  E  Qtii  Caliofl^  alcjuam  furga,  Ef  a  e^uefia materia ,  de  lae^ualfrofongo  di  uo, 
\ertrattare,Cc\iofeal7ìalauantohPe.  V  er  che  e\f indo, come  ha  deUoJamateria  migliore,  ft 
ricerca  che  mipUor  ancora  fa  lo  fide.  Imitando  Virg.  Vo/  0  Caliofeprecor  adirate  cane  ti  e  cet. 
E  diceale^uar^o,  perche  intenie  alarlo  in  tuttopoi  ne  la  ter'^  cantica,  oue  tratterà  del  Tarad.  cofa 


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Postillati  16 


PVRGATORIO 

»3«  fcìmente  me^thr  ìel  VuYg,  ma  OUima  di  tutte  ìaUre .  SE^uìtanlol  mio  canto ,  Verde 
lofera  no»  comincia  dal  Pur^.  mafeguita  dopo  Vlnf.  COn  e^uel  fuono ,  Con  ijuelfonoYo  canto, 
da  cui  le  mifere picche feiìtiron  h  colatale,  CHe  dijj^erarfeydono,  che  ufciron  di jfeyan'^^che filft 
loY  perdonato  .  Turon  ,  fecondo  Quid,  nel  (Quinto  noue  figliuole  di  Piero  de  la  città  di  PeHa,  doti 
iiffìme  in  molte  e  diuerfe  arti ,  ma  tanto  temerarie  er  infoienti^  che  ardiron  nel  canto  uolerfifrei 
forre  a  le  Mufe ,  E  coft  frouocate  da  loro ,  Cahfea  di  lunga  uia  le  uinfc ,  e  per  conuenienie  fena, 
le  conuertt  in  picche  ,  ilc^ual  ^  uccello  garulo  ,  che  leggermente  appara  a  parlare ,  £  auejìo  è-  il 
colpo ,  chejfe  picche  fcntiro  dal  fuom  del  canto  di  Caliopea , 

Voice  color  dorkntd  \afjiro ,      *  Seguita  dopo  U  due  prime  farti  la  ter'^^ 

Che  ficcoglieua  nel  fireno  affetto  ^>  l^^  narratione  cominciando,  (juant 

Va  laer  puro  in  fin  al  primo  giro ,  f^f[      ^^^^^^  >  ^^ome  mmediate 

A  gliocch  mìei  ricomincio  diletto  ,  ^fì         ^^^'^^  'wor/'rf  deVinf. 

TcHo  chi  ufcì  fuor  de  laura  morta)  che  glihauea  contri/iato  gliocchi  el  cuore. 

Che  mhauea  contriflato  oliocchi  el  petto  ♦  '  '^^f^lf^^^  ne  ìaltro  hemiffrio  a  la  fu 

Lo  bel  pianeta,  che  ai  amar  confbrL  ffrficiede  aterra.ouelhattiamlf^^^ 

faceua  tutto  rider  Mente      ^  ^^T  ^^J^^^^-'.^  ^-^-^ 

1    j   '     r  -    1  '    r    r  dolce  colore  di  {affìro  orientale  CHe  Imo 

Velando  t  pefa ,  cherano  m  fua  fcorta.        ^n,,, ,  un,Jf-,,, 

Io  mi  uolfi  a  man  dejìra  ;  e  pofi  mente  rio  DElpuro  aere ,  mtefoper  Lh  de  la 

A  laltropolo^.e  uidt  quattro  Helle  fuater'^4  regione ,  per  ejfcr  (juiuililero 

"Non  uìjìe  mai  ^  fuor  che  a  la  prima  gente  ^     da  ogni  aheratione ,  come  uedremo  nd 

Goder  pareua  il  del  di  lor  fiammelle  ♦  <^anto  che  dira  in  perfcna  diflatio . 

O  fittentrional  uedouo  fito ,  F^wo  <^l  primo  giro ,  Fiwo  ni  primo  deh 

Voi  che  priuato  fei  di  mirar  quelle^  ^^^^f^  percjueUo  de  la  luna  ,  Auenga  che 

laer  e  non  faffi  oltre  al  cornano  del  fupet 
rìor  elemento,  che-  <]uel  del  fuoco,  ilejual  e  me^  fra  lui  effe  primo  givo,  ma  par  co  fi  a  noi,  R  U 
comincio  diletto  a  gliocchi  miei,  Kicomincto ,  perche  tal  freno  aere  hauea  finito  diuedere  ne  Ihel 
mifftrio  noflro,  ejuando  difcefi  a  le  frofinde  tenelre  de  Vlnf  TOfto  chi  ufcì  fuori  de  laura  mori 
fa,  Immediate  cheio  ufcì  fiiori  del  tenehrofi  ft!r  ofcuro  aere  deffc  Inf.  E  moralmete,  To/?o  KST  imi 
mediate  che  io  ufi  de  la  ccfderatione  de  uitij,cofd  ofcura  e  mifcrahiU  ,che  mhauea  contrijìato  glioc 
chi  de  la  mente  elanima  ,  U  fcrenita  de  le  uirtu  ,  che  purgano  effa  anima,  a  la  contemplatione  df 
lecjuali  io  eraperuenuto  ,  ricomincio  diletto  ad  effi  occhi  miei .  IO  lei  pianeta  ,  Vefcriue  Ihora 
cheglif  trouo  ne  laltro  hemiffirio  ejfer  afcefo  a  la  fuperficie  de  la  terra ,  che  (ti  alijuanto  inajv^ 
lalha,  perche  il  pianeta  che  conforta  ad  amare  f  ^  Venere,  lacjuale  fteUa  dice  cheficeua  Kldere, 
ciò  è^,  ]f  fender  tutto  loriente  VF.lando,  Coprendo  i  pefci,  E  ^«f^o  rijjretto  a  gliocchi  noflri,  perche 
efpndo  W  enere  nel  te)i^  cielo,f^  ilfcgno  de  pefci  nelottauo,fcttoalcjualfgno  atlhoraera  Venere, 
(jufjìa  fteRa ,  guanto  a  gliocchi  noftri ,  ueniua  a  coprire  alcuna  parte  de  pefci .  Era  aduncjue  \Jei 
nere  nelfcgno  de  pefci,  che  precedono  immediate  a  l'Ariete ,  nelcfual  aUhora  f  trouaual  fcle  ,  come 
uelemmo  nel  f  rimo  canto  de  la  precedente  prima  cantica.  Et  effcndo  i  pefci  già  tuUi,o  parte  fùo^i, 
efcpra  de  loriente ,  l'Ariete ,  nelcjualfgno  diciamo  cheralfcle,  non potet^a  efprmclfo  lunge  da 

Iorio  .  Vuol  adun(jue  injtrire  ,  chera  Ihora  mattutina ,  che  precede  a  lalta  .  IO  mi  uolfi  aman 
delira.  Come  in  altro  luogo  habhiamo  già  detto,  effèndo  le  cofe  de  laltro  hem  ffiyio  tutte  al  contrai 
rio  di  cji^elle  del  nofìro  auiene  ,  che  fi  come  noi  nel  noPro,fi  fiamo  uolii  ad  oriente  ,  che'  la  \arte 
iinani^  del  mondo, il  nojìro  polo  artico  ne  uien  a  reflar  a  la  fnijìra,  Cof  a  tjueUi  de  laltro  hemif 

jcrio,  lantartico  uien  a  reflar  loro  a  la  dejìra  ,  E  cofi  come  da  noi  nonfoffno  ejpr  uedute  le  pelle 

propinque 


CANTO  PRIMO* 

M     S^^^^  A  Ultn,  ao\  NO.  ./  nojlro  artici,  m  .  W^ro  .«/.^^^^^       E  V,^:  ì^.^ 

misQrio  li^JL  corr.  ueLrr.o  nel  xxv/.  cam  ie  Vlnf.  in^fn^  c/  v/#,  ch.mn 
fJ,,corr.éue,fì.tem.i  uriufr^Vor  che  a  Uprima  gente, Infef.^^^^^^^^^     fnm  f.rn 

Iprhfcfr.  il  mite  del  Vurg.  EÌoyalmente,  Non  uijie  >...>or  chea  Ufnrr^.  gente  Venh 

l  com.  .0.  L  difcefi  d.  /oro,  nJfeUo  .If  ecc.to  originale  .  Go^.rf  .r...  :/  e  d  Di  lor  firn, 
meìle,  cu  ^,  D.  hAund.re  ,  ilnhe g^inti  le.ti godono  de  le  ferfrtte  unt. .     O  Setten, 

Zeno,  iì  foeL  uuol  rnfinrr,  che  rif,eUo  1  lo  ffkndor  e  heh^X^  d:  r'!'  A° 
fuo  dir  efPr  uedouo,  non  fotendo  ^artUif^r  de  la  luce  loro,  E  certamente  no:  de  ftmo 
trionalhpfpmo  dire  deffer  uedom,  non  farticifandc       <}K^tiro  n:ordi  u.rtu  . 

Qmh  da  hro /guardo  fiii  partito 

Vn  poro  me  uoìgcndo  a  laìtro  po/o 

La.cndcl  carro  già  era  Jj^arho^ 
Vidi  prejjo  di  me  un  ue^io  folo 

regno  di  tanta  reuerentìa  in  uifìa  ; 

Che  più  non  de  a  padre  alcun  figliuolo  ^ 
Lunga  la  barbal  e  di  pel  bianco  miUa 

Vortaua  ,  e  jiioi  capeìlt  fmigHante  ^ 

Ve  quai  cadeua  al  petto  doppia  lijla  ♦ 
Li  raggi  de  le  quattro  luci  fante 

Yregiauan  fi  la  fua  faccia  di  lume  5 

Qhio  il  uedea,  cornei  fol  foffc  dauante* 


Tartito  ilpeta  dal  ueder  le  (Quattro  fi  eli  e  ^ 
che  li  Panano  da  la  dfjìra  ,  ft  uolio  da  la 
fimRra  uerfcl  nojìro  arnco fo/o  LA,  on: 
il  carro  già  era  jfarito,  Verche^ft  cO'. 
me  hahiiamo  difcfra  detto,  chi  è-  ne  lab 
irò  hemifjtrio ,  come  il  foefa  finge  chera 
lui,  non  fuo  uedey  il  carro  ,  coft  delio  dal 
uuìgo  le  flflle  che  inforno  al  nofìro  folo 
fin>io  hyfc  .  Vldifreffc  di  me  im  ueglio 
fclo,  QuePi  intende,  come  di  fcUo  uedrei 
mo  ,  fer  Cato  Vticenfe,  e  lanima  di  lui 
fer  la  liherta,  offendo  cjuepo  huomo  Pa^ 
to  molto  amator  di  ({uflla  ,  E  juadra  lene 
in  cjufpo  luogOjfercheufcifi  de  l'infir^ 
noj  ciò  e^y  conojciuto  il  uitio,  delqual  era*, 
umo  in  pruitu ,  cerchiamo  ,  col  purgarci  da  quello,  recuperar  la  ìilerta .  lingelo  uecchio, 
ma  nm  decrepito,  fer  che  in  tal  età  fuo  meglio  Ihuomo  tollerar  le  faffìoni ,  e  confccjuentemenfe  f/V 
•  fr  lihero  ,  che  ne  la  giouentu  fer  troffo  ,on(U  decrepita  fer  foco  naturai  uigore  .  D/  reut^ 
rendo  aftetio  ,  ferche  cjuePo  fcmfre  ueggiamo  feguir  ne  glihuomini  liheri,  e  non  fcggeUi  ad  ah 
cuna  faffione  ,  come  di  lui  fcriue  Lue  nel  fecondo .  CHe  fiu  non  de  alcun  figliuolo  a  fadrf. 
Intendendo  di  juei  figliuoli,  che  da  fadri  oltre  a  leffcre  hanno  ,  e  guanto  a  lanima  e  cjuanto  al 
ccrfo  ,  in  tutto  tfueh  che  fotuto  uenir  da  loro  ,  hauutoil  len  ejpre,  Perche  cjuefii  fai  figliuoli  fc^r 
ìio  fiu  tenuti  di  reuerir  i  fadri  loro  di  quelli ,  i  fadri  de  eguali ,  fotendo  loro  motto  fiu  giouare, 
hanno  giouato  meno .  Ahri  hanno  intefc  ,  che  fiu  non  de  figliuolo  ad  alcun  fadre,  che  [ara  fe^r 
ro  la  medffma  fcntentia  ,  fc  intenderemo  di  ^luel  fadre  ,  che  cjuanto  è-  Pato  in  lui ,  ha  offrati 
in  leneficb  del  figliuolo  .  1 1  raggi  de  le  ijuatiro  lucipnte,  If  ijuattro  uirtu,  che  fer  le  cjuaUro 
Pelle  hattiamo  interpretato  FRegiauan  fi,  Ornauano  tanto  laftccia  di  Catone,  che  fi  uedea  come 


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Firenze. 

Postillati  16 


PVRQATORrO 

fc  f^ffe  Uiiti  Jfcle,  Vmheft  come  il  uitio  akmirct  CT  ofcura  il  Hiero  arktrlo  ìf  !hum^,fm!ii 
infcYuitu,  oft  juejìe  ijuattro  uirtu  lo  uen^:^m  «  r<tfferfnarf,  e  mantfner  inliherta. 


Chi  ftete  UDÌ  che  contrai  cieco  fiume 
fuggito  hauete  la  prcgione  eternai 
Dijjei  mouendo  quelle  honejìe  fiume  i 

Chi  uha  guidati  l  o  chi  ui  fa  lucerna 
Vfcendo  fuor  de  la  projinda  notte  ^ 
Che  femp  e  nera  fa  la  uaìle  infama  i 

Son  U  Uggi  dabijjo  cofi  rotte  ^ 
O  e  mutato  in  cieì  nuouo  configlio^ 
Che  dannati  uenite  a  le  mie  grotte  l 


Di  (juejì^  cieco  fiume  affai  dicemmo  in 
fine  de  V ultimo  cam  de  P Infimo,  e  cot 
,/fcOMc/o  c\)e  lo  finge  il  fotta ,  difcen^ 
ie  da  la  Uro  hemitfirio  al  centro ,  Et 
il  Yufcedetto  ,  contra  deìc^ualt  (juefìi  foei 
fifaliron  a  la  fuferfide  de  la  terra  di  tal 
hemisfiri:, ,  E  non  cjuel  medefimo  ,  ca^ 
me  altrihanno  detto  ,  che  ui  difctnde  da 
Ihemiffirio  mfiro  .  E'  cieco ,  correndo 


fer  luoghi  tenehrofi  e  luì ,  E  moralmeni 
te ,  ejfendo  intere  pey  il  uitio  ,  che  frocei 
de  da  ignorantla ,  E  chi  ua  con  lui,  cale  nel  centro,  ciò     ne  Ihahifo,  ma  chipartendofi  dal  ceni 
irò  uien  contrai  fiume ,  come  effi  ftro,fi  j^arie  ha  Ihahtto  e  uien  contrai  uitio ,  che  altro  non  e^, 
che  infitrgerli  contra,  e  tornar  a  la  uirtu .    fuggito  hauete,  LA  f  regione  eterna,  ciò  è',  lo  ìm 
fimo.  ll(jual  è' pregione  eterna  de  dannati,  Dljpi  mouendo  ejuelle  honefte  piume  ,  chiama 
fiume ,  per fimilitudine  da  gliucceRi^  la  harha,  lacjual  fi  moue  nel  parlare ,     CHi  uha guidaf 
ti  :!  0  chi  ui /a  lucerna  ^  Wnadele  duecofe  ti  fogna  a  chi  ua  per  luoghilui,fi  ne  uuol  ufcire  , 
0  tuona  guida  ,  o  luce  fcfficienfe  ,  che  li  mofiri  la  uìa  chf  ha  da  tenere  .   Onde  ^  fcritio ,  Qui 
amiulat  in  tenehris  nefcit  (fuo  uaéat ,     Quelle  me  le fime  fono  neceffarie  a  chi  e-  fcmmerfo  ne 
hfiure  tenelre  de  lignorantia  udendo  di  (jueìle  ufcire  ,  o  la  ragione  humana ,  lacjualuinca  in  lui 
ogni  difordinafo  appetito ,  o  la  diuina  CfT  illuminante  gratta,  che  h  indri^'^per  la  dritta  e  huof 
na  uia ,     W  Scendo  faor  de  la  profinda  noue,  y fendo  deffa  ofcura  ignorantia  ,  CHr  fii  la  uaile 
infima  fcmpre  nera  ,  la(]ualfala  mente  hahituata  nel  uitio  fcmpre  cieca  ,    SOn  le  le^gi  dai 
liffc  cofi  rotte ,  O  e  mutato  in  cieì  nuouo  configlio  ,  Volenio  infirire ,  che  fi  e/fi  erano" dannai 
ti  a  lo  Infimo,  ufcendo  frori  di  cjuello ,  hifognaua  chefiffè  per  una  de  le  due  cofe  ,  O  che  ejft  hai 
uejjero  ufttto  uiolentia  contra  la  legge  diuina,  che  in  Infimo  eternalmente  li  dannaua ,  oche  il  ciet 
lofifilfe  pentito  dhauer  cofiituita  cjuefia  tal  legge,  ma  ne  luna  ne  Ultra  poteua  ejfcre ,  non  poi 
tendofi  uiolentia  fir  al  cielo  ,  e  cjueUo  ne  le  fue  leggi  effer  immutatile  ,  Onde  nel  cix,flmo,  lui 
lauit  dominui  z^r  non  penitehit  eum .     che  dannati  uenite  A  Le  mie  grotte ,  A  le  mie  Jfelonf 
che  ,  0  cauerne  ,  Uguali  il  poeta  finge  fiotto  il  monte  del  purgatorio  a  lentrata  de  le  eguali  effi  enti 
no  ufiiti  ne  laltyo  htmisfirio  a  riueder  le  jMe . 


Lo  duca  mio  allhor  mi  die  di  piglio  j 
E  con  parole ,  e  con  mani ,  e  con  cenni 
"Reuerenti  mi  fi  le  gcimbe  el  ciglio  t 

Vofcia  rifpofi  lui',  Va  me  non  uennit 
Donna  fcefe  dai  del  3  per  li  cui  preghi 
De  la  mia  compagnia  reflui  fouenni* 

Ha  da  che  è  tuo  uoler ,  che  più  fi  (pieghi 
Di  noffra  condition  camelia  è  uera^ 
"Effcr  non  paotcl  mio  ^  che  a  te  fi  nieghì^ 


^uol  Virgilio  che  Dante  reuerifca  Caf 
tone  ,  ciò  è-,  Vuol  la  ragione  che  il  finfo 
hahhia  in  ueneratione  e^r  ami  la  literfa^ 
Impero  che  (juefia  uince  tutte  le  paffof 
ni  in  noi ,  efin'^h  lacjuale  rimaniamo  feri 
ui  di  (juella ,  Onde  li  da  di  piglio,  ciò  è', 
Loprendein  protetticene,  E  Cow  parole^ 
E  con  le  buone  dottrine  lo  ferfuade ,  E 
Con  mano  ,  E  con  le  opere  la  cofi  perfiiai 
fi  mettenio  in  ffficutionf ,  E  Con  ctnni. 


CANTO    P  R  I  M  ©♦ 

Quciìi  non  uìcìe  mai  luìtìma  fira  ;  E  con  ouime  argume^iia tieni  afjiyìfnm 

m  ter  la  fuA  filila  le  fu  fi  prejjò ,  cfo  RFMm  fi  le  gamie ,  Vfnhf 

Che  molto  poco  ten:po  a  uober  era,  9^'^^'  wcUncnJoy  e-graniiffmo  fcgn^ 

^    r(r  1       j   rr  dhumilta,  EL  dolio ,  ciò  e-,  Et  il  froni 

Si  comto  dij[i,ìui  mandato  ai  ejfo  te.ch^irtim  di  uergognct ,  e  chi  con 

Ter  lui  campare  :  e  non  uera  altra  uia ,  y^^^-y^ 

Che  quena.pcr  laqual  io  mi  fon  mejfc  ,  ^^fp^  fffaudito  .    ìOfia  rijffe 

MofìratG  ho  a  lui  tutta  latente  ria^  lui ,  Uauea  dowaniato  Catone,  che  guii 

Et  hora  intendo  mojìrar  quelli  J^irti^  ,  oche  lume  glihaueua  tratti  fiioriJe 

Che  purgan  fc  fitto  la  tua  kaha  ,  h  infimo,  Virgilio  li  rifonde  hora  non 

Comic  Iho  tratto  Jaria  lunoo  a  dirti  :  ^Ipr  uenuto  da  fe  /leffc  ma  jfer  lifre^. 

Va  Ulto  fcende  uirtu  ;  chimaiuta  gj^\     ^^'^'^^^  ^^'^'^  fcueruto  vante 

Conduccrh  a  uederti  cr  ad  udirti,  f^f'^  compagnia  uM.,^ueU 

,  loche  moralrr.ente  Jignifìihi  ,fu  mm 
flrato  nel  fuor  do  canto  de  la  frecedente 
cunticd  .  MA  la  che  e-  tu^  uolere ,  Hauea  Catone  domandato  (juefii  peti  di  tre  cofc,  E  frii 
ma  ,  chi  ffjì  erano  ,  Secondarìamfnte  ,  chi  aa  flato  Ijy guida ,  o  lume  ufcendo  ffjt  fiiOri  de  lo 
ìnfimo  .  Ter^  yfc  le  leggi  daU/fc  erano  rotte ,  o  era  mutato  m-.ouo  confglio  in  cielo  .  Virgin 
lio  hauea  cominciato  a  rijponder  non  fer  ordine ,  ma  prima  a  la  feconda  domanda  ,  cioè ,  chi  era 
flato  lor  ^uiU ,  0  lumf  dicendo ,  come  hahhiamo  ueduto,  chegli  non  era  uenuto  dafc,ma  m^o/Jò 
Ja  preghi  di  Beatrice  e  cet,  Hora  uien  a  fodiffnr  a  la  prima ,  lacjual  fu  ,  chifete  uoi  ,edii 
celi  inan"^  de  la  condition  di  Dante  ,  E  dopo  ne  fcguenti  uerft  uedrrm.o  ,  che  dira  de  la  fl^a, 
E  per  rijponder  a  la  fer^a  domanda  ,  come  glieditti  eterni  nonfcn  guafliper  loro  .  Dice  adun^ 
^ue  ,  MA  da  che  e- ,  Mrf  iapoi  che  tuo  uolere  e-  CUe  più  fi  jpieghi ,  che  fiu  fi  manififli  di 
noflra  condizione  COme  ella  ^  uera  ,  ciò  è  ,  Come  ueramente  ella  ^,  il  mio  uolere  non  può  e  fi 
fere  che  effa  noflra  conditone  fi  nieghi  e  celi  a  fe ,  (^efli,  ciò  è-,  Dante ,  NOn  uide  mai  luh 
tima  fira,  Non  uide  mai  la  morte  ,  lacjual  e-  lultima  tenehre  de  Ihuomo  ,  M/Kfer  la  fua  fiUia^ 
lAa  per  la  fita  flultida,  lacjual  nafie  fclamente  da  ignorantia,  e  da  cjuefla  il  uitio  per  mancamene 
io  di  ragione  ,  Vifii  fi  preffo ,  che  molto  poco  tempo  EK  A  <«  uolgere,  Haufua  a  forrere ,  E  dif i 
fi  a  uolgere ,  perche  la  reuolutione  iel  file  per  li  duodeci  fcgni  del  Zodiaco  parforifiel  tempo,  Vo^ 
tendo  infirire ,  che  poco  più  chegli  haueffi  perflueratone/a  uitioft  uita ,  era  per  firui  tal  hahito, 
che  non  ne fitria  foi potuta  ufiire  ,  ìUhe  faehle flato  la  morte  de  lanima  ,  Ma  Beatrice  intefi  per 
la  diuina  grafia ,  /;'  mando  Virgilio  ,  ciò  e-,  Deflo  la  ragione  in  lui,  lacjual  li  flce  conoscer  U 
malignità  del uifio,  E  non  uera  altra  uia,  che  (juefla  de  l'Infimo,  ciò  è-,  che  moflrarli ,  mediani 
tf  la  ragione ,  guanto  i  uitif  fieno  a  lanima  dannofi ,  e  fugaci  t  uani  tutti  c^uei  filft  piaceri  che 
Krecon  fico,  Moflra/o  ho  a  lui  TW  fiala  gent(  ria  ,  cioè-,  TuUe  le  genera  f  ioni  e  Jjretie  de 
uittf,  ET  hora  intendo  ,  Dice  in  fintentia  ,  uolerli  hora  moflraY  il  Purgatorio  ,  Perche  non  hat 
fia  conofceri  uitif,  ma  hfigna  purgarfine  ,  SOtto  la  tua  halia  ,  Non  foiendo  entrar  in  Puri 
gatorio  fcnon  chi  fi  pente  de  commeffì  errori ,  E  neffun  fi  pente  dejfer  fitto  fcruo  de  uitij  ,fc  non 
deftdera  la  liberta  fignificata  per  Catone  .  COmio  Iho  fratto  firia  lungo  a  dirti ,  Tropf!y 
lungo  di  fior fo  farehle  a  dire  ,  cfuante  cofi  dimoflra  la  ragione  al  fenfo  prima  cheli  ficciacono^, 
fier  la  hrufe^i^  e  defirmita  del  uitio,  E  cjuanto  a  lanima  fia  peflifiro  e  da  effir  fi'ggito,  jfer  fin 
glielo  oiiare  ,  DA  Ulto  fcende  uirtu,  che  maiuta.  Perche  la  ragione  humana  fin'^l  diuino  aìui 
to  non  hafta  a  la  filute  de  lanima,  fsr  ^  conducerla  a  uedere  t!r  ad  udir  Catone ,  ciò  è',  a  uolff 
la  liherta  ^  a  conofcerla  auanio  fia  da  e/prdefiderata  ^penhe^fi  come  diffi  chriflo  a  fuoi  dii 
^epoli^  neffuna  cofafipuo  fiirefin'^  di  lui. 

V  ii 


PVRGATORIO 

HoK  //  fiaccU  gYdlìr  la  fUi  uenutdx  la  ragione  ffrfuaìe  alalìifr/a,  cleuO 

Liberta  ua  cercando  ;  che  fi  cara^  £U  QKuMre ,  do  è ,  Vaumre  a  la  ufi 

Come  fa ,  ch'i  per  lei  uita  rifiuta  ♦  <iflpnfo ,  i/^W  hauenh  con:>fciun 

Tul  fai  t  che  non  ti  fu  per  lei  amara  t  uiti/yua,  p^r  liherarfene,  cmanh  cjufh 

In  Yùca  la  morte  ^  oue  lafciajli  [''V  T/.r  "^'^^'T/' 

La  uefla^che  al  gran  di  fja  fi  chiara,  Zm^^^^ 

mn  fon  ghednti  eterni  per  noi  guafl  t  uitu.fmMeriishann,  eletto  uoL 

Che  qucfìt  urne  \  e  Usnos  me  non  legat  tarla  morte ,  come  ftce  catone  in  vth 

Ua  fon  del  cerchio'.oue  fon  gliocchi  cajli  ca  città    Afpica ,  ll^jual  p^uitanhla 

ri  Martia  tua  che  in  uifh  anchor  ti  prega  parte  di  Vomfeio^e  fentito  affroffimarfi 

O  finto  petto  ^  che  per  tua  la  tegnit  Cefare.teme  de  la  fcruitu  ,onle  fi  ^; 

Ter  lo  fiio  amor  adunque  a  noi  ti  piega  ^  ce  occidere  da  un  feruo ,  Come  effe  cefa^ 

Lafciane  andar  per  li  tuoi  fette  regni  t  /^oi  comentari,    Afflano  ne  le 

Gratie  rìpoìtcro  di  te  a  lei  5  ^^^^^^  affermano .  LA  uefla ,  eia 

Se  defTcr  mentouato  la  gm  degni .  ^>    f    >  ^'^f ^^/f^    ^^«'f  ^  » 

o       »  Qi^f    ^y^j^  di  farà  fi  chiara ,  Venhe  al 

ii  de  luniuerfl  giudiào  ,  intefo  fer  h 

gran  di,  tutte  Unirne  riprenderanno  le  pie  uefte  ,  E  <\ueUi  che  faranno  uiuuti  Ideyi  da  uiiij ,  te 

haueranno  Jjplendide  ,  lucenti ,  e  chiare ,  tra  leijuali  pira  la  uefìa  di  Catóne ,  ciò  è'ydi  efueUi,  che 

faranno  uiuuti  in  tal  liherta  ,    hJOn  fin  ^ìie  ditti  eterni  fernoi  ^uafii  yì^ijfonde  Virgilio  ala 

ter'^  domanda  di  Catone  ylaqual  fit  y  Son  le  leggi  dahiffocoft  rotte  t  Diche  haUiamo  detto 

^ifipra ,  E  Minot  me  non  lega ,  Ma  fin  del  cerchio  e  cet.  Et  in  efuefìo  liura  difititfare  a  la  pri; 

ma  dimanda  ,chefù,  chi  fiete  uoi ,  che  contra  il  cieco  fiume ,  E  M/wO/  me  n:n  lega,  perche  fif 

no  di  ijuelli  del  prim:ì  cerchio  ,  intefi  fer  lo  limho ,  icjuali  da  Minos ,  fecondo  la  fittione  del foe^ 

fa ,  non  fino  rilegati  ad  alcuna  fintial  fena  ,  come  fino  cjuedi  de glialtri  cerchi ,  onde  dite  , 

MA  fin  del  cerchio  y  oue  fin  gliocchi  cafti  DI  Marfia  tua  e  cet.     Di  Martia  donna  di  Catone 

dicemmo  nel  (Quarto  de  V Infimo .  CUe  in  uifla  anchor  ti  prega  O  fAnto  petto  che  per  tua  la  tei 

ni,  E  (juefto  dice  ,  ferche  Catone  fiiO  marito  ,  come  recita  Lue»  nel  ficondo  de  la  fua  farfidida, 

auendo  di  lei  due  figliuoli ,  la  marito  ad  Orfentio  Juo  amico  ,  che  non  nhauea,  Alcjual  hauen^ 

ione  medefimamente  partorito  ,  e  rimafà  uehua  di  (juefio  ficondo  marito  ,  prego  Cafone  che  la 

noleffe  ritzrre  e  tenerla  per  fua  ,  come  poi  fice ,  E  fecondo  il  poeta  fiejfc  nel  fio  conuiuio ,  lo  prei 

gaua  di  quefio  dicendo.  Due  ragioni  mi  mouf  no  a  fregarti  che  tu  mi  uoglia  ritorre  ,  Luna  ftè  , 

a  ciò  che  dofo  me  ft  dica ,  cht  io  fta  morta  moglie  di  Catóne  ,  laltra,  che  dopo  me  fi  dica,  che 

Ut  non  mi  fiacciafti,  ma  di  huono  e  rifofcto  animo  mi  maritafii,  Ma  in  tjud  luogo  il  poeta  intenf 

ie  Martìa  per  lanima  noUlitata  di  molte  uirtu ,  laijpial  efpnjoft  prima  partita  da  Dio  , 

torna  a  lui  pregandolo ,  che  la  uoglia  ritorre  e  tenerla  per  fua  ,  E  noi  in  cjuefio  moralmente  inf 

fenderemo  ì^artia  per  la  uita  ciuile     attiua  ,  hauendo  intefio  Catone  per  la  liherta  ,  a  lacfuai 

le  effa  attiua  uita  cerca  fempre  congiungerfi  ft^  unirfi ,  Onde  dice ,  che  in  uifia  anchor  ti  prei 

ga  che  per  (ua  la  tegni ,  V irgilio  prega  adunejue  Catone ,  che  per  mor  di  Martia  ft  dehha  pie*^ 

gara  preghi  loro  ,  elafiiayli  anìar  fer  li  fuoi  fitte  regni ,  intefiper  li  fette  eerthi ,  0  uoglia  f 

moli  dire  Cornici,  Gironi,  0  Giri,  necjuah,  come  haUiamo  ueduto,  e'  dìfixnto  il  monte  del  Vuri 

gatorio,  perche  in  ognun  di  (juelli  fi  purga  uno  de  fette  peccati  capitali ,  promettendo  di  ripori 

farad  effa  Maytìa  gratie  di  lui,  fi  egli  ft  degna  deffer  mentouato  LA  giù,  ciò  è',  In  tanti 

laffoe  depreZ-^  luogo ,  ijuanto  ha  dimoflrato  efpr  il  limto ,  oue  con  laltre  fimofi  donne  Ro; 

jTWWf  dentri  al  nohile  cafieUo  ft  troua  Martìa . 

^if^onie 


i 


CANTO 
mm  piacque  tdnto  a  gVwccU  miei, 

Mentre  chic  fui  di  U ,  dijfe^i  Mera  5 

Che  quante  gratie  uótie  dd  me^fii^ 
horyche  di  la  dal  mal  fiume  dimora  ^ 

Vìu  mouer  non  mi  p«o  per  quétla  legge  j 

Che  fatta  fu  ,  quando  me  nufci  fiora  ^ 
fe  donna  del  del  ti  moue  e  regge 

Come  tu  di  ;  non  ce  meHier  lufin^e 

F^ajliti  ben  j  che  per  lei  mi  richicgge. 
Vii  dunque  *j  e  fa  che  tu  coflui  recmghe 

Vun  giunco  fchietto  $  e  che  li  laui  il  uijò 

Si  5  chogni  fucidume  quindi  eHinghe  : 
Che  non  fi  conuerria  locchio  fcrprijo 

Valcuna  nebbia  andar  dauanti  al  primo 

Minifìro*yche  di  quei  di  faradifo^ 
Qjiejìa  i filetta  intorno  ad  imo  ad  imo 

La  giù  cola ,  doue  la  batte  londa , 

Vorta  de  giunchi  foural  molle  limo  4 
l^uMtra  pianta^  che  fijcejfe  fronda y 

Qd  indurajje  *y  ui  potè  hauer  uìta% 

Vero  che  a  le  percojje  non  feconda  ♦ 
Tefci(f  non  fa  di  qua  uofìra  redita  : 

Lo  fcl  ni  mofìrera^che  furge  homaix 

Vrendete  il  monte  a  più  leue  faina  x 
Cefi  fl'ar)  x&  io  fu  mi  leuai 

Scn\^  parlar  5  e  tutto  m.i  ritraffi 

til  duca  mio]  e  gliccchi  a  lui  driT^^ai.  •  l  t-  r  rr      r'     ■  '  ì  s 

Ynm,  chfm  Jt  fJleycito  jcmjfre  in  tal  uiU 

àuilf  y  Ytia  fjorrf  chf  per  la  tirannia,  la  dtiiluifa    m^'^ta  e  ufnuta  a  meno ,  jferche     la  dal  mal 

fruYYif  non  faffa  fenon  chi  ^  morto  nel  uifio ,  come  cjuefta  ciuil  uita  e  morta  in  quello  àe  la  tiri^n^ 

nia,  Onle  nel fcfìo  canto  ueèyemo  che  al  fropftto  dira,  che  le  terre  d'Italia  tutte  piene  fcn  di  tif 

Unni  e  cet.  NOn  mifuo  più  mouere,  Verche  doue  ciuHmente  non  fi  uiue,  la  liberta,  per  non  pof 

tfruift  effmitare,  non  uha  luogo,  \ero  fcfce  fuori  di  tjuefla  tal  tirannica  legge ,  E  da  lauiua  e  ci'', 

uiìepajjaalacontemplatiuae  diuina,  Onde  fcggiunge ,  Ma  fe  donna  del  del  ti  moue  t  regge  co'» 

me  tu  di,  Hauendo  Virg,  difcpra  detto.  Donna  fctfe  del  del  per  li  cui  preghi  e  cet.  NOn  ce-  mei 

fiieY  lufmghe  ,  Hauendolt  Virgilio  promeffc  in  premio  di  <jueh  di  che  lo  ricercaua  ,  di  riportar  a 

Marfia grafie  di  lui,  llche  era  un  lufwgarlo  ,  come  (juando  uogliamo  chel  fanciullo  fàccia  alcuna 

itp,  che  liprometiiamo  un  pomo  .     Baffi  len,  CHe per  lei ,  ciò  e-.  Per  effa  donna  del  cielo  ,  mi 

richiegge,  fcn'^  u farmi,  come  uuol  inferire ,  lufmghe .     Altri  hanno  iniefo  per  tjuefìa  legge,  la 

legge  diurna,  lajual  dicano  difforre,  che  tanto  h^fìi  Umore  de  la  lilerta  ciuile  ,  cjuavto  dura  effa 

liuil  uita,  ma  poi  uenuta  la  contemplatiua  ,fi  detta  ofpruar  la  legge  di  cjuella  ,  chefìa  molto  he^ 

re ,  Ma  come  intenderemo  noi  che  ijueffa  (al  diuina  legge  ftffe  fitta  ,  (juando  Catone  fe  ne  ufcì 

fiiori,  come  effi  hanno  irìtefc,  e  non  che  per  ({uella  Martia  dimori  di  la  dal  malfiurne,  c\)e  di  (juei 

fio Tton  ne ParUnQ      VA  imue^  e fr  ihe tu  (ofìui  mìighe^ VoUndQ  Catone fiitisftr  a  la  dq^ 

"  Y  Ul 


PRIMO. 

Rijjxinde  Catone,  Mdrtia  ejfcrli  Unto pld 
ciuta,  mentre  che  gli  fu  dicjua  ne  laprei 
fcnte  u\ta,cheftc(  tutto  cjuello  chdla  uolle 
per  lei,  ma  hora,  dice,  che  ella  dimora  di 
la  dal  mal  fiume ,  per  cagione  di  (jueBa. 
legge  ,  che  fu  fitta  allhora  quando  io  me 
t\e  ufct  fiiOra  ,  non  mi  può  più  mouere  , 
Intendendo  il  malfiurne  per  Acheronte^ 
il  primo  de  quattro  infirnali,  tuefìa  Cai 
Yon  a pafjàrlanime,che  fanno  a  dannare, 
tltre  delquale  immediate  fi  difende  nel 
limho,  oue  dimora  Martia,  come  ne  lapre 
cedente  cantica,  e  di  quella  ne  fuoi propri 
luoghi  haUiamo  ueduio,  E  qufUa  legge, 
per  la  tiran^ilf  occupata  in  Rorrrf  da  Ce 
fye  deponendo  il  magiflraiode  Confli, 
fitto  alqualf  il  popolo  Romano  era  lungo 
tempo  ciuilmfnie  uiuuto  inliherta,  efkun 
dofi  in  qufUa  Dittator perpetuo .  Do/o  lai 
qual  dittatura  ,fcguiron  molti  crudeliffii 
mi  CfT  tmpi  tiranni ,  Onde  non  uolendo 
Catone  ,  come  huomo  lihero  ,  uiuer  fetta 
quefla  tal  tirannica  legge,  ficendofi  ocdi 
der,  come  di  fcfra    detto  ,fifct  fiiOri  di 
quella  ,  py  la  qual  Martia  dimora  di  la 
dal  mal  fiume .  Piacque  adunque  ,  moi 
talmente,  tanto  Martia,  infefctper  la  uita 
iuile,  a  Catone, inte fi  per  la  literta,men 
(re  che  effa  liherta  fu  di  qua  tra  glihuo^ 


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Postillati  16 


P  V^R  G  A-  T  O  R  r  O 

mania  li  Virg.  u\en  a  lm:>jìr<xrH  cjuello  ,  chegli  ha  in  ime  firn  di  Dante  a  fire ,  e  prim  ,  chf  h 
Yicinga  lunc^fchietio  giunco ,  E  ricingey  dice ,  parche  fera  prima  [cinta  la  corda ,  che  Viro,  hauea 
gettata  nel hmato  di  Gerione.,  cme  nel  xv/.  de  hnf.  uedemmo  ,  e  ^ueHo  ancora  che  uoleffe  tet 
tal  corda  moralmente  panificare  .  Wuol  aiuncfue  h:^ra  che  h  ricinga ,  e  non  più  di  corda,  che 
[lenifica [rande  e  inganno,  ma  duno[chietto  giunco,  che  fgnifica  [mcerita  e  lealtà ,  leauali  parti 
[cno  del  tutto  neLe[[me  a  chi  fi  uuol  andar  a  purgare .  oltre  di  ^uejìo ,  uuol  che  li  laui  di  moda 
il  ui[o,  che  ne  tolga  uia  ognifiicidume,  laciual  cofafignifica,  che  gli  illumini  lintelleUo  di  modo, 
che  toìga^  uia  di  cjuello  ogni  duhhio  ,  Perche  dice,  Non  fi  conuerrka  LOcchio  [crfYÌ[o  daUuna  neh 
hia,  ciò  è-,  Linfélleuooffi([cato  dalcuna  ignor^tia  ^Ndar  dinanl^  al  primo  miniftro,  che-  di  (juei 
iiparadi[o  ,  lntf[o  perlangelo  finto  dal  poeta,  come  uedremo  ,  a  la  porta  del  Vurg,  E  (jueiloferlo 
[acerdote,  Alcjuale,  douendofi purgare ,  e-  di  hjcgno  daniar [mceramente  e  con  lintelleuo  ejhuri 
gaio  da  ogni  nehlia  dignorantia  che  li  poteffe  impedire  il  ricOnofcimentò  de  le  pte  co^pe ,  Et  è' il 
primo  deolialtri  miniftri,  per  efpr  pofto  a  lintrata  del  primo  de  gliotto  tal'^ ,  nejuali  è-  dipinto  ti 
monte  del  Purg,  ponendone  a  lintrata  dognihal^  uno,  E  perche  cjuel [oh  tiene  il  luogo  di  Pietro, 
Cr  ha  lautorita  di  poter  [oluer  e  legar  il  peccatore ,  qvefta  ipletta  intorno  ad  imo  ad  imo.  Coi 
me  ne  la  pia  dipriuione  halhiamo  dimoftrato,  pone  il  monte  del  Purg.  ne  laltro  hemisfirio  in  i[oU 
circondata  da  l'Oceano,  e  che  intorno  intorno  de  fuoi  liti,  nafchino [clamete giunchi,t7  è  il giun 
co  certa J^etie  dherha,  che  uien  pi  dritta  fin'^  figlie  e  fcn"^  nodi ,  e  leggermente  p  piega  ,  ne  mai 
.  fi  rompe,  e  na[ce  comunemente  ,  come  in  per[ona  di  Catone  dimofira  il  poeta ,  ne  luoghi  paludofi 
e  ha[p  uicini  al lit^  del  mare  .  Qjiejìa,  per  nafcer,  come  diciamo,  in  taffo  e paludop  luogo,  [cn^ 
figlie,  che pgnificano  lalterigia  ,  e [cn^  alcuna  dure^  ,  che pgnifica  lofiinafione  fitta  ne  Ihai 
hito  del  uifio,  è'  dal  poeta  inte[a  perlhumilta,Onde  uedremo  che  di  [etto  la  chiama  humile  pianta* 
Laijual  humilta  ^  necefjàrio  che  fi  cinga  chip  ua  a  purgare ,  e  cop  ancora  che  farmi  dipafientia, 
(he  Jfetie  di  (jueUa,  contra  ad  ogni  auerpta,  Quefìo  ftgnificando  per  il  fletter  e  piegar  del  giun  fi  . 
co  contro  a  la  uiolenfia  de  londe.  Et  ajpgnane  la  ragione  dicendo ,  NWlla  altra  pianta  ,  che  fii 
cefp  [ronda  Od  indurajp  e  cet.  Perche, p  come  (juefta  tal  pianta,  non  uolendo pcÓdar  e  fiegarp 
a  lempito  dehnde,  ma  con  la  fua  uanita  e  durez^  repflere,  non  ui  hauerehle  uita,  perche p  rom 
pereUe,  Cop  chi  non  uolefje  conia  toSerantia  ceder  e  dar  luogo  a gliautnimentì  e  cafi auerfi,  ma 
con  la  piperhia  ^  ofiinatione  opporp  e  ftar  contra  di  quelli  opinato  e  duro,  p  uerreUe  a  rompere 
er  dijferarp  de  la  propria [alute ,  Bipgna  adumjue  ,  ufcito  de  Vln[,  ciò  è-,  conopiutò  la  malifi 
gnita  del  uitio ,  andarpne  a  purgare  perla  uia  delhumiltae  de  la  toderantia  ,  chi  ultimamente 
uuol  apenler  a  la  ccntemplatione  de  le  diuine  co[e ,  e  non  per  la  uia  de  le  tre  fiere ,  che  nel  primo 
ie  la  precedente  cantica  uedemmo  che  il  poeta ,  [dendo  il  code ,  haueuaprefc.  Onde  li  fit  detto  da 
Virg,  A  ie  conuien  tener  altro  uiaggio  e  cet.  POpia  non  fia  di  (jua  uofira  redita  ,  Non  uuol 
Catone,  che  efp  tornino  al  monte  per  quella  uia ,  per  efprui  la  [alita  molto  ripida ,  ma  uuol  che  lo 
prendino  a  [dita  più  leue,  per  efpr  la  uia  che  conduce  a  la  uirtu  molto  ajfera  ,  e  piena  dogni  diffi^ 
eulta,  e  maffimamente  nel  principio,  nelcjuaì  fit  porla  Ihuomo  dij^erar  de  limfrep  ,  M<r  prendendo 
la  più  leue  e  men  peno[a  [alita,  p  può  a  poco  a  poco  tanto  af[hefire  ,  che  tal  [dita  li  [ara  di  nef[una 
fitica,  come  uedremo  che  il  poeta  dir^  nelffìo  canto  .  IO  [dui  mofirera ,  che  fìtrge  homai ,  Di 
ppra  uedemmo ,  che  upitì  cheffi  fùron  a  la  [uperficit  de  la  terra  de  laltro  hemisjfrio ,  che  il  poeta 
dicendo,  Lo  hel pianeta  che  ad  amar  confi)rta  e  cet,  uenne  a  dimofìrare  ,  che  era  Ihora  mattutina, 
laijual  è'  un  poco  inan'^  a  lalta ,  Et  hora  dicendo  in  ferpna  di  Catone  ,  che  il  [de  ,  ilijual  homai 
refirge,  mofìrera  loro  il  camini,  dinotaxhera  lalha,  tanto  tempo  hauea  con/umato  nel  parlar  con 
effo  Catone ,  Qu^efìo  [de  adunque,  ilijual  ha  da  mofìray  la  [dita  del  monte,  noi  lo  intendiamo  per 
laiJduminante gratìa ,  come  uedemmo  ancora  nel  primo  de  lapyecedente  cantica  ,  che  [x  mo^ro  a 
Ditte  fui  coHe, f  et  indriK^rlo  a  la  [dita  di  juello,ma  m  uano,penh  dhora  era  inJijJ'o/?o  a  /oj^f  ^ 


m 


a 

Ari 


Po 


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Postillati  16 


CANTO    FUI  M  0* 

H  rlM^  «  llrfìffimeio  ie  le  tre  fiere  ^  Uu  ne  pirafiuo  Me^meli<i>ì{e  il  ììfcenfo  cìie  U 
fatto  a  l'inf.  0  «O^too  dire  il  iifarfo  fitto  fer  liuerfi  uitijy  e  Ihumilta,  e  la  paiientia  che  li  ueàre 
m  affumere  nel  difender  a  hafft  liti  di  cfuella  ifoUy  e  leffer  ricim  duno  fchietto  giunco ,  e  f  atieni' 
temente  tollerare  ogni  auerfita^  Ispira  ,  come  uedremo,  [dire  .  CO/ì  jfart  ^fji^fu  mi  lei 
uai,  Vanendo  la  liberta  ammonito  la  ragione  di  (juanto  ella  ha  da  fàre  in  lene  fido  del  fcnfo ,  fer  i 
(heplp  tal  liherta  confeguirf,  e  hajìandoli  fcUmente  tanto, Jfart  uia  ,  E/  Hfcnfc  ,  che  la  ragio'. 
tie  haueua  frima ,  j^er  reuerir  la  liherta  ,  fttto  chinare ,  onde  diffe  ,  cheglihauea  f^Uo  reuereni 
ti  le  gamie,  ft  leuo  fu,  e  ritraendofi  tutto  a  la  ragione,  fcn'^  farlare,  dri^^o  gliocchi  a  lei  cjf  etf 
tando  da  cjueUa  do  che  determinaua  di  uoler  fire  effcndo po/Wo  cfjìdo  de  la  ragione  il  determii 
tiare ,  e  del  fcnfo  di  fluitarla  ne  la  cofa  da  lei  determinata. 


£/  comincio  ;  ^igìiuoì  f<gui  i  mei  faffì  t 
Volgìanci  in  dietro  ^  che  di  quadichim 
Cìuejìa  pianura  a  fuoi  termini  bajft ♦ 

Lalkct  uinceua  Ihora  mattutina  , 
Che  figgi  a  inan\t^f\  che  di  lontano 
Conobbi  il  tremolar  de  la  marina^ 

Noi  andauam  per  lo  folingo  piano  5 
Comhuom^  che  torna  a  la  fmarrita  flrada^ 
Che  in  fino  ad  cffa  li  par  ire  in  uano  ♦ 

QMando  noi  fummo  la ,  oue  la  rugiada 
Vugna  col  fol'^e  per  effcr  in  parte , 
Oue  adore^xa ,  poro  fi  dirada  ; 

Amlo  le  mani  in  fu  Iherbetta  jparte 
Soauemente  il  mio  maefìro  poji  t 
Cndioj  che  fui  accorto  di  fu  arte  , 

Porji  uer  lui  le  guance  lagrimofe  : 
lui  mi  fèce  tutto  difcouerto 
Quel  color ,  che  Unfèrno  mi  nafcofe  * 


e'  figliuolo  il  fcnfo  de  la  ragione ,  (^uani 

10  gilè  ohediente,  come  dthhe  effcr  il  fii 
gliuolo  a  la  madre ,  Vice  adunque ,  che 
debba  fcguir  t  faff  fuoi  f fendo  ,  che  fey 
fè  fi  effe  errerebbe  la  dritta  uia,  Volgianci 
in  dietro,  Vuol  Virg,  difender  alito  del 
mare,  fer  fir  a  Dante, guanto gliera  Jìai 
toimpfìo  da  Catone  ,  cioè',  Lauarli  il 
uifo,  e  ricingerlo  duno  fhietto giumo  con 
prenler  pi  a  pu  leue  flit  a  il  rr,onte  . 
LAlba  uinceua  Ihora  mattutina,  Vi  fcfra 
hahbiamo  ueduto  ,  che  dicendo  il peta  in 
ferfcna  di  Catone,  Lo  fd  ui  moJìrera,che 
furge  homai,  era  il pincipio  de  lalba,  Et 
hora  dicendo  ,  che  lalba  uinceua  SI ,  cio 
è,  tanto,  Ihora  mattutina,  chtgli  conobbe 

11  IctanO  il  tremolar  de  la  marina ,r:ffettQ 
a  le  picciole  onde, che  ft  moueano  in  (juelf 
la,  Dimofira  adun<jue  ,  che  lalba  rendei 


uagia  tanto  di  luce,  che  ancora  ne  luoghi 
Uff  e  da  lontano  ft  comindauano  a  fcorger  le  cofe ,  E  la  mattutina  hora  fiiggìua  inan'^  ,prche 
era  cacciata  e  uinta  da  lalba ,  che  uien  dop  ,  tfX  èpu  chiara  e  lucida  di  lei ,  NO/  andauam 
fer  lo  fclingo  pano,  Comhuom,  che  torna  a  la  fmarrita  Jìrada,  la  compratione  è  ottima  ,  tjr 
da  <jud  che  torna  a  la  fmxrrita  uia  de  la  uirtu,  a  cfud  che  torna  a  la  fmarrita  fìraia  de  lajj)iratì 
albergo,  prche  ad  ognun  di  (fuefli,  fin  che  nò  ui  f  pruiene,  pr  oprar  in  uano .  Haueua  aduni 
^ue  il  peta  fmarrito  la  dritta  uia,  cjuando  fitrouo  ne  lofcurafclua,  come  ue  demmo  al  pincipo  del 
prirKO  canto  de  la  pecedenie  cantica  .  Fuuipi  indriz.'^to  da  Virg,  cjuando  dimoftratoli  lerror 
fùo,  nd  medeftmo  canto  li  diffe,  k  te  conuien  tener  altro  uiaggio  e  cet.  Quefìo  afjrrmo  eglifieffo 
a  Ser  brunetto  Latini  nel  xy.  de  lamedefima  pece  lente  Cantica,  (Quando  dimandato  da  lui,  chi 
era  ejueUo,  che  limofìraua  il  camino,  oue  parlando  di  Virg,  diffe,  La  fu  di  fcpa  in  la  uitafcrena 
mifmarri  in  una  uaUe  audnti  che  ftffe  piena  la  mia  età  .  Vur  hier  manina  le  uolfi  le  jfaHe , 
Cluffli  mafparf  tornandio  in  cjuella,  E  reducemi  a  caper  quefìo  calle,  E  che  altra  uia  nò  uifffe 
lo  dimofìro  di  fcpra  in  ferfcna  di  Virg,  dicendo  a  Catone  ,  5*/  comio  difft  fin  mandato  ad  effe  Ver 
luifaluare,  e  non  cera  altra  uia,  che  ijuefìa  per  ìaqual  io  mi  fon  meffc  .  Ciuefio  mejefmo  uei 
irerm  mora  (he  farà  ia  lui  a^rmat^  in  perfona  di  Qeatm  nel  xxx,  ^anto ,  oue  mofìra  efpre 

V  mi 


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Postillati  16 


^    ^  ,  ^     PVRGaT  ORIO 

flato  h  hi  .  frlncirio  /.in^^./o;.r /.  uia  de  U  uirtu ,  .  chefoi  di  c^ueh  ufùt, ,  UueV  mdnSaf, 
ilf  r^^"f  V ^r^- #«^0  .  Ufuafdutf  altro  rimdio  ,  corwina.nio  da  quffto  ^erCc,  nue^, 
.flifiitalnflafuamtamuaecft  Torn^^^  adunque  Bantf  con  laiut,  dt  vJ^^^^ 
[dingo  pano.alafmamtafìrada  iela  mrf. ,  Efihngo  dicf ,  perche  fochi  ft  f  armo  da  , ai, 
firad^,  che  fot  mf^rfi^no  ritornare,  Et  eraui  già  uicino  ,  ferche  hauendo  cercato  futtol'l^H 
no  CIO  e-,  conftderato  a ^etief  articolarmente  di  tutti  i  uitij  ,  mancaua  fclamente  ,  che  ter  firi 
glieli  odiare  .Virgilio  i  fncejfe  conofcere  la  ma  ignita  di  cjudi ,  lac,ual  cofa  fkra  lavandoli  il  uifi 
di  rugiada,  ciò  e ,  togliendoli  la  ignoratia  de  lintelUuo,  Efe  giunto  a  hafTt  liti,  lo  ricinoera  dun^ 
[ehm  giunco,  E  [c  condotto  in  ha/fc  flato  ,  come  fu  nel  fio  epio,  larmera  di  fatienticTf  ihumi^. 
ta  .  Onde  fcguitando  dice,  Qj^ando  noi  fiimmo  doue  la  rugiada  P  V gna,  ciò  ^,  Combatte  colfil 
le,  E  Ter  elpYinfarfe,  E  f(Y  ej[ii  in  luogo,  OVeadore^^,  Nel^ual  uente^gia  ,  Perche  ora^ 
Mento,  E [t  come  dal  uento  diciamo  Vtnteggia  e  uenieggiare ,  Cofi  da  lora  diremo,  hdore^'^ 
adorez^re,  VOcoft  dirada,  Vocofi  dijfolue  lijue/i  eflrugge.  Perche  la  doue  j}>ira  uento,  la  rui. 
giada,  col  rin[re[camento  di  cjuello,  ft  diftnde  fiu  lunga  mente  dal  calor  del  fole  .  Miri  hanno  in', 
iefo,  che  Aio/f^^  uenga  da  re^^,  che  ftgni fica  omhra,  ma  doue  e  omlra,  la  rugiada  mn  com 
latte  col  [ole  .  Amho  lemani  in[u  IherheUa  jfarte  SOauemente,  Perche  la  ragione,  in  ammaefi 
ftrar  ilfinfogiafattoplo  ohediente,  procede  femore  con  [cauita  e  dolce^'^  .  ONc/Zo,  che  fui  accolto 
di  fu  arte.  Ver  U<\ual  cofk  io,  che  maccorfì  di  cfuello,  chegli  intendeua  di  uolerfSre,  Perche  ffeud 
Catonehauerìi  detto  ,  che  mi  lauaffel  uijh  ,  Por  fi  uer  lui  LE  guancie  lagrimofl ,  Coft  fitte,  come 
uuol  inftrire,de  lafietk  che  hehhe  ne  Vlnf  de  le  fem  de  dannati,  Onde  nelfcflo  di  quello  parlado 
di  Ciacco  dijp.  Io  //  rijp:if.  Ciacco  il  tuo  affhnno  Mipefa  fi,  che  a  lagrimar  minuita,  E  nel  xx.  de 
glindouini  cherano  ne  la  tjuctrta  bolgia  de  lottauo  cerchio  ,  Certo  io  fiangea poggiato  ad  un  de  rocf 
chi  Del  duro  [coglio  e  cet.  Quiui  mi  flce  TMtto  diflouerto ,  lutto  maniftfto  e  chiaro  qVel  cot 
lore  y  ciò  h,  Qj£e[lo  aj^etto  naturale ,  E  moralmente.  Quello  errore  ,  CHe  mi  nafcofe  l'Inferi 
no  .  llc^ual  mi  celo  il  uitio ,  Intendendo  de  la  malitia  di  (juello  ,  che  anchora  non  hauea  cono[ciui 
to  lene ,  Perche,  fi  come  diffe  in perfcna  di  Catone ,  non  era  mueniente  tindar  con  locchio  [cr^ 
pi[o  dalcuna  ntlbia  dinan'^^  al  primo  minifira  e  cft^ 

Venimmo  poi  in  fui  Ino  diferto^  chiama  Difcrto,cioè^,inhaliiatoillity 

Che  mai  non  uide  nauigar  fue  acque  ^i  ^K^ft (tifila, hauen  do  co  fi  finto  laltro  he 

HuomOjche  di  tornar  f\a  fofcia  fperto^         miiftrio,E  moralmente  difcrto ,  perche 

QjiÌHi  mi  cinfe  ft ,  comahrui  piacque  :  ^^^^      f  ^^^^*  >      yicomfihino  i  fuoi 

O  marduìqlia  tche  qual  coli [celfe  'Y'""'  '  '  f^rgarfine .  cHe, 

Lhumile  pianta  cotal  ft  rinacque  ^uallito,mn  uidemai  huomo  nauigar 

Subitamente  la  .  onde  U  fudfe  .  ^^^^f  WNon.r^^  che 

^  lfnauigalfe,CUefiafofitajferto,ll(iual 
[tapi  aueduto  e  dotto  di  tornare ,  E  tjueflo  è'  nero  (juanto  a  la  fittione,perle[fempio  d'^lijfe ,  che 
ni  perì,  come  uedemmo  nel  xxv/,  deVlnf.  Efe  intendiamo  de  lar,ime,che  le  nauigano  [etto  la  con 
dotta  de  langelo  dal  porto  d'Hoflia,  e  difmontate  a  <juefla  ifcla  fi  uanno  a  purgare ,  come  uedremo 
nelfcguente  canto,  e  ancora  uero,  ferche  pur  gate, fcn'^  fiu  tornare,  fc  ne  uanno  al  cielo  .  Quità 

•  mi  cinfifi,  COmepiacc^ue  altrui.  Come  fiaccjue  a  Catone ,  ckglielhauea  impoflo  dicendo ,  ViC 
dunque,  e  fi  che  tu  coflui  ricinghe  e  cft,  O  Marauiglia,  che  <jual  egli  fcelfe  L  humile  pianta, cofal 
fi  rinacijue.  Tutte  le  uirtu  hanno  c^ueflaprr^pr'xeta,  che  (juanfipiu  fcn  quelli,  che  di  loro  fi  ueflono, 
tanto  più  fi  uengono  ad  augumentar  e  cr  (fiere.  Cerne  firelle  la  luce  duna  candela,  alacjuaì  molte 
altre  fe  ne  accenieffe  .  Onde  ,  fi  per  hautr  Virg,  cinto  Dante  de  la  uirtu  de  Ihumilta,  quella  non 
henne  in  alcuna  parte  a  mancare,<tn'^  {in  (ofl^  a  (.refcere^  non [m  marmgUa^  come  Ufil  foeta^ 


CANTO    PRIMO»      .  . 

vinetto  a  cueUL  che  talcoft  non  intendono,  Et  in  ^ueflo  imitu  V,V^.  nei .i.  cufrcne  ,  cheimi^f^ 
£e  etnea  r.ffe  ne  iJfclua  d  ramo  de  loro,  uene  nacque  umltro  ,  Onde  due ,  Vrmo  auulfo 
non  defiiit  alter  Aureus ,  t^fmilifrondefat  nir^a  mctdQ . 


^^^^ 


CANTO  SECONDO. 


eia  era  il  fole  a  ìcrìzonte  giunto , 
Lo  cui  meridian  cerchio  coucrch'ia 
lerufikm  col  fuo  più  alto  funto  ; 

E  la  notte ,  che  oppofita  a  luì  cerchia  3 
Vfcia  di  Qangefuor  con  le  bilance  > 


Do;o  U  iifcYiuione  iA  jfrincifio  de  U  frif 
ma  hora  del  di ,  ti  foeta  neljfrffnte  canto 
dimojha  ,  come  effcnlo  rfwckrd  lungoil 
Uto  del  mare ,  oue  in  fne  del  freceiente 
canto  haUiam:i  ueduto  eie  ^ir^»  Ihauea 
Yidnio  ie  lo  [chieUo^imo^  uide  da  lonP 


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Postillati  16 


PVRGATORIO 

Che  U  cd^gm  ìt  man  quando  fouerchìa^     m:ìueniyffY  mire  in  unii  fneEofte^tef 
che  k  bianche  e  le  uermiglie  guance  uafcR^  unangelo  chf  conhcfua  Ja! porto 

La ,  douìo  era ,  de  la  bella  aurora  ,  i'Hoftia  di  jicf  di  Tfuerf  anime,  cht  ue 

Per  trofica  etate  diuenìuan  rance^  ^^iadnòafiiYaarfeyfraleiiuali^fcffecy.e 

furono  fu  lifcTa/fu  ricQn^fcikfo  da  CafcSa 
/ho  amico,  e  ia  lui  inttfc  alcune  coft  difia  conJifione,  e  de  lan^fìo^  che  le  hauea  condotte  quiui,  lo 
frega  che  lo  uoglia  alquanto  confclare  col fuo  dolce  canto,  che  uiuendo [eletta  ufare ,  E  coft  cantata 
ffY  alc^uanto  Jfatio  con  fcmmo  piacer  di  lui,  di  Virg,  e  di  tutte  laltrear.ime  nouméte  giunte  (jui'i 
ni,  fcpragiunjè  lomhra  di  Catone,  da  lacjualriprffe  de  la  negligentia  e  dimora  /oro  con  ammunirle 
chf  doueffero,  fcnl^  fiu  indugio,  correr  al  monte  ,  partendo  ffjè  anime  uelocemente  correndo  uerfi 
di  (juello,  egli  e  Virg.fi partiron  uerfo  tal  farte  non  men  tofio  di  loro .  ^  GItf  era  il  fde 
a  lori^nfe  giunto,  Al  principio  de  la  defcritiione  de  Vlnf,  dimoflrammo  ,  lori^nte  efpr  (juel  ceri 
chio,che  diuide  tutta  la  sftra  in  due  hemisfiri,  alcjual  giungendo  il  fole,  comincia  afkr  di  in  (juello 
hemiffèrio  al(]ual  uicne  ,  t  notte  a  (juello  daljual  fi  parte ,  E  che  il  cerchio  meridiano  era  cjuello, 
che  diutdeua  e  luno  e  labro  hemisfirio  in  due  jf>arti  eguali,  alcfual giungendo  il fole, per  efpr  tanto 
àifìanteda  or'.ente  ,  (juanto  da  occidente  ,  fàceua  me^  dia  Ihemisfirio  nelcjualera,  e  me'^  notte 
a  loppofito  hemiifirio  dalcjual  fera  partito  ,  \J  edemmo  ancora,  jrer  cjuefio  medefimo  luogo,  che  effo 
cerchio  meridiano,  ^condo  la  fittione  del  poeta ,  faffa  nel  nofiro  hemiffcrio  fcpra  lerufcdem.  Onde 
•iice.  Io  cui  meridian  cerchio  COuerchia,  ciò  e-,  copre,  col  fio  fiu  alto  funto  lerufalem,  E  ne  laU 
tro  hemisfirio  paffa  fcfra  il  monte  dflPurg,  che  effi  haueano  allhora  da  fdire,come  ne  la  defcrittiù 
ne  di  (jueUo  halliamo  dimofìrato,  e  che  uedrerro  nel fio  cjuartò  canto .  Efpndo  a duncjue giunto 
il  fole  a  lori^nte  ,  comimiaual  di  ne  laltro  hemisftrio  ,  Et  ha  de  fritto ,  poi  chegliuft  del  tondo 
pertugio  a  riuederlefteSe  ,  tre  tempi,  Ihora  mattutina ,  lallra,  CJ7  il  principio  del  di ,  che  nel  noi 
firo  hemisftrio  era  princìpio  de  la  notte,  Ihora  medefima  di  (juando  fi  mofp  dietro  a  Virg,  per  dif 
fcender  a  Vuf,  Onde  al  principio  del  fecondo  canto  di  (juello  diffè,  Lo  giorno  fi  ne  andaua  e  cet. 
Intenderemo  aduncjue,  che  da  Ihora  cheffi  frano  partiti  da  la  fiperficie  de  la  terra  del  nofìro  hei 
mifftrio,  che  fìi  fulfir  de  la  notte  ,per  difender  a  Vlnf,  e  falir  poi  a  la  fiperficie  de  la  terra  de 
laltro  hemisftrio,  con  difiender  fino  al  lito  del  mare  di  (juèfia  ifcla  del  Vurg,  che  fì{,ficom(  haU 
hiamo  ueduto,ful  fkr  del  di,  effi  haueano  già  confumati  due  di  naturali,  Vno  in  difender ,  e  ceyf 
car  tutto  Vlnf.fin  al  centro,  come  uedemmo  ne  lultimo  canto  di  (juello  ,  Laltro  in  filir  dal  centro 
a  la  fiperficie  de  la  terra  de  laltro  hemisfirio  ,  nel  tener  parlam.ento  con  Catone ,  e  condurfifin  a 
quefio  lito  del  mare,  che  era  Ihora  apunto  di  (juandol poeta  difp  in  perfcna  di  Virg.  ne  lultimo  can 
to,  efpndo  paffato  di  la  dal  centro,  E  già  il  fole  a  me'^  ter"^  riede,  òr.e  fignificaua  il  fole  efprgiun 
fo  ne  Ulfro  hemisftrio  in  oriente  fcttol  circolo  de  lori^nte  ,  come  ha  detto  chera  ancor  allhora  , 
Sopra  delcjual  oriente  leuandofi poi  per  hreuiffimo  interuaHo ,  ueniua  ad  efpr  tornato  a  me'^a  feri 
5^  ,  E  Irf  notte ,  the  oppofita  a  lui  cerchia  \jfcia  di  Gange  e  cet.  La  notte  è'fmpre  opfojfìta  al 
fole,  non  efpndo  altro  che  omira  de  la  terra,  lacjual  finterpone  tra  luno  e  Ultra,  E  cerchia,  gira, 
e  uolge,feLondo  che  lui .  F.ffcndo  aduncjue  giunto  il  fole  a  lori^nte ,  tfT  in  (jueUa  parte  che  <t 
noi  è"  occidentale.  Et  a  (jueUi  de  laltro  hemisfirio  orientale  ,  E  cominciando  a  gìiorientali  di  tale 
hemisfirio  il  di,  fcguifa,  che  a  gìiorientali  del  nofiro  comincicfp  la  notte,  Onde  dice,  che  ufiia  di 
Gange grofffimo,  e  notahiliffimo  fiume  in  India ,  CT*  a  noi  orientale ,  CCw  le  hlancie ,  ciò  ^, 
Colfcgno  de  la  lihra  oppofito  a  lariete,  nel(juale  atlhora  era  il  file ,  come  nel  primo  canto  de  Vlnf, 
in  aUri  luoghi  hahhiamo  ueduto  .  CUe  le  caggion  di  man,  (juando  fcuenhia.  Sono  due  e(juii 
notif  necjuaìi  tanfo  tempo  occupa  il  di,  (juanto  la  notte  •  Luno  e',  (juando  il  file  fi  troua  nel  f(i 
gno  de  lariete ,  laltro  (juando  è'  nel  figno  de  la  lira  .  Quando  e  ne  lariete ,  e  che  comincia 
a  fir  dii  ilprincipio  de  la  notif  uien  confccjuentementead  efpr  ne  le  kUnce,  ciò  e*,  nel  fe^no  le  U 


CANTO  SECONDO. 

ìih^  ffnUt^l  onofito  .  <lufllo  de  Un^u .  U<,u.l  Lira  e-  im  c.f,  ,  t'nhffo«Jer^ 

S. ^ f ■« '"i .  Co/; m.it/;«<.m,«^ ?«.«</o/  [de ice h U Uhr.  , /. nm  fcuacU^l 
l  .„cy<iXafrueMcem.,crdhouU  hilmce  ca^^^n  ii  r>,ano  a  U  notte ,  pmhf 
S  .r,>.L^f.«m/I  Slchelebmcheele  uermlglie  gu.n.e  MenhmorteUm 
iimPare,  che  oi.  .ffmual  |iorw,  dice  ,  cU  le  hianche  e  le  uemigl.e guance  dt  Uum 
ra  VUenL  rance,  do  ^.  muenLon  uietee  uecchiefer  troffa  efa>e  e- f,mht.d,ne  da  le 
cofc  ci,,  fi  ,  auanio  fer  ejfir  trofp  imecchiie ,  Unn^erdut,  dfuo  hmno,  e  naturai  ja, 

ire  ,  e  'che  diciamirer  di  rancio ,  o  che  f.no  diuenute  rance.  Perche  f'^^yf/  f"^^^^^^^^ 
L<rorTae,ate,illorluon  f,fore,  cof.  le  guance  dt  Laurora  ,  ufceno  fuor  ,1  file  dhnjn. 
l,Jhn,fer,roffae,a,e,ilfiolehohre.  t^e  ci  affaticheremo  in  d.re  ferche,foe„  uoghoj 
LÌek:rL/ain,efaferi,ueniancy^ 
te  inan'^  al  ttafcmento  del  foie ,  fer  ejfer  nolijpma  fiuola . 

come  ,  Mo  "  ii . 

che  ua  col  ter ,  e  col  corpo  dmora .  ^.l^  ^  /f^^^ ^rofrimente  pr 

Et  ecco ,  qud  fui  prejjo  del  mMmo  .  ^  ^  .  ^^^^  ^ 

Per  li  grofft  udfor  Marte  roffcggti  ^'^^  ^.^^j^.     ^^^^     ,^^3  ,y  ,„„j.far( , 

Giù  nel  ponente  fiural  fuol  marmo  }  ue  un  lume  feria  mare ,  jual  fuoleftr 

Cotal  mapparue,  sio  anchor  lo  uegg'a,  filfre/fc  del  mattino  .ijuandolalìeUa  di 

Vn  lume  per  lo  mar  uenir  ft  ratto  ,  Marte  rameggia  giù  nel  pnente ,  fer  li 

Chel  mouer  fuo  ncffun  uolar  pareggiai  gnlftuafon  ,fcuralmarinjt,olouer.irft 

Velciual ,  comio  un  poco  hebbi  ritratto  ratto  ,  che  nejfun  uolare  jfareggia  il  mot 

Locchio ,  per  dimandar  lo  duca  mio ,  uerfuo,  Affo/ltiue ,  SE  .0  k  ueggxa  an-, 
Riuidil  più  lucente  e  maggior  fatto ,  ^r^'a' ì"'^Ì7ÌlZi'o 

Vn  non  fipea  chc  h.nco  e  df  fitto  ft^^auere  di  ueLfi  dofU  morire  fu, 

A  poco  a  poco  un^ltro  4  lui  nujcto .  ^^^^^  ^  ^^^^^ ^^.^^^ 

Mar/e,i!(jual  àifua  natura  è-ficofc  e  rof 
fo  ,  fi  tYiìUDi  giù  Uffo  nel  pnente  Mora  che  affarifce  Uha  in  oriente,  e  che  fi  ueie  ejpr  uelaiò  U 
er^lft  ua^ori  che  afcenhno  ia  la  terra,  o  ial  mare,  jfenotenh  la  luce  ielfcle  in  effi  uapri,fij[ai 
rer  effa  ftella  di  Marte  ancora  fiufvcofa  e  maggiore  che  non  parreltefe  efft  uapri  nonfiffcro. 
DElaual ,  comio  un  pco  hehhi  ritratto ,  Dimoftra  la  gran  uelocita  con  U:jual  ueniua  (juffto  lume, 
ferche ,  hauenk  fclamente  ritratto  un  poco  locchio  da  (fueh,  per  domandarne  Wirg,  lo  uidefuh^, 
tamente  fkttQ  più  lucente  e  maggiore ,  Di  tanto  fera  mfi  picciolo  momento  auicinato  a  loro  • 
FOi  dogni parte  ad  effe  maffario ,  Tiefaiue  quello  ,  che  fuole  auenir  ne  la  uifla,  laijual  non  uede 
difìintamente  da  lontano  alcuna  cofa .  Apprefpndofi  adunque ,  comincio  a  ueder  il  color  é.e  lale 
ie  langelo ,  chera  Uanco  ,  ma  non  difcerneua  che  fijjero  ale  ,  Onde  dice  effcrli  apparfo  un  v:n 
foche  hianco  VA  ogni  latodeffi  lume ,  Ver  che  <lue!la  luce  era  étìuolto  de  langelo, e  dalu^. 
m  e  da  laltro  lato  di  (ju^Uo  ,  era  una  de  le  fue  hianche  ale .  E  Di  fotto  a  pco  a  poco  un  altro 
n  lui  nufcio ,  Vide  frima  ilhianco  delale  .perche  eran^elemte  in  alto  ,  f  fitto  di  juede  uiifpi 
il  iiancQ  camice ,  ii  che  m  uejìito . 


rVRGATORIO 

Lt^  mio  maefìrc  anchor  non  fice  motto.         Mentre cU  y.eJelangeh  (tffvfcYte  ìli 
Mentre  che  i  ^rimì  bianchi  aperfer  laUx 
kUhor ,  che  ben  conobbe  il  galeotto , 


GriJòjFtJjJìf  che  le  gmocchie  calix 
Ecco  Ungél  il  Dio  x  piega  le  mani  t 
Uomai  uedrai  di  fi  fotti  officiali^ 

Vedi  che  f degna  gìiargumenti  humani  j 
Si  che  remo  non  uuol  j  ne  altro  uelo  , 
Che  loie  fue  tra  liti  Ji  lontani^ 

Vedi  come  Iha  dritte  uerfol  cielo 
Trattando  laere  con  leterne  penne  5 
Che  non  fi  mutati  ?  come  mortai  pelo  * 


mftrarQ  i  frimi  kamhi  ueiuti  da  loro, 
lontf  il  fcfra  h<t  detto ,  \/irgi!io  non  fice 
^ncUra  wotto,  Ihhe  figmflcayche  nfffun 
fruiente  af^ma  mai  la  cofa/fe  frima  no 
la  intende  iene,  Ma  Quando  conMe  lene 
IL  galem  ,  (IO  è-,  Ungfìo,  E  dijp,  il. 
galfouo  ,  rijfeuo  al  legno  nelcjual  ufnirnt 
fer  mare ,  Gridò  ,  Fa  fa  che  cali  le  ginV. 
chia  ,  Vouendoft  in  tutti  i  caft  hauer  in 
fommi  reuereniia  le  cofe  dittine,  comefof 
nogliangeli  officiali  e  miniflri  del  fadre 
eterno  .  D^*  ijuali  officiali  dice,  che  Dante 


homai  cornine iera  a  uederr,  perche  hauen 
io  conojciuto  la  malignità  de  uifif,  e  del  tutto  ritrattoft  da  quelli  con  fjferft  uejtifo  difatiéiia  e  dhu 
mlfa,  che  altro  non  fjgnifica,  fe  non  hauer  indriT^to  la  uolonta  al  bene  ,  fofeua  cominciare  a 
contemplar  le  cofe  celefìi,  E  fc  non  la  diurna  ejfenfia,  per  non  effer  anchora purgato ,  alm.eno  la  na*, 
tura  de  gliangeli  miniflri  di  (jueUa ,  benché  quefla  ancora  non  per  fittamente  ,  Onde  di  fcttoue^ 
iremo,  che  potè-  fcffrirla  luce  di  juello  da  lontano,  ma  da preffc  hifcgno  che  ahhafpffe gìiocchi . 
\Edi  che  fdegna  gìiargumenti  humani ,  chi  e  diuino  C7  incorporeo ,  non  ha  hifcgno  di  corporee 
cofe,  perche  in  luogo  di  (Quelle  fupplifce  la  diuina potefia,  Onde  Virg,  dice  a  Vanfe,  che  ueda,  cof 
me  laugelo  ha  dritte  late  uerfo  il  cielo  ,  Volendo  infirire ,  che  da  (juel  fclo prende  la  uirtu ,  me^, 
iianfe  lacjuale  fi  conduce  ira  fi  lontani  liti  TRattando  ,  fio  Penetrando  e  pctffando  laere  COn 
leferne  penne,  fer  hauer  detto  ale ,  Co;?  leterne  CT*  infinite  fir"^,  effindo  ogni  poter  diuino  eteri 
710  CiT  infinito ,  che  non  fi  mutan  COme  pelo,  Come  uigor  mortale ,  mutandofit  ne  Ihuomo  ,  che* 
mortale y  fecondo  lafiender  cr  il  difcender  del  corfi  uitale,  e  uigor  e  pelo  • 


Po/  come  più  e  più  uerfo  noi  uenne 
Luccel  diuino  ;  più  chiaro  appariua  t 
Perche  locchio  da  preffo  noi  fojìenne  : 

M(f  chinai  il  ufo  ;  e  quei  fen  uenne  a  ytuì 
Con  un  uafiUo  fneHetto  e  legtcro 
l^anto  5  che  lacqua  nulla  ne  inghiottìun  ♦ 

Da  poppa  Haua  il  cclefìiaì  nocchiero 
Tal ,  che  parca  beato  per  i fritto  t 
E  più  di  cento  Jpirti  entro  fediero  ♦ 

In  exitu  ifrael  de  E^///o 
Cantauan  tutti  infieme  ad  una  uoct 
Con  quanto  di  quel  filmo  e  poi  fritto* 

Voi  fècel  fegno  Icr  di  finta  croce  t 
Ondei  fi  gittar  tutti  in  fu  la  piaggia , 
Et  ei  fen  gij  come  uenne  uéìoce  ^ 

La  turba  ^  che  rimafe  li,filuaggia 
Tarea  del  luogo  rimirando  intorno  ; 
Come  colui  j  che  mone  cofe  alfiggta* 


Per  hauer  il  poeta  iefcritto  la  lucente  fic 
eia  di  ejuefio  angelo  fiicofa  e  rofpi,  che  fii 
gnifica  carità  t7  amore,  noi  lo  intendiai 
mo pur  anchora  per  la  diuina  CT*  illumii 
mnte giatia,  a  Uqual  fmrihuifce  tal proi 
frieta,  perche  mai  no  manca  dindri^^ay 
ne  per  la  uia  de  la  uirtu,  E  cofi  come  (jue^ 
fla  fi  mofìro  al  poeta  in  cima  del  colle  , 
che  fhron  i  raggi  del  fole  di  che  le  fue  fi)al 
le  eran  ueflite ,  douendo  prender  la  uia 
fer  difcender  a  Vlnf  Cofi  hora  fc  li  mOi, 
flra,  douendo  prenderla  per  fialir  al  Vurg, 
E  cofi  come  ancora  poi  fi  li  mofiro  doueni 
do  entrar  in  effe  Inf,  che  fu  la  luce  che  i<t 
Uno  uermiglia,  da  latjual  fu  portato  dorf 
mendo  di  la  dal  fiume  Acheronte,  e  poffa 
fu  la  riua  de  la  uaBe  dahiffi  dolorofd,Coft 
vedremo  che gliapparira  nel  fcnno  in  fin 
ma  dajuila ,  e  jueBa  in  figura  di  luciti 
lautni^ 


CANTO  SECONDO. 

hunh  entrar  in  effe  Vurg.  e  àe  melefmmente  ftra  f^rMo  da  lei  hrmenhfin  a  laprfu,  E  t 
a  Mirtillo m^flrato  lenfrata aperta  di  cjuello^Et  tdiìmamente  [eli  mofirera  mmediate  tn  cirnct  del 
mJe,  cheftra  il  fole,  il^iual  non  fiufer  refle%  come  fice  a  principio  di  fu  la  cmadel  colle,  ne 
in  uifme  od  infogno,  ma  li  rilucerci  in  fronte,  perche  f;ira  purgato,  e  potrà  fcffrir  la  luce  di  jueb 
lo  .  Il  uafcllo,  ciò  e,  la  larchett<i,  ne  lacjual  tal  grafia  ueniua,  e  laccjua ,  le  intendiamo  per  ciuel 
Ynelefmo  che  facemmo  la  harcct  di  Caron,  e  lac<iua  del  fiume  Acheronte,  ciò  e^,  <lueUaper  lafrai 
cilita  humana,  e  cfi^efìa  per  U  mondana  concupifcentia,  la^ual  in^i^fce  nulla  de  Ihumana  fra^ 
cilitct,  ter  ejfer  cjuefìa  condotta  non  da  Caron,  ciò  è^,  dal  uitio,  lagraueTi^a  dflcjuaUla  t.ra  aljtn 
%,  ma  da  diuina  uirtu,  che  la  fcftiene  ueyfc  il  cielo,  e  non  la  lafciaprojhniar  in  ciud:a,^nde  due, 
che  nuda  ne  inghìMiua  .  La  uela  fktia  de  le  duehianche  ale  eleuate  e  dritte  uerfc  il  ae.o,JtgnH 
fica  la  mente  purificata  e  netta  uoìta  a  la  contemplatione  de  le  celefi  cofe,  che  coduce  tal  barca  non 
a  Vìnf  ad  eterna perditione,  comefk  il  remo  Quella  di  Caron,  ma  al  Vurg.porto  deterna  jdute. 
Adunche,  auanto più  L\J ccel  diuina  {Hauendoli  aUriluife  Uè)  ,  ciò  e^,  l angelo  uenia  uerjo  di 
loro,  aptariafcmpre  pin  chiaro,  E  tanta  chiarezl^  fii  lafua,  che  locchio  del  poeta,  per  la  ragione 
ietta  di  Copra,  non  lapot'e^  da preffo  fcftenere,  ma  lo  chino  giufo,  E  ciuei  fin  uennea  riua  COn  un 
uafch,  con  un  legno  Stelletto,  ciò  ^,  SchieUo,  deftro,  e  tanto  le^ieyo,  che  lacf  <a  ne  inghiottiua 
mila,  E  ^uel  che  ciuejìo  firnifica  Ihahbiamo  detto  ii  [opra  .  DA  poppa  fìaua  il  celejiial  nocchie; 
YO,  Stando  fmpre  ne  la  fmilitudine  del  u^eiio,  T  Ale  e  fi  fiotto,  CHeparea  heatoper  ifcritto,  F^r; 
che  chi  lo  uedea,  leggeua  in  lui  chera  beato.  Tanta  diuinita,  uuol infirire  che  mofiranane  lajfeti 
n,  E  Più  di  cento  ff  irti  entro  fcdiero.  Quelli  che  di  fctto  uedremo,  che  Untelo  hauea  leuatodal 
f'rto  rH2lìia,ffr  condurli  al  Furgr  IN  exitu  ifrael  de  Egitto,  Qiueftofdmo  canta  la  chiefa  in 
memoria  dtlpopolodi  Uo,<luandofoUoU  guida  di  Moifepaffandol  mare,  fi  fuggì  d'Egitto,  e  da 
laferuitudi  Earaone,perpaffarin  terra  di  promijfme  fluente  latte  e  mele  ,  come  fi  legge  ne  b 
Exodo  al  xiiij.  auenga  che  prima  per  lo  jfatio  di  x/.  anni  habitajfero  il  deferto  ,  Et  è  bene  appro^. 
priato  a  auefti  fl-inti,  per  ejfcrfi  liberati  da  lafcruitu  del  uitio,  e  uenuti  ad  habitar  il  Purg.perpot 
paffay,  Àando  chefia,  a  quella  terra  di  fromiffione  fluente  nettare  XD'  ambrofia  ,  oltre  a  la  doU 
ceX^de  laamle,  neffuna  fe  ne  può  defiderar  maggiore  .  POifice  ilfcgno  hr  difanta  croce,  cU 
tanto  uienadire,  chepoilibenediffe,  in  fai  firma  licentian  Idi,  onde  fcggiunge, che  fi  gettar  tutti 
in  fii  la  piaggia,  ET  ei,  ciò  e^.  Et  effo  angelo,  cofi  come  uehcemente  fra  uenuto,  con  la  medefima 
velocita  fc  ne  andò  ancora, per  tornar  a  riempir  il  legno  di  nuouijfiriti  ,  e  condurli  a  jueflo  ^ 
iefimo  lito  .  A  darne  ad  intendere  ,  che  la  diuina  grafia  non  manca  mai,  e  confomma  celerità, 
ImdriZ^rne  per  la  uia  de  la  falute  noftra  .  L  A  furba,  che  rimafc  li,  Pareua  la  moltitudine  di 
tìuffiijfiriti  rima  fa  in  cjuel  lito  rimirando  intorno,  SEluaggia ,  ciò  è^,  No«  efi^erta  del  luogo  , 
Come  colui  CHe  ajfaggia,  ciò  è-,  llcjual  proua  e  tenta  nuoue  cofe.  Perche  ej fendo  jaffcta  da  (juejia 
mortale,  a  jueUa  eterna  e  nuoua  ulta,  ueniua  ancora  nuoue  cofe  ad  fjferimenfare . 

Ha  difcpra  de  fritto  Ihora  mattutina,  laU 
la,  er  il  principio  del  di .  Hora  dtfmue 
la  feconda  hora  ài  (juello.  Onde  dice,  che 
il  file,  ilnual  hauea  COn  le  flette  conte, 
ciò  è".  Co  ra^gi  manififiie  noti,  cacciato 
i  '  Capricorno  di  melo  il  cielo  ,  fiettcual 
giorno  da  tutte  parti ,  Oue  habbiamo  ai 
intendere,  che  (juando  il  fole  è-  nelfcgno 
ie  VAeiete,  come  habbiamogia  in  più  luo 
ghì  ueluto  ihm  Mora,  e  chf  ([u(fiof«r 


V)d  tutte  pirti  faettauaì  giorno 
Lo  fol ,  chauea  con  le  faettc  conte 
Vi  me^^l  cìeì  cacciato  il  Capricorno  5 

Qjuando  la  nuoua  gente  alzp  la  fronte 
Ver  noi  dicendo  a  noi  ;  Se  uoi  fiipetc^ 
Moftratene  la  uia  di  gire  al  monte  ^ 

E  Virgilio  ri ffofe^^Voi  credete 
Forfi  che  \\amo  cf^erti  de^io  loco  t 
lAa  mi  firn  peregrin  come  uoi  ftete^ 

Dian'^i  venimmo  inan'^i  a  voi  \n  pOf( 
Per  altré  yfia  ^chf  fii  fi  ajpra  /ori. 
che  lo  falir  hmai  ne  farra  gioco , 


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Postillati  16 


PVRGATORIO 

firn  hr^nte  In  oriete^ilfcgno  ir  la  Ithra,  ifty  effcr  offoftto  a  rArUffJo  tene  in  OccUefe,  E 
traluno  e  labro  di^uefti  iueopfofffifegmM  corfc  che  fi  il  fole  da  oriente  in  occidete^uengono  ai 
effere  cinijue  altri fegni,  do  e-,  i  Pefci,  tqualij^recedono  immedia/e  a  V Ariete, pi  l' Acuario,il  Ca 
fricorno,  il  Sagittario,  eh  Scorpione,  alenai  precede  immediate  U  Liira,che  làen  a  tenere,  come 
habbiamo  detto,  lori^nte  in  occidente.  r>i  ì^^fii  cinque  fcgni,  il  Capricorno  ,  per  e/fcr  in  me^c, 
uien  a  tener  il  me^  cielo  hauenh  da  luna  parte  uerfc  oriente  V  Attuario  e  Vefi,  e  da  /altra  uer  oc 
adente,  il  Sagittario  e  lo  fcorpione  .  Adunque,  fcil  fcle,  che  fdofartorifce  il  tempo,  ejfcndo  alìho^. 
ya  (juaft  al  principio  del  (juarto  grado  de  T  Ariete  ,  hauea  cacciato  il  Capricorno  dimeni  cielo, 
cÌQ  è-,  del  circolo  meridiano  talmente  che  di  cjuello  era  fuori,  conueniua  chfffo  Ariete  fcfjc  medef', 
mamente  in  oriente  fuori  del  circolo  de  lori^nte,e  cjuaft  xxx. gradi  fcpra  di  (fuetto,  in  tanti  effim 
do  ognuno  de  x^'.figm  del  Zodiaco  dijìinto,  e  toccandone  al  Cele  nel  fio  corfc  che  fà  da  oriente  in 
occidente,  e  tornar  in  oriente  in  xxiiy.  hòre,  x\. gradi  per  h'oradouendo  in  taltermdne  trafcorrer 
fer  tuUi  i  ccdx.  gradi ,  ne  (juali  e'  da  gliaftrologi  difìimo  e  compartitol  cielo .  Era  in  fcntentia 
tfuaft  la  feconda^  hora  del  di,  quando  la  noua  gente.  Quando  la  furha  di(jue/ìe  anime  nouam.em 
fe  uenuta  AL^^  ìa  fwte,  A/:^ò  //  ui[o  uerfo  di  noi  domUandone  la  uia  dandar  al  monte,  E  Mirg. 
rijpop,  noi  no  efjcr  di  cjuel  luogo  effertì,  ma  che  erauamo,  come'effi  erano,  peregrini  poco  inanl^ 
ad  efft  uenuti  (juiuiper  altra  w.ajacjifal  fiift  afferà  e  firte,come  hdhiamo  ueduto  effcr  (juella,  per 
lacjuale  efft  erano  difceft  a  Vlnf.  ciò  è-,  in/rati  ne  la  confi d era t ione  de  uif^,  che  hcramai  dice,  ne 
farra  gioco  I L  fJire,  do  è-,  il  leuar  la  mente  a  la  contemplatione  deie  uirtu,  ne  fa.ra  legier  top, 
E  coft  e',  a  chi  ha  conofduto  la  malignità  del  uitio,  per  liberar  fi  da  jue[lo,landarfne  a  purgare. 


Lanime ,  che  fi  fur  di  me  accorte 
Ver  lo  Jpirare  ;  chio  era  anchor  utuo  j 
Maraui^iaudo  diuentaro  fmortc  t 

E  come  a  mefjaggter-,  che  porta  oUuo, 
Tragge  la  gente  per  udir  noueìlc , 
E  di  calcar  nejfun  fi  morirà  fchiuo^ 

Coft  al  uifo  mio  fiffifor  quelle 
Anime  fortunate  tutte  quante 
Q^uajt  obliando  dire  a  farfi  belle  ^ 


Auedute  che  ft  ftmn  lanime  PEr  lo  Jfii 
rare,  do  e-.  Per  lo  alitare,che  Dante  era 
tinchora  uiuo,  fc  marauigliarono,  e  de  la 
marauiglia  diuentaro  fmorte  non  pfeni 
do,  cornee  huorr.o  uiuo  pottfp  effr  in  ejuel 
luogo.  Perche  ne  IhuomiO  uiuo  e"  il  fcnp, 
che  mai  non  /accorda  con  la  ragione  in  mo 
do,  che  condefcenda  a  laffar  i\  uitio,  e  uat 
dafi  di  cjueìlo  a  /iterare ,  com.e  ficeua 
effciggier  che  por-i 


Dante .    E  Come  a  mejjaggier  a 
ia  oliuo.  Si  come  leperfcne  fàdunano  ini 
torno  a  chi  porta  noueUa  dipace,  ftgnificataper  loliuo,  Coft  fadunauano  (juelle  anime,  per  la  maf 
rauiglia,  intorno  a  me,  juaft  domeniicando  dandarfc  a  purgar  efirfc  tede , 


lo  uidì  una  di  lor  trarreji  auante 
Per  abbracciarmi  con  fo  grande  affetto 
Che  moffc  me  a  far  lo  fimigliante  ^ 

O  ombre  uane  fuor  che  ne  lafpetto  i 
Tre  uoUe  dietro  a  lei  le  mani  auinfi  5 
E  tante  mi  tornai  con  effe  al  petto  ♦ 

Di  maraui^ia  credo  mi  dipinfit 
Perche  lombra  forrife^  e  fi  ritraffe  ^ 
Lt  io  foguendo  lei  oltre  mi  pirifi^ 


Dimoflra  la  uan'.ta  de  lanime  poi  chefòi 
no  diuife  da  corpi ,  perche  dato  che  fian:ì 
uìfiii/i,  nondimeno,  rimangano  in  palpai 
hili  ,  come  ueggiamo  de  la  nuuola  e  eie  fa 
nehhia  .Onde  nel  fefto  de  Vlnf  difp, 
Mpaffauamftiperlomhreche  adona  La 
greue  pioggia,  eponauam  le  piante  SoufH 
lor  uanita,  che  par  perfcna .  Dice  aduni 
que,  lo  uidi  una  di  loro  anime  TRarrefi^ 
ciò  e,^Tirarfc  auante  con  fi  grande  affct*, 
fo per  ahlraaiarmi, che  mojji  me  afkr  h 


CANTO 

Sodummc  cHjJc  :  ch'io  pofiffc  t 
Conobbi  aìlhora  chi  era  3  e  freddi 
Che  per  parlarmi  un  poco  fanefìajji 

R/J}-o/emi;Co/i  comio  tamai 
Nei  mortai  corpo,  refi  tamofcioltai 
Veri)  marrcfìo'.ma  tu  perche  uail 


SECONDO. 

fmi^lmify  ancora  che  10  non  conòfuUc 
chi  fila  fi  filpy  come  tMorafuol  auenif 
tf,  Et  f[dmaai  effa  hro  imiia,  ffY  fpf 
fcYf,  come  haUiamo  dfttOjijuam  a  Icfift 
io  uifihiliyma  (juanto  al  tatto  uane  CT  in 
falfahiliyOnàe  iice.che^lilf  auitìfè  e  cin 
fcfye  uoltf  dietro  le  manine  tante  con 
^ufHe  fi  forno  aljfftio,  non  hauendo  troi 
umcoùla  lìri^nere, imitando  Virgilio  in  fine  del  fecondo ,  Ter  mat.s  thicollodaretra^ 
cUa  circur..  Ter  frujìra  corr^^enfa  manus  efgit  rrnago  .  Di  cU  due  creder  ejj.rf  hpnio 
di  r^arauiM  9<'^'  ^^'^  f^^'^'r^'  '°  ^^^'^  doueafirfc,  come  f  magma,  mjìrare,  Ferche  lam. 
ria  Ccrridenlo  de  la  fua  ignorantia,  fc  ritrae  in  dietro,t7  ilpeta  {cguUandola  fur  anchorafer 
cUracciarìa,  ella  gli  drffè  dolcemente  cVefoffc,  M.  uenuto  m  cognome  de/fcpetacU  ella  era 
la  prea'o  clefmefì^e  un  poco  fer  parlarli,  A  che  lanima  rijfofc,  chef  come  ella  Ihauea  neljuo 
rrLlfl  corro  amato,  cof  Umaua  ancora  da  cjuello  fcidta,  Affrouando  hpniyne  di  Platone ,  che 
non  ruUtoche  lamma  rateale  fc  diuide  dalcorpjta  Uhra  da  Ihumane  falf.om,  Cnde  frggiunj 
ce  Vero  rrarrefz,  ma  dom.anda  la  cagicne  fer  lacjuale  egli  ua,  fffndo  archerà,  come  uuol  mjti 
Tire,  ne  la^rim^a  uita,  fer  juel  luogo  drftinato  fclamente  a  òi  dùfo  fAafi  ua  a  largare . 


CafiUa  mio, per  tornar  altra  uolta 
Lrf ,  douìo  fon  fi  io  ciucfh  uta^gto  t 
Ua  a  te,  come  jdifijo.tanthora  tolta l 

■Et  egli  a  me  ;  Nf  jffwn  me  fatto  oltraggio  y 
Se  quei ,  che  leua  e  quando  e  cui  li  piace , 
F/w  uoìte  mha  negato  ejlo  p<^!Jàggio  x 

Che  di  giujlo  uoìer  lo  fuo  ]i  face  ♦ 
Veramente  da  tre  meji  egli  ha  tolto, 
Chi  ha  uoluto  intrar  con  tutta  pace  ♦ 

Cndio  cher  hora  a  la  marina  udtOj 
Voue  lacqua  di  Tcuere  fwfala  * 
"Benignamente  fui  da  lui  raccolto 

A  quella  face ,  oue^i  ha  dritta  loia  i 
Vero  che  fampre  quiui  fi  rico^ie , 
Qjial  uerjo  d'Acheronte  non  fi  cala. 


CafcRa  dicano  che fii  fer  patria  fiorenti', 
no,  zfT  eccellente  muf  co  ne  tem\i  del  no', 
jirofoeta,  ilcjual  molte  uolie  affaticato  dal 
lungo  fudio  ,  retreaua  fcco  gUjfiriti . 
ìlciual  peta  rijjondcndo  hra  a  cjuello,  di 
che  eJfcCafcHa  Ihauea  domandato, c\.e  fu ^ 
Maturerei  e  uai,dice  andar  al  Turga', 
toru  fer  tornarui  unaltra  uolta  dofo  la 
morie  a  furgarf,  com.e  uuol  inferire,  e 
foifalir  al  ciflo .  A  darne  ad  intendere, 
che  cjuefta  fua  jferegrinaticne  non  era  ah 
Ihora  altro,  che  un  difcjrfo  di  m.ente  de  le 
cofe  chegli  fmaginaua  de  laltya  uita  , 
E  ferche  fcfeua  che  CafUa  era  m^orto  af, 
fi  temp  inanl^yfero  lo  domanda,  cO<> 
me  a  lui,  che  fur  aÙhora  era  giunto  c^uii 
ui,  gìiera  tolto  TAnta  hora, ciò  e-.  Tanto 


lemfc,  eiuanto  era  fìat:  da  la  fua  morte  fn  a  t^uel  jfunto  che  <iuiujjra  giunt^  Et  in  fntentiadoi 
manìa  de  la  cagione,  fenhe  era  tanfo  tardato  a  uenirf  a  purgare .  CafUa  riffonde  non  effcrli 
fiiUo  alcun  oltraggio,  fe  langelo  the  leua  cjuando  e  chi  lilfiace, gUUueapiu  uolte  negato  cfuelfap 
figgio,  ffnle  lì  fuo  uolere  nafce  da  giufto  uolere,  do  è^,dal  uo'.er  di  Dio,  ilcjual  non  jfuofffcr  che 
giufiffmo,  E  (iuejìo,uuol  inferire,  cheli  delle  lafìare  , perche  (emerita  f.relle  il  uoler  ricercar 
de  la  cagione ,  fer  efflr  oltre  ad  ogni  nofìro  intendere  .  Meramente  da  tre  mef  egli  U  tolto, 
Moftra  de  Unirne,  leciuali  hanno  ad  andar  al  Turgatorioftano  leuate  da^  langelo  ad  Uofia  difò'^ 
ce  diTeuere,  intendendo  ftr  cjuflìo,  che  ({uelli  the  uanno  al  Purgatorio  necfffrio  che  utnghino 
U  Row^t,  fio  ^,  loledientia  de  la  chiefa  ,  m>a  chi  frima,  e  chi  pi,  fecondo  che  giuf  ambente 
giudica  colui  che  ueie  il  iuUo  9  Yffrptat^  ne  lamiel  giuhleOinfljualihUe  Unirne  fcn  leuate. 


t*yot  ^éì^nttf^i^'^ 


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Postillati  16 


PVRGATORIO 

Onle  lice,  Untelo  L  tre  me  fi  imn^  ha  con  tutta  face,  e  fcn^  alcuna  mtyaliume,  ìeum 
chi  ha  uoluto  entrar  ne  lafua  tarchetta  .  Perche  fimgt  cjuefla  fua  feregrinatione  ne  tanno  Mccc. 
come  uedemmQ  nel  xxi.  fìe  Vlnf.  K  iel  mefe  di  Mar^^j^rrche  il giMeo  era  cominciato  il  dicem'. 
hrenelacelehraiionedelanattiuitaMSaluafOYe.  Delconcorfc  granlijf.mo  ddcjual  giulileo^ 
che  fu  nel  pontificato  di  Bomfktio  ottauo,  trattai!  \Jillani,  che  fii  col  poeta  infeme,  nelmedefr, 
mo  tempo,  al  xxxvi.  de  lottauo  likdela  fua  opera  .  Onde  iojice  QafcHa,  che  era  hora  uolfo,doue 
lacijua  di  Teuere,  entrando  in  mare,  fnfnìa,  fin  fenignamente  ricotto  da  Ungelo  a  quella  fece, 
Oue,per  tornarui,ha  dritta  (fT  (^l\Ata  laìa  ficedo  di  cjuellc  ueU^penhe  fcmpre  in  <^uel  luogo  fi  racco 
lie,  (jual  anima  non  fi  cala  uerfò  Acheronte  ^cio  e, che  no  ua  a  Vlnf.  ma  che  uien  qui  al  Pur£, 


qui  al  Purg, 

SE  nuoua  legge.  Intende  rìjhftto  a  Cefdi 
U,  che  nouamente  e  pur  aUhora  era  uenu 
(0  fctto  la  legge  di  (juel  luogo  pojìa  dopo  la 
morte  del  Saluatore  da  Dio,  perche  prima 
non  era  Purg,  ma  hen  fu  a  principio,  con 
tutte  laltre  cofr,  preueduto  da  lui .  Dante 
frega  adunque  CafeUa,  che  fc  la  legge  di 
(juelluogo  non  li  fagliela  memoria  de  lar 
te  del  canto  fi  che  fc  Ihalhia  domenticata, 
0  non  li  toglie  il  modo  da  poterne  uftire, 
che  uoglia  catare,  a  do  che  fi  come  in  uita 
lo  fdea  con  quello  contentare ,  Cofi  hora 
confcli  e  refriggeri  alquanto  la  fiua  ani^ 
ma,  laqual  effendo  uenuta  col  corpo  per  fit 
diffidi  O'  a^ra  uìa,  qu?.to  haliiamo  ueduto  efjcr  quella  deTlnf  tanto  a ff innata  .  O  ndefìni 
ge  che  Cafclla,  moffo  da  fuoi  freghi ,  cominciaffe  fi  dolcemente  a  cantare  la  feconda  de  le  tre  cani 
^ni/atte  dal  poeta,  e  da  luifteffc  interpretate  nel  ft<o  conuiuio,  il  principio  de  laquale  è-  Amor  che 
ne  la  mente  mi  ragiona  De  h  mìa  donna  difiofamente,  Moue  cofc  di  lei  meco  fcuenfe,  che  lo  ini 
tellelio  fura  fe  difuia  ,  che  dice  tal  dolceZ^  fcnarli  anchora  DEniro,  do  è",  nd  cuore,  E  tanto 
diletto  anchor  Virg.con  tutte  lanime  cherano  uenute  con  Cafclla,  che  fareua  non  haue/pro  ne  la 
mente  altra  cura,  Et  e  conueniente  cofcf,  che  f  come  a  lentrata  de  Vlnf»fcntiron,come  diffc,  pian 
fi,  fcjfiri,  ^  altdai,  che  al  fQeta,ferla  pietà,  diede  cagion  di  pianto,  oue  difp,  Perchio  al  coi 
minàar  ne  lagrimai ,  che  qui  al  principio  del  Purgatorio  fcnf i/fero  fcaue  armoni'^nfe  cani 
io,  che  li  dfffè  cagion  di  rifo  ,  Ondeuedremo  nd  xif\  canto  che  a  tal  propòfto  dirà.  Ahi  quanto 
fin  diuerfc  quede  fid  Da  le  infernali,  che  quiui  per  canti  S  entra,  e  la  giù  per  lamenti  feroci . 
Per  con  ducer  lun  luogo  ad  eterna  dannatione,  e  laltro  ai  eterna  faluie . 


T.t  ìo  5     nuouA  Ugge  non  ti  toglie 
Memoriamo  ufo  d  Umorofo  canto-, 
Che  mi  folea  quaar  tutte  mie  uoglie  j 

D/  ciò  ti  piaccia  con folar  alquanto 
Lanìma  mia ,  che  con  la  fua  ferfona 
Venendo  qui  e  ajfadcata  tanto, 

Amor  che  ne  la  mente  mi  ragiona , 
Comincio  e^i  allhor  fi  dolcemente  5 
Che  la  doUei^  anchor  dentro  mi  fona^ 

Lo  mìo  maefìro  j&  io  3  e  quella  gente , 
Cheran  con  hd ,  pareuam  fi  contenti  ; 
Come  a  neffun  toccaffc  altro  la  mente  ^ 


No/  erauam  tutti  fifi  ^  attenti 
A  le  fue  note*,&  ecco  il  ue^io  honejìo 
Gridando  *j  Che  e  ciò  [f>iriti  lenti  l 

Qj^aì  negligentìa ,  quale  fìar  è  quefìo  l 
Correte  al  monte  a  Jpogliarui  lo  fcogUo  j 
Chffcr  non  Uffa  a  uoì  D/o  manifijlo  ♦ 

Come  quando  cogliendo  biada ,  0  /o^?/o 
I  colombi  adunati  a  la  ^afìura 


Concedefi  n  contemplanti  alcuna  uctfa  Itt 
dilettatione  dalcun  fenfo  ,per  re  crear  gli 
jfiriti,  come  del  nofìro  foeta  hahliamo  di 
fcfra  detto,  pur  che  honefla  fa  e  no  fafft 
il  dehito  fermine.  Ma  quando  quefìo  auie 
ne,  il  rimorfo  de  la  confcientia  griia,  de 
dottiamo  lafciar  il  diletto  de  fcnf  ,e  tori 
nar  a  la  fdute  de  lanima ,  Com.e  hora  il 
poeta  mofra  ejpr  auenuto  a  lui,  delqual 
non  piamente 


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Postillati  16 


CANTO  SECONDO* 

Qji^ù  feny  moftm  hfato  orgoglio  5  yior.  fcìamente  il  fnfc,  m  la  rag'mf  art 

Se  cofa  appar ,  ondeìli  habbian  paura  5  ^ora  era  tanfo  mudata  nel  hletto  e  fiai 

Subttammc  Ufcmo  fìar  kfca,  cer  ieìanirna  che  c^u^ 

Verche  affahu  fin  da  maggm  cura^  .    catolaf^ute  itciu^Ua,  Onde  ò  fcfra  dtf 

r    -T        ti        r    i   r  r  fccy.eefh  f  arcano  fi  contenti^  come  [e  ali 

Cofiiadto  quella  mafnada  frefca  J^jf^   ^J^  ^         ^  J  . 

Ufciar  il  canto ,  e  gir  m  uer  la  cofla  ;  fAutefclamète  con0e  nel  firfe  lihera  ial 

Comlnuom  .che  ua, ne  fa  doue  fanefca  :        ^^-^^^^  p,/^  riprendendo  tal  hherta  la  nei 

Ne  la  noflra  partita  fu  mcn  to^la^  gligenda  loro  griia  dicendo,  correte  al 

mùnte,  ftgnifiiato  fer  la  contemflatme^ 
A  Sjfogliarui  lo  fcoglio,  ciò  è-,  Ktorui  limffdimeniOyche  non  ui lafcia efjir  manififìo  Dio,  E  (jne: 
fio  è  iluitìo,  del(fual  hi  fogna  furgarfty  c\)i  lo  uuol,  (fuanio  fuo  efjir  in  lui ,  conofer  e  uedere  , 
Tenhe,  fi  come  lo  fcoglio  imfedtfce  locchio  ,  che  oltre  di  ej^ello  non  fuo  uederf  ,  Cof  imj^edijce 
il  uitio  lintellettù  ,  che  non  tuo  intender  ne  conojcere  Dio  . 


CANTO  TERZO 


Auegna  che  la  fubitanea  figa 
Vijj-ergeffe  color  per  la  campagna 
Riuolti  al  monte  youe  ragion  ne  fruga  ^ 

lo  mi  riflrìnfi  a  la  fida  compagna 
E  come  fare  io  fin\a  luì  corjo  i 
Chi  mhauria  tratto  fi  per  la  montagna  l 

Ei  mi  parea  da  fi  fìeffi  rimcrfo  : 
O  dignittofia  confiknua  e  netta  ^ 
Come  te  piccìol  fatto  amaro  morfio  ♦ 


Uel  frefcnte  canto  il  foeta  moflra  ,  che 
efpndo/ì  (juelle  anime,  che  nel  frecedente 
hahhi'^mo  ueduto,  fer  le  farole  di  Catane 
mefite  in  ftiga,chegli  f  YipYirfc  a  V  irgilio  urtj^  I  '^'«^ 
e  dri^^ff  cofilui  infume  f  mime  te  uen 
fc  di  cjuehy  E  che  cof  andando,  effcndoli 
da  Virg.  refcluti  alcuni  duhhi,  feruennef 
YO  intanto  al  fiede  deffc  moìitt,  Mrf  fer  ef 
fircjmuila  fua  cofìa  impffihle  afàlire, 
flando  in  duhhio  da  cjual  mono  shaueft 


fero  a  uoltart  lungo  le  radici  di  (juello^ 
fer  trouar  la  fiu  a^euole  fclifa,coYne  da  Catone  erano  fiati  ammoniti,  uidero  da  fwfirauenire  una 
turha  danime,  a  ìejuali  fatti  fi  incontra,  fu  lor  deUo,  che  jfer  trouar  la  più  leue  fàlita,  douejpro 
iòrnar  a  dietro,  E  cof  tornando  con  (Quelle  infeme.  Dante  hehhe  lungo  farlanìento  con  Manfredi 
<fz  Vuglia,  ilijual  eya  uno  de  la  detta  moltitudine  .  A  Vegna  che  la  fuhitanea  fuga,  Dii 

yr.ofira,  che  dato  che  (juelle  anime,  per  lammonitione  di  Catone,  f  fiffiro  jfarte per  la  carrpagna 
correndo  uer  fi  monte,  OVe  ragion  ne  fruga,  ciò  e-,  Aljual  monfe,la  diuinagiufiitia  ne  ffinge, 
non  potendo  noifin'^a  purgarci  tornar  al  cielo,  degli  nc  fne  andò  pey'o  con  (juelle,  ma  f  rifirinfè 
a  Virg,  Venie  ejpndo  effe  anime  condotte  da  diuina  uirtu  a  propri  luoghi,  non  poteano  errar  la 
dritta  uia,  mafhen  Dante fcn^  ^irg.  ciò  «r,  ilfcnfjcn'^  la  ragione,  Cn de  dice,  E  comepre  io 
corfc  fcn"^  lui  :  chi  mhauria  f  ratio  fu  per  la  montagna  ^  Volendo  infirire,che  nrffu  n  altro,  peri 
che  la  yagi:ine,  e  (jueUa  fcU,  che  mediante  il  diuina  aiuto,  ne  conduce  per  la  dritta  uia  de  la  uin 
fu,  E  mofira.come  lipareua  che  Virgilio  di  (juelh picciolo  e legierfàh  fxffe  in  ffieffo  molto  com^ 
punto,  Terche  di  (juanto  più  degna  e  netta  è-  la  confcientia  ,  di  tanto  giudica  ogni  fillo  maggioi 
re,  ancora  che  minimo  fa.  Onde  efclamando  dice,  O  DigniUofci,cio  è-,  O  degna  e  netta  confcieni 
iia,  come picciol fallo .  TE'  amaro  morfc.  Te-  duro  e7  afjro  freno  • 


■Vi 


Qyando  li  piedi  fioi  laficìar  la  fretta  j 
(^he  Ihonefìade  ad  ogni  atto  difmaga^ 


Auenga  che  Virg, fi  ftffe,cùme  ijucHe 
altre  anintf,  rnejji  in  cor  fi,  nondimeno^ 
X 


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Postillati  16 


ta,  CHe  Ihorifftà.  JipDiaga,  ciò  è-,  latjuct 
le  Ikntftà  iijferlt  e  fmarifce  ai  ogni  al 


pvrgatorio 

U  mente  m,a,chepnma  età  rìflretu,  foco pnfiun'o in <j,,[!o,cheUih  hfyHi 
Lo  intento  raUargo  ^  jt  come  udga^  -  — -  "  '  -  - 

E  à'itiì  il  uifo  mio  in  contrai  poggJ^j 

Che  in  uerfol  del  fiu  alto  ft  iidaga^ 
Lo  folj  che  dietro  jiammeggiaua  roggio , 

'Rotto  mera  dinany  a  la  figura. 

Che  haueua  in  me  de  [mi  raggi  l^ippoggio 
lo  mi  uoljx  dal  lato  con  paura 

Dcjfcr  abbandonato  3  quandio  nidi 

Solo  dinanij  a  me  la  terra  ofcura^ 


io,  Et  infcnfentia  dice,  chelkmfià  diff 
ffYdf  ai  ogni  atto  la  freUa  .  Douenhfi 
in  ogni  attionf  fcruar  gyaiàta  e  moh, 
fjpndolmh  in  tutte  le  cofc  fredara  uiri 
tu.  Et  è-fYeceÙo  di  M.  Tt^l.  Omnitut 
addemùium,  modurefl  futcherrima  uif 
iuf,  E  (juefto  mafftmamtme  fij^etta  a  U 
farte  rdgionenole .  Cranio  aiunc^ue  ì 

7;     .     r  ^  pi^^i^i^i^g' ^^fi^tr /a  fretta  frincitiau 

ìtel  correre,  la  mente  delpeU,  che  tuUa  frima  era  riflretta  (sr  intenta  folmente  al  dolce  canto  di 
Cafella,  R  Allarga  (intento,  ciò  e-,  Manififlo  lintention  fra ,  la^ual  era  di  uoler  fdir  il  monte  , 
SI  come  uaga,  St  come  dffiderofa  dandarfe  a  purgare.  Onde  dice  che  diedel  uifc  fuo  in  contrai  POjj 
gio,  fer  andar  uerfo  di  ftello,  CHe,  il jual foggio,  SI  dislag<t.  Si  dipende  e  leKaftfiu  da  terra  , 
intende  dognaltro  foggio,  uerfol  deb,  er  è'fmilitudine  dal  fiume  <fuando  per  troppo  akndanfia 
dac(jua(fce  delfuoleuo  ftST  inonda  tuud piano, perche  aUhora  diciamo  (fueltalpiano  effer allagata. 
Ma  de  la  fmifurafa  altez^  di  ^ueffo  monte  dicemmo  ne  la  defcrifione  del  Purg.  lofi  che  dietro 
tlammeg^aua  roggio  ,  ciò  e^,  Kifflendeua  roffo,  che  in  lingua  Fran^tfc  coft  fi  dice  a  tal  colore  , 
Adinotare,  chelfole  non  era  anchora  afcefc  tanto  fcpra  de  lori^nte,che  hauejjè  fuperati  i  oroffì  ua^ 
pori  che  afenhno  da  la  terra,  0  dal  mare,  perche  roffo  parea  che  fiammeggia/fè ,  come  di  Marie 
di  fcpra  dicemmo,  ROtfo  mera  dinan^  a  la  figura.  Dante  nel  andare  uerfclmÓte  alpari  di  Vtrg. 
uoìgfua  lefi^ée  al  [de,  e  uedeua  lomhra  de  la  fua  figura  inanimi  afe,  ma  non  ueggendz  cJueRa  di 
Vtrg.  perche  era  fcn^  corpo  ,  iraggi  del  fole  nonpofeuano  hauer  appoggio  xn  lui,  fi  duhhito 
dejfer  abbandonato  da  effe  ^irg.  Onde  dice,  che  fi  uolto  dal  lato  con  tal  paura  ueggendo  la  teri> 
va  ofura  a  a  lombata  de  la  propria  figura  folmente  dinanl^  afe  e  non  dinanzi  a  V  irg. 


El  mìo  conforto Perche  pur  diffidi  i 
A  dir  mi  cominciò  tutto  riuolto  t 
No«  credi  tu  me  teca ,  e  chio  ti  guidi  l 

VeJ^ero  e  già  cola  ;  doue  fipólto 
Lo  corpo  dentro  aìqual  io  fkcea  ombra  : 
"Napoli  ìhaj  e  da  Branditio  e  tolto  ^ 

Bora  fi  inanTj  a  me  nulla  Jàdombra  5 
Non  ti  marauigUar  più  che  de  cieli  5 
Che  luno  a  labro  raggio  non  ingombra^  • 

A  /offerir  tormenti  ^  caldi  ^  e  gieli 
Simili  corpi  la  uirtu  difponc  ^ 
Che  come  fiij  non  uuol  che  a  noi  Jt  jiieli^ 

Mattò  e ,  eh  Jpera  che  nofira  ragione 
Pojjà  trafccrrer  la  infinita  uia  j 
che  tien  una  fujlantia  in  tre  perfine  « 

State  contenti  hmana  gente  al  (^uia  ^ 


Auedutcft  Virg'  del  duttifar  di  Dante  , 
lafpcura  del  dubbio  ,  come  già  più  uolte 
per  lo  lnfirno,moffo  da fimile  cagione,hai 
ueua  fitto.  Onde  dice ,  PErche  pur,  ciò 
è ,  perche  pur  anchora  ti  diffidi  di  me  i 
dimoflrandoli ,  che  fe  egli  non  fk  omhm 
come  lui ,  ciò  auiene  penhe  egli  non  ha 
corpo,  come  (Quando  uiuea,  E  dice  hauerf 
lo  hiafoli ,  doue  da  Branditio  di  Puglia 
era  fiato  trans firito.  Et  era  V  E fiero,  ciò 
è'.  Sera  la  a  bJafoli,  perche  fi  effi  cherai 
no  nehfcla  Jel  Purgatorio  pofta  in  me^ 
de  labro  hemisftrio  haueano  due  hore  di 
di  ,  come  nel  precedente  cantohahhiam^ 
ueduio  ,  Qi(,elli  che  erano  in  lerufitlem  , 
pofio  in  me^  de  Ihemisfirio  nofìro,  ueni 
uano  ad  hauert  due  hore  dì  notte,  E  feri 
(he  il  di,  fecondo  il  poeta^  QOme  drewo 


CANTO 

Che  fe  fojjuto  Uuefìi  uedcr  tutto  j 
Uejlkr  non  era  fartorìr  Maria  ; 

E  dcfiar  udSi  fin^a  frutto 
*Tai  j  che  farebbe  il  lor  difxo  quetato , 
Che  cternalmente  e  dato  lor  per  lutto  ♦ 

Io  dico  d*Arifhtiìe ,  e  di  TPÌato , 
E  di  mcìti  altri  ;  e  qui  chino  la  fronte 
E  p?M  non  diffe  $  c  rimafe  turbato  ♦ 


TERZO. 

»if/  XV.  canto,  ire  iore  inan'^  a  leYui 
falewy  chf  non  è'  a  Italia,  e  con/c^ueniff 
niente  la  notif  ancora,  fer  f/fr  di  tanta 
jueUo  fin  orientai  di  ^uefta,  fcguita,  che 
fc  a  leYufdem  era  aOhora  due  bore  di  r.ct 
te,  che  a  Napoli  fofìo  in  Italia ,  ftjfero 
yxiij,  hore.  Onde  dice,  che  (juiui  tracia 
ueffero,  ciò  è",  fera  ,  HOra  fc  inanima 
ime  nulla  fidornha.  Seguita  dicendo,che 
fc  egli  non  fà  omira  inaridì  afe,  non  ft 
iehha  di  c^Ufflo  marauigli^rf,  fiu  di  cjueBo  che  fi  faccia  de  cifli,  ferche  luna  NOn  ingombra,  ciò 
è, non  OcLUfa  raggio  a  labro,  che  fc  lun  ùfh  ritenejp  i  raggi  dd  fcle  in  firma,  che  non  fotejpra 
jfenefrara  glialiri  cieli,  noi  non  potremmo  ueder e,  come  ficcianio,fin  a  loUauo  cielo,  an*^  rimaf 
remmofcn'^  alcuna  luce,  E  (juejto  auiene,fer  ejpr  i  cieli  di  corfo  trajjarente,  come  uuol  injtrii 
re  che  Unirne  noflremedffmcmente  fcno  ,  A  Sofjèrir  iorrì'enti,  Solue  un  duhhio,il^ual  è^.  Se  lai 
nime  fcno  jfogliate  de  corfi,  median  e  ijuali,  perche  fono  compjti  di  (juaUro  cor  tran  elementi,  pf 
pno  patir  dolore.  Come  è',  che  (juede  chne  fcn  frit<afejfateno  .  A  che  rijfonde,  eh  la  diuina 
uìrtu,  ciò  h-,  Idio,  aìcjual  fcrueogni  natura,  uuz'  che  efjc  patino,  e  che  a  mi  NOn  f  fieli,  ciò  e', 
N3«  ft  fofri  e  tolga  uia  il  uelo  de  lignorantia  da  lintelletto  nojìro,  e  faci  noto  come  f  fjiro  patire  . 
Ma  di  cjuefta  materia  uedremo  che  tratterà  nel  xxy.  canto  in  perfcm  di  Statio .  aduncjue  foli 
io,  corre  dice,  chipenfa  foter  col  difcorfc  de  la  ragione,  traforrey  la  infinita  uia  di  Dio,  CWe  tien 
una  fufìantia  in  tre  perfine.  Significando  per  (\uefìo  la  trinità,  ilmijìerio  de  lacuale,  come  uuol 
inferire,  è-  molto  maggior  cofa,  che  di  ^r  patir  unanima,  auenga  che  ella  fa  impaffhile .  Ma  de 
la  trinità  diremo  nel  Paradifo  .  STate  contenti  humana  gente  al  (juia,  Qjiia  riffonde  a  cjuare^ 
Bifj>mlaf  aduncjue  a  chi  domanderà  de  le  cefi,  ne  lecjuali  non  fijìende  Ihumana  ragione.  Quia, 
ciò  è'.  Terche  piace  cof  a  Dio,  Et  a  (juefìo  jìia  cctenta  la  gente  humana  fin\a più  ricercare  di  (juel 
che  non  e-  in  lei  di  poter  japere,ptr  effer  frofmtione.  Onde  V Apofiolo,  Nolite  fipereplufijuaopori 
ieat  fqere,  Sed  fipite  ad  fihrieiatem  .  Ver  che  fi  tutto  haueffìmo  poffùto  fipere,  non  era  mefiieri 
PArtorir  Mma,  ciò  è-,  che  Maria  partorip,  che  fc  Ihuomo  hauejfe  tutto  pcffuo  fipeye,  non  hauei 
ria  peccato,  e  non  peccando,  non  hifcgnaua  che  per  liberarne  dal  peccato,  com.e  fice.  Maria  partoi 
riffe  Chrifìo .  E  De  far  ue  de  ft  t  fin'^  frutto,  Dimoftra  che  lintelletto  humano  non  può  effer  ferfìti 
tamente  capace  de  le  cofi  diuine,  Verche  dato,  che  molti  eccelle  ti ffmi  Tilofcfi,  come  principalmete 
Fiatone  O'  Arifì:ìtile  faffnticaffero  molto  in  uolerne  trouar  la  uerita,  e  finmamente  ijuefto  dffi 
iere^fpro  ,  Nondimeno,  ueggiamo  il  defderio  loro  efpre  fato  fin'^a frutto,  per  non  hauerli  potuti 
{juetare,  Onde  è-  hora  dato  loro  eternalmente per  lutto,  Terche  conofiendo  hora  ìlio,  cjufPiO,  che 
mentre  fitron  in  uita  non  poteronfàre,  e  non  poffindolo  fruire,  il  che  haueriano  fntto  fi  \n  uita  Ihai 
Ufffiro  conofiiuto,  comefiron  ifantipadri  deluecchio  teftamento  illuminati  da  lo  fpiriio  finto,  che 
crederon  in  chrifto  uenturo.  Tal  conofiimeto,  che  in  uita  era  il  defderio  loro,  c*'  lor  dato  eternaU 
mente  hora  per  lutto,  non  hauendo  lanime  pofte  nel limh,  oue,  fecondo  il  poeta,  fcno  (jueUe  defft 
Filofcfi,  altra  pena,  che  di  uelerfpriuati  delafilicita  fuperna,  lacjual  fi  non  conofieffiro,  non  U 
iefidererehhono,  e  non  deftderandola,  non  darehhe  lorfajfme,  E  Q^i  chino  la  fronte,  E  più  ron 
iiffe,  e  rimafi  turlato,  Dimo^rUo  per  (juefiifigni,  Virg,  efpre  fiato  affalito  da  graue  do'ore,  per 
lapieta  chehhe  de  la  infelicità  di  fi  jìeffc,  e  di  cjuefti  tanto  eccellentifftmi  huomini.  Onde  ancora 
nel  tey^  de  hnf  halhiamo  ueduio,che  douedo  fender  in  effe  limho,  dìuenne  tutto  fmorio,  llcjual 
iolore  atrihuendo  Dante  a  timore  li  difp.  Come  uerro  chetupauenti  ht  eiriffofi,  langofcia  de 
i'I^ntif  che  fcn  cjua  giù  mi  dijinge  nel  uifi  quella  pietà  ^  che  tu  finti  fey  tema  . 

^  iì 


4éI 


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Firenze. 

Postillati  16 


PVRGATORIO 
No/'  dhwummo  intinto  a  pie  del  monte  :         Cwnfero,  coft  ragman^, fie  le  laìtif, 
CLuiui  trouammo  la  roccia  ft  erta  ^  '  '  -  - 

Che  indarno  ui  firien  le  gambe  pronte^ 
i:ra  Lerici  e  ^urbia  la  più  diferta^ 


La  più  romita  uia  è  una  [cala 
Ver  fi  di  quella  ^ageuol  aperta^ 

Hor  chi  fa  da  qual  man  la  cojla  cala, 
D/jJf /  maeflro  mio  fèrmandol  pajfi  j 
Si  che  polja  falir,  chi  ua  finitala  i 

E  mentre  che  teneua  il  uifi  baffo 
Ejjàminaua  del  camin  la  mente , 
Ef  io  mirdua  fufi  intorno  al  fajfi  ^ 

Da  man  Jwijìra  mappar}  una  gente 
Danime  ^  che  mouieno  ipie  uer  noi, 
E  non  pareuct  ft  ueniuan  lente^ 


y?mo  monte  del  Purghe  frouayon  ia  ejueh 
taf  arte  tanto  erta  e  ripida  la  riccia,  che 
a  uMafalire,  le  gamìe  uifirieno  pron$ 
tf  indarno  dimoftrando  jfer  comfaratiove, 
ihetra  lerici  cafiedo  de  Genoueft  da  la 
nuitra  di  leuanfe,e  Turlia  furcajìeh 
deCenoufft  da  la  rimerà  di  pnenfe,  nòn 
effcY  alcuna  uia  fi  difcrta,  e  per  la  fua  aCi 
peZ^  iho  romita  e  fcla,  hen  che  di  moh 
te  ajfriffime  uene  fieno,  che  rijftUo  et 
quella  roccia  non  fvjfe  una  a^enole  tr 
aperta  fiala  .  Volendo  per  qufjìo  fignii, 
ficare,  come  uedremo  ancora  nelfcguente 
canto,  tale  effère,  e  maffimamète  nel  (rin 
àpio  ,  la  uia  che  conduce  a  la  uirfu  • 


Wrchifadanualmanlacofiacala  i 
Debbefempre^  chi  uuol  afiender  a  la  uirtu,  cominciar  da  la  più  ageuole  t  men  erta  uia,  perche  uo^. 
lendo  prender  a  principio  la  più  afferà  Jtporia  legiermente,  per  la  difjìculfa,  non  ejfendoui  affue; 
fiuo,  dijferar  de  limprefa  .  Quella  cerca  adun^jue  la  ragione  al  fin} ,  il^ual  non  può,  come  effa 
ragione,  uolarfcnUa,  per  ejfer  amhor  ag^vauato  dal  defiiderio  de  le  cofe  terrene  e  haffe .  Vero 
effamina  la  ragione  de  la  più  ageuol  uia,  ìffirinendo  i  gefii  in  ciufUa,  che  ufia  chi  fi  profi>nda  moh 
(0  nel penfire, perche  ricerca  con  locchio  interiore,  ma  tlfinfi  che  ufa  fclamente  lefteriore,  mirane 

10  fiufo  intorniai fiaffo gliafpare  , non  da  deflra,madafimifìra,ffnhe  fempre  fippigha  al  pegf 
gio  ,  una  gente  danime  ,  che  utniuano  uerfo  loro  tanto  lentamente  ,  che  non  f  arcua  che  fi  rnoi 
uejfero  .  llche  dinota  la  tardità ,  che  (Quelle  haueano  ufito  nel  tornar  a peniientia,  E  cjuffta  è-  la 
prima  de  le  (Quattro  ffetie  danime,  che  dicemmo  ne  la  difcriuione  del  Purgatorio  effiy  pofte  fuori 

11  (Quello  a  purgar  la  contumacia  loro^  come  apprejfi  uedrtmo  . 


Leua^dijft  al  maefro  ^gliocchi  tuolt 
Ecco  di  qua-,  chi  ne  darà  configlio^ 
Se  tu  da  te  medefmo  hauer  noi  puoi  ^ 

Guardo  allhora  ;  e  con  libero  piglio 
Rifpofe.^  Andiamo  in  la^chei  uengon  piano 
E  tu  firma  la  jpeme  dolce  figlio^ 

^nchor  era  quel  popol  di  lontano  j 
lo  dico  dopo  noflri  mille  pajji , 
Q^uant  un  buon  gittator  trarria  con  mano^ 

Qj<ando  fi  fìrinfer  tutti  a  duri  majfi 
De  Ulta  ripa^  e  fletter  firmi  e  fretti  ^ 
Come  a  guardar ^  chi  ua  dubbiando  ^  flajf 

O  hen  finiti ,  o  già  J^iritì  eletti, 
Virgilio  incominciò ,  per  quella  pace , 
Chio  credo  che  per  uoi  tutti  fif^'ettiy 

Vitene  ;  doue  h  montagna  giace 


tnfendeua  Dante  che  i  particolari  fino  ne 
finfi,  e  che  la  ragione  li  piglia  da  (jueUi^ 
E  pero  egli  che  fit  giudicai  finfi ,  moftra 
ejuepe  anime  a  Virg,  intefo  ^ey  la  ragioi 
ne ,  U(^ual  non  trouando  alcuna  uia  ne 
gliuniuerfcdi,  condefcende  ad  alcun  partii 
colare.  Guardo  allhoYa,  E  Con  libero  pi 
gl  o,  E  con  delilerato  \ropofiito  rijfofi. 
Andiamo  in  la  .  Giunti  adunche  a  cjuei 
fle  animt,  Virgilio  catta  beniuolentìa  da 
loro  dicendo,  Ojfiriti  BEn  finiti,  do  è, 
che  hen  finifìe  la  uofìra  uita,  O  Già  elet 
ti,ferc\ìe  Unirne  dd  Purgatorio  fono  già 
fredefiinate  a  la  heatitudine .  Ditene 
doue  la  montagna  giace  ,  Ditene  doi 
ue  ella  >  fiuageuole  a  fiìire,  CHel  peri 
ier  tempo  a  chi  pu  fa  più  ffiaèe ,  Qn^ 
ie  di  fiira 


C  A  N  T  O    T  E  R  Z  0» 

,  eh  fojfihil  fid  lanciar  in  fvjb  x  li  fcfra  difp ,  An'liamo  in  la ,  cf-.fi 

Chel  ^triir  tmfo ,  a  ch'i  ^'ìu  fa  ^  f'iu  J^tace  ♦    uen^on  fiano . 


Grwe  le  pecorelle  cfron  del  chiufc 
Ad  un<t  j  a  due  -,  a  tre  ^e  Mtre  jìanno 
Timidette  atterrando  Iccch'to  el  nìujo^ 

E  no ,  che  fii  U  prima ,  e  Uhre  finno 
Addcfjandofi  a  lei  fitta  farrefìa^ 
Semplici  e  quae^^eh  perche  non  fanno  ^ 

Si  uidio  mouer  a  uenir  la  tefla 
Vi  quella  mandria  fortunata  aUhotta 

Vudica  in  faccia  ^  e  ne  landar  honcjìa* 

Come  color  dinanTj  uider  retta 
La  luce  in  terra  dal  mio  defìro  canto  j 
Si  che  Icmhr'era  da  me  a  la  gretta; 

Hejìjro  j  e  trafjcr  [e  indietro  alq  uanto  5 
E  tutti  glialtri  j  che  uentano  apprejfo , 
Non  fapendol  perche  firo  altrettanto  ♦ 


AjJìmgHa  i  moutmenti  li  (jur/Jf  anìnif, 
a  (jUfUi  é(  If  fecoYf  ,  f  fer  iflar  ne  la  fi 
mliiuiinf,  le  chiama  tutte  infeme  man 
iria  »  Vide  aiuncfuf  mouer  lAfeJìa, 
ciò  e'y  la guiJa,  che  ueniua  inanl^  a  lal^ 
tre  ufyfc  li  loro,  FCrfunota,  ciò  h^ylr, 
lice,  VViica  in  fàccia,  tatuai  cofr  h'ìfroi 
fria  di  chi  defilerà  furgarp,  ET  hor\ffÌd 
m  landare,  chefi^mfica  modejtia  e  ^rai 
uiiajacjual ft  fuol  dimofirar  in  cj^efii  taf 
li .  COn^e  color  dinan*^  uider  rotta  , 
f^cnfre  che  Virg.e  Dante  andaron  uerftl 
monte,  il  fcle,  che  ftriua  loro  a  le  ff^Ale, 
fàceua  andar  lomlra  di  Vante  incn*^  a 
lui ,  come  dì  ffra  hattimo  Ufduto  . 
Giunti  pi  al  fiede  delmmff,  e  uoìtcìtift 


a  ftnipra  ìun^o  di  cjueDo,  fer  andar  ini 
centro  a  lanime,  il  fcl  ueniua  a  ftr  irli  da  cjuella  farte  medeftrra,  ciò  è', dal  fnifìro  lato,  e  confa 
tjueniemente  ftceua  andare  lafua  mira  da  la  parte  defìra,  chera  tra  lui  e  la  grotta  del  monte, 
Ondecjuelie  anime,  che  erano  inanl^  a  ìalfre,  conofciufo  a  ejUfpo  indifio,  che  Dante  era  anchof 
ra  uiuo,  fdYYffìaYO,  e  tiraronfi  aìc^uanto  in  dietro  mieraui^Jiandofc ,  come  efpndo  egli  col  corpo, 
fot  effe  efpY  11  (juel  luog^,  e  tutte  laltre  anime  cherano  dietro  a  cjuefe  ueggendo  firmar  le  frii 
pie,  fimilnientf  fiftrmaro^  auenga  che  non  fffffcro  la  cagione  ,  Queflo  mejefmo  fcglion  far 
le  fcmplici  pecorelle  ,  degli  adduce  in  comparaticne  uohnh  fìar  ne  la  fmilifudine ,  E  uerameni 
te  lanima  Jf):)glia/a  de!  corpo  ft  fuo  marauigliar  che  cjueQa ,  lacjual  è  in  fc  tenehofo  carcere,  fè 
fìf  jpoffa  in  firma  Juilufpare ,  che  cerchi  di  uolerfc  purgare  , 


Sen^a  uoffra  dimanda  io  ut  ccnfèjjo 
che  quefo  è  corpo  human ,  che  uoi  uedete  5 
Tcrche  il  lume  del  file  in  terra  e  fijfo  t 

f^on  ut  marauigUate  :  ma  credete , 
Che  non  fcn\a  uirtu  ,  che  dal  del  uegna , 
Cerchi  di  fouerchiar  quella  parete  x 

Cofil  macflro  t  e  quella  gente  degna 
Tornate  j  di ffe ,  entrate  inan*^^  dunque  j 
Co  dojfi  de  le  man  facendo  infegna^ 

tt  un  di  loro  incominciò  ;  Chiunque 
Tu  fi  ;  cof  andando ,  uoìge  il  uife  ; 
Von  minte, fi  di  la  mi  uedef  i  unque , 

lo  mi  uolf  uer  lui ,  e  guardail  fifa  t 
Biondo  era^t  bellone  di  gentil  affetto) 


Afferma  Virg*  ciò  è-,  la  ragione  a  tjueftf 
anime  effer  uero  (Quello,  di  che  effe  preni 
dono  ammirafione,  do  è',  che  Dante  in^\ 
fefc  per  lo  fcnfc,  cerchi  dandarft  a  purgai 
ff,  ma  (juffìo  mojìra  non  efpre  fn"^  uQi 
ter  diuino.  Onde  dice  che  non  ft  deUan^  ' 
marauigliare,  perche  mediante  cjuello,tui 
(e  le  cofe  fono  poffUli,  e  fn'^l  (juale,nef> 
flnafcnepuc  condur  aperptto  fine,  E  da 
manda  parete  lacofta  del  monte,  lacjual 
Vante  cercaua  SOuerchiare,  ciò  è-,  Soti 
emettere,  perde  purgato  cheftfp,  «fceni 
derelhe  fura  di  (juella  .  COf  il  maei  ■ 
fìro,Cof  difp  Virg,  E  (juelle  anime  acco 
fcntendo  a  la  ragione,  mopraron  loro  la 
uia,  lAitndo  injcgna,  Tacfndofgno 

y:  Hi 


l  f 


P  V  R  G  A  T 

Vsd  luti  de  cigli  un  cólpo  hauea  diuifi. 

Qi4andio  mi  fiii  humilmcnte  difdetto 
Vhaueib  uijlo  mai ,  ci  dijJe  5  Hor  uedi  5 
E  mojìrommi  una  piaga  a  fommol  petto: 

Voi  dijfe  firridendo  ^lo  fon  Manfredi 
l^epote  di  GojlanTji  imperadrice  t 
Ondio  ti  prego ,  che  quando  tu  riedi , 

Vadi  a  mia  bella  figlia  genitrice 
Ce  Ihonor  di  Sicilia  e  d'Aragona^ 
E  dichi  a  lei  il  uer ,  jc  ahro  fi  dice  ♦ 


ORIO 

doj/c  df  Umani  che  imajpro  n  liefrù] 
£  coft  come  giunti  al  monte/erano  uoltati 
a  finifìra  lungo  di  <jue[!o,  fer  ueniY  uerjo 
di  loro,  Qoft  tornando  a  dietro,  doueffi^ 
ropoi  proceder  fu  la  deflra,finoa  tanfo 
the  ejfe  moftrarehiono  loro  il  luogo  da  fa^ 
ItY  il  monte,  che  andauan  cercando. 
EX  un  di  loro,  Vuol  il  poeta  dimofìrare, 
muno  ejfcrftgran  peccatore,  che  fi  deU 
la  d:jf  erare  de  la  mifericoriia  di  Dia,  e 
di  non  poterft  mediante  (Quella  faluare\ 
r  ^»^*'P^^ffracofìoroManfredi^e  diPu 

^ha  e  h  Sicilia,  l^uale,  auenga  che  fiffe flato  ajfriffmo  inimico  di  fanta  Chiefcf,  come  uedem'. 
mo  nel  xxuif  je  la  precedente  cantica,  Et  ultimamente  moriffe  fcomunUato,  nondimeno,  rmdeni 
iofufecondol  poeta,  fui  finire  in  colpa,  come  di  fitto  uedremojt potè  ancor  filuare.  Domanda 
adunque  Manfredi  Dante,fieglilhaueamaidi^uaueduto,et  hauen doli  Dante  humilmenteri^. 
fiofìo  di  no,  Verche  effendo  Manfredi,  come  dimoftra  il  villani  alMiif'.  deUù.  ìik  de  lafua  opera 
fiato  rotto  e  morto  da  Carlo  primo  lanno  jtóv.  CT  il  poeta  nato  cjuefto  medefimo  anno,  non  lopote^. 
ua  hauer  ueduto,  ma  di  lui  poteua  hauer  udito,  0  leffo,  E  come  poeta  attrihuife  le  ferite  a  Unii 
ma  deffo  Manfredi,  cfuelle  che  haueua  intefi  hauer  riceuuto  nel fuo  corpo,  E  coft  ancora  che  fiffe 
Mo  e  hiondo,  perche  fecondo  il  detto  autore  al  xUij.  del  mcdeftmo  lik  fu  di  corpo  molto  firmofc, 
lianco  e  piaceuole  ne  lajfeUo.    POi  dijfe  firridendo.  Io  fin  Manfredi  Nepote  di  Gofian'^,  Coi 
flei  fu  figliuola  di  Ruggieri,  e  non  di  Tancredi,  come  altri  hanno  detto.  Re  di  Sicilia,  e  donna 
d'Arrigo  (juintolmperadore,  padre  diTederigo  ficondo,fadre  di  <jueftoManfredi,Ma  dileiufi 
iremo  nelter^  del  Parad.  oue  d  poeta  finge  trouarla  nel  corpo  de  la  luna  .  Adunc^ue  Manfredi 
ueniua,  come  dice,adeffer  nepote  di  Goflan'^,  e  denominojft  dalei,per  effire  fiato  naturale^ 
e  no  legittimo  figliuolo  di  Federigo,  Et  ancora,  ferche  da  lei  uenneilregno  di  Sicilia  ad  Arrigo. 
A  Mia  figlia, laijualfmilméf e  hehte  nome  Goflan"^,  E  fii  GEnitrict ,cio  e^.  Madre  DE  Ihonor  di 
Sicilia  ed'Aragona,Perche  fii  dona  di  Don  Pietro  Re  d' Aragona, e  di  lui  genero  F  ed  erigo, the  fti 
J{e  di  Sicilia,E  Do>j  lacopo,che  dopol padre,fii  Re  d'Aragona,  Itjualifùron  honore  di  juei  reami, 
B  Dichil  uero  a  lei  fi  altro  fi  dice, Verche  effendo  morto  fiomunicato,era  opinione, che  fiffè  danato. 


Vofcia  cito  hehbi  rotta  la  perfoni 
D/  due  punte  mortali -^  io  mi  reniei 
Piangendo  a  quei,  che  uoìcntier  perdona. 

Borribil  fùron  li  peccati  mici  : 
Ma  la  bontà  infinita  hi  fi  gran  braccia^ 
Che  prende  ciò  ,  che  fi  riuolue  a  lei . 

Sei  pafìor  di  Cofen'^a ,  che  a  la  caccia 
Di  me  fii  mcjfo  per  Clemente  atlhora , 
Eaueffc  in  Dio  ben  letto  quefla fhccii  ; 

Loffa  del  corpo  mio  fariano  anchora 
In  co  del  ponte  prcjjo  a  Beneucnto 
Sotto  la  guardia  de  la  graue  mora  x 

Uor  le  bagna  la  pioggia  e  moue  il  uento 


Dimojlra  Manfredi,  che  uedutofi  firito  a, 
morte,  fi  rende"  in  colpa  a  Dio,ilc^ual pef 
dona  uolontieri ,  ma  filamente  a  (juelli, 
che  faccufmo  peccatori,  e  fenfonfi  dhauer 
peccato,  come  fece  lui ,  Onde  dice  che  li 
fi^oi peccati  fttron  horrihili,  e  che  fi  reni 
die- piangendo  ecet.  Era  eguali  [orrihli 
feccafi,ficodo  che  recita  il  Villani  al  xlif. 
xliiij.e  KhiJel  vz.  lihJe  lafua  opera,fùi 
ron  (fUffli ,  che  effendo  Eeìerigo  fuo  pa*, 
ire  infirmo  a  Tirf  n'odia  di  Puglia, egli, 
per  poffeder  lifuoi  thefcri,^  ouufar  c^uel 
regno  in  freme  con  la  Sicilia,  lafjvgo  con 
un  guidale  pone  daglielo  fcfra  ie  U  houai 


CANTO  TE 

DÌ  fior  del  re^no  quafi  lungcl  Verde  j 
•Oue  le  mfmuto  a  lume  (Ipento  ♦ 

Ver  lor  maledittion  fi  non  fi  ferde. 
Che  non  poffà  tcrnur  lo  eterno  amore  5 
Mentre  che  U  fiferan^^a  ha  fior  del  uerde  ♦ 

Vero  e ,  che  qual  in  contumacia  more 
Di  fanta  che fci ancor  che  al  fin  fi  penta 
Star  li  conuien  da  quefia  ripa  infucre 

Ver  ogni  tempo  j  che^i  e  fiato j  trenta^ 
In  fua  prejonticnffe  tal  decreto 
Viu  corto  per  buon  pre^i  non  diuenta  ♦ 

Vedi  horamai ,  jé  tu  mi  puoi  fitr  lieto 
Reuellando  ala  mia  buona  Goflan\ay 
Come  mhaiuifìojtr  anco  efìo  diuietot 

Che  qui  per  quei  di  la  molto  fiiuan'^  ♦ 


R  Z  0* 

ytfìuto  poi  if  ìe(  Mif^na  CuYYdh  frmù 
genito  di  Feieri^o,  alcju^lpjj:et:aua  e  lu 
no  f  (altro  ii  <\u(i  remi,  e^li  lo  riceue^ 
honoYAtiffmmenteyt  fiiliftuoYfuole  a  re 
cuffrarf  (dame  terre ^  c\ie  hpo  la  morU 
di  Federigo  [erano  rileUate  e  date  fi  a  U 
ihiefa  ,  rrìa  infìrmanhfi  Currah  Zaffai 
ìf^ier  male,  e^lijfer  uia  dun  fcruitiale  lo 
fice  auelenare  ,  e  cofi  uenr.e  a  morire , 
Rejìaua  Curraiino  fratello  di  Currado 
ficciolo /Sncik/Jo  ne  la  Magna  fctfo  tutela 
de  la  madre ,  del(ji<al  duhitandof  Man', 
frtdiycheuenenJ.o  acrefcerenjn  lo  fri', 
uaffe  di  quello  fìt  to, corre  haueafiiUo  Cut 
rado,fenso  difirlo  fmilmente  morire^ 
fctto  ff  etie  dmore,  li  mando  ah 
unijùoi  mlafàadori  to^  ^ìuerf  ìfrefcm 


e  co 
( 


fi^fra  ijuali  uifitron  confitti  Huelenati,  Ma  la  madre, i\)e  di  Manfredi  moho  fi  duihitaua,  mojìro 
«r  gliamhafciatori  in  luogo  di  Curradino,  uno  de  la  rr.fdffma  età,  chf  fra  glialtri  ghuanetii  fclfua 
conuerf^r  con  lui .  Gliamlafciatori  credendo  che  /  fifp  Currcidino,li  fiYon  la  reuerétia,  e  dojfo 
quella,  lifrefentaron  da  parte  di  Manfredi  i  doni,  de  cjuali  afjrefcft  a  confitti,  corr.e  fcg^ionfiir 
i  fanciulli,  immediate  che  gliheUe  gufìati  cadde  morto,  E  cofi  tornati  gliamhcifciatm  con  la  fì^l fi 
mente  creduta  morte  di  Curradino,  Manfredi  ffice  e  di  Puglia  e  di  Sicilia  coronare  .  MA  la 
hnta  infinita  ha  f  gr:in  braccia.  Le  hraccia  di  Dio  fcno  la  fua  mifcricordia  uerCo  di  chi  ritorna 
a  lui,  E  la  mercede,  con  lacjual  remunera  tutti  (jueUi  che  hanno  meritato .  SF.l pafor  di  Cofcn^ 
^a,  Scriue  il  detto  Villani  al  \iii/\  del  \ifJik  che  Jop  la  morte  di  Manfredi,  hauendolo  Carlo,co', 
me  fcomunicato,  fistio  fcjfj^eHire  in  capo  Jel  ponte  di  Beneuenfo  ,  e  coprir  di  gran  monte  di  pietre, 
auenga  chel  poeta  dica  fitto  la  graue  mora,  chel  uffcouo  di  Cofcnl^,  che  era  apfreffo  di  effe  Carlo 
legato  per  demente  (juarto  ,  hfice  tor  di  cjuel  luogo,  perche  era  memlro  de  la  chiefi,  e  portarlo 
fuori  Jel  regno  .  AJun(jue,fi  cofiui  hauejfi  hen  letto  IN  Di3,  ciò  ^,  N^-  la  fiera  frittura  (^ef 
ftaficcia,  Quefta  fententia,  che  la  diuina  mifiricOrdia  ne  afi^eUa  fino  a  lefiremo  punto  de  la  uita, 
haueria  potuto  penfare  che  10  mi  poteua  ftluare,  e  non  mhaueria  tratto  difetto  LA  graue  mora,  do 
e,  la  graue  mola,  perche  mole  fi  domandano  efueUe  gran  pietre,  che  fi  mettono  per  coperchi  a  le 
fipoUure,  e  di/p  mora  per  accomodarla  rima.  Onde  le  mia  ojfa  firieno  anchora  in  (juel  luogo,  Ma 
hauendole  tratte  fiiori  di  ijuiuì,  oue  erano  fcplte,  hora  le  lagna  e  moue  il  uenfo  ,  perche  fono  a  lo 
fcoperto  DI  fuor  del  regno,  per  la  cagione  detta  difipra  y  C^yc fi  lungo,  Quafi  uictno  e preffi  il 
\ey  de,  fiume  che  mette  nel  Tronto  non  lontano  da  Afioli,  A  Lume  jfento,  Comefiomunicato. 
Vlr  lor  male  dittion  finonfiperde.  Non  fi  perde  cofi  per  maledittione,  come  fffi  fi  credono  ,  Uteri 
no  amore,  che  non  pofjà  tornare,  MF.ntre  che  la  jferan'^a  ha  fior  del  uerde,  ciò  è-.  Mentre  che  U 
co-nfcientia  ha  perdono  del  pentire,  Terche,fi  come  la  figlia  in  fefi  per  lafferanl^,  menireha  fiore 
VEl  uerde,  ciò  è-,  delfuo  humorf,puo  a  tempo  jferar  il  frutto,  Cofila  confiientla,mentrehaperi 
iono  delpentire,  può  a  tempo  fierar  filute,  E  ijuefìo  fclamente  fuo  auenìre  menfre  chefiamo  ne  la 
frefinfe  uita, perche  ne  Ultra  il pentir  non  gioua,  E  come  ne  la  dijcriuione  del  Vurg.  dtLemmo,mo 
ftra  checoftoro,icjualifcnoniortiin  contumacia  difanfa  chiffa,  hanno  daflarin  (juefio  luogo  per 
ogni  tempo  trenta,  che  fcno  flati  IN  fua  prefuntione,  ciò  è'.  In  fua  temeraria  ojìinatione  ,  prti 
m  de  poffino  entrar  in  Vurgatorio  SE  tal  decreto ,  Se  tal  ordine,  NQn  iiuenta  più  corto  per 
*  X  iiii 


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Firenze. 

Postillati  16 


PVRGATORIO 


Canto  terzo 

lu^p.lWr,V<rcUjicrei.,      i  £i'<lfi  freghi  a- alfre  ko..  op,^ 
giimre  aquenUfimm  Pergamo  aUbhreuU,  il        i.,.....!.  r'/"//'™ 


fin  al coftmn  fmpo, perche  qvi  f^uan^a,  quift ^u<tLo 
rirf,chffeVanfefÀYainiender(]uefìoala  fua  Goft(fri'^^cL  ^ 

V  A  R  T  0  . 


<r  furgare 


Sfguimio  il  fOfU  tifi  preferite  canfQ  il 
laffato  pnp^ifito  del  precedente,  dimoftra' 
prima  efereflafù  con  Unta  aUentme  ad 
afco'tar  Manfredi,  che  fcn^a  effirfcne  aue 
duto,  era  pajfata  la  quarta  parte  del  di, 
ajftgnankne  la  ragione  perche  .Y^oi  dif 
moftra,  come  da  cjuelle  anime  fu  loro  ma 
ftratù  il  molto  flreu^  e  ripido  calle,  per  Ir, 


CANTO 


Qumìo  per  dilettan^ ,  o  uer  per  doglie  j  - 

che  alcuna  uirtu  noHra  comprenda ^ 

tanima  ben  ad  cffà  fi  raccoglie  ^ 
Pur  che  a  nuUa  poteniia  più  intenda  x 

E  c^ueHo  e  centra  qucUo  errar -,  che  crede  ^ 

Che  unin'ima  fouraltra  in  noi  faccenda; 
E  pero  (quando  iodc  cofano  uede  ^ 

Che  tenTa  fòrte  a  fé  lan'mauohai  s—-"'  ''/''«^  c««f,  ^rr/cr? 

ya\fcne  ;/  tempo .  elhuom  n.n  fi  ne  iuedex  TÌJÌI^^^ 

ChAira  potentia  è  quella ,  che  Ufiolta  ^  feni  d^S^^^^^^^ 

■e.  .u  .  -       fi   ^  1    f    ■      ■  ^^^^0  dietro  a  Imfcpra  certo  halPc  ad  una 

tt  altra  e  quella  ^  chi  lanima  intera  :  tarmc^rU^  i^^Lll^v^^.,  i 

r>    (i    ^    ^  e  ,  n    ^  ^  .  \  ^^T^^i^^f  Che  da  aueUaparfe  cinpfualmon 

Quejìa  e  quaji  legata  e  quella  e  fcioltn^  -        .  ^  . 

Di  CIÒ  hebbio  ej^erientia  uera 

Vdendo  quello  flirto  ,  eir  ammirando , 

Che  ben  cinquanta  gradi  fiilito  era 
Lo  fole  t  ^  io  non  mera  accorto ,  quando 

Venimmo  j  doue  q  ielle  anime  ad  una 

Gridare  a  noi  5  Qj4Ì  è  uofìro  dimando  ♦ 


te,  owe  uoltatift  \n  dietro  utrfo  leuante, 
da  la<]udparte  eran  faliti,  e  (jmuipoftt  a 
federe,  Dante  fauide  effer  finto  dal  fini', 
ftro  lato  da  raggi  del  fole,  di  che  ammìi 
ratofr,  Wirg.  li  dimoftra  cofi  e/fer  necefi 
fario  in  quello  hemifirio,  lagnai  cò fa  irti 
ttfa,  li  domanda  de  laltiffìmo  monte ,  t 
guanto  hanno  ad  andare  per  giunger  a  la 
cima,  E  juejìo  ancor  intefo per  alcune  co 
letture,  udiron  una  uoce  dafmifìra,  uerfo  la  jual  andando,  uidero  dietro  ad  un  gran  fetrone  lafi^ 
tonda  ffetie  di  neAigenii,  tra  eguali  Dante  mojìra  dhauer  conofciuto  Belac^ua,  e  da  lui  intefo  di 
fua  condiiione.  Sollecitato  poi  da  Virgilio  già  moffo  al  partire,  egli  fi  mfc  a  ftguitxrlo,  come  ue{, 
4remo  al  principio  del  feguenie  canto  .  (l^'ando  per  dileuan'^  ,  Dimoftra  la  ragione^ 

perche  era  flato  tanto  intento  CT  aftraUo  a  d  afaltar  Manfredi,  che  già  era  f  affata  la  cjuarta  par\ 
te  del  di,  che  nonfe  ne  era  aueduto,  E  la  ragione  in  fcntentiaè-  cjuefta,  che  cjuando  per  auahhe 
ferturhatione,  lacfual  fta  compre  fa  da  alcuna  noftra  uirtu,  0  potentia,  lanima  fi  raccoglie  tir  uni-, 
fcf  hene  a  tal  potentia  e  uirtu,  par  che  effa  anima  non  intenda  più  ad  altra  uirtu  the  a  cjuella  Cela 
alacjual  tanto  hene  fi  unita  e  raccolta,  E  pero,  (juando  juejt^  auiene,  il  tempo  fi  ne  uaùn'^'the 
Ihuomofi  nepojfa  auejere .  Dice  adunche.  Quando  jfer  dtlettationi  e  piaceri,  0  per  dolori  tfT  egri 
tuJini,  che  fono  due  de  (e  (Quattro  perturhationi  de  lanimo  ,  CHe  alcuna  noftra  uirtu  compre^ 
da  ,  ciò  è-,  lecjuali  dileUationi,  0  dolori  fiano  comfrefi  da  alcuna  noftru  mtu  ,  lanima  fi  raccói 
glie  er  unifie  hene  ad  effa  uirtu,  far  che  a  neffuna  potentia  intenda  più,  che  fclamente  a  avella 
fola,  cme  UHol  inftrire .    le  HirtHepotme  de  Immo  fin  dinerfi,  Onde  ^udt  del  fnfo  eftn 


PVRGATORIO     CANTO  CLVARTO* 

tme  fono, \k  Auiito*  Oioyato,  Guflo,  TaUo  .    QufUf  if  lintermf,  Senfc  mune  Imgii 
natina,  CoPÌf<itm,  Tantafa  ,  Mmoria  .    In  tuUe  (jufjìf  ojffYa  Unim,  lacuale,  cme  YMiai 
mo  dftto,  alcuna  uolta  è-  tanto  intenta  tT  aflraUa  ad  una  (da  U  (juepe  fue ptfntie  ,  che  laltrt 
nonrarticifano  juaft  alcuna  cofa  di  lei,  E  ifueflo  è-  contra  a  lerme  dì  ^juei  filofcfi ,  i^uali  uOt 
oliano  CHe  una  anima  fcfra  altra  anima  faccenda  in  noi,  ciò  ^,  che  in  noi  no»/ìa  una  fcla, 
matre  anime, \fgetatiua,  Senfttiua,  eV^ationale,  lAalauegetatiua  efY.fYia  de  Ih  erte  e  de  le 
fianieyferche  ,  mediante  (juejìaji  nutrifcono,  crefcono,  e  generano  un  ftmile  a  fi.   la  finfii 
tiua  ^  de glianimali  hruUu  ^he  farticifano  de  le  ejìrinfuhe  C7  intrinftche  fotfntie  di  fcjfra  dette, 
oltre  di  ìuelle,  h:inno  la  uegftatiua  non  fer  anima  mafer  fotentia  .    U  ritmale  £-;ro^ 
fria  e  Cela  de  Ihuomo  ,Z7hala  uegetatiua  e  la  finfttiua  ron  fer  ararne  ma  fer  fotentie ,  che 
quando  ftj]lro  tre  anime,  non  potrebbe  figuir  ijuello  che  dice  il  foeta,eche  ahuolte  ueggiai 
mo  auenire ,  che  lanima  fta  tanto  raccolta     unita  ad  una  fcla  de  le  fuefotentie ,  fer  un  fiQ 
fojfcnte  obietto,  che  non  ofera  in  alcuna  de  laltre,  come  mojìra  che  auenne  aÙkra  a  lui  ne  ludir 
cuedo,  che  li  ragionaua  lAanfredi .  Ver  che  (Quando  lanima  rationale,fer  fjjìr  tutta  oaujf  afa  in 
Ina  fola  foientia,  mn  intendevi  a  laltre  ,  la  finfttiua  ui  intenderebbe  er  ojfererebte  lei,  Onde 
bifcJna  confiffare,  che  ne  Ihuomo  fa  una  fcla  anima  e  non  tre  ,  E  fero  dice  ,  come  già  undtra 
uolta  habbiamo  detto,  che  (juando  fi  ode  o  uede  cefi,  che  tenga  firte  lanima  uolta  afe,  che  il  terni 
ro  faffa fin^  che  Ihuomo  fi  ne  fojfa  auedeye.  Perche  altra  fotentia  e'  juella  CHe  lafiolta,  ciò  e, 
La<iual  afcolta  ^luella  tal  cofa  che  ode  dire,  E  cjuefla  è-  la  fotentia  de  laudito^ ,  Ef  altra  e  (juflla 
CHe  ha  lamma  infera,  ciò  è-,  Lacjual  ha  lanima  tutta  uolta  afe,  E  juefta  e  la  cogifatiua,  lai 
cual  ammirandofi  de  la  cofa ffortale  da  laudito,  uien  ad  effcr  cjuafi  legata  efrefa  da  tal  ammirai 
tione  ,  onde  dice  hauer  lamma  intera  ,  E  Quella,  ciò  e,  E  la  fotentia  de  Udito  fiiolta  e  libef 
ya,  hauendo  ufto  lojficio  fuo  diforgei  la  cofa  udita  a  la  cogitatiua  ,  E  di  cfuefi^  dice  hauer  hauui 
to  uera  efterientia  udendo  Manfredi  tST  ammirando  de  le  cofi  che  diceua,  Verche  il  file  erajalii 
io  ben  cinquanta  gradi  fcfra  de  lori^nte,  che  egli  nonfinera  aueiuto,  cjuando  effi  fimn  ammoi 
tiiti  da  aueìie  anime,  che  juiui  era  il  dimando  loro,  ciò  e',  la  cade  da  fofer  filir  il  monte,  di  che 
erano  frima  fiate  dimandate  da  Virgilio ,     lammirattone  aiuncjue  de  le  cofi  udite  da  Mani 
fredi,  hauea  tanfo  legato  lanima  del  foeta  a  la  fua  fotentia  de  la  cogitatiua,  che  cjuefia  non  fira 
pffuta  aueder  del  terr^fo  chera  fior  fi,  ne  de  la  (Quantità  id  camino  cheffi  haueano  fatto ,  Quello 
(he  la  fotentia  de  laudilo  con  la  cogitatiua  i'nfiem.e,fin'^lammiratiore,nonhaueria  fotuto  fii 
re.   Perche  la  cogitatiua  fciolta  da  lammiraticne,  da  lacjual  fila  era  legata,  col  frender  fclameni 
te  da  Uudito  quello,  che  dicea  Manfredi,  non  foteua  ejfer  imf edita  che  non  faccorgeffi  che  f affai 
ua  il  temfo.  Onde  non  filmtnte  dice,  adendo  cjuello  flirto ,  che  Aggiunge  ancora ,  Er  ammii 
rando  .  Ma  che  ne  Ihuomo  non  fia  che  una  fcla  amma  uedremo  ancor  fiu  chiaramente  in  ferfii 
va  di  Statio  nel  xxv.  canto  .  E  fone  che  ti  file  era  ben  filito  cincjuanfa  gradi,  Addinotare,  cOi 
me  habbiamo  di  fcfra  detto,  che  era  f  affata  la  quarta  farte  del  di.  Perche  eficndol  file  nel  figno 
^e  l'Ariete,  neltjual  ueniua  a  far  lecjuinotio  del  uerno,  il  di  era  di  xif.  hore ,  E  di  fcfra  habbiai 
mo  iimojìrato,  che  al  file,  nel  corfi  chefh  da  oriente  in  occidente,  ne  tocca  xv.  gradi  fer  hora, 
Aduncjueintre  hore,  che  fino  la  cjuarta  farte  di  xif.haueua  fitto  x/v.  gradi,  che  tanto  fÀ  tre 
uolte  auindiii .  li  cincjue gradi  che  auan'^no  fer  andar  a  cinquanta,  haueua  fatto  fùi  in  un  ter 
à  dhora,  ferche  il  ter^  di  cjuindicifi  è-  cincfue  ,  Era  aduncjue  tre  hore,  e  la  ttr'^  farte  dunah 
ira  di  mi  di,  EnonchetuUele  haueffi  confumate  nel  farlar  con  Manfredi,  come  altri  dicai 
no,  ferche  due  hore  di  ^uel  di  uedemmo  di  fcfra  nel  fecondo  canto  che  erano  fin  cjuando  uidfi 
^rolangelo  arriuar  al  lito  del  mare  coi  uafiUo  nelcjt^ale  erano  lanime  che  conduceua  dal  forto 
rnofiia  ,  oue  diffe,  che  da  tutte  farti  fimml giorno,  E  chel  file  hma,  con  Iffi^^tic  mie,  cHi 
%iati  il  Caf  ritorno  ii  m('^    «>/o  • 


PVRGAfORIO 

UdggwY  aperta  motte  udite  imbruna  wo/ro  difficile  ^  uermem  U  uìa  eh  m 

Con  una  fbrcmìla  dì  fue  pne  .luce  a  U  uim,  almeno  fin  a  tantò  che  ui 

Lhuom  de  la  uiHaj  quando  luua  imbruna^     fi  è' fatto  gualche  jf>y:ìcejfc ,     ejpr  tuttei 

Che  non  era  la  calle  j  onde  filine  f^^^^'^  ^^fu'lorejìfnto.vi  (juejfaadùijue 

Lo  duca  mio&  io  appreffc  fili  j  ^^^^P^^i^f^ffaU,Jiiffìculfa  dicendo,  che 

Come  da  noi  ìa  fihiera  fi  partine .  ']  '''^''"^  ^^"^^  imhruna^do  è^.Quan 

Vajfi  in  San  Leo*,  e  difcendefi  in  No//:  l^^^. molte  udte.iM^runa 

Montaftfu  ^ifnmtoua  e  in  Cacume  ZTJLTjf '''''' ^'"^^ 

Conejfi  i  pie  :  ma  qui  conuien  chuom  uoh  t    ,on  um  picchia  fircauEa  éi  Z  Z? 

Vico  con  laìe  fneUe  e  con  le  piume  ,  ào  che  neffun  uentri  a  ueniem^.arU 

Ve!  gran  difw  diretto  a  quel  condotto  5  che  mn  era  LA  cade,  do  ^,  u  jìrewt 
Che  Jperany  mi  daua ,  e  ficea  lume  ♦  ONde  fdine^.Vey  ta<juale,  u  ducd 

mi^\jY^.fdi,K^ioaffreflcfcli,COme, 
fio  e,  quando,  la  jchiera  de  le  amme  ft  parti  dami.  VAfjtin  San  le:>,  Goffra  la  detta  difi 
fiit^lfa  de  la  [alita,  dti/jia  ^  ferra  pojìa  fu  la  ama  di  Montefiltro  di  Komagm ,  a  laejual  difjji 
cilmente  [  file  .  Noli  e  ciuà  ne  la  riuiera  di  Cenoua  da  ponente,  e  fette  miglia  ppra  Sauona  in 
una  ttade,  oue  con  m.olfa  difficulta  ft  fende .  hifmantoua  è-  montagna  nel  contalo  di  R  wio,  Ix 
cui  [alita  è  ajpriffma .  Cacume  è-  monte  in  Campagna  de  la  medefima  af^e^'^  nel  falire  ! 
AdufKjue,  henche  tutti  cjuefli  luoghi  fieno  molto  ripidi,  nodimeno  uif  ua  co  fiedi,  m  uoledo  [dir 
juejìo  mónte,  per  ejfer  lafua  uia,  e  jfetialmenie  nel  principio  ripidijfma,  hifcgna  le  ale  del  gran 
difiOy  Cerche  fc  non  ftjfe  il  defderio  che  ne  accende  e  jfrona  a  la  uirtu,  pria  impoffhile  a  tollerar 
gliaffhnni  che  f  trouano  ne  la  fua  uia.  Onde  Boetìo,  Ajfera primo  KfT  pene  inuia  CT  fidorif  con 
tinui  tfT  lahoYum  piena  ejl  uia  (juf  ad  uirfufem  ducit .  Dietro  a  ijufl  condotto  ,  Dietro  a  \/ir} 
gilio  che  mi  conduceua,  ilcjual  mi  daua Jferan"^  diuincer  la  difflculta  delfrJire,  E  TAcea  lume, 
E  mofìrauami  la  firma  el  modo  .  Perche  la  ragione  ,  non  fclamente  da Jffran'^  di  ^otty  cQnfei 
guir  la  uirtu ,  ma  dimoflra,  ancor  la  uia  che  hifcgna  tenere  • 


Koz  falauam  per  entro  il  fijfi  rotto  j 
E  do^ni  lato  ne  faringea  io  jlremo  5 
E  piedi ,  e  man  uoleua  il  fuol  di  fitto , 

Poi  che  noi  fimmo  in  fi  Iorio  fipremo 
De  Ulta  ripa  a  h  fiouerta  piagna  ; 
lAaeflro  mio ,  diffio ,  che  uia  firemo i 

T.tegli  a  me*jl<:effun  tuo  pajfi  cangia: 
Pur  fi  al  monte  dietro  a  me  acquiHa^ 
fin  che  nappaia  alcuna  [corta  foggia  ♦ 

Lo  fommo  era  alto  j  che  uincea  la  uifla^ 
E  la  coHa  fiperha  più  affai , 
che  da  we^o  quadrante  a  centro  lifia. 

lo  era  lajfi^  quandio  cominciai^ 
O  dolce  padre  uolgiti^^  e  rimira, 
Comio  rimango  fol  jfi  non  refìai^ 

fi^ml  mio  ;  dijfi ,  in^n  quiui  ti  tira , 


Saliuano  per  io  faffo  rotto ,  A  dinotare, 
che  la  uia  de  la  uirtu  è'  fatta  per  fcr"^  da 
<jUfUij  che  uincono  tutte  le  difflculta . 
E  Dogni  lato  ne  faringea  lo  fremo,  effcn^ 
io  la  uia  molto  fretta,  Verche  ft  come  la 
uia  che  co  duce  al  uitio,  fer  ejprfretjuen 
tata  da  molti,?-  jj^atiofd  e  larga ^cof  (juel 
la  che  conduce  a  la  uirtu  ,  fer  ejflr  frei 
tfuentata  dafochi,è  molto  angujìa  eftret 
ta  .  E  Piedi  e  man  uoleua  il  fol  di  feti 
to,  che  dinota  cjuanto  ella  fa  ripida  a  fi 
lire,  E  moralmente,  perche  a  uoler  confi 
guir  la  uirtu,  non  hafìa  la  huona  uolonta 
interferii  fiedi,  che  fino  ancora  necefi 
farie  le  huone  ofere  infef  per  le  mani . 
POi  che  noi  fummo  in  fu  Iorio  f  premo, 
Hauea  juejìo  monte  nel  fuo  principio  una 
alia  ripa,  e  juefa  hautano  flita  per  en  y 


CANTO     Q^V  ARTO. 

hiiimiomi  un  ha^p  poco  in  fue ,  irol  pjfc  rotto,  e  giunti  fcfu  li  quella. 

Che      quel  Uto  il  f  07010  tutto  gira .  ueniu^n^  a  Mfourtr  Up<iggia  cheligi^. 

RreUc^  uiafiuaffr fir^^  ietro  al  f^ffi  Uuea p'm^MM''  ^ufHa.celafo  /oro,  E  frnh  D.nff 

Uniarfu  d  monte,  fer  Ufua  ,(treZ^,  c^uaft  imfoffhilejtfenso  chefijfiro  necfffitm  a  tornar 
in  iifiro,  Onde  Jiice  a  V  irg.   CHe  uiu  féremo  i  ^uaft  udfjlì  dire,  ìonon  uekffr  bue  noifoy, 
fimo  tro.fdere  tiu  inanZ  ,  Ma  Vir^.  li  rijf.nie,  UFffun  tuo  f #  ca^gi^ ,  Ac<ìuiPa  furfu  d 
monte  dietro  a  rr.efin  che  ne  affaia  cualch P^gia  fcorta,  Verchf ,  chi  una  uolt^  jrende  la  ma  de 
la  uìrtu,  dfhhe  fcmPre  ferfcuerar  in  cfuella  dn^  mai  tornar  in  dietro  fcguitando  Virg.  cio  e  ,  U 
raeione.e  fc  quella  non  tafia,(ferar  ne  la  diuina  ^  illuminante  gratta,  ^ggia  ueramente  cr  aue 
ùaUrtaMual  mnmancamaia  chi  dafc  fìeffc,  giufìo  il  fuofoter,  [aiuta .     LO  fmmo  era 
^lfo,che  uincea  la  uifla,  Moflra  ejfr  due  grandifflme  difficu'ta  in  ^ueftomorje  ,luna  ,  che  era 
tam  alto,  eh  uinceua  ZfT  auan^ua  la  ueJuta,  onde  ancora  nel  xx^iM        in  jferfcna  d  SJlij^, 
feji  queka  montaonafarlando,  E  faruemi  alta  tanto,  Quanto  uedutano  nhauea  alcuna.  Ultra, 
ihe  l] coffa  era  pufuferla,  nf  ida,e  dritta,  CHe  lifta,  ciò  ^,  che  Imea  da  me^  quadrante  a  cen, 
irò .  Oualrante,  a^freffc  de gliafìrologi,  è-  uno  inftrumtnto,  che  mediante  la  sftra  del  [de,  e  cer 
t.fuoìrrfendicoh,  che fajfh  dal  centro  a  la  fua circunfirentia,  àmcfìra  ad  un  mejefmo  umfo  il 
numero  de  Ihore  del  di,f  quello  de graii,che  ejfcfcleft  troua  a  quelle  tah  hore  fcfra  de  lori^nfe  co 
altre  co/?,  C9  e'  il  quadrante  afunto  la  quarta  Jfarte  de  laftrolMo  ,  ilcfual  ha  firma  it  tagliere  , 
Vercheft  come  la  circunfirentia  de  lafìrolahio  e  dijìinta  in  ccclx.  gradi,  cofi  quella  del  quadrane, 
te  è  dijìinta  in  hxxx,  gradi,  che  fono  la  quarta  farte  di  ccclx.  nequali  diàam.o  la  circur.firentia 
ie  laftroìaU^  effcr  iifiinta  .    Ujìaa  centro  fi    quella  reUalinea  che  diuidel  quadrante  in  di  e 
melj  quadranti,  come  ueggiamo  ne  la  frìm,afigurafofìa  qui  di  fìiOri  in  margine  .  Se  noi  adurc. 
aue  foniamo  uno  de  due  mel^i  quadranti  dritto  infuo  effere,come  ueggiarr.o  ftar  tutol  quadrante 
e  com.e  è-  neceffario  dif^re  douendo  metter  il  quadrante  afcgnofi  àe  i  raggi  del  [de  fcffmojfer  It 
due  firicheli  ueggiamo,  hemhe  horafiu  tST  hora  meno  indinato  ,fcctndOihd  fde    fine  mero 
eleuafof  jra  de  bri^nfe,ueJremo  ejfa  linea,che  ua  da  la  circunf^retia  a!  cciro  dd  quadrdte,ed  e 
lo  diuide  in  due  me\  quadranti,  effer  rifidif]F>ma,  come  fer  ejfmjfio  ueggiamo  ne  la  feconda  figu 
rapofìa  fimilmente  in  margine  difetto  a  la  frima,  E  mndim.ero,  il  fofia  fìnge  che  la  coffa  di  quei 
fro  hal^  che  ffTt  haueano  hora  da  flire,  era  ancora  affàfiu  rifida  e  dritfa.  Onde  dice,  E  la  cofla 
fuferhafiu  affai,  cheìiffa  dame^  quadrante  a  centro  .   IO  eralajfc,  U fcnfo  fi  panca  fmfre,  e 
jletialmenie  ne  frivcifi  de  Icfere  uirfuof,  e  fer  quefìo  domanda  aiuto  a  la  ragione,  laqual  li  dice, 
ihfglifi  detta  tirar  fin  la,doue  che  effa  era  di  già  flita,ferchefoi  che  hauerafiiUo  qualche  froceffo 
ne  le  uirtuofc  zferatiom,lifara,cme  uuol  infirirf,m.en  difficile  ilferfcuerar  in  quelle  ADditandoi 
mi,  Mofìrandomicol  dito  un  la%  che  da  quella  farte  cingeual  foggio,  come  affreffc  uedremo  . 

.  7        ir.*  letaroledi^irc>.m\fhronauanoefcUe^, 

li  mi  (hronauan  le  parole  ue^  \  r  f.  ..  Jt .,    J  , 

M  ^       J    '  cttauano  tante  al  Imre,  dice  il  f Offa,  che 

Cho  mi  sf orlai  carpando  apprejjo  lui  ^.  ^^y^^.  cArp.rtdo,  ciò  è ,  Co  fiedi 

Tanto,  chel  cinghio  fitto  i  pie  mi  jùe  ^  peonie  mani  tirandomi  fu  carfoni  tanta 

A  fider  ci  ponemmo  iui  ambedui  freffcalui,  cud  cinghio,  do  è',  che  la 

Vchi  a  Uuante ,  ondcrauam  filiti  J  '^^^^^'^     cingeua,comio  diff,  da  queU 

^1    r  1             1      '    .     u    '  lafarf^il^onte,mifufcttoifiedi.  La'. 

CUfmX  i  vguardar  gwuar  dtru,  ^Lhof.  f^nifica,à' '''ni' mUl.o-, 

Cliofchi  primi»  dri^at  A  Uffì  hti  ;  „^  udori",  e  con  le  hmtojm  dc^yifi't 


pvrgatorto 

Pofcìa  gUXaì  al  foie  5     ammiraua,  ,        ;^.^,,/^,  ^^.f^ 

Che  da  fmijlra  nemm  fimi .  lem^^y  f  er  ia  uict  de  U  uirtu  . 

A  Seier  cijfofmmomamMt^i,  bJonha 
mlut:i  Wir^AfVctnfeftfafofatofin  a  tmche  Uka  fufeyato  ilhaà ,  penhe  fc  ftfiffe  fofmju 
Ucofìa.feYejJcrt^tQYifiàaJm^  ^lu^     chi  fale  fulta%yCÌo  è  ,chi  comirt 

eia  a  uinceY  la  iifpculta  MfàliY  a  la  uiYtn,  jpeYche  comimiato  a  uinctY  non  coYte  tam  fnicolo  di 
ricaJey  nel  Mo,  fi  fuo  a^ai  fuuYamente  fiymaYe,  Aéun<jue,  ne  le  cofc  molto  difficili,  hifcona  che 
lhuom^ftpoft,feYche  alty^méte  nonft  coniuYette  mai  al  fine.e  màcherelhe  tra  uia.ma  no  fi  de  fofd 
re  fin  a  tato, che  ft  ueda  in  luogo  fcuro.  Volti  a  leuante  ÙNdeYauan  falifi,  Drf  lci<jual  farte  haueua 
mo  cominciato  a  falir  il  mote.  CHe  fuol  a  YÌguaYday giQuar  altrui,  VeYche  dopo  la  falita,chift  uolge 
à  YiguaYdaY  il  piano  faY  che  li  gioui ,  E  moralmente,  chi  ha  prefc  la  uia  de  la  uirtu,  e  viudge  U 
mente  a  conftdeyar  la  faffata  uitiofa  uita,fi  riconfvrta  e  dijfore  a  uolerla  del  tutto  fi^ggirf  >  ^  a 
feguitar  la  uia  principiata,  Onde  fcggiunge,  Gliocchi prima  dri^^ci  alraffi  liti  Pofcia  glial^ial 
fole  ET  ammirala,  the  nerauam  firiti  da  fmijìra.  Perche,  fi  come  noi  in  (juffio  nofìro  hemisfti 
rio ,  fiando  uolti  ad  oriente,  hahhiamo  il  fole  fui  me^  di  a  la  deflra ,  Cof  chi  è-  ne  laltro  hemisfti 
rio,  oue  allhora  il  poeta  finge  che  era  lui,  Iha  da  la  fmijìra  mano  .  lac^ual  cofa ,  perche  a  lui 
era  n-^ma ,  come  la  finge ,  mofira  cheli  defe  ammiraiione^. 

Few  Jciuideì  poeta  ,  chio  mi  flaua  Auìlefi  vìrg.  che  Dante  fmmiraua  dhé 

Stupido  tutto  al  carro  de  la  luce  y  uer  il  fcle  da fcttentrione  fingendone  in^, 

Oue  tra  noi  t!T  aquilone  intraua  ^  tendere  che  chi    ne  labro  hemitfiriolha 

OndegU  a  me  ^  Se  Cafhr  e  Polluce  ^^'^'^  ì^^^^y  of  come  ne  Ihemisfirio 

Folfiro  in  compagnia  di  qucVo  (hecchio,  '^'^  dame^di,  Verleuarh  adun^. 

Che  fu  e  giù  del  fuo  lume  condlce^  ^uediduhholi  dice  ancor  più  firte  co f^^ 

uedrejli  d  \odiaco  ruhecchio  ^'"^''^    f'^^T/^  .'^.^^  ^' 

A           7   r    ■    n  Rata  nel  fcano  di  Cemini,  come  allhora 

Ancor  a  lorfep^u  Hretto  rotare,  era  in  Ariel ,  che  lo  uedrehhe  andar  an^. 

ie  non  ujajje  por  del  camm  ueccho ,  f,^  ^,yf,  yfi^  che  girano  intor'. 

Come  CIO  fu  Jel  uuoi  poter  pcnfire  5  ^0  al  noftro  artico  foto.  Onde  dice.  Se 

Dentro  raccolto  magma  Sion  caflor  e  PoUuce,che  fanno  effe  fgnodi 

Con  que^o  monte  in  fu  la  terra  fare  Gemini,  Fojproin  compagnia  DJ  (jueh 

Sicché  ambedue  hanno  un  fol  or/^ow  lojf^ecchiofcioè-fdel  (eie,  che  conduce 

E  diuerf  hemifj:erf^ond' è  la  Hrada^  del  fuo  lume  SW  e  giù  ,cio  è',Jn  tjuelìé 

Che  mal  non  feppe  carreggiar  Vheton  ♦  ^rniffirio  di  fcpra  er  in  (juel  di  fctto , 

Vedrai ,  come  a  cofìuì  conuien  che  uada  ^  '''<^''(^'  ^^''^^  '      uedrtfii girar  il 

Da  lun ,  quando  a  colui  da  Uìtro  fianco  5  f  '"T 

Se  lo  intelletto  tuo  ben  chiaro  bada.  /of ,  P-^^^  ^oji 

Gemini  più  fettentrmale,  o  uOgliam9 
iire  più  uicino  al  nofìro  polo  ,  intomo  ah 
^uale  intano  e  la  maggiore  e  la  minor  orp,  che  per  effcr  molto  uicinead  effe  polo,  noi  non  le  uegi 
giamo  mai  tramontare,  come  laltre  fieUe  che  li  foni  più  lontane,  E  perche  fi  come  il  /cle,Cuanao 
è'  ne  lulf  imo  grado  di  (juefìo  figno  di  Qennini,  o  che  entra  nel  primo  del  Cancro,  uien  a  fiir  a  noi 
il  trofico ftiuale,  onde  ali!  ora  hahhiamo  i  maggiori  di  e  le  minori  notti  di  tutto  lanno,Coft  a  ijutUi 
le  laìtro  hemisfirio,  oue  finge  chera  allhora  il  poeta,  uien  a  far  il  trofico  hiemmale,  onde  hanno 
i  più  hreui  di  e  le  più  lunghe  notti,  come  hahhiamo  noi  (juadol  fole  efe  del  Sagittario  t!X  fntra  nei 
Capricorno,  e  che  ne  uien  a  fir  il  trofico  hiemmale ,     a  jueBi  de  laltro  hemiffirio  lo  ftiuale . 

C^uanid 


CANTO  a.VARTO. 

OU^nUfolealù<lueè-irt  fiM  ii  Cemim,  <juf!li  ieUhrahmùflrioloufJono  mlxrt  tonl^HI' 
mfo  il  nAo  f  o/o  <inka,amnta  mi  ueyfo  lanwtico  (^mnii  è-  in  firn  iil  S^giUmi,(^  Morajt 
uei  il  ^cdiaco,  cb  h        fr'e  del  ciAo  fm  la^jual  emina  ,1  fck  e  migUtri  fiM}/c, 
ricetto  atrrrfjiyi  u^ori  che  afcéiono    U  tena.VT  inieifongonfi  tra  effe  [de  e  pitocchi  mJtn.M 
mii  Wrte,  ter  la  medefma  rapane,  ii  [epa  dicemmo  nelfimdo  canto.  Tanto  noi  uerfc  Untar 
tico  lo  uemamo,  e  citelli  de  Litro  l  emiifirio  uerfe  lartico  foto  lo  ueggono  rotare .  Si  non  ujaj  c 
fuor  iel  famin  ««cfcio.do  e ,  Se  effe  [de  non  .[effe  fùori  del  fio  antico  e  consueto  camino  del  ^d,a 
'o.  Simiìeammirationefcyiue  Lue.  nel  ter'^,  che  hehhono  gli  Arali  ueni^fiin  fcccorfo  ie  Vom-, 
teiam,  oue  dice,  Unolm  uoU,  Arale,  uenilti,  in  orim,  \mha,  mirati  nemonm  non  mpmi 
fir-,,  e  cu.  Ufciamo  a  iietrolafhuoìa  di  Cajior  e  VoRuce  figliuoli  di  Cioue  e  di  leda  doma  il 
Tiniaro  er  ^mti  da  effe  Cioue  in  cielo  nel  detto  jigno  di  Gemini,  toccata  ia  Orni  nel  frtf 
mo  E  cof,  ancora  >,ueBa  di  Cahfìo  Ninfi  di  Viana  e  i'Arcas  fuo  figliuolo  generato  di  Cmf, 
,  /,  lui  e  luna  e  laìtro  tran.firiti  in  cielo  ne  la  cofieUione  de  la  maggior  e  de  la  minor  orfa  rect, 
tata  da  effe  Quid,  nel  fecondo  .  COme  ciofia,  V>ice  Virg.  infententia.  Se  tu  uuox  foter  mtenf 
iere  rercheilfo'eincjuelìoluogoci  fia  dalaf,mfira^arte,raccOglituttalamente,enon  fenjar 
ai  altra  cofa,  pi  imalina  Sion,  monte  fu!  f. al  ^  fofìo  lerufdem,ftar  con  juefio  r^.onu  iel  Vur! 
palorio  fi,  la  terra  in  modo,  che  tutti  due  infieme  hailino  un  oriente  fch,  e  diuerfi  hemufin  , 
ome,  do  è  ,  Tra  auali  hemufiri,  'e-  lafìraia  del  ^ciiaco.la^ual Fetonte,  maljer  lm,r.onfeff 
te  carreoiiare,ferche  Eliminato  ia  Cioue,  cadde  morto  in  Po,  la  cuinotiffmaftuola  recita  Oui; 
dio  nel  fecondo  ,  E  cofi  uedrai  conuenire,  chel  fd  uada  a  cojìui  che  farà  fu  cjuelìo  monte  da  luno, 
quando  a  colui,  che  f^ra  fui  monte  Sion  andrà  da  laltro  fianco  .     A  uoìer  adunche  che  <luejil 
due  omfti  monti  hahhino  diuerfi  hemi.firi,  hifcgna  che  luno  fta  nel  nojìro,  e  <juefiofra  Sm. 
,  UtrorottO  a  noi,  che  f,ra  ilmonte  del  Purgatorio  non  efflndo glihemisfiri  che  due,  ne  cjuah  e- 
iimù  tutta  la  tfira.  Ma  a  uoler  che  haUino  uno  ori^cnte  fdo,  fer  efftr  c^uefii  tanti ,  cjuant,  jcno 
oUnterualii  da  col',  ,  cofa,  di  neceffua  bifcgna  che  eff.fiudtino  le  radki  a  retta  linea ferfendico, 
Le  luno  a  laìtro,  E  auefìo  haliiamo  ueduto  ne  la  d  fcriuione  del  Purgatorio  fegme,  E  com.e  la 
condo  la  fiatone  dà  foeta,  il  monte  Sion  epfio  in  me^  dd  noflro,  V  il  monte  dd  Purgatorio  in 
n,e<i  de  labro  hemi>firio .  E  fe  prremo  fcfra  ognuno  deffi  monti  unhuomo  ,  mito  <i«/c(mo  uerjo 
ìdnioorievje  ueiremo,  che  fj  me^c  </i,?wflo  che  fm  fcfra  Sion,  hauera  ilfclea  la  de^ra  ueri 
roAufìro,i  ùueh  che  farà  fqyal  monte  id  Purgatorio  Ihauera  ala  f.niprauerfc  Aquilone.  _ 
SE  lintelletto  tuo  len  chiaro  lada ,  ciò  h  Se  tu  difcorri  con  lintelletto  lene .    Radare  ,«  F.o; 
rentino  idioma  fignifica  due  cofc  ,  cioè,  guardare,  o  mirare ,  onde  dicano.  Bada  ^uie  bai 
iacola,E  lìarinocio,rerche  domandato  ii  ^ud  che  ficiouanni,rif^nderanno  che  bada, 
(io  è,chefifìa,e  non  fi  effercita  in  ofera  alcuna . 

.  Cinciuf  cerchi  pngonoimaterKathi  r.f 

Certo  maejlro  mio ,  dijjio ,  mqumco  ^j,^^     ^^^^  j^^p^^^-^ 

No«  uiài  ehm  ft,  comiodifcerno  ilfrimouicinoalnofiro  pio,  e  da 

l  a ,  doue  mio  ingegno  forca  manco  t  lui  lo  dicono  circolo  artico,  il  fecondo  irof 

Chd  me>  cerchio  dd  moto  fic^erno ,  fic<o  del  cancro  ,fctto  al<,^l  giungeniol 

Cheft  chiama  cauam  in  alcun  arte,  fide  .fiil  clfiitiodela  ?ate     il  ter^ 

E  chefempre  riman  trd file  el  ucrno,  li,,afJeLet^^^^^^ 

Ver  la  ragion^  che  dt  quinci  fi  parte  ^  ^^^^  j^^y^i  ^^^^^i^  ^ii^^ge  il  [de,  aiei 

Verfi  jettcntrìon  quanto  gli  Uebrei  gua  \l  ii  con  la  nottf,  on^e  m  ajÌYologia 

Vedcuan  hi  uerfi  la  calda  parte  ,  è  detto  e^ume,erim<^nfcm]pre  TRd 


PVRGATORIO 

Ma  [e  a  te  firn ,  mlmm  fiprei  fde,  do  ^,  Tra  U  fl,u  A  uerm^ferch] 

Quanto  hauemo  ad  andan  ckl  poggio  file  (juanh  il  [de  è- ne  fcgmfcttentrionali. 
Vili  j  cht  falir  non  pojfon  gliocch'i  mìei  •        (^me  in  Arietf ,  Tauro,  Gmini ,  Can'. 

.  r      1     r  «.  T  ,  ,     f  ^^^"^^^  ^  Ornine ,  e  che  fi  fiate  a 

m  ,  ft  fer  lofpofm  uemo  a  ^uedt  àt  Ultro  hmispno ,  che  hanno  i  fcgm  LriJimalt ,  come  Lii 
ha.  Scorarne,  Saaittario,  Cafricomo,  Acjuam  e  Vefci,  E  cjufjìo  cerchio  uien  fcmne  a  ffare  trai 
fole  el  uerm  ,  jperchf  il  meHmo  Ji  lai  ancora,  cjuanh  effe  [de  e'  ne  deui  [coni  meridionali, 
e  che  a  noi  fi  uerno,  C7  a  cjuelii  ie  laìfro  hemisfirio  fiate .  Quejìo  fìnge  Dante  di  dir  a  Vir£. 
fer  mojìrar  dhauer  infefo  tjuanto  difcfra gliera  fiato  detto  da  lui,  e  fc^giunge,  che  fer  auefìa  ra^ 
gione,  il  fole  fi  dtfarfe  tanfo  dal  monte  del  Purgatorio  ful^ual  finge  chegli  era  aHhora,  uerfofcti 
ienfrione,  (guanto  gli  Hehrei,  che  hahitauano  lerufclem,  pfto  fi^l  monte  Sion,  lo  ueieuano  difari 
tir  da  loro  VE  rfola  calda  parte,  ciò  e-,  Verfo  me^  di,  Perche  fingedo  ognuno  di  cjuefii  due  moni 
ti  fi,  la  ferra  in  me^  del  fuo  hemisfirio,fegmta,  che  ciafiun  di  Quelli  uien  ad  ejfer  egualmente  di^f 
ftanfe  da  le<]uatore,  dal^ual  fartendofi  il  [de  uerfo  feUenfri:>ne,  fde  dal  Ariete,  che  lo  tocca,fet 
il  Tauro,  e  fer  Gemini  fi gnifcUentrionalt,  fin  al  circolo  del  Cancro,  oue  a  noi  fi  il  ficlfiùtio  de  U 
fiate,  ^a  (jueUi  de  laltro  hemisfirh  cjueUo  del  uerno,  Cofi  fartendofi  ti  fiele  da  la  Libra,  iljual 
fiegno  hahbiamo  detto  effer  da  lalira fatte  de  lecjuatore  fer  contro  a  l'Ariete,  fcende fer  lo  Scorfioi 
ne  e  fer  il  Sagittario,  fegni  meridionali,  fin  al  trofico  del  Cafricorno,il^ual  è  il  (juarto  de  cincfue 
cerchi  de  la  sfira  di  fofra  detti,  doue  a  noi  fi  il  filfiitio  del  uerno  ,  ^  a  cjuclii  de  laltro  hemisfii 
rio  c^ueh  de  la  fiate  .  Partendofi  aduncjue  il  fole  da  lecjuatore  fer  lo  fiatio  di  tre  ficgnificUentrir, 
fiali,  ciò  e-.  Ariate,  lauro,  e  Gemini,  fin  al  trof  ico  del  Cancro,  £  cofi  da  Ultra  f  arte  delecjuai 
torefer  tre  altri  figni  meridi:)nali,  ciò  e-,  Lihra,  Scorfione,  e  Sagittario,  fin  al  frofico  del  Capri 
corno.  Et  effendol  monte  del  Purg.  ne  laltro  hemisfirio,  cjr  il  monte  Sion  nel  noftro  egualmente 
iifìanti  da  lecjuatore,  come  difcfra  hahhiamo  detto,  ficguita  chel  fcle  ueniua  egualmete  a  difarfirfi 
ianto  da  effe  monte  del  Purg,  uerfi  ficUentrione,  come  ^dice  il  foeta,  (guanto gli  Hehrei,  che  haliict 
uano  lerufialemjo  uedeuano  dipartire  dal  monte  Sion  uerfo  me^  di .  il  (juinto  cerchio  e  il  circoh 
antartico,  cofi  detto,  fer  efpr  uicino  a  lantarticofolo,  dalcjual prende  il  nome,  come  ancora  de  laf 
lieo  haUiamo  detto  .  MA  fiate  piace,  Hahhiamo  ueduto  già  in  più  luoghi  tjuefio  monte  uincet 
^alte^"^  la  uedufa,  la^jual  cofia  moralmente  fignifica,  chel  [enfio  non  può  comprender  il  fine  de  le 
uirtu,  fer  che  fino  molte,  e  paionli  a  princifio  ajfere  e  dure,  per  la  ragione  detta  dificfra^  Onde  nt 
domanda  la  ragione ,  per  efifir  da  jueBa  e  tonfiigUato  C7  aitato . 

eoli  a  me^,(luefla  montctona  e  tale  x  ulrtuofie,  come  già  fiu uotte 

Che  fempre  al  cominciar  difetto  è  oraue^  ^.^f  >  f^^f^  fcmfrenelfrincipio 

^         L        ^-        r      ^              ,  fiene  dopni  difficulta  e  daffi:tnno,ma  auii 

Ejuanthuom  fiu  ua  fu  e  men  fn  male  .  ^  -,  /  f^^^^^^  •„     r  ^no 

Vero  quani  ella  ti  parrà  feaue  p  -z^-    J,-  fi^  , 

Tanto  5  de  fu  andar  ti  fia  legiero^  Ihuomo  uhathia  fitto  dentro  tal  hahifo. 

Come  a  feconda  landay  giù  per  naue }  àe  ogni  graue  difficulta  li  fin  legieri 

AUhor  farai  al  fin  deflo  fentiero  t  come  landarfernaue,giuct  fcconlafim 

Qjuiui  di  ripofiir  hfianno  affettai  'goffrar  remo  ne  uela.  Ma  inanl^  che 

Tiu  non  rijpondo  ;  c  quejlo  fi  per  nero  t  j^^^^^S^  i^  f  ^^Uto ,  non  de  mai  mani 

-,    ^        7-  t.Ul^  r         1    ]  cardoferar  tene,  a  Cloche  non  fi  sii  eofi 

E  come  c?h  hebbe  jua  parola  dettai  i  j  cc  i                •   ^  » 

^   j        1.  /  ,    _    ^    '  tijca  nela  difpculta,etorniarouinarnel 

Vna  uoce  da  preffc  fino  ;  ^orfi  .  a  c^uefìo  effirta  allegoricamente 

Che  di  fider  in  prima  hanrai  dijiretta  ♦  yirg.  Dante,  do  è-,  la  ragione  il  fcnf^ 


CANTO    Q-V  A  R  T  0* 

Al  [uon  Ji  lei  dafcurt  di  noi  fi  tcrfe  ;  f^r  MUimfine,  .fJirmM 

E  udimmo  a  mancina  un  gran  fettone  j 
Delqual  ne  eì  ne  io  frìma  faccorfe . 


la  ci  traemmo  xC'  luì  eran  perfine^ 
eh  ft  jlauan  a  ìomhrà  dietro  <^  fciffo  -i 
Comhuom  per  ne^ìgentia  a  fiat  ft  pnc 

£t  un  di  lor ,  che  mi  fmhiaua  hjjo , 
Sedeua,^  ahhracciaua  le  ginocchia 
Te«enc?oI  uifo  giù  tra  cjje  hajfc* 

O  dolce  ftgncr  mioj  dijJiOj  adocchia 
Colui ,  che  mofira  fe  fiu  negligente  5 
Che  fe  pigritia  fèjje  fua  fnocchia  ^ 

Pillhor  fi  uolfe  a  noi^^e  fofe  mente 
"Moucndol  uijo  pur  fu  per  la  cofcia  5 
E  dijfe  j  Uor  ua  fu  tu ,  che  fi  udente , 


mo  ciò  che  gliha  ietto  (fff  cofa  ufrifft 
m  .  E  Cùme  e^li  heUf  fua  farola  deti 
fa,  Tinifo  che  VÌY£.  helie  ti ftfO parlare, 
mofira  che  effi  uiiron  una  uoce  dafreff 
fo,  la<jual  rijfotidfnéo  a  ^ueBo  che  \irg. 
haueua  dftio  a  Dante,  ioue  chegli  haue'^ 
ua  dajfetiarii  npofarlaffinnoe  éiffè  , 
che  gli  haurflleftrfcfrima  Dìjìretta,  ciò 
è^VifagioeneceffitaJi  federe.  Parole 
frofrie  del  negligente,  de  la  cui  feconda 
jfftie ft  tratta  in  ijnejlo  luogo .  A  ifion 
di  lei,  Non  frano  anchora  aueduti  dun 
granfeirone,cheUì  haueano  a  la  f  ni/ira, 
ma  uieniol  fimo  de  la  uoce  che  ueniua 
da  (fUfUa  f arte  del  jfetrone ,  fi  uolfaron 
ZfX  andaron  a  cjueUo,  dietro  alcjuale  tro'^ 


uaron  anime  ,  che  negligentemente  fei 
irano  a  U  fua  omlra,  Traleauali  Dante  ne  uide  una,che  fdh^'cciaua  le  ginocchia,  e  teneual  utfo 
oiu  halfc  in  mele  di  c^ueUe,  Et  hauendola,  come  neghgente  e  jfigra  mofirata  a  Wtrgtho  finge  che 
%,  rnouendolufcfufer  le  cofcejt  uolto  uer(c  di  loro  r  guardandoli  ilf  a  Dante,  che  di  le  h. 
.a  tarlato  a  ^trg.^.fu  tu  de  fii  ualente  .  TuUi  aUi,  farole,  e  modi  ufiti  e  tenuti  da  negUgetl 
pigri,  Nefoteuala  negltgentia  e  la  figritia  meglio,  ne  più  propriamente  dfnuere . 


uea 
f 


Conobbi  aUhoY  chi  era  t  e  quella  angofcia  : 
che  mauacciaua  un  pocoanchor  la  ìcnaj 
Now  mimpedi  landar  a  lui  t  e  pofcia -, 

che  a  lui  fui  giunto jal-^o  la  teHa  a  pena 
ricendo  j  Hai  ben  ucduto  cornei  fole 
Va  Ihomcro  finifìro  il  carro  mena  ^ 

Csliatti  fuci  pigri ,  e  le  corte  parole 
Ucjfcr  le  labra  mie  un  poco  a  rifa , 
Poi  cominciai  ^^'^elacqua  a  me  non  doU 

Vi  te  homai  t  ma  dimmi  perche  affifo 
Qj4Ì  ritta  fet attendi  tu  ifcortai 
O  pur  lo  modo  ufito  tha  riprifo  ì 

'Et  egUjO  frate  riandar  fu  che  portai 
che  non  mi  lafcerehbe  ir  a  martiri 
tuccel  di  Vioj  che  fede  in  fu  la  porta  ^ 

Prima  conuien  che  tanto  il  del  maggirì 
Vi  fuor  da  efja  ;  quanto  fce  in  una  t 
Verchio  indugiai  al  fn  li  buon  ff^iri  J 

Se  cratione  in  prima  non  maita^ 
Che  furga  fu  di  cuor  ^  che  in  gravA  u'm 


Conofiiuto  chellr  Dante  chi  era  cofiui  di 
ce,che  langofcia  lafjfzinno  del l'clire,che 
anchora gliauacciaua  tST  aff  ettaua  unp<3 
co  lanelito,  auenga  chef  li  ftffe  alcjuan^^ 
iopofto,  no  limpedt  landar  a  lui,  alcjual 
giunto,  a  pena  dice,  che  alz})  la  tffia  dii 
cendo  a  Dante  fe  hauea  Un  ueduto  correi 
file  menaual  carro  da  Ihomero  finifiro , 
Bfffiindoft  di  lui ,  che  fife  tanto  curiofo 
dhauer  uoluto  intender  la  ragione,  peri 
che  in  ijuel  luogo  il  file  gliandaua  da  la 
ftnipra  e  non  da  la  defira parte,  Kon  cu*f 
randoft  i  negligenti  e  pigri  dinuefigay  at 
cuna  co  fi  degna  da  effcr  intep,  t  <iijj.re^^ 
giandofcmpre  cjuelli,  che  cercano  dinitn 
derla,  C^hefle  parole  a  dun  (jue  conledi 
fqra  ,Vafu  tuche  fi  ualente ,  infume 
con  gliatti  di  tener  fi  attrae  date  le  ginoc 
i\)ia,etra  juelle  il  uifc  menandolo  fi< per 
le  cofcie,epoi  apena  d'irlo, moffro  al^uà 
toarifolelalra  delfceta,  ilc^ual  domani 
iatok  pr  '0  lYopiio  nome  ìijp^  che  non 


PVRGATORIO    CANTO  Q_VARTO, 

taha  eh  ud ,  che  in  cid  non  e  udita  i  li  éde^a  fiu  di  lui ,  fey  ueìerh ,  me 

E  già  il  poeta  indn'^  mi  filiua  J  ^^^^  irìfirire,  in  luogo  fduo,  Ma  li  hi 

E  dfcca  ;  Vienne  homai  :  uedi  che  tocco  ^^f""       '^é^^^'    f^'""  ^^'^^^^^  'f^ 

Mcridian  dal  fole  ,^ala  rìua  f  f  ^  li  fa  [corta  eguii 

^       .                 7   •  ^^^^mxyxlmoy^tf tomamente, QlmQ 

Copre  la  notte  già  coi  pie  Marrocco.  do  de  U  fua  uf.fa  p^grina  Iha  Ririfc , 

^^^h^^cQYa  in  ijuedo  flato  unal fra  uol 
U  frefoj  fenhf  fcleua  fffer  ijt<el  medffmo  ne  la  frima  uita  .  in  tal  firma  rifyerMnk  ffpfiafii 
grida  .  Ma  chifi/fè  cjueflo  Belacfjua,  altramente  non  lo  trouiamo,  e  henerìierito  ,  mn  douenhfi 
de  negligenti  e  maffmamente  di  ejufUiy  che  lo  Ceno  dij^ròfria  natura,  come  era  cojìui^e  de  glialtri 
c\ìeranO  [eco  in  (juel  lu:go,fir  alcuna  ^articolar  memoria,  fe  non  filfcfer  deriftone  .  ET  ei,  o 
frate  {andar  fu  che  porta  Rijfonde  Belacc^ua  a  Dante,  chel  fuo  andar  fu  firehhe  uano,  jienhe 
IVccel  di  Dio,  ciò  ^,  langelo,  il(]uale,  come  uedremo  nel \iiij,  canto,  fede  fu  la  foria  del  Furg, 
n:n  lo  lafcerehhe  andar  a  martiri ,  mediante  icjuali  f  uenifjè  a  purgare  fffcndo  prima  di  kfcgno, 
che  ne  ftia  tanto  tempo  di  fimi,  (guanto  era  wuuto  al  mondo,  e  cjufflo ,  per  hauer  indugiato  LI 
luonfcjfiri,  do  è^,  il  fcf^irarche  fice  nel  pentirft  de  le  fue  colpe  al  fine  de  la  uita  ,fc  già  non  laii 
tajp  aUreuiar  jueflo  tempo  oratione  che  uenif]}  cjui  di  cuore  che  fijfp  in  grafia  ,  Onde  di  fcpra  in 
perfcna  di  Manfredi  difp,  che  (juiper  cjuei  di  la  molto  fiuan^^,  E  dim.oflra,  che  le  orationi  di  chi 
nonfcfp  in  grafia,  fc^iano  a  cjuei  che  fono  in  Purg.di  neffun  giouamento.  Quia  peccatores  Dfut 
non  exaudit .  E  Già  il  poeta  inanl^  mifciliua,  Fareua  a  \irg,  ciò  e-,  A  la  ragione, che  Dante, 
intefoperlofcnfo,  doueffe  hauer  già  piena  nofitia  de  la  condifione  di  cjuefìa  feconda  Jfetie  di  negli 
genti,  e  per  (jueflo  lo  richiama  a  do  che  non  perda  tempo  dimoflrandoli  chel  fcle  in  (juedQ  hemisfci 
rio  foccaua  atlhora  il  cerchio  meridiano,  che  fì^nificaua  effer  già  mé\c  di,  e  che  ne  Ihemisfrrio  noi 
fìro  la  none  copriua  ^ia  col  piede  M  Arrocco,  do  c-,  Mauritania  frouincia  occidentale  in  Aff?ica 
a  la  riua  de  loceano,  ouefiu  oltre  non  fi  troua  ferra  firma,  Verche  efpndol  fcle  ne  laltro  hmiffii 
rio  da  oriente,  che  a  noi  ^  Occidente,  falito  fin  al  cerchio  meridiano,  fàceua  che  lomha  de  la  feri 
ra,  da  lacjual fidamente  nafce  la  notte,  eragia  corfi  ne  Ihemisfirio  noflro  a  la  riua  de  locddfnfal 
oceano,  oue  termina  la  Mauritania,  talmente,  che  c^uiui  era  principio  di  notte ,  A  lerufilem,  che 
halhiamo  ueduto  effcy  in  oppoftione  al  monte  del  Purg.  e  corificfuenterì-enfe,  come  £juello,fct(ol  cer 
chio  meridiano,  erx  me'^  notte  .  In  oriente,  che  a  cjueUi  di  la  ^  occidente,  era  mattina . 

CANTO  I  N  T  O. 

Io  era  ^/rf  da  quelle  ombre  partito  ^  Comincia  il  poeta  nel  prtfcnte  cho  a  trai 

E  feguitaua  lorme  del  mìo  duca  ,  f<fY  de  la  ter^  f^etie  de  negli  genti, ciò  ^, 

Qjcando  diretro  a  me  afi(andol  dito  di  cj  ut  Ut ,  che  haueano  indugiato  apen^ 

Vna  grido  ;  Ve ,  che  non  par  che  luca  ^''P  ^^fi""'       ^''^  uiolenta  morte ,  e 

Lo  ra99Ìo  da  fmiflra  a  quel  di  fitto  ;  tra ^uefli  finge  di  trouar  Mejficre  I.co>. 

-  '^'^  '  ^  r  r  J  podal  Cafcro  da  Fano,  Bwon  cote  da  Mon 
E  come  uiuo  par  che  i  conduca,  ri     '  f  ^-   i       «    r  r  i- 

t  •   •    rr    7  r       7-       nt  tekltro,ela  Via  donna  Sene  e  ,lqualt 

Qliocch  riuolh  al  uon  di  queno  motto  t  f^-   i  i   r  j  i  1.  . 

.  -  "  ^  tutti  induce  a  narrar  il  caio  de  la  morte 

E  uidde  guardar  per  marawgha  j^^^  ^  ^^^^.^^  ^^^^^^  come  partito  da 

Fur  me  ,pur  me ,  el  lume  chera  rotto  .  ^^,//,  ^  „,/  ^y^cedentf  canfù 
haUiamo  ueduto,  eQguiiando  dietro  a  ^irg,  (jueOef^itidero  a  la  fi/a  omhra,  e  non  finl^  grande 
ammirafione,  chegli  era  anchora  uiuo,eper  finfire  che  effe paylauano  di  lui,  fi  uolto  a  loro,di  che 
YÌprefo  da  Wirg.  punto  da  uer gogna, forno  a  figuifarh»  Y  era  già  da  (juelle  omire  fari 
tito,  Era  Dante  già  partito  da  juelle  omhre,  che  nel  precedente  canto  haihiama  ueàuto,  e  figuif 

Uua  \irg. 


PVRGATORIO  CANTO  Q.VINTO. 
fdui  VÌr^.  QudniQ  UYIA  di  ijuelìey  chaam  rimafi  dietro  a  lui ,  faiide  chegli  romfeua  i  Yd^^x  hi 
fìlt  da  dep^y  efiicfuct  andar  lorrthra  di  Li  da  la  fua  fmjira  jfarte^  Perchf  fjjìndofi  prima  uol 
tata  a  Ifuantfy  come  di  fcfra  battiamo  ufdufo^  epiamaminay  da  lajualjfari(  erafirito  dalfcle, 
gridato  a  uedtrf  {jueÙe  omhre  cherano  diftro  a  jufl patrone,  efcguitando  foi  Virg.  far  fu  alnton 
ff  con  lafciar  fctto  difc  la  cornicf  chr  da  (gufila  farte  lo  xin^fua  intom,  il  fdf  lo  utniua  a  ftrii  d 
ladeftra,  perche  nd  fedire  sera  tornato  a  uoltar  uerfo ponente,  e  ficeua  andar  la  fua  omhra  da  U 
fua  fmtfìra parte.  Onde  ammirandof  (juedomhra  che  Dante  hauejfc  feco  il  corpo,  daljual  fdmtn 
te  nafceua  cjufftoy  come  cofa  miracolofa  tra  loro,  h  mojìraua  a  dito  a  ijueBaltre  omlre  cherano  (juif 
uifeco  dicendo,  che  uedeffcro,  come  il  raggio  del  fcle  non  luceua  </u  la  finifira  parte  di  lui,  e parei 
ua  che  fi  ' conduceffepn  lo  monte  come  um»  Al  fuono  de  le<lual't  parole  y  Dante  fi n^e  de/fcrft 
uoltato,  e  che  ft  uedejfe  guardar  per  marauigUa  da  tutte  juelle  ombre,  e  cofi  ancora  il  lume  del 
jcU  chera  rotto  in  terra  da  la  fua  ftnijìra  parte . 


1 


P  V  R  G  A  r  O  R  I  0 

Cerche  Unimo  tuo  tanto  fimpiglia ,  u  r^mt  nfrfnh  ilftnfo  ie  U  frùfpji 


Vijjd  maefiro  j  che  landdr  allenti  l 
Che  ti  fa  ào ,  che  quiuì  fi  bisbiglia  i 

Vien  dietro  a  met^e  lancia  dir  le  genti  : 
Sfji ,  come  torre  firma ,  che  non  crolla 
damai  la  cima  per  fojfiar  de  ucnti  t 

Che  femore  Ihuomo  ^  in  cui  penfter  rampolla 
Sourci  penfietjda  jk  dilunga  il  figno  ^ 
"Perche  la  fòga  lun  de  laìtro  infoila  ^ 

Che  poteuio  ridir yfe  non  io  uegnoi 
Dijftlo  alquanto  del  color  cofpcrfo  5 
Che  fa  Ihuom  di  perdon  tal  uolta  degno  ♦ 


cura 


mettf  in  cjueuo^  che  fra  Imhre 
lafciafe  a  diffro,  SI  hishi^lia,  ciò  è',  con 
ficchi  mormorio  fi  farla  ,  effcrtankh  al 
fcguiiar  lei,  tfT  d  ftar  firmo  nelhucn  froi 
f^fm  che  di  fYOceder  fer  la  uia  de  la  uir$ 
tu  hauea  frincifiato ,  a  fmilitudine  de  la 
f^yre,CHeferfcjjìardeufnti,cio^,che 
fer  uane  efi[laci  effcrtafiom  Mtri,  NOn 
cYolU  mn  la  ama.  No  rimoue  mai  la  me 
te  da  la  buona  cominciata  imfrefa  ,F?r; 
che  fcmfre  Ihuomo,  nel(]ual  KAmpHa^ 
ciò  è-, Germoglia  e  nafcepenfier  fura  fen 


fero,  Dilunga  il  fcgno  da  fc,  Allontana 
tlpne  che  shaueafYOfonuto  da  lui.  PErchelafiga,  Perche  lemfito  de  lun  fenfiero,  iNfcUa,  ciò  ^, 
I^ende  uanolaltn  fen  fiero,  lion  f  offendo  ne  la  nofìra  mente  hauer  luogoin  unmedefìmo  temi 
fo  diuerft  e  uari  fenfteri,  che  luno  non  impedita  (altro.  Rampili  fcno  frofriamenfe  aueificcioli 
rametti  che  nafcono  a  le  radici  de gliarhri .  TOga,  ciò  è.  Fuga  ,  è  quella,  che  da  lano  a  la 
faetia  ferfàrla  andar  al  dfflinafofcgno,  Onde  ancora  nel  xxxi.  .ìe  Vlnf.  E  con  men  figa  lajìa 
ilfcgno  tocca .  SoRa  è-  deUa  ^juella  parte  del  firro,  che  non  e  hen  condenfafa.  Onde  nel  xx\ù'. 
canto  uedremo,  che  per  fmilitudine  dirà,  Co/?  la  mia  durez^fyafoUa .  CUe  pottua  io  dir, 
Hauendo  la  ragione  dimofirato  al  fenfo,gia  fatto[clo  olediente,  il  uero,  a  cjueUo  inuitandoìo, 
fionpoieua  riffonder  altro fenon  chegli  la jcguitana  ,  ciueflo  lice,  che  le  difjc  COfferfc,  ciò  e-. 
Cangiato  alquanto  nel  uifo  del  confueto  colore ,  La^jual  co  fa  fn  alcuna  uolta  Ihuorr.o  degno  di  per} 
dono,  E  ciuefìo  auien  fclamenfe  juando  lafciamo  di perfèuerar  ne  lerrìre,  e  che  ce  ne  uergognias 
mo  .  Onde  ancora  nel  x\t/,  de  l'Infimo  a  tal propofito  di/p.  Ma  uergogna  mi  fi  le  fue  mmaa 
ce,  che  inanl^  a  huonfrgnor  fcruo  firte  .  Ma  non  [intende  perchi  ferfcueraffe  ne  lerrore,  fet 
ro  diffe  Talhora  ,  e  nonfimprefk  Ihuomo  degno  di  perdono,  offenda  la  uergogna  d'Ariflotile  difi 
finita  efpre  non  uiriu,ma  laudatile  effètto  danimo  • 


E  intanto  per  la  coffa  da  trauerfò 
Veniuan  genti  inanimi  a  noi  un  poco 
Cantando  mifcrere  a  uerfo  a  uerfo  ♦ 

Qjtando  ficcotfir  chio  non  daualoco 
Ver  lo  mio  corpo  al  trapajfar  de  rag^  j 
Mutar  lor  canto  in  un ,  oblungo  e  roco: 

E  due  di  loro  in  fórma  di  mcffàggi 
Corfero  incontra  noi ,  e  dimandarne , 


Mentre  che  cjuefli  poeti  fàliuano  il  monte, 
uidono  uenir  da  trauerfo  fer  la  cofìa  di 
(juelìo  anime, che  caiauano  a  uerfc  a  uerfo 
il  filmo  M  fer  ere  mei  deus  e  cet,  leijuali, 
quddo  fiaorfcro  che  Dante  era  cmhora  ui 
uo,  per  lomhra  che  fateua  il  fuo  corpo, mu 
taron  il  cato  in  un,o,  lungo  e  roco.  Come 
fii  chi  ^  frefo  da  fuhita  e  grande  ammira 
Itone,  che  a  fcriuerlo  come  ua  fronuntiutu 
ftfàracon  laffiratione  intfuefìa  firma^ 


Di  uofìra  condition  fatene  faggi. 

Ohy  SirrM  a  (juello  che  in  ferfcna  di  Plutone  dicemmo  che  diffe  al  principio  del  \ij .  de  Vlnf.  Vap 
Satan,pape  Satan,  eia  è-,  oh  Safan,oh  Satanecet,  E  due  di  (juelle  anime  corfero  a  loro  diceni 
do,  F  Atene  figge  di  uftra  conditione,  m  è^.  Fatene  intender  de  Ufpr  uofiro,  fi  che  noi  fffia^, 
ma  thi  uoifiete,  come  meffaggi  mandati  a  cjuffio  da  laltre  anime . 

El  mio  maeflro  ;  Voi  potete  andarne  y  yirg.  njfonie  a  quefìe  due  anime,  che  fi 

E  ritrarre  a  color  ;  che  ui  mandaro ,  ne poffano  aniar  a  jueUe  ée  U  manit^ro. 


CANTO  Q^V  I  N  r  0. 

■Chi  corp  il  cojìui  e  una  carne .  tfr  m  fcnttntk  Yffirir  /oro,  cìie  Vantre^ 
Se  per  ueder  la  fua  ombra  reUaro , 
ifi  affai  e  lor  rifpofìo  : 


Comio  auijo  ajjai  e 

Taccianli  hcnore^jO"  cjjcr  pwo  lor  caro^ 
Valeri  accejt  non  uìdio  ft  toflo 

Vi  prima  notte  mai  fender  fereno , 
fol  calando  nuucle  dago^hì 
che  color  non  tornajjcr  fujo  in  meno* 

"B  giunti  la con  ^laltrì  a  noi  dm  uolti^ 

Come  fchkra  ,  che  corre  fcn*^  freno  ^ 
Qj4efta  gente ,  che  freme  a  noi  è  molta  j 

E  uengonti  a  pregar ,  dìffd  poeta  ^ 

Vero  pur  ua ,  <0'  in  andando  afcolta  ♦ 

hi  fermo  f  ufhn  cAgoa  elt  f  ctrcrto  ^At,  Or\h  Quii.  C^iip  fi  non  ceciiit  ptuif  cecidiffc  uii 
ifri .  Et  (t  cjufUa,  che  ne  far  ueier  del  fcle,  e  ffeiUmente  dagofto,  cjuarìh  le  nuuole ,  cacciate 
lai  uento  ,  fùggom  ìinw'^  a  li^i ,  che  ne  far  che  corra  con  juella  medefima  uekcita,  Aueni 
ga  chefcn'^  corrifarationf  corra  ancora  con  molto  rnaggiore  , 


amhora  uiuo,  E  fc  ferhauer  ueiuto  la  fua 
mira  fcrc.no  firmate,  Icfìaua  tho  hauet 
rijfofìo,  e  ptfua  fffcr  lor  caro  che  fifji 
uenutò  (juiui,  per  le  nuoue,  come  uuol  ini 
firire,  che prtera  a  fuoi  ccgiunti  dì  lorOj 
a  ciz  che  orando  a  Dio,pffino  ahlreuiar  il 
lemfo  de  la  fua  cctumacia,  come'^i  (jurfìo 
uedremo  che  lo  fYfgheYanno,affcmiglianf 
io  la  ufbcifa  di  quffle  due  anime  nel  rii 
tornar  a  la  loro  (chiera,  a  cjuella  de  terre 
fìri  uafOYÌ  tirati  in  alto  dal  fc'etf/  acceft 
dalfiiocQ  che  fimilmentejeilfyfc  auienche 
ir.  jUfUo  f  fcontrino,  cjuando  DI  jprima 
notte, ciò  è-.  Ne  le  frime  hore  di  (jUfUa  in 


O  anima ,  che  uai  per  effer  lieta 
Con  quelle  membra  ,  con  lequai  nafccjli  ; 
Venian  gridando ,  un  poco  il  pajfo  qucta  * 

Guarda  fe  alcun  di  noi  unquc  ucdejìiy 
Si  che  di  lui  di  la  nouetle  porti  t 
Deh  perche  uai  t deh  perche  non  tmefìil 

Nei  fummo  già  tutti  pcrjbr'^a  morti) 
E  peccatori  in  fin  a  lultimhora  t 
Qj4Ìui  lume  del  del  ne  fice  accorti  J 

Si  che  pentendo  e  perdonando  jira 
Di  una  ufcimmto  a  Dio  pacificati; 
Che  del  di  fio  di  fe  uedcr  ne  accora^ 

li  io'jVerche  ne  uoflri  ufi  guati , 
No»  riconofco  alcun  t  ma  fe  a  noi  piace 
Cofà  5  chio  pojjà ,  fpiriti  ben  nati 

Voi  dite  5  eir  io  furo  per  queUa  pace , 
Che  dietro  a  piedi  di  fi  fritta  guida 
Vi  mondo  in  mondo  cacar  mi  fi  face  ♦ 


Cìunti  li  due  j^irid  a  la  loro  fchiera,  t!T 
hauendo re^Yto,come  Dante  era  anchord 
uiuo,  dieron  tutti  uolta  uerfc  lui  grida  do  ^ 
che  farrefiaffi  uri  foco,  con  guardar  fe  di 
Cjua  haufua  mai  utduto  alcun  di  loro,  E 
jerche  Date  tra  fato  ammonito  da  Virg* 
che  fer  i  fre^i  Uro  non  lafciaffe  landare, 
ma  fclamente  afcoitcfffe  andando,  fero  dii 
cano,  Deh  jferche  uai deh  perche  no  far 
Yffii  t  facendoli  intender  de  la  conditone 
loro,  e  come  erano  fati  tutù  m.OYtiffYftr 
^  e  uioUntemente  ffpnh  feccatoYifin  a 
lultma  hoYa  de  la  uita,  Alcui  faffc  eran^ 
flati  fìtti  accorti  C7  aueduti  da  la  iGumii 
nante grafia  ,che  rr.orendo  in  cjuello  ftai 
io,  andauano  ferduti  ad  etcYna  dannatioi 
ne,  Onde  dicano,cheffnfendof  delepaf 
fitte  coìfe,e  perdonando  a  ejueEi  da  chi  eYa 
r.o  flati  offfl,fcn'^  lecjuai  due  cof  non  è* 
chi  fi  pffafaluaYe,  ufciYon  fiiori  di  uita 


facificafi  ereconciliafi  aVio,  ilcjual  gliaccora,  cdnfma,  e  flYUgge'del  dffiderio  dif  uedere,feY 
che  in  (jueflo  corjfifte  la  ueYa  fllidta,  ne  oltYe  dicjueflo  è'  lecito,  ne  fi  jfuo  fferar  di  ueder  cofimag 
giOYe ,  AdaYne  ad  intendeYe,  che  la  fua  mifcYicoYdia  è'  tanta,  che  frvfYe  fin  a  lultiYnhoYafla  con 
le  hraccia  afeYte  ad  ajf-ettarci  fer  (benignamente  riceuerne,  fur  che  ccn  humil  covtritione  ci  uolgia 
mo  a  lui .  OndeE^echiel  al  xy/y .  in  cjuacuncjue  hora  feccator  conuerfus  fiierif  ^  ingtmuerif, 
ìnijuitatuiTieiusnonrecordakY,  Vele  grafie  dicemmo  nel  fecondo  de  l'inf    ET  io,ierche 


il 


E<  uno  incomincio  ^  Crafcun  fi  fida 
De/  bcnefiào  tuo  jkn\a  giurarlo  j 
Pwr  ffee  uoler  non  fofja  non  recida: 

Ondfo  ,  che  filo  inan^  a  gMtri  parlo  ^ 
Ti  prego  ;  fe  mai  uedi  quel  paefe , 
Che  ftede  tra  Romagna  e  quel  di  Carlo  ^ 

Che  tu  mi  fta  de  tuoi  preghi  cortcfe 
In  Vano  fi  che  ben  per  me  [adori , 
P^r  chio  poffi  purgar  le  graui  ojfefie. 

Quindi  fu  io  t  ma  li  profindi  firi  j 
Onde  ufiiolfitngue /m  fil  qual  io  fedea^ 
inatti  mifiiro  in  grembo  a  gli  Antenori^ 

La^douio  più  ftcuro  ejfir  credea^ 
Quel  da  bHi  il  fi  fitr  j  che  mhauea  in  tra 
affiti  più  la  5  chel  dritto  non  uolea  ^ 

lAa  sio  fijfi  fiiggito  in  uer  la  Mira  y 
Quandio  fiii fopragìunto  ad  Oriaco ; 
Anchor  farei  di  h.doue  fi  fpira  ^ 

Corfi  al  palude  ;  e  le  cannucce  eì  braco 
Mi  impigliar  ft ,  chio  caddi  ^  e  /;  uidio 
Ve  le  mie  uene  firfi  in  terra  laco  » 


fin^  giurarlo, come  hai^cua  fiuo,cUfcun 
diloYoft  fida  Jc/ fio  ierjf fido,  PVr chi 
ìionpoffa  mn  recida  il  udere,  do  ^,  Vur 
chf  il  770 potere  no  interrorrfa  la  tua  huo 
na  uolonia,  la<jual  tu  hai  di  fettiffard  • 
ONi/o,  che  feto  ina>j'^t  a  glialtrifarh , 
Cojìui  dican:ì  chf  fu  M^Jpr  lacof>o  dal  Ca 
ferd  gétifhuomo  di  Fano,  terra  nf  la  Mar 
ca  d'ancona  tra  Romagna  e  Puglia,  lai 
(jual  teneuaaHhora  Carlo  fccoìì do  figliuoi 
h  del  primo  Carlo,  Onde  dice.  Se  mai 
Ufdi  (juel  paefc,  che  fede  tra  Romagna  e 
juel  di  Carlo,  E  perche  dicano,  cheffc  Cd 
[ero  depremeua  molto  la  fama  d'A^^ne 
da  hjìi  March  ffe  di  Ferrar  a,  fu  da  luì 
lungi  tempo  ^tto  perfcguifare,  E  che  ulti 
mamente  andando  podffla  a  Milano  ,  CfT* 
eipndo giunto  ad  Oriago  luogo  filaByé 
fa  nel  Padouano,  e  l etano  da  Vinegia  xù 
miglia,  fu  da  quelli  chelopnfeguitauano 
a(falito,K^  egli,come  mal  pratico  de  la  co 
trada,  fuggi  al  palude,  cheta  al  lito  del 


maYe,a  cjufl  tfrttpo  li  uicino,  che  hora  ne  è-  lotanQ  len  [ci  miglia,  tato  fe  ddhora  in  qua  atterrato^ 
f.  If  cannuccf  Jfffc  palude  BL  hrago,do  e'.  Et  il  pantano  limpigliaron  CT  inuilu^^paron  tanto,che 
£adde  da  cauallo,e  quiuifii  occifc.  Ma  dice,  che  fe  fiffe  fi^ggito  uer  la  Mira,  luogo  ftmilméte  fu  U 
Brenta  e  nel  Padoano  fcpra  ad  Oriago  da  quattro  in  cinque  miglia,e  no  hauejfì  prefc,come  ftce, 
la  uia  delpAude,  S  A  rehhe  anchor  di  la,  hue  ft  ffira,  Sarelhe  amhor  di  qua  tra  uiui,iquali  aliti 
hffirano  .  MA  i  profindi  firi,  ondufdd  fmgue  fulqual  io  fedea,  Seguita  hpinione  dalcuni  fih^ 
fofi,  iquali  uogliono,  chel  fctngue  fa  lafcdia  delanima,  Fattimi  fiiro  INgremloagìi  Antenori, 
cioè-,Nel  territorio  de  P  a  doani, iquali  fono  dfcefi  da  Antenore,  che  dopola  rouina  di  Troia,  Corne 
recita  liu.alfrincifio  de  laprìma  deca,uène  in  quelluogo,e  cofìrujfèui la  città  di  Padoual  Onde 
ancona  Virg.nel  fumo,  Antenorpotuitmedift  eiaffus  Achiuis,  E  poco  più  oltre,  Hic  iamn-^iUe 
urhem  Pataui,fcdesq;  hcauit .  L  A  doue  credea  efprpiu  ftcuro,  Penfdndo  che  quel  taefc  fiffè 
Uhero  dafmili  ajfaftnamenfi .  Cofìui  frega  adunque  Dante,  che  f  uede  mai  quel  paefe  da  lui 
circunfcritio  ,  che  dehha  pregar  in  Fano,  chf  f  preghi  hn  fer  lui,  a  ciò  che poffa  più  tofiofàiit&e 
a  le  graui  offifc  fkue  a  Dio .  il  rejìo  è-  chiaro  per  la  hifìoria  jìeffa . 


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Firenze. 

Postillati  16 


CANTO 

poi  Jijjè  un  altro  ;  Veh  fe  qud  dìfto  F«>J|<  ^^P^l^y         ^^S^H'  ^.T^'' 


Si  comfìa ,  che  ti  traggc  a  ìaìto  monte  J 

Con  buona  pietatc  a'tutd  mìo  ^ 
io  jùì  dì  Mcntcfiltroiìo  fon  Buoncontet 

Cìouanna ,  od  altri  non  ha  dì  me  cura  ; 

Per  chìo  uo  tra  cojlor  con  haff^t  fronte  ^ 
tt  io  a  luì  ;  Q^ud  jòrT^a  ,  o  qud  uentura 

Ti  trauìo  fi  fuor  di  Cam^ddinOj 

Che  non  f  f^f^  mai  tua  fcpoltura  i 
Oh ,  rìjjKfe  egli ,  a  p/e  dei  Cafentìno 

TrJuerfa  unacqua  j  cha  nome  Larchiano  5 

Che  fura  Ihermo  nafe  in  Afennino  ^ 
La  ,  ouel  uocahol  fuo  diucnta  uanoj 

hrriua  io  forato  ne  U  gola 

V uggendo  a  p/eJe,  e  fanguinandol  j^ìano^ 
Qw/w/  perdei  la  ui^ìa  ;  e  la  parola 

KeZ  nome  dì  Maria  fn)  ;  e  quiui 

Caddi  ^  e  rimaf  la  mia  carne  fla  » 
Io  dirol  nero  t,  e  tu  il  ridi  tra  uiui  t 

Lartgel  di  Dio  mi  prefi  ;  e  quel  dinfèrno 

Gridaua  ;0  tu  dd  ck'i  j  perche  mi  prìuìl 
Tu  te  ne  porti  di  co^ui  leterno 

Ver  una  lagrìmetta  ^  chel  mi  to^icx 
io  fnro  de  laltro  altro  gouerno  ♦ 


àcffe  ajfarlar  huomóff  figliuolo  d^l  Con 
(e  Guido  iét  Monte fltYO  .  Vel^jual  Conte 
Guido  dicemmo  nel  xxvy.  de  rinfcrno, 
"E  del(]ual  Bimconfe ,  e  come  fii  occifò 
fje  U  hatt<(glia  fiua  nel  Cafnfim  y  e  di 
(jueh  fui  piano  di  CamjfaldmOy  ne  lacjué 
fi  ir  QUO  il  nofìro  ]fOffa,  come  dicen-mo  nf 
Uftia  uiff,  tocca  per  tranfito  il  Villani  al 
fXxx.  del  fcttimo  lih,  de  la  fua  Offra,  COf 
pui  frega  aduncjue  Dante  in  (jufjìa  frf 
m<t,T)ehf(  juel  éefderio  che  ti  tira  alai 
to  monte  ft  con^fia  cr  adempia  ,  ilcjual 
defiderio  fc  ffpr  di  peruenir  a  ìhalito  uir 
tuofc  per  poi  afcender  con  la  mete  4  la  con 
templatione  de  le  diuine  cofc ,  Aiuta  con 
hma  pietà  il  dffiderio  mio,il(jual  ^  dan 
^armi  tojìo  a  purgare  per  pi  poter  afcem 
ier  a  la  felicita  fùperna,  E  cjuffìofiyaiyjfi 
^iuotamenie  tu  pregherai  Dio  per  m^e,  da 
che  Ciouanna  non  ha  cura  dime ,  de  laf 
qual c-)fci,  per  uer gogna,  io  mene  uo  tra 
(oftoYO  con  la  fronte  Uffa  .  GiQuana,fci 
condo  alcuni,  fit  fua  ff  op,  e  fecondo  altri 
de  fuoi  congiunti,  E  perche  di  coftui,  dopo 
il  confitto  de  la  detta  haUaglia,nc  fu  mai 
trouato  il  corf  0,1/  poeta  lo  introduce  a  fàr 


li  dirla  cagione  ,  col  modo  e  proprio  luoi 
del  fuo  fine  fecondo  chea  lui  p'accjue  di  uolcrlo  fingere  ,  Onde  lo  domanda  ,  cjuaft  insuffla 
ferma  dicendo,  Qjial  fvr'^a  ti  fu ^tta,  O  Qual  uenfura,  O  (jualefìrano  auenimento  TI  trauio, 
ciò  è ,  Ti  trafje  fuori  di  uÌa  di  Carr^paUino  tanto,  che  la  tua  fpltura  non  ft  fppe  mai  :'  K  ijfon^, 
if  Buonconte,  chefpnda  egli  fvraio  ne  la  pia,  arriuo  figgendo  a  piede,  e  per  la  firita  fnguinan^. 
diol piano,  oueiluocahd  ii  Larchiano  fiume,  che  rafie  negli  Apennini  fcpra  Iherm.odi  Campali 
hli,  e  corre  a  piede  del  Cafcntno,  diuenia  uano,  Arrxuo  aduncjue  ira  BiUena  e  Vcffi,  oue  cjuef 
fio  fi  urne  me  fie  in  Amo,  ttfT  il  fu^  uocalol  diuenta  uano,  perche  c^uiuiperdel  nome,  E  (juiui  dii 
ce  che  perde  la  ueduta,  e  nd  nome  di  Maria,  chiamandola  in  fuo  aiuto  ,  la  parola  ,  E  cjuiui  ef, 
fr  caduto  ,  E  la  fua  carne,  ciò  e- ,  Et  il  fuo  corpo,  partendo  fi  lanima  da  (juello  ,  rimafc  fola  . 
LAngel  di  Dio  miprefe,  Efpndo  finito  nel  nome  di  Maria  ,  O  in  huona  contriiione  mofìra,  che 
uno  angelo  uennealuie  prfc  la  fua  anima.  Et  il  nojfro  auerfario  d'Inferno  gridaua,  Peri 
che  mi  j^riui ,  Qiuafi  uoleffe  dire ,  Perche  mi  togli  tu  lanima  di  cojìui  efpndo  fcmpreftato  hor^ 
rihil  peccatore  :!  E  poi ,  corner  a  ueduio  del  fuo  errore  ,confderaio  la  mifcrnordia  diDio  efpr 
infinita  dice  ,  Tu  te  ne  p^rti ,  LEterno  ,  ciò  ^,  Lanima  di  cofìui ,  lacjual  è-  eterna  ,  Ter  una 
lagrimetta  CHelm^i  toglie,  Lacjualme  lo  leua  de  Umani,  ma  iofàro  DE  ìaltro,  ciò  e.  Del  cori 
po  che-  mortale,  A  Itro  gy^erno  ,  aUyò  trattamento,  Quafi  dica^  Da  che  io  non  mi  poffo  diifòi 
gar  fcpra  de  lanima^  ó  mi  diffighero  fcpra  del  corpo . 

.  y  iii 


P  V  R  G  A 

T^en  fai ,  come  ne  laer  fi  raccoglie 
Ciuel  humiJo  uapor  5  che  in  acqua  riede , 
ToHo  che  fate ,  douel  freddo  il  coglie  ♦ 

Giunfe  quel  mal  uoler  ^  che  pur  mal  chiede 
Con  Untelktto  ;  e  moffc  il  fitmo  el  uento 
Ver  la  uiìtUjche  jiia  natura  diede  ^ 

Indi  la  ualle ,  cornei  dì  ju  j^ento , 
Da  Vratomagno  al  gran  giogo  copcrfe 
ri  nebbia  ^^el  del  di  foprafèce  intento; 

Si  chel  (regno  aer  in  acqua  fi  conuerfex 
La  pioggia  cadde       a  fofptt  uenne 
Di  lei  ciò  5  che  la  terra  non  fojfcrfi  ; 

E  come  a  riui  grandi  fi  conuenne  j 
Ver  lo  fiume  real  tanto  ueloce 
Si  ruinoj  che  nulla  la  ritenne* 

Lo  corpo  mio  gelato  in  fii  la  foce 
Trono  ì'hrchian  ruhefio\e  quel  fojpinfit 
Ne  VArno  y  e  fciolfe  al  mio  petto  la  croce y 

Chio  fi  di  me,  quandol  dolor  mi  uinfet 
Voltommi  per  le  ripe  e  per  lo  fóndo  t 
Poi  di  fita  preda  mi  coperfe,  e  cinfe* 


TORIO 

DiuidefiUtre  in  trefAyii^  laf  'iu  edta^fff 
ffpY  contigua  a  lelf mento  del  fiwco,è'  rif 
caliate  da  (jiteUo,  Qjiefta  fin  haffa  è-  yif 
caldaia  data  reuerheratme  de  raggi  dd 
fole  ìfercotenti  la  terra.  Ma  (Quella  di  mei 
^fr  ffpY  lontana  da  luno  e  da  Litro  di 
ijuefti  calori,  riman  frigidi/Jìma,  Onde 
tirandol  fcle  i  uapri  hmidi  da  U  terra 
fino  a  (juefìa  regione  di  mr^,  e  <^uiui  c6 
denfdti  dal  freddo,  fi  ionuerfono  in  nuuo 
le,  e  le  nuuole  in  acf^a,  laqual  cag^en^ 
do  fi  poi  la  pioggia .  Dice  aduncfue  il  por 
ta  in  perfcna  di  buomonte,  che  fi  come 
quel  uapore  humido  ft  raccoglie  jù  in  aei 
re, e  che  torna  giù  in  accfua,  fofio  che  fnfe 
a  (fuepa  region  di  me^ ,  doue  ^  coìto  e 
conlenfito  dal  freddo,  Qofi  (^'d  yyialuo 
lere  ,cio  ^,  Quel  Der>mio,CHe  pur 
chiede  mal  con  linfedetto.  Ver  ejpr  a  mal 
fkr  deflinafo ,  Qiunfe  in  aereemoffè  IL 
fimo,  eia  p,  /  nnuoli  il  uentoperfiir, 
comefice,  male,  finendone  TìafcfY^fcconi 
do  che  dice ,  ruinofa  pioggia 


INdiU 

ualle, Moffochehhe  c^Ufft^Tjemcnioinui 
uoliel  uento  dice,  che  uenutola  notte,  coperfe  di  nelka  {Quella parie  de  la  ualle, per  la<juale  Arn<y 
corre,  e  che  fi  contiene  da  Pratamagno  {monte  fcpraViren'^e  \x.m  glia,  che  diuide  Mcldam^ 
Aal  CafcntinO)fin  al  gran  giogo  degli  Apennini,  E  Fece  il  cielo,  E  fice  laere,dc.lijuale  effa  nehhia 
fra  compre  fa  Ibitento,  do  è-,  Viffojìo  e  pror.to,  perche  pregno  di  nebbia  e  di  nuuole,  fi  conuerfc  in 
ac<jua,  onde  dice  che  cadde  la fn^^/^^,  E  ciò  che  di  lei  la  terra  NOn  fcfjfrfe,  do  è',  Kon  potè-  feri 
hre,uenne  afijfati,  E  tome  da  fidati  Sì  conuenne,  cioè",  Sicongiunfca  gran  riui,  fi  rouino  tatò 
uehce  uerfo  d'Arno,  intefo  per  lo  fiume  reale,  CHe  nulla  la  ritenne.  Onde  dice,  che  rArchiano, 
fmilmente  correndo  rulefio  ^  impetuofc,  trouo  iljlo  corpo  SV  la  fhce^  do  ^,  la,  doue  slocca 
in  Arno,  e  fcjpinfcuelo  dentro,  E  fiioìfeal  petto  mdo  la  croce,  Qn^ella  che  mhauea  fiitto  de  le  hracf 
eia,  (juanJo  il  dolor  de  le  mie  Lommejfe  coìjfe,  come  uuol  infinre,  mi  uinfi,  eficemi  chieder  mif^ 
ricordia  e  mercede  a  Dio.  Età  noi  non  piace  infendere,  come  aUri  Centuno,  chi  fcoglierli  la 
croce fijfe,  che  li  rompeffc  le  br:fcda  .  Soggiunge  che  Arno  lo  uolto  ciT  agitoh  per  le  fue  ripe 
e  per  lo  findo,  C7  ultimamente  lo  coperfe  e  cinfe  DJ  fira  preda,  do  è-.  Del  terrena, che  per  la  inoni 
Catione  hauea  jfredato  e  tolto  a  uicini  campi .  Quefia  pioggia  finta  dal  poeta,  come  uuol  infi-f 
tire ,  non  flt  naturale,  ma  naccjue  da  opera  diahlica,  per  fkr  del  corpo  di  coftui  cjuello  eh  nefii 
ce  .  Ne  fii  ancora  uniueyfale,  da  che  mofira  ejfir  caggiuta  da  una  fila  nuuoU,  che  fclamente 
temua  da  Praf maggio  al  giogo  de  gli  Apennini .  Ma  che  i  Demoni  hahbino  potere  difkr  que^ 
ftifmili  t^r^altrt  mali ,  ^  approuato  da  f^cri  Teologi,  e jfetialmente  da  Santo  Auguftim  a  lottai 
uodelacittcidiDiì,oue  dice,  Omnis  trans firmatio  corporalium  rerum  cjup  fieri  fottpper  alif 
(juam  uirtutem  naturalem  ,  pr  Demonem  fieri potep,  E  nel  x\iiy.  Spargere  (jualihet  cc^ueis  difi 
ficile  Demoniiut  non  eft  cjui  acutiorer  fcnfus  ex  daritate  motus  acdpiuntin  m.ìUere  ipfum 
gerem  ftitiandQ  morlidum  yeidere . 


CANTO  a,VIKTO^ 

Veh  qimio  iufam  tormto  d  mondo, 


E  rìfofato  de  U  lunga  u'm  5 
Seguito  il  tcr\o  ^^wto  ai  fecondo , 

Rifortó  di  m  che  fon  U  ì?ia  x 
Siena  mifitdiificemi  MarcìTimat 
Sai  fi  colui  che  innanelUta  (ria 

Vijfcfcindo  mhiuea  con  la  fua  gemma. 


r  j«  M»»-*»"w '■"•^  y"     "'»•    j 

la  fmigha  ie  To/o)7;n,  e  rr^arifata  a 
UffjcY  Nello  iif  U  Viara  da  Siena,  lacjua 
Ifj  come  fii  CYeluiOyfjJlnicì  inulta  mfil 
k  dal  mYÌtoJaLÒcitijfì  in  Marcma  a  ceri 
te  fuejfojpljìoniy  e  c^uìuifccrdancU lucci 
f(,o!a  fue  uccidere,  ma  come, non  ftpfj^f 


Jij^'cjcincio  nmueci  cvn  la  jua  gemma,  p/^f  adur.cjue,  che  Siena  la  fece, 

ferche  in  Siena  fii  generata,  nata,  e  crefciuu,  Visftcela  Maremma,  fenhe  (juiuifi  morì ,  E  cjual 
fijp  la  fua  r):oyte,f'ierlo  COÌui,  ciò  ^,  Mfffcr  Nello,  chefrim.a,  dijj^ùfankla,  Ihauea  con  lafua 
géma  l[<nayullata,cio  è',Vatole  lanello.  Cofìei  adùc^ueirega  Vafe,cì'ejuaJo  e^li  fura  tornato  da 
la  fua  jere^rinatione,  e  de  la  lùga  uia  ripfato,  che  fi  ricordi  ^i  lii>do  e-,  Vi  fregar  Uij^er  lei . 


Coho  che  perde  fi  r.man  dolente  J ..hor.  j/^.illi ,  .he  hJl 

^ep  tendo  le  mite  ;  e  inno  tmpm  t  Mupm  u  pemir/,l  U  commini  colf. 

Con  y.trcfe  ne  m  tutta  hgmci  '^f""i^l«imm,lm,m,ru,/cy er* 
ua  dinanzi  5  e  qual  di  dietról  prende  j         l' t^r"^  Jf^iie  di  nfgti^fnfi  dimn 

E  qual  da  lato  Je  li  reca  a  mente  t  "'■""''^  ?'•''»«     fimi'.iti<diKe  di  chi  fi 
Ei  non  farrcila  ;  e  quejlo ,  e  quello  intende  i  ial giuoco,  comefnmetten 

A  cui  porge  la  man ,  più  non  fi  preffai  y' '''''''''' f'f"i^->  <ii  <i'<'l!f '<mmf  . 

E  co/i  da  la  calca  fi  difende  x  '"^"''^''.f  ^''i-f'iF'i^'i 

Tal  era  io  in  quella  tur  a  (helTa  «f-^ufc./;«o  ,„  p,,^. 

Volgendo  a  loro  c  qua  e  la  la  ficca ^  u.no,fiiig„IPonetsrinJui22Z 
E  promettendo  m,  faogliea  da  clfa,  férr^^me  coUuM,  ^  ,  " 

„,,-,/,•„.     .   -  a  .        •  ,.        ,  ''•"la  anIralaRrpukìici  fiorcniimJe 

i  oit,  Y<>tmf.  mgwlìUif,  f,Yti,lita  e  mljounm  chfra  in  m.eU» .         T  Q  V««</o  /?  mie 
tlgmco  df  U^u  llg,uuo  de  U  ^r.  altramente  detto  cia,(a,Jl  fi  con  ire  da^e  cJo  Lee 
la  deputata pojì,,  ahualfiu  tijìo  tirna  la  uolla  deìfunt,,  che  Ma  dato  la  Certe  de  dati  E  quelle 
fo»  ^ueUe,  che  tr. Ilo  rqete  ne  la  mente  colui  che  perde .  Zarefcno  domandate  alcuni  funtt  del  L 
e  del  meno,  cu  e-,  da  fine  injiu,  e  da  .jumdui  in  fu,  de  non  fono  eletti  per  punti,  ma  pJano 
fr  ,n  danr,0  i9  m  ut.le  d,  eh,  ttra  i  dati ,  E  tanto  tafli  h.uerne  detto .     Due  adun/ue  che 
farne  cjuan,  ^^eflo  tal  giuoco  f  parte  e  che  tutta  la  gente,  fiata  a  uedere  ,fcneua  col  u.nci^ 
t  re  f^Mpre^^a  intorno,  edomadandoli  alcuna  colà  del  uinto,  £  che  egli  hora  dando  a  auef 
Ito       hora  promettendo  aaueìlo,f  ua  Uierando  a  poco  a  poso  dala  cala  ,  Cof  molìrlche 
jandaua  liberando  ha  col  uoltarfi  hor  quindi  hor  cjumci ,  e  col  promettere,  da  aueSa  Ifein,  ,m 
fa  ianime ,  che  h  pregauano  che  altri  pregajp  per  loro ,  '       il  n 

Q.UÌUÌ  era  fhretin ,  che  da  le  braccia  vicano,ch  e/fendo  Mejpr  Benimafa  d'A 

Fiere  di  Qhm  di  tacco  hebbe  la  morte;  re^^  in  Siena  uicario  del  podejìa ,  con) 
E  laltro ,  che  annego  correndo  in  caccia ,  *        Turno  da  Turrita  cafiel; 

QLuìuÌ  pregaua  con  le  mani  J^orte  ^enef,  e  Tacco  fuo  ^0 ,  perche  con 

Federigo  noueUo  ;  e  quel  da  Vifi  ,  chino  fratti  di  Tacco  haueano  rotto  e  rui 
Che  fi  parer  h  buon  Mar\ucco  fòrte ,  '  '^'^  ""^'"^^ 

Vidi  Conte  Orfo  ;  e  lanma  diuiCa  tempo  a  Roma,  chi  dice  giudice  del  irilu 
Val  corpo  fuo  per  afih.o  e  per  inuegoia,  f'^f^ot^'^f  '"^im 

Come  dfcea,  „  n  per  colpa  LmifaT  1      '  'fJ^f'>'.''^'S'^'-d,ff:^ 

„•     j   ,    r,      "  t^'  '■"'t'^ '■""""'ja .  rnoantmo  era,dandarinKoma,i2  in 

Pier  da  la^  broccia  dico  :  e  qui  proueggia ,  cafa  di  lu,  a  U (refemia  dt  moln  tagliarli 

Mentre  e  ^  di  qua  ,  la  donna  dt  trabante  ;  la  lefla  con  ritrarfi  a  filuamenio  e  portar 

Si  che  però  non  fta  di  P'^g'or  greggia ,  fiìauia.  chino  diiano  ejjcre flato  lite', 

.     r  ,r    ,        ,  ,         ^'^''Xhecheper  altro  non  ruhaua,  che 

ferpoler  ujhr  hherahta,  e  che  mai  non  confini,  ala  morte  dahuno ,  che  fiffifrefi  da  lui,  ma  uoi 

ìeuacheghfte.lc  fmeuelfi  la  tagha,  e  di  quella  poi  ancora  ne  reflituiua  gran  parte,  lac^uahoCa 
fintendo  lìom^lio.lo  aomanih  a  Rorr.a  e  ^"iocaualiere  con  darli  da  po'erhonoratamenle  uU 
uere  .  E  la  tro  che  annego.  Intende  laltro  Aretino,  Coftui,  fecondo  che  fcccordano  tutti gtielii 
J.)r,,fi  C,«uD  deTarlatt,,  e  dicano,  che  [annego  in  Arno,  ma  del  modo  fi  difcoriano  ,rercle 
«hmi  diMi  mam  i»  nmiii  dopo  ,ert»  ma  figuita  a  Uiena  ,  Mtn  doro  ^  .,lla  di  Momt 

■inerti. 


CANTO  SESTO* 
éferù,  liMiYaff:irtatù  dalcaudonel  j^erfcgtiitar  i  B:ìjìoli  fuoi  tiimct ,  f  miglia  mol/Q  noU^ 
It  in  Arf^§ .    ^(derip  figliuolo  del  Conte  Guido  Koufllofii  ntorio,  chi  dite  da  Fmwaiuoh, 
e  chi  da  Fomaiuolo  de  Bojfcli,  E  Quel  da  Fifa,  Coftui  fu  Farinata  figliuòlo  di  Mejpr  Marluc^, 
co  Scornigiani  da  Pifa,  U(jual  Mfjpr  Mar'^uao ,  per  certo  uoto  fittcfi  frate  de  lordine  minore, 
li  fii  morto  Farirata  y  e  nondimeno  uolie  effir  a  If/jì-juie  del  figliuolo ,  dofo  Ifjuali,cùn  lun^, 
ga  oratione  efflrto  x  farenti  a  la  face,  e  fh  di  tanta  conjìantia  ,  ^he  hacù  la  rnano  de  Ihomidi 
da,Onde  due,  iheFarir,ata  ,intefo  per  ^uel  da  Fifa,  fice  parer  FOyte,cio  è ,  Conjfante  e  di 
franco  e  fòrte  animo  lo  buon  Wiar':^cco,  Perche,  fi  come  dice  Sen.  Virknuf  ^  firtis  cjuicjuid 
eiacciderit  equo  animo  fujìinehit .  Fi  Horat.  Kehut  aduey fu  animofus  atf,  firtis  appare  . 
\ldi  Conte  Or/?,  Cofìui  dicano  che  fii  figliuolo  del  Conie  Kerf  Jeone  da  Carhaia  ,  e  morto  dal 
Conte  Alieno  da  Mangona  fuoharla  .    Pirro  da  la  Broccia  furetario  e  corfiglitre  di  F ilippo 
Bello  Rf  di  Franda,penhe  molto  fotrua apprf/fc  del  Re,  fu  per  inuidia  mtffo  da  Bareni  in  tanta 
lif^ratia  de  la  Reina,  latjual  era  di  Brahante,  che  fiiìf  mente  laccuso  al  Re,  the  cfrcaua  di  uio', 
lare  la  fua  cajìita.  Onde  il  troppo  credulo  Re  lo  fice  morire,  E  ptro  dice,  che  la  donna  di  Brai 
Unte  dehha  ben  frouedere  di  f^r  tal  penitenfia  di  ijuefia  filfita,  mentre  che  ella  è-  di  cjua  ,  de 
poi  dofo  la  morie  non  fa  VF.ro  ,  ciò  e-,  Perf^efla  tal  con^.n.fffa  fiilf.ta  DI  jeggior  greggia  , 
Di  più  rea  adunan'^  e  congregafione ,  che  juefii  del  Purgatoyi)  /cwo  ,  Et  m  fntfì.tia^cht 
eHanon  uada  tra  dannati  a  l  lnfirno. 


Come  likerc  fui  h  tutu  quante 
Quelfomkre  'jch  pregar  fur  che  altri  preghi , 
Si  che  fiuacci  il  Icr  diuenir  finte  ^ 

lo  ccmincìai      par  che  tu  mi  n'ieghi  ^ 
O  luce  mia  ^ejl'rejjò  in  alcun  tejloy 
Che  decreto  del  ciel  oration  pieghi: 

E  quefìa  gente  prega  pur  di  quc^h  ♦ 
Sarebbe  adunque  loro  jj-eme  uana  ì 
O  non  me  il  detto  tuo  ben  manifèfloi 

Et  egli  a  me'jLa  mia  fcrittura  e  piana 5 
E  la  fleran\a  di  coflor  non  fnUa  5 
Se  ben  fi  guarda  con  la  mente  finax 

che  cima  di  gjudicio  non  fiuatU  5 
Verche  foco  damor  compia  in  un  punto 
Ciocche  de  fodiifar^  chi  qui  fiflallax 

E  la^douio  firm.ai  coteUo  punto, 
No«  fammendciua  per  pregar  difètto^ 
Verche  il  prego  da  Dio  era  dfgiunto^ 

Veramente  a  cefi  alto  fcjl'etto 
l^cn  ti  fermar  .,fe  quella  noi  ti  dice  j 
Che  lume  fia  trai  ucro  e  Untdleito  : 

Kcn  fi  fi  intendi  :  io  dico  di  t^eatrice  t 
Tm  la  uedrai  di  fcpra  m  fu  la  uetta 
Di  quefìo  monte  ridente  e  filice^ 


Mo/?rrf  2/ poeta,  che  lileraio  da  ciucile  ani 
me,moJp  un  duhlio  a  V  irg.Se  1  preghi  de 
uiui  per  (jnelliche  fono  in  Furg.  moufnQ 
Dio  ad  ahhreuiaril  tempo  de  la  loro  purga 
gione.  Onde  dice,  che  liberato  de  fu  da 
tutte  cjuflleom.bre,lecjualipre^auano pure 
che  altri  preghi  per  loro,  A  Ciò  de  fcuac 
ci,  ciò  e",  Ferdej'iffictti  lUorofcnie  diue 
rire,  chegli  in.omir.cio  a  dir  a  Virg,  E 
par  de  tu  mi  nieghi  e fir  effe  mente  in  ah 
cun  tfjìo,  che  oratione  pieghi  e  muti  DE^ 
creto,c\o  è,  Orìinatione  dfl cielo,  E  (jue 
pa  genìe  prega  pur  di  cjuefo,  ciò  è, de  fi 
preghi  per  loro  ,  a  ciò  d  e  per  tai  preghi 
ldiofim>oua  adabbreuiar  il  tempo  de  U 
confumada  loro,  E  cofi  parrebbe  de  Dio 
filp  miitabilt ,  r!omddaadu(jue.  Sarebbe 
mai  chela  fieran"^  di  ccftoro  fi  fé  uana, 
0  ne  mi  h'  ben  m.aniffo  e  chiaro  il  detto 
tuo:'  Ferche  Virg,nel  fcfìo  in perfna  de  la 
Sibilla  r  f^cdédo  a  Faìinuro,cctra  di  (jue 
fio  dice,  Defirefija  deu fietti  f^ erare pre 
cido.  R  ijfcdf  Virguhe  la  fa  fcrittura  è 
T\ana,cioe',\fra  diara,^  aperta,e  de- 
la  fier'd^  dicjudle  anime  de glialtruiprt 
g\)ipoffino  lor  gmare,nó  fila,  fi  co  fina 
meteco'  atta  a  conofccril  mofi  ^uaii^ 


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Postillati  16 


fCQiiftìfralenfyVerchffeinttamenfe  mftimama,  confcmmo  chf  Vio^iljualalfffmùri 
dino  me  le  cofc ,  coflitui  a  mi  quelli,  chf  doueana  andar  al  Purg.  ilffmpo  che  mfcum  ui  doi 
ueafhre,  ^er  ^lujìmente  fuYgay  le  colf  e  che  doueano  commettere,  e  tiol!e,che  ifrej^hi  de  uiuifijfe 
rofofjjcieti  ad  Mreuiar  cjuejìo  tal  temp,  E  perche  uide  ipreghi  che  hueam  e/pr  fitti  fer  ciafcum, 
ordinh  che  fecondo  (Quelli  fvjfe  loro  il  tempo  ahhreuiato  .  Munciue,  non  farà  uero,  che  muti  éecrei 
to  per  ghalfrui  freghi,  hauedo  coft  a  frincifio  f  receduto  ordinato,  ma  h  muf  erette,  jn^Jo  co  fi 
non  lafciaffe  fcguire ,  Onde  die,  CHf  cima  di gìudicio  non  fciualìa,  ciò  è-,  Vercht  alto  e  fcttil  dip 
corfc,  come  fii  a  principio  tjuel  di  Dio  in  preceder  e  proceder  al  tutto  ,  non  fi  fiega  o  moue  mai  da 
(Quello,  che  in  tal  principio  fìifYeueduto  efroueduto  da  lui,  VErchefìtoco  damorcomfia  in  un  funf 
to  Ciò  che  de  fo  disfar  chi  qui  fflada,  ciò  è-,  Ancora  che  ardente  carità  di  chi  per  li  morti  frega, 
fcdisfàccia  m  un  momento  a  tutto  (jueSo  che  de  fcdisfkrechi  (juiin  Vurg,  fcirrefia  e  ferma,  Er  in 
fcntentia  dice,  che  Dio  non  ft  muta,  ancora  che  in  un  fd frego,  (Quella anima, per  lacjual  fi  frega^' 
ft  Uteri  da  le  fene  del  Purg,  perche fit  coft  a  principio  e preueduto  V  ordinato  da  Li .  fia  chi 
per  (juefìo  intenda  che  U prefcientia  di  Dio  ne  fredefìini,  o  ne  refroti,  fenhe  cjuefìo  fuofreuedere 
ron  ne  leua  in  modo  alcuno  il  nofìro  litero  artitrio,  come  chiaramente  frouano  i  no/ìri fieri  teo!of 
gì,  E  ncifer  alcuni  manififti  ejpmpi  uedremo  nel  Parcd,  Eia,  dotdo  fermai  cotefìo  punto,  ciò  è^, 
F  <juindo  io  nelfcfìo  de  la  mia  Eneide  ejfrefft  cotffla  fcntentia,che  Diofijfe  imm.utatile, perche  ftt 
inanl^  al  chrijìianefmo,  che  non  era  anchora  Purg.  ma  tutti  andauamo  a  Vlnf.  Non  fdmmen', 
daua  di  fitto  fer  fregare,  fenhe  il  freg^  era  adhora  difgiunfo  e  difumto  da  Zio,  cr  il  fregar  fer  li 
dannati,  farelte  fiato,  come  anchora  ^,  di  neffun  ualore .  Altri  hanno  intefo  che  Virg,  di^e/fì 
aufjìo,  ferche  cjuando  lo  dijpera  in  Inf,  tra  dannati,  fer  licjualinon  uagiano  i freghi,  Ma  non 
haueria  detto,  Uon  fmmendaua  ne  era,  Wìa  fmmenda  cfT  è ,  ferche  farrette  chel  fregar  fer  li 
dannati  allhora  non  ualeffc  er  hora  fi .  V  Eram.ente  a  ft  aitò  fcjfetio,  La  ragione  ammonifce 
nondimeno  il  fcnfc,  che  non  fi  detta  firmare,  ciò  è',  che  non  detta  tener  fer  firmo  SI  aliofcjfef', 
to.  Tanto  frofvndo  efctiil  duttio,  SE  Beatrice,  Intefaferla  Teohgia,  la^ual  eccede  ogni  humana 
ragione,  non  glie  laffrrma  .  Lacjual  Beatrice,  farà  lume  trai  uero  e  linteOetto,  Perche  medicntf 
tal  dottrina,  lintelleUO  farà  illuminato  di  quejìa  uerita,  E  ueJera  effa  Beatrice  .  IN  uetta  ,  ciò  è-. 
In  cima  del  monte  ,  Perche  allhora  che  farà  furgato  ,  fofra  con  Liuto  di  (juella  tranfcendere  a  U 
miemplatione  de  lalte  e  diuine  cofe,  in  che  conftfle  ogni  felicita  e  gaudio . 


Ef  ìo\^tgnor  andiamo  a  maggior  fretta  x 
Che  già  non  maffatico,  come  dìanij^ 
E  uedi  homaì,  chel  poggio  lomhra  getta  ^ 

No/  anderem  con  cjuejlo  giorno  inan\jj 
Rifpofe  5  (guanto  fiu  potremo  homai  x 
Ma  'il  Jhtto  è  daltra  fórma  ^  che  non  jlan^^ 

Prima  che  sii  la  fu  tornar  uedraì 
Colui  j  che  già  ft  copre  de  la  co'na 
Si  3  che  ì  fuci  raggi  tu  romper  non  fhi  ♦ 

Ma  uedi  la  un  anima ,  che  poHa 
Sola  filetta  5  e  uerfo  noi  riguarda  t 
Quella  ne  affcnnera  la  uia  più  tofìa^ 


Dante  ef/crta  Virg,  al  proceder  con  fin 
ueloce  paffc  ferche  il  fdlire  non glie-fiu 
tantjo  graue,  (guanto  era  al  frindfio ,  E 
ijueflo,  fer  la  ragione  detta  di  fcfra  nel 
quarto  canto,  oue  infeyfcna  di  Virg,  dif, 
f(,  Ciuefìa  montagna  è-  fa/e  e  cef,  dimoi 
/Iran  do  fer  lo  foggio  che  gettaua  lomtra, 
che  già  era  f  affato  me^  di,  andauai 
m  uerlafcra,  ]mitando  ^^iyg»  ne  la  frii 
ma  pgloga  deh  BoccoHca,  Maiores^j:  cai 
dunt  altis  de  montilus  umlrp  .  P  j^oni 
de  sjirg,  che  effi  anderanr.o  con  cjuel gtor 
ro  inalici  (guanto  fiufotranno  ,  ma  ihel 


f^tio  c  daltra  natura  e  diff)  fitione,che^li 
mn  fc  Iha  imaginafo,  perche  il  fcnfo  fi  penfaua  co  (juel  di  fofer  arriuar  a  la  c  ima  del  r^onte,  ciò  c'. 
In  hreue  tempo  poter  uenir  al  fommo  K!r  a  Ihatito  de  le  uirfu,  Ma  la  ragione  li  dimofìra  de  primx 


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Postillati  16 


CANTO  SESTO» 

eh  u^muL  ufhu  tornar  ilfdf,  A  dinoiarf,  che  in  ireuftemp  non  JìfuùtalUhito  mfcguire, 
m  (cìmentner  lunga  oferatme.  UìualfcU,  Mora  ft  cofrm  da  la  cojìa  del  rnonte  inferma-, 
,ht  Dante  non  ficeua  fiu  romper  lifuoi  raggi ,  Verche  non  firiuanofiu  in  lui  e ffcndo  coperto  du 
lomhra  del  monte,  che  fiPmfica  ^wf/  medefimo  chahhiamo  detto,  che  ejjl  andauano  uer  la  fera . 
MA  uedi  la  unanima,  Tinge  hauer  trouato  lamma  di  Sordello  Mantouano,  Et  a  noi  no  pace,  che 
ter  coftui  Celo  uogìia  fgmficare  unAtra  fietie  di  negligenti,  eh  haueano  indugiato  la  femtenti^ 
L  oLation  difludifcome  altn  hanno  intefc,  mapr  hauerefcrm  unlihro  da  lui  intitolato  llthe 
fero  de  thefcri,  nekual  tratto  deftm.oft  g^i  di  tutti  ^..«t  chfcfff  effcrejìati  eccellenti  nel gouer 
no  de  re  Ài,  de  le  retulluh,  e  de  magiprati,  de  c^ucli  nel  fcguente  canto  uedrmo  Ver  eh  no  fof 
fendo  di  notte  falir  il  monte,  haueffro  almeno  dafajf.r  cfuella  con  ^uahh  utile  dilettatme,  il  che 
faranno  fe  udiranno  Sor  dello,  cio  ^,  Se  efft  entreranno  ne  la  confiderai  ione  delefimfc  oferatmt 
iffP  eccellenti  huomini,  de  cuali  eglifcrilfe .  llfoeta  refcrifce  Ji  co^i  nel  frimo  liL  de  la  fua  uot 
oar  eloquentia,  eh  fii  huoncom.fofuore  dì  rime  uolgm  ,  e  di  tanta  e^uentia  eh  nonfclamente 
ne  perni,  ma  in  ogni  modo  chfarlajfe,  ahhandono  il  Umhardo  uolgar  de  lafuafatna . 


Venimmo  a  là tO  anima  lombarda 
Come  ti  jlaui  altera  e  dìfdegnofa-, 
E  nel  mouer  de  gUocchi  honcjla  e  tarda  ^ 

"Ella  non  ci  diceua  alcuna  cofa  x 
Uà  lafciauane  gir  folo  guardando 
Aguija  di  Icon^  quando  ft  pcfa , 

J?ur  Virgilio  fi  traffc  a  lei  pegdndo , 
Che  ne  mojìraffc'la  miglicr falitat 
E  quella  non  rijpofe  al  fuo  dimando  x . 

Ma  di  noflro  f  .icfe ,  e  de  la  uita 
Cinchiefe  xel  dolce  duca  incominciaua, 
lAantoua  x  e  lombra  tutta  in  fe  romita 

Surfe  uer  lui  del  loco ,  oue  pria  Haua 
ricendo  ;  O  Mantouan  io  fon  Sordello 
Ve  la  tua  patria  \  e  lun  laltro  abbracciaua 


Efdama  il  foeta  in  loie  de  lanim  li  ^or 
dello,  haufndo  eonfiderato  c^uanto  graue 
e  eircunjfetta  fi  rendeua,  e  la  maejìa  che 
m:)ftraua  ne  Uff  etto,  E  Aggiunge  come 
ella  li  laffaua ^affare  fen'^a  dir  loro  alcuna 
cof.  Ma  the  Mirg,  la  domando  de  la  mif 
glior  fal.ta  del  monte,  Et  ella  non  rijfo(è 
a  ^juefto,  ma  Cinchiefe,  ciò  è-.  Ci  riehieft 
che  li  dicefftmo  diche  faefc  erauamo,e  che 
uitafiffe  fiati  la  nofìra,  Onde  Virg,  ]fer 
rijfonderli  ,  comincio  a  dire  ,  Mantoua^ 
e  uoleua  fcguifare ,  mi  genero,  come  nel 
fuo  epitaffi  j  ft  legie.  Ma  fnge,  che  uden 
do  Sordello  nominar  la  patria  fifa,  fu  t^fa 
la  doleezX^  ^he  li  uenne,  che  non  affetto 
che  diceffe pu  oltre, Ma  la  fua  omlra  T  VI 


ta  [n  fc  romita,  cio  è-.  Tutta  in  fe  raccol 
fa  efda,fiìeiio  dicendo,  egli  effer  SordeRo  de  lafua  terra,  e  coft  feria  m.olta  aHegre^^,  eh  fu 
litamente  nacque  in  ci<rfcun  di  loro,  Mracciaron  tener  ambente  lun  laltro . 


Ahi  ferua  "Atalia  di  dolor  hofleUo  ; 
Nciwe  fn\a  nocchiero  in  gran  tempera  ) 
ì<:cn  donna  di  prouincie-,  ma  bordello  5 

QueUanima  gentil  fu  cefi  prefa 
Sol  per  lo  dolce  fuon  de  la  fua  terra 
ri  far  al  cittadin  fuo  quiui  fè^la  ; 

Ti  hora  in  te  non  fìanno  fn^a  guerra 
li  uiui  tuoi'^e  lun  laltro  fi  rode 
Di  quei,  che  un  muro  <D'  una  jbffa  ferra ^ 

Cerca  mi  fra  intorno  da  le  prode 


Prende  il  foeta  cagione  dinuettiua  conha 
tutta  Italia  da  lamore  che  Sordello  mofro 
dhauer  a  la  fua  patria,  TrouaJof  in  effa 
Italia,  ffy  lefe  p:rtialita,  non  fiu  amo^^ 
re,  ma  fclamétefuhliàefriuati  od{,Cni 
ie  la  dom.andafcrua,  ^  HOfìfh,no  ^, 
Y^alitatione  di  dolore.  Non  effndofcruìtu 
maggior  di  (juella  di  ehi  ft  mua  rffcr  doi 
minato  dal  uitio,  e  ffet  almente  da  Iodio, 
ilcjual  da  torm.ento  e  dolore  non  fclameni> 
te  al  folfffir  di  jueh,  ma  ffefje  uo!ie  <t 


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Postillati  16 


PVRGATORro 

U  tue  marine',  e  poi  ti  guarda  in  feno,  glultri  ^ncmt  ,ffr  ghUmicUi,  ruÌHf, 

Se  alcuna  parte  in  te  di  pace  gode,  inctnii     ne  nafcano  .  NAue  fn^a  go 

Che  Udì,  perche  ti  racconciajpl  freno  uirnoin  gran  umff/ia,  rmh,ft  come 

luHiniano  jfe  la  felk  è  uotai  ^"^"f'rnmcanhnfla  granKn'frjìaii 

Sen\ejJo  fora  la  uergo^na  meno.  thi  U  fffia  regger  e  gouernarf /! giuJif 

Afci  gente  ;  che  dourefìi  effer  deuota ,  "  fi             r""'^"'",  C"/?  'IP"'' 

E  ìafaarfider  Cefirc  inlafiVa;  '    t  fl'l  ì'"'^''^/ 

S.  ^en  iLdi  ai,  che  Jù  nota,  tll^l^Tì^^TZ;;:: 

plfoieua  fty  giuiich  ie  la  manippa  fud 
Yuim  .  UOn  hnna  ii  frouìncU  ma  hrMo,  No«  fìpffcra  iihie  e  dhon^re ,  ma  di  uituferiò 
f  uergògna,  e  narra  con  a^uanta  fY^^nif^^  ìanima  li  SorMofimofp  a  farpfla  a  (juelltt  di  Virg, 
fu:^  cittadino  fclaméte  fer  lo  dolce  fuono  de  la  fua  terra,  F.t  hora,  dict,  LI  tuoi  uiui ,  ciò  è-,  tjufUi 
che  uiueno  in  te  Italia,  non  flanno  fcn'^  guerra,  E  di  <Juei  che  ferra  in  fi  un  fi!o  muro  cr  una 
fdafvffa,  ciò  e',  di  cjuei  che  hahltano  una  medffima  cittd,  ft  rodeno  e  confumc^no j^er  odio  infidian 
do  lun  labro  .     C^rca  mifcra  intorno  éa  le  frode,  Italia  e-  contenuta  dal  Tirreno  e  da  l'Adria^, 
fico  mtre,  e  di  fcfra  da  le  alpi  che  la  diuihno  da  la  Gallia,  intorno  DA  le  prode,  do  ^,  Va  le  rii 
ne.  Impero  che  dal  fino  Adriatico  ha  la  Romagna,  la  Marca  d'Ancona,  l'Ahru^^  e  parte  de  U 
Puglia  .  Dal  Tirreno  ha  la  terra  di  lauoro,  la  Thofiana,  e  la  Liguria,  IN  fino,  cioè-,  fra  terra, 
ha  da  la  parte  di  (òpra  il  Piamonte,  la  Lombardia,  e  fino  a  Vinegiapoila  Marca  Triuigiana  , 
Vice  adunque,  cheRa  dehha  guardare  in  tutte  cjufpe  fite  parti,  e  ueder  fi  ue  ne'  alcuna,  lacjual  in 
fi  g^l<^  a  pace,  Volendo  infirire,  che  neffuna  ue  ne  trouera,che  non  fta  oppreffa  da  crudel  guer*, 
ra,  0  palefe,  o  ficrefa  .     CHe  ual  che  Ciuftiniano  ti  racconciajpl  freno     Giufiiniano  Imperai 
dorè  liberato  chehhe  Italia  da  Cotti,  la  rifi)rmo  di  giufiiffme  leggi,  che  fino  freno  a  popoli ,  MA 
che  uale  fe  la  fella  ^  uota     Stank  ne  la  fitmilitudine  deffi  freno,  Ma  che  gioua  fi  non  uè  chi  le 
fàccia  ofjcruare  t  SEn'^Jfi  fera  la  uergogna  meno,  Sarehhe  men  uer gogna  d'Italia  a  non  hauer 
le  leggi ,  che  hauendole  non  le  offeruare  .     AHi gente,  che  dourefli  effiy  deuota,  Doutrelhe  la 
gentf  ^Italia  effir  DEuota,  do  è-,  olediente  cfT  offi<juente  a  le  leggi  imperiali,  e  lafiiarfi  reg^ 
ger  e  dominar  da  l'Impera  dorè.  Comandalo  chrifio  in  S,  Matteo  al  xxij.  In  S,  Marco  al  xy.  In 
S .  luca  al  XX.  dicen(lo,  Keddite  juf  funt  Cffiris  Cffm,  Et  juf  funt  Dei  Deo  t 


Guarda  comcjla  fiera  e  fiitta  fitla , 
Ver  ncn  effcr  corretta  da  glijjnont , 
Po/  che  ponejli  mano  a  la  predella  • 

O  Alberto  Tedefco^^che  abbandoni 
Cojìc! ,  che  fatta  indomita  e  fduaggia  j 
E  dourejlì  mfmcar  lì  fuoi  arcioni  5 

Qìujlo  giudicìo  da  le  fìeile  caggia 
Sourd  tuo  [angue  ;  e  fia  nuouo  aperto 
^aljchel  tuo  fuccejjor  temen"^  nhaggiat 

Che  hauete  tu  ,  el  tuo  padre  fileno 
Ver  cupidigia  di  coHa  dijlretti , 
Chel  giardin  de  lo  Imperio  fta  difirto^ 

Vieni  a  ueder  Montecchi  ;  e  Cappelletti  j 


Infurge  contro  ad  Allerto  primo  i'Aui 
fìria  Re  de  Romani,  per  non  curarfi  dt  le 
cofi  d' Italia  jìanh  anchora  ne  la  fimilitu 
line  del  freno,  de  la  fella  ,  e  de  gliarcioi 
fìi  ,  VredfHaè  quella  parte  de  la  higlia 
che  fi  tiene  in  mano  .  DimofÌTa  adti(jur, 
che  fi  come  non  hajìa,acU  uuol  dom^t 
il  cauah,  Ihauer  prefo  la  triglia  in  maf 
no,  che  Ufcgna  corregnlo  con glijproniy 
Co/?  no  lafiaua  che  Allerto  [auejfe  prefò 
il  dominio  de  Vimperio ,  che  Ufignaud 
correggerlo  co!  gafììgo  de  la  fiuera giufii 
tia,  Ma  non  curando  egli  d^ Italia,  (jueda 
era  fatta  in  domila  e  feluaggia  come  hori 
Yfnja  fiera ,  Onie  mojìra  daugurarli 
jnello^ 


C  A  N  T  0    SE  S  T  0* 

lAondUì ,  e  V^h'dip^efchì ,  huom  fen{a  ma  5    qufUo,  che  ii  gidglìm  aufnuto,  Verch 


Color      rnHi)C  coìlor  con  Jòjpeff^ 

\m  auddj  uìm\e  ued't  la  f  refura 
De  tuoi  geritili  ^  e  cura  lor  rtìagagne^ 
E  uedrai  Saìitajior ,  come  fi  cura  ♦ 

Vieni  a  ueder  ìa  tua  Rcrria  ;  che  piagne 
Vedoua  fola  ^e  di  e  notte  chiama  , 
Cefare  mio  ^  perche  non  maccompagnel 

Vieni  a  ueder  la  gente  quanto  famax 
E  fé  nulla  di  noi  pietà  ti  moue  ; 
A  uergognar  ti  uien  de  la  tua  fiim4 1 

E  fe  licito  me ,  0  fommo  Gioue , 
Che  fòfli  in  terra  per  noi  crudfijfo-, 
Son  ligiufìi  cechi  tuoi  riuolti  aìtrouel 

O  è  preparation  )  che  ne  lakiffo 
Vel  tuo  configli 0  fili  per  alcun  bene 
In  tutto  da  laccorger  nojìro  fcijfci 
Che  le  citta  d'Italia  tutte  piene 
Scn  di  tiranni  j  ^  un  Marcel  d'menta 
Ogni  uillan  ,  che  parteggiando  urne  ♦ 


Alberto  ,  fecondo  chf  fcriuf  il  ViUani  ir/ 
/xxxxv.  del  Viijdib,  df  U  fua  Ojffrayfit  oc 
àfo  dn  un  fuo  nefote,  nljual  occufaua  ini 
giufìmenie  certa  fua  ^iuridiii^ne,  Ianni 
MacV/y.  in  calende  di  Ma^io  .  \lnma^/ 
mente  li  rimfYouera^  come  e^li  CT  il  fa^ 
he  Ridolfi  haueano  PEr*  cupidigia  di  co: 
pà  diflretìi,  ciò  e',  Per  cufidita  di  ferri^ 
tori  de  la  Magna, onde  diciamo  Siena  lue 
c<t  e  fuo  difirettOfEt  in  fnféfia  dice,chegli 
f  fùo  fadre  ,  fer  cupidità  di  dominare  e 
ftrfi  grandi  nel  paefe  loro  de  la  Magna, 
haueano  fcfjfrfo  che  Italia,  lacjual  chiama 
il  giardino  de  l'Imperio,  fer  e/ferla  più 
leda  parte  di  (jufllojfa  difcrto,  aliando} 
nato,  e  defilato  .     VJena  ueder  Mon^f 
tecchì  e  Cappelletti ,  Qiejìe  erano  in  c^uei 
tempi  due  famiglie  in  Werona,  da  le  eguali 
fìi  cacciato       fecondo  Manhefc  di  Ieri 
rara  gouernatore  di  quella  città,  Ma  con 
laiufo  de  Conti  di  S»  Bonifatio  ui  ritori 


rio  ,  Monaldi  e  Filippefhi  fiiron  in  Ori: 
ineh  due  contrarie  famiglie,  de  lecjuali  i  Monaldi  dice  efpr  gta  irifti,  perche  erano  da  Tilipprfchi 
grauemenfe  oppreffr,  Et  i  Filifpefchi  con  [effetti,  temendo  de  ìa  uendeUa,  E  chiama  Vlmperadore, 
Xuomo  fcn'^  cura,  perche  de  le  cofe  d'Italia  non  cuiaua  .  V/Vw  crudel  uieni  e  uedi  L  A  prefura 
die  tuoigev.tiliy  ciò  ^,  Uppreffme  fatta  a  tuoi  nobili  e  fu  d  diti  Ghibellini,  perche  da  Guelfi  erano 
oppreffj,  E  Cura  hr  magagne,  E  uendicale  loro  ingiurie,  E  uedrai  S anta f  or  CCn\e  f  cura,Co: 
me  mal  ft  gouerna  e  rtgge  .  I  Cor.ti  di  Santafiore  fi-ron  fra  la  Maremma  di  Vifa  e  ijuefla  di  Sie: 
na ,  Wien  a  ueder  la  tua  Roma  che  piagne  WEdoua  efcla.  Per  ejpr  abbandonata  da  lui  chera  il 
fuo  temporale  ff^fc ,    Et  ultimamente  dice,  che  fenonìo  moue  alcuna  pietà  de  le  noflre  mifcrie 
<r  uenirle  a  curare,(he  almeno  f  uenga  a  uergognare  de  la  fua  rea  e  tripaf^ma,cye  del  non  turar  fi 
le  le  nofìre  mifcrie  ne  uien  a  conpguire.  Ver  ejjlr  infimia  grand  ff.ma  dun  principe, a  non  regger 
e  cuftodir  i  fudditifuoi .  E  Se  licito  me*.  Sarebbe  cofa.  mpia  a  credere,  che  Dio  non  uedfffc  t  cui 
raffi  tutto,  e  che  jcffe  cagione  dalcun  male.  Onde  il  poeta,  conditionatamenie  domandando  dice, 
O  Sommo  Cioue,  O  immenfc  e grade  Dio,  Se  licito  ^  a  dire.  Sono  li  iuoi^iufii  occhi  uolii  altro: 
ue,chetu  non  uedi,  come  uuolinftrire,  in  che  modo  Malia  fi  gouerna  :  O  E'  preparatione,  O  P- 
frouedimento  dalcun  bene,  CVe  nt  labi/fc,  del  tuo  configìio,  ciò  e-,  llcfuale,  nel  profondo  dd  fuo 
intendimento  fài,  m  tutto  fcifo.  Del  tuUo  diuifi  e  difgiunto  dal  nojìro  accorrere,  Perche  le  città 
i'italia  fcno  tuttepiene  di  tiranni,  E  Viuiene  un  Marcello,  E  tienf  nobile, ualorofc  eprode,  OCni 
niHano  che  uien  parteggiando,  Ogni  depreffc,  uile  tr  ignobile,  il jual  duii^n  partiale  ,  E  ^ufjÌQ 
iice per  ironia.  Volendo  inferire,  che  fclamente  i  fitiof,  per  uili  chrfijpro,  ercno  appregiati . 
Marco  Marcello,  Come,  fecondo  ifragmenti  di  floroy  fcriue  liu,  nel  x.  de  la  feconda  deca,  fffni 
lo  Confcle,  fu  mandato  dal  fenato  di  Koma  contra  de  gli  Infubri,  che  uniti  co  Calli,  ueniuano  a 
Ianni  de  Romani,  Winfeeruppe  il  loro  efprcifo,  Et  a  battaglia  fingulare  occifc  Wiridomaropririi 
iilte  duca  deffi  Infubri^  E  ju  il  ier^,  che  ojjrrfc  le ^glie  opime  a  Roma  nel  tempio  ii  Gm 


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Firenze. 

Postillati  16 


II 


PVRGATORIO 

Y/tYQ  .  ^ffu^rìo  S tra. ufcf,  E  f  iu  udte  cantra  ad  Hanihale  fù  uittorhfc .  Altri  hanno  infffc,  de 
Q^ni  ullUno  Jouenta  un  Mar  c  filo,  per  eh  f  ogni  huom,  jffy  uile  eh  f^ff:,  fi  uoUua  offorre  a  l'Imi 
feraèoYf,  comeftce  unaltro  M.  Marcello  che  ne  le  guerre  ciuili  tra  Cefcre  e  Vom^eh,fcfpfe  a 
fare^  Ma  trattando  ie  la  tirannia,  tal  fcntimento  non  ui  pwo  hemer  luogo  . 


T!oren\a  mia  hen  puoi  efjcr  contenta 
Di  (juefta  digrefjion ,  che  non  ti  tocca  5 
Merce  del  popol  tuo ,  che  firgumenta  ^ 

MoJti  hm  giuflitia  in  cere  ;  e  tardi  fcocca , 
Per  noti  uewr  fen\a  conf^^ao  a  Ureo  % 
Ma  il  pcpol  tuo  Iha  in  fommodc  la  bocca  ^ 

Molti  rijiutan  lo  comune  incarco  t 
ìXa  il  popol  tuo  felicito  rijl-onde 
SenTji  chiamare ,  c  grida  ^  Io  mi  febbarco  » 

Hor  ti  fit  liet.i  che  tu  hii  hen  donde  x 
Tu  ricca  t  tu  con  pace  x  tu  con  fcnno  ^ 
Sio  dicol  uer^  Uff  etto  noi  nafconde^ 

Athene  e  Lacedemona^  che  fènno 
Lantiche  leggi ,  e  fùron  ft  ciuìli  5 
fecer  al  uiuer  bene  un  picciol  cenno 

Verfi  di  te  ;  che  fai  tanto  fottili 
Vrouedimenti  ;  che  a  wc^o  nouembre 
t^on  giunge  quelj  che  tu  dottcbrefjU  ^ 

Quante  unite  del  tempo  ^  che  rim.embre 
l^egge  5  moneta ,  ^  officio ,  e  cofìumt 
Hrfz  tu  mutato  e  rinouato  membrei 

E  fi  ben  ti  ricorda ,  e  uedi  lume  5 
Vedrai  te  fomigliante  a  quella  infirma'^ 
Che  non  può  trouar  pofa  in  fu  le  piume  ^ 

Ma  con  dar  uolta  fuo  dolore  fcherma^ 


Hauenia  fktto  inuettiua  uniuerf^lmenfe 
contra  tuUa  Italia  ,  h^ya  infirge  f  artico;' 
lamente  contro  a  la  R/|^.  fiorentina,  per 
le  ingiuftitie,  fartiaìua,  radine,  e  mal go 
uerno  di  (JUfdi  che  la  reggeuan:ì,  Onde 
jfer  ironia  dice,  che  ella  fuo  hen  efpr  con 
*  ferì  fa  di  cjuffta  i  i gr  e ffone,  perche  non  le 
tocca,  Volendo  inftrire,  che  alei  toccaua 
f  iu  che  a  neffunaltra,  Mercè'  de! fofol  fuo 
CHe  fèrgomenfa,  ìlcjual  ft  f  lecita  e  jj)ro 
m,  ma  intende  nel  mal  operare ,  MOlti 
han  giuftitia  in  core.  Sono  molti  che  ama 
no  e  uogUono  la  giujìitia,  MA  fcocca  far^ 
di,  Ma  con  tardità  la  efpijuifcono  ,  Ver 
non  uenir  A  Larco,  hauendo  detto  fcocca, 
SEn"^  configlio,  ciò  è.  Per  non  uenir  a  la 
fcnf enfia,  0  dfferminafione,ffn^a  Suono 
e  maturo  effamine,  Ma  il popol  Fiorentina 
Iha  IN  fommo  de  la  tocca ,  Volendo  infif 
rire  ,  ihe  f( gliahri  hanno  la  giujìitia  in 
fitti ,  auenga  che  per  la  detta  ragione  U 
tardino  alcjuant),  che  il  popolo  Fiorentino 
Iha  in  parole,  ma  che  ne  fratti  è-  ingiujljft 
mo  .    Molti  rifiutan  LO  comune  incari 
co,cio  è',  il  pefo  del puhlico gouerno,e  cjue 
fli  fcno  ihuoni,per  frggir  If  inuidie  ZST' 
[effetti  de  la  tirannide.  Ma  il  pofol  ùoi 


f 

r enf  ino ,  fclecito  di  conuertir  il  puhlico  nel 
frofriuafo  comodo,rìffonde  fcnZ.a  ejfcr  chiamato  a  magiflrafi, e  con  uehementia grida,  IO  mi  [chi 
Imo,  ciò  è-,  lo  a  tal  comune  incarco  mi  fcttopongo  e  piego  .  TV  ricca,fu  con  pace,  fu  con  fcnno^ 
Intende  futto per  lo  contrario  .  AThene  e  L acedemona,  Athene hehhe  le  leggi  di  Solone  .  Lacei 
demona  tjuelle  di  Licurgo,  tutte  fantiffme,  e  la  loro  lungamente  e  temute  et  cjpruate.  Ma  il  poeta 
òicepur  anchora per  ironia,  0  uogliamo  dir  per  contrario,  che  (juffle  due  Kepuhliche  fcUo  tali  legi 
gì  cofìituife,  ftron  al  uiuer  hene  V  N  f  ìcciol  cenno,  do  è-,  \n  foco  ejfetto  di  hene ,  rifletto  a  Fu 
ren^e  ,  la^jual  fa  tanto  fcttiliprouedimenti  ordinationi ,  CHr  cjuel  che  fila,  ciò  è',  che  cjueU 
lo  che  ella  ordina  del  mefc  dottohre ,  NOw  giunge  ,  Now  offcrua  fin  a  me^  nouemhre .  Adinoi 
fare  la  fua  inflahilifa  e  legglere^'^  nel  gouerno  .  Onde  la  domanda,  cjuante  uoìte,  di  cjuel 
temfo  che  ft  ricorda  ,  eGa  se-  rinouata  de  le  cofe  neceffarie  ad  una  Repulhca  da  lui  defcritte  , 
Afftmigliandola  ,  per  tai  diffèui ,  a  (jueUa  infirma ,  che  per  meglio  tolerar  il  dolore,  ft  ua  uoU 
tando  hora  fulunotf^horafu  laltro  lato  ,  perche  ella  ftmilmente  ,  per  meglio  tolerar  il  doìoi 
re  iel  fua  mal  gwrno ,  fandaua  ogni  di  rinouando  ,  come  dice ,  doffici ,  monete ,  coftumi  , 


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Postillati  16 


ft  tmf  hMunKultme  dfU0,jù  nd  medefimo  tmfo  ialpeta,e  di  ìnfllf  iiffiifmentejcrijji:. 


CANTO  SESTO* 

E  chi  a  me  (\uejìe  cofe  jhjji  curi^fo  di  uolerifienmfntefùfeYe,  If^a  il  Viflctm,  dx; 


CANTO  SETTIMO. 


Tofcid  che  Ucco^ìen\e  hone^e  e  liete 

Fwr  iterMe  tre  e  quattro  uolte , 
Sordel  ji  trajfe  ,  e  aijjè  ^  Voi  chi  fme  ì 
Jirf{j  che  a  que\h  monte  fijfcr  uolte 

tanime  degne  di  [alir  a  Dìo  ; 

^urloffa  mie  per  Ottauian  fe^oUe  ^ 
lo  fon  Virgilio  ;  e  fcr  nuUaltro  rio 

Lo  del  perdei ,  che  per  non  hduer  fi  t 

Cefi  rijpofe  alìhora  il  duca  mio  • 
Q^uàl  e  colui  5  che  cofa  inan\i  a  fe 

Subita  uede  j  ondei  [i  marauigha^i 

che  crede ,  e  no  dicendo  5  hlla  e ,  non  e  j 
Tdl  farue  queliti  e  poi  chino  le  ciglia 

Et  humilmente  ritornò  uer  lui  7 

Et  ahhracciollo  ,  ouel  minor  fapf'^f'^  ♦ 
O  gloria  de  Latin  ,  d't\Je ,  per  cui 

Moflro  ciò  j  che  fotea  la  lingua  noflra  5 

O  pregio  eterno  del  loco  ,  ondio  fui  ? 
Qual  merito  ^0  qual  gratta  mi  ti  morrai 

Sio  fon  dudir  la  tua  parola  degno  ; 

Dimmi  fe  uien  dmfèrno ,  e  dt  qual  chiofira  ♦ 


Torna  ilpeta  nelfrefente  canto  a  Ihiftoi 
ria  di  Sordello  dimjìratido  ,  che  dofo  le 
graie  er  hnfjìe  accoglien'^,  che  nel  fre 
cedente  hMiam:^  uedut:^,  ViYg,  fer  effcii 
ne  da  lui  domandato,  li  ftce  intender  chi 
egli  era,  e  di  fua  conditione,e  Sordeh 
a  \/ÌYg»che  ejfend:>  già  fcrd,  era  Suoni 
di  trouar  luogo,  oue  la  notte  fotejfero  fcgi 
giornare  ,  perche  di  notte  e  fcn^  ilfcle^ 
non  poteuano  falir  il  m:inte,  orrendo  fi  di 
codurli  ad  una  uidna  uaEe  a  ueder  quelli 
ihe per  occupatione  di  Signorie,  e  di  mai 
gflrati,  haueano  deferita  la  penitentia, 
a  cjuali  uenuti,  diede  loro  la  cognitione  di 
mJti princifi  e  magnati  cherano  in  (jueh 
la  .  ^'  VOjcia  ihe  le  auogìienl^ 
honefte  e  liete,  Dopo  le  prefitte  accoglien', 
'^e ,  fffenìoft  bordello  al(iu<in(o  re  tirato, 
domanda  chiefft  fsno,  hauendo  lor prima 
detto  chi  era  luì,  Virg.  li  r.ff  onde, che  le 
fue  o(fafiiron  fepolte  per  Ottmano  prirna 
che  ianime  degne  di  [dir  al  cielo  fifpra 
uolte  C7  indriz.'^te  a  (juel  monte .  Ver, 


he  Virg.mort  al  tempii  d'Ottauiano  Aw 
0uRo  iranl^  a  lauenimento  ii  chrijìo,  che  non  era  Vur^,  ma  tuui  andauano  a  linf.  Dandogli  a 
conofcere  comegli  era  Wirg.  e  che  fer  nejfuna  rea  opera  hauea  perdutol  cui,  ma  fc  amente  perche 
no  hehhe  la  fide  ChriRtana,  E  mojìra  da  c^uanta  ammiratione  f^jPprefc  S.rdeh  dhauer  o  ueduti 
cuitii,  e  con  cuanta  reueren^  x7  humilta  h  ritorno  .d  aUracctare,  0  V.  ftppig'aa  d  minore, 
A  ^uelluogo  ahual  f^fpende,  c^uando  ahhr.ccu,  chi  e-  digrado  infiriore,  cioe^,  giù  haffi  re, 
uerentemente  chinandofi,  E  dopo  le  dehite  loie  attribuitoli ,  Sordeh  b  dom  nda  ancora  [egli  uien 
r Inferno .  E  Di  <lual  chiofira  ,  E  di  ^lual  cerchio  ,  effcndo  cjuello  diftinto  m  cerch  ,  e  chioflra 
fjpr  ogni  chikfo  e  circondato  luogo ,  come  effi  cerchi  fcnQ  . 


Ver  tutti  i  cerchi  dd  dolente  regno , 
Rifpofc  luijin  io  di  qua  uenutox 
Vntu  dd  cid  mi  moffe'^e  con  lei  uegno 

Now  p^r  fhr  ,  ma  per  non  fnr  ho  perduto 
Di  ueder  Ulto  foh^che  tu  defni, 
E  che  fu  tardi  da  me  conofciuto  ^ 

Luogo  e  U  gm  non  irijlo     martiri , 


Rijfonde  \irg.  cme  mojfo  ia  ii  ìm  uif 
tu,  egli  era,  mediate  (Quella,  uenuto  (juiui 
per  tutti  i  cerchi  de  Vìnf,  e  che  NOw  per 
flre,  ciò  e-,  Now  per  hauer  of  erato  male, 
MA  per  non  fàre^  M^i  per  non  hauer  opei 
rato  tene  e  drittamente, come  fìron  iprni 
ii  prtiri  del  uecchio  iejìamento  illuminati 
ia  lo  fj^irit^  fmo^  Uuea  perduto  di  ued<f 


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Postillati  16 


I^VRGATORrO 

Mei  di  tenebre  filo  oue  i  Imentì  re  lAh  fole,  do^,  ilfcmm  llkch 


Kon  fincin ,  come  guaì  ♦  ma  fin  fifpirr^ 
Quiui  fio  io  co  paruoU  innocenti 
Da  i  denti  mot  fi  de  h  morte  duante^ 
Che  fijfer  da  ìhumana  colpa  efinti  ♦ 
Quiui  fio  io  con  quei  *y  che  le  tre  finte 
Virtù  non  fi  uefìirOj  e  fien\a  uitio 
Conobber  lahrc ,  e  fi^guir  tuttequantc , 
Ma  fi  tu  filile  puoi  j  alcuno  inditio 
Va  noi  *j  perche  uenir  pojfiam  più  tofio 
La  ;  douel  Purgatorio  ha  dritto  initio  ♦ 


SùrMo  Jffidfratia  c/i  ufiere^  e  chftcìri 
fu  nmfàuo  Ja  lui,  pmhf  (jutinh 
lo  fOMoMr ,  fYA  già  nel  Limk  Kon  trijìì 
lim<xYtÌYÌ,  rYia  fclmfnteiaofcuYe  tfnr. 
hf,  er  ^ut  i  imentì  non  fuo-nan  come 
guai,  che  U  maYÙYi  nafcano,  rr.a  fcno  fof 
fÌYÌ^feYÌo  dffideYÌo,chefcn^a  ffeYcin^^ 
dhaueYlo  mai  hanno  del  cielo,  Onde  nel 
juaYfo  de  rinf.  che  fcn^a  JjeYne  uiuem^ì 
in  dtfo  .  Cluiui  dicffldYp  co  faYuoli  ini 
nocenti  morfi  inan^i  che  haueffcYO  hattefi 


mo,  il (jualglihaueYÌa  fitti  efcntì  dia  Ihuma 
na  co^fa  de!  peccato  originale,  E  con  cjuelli  che  non  ft  ufiiro  le  tre  fante  mrfu,  ciò  è^.  Fede,  Speran 
^a  e  Carità,  che  fcno  dette  Theologiche,  Ma  uiuendo  pnZa  Mo,  e  fecondo  la  legge  de  la  natura, 
conobbero  laltre,  ciò  è,  le  tjucttromoYali,  VYuientia,  Qiufìitia,  FOYte^^a  eTempeYantia,  B  (juei 
fìifiiYon  i  Gentili  e  moYali  Filofcfi,  de  ejuali  uedemmo  nel freallegato  luogo  .  MA  fe  tufci^  Torna 
Virg.  ultimamente  a  domandar  Sordeto  de  la  uia più  tojìa  da  giY  al  Purgatorio  . 


Rf/J)c/è  ^  Luogo  certo  non  ce  poflo  i 
Licito  me  andar  fu ,  e^T  intorno  t 
Ver  quanto  ir  pojfio ,  a  guida  mi  taccofio  ^ 

lAa  ucdi  già ,  come  dichinai  giorno  j 
l^t  andar  fu  di  notte  non  fi  puote^ 
Veto  è  buon  penfar  di  bel fioggiorno^ 

Anime  fieno  a  defìra  qua  remote  x 
Se  mi  confimi*^  io  ti  menro  ad  effie^ 
E  non  finT^a  diletto  ti  ficr  note  ♦ 

Come  è  ciò  ifù  riJpoHo  :  chi  uoleffi 
Salir  di  notte  ^fira  egli  impedito 
DaltruUo  non  firia^che  non  poteffei 

El  buon  Sordello  in  terra  fregol  dito 
Dicendo  5  Vedi  ^  fola  queHa  riga 
"Non  uarchereHi  dopol  fiol  partito } 

No«  però  che  altra  cofia  deffe  briga , 
Che  la  notturna  tenebra^  ad  ir  fufio  • 
Qj4ella  col  non  poter  la  uogìia  intrigete 

V^en  fi  poria  con  lei  tornar  in  giufi , 
E  paff^isjar  la  cofìa  intorno  errando  ^ 
Mentre  che  lcrÌ7^ontc  il  di  tien  chiufio  ♦ 


Non  è  dato  a  negligenti  alcun  frofYÌo 
luogo,  feYche  in  uita  non  thanno  fYOpi 
nuto  alcun  certo  fine,  Et  è-  lecito  a  Sor; 
deh  landarfufc,  ma  col fole,  do  ^,  aiui 


tato  da  la  illuminante 


gratta,  fere 


he  di 


notte,  ciò  e,  con  le  tenehre  de  lignorani 
tia,  non  fi  può  faliYe  a  la  contemf  lattone 
de  le  cofe  diuine.  Onde  il  Saluatore,  Am 
lulate  dum  lu.em  haheiis,ne  tenehre  u^ 
compYehedant,  Et  ^  luogo  tolto  da  VÌYgm 
nel  \i.  Nudi  ceYfadomufJucif  halitai 
mut  ofacis,  RipaYumij;  torci,  (ST  frata 
yecen  ia  riuis  Inolimus .  Ma  perche  n<in 
fi  può  femfrejìarin  tal  conterrplatione^ 
che  hfcgna  alcuna  uolta  un  poco  ripofar  U 
mente,  Sordello  effcYta,  per  nò  tenerla  in 
odo,  che  ft  dehta  effrcitarein  (gualche  di 
letteuole  cr  honefìa  conftderaiione,  cowf 
fiiya  ne  la  cognitìont  de  le  anime,  che  dii 
ce  effer^  defìra  remote  da  loro,  A  lejuai 
li  fi  offrrifce  menarli ,  Poteua  aduncjue 
SordeUoper  fc fìeffc  conduY  Wirg,  e  Vani 
te,  do  e,  la  ragione  tlT  ilfrifc,  a  la  coni 
pmofi,  che  iè 


fideratione  de  glihuomni 
fitto  ueiremo,  efpndo  propria  cofa  da  lui,  per  hauer  di  <jueSi  ne  la  jua  opera  lunga  hifloritt  trattai 
to.  Ma  n^n  poteua  fcn'^  il  diuino  aiuto  condurli  a  la  contemplatione  de  le  uirtu,  efpndo  juefta  fc^ 
ìmente  opera  d<  la  fiaa  Mogia,  Onde  dice  accofìarfcli  tanto jer guida,  ju<into  Ae  foteua  ani 

hre  • 


CANTÒ  SETTIMO* 

come  e'  do  fu  r''j}):>jìo,  la  ragonf  humana  nort  intenie  de  U  igmantia  tolga  uia  la 


\omtme  de  le  uirtif[  Ma'sM.o  lifcTo  ia  tal  hmanita  le  dice,  che  effa  tgtìorantia  ,  da  ìaijU 
fìafce  il  non  ptere,  IKiri^a,  ciò  è^,  Imfeiifce  la  uoglia,  che  effa  ragione  ha  di  uenir  in  tc:l  cùgni 
tme,  [enhe  colendone  far  froui,  conofce  di  non  poter  fn'^  il  diuino  aiuto  .  M^*  dicefoierfi  Une 
con  tal  ignoY^fia  andar  in  giù  t7  intorn:^  errando^cio  e-,  Intrar  ne  la  co/ideratione  de  le  tofc  teri 
me  e  haffe  MEntre  che  lenente  tien  thìuf:  li  di,  Tat^  che  lintelleUo  e^priuato  de  la  diuina  luce  , 


hthorA  il  mio  \ignoY ,  c^haJi  ammmnlo , 
Menane ,  di\Je ,  dunque  la ,  oue  dici , 
Che  hauer  fi  fuo  diletto  dimorando^ 

Poco  allungati  cerauam  di  lici^ 
Quandio  maccorfi ,  chel  monte  era  [cerno 
A  guifaj  che  i  uatlon  li  fceman  quid  ^ 

Ccla^dijjc  queìlombraynanderemo , 
Oue  la  ccjla  face  di  fe  grembo  ^ 
E  quiui  il  nuouo  giorno  ajj^etteremo  ♦ 


Tutte  le  cofc ,  che  fer  humafia  ragioni 
«ow  fi  fonno  comprender  con  Imfflletto, 
àanno  femore  ammirafione ,  Onde  noi, 
comunemente,  le  [demo  domandar  mira^ 
coli.  Amminwdoft  adunque  Ihumana 
ragione,  che  fcn'^a  il  lume  de  la  diuina 
grafia  non  fi  pffa  tranfcendere  a  la  cOi 
gnitionedele  diume  uirfu,  effcnk  fclai 
mente  ofera  la  lei ,  lacjual  confifìt  ne  la 
pera  theologia ,  per  non  fffvder  il  tem', 
fo  in  odo,  fina  tanto  che  da  ejuella  torni 
ai  fffcr  illuminata,  condefcenée  al  efjlr 
lecjuali  giudica  nondimeno  che  le  halhiai 


condotta  ne  la  conCideratione  de  le  cofc  fiu  lafp  .      ,  ^ 

no  ad  effre  di  gualche  utile  diìett^tione  .  COla,  diffì  cjueUomlra  ,  nanderemo  ,  Acconfcnf 
titochehhe  \Jirgiliodandare  ,ouedicea  Sordeh^egli  lir>:cjìra  iUuogo  ,  oue  intende  di  uolerh 
menare  ,  ilcjuaf  era  da  una  de  le  parti  del  monte ,  la  doue  la  cojìa  di  cfueUo  ¥Ace grembo  di  /?, 
rar  gremho  fi  e-  leuar  la  parie  dinavl^i.  de  la  uffla,  e  farla  at^a  da  poter  ricettar  alcuna  cofàche 
homo  ui  uolfffipor  dentro,  Aduncjue,  la  cojìa  ii  (jurfìo  monte  fi^  ce  a  gremho  di  fé  f^orgendo  fuori 
0dcuna  comauita  in  firma  di  uaQe^  che  non  era  ripida  comel  refìo  di  lei . 


*Tra  erto  e  fiano  era  un  fentkro  fghetnho  j 

che  ne  condujje  in  fianco  de  la  lacca 

la  j  oue  più  che  a  me\p  more  il  lembo  ♦ 
Oro  5  &  argento  fino ,  e  cocco  ,  e  biacca  j 

Indico  Ugno  lucido ,  e  fireno  ; 

Frefco  fmeraldo  in  ìhora^che  fifiacci', 
Va  Iherha  e  da  li  fior  dentro  a  quel  fieno 

Vofu  j  ciafcun  Jària  di  color  uinto  ; 

Come  dal  Juo  maggior  è  uinto  il  meno  « 
l^cn  hauea  pur  natura  lui  depinto  j 

Ma  di  Jiauita  di  mille  odori 

Vi  fitceua  un  incognito  indiflinto^ 
Salue  regina  in  fui  uerde  e  fu  fiori 

Quiui  fider  cantando  anime  nidi  ; 

CU  per  la  uaìle  non  parean  di  fiori  ♦ 


Defcr'ue  ìa  uia  ^  il  luogo  per  lajuah 

al(fuale  effifii^on  condotti  da  Sordeli 
lo.  Era,  dice,  fcntiero  fghemh, 
cioè-,  VriD  fìretto  e  torto  calle,  TRu 
erto  efiano.  Tra  la  coffa  del  monte  fu  ali 
io  ala  fmifira  ,  t^  il  piano  de  la  uaUe 
giù  haffc  a  la  defira,  CHr  ,  llc^ual  fini 
tiero,  ne  condul}e  IN  fianco  de  la  lacca, 
CIO  e-,  Dct  /imD  de  Un  de  U  ualle,  O  Ve, 
Kelacjuaìe  ,  IL  lemh muore  più  che  a 
nif^o  ,  ìlleYrh  intende  per  cjudla  pari 
te  del  monte,  da  lac^uAh^fla  giù  ne  uah^ 
fìi ,  prendendo  la  fmilifudine  da  la  uei 
fia  ,  perche  lemhi  domandiam<o  le  parti  di 
tìueda  ,  che  uanno  ^iu  da  la  dfjìra  e  da 
(a  finifira  parte.  Onde  nel  decimocjuinfo 
dePlnfrrno  diffe  di  Ser  Brunetto  latif 
Cofi  aioiàiato  da  mi  f^m.iglia, 


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Postillati  16 


PVRGATORIO 

Ttii  mofciut^  lei  un  che  mìfrefe  Ver  h  lemh  e  cet.  e  coft  come  fé  mifrMmù  uno  ii  auei 
flil^>nhiunpcOftugiucheame^,eneficeJPm 

rouerrehhearnorirefiuchectrn^,ferchefarehhen,n  fiu  lemho  ma  aremh,  Coft  la  varie  di 
cueflo  rnonte,che  dal  fevfiero  f^hembo  calauagutne  uaìlm,  fi^cefìa più  hafc  che  a  mf?ò  difc  arem 
hojtcheuemuaadejfcre  una  ficciola  ualle^dalun  debfi  deb^^ale  ftiron  condotti  da  sfrdeU 
lo  per  cjuellofghemho  fcntiero .  Maper  meglio  dichiarare  la  defcrimne  di  auefìo  luop  fitta  dal 
foefa  intenderemo ,  che  Virgilio  e  Dante  fdiuano  il  monte  [ii  adriUura  ,  e  che  intefc  da  Sori 
dello  non  poferft  di  notte  fnlire,  ufciron  digrada ,  er  auiaronjfi  pey  uno  ftretto  fendevo,  che  a  del 
fìra  cofìeggiaual  monte  .  Dalcjual  fcntiero  furon  condotti,  non  da  la  parte  dinan'^,  ne  da  aueh 
la  di  dietro,  o  Wògliamo  dire,  non  di  fopra,  ne  di  Cotto,  ma  in  fianco,  ciò  e-,  da  luna  de  le  farti 
duna  picciola  ualle  chel  monte  fkceua  un  poco  più  baffo  che  a  me^  la  fua  cofta,  tacjual  intenie  che 
lauejfe  Ufo  principio  dal  fentiero  jghemho .  ORo  argento  fino  e  cet.  uMiamo  ad  inten^r 
dere,  che  fjfendòft  cjuffìi  magnati,  eh?  difetto  uedremo,  e/Jèrcitafi  di  (jua  ne  lattiuauita,  e  dileti 
tatof  ne  glihonm,  degnitcf,  frgnorie  e  fiati,  cofi  che  molto  dilettano,  ma  tofto  uengano  a  meno, 
Onde  haueano  difftriio  la  penitmia  ,  Hora  fcno  pofti  di  la  fra  uerdi  l.erleUe  e  fiori  di  uari  coi 
lori  e  foau  /Jimi  odori ,  che  dilettano  i  [enfi  efieriori  del  corpo,  ma  tjfiomeiffimamente  ufngono 
a  mancare  ,  fino  a  tanto  che  uadino  a  preparar  i  fcnfi  interiori  de  Lnimo  a  la  dileUatione  de  le 
co  fi  eterne ,  e  che  non  mancan  mai ,  Coao  e  un  fiore  del  cohr.  del  'Affittano  .  Indico  e*  di  coi 
lor  tiauoy  0  uogliam^lo  dire  a'^rro ,  è-  adoperato  da  tintori ,  Per  h  legno  lucido  e  freno  ini 
tende  lehano,  tlejual  ^  negri/fimo  e  lucente .  FRefco  fmeraldo,  lo  fmeraldo  è  uerde,  e  ^uani 
do  fi  fiacca,  o  rompe,  fi  dimofiia  in  tal  rottura  di  molto  più  uiuo  tST  accefo  colore,  che  non  fi  in 
fuperficie,  fer  hauer  in  c\ueRa  già  perduto  alquanto  de  la  fua  uiuacita ,  Vofie  adunque  tuUe  quei 
fte  cofe ,  VEntro  a  quel  fcno ,  ciò  e'.  Dentro  a  quella  ualle  dice,  che  fariano  uinie  di  colore  da 
Iherha  e  da  fiori  che  erano  in  quella,  non  altramente  che  il  meno  è-  uinto  dal  più,  E  foggiun^e,che 
natura  non  haueua  pur  fidamente  dipinto  in  quel  luogo  quefti  tanto  per  fitti  colori ,  ma  ui  ficeua 
difcauita  DI  mille,  ciò  e',  Dinfinlti  odori,  che  da  tanta  diuerfita  di  fiori  tir  htrhe  ufciua,  VNa 
incognito  indijìinto,  ciò  e',  Vn  non  intefi  c7  ind  fiinto  odore ,  Perche  tal  fauita  non  fi  poiea  difi 
cernere  che  nafcefjì  dalcun  f  articolar  odore  ,  ma  da  tutti  quelli ,  che  da  luniuerfita  e  diuerfita  di 
tali  htrlette  e  fiori  ufiua ,  SAlue  Regina,  Erano  in  quefia  ualle  anime,  lequali,per  effer  deni 
irò  da  quella  giù  haffi  [mate,  no  parerne  difitori,  e  fiandofi  fu  Iherle  e  fu  fiori  c^tauano  la  Salue 
Regina,  Oratione  fitta  a  la  Vergine  madre,  laquale,fi  come  tra  noi  fi  canta  ne  l'ultima  hora  c4 
ftonica,     ^l  fine  del  di,  c:ifi  era  da  coftoro  cantata  ejjendo  fipragiunti  da  la  fra  » 


Prima  chel  poco  foie  homaì  fanniii  ^ 
Cominciol  lAantoudn  ,  che  ci  hauea  uolti^ 
^ra  color  non  ucgliate  j  chio  ui  guidi  ^ 

Vi  queffo  hal'^  meglio  gjmtti  e  uclti 
Ccnofcerete  uoi  di  tutti  quanti  j 
Che  ne  la  lama  giù  tra  ejfi  accdlth 

Colui  ;  che  più  fied'alto  ^  e  fa  fembianti 
Vhauer  negletto  ciò  ,  che  fiir  douea^ 
E  che  non  moue  bocca  a  glialtrui  canti} 

Adolfi  Imperadcr  fii  ^  che  potea 


Uauenh  SordeHo  condotto  Virg,  e  Dani 
(e  da  lun  de  lati  che  fcprafiaua  a  la  uali 
le,  giudica,  inanimi  che  il  fole  uada  fctto  in 
Occidente,  che  già  uera  uicino  ,  fa  da 
firmarfi  quiui,  oue  effi  erano  a  confidei 
rare  gliatti  e  uolti  de  lanìme  cherano  giti 
laffo  NE  la  lama ,  ciò  e-.  Ne  la  uaUe  , 
Perche  meglio  fi  difcerne  una  moltitudii 
ne  dalto  luogo,  che  a  fender  giù  laffcal 
pari  di  quella.  Imitando  Virgilio  nel  vi. 
oue  finge  Anchif  uoler  mofirar  ad  Enea 
juei  fimofi  Immani  ^  àe  di  lui  domi 


CANTO  SETTIMO. 

%mr  U  ftu^e -,  chnno  Italia  mortity  no  ufcire  licfnh,  Itiumuìm  c<ifìi^uni 


Si  che  mài  ^er  altro  fi  ricrea  ♦ 

tahro*^cU  ne  h  ui{{a  lui  confòrti  ^ 
Rejfjt  la  terra  jdou(  htcqua  nafce  5 
Che  Molta  in-hlbia,^  Mbiain  mar  ne^orta 

Ottachero  hebhe  nome--,  e  ne  le  fiifce 
Fu  meglio  afjai ,  che  Vincidao  fuo  fi^io 
l?>arhuto  cui  lujjuria  ^  otio  p<ifce, 

E  quel  ì^lafitto che  fretto  a  configlio 
Var  con  colui ,  cha  fi  benigno  a^mo  j 
Mcn  fuggendo ,  e  disfiorcindol  giglio  ♦ 

Curiate  la,  come  ft  battei  fctto, 
Laltro  ucdete  ,  cha  fiitto  a  la  guancia 
Vela  fiia  ^aìm:i  Jojpirando  letto  ^ 

Vadre  c  fiioccro  fin  del  mal  di  tranciai 
Sanno  la  uita  fua  uitiata  e  lorda  ; 
E  quindi  uiene  iìduolj  che  fi  li  lancia^ 


omnes  Lnp  ordine  fo/Jìt  Aduerfcs  Itt 
gtrtytD  uenientum  ìifctre  uultus . 
E  la  j^rimti  che  Sordtllo  mofircffe  loro, 
fùjuella  diRidolfvdi  Sanfo^naRe  de 
Romani .  Cofìui ,  fecondo  che  ferine 
il  Miìlani  al  xliiij,  del  fittimo  lihro  de  la 
fifa  Offra ,  chiamato  da  Gregorio  deci*, 
mo  in  Italia,  come  (cttofena  digyaue  cen 
furahauea  fromeffodi  uenirf  fer pcfpr 
al  raccjuifiodi  ferra  ferita,  CT"  ordinar 
le  cofc  d'Italia ,  che  ferie  farti  Guelfi 
e  eh  lied  ir,  e  era  in  ffffmopato,  mn  uolf 
le  f  affare  ejfcrJo  occufato  ne  le  cofe  de 
la  Magna  ,  Onde  il  foeta  in  ferfcna  di 
SirMo  dice  y  che  CjUando  jxffe  fcffto, 
pfeua  fonarle  fle  fi^g^^  j  (-he  Ihaueaf 
no  morta ,  MA  non  moue  tocca  agliai} 
fruì  canti,  ciò  e-.  Non  r  fronde  al  chia$ 
marche  lo  ficea  Gregorio  in  Italia , 
E  Tardi  ft  ricrea ,  E  tardi  f  rifirma  fer 
altri ,  fer  che  lifuoi  fucceffri  ftmilm.en^ 
te  ft  curdn  foco  de  la  fua  ruma  .  L  A//rO  chf  ne  U  uifìa  lui  confvria ,  no  e-,  Laltro  che  effo 
Ridolfv  conforta  guardando.  Tu  Ottachero,  atjuale  Ridoljv  refìifui  il  regno  di  Boemia,  che  frii 
ma  haufua  tò'to  al  fadre  ,  e  ftcelo  fuo  genero  .  Ne  lacjual  Boemia,  ciò  è-,  Kel  gran  hùfco  cht 
dogniintorno  la  circonda  infvrrtia  di  ghirlanda,  nafcano  jfrincifalmenfe  due  n:tahiliffmi  fiumi, 
AÌhia  da  Oriente  ,  e  corre  dentro  al  regno  uerfo  fcttentrione,  oue  poi  atirauerfto  V  if^it^  deffo 
lofco,  i<a  fer  lunga  uia  a  metter  ne  l'Oceani  Germanico  .  Molta,  kuenga  che  Molda  da  cjuelli 
ieipaefcft  dica,  nafce  dame^  dt,  e  corre  medeftmamente  dentro  al  regno  uerfc fcttentrione,  efap 
fa  fer  me^  la  v!aga  città  princifale  di  tal  regno ,  E  fci  miglia  Te  defche  fctto  di  quella  mette  in 
Alhia .  Diremo  adunque,  che  Ottachero  tenne  L  A  terra,  do  è-.  La  Boemia,  doue  nafce  Uci 
<jua  del  fiume  Molta,  Lacjual  acijua  ne  fona  effa  Molta  in  Alhia,  tir  Allia  IN  mare,  ciò  ^,  Ne 
Voceano  Germanico,  come  di  fcfra  haUiamo  già  letto ,  Tu  Ottachero giufìiffmo  e  uirtuoff^ 
moRe  ,  T.t  ofero  affai  meglio  ,  come  uuol  infirir  il foeta ,  efpndo  tenero  fknciuUo,  chel  figliuot 
lo  \/incislao  efpndo  huomo ,  fer  che  fii  luffhrijfo ,  e  Yifieno  di  molti  uitij ,  E  Q^uel  Nafitto, 
Tiìiffo  Redi  Francia  cognominato  NafcHo  ^moffè  guerra  a  VonViero  d*  Aragona ,  ilcjual  ef^ 
fendo  morto  in  lattaglia ,  Ruggieri  amm^ir aglio  de  la  fua  armata ,  ruffe  larmata  d:  Tilifi 
fo ,  con  la  eguale  gJierano  fermare  condottele  uettouaglie ,  Onde  cofìretto  a  lafciarla  imfrei 
[a ,  fi  morì  friggendo  ,  di  dolore ,  e  gran  farie  de  fuoi  difime  ,  ET  i{fì<irando  il  giglio  ,  Veri 
iheltal  rotta  fii  a  tutta  Trancia  ,  lacjual  forta  tre  gigli ,  d'incrediiil  detrimento  e  danno .  Ver 
colui  che  ha  fi  ienigno  affetto  intende  di  Guglielmo  di  Nauarra  fecero  di  Tiliffo  Belìo  iniei 
fi  fer  lo  mal  di  Trancia ,  effndo  fiato  amhora  di  cjueOa  feffmo  Re  ,  e  figliuolo  di  effe  Tilifi 
fo  KafcHo  ,  Aduncjue  ,  fi  come  dice  il  foeta  ,luno  è'  fueroe  laltro  fadre  di  TiliffO  Beh 
lo  mal  di  Trancia  ,  Onde  anchora  fmilmtnte  per  fafer  la  fua  uitiata  e  /oyJ(<  uita  ,  il  fadre  , 
del  dolore ,  fi  Uuel  fetio  ,  Et  il  filtro  fcj}irando^  ha  fiiuo      a  la  fua  guancia  de  la  falma  dt 

z  a 


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Postillati  16 


PVRQATORro 

U  mano.  Come  fk  chi  ofpeffo  ài graue  LUr  ii  mente ,  E  Quinli,  do  i-,  E  U p.^fY tal fig 
uitiata  ulta  ,  uien  il  dohre  CHe  fili  lancia  ,  llcjual  fcgìiciuentae geUa  a  hffo y  cme  uud  m4 
firire  .  De  la  federata  e  uitiofa  ulta  ài  quejì^  Viliff:^  Bello  ,  tratta  il  detio  aulire  in  fin  luiphi 
ie  hnau^  hhro  de  la  fua  opera,  e  ffetialmenfe  al  Ixxx.  Cap.  doue  narra  la  fraudolente  elezione 
fitta  ferini  interdetto  da  Santa  chiefa,  di  Mejfer  Ramando  del  Quafcone  Arciuefauo  di  Bori 
ieaut  ,in  Vapa  clemente  cjuinto  ,hauendo  frima  capitolato  fico  di  jnello^de  m  ricompeni 
fa  dm  tanto  malfiuo ,  intendeva  configu'.r  da  lui . 


Quel  j  che  par  ft  membruto ,  e  che  Jaccorìn 
Cantando  con  colui  dal  mafchìo  najò  j 
Vogni  ualor  prto  cìnta  la  corda  i 

E  fi  Re  dopo  lui  fvjfc  rimajo 
Lo  gioumtto  5  che  retro  a  luì  fiede  ^ 
Ben  andana  il  uaìor  di  uafi  iti  uajò  * 

Che  non  ft  fuote  dir  de  Ultre  rcdet 
Iacopo ,  e  lederigQ  hanno  i  reami  x 
"Del  retaggio  miglior  neffun  pojjiede . 


Per  il  memhuto  intende  di  PiVrro  ii  U44 
uarra,  huomo,  fecondo  che  dicano,  molt^ 
compeffo  e  rohufio  del  corpo .  Coflui  hei 
le  tre  figliuoli,  Iacopo,  Federigo,  e  Don 
Alfimfo,  Iacopo  regno  dopol padre  in  Ar4 
gona  ,  Federigo  in  Sicilia,  Don  Alfini 
fi,  per  ejfcr  il  minore,nmafi  fcn'^  r^gno^ 
ma  il  poeta  uuolinfir  ire,  che  fa  herede  de 
le  uirt^  paterne.  Onde  dice,  che  fi  fijfi  ri 
ma  fi  R  e  dopol  padre,  chel  ualore,  de^ual 


il  padre  era  dotato,  andana  DJ  uafc  in  uà 
fc,  do  h,  Duno  in  unaltro  giufto  e  ualorofi  Rf,  cjuetlo  che  non  fi  può  dire  DE  lalire  rede,  ciò  ^, 
Ve  laltre  hereditarie  cofe ,  Perche  Ultre  fino  ordinate  al  corpo,  e  per  ejfir  in potefìa  de  la  firtui 
tta,  non  è'fialihta  in  loro ,  Ma  la  uirtu  el  ualore  che  fin:^  ordinate  a  Lnimo,  non pateno  accidente 
alcuno .  Vero  dice,  che  ìacofo  e  Federigo,  effindo  uitiofi  ^  i^giufli,  neffun  di  loro poffiede  DEI 
miglior  retaggio  ,  ciò  e.  De  la  miglior  heredita,  che  era  il  ualor  paterno  ,  deljuale  Don  Alfvnfh 
fera  cinfo^  Onde  dice,  che  fideua  in  juel  luogo  dietro  al  padre . 

ìlade  udite  rìfurge  per  lì  rami  il  poeta  filue  in  (juefio  luogo  un  dullìo^ 

Lhumana  prohitate  t  e  quefìo  uoU  ^^«'l  ^  >  cheeffiniol  padre  fiato  uin 

Qjtcì ,  che  la  da  3  perche  da  lui  fi  chimi ,  >  ì'^  1^^^  cagione  fia  uitiofi  il  fii 


Ancho  al  nafuto  uanno  mie  parole 
Now  men  che  a  laltro  Tìer  j  che  con  lui  canta 
Onde  Puglia  e  Vrouen\a  già  fi  dole^ 

Tanto  è  del  fime  fuo  minor  la  pianta  5 
Quanto  più  che  B^eatrice  e  Margarita 
Cofian'^  di  marito  anchor  fi  uanta  ^ 


gliuolo  ,Onie  dice  cjuffio  auenire ,  per 4 
che  effendo  idio  datore  de  la  probità  e  uif 
tu  de  Ihuomo,  uuoìe  ancora  che  da  lui  fi 
ricortofia  ,  Perche  fe  le  uirtu  de  Unirne 
itnd«iffiro  per  heredita  ,  come  ueggiam(ì 
ffefie  uolte  andar  cjuelle  del  corjfo,  neh 
jufil  il  figliuolo  ft  rende  fimile  al  padre, 
noi  le  riconofieremmo  medefimameie  dtt 
lui  e  non  da  Dio,  ilcjual  filo  difiriluifie  la  uirtu  in  tutti ,  e  laffà  in  arbitrio  di  ciafiuno  di  foterU 
frender  e Ufiiare,  come  la pu parte  fSinno,  Onde  dice,  che  la  prohitate  humana  rifurge  rade  uoì^ 
te  per  li  rami ,  ciò  ^ ,  che  la  uirtu  del  padre ,  che  fignifica  lartore ,  figuifa  rade  uolte  ne  figlia 
uoli  fign'.ficatifer  li  rami .  ANco  al  na fiuto  uanno  mie  parole.  Torna  a  trattar  di  ejuel  dal  ma  fi 
(hio  ncifi,  ciò  e',  di  Carlo  primo  giufto  e  uirtuofi  Re  di  Puglia  e  Conte  di  Vrouen'^a  ,  Onde,  ciù 
è-,  Delcjuale  ,  e  luna  e  Ultra  di  quelle  già  fi  dole  ,fer  hauerle  lafiiate  in  preda  a  Cailofcconi 
do  fin  figliuolo  peffimo  e  uitiofi  Re  ,  TAnto  è  del  fime  fuominor  la  piantagli  figlino^ 
U  e  fime  del  padre ,  Onde  nelter^  de  l'Infimo .  Similemenie  il  mal  fime  d'Adamo  e  cet. 

Aiunjue^ 


CANTO  SETTIMO* 

Aiunijuf,ffY  b  fcmf  ii  Carlo  f  rimo  intenie  Carlo  fcconio  ,  Beatrice  fu  lomct  ii  VelerigO  "Ri 
ii  Sicilia  ,  Margarita^  Do«  lacofo  Kf  d'Aragona,  ciafcun  figliuolo  ielfcfra  ietto  Don  Piero, 
legnai  flim:ìglte  Goflan^  figliuola  ii  Manfredi,  come  iifqra  nelter^  cam^  hahhiamo  uedw. 
io .  Dice  aduncjue,  che  l  A  fiata,  do  e-,  la  uirtu  del  [me  di  Carlo  frimo,  do  e.  Di  Carlo  fccon 
io  fuo  figliuolo,  e  tanto  minore  ,  (guanto  Coflan'^  donna  di  Don  Piero  fi  uanfa  ii  miglior  mai 
ritofiu  di  Beat,  donna  di  Tederigo,e  di  Margarita  donna  di  Don  lacop,  lacjualcofa  imprta,che 
tanto  degenera  in  uirtu  Carlo  fecondo  da  Carlo  [rimo,  guanto  Tederigo  e  lacoj^o  da  Don  Piero  . 


Arrigo  d'Inghilterra  pt,  come  dice,  ii 
fimplice  uiia  ,  e  non  ii  cjuella  fi m^f  lidia 
che  fùttrihuifcf  ai  ignoraniia,  ma  che  na', 
fce  ia  ftnceritae  furiia  iammo,  De  lai 
cjual  èfcritio  ,  vfioie  fruienfes  fuut  feri 
fente!  KfT  fimflues  ficuicolumìp.  Sei 
ieua  feto,  perche  tra  fiato  di  fclifaria  uii 
fet.  Et  hauea  NE  fi  oi  rami ,  fio  ^,  Nf 


Vedete  il  Re  de  la  femplìce  uìta 
Seder  la  filo  hrrìgo  d'Inghilterra  t 
Q^uefli  ha  ne  rami  fiuo't  miglior  ufcita^ 

Q^uel  ;  che  più  hajfo  tra  cofìor  [atterra 
Guardando  in  fiifo*^e  GuglieìmoMarchcfe ^ 
Ver  cui  Meffàndria  j  e  la  fua  guerra 

Ta  pianger  Monferrato ,  e  Canauefe  ♦ 
fioiiifcenienfi.  Miglior  ufdta,  Viu  luona  e  utYtuofa  frole  ii  Carlo  prim.o,  e  ii  Don  Pino,  che 
itfcpra  haihiam.o  ueiuio  .  QVelchepiu  laffc,  Guglielmo  Marchefc  ii  Monferrato,  come  ferii 
ue  il  Villani  al  cxxxv.  iel  vy .  ie  la  fi<a  ofera,  fii  ìfrefo  ia  gli  Alelfandrini  fuoi  inimid,  E  ffrhe 
hfiron  morir  in  pregiane,  nefcgui  mortaliffima  guerra  ira  hfo  e  figliuoli,  lacjual  dice,  chefni 
ceua pianger  Monfirraio  e  Canauefe^  memhro  aUhora  ieffi  Alfffminni,  E  cfuefioper  le  ocàfoni, 
ruine,  e  prede,  che  feguiuano  hora  da  luna  asr  hora  ia  Ultra  inimica  parte .  Copuifattmai 
ua  più  haffc,  perche  era  di  grado  infiriore  a  prefàui  ^e,E  guardala  in  fitfc,  come  defiderofo 
iandarfi  a  purgare  e  poi  fedir  a  uita  più  heata  , 


CANTO  OTTAVO 


Tra  già  Ihora*yche  uoìge  il  dijio 
A  nauiganti ,  e  intenerifcel  core 
Lo  dij  che  han  detto  a  dolci  amici  j  AD/o: 

E  che  lo  nouo  pclicgrin  damore 
Vunge  5 /e  ode  fquilla  dì  lontano , 
Che  paia  il  giorno  pianger ,  che  fi  more  J 

Cluandio  incominciai  a  render  nano 
Ludire  5  &  a  mirar  una  de  Ulme 
Surta ,  che  lafcoìtar  chiedea  con  mano  ♦ 

lUa  giunfe ,  e  leuo  ambo  le  palme 
Ikcando  fiocchi  uerfo  lorìcnte  5 
Come  diccjje  a  Vio^Valtro  non  calme* 

Te  luci)  ante  fi  deuotamcnte 
Qliufii  di  bocca  con  fi  dolci  note^ 
Che  fece  me  a  me  uf  'cir  di  mente  x 

E  ìaltrc  poi  dolcemente  e  deuote 
Seguitar  lei  per  tutto  Ihinno  intero 
Bauendo  gliocchi  a  le  fuperne  rote  ♦ 


Seguita  il  poeta  nel  prefenfe  canto  la  mai 
feria  lafdata  nel  precedente  dimofiranda 
per  circollocutione,  che  era  Ihora  de  la  fa 
va,  (juando  lanime  di  cjuella  uaHe,  finita 
che  Mlono  di  catare  la  Salueregina,  egli 
comincio  a  non  udir  più  cantare, ma  filai 
mente  a  mirar  una  di  juelle,  lacjual  leua 
fa  in  piede,  a  giunte  e  leuafe  mani  al  de 
lo,pregaua  dffpr  afcoltata,  E  diuotamen 
te  comincio  a  cantare  Te  ludi  ante  termi 
fium,  elaltre  feguitaron  cjuefia  pertuti(y 
Ihinno .  llijual  finito,  uidero  due  angeli 
con  due  afficate  e  ff  untate  ffade  fcender 
ala  guardia  de  la  ualle  .  Scefi  poi,  per 
confino  di  SordeOo  giufc  in  cjuella,  il poe 
la  conoUe,  e  fii  conofduto  da  kmhra  di 
Kino  giudice  già  del  giudicato  di  GaUui 
ya  iìsardigna,  coltjual  hellt  parlarneni 
io .  Mofira  poi  Sordello  a  Mirg,  una  tii 

z  Hi 


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Postillati  16 


pvrgatorjo 


fcia,  chf  ia  cem  farif  rya  uenuta  tif  U  uaUe,  cantra  de  lacuale  fi  caldYW  li  lue  angfli^e  (jueSa 
fififggh  f  h  Sordftto  intepro,  che  eUd  era  lauerfario  nofìro  .  H«  il  fotta  pi  farlamenio  con 
Currado  Ma!ajj?ina,  dacjual  domandato,  e  da  lui  intefo  nuoue  del fuo  faefc  di  lunigiana,  mofìrA 
the  li  f  re  dica,  fecondo  che  h  finge,  il  fio  fìtturo  effiHo  .  ^  ERa  già  Ihora,  che  uolge  il 

iifoy  Nr/  jfrecedente  canto  il  poeta  ha  in  più  luoghi  dimojìrato,  chf  fra  già  uicino  a  la  fra,  hora 
éefriue  (juella  per  due  molto  poetiche  e  (juafi  fmili  comparationi  dicendo,  che  era  già  Ihora  che 
uolge  il  difo,  VT  intener  fcel  nre  a  nauiganti,  i(jua!i  hano  il  di  detto,  A  Dio  a  dolci  amici,  Verche 
fjpndof  la  mattina  partiti  del  porto,doue  a  dolci  amici,  ne! prender  cmiato,  haueano  deUo  Adio, 
e  ricordand:>f  poi  la  fra  di  quelli,  infenerifce  loro,  per  la  grande  cffettione,  il  core  uolgtndo  il  de^ 
fiderio  che  hanno  di  <juelli  riueder  indietro,  E  cof  amora  dice,  che  era  Ihora,  che  funp  damor 
il  core  al  nuouo pellegrino,  f  auiene  che  oda  di  lontano  SQuilla,  do  ^,  Campana,  chf  paia  piani 
^eril  di  èefimorejfenhe  flpndofi,/ìmilmfnt/,  la  matùna  partito  ia  /io/,  onif  dice  effcr  nm 


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Postillati  16 


CANTO  OTTAVO* 

u^^ffllr^rini,  fmt/fcf  inma.fenpndopih  U^ienadep  fUnlol  cofela  Umre 

poyM  /oyo  uedendoft  friuafo  di  fotfyli  uedere  .  Ira  ndu^jue,  dice  ìnfcntentiajhora  de  la  fera. 
Quando  io  incminciai  A  Render  uano  ludire^  ciò  e^Anon  udir  jriw,  ferchf  hauendo  quelle  ami 
m  finito  di  cantar  U  Salueregina,  che  nel  f  recedente  canto  hahbiarro  ceduto  ejpre  fiata  comini> 
data  da  loro,  il  foeta  incomincio  a  no  udir  fiu  cantare,  ma  a  mirare  una  di  quelle  anime,  laqual 
SVrta,  ciò  ^,  leuata  ft{c  in  f  iede,  deuotiffimamenfe  chiedeua  a  Dio  lAfcoìtar  con  mano,cio  e  , 
Tacend^Ji  <x  giunte  e  leuate  mani  [egno,  come  quando  a  lui  uogliamo  orare,  che  la  uolt/Ji  afcoh 
tare  ,  Ad  imitatione  d'Ouid.  nel  primo ,  Qtti  foftquam  uoce  manuq;  Murmura  comfrefj  t ,  tei 
mere  ftlentia  cuncti .  E  nel  fc^lmo  Ixij,  e-  ferino,  Benedicam  te  in  uita  mea,  cr  in  nomine  tuo 
Uuah  manus  meas .  Uccando  gliocchi  uerfc  briente.  Ottima  di  tuUe  le  farti  del  mondo,  jferthe 
ia  quella  ne  nafce  la  luce  del  fole,  ciò  è-,  la  illuminante  gratia.  Onde  il  Pei.  ne  la  pimafian'^ 
li  quella  Can^.  O  affettata  in  del  heata  e  h(lia,mijìicamente  parlando^  de  la  hanae  del  uentò, 
ilqual  dice  che  la  condurra  per  dritn/fmo  calle  Al  uerace  oriente  ,  oueUa  e  uolta.  Et  il  foeta  fieffo 
rei  primo  de  Vlnf.  di  quella  diffe,  che  mena  dritto  altrui  per  ogni  calle  .  Come  dicejje  a  Dio, 
V Altro  non  cclme,  Daltro  non  mi  curo,  Tar.io  era,  cornee  uuol  infirire,  afiratta  inlui.  Et  ufcilli 
Ribocca  fi  deuotamenfe,  e  con  fi  doUi  noie  Te  lucis  ante,  che  per  tal  doLe^yt  lo  fice  domenticar 
ffieffc ,  E  lalfre  anime  feguitaron  quella  a  uerfc  a  uerfo  per  tuUo  Ihinno  intero  ,  E  fin  a  qui^  mi 
non  kfggiamo  cofa ,  che  porti  fico  allegoria,  come  altri  fanno  • 


A^M^^d  qui  lettor  ben  fiocchi  al  uero  x 
Chel  uelo  e  hcra  ben  tanto  fcttìh 
Certo  5  chel  trapafjàr  dentro  e  Ugiero  ♦ 

Io  u'idì  quello  efferato  gentile 
Tacito  p-/c/ii  riguardar  in  fiie 
Qj4aji  affettando  fallido  O'  humikt 

E  uidi  ujcir  de  ìaho ,  e  fcendcr  gtue 
Due  angeli  con  due  Jpadc  affocate 
Tronche  e  prinate  de  le  punte  fue  t 

Verdi ,  come  fògliette  pur  mo  nate , 
Erano  in  uejìe  -,  che  da  uerdi  penne 
Tercojjc  5  traheu^n  dietro  e  uentiUate  ♦ 


HaUlamo  di  fipra  ueiuto  ,  che  per  uei 
derfi  quefif  anime  priuate  de  la  luce  del 
file  ,  ciò  è',  del  lume  de  la  Jiuina  grai 
tia,finoal  ritorno  di  quella  hauer  doi 
mandato  aiuto  a  Maria  ufrgìne,  e  tòltola 
per  auocata  dicendo  ne  la  loro  oratione  , 
Eia  ergo  aìuocata  nofira  illos  thot  mifc9 
ricordes  oculos  ad  nos  conuerte  e  cet. 
Voi  ne  Ihinno  Te  lucis  ante  terminum  re 
Yum  creator  pofcimus  ut  filita  clementia 
fts  prefiil  a  cufìodia  e  cet,  llqual  fi  cani 
ta  fimilmente  la  fera  ne  lultima  hora,  ha 
uer  iomandato  a  Dio,  che  le  guardi  da 
ogni  notturna  finta  frr  a ,  da  ogni  tentai 


ime,  e  da  ogni  cofa  che  pojfa  nocere 
Hora  mofìra  tal  oratione  effere  fiata,  mediante  linterceffme  di  Maria,  cornee  uuol  infirire,  da 
Dio  ejj..uiita  .  Mrf  il  poeta  cmmonifce  prima  ti  lett:>re ,  che  detta  lene  agu^^r  glioccU  de  Un', 
uUm  Al  uero,  ciò  è-.  Al  finfo  allegorico  ,  perche  II  uelo,  ciò  è-,  il  finfi  literale  ^  hora  hen 
TAnto  foUile,  do  e.  Tanto  difficile  a  poterlo-  allegoricamente  interpretare,  chel  trapaffarlo  fini 
^  trarne  effi  uero  fcntimento  ,  è  leaier  cofa  ,  STando  fimpre  ne  la  fimiltudine  de gliocchi  e 
éel  uelo  .  Altri  hanno  intefo,  che  il  poeta  UUia  uoluto  dire,  effir  legier  cofa  a  poterlo  intendere, 
Ma  per  qual  cagione  ammonireUe  più  in  queflo  luogo  il  lettore  ad  agu^Tiar  lingegno,  che  shalhia 
fitto  per  inan^i,  fe  ne  inteniefifc  dhauer  a  trattar  di  cofa  più  fittile  e  d^f fiale  ad  intendere, come  ue 
iremo  difetto  figuire  t  IO  uidi  quello  ejfircito  gentile,  Unito  Ihinno,  diceche  uide  poi  quella  con 
grejatione  damme,  laqual  domanda  CEntile  ejfinito,  do  e ,  Noti/f  ZÌT  1  letio  numero,  T  Amo  , 
pafido,  C7-  humile,  che  tutti  fino  fegni  di  timorofa  reuerentia,  riguardar  in  fi.e,  q^afi  ajfeticin'f 
do,  do  è.  In  atto,  come  [egli  aJ^eUaffi  (ofa  che  gerafifi  imr  Hfnire,  Verghe  hauendo  druotamenU 


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Postillati  16 


PVRGATORIO 

lomdnlatù  Uuti  a  Dioiche  iifcpya  Uhiamoueduto,  ajfettaua,  t  ffftaua  chf  haueffe 


e  a  ueniYf 


Onde  due  che  mdeufciY  de  Ulto  e  fcender  giù  due  angdt  con  due  ajficafe  Me  e  cef.  lauali  art 
geli,  intenderemo  effey  cjuelli,  che  doplhinno  difofya  ieuo,  ultimamente  ne  la  medefimahora  fi 
domandano  a  Dio,  che  haUtino  tra  noi  CT  a  la  rtoflra  cuftodiain  ciuellaoYafione,Vi/lfa  aueL 
mus  domine  habitationem  ijìam,  far  omnetinftdiat  inimici  ah  ea  longe  repelle,  C7  anjpeli  fui  fan^ 
cti  hahitent  in  ea  cjui  nos  in  face  cujìodianf  e  cet.  E  moralmente,  noi  lintendilmo  peydue  de  le  di 
mneuirtu  detie  theologiche  cioè',peYlafideepeYla  Jferan^^,  fcn^alecjuali,  noinon  roffiam^ 
mentaYe  dejfer  aiutati  ne  effauditi  da  Dio,  Onde  V  Apojhlo,  Sine  fide  impoffihile  efl  piacere  Dea 
E  de  la  fède  diffe,  perche  da  tjtiflla  nafce  poi  la  fferan^a,  E  de  lejuali  uirfu  armati,  pofjìamo  da 
mi  glimpedimenn  renderci  ficuri.  Onde  il  Saluatore,  a  diuerfx  infirmi  da  lui  fc(nati,  lUes  tua 
te faluum ficif .  Haueano  due jfadepriuate  de  lefue punte,  frano  affvcate,  che fignificano  la 
diuina  giufìitia  uerfo  del  peccatore  proceder  fen'^fcueyita,  ma  con  ardente  carità  ^  amore  che 
dinotano  la  fer'^  diurna  uirfu.  Erano  in  uefte  uerdi,  A  dinotare,  che  tali  uirtu  hanno  da  effcr 
fmpre  uiue  a'  accefc  in  noi,  E  percofp  e  uentiRate  da  uerdi  penne,  ciò  è^,  moffe  aitate  da  uoi 
ler  diuino,  Verche  idio,  il(jua\  fmmamente  ci  ama,  e  uuolla  falutenofìra,moue  fempre  cjuejìe 
uirtu  in  noi,  cjuando  con  ffruore  cr  humilta  ci  uol giamo  per  aiuto  a  lui  contra  de  le  diaholiche  ten 
tationi.  Onde  il  Pet.  nel  Son.  lo  fon  fi  fianco  fattoi  frfcio  antico,  Q^al  grati-,  c^ual  amore,  o  cfual 
deflino  Mi  darapenne  in  guifa  di  colomha,  chio  mi  rìpoft  e  leuimi  da  ferra  i  Et  il  Prof,  nel  [di 
mo  liiif' .  Quis  dahit  mihi  pennasftcut  columlf,  tr  uolak,  ^  rejuiefcam  E  fe  hen  confderia 
mo,  neffun  miglior  fcccorfo  ne  può  effy  contra  ogni  humana  fragilità,  che  dhauer  ferma  fede, 
induhitatafferan'^  in  lui ,  QUefto  diciamo,  perche  hauendo  effe  anime^contra  di  t ali tentaf ioni 
domandatoli  aiuto,alcuni  hdno  interpretato  cjuefii  due  angeli  per  la  duplicata  grafia  di  Dio,  effendo 
in  due  modi  la  tenfatione,dinegligentia,  e  di  fcggettione.  Altri glihanno  intef  per  la preuenienfe 
f  per  la  illuminate  grafia,  bionfèn'^  cagione  adtìijue  ha  laufore  pitto  difprail  lettor  atiento  uolen 
do  uenire  ne  la  cognitione  di  juefìa  uerita,  effendol  uelo,  come  ha  detto,  certaméte  molto  fcuile . 


Lun  poco  jòura  noi  a  ftctr  fi  uenne  j 
E  laltro  fccfe  in  hppofita  fionda  ; 
Si  che  la  gente  in  me^  fi  contenne  ♦ 

"Ben  difcerneua  in  lor  U  tcjlci  bionda  t 
ìAa  ne  le  facce  locchio  fi  fmarriua; 
Come  uirtu  j  che  a  troppo  fi  confónda^ 

Ambo  uengon  del  grembo  di  Maria , 
Viffe  bordello ,  a  guardia  de  la  uaìle 
Ver  lo  firpente^  che  uerra  uia  uiat 

Ondio  5  che  non  fapeua  per  qual  calte , 
Mi  uolfi  intorno'^  e  Hretto  maccoHai 
Hutto  gelato  a  le  fidate  J^aHe  ^ 


C^Uefìi  due  angeli  comprefcro  fra  lunoe 
laltro  ^ueOe  anime ,  perche  efpndo  fotto 
la  cu/iodìa  di  tali  uirtu,  il  Demonio  non 
haueua  luogo  perlocjuale  poteffe  infrar  a 
tentarle .  BE«  dijcerneua  in  lor  la  tei 
jìa  hionda,  Voteua  ben  D^te  di  ijuefli  due 
angeli  difcerner  la  te fìa,  per  effcr  Blons 
ia,cio  bianca  Z!T  apparente  oltre  a  fui 
ù  glialtri  colori ,  laejual  cofd  fgnifica^ 
che  il  fenfcpoteua  hen  di  cjuefìe  uirfu  di  fi 
cerner  i  principi  de  hperationi ,  effendi 
affai  comprenfihili,  perche  legiermen  fe  pof 
ftamo  accorgerci  che  ne  indri^'^no  la  uo 


lonta  a  uoler  i\  hene ,  Ua  di  loro  non  poi 
ieua  ueder  la  faccia,  per  lacjual fclamenfe  conofciamo  tfuefto  ffpY  Vieyo,  e  cjuel  Gìouanni ,  Ma  la 
faccia  di  cjuefìe  uirfu  non  ft  può  uedere,  ciò  e^.  Non  ft  poffano  perfettamente  conoscere  effendo  ini 
comprenfihili,  e  ffetialmenfe  a  noi  mortali,  f  che  uolendo  in  (juelle  mirar  con  locchio  interiore,  fi 
fmarrifce,e  ne  la  troppa  luce  fi  confonde .  Amho  uengon  DElgremho  di  Maria,cio  r ,  Da  chrifìo 
che  Wiaria  porto  nel  fin  uenfre.  Onde  ne  la  prima  Unione  de  lafua  mattuiina  hora  in  lode  di  lei  fc 
te  dice,  Quia  (juem  ccr/i  capere  non  poterant  tuogrtmio  confulifli^  hauendo  ella  a  freghi  di  ([utllt 


mme. 


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Postillati  16 


C  A  NT  O     OTTAVO.  ,      j  , 

cmime,  InfeneJufo  ùuefto  da  lui,  fer  lo  fcrfenie  che  .?orW3  dice  huey  uenir  ^  tentarle.  Onde  al 
frincifio  de  la  detta  ultima  hora  fi  dice  ,  lutYti.jlhrij  ejìoie  e  uigilate,  <}uia  adualmus  ufjief^ 


ikialui  cinuit  fitrtni  <{iifm  deuout  f  cet.    ONdio  cht  non  pftuafn  cj^t  caUe,  Honj'ffua 


E  ScrMo  onfojHor  auudkm  homi  Seg^iu  Sorldc ,  ^'"'  ff^f'T 


Cratìofo  fin  loT  uedcrui  aljà'f 

Solo  m  pafji  credo  ch'io  fcendcjfc  5 
E      di  fitto  5  e  nidi  un ,  cht  mirdU^ 
Vur  me ,  come  conofcer  mt  uohjjè  ♦ 

Tempo  era  già che  \m  fanneraua  ; 
Ma  non  fi  5  che  tra  fiocchi  [uoi  e  mìei 
N07;  dichiari jje  ciò  che  pia  ferraua^ 

Ver  me  Jì  fÈcej&  fo  uer  lui  mifèit  ■ 
Giudice       gentil  quanto  mi  piacciue  *, 
Quando  ti  uidi  non  ejjcr  tra  rei  ♦ 

"Nullo  hel  [aiutar  tra  noi  fi  tacque  : 
Poi  dimando  j  Quanto  e  ,  che  tu  ueniH't 
A  pie  del  monte  per  le  lontanacque  i 

eh  j  dijfi  lui  5  per  ewfro  i  luoghi  trtfìi 
Venni  Riamane  e  fieno  in  prima  uita, 
Ancor  che  Ultra  fi  andando  acquici ^ 


mini  fam:>fij  chiama  grandi ,  E  farueli 
fender  fclo  tre  fafjì,  e  fi  di  fcttd,]ffrchf 
da  le  uìriu  theohgiche  che  fi<fàno  ne  la  ut 
fa  contemflatiua  in  che  Dante  fi  fffiYcita 
uà,  A  le  uirtu  morali jthe  fufcino  ne  la  uii 
ia  attiua,  in  che  ^lihuomimfimofi,  le  cui 
anime  fìnge  fjfcr  in  (jufjìa  ualle ,  (erano 
effmitaii,  hifogna  fcenderfer  effe  tre  uiri 
iuje(]tiali,  ferchefcno  fiu  eccelle ti,jìani 
m  difcfra.  Et  il  primo  che  tra  c:>fìorofin 
ge  dhauer  conofciufo  fi  fic  N/no  giudici 
del giudic::to  di  Gallura  di  Sardigna  cai 
fo  di  parte  Guelfi  in  Fifi,  e  nepte  del 
Coììte  Vgolim  de  la  Gerardefca,  deltjual. 
irauamm:ìnel  penultimo  de  l'inf,  E  de 
luno  e  de  laltro  decjuali  ferine  il  Villani 
al  cxx.  dfl \if'.  lih.  de  la  fita  opera  .  ih 
ijual  Nino  ,  fu  de  Vtfconti  di  Pifa  molto 


aentileeYokfJodetcoYfO,  VJ  heife  permoglie  Beatrice  Manhefana  da  F.fìi^laejual  dopo  hiino,fi 
rimarito  in  Gdea:^^  rifiorite  di  Milano,  E  Giouanna  fi<a  figliuola,  che  di  Nino  hauea,  a  Kici 
cardo  da  Camino  Triuigiano  .  Credeua  Nino  ,  che  Danie  fiffè  uenuto  condotto  da  langeloper 
mare,  fecondo  che  finge  uen  rie  anime  che  fi  uanno  a  purgare,  Ondelo  demanda,  ijuanto  è- che 
uenneper  le  lontc.ne  accjue  al  pie  del  monte .  Ma  Dante  li  ri ff  onde  mn  effr  uenuto  per  lo  mare, 
ma  fcr  li  trifli  luoghi  de  Vlnf  t7  che  era  ne  la  prima  uita^ctoe-,  in  (luffa  r.ofra  di  (jua  ntortalr 
duenga-che  nel  fuo  andar  cofi Jfeculando,  acijufii  Ultra, ciò  e',  la  immortale . 

f^ofira  che  SorltUo  e  Nino,  udito  che  hei 
tono  Dante  efflr  anchora  ne  la  prima  uif 
ia,  che  uinti  da  grande  fìupore,  fi  trafi 
fero  indietro,e  che  Sordello  fi  uolto  a  Vir 
gilio  e  Nino  a  Dante,  ejuafi  come  uoUffci' 
ro  da  loro  intendere  dun  tanto  miracolo 
'idando  Nino  e  chiamando  Currado  M<t 


£  come  fi  la  mia  rijpojla  udita', 
Sordello  tD'  egli  in  dietro  fi  raccolfe , 
Come  gente  di  fubito  fmarrita, 

tuno  a  Virilio  ,  e  laltro  a  me  f  uolfi , 
Che  fidea  h\  gridando  ^  Su  Currado , 
Vieni  a  ueder  che  D/o  per  gratia  uolfi  t  . 

Poi  uolto  a  me  y  Ver  quel  fwgular  grado  j 
Che  tu  dei  a  colui-,  che  fi  nafconde 
Lo  fuo  pr./wjo  perche.,  che  non  glie  guado 


lajfina ,  che  ueniffl  a  ueder  (Quello  ,  che 
Dio  hauea  /  gratia  uoluto,  che  era  de 
lejfiY  Dante  ì[um  in  jueUo fato.  Poi  ri^ 


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Postillati  16 


Quando  fmi  dt  U  da  le  larghe  onde ,         ,,u,  ,    7o  fr^a  nr  quel 
Dz  a  Giouanna  mia;  che  pr  me  chiami        -   '    •  '  -  *^  •  ^ 
La^doue  a  gl'innocenti  fi  rijponde  ^ 
Now  credo  ,  che  la  fiia  madre  più  marni  j 
Vofàa  che  trafmuto  le  bianche  bende , 
Lequai  conuien  che  mijkra  anchor  bramii 
Ver  lei  afjai  di  lieuc  fi  comprende , 


Quanto  in  fimi na  fòco  damor  dura 
Se  locchio,  61  tatto  fi>ejfi>  non  laccende, 

ì<lon  le  farà  fi  bella  fipoltura 
La  uiperajche  e  Melanejft  accampa  ^ 
Comhaurìa  fatto  i\ gnUo  di  Gallura^ 

Cefi  dicea  fegnato  de  la  fiampa 
"Nel  fuo  aJj)etto  di  quel  dritto  -zjiìo  j 
Che  mifuratamentc  in  cor  auampa^ 


grado,  fio  è-,  Ter  (jufl  raro  o%o,  CHe 
(ti  ifi  a  duiy  Dtl  (jual  tu  fci  dftifor  a 
t)io,che  era  H  (juel  mfiffmo  iejpr  cjuii 
ni  inml^  ai  morire,  CHf,  lltjual  alni, 
hIAfarìdfP  ilfuQj^rimo  ferchr,  Cela  tan 
tù  la  fua  frima  cagione  ,  Ucjiial  è  fgli 
jìeffo,  CHe  nò  glie-  guaio,  Verche  a  inté 
derlui  nòftfu:ì  linteHettofenetrare, 
Vreniend^  la ftmituàine  dal fyjfindQfiui 
me,  il^ual  nò  hauendo  guado,  won  fi pu^ 
f affare  .  qVando  farai  di  la  da  le  larghe 
onde.  Perche  finger]  dd  mante  delVurg.in 
ifcla,hfcgnaua  cl  efe  uolea  tornar  ferloi 
cesino  nelnofìro  hemisfrio,faffeffe  leUf 
ghe  e f^atiofe  onde  di  OueUo,  llijual pafpg 
gio  ha  di  fcpra  finto  prfi  da  langelo,  cht 


injice  di  Teuere  leua  lanime  che  fi  uSm  a  purgare .  of^t  Giouanna  mia  figliuola,che  Sitami  fey 
me  LA,doueaglinnocéti  fi  rff>dde,cioe ,  In  cielo  a  Dio,dclijual  i preghi  de glinnoceti  fmeffaudi 
ti ,  Non  credo  CHe  la  fua  maire,cioe'.  Beat,  moglie  che  fit  di  lui  e  madre  di  Giùuannf(,come  di  fi 
fra  dicemo,  mi  ami  più,  VOfcia  che  trafmuto  le  bianche  lende.  Poi  che  ella  lafdo  Ihahito  uedouile 
tòrnandofe  a  rimaritare  in  Galea^^  Wifconte  .  lecji^ali  lende,  COnuien  chemifcra  amhorhra 
mi.  Tato  male,  uuolinfhire,ihf  fura  trattata  dal  fecondo  marito.  Soggiunge  do,  che  per  Ifjpmpio 
ii  lei,  affai  legiermente  fi  può  comprendere,  (juanto  in  fimina  dura  fioco  damore,  SE  da  locchio. 
Se  dal  uifo,  0  dal  tatto  no  uien  fcuente  ad  efjer  accefc.  Volendo  injirire,  che  dura  hreuiffmò  iepOy 
Onde  il  Vet,  F  emina  è  Q-^fa  molli  per  natura,  Ondio  fc  len  che  un  amorofo  flato  In  cor  di  donna 
ficciol  tempo  dura,  E  Virg,  Varium  mutahdefcmper filmina  .  la  uipera  è  lame  de  Vifcòti^ 
che  aHhora  erano  fignori  di  Milano,e  ijuellaportauano  e  Milanefi  in  carrpo  perinfcgna.  Et  il gaU^ 
y^ffo  in  campo  doro  quella  del  giudicato  di  Gallura  ,  Vice  aduncjue,  che  i  Milanefi,  (juando  eSa 
morra,  non  le  forano  fi  Iella  fcpoltura,  come  haueriafkuo  il  giudicato  di  Gallura,  Et  in  fcnieniid^ 
che  ella  farla  fìat  a  più  honorata  dal  Giudicato  di  Gallura, tjua  do  fc  fcfp  prefruata  neh  flato  uedoi 
mie, che  no  farà  da  Milanefi  ejfendofe  ira  loro  rimaritata  .  CO  fi  dicea  fignato  de  la  flampa,Moflra 
ua  ne  laj^eUo  <fuel  dritto  e  fincero  amore,  che  auampa  mifuratamente  nel  core,  ciò  è",  Moflraua  di 
fiiOriperlo  uolto  Umoresche  temperatamente gliauampaual  core,  A  dinofart,che  no  diceua  juefl^ 
fer  ira,o  tdegno  chaueffe  uerfi  di  lei,  ma  per  lo  amore  che  in  jueBo  flato  ancora  lefortaua . 


Gliocchi  miei  ghiotti  andauan  pur  al  cielo  j 
Vur  la,  doue  le  felle  fin  più  tarde  5 
Si  come  rota  più  prejfo  a  lo  fielo  ^ 

Bl  duca  mio^.f  igViucl  che  la  fu  guardeì 
Et  io  a  lui^  A  (jueUc  tre  ficelle  y 
Di  che  il  polo  di  qua  tuttoquanto  arde  ♦ 

E/  egli  a  me-jU  quattro  chiare  fleUe^ 
Che  uedeui  flaman  yfin  di  la  bajje  j 
E  qu(He  fon  filite ,  oueran  quelle  ♦ 


Auenga  che  Dante  ftfp  tra  ijuefle  anime, 
che  ne  latCiua  uifa  frano  effcrcitate,  e  che 
fer  la  notturna  tenehra  li  fiffe  toltoti  poter 
fdlir  il  monte,  Nondimeno,  gliocchi  de  U 
mente  fua  Ahìdauano  pur  ai  cielo,  AnUt 
uano  pur  a  la  cjntempladua  ulta  ,  come 
ghiotti  CT*  auidi  li  ijUfRa,  a  lacjuale  era 
flato  indri^'^to prima .  P  Vr  la,  doue  le 
fleUe  fcn  più  ii^rle.  Quanto  le  fleUe  fon 
[tu  freffo  al  f  o/o,  tanto  meno  fcn  uekùne 


■ 


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Postillati  16 


CANTO  OTTAVO, 

U^glrarfc  IntòYn-ì  a  (fuehy  e  tann  fiu  ueloci,  cjuanto pu  ne  fon  lontane,  ferch  ad  un  medrfinjo 
iemp  hifo^na  che  finifclino  ii  uoltay  le  fiu  lontane,  e  che  maggior  uolta  hanno     ^re,  di  (jueUe 
che  fon  fin  freffo,  e  che  fjctwno  k  fnr  la  uéa  minare,  come  per  ejfeYientia  ftfuo  ueier  ne  la  rota  fe 
ui legnerai  iiuerft  funti,  che  luno  fiu  die  laltro  fta  lontano  da  lo  fìilf  ft^ual  fi  uolge,  uerfo  la  fua 
cinunftrentia  .  EL  duca  mio,  Quardaua  Vante  a  trefleUe  ci  erano  uicine  aiuolo  antartico,  da  h 
fhìendoY  de  lec^uali  effe  f oh  era  tutto  illuminato,  E  \Jirg.  li  dimoftra,  che  le  (juaUro  chiare  ftelle, 
che  la  mattina  hauea  ueduto  freffo  di  ^wc//o,  Onde  nel  frìmo  canto  dijfc,lQ  mi  uolf  a  man  de', 
fìra  e  pft  mente  a  laltro  pio,  e  uidi  (juaUro  fìeUe  e  cet,  erano,  nel  girar  de  la  sfera,  [ce fe  giù  baf 
fo,  E  le  tre  falite  doue  hauea  ueduto  cjuelle  .  Vide  adunque  le  quaUro  chiare  ffelle,  lejualt  inter^ 
tretammo  fer  le  (juattYO  uirtu  morali  ordinate  a  la  uita  attiua,  la  manina  eUuatefu  alto  fojfral p', 
lo,  Ura  uede  la  fcrt  [ialite  in  luogo  di  ijufQe  le  irt  lucenti fìf He,  che  fìgnificano  le  tre  diuine  uir-. 
tu,  ordinate  a  la  uita  contemflatìua  .  E  dato  che  Ihuomo,  iljual  ft  ffflrcita  ne  lama  e  ciuil  uita 
fi  po/Jfl  in  iiueUa  e  di  di  e  di  noUe  effrcifare,  come  ancora  (jufUi  che  ft  effer  citano  ne  la  contemjflati 
tta,  UQndimeno,fuede  il  di  ejfcr  affai  fiu  accomodato  a  lefuhlice  e  friuate  cure,  chef  trouano^ne 
la  uita  auiua,  che  non  e-  la  notte,  E  fer  loffofiio  la  noue,j[eY  la  fua  (juìete,  molto  necfffaria  a  coni 
temflanti,  effer  fiu  accommodata  a  chift  efprcita  ne  la  contemflatiua ,  Onde  il  Vet,  ne  la  Cam 
^ne.  Mai  non  uo  fiu  cantare.  Le  noUurne  uiole  fer  lefiagge .     Vede  adunque  le  {juatiiof^eUe 
uerfo  la  mattina,  fenhe  la  uita  attiua  predominai  di,  E  la  fera  danr,o  luogo  a  le  tre,  perde  la  noi*, 
te  predomina  la  contemflatiua  uita .  ^Uri  hanno  intefo  le  (juaUro  uederft  fu  alto  la  mattina,  f(r$ 
(he  le  ijuattro  morali  uirtu  fur^n  conofciute  ne  la  frima  età  del  mondo  ,  E  le  ire  uederft  la  fera  , 
ftYche  le  tre  diuine  uirtu  non  furon  conofciute  fe  non  in  (juefìa  ultima  età ,  e  dofolauenimento  di 
Chriffo .     Ma  farafvrfe  chi  dira  ,  che  cjuefìo  che  noi  hora  diciamo  fa  confra  di  (jufRo,  chd  fOfia 
in  per  fina  di  Sor  dello  difofra  difjì  non  poter ffcn'^l  fleflir  il  monte,  il  che  f^ireUe  uero,fc  noi 
moralmente  non  intenJeffimo  effe  fole  per  la  illuminante  gratia,  come  fu  in  juel  luogo  ef^ofìo  • 


Com/e  fdrhud ,  e  SordeVo  a  fe  il  traffe 
Dicendo  ;  Vedi  la  il  noHro  auerfaro  j 
E  drÌT^l  dito  ^perche  la guardaffe , 

Va  queUa  parte ,  onde  non  ha  rifarò 
La  picciola  uallea ,  era  una  hifcia , 
Icorfe  qual  diede  ad  Eua  il  cibo  amaro  ♦ 

Trd  Iherba  e  fior  uenia  la  mala  Jìnfcia 
Volgendo  ad  hot  ad  hor  la  tefìa  al  doffo 
Leccando  ;  come  hejlìa ,  che  fi  hfàa  ^ 

Io  non  uidi*,  e  pero  dicer  noi  poffoj 
Come  moffer  gUaJlor  celeHiali  : 
Ua  uidi  bene  e  luno  e  laltro  moffo  ^ 

Sentendo  fender  laete  a  le  uerdi  ali 
Fuggici  fervente  *y  e  glìangeìi  dicr  uolta 
luto  a  le  poHc  riudando  iguali  ♦ 


Mentre  che  "Dante  ,  rijj^ondendo  a  Viri 
gilioparlaua.  Sorde  Ho  trcffc  effe  V  ir  gii 
Ho  a  fe  mofìrandoli  a  dito  lauerfcrio  noi 
fìro  in  fvrm>a  duna  hifciay  latjual  ueniutt 
éa  una  parte  de  la  uolle ,  CHe  non  hai 
uea  riparo  ,  Perche  da  t^ueUa  tal  parie 
non  era  ferrata,  E  ueniua  tra  Iherha  e  fio 
ri  uofgendo  ad  hor  ad  hoy  la  tefìa  al  éoji 
fc  leccandofc ,  cornee  fcglion  far  molti  ali 
in  animali,  cjuando  fi  lifciano  e  pulifcoi 
no  con  la  lingua .  Qi-efla  hifcia  ini 
tende  per  il  Dmonio  auerfcrio  e  nemii 
co  de  Ihumana  natura .  lljuale,  aueni 
ga  che  haUia  diuerfc  uie  da  entrar  a  teni 
lar  Ihuomo ,  nondimeno  ,fmpre  piglia 
Rutila  ,  lacjual  uede  non  hauer  riparo ^ 
ciò  è^,  dalaijual  giudica  dhauer  minor 


contrafìo ,  E  ueniua  TRA  Iherla  e  fiori , 
(io  ^,  Tra  diletti  e  piacer  terreni,  coeguali  allettando  Ihuomo,  può  più  ageuolmentefirlo  frecifitar 
nel uitio.  Onde  Virg.  Latet  anguis  in  herha,  Et  il  Vet,  Quefla  uita  terrena  ^  (^uaf  un  frato, 
chel  fervente  tra  fiori  e  Iherha  giace,  Bfe  alcuna  fua  uifla  a  gliocchifiace,    fer  Uffarpu  Unii 


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Postillati  16 


0 


fayfx. 

/ 


7  ' 


PVRGArORrO 

m  {nt:ifcafo.  lifciauafe  efuliuafe  con  la  lirìgua^jfey  rHerfi  in  affayen'^  fiu  fwcfYct  e ^ata,  cù^ 
Hìf  fcghonf^r  i  fYauhlenii  jfey  celar  la  malitia  /oro  .  IO  non  mJi,  Non  mde  il  porta  cerne  li  iue 
an^Ai  uenuii  a  guardia  de  la  ualle  Mc  fpro,  ciò  è-,  ft  moffcro,  Mrf  uide  lene  e  hm  e  Litro  mofi 
fc,  A  dinotare,  che  (juando  tali  uirtu  fi  mueno  in  nojìro  aiuto  lOntra  le  tentationi  del  Demonio, 
noi  non  ce  ne  auediamo,  Ma  fer  ghefftui  eh  ne  feguon  poi,  d  accorgiamo  efprfi  mojp  ad  aiutart 
cìy  E  meno  fe  ne  accorge  il  Demonio ,  non ptenhl  uifio  difcerner  la  uirtu  ,  MAfentendo  finder 
laere  a  le  uerdi  ale.  Ma  fentendo  le  fefnfre  uerdi  e  uiue  uirtu  Ojfprft  a  le  fue  uitiop  fraudi,  fi  fùg 
ge,  come  femjpre  fk  ogni  men  J^oJJìnte,  il  fio  più  firfe  auerj^rio,  E  ^liangeli  dier  uolta  ritornando 
fu  ale  pjìe  E  Quali,  Perche  egu^lméte  e  di  fari  uo'onta  ferfn:  mofjì  ancora  cetra  de  lautrf^irio , 


Lcmbra  ;  che  fera  a  Giudice  raccolta , 
Quando  chiamo  5 per  tutto  quello  affalto 
Vunto  non  fu  da  me  guardare  fcìolta  ^ 

Se  la  lucerna  ;  che  ti  mena  in  alto , 
Troui  nel  tuo  arbitrio  tanta  cera^ 
Quanto  è  mefìier  in  fin  al  Jimmo  fmalto^ 

Cominciò  ella^fe  noueìla  uera 
Di  Vajdimagra ,  0  di  parte  uic'ina 
Sai dillo  a  me  j  che  già  grande  la  tra^ 

Chiamato  jui  Currado  Malajpina  ^ 
New  fin  lamico  ,  ma  di  lui  difcefi  t 
A  miei  portai  Umor ,  che  qui  raffina  ♦ 


Per  ìafffllfo  fitto  da gliangcli  al  ferfente^ 
Curralo  Malajpina  nc^  ìafcio  fero  di  mi 
rar  Dante,  fer  la gr^n  marauiglia  chel^ 
le  di  lui,  ma  li  dijfe,  SE  la  lucerna,  che 
ti  mena  in  alto,  ciò  è'.  Se  la  illuminante 
grafia,  da  lacjual  tu pi  condotto  uerfcl  eie 
h,TRoui  nel  tuo  arhitrio ,  Troui  ne  la 
tua  elettione,la(jual  hai  fatto  dandarle 
dthine  cofe  jj^eculando,  TAnta  cera,  ciò 
^,  Tanta  uoglia.  Stando  nela  fimilifui 
ime  de  la  lucerna,  ciò  è-,  del  lume  , 
qVanto  e  meflier  in  fin  al  fmmo  fmaU 
tOy  Quato  e'  dih'fcgno  fino  a  Unterò  ini 


tendimenio  de  le  purgatorie  uirtu  ,  Veri 
che  da  (Quelle  in  fu  non  hauera  fiu  mefxier  di  ijuejìa  lucerna  intefa,  come  hahlic^mo  detto,  la  iU^ 
luminante gratia  fgnificafaper  lucia,  ma  de  la  cooperante  frgmficatafer  Beat,  da  lacjuale  fera 
poi  da  cjuiui  in  Ju  condotto,  E  chiama  fcmmo  fmalto  la  cima  di  (juefìomonte,  oue  finge  il  giardino 
de  le  deluie,  fer  efpre  fmaltato  e  definto  da  la  natura  di  uarie  e  diuerfe  herlette  e  fori.  Onde  an 
cora  nel  cjuarfo  de  ì'Inf  Cola  diritto  fcfral  uerde  fmalto  Mi  jr,r  mofìrati  e  cet,  V  Aldimagra, 
la  Magra  è-  fiume  cìenafce  negli  AfeminiffraaVontremoli,  e  fcefaalfiano,  corre  fer  una 
ualle,  che  da  lei  f'ren  Jel  nome,  e  nel  corfo  diuide  la  ihofcana  da  la  liguria,eua  a  metter  nelmay 
Tirreno  non  molto  fcfra  a  Sere^^ana  .  A  Mi  fi  portai  Umor,  che  ejui  raffina,  Hauendo  cofìui,fer 
lamore  che  hauea  forfafo  a  Jl^oi pidditi,  nel gouerno  diijuelli  differito  la  fenltentia,  Wora  in  cjuei 
fio  luogo  dice,  che  raff.na  tale  amore,  feyche  lo  trasfrriua  da  Ihumano  che  hauea  fortafo  a  la  crea^^ 
tura,  al  diuino  amore,  che  delif  mente  douea  jf  ortar  al  creatore,  A  fimiliiudine  de  loro,  che  fofio 
nel  fioco,  fi  raffina,  e  irasfirifiefi  duna  tuona  in  una  migliore  e  fiu  fez  fitta  lega  . 


Oh  ,  diffi  lui ,  per  li  uoffrì  paeft 
damai  non  fùit  ma  doue  fi  dimora 
Ver  tutta  "Europa j  chei  non  f:an  paiefil 

La  fitma  3  che  la  cafa  uofìra  honora  j 
Grida  /  f  gnori ,  c  grida  la  contrada  5 
Si  che  né  fa-,  chi  non  ui  fu  ancora^ 

"Et  io  ui  giuro  ^iio^  di  fcpra  uada  ; 
Che  uojìra  gente  honorata  non  fi  sfregia 


diffonde  Dante  a  Currado  non  ejprefia 
/o  mai  fer  li  faefi  hro,  icjuali  fono  in  tu 
nigiana,  oue  anchora  fffi  Marchefi  Mai 
lajlj:ini  figmreggiano.  Ma  domanda,  oue 
fer  tutta  Eurofa fi  dimora  ^  halita,  che 
effi  non  fianopakfi  e  noti.  Volendo  infi^ 
rive,  che  in  ogni  parte  di  ijuella  fono ,  0 
ferprefentia,  o  ferfimaconofciuti,  Imii 
tanio  Virgilio  nel  frimo  ,  Quis  genus 
Aeneadum  i 


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Postillati  16 


CANTO  OTTAVO. 

Del  presto  eie  U  horfa  e  de  la  j^ada^         Ainradum  (jMsryoìf  ^iefàai  urlm  i 


y/o  e  natura  fi  la  priuik^ia  * 
Che  perche  il  capo  reo  lo  monio  torca  ^ 
Sola  ua  dritta^  el  mal  camìn  dij^re^a  ^ 


\/ÌYtutfS(j;  kìrosif;  i  Onif  f^ggi^rtgfythi 
la  frmay  lagnai  honora  U  cajà  /oro  GRii 
drf,  ciò  e,  granimcntt  fcm  r  fk  noto  i 
figmri  e  la  cctmia.  kro  di  molo,  c\ie  an^ 


cora  (juelli,  c^e  nzn  uifcm  Pati  r.f  fcinm  ragiwarf,  A^rmanhjfe  egli  uada  di  [epa,  Intende  a 
la  cima  di  (jufl  r«3«f^  a  ìacjual  era  inmatò,  che  la  /tra  gente  de  Maialini  hnorata,  NOnft  sfrri 
già,  Non  ft  d'fòma,  l^rrche  sfregiare,  è  il  contrario  di  fregiare,  chefignifica  ornar  di  fregio  ne', 
fia,  0  co  fa  fmile,  DE/  fregio  de  la  ho^fa  e  de  la  ffada,cio  ^,  Ve  Ihonor  e^uakr  de  la  hheralita,  e  de 
la  giuflitia,  Venhey  ft  come  il  uiti:i  di  ^l^efli  due  efìremiyCio  è-,  dt  lauartia  e  de  la  jfrodigalita  è'  U 
uer gogna  de  la  horfd,  ciò  h-,  di  chipcffiede  lefkculta,  Qof  la  uirtu  delfuo  mt^.cio  e',  de  la  lihera 
lita,  uien  ad  effcril  fuo  fregio  (^r  honore,  ^  il  fregio  e  Ihonorede  la  jfadafi  è  lagìuflitia,  che 
regnaua  in  loro ,  Dimojìra  adun<]ue,  che  cjuejìi  fgnori  non  mancauano  di  cjuefìe  due  ecceUentlffi 
YneuiYtUydeleifuali  lungamente  erano  flati  dotati ,  Onde  fcggiunge,  che  V  So,  ciò  è'.  Lunga 
ionfutiud'ine ,  E  natura,  Ne  U(^ude  il  lungo  ufo  fj^effe  uoìte  ft  conuerte,  la  friuilegia  in  modo,  che 
fer.hel  cafo  rea  torcal  mondo,  delcamin  dritto,  come  uuol inferire,  Bjja  fua  gente  fcla  ua  drittate 
(fregiai  malo  e  torto  camino .  Htt  la ffada,  che  fer  lagiujìitia  hahhiamo  detto  effcr  intefa,  due  cai 
fi.  La  f  unta,  che^  ilhuono,  kST  il  forno,  ch^  il  reo  cafo  .  Quanh  aduncjue  la  f  unta  è'  dritta  CiT 
eleuata  in  fu,  il  mondo  e-  reUamiente  gouernato,  Ma  cjuando  nel  fuo  luogo  fale  il  fomo,  ilmond^ 
ancora  lui  ua  torto  al  contrario .  Altri  hauenio  intefo  sfregiare  fer  ornare,  la  hrfafer  lauaritia^ 
e  U:  ffada  fer  la  uiolentia  e  tirannia,  hanno  ejfòflo,  che  coftoro  ncfcrnauano  di  (juejli  due  uitij . 


Ff  e^i  ;  Hcr  ua  x  chel  fil  non  fi  ricorca 
Sette  udite  nel  letto ,  chd  montone  • 
Con  tutti  quattro  ì  pie  copre  ^     tnjbrca  j 

Che  cctefìa  cortefe  opinione 
Ti  fia  chiauata  in  mc\o  de  la  teffa 
Con  maggior  chiedi ,  che  daìtrui  firmone  : 

5^  corfo  di  gmdicio  non  firrefia  ♦ 


Kij^onde  Currado  a  Dante,  chel fclt  non 
ft  riconhera  fette  uolte  nel  letto  chel  mon^ 
ione,  0  uuoi  dire  che  lariete  cofre  ini 
ftrca  con  tutti  juatiro  ifie,t^el£jual{c^nO 
allhora  era,  come  in  fiu  luoghi  hahhiamo 
ueduto.  Et  in  fcntentìa,  che  nonfaffcran 
no  fette  anni,  the  cjuella  fia  cortefe  ofH 
mone,che  ne  la  Jlia  gente  regnaffcro  le  fli 


f  radette  uirtu,  li  fra  CHiauafa,  ciò  ^, 
ìmfreffa  e  fcgnata  IN  me^  de  la  tefìa,  ciò  è-,  Ke  la  cogifafiuafofla  in  m,e^  de  ire  ueniricoìi  del 
cerehro,  COn  maggior  chiodi.  Ter  hauer  detto  chiauata.  Con  fiu  manifrfte  dimofrationi ,  CHe 
ialtruifcrmone,  che  di  parole  daltri,  Volédo  infcrire,che  nefcfra  ferfroua  quello,  che  fino  aìlhò 
U  ne  hauea  intefo  fer  fr.ma,  M^fìrando  che  li  fredica  Quello,  che  di  già  giura  auenuto,  Terche 
Van{e,nel/ùoefplio,fii  da  (juefli  Marchefi  molto  honoraio,  affreggiato,  e  tenuto  caro  . 


CANTO  NONO. 


la  concuhina  di  Titone  antico 
eia  fimbiancaua  al  baÌTj)  dorkntt 
fuor  de  le  braccia  del  fuo  dolce  amico: 

ri  gemme  la  fua  fronte  era  lucente 
Vofìe  in  fgura  del  freddo  animale  j 
Che  con  la  coda  percote  la  gente  ; 


Segi^tandol foeta  nel frefcnte  canto  il  laf 
fdto  fr^fofìto  dfl precedente,  dffcriue  fctto 
la  fittione  di  cerio  fc^no,  o  uifone,  la  fua 
pitta  fn  ala  porta  del  Turgaiorio  eia 
firma  che  tenne  ad  entrar  per  quella  , 
ÌAa  frima  ufa  defcrittione  di  terrfo  fngen 
h  efprft  adomentato  a  Uurora . 


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Firenze. 

Postillati  16 


E  U  notte  ie  p4  con  che  [ale,  ^'^^^^ 
^m'i  Uuca  due  nel  luo^o ,  ouerauamo^         fimU  ài  rime  e  ài  l'Aurora  intffA jet 
ti  ter^  già  ch'mnua  in  gwfo  Ide  ;  jUfRaUe  àt  appar  in  oriente  la  mattina 

QjiandiOjche  meco  hauea  di  quel  d'Adamo  y  .  ^^^'^'^  allenar  del  fole, per  ejjèrnodffmx 
Vinto  dal  fonno  in  fu  Iherba  inchinai ^  ì^^^^y^fttOyQia  fmhiancauaalhal^  doi 
La  oue  tutti  e  cinque  fedauamo^  ^^^^^^^^l'^i^^^yt^yciuando  comincia  ad ap^ 

_   ,  ^       ,      ^  If^^^^^^^^^i^y^f^^r^on  fi  dim:ìlìra  a  pitocchi 

n^jiri  biancx,  ma  roffa^per  Ugròjftuapm  che  afcendono  da  la  (eYra,iciuali  fmterpoTigon^  tra  quel 
la  e  n:ìi,  Ma  mulfifluando poi lafua  luce,  efft  uaporift  diradano,^  ella  afcedendò  fcpra  di  quelli, 
fi  uien  a  dimoftrar più  bianca  .  Era  adunque,  comimiandofc  ad  imlianchire,  già  fdita gran  farte 
di  lei  in  oriente  finri  delori^nte,  Onde  dice,  chela  fi<a  fronte  era  lucente  DI  gemme,  do  è-,  D» 
Pede,  TOfte  in  figura,  Vimofirafe  in  fimilitudine  del  freddo  animale,  CHe penote  la  gente  con  la 
coda,  E  quefto  intende  per  il  fegno  de  lo  fcorfione,  ilqual  ^,  come  tutti  gl  altri  del  ^diaco  fcno, 
comjfofto  di  più  lucenti  ftelle  .  Adunque,  Se  lafror.te  di  l'Aurora  era  nelfcgno  de  lo  fcorpione,  t7.. 
il  [eie,  che  non  era  anchora  fuori,  ma  uicino  de  lori^nfe  nel  fcgno  delanete,  come  già  in  fiu  luof 
ghi  hahhiamoueduto,  e  Jfeficdmenfe  poco  difcpra  ^  in  fine  del  precedente  canto  per  il  poeta  fleffi 
in  perfcna  di  Currado  Malaffina,  l'Aurora  ueniua  ad  occupare  col  refto  di  lei,cio  e-,  da  la  fronte  in 
giù,  tutti  queifcgni,  chefcgueno  dietro  ad  effo  Scorpione,  e  che  precedono  al  detto  Ariete,  e  che  fili 
lieranofum  de  lori^nte  dietro  a  quello  tfx  inan^  a  quefto,  che  cominciando  da  Pefci,  iqualifrot 
cedeno  immediate  a  l 'Ariete,  fcguiua  inan'^  ad  efft  V  A  quario,  e  fpra  di  lui  il  Capricorno,  poi  il 
Sagittario,  fcpra  delqualeera  lo  Scorpione  de  le  cuifìeRe  la  fronte  di  l'Aurora  eralucenfe.  Adun^ 
quel'  Aurora  era  tanto  filita, che occupaua fimi  de  lori^nte  quafi tutti  quefii  cinque fegni, e  quafi 
dico  ,  perche  i  Pefci  teneuano,  ma  non  erano  anchora  tutti  fiiori  di  quello  .  E  La  notte  de  paffi  con 
chefale,  Queflo  e-  il  fecondo  modo,  per  loqualdefcriuelhora  de  l'Aurora,  ìnfédendo  ipafficon  che 
la  notte  file,  per  le  uigilie,  ne  lequali  ancora  ne  la  fiera  frittura  in  più  luoghi  f  troua  da  la  uerita 
effèr  diuìfi,  come  in  S .  Marco  al  xiij,  dicendo.  Vigilate  ergo,  nefcitis  enim  quado  dominus  ueniat, 
Sero,  an  media  notte,  an  galli  cantu,  an  mane.  Et  il  poeta  fteffc  nel  xxx.  canto  uoìendo  in  perfot 
9iadi  Beatrice  il  tempo  ferlipafft  fignificare  uedremo  che  parlando  a gliangeli  cherano  con  lei 
dira.  Voi  uigilate  ne  leterno  die  Si  che  notte  ne  fcnno  a  uoi  non  fiira  Pa/fi  cheficcia  il  fccol  per 
fue  uie.  Et  il  Petrarca  diffe.  Hai  quanti  paffì per  la  fclua  perdi .  Dicendo  adunque  iVpoeta,  che 
la  notte  hauea  de  paffi  con  che  file  fitti  due,  e  chel  ter^  chinaua  già  Me  in  giufo  ,  intenderemo 
che  hauea  paffato  le  due  prime  uigilie ,  tST  era  già  preffi  al  fine  de  la  ter'^  ,  Kffìaua  de  la  notte 
poco  più  de  la  quarta  uigilia  ,  ^  era  quella  de  la  mattina  ,  Onde  uedremo  li  fctto,  che  uolendo 
per  lo  ier^  modo  defcriuer  l'Aurora  dite,     Ihora  che  comincia  i  trifù  lai  La  rondinella  pyeffo 
à  la  mattina  e  cet.  chiama  lo  Scorpione  freddo  animale,  fer  efpr  cofi  di  fua  natura,  Benché  V  iV; 
gilio  hauendo  rifletto  a  largente  natura  di  lAarte,  delquale  effi  Scorpione  è  domicilio  e  cafi  dìp 
fc  nelprimodelaGeoyg.  lamhachia  contrahit  ardens fcorpius .  Qlialtri  ejfofitori  hanno  infefi 
ipaffi  c3n  che  la  notte  fale,  fer  le  hore,  E  non  fifen  io  nepotendo  accordare  che  uicino  a  le  tre  hore 
dt  notte  l'Aurora  fi  mofìraffi  in  Oriente  fpra  de  lori^nte  ,fi  fcno  imaginati  tfT  hanno  detto  il 
jpoeta  ^auerfer  l'Aurora  intefc  quella  chiare^'^a  che  fi  mofìra  in  Oriente  inan'^^  al  nafcimento  de 
la  Lnasfòr^andofi  di  prouare,  che  a  quella  falhoraera  uicina  adufcir  fiiOri,  e  che  tal  chiare^^ 
Uf^ii<a  ad  ejfer  nel [cgn:^  de  lo  Scorpione,  cofi  che  a  neffunmodopoteuaftguire.     Dice  adunque 
infcnte-.tia,  che  era  l' Aurora,  ma  no  nel  fuo  principio,  (^Vandio  chemeco  hauea  di  quel  d'Adai 
m.  Da  Dio  hakhiamo  lanima,eda  Adamo  mfìro  primo  paìre  il  corpo,  mediante  ilquale  fiam^ 
figgem  aratir  Cenno,  f^me,fcte,  caldo,  freddo,  e  molti  altri  incomodi,  quello,  che  non  ficeuano, 
Qome  HMÌ  infinte,  in  quel  luogo,  Unirne  ihe  ueram  m  lui,  per  ejpr  da  corp  diu  fi .  Onde  ae^ 


CANTO  NONO* 

hmUmmnelxi.c,nt,ch.infeyfcm  di  Virg.  lira  iilui,  che^Pi  cltuUmferhnc.y 
co  De  U  carne  r  Adamo,  onde  ft  ufjìe,  A  l  mctar  fu  contrafua  uoglia  e  (arco .  ^uendo  adun  i 
eue  di  cjuel  d'Aiamo,  uint,  dAfonno  inchino  fu  Iherh,  U  oue  TWttif  cinque,  Vir^i//o 
Sorirflo  Niw3,  Curraio,  iofeleuamo,  Intendendo  moralmente  fer  \herla,  le  cojc  bajjc  efralt, 
in  che  nueìliy  i^uaìifi  ejfmìtam  nelattiutiuita,  comunmfnte  muaglkndoft  rip]m\ 


Ne  ThoYA  5  c\)i.  com'mck  t  trìTit  Ut 
La  rondmdla  prcjfjfò  a  U  mattina 
forfè  a  memoria  de  fuoì  ^rimì  guai  5 
E  che  la  mente  nojlra  peregrina 
Viu  da  la  arnc ,  e  men  da  ^enfur  ]^rejà 
A  le  fue  uifion  quafi  e  diuina  ; 
In  fogno  mi  farea  ueder  fofpefa  ♦ 
Vnaquila  nel  del  con  penne  doro 
Con  tale  aperte ,     a  calare  intefa  : 
Et  effer  mi  parea  la ,  doue  foro 
hhandonaù  i  fuoi  da  Ganimede , 
Qiidndo  fii  ratto  al  fommo  concifloro  ♦ 
Tra  me  penfiua^^Torfe  queffa  fiede 
Tur  qui  per  ufo  ;  e  forfè  daltro  loco 
Vifdegna  di  portarne  fufo  in  piede. 
Voi  mi  parea  che  più  rotata  un  poco 
rerribil ,  come  folgor ,  difcendejfc  ; 
E  me  rapiffe  fufo  in  fm  al  foco  ♦ 
lui  pareua  ch'ella  ^  io  ardejfe  5 
E  fi  lincendio  imagmto  ceffo  5 
Che  conuenne  chéi  fonno  fi  rompeffo  ♦ 
Noti  altrimenti  Achille  fi  rifojfc 
QUocchi  fuegUati  rìuolgendo  in  giro , 
E  non  fapendo  la  ,  douc  fi  foffo  ;  ^ 
Cluindo  la  madre  da  Chiron  a  Schro 
rrafogo  lui  dormendo  in  le  fue  braccia 
La  onde  poi  li  Greci  il  dipartirò  5 
Che  mi  fcoifio -,  ft  come  da  la  piccia 
Ut  foiggiol  fonno  ;  e  diuentai  f morto  ^ 
Come  fa  Ihuom.che  f^auentato  agitacela. 


In  lue  altri  modi  frgnifica  il  fcetd  chrd 
V  Aurora, (ju^ Io  ejpndo  adormentcio  heh 
h  la  uifme  che  affreffo  uedrmo .  il  fri 
m  fer  la  rondinella,  che  a  talhora  cmin 
eia  a  garrire  ,VOrfe  a  memoria  de  fuoi 
frimiguai.  Alludendo  a  la  fàuola  di  Tro 
gneyche  in  rondine,e  di  Tilomena,  che  in 
roffignuolo,fccódo  OuiLnel  \i,foron  con 
uertite .  il fecòk  modo  f  e-  ^er  la  mente, 
ciò  ^,fer  lanima  rationale,lacjuale  j^tffc 
uoìte,  corr.e  in  juefto  luogo,  fi  denoY>:ina 
dalcund  de  le  fue  ptenfie,  (juado  a  talhoi 
ra  ^  Vlu peregrinando  è  ,Piu  lontana  e     fiyvni rr\ ^  fifid  r- 
di  fiotta  da  la  carne  del  corp,  E  men  f  re 
fa  (i!r  oppreffa  dafenfieri,  è"  (juaft  diuina 
ale  fue  uiftoni.  Perche  i  peti  uogliono^ 
i  Fìlofcfi  ajfermano,  che  fer  hauer  lo 
fìomaco  allhora  degeritol  dio,  il  corpo  fa 
lihero  da  ogni  alter atione,  e  lanima  forni 
ne  la  fua  natura  la  celiai  è-  diuina,  e  pofjà 
fognar  il  uero,  Onle  Quid,  r.e  l'Epi^, 
ì^amq;JuhaurorÌ  iam  dormithe  lucina. 
Tempore  cjuo  cerni  fcmnia  uera  jclent  • 
la  uiftone  delpeta  f  è'^che  lipareua  ef^ 
fer  ne  la  fclua  Ida, oue, fecondo  Ouid»nel 
X.  Ganimede  effcndo  da  Gioue,  in  forma 
dacjui^a,  rapito  t!T  affinfo  in  cielo,  ifuoi 
di  effo  Ganimede  foron  aladomii  da  lui^ 
E  parueli  uejer  IN  cielo,  ciò  e,  in  aeie^ 
una  aquila  con  le  penne  doro  e  con  lale 
aperte  Intefa  e  dijfop'a  a  calare ^e  che  egli 
fra  fe  jìeffc  pé fua, che  effa  aauila,per  ufcti 
^,  f  riffe  (juiui,e  difiegnajfe  diportami 


freda /ufo  in  fiede  daltro  luogo,  E  chepoiroiata  alcjuafo,  difce  dejfe  terrilile  con  cjuel  empito  che  ^ 
il  fi^g:ire,e  rapljfe  lui  fife  infin  a  Memento  del  fiioco,oue pareua  a  lui,che  luno  e  ìaltra  di  lor  due 
ardejfe,  E  che  tanfo  fife  impaurito  da  limmaginafo  incendio,  che  couennefc  li  rompefjd  fc'nno,/Ri 
tendo  ccfaratione  da  lo  jhfor  di  ^ui  nel  defìarfi,  a  (jueh  d'Achide,  (juah  fecondo  Ouid.nel  xiif. 
fu  da  la  madre  Thetìt  tolto  dachiron  fuo  f  recettore, e  dormcdo  fogato  ne  lifcla  di  S chiro  a  l  icome 
de,oue  iejìaniofi  e  guaYdah,no  ffeua  conofer  douefifoffe,  Veljual  luogo  fu  poi  difartito  daCre 
civade  effendo  necejfaria  ad  efjì  Qred  Voliera  fua,fe  douem  ejf  ugnar  Troia^Vlifp  anio  (f  Hi 


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Postillati  16 


pvrgatorio 

(melf  in  Ulti  Ji  mm^fmfy  come  recita  Quii  nel  pede^m  Ìu3p,  e  fey  liauéf  f^rtm 
hufrfe  mentfimmili.fù  intr.ktto  ,  le^figUe  drl  R.,  tra  ìec^u.li,  in  Uit,  f  minile  era  Achih 
le,  Mx  ylile,ferc,n:^fcerlo,  M^^le  mmiuna  ffaia.Uciual  fuhitouediita  Ac^^^^^  Jifhréi 
giando  (altre  merci,  ui  pjcfu  le  mani, ^  a  cjuefì,  inditi,  conofci.t,  da  \;life,  fu  da  l,i  condotta 
a  TrQ.a  nelejcrcit,  de  Greci,  doue  hauendo  Uftis  freuedut.  Achille  douer  ferire,  come  poi  fice, 
in  taljvrma  na,eaftigato  .  Ma  f.,,to  a  Unterfretati^ne  di  cjuefto  fcgno,  o  uiftone  del  poeta  ,  e 
dr  lajua  aUegoria,  Ifgterm.ente,  per  li  fcguenti  uerft  recitati  in  perfcna  di  V  irg.fì  ponno  efhori 
re.  Onde  lacjutU  con  le  penne  hro,ffr  ejfcr  lucente,  infenderemo  pn  lucia,  ella,pfrlai[luf 
minante  grafia,  come  in  altriluogU  hahhiamo  intefc,  lacfuale  jìa  in  alto  pronta  a  calare  in  aiutJ 
tfhuor  di  cjuelli,  che  fono  ne  la  [dna  erronect,  e  chr  fi  uolgono  a  uoler  il  hne,  come  uedenimo  nel 
fecondo  de  Vlnf  Rapifcrlifn  al  fitoco,  perche  gliaccende  di  carità  e  damare,  di  che  arde  inferr.e 
con  loro.  Onde  nel  freaSegafc  luogo  in  perfcna  di  beatrice  dilp,  lucia  nemica  di  liafcun  cruiei 
le,ejfendo  la  carità  nimica  dogni  crudeltà .  Fiere  per  ufi  ne  la  fclua,  e  disdegna f  di  portarne  fi  fi 
in  piede  daltro  log),  ferche  ^ueBi,  che  fino  fiori  derrore  é  de  lignorantia  de  Ufilua,  non  hanna 
fiu  bifigno  delfuo  aiuto,  ma  di  quello  de  la  cooperante  grafia.  Onde  nelmedefimo  luogj  in  perfi 
tiadiSì  irg.  delfi  lucia  a  Beaf.dijfe,  Hor  ha  hi  fogno  il  tuo  fidile  di  te,  cr  io  a  te  lo  raccomodo  . 


7 

Va  hto  mera  /cj?o  il  mio  confòrto^ 
U  fot  efa^aho  già  più  che  due  bore  j 
Ibi  uifo  mera  a  la  marina  torto  ^ 

l^on  hauer  tema  dìffe  il  mio  fignore  t 
fatti  fìcurt^che  noi  fumo  a' buon  punto 
"Non  fìrìnger^jma  vallarla  ogni  uigore^ 

Tu  fe  homai  al  Purgatorio  giunto  : 
Vedi  k  il  bal^o.chel  chiude  dintorno t 
Vedi  {entrata  la ,  oue  par  di/giunto . 

DianXj  ne  ìalba.chc  precede  a)  giorno y 
Quando  lawma  tua  dentro  dormia 
Sopra  li  fiorì ,  onde  la  giù  e  adorno , 

Venne  una  donna,  e  dijfc^lofon  Lucia x 
Lafciatemì  pigliar  coflui ,  che  dorme  : 
Si  lageuolcro  per  la  fua  uia. 

Sordel  rimafe ,  e  laltre  gentil  forme  t 
iUa  ti  tolfe  ;  e  cornei  di  fù  chiaro  j 
Sen  uenneJufo^iC:r  io  per  ìe  fue  orme. 

Qui  ti  pow  t  e  pria  mi  dimoftraro 
Cli.cchiffwi  belli  cjueUa  entrata  apenai 
Voi  ella  el  fonno  ad  una  fenandaro , 


Virg.è-  ilconfirto  di  Dante,  perche  la 
ragione  è-  cjuella,  che  conforta  ilfcnfi  al 
hene  operare  ,  tir  a  la  uita  contemplati^ 
ua,Etè^  fclo,perche  ella  fila  può  far  ^ue^ 
fio,  e  non  SordeHo  Kino,  e  Currado,  che 
fclamente  ne  la  uita  aitiua  frano  ejjcrcii 
tati .  tifici  era  alto  già  più  che  due  hoi 
re,  ¥u  dififra  dal  fotta  in  perfna  di  Sor 
dello  dimofirafo,  non  poterf  fcìir  tjuefi^ 
monte  fin^  la  luce  del  fo'e,  ciò  è-,  Kon 
poterf  al^r  linteUetto  a  la  Jfeculatione, 
finl^  laiuto  iel diuino  lume ,  Intenlendol 
file  per  la  prima  cagione,  la^ual  ^  Dio, 
e  lucia,  ciò  è-,  la  illuminante  grafia, 
per  la  cagion  ficonda,  perche,  f  come  dal 
foledfpende  principalmente  ogni  luce, 
Cof  da  Dio  dependono  principalmente  fut 
te  le  grafie,  ^jfindo  adunque  il  fole  filiti 
in  orietefofra  de  lori^nte  jfer  lo  jfatio  di 
iue  hore,  pofeua  ancora  lui,non  fvy  fi  fief 
fo,  ma  con  laiuto  di  lucia,  effer filito  in 
uifone  fin  al  Furg.  El  uifo  mera  a  U 
marina  torto.  Credette  Dante  deftandofr. 


^r-      J    '      ì      ft  trouarfi  anchora  con  SordeUo  Nino 

•    -  ragione^ 


CANTO  NONO* 


ra^mfyU^t<alfit(it  htta  da  lucia  ftpìfiiàU  fey  la  iHmimnffgraiUjmoflra  a  luifimpcaiQ 
feria  fcnfc,  cme  f^li  è- giunto  ni  Furg,  con  lentyata  di  jufUoy  Ujualcofa  altro  non  p-,  the  UfiY 
ma  nnejfaYia  a  tfnere  a  chi  uuol  mirar  a ffeculare  le  furgatorif  uirtu.come  di  fctìofcguitanio  ut 
iremo  Jtluendoli  il  duhhio  de  U  fiauifmf.ferche  intefc  ejjire  jìato  portato  (juiui  da  Lucia, 
éuella  elfcY  lacjuila  che  Ihauea  rafito  de  la  ualle  e  prtato  in  alto,  lacjual  ir.fjYre  col  fcnno  finera 
andata,  Adimitatione  di  M.TuLw  (juello  defcmnio  Scif.ouf  dice,  lUedifcfff.f,  Epfcmmofc) 
lufus  fum,  E  di  jui  ancor  il  Vet.farUdo  di  laura giamorta,  E  doj^o  ^uefloffarte  ella  elfcnno  . 


A  gujfa  dhuom  ;  che  in  dubbio  fi  raccerta 
E  che  muti  in  confòrto  [ua  ^aura 
Voi  che  la  uerita  glie  difcouerta  ; 

Mi  cambia  io  :  e  come  jcn\a  cura 
Videmi  il  duca  mio  jfu  per  lo  balxp 
Si  mofje  )  elir  io  dintro  m  uer  laltura  ♦ 

Lettor  j'tié  uedi  ben  ^  com'io  inat^ 
La  mia  materia  ;  e  pero  con  più  arte 
tscn  ti  marauigVhir  sio  la  rincal'^^ 


Fatto  certo  il  fcnfc  del  fuo  duUio,no  teme 
fin,  ma  ritorna  ne  Ifjfcr  ffio  di  frima,  di 
che  aueìutafi  la  ragione,  lo  tira  ne  la  con 
femflafione  di  fiu  alte  cole .  LFMor,  tu 
ufdi  hn  comio  inaile,  (pianto  uno  edifi^r 
m  fi  leua  f  in  da  terra,  tanto  ha  maggior 
hifcgno  dfffcY  rircal^to  e  fortificatone 
findamenti.  Co/?  auitne  a  chi  ferine,  feri' 
che  cjuanto  fiu  ft  inal^  diftile  ne  la  m.af 
iena  di  che  nuol  trattare,  tanto  ha  magi 
hifcgr.o  dfjfcY  fortificata  darte  f  ft 


gior 

ieCcpentare,  Onde  il  poeta  a  nmonifce  il  lettore,  che  non  ft  mar^iuiglije  egli  inaì\^  con  fiu  arte 
L materia  di  che  tratta,  fercLeuede  tene,  come  lal^  di  fide. 


No;  cappreffammo  ;  ^  erauamo  in  parte  5 
che  la ,  doue  pareami  prima  un  rotto  , 
Fur  come  un  f^jjo ,  che  muro  diparte  $ 

Vidi  una  porta ,  e  tre  gradi  di  fitto 
Per  gir  ad  ejjà  di  color  diuerfi , 
Et  un  portier,chc  anchor  non  fitcea  motto  ♦ 

E  come  locchio  più  e  più  uaperfi  ; 
Vidil  feder  fipral  grado  fiprano 
Tal  ne  la  faccia  jchio  non  lo  fifferftt 

Et  una  Jpada  nuda  hauea  in  mano^ 
Che  riflettea  i  raggi  fi  ucr  noi  ^ 
Chio  diri:(^ua  J^^cjjo  il  nifi  in  uano^ 


Defcriue  chrifìianamente  la  entrata  del 
Furg,  ciò  il  modo  necfffrio  a  ttnere, 
a  chi  fi  uuolnettar^da  le  huUure  de  uiiij, 
E  frima  chegli  intéda  da  ^irgjferefìa', 
to  condotto  in  c^uel  luogo  m.edi^nte  laiut^ 
di  Lucia  ,e  da  lei  eper  uenuta  la  nctitia 
de  la  entrata  del  Vurg,  effa  intrata  li  far 
un  rotto,  0  uero  unfiffc,  corre  jueUo  che 
ialhoY  fi uede  fartir  muro  da  Tr.uro,  Feri 
che  ependoli  (juefia  forta  da  finfira  neU 
roccia  del  monte  alquanto  fcfra  dijui, 
egli,  ufderla  di  trauerp,onie  foco  de 
laf  ritura  di  quella  fotea  iiedere,F  fer  no 


poter  fi  imaginare  ,  che  ne  la  roccia  fpe 
flirta,  Pfenso  che  fife,  come  dice,  un  rotto,  Q  uerttmente  un  fi/fi.  Ma  uenutofoi  al  dirirr.fetto 
di  quella,  foth  uedere  che  ella  era  forta,  e  non  rotto,  0  fìffc,  come  frima  fera  creduto  .  E  moi 
Talmente,  Far  alfrincijfio  quefta  f  jrta  alfoeta  un  fiffc,  ciò  è',lifar  diffidi  afoter  intrarfer  quelf 
la,FerchefcmjfrealfeccatQre,fardiffìcilcoraafYÌncifioche  p  fofpi  furgar  e  liherarp  da  uitij , 
ma  iniefb,  mediante  la  ragione,  efjlr  aiutato  da  Lucia,  do  e-,  da  diuina  injfiratione,  quello  che 
frima  lifareua  piamente  unfiffc,  li  far  foi  una  forta,  do  e-,  quello,  che  frima  li  farea  difficile, 
li  far  foiageuolcop  afire .  Onde  ancora  nel  fecondo  de  V  inferno  hahhiamo  ueduto,  che  fino 
manto  che  gli  non  intefe  da  sjirgdio  egli  eper  uenuto  al  può  fcccorpmoffo  da  freghi  di  teatri', 
et  eperp  refo  difficile  al  pguitarh  ,  ma  infefo  queflo ,  hauerlo  con'  franco  animo  pguitato  . 
V<t/5ù  quefia  porta  per  tre  gradi  di  uari  colori  ^  V  fuui  un  fortiere,  ilqual  Siede,  ciò  è-,  Fofa 


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Postillati  16 


TU>Ti 


PVRGATORIO 

e  jla  co  firli  fcffa  il  grcik  fcj^rano  ,  e  fide  fu  la  fogfu  U  pytn ,  ctr  fcfrafìa  a  tre  £racli . 
QHfjii  intenie  fer  lo  frinii  miniftro  ,  coft  iomaniafo  h  lui  nel  primo  canto  in  perfcna  di  Cai 
ione ,  M(iu(tl  dicemmo  a  frincifio  ne  la  difirittione  del  Purgatori: ,  come  ftaua  a  juefla  porta 
éi  giudicare,  e  maniar  Unirne  che  intrmano  ciaftuna  al  fuo  luogo,  dùue  fotta  altro  mimflro  fi  puri 
gaua  del  peccato,  onde  ella  era  colpeuofe,  E  rapprefenfa  il  facerdote,  che  mediante  la  fua  autoritii 
qud  ha  daffcluer  e  di  legare,  fuo^r  jueflo  .  tÀae'da  notare,  che  da  lui  fono  affclute  da  la  celi 
pa,per  lacuale  erano  prima  dannate  a  leternepene  df  l'inf,  e  mandate  a  la  pena,  dopo  lafatisfnti 
tione  de  lacuale,  fcno  haUli  da  poter  falir  al  Cielo  .  S  ta  cofìui  tacito  ajpettando  il  peccatore  che  fi 
conuerta,  zfT  ha  la  fìiccia  lucente  che  fjslende  in  una  jfada  che  fien  in  mano,  e  la  jpada  refìette  di 
modo  in  Dante,  che  non  può  tanta  luce  fcffiire,  A  dinotare,  chelfacerdote  dette  effere  uno  efpm^ 
fio  e  lucente  jfecchio  di  uirtu,  che  rijflenda  ne  le  fue  giuffiffìme  opere  in  firma,  che  ne  la  conftde^ 
ratione  di  quelle,  il  peccatore  ui  rimanga  flufido  attagliato  f  uinto  • 


Vi  tei  coHinchjche  uolcte  uoìl 
Comìncio  egli  a  dire  t  oue  la  fcorta  l 
Guardate  chel  ucnir  fu  non  ui  noi  ^ 

Donna  del  del  di  quejle  cofe  accorta  j 
Rijpofel  mio  maefìro  a  lui ,  pur  dian"^ 
Ne  dijp  ^  Andate  la ,  quiui  è  la  porta  ♦ 

Et  eUa  t  paffì  uojlrì  in  bene  auanVj 
Ricomincio  il  cortefe  portinaio  t 
Venite  dunque  a  nojìri  gradi  inani)  * 

ta  ne  uenimmo  :  e  lo  fcagìion  primaio 
bianco  marmo  era  fi  polito  e  terfo  J 
Ci/o  mi  Jpecchiai  in  effo  qual  io  paio  « 

'Eroi  fecondo  tinto  più  che  perfo , 
Duna  petraia  ruuida  ei7*  arficcia 
Crepata  per  lo  lungo  e  per  trauerfc  # 

Lo  terTiOj  che  di  [opra  fàmmafficciay 
Porfido  mi  parea  fi  fiammeggiante  ; 
Come  fingue ,  che  Jùor  di  uena  piccia  ♦ 

Sopra  quefìo  teneua  ambo  le  piante 
Langel  di  Dio  fedendo  in  fu  la  fo^ia  5 
Che  mi  femhiaua  pietra  di  diamante^ 


Non  dette  il  peccatore  andar  Jinan*^  al 
facerdote  fin'^  effereforto  e  guidato  da 
diurna  injpiratione,  perche  fcn"^  di  cjueU 
la,  la  conpjfrone  furia  nulla  e  nocerehlf. 
Vero  intefolangflo  da  Virg.che  Lucia Ja 
jualera  laforfa,  hauea  moflrato  hrU 
porta  del  Purghe  detto  che  a  (fuella  douejfi 
YO  andare,  Cortefcmefe  rijfonde,  che  ella 
aud^  i  paffì  loro  in  henp,inKÌtàdoli  al prì 
ceder  inan'^,V  a  fdirifcpr adetti  gradi* 

Per  juejfi  tre  gradi  di  uari  colori,  dinota 
ire  diuerfe  conditioni ,  che  dehhono  effct 
nel  penitente  inan'^  che  uadaal  cojpetto 
del  facerdott,  E  per  lo  primo,  iljual  e  di 
bianco,  polito  e  lucente  marmo,  dinota  U 
confcientia  del  penitente  douer  e/pr pura 
e  netta  dogni  macula,  ne  latfual  fi  dfhhe 
Jfecchiare,  e  con  maturo  effmine  riconti 
fer  fc  mede  fimo  V  i  fuoi  paffatì  errori^ 
Per  lo  feco  do  grado  più  tinto  del  color  peri 
fo,  delijualojcurocoloY  dicemmo  nel  vy'. 
de  Vlnf,E  che  era  duna  pietra  ruuida  C9* 
arficcia,  e  per  Ogni  uerfc  crepata  intende, 
per  lo  dolere,  pentimento,  tf;  afftittionf. 


<Ji^^l  dMeeffer  nel  peccatore.  Per  lo  ter 
^gradojual  e  di  porfido  pietra  durifftma  e  ìiro/fo  colore,  dinota  il  firmo  profonimento  aual 
dette  ejfer  in  lux  di  mai  fiu  ritornar  al  uomito,  ma  tutto  acce  fi  di  carità  e  j^ruente  amore,  humi^ 
liarfi  a  Vio  e  reconciliarfi  col  froffmo  .  Siede  cjueflo  portinaio  fu  la  foglia  de  la  porta,  aual  è» 
di  duriffimo  diamante  tenendo  e  piedi  fu  (fuefo  ultimo  grado,  a  dinotare  la  firma  conflantla  che 
dette  fffer  nel  ficerdote  di  non  turlarfi  per  cjualfi  uoglia grande  e graue  fielerita,  che  infeni 
da  e! fere  jìata  nel  penitente ,  a  ciò  che  per  la  fua  aifierita  non  hattia  a  difierarfx  de  la  infii 
nita  mifcricordia  di  Dio  •  u     *  ^ 


pi 

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A 
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Cai 

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Postillati  16 


CANTO  NONO 


Ver  li  mgraSi  fu  di  buona  uo^ta 


La  ragione guila  il  fcnfo^Uofh  oMifiìi 


Mi  traf[cl  duca  mio  dicendo*^  Chiedi 
Uumiiemme  chd  ferrame  fcioglia  • 
Viuoto  mi  gittai  a  fanti  f  ìedi  t 
Uifiricordia  chieft  che  ma^riffe  5 
ìAd  fria  nel  ^etto  tre  fiate  mi  diedi  ♦ 
Sette.  P,  ne  la  fronte  mi  dcfcrìjfe 
Coi  funton  de  laf^ada  \e  fn  che  bui , 
Cluando  /ci  dentro,  fiSe  piaghe  dijfc. 


tf,  e  fimo  di  diuin^  infiiratiove  ,fu  il 
km  uoglia  ferii  tre  gradi,  ammomi 
fcek,  che  Ma  hmilmente  chteier  al  (4 
cerdote,  che  fciogha  il  legame  de  lefuecol 
f  e,perche  dofo  il  dehifO  effmme  di  ijneUe, 
e  la  mirinone,  ffntimento,e  dolore  dha-. 
uerlt  comme/p,  er  ti  firmo  fropnimen} 
io  di  non  pia  ricaderci,  che  fcno  li  (re  gra 
dijtuien  a  mamfjìarle,  hurràlmcte  che 
iendolaffclutione.  Onde  dice,  ih  e  fi  gito 
leuoto  aùnti  ùedi,  chef^nijic^  Ihtmita,  e  chiede  mifcruordia  chegliafri,  ma  prima  fi  da  tre 

VrJi  0  uien  IfecU  Col  cuore,  con  la  tocca,  e  conle  m.le  opere  .  ^^ì^;/^;^;' 

Tde  UpolfcrLe  E^cil,  ^enielat  u.  adportam  ^  rejf:c.laf  ador.rfem,  r!r  ^..^^r^ 
Js  .  if  loi,  Verfngulos grad.s  meo.  fronunùaio  eum  .  SEUe.  P.  ne  A^.f.  c/ 
T<efcfi  in  colpa^irlmLnte  domandato  alfccerdote  lasfcìufione,  CXuellofnma  h  defcr  i 
ir  con  laiunta  de  (faia  fette.  P.  ir^  fronte,  ciò  ^,  U  dimoftra  apertamente  mia  fuenta  it  la 
^^:a  l  ciuantfgrJa fieno  a  lamma  L [^tte.eccat:  capitaci,  «T^'^>^^^^^^ 
i  interronendouila  d^u^nam^fcricordiadaluiadimandata,  loammom^e,  che  fu.ndof  ra  deni 
Z  da  laLta,  no  h ,  che  cjuando  egh  Ihauera  .fcl.to,  che  laui  cj.e  le  fcUe piaghe,  e  c,u^a  .1. 
L^^^^^^^^^  H^^^^^^-  Mf.  W/..  mdeleco^ditiomche 

Ku" die.  Augnino,  Sujfcitmores  in  meìius  mutare,  ^  a reccat.  recedere 
uU  de  eisfiaf  domino perfenit^nttf  dolore,  per  hunjilitafis gemitù,  per  conlritme  cordu,  jacrift 
cim    onde  ilSalmijìa,Videhumilitatemed  cT  àolorémev,tir  dimiUe omnia peccatamea  . 


Cenere ,  0  terra ,  che  ficca  fi  caui , 

Vun  color  fi)ra  col  fuo  u  'ejlimento  t 

E  di  fitto  da  quel  trajfe  due  chiaui» 
luna  era  doro,  e  Ultra  era  dargento:  ^ 

Vria  con  la  bianca ,  e  pofcia  con  la  gtaUa 

Tece  a  la  forta  fischio  fui  contento  ^ 
CLuandunque  luna  dcfìe  chiaui  falla. 

Che  non  fi  uolga  dritta  fer  la  topfa^ 

Vijfe  e^i  a  noi  \  non  fifre  quejla  catta  ♦ 
Viu  cara  ì  luna  *^  ma  Ultra  uuol  troj^pa 

Vane  e  dingegno  auanti  che  di  sferri  5 

Ver  ch'cUa  e  quella,  chel  nodo  dfgrop^^a 
Va  Pier  le  tengo  t  e  di\fcmi  chi  erri 

A«^/  ad  aprir , che  a  tenerla  ferrata^ 

Vur  che  U gente  a  piedi  mi  fitterri .  '^;^tente  daUcommeffi' colpe ,  riman 

iuuo  cotento  e  luto,  come  quello  che  fi  troua  hauer  ì [caricato  U  confùeniia  dun  grauiffimo  e  mot 
taliffmopefo .    (l^^andun^ue  luna  dejìe  chiauifiUa  ,  Vimoflra,  che  ogni  uolta  chel^  jMt 


tra  il  uejìimento  de  langelo  di  color  di  ce 
nere,  odi  terra  ficca,  foUo  del  jual  traffe 
éue  chiaui,  una  doro  e  Ultra  dargento, 
A  dinotare,  che  dato  chel  ficerdcie  haU 
Ua  UfcientU  di  faper  conofcer  U  grauita^ 
del  peccato  fignificata  per  la  chiaue  dargé 
(0,  e  Uuiorita  dasfcluerlo,  fignificata  per 
la  chiaue  doro,  e  che  tale  autorità  non  foi 
lamenfe  fia gràdiffma,  ma  diuiniffma^ 
ìton  della  pero  uefiirU  di  fuperhia  e  daU 
ierigia,  ma  di  pura  e  fmplice  humiltafti^ 
gnlficataperU  fuo  uejìimento  di  color  di 
cenere,  0  di  terra  ficca .  Vrima  aduni 
tue  con  la  lianca  difiernendo ,  poi  con  U 
gialla  affluendo,  fice  talmente  a  U  porta, 
hio  fili  contento,  Verche  affdutc  e  Utero 


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Postillati  16 


PVRGATORIO    CANTO  NONO 

foter  ciffdune,  U^dumnt  fftr  itmun  ucihrt,  E  che  lima  ie  ,  ,(,;.„;  e'      l        /  Z 

m  S.Ma,.  ,  XV,.  </u«<(a,  Er      </<,Jo  fW,  regni  ,«krur»,  a  <,H,icun,t,e  li»,Jrùr„ 

E  Ulfmi  <h,  erri  MuolUfmma  clementi,,  chef  f.urhte ufi uerfo  M  Jcculore  mifruji: 
t»onjcm,l,,f,nhehumilmenfeueng.,renJe^  incolpa,  Onieiifm  kcca  Jijp  M'f^Uor] 
ium  «o/o  n,n  ficrificim,  Ef  d,roue  è- ferino,  Si  Deu,  henigr,u,,  .u*rf  ftcerl.  Jeru,  i 
Vi,  emmp,terfimilia,  ejìUrgu^,  i,j}cnfmr  non  Mei  effe  uni .    '  /"»<"'/ 

Po/  p«/e  ìufch  a  la  porta  ficr^ta  d.;.o  ,7  maturo  effmine,  il f,cerhte,oÌH 

D/fCMdo  ;  Inlrm  t  ma  pcaoui  Morti }  flo  lafM  Marita,  Pinge  lufcia  a  Ufcra 

Che  di  fuor  torna ,  chi  indietro  fi  gudta .  '«F^'"'<  M  Purg.  ciò  è-.  Viene  a  Ulfdu 

E  quando  jùr  ne  cardini  dijìorti'  tione  ammonendo  d  peni/ente ,  che  chi  fi 

Li  (j}!goli  di  quella  regge  fiera,  i"'^^"  '»  ^'"ro,  torna  di  fuori,  ciò  è-, 

Ch'e  di  m;  tallo  fon  fonanti  e  finii  che  chi  ricade  ne  le  f^jpte  commefe  coU 

Hon  ruggiò  f,,„e  ft  mojìrò  fi  aera  '7"''    ^"P"'"  ^'  f'""'  f<g"ifi 

Tarpeia  j  come  tolto  li  fui  buono  "        F'^^l',     l?cerdoie  dice  al pe 

Metello  ;  perche  po,  rimafe  macra .  ""nT.''  Ti'     ""''/-"f''"' J"^«r.. 

^  ''  ^  Quando  ftir  ^r  carhm  Jiiflorti,  vmoi 

p^,  che  era  (erario  de  Romani,  ni  (ice  fato  (^.«/ioM.feT'''''"'';-'''''  ^T"  f'  5" 
trarne  i  Meri.  Imil.ihhe  fi.,„L  LJ  '-'"^'  '  '"^^'"1  "^'"fnre,  perche  d,  rado,  per 


lem  rmlf,    tento  d  pim  tuono^  'ntranh  Dante  per  la  porta,  rì.olth  la.. 

E  «  m,m  laudami    n>,  parea  dito  al  primo  tL  che  c^JUafce  ne  la> 

Jdtr  m  uoce  mtfia  al  dolce  fuono  .  frirfi,  e  parueìi  udir  cantar  in  uoce,  che 

Tal  magme  apunto  mi  rendea  f'ccompagn.ffe  col  fuono  deff,  porta.  Te 

C/o ,  chi  udiua  j  qual  prender  fi  fucle ,  ^'n»>  l'udamui  e  cet.  a  ftmiìuudine  di 

Quando  a  cantar  con  organi  jì  Hea  :  cantano  fu  hrgano,  che  le  pai  ■ 

Che  hor  ft ,  hor  no  fmtendon  le  parole,  cant* ,  fmtendon  hor  ft 

Unirne  del  Purg.fim.lmente  lo  cant^anoper  fa  conuerfme  di  lui  et  Vio .  '"r''"''^-' 


PVRGATORIO    CAl^TO  DECIMO 


Po;  fimmo  dentro  <iì  foglio  Je  U  porM  ;         D'/cWi;^  ilf^a  nel  frffnie  cam,  come 
Chi  mi  mcr  de  Unirne  d>fufi ,  f»fo  P^'"  ('''"'l- 

Verche  m  pmr  dmti  h  uia  torta  *y  rr''.  r  r       i  r.  i  v 

Sonando  la  finti  ejjcr  richufi  :  ^ 
E  sìo  haucjje  glìocchi  uoìtì  ad  effa  ;  ff^yripi  àUimiUa,  E  pi  uenxY  ueYfo  di  lof 

Qual  jòra  jìato  al  fililo  degna  [cufaì  ro  anime  fcttoffjì j^rauiffimife fi , 

VOifumìT.^  denfYO  al  fcgìio  de  la  fot 
CHi-,  la(]ualfOYta,  limalo  e  Yeù,  f  mn  tuom  amore  ie  lanime  da  /or  fo/?o  ne  caduà  Un  ter 
veni,  e  ne  diletti  e  fiaceri  del  modo,  Di  firpf,  Ta  eh  ijuefìa  pYta  non  fifa,  j^fYthe  alUuaie  da  cjuei 
Pifiilft  ieniy  ncnficuYano  diuenir  ajpemfentia,e puY^aYfc  de  le  commefp  colile.  Onde  dice,  FE  r^ 
chefij^arer  dritta  U  m  /or/^r,  c/o     Perche  tal  non  himo  amore ^  fi  f  arer  dritta  la  nò  dritta  uia, 

AB  ili 


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Postillati  16 


pvrgatorio 

U<ìual  ^  li^mf  n  fui  fin,  in  f.efli^lf,  ,  finuì,  ^ud,  che  fclo  in  Do  Ufn  &  infJnif, 

<hf  nf,na,VnchnMi  à,fi  ccmeuono  per  fyi,  m.li<ia,cmn„  tei  c.fo  Uueria  fitto  l^rfi 
fcnh  flati  mmmtì  del  no  Mliarf,  mitHriJt  iifum  no  ud,»  iormrt,n5  ftp^^.J.fc^J 


No;  fikuam  per  um  fktm  Jèjjà , 
Che  fi  tnouca  duni  t  d altra  parte  5 
S't  come  tonda ,  che  figge ,  e  fapprefji  ♦ 

Qui  ft  conukn  ufar  un  poco  darte-, 
Comìncio  il  duca  mìo ,  in  accoflarft 
Hor  quinci  hor  quindi  al  lato ,  che  fi  parte^ 

E  qucHo  fece  i  noHri  pajji  fcarfi 
Tanto  ;  che  pria  lo  [cerno  de  la  luna 
Higiunfe  al  letto  fuo  per  ricorcarfi  , 

Che  noi  fòjjimo  fuor  di  quella  cruna  ^ 
quando  fummo  liberi  ^  aperti 
Su-idouel  monte  in  dietro  fi  rauna^ 

lo  fiancato  j      ambedue  incerti 
Di  noHra  uia^  reflammo  fimun  piano 
Solìngo  più  j  che  ftrade  per  diferti^ 

Va  la  fua  fionda ,  oue  confina  il  uano  , 
A  pie  de  Ulta  ripa  j  che  pur  fiale , 
Mifitrrebbe  in  tre  uolte  un  coipo  humano  : 

E  quanto  locchio  mio  potea  trar  dale 
Hor  dal  fimifiro ,  &  hor  dal  defìro  fianco  ; 
Q^efla  cornice  mi  parea  cotale  » 


Saliuctm  ilprim:,       fey  la  fffur,  iui 
n<t  pietra  che  ficea  /or  uia,  Z7  ognuna  de 
leftte  jfiòde  aniaua  fu  no  dritta, 'ma  fi  c^r 
cena  hora  da  luna  csrhora  da  lalfra parte, 
come  fc^lionfir  lonJe  fai  mare,  0  Ihedera 
fu  per  frócOyO  murù^Onde  la  fdiiA  loro  per 
lafrffura  delfaJJo,che  era  in  me^  fra  ìu 
na  e  Ultra  j}óda,poffua  effer  indue  modi; 
ìuno  fcmpre  fu  a  drittura,fen'^ piegar  dal 
cuna  de  le  parti,  e  f^efto  era  il  più  treur, 
mail  più  malageuole,  L altro  dandarai 
onde  fecondilo  lefue  jfode,  ^  accoflarft 
hor  a  luna  tfrhor  a  laltra  di  (]ue[le,E  ^ue 
fio  era  il  più  lugo,ma  il  più  ageuole  modo. 
Dice  adùc^ue  V  irg,  a  Dante, ciò  ìy.  La  r«c 
gior\e  4f(nfo,Cóu(nir  in  ciuefìo  luogo  ufar 
un  poco  darte  in  accoftarfi  hralun:>  cT 
hoY  a  laltro  laf:),  che  era  di  prender  il  più 
lungo,ma  il  più  ageuol  modo  nel  f  iire . 
Verche,fclhuomo  a  principi:^  che  entra 
per  la  uia  de  la  uirtu  uolefjc  cominciar  da 
le  fiu  aff  re  eiT  ardue  cofc,  fer  non  effcrui 
fffuefitto ,  leggiermente  mamherelhe  tra 


a    t  rf      tia        t      irn    ,         ,         ^i^y^  àif^^Y^riaft  deliwprefa  ,MaaccQ^ 
fiandofi  hor  al  deliro  t!T  hor  alfmjiro  lato,  do     Y^dfcguitando  hora  la  ragione  cr  hora  ilfcnfo 
e  cofx  apoco  a  poco  affuefkcenlofi ,  uien  a  ^r  hahiio,  colcjual  poi  ageuolmenfe  f  uincono  tutte  le 
iifficuìta .     E  Cioficer  li  n^firipaff  fcarft,  Verche  nel  [dire,  n^n  prendeuano  co pa/f  tanfo  de  la 
più  ageuol  uia,  (juanto  hauerianofiittofcfijfcro  proceduti  fu  dritti  per  la  più  malaoeuole,  che  fu 
gnifica  hauer  tardato  nel  proceder  per  la  uia  de  le  uirtu,  hauendo  cominciato  da  le  più  a/euoli  cofe 
E  tanto  erano  tardati,  che  prima  che  effl  fijfero  fiori  DI  ciueUa  cruna,  do  è-.  Di  quella  fìretta 
t!ranguftauia,  come  ^fempreaprincipio  quella  de  leuirtu,  LO  fcemo,  do  ^,  la  parte  Rema 
iela  hnarigiunfeperricorcayfe  A  Lfu  AeUo,cio  ^,  A  lori^nte  occidentale,  oue,  fecondo  i  foetL 
ftuaa  polare  .Equi  hahhiamo  ad  intender  duf  afe.  Luna,  che  lo  [cerno  de  la  luna  R  ^  queUa 
parte  di  lei  da  l^fff^lecorna,  e  quejìa  guarda  fempre  a  lopp,fta  parte  di  douefi  froual  Cele, 
come  per  figura,  felfjefiffì  in  Oriente,  e  laluna  a  me^  cielo,  lo  [cerno  fuo  ^uardlria  in  ocliden 
.  Laltraf  e,  che  efjendo  quefto  quafi  il  principio  del  quinto  di  del  fuo  plenilunio, nel  qual  ft  tr2 
uoinoppfifionealfde.  Onde  in  fine  del  xx.deVmf     g  a  hier  notte  fUU  luna  tonda  e  cet. 
Dopolac^ualoppofume,  appreffcmdofi  al  [de  ogni  di  [erh  j}atio  di  xiy.  gyaii  pco  più,  0  meno 


CANTO  DECIMO. 

.  .  m.rrn^mf(ratah.fraiLnlìm»lmfi  ci' diciamo.  Sf  <:iun<jutm  ijutUaUmujtf 

fcUft    oriente  iZJentl  fi  d  camino  Ji  xv.      J/,  ueniuaai  fr  tre  ho.  e  iue  ia^ 
'1/     H  U      cfe.  in  fai  fu^  o^fofume  m  r^elfnmograk  de  U  uhra.Morauemua  ad  effe, 

J,ccauLrahver.Àd^Jraadunciue,cm  uué^nfinre,inma  che 

12  crii  tra  \a  4  '    V^^'-  ^'^^  '^'''T    ^'T  ''"'^T     ^  ' 

;  .V^/.r.,  0  pi.  Jti.  h.re  i^  c^U  ir,  hnie  nel  f  recedente  canto  >/'/^^--;^.'^,f- 
l  cL  due  hore.  MA  <,uando  fi.lo  Hlen  ^  aderti,  do  .  Ma  cjuando  f.rnrr.  fumdf 
1  ,  la  le  cu.  ff endemia  eraLofcrrat:,  e^unt.ffra  de  Ufert.  ftano  delfn.o  ha%  .0 
Zlmnte  fi  raduna  ind:etr.,  fenhe  da  effe  A  co-  ci.' U^:.r.o  cf..o/?..  o  u.na 
ejfer  doJJno  ar.undat.,  lo  fer  hjef^  dela  camene  non  V.g:ho  cì  efclo  ^-^^^H^^^^ 
STaJfO,  Verchelfcnfo  f  fuo  ne  la  difficulta  del  corfcguir  le  mrtu  von  eff.ndom  affuef^U  jian, 
l7?mnU  ralÀe  Jereffcr.nciuS^^^^^^^  S.luatornn  San  ^^aUeo  al  xxvi. 

LL  ^uidern/ornftu:.p,caro  aulm  infima,  ET  aMue  incerti  dinofra  -^/^^^^^^ 
UraJe,  ofialJlletto,fcn^.l  dtuino  lume  fuoerrarla  dnUa  ehmau^a  dea  u:ru,  RERami 
Z^fununl^anofcl^niO,  A  dinotare  fur ancora,  che  rari  fcno  quelli  che  .nl.ro  d^r^r^arfi  Je 
le  commeffe  col^e  /  DA  Ufi^a  fionda,  r.molira,  che  ^uefto  pano,d^u.U.raua  do^nnnforno 
il  monte  L  fiL  a  cornice,  hauea  tanto  iilar^he^l.,  cjuanto  ^  treuolte  la  lunghezza  iun  .or. 
.0  humano  ma  da  deftra  e  dafimfira  da^nghe^^a,  guanto eglqoteua  Lntan  uedere,fercheg.ran 
dofer  mo  intorno  al  monte,  ueniuu  ad  effcr  fcnl^fine,  coft  ancora  come  era  fcnl^pmcifio  . 


is  fu  non  ercin  moffi  i  pie  «ofTri  dnco\ 
Quandh  conobbi  quella  rifa  intorno , 
che  dritto  di  [alita  haueua  manco  ^ 

Ejpr  di  marmo  candido  ^  adorno 
Vintctgli  ft  j  che  non  fur  VolicletOj 
Ma  la  natura  glihauerebbe  fcorno  ♦ 

Lan^el  j  che  uennc  in  terra  col  decreto 
De  la  moltanni  hgrimata  ^accy 
Che  aperfd  del  dal  fuo  lungo  diuieto  $ 

Dinanzi  a  noi  pareua  fi  uerace 
Quiui  intrugliato  in  un  atto  feaue^ 
Che  non  femhiaua  imagme ,  che  tace  ♦ 

durato  fi  faria,  chei  diceffe  Awe; 
Però  chiui  era  ìmaginata  quella  ; 
Che  ad  aprir  Ulto  amor  uolfe  la  chhue 

"Et  hauea  in  atto  imprcffa  efla  fnueUa  j 
Ecce  ancilla  De/  fi  propriamente , 
Comejigura  in  cera  ji  fuggeUa^ 


Uonferanoanchora  moffijper  lo  fiano  di 
(juffìo^hal^,  (juando  Dante  fuile,che 
la  rifa  de!  fecondo,  a  tacjuale  effe  pano  ter 
minaua,  e  lacjuaìe  HAueua  maco,  ciò  ^, 
lAancaua  di  driUo,  e  di  ragione  di  fallita. 
Et  in  fcntentia ,  che  fer  t]  nella  non  fi  pi 
ieua,  perche  era  fYOjfprifida,flire,  e  fi 
f(Y  dì  candido  marno  ornato  di  tanto  feti 
tìliffmì  V  artificio fffimi  infagli,  che 
non  fclamentehaueriano  uìnto  Pclicleto  ce 
leiratiffmo  fcultor  e ,  del  eguale  fcriur  So; 
lino, che  fco^fiua  ancora  le  ficàole  ftn 
mhhe  tanto  naturalmente  con  ogni  fiid 
ntemlro  diflinto,  che  fareano  uere.  Ma  la 
maeftreuole  natura  ne  haueria  Yiceuutu 
forno  e  uergogna  iimofìrUo,  che  effi  in', 
tagli  erano  diuer fi  effcmfi  dhumiUa,  lai 
ijual  e  coma  a  la  fuferUa,  che  fu  (f  ueffo 
primo  lal^fifurga,  tST  il  frimo  effmfio 
che  uidero  intagliato  dinan'^  ad  fffi  ^ra 
ùueUo  di  Maria  \ ergine  anuntiata  da 
AB  in» 


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Postillati  16 


-,„    ,    ,  P  V  E  0  A  T  OR  I  O 

or Jwa/mtJf  la  facf,,hf  Dio  MÌfM  fiy  con  t'hi,on,o,  che  fin  .BU^  ,,^L  ,  'r  li  i 
<0>>,eifinnfairicV^;;;^^ 

aelo  chfnm  j^nlofeccM  mgmaìf,„e  era  meim  ,1  fotem  filire,  fi  M^m  ^er  ZqlIu 
ue  A  .rytrfUI,,  efomm  umrr  che  Dio  f,yUm  «  th»omo,ferche  miiilf  l^M^rfnhuinilSZ 
P'>Yl^m'>FrU<i^^f->>,nii.ch^ 

»urk  mom,j^er  darne  hie  Cr'  eterm  mta,.[erfi e fice  mamfjìo  Imfinifo  morecheneporL,, 


\\rnrx 


No«  \mr  pur  ad  un  ìucgo  la  mente, 
Dijfel  dolce  mieflro  j  che  mhauea 
Da  quella  parte ,  ondcì  cor  ha  la  gente 

Perchio  mi  mojji  col  uìfo  j  e  uedea 
Di  dietro  da  Maria  da  quella  coHa, 
Onde  mera  colui  j  che  mi  mouea, 

Vnaltra  biHoria  ne  la  roccia  impofla  : 
Per  ch'io  uarcai  Virgilio ,  e  fèmi  prejfo , 
A  fio  che  fòjfe  a  fiocchi  mìei  dij^ojla^ 

"Era  intarlato  li  nel  marmo  JìeJJh 
L(J  carro  y  e  buoi  traendo  larca  fintai 
Verche  fi  urne  officio  non  commejjo  ^. 

'DìninXi  purea  gente,  e  t  ntaquantx 
Vaniti  in  fate  chori  a  due  miei  fcnfi 
lacca  dicer  lun  no^laltro  fi  canta  ^ 

Sim)le!7:ente  al  fimo  de  glincenfi , 
Che  uera  imjtgmato  ^gliocchi  el  nafi 
Ti  al  [fi  er  al  no  difcordi  finfi. 

Li  precedeua  il  benedetto  uafo 
Trefcando  al\ato  Ihumile  falmijla^^ 
E  più  e  men  che  Re  era  m  quel  cafi^. 

Di  centra  effigim  ad  una  uifla 
Dungran  palaT^o  Uicol  ammirai 
Sij  come  donna  difpcttofi  e  trijìa^ 


Afpfffo  If/pmpio  ie  Ihumiìfa  ii  Maria, 
ilpftapnf  che  ne  la  roccia  fijje  intaglia 
ti  quello  de  Ihumiìfa  ii  DauU  fecondò  R  tr 
del  pplo  di  Dio,  ilqual  domanda  faìmiA, 
fta,  per  hauer  cow/o^o  molti  [almi  in  loie 
del  Signore ,  che  hoggi  fono  cantati  da 
la  militante  chiefa.Onie  hahhiamoad  inf 
tendere,  cheal/cfladel  fecondo  lik  di  Ke 
contenuto  ne  la  hihia  fi  legge,  che  uolen 
do  Dauid  riducer  larca  del  Signore  in  lef 
Yufalem,  La<fual  era  aHhzra  in  Gabaa  ne 
lacafà  d'Aminadah,  iefofc glihahitirega 
li ,  e  mifeft  nel  numero  de  Sacerdoti ,  ca 
f^ali  andato  ala  cafa Amina dahfjtic 
ieuofiffimamenfe  porre  effa  arca  fqra  ad 
un  nuouo  carro  ,  cr  a  juellj  fece  metter 
i  Iruoi cheto  tirfjfcro.    of^  zfT  Aio  fii 
gliuoli  d'Aminadah  guidauano  il  carro, 
e  Dauid ,  alatola  uejìe  f^cerdotale^^er 
ejfcr  più  jf  edito,  an  jaua  co  glialiri  fa  eri 
d^ììi  dinanl^  a  cjueUo  dan^ndo  e  cartan 
io  alfuom  de  tìmpay.i,  ir:mlet(e  e  cimha 
li,che  ijueUii'ìfraelfcnaiiano,  E  co f  giù 
ti  a  lara  di  Nacor ,         flejc  la  mano  a 
laYca,chefnceuaf(gm  di  cadere  per  li  huoi 
checalcitvauano^per  Ucftial  profuntme,. 


de  for>,mi  f^cerht,,  ma  che  inf.nAe  c,n  Aio  ,7  carro ,  E  ter  cueflì  hehhi  r.i  U  T 

&  7/  '  r   """"'ff;''"''  '^"'foe"',fnhfc.fc  i,l  ueiJelun.ua  c\.  carA  ZZ 


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Postillati  16 


CANTO  DECIMO. 

Uer^cì  r.r..«3//.  i'/^orii.  trulfcnfo  del  ui[o  e  c^ueh  df  hhr.t^,  jfmhe  al  ueìerf^ma  m 
(fUre      !oimio,ch  n:in  fnfia  kd^re.ieneuo.  di  «o  .  Purea  Dauid  in  ^juel  ujc  fiu  diRe  ,  fff 
efìh  \n  Uit,  di  ftcerd^te  ,  U  debita  delfi^le  e  ma^^ior  di         del     ,  H  fareua    KO  di 
E  .  elìhdcft  pRo,      hmilM,  a  dan-^re  ^  a  canUre  dinari^  al  Signore.  Gtunf,  ìan<^  dem 
^ùciù  di  ler.filem,  e  f affando  dinan'^^Ucafa  regale,  MHoh:rglie  diVauid,  a<iua  erec 
AD  una  uijìa.ao  ^  Ad  una  finefìra  da  U^u.dft  uedeua,  euedendo  il  Kein  c,,el  m,do  lujcae, 
lo  dill^re^io,  Ahual  tmaO  che  fii  a  cafa  fà.endofdi  inmira  li  diffc  f^rdijf  regio  ,  O  cj^^nn  e- 
jìatAJii  M  il     d'ìfraeì  difcofrenhf  inanimi  a  le  analle  de  fuoi  jmn  .mudato,  come  Jt 
dmudanì  ifa^^.  Rijfofc  Vauid,  ^lua  il  Signore,  che  io  giocherò  fiu  t:jiodinan^  c  lui,chen.e 
ha  eletto  e  comandato  che  iofilfe  duca  fcfra  del  fuo fofob,  che  dinan'^  a  tuojadre  ^  a  caj},)u<^, 
,  Giocherò  e  grommi  fiu  humile  e  uile  dinc^n"^  a  li  fiioi  occhi,  E  cofi  affrejfc  lancile,  de  le  eguali  tu 
Ù tarlato,  faro  tenuto  f  iu gloriofo  .  ¥u  Micol  figliuola  di  Saulfnmo  Rr  d'ìfraeì,nr^a  fuferho  tfX 
^rotante,  uhuale,  fey  uoìer  dmno,ft<ccede'  Dauid  .  M;* U  notare ,  che  giunti  c^uejli  f  M 
(midi  auejìo  primo  hal^,in2^  che  efft  fi  niouelfcro  ne  a  dejìra  ne  a/ìnifìra  jferlopano,o  fa  f^r 
Ucornue,che  dogni  intorno  ahbracciaua  e  cing^al  monte,  iìptta  te  fiderò  hffrrpo  di  M.  \'erg. 
che  li  fìaua  in  faccia  fcolf ito  ne  la  roccia,  tfT  era  Virg.  dafmjìra,  onde  dice  che  ghaa  da  cjuela 
tarte  che  la  ^ente  ha  ti  core.  Ma  uolenk  confiderar  lejfimfio  de  Ihumilta  di  Dauid,  iciuA  jcgtiii 
ua  a  la  dejìra  dietro  a  cj^o  di  Maru  ,  jferftr  che  fò/fe  fi^  dijf  ofto,  e  meglio  afj^ariffc  a  ghoccb 
fuoi  \Arco  Virgilio,  ciò  è',  Vafso  oltre  dinan"^  a  h.i . 


lo  mojji  i  pie  dd  loco  douìo  ffaud  j 
Ver  auìfar  da  prejjo  umltra  hijìorìa , 
Che  di  rctrj  a  Micol  mi  htmcheggim . 

Quìui  era  hi^orìata  Ulta  gloria 
Del  Roman  frince  ;  lo  cui  gran  ualore 
Mojjc  Gregorio  a  la  fra  gran  uittoria  : 

E  dico  di  Traiano  impcradore^ 
Et  una  uedouella  gUera  al  freno 
pi  lagrime  atteggiata  e  di  dolore  ^ 

Intorno  a  lui  parca  calcato  e  pieno 
D/  caualicri ,  e  lagugUe  ne  loro 
Soureffin  uifìa  al  uento  fi  mcuieno  ^ 

La  mifcreUa  in  fra  tutti  coftoro 
Varea  dicer  \  Signor  fhmmi  ucndetta 
ri  mio  figlio  che  morto  *^onàio  maccoro , 

Et  egli  a  lei  rij^onder'jUor  afpctta 
ranto  ,  chio  i:rni  t  e  quella  j  Signor  mio  y 
Come  pcrfona ,  in  cui  dolor  fàjf  retta  5 

Se  tu  non  torni  t&  ei\  Chi  fia  ,  douio , 
La  ti  farà  :  e2r  eUa\  Laltrui  bene 
A  te  che  jii  t [ci  tuo  metti  in  oblio  l 

Onà\^i'.,l\or  ti  confata  :  che  conuicne , 
Chio  folua  il  mio  douer ,  anv  cho  moua  t 
Qiufiiùa  «ole,  e  pietà  mi  ritiene^ 


D3/0  lejpmfio  di  DauiJ  ,pgttiua  (jueCo 
di  Traiano  imferadore,  il  cui  uahre,giu 
pìtia  ,  clementia  tfT  humanita,  affai  ne 
pifano  fjfeynote  jfer  quello  che  ne  fcriue 
Suet,  Kefirijano  aluni  (fuefìafarficoU 
rifa  de  Ihumanita  dilui,iheefédo  flito  a 
cauallofer  andar  in  ejjìnito  co  fuoi  ceni 
litoni,  Wer.neuna  t-:edoi:ella,la£jual getta 
lafcli  afiedì,  li  ihiedeuajfiangendo  iffff 
uedicata  dun  fuo  fi  giuoco, che  glierafuto 
morto  ufando  le  favole  daljfcefain  ijuep(y 
luogo  replicate  inf  erre  conia  rijfojia  di 
TYaiano,le  uirfuéeljuale  dicaìo  J  e  mofji 
YO  Gregorio  Taf  a  a  fregar  idio  ftr  lui  fin 
a  t^to  che  li  fii  reuelatOjiht  era  lihfYO  da  le 
fene  de  Vlnf,  Onde  dice,chel  ualoY  h  lui 
moffe  Gregorio  A  la  fua  gra  uittoria, di 
è-,  A  la  ^ran  uittoria  che  mediate  effi  fuci 
freghi  hehle  del  Demonio  hlerando  TYa*, 
uno  da  le  fue  mani  oltre  a  la  ofinione  de 
fdiYi  theoh^i,  che  chi  ua  dannato  a  Vlr,f, 
no  nefce  m^aiMa  fi  cofi  era  fiatuito  a  frin 
ci  fio  da  Dio,  nòn  è'  cctro  a  lordine  fuo  ^ 
colui  che  mai  no  uiée  cofa  noua,Q^.efi 
e  (ciò  Dn,py  hauer  ah  eterno  tutte  le  co^ 
fe freueduto ,  Adwwjwf  egli  fclo  froiuffc 


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Postillati  16 


CANTO  DECIMO* 

Colui  ;  eh  mai  non  uide  cofa  noua  j  ^ufjìo  parlar  uìfiUlf,  Vmle  jfarlari  no 

Produjfc  eflo  uijibile  parlare  /?  ufiono,  mafcdom,  E  (jueflo  era  fmiU 

ì^oueUo  a  noi  j  perche  qui  non  fi  troua^         furiare  che  in  àf lo  tifino j^/ijfiriti  fUt 

ti  e  Unirne  teate,  fere  he  mojìrano  di  fiiOf 
ri  per  la jf  etto  i  concetti  loro  .  Onie  il  poeta  dice,  Tal  uifihile  parlare  effcr  nonetto  a  noi,  ferche 
(jui  non  ft  troua,  non  potendoft  con  lintelletto  hman:»,  i  fccreti  del  cuor  uedere . 

Mentrio  mi  ditettaua  di  guardare  Mentre  che  Dante,  intffc  per  kfcnfo  aia 

Limagmi  di  tante  humilitadi ,  ^ijì^^P^    '  ohedir  U  ragione,  fi  dilfUaua 

E  fer  lo  fabbro  lor  a  ueder  care  i  in  cjuefìe  imu^ini  dhumita,  care  a  uede 

Ecco  di  qua  ;  ma  fanno  i  pafji  radi  j  ^'"^  ^  '"''^'f^''  i^jual 

Mormorauaì  poeta  molte  ?entì  t  '""'f'^^  ^'^^"^^  " 

Qj^cfli  ne  muteranno  a  kialti  gradi .  uuol  inferire  che  non  manuahen 

ni'tnrrW,  y.r,^;  *  .u.  .     '  .  tf     procelfo  di  femo,  ma  in  inftanfe^ 

Z   f   '      r  '"T  r  'T     '        f^^''^^  uohnta,  come  [altre  core 

Per  uedrnouitadi^ondejn  uagh^,  fi.e  daluilranoPatef.ttru.e,edi  aL 

V  dgcndo  fx  uer  lui  non  fi<ron  lenti .  fi  a^^iunJr, 

-Non  uo  pero  lettor,  che  tu  ti /maghi  Onde  dice,  chf  nano  C  Are,  dò  è-.  Di 

Vi  buon  proponimento  ,  per  udire ,  gr'^difjima  efijìimatione  a  uedere  rijffti 

Come  D/o  uuol  chel  debito  fi  paghi  ^  t^  al  fàì^l;roloro,Ma  ^juanto  alatlepria^ 

ì<ion  attender  la  firma  del  martiret  è' cofa  ueriffma  da  lui  proceder  ogni  hu'^ 

Venfa  la  fuccejjìon  :  penfi  ,  che  a  peggio  ^^'^^  '"A^''  tutte  l altre  perpttioni 
Oltre  la  gran  fententìa  non  può  in .  ^^""^^  hauendo  di  fua  [occa  detto  in  S. 

mueo  al  XI.     Difcite  a  me,  cjuia  mitis 
fumc^humilis  corde.  Mentre  a dunaue 
che  Dante  era  ne  la  confi deratione  di  cjuePe  imagini,  Virg.  MOrmoraua,  do  e'.  Con  fcmmfjja 
uocediceua,  ECcomo'te gfnfi  di  (jua,  A  dinotare  ihe  ueniuano  da  fmijìra,  MA  fanno  ipafft 
radi.  Ma  uengano  a  tardo  e  lento  Raffio .  e'  i7  fuperlo  di  fua  natura  fithito,  ueloce,  ZST  altiero. 
Pero  douendofi  Ufiiperlìa  fer  lo  fuo  contrario  purgare,  a  ragione  pon  coftoro  che  procedino  lenta  f 
mente,  tardi,  e  chinati  pn  ligrauifefi  da  che  fono  oppreffi  ^  Onde  e  fritto  in  ifiia  al  xxviu. 
Vedihus  concuhalitur  corona  fiiferli^,  E  nel  jcìmo  cix.  Concjuafjdit  capita  in  terra  n:ultorum. 
qVefìi  ne  inuierannoa  glialti  gradi,  ciò  e-,  Co/?oro  ne  mojìreranno  la  uia  per  lacjual  fi  fcle  fcp'ra 
iegliaìfi  t?at^,che  fono  i gradi,  ne^juali  ^  dipinto  cjuefto  Vurg.  Et  allegoricamente,  glinuieran  i 
no  aglialfi gradi,  Perche  conofciufo  ilfcnfc,  mediante  \ar agone,  i  grauifi^pflid,  che  fcprafianno 
(jurlli  che  fi  uanno  a  purgare  di  ^jufflo  uitio,lo  Jfaucntera  di  m.odo,  che  non  uifilaffira  incorre^, 
re,  ma  prenderà  glialti  gradi  de  le  uirfu,  che  glinuie  ranno  al  cielo  .     Gliocchi  n:i>i  che  a  mirar 
eran  contenti ,  Al  fcnfcpoffcmo  le  cofc  effcr  nuoue,  ma  non  a  la  ragione,  de  laauale  ,  effcndoli 
egU  obediente,  li  uien  ad  effcr  tolto  uia  de  la  mente  opì  duWio,  efktio  capace  di  auello,  che  ter 
fiPeffomai  non  intmdeyelie,  e  per  c^uePo  Dante  non  ^  lento  a  uoìgerfi  a  Virgilio  .  UOn 
perh  lettor  che  fu  fifmaghi.  Ammoni fce  il  lettore,  che  fer  udir  la  ^raue  conditione  fofia  da  Dio 
alfujerho  fer  ftr  che  f.tisfàccia  al  dehuo  de  le  fue  colf  e  ,  non  fi  deUa  ,  per  difleratione  pera 
fmamre ,  e  dipartir  dal  luon  prof.fito  ,  ne  confideri  la  firma  del  mariiro  affare cchìat di ,  Ma 
penfi  la  fucceff,one,laaual  è-,  che  f.tisfkuo  a  le  comm.efP  colpe ,  ne  confcgue  la  eterna  heatitudii 
ne,  E  che  tal  martire  ha  da  effir  fcìamente  a  tempo.  Et  al  peggo  andare  non  paffera  Oltre  la 
gran  fcntentia  ciò  e-  Viu  inan^ ,  che  il  nouiffmo  di,  ml^ual  chriPo  uerra  a  giudicare  t!/  4 
fcntentiare  ciafcuno  fecondo  li  fitoi  meriti , 


D  E  C  I  M  0* 

Quel  che  ft^nìpcan:)  i^raui  fef,  fcti(i  ^ 
jualifcno  pfte  (j^ffte  ar.iYKeJhahkiamo 
detto  difqra,  Wi:i  che  Dante,  e  c^udft  art 
corti  S/irg,  non  le  conofcej]}  àinotay  tanta 
ejfer  la  dffirmifa  de  coftumi  del flferho, 
da  cjuelli  del  uero  huomoyil^ualf  naturah 
mente  dehhe  efjÌY  human:»  yam:ìr  e  noie  ^af: 
frtile,  e  caritateuole  uerfo  del  pY^IJìmo, 
che  non  fclmente  il  fcnfc,  ma  lintelletio 
col  difcorfc  de  la  ragione  infeme,  ajfena 
lofuo  conofcerjpey  huomo,  nò  hauendo  di 
tìuello  che  fclmente  Ufleuo,  Onde  Virg.  dice,  cheli  fioi  occhi  nhAberofrima^  TEntionecio  h 
Contenti:>ne  e  duhhio  tra  lorofc  erano,  o  non  erano  anime .  Rannicchiare  fi  e^jinngeyfe  rac^, 
iorft  tutto  in  un grufp  ,  come  ilpeta  uuol  inftrireche  fùceuano  (juffìe  anim.efcuo  igraui  fejr, 
tJ  ^  \er  fimilif  udire  da  nicchi,  o  fiano  cafjfe,  chef  raccogliono  e  rifrinprft,  com.e  la  lumaca, 
ientro  da  le  cfe  loro  .  Di fuitic chiare  frof  rimente  fi  è  difuiluffare  e  di^rigaye,  e  uien  da  ui'. 
ficchi,  che  fcno  ram.ucelli  che  fk  la  uife,  icjualifduiiicchiano  auorcendof  intorm  a  tronco,o  rar>  0, 
ilaual  difuihffato  dal  uiticchio,f  dice  ejfer  difuitiahiato.  Ma  il  peia  in  ^uffto  luogo  ferfmilr^ 
tudine  intende  di fuitic  chiare  pr  difcerneYe,fenhe  difuiticchiata  la  cof,fi  difcerne  meglio.  Dice 
aduncjue,  che  guardando  fife,  dehha  COluifc,  ciò  e-.  Col  f guardo  difcerner  Unirne,  che  uemua^^ 
Tto  fctto  juei  fi/fi,  come  ciafcun  fi  picchia.  Come  ognun  dt  loro  fi  tormenta  . 


CANTO 

Io  cominciar,  UaeHro  qud,  ch'io  ueggto 
Moucr  a  noi  non  mi  femb'm  pcrjone^ 
E  non  Jo  che, fi  nel  ueder  u:ineggio, 

It  egli  a  me-yla  grdue  conditione 
Vi  lor  tormento  a  terra  Vi  rannicchia 
Si  j  che  e  miei  occhi  pria  nhehber  tentionc* 

Ua  guarda  fifola',c  difuituchia 
Col  uifo  quel ,  che  uien  fotto  a  quei  fajft  : 
Giti  fcorger  fwo/ ,  come  ciascun  Jt  picchia* 


Vfa  digreffone  inuettiua  contra  de  fit 
ferhi  Chrijìiani  chiam.anJoli  m.ifcri,  non 
effcndo  maggior  mi  feria  che  ffj^re,  come 
dice,  injfrm>o  de  la  mente,  e  per  hauey 
perduto  il  lume  de  lintfllett) ,  confidarfi 
NE  faff  ritrofi,  ciò  è-,  Ne  le  hro  uitiofe 
oferotiOni,  Verthe  ciucilo,  ilcjual  procede 
drittamente,  opera  fcondo  la  uiytu,Ma 
chi  procede  rityofc  e  torto, opera  fecondo  il 
l  Affi ,  ciò  è-.  Stanchi ,  umfi. 


uitio 


O  fiqerhi  ChriWan  miferi  Uffi  ; 

Che  de  la  uijla  de  la  mente  inférmi 

fidanza  hauete  ne  ritrcfì  ^aj]]  5 
Non  uacccrgete  noi  ^  che  noi  fiam  uermi 

ì<lati  a  firmar  langelica  far  folla , 

Che  uola  a  la  giujVitia  fen^a  fchermì  l 
r/  che  lanimo  uojlro  in  alto  galla  ; 

Poi  fiete  quafi  entomata  in  diffetto  ; 

Si  come  uerme/m  cui  fvrmation  foUal 

e  confanti  ne  le  mi  ferie  .  NO??  uaccor^ 
cete  uoi  che  noifiam  uermi  f  Affmiglia  Ihuomo  a  cjuei  uermi  chefiinno  la  l(ta,i<iualì  ultimmen 
te  morendo,  efce  di  loro  una  fèrfid.a,che  uola  ma,  Yer.he  fimilm.ente  de  Ihuomo,  Quando  rmre, 
ffce  Uima,  laaual  domanda  fi^rfih,  per  far  ne  lafimilitudine  del  uerrr.e.  Onde  il  Sclmifa  nel 
xxi.  Epautem  fum  uermi f  t7  non  homo,  opprolrium  horrÀnum,  t7  ahiectio  plelis .  ANgei 
lica,  cioè',-DÌuina,  cofi  effcndo  fata  creata  da  Dìo  per  riempir  le  fcdie,  che  perderon  glìc^ngeh 
neri,  chefuron  cacciati  del  cielo,  e  la  fu  da  lui  hauer  hauuto  lapyirra  firma  inan'^  che  ueniffe  ad 
hdiitar  in  noi,  da  chi  prende  poi  la  firma  feconda,  lacjual  è-  cjuella  de  coftumi  huoni,orei, 
Onde  dice  noi  ejpr  nati  a  firmarla,  e  che  uola  SEn"^  fchermi,  ciò  e-,  Sen'^a  ripari  a  la  giufifia. 
Perche  diuifa  dal  corpo,  ^  dihifcgno  che  ella  f  fottomeUa  a  la  giuftitia  diuina,  da  lacjuale  è-  gii^'^ 
fiamenfe  giudicata  fecondo  hféref^Ue  in  uita  .  DI  che  lanimo  uofiro  tanto  gali  a, Domanda  uUi 
mam.éie  cjual  fiacjuella  cofajacjualnefà  Jiqerli  tSX  altieri  andare,come  le  cofc  che  gallano, do  e-, 
che  fanno  fcmpre  a  galla  ne  laccjua,  e  mai  non  fc  profondano  in  cfuella  ^H^^^i^^^i  diffciicfi  come 
ENfom<tfi,  che  fono  uermi  ne  eguali  manca  la  firma,  non  haumh  alcuna  dijìintme  di  memlra. 


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Postillati  16 


f'^'^^^'^OP.JO    CANTO  DECrMO. 

rmhe  Ihumo  ^ud  uiue  fcri^  r.giw,  eh,  Mh  ,JPr  py^fy,;  a        „„„  J  ffi..,^ 

fc  cr  im^erfitto ,  rm  mollo  nuiu^  »nmM .  u  f,f„l,a  ^  lff.„u  ia  sin  Tomfo  in  S,c. 
S.C.  .JPr  Offe,  ,,  i,  U  frofrU  eueRrm,  c,m.  la  re,,U  e  U  mifuro  fnmiffa  U 

Dn  A\,um,  iuenio,  Sufnlk  ,fì  Mm.„u  .jr^tUu,  pofri,  cm,U  rrguUrx  cT 

mfrm  *  Vfo  fìh.fufixam  .  Ter  la^.al  d,ffini,m,  ,f,r,mmf  .r.*r, ,  chr  la  fwnbiu 
rnaffìmammle  hfarta  lh.m,  ia  Dio.  e  lo  com,er,a  al  Dmomo,  Onle  aL/Ì^^o  Q^Junc,, 


w1»' 


1/ 


cati,  e  il  iiitte  le  tranfgrfff.oni  dUenh,  Suferlia  ejì  radix  CT  frinciftum  tfT  funimentum  orni 
niummaloYum,  oymium  fece  atorum,  omnium  tYarfgYfJfonum  .  Confirma  ijuffìo  Salmoi 
ne  ne  V  Ecdeftafìic^  aUecimo  éùenh,  Imtìum  mnis  feccati  efl  ftiferUcf,  Bt  Augi'flim  inceri 
iafuaepiflolaal  cji^eJamcmKem  dice,  H:milifashomines  fanctis  an^elis  fmilrs  ficif,  Suferl^ 
lU,ex  anoelis  denmes  fàcit ,  t!r  ut  fuiientius  ofieniam  ,  Iffaefì  feccaiùYum  imfium.finii^ 
CT^aufty  Qu:>niam  mn  fclumfeccatnm  ffi  iffafi,feYlia,fdefim  nuRum  feuatum  ptuit  aui 
fQfejl  autptfYif  effe  fine  fufeYha  .  Ahncjue  la  ft,feYhia  ^  mafjlmo  e  ^Yauifftmo  ài  futii  ifeci 
cafi,  come  decUara  il  Fihfcfi  nel  franh  àe  la  fi  fica,  e  nel  ijuinfo  de  la  mah.  ¥.  perche  di  (juani 
tò  il fecLato  e' fiu grane,  di  tanto  e- ancora  finmciuofeguita,  che  effendola  fu^erhia  gYauiffm^ 
e  mgffimci  di  tuui  ifeccati,che  majfimamente  uenga  anccr  a  Tiocere,  perche  fritta  Ihmmò  del  ma  fi 
fm:>  lene,  ilcfual  ^  Dio,  come  dichiara  S.  Tomafo  in  Sec.  Sec.  Trina  lanima  de  la  felicita  e  heat 
tìtudine  eterna,  Onie  Gregorio  nel  xx\i.  de  mor.  dice,  SuferUa  ejì  eui lenti ffmum  fignum  rei 
fYohrum  ,  ficut  humilitas  electornm,  ^nam  (jyifijtie  cum  fi^ferhia  fc  fortauerit  ,fuh  (jua  rege 
milifat  declarat.  trina  Ihnomo  dcgniuÌYtu,e  YÌemfiek  dogniuitio.  Et  è' fcntentia  di  San 
Tomcfo  in  Sec.  Sec.  Sicuf  humilitas  omnia  uitia  eneruat  omnescj;  uirtutet  colligit  O'  YoloYaf, 
Sicut  fuìferhìa  omnes  uÌYtntes  deJÌYmt  tST  deneruat .  E  tanto  hajìi ,  che  tYOffo  lungo  d  fcoYYey 
fàYehhe  fin  al  fine  di  ft  empo  e  jfatiofo  mare , 


Come  ^er  foflemr  foìaìo  o  tetta 
Per  menfola  tal  uoha  una  figura 
Si  ude  giunger  le  ginocchia  al  petto  * 

Laqual  fit  del  non  uer  nera  rancura 
l^afcer ,  a  chi  la  uede  $  cofi  finiti 
\idio  color,  quando  pofi  ben  cura^ 

Vero  è  che  più  e  meno  eran  contratti  j 
Secondo  che  hauean  fiu  c  meno  a  dojfo  i 
E  qua'  pn(  j^aticntia  hauea  ne  fiditi -> 

piangendo  parea  dicer  j  Viu  n^n  poffo  ♦ 

h  ;  y  il  fefc  era  fin  e  men  grane, e  che  fin  e  menz 
CANTO 
O  paJre  nnfjYo  ;  che  ne  cidi  fiat 
Kon  circojìfrritto ,  ma  per  più  amore  y 
Che  a  primi  ejfctti  di  la  fit  tu  hai^ 


Sogliono  alcuni ,  fey  ornamento  de  le  cai 
fc,  fOYYe fitto  \  frani y  che  fcfitngano  ipah 
chi,  ahune  figure  di  legname  pey  meni 
fole  ,  leijuali  hauenio  riftrette  le  ginoci 
chìa  al  jfetto  ,fiinno  nel  uolto  alcune  dii 
mofiratizni  Ji  rancurarfi  e  doltrfi  de  la 
iroffo  grane  Cerna  ,  lacjual  co  fi,  a  chi  le 
ueìe  ,far  che  faccia  neYa  rancura  de  U 
mn  nera  fitìca,cW  par  che  haihnoin 
fcfiener  effi  frani .  Adun«jne  i  poeta 
dimcftra  che  fimÀli  JUmoftrationi  fàceuai 
no  (jneUe  anime  nel  Uro  andar  raccolte  fct 
to  igYaui'fefi  m  ijnal  fiu  e  tjual  me, fico 
haueofio  nel  uifio  che  canini  fi  funiua peccato . 

X  I. 

Nf/  \refinfe  canto  \\  foeta  fignìtanhU 
materia  lafiiata  nel  precedente,  delln:>g9 
f  de  Unirne  che  fi' purgano  del  uuxo  de  la 
fuperVia^ 


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Postillati  16 


rVRGATORIO 
UuS^to  fid  tuo  nome  ,d  tuo  udore 
Va  ogni  creatura  ;  come  e  degno 
Di  render  gratìe  al  tuo  dolce  uaj^ore  * 
Venga  uer  noi  la  p<ic<  del  tuo  regno  : 
Che  noi  ad  effa  non  J^otem  da  noi 
Se  ella  non  uicn  con  tutto  «oflfro  ingegno^ 
Come  del  fuo  uoìcr  glìangeli  tuoi 
fan  facrijìcio  a  te  cantando  ofanna  5 
Coji  facciano  glihuominì  de  fuoi^ 


Ci\NTO  XK 

fufeyhiajop  krailone  defin£f  fff^rfit 
ia  da  /oro  a  Dioyni^jtYa  dhauerm  YÌconof 
fciute  alcune, f  fra  Uìire  c^utUa  diOdfyifi 
da  Gohko  miniaiùYf^  e  che  da  liti  li  fi  A  di 
mfÌYato,  la  fima  che  da  mift  riceyca  di 
coììfeguire  in  (fuefia  uita^ejfcY  ultimatnh 
te  uanitaejìulfitia.  ^  OTadre 
no|?ro  che  ne  delibai ,  Quejìa  cYationf 
uolgaYÌ'^ta  dal  foeta  ,ftidala  uerìia  in'', 
fcgnaia  a  fuoi  difcepli,  come  e  fcriUo  in 
S.  Matt.d  si.zjr  in  S,  Luca  al  ^iJicen^^ 


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Postillati  16 


PVRGATORIO 


Dd  noi  U  cotjd'ma  manna  ; 

SenTji  laqual  per  ^«ef?o  djj;'0  difirto 
A  retro  ua ,  chi  pu  di  gir  fajfnnna  ♦ 

E  come  a  noi  lo  maU  che  hauem  /offerto  , 
Terdoniamo  a  ciascuno  ;  e  tu  perdona 
benigno  3  e  non  guardar  al  nofìro  merto  ^ 

^ojìra  uìrtu  5  che  di  Uggier  faidona , 
Now  Jpermentar  con  lamico  auerfaro  j 
Ma  libera  da  lui  ^  che  Jt  la  j^rcna, 

Quefì'uìtima  preghiera  Jignor  caro 
Già  non  fi  fr  per  noi  che  non  bijcgna; 
Ma  per  color ,  che  dietro  a  noi  rejìaro  ♦ 


io,  ciuum  orauerit  fufficit  Ite  ere ^  Paffy 
yiofter  (fui  ti  in  lccIìs  e  ut,  E  Un  che  h 
lui  ui  fieno  aggiunte  alcune  parole,  non 
fero  mutano  la  jcntentia,  anl^  laprono  i 
iechiaronla  ,  Dice  a^un(jue,che  Viù 
fmrrìQpaire  e  ne  cieli  UOn  cincfcritto, 
fio  é-,  Non  terminati,  non  jfofenhfi  a  U 
lofa  infinita  foy  termino  ,  MA  fey  fiu 
more,  che  a  primi  effrui  di  la  fu  tu  hai, 
Bemhe  Dio  fa  femore  in  tutti  iluoghi, 
come  afferma  Lucan:ìne!  \iiif\  dicendo, 
Eftij;  Dei  fiele/ ,  nifi  ferra ,  ^  fontut, 
aerEt  ccelum     uirtus,fiuferot  Juié 


ijufrimuf  ultra  ;'  Nódimeno,  fi  dice  fìat 
ne  cieli,  perche  tjuelli  parficipano  più  de  la  fua  luce  li  flette  laltre  creature  ,Onie  nel  primo  del 
Varai,  Nel  del  che  più  de  la  fua  luce  prende  Tu  io  e  cet,  E  nel  fimo  cxiij,  e  fritto  ,  Ccelum 
ccvli  domino,  terram  autem  dedif  filif's  hominum  .  £  juefo  fgue  per  Umore  che  egli  ha  a  prii 
mifiioi  efjvtii  di  la  fu,  Perche  Dio,  inanl^  a  tutte  laltre  cofi  creo  i  cieli,  ^  in  cjuelli  la  natura  an', 
gaelica.  Onde  al  principio  del  Gen,  In  principio  creauit  Deus  ccelum  tD'  terram  ,  l  Audato  fia 
il  tuo  nome,  Dehhefi  laudare  non  fclamentt  IL  nome^  ciò  è-,  la  incomprenfihile  f piemia  di  Dio 
aUrihuita  al  figliuolo,  ma  IL  fuo  u.tlore,  ciò  è-,  la  fua  fcmma  potentia  ancora,  latjual  fiurihuifce 
alpadre,  COme  è-  de^no,Come  è- giuffa  econueniente  cofa  di  render  grafie  Al  tuo  dolce  uapore. 
Al  tuo  henigno  e gratiofo  amore  attrihuito  a  la  terl^  perfona,  ciò  e^,  a  lo Jf  irito  fanto  .  WEnga 
uer  noi  la  pace  del  tuo  regno.  Domanda  appreffo,  che  l  A  pace  ,  cioè,  la'  gloria  di  uita  eterna, 
ne  lacjual  fola  confifte  la  uera  cjuiete,  uenga  uer  noi,  perche  fc  ella  da  fc  n^n  uiene  ,  noi  con  tuUo  il 
nofìro  ingegno  e  f pere,  non  poffìamo  meritarla  ,  COme  del  fuo  uoler  gliangeli  tuoi.  Seguita 
dicendo,  the  fi  come  gliangeli  ^nno  in  cielo.  Cantando  Ofanna,  che  tanto  fuona,  ejuanto  Doftn 
riefàlui ,  fieri  fi  ciò  del  tuo  uolere,  ciò  che  tutto  il  uoler  loro  ,  che  di  tutti  è' un  f  lo,  lo  dedicano 
€  lui,  perche  tanto  fclamente  uogliano,  guanto  che  lui  uuole ,  Cofi  tutti  gìihuomini  dettino  fnr  ie 
fiioi  uoleri ,  D  A  hoggi  a  noi  la  cotidiantt  manna  ,  Q^efìa  infende  per  il  uerk  diuino,  ilc^ucl  ^ 
ciho  de  lanima  ,  cofi  come  la  manna  era  dio  del  corpo  al  fuo  popolo,  Quando  erd  nel  difetto,  come' 
fi  legge  nel  Deuf.  al  vi'y .  Sen'^4  la^jual  manna,  per  ijuefio  diferto  mondano,  chi  faffiinna  più  dani 
dar  inanl^,  uapìu  a  dietro,  perche  fen'^4  (jueBa  neffun  fprehhe  lene,  ne  rettamente  procedere  ,  E 
Come  noi  lo  mal,  che  hauem  fcfjrrio  ,  Dice  in  fcnt enfia  ,  che  fi  come  noi  perdoniamo  le  offrfc  ricef 
uufe  danojìri  inimid,  c^fi  egli  perdoni  a  noi  loffcfe,  che  halliamo  fitte  a  lui,  fcn^a guardar  al  fupi 
flicio,  che  per  (jueUe  halliamo  gi  ufi  am  ente  meritato ,  la  (jual  petit  ione  poffano  lenfàr  Quelli  che 
fono  in  VuYg,  perche  hanno  perdonato  tutte  le  ingiurie  ,  Ua  cjuelli  che  fono  anchor  ne  la  prefinte 
uifa,  haueriano  cagione  di  confiderarla  meglio  di  (juelche  finno  ,  Perche  glie  fritto  in  S,  Matteo 
ulx\'i^\  Nifiremijprititunufiluitijuf  fratri  fuodecQrdilusueftrit  ,non  intralitit  in  regnum 
ivehrum  ,  E  poco  difpra  ,  Non  ne  ergo  oporfui  te  mifeyen  conferui  fui  ficut^ego  fui  mifrtur 
fum  ^  Onde  ìfaia  In  menfura  contra  menfuram  <]uum  aliecta  fuerit  iudicalit  eam  .  Kcfra 
uirtu,  che  uolentierfaddona.  Conchiude  ultimamente ,  the  non  uoglia  efirim.entar  la  nojìra  uin 
fu,  CHe uolentierfaddona,  lacjual  legiermente  fadda  e  condefcende  al  male  ,  Con  lanficQ  aueri 
fario  cr  inimÌLO  de  Ihumana  natura  ,  Ma  che  ne  difendi  e  lileri  da  lui ,  che  tanto  la  fhrona  efii 
m  Ja  per  uincerla  e  rimouerla  da  noi ,  Volendo  infirire ,  che  fen'^c  il  fio  fiiuore ,  attefc  la  nojìra 
^ran  fragilità,  farla  impoffilile  che  da  lefue  infidie  dpofeffmo  Ifindere .  E  juefto  ultimo  frrjo 


l 


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Postillati  16 


r 


CANTOXU 

Vxct  mn  firfim  lorò^ferche  non  ne  hann:^  Uifc^no,  non  ejpnh  Unirne  cl^efono  in  VuYjl.fcm 
fofÙai  alcuna  tenMhne.ma  dicano  firUfey  <}utlli  che  erano  rimaft  hfo  loro  ne  la  fremente  uita. 
mptreUe  alcun  lire,  fer  cjual  cagione  U poeta pon^a  che  ^uejìe  anime  ^f^orghino  freghi  a  Dio, 
Ct  non  Ceno  éalcun glouamfnto  ai  aUreuiar  iltempa  ieU  contumacia  loro,  comepolfano  elfcrifre 
ohi  leuìuiy  Vero  fi  rijbonàe,  che  hauenìo  effe  ufafo  in  uitafarole  e7  atti  iifuferhia  ,  mol  che  in 
j«.y?o  luogo  uf.no  peghi  Umiltà  ,  huenhft  \un  contrario  fey  uia  de  laltro  fuo  contrariò  f «r^ 
gare ,  E  ^uejìa  oratione  a  Ihumilta  confrifce  molto  . 


Orauano  ({uffle  anime  noìi  fclmentf  fer 
/oro,  ma  fer  noi  ancora  ,  come  in  (jufito 
ultimo  ji>rego  haUiamo  uelufo  mofranh 
loderà  cfi  carità^  Aniauan  aiunijue  oran 
do  per  loro  e  fer  noi  B  Vona  ramogna, 
ciò  e' ,  Velice  fuccejfo ,  Benché  Kamogna 
propriamente  fa  uiaggio,  o  ufr  camino^E 


Cofi  a  fe  e  noi  hucnA  rmogna 

Queìlomhre  orando  anàauan  fottol  pondo 

Sìmìl  a  qud  ,  che  tal  uoìtA  fi  fogna , 
DìJ^armente  dngofóate  tutte  a  tondo , 

E  U\Jc  fu  per  ìa  prima  cornice 

Vurgando  le  caligini  del  mondo  ♦ 

ihi  tntra  in  uUgpOyf^era  conlurf  felicemente  alfn  di  quello  .  Slmil  a  <juel,  chetai  uoliaffc^ 
ona,  ^rano  cjufjìe  anime  aggrauate  foUo  a  (juei  fajjl  (Juaft  come  colui  che  dormédojtfcnte  alcuna^ 
uolta<fferaggrauato  iafi  granpefc^che  nòparffoffa  mouere,  E  ^uefo  auienejeccdoche  alcuni 
uogliono,  da  troffo  f^ngue  che  aggraud  core,  Ma  a  chifofaful  lato  dejìroy\on  auien  mai .  T>\fi 
farmente  angofciate  ,  Aniauano  cjuefle  anime  fu  per  quella  frima  cornice  angfciate  e  laffe  non 
(uUe  ad  un  modo,m.a  dijfarimenfe,  fecondo  i  faff  più  e  men  graui  che  haueano  ado/fc,  che  era,  f^ 
condo  che  più  e  meno  haueano  in  fuperhia  peccato ,  V  Vrgank  le  caligini  del  mondo ,  ciò  è- ,Vur'^ 
gando  il  peccato  de  la  fuperhia,  che  fclaméte  nafce  da  ofcura  caliginf,cio  e,  da  cieca  ignoraniia . 


Dehiffi,  fecondo  lammaejìr amento  datone 
dal  Saluatore  in  S,  Matt.  al  v.  amarefàr 
lene  a  cjuedi  che  ne  hanno  cffvfi  efiiuo  ma 
le  ,  ma  più  ftamo  tenuti  a  (jueEi  che  ne 
amano  e  cercano  difir  lene .  Aduncjue, 
fe  da  (juefe  anime  mojfe  da  carità  ,fi  d  ee 
len  dilaper  n:i,  Dz  cjua,  che  mediante  le 
orationi,  e  col  me^  de  le  elimofme,  (fT  altre  opere fie  ,fpuoe  dir  eftr  len  fey  loro  DA  (juei  che 
hanno  huona  radice  al  uokre,  chefcno  quelli ,  che  f  trouano  ejf  r  in  gratin,  Venhe  i  peghi  e  kpe 
re  di  chi  non  fiffe  in  gratia,  nuda giouerelhehro,  come  uedémo  che  dijfe  difpra  nel  (\uarto  canf 
toinferfcnadiBelaceiua,  Ben  f  de  lor  aitar  LAuarle  nuofe,Tor  uiale  macchie  de  peccati  QUe 
ftirtar  esuinci,  l  eijuali  fortar  di  cjuffìa  in  ejuedaltra  ulta, Si  che  modi  da  tai  nuote.e  lieui  da  graui 
prf, Vogano  ufcir,  Voffmo  andar  a  le  fieUate  rote  de  cieli^ijuali  sefre  rotano  e  girano  fpra  di  noi . 


Se  di  la  fmpre  hen  per  noi  fi  dice  5 
Di  qua  ,  che  dir  c  far  per  lor  fi  puote 
Dij  quei  channo  al  uoler  buona  radice  y 

V^en  fi  de  lor  aitar  lauar  le  nuotc , 
Che  portar  quinci; fi  che  mondi  e  lieui 
Voffan  ufcir  a  le  fìeUate  rote . 


Dffc  fi  gmfiìtia  c  pietà- ut  difgreut 
lofio  fi ,  che  pojfiate  mouer  lata  , 
Che  ficondol  dfio  uoìlro  ut  leui; 

Moflrate  da  qual  mano  in  uer  la  fiala 
Sì  ua  più  corto  ;e  fe  ce  più  dun  uarco  j 
Quel  ne  infignate^  che  men  erto  calax 

Che  queflì ,  che  ukn  meco ,  per  lo  incarco 


in  due  modi  fi  poffano  Unirne  che  fono  in 
Turg*  lilerar  da  le  pene  di  jueDo ,  e  jalir 
td cielo,  Luno  e-per giuflitia  diuiua,cuan 
do  de!  tutto  haueranno  jferf  medefmefa^ 
tis fitto  a  le  colpe  ccmeffe  in  uifa,  laltro  , 
fer  fieta  che  fi  moua  di  loro  in  noi  che  uif 
uiam:)f  che  allreuiamo  con  le  orationi,  e 
con  le  lu^ne  opere  il  tempo  de  la  mtmai 


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Postillati  16 


pvrcatori 0 

De  U  cdrne  i'kìamo ,  onde  fi  uefle ,  àa  /oro .  V/y^.  aJt,)i^uf ,  fff  ^ueflt  luf 

Al  montar  fu  contra  fua  uogVta  è  ^arco  ♦       moii,  molto  da  jnefle  animf  dfftieyaùyle 

jpYf^a,  che  infc^ninoloYoU  ma  pinhreuf 
f  fin  ageuoìe  afalir  il  monff,  e  maffmmeme  yijfeUO  a  Dttnu,  ilijKal  fey  lo  fffo  de  la  carne  y  (Yeti, 
contra  fua  uo^lia  ,  parco  e  fardo  al  falirf ,  H  contra  fua  uoglin  dice  ,ferch(  'quando  di  fua  u:ìì 
tonta  ftjfe  fiatò  pigro  ,  non  oa  degno  dì  tal  /alita . 


Le  lor  parole  $  che  renderò  a  qucfle , 
Che  dette  hauea  colui  cu  lo  feguiua  j 
Non  fùr  da  cui  ueni\Jcr  manifèfìe  : 

lAafii  detto 'jAman  defìra  per  la  riua 
Con  noi  uenite  ;  e  troueretel  pajfo 
V.ojjikil  a  falir  perfona  uìua  ^ 

E  fio  nonfòjfc  impedito  dal  fiffo, 
Che  la  cerulee  mia  fuperka  doma^ 
Onde  portar  conuiemmi  il  uifo  haffc^ 

Cotejìi  ^  che  anchor  uiue ,  e  non  fi  noma  ^ 
Guardcre  io ,  per  ueder  fil  conofco , 
E  per  farlo  pietofo  a  quella  foma^ 

lo  fai  Latmo ,  e  nato  dun  gran  Thofco  t 
Gu^ielmo  Aldohlandefco  fa  mio  padre  : 
"Non  fo  ^fd  nome  fao  giamai  fa  uofco  ♦ 

tanti  co  Jangue  je  lopere  leggiadre 
De  mìei  maggior  mi  ftr  Jfi  arrogante  5 
Che  non  penfando  a  la  comune  madre  ^ 

Ogni  huomo  hebbi  in  dijpetto  tanto  auante^ 
Chio  ne  morì  ;  come  i  Senefi  fanno  5 
E  fallo  in  Compagnatìco  ogni  fante  ^ 

lo  fon  Omhertote  non  pur  a  me  danno 
Superbia  fè  che  tutti  i  miei  conforti 
Ha  ella  tratto  fico  nel  malanno  x 

E  cjui  ccnuicn  chio  quefìo  pefo  porti 
Ter  lei  tanto  ^  che  a  Dio  fi  fodii faccia  ^ 
Ferchio  noi  fè  tra  uiui ,  qui  tra  morti* 


tefaroìt  che  ijuetle  anme  V^Endero,  cio 
è,  Rijj^ofcron  (jueftf  che  \!ÌYgJciual  Ldf 
te p^uitaua, hauea  lor  ditte,  N0«  fur  ma 
nìftfìe ,  Non  faro  intere  da,  cui  uenilfero  , 
perche  andando  cjuflle  giù  chinate  e  hafft 
per  ligrauifefi ,  (fuefìi  poeti  non  foteam 
uedere  <jual  ftffe  di  loro  che  ri^onde/p  , 
Ma  dice  che  fa  detto  ,  che  efft  procedffpn 
con  loro  a  dejìra  VErla  riua  ,  ciò  è'.  Ver 
la  cornice  ,  che  era  il  piano  di  (juel  primo 
hal^,  che  con  lo  fj>atio  di  (guanto  un  corfo 
humano  mijùrerelle  in  tre  uolte  ,  come 
affi  difcpra  ,  giraua  inforno  al  monte  ,  e 
troueriano  il  paffo  ,  per  !o(juale  erapo(Jthi 
Uy  che  perfcna  uiua  potejfe  fàlire,  Soggiun 
gendo  ijuefta  anima,  che  fe  fila  non  faffè 
impedita  dal ftijfcyilcjual  doma  la fia  SVi 
cerulee,  ciò  ^,  Altiera  tefìa  ft  che  li 
conuien  portar  il  uifo  iaffc ,  guardmUe 
Dante  per  ueder  fe  lo  fcfeffe  canofcere,  e 
per  farlo  piffofv  a  la  graue  fcma  che  porta 
adoffcDandoft  a  conoscere  come  egli  era 
Omlerio  figliuolo  diMefpr  Guglielmo  Al 
iollandelchiy  lacjual  famiglia  fit  de  Conti 
di  Santa  flora  di  Maremma  nel  contadi 
di  Siena  .  Co^ui  aduntjue,  NOw penfàn 
do  a  la  comune  madre,  ciò  ^,  No^7  fenfan 
do  effer  dhumiliffma  e  uiliffma  terra Ja^ 
ejual  ^  comune  madre  a  tutti  gì ihuDmini, 
dicano  ejpre  flato  fi  arrogante  e  fiuperh, 
he  non  pjpndolo  i  Senefi  tohrare,  loffi 


ron  occider  in  Compagnatico,  lu^g-^  cofi  deUo  nel  contado  di  Siena,  Ondedice,  i  Senefi  ET  ogni 
fante,  E  per  fin  ad  ogni  picciolo  fanciullo  in  Compagnafico  fqer^.o  , 

Afcoltando  chinai  in  giù  la  faccia  t 

Tt  un  di  lor  ;  non  questi ,  che  parlaua  j 

Si  forfè  fattoi  pefo ,  che  limpaccia  x 
E  uidcmi  ^  e  conobbemi  ;  e  chiamaua 

Tenendo  fiocchi  con  fatica  f fi 


Afcoìtando  Dante  cjUeEo  che  Omlerto  di 
aua,  chino  la  fàccia  ingiù,  e  fit  conofiité 
to  e  conolle  Oderi fi  d' Agolhio  miniato^ 
re,  Uc^ntìd  arte,come  dice,  in  Varigi  e  cofi 
per  tutta  Eracia  h  detta  illuminare.  Ondi 
il  mejir^ 


* 

* 

re 

ci 

l 


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Postillati  16 


CANTO 

A  me ,  che  tutto  ch'in  con  ìoro  andaua  * 
Oh,dij]i  lui.  non  /e  tu  Odcrifi 

Lhonor  d'Agohhio  ,  e  Ihonor  di  queìkrte , 

Che  atluminar  e  chiamata  in  l?arifii 
frateydijjcgli.'piu  ridon  le  charter 

Che  penndkggia  branco  Bolo^nr/é: 

Lhonor  e  tutto  hor  fuo^e  mio  in  prte, 
Fen  non  fare  io  flato  fi  cortcfe 

Mentre  chio  uiffi ,  per  lo  grdn  difio 
De  Icccellentia  ^  oue  mio  ccr  intefe  ♦ 
D/  tal  fuperbia  qui  fi  fagal  fio  : 
Et  anchor  non  farei  qui  fi  nonf)jfe  ; 
Che  pcjfcndo  peccar  mi  uoìfi  a  D/o  ^ 

O  uana  gloria  de  Ihumane  foffc 
Com'poco  uerde  in  fu  la  cima  dura  j 
Se  non  e  giunta  da  letadi  grojfi  ♦ 

Credette  Cimakuc  ne  la  pittura 
Hener  lo  campo  1 6"  hor  ha  Giotto  il  grido  J 
Si  che  la  fama  di  colui  ofcura  ♦ 

Cefi  ha  tolto  luno  a  laJtro  Guido 
la  gloria  de  la  lingua  :  e  jòrfi  e  nato , 
Chi  luno  e  labro  caccerà  di  nido, 

KcM  e  il  mondan  romor  altro  che  un  fiato 
Liuento  ^  chor  uicnquinci.ethor  uicn  quindi^ 
E  muta  nome  j  perche  muta  lato^ 


il  maff{YO  li  tal  arte  in  tfuetla  lingua  e 
ifUQ  llluminor,  ciò  è  ihminatùyf ,  Co^ 
ftuiiicanoctl  fuoterìi][Q  hauer  in  (jUfUa 
tenuto  ilprimolnogo,  E  de  lajlferka  de 
nlehhf  dice,  pagarne  hra  Ufo  ,  cioè^ , 
ìlmeritOy  Auenga  che  Fto,  come  dicmo 
in  fine  del  xx\ii.  de  l'Inferno  in  lingua 
rr:>uen'^!e  fignifichifiuk  ,  ma  è- per  fi^ 
Yniliiudinf,B  che  non  prehte  in  VuYg.n.a 
in  Inf  tra  dannati ,  come  uuol  infirire, 
fi  non  che  POjfcndojffccaye,  do  p-,  Effcn 
do  anchoYd  in  uita,ve  Ucjual pleua  e  me 
rifar  e  demeritare,  fi  uoìto  a  chieder  mef 
cede  a  Dio,  E  ccnftffa  effie  fiato  da  foi 
uinto  ne  la  fua  arie  da  Franco  Bologne fi^ 
e  che  Ihonoreera  aEhora  in  (juella  tutto 
deffc  Fyanco ,  Onde  dice  ,  che  le  charte  , 
lec^uaH  Franco  FFnnelle^gia,  cxo  e.  Toc 
ca  colfenne[lo,RldorìO,Sorìo  meglio  e  con 
f  iu  arte  lauorate  de  le  fi<e  ,  E  fitO  in  parte 
IhonOYf,  Venhe  Franco  era  fiatò  fuc  difie 
foìo,auenga  chegìihauejp  aua'^to  il mae 
firo.  Soggiunge,  che  non  f^reth  fiato  fi 
cortefi  ,  di  fiìYfi  infirioY  a  Franco  Yì:entre 
degli  era  in  uita  ,fer  lo  gYan  defideriO 
delecceUentia,  alacjuale  era  dedito  col  cuo 
re,  O  \^ana  gloria  de  Ihumane  pffi,  Ff- 


clama  a  (juefia  nofira  uana  humana  glo 
ria  confi Jerando,come  dura  poco  uerle  IN  fu  la  cima, ciò  e, In  alte^^,  SE  non  è- giunta  da  letai 
Jigrofe,  ciò  h  Se  ella  non  è-  fcpragiunta  da  cjuelle  età,  che  producono  ingegni gr:^ffi,  tardi  erui 
di ,  fecondo  la  dipfitione  de  le  feconde  cagioni,  come  fi  tYoua  efpr  auenuto  in  molte ,  per  difptta 
de  leauali ,  alcuni  foro  fiati prefcruati  lungamente  in  fcma  ,  di  che  in  più  hnigna  età  ,fitYOuai 
nofoiefilr  ofcurati.  Onde  ti  Vetranha  nel  trionfi  del  temfo,  lì  gran  tempo  a  gran  nomi  è- gran 
ueleno  ,  Et  il  poeta  in  perfcna  di  Oderifi  ne  afpgt^a  due  effimpi ,  il  primo  di  Cimabue  ,  'il(\ual  fu^ 
ne  la  pittura  tenuto  ecceUentififim.o,  e  nondimeno  fii  poi  uinto  da  Ciotto  ,  cUmolto  terrfo  dofo  lui 
riluffe,  laltro  di  Guido  CuifineQi  Bohgnefi,  nelcjual  rifflédè^  Ihonore  de  ìa  uolg^r  lingua, Ma  fu 
foi  uinto  da  Guido  Caualcanti,  delcjual  dicemmo  nel  x.  del'lnf.  Onde  dice ,  Co/i  \ia  tolto  luno  a 
laltro  Guido  la  gloria  de  la  lingua  .  Efòrfiè-  nato,  CHi  luno  e  laltro  caccerà  di  mh,cio  ^,  chi 
luno  e  laltro  caccerà  del  primo  luogò.  Intendendo,  fecondo  alcuni,difcfìfffc,  Ma  chi  fi,fc  firfc  moffo^ 
da profitico  f^irifo  ,  come  falhoY  fuol  auenÌYe ,  pronofiicajfi  del  Vef,  che  già  era  nato,  cjuando  egli 
fcnffi  juefie  co/?.  Et  era  quando  Vantemort  di  età  di  xvi/.  anni^  percy,fi  come  ne  la  uita  fi.a  di 
cemmo  ,  Dante  mori  Unno  xxi.fcpra  Mccc.  delmefi  di  luio,^  il  Vet.  era  nato  lanno  (Quarto  del 
rr.edffmo  mefe,  come  cnchora  in  effa  fua  uita  fii  da  noi  dimofirato,  NOri  e-  il  mondan  romor  ah 
tro  che  un  fiato  Di  uento,  OUima  comparatione,  perde,  fi  cornee  il  uenio  trafcoYYe  VoYa  \n  una 
\)ora  in  unA(ra  parte,cofi  I L  romore,cio  e  ,la  fnma  de  mortali,  non  fia  fmfre  in  uno,  ma  fi  muta 
hora  in  c^uefio     hora  in  quello.  Onde  dice,  che  muta  nme^ffrU  muta  kto . 

A  C 


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Postillati  16 


'ri- 


»f  -  < 


che  uoce  hmat  tu  più  fe  uecchia  fcindi 
Va  te  U  carne  che  fe  fbfji  morto 
Awv  (^^^  tu  hfàaffi  il  pappa  ci  d'indi  l 

Pria  che  pafjin  miìknni  5  che  phi  corto 
Spiitio  a  ìetemo  5  che  un  mouer  di  ciglia 
JM  cerchio ,  che  più  tdrdi  in  ciclo  e  torto  5 

Colui  ^  che  delcamin  fi  poco  piglia 
Lfinan'^i  a  me^Thofcana  fino  tutta  ^ 
"Et  hor  a  pena  in  Siena  fin  pif paglia  ^ 

Onderà  fine ,  quando  fu  dijhutta 
La  rabbia  fiorentina  ;  che  fuperha 
Fu  a  quel  tempo  fi ,  com  hora  e  putta  ♦ 

La  uofTra  nominan'^a  è  color  dherba  5 
Che  uien  ,  e  ua\e  quei  la  difiohra , 
Per  cui  elfefce  de  la  terra  accerba. 

"Bì  io  a  lui  y  Tuo  uer  dir  mincora 
Buona  humilta ,  e  gran  tumor  mappìani  : 
Ma  chi  è  quei ,  di  cui  tu  parlaui  hora  i 

Quelli  è ,  rifpofe ,  Vroueni^an  Saluani  j 
£t  è  qui ,  perche  fu  prefuntuofo 
A  recar  Siena  tutta  a  le  fuc  mani  ^ 

Ito  è  cofi  ,e  ua  finz^a  ripofo , 
Poi  che  morì  t  cotal  moneta  rerrde, 
A  fatiifnr  ;  chi  e  di  la  troppofio^ 

'Et  io  Se  quello  Jpirito  ^  che  attende , 
Pria  che  fi  penta,  Iorio  de  la  uita  ; 
La  giù  dimora  ,  e  qua  fu  non  aficnde  j 

Se  buona  oration  lui  non  aita^ 
Prima  che  paffi  tempo ,  quanto  uijfi  j. 
Come  fif  la  uenuta  a  lui  largita  i 


Seguitanh  ilfoefd  In  ff^find  li  Olerifi 
nel  dijfrf^'^r  la  mondana  gloria  iman'. 
èa,CHe  uoce,cio  è-, che  nomerò  che  fama 
hauerai  tufiu^frima  chefaffno  mille  an^, 
7ih  ^olmh  ir:firirf,  che  molti  f  odi  reni- 
quelh,  la  fÀma  decjuali  duri  oltre  a  aufR^ 
temino,SEfcindi,cio  ^,Se  t.fciJrP^, 
gh  da  tela  carne  t  Et  xr^fcntmxt^  S^li 
auune  che  tu  mora  in  fcnettu ,  chefe  ftfji 
morto  in^'^  che  lafciaffi  Jl  j^ajfa  el  Jf^J/ . 
ciò  è- ,  che  fefjft  morto  ne  la  tua  infkn^, 
tia  i  Ne  lacjual  età,  i  fanciulli  ifano  doi 
manJar  il  mangiar  chela  nutrice  glia^fa 
recchia  ne  la  fcudella paj^j^a  ^  e  dindi  i  da 
nari  che  fe  li  danno  fer  trafiuUo  ,  il(iuaì 
nome  f  rendono  dal  fuono  che  fènno,  cfuan 
do  caggiono,  0  li  getta  in  terra,  Volendo 
inferire ,  che  Irfuiffmo  temjfo  fuo  durar 
più  la  f^ma  di  chi  more  in  uecchie^'^,i  hf 
faccia  ijuella  di  chi  more  in  infàntia,  E 
perche  firfc  farreUe  ad  alcuno,  che  mili 
leannififferoun  lungo  fermino ,  dima ^ 
ffra  ,  che  ricetto  a  leternoe  fiu  corto, 
che  un  mouer  di  ciglia  ,  0  uuoi  dire ,  un- 
lattfY  docchi  rijjretfo  AL  cerchio  che  e* 
torto  fiu  tardi  in  cielo,  ciò  h.  Al  corfo  de 
bttaua  sfera,  ilcjuale,  [ccomdo  i  matematH 
ci  ftMmf  ie  in  trentjfci  rr.iìa  anni,  tardan 
do  cento  anni  per  ognigr/.do  .  Onde  ani 
corailPef.neltrionf  del  temfo  f ariani 
do  a  ijuefta  fcìoaa  turhctdice  .  Cieca  che 
pur  al  uer.tofttrafìulla,  E  fur  di  fife  ofii 
nion  ftfafcf  lodando )f  iu  il  morir  uecchià 
che^in  culla,  E  fiu  olir  e,  Maperlatun 


r  me- alcun  npar.  ^''^l  ^{^"'ì^/ i>^fir,u  ,  che  ftr>,a  eh.  LmJo^^^^^  X 
U  ne  la  .,f.  Jel  pe,a    Cile,  do  A-,  .i.renùn.  rahU., .       temo  fi^fLh  Tcó' 


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II 


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Postillati  16 


# 


C  ANTO  XI. 

a  ^im7t  Inuìdti  ai g^uernQ  ie  U  KefuUiccf,  uenieuano ,  aru^  f(fì.Y{du<inQ  le  fubluhe  ima^^ 
comfiifcrra  nel  fcfto  canto  in  quella  fualxgreffme        f^yua  Italia  e  cet .  udmrr.o ,  àf  <iur, 
meiffimo  uoUe  inerire  .  Viglìaua  coftui  ft foca  del  camino ,  fer  la  troffograue  fcma  che  Um^. 
feliua  laniare  ,  E  ii  lui  fon^  tuia  Th[cay:a ,  pr  la  fima  chf  in  quella  era  f^arfa  di  lui,  hthoYa 
afena  in  Siena  SEn  f^i^lw,  ciò  è-,  confcmmejfa  uoce  e  iirah  fc  ne  jfark,  A  iinotare,  che  U 
fua  ftyna  era  oìa  uenuta  cjuaft  M  tutto  a  meno,  E  maff:mamente,j:erche  fuondo  cM  deUo  ViUai 
m  reQrifce  di  lui  al  xxxi.  del  meìefmo  liU,  x\  fuo  fine  fii  reo,  fenhe  rotto  in  battaglia  e  fitto 
freahne  da  Viorentini,  fii  decapitato,  e  la  fua  tefla,  fer  dtfire^io,  pjfa  in  cima  duna  gride  cfta, 
fmhe  meglio  da  tuttol  pfolo  fotejfc  e{jh  uè  iuta  .  L  A  uo^a  nonr^nanl^  ^  color  d  'herba,Uer  ^ 
ha  efce  acerha  finri  de  la  terra  mediante  i  raggi  del  fde^  Hqual  medefmmer.te  topo  l^Jcca. 
Coli  interuien  de  la  fima  de  glihuomiri,  fer  ejfir fartorila  dal  feyr.fo,  e  da  lui  in  hrfut/fmojfa-. 
fio  di  cjueEo  ancora  jfenta  .  ET  io  a  lui ,  iu%uer  dir  mincora  ,  Ripnde  Dante  ad^  Oderiji,  il 
tuo  dir  il  uero  Mln.ora,  ciò  e-.  Mi  mette  nel  core  tuona  humilta  ,  E  T  afìfianami,  ciò  r,  Et  ab', 
hjfami  GR^n  tumore.  Gran  gonpament:^.  Onde  M.  Tul  nel  ter'^  de  le  Tufcuì,  l^ur^^mcruJ  af 
fida  recfe  tp,  cum  in  tumore  efi       1/  Vet.  nel  ìfrimo  di  pma  dipi ,  Voi  uenia  <iuel,  chel  lmd<ì 
maligno  Tumor  di  fangne  ben  ofrando  ofpeffe,  E  fer  fmilituiine  /?  fone  fer  la  Pferbia,  come 
fJfoTul.  ancora  nel  f reallegato  luogo,  Cum  tumor  animi  refidiP^t .  E  fèguif^ndo  Oderift  due 
TrouenX^no  epir  cjuiui,  fenhe pi  frepntuofo  a  frender  in  fc  [do  il gouerno  di  tutta  Siena,  e  che 
ter  ejuePo  e  uo,  O  anchora  ua  fcuo  (juel graue ftp  da  foi  chfgli  mori  .  COtal  moneta  rendf, 
iio  è-,  Sif^tto  pfflicio  fona  a ptisfire,  CHi  è  di  lafroffo.Qp,  chi  è-  al  mond)  iroffo  ardito  e  te^ 
mrario.  Ma  j^ffendo  Dante  coPuì  effcr  morto  foco  tempo  inan'^  ,  ZfT  hauer  indugiato  A  Loria  ^ 
ciò  e.  Alfine  de  la  ulta  a pentirfi  domanda,  Corr.e  li  pi  LArg.ta,  ciò  è-,  Ajerta  e  data  la  uenuf 
tafi  o/?o  fiiuifafendo,  che  cjufllo pirito,il<jual  apeUa  a  fentirp  a  lultirr.hora  ,  coni^ien  che  dii, 
mori  frim.a  tanto  temfo  di  [otto  neUntlfurgatoriOj  (juanto  di  jua  era  uiuuto,  Se  non  e- aitato Ja 
^rationi,  0  da  ofere  che  rafclino  di  huon  core,  Come  inferpna  di  Belacjua  halhian\0  di  pfra  mi 
quarto  canto ,  ^  in  molti  altri  'uoghi  ut  luto . 

Cluanio  uìuea  più  glorio fo.dijp,  -Rìpnde  Oderifi,  de  cjuado  cofli^i  uiue^ 

Uberamente  nel  campo  di  Siena  fiugloriop  efilue  nelfuopato,  che  defo,^ 

Ozni  uerooona  depfla  fcifffc  t  ^/'^^l"/  uergogna  SAjPfse,  cioè.  Si 

F  i  per  tfaf  Umico  fuo  df  pina ,  ^^^^  literamctenel  carrfo ,  0  uogUarn. 

t.i    rn  1      ■■      r  r-.i  dire,  ne  la  fia^Ta  di  Siena,  e  fer  trarla-. 

Che  foncnja  ne  la  pngm  ò  Carlo,  rnùl  ruodelafLpatalnrrpPa  dal^K. 

St  condujfc^  a  tremar  per  ogm  uena .  cario,  fi  cedute  <^  trem.ar fer  ogni  uena, 

Vm  non  diro  ;  e  [curo  jo  che  parlo  :    _         ^        ^^^^  ^.    -^^^  ,^,,y?^ 
Ua  poco  tempo  andrà  ;  che  t  tuoi  ujcim        u  xiueJla,CHe li  tolfe  quei  confini, ciò 
Tardnno  fi  ,  che  tu  pctrat  chhfarhx  laquallo  libero  da  epcr  confinato  fer 

Q.«cJl'oper<t  1/  ióìfie  C^uei  Ccnfini  *  quel  fai  teppiori  del  Purg,  Dicano,  de 

Carlo pcondo¥.e  di  luglia  haueainfri^, 
gione  uno  amico  di  quePù  Vrou(n'^no,al£iual  hauedof^^flo  diecimila  ducati  di  faglia puo  fena  cafi 
tale p  fra  certo  breue  tempo  non  li  fiXgaua,  Trouen'^no,  per  liherarlo,  porto  fu  la  fia^^  di  Siena 
un  tafeto,  e  defonuto  ogni  {uperlia,  comincio  humilip^mamenfea  pregar  ifuoi  cittadini,  che  in 
quel  fuo  bi fogno  lo  uolePcró  aitare,  e  non  fcri^  grandiffmo  tremore  e  timore  ,  com.e  in  tal  cafo 
fuol  fkrechi  ricerca  maltro  di  qualche  fuo  comodo  ,  0  bifcgno ,  Onde  dice,  che  f  ^condujfe  a 
tremar  per  ogni  uena,  E  cop  adunata  la  mor.eta,  libero  lamico  fuo  .  Vlu  non  diro,  e  puro  ^ 
(,he  parlo,  Dice  Ojerip  «o/i  uoler  più  oltre  iire,f  Un  pffYe^  degli  farla  opuro,hautnh  detto  de 

AC  ii' 


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Postillati  16 


PVRGATORIO  CANTO  XT. 
VYmn>^n:iftconlujfe  a  fremer  per  opi  urna,  Mu  che  fra  hreuf  fempo,  I  Viclm,  ciò  ^,  I  clttdt 
Uni  ài  Vante,  oferer<xmo  in  fhrma,  che  j^ofra  chiofare,  cr  otiimamenfe  intenier  e  notar  aueh 
f  porti  fico  ^uejìo  ofcurofuo  parlare,  In  talmh  fingendo  che  li  predica  il  fio  effrlio^a^ela  chi 
ii^ia  fclJe {cguuo,  E  com  m  c^ueh  frouerehhe  di  che  mporiantia  fta  Ihauer  hifoom  de  Ulirui  m  f 
cede,  come  hehhe  Frouf  ^^no.  Onde  nel  xvif:  del  Parad.  a  talpropo/ito  in  per  fona  di  C^cciaaidia, 
TutYOueraift  come  fa  difde  lo  pane  altrm.e  come  e-  duro  calle  U {ceder  el  filir^er  lal{ruifcale\ 


CANTO  XII. 


D;       ;  come  huoi ,  che  uanno  a  giogo 
Manclaua  io  con  queWaninja  carca, 
¥in  chel  fcjfcrfe  il  dolce  pedagogo , 

quando  dijfe  ;  Lafcta  lui ,  e  uarca  ; 
Che  qui  e  buon  con  la  uela  e  co  remi , 
Qt^antunque  può  ciafcun ,  pinger  Jùa  barca  j 

Dr/«o ,  fi  come  andar  uuoìfì ,  rifimi 
Con  la  per  fona  ^  auenga  che  c  penfteri 
M/  rimanejfcr  e  chinati  e  fcemi  ♦ 

la  mera  moffh  ;  e  figuia  uolentieri 
Del  mio  maeflro  ì  pafft  5  ^  ambedue 
eia  mofìrauam ,  comerauam  leggieri  5 

Quando  mi  diffc  ;  Volgi  gliocchi  in  giuc  : 
Buon  ti  farà  ^  per  tranquillar  la  uia  , 

'Veder  lo  letto  de  le  piante  tue  ♦ 


Il  poeta  nelprefente  canto,  partito  da  Ode 
rifte  da  laltre  anime  che  purgavano  il  pec 
cato  de  la  Jùperlicty  come  nel  precedente 
haUiamo  ueduto  ,  foc^a  molte  e  dìuerfe 
hiflorie  efiuole,  leìji^ali  finge  ejprefcolpi 
le  fu  lo  fmaltodi  cjuefìa  prima  cornice, 
che  tutte  erano  effmpi  difuperhia  .  De', 
fcYÌue  poi  la  falita  loro  fcpra  del  fecondo 
ta!^,  ouefi  purga  il  peccato  de  la  inuii 
dia .  p"*  DI  pari,  come  huoi  che 

uanno  a  giogo,  Andaua  il  poeta  parlando 
con  Oéerifi,  di  pari  e  chino,  comeuanno 
i  huoi  fcttol giogo,  fin  che  lo  fcffeyfe  virg. 
ilijual  chiama  DoLe pedagogo,cio  e-^Cra 
tiofò  precettore,  Perche  pedagogo  e- in  Gre 
co  domandato  chi  ammaefìra  gliadolefcei 


ti,  MA  cfuSdo  difp,Lafcia  luie  uarca,Mù 
flrd  ,  che  da  (jueflo  pejìifiro  t!T  infoiente  uìtio  Ihuomo  fi  delle  dipartire  con  (juanta  più  uelocita 
che  può,  fffendo  peffimo  di  tutti  glialtri .  Aduntjue,  per  ohedir  Wirg»  fi  fice  dritto  con  laperfina, 
auenga  che  i  penfteri,  per  la  pietà  che  hauea  di  Oderifi,fi  rimane/fero  al  par  di  lui  chinati  E  Scef 
mi,  E  priui  dogni gioia,  come  uuoì  inferire,  E  fcguiua  uolontieri  i pafft  di  ^ irg,  perche  fitto  ilfcnfo 
itedienie  a  la  ragione,  uolentier  feguita  cjuetla .  C^Vanlo  mi  diffc ,  uolgi  gliocchi  in giue  , 
Delle  Ihuomo,  che  ha  determinato  purgarfi  de  la  fuperlia  ,  guardar  in  giù,  ciò  è-,  humiliarfi,  t 
metterfi  dinanl^  a  gliocchi  de  la  mente  gliejfempi  di  (fuelli,  che  per  la  fuperlia  loro  fono  rouinati, 
a  ciò  che  glie  nenafca  ffautnto  eterrore.  Onde  \Jirgilio  dice,  che  li  fra  luono  VEr  trancjuilla^ 
re,  ciò  è-.  Ver  alleggerire  la  difficulta  de  la  uia  .  Quefiitali  effmpi  di  fuperlia,  come  appreffi 
vedremo,  erano  intctgliafi  giù  haffc fu  lo  fmalto,  fi  come  cjuelli  dhumilta,che  di  fcpra  hahliaf 
7710  ueduto ,  erano  eleuati  da  ferra  ,  tsT  intagliati  fu  alto  ne  la  roccia,  Perche  Dio  ahlaffa  e  dfprii. 
me  la  fiperlia  ,  e  gradife  Z9'  effctlta  Ihumilta  . 


Come  jperche  di  lor  memoria  fa^ 
Sopra  a  fipohi  le  tombe  terragne 
Portan  fegnaio  quel ,  che^i  era  prì:t  ♦ 

Onde  li  molte  uoìte  fe  ne  piagne , 
Per  la  puntura  de  la  rimembran*\a , 
Qht  foto  a  fìj  da  de  le  calcagne^ 


ErrfHD  (juejfe  hijlorif  e  fiu:il(  fcokite  fu  Io 
fmalto  a  fimilitudine  di  quelle  figure  che 
finfagliano  fcpra  le  f posture,  Ifcjuali  rap-, 
prefcntam  il  defiim  a  ciò  fia  memoria  di 
lui,  OUdelim:\ieuoliefc  ne  piagne, Cqì 
me  da  parenti  e  da  gliamid,  PEy  la  pun 
tura  de  la  rimemhran'^,  per  la  tenere:^} 
1^,  Uc^ual 


PVRGATORIO    CANTO  XII. 

Q..«fo  per  ài  fuor  àd  mm^^umX^.  ,W ghmfy  non  fcn  iUiéa  c^u^^^m 
tur,  .  SI  uidk  li,  Coft  uìih  ^uefrofm.ho  fì^ur^to  ,  M A  di  miglior  fmiianla  Ma  fiu  ar^. 
tifid^fmfr.teintapìiato,  SEcondo  Urùfim,  SnonJo  che  ricerca  larte  Cnde  di  jqra  dtJle, 
Che  la  natura  nhLrehhe [corno,  OVanfo  fer  ma  di  fiior  del  monte  auanla/io  p^,  Quanto  auan 
7a  di  ciuefta  cornice  di  fiiori  del  rnTnfe  fer  uia  ,  che  do^ni  intorno  lo  circonda  erano ^uejU 
]ure  fcfra  di  lei  intagliate  ,  chefer  latitudine  ueniua  ad  effcre ,  ccrr.e  diJP  nel  [recedente 
to  ,  juanii  un  corp  humano  m  'tfureria  in  (re  uolte . 


VeJed  colui  5  che  jù  nolìl  creato 
P/M  daltra  creatura  *ygiu  dal  cielo 
^olgorcggiarìdo  fcender  da  un  lato  ♦ 

Yedeua  Briareo  fitto  dal  telo 
Cekffial  giacer  da  Ultra  ^arte 
Craue  a  la  terra  per  lo  tnortal  gelo  ♦ 

Vedea  Timhrco  ,  uedea  VaUade ,  e  Marte 
Armati  anchor  intorno  al  j^adre  loro 
Uirar  le  membra  de  giganti  j^arte^ 


il  f  riwo  efsemfìo  era  cjuedo  di  lucifrro  , 
iìijuale,m:e  fi  legge  alfrinàfio  delCen. 
infuferkto  contra  del  fuo  creatore,  che 
tho  nohle  Ihauea  creato,uclle  fèrf  e  guai 
a  lui.  Onde  rouirio  da  lalto  cielo,  clfro^. 
findo  cetro  de  la  terra  .  VEdea  Briareo, 
Briareo  feccdo  che  fcriue  Stette  nel  ter^, 
fti  con  glialtri  fnoi  fratelli  giganti  ne  la 
guerra  cetra  gli  Dij,\l<\UAl  era  fitto  T)hl 
celffiial  teh,cio  è,  Vc^fpto  dalfllgore. 


colquale  Ciouedal  cielclhaueafercojfc, 
Tercheegliin/Jemeco  glialtri  fiiYon  fulminati  e  morti  da  lui,  Onde  dice  chera graue  a  la  terrai 
ffr  lo  mortai  gielo,  Venhe  un  corfo  humano  morto,  mancando  del  naturai  calore,  ^  molto  fiu  gra 
ne,  checfuanioèi<iuo,E  tanto  fiu  graue  era  coftui  ala  fua  madre  terra,  (guanto  le  fuemerrha 
mno  oltre  a  Quelle  de  glialtri  fm>ifurate  ,  come  uedemmo  nel  xxxi.  de  hnfrmo  .  Telum  in  lai 
tino  è- domandato  ogni  arme  f^.Ua^er  offendere.  Onde  Virgilio  hauenkb  intefo  fer  il  colteli 
lo  diJp  ,  Ai  non  hoc  ieìum  mea  ^uod  ui  dextera  uerfct  Effiigìet .  \Edea  Timhreo  ,  Timi 
ireo  e  inferf  retato  fer  AplUne,  che  infteme  con  VaUade  Bea  de  le  fcienfie  ,  E  Marte  Dio  de  le 
Uuag!if,fìauano  intorno  al  padre  Cioue  mirando  anchora  le  Jjrarte  memtra  de  ^lihorrihili  gi'^ 
ganti  morti  da  loro,  di  che  fratta  Ouidio  nel  frimo. 


Vedea  t^emhroi  a  fie  del  gran  lauoro 
Quafi  fmarrito^  e  riguardar  le  gentil 
Che  in  Sannaar  con  lui  ftiferhi  firo  ♦ 

O  K/ofce  con  che  occhi  dolenti 
Vedeuio  te  fegnata  in  fu  la  fìrada 
Tra  fette  e  fate  tuoi  figliuoli  ffcnti  ♦ 

O  Saul  5  come  in  fu  la  prof  ria  f^ada 
Quiui  fareui  morto  in  Gelbce^j 
Che  poi  non  finii  pioggia  ne  rugiada^ 

0  fòlle  Aragna^fi  uedca  iv  te 
Già  me\a  aragna  trifìa  in  fu  glSracci 
De  lopm ,  che  mal  per  te  f  fi  , 

O  Roboam^gja  non  par  che  minacci i 


Dì  ^emhof,  t  cóme  ne  le  fiatarle  di  San^ 

naar  ft  ccfiglio  co  fuoi  Riedificarla gra 
torre  Ji  ^alel,  intffa  fer  lo  gran  lauoro, 
diicemo  nel  xxxi,  de  Vlnf,  Wole  donna 
di' Anfione  ,  fecondo  Ouid.  nel  fcflo,feY 
fitte  figliuoli  mafchi  e  fette  fimine  che  hai 
uea,  tario  fiuferha  infclente  e  temeraria 
diuenne  ,  che  fi  uoleua  f  re  forre  a  latoi 
ria,  lacjual  fclam.ente  nhauea  due  ,  ciò  e-, 
Velo  e  Diana,  C  nde  Ffh,  fer  ciuefiofidi 
gnato,gliuccife  tutti  co  fuoi  jìrali,  V  ella 
fi  conuerii  in  pffic .   Saul,  come  fi  legi 
ge  ne  luìtimo  del  frimo  lihJi  ^e,fi{  il  fri 
moRe  del pplo  d'ifraelfhuomo  éi grani 
AC  Hi 


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Postillati  16 


 ,      ,  PURGATORIO 

Qum  e  ti  luofegnotma  p,en  di  J^auento,      fiuterà,  roiufl,/j;moffirff,,f,r  qui 

Htì  porta  un  cmo.ptmi  che  altri  ilcaui,  fio  moli,  fuffrh,ll^uJ  h«ufnio,clnk 

Mojlraua  ancor  h  duro  pauimento.  ;  muto  di  Dio ,  fjfugmt»  molte  inimichi 

Come  Mmtone  a  jùa  madre  ji  car$  [rouinUe,  ultimmtnte,ftY  haunftriot 
Varer  lo  fuenturato  adornamento ,  '^g'g  R'  Jf  Malachiti  contm  il 

Mofìraua  ;  come  i  figli  Ji  gittaro  '^'^*»i*nt<rMfuti,fi,fanfitta  Ja  TiliSfi 

Soura  Sannachertb  dentro  dal  tempio }  ?         '^''^'>'  fi<l>  morto  trefigliuot 

E  come  morto  lui  quiui  il  lafciaro,  ^'''^ 'È^'^'H^rrimmf f,fi,eaccidff 

Mofìraua  la  ruina  el  grande  fcempio  ;  J  •  I^'TI^^'" 

larnm ,  quando  M]e  a  C;ro  ;  ft,  ^^^^j^ 

Sangue  jitifìi       io  dt  fangue  tem^w,  ,o/,  ne.fl.uU  uenUt fitfrr  uos.  Onde  U 

Mojlraua  come  in  rotta  fi  fi^gno  f^^t^  ricf,  eh  mnfcntifiu  pioggia  ne  yu 

Gli  Ajjiri  ;  poi  che  jù  morto  Olofhernt  ;  giacla .    O  Follf  hr^gm^  Aragna.fet 

E£  anco  le  reliquie  del  martiro  ♦  ^oyìh  OuiLnd  vi.fù  di  LUia,jtminit 

Vedeua  Troia  in  cenere  e  in  cauerne  :  ffrififfìma  in  fcttHiffmi  r^ccami,  efet 

O  llion  j  come  te  bajfo  e  uile         *  T'^^  mfufeYlitajtuoleafrefOYYe  a  v4 

Mofìraual  hno.che  li  fi  difcerm.  /'''^,c/WrfyW#nJofrfw/rf,/^,o«;..,/4 

J     J        ♦  ne  Ummale  del fuonme,  deludi  ueggitià 

......  ,        r      .       .     rnotxnchra  dileuarftne  Rioifottilifrmi, 

m  mutili  lami .  O  Roh^trt,  Roioanjt  come  è-fcritto  alxij.  del(er  '{p  lik  di  Re,  fr/!alwof 
lo  iiSdomne^tSr  a  lui  fkcedè^  nel  regno,  Et  ejfendo  andato  in  Sichen,  fu  fregato  dal /o/o/o  chf 
udejfe  aUeggimrlo  de  le  infcpportakltgraue:^^,  che  gUerano  fiate  impfìe  dal  padre ,  lahn0 
da  egli  d  configlio  de  ufcchi ,  efcguifando  cjuello  de giouant  ,riJ}>ofeloYO  fupeYhamente  dicendo. 
Mio  padYe  uba  impofto  le gYandi  graue^^ ,  er  io  ne  aggiungerò  a  ijuelle  ,  Mio  padre  uha  battuti 
con  le  ueYghe,  tfT  ÌQ  ui  batterò  co  hajìoni piomlaii .  Ver  la^ual  fuperla  rìfpofìa  ,  ft  riheGaron  dèi 
lui  xiJe  le  xij.inlu,  e  fclamenfe  era  oledito  da  la  frilu  de  luda,  e  Upidaron  Mran,  dcjual  era  Qi, 
frailrifctioter  de  tributi.  Rohan  adun(jue,ihigouito  da  (fuejìa  fuhitamutationf,fen'^pìu&, 
Ynora.  fdi  fui  carro,  e  uilmenie  ft  fuggi  inlerufdem ,  Onded  paeta  dice ,  che  aui,  oue  erafef 
gnata  juefla  hfìoria  di  lui,  non  par  cW  minacci,  ma  pien  difcf^eUo ,  inanimi  che  ^Itri  d  cacci ,  ne 
hporta  un  carro .  MOffraua  ancor  lo  duro  pauimento,  Almeone,  fecondo  Quid,  nel  \iiu.fii  fis 
gliuolo  d'Anfarao,  dtljual  dicemmo  nel  xx.  de  Vlnf  Ccfìui  adunque,  come  uedremo  ancora  nel 
quarto  delVaradtfo,  occift  Erifdefua  madre  in  uendetta  del  padre  ,  hauendo  ella  manifijìaio  al 
Argia Ifofa  di  Volinice,  fer  un  monile,  delcjual  tanto  anJaua /uperh,  il  luogo ,  oue  Anfiarao  era 
Ptafcojio,  come  nel  medefmo  luogo  dicemmo.  Onde  dice  che  I L  duro pauimtnto,  ciò  è- ,  Quel  dtu 
rù  fmalto  de  la  camice  mofìraua,  come  Almeone  ficeparera  fua  madre  c  Aro  ,  cioè- ,  DioYan 
lofio,  LO  fuenfuYato,  Intende  pcY  AnfiaYao,  e  per  lei ,  adornamento  del  monile ,  Effendo  ai^ela 
fiafo  capone  de  la  morte  di  lui  e  di  lei .  MOfìraua,come  i  figli,  Sannachey ih ,  fecondo  che  ft 
legge  al  XIX.  del  quarto  lik  di  Re,  fu /IpeYltffmo  Re  de  gli  Affiri,  Uguale  efftndo  nel  tempio  A 
tarando  a  certo  fuM.o,  Adramalech  e  SaYafarfuoi  figliuoli  corfcrofcpra  dì  lui,  e  con  le  tacdienn 
fiade  luccifero,  poifùggiron  in  Herminia  .  MOfìraua  U  ruina,  Cirro  fuferUffmo  R  e  de  Verft, 
(omefcriueGiuflino,haufndo  effugnaio  molti  fopoìi  ,^  uliimamente  effendo  in  Scitia  contra 
de  la  rema  Tf7rfw/>iV,C7  hauendo  con  fraude  morto  Spargapifp  fio  figliuolo  con  gran  parte  del  ne 
meo  efferato  eolauale [egli era  oppofta,  Thamiris,  nonshigouita  dun  tanta  accidente,  recupey'o  di 
nuauaun  a.tro  efferato,  colcjual  effendo  ft  meffa  dopo  certi  monti  in  agguato,  ejuandoli  {arue  temi 
fo.ufctfcpral:  Eerft,(he  null^éich  iuhhitaum  ,  talmente, che tmmli in  iiffiriinf.Quijè 


C  A  N  T  O    X  I  K 
Cf'yya  Irtftmf  m  tuUù        fin  Ara,  uimiofc  e  (juaft  in  fjfugnMh  fjjlrcm  .  Tufopi  U 
tfjìa  ii  Cirro,  la  pfe  in  otro  di  [angue  hmano  dicendo  ,  Cirre  Cirre  pngmnem [tijft,  languii 
Pfm  hihf .    MOjìraua  come  in  roUa,  Leggefi  nel  Uh.  di  ludit,  àe  hauendo  Olojìrnes  fmafe 
it  la  militia  di  Nakcodono[cr  Ke  de  gli  Afftri,  deljual  tanta  era  lafuferlia,  che  uoleua  ef[rah 
rato  fer  Dio , [cggiogate  molte  nationi  al [uo  imperio,  ht  ultimamente efpndo  contra  de  Giudei  a 
Ufpdio  di  Bettuha  ciUd,  e  tfuella  hauendo  infirma  ajìreUa,  che  mueniua  renderp,  o  morir  di 
/ime  auenne,  che  ludit,  una  uedoua  deffa  ciuà  di  eccellente  firma  e  temente  Dio ,  pento  di  uoler, 
con  laiuto  diluì  liberar  la [ua patria.  Onde raccomandatafcli deuoli[[:mamente  ,  la[o  Ihabitoue^ 
iouile,  e  fkuafe  quanto  f  iu  pteua  Ma,  ufct  di  Bettulia,  e  come  fiiggitiua  andò  a  trouar  Olojiri 
nes,  ilqual  treCo  da  la  [ua  Me^X^,  diede  ordine  di  giacer  con  lei ,  e>  ella  fingendo  di  uolerfrii 
ma  orare^em'fatendo  Okfirnes,  che  fer  ejfcr  heho,firte  dormiua,  con  lafjfada  di  lui  li  jfrecife^ 
U  ufìa  e  tortolìa  a  la  ciUd,  La^^ual  ueduta  da  <iueÌi  di  Bettulia,  languente  mattina  ufciron  fiiori 
contra  de  nmió  a  fchiere  or  dinate,  E  fii  tanto  il  terrore  che  gli  Affiri  t^fWoMO  de  la  morte  d'Ok^ 
fimes,  che  fi  ftf  ^iyo«  in  rotta,  come  dice  il  foeta  che  quello  [malto,  oue  tal  hijioria  era  intagliai 
t4,mojìraua,  E  m^fìraua,  dice,  ancora  LE  reliquie  del  martiro,  ciò  ^  La  grande  [rage  che 
eli  Affm  riceueron  in  quejìa  roUa  .    V Edeua  Troia,  la  r^uina  de  la  fiperhi/T^'a  Trota  fntt4 
ter  li  Greci,  e-  notifftma,  E  di  quella  traUa  Homero  ne  la  Iliade,  e  \Jirg,  nA  ter^.  Troia  era  U 
[rouimiu  .  llion  la  citt^,  il  fegno  era  lintaglio  di  quella,  che  quiuifu  lo  [malto  fi  itfceyneua . 


Qtid  <?/  pcnncl  fu  mae?lro,o  di  fìiUj 
Che  ritmheffe  Umbre  e  ì  tratti  ^  cl'iut 
Mirar  fhriano  un  ingegno  fittile  i 

lAorti  li  morti-,  e  i  uiui  farcan  uiui . 
T^on  uide  me  di  me  ;  chi  uìiel  nero  5 
Quantto  calcai  j  fin  che  chinato  giui* 


mflra,  che  quefìe  figure  trono  tanto  mae 
fireuolmente  ritratte  dal  naturale,che  ne[ 
[un  maefìro  DI lìile,o  dijfennello,  ciò  p-, 
di  di[(gno,  0  difitiurd,]?QYÌa  mai  ritrarr, 
re  lomhre  (tfT  i  tratti  [cttiliffmi,  con  che 
erano  quefie  figure  intagliate,  E  che  a  ue 
derle  ¥  Ariano  ammirare,  do  ^,  Variai 


.0  ammiratione  ad  un  [citile  ingegno,  ferche  quelle  figure  che  raf^refcntauan,  i  morti,  f  arcuano 
propriamente  morti,  t!r  H  fìmi^e  aueniua  di  quelle,  che  raffrefcntauano  i  um,  ferche  uiui  farei 
uano.  Onde  dice,  che  quello,  ilqualuidelL  uero  ,  ciò  e,  Le  uere  hifiorie  ,  che  quiui  fer  fìmilii 
(Udine  erano  intagliate,mnle  uide  meglio  di  lui,  mentre  che  egli ,  fer  uederlfyUando  chinato. 
Tanto  proprie  uuolinfirirt  che  dal  naturale  erano  intagliate . 


Kor  fuperhite  ^  e  uid  col  uifo  Mero 
figliuoli  d*Bua'ye  non  chinate!  uoltOj 
Si  che  ueggiate  iluoflro  mal  fintiero^ 

P/«  m  già  per  noi  del  monte  uolto^ 
E  del  camin  del  file  affai  f  iu  fpefi , 
che  non  flimaua  lanimo  non  [dolio  ; 

Quando  colui ,  che  fimpe  inan\i  attefi 
Mdauay  comincio  *yDrÌ7^a  la  tefìax 
Non  è  più  tempo  da  ir  fi  jojpefo* 

Vedi  colà  un  angeh^che  fapprefìa, 
Per  uenir  uerjo  noi  \  uedi  ^  che  torna 
Val  firui^to  del  di  UnciUa  fifla^ 


Infurge  contra  a  Ihumana  ffetie,  che  fin 
^  chinar gliocchi  a  terra  a  confderar  coi 
me  di  quella  è-  fiata  firmata,  a  ciò  che  fu 
tef[e  conofer  la  mala  e  torta  uia  fer  lai 
qual  procede,  ella  [e  ne  ua  fer  quella  [ui 
perla  O'  altiera  come  finnoi  ciechi [nl^ 
alcuna  confideratione .  Plw  era  già.  Ha 
ueano,  cofi  andando  fer  quefia  frima  cor 
nice ,  che  dogniintorno  circondaual  m.oni 
te,  uoltato  già  alcuna  farte  di  quello,  E 
Sfe[o  del  camin  del  [de,  E  con[umato  del 
tempo  ,  chefclamente  dal  fcle  e'  fartorii 
io,  affai  fiu  che  no  fiimaua  L  Animo  non 
[cioltOj  ma  legato  occufato  ne  la  confiti 
AC  ilii 


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Postillati  16 


pvrgatorio 

Di  msrmìa  gVmì  el  uìfo  adorna ,  àeY<,mne  ìe glifffcYnfi  ii  fufnlia  Ime 

Si  che  t  diletti  linuiarci  in  fufot  ueiuti.come  uud  inftriYe  .  Verchemem 

Penfi  che  quejlo  di  mni  non  rdggwrna  ♦  Unimtì  è*  occupato  in  (jmlchf  frcftm 

s    '     ai-      1  1   r  1  1  -  r  1-  r         t        ^^f^'^^^^^f^'^^^'if^r  chfl  temfo  raffi  mol 

(opi^  folio  h  ^tifl  che  fi,  cmf  la  lui  fu  h  fcfra  nel  cjuayto  canto  limoftrato  .  Q  Vanh  colui, 
ihefcmfre  inanimi  atiefc.  Erano  ^uejìe  cofe,  ^uanh  Virgili,  aniaua  inan^^  AT./r/T/o  ^,  Infen^ 
to  epn^uehfo  a  ciitel  che  bifcgnaua.  Perche  la  ragione  de  prece Jiey  femore  al  fcnfo,  etroueder  a  le 
cofcnecejfme  a  la  fAi<te  .  Comincio  a  dire,  DRj^^  la  tefìa,  Verche,  conftderato  lun  uitio  auh 
tofà  dibìfc^m.ft  deUe  procedere  a  la  confi  derattone  de  laltro,  e  non  fi  ar  coniammo  pufcfbffG  in 
quello  .  Vedi  cola  un  angel,  CHe  f^ffrefta,  ciò  ^,  ll^iual  faf parecchia  per  uenir  uerli  mi  [ 
nauendo  Dante  in  (jnefia  conftderatione pMtfatto  al  uitio  de  la  fuperbia,  I  dio  li  manda  un  an^eìo^^ 
intefc  per  lo  fecondo  minifìro,  che  li  rimeUe  la  colpa  di  tal  uitio,  e  lo  Ubera  da  le  pene  eterne  de  il 
Infèrno .  C^fjìo  me  de  fimo  uedremo  chefira  per  tutti  gìialtri  cerchi,  e  giunto  che  farà  a  lofìreti 
lo  calle,  per  lo(]ual  delunofifal  fu  Litro  haì^  .  V  E  di  che  lanceUa  fcfta  torna  dal  feruigio  del  di, 
A  dinotare,  che  Ihorafcjìa  di  tal  di,  che  ueniua  ad  efser  il  (juinto  de  la  fua peregiinatione,  era  giti 
{affata,  Verche  hxuendo  (Quella  fntto  lojficio  fuo  ,fe  ne  tornaua  .  DI  reuerentia gliatti  el  u  fo 
adorna,  l  a  ragione  ammonfcel  fcnfo  a  non  perder  tépo,t9'  a  render  fi  reueréie  e  gretto  a  cjufjìa  gra 
ila, et  ciò  che  le  diletti  e  piaccia  dmuiarlo  in  fufo  afcttisfire,^  a  rimetterli  U  colpa  de  fuoi  difjvui^ 


^iì^f^'^jr^h    lo  era  ben  dd  fio  ammonir  ufo 

Pur  di  non  perder  tempo  *,  fi  che  in  quella 
MMeria  non  potea  parlarmi  chiufe  ♦ 

A  noi  nenia  la  creatura  bella 
Bianco  uejlnajC  ne  la  fàccia  quale 
Par  tremolando  matutina  jìelìa^ 

Le  braccia  apcrfet^^  indi  aperfe  lalet 
Vijfe  5  Venite  :  qui  fon  preffo  i  gradi  j 
Ef  ageuólemente  homai  fi  fai  e  ♦ 

A  queHo  annuntio  uengon  molto  radix 
O  gente  humana  per  uolar  fu  nata. 
Perche  a  poco  utnto  cofx  cadii 


offendo  itfàtojappetjfo  ad  oihedir  la  ragia 
ne,  ageuolmente  intende  le  ftte  ammoni*, 
iioni,  che  in  e^uejìo  luogo  erano,  come  di 
fcpra  hahhiamo  detto,del  non  perder  tem^ 
po,  Onde  dice,  che  in  (juefìa  materia  non 
li  poteua  PArlarchiufo,cio  è'.  Parlar  ojcu 
ro,^  in  firma  che  egli  hen  non  lìnteni 
dejfe  ,  A  NOI  uenia  la  creatura  iella, 
Vefcriue  tre  fcgni  dajfctio,  che  Dio  mofìra 
uerfo  del  peccatore  dopo  la  delita  fatisfàt', 
iione  de  le  commeffe  colpe,  li  primo  e'  il 
mouer  henignamente  tjuefla  grafia  uexfè 
"  lui .  1/  fecondo ,  mifcricordiofamente 


dtt 

con  le  traccia  aperte  riceuerlo,  ^  ultima, 
mente ,  con  le  ale  del  defderio  aperte,  iimofirarli  effcr pronto  a  cancellarli,  ^  a  rimetterli  ocmi 
fua  commeffa  colpa  .    Era  cjufflo  angelo  uefiito  di  hianco,  A  dinotare,  che  la  remiffone  è-  pura 
nettaefmcera,comehadafffcre  la  confcientia  del  penitente  a  chi  le  colpe  commeffe  f  rimettono* 
£  rimeffc  fieflo  peccato  de  la  fuperlia,  fono  preffc  i  gradi ,  per  licjuali  ageuolmente  f  fde  a  puri 
gar  (fuetto  de  la  inuidia.  Perche  deponuto  il grauepefh  di  fieflo  uitio ,  che  maffmo  hahUam.o  ueS 
iuto  ejfer  di  tutti  ,  ageuolmente  ft  può  uenire  a  la  purgagione  de  glialtri .     A  Qv.efìo  annunt 
fio  ,  ciò  ^,  A  (juffto  inulto  ,  hauendo  detto  Venite ,  VEengon  molto  radi,  Perche  di  rado  auie'^ 
ne,  che  Ihuomo  f  rlmoua  dal  uitio ,  er  con  la  delita  fàti^ttione ,  prenda  la  uia  de  la  uirfu  , 
Auenga  che  fu  mto,  mediante  la  diuina  gratia,  a  confcguir  il  regno  del  cielo  .      ri?  domanda 
a  la  gente  humana,  PEnhe  cadi  a  foco  uento    ciò  è^.  Perche  pieghi  e  torci  cof  da  la  uia  dritta 
fer  poco  fimo  di  g'oria     l.acjual  di  fcpra  uedemmo  hauerla  figurata  al  uento,  oue  dijfc ,  No^r 
eilmondan  romor  altro  che  un  fiato  Di  uento,  chf  honden  Quinci  (!rhor  uien  quindi 
E  muta  nome  perche  muta  lato  •  *" 


di 

\i 
'sui 

[à 

per 

ali 
Q 

V 


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Postillati  16 


CANTO 

Uenocci ,  oue  la  roccia  era  taghata  t 
Qiàu't  mi  batte  lale  per  la  jronte^ 
Voi  mi  fromtjfc  jicura  Undata  ♦ 

Cerne  a  man  defìra  per  fal'ir  al  mente  ^ 
Oue  fKde  la  chiefa  che  Joggtoga 
La  ben  guidata  fo^ra  V.ubacontey 

Si  rowpe  del  montar  larditafvga 
Per  le  jcalee.che  fi  fero  ad  etade, 
Cherafuuro  il  quaderno  e  la  doga^^ 

Cefi  [allenta  la  ripa  ,che  cade 
Quiui  ben  ratta  da  laltro  girone  : 
Ua  quinci  e  qu'màì  Ulta  f  ktra  rade  * 


condoni  da  Untelo  al  ìuO£Q ,  òue  il  fcjfo 
le  la  roccia  erafer ftr"^  tagliato  acio  che 
Ifffe  uia  a  (juelli  chelhauear.o  afdire^lat 
te  le  ale  Ifer  la  fronte  a  Dante frorrtetlen'. 
Ioli  da  li  in  ftt  landata  ftcura .  Verche 
effinto  in  lui  il  [eccato  de  la  fuferhia,  fr, 
gnificatofer  lo  j^rimo,  P.  che  ne  lafìOnf 
te  li  defcrilfe  langelo^  che  uedemmo  ftar 
a  laprta,  pteua  render  fi  fcuro,  che  gli 
ffìinguereUe ancora iuUigltaliri .  CO^ 
me  a  man  defìra,  \ fendo  di  FiWw^  fer 
lafOYia  a  S Miniato  a  monte  ,/ì  [ale  ah 
ijuanto  fer  una  fola  uia,  lacjual  foif  ci^ 
uide  in  due,ecjue[la  che  torce  a  m.an  dei> 
tira  conduce  a  la  chiefa  del  detto  fanto,  U^ual  Soggioga,  ciò  è.  Sopraffa  a  quella Jarte  di  Tireni 
Té  doue  ^fofto  ihonte  RuhacontefuljuAff.jpi  V  Arno, co f  detto,  fecondo  che  dicano,  da  Ueh 
fcr^ulaconte  da  Mondello  cauaìiere  Milanefc,  il^uale,  nel  Mcc.  che  fu  edificato  cjuefio  fonte ,  fi 
irouoinauellacitidfretore,Lacji<alferlromadorr:anda  l\hen  guidata,  cto  e,  laben  con; 
lotta,  Vofendo  inferire,  che  ella  era  malgouemata  da  cjuelli  che  reggeuano  .  Ter  ejfcy  adunche 
cueRa  uia  da  man  defìra  molto  rifida,  ui  fiiron  fétte  lefcale,a  ciò  chef  tu  ageuolmente  fi  foteffe^  fai 
lire  E  fiironfiiue  AD  etade,  ciò  e ,  A  temfo,chel  cju^derno  e  la  doga  erano  ficun.  Fi  infinteti^, 
auho  il  mondo  era  migliore,  e  non  fi  uf^uafklfita  .   DiV.mo,  che  al  temfo  che  Dante  era  in  effii 
lo  fi  f^lfificato  in  Firen'^  un  lihro,nel<lualfi  teneua  conto  de  le  fubliche  intrate,  E  tolto  uia  àun 
uàfodi  leono  colaual  fi  mifuraua  e  uedeual  uino,  una  dogafcgnata  del  figlilo  del  comme,KfT  ahi 
mola  atunaltro  uafv,  che  teneua  affai  meno,  e  cofi  con  f<ello  fii  foi  lungo  temfomifurato  e  uedu 
lol  uino  fin  a  tho  che  fii  dfcouerta  lafiilfita.  Vice  adunque,  the  fi  come  in  cjuePatauiafi  refe, 
L  Ardita  fìi^a,  ciò  e.  La  driua  e  rifida  figa,  VEr  le  fiale  del  montare  ,  Ver  le  fiale  f^^Ue  m  be', 
ve  fido  di  auelli  che  montano,  Terche,  mediante  ^uefte,fu  Uguali  fi  ritengono,  romfono  t-r  alien 
tanola  rif ideerà  del  f  lire,  Cof  dice, che  fer  la  medefma  ragione, cjuef  a  rifa  che  caàe  aum  DA 
laltro  Pirone,  do  e,  Val  fecondo  cerchio,  che  è-  cfuello  de  gtinuidiofi ,  pfiofcfra  di  ciueflofrirno  de 
OiVerh,  BErr  ratta ,  B.n  rifida  er  erta,fdenta  e  fiffe  fiu  ageuole  nd  montare  .    MA  la  ta, 
(io  e  Ma  la  frofinda  tagliata  fìetra  che  fi  uia  alfSre,  V.A{cnta  tjuinii  e  cjuwci.  Tocca  da  (uno 
e  da  ìaUro  lato  con  lefu^onde  chiunque  fale.  Tanto  fretta  era  ^ueftu  tale  fiala,  come  uuol  mjt^, 
yire  •  A  dinotare  la  difficulta  che  fi  troua  ne  la  uia  de  la  uirtu . 


No/  uoìgendo  iui  le  noHre  perfine 
Bfdf j  fauperes  Jpirrtu ,  uoci 
Cantaron  fi  ,  che  noi  dìria  fermone  ♦ 

Ahi  quanto  fin  diuerfe  quelle  fi)ci^ 
Va  linfèrndi  :  che  quiui  per  canti 
Sentra ,  e  la  giù  per  lamenti  feroci  ♦ 

dia  montauam  fu  per  li  fcagUon  fanti  5 
Et  effir  mi  parea  troppo  più  leue, 
Che  per  lo  pian  non  mi  parea  dauanti  : 

Ondio  j  Maejlro^^di  qual  cofa  grm 


V  olf  aronfi  fer  e{uefìa  uia,  che  dal  f  rimò  fa 
liua  fcfra  del  fi  conio  lal^  ,  oue  fifurga 
il  f  eccato  de  la  inuidia  ,  E  fi  come  a  frini 
cifio  de  la  (alita  al  frimo  hal^c  udiron  can 
tare  Te  deum  lauiamus,Cofi  hora  al  frin 
dfio  de  la  faina  al  fecondo  mofira  che  udì 
cantare  Beati  fauferes  jfiriiUjCjuomam  if 
forum  efi  regnum  coelorum,Varole  del  Sai 
uatore  regifirate  in  S  Matteo  al  \\0  in  S • 
Luca  al  vi.  Ef  effcr  fouero  di  jfirito  non 
è  altro,  che  effir  humìU  di  cme,  E  jwi 


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Postillati  16 


^         PVRGATORIO    CANTO  xrf. 

Leuata  se^  da  we  ;  che  nulla  quaft  fi,  fe,  y^W.^^,  ,hi  ^  ^f^ft-o  Jo^M  fuferi 


Per  me  fatica  andando  fi  riceue , 

Rijpofc  5  Quando  K    che  fon  rimafi 
Anchor  nel  udito  tuo  prejfo  che  fììnùy 
Saranno  ,  come  lun  ,  del  tutto  rafo  ; 

tien  U  tuoi  fie  dal  buon  uoler  fi  uinti^ 
Che  non  pur  non  fatica  fkntiranno^ 
lAa  fa  diletto  lor  ejjcr  fu  pinti, 

Allhor  ficio  -.come  color  che  uanno 
Con  cofa  in  capo  non  da  hr  fap^ta, 
Se  non  che  i  cenni  altrui  fojpic.^r  fanno  t 

Perche  la  mano  ad  accertar  faiuta  ; 
E  cerca  ;  e  troua  j  e  quello  officio  adempie 
Che  non  fi  può  fòrnir  per  la  ueduta  x 

E  con  U  dita  de  la  defira  fcempie 
Trcuai  pur  fei  le  lettere ,  de  inófe 
Quel  de  le  chiaui  a  me  foura  le  tempie  t 

A  che  guardando  il  mio  duca  forrife^ 


lict.CaKfauano  aluncjue  lanime  diVurg^ 
ijufjìe  fctrole  rdlegrankfc  che  Dante  fi 
pIfefuYgm  a  cjuelìo  tal  wMo.  Clamonf 
faumfuffY  lifcaglm  ftrjti,  Non  ppeud 
Tìante  la  ca^^ne  jrerche fiffè  diuemto fiu 
lieue  a  ìafalita  delSctl^ ,  che  r.on  eraprit 
ma  per  lo  pian:^  ^^^r'o  ne  JomanJla  Vir^. 
il^u^l  li  r:/f,o}iJ(, ,  che  ^i,,vdo  li  fci.  p. 
che glieranoYÌYìiaft ferini  infr:ìnte  .peff^ 
che  camedafi  tfr  ffiinti  ^firanm  R  Afi, 
ciò  e  ,  Told  del  tutto  uia ,  come  del  futt9 
era  tolto  Inno  ,  ào  è- ,  //  fctiimo  ,  che  da 
langelo  gliera  fiato  cancellato  ,  Etinfcnf 
f enfia,  (juanio  che  egli  farà  del  tutto  puri 
gafo  deglialtri  uitij ,  cme  era  di  (juel  de 
UfiiperUay  il  falire  lifira  non  fatica ^  ma 
diletto ,  E  (juel  che  (jueflo  aHegoricament 
te  fignifichi ,  Ihallimo  già  in  più  nitri 
luoghi  detto ,  E  per  hauer  tolto  uiajueli 


lodelafiperhia,mofiraelprinaYanpar 
te  ejhntiauafituUÌglialtYi,  PeYche  fagliatole  Yadici  a  MoYe ,  tofio  fi  ficca  ogni  fuOYamo, 
m  n:^n  effend^fi  aueduto  Dante,  che  lun  de.  P.  ntlfaofYOnte  fife  eflinfo  ,  mo^Ya  e[fcY  a^enufo 
a  lui,  ptY  lepaYole  di  \JÌYg.  come  fuol  auenÌYe  a  chi  ha  cofa  in  capo  non  fttputa  da  lui,  ma  che  uef 
ienh  cennaYla  ad  alfYÌ,  fà,  fcjfetiando.fiY  hfficio  a  le  mani,  che  non  può  fiiY  co gìiocchi ,  Onde 
dice,  che  frouo  con  le  dita  Scempie,  ciò  difunìte  e  diuifcluno  da  laltYO,lef(i  leUere  che  langei 
lo  de  le  chiaui glihauea  incifi  er  infagliate  fipra  le  femfie,  a  leijualificprafla  il  fronte,  il  che  uff 
demmo  difcpYa  nel  \iiy\  canto.  Ve  lac^ual  cofa  dice  che  VÌYg.fcYYÌfi ,  che  ftgnifica  modeflamente 
rideYe,  E  ijuefto,  non  perche  la  ragione  fi  rida  de  lignOYantia  del  finfc,ma  per  defcriueY  t]ue[lo,che 
infimil  caffi  fuol  dagìialfrìfaYe .  E  moralmente,  Non  fauedel  fenfo,  (juando  Ihuomo  se^  puYga*. 
io  dalcun  uitio  ,  ma  effendoli  dimoflraio  da  la  Yagior.e,  egli  con  le  mani,  do  e',  con  le  huone  opere 
fe  ne  i(cceYta,peYchelopere  di  quelli  che  fi  tYOuano  efpY  in  gYafia ,  fino  fcmpYe  huone  aaeUe  t 
Dio,  E  la  ragione  fi  ne  ride,ferche  di  juelle  Ihuomo  giuhiUe  congaude  . 

y  l  t  I. 

liei prefenf e  canto  il  foeta  finge, che gi^n 
tofcpia  ilfecodo  lal^,  oue  fi  furga  ilpec 
cato  de  la  inuidia  ,  ^  effndo  alijuanta 
proceduto  a  defÌYa  fu  peY  la  coYnice  ,  ch^ 
dogni  inforno  cingeual  monte,  dopo  alcuf 
ne  uocifcntife,  che paffiuano  ef^rimendù 
effempidi 

caYÌta,haueY  trouato  anime  uei 
jìite  di  ciliccio,  letjuali  haueano  cucito  gli 
occhi  dun  fi  di  frYO,  e  tYa  queUe  hauer 
tYOuatò  Sapia  donna  Senefe,  e  da  lei  ini 
te  fi  la  cagione  perche  tra  juiui,  egli  le  fi 


CANTO 
No/  erauamo  al  fommo  it  \a  fcala^ 
Oue  fecondamente  fi  rifiga 
Lo  monte -,  che  [olendo  altrui  dif mala  t 
lui  cofi  una  cornice  lega 
Dintorno  al  poggio-,  come  la  primata^ 
Senon  che  Ureo  fuo  più  toflo  piega . 
Ombra  non  gite  ^  ne  Jegno^  che  fi  paia  : 
Par  fi  la  ripa  e  par  fi  la  uia  fchietta 
Col  liuido  color  de  la  petraia^ 


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Postillati  16 


intfrJfyefe  efsfY  nmhra  ne  U p'ma  uifa .  ^  UOi  tYauam  al  fcmmo  h  la  fcala,  Trano 
(furfìi  peti  Ialiti  fcpra  lultim  f  fiK  alto  gYaJo  la  [cala  fey  ìajualeymf  nel  fmei  ente  canto  hai 
hmoueiuto,  ialfrin^ofplffcfra  ielfucnhhal^,  OVe,  cioè-,  Ke  lacjuale  fala,  SEconiai 
fnente  fi  rifegalmnte,  chiaria  rifilar  il  rr^oYife,  lapnin  tjuello  feria  fìrettauia  de  la  feda  , 
$m-nàamenff,  lauenhk  Hfctio  la  frìma  uolta  rife^atofey  la  uia,  ihe  ia  la  fOYta  conduce  fcjfrd 
ielfrimo  tal^  .  CUe,  ciò  e-,  llijuA  mnte  fclenh,  mfmala,  Liiera  altrui  iel  male,  Intefo  fer 

10  peccate  ielcjual  fifurga .    IVicof  una  cornice  lega,  DimojlrarKmù  ne  la  ^efcriaione  di  tutto 

11  Vurg,  come  (juefto  monte  era  cinto  do^i  intorno  di  fette  cornici,  o  uogìiamoti  dir  cerchi,  ogiroi 
ni,  chf  luno,fer  cerfo  ffatio,  {ofrafìaua  a  laltro,  e  che  femore  cjuel  di  ffra  era  di  rr.inOY  dr.  uito 
il  e^uel  difetto,  com.e  ueggimofcguir  dogni  monte,  che  (guanto  fiu  fiinal^,  tanfo  meno  ha  di 
circuito .  qhejìa  ftconia  cornice  adun(\ue,  circoniaual  monte  come  la  frima,  maferche  il  mon', 
(e  ffsQmil'ma  fiu  U  hi(  m  juejfa  ftmia ,  tonm  e  [iegaun  ttncQra  ilfuo  arcoj^iu  tojìo . 


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Postillati  16 


PVRGATORIO 

OMjr.  «o«/:>,  Ma«  ^.r.  o^nira  ,     ^,  wo«  ueu  anima  ,  „./?.«o  et.  mmafanfrc,  me 
hahbtam  ued.to  ne  la  cornice  di  fcttofr  nrla  r.ccu  Mmonf.,  che  raffrefcntaJno  Mmfi 
dhumdta ,  trm  fu  lo /malto  ^ueìl:  Mia,  ma  U  rifa  e  U  uia  fareuarJnon  infJJdi  fi^. 
gure  comr  ciueUe.ma  folamntefcmfU^^  efchirfte  col  color  iMo  de  lap.tya,  ilaual  conftrifce  moU 
to  a  la  inutdia.ferche  ti  licore  nafce  comunemente  da  fyeddo.e  lo  inuido  ha  (finto  inLJnifvoc^ 
et  arhre    .ar^ta.  Et  ^  ^juejtoluopfclin^o^erche  la  insidia  ne  Ihuomo  nLar  di  fiJi,  e  maf, 
fimamentt  tielfrmc^fio,  cmefknno  aUunialtri  uitij,  ma  (ìa  nafcofìa  mi  cuore,  e  Ce  tur  R  uien  a 
dimo\irare,  lo  fi  infroceffo  di  tempo,  e  difficilmente  ft  difcerne,  come  difetto  uedremo  !  U  fua 
difftnitme  [econh  Alh.  M^g,  nel  fecondo  de  ìefentMducendo  lautorita  del  Vilofcfi  ne  l'Eth  Re^ 
hauer  trìjìezz^  del  hene     allfgre^Z.a  del  r^al  delfrofftmo,  oue  dice,  Inuidia  ejì  trijìaride 
no  projfmt,  zfT  gaudere  de  malo .  La  medefima  diffinitione  ^  ancora  dì  S.lhomÀn  Sec.tec,  e  di 
Giou.Damafc.  nelfec.de  lefent.e  d'Aug.  fcfra  de  Salmi  dicedo,  ìmidia  efiodiufciluifatis  alienf. 
Et  Horat.  nel  primo  de  lepift,  dijfe ,  Inuidus  alterius  macrefcif  rehuf  opimis .  E  che  fra  peccato  moy 
talee-  approuato  da  ejfo  Alknel preaUegato  luogo  dicendo,  quicunjue  auertit fc  a  kno  imommuf 
(abili  zsr  conuertit  fe  ad  homm  commutahle  ad  creaturam , peccat  mortalifer,  fcd  inuiéia  efl  hu'} 
iufmodi,  ergo  ejì  peccatum  mortale .  Nm  inuidia ffreto  Deo  ,  conuertit  fe  ad  eccellentiam  honi 
temprali^,  ciT  ultra  hoc  fàcit omnia  ifìa  mala,  Conuertem  fc  ad  odium  ,  Ad  firfurrationem  ,  Ad 
gauhum  a  exultaiionem  ,  Aduerfttatum  prcfftmi.  Ad  trifttfiam  Z7  afflictionem  in  profferii  ut 
ieclarat  Gregorius  inmorMus .  Può,  fecondo  cheproua  S.  Thom.Ì7i  S ec j ce. effcr peccato  in  Spiri 
tofanto,  oue  dice  ,  lllud  cjuod  agitcontra  charitatem  proffrmi  ejì  peccatum  in  Spiritum  fancfum, 
quia  impugnai  ip  fam  chmtatem  quf  ejì  opur  proprium  Spiritus  fancti .   l  a  inuidia  adunche  in 
quejio  modo  è' peccato  in  Spirito  fanto  e  confejuentemenfe  mortalijfmo . 


Se  qu't^fr  iìmdndar  gente  fajpetta, 
Ragmauaì  poeta  */io  temo  forfè  ^ 
Che  troppo  Uura  d'tndugio  nojìra  eletta 

Voi  fifamente  al  file  gliocchi  porfet 
Fece  del  deflro  lato  a  mouer  centro  j 
E  la  fmìHra  parte  di  fe  torfe  ♦ 

O  dolce  lume  a  cui  fidani^a  io  entro 
Ver  lo  nono  camin  ;  tu  ne  conduci , 
Dicevi;  come  condur  fi  uuol  quinci  entro 

T«  fcaldi  il  mondo  t  tu fiurejfo  luci: 
Se  altra  cagion  in  contrario  nonponta^ 
Bffer  dtn  femj^re  li  tuoi  raggi  duci . 


Sapeua  la  ragione,  che  U  inuidia  ft  pUri 
gaua  in  quefìo  luogo  col  non  uedere,  e  che 
landar  di  chi  non  uede,fepurua,  e-  pmi 
fre  a  fardo  e  lento  pajfc  ,  pero  duhita  che 
affettando  gente  a  lacuale  effi  pojfmo  do 
mandar  de  la  uia,  che  la  loro  elettionefkt 
ta  dafcender  il  monte,  hauer ia  troppo  dim 
iugio,  pero  mouendoft,  pce  centro  de!  de 
jìro  lato,  e  fcpra  di  quello  torfe  la  fmijhftt 
parte  dife ,  che  uenne  <x.  uoltarfi  a  dejìrct^ 
ottima  parte  a  chi  per  la  uia  de  la  uirtu 
uuol  procedere .  Poi  fifmenfe  forfè  glioci 
:hi  al  fole  ,  Voltojfi  lintelletto  a  la  diuim 


Cm  uiwir  ,  V  o«ro;;z  itnteuetto  a  la  diuinét 
^     j  t    ,  ^  ^  iteiw<f«/<'  oratia  in  auejìa  firmà 

orando  O  l^^lcelume,  Neffuna  dolce^la  fari  a  quella  di  chi  tanto  ft^nte  effcr  inaratia,  chf 
di  quella  confidan  do  ft, entri  ftcur  amente  per  lo  nuouo  e  non  prima  da  lui  tentato  camino  de  le  furi 

TVfcMttlmondo,E  proprio  del  fole  lo  fcaldar  del  mondo, e  lucer  fcpra  di  queh ,  E  li  (uoiraa, 
gifcnofmpreDVci  ciò  ^,  Guide  e  forte.  Onde  ancora  nel  primo  de  hnf.  deffo  fole  tarlando 
Che  mena  dritto  altrui  fer  ogni  cade,  S Altra  cagion  non  fcnta,  ciò  ^,  Se  altro  accidente  a  tal 
luce  non  fi  fòrza  in  contrari,,  Comefarelhe  la  tenelra  de  la  notte,  che  la  difcaccia,  Ma  molto  tiu 
c-prrn  di  Dioj^^aUar  Ihuom  intefc  da  Theologiper  un  ter:(o  epicciol  mondo,  del  fuo  diuino 
mm,  e  dinjvnder  fcpra  di  lui  la  fua  illuminante  gratia,  laqual  ir  fempre  guid^  e  fidata  fcorta 

ti  tutti 


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Postillati  16 


CANTO  XriK 

<r  tutti  Q  If  tfnelye  ie  It^my^xntia  e  del  feccato  mn  fclinffYpnpn:^  iri  mtyario  yfmhf  ^uep^ 
Celo  e  juello  chf  ne  Ifua  il  lume  de  lo  intelletto,  e  che  ne  iifurte  U  Viofuoferf^Uilfm  bene 


Quanto  di  qui  per  un  mìglio  fi  conta  $ 
Tanto  di  la  erauam  noi  già  iti 
Con  poco  tempo  per  la  uoglia  pronta  t 

E  uerfo  noi  uolar  fùron  fintiti , 
NoM  pero  uiK  ,  [piriti  parlando 
A  la  menfa  damor  cortefi  inuiti  ♦ 

I  a  prima  uoce ,  che  pafso  uolando , 
Vinum  non  habent  j  altamente  dijfi^ 
E  dietro  a  noi  landò  reiterando  , 

E  prima ,  che  del  tutto  non  fudijfi 
Ver  aUungarfi  ,  unalira  5  Io  fion  Orefie , 
Vafio  gridando       anco  non  fiijfijje  * 
Oh ,  difiio ,  padre ,  che  uoci  fon  quefle  l 
E  comio  domandai  $  ecco  la  tcr*^ 
Dicendo  X  Amate  da  cui  male  hauefìe  * 


Erc(n:i  }>YOceJuii  a  de/tra  ftf  fer  U  cornice 
diijnejìo  fcconh  tallio  Jfafiodunmii 
olio,  cfiion  io  mjfìra  UufY  udito,  ma  non 
ueiutò  urlare  ff  iritiuerfc  diloYù  PArlctn 
do  cOYfeft  inulti  a  la  menfa  damoYe,  ci9 
è-^ìnuit-^ndo  cortefcmente  a  la  caYitale 
anime,  che  shaueano  a  furgaye  del fecca^, 
io  de  la  inuidia,  Douendofi  opi  contrai 
rio  ffY  h  fu^  contYaYio  puniye ,  E  ijuelli 
che  in  altYÌ  eYc^no  flati  cYudeli  ZfT  (mfi, 
fì^n  haufn  Io  potuto  fcffriy  diuedeyaUun 
hne  in  loro,  peYghfjpmpi  di  carità  ,  che 
apfYeffc  uedYemo,  diufnilpYO  epiefoft  ^ 
amoYfuoli  ufYfo  di  (juelli  adduiendo  fYi*, 
ma  Ifjfemfio  di  Mayia  VeYg.  (]uando,fe'. 
conh  Giouanni  al  fecondo  ,  ne  le  nozZ^. 
fitte  in  Canagaliìff,  uidenon  fjpYui  u:^ 
no,  che  moffa  da  fcYma  cavita,  fi  uolto  alfuo  figliuolo  a  do  chf  a  (juello  fyouedffp  dicendo,  Vi^ 
ìium  non  halent.  Co/foro  non  han  ulno  .  \l fecondo  fjJÌYr.fn  di  cavita  e  damoYe  intYodoUo  dal  fof, 
fa  fi  e'  cjueEo  di  Viladf  e  d'Crffte,  uno  de  tYf  fffempi,  che  fi  leggono  damicifia,  Ter  locjua!  inteni 
leY  e  da  fapeye,  che  fi  come  fcYiue  Eyipidf  nel  Orefìe,  Y.jfcndo  Agamenon,  dopo  la  gufYYa  di  Tyoì 
ia,  toYnato  in  Micena,  e  f(Y  ofeYa  di  clitenneflya  ft,a ffofa  da  laduìteyo  Egifto  cYuJelyKenfe  occifo, 
E  con^fcendo  StYohilo  Tocenjc  tornato  con  Agamenon  da  la  m.edffma  ejfeditione,  clitennfjìra  hai 
ueY  in  animo  difir  il  ftmile  d' Orefie  fuo  unico  figliuolo  anchoYa  tenero  dì  fta,  che  di  Agamenon 
hauea,  a  ciò  che  infeme  con  ladulteYO  fotfjfc  lungarrenfe  e  ftn's^a  fcjfeUo  goieY  il  Yfgno,  mo/fc  a 
iompaffione  del  fanciullo,  glielo  tolfe  di  furto ,  e  [eco  in  Focidf  lo  tonduffe,  doue  con  Viladefuofìi 
fliuolo,  che  de  U  medefima  età  era,  lo  fece  fenfram.ente  e  notrire  tST  amm^ffìraY  ne  luon  coturni 
fin  a  tanto,  che  uenuto  in  eia  adulta ,  Io  conforto  a  recuperar  il  regno  di  Miiena  ,  che  da  lempia 
Clifenneftra ,  e  da  ladulfero  F.gifìo  glieYa  occupato,  lacjual  co  fa  effhdoli  ftlicemente  fucceduta  , 
in  uendetta  dife ,  e  del  padve  A gamenon,  oaife  cHtennefira ,  Per  hcjualmatYÌcid  0  effindo  di', 
uenuto  ftiriofr,  Tilade,  alcjual  era  incompoYtahile  laftYita  de  lamico  fuo  ,  lo  LQniuffe  ne  la  reg'oi 
ve  J aurica  al  tempio  di  Diana  Dittina,  alcjuale  gliofpreffi  di  tal  tnfirmita  fi  lihrauar.o,  e  lilfYai 
fO  ,  Toante  Re  crudeliffmo,  e  nemico  a  Greci,  che  cjuiui  regnaua,  lo  uode  ficrificar  a  la  Dea  , 
ma  non  f pendo  cjual  di  lor  due  ftffe  OYejìe ,  e  vicercandone  con  ifìanfia  da  Ioyo  ,  ciafcuno  con 
fan  efficacia ,  feY  campaY  Umico  fuo ,  affermaua  fc  efpr  cjuello.  Di  che  ammira  tofi  Toante  , 
E  fìupefàtio  duna  tanta  iemuolentia,  non  la  uoHe  xnterrompeYe,  ma  lileramente  perdono  a  ciafiw, 
no .  C^K^/?o  fffcmpio  adùe^ue  di  carità  e  damore  di  pofporeY  la profYia  uifa pev  la  fclute  de  lamico 
fuoè'  gYcindffmo,  Ma  in  ci  e  grado  poYYemo  noi  (jueUo  di  chi  am.aefà  hne  alfuo  inimico    Et  ^ 
fYeceUo  del  SaluatoYe  in  S»  Mat,  al  v.  e7  in  S.  l  uca  al  v/.  Diligife  inimicoi  uejìrof ,  Ber.eficite 
hif  cjui  odeYunt  uof .  El'Apofìolo  DiHgiteinimicOf ,  Orate  prò  perfec^uentilus  uor,Nullima^, 
lum  prò  malo  Yeddenter,  nejuemaledictum  prò  maledicfo  , 


'Cjuema 

ti  buon  maestro 'yQucfìo  cin^io  sfèrTjt 
La  colpa  de  la  inuidia  :  e  però  fono 


hauendo  Dante  domUato  a  \ÌYg,cio  che 
fignijìcauano  quelle  mi ,  fg^^  rifonde. 


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Postillati  16 


^Tratte  hmor  le  corde  de  U  jirT^a, 

Lofren  uuol  effcr  del  contrario  fuetto  : 
Credo  che  ludirai  per  mio  auijò  j 
Vrima  che  giungi  al  fallo  del  perdono  ♦ 

ficcai  uifo  per  Uer  brfìfife^, 
E  uedrai  gente  ìnan'^  a  noi  federfi^ 
E  tiafcun  e  lungo  U  grotta  ajjifo , 

AÌlhora  più  che  prima  fiocchi  aperfix 
Guardimi  inan\iìe  uidi  ombre  con  manti  ^ 
Al  color  de  la  pietra  non  diuerfi , 

E  poi  che  fummo  un  poco  più  auanti , 
vii  gridar  ;  lAaria  ora  per  noi  j 
Qridar  Uìcìnk^e  Vietro  ,  e  tutti  i  fanti  ^ 

Kaa  credo  che  per  terra  uada  anchoi 
Uuomo  fi  duro  ;  che  non  fiffe  punto^ 
Ter  compaffion  di  quel-,  chio  uidi  poi  t 

Che  quando  fui  fi  prejjò  di  ìor  giunto, 
Che  gUatti  loro  a  me  ueniuan  certi , 
Per  gUocchi  fui  di  graue  dolor  munto  ♦ 

Di  uH  ciliccio  mi  parean  coperti  ; 
E  lun  fojfriua  laltro  con  la  fpalla  ; 
E  tutti  da  la  ripa  eran  /offerti  t 

Cofi  li  cicchila  cui  la  robba  filila , 
Stanno  a  perdoni  a  chieder  lor  bifogna  ; 
E  Inno  il  capo  fòpra  la'tro  aualla^ 

Verchc  in  altrui  pietà  tojlo  fi  pogna 
Kow  pur  per  lo  fonar  de  le  parole  j 
Ma  fer  la  uiFia ,  che  non  meno  agogna  ♦ 

E  xome  a  gliorbi  non  approdai  Jole^ 
Cofi  a  lombrc  quiuijouio  parl^hora. 
Luce  del  del  di  je  largir  non  uok  t 

che  a  tutte  un  fil  di  firro  il  ciglio  fora, 
E  cuce  fi,  com'  a  fparuier  filuaggio 
Si  fa ,  perì)  che  queto  non  dimora  ♦ 


ORIO 

che  qVf! cin^Uo,  che,  Qiiel  cncUoi 

0  girane  sfiy^a  e  funifce  la  co! fa  de  U  in  i 
uilia,  e  che  per  (ji^ejh ,  L  E  corde  de  h 
fir'^,  ciò  f^,  1  rwp*^  ^3  cji^alì  la  inuidia  fi 
g^jìica,  S  fan  io  rte  U  fmiliiudinf,  fer  hét 
uer  ietiQ  Sfi/^  ,  sono  (ratte  damare, 
50^0  cagionate     carità,  laciualp-  oppy^ 
fifa  a  la  inuidia,  hufnhft  fer  lo  fio  con 
trarlo  f unire,  OnJie  hce  chd  [r(n:i,iU 
^ual  ^  la  carità,  che  ne  difini^  da  la  in; 
t(id:a  ,  uuol  fjpr  DE/  contrxYn  fu^no^ 
ciò  è^,  De  U  contraria  dijf  :ifiti^r,t  de  U 
inuidia ,  lajual  fa  odiare,  e  la  carità 
amare  ,  E  c^ufjia  dice,  che  per  fuo  auifò 
tudira  prima  chegti  arriui  A  L  paffo  del 
perdona,  ci:)  è  ,  A/e  fiale,  per  letjualifi 
fiale  ficpra  del  ter^  hal^,  Al(jual pofific  fta 
langeb  ,  che  perdorM  e  riynttte  It  comf 
meffie  colpe  d^po  la  dehifa  fatisfkttiane,  Per 
che  inanl^  che  a  tal  paffo  giunga,  udirà 
leffmfìa  di  Cain,  che  per  inmdia  occifi  ti 
fino  fratello  Ah  fi,  E  cjuellù  d' Aglauro, 
che  per  inuidìadela  firella  Herfi,ofli 
nata  cantra  di  Mercuri<:,fù  da  lui  conuer 
ùtainfdffc,  carne  nel  figuente  canto  uei 
dremo,  E  ^ueftì  efpmpi  fina  del  contraria 
finna  A  l  freno ,  eia  e-.  Ala  carità  o* 
amare,  carne  difcpra  hahhiamo  detta  . 
MA  ficcai  ufi,  ^irg,ammanfi.e  Dante^ 
che  delta  fifmente guardar  inan'^,  peri 
che  uedra  anime  fidevfi  A  l  lunga  de  la 
gratta,  eia  è',  Appr^ffi)  de  la  raccia,  a  uef 
r amente  cafìa  dd  mante .  Lac^ual  cafh 
fignifica,chf  la  ragione  <:mmanfcflfinfiy 
chf  dehha  aguZ^r  [acume  de  linge^na  ne 
la  canftleratiane  di  cjuefio  uitia,  llche  fàt 
fa  dal  patta,  uiJe  (juefi^  anime  co  manti 


nan  diuerfi  dal  liuida  colore  de  la  pietra^ 
A  diuature,  che  nan  fidamente  il  luaga,hue  (jucfle  anime  fi  puYgauano,ma  glihahiti  ancata  fa; 
ceuanafile  de  Ix  malignità  del  peccata  lara,  E  gLunù  alcjuanta  più  preffic  ad  ejfie,  le  udì  che  cani 
fauana  le  letcnie  pregando  tutti  ifanfi,chf  pYfgajfira  per  lara.  \'enufipoi  daue  effe  erana,  le  uide 
ejpr  uefiife  di  uil  ciliccia,  iljual  hahito  ^  nan  fclamente  freddo,  carne  ditiama  efpr  la  inuidia,  m.x 
ueramienie  amara  malta  afj^eya,  Ver  dim^firar  che  linuida  è-  cantìnuamente  tarmentato  dal  dijfia 
cer  che  prende  de  la'trui  lene,  dande  n(\ce  il  fuo  liuido  efjiMa  calare.  Onde  Quid,  nel  ficondo 
deCcriu^nda  la  fiua  cafa,  Protinui  inuidif  nigra  fjualentia  tèa  Tfcta petit,  domusefi  imis  in  uaU 
hks  antri  AhJitafide  carmi  e  cef,  E  Cipriana  due,  inuiii  homims  uultus  minax^  taruus  aj^e^ 


■ 


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Postillati  16 


CANTO  xiir. 

cruf  ^fahrin  ficieecet.  E  lertmU  ,  Quiffccafor  efl  u(  inUuiui  y  cilicch  femfenfif  aui^ai 
iWyrST piantai  fua  iflicU  a  éormiat  in  fauo  .  Affoggiaudnfi  inno  alaliro  ,  come  fcghan» 
/Sr  p//orfc,  che  domandano  la  elemoftna  a  perdoni,  per  mouer  le  perfine  a  pietà  di  toro  ,  It  erano 
mi  SOfjrrtiyCioè'  ySolìenutida  larocciaypeYche  flanda  al  lungo  di  ^ueGa,  ui  fppoggiauano 
ia  lun  de  lati,  e  U  (ejìa  lunofu  le  jf^ade  de  laltYo  .  E  ccme  a  gllHiy  V.aueano  tutti  cuciti  gli 
occhidunfll  difirrof,  che  nulla  pofeam  uedere ,  Tercì  ehauendo  gtiOcchi  peccato  in  non  potey 
uedeY  il  hen  dahui ,  la  pumtion  loYoftjfe  il  non  poteY  uedeY  il  pYopvio  hene,  che  fclamenfe  era  U 
luce,  Onle  lot  paYÌando  di  /oro  dijpy  VtY  diem  incuYYent  tenelras ,  ^uaf  in  nocfe  fu  palpai 
tanf  iv  meYiJie  .  E  Greg.  Mens  inuidi  cum  de  alieno  hno  affi^tuY^  de  radio  luds  olfuratur^ 
E  ne  Salmi ,  ohfcuYaniur  oculi  eorm  ne  uiieant  e  ctt. 


A  me  pareud  andando  fhr  oltraggio 
Vedendo  altrui  non  ejjcndo  ueduio  t 
Ver  ch'io  mi  uolft  al  mìo  configlio  faggio 

Bfw  Japeuei ,  che  uolea  dir  lo  mufot 
E  perì)  non  attefe  mìa  dimanda  t 
Ma  diffe^j^arla^.e  fie  hreue  ^  arguto, 

\ìrgjlìo  mi  uenia  da  quella  banda 
De  la  cornice;  onde  cader  fi  pucte, 
Verche  da  nulla  fionda  fmghìrlanda  : 

Va  Ultra  parte  meran  le  deuote 
Ombre  ;  che  per  Ihorribìle  cofìura 
Vremeuan  fi  j  che  bagnauan  le  gote  ♦ 

Volfmt  a  loro  ,  eiT  ;  O  gente  fuura , 
Incominciai ,  di  ueder  Ulto  lume , 
Chel  di  fio  ucjlro  folo  ha  in  fua  cura  5 

Se  tojìo  gratia  rijclua  k  fchiume 
D/  u^fìra  confcientia  fi ,  che  chiaro 
Ver  effa  fcenda  de  U  mente  il  fiume  5 

'Ditemi  (  che  mi  fa  gratto fo  e  caro,} 
^'mma  e  qui  tra  uoì,  che  fa  Lavna  t 
E  frfe  a  lei  farà  buon  fio  lappm , 


Vareuaa  Dante  ìi  far  ingiuria  a  {juefJe 
anime  nei  uederle  non  effndo  ueduto  da 
loro.  Onde  cheglif  uolto  a  Virg.  per  tot  ' 
licentia  diparlar  con  <juelle,a  lìo  che  non 
fofsédolo  uedfYe,almeno  ludiffYO,  VeYcì  e 
ilfcnfc oledienfe  ala  Yagione  non  f  moue 
mai  ad  opeYaYe  f{n:ca  IcffcntiY  di  quella, 
lacjual  ueduto  la  uoìonta  del fcnfc  effiY  ra 
gioneuole,  condffcende,fcnZa  fa  diman 
da  ,  a  uoler  cjuel  che  uuole  ammonendolo 
fero  che  in  fai  anfderatione  eg^i  fa  Ire 
ue  tfT  arguto  ,  a  do  che  non  f  perda  in 
troppo  lun^o  CiT  inutile  fcrmone .  Vlr^ 
^lio  mi  uenia  da  (Quella  handa  ,  iffndzft 
(juefìi  poeti  uolfati  a  deflra  fu  per  la  corni 
ce,  Virg,procedea  per  (juella  da  la  pari 
te  di  /z'Ori,  che  ueniua  ad  ejff  a  la  dffra 
a  Dante  ,  doue ,  per  non  effrui  alcuna 
(j^:nìa,  fpuo  cadere,  E  Dante  ueniua  ad 
ejfr  in  rre^o  fra  Virg.  e  le  deuote  anime 
(iterano  lungo  la  j^cda  dd  mente,  A  dii 
notare,  chegli  era  in  luogo  accomodato  da 
poter  parlar  a  (jueUe,  et  effr  tntefc  da  loy 
ro,fnZ<^  torre  a  VÌYg,  il  fuo  cont.emenle- 


ìuogoficual  de  la  Yagione, delle  ftmpYe  èjfre  da  la  defxra  parte  del  frfc,  e  doue  fpuo  cadere,  per 
che,auenga  che  cader  f  poffa,  U  ragion  non  cade  pero  mai,cjuello  àeftrfc  frelìel  fnfcfcn'^a  la^ 
iufo  di  lei .  Voltatòf  adunejue  Dante  a  cjuefte  anime,  cattaprima  heniu.o^er.tia  da  loro  dicendo,. 
O  gente  fcura  di  uedeY  lAÌto  lume,cio  e-,  lalta  e  dima  luce  di  Dio,i!cju^l  fclo  e-  luce  uerita  e  ul 
ta,  CUel  dfio  Wijho  ha  in  fua  cuYafcln,  PeYche  cj'tejìe  anime,non  potendo  uedere-,  per  hauer  cuciti 
glio:chi,defderano  no  fclaméte  ueJere,ma  ueder  la  luce  diuina, t  cjuefìa  e  la  fcla  cura  del  defde 
rio  loro,ilfia'e,cjuUo  che  fa, fono  fcure  di  ccfguire  .  SE  fjfìo  ^ratia,Waucdo  cattato  leniuolen 
fia,uien  a  la  fefif'mejacjual  cheli  dehharo  dire,f  cjuiui  fra  loro  e-  anima  che  fa  latina,  Cùfi  . 
ruercanhla  cognif  ione  tra  particolari,  lacjual  cfa,  come  in  altri  luoghi  hahliamo  detto,  p^pop:* 
del  fcnfc ,  Se  gratia  diuina  rfcluatoflo  LE  fchiume,  Le  hruUuYe  ie  la  uoftr  a  confcientia  f,  c>eper 
quella  fcélx  thiaro  il  fium.e  de  la  méfe.Da  la  méte  nafca.no  le  uofre  uo^ie^come  daljinte^il  fu^'f"^ 


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Postillati  16 


I 


PVRGATORlt) 

Ifijualifc  foto  Unejìf,  jf  affano  fer  U  covfcientia  fure  e  mUe  fnl^  macdUrìa,  wa  fe  fcno  inUne  i 
fify  fojjam  hruue  t  ffon\)t  e  ma  la  idordano  .  Do;o  la  ^ftiihne,  ffY  fiu  ageuolrr.enie  otirtierU, 
mflra  queRafoteY  efferloY  utilf  iicenh  ,  Efirfc  a  lei  fcira  huon  fi  io  Lffaro,  Volendo  inferire, 
(he  ptyafoYtaY  mutile  afm  diaua  de  lo  fiato,  nel(}u4  ella  fi  tyoua,  a  ciò  che  uy  alhreuiay  il 
iemfo  de  la  fua  {  ky^^i  pione  yfoffmo  fyepaY  [ey  lei. 


O  frate  mìo  cìafcuna  e  cittadina 
Vuna  uera  città  t  ma  tu  uuoi  dirCj 
Che  uiueffc  in  Italia  peregrina  t 

Queffo  mi  parue  per  rij^-^ofln  udire 
Viu  inanTj  alquanto  ^  che  la ,  douio  jlaua  t 
Ondio  mi  feci  ancor  più  la  fentire  ♦ 

Tra  laltre  uidi  unombra,  che  afpettaua 
In  uifla  ^  e  fe  uolc\Je  alcun  dir ,  Come  l 
Lo  mento  aguifadorko  in  fu  leuaua^ 

Spirto  ,  difsio ,  che  per  falir  ti  dome  ; 
Se  t  i  [ci  quelli ,  che  mi  rif^ondefii  ; 
famm.iti  conto ,  o  per  luogo  ,  o  per  ncme , 

lo  fià  Senefe ,  rijfofe ,  e  con  queHi 
Altri  rimondo  qui  la  uita  ria 
Lagrimando  a  colui ,  che  fe  ne  prefìi  ♦ 

Sauia  non  jùi ,  auenga  che  Sapia 
l offe  chiamata*^  e  fui  de  ^tc^trui  danni 
Viu  lieta  affair  che  di  ucntura  mia, 

E  perche  tu  non  credi  chio  {inganni 
Odi  ^fe  fùij  comio  ti  dico  j  fólle  t 
Già  difendendo  Ureo  de  mici  annit 

Irano  i  cntadin  miei  preffo  a  Colle 
In  campo  giunti  co  loro  auerfhri  t 
Et  io  pregai  Dio  di  quclj  che  uclle  ^ 

Rotti  fiir  quiuijC  uolti  ne  glia  mari 
Vaff  di  fuga  j  e  ueggendo  la  caccia  5 
Letìtia  prcf  a  tutte  altre  diffari 

Tanto  ,  chio  uolfi  in  fu  lardita  fiiccia 
Gridando  a  Dio  ;  Homai  più  non  ti  temo  j 
Come  fi  il  merlo  per  poca  bonaccia  ^ 

Tace  uolli  con  Dio  in  fu  lo  fi  remo 
Ve  la  m'a  uitatz^  anchor  non  farebbe 
Io  mio  douer  per  pewtentia femo^ 

Se  ciò  non  fff  ?  che  a  merìioria  mhehbe 
Fier  Vettin^'O  in  fue  fante  orationi  ; 
A  cui  di  me  ^  per  caritatej  incrchbe* 


Haueua  Dante  domandato  a  tjuffte  anU 
m  ,fe  tra  loro  utnera  alcuna,  che  fcfje 
L  Atina,  cto  ^,  che  fvjfi  uiuuta  in  Italia, 
come  (]uel!o,ilijual  efjèndo  anchora  in  (jue 
fìa  prima  uifa  ,  dòmandaua  de  la  patria 
del  Còrpo  y  perche  (fuelfclo  delhuomo  è» 
creato  (jua  giù  in  feYYa,  ma  tjuefta  anii 
ma,  che  ne  era  ff  agliata,  li  dimoffraU 
uera  patria  ejjìr  cjuella  del  Cielo,  de  lai 
(juale  tutte  lanirie  humane  fcno  cittadine, 
perche  juiinfcno  fiate  create  da  Dio,  On 
del'Afofioìo  agli  Uetrei  al  No« 
enim  haiemus  hic  manenfem  ciuitatem, 
fcd  fiitura  inejuirimus,  E  ijuefio  dice  pai 
Yerli  dhauer  udito  per  ri fj^jfia  alquanto 
più  inà'^  di  la  doue  egli  era,  E  che  fàttoft 
più  oltre,  fi  uide  e/fir  affrettato  da  una  di 
quelle  anime  ,  perche  udta  uerfo  lui,  lei 
uaua,  a  gufi  dorlo  il  mento  in  fifo . 
spirto  dijsio,  "Richiede  Dante  cjuffìa  ani 
ma,  chependo  ijufPia,che  Ihauea  YÌfj:ofiOf 
filificàa  coma,  ciò  è-,  \<ota,oper  luoi 
go,  0 per  nome,  laijual per  luog:^  ri ff  onde 
effere  fiata  Sene  fi,  E  per  nome,  chiamata 
Sapia  .    Coflei  dicano,  che  fii  nohile  di 
quella  città,  e  da  fuoi  cittadini  confinatct 
a  CoHe,  e  che  uicino  a  ^uefio  luogo,  i  S^ei 
riefiriceueron  una  gran  YOtta  da  YiOYem 
tini ,  e  fiiYOn  mi  fi  in  fì<ga,fi  come  eUa 
fìhauea  pregato  Dio,  h\a  peYche  lui  rtoi 
effaudifce  i preghi  de  glimpij  dice,  che  lo 
fYego  di  (juel  che  uolle,e  no  moffc  da  fuoì 
ingìufti  preghi,  mapeY  funÌY  i  Sene  fi  di 
qualhe  fiio  cor>\Yneffc  eYYOre  ,  come  uuol 
infirire .  De  latjual  pi ga  dice  hauer  prei 
fi)  tanta  fmi furata  letit  a  ,  che  fi<  ardifx 
uoltarfi  a  Dio  e  dirli,  che  non  lo  temeutt 
f  iu,  hauendo  adempiuto  tanto  fuo  defide: 
rio,  A  fimilifudine  di  tjuello,  che  fi.huloi 
fmente  dicano  che  ficel  me/lo  hauedo  del 
mefi  di 


ti 

n 

eie 
Ite 
Q 

l 


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Postillati  16 


CANTO 

Va  tu  chi  fe  ;  eh  nofìre  conditioni 
Vai  dimandando  5  e  prti  gliocchi  fciohi , 
Si  comio  credale  [girando  ragtonil 
Cliocchi  ^  diffio  j  mt  fien  anchor  qui  tolti  ^ 
ìAa  pìcciol  temfotchc  poca  e  lojfefi 
Yatta  per  ejjcr  con  inuidia  uolti* 
^Troppa  e  più  lapaura  ^ond'e  joj\^^fa 
Lanima  mia ^  del  tormento  di  fitto: 
che  già  Vincarco  di  la  gtu  mi  pefa  t 
Tt  ella  a  me  ^  Chi  tha  donque  condotto 
Qua  fu  tra  noi^fe  giù  ritornar  credi  i 
E/  io  y  Cofìui  5  che  meco ,  e  non  fa  motto 
E  u'wo  fono  ;  c  pero  mi  richiedi 
Spìrito  eletto, Je  tu  uuoi  chi  mona 
Vi  la  in  pme  anchor  li  mortai  piedi  ♦ 
Oh  quefìo  è  a  udir  fi  cofa  noua , 
Rij]:o/€  ^  che  gran  fcgno  e  ,  che  D/o  tami  : 
Però  col  prego  tuo  talhor  mi  gwua  x 
E  chieggioti  per  quel,  che  tu  più  brami ^ 
Se  mai  calchi  la  terra  di  Thofcana; 
Che  a  miei  propinqui  tu  hen  mi  rinfhmi, 
T«  //  uedrai  tra  quella  gente  uana , 
Che  Jpera  in  Talamone  ;  e  perderag^i 
Viu  di  Jl'eran'^ ,  che  a  trouar  la  Viana  t 
lAa  più  ut  metteranno  ^iammirag^i  ♦ 


XIII, 

mefc  éi  Cenato,  ferch  eya  fmferafo,  cò*, 
mncittto  a  cantare  creiendoft  efpr  frori 
M  uerno,  di  che  fi  jfertt  pi  la  fc^uerite  pi 
ynauera,  che  nenie  0  e  fece  freddo  .  Non^ 
dimeno  dice ,  che  fu  hflremo  de  la  uifa, 
eRa  uoUe  hauer  f  ace  e  reconciliarfc  con 
Dio,  e  chenorìfmUefer  jffnitentia  an 
chrafcenìQ  lo  fuo  huey  e  delito  ie  le  com 
mjp  colf  e  ,  ma  firehle  ne  lanfipur^ctQi 
rio  ,  come  uuol  inferire ,  fe  non  che  rier 
Vetiina^gio  Ihelhe  ne  le Jle  fdnfe  OYationi 
a  memoria,  rincrefcenhli,  ffr  carità,  di 
lei ,  fiche  mediante  cjuelle,  le  ahhreuio  il 
iemfo,  chaueua  a  jìar  difiiori  del  Purg» 
Cojìui  dicano  che  fù  FiOYentino,t9  heref 
mita  dottimi  e  finti  cofìumi ,  lAa  ferche 
quefìo  atto  dimfietà  ufaio  da  Sapia  di  rah 
legrarfc  deUtrui  mele,  par  fiu  tojto  di  fu 
ferhia  che  dinuidia ,  intenderemo  ,  che 
queflo  peccato  ella  Ihauea  prima  purgata 
nel  girone  difetto,  tsr  \ora  in  (jurfio  pm 
gatta  linuidia  che  hflhe  de  laltrui  hfne  . 
MA  tu,  chifc,  Wauendo  Sapia  fcdisfatto  a 
la  dimanda  di  Dante,  ricerca  cjuel  medeft 
mo  da  luiyma  egli  n^n  le  r.Jfonde  a  juef 
fio  ,  ma ftlamente  jheha fcrJti glioahi  t 
f^irare  ,  come  che  ella  fi  crfdea ,  per  effcr 
:hora  uiuo ,  E  che  QIìùcc\à,  ciò  e-,  il 


ancnora  uiuo ,  E  c 

f>ofer  con  cjueUi  uedere,  lifira  anchora  tolto  in  (juel  luogo  dofol  morire  ,  ma  ficciol  tempo  , perche 
poca  era  loff^fa  fitta  a  Dio  nel  peccato  de  la  inuidia,  Ma  che  lo  teneua  piufcjfffi,  e  più  temtua  il  ter 
mento  desinato  a  fuperlinflgiron  di  fctto,  perche  ài  (fuel  uitìo  ,  uuol  inferire,  chera più  macchiai 
io,  E  domandato  da  lei ,  chi  Ihauea  condotto  lafi<  ,fc  difetto  credea  tornare  ,  K'Jfonde  f/fre  fìet^ 
uno,  ilcjual  era  li  ficco,  lAa  fi  uoleua  che  di  qua  eglifècfffi  tjual  cofi  per  lei,  che  ne  lo  richiedfjpfi^ 
cenhle  infendere  y  come  era  anchora  ne  la  prima  uifa  ,  Di  che  am^miratafi  Sapia  ,  e giudicand% 
quepo  non  poter  figuir  in  luifin^a  jfetial  grafia  e  dono  di  Dio  lorichiede ,  che  alcuna  uolta  mo; 
glia  pfgar  per  lei,  E  che  fi  mai  auiene  che  fofifi  per  Thofiana,  che  la  Klnfimi  hene,cÌQ  e.  Li  reni 
daU  luona  fiima  apprffifi  de  fùoi ,  tra  quali  uuol  infirire ,  che  firfi  uiuenio  ,  Ihauea  fervuta  , 
TV  li  uedrai ,  Furon  e  Senefi  ne  temjfi  del  nofìrofoeta  da  glialtri  Tho(cani  tenuti  uanifuoti  doi 
gni  uiriu,  ferche  pochi,  0  neffun  di  loro  fi  effircitaui  in  alcuna  ofera,  0  di  mano ,  0  dingegno ,  lai 
qual fiffè  da  reputar  uirtuofa  ,  ma  per  la  più  parte  fi  uiueano  da  idioti  tj'huomini  groffi  in  quelle 
fue  fcrtiliffìme  maremme  p^co  curandofi  de  la  politica^  e  meno  de  la  f^eculatiua  ulta  ,  quello  che  da 
più  anni  in  qua  con  uerita  non  fi  può  dire,  Perche  quafi  come  dffti  da  graniffimo  fcnno,  e  fc  m>edei 
fimi  riiOnofiiuti,  fi uede  affai  di  loro  hauer  tenfato  molte  cofi  fertirenti  a  leccellenfia  de  Ihuomo, 
ne  lequalifino  riufiifi  a granJifpmo  honor  e  profittione,  E  fra  quefii,  m.cffmam.enie  fi  uede  hogi 
gi  rij^lender  il  Nobliffimo  V  Eccellentiffimo  Meffer  Aleffindyo  Picciolhomini,  Urgegno  delquai 


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Postillati  16 


PVRGATORIO    CANTO  KllU 

a  Dio  fUcerct  ii  fyejì,Ylimta  ,  mn  UUn  eh,  f,ra  commerafo  artchora  fra  più  ruUtml 
er  fleuatl  h  ^ualft  u^^lia  piufiHcf  età,  ferii  fc.uiffmi  o  ^filiffìm  [mi,  che  di  lui  rer  fin 

kra  ne  la  fiorita  a  Jfem  fuagi.uentu  ,  ft  uekn  in  luce  effèr  prodotti .  Dice  aLcL 
cheh  ueira  tra  ^.eBajente ,ana  CHeJfrain  Talamone,  TaUmne  ^  prto  de  SenefLet 
hciuale  fferauanoh  fkrfx  granii  eplfcnti  an  le  /oro  armate  per  mare  ,  riuCcendi  lana 
éjueliabro Jeranl^.ue  la  perderanno  j^iu  CHea  trouar  Diana.  ì^icam,  efirfektuhp'.niené: 
te,  elJere  ftafa  per  altri  (empi,  uana  opinione  de  Senefi,  cht  fm  terra  faffcjfe  r,y  U  loro  cittk 
una  riuiera  ,  lac^ual  domandavano  Diana ,  e  che  non fc7i^ grande Jfefa  firQn  caunr  in  molti  li  Qi 
ghi  per  trouarla  .  Terieranno  adunque  più  di  jferan'^  in  Talamore,  ^uanh  ue iranno  non 
foterui  far  armata  ,  come  ft  creieano  ,  che  in  trovar  Diana,  Ma  anchor più  di fffyxr,^  y^^f,^ 
teranno  i  cittadini  di  Siena,  che  ffereyanno  di  fèrfì  AUmiragli,  cioè^.  Capitani  generali  /e 
Urmafe,  \olenio  inferire,  che  mettendovi  coff oro  piudi^eran^,  Vfdendo  fot  nonriufciy  U 
(oft ,  u(  ne  perderanno  ancora  più  « 


CANTO 

chi  ì  coftui^chel  noflro  monte  cerchia 
Vrbna  che  morte  gìihabkid  dato  il  «ofoj 
E<  apre  glìoccht  a  jita  uoglia,  e  coperchiai 

fJon  Jo  chi  fia  tma  fo,  cheì  non  e  [do  j 
tiimandal  tu  che  fm  gUtauìcini; 
E  dolcemente  fi ,  che  parli  a  colo  : 

Co/?  due  J^irti  luno  a  laltro  chini 
"Ragìonauan  dì  me  iui  a  man  dritta  i 
Poi  fèr  U  uìjr  per  dirmi  ' fupìnt  t 

E  dijfc  luno  5  O  anima  ;  ch^  fitta 
Ne[  corpo  anchor  in  uer  io  cicl  ten  uaì } 
Per  carità  ne  confola  ^  e  ne  ditta 

Onde  uieni  ^e  chi  fex  che  tu  ne  finì 
Hanto  marauigliar  de  la  tua  gratta^ 
Quanto  uuol  cofa ,  che  non  fu  più  maK 


Seguita  il  poeta  nel  preferite  canto  il  prò*, 
foftto  [affato  nel  precedente  ,  guanto  a  U 
furgagione  de  la  invidia  fingendo  havef 
trovato  fui  medefimo  lal'^  Meffcr  Cvido 
del  Duca  da  BreteyiOro  ,  e  Mfffer  Rinicrì 
da  Calhli,  di  Romagna,  Icjvali  introivà 
ce  a  parlare  de  le  mifcrie  de  glihuhitatori 
diValdarno  di  fcfra  e  di  fctto  Firen^, 
e  ffetialmente  de  Fiorentini,  e  di  tuUa 
Romagna  ,  Voi  finge  havfr  uiitoaìcui 
ne  voci,  che  manififiavano  effcmpi  iinvii 
dia  .  jr  cui  ^  coflvi,  chel  n:)firo 
monte  cerchia,  QUffte  finge  che  fieno  pai 
Yole  di  Meffcr  Gviio  ,  il^valhavendo  vdi 
to  che  Dante  havea  detto  a  Sapia  egli 
effer  anchora  vivo  ,  come  ammirato  che 
fta  fotuto  venir  in  (jvel  Ivogo,  Iman  da 
Mfffer  Rinieri  chi  egli  e^,  ìlcfual  rìfboni 


de  nonffpfre  ,  ma  ben  fa  che  non  c-Ych, 
Uuendo  udito  dir  a  Dame  net  rifonder  a  Sapia',  egli  effer  fiato  condotto  avivi  ia  vno  che  vera 
fico,  e  non  faceva  mm  ,  Ma  che^  Ivi,  i^ml  gliera  piv  preffo,  ne  h  ioueffè  doman  dare,  e  iolcei 
mente  ,  'Sl  che  parli  a  co'o,  do  e-,  in  woio  the  farli  morevoìmente ,  e  ténto  che  [afii ,  come 
Mvol  inferire,  Penhe  Cdcre  in  Latin:t  non  fignifica  fclamente  reverire,ma  reuerentemente  amn 
re.  Onde  Ter.  in  Ue:(vt.  Forma  impvlfi  nofira  nos  amatores  colvnt .  E  Vlavt,  Ego  tefcmfer  ut 
farenfem  coivi .  Cùlimvs.ì-.  Amamvt paref  amore  fsr  officio,  minores  hvmanifatr  ^  hcneficit . 
Domania  aivn^ue  Muffir  Gvidoa  Dante,  Donie  viene y  e  chi  egli  f-,  Imifanio  Virgilio  r.ehrifi 
mo,ovein  pefcna  ii  tenere  ai  Enea,  Sei  vos  c^vi  taniem  cjv.tvs  avt  ven  fiis  :ih  oris  y  Fer  ffpr 
frefo  ia  grani  fisima  ammirarne  ie  la  grafia  conceivtali,  che  effinio  anchora  ne  la  prima,  poki 
^ndar  ai  haver  ej^erientia  di  juella  fcconia  ulta  . 


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Postillati  16 


P  VRG  At  ORIO 
Ef  ?o  ;Pef  we^o  rhofcana  fi  [patta 

Vn  jiumkeì,  chenafce  in  ¥  alterna  ^ 

E  cento  miglia  di  corjò  noi  fatiu: 
D;  fourejjo  rechio  quefìa  l'trfona^ 

Virui  ch'io  fia  j  far  i  a  parlar  /indarno  t 

Chel  nome  mio  anchor  molto  non  fimi  ♦ 
le  ben  lo  intendimento  tuo  accamo 

Con  lìntetletto ,  aUhora  mi  YÌj\'ofe 

Q^uei  j  che  ^rima  dicca  5  tu  parli  d'Arno^ 
£  laltro  diffi  a  lui  ;  Cerche  nafiofi 

Cluejli  iì  uocabol  di  quella  riuiera , 
Tur  comhuom  fa  de  Ihorribiìt  cofe  i 

E  lomhra^che  di  cto  domandata  era 
Si  sdebito  coft  5  Norj  fo  ^  ma  degno 
Be«  e  chel  nome  di  tal  uaìle  pera  : 

Che  dal  frincifio  fuo  ;  douè  fi  pregno 
Lalpcjìro  monte ,  cnd'è  tronco  Veloro , 
Che  in  pochi  luoghi  paffa  oìtra  quel  figno  5 

In  fin  la,  oue  fi  rende  per  rifioro 
Di  quel ,  chel  del  de  la  marina  afcìuga , 
Onkhanno  i  fiumi  ciò  che  ua  con  loro , 

Virtù  coft  per  nimica  fi  fuga 
Va  tutti  j  come  bifcid ,  per  fuentura 
nel  luogo,  0  per  mal  ufo  che  li  fruga: 

Ond'hanno  fi  mutata  lor  natura 
Glihahitator  de  la  mifra  uaìle  5 
Che  par  che  Circe  glihauejjc  in  paHura 

foi  Sciamo  tjufì  cane  effer  accarnafO 


CAKTo  xriir. 

Kijj^Qnie  Dante  a  la  frim     U  due  dU 
manie  fattoli  da  MejjcY  Guihyla^ual  fii^ 
donde  uenlua  ,  e  dice  arrecar  Ufua  feri 
fona  difcfYd  un  fumicfUo.CHe  f  jfatia, 
ciò  è-,  ìl^uat  fi  dipende  e  dileiia  fer  mei 
g  rhofcana,  e  nafe  in  Talieroncf,  e  non 
h  feitiacentù  miglia  di  corfo,TeYche  da 
Talferona  la  doue  nafce  Arno  infefc,  com^ 
uedremo,jfer  c^uejìo  fiumiifllo,  fer  fin» 
fcuo  a  Vifa  dutemeUe  in  mare,  ha  di  cor 
fc  fiu  di  cento  miglia,  e  jf  er  juefio  è'  coni 
fiumraiotra  gìiaUri/fiumi  reali,  come 
di/fedi  fcfranel  tjmnio  canto  in  jfer  fina 
ii  Buomonte  .   A  la  feconda  dimanda, 
lajual  fu,  chi  egli  era,  riJ}onde  chel  din 
kfaria  farlar  indarno,  lerche  il  fuo 
me,  non  è  anchor  a  molto  diuolgato  ,^(f 
lo(^ualeegli  Ihatìia  afoter  conofiere  ,  E 
non  hauendo  Dante  frofriarìiente  detto  il 
nome  di  ftejfo  fiume,  ma  fio  fey  circoli 
locutione ,  WiffjcY  Guido  mofira  nondime^ 
no  hauerlo  infefc,  Onde  dice,  SE  io  aci 
carno,  ciò  è-.  Se  io  fenetro  lene  con  lini 
ieHeUo  1 1  tuo  intendimento,  ciò  è' ,  cjueU 
lo,  che  fn  (\uefìo  tuo  coperto  parlare  inten 
di  uoUr  fignificare,  tu  farli  d'Arno,  Et 
accarnarein  cfuefio  luogo  è^fer  fimiìiiui 
dine  de  cm  cjuando  hanno  giunto  ejfrei 
fo  la  fiderà,  che  jfafcendof  fcfra  di  (juella^ 
fenefrano  co  denti  ne  la  fua  carne.  Onde 
E  laltro  dijfe  a  lui,  Wdito  chelle  Meper'RinifrtJa  jfro^ 


fofta  di  Mefser  Guido,  e  la  rijfoftadi  Dante,  Vomanda  Mefser  Guido  de  la  cagione  ferche  Vante 
hauea  celalo  il  nome  d'Amo,  cjuafi  come  fufi  fi.r  de  ìhorrmde  cofe,  E  di  (juifrende  laufor  cagioi 
ne  dinufttiua  contra  iuta  auelli  che  hahitano  fcjfra  di  fai  fiume,  0  uicini  a  c^ueilo  fingendo  che 
Mefpr  Guido  riffonda  tfier  iene,  che  il  nome  DI  tal  uaRe,  Ver  efier  detta  Valdarno,  ferifca.  Et 
afsegnane  la  ragione,  laijual  è^,  fenhe  (juefta  tal  uaBe  dal fi<o  frincifio,  che^  al  jfiede  de  lalfefxr^ 
monte  d' Appennino,  ìljua!  in  éjuefto  luogo  ffi^f^r^^,  gonfiato  tST  alto,  che  di  doue  Veloro  monte 
in  Sicilia  è  tronco  e  tagliato,  a  hi,in  fochi  luoghi  paffa  dalteZ^^  e  di  grofpK^a  oltre  a  (juelfcrTìQ, 
In  fin  ala  fine  d'Arno,  LA  oue,  do  e^,  A  lequali  fmili  feci,  fi  rende  lacifue  a  la  marina  fer  ri^ 
fioro  di  ijueEo  CHel  cielo,  ciò  ^,  che  laere,  mediante  le  nuuole  che  la  fcrheno,  afiuga  di  lei,  Oni 
de  i  fiumi  hanno  ciò  che  ua  con  loro,  ferche  ingroffanio  i  fiumi  fer  le  fiogge  de  laL(\ue  chel  cielo 
ffciuga  e  tira  a  fede  la  marina,  fi  tiran  diftro  ciò  che  trouano  uicino  a  la  fue  riue^  Virtù  SI  fiii 
ga,  ciò  &,fi  fiigge  cof  da  tutti  fer  nir^ica,  come  Ufcia,  E  <juffìo  dice  autnire,  O  Ter  ft.entura, 
do  è-,  fer  àifgratia  del  luogo,0  Ver  mei  ufc,0  fer  reo  hahifo  fiotto  nel  uitio,CHe  li  fruga,  ^ual  It 
mo^efta  e  fcHedta  al  mal  fare,  ON^r,  Ver  Uijual  cofa,glil  abitatori  de  la  mifcra  uaUfUno  fi  muta 
tùia  natura  krOjche  far  che  Circe  M^al  fico  do  le  fiuole^come  uejémo  nel  xxvi.^^  l'infmutaua; 

^  AD  ii 


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Postillati  16 


PVRGATORro 

ofi.io.e  a  mèi,  eh  l'ifcU  a  Siali  JZlÌfZÙ%TÌf  '  '        ^  ^ 


Tra  huttì  porci  pìu  degni  di  gatle 
Che  daltro  cibo  fatto  in  human  ufij 
Diri'zjia  prima  il  fuo  pouero  calle  ^ 

Battoli  troua  poi  ucnendo  giufo 
Ringhwfi  più ,  che  non  chiede  Icr  poffa  j 
Et  a  lor  difdcgnofa  torcel  mufo  ♦ 

Vajft  caggendo'^e  quanto  ella  più  ingrojjày 
Tanto  più  troua  di  can  farft  lupi 
La  maladetta  e  fucnturata  Jvfjà  ^ 

T^ifcefi  poi  per  più  pelaghi  cupi, 
Troua  le  uoìpe  ft  piene  di  frodai 
Che  non  temon  ingegno -,  eh  e  loccupi^ 

Ne  lafcero  di  dir  perche  altri  moda: 
E  buon  farà  coflui  fe  anchor  fammenta 
Di  fio,  che  uero  j^irto  mi  difnoda^ 

lo  ueggio  tuo  nipote  ;  che  diuenta 
Cacciator  di  quei  lupi  in  fu  la  riua 
Del  fiero  fiume  ;  e  tutti  ^ifgomenta  ^ 

Vende  la  carne  ìoro  ejfcrtdo  uiuat 
Vofaia  gliandde ,  come  antica  hclua: 
Melfi  di  Ulta  j  efe  di  pregio  priua  » 

^anguinofi  cfcc  de  la  triflafiluat 
Lafaiala  tal  )  che  di  qui  a  miUanni 
Ne  [o  fiato  primaio  non  fi  rinfilua  ^ 


Sfguitanh  il  porta  nel  fMfYOfofm.tr.ti 
ta  de  glihahitmri  di  V Marno,  Comfas 
randola  natura  loro  a  (jueDa  dalcuni  uif 
tìoft  animali ,  E  frima  (gufili  di  Cafcatif 
m,  ira  tjuali  ^aldarno  dri^'^ prima  IL 
fuo  fouerof  jìrtUocaUe^ffY  effr  Arno 
nel  fuo  principio  molto  fouero  dacqua  ,  a 
bruui  porci,  ejpndo,  coni f  alcuni  uogliof 

fmml^tnelaliUdinf.  Troua  poi  ufnen 
do  giufo,  Battoli,  qurfitfcno  cani  moU 
to piccoli,  ma  Ringhio/i,  eie  è,  Sfi^^fì 
efuperlipiu  chfalf  lir^e  loro  no  fi  coni 
uienf  ,  Inteftptr  li  Aretini,  i<juali  pone 
clefiano  di  ftmile  natura,  ET  a  lor  di  fi 
iegnofa  torcel mufc,  Ven\ìe giunto  Arno 
t^ljuanto  fcpra  ai  Are^'^,  ijuafi  come  ft 
disdegni  degli  Aretìm.fi  torce  a  man  dei 
fira .  V  Affi  caggfndo ,  Vimofra ,  che 
guanto  più  Arno  ua  ingroffando ,  per  It 
rtccjue  che  mettono  in  lui,  tanto  più  iroun 
tjutjìi  cani  cóuertirfe  in  rapaci  lupi,  J^ux 
li  intende  per  li  Fiorentini,e  non  fclamen 
ifper  (Quelli  eie  hakfaro  la  città,  ma  per 
fiutili  ancoraché  Uhitano  in  Valdarna 
di  fcpra  e  ii  fm  da  (juella,  Intal  moh 


^.r  r    •      •      .  r  ,  /^^»ifi<^(^ndolahroinfaiiahileauarif{a. 

Dfcefapoiptrpiu  cupi  tST  ofc  un  pelaghi,  IRoux  le  uo^pe  piene  di  froda  e  dincranno  ,  Q«./?.  ini 
tende  per  ù  Pirm,  i^uali  non  temono  ingegno  CHe gUoccupi,  ciò  che  h \ma  cr  im^edfca, 
tanty  fcttih  uuol  tnfirtre  che  effìfano  ne  lefrauit  loro  .  NE  lafcero  dt  dir,  Tin^e  non  uolerlaf] 
far  di  predir  quello  che  di  già  era  auenuto  in  Tiren'^ ,  ^mhe  da  altri  fa  uàito,  E  che  uero  ftirii 
io  MI  difnoda,cto^,  Mapre  e  dichiara,  e  c^ueflo  per  tre  ragioni ,  U  prima  dicendo  4^  Jer a, 
la  econia  ,  ejjenh  moffo  non  da  maliuolentia ,  ma  da giuflo  sdegno  ,  la  ter^a,  p.ffcnio  il  Cu^ 
r^r^^rgiouar  a  Dante  SE  ancor  fomenta.  Se  an^ 

lo  che  u  diro  ,  Volendo  infirire  che  tornandoli  a  mente  dopo  il  fuo  effdio ,  Auenga  che  di 
già  ftlJe  kguxto ,  le  erudita  che  haueano  amhor  da  feguir  ne  la  fua  patria  ,  che  egli  ^  ver  à' 
re.mnhauera  poi  juel  tanto  deftderiodi  tornmiche  baueria  fe  non  Ihaueffc  udite  dire .  ' 

M(<  li^iouera^ 


CANTO  xnii.   . 

i'  fuaofm,ch.  Unno  Wccij.  .ircn  o.nUre.^  fo,eftaMelPr  Fui, 

S  .  c2li  </.  Romani,  n/fote  à  ^'ffo  M^lfcr  linieri,  dml  M#r  C.,</o  .nir,^{-  Ur* 
i  r cf,.  J  ìlu^Je  nera,     molto  tmm U  k^nca,  f.m  mifnu  nd. 

Cnnl  L  Uuk  co  Bl^^nJ fuori  .faù,  )ch.  (.rK^  H  -i^f-  f"^"'  '  j 

^,  ,r.no  i.noc««  , .  co/!      li  coniano       mmr..    Volle  fir  df,mk.éj..n.  e^h 
Attori .     #  /i  y  .0"0 ,  Onie  mi  ^judi  i,  t^lM^a  ,  fi.mj^     -^«'  jf ''^I;/ 
ri-Lì telio  "JlSi         ,  r-on  U  %no  U,r.  e0<me .    Ckma  fcU  U  is 
fiun'^yffr  hc(uer  fcm^lima  /«fi  li  ftmciU<iiinu 


Come  d  UnnurHìo  de  do^iofi  danni 
Si  iurhal  mfo  dì  echi  che  afcdta 
Va  qualche  i^am  il  pen^Izo  gltajjanni^ 
Coji  uìdio  Ultra  anima ,  che  uoUa 
Staua  ad  udir ,  turbarfe ,  e  fit'j^  trìfìa  5 
Po/  chchke  la  parola  a  fe  raccolta  * 
Lo  dir  de  lunare  de  Ultra  la  uifla 
Mi  fé  uogVwfo  di  faper  lor  nomi  j 
E  dimanda  ne  fèi  con  ^re^'i  miHa^ 
Verde  Io  j}vrto ,  che  di  i^ria  parlomi , 
Ricominciò  j  Tm  uuoi  chio  mi  deduca 
Kd  frr  a  fe  ,  ciò  che  tu  fir  non  uuomi^ 
ìkU  da  che  Dio  in  te  uuol  che  traluca 
Tanta  fua  gratia^j  non  ti  faro  fcarfo  : 
Perì)  /appi  chio  fon  Guido  dd  Duca  ♦ 
Ftt  il  fangue  mio  dinuidia  ft  riarfo , 
Che  fe  ueduto  hauejfc  hucm  fnrfx  Vieto  y 
ViHo  mhaurefii  di  lime  j\wfo  ♦ 
Di  mia  femenl[a  cotal paglia  mieto, 
O  gente  humana  perche  ponil  core 
La.oue  mejìier  di  conforto  diuietoi 


S^gìiano  fmfYf  ({UfUiy  ne^juali  regna  e 
carità  ^  amore  ,  de^roJj:erì  auenimenti 
dfl  fYoj[imo  raUf graffi ,  e  h  gliauerft 
contriftarfi  .  Ejjfnio  adunchf  (juffle  ani^ 
me  ifl  tutto  lungf  da  ogni  inuidia  ,  e  di 
carità  rififne ,  V derido  M  fpr  Riniai  la 
infflicf  uaficinio,  che  lAfjpr  Guido  dicei 
u  effir fatto  da  ueroffirito  fcfra  la  città 
di  Tire^ff  ne  furbe ^come  a  lannùiio  DE 
danni  hgUofi,  ciò  ^,  Df  caft  auerfty  che 
^drfoy:jcono  Jo/orf ,  fi  turlal  u  fo  di  colui, 
che  tal  antìuntio  afcolta  ,  DA  cjuaLhefar 
te  gliaffanni  il  periglio,  Da  tjualft  uoglia 
cagione  li  funga  il  timore.  Onie  ilfoei 
la  dice,  chfl  dir  de  luna  di  cjuejìe  anime, 
ciò  e^Ji  quella  di  Wìejfcr  Guido,  E  la  tur 
lata  uifla  de  Ultra  ,  Ujual  era  c^ueUa  di 
lAffftr  linieri,  lo  fece  wgliofo  difqerè 
nomi  loro,  e  fine  dimanda  mijìa  con  frei 
gU.  Ver  UijualMefpr  Guido,  che  frii 
ma glihauea  parlato, mofìra  che  li  ricomin 
c  affè  a  dire,  TV  uuoi  che  io  mi  deduca. 
Tu  uuoi  chio  mi  dijf  onga  a  dirti  il  nome 


Q^uefìi  è  Rinkrt  ctutfl,  e  ilpreg-o  e  Ihoncre    rnio  ciufoé.^      iunonum  f^rf , 
.      •  -      A  *P  \3^,.s^^fs\^  ii  CrtvdMeìkY  Guido  doman^é 


De  la  cafa  da  CaìboU  ;  oue  nuUo 
fatto  se  reda  poi  del  fuo  ualore  ♦ 

E  non  pur  lo  fuo  fingue  e  fatto  hruUo 
Trai  To,  el  unente,  e  la  marina  yeì  ^eno 
Dd  ben  richiejlo  al  uero  e^T  al  traTluUo  * 

Che  dentro  a  quefìi  termini  e  ripieno 
Di  uclenofi  flerpi  fi ,  che  tardi 
Pf/  coltim  homai  uerrehber  mcno^ 


Hauendolo  di  fcffa  Meffcr  Guido  doman', 
iato,  donde  che  ueniua,  e  chi  egli  era  ,  E 
Dante  non  hauer  rijf)ofìo  che  fclamente 
donde  egli  ueniua  ,  tiondimeno  ,  mofìra 
liolergliene  effer  liMe,  da  cheVio  uuol 
che  tanta  grafia  tr aluca  in  lui,  che  effeni 
doanchoraneU  frima  uifa,foffa  andar 
ad  hauer  effenentia  di  (juella  feconda,  E 
faticfcli  noto ,  dimofìra  effcr  in  cjuel  luogo 
AD  ni 


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Postillati  16 


1 


0/e  il  buon  Vao  ,  &  hnìgo  Manardt  i  a  furgcty  iì peccato  le  la  inuiìia,  ^ual 

P/f r  rrauerfaro  ,  e  Guido  di  Carpiona  i  uitò  cjuank  uima  era  mcchiato,  E  cofi 

O  Romagnuoli  tornati  in  hSdrdi .  (//^^  di  mia  fmen'^a,  do  ^,     la  mix 

Ciudndo  in  Mognct  un  fabbro  fi  ralligna  ,*  colf  a, Mirto  tal  paglia,  Starti  ne  la  fimi 

Ciimdo  in  Tm'^a  un  Bernardin  di  lofco  ^^'^'^^^^'^f^^firyien'^.cioè',  Sof^ocotal 

Ver?a  gentil  di  piccola  orami  ona  ♦  ^^^"^^  ^[damando  a  Ihumana  e  deca  geni 

^      ^  \'^'^n^^g^lcuOYeLA,doè^,AciueU 

to  di  cùnfcrf^,  E  di  bifogno  mefar  al  confcrf^  e  pro/Jimo fio  il pffYÌa  f  iu poffedert,  ht  e  fimiliiui 
^ine  tratta  da  cjttelli,  che  fcno  in  gualche  magiflrato,  perche  le  leggi  metano, che piif  confòrti  e  con 
fanguineìy  o  uogliamo  dir  parenti,  po/fm  ad  un  medefmo  tempo  fffcr  in  tal  magiflrato,  ma  lìfa. 
gna  che  Inno  n^fca  fc  (altro  ui  de  intrare,  E  cofi  amene,  come  uuol  inferire,  de  heni  difvrtuna,  ne 
^uali  Ihumana genie ponel  core,  perche  bifcgna  che  Inno  ne  fta primato  fe  Litro  li  de po/p^ere,  Oni 
de  nel  vy.  de  l'inf.  trattando  di  f^efìa  materia  diffe.  Perche  unaparte  impera  e  laltra  langue  Sei 
guendo  h  giulicio  di  cojìd,  che  è  occulto,  come  in  heria  langue .  Mrf  (fueflo  non  amene  de  beni 
de  lanimo,  icfuali  pojfano  efpr  ad  un  medefmo  tempopojpduti  da  molti,  e  (guanti  più  fono  i  pop 
fcffcri  di  cjneRi,  tanto  meno  è-  uietato  a  ciafcuuo  di  poterfene  irricchire,  come  nel  fcguente  canta 
uedremo  effer  dal  poeta  in  per  fona  di  Virg.  (juefìi  medefmi  uerft  repetenio,  prouato  .    (yjefìi  ^ 
Kinier,  Effendoft  Guido  dato  a  conofcer  al  poeta,  li  fa  medefimmente  conofcer  Mefpr  Rinieri,del 
ualor  delcjude  ,  dice  che  neffuno  de  fuoi  difcendenti  se^fnuo  hereJe  dopo  lui  efpndofe  dati ,  come 
uuol  injtrire,a  lodo     al  uitiofamenfe  uiuere .    E  Non  pur  lo  fuo [angue,  Dimofìra,  che  yionfcf 
lamente  in  tutta  Romagna ,  lacjual  ^  contenuta  dentro  a  termini  che  nomina  ,  LO  fuofngue, 
ciò  e^,  lì  cafato  de  Calholi,  e'  VaUo  brullo.  E'  diuenuto  pouero  e  nudo,  DEI  ben  richiejìo  al  uero[ 
ll(]ual  è'  la  uirtu,  uero  e  perfino  ben  de  lanimo ,  ET  al  traftudo,  Inte  fo  per  il  ben  di  Fortuna,  fili 
fc  cr  imperfttio  ben  del  corpo,  Eljcndo,  per  le  difcordie  tST  difjentiom  loro,  e  de  luno  e  de  laliro  di 
quefìt  due  beni,  come  uuol  inferire,  impoueriti ,  Ma  tuUolpaefe  di  Romagna  contenuti  da  c^uefìi 
lai  termini  dice  efpr  ripieno  DI  uelenoft  flerpi,  do  è-.  Di  nociui  tfT  horrendi  uitij  e  tanto ,  che 
h^gimai  TArdi  mrebbe  menoper  coltiuare.  Volendo  inferire  ,  che  i  Romagnuoli  haueanofitt^ 
nt  la  Lro  uitiata  ulta  tal  habito  ,  che  non  uera fj^eran"^  che  da  ijueUct  f  potefpro  più  rimouere  • 
Ròm.igna  ha  da  Settetrione  il  Po,  Da  me^  di  il  monte  Apennino,  Va  Oriente  il  feno  Adriatico, 
Da  Occidente  il  Reno  piccolo  fiume  chepaffa  a  Bologna  .   OVè'tl  buon  lido,  Coffui  dicano  e  fi 
fere  fiato  da  Walbona,  huomo  molto  uirtuofo  e  deccellenti  cofìumi,  deljuale  Giouanni  Boccaccio  da 
Certaldo  narra  ne  la  cjuinta giornata  del  fuo  Decamerone  ridicola  hifìoria,  oue  fi  contiene  ,  come 
trouata  Caterina  fua  figliuola  già cerfi  con  Riccardo,  pruienteméte  gouernandofi,  glie  laficefH 
fare .  Arrigo  Manardi,  fecondo  alcuni,  fu  da  Faen'^,  Altri  dicano  da  Brett'.noro,  huomo  prudute 
e  molto  magnammo  e  liberale  .  Pier  Trauer faro  fit  fignor  di  Rauenna,molto fflendido  ^  amator 
hgni  uirtu,  ilijual  dicano  che  marito  una  fua  figliuola  a  Stefino  Red' Angaria  .  Guido  di  Sardi 
gna  fii  da  Mmte feltro, nobili  fftmo  huomo,efcpra  tutti  glialtri  del  fuo  tépo  liberaliffmo .  qvando^ 
in  BoLgna,Lambey  taccio  fabbro  di  uiHffma  coditione,uenne  ce  la  fua  uirtu  fi  grUe  in  Bologna  ^ 
che  (jutf  ne  era  fignor  e ,  E  di  lui  difcffe  Meffir  Fabbro  de  Lambeytacd  .  Bernardin  di  Fofco,  Da 
cofìui  dfcefc  Bernardino,chefii  fignor  di  Faé^,huomo  molto  reputato, e  difcmma  prudetia,beche 
ignobile  e  di  haffa  fi}rtunafèffe  la  fua  orìgine,  Onde  lo  domada  getti  uerga  di  gramigna  piccola . 


No/j  ti  mdrduìgUarj  sio  piango-,  Thofco^ 
Quando  rimembro  con  Guido  da  Vratdi 


N0«  effindofi  Dante  altramente  per  no^ 
me, ma  fclmente  per  Thofcano  datofi  a  co 
ììofcer  a  cofìui ,  Per  Tf)o/w«3  aiunciue  lo 


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Postillati  16 


CANTO 
TfMgQ  rì^nofo,  e  fu  hìgm\ 
L<i  cafa  Trauerfara ,  c  gli  Anaflagt  ; 
(  E  luna  e  Ultra  gente  e  diredata  ) 
Le  donne ,  e  ì  cauaXm ,  gliajfannì ,  e  gliag 
Che  ne  inuogliaua  more  e  cortefia  ^ 
La  doue  ì  cuor  fon  fatti  fi  mduagt  ^ 
O  Brettinoro  ,  che  non  fuggi  uìa^ 
Poi  che  gita  /e  ne  la  tua  fnmiglia , 
E  molta  gente ,  f  er  non  ejfcr  ria  i 


XIIIU 

nomina  e  licf^cle  no  ItlUmmuigìmfi 
fé  egli  fiay\gf ,  ([uanh  ft  ricorda,  oltre  a 
ghhu^mini  e  ftgnm  uirtuoft  di  fc frano', 
mti  ,  eie  ejjlr fclfuar.o  in  P magna,  di 
'  V gelino  di  A  ^§  iyìfme  con  Guido  da 
Trata.  Vrata  è-uillatra  Faen'^eRai 
uenna  ,  Mgdino  dicano  effcre  fiato  degli 
vtaldirìi .  Federigo  Tignofo  da  Rimino, 
Trauerpiii  tT  Anafìagi  due  noUliff^me 
fimiglie  in  Rauenna ,  ma  dije,  eh  luna 


.  Ultra  gente  di  (juefìe  due  fimiglie  ,  E' 
iireJata,  lauenlo  feriuto  la  ulriu,  che  fcleua  effcr  lafua  miglior  herejifa .  Viavgo  an^ra,  di^ 
ce,  quando  rimemlro,  e  (ornami  a  memoria  le  gratiofc  dorme,  I  cortefi  caualien  ,  Cli.ffrr.m  e  ie 
fitìche  nolìre,e  oliaf^i,  e  comodi  da!  fri,  che  amore  e  corte  fa  NE  inuogliaua,  t^eemfwa  di  uogda 
,  di  defderio  aiefrUherali,  magnanimi,  e  corteft,  U  d^uef  maluagi  e  rei  fmf^Uiicuori  il 
cueJli  che  hora  yLano  in  luogo  di  cjueftì .  O  Bre.inoro,  C^efo  e- creilo  in  Romagna  fcfra 
lori) ,  CH.  fuP^i  uia  Voi  che  gitafc  ne-  la  tua  famiglia ,  Intendendo  di  cutUa  di  ^uelio 
Guido  che  farla,  deUaual  dican,  eff  re  fiati  ad  un  temfo  fiu  cafi  di  tStalihmhta,  che  ^uadoui 
ueniua  cjualchefèrefiere,era  gara  e  nff^fra  loro  di  chi  h  douea  riceuer.fer  honorar^a  cafafua. 


Ben  fit  Bagnacaual ,  che  non  rìfglhi  5 
E  trial  fa  Cafìrocaroje  peggio  Conio  y 
Che  di  figliar  tai  conti      firn  figlia* 

tcn  faranno  i  Vagan ,  da  che  il  Vemon'to 
Lor  fin  gira  ;  ma  non  pero  che  puro 
Qiamai  rimanga  deffi  tcflimonio  ♦ 

C  Voglin  de  fantoUn  ficuro 
E'  il  nome  tuo  ;  da  che  più  non  faffetta  5 
Chi  far  Io  poffa  tralignando  ofcuro . 

lAa  ua  uiarh.fco  hcmar.chor  mi  diletta 
Tropo  di  pianger,  pu  che  di  parlare 
Si  mha  uofìra  ragion  la  mente  flretta . 


BagnacauaUo  e  tra  Imola  e  Rauenna^ 

i  conti  deljual  luogo  erano  già  efintijt::;" 
il  poeta  dice,che  fi  iene  CHe  non  rifigUa^ 
ciò  e-,  che  non  fa  fiu  figliuoli.  Ver  che  do 
uendo  fjfcre,  come  uuol  inferire, de  lapeff 
fma  natura  che  faron  gHanteceffcri  loro, 
era  meglio  ,  che  non  rifigliaffro  fiu,  E 
fer  lo  contrario  fàceuano  male  x  Conti  di 
Caflrocaro,  E  peggio  la  famiglia  di  ^uei 
di  Conio,  feria  me  de  fma  ragione,  a  rii 
figliare  .  BE«  faranno  i  Vagan,  I  Vai 
gan'i  faron  da  Taen'^,  e  tra  loro  Winari 
do  fignore  d'Imola  e  di  Taen"^  cognomii 
fiato  Diauolo  .   Vice  aduncjue,  che  (juei 


fa  famiglia  fira  lene  a  rifgliaye,  foi  che 
mnardo  faramorto,ma  no  tanto  lenfyche  li  cjuetla  rimanga  fero  mai  TF.fimonio  furo,  ciò  ^. 
Uuomo  che  di  iju^lche  uitio  non  fa  macchiato  .  O  Wgolin  de  Tantolin  ,  Cofui  fu  medefmafi 
mente  di  Faen^^,  huomo  noUle  e  uirtuofc,eferche  dilui  non  fffettauafuccefj  ove,  dice  chel  nome 
e  U  fua  tuona  fima  'e-  ftcura,  da  foi  che  non  fjfetta,  chi  tralignandola,  la  f.ffa  ofcurare .  Dof^ 
ejueftefarole  Guido  licentiaLante  dicendo  dileUarli  fiuil piangere  chel  farlare,uedendo  la  Rot 
magna  uota  dogni  uirtu,  SI  mha  uofìra  ragion  la  mente  fretta  ,  ciò  e^.  Tanto  mha  la  canta,  lai 
qual  dthle  regnar  fra  uoi  humani  e  mortali,  ofpreffa  V'  occufata  lamente , 


Noi  fapeuam ,  che  quelle  anime  care 
Ci  fcntiuano  andar  t  pero  tacendo 
iaceuan  noi  del  camin  confidare  ♦ 


Confdauonf  cfuefifoeti  iel  camino,  fef 
chef  fvjpro  fYOceduti  male,  ([ueh  ani i 
me,cht  li  fntiuano  andare,  ne  glihauf'e 
AD  iiii 


I 


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Postillati  16 


ih 


PVRGATORro 

Po/  fummo  fitti  foìi  procedendo  j  w^wo  amfitt 

Volgore  p^irue ,  quando  Uerfindcf 

Voce  )  che  gnmjk  di  contra  dicendo  } 
Ancìderammi  qualunque  mapprende  i 

E  fùggj  ;  come  tuon ,  che  fi  dilegua , 

Se  fubito  la  muoia  fcofcende  ♦ 
Come  da  lei  ludir  nofìro  hebbe  tregua^ 

Et  ecco  Ultra  con  fi  gran  fracajfo  j 

Che  JòmigUo  tonar  che  tojlo  fegua^ 
io  fon  ^glauro ,  che  diuenni  fajjb  x 

"Et  aUhor  per  ifìringermi  al  poeta  ^ 

In  dietro  foci  ^  e  non  inan^  il  pajfo  * 


Vroceìenh  aSun<jue 
inan'^fcliyfennron  uenir  noce  contra  di 
lorò  con  <^u(l  romore  che  fi  il  fvl^oYf  (fui 
doftn^e  laere  dicéJo,  Anciifrmmi  (ju4 
lujijKf  ma]fpendet  E  fuggi  uia  co  cjue!^ 
la  Ufhcifa,  chfft  dilegua  e  fu^ge  il  (uof 
no.fcU  nuu^ìa,futifQ  che  lo  genera  SC9 
fcende  ,  do  è ,  ^uimfamenf e,  portandolo 
fico  ,  fiende  ,  E  d  j^oeu  m^lìra  chrl 
fuononafia  dacódenfstanuuola.Ma  fer 
^uefìa  uoce  halhiamo  da  notare,  che  egli 
[one  in  ognuno  di  fiefìi  ial^  frima  e  fi 
fmfi  contrari  al  uitio  che  uift  furga,  per 


rr    •  ]•     ff    t  r  indurglianimi  ad  imitarli,  E  jf>otamortt 

fjjempi  dt  ijueUt,  che  per  tal  uitio  fono  periti.per  impaurirli.  Onde  di  fitto  fui  primo  hal^,  ouefi 
furgalafuperhia,  uelemmo  prima  gliejfimpi  dhumilta,  cme  ^jueSodi  Maria  Verg.  che  fmpre  di 
lei  introduce  il  primo  effempio,  ne  ìannuntiatione  de  langelo,  E  cfueh  di  Dauid,  che  trefiando 
accompagnaua  Urea  finta.  Voi  uedemmo  la  ruina  di  Lucifiro ,  di  NemhroUo  e  de  gliaìtri  ,  Co/? 
hrafu  quello  fecondo  hal^,  ouefi  purga  la  inuidia,  hahhiamo  prima  uedufo  Mmpi  di  cariL 
come  cjuello  fui  de  la  \/ erg.  madre  ne  le  no^:^  fitte  in  Canagalilee  ,  (^eUorOrefiee  divila^ 
de  e  cet.  Hora  ne  fon  due  di  cfuelii,  che  per  tal  uitio  fono  periti.  Et  il  primo  è-  quello  di  Cainfii 
ghuoh  d'Adam,  che  per  ìnuiàia  occifc  il  fratello  Atei,  come  nel  primo  del  Gen.ft  legge.  Per  lo-, 
qual  fratìddio,  Uio  lo  maladijfi  ,  Et  egli  riuoltatofili  diffè.  Ecco  che  tu  mi  caccerai  hoggi  daU 
taccia  de  la  terra,  efiro  nafiofto  da  te,  efi.ggitiuQ  per  lo  mondo,.  Ma  occiderammi  pero  ogni  huoi 
mo  che  mi  trouera  t  Idio  li  riffofi  dì  no,  E  <jueflo  finge  come  chrifiiano .  il  fecorjo  queU 
i'Aglauro,  de  laquale  firiue  Quid,  nel  fecondo,  che  inuidiando  alamore  che  Merc.portaua  a  la 
firella  Herfe,  e  non  potendole  Mere,  con  preghi  perfuadere  che  in  tale  amore  li  uoleffi  ejfcrfiuorei 
uole,  ultimamente,  per  lafua  ofiinaHone,la  ccuertì  in  fijfi,  E  quefio  finge  come  poeta  .  Va  quei 
Pieffimpi  adunque  Jfauentato,fice  il  pajfi  indietro  per  accoflarfi  a  Virg.  E  ccfiauiene,  chelro^ 
cedendolfenfi  inanimi  a  la  ragione,  ficgli  accade  che  fi  [contri  in  cfa  laqual giudichi  effir  da  temei 
re,fiuhitQ  torna  indietro  rifiringendoft  a  lei  ^fin'^  laqual  fi  duhita perire  , 

Gta  era  laura  degni  parte  queta  t 

Et  ei  mi  dijfo;  Queljit  il  duro  camo, 

Che  douria  Ihuom  tener  dentro  a  fiua  meta^ 
Ma  uoi  prendete  lefca  finche  Ihamo 

Ve  lantico  auerfario  a  fi  ui  tirax 

E  pero  poco  ual  freno ,  o  richiamo  ^ 
Chiamauil  cielo  ;  e  intorno  ui  fi  gira 

Moflrandoui  le  fine  heìle'^  eterni  t 

E  locchio  uoflro  pur  a  terra  mirat 
Onde  ui  batte  ;  chi  tutto  difierne  ^ 


Haueano  le  uod  cherano  paffate  commofjo 
laere,  e  fatto  l'AVra,  ciò  è-,  il  uento,.  \h 
qual era  già  quetato  ,  E  Virg.mi  difife ^ 
(^Velfù  il  duro  cam:>,  do  è',  la  uoce  di 
Cain  e  d'Aglauro,fii  il  durofrtno,  Ont 
ie  nel  Salmo  xxxi .  in  camo  er  frenB 
maxiHas  eorum  confiringe  .  Delquale^ 
nel  precedente  canto  in  per  fona  di  Virg* 
iijfi,  uoìer  efpr  del  contrario  fuono,  e  che 
fer  fuoauifo  hdireUe  inanl^,  che  fife 
^l  f  affi  del  perdono  .  CHe,  llqual  iun 
.  ,  ^^^0,  douria  tener  Ihuomo  VEntro  a  Cua 

meta,  CIO  e^.  Dentro  al  fiuo  termino,  ilqual  de  Ihumo  è-  la  ragione,  e  non  Mrlo  incorrere  nel 
mito  •  MA  uoij^rendae  lefca,  quefia  è^fmilitudine  da  quelli  che fefiano,  iquali  nafcondend^  ne 

lefca, 


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Postillati  16 


CANTO  xml* 

/cjcrf,  c^e  mflYanò  a  fefcly  il  ìhmo,  ^ìin^annano  e  iironli  a  fi^  onJf  ne pgue  la  mQrfe  Ioyò,  Cefi 
Uufrfdm  mftro  nalcanJlenio  ne  diletti  e  piaceri  imeni,  che  fono  !e[ca,  lacjual  lì  mette  inan^y  il 
ulfi^,  che  è'  il  Imo,  cin^anna,  ^  a  foco  a  foco  rtefiraafi  ,  onie  ne  fcgne  la  morie  de  ìanima^ 
latjuale  è"  leierna  dannafione,ferche  fitto  hahìto  in  tal  uitio,  non  ciual  ne gioua  FReno,  o  richié 
mOfCioè,  Refu^naniia,  o  luona  inj^ÌYaiione,  che  da  cjuello  ne  revochi.  Onde  il  Pei,  Ke  mi  uale 
Ifronarhy  o  darli  kolta,che  amorfer  fua  natura  il  fa  repio  e  cet,  CUiamaui  il  cielo,  Wanne  dato 
ìiio  non  folamente  gli:ìcchi  corporali  da  poter  mirare  leterne  heUe^'^  del  cielo,  ma  cjuelli  de  linieU 
letto  ancora  da  poterle  fiu  perjtttamenfe  confederare  a  ciò  che  di  (jueUe  ci  inamariamo,  e  cerchiai 
no  di  confcguirle ,  E  noi  pur  li  uolgiamo  a  le  co[e  caduche  e  terrene  ^perche  da  lui ,  che  iutt^ 
tteie ,  ftamo  hattati ,  e  del  noflro  preuaricar  puniti . 

CANTO  XV. 

Qjtdnto  tra  lultimar  de  ìhora  ter^  Vefcriue  il  poeta  nel  prefcnte  canto ,  come 

El  prmap/o  dei  di  fctr  de  la  ^era^  giunti  a  langehyfitron  da  (juedi  indri^"^ 

Che  [emme  a  ou'jJu  di  fiinciutlo  fchcr:^a^j       'i^^  l^      che  fdiuano  fui ter^c  ia% 
«  t  •         u  Cc.^  e  che  cofifaUndo,  dopo  alcuni  dubbi  moffi 

ramo  ^^reuag.  m  uerh  fera  dalui,ÌMa  [ir.lio,.unt^fc  r. 

Ejfrr  alfol  del  fuo  corjo  nmafi^,  di^ue[lo,Lde  e/fcruiffcmpr^atletta, 

Vefpero  la ,  e  qui  me^  notte  era  j  i^^^j ^  ^^^^^^^  ^  /-^^^  j^/^ 

E  i  raggi  ne  fèrian  per  meTpl  nafo  *  ^f^f^^g'^y  e  che  procedendo  per  Quello  y 

Perche  per  noi  girato  era  ft  il  monte  ^  frron  oppre/Tt  Ja  un^ranfimo,  cheueni 
Che  già  dritti  andauamo  in  net  ìoccafo^       uc^incontro  di  loro,  ilcjual  jice,chepiii 

Quandiofinn  a  me  orauar  la  fronte  ^l'^^  ^  poteron  uedere,Ma  prima  dei 

A  lo  (hlendor  affai  più  che  di  prima^,         fcme  Ihora  che  fcpya  di  ^uel  lal^c  comin 
jr  iJ     r  1  ctaYon  a  fhre ,  /  Quanto  tra 

E  flupor  meran  le  cofe  non  conte  :  ^^^.J^^^  Ihorater^lva^aeffcr  ai, 

Ondio  leuai  le  mani  m  uer  la  cima  rimafodelfuocorfcalfclemuerla  fera, 

re  le  mìei  ciglia  ;  e  fècimi  il  Joleccho  ,  ciò  ^,  Verfo  occidente.  Quanto  par  de  la 

Che  del  fouerchio  uiflbile  lima^  f^em  del  cielo  TRah,lfimar,cioè,Tral 

finire  de  ìhora  terl^,  £  l  princìpio  del  di, 
llijualè'in  Oriente,  Et  in  fènfentia  dice,cJ-je  era  anchora  ire  hore  di  jud  di  per  giunger  a  la  noti 
te,  perche  al  f  le  era  rima fc  tanto  del  fuocorfo  jfer  giungìeraloccafc,  (juanio  foteuct  andar  in  tre 
\}ore,  cheueniua,  in  cjUfSo  hemÀsjtriOy  ad  fjfcr  xh,  gradi  uiàno  a  lori^nte  Occidevftcle,  che  fcno 
la  ottauaparte  di  iutta  la  sfera  ,  perche  al fcle  nel  fuo  corfc  che  fa  da  oriente  in  occidente  ,  glie  ne 
tocca  x\; gradi fer  ogni  hora  .  CHe,  Lacjuale  jpera,  Scher'^n  fcrrpre  agufa  difànciuUo^  Verche 
fcher^ndo  il  ^nciullofi  diuerf  m,ouimefi,  E  coffa  femore  la  sjtra  del  cielo  co  fiioi  diuerf  moti. 
y/Bjfero  la.  Dice  con  profrie  \arole  tT  infcntentia  ejuello,  che  per  c  ir  coli  ocut  ione  ha  uduto  fgnii 
fi  care,  Verche,feal  corfo  del  fcle  auanl^aua  ancora  tre  hore  per  giunger  a  la  fera,  era,  come  dice, 
Ihora  del  uejfro  ,  E  Q^i,  in  Italia,  doue  che  io  fcriuo  hora  (juffle  cofc ,  come  uuol  inferire,  iRa 
mel^  notte,  Terche  f  allhora,  (juando  egli  era  fui  monte  del  Purgatorio  .  lljual  ha  finto  in  me^ 
de  laliro  hemii ferro ,  era  ire  horeinan'^  a  la  fera,  A  cjueUi  che  erano  in  lerufrdfm,poflo,fcondQ 
lui,  nelme^  de  Ihemifftrio  nofìro,  CT  in  oppfuione  ad  effe  monte  lei  Vurg,  era  ire  hcre  inan*^ 
a  la  mattina,  E  confecjuenfemente  a  noi  in  Italia  fei  hore  inan^^i,  c\e  ne  lec^uinotìo,  neljual finge 
ijuefta  fua  peregrinatione  ,  fono  la  mel^  notte  ,  Verche  fi  come  dimofìrammo  ne  la  defcriuione  dt 
Vlnfirtio  •  1/  di  affar  tre  hore  fiutario  in  Italia,  che  a  lerufdm  ^fer  effr  lì  tanto  ^w^/Fo  jw 


PVRGATORrO 

OYifntaì  li  (jueUa .    E  I  rag^i  ne  ftr'm  per  me^^l  nafo,  Hat^eano  fanto  girati  fu  U  iefJra  jufì 
fio  monfe  ,  frima  uerfo  me^  di,  e  pi  fra  me^  di  a  Occidente, che  ultimamente  aniauano  dritti 
uerfc  effo  occidente,  come  a  frincipio  ,  (juando  lo  cominciarono  a  falire,  Etti  fole,  ftr  la  medefimn 
vamne,  andando  a  loccafo ,  non  fi  cofriua  fin  loro  da  la  cofta  dd  monte  ,  come  haueua  fitto  fin 
Mora  ,  Ma  lifuoi  raggi  ftriuan  loro  ,  come  dice,  per  me^l  naCo,  E  perche  del  proceder  loro  per 
quefìo  monte,  affai  dicemmo  ne  la  difcrittime  di  (juelto  ,  ^ fiiferfino  unaltra  uolta  cjufl  melefim^ 
replicare  ,     Andauan  aduncfue  dritti  in  uer  loccafo  ,  Et  il  fole  ,  che  la  mattina  nel  fuo  orto  firif 
ua  loro  a  le  f^aUe  ,  andando  hra  a  loccafo ,  lifiriua  ,  come  è-  conveniente,  per  me'^l  nafo . 
(^andiofcntt  a  me  granar  la  fronte  ,  Era  granata  L  A  fronte  ,  ciò  e ,  La  ueduta  del  poeta  prii 
ma  da  la  troppa  luce  del  fole ,  ma  fcpr  a  giungendo  a  tjuella  lo  jj>lendore  che  ueniua  da  langeh  ,  fu 
molto  più  aggrandita,  E  (jnefie  coje  KOn  conte,  ciò  è,  NOW  intefc  da  lui,glierano  cagione  di 
fore  y  Onde  dice  ,  IO  leuai  le  mani  in  uer  la  cima  de  le  miei  ciglia ,  ciò  p-,  Io  leuai  le  mani  al 
fronte  fcpr  a  li  miei  occhi,  E  E  ecimi  il  fclecchio,  Ear  il  fclt  echio  fi  e-,  diminuir  in  (gualche  parte  ^con 
alcun  ojìacolo ,  la  tròppa  luce  del  fole  da  la  ueduta  nojìra  ,  Come  il  poeta  dice  hauer  fitto  lui  con  te 
m.ani  leuandole  uer  U  cima  de  le  fue  ciglia .  CHf,  llc^ual  fclecchio  ,  Lima  ,  ciò  e  ,  Diminuifce 
e  fcema  DE/  fcuerchio  uiftlile ,  Vela  troppa  luce,  che  non  Uffa  uedere . 

Come  quando  da  lacqua ,  odalo  Jpecchio  Dimoftra ,  che  la  luce ,  lagnai  ueniua^ne 

Salta  lo  raggio  a  loppoflta  parte  langelo  da  Dio,  e  che  refeUena  in  lui, 

Salendo  [ti  per  lo  modo  parecchio  infiante.e  fin^  interuallo  di  temi 

A  quel  che  fccnde  5  e  tanto  ft  diparte  firnilitudine  del  raggio  del  file  c^uU 

Val  cader  de  la  pietra  in  'nual  tratta,  dya  r lacuna  0  ne  lo Jfecchio,e  c^ 

St  come  mojìra  efherìcntia       eirte  ^  fdenh  riflette  ne  lop^^^^^^^^  Perche, 

'           1  -^t       T         A  Perlomodopareflto,  CIO  e^.Vfrloparte 

Co/i  mt  parue  da  luce  rifratta  fimiìmodo,finÌ  metter  tempo  in  me^, 

lui  dmanij  a  me  effer  percojfot  f^i,    y,fi,tti,ne,  che  dal  file  era  difiefd 

Verche  a  fiiggir  la  mia  uiFIa  fu  ratta,  raggio,  E  diffi, parecchio,  per  accomodar 

Che  e  quel ,  dolce  padre ,  a  che  non  pojfo  la  rima,E  Tanto,cio  e.  Et  in  tanto  fi  dif 

Schermar  lo  uijo  tanto  che  mi  uaglia  t  parte  dal  caler  de  la  pietra  TRatta  in 

'Dijfio  j  e  par  in  uer  noi  effcr  mojjoì  iguale ,  1  irata  in  pari  tempo ,  Verche  fi 

Ko«  ti  marauigliar  fe  anchor  tabhagìia"  una  pietra  cadejfe  dal  file  tratta  in  juellj 

La  fimigUa  del  ciclo a  me  rijpofe  :  infiante,  che  fi  parte  il  raggio,  la  pietra 

Meffo  è  ,  che  uicn  ad  inuitar  chuom  faglia .  '^^P     ''^'^'^  ^^ggi' 

Tq/Io  farà ,  che  a  ueder  quefìe  cofe  caderehie  in  infiante  SI  come  mofira  ejfe 

No«  //  fia  graue  ;  ma  fiati  diletto ,  /'  '  T/    Jt^'  '  /  T,"' 

o  .  .  f        ■  j-n  r  Che- la  trofiettiua ,  CHe     quel,  dolce 

Quanto  natura  a  jmir  ti  difbofe,  ^  ,    ..\,jirr    ^  rr 

^  J     '       Jl  J  *  padre.  Non  potendol  fenfi,  per  non  ejpr 

anchora  len  purgato  ,  fcfjrrir  la  dinina 

luce ,  ciò  ^,  de  le  cofi  dinine  effir  capace  f  la  ragione  li  dimofira,  che  cjuando  farà  finito  di  puri 

gare ,  non  li  faranno  grani  0  difficili  ad  intendere ,  Ma  li  faranno  diletto,  perche  intendendole^ 

fi  ne  dilettera ,  Et  intenderaBe  ,  (guanto  natura  Iha  difiofio  a  poterle  intendere  ,  che  al  più  fai 

ra  tanto ,  guanto  ne  può  la  natura  humana  ejpr  capace . 

Por  fummo  giunti  a  langel  benedetto  j  Giunti  a  langelo,  fitron  la  lui  indri^^a 

Con  lieta  uoce  diffe  *^lntrate  quinci  ti  fuper  la  fiala,  che  afcendeuafulter^ 

Ad  un  fcaleo  uie  men  che  glialtri  eretto,  ^^^^  dicendo,  Entratf  (Quinci, con  lie'. 

Noi  montauamo  già  partiti  linci  j  ^o^O  f^^^^^  juaijto più  Ihuomo  fi purp 


CANTO 

E  hmi  nùjhiccrcles  fùe 
Cantato  retro,  e  godi  tu  che  uinct ^ 
Lo  mio  maefìro  ^  io  foli  ambedue 
Sufi  andauamoi^tT  io  penfai  andando 
Vrode  acquifìar  ne  le  prole  fue  : 
E  diriT^mi  a  lui  jì  dimandando  j 
Che  uolfe  dir  lo  jpirto  di  Romagna 
E  diuieto  e  conforto  mentionandoi 
Ver  chc^i  a  mCyVi  fua  maggior  magagna 
Conofcel  danno  $  e  pero  non  fammiri , 
Se  ne  riprende ,  perche  men  fin  piagna  ♦ 
Verche  fappuntan  t  uoHri  difiri , 
Dowe  per  compagnia  parte  fi  fcema^ 
Inuidia  moue  il  maniaco  a  foj^'ni  ♦ 
M.1  fe  Umor  de  la  fiderà  fuprema 
Torcejfein  fufo  il  defiderio  uoflro  5 
No«  'ui  fanhbe  al  petto  quella  tema  : 
Che  per  quanto  fi  dice  più  U  nofìro  5 
Tanto  pojfieJc  più  di  ben  ciafcuno , 
E  più  di  c driiade  arde  in  quel  chiofìro^ 


ga  kuìtijy  tanto [iugdulio  TIP  fcnion  gli 
angeli  in  cielo,Onde  è' fritto  in  S.  Uaa 
al  XV.  Ita  gaudtu  erit  in  calo  fifer  una 
peccatóre  fccnitentiam  agente ,  ijuam  fui 
jfernonaginta  nouem  iufiiffCjui  non  indii 
gent  fcenitentia  ,  erano  rr.eno  erte  le 
jcale  de  laltre  chaueano  fdito,  perche  fu 
figeuolmente  fi  poteua purgar  degliaìtri 
uiiif,  che  fitto  non  hauea  de  due  [afciati 
adietYO,fer  fffrftff.mi  di  tuUi.efu  dif 
ficili  dajfoterfene  lileyare  .  E  Beati  mii 
fcricordesfiie.  Salendo  il  tey^  hal^,  fcn 
firon  cantar  a  quelle  anime  cheyano  rima 
fi  fui  fcondo  a  furgarfc  de  la  inuidia  ,  le 
faroleregifir^tein  S,  Mat.al  (juinto,  Bfa 
timifericordes  juon  a  iff  mifriLOrdiam 
confcjuentur^ajffYOfrime  coniya  il feaatQ 
de  la  inuidia ,  efpndo  lamifericoriia  fa 
contr aria, jf  er che  lo  inuido  ftirijìa  del  lei 
re,  e  rallegra f  del  mal  daltri,^  ilmifi 
yicordiof  fattrifa  del  male,  ^  rallegraft 
del  hene,  E  Goii  tu  che  uinci,  Intende  tu 


Dante  ,ilijual  uinci  iluitio  purgandoti 
di  quello,  emcedi  ^er  lauia  de  la  uirtu,  Effcndofcritio  almedefmo,  Caudfte  ^  esultate  cuoi 
num  merces  uejìra  cofiofa  eft  inccelis .  LO  mio  maefro  t!T  io  andauamo  fu  [eh,  hauendo  laji 
pto  difcUo  lanime,con  lequali  anhuanofrìma  che cominciaffcro  afdire,  E  moralmente  andauai 
no  fi  perche  la  ragione  er  il[cnfc  erano  lileri  da  tutti  i  jfenfieri,E  fer  quefio  il  fnffrtto  defde 
Yùfo  di  fapere,f  uolge  a  la  ragione  fenfando  foter  da  quella  qualche  utile  docur>:eto  cauare.  Onde 
iJ domanda  di  ciò  che  Guido  del  Duca  uoìle  fgmfi^are,  quando  neljfrecedfnte  canto  di]p,  Ogete 
humana  perche  foni  il  core  Douemefier  di  ccfcrto  diuieto,  E  di  qui  prende  cagione  dejfrimer  piH 
i  kfmente  quello  fteffc,  che  dijfe  fitto  hreuita  in  quel  medefm.o  luogo,  ciò  è^,  di  quanta  mfer^ 
fittionefano  quefìt  caduchi  e  frali  ben  terreni, ri jf  etto  a  glieterni  del  cielo,  né  fotendof  di  queUt 
alcuno  irricchuefcn-^  laltrui  mfouerire,  E  di  quefti, quanti  fiu  f  ne  fin  ricchi,  t^nto  rr.enpouero 
ve  uien  ciafcuno  a  rimanere .  Kijfonde  adunque  Wirguhe  Guido  conofce  hora  in  Purg.  tl  danno 
Dì  f.a  maP^ijr  magagna,  ciò  e, Delfico  maggior  difitto,  llqual  era  la  inuidiahauuta  de  latyui 
lene.  Et  ilddno,la  pena  che  ne  patiua,  Ma  che  ejfndo  hora  accefo  di  carità, no  eda  n:aramgliarjt 
fi  ne  rare  de  di  taluitio,  efinne  cauti  che  da  quello  ci  dohtiam  guardare^^TEnhe  menfcnpuga, 
A  ciò  cheppì  in  Vurg.meno  Uhia  daftisfire,  EfcguitUo  dicela  cagìonelonde n.fe fra glihuo 
mini  quejìa  inuidia,  laqual  in  fcntentia  è, perche  noi  firmiamo  i  nofìri  defdm  in  quelle  coje  le 
farti  de  lequali  f  [cernano  per  cópagnia,  ciò  e', che  per  effcrpiu  compagni  adiuiderle  tra  loro,bifci 
gna  ancora  firnefuparfi,e  quatefiupartijhiefi,tito  conuien  ciafcuna  effr  n:inore,E  per  ej/r  a 
la  parte  mobile  neffuno  cctentarf  de  la  f <a , ciafcuno  inuilia  a  quella  del  copagno,E  quefxo  amene 
ne  Unidifirtunaper  fjfr  finiti,Onde  due,  Verchei  uofri  de f  ri  S  Aiffutano, Si  firmano  DCi.e, 
ciò  ^,  In  queda  c^fa  ne  laquale,per  cÓpagnia  fi  [cerna  parte,  mddia  m.oue  il  rr.antacoaff  irtela 
inuidia  moueVhuom^  a [cjfirareet  a  dolerf  del henefoffduto  da  altri,e  che  uoriapofiUer  fui.  MA 
fi  Umor  de  la  f^erafuirem^.ciot,  mf  Umor  Huino^torcelfi  il  defderio  uòfiro  xn  ffi  a  ghnpr^** 


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Postillati  16 


PVRGATORrO 

ti  lenì  li  uiu  effrncf,  coft  come  fon  torti  ingiufc  a  <iuefìi  frali  e  finiti  leni ,  KOn  uifmlle 
fia  temaaljfettj,  chylinpjjejrjfe  il  tene ,  che  myefte  pfìUfY  m,  VenheUfu,  O  Vanto  fi 
iicefiu  nojìro,  ciò  e,  quanti  più  fono  a  dtr  (jnef^o  ^  mio,  tanto  ciafcun  poffleJe  m  Hhene  ,  ET 
in  ciuel  cholìro,  Et  in  cfuel  cielo,  Je  la fit^rema  fftra,  ,rle^iu  di  cantate .  Onde  Aup.  in  ùutU 
lo  ie  Cmt.Dei,  Nulh  enim  mohfit  minor  accedente  consorte  pjfiff.o  knif^tis ,  quam  tanto  lai 
cius ,  guanto  concofiius  iniiuiha  fcciorm  pffijet  charitas,  E  Qreg.  ^ifidlunnuiii^  c^res 
re  defiderat,  lìlam  chmtatem  apfetat,  j:<am  nmerus [offiientim  non  anguftat. 


lo  fon  dejfcr  contento  più  digiuno  , 
Dijfio ,  che  fi  mi  fijje  pria  taciuto  t 
E  più  di  dubbio  ne  la  mente  aduno  j 

Comejjcr  puote  che  un  ben  difìributo 
In  più  poffcditor  fitccia  più  ricchi 
Di  finche  fi  da  pochi  e  poffcduto  ♦ 

Et  egli  a  me  j  Perà  che  tu  'rijìcchi 
La  mente  pur  a  le  cefi  terrene , 
Di  uera  luce  tenebre  difpicchi , 

Quello  infinito  &  inejfahil  bene^ 
Che  la  fu  e^cofi  corre  ad  amore  i 
Com  a  lucido  corpo  raggio  uicne  t 

^tdnto  fi  da  t  qumto  troua  dardore  t 
Si  che  quantunque  carità  fi  flende  j 
Crefce  fourcfja  leterno  ualore  : 

E  quma  gente  più  la  fin  [intende  ; 
Più  ue  da  ben  amar ,  e  più  ui  fama 
E  come  Jpecchio  ,  lune  a  laltro  rende  ♦ 

E  fi  la  mia  ragion  non  ti  disfiima  ; 
Vedrai  Beatrice ,  ^  ella  primamente 
Ti  torra  quefia  e  ciafcundtra  brama  ♦ 

Vrccaccia  pur  che  tofio  fieno  Jpentc 
Come  fon  già  le  due  ^  le  cinque  pia^e  ; 
Che  fi  rinchiudon  per  ejfir  dolente  ♦ 


Kon  intende  Dante,  intefò  fer  lo  fenfc, 
per  hauerla  mente  Offrejfa  da  le  fcnfuali 
cofc,  come  f  offa  feguire, che  un  lene  àifìm 
luito  in  molti pfJèfTcYi,  faccia  difefiu  rie 
chicche  fe  da  pochi  ^  poffcduto,  còme  Viri 
gilio  intefc  per  la  ragione ,  ghha  di  fcfra 
detto  ,peyo  felo^fi  tornar  a  dire,  E  Viri 
gilio  li  dimofìra  la  cagione  de  la  fia  ignot 
ranfia  effcr  piamente ,  fer  hauer  egli  pur 
unchora  la  menft  uolta  a  le  cofc  terrei 
ne ,  egli  trattar  de  le  celefìi ,  del  futi 
to  contrarie  a  quelle ,  Onde  li  dice,  che 
dijficca  fenelre  di  uera  luce ,  cioè- ,  che 
de  la  cofà  chiara  e  uera  che  li  dimoflra  , 
egli,  per  non  intenderla,  ne  tra  ignorane 
tia,  CT*  errore .  l  aqual  uerita  ueneni 
doli  ancor  fiu  chiaramente  a  dimofirare^ 
dice,  per  fimilitudine ,  che  fi  come  il  yagi 
gio  del  fcle  uien  A  Corpo  lucido ,  ciò  è-, 
A  corpo  che  di  luce  fta  ricettacolo ,  Coft 
quel  iene  infinito  iKeffhhUe ,  ciò  ^, 
Tanto  grande  da  nm  poterlo  ejf  rimere  , 
dilafi{,  Corre  ad  amore.  Si  moue  ueloie^ 
mente  a  la  carità  ,  TAnto  fi  da  quanto 
troua  dardore ,  Verde  fi  come  il  raggio' 
da  deldfùaluce  tanto  ad  ogni  corpo  che 
di  luce  fta  capace  ,  quanto  troua  effcr  di 


fu,  tanto  più  uifma,^(uui  da  hen  amare,  che  de  leni  di  qua  giù  ha  dimoftraio  auenir  il  .... 
trarlo ,  E  Rende,  come ffecchio,  luno  a  laltro  ,  Venhe  Umor  éeluno  ft  dilatta  nelaJtro,  come  fà^ 
/n«^t  ^^^^^^  ^""^  opfoffiffecchi ,  che  lun  ne  laltro  ft  j^ecchierelhe  .  E  fcla  mia  ragion  non  ti  li  fi 
pma ,  Uauendo  Virg,  dim:ìflrato  a  Dante ,  quanto  per  ragione  humana  fi  può  diquefìo  liuino 
ben  trattare  li  dice,  che  fi  egli  non  gliha  hen  fftisfiitto,  che  uedra  Beatrice  intefa  per  la  theologia, 
laquaìe,  per  ejfer  opera  da  lei,  U  torra  qufio  tSX  ogni  altro  deftderio  che  difiper  de  le  diuine  coft 
pofeffe  hauere,  Ma  che  ^er  hora  ieUa  fur  prouedere,  che  le  cinque  piaghe  rimafcli  xn  fronte,  efjcn 
do  ogni  uiiio piaga  de  lanima,fianoj}ente  Z7  ejtmte ,  comt  già  nano  le  due,  ciò  e,  quella  de  U 

fiierhia^ 


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Postillati  16 


CANTO     X  V* 

fiffrha,  f  ijudia  ìe  la  inuiiia,  Volenh  inftyirf,  che  fc  ia  Beatrice  leftJerau^  intenJere  *lck', 
nacfa  fimile,  che  gì'xeu  neceffariQ  deJpY  furiato  e  netto  J a  o^m  Mo^jfenhe  lo  jj^irito  id 
Sì^n:iYe  non  entra  ne  lanima  krU  e  cuelli  immonia  .  CHf,  Lecjuali  piaghe,  Si  richiuhn 
ffY  ejfcr  dolente,  SifaUano fey  h  dolor  e  lentimento  che  Ihuomo  ha  dhauer  ofjrfo  il  creatore . 


Com'jo  uoìeua  diccr ,  Tu  niapp^J^h  j 
Vidimi  giunto  in  fu  laltro  girone  5 
Si  che  tacer  mi  fir  le  luci  uaghe  » 

hi  mi  parue  in  una  uifwne 
'Extutìca  di  fubito  ejjer  tratto  5 
E  ueder  in  un  tempio  più  perfine  ^ 


Woìeuaria>ife  Jlir  a  che^li  Ihaue', 
uafatiif^ttò  alJul4io,  che  ne  ^receienti 
ufrfj  hahhiam  ueJlufo  ,  ma  le  cofc  nuoue 
che  gli-^fparpro  fu  la  ter'^  cornice,  ouf 
fuiitamenie  ft  uiJe  fjpr  giunto,  lo  firon 
tacere,  A  darne  al  intendere,  che  per  le 
cofc  dimag^i^Y  morrifnto  dottiamo  laffut 


pvrgatorio 

Et  «wd  3onna  m  fu  Untrar  con  atto  jueUe  che  fono  JimifioYf^  ÌMimaffttfl 


Voice  di  madre  dìcer  ;  ^i^ìuol  mìo , 
Ver  chat  tu  cojì  ucrfo  di  noi  fattoi 
Ecco  dolenti  lo  tuo  padre  ^  io 
Ti  cercauamo  :  e  come  qui  fi  tacque  ì 
Ciò  che  fareua  prima ,  dif^ario  ♦ 


uemum  tiifme  »  EXtaticdyExejìafu 
e"  U  Latini  ImtiniaU  quella  fleuatio^ 
ftt  ii  mf'Ate  uno  olictto,  chf  auuiene 
alcuna  idt^  rif  mfernpL'nfì,  tjuàk  (fuel 
fck  tira  t^m  tuUf  If  'pofenfif  de  lanima 
afiy  che  in  nefp^n  alfyo  fi  fonno  ejfcr citai 
re .  Er;t  dunt^ue  il  pefa,  giunto  che  fa  fui  tet'^  girone, in  (juefia  Aemtme  eli  mente,  e  f  arenali 
in  uifion  ueieye  quel  che  ferine  luat  al  faonh  ài  chyijìOy  cjuanh  fffindo  di  xij,  anni,  e  cercata 
ia  Maria  e  la  lofcf,  f  fìaua  nel  tempio  in  dijf  kta  con  gran  turla  di  Scrili  e  Farifci,  E  come  tro^ 
nato  (juiui  ia  loro,  La  maire  man/t^etamente  lo  rifrefe  dicendo,  Vil^'  cjuiJlfècifii  noiit  ftc  t  Ecce 
fater  tuus  er  ego  dolentes  (juereiamut  te  .  Mette  adunche  ijuejfo  prim  ejfmpio  dipatientìa  hai 
uuta  da  Maria  per  contra  al  [eccato  de  tira,  che  fu  juepa  ter^  cornice  [t  purga  • 


Ind^i  mapparue  unaltra  con  queUacqut 
Giù  per  le  gote chel  dolor  difilla^ 
Quando  di  gran  dif^etto  in  altrui  nacque  j 

E  dir  ;  Sf  tu  fi  fire  de  la  uìlla^ 
Del  cui  nome  ne  Dij  fu  tanta  lìttj 
Et  onde  ogni  fcientìa  dìifauilla^ 

Vendica  te  di  quelle  braccia  ardite 
Che  abbracciar  nojlra  fi^ja  o  VhiftHrato: 
El  f^gnor  mi  parca  benigno  e  mite 

Tiijponder  lei  con  ufo  temperato^ 
Che  farem  noi  a  chi  mal  ne  deftra  5 
Se  quei  che  ci  ama  e  per  noi  condannato  i 


Dofo  lefftmpio  de  la  fatientla  di  Maria^ 
induce  (Quello  diTififìratoRe  d'Athene  • 
Hauea  coflui,  Come  fcriue  Val,  al  prim9 
del  wlih.  una  figliuola  decceSente  fiirma, 
f  molto  amuta  da  un  notile giouene,il<jua 
le  jcontrandùfi  in  lei,  il  troppo  amore  che 
leportaua  lo  fice  fi  tiudace,  che  non  duU 
lito  (qufUo  che  nt  douejfefiguire)  di  get 
tarle  le  hraccia  al  collo,  e  con  efuefìo  ani 
torà  laciarla  ,  Delijual  temerario  e  tropi 
pò  li  cent  io fo  atto  adirafaf  la  madre  di  lei, 
andò  da  Fififirato  Ugrimando,  e  con  mol 
teacerie  ftminili  efclmationi  ejuerelan} 


dòfc  ,per  incitarlo  a  la  uendetta.  Ma  Vii 
fiflrafo,  paiienfemente  tolerando  la  ferita,  le  riffofe,  Donna,  fe  noi  co  danniamo  coftui  che  ci  ama, 
che  faremo  noi  a  (jueSi  che  ci  hanno  in  odio  Tu  Fifijìrato  Sire  de  la  uiHa,  ciò  è-.  Signore  df  U 
£Ìuk,  che  tanto  porta  e  luno  e  labro  nome  in  lingua  Fran'^fe,  Del  nome  de  lajual  città,  fit  tan'a 
lite  TKa  Dei,  ciò  e'.  Tra  Netuno  e  Minerua  .  Ic^uedi,  come  fcriue  Quid*  nel  fecondo,  contender 
do  chi  di  hro  hau^ffe  a  porre  il  nome  a  la  città  d'Athene,fi  conueneroin  (jueflo,  che  ^uel  di  /or» 
che proiucejfc  f  iu  degno  O'  utile  effftio,  Ihauejfe  aporre,  Percofp  Netuno  colfuo  tridente  la  ttrra, 
e  nac<^uene  un  feroce  e poffente  cauaRo  .  Percoffcla  Minerua  con  lajìa,  e  nacc^uene  una  iella  fioi 
rita  efronduta  ol'iua  ,  E  giudicato  fu  lefjvU»  di  Minerun  f  iu  degno,  di  guanto  è'  miglior  la  pace 
iela guenti .  AugufìJiie,U  uerita  effer  <iuefìa,che  le  lonne  in  ^uel  tempo  andauano  in  cofiiglio, 
il(jual  tenuto  [cpra  di  ijuefio,  perche  le  donne  furon  più  a  numero  de  ghhuomini,  pero  otténe  Minet 
ua,B  che  per  juejìa  cagione  ia  Ihora  indl^  le  i^nne  fitron  priuate  di  poter  interuenir  ne  co  figli  •  ^ 


Voi  uidi  genti  acceft  in  fico  d'ira 
Con  pietre  un  gminetto  ancidcr  forte 
Gridando  a  fi  pur^Viartira  martirat 

E  lui  uedea  chìnarfi  per  la  morte , 
Che  laggrauaua  gia^  in  uer  la  terra  ^ 


il  ter^  epempio  di  patientia,  che  il poet4 
introduce  contra  lira  (jueRo  di  Sieftno 
protomartire,iljual  e  fendo  dopo  la  morte 
di  chrifìo,  come  fi  legge  ne  gliatti  al  vy'. 
fìtto  in  hrufale  j^er  inuidia,da  certi  de  I4 
fmagoga  crudelmente  lapidare  ^preganti 


Cf/if 

Ale 
lo  rie 

eie 
h 

bu 
[m 
Ciò  è 


Ccffry 


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Postillati  16 


CANTO 

Mti  de  '^liocS  fitcea  fvn^n  al  del  j^orte 
Cranio  a  ìaho  [ire  in  tanti  guma-^ 
Che  f^erclonaffc  a  fuoì  ^erftcutori 
Con  quello  aj^ettOjche  ^kti  i'tfcrra. 

,ì  cielo,  Vfnh  ^uth  lUeu^  ueìeyh  ^fe^,  E  G,>y?/^«r  li  U  iffir^'iflf^jr^^  Q^^fl^  'P'^ 
fi  a  latifnùa  ^iurìjue  ft  iehte  metter  micn^,  chi  fi  uuol  furg^r  M  (fccato  ie  lir^ . 


U  iifcrr^,  ciò  e ,  Con  tjudl^  dimottrafm 
fie  che  in  itffi^yen^  li  fiiori  m^mj^jt^fif 
U.  E  ^(^ceun  fimfYe  ie glioahifOYte  al 


Quando  lawma  mia  torno  ii  fuori 
A  le  co/c ,  che  fon  fuor  ài  lei  uere  5 
Io  riconobbi  i  mìei  non  falf  errori^ 
lo  duca  mio  ;  che  mi  fotea  uedere 
far  fi ,  ccmhuom  ,  che  dd  fonno  fi  slega  5 
DilfcjChe  hai,  che  non  ti  puoi  tenerci 
Ua  fà  ucnuto  fm  che  mc\a  lega 
Velando  gliocchi ,  c  con  le  gambe  auólte  5 
A  guifa  di  chi  utno,  0  fonno  piegai 
O  dolce  padre  mio  fe  tié  mafcolte 
lo  ti  diroydijfio  ,  ciò  che  mapparue^ 
Quando  le  gambe  mi  furcn  fi  tolte, 
£t  ei  5  Se  tu  hauejfi  certo  larue 
Soura  la  fncciat^non  mìfarian  chiufe 
Le  tue  cogit.ttion ,  quantunque  paruc  ♦ 
Ciò  che  uedeHi  fu  \  perche  non  fcufe 
Vaprir  lo  cor  a  Ucque  de  la  pace , 
Che  da  leterno  fónte  fon  dijfufe. 
No«  dimandi  che  hai  per  quel ,  chefitce , 
Chi  guarda  pur  con  locchio ,  che  non  uede  , 
Quando  difinimato  il  corpo  giace  t 
l/ia  dimandai,  per  darti  fòrza  ai  piede  t 
Co/i  frugar  conuìenf  i  pigri  lenti 
Adf  ufar  ìor  uigilia^  quando  riede* 


ifienìo  ilpeta  fiato  in  (Xtefit,  e  ìa  ftM 
ammd  itmo  fatta  fjfa  ne  le  imaginami 
ni,  che  iifcfya  haUiamoufiuto  àce,che 
Éuanlo  eHa  TOrno  di  fiiori  a  le  co^c  che 
fiiori  ii  hi  fon  uere,  ciò  ^ ,  Torno  a  ìe 
fuepientieejìmori,  mediante  le<juali,fo 
feua  pi  epenitarfe  ne  gìiohieUi  chefcn 
uerifiior  di  lei,  come  erano  (juelli  che  pi 
Ua  uedere,udire,  toccare,  odorare,  e  pi 
Pare,  IO  ricomUi  i  miei  errori  r.ófilp^ 
ciò  ^,  Io  riconolhi  la  mente  mia  uagakn 
da  efser  andata  eyrUo  pr  le  uere  interim 
ri  imaginationi,  che  Ihaueano  frima  tufi 
(a  tirata  afe,  IO  duca  mio,  che  mi  pi 
tea  uedere ,  Uaueah  \irg,  ueduto  andar 
udciìlando  inftrma  di  chi  è-  offreffc  da  ut 
no  0  da  fcnno.  Et  eper  proceduto  fcco  in 
lalfhrmaferlunpffatio.  Onde  Ihaued 
domandato  (juello  chegli  hauea .  O  Voli 
cepdre,Vo!eucili  Dante  ri jfódere,t  dirli 
la  cagione  del  fuo  uaciUare ,  Ma  Virg,  li 
dice,  SF.  tu  hauefp  cento  larue,  ciò 
Se  tu  haueffi  infinite  mafchare  fiùluip^ 
NOn  mifarian  chiufr.  Non  mifriano  cé 
late  le  tue  cogitafioni,  auenga  che  di  pc% 
momento  fiano.  Verde  a  la  ragione  non 


fuo  fper  napòfìò  cofa  the  uega,  0  fi.a  cpi 
fata  ialfenfc,  E  fcgg'urìge,  che  gliefiemfi  difatientia  chegli  Uueà  ueduto  erano,  a  no  ^he  non  fi 
Ccufi  dafrir  licore  A  lact^ue  de  U  face,  ciò  h,  A  le  opratìoni  df  la  carità,  con  lecjuali  ft  ffegneil 
fimo  de  lira,  QWe,  Le^uali  ac(jue,  SOno  d^ffitfe.  Sono  ^Icdcntiffmaméte  fiarte  DE  leterno  fin 
te,  ll(jual  è-  fclo  Dio,  da  chi  depndeogni  cariu  tST  amore.  Et  in  fcntetia  dice,Lhegìi  hauea  ueduti 
ijuejìi  efscfi  di  ptiétia,  a  ciò  che  no  fi  ptejfi  fcupre,  di  non  fnpr  in  che  firma  fhauffjc  a  prgar 
del  puato  de  lira,  perche  afuYgaYpne,hajìauafclameie  che  imit^ffe  (jue^i .  Kon  dimandai  CHe 
hai:'  pr  ftel  che  fii  iomUar  chi  guarda  fur  fclaméie  con  locchio  corprale,  ìlcjuale,(juado  il  corfO 
giace  D]fmmatn,cio  è  ,  anima  e  che glie^  morto,nÓ  uede  fiu,  Eetche  cjuddo  un  uede  lantco 
piO  '^fpeffc  da  gualche  fuhit9  acciicte,e  no  uede  ne  intende  la  cagione,  fid  domUar  cjueCo  che  gli  ^ 
ha.  Ma  la  ragione, ìacjual  ouimaméie  ude  on  locchio  interiore  iuf.e  le  ^praùoni  del  fcnfc,  mtftrd  ^ 
non  hauerghelo  hmàimpr  ^uefio,  mapr  inmmuYkaferfumY  ntL  Une^  f  iefi^rlo  da^x^iti^ 


TU 


7 


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Postillati  16 


PVRGATORIO     CANTO  XV* 
firf,  a  ciò  chf  (juando  e  il  temfo  'a  jìar  uigìUnte  non  dzrmdy  Come  ancora  moke  uoUe  cjucnh 
domaniiamo  ai  uno  chfpange.  Vi  che  piangi  tu  t  E  non  fer  inienJer  da  lui  la  cagione  del fuù 
fianfo,  che  la  [affiamo^  ma  fer  dimojÌYarli  che  fèn^  cagione  cr  imiilmerJe  fian^e . 


Noi  andauam  per  lo  uejpero  attenti 
Oltre  quanto  potean  ghocchi  aìlungarfx 
Contra  raggi  jkrotìni  e  lucenti  t 

'Et  ceco  a  poco  a  poco  un  fumo  Jhrji 
Verfo  di  noij  come  la  notte  ofcuro^ 
Ne  da  quello  era  loco  da  canfaffit 

Qi^efìo  ne  tolfe  gliocchi ,  e  laer  puro  ♦ 


Aniauamo  intenti  VEr  lo  ueJferOjcio  ^, 
Ver  laJcra,coft  dort^andafa  da  la  fiella  di 
y/ enere  ietta  Vfj^en.che  alleuolie  fi  uede 
in  occidente  nel  tramontar  del  file,  Cnde 
\irg.  in  fine  dela  Boa.  Ue  iomumfat 
turp  (uenit  ejferui)  ite  caffH^.  tjuanto 
oltre  foteuano  ueier  co  glhuhi  COntra 
raggi  prof  ini  t  Contra  i  raggi  lucenti  de 


la/era,  Et  ecco  che  fi  ftce  un  fiimo  di  noi 
Bpuro  come  la  notte,  ilijual  ne  tolfe  Gliocchi,  ciò  h^,la  ueduta,K^  il  furo  aere,fcn'^  d  Acquai  no  ft 
fuo  uedere.  Et  in  cjuejlo  fiimo,come  uedremo,  mette  che  ft  purghino  lanimt  da  lira,  perche  fi  come 
il  jlimofriua  Vhuomo  di  luce,  e  tanto  che  non  fa  doue  fi  ua,  Cofi  il  furor  de  lira  lo  friua  del  lume 
éf  rinteEetto  tanto,  che  non  fa  <]uel  che  fi  fk  .  Onde  nel  Salmo  vi.  Turtatus  eft  a  fìirore  oculut 
meui,  Et  altroue,  Afcendif  frmus  in  ira  eius,  ignis  a  fiicie  eius  exarfit . 


CANTO  XVI, 


^uio  dinfirno ,  e  di  notte  priuatd 
Vogni  pianeta  fono  pouer  cielo 
Q.uantcjfcr  può  di  nuuol  tenebrata 

Now  fece  al  uife  mio  fi  groffo  uelo  j 
Come  quel  fÌ4mo ,  chiui  ci  ccperfe  3 
Ne  a  fentir  di  cofi  afpro  pelot 

Che  locchio  jlar  aperto  non  fojfcrfet 
Onde  la  fcorta  mia  faputa  e  fida 
Mi  JacccfVo  5  e  Ihomero  mojferfe  ♦ 

Si  come  cieco  ua  dietro  a  fua  guida 
Ver  non  f  marrirfi ,  e  per  non  dar  di  co\^o 
In  cofà  chel  molefli ,  0  firfe  ancida  ; 

Mandaua  io  per  laer  e  amaro  e  fo\zo 
Afccltandol  mio  duca  j  che  diccua^ 
^ur  guarda  che  da  me  tu  non  fie  mo'^o^ 


il  foeta  ndfrtfcnte  canto  ffgui  fa  il  me  dei 
fimo  fropftto  laffato  in  fine  delfreceden 
te  del  fimo  da'jual  effi  fùron  fcpragiunf 
ti,  oue  fi  purgano gliracundi  fingendo  in 
quello  hauen  trouaio  Marco  lomlario,  e 
the  da  lui  li  fa  dim^oflrato  Urrore  nelcjua 
le  fcno  alcuni,  che  f  credono,  che  ogni 
nofìro  operare  uéga  dffiinato  da  gìinfufft 
de  cieli,  e  come  il  tuUo  nafce  dal  nofìro 
lilero  arbitrio  .  f  ^  din  fimo, 
e  di' notte  priuata  e  cet.  Buio  dinfirno  di: 
ce,  perche  uenendo  da  le  tenelre  di  cjueh 
lo,  come  ha  finto  di  utnire,  ne  fipea  rem 
der  ragione,  E  huio  di  notte  priuata  T>Oi 
gni pianeta  ,  ciò  e,  Jjogni  fi eR :i ,  perche 
auenga  che  le  fielle  de  pianeti  non  fani 
he fclamente fitte,  nondimeno  ,  perche  f§ 


m  leprincipali  e  le  più  note,  le  intende  ancora  per  tutte  laltre,  Sotto  pouer  cielo ,  il  deh  e  pouer9 
fijfeuo  a  noi ,  cjuando  per  fffcr  la  notte  tenehrofi  cr  ofcurata  da  nuuoìe  quanto  può  più  ejfire, 
non  ne  può  mofirar  lefi^e  riccheZ:^^,  che  fcno  effifielle ,  NOn  fi  al  ufi  mio.  Non  fice  al  fin  fi  del 
mio  uedere  y  Slgroffc  uelo  ,  Tanfo  graue  e  noiofi  impedimento,  Ne  a  fintir  DI  cofiathro  pelo,  c/l 
e',Di  cofifi>rte  notumento,  fer.he  tifiamo  non  fclamente  leua  a  gliocchi  il  poter  ue/ere,  ma  «o^, 
et  lor  molto ,  per  ti  (cntir  del  hrugiore  che  mette  in  cjuelli ,  Come  quel  fimo  chiui  ci  percofft . 
'  CH.,  CIO  e-,  Veraqual  cofà.,  hcchio  non  fcffirfi  ftar  aperto,  E  fer  qu^fio  dimofira  non  fffir  uifio, 
(he  tanto  tolga  a  Ihuomo  il  lume  de  linteUetto,  ne  che  più  lo^nia,  quanto    queft,  hefiialfiror  de 

lira. 


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Postillati  16 


pvrgatorio  canto  xvk 

tira  Onlf  ViV|.  F«ror  iV^^i  meftimfrecifiut.  E/  il  Tilofcfi,  Tuyùy  cùrrumfif  tttimm  umm. 
noy',fh  fmilmnte  qui  n^n  moifUim  trf ,  inf^ctm  uoUt  ejfe  dolor  ^u:^i  Juafmt  ^  meni . 
Mi  éf  lira  dicmmo  nd  vy.  df  rinomo  .    ONde  U  [corta  mia  fcfuta  e  fìU  aufjìe  duf  mi 
Moni  Ceno  necelfùrif  in  cU  uuoi  hfnf  e  regger  t  gouernar  altri,  Safere,  e  f^delmnte  o^trare  . 
Sara  aìunc^nf  hen  guidato  il  fcnfo  accofìandofe  la  ragione  a  lui  ,  ne  lacjual  fcnfmfre^  ^j^efie  dui 


tali  mditmi,  E  mafTmmfnteofìtrendohlkmero,  cio  ejufìentandolo  e  darM  firl^,  uim. 


fo  kU  da  U  ragi:ìne,  E  chi  con  la  ragione  fcfpne  n  lira^  vonfuo  ferire . 

Sentiua  r)anie  Lnlme ,  eie  del  feccatd 


lo  [(ntìi  ucci  ;  e  ciafcuns  i^drm 
fregar  per  l^ACt  e  j^er  mtjtrìcordia 
Lagnd  di  D/Ojcbe  le  peccata  Uua^ 

Vur  Agnus  Vet  tran  le  loro  ejjcrdia  : 
Vnn  parola  era  in  tutti ,  eiT  un  modo  ; 
Si  che  farea  tra  ejje  ogni  concordia  » 

(ìueijfono  Jpirtì  maefìro^chi  odol 
V'jjfio;     egli  a  me^.Tu  nero  apprendi^ 
E  diracundiauan  Joluendo  il  nodo^ 

Uor  tu  chi  fe^ychel  noHro  fumo  fèndi  y 
E  di  noi  parli, pur  come  fi  tue 
VartìJJ'ì  anchor  lo  tempo  per  colendi  l 

Co/i  per  una  uoce  detto  fuc  t 
Ondel  maefiro  mio  di(jc  ^  Rijpondi , 
E  dimanda  fi  quinci  fi  ua  fiue^ 

E/  /o  ;  O  Creatura ,  che  ti  mondi , 
Ver  tornar  bella  a  colui  ^  che  ti  fece  ^ 
Marauiglia  udirai ,  fi  mi  ficondi  ♦ 


df  lira  fi  furgauano  dentro  a  juel  fi^mo 
tutte  aduna  uoce  e  di  comordia  fregar 
lagneldi  Dio,  che  leua  le  peccata,  fer  mi 
fcricordia  e  per  face.  FVr  agnus  Vei 
era  l  E  hro  effcrdia,  cioè^,  le  loro  fre^ 
ghiere,  Perche  tuUe  ad  una  di<fuano 
Agnus  Dei  (jui  toHii  \eccata  r>:ur.di  mi^, 
frerenoiis,  Et  ultirKamente,  Vona  notis 
facem  ,  tatuai  concordicf,  rrìfcricord  a 
fface,  [cm  uirfu  contrarie  al  uifio  de  li^, 
ya,  non  ejjlndo  (juella  altro  che  d'-fcordia, 
imfieta  ,  litigi  e  guerra,  e  coft  purgauai 
no  lun  contrario  con  Litro  .  9^'^';  f^^ 
no  ffirtì  maefìyo,  cVi  odo  Uomcnda 
Dante  ,f(  (jufdi  the  udiua  erano  jfiriti; 
\  ir  gl'io  r laonde,  degli  aff  rende  il  uef 
yo,  Et  in  fcntentia  afferma  Ufi,  Ma  fp 
fndo  (fufjìa  tal  domanda  uèita  da  uno  di 
quelli  ffiriti ,  ricerca  Vanfe  di  f  fer  cht 
egli  e-,  che  jxnde  e  lifayteil  fi.mo  loro. 


Verche  frocecenlo  Vanfe  dietro  a  Virgi', 
liojfindeua  e  difartiua  ilfi'.mo  fecondo  c^eanhua,  cjueh  che  gUff  iriti,  fenhe  non  haueono  cori 
\o,  come  lui,  non  foteano  ftre,  E  fer  la  medefima  ragione  f ariana ,  QOme  fc  fartiffi  amhor  il 
temfOffY  calenli,  Hauendo  domanlato  a  V  irgilio  fc  (jueìli  che  ui^iua  furiare  erano  giriti,  Veyf 
che,fe  ftffeflato  furo  jfirito  come  quelli  erano  ,  non  nhauerì^  domandato  cofi  foco,  lomefiremi 
mo  noiyfc  ulifftmo  parlar  fin  huomini  fàfendo,  che  qui  il  farlar  ^  frofrio  di  loro,  ma  domandane 
do  fe  erano  jfiriti,farea  duhitaffc  che  f  oiefpro  e(f(f  amora  huomini,  cornerà  lui,  ilqual  fartiua 
anchor  il  temfo per  caUnh,  quello  che  non  fknno  gltffiriti,  de  fer  efpr  eterni,  non  hanno  alcun 
dgterminaio  tempo .  Vartir  il  temfO  fer  a  lendif  e,  \artir  il  tmfofer  mefi,e(fendo  detto  calendt 
il  primo  di  iognuno  di  quelli .  Maraviglia  udirai  SE  mi  fecondi,  do  e,  Se  tu  mi  fguiti,  Volenf 
io  infirire,  Se  io  ti  diro  che  io  fta  anchora  ne  la  prima  uita,  tu  te  ne  marauigherai . 


Io  ti  figuìtero  quanto  mi  lece , 
R/^'o^  ?  ^  fi  ^^der  fimo  non  lafiia^ 


Eraìecìfoa  qufflo  /firiiù  di  ftgtdf  Ticini' 
te  fclamente  tanto  ài  qudla  uia  ,  quanfì 
A  E 


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Postillati  16 


P  VRG AT  ORIO 

Luclir  à  terra  giunti  in  quella  uece,  nroauftunUjiimnìM  fìu,ffrcWii 


Allhor:i  ìncom'mciarjCon  queUa  fafcia 
Che  la  morte  d'ijfoluc  ^  mcn  uo  fujò^ 
E  uennì  qui  per  linfèrnal  amhajcia  : 

B  fe  Dio  mha  in  fua  grava  richiujò 
Tante,  che  uuol  chio  ueggia  la  fua  corte 
Ter  modo  tutto  fuor  M  modernufo  ; 

No;?  mi  celar  chi  fòfli  an*^  la  morte  ^ 
Ma  dilmi  :  e  dimmi  sio  uo  ben  al  uarco  : 
E  tue  parole  fan  le  nofìre  fcorte  ^ 

Lombardo  fiii  j  e  fiii  chiamato  Marco  t 
Del  mondo  fippi  ;  e  quel  ualor  amai , 
Alqual  ha  hor  ciafcun  dijlcfi  larcot 

Ver  montar  fi  dirittamente  uaix 
Co/i  ri^ofe  3  e  figgiunfe  j  Io  ti  prego , 
Che  per  me  preghi ,  quando  tu  farai  ^ 


^ufUo  non  potfua  ufcirf  fin  che fiffe  fur^ 
fati,  E  tana  di  jufUa  intenie  di  koìert 
lofeguitaye,  E  [ci  fumo  imfedtfceche  effi 
non/ipofjano  uedere,  dice  che  Ibi  <jueU 
la  uece,  m  e-.  In  lu:>go  deluedere,  la  «3 
ce  li  ternt  giunti  tir  uniti  infteme . 
ALlhoYa inLomimiai,  Dante incQmincii 
tìllhora  a  dire  yUmen  uo  fufcalcieh 
con  (jueOa  fifcia,  ciò  e-.  Con  (^uel  cori 
fo  chefifcia  e  cinge  Unima  in  fi,  CHe^ 
tatuai f^fcia,  lamortedifolue,  duleffa, 
e  difunifce^  da  ejfa  anima ,  Perche  fcb  il 


corpo ,  efpndo  corruthlile ,  è  in  potefla 
di  lei,  e  non  lanima,  lajual  è'  incorrud 
filile  immortale,  E  Venni  juifer  Un 
jtrnal  amiafiia ,  Amiafcia  è  tjuello  af^ 
fnnno,  che  nafce  ne  Ihuomo  fer  troppa  /»; 
fica,  e  Jfetialmente  del  caminare,  auani 
io  far  che  non  poffa  hauer  lanelifo  .  Domanda  adunque  amhafcia  laffitnno  che  hauea  foffirto  nel 
pajjàr  per  l'infirno,  E  Se  Dio  mha  in  fi^a  grafia  richiufo  ,  Dice  in  fintenfia,  che  fi  Dio  era  fiat 
io  Iterale  uerfo  di  lui  dhauerlo  tanto  richiufo,  ftr e  fio,  e  ferrato  ne  la  grafia  fua,  che  fuori  degni 
,pfi  e  moderno  cofìume  uuoìe,  che  efftndo  e^i  anchara  col  fuo  mortai  corpo,uada  auederla  fua 
celefiial  corte,  che  ne  ancora  lui  li  uoglia  efjcr  auaro  in  dirli  chi  egh  fii  inan"^  la  morte,  E  fè  fer 
andar  A  L  uarco,  ciò  è^,  Alpaffc  de  le  fiale,  per  lejualifi  fale  il  monte,  andana  tene .  R  iffonif 
io  Spirito,  efpre  fiato  Lomhardo,  e  chiamato  Marco,  Ma  è-  da  intendere,  che  non  lombarda  per 
natione,  ma  per  cognome,  ancoraché  Lomhardo  e  gentilhuomo  Venetiano  fiffe,  come  faccordans 
iuUiglieff^fitori,  Atefo  che  di  (juefia  famiglia  da  Ca  lomtardo  ,  hoggi  ancora  ne  fino  molti  a 
Vinegia  .  Fu  cojìui  al  tempo  poeta,  e  di  luifiriue  il  Villani  al  cxx.  del  vy.  lik  ie  la  fua  opef 
va,  ejferejìato  domandato  Marco  lomhardo,  homo  di  corte  molto  ualorofi,  prudente,  cortefi  e  li^, 
lernle.  Et  hauer  predetto  al  Conte  Vgolino  de  la  Cerar  defia  Signor  di  Pifd,  (juando  era  ne  la  fua 
maggior  filicita ,  cjuafi  come  Solone  a  Crefi  ì{e  di  lidia,  fecondo  che  firiue  Vlut.  ne  la  uita  di 
Cirro,  la  fua  fittura  ruina,  Uc^ual  uedemmo  nel  penultimo  de  l'Infimo,  Per  hauer  cofiui  aduni 
ijue  ne  le  corti  efferimentato  molte  cofi  ,  dice  che  fippe  del  mondo,  E  per  efpre  fiato  cortefi  e  lihei 
fale ,  hauer  ufato  (juel  ual:re,  al(jualha  hora  ciafiun  difiefi  Ureo,  non  effendo  più,  come  uuol  ini 
frrire,  chi  tiria  (juefiofegno  de  la  Itheralita,  Et  è  auanto  a  la  prima  dimanda  di  dir  chi  egli  era, 
f  ufnendo  ala  feconda,  lajual  e-fe  Dante  andaua  bene  al  uarco  dice,  che  andaua  drittamente  fey 
montar  fii  pregandolo,  che  quando  farà  giunto  inan'^  al  irilunal  di  Dio  ,  come  uuol  inferire,  che 
freghi  per  lui .  Ma  la  grafia  ffetiale  che  il  poeta  hauea  da  Dio  di  foter  andar  al  cielo  col  fin 
mortai  corpo  moralmente  fi  è' ,  che  effendo  anchora  in  (juefiauita  li  conce deffe  ,  mediante  la 
lh(ologia,il  poter  hauer  cogniiione  de  le  celefii  e  diuine  cofi  ,  come  uedremo  nel  Farad  fesche 
hauera  con  laiuto  di  Beatrice  per  jueUa  intefa  • 

Et  io  a  hi  ;  Per  jiit  miti  lego  p,,^,„, 
D;  ftir  co ,  cht  mi  chiedi  ;  ma  io  fccpfio       „    /^,-  ^U'^  ff,^  j^^.y,,  ^      ^  , 
Dentro  ad  un  dubbio ,  Sio  non  me  ne  ^iego.   ,jp>  mwj  iijfe  hnun  ufm ,  mmtrt  et* 


fi 

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li' 

Ali; 

It 

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III 


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Postillati  16 


CANTO 

Vrìmd  era  fcemph  *y^hor  e  fatto  dopfio 

Ne  la  fintentìa  tua  ;  che  mi  fa  certo 

Qui  tsr  altroue  q  elio ,  ouio  lacco fj^'w. 
lo  monio  e  Un  coji  tutto  dìfato 

Vcgni  uirtute ,  come  tu  mi  fané , 

E  di  malttia  grauido  e  couerto  : 
fAa  prego  che  madditi  la  cagione 

Si  j  chio  la  uegga ,  e  chi  la  mojlri  altrut  s 

Che  nel  del  uno ,  ^  un  qua  gm  la  pone 

Joff :0j  Ma  L fYfga  che gliaiiUi  e 
Rri  U  c^ymeM^f  V<^po  nuenga,  fenle  alcuni  Uunlufan^  Ufu  aglinf^ffi  et  c^rfi  ceUfihCr 
nitri,  fur  ìua  giù  al  mflro  /ifoo  arhitrio,  Onie  dice,  che  nel  cid  uno,  tr  un  juagiu  lafone . 


uilp,  ijuel  ualore,  a^ual  bora  ctafum 
lauta  dififfc  larco,  llptta,ffY^uelìaf(n 
tenda  mòjiia  tjpY  iofparr.tntt  confìn 
mata  ntla  mtìtfma  fua  opnicnt,nT  ef^ 
fcr  certo,  cM  moniofta  di/èrto  àogni  uif 
fu,trif  tno  hgniuitioy  comt  dictjha^ 
utnio  (juejìo  medtfijno  di  fcfra  infrfo  dee 
Guido  del  Duca .  Ondt  dite,  cVe  tjuti 
fio  fuo  duhhio  era  frima  fcfmfio  in  lui, 
CT*  hra,feYtal  fua  fcntertia  ,era  fitto 
[.e  ^ìiadditi  e  dimo'. 


Vuolfi  fYÌma  Marco,  come  rìpìm  di  cai 
rita^deU  ignOYantia  humana,cht  atf 
i  iluifca  a glirfìulJt  d  cieli  il  diffetto  dd 
fuo  lihfYO  arhitno  ,  Voi  comincia  a  fcluer 
il  dulho ,  Dict adunque,  chegh  mifcfrii 
ma  fiiOrialfù  fcjfiro,  cht  duoh  J^infLin 
HViyCr  P-  accento,  come  dice,  che  prof 
cedt  da  dohrt,  E  poi  comincio  FRate, 
(io  è-,  TYJteHo,  IO  mondo  h  cieco,  e  tu 
uìen  hen  da  lui,  Quafi  uoglia  dÌYt,  Se  il 
mondo  è"  cieco  de  linfelletto,  non  è'  mai 
rauiglia  che  tu  lo  fa  ancOYa  tu  uenem 
do  da  (jUfUo,  E  feguitando  dice,  Voi  che 
uiuefe  Yecafe  er  atlrihuite  ogni  cagione 
furfufo  al  cielo  ,  fi  come  di  nneffia  moi 
urjje  tutto  fcco,  B  uolendo  riprouaYe  cjue^ 
fia  fili  fa  tr  her  etica  ofmione  dice  ,  SE 
cof  fcffe,cio  e-,  Sejtffc  uero  che  da  glim 
fiu/p  de  cieli  nafcefp  di  r.e.fffita  ogni 
La  menti  m  uoi ,  chelciel  non  ha  in  fua  cura ,    cagione  del  uojlro  lene  e  male  operare. 

Vero  fai  mondo  mefìnte  difaia  ;  ^'1^''^'  >       ^  ^Z'^' 

^      .s  y       .       .     ^.  /         ,  fumato,  R^ento,  e  toltomi  Utero  arbitrio. 

In  uo;  e  la  cagione^,w  uoi  fi  cheggia  :  ^p,rchedouecadeneceirita,of^rr^Jile; 
tt  to  te  ne  faro  hor  uera  j^ta,  ^^f^vrio  mn  ha  luogo,  che  fdamente 

nafce  da  eìettione ,  fcn'^a  lacjual  non  pofi 
forno  meritar  ne  demeritare ,  E  Kon  fvra giuflitia ,  per  laijual  noi  fjftmodel  len  vemune^ 
rati  e  delfine  cagione  di  letitia  ,  E  dd  mal  puniti,  che  ne  deffe  lutto  e  cagion  di  pianto. 
Perde  uenenio  ogni  nofiro  operare  ieftinafo  dal  cielo  ,  non  farehle  dattrihuir  a  noi  fe  le 
tpere  nofire  fiffcro  uirtuofe  ,  o  uitiòfc  ,  ma  fdmente  a  glinfiujft  de  cieli  ,i<^udi  ffejfe  uoh 
tt  conferir elhono  il  hene  a  chi  hautffe  operato  male ,  CT  il  male  a  chi  haueffe  operato  lei 
ne  •  IL  cielo  i  uoftri  mouimenti  initia  ,  Vien  a  dir  (JueBo  ,  che  fdmente  il  cielo  fuo  fai 
pra  di  noi  e  dice.  Il  deh  initia,  cii  è-,  lUiehià  principio  a  uojiri  mouimenti,  E  juep 

A  E  il 


Alio  fajj^ir^che  duolo  flrìnfe  in  hui^ 
Mife  fuor  pima  ;  e  poi  comincio  j  \rate 
Lo  mondo  e  cieco  j  e  tu  uicn  hen  da  lui* 

Voi ,  che  uiuete ,  ogni  cefi  recate 
Tur  fufi  al  cielo  ^  fi  come  fa  tutto 
Mcuelfa  fico  di  neceffitdte. 

Se  cofi  fojfa  ;  in  uoi  farà  dijlrutto 
Libero  arbitrio  ;  e  non  farà  gtuHhia 
Ver  ben  letitia,  e  per  male  hauer  lutto ^ 

Lo  del  li  ucjìri  mouimenti  inhìa 
New  dico  tutti  :  ma  poHo  chìol  dica  5 
Lume  uè  dato  a  bene  ^  a  malitia  ; 

E  libero  uoler  ;  che  fa  fr.tica 
Ne  le  prime  battaglie  col  del  dura , 
Voi  uince  tutto  ^fe  ben  fx  notrica, 

A  maggior  farl^ ,      a  migltor  natura 
Liberi  faggiacete  ^  e  quella  cria 


strini 


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Postillati  16 


PVRGATORIO 

ftiJU'manoyffJJlrmnQftra  fàcuUa.Onlf  flna^ui  mn  pcfjìamo  yr^mfc^y  ve  Immtdrt, 
N0«  ih^  nitth  Perche  ctlcum  ue  ne  fono,  che  h<inn:^  ,ripne  f^lmenfe  àa  U  no/fra  huona^o  iffra^. 
u<ti^uomf^,e  mnkaUun^cflffìe  inclinathne.Ma  pjìo,  dice,  che  io  Jica  de  mtti  comincino 
òal  cielo,  L  V me  ui  e-  iato  a  iene  t^T  <^  rn.liik,  l^uui  àat,  U l^^^e  de  L  ragione,  mediante  ilaua, 
le  ptete  d fernet  e  conoscer  a  uirtu  che  e  lene,  tST  il  uitio  che  ^  U  malùiaJaaU  'e  male,  E  con 
ftejt,  ui  ^  dato  Llhro  uoleye,  ciy^.lihero  arlitm  dapterfi^y  Aeuionedi  Li  m  m piace  di 
fcguitare,  ìlcjual  libero  uolere,  S  E  dkra  ^fica  ne  le  frime  haUaglie  del  cielo,cio  e-.  Se  refifte,  comi 
lattendo,  a  le  uolupa  de  fcnfi,  a  lecjuali  il  cielo  afrincifio  lo  piega,  Wince  foi  mo  SE  G  nutrii 
cu  lene,  ciò  &,  Se  perfcuera  nel  luon  fropfito  dì  uoler  refijìere  ,ferche  ogni  difficulta  lìafcmré 
97ejf>YÌnvfi,ac]uali  refiftendo.  Ogni  uolf  a  fin  agevolmente  refjìiamo,  e  fiamo  continenti,  ne  Ui 
^ual  confinentict  ferfcuerando,  douentimo  temprati.  Et  in  jufflo  flato,  fey  Ihalito  già  coniraUo 
ne  la  uirtu,  non  haUiamo  pu  difficulta  in  refi/fere  al  uitio,ma  difficulta  ne  faretre  illaffarci  uin', 
cer  da  cjuello  .  Coft  pr  hppfjto  non  refrftendo  a  frimifi,  fempe famo  fiu  agevolmente  ùintì, 
e  douentlamo  incontinenti,  e  dincontinenti  intemperati,  nelcjuate  flato,  per  Mito  già  contratto 
fiel  uitio,  ci  lafpamo  alkandonatamente  precipitar  in  jueBo,  Onde  Quid.  Printip^s  olfla,  fera 
■medicina paraturQuum  mala  per  longas  conualuere  moras  ,  Et  altrove,  \iii  ego,  auod' fiiei 
rat  primo  fctnalile  vulnus  Dilatum  longe  danna  tvlijjl  morf .     A  Maggior  f^r"^,  Auenga  che  il 
cielo  ufl  laflia  ftr^  in  noi  ne  lo  inclinarne  alcuna  volta  al  mate,  non  pero  ne  può  leuar  il/iferù 
arlitno  che  non  nefoffamo  ufar  e  non  vf^re,  Ma  il  poeta  dimoflrd,  che  noi  fcttogia  damo  lileri  a 
maggior  fir'^  e  migHor  mtvra  di  éjveUa  del  cielo,  Intendendo  di  (jvella,  che  vfa  Dio  verfo  di  noi 
per  indri:^'^rne  la  volontà  a  voler  il  lene,  Laijval  è-  di  tanto  maggior flr'^,  di  (jvanfo  e- pivpofi 
[ente  e  degn:i  il  creatore  che  ^  effo  Dio,  de  la  creatura,  che  e  effe  cielo  ,  E  (fvefla  rmaggior  fir'^ 
e  miglior  natvra  crea  in  noi  LA  mente,  do  è^,  L  anima,  che  fl>effe  volte  fi  denomina  da  alcvna 
de  lefi<e potentie,  lacjval  anima  non  e  in  cvra  del  cielo,  ff  ejflnio  creata  da  Dio,  che  ^  la  pif. 
ma  ca girine,  fcn'^a  di  lui,  che  e  ia  cagion  feconda  ,    J{imanendo  aduncjue  noi  ad  ogni  modo  li^^ 
Ieri,  SE  il  prefcnte  mondo,  ciò  è ,  Se glihuomim  del  pyefente  fliolo  con  lefl,e  f^lfe  xfT  hereticht 
ofiniònì  ne  dìfuia  dal  dritto  e- luon  camino  de  la  virtv,  la  cagione  vien  ad  ejpr  in  noi,  t7  in  noi 
fn:inneldelo,cheanv[lanepuoaftyingeye,fidelle  ricercare,  Tenhe  fi  coma  dice  Tholomeo, 
Sapiens  dominalifvr  aftris,  E  S.rhomafo  contra  CentCorpora  cceltfliancn  flint  cavfavoìuni 
tatum  n)jÌYarvm,  nec  n^fìrarvm  eltctionum  .  E  di  cjveflo  promette  hora  Marco  ejfer gliene  VEra 
ffna ,  ciò  e-,  Vera  e  certa  prova  ,  pen  he  mediante  le  fue  vere  prole  li  povera,  come  ne  fcguenp 
fi  ver  fi  vfdyemo ,  donde  propiamente  froceda  jvefl^, 

"Efcc  if  mano  a  ht\ch  la  ui^eggjai, 

IPrima  che  fu  a  guifa  d'i  fanciulla^ 

Che  piangendo  e  ridendo  pargoleggia , 
Ldnima  flmplicetta^^che  fa  nulla 

Salvo  che  mofja  da  lieto  fiittore 

Yolentkr  torna  a  ciò  ,  che  la  trajluUa  ^ 
Di  piccìol  bene  in  pria  finte  Japorc; 

Qj4Ìiii  [inganna  ^  e  dietro  ad  ejfo  corre  $ 

Se  guida  ^  o  fren  non  torct  il  fuo  amore  ♦ 
Cnde  convenne  legge  per  fren  porre  t 

Conuenne  rege  haucn^che  dfcernejfe 

Ve  U  nera  cittade  al  mn  la  torre  ^ 


Via  li  fopra  dim^flraio ,  che  la  cagiona 
del  noftroeffcr  difuiafi  dal  trijìo  moni 
do  fi  de  ricercar  fclamente  in  noi  e  non 
ne  g'inflvfjt  de  cieli ,  come  alcuni  teni 
gano,  Hora  dimoflra  donJe  propriamens 
te  nafca  (jvefla  tal  cagione ,  che  in  flnf 
tentia  ^  da  jveRi  che  ne  condvcano,  goi 
vernano  ,  e  reggon:>.  Onde,  cominciane 
do  dal  principio  de  la  creatione  dice,  che 
Unima  nojira  in  tal  prindpio  anchora 
fcmplicetta ,  che  nulla  fi,  fluo  che  moffa 
VA  lieto  fattore ,  do  è-,  D,r  Dio,  Tor^ 
na  uolentity  a  Ivi  A  Ciò  che  la  traflvUa, 
A  p3  (ht 


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Postillati  1 6 


A  fio  chf  ìe  àU  iilfUù  f^^itt,  Teyd  f  na 
iuralmntf  o^rti  cofa  ireaU  defidera  di 
iornaYfal  fuo  crtatOYc,  ESif  dimanda 
Li,  ?.fcf  <ii  mano  ad  effe  lieto  fàttore  , 
CHe  laua^hg^i^iTfr^he  ancora  liio- 
ft  dilftia  e  compiacene  lofere  fue,  PR/^ 
ma  the  fa,  Trima  che  (Ha  hMia  il  fer'f 
ffUo  ejjhe,  ih^  fcUmnte  e  Jfoi  juarJa 
là  efuQ  ufciY  de  la  ragione,  lacjual  e  frof 
ffia  dt  lei,  Fenh  firo  aHhra  eftndo  uìs 
uuta  fcUmentef  conio  il  fcnfo  ,  Iffserfhd 
eraftatofmlf  aejUfUo  de glianmali  hrut 
ti  C7  irraiionali,  A  guifa  di  finduhj 
CHe  far  greggia,  lajual  dirriofira  il  fua 
foco  infflletìo  fiangédo  e  ridendo.  Perche 
legiermenfee  fcn^  capone,  non  ffundo 
ragione  in  lei/iry^.cu(  clfi(in{o,e  cofme 
drfimarrenle  amor  al  rifo  .  DI  jficUol 
lene  imfria [ente  Pjfore,  Sente  frir):ain 
tji.ef^T Unera  età  S  Apre,  ciò  (\Ticiei 


CANTO 

Uggì  fon  \  ffta  eh  pon  mano  ad  ejjci 

M«2o  :però  chi  pafìor  ,  che  piecede , 

"Ruminar  può,  ma  non  ha  lun^k  fèffe^ 
Turche  U  gente;  che  jua  guida  ucde 

Tur  a  quel  ben  jim  ,cnd\ìla  e  ghiotta  ; 

D;  quel  fi  fafie  ;  c  p/w  -cifre  non  chkdc  ♦ 
^en  puoi  ueder^  che  la  mala  condotta 

e'  la  cagion ,  chel  mondo  ha  fntto  reo  j 

E  non  natura  che  in  uoi  fia  corrotta^ 
Soleua  Roma ,  chel  buon  mondo  fio , 

Vue  Jali  hauer^che  luna  e  Ultra  flradi 

facean  ueder  e  del  mondo  ,  e  dt  Veo, 
Lun  laltro  ha  j^ento^tr  e  giunta  la  j^ada 

Cd  pafìorale  5  e  inno  e  hltro  infume 

Ter  uiud  fòri^a  m,al  conuien  che  uaia  : 
Perà  che  giunti ,  lun  laltro  non  teme , 

S€  non  mi  credi  3  fon  mtnU  rf  1^  fi'%<i  • 

Qhogni  hcrha  fi  conofie  per  lo  fme*  _   

re  iificàol  tene,Penyjuf/ìo^rc  lene  che  gite- f  rima  jf  orto  dafcnf^enelcjualefllafidilfUa,^ 
moUo  Irene  e  frale,  rijìetto  al  uero  lene  de  la  uirtu^  chepi  infiu  matura  età  le  uunad  fper  dit)'^ 
ftrato  da  la  r,^one,[c  cfuella  fi  rkgge  iole rfguit are .  AduncV.e  in  cjuffojficciolo  e  ftlfc  hne,  che 
le  uien  da  fcrft  fnganna  in  ^uda  frima  e  tenera  eia  credendo  pfer  in  cjufllo  corfgmre  il  pne  dei 
iefdmofto,  E  cof  c^rre  òietyo  ad  effe,  SB  guidando  è-,  Se  ammoniti  ne,  0  amma^ftran'.ento  daU 
tri,  O  Freno,  O  mandato  che  lofrMifca  N0«  torce  il  fuo  amore, rimoue  (jufftafia  sfrenata 
uogHa,  Ondeccuenne  legge  pi^er^reno,  WclHoroff^enar  cjtfjìo  ajffetito  difcrdinato  de  gllht^Of 
mini,  H<  di  hifcgno  firmar  legge  c\ie  lo  frohihijp,  ancora  Re,  0  magifìrato  che  la  firmata  legge 
ficefjflojfauare,  e  che  VE  la  unei  citta,  do  ^,  Ve  la  celefiial  lerufAemJe  lacjualfam.O  nati  cm 
d.m  e  domefìui  Dei,  difcnnrffc  A  L  men  la  torre,  Almeno  la gìujìifi:' ,  ìacjual  ddbe  jfrin  ifalm,ete 
fjpr  in  ogni  hen  cojìituta  reptllica,  come  fAia  e  dritta  torre,  che  py  cfualf  uoglia  accidete  non  fi 
f  ie^a,  0  crolla  mai  .  l  E  leggi  /S",  Ha  dimojìrato  le  leggi  effcr  necejprie  jfer  raffrenar  i  difcrdt 
nati  c^fteiiti  de glihuomini,  Hora  dice  che  'e  leg^-  fono,  Ma  dorr.aia  chi  è  (^neh  che  mjcn  mano, 
iio  ^,  Che  lemetti  in  ofera  .  RiffonJe  che  nflfi.no,jfenhe  il  fafìore,tio  'e,  il  lontifice,  chejre^, 
cedein  degnita  a  p^oli,  come  fi  il  fajhre  alfito  gregge,  F \o  ruminar,  Vuo  elfcnjnar  e  .cfideray 
le  leggi,MA  n  ó  ha  lunghie  fiffi,  N^'  ne  ha  lafua  ff  :riiuA  legge  diuifa  da  la  teprale,  TercVe  uole 
do  ufar  de  la  teprale  in  molte  c:fc  che  la  fiia  ffiritud  legge  li  uieta,  e  ffetialmete  m  accumular  the 
fcri,che  a  fignori  terrprali  e  co-.^eduto  fer  pter  al  hifgno  difender  li  fiati  loro,  I  a  gente  che  ueie 
lui,  il^jual  è'  la  fua  guiia,  e  (jueUo  che  la  doueria  meUer  fer  la  uia  de  la  uirtu,  FEyi>r,  ciò  é-,  Ini 
drizX^r  la  uhnta  fur  a  cjuel  unno  e  fi..gace  lene  del  mondo,  delcjual  ella,  fer  effrui  dal  cielo  indi 
nafa,^  ghiotta,  E  cefi  di  cfue! fi  fafce  e  cauafi  di  Iram.a,  E  de  leni  fjirii^ali  feriineti  alamma  no 
cheJe,nefiu  oltre  fi  cura.  CcchiuJe  adun(\ue,  che  LA  mAa  ccdotta,cio  è',la  mala  guida, e-  la  id 
gion  che!óiondo,  ferh  mal  effmfio  di  chi  rfgge,(-  fitto  reo  e  deuiaiù  dal  uero  e  dritto  camino,e  no 
la  natura  che  fa  corùUa  in  noi .  NV/  leuituctenuto  ne  la  lilia  al  xi.  efcritto,  idio  hauer  com:idatù 
alfuofoph  che  mangiaffi  fclamente  de  la  carne  di  juelìi  animali  de  rumincff.ro  et  hauejfrolun 
gKefiffi .  N3n  hjìa  adunque  fdméfe  ruminare,do  e', hauer  le  leggi  e  quelle  ccfiderare,che  bifoi 
*  A  E  in 


ni 


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Postillati  16 


fc^fo  e  giuYiiitiom  tmporali,  f  lo  Imfenkre  U  j^iriiu.li  intani,,  de  U  fhaia  ^  'oiunJl}  r  ^ 
r./.,  «0  ^  1/  fem forale  congiunto  con  h  JfinfuaU ,  E  coftl.n  con  kUr^lnfuL  murnirtr 
uiuM  che  udci  male ,  E  cjuffto  ,  ferche  coft giunti  inf.mf ,  lun^  non  teme  Uìy,  .  Et  fofi 
ueriffima^cheauctnh  le  cfnfure  opinate  Ja  Ugiuftiù, filrituale,  e  le  fene  corforAi  atf, recepite 
da  la  temprale  jfer  li  Mn^uenti  non  fcno  temutele  ofe  Jel  m.nhfcno  in  fffp.m.ftai^  E  chi  u^i 
IflJe  arguir  in  contrario  dice,  che  fi  fon^  mente  A  Uffiga,cio  ^,  Al  fruUo,  Perche  OGmherS 
ba,  Cloe',  Ogni  Offra,  SI  conofcefer  lofeme,  Siconofcefer  lo  effetto  chenefcaue,  Cni^,  A  fructì 
tufeorum  cogn.fcetis  eos .  yMoinfirire,  che  fer  li  m<^h  effluì  che  fi  nfueha  f'Pmr  aOhoi 
fa  ,Ji  foteua  fèr  gndicio  ,  che  ài  juefìo  diceual  nero . 


In  fui  paef€:,che  Adke  e  Po  rrga^ 
Soìea  udor  e  cortefta  trouarji, 
Vrima  che  T (derido  haucffe  briga  z 

Hor  può  ficuramente  indi  pafjàijt 
Ver  qualunque  lafciajji  per  uergogna 
Di  ragionar  co  buoni  ^  o  dappreffarfi  ^ 

^en  ue  in  tre  uecchì  anchcr  in  cui  rampogni 
Lantica  età  la  nucua^  e  par  lor  tardo  ^ 
Che  Dio  a  miglior  urta  li  ripogna  ; 

Currado  da  Vala\7^o ,  ci  buon  Gherardo , 
E  Guido  da  Cajìel ,  che  me  fi  noma 
francefcametite  il  fmplice  Lombardo^ 

ri  hoggimat  che  la  chiefa  di  Roma 
Per  confonder  in  fe  due  reggimenti 
Cade  nei  finge  3  e  Je  brutta^  e  la fimd^ 


Volfi  ilfoetafer  ijuefli  ìue  Tiumi  Alice 
e  Po,  iefcriuer  la  Lomiarl.a ,  ne  lajuai 
le  (*-  comfrefa  la  Marca  Triuigiana,  onde 
fajfa  l'Aiice,  In  <jUfjìo  faefi  aiuncjue  ài 
cf,  chep.fclfua  anticamente  trouar  (juefte 
iuf  uirtu.  Valore ,  che  fignifica  magnai 
nimita,  e  Qortefia,  che  fignifìca  ìiieralii 
ta^  V^ima  che  Veàerigohaueffc  hriga,  Fe 
ierigo  feconh ,  Come  ferine  il  ViHani  al 
XXxyJeiviML  ie  la  fìia  ofera  ,  efpnio 
fiato  fiu  me  fi  a  hfjciio  ài  Parma,  laqual 
tra  ài  fifa  àa  le  gemi  àe  lachief,  er  ulti 
mamenff  ueàer.ào  i  Parmigiani  non  foi 
ter  fi  molto  fiu  lungamente  tenere,  frefo  il 
temfo  che  Peàerigo  era  aniaio  coftu  fuoi 
haroni  a  caccia  ,  ufùrzn  ,  come  ài ff  erati 
àe  lafalute,  àa  fiu  lanàe  àe  la  citta, 


uafo  i  nemici  cheranoin  molto  maggior  numero ,  tn  àifcràìne ,  li  ruffono ,  con  la  morte  e  cattt!^ 


fegui  (anno  Mccxlyiif.  del  mefè  ài  Vehraro  .  Prima  aàunquf  che  ^uffie  cofe figuijfcro  in  I  omiofi 
èia  contra  ài  FeJerigo,ft  fcleua  in  tjueì  faefi,  e  ualore,  e  cortefiatrouare,  Ma  hora,  ài:e,  foteru  ft 
f  diramente  f  affare,  fer  (juelli  che  lafjaffiro  ài  ragionare  er  affreffarft  a  huoni  fer  uergogna  ,  E 
juffto  intenàefer  li  trifli,  ijualift  uerpgnano  ài  ragionar  C7  aci^arfi  a  tuoni  Qjenàc,  cheia 
^ufUi  farieno  rifrefi  àe  la  triftitia  loro.  Ma  non  ejfenioui  fiu  tuoni ,  come  uucl  in  frire,  ì\on  hifii 
gna  hauerui  juffìo rifletto, ferche  lun  trifio  non  rifrenàe  mai  laltro  fcntenàoft  àel  m.eàefmo  uith 
macchiato .  BEnuè-in  tre  uecchi,  Mofira  nonàimem  efferui  anchora  tre  uecchi  ne  auali  lanfica 
f  hiona  età,  KAmfogna,  do  è-,  Rifrfnàe  e  liafma  la  nuoua  e  rfa,ptenàoffeY gìiouimi  coftumi 
a  quelli  comfYeniere,  juant^UnHmetafta  àa  Untila  àtgmuta^  E  Ui  lor  tfirào,  Veftàtrai 


gin'. 


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Postillati  16 


CANTO  XVT. 

Ita        He  meli  lì  m(iYÌye,<t  do  che  Dio  li  riptìga  a  m^lioY  uiia,  e  ìeuili  lai  conjfetto  ìe  tru, 
fli  a  /oro  «010^  e:7  incomforteJnli  a  ueim  .  CVyyah  ia  Tala^^^  \ien  a  iire,  jKali  ffft  tre  uec 
xU  fcno,  Co/?«i  dicano  che  fu  gentilhuomQ  Brefciano  di  frfflantijifmi  cojìmi  e  mito  lilevale . 
<Aemdo  da  Camino  da  Tremgi,  hi^om  fYudentiffm,fù^y  le  fu^  uirtu  CT  oUimi  covfiglx  deti 
to  il  luon  GhfY^rdOy  Eie  dal  foeta fieffc  nel  fuo  Conuiuio  ,  e  di  (Quello  ne  lejfofmne  de  la  Crfw^. 

d^lci  Yime  dmoY  chio [dia,  fofto  fey  ejfmf  io  di  nohilta .  Guido  da  CaftfUo  fu  da  e^gio  di 
lomlaydia  noliìe  e  mo/ro fYudente  huomo,e  fey  la  fut  integyìta,  hette  il  noyne  difrr.flice,  ma  ini 
tende  di  ({uella  fmfliciia,  che  ftìttyihuif^e  a  uìrtu,  e  non  ad  ignoyanfia,  e  de  lacjual  è-  fcYittOy  tfioi 
te  fYudentes  funi  jtyjfentes,  fmflices  ficut  colmlfy  E  fey  che  i  Tyan'^ft  domandano  tuUi  li  Itat 
IxAni  Lomhaydiy  feyo  dice^  che  francefcamente  ft  nominaua  llfanflice  lomhayjo,  ejjlndo  la  fama 
de  la  fua  integyiufrr  tuUo ffaYia .  Vi  ho^gimai,  Conchiude  ultimamente  (juffìo,  chf  jffY  uoley 
il  Prtf  ionftndey  e  mifihiay  in  fc  due  confyari  yegpmenti.cio  e',  il  tem,prale,  e  h  jf  irituale,  e  non 
foiendo  di  ciò  fcffriy  il  jf^fc,  CAde  mi  fingo,  cio  è-,  Cade  in  infkmia  e  ufYgogna  E  Byutta  ,  Et  ih 
ioyda  di  quella  fé,  e  del  danno  la  gyaue  fcma  di  fai  due  yeggimentii  VtYihe  ejfhd^  confYayi^  uejìi^ 
ha  ad  efjly  lun  [ey  laltYO  mal  condotto  e  jfeggio  oydinafo  . 

O  Mi<rfO  mioydifs'to  ,  Un  argomenti;  Afj^ym.a  ilpeta  la  fcntenlla  di  ìAaYco^ 

Et  hor  Memo  vcrche  dal  reta^oio  che  lo  ffirit.alf  n:^nft  dMe  imfacciay  del 

Li  h^i  ài  Uuì  fi^ron  exentt  :  '^-^roYale  ad  ducendo  Irffmf  io  defjgliuo, 

Ua  \Ìl  Gherardo  e  quel ,  che  tu  ^er  fi^Z^o  f^^^^;^  ^»  ^^^f^;^ 

Diche  rimafo  de  Uger^te  J^enta'  ^^"r^  ^^^^^^T'f  T/lX^/^ 

.         .*^7Tr   ^r1    -^-^  ae  nel  leuuico  contenutone  la  Bibia  y  ej'. 

In  yiproueno  delfaoì  fduaggioi  Ltiemu.tt  de  Iheyeduafateyna.efù  da 

O  tuo  farlay  mnganna  ,o  e  mt  tenta ,  ch/fclmente  uiuefpyo  de  le  deci^. 

■Rijpoje  a  me  ;  che  farìandcmi  Thofco  ^      •/  ^^.^^  domanda,  cjual  è-  ijuel 

Var  che  del  buon  Gherardo  nulla  finta  ^        cheraydo,  che  di  fcpya  ha  nominato  jfeyft 

Ter  altro  jo^ranome  to  noi  conofco  J  ^^{q^  e  che  eya  yimafc  de  la ffenta  e  moyta 

Sto  noi  togUejJe  da  fita  figlia  Gaia^  luona  antica  gente ,  in  yifYoueyo  e  uitufei 

Dio  fia  con  uoitcheffu  non  uegno  uofco  ^    yoDelfccol  fcluaggio,  chiama  (juflfccoi 

Vedi  Ulkcr ,  (he  per  lo  fiimo  rata ,  lo  fduaggio,  cjuaft  uoglia  infìyiye,  che  eya 

Già  h'mcheggm  :  e  me  conuien  partimi,  fofP^^to  da  geme  inhumana  e  cYudelefii 
Unzcl  e  iui ,  prima  chegli  paia  :  ^    ff''  y     ^'^'l'I'   f'^""'  \ 

Cofi  Ìrno:e  pm  non  utneudìrm'u  O  Tuofaylay.myauigliafM^^^^^ 

J  ^  efjendo  il  peia  Thofcano ,  e  molto  utcìno 

al  lu-ìgo  donde  eya  ijufflo  cheyaydo,  non  halUa  udito  de  la  fuaf^ma,  e  jfeyo  dice,  O  tu  mingani 
tu  mi  tenti,  ciò  è',  O  tu  fingi  di  non  fqeye,  o  tu  mi  dom.andijfer  ^yyni  diye.  Et  ultimamente 
tienendofey  <jufflo  a  diy  cjuel  che  uoleua,  dice  non  fqeylo  day  a  conofceye  fey  altYo  cognome,  fc  già 
non  lopyfn-effe  da  Gaia  fua  figliuola,  VeYche  dicano  ,  cojlei  efpye  fiata  decceCent  ffMa  fcyma, 
e  gyìdiffmofiiecihio  difudicitia,lec^ualifaYti  fi  fogliano  comunemetemal  accoyJay  ne  le  ftmine.^ 
Dio  fia  con  uoi,  Vyende  Mayct^  ultimam,enfe  licentia  ueggendo  hiancheggiay  i  yaggi  del  [eie  fey  h 
fiimo,  [fnU  conolhf  effcy^effc  al  fine  di  jueDo,  ieltjual  no  fi  pteafaytiye,  e  yifoynofji  indietyo  . 

CANTO  XVII. 

Ricorditi  lettor  fe  mai  ne  lalpe  \l peta  nel fyefnte  canto  fcguitado  il po^. 

Ti  colfe  nebbia ,  per  laqual  uedejfi  pfito  laffm  infine  delfyeceJente,  dimo^. 

Kow  aluimenti.ée  per  pelle  talpe*,  fira      ceyta  fimilitudm ,  come  uicit^ 


P        <5  A  T  0  R  r  O 

Come ,  quanio  t  uaporì  hum  'rdi  e  J^efft  cU  fu  M  fumo,  e  rltmm  a  meìfr  U 


A  diradar  comìncianft  *jlalfpera 
Del  fol  debilemente  entra  per  ejff^ 
E  fia  la  tua  magmc  ^^ggiera 
In  giunger  a  ueder  j  comto  rtuid'i 
Lo  fol  in  pria ,  che  già  nel  corcar  era  ♦ 

pareggiando  i  miei  co  pajfi  fidi 
Vel  mio  maejlro  ufó  fuor  di  tal  nube 
A  raggi  meni  già  ne  baffi  Udi^ 


luce,  fu  afìrafo  ne  limaginathm  dalcuni 
ffpy>ipi  dira,  e  poi  inuiata  da  lan^fh  ftf 
Iffcalfche  faliuam  ilejuario  hal^,ful 
ìual  ft  fuY^a  ilpncato  de  laccidia  ,  e  coi 
me  ^luiui  giunta  fu  U  fiy  ^  ^ 

af}>ettan<io  il  nuou:i ^zrm,  Virgilio  li  di 
mo/ira  cjuefto  uiiio  altro  non  fjfre  che 
mancamento  damore,  t$r  ogni  amore  pof 
ter  effcrfclamente  di  due  f^ftie^  o  natui 


tuono 
P"  Rlcordit 


^     ,  .  <      y^^/^* ,  0  danimo,  e  che! naturale  e  Cmtre 
,matn  ^uel  dammofoierft  errare  fecondo  klieuo  che  fma,o  la  (Quantità  de  Umore 
Icorditi  lettor.  Il  poeta  ammomfe  il  lettore,  che  uolendo  fapere  come  a  principio,  ufcendo  del 
ff^^^^ommcic  a  poco  a  poco  a  riueler  il  file  che  già  era  giunto  in  occidente  per  riconarfi,  che 

fe  per  pelle,  Terche  dicano  Jueflo  animale  fcUerraneo  hauerinanZ  a  pUocchi  certa  pelle, che  Mimi 
fedife  la  ueduta  e  nondimeno  che  uede,  ma  uede  male,  E  che  ft  ricordi  ancora  come  LA  La, 
cn  ^,  llrag^  MfoU  entra  Uilemente per  li  fpefft  ^  humiil  uapori,  che  condenfati  in  aere] 
Sanno  tal  nebbia  ,  cjuandofi  cominciano  a  diradare,  E  coft  ima^inanioft  cjuefìe  due  coCe  dice^  che 
leggiermente  intenderà,  come  egli  ancora,  ufcendo  di  tal  fumo  ,  cominci  a  poco  a  foco  a  riue  i 
der  il  Iole,  per  hfuoi  raggi.che  ftmilmente  e  con  tal  éelihta  enfrauano  per  cueUo  .  SI  pare^ei^n 
do  Cofi  procedendo  Jice,  diparipaffccon  ^irg.ufcì  fhoriDItal  nule,Di 'a!  fi.mo,a  ra/ft  det 
fòle  Morti  fuha/filidi,  Perche  cjuando  ilfcl  tramonta,  li fuoi raggi  f  partono  daluoMaff^L  f^f, 
Uno  agheminenti  cr  alti,^  come  era  il  monte,  che  effiandauano  falendo  .  ' 


O  ma^na{iua\c%e  ne  rube 
Tal  uoha  fi  di  fi4or ,  chuom  non  ficcorge 
Terche  dintorno  fuonin  mille  tube  j 
Chi  moue  te  iflfenfo  non  ti  porge  i 
Moucti  lumej  che  nel  del  fmforma 
Ver  f€,o  per  uoler^  che  giù  h  forge  t 
t)e  lempie\7ji  di  lei,  che  muto  fi>rma 
Kc  luccelj  che  a  cantar  più  ji  diletta^ 
Ne  limaginemia  apparue  lorma: 
E  qui  fu  la  mici  mente  fi  rifìretta 
Dentro  da  fi  *  che  di  fuor  non  uenid 
Cofàyche  jvjfc  anchor  da  là  ricetta^ 


Vfcifo  il  poeta  fuori  del  fumo,  finge  ef 
ferii  uenute  alcune  tanto  profónde  cogita^, 
tioni ,  cheaneffuna  altra  cofa  che  a  (jueli 
le  fole  pottua  intendere,  E  tuUe  erano- 
effempidi  Quelli,  che  tanto  fcrayioUffaf. 
ti  uincer  da  lira^che  nerano  periti,  A  dif 
ftrenfia  dicjuelli^  i^wH  di  fèpya  hMias 
mo  ueduto ,  che  patientemente  Ihaueana 
moderata  .  Ffclama  aduntjue  a  la  fùa 
imaginatiua^  lacjual  è' uno  de  gUnterm 
Yìfcntimenti,  intefa  nondimeno  per  la  co 
giiatiua,  0  ur^gliamola  dire  effflimatiua, 
perche  al  poeta  è- conceduto  alcuna  uolta 
di  torre  una  per  unaltra  potmtia  de  lanii 
ma  ,  come  ueggiamo  ancora  che  fi  ijui 


J  r     I  1  n     r  1  "'^«t^mu  anco 

diletto  de  lafantafta,  oue  dice,  Voipiouue  derm  a  latta  fàntafa  Wn  cruàfffc  f  cet,  Uaual 
tende  per  cjuefla  medeftma .  T^ice  aduncjue  ,  O  imaginatiua  CHr  ne  rute,  do  K  L  Lai  ne 
fogli  e  leiii  tal  u^ltaBbfinri,  Intende  ogni  nojìroefìeriore  fcntimento,  S1,cioè^  Tanto  che 
huomo  non  [accorge  ,?Erche  mille  tuhefuonino  dintorno,  ciò  e-,  Auenga  che  intorno  Ciam  in^. 
finiti  fuom.  Volendo  inferire,  che  alcuna  uolta  cjuefta  fola  poteniia  tira  tanto  lanima  a  Ce  che 
tnaltran^npuooperare.    CHimou^tefe  ilfcnfcnontiporge  ^  Vifcpraal  principio  del  ^um 

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Postillati  16 


CANTO  XVIT* 

13  cantò  fu,  a  jufflomfJefimo  propofin,  trattata  de  le  intrinfiche  t!r  ePmfuhf  fQtfntlf  If  Unti 
ma,  auanto  a  ftfl  luogo  f^c(Ka,  f-r  a  ^uefto^  di  hifcgno,pfro  mn  accade  pw  replicare,  Ma  fof 
lamentf  diremo,  che  in  <juel  luogo,  con  Uutorita  del  poeta  fleffc,  dimoftrammo  che  le  interiori  f  o; 
mtie  frano  mojfe  per  (juello  che porgeuan  kro  le  ejieriori ,  Et  in  ijuefto  effe  poeta  dimoflra  pof 
terfi  ancora  mouere  feti^  me^  di  quelle,  Etè'cofi  chiara,  (juando  auiene  che  lanima  fta  come 
Uhhiamo  Jietto,  tanto  legata  ad  una  fcla  de  le  fue potentie,  che  in  alcuna  de  laltre  nonpcf^  operai 
fe.  Vero  Smaniala  fua  imaginatiua  ,  inte fa  per  la  cogitatiua  dicendo  ,  chi  ti  moue  fclfenfo 
non  tiporge  t  MOueti  lume,  Mouefi  intendimento  CUe  nel  cielo  fmfirma per  fc   ciò  è-,  lljuale 
nel  delortdif]>one  tfT  or  ima  a  c^uefìo  per  fe  fteffo  t  Intendendo  fer  propria  ivfluentia  di  jueh 
lo  ,  O  Ver  uoler,  che  giudo  fcorge,  O  per  uoler  diuino  chefinl^  alcun  fuo  me^  lo  manda  giù  i 
Può  aduncfue  la  nojìra  effìimatiua  effcr  moffa  non  fclamente  dagliefteriorifnfi,  ma  da  ctlejìe  ini 
fiuffo,  e  da  diuina gratia  mandata  in  lei  da  Dio  a  jualche  tuono  t!r  utilfine^  E        altra  diffii 
tìitione  uien  a  dire  de  la  fua prima  imaginatione  che  gliapparue ,  Lacjual  dice  che  fu  LOrma  , 
ciò  e,  il  ueftigio  DE  lempiexl^,  ciò  e,  Be  la  impieta  e  crudeltà  di  lei,  che  muto  firma  ne  luci 
Kehlche  più  ft  diletta  a  cantare .    Q«c/?o  e-  da  ahuni  intefc  fer  il  roffgndo,  Ma  la  fua  prò', 
frietaft  è  di  cantarmeglio  e  non  più,  come  fi  la  rondine ,  ne  la<jual  muto  firma  Progne,  Et  in 
lei,ftcondo  Ouidio  nel  jcfio  f  dimojìro  la  impieta  grandiffma  contra  de  lunico  e  picciolo  figliuoi 
h  che  del  marito  Terreo  hauea  tagliandolo  a  membro  <t  memiro ,  e  facendone  uiuanda  al  padre  , 
tanto  ft  Ufo  da  lira  uincere  ,  la<jual  hauea  conceputa  contra  di  effe  Terreo  per  lincefìo  ufti 
to  ne  la  fcreda  Tilomena ,  Et  in  cjuefla  cogitatione  dice ,  l  A  mia  mente,  ciò  è  ,la  mia  anii 
Yna,fu  ft  riflretta  e  raccolta  dentro  da  fi ,  che  di  fiori ,  per  li  efteriori  fentìmenti ,  wc«  uei 
niua  anchora  cofa ,  che  da  lei  fijfc  ricetta  ,  tanto  era  effa  anima ,  come  ancor  di  fopra  hahiiai 
mo  deUo ,  a  cjuejla  fola  potentia  legata  e  jìreUa  . 


Voìfiouue  dentro  a  Ulta  fitntajìa 
Vn  cruc'ifijjo  dij^ettofo  e  firo 
Ne  U  fua  uifìct^e  cotal  ft  moria  t 

Intorno  ad  ejfo  eral  grande  AjfuerOj 
Ejler  fua  ^ofij  el  gtujìo  Mardoceo^ 
Che  fu  al  dir  eiT  al  fiir  cefi  intero  » 

E  come  quefl-t  imagine  rompeo 
Se  pcr  je  flejfa  a  guifa  duna  bulla  y 
Cui  manca  lacqua  fitto  qual  ft  fio^ 

Surfe  in  mia  u'ifmc  una  fiinciulla 
rhìtgcndo  firte  ;  e  diceua  j  O  regma 
Ver  chi  per  ira  hai  uoluto  effer  nuUai 

hnc'ìfa  thai  per  non  perder  tauina  x 
Hor  mht  perduta  t  io  fon  effa  che  lutto 
Madre  a  la  tua  j  pria  che  a  (altrui  ru'ma^ 


T)opo  lejfcmpìodi  Progne,  induce  (jueUa 
d'Aman princife  de  la  militia  d' Affuerì 
potetiffimo  "Re  de  Verf  e  de  Medi.  Cofìui, 
come  fi  legge  nellihro  d'Efìer  al  vy'.  con 
tenuto  nela  hihia,  hauendo  concfputo  ira 
implacabile  cetra  di  Mardoceo  huom.ogiu 
jh,  ilcfual  era  Helreo  e  padre  de  la  rema 
Hejìer,ferchc  non  ladorauane  honoraua, 
come gliatri  ficcano,  Terfuafi  al  Re,  che 
fiifffè  occider  tutti  gli  Hekreì  cherano  nel 
fuo  regno,  come  genie  inutile,  e  che  a  luì 
nm  rendeua  i  dehiti  honori  s  Vermifelo  il 
Re,  Onde  Aman  ordino  per  tutto  il  rei 
gno,  che  in  un  di  deputato  a  ^ue/fo,  tutti 
douffpro  fffer  occifi,  E  di  nuouo  uedend<3 
the  Mardoceo  lo  dijjregiaua,fiLe  leuar  in 


I 


alto  una  gran  traue  pr  cruà figgerlo  , 
Mct  Efler,  feyfuafa  dal  faire,  ^  entrata  c\  Re.otìennela  Hleratione  dflppol Hflyeo,  ^  Aman  T^«iA>^«c# 
fii  crucififfo  nel  medefmo  luogOj^euoleua  cn^^  .  iijual  rimcfc  %e  la  dc^nita  Qnt  ^^^'"^lulJJ^*^ 

rAman  .  i  Miuoli  dflcjuale  furon  fcjpefiper  la  gola,  e^li  Helrei  occifero^ran  parte  dijueU^^''^ 
li  che  erano  fiati  ordinati  i[Amnfèrla  morte  loro.    A  f<f}fo  mifcrabil  fine  fu  adun^juTccni  ^'f^^ 
iouo  Aman  m  la  fua  tropo  sfrenata  CT  info.portahl  ira .    E  Come  (iuefla  imagine  romito^  t'^-f-  ^S^    *     '  ' 


tiro    »g\mt9/U       mi  ìm^^o 


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Postillati  16 


PVRGATORIO 

Rotf^f  ijuefld  imaPÌn^tme  ne  la  mirile  dd  fotu  jfry  fe  fteffa  A  Cui  fa  ìuttct  Uà ,  A  fmìhiui 
Ivixe  ìunA  il  cjuellf  bolle,  ùfcmglì  àt  fi  fimo  ne  lacijua  ^uanh  fiouf,  che  ffr  fc  mfdffimi  ft  rit 
folufno,  Surf^ ,  àiif,  in  mia  ui/ione  WNafÀnciuUa,  ciò  e-,  Imna  figliuola  di  latino  t  ^Amf 
ta  fiajpoft ,  Laaualfrefc  tanta  ira,  che  Utim  deffl  la  figlMa  ad  Enea,  che  moumente  er^ 
gimt^  tn  Italia ,  haueMa  jfyima  promeffa  a  Turm  fuo  parente ,  che  faffffc  fey  la  oda ,  On$ 
ie  il  peta induce  Uuina  a  dir  pungendole  fietofe  fayje  che  fegmo  in  condolerftde  Umori 
te  de  la  madre  ,  Perche  dice  pianger  fyima  a  la  fua,  CHf  a  lalirni  ruina,  eia  è-,  che  a  la  ruiné 
ii  Turno  occìfo  da  Enea  dofo  la  morte  de  la  madre , 

Come  f\  frangi]  fonno,  oue  di  butto  Vimcflra  juefie  fue  imaginaiom  efflyfi 

"Noua  luce  percote  il  wfi  chìujo  ,  fartite  da  lui  fuhitmente  de  il  Ime  de 

che  fratto  gui^a  pria  che  muoia  tutto  j        '^"i'^^^  liperco/fel  uifo,  come  fi  yomfel  fn 
Co/5  lo  imagmar  mìo  cadde  giufò,  macoluiche  dorme,  (Quando  in  un  fum 

Tojlo  chel  lume  il  uolto  mi  fcrcoffc  ^^^^^f^"^  ^^f°  ^^^^f^  ^^^^^'^ 

Maggior  affai  che  quel  ;  che  in  noflr'ufo .      ^^""X"  f'^''^'  '  T 

le  m;  uolgea.per  ueder  ouìom^     ^         ^^^^^  rornfeil  fonno  OMe  di  lutto, 
Quanduta  uoce  dijfe ^  Qui  ftiontai  Quando  d^^^^^^ 

^17  T      .-^-^  y  .     "    '  ceVErcOtflmfcjGiunaealfcnfo  delueiei 

Che  da  ognaltro  intento  mi  rmoffex  re  chiufc  da  effe  fcnnoìne  fratto ,  ihual 

E  ftce  la  mia  uogha  tanto  pronta  rotto,Gvi^lafrima  che  muoia  tutto,On 

Df  riguardar  chi  era ,  che  parlaua  5  ie  ueggiamo,  che  cjuando  fi  romfel  fcnno. 

Che  mai  non  pofaje  non  fi  raffronta^  colui  al^ual  è' rotto  fcoterfi  e  crollar  fi 

lAa  come  a^  feluche  nofira  uifìa  graua^  inanl^  chetai  fcnno  fi  farta  tutto  da  lui, 

E  per  fouerchio  fua  figura  uela^  e  gui^rfrofrìamentefxi  diijuellaco 

Cofi  la  mia  uirtu  quiui  mancaua  ♦  P,     uelocemente  a  onde ,  e  fcrfendo  fi 

moue,  come  fa  languida  e  la  hifcia,  Cofi, 
lice,  limaginarmio  cadde  giù  fc  e  farùffi  da  me,  Tofio  e  fuluamente  che  il  lume  mi  fercojfd  uifc, 
MAg^ior  a/fai  che  quel  che  in  noftrufc.  Ter  dimofìrare ,  che  la  diuina  luce,  la^jual  da  langelo  fey 
refle/fc  li  ueniua  da  Dio,  auan'^ua  di  gfan  uia  cjuella,  che  fiamo  ufati  di  rìceuer  dal  file,  E  di  tan 
to  lauan'^ua,  come  uuol  infirire,  di  Quanto  e'  f  iu  degno  CT*  eccellente  il  creatore  de  la  creatura . 
Io  mi  uolgea  fey  ueder  ouio  fijp,  Effìndofi  il  foeta  defio  da  le  tanfo  fijp  fue  imaginationi ,  fi  uoli 
geuaferuedere  douegliftffe,  quando  finti  la  uoce  de  langelo  che  difp,  i  fi  monta  ,  mcfirandù 
loro  la  fiala,  per  latjualfifilìua  il  (juarfo  tal^,  E  c^uffìa  uoce, dice,  MI  rimoffc  da  ognaltro  imeni 
to,  ciò  e'.  Mi  difarti  da  ognaltra  imaginatione,che  pteffe  tenere  la  mia  mente  intenta  e  uolta  a  fi, 
Perche  doue  gitile  il  lume  de  la  diuina  gratia,  o^ni  uana  e  fa! fa  imaginatione  fi  farte  fer  dar  luoS 
go  a  ijurdo,  E  fice  la  mia  uoglia  tanto  pronta  di  riguardar  chi  era  che  farlaua  CHe  mai  non  fofn 
fi  non  fi  raffronta,  lacjual  mai  non  cjueta  fi  non  fi  rifiontra  in  me,  e  che  per  fittamente  la  poffa  ue^ 
iere ,  Verche  m-^fira,  che  fi  come  il  file  attaglia,  t7  aggraua  la  n'jfìra  ueduia,  eper  la  f(fefchi€ 
luce  ueìa  e  copre  a  gliocchi  nofiri  la  fita  figura,  Cofi  la  fua  uirtu  uifiua,  per  la  troppa  ecceffiua  lui 
ce  che  da  langelo  li  ueniua,  e  che  in  (juella  effe  angelo  fe  li  ctlaua ,  mancaua  tanto  ,  che  non  lo  poi 
tea  uedere .  E  morolmenie,  Sara  cjuepo  angelo  la  gratia  illuminante,  lacjual  ne fiorge  per  la  ui4 
r'^ielcielo.E  (juejìo  tanfo  p:i[pamo  ne  la  prefinteuìta  intender  di  lei ,  lAa  leocculte  fue  operatioi 
\JymS^  fy  Vi*t^»/,  nonl^poffiamo  infendere ,  E  perche  in  noi    innato  defiderio  di  fipere  t  fino  a  tanfo  cheperi 

\j,  '^'é^^-'"^*-^'  f^''^Jittamenfeleinfendimo,linf^  Altrihanno  infefi  quefio  angelo  fii 

^.i^K%9^  I   '  >  '*y.fnificar  la  dottrina  Thfohgica,  lacjual  defideriamo  ferfiuamente  inieniere ,  ma  per  non  ejprne 
^oi^  .^1  ^    •  ^j>r^.  Jjj^jj^^  mente (a[ace  non  pffiamo» 


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Postillati  16 


6  ANTO 

e  diurno  J^hto }  eh  ne  U 
Via  da  gir  fu  ne  cJr%iJ  [en\a  ^rego^ 
E  fcl  fuo  lume  fc  mcdefmo  cela , 

Si  fr  con  noi  ;  come  Ihuom  fi  fit  figo  : 
che  qual  aj^etta  fregole  Iwopo  uedeì 
Malignamente  già  fi  mette  al  nego , 

Uor  accordiamo  a  tanto  inuito  ilf  iedci 
Vrocacciam  di  falir  fria  che  fabbuit 
Che  poi  non  (i  poria^fd  di  non  riedei 

Co/i  di\fcl  mio  duca       io  con  lui 
Volgemmo  i  nofìri  i^ajf  ad  una  fola  t 
E  toflo  chio  ali^rimo  grado  fiti , 

Sentimi  frejfo  qucifi  un  mouer  dola, 
E  uentarmi  nel  uifo  ^e  dir^  Beati 
Vadaci  ^  che  fon  fenTjra  mah^ 


Vimùjìfa  Viyf<luejfoejpfe  ìluìmjfmi 
/o,  che  ne  mojira  la  uia  danjay  al  deh, 
E  cela  fe  meJefimo  col  fuo  lume ,  come  iì 
fcpA  hahhamo  ueiui^  ,  Sifà  con  noi, 
come  Ihuom  fi  fi  fico,  Qofifk  cmffi  noi, 
come  Ihuomo  fi  fccofifjfcy  Perche,  fi  come 
Ihuomo  iljual  fi  ueJe  efpr  incorfo  in  qual 
ch(  lìfcpOy  cerca  Ji  fcuenirfi  fen"^  ajfefi 
m  che  da  altri  lifia  ricordato,  Cofi  cjuei 
pa gratia  uedendone  hauer  hifcgno  de  lo*, 
fera fi{a,fi  moue  liler mente  a  fcutnirne 
fcni^  a^ettar  che  la  preghamo ,  Perche 
quello  ,  ilqucil  uede  il  lifigno  ialtri ,  tòt 
aJfettadejJcY  fregato ,  fi  mette  già  malii 
gnamente  Al  niego,  ciò  è' ,  A  negar  di 
uoìerlo  fcuenire .  Altri  efi^ogono,  COme 


Ihuom  fi  fi  fico.  Come  glihuomini  fi  moi 
ueno  ad  aiutar  fi  al  hìfcgnolun  laltro,  Ua  jufftafinifntia  noinó  lajafì^iamo  hen  aj^licar  a  le  parole 
iel  tejìo  .  HOy  accordiamo  a  tanto  inuito  il  piede,  Ejfcrta  la  ragione  il  fcnfo  ad  accordar  la  uoi 
tonta  con  fuefta  tanto  luona  inff  iratione, perche fcmpr e  cofi  dottiamo  fire,  quando  auien  che  Dio 
per  fua  fmma  liberalità  e  gYatia,emoffc  a  compafjìone  ie  la  fragilità  humana,ne  la  concede,  Imfe 
ro  che  lavandola  andare  fen'^  metterla  a  luogo,  non  torna  fcmprepoi  che  la  uogliamo,  E  quefto  fii 
gnifica  dicendo,  Vy^icacciamo  difdire  VRia  che  [attui.  Prima  chel  lume  di  quejìa  tal  gratta  fi  far 
fa  da  noi,  che poi,[t  non  torna,  non  fipotrehhe.  Onde  ^  fcritto,  Amlulate  dun  lucem  haletis  ne  te 
yÀrt  uos  comprehendant .  CO^  dijfe  il  mio  duca,  Hauendo  a  queflo  la  ragione e/firtafo  i\f(nfo,et 
egli ,  come  oheiiente  affinfenkle  ,fi  moueno  ad  operare,  e  mojfiper  le  ficaie  del  quarto  ial^,  oue 
fi  purga  il  peccato  de  laccidia,  iì  poeta  fifentì  uentar  nel  uolto  qua  fi  un  mouer  dala ,  chefignifica 
con  quedelangelo  hauerli  canceSafo  del  fronte  il  peccato  de  lira,  delqual  fera  purgato  ,  come  haU 
Uam.ouedutofitrde  glialtri,  che  glierano  fiati  cancellati,  K  D/r,  Beati  pacifici ,  lequali  parole  fii 
ro  regifìrate  in  S.  Matt,  al  v.  diceytdo,  Beadpacifìci  quonim  dei  uocaluntur ,  Shn^  ira  mala. 
Perche  u^  ancora  ira  luona,  tfT  ^  quella  che  moue  Ihuomogiuflo  a  riprender  egfffiig^y  i  uitiofi 
e  rei .  Ve  kqual  e  fcriUo ,  Ircfcimàni  e  nolite  [e. care . 


eia  eran  fopra  noi  tanto  ìeuati 
Gliultimi  raggi,  che  la  notte  figue  5 
Che  le  flette  apfariuan  da  più  lati^ 

O  tiirtu  mia  perche  fi  ti  dilegue , 
fra  me  sleffo  dicea^che  mi fintiua 
La  poffa  de  U  gambe  pofìa  in  tregue* 

No/  erauam ,  dcue  più  non  faìiua 
La  fcala  fu  5  ^  erauamo  ajfijfi, 
rur  come  naue^che  a  ìa  piaggia  arriua^ 

Tt  io  attefi  un  poco  fio  udiffi 
Alcuna  cofa  nel  nuouo  girone  t 
Voi  mi  uolfi  al  maeHro  mio^e  dijfi^ 


P,rano  gliultìmi  raggi  del  file  .  CVielet 
notte  fcgue ,  ì quali  la  notte  figuita  fin  et 
tanto  che  gliha  del  tutto  Jffnti,  com,e  uuot 
infirire,  andando  fitto  in  quello  hemisfti 
rio,  già  tanto  leuati  fcfra  noi  quado giun 
gemmo  fiul  quarto  girone ,  che  le  fielle  (U 
più  lati  afpariuano,  Perche  quanto  meni 
è' la  fera,  andando  fitto  il  file,  illuminato 
laere  da  fiuoi  Yag^ ,  tanto  più  a  f  parificano 
a  gliocchincfiri,  e  ueggonfi  le  fielle,  F.  pef 
che  di  notte  nonpofeano  andare,  riffetto^ 
quello  che  aìlegoricmer.te  hattiam,ogit 
in  altri  luoghi  efp^o,  U  poffi  de  It  gaM 


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Postillati  16 


PVRGATORIO 
Dor«  wh  fdre  a ,  qui  o^enfmt  h  M  pH,     vcfia  imMuel  eh  h 

5/  furgs  qu:  nel  gire ,  doue  jemo  t  P=f}a  in pofi,  onJf  ikt,  che  fra  fc fìeffo 

S<  /  f  k  fi  fiatino ,  non  fila  tuo  fitmonc  ♦       'f(^*m»nh  dkeua,  O  uir/u  mia,  r-Erf 

ff"  fi  li  iilfgnf  i  pncht  lam  tipi£gi 

Uo  chf  urna  hrr  <jual  o^fi  fiua  u  D«  fi  p„^a  fu  lueft^  ^uarl,  hal^. , ,  de  eh. 
«'flo^frt.ia-ia  ^UtUmtfnitrrrtMM  cofc.  ' 


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lo: 
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Vimojìr* 


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Postillati  16 


CANTO 

ti  egli  a  me  ;  Lamor  del  bene  [cerno 
Vi  fuo  doucr  qui  ritta  fi  riflord  : 
Qui  fi  ribatte  il  mal  tardato  remo  ♦ 

lAa  perche  i^iu  aita  to  intendi  ancora  j 
la  mente  a  me-^e  penderai 
Alcun  buon  frutto  di  noflra  dimora^ 

He  creator ,  ne  creatura  mai , 
Comincio  e/,  ^i^iuol.fù  fin-za  amori  ^" 
O  niturc!^ ,  0  d<xrìmo  ;  e  tul  fili  ♦ 

Lo  naturai  e  fcmj^re  fin'^a  errore  t 
Ma  lahro  puote  errar  per  mal  obietto , 
O  per  troppo  jO  per  poco  di  uigore^ 

Mentre  chegU  e  ne  primi  ben  diretto  ^ 
E  ne  fecondi  fi  fieffio  mifura^, 
Effir  non  può  camion  di  mal  diletto  ♦ 
Ma  quando  al  mal  fi  torce 'jO  con  più  cura 
O  con  men  che  non  de ,  corre  nel  bene  5 
Contrai  fhttor  adoura  fua  fitttura, 
Quìuì  comprender  puoi,  cheffir  conuiene 
Amor  fimenta  in  uoi  degni  uirtute , 
E  degni  operation  j  che  porta  pene  ♦ 


XVII, 

Dimoftra  fu  (jurfla  éfuartd  ernia  fur^ 
^arfi  iljfeccato  df  laccidia ,  df  la<]ut(l  di', 
cerno  nd      df  l'Ir  fi  E  Ujual  difflm 
fcf  non  ejfiY  altro  chf  mancmento  del  dti 
hito  more  che  fimo  tenuti  di  prfuY  k 
D/o,  Onde  dice ,  qVz"  ritta  fi  r fiora 
mr  detiene  fcerr.o,  ciò  ^,  Qui  in  {juefìo 
luogo  fi  remunera  e  rende  lamor  dirrìinm 
io  del  fuo  dome,  q^ift  rilatte  il  mal  far 
iato  remo  ,  dui  la  tardità ,  fi  riftora  con 
la  celerità  ,  Ferchf  fi  come  ijuelli,  che  fa 
ìio  pfti  \n  galea  fer  /cr^  ,  (jut^ndo  <fuie', 
ne,  che  fer  t^egligeniia  lentamente  uoghi 
no,  efilndo  sftr'^ti  da  V  Agofino,conuien 
che  rfiorino  coltolo  uogare  lufata  tardi', 
fa,  Onde  mal  fer  loro  hanno  tardato  il  re 
mo,  Co/?  coftoro,  che  lenti  e  fefidi  erano 
'     fiati  ne  lamor  diuino,  conueniua  <-^rìcelei 
re  efiruente  uolurJa  rijìoraffero  tal  j[er  Iq 
ro  mal  tardato  V  intefidito  amore . 
NE  creator  ne  creatura  mai ,  Terjfiu  ajfet 
famente  dichiarare  jual  fia  lamore  femo 
di  fuo  douere  ,  che  in  (jufjìo  luogo  fi  jfuri 


ga^uien  a  dijìtnguere  il  tuono  dal  reo  amo 
re,  t!r  in  che  mohft  fuo  in  cjueEo,  e  meritar  e  demeritare,  E'  adunque  coft  certa  il  Creatore  non 
fjpr  maif(nl;a  amore,  fer  che  fmf  re  ama  ognificf  creatura,  Ne  <juefìa  è  gìamai  fcn'^,);erchef(m'. 
tre  amafe  jìeffi,  E  a^uejìo  è-  lamor  naturale,  nelcfual  r,on  fuo  cader  errore .  Laìtro  am.ore  ,  ilcjual 
éice  effer  danimo,  fuo  ne  la  creatura  rat'male  errar  in  tre  m.oii,  PErmal  olietìo,e  leggcndof  dai 
mare  auello  che  non  dourelle,come  farehtel uitio,  O  Ver  troffo  di  uigore,  Com.e  quando  fimi  di 
Ynìfura  amiamo  tjuefii  terreni  e  temforali  heni,  O  Fer }'oco,  com.e  ejuando  iefidamente,  f  no  con 
cuel  jtruore  che  fi  conuerrìa , amiamo  Dio,  llcjual  da  noi  fcfra  tutte  lalire  cofe  delhe  effir  amatt:^^ 
Onde  il  maffìmo  de  precetti  e-,  "Dilige  dominum  deum  tuum  ex  foto  corde  tuo,  cr  ex  tota^  anim.a 
tua.  mntre  che gli^  ne  f rimi  hen  diretto,  Conchiude,  che  mentre  cjuefìo  more  danimo  è  dirft^r 
to  t7  indriZ^to,  (guanto  è-  in  nojìra  fàculta,  uerfcl  creatore  frimoe  fcmmo  lene,  e  che  ne  fecondi 
leni,  i^ualifcno  le  creature,  mifura  fc  fleffc  amandole  fcLmenfe  guanto  fi  conuiene,  NOn  fuo  ejfer 
caj?Ln  di  ma!  diletto,  Non  fuo  effer  cagione  di  mala  e  dmn'.fa  dilettatione.  Ma  quando  fi  uoì^e  e  tw 
ce  ad  amare  il  mal  daltri  con  fiu  cura,  0  corre  nd  lene  con  minore  che  non  de  correre  ,  la  fattura 
etera  confra  delittore,  ciò  è',  la  creatura  ofera  cetra  Dio  fuo  creatore  contraftcendo  alfuofrecei 
to,  ilauaì  uuole  che  amiamo  lui  fcf  r  a  tutte  le  creature, ilfroffimocomenoimedefmi .  9VT;;fi 
comfrenderfuoi,  Mojìra,che  per  cfuefla  ragione  fi  fuocomf  render  e  e  cochiudere,che  arr,oie  .onuien 
ejflr  SEmenta,  ciò  h'.  Origine  in  noi  dogni  uirtu  che  merita  remuneratione,  E  Dogni  oftratione 
che  menta  fene,cio  e^,  E  dogni  uitio  che  merita  funiiione,come  affieffo  fiu  chiaraméte  uedreyr.o . 


Hot  perche  mai  non  può  da  la  falute 
Amor  del  fuo  fubbietto  uolger  uifo  ; 
re  hdio  proprio  fin  le  cofe  tute  ^ 


Hrf  dimofìrato  poter fx  peccare  nel  lene  e 
n(\  male,  e  nel  trofeo  e  nel  poco  amare,  fc^ 
ionJo  lobietio  •  Horft  iimoflr^  che  Mti^f 


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Postillati  16 


P  V  R  G  A 

E  pmhe  intender  non  ft  può  diuifo 
h  per  fe  jlante  alcun  ejfcr  dal  primo  ^ 
Da  quello  odiar  o^ni  affetto  e  decijò  ♦ 

Refìa^jfe  diuidcndo  bene  Himo^ 


TORIO 

ralmentf  noi  non  f^fftmo  mar  ma^e ,  o 
uoglimo  Jiirf,  porfar  odio  a  noimfiefnti 
ne  a  D/o,£  che  il  male  che  noi  amiamo  r 
fclmente  iel  frojjimo,  Onie  dice,  Hora 


Chel  mal,  che  fama,  e  del  projfimo  :  ^ ejjò  1^^^^^^ ''^^^^ fuo  mai  volger  uifo 
Amor.nafce  in  tre  modi  in  uoUro  limo.  ^^j'/'^^^^^^^^^^ 


ial  iene  ,  mlfu:^  obietta ,  che  famo  noi 


hitt^      ^^H^^^  <iyftorfi  creei,lE  cofe  fono  tuUe^  te  cofc  fono  ftcure  iahiio  pof  r/o,  Terche  nep 

funo  fuofe  me  ie fimo  oiiare,  E  fenhe  alcuno  effcre  non  fi  fko  intendere  ejpy  diuifo  Val  f/imo  effef 
re,  ciò  è'yU  Dò,  E  Perfeftante,  E  ffrfe fìeffc flave,  Se^^ita^  che  ogni  a^uoe-  decifo  e  tolto  ^ia  la 
quello  odiare,  Perche  hauendo  noi  leffcr  da  lui,  ilcjual  è'  imprimo  ejfcre,e  fcn^  ihuale  rtuHa  fatemi 
mo,  nonlopoffiamo  oliare,  KejlA,fe  diuilendo  lene  fimo,  Se  aiuncjue  noi  nonpoffiamo  oàia*, 
re  noi  medefimi,  ne  Dio,  dalcjuale  hcihiamo  le/fere,  R  efta  che  il  male  che  fma,  e  Iodio  cheft  fon 
tafta  del  froffmo,  E  tal  mal  amore  z7  odio  nafce  in  tre  modi,  come  ne  [cruenti  ueyfi  kedremo  Iti 
uoJÌyo  limo,  Nel  uo/ìro  fingo,  fer  ejfer  tale  amore  fc^^  e  lordo  uitio . 


E  chi  per  effcr  fuo  uicin  foppreffo 
Spera  eccellentìa^  e  fol  per  queHo  brama. 
Chef  fìA  di  fua  grande'^a  in  baffo  mejfo  ; 

E  chi  podere, gratia,honor,  e  fima 
Teme  di  perder  .perche  altri  formonti 
Onde  Jattrijla  fi ,  chel  contrario  ama: 

Ef  e  *y  chi  per  ingiuria  par  che  adonti 
Si  ,che  fi  fii  de  la  ucndetta  fiotto  ^ 
E  tal  conuien  chel  male  altrui  impronti  ♦ 


Seguita  in  dire  le  ire  mdi,jferli{juali  na 
Jceil  mal  amor  de  Ihuomo  nel  froffmo 
fuo,  fsr  ìlprimo  e-  di  colui  che  f^eya  ecceU 
lentia  CT  fffaltatione  per  U  dqrrffme 
del  fù:ì  Ideino,  onde  Irama  la  fua  rouina^ 
e  ijuefto  p-  peccato  difuferlia,  il^ual  hahi 
hiamouedut:ì  furgarfi  di  (etto  fui  primo 
tal^,  E  chi  podere,  gratta  ,  honor,  e  fa*, 
ma,  il  fccondomodo  è-  di  (juflli,cheft^ 
lYipano  de  I altrui  proj^eyita  CT*  honore. 


cme  ridondcfjp  in  loro  proprio  deiriméto, 
•  fff^g^g»^t  Onde  hramano  di  ueder  che  figua  in  contrario,  E  ^ueflo  nafce  da  inuidia  ,  fajual  fi 
purga  di  fctìo  fiil fecondo  hal^,  ET  ^  chi  ingiuria  par  che  adonti,  ìlter^  e7  ultimo  modo  ^  di 
quelli,  che  defierano  uendicarfi  de  Un  giurie, Onde  portano  onta  et  odio,  et  in  tal  firma  improntai 
m  efegnano  il  mal  amor  in  altri,  E  ^uefio  nafce  da  ira,  lajual  fi  purga  difetto  fu  l  fer^  hal^  . 

Quefto  trifbrme  amor  qua  gju  di  fiotto  Ha  detto  de  tre  modi  per  licjuali  fama  il 

Si  piange .  Hor  uo ,  che  tu  di  laltro  i  n  i  enìe  )        del  froffmo,  e  tal  mal  amor  fi  purga. 


Che  corre  al  ben  con  ordine  corrotto  , 
Ciafcun  confufamente  un  bene  apprende y 
l>^elqual  fi  quetì  lanimo ,  e  difi\rat 
Perche  di giugner  lui  ciafcun  contende^ 
St  lento  amor  in  lui  ueder  ui  tira , 
O  a  lui  acquietar  ;  que^a  cornice 
Dopo  gìufio  penter  ue  ne  martira^ 


come  hahtiamo  ueiuto.ne  ire  gironi  difeti 
io  .  Hora  dice  del  tuono  am.ore,  ma  cori 
foio  da  lordine ,  che  fi  purga  fui  (juarfè 
hal^,  oue  mojira  defpr giunto.  Onde  dii 
ce,  Ciafcun  confiifimente  un  lene  appren 
de,  e'  proprio  de  Umente  humana  d  vii 
cercar  un  tene  nelcjual  fi  p^ffa  juetare,  e 
juejìo  concfce  effcr  filo  tn  Dio .  Aduncjue, 


:hi  per  una,  e  chi  per  unaltra  uia  confùfi 
ntentecontende  efaffntic^  iiferuenire  g  lui,  ma  chi  con  più  fruente,  e  chi  lon  fiu  tepido  amore . 
Quelli  che  tepiJamente  nelamor  di  lui  procedono ,  mofìr  a  efferin  ijhefo  (Quarto  cerchio  diaci 
ciiiofa  tepideZ^  e(ardi/a  [uniti  e  purgati  dopo  il  giufto  lor  pentire,  fcn^  detjuaU/fariai 


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Postillati  16 


CANTO    xvir.  ^ 

^0  Unm  a  le  fene  eterne  le  l'Infimo.  Intenieremo  alunjue ,  acciìU  m  ejfcr  a.tn, 
ihemancamenfi  ieUebin  mure  che  iolhima  a  Dio. 


Altro  ben  e,  che  non  fa  Ihuom  filicet 
Non  e  fèlicita  ;  non  e  la  buona 
Effcntia  dogni  ben  frutto  e  radice  t 

tamor^jche  ad  ejfo  tropj^o  [abbandona^ 
Di  foura  noi  f\  i^iange  fer  tre  cerchi  : 
Mtf  come  trifartito  fi  ragiona  5 

Ttfaiolo  j  a  ciò  che  tu  po'  te  ne  cerchi  ♦ 


Ha  trattato  ìe  Umor  li  <{uei  ieni ,  lab 
ijual  nafcarìo  ijurfti  (quattro  tdtij  captali. 
Superbia j  Innidiaj  Ira,  Accidia ,  i^uali 
fi  furiano  difetto  ne  [rimi  juattro  cerchi, 
come  habtiamo  ueluto ,  E  ferche  fcm  beni 
intrin fui  pertinenti  a  la  ragione,  fino  fla 
ti  limojìrati  la  \Jirg.  Hora  huendo  irai 
iar  li  Hueh  amore,  daljualftafiano  juei 
pi  tre  altri  uitij,  auarifia.  Cola,  eluffu 
ria,  (hefcnofer  orline  furiati  ne  tre  ptferiori  cerchi,  fenhe  fcnobeni  fftrinfici  fertinenti  alfinfi, 
Wircf.  uuol  che  Vantf,come fia tripartito,  ne  cerchi  t7  inuefiighiferfefìejfo,  ejfinlo  cofilaluu 
Vice  alurtche,  (juejìo  non  effir  bene,  che  reifico  filicita,  ne  effir  la  buona  effintia,  frutto  e  radi-, 
te  dogni  bene,  lacjual  confijìe  fiUmen'e  nel  iator  di  juello,  che  e' filo  Ilio,  iljual  e  ricercato  la 
loro  .  \f  olendo  infime,  che  per  (juefte  uie,  lejuali  fino  tutte  piene  lefirma  mifiria ,  fcfpiticano 
in  uam ,  pfrche  non  lo  potran  trouare  .  Effcnfia  ^  ejfire ,  Secondo  S.  Thomafi  ne  la  prii 
ma  par/^  ,  è  in  Dia  una  medefma  cofd ,  ma  fuori  di  lui  ejfa  ejfintia  ^  comparata  a  lejfere ,  coi 
me  la  potentia  a  lato  ,  come  la  materia  a  la  firma ,  e  come  il  corpo  a  lanima  •  Ondf  di'* 
ejfer  altro  bene ,  che  non  è- la  buona  ejfentia  e  cef. 


CANTO 

PoFfc  hauea  fine  al  fuo  ragionamento 
Lalto  dottor  jeiT  attento  guardaua 
Ne  la  mìa  uìfìa  fio  farea  contento  t 

Ef  io cui  nuoua  fcte  ancor  frugaua^ 
Vi  fuor  Uceua^  e  dentro  dicea^y^orfe 
Lo  troppo  dimandar ,  chìo  fò ,  //  graua  ^ 

"Ma  quel  padre  uerace  j  che  faccorfe 
Del  timido  uoler^  che  non  Jàpriua^ 
Variando  di  parlar  ardir  mi  porfe  ♦ 

CnJ/o  ;M<Jf Rro  il  mio  ueder  fauuiua 
S/  nel  tuo  lume  ;  chìo  difccrno  chiaro, 
Qtianto  la  tua  ragion  forti ,  0  dcfcrìua  ♦ 

Però  ti  prego  dolce  padre  caro , 
Che  mi  dimoTlrì  amor  ;  a  cui  riduci 
Ogni  buon  operar ,  el  fuo  contraro  ♦ 


X  Vili. 

tìauenJo  il  poeta  nel  precedente  canto  li; 
moftraio  ogni  buona  ogni  rea  opera 
proceder  fclamenie  damore,  Hora  in  (jue-, 
fio  dimoftra  prima jpur  in  per  fina  di  Wirg, 
che  cof(t  fia  propriamente  amore  .  Poi  dei 
firiueaLuni  efpmpidi  celerità  contra  il 
peccato  de  [accidia,  che  (^uiui  fi  purga,  rii 
cordati  da  lue  anime,  che  prece leuano  al 
una  turba,  lacjual  uehcemente  correnlo, 
pajfaua  li  la  loue  effi  erano  inlucenlo  cr 
parlar  Alberto  abbate  li  S,  Zeno  li  Vero 
na,  e  lopolui  due  altri  che  ueniuano  liei 
irò  a  la  turba  ricordanlo  effimpi  li  pigri-, 
tia  e  laccidia.  Et  ultimamente  oppreffi  il 
poeta  la  certopenfiero  daloual  ne  nacjue 
ro  più  altri,  mofira  in  (juruo  effir  fi  alor'. 


mentafo,  CT  il  penfiero  hauer  trasmuta  to 
iti  fcgnojanlo  puranchora  alfimmo  de  la  fiala,  per  hjuale  effi  erano  fiMfcpra  ii  ^«f/  ijuarto 
bal^  affettando  il  nuouo  giorno  .  P  C^J  hauea  fine  alfi<o  ragionamento  ,  H  auea  V  irg. 

papofine  alfiio  ragionare,  e  guardaua  fc  Vante  ne  rimaneua  contento,  Ma  egli,  che  da  vuouo  dti^ 
fiierìo  ii  fipereera  fiimoìato,  dubitando  defferti graue  nel fiiO  troppo  lomanlare  ,fitaceua.  Vi 
che  auektofi  s^irgAiporfi  col  parlar  ardire  li  kmanlarli  juel  che  uoleua  amor  fjer  la  Im, 


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Postillati  16 


1       r  TORIO 

tlemi  fcn^  emm  JeloUm,  fm.uore  e  m.on  iifce^olo  ,  Onle  Dante  ySr/?/o 

h  UuenbM^^  irrtefom,  ^,^0  che     Li  olL  flato  luhUras, 

/o,  che  ejfo  amore frofrtamentefta,  aljual  e^h  riduce  o^ni  lene  e  mi  oberare . 


Dr%ci)  dijjiyuer  me  Ucute  luci 
Ve  linteìletto^e  fiati  mmìfìjìo 
Lemr  de  ckchi,  che  ftjinno  ducK 

Lanimo  che  creato  ai  amar  prejìo  j 
Ad  ogni  coja  è  nubile,  che  piacer 
Tojlo  che  dal  piacer  in  atto  e  deho  ^ 

VoHra  apprenfiua  da  effcr  ucrace 
Tragge  intentione  ;  e  dentro  a  uoi  la  Jpiega 
Si ,  che  Unimo  ai  c(Jà  uclger  fiiceli 

E  fe  riuoìto  in  uer  di  lei  fi  "piega  ; 
Qjid  piegar  è  amor  quello  è  natura  ; 
Che  per  piacer  di  nuouo  in  uoi  fi  lega , 

Voi  come  fuoco  mouefi  in  altura 
Ver  la  fiia  firma ,  che  nata  a  fidire 
"La ,  doue  più  in  fiia  materia  dura  j 

Cefi  Unimo  prefi)  entra  in  difire 
Che  moto  jpiritale ,  e  mai  non  pofi , 
F//7  che  la  cofa  amata  il  fii  gioire^ 

Hor  ti  puote  apparer ,  quanto  e  nafcofi 
La  uerita  a  la  gente ,  che  auuera 
Ciafcun  amor  in  fi  laudabil  cofii; 

Vero  che  firfi  appar  la  [uà  matera 
Sempre  ejfir  buona  t  ma  non  ciafi:un  fegno 
É  buono  j  ancor  che  buona  fia  la  cera , 


^^yiorirg.iim:ìlÌYaYa  Dante  juellò 

cUfia  am:^Ye ,  e  ^iaiicank  ejfer  materia 
al^uantj  iiffìcile,  lo  fa  attentò  con  Urli, 
che         (/W^^r  uerfc  di  U  l  Acute  lui 
ci  de  lintelletto,  c/d  r-,  o^ni  acume  del  fu9 
in^epn^,  e  [arali  -manifilìo  e  nòto  lerrore 
(li  chi  ha  tenuto  cheo^ni  amóre  fia  lauda 
hlf  e  tuono,  ìftali^cenhftàuci  e  fior^ 
te  in  coniuY  Quelli  che  lifc^uenò  in  cjuei 
jìafalfa  oftnicne,  fcny  a  ftmilitudine  de  eie 
chi,  che  jfer  fi  ftefji  non  finno  andaYe ,  e 
uoj^lion  ^uilaY  altYÌ  .    L Animo  chi* 
cYtatò  ai  amarpYfflo,  Comincia  a  fclucY^ 
li  il  iulìrio  ,  MaffYche  megUò  fififenda, 
diremo  ,  lanimo  noftro  efpye  flato  CYeaiO 
da  Dio  con  diueyfe  e  fiufùtentie  ,  Alcune 
intrinftche,  come  il  Senfc  comune,  imagi 
natiua,  Cogitatiua,  ¥an(afta,e  M  wonVf, 
Altre  ejÌYin fiche  ,  come  Vedere ,  V «//><•, 
Toccaye,  Guflaye,  z!^  OdoYaye .  Da  ^ue 
flefirinfiche  e-fcmfre  leggieyrìunfe  mofi 
fi  lanimo,  ma  per  me^o  le  le  intrinftche 
fotent'.e  ogni  uolta  che  affrefcntan  Ioyo  co 
fa  che  giaccia  ,  E  loYdine  e-  (jueflo  ,  Vede 
locchio  uno olietto,  Quffto  ùedey  farelie 
nulla  felfenfo  comune  ncn  lo  YÌceuejp  in  fi 
lo  poYgejp  a  la  imaginafiua,  e  cht 


,   ^  ,s       -  ^  j  e  cìie  in  lei 

la  cogitafiua  lo  co^fileyafp,  e  tYaeffene  intentione,  O  di  lene,  o  di  male,  ciò  r-,  o  chefiffi  cofd  luo 
na  e  da  poter giouaYe^  o  cofa  Yea  e  lapoteY  noceYf,  E  traendone  intentione  di  iene,  lapayte  concui 
ffcMe,  una  altra  fotentia  de  lanimo,  fi  moue  auolerla,  (juefta  uolge  lanimo  a  cjuella  perche  li  pia 
ce,  e  co  fi  moffo  ft  piega  a  lei,  E  ftefio  fie^aY  è  propriamente  amore .  Viremo  adun>jue,  amor  non 
ejpr  altro  che  inclinatio  ne  danimo  uerfila  cofa  che  piace.  Onde  il  fejìo  dice  ,  l  animo  che  crem  a 
prefio^  efiriifo  amaYe,  h  molile  a  uolgeyfi  ad  ogni  coft  che  piace  e  dilettar  Ofìo,  ciò  h,Sulritme7i 
teche"  defio  e  Yifcntifo  inatto  dal  piacere.  Stando  adunche  (juejìoyfcguita  dicendo,  VOfxra  appren 
fitf^,lnfefaperlacogitatiua,la£jualhalliamo  detio,che  confiderà  lolieUO  ne  la  imaginatiua^ 
TRagge  intentione  da  efpr  uerace,  do  e-,  Qaua  opinione  dejpr  cofa  huona,  Verche  ogni  ueYita  e 
buona,  ^  ogni  Sfitta  e  Yea,  E  Dentro  a  uoi  la  ffiega,  Perche  moue  la  cOncufifcentia  a  uolerlo, 
SI,ao  e  ,ranfo  la  rrioue,cheft  uolger  lanimo  ad  effi,  E  fi  riuolto  fip'ega  in  uer  di  Vf,  Quel  piace 
re  e  amore,  tjuello  e  natura,  CHe,  laciual  natura.  Di  nuouo  lega  jc  in  uoi  PEr  piacere  ,  ciò  e\ 
^er  piacere  ad  effi  ^nimo  .  Sara  adunque  il  primo  legame  che  lanimò  ha  con  la  natura, lefJlY  creà 
ti  adamar  prefi^ .  llfimdo,  juando  in  atto  uienad  amare,  e  che  U  natura  per  piacerli ,  di  nuoi 

min 


co/?  muf  in  ah,  nr  mai  ft  pfa,  femn  e  iwjfe^uo,     «  ' V '^^'^  V-r^^  .^,/^ 

U.    HOr  fifucf.  ^n^rer,  F.of.r  f./#«of.n  ^ffi^^^M^^^^^        V  rMM  Lim, 


ro  ciascun  fcgn^,  ancor  ché  la  cera  fu  b^onalei  ,  Maj  nj  tu  ^^^^ 
^nJm  Umore  fta  huono  in  /?,  mnloft  Jeconio  hheUo  ,  errar  mi  trofp  t 
re,  come  nel  ^receienfe  cant^  haif^Umo  ueduto 


Le  tue  parole ,  ci  mìo  feguace  mg^^no  , 
R/JJìcfi  lui ,  mhannc  amor  difcoucrto  : 
Ma  CIO  mha  fatto  di  dubbiar  più  pregno 

Che  fe  amor  e  di  fuor  a  noi  offerto  ^ 
E  knima  non  ua  con  altro  piede  ; 
Se  dritto  j  0  torto  ua  ;  non  e  fuo  nìert(^  ♦ 

EX  e^i  a  me  ^  Q^uanto  ragicn  qui  uede  ; 
Dir  ti  posftotda  indi  in  la  tajpetta 
Vur  a  Beatrice  j  che  opra  di  fède . 


Dice  Vayife  hduer  intffc,  fer  le  jfarok  ii 
\j iridio  aufio,  che  frof riamente  è-  amof 
re,  ma  ii  (\uefìo  fuo  intendere  efprli  nai 
toun  maggior  Mio  iti  frimo,  dcjual 
'e-,  che  \c  amore  ^  o(jfrr/o  a  noi  dal  jcni 
fo'di  fuori,  E  lanima  NOn  ua  con  altrù 
fiele,  ciò  h  Noti  f  moue  con  altro  rw/g 
che  con  (juflfclo,  come  ii  fcfra  ha  iimof 
fìroto ,  NOw  fi<^  meno  fc  ua  dritto^  o 
torto,  Non  iaUrihuir  a  uirtu  ne  a  uif 
tic  fuo  fe  ofera  tene,  o  male,  E  confeijuen 


temente  non  fuOy  come  uuol  injtrire^mff 
ia  lei]  da  U^ualfegli  ne  farà,  come  uu^l  inferire,  oumamtnte  inftruUo . 


Ogni  forma  fuflantial  ;  che  fetta 
e'  da  materia ,  eir  f  con  lei  unita  5 
Specifica  uirtu  ha  in  fe  colletta  5 

\jiqudl  fcnT^operar  non  e  fentita^ 
Ne  fi  dimofira,  ma  che  per  effetto, 
Come  per  uerdi  f  rondi  in  pianta  uitat 

Vero  la  >  onde  uegna  Imtetletto 


ihuomo  e-cmfofìo  ii  due  cofe,  ianima 
che' la^  firma  fujìanticile,  di  corfo,ch(^ 
U  materia,C(ìf  /c«o  tuUi  glianimali  Irut 
ii.  Ma  fclo  la  firma  de  Ihuomo  SEUa,  ci» 
p-',  Sefarata  e  diuifa  da  la  materia  ,  eiT 
ancora  unita  con  c^ueia,  fwo  hauerCOh 
Utta ,  ciò  collocata  in  fe  Specificata 
t  ^etial  uirtu, tfYfffir^^f^ria  C7  imi 


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Postillati  16 


PVRGATORrO 

De  le  prime  nothU,homo  non  fape^         ^n^rfalf,  (jucHo  chr    la firm  Jf  frutti 


E  de  primi  appetìbili  hjfetto 
Che  fono  in  uoi  fi  cerne  fludio  in  ape 
Di  fiir  lo  melet  e  quefla  prima  uoglia 
Meno  di  lode ,  o  di  kiafmo  non  cape^ 
Uor  perche  a  quefìa  ognialtra  fi  raccorda 
Innata  ue  la  uirtu'j  che  consiglia  ^ 
E  de  lajfcnfo  de  tener  la  foglia, 
Queflo  è  il  principio  *Ja  onde  fi  piglia 
Cagion  di  meritar  in  uoi  y  fecondo 
Che  buoni  e  rei  amori  accoglie  e  uigUa^ 


non  fuoauenire  ,ffYche  diuiieniofi  in 
U  fua  materia ,  uien  ad  un  mfieftmo 
tmp  in  fieni  f  con  (juella  a  ferire  ,  £  la 
ffffial  uirtudeU  firma  de  Ih  uomo /ì 
U  ragione,  lacjt,al  non  è-  [entità  fen^ 
oferare  neft  dimoPra  alirmente  che 
tfrghejfiui,  eh  Ji  Iti  fi  uehno,  COme 
Ulta  m  fianta  j^er  uerii  frondi,  ciò  è'. 
Come  fi  uede  una  pianta  hauer  uita^  ter 
le  uerdi  frondi  che  moflra  di  fuori , 
Ma  perche  cjuefla  tal  uirtu  non  fi  dfjìa 
ne  Ihuomo  fin^  a  matura  e  per  fitta  età, 

f.      ..     .        ..        ,  dice ,  che  Ihuomo  non  fa  onde  uem 

ga  UnteUeUo  de  le  pnmt  notitie ,  ciò  e-.  La  cagione  de  le  prime  cofc  che  ne  fcn  note ,  E  L./J 
f^tto  de  prtmtaffetihli,  E  lafjiuione  de  le  cofe  che  prima  fifpefìfcono  .  Perche  ancor  intener, 
età,  e  prima  chela  ragione  fi  dejìi  in  lui,  fi  uede  hauer  cognitnne  di  molte  cofi ,  e  molte  appetirà 
ne,  e  donde  cjuejìo  nafca,  e/fendo  anchora  priuo  di  ragione  ,  non  fi  può  faere ,  dice  Uuei 
Peparti  m  tale  età  effir  in  noi, come  è- ne  le  ape  h  fiudio  di  fir  il  mele,  che  uienlMdanaf 
Tl  nlT'  primo,  qualis  ape;  fflate noua  p^r  florea  rura  Exercet 

fuh  fole  labor  e  cet  E  c/uePa  prima  U3g!ia  NOn  cape  ,  ci,  ^,  ^on  capifce,  nf  fc  le  muiene 
merito  di  lode,  o  dt  hiafmo,  Perche  in  tale  età  non  da  efer  attribuito  :t  uirtu  ne  a  uitio  alcun 
mflro  operare  non  interuenendoui  alcuna  uera  elettione .  HOr  perche  a  cjuefia  o^nialtra  fi 
raccogha  Moflra,  che  ancora  che  ognialtra  mglia,  la^ual  nfca  in  noi  da  poi  in  più  perfitta  età, 
fi  raccolga  O'unifca  a  cjuefla  prima  ,  Onde  poffiamoe  meritar  e  demeritare ,  che  hahhiamo 
JNnata ,  ciò  ^,  Connaturale  in  noi  l  A  uirtu  che  conftglia,  E  ijutfta  è'  la  ragione ,  laaual  de 
tener  LA  foglia  ,  do  e-,  il  primo  e  principal  grado  DE  ìajfenfo,  Del  libero  arbitrio,  dalfcni 
tir ,  0  non  affentire  a  tali  appetibili  e  uoglie,  E  jueflo  dice  efer  il  principio,  onde  fi  prende  carni 
nemnoidi  meritar,  obene,  ornale,  fecondo  che  Unimo  noftro  Accoglie  e  uiglia,niceue  ecuS 
ftodfie  buoni ,  0  rei  amori.  Diremo  adunque ,  che  fe  ben  lanima  non  uu  con  altro  piede,  che 
con  cjuel  del  fcnfo,  che  le  porge  di  fiiOri ,  e  che  da  lui  lifia  offifrto  e  rapprefentato  amore  di  qual 
[erte  fiuoghacheperejfer  tn  lei  la  ragione  ^mediante  lacuale  ella  fuo  difcerner  il  buono  dal 
reo,  Edi  libero  arbitrio  da  poter  elegger  qual  de  due  le  piace  più,  che  eleggendo  il  buono 
merita ,  e  demerita  eleggendo  il  reo  e  mah  amore . 


Color  j  che  ragionando  andaro  alfiindo^ 
Saccorfir  d\Ha  innata  liberiate  t 
Vero  moralità  ìafciaro  al  mondo  ^ 

Onde  pogniam  che  di  nec(j]ìtate 
Surga  ogni  americhe  dentro  a  uoi  faccende  ^ 
Di  ritenerlo  e  in  uoi  la  pot^Hjte  ♦ 

La  nobile  uirtu  Beatrice  intende 
Ter  lo  libero  arbitrio  :  e  pero  guarda 
Che  Ihabbi  a  mente  ^Jé  a  parlar  {imprende^ 


Seguitando  Virgilio  il  lafjcto  propofito 
dice,  che  quelli  antichi  ^ilofcfi  ,iquali 
R  Agionando ,  ciò  ^,  Con  ragione  effii 
minando ,  Abidaro  al  findo.  Si  profini 
daron  tanto  in  quella,  che  ficcorfcro  DE 
fia  innata  libertate.  Di  queflo  mflro  coni 
naturai  libero  arbitrio,  PEro  lafciaro  al 
mondo  moralità,  Vero  firifpro,  CiT  ordii 
naro  al  mondo  coflurt^i  e  leggi  ^er  il  buoi 
no  er  honeflo  uiuere ,  a  ciò  che  Ihuoma 
confcefp  il  bene, e  di  quello  fiiceffi  elettio^ 


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Postillati  16 


^in  «o/Fv. f o.<^.    numer  o,  e  l.fa^rk  ''f^l^r^:^^^^^^^^^^^  ,rUmo,  lo  mmn. 
•    M  Tìdnff  Beatrice^  ciò  e^y  la  [aera  thfob^uty  uolftido  fffnmrr  ut 

/^S  «i^Xr  "l-^-^'  -  '»""'  '  * 

,  Vuol  Mare,  eh  mrrf<'><"^'J 

U  luna  qu4  <«  «f^"  ^  nottf,  <■  eh  U  Ium,  in  <iu,h  hmiftf 

facea  U  Sìeìle  a  noi  p<«rer  più  tait  y,,  f,  Uu»M,<^in  eh  f-^no  fUx  fra 

fatta ,  com'urt  {(celione ,  che  tutto  arda  t  ,^,„ji^  y  ir^ilio  affduù  i  Mh  M'I'of 

E  corre,  contrai  del  per  quelle  fìradc,  li  U  lui  ^m/J iae.u.  ,  m  fneh  ].n 

rra  U/Corj;  .1  ueie,quando  cade.  JJ- ^  J..  0. 
E  quell'ombra  gentil  ;  per  cut  ji  noma  .^^^^    ^.^^j-^^^  /.j„j;,„9 

Vietola  f  iu ,  che  uitta  Mamouana  ;  ^^^^^^  j.-  ^       affé ,  e  |m  ("<" 

DfZ  mio  Mrwr  depojlo  hauea  U  [orna ,  ,^  /^„^        e«  r^n  <<'  "cor* 

<?«r,  eh  non  li  r.eceiuf  Ahuna  uoltu  ftr 
UQUjình.  E^u^ìoUlunAai!ruomh.ftrouaf,nrr.inorrof.,m^ 
,    leLnh  ,1  fcle  ua  [etto  ,n  oeeii^n,.,  U  hn^ur^r  in  ori^nu ,  Co.fi^mo  ^^''^^^^l 
U  ,  ete  i^utm     /        ;  f^W^moiW  <l>f Mtrpho  eh  in  lutto  u<nne 

e'Xr  lutto  V infimo .  p4^r  pr  lo  e,nm  i>  U  Urr.  a  Ullro  hnnsfno  ,  loue  ir.uo  #r 
r:<t%;£.  slroK^eonfunoin  I^Hr^UflMU  un.  ^ 
tfw/  \,Jer  eohauio  eon  CMne  ,  ,  iXeenhr  Mito  M  m»rf,  eh  fcno  trf  .     Vn«.(0  con, 

cuJo  Li'  uieino  a  U  trf  in  #r  prim  iomfnh  da  lucufrrffc  »  U        l'I  ^"T  'r  ' 

ehiarM  M  ,  eh  il  fcfr'  hUi'^o  ufiulo  ,  Ou,  hcenio  eh  U  lun,  mioua  a  Uu.rje  * 
fco  n.uL  io ,  eome  gl.inM^él,^uriulo  ./^-Zg jf;- 
«  Più  J,  fci  hr,  inani  al  (igu,nte  ii ,  eh     nofìr,  hmi.flno  huea  aé  effer  tl  pmr^p  o 
^IIZ  ....  .1..^ tritivi,  huia  la  finire  ilauinlo  ii  naiurak  ,  eh  la  luna  na  f}>  a  n 


hf,u.niuaaUu-r.e,uaftarn.Z.noU,,fnehloplo{fofric^^^^^^^^ 
iiJ,arioacc,lìaniof,ai.!rcfcU,eorn,n.latrudenUem^^^^^^ 

a%uayfe\ueh  eh  f  «  imf orlare,  efftnio  ne  lec,uimo  ein,,ueWe  efuaf,  la  nMa  ix  ejueUa. 
VAcela  le  fteSe  a  L  farer  fiu  raie ,  ^ereh  lo^ieua  col  fuo  magpore ,  il  minor  lumej, 
Snan  fané  i.  aueh .  e  ffetialme„ie  ie  le  fiu  frof:n,,ue  e  minori  .    FA»,  come  un  feceh  one 
\frJigUa  la  La ,  Jnio  e  un  peo  [cerna,  come  era  aHhora  ,  e  eh  furge  xn  onenle  ,  ai  un 
f!LioÌeharJa%hmeiianfeigr.ir,uafori  ^^''/'^'''^''^.^"'Jt 
Lo  ira  effa  e glioeehi  n.flri ,  ne  la  finno  farer  maggiore  e  Ma  ix  ejuanio  f»'  ^  "/ ^ 
Luetueai/  tcorreua  centra  il  eieh,  HaUiamo  in  altro        ^'«^ '/''' V?  S  « 
ri  .fire .  o  uogliamote  dir  cieli ,  hanno  eiafcuno  iut  trineifali  moti ,  uno  ia  oeexhnu  xn  onen* 


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Postillati  16 


pvRGi^roRro 

ìe  ,  f  ijUffto  e-  motOfYOfrhy  i^ual  ha  ciafc^m  ia  Ufua  inieUigeniU  ,  Ultra  U  ùyifftfe  in  occif 
iente^il^jualè^moto  ratio,  che  Io  hanno  dalafèr^J^l  ^rimo  mottlf ,  U  luna  adunane . 


ben  che  non  finito ,  /^y^r^  op;)o/?//o/!r ,  po/eua  eferft  accoftata  al  fcU  c^uafi  lo  fhatio  di  due  fc^, 
gm,(fr  ejpr  uicina  al  fine  de  lo  fcorfione  ,  E  cjuando  il  [de  è-  in  cjueft:^  frgno/e  che  nel  noflro 
hemisfirio  cade  in  occidente^  chi  e"  a  Roma,  e  guarda  tralifcla  di  Corfica,  e  quella  ii  Sardionet 
che  le  fono  occidentali,  lo  uede  cadere ,  Correua  adunque  la  luna  cantra  il  cielo  fer  (jueUe  firai 
die  del  Zodiaco,  che  occujfa  il  figno  de  lo  fcorfione,  le^juali  ftrade  fono  infiammate  dal  fcle  aHhora, 
che  ijufOo  che  è  a  Roma,  lo  uede  tra  luna  e  laltra  di  <juefie  due  ifcle  (Quando cade  in  occidente , 
E  (iuel  omhya  gentil,  Yietola  e  hoggi  il  nome  de  la  uiRa  ,  che  da gliantichi  fii  ietta  Andes,  oue 
in  Manfouana  naccjue  Virg,  il^ual  haueua  defonuto  la  foma  del  caricar  di  Dante,  hauendo  Jàtifi 
fktio  pienamente  ai  ognifuo  duhhio,di  cheglihauea  dato  carico,E  dal  fefo  de  quali  duhhi,U  fua  mtn 
te,  inan^  al  depner  di  tal  carico  e  foma,  era  fiata  aggrauata  » 


Ver  chh ,  che  la  ragione  aderta  e  piana 
Scura  le  mici  quiflioni  hauea  ricolta  y 
Staua)  comhuom^che  fonnolento  uana^ 

M(j  quefla  fonnoientia  mi  fi^  tolta 
Subitamente  da  gente -,  che  dopo 
Le  nofìre  Jpatle  a  noi  era  già  uoha  ♦ 

E  qual  if meno  già  uide  ^  Afopo 
Lungo  di  fe  di  nette  furia  e  calca  j 
Vur  che  i  Thehan  di  ?>acco  haueffcr  huopo 

Tale  per  quel  giron  fuo  pafjh  fiilca, 
Ver  quel  chio  uidi  di  color  uenendo  j 
Cui  buon  uoler  c  giuffo  atnor  caualca^ 


Hauenio  Dante  infefc  a  f  ieno  da  Virt 
gilio  ogni  ragione  ejfoftali  fcfya  de  fuoi 
iuhhi ,  fi  fiaua  figro  e  lento  a  fmilifu^ 
dine  di  chi  effindo  offre/fo    fcnno  VA'p 
ria,  ciò  è ,  Venfd  a  cofi  uane.  Onde  dif 
Trota  laccidia  ,  de  lacuale  fu  (juefi^  gii 
rone  fi  douea  furgare  ,  M<r  c^uefia  tal 
fonnoientia  dice  fjfcrli  fiata  fuhitament 
te  tolta  da  anime  ,  che  fu  fer  (jnella  cori 
nice  girauano  il  mente ,  e  già  Ihaueana 
tanto  girato  ,  che  erano  dietro  a  le  ffali 
le  loro ,  E  fer  dimofirare  con  juanta  uti 
locifa  frocedeano  ,  e  la  gran  moltitudii 
ne  che  erano  ,  le  affcmiglia  a  cjuei  The^ 
lani ,  i(juali  fecondo  che  fcriue  Statio^ 
ne  fdcrifici  di  Bacco ,  {Quando  haueano 


^    i-rr  ì        ,f  ^     n  '  correuano  di  notte  in 

gran  ifftmo  numero  lungo  ^fmeno  CT  Affo  fiumi  di  Beotiacon  ficede  accefr  iridando  fin 
te  e  chiamando  Bacco  fer  molti  e  dtuerfi  fuoi  nomi ,  Onde  dice ,  (^sj^l  ifmen,  eiT  ACcpouii 
ie  padi  none  fi.ria  e  calca  LVngo  ,  ciò  ^  Vrrffc  di  fe  ,fur  che  i  TheUi  H  Aueffer  huott>, 
mueffero  hfgnodi  ^^cco    T  ^e,,,,  ^  f^^^^  ^^^^  ^  T.Alca,cà, 

Auanla  t7  accrefce  uenendo,  fuo  f  affo  di  loro  .  Falcare  fi  ^  il  contrario  di  dtfihare,  che  fiorii 
fica  detrarre,  efminuir  de  la  fcmma ,  Onde  diciamo.  Di  cjuefia  fcmma  fine  ha  a  d:^lcarlan, 
to,  P;^/^^(-.cf.W^,  .IfenfierJe  lan  dar  molto  dif^lcJ ,  Adlncjue,fi  come  il  fJffZZ 
dar  di  cofiut  era  dtfilcato  dal  f  enferò  chauea  derrar  il  camino,  Co/?  ,7  fiff  éi  JfìanZe  eré 

h  Ti  V    Tl  l  ^7"'^"'  ^'^^T  '  "-^^^^  ^'^''"^'  ^^  WV^^  Ziol 

fio  de  laccidia ,  effindo  la  celerità  contraria  a  la  tardità  ufita  da  Uccidiofof  iaro  e  lento  doLdoCt 
kn  contrario  m  laltrofuo  mfrario furgare ,  ^  '  douendojt 

Coloro  ^yo« 


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Postillati  16 


CANTO    XVIII*          ,  ,     ,  ,  f 

T.f?o  flrfcur^noì^.pnche  correndo  cojìora  fi^m  foflo  fcfra  /oro,fm^. 


Si  mouea  tutta  quella  turba  magnai 
E  due  dinanv  grìdauan  piangendo  5 

mrìa  con  frena  corfe  a  la  mcntagna  t 
E  Cefare  per  foggJogir  Merda 
Tunje  Uarfilia-,  e  po/  torfi  in  Bìjfagna, 

"Ratto  ratto  3  chel  re^/po  non  fi  perda 
Per  poco  amor  j  gridauan  gMtri  ap^rejfo  $ 
Che  Jludio  d'i  ben  far  gratta  r'muerda  ♦ 


ftmoueano  ce'neYKfntf  correndo  dal  lato 
de  la  roccia,  laijual  era  fcfra  di  loro,  che 
frano  da  la^arte  di  fuori  de  la  cornue  al 
fcmmo  de  la  fcala,  jfcr  lacuale  ueranofcli'^ 
ti,  E  due  di  jufBe  anime  andauano  man 
':^alaliYe  pa)igendo^  de  fgmf^a  cQfi^, 
fritione  e  jfrniimerìto,  e  gridavano  ricori 
dando  efjtmfi  di  celerità  conirail  uitio 
dfljualftfurgauano,  a  ciò  che  da  lalirf, 
deUfcguin(^no  filJcYo  mitafe ,  cndffiu 
fojh  fi  uenilPro  a  purgare,  liil  frin^o  effcmjfio  era  M^ria  y  ng,  ^u^rJ  0  con  frrmacei 

lerita,  paffando  i  mctfdi  Gt,dea,fi  f{.ggì  in  Egitto  fortandonefco  Gieju  cf,n/?o,  che  a  Urrode 
^ra  cercato  terocciderlo,come  fcriue  Luca  al  fecondo  •  Laltro  ejfimjfio  h  celerità  e^^uello  h  Ciu^. 
Ho  Cef.  lìmle,  fci  chehhe  rotto  Fomffio  in  Theffcglia,  efi<  fornaio  a  J(oma,  fafso  com  jmue 
lucano  nìlter^  e  nel  cfu^rto,  in  Iroufrl^,  df ff ugnar W.ay[\ia,rr.a  Monoyi  fo, 
terfi  cofi  (ofto  fire,  vn  lafcio  Bruto  a  Ljfcdio,  CT  e^li  con  ceUrifa grc^ndif^^rra,  fcf^o  in  VAjj<--gr.a, 
doue  e  Mno  llerda  cii^,e  ruffe  Affranto  e  Tetreio,  c\e  con  uMo  ejj.  rciio  Ton-.feiar.ojc ghera, 
nooffk.  KAtfor^tfo,  chel  temfonon  fi  feréa,^!^  le  cltre  anime  da  glielj.n^fi  dicflnif^t 
ricordati  da  cuefle  due,  che  aniauaro  iriar:'^  moftra,  che  ffrorauano  luna  laltra  gridando  tuiie, 
R  Arto  rrftfo,  a3^,  Toftc  tofìocUl  imfonon  fqtrda  fer  foco  amore,  noneffcndo  ^''f^f^^^^^^ 
che  mancamento  di  canta,  CHe grafia  rinuerda,  A  no  c\e  gratia  diuma  rmuovi  e  rinfrejchi  liu-i 
dio  di  hen  f^r  in  noi,  e  chefiu  iofto  fo/fmm.o  furgarci,  com,e  uuol  inferire,  fenhe  Lmme  Turi 
gafOYXO  da  loro  fffffe  e  fcn'^  il  Bmo  aiuto  moffc  da  fua.  fcmmft  liltr alita  e  grafia,  0  da  giui 
fli  freghi  h  morteli ,  nuHa  foffano  meritare  » 


O  gente  tn  cui  ftruore  acuto  adeffo 
B^icompie  forfè  negVgentia  e  indugio 
Va  uoi  per  tepjde\7^a  in  ben  far  meffo  j 
Quefìi  ;  che  uiuc  (e  certo  non  ut  bugio) 
Vuol  andar  fu  ^  pur  chcì  fol  ne  riluca  t 
Vero  ne  dite ,  ond'è  preffo  il  pertugio  ♦ 
parole  faro n  quefle  del  mio  ducat 
Et  un  di  quelli fpirti  diffc  ',Viem 
Piretro  a  noi  5  che  trouerai  la  buca  ♦ 
^3oi  fam  di  ucgUa  a  mouerci  fi  pieni  ; 
Cfce  reHtir  non  potem  :  però  perdona  j 
Se  uiUanta  noflra  giuflitia  tieni  » 
Io  fui  abbate  in  San  Zeno  a  Verona 
Sotto  Imperio  del  buon  Barbare ffa  ; 
D/  cui  dolente  anchor  Uilan  raglmat 
E  tal  ha  già  lun  pie  dentro  la  fòffa  j 
Che  tojlo  piangerà  quel  monifìeroj 
E  trìflo  fia  dhauerui  hauuta  po[fà  j 


Virg.  farla  a  (jurfi ffiriti  e  dice,0  Cen 
te  in  cuifiruore  a.uto  ricomfie  fvrfe  aèef 
fc,  ciò  ^,  O  anime  ne  lecjuali  arante  co. 
rifa  ri^ora  fvrfc  hora  regligentia  ini 
dugio  meffc  da  U2i  fer  tefUeT^^  inhtnfk 
re,  (^fjìi,cio  è'.  Dante  che  uiue  (E  cey 
(0  non  ui  hugio)  (  E  ueram^enie  non  ut 
dico  hugia)  "^uolaniar  fuVVrchel  fol 
ne  riluca,  Konf:ìtenkfi  fcn'^  la  luce  del 
fcl  fc^lire,  E  jueh  che  moralmente pgnii 
fichi ,  Ihattiamo  già  in  fiu  altri  luoghi 
detto.  Vero  ne  dite,  OUiel  fertugio.  Da 
ùual  mano  lo  fretto  calle  fer  locual  fi  fcl  e 
efiufreffo.  diffonde  uno  di  (juelli ff  i 
yitiy  chegli  uaia  dietro  a  loro  che  lo  troue 
ra  .  NOi  pam  di  uogha,  Seguita  ^ue^ 
fio  ffiritQ  dicendo,  che  effi  fcno  fi  fieni  di 
luon  uolere  al  uthctmente  mouerfij  che 
nonfpffanoffrmarafarlarfcOy  e  fero 
de  dehhalor  ferhnare  ,fgli  liene  e  rei 
A  F  iti 


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Postillati  16 


rir^t.  PVRGATORJO 

Ferche  [m  figlio  mal  del  corpo  intero ,  futa  uiHania  la /lu/ìifia  Im,  U^iualaiu 

E  de  la  mente  peggio ,  e  che  mal  nacc^iit ,  fìuia  uuole,  che  rr^eiiante  la  cderitafri-. 
Ha  pHo  in  luogo  di  fuo  paTtor  uero  ♦  ft^rino  lufata  hr  figrit  a  e  tardità,  ikhe 

h  non  fo  Je  più  dijfe ,  o  /e;  fi  acque  J  ^  ^^^^"^^     r^orar  con  Mente  et 

Tanto  era  già  di  la  da  noi  trafcorCo  *  ^'f^'^^^f^'^^  ^worr  hauuto  a  Dù 

Ua  queHo  intefi  ^  c  ritener  mi  piacque .        ^  '^^'fZ'  '   ^^^^  ^^A^' 

^    ^  l^^"^^^         Smaniato  Don  Allerto, 

^^^^^  àoUimi  coftumi  al  temta  <Jì  Federi 
gHrmo  Jmferahre  cognominato  BarUroffa  lai  color  di  quella,  il^ual  manio  Milano  ai  ultimi 
y^ina,  E  cjuafi  a  tutta  Italia  fi  fentire  de  le  fue  inaudite  crudeltà.  ETal  haaiaMt  Ihuomo 
hauergia  un  pie  dentro  a  la  fijfa,  cjuanio  fer  decrepita  dehole^l^,  o  infirmita,ft  uede  ffUr  uici^ 
no  a  la  morte,  InUndendo  d'Alberto  de  la  Scala  ftgnor  di  "Verona,  huomo  Mora,  come  finche 
mito  antico,  llcjual  di  propria  autorità,  fice  ahhate  di  San  Zeno  un  fuo  naturai  figliuolo  ,  Onde 
dice,  che  naccjue  male,  E  perche  fii  defirme  ftroppiafo,  e  di  fejfimi  coftumi,  che  era  mal  intera 
del  corpo  e  peggio  delamente  .  Adu^ue  Alberto,iljual  era  uicino  a  la  morte,  piangerà  tofto  ciuef 
fio  monaftero,  E  pefiraffi  VAuerui  hauuto  foffa,  Dauerui  hauuto  autorità  e  potere,  Perche, fc  au'o 
rita  no  uhaue/fe  hauuto, no  farebbe  caduto  in  ({uello  errore, del(jual  hfcgnaua  che  da  la  diuinam 
Jtifia  ne  fiffefumto .  IO  no  fife  fiu  dife.  Era  V  Abbate, dice  do  (juffi'e  parole  ,tdto  fcorfo  inaiiZi 
ihe  Dante,  per  no  poterlo  fiu  udire,nonfdfi  oltre  di  juefto  dfe  piu,ofe  pfe  filentio  al  fiio  dire,' 

E  quei,  che  mera  ad  ogni  huopo  foccorjoy  fofio  due  di  (juefte  anime  anlar  inanf 

Diffe  ;  Volgiti  qua  j  uedine  due  '5  ^^^-^r^f^^^^  <//  celerità  e  damof 
A  laccidia  uenir  dando  di  morfo ,  ^        ^^^^^^  douejfiro  imitare . 

D't  retro  a  tutti  dicean  ;  Vrima  fiie  "'^'^    P^^'  '^^^  ^'^^'^  ^^^"^  ^^'f^o  rif 

Morta  la  ^ente ,  a  cui  il  mar  fapcrfi  t  cordando  effèmpi  daaidia,  a  do  Se  laU 

Che  uedeffi  Giordan  Iherede  fuex  tre  douejfiro  ffauentare  ,  e  confi ^^^^^^^^^ 

-       ft     1    7  ce  ri-  r  mente  fu  mrla,  l  uno  e- e]  uello  del  tof 

E  quella che  lananno  non  merfe  jr  /     2  r  i    •  / 

r  •       7    r     -^ici-    v:      r  f^^^  Jfraehte  alauale ,  come  fi  leaoe  nel 

a  la  fine  col  figlio  d  Anchfe;  e,,^^,/  xiii/.  fer  diurno  miracohfipet 

Se  fiejfa  a  una  fin^  gloria  ojferfi  ,  /?/  ^^lare,  <juando  fitto  la  guida  di  Moife 

fifi^gg^  d'Egitto,  e  data  graue  feruifu 
iiVaraone,  E  (luefla  hla  gente,  lajual  fu  morta  prima,  chel  fiume  Giordano,  intefi  dal  poeta 
fer  la  terra  di fromiffione  e  di  Giudea  per  lajual  corre,  VEdeffi  Iherede fi{},  VeJeJfe  effe  fofofo, 
(he  douea  di  tal  terra  ejpr  herede,  hauendola  fromeffa  Dio  ad  Abraam  per  lo  fito  fime,  ilqual  dif 
fe  che  multiplicherebbe,  come  lefìetle  del  cielo,  e  la  rena  del  mare.  Ma  non  U  uolìe  per  lijioi  fec^ 
(ati,  daracjuepi,  icjuali  tenne  ejuaranta  anni  nel  deferto,  come  è  firitto  al  xiìij,  de  numeri  ^ 
Diedelapoi  a  qutUi  che  difcefero  da  loro,  e  cjuando  (juffti  fiiron  morti,  E  cofi  (juffia  gente  morì 
frima\  che  Giordano  uedeffe  il  fuo  herede  .  Lac^ual  gente  pi  fcfra  dogniaìtra  accidiofa  Z7  ini 
grata ueyfi  Dio,  Verche fenl^ uolerfi  in  alcuna  opera  ejfircitare,af^eUaua  deffir  proueJuta  da 
lui,  come  fu  fafcendola  (Quaranta  anni  de  la  manntc ,  che  da  cielo  fiiceua  fiouere  ,  ne  mamaua^ 
no  le  mormorarmi  ogni  uolta  che  non  haueano  tutte  ^ueEe  cofe  che  dtfiderauano  ribellandofe  da 
lui  e  da  Moife  fuo  duca  e  f  recettore,  con  fabbricar  idoli  effcrtar  il  /'op/o  a  fìr  loro  il  culto  » 
Laltro  ejfimfio  è-  f^ello  de  la  gente  che  feguito  Enea  figliuolo  d' Amhife  dopo  la  ruina  di  Troia, 
e  che  non  fcjfi^'fifio  laffrinno  del  nauigare  fin  a  la  fine,  iljual,  fecondo  che  i  fitti  Mf^oneuano, 
iouea  efpr  in  Italia,  Ma  offirfe  fe  ftefia  a  ulta  fen^ghria  ,  Perche  ,  ff.ondo  Virgilio  nel  V. 
\na parte  di  jueUnrincrffcendole  lani^rfiu  errando  per  lo  mare  ,fen^  ftim^r  akuna glorici. 


CANTO  xvrif. 

tfimdjt  contendo  ii  rmaney  in  Sicilia  m  Acffte ,  r  cjufjii  fÙYOn  H      ^cciJtoft,  lenti. 


f  i^Yi  cUuejfe  Ened  nel  fuo  [aytir  éa  Troia  menato  feco 


Mofira,  che  aUonfanafe  (Juffte  anime  fan 
(0  <Jìa  /oro,  che  j^iu  non  lejfotfuano  ueàei 
re  ^ftmifenuouo  fenfurin  luiydelijual 
ne  n<tc(^ueYO  diuerfie  fiu  altri  y  E  cU' 
tanto  avio  uaganh  duno  in  altro,  che 
ricofeyfee  ferro  pitocchi  PEr  uaghe^"^, 
Veyche  era  u:tgo  e  dilettuuaft  in  tal  uaneg 
giare  ,  corne  ijuanio  amene  che  ficciaf 
mo  alcuno  capello  in  aere,  eh  uoknfieri 
Piarne  n  tal  uano  ^  inutile  iifcorfc ,  Et  akrmentanhfurafrrMt'o  il  fenfmento  in  fc^no,  che 
tuUi  Ceno  termini  accidioft,  i<iuali ,  perche  era  ii  notte  ,  .  fen^.  il  Ime  del  fcle  nonpteano  prò; 
ceder  al  uia^oio  loro  ,  ueniuano  ad  hauer  fiu  fir^a  in  lui ,  Et  e^  cfa  certa,  che  cjuando  jta^. 
mo  Priuati  del  lume  de  la  diuina  gratia  ,  po  tanto  in  noi  ogni  fiUace  e  uan  jfenftero ,  che  ffef; 
[è  uolte  lanimo  fi  uien  ancor  adorwentar  e7  a  ferder  in  <jueEi  fin  a  tanto,  che  da  tal  grada 
fiami  defti ,  e  che  ne  illumina  la  mente  facendone  conofcer  U  uerm . 


Poi  quinio  fur  da  noi  tanto  dìuife 
Qucllomhre ,  che  ueder  p/«  non  poterfi  5 
ì^uouo  j^enjter  dentro  da  me  fi  mife  ; 

Velqual  ^iu  altri  nacquero  e  diuerfi  : 
E  tanto  duno  in  altro  imeggtai  t 
Che  gliocchi  fer  uaghe'^a  ncoferfi^ 

EI  fenfamento  in  fogno  trafmutcù  • 


CANTO  XIX 


Ne  lhora,che  non  può  il  color  diurno 
Intef  idar  p/u  il  jreddo  de  la  luna 
Vinto  da  terra  ,  0  taìhor  da  Saturno  5 

duan  lo  i  Gcomantì  lor  maggior  jirtuna 
Veggon  in  oriente  inanv  a  lalha 
Surger  per  uia  ;  che  poco  le  (la  bruna  ; 

Mi  ucnne  in  fogno  una  ftmina  halba 
Ne  gliocchi  guercia ,  e  fura  i  pie  difforta  ; 
Con  le  man  monche  y  e  di  colore  [cialba, 

lo  la  miraua  t  e  come  il  fol  conforta 
Le  fredde  membra,  che  la  notte  aggraua^^ 
Co/i  lo  f guardo  mio  le  ficea  fona 

U  lingua  ;  e  pofcia  tutta  la  dri\7iaua 
In  poco  d'horat^e  lo  fmarrito  uolto  j 
Comamor  uuolycofi  lo  coloraua^ 


Jl  foet^  nel  f  repente  canto  dopo  la  ììfcrìU 
iione  de  Ihora  matutiìia,  nelaijual,  dori 
mendo ,  finge  ejfirli  uenuto  certa  uifm 
ne,  iimofira  la  fùa  filiiafùl  quinto  giro'^ 
ne,oue  finge  di  trouar  Pafa  Adriano 
quarto ,  dalijual  intende  le  conditioni  di 
quel  luogo  ,  e  come  c^uiui  fi  purga  il  fec'. 
cato  de  lauarifia ,  ^  Ne  Ihora, 
che  non  jfuo  il  cahr  diurno  ,  thora  ne  lat 
quale  il  calore  del  di,  ciò  e^,  del  fide,  no 
fuo  fiu  infefiiiril  freddo  de  la  luna,  fi 
è  Ihra  uicìna  a  lalla.  Perche  il  calore 
del  di  non  è'  altro,  che  reflettione  de  ragi 
gi  del  fcle  da  la  terra  fu  in  aere,  Mrf  f  «r* 
tito  il  fcle,  e  uenuia  la  noUe,  il  calore  del 
ii  comincia  a  diminuire,  e  maffimameni 
iejfer  il  refitffc  de  raggi  delfcle,che  fcem 


de  giù  da  la  luna,  ilcjual  e  freddo,  fi  coi 
me  ìa  terra  in  fu  r  caldo  ,  E  perche  tal  freììo  non  fuo  cofUimJr^  ^i^cer  il  calore  rimafo 
in  aere  de!  di,  uien  da  (juefto  calore  per  lungo  ffatio  ad  effer  intef  ìdito  ,  Ma  quanto  la  notte  ua  più 
inan'^,  tanto  uien  fcmfre  più  a  perder  del  fio  uigore  talrnente,  i  he  fu  Ihora  matutina  ,  lacjual  e' 
un  foco  inanimi  a  lalia,  uien  ad  effer  del  tutto,  odingran  parte  jfento,  e  cofi  non  può  più  il  fredda 
de  la  luna  intefidire,  maffmamente  efpndo  queflo  aitato  da  terra,  laqual  è  di  natura  fredde^,  E 
Talhor  da  Saturno,  Perche  quando  q^efio pianeta  predomina  fpra  de  la  terra  ,  fer  ffJ.rfrrAlmen 
f  e  freddo  ,  è'  mn  foco  da  lui  aitato .    qvando  i  Qtomanti ,  "Defriue  quefla  medefma  hra  m 

AF  'iiii 


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Postillati  16 


f t  1/  ;«  £  Z  7r  ^'">'»'».''^'"f 'f "V'/'P.  cr  Ufi..  i.U^U  ,  u  Jhora 

^JJ^^  ^^^^  ff^^yi,     tprjci  cominciati  ai  i^f^^^^                               ^.  /  . 

in^n:el.t.l^^e  l.nne^  d  Mora  era  colfcL .  Ili  '  IT  fi 
ì^ift^  L  figura,  chrrenJefMja  c,uAa  delr.JjS^^^ 

difiui  che  figgono    Queft.  Mfer  lafilf^,  defiuiua  .fin  f/fittapiicitk,  chM  t  Z 

Uff.  loUmira,a,Wicftya  che  delr, arte  fdefimimmkr,^^  fimina  ,ter  uirtu  deh 
fguarà^  il  lux  ^uenu0  c^mefuA  auenir  di  elvelle  dtglUnirr.ali.fer  mtu  de  ra^ai  del  fcle, quandi 
iialfre  lh  Je  la  notte  fono  aggrauate,  e  che  dal  calor  cjuellt  uengon  ad  effer  rictn%taL  Onde  di, 
ce,  Coft  loPl.ardo  mn  LE  f^cea [corta,  eh  ^,  le  ficeua  frejia  e  pronta  la  hngua  aharlare,  E  p, 
fci^  tn  poco  ihora  la  dm^^ua  tuUa,  e  coft  colorala  h  fmarrito  uolto  COme  amr  utile  Come  ri, 
cerca  Umoresche  Imomomeae  in  quejìt  fi^lfi  e  no  uen  heni  e  piacer  terreni.  Perche  quel  no  fmi 
P^^fofcnoncheauengachenelf^^^^^ 

m  molto  dfltmnoltmen^^^^^  in  quelli,  fe  ne  uien  a  poco  a  poco  a  dilettare.e  diUftàd  itiaf 
ma,  et  amdo  li  deftra,  fi  che  di  dffirm, inutili  e  m  che  lifaremio, li  giudica  heUi^utiU  e  bLi . 


Po;  cheUa  hauect  il  fctrlar  cofi  difdolto  j 
Cominciaua  a  cantar  fi ,  che  con  pena 
ria  lei  hmci  mio  intento  riuolto  ^ 

lo  fon  ,  cantaua,  io  fin  dolce  Sirena  ^ 
Che  i  marinari  in  me*^l  mar  dijma^c  ^ 
Tanto  fon  di  piacer  a  fentir  piena\ 

lo  uolfi  VÌiffe  del  fuo  camin  uago 
Al  canto  mio  t  e  qual  meco  faufa  j 
V^ado  fin  parte  t  ft  tutto  lappago  * 

Anchor  non  era  fua  bocca  richiufà^ 
Quando  una  donna  parue  fànta  e  prefla 
Lunghejfo  me ,  per  fnr  coki  confufi  ^ 

O  Virgilio  Virgilio  chi  e  quefìa 
Fieramente  dicea  :  &  ei  ucniua 
Con  gliocchi  fitti  pur  in  quella  honefia  t 

Laìtra  prcndeua  j  e  dinan\i  lapriua 
fendendo  i  drappi  *j  e  mofirauami  il  uentre 
Cluel  mi  fue^jo  col  pu\7jOjche  nufcìua^ 


Voi  (he  alfenfa  fiicciano  (juffìe  ferrerìe  e 
uane  dolce^^  ,  /?  ne  comincia  tanto  a  dk 
Iettare  y  che  difficilmente  rimoueria  •  d<t 
quelle  la  fua  ini  emione  ,  che  ha  iifcgun 
tarle  .  Io  fin  cantaua,  l  peti  finpno,. 
che  lefirene  hahitajferO  in  Sicilia  fipra  di 
certi  fcogli  al lito  del  mare,  e  che  attraefjl 
ro  col  foaue  e  dolce  canto  i  namganfi  che 
pafjauano.  Onde  dice,  che  i  nauiganti  in 
yne^l  mar  Dfmago,  do  è',  Dijferdo  er 
ifmarrifco  del  camin  hro^  Tanto  fin  piena 
difiacerafentire .  Qu.ej(e,moralmetf  in 
tefcYO  ferleuoluUa  e  dolce:^  terrene,  lei 
(juali  tirano  afe,  e  legano  tanto  glianimi 
humani,  the  labro  non ftpoffino  lileuf 
re ,  tanto  fin  piene  di  uanoe  fiigace  pia$ 
cer  a  fentire  .  Io  trafft  v lif['c,  Dr.r  iha-i 
uer  fitto  juelh  che  iiolle,fccoyiJio  che  fini 
gono,  ma  non  hpote-  f^ire  ,peYche  dica4 
tìo,che  Wlilfe  douendì  p/ffar  per  quei 


mari  y  per  non  icJir'e  ft  turo,  come  prudente,  le  orecchia  .  E  C^i^l  meco  fouf?,  E  (jual  in  quei 
fie  faìi  terrene  do\eZ/<i  fa  hahùo  ,  R  Aro  fen  parte,  Ferch  Jr/o  Ihùlito  fuUo  in  quelle  ,  molti 
diffidi  cofa^il  poterjcne  ritrarre,  Sllappago,  Tanfo  h  contento  tutto  ,  Verghe  guftata  que^ 
fia  /alfa  e  dannfit  filuita,  lanimo  f  contenta  Ji  fcguir  quella  fila  .  ANchor  non  era  fua  hoci 
ia riihiufi,  AWifcor inn  mera  la tai Aum  j^iacer moffo,  qj^ando una  d^nna ,  Qj<^/?rt  imtni 

deremtì 


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Postillati  16 


CANTO  XIX. 

malTmo  meiimento  ad  ogni  uirtu  ,  E  rifrfnàf  fifr^entf  Virgilio,  cU  Ufft  Dantf  ad  u^t  con 
lei  m  ^,  Rr^ni^    rm  hfc  dtlettarfi  di  fai  uani  r  iamofi  lem  ,  E  V,r|.  ue^. 

rtiua  con  c>ìiouhifìUÌ  furiti  Rutila  homjìa,  ciò  è.  In  rffa  Fi!ofcfia,Jffnhla  ragior.f,  mediantt 
aurUa,  Àftifra  ìmferfittmf  delT^fiilfi  iem,i^u.li,fenhf  alfcn[cfcn^  di  h^on  in  aff^reMo 
li  e  IfHi  AletteuoK  U  ragione  U  limo^ra,  c^uanto  ne  lintrinfuo  e  nel  fine  loro  f  ano  domine^, 
uoli  e  da PiP^ire,  Onde  che  dfcnfo,  conofciuto  la  enormità  di  c^ueìli  Jt  uìen  a  defìare,  ^  a  comW 
fcer  Urnre  Mquaì  era  pma,  Unendoli  f^lfmente  giudicati  huom  e  da  foin  giouare  ,  E  ue^ 
ramente  ,  [c  con  f,n,  e  dritto  occhio  confxleriamo  c^uffìi  tre  uittj,  chefcguono,  ciò  e-,  lauaritia  la  . 
fola,  e  U  lufTuria,  uedremo,  che  di  tuUi  fcno  ifiu  ahomineuoli  e  uituferofr .  Penhe  la  ju^ertia, 
la  inuiìia  e  lira  po/^na  nafcer  da  c^uahhe  generoftta,  E  {accidia  da  tefidezl^  danimo.  Ma  lauaro 
^rricchiCce  fclmente per  impuerìr  aUri.E  comelorrenda  fiera  nat,  a  nocer  a  tuUi  e  gmar  a  nej, 
Cuno.  Mre  efcn^  alcun  rifletto,  douentafiu  famelico  tfT  arraUiato  .  llgdofc  e  nonfclamen, 
te  inLe,  ma  oltre  a  modo  damofc ,  perche  confumato  le  proprie  fuflantie  m  hn  empir  fi  d  uentre, 
cerca,  ciuanto  ^  in  lui,  di  confumar  cjueUe  deglM,  2t  r  di  tanto  più  uile  ^  inutile  del  porco, 
a  auanto  che  in  lui  ogni  ^ofa  ^ gettata  uia,  che  del  porco,  ingraff^ndof!,fe  ne  cauautihta.U  lu]\v  ^ 
rioCo  ^  de'  f«tto  ahmnfuo\e,penhe  hauendo  nel  fuo  difcrdinat,  appetito  perduto  il  urne  de  linteU 
leuo  confumi  ai  un  medefimo  tempo  Ihonore,  le  ftculta,  e  la  uifa  infteme ,  Onde  il  uitio  atani 
iona  prima  lui ,  cheg'i  ahandoni  il  uitio .  Ma  dognuno  di  quefìi  dicemmo  a  pieno  ne  la  precei 
iente  cantica  ,  e  dì  nuella  ne  fuoi  propri  luoghi .  ' 

Io  udlfx  gliocchii  d  huon  Virgilio,  al  mentre 

Voci  tho  meffc  .dìccatfurgi ,  e  uienii 

Trouiam  Uberto  ,pt-r  loqual  tu  entre. 
Su  mi  Unii  ;  e  tutù  cran  già  pieni 

Va  ìdto  di  i  giron  àd  [acro  monte  5 

Ef  anàauam  col  fol  nuouo  a  le  reni<, 
Seguendo  lui  portaua  la  mia  fronte^ 

Come  colui,  che  Iha  di  pinfier  carca, 

Che  fa  ài  [e  un  me^o  arco  di  fonte  5 
Quandio  udi  ^Venite  *j  qui  fi  uarca^ 

Variar  in  modo  jo^ue  e  benigno  5 

Qiual  non  fi  fme  in  quejla  mortai  marca 
Con  Ule  apirte ,  che  parean  di  cigno  , 

Voi/ed  in  fu  colui ,  che  fi  parìonne , 

Tri  due  pareti  dd  duro  macigno* 
MojJ?  le  penne  po/;c  uentiUonnej 

Qii  lugani  affermando  effcr  beati  5 

Che  hauran  di  confolar  Unirne  donne  ^ 


Veflo  e  rauueiutò  il  fcnfc  del  p<o  errore, 
ma  con  dijficulia,  ejpndoftfMO  da  la  vai 
gi2nf  chiamar  al  men  tre  uolte,  tanto  fra 
già  U^Cit:^  prender  da  le  terrene  doLe^.'^, 
e  confortato  da  effi  ragione  al  fcguitarU, 
eT*  a  trouar  laperfa  uia  de  le  fcale,  per 
^ual  egli  foffa  entrare  cfT  andar  fi  a  puri 
gar  de  glialtri  uitij,  fi  lena  fu,  ciò  e',  ft  ri 
mone  da  fai  terrene  dolceTi^c  >  (^'^  F^^'^ 
lhaiieanùf^tiocaggerejperf(guitarla,effcn 
do  giaritiirnatA  in  lui  la  illuminante  gra 
iia  fgnificata  per  la  luce  de  lalio  di,fcni 
^  Ui^uale  n:npoteano proceder  inan"^, 
htarjauano  col  nuouo  fcle  a  le  reni,  Ieri 
ile  effondo  pur  jcmpre,n  fi  girar  il  rr.onfe, 
prOieluiifu  la  defìra,fe  la  fera  inan'^,(tn 
dando  il  fcle  a  monte  ,  firiua  loro,  com.e 
difp, permeai  ncxfo ,  leuandoft  horain 
oriente,  hifcgnaua  che  ftriffi  loro  ale  re 
ni .  SFguenJo  lui  f  orfana  la  mia  fron 
te,  SePult.nìo  Virg.  portaua  la  mia  fronte,  come  colui  che  Iha  carica  di  fenferi,  H^ualfiun  me 
<c  arci  di  ponti  difc,  Terche  ua  piegato  e  chino,  come  fta  ^ueSo,  q\'ani,  n  udì  parUre,  V 
UfiuL,ciol,cxuifipd^^^ 

^,liciuejìamortalu1ra.  ^c^ePomofira  effcrelìafoUgfìo,  d.^u^U  ^ 

Uuxnoé  ciumt,  girane,  lejualieran^TKa  ine  pareti,  ciò  e, Tra  d^f  ff^nle  DE/  dmom^a^rt^t 


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Postillati  16 


p  VR  G  A  r  O  R I o 

•D^/  luto  foglio  iel  m:intf,E  mufnio  Iffennf  ie  Ule,  li  uentiTo  iluifo  rc<tncfhnhli  hfccm  Je 
lacciaia  e  hcfnhaueUo,  che  e^fcrimin  S.  M.«.o  al,,  Brati  cjui lugent aumam  M confcUh.ni 
tur.  Lf  ciudi  parole  nam  amfcUtme  DE  Imme  éonnr,  do  ^  De  ìanime  esentili,  che  di  tal  ui 
tioftpur^auam,  E  f «filo  che  jurjì,  moralmenfefi^mfichi,  Ihuhhimo  ietto  di  fcfta . 


Che  hai ,  che  pur  in  uer  h  terra  guati 
La  guida  mia  incomincio  a  dirmi , 
Poco  ambedue  da  langel  formontati» 

Et  io  5  Con  tanta  fofj>etion  fa  irmi 
ì^oueUa  uifwn  che  a  [e  mi  piega 
Si  j  chio  non  pojjo  dal  penfir  partirmi 

Vedefìiydijfcj  quella  antica  Jlrega; 
Che  fola  Joura  noi  homai  fi  piagne  i 
Vedefìiycome  Ihuom  da  lei  fi  slegai 

Biajliti;e  batti  a  terra  le  calcagne* 
Qliocchi  riuolgi  al  logoro  ;  che  gira 
Lo  rcge  eterno  con  le  rote  magne  ♦ 


Uon  fuo  cofi  tofto,  ne  ft  legiermenfe  il  fcn 
fo  iifartirfi  ia  dileui  e  pUceri  terreni ,  e 
fero  ft  pieo,  pur  a  cjuelli,  ,  uolendcfcne 
fcufar  con  la  rtigiom  in  narrarle  la  uifme 
hauufa,  quella  che  uede  fempre  o^ni  finì 
concetf3,non  affetta,  che  gliela  dica,ma  li 
dimoflrachela  fa  dicendo,  VEdefti  jueUa 
antica  jìrega,  chiama  antica  flrega  tjuef 
fta  fàlfa  filicita  mondana,  perche ,  fi  come 
leftreghe,  che  fecondo  glijciouhifcno  anti 
che  uecchie,  che  fuc ciano  il  fangue  a  pie, 
doli  fànciuUi ,  Cofi  (juefla  anfichiffìma 
mondana  felicitane  fuccia ,  confuma  , 


Pri<lgf  ogni  noftra  fiijìantìa ,  ogni  nofìro 
uigor  e  fvr^  conia  uita  infieme,  CHe  fola  fopra  noi  homai  fi  piagne,  Perche  auefia  fila  li  rimai 
ne  a  purgare,  la^ual  confifie  ne  tre  uiiij,  che  di  fcpra  fono  diflinfi  in  tre  gironi,  ne  auali  tal  uaf 
nafihcita  fi  piange  da  le  anime  che  nifi  purgano  .  \/Edefii,  come  Ihuom  da  lei  fi  slega ,  Veri 
che  hauendohla  ragione fkuo  conofcerlafi^amalifia  findendolei  drappi  e  mofirandoli i! fitido  ueni 
tre,fe  ne  douea  ragioneuofmenteper  fefteffoltterare;z7  hauerìa  in  horrore ,  Onde  dice.  B  Affiti, 
CIO  e  ,  queffo  ti  hajìi  afkr  che  da  lei  tifiioglia,  E  Batti  a  terra  le  caìcagne,  E  da  Id  uelocemente  ti 
diparte  .  QLiocchi  riuolgi  al  laguro.  Vuol  che  rimoua  i  penfteri  da  le  cofc  terrene ,  e  che glialfi 
alfcle,  il<iual  e'  il  logoro,  che  leterno  R  e  de  luniuerfo  con  le  magne  rote  de  deli  gira  fcpra  di  noi 
richiamandone  a  lui ,  come  fk  il  falconiere ,  cjuando  girando  il  logoro ,  richiama  a  fi  il  ftUone, 
che  uaneggian  do  per  aere  ,  fi  domentica  tornar  a  lui,  come  ancora  noi  diletandod  in  juefle  terrei 
ne,  uane  eftuace  dolce^'^,  d fior  diamo  di  ritornar  a  Dio. 

Moffra  Dante  effirfi  moffc  a  figuitar  Viti 
gilio  per  ma  jueda  fijji.ra  de  la  roccia, 
che  fnceua  fcaU  tra  due  pareti  di  (juella- 


Q/d/e  //  falcon  ;  che  prima  a  pie  ft  mira 
Indi  fi  uolge  al  grido  ^  e  ft  protènde 
Ver  lo  difio  del  paflo ,  che  la  il  tira  ; 

Tal  mifèd  io  t  e  tal,  q^canto  fi  ftndc 
La  roccia  per  dar  uia  a  chi  ua  [ufi} , 
ì<landai  in  fin ,  enei  cerchiar  fi  prende  ♦ 

Comio  nel  quinto  giro  fui  difihiufi)  ; 
Midi  gente  per  effo ,  che  piangea 
Giacendo  a  terra  tutta  uolta  in  giufo , 

hdhfit  pauimento  anima  mca, 
Sentì  dir  lor  confi  alti  fojpiri  y 
Che  la  parola  a  pena  fwtendca. 


fin  a  tanto  che  fit  giunto  alfcmmo,  OVfl 
cerchiar  fi  prende,  ciò  è" ,  Oue  fi  comincia 
à  girar  per  lo  cerchio,  o  uogliamolo  dir  cor 
nice  intorno  al  monte,  moffc  dal  fi^o  richia 
mo,  con  ijuella  u(hcita,che  fa  il  falcone  al 
grido  del  falconiere ,  cjuando  li  moflra  il 
pafto,  che  prima  fi  mirra  a  pie,poijft  uoh 
ge  al  grido,  E  Si  protende  ,  E  fi  difienie 
Iper  lo  defiderìo  del  pafto,che  lo  tira  la,  Et 
in  (jueflo  mofìra  cjuanio  il  fcnfo  era  già  fit 
,  ..f         ^     .     ,    .  ^^'^Ifipfntealaramone  ,t!T  indriT^Ai 

^^'^<^M^^i^i^l^[^^la,AetradueparetUeUr,cciamiteneu^ 


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Postillati  16 


CANTO  XIX. 

ierelfc  f       cht  Mn£fu<i  pmfnk  ^  leru  tuU^  mIu  in  giu,Vfn\>e  Ujni»  h  Uum ,  chf  fi 

ìAurù finiti  filft  f  temni  Uni,  E  ii  f^^  mftra  àep^ngHo  e  firU(p,inio  fdo'ghm 
iictnh,  AihffitMimtnIo ^vima  m(0,c:c  f" ,  Unima  mia  è-  rm4àfre{i  „  U  oQuime,<^u(U 
f  1,^/5  huta,  iW.e  uMÌ  injiritf,  Afuar  «  If  fi.ffW  f  lidne .  Et  efdmo  the  U  (kfja  *  U 
frim*  hor»  iti  di,  omt  ii  jcj r«  Ulhimi  mimi  àm  d\im  • 


Km 


m 


Oeletudil^io^,hcu!fojfmt  Elà  di  Vio,vUfLerfi  .corneuuol 

E  giuliva  e  j]^eran\afrn  men  duri',  infirirey  eh f  (fuMaiiframo  furiatole 

W^^ate  noi  uerfo  gMÙ  faliri  ♦  commefse  colf  e, deffer  offeriti  U  lui  in  cir.'o  q^mifr' 


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Postillati  16 


PVRGATORIO 

Sf  UDÌ  venite  Jd  giacer  fmri ,  trd  nurr.fn   gHM fioi hafi,ll  nifi 


II 


E  uolete  trouar  U  uia  f  iu  tofto  5 
Le  uojlre  dejìre  fien  firnpre  di  fitrìt 

Cefi  pregò  il  poeta  3  e  ft  rij^ojlo 
Foco  dimn^  a  noi  ne  fu  x  perchio 
Nel  parlar  au'tfai  laltro  nafcoHo  t 

E  uolfi  gliocchi  a  gliocchi  al  fignor  mio  : 
Ondeglt  majjentì  con  lieto  cenno  , 
Ciò  che  chiedea  la  uifìa  del  difw  ♦ 


j^iV/,  la  fcffzTfn'^  de  la  fem  de  (juali^E 
giuPuia  €  Jferctfìf^  FA  fi  men  duri ,  Tani 
no  fiu  tolfrakìiy  Verde  cjueUi  che  gii^fla 
ynente  ft  ue^gon  e/pr  funiii^piu  jf  atiente 
méte  ideram  le  fum{ÌQm,E  tm  maggior 
mente,  (juando  dopo  cjuelle jferanc  indui 
hitata  felicita y  cmefineAncofìm.  DRi^ 
^/r  noi  ueyfc  glialti  [diri ,  Inuit^fe  noi  a 
le  fcale,  jfer  le  quali  fi  jhì  e  a  Ulto  mortfe . 
^£  uoi  uenite  del  giacer  fcuri,  Rijj>onde 
una  di  (fufjìe  amme,c\)efe  effiuengono  Sicuri  dal  giacere  ^  ciò  ^,  Afficurati  di  non  hauerfi,giacen 
h  quiuiy  a  purgar  del  uitio,  che  ejfe  ft  purgano,  E  uoglion  trouar  la  uia  da  flir  il  monte  più  tofto  y 
the  le  deftre  loro  ftano  fcmpre  di  fimi.  Perche  procedendo  in  ognuno  di  c^uffti giorni  a  defìra,  ijuet 
fia  ueniua  ad  ejpr  fcmpre  da  la  parte  difiiori  del  monfe,e  la  fniftra  di  dentro  uer(c  di  (juello,  Coft 
tidunijue  da  Virg,  pregato,  E  da  cjuefto  Jfirito  rijjpofto,  il  poeta  dice  che  auifc  in  tal  parlare,  a  cjucU 
lo  ff}irito  fjfer  nafcòpo  laltrO,  Perche  nd  fuo parlare  ha  toccato  due  cof,  luna  de  lec^uali  ha  mJ.fìrai. 
io  fc.fcYe,  e  juefta  e'  la  uia  del  monte,  lajual  ha  infegnato  loro  ,  Laltra,fc  effi  ueniuano  ftcuri  dal 
giarere,  E  (juefta  ha  moftrato  di  non  ftpere.  Et  ^  laltro  parlare,  chel poeta  hauea  auifato  ejfer  nai 
$p\  V  ìhi  fcfto  a  juefto.  Onde  come  deftderofo  di  parlarli  a £ue^oJ^irito^,  per  pper  chi  era ,  e  per  leuarlo  di 
duhko  ,  uolto  gliocchi  ne  gliocchi  di  Virgilio  per  ueder  jc glie  lo  concedeua  .  Perche  il  fcnfc  fitta 
oledieyìie  a  la  ragijne,non  ft  motte  maifcn'^  laffentir  di  ciucila,  E  ut  de  thegli  affcntt  con  lieto  cen 
no  Ciò  che  chiedea  la  uifia  del  defto.  Tutto  (Juello  che  àornandaua  il  defderio  nel  mio  uolto  ,  Pert 
che  molte  uolte  per  lo  uolto  af pari fcono  gliaffetti  del  cuore.  Onde  Ouidio  ,  Sefe  tacensuocem, 
uerhac^;  uultuf  hahet .  Concede  aiuncjue  Virgilio  a  Dante  il  farlar  con  cjuefto  j^irifo  a  a'o  che 
hahhia  ejperientia  di  cjuefto  uitio  ne  particolari ,  hauendogliene  di  fcpra  dato  ne  gliuniuerfali , 
quando  li  diffe ,  ^edefti  jueGa  antica  ftrega  e  cef. 


Voi  chio  potei  di  me  far  a  mio  jknno  j 
Graffimi  fcpra  cjueUa  creatura  ; 
Le  cui  parole  pria  notar  mi  fènno 

dicendo  5  Spirto  5  in  cui  pianger  matura 
QyeUjfen'^l  qud  a  Dio  tornar  nonpuolfi^ 
Sofia  un  poco  per  me  tua  maggior  cura  ♦ 

Chi  fojli  j  e  perche  uclti  hauete  i  dofji 
Al  fa  ymi  di^j  efe  uuoi  chio  /impetri 
Copi  di  la  )  ondio  uiuendo  moffi  ♦ 


Ajpntìioli  Virgilio,  il  poeta  fi  ft  fcpra  di 
(juellanima  che giacea  dicendo,  SPirfo  in 
cui  pianger  matura  quello,  SEn'^a  ilcjuaf 
le  non  fi  può  tornar  a  Dio,  Intendendo  de 
la  fitisfitfione  de  la  colf  a,  a  lacjual  piani 
gendo  fatisfaceua ,  SOfta,cio  è*,  Terma 
CT  affrena  unpocoffY  me  TVa  m.aggm 
cura,  Lacjual  fra, per  più  tofto  fiiti>ftre,il 
fùo  continuo  pianger  e  ftf^irare  ,  Et  ultif 
mamente  lo  richiede  di  due  coft ,  luna, 
:heli  delta  dire  chi  egli  fii ,  cjuando  di 


jua  uiuea,  Laltra,  tjual  fvjp  U  cagione  ,  che  effì  haueano  iloro  dofft  uoltì  in^fu  \  Ei  ad'unaltra 
fegfiofftrifce,  lajual       uuol  che glimpetrì  alcuna  cofa  di  qua  . 


Tt  egli  a  me  Perche  i  noflrt  diretrì 
Riuolga  il  cielo  afe ,  faprai  t  ma  prima 
Sciiti  ^quod  egofìii  fuccejfor  JPetri^ 


nifj}ondf  ejueftQ  jfiriio,che  cjuanioala 
fua feconda  domanda  fattali,  lacjual  ^, 
perche  efft  hanno  riuolto  i  loro  difft  in  fu, 
che  lo  fapra^  ma  che  prima  delia  ppere 
de  egli 


(«- 

l! 

fi' 

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il 

coft 
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Pe 
fin 


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Postillati  16 


CANTO 

In  tu  Sìejlrt  c  Chiduari  Jaiima 
Vna  jiummana  bella e  dei  fuo  nome 
Lo  t'ìtol  del  mio  fan^ue  fa  fm  cima  • 

Vn  tnefi  e  poco  p/«  prouaw  come 
Tefal  gran  manto  a  chi  del  fingo  il  guarda 
Che  men  mi  jemhlan  tutte  laltre  fome^ 

ta  mia  conucrtione  a  me  fu  tarda  : 
M(J  come  fitto  fiii  Roman  fajlore  i 
Cefi  fccpetfi  la  uita  bugiarda^ 

\idi ,  che  h  non  ft  quetaua  il  core  ; 
Ke  fiu  falir  fotieft  in  quella  uita  : 
Ver  che  di  quefla  in  me  facceft  amore  « 

Fin  a  quel  fumo  mifera  e  partita 
Va  Dio  anima  fiii  del  tutto  auarat 
Hor ,  come  ucdi ,  qui  ne  fon  punita  » 


chf  egli  fi  S  VaeffsY  di  PiV/r'o,  do  e-^cU 
fuuede  ne  la  fedia  ajfofiolka  a  S,  Pie/ro, 
In  tal  firma  comincianJlo,ficondo  che  ris 
chiede  lordine,  a  fcdisfir  in  parte  a  lafùd 
dimanda  prima  .  Cojìki  dicano  ,  che  fìt 
Mejpr  Ottoltmo  àal  Tiefco  Genouep , 
creato  Papa^driano  ijuarto  nel Mcf/xxvz. 
f  tenne  il  Papato  fclamenfe  un  mefc  e  nout 
di ,  pi  pefso  di  cjuefìa  uita  .  Qu^e^i  dei 
fuo  cafcto  fiiron  detii  Conti  di  lauagnQ 
dal  nome  di  cjuffto  fiume  che  paffa  tra  Se 
flriy  e  chiauari  terre  in  riuiera  di  Cenof 
ua  da  la  parie  di  leuante  .     VN  mefc  e 
poco  più  prouaio  come  Pefai  gran  manto 
AChi  lo  guarda  delfinio ,  Achi  netto  cf<f 
uitij  lo  confcrua,  ht  a  far  hen  (juffo  ,  ^, 
come  dice,fma  fcpra  tutte  laltre grauifff 
ma,  Tanta  corruttela  tn  in  cjuei  tempi  ne  la  chief,  come  uuol  infirire .  Dicano  che  cofiuifclfuadi 
re,  che  la  fcdia  di  Piero  era  piena  di  pruni,  e  che!  fuo  manto  pffùua  tanto,  che  rcrr  feua  ogni  firi  ffti 
ma  fhaQa  .    MA  come  fitto  fiii  Roman  pajìore,  Mofra  che  prima,  che  ueni/fe  al  Papato  penpua, 
che  pofenJoui  uenire,  haueria  fur  fcdisfàuo  al  gran  defiderio  chauea  di  faiiar  la  irnata  fua  auaru, 
tia.  Ma  che  effendouipoiferuenuto,  e  conofcendo  fjfcrgliene  uenuio  ancora  maggiorate,  ne  poter f, 
fer  foiisfar  a  cjueBa,  falir  in  cjuefta  ulta  a  maggior  degnita,  Sauide  cjufPa  prima  uita  ejfcr  hugiay 
ia  e  fallace.  Onde  fentendoft,  faccefe  in  lui  amore  di  ejue[lafccondct,doueLheglifra  allhora,  ne  lai 
quale,  di  tal  fua  auarttia,  perche  fin  a  quelpunt:^  hauea  indugiato  apentirfi,  era  punita . 


Quel ,  che  auaritia  fa ,  qui  f  dichiara 

■  In  purgation  de  lanime  conuerfe  t 
E  nuHa  pena  il  monte  ha  più  amara  ♦ 

Si  come  locchio  noftro  non  faderfi 
In  alto ',f fi  a  le  cofe  terrene^ 
Co/i  giuhitia  qui  a  terra  il  merfe  ♦ 

Come  auaritia  jpenfi  a  ciafcun  bene 
Lo  no^lro  amore ,  onde  operar  perdef  J 
Co/ì  giufiitia  qui  fretti  ne  tiene 

Kf  'piedi  e  ne  le  man  legati  e  pref  : 
E  quanto  fa  piacer  del  giuflo  Sire, 
Tanto  ftaremo  immobili  ^  diHef  ♦ 


Wa  fatisfaUo  a  la  jfrima  dimanda,  latjuj 
del  poeta  fi,  chi  egli  era.  Mora  uiene  a  fa 
tisfar  a  la  feconda,  lacjual  è- ,  perche  ejft 
hanno  i  doffi ,  o  fimo  le  reni  uolte  in  fu 
dicendo,  Qjiifi  dichiara  (juel  chef  giui 
filila  in  purgation  de  lanime  conuerfi,  e 
neffuna  ^ena  ha  il  monte  più  amara  di 
quefla.  Perche  dice  ,  Si  come  locchio  no', 
jirj,fff  a  le  terene  cof,UOn  fderft.  Non 
fidn^Zoinalto,  Coft  giufitia  IL  m.erfi  , 
fcmmerft  e  profondo  cjui  a  terra  .  U 
natura  fclamenfe  a  Ihuomo  tra  tutti gliani 
mali  dato  dhauer  gliocchì  riuolti  al  cielo, 
perche  intendeffmo  che  ogni  noftro  penfie 


YO  haueffe  al  ejftr  indriz^to  fempre  a  le  celefii  cof,  Et  a  butti  ha  dato  dhauerli  uolti  a  terra  ,  a 
iio  che  ad  altro  non  tendejfm  che  a  le  cof  terrene.  Ma  cjuando  Ihuomo,  accecato  da  lauaritia,mi  f 
ra  a  le  cofe  haffe,  freuerte  lordine  de  la  natura,  che  ^ peccato grauiffmo  .  Qiuefto  fi  ^fireffcd^ 
Ouid.nelfrimo  dicendo,  Pr(ìnaj;cum  j^edent a'.v.mantiactteraterram,  Oshomini  fiUme  dei 
Ut ,  Ccelum<i;  tueri  luffit .  erectos  ad  fiderà  tollere  uuUus .  Come  auaritia  Jfenfe  CT 
ihcftroam^reaciafuntene^Ot^de  operar  perdef,  ci^  è^^PerU^uahofa  fi  perde  in  noiogm 


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Postillati  16 


PVRGATORIO    CANTO  XIX^ 

len  operare,  hJonfotehft  len  offratela  hue  noe-  amre,  Coftgiu/ìitia  neiien  (fui  fìr etti,  ledati ^ 
efreft  nefieii  e  ne  le  mani,Perche  i piedi  fignificaua gli^^^ihf  If  rr.ani  lopere.  Era  aiùcjue giujìa 
€ofa  che  juffti  infirmétipatijfm  in  tal  modo,nó  effèndofi  ejjcr citati, come  ioueano,nel  héofeme. 


lo  rnm  inginocchiato ,  t  ucka  dire  : 
Mtf  come  incominciai ,      et  Jciccorft 
Solo  afcoltando  del  mio  reuerire  » 

Clual  cagion ,  dijjc ,  in  giù  coft  ti  forfè  i 
Et  io  a  lui  5  Per  uojìra  dignitate 
Mia  confcientia  dritta  mi  rimorfe^ 

Dri^a  le  gambe  y  e  leuati  fu  frate  ; 
P;jJ)o/é  :  non  errar  t  conferuo  fono 
Teco  e  con  gìtaltri  ad  una  potejlate  ♦ 

Se  mai  quel  finto  euangelico  fuono  ; 
Che  dice^lSieque  nubent  intendevi ^ 
Fe«  puoi  uederj  per  chio  ccjt  ragiono^ 

Vatten  homai  :  non  uo  ,  che  più  tarrefìi  : 
Che  la  tua  flantia  mio  pianger  difagia  j 
Colquaì  maturo  ciò ,  che  tu  dtcefìi  ^ 

ì^epote  ho  io  di  la ,  che  ha  nome  Alagia , 
Buona  da  fe  *  pur  che  la  noUra  cafa 
ì^on  faccia  lei  per  cjfcmplo  maluagiax 

E  quejla  foia  me  di  la  rimifa  ♦ 


Vo/Ir  j7  jror/rf  ne  prefnti  uerft  Jimo/frare, 
che  nf  Ultra  ulta  cejja  ogni  dignità  hui 
ynana,  Terchf  efp  n  h fintino  cchiatò  fer 
reperir  (jueftù  p:ìntificf,  egU  //  ^{ce  che 
dehha  lfuarfu,efcgpungf^  Conferuo  fci 
no,  Kicordandofi  de  le  parale  dì  Qiouàni 
ne  lapocal.  la  x/x,  oue  fi  Ifg^e  ,  che  ingii 
nocchiafoft  a  langelo,  (juehli  dìffe  ,  Vif 
ie  nepceris,  coìiferuu'  fuut  firn,  f(fr  [rai 
trum  iumim  hahentium  fe/Timonim  lei 
fu  e  Lei,  NE(jue  nulent  inteniefti ,  Pro^ 
ua  (juejìo  medefmo  per  (Quello  che-  fmttò 
in  S,  Matteo  al  \xy\  che  domandando  gli 
HehreiaChrifìo,  La  ftmina  che  hauerd 
tolto  diuerft  mariti,  a  ^ual  di  (jueUipiccQ 
fiera  ne  Ultra  uif a,  Rijfofe ,  Erratis  nei 
fcientes  fcripturaf  ne(jue  uirtutm  dei.  In 
rffurrectione  enlm  ne<^ue  nuient,  Tiecjue 
nulenfuYyfcd  erunt  ficut  angeli  dei  in  cOEì 
lo  .  V  Atien  homai,  Ucentia  uliimameni 


1e(fuefìo  ffirifo  il  poeta  hauendo  fatisfaUQ 
a  (juanto  era  fiato  ricercato  da  lui ,  a  cio 
che  non  interrompa  più  il  fio  pianto,  coìcjual,  dice,  M  Aturo  cjutl  che  tu  dicefti ,  hauendoli  il  poeta 
iifcpra  detto,  "spirto  in  cui  pianger  matura  e  c  et,  NEpofe  ho  io  di  la,  R  iffcnde  a  cjuello  chtl poei 
fa  difcpra  li  diffe,  E  fe  uuoi  chi  fimpetri  cofa  di  la  .  Alagia  nepfa  di  cofìui  dicano  che  fìi  mai 
tifata  al  Marchefè  Marcello  Mala f^ina, dal c^uaì  ti  poeta  nelfìtO  efflio  fù  molto  domefìicamentevaci 
colto  e  non  poco  honorato,  E  cofiei  dice  hauere,  fer  uoler  inferire,  chefccju^do farà  tornato  da  <juei 
fìa  fùa  peregrinatione,  uorra  fati  sfarli  a  (juel  chefegliera  offerto,  lopoffa/are  narrando  ad  Alagià 
lo  fiato  fio,  a  ciò  che  lipoffà  con  le  huone  opere  giouare  in  ahlreuiarli  il  téjpo  de  la  fua  purgagione  . 


CANTO 

Contra  miglior  uolcr  uokr  mal  pugna  : 
Onde  contrai  piacer  mio  per  piacerli 
Trajfi  de  lacqua  non  fatia  la  Jpugna  ♦ 

Moffimi  5  el  duca  mio  JfJ  moffè  per  U 
Luoghi  f^editi  pur  lungo  la  roccia^ 
Come  fi  ua  per  muro  Tiretto  a  merli  t 

Che  la  gente  ;  che  fende  a  goccia  a  goccia 
Fer  gliocchi  il  mal  ^  che  tuttol  mondo  occupa* 
Da  laltra  parte  in  fiior  troppo  fapproccia^ 


y,  X. 

Vimoftra  il  poetel  nel  prefcntt  cantQ  ,  coi 
me  partito  da  Papa  A  driano,  E  feguitani 
io  dietro  a  Virg,  il  fuo  camino,  (enti  ri 
cordar  aVgo  Ciaj:petta  alcuni  efpmpi  di 
pouerta.  Altri  diliteralita,  t!T  altri  dei 
firema  auaritia,  che  fi  purga  in  (juefio 
quinto  girone.  Oltre  a  molte  hifìorie  già 
feguife,  t!r  altre  che  fìnge  effcr  fer  fcguii 
re  de  fì(OÌ  difendenti  intefc  da  lui,  Ef  uh 
timmente  ^  come  fcnt\  trmdr  il  monte. 


pvugatorio  canto  xx. 

UMettafu  tu  mìcalupa;  t cjurh mme tuue almi ca^^^^^^ 

Cf)C  più  che  tutte  laltre  kejlie  hai  preda 

Ver  la  tua  fame  fen^  jine  cupa  ♦ 
O  cìel  \  nel  cui  girar  par  che  fi  credi 

Le  condittìon  dì  qua  giù  trafmutarfi; 

Quando  uerra  per  cui  quefia  difcedai 


in  euelfis  ieo,  E  che  di  (juefìo  fùfàttòdef 
fideròfo  dintender  la  cagione,  lacjual  dira 
nel  feguente  canto.  ^  COntrami 
glioYuoleruolermal  fugna.  La  fcnterìtié 
r  uera ,  che  de  le  due  uobnta,fe  (jueUa 
che'  men  tuona, combatte  con  la  migliore. 


comlaue  male  ,  fmhf  ft  dette  femore  ceder  a  la  migliore ,  come  il  foeta  mojìradhauer  fiotto  lui, 
U  uo^.ma  delauale  era  ^intender  ancora  da  effe  Va^a  altre  co/? ,       intefc  cjuella  di  lui  efser  di^, 
uoìer  xntenìa  a  furgarft , giudico  la  fua  migliore  e pi«  importante ,ejero  li  uoUe  cedete,  Onde 
dice,  Ver  fiacerli  contrai  frofrio  mio  fiacere ,  TKaff  de  laccjua  non  f^tta  la Jf  ugna,  Cauai  da  lui 
ùfere  non  fmsfkua  la  mente  .    MOff.mi,el  duca  mio  ft  moffe.  Si  moffe  dietro  a  Wirg.  fer  li  luo*. 
chi  inediti  IWnPo  la  roccia,  ciò  e',  Vreffc  la  cofìa  delmonte,  aftmilitudine  di  quelli,  cheuamoju 
fer  le  mura  di  gualche  terra  ,  che  fer  fffcr  la  uiaftreUa,  temendo  di  cagger  da  la  parte  di  dentro, 
che  non  ha  ftonda,  uanfemfre  accofìo  a  merli.  Perche  cjuefìe  anime  che  a  goccia  a  goccia  lagrman 
hrianieano^ffuYPauaro  lauaYÌtia,che  occupa  de  la  fua  malitia  iuUo  il  mondo,  Onde  ancora  nel 
fcttimo  de  Vlnf.  di  lei  parlando,  chelmaldeluniuerfo  tutto  inf^cca,  S  Approccia,  ciò  e',  Sappreffa 
troppo  infiiori  da  laltraparte  del  girone,  per  lacjual  cofa  uuol  inerire  ,  che  da  quella  nonpoteano 
fanfare,  rie  più  difcoftarf  da  la  roccia,  perche  iuUol  refto  de  la  cornice  eYa  da  lanime  occupato  Ma 
ledeaafe  tu  antica  lupa,  chiama  la  lupa,  ftgnificata  per  lauaritia.  Antica, per  che  ft  hmcfiro  fin 
al  principio  de  la  creaiion  delmonio.  Et  in  Gain  figliuolo    Adamo,  cjuando  de  leprimitie  de  fuoi 
capi  o^riuaaDio  leriufterili.  O  Ciel,nelcm  girar  par  chef  creda, opinione  de  matematici, che 
clinfìuffi  de  cieli  hahhino  fcr^  di  terminai  e  permutar  a  (gualche  tépo  cjuefie  cofc  inferiori,  ben  che 
[anima  rationale  non  fa  fcgetia  a  cjuelli ,  ma  fclamente  a  cjuHchehro  inclinaficne ,  Onde  il  peta 
domanda,  juanio  uerra  colui,  per  bc\uA  Dìfceia,  ciò  è-,  caggia,  e  uenga  cjuefìa  auaritia  a  manca 
re,  Intendendo  del  ueltro,che  a  tal  fropoftto  diffc  ndpYimo  de  rinjtYno  che  doueaf^Y  jnepo . 


No/  andaudm  co  paffi  lenti  e  fcarfi  5 
Ef  70  attento  a  lombre^chio  fintia 
Vietofamente  pianger  e  lagnarft  : 

E  per  ucntura  udì  ^  Dolce  Maria  5  ^ 
Vinam'i  a  noi  chiamar  cefi  nel  pianto; 
Comcfit  donna  j  che  in  partorir  fia  ^ 

E  feguitar*,  Voucra  jòfli  tanto , 
Quanto  ueder  /i  può  per  quello  hoj^itìo 
Oue  ponejìi  il  tuo  portato  finto , 

Seguentem.ente  intefi  j  O  buon  ^abritìo 
Lon  pouerta  uolefli,anv  uirtute, 
Che  gran  ricche'\7a  poffcder  con  uitto  ♦ 

Qi  cfle  parole  meran  fi  piaciute 
Chio  mi  traffi  ohe  per  hauer  conte'^d 
Di  quello  fi)irto,  onde  parean  uenutc^ 

Ejc!  parlaua  ancor  de  la  larghe'^a, 
Che  fece  ^icolao  a  le  puX^Ucj 
Vtr  coniur  ai  honor  lor  ^Qume'^a^ 


Andauano  Untamente,     il  poeta  inten 

ad  udir  lomhe  che  piangendo  f  doleai 
no,  €7  udinne  una  ricordare,  (guanto  poi 
uerammte  Maria  WeYg.partorijfe  chrifto 
nojìro  redentore ,  E  Fahritio  a  Roma  in 
(Quanta  pouerta  uolfe  uiuere,  Verche  ft  co: 
me  ii  luifcrìue  Aulo  Gel,  nel  primo  de  no 
ctiiusacticis,hauedoli  i  S anniti, molto  in 
ffti  t  p^ffmi  inimici  de  Romani ,  offrrfy 
gran  cjuantita  doro,  egli  lo  rifiuto  diceni 
do,  Vecuniam  (juamihinuUur  efì  ufus  ai 
his  (juihus  fio  eam  ufui  effe  non  accipiam. 
Mandato  dd  Senato  amlafcìatore  a  Vìyyo, 
ihe  paffuto  era  in  Italia,  al(jual  effndo  no 
ta  la  fua  pouerta,  li  uoHe  donar  la  (jUKYtx 
parte  delfuo  Yegno,  la<jual?ahYÌiio  difjre 
giando,  \ìyyo  cadde  in  grande  ammirai 
iion  di  lui,  ma  in  molto  m.aggiorpoi ,  df 
li  fii  mandato  confile  cótYa,e  che  haum 


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Postillati  16 


P VRGATORIO 

ij/ulfcYciti  ajPi  uictni,  Ter^innes  Amhrafcif^fc^  cmefcriue  Val  alv.  Jel  v/.  lilfMyf,  ìi 
fif  auelenarPtno,  P  che  Nnia  f^o  meJuo  uennt  di  n.tte  a  vdrith  ojj^renioft  mnto  a  fkr  il  mei 
i^fm,,fmhe  fkttoh  Uhrim  W^Y^.f^  h  rimand'o  con  mMrli  la  fua  mala  intentionf ,  E 
<luam,jaj^fttauaaT  frames,  \i  fcnffe  fclamentf  che  ^.y^effc  hen  merJe  a  aufUo  cUmanoiauat 
hf^ta .  La^^al  co  fa  fu  camnf,  chf  P/rro  lafso  immediate  Italia^  e  pJo  in  Sicilia  .  A  ra^io 
ne  adunque  due  il  f.eta  che  di  lui  uli  dire,  che  tofle  inanimi  polfcder  uirtu  con  pouerfa ,  che  wM2 
con  mche^-^  .  Onde  il  Pef.  nel  primo  difÀma  ,  V«  C;mo  ,  ^  un  }=ahriti,  c^fai  più  Selli  Con  U 
lorpzuerta,  che  Mida  o  Craffo  con  loro,  onde  a  uirtu  fitron  nhelii .  E.f/o  paylaua  ancor  de  la  lari 
gheTi^,  la  hifìoria  di  Nicolaofi  è^,  che  ejpndo  un  padre  difimiglta  Unto  impuento  che  non  fcU 
mente  non  pofeua  maritare,  ma  ne  ancora  mantenere  tre  fue  figliuole,  Onde  cojìretto  da  neceffua 
hxuea  ultimamente  determinato  gender  lapudicitia  loro,  l'acjual  co  fi  effcndo  da  lavgelo  reuellata  a 
jKfjìo  uefcouo,  egli  getto  una  notte  in  cafa  di  cofìuiper  una  ftnejlra  trefaccheUi  di  denari  dentro^ 
ui  tam,  cenanti  giudico  effer  condecente  dota  a  ciafcuna  di  cjuelle  .  Trouati  adunche  (juefìt  faci 
cf»^«i  dal  padre  loro  ,  nngratto  Dio  ,  e  mutato  propofuo ,  honoreuolmente  le  marito  .  quefìi 
effe^npi  di  fouerta  di  liberalità  ft  dehhe  aduncjue  metter  inan'^  ,  chi  del  peccato  de  lauarifia  fi 
mal  purgare,  douendoftlun  contrario  ffegner  con  laltrofuo  contrario , 


O  itm>na ,  che  unto  ben  faucJte , 
Vimmi  chi  fò^t ,  d'tfji ,  e  perche  fila 
Tu  quejle  degne  lode  rìnoueìU^ 

l^on  fia  ftn\a  merce  la  tua  parola  * 
Sto  ritorno  a  compier  lo  camìn  corto , 
Di  queUawta  ,  che  al  termine  uola^ 

Et  egli  j  lo  ti  diro  non  per  conforto , 
Chi  attenda  di  la  ;  ma  perche  tanta 
Qratia  in  te  luce  prima  che  fic  morto  ♦ 

Io  fui  radice  de  la  mala  pianta  ^ 
Che  la  terra  Chrijìiana  tutta  aduggta 
Si ,  che  hon  frutto  rado  fi  ne  fchiama  : 

Ma  fi  Doagio  ,  Guanto,  LiUa^e  ^ruggia 
Poteffir  5  tojìo  ne  fiiria  uendetta  : 

io  la  chieggio  a  lui ,  che  tutto  giuggìa  ♦ 

Chiamato  Jùi  di  la  Vgo  Ciapettat 
Di  me  fon  mtì  i  Vhilippi  e  Luigi  ^ 
Ver  cui  noucUamente  e  ^rancia  retta  ♦ 

^i^iiiol  fui  dun  beccaio  di  JParigi , 
Qjcando  li  regi  antichi  uenner  meno 
Tutti, fuor  chun  rcnduto  in  panni  bigi* 

Trouami  Tiretto  ne  le  mani  il  freno 
Del  gouerno  del  regno-,  e  tanta  pojjà 
Vi  nuouo  acquiflo-,  e  fi  damici  pieno  ^ 

Che  a  la  corona  uedoua  promoffa 
La  tefia  di  mio  figlio  fu  ;  dalquak 
Cominciar  di  cojlor  le  Jicrate  ojfa  ^ 


Dante  ricerca  cjuefìo  ffinfo,  che  ricoriat 
ua  tali  efjempi,  che  li  uoglia  dire  chi  egli 
fu  (juido  di  cj^a  uiuea  promettendo  digio 
uarli,  (fuandofara  tornato  da  la  fuapere 
grinatione  a  compir  il  corto  camino  de  U 
jprefcnte  ulta  ,  latjual  Vola  al  termine, 
ciò  è'.  Velocemente  corre  alftne^fer  efpY 
hreue  e  finita,  ma  (juella  di  la  eterm  e  fin 
^  fine  .  Promette  lo  jpiritj  di  dirglielo, 
t  non  per  ienefiào  che  jferi  di  (jua  ,  ma 
fer  la  grafia  che  ueJe  ejpr  in  lui,  che  ini 
^'  al m'ìrirelifia  conceduto  landar  ad  U 
uer  ejperientia  de  lalfra  uita  di  la  .  Bice 
adun(jue,  lo  fin  radice  de  la  mala  pianta, 
là  fiii  origine  e  principio  de  U  rea  e  noua 
geneologìa  de  Re  di  F randa, come  uuol  in 
ferire,  che  Latjuaì  mala  pianta  ,  ADugi 
già,  ciò  è',  fKdomhra  tutta  la  terra  chrif 
fìiana,  Venhe,  ft  come  i  rami  de  le  piani 
te  con  la  fuci  omhra  n\eno  al  fcme  gettata 
fotto  di  fteii.  Co/?  ««0/  inftrire^che^i  pef i 
fmi  Re  difceft  da  lui,  con  le  fue  maleopei 
ye  noceuano  a  tutta  chrijìianita  e  tanto, 
CHeralofene  fchianta  ,che rade  uclf e 
fc  ne  coglie  huon  frutto  .  Verche  fi  come 
affé  la  ueriia,  il  mal  arhore  non  può  mai 
far  huon  frutto  .    MAfè  Voagio,  Guan 
to,  lilla,  e  Qr uggia,  Queffe  fono  quattro 
frincifali  terre  ii  riunirà^  lejuali  infief 
me  m 


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Postillati  16 


CANTO  XX. 

m  m  Hittf  UUft  fùroìì  ffr  fir"^  oaufatf  ia  Filifp  B^So  (ejjlmo  li  futi  gUM  R  e  li  Vuni 
ctK ,  cme  ifflemmo  h  fcfra  nd  fcUim  canto  ,  Ma  la  uenlftta  chf  mftra  Iffiiftar  coftui,  che 
ptrtpa  DA  Im  ^ht  tutto  giuggi^^  ciò  è-.  Da  D/0  ,  i7}wa/  giulica  tutto  ,  contra  li  Tiliffo  yf^a 
ciafeguita.  Perche  i  fiamminghi,  come  fcriue  il  Vidani  al  lij .  dW  v/y'.  Uh.  ie  lafua  ofeya  rileli 
lanioft  la  luì,  ocafcro  gran  farte  lei  fuo  efprcito  .    CHiamaio  fui  It  la  Wgo  CiafeUa  ,  Venhe 
non  trouiamo  che  alcuno  le glialtri  ejfofttori  hahhia  letto  li  cjufjìo  V^o  la  uera  origine,  ne  come 
ferueniffe  a  la  corona  li  Francia  ,  re  ancora  frojfriamente  in  chi  la  fucceffone  li  Carlo  Magno 
Utniffi  a  finire,  non  giunchiamo  inconuenifnte,  a  maggior  lechiaratione  de  frefcnti  uerft,  il  lif 
a  euelli,  che  fuccelJìuamente  regnaron  in  Trancia  iaftemp  ieffc  Carlo  Magno  ,  fin  al  letto  \gy 
CiafeUa,  fecondo  che  ttouiamo  ne  le  fue  croniche  fcritte  la  Kuhert^  Giacijuino,  e  Sigisherto  e  Mini 
centi  Bauuaif,  Et  ultimamente  la  Niioletto  GiUfs,  tutti  Fran^^fi  nda  fuafatria  lingua,  Kuenga 
ihenffJhnoiiloroffccorlicolnoPro  foeta,  che  ^uefìo  Vgì  lifcenlefp  la  Beccaio  dt  T^arigi,ma 
ia  reale  e  nohihffma  ftirpe,  come  foco  di  fctto  uedremo  .    li  letto  Ciles ,  cita  juefto  Juogo  lei 
foeta^e  rifrou'andolo  dice,  che  li  ^uefta  cofa  egli  ha  mentito  ,  ma  nuHa  imbotta  alautore,fer^^ 
che  il  m.entif  è-  proprio  dogni  luon  peta  .  Carlo  Magno  aduntjue,  figliuolo  li  tifino,  comincia 
g  regnar  in  Francia  Unno  del  Signore  Da/xviy .  f  regno  xxxy.  anni  frima,cheda  Rowrf^ 
ììi  fiife  eletto  ìm^eradore,  e  xiiy.  anni  la  poi .  Lafso  Vlmjferio  el  regn:^  a  lodouuo  frim  fuo 
figliuolo  cognminatoVi  iuon  aria,  il jual  comincio  a  regnare  hnno  Vcccwiij.e  regno  xxv/. 
anni .  Cofìui  lafso  Vlmferio  el  regno  a  Carlo  fecondo  fio  figliuolo  cognominato  Caluo  ,  ll<jual 
cmincioa  regnare  Unno  Vcccxi.  e  tenne  Vìmìferio  CT  il  regno  xwii/.  anni ,  e  jfefsc  Unno 
Vccclxxyù:  Coftui  Ufso  l'Imperio  cr  il  regn:>  a  Lodouico  fecondo  fito  figliuolo  cognominato  Bah 
ho,  ll<jua'  comincio  a  regnare  Unno  Dccdxwitj,  e  regno  due  anni  e  mtfi  ,  Coflui  Ufo  la  Ioni 
ua granila,  la(jual  era  fcreDa  del  Ke  d' Inghilterra,  er  al  ten-fo partorì  Carlo,  che  fi<  pi  cogno'. 
minato  il  fcmflice,  llcjual  lop  alcun  temp,  cme  difetto  uedreno,fp.  da  legittin:o  Ke  coronato  del 
regno .  Lapo  ancora  effe  Lodouico  lue  figliu:)li  naturali,  lolouico  e  Carlomant  ,lcjuali,  lop 
la  morte  lelfadre^fiiron  coronati  i«  R*- .  Appreffc  coftoro  fu  coronato  Lolouico  figliuolo  li  Cari 
Imant  cognominati^  Tainant,  lljuale ,  fer  li  fuoi  uitij  ,  fii  depnuto,  tT  in  fuo  luogo  corona^, 
10  Carlo  Imferador  li  Rowtf,  che  fu  figliuolo  di  Lodouico  T<e  le  Cermani  e  nipte  di  Carlo  CaU 
uo  .    Dopcofiui  fii  coronato  Re  Bude  Conte  di  Parigi  figliuolo  di  Rtrffr/D  Conte  d'Angiers, 
e  fratello  li  Riccardo  Duca  li  Borgogna,  E  li  Ruhrto  Vuca  l' Atjuitania,  che  fìt  pire  del  Mai 
gno  Vgo  Ciapetta  Conte  li  Parigi  fadre  li  cjuefìo  Vgo  Ciaptta,  lelijual  hora  parliamo  .  llcjual 
"Bulefit  depnuto,  e  coronato  Carlo  ter^  cognominato  Semplice  ,  figliuolo  che  fii  di  Lolouico  fi 
condo  cognominato  Balbo,  La  d:ìnna  delcjuale  dicemmo  li  fcpra,  che  ne  la  morte  di  lui  era  rimafd 
grauila  deffc  Carlo,  per  lo(\uale,  la  corona  torno  a  difendenti  di  Carlo  Magno  .  Coftui  comincio 
a  regnare  Unno  Vccclxxxxwiij.  e  regno  xxviiy .  anni.  Di  cjuefto  Carlo  ter"^,  e  di  Egina  fighi 
uoU  del  Re  Aduardo  l'Inghilterra  naojue  Lodouico  tey^  ,  llcjuaU,  dopo  la  morte  del  padre, 
feria  fua  poca  età  , li  fii  occupatoli  regno  la  Raul  figliuolo  li  Riccardo  di  Borgogna,  Boppo 
U  morte  lelejuaU,  fu  coronato  il  detto  Lodouico  ter^,  e  comincio  a  regnare  Unno  Daccxx v:y. 
e  regno  xx\ij,  anni  .    Cofìui  lafso  il  regno  a  Lotiero  fuo  figliuolo,  ll^ual  comincio  a  regnici 
re  Unno  Dcccclw  e  regno  anni  xxx/.  Lapo  il  regno  a  Lodouico  (juario  fuo  figliuolo  ,  llcjual 
morì  il  primo  anno  del  fuo  regno ,  E  perche  non  hebhe  figliuoli,  Lapo  che  Biama  la  fua  donna 
f  figliuola  lei  fecondo  Ottone  ìmperadore  le  Romani  molto  amata  la  lui,  dopo  lafua  morte,  preri^ 
ieffe  per  marito  V go  Ciapetta ,  llijual  era,  la  parte  di  madre,  fuo  cugino ,  pe-.he  erano  nati  li 
lue  fcrede  figì  uòle  lei  primo  Ottone  ìmperadore.  Luna  maritata  al  Magno       Conte  di  Pat 
rigi  padre  Iwgo  Ciapetta  ,  Laltra  a  Lotieri  padre  di  lui ,  E  tjuefti  due  lafso  che  fuccedeffi 
n  nel  regno .    Kondimero ,  lop  U  fia  morte  fii\  fritti  ti  Carlo  Dm  le  loreno  fratello  del 

fi  Q 


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Postillati  16 


I 


PVRGATORIO 

^ìa  morto  Uftrn,  efatm  li  ^ueflo  (juana  lohuuQ  mora,  a  chi  ii  ragione  falieUdua  il  rem, 
che  ii  cfuedo  ft  ufnijfe  afkr  coronare,  egli^  ^ey  effey  hnomo  fmflice,  e  ^atL  U  uHa  fclitmci 
er  le  cofe  baffi,  mn  nejtce,  fer  Mora^  ftima  .  u^^al  cofa  ueiuia  Vp  Ciatetia  ,  occufi 
il  regno,  e  ficefcne  per  fòr'^  coronare .  Quefto  intefòpi  da  Carlo,  uenne  coma  di  lui  con  grande 
fffercito,  e  ne  la  ifrima  giunta,  occupo  di  molte  terre,  eflrinfeh  di  modo,  che  a  pena  potè  uerM 
gnofmente  fiiggirCt .  Dopo  lacjual  (figa  ,  carico  Carlo  di  molta  preda  ,ft  retirc  a  L  aon  . 
tanno  fegufnte,che  fùU  Dccccìxxxx.^  ^/go  adunato  un  molto  granii  effcnito ,  afcdio  Carla 


:he  fu  poi  Duca  de  Loreno,  e  Carlo,  E  coft  anchùra  due  figlie,  Aruide  ,  e  Menarda,  tatuai  fu 
maritata  al  Conte  di  Namur,e  di  loro  iifcefe  Baldouino  Conte  di  Namur,  lljual  hehhe  una  figlia 
nominata  ifatella,  e  fu  maritata  a  Filippo  Auguflo  detto  Diodato ,  che  di  lei  genero  Lodouic9 
padre  di  S.  Lodouico,  il(jualda  parte  dima fchihetie  la  fùa  origine  da  ^go  Ciapetia,E  poi  dtt 
lui  la  Cafd  de  Valoes  regnante  anchor  al prefenie  di .  Vofftamo  adunque,  per  ijuffto  difcorfo  ini 
tendere ,  che  Lodouico  (juarto  figliuolo  di  loderò  fu  lultimo  in  Trancia  de  difcefi  da  Carli 
Magno  da  parte  di  mafchi ,  E  daparte  di.jimine,  regnar  anchor  al  prefcnte  .  Sfir^nfi  alcui^ 
ni  diprouare,  che  Vgo  Ciapetta  difcendeffe fimilmente  da  Carlo  Magno  daparte  difimine,  ma  tal 
froua  è- molto  intrigata.  Et  ancor  dicano,  che  egli  fu  figliuolo  del  primo  Vgo  Conte  di  Parigi, 
e  nepote  del  già  detto  Kuierto  Duca  d'A  (juitania,  e  fiiUo  da  Lodouico  tjuarto  gran  maefìro  e  gei 
neral  gouernafore  di  tutta  Francia ,  E  che  di  lui  naccjue  il  fecondo  Wgo  medefimamente  cagnoi 
minato  Ciapetta,  che  dopo  lamorte  deffo  Lodouico  quarto  fù  coronato  .  Mahen  che  tale  opii 
nione  non  fia  molto  approuata,  nondimeno,  par  che  il  nojìro  poeta  la  tenga,  o  finga  di  tener  per 
nera  mojìrando,  come  uedremo,  che  non  ^uffìo  primo  Vgo,  ma  il  fecondo  fiiO  figliuolo  per  ueniffì 
a  fa  corona,  e  che  da  lui  fiano poi  difcefi  gUaltri  Ke,  che  di  tmpo  in  tempo  fono  fticceiuti  a  la  coi 
ma .  Dice  adunque,  che  fit  chiamato  di  tjua  Vgo  Ciapetta,  E  che  di  lui  fcn  nati  I  Fi7ij5|5i  e  Luti 
gi.  Co//  nomati  molti  di  (juei  Rr,  che  difceftro  da  lui ,  per  li<jualiera  nouamente  retta  e gouernai 
fa  Francia  ,  Figliuolo  fui.  Di  juefto  hahhiamo  detto  di  fopra,  E  per  il  fenduto  in  panni  hi^i 
intende  di  Carlo  de  loreno,  altfual  di  dritto fèjfettaua  fa  corona,  come  di  fcpra  hatiiamo  fmih 
mente  detto.  Et  ilcfual  dicano  che  andaua  uefìito  di  ligio  .  TRouamiflretto,  Seguita  in  dire  , 
come ,  dopo  la  morte  di  lodouico  (juarto  ,  trouando/i  ne  le  mani  il gouerno  del  regno,  e  per  li 
nuouithepriaccjuiftati,  tanta  poffan'^e  fi  pieno  damici,  che  lattftad'Vgo  fuo  figliuolo  FV 
promojjà,  ciò  ^,  Fu  trasferita  a  la  corona  \JEdoua ,  effendo  morto  il  uero  e  naturai  Toffeffcr  di 
^UfHa  .  Dalcjualfiw  figliuolo  dice.  Le  facrate  offa  defft  Filippi  e  Luigi  effer  cominciatecele  tanto, 
ttien  a  dire,  che  da  lui'  fono  poi  difcefi  glialtri  Reperuenufi  a  quella  corona . 


"Mentre  che  h  gran  dote  VrouenT^ale 
Al  [angue  mio  non  toìfe  la  uergogna^ 
Voco  ualca  ;  ma  pur  non  fitcea  male  ^ 

ti  comincio  con  fi)r\a  e  con  menzogna 
La  fua  rapina  t  e  pofcìa  per  ammenda 
Poh// 5  e  ì<lormandia  prefitte  Guafcogna, 

Carlo  uenne  in  Italia  ;  e  per  ammenda 
Vittima  fè  di  Curradino  ^  e  poi 
"Rrpìnfe  al  del  Jhmajo  per  ammenda^ 


Mentre  che  ifitccefflri  di  cofiui  fieron  ne 
fùoi  termini,  e  che  fi  confentaron  di  juel 

10  che  haueano  trouato,  che  fclamfhte  er4 

11  regno  di  Francia,  effi  uedeano  poco. 
Perche  in  fàuo,il  reame  di  Francia  in  fi, 
è  molto  poca  cofa,  E  non  erano  fin'^  uef 
gogn^jYÌffetto  a  la  kroofcura  origine, dÌ4 
lacjuale ,  fcconio  il  poeta  ,  erano  Mfcffi , 
nondimeno^  uiueano  (fuetamente  in  pace 
fin'^  ojjtn^er,  o  fàr  male  ai  d(,um  « 


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Postillati  16 


CANTO  XX^ 

WmcU  tulixfC^rhfu^  fratello,  il^ud  fu  R.  diVu^lUeliSicilU^lformnluf  flM 
iAcor^tf  Bfrhnpim  ii  Tolofa.fchf  fcttù  fyotffto  di  iota  hehtono  occupato  ttiUa  la  Frouer^l^Jt 
ffY  efTirft  in  tal  modo  nohilitati, come  fer  hauer  accrefciuto  molto  il  dominio  loro,n  o  fi  uer^ognmn 
tiu  le  U  l^ro,  E  da  ^«r/?.  f afina  ne \iguiron  laltre,  fenhe  PEr ammenda,  m  e.  Ver 

mendar  e  rifÙrar  aufjio ^flo,  Et  farlar  fer  Ironia,  ciò  lo  contrario  ,occufaron  mtt, 
cUcoina,rmrmandia,EpalfmCarlodi  sj  aloenn  Italia,  amora  fer  arnme  da,  ftce  mttma  di 
cJraìinofrateh  di  Currado,  eia fcun  figliuolo  di  Federigo  fecondo,  deciuali  duemmo  difcfra  nel 
trrZ  canto,  E  iome  Curradino  filfe  rotto  in  Puglia  da  Carlo  frimo,  nel  xm^.  de  l  Inf.  Uguale 
hfola  rotta,  cercando  di  fi^ggir  in  Sicilia,  fu  fitto  frigione  e  codotto  a  tiafoli,oue  da  Carlo  li  fti 
fitto  taihar  la  tefìa,  e  .oft  fice  uiuima  di  lui,  Verche  uiUima  era  domUata  da  gliantuhi  lanimale 
che  fi  fmificaua,  E  di  ciuefìo  tratta  il  ViUani  al  xxix.  M  Sijdih.  de  lafua  ofera.  E  fer  ammenda 
Jora,rifinfcrkmafc  al  cielo.  Scriueefft  ViUani,  che  èouenhft  a  Im  ftd  Kodan^^^^^ 
conc.7io,cr  a  quello  douendo  interuemr  ihomafo  ^c|uino  maffmojf  ledore  de  la  ftde  chrijiia^. 
na,  e  ricettacolo  dincredihile  f^fientia  e  doUrina,  che  duhhitandof  cjuejìo  iniquo ^f,  che  Thoma, 
Ce  almi  ^r^n  notelefuefceleratez'^^e  fcmmamente  li  diffiauuano,non  le  uenifje  a  mamfrliare, 
\llde  ofera,  che  un  certo  fifuo  molto  fimiliar  di  Thomafc,  li  dfffc  iheleno,  E  coft  ficf  a  la  Badui 
Fojjd  noua,  doueftmorì  efpndo  in  camino  fer  andar  al  concilio . 


Tfwpo  ueggio  non  molto  Joppo  dnchoì^ 
Che  tragge  unahro  Carlo  fuor  di  Francia , 
Ver  far  concfcer  meglio  e  fe.e  fuoi ♦ 

SenTjtrme  ncfce  filo  e  con  la  lancia , 
Con  laqual  giofiro  Giuda  5  e  queUa  punta 
Si  ,che  a  FiorenT^a  fa  fcoppar4a  pancia, 

Cluìndi  non  terra*,  ma  peccato onta 
Guadagnerà  per  fi  tanto  più  graue , 
Quanto  più  lieue  fimil  danno  conta  ♦ 

Labro  che  già  ufct  prefo  di  naue^. 
Veggio  uender  fua  figlia ,  e  patteggiarne} 
Come  fan  Vi  corfar  de  ìaìtre  fchiaue  ♦ 

O  auaritiat^che  puoi  tu  più  farne 
Voi  chat  il  fangue  mio  a  te  fi  tratto  ^ 
Che  non  fi  cura  de  la  propria  carnei 


Einge  difredir  ijuello,che  di  già  era  auei 
fiuto,  ciò  e,  di  Carlo fcr^  terra,  deljual 
dicemmo  ne  la  ulta  del  foeta,  e  nel  fcfìo 
de  Vlnf.  ejpre  fiato  chiamato  da  Bo«i/S; 
fio  a  comforle  cofc  di  Yiren'^,  Lacjuale, 
egli  co  fuoi  fradiméti  e  fraudi, che  la  lan 
eia  ce  lacjual gioflro  Ciuda,La  riduffe  in 
molto  ffggiore  fiato  di  ijuello  che  era  frii 
ma,E  lajual  Ihia  VOnta  ft,doe',Vinge 
et  entra  ferfvr"^  inan"^  tato,  che  ad  effà 
Fioré'^aEA  fcoffiar ltifkia,Lafn  di f end 
e  dolor  crefare,Si  che  doue jferaua  hauef 
fe  ad  ejfer  la  fua  falute ,  conohle  che  uera 
uenutofer  la  fua  rouina,  Onde  dice,  eh  e 
C^indi  no  guadagnerà  terra,lacjual  ani 
daua  cercddo,  fer  ejferne  fcn'^a.  Ma  fecca 


io  et  onta  tanto  fiu  graue,  c^uanto  che  il 
ianno  prrf  da  lui  contato  e  tenuto  fiu  leue,  Perche  la,  doue  il  rimorfo  de  la  ccfcientia  eminore  del 
ielitto,auiuifi  ricerca  maggior  funitione  .  l  Altro  che  già  ufct  frefo  di  naue,  Cofìuifa  Carlo  fecó 
io,il(\uale,fi  comefcriue  il  yiHani  al  /xxxxy.  del  sij.  liL  de  lafua  ofera,  effendo  Carlo  frimo  ani 
iato  in  Vrouen^^fìtfrouocato  dal  Rf  Viero  di  Sicilia,  che  fin  nel  f  orto  di  ì^afoli  lera  andato  a  tr^ 
uare,  ad  ufcir  fuori  a  combattere,  contra  lordine  laffcitoli  dal  fadre,  ne  laciual  haUaglìa  fu  fatto  fre 
^ion  lui  con  gran  numero  de  fuoi  nohili ,  e  condoUo  in  Sicilia,  Ma  di  la  a  certo  temfo  fr4  nlaffatj 
fitto  certe  condizioni,  e  marito  una  fua  figliuola  ad  A^^ne  ter^  Marchefc  di  Ferrara,  fer  locjuale 
fj^ofalitio,  hehle  da  effe  AZi^ne gran  ju^tita  di  denari  infteme  con  molti  altri  doni.  Onde  ilfoeta 
finge,ihe  j«r/?o  Vgo  hora  fi  dolga  che  cojìui  haUia,fer  fcmma  auaritia,  uenduto  lefrofrie  Lami 
dmandido  con  efdamatione  cjuello,  che  effa  auaritia  fuo  fiu  lorfire,da  che  in  tal  fórma  ha  tirato 
il  fuo  fangue  afe,  Imitando  \irp*  nel  frimo,  qj^ii  non  mortalia  co^it  mipfcra  fiimet  t 

AGI  I 


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Postillati  16 


Verch  mcn  j^aja  il  mal fiturolfit^^  ^  ^ ^ofll^rpr^^^^ 


Veggio  m  Alagna  mirar  h  fior  dalifo , 
E  nel  uicam  fuo  Qhrìfìo  ejjcr  catto  ^ 

Veggtoh  unaìtra  uolta  effcr  derife  : 
Veggio  rìnouetlar  laceio  el  filc^ 
E  tra  u'iuì  ladroni  ejJcr  ancifo , 

y^lgjo  lì  nuouo  Viìato  ft  crudele  y 
Che  ciò  nolfatiat^ma  fen^  decreto 
^orta  nel  tempio  le  cupide  uelt  ^ 

O  fignor  mio ,  quando  faro  io  lieo 
A  ueder  la  uendetta^^  che  nafcofi 
Fa  dolce  lira  tua  nel  tuo  ficreioì 


ra^ginf  ufata  iafuoi  <ìifceni(n(i,la<jualf^ 
ficonk  il  Villanm  allxìf,  e  Ixiij.  àel  v/y. 
Ixli,  àtUfudùffYa,  è-  (juejìay  chf  haufn^ 
ioBortifith  fromf/fca  Filippo  Bello  ii 
TuncUil  dominio  di  Pirfn'^  per  Carh 
fin-^  terra  fuo  fratello  ,  e  molte  altre  cofi 
ancora  /?  h  maniaua  a  compcr  le  cofe  ii 

^^^^^c^ttk  comel.fc^ra'e  ietto, emn 
Uuenioghelo  poi  offtruato  ,  Fifipp o  , 
hsie^no,  gìihauea  commoffo contra  Stefi 
«3  Colonna  ff^o  inimico  ,  et  i  Seneficif  cU 
uacauano  in  Francia,  lì  confiriua  come  et 


.  ,         ,  ,  .  ^^^^fi^^fuaalui^VerUaual cofaBonifti 

tio  lo  chiamo  con  iutt.  i prelati  Franl:è[t  A  concilid^Epfrlafia  contumacia  haueMofcomunicato, 
Mpfi  cercala  ihauer  Bonìfàtio  ne  le  mani.  Et  uliimamente  Sciarra  Colonmfe  entro  in  AÌaana^ 
ioue  ejji  Bomfàtto  era,c^n  le  hanJiere  di  Fràcia^efrefe  lui  infteme  co  Cardinali  cerano  fcco,  E  ioi 
fe  al  Papa  i^Uo  quello  chep:ìtè^  trouardelfuo,  E  ten  che  dal  popolo  d'Ala^a^che prima  hauea  tenti 
eo  mano  a  lafua  cattura,  jhffe  il  ter^  giorno  lilerato,  CT  egli,  tornato  con  la  corte  a  Koma  ,procu^ 
raffe  de  la  uendetta,  Nondimeno,  fu  tanto  lo  sdegno  t!r  il  dolore  dannai  ft  Ufao  uincere  ,  chefré 
treui giorni  fi  morì  come  arrabbiato,  E  fu  adempiuta  la  profitia  di  Celeftino  ,  ilaual  kì ,  che 
egli  entrerebbe  nel  pontificato  come  uoìjff  ,  \/iuereibe  come  leone  ,  E  morrebbe  cme  can^ .  'vice 
aduncfue,  A  ciò  chelfitturo  male  UT  il  fitto  paia  meno  poi  (Juan  do  uerra,  Imifdndo  Quid.  Wam  pre 
ffifa  fclent  ledere  tela  minus.  Et  il  Vet.  Viaga  antiveduta  affai  men  dole,  \FggVi  il  nuouo  Filato, 
Quefìi  intende  per  Tilipfo  Ke,  hauendofententiato  a  morte  Bonifatio,  che  raffrefcnfaua  laferfcna 
ii  Chriffo,  E  non  lo  fatia  juefìo,  e  Ihauerli  tolto  ifuoì  the  fori,  che  porta  LE  cupide  uele  nel  tempi:, 
ciò  è,  le  defiderofe  uoglie  ne  beni  de  la  chiefa,  perche  conuertiua  (juetli  nel  propria  ufo ,  Senl^  dei 
creto,Senl^  ordinatione  de  la  fedia  apùffolica  •  O  Signor  mio,  Volge  Vgo  il  parlar  a  Dio,  E  come 
iefiderofo  di  ueder  punire  un  tatofdcrilegio  et  una  tata  tirannia  efctamàdo  dice,0 /ìgnormio,ùMn 
Val'  Max.  ^0  IjirQ  io  lieto  a  ueler  la  uendetta  la<jualemfcofil  ;tel  tuo  fccreto,  Perche  egli  filo  fa  apunto  Ù  temi 

mS^^YArU  \kA  •  t^>^'^'^''  ^  ^^^^^^  «^'''^f *^^fP>  Onde,lertto  enim paffu  iiuina  frocedit  ira,  FA 
MO^fui  ckuin^t^  «^o/f^-ZiV^  (K^  nel  euoficreto.  Per  effcr  dolce  cofà  agiufli  uTler punir gimpf  de  le  fceleraggj^i  loro. . 


tWm/ì^'^-^v^  ?  ^^^^^^  "''''^ 

Verfo  me  uolger  per  alcuna  chiofi'j 
7anto  e  dijpofto  a  tutte  noHre  prece 
Quantol  di  dura  :  ma  quando  fannotta , 
Contrario  fujn  piendemo  in  quella  uece^ 
No/  repetiam  Vig'naUon  allhotta  } 
Cui  traditsr  e  laìro  e  patrìcida 
Fft-e  U  uogUa  fua  de  loro  fiottai 
E  la  m'ifiria  de  lauaro  Mjda  5 
Che  figa  a  la  fm  dimanda  ingorda^ 
Ftr  lci(jual  fcmpre  conuicn  che  ji  rid^^ 


Vjj  uien  horaa  fatlsfir  a  la  feconda  io  ^ 
manda  del  poeta,  lac^unl  di  fcpra  fu,  peri 
the  egHfclo  rinouellaua  (juelle  degne  lodi 
iicendo ,  che  ciò  che  egli  dicea  DI  auell^ 
unica  Jpofa  de  lo  ffirito  fanto ,  ciò  Di 
Maria  Verg.  e  che  hfice  uolger  ueyfo  H 
lui  a  parlarli  PEr  alcuna  chiòfìì,  Per  alcu 
na fin f enfia,  che  in  tal  fuo  dire  hauea  nei 
tatù.  Onde  diffi,  O  anima,  che  tarfo  ben 
fiuelle,  TAnto  ^  àiffofio.  Tanto  è'  ordii 
nato  a  tutte  le  nofìre  preghiere,  lecjuali  do 
uemofàre  (guanto  dura  \l  di ,  Ma  (^uand9 
Uicn  U  me,  Noi  IN  juellg  ut  ce ,  ciò  r. 


CANTO 

Del  fitte  fi^cor  chfcun  pcJ  ji  morda^^ 
Come  furo  le  [foglie  fi,  che  lira 
Di  loJ«e  qui  p^r  che  anchcr  h  morda  ♦ 

Indi  accufim  col  matito  ^^fhnat 
lodiamo  i  càci ,  chhhe  Hcliodoro  ; 
It  in  infamia  tuttol  monte  gira  , 

Tolincfìor ,  che  ancije  Polidoro  t 
Vltimamente  ci  fi  grida  5  Crajjò 
ricci ,  cheì  fai ,  di  che  fa^or  e  loro . 

rdhorparliam  lun  alto  ,  e  Ultro  kajjo  , 
Secondo  lajfetiwn ,  che  a  dir  ci  jprona 
Hor  a  maggior  ^  hor  a  minor  pdjjò» 

Perà  al  ken.chel  di  ci  fi  ragiona, 
Vianv  non  erio  Jd  :  ma  qui  da  prejfi 
Ko«  at^ua  la  uoce  altra  j^erfona 


X  5C  » 

In  luo^o  a  lfi,nQiYfffildYn:i  Mora  Vtgs 
mali:^ne,  Aiuti jue  gujjmfi  uimojt, 
.perche  n^cam  MuààtZ.^  danir^'O,  (cm3 
Yicorictti  dà  loro  il  di,E  ^lifjjlrìiri  uttioft, 
ffnhe  nafcano  da  igmYantia , [cm  yÌìOY^ 
dati  da  loro  la  mtte,  I  uirtioft  ffnhe  di'f 
Ifttinoy  I  uitiofi ffnhe Jj-auentino.  Filma 
liane  Jciondo  Wirg.  ndfrimo ,  ouijc  Si', 
cheopicerdoif  d'HfYCoh  feYfofpdfri/i.oi 
thffoYi,  Ma  Vidonf  fua  fcYeUa,  f  jj>oja  di 
SichfHy  nefOYto  i  thefcYÌfeco  in  Ajfrica, 
douffofc  CaYthaggmeJt  che  Vigtnaliwf 
in  uano  fficf  fàcYilfgio  e  ladro  di  udoni 
ta,  TatYicida^^Verche  SuheoglieYafaiYua 
e  cognato  .  E  La  mif(YÌa,  Mida ,  fecondo 
Ouid.  nel  xi.  ottenne  da  Bacco,  the  (jua^ 


lunijuf  coft  toccctfp  f  conneYtifp  in  oro/7 
à,eYÌhnro  infuafcmma  mij^YÌa,fenhe  ilcihjeì^ualfidoueuafcft^^^^^^  d^uentaua  oro. 
DE/ 0f  Acor  Acor,  come  f  Ugge  in  lofue  al  sij.  ijT^ndo  lofue  uinuto  m  teYYa  di  f  Yom^ne  e 
uintLhheUcittadMco^^^^^^ 

caffè  de  lafreda,  Acoy  dfc  alcune  cofe,  f  fcUeYrode  nfl  fuo  fadighne,  la^ual  coj^  ejj.n.OYe, 
UfUta  a  lofue,  Ufice  lafidaYe .  mdi  accuftamo,  Sa^Ya  fi.  in  leruf.Um  donr.a  d  Anania  ,  Co. 
RoroSccondo  chef:  legge  nf  gliatti.l  quinto,  MofcgmtaY  la  legge  .f.fiolica  uendeyonognt 
Lfurumia,  ma  noiaffYefcntarono  a  Vietro  chefclamenif  farte  de  la  m.nfta  di  .he  Y.fYef^  gY^ 
uerlente  da  h<\,  li  e dero fusamente  moYti  a  fiedt .  lodiamo  :  calct,  H.Ao  oro,J?co„^3  che  ft 
leppe  al  feY<h  del  fecondo  ìik  de  Mac,hei,feY  fcmma  auaYitiafu  mandato  da  Seleiao  Re  d  A/:<t  m 
UrifAemreYJuia.lcunithefcYidel^  loYacolo  d  Afohnechenon 

erano  neceffm  .  Entrando  adù^ue  Heliodoro  fer  ^uefìo  nel  tempio,  gliaffaYue  miYacobjcmete  un 
huomo  armato  di  fmifurat, grade^l^  fcfra  unfirociffmo  cauah,che  co  calci  lo  rigitlaua  indietYO, 
De  Uiual  coft  irnfaurito  Ueliodoro, domando  humilmente  ferdono  a  Dio,  e  ritoYn^f]ia  Seleuco,al^ 
aual  naYYO  il mÌYacolo che  hauea  ueduio  .  ET  in  infamia  tuttol mótegÌYp  VOhnepoYe Jii  ^e  il 
Tracia,  alauair,  Friamo  Ke  di  Troia  mando  Polidoro,  uno  de fuoi  figliuoli,  con  farte  de  the\crt, 
.  ciò  che  le  fer  la  aberra  moffdi  da  Greci  ferifP  infieme  coglialtn,  come  foifice ,  nmanejle  frole 
di  lui,  Z!r  hauegdi  che  fcflentarf,  m  Volinefìore,  intefc  pi  Priamo  effer  morto,  e  Troia  rouma, 
occife  Polidoro  fer  fofjcder  ifuoi  thefcri,  Effmfio  m^mo  dinfidelita.  Onde  dice,  che  gira  din 
[amia  Lttolmoue,  ciò  ^,  che  de  la  fua  infamia  CT  inaudita  [celerità  fr  farla  fer  tutto  cjuel  ceri^ 
chir,  iìquA  o  ra  e  cinge  tutto  cjuel  monte .  V  Ltimamentect  f  grida  Craffc,  Marco  Craffc ,  jc, 
condo  chffcriue  Afflano  Aleffandyino,  douendo  i  Romani  mouer  guerra  a  Vam,  ancoYa  che  nei 
chiffmo filfé  oltre  ad  ognaltro  Romano,  fqendo  cjueifofoli  effer  alondantiffmi  di  tutti  i  beni,  t 
tnaff^mcmente  doro.  Vinto  dafcmma  auaYÌtia,frocuYO  dhauer  cjueUa  frouincia,  lacjual  ottenuta, 
fafioVEufra^e,Mainìmici,eOmef^gaciffmi,  hauendo  infefo  de  lauar a  fua  natura  yfinjiro  ii 
fiLire  laffcndataefcnon  menofieno  daguati  che  di  freda,  da  lacuale  effendoCraj/c,  fer  ]cmi 
ma  cufiditi  accecato  ,  ft  muo  iniornìato  da  nimici,  C7  hauendo  uergognofmente  ferduio  tutt^ 
lejfcrc.to  fer  non  uenir  uiuo  ne  le  mani  de  nimici  f  fece  occidere .  iffendo  Jfoi  da  ^ueUi  iYOuato 
ti  corro  fuo,  li  fu  tagliata  la  tefta  e  fojìa  in  uafo  doro  fónduto,  e  fuli  detto ,  Aurm  ftp  <^ur.m 
hile .    onde  il  Tel  E  HÌli  Cirro  f  in  il  ^gut  amro  che  Craffo  doro,  e  luno  e  laUro  nhebbc 


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Postillati  16 


PVRGATORIO    CANTO  XX. 

Tanto^chefctruf  a  ix^Uum  m^n  .  TAllorparliam  lun  alto  e  Utro  haffc,  Dimfira  V?o  cf-.e 
ffPrarUm  dt,  e  Uffc,refetèh  ^urjìi  efséfi  huoni  e  m.fuondo  che  h^no  m.P^iore  e  mìnL  \Ìt 
Uoneejrruore,  E  àe  ancor  ari  tum  ./frnpijej.ah  rffì  ra^i^nam  il  di,  f^H  nóerafclo,  come 
D.«.vy5  cr.i..  ^«.^0  fii  udito  da  lui,  y.a  che  no  era  in  c^uel  Ugo  adhorajifiu  di  ijalkffe  U 
uoce,  V  ole  do  in fr  trecche  allhora  era  maggior  affiume  in  lui, che  ne  gUtyi  cherano  juiuifco  . 


Noi  erauam       ti  già  da  ejp^^ 
B  hrìgAum  dì  Jomchiar  la  flrada 
Tanto  ^quanto  alj^otcr  ne  era  ^emejfo; 

Ohandio  fcnù  ,  come  cofa  eh  cada  ; 
Tremar  lo  monte  x  onde  mi  pre/e  un  gelo^ 
Ql^al  prender  fuol  colui ,  chea  morte  uada^ 

Certo  non  fi  [a  tea  fi  fòrte  Velo  , 
Pria  che  Latona  in  lei  fhceffcl  nido 
A  p.xrtorir  li  due  occhi  del  cielo  ♦ 

Poi  comìncio  da  tutte  parti  un  grido 
Tal ,  chel  maejìro  in  uer  dì  me  fi  fio 
Dicendo  ^  No;?  dubbiar ,  mentrio  ti  guido  ♦ 

Gloria  in  eccelfu  tutti  Deo , 
Dicean  per  queljchio  da  wdn  comprefiy 
Onde  intender  lo  grido  fi  poteo 

Noi  ci  reflmmo  immobili  e  fofpeft 
Come  i  pafìor ,  che  prima  udir  quel  canto  j 
F/;i  chel  tremar  cefo  ,  ^  ei  compie  ft^ 

Poi  ripigliammo  nofìro  carni n  finto 
Guard^mdo  lombre ,  che  giace^m  per  terra 
Tornate  già  in  fii  lufato  pianto  ♦ 

"trulla  ignoranti  a  mai  con  tanta  guerra^ 
Mi  fè  defiderofo  di  fipere  ^ 
Se  la  memoìia  mia  in  do  non  erra^ 

Quanta  pareamì  cdlhor  penfando  haueret 
Ne  per  la  fretta  dimandar  era  ojo^ 
Ne  p:r  me  li  pctea  cofi  uedere  ; 

Co/i  tnandaua  timido  e  penfcfo  ♦ 


Pctrtiti  MiYg,  e  Dante  da  Vgo,  cercaua^. 
no  <fuanto  fiufoteuano  di  fcuerchiar  e 
faffar  caminando  Uftrada^feruenir  a  le 
[cale,  OuefifaìiutfuLltro  girone,  (juam 
do  Dante  fcnn  tremar  il  monte,  come 
cofa  che  cada,  Iremaua  ft  fiyte,  chetai, 
rea  uo'effl  cadere,  E  tal  tremore  mofìra 
che  era  maggiore  di  (juel  de  lift/a  di  Deh 
ind^ che  Latona  uifartoriffe  FEh  f  Dia 
na,LÌo  è-.  Il  fcle  e  la  luna,  che  fenili  due 
occhi  del  cielo,  Venhe  c^uefìa  ifcla,f(coni 
do  Ouid.  nel  v/.  j^er  inan'^  tremaua,  ma 
Velo,  fer  ejfcy  nato  in  (jueUa ,  non  uoSe 
che  tremaffèpiu.    F Ci  cernir: civ,Ti^ 
nito  il  terremoto ,  cominciaro  tutte  cfuelLe 
anime  a  cantare,  QÌoria  in  Exceìfu  Dea, 
ll^ual  canto Jhf(t,(iuando  de  f  rojjeri  auef 
rùmenti  ne  renliamo  gratie  a  Dio 

Vermaronfi  cjuefìi  foeti  fieni  di  fcjffttn 
e  difìufore.  Come  firon  ìfajìori,  che  udì 
ron  prima  catare  cjueflo  mede  fimo  hirm 
dagliartgeli  annunr landò  loro  la  natiuiia 
del  Saluafore,  fin  chel  tremar  del  mznt^ 
cefo, (UT  il  canto  ftfnt .  PO/  ripigliami^ 
mo  noftro  camin  [cinto.  Finito  (^uefìo,  ri*, 
frefcr  dlor  camino  guardando,  comefrh 
YTiafàceano,  lomhe  che  giacendo  f  er  ters 
ra,  frano  già  tòrn.ite  al  pianto  ufc.to  . 
mHa  ignorantia.  Si  come  in  altri  luoghi 
Wiamo  dfttOy  è- naturalmente  innate 
in  noi  un  def  lerio  di  ftpe^e  ,  e  cjuando 
auiene ,  che  noi  fumo  ignoranti  de  la  cof 


.  ,  fi^ì^'fl^f'^^iS^^y^ti'fne/i^uerrciemo 
letta  tanfo  (o!  defderio  chabbiamo  di  f'peyla,  che  mai  non  ne  laffa  p^fkre  fin  a  tanto  che  la  fppiai 
mo  .  Dice  adunque  il  poeta,  che  nefjlna  ignorantia  mai  h  fce  con  tanta  guerra  defderofc  di 
fipere ,  :iu^nta  li  parue  hauer  Mora  penfando  a  (juello,  che  il  trem.ar  del  monte  ,  tfT  il  cJntaf 
àelc.nimeuoleua,com.euuol  infr.re,fgmfìcare,  E  m.ffmam  ente  non  ejpndo\eYla  fretta 
de  lanlare ,  ardito  di  domandarne  Wirgdio,  neper  fi  fuffo  fcjerlo  Mere ,  E  co/?  diL  àt 
o]lprf//o  da  timidità  e  da  penfiero  fnandaua 


PVRGAT0"RI0 

pt^  naturai  ;  che  mai  non  fatìa  ^ 
<mn  con  Ucqua ,  cnie  h  pmmtU 
Ummaritana  dimando  la  grafìa  ; 

traua^iaua  e  fungcami  la  fretta 
Per  lim facciata  uia  d:ctro  al  mio  duca  5 
E  ccnddeamì  a  h  giufìa  ucndetta  : 

E/  ecco  ;  fi  come  ne  fcriue  Luca , 
Che  Chrirto  ap^arue  a  due  >  chcrjno  in  uia 
Già  furto  fi^or  de  la  f^ocral  buca*^ 

Ci  apfarue  unomhrat  e  dietro  a  noi  uenia 
Va  pie  guardando  la  turba  ^  che  giace: 
Ve  ci  addemmo  di  lei ,  fi  parlò  pria 

Vìcendo  ;  frati  miei  rio  ui  dea  pace , 
Noi  ci  uolgemmo  fuhito  ;  e  Virgili:) 
Rendè  hi  il  cenno  j  che  a  ciò  fi  conjrxe  ♦ 


Ci^KTO    XXI*  ....... 

Kfl  \Yefnu  tanfo  c(!m  m  ftcontienr, 
/?MOw  cUl  foefa  (//wo/?r«^,  cor>:e  fcguifanf 
fio  fgìi  Jiftro  «  ViV^.  il  f^o  Mctfgh,fi<'' 
yen fc^Yagiuntii<i  laytirr.aii  SMio,lai 
<jUiilfff:r\hfcfuYl<^t<^,fdiua  al  Voraiifc, 
e  ia  lei  UufY  irJffc  la  cagione  Jfl  tremar 
iel  morate,  e  del  cantar  de  Unirne,  E  con 
0r,nJlif[.mo fiacer  di  Virg.e^el p'ta  efi  fiiJ»'pyf//o 
fcrfi  data  /or  a  conofcere,  tfT  (Ha  non  con 
wircr  ìeti  ia  Uuer  cùnofciufo  Virg. 
^  LA  fcfe  natuYal ,  che  mai  non  ptia, 
Vicerrmo  iiftfYU  ejf  r  naturai  in  noi  c'ef 
fiderio  e  [ite  difqne,  E  jUffìc^fcte  non  fi 
fKomai  P tiare fcn:n  dafeyftiafcientid, 
f  neffi  na  fcientia  e-  fey fìtta  fncn  Dio  , 
Ter  fafiar  adunche  juefìa  fcie  naturale, 
ve  conuien  pjrer  tfj  irMnder  lui,  il^jual 


è-  ìacijua  uìua,  de  lacjuale  fcriue  Giou^ni 
ci  <juar(0,  che  chiflv  farf^  a  lafinùna  S  mrr.ayitana  ^  f  Hfjl  che  chi  nefeuea,  non  haueyia  rr.ai 
fiu  f(te,  f  che  da  lei  li  fxt  jer  gratta  adimandata  .  MI  trauagìiaua,  ciò  è',  Mi  commouea  e  mole,^ 
fiauify  E  Furgeami  la  fretta.  Fra  commoffc  e  f  unto  da  tre  diuer fi  fen fieri,  Dal  defiderioche  hai 
hea  dif-.f  er^  donde  fiffe  proceduto  il  tremar  del  n:onte  tST  il  cantar  de  Unirne,  Da  la  fretta,  che  k 
firg'ua  dietro  a  ^irg.fer  limfacciata  uia  da  Unirne,  che  fer  ^ueda  fiangendo  giaceuano,  E  da 
k  giufla  uendetia  di  Dio, che  feltra  di  (jufde  fi  dimofìraua  nel  punirle  de  le  commejp  colf  e,  rerchf 
ntoffc  da  canta  fi  .ondoleua,<iuando  dice,  eh  afjfarue  loro  unomhra,  come  fece  chri/ìogia  refitfci,^ 
tato  DE  U  huta,  do  c-.  De  la  tmha  frpolcrale,  tju andò,  fecondo  luca  al  xxxiii/,  affarue  fra  u  a 
tf  due  difcefcli,  che  andauano  in  im.aus .  tatuai  omlra,  ueniua  di  dietro guardandofi  a  piedi 
la  turh  de  Unirne,  che  g'a^eua  al  mar  ho  .  D^-  U^jual  omlra,  efft  non  pccorfro  prima,  che  da 
quella  fiiron  fiutati  dicendo,  idlo  ui  dia  pace  fratelli,  Alijual  fiuto,  effi  fuhito  fi  uoltaron  a  lei, 
E  Vi>f.  rende-  lui  il  cenno  che  a  ciò  fi  consce,  ào  è ,  KerJè'  a  lui  U  rifj^fìa,  che  fi  conuifn  a  tal 
[aiuto  ,  lajual  ^,  Diala  ancor  a  te  ^  come  uuol  inferire . 


Poi  comincio  \  Ne/  beato  concilio 
Ti  ponga  in  pace  la  uerace  corte  5 
Che  me  rilega  ne  leterno  exilio  ♦ 

Come  j  dìffe  (gli  -,  e  parte  andaua  fòrte , 
le  uà  fae  ombre  uhe  D/o  fu  non  degni; 
Chi  uba  per  la  fua  fiala  tanto  fcorte  1 

E/  dottor  mj?jSe  tu  riguaidi  i  fgnij 
Che  qu(Vù  porta ,  e  che  langel  profila^ 
h£n  uedrai  che  co  buon  conuien  che  regni  ^ 

ÌAa  perche  lei  ;  che  di  c  notte  fila , 
Non  glihauia  tratta  anchora  la  conocchia  ^ 
Che  eloto  impone  a  ciafcun  e  compila*^ 

Lmmùfua^che  tua  e  mia  firocchia^ 


"Kenduio  che  Virg,  h.eUe  il  cenno  del  fai 
luto  ^  (juefiomha,  comÀncio  foifcguifani 
do  a  dire,  LA  uerace,  ciò  è-,  lacelefìial 
corte,  Terche  effcndo  dominata  da  la  uei 
rita  ,  che  è- fio  Dio,  Vien  ad  fffr  fcU 
pera  ,ftaklf  CfT  eterna  corte.  Ti  ponga 
in  pace  NEI  heato  concilio,  ciò  è-,  Nel  nu 
mero  de  leati .  CHe,  Lacjual  uerace  cor 
te,  Rilega  me  ne  ìeff.lio  'eterno.  Perche 
era  da  ijuella,  fecondo  U  fittione  del poei 
te,  rilegato  eternalmente  nel  llm.ho,  per 
non  e/fiere  flato  chri(liar.o  .  Come,Dìl}e 
egli,  ciò  e-,  (juefìo  f^xrito  ,  uoi  fiete 
omlre  che  Dio  non  degni  U  fu  in  c  eb^ 


in 


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Postillati  16 


PVRGATORIO 

Venenh  fu  non  ptca  uenir  fila  ;  chi  ^  ^jueUj  cheuJufcéYte  frullatemi 

Vero  che  al  modo  noHro  non  aiocchkx  tò^erlafua  fcab  :  Perche U  fcaUiani 

Oniio  fui  tratto  fior  de  lampa  gola  dar  a  via  fi  e' il  Vurg,  nelcjHal  lanima 

DmfÈrno  ]^er  mojìrarUye  moflreroHi  nettanhftdatuUeUhruUuYfjftfi  degnu 

Ohrcj  quantol  potrà  menar  mìa  fchola^  difaliralui.  BLhttor  mio,  Riff orile 

Ma  dinne  3/e  tu  fai  ;  perée  tai  crolli  '"^^''''^^  '  h""'  Ì'^'P'» 

Die  dianv  il  monte  ^  e  perche  tutti  aduna  ^'''f  ""''Jf  f''^'  '  '  H'^' 

Varuer  gridar  infuno  a  fuo.  pie  mollU  Zt  ^A'^'^T  ^^^^ 

c:     '  7,ft;  ,  j    ]         7  ^  Che  regni  CO  buom ,  Perche  cane fh 

S^  m  d^e  dimandando  per  la  cruna  htì  futti  fueitai  fcgni,i^,a!:er.n^^ 

m  mio  difxo  5  che  pur  con  la  Jperan^  che  hauea  ftgmti  in  fr^te,  fotrafahr  al 

Si  fice  la  mia  fete  men  digiuna  ♦  àelo  a  regnar  co  heati .    ma  perche  lei. 

Le  f arche,  chefccùnh  ipfti  filan:ì  la  uì'^ 
fa  humana,  fcm  tre,  c/o/o  che  tien  la  rocca  or  lina  lo  ftame,  lagnai  ftgnifica  il  j^rincipio  defji 
uita  .  L  achefit  che  h  fila  ,  t  fi^nìfical  fempo  che  fi  uiue .  A  mfos  che  termina  e  rompel  filo,  chf 
figmfica  la  morte .  Adunque,  perche  Lachefts ,  che  fila  di  e  notte,  Effendol  tempo  fcn'^  alcuna 
fofa,  NOnglihaueua  anchora  tratta  U  conocchia.  Non gUhaueua  anchora  finito  di  filar  lo  ftame 
de  la  ulta.  Perche  la  conocchia  propriamente  fi  lo  jìame  compoflo  fu  la  rocca  per  fidare,  laijual 
conocchia  doto  IMpone  e  compila.  Ordina  e  compone  difìriluendo  a  ciafcuno  tanto  di /lame,  cjuant 

10  uuol  che  uiua.  Et  infcntentia  dice,  Ma  perche  non  era  anchora  morto,  lanima  fua,  [acquai  ^ 
Tua  e  miafirocchia.  Perche  effendo  tuUe  Unirne  rationali  create  da  Dio  ,  uengon  ad  effcr  tutte  (òf 
rette,  WEnendo  fu  non  potea  uenir  fola  Vero  che  al  nofiro  modo  non  adocchia.  Non  poteua  lanimtc 
di  Dante  a  modo  di  cjuella  di  Virg,  t  di  cjuetta  di  S  taf  io  j^eculando,  tanto  perjtttamente  uedere, 
perche  non  poteua  andar  fola,  effendo  accompagnata  dal  corpo,  la  confagion  delcjuale  ,  //  toglieua 
in  parte  il  lume  tir  il  ueder  de  lintettetto  ,  Onde  dice,  che  etta  non  adocchia  a  modo  Uro .  Erali 
adunche  neceffario  laiuto  de  lanima  di  Mirg,  ciò  ^,  de  la  ragione,  lacjual  è  propria  de  lanima  raf 
gioneuole,fi  comel  fin fo  è- proprio  del  corpo,  da^ual  effendo  lanima  di  Virg,  lilera,  non  poteua 
e) fer  impedita,  E  cofi  dice,  per  mofìrarli,  effère fiato  tratto  DE  lampia gola  d'inf,  Ejpndoillimf 
lo,  fecondo  chel  poeta  lo  finge,  e  deìijual  \/iyg,  era  flato  tratto  da  Beatrice  in  leneficio  di  Dante, 

11  primo  e  maggior  cerchio  deffc  Inf.  E  moflr  erotti  oltre  qvanto  la  mia  fcAa  lo  potrà  menare,  ciò 
è'.  Quanto  per  humana  ragione  fi  potrà  inanl^  dtfcernere  .  Perche  a  moflrarh  le  diuine  cofi,  a  lei 
quali  e*  inuiato,  che  fono  fcpra  naturali,  fàra  poi  opera  di  Beatrice, com,e  uuol  inferire ,  MA  dini 
ne,  fé  tu  fai,  ^irg»  domanda  S tatto  de  la  cagione  del  tremar  del  monte,  e  perche  tutti  gl  fi^iriti  di 
ijuetta  parueche  ad  una  uotTgridaffiro  Fino  a  fuoipie  motti,  Fin  a  lefi^e  radici,che  per  effr  in  i[o 
lacerano  fatte  motte  da  laajua  del  mare  che  penetra  per  le  uifcer e  de  la  terra,  E  cofi  domandando. 
Diede  fer  la  cruna,  c:0  è ,  Diede  fer  me'^  del  defiderio  del  poeta,  che  fclamente  era,  il  uoler  fdper 
la  cagion  di  ^uejìo,  E  con  la  fperan"^,  lacjual  helhe  che  Statio  haueffe  a  fcdisfnr  a  tal  fuo  defide', 
rio  dice,  LA  miafcte,  ciò  e  ,  Effe  mio  defiderio  chauea  dipperlo,  SI  fece  men  digiuna,  Saccjue^ 
to  alijuanfo  in  me,  Perche,  cjuanto  più  la  fferan"^  che  Ihuomi  ha  di  corfeguirla  cofa  defiderai 
ta,  tanto  meno  r  moleflo  il  defiderio  e  la  fi  te  che  ha  di  juetta  • 

Qui  comincio  Ccfa  non  e  ;  che  fan^  ^'Jf'""^'         '^'^  ^^^^'^ 

Ordine  finta  la  religione  f  ^'/f  T  ^'1'"'"''  H"'^ 

^   ,  ^  ,    r  r     1  ^  ^àja  che  la  reiimne  deffc  monte  Centi 

Vbm  è  qui  di  ogni  alterationit  muudinjinrechtmtnfm^iutfìhir 


ra  noi, 


CANTO 

D?  quel ,  chcl  cielo  in  /e  li  fe  riceue, 
lEjfcr  ci  pucte ,  e  non  ddtro  cagione , 

Verche  non  pioggia  ?  non  grondo ,  non  nm , 
Non  Yugidd ,  non  brina  fiu  fu  cade  j 
Cht  U  [caletta  de  tre  gradi  hreue  ♦ 

ìiuuole  jpeffe  non  faìon  ,  ne  rade  , 
Ne  corruscar,  ne  ji;^ia  di  lihaumante^ 
Che  di  la  cangia  Joucnte  contrade . 

Secco  uapor  non  (urge  più  auante, 
Che  al  jommo  de  tre  gradi ,  chio  parlai , 
Oue  hai  uicario  di  V tetro  le  piante, 

trema  fvrje  p'tu  gm  poco ,  od  affai  t 
Ua  per  uento ,  che  in  terra  fi  najconda  ; 
Now  fo  come  y  qua  [u  non  tremò  mai* 


XXI* 

fra  «DÌ,  a«r  i  ufo  ffefì^a  orrm  9  rei 
g^la  nafc^no,  cme  jui  difetto  dirajiutf 
fc  e  uurif  altfrationi ,    Ifjuali  mòjiid 
quello  aere  fjfer  del  tutto  tthero  Ja  tre  gm 
il  in  }h,ffY  Uguali  ft  [de  a  la  forta  del 
Vurg,  oue  hahhimo  ueluto  fffcr  Ungeìo 
a  lafua  cuftoiia,  E  come  chiaramentf  fù 
Imoflrato  ne  U  iffcritiione  deffc  Purg. 
DI  ijue!  chel  cielo  in  fe  da  fe  riceue,  Dif 
moflra  h e uiff imamente  la  fcU  cagione, 
da  Uguale  il  tremar  del  monte  O  d  grii 
itirde  Unirne  fuonafiey  imjuelluogo,^ 
deljual  farlanb,  ordina  cofi  iltejìo,  Ci 
può  ejpr  cagione  di  quel  chel  cielo  riceue 
dafe  infe,  E  Non  altra,cio   ,  E  non  ah 
tra  cagione ,  E  quel  chel  cielo  riceue  da 
re  in  te  ft  e  lanima  ramneuoìe,  laqual  effèndo  furgaf,,  I L  cielo,  ciò  e^ ,  Uio,  mo/fc  da  fe,  e  da 
Ìa^^^^^^^^^^  e  Jda  m.rUo  alcun  di  quella  che  tanto  meritar  non  ^ona  rna^ 

iXue  IN  U  ciò  e\lnre  fteffo  tirandola  la  fu  e  riceuendolanel  numero  de ghaltn  fucn  eletti, 
E  et  Siicela  ^gioie  \eL  il  mon.  trLa,  e  che  lar<^e  gridano  ,  .me  f-o  foftu 
l  atente  la .  LchLn  fiogg.,  Vimofìra  quello  che  ha  deUO  di  fqra  de  lalteratiom 
Te  non  fiufu  de  tre  gradi  de  fforta  del  Vurg.  ferimofirar  chel  tremar  del  monte  non 
può  Se  da  t  lMoni.  NE  corrufcar,  ciò  ^,  ^efilgorar  NE  fgha  di  Taumante,  Co. 
^heLnomelri,^^^^^^^^ 

volendo  Gioue  m.andar  il  diìuuiofcfya  de  la  terra,  Giunone,  fer  camfarìa  la  Uro  afe  ne  lajuj 
Lone  laqual  ^  Uria,  e  coniJUa  ne  Ureo  celefte,  che  di  qua  ne  Iherr.sfirio  nolìrolo  uegg.mo 
dente  Caller  ontrade^ferchenon  fi  moflra  ^re  in  un  medefmc  lucgo,  m.a  ,n  diuerfr,jecon 
%llogLdailf:le,al^^^^^^ 

ioue  edera  allibra,  non  fi  ued  e  fìngendolo  inhalit.to .     TRemafirfe  f:u  g:u,  T^mojìra  che 
suefìoiontefuo  f^rfe  tremare  da  U  prta  del  Purg.  in  pu  ,MAfer  altra  cagione,  cioè.  Ma  fer 
lento  che  Pnafcondainterra,  da  che  nafce  femore  ^terremoto,  E  nmdm^^^^^ 
ur  talcaiioJnon  effcr  mai  tremato,  farendompoff.kle,  che  tremandoli  piede,  ne  della  tremar 
U  cima,  ma  è-  cofa  naturale,  non  potendo  più  fu  de  U  detta  porta  alcuna  alteratme . 


Tremaci  quando  alcuna  anima  m.onia 
Sentefì  ft ,  che  furga ,  o  che  fi  mcua 
Ver  'falir  fu  ;  e  tal  grido  feconda  ♦ 

De  la  monditìa  fol  uolcr  fii  proua  5 
che  tutto  libero  a  mutar  conuento 
Laìma  fcrprende ,  e  di  uolcr  le  gma^ 

Trima  uol  ben  ;  ma  non  lafcial  talento  j 
Che  diuina  giuflitia  contra  uo^Ja, 
Come  fù  al  peccar,  pon  al  tormento* 

Et  b  jtfje  fon  giaciuto  a  quejla  doglia 
Cin(iuecento  anni  e  più ,  pur  mo  fintij 


Kauendo  dimolìrafo  che  quel  monte  ,  la 
la  porta  del  Vurg.  in  fu,  non  f  moue  per 
alcuna  alteratione  efjlndo  lihero  da  quel', 
le.  Vice  più  chiaramente  U  cagione  feri 
(he  fi  moue,  Uqual  è',  quanh  Unima  fi 
finte  tanto  purgata  e  monda  CHe  furga, 
ciò  <r,  che  fi  leui  in  pie ,  E  quefìo  riffettQ 
a  lanime  di  quel  girone  ,  le  quali  giaceno 
uol  te  in  giù,  Perche  il  f  rimo  lor  mouimen 
to,  quando  fi  fenfono  purgate  ,fie^  di 
t<arfifu  dal  giacere  ,OChe  fi  moua  per 
fali/fu,  E  quejÌQ  rif^eUo  a  Unirne  degli'. 


,      ,  PVRGATORIO 

iJUra  uchfita  h  mìfwr  foglia,  <i!fyi gironi,  chf  no»  f^cmy  eui^h  fu 

Vtro  fintijU  il  tremoto  ,  e  li  py  milmentf  ftjhm  furgata ,  £  iaiaifrii 

Spinti  per  lo  monte  render  hde  y^imuimenti  treyr.al  monfr  ffaonJplgri 

A  quel  Signor ,  che  tojìo  fu  g^ànuìj  ♦  '^"i"^^ .  a//k/  hanno  intefc  iìf^n 

Coft  li  diffe  t  e  perì)  che  fi  o^de  i'^f^"^  '"^ Z^'-''    ''«"'^^  furiata  ald^h, 

Tanto  del  ber ,  quanto  e  grande  la  fcte  ;  "^'^'^^ /«^'>    ^'^^^  luno 

^onfiprei  dir, quanto  e  mi  fèce  prode.  '"^f^ro^^^^^^^^ 

^  ^       ^  f^^ìui  il  poeta  liud  dimprare, .  hfi  coi 

^     .  ^^yp^^  if'fclf  ÙY^nk  in  ah  da  le  ui 

]Cfre  deli  ttrya,  ì  pccU  u^fùYÌ  conuertìti  in  uem,  U  fk  trerrare  ,  Co/r  la  gretta  di  D.o  tirando  a 
r  j^^fl^ 'Unirne  furgcite,  fàccia  fàr  xl  mejffmofcgn:)  del  treynay  a  (juefio  monte  »  E  che  ^?^>7  tre  j 
^^ftgn^ifcn:ìn  cjuando  lanima  è-jf  uYgata,  e  dijjsìfia  a  fìilir  al  deh,  come  uedremo  che  era  ah 
Inora  (juella  di  Sfafio  .     DE  la  mdniitia  fcl  uoler  %  proua,  Dimofìra,  de  fclamente  per  il  lilti 
n  e^r  ordinata  uoìere,  che  nafce  ne  lanima  di  fklir  al  cielo,  (Quella  ft  conòfce  ejpr  purgata ,  Onde 
^icf,  solo  uoley  fÀproua  de  la  m:ìniitia  ,  ciò  e-.  Solamente  U  u:>!onta  fi  fide  de  la  pur.yagiy, 
ne  ,  CHe,  CIO  ^,  Verche  TVtto  lihero.  Intende  da  ogni  diford'.nato  appetito  ,  Sorprende' Lima 
a  mutar  conuento,  ciò  ^,  Viffo^e  lanima  a  cangiare  fiato  ,  Ferche  altro  fiato  ^  (juello  de  lanif 
nta  conuenuia  con  laltre  che  fcno  in  Turgaforio  a  (fuaìche  tempo  patire  ,  Et  altro  di  (juella  con$^ 
uenuta  in  cielo  con  laltre  a fimpre gioire ,  E  le  gioua  di  uolere,  F  godefi  di  fai  ìihera  uoglia  . 
VKima  uuol  hen,  Tarrehheper  tal  ragione,  che  in  (juefie  anime  nonfiffc  mai  uogHa  dufcir  de  tori 
menti  che  patena  in  Purgatorio  e  di  fcilir  al  cielo  fenon  quando  ft  [intono  purgate ,  Vero  dimoi 
flra,  che  ancora  prima  uogliano  hen  fiefìo  medefmo,  Venhe  naturaln^er,te  ciafcun  uoria  fiiggir 
il  male  tfT  accofiarfi  al  tene  ,  MA  non  lafcia  il  talento,  Mx  non  lafiia  lappetito  difordinato ,  Ver 
loijual  uorria  len  laninui  ufcir  de  le  pene  del  Purgatorio,  e  f^lir  al  cielo  dato  che  tÙ  nm  fiffi  ani 
ihoY  purgata.  Nondimeno,  il  uoler  ordinato  uime,  lltjual  confi>rmankfì  coluoler  diu'no,fkche 
non  ui  uuol  fdirefinon  con  giù  fio  tfT  ordinato  modo,  E  la  iiaina  giufitia  uuole,c\e  fi  come  il  tai 
lento,o  fial  difcrdin<f.to  appetito  F  V  al  peccare,  ciò  e-.  Fu  a  la  colpa  contra  la  uogUa  ordinata,  taf 
fidi  pi  uinta  da  lui,  che  fiameiefmamente  contra  di  {juelìa  A  l  tormento,  cio  f-.  Ala  pena, 
a  fio  che  da  leifta  uinfo .  Hordina  coft  il  tffio.  Prima  uuol  hen,  ma  non  lafcial  talento,  che  diuii 
na  giuftitia  pone  al  tormento  contra  uoglia,  corre  fii  al  peccare  .   ìÀaè'  da  notare^  che  al  peccai 
ye  dice  chefir.  Et  al  tormento,  che  diuina  giufiiàa  lo  pone.  Perche  al  peccare  hi  fogna  che  inferuenj 
gaper  elemne,  e  mediante  il  lilero  arbitrio  de  lanima,  latjual  fi  elegge  uolerh  figuire.  Ma  al  ior 
mento,  perche  cjuefto  è-  in  Purgatorio  ouehhero  arbitrio  tT  elettione  non  han  luogo.  La  diuina giù 
ftitia,  perla  ragione  detta  di  frpra,  lo  pone  coltrala  uoglia  fin  a  tanfo  che  purgata  lanima,  la  fua 
ordinata  uoglia  fia  fntta  liiera  da  ejjc  talento,  come  Stafio  dimofira  che  aHhora  era  la  fua.  Onde 
dice,  effcr  giaciuto  più  di  cinquecento  anni  a  cjufDa  doglia,  e  pur  fclamente  aUhora  hauey  finfìi 
to  quefta  lilera  uolonta  DJ  miglior  figlia.  Vi  miglior  (jualita  che  non  filea  ,  éffendo  Uhera  dal  fai 
lento,  E  (juefia  diceeficY  la  cagione  perche  finti  il  tremoto,  E  li  ptf  girati,  E  lipietofi  Jfiriti  reni 
der  lode  per  lo  monte  a  Dio,  che  tofio  gìinu^'  in  fu  a  ^cfifider  cjuePia  uita,  rijjrtto  a  lacuale,  ogni 
altra  e-  rincrefieuole  e  mifirahil  morte  .  CO  fi  li  Jijfe,  Cofi  diffe  Sfafio  a  Vir^,  E  Perf)  che  fi 
gole  tanto  del  lere,  (juanto  è- grande  la  fife,  cio  ^,  '  E  perche  Ihuomo  fi  conenfa  tacito  del  frpere, 
fJto  ne  ha  grande  tldefijerio.  Nò  fprei  dir  ^Vanto  e  mifice  prode,  Quanto  mi  giouo  difiptri 
h  s  Toledo  inferire,  che  Upper  e  la  fife  fitron  tanto  eguali  chegli  ne  rimafi  pienamente  fitisfiuo  • 

CI  fauio  duca^  Uomai  ue^^io  la  rete,  Vele  hora  ^ irgìHo  la  rete  de  piglia  lai 

Ck  qui  HI  piglia-^  e  co,ne  fi  fcalappia  j         nima  fu  fte^o  girone  ^per  haner  intei 


CANTO 

Vmhc  CI  trema',  e  di  che  cong^udete  ^ 

Hor^  chi  jbjlt  j  giacciati  ch'io  JSppwj 
E  fsrche  tmì  f^coU  giaciuto 
Qui  fe^ne  le  ^ctroU  tue  mi  cdpfid^ 

Nel  f^^po  ;  chcl  buon  "Vito  con  Uiuto 
Del  fommo  rege  uenàico  le  fera, 
Ondufcjol  [angue  per  Qiuàa  uenàuto^ 

Cd  nom  ,  che  fìu  dura  e  più  hcnora  ^ 
frio  di  la^ìi^oje  quello  fjfirtOj 
^amofo  afjai'j  ma  non  con  fide  anchora^ 

Tanto  fu  dolce  mio  uocde  Jpirto  ; 
che  Tohfano  a  fe  mi  traffe  Roma, 
Voue  mertai  le  tempie  ornar  di  mirto  ^ 

Itaùo  la  gente  anchor  di  la  mi  nomat 
Cantai  di  Thehe.e  poi  del  grande  Achille t 
Ma  caddi  in  uia  con  U  feconda  foma  ♦ 

AI  mio  ardor  fùr  fcme  le  fruiUe 
Che  mi  fcaldar  de  la  diurna  fiamma , 
Onde  fon  allumati  più  di  mille  : 

Ve  l'Eneida  dico  t  laqual  mamma 
fummi',  e  fummi  nutrice  poetando  x 
Scn\cffa  non  fermai  pefo  di  dramma^ 
E  per  effcr  uiuuto  di  la ,  quando 
Viffe  Virgilio  ;  ajjcntirei  un  fole 
Tiuychi  non  deggio  ^al  mio  ufcirdi  bando* 


fo  id  Stailo  fffey  la  liforiìnata  u^pia  de 
(juiui  fi  f  urliti  H  Cmefifcalafpay  E 
mf  lanima  fi  fcioglif ,  sUga  t  Hiera  du 
tal  difcriinata  uogliti  rrAiantf  il  lun^ 
go  tormento  che  (fuiui  fi  j-cite,  E  cefi  anf 
cora  jffrche  il  manie  trema^  (  lan'me  can 
lana  ralle ^ankfe  de  la  fiialiterfa, 
HOrachifvfli ,  Virgilio  domanda  hi 
ra  Statìo  di  due  cofe,  luna,  chi  egli  fu 
inan'^i  la  morte ,  laltYa,ffY  (jual  ca*, 
gione  era  giaciuto  (juiui  i ani:  fccoh  al 
tormento ,  Uuendo  di  ffra  deUo  eff.f 
giaciuto  fin  di  cinijuf cento  anni ,  t7  un 
fiiolo  non  fffcr  fiu  di  cento .  R  iffont 
de  Statìo  a  la  frima  dimanda  in  fcni 
tentia  dicendo ,  che  nel  ter^p  cU  Tito 
figliuolo  diVeffafiano  ueniico,  con  la'^ 
tufo  di  Dio  ,  la  morte  ii  chripo,  perche 
da  lui  fii  'ìiffrutto  lerufdem  ,  hauendoi 
lo  fermiffo  Dio  in  uendetta  de  la  morte 
del  figliuolo ,  Auenga  che  da  (juffìo  non 
jparejjèchf  ueniffe  la  cagione.  Egli  era 
di  ijua  ne  la  frefinfe  uita  ,  0  uerameni 
te  in  cjuepo  hemisfirio  ,  fingendo  il  jfoei 
ta  (juellù  di  la  non  ejpr  halifato,  Col  noi 
me  di  poeta ,  ilcjualdura  kD'  honora  piti 
di  tutti glialfri  nomi ,  Affai  fkmofc,  ma 
mnanchora  con  fide  chriftiana,  E  tan^ 
to  dice  efJÌYf  flato  dolce  il fuo poetico  cani 


tare  ,  che  fffinio  jfey  patria  Tolopno  , 
ì^  omalo  tiro  a  fe,  doue,  in  fegno  di  poeta,  merito  di  confcguirla  corona  di  mirto,  de  lac^ual glian', 
tichi  li  coronauano  medefmcmente  come  di  lauro.  Onde  lih.  re  la  ier"^  elegia,  ìlic  eft  cuicum 
(jue  rafax  mors  uenit  amanti,  Et  gerii  infigni  mirtea  facra  coma,  E  ne  la  x.  Hunc  j[ura  cum  uei 
fie  Qcuar  m.yrtO(\\  canili  a  V  incta  geram,  n  yrfo  uinctus  ^  iffe  caput .  Ma  de  la  dohe^'^  de 
fmupy fi  ferine  luuen.  dicédo,  Curritur  ad  uocem  iocunlam,^  carmen  amice,  Thelaidoflftam 
cum  fìcif  Statiuf  urlem,  Promifif^;  diem  tanta  duhedine  caftus .  Vice  la  gente  chiamarlo  ancho 
ra  a  (fua  Statio,  E  (Jui  f.^r  a  futtol  moi^  chel jfoefa  in  fire  Statio  Tolof(ino,ì^ahlia  frefc  errore, atte 
fi  che  ne  le  fue  fclue  egli  in  fiu  luoghi  affarmi  fc  efpr  hìafolitar^o,  lacjual  cof<  mn  e-  da  credere  chel 
poeta  doufffc  ignorare, maffimamé te  dimofìranio  la  fina  opera  fffiyìi  fiata  molto  familiare,  m  len 
è-  da  effiftmare  che  lo  ficcia  fer  patria  Tohf^no,  Ifer  efpr  i  firn  progenitori  Ufiefi  da  Tolofi,Onde 
medefjmamenfe  ue^^amo  nel  nono  del  Varad»  che  uolcdo  lircunfcriuer  la  patria  di  Fc/co,  detio  da 
tutti  di  MarfiHa,  nó  circur.fcriue  Wiarfilia,  comeg/ialtri  eff^ifitori,  fer  errore,  hano  intefc,  Ma  cif 
cùfirìuf  Genouajidoueegli  era  dfiffc,Onde  il  Pef,  nel  (Quarto  del  trionfi}  damore,  Tolchetto  che  ^ 
Marfilia  il  nome  ha  dato,Eta  Genoua  tolto.  Scriffi  aiucue  Statio  la  TlfldJie.fOìl' Ac\  i[leide,ma 
^uefìa^freuenuto  da  la  morte,rofYOÌufp  al  fine,Cnde  dice  efpr  co  la  feccia  fima  caduto  in  uia. 
Al  mio  ardorfixrfcme  le  fiiuille,  Mofira  <.he  la  Eneida  di  \irg>fi^ffi  fitHa,  eh  pma ^Imcen 


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Firenze. 

Postillati  16 


PVRGATORrO 

cf#  iì  ieflìfrh  a  la  iìum  pepa.  Ve  la  ijual  Eeneiia,  ne  fcrjo  c^hmatifw  li  miUe,  Perde  titUi 
(Quelli,  che  dcfo  Virg.  hanno  fcritiofOfUnlo,  fi  (cno  ingegnati  dimmifarlo  ne  lofìile ,  ne  larfe ,  e 
ne  linuentme,  come  in  molti  tuogni  ueggiamo  che  fa  iln^jìro  foefa,  Onie  a  lui  dice,  ejfa  Eneida, 
e/fere  fiata  M^dYe  e  nutrice  ,  ciò  ^,  Vrincifxo  e  mf^ ,  e  <ji<e[la  non  hauer  firmato  TEfo 
di  dramma,  ciò  ^,  Senfentia,  lacjual  fvffe  dalcùna  filma,  che  din:ìfal fine.  Onde  in  ultimo  de  U 
Thehaide  dice,  O  mihi  hiffenos  multum  uigilatafer  annos  Thek'.y  ,  E  f^ggiungf ,  Viue  precor, 
nec  tu  diuinam  Aeneida  tenta,  Sed  hngeJccjufYe,  uefìigìa  fcmfeYakra  .  Dice  fcguitando,  chf 
fer  effcY  uiuufo  al  ternfo  di  Virg.  confcntiveUe  difìar  Mt^fcle,  ciò  e*,  il  corfo  dun  annofclaYe,(juel 
lo  che  anno  propYiamente  noi  demandiamo  ,  Al  mio  ufciY  di  hando  ,  Verche  fin  a  tantò  che  lai 
nima  non  torna  a  la  fua  patria  del  cielo,  di  donde  ella  ^,  effeY  cjuiui  fiata  creata  da  Dio,  ftnten 
de  di  cjueBa  effcY  handita.  Et  un)  anno  e  lunghifjìmo  tempo,YÌj^etto  al  def  devio  che  lanima  ha  di 
t^rnarui ,  e  j^etialmente  fer  (Quelle  che  fcno  cruciate  da  le  pene  del  VuY^atorio  oltre  a  tutte  Uh 
tre  ,  fecondo  che  fcriue  Gregorio  ,  ajfrifjjme  a fcntire  • 


Volfir  Virgilio  a  me  quefìe  parole 

Con  uijo,  che  tacendo  dijJe^^Tadt 

Ma  non  può  tutto  la  uìrtu ,  che  uole  t 
Che  rifo  e  pianto  fon  tanto  fcguaà 

A  la  pafjìon ,  da  che  cìajcun  fi  j^icca  j 

Che  men  feguon  uoler  ne  più  ueraci  ♦ 
le  pur  forrijji  ^  come  Ihuom ,  che  ammicca  * 

Verche  lomhra  fi  tacque  ^  e  riguardommi 

Ne  ^'tocchi  j  ouel  fmh'mte  più  fi  ficca ^ 
Efc  fe  tanto  lauoro  in  bene  affomm't 

Vijfc'jperche  la  ficcia  tua  te  jlejò 

Vn  lampeggiar  di  rifo  dimoflrommi  i 
Hor  fon  io  duna  parte  e  daltra  prefet 

Luna  mi  fa  tacer  *^Ultra  fcongiura^ 

Chio  dica  :  ond'io  fof^iro  ,  e  fono  intefo  • 
Di,  //  mio  maejìroj  e  non  hauer  paura ^ 

Mi  dijfe ,  di  parlar  ;  ma  parla ,  edigU 

Qi4elychi.e  dimanda  con  cotanta  cura^ 

fa  uoglia,  nonpotendofi  il  rifc  t!X  \l\ianto 
«f  jua  pofla  fcmpre  tenere,  E  tanto  meno  auìen  iti  <]uel!i,  che  fono  uerifichi  e  poco  ufati  a  fper  fini 
gere,  come  uuol  il  poeta  infirire  che  auenne  allhora  a  lui.  Onde  dice.  Io  pur  fcrrift  COme  Ihuom 
(he  ammicca,  Comelhuomo  i/ijuale  accenna  la  cofa,  che  non  uuol  e ff  timer  con  parole,  Verche  Sta*, 
fio  fi  taccine,  e  mi  riguardo  ne  glioahi,  OW  e  il  fcmhiantefiu  fi  ficca,  ciò  h',  b^ecjuali  laffctto  de  Ui 
tiimo  più  fi  dimofìra  .  EHfe  tanto  lauoro  in  lene  affcmmi,  Statio  prega  Dante  che  li  uoglia  dire 
la  cagione  del  fìio  fcrridere,  in  (juejìafvrma  dicendo,  EH  fc  tanto  ìauoro,  ciò  e-,  Deh  fe  tanta  fitif 
ta  quanta  e'  cjuefìa  che  tu  fili  difaìir  cjuefto  monte,  Affcmmi  tfX  intrajprendiin  hene,  e  ti  conduca 
4id  ottimo  fine,  PErche,  ciò  è'.  Ver  <]ual  cagione  mi  dimojìro  la  tua  fàccia  TE  fìef.  In  te  medefei 
mo  un  lampeggiar  di  rijo  i  HOrfòn  io  duna  farte,  Trouafi  il  poeta  prefì  da  luna  e  da  laltra par 
te,  ciò  e',  da  \'irg»  il(jual  uuol  che  taccia,E  da  Statio,  il<jual  uuol  che  dica,  E  de  lapafpone  chefen 
U  a  non poteraluno  CT  a  UUro  fàtisfire,fcj^ira,  e  la  cagione  del  fuo  fcjyirare  e  intefa  da  Viri 

gilio. 


Ciuefìe parole  di  Statio  firon  che  Virg,/i 
uolto  a  me  con  fmkante  nel  uolto,  che  td 
cendo  mi  diceua  che  io  taceffe ,  perche  non 
uoleua  che  Statio  f^feffe  anchora  chi  egli 
era  ,  MA  la  uìrtu  che  uole ,  ciò  e  ,MaU 
uoglia  non  può  tutto,  Verche  alcuna  uolfa 
uorrelhe  non  uolere ,  e  non  può ,  Et  cfpi 
gnane  la  ragione  ,  lacjual  e  ,  Venhe  rijò 
e  pianto  SOn  tanto  figuaci.  Sono  fipre^ 
fii  e  pronti  a  fcguir  dietro  a  la  paffione, 
DA  che  ciafcunfi fpicca,<Da  lacjuaì paffia 
ne,e  rifc  e  piato  fi  moue,CVie  men  feguon 
uoler  7iepiu  ueraci  ,che  meno  fèguono 
la  uoglia  in  ejueUi  che  meno  fanno  difpf 
mulare,  e  mofìrarla  contraria  uoglia  del 
core  ,  l  e pctffioni  de  lanimo  ftno  diuerfi, 
ma  cjuella  da  lacuale  depende  il  rifc  ,fi 
lallegreZ^,e  da  la  irifie^'^  ilpianto.Ver 
juefii  me^  aduncjue  fi  uengon  molte  uol 
ita  difcoprire  le  paffmi  de  lanimo  contri 
fai 


CANTO  XXI. 

gilio,  ilc/ualp^r  trarlo  ii  ^uefìo  f  enfino  li  dice,  chffcn^  alcun  fìmre  itlh^  iirt  ^  Stm  ^urSo, 
ii  che  egli  ^,  con  tanta  cura,  ricercata  ia  lui  « 

Oniio  \  ^orfe  che  tu  ti  manut^ì 
Antico  jphto  del  rìder ch'io  fÈjt^ 
Ma  p'«  dmmtratìon  uo  che  Ù  t 
Quejlh  che  guida  in  alto  fiocchi  miet^ 
"É  quel  Virgilio  ;  ddqual  tu  togìieflì 
For%  a  cantar  de  ghhuomini  e  de  De;  ♦ 
Se  cagjon  dtra  al  mio  rider  credeW^ 
Lafciala  per  non  uera*^^  ejfcr  credi 
Quelle  parole  ;  che  di  lui  dicefìì  ♦  ^ 
Qìa  jì  chinaua  ad  abbracciar  li  f  iedi 
Al  mio  dottor  x  ma  egli  diffc  ;  Frdfc 
Non  finche  tu  jé  ombra*,  et  ombra  uedt 
tt  eì  furgendo  ;  Hor  puoi  la  quantitate 
Comprender  de  Umor  j  che  a  te  mi  [calda*. 
Quando  difmento  nojlra  uanitate 
Trattando  lombre^come  cofa  falda. 


Hauufo  Dante  licentia  ii  parUre ,  iimoi 
flyaa  S  taf  io  cjuelloejpr  Wirg.iaU  Enei 
ia  iflejuale,  egli  hauea  tolto  fir^e,  CT  aY 
iire  a  cantar  de  gìihuomini  e  de  gli  Dei, 
Oniedi  fifradiffey  Al  mio  aykr  fùrfcf 
me  le  fiuille  e  cet.  E  perche  Mirg.in  juel 
Umedefimametee  de glihuominire  degli 
Lei  hauea  trattato.  SE  càgian  alira; 
Hora  uien  a  foiisfir  a  la  iimUa  di  S fai 
Unualera  di  uoler  fifere  la  cagione  dfU 
fuo  riJere  dicendo,  che  [e  egli  hauea  crei 
duto  efpre  altra  cagion  di  juffia  ,  che  U 
della  lafciar per  non  uera ,  e  creder  fjpr 
jclamente  le  parole  che  hauea  dette  di  lui, 
ciò  ^,  che  Stat.  hauea  detto  di  Wirg.  cjua 
do  difcpra  diffè,  che  per  effere  flato  al  tem 
po  di  yirg»  ajfentireUe  al  fuo  ufcir  di  ian 
do  un  fcle,piu  di  cjueUo  che  per  dthito  ddi 
uea  nonPpenhcheVir^.gìiera  frefente  .  CU  fi  chinaua  ,\lauendo  Stat  Amfc  c^uth  effe  f 
Mrpd\o  L  F/r  r^nJ^rlf  iUrtifo  honore,  fi  chinaua  ,per  humilta,  ad  ahlraciarh  t  da 
ViyUo%  dimoftrato,  come  pffitica  in  uano  ,  per  effir  omhra  corr,e  era  ancora  lui,  E  da  cjuei 
RolendeStatio  argument,  nel  dim.ftrarli  la  grande  afj^uione  che  li  porta,  fenhetraffort^^^  da 
jueUa,  n^nfira  ricordato  di  loro  uanita,  e  cme  elfi  erano  fcn^a  corp  CT  mpalpMi . 

CANTO  XXII. 


Cia  era  Ungel  dietro  a  noi  rimafo  y 
Langel,che  nhauea  uolti  al  fefìo  giro 
¥iauendomi  dal  uifo  un  colpo  rafo  i 

E  quei ,  channo  a  giujlnia  lor  difno^ 
Vetto  nhauean  beati  in  le  fue  uoci 
Con  fnìo  ;  e  fen\dtro  ciò  fornirò  : 

Et  io  più  leue ,  che  per  Ulne  jici , 
Uandaua  ji\che  Jen\a  alcun  Ubort 
Seguiua  in  fu  gl^J^i^iti  uehci  t 

Quando  Virgilio  comincio '^^  Amore 
Acccfo  da  uirtu  fmpre  altro  acccft^ 
Vur  che  la  fiamma  fua  parejje  jùore  « 

Onde  da  Ihora ,  che  tra  noi  difceft 
NcZ  limbo  de  Ùnfèrno  Giouenale , 
Che  la  tua  ajfettion  mi  fi  i^^lefe^ 


Tratta  il  poeta  nel  prefinte  canto  de  la  pia 
filiia  al  fcfto  girone,  oue  fi  purga  il  peccai 
to  de  la  gola,  ecomecofi  fàlendo,  Stat,  fcl 
ue  alcun  duUio  moffcli  da  Wirg*  narrane 
dolila  firma  de  la  fua  conuertione  ala 
chrijìianafidf,E  come  ultimamente  giuri 
ti  al  fcmmo  de  le  fiale,  e  uoìtati  fur  a  dei 
fira  per  lo  girone,  trouaron  un  arlore  fui 
to fieno  di  odori firi pomi  uolto  al  contrariai 
con  le  radici  in  fu,  fcfra  delcjuale  fi  f^ani 
deua  unacijua  chiara  ,  che  fcendeua  da  la 
roccia  del  mónte,  Alcjual  arbore  accopati, 
udiron  una  uoce  chufciua  ia  ejueBo . 

Glaeralangel,  Uauendo  cominciato 
g  falir  le  fiale  dice,  che  langelo,  xl<\u(^l  g^i'^ 
hauea  uoltafi  al  fifio  giro,  tT  haueali  rajò 
t  cancellato  del  fronte  il  feccat^  le  Imrii 


I 


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Postillati  16 


PVRGATORIO 

Uii  Unuc^Ven^  uerfo  te  fu  ;  quale  tia.  eipnioft  ii  ijuella  furiato,  mgia  n 


V'ìu  Hrìnfi  mai  di  non  uifla  perfena  j 
Si  chor  mi  parran  corte  quefle  [cale  ♦ 

Mrf  dimmi  ;  e  come  amico  mi  perdona  j 
Se  troppa  ficurta  matlarga  il  freno  ^ 
E  come  amico  homai  meco  ragionai 

Come  potè  trouar  dentro  al  tuo  feno 
Luogo  auaritia  tra  cotanto  fcnno^ 
.Di  quanto  per  tua  cura  fbfìi  pieno  l 


mafè  iietro  a  loro  al  principio  de  gradi  de 
la  jcala,  Oue  fìnge  langflo  ((mpreffare,  E 
le  anime  che  hanno  il  éeftierio  loro  uolta 
^  giKpitiayferchenon  uogliono  fe  no  (jueì 
lo,  che  giufìamente  fi  de  uolere ,  E  (jnefla 
è'  la  uoglia  ordinata  de  la<jual  hahtiama 
di  fcpra  detto,  raUegranioft  i.  talfurgaf 
gione  di  Dante  yhaueam  cantato  Beati 
ijuorum  remfp  funt  initjuitates,  e7 
rum  teda  fùntf  eccita,  ht  in  fine  hauean^ 
letto  Sltìo  ,  fio  è-,  noi  haUiamofcie  e  defiderh  difalir  al  cielo,  come  fi  cojìu,  E  (^uefi^  e*  il  talen 
tOy  delc^ual  ftmilmente  dicemmo,  Ftio,  dice,fikliei<e,  CHe per  laltr e fìci^  cheperlaltref:iliteyMtP 
nandaua  ft  legieri,  CHefcn'^  alcun  lahre,  che  f(n^  alcuna  fatica,  e  difìculta,feguiua  in  fu  GLii 
jfiriti  ueìoii,  do  è-,  \Jirg.  e  Stat.  E  tjueflo  per  U  ragione  già  più  uolte  detta  ,  (^cndo  Virg.  co^ 
mincio  a  dire  a  Stat.  Amor  accefo  da  uirtu,  accedè  fempre  altro  amore.  Et  è'  cofà  uerifpma,  che  j«4 
do  uno  ama  unaltro  per  alcuna  uirtu  che  uede  ejpr  in  lui,  fempre  lamato  far^fir'^to  damar laman 
te,P\/r  che  la  fiamma  fua  pareffe  fiore  ^  Pur  che  lamor  de  lamante  fa  paUfe  a  chi  amato,  Ondf 
M.  Tul.in  ^uel  de  amie,  Uihilefi  enim  uirtute  amalilius,nihil  ^uod  magis  aduiat  ad  dilige dum^ 
Quifpe  cum propter  uirtutm  er prohitatem  et'am  eos  cjuos  numjuam  uidimus  ^uod'modo  diliga^ 
rnui,  E  (juejìo  finge  che  dica  Virg.  a  propofio  diffieffc,  Perche  dice,  che  da  ìhora  che  Ciouenale 
fffc  al  Imlo,  e  i  he  li  fece  palefe  kffettione  che  Statio  li  portaua ,  la  fua  ieniuolentia  uerfc  di  lui  fu 
^ualefìrinf  mai  più  di  perfena  non  ueduta,  Perche  Ihuomo  ft  inar^ora  ancora  molte  uolte  per  fama, 
SI  chor  miparran^Orte  ejueftefcale,  Perche  lejpr  cùnlamico  che  fma,  più  ageuolm  ente  fi  fcfportàl 
fefo  dogmatica .  MA  dimmi,  Penfcua  Virg.per  hauer  trouato  Stat,  tra  (Quelli  che  fi  furgauai 
no  del  peccato  de  lauaritia,  che  fcffè  fiato  auaro.  Onde,  fiufandofi  prima,  fe  troppo  ficuramente  fari 
la  (eco,  lo  domanda,  come  potè-  auaritia  trouar  luogo  in  lui,  e  tracotanto  finno  DI  tjuanfo  per  tua 
cura  fi fii  pieno, ciò  e-^  Di  quanto, per  It  opere  ^lenualiftfii  curiofc  dì  firiuere,fi  dimofiro  effcr  in  te. 


Quefìe  parole  Statio  mouer  f^nno 
Vn  poco  a  rifo  priaxpofcia  rifpofe^ 
Ogni  tuo  dir  damor  me  caro  cenno  « 

Veraisneme  più  uoUe  appaion  cofe  ; 
che  danno  a  dubhitar  fhlfa  matera 
IPer  le  uere  cagion ,  che  fon  nafcofe^ 

La  tua  dimanda  tuo  creder  mauuera 
EJJTf r ,  chi  fi)ffe  auaro  in  Ultra  uita 
¥orfe  per  quella  cerchia^  douio  era* 

Hor  [appi  5  che  auaritia  fi<  partita 
Troppo  da  me  :  e  quefla  d  fmifiira 
Migliaia  di  lunari  hanno  punita^ 

E  fe  non  fbjfe^chio  dri{7jii  mia  cura^ 
Quandio  intefi  la,  oue  tu  chiame 
Crucciato  quafi  a  Ihumana  natura , 


Feron  ifuefle parole  di  ^t^g*  mouere  Stai 
tio  prima  un  poco  #r  rifc  ,  per  lerrore  neli 
^ual  uedeua  chera  di  lui ,  che  fiffe  fiato 
nuaroy  Poi  li  rifpofi ,  OGm"  tuo  dire  me* 
caro  cenno  damor  e  ,  E  juefto  ri  fi-etto  a  la 
fcufi  chf  hauea  fiitio  fico.  Seguita  poi  dictn 
do,  \  Bramente  più  uolteaffaion  cefi  ,  B 
per  (juefte  parole  kifn  a  dimoftrare  ottima 
mente  intendere,  che  pr  hauerlo  come  e* 
ietto,  trouato  tra  ^ìiauan  ,egli  fi  creda^ 
lui  auaro  fffcre  fiato,  ma  li  dimofìra ,  che 
non  fer  auaritia,  ma  fer  frodi galita  ,  Ut 
jual  ^  ofpofita  a  ejueÙa,  efpr  in  (^uelluOi 
go  fiato  f  unito  migliaia  dami  lunari^che 
fino  foco  meno  dun  mefi  luno.  Perche ,  fi 
come  ({uefii  due  efiremi  e  contrari  uìtif  fc^ 
no  pcfti  da  lui  chf  fi  punifmo  in  Infima 


C  A  N  T  < 

Verch  non  rtggt  tu  o  facra  fame 
Ve  loro  Upfetito  de  mortali  j 
Voltando  fintirei  le  gicfìte  grame  ^ 
tiHhor  maccorfi ,  che  troppo  aprir  lati 
Totean  le  mani  a  JJienier  ;  e  penttmì 
Cojì  di  queljcome  de  glialtri  mali* 
Ottanti  rìfurgeran  co  crini  [cernì 
Ver  U  ignormia  ;  che  di  quejla  pecca 
Toglid  penter  uiuendo,  e  ne  gli  jlremt 
E  fippi ,  che  la  colpa  ;  che  rimbecca 
Ver  dritta  oppofnion  alcun  peccato  5 
Con  ejjo  infieme  qui  fuo  uerde  ficca  ^ 
Vero  /io  fon  tra  quella  gente  flato  , 
Che  piange  lauaritia ,  per  purgarmi  5 
Ver  lo  contrario  fuo  me  incontrato 


in  un  /«3^o  mfìeftmùy  cofi  uuQlin  ^ur^. 
infime  fi  fuYghinn  •  E  Se  non  fiffe, 
chio  iri^'^i  mia  cura,  \uol  fignificare, 
che  fe  non  ftffe.che  aUhora  regolo  laffetit 
tofuOy  (juando  [auideche  fi potea  peccare 
coft  nel  troppo  e  fupeyjìuo  ffenìere^  come 
nel  poco,  leggendo  nelfer^  Hi»  de  ÌEneit 
da  (juffti  uerfiyQJiii  non  mortaliapectcrd 
cogii  aurea  facraftmes  ^  Oue  Virg,(juafi 
a  Ihumana  natura  crucciato  efcìama,  Sen 
iirelhe,  uoltando  i  pefiy  legioflre  grame 
de  prodighi  e  de  gliauari  che  ne  Vlnf,  ufa 
vo  difiire^  come  ut  demmo  neìfettimo  Con 
(odi  (juello,  Et  in  [èntentia  dice  ^  che  fài 
rette  a  Vlnf.  dannato,  oue  gliauari  e  prò 
dighifcn puniti.  (^Vanti  refi^rgerani 
770,  Pofi  nel  medefimo  canto,  che  al  giudi 


ciò  tmìuerCJe  gliauari  vergeranno  col  pugno  chiufv,  tfT  i  prodighi  co  ermi  mo^^^Vuol  adur^aue 
inerìre  che  moUifarann,  quelli,  i^uali  ignorando  cjurfto  fecondo  modo  ài  peccare,  farà  lor  tolto  U 
(ima  delpoterfenepentire  mentre  che  uiueno,  E  gliffiremi,  ciò  e-,  CT  al  principio  quando  coi 
mincierannoafeccare,  cT  alfine  de  la  ulta,  cjuanio  haueranno  peccato  ^^nhrfide  tenerla  ma 
di  me?c,  laaual  ii  cfuefli  due  efiremi,  ciò  e-,  ie  lauantia  e  de  la  prodigalità  fi  la  liheralita  da  poi 
chi  conofciuta,  e  da  meno  ejfenitata,  E  Saffiche  la  colpa  che  rimhecca ,  Rimbeccare  e-  proprio  di 
fofìa  far  tornar  la  paRa  indietro.  La  colpa  aduncjue  che  rimbecca  VEr  dritta  oppofitme,  per  ejfiy 
irittamenteotp^ita  ad  alcun  peccato,  come  è-  'a prodigalità  a  lauaritia  SEcca  fuo  uerde  infieme 
ùui  con  effa,  Vurga  aui  in  un  medefimo  luogo  infieme  cOn  quella,  Verche,ficome  larhore  ficca  col 
tempo  il  fuo  uerde,  ciò  'e,  lejue  uerdi  figlie,  e  uengono  a  mancare,  cofi  cjuiui  col  tempo  fi  purga  e 
mena  mancar  ogni  mtio.  Onde  conchiude,  che  fi  bene  egli  era  fiato  jum  infieme  con  gliauari, che 
uera  flato  per  purgarfi  del  contrario  uitio,  ciò  e-,  de  Uprodig^lita  e  non  de  lauaritia ,  che  non  era 
fiata  in  lui .  hrifl^iilt  ntl  <\uarto  del'Eth.  uolendo  diffinir  che  cofa  fia prodigalità  dice  frodigli 
effer  ciueUo  chefen'^  ordine  da  molto  fiu,  e  prende  KST  accjuifla  meno  che  non  doureUe ,  E  le  froi 
prievar^lefuefon  tsuefle,  Vroligus  ejì  iHe,  c^ul  inorJinate  multumdat  alijs  KfT  iffi  accipit  ad 
Huirit  minuf  Quam  delrjt.  E  fecondo  S.  Thom.  in  Sec,  Sec.  la  difjtreniia  cjual  e-  dal  prodigo  a  lai 
laro  fi  ^  ciuefia,  che  Uuaro  ama  le  ricche^;^  più,  tT  il  f  redigo  meno  del  debito  modo  ,  E  confiti 
Huenf  emente  aueh  e  più  prono  a  ritenerle,e  c^ueflo  a  darle,di  ciò  che  fi  conuerrebbe  E  chefia  peci 
cato  mortale,  e- fintentia  del  medefimo  nel preadegato  luogo,  perche  dice  corromper  la  liberalità, U 
jual  ^  uirtu  e  me^,  come  di  fcfra  habbiamo  deUo,  tra  Imo  e  laltro  di  tali  uitiofi  eftremi . 


Eor  quando  tu  contajli  le  crude  armi 
Ve  la  dopia  trijlìtìa  di  locafla^ 
Viffdcantor  de  bucolici  carmi  ^ 

Ver  quello  che  Clio  teco  li  tafla , 
Non  par  che  ti  faceffe  anchor  fedele 
lafèjfin'^a  laqual  ben  far  non  bafla^ 

Se  coft  e  j  qual  fole  j  0  quai  candele 


Virg»che  canto  i  uerfi  de  la  bccolica  difie 
a  Stat.  Hor  (juando  TV  ccfafii,  ciò  è  Tu 
narrafìi  fcriuendo  LE  crude  armi.  La  cru 
del  guerra,  DE  la  dofpia  tYftitia  di  locai 
fìa,che  fu  tYa  Etheocle  e  Volinicc  fuoifi^li 
uoli per  cagion  del  regno  di  Thebe,  ìcjuali 
perche  combattendo  moriron  infilicemete, 
fu  a  locafta  dofpia  irifiitia^  Ter  ^uel,  che 


<ie(>vr 


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Postillati  16 


PVReATORlO 

Ti  Jlenehrmn  fi che  tu  dri^z^aHi  cliolicOn(rcùf*tjfa,Co)ìtfcOcf^)iM(nK 


Fofcia  d'netro  al  fefcator  le  uelet 

It  egli  a  lui  j  Tu  j^r'tma  minuiafìì 
Verfo  Varnafo  a  ber  ne  le  fuc  grotte  5 
E  pr/wd  a  pr(Jfo  Dio  mdlumìmHì* 

faceHi  peonie  quei  ^  che  ua  di  notte  ^ 
Che  porta  il  lume  dietro  ^e  fe  non  gma 
Ma  dopo  je  fnU  perfine  dotte  : 

Quando  dicevi  ^  Secol  fi  rinoua  5 
Torna  giujlitia ,  e  primo  tempo  humano  j 
E  progenie  fcende  dd  ciel  noua  ♦ 

Ter  te  poeta  fui ,  per  te  Chriftiano^ 
Ma  perche  ueggi  me  do  ,  chio  difegno  ^ 
A  colorare  Ftendero  la  mano^ 

Qia  eroi  mondo  tuttoquanto  pregno 
Ve  la  uera  credenza  feminatx 
Ver  li  rnefjaggi  de  leterno  regno  ^ 

E  la  parola  tua  fipra  toccata 
Si  confonaua  a  noui  predicanti  t 
Ondio  a  uifitarli  prefi  ufita . 

Vennermi  poi  parendo  tanto  finti  i 
Che  quando  Domnian  li  perfiguette^ 
Se^%  mio  lagrimar  non  jur  lor  pianti^ 

E  mentre  che  di  la  per  me  fi  frette  ; 
Io  li  fouennit^e  lor  dritti  cofìumi 
Fer  dij^regiar  a  me  tutte  altre  fette  ♦ 

E  pria  chio  conduce ffe  i  Greci  a  fiumi 
Di  Thehe  poetando  ,  hehbio  hattefmot 
Ma  per  paura  chiufi  ChriWanjùmi 

Lungamente  mojìrando  Vaganefmot 
E  quejla  tepide'^a  il  quarto  cerchio 


dio  è-  una  it  le  nouf  mufe^  la(fuiil  da  Std 
fio,  udevdo  yìctrraY  la  hatta^lia  che  fii  iTé 
uf pi  iue fratelli j  è'fermoclo  infocata, 
che  jfar fen^  Uiuto  di  (Quella  refuti  ognal 
tr^  imitile  e  uano  talmente  ,  che  non  tieìt 
r7i0Ì3  ài  ChrijìianOy  ma  di  Pagarto,Ondf 
yjirgjiiice ,  chein  cjuefto  non  parche 
filJé  anchòya  uenuto  a  la  fide  di  Chriflo, 
f(nl^  IcKjual  non  hafìa  far  bene  ,  come 
uuolinftrire  chegli  h  fapea per /;ro«<t,  Oh 
de  nelfèitimQ  canto  hahhiamo  ueduto  che 
farlando  a  bordello  di/Jì ,  Io  fon  Virg.  e 
per  nuQaliro  rio  Lo  eie!  perdè"  che  per  no 
hauerfl.Vero  domanda  infcntétia  chi  fu 
jufflo,  che  lo  illumino  tanfo,  che  dietra 
ir  .9,  Pietro  prima pefcator  depejciepoi  de 
£lihuomini,fèguiiaffe  la  fide  predicata  dd 
iuiy  E  T  egli  4  luiy  Tu  prima  minuiai 
fliy  Rifj^onie  Stai,  a  Wirg»  egli  prima  ha^, 
uerh  inuiato  uerfclmcte  Varnafc^  chefir 
gnifica  hauerh  col  juo  pile  e  dottrina  ini 
dri^'^to  a  fcriuer  in  poefia,  come  di  [opra 
ha  dimofirato,  A  Ber  ne  le  fue grotte ,  A 
ter  nel  finte  Fegafeo  ,  il^ual  è'  finto  da 
poeti  chefca  de  le  grotte  di  juefio  monte ^et 
halhia  proprietà  dinfinier  in  loro  la  eloi 
^uentia ^mediante  laijuale  ornatamente 
jcriueno  in  poffia ,  E  Prima  appreffo  Die 
malluminafìiy  come  difetto  uedremo  • 
VAcefìi  come  cjuei^che  ua  di  notte,  Hauea 
letto  Sfatto,  fecondo  che  finge  il  poeta, (jue 
fti  uerfi  de  U  Sihilla,  che  Virg,  tradufp, 
sjlfima  cumei  uenit  iam  carminif  ftat 


Magnut  ah  integro  fccloYum  nafcituY  orda 
fìtti' 


Cerchiar  mi  fi  più  chel  quarto  centefmo^ 

lam  redit  KfT  uirgo  redeunt  faturnia  rei 
gnu  lam  noua pr^gtniet  ccek  dimittitur  alto .  I  a  fcntentia  de<]uali,il  poeta  finge  che  eglifìeffo  lei 
Jfonga,  E  henche  molti  intenlano  Virg,  hauerli fcritii per  Ottauiano  augufìo  ,  nondimeno  i preiii 
tanti  {tirandoli  a  propofito  òro)  m^ion  che  h  faiueffe  jf  er  hauerpreueìuto  lauenimento  di  Chrifio^ 
(hefiguito  immeliate  dopolui,come  ancora  StatJintenie  ,  Tece adunque  Virg.  {fcriuendo  cfuffìi 
$(erfi)comefà  cjueUo  che  ua  di  notte,  e  porta  il  lume  iietrò,  perche,  fi  comecofiui  illumina  chi  uien 
dietro  a  fe,e  nonfcfteffo,  Cofi  Virg,  (per  ifuefìi  uerft)  illumino  ijuelli  che  uenero  e  uerranno  dop^ 
lui,e  nonfèmedefimo,  non  hauendo  creduto  in  chrifio  uenturo,  delcjualptr  i  uerfi  par  cheuoglia 
fredire.  Per  te  adunijue,  dice,  fii  poeta,  come  ha  già  dimoftrato,  TEr  te  chriffiano,  come  per  (jue 
jli  uerfi  uuol  infirire,  MA  perche  ueggi  me  ciò  chio  difigno ,  Mrf  perche  tu  intenda  meglio  (jueSo 
chio  ragiono f  STenden  la  mano  a  cdorare^  Varo  opera  a  iimofirartelo,  E  uien  narrando  la  fimtt 


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Postillati  16 


CANTO    XXII.  rffi„ 

ieUfua  cmtfYt'méy  che  fey  lo  tejlo  mehfmo  e  chiarifflm^  .  t)omì(mofii  figItMokM  Vfjf^i 
fmo,  e  fucceàh'  nel  Komano  Imfem  ^  Tito  fuo  fratello .    Vu  af^riff.mo  ferfccutoredel  norne 


tauano  il  nme  chrijìiano  ,  io  mi  fià  Chì^ian  cUufcy  celato,  f  làreto,moPranh  lungamente 
ieffcr  Vagano  ,  E  ^t^f/?^  uuol  inferire  che  fta  U  cagione  pache  far  che  c/io,  in  cjiiel  luogo,  che  di 
fcira  hahbimo  ueduto,  tajìa  feco,  ferche  jmjfe  con.e  Vagano,  e  non  come  chnftiano  che gid  era, 
E  juelìa  tefidez^  e  timore,  MI  fi  cenhiare.  Mi  ffcc  uolgfre  tS)  intorno  girare  il  quarto  cerchio, 
nfljual  ft  furga  [accidia,  Vlu  che!  quarto  centefmo,  fiu  di  Jt^^rtro  uolte  cento  anni . 

Seguitando  Stai,  nel  fuo  frofofjo  dice. 
Tu  dunijue  Slirg»  ilcjual  hai  leuato  e  toh 
to  uia  11  coperchio,  ciò  è-,  terrore,  CHe 
maCondeua  cjuanto  hen  io  dico  ,  ll^ual 
micelauA  la  chr.fiiara  fide,  de  lacju<^l  io 
parlo,  MEntre  chahhiam  fcuerchio  del 
jhlire,  ciò  è-.  Tanto  che  ne  auan'^  de  la 
uia  perlacjual  filiamo,  e  doue  alcuna  ah 
tra  cofi  non  hattiamo  da  conftderare  , 
"Dimmi  doue-  Trrentio  nofiro  antico  . 
Domanda  di  (jufjìi  huorrini  fimofr  fi  fi  i 
tìo  dannati  aVlnf.  E  T  in  jual  uico.  Et 
in  (jual  luogo.  Et  è  jfer  translatione , 
Vercheuico  in  Thofcana  lingua  fgnifii 
ca  uicariato,  Etè-uilla,  o  luogo  fittopoi 
ftoa^jualche  repuhlica.  Onde  juelli,  che 
uifono  mandati  in  reggimento  fieno  doi 
mandati  uicari .  Kijfonde  \irg,  in  fin 
tenfia,  cofloro  fffcr  infieme  con  lui  ne  lim 
lo,  intendendo  il  QrecO,  che  le  Mufi  lati 
far  più  chaltro  mai  per  Homero ,  Onde 
nel  (Quarto  de  Vlnf,  di/p  ,  Quelli  è-  Ho; 
mero  poeta  ficurano  e  cet,  E  chi 


àunqut  $  cht  Uuato  hai  il  coperchio  , 
che  maficondeua  quanto  hen  io  dico^ 
Merìtre  che  ddfalire  hauem  fouerchiO} 

Dimmi ,  Dowè  Tfre«t/o  nofiro  antico , 
Cecilio^Vlmo^  Varrò  j  fi  lo  fai  t 
Vimmi-,fe  fon  dannati      in  qual  uico* 

Ce  fioro  j  e  Pcrfio,  eir  io,  ^  altri  affili , 
mjpcfd  duca  mio  5  fiam  con  quel  Greco , 
Che  le  Mufe  lattar  più  che  altro  mai  5 

Kel  primo  cinghio  del  carcere  ceco  ^ 
Speffe  fiate  ragioniam  del  monte  j 
Cha  le  nutrici  nojlre  fimpre  fico  * 

"Euripide  ue  nofo Anacrecnte  ^ 
Simcnide ,  hgathone ,  <:T  altri  piut 
Greci  ^  che  già  di  lauro  ornar  U  jronlt^ 

Qjàui  fi  ueggion  de  le  genti  tue 
Mvgone  j  Vciphile  ;  eiT*  Argia , 
E/  Ifmene  ft  trifìa ,  come  fite  ♦ 

Vedefi  quella  j  che  mojlrò  Languxx 
Euui  la  figlia  di  Tirefia,  t  Thetiy 
E  con  le  fuore  fue  Veidamia  ♦ 


E  che  (juiut  ra^, 
gionano  flefifi  uolte  del  monte  Varnafi, 
iìHual  ha  fempre  fico  le  Mufi,  che  fono  nutrici  li  loro  poeti,  perche  fruorifiono  a  lor  poemi,  nomincn 
io  alcuni  altri  poeti  Greci,  che  dice  in  (Juel  luogo  medefimamente  ejfer  con  loro,  E  de  le  genti  di 
Stailo,  ciò  e',  di  Quelle  chegli  ne  la  fua  Thelaide  tratta,  Antigone  XfT  Ifmene,  Quefie  fi<ron  fa 
tede  d'Eteocle  e  di  Volinice,  Leifhilefii  dona  di  Tideo,AYgia  di  Volinice  firelle  e  figliuole  d'Ada 
fÌYoV.e  d'Argo.  VEdefi  (fuella  chemofiro  Langia,  c^efia  fiiìfiphile  figliuola  dt  Thoante,  de 
latfual  dicemo  nel  x/x.  de  l'inf  Coftei  fuggendo  per  mare  dal  firore  de  le  donne  de  lifila  di  leni 
not,  che  per  hauer  fiirtiumete  fiitto  fiiggir  il  fadre  Thoante  ne  luccifione  fitta  per  loro  de  glialtri 
huomini  de  li  fila,  la  uoleano  occidere,  fii  prejh  dèi  pirati  e  condotta  in  Kemea  a  Ugurgo^  ilijual  U 
foìfi  per  nutrice  del  fuo  figliuolo  Ofilte,  E  come  firiue  Stat,  nel  (Quarto  de  la  fua  Theh.  Andand<ì 
poi  un  giDVMO  difortandofi  colfimciuHo  in  traccio  fuori  de  la  città,  fi  fictro  in  Adaftro  che  adhora 
era  con  altri  Qreci  a  lajfidio  di  Thete,  V  andana  con  gran  compagnia  de  fuoi  caualieri  cercando 
^  A  H 


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Postillati  16 


PVRGATORIO 

4lcuna  finte y  WmO,  o  fìume^  oue poffjpn  co /i/oi  cauaUt  here,  Haufnh  Bacco ifrr  /Srli  fayfir  ìd 
laJfeIio,^Uo fcccay  tHttf  Uctjue  cherano  intòrm  a  rhflé ,  Prfgaron  aiuncfue  cojiei ,  chf  u:ìlefft 
inftparlmy^^uff^tefftYòtfQuctYàe  litc(juaja(jual  pfmilfinciuhintmayfeY efser  fiuj^ei 
iifaJiconiujfeneU  feluttMenea  al  un  finte  ietto  Langia,che  perejprconfdcra/o  aNetiun^, 
Bacco  non  Ihauea  ptufo  farfeccare  ,  e  tornata  foi  alfimiullo,  lò  (youo  effeye  flato  morrò  ia  un 
fcYfente^  Aiun^jue  nellimk,  conlahe  fàmofe  Jonne  ii  fcfrct  nmate/ftueje  l/if!lf,che  mof 
flYO  a  gli  AYgiui  il  finte  Lavigia  .  Di  Manto  figlmla  li  TÌYefta  lictmmo  nel  xx,  canto  de  Titti 
pYno  ,  MaffYcheil  peta  la  ponga  hòYa  ne  Itmh,  haueniola  fojìa  cjuiiui  nt  lattr'^  Mgia  ie 
lottauo  cmfjò  fYa  glinhuinift  è'ffer  iimoflYaYe,  che  cjuantunjue  fijfcftata  feccatYice^  fda  hai 
uea  fero  laffat^  al  monlo  fnma  Ufi .  Di  Thetis  maive  d'Achille,  e  dì  Deiiamia  con  ìt  fcreHf  fii 
gìiuole  di  Ucomede^  dicemmo  nel  yiiif  .  canto , 


CANTO 

raccudnft  mUiutgid  lipoe/i^ 
Di  mouo  mnti  a  riguardar  intorno 
VberiM  fiUre  e  da  preti 

E  oja  l<  q^^^^^  ^^^^^^  ^^^^  ddgmno 
iimaft  a  dietro  ;  e  la  quinta  era  al  temo 
rniu^ando  fur  in  [u  lardente  corno 

Quandcl  mio  duca  ^^lo  credo  ^ che  a  lo  firemo 
le  deflte  Jj^aVe  uoìger  ci  conuegna 
Cirandol  monte ,  come  far  filmo  ♦ 

Có/i  lufan'^afu  li  noflra  infignax 
E  prendemmo  la  uia  con  men  fij^etto 
Ver  lajjcntir  di  queVanima  degna , 

eCì  giuan  dinanv,  tT  io  filetto 
Virctro^ytir  aj'coìtaua  i  lor  firmonìy 
Che  a  {oetar  mi  dauano  intelletto  ^ 


mno  giunti  fii  il  t'Po girne,  ùue  m 
Untano  fin  fmnhio  dtfilire,  come  iifo 
fra  àìjpy  (  éjuejlogictfUiicem  AUtni 
ti  a  rimfiar  m/orno  jnellof  che  hnua 
uo  ui  ueiflfcYOy  Uteri  dalftlire  fer  le  fca 
le,  e  iafarefi ,  o  uogUamoli  dire  fronde 
de  lofcoglio,  che  da  luna  e  da  Ultra  fari 
te  di  jKetlo  haueano  y^fy^tre  che  fdiuai 
no  .  E  eia  le  juatiro  ancelle  eran  del 
'Jiorno  ,  chiama  le  hore  ancelle  delgioYf 
no,  perche  fcYuono  a  (jueUoy  ^rano  aduni 
éue già  le  ijuattro  hore  di  juel  di  rimafè 
<r  ditiro,e  la  (\umta  era  ai  temone  del  cat 
fO  del  fole,  DRR^wc/o  f^Y  infuUrdeni 
te  lOYno ,  chiama  cOrno  la  tefta  deffc 
mone,  lajual  fate  in  fu  fino  al  ceYihio  me 
redianOyfoi  cala  giù  u<Y  occidente,  Quan 


io  \irg.  dijfe,  IO  credo  che  a  lefÌYemo^ 
Io  credo  che  al  fine  ci  mueng^  uoìger  le  defÌYe  de  girando, come  [demo  fir  il  monte^ .  EYa  loi 
ro  uùnr^rupìialtrimom  di  uoltarft  a  defÌYa,  e  tale  ufcn^fù  hora  loro  infegn<>,  cio  e,  Ioy gm 
ia,fer\e]ìmilmentf  a  defìra  f  uoltaYO,  E  con  menfcjfeuo  di  fidar  la  uia,  fer  laffcnfiYdi  Sta, 
tio,  perche  auantifiu  concorrono  in  una  ofinione,tdio  menft  duhifa  dtfofeY  errare  .  Elligiuan 
iinanii,  tT  io  fdetto  dietro,  feYche  fmpre  la  ragione  e  lintedetto  de  preceder  aljenfc,  Et  ajcoltai 
ua  i  lor  fcrmoni,  che  mi  dauano  intelletto  a  poetare,  jferche  parlando  jueUi  di  cofeiùeitche,  t3  n 
afcoltanio  il  lor  parlare,  imparaua  da  loro  a  poetare  • 


Mtf  tojlo  rupfe  le  dolci  ragioni 
Vnalber,  che  trouammo  in  me'\a  flrada 
Con  pomi  ad  odorar  fiaui  e  buoni: 

E  ^ome  abete  in  alto  fi  digrada 
Vi  ramo  in  ramo  ;  coft  quello  in  giufi  \ 
Credio  fcrche  perfona  fu  non  uada  ♦ 

Val  lato ,  ondel  camin  noflro  era  chiù  fio 
Cadea  de  Ulta  roccia  un  liquor  chiéro  \ 
E  fi  fì^andeua  fer  le  figlie  fifo  ♦ 

Li  due  poeti  a  lalber  fippreffiaro  : 
Et  una  koce  per  entro  le  fronde 
Grido  ^  Di  quefìo  cibo  haurete  carot 

Pei  dijfi  *  Viu  penfiaua  Maria  ^  onde 
foffir  le  no^Tj  horreuoU  tr  intere^ 
Che  a  la  fua  bocca  ^chor  per  uoi  rif^ondet 

E  le  ^.ornane  antiche  per  lor  bere 
Contente  furon  d'acqua  ;  e  VanieUo 


Le  dolci  e  dileUeuoli^  ragioni  li  Vir^. 
e  di  Staiio,  fiiYon  to'flo  YoUe  tr  impedi', 
te  da  uno  aYÌjOYe  che  (YouaYon,  coft  andan 
io,  in  me^  de  la  fìrada  ,perehe  uolio 
tigni  lor  penftero  d  lui .  Po«^/  potta,  chf 
fu  quefìo  [(fio  girone  fi  purghi  peccato  ie 
la  gola,  e  chela  pena  di  (jueffe  anime  fu 
tjuaft  queda  medeftmd,  che  glialtri  poeti 
fingono  efpr  pofta  a  Tantalo  in  Infirno, 
lacjuaì  è-,  che  efpndo  oppreffo  da  infatiai 
lil  fame ,  e  da  inefìinguiiil  fife ,  halhia 
contìnuamente  fif  rade  la  toccai  rami 
carichi  di  odori firi  pomi,  e  difetto  ilfiu'< 
me  coYYente  di  nitida  e  fYefca  ac<^ua,  ma 
figli  pl'^apeY  uoler  morder  ipomi,  cjuedi 
ftmilmente  p/^«o,  er  alhajfandofr  per 
ter  de  lac(jua,  jueda  fmilmente fàhhafi 
fa,  e  (oft  del  continuo  è  confumato  da  U 
hamaja^ual  ha  di  mangiar  e  leYe,fcn'f 
AH 


nr 


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Postillati  16 


PVRGATORIO  CANTO  XXII, 

Dìjpregw  cìboy  &  acquijlò  fapere .  :^mai  fotfrla  furm^òcomìd^are . 

I  o  jkcói  primo  j  che  qum*  oro  fu  bello  y  ^  ^uefta  conditme  adunque  finge  de 

fe  fauorofe  con  fitme  le  ghiande,  fi<J^'l^o girone  fieno  due}iayjf e  cariche 

E  nettare  con  fite  ogni  rufcello .  If ''^^m  '  ^'"T  "^''''"1 

-KKU.U    »  f    ■      J  ^l^^^H'^^^^^^ra,echeciafcunahahiÌ€ 

me  e  locufle  furon  le  umande  j  ie^enJientia  da  ^,e[la ,  /;  cui  pomi  di  fc^ 

Che  nutrirai  Battifh  nel  difertot  f^'^^^^^^^'ft^e faradifo fircn peccar  ino 

Verchcgìi  e  gloriofc  e  tanto  grande  ^  fl^i primi  parenti ,  e  perche  due  erano  le 

ciuan^o  per  u..n^,io  uè  ..erto,  c!:d::n!:7ì::5::;:;t 

^  àuelefiante,edalafrima,fnchefii 
gnijica  la  fcientia  dd  bene,  efce  uoce,  che  ricorda  effempi  di  lene ,  ciò  è-,  dc^flinenfia  e  di  fcbriei 
,  lecjuali  uirtu  fcm  contra  il uitio  de  la  gola,  che  (juiui  fi  purga.  Va  lalfra ,  penhe  fignifii 
ca  la  fcienfia  del  male,  efce  uoce  che  rkt^yia  ejfmpi  di  male,  ciò  e ,  di  gola  e  di  ehriefa  ,  e  perche 
la  fcienfia  del  iene  h-  molto  fiu  difficile  a  confcguire ,  che  quella  dd  male  ,  fero  pone,  che  que^, 
fio  primo  arbore  fia  uolfo  al  contrario  con  le  radici  in  fu,  e  lifuoi  rami  in  giù,  a  ciò  de  afctUr  fo^r 
fra  di  cjufh  fiala  diffculta  m.aggiore  ,  Auenga,  che  cjuefle  anime,  ne  deluno  ne  de  Ufro  aff 
bore  polfino  mai  confcguir  i  f  om.,ffrche  non  fcno  pmin  flato  da  poter  meritar  ne  demeritare  , 
ma  fedamente  da  fofer  fafisf^r  al  meritato  male  ,  E  p,ne,  che  da  la  roccia  ui  cada  fctra  cUaf 
Yohcor  dac^ua,la^ualfidiftendafer  le  figlie,  e  tomi  medefimamente  in  fu,  a  do  che  non  fi  nt 
foffa  bere  ,  E  le  anime  aflenuafe  da  la  fhmeeda  la  fife ,  faggirano  intorno  al  cerchio  inuai 
no  confumandcfi  dd  defiderio  che  ne  hanno  .     A  cjueflo  frimo  arhre  adunaue  dice  che  \^irf, 
t  Statio  faccoflaro  ,  E  la  prima  uoce  che  udiron  dentro  a  le  frondifi  fii ,  Di  aueflo  cik  H  L 
uerete  care,  evo  ^  Hauerete  careftia,  ferche  non  ne  foteano  hauere .    Poi  feguito  in  ricordar  i 
detti  ejfempi  di  fobrieta  e  daflinenfia  ,  ^  prima  quello  di  Maria  Vergine  ne  ìt  m^^^e  j^tte ,  fci 
condo  Giouanni  al  fecondo  in  Qana  Calilee ,  quando,  non  per  la  fua  bocca  ,  CUorfer  uoi  rii 
fionde ,  laqual  hora  frega  fer  uoi  dinanl^i  a  Dio,  ma  fer  fkr  che  le  no^l^  fiffiro  honoreuoli, 
tir  hauej/ero  quelle  farti  che  fi  ricercauano,  aueJendofi  che  non  uera  uino,fiuolto  al  fiuofiplif 
uoloe  dijfe ,  Vinum  non  habent ,  Cofloro  non  han  uino  ,  moffa  non  da  gola,  ma  da  carità  ,  a 
CIO  che  hauejfe  a  froueder,  come  fi  ce,  a  quello  .  Poi  adduce  lejjèmpio  de  lanfiche  Romane,  il  Iff 
if  lequalifii  di  furiffima  acqua,  e  di  quella  fdamente  rimaneuano  contente ,  Onde  VaLMc^fi. 
in  quello  de  inftitutis  antiquis ,  Vini  ufus  olim  Romania  faminis  ignotus  fùif,  ne  fer  id  in  alif 
quo!  delecus  frMerentur  .   E  Daniello  dijfre^i'o  cito,  Hauendo  Nabucdonofcr  R  e  di  Baliloniét 
ejf ugnato  e  jfogìiato  di  tuUi  i  fuoi  thefcri  Urufdem  ,  ne  meno  ancora  feco  alquanti  nobili  finf 
mUiy  tra  quali  fii  Danielle  ,  E  cerne  fi  legge  in  Daniel ,  contenuto  ne  la  ^ia  al  primo  ^ 
daua  loro  da  mangiare  de  dilicati  cihi  che  ufaua  a  la  fua  menfa,  M«  Danielle  ,  uolenk  uiufrjcf 
hìamente  cO  fuoi  comfagni,  cornerà  ufàfo,  non  uolle  mai  diarfi  daltro  che  di  legumi  e  dacqua, 
fregiando  ogni  altro  fiu  fredofo  cibo,  a  ciò  che  non  gli  hauejfe  a  contaminar  la  mente,  Uqual 
iijfonendo  fdamente  a  la  uirtu,  ne  diuenne,  infieme  co  fuoi  comfagm,fiu  de  ohalid  f: piente, 
e  difvrmfc  e  grato  affeUo  .  LO  fecol  frimo,  l  foetifongano,  che  ghhuomini  delafrima  età,  ù 
qual  chiamano  aurea,  fi  f  afe/fero  fcìamentt  di  ghiande ,  e  leueffcro  acqua  ,  Onde  Virff.  Vcel^t 
nimiumfriorptas,  contenta  fi  delihus  aruis,t!T  il  Vet.  E  poi  la  menfa  ingombra  Di  Pcurre  uh'an^. 
le  Simili  a  queUe  ghiande  e  cef.  Nettare  dicano  ejfir  il  here,  ti;  amlrogia  il  cito  di  Gioue .  U 
Ulta  di  Giouanbattifta  e  noti/fimafer  la  fia  hifloria,  ìelqual  nd  euangdio  e  /cWtfo,  Inter  natos 
mhfrum  non  furrexit  maior  lohanne  Baptifla  . 


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Postillati  16 


PVRG^TCRTO 

Utntre  che  fiocchi  fcr  la  fronda  uerdt 
T  'jccaua  io  cofi^.comefir  fole  ^ 
Ch'i  dietro  a  hcceUin  fua  una  ferde  5 

Lo  p/«  che  padre  mi  dicea  ;  F/gIi«o?e 
Vienne  horamai  t  chel  tempo ,  eh  ne  impoflo , 
Viu  utilmente  compartir  f\  mie  • 

lù  ucifil  uifo  5  ci  paffo  non  men  tojlo 
Aprejfo  i  fauì'j  che  parJauan  j?e  , 
Che  (andar  mi  fhcean  di  nuUo  coflo  : 

"Et  ecco  pianger  e  cantar  sudie 
Lahia  mea  demine  per  modo 
Tal ,  che  diletto  e  doglia  par  torte  , 

O  dolce  padre  ^  che  e  quel,  chi  odo  i 
Comincia  io  :  &  egli  ;  Ombre ,  che  uanno 
forfè  di  Icr  douer  foluendcl  nodo, 


C/TSITO  XXIII. 

barrai  fOffa  nelfYff(nfe  canto,  c^mefci* 
fra^iunio  da  una  (uria  àanirr.e,  riconch 
he  tra  loro  cj  ut  da  di  Forefc ,  da  lacjual 
intenie  la  fena  con  che  fi  purga  fu  (juel 
prone  ilfeccato  de  la  gola,  E  domandai 
ta  dal  foefa  come  era.che  fi  tojìofvjfe  uei 
nuta  juiui  a  furgarf,  [eyche  credeua  ef 
f(r  anchorane  lantifurg»  Rijfonde  ffjìr 
jfer  li  dtuoti freghi  di  Kella  fua Jjcp^  (he 
Ihanno  ahtreuiatJ  tfrrp,  B  di  ijuipeni 
de  cagione  dinurtiiua  contra  le  donr^e  Fia 
rentiney  (juanio  a glilaliti  Lfciui  che  in 
quel  temp  upuan:^  Et  ulùmarrenfe frei 
gaio  da  Forefcy  li  dimojìra  chi  egli  e^e  o 
n:e  pliera  fiato  arnica  .  MEni 
tre  che  gliccchijfer  la  fronda  uerde,  hien 
tre  che  Dante  Thcau/  gliocchi,  Afftfp^ua 


lo  fguardo per  la  nerJe  fronda  de  larhre,  cofnefk  eh  jfeyje  la  fua  ulta  dietro  a  lucaHino,  Mirg. 
ciò  ^,  la  ragione  la^ual  è-  pu  che  faJre  a  Vante,  ftYche  fd  fadreda  hff.r  al  figliuolo,  il  diforfo 
de  la  ragióne  ti  dal  huon  efere,  fcn'^lijualefmhte  meglio  chenonfiffh  ^idifp,  T  igliuoh  ,V  ieni 
ne  horamai  e  cet,  Ammonifce  ahncjue  la  ragion  il  fcnjc,  che  lo  detta  fi guit are ^  e  jfendtr  il  tempa 
più  utilmente,  de  dietro  a  le  uanifa^  Ver  lacjual  ammonltlone,  Dante  fi  uqIÌo  a  fcguitay  I  Saui, 
do  è-,  Virg,  intefò  per  la  ragione,  e  Staiio  ìfer  Itr.ieEetto,  il  difcorfc  de  eguali  dileUaua  tant),  che 
li^cean  Di  nuh  coflo,  ciò  e-,  di  nfffi  nautica  il figuitarli,  E  certmenie,  il  diletto  che  %oipren^ 
diamo  ne  le  dottrine,nalleggierifce  tanfo  ogni  fatica  che  fcjfrianr.o  in  cantile  u^ler  ccfcguire,c},e  afet 
na  le  fentiarì:o,  che  altramente  [meno  infcfpYtahili  .  ET  ecco  jfianger  e  cantar  Juiie,  Vdiron 
anime,  chr piangendo  cantauano  Domine  lahia  mea  ajeriet,^  osme'ù  annuntìahit  laudem  iuam 
Tanto  dolce  e  compaffoneuolmète,  chel  canto  partorì  diletto, el  fiantd  doglia,  Et  è-  loratione  molti 
accomodata  a gohfi,  perche, fi  come  la  locca  fera  iileuata  di  cjua  ne  fi,ferfiui  e  dilicati  citi,  cefi  di 
la  fi  diletti  ne  le  lodi  di  Dit .  Ma  egli,  com.e  ignorate  di  juel  che  fijf(,ne  domJda  Virg,  ilcjual  li 
diice  ejpr p}rfc  omire,  CHe  uan  foìuedoì  nodo  di  lor  douere,  do  e,  le^uali  uanno  purgandol  dei 
lìto  de  la pena^  de  lajuale,  per  le  comm.efp  colpe ^  erano  tenute  tT  ohligate  a  Dio  . 


Si  cor^e  i  peregrin  penffi  fanno 
Giugncndo  p^r  camin  gente  non  nota  ; 
Che  fi  uolgon  ad  effa     non  reflanno  j 

Cefi  diretro  a  noi  più  tojlo  meta 
Venendo  e  trcpaffando  ci  ammiraua 
Vanirne  turba  tacita  c  dcucta. 

Ne  gUccchi  era  àafcuna  cfcura  e  caua^ 
Fatlida  ne  la  fitccia ,  e  tanto  fcema  5 
Cfce  da  lojfa  la  pelle  sinfirmaua  ♦ 

Kon  credo  che  cefi  a  huccia  fìrcmi 
ìrlerifitcn  fi  ji'ffi  fatto  fuco 
Ver  digiunar]  i^uando  pm  nUhhe  tema^ 


Mofìra,  che  dietro  a  toro  ueniua per  lo  gi 
YOne  una  (urla  danim.e  Vlu  tcfio  mota, 
tac^Ucil  nel  caminare  ,fi  ynouea  più  iofl^ 
di  juel chefàceuamo  ?io/,E  fecondo  chera 
uamo  fcpragiunii  da  c^uella,  effatrcpaf, 
fendo  CI  ammiraua  ,  ciò  è',  NV  mÀraua 
come Jcglionfir  i peregrini,  juando  giun 
gon  gente  per  camino  ncn  conofciuia  da 
loro,  chela  guardano,  e  pafpin  oltre  fin^ 
^  arrefiarfi,  E  dice,che  ejuefla  turla  da$ 
nime  ueniua  e  trapaffua  tacita, Uche  par 
che  ccntradica  a  juel  cha  delio  di  fcfra^ 
che  Jhdt  pianger  e  cantare,  ma  il  \Qeta 
A  H  Hi 


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Postillati  16 


PVRGATORrO 


On«l^  Il 


uoBf  ejj}YÌmey  do  ctif  ftiol  fir  cU  fcfy^i 
giu^e  altri  nel  camino,  che  Lifcia  ogniah 
tra  tura,  e  fclaméte  attende  a  trar  da  juel 
li  U  inf emione^  o  iitona,  o  rea,ft  fcrto  da 
temert ,  o  wo,  da  hnmre,  o  da  dìffret 
gme,  tfT  altre  cofc  ftmili .  hJB  ghoahi 
era  ciafcuna,  Defcriue  in  fiu  modi  la  ma^ 


lo  dicea  fra  me  ft?.jfo  penfanio  ;  Ecco 

La  gente-,  che  ferdè  GerufdemmCj 

Quando  WLarìa  nel  figlio  die  di  becco. 
Varean  gliocchiaie ,  ancUa  jcn\a  gemme  : 

Chi  nel  u'ifo  de  ghhuomini  legge  huomo } 

Ben  hauria  quiui  concjcìuto  lemme* 

grajpjuallilcf,  e  maciUfnfe prefenfìa,  chera  in  cjuejìf  anime,  fer  lo  confumay  ,  che  del  confinuo  fi 
ficeano  de  la  hrma  chaueam  de pmi  deUrhore,  r  del  chiaro  licOre,che  cadea  fcpra  di  (juello  * 
Heriftfone,  fecondo  Ouid.nfl  \iif*  fit  in  Thfjfaglia  fwoma  frofim ,  e:^  haufnh  in  dif^regio  h 
Dea  Ceref,frohitiud  chefc  le  fkcejfe  il  culto,  Ver  il  che  fu  da  la  Dea  ojfpreffo  di  fata  infutiahilfànif, 
(he  oltre  ai  hauer  cor.fumdfo  ognifuafnfiantia,  confentì,ferfmaYft,  a  la  impudicitìa  de  la  faliu^ 
la,  tfT  ultimamente  a  mangixrfi  le  proprie  memhra  .  Io  dicea  fra  me  jleffo  ,  Scriue  ìo  fc^  in 
e^uel  de  itilo  ludaicy,  chauenlo  Tifo  affediato  lerufalem,  e  condotto  ilfuo  popch  ad  uhima  eflremii 
ta  di' modo  che  tutto  feria  difime,fit  una  ftmina,  per  nome  Maria  figliuola  ,  di  EW^ro  ,  che  od 
cife  un  fio  piccolo  figluoh  che  lattane,  degnai  coffe  la  mìta  e  mangiai fclo,  e  che  a  lodore  corfcro  ah 
cuni  perche fnceffchrf arte  de  la  uiuanda,  O'  eSa,  come  dijferafa,  uoU^  dar  loro  ì altra  mita  ,  con 
affrrmm,  quello  effcr  ilfùo  figliuolo,  Ma  efp  rima  fidi  tanta  federiti  confiifi  ejìupìdifi  fuggirò^ 
m  ,  Onde  dice ,  Quando  Mma  nel  figlio  die  di  becco»  Hehhe  ultimamente  Tito  laffitmata  cittd, 
non  potendoft  più  tenere, QnSd^  foeta  affìmigliec  (juefìe  anime,  fer  la  magre^^  loro,  a  la  gente  di 
jueUa,  Varean  gìiocchiaie,  Haueano  gliocchi  tanto  fitti  in  dentro,  che  pareua  non  gHhauejjìro,  pei 
YO  a/fimiglia  GLiocchiaie,  ciò  è",  cjueUe  concmta  neU(juah  fìanno gliocchi,  a  le  caffè  de  larieScf, 
in  che  jianno  le  gemme,  (juando  fono  pn"^  di  (juelle .  Ctìi  nel  uìfo  de  glihuomini ,  hìe  la  faccia 
delhuomo,  le  due  tempie  cT*  il  nafo  col  fronte  di  fcpra  fanno  juefìa  lettera,  m,  gnocchi  fino  due, 
t,pofÌilunotrala  prima  eia  feconda,  e  laltro  tra  la  feconda  eia  ter'^  gamha  del,  my  talmente, 
ihe  ui  fi  può  legger  dentro,  omo,ma  piu  chiaramente  fijifcerne  ne  magri,  cme  uuol  inftrire^  chei 
vano  <juefle  anime,  perche  tali  lettere  uengon  ad  efpr  meglio  firmate  in  loro  ,  e  jfetialmente  lemf 
me  ,  perche  la  pelle  h  fórma  fcpra  de  ìoffa ,  Onde  dice,  che  lenlhaueria  juiui potuta  hen  conoi 
fcer  e  uedere ,  chi  legge  huomo  nel  uifo  de  glihuomini . 


chi  crederebbe  j  che  lodor  dun  forno 

Si  goucrnaffc  generando  brama  ^ 

E  quel  dunacqua  ,  non  Jàpendo  corno  l 
Qia  era  in  ammirar ,  che  fi  gliaffama  , 

Ter  la  cagwn  anchor  non  mawfèfla 

Di  lor  magrc\{a^  e  di  lor  trìfia  fquamat 
"Et  ecco  del  profondo  de  la  tefìa 

Voìfe  a  me  gliocchi  unombra-^e  guardo  fifio  ; 

Poi  grido  fòrte  i  Qj4al  gratìa  me  qucfla  i 
Mai  non  Ihaurei  riconofciuto  al  uifo  ; 

Ma  ne  la  noce  fina  mi  fu  palefe , 

Ciò  che  hjpctto  in  fie  hauea  conquifi* 
Qj^e^a  fhuilla  tutta  mi  raccefe 

Mia  conofcen\a  a  la  cambiata  labbia  \ 

E  rauifai  la  fiiccia  di  Yorefie^ 


Domanda,  chi  creder  elle,  che  lodor  dun 
forno  SIgouernaffe,cioè',  Si  rìteneffe gt 
nerando  Irma  difc,  non  fiando  anthord 
prffcnte,  E  Quel,  ciò  e^.  Et  il  f^por  dunt 
gcijua,  nùn  f  pendo  corno  ,  Volendo  ihfiri 
re,  che  neffuno  lo  crederebbe,  m,a  con^e  pof 
fa  fcguire,  lo  dimofìrera  nfl  xxv.  (ant^^ 
E  fer  la  cagione  non  manififìa  anchora  de 
la  magreTÌ^  loro,  era  già  uolto  in  ammif 
ratione  cfualfcffe  (juella  che  lafjnmaua  coi 
fi,  E  dela  loro  l^ifia  fcfuama  ,  do  ^, 
Pallida  e  fmorf  a  pelle,  auenga  chefijuamé 
fia  prof  riamente  cjueDa,  che  ndfefce  aìirn 
mente  diciamo  fca glia  ,  la<jual  e  al  fffce 
in  luogo  thè-  la  pelle  a  Ihuomo .  E  Tecct} 
ieì][rofi)ndQ  de  la  tejìa,  Mofira  che  utw  ii 


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Postillati  16 


CANTO  XXriK 

Id^fo  /r*r«o r^r  la  ma^reZ(^  rimti  àétm  in  ciucila,  It  Ueho  rùo«o/a;./o^r;(/.^yf^  Qr^t 
Zana  Mi  rM  in  c^uejl,  luo^o,m:f  uu^l  infnirr,  A  /.^../.o.^i/pf.  wic/?r.  hi 
irlo  W.onok^o,?W/o,cfc.  fn  lo  ci^iato  af}m  'no  haumtte  mai ^^tuto  fare, ^  ui^f  chera  hjac 
ciM  a  HYffcfyatth  l^ccoYjc^f^irc  il  Vricfjco  ecceUentf  lur.  conf.  dW^W  duerno  nel  xU^  l  ^n^. 

ré  non  contender  a  Ufàutta  fcahbìdj 
Che  mi  [colora  jp(gaua,  la  ^ctle^ 
Ne  a  difitto  di  carne  y  ch'io  hahbìa. 

Ma  dimmi  il  uer  di  te  3  e  chi  fin  quelle 
Due  anime,  che  la  ti  fanno  [corta*. 
No/j  rimaner ,  che  tu  non  mi  fnueUe  ♦ 

La  faccia  tua^chio  lagrimai  già  morta  ^ 
Mi  da  di  pianger  mo  non  minor  do^ia^ 
Rifpofi  lui  y  ueggendola  fi  torta  ^ 

Vero  mi  di  jper  Dzc,cfce  fi  uì  sfagliai 

l^on  mi  far  dir ,  mentrio  mi  marauiglio  t   ^  ^   ,  j 

Che  mal  tuo  dir ,  chi  e  vien  daltra  uooUa.    m.,  che  fer  fua [corta  e guUa  gUandauan 
^  ^  o         iMtrw^'.  Scahka  iiàamù  a  (judlecro'. 

Re,  che  ca9om  la  la  Velie  per  roana  oi  altra  fmil  cofa,  ma  il  poeta  Lntende  in  cj^eflo  luogo  per 
quella  Jfutea  poluere  ,  che  L  pie  confumankfc  fuolfare,  ^u.nJo  fctic  iifc  non  ha,  per  troppa 
iucprezl^,  carne  che  la  plf^fclìentare.  LA  faccia  fua.  Ri jfonle  Dante ,  non  a  a  domanda 
fjali'da  Torefi,  a  la^ual  mofìu  non  poter  [^tifare,  per  ejjlr  oppreffc  da  gran  uoglm  difcper  la  cai 
cione,  me  fi  ui  sfiglia  ,cioe',  Laciual  tanto  ui  priua  di  ^arne,  e  [mhtudine  da  More 
quando  li  fcn  tolte  le  figlie  ,  pregando  che  gite  la  uoglia  dire ,  perche  la  fèccia  fi^a  ,  tatuai  egli 
lauea  lagrimata ,  quando  mori ,  li  da  hora ,  ueggendola  SI  torta  ,  ciò  e-  ,  Tanto  defirme  ,  non 
minor  doglia  di  piangere  ,  chefificejfe  in  juel  luogo  aDhQra , 


lìaueua  Dante,  per  uiadelauiito  ,  (Onoi 
[cinto  ¥orefe  a  U  uoce,  ma  ilfcnfo  del  ufdf 
re  ccntendeua  ,  econtradueua  a  (juefto, 
perefjìr  egli  tanto  magro  ^  a/ìenuato, 
de  glihauea  tolto  ti  primo  effetto  ,  On  de 
Tore[(  h prega,  che  non  uoglia  Contender 
ciò  e.  Stare  ammiratùiO  a  hfciufta  jcaU 
Ha,  che  gUfiolora  e  falli  irypSdir  la  peli 
le,  a  difitto  di  carne  c\e  fa  in  lui,  Ma 
iheli  detta  dire  il  uer  di^y  ciò  e,  come 
ffpndo  anchora  uiuo ,  hauea  potuto  uenif 
in  (juel  luogo»  E  chi  erano  (juelle  due  ani 


Ef  egU  a  me*.  De  leterno  configlio 
Cade  uirtu  ne  lacqua  e  ne  la  pianta 
Himafa  a  dietro  ;ondio  fi  majfattiglio  ^ 

Tutta  eHa  gente ,  che  piangendo  canta  , 
Per  [eguiur  la  gola  olire  mifara 
In  fame  e  in  fate  qui  fi  rifa  finta  ♦ 

Di  bere  e  di  mangiar  ne  accende  cura 
Lodorychc[ce  del  pomo  e  de  lo  J^ra'^Oj 
Che  fi  difiende  [u  per  la  uerdura  ♦ 

E  non  pur  una  uoìta  quefìo  jpal[^o 
Girando  fi  rinjrefaa  noffrapena: 
lo  dico  pena  j  e  dourei  dir  foUaT^  : 

Che  queUa  uoglia  a  larhore  ci  mcnd  j 
eh  meno  Chri^ìo  Vieto  a  dir  Beli , 
Quando  ne  libero  con  la  [ua  uena^ 


\ien  Fùrefe  a  fitisf  re  a  aueSo,  chel poeta 
iefideraua  intender  da  lui  dicendo  ^  che 
Veletern(ìconftglio,doè'  de  la  diuina 
giufiitia,  cade  uirtu  ne  laccjua  e  ne  la  pii 
ta  rima  fa  a  dietro,  ONc/io  f  majfcuigho, 
Ter  lacjual  io  tanto  mi  con  fumo,  E  la  uir^ 
tu  che  da  leterno  confi giio  cade  in  {fueUe, 
m-òfìra  che  fa  biore  ihefce  del  pomo  de 
larlore,  tS/  ilpporechefie  de  laccjua ,  di 
che  (juelle  anime  hanno  grandiffmaira 
ma ,  Onde  dice  ,  TuUa  cjuejìa  gente  che 
fiangendo  canta,  per  fcguitar  oltra  mi  fura 
la  gola,  fi  rifi  fcnta  cjui  in  fime  e  in  fife, 
Verche  lodor  chefe  del  pomo  EDe  lo  jfraZ. 

de  laccjua  che  filande  e  fi  diflede  S  V 
fer  la  uerdura,Super  le  figlie  i.erdi,Ac'. 
etnie  cura ,  Infirìfe  uogUa  di  hre  e  di 
AH  iiii 


\  i 

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Postillati  16 


PVRGATORrO 

W4«^i>/,  E  mr^nnìò  at,l  cura  e  t^oglia  f.tisf^ye  fi  yifif.nta  wfimfew  ftìé,  Verchf  hum 


urghi  con 


dofi  lun  confrario  con  laUro  fur^AYe,  la  ^ìufiitU  dimm  uuolf,  che  U  fnffa  aoloftta  fp 
U  lemma  ajìmntìa,  E  len  Ice,  c].e  fi  Yìfkfanta, ^enh  Un'ima ,  fin,  a  tanh  che  mn  e  tmoata 
dalahruttuYaMmtio,  mnfu:^  hta  tornare,  cmera^rimaquank  fU  creata  da  Db  Aon 
furmaudta  mjìra  che granhil rnont^  lalortena,  lai 

^ual  e-^cmhalhimo  deU^Ja  ungila  che  hann,  di  heye  e  di  mangiare^JJ  rinfrefca  e  rinoua  in  Im 
,v^nfuYun^uolta,ma  tante,  cme  umlinj^rire ,  cju^nte  pungm^a  ^,efl,  arhre,  tatuai  rena 
due  (fiufanmenie  confiderato)  che  deurehle  dir  fcHa^^,  E  la  ragione  è-  ^uefla,  terche  effiTtnò 
menati  a  Urlore  da  cjuella  «3 g'ia,  che  meno  Chrifìo  a  larhre  de  la  cróce,  ùue  pi  IJfe  e//  qiado 
jf^Ygenh  da  le  uene  il  fin  preci^fi/fimo  fingue,  Utero  da  le  mani  de  lauerfario  nofiro  tutto  il  ce^, 
nere  humano ,  Adi^njKe,  h  nche  chrifto  ,  cjuantò  hkOmo,  temejp  !a morte,  ^.ondimeno,  fey  U 
uoglia  chehhe  di  liherarne  da  la  fcruifu  del  demònio,  andò  uolender  a  cjneìla,  Cofi  cojìoYo[  benché 
temino,  tornando  a  larhre  rinouar  la  fena  de  la  fame  e  de  la  fcte  che  li  confuma  ,  nondimeno  ut 
fimo  menati  da  la  u-iglia,  lajual  hanno  difurgarfi,  fer  [in  tòfio  fofer  falir  al  cielo  • 


tt  io  a  luì  ;  Vorefe  da  quel  Ìì  , 
l^elqual  mutajìi  mondo  a  miglior  uhi, 
Cìnjue  anni  non  fon  uólti  injino  a  qui 

Se  prima  fu  la  poffa  in  te  finita 
Di  peccar  più  ,  che  foruenì'fe  Ihora 
Vel  buon  dolor,  che  a  Dione  ri  n  ai  ita  ^ 

Come  fei  tu  di  qua  uenuto  anchora  i 
io  ti  credea  trouar  la  gtu  di  fitto , 
Oue  tempo  per  tempo  fi  riflora. 

Et  egh  a  me^^Si  toflo  mha  condotto 
A  ber  lo  dolce  affcntio  de  martiri 
La  Nella  mìa  col  fuo  pianger  dirotto  » 

Con  fuoi  preghi  deuoti ,  e  con  fif^iri 
Tratto  mha  de  la  cofla^oue  safi^etta^ 
E  liberato  mha  de  gUaltri  giri , 

Tanto  e  a  D/o  più  cara  e  più  diletta 
La  uedoueìla  mia ,  che  tanto  amai  j 
Quanto  tn  ben  operar  e  più  filetta,, 

Che  U  barbagia  di  Sardigna  afjat 
Ne  le  fè  nine  fife  e  più  pudica  ; 
Che  la  barbagia ,  douio  la  Ufciai* 


Safeua  Dante,  Vùrefc  effcre  fiato  macchia 
to  del  de  la go^a  fino  a  lalilmo  di  de 
la  Ulta,  0  ueramente  fino  a  la  fiia  infir*, 
mifa,  de  lacuale  egli  fi  morì ,  E  da  la  fua, 
morte  fino  aUhora  che  Ihauea  franato  in 
VuYg,  molìra,che  non  erano  anchora  coi 
fiuti  ànjue  anni,  Onde  fi  marauigUa, 
che  ftfofio  fia  uenuto  ajfuYgarfi,  ferche.. 
fi  credeva  trouarh  ii  [etto  ne  lantifurga^^ 
tòrio,  oue  fi  YÌjìzra  temp  fer  temp,  ciò 
^,  oue  U fogna  che  lanima  fila  tanfo  iem 
fo  imnl^  che  uada  a  jf  urgxrfc  ,  cjuanto 
era  fiata  in  uita  a  fentirfc,  P^^ri  la  do', 
manda, che  fi  in  luifii  prima  finita  lafof 
fin'^  del  più  peccare,  che  fopraueniffe 
Ihora  VEI  tuon  dolore,  ciò  e',  del  pentii 
mento  e  de  la  contritione  ,  CHa  Dio  ne 
rimavifa,  ciò  è-,  ìlfjua^e  a  Dio  ne  riunifie 
e  riconcilia  con  far  che  mediante  la  fua 
fcmma  mifcYiiOYÌia  ,  rr^erifiamo  che  ne 
fer  doni ,  Come  e-,  che  gli  fia  già  uenuto 
^uiui,  BT  egìi  a  me  ,  Rijj?onde  Eorefc, 
hel  dirotto  e  lungo  pianto  infieme  co  de( 


^oti preghi  e  continui  fcJf^iYi  di  t^eHa  fua 
fifa  Y.m^fa  uedoua  di  lui ,  Iha  cofi  tofxo  tYatiO  fimi  dt  la  coffa  del  m.znte  ,  doue  pjfetia  il  ferrerò 
dandarfiapuYgare,  e  liheY^ito  de  glialtri  cerchi  di  fitto,  doue  fera  purgato  de  gUtri  uitu  che  in 
quelli  fi  purgano,  perche,  fi  come  in  altri  luoghi  ha  dimofir<tto,{  preghi  de  uiui  giouavo  a  aue!li  che 
fino,o  che  hanno  ai  entrar  in  Purg.  Et  in  lode  di  lei  dice.  Ella  ejfy  t^nto  più  cara  e  diìeUa  a  Dio, 
tjuito  £-  più  fila  in  len  operare,  perche  in  uiiuperlo  de  le  donne  Fiorentine  dice,  che  la  Uriagia  di 
Sarlign^,  che  per  ejpr  di  cofiumi  harlari,  cofi  domanda  glihahitctori  di  juelJa  ifiU,  e'  ne  lefut 
fxminr  affai  più puSiia,  che  U  larhagia  del paefc  di  TiYen'^,  doue  io  moYcnio  U  lafciai . 

Seguita 


CANTO 

O  dolce  frate  ;  che  uuoì  tu  chio  dica  i 
Tempo  futuro  me  nel  conf^etto, 
Cut  non  fard  queHkora  molto  mìca^j 

l^el(]uaì  farà  in  pergamo  interdetto 
A  le  ffacciate  donne  fiorentine 
taniar  moflrando  con  le  poppe  //  [etto  • 

Quai  Barbare  fùr  mai ,  c^uai  ^dracme  j 
Cui  hìfognaffe  per  fnrle  ir  couerte 
O  f\)iritali 0  altre  difciplinei 

Ma  fe  le  fuergognate  fiffcr  certe 
Di  quel ,  chel  ciel  ueloce  loro  ammanna  5 
Qici  per  urlar  haurian  le  bocche  aperte  x 

che  fe  lantìuedcr  qui  non  minganna  \ 
Vrimafien  fr/f?e;fk  le  guance  impeli 
Colui  j  che  mo  fi  confola  con  nanna  ^ 

Veh  frate  hor  fn  che  più  non  mi  ti  celi  t 
Vedi ,  che  non  pur  io ,  ma  quefìa  gente 
Tutta  rimira  la ,  douel  fol  ucìi  ♦ 

Terchio  a  lui  3  Se  //  riduci  a  mente , 
Q,ual  fjp  meco  j  e  qual  io  te  co  fui  ; 
Anchor  fa  graue  il  memorar  prefente  ♦ 

Di  quella  uìta  mi  uolft  coflui , 
Che  mi  ua  inan^j  laltrihier  quanh  tonda 
Vi  fi  mofìro  la  foura  di  colui  t 

EJ  fol  morrai  :  Coftui  per  la  profonda 
Nozze  menato  mha  da  ueri  morti 
Con  queUa  uera  carne ,  chel  fccnda  ♦ 

Indi  mhan  tratto  fu  li  fuoi  cónfhrti 
Salendo  e  rigirando  la  montagna  ; 
Che  dri'^a  «0/ ,  chel  monio  fece  torti  • 

Tmo  dice  di  fnrmi  fu  ccmpagna  j 
Ch'io  faro  la ,  dou€  fa  Beatrice  : 
Cluiui  conuien ,  che  fenxa  lui  rhnagna , 

Virilio  e  quefìi-,  che  cofi  mi  dicex 
Ef  addmbxe  queflaltro  e  quellombra^y 
Ver  cui  fcoffc  dianxj  ogni  pendice  ♦ 

Lo  uoTlro  regno ,  cjje  da  fe  lo  fgomhra  ♦ 


xxiri. 

Seguita  in  uUufmY  le  hnne  ìbrerfii 
ne ,  e Ifetialmentf  de  loro  haliti  dishoi 
ìiffìi,  la^jual  cofa  mofìra,  the  in  Ircue  fai 
YaÌQYuietatò  ia  predicanti  in  f  ergami, 
E  ceYtmeteye-  da  ffpy  emendata  jueh 
la  ffa  yda  che  effi  freduanti  haueano 
tanta  autorità  fcfra  di  loro,  da  [Oierglief 
h  uietare,  Ma  in  (juefta  nofira^ne  laijual 
le  Tioreniine  donne  fcno,  in  tal  cafi ,  di 
^ran  uia  ijuaft  da  tutte  laltre  ninfe  ,  chi 
farà  (juehj  che  ne  ardifca  fclarr.ente  fari 
lare,  ilcjual  fia  ficuro  di  non  effre,  arti 
cor  da  fYOfri  mariti,  uccellato,  e  notato 
di  [implicita  ,  come  jc  tentaffe  di  uoley  e 
lAfia  tutta  con  lAfhrica  infeme  conuerf 
tir  a  la  chifliana  fide  ^  hanno  YKolte 
"Repulliche prouejuto  a  le  fùwjfe  e  hr  fui 
jf  erflue  J^  f/è,  hauendo  rij^etto  al  danno, 
ma  nefjuna  alefue rr.aggm  lafciuie,  jfoi 
(0  cuYandoft  de  la  uer gogna  .    Ke*  di 
quello  meritano  le  donne  ejpr  rifrep,  ef, 
fendo  tutte  jfer  natura  mohili  e  uane,  h/ia 
chi  fcufira  gìihuornini  a  cjualt  eHa  le  ha 
date  in  cuftoh'a  a  ciò  che  mediante  la  fru 
dentia,  che  doureUe  ejpr  in  kro,  haUffi 
fero  a  remeìiaral  difitto  di(jueJlet 
Lafciamo  fìar  la  moìtìtudine ,che  lafchiei 
ra  de  gli  (ciocchi  e-  infinita ,  e  diciamo 
daLunifche  ne  lminiflYafi:ìne  de  le  V.ef- 
e  nel  reggimenti  de  magifìraù  non  cedei 
yelhonoal  M^^ffmo  de  lahi^e  meno  cncoY 
a  /'  Vticéf-  catóne, f zi  ne  le  jfriuate  cure, 
f  ffetialméte  mi  cufiodir  le pojfrie  dcne, 
fcno  fi  ciechi  t7  ir.fnfiti,  che  la  fidando  fi 
da  If  loro  Uanditie  Z7  allettamcii  aUraì.e 
Ye,  non  fchmente  conlfcendono  ad  ogni 


/or  dish  rimato  afjft'i^  e  ucglia  ,  rra  fi 
di  (jueUi  uenijpro  in  alcuna  parte  pur  a 
mancare,  fcno  uigilhi ,  ficlle.iti,  e  curiofit 
in  riparar  al  mancamento, r.p  ahramete, 
che  f(  da  (jueDo  dffendeffe  Ihonor  e  lutile 
de  lo  (iato  fiuOy  dilettihfi  àafcuno,  che  la 
fi(a  Porti  il  uanfo  de  la  più  uaga,  E  quel  che  da  tjuffio  nafice,  no  e'  nofiro  prcpof:to  di  uo^er  dire,  re 
fc^iiéti  farelkno  tutte  le  charte  a  chi  nenolejfc  traiiar  a  pieno,  Mtt  chi  len  apre  gliocchi,  lo  può  le 
giermete  tuUol  di,  per  manìfifìa  efj^erietia,ueieYe,  auenga  che  molte  enormità  fi  celano,  che  fe  uei 
der  fi  potejpYo/al  e  deftmAti  a  la  to^a,cheport(rclhfieiiìu  cmnìete  farcite  che  poYtafie  il  ficco» 


.  PVRG  ATORIO    CANTO  XXm* 

Mtf  fom<tnJoal ifflo  ilpetx  hmania,  Quai  Barharf,  (juai  Sbracine  fiiYon  mai,  a  ìfcjiJi.fn 

0  uo^ham:^  éirr,  che  nafonò  àa  lo  jj^irito,  O  Altre  iifajpline,  intefqer  le  iatiitiiYf,t!r  in  fententi^y 
che  tifcgnctfe  ufdY  lejfaYole,  o  ueYamente  i  fatti,  QHefc  UntiueàfY  tini  non  minjanna  ,  Mofira  di 
fYeiiYe,  che  di  ^uejlefue.iifhone/ia,  ne  ftYanno gunite pYimcf,  che  cjuelficcdo  fanciullo,  che  allhoi 
ya  ft  confcUua,  uàenh  cantaY  a  la  nutrice,  fer  ahrmentaYk,  Umna,  Imfeìi  le  guance ^  cjj  e-,  io 
uentiffYglianm  harhuto.  DEh  frate  hrfà,  che  fin  non  mi  iiceli,  Hauendo  Vmfe  fatis^Uo  a  la 
dmanda  di  Dante,  lo  jfrega  hoYa  chegh  fatufauia  a  la  fua,  lajual,  come  hahliamo  deUo,  eYa  diftf 
fer,  Còme  effendi  egli  anchra  uiuo,  pteua  ejpr  uenufo  (juiui,  Onde  dice ,  Vedi,  che  mn  fuY  io, 
ma  tutta  (luefl^  gente  rimiYa  la,  Doue  ufli ,  cÌ3  è",  doue  cofri  il  fcle,  perche  effcndo  col  coYfo,i^uth 
lo  uelaua  e  cofriua  con  la fia  mirai  Yaggi  di  cjuello  che  ftYiuon  la  terYa,  PeYchio,  Rijfonde  Derni 
te  a  VoYffe  tn  (juejla  fcYma,  SE  ti  Yiduci  a  Ynente,ciò  e-jSe  ti  YÌcoYda,qWal fifìi  meeo,e  ^uttlio  tei 
co  fili,  Qjiaft  uoglia  inf(YÌYe,Qual  ignoYantia  fti  la  nofÌYd  mentYe  che  tu  eYi  di  la,  e  che  hauerrm 
conneYfcitme  infieme,  ANchoY  flagrane  il prefente^memorare  AncOYa  nefaYa  moleflo  lì  fYefcnte  yì 
cordaYe,  feYche  (juando  la  ragione  fi  dfpa  in  noi,  e  che  à  Yiuofgiamo  a  nopYi  f  affati  eYYCvi,  mn  fin 
"^gYauemoleflia  e  ueYgogna  ce  ne pffiamoiicordaYe.  DI  uita  mi  uolfi  cojìm  ,  Mofira  che 
\ÌYg.  intefcpeYlhumana  ragione,  lo  uo^gfffe  da  (Quella  uidofa  uita,  (juando  la  luna  fcreHa  del  fcle, 
come  altYOuehuhhiamo, fecondo  lefUuole,  ueduto,  fu  tonda  la  notte  che  fi  tYOuo  fmaYYÌio  nelofcura 
fclua,  come  tutto  hahSiamo  infieme  con  lafua  allegOYia  uedufo,Onde  ancoY  in  fine  dtl  xxje  Vlnf* 
E  già  hieY  notte  fit  la  luna  tonda,  E  dalcjual  ViYg»  dice  effcre fiato  menato  fer  la  fYojvnda  notte,  e 
cieca  ofcuYÌta  deTlnf.DA  ufYi  mOYti,f(Yche  lifuoi peccati  fcnofen'^  alcuna  Yemiffme^COn  quefìd 
MYa  caYne  chel  feconda.  Co  (fuefìo  UfYO  coYjro  iltjual  lo  fcguita,E  di  la^haufYlo  códotio  di  ceYchio  in 
leYchio  ftlendo  e  Yrgirando  la  montagna  del  VuYg.  Oue  fuYgandofi  lanime  da  la  torta  uia  del  mon 
io,  fcno  dYÌ7:^4tf  al  cielo,  E  tanto  in  fu  feY  lo  monte  haueYli  detto  daccomfagnarlo,  che  trouera  B^ic 
trice,  e  (juiui  rimarra  filo  di  lui,  perche  non  più  de  Ihumana,  ma  de  la  diuina  ragione  hauera  dihif 
fogno.  Vuol  adun(jue  il  poeta  inftnre,  chauendo  egli,  mediante  la  ragione,  lafciato  la  uita  uitiofa  e 
carnale,  e  datoft  a  la  uirtuofa  e  jfirituale,  che  Torefe  ne  glialtri  ff^iriti  cheran  fico  non  fi  ien  mata 
uiglii^re,  E  fi  contemplando,  egli  e  potuto  uenir  in  cognitione  de  la  loro  j^iritual  uita , 

CANTO  XXIIII, 


Nrl  dir  Undar ,  ne  landar  luì  ftu  Unto 
¥(tcea  :  ma  ragionando  andauam  fòrte  ; 
S/  come  naue  pinta  da  buon  uento^ 

E  lombre*,che  parean  cofe  rimorte  ^ 
Ver  le  fvffc  de  gliocchi  ammìrationt 
Trahcan  di  me ,  di  mio  uiuer  accorti  ♦ 

Ef  io  ,  continuandol  mìo  fermone , 
rijfi  ;  Ella  fen  ua  fu  forfè  più  tarda , 
Che  non  fhrebbe  per  kltrui  cagione^ 

lAa  dimmi,  fe  tu  fai ,  doue  Riccarda  l 
Dimmi  j  fio  seggio  da  notar  perfoni 
Tra  quefìa  gente  j  che  fi  mi  riguarda  l 

Là  mia  firella  ;  che  tra  bella  c  buona 
No«  fi  qualjvjjc  più  3  triompha  lieta 


Seguitai  poeta  nel  prefinte  canto  il  fio  par 
laY  con  EOYefe ,  dalcjual  glie'  dato  notitia 
ialcune  di  (jufUe  anime ,  e  tYa  lalfYe  dì 
tfueUa  di  Bcnagiunta  da  Lucca,  colcjuale 
fmtYùducefmiìmente  a  parlaYe ,  e  finge, 
che  dn  effe  ToYefi  lifia  pYedetta  la  uiolente 
moYte  di  Meffer  Cor/o  Donati,  Giungono 
poi  al  fecondo  aYhoYe  ,  dalcjuale  efie  uoci 
che  YicoYdano  alcuni  danmfi  effcmpi  de  la 
gola.  Et  ultimamente  trouano  langeb, 
ialcjuale  fcno  inuiati  per  le  fiale  che  falgòi 
no  fui  fettimo  ftsr  ultimo  hal^,  oue  fi  puYi 
ga  il  peccato  de  la  cdYne  .  NEI 
Hy  landaY,  Non  andauano  men  ueloà  ftf 
iÌYe  e  Yagionar  infieme^  ne  per  aniatf^ra 


PVRG  ATORIO 

Uìto  olimpo  gin  il  fua  coronai  : 

Si  difjc  frimai  e  poi;  Qui  non  fi  ukti 
Viinomimr  tiafan^ia  che  ji  munì^ 
t^ojìrA  [tmhicinxa  uia  per  h  Sina^ 

Quejli  (  c  mojlro  col  dito  )  e  V^onagmnta 
Bonctpunti  da  Lucca  :  e  quella  faccia 
ri  la  da  lui  più  che  lahre  trapunta 

Behke  la  fanta  chiefa  in  le  fue  braccia  t 
Val  Tor\o  fù  ;  e  furga  per  digiuno 
Languille  di  holfena  e  la  uernatcia^ 

Molti  altri  mi  nomo  ad  uno  ad  uno* 
E  del  nomar  parean  tutti  contenti  ; 
Si  chiopcrò  non  uidi  unatto  bruno ^ 


CANTO  xxrrii, 

g'ma'J  meno,  M^t ft  cme  U  naue  ui  fm 
tijìù  ffr  lo f^im  dd  uentùy  Cofi  Bceam 
efft  ffrh ff  irnY  delfarUr  hro ,  E  hm^ 
Ire,  che  farean  COfe  rim:Yfe,cio  è^yiofè 
m:ìYfe  non  unn  ma  due  uA^,  favfo  uuol 
inferire, cherano  (^jìfnuate  e fmorte,  fren 
deano  ammirationf,  effind^ft  accorte  del 
miouiuere,  E  continuando  egli  il fifofcr 
m:>necó  Forefe,  laffato  nelfrecedfnte  can 
to  dijjìy  che  hmhra  di  Statio  fenandaua 
fu  falendo  il  mote  fìu  tarda  di  <juello,che 
fvrfe  haueyehhe  fiuo ,  fer  cagione  d^lpr 
con  Virg,  Wìa  lo  domanda  di  Piccard^ 
forella  iejfc  Vorefe,  che  fedendolo,  li  deh 
ha  dire,doue  chtUa  t^,  E  [c  (juiui  tra  <juel 


la  ^ente,che  tanfo  di  lui  ammiiandofc  lo  guarhua,  uera  ferfcna  degna  da  tffcr  ruotata.  R  ijfóde 
Vovefcfer  ordine,  e  prima  y  delafua  [creila  Piccar  da ,  che  dice  non  [j^er  qualfòffe  fiu,  osella, 
0  luona ,  chedi  trionfi  già  difua  corona,  che  contrcjìank  a  lauerfmo,  al  mondo  O  ala  carne, 
hauea  confluita,  fu  NE  Ulto  olimpo,  ciò  e-,  ne  lalto  cielo.  Poi  dice,  che  (juiui  non  fi  uieta  di  wo; 
minar  ciafcuno,  da  che  Ufcmiian^  e  conofcen^  loro  è^,  feria  dieta,  fi  munta  e  tolta  uia,  addii 
landoli  Bonagiunfa  de  gìiorUfani  da  Lucca  .  Coflui  fecondo  che  quella  etafortaua,  fi  huon  com 
fofitor  di  uerfi  e  rime  uolgari,  e  grande  amico  del  n^jìro  poeta,  E  Q^ueìia  faccia  di  la  da  lui  Piti 
che  laltre  trapunta,  più  che  laltre  ajìenuata  e  munta,perche  (guanto  più  fono  fiati  golo fi, tanto  me^,^ 
no.pey  la  loro  maggior  defirmita fi  conofcanOjCoftui  fii  Vafa  Martino  jui^rto  la  Torfi  ciuà  in  Fri 
eia,  Dicano,che per  £ola,  fàceua  morir  UguiBe  del  lago  di  Boljcna  ne  la  uernaccia,e  poi  con  uari 
codimi  cuocerle, et  ultimaméte,perlo  troppo  jìudio  jual  hthlene  lagola,fjpr  morto  digraffe^'^  . 


Vìdt  per  fiime  a  uoto  ufar  li  denti 
Vhaldin  da  la  Pila  5  e  ^owfiitio\ 
Che  pafìuro  col  rocco  molte  gentil 

Vidi  Meffer  Uarchefe -,  chebbe  ^atio 
Già  di  bere  a  Porli  con  men  fecche'^a^ 
T^fi  fii  tal  j  che  non  J5  finti  fatio. 

Via  comefiij  chi  guarda  ^  e  poi  fn  prc'^a 
Viu  dun  che  daltro  fi  io  a  quel  da  Lucca, 
Che  più  pdrea  di  me  hauer  contesa , 

Ei  mormoraua  :  e  non  fo  che  Gentueca 
Sentiua  io ,  la  oue  ei  fintia  la  piaga 
re  la  giuftitia  ;  che  fi  li  pilucca  ♦ 


La  Pila,  dicano  effcr  luogo  non  MugeDo 
nel  contado  di  Piren'^,  daì^uale^unapar 
te  del  cafdto  de  gli  \/ tal d ini  ,come  fit 
meffer  Vhaldino,  che  d'effe  Qafcntmo  fii 
Yon  fignori ,  prefero  il  cognome  .  Coflui 
dicano  effcreftafohuomomoìto  j^lendtdo 
e  liberale,  ma  ne  le  ccfè pertinenti  a  lago 
la,  oltre  m  fitra prodigo  .  Bonifitio  ardi 
uefiouo  di  Rauenna  fi  fio  figliuolo, 
in  (juejìo  nuEa  degenero  dal  padre.  Tei 
neua  di  molta  famiglia,  latjual  tutta  pafio 
yaua  col  rocco,  0  uogliamo  dire  V  lomhn 
del  campanile .  Mejpr  Marchefi de  Rig9 


gliofi  da  Porli  fù  caualiere,  e  tanto  \mii 
fibrato  lewtoYt,  che  non  fi  fitiaua  mai.  Onde  iì  poeta  dice,  chegli  Mie  già,  mentre  uiuea,  con:t 
uuo\  inftrire,ffatio  ^  agio  di  here  a  Forli,  con  m.en  fccchez^^,  che  non  haueua  aHhora  chera  in 
Turg.  e  noniimeno,  che  mai  non  leuue  tanto,  che  fi  fentlffe  fctìo .  MA  come  fi  chi  guardai, 
Auììefi  "Dante,  che  di  tutte  (juefle  anime,  cjuella  di  Bonagiunfa  haueua  Vlu  cow/r^^,  no 
uogìia  il  pper  ii  lui^  e  pero  j(ce  { iw  preffii  daccprfcli  che  «  Uttre,  E  finti  che  mormoraua  fr^fi 


PVP.  gatorio 

fiflfa  InpU,  U  hueidfcntu  lafuga  de  U  dimncL  giujìuia^xntefaffY  fa  finte  CRe  tanfo  lifiluci 
ca^la^ualgiiijìiiia  tanto  li  cwjuma  dimnuifce  e  [cerna  }iflfuo  mcmoraye  Yicoriaua  non  fi  che 
Qentucca,  QUf/ìa  dicano  effere  fiata  una  nobile,  e  non  mn.  hfEa  che  mentile  piogene  Uuchfjè ,  it 
lajuale  ilpetj  fit  inmorato,  e  che  fey  lei  htAito  un  tem^o  a  Iucca , 


O  anima ,  dìfjio  ,  eh  pdr  ft  uaga 
Di  prUr  meco'jfit  fischio  tintmini 
B  te  e  me  col  tuo  pjtrhr  <ipp:tg4 , 

Gemina  è  nm  j  e  non  porta  anchor  henUj 
Comincio  et  j  che  ti  fitra  piacere 
La  mìa  città ,  come  chuom  la  riprenda^ 

Tu  te  mini  ui  con  quefìo  antìuedere  t 
Se  nd  mio  mormorar  prendejli  errore  j 
Dìchidreranti  anchor  le  cofe  ucre  ♦ 

Ma  di,  fio  ueggio  qui  colui  ^  che  jvre 
Trajjè  le  nuoue  rime  cominciando  ^ 
Donne ,  chauete  intelletto  damore  ♦ 

Et  io  a  lui  ^  lo  mi  fon  un  j  che  quando 
Amor  mi  Jpira  noto^&  a  quel  modoj 
Che  detta  dentro ,  uo  ftgnificando , 

O  frate  iffa  ueggio,  dijfcgliy  il  nodo^ 
Chel  ì<^otaio ,  e  Guittone ,  e  me  ritenne 
Di  qua  dal  dolce  Hiìe  nuouo ,  chi  odo  ♦ 

Io  ueggio  ben ,  come  le  uoftre  penne 
Diretro  al  dittator  fin  uanno  fìrette  j 
Che  de  le  noHre  certo  non  auenne  ♦ 

E  qual  pi(4  cf  riguardar  oltre  fi  metter 
No«  uede  più  da  limo  a  laltro^^flilo  j 
E  quafì  contentato  fi  tacetie  ♦ 


Richiede  t>ante  Bonagiunta,  ifjual  mo/i 
moraua  da  [e  fleffo ,  che  delha  parlar  in 
modo,  chegli  ìintfnia,  E  finge  che  lipre^ 
dicÉ  LmcYe,  che  dow^rfpy/ity  a  Centucca, 
che  di  fcfra  habhimo  ietto  ,  la<jual  dice 
che  non  fortuna  anchora  benda,  ferchefò^ 
lo  le  maritate  e  uedoue  le  prtauano,  E  /tf  ; 
(^ual  lifnra  jfiacer  la  fita  città  di  Lucca, 'E 
come  (Quello,  che  già  Ihaueua  con  fiiuty, 
doman  ìa figli  uede  (Jinui  colui,  che  fraffc 
e  cctuo  fiori  le  nuoue  e  yare  rime,  lecfuali 
cominciano,  Vonne  chauete  intelletto  da^ 
mOYf,  Quefto  fi  il  principio  duna  fra  le  al 
tre  amorofe  can^,  chel foefa  fice  in  lode 
de  la  fua  Beatrice .  R{Jj)onde  Dante,  egli 
ejpr  uno,  ilcjuale,  <^ando  amore  ffira^ 
ciò  e ,  cjuando  amore  ditta  ne  la  mente, no 
fa  E  Va  fig)iificando,E  uafiriuendo  emo 
fìrando  di  fiori  a  cjufl  molo  cheffo  amore 
ditta  dentro  in  fffa  mente  .  Ver  le^uah  fa*, 
Yole,  Bonagiunfa  mofira  accorgerft  de  la 
cagione,chel  Nofaio,Guitione  df' Av^:^^, 
CST  egli,  che  ftmilmente  damore  haueano 
cantato,  non  ufiro  (jud  dolce  e  ru^uofiii 
le,  (he^li  udiua  ffpre  fiato  fratto  fiiori,  U 


(jual  cagione  fi  c^,cheffì  non  haueano  firit 
lo  fer  effcre  jpirati  damore  ,  corne  hauea 
fitto  Dante,  Guido  Cauaìcanti,  e  Guido  GuifineHi,  dacjualifii  molto  elimato  juefio  modo  di  dir 
in  uerfi  e  rime  uolgari,  ma  fclamente  hauean:  ferino  a  cafo,  On  le  dice,  O  Frate,  O  fratello, \Sjà, 
^ora  ufggìo  il  nodo  che  ritene  il  l^otiXÌo,Giii*tove,e  me  di  (jua  dal  dzlce  e  nuouo  fiile  chi  olo  che  ho 
ra  fufa,  come  uuol infime,  Perche  ueggio  bene,  COme  leuofìre  ferine,  ciò  è^,Come  le  uoftre  char 
te  fritte  da  uoi  SEn  uanno  frette, Se  ne  uanno  unite  e  congiunte  Dietro  al  dittatore,intefc  fer  amo 
re,  ilijual  ^  ^uelche  ditta  a  chifcriue  di  lui,  Oniel  Vet.  Viu  uolte  mor  mhauea  già  detto,  Scriui, 
Scriui  cjuel,  che  uedefti  in  lettre  doro  e  cet,  E  fn'^  iubio,  chi  fu  frofriamente  fcriue  {ju(llo,chm2 
re  Jj^irA  in  lui,  (jufllo  con  fiu  terf  fiile,  ^  eìfgantmente  friue,  Terche,  f  come  dice  OuiJ.  Inge*, 
nium  nouis  iffa  fuf ila  ficit.  Et  il  Pet,  dijp,  Uofrimi  ahnen  chi^  dica  Amor  inguifa,  che  f  mai  fff 
cote  Gliorecchie  de  la  dolce  mia  nemica  Non  mia,  ma  difietd  la  fiiccia  amica.  Ma  cjuefo  dice  Boi 
pagiunta  non  effer  auenuto  de  le  f  enne  loro,  ferche  andaron  lun^e  dal  dittcttore  ,  E  Qjtal più  a  rii 
guardar  oltre  fi  meUe,  do  è,  E  còlui,  ilijual  fi  mette  a  riguarìare  eiT  aitolfrfi  auanl^nre  ne  lo  ferii 
uere,  oltre  a  cjufllo,  che  li  ditta  amore,  non  uede  fiu  oltre  la  li^ey  enfia  clefia  la  io  fide  di  chi  fgU 
li  ditta,  a  juello  di  chi  nan,  Volendo  infirlre,  che  f  h  udejfi^  fi  conte::terchce  ,  ^  haueriafi  da 

contfnt»^7€ 


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Firenze. 

Postillati  16 

CANTO  XXlIIt» 

mlfntnYf  ìi  chf  myft  li  iitiaffe,  fenhe  fclmente  ia  lamorf,  chfù^>tlumQ  a  la  cofa  ie  Ui 
ùual  inuniiiamo  uqUy  tramf^  nafcono  in  noi  cjue i fQeiici  fiiYOyij  chffuhlmano  lo  jìilt  y  E  Qiuaft 
cmtfrHto  fi  tacftte,  ferchf  in  Pwv^^.  non  regna  ìnuiiia,  Ucjual  fglipteffc  haufy  a  Dante  V  a  glii 
uliYÌ,  che  haueano |cri«o  iamorefìu  eadUntemente  di  lui,  lacop  éa  Alentino  iicanoche  fu  dettù 
il  Nolaio,  ejpnk  jìaio  in  <lueJlaYte  molto  eatllenie,  coYKe  juando  dicimo  il  Filofcfi^  che  irtendié 
md'AYÌfìotile,eV hf  ^fih,  di  S.  Vauh.  lyaie  Cuitione  fii  d'  AreZ^,ciafchno,(omè  detio.nelfiiO 
lemp  h^^n  comfofuore  di  rmi^  uoI^uyì.  ijp,  che  fignifica  hoYa,  adeffc^  e  yno  ,  Onde  nel  xx/y.  de 
Vlnf.  che  fiu  noi  fi  fareggia  wo  CT  ijjà,  chi  hajcYÌtio  ejfcY  uocfiholo  l  ucchefc.Ynoffo  cYedo,  feri 
che  il  fOfta  lo  fk  diYe  a  Bonagiunta,  che  fìi  da  I  ucca.  Se-  appjìo,  coYne  dinfinife  altYe  cofc  di  mh 
ia  ynaggior  imfoyfan'^,  de  lecjmli  tutte,  feY  non  haueYYni  a  jtYYnay  ad  ognifaffcje  metto  inta^eYe, 
ma  hora  (fuejìa,  feyche  da  Lucca  fono,  Ynifiace  di  YÌfYOuaYfy  henche  ancOYa  Quando  ìffa  uifi  dicef 
p,  che  non  ui  ft  dice,  ne  fey  ufo  uifi  d<ffe  mai,  mene  ufYgogntyei  molto  meno,  chefe  ui  diceffiYo  Te 
fiè-,  chefclamenteaTiyen'^e,  e  non  in  altyo  luogo  di  Thofcana,  fufa  di  diyfey  ìjfa ,  fey  hoya,  efef 
mo,  E  fe  nel  contado  di  Lucca,  oue  le  litentit  fino,  come  in  tutti  glialtyi  fmili  luoghi  fcglion  effcr 
4L  lene  placito  de  YoZ^y  e  non  r,e  la  città,  come  dicano,  diminutiui  e  fmof  e , (Quando  di  juefio  sha} 
ueffi  a  trattaye,  o  che  il  luogo  lo  fatijfe,  io  n:n  uoyyei  YiceYcay  le  VioYentine  uiRe,  che  la  città  jìffjì 
mi  dayehhe  amflifp.mc  cmp  affai  da  fyouare,  il  fuo  idioma  in  fe  efpyfefftmo  di  tuffi  glialtyi  Tha 


moconofcifoY  de  linfirmifa,  ceYco  del  tutto  fi(ggirlo,  E  meno  il  Pffyaycha,  che  a  Fiyen'^  no  fii  m,aù 
Vico  adun(Jue,  iffa  efpY  uocahl  Lomhaydo,  henche  tjuaft  del  tutto  difmi/fc,  ne  fc  che  fufi  jfiu  in  ali 
iYO  luogo  che  a  Vinegia  tya Echini,  (juando  tYa  /oro  fono  a  mouey  cjualche graue  fefc,  che  pr  accor 
iay  le  fcr^f  a  un  tepo,  dicano  anchoya  ljfa,ef  alcuna  uolfa  mo,  E  che  fa  Lomhaydo  e  nò  Lucchefe^ 
il  poeta  fìejfc  lo  dichiira  nel  xxvy'.  canto  de  Vlnf,  oue  in  peyfcna  dtl  Conte  Guido  da  Monte  feltrò 
dice^  Otua  cui  io  </W^§  La  uoce^  e  che parlaui  mo  lomiardo  Dicerìdo,lffa  ten  ua  fiu  non  taiffc. 

Come  gVtuccCÌyth  uermn  uerfol  N/7o,  Sogliono  le  grue,  per  e/fer  uccelli  di  fa  fi 

Alcuna  uoUa  di  lor  fnnno  fchiera  ;  fifgio,  la  fiate  cercar  i  luoghi  freddi,  coi 

Poi  uoUn  pu  in  frettale  uanno  in  filo  5  me/cn  quelli  plU  a  fcttentrione,  etiluen 

^  -         1        ,  "  1    1-^  ^  ^^l<^^>  ^^^^      queUiponi  a  me?ó  di. 

VolgenM  u.Jo  r^mto  fuo  p<,Jfo  •                                JJ.^  ? 

E  fer  mign':{ii  e  f!r  uoier  leggiero .  /^„^,  ^^^j}, ^^„., ^j^^^ 

lacerne  ìhum  ,che  di  trcttor  e  hjjh,  raMliafintinfàitroii  ft,efoi(m  pu 

Lalfa  (Xndar  li  compagni  ;  e  ft  pajfcggìtt ,  fretta  t  uthdta  uoLno  in  fila  lum  «ffrrfi 

f  in  che  fi  ifighi  lajf oliar  del  caffo  5  fo  ieUiro,  Coft  iicf,  eh  <]t<ffta  féitrt 

S;  lafào  trapaffar  la  fama  greggia  «'^'"'f''  '  "w'''"'  «l/ìa 

forefe  ;  e  dietro  meco  Un  uenm  f'^'""'          f '«•"■'ocm.w,  *  y,fi 

Scendo  ;  Quando  fa  chio  ti  riueggja  i  Yf"""'  ''"H'' 

.„  r  ^  -  '  uofliachaueuadeljir  con  Dante,  1(1  Cso  an 

l^on  fi,  ripfilut,  quanto  mi  umx  éar  la  fchiera,  e  feguitauala  di  pari  pa/fo 

Ma  già  non  fial  tornar  mio  tanto  tofh  5  ^  /,^,-^  ^  fmilitudine  di  chi  e  laffo  di  troti. 

Chio  non  fia  col  ucler  pima  a  U  riua ,  tare,  che  ft  paffeggia  Vin  che  disfoghi 

ptrì)  chd  luogo  ,  u  fui  a  uiuer  fojlo  ,  L  Affidar  del  cajfc,cio  h,  lanfrr  del  petto. 

Vi  gtQrno  in  giorno  pi«  di  b^n  fi  Jj^ol^a  j    fohf  è' il  maniaco^  affiliare  ftè'  tirar 


PVRGATORIO 


Ef  a  trìjla  ruma  pdr  dijjifojlo. 
Hot  ua^dijjeij  che  ^wc/,  che  ^ìu  nha  coì^dy 

Vegg  io  a  coda  duna  heflia  tratto 

In  uer  la  uaUe ,  oue  mai  non  Jt  fcol^a  ♦ 
La  heUta  ad  ogni  pajjb  ua  più  ratto 

Crefcendo  fmpre  fin ,  cheUa  percote 

E  lafjal  corpo  uilmente  diifatto  ♦ 
Now  hanno  molto  a  uokcr  quelle  rote 

iEdril[7jogliocchial  c'ieì;)  che  a  te fid  chiaro 

Ciò  chel  mio  dir  più  dichiarar  non  potè  » 
Tu  ti  rimani  homai  t  chel  tempo  è  caro 

In  quefìo  regno  ft  j  chio  perdo  troppo 

Venendo  teco  fi  a  paro  a  paro  ♦ 


ifritrofl  maniar  fiim  Ji  ijuello  il  uenfò, 
(jurfìo  il  folmone  in  noi ,  e  uf^fft  ài 
fiiori  ffY  Unfar  t  tatier  M fetto,  e fn 
nelifQ  chf  fi  cmfrenif  fin  e  meno  frei^ue 
temente  entrar  ufcir  ie  la  hocca,fecùni 
h  c\ìepu  e  men^ì  afiitiiUmd  corpo.VU 
cenh,  Qjdanh  fia^  chiù  ti  riuegg^at  Doi 
mania  Forefe  Vanfe  ,  cme  iefiderofo  di 
toftoriueJerh  ìJi^ìm  a  furiar  ft  ,  ijuanh 
farà  che  lofojjà  riuedere  ,  Dante  rifonde 
mn  fofere  ctuanto  che  shaUia  anchw  a  ui 
uere^  ma  chel  fiit  ritornar  in  juel  luo^% 
non  Jara  già  fi  topo,  chegli  fiu  toflo  non 
uifia  giunto  con  la  uolunta^  E  (juefìoyfef 
{he  Firenze ,  nel  cui  luogo  egli  fu  poft^ 


ci 

K  uiuereyii  giorno  in  porno  fi Jf^oglia  fiu  di  iene,  e  dogni  uirfu,  e  parli  dijfofìo  elefìimto  a  trijìa 
ruina ,  HOr  ua  diffety  Finge  che  Torefc  li  predica  la  già  fèguita  morte  di  Mefpr  Cor/o  Donati  cai 
fo  diparte  Guelfi  in  Firen'^,  la t^ual,  fecondo  Giouan  Villani  allxxxwi.  del  ^yl-lih.  de  lefue  ere 
niche,figuì  lanno  Mcccviìf.  E  la  cagione  fi  fu,  cheffcndo  uenuto  in  fiffftto  al  popolo ,  che  douejjl 
%ccuparla  tirannide  ,  //  corfe  a  cafa  ,  Ef  egli  dopo  alcuna  dtp  fa ,  uolle  fuggire,  e  ne  la  fuga,  o  ché 
fi  gcttajfe  da  cauaflo,  0  che  pur  caggeffc  giù  da  (jueUo,  rimafc  con  uno  de  piedi  attaccato  a  lafiaffh^ 
e  fù  fer  lungi  ffatio  ftraànato  tanto  dalcauaHo,  chf  fcpr  a  giunto  da  nimici  fii  morto,  e  ^uefia  e* 
Ihifioria,  Ma  ilfoeta  intende  (jui  la  heflia  per  lauerfirio  noflro,  E  la  coda  per  la  friflofine,  dal(jua^ 
le  effe  Mejpr  Cor/c  fii  tratto  ne  la  uaRe  de  Plnf,  oue  lanima  non  fi  fcolpa  mai,  ciò  è-,  non  fi  liieré 
mai  da  le  fue  colpe,  come  fk  in  Vurg,  E  (juefla  heflia  ua  fiu  ratto  ad  ogni  paffc  fmpre  crefcendo  fii 
m  a  tanto  che  percote  t!X  uccide  deftuuo  lanima,  E  laffa  di  lei  uilméte  ditfotio  e  priuatol  corfo,fen 
che  lauerfario,  perCcuerando  noi  ne  la  uitiofa  uita,  ogni  di  prende  più  jvrl^  ,  infignorifiefi  di 
mi  fino  a  tanto,  che  ne  conduce  ad  eterna  dannafione  .  NOn  hanno  molto  a  uolger  (juelle  rote, 
Moflra,  che  (juefto  hahhia  da  figuire  fra  hreue  ffatio^Ài  fempo,e  che  allhora  li  fera  manififto  c^ueh^ 
del  fuo  dire  non  li  può  più  manififlamente  dichiarare,  TV  ti  rimani  homai,  prende  Foreft 
ultimamente  licentia  da  Dante  dimoflrando ,  che  landar  fi  lentamente  al  par  <di  lui  ,  li  fi  peri 
ier  troppo  tempo  de  la  Jùa  purgagione  tanto  da Jeidefi derma  . 


Qjcal  efce  alcuna  uolta  di  galoppo 
Lo  caualier  di  fchiera  che  caualchij 
E  ua  per  firft  honor  del  primo  intoppo  ; 

Tal  fi  partì  da  noi  con  maggior  ualchix 
Ef  io  rimafi  in  uia  con  ejfiì  i  due , 
Che  fùr  del  mondo  fi  gran  marefialchì  « 

E  quando  inan\i  a  noi  fi  entrato  fùe , 
Che  fiocchi  miei  fi  fir  a  lui  feguacf , 
Come  la  mente  a  le  parole  fiie  5 

paruemi  i  rami  grnuidi  e  uiuaci 
Dun  altro  pomo ,  e  non  molto  lontani , 
Per  (fjjcr  pur  aHhora  uolto  in  laci  ♦ 


tartifft  Fortfi  a  fmilitudine  ìeì  cauAiei 
re,  che  armeggiando ,  per  fir  fi  del  frinn 
colpo  honore,  efce  de  la  fua  fchiera,  efifft 
ina^a  lau^fmo,ma partì ffi  QOnmagi 
gior  ualchi,  ciò  è-,COw  f  iu  lughi  e  ueloci 
pafp,  E  Dante  rimafi  a  dietro  tra  uid  con 
\irg.  e  Stat.  che  fur  del  mondo  Sì  gran 
marefialchi,  Verche  fi  cerne  i  MarefcaUU 
tengano  ne  gliefferciti  il  primo  luogOyCOÌi 
(juefti  due  uuol  infirire ,  che  lo  tengano 
tracce  ti,  E  duando  inan*^  a  noi,  Quan 
do  F  ore  fi  fii  tanto  inanl^  a  noi ,  che  io  h 
foteuafiguitar  con  la  ufduta^fi  come  U 


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Postillati  16 


CANTO  XXHII» 

mntefcmtduaje  fue fmlty  mi  aìffaruono,coft  guarMo,  i  rami  (jKmli^  «9  p-,  Cmm  f  mi 
uaci  iunaltro  fòmò,  deljual  di  fcfra  dicemmo,  E  Non  moh  lonfm,  ferchefur  éhotd  fcr^ 
fimklmontf,  uolfato^kar dando  dietro  a  Bo/ffc,  dcuera  quello  • 


E  gridar  non  fo  che  uerfo  U  fronde  i 

Quajì  hramofi  fantolini  e  uani; 
Che  pregano  j  e\  pregato  non  rijj^onde  5 

Mdperjhr  ejfcr  ben  U  uo^i'a  acuta  ^ 

*Tien  alto  lor  difto^e  noi  nafccnde. 
Voi  ft  pitti  ,J5  come  ricreduta  : 

E  noi  uenimwo  al  grandarbore  *y  ad  fjjo, 

Che  tanti  pre^i  e  lagrime  rifiuta^ 
Trapaffatoltre  /e«^«  fiirui  prejjo  : 

Legno  e  più  fu ,  che  fu  morfo  da  Emì  ; 

ji  leuo-da-ejfcT  ' 

►  Verche  Virgilio  e  Statio  ^  io  riflrettt 

'  Oltre  andauam  dal  lato  ^  che  fi  leua* 

Ricordiuiy  dicea,  de  maladetti 
Ke  nuuolì  formati  5  che  fatoUi , 
Thefeo  combatter  co  Joppi  petti  : 

E  de  gli  Hebrci ,  che  al  ber  fi  mofìrar  motti  5 
Perche  non  hebbe  Gedeon  compagni  y 
Quando  in  uer  Madian  dtfccfe  i  coUi^ 

Si  accoflatì  a  lun  de  due  umagni , 
Pafjàmmo  udendo  colpa  de  la  gola 
Seguite  già  da  miferì  guadagni  ^ 


Bra  fato  ìi  <]ueflo  artore  gente,  che  trai 
mofa  de fùoì  forni,  fìaudtiò  con  le  mani  al 
'^tf  gridando  a  guifa  di  ficcoli  Uncinili, 
juando  e  loro  moftrato  alcuna  cofa ,  che 
dfftderano  hauere^e  che  ferfirlif  iu  accen 
ier  nel  deftderio  di  (fueUa,  glie  U  tengane 
alta  g  ciò  che  non  la  pffmo  aggiungere, 
fen'^rijj^onderafYeghiloro.  FOififOf 
ti  ft  come  ricreduta.  Credette  (jueftagen 
teptey  cOìifguiri  pomi,  fero  faccojìo  a 
larhore,  ma  ueduto  foi  effèrle  negati ,  fi 
fiYii  Klcredufa,  ciò  e*.  Con  altro  credere 
di  (juel  chef  rima  [era  creduta,  Er  efft  ue 
V  ^etJ  ficD'e/ft;ciò  è-jA'd  effo  t^oresttfari 

tÌY  di  ijueUa  fai  gente,  ^  rifiuta  e  nega  clH^  /t  i  ^aml  ^y6i> 
tanti  freghi  e  lagrime,  non  fiegandoft  ai 
effa  ricreduta  gente  .  TKaf  affate  oltre, 
yjoìfndjft  (juefiipeti  accojìar  e  frmarfi 
a  larhre,udiron  uoce,la(jnal  ufi  da  tjuel 
lo  dicendo,  che  dourjpro  fajjar  oltre  fcnl^ 
affrtffarft,  E  che  fiu  fu  era  legno jilcjual 
pi  morfo  da  Eua,  intendendo  il  tutto  fey 
fartf,  ciò  è',  larhore  fer  lo  fome,  che  Eua 
morfe  quando  tranfgredi  del  comandame 
to  di  D/o,  E  juefìa  f  tanta  dice,  che  ft  leu  a 
4a  Quella ,  ma  con  altra  dil^oftione,  co'. 


me  uuol  in  ferire, fer  che  ft  come  il  gufiar  li 
(Quella  fu  la  dannatlone,  cofi  il  non guflar  li  (juepa  era  la  falute  de  lamme,  Wia  che  a  Virg.a  Stat^ 
f  a  Dante  fvfp  uietafo  laccofìarfi  a  (fuejìo  arhre  fi  è-,  fer  che  neffun  di  loro  haueua  a  ffisftr  al  ui^ 
fio  de  U  gola,  Wirg.fer  non  effir  desinato  a  le fene  del  Vurg,  Statio  fer  hauer  fatisfàuo  a  cjuantù 
fer  tjueUe  era  deiifore,  Dante  fer  ejfer  anchora  ne  la  frima  uita,  e  dì^zfìo  a  fatisfàr  fclamente  a  la 
colf  a  e  no  ala  fena,  Ondeefp  fotti  andauano  oltre  ripretti  DAI  lato  che  f  leua,cio  e,Dal  lato  de 
la  yoccw,  laiiual  fi  Ifua  e  difende  in  altro,  ferche  effendo  larhore  in  me^  de  la  uia,  ft  foteua  fafi 
far  oltre  da  due  farti,  fra  la  roccia  che  ft  leua  m  alto,e  larhore,  E  tra  la  riua  che  ft  cala  giù  e  (jueh 
lo .  Ric9rdiui,  iicfa,  de  maladetti.  Seguita  (juffta  uoce  in  ricordar  a  cjuelh  che  f  affano  glieffm 
fi  di  coloro,  che  fer  il  uitio  de  la  gola  erano  feriti,  come  di  f fra  dicemmo,a  do  che  maggior  fentii 
mento  faccenda  in  loro, e  confcijufntemente  maggior  fena,  onde  fiu  tofto  thahhino  a  furgare,  E  t  il 
frimo  è'  (Quello  de  Centauri,  i(juali,  come,  fecondo  Quid,  fcffcro generati  de  le  nuuole ,  dicemmo 
nel  xij,  deTlnf,  Coporo,  ne  le  no^"^  di  Perithoo,  poi  che  furon  fatoEi  hehri,  tentaron  di  rafir 
la  jf-ìfa,  ma  Thefco  ^ercole  fe glioffofcro,  Onde  furon  comhattuti  da  ffft  Centauri  CO  doffi 
fetti,  ferche  effenio  mel^  huomini  e  me'^  cauaìli,  haueano  congiunti  i  fettificondo  (jufpe  due  ndi 
iure,  Poi  adduce  leffemfio  de  gli  Hehrei,  che  fotto  la  guida  di  Gedeone  loro  iuca^frocederon  contri 


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Postillati  16 


PVRGA TORIO 

f  Maliam  /òro  nimici,  làioy  ffr  li  peccati  loro  ffmfjpy  che  lungamente  fcffcYù  tiffiiéi 

fAa.  cWHertitìfoiy  cmefi  le^ge  al ie  luMci  contenuto  ne  la  Bibidy  iJio  comando  a  Gedeone  che 
froceieffè  contra  de  nimici»  Gedeone  aduno  trentadue  mila  Hehrei,  ilcjual  numero  era  (juaft  nulla 
Yijfetto  a  linnumerahile  ejprcito  de  Medianiti,  E  nondimeno ^Uio  comando  la ficonda  uolia  a  Gei 
éeone,  che  licentiajfe  tutti  i  timidi,  i^juali ^row'xxy.  mila,  rimafc  adunc^ue  Gedeone  con.  x.  miU 
fclmente^  Wenne  la  terl^  uolta  il  SÌ£nQre,e  comandoSi,  che  juando  il  folefiffe  fiu  ardente coniu 
cejfe  al  fiume,  e  jueBi  cht  fer  lere  m.ettefpro  la  hocca  ne  lac(]ua,  come  finno  i  cani  Hcentia/p  ,  E 
Quelli  che  frendfjfer^  lac<\ua  ne  la  concauifa  de  la  mano  YÌteneffe,e  <juefli  nófi.ron  che  ccc,  co  juali 
fclamente,  mediante  il  diuino  aiut:),  procedendo  Gedeone  cantra  denimici  lì  ruffe,  tr  occìfe  di  lof 
ra  cxx.  mila.  Onde  ^li  Hehrei  uijpro  pi  lungamente  in  tranquillità  e  pace,  E  la  moltifudine  di  k 
ro  chera  fiata  auida  ingorda  al  here  fu  dijf^regiata,  e  (juelli  cherano  flati  continenti,  furono  efi 
f aitati,  Co(i  dice, che  accoflafi  A  luno  de  due  uiuagni,cio  e,  A  luno  de  due  eftremi  de  la  uia,c\ìera 
comha  detto  difòpra,  di  uer  la  roccia,  faffaron  altre  udendo  ricordar  a  la  uoce  colpe  de  la  gola,  SEi 
guite  già  da  miferi  CT*  iHf  citi  guadagni,  nafcendo  da  cjuefti  comunemente  ftmili  peccati ,  perche 
quello,  ti  jual  lecitamente  guadagna,  guadagna  con  fudore,e  facjuanfoli  cofla  il  guadagnato, 
e  pero  è-  parco  in  ffenderlo  ,  ma  chi  guadagna  illuitamente  e  fcn'^  alcuna  fatica  ,  ^  pronta 
ancora  a  prodigamente  ffendfrlo  e  gettarlo  uia  .Onàt  ^'  i^u»  d4:-frrcu  ii^fc9Ìét9»^Mhftt^ 

Po/  ratldrgdti  p^r  la  Jìra3a  fola  ^rano  prima  andati  flyeui  lungo  lajoccla 


Ben  mille  fajfj  e  più  ci  portar  oltre 
Contemplando  ciafcun  fcnTji  parola  ♦ 

Che  andate  penfando  fi  uoi  fol  tre, 
Subita  uOce  dijfc  x  ondio  mi  fcojfi  ; 
Come  fan  hefìie  Jpauentate  e  poltre  ♦ 

Vr'fl^ai  la  tefla  per  ueder  chi  fòjfi  t 
E  giamai  non  fi  uidero  in  fornace 
'Vetri ,  0  mettaUi  fi  lucenti  e  rojfi , 

Comio  uidi  un  ;  che  dicea  ;  Se  a  uoi  piace 
Montar  in  fii  qui  fi  conuien  dar  uolta  x 
Qi4Ìnci  fi  ua  j  chi  uuol  andar  per  pace  ♦ 


fer  non  accofìarft  a  larhore,  e  pafpto  poi 
quello,  ft  rallàrgaron per  laftrada  fola, 'a 
tjual prima  da  effe  arlore  era  diuifain 
due,  E  proceduti  oltre  per  ijueUa  contem  t 
piando  più  di  mille  pafp  fcn"^  parlare, 
Vdiron  fiilita  uoce,  Uijual  lì  domando  di 
quello,  chefjì  tre  fcli  andauano  cofi  penfan 
io.  A  laqual  uoce  Dante  ft  (coffe,  come  foi 
glionfar  le  hefìie  ff)auentate,  E  Voltre,  ciò 
pigre  e  [ènolenti,  E  uien  da  poltro,  che 
fignifica  il  letto,  nelqual  Ihuomo  fappigrii> 
fce  ty  impoltronifce,Onde  allhora  duiaf 


mo,  che gli^poltrone,  E  dri^^to  la  tefìx 
per  ueder  chi  era  cheparUua,  Wide  langelo  ,  ilqual  moffc  da  lihera  carità,  fi gnificata  per  lofuo  lui 
cente  ^  accefo  colore,  glinuio  per  le fcale,  per  lejuali  fi  faliua  fui  fcttimo  C7  ultimo  lal^  , 


taf^etto  fuo  mhauea  la  uifia  tolta  x 
Vcrchio  mi  uolfi  indietro  a  miei  dottori 
Comhuom^che  uajficondo  chcgU  afcclta  ^ 

E  qual  annuntìatrice  de  gli  albori 
Laura  di  maggio  mouefi ,  tir  ole\zji 
Tutta  impregnata  da  Iherba  e  da  fiori  j 

Tal  mi  fentt  un  uento  dar  per  me^(^ 
la  fronte  te  ben  fentì  mouer  la  piuma  ^ 
Che  j?  fentir  dambrofia  lore'\zji% 

E  finti  dir  j  Beati  ;  cui  alluma 


N0«  può  il  fenfo  fcn^l  lume  de  la  ragione 
e  de  lintelleUo  uenir  a  la  cognifion  de  le  di 
uine  cofe,  che  per  fè  ftefjoui  fi  aitagli^ 
dentro,  E  pero  fi  uolge  Dante  a  V  ir^,  CT* 
tf  Stat,  E  procede  fecondo  che  ode  inten 
de  da  /oro  .  E  Qual  annuntiatrìce,'Dani 
te  fi  fentì  dar  un  uento  per  me^  lafroni 
te,  che  nacijue  dal  mouer  de  la  piuma, ciò 
è-,  de  lale  de  langelo  ,  fer  cancellarli  del 
fronte  il  peccato  de  Ugola,  iljual  li  fi  fen 
tir  lOrf^^,  do  r^  hdore  di  Amhrofta, 
^uefì^  è 


CANTO  xxiiir. 

fimo  ìt  irm ,  A>t  lomor  del  ^«f?o  f     ^  i/  «f  o     Ui\,  E  j?nf//a.  com* 

Ne  pe«o  lor  troppo       «o«  i^mi  ^  yS/?K.>  J.ma^t.U^^che 

^   f ,  r     .  ^  .     i  «;  n  /(  ^5  wx^wr  «n  foto  w«k?ì  «t /«/*<, 

iiaè'  DfMl'nim  it  \S<t,loam\our<tmfrt^n<H»  io  Ihrrh  fio  fiori,  cioè,  iuUore 
Me  k  loro,  O  Lf?r- ,  V.tnlf  foout  ohrf,  LMg>  toh  i<l  primo  ii  Wirg.  forUnh  ii  Vmrf, 
Amtronc^i  comf  iiuinum  ufriicf  ohrm  Sfiroueu  .  </<>,  BE«f/,  UcimlifMmm 
eiUif  mS.  mUfo  *l  V.  <(;««io,  Hrofi  <yJ<ri..n«  cr  iufiitim  <iumtm  iff,[,iur,hun 
ir.  Et  no  U  [meniio  ìi  <,ufh,  clf^Mi  dire ,  Beoti  ^«ffli  cU  homo  tom  ìm,  io  lo  J.mna 
«roùo,  che  lontre  er  .7  iefiierio  iel gKpo  NOn  fumo,  ciò  è,  Non  mcenie  tr^p  nel  [etto  tori, 
Bt  homo  fmrre  tonto  uotlio  folomente  iel  cìh,  ì^onto  è-0o  e  rtecelfma  ihmre .  fytlt 

CANTO  KSV. 

Chd  fcl  hauJl  cerchio  di  merigge  rf""'  ^'  '''^^  f  "^f /' 

,  -  ,  .7  r     •  timo  tsr  ultima  zmnf  y^ufnd  t^iQcolt 

Ufaato  al  tauro ,  e     «o/f e  a  lo  Jccrpto .  J^^    ^^^^^  ^  ,  ^^^^ 

Perche  f o,^>je  ;n  Ihuom ^ f fce  «oj;  f.f/^^e  ;  ^^.f  ^    ^^^^^     ^^^^^^^^      ^ .^^ 

M<i  ua^t  a  la  uta  fua ,  che  che  ghappaia ,  yattaUun  JMh  mojfo  da  ìui.tfr  ultima 

Se  di  hìfogno  Hìmolo  il  trafigge  ^  ^^f,         fìJ  ^ironf  .ode  da  lamme 

Coft  entrammo  noi  per  la  callaia  c^^fH^  fi  purgano,  ricordar  alcuni 

Vno  inan\i  altro  prindendo  la  [cala ,  r/pnipi  di  caflitéi .  HOra  era^ 

Che  per  arte'^a  i  Jalitor  dijpaia  ^  ondflfalirUOn  uol fa  fiordo,  \<!ovuoleua 

E  quale  il  ciccgnin  3  che  Icua  lala  imjf>fdimen(3y  chel  fotehauea  laffato  IL 

Ver  uoglta  di  uolar  e  non  sattma  «'^^'"'^    "^'Hi'y    ^>   ''''^'^  "^'^ 

Vabbandonar  lo  nido ,  e  m  la  cala  5  '''^<^''^'^'  f  '^'"''^  '  ' 

^  f       .  T    .    r    n    .  tif ,   Del  cerchio  meridionale  duemma 

Tal  era  to  con  uo^lfa  acce  a  e  ipenta  t  j-r        j  tu  r  ^  1  • 

^.  j.       ,  j   ■    r  -'^  7  ertela  dtCcrittme  derinf,t!T  alprmcti 

r.  dmandar  uenendo  m  fin  a  Imo  ,  ^^^^^^  U  prefnie  coniif 

Che  fa  colu, ,  che  a  duer  argomenu,  ,^„;      Mpigi.mge  o 

lo,  fa  me^  di  a  Ihemisfirio  nelcjual  ft  tro 
uà,  e  notte  a  lopjfofifo  hemisfirio  ,  Se  aduntjue  il f^cle,  che  aUhra  era  ne  lariete ,  hauea  lap, 
ptOnelaltYO  hemisftYiOydouera  giorno,  il  cerchio  meridionale  al  Tauro ,  il cjual  fcgue  immediate 
dofoef/ò  Ariete,  La  lihra,  chè'Ojfpofta  alui,  Ufcgnaua  the  ne  Ihemisfirio  nofìro,  donerà  notte, 
ìhauejfe  lafpto  a  L  fcorfioneyilcjual  fcgue  immediate  dop  effa  lihra,  C7  è'  in  Ofpftione  al  Tauro, 
E  che  tanto  ftjp  tranfcorfc  olire  al  cerchio  meridionale  uerfc  oriente,  tfuantol  fcle  ne  V  Arifte  uer 
accidente,  chera  tinto  jfatio  del  cielo,  tjuanto  fùol  comunemente  occupar  un  fegno,  che  fi  diuide 
in  trenta  gradi,  latfual  cofa  fegue  nel  termino  di  due  hore,  E  ferche  ne  lecfuinotio  del  uerno,  coi 
mera  aHhora,  il  fclfttroua  femore  con  Lrifie fm  c^uefìo  cerchio  a  [ci  hore  di  di,  e  la  lìlra  ne  lopf 
fofito  hemisftrio,  er  in  tjuelmedeftmo  cerchio  a  [ci  hore  di  noUe  feguifa,  chejfendo  il  fcle  ne  laltro 
hemisfirio  franfcorfo  con  lariete  in  due  hore  lo  jfatio  dun  fcgno  oltre  uerCo  occidente,  e  hffatol  ceri 
àio  meridionale  al  tauro,  lenche  tutto  t'aitrihufca  al  fole,  ferche  egli  folo  diftingue  Ihore  e  tempi, 
Veniua  ne  laltro  hemisftrio^  doue  eral  poeta  ad  effcr  ottò'hore  di  di,  e  r\el  nofìro  otto  hore  di  notte 
talmente,  che  al  poeta  rimaneua  quattro  hore  per  giunger  a  la  notte,  KST  a  noi  tjuel  mede  fimo  per 
fungerai  di,  efftndo fmj^re  nelejuinM  xy.  horel  ii,  V  altrctante  la  mUf ,  hdun(\ue,  non 

A  1 


PVRGATORIO 

\iuan^nh  alpyfa  eh  fclamentf  elettro  </z  (^uel  di,  ttf  Ifjuali  lifcgndud  che  fJìjfe  fey  le fccU 
le  fui  ZfT  hauff]}  ejpermna  de  lanime  cheran^  in  (juello,  e  del  uitia  che  ui  ft  fuY^ma,  E 
giuiUnÙo,peY  fiyijkefio,  affai  hrtue  jfatiodi  lemfQ^fero  dice,  cheu  km  ,alajual  il  (alif 
lon  non  uJeua  irtifedimenn,  o  inl^i^o,  uòlend^  iJifirire,  chejè  JiJJìro  alijKanf:)  tardati ,  non  hai 
merlano  in  <juel  di  fdtutò  far  ^uffto,  Onde  dice,  chejft  entraron  PEr  U  callaia,  ciò  è',][erU  calle 
f  Pretta  uia,  lacjt^alconJitceua  fcfra  dtl  hal^ , prendendo  la  fcala,  Ucjual  dijpaia  e  difcorrifa^a 
i  falitori,  VEr  ayfe^'^,  do  è,  fer  ifìretie^'^,  non  fotendoft  jfer  U  jìrette  uie  andar  di  fari  l un  con 
laltr^y  E  ferh  Irene  temfQchaueano,fntraron per  cjuelìa  jlretta  t!r  erta  uia,  Cowif  fa  Ihuom  CHe 
non  fàjfi^e,  do  e-,  ìl(jual  non  fjrrejìa,  o  ftyma  fe  gUè-  trafìtto  e  moìefìat:^  da  fìimoh  di  Ufogno, 
Et  in  fcnfentia  ,  fc  glie-  fclUàtato  da  (gualche  importante  cura ,  Ma  uafft  a  la  uia  fua  QHe  che 
Cynal  fi  uoglia  co  fa  ne  Uijual  a  cafo  egìi  ft  fcontri ,  E  Quale  il  cicognin,  Dfftderau<t 
DamifiìrMraUo^m  dun  dt\hko,il^i4al  ^idere/fio  foto  di  fct(Of\St'er<i,uAnkt\^  ii'^i^M 
domandarne  Virg.  ma  poi,  fer  uergogììH,  e  pèrche  non  li  pareua  cheia  héulfa'dfl  impo  lo  patìfje^ 
haueua  ritenuto  la  paròla  ,  a  fmiìitudine  del  cicognino  non  anchora  ufcito  dd  nido,  che  dff^'tr^ 
fo  di  uolare  ,  apre  Ulf,  ma  temendo  poi  di  cagger,  le  cala  giufo  . 

Nc«  lafcìo  per  Unhr ,  eh  fvffe  ratto ,  Auileft  virg.  d  l  duUitar  e  de  la  uoglU 

Lo  dolce  palre  mio  :  ma  dijje  ;  Scom  ^^FT^'  >  '     'ì^^^  ^'  ^'^f'>  ^f^^che 

Ureo  del  dir ,  che  in  fm  al  fèrro  hai  tratto  .    ''^«^         filf^'^     ^"/iT'  ;  H^^'^ 

Allhor  fuuramente  amila  hoeea,  cofa  fuol  render  il  parlar  dtffidle  e  con 

^       r        IL  pena ,  non  la  fio  di  dir  a  Dante ,  che  di^ 

E  eomrne^anComeft  può  fir  magro  ^     .,éo,!heg!i,in  fcntentia  uuolm 

La^doue  Ihuopo  del  nutrir  non  toeeai         fini  e]  chauea  con  dotto  fino  a  latto  d  ri  dii 

Se  tammemafft ,  eome  Meleagro  ^,  ^  Verìe^uali  parole  affuurato  Dante, 

Si  eonjumo  al  eonfumar  dun  fl%a,  muouel  duhko ,  ilijual  è- (jue!  medefm^ 

non  fora ,  dijJe  3  queHo  a  te  fi  agro  .  ^f,^         fp^a  infirire ,  cjuando  diffè, 

E  fe  penfajfl ,  come  al  uojlro  gui\^o  chi  crederete  che  lohr  dun  pomo  e  cet. 

Quf^a  dentro  a  lo  J^ecchio  uoHraimage^  Vero  domandando  due ,  come  ft  può  fif 
Ciò  che  par  duro-,  tt  parrebbe  ui^o  .  magro  la,  ione  non  tocca  LVo/jo,  da?', 

Ua  perche  dentro  a  tu  uoler  tadage  ,^  '    ^1  hifcgno  di  notrire  i  Parendo  cofa  affcn 

Ecco  qui  Statìo  :  eST  io  lui  chiamo  e  prego,  da,  che  non  hauendo  ^^uefìe  anime  hi  fai 
Che  fu  hor  fanuor  de  le  tue  piage .  S''  ^\  nutrimento,  come  haueualarpo, 

J  ^  t^uando  a  <fuello  erano  unite,  p:ìfjtno  it 

la  irama,  lacfual  hanno  di  ejuei  pomi  e  di  ijuftlac(]ua  in  tal  ^rma  confumarfc  tfT  immagrire  • 
ViVj^.  h  rijj>ònde  e  dice,  SE  tammentafi,  ciò  e-.  Se  ti  traefft  a  men'e,  tome  Meleagyo  ft  confimi 
al  confu  mar  dun  f^il^,  NO»  fvra,  non  farehhe  eiuffìo  a  te  SI  agro  ,  ciò  è- ,  tanto  fitte  e  diffiAle 
^d  inten  iere  e  creder  che  coft  pofjà  figuire,  Verche  fc  Meìeagro,  oltre  ad  ogni  humana  ragione, 
ma  fola^enfe per  di^jfitìon  dif^to  fi pot^  al  c^K/ùmar  dun  fìi7^  confumare,  Cof  colìoro,  come 
uuol  infcrÌYfyft  pofeano, oltre  ad  ogni  noflro  fapere,  ma  per  diuina  giufìitia  immagrire  .  Onde  S. 
Thom,  contra  Qoi'iìet,  Si  ni^Yommiù  uirtute  dmonum  ff>iritus  alligant  imaginihur,  muffo  fòr 
iius  diuina  f^eciei  corporeo  aeri  ahgantur .  E  perche  par  ancora  da  duhhitare ,  come  in  (^uefìe 
anime,  effendofriuate  de  confi,  fi  pofjìno  d'fcerner  tali  e  fimilipaffmi,  fero  fg^^unge,  E  f  peni 
f/iffi,  come  al  ujjìro  guil^,  cio  e".  Come  ad  ogni  uofìro  mouimento,  h  uofìra  imagine  ^uiTi^ 
e  mouefine  lo  ffecchio,  Cio  che  par  duro  TI  parrtlle  w^^,  Tiparrehhe  tenero  e  molle.  Et  in  fcn 
tentici,  cio  che  par  impcffihile,  ti  parrehle  cofa  agfuoìe  a  poter  effcre ,  W  ole  do  inferire,  che  fi  come 
^  nofìra  imgine  prendendo  (.orpa  meo,  dimofìrune  h  jj>ecchio  ogni  mouimento  (,heficdmo. 


CANTO  XXV. 

Co/;  Unirne  Ji  cofloyoMeio  ^im  un  fimi  corfo^come,  fecóio  luì,  li/etto  ue^moMo^r^n^ 
i  fuori,  mrh^nif  c,ufh  ogm  /oro  mu^Yneto  e  f  #cn.,  cmt  quando  Uueano  i  frofn 


Uiirma  e  ahMma  fhnciuU  molto  k  Melram  am.M  .  A  taUrtta  fu  U  fnm^i  che  lo  Inietto  ne 
hecchU.ma  fu  morto  da  MeUctgro,  il^ual  dieie  ad  Atalanta  la  trjìaM^  "^''"^'rl'  V 


rÌY  livpkYÌaf 
trìfY  àel({uni 

^tUAelZ^  ulmif  dftitYO.Non  YimareuaffYCiuffìoV^ieptt  fitto  drìfuo  duhtio, 

ikhe  comprerò  da  Virg.  fer  fkrh  di  ciò  capace  ,  effcndo  ne^effmo  dh^uer  a  iYattar  alcuna  coli, 
auantoala  creatme  de  larixma  ratìomle faondo  la  opinion  chriftiana,  Tero  egli,  chera  Gentile, 
fregi  Siat.  come  chrifìiano^cy  uggita  hora  effcrSAnator  de  le  fuefiaghe/iQ  e,  Vuhmat^re  de 


i^Aehhefìtinati  i  fratelli  de  la  madreggile  la  to^fcro.Ma  ne  foffendo  Meìeagro  fcff^rir  linmYU 
t^càft  e  luno  elaltio  di  /oro,m  uedetia  de  ^uali.U  madre  rimifje  il  legnofulji.oco.a  larder  de^u^i 
h 


fuoi  dulhi,  cYe glxhaueanofunto^  opjfre/fclj cuore 

Ze  là  utnìetta  eterna  h  dulego , 
R/J})o/c  Uàiio  hyàoue  tu  fie; 
Vijcolp  me  non  poterti  io  fir  niego  ♦ 

Po/  comìncio  j  Se  le  paróle  mìe 
figlio  U  mente  tua  guarda  e  riceue 
'Lume  ti  fi^'.no  al  come ,  che  tu  He  ♦ 

langue  fetfitto  ;  che  poi  non  fi  heue 
Va  Uff  tate  uene  ,c  Jì  ritr.ane 
Ciuafi  alimento  j  che  di  menfa  leue^ 

Trcnde  nel  core  a  tutte  membra  humant 
Virtute  informatiua come  quello, 
Che  a  jnrji  quelle  per  le  uene  uant  ♦ 

hnchor  dìgeflo  fcende^oue  più  hello 
Tacer  che  dire  :  e  quindi  pofcia  gemi 
Souraltrui  pingue  in  naturai  uafeUo  ♦ 

lui  sacccglie  luno  e  Uìtro  infieme; 
Lun  difj!of1o  a  patire ,  e  Miro  a  fitte  ^ 
Ver  lo  perfètto  loco ,  onde  fi  preme  : 

E  giunto  lui  comincia  ad  operare 
Coagulando  prima e  poi  auuiua,  ' 
Ciò  che  per  fua  materia  fè  gcjlare^ 

Anima  fiotta  la  uirme  attiua , 
Qyal  duna  pianta ,  in  tanto  difirente  ; 
Che  quefla  e  in  uia ,  e  quella  e  gta  a  riua 

Tanto  cura  poi che  già  fi  moue  e  [ente. 
Come  fungo  marino  :     indi  imprende 
Ai  organar  le  pojfc ,  oni'è  fementc. 


ìklj^onle  Stai.  SE  io  li  disìego,  do  h^,Se 

10  li  dichiaro  tr  afro  LA  giu^^tia  eteri 
na,  la giufìitia  diuina.  La,  douefi  tu, 
Vifcoìfi  e  fcuft  mfHOn  ptertif^r  niego, 

11  no  fcterii  io  negar  cofache  mi  fa  im^ 
fofia  da  te,  cornee  uuol  inftrire,  A  dirr.Oi 
flrare,  che  non  lo  fi  ferche  fi  jfrofumma 
efpY  a  (juefìo  fiu ft.jficifnie  àilui,mafcf 
lamenteferoheiirli  .  Toi  fa  attento  Van 
te  dicenio,  Se  la  mente  tua  figliuolo  , 
Giarda  e  ritify^e,cio  ^,  Confedera  e  con 
fcYua  le  mie  parole,  TI  fieno  lume  al  coi 
me  che  tu  die,  ciò  e-.  Ti  fdranno  conofcii 
mento  al  duhhio  moffc  da  te,  ilijual  comin 
(io  dicendo,  Com>e  fi  fuofnr  magro  e  ctf. 
E  uolendo  dimofìrare,  che  lanima  ratioi 
naie,  ancor  diuifd  dal  fuo  material  coyp, 
fia  paffihile,  offendo  c\u(fìo  propriamente 
li  duhhio  di  Dante,  Comincia  dalf  rimi^^ 
fio  de  la  generatione  de  Ihuomo  dimofira 
do ,  come  del  fmt  di  (Quello  infume  ne  la 
pittrice  de  la  donna,  e  delmeflruo  di  lei, 
fi  crea  xl  corpo  humano,  neljual  da  la  na 
tura  ^  prima  irfifa  lanima  uegetatiua, 
moiiua,  efcnfitiua,E  come  ejfendo  foi  ori 
gani'^to,  K^T  hauenh  prefc  ogni  fifa  fin 
ma,  idio  uinfinde  lanima  yatìcnale,  che 
(.jfumme  in  fc  tutte  laltre,e  no  per  anime 
maperpotentie^come  nel  ^M<(rfo  canto  fu 
iimofirato,  tatuai  ultimamete  dikideni 

A  I  a 


^   — .  ^  ^ 


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Firenze. 

Postillati  16 


pvrcatopio 

Hor  ji  J^k^djìglmìo  fhor  fi  dijlendc  hft<ialcoyp  .  tuejlenhfufcconh  hfU 

la  uirtu^che  dal  cor  del  generante  j  nione  Uluiy  altro  corfò  aereo, affumme 

Vouc  natura  a  tutte  membra  intende  ^  ficQfuuelefueptentie,medianfe  le^uali 

fi  fv,cQmhMiamo  ietto,  fafjìkile .  SAn 
gue  ferpUOy  de  foi  «on  fi  lene  Ttd  laffcfaff  uene,  h"^  opmne  di  Galem  in  fecundo  de  decretif 
HiffoCYittif  cr  Vlafonif,  Et  in  più  altri  luoghi,  chel  òiofrefo  da  Ihumo,  dop  tre  comoùoni  che  fi 
in  lui,  la  prima  ne  h  ftomaco,  la  feconda  nel  fegato,  la  ter^  ne  le  uene,  perche  douentato  al  fegati 
ipuriffmo [angue,  uuol  the  effe  uene  nefcrhino  tanto,  (juanto  hajìa  a  la  cóferuation  del  corpo,  E  che 
ilreflo  prenda  dal  cuore  uirfu  generatiua  cr  infimatìua,  e  cofi  purgato  e  digeflo  difenda  con 
quelle  per  certe  altre  uene  a  li  due  teflicoli,  oue  di  roffo  douenta  bianco,  E  che  di  (jui,per  alcuni 
naturali  mouimenti,  che  fufam  nel  coìto,  o  uogliamo  dire  ,  ne  la  copula  carnale  conia  donna,  dif 
fenda  per  lo  memhro  uiriU  nel  uafo  naturai  di  lei,  e  nel  luogo  de  la  generazione,  oue  mefhìandoft 
col  fangue  di  quella,  f  ne  faccia  un  corpo  fcn'^  alcuna  dijìintion  H  memlra,  ilcjual  uiuifcato  da 
la  uirtu  generatiua  deffc purificato  pngue,  ajfumme  lanima  uegefatiua,  e  dopo  (jueUa  la  motiua, 
ultimamente  ancora  la  frtfitiua  con  la  firma  diftintamente  di  tutte  Ihumanememhra  ,  A  dun^ 
(luel  poeta  dice,  che  cjueflo  perfuo  e  purificato  fdngue,  ilcjual  non  fi  beuefoi  da  lafftate  uene  ,per 
hauerne  (jueEe  heuuto  tanto,  (guanto  perconfcruar  il  corpo  era  loro  fato  di  hfcgno.  Si  rimanr, 
juafi  a  firn  litudine  de  le  uiuande  che  fi  leuano  de  la  m.enf,  auan'^te  a  tjuelli  che  ui  frano  pofli^ 
Prende  nel  cuore  VIrfute  infirmatila,  cioè".  Virtù  da  poter  dar  ferma  a  tutte  Ihumane  memhra. 
Come  ijufllo,  QWa^rfi  (jueUe,  ciò  è',  lljuale  a  firmarfi  in  effe  memlra,  VAne,  do  è.  Ne  uà, 
per  le  ueneparfendofi,  come  hahhiamo  d  mofrato,  dalfigato,  E  cofi  digefo  e  patito  fende,  O 
fiu  iel  tacer  che  dire,  Venhe  il  luogo,  oue  hahhiamo  detto  che  fende,  t  che  di  roffo  douenta  liacO, 
non  fi  può  fn'^  uergogna  nominare,  E  Quindi,  E  di  (Juel  luogo, Geme  1 1  hicca  poi  in  natura!  uat 
fUo  fpraltrui (angue,  che*  cjuel  de  la  donna,  come  difcpra  ^  detto,  I  Vi  [accoglie  \uno  e  laltro  ini 
[teme,  LVn  diff^jjìo  a  patire,  E  (juffto  è'  tjuello  di  lei,  che  la  parte  patiente,  E  laltro  a  fare,  E 
^uefto  e  juel  di  lui,  chè'  lagente  parte.  Per  lo  fer fitto  loco,  ONde  fi  preme,  Dalc^uaìe^  fretto  e  fr 
rato ,  Perche  in  cjuefto  luogo  fio,  ilc^ual  e  per  fitto  et  ottimo  a  la  generatione ,  può  operare^  e  non 
in  altro  fuori  di  quello,  E  Giunto  lui,  ciò  è,  E  giunto  ilfème  de  Ihuomo  fpral  fangue  de  la  doni 
ita,  comincia  ad  operare,  VP^ima  coagulando ,  ciò  è.  Prima  diffonendo  la  materia  di  lei,  £  Poi 
ttuuiua,  e  poi  uiuifica  ciò  che  per  fua  materia  FE  geftare.  Pece  dijforre  a  la  generatione ,  c\)e  fi 
la  materia  patiente  de  la  donna ,  Viremo  adunque,  che  non  del  f  me  de  Ihuomo  e  creato  il  corf 
fo  humano,ma  de  la  materia  de  la  donna,  E  che  il  fme  de  Ihuomo  fi  conuerta  in  Jjpirito  che  li  uien 
a  daruita,  E  ifuefa  è' la  opinione  d''Arifotile  Infcundo  de  generatione  animalium  al  (Quarto  . 
Onde  fguita,  Ab^ima  fatta  la  uirtute  attiua,  che'  cjuella  de  rhuomo,  come  hahhiamo  ueduto  , 
qVrf/  duna  pianta,  e  (juefla  e' la  uegetatiua  ,Etè'  in  tanto  differente  a  lei,  CHe  (juefa,  ciò  è-^ 
Qjiejìa  anima  già  creata  de  la  materia  de  la  donna  ,  E^  In  uia ,  non  anchora  uenuta  a  la  fua 
ferfttione  ,  mancandoli  la  motiua,  lafnfiiiua,  e  la  rationale  anima ,  E  Qu.f[la,  de  la  fianta^ 
e'  Già  a  riua,  e'  già  giunta  di  fua  pnfittione  al  fine,  non  hauendo  ad  aj^eUare^  che  altra  ani', 
ma  faggiunga  [opra  de  la  fua,  T/\nto  oura  poi,  che  già  fi  moue  e  finte.  Come  fiin^o  marino  . 
Fungo  mar  ino  dicano  efjìre  certa  adunation  dì  fhiuma  del  mare ,  la(jualpfr  uiytude  raggi  del 
file  fifiuìuae  crefee  moue  e  finte ,  ma  non  ha  memhridifinfi.  Ha  già  adunche  cjuefa 
attiua  uirtu ,  la  uegetatiua  ,  la  mofiua,  e  la  [cnftiua  anima ,  Hora  m^fira  che  comincia  ad 
imprendere  AD  organarle  p:fp  ycioè-,  A  firmar  ghorgani  mediante  i^wrt/i  pifa  effràtar 
le  lir<^<e  le  uirtu  fue  ,  E  <lucfi  fono  i  memhri  ,fn'^  jf-tali,  le  fr'^  e  le  uirtu  non  fi  ponrn} 
adoperare,  0^\de  e  finente  ,  do  e\  Velejuali  pcfje  ,effci  auiua  uirfu  ,gia  fitta  anima, 
è  fcme,  perche  da  lei  dependono ,  e  fn'^  lei  non  jàyehhono  .     HOy  fi  f^ìega  ligliuol , 

vimofr^i 


CANTO   XXV.  ,        ,  , 

7(tìm  cioè,  er  ^n,  HOr  /i  HM'  >  Hor*p/7««/-M«''»  '/f'A?"» 

JJfyUfimutme  IfIftmmU  ,  VOuf  Mtura  *  tuttf  mmk^  initndf,  ciò  Al  cmt» 
ialjiLlM^nom  iht  nMwdmtntt  tmUUrfmmk»  fr^nUno  • 

j   •    1  ]■  .  .>  £,„j<>  K^uenllo  fino  «  m  iriiltKlo,  amtl  cor* 

Che  p/«  J5m/o     te  g.^  jice  trmtt  n^J^  ^  ^^i-i^J^ 

S( ,  che  per  /«<<  io(fr;n<J  ^  dijgmnto  ^„iy„gii^  n„n  uien  a  iimajlurf  . 

Va  l'anima  il  faffibik  inteUetto  ,  ^o^,  ianimal  iiu(ng*  ftntf,  do  è', 

Vtnhe  di  lui  non  uide  ergano  ajfunto,  comt  immtileiriiUodot<ennhMnìa& 

Apri  a  la  uerita,  che  uitne ,  il  pc«o :  «mm»/  ragionmU .  Btnchf  <juffto  iice 

E  fcfti  ;  che  fi  tono  come  a\  fito  .ffcr tdfumo,  eh  fic.  '-"«^f 

M ,     1  /      t     N  »  «  0  di  ut  ta  mentf,  che  ter  la  Jua  dotirif 

LarUcuUr  id  cenhro  e  p  r/i  fo;  a^e il p^M  iJrtto  Ifgiu.to  e 

LO  moìor  frtmo  4  hi  Jx  uolge  heto  ^^^.^^       .^^  ^  p^^^^^ ^.^^ 

So«r4  wnM  4r^e  ii  natura ,  ^  Jp/ri  ^^^^  ^j^^      ^j^^^^    y^^^^  p,^, 

Sp/r/ro  ««o«o  di  uhtu  rcj^leto  ;  ^j^^     ^/^^     ^o^^a  fc^rw^wo  luogo  ori 

Che  eh  che  troua  attìuo  qutut ,  tira  ^mato  fer  /r,  come  mdechanea  U  uegei 

In  fua  fufìantk  j  e  frffi  umlma  fola  j  tatiua  e  U  fenfitiua,  e  j«c/?o/w  Auen 

Che  urne ,  e  finte ,  e  fe  in  fe  rigira  •  roù,  cheprr  (al  ragione  dijfe  Ihuomo  non 

E  perche  meno  ammiri  la  farcia,  U.n'.r.fl.fto  p^^^^^^ 

Lardai  caler  del  fd  ^  che  fi  fn  nino  f^',  !^7'^/^  ^  ^^^r  A^^'^''.^ 

%auaraai  caior  JJ  luommt.laqualhfYeiica  ofmme  .fen 

Giunto  a  ìhumor ,  che  da  la  une  cola  .  ^^^^    immortalità  de  lanima ,  che 

ijuanto  a  Ihuomo  che  more  fareUe  mori 
fa,  nefotrettf  in  ulta  hauer  meritato  ne  demeritate,  è- fiata  rifrouata  da  più  eccellenti  filofofi 
e  teohm.  Dice  adunque  Statio  a  Vanfe  che  delta  aprite  II  petto,  ciò  e.  Unirne  el  cuore,  a  la  uei 
rifa,  the  uiene.  Apparecchiati doft  a  uoler gliela,  fecondo  lux,  afrire ,  Onde  dice,  che  fttofio  che 
mifito,  ciò  Kel già  creato  corpo  dentro  al  materno  ventre,  e  feyfttìo  l  Articolar  e  lorganat 
i(lcerfho,ihual  dette  efprriceUéicoh  del  fenfc  comune,  de  Imaginatiua,  cogita fiua,  finta fta, 
e  memoria,  l  O  motor  primo,  ciò  è',  idio,  i^ual  frimo  e  /c/o  in^mohile  mouel  tutto.  Si  uolge  liet^ 
A  lui,  ciò  è.  Ad  e/fcfito,  E J}ira ff  irìto  nuouo  KBfleto,  do  ripieno  di  uirtu  fcjpra  tarJarte 
a  nailra  ,  che  già  uien  ad  effcr  o^erMa  in  effe  fito,  E  ^uejlo  e  lanima  rafionde  da  lui  creata  di 
nulla ,  laaualfira  in  fua  fuflantia,  ciò  che  troua  in  tal  fito  auiuo,  come-  la  uegetatiua,  la  motii 
UM,  e  la  fnfitiua  anima,  leniuali  umfce  afe  non  per  unirne,  ma  fer  potentie,  Onde  dice,  che  fi  fi 
tma  fcla  anima,  che  guanto  a  la  uegetatiua  uiue,  cjuanto  a  la  motiua,  rigira  in  fcfifjp,  e  cjuanf 
tùala  fcnfttiuaptentia,  fente.  Et  a  ciò  che  Ihuomo  fi  marauigli  meno,  come  tal  nuouo  jfirito  man 
iato  da  Dio  al fito  foffa  fir  (jueflo.  Da  lejfmfio  del  caler  del  (de,  che  fa  il  mede f  me  giunto  a  Ihu 
mor  che  coh  da  la  uite ,  i^ual  uenendo  da  la  terra,  e  di  fua  natura  ajueo ,  ma  giunto  effo  cai 
by  del  file  a  lui,  lo  tira  in  fua  fuflantia,  e  fifft  uino . 

(Quando  Lachefis  non  ha  più  del  //«o  J  De  le  f  arche  dicerrm  li  fi  fra  ,  e  ime 

Mucfi  da  la  carne  ;  Cr  in  uirtutt  lachefu  è'  quella  che  fila  lo  fime  de  U 

AI  Hi 


p  V  R  G  A  r 

Seco  ne  forta  e  Ihumano  el  iiuino^ 

Laltre  potentie  tutte  quante  mutty 
Memoria  ,  inteUigentìa ,  e  uoluntade 
in  atto  molto  più  che  prima  acute  • 

Sen'^  refìaijx  per  fe  fìefjà  cade 
Mirahilmente  a  luna  de  ìe  riuet 
Cluiui  conofce  prima  le  fue  fìrade, 

ToHo  che  luogo  la  la  circonfcriue  ; 
La  uirtu  formatiua  raggia  intorno 
Cofi  e  quanto  ne  ìe  membra  uiue* 

E  come  laer ,  quando  e  ben  piorno 
Ver  laltrui  raggio  ;  che  in  [e  fi  riflette , 
D/  diuerfi  color  diuenta  adorno^ 

Cofi  laer  uicìn  quiui  fi  mette 
In  quella  fórma ,  che  in  lui  f^ggétU 
Virtualmente  lalma,  che  riflette^ 

E  fimigUante  poi  a  la  fiammella, 
Che  figuel  fuoco  la ,  ouu^que  fi  muta  ; 
Segue  a  lo  flirto  fua  fi)rma  noueUa^ 

Vero  che  quindi  ha  pofcia  fua  paruta  5 
E'  chiamata  ombra  t  e  quindi  organa  poi 
Ciafcun  fintire  in  fin  a  la  ueduta^ 

Quindi  parliamo^  e  quindi  ridiam  noi: 
Qjàndi  fiicciam  le  lagrime ,  e  fojpiriy 
Che  per  lo  monte  hauer  fenini  puoié 

Secondo  che  ci  affigon  i  difiriy 
E  gUahri  affetti  3  lombra  fi  figura: 
E  quefla  e  la  cagwn  ;  di  che  tu  miru 

fijjùnio  in  jurjlo  fimh  fta(o  tutte  jueSe  meìefme 

E  gta  uenuto  a  Ultima  tortura 
S*era  per  noi,  e  udito  a  la  man  dcfira^ 
Et  erauamo  attenti  ad  altra  cura^ 

Qiiiui  la  ripa  fiamma  in  fuor  balefirax 
E  la  cornice  finirà  fim  in  fufo  j 
che  U  reflate ,  e  uia  da  hi  fiquefirà  t 

Cnd'ir  ne  conuenìa  dal  lato  fchiujo 
hd  uno  ad  uno  :  ^  io  temeual  jùoco 
Q^uinci,e  quindi  temea  il  cader  giù fo^ 

Lo  duca  mio  dicea  j  Per  qutfio  loco 


ORIO 

uita  hmand ,  il^ual  finito  li  filar  f  mi 
rf,  Aiunijue  mo/ira ,  comr  diuiifndofi 
qufjìanitKf  dal  corpo^ne  forta  fico  tutte  le 
Ile  fotentie,  cmìf  la  uegetatiua  e  la  fini 
fitiua,  le<juAiy  fenhe  uen^ono  dal  corpo; 
firn  la  farte  hmana,  E  la  ragione ,  la^ 
Hual  ^  df  Imma  rationaU  ,  perche  uien 
da  Dio,  è-  la  diulnafarif,  E  co/?  anchoi 
ra  affumme  laltre  mutt  potentie ,  come 
è  memoria  ,  inttRigeniia ,  e  uduntade, 
lejuali  fono  in  atto  molto  acckfe,  e  foffcn 
molto piu perfittamente  operare,che  juan 
do  erano  unite  al  corpo  ,  dal^uctl ,  ne  Idi 
feratione ,  non  foco  erano  impedite . 
5£;7^  reftarft  per  fe  fteffa  cade,  Vimy, 
/tra,  che  /jkffia  anima  partita  dal  corpo, 
fuUtmente,  fcn"^  arreflarfe, giunga  per 
fi  jìejfii,  fecondo  la  fua  fittiont^chahhia^ 
mo  uedt4to,a  luna  de  le  due  riue,  A  ijueli 
la  d' Acheronte jpey  effiy paffata  da  Cayon 
«  le  pene  eterne  de  Clnf  0  ueramenf 
te  a  cjuella  di  Teuere  yper  effcr  pajfai 
fa  da  langelo  a  U  j^ene  temprali  del 
Purgatorio,  ma  che  f  rima  prenda  nuouo 
corpo  aereòy  dal^ual  ^  pi  fcguitata,  coi 
mera  dal  primo  ,  E^  ^  chiamato  omhra, 
tieljual  corpo  organa  poi  Ciafcun  putii 
re  ,  CIO  p-,  Ciafcuno  interiore  cr  efterioi 
te  fentimento  Vino  a  la  ueduta.  Fino  4 
queUo  del  ueJere,  E  di  tutti  tjueUi  ufa, 
come  focena  nel  frimo  corpo ,  E  c^uefla  è* 
la  cagione  del  confimay  de  Unirne  diei 
tro  a  hdor  de  pomi ,  hauendo  lanimé. 
potentie  chauea  mi  primo  • 

trano  ,  cofi  ragionando ,  già  uenuti  A 
tuliima  tortura,  ciò  è ,  A  luìtima  pena 
apparecchiata  a  jueBi,  che  fi  uanno  a  pur 
gare ,  vjpndo  ijuefto  ,  luìtimo  haì^  del 
PurgatoriOfOue  nel fiiOco  conuenientemen 
te  fi  purgai  peccato  de  la  lujfhria,  effini^ 
do  cojìoro  fiati  accefi  nel  peccare  dal  fiio  i 
co  de  la  comupijantia  carnale .  C^yiui 
la  ripa  fiamma  in  fitoY  UUfxra,  hA  pra, 
(he  fu  ^ufjìo  girone,  LA  rifa,  ciò  ir,  U 
r»UW  del  monte ^  halejìri  egeui  fiiOri  ^ 


CANTO    XXV.  -  r 

Per"  cUmr  foLhcj,  per  p/o .  ~  »         ^'^  f  ^'T  ^.f  " 

ftro  "«<     r        jr    r  airi  fìtti,  ao  e',  utm  m  fu ,  che  nt 

Me  e  m^h  inìim  ìafmm,i  tAmme,  c^e  {<r  ul  rffieume  ty»Ufirem  i,  U  cornice  CT  effa 
%rnmtrimtrr. guanto  ii?mtu^a,^erU^uMih^^^^^ 

i  Cfianitnh,  l  la  iefxr.m.m  tmeut  ii  ca^ger giurrel  pryn  hfm,  E  <(W*/?m/?r^  teme', 
^Jfùoco  .  LO  ÌHcamiiikeu^,  AmmMa  ragmeil  f,*,^  a  ter.err^  ì^eUytlfren» 
Ryeuc  allocchi,  perche  aUrimenti  pirelhe  aoeu^^lmerle  erme,  mn  efnh  uu,o  ne^jjual  IhiOi 
mfilk  rìu  lrraiuccUdmnte,econmmr  auerm-^tr^crwe ,  F.<]>«fio  n.fce  conum 
mente  ice  Lcchi  raffrejintat^ri  de  U  U.??> ,  «f     ^""'"J"/""'"'  «7"'' 

re  ,  OnlequMluJ.  Oculi  tM  nojha  \4MÌaJi,nt,  lui  VetrmU ,  E  f.en  col  cor  fumte 
mlt  le  luci,  che  a'U  jìraia  damar  n/  fùn»  duci . 


7 


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Postillati  16 


PVRGATORIO 

'Ddgnnii  arior  aUhor  udì  afitandcr^ 
Che  di  uolger  cder  mi  fi  non  meno  ♦ 

E  uid't  j^ìni  per  la  fimma  andando: 
Ver  chio  guardaua  a  ì  loro  eiT  a  mìei  pajji 
ComparUndo  U  uifla  a  quando  a  quando  ♦ 

Afprejoljine  ;  che  a  queUhinno  fitjft  ♦ 
Crìdaim  alto*^  Virum  non  cognofco  : 
Indi  ricominciauan  Ihìnno  bajju 

fìnhól  ancho  gridauan  ^  hi  bofco 
Si  tenne  Intana      Uelice  caccionne^ 
Che  di  Venere  hauea  fmitol  tofco^ 


CANTO  XXV* 

AnJlanh  jurfli p^rfi  luno  ^ffreffo  Jf  tali 
irò  per  la  flretict  uict  di  fcpra  mojìrata, 
Dante  «ii  cantaif  NeI  fno ,  ciò  è* ,  Nfl 
me^  algranif  arhr  del  fiioc9 ,  Smme 
Vìeiis  dementi^,  lljual  hinno  fra  cantata 
àa  lanim(y  che  in  tale  arhre  ftpurgautt^ 
m  del  peccata  de  la  carne ,  ejfcnh  molt^ 
contrario  a  ut  uith^feYche  in  (jueUù  fi 
prega,  Dio,  che  accenda  i  cuori  de  lam^f 
iflo  jj^iritQ  finto,  tutto  contraria  a  lamóf 
lajciuo,  ilijual  ne  moflra  amar  la  cream 
ya  più  chel  creatore ,  e  t^ueh,  che  doh 
hiam  prepr  lamor  del  creatore ,  a  lamoT 


dogni  creatura^  CHe  non  meno  mift  cai 
ter  di  uolgerti  ìijual  non  meno  mi  fi  curar,  t  ucigliamo  dire,  hauer  cura  di  uoltarmiper  ueder  chi 
tran  juelli  che  cantauano^che  io  mhaueffi  a  pieài^ptrU  paura  chauea  di  cader  o  da  luna  parte  Jchin 
fi  giù  da  la  cornice,  o  da  (altra  chiufi  ne!  fitoco,  ^oltoffi  aduncjuel poeta,  e  uide  jf  irti  ANdando^ 
do  e,  che  andauamper  la  fiamma, perche  guardaua  a paffì  loro  O'  a  fi/oi  compartendo  la  uijÌ4 
juanio  a  (Quelli  e  quando  a  juefìi»  ATpreffclfine,  che  a  éfueUhinno  fi/fi,  Moftra, che  finito  Ihinno, 
griiauano  alto  ricordando  prima  contra  dijuejìo  uitìo,  lejfimpio  di  uirginita  de  la  Reina  de  cieli, 
(Ruanda  da  Qolrìeh  le  fii  nuntiato,  che  in  lei  doueua incarnar  il  figliuol  di  Dio,  che  di/fi,  QjiOi 
modo  fiat  ijfuì  ^uOniam  uirum  non  cognofio  i  E  chetàn^ld^f^k^j^^fc,  Spiritusfanctus  fiiperueniei 
in  te  e  cet,  E  tfuejìo  finge,  come  chriftiano  •  Kiiominciatofoifiuìajfi  i-  medefmo  hinno,efimtoi 
lo  anchoYa,  ricordauanQ  leffimpio  deUuirginita  di  Diana,  ^yando^ficondo  OuiLnelfcconh,  dii 
fiaccia  da  fi  Califfo  fi<a  Himpha,  fer  effire  fiata  conofciuia  da  Gioue,  Onde  dice,  ihauea  fcntitol 
tofco  il  Venere,  E  non  la  fijftrfi  più  nel  choro  de  Ùtre  fùe  uerglni  l^imphe  che  la  fcguiuano .  E  juep 
fio  finge  come  poeta.  Caligo  detta  da  poeti  Heine,  riatto  a  la  fleda  ne  lajual  fit  poi  ia  Gioue 
transfirmata.  Onde  mora  lucano^  Sei  nocte  fcpora  Parrafisohlijuot  Ueliie  conuertnit  axes  » 


ìndi  a  cantar  tornauano  t  indi  donne 
Cridauano  e  mariti ,  che  fiir  cafìi , 
Come  uirme  e  matrimonio  imponne^ 
E  qucfio  modo  credo  ^  che  lor  hajlt 
Ver  tutto]  temj^o  y  chel  fitoco  gUabhructa  : 
Con  ul  cura  conuien  e  con  tai  jpafii 


Dopo  la  uirginita  di  Maria  e  di  Diana  f 
cantato  ancora  Ihinno  grìdauano  ricordi 
io  le  donne  eglihuomim  cherano  uiuuti  ca 
fi,  come  ne  mpne  uirtu  e  mi(trimmo,E 
^ue^o  mok  di  cantare  e  di  gri lare  ,  dice 
creder  hjìi  hro per  tutiol  tempo  chei  fiioc^ 
Ithrugia  e  fino  a  tanto  che  di  (al  uifio  f\t 
ito  purgati, Aggiungendo,  che  COn  tal  cu 


Che  la  piaga  da  je^o  fi  ricucia 

ra,  ciò  e^.  Con  tal  fcHecitudine  cantando,  E  C0«  taipafii,  l  cóntai  ricordi  di  uirtuoft  ffpmpiycht 
fono  i  [affi  de  la  huona  mente,  gridando  j  COnuien  che  lapiifga  da  fi/fi  fi  ricucia  ,  Canuien  (he  it 
la  coiva  ultima ,  la^ual  e  juefia  de  Idearne  j  fi  cdnìelli  \  ' 


C  T  O  XXVI. 


ì^entre  che  Ji  per  Iorio  uno  inan'^  altro 
Ccnandauamo ,  e  fi^ejfio  il  buon  maeflro 
Vicena  jGuarda^ goni  chto  ti  fcaltro^ 


SeguM  pòfta  nAprefcnfe  canto  il  propi 
fito  é.el  freceienie  ,  frimc,  iimojlrando, 
m^lfi  aniaum  iofi^cr  la  dm^  uia  it 


PVRGATORIO 

ferUmìl  foU  in  fu  Ihomero  defìro  ; 
Che  gid  raggiando  tutto  loccidenU 
Uiutm  in  b'mco  aj^ctto  di  celcfho: 

Ef  io  faui  con  lomhra  ftk  rouente 
Varer  U  jimma  te  pur  a  tanto  inditio 
Vidi  molte  ombre  andando  poner  mente  • 

(luefla  fu  la  cagm  ,  che  diede  in'itio 
Loro  a  parlar  di  mete  cominciarft 
A  dir*yCólui  non  par  corpo  fitthio  ^ 

Voi  uerfo  me ,  quanto  poteuan  frrfi , 
Certi  fi  fèron  fempre  con  riguardo 
Di  non  ufcìr^doue  non  jojjcr  arfi^ 


CANTO  XXVK 

girone  Jun^  ìnan^  a  Umt 
^uaìih  mmomtò  U  Virg.    auertir  o$$ 
me^li  ankun,  tra  già  Ihora^chfl  fcUfduI 
uidnauA  a  hccafo ,  Et  alcune  ie  Unirne^ 
che  nel  fiiOco  fifurgauano,  effenhft  ^ue$ 
iufefer  la  fua  ombra^  chefkceua  il  fiioc9 
farey  fiu  rouete,chegli  era  amhòYa  uiuop 
Introduce  ii  (\u(ìle  Guik  Cuinicelli  ,  * 
J#;o  lui  AYndh  ianleh  a  j^arlar  jèco . 
P~  MEntre  che  ftfer  Iorio  un^  inan^  J 
tro,  Mentre  chefft  [(naniauano  coft  lunfi 
inan'^  a  laltr^ ,  Ver  lorh  ,  no  è,  fey  let 
jìremajfarte  iel girone, ejfendo  cofì  necef$ 


fttatì,  ^erlo  fti<ico  che  occufaua  il  refto  di 
Éuetlo,  Vira,  li  liceuafurejheffc,  GVarla,  ijuctftiicefP,  Auertifceten  come  tu  uoi.fer  Uranio  f 
iedenanehrecedentecant:>,  ^uanioli  iiffe.Ver  ftffìduop  fi  uuol  tenere  firettoil  freno  a  glm 
chi,  che  ferpcoft  fotreite  errare,  Onlt  fcggii^nge,  GOui  chiù  ti  fcaltro,  Gouiti  che  io  tammnti 
fa  r jSccÌDft  htto  in  che firmct  tu  dn  nelfroieiergouernarti.  Onde fcaltrito  diciamo  effer colui,  di 
\wl  ne  Ufue  cofe  cautamente  e  nm  inconftierafo  procede .  FErimilfole ,  Al  principio  delfrei 
cedente  canto  uedemmo,  chera  faffm  me^  giorno  di  due  hore,  <}uido  (juefit  foeti  cominciaron  a  fi 
tir  le  fcale  di  aueffofcttimo  tiT  ultimo  girone,  fulciudhora  fjfendo,  moftra  chera  già  uicino  a  la  fa 
va.  Perche  raggiandol  fole  dice,  che  mutaua  tutto  loccldente  di  celepro  in  iianco,E  jtriualt  non  fin 
fer  me^  il  n^fc,  come  dim^fìro  che fkceua  a  (fuelìa  meiefma  hora  nel  xy.  canto  ejfendo  dì  fcUo^nel 
fecondo  girone,  oue  fi  furga  il  feccato  de  linuidia,  M«  li  ftriua  allhorafu  Ihomero  dfftro,  a  dinotai 
re,  come  nel  feguente  caio  vedremo,  chuueano giruto  la  mita^el  monte .  ET  iofàcea  co  lòlra.  Se  cirt^fv 

i  raggi  del  fole  lo  ftriuano  a  deftra,  confejuentemente  mandauano  la  fua  omha  a  lafmftra  parte 
uerfcl  monte  ne  laccefa fiamma,  laijual  egli,  mediante  tal  omhra,  fhcem  farer  fiu  rouente  che  laU 
ira,ouefercofeano  i  raggi  del  (()le,come  naturalmente fuol fare.  Et  a  ^uefto  tanto  inditio  uide  molte 
di  quelle  anime  cherano  nel  fuoco  andando  pner  mente,  E  diede  kro  cagione  di  cominciar  a  parlar 

ii  lui  e  diceano,  non  parer  loro  chel  corpo  di  Dante  fife  finto,comerano  ifuoi,  che  non /Oceano  omi 
ha,  carile  cjuel  di  lui,  A^ud  accofiateft  effe  poi  guanto  più  poteanojcnl^  ufiir  de  le  fiamme,  un4 
ii  loro,  per  tutte  lalire,  k  comincio  a  pregare  come  appreffi  uedremo . 


O  tu  $  che  uaì  non  per  ejfcr  più  tardo , 
Ma  fbrfe  reutrenti  :  a  ghaltri  dopo  ; 
Rijponde  a  me ,  che  in  fite  ^  in  foco  ardo 

fo\o  a  me  la  tua  rijpofìa  e  huopo  t 
Che  tutti  queHi  nhanno  m.iggior  fete  $ 
Che  dacqua  fredda  Indo ,  od  Ethiopo  : 

Vinne ,  come  che  fai  di  te  parete 
Al  fot  j  come  fe  tu^non  fi)jfi  anchora 
Di  morte  intrato  dentro  da  la  rete  ♦ 

Si  mi  parlaua  un  defft  1 9^  io  mi  fora 
Qia  maniffìo  5  j/o  non  foffe  attefo 
Ai  altra  no.m  ^  chap^arf^e  aUbora^ 


Prega  ijuffta  anima  il  poeta  ,  che  uogìia 
dir  loro  la  cagione,  cornerà,  chegli  fineua 
PArete,  ciò  e-.  Oracolo  er  impedimenti 
al  fole,  non  laffandob,  penetrar  oltre ,  ma 
ritenendoli  fiioi  raggi ,  come  fe  anchora 
non  filfi  morto»  A  lajuaì  domanda,  il  poe 
ta  dice,  chaueria  fiihitamente  fatisfttto,  fè 
non  fbffe  fiato  attento  aì  altra  nouita, 
ihaffarue  allhora,(luanJo  uoleua  riffonde 
re,  E  la  nouita  fi  fi{,  che  uide  fù  fer  Iacee 
fo  camino^  per  locjuale  effe  anime  al  pari 
ii  loro  aniauano,  utyiìr  gente  incontro  a 
^uefta^UciuaUojtfcf^ffo  arimirar, peri 


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Postillati  16 


PVRGAtORIO 

Che  per  lo  mé^  del  camino  acccjò  àf  fcontYdnhfty  ftUcmm^  e^ceanfl 

M enne  gente  col  uifo  incontro  a  quefìa^ 
Ld'judl  mi  fice  a  rimirar  Jojpefo  ♦ 


Li  ueggto  dogni  parte  fitrfi  prefta 
Ciafcunomhra  j  e  baciarft  una  con  una 
Senia  reflar  ,  contente  a  breue  fijlat 

Coji  per  entro  loro  fchiera  bruna 
Sammuja  luna  con  Ultra  fòrmica , 
Forjc  a  j^iar  lor  uia  e  lor  jirtuna  ♦ 

Tofìo  che  parton  laccogUen'^  amica  y 
Prima  chel  primo  pajjo  li  trascorra  y 
Sopragridar  ciascuna  s affatica  ; 

La  noua  gente  ^  Sodoma  e  Gomorra  ; 
E  Ultra  j  Ne  la  uacca  entro  Pafiphej 
Verchcl  toreUo  a  fua  lujjuria  corra  » 


jijìa  inftemfa  fimilituiine  dele  fhmii 
ffcf,  (^uanh fionfràdoft  fmmufam  luna 
ionlaltYaj  Dimaftrando  pft  (jufftoil  loi 
moYf  if  iurta  uerfò  de  lalfra  mo/Jc  da 
cmta  e  w3«  da  lafciuia,  come  ejueUo  dfh 
^ua^  frana  fìntt  mciuhwe  mentre  fui 
Yon  al  monioy  E  fukin  nel  Im  farfire, 
quelle  nouamente  uemte  ,faff?tticauan3 
iigrUar  ai  alia  uoce,  Soioma  e  Gomor 
ra,  E  ^uepo  finge  come  Chrifiianò^  E  lai 
tre,  che  [eco  ueniuano,  Fa  fi  fi  (ntY)>  ne 
la  uacca ,  TeYche  il  toYeBo  cOYYa  a  fi^a 
lufjùria,  e  (juefio  dice  ime  peta,  Ma  ii 
Sodoma  e  di  GmOYYa  dicemmo  nel  xv. 


E  di  Vafifi,  chenfYO  ne  la  filfa  uacca ^nel 
xif.de  l'inf.  Ricordauano  aiun(]ue  cof 
fio  Yo  in  fito  ultufeYio  fieffo  gUeffèmfi  di  (fuefii  cóntri  natuYa  e  hefliali  uitij  la  /oro  ufitti  mentYt 
uijpYo  di  jua,  a  ciò  che  di  (Quelli  uergognadofi  pu  tofìo  fi  ueniffero  a  fuYgaYf,  Et  i  Sodomiti, feri 
chel  peccato  loro  eYa  fiato  contYa  natuYa,fYOceieanOfeY  lo  gmnf  al  contrario  de  glialtYÌ  • 
Po/  come  gru  ,*  che  a  le  montagne  ^sphe 


VoUjfer  parte ,  e  parte  in  uer  larene  ; 
Quejìe  del  gielj  queUe  del  fole  fchifi^ 

Lum  gente  fin  ua  poltra  fen  uiene; 
E  tornan  lagrimando  aprimixantij 
Ef  al  gridar  ^  che  più  lor  fi  conuienet 

E  raccoflarfi  a  me ,  come  dauanti 
hffi  medefmij  che  m'hauean  pregito  ^ 
Attenti  ad  ascoltar  ne  lor  fmbianti^ 

Io,  che  due  uoìte  hauea  uifto  lor  grato j 
incominciai^  O  anime  ficure 
Chiuer ,  quando  che  fia ,  di  pace  filato 

Non  fin  rimafe  acerbe ,  ne  mature 
Le  membra  mie  di  U^ma  fin  qui  meco 
Col  fingue  fiuo ,  e  con  le  fiue  giunture. 

Quinci  fiu  uo ,  per  non  ejfer  più  cieco  : 
Donna  e  difipra^che  nacquifia  gratia; 
Verchcl  mortai  pel  uofiro  mondo  rcco^ 

ÌAa  fe  la  uoHra  maggior  uo^ia  fatia 
Toffo  diuenga  fi ,  chel  del  ualberghi , 
Che  pien  damor  e  più  ampio  ft  jpatia^ 

Ditemi  j  a  ciò  chanchor  charte  ne  uerghiy 
Chi  ficte  uoi*^  e  chi  e  quella  turba, 
Che  fe  ne  ua  diretro  a  uojlri  terghi  i 


fAofira^  che  hfo  le  gYaìe  accoglien'^f  fati 
te  fi  <juefìe  anime  infieme  ,  // gridar 
a  ijuelle, ognuna  diijuefle  due  fchieYeJui 
ria  andando,  e  laltYa  uenendoj  figuitaYOn 
la  fiia  uia,  qua  fi  come  gYue  di  natuYa  dti 
ueYfa  adunate  infteme  ,  the  quelle  fiffu 
YO  fihìfi ,  etemffprol  caldi ,  uoUjfero  a 
monti  Rtfèipofìi  a  fetten/Yione,  £  gufile 
che  odiajpYol  gieh,  uoUffcYO  uffo  ìarm 
di  lihia  pfìa  a  me^  di,  E  Tornar  lei 
gfimando ,  Finito  di  gridare,  fOYnauan^ 
fiangendoa  gridar  ancoYa,  E  quelle  che 
fYima  haueano  fregato  Vanfe,  fi  t:>mai 
Yon,  come  frima,  ad  accofìarfi  a  lui  tufi 
(e  intente  e  defiderofi  ad  afioltaYlo,  Oni 
de  egli  dice  in  fintentia  /oro,  efftY  in  quei 
luogo  col  corfo,Kfr  andaY  in  fi^,  PEr  non 
efpY  fiu  cieco,  do  è*.  Per  non  fffer  fiu 
offreffo  da  ignorantia,  come  uuol  infivii 
re  cheYa  fYÌma  flato,  C7  hauer  cognitioi 
ne  delueYo,  iimofÌYando,  chel  foier  ani 
dar  ad  hauer  ej^erientia  di  /oro,  efftndo 
anchora  unito  al  corf  o,  efieYÌi  conceduta 
feYgYatia  impetYatali  da  Beatrice,  come 
in  fiu  altri  luoghi  hallimo  ueduto^Vref 


CANTO  XXVI* 

uìtimméte^chf  li  uoglino  iirr,  chi  efsefcno,  f  cU  ^ueOf  le  U  turU,  lajuctlfe  ne  m  i^fO 
lejfJe  /oro ,  a  ciò  che  ne  [offa  fcriuer,  e  lajfarne  meWQm  al  mondo  . 


Non  altrimenti  ftupdo  ft  turU 
lo  montanaro^  e  rimirando  ammuta^ 
Quando  ro^  c  faluatìco  stnurha  5 

Che  ciafcun  omhra  jkce  in  fua  farutat 
Ma  poi  che  jùron  di  jlupore  fcarche , 

Loqual  ne  glialti  cuor  tofio  sattuta  ; 

f^eato  te  5  che  de  le  nojlre  marche  5 

'Ricomincio  colei  j  che  pria  ne  inchiefe^ 
Ver  morir  me^io  ejj^ericntia  imbarche. 

La  gente,  che  non  uien  con  noi^ojfcft 
D;  cio^j^rche  già  Cefar  triomfhando^ 
Regina  contra  fi  chiamar  sinteje  : 

Vero  fi  parton  Sodoma  gridando  j 
Rjmj^rouerando  a  fi ,  comhai  udito , 
Et  aiutan  larfiira  ucrgognando* 

f^ojlro  peccato  fu  Hermaphrodìto  : 
Ma  perche  non  firuammo  humana  legge 
Seguendo ,  come  hejlie  lappetho  ; 

In  obbrobrio  di  noi  per  noi  fi  legge , 
Quando  parlando  il  nome  di  colei  j 
Che  simbefiio  ne  limbeìTtate  fihcgge  ♦ 

Hcr  fili  ttoflri  atti,  e  di  che  fummo  rei: 
Se  fòrfi  a  nome  uuoi  Japer  chi  fimo  ; 
Tempo  non  e  da  dire,  e  non  fàprei^ 

faretti  ben  di  me  uoìerefcemot 
Son  Guido  GuiniceUi  e  già  mi  purgo 
Ver  ben  dolermi  prima  che  a  lo  fìrcmo  ♦ 

Qj4ali  ne  la  triflitia  di  Licurgo 
Si  fir  due  figli  a  riueder  la  madre  ; 
Tal  mi  fido;  ma  non  a  tanto  in fiirgo  ^ 

Cìjiandio  udi  nomar  fi  fieffo  il  padre 
M/o  e  de  ^ialtri  miei  miglior ,  che  mai 
Rime  damor  ufar  dolci  e  leggiadre  : 

E  finza  udir  e  dirpenfifo  andai 
Lunga  fiata  rimirando  lui  ; 
Ne  per  lo  fuoco  in  la  più  mapprcffiii^ 


Ver  fmììituiine  ie  lofiufore^  ialtjual  è- 

frefo  il  filua/ico  e  ro^  montanaro  nÓfiu 

fiato  a  la  cittd  yfeauiene  che  giunga  in 

^ueÙa,  U  Vaimi  ietta  urlem,  iimoftra 

lagri  merauiglia  cheUono  ^urflf  anime 

uiédo  egli  ffjcr  anchora  uiuo,  lAa  foifid 

fiche  diflufore^che  rie  glialti  cuoriTCfi% 

saUuta,cio  e,  Jojìofauheta,  perche  auel  ^Yrjho 

lichefcnoiigYanieammo,rìQn  fofpmn 

lurìgamete  e^tr  ojffYeffi  dajìujore,  lome 

fono  ifufillammiy  ma  dffderam  cctinud 

mente  difcorrer  cofe  nuoue ,  Q«X  d  t 

frimalhauea  domandato  dilpy  Beato  (e, 

cne  de  le  nojìre  marche^  lljual  de  Uro 

fÌYf  cotrade,  mkrcheycio  è  y  Aduni  ffjt 

tiétia  fer morir  megliOyVerche fitto  fjftr 

io  delefene affarecchiafe in Purg.  a  (juel 

lische  fi  lafciano  uincer  dal  uitio,  ffaueta 

tanto  Ihuomo,  che  da  (jueDo  fi  guarda,  e 

guardandofcne^uien  pi  a  morir  meplio  e 

jpiu  in  gratta  di  (jueUiy  che  fer  non  hautf 

hauuto  tale  ejferieiia,n5fcne  fcn  guarda 

ti,  E  uenedo  a  fcdisfir  a  la  dimanda  f^ti 

tale  da  lui  dice ,  che  la  genie,  lajual  non 

uien  con  loro,e  che  dietro  ale  fife  JjraHe  [et 

nandaua,OFfiff  di  ciò,  Ofjèfi  di  (Quella  C9 

fa,  fer  lacuale,  Cefaretriófindo ,  Slntef 

f(,cÌQ  è'.  S'udì  cetra  di  fi  chiamar  Kegii 

na^Vicano  (he  Giulio  Cesane  la  fùa  gioue 

tu  fu  madato  <t  biicomede  Re  di  Bitinié, 

E  fit  ofÌTtione ,  cheffc  Uicomede  upfe  di 

luì,  come  de  la  Regina,  E  ftr  ijuffto  nel 

fuo  trio  fi  de  la  Gallia.i  fcldati,  la  licéiia 

de^uali  in  tai  trionfi  era granliffima,  li 

rimfrouerauan  <juefÌo,chiamadolo  regina 

f  dicendo,  (.he  Cefire  shauea  fittcmeffc  la 

CaGia,  e  biicomede  slauea  fttiomeffc  lui  • 

Onde  Suet,  GaUiam  fuhiegit  Cefir,  Nii 

comedes  Cefirem,  Bcce  Cefcr  nei  triumi 


fhat  cjuiftilegii  gaùim,  Nicomedes  non 
trìumfhai  (jui/tilegit  Cefarem,  V  wo/  aducjue  inprire,  che  tjuella  gente  hauea  ofjrfi  Dio  nel  feccai$ 
ir  la  fciomia,  E  fero  gridauam  Sodoma  e  Gomorra  rimfrouerando  a  ffleffi  (fueflo  uiiio,  ffnVt 
aergign'Àofene,  Mtanano  Urfitra^cio  è^^Sminuiuano  Urlofe^chera  farte  de  la  loro  fenit enfia . 


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Postillati  16 


PVRGATORIO 

Majfyo  fecctito,  ìm  hi  uith  ii  (juelli,  Hora  Jicr  di  (juel  di  loro,  il^ual fL  HemafMifo,  È 
71W  pfYche  haufjpro  le  due  ristare  del  mafdiQ  e  de  U  fimina,  come  hanno  (jufUi^  ma  fenhe fùran 
ne  latto  uenem  hora  adenti,  CT  horafafifnfi,  fcgnendo  lapfetifa  come  heflie,  E  fero  (juando  ft  far 
tono,  ricordano  gridando  il  nome  di  Pafifè,  lajualfcguendo  fmilmente  il  fuo  iefltal finore,  Slmie 
filo  ne  limleJ1iafefchegge,Siferro,fer  af^eUar  lamato  foro,  ne  U  uaua  ftSiricafa  da  Dedalo  di 
jche^ge,  ciò  ^,  dajfe  .  IMleftiafe,ferche  fii  coperta  dtfeJle  di  hefìi^^  do  è-,  di  quella  de  la  uaccà 
fiu  da  elfo  fero  mata,  Horfai  no/fri  atti.  Ha  (fuefìo  ffirifo  ieUo  a  Dante  di  /or  CQndifione,E  di  che 
feccato  erano  flati  reiy  hora  dice,  che  [e  egli  fòrfe,  ftr  maggior  notitia,  uoleffe  fafer  i  nomi  loro,  che 
€  ijueflo,  fer  ejfer  molti,  comeuuol  inferire,  nonghè  conce iutoUemp,  e  che  (Quando  ftjfe^  non  fa 
frehie  di  tutti  dirli.  Ma  che  di  quel  di  lui  lo /ira  bene  perno  di  uolere,  ferche  dicenio^iene ,  tanti 
V -i*  ^'^^  è^^^  rimarra  a  fqere,  e  di  tanto  li  [cernerà,  e  diminuirà  la  uogìia,  lajual  ha  difcfeyli,  B 
fo/r  nomandofi,  e  danlofdi  a  conofcere,  comegli  era  Guido  GuiniceBi  da  Bologna jOttimo  ne  fuoi  fem 
fi  dicitor  in  limeuolgari,  come  di  lui  dicemmo  nel  xi.  canto,  fcggfunge,  chegìijì  purga  già  per  e  fi 
ferft  hen  doluto  epentito  de  lefue  colpe  prima  che  fiffè  giunto  a  ieftremo  de  la  uita.  Volendo  infivi 
re,  che  fe  ahonhora  nonfcne  ft/fe  doluto,  non  ftìrelhe  ft  topo  giunto  in  quel  luogo  a  purgar f,  ma  fa 
velie  anchora  ii  fm  ne  lantipurg,  ira  glialtri  cherano  a  queflo flati  negligenti  fino  ci  fine  de  U 
^abltictTtio  ULtltiH)  ^^^^  fi^  uedemmo  .  (^alinela  triftitia  di  Licurgo,  Di  fcpra  nel  xxij,  canto  dis 
cemnìo  de  lfiphile,che  andando  a  moflrar  al  Re  Adaflro  il  fónte  langia,a  ciò  che  potffft  col  fuo  e  fi 
ferciio  here,  E  per  queflo  hauendo  laffato  Copra  dun  prato  adormtntato  il  piccolo  figliuolo  di  Licurgo^ 
ihe  da  lui  hauea  in  cuflodia,  trouo  poi  che  da  un  ftrpente  gliera  flato  occ.fv,  Hora  p-  da  f pere.  Si  co 
mefcriue  Stat,  nel  \\  de  la  pia  Theh.  che  in  queflo  medefimo  tempo  erano  uenuti  a  Licurgo  due  fi  i 
gliuoli  d'ifrphile,  ciò  f-,  Thoas  tfT  Eumenio  hauufi  di  lapn  rheffalico,  quando  papo  in  Col  chi, 
iauali  ella  hauea  mandati  al  padre  Thoanie  ne  la  fiiga  che  pce  de  lifoU  di  lenno  ,  per  la  cagione, 
che  nel  detto  luogo  dicemmo.  Coloro  adunque^  cercando  la  madre,  la  trouaro  che  dirottamente  pian 
geua  la  disgrafia  di  lei  e  del  morto  fnnciuUo,  E  perche  nel  pianto  ricordaua  Unno  e  Thoante,  la  ri 
(onoUono,  e  corfonla  teneriffìmamente  e  con  fomma  aHegre^'^  ad  ahhracciare  ,  e  camparonla  da 
Licurgo,  che  per  la  morte  del  figliuolo  la  uoleua  Ocàdere,  Tale  allegrezza  adunque  die  fi  poeta  che 
fìi  la  fua,  udendo  Guido  GuiniceRi  chera  flato  fuo,  e  di  molti  altri,  che  li  domanda  miglior  di  lui, 
PAdre,  ciò  ^,  precettore  in  que^aficulta  di  utrp  e  rime  uolgari,  nominar pPeffc,  MA  non  a  fan 
to  infurgo,  ciò  è-,  lAa  non  a  tanto  miflendo,  che  io  uada  ai  allracciarlo  come  quelli  firon  la  mai 
ire,  per  riffieUo  del  fioco  qual  era  ira  lui  e  me,  come  uuol  inprire,  Wia  cop  peìipfo  SE  n'^  udir  e 
iir,  ciò  è-,  Sen"^  intender  o parlar  alcuna  cofa, andai  lungamente  riguardandolo.  Tanto  uuol  ini 
firire  effere  flato  uinto  da  grande  flupoYe,perhauerlo  troum  in  quel  luogo  apurgarp  del  UÌiio, 
ielqual  egli  nonfifarehhe  mai  creduto  che  douefp  e/pre flato  macchiato  , 


Po/  che  di  riguardar  pafcwto  fui  5 
Tutto  mojfeffi  pronto  al  fuo  feruigio 
Con  lajfermar  j  che  fii  creder  altrui^ 

tt  egVt  a  me*,ru  lafci  tal  uefiigio 
Ter  queU  chi  odo ,  in  me  $  e  tanto  chiaro 
Che  Lethe  noi  può  torre  j  ne  flr  bigio  ^ 

ÌAdfeìe  tue  parole  hor  utr  giuraro  5 
Dimmi y  che  è  cagion  ^perche  dimoflrt 
Ne/  dir  e  nel  guardar  dhauermì  caroi 

ttio  a  lui'^Li  dolci  detti  uoflri} 


Satioche  fu  Dante  J{  riguardar  Guldo,fi 
gliofjvYp  ffpr  tutto  pronto  al  juo  pruigio, 
COn  lajJèrmar,cioè',Con  il  giurar  che  k 
fi  credere.  Ver  lequali  parole ^  Guido  li  rii 
ffonde,  T  V  lapi  tal  uefligio,  ciò  e-  ,1h 
lafptalpgno  damor  in  me,  £  Tanto  chid 
ro,  E  tanto  manipfto,  per  quel  chi  odo  al 
frefcnfe  da  te, che  Lethe  fiume, il  qual  pgnì 
fica  oUiuione,  noi  può  torre.  Et  in  fenten 
iia,  non  me  lo  può  fir  domenticare  ,  NE 
firtigio,  Nf  opurare,  lAafe  le  tue  parole, 
Vmanié 


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Postillati  16 


CANTO 

che  ^quanto  durerà  lufo  moderno:, 
Vamno  cari  anchora  ì  loro  ìnchiojlri^ 


xxvu 

Vomnla  Guìh,  cme  mmirato  di  mt 
U  Imudentìa ielj^oftaurrfc  di  lui,  ^uel 
lo  che  ne  fa  cagionr,  A  che  yijfznie^jue 


flo  mceler k  lifuoi  iolci  amaroft  leUi  ufiù  ne  lefue terfc  rime.i^uali  F  Ar'^mcaYÌ,f^ranno  efif 
éffyepafi  1  Loro  mhioftyi,!  hYofcriUÌ,ciuÌto  iuYeYa,l\fo  modnno.ck  e'.loJtileìhoYa  e*  m  u]9. 


0  frate  )  i'fjfc ,  quejli ,  chio  ti  cerno 
Col  dito  (  ^  addito  un  jj^trto  inan^  j) 
F«  miglior  fitbkro  del  parlar  materno  ; 

Verji  damor^e  pro/é  di  romanci 
^ouzrcho  tutù  X  e  lafcia  dir  glifloUi  ; 
Che  quel  di  Lemoft  credon  che  auanvx 

A  uoce  f  iu  che  al  uer  dri\ian  li  uolti^ 
E  cofi  fèrman  fua  ofm/one, 
Vrima  charte  o  ragion  per  lor  Jàfcolti  ♦ 

Co/?  jèr  molti  antichi  di  Gutttone 
Di  grido  in  grido  pur  lui  dandol  pregio , 
F/«  che  Iha  uinto  il  uer  con  più  perfine  ♦ 

Hor  fe  tu  hai  fi  ampio  priutlegto  , 
che  licito  ti  fa  landar  al  chiojlro , 
"Nelqual  è  Chrifio  abbate  del  collegio  5 

Falli  per  me  un  dir  di  pater  noflro  5 
Quanto  bifogna  a  noi  di  quefìo  mondo , 
Oue  pcter  peccar  non  e  più  nofro^ 

Voi  forfè  per  dar  luogo  altrui  fecondo , 
Che  prejfo  hauea  dif]i>drue  per  lo  fuoco  5 
Come  per  lacqua  il  pej'ce  andando  al  fóndo  ♦ 

Io  mi  feci  al  mofìrato  inanv  un  poco  5 
E  diff  j  che  al  fuo  nome  il  mio  defre 
Apparecchiaua  gratiofo  loco  ♦ 

Ei  comincio  liberamente  a  dire  ; 
Tan  mabeUii  uojlre  cortois  deman  5 
Chi  eu  non  pitis  ne  uuoil  a  uoi  cohrire  ♦ 

leu  fui  Amart  i  che  plor  e  uai  cantan 
Con  ci  tcfì  uei  la  fpajfada  fvlor  5 
E  uei  iauffen  le  ior^  che  jper  denan* 

Ara  uos  preu  pera  chella  ualor^ 
Che  uous  ghida  al  firn  de  la  fcaìina^ 
Souegne  uous  a  tempi  de  ma  dolor  x 

Poi  f^fcofe  nel  fuoco  ^  che  ^laff  ina  ♦ 


Viauenhl^^eta  ianh  hiato  Guih  leìfu^ 
dolce  er  amorofè  fcriuere ,  Guiio ,  come 
tjueUoy  chtya  hmge  da  ogni  ÌYiuiiiaypUaÌ 
dita  e  mojìra  ArnMo  TiameU  VYOutn<^ 
Danio  il  pregio  a  lui  oltre  a  tutti  gliali 
ìyì  infiniti,  che  iamore  fcriffcYO  m  (fueU* 
lingua,  Confùitindola  ftlfà  opinione  daku^ 
ìli  ignoranti, icjuali  uo^eano,  che  Geyault 
deBeyneilychefliduncctjìello  di  limo', 
gei,  Ihauejfe  auan'^to,  perde forto  il  nO 
me  del  maeflyo  de  trornhadori ,  che  in  Un 
gua  VYOUfn'^le,  coft  domUauano  ciuetti, 
che  diceano  in  rima,  Ma  noi,  che  de  le  co 
fofitiom  de  luno  e  de  Ultro  hahhiamo  uet 
duto,fnremmo  (jueQa  diffìerentia  da  le  coi 
fe  d'AYnaUo  a  le/ùe,  che  da  cjUfRe  del  Te 
tYaycha,  a  c^uejìe  de  noftri  moderni  poeti, 
iijualifotto  nome  di  imiiatione,e  dadarfef 
le  uie  dejfo  Vetyanha,  Ihanno  già  tanto 
denudato,  che  non  glie'  rimafc  puYuna 
camicia  Yotta  da  poterft  coprire»  Tu  adun 
(jue  Arvault  in  ^jueSa  lingua  fngulare, 
E  le  fue  cofè  tanto  poetiche, che  fin'^gran 
conftieratione  mal  ftpoffcno  intender  e,  Ef 
il  Vefraycha  trouiamo  effrfcne  rùn  f  eco  fcT 
Ulto,  Onde  ueggiamo  nel  trionipho  damo^ 
yepreporlo  a  tutti glialm  oltramontani  di 
ctnio,  E  poi  ueya  un  draprllo,  Vi  portarne 
ti  e  di  uolgarìftrani,  Tra  tutti  il  primo  Af 
naldo  Daniello  Gran  maefìro  damoY,che  ai 
la  fua  ferra,  Anchoyfk  honoy  col  fuo  dir 
nuouo  e  hello  .  COft  fiy  molti  antichi 
di  Guittone,  Mc/frjf,  che  cjueflo  medefimo 
errore  fu  molto  inan'^i  a  loro  di  [rate  Guit 
fon  d^  AyeT^,  alcjual fu  dato  fimilmete  il 
prego  tra  cjuelli  chefcriffeyo  in  talficulta 
fino  a  tanto,  che  la  ueyita  con  fiu  perfcne 
:he  fcrilfero  meglio  di  lui  Iha  uinto 


Dt 

coPuifnmentione  anchora  il  Vet.  a  ^uffìo  propoftto  nel  medeftmo  Trionfi  fytc glialtri  italici  diceni 
io,  Ecco  Dante  e  Beatrice,  ecco  Seluaggia,  Ecco  Cin  da  rijì^ia,Gumn  da  Arr che  it  non  ef^ 


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Postillati  16 


nr 


PVRGATORIO    CANTO  KXVf» 

fhfrlmì  far  cUra  a^gi^,  Bt  in  ijufl  Son.  Sfnmcdo  wio,  hftì  che  h^Lofo  e  fclo,  ùue  !icf,  Maini 
ti  ftfgh  ^'^^  ^f^^  Oumn  fclutt^  e  Ufjfer  Cino  e  Dante  e  cet,  Hor  fe  tu  hai  fi  ampio  fri 
iiiUgih  G^'^^ P^^g*  ultimamente  il peta,  da  che  egli  ha  da  Dio  tantò gYcn  f  riuilegio  che  liftalei 
cita  di  poter  falir  al  cieky  nelcjusl  e  chrifìoMate  del  collegio  de  leciti^  che  li  dica  un  fatermftro 
fer  luif  E  ijuelìo^ice  ejfer  cjufllo,  cheffi  hanno  in  cjuel  luogo  di  lifogno,  oue  il  poter  peccare  nme* 
fiu  inficulix  laro  .  POiJir[eper  dar  luog^,  M  ijlra,  che  dett:^  ^jueiìo,  Guido  Jpmjp  fer  lo  fuoi 
co,  nmefilpefcefer  laccjua,  (Quando  fe  t\e  ua  al /indo,  Torfe^ey  d:iY  luogò  AltrMiycioè-,  Ad  altri. 
Intendendo  d' Arnxldo,  chera  preffc  di  lui,  a  ciò  che  fecondamente  fot.jje urlar  Lon  Dante,  hauenf 
ioliprima  parlato  lui .  IO  mijtci  al  m^praio,  Voìtoffi  Dante  ad  Arnaldo  e  fili  diffe,  ihelfuo  de 
ftderio  apparecchiaua  gratiofo  luogo  al  fuo  nome,  Bt  infcntentia,  che  deftderaua,  e  farehleli  cofa gra 
ta  chegìi  il  fuo  nome  li  diceffe,  A  le<juali  parole  Arnaldo,  nel  fuo  prouen'^l  idioma  rifj>ònde  ne  Ix 
ferma  e^rei^a  dal  tefto.  La  fcntentia  delcjual  è  (juefla,Tan!o  mi  diletta  la  uojìra  cortefe  dimania 
chio  «OM  mi  foffo  me  uoglio  a  uoi  celare,  lo  fono  Arnaldo  che  piango  e  uo  cantando  In  tjuefo  rojfi 
guado  la  paffuta  fvllia,  E  ueggio  inanl^  a  me  il  giorno  chio  fferOj  Hora  ui prego  per  quello  uaìort. 
Lo (j ua! ui' guida  al  fcmmo  de  la  fcala,  Ricordiui  a  tempo  del  mio  dolore ,  Voiffcofc  nel  fuoco,  CH< 
^liajfina,  ciò  h',  lljual  li  purga,  come  fa  loro  e  tutti  gli  altri  metalli , 


CANTO  :<xvii. 


si  come  quanlo  ì  primi  raggi  néra 
La ,  douel  fuo  fitttor  il  fanguejpjrfe , 
Cadendo  Hibero  fitto  ìaltra  libra  ^ 

E«  Ionie  in  Gange  da  nona  rìarfe  ; 
Si  ^laual  fi!  ;  onici  giorno  fin  g^ua^ 
Come  Ungd  di  Dio  lieto  cìapparfi  ^ 

fuor  de  la  fiamma  fiata  in  fu  la  ma  5 
E  cantina  \  V^eati  mundo  corde , 
In  noce  affiai  più  che  la  nofira  uiua  * 

Vofcia  j  Viu  non  fiua^fi  pria  non  morde 
Anime  fante  il  fòco  t  intrate  in  ejfo  ; 
"Et  al  cantar  di  la  non  fiate  fiorde 

Ci  di  fi  ;  come  noi  li  fiimmo  preffò  : 
Ter  chio  diuenni  tal  quando  lintcft  5 
Qjdal  è  colui ,  che  ne  la  fiffia  è  mejfo^ 

In  fu  le  man  commeffe  mi  protefi 
G'^rdandol  fòco  e  imaginando  fbrtt 
B  imani  corpi  già  ueduti  acceft  ♦ 

Voìfirjt  uerfo  me  le  buone  fcorte  t 
E  Virgilio  mi  diffi  ^  Bi^iuol  mio 
Q.UÌ  puote  eJfer  tormento ,  ma  non  morte . 

incordati ,  ricordati  t  e  fi  io 
Sourejfo  Gerion  ti  guidai  Jaluo  ; 
Che  faro  hor ,  che  fon  più  preffo  a  Dio  ♦ 

Credi  per  certo  ^  che  fi  dentro  a  laluo 


Dopo  la  defirittione  de  Ihora,  ne  lacjual  il 
poeta  dimofìra  effer  hro  apparfc  langeh, 
che gliyiuio  per  me^l  fioco  uerfo  Inltima 
fcala  ftr  doue  f  file  al  para  di fo  ierrtflro, 
E  fuh^Kale  ,per  effey  fofragiunti  da  la 
notte,  dopo  poihi  fag^ion  faliti,  fi  fofàron 
per  affettar  il  nuouo gicrno,  Wiòfìra,  come 
adormentato,  hehhe  nel  fonn-ì  certa  uifiof 
ne,  la  cjual  difi^arfd  ,fidefìo,e  ueJenh 
laer  chiaro,  et  ejfiruicino  al giornOyfilei 
uo  con  gliaUri  due  poeti,  e  fcliron  il  rima 
nente  de  la  fiala  tanto,chc  giunti  fipra  de 
(ultimo  fcaglione,  ^irg.  mfi  in  fita  Itlerf 
ta  dallhora  inanl^  landar,  lo  jìare,  e  lope 
rar  come  pare ua  e  piaceua  a  lui,fen'^  cha 
uejfe  più  ad  affettar  akuna  fua  ammonii 
fione  .  SI  comf  (juando  i  primi 

raggi  Ultra,  Molendol  poeta  fignificare, 
che  juando  langelo  apfarue  hro  ,  era  già 
fera,defcriue  molto  poeticamente  ijuefla  f)9 
ra  diyMjìranlo,  come  ejpndol  file  giunto 
a  lori^nte^  che  ad  effi  ijuali  erano  ne  lai 
tro  hemifj^herio  fui  mente  del  Vurg»  uenif 
ua  ad  efjtr  Occidentale,  e  fnceua  lor  fira, 
F.t  a  quelli  cherano  ne  Ihemifirio  no/ìr9 
fui  monte  S.on,doue  che- pofio  lerufilem, 
era  orientale ,  eficeua  lor  mattina,  efftni 


PVRGATORIO    CANTO  XXVII. 

4ol  ii  Jnbkefar  dun  «fd  cduo,  iA  u.hm,f..,cm, Uu^fi<hmofiu 

IVOM  I»  f^i't^^^  r   ,  toéiCcfYan^  quarto  canto  yBchf  a  fli^^ 

Con  le  tue  mini  d  Imho  de  tuotjanw .  eraKo  orifntalt/ceIft  rre^^  mue,  ^ue 
^on  giù  hmai ,  po«  gtu  ogni  temm\a  :  poftgnifìado  fer  il  fiurr.f  éi  Gan^f  chi^ 

Volgitt  in  qudjC  ukn  oltre  ficurot  inmentf^fffYHihfYofimdmfnufìum 
It  IO  p«r  firmo  ,  e  conira  con[c:Cì{^  ♦  chè'  in  ouiientf.  Vice  iiunc^ut  d.fl [ci fi 

ftaua^  SI  come  (juanh  uihra  ,  Co/?  come 
quanhfcuote  i  mmi  rag^i,  l  A  hue  ilfuofittOYfjf^rfc  Hh^ue,  cUfiifulJftto  Ynonff  Sio.  h 
uf  lì  future  non  fvlmentf  M  fclf,  ma  di  tutto  lumuerfo  .jfarfc^feY  noi,  il  fuo  fcngue  fYetiofffi^ 
mo,  E  auffìo  feguf  immeì.ale,  M  fcl  fi  mcfìra  la  mattina  al  mftYO  hmijfhfrio  in  oYientf,  dt 
doùf,ficomfmur^ieilhifYimÌYag^iiiiliiJialm:inteSi:^n  ui  fi  mauina,  cofi  ad  un  mfdffmo 
imp  muou(  ifuoi  ultirr.i  iHa  al  monte  del  VuYg.  efùuuifcra,  CAdendoHiterOyfeYche  ifimi  ca 
dono  uerCo  auella  farte  mreno,  SOtto  Ultra  lihra.  Le  lihre  fcno  due,  ciò  è-,  due  ipgni,  neijua 
li  entYandoffde,  aieguanofmfre  il  di  con  la  noUe,  Luno  è-  !aYÌetr,nel<juate  il fcle  filecjumtio  del 
uernoy  comeficeua  aUhoYa,  e  labro  e-  cjuth,  Lhe]Y:^fYiamente  domandiamo  LihYa^nelcjual  il  [de 
fi  lecjuin:>tio  de  la  fiate,  E  ferche  è-  ofpfia  a  l'Ariete,  nel(juale  allhoYa  eYclfcle  in  OYÌfnte,  ouefi 
(eua  me^  di,  ejfa  ueniua  ad  effìr  in  occidente,  oue  effe  fole  face  ua  me'^  noUe,  E  Cadendo  loti  de  in 
Canoe  riarfe  da  n-^na,  A  dinotare,  cmMhiamo  dfto,  cVeì  fdfàceua  \n  OYienie,  oue  cOYYe  il  fui 
me  dt  Gafige,  me^  di,  il(\ual  ^  [cmfre  a  Ihra  di  nona,  cjuando  il  fole  fiu  ardente  di  tutte  laltre 
hoYe  del  di.  Onde  ancOYa  il  ?et,  uolenlo  (\uefia  medtfma  hoYa  fgmficaYe  difjl  in  quel  Son,  Quel 
la  ftnejlra  oue  lun  fol  ft  ueie  Quando  a  lui  pace,  e  taltro  in  fu  la  nona  e  cet.  Con  chiude  aduncjue 
in  fcntentla,  chel giorno  ne  laltro  hemi^ftYio  fe  ne  andma,  (Quando  a^^arue  Im  langek  di  Dio  lle^^ 
to,feYLhe  ntffuna  letifia  è'  mag^ijre/ne  n.edian'e  UgYAt'a  di  Diomuarfnttto  e  mcdo  da  la  hrut 
tuYa  deluitio.  Onde  mojlra,  chefìando  fìiOYi  del  fuo.o  fu  la  ritta, jer  la juale  fffi  fYOcedeuaro,(an 
laua  fìeafi  mundo  coYde,  (juoniam  ifft  deum  uidehunf.  Parole  del  Saìuat^re  regifìraie  in  S,  Matt» 
ir/  V.  fN  uoce  affai  fiu  uiua  che  la  nofira,  E  di  tanto  fiu  uiua  e  chiara,  come  uuol  inprÌYe ,  di  juan^ 
io  fon  fiu  degne  le  diuine,  de  limane  cofe .  VOfda  più  n:n  ft  ua ,  Tffendol  foefa  ftafo  a/flfo 
iognifua  commeffa  colf  a  daìpimo  minifÌYO  del  cido,  inan"^  deg  i  ntreffe  der.tYo  da  la  foYta  del 
VuYg,  E  da glialtri  di  girane  in  girone  omhahhiamo  ueduto  U  la  fena,  e  rimafoìi  folamente  a  f^f 
lafatisfitiime  di  cjuella  de  la  carne,  A  lacjual  fatisfnuione  e  hora  inuitato  da  langelo  dicendo,  che 
non  ft  ua  fiu  oltre  jpYÌma  wow  moYde  il  fuoco,  e  feYO  che  efft  entrino  in  (fuetto,  E  che  non  dehhinù 
ejferfordi  al  cantare  di  la  da  effe  /r/oco,  fatto  da  uno  altYO  ay^.gek,  theflaa  lintYaY  de  la  fata,  jfer 
lajual  ft  felle  (  come  uedYemo)  al  faraiifo  terrefìro,  ma  che  dehlin-i  cttYauerfàr  il  ji.oco  dietro  al 
ftiono  di  tal  canto.  Per  lacjual  cofa  il  Poeta  mcfÌYa  che  de  la  fauYa  diueme  moYto  c^ucft  con- e  colui y 
che  meffo  ne  lafiffa,^  inteffenìoft  luna  con  laltYa  mano  dice,Ml  fYO'ef,cio  ^,Mi  dfìefi  ,come  fk 
chi  ^o-^feffc  da  gran  timoYe  guaYdado  il  fiioco,  e  jvYie  imaginandoft  cjiello,  che  diuenga  un  corp 
humano  acc(fc,corne  alcuni  che  nhaura  ueduti,(juaft  dì  già  jf  avendoli  efpY  tale,  Vclfcrft  uerfo  me 
le  huone  fc^rte ,  Teme  Dante  dentrar  nei  fìioco  ,  il  cYUiiodeljuale  doueua  effer  la  ftisfrtione  de  le 
fùe  colf  e,  lacjual  cofa  e  frofria  del  fenfc,  Ma  \'ÌYg»  ciò  ^,  la  Ya^ione  li  dimofìra  ,  cjuiui  foteY  effcf 
tOYmento,  ma  nm  mcYte,  comegli  ftmAgìnaua,  anl^  certa  e  ftcuYa  uita,  f^nhe  fidsfttto  a  la  colf  a, 
lanima  è  lihera  da  le  fene  de  l'inf  che  inftrifon:)  eterna  morte .  Ricordati,  ricordati ,  Diwo^ 
fìrAÌa  ragione  al  fcnfo,py  farli  animo,  e  rimouerlo  dal  timoYe,  che  ha  uendolo  guidato  [duo  (iuani 
ya  eYa  nelfYòfindo  Inf  jofra  li  Gerirne  in  Dio  hntano^che  molto  rntjlio  lo foiena  ^uii^r^mo  $U 


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Postillati  16 


PVRGATORIO 
ffior<r,  de  gUfYd  fiu  frelfo,  e  ufYO  jn:(m  a  la  lettera,  che  Dxnte  era  atlkra  fiufreffc  a  D/u,' 
CIO  e ,  ai  cifloy  effcnhfui  mznte  U  Purg.  che  ijuanh  erafoj^ra  Ji  Germe  uicim  al  centro  ie  la 
terra,  E  mmlmenfey  era  allhora  fiu ^rf/fo  a  Dio,  eh  è-yfiu  ne  la  fua gratia ,  effenJo  furiato  e 
manio  da  o^^ni  uith,  che  (juanio  li  cjnfUi  era  commin<ito  e  Iorio  .  CReiifer  certo ,  Seguita 
fur  anihora  la  ragione  inperfualer  al fcnfo  il  meìefimò  iim^jìranhy  che  juelfùocQ  non  conjumx 
ne  aUru già,  come  gli  fi  ere  le,  perche  (juanh  iene  egli  flejp  um  infinito  tempo  DEnfro  a  Uluo, 
€10  è  Nel  me^  di  (Quello,  fer  efferlaluo,  ciò  è-,  iluenfre,  nelme^  delhuomo,  non  lo  pofrehlefar 
caino  dun  capello,  ciò  è-, non  glie  nepotrehhe  toruia  uno ,  E  penhe  a  ferfùaier  non  hafla  qualche 
uolta  la  ragione,  per)}  uien  a  ìej^trienda,  lajual  uuol  che  faccia  col  lemho  de  fùoi  panni,  mettertJof 
lo  con  le  mani  nel  fuoco,  di  tìuouo  ,  facendo  anchora  pròua  di  rimanerlo  de  la  fua  oflinatione  ,  Ma 
jìaffi  il fcnfopur  anchora  in  (jueda  fermo,  E  cor.tra  confcientia^  lajual  lo  rimordeva  di  non  ohedir 
a  la  ragione,  che  fino  allhora  Ihauea guidato  faluo  • 

Quando  m  uìde  fiat  "fur  firmo  e  duro  j  Veduto  Virg.  lojìinatime  Ji  Dante,  uien 
Turbato  un  poco  diffe  jUor  uedt  figlio  y  nUtimo  rimedio,  iltjual  è' cjueQo ,  che 
Tra  Beatrice  e  te  è  quefìo  muro.  dehheufar il huon precettore uer fi  difcepa 

Come  al  nome  di  Tishe  aperfel  chlio  ^^^'^"/^  ^'^'^  da  fu:^i precetti,  e  cjufflQ 

Firmo  in  fu  la  morte ,  e  rmardotla ,  ^    ['^'f  alquanto,per  far  chef]  uer, 

Atlhor  chel  ^eljo  diuento  utmi^^o  5  gy  ^^lfu^  errore ,  fncordarh  che 

^ri      -    7  -^«v     r      rff    ^  u:)Undo  ufnir  ahrop:)ftdpne,  ejjer  dapriì 

Colt  la  mta  dureiza  fatta  \oua  y  .   .    cy,    '  v      / /'  ■  j- 

J       tr   t  r  ■    1        ]    7  f  ceder  inan^,  enmffrmarh  ira  uia,  dii 

Ut  uolfi  al  fauio  duca  udendo!  nome ,  rnoflrandoli  da  tal  fine  effcrpoco  dtjì.nte. 

Che  ne  la^  mtntc  fempre  mi  rampolla ,  q^^,  ^ì,,^  ,1,  ^.^^^./g  ji^^^^y  ^,^3  ^ 

Ondei  crollo  la  fronte  ,e  diffc,  Come ,  j^^y-o,  turiato  un  poco  diffc,  Hor  uedi  figli 

Volcnci  fìar  di  qua  !  indi  Jorrife  5  uoìo,  (ì^efto muro,  do  è-yOu^efìo  oflaco'o 

Com*  ed  fhnciul  ft  fil^che  uinto  al  perni  t         ftsr  impedin-.enfo  fJamente  è-  tra  Beat,  e 

Voi  dentro  al  fuoco  inanTj  mi  ji  mife  te,Bf  era  i^  fiioco,ve!jual  doueua  fatiffar 

Fregando  Statio,  che  uenijfe  retro  «  1^  colpe,  che glierano  fiate  cameliate. 

Che  pria  per  lunQa  jlrada  ci  diutfe,  fenlalaiiualfttisfatione,ncnffuotrouar 
*^  Beat,  ciò  e-,  non  fi  può  uenire  a  in  mtemi 

flatione  de  le  diurne  cofc,  perche  fin'^  la  fatisfatione^  la  confcffme  e  Vaffclutione  farehhe  nuda.  Et 
a  uo'er  le  diuine  cofè  contemplare,  ti  fogna  hauer  lanimo  netto  e  mondo  da  tutte  le  macchie  .  CO 
mal  nome  di  Tisle,  Vdito  Dante  il  nome  di  )^eat.  fatta  fuhito  la  fua  dure^"^  tfT  ofìinatiòne  SOh 
la,  ciò  ^,  Tenera  e  molle,  Et  ^  fimiliiudine  dalfirro,  (juando  non  è-  hen  conde  ifciio  ,  che  allhora 
diciamo  (juello  effìr  fido,  do  e  raro,ft  uolto  a  Wirg,  non  altramente  che  fi.e  Piramo  efpndo  uici 
no  a  la  m'irle,  uiitol  nome  de  la  fua  amata,  e  troppo  da  lui  deftderata  Tisle,  ejuandol  gelfo  di  lian 
co  chera prim.a,  douento  uermiglio  .  Lacjual  fàuola  recita  Ouid»  nel  iiy,  CHe,  ciò  è-,  il  nome  de 
latjual  Btat.  Mi  rampolla,  Mi  rinoua  e  rifùnafcmpre  ne  la  mente,  Obide  e  crollo  la  fronte,  Crolla 
la  fronte,  ciò  è,  la  tefìa  Virg.  cjuafi  uoleffe  dire,  Vedi  che  ho  trouato  fvrma  da  farti  rimouer  dopi 
nione.  Poi  diffe,  V oglianà fìar  di  ({uat  Sapendo  che  Dante  era gia,per  trouar  Beat,  defderojo  den 
trar  neffiioco,  E  detto  (juefto  forrifc,  come  fi  fa  al  fanciullo  CH^  uinto  al  pome,  Perche,  fi  cornei 

fanciullo  rendenJofi  difficile  alcuna  uolta  di  far  cofa  che  li  fia  comandata,  fc  li  uien  promijfo  un  poi 
mo  in  c<tfo  chela  faccia,  fi  dfforra  a  uolerìa  fare  per  guadagnar  il  forno,  Onde  che  uien  ad  efpr 
uinto  da  jueUo,  Cofi  il  poeta  uuol  infirire  chera  auenuto  a  \ui,ptrche  efpndo  prima  diffzfio  a  non 
uoler  entrar  nel  fiiOco,  Voi  che  intefe  da  Wirg.  Beat,  efier  di  la  da  c^ueh,  umto  dal  defiierio  cheli 
ledinederla,fidi0e  uolerlopaffare,  E  cofimiffifi  Virg,  inanl^  a  lui, pregando  Siat,  che  uolefi 

fe  feguiiarli 


CANTO  XXVii; 

Jr  LeMrftt.  riua,  tu  luno  e  Uro  di  /oro,  ciò  ^,  tra  ^irg.  in.n^,  ^  ilpet^  che 

hetro  .  Stat.tsr  «  lui,  dcuenh  la  ragiona, ir^te ft  ffr  sjtrg.  fMiminU^^ 
trecfier  ctl  He ,  M.  in  ciuelìo  l,og,  e  nneffmo  chfl  fenfc ,  douenio  a  Ir  fu  e  colf  e ,  col  d^itO 
ordine  fM^f,  cy  fia  fcjhinto  da  lintfllftto  a  maturmente  t  con  buono  fffir^tne  fcguitar  la  m 
mne  !  effondo  cofa  da  la{U  defende  e  la  fdufe ,  e  la  dannationf  de  lamma,  E  fac  Vantf  Jei 
guìiera  dietro  a  "^iigli^  t  Sf«fio  d^\tiio  «  \m. 

Come  jùt  dentro  5  tn  un  boUente  uetro 
Gìttato  mi  farei  per  rinfrefcarmì^ 
Tanto  era  iui  Io  incendio  fen\a  metro  « 
Lo  dolce  ]^adre  mio  per  confortarmi , 

Pwr  di  beatrice  ragionando  andana 

Vicende  i  Gliocchi  fuoi  gm  ueder  j^armi  ♦ 
Cuidauaci  una  uoce ,  che  cantaua 

Di  lai  e  noi  attenti  pur  a  lei 

Venimmo  fuor  la  ,  oue  fi  montaua  ♦ 
Venite  benedicti  patris  mei 

Soni)  dentro  ad  un  lume  5  che  li  era 

Tal  ;  che  mi  uinfe ,  e  guardar  noi  potei  ♦ 
Lo  fol  fin  ua ,  fiìggiunje  e  uien  la  fiera  x 

fion  uarrefìate  ;  ma  jludiatel  pajjù , 

Mentre  che  loccidente  non  sannera ^ 
Dritta  fialia  la  uia  per  entrol  fajfio 

.  Verfo  tal  parte  ;  chio  toglieua  i  raggi 

Vinan'^  a  me  del  forcherà  già  bajjb^ 
E  di  pochi  ficaglion  leuammo  i  fiaggi  ; 

Chel  Jol  corcar  per  lombra  j  che  fi  Jj^enfie , 

Sentimmo  dietro  tfT  io  e  li  miei  fiaggi  ♦ 
E  pria  che  in  tutte  le  fiue  parti  immenfit 

foffic  ori'^nte  fritto  dunaf^etto , 

E  notte  haueffi  tutte  fiue  dijpenfi^ 
Ciafiun  di  noi  dun  grado  jice  letto  x 

Che  la  natura  del  monte  ci  affranfit 

La  poffia  del  fialir  più  chel  diletto  ♦ 


^ya  tanfo  lincendio  del  fuoco  SEri^  me 
troycio  è-,  ScM^  mifurayche  fer  rinfrefi 
Larmi,  io  mi ptrei  gfttato  in  una  firnace 
dihUente  wtrOy  E  yirg.fn  conftrfur'^ 
mi)  mndauafuY  ragionando  di  Beat,  di 
cendoy  Mi  far  di  ueder  già  gliocchi  fuoi. 
Et  e  cofa  uera  ,  chela  fitiifnUione  de  le 
commejfe  co'f  ^  re  far  co/^  dura^  ma  (fui 
io  col  difcorfc  de  la  ragione  confideriai 
mo,  che  mediante  (jiiflla famo  condotti 
a  Beat,  ciò  e^a  la  latitudine ,  lacjual  in 
tal  difcorfo  ne  la  far  già  confeguire,  fà 
che  molto fiu  fatienf emente  toUf riamo  U 
fena  .  GVidauaci  una  uoce  ,  WiofÌYd, 
che  di  la  dal  fìiOio  fifp  uno  angelo,  dal 
canto  delijuale  effi  erano  iondotti  ,  e  cefi 
feguitando  (jueÙo,  ufciron  fiiori  del  fiiOi 
co  ,  e  giunfcYO  a  le  fiale ,  fer  lecjuali  fi. 
Ynontauaal  faradifcdele  delitie.  Et  udì 
dire  a  quefìo  angelo  le  farole,  the  fcn(i 
regiflrate  in  S,  Matteo  al  xxv.  che  Chrif 
fio  dira  nel  giudicio  uniuerfale  uerfè  de 
glieletti  y  che  faranno.  Venite  lenedicii 
fatris  mei .  Qiitfìo  angelo  fignifìca  la 
diuina  gfratia,  dalac^uale,  dop  la  delii 
ia  fatitfàttione  de  le  mfìre  colf  e  yfamo 
inuitati  a  la  uia  del  cielo,  KfT  ammoniti 
a  non  douerci  firmare,  ma  frocedey  ne  le 
luone  ofere  metre,  che  da  tal  diuinagra 
iia  fiamo  illuminati.  Et    fmile  a  (juel 


detto  del  Saluatore,  Amhulate  dun  lucem 
hdetitne  tenehrf  uot  comfrehendant .  VRittafàlia  la  uia  fer  entrol  fiffc,  Mojìra,  che  (juefìa  uia 
'  del  monte  filiua  dritta  uerfo  oriente,  ferche  fd  fole  era  giù  tajfc  in  occidente,  e  che  egli  in  cjutfttc 
tal  uia  romfeua  i  raggi  del  fcle  in  modo  che  la  fua  omlra  gìiandaua  inan'^  ,  hifignaua  cVegli  hai 
ueffe  uolto  le  f^alle  a  occidente,  cr  il  uifc  ad  oriente,  a  dimofìrare,  che  nel  circolarmente  frocedef 
loro  fer  cjuffìo  monte,  haueano  di  (Quello  girato  e  uolto  a  funto  la  mifa,  hauendolo  a  frincifio  co.; 
minciato  a  [Aire  da  la  farte  che  guarda  in  oriente,  come  ne  la  defcrittme  del  Vurg,  chiarifiìma  f 
mente  fit  dimojìrato .  E  di  fochi  fcaglion  L  Eumo  i  figgicelo  e ,  Efferimétammo  la  falita,  che  ro 

A  K 


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Postillati  16 


PVRGATORIO 

E  li  mifi fàggu  ^>  ^^^S' ^  ^'«'^'»^wa  COrcay^  do  e,  Anìaf  fetta  Jlftrò  tt m  iti 9cai 
ifnif  a  fofar  il  folfy  e  (jurjì^  fff  hmira  che  fi  Jfenfi  clman'^i  «r  me,  da  IcKjual  freniemm^ì  tal 
conietturcty  E  Pria  che  in  tuUe  U  fuf  farti  immenfe,  E  prima  che  oriente  fijjè  in  tutte  le fue  farti 
fuori  di  mi  fura  grandiy  V'erto  affetto^  Perche  altro  affetto  e-  <juel  de  lori^ntein  occidente  ^  juanf 
do  di  poco  è-  andato  fcttol  fole,  fer  la  chiare^'^  di  ijueUoy  tST  altro  (juel  dognaltra  fua  farte,  jccon  i 
io  che  f  in  e  meno  farticifano  de  la  fua  luce,  E  Nottr  haueffe  tutte  fue  dijfenfc^  E  la  notte  hauejji 
tutte  le  fue  farti,  C7  in  fcnttniia^  Prima  che  fer  tutto  (juelio  hemifftrio  ftffe  nòtte  ofcura,  Ciafcun 
di  noiftce  letto  VVn grado,  ciò  è  ,  Vuno  fcaglione,  perche.  La  natura  del  monte,  lac^ual  ^  di  n3 
foterlo  fulir  fcn\al  fole,  CAffranfe,cio  e  ,Ci  con  fumo  e  tolfe  uìa  ha  poffa  del  folire  P\u  cheì  diletto, 
Verche  ancorai  diletto,  che  alcuna  uoìta prendiamo  m  gualche  utile,  o  piateuole  ofera,  ne  confuma 
talmente  lefir^fx  ^hf  prima  caccorgiamo  di  non  f^tere,  che  manchi  tal  dilettationr  in  noi  • 

Qjtali  ji  ^««0  ruminando  manfe  AlfmiglU  fe,fofmin  fjuel  luogo,  ale 

Le  carne  firn  rapide  e  proterue  P'^^  fa  flore ,  perche  fi 

Sopra  le  cime  auanti  che  ften  pranft  come  ciwìle  fono  guardate  la  notte  dal  pa^ 

tacite  a  lombra ,  mentre  chel  Col  fèrue ,  >  ''f]  ^  g^'^^f^         V,>^.  e 

_      ,      JT     n       t,    ■    n  1^    .   ^  Stat,Onde  due,  Qualile  capre,  A\)  ani 

Guardate  dalpanor,che  ,n  fu  la  uerg»  .^^^      ^JiirPrir^.l  Lm>m» 

E  qual  il  manàrm ,  che  fuor  alberga,  ^  p,„,,,^,^  , 

Luttgol  peculio  juo  queto  pernotta  ^^„-^  ri^mrh  fer  U  urne  </<•  manti  f  it 

Guardando,  forche  fiera  non  lo  Jpergaì  U  fagli  j^er  foftrfi.EfoiuftiMl  mt^ 

tali  erauamo  tutti  e  tre  aHhotta,  ii  tAEntrt  Ad  fcl  tEruf,cÌ3  è  yfaljgn 

lo  come  capra  ,&ei  come  pa/lori;  <Jofoflc,  si  ftnnomanfe,sifinmmanf 

¥afciati  quindi  e  quinci  da  la  grotta,  furie  mite  a  Imlrarummii^i  gmritit 

Voco  pareua  //  del  cel  di  fi<orh  fjf"',?'!'    f"   ""^^  '  "f"" 

Ua'per  quel  poco  uedeuio  le  JleUe  ^jfptZv:!^^;:^^ 

Di  lorfoler  e  pm  chme  e  maggwr},  j,^^^^'^  „^„^,-^„f,^,^,„,,i 

guardiano  de  le  mandrie  che  atherga  fùd 
ri  l  Vngo!  feculio,ào  h,  Prfffcl  gregge  de  le  fue  fecore,  PErnotta,  do  è^,  Vegghia  la  notte  (jueto 
guardanh,fenhe  fiera  NOw  lo  jferga,  Naw  lo  Jfarga  e  metta  fer  lo  timore  in  fùga,TAli  erauai 
mo  noi  aflhora  tutti  e  tre,  lo  come  capra,  e  \Jirg.  e  Stai,  come  pafìori  che  mi  guardamano,  fpfciati 
fflretti  qvimi  e  (juindi.  Di  cjua  e  di  k  DA  la  grotta,  do  e-.  Dal  concauo  fcffc,  ouera  la  jcaU, 
fer  lajuàl  fi  fdiua  ,  E  la  comparatione  è  ottima,  perche,  fi  comel gregge  ,  fcn'^  la  guardia  del 
paftore  fi  d  ffergerehhe ,  Co//  preuaricherehiel  fcnfc,fi  da  U  ragione  e  da  linteEetto  non  fijfe  cui 
ftodifo  ,  POCO  pareua  li  del  ciel  di  fiiori,  Poteua  tanto  parer  loro  del  delo  ,  ju^nio  parrelle  d 
chifhffe  in  una  molto  fìretta  e  proftnda  fijfa  ,  perche  fale  era  Quella  ficaia,  oueffi  erano  trafui 
va  e  laltra  ffonda  di  ^juel  [affo  ,  Ma  per  (juel  foco  che  ne  pareua  dice ,  Io  uedeua  le  fide  piti 
chiare  e  maggiori  DI  /or  fclere.  Di  (juel  che  mi  fileuano  parer  prima  che  tanto  in  alto  filiffi  d 
mnte ,  è-  còfa  naturale ,  chejpndo  afcefo  oltre  a  lafiender  de  terrefìri  uapori ,  icjua'i  ne  fcglion 
torre  ,  amor  nelhel  freno,  in  gualche  fartela  chiare^"^  de  corpi  celejti ,  doufffe  ueder  le  feU 
le  più  chiare ,  E  confcjuentemente  anchora  maggiori ,  perche  (^uanio  più  cappYfff:amo  ad  un9 
ohieiio  ,  tanto  meno  ne  uien  ad  effiy  celato  la  (juantita  di  jueUo  ,  E  moralmente  ,  (juanto  più 
capfrefftamo  a  Dio,  come  era  Dante  allhora,  fer  effir  purgato  e  mQnh  de  U  bruttura  dogni  uitio^ 
7ant2  meno  ne  uen gon  nd  effir  nafiaiie  le  ceUfii  e  diuine  cofe , 


CANTO 

Si  rurriindnh  e  fi  mirando  in  quelle 
Ut  frefd  fonno^/tl  Jonno^^che  fouente, 
An^i      fatto  fta  ,fa  le  noueh  • 

Ut  d)ora  credo  ;  che  de  loriente 
Vrima  l'^g^'^      monte  Citherea, 
Che  di  fuoco  damor  par  fempre  ardente  j 

Ciouene  e  bcUa  in  fogno,  mi  parca 
Donna  ueder  andar  per  una  landa 
Contendo  fiori  j  e  cantando  dicea  ; 

Sappia  y  {qualunque  il  mio  nome  dimanda , 
Chto  mi  fon  Lia  ;  e  uo  mouendo  intorno 
Le  belle  mani  a  farmi  una  ^Irlanda  ^ 

Ter  piacermi  a  lo  ffiecchio  qui  madornox 
Ma  mia  fuor  a  Rachel  mai  non  fi  fmaga 
Val  fuo  ammiraglio  j  e  fede  tutto  giorno  ♦ 

ijla  è  de  fuoi  begliocch  ueder  uaga , 
Comio  de  laiornarmi  con  le  manit 
Ui  lo  ueder,  e  me  lourare  apfaga^ 


XXVII*  .    ^     „  j 

amhora  nfU  fmxlituàxntàeU  cafra  e 
del  Pafrorf,)  ciò  è-,  cofifenfcnio,  e  rimii 
mdo  in  fjjìftfllf,  fa  rfo  dalfcnno,ma 
ia  }«fflo,  CHffcufntf,  Mciualt  jftfje  U^l 
(e,  SA  le  nouflle  an'^i  chfl  fitto  fia  , 
E  (juffìo  è-  jutl  modo  difcgnarfy  chf  dé 
latini  e-  domandato  Vixjo ,  lljual,  co^ 
munmentt  fuoi  ^JJ^r ,  come  ue^gimù 
chegli  lo  dfcriuf,uicino  a  lalha,Onde  dii 
credaf ,  Nr  l\)Ora  QV\(  Citherea  ,  eh 
e\  chelafìflla  ii  Wfnere,  lacuale ff effe 
uoìte  fuol  [urger  in  oriente  fitori  de  lorii 
:^nte  un  foco  inan'^  a  lalha  ,  R  ^/^li 
de  loriente  f  rima  nel  monte,  ciò  e\Man 
io  frima  li  fuoi  raggi  dmente  nel  monf 
te  del  Vurg.jul(\uaì  egli  era,  CWe ,  /<t; 
^^ualcuherea,  V  Ar  fin^f  re  ardente  difa^ 
iO  dmore  yejjhdo  Venere  Rutila,  che 
infiamma  glianimi  ad  amt^re ,  Cìouei 
ne  e  ifHa^Fir.ge  adu^l^e  a  ^uefìa  tal  hora 


bfy  etici  ^1  UoTK  I  p  > 


hauer  ufdufo  in  fcgn,  aueh  ,  ò^e  uile  pi  il  fcguente  ii ,  [Aito  eh  fii  al  farad  fc  temfire  m 
[erfcna  di  Matelia  ,  come  nel  feguente  canto  uedremo  ,  iÌ0f\una  gioue^xe  e  beUa  donna  an^. 
iar  TVruna  landa,  ciò  e\Ter  una  campagna,  cme  dmofirarr^.o^l  xvij.  canto  de  l  In/. 
ttoler  f^Pnificare,  cogliendo  fiori ,  E  dtcea  cantanio,  comeh  era  I  ia,  V  andaua  dintorno  rr.Of 
uendolemani,f>rrfirf:una  ghirlanda  di  fiori,  Et  adornar fc  cjuiuilfY  fi^^^^  Jì'f'' '  . 
Di  cofiei,  come  nejje^ntQr^^  figurata  fer  la  uita  aUiua,  onde  due,  che  mue  le  mani 
inforno,  effe  r  uaga  de  lad^rnarfcTon  le  mani,  tT  (^^^g^f^  ieloferare,  E  Rachel  fua  fcreUa 
fer  la  contemflatiua,  onde  dice  Ma  NO«  ftfm^ga  ,  no  e  ,  Non  fi  fmarrifce  ,  o  ferde  mai 
DAI  fuo  ammiraglio.  Dal  fuo  j}ecchio,iljutiU  il  fcmwoDioin  cui  ogni  diuinita  rifllende, 
E  fede  tuttol  giorno ,  CT  è  uaga  in  effe  ammiraglio  di  ueder  li  fuoi  te^Hocchi ,  E  cof  il  uei 
irr  fclamente  laffaga  ,  dicemmo  nel  fecondo  de  r  Infimo» 

E  gid  per  li  fif)lendori  antelucani  j 

Che  tanto  a  peregrin  furgon  più  grati , 

Quanto  tornando  albergan  men  lontani  ^ 
te  tenebre  faggi an  da  tutu  i  Uti^ 

Ibi  fanno  mio  con  effe  :  ondio  kuami 

Veggendo  i  gran  maefiri  già  leuatK 
Qj4el  dolce  pome  ;  che  per  tanti  rami 

Cercando  ua  la  cura  de  mcrtali; 

l^oggi  porrà  in  pace  le  tue  famix 
Virgilio  inuerfo  me  quefte  colali 

Varole  uso  :  e  mai  non  faro  fircnne  j 

Che  fajfcr  di  piacer  a  ^uefle  iguali  ♦ 


Mofira,  che  già  fer  li  j}>leniori  che  furi 
gono  in  oriente  inan'^  a  la  luce  dd  fclf» 
chegli  li  domanda  fflendori  antducani, 
ciò  è  ,jj:lendoYÌ  che  fi  moftrano  inanl^ 
al  di,  e  che  finno  lalha,  le  tenebre  de  la 
notte  da  tutti  i  lati  frtggiuano.  Et  il  font 
no  di  lui  tcw  <]uelle,Onde  the  gli  fi  Ituo^ 
cedendo  ancora  pa  leuati  I  Gran  maei 
flri,  intefi  fer  \irg,  e  Stai,  E  (juefìo^ 
ferche  la  ragione  e  linteUetto  nf  It  uiri 
tuofe  operationi  ffmfre  fitrgono  inan'^i  al 
fin  fi,  CHe,  Ijuali  jjlendori  furgon  tani 
io fiu grati  a  ffregrini,  /juanto,  romani 
A  K  li 


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Postillati  16 


PVRG ATORIO 

Tdntó  uolcr  foura  uóUr  mi  uenne  ioal  doUenattm  lorallryp,  Jacjue^tX' 

De  le\Jer  fu  5  che  ad  ogni  pajjo  poi  loggianomen  lonfam,Ffychf  quatomen 

Al  ùolo  mi  fintici  crefccr  le  penne  ^  lontano  da  tjueUo  alheYgam  ^  tanto  crr, 

,    ,    ,    '     ,  f^^^fifP  maggior  il  (IfJtJf  no chdmclefi 

fcYui,  E  confc<iufntmtnte,  tali ffìenàm  feri  hy  fiugY^ti.ffrcheatallm  àeftdfrio  cor, fir {cono, 
efcnpYf^jpiftf,  come  uuol  il  poeta  infirire,  e  che  dira  cjiii  di  [otto  che  furori  a  lui  fcnfendoft  uicino  al 
iieh,  donde  prima  era  partito,  e  dalcjual  lontanò  e  peregrino  ft  lungamente  era  aia  fiato,  Onde 
V  irg,  li  predice,  come  (juel  di  egli  confeguira  quel  dolce  heato  eplice  fine,  che  per  tante  uiee  modi 
la  cura  de  mortali  ua  cercando,  E  (juefioè'  leterna  heatHu  dine,  Perche,  fi  come  il  fine  di  chi  piata 
'.  i  More  è' di  confeguirne  alfuo  tempo  II  pomo,  ciò  e-,  il  frutto,  Cofi  il  fine  di  chi  seffcnita  ne  la 
'   ccfemplatlua,  0  ne  laUiu^  uita,  è'  di  confcguirne  la  heata  fdT  eterna,  la(jual  e-  cjufUa,  che  parif  in 
,    pace  LE  nofìre^mi,  ciò  è-.  Tutte  le  nojir  e  uoglie, perche  oltre  di  juella  non  fi  può,  ne  ^  lecito  ah 
cuna  cofa  defiderar  maggiore.  Et  è  lac(jua  uiua  de  la<jualparlaua,e  che  diede  chrifto  a  la  Samma 
.  ritana  .  E  M^i  no  fùro  firenne.  Strenne  in  lingua  Fran'^fe  fignifica  (juel  medefimo,che  in  ìtai 

•  Ha  mance, che  fcno  doniyi<}uali  comunemente  fifcglwn  dar  il  frimo  di  de  lanno,  Et  a  (juefìo  in  hmi 
hardia  dicano  dar  di  bona  mano,  Aduntjue,  non  fiiron  mai  mance  di  tanto  piacer  a  chi  fijpro  dai 
te,  guanto  cjuefie  huone  nouflle  datoli  da  Virg^fiiyon  a  lui .  TAnto  uoler  fcpra  uoìer  mi  uenne, 
lAòftra,  come  chegli  hehhe  ìntefc  da  Virg,  auicinarfi  a  la  heata  uita,  effcrli  auuenuto  (jUfÙo ,  che 
fer  fimilitulme  del  pellegrino  aminatoft  al  dolce  allergo,  ha  di  fcpra  uoluto /igni/i care . 

Come  la  [cala  tutta  fitto  noi  Giunti  che  furo  al  fuperiore  grado  de 

F«  cor  fi ,  e  fummo  in  fui  grado  fuperno  ^  lultima  fiala     ala  cima  del  monte,  oue 

in  me  ficco  Virgilio  gliocchi  fuoi  ^  fi^Jl^^ll^^  ilparad  fo  terrePre,Virg.ft 

E  diffe  ^  lì  tempora!  fòco  e  leterno  ^^^g'  ^        >  '  riguardando  in  ludi 

Veduto  hai  folio  ^  e  fei  uenuto  in  parte ,  ^!'''  f  ^"'^  [[f^''^  '^''^ 

Ouio  per  me  più  oltre  non  difcerno .  ''''ff  '  >  f  ^> 

'^t^        %  .  ,  eternaimente  hanno  ad  e  cr  tormentate 

•  Tratto  tho  qui  con  ingegno  e  con  arte ,  ^^^.^^  dannate ,  E  aueh  del  Vur^.iU 

Lo  tuo  piacer^  homat  prenda  per  duce  :  ,  ^^^^  ^  ^^^^^^  ^^^^^  ^^A^^^^ 

Tuor  Jei  de  l  erte  uie  ,}uorfii  de  l  arte .  mente uhanno  a f^ar Unirne,  auanto 

Vedi  la  il  fol  ^  che  m  fronte  ti  riluce  x  a [^ttis^r  a  le  commeffì  co^pe,  Eti^un 

Vedi  Iherbetta ,  i  fieri ,  e  glidrkucelli ,  dopo  luniuerftl giudicio,e  la  confi<mai 

Che  quella  terra  fil  da  fi  preduce  »  tione  del  fècolo,  ha  con  cjufUo  \nfierr,e  ad 

lAentre  che  ue2^nan  Veti  ^liocchi  belli ,  \)auerfine,E  e^uePoe-  c^uantonel  prim^ 

Che  Ugrimando  a  te  uen'ir  mi  finno  j  cf*«'^  precedente  cantica  promeffi 
Se Jcr  \i  puoi,  e  puoi  andar  tra  elli .  ^'«''^'^  di  lui  dicendo,  Ondio 

mn  afhettar  mio  dir  più  ,  ne  mio  cenno:  tuo  me  pen fi  e  difcerno  che  tu  mi 

Libello,  dritto  Mno  e  tuo  arbitrio*,  h''>  ^    f'''  '^'è'^^'  ^  ''^'J'^^ 

£  fiUofbra  nonfiir  a  fuo  finno  x  qui  per  luogo  eterno  e  cet.  Ha  lhurnana 

^    i.     ^  ^  ^        ■   .  ragione  a  duque  dimof  rato  alenfolepet 

Terchw  te  Covra  te  corono  e  mitno^  ^ti.a^.l....  vL.     l-  r  >  • 

J  ^  ne Lhf  jcno  apparecchiate, a  chi,  jcn<^  mai 

riconofier  ifuoi  errori  fi  laffa  incorrer  ne  Ihalifo  del  uifio,che  fcnò  le  pene  eterne  de  Vlnf.  E  (Quelle 

apparecchiate  a  chi  (gualche  uolia  fe  ne  riconofie  e  rendeftne  in  colpa  con  fifisfàr  a  cfuella  ,  lejuali 

fenelhanno  talmente  ffauétato,  che  uintoogm  difjiculta,  che  gradtffime  fino  a  chi  da  Ihahito fitto 

ile  le  uolutta  fi  imi  lihfrare,  Onde  dice  ejjcr  fiiori  de  Urte  E  De  larfe,e  de  le  frette  e  difficili  uie, 

^he  ultimaméte  COn  ingegno  e  co  arte,cio  è ,  Colfapere/  con  lejj  eriétia  la  tirato  al  (aradi fo  teri 

rfjiro, 


CANTO  xxvrr, 

ffflra'  do  h  ^  ^oflat^  h  U  innocfntia,  E  cjueflo  ^  ^ «*.Kfo    ragione  lumna {uo  ^ffYOr  it  lene 
in  noi,  perche  dice  effer  ufnufo  in  far  te  ,  oue  fila  non  difcerne  fiu  oltre,  Verchf  a  uoler  uemre  aU 
cnffmUtione  le  le  diuine  cofc  ,  come  àxfft  a  prinufio  nel  preadegato  luogo  ,  glie-  necejjmo  hai 
Uff  miuiU  anima  tiu  degna  di  lui,  ciò  ^,  Beatrice  intefafer  la  fiera  thedogia,  a  la^ual  uedrei 
f,/che%  nel  fuo  partir  h  lafiera ,  come  difir  hauea  fromeffc .     LO  tuo  fiacer  homai  frende 
per  duce,  Elfendo  uenuto  a  lo  flato  de  Innocentia,  fuohoggimai  prender  fer  duce  e  fcorta  lo  Juo 
uo^ere,  ciò     lafua  dritta  e  hna  uolunta,  che  fer  tale  inrocentia  n.n  fuo  fiu  errare .  \Edt 
la  il  fcl  che  in  fronte  ti  riluce,  Se  la  fera  anJiandol  [de  fcUo  in  occidente,  li  firiua  a  le  Jfalle  come 
Ubiamo  ueduto,  la  mattina,  furgendo  in  oriente,^  conueniente  che  li  riluce jfin  fronte,  il^ual, 
ur  efferui  plioahi ,  è  il  fiu  nolU  di  tutti  gMaìtri  m.emlri'de  Ihuomo,  Queflo  intende  fur  an; 
c\iora  fer  la  iHumirante  gratta,  la^ual  le  Unente,  ottima  di  tutte  laltre  farti  de  mondo,  li  rr, 
luce  in  fronte.  Et  era  da  mattina,  migl  ore  di  tutte  laltre  hore  del  di,  hdmotare,  che  cjueju  grai 
tia  foteua  ejfer  f erettamente  riceuuta  da  lui,  effniof  furgato  ,  fteHo  che  ivan'^  a  la  furg<xi 
eìonemnfo'eu,,Ondend  f  rimo  canto  de  la  precedente  cantica  ue demmo,  che  non  h  uenre  a 
rilucer  prof  riamante  in  fronte,  ma  fdamenfe  da  la  cima  de!  colle  per  yf'ffc .     V  E  Ji  IherheUa, 
hesf(fefne\  Gene fis  contenuto  nr  (a  Bilia,  che  la  terra  del  paratifo  ferrtfuha  uirtu  di  froducet 
on   herU  CiT  arlore  dafc  flefP,  On.U  due,  che  cjueBa  terra  li  produce  da  ft  fìa,      efi  inien: 
deperii  ^lìeHi  e  fiacer  terreni,  tra  cjuali,  chi  è  neloflato  de  la  innuentia ,  può  fiuramente  SEf 
itre,  fio  e',  ftarf  CT  andare, fcn^  temere  di  poter  efpr  da  quelli  cortaminato,  o fitto  da  la  drii^. 
taùa  in  alcun  modo  piegare ,  MEntre  che  uengan  lieti  glioc.hi  di  Beat,  ciò  e-.  Ve  la  ferfinente 
arati;,  lacjual  fiicendone  conofcere  Dionoflro  jcmmo  hene,  ne  fi  beati,  E  dice  gìiocchi  lieti,  fer 
elfer  a!lh:ira  certa  de  la  fua  flute  ,  Icjuali  lagrirf  ando,  h  firan  andar  al  fcccorfc  di  luì,  iOme  uei 
demmo  nel  fe.onJo  canto  de  Vinf  perche  allhora  di  talfva  flute  ella  era  in  dullio  .    KOn  affeti 
far  mio  dir  ,  Significa  cjuel  medefmo,  chahhiamo  detto  di  frpra,  chejpndo  giunto  a  lo  fato  de  la 
innocenfia,  non  può  che  ragi:>neuo!mente  operare.  Onde  non  ha  più  cagione  dajfetiar  ahuno  ami 
maejìramento  di  cjuella.  Ma  fidamente  figuitare  ilfuo  liiero,  dritto,  e  [ano,  e  non  piufcruo,  torto, 
infirmo  arbitrio, (Ome  cjuando  era  da  ijuello  indnZ^tone  le  terrene  uolutta,  E  Fallo  fira  a  no 
fitrafuo  fin  io  ,  Perche  uolendo  il  hene,  errar  farehhe  lejfrcitar  il  rrale  .     TErchio  te  fpra  te. 
Ter  laijual  cop  i  3,  (luanto  a  le  humane  attioni,  infignorifco  te  fcpra  di  te  fifendo,  che  in  tale  flato, 
iljuil  non  può  effere  fcn'^  hauer  fitto  hahito  ne  la  uirtu,     imfoffMe  a  pour  errare  . 

CANTO  XXVIII. 


Vrf^o  ^id  di  cercdr  dentro  e  dintorno 
ta  diuina  fi)rcTla  fpeffa  e  uiua, 
Che  a  gltocchi  temperaua  il  nuouo  giorno 

^enT^a  f)iu  ajpettar  lajdai  U  riud 
Trendenh  la  cami^igna  lento  lento 
Su  fer  lo  fuolj  che  d'ogni  parte-  oUua^ 

Vnaura  dolce  fenijx  mutamento 
Bauer  in  fe  mi  firia  per  la  fronte 
Ko«  di  ptu  colpo  j  che  foaue  uento  t 

Ter  cui  le  fronde  tremolando  pronte 
l^utte  quante  piegauano  a  la  parte, 
V  la  primombrn  getta  il  fanto  monte , 


HaUiamo  ueduto      precedente  canto  it 
poeta  ejjcr  [alito  al  paradifi  ierrftro,  e  da 
Virg,  effcrli  fiato  foflo  in  fuo  arbitrio  lofi 
dar ,  h  flare  e  hperare,  come  piaceua  a 
lui  ,  Onde  hora  in  cjueflo  ejfc  poeta  moi 
flra^  come  ua^o  di  cercar  da  ogni  parte  la 
firefla  deffc  "parad  fc,  fi  m  fc  Untamiente 
ad  andar  per  (quella,  E  come  efj^ndo  ah 
(guanto  inan"^  proceduto,  trouo  il  fiume 
Letheo,  dalcjual  li  fu  toìto  il  poter  più  ina 
^  andare ,  Onde  firmatof  fu  la  riua,  e 
riguardando  di  la  da  (juello  ,  uide  MateU 
da,  lactual  andaua  fu  per  la  fiorita  comi 
A  K 


ni 


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Postillati  16 


Non  pero  dal  lor  effer  dritto  jparte 
Tanto  j  che  gìiuccellettì  per  le  cime 
Lafàajjcr  dcperdre  ogni  lor  artet 

Ma  con  piena  letitia  ìhore  prime 
Cantando  riceuieno  in  tra  le  figlie^ 
Che  tcneuan  bordcn  a  le  fuc  rime 

Tal ,  cjual  di  ramo  in  ramo  fi  raccoglie 
Ver  la  pineta  in  fai  Uto  di  Chiajji, 
Qjiando  Eolo  fcirocco  fior  difdoglie  ♦ 


fa^nd  cantari  Jo,f  con  le  njani  i  colti  flòYi 
(un  da  laliYò  fcf^lienh  ,  laijual  fregata 
ia  luiyft gliaciojto  da  Ultra  riua  del  fiui 
me  jcluendoli  tikun  duti:)  moffcle  con  dii 
moflrarlila  natura  e  la  difl^ofuion  del /to 
^0  infxeme  con  cjuella  di  (jt4flìo,e  del  fui 
me  Eunoe  ychemedefmamente  foneirt 
effe  f  aradi f: ,  V  A^o  già  di  cef 

car  ,  Vedemmo  al  frimifio  de  la  frecei 
dente  cantica,  the! poeta,  per  la  fcìua  ofcn 


ra,  ne  la^ual  fi  ritrouo  hauerefmarrifo  la  dritta  uia,  eff  re  fiata  ìnffftt  da  lui  fer  U  [dua  erronea 
y^C  la^'*'^^  la  j^rfjcnie  njtt<f,  in  lacjual  aìihora  egli  fi  ritrouo  ejfiì  inmlufato,  Ma  con  laiuio  H  Virg,  ejfcn^ 


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Postillati  16 


CANTO   xxvin.  . 

r  S  /m/?o,  i  h  a  h  fiato  h  la  uln^unUa,  CT  a  lhM,o  la  u:r,u  muf.fnf  hmafii 
r  fi  ,  Ullp^o  i:fm,  cr  in  altri  luoghi  uelnn:o  #r  ialuM<m  J.mandatajdua  im 

ti  :i  -^-1  /.  d.  U  Lu,  J  au,r,^a  .1.  .uf.  f^r.  >  -^-^f  ^ 
fmU  riu  ecM  aUrA.U<a  Unim  ,  <,uaUro morali,  co  e  ,  iujhtta,  Vortr^^a.  Tmfnan'. 

irmi     MaUa,  TrL,nr,  o  u<,gLamo>,  d.  rMo^uhe.  ..U.nafme  fcfra  lane 
do  l^.  llf,  '^feranla  e  CarUa,  k<iuaùefferduno  frmifalmrnte  n,  la  uUa  cmmflamahy 
Zaial  foJ,<J'<'irrm<>,ferBea,.  B  pM  afe  .on,.n.U  f"^  H'C  d,  purarllenaa 
Ì  M  Ltengo:,  pJin  ^urPa  dmna  fdua  di  uir,u  ,  le  pa  l^pa  deHe  fne   come  i 
ile  le  p,«  M,  ueìremo  ef^r  conunu.e  da  ,uUe  laU-e  .   Va_p  adunfe  djceta  duerc^ 

fitte  rJcontenule  ,  Sfeffa,  fer  effir  leuirtu,  comhahh.amo  ietto,  molte,  an^  ''Onde 
\ncora  mi  quarto  canto  de  la  precedente  cantica,  domanda  ■/  f  nma  cercho  fcìu^  d./fi  firmlt, 
«m,  uuol  infir,re,  -.\,e  ^uefta  era  fdua  d,  jfeffc  uirtu,  E  W,ua,  f.rMe  mrtu  non  mor,«  ma,, 
auanio  hen  ^fferomorte  al  mondo,  [,  trouerianojcmpreu.Uf  afrejfca  D.o  datord,  quelle . 
Cheadtocchitem»raua  iLnuouo  giorno,  ciò  è^.  La  nujua  luce  del  fc  e,Uuaì  fd.^  <jueUa 
tlefiil  porno ,  V.rche  fi  come  la  fdua  tempera,  rag^i  del  fde  a  ^Hocchi  efìermx  in  firn.a,  òe 
tiponno  in  cu.hhe  farle  fcjf^-tre,  Cofi  ^uefta  fdua  di  uirtu,  fer  Uito  contratto  ,n  ^ueVa,  tem-, 
tira  a  etioccU  interiori  de  UnteBetto  t  raw  de  la  •luminante  gratta  talmente,  cheta  f.jjamoin 
\,ua1chefarte  comprendere,  aueh,  àe  irtar!^  a  tal  contratto  UUto  nonfofPamo  fenon  ionfi:fat 
rr.ente   Onde  laWiamo  v.eduto  a  frimifio,  àelfoeta  la  uide  fclamente  fer  refle:^^  da  la  cma 
del  coie  Vero  diffc  nel  frimo  canto  de  la  (recedente  Cant.  deffc  coie  farlanio.  Guarda,  in  alto 
guidile  Tue  <iÀe  Wefìite  aia  de  ragai  del fiaveta  fcet.  V idela  foi,  douen do  faffar  ,1  fiume 
Aci:eronte,  xnH'-^a  J.  haìeno,  ma  non  la  fole-  [offrire.  Onde  infine  dd  ler^  Canto  d,  tal  Cani, 
dife   I  a  terra  htirimofa  diede  uento,  E  halen'o  una  luce  uermiglia  ,  tatuai  m,  uinfc  cafcun 
fcntimenn,  F  cadi:,  come  huom  cu,  fcrno  fi^l^l^a.   Viiela  foieff  ndo  nel. fda  del  Purg.  aitila 
del  mare  uenirfer  naue  da  lontano  in  firma  dange'o,  r«a  giunto  affreffc,  non  fole-  fcffrtr  la  juct 
luce ,  Cn!e  nd  fecondo  canto  de  la  frefcnte  Cant.  deffc  angelo  parlando  difP,  Voi  come  Jtu  e  ;  i« 
uerfc  noi  uenne  luccet  diuino,  f,u  chiaro  afpariua  ,  Perche  loccho  da  freffc  noi  fcfienne,  Ma  dii 
tiai  il  uifo  e  cet.  Vidda  ultimamente  ne  lantifurgatorio  in  fcgno,  effcndo  adormeniato  ne  la  uallt 
ira  <iue!li,  cUueano  indugialo  la  fenitentia  per  occufatm  di  frati ,  F.  cjuiui  in  firma  datjuila,  da 
laquat  ti  farue  effer  rapilo  fino  a  Memento  dd  fuoco,  Onde  nel  ix.  canto  di  lai  Cani,  due.  In  fa 
tno  mi  parea  ueder  feffefa  Vnacjuila  nd  cid  con  penne  doro  e  cet.  ìlcjualfgno  mofìra  po,  effrl, 
fiato  interpretato  da  Mirg.  dmofiranJoli,  che  la<\uila  era  fiala  effa  illuminante  gratta,  che  feti 
tor.omedi  lucia  Ihauea  portalo  da  effa  uaBe  fu  per  fino  a  la  porta  dd  Purgatorio,  Cndendmtt 
iefimo  cantoin  ferfcna  di  effe  Virgilio  dice  ,  Vianl^i.  ne  lalia,  che  precede  al  giorno  ,  Qu^i 
io  lanima  tua  dentro  dormia  S  oprali  fiori ,  onde  la  giù  è- adorno , Venne  una  donna  e  diffe , 
Io  fcn  Lucia,  Ufcialemi  pig'iar  cafiui  che  dorme  ,  Silageuolero  perla  fuauia,  E  foco  pinoli 
tre,lBa  li  lolfe ,  e  comd  di  fi,  chiaro,  Sen  uenrefu,  CT  io  per  lefue  orme,  Q,m  li  po<c  e  cet. 
E  pero  li  fi,  di  hifcgno,  fer  condurlo  al  uirtuoCc  halito,  laiuto  di  Virg.  ciò  k-,  il  difcorfc  de  la  rat 
eione  humana  aiutala  da  effa  diuina  t7  lEum.inanle  grada .    \edela  adunque  hora  fropnal 
mente, ma  lemferata,  perche  a  uolerla  chiaramente ,  e  fcn'^  alcuno  ofìacolo  ueiere  ,e  neoffai 
ti»  mora  oltre  Ut  contratto  haiilo  nt  In  min,  iomenii(arf,  id  tutto  »/  uiiio,  do  e,  ogni  mele, 

A  K 


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PVRGATORIO 

E  ifufjÌ3  ueJrmo  chefiru  nel  xxxi .  cani:>  heuenk  ifl  fiume  lethe^y  nf  :juf/ì}  kpa  afìcora cftf 
hifcgna  Y'Uurft  a  memm  ogni  tene,  E  quefìofiiYa  hfuenk  M  fìmf  Bunoe,  daìjual  tornato  foin 
fitto,  furo  e  dij^ifìoa  ftliYaleflellf^comfiiedYfmom  finedelultmo  canto  di  (juejìa  frffcnie 
cantica,  fctYa pjfenfe  ^fcJP'ir  i  ya^gi  di  cj^^ella,  figurata  furfer  la  luce  dfl  Cele,  Ondf  ài  jurlfari 
lanJo  pi  nel  primo  del  ParadJice,  Io  «0/  fcfjtrfi  molto  nefipco,  chio  noluedeffi  sfiuiSar  Jintor 
no,  Qual  ftrro,  che  Mente  efce  delfi>co  e  cet.  Bf  a  confirmatìwf  di  (juanto  Uhhiamo  detto,  fOcu 
di  [epa  dice,  Molto  ^  lecito  la,  che  (fui  no  lece  A  le  noflre  uirtu,  merLè-  del  loco,  Fatto  fer proprio 
die  Ihumana  jfecie,  Maper  il  peccato  de  primi  parenti  radici  deffa  humana  ffeàf^  effi  fitronprittati 
difteria  fiu  uedere,  e  noi  infieme  difceft  da  loro,  per  fino  a  tanto  che  ritommo  neh  fiato  de  la 
innocetia  .  SEn^  piu  aj^ettar  lafciai  U  riua,  Dehtefi,ricei(uto  la  grafia,  fcn'^Uuna  dimora  [igni 
tarla,  e  non  predpitòfmente  ^  inconfiderafo,  ma  con  fcmma  modeftia,  Suono  efjamine,  ematu^ 
ro  configlio,  Onie  dice,  che prefe  lento  lento  la  campagna  fit per  lo  fitolo,  CHe  dogni  parte  oliua,lU 
e^ual Jùolo,  ptrlmenita  de  Iherhette  e  de  fiori,  di  che  effc  fiiolo  era  pieno,  rendeua  da  tutti  i  latifca 
ue  odore.  Perche,  fi  corr.e  il  uitiò  rende  dif^iaceuol  e  mal^tore^  comhahhiamo  ueduto  in  più  lu:ìghi 
die  llnf,  C)fi  la  uirtu  rende  diletieuol  e  buon  odore  .     V  N  aura  dolce  fcn'^  hauer  mutamento  in  fi, 
Dnota  il  tran^tiillo,e  perpetuo  flato  de  linnocentia,  ilejual  non  uiene  ad  ejfer  mai  alterato  dalcuna 
faffione,  0  peytuihatione,  ma  uiueft  in  fcmma  (juiete  e  filicita,  \l  piegar  de  le  figlie  uer  la  parte  od 
cidentAe,  ouel  fayitò  monte  gettala  prima  omhra  dinota^  che  la  dolce  aura  ueniua  da  la  parte  or.eni 
tale,  'ittimii  di  tutte  laltre  pciYti,  Ma  ejfe  fi}glie  non  erano  pero  da  laura  TAnto  ffarte.  Tanto  mofi 
fe  dal  loro  dritto  ejfire,  che  gliucc  eli  etti,  perle  cime  lafiiaffèr  doperarogni  lorane  nel  cantare.  Adii 
mòflraì  fuY  anchor^,chel  uento  era  fcaue  e  dolce.  Ma  cantando  con  piena  letitia  le  prime  hore,  a  fii 
militudine  che  fi  la  chiefa,  lacjual  a  tal  bora  canta  Prima,  ter"^  e  fcjìa,  rtieuieno  fffa  aura  in  ira  le 
fijglie,  CHe,  lecjuali,  col  fuono  che  fiiceano  ne  lefjcr  mojp  da  laura,  TEneuano  hrdone,  Tenea^ 
no  ten:)Ye  A  Lefue  rime,  A  lefue  note  e  uerfi  chufauano  nel  cantare ,  £  riceuieno  efja  aura  tale, 
(jual  fi  racco^iee  riceue  di  ramo  in  ramo  in  fui  lito  di  chiaffiper  la  pineta,  (juando  Eo/o  difcioglie 
fttori  'Scirocco  .  chiafft  fii  terra  in  Romagna  non  lontana  da  Rauenna  al  lito  del  mare  ,  doueè' 
una  pineta,  ciò  e*,  una  fclua  di  pmi,  Eolo,  fecondo  i  poeti,  è-  Re  de  uenti.  Scirocco  è  uno  di  ^ueUi^ 
eJ}>  Ya  tra  leuante  e  me^  diy  E  tanto  hafla  pey  intendeY  la  comparatione . 

Gk  mhauedn  traj^ortato  ì  Unti  puffi  p,^,enga  chel  peta  flffi  a  lenti  fafji  ^rocei 

Dentro  a  la  jelud  antica  tanto  ,  chio  àuto  per  tjuefla  fclua,  nondimeno  era  però 

Non  potea  riueder  ondio  mcntraffxx  ito  tanto  inan^,  chaueaperiutala  uedui 

Ef  ceco  più  andar  mi  tolfe  un  rio;  ta  di  donde  egli  uera  intYato,peYche ,  chi 

Che  in  uer  ftwfira  con  fae  piccioC onde  per  uarie  e  diuerfe  uirtu,  di  che  eracomi 

Vicgaiia  Vherba.chen  fua  ripa  ufcio.  frefa(jueflafelua,feruiennelhahito  uir; 

Tutte  lacque.che  fon  di  qua  più  monde  j  tuofce  nelofìato  deUinnocentia,nonpu^ 
Varriano  hauer  in  fe  misura  akuna  ì'^'^r''^'  '^'^hia 

Verfo  di  quella, che  nuUa  nafcondex  Fi^cipi^.^^    entrar  per  c,ueEa.^^^^^ 

hueina  che  fi  moua  bruna  bruna  rnoue demmo  a  ^^.af  10  #k  ,  auenutone 

.  M«    t./«A/»  la  clua  erronea.  Onde  di(p,]o  non  Co  len 

ietto  lombra  perpetua  ;  che  mai  J,,  ^  rj^^ 

Raggiar  non  lafaa  fol  mi, ne  luna,  antica, per  che  fii  creata  a  prinafio  del  ma 

Co  pie  rifletti ,  e  co  ghccchi  paffai  do,  e  data  ad  hahitare  a  primi  nofirifaf 

Di  la  dal  fiumicello  per  mirare  renti,  E  moralmente,  penhe  tuUe  le  uirtu 

La  gran  uariation  de  frefchi  mai*  fi<Yon  da  Dio  in  tal  frincìpk  ordinate  ,  di 

E  la  mappatue,fi  coment  appare  ^he  fi  uefiirojì  le  prime  Stature .  ET  ed 

(0  più 


CANTO  xxviir. 

Per  rnarau^gh  tutto  altro  penfare ,  ^1  J     I  ^^^^^^^^ 

Vn.  àonM^olma.cUSx^a  fi.fr  L  fimi,  l^fhutn  e  Tigri,  com 

Cdntanào,^  tfceghendo  jior  dafiore^  Unmo  ne  Utimo  cam  Ji  ^u^ftafr^fn 

Onderà  pnta  tutta  la  fua  uia .  ^^^^.^^^      dicf,Dirtan'^  ad  ejjc  Ew; 

rhates  f  Tim  \fifr  mifarue  ufcìr  iuna  fini<(nct ,  E  cj.aft  ^rr.ià  i^famffigri,  VercU  nel  Cfi 
[rfu  contJuto  ne  L  Uhu  Afcconh  /?  leg^e,  de  m  effe  VaraMfc  r^hino  àun  meiefn.o  finte  ^fuaf 
tri  fiumi,  ie^ualt  Eufhrates  e  Tigri  ne  fon  due.  Onde  arcora  Boef.  nel  <}uarto  de  Canf^L  Ttgris 
tfr  E^pf^r  J  unofcfh^te  yefduunt,  Auenga,  chefuondo  la  ueya  cofmografia  ,  ^,.fìi  .ue  ^^mi 
r^afanlne  U  ma^^^ore  Arrnma  di  diueyft  fónti  hntam  luno  da  laltro  ^juaft  cento  mglta,  E  nel  cor 
fc  fknno  la  Mefcptmia,  foi  entrano  luno  ne  labro,  doue  Tigri  perdei  nme  ,  Ma  tlfoeta  in  ^uefh 
Leo,  auomoknìoli  a  la  fua  fittione,  nomina  luno  lethe,  che  fi gm fica  ohliuione,jferche  fecondo 
luk  domenticare  ogni  male,  Et^il  rio  che  dice  hauerli  tolto  il  fiu  andare,  laliro  norrena  Eunoe, 
che  rende  memoria  dogni  lene,  H^ual  uedremo  ne  lultir>io  canto  di  ciuefta  frffcnte  cantica.  Corre 
aduy^aue  il  fiume  letheo  uer  fimftra,  che-  lafarte  men  huona, perche  f  or  tandone  fuoU  mr>:Qrta 
del  ma'e,'^  conuenìente  ancora  che  corra  uerfc  quella  parte,  E  la  fua  accjua  e-  limfidiff.r>:a  e  chia^ 
riffima  tanto,che  nuda  nafconJe  chefia  in  cjufda,  che  fgm fica  la  memoria  del  male,  frirra  che  te 
uiamo  di  lethe,  ciò  ^,  inan^^  che  celo  fiff.amo  domenticare,  il^ual  ci  fi  raffrefcnta  fmfreinan 
Zi  mawfifto  e  cUaro,  e  ^uejìo,fer  lorimorfo  de  la  confcitntia,  che  di  quello  è^fmfre  uerotejhmQi 
^io,  onde  Giuu,  Nocte  die^;  fium  geftare  in  pectore  ieftem  e  cet.  Aufnga  cheUa  fa  adombrata  m 
fèrma,che  ramaio  difcle  ne  di  luna  ui  fuo  f  t  ne  tr  are, perche  celati  e-T  occulti  fino  increti  de  lamm.o, 
nealtrichefchldi:^lifuoprefcrutare.  COpier^ti  ,  e  co  gliouhi  faffn,  Kon  fotendolfOfta  fiu  . 
oltre  faÌfire,R\PeUf,  cio^,  Sijirmo  co  piedi  ,e  fafo  ccgltocchi  riguardando  di  la  dal  no,  per 
mirar  la  uariation  grande  DE  frefchi  mai,  do  e',  Df  frejihi  e  uerdi  arbori  e  rami,  che  Mai  dal  me 
fc  di  maggio,  in  Ingua  ?ran:(tf(  fcno  domandati,  effftialmente  cjuandol primo  di  di  tal  mefc  fino 
ttrfifta  portati  e pjjfi  intorno  a  le  cafc  loro,  E  noi  in  Thofcana  li  domandiamo  maggi .  E  la  mapi 
farue,  Moflra,  chedila  dal  fiume  gliapparue  una  donna  in  (juella  firma,  che  ftol  in  un  ft.lito  ap^, 
parire  alcuna  cofmarauig'ìof^,  lacjual  difia  la  mente  nofira  da  ogni  altro  penf  ero,  E  chAafnan 
dauafcla  cantando,  tfT  tfcegliendo  fior  da  fiore,  dt^uali  la  fua  uia  era  tutia  piena,  Quejìa  intende 
fer  la  Conte  fa  Matel  da, come  uedremo  nel  ultimo  canto  de  la  prefnte  cantica, e  lei  per  la  uita  atiiua, 
\erificandol  fcgno,  che  nel  precedente  canto finfe  dhauerfruofu  lai.rora,  tjuando  dijp,  Qiouene  e 
Ma  in  fc^no  mi  parea  Donna  ueder  andar  per  una  landa  Cogliendo  fiori  e  cantando  dicea  e  cet. 
Coftei,  fecondo  chefcriueil  M  iUani  al  XX.  del  cjuarto  lih.de  la  fua  opera,  fii  nrpota  deVlnperadof 
di  Confiantinopoli,  ciò  h',  figliuola  duna  fua  figliuola,  e  fgnora  di  mdte  teyre  in  diuerf  luoghi  di 
lomhardia,di  Romagna,  ed  Thofcana.  Fuprudentifj'n.a  nel  gouerno,  errcl(oreligiofr,per  de 
edifico  e  doto  molte  chiefc  a  monafieri,  Et  ultimamente  uentndo  a  morte,  lapo  lafi  afgnoria  a  U 
chiefa  di  S.  Vietro  di  Rcw^r,  e  fii  fipolta  nel  duomo  diPip.  Aduncjuf,  perche  in  c^peifi<  congiunf 
fa  infiem.e  con  lattiua  la  contem.platiua  uita,  pero  pone  che  andaff  fola  e  cantap,  efjln do  proprio  de 
contemplanti  la  fclitudine,  e  cantando  render  lode  egratie  a  Dio,  Et  ifceglitua  fior  da  fiore,  di  d  e 
Ì.A  fua  uia,c\oe,  la  fua  aUiua  uita  era  piena,  perche  di  moke  opeye^che  occorrtno  in  tal  attiua  uii 
ia,  (jueUe  f  feglieno,  che  f  giudicano  più  hmfìe  e  uirtuofc . 

reh  beila  donna*  che  a  raggi  damore  Suolmoìteuolteauenire,  che  non  potendo 

Tt  [caldi ,  sto  uo  creder  a  [mbìanti ,  f'f'''^  '^'^"^^  ''f'  f'^ 

Qkfo^lton  effcr  ttHimcn  del  corcj  ejfenma,  la  comprtniiamo  tanto  mmi 


PVRGATORrO 


Vendali  uogìia  ài  trmnì  auantì , 
D//J/0  a  leij  uerjo  quejla  rimerà 
^Tanto.chio  po'Jà  intender  che  tu  anù 

Tu  mi  fai  rimembrar  doue  e  qual  era 
Vroferpina  nel  tempo;  che  perdette 
La  madre  lei ,  ^  ella  primauera  ^ 

Come  fi  uoìgc  con  le  piante  fìrette 
A  terra  ^  in  tra  [e  donna  ,  che  haUi , 
E  piede  inin\i  piede  a  pena  mette  ; 

Vcìfefiinfu  ucrmigli  eiT  tn  fu  gialli 
fioretti  uerjo  me  non  altrimenti^ 
Che  uergine ,  che  gliocchihonefli  auaUh 

E  fece  i  preghi  miei  ejjer  contenti 
Si  apprefjando  fi  ;  chel  dolce  fimo 
Veniua  a  me  co  fuoi  intendimenti  ^ 


fi/ìameriff  feY  ijual  che  /lo  atto  ,0 ^fffo^ 
che  (jwfi  ce  ne  fa  cerfi.  Come  hora  il  foef 
fa  moflra  auenir  a  lui  di  qufjìa  dorìnaja 
ijual  «ow  hanfnlo  mai  ueduto  altra  uoU 
ta,  mn  pteua  fqer  la  difjpofifione  de  Unì 
WD  fuoy  ma  cmfYtndeua  da  fttòi  fmlian 
(iy  rsr  ejìrinfuhe  dimoftratmi,  thedaera 
tutta  accefa  di  carità  e  damore,  lacjual  coi 
fcift  richiede  in  fteUi,  che  fijJèrcitanQ  ne 
la  Ulta  aftiua,  a  ciò  che  shahhin:^  ad  ejjerf 
àtar  in  benefìcio  dA  profjìmo  ,  (jufh  che 
f(n\a  tal  carità  non  firehhono .  PrtgaU 
aduncjue,  chella  fi  fàccia  tantò  inanimi 
ueyfcl fiume  che^li pffa  intender  cfuello 
cheRa  cantayVerche  allhora  udiua  che  can 


i^iua^  ma  non  intendeua  che  cofa  .  TV 
mi  fili  rimemlrar,  doue  e  (jual  era  Pr^fcr^ 
pina,  Vr-ìfcrpna,  ^juando  fit  rafita  da  Vlufone,  cùme  recita  Quid,  nel  v.  rra  in  ameniffmo fraio, 
cornerà  cjuefìa  d:ìnna.  Onde  dice,  che  li  fa  Rimembrare ,(  io  p  ,  Ricordare, doue  era,E  Quale, Peri 
che  ancora  ella  era  pouenee  Sella,  Et  haneua,  Cornelia  colti  i  fior:,  ma  ejpndo  da  plufon  rapita^La 
madre  Cerere  ferdè-  lei,  Et  ella  frimauera,  ferch  i»  tal  ratio  le  caddero  i  colti  fiori .  COrr>f  fi 
uol^e  co»i  le  piante  /ireste,  K^)flra,  che  Wiatelda  f  uolto  uerfò  di  lui  con  ^ueùa  deflre^'^a,  e  con  quel 
«rtOjthf  ufa  di  uoltarfcla  doma  cjuctndo  halla  infrafc,  e  ch^  a  pena  mette  piede  inan"^  piede,cio  è', 
che  a  pena  fi  rroue,  E  uolfcf  in  fu  uermi^li  to'  in  fu  p^fUi  foretti  pigliando  tjueftì  particolari  cobi 
ri,  per  ^liumuerfàli,  di  che  il  prato  uuol  inferire  chra  dipinto,  Kon  i^lirimenti  eh  fa  una  ufypf 
ne  don'^lla,  CRe  auaUi,  ciò  è-,  LacjuA  ahloff  ^Hocchi ,  E  Fece  iprepU  miei  effer  contenti ,  Veri 
che  fctpprefso  tanfo  a  me,  che  io  udiua  il  fuono  de  le  parole  efj  reffc  da  Iti  nel fuo  cantare  ,  inteni 
éeuit  la  fintentia  di  juelle,  cornerà  fiata  [recata  da  me  » 


To/!o  che  fu  ìay  doue  ìherhe  fino 
Bagnate  già  da  lande  del  bel  fiume  5 
Di  leuar  gUocchi  fuoi  mi  fice  dono  ♦ 

Ko«  credo  che  fplendejjc  tanto  lume 
Sotto  le  ciglia  a  Venere  trafitta 
Dal  figlio  fuor  di  tutto  fuo  cofiume  ♦ 

2Ìla  ridea  da  Ultra  riua  dritta 
Trahtndo  più  color  con  le  fue  mani , 
Che  Ulta  terra  fin\a  fime  gitìa , 

Tre  paff  ci  jhcea  il  fiume  lontani. 
Ma  \hfponto  Ia,oue  pafio  Xcrfi 
Anchora  freno  a  tutti  orgogli  humani  y 

Tiu  odio  da  Leandro  non  fiojferfe 
Ver  mareggiar  in  tra  Seflo  ^  Ahido  ; 
Che  quel  da  me  j  perche  aUhor  non  faperfi^ 


'tenuta  che  fu  Matelda  fu  ìarm  h  Uhra. 
parte  del  fiume,  leuo  glio  echi  fuoi  ^  da  (jua 
li  il  poeta  dice  chufciua  tanto  jj^lenhr  e  lu 
me,  che  tanto  non  ne  ufciua  fMo  le  ciglia 
ii  Ventre  trafitta  da  Cupidine  fuo  fi^liu^ 
h,  (Quando  fifccefc  de  lamor  d'Adone  figli 
uolo  di  Cinara  e  di  fAirra,  Recita  Quid, 
nel  X,  che  sihhr  acciari  do  Cupi  di  ne  U  fua 
madre  Venere  ,  ^Uufci  a  cajo  un  dorata 
fìrale  del  carcaffc^e  firiHa  nel  petto,  per  la 
(jual  ftrita  faccefc  del  già  detto  amore,On 
de  dice,  b^am:i;^retratus  dum  daf  puer 
ofculamatri  ,lnfcius  tf;  ftatim  dijtinxit 
arundinepecfus,  E  fuor  di  tutto  fuo  cofìu 
me  dice,  perche  uolontariamente ,  e  non  a 
cafo,  come  fice  allhora,  hauea  in  lojfume 
difirire .    Ter  juejìa  comparatione  ii'f 


CANTO  XXVITT. 

mPra  la  ulta  aUiua,  f^nificata  fer  effa  Matheldct,  ejjcy  di  molta  ^Ydnif  eccetlentia,  M.  il  wo  V;f 
ynci09;:^Yf,efcn^cmf<^r<itìùneueh^^  eflcrU  cùn(em}Utim  figmpcaU 

m  beatrUf,  Onde  amoYa  ntl  fecondo  cunto  de  la  precedente,  in  ferfona  di  V  ir£.  di  lei  jf  Irlanda 
dtlfe,  Luceuan ^Hocchi  fuoifiu  che  U^leììa  .    Ellaridea,ì^ide  e  canta  MafeUa^TKahendo  con 
le  mani  fiu  colori,  do  e^yfeglxendo,  come  di(fe  difcfrajor  da  fiore,  il  che  f^n  fica  la  diltUatioi 
ne  che  fi  figlia  n(  la  uita  attiuu  in  dinerfc  attioni  tD'  opere  fi  unificate  fer  le  mani,  e  fer  la  uanei 
ta  de  colori, Onle  di  fiotto  uedremo  che  a  ejuejlo  fropfiito  d.ra,^Wia  luce  rede  ilfidmo  Dilectofti  f  cet. 
CHf  Ulta  terra  fien'^  fcmt  giUa,  Ver  quello  the  nelfrecedente  cantodnemmo  ,  cjuando  ancora  in 
[erfcna  di  \'irg.  dilJè,  Vfdi  IheyteUa ,  t  fiori ,  e  gliarhuiflli,  che  c^uflla  terra  fcl  da  fi  produce  Et 
gita  (erra  dice.  Per  effir  il  Parad,  ierre^ro  fleuato,[(n'^  alcuna  comparatone,  oltre  a  tuUi  gliaU 
(ri  tereeni  del  mondo.  J-Repaffi  cifaceal  fiun»lonfam,itfime  lethe  ne  fa  trepafft  lontani  da  Ma 
ihelda,  ^darne  adintendere,  che  tre  conditioni  fcno  nfcfffarie  a  chi  fer  entrar  a  lattina  uifa,cio  e-, 
g  chi  per  corfè^uir  le  (Quattro  morali  uirtu,  che  fino,  come  difopra  dicemmo, lufiitia, Fort  e  Z^aylYH. 
ientia,e  Teinferantia  che  in  tal  attiua  uita  fino  effirc\tate,uuol  ^affar  e gufìar  ltthe,cio  è^,Vuol 
ultimamente  domenticaifi  ogni  male.  De  lecjuali  tre  conditioni,  la  frima  fi  ^  il  uergognarfi  di  (al 
male,  la  feconda  pentirfcne,  Uter'^,accufirfitne  colfeuole,E  cjuffio,  fer  la  ragione,  the  uedremo 
difiottoinfine  del  x\x.  canto,  oue  due, Lalto  fato  di  Dio  fdrehheroUo,  Se  lethe  fi  faffifp ,  e  tal  ut 
uanda  Vojfie  gufiata  fcnl^  alcuno  fiotto  difentimento  che  lagrime  ffanda,]^ia  la  prima  conditone, 
do  e',  a  la  uergogna  uedrem.o  hauer  fatiffàtio  in  effe  xxx,  canto, fer  le  parole  di  Beat,  fdegnùfcmen 
te  dette,  Oue  dice,  GÌiocchi  mi  caddergiu  nel  chiaro  finte.  Ma  ueggendomi  in  effe,  trcfjj  a  Ihtrla 
Tanta  uergogna  mi  grauo  la  fronte  .  A  la  feconda,  lajual  ^  del  pentirfcnf,  nd  xxxi.  canto  ,  oue 
dice,  Dipendr  fi  mifunfi  iui  Ionica,  che  di  tutte  altre  cofi  cjual  mi  toyfi  liu  nel  fiuo  amorfiu  mi  fi 
fi  inimica.  De  la  ter^  z7  ultima,  lacjual  è' de  laccufrfine  colpeuole,  nelmedej.mo  canto,  Cueal 
prir.cifio  di  jueiio,  fer  hauerh  Beat,  di  fcfra  accufato  del  grande  errore,  che^glihauea^fitto  a  non 
figuitarla  f(r  la  uia  di  filute  mofirataìi  da  lei  mentre  chera  in  uita,  oue  com  ncia  dicendo  ,  O  tu 
che  fei  di  la  dal  fiume  facro,E  foco  fiu  oltye,Di  di  fc  (juepQ  e  uero,  a  tanta  accufa  Tua  confiffion 
conuien  effcr  congiunta.  Onde  egli  fiu  dire  due,  Cònfitfivon,faura,  infieme  mifie  ,  Mi  finjcr  un 
tal  fi  fuor  de  la  bocca,  Aljual  intender  fitr  mefiier  le  uifte,  E  fiu  oUre,  Piangendo  diffi,  le  prefcn 
ti  cofi.  Col filfio lor piacer  uolfcr  mieipa/p,  lofio  chel  ucfiro  uìfio  fi  nafiofi  .  Sonui  fiu  altri  luoghi 
che  trattano  delamedefma  materia  frima  che pafp lethe,  e  che  bea  di  (jueUo,  ìlc^ualfoi paffato,ue 
iremo  effer  riceuuto  dentro  a  la  dan^  de  le  (Quattro  belle  donne  figni ficaie  fer  le  già  dette  c^uattYO 
modali  uirtu  .  MA  EHeJfoniola,  ouefafio  ^erfi,  Xerfi,  Comejcriue  lue.  fer  firnir  la  guerra  co 
minciata  dal  fadre  DanOy^cejofra  lo  hllef^onto  ficcid  braccio  di  mare,che  diuide  l^Afa  da  /*£« 
rofa,  un  ponte  fu  le  naui,  fer  h<jual  fa  fa  in  Grecia  con  Dee.  mila  Ter  fi,  E  nondimeno ,  fer  indui 
pria  di  Them  ftode  Athemefi  fu  rotto,  e  uilmente  con  fochiffmi  de  fuoifi  figgi  ,E  giunto  ne  la  fìi 
ga  al  detto  fonte,  e  trmafo  cjuello  efifcre  fiato guaflo  da  nimici,  fu  neieffitato  ,  ^er  non  uenir  ne  le 
mani  di  (Quelli,  comefiriue  Paulo  Orofio,  a  contentar  fi  duna  fclaficciola  barchetta  dun  fffcaiore,ne 
lacjuale,  nonfcn'^ granfericolo  di  fummergerfi,pafio  <juel  ficciolohaccio  di  mare,  hauendola  fif 
tuna  fermeffc,  che  in  tanta  fiua  calamita,  non  fotefjc  firuirfi  duna  fida  di  tante  migliara  di  naui,che 
condotte  hauea  in  tale  eJJ^editione,  da  lecjuali  pareua  frima,  che  tuttol  mar  fifjè  coferto ,  Ondd 
poeta  dice,  Xtrfi  ejfir  amhora  PP.eno,  ciò  e,  R  itegno  a  tutti  humani  orpgli ,  Volendo  infirire, 
che  fe  coflui,  con  tante  (juafi  innumerabJi  copie  fii  rotto  da  molti  fochi  de  fuoi  nim.iii,n((fi  no  fi  debf 
le  infiuferbire  pr  trouarfi  difir"^  fuferior  a  linimico fiuo,m.afenfir  chel  rr.edefimofotrelhe  autnir 
a  lui,  E  con  (juefio  effimpio  raffrenar  lorgoglio  e  U  fuferiia  fua,  p\u  odio  da  leandro  nor.  fi^ffir^ 
fe,  leandro,  fecondo  Quid,  r.elef.fu  d' Alido,  terra  a  riua  del  detto  mare  da  lafarte  d'Afa, 
CojluiamxuaMgentihpima  fanciulla  da  Sefio,  terra  da  Ultra  parte  de  loHellej^onto  fui  /i/a 


PVRGATOnrO 

è'Eunfjty  E  fff  fmarft  con  Ui,  mtaud  cjuffì:^  hraccia  ii  marf,ma  fcprapufò  un  (  rt^Uf  Ja  CYuhl 
fiytuna,  fit  d  t  j^ellx gfttJtù  mjYtòydue  uiu:ì  rtòn  fra  pyjjufo  cmiare .  A  Jlun(jufl peU  Mce  in  fcm 
ifntU,  che  (jutfiù  mare  non  foffrrfifiu  dÌìj  da  Leandro^  i^er  h  impedimento  che  ^liera  a  luniami 
Ero,  che  Lfthe  jlffrim  da  lui,  perche  non  ftperfe  aUhora,  a  ciò  che [oteffè  aniar  a  MauUa  . 


Voi  ftcte  nuoui  t  c  fr^fi  p^rchh  rido , 
Comincio  ella ,  i/j  queHo  luogo  eletto 
A  Ihumxm  natura  per  fuo  mdoj 

ÌAarauiglijnio  tienui  alcun  foJj)ctto: 
Mi  luce  rende  il  fa^mo  ddettMi  ; 
Che  puote  d^fnebhiar  uofiro  intelletto^ 

E  tu-,  che  fe  dmjinz^ije  mi  pregiW  ^, 
Di  saltro  uuoi  udiruhio  uenm  prcjti 
Ad  ogni  tua  quiflion  ,  tunto  che  bafli^ 

tacqua,difiio  ,  el  fuon  de  U  fvreHa 
Imp.^gnan  dentro  a  me  nouetla  fède 
Ci  cojctjchi  udi  contraria  a  quejìd  ♦ 


V«o/  Mafflda  infirire^cheper  efpy  Vir^. 
Stxtio  e  Dante  nnouì  in  <fuel  luo^o  eletta 
da  Dnper  niio  er  haUtacoh  a  Inumana 
natura  ,  ferche  h  dieie  ai  hahifar  a pri: 
mi  nojìri paranti ,  dacjualdhumana  nat  < 
ra  hehbe  la  fua  origine,  effi  won  pòffcno 
len  fdfere  la  cagióne  del  fuo  riIere,E  per 
quejìo  fvrfe  merauigliandoft ,  fcjj^ettanì 
chella  ft  rida  di  hra,  Ma  dice,  chelfalmt 
VilettJijìiy  iljual  rende  luce,e  dichiara  U 
Ufrita,  PVo  difnehbiare,  cn  è-,  Vuotrar 
derrore  linfelletto  Ijro,  Volendo  inerire. 


hella  ride  de  la  ddettatione  che  piglia  ne 
le  fue  opere  fcegliendo  fior  da  fiore,  come 
lifopra  dicemmo,  Terche  Dilettajft  enfiti  principio  iun  uerfo  delfrlmo,  Bonum  ejìconfitfri  domii 
tio,  che  dice  ,  Quia  ìietafìi  me  domine  in  fàctura  tua,  er  in  oferihuf  manuum  fuarum  exulta i 
h,  E  Tuchefedinan'^y  Vo'tafipoìMateUa  a  Dante  off^redoft  frejìa  a  fcluer  fcffìciétemfnte  ogni 
fua  ju'jìione  .  LAcfia,  difsio,  el  fuon  de  Ufi^refla,  Haueual  poeta  di  Copra  nel  xxi,  canto  intefo 
da  Statiì,  che  oUre  al  ier'^  graio  de  la p:^rta  del  Purg,  non  era  akuna  alteratione  di  uenti,  terrei 
mti, grandini,  e pioggle,  On  le  hra,  ulenio  in  (Jufjìo  luogo  ilfuono  de  laccjua  e  de  lefhgle  fàr 
fer  la  icrefta,  li  parue  che  cjueflo  fiffc  contrario  a  cjuello,  che  Siatio  glihaueua  detto,  E  pere  dice, 
che  (juefle  tali  ofe  impugnan  dentro  a  lui  file  nuoua  di  coJà,che  uiito  haufa  contrario  a  ^uefla . 

Ondella  ;  Io  dicero ,  come  procede  MateUa  fcluer  il  duhhio  a  Dan^ 

Per  fua  cagion  j  ciò  che  ammirar  ti  fitce  j 
E  purgherò  la  nebbia ,  che  tifiede  » 
Lo  fommo  ben  ,  che  foto  effo  a  fe  piace , 
Fece  Ihuom  buono  a  bene  ^  e  queflo  loco 
Diede  per  arra  a  lui  detcrna  pace , 


Per  jùa  difnlta  qui  dimoro  poco  : 
Ver  fua  difiha  in  pianto  9!^;*  in  affanno 
Cambio  boneflo  rfo  e  dolce  gioco  ♦ 

Terchcl  turbar ,  che  fitto  da  fe  fanno 
Le  eijilation  de  lacqua  e  de  la  terra, 
Che  quanto  poffon  dietro  al  calor  uanno 

A  Ihuomo  non  faceffi  alcuna  guerra  j 
Ciuefto  monte  fai)  uer  lo  del  tanto  j 


te,  Onde  dice,  che  dird  come  ciò  che  lofi 
ammirare,  procede  per  fua  c^tgioney  ciò 
e',  procede  per  cagione  del  uentojieffo,  co 
me  di  fotto  ue iremo  chera  jueBo  ,  che  lo 
ficea  ammirare,  E  che  purgherà  la  neh 
hia  che  lo  fede,  ciò  e^,  Torra  uia  la  igno 
rctntla.cheglhfjìnde  linteHetto,  Perche 
intende  uolerli  dimojìr are  effer  nero  ejueli 
lo,  che  Statio  glihaueua  detto,  che  oltre  a 
li  tre  gradi  de  la  porta  del  Purg,  nò  afcen 
dono  i  terreflri  uapori  tirati  in  fu  dal  (òi 
le,  E  la  cagione  perche  Dio  leuaffe  tanti 
inalto  <^uel  monte  ,  lacjual  fii,  j  er  darlo 
<id  hahitar  a  Ihuomo,  e  che  ui  pQteffe  fìare 
fcn'^aUuno  incomodo  di  uenti,  piogge, 
neui,  grandini,  e  filgOri .  Dice  aduni 


E  Ubero  e  da  indt^oue  fi  ferra. 

4jueflO  femmo  hen,  che  fch  effe  a  fc piace  ,  ciò  ^,  ìdio,  ilcfual  fclo  perfe  fìeffc,  e  non  per  ultra 
efìrinftca  cagione,  comefànno  le  creature,  piace  afe  fi  effe,  FEce  IhuQm  iu^no  «t  hene  ,  perche  da  t^i 

non  f 


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Firenze. 

Postillati  16 


CANTO  xxvin. 

t!ò^f«o  umrf  alcun  male,  E  iielr  <]ufjì^  /«o^o  a  lui  V Et  arra,  do  r ,  Vfy  pmiffùnf  DI ^ace 

etrma,  che  fu  la  heatituiine^  Ujual  glihaurehhe  data  foi,  juanhfcjfe  jfiaaufo  a  lai .  Pie' f  ni 

litulinf  da  chi  conifra,  che  dat:ì  larYa,  ^rmeUe  di  dar  Unterò  jfaganienfo  de  la  coft  Lomjferofa  . 

PEr  fua  digita.  Per fuo  n:arcamentOy  che  tanto fuona  in  lingua fran'^fc,  qv i  dimoro  poto,  Vey^    dif^^  «ilfwn 

chffi'^tndùft  tranfgYeffcre'del  coyr'aniamento  che  da  Dio gltera fiato  fmtio,  nefti  cacciato,Efer  la  \ 

medffma  cagione  cmhio  homfio  rifo  e  dolce  gioco  in  fianto  tur  in  afjr.nno  uenendo  ad  hahitar  (jut. 

fia  uaìle  di  mifcria  .  Uauendolo  Dio  aduncjue,  comha  detto  ,  (.recato  kono  tfT  a  Une ,  e  datoli  jfft 

tirra  deltrna  face  {fuefio  luogo  ad  halitare,  a  ào  chA  turhar  che  fanno  le(plationi  de  laccjua  edeU 

ierra^  CWe  fitto  da  fc,  ciò  p-,  Leijuali,  [otto  da  effe  luogo  uanno  cjuanto  fojfano  dietro  al^calore^fer 

effcr  tirate  in  alto  dal  [de  ueyfc  il  fuferiore  elemento,  r.on  fàceffc  alcuna  guerra  e  nocumento  a  Ihuo 

mo,cjUf fio  monte  fall  tanto  uerfcl  cielo  ,  tfT  è- lihero  da  tal  turhare  DA  indi  oue  fi  ferra  ,  Da  ^uel 

lu:)^o  in  p4 ,  a^ual  la  fortcì  di  juefto  monte    ferrata,  come  nel fito  luogo  uedermOj  perche  oh    hn^iiW»!»  t^ctéicf^ 

ire  di  c^ueia  non  cffcendono  i  terrefiri  uapori,  che  Ihahhianc  ad  alterare . 


Hor  fmhe  in  circuito  tutto  quanto 
Laer  fi  uolge  con  ìa  prima  uolta , 
Se  non  ^ie  rottol  cerchio  ddcun  canto  5 

In  quejla  altera  ^  che  tutto  è  dijaolta 
Ke  her  uiuoj  tal  moto  f creole^ 
E  fii  fonar  la  felua ,  perche  è  fólta  : 

E  la  petccfjù  pianta  tanto  puote. 
Che  de  la  fua  uirtute  laura  impregna , 
E  quella  poi  girando  intorno  fcuotex 

E.  hhra  terra  ^fecondo  che  degna 
Ver  fe  0  per  fuo  ciclj  concepe  c  ji^ia 
"Di  diuerfe  uirtu  diuerfe  legna  ♦ 

No«  parrebbe  di  la  poi  marauigìia 
Vdito  qucjlo ,  quando  alcuna  pianta 
Scn*^  jeme  palefe  ut  fappi^ia  ♦ 

E  Japer  dei  j  che  la  campagna  finta , 
bue  tu  fe  j  dogni  femenTji  e  piena 


Uauendo  Mattlda  dimofìrafo  a  Dante 
che  Statio glihauea  dttto  il  uero,  che  i  ter 
refìri  uapri  non  afcendono  fiufu  chal  ter 
^  grado  de  la  prta  del  Purg,  hora  uien 
a  dim:)flrdrli  la  cagione  del  mouer  de  le  fò 
glie  chefèntia  per  laftrfjìa,  lacjual  e^,jef 
che  laere  ft  uolge  tutto  (guanto  in  circuita 
con  la  prima  uolta  ,  ciò  è- ,  Col  prima 
mobile,  iljual ft  tira  dietro  da  oriente  in 
occidente  tutti gl.altrl  cieli,  che  f  no  difct 
toalui,  e  laere  infeme  con  gufili  SE  non 
gHè-  rotto  dalcun  canto  il  cerchio.  Come 
fffjfe  uolte  auiene  (juagiu  haf/c  da  uapori 
caldi  CT"  humidi  dajuali  r  conturbato  lae 
re  e  generato!  uento.  Et  allhora  laere  non 
gira  tutto  guanto  in  circuito  ,ffr  fjìcYli 
rotto  il  cerchio  dalcun  canto,  ma  girafcla 
mtnte  (Quella  farte  del  cerchio  ,  lacjual  e* 
libera  da  tal  alteratione,  come-  la  ter'^  re 
gione,  in  cjuffìa  altez^  aduncjue,  lacjual 


"E  frutto  ha  in  fe,  che  di  la  non  fi  fchianta. 

è-  tutta  difciolia  e  Ubera  ne  laer  uiuo,  e  non  morto  ^fprejfc  da  tali  alterat'mi,  penate  tal  r):oto, 
E  per  fffii  la  fclua  fvlta  èi  piante,  percotendo  ne  le  fu  e  ftglie  le  fa  fcnare,  Pia  non  ft  piegano  hora, 
tierfc  una,  ^  hora  uerfc  altra  parie,  come,  fecondo  i  uentt ,  fanno  cjua  giù, ma  fcmprt  da  cjuella 
parte  fcU,  da  lacjual  firn  piegate  da  effe  moto,  E  f^'fìa  ue  demmo  di  Ccpra  effer  da  la  parte  ouideni 
ule,  ouediffe,  Wnaura  dolce fcn^  mutamento  e  cet.  E  più  oltre,  pur  deffe  figlie  parlando  ,  Tuttei 
quante piegauano  a  la  parte  e  cet,  E  tanfo  può  la  percofp  pianta,  che  impregna  efà grauido  laere  de 
la  fì<a  uirtu,  lacjual  girando  poi,  effe  aere,  lafcuote  e  diparte  dafe,  e  cof  caggfndo,  Ultra  ferra  cVe 
riceue  (jufda  tal  uirtu,  fecondo  che  per  jèl^ffp  ne  uiene  ad  effr  degna,  oper  ahuno  celefle  infìuff^ 
chela  difjjong^a,  concepe,  figlia  e  parforifce  Diuerfe  legna,  do  è',  Diuerfe  piante  di  diuerfe  uirtu. 
tiOnp:irrfhhe  di  la  poi  marauigìia,  chi  uiiffe  ejufpa  ragione,  nov  f  marcuiglierebbe  poi  di  (jua 
ne  Ihemiiferxo  nofìro,  cjuando  ui  f'pft^lia  e  nafct  una  pianta  fcn^  maniffìo feme,  potenèouif  appii 
|Ii4r  morameimte  la  pa  letta  uirtu  .  E  Saper  ifi  (he  la  campagna  [ma ^  Mettf,  chel  Paraiii 


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Postillati  16 


PVRGATOR  IO 

f^(eYrelfrofiafifn:i  h^n'ifmen-^,  il  chefir  confrario  a  ijufUhr  Jiffe  in ffrfcna  Ji  Vtr^.  neltm 
Cf lente  c<tnt3,  VeJt  IherheUa  i fiori  e gìmhuceJli^  che  ^ueRa  terra  fcl  da fc  froiuce ,  ht  a  ^url  ch^ 
mn  molto  ii  fcfya  duenh,  Ella  rtdea  da  Ultra  riua  dritta  Trahendofiu  color  con  Iffif  r,am,chc 
Ulta  terra [en<^ teme  aitta,  Ma  ^ui  intende opi  fcmen-^ ^.n," iarhori ,  Onde  dice ,  E 
fruttohainjc  chedtUrionftjchianta,  ll^ualdiUne  Ultr'o  herm:f^riofion fi coplie.lnfenim 
h  del  Irm  de  larbore  de  U  uita,  deljual  chi  mancia  m  muor  mai . 


t^cqua^che  uedijnon  [urge  di  uetja 
Che  riHori  uapor^  chel  del  conueru\ 
Come  fiume ,  chj^etta  ,  e  psrde  lena  : 

Ma  efce  di  fiumana  falda  e  certa  ^ 
Che  tanto  del  uoler  di  Dio  riprende , 
Quanto  ella  uerfa  da  due  parti  aperta^ 

Va  quefta  parte  con  uirtu  difcende  ♦ 
che  toghe  altrui  memoria  del  peccm  : 
Va  Ultra  dogni  ben  fatto  la  rende  • 

Qi^inci  Lethe  ;  cofi  da  Ultro  lato 
Eunos  fi  chiama  t  e  non  adopra  ; 
Se  quinci  e  quindi  pria  non  e  gufiato  * 

A  tutti  altri  fiipor  efìo  e  di  fipra  ♦ 
Et  auegna  chafjài  pojjà  ejfir  fiitia 
La  fete  tua, perche  più  non  ti  [copra^ 

Varotti  un  corolario  ancor  per  gntia  : 
Ne  credo  chel  mio  dir  ti  fia  men  caro , 
Se  oltre  promijfion  teco  fi  j^atia^ 


Hrf  ìeUocmel  ueto,  che  fa  rlfcnar  lefron 
di,  non  nafie,  come  (jui  fra  noi,  da  caldi 
ffichi  uafori,  Hoia  dice,  (.me  lac(^ua  di 
(fuefii  due  fimi,  che  nafcono  dun  meieft 
MO  finte  non  hanno,  come glialtrì,\a  fi<a 
origine  da  freddi  CT*  humidi  uafori,  On 
ie  dice,  L  A  i  Qua,  che  uedi  non  fitrge  di 
uena,  CHe  rifìori,  La^juat  crefca  uapre, 
CHe  cielo,  ciò  è' ,  che  aere  conuerta  in 
acijua,  come  fiume  CHafi^etia  e  ferde  lei 
na,  llijual  ajffetta  di  crejcere  e fiema,fAa 
efce  difiintana  falda  e  certa ,  Perche  non 
crefie  ne  fcema  mai,  ma  fìa  femore  in  un 
medefitmo  fjpre ,  perche  riprende  tanto 
del  uoler  di  Dio,  Quanto  ella  uerfa  aptri 
fa  da  due  parti.  Perche  da  luna  de  le  far 
ti  Idio  uuole  che  uerfi  Lethe,che  fa  dome 
ticar  il  malie,  e  da  Ultra  Eunoe,  che  ren 
ie  memoria  del  hene,  E  Non  alofra  ,  Se 
quinci  e  quindi  pria  non  e  gufìato ,  Peri 


chedouendo lanimo  hauer  la  fiua perfitttJ 
ne,  non  lajia  domentìcarfiogni  male,  ma  e-  necefprio  di  ridurfi  a  memoria  ogni  hene .  A  Tutù 
altri  fipori  efto  e  difcpra,  Non  è- al  gufìo  de  lanimo  cofa più  fcaue  e  dolce  chel  ricordarfi  ie  le  hai 
ne  operationi,  fenhe  in  quelle  ridonda  la  fua  filicita  in  gran  parte.  Et  auegna  chaffaipoffi  ejfer  fa 
tia  L  A  fete, ciò  è-.  La  uogha  tua  éjual  hai  dmtenler  de  le  conditioni  di  cjuefio  luogo,  PErche  fiu  no 
fi  fapra,  Auenga  che  più  no  ti  ft  dichiari  di  (Quello  che  ho  fiotto  fino  a  qui,  Darotti  amor  per  grafia 
VN  corolario, cioè-, Vna  c5cluftone,hie  credo  che  tifa  me  caro  il  mio  di^eSE  fi  jfatia,cioe',Se  fi  di 
flédeteco  Oltre promilftone,  Piuina'^di  (jue[lo,chiothaueafromf/fo,E  cjuefto  fit  ^juddodi  fcfra  li 
iiffe^  U  dicero  come  procede  Per  fiua  cagion  ciò  chdmirar  ti  fice,  e  purgherò  U  netiia,che  tifiede , 


Quelli  ;  che  anticamente  poetaro 
Leta  de  loro  ,  e  fiuo  fiato  felice  j 
Fcr/e  in  Parnafo  cflo  loco  fognaro  ♦ 

Qui  fili  innocente  Ihumana  radice  i 
Qui  primauera  e  fiempre,^  ogni  frutto 
"Nettare  è  qucjìoj  di  che  ciajcun  dice  ^ 

lo  mi  riuolft  a  dietro  allhora  tutto 
A  miei  poetile  uidi  che  con  ri  fi 


Wuol  Mafelda,  che  juei  poeti ,  che  antica 
mente  pelando  diuiftro  letati  ficondo  U 
natura  e  proprietà  de  metaJliyCWne  uedem 
mo  nel  xiiij.  de  Vlnf,  che  cfuella  de  brj 
Ufngffpro  in  <fuffto giardin  de  le  deìitie 
Ondf  dice,  E  or  fi  e  fio  loco  in  Parnafc  fii 
gnaro.  Perche  (juiuifù  h  fiato  de  linocen 
tia.  Et  oue  LHumana  radice,  ito  e',^da 
ntoj^timo  noflr9  padre  ui  fu  inn^dìttf^Et 


CANTO  XXVIIT. 

Vilto  haueuan  hltmo  confìrutto  :  tuuìfmfYfplmiUfYa.cUpi  frutto,  E 

Poi  4  U  bella  donna  tomai  il  wfo.  ciuffi, ed 

me  ejpYi'fofo  de  heatul O  wi  riuoljt,  V  Ql 
uffi  tutto  Daif  4  Virg.V  «  Stat.cio  è',wo//i  tutto  Utùmo  a  U  ficuUa  foetica,  E  uide  chaueano  uii 
fo  L  V///WO  coììfÌYUttOyiio  è-yluUima  codufme  COn  nfo.  Per  haufY Matrlia  itUo^iUff  fotti foi 
cnaron  fvYft  (jmui  IftÀ  if  /oro,  chf  a  àir  che  fc^nfffiYO  far  cofa  riiUoU,  Mufenhe  ir,  ef  ficultd 
no  mie  fotey  fiy f  yd fitto, f 07 no  foi  il  uifo  a  la  heRa  ioma.do  e-, a  la  conte f  lattone  de  Uuiua  uita  . 


CANTO  :cxix. 


Cantando ,  come  donna  ìnamorata^ 
Contìnuo  coi  Jin  di  fue  parole , 
Beati  j<iHorm  tectafunt  j^eccatai 


Kauenkl  foetd  nei  precedete  canto  in  fer 
fcnct  di  Matelia  refclufo  i  Uhticlf  in 
i^ueh  hahhiaYno  ueiuto  ,  kr<<  in  flwf/^a 
mjìra  ,  come  effa  mteUa  fi  mojfc  con 


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Postillati  16 


PVRGATORTO 

E  come  Vm^hc ,  che  fi  gman  fole  j^kch!  faffo  contrai  fiume  cantanh ,  p> 


Ver  le  faluatichc  ombre  defunìo 
Q.ual  di  ueder ,  qual  di  juggir  il  file  ; 

AHhor  fi  moffc  contrai  fiume  andando 
Su  per  la  ri  uà  ^  eir  io  pari  di  lei 
Vicciol  pajfo  con  picciol  feguitando, 

No«  eran  cento  tra  fuo  paffi  e  miei^ 
Quando  le  ripe  igualmente  dkr  uolta 
Ver  modo  y  che  al  leuante  mi  rendei^ 


fgli  da  idltra  fatte  di  queh  con  ftmilfitf 
fo  jègkitaniola ,  che  froceduti fòco  irìanl^ 
tYQUo  \e  riue  àd  fiume,  che  fi  uùlfauaniì 
uer  la  farte  orientale ,  E  come  lunp  dì 
jueh  andaron  ancor pco  inati'^,  <jnan{ 
do  egli  ammonito  da  Matdda ,  comincia 
guardar,  t7  ad  afcoUar  le  nouita  chap 


jfreffoufdrmo.  ^  C Amando  co 
me  donna  inamorata,  Verche  Matelda  eh 
ti,  COme  donna  inamarata,  cfo  e- ,  co^ 
me  donna  jf>iena  damcre  e  di  carità,  IhalUamo  detto  nel  precedente  canto,  E  canta ,  conti)  uanh  il 
fine  de  lefi^eparo'e  (affate  in  jueÙo,  ilfdmo  Beati  ijuoYum  remi/p  funt  inijuitafer,  tir  f(OYum 
tectafunt  peccata,  ll^jual  ^  accomodai j  a  (juelli,  che  fi  fon  purgati  dogni  (or  commeffa  cdpa, cornerà 
allhora  il pòfta  ,  E  Cme  Nimphe  chefigtuan  fde.  E'  ottima  comparatione  da  le  Wimphe,  che  fc^, 
condo  i  poeti,  fi  uanno  fde  diportando  ferie  [due  ,  a  Maielda  ,  lajual  finge  che  fce  quefìo  mede", 
fimo  mouendofi  con  fiaiolfaffc  contrai  fiume.  Et  egli  da  (altra  fartefieguitando  a'  fari  di  lei,  E 
f ^giunge,  che  tra f affi  di  lei  e  (Quelli  di  lui  non  tram  cento,  ciò  e,  non  er^no  frocec'uti  lungolfius 
me  cincjuaìJta piccioli  faffi,  Quando  le fiue  riue  diedey  uolta  uerjo  la  parte  orientale ,  Onde  dice, 
che  gli  fi  rendei  al  leuante,  Quefta  medefiima  era  prima  la  Cua  uia  giunto  che  fii  (a  mattina  in  cima 
hi  monte,  (juando  al  principio  dd precedente  cento  diffe,  Sen^  più  cffettarUfciai  la  riua  prenden 
io  la  compagna  lento  lento.  Onde  Virg. giunto  fiu  la  detta  cima glihauea  detto,  Vedi  la  ilfd  che  in 
fronte  ti  rijucp^  Ma  trouato  poi  il  fiume  Letheo,  <]uefiù  (impedì  the  ron  potè-  proceder  più  inanl^^ 
Onde  diffc.  Et  ecco  più  andar  mi  tolfe  un  rio  e  cet.  Fermato  adunque  fiu  la  riua  di  (Quello  ,  uide  di 
la  Matdda ,  con  (acjuale  hauuto  poi  il  coHocjuio,  chaUiamo  ueduto,  fi  uolto  fii  la  defira  contrai  fiu 
me,fegiiitando  di  pari  paffo  Matelda  ,  chera  da  laltra  riua  .  Trouafo  poi,  dopo  pòchi  fpffi,  che 
le  due  riue  dd  fiume  fi  uoltauon  uerfo  leuante,  Torno  lungo  di  cjuelle  a  riprender  il  fi,o  camino  fei 
guitandofcmpre  al  pari  di  Matelda  uerfo  quella  parte  .  (^efìo  tutto  moralm.ente  fitgnifica,chfffiert 
hft  il  poeta  purgato, e  giunto  in  cima  dd  monte,  do  e-,  peruenuto  a  lo  fiato  de  la  innocentia,  Voh 
ad  oriete, Ottima  parte  dd  mondo,  perche  conduce  a  ieatofine,  E  proceduto  alquato  ueyfo  di  (jueEa, 
ciò  e,  perfcuerato  alquanto  in  tale  fiato,  troua  il  fiume  letheo,  che  fignifua  ohliuione  ,  ilqud  li 
uieta  (andar  più  inanl^,  perche  a  uoler  diuenir perfttto,come  difiopra  dicemmo, hifiogna prima  pafi 
fir  (juefìo  fiume  e  her  de  le  fiue  acque,  ciò  e,  domenticar  ogni  pacato  male,  E  per  uenir  a  tal  per', 
fttiione  efficY  neceffario  ancora  deggerfi prima  (attiua,  e  da  quella  uenir  a  la  contemp(atiua  uita. 
Fero  uededilaMate(da,fignifuat4  per  effa  attiua  uita  ,  laqual  mediante  la  naturai  filo fo", 
fia,  ch^  propria  di  quella,lifio(uei  duhhi,  Poi  uoltatofifu  la  dffìra,c\  la  luona.m.a  non  la  ottima 
uia,come'  quella  de  la  contemplatiua,  laqual  e  dritta  uerla parte oriétale,  procede  contrai corfo  de 
londeddfiume,  perche  non  fi  de  ceder,m^refiifierfcmpre  ale  concupifcent  e  humane  fign  ficaie 
per  efP  onde  .  Va  pochi  paffi  inan'^,  che  (e  ripe  dd  fiume  danno  uo(ta  uerfo  (euante,  et  egli  infie 
me  con  quelle.  Perche  chi  uuol  diuenir  perfetto,  non  de  lungamente  perfiuerar  in  tale  attiua  uita, 
ma  uolgerfi  a  la  contemplatiua,  che  conduce  aperfittione.  Onde  feguita  dicendo  , 


anco  fu  cofi  nojlra  uia  molta  ^ 
(Quando  la  donna  tutta  a  me  fi  torfe 
Vicendoj  ^rate  mio  guarda,  eir  afcolta^ 
Et  ceco  un  luHro  fuhtto  trafcorfe 


Non  andol poeta  con  Matelda  ancora  moli 
to  inan'^,  per  la  già  detta  uia  lungo  del 
fiume,  che  ammonito  da  lei  a  douer  guar 
darxSf  afcoltare,  Vide  fuhitoluflro^ 
òo  è  , 


ù 

Vltìr 
ti 
l 


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Postillati  16 


•  CANTO 

Vd  tutu  fm)  ftr  U  gnn  fvrcfla  ' 
raljche  di  balenar  mi  m'ife  m  fbrft^ 

M4  ferchel  balenar  come  uien ,  rcjlai 
E  quei  durando  f  iu  e  fiu  Jplendeua  ; 
Kf/  mìo  penfar  dicea  ;  Cbe  cofi  e  quefla  { 

Et  una  melodia  dolce  correua 
Fer  laer  luminojoi  onde  buon  r^elo 
Miji  riprender  lardimento  d'Eua: 

che  la ,  doue  ubidia  la  terra  al  cielo , 
Ff  mina  fola  ;  e  pur  tefìè  formata 
Kon  fijfcrfe  di  jlar  fitto  alcun  uclo^ 

%ottclqual  je  diuota  frffe  Jlata  ; 
Uaurei  quelle  inc^ahili  delitie 
Mentite  prima ,  e  poi  lunga  fiata . 


cfo  e-y  V«D ffìfnhre^tlt  trafcorfc  ìa  tuli 
te  farti  fer  la  firepa  tahtnte ,  cUgli  * 
frincifio  (juaft  fi  credè'  che  fifjc  un  ha'ei 
no,  Onde  dice^  che  h  mife  in  firfe  di  hai 
lenare  ,  Ma  ferchel  talenare,  cofi  comi 
fuhito  uiene,  coft  immediate  rejìa  e  fi  rii 
fclue,  E  juel  durando  /flendeua  jcmfre 
fiu  ^jìaua  ammirato  di  (juel  che  ftjje  , 
ET  una  melodia,  Ver  haunli  Matelda  Jet 
to,  Guarda  tT  afcolta,  ha  narrato  (juel 
che  guardando  uide  ,  Hora  dice  (juello, 
chafcolti(ndo  udì,  che  fu  unadokemelof 
Ha,  lajual  correuajfer  (juel  aerf  lumino^ 
fc  •  Cominciai  foeta  da  lattiua  ad  enf 
trar  a  la  conifmjflatiua  uita  ,  ciò  e,  dé 
Ihumane  a  contemflay  le  diuine  lofe  fctto 


la  guida  fur  di  Matelda,  ferchein  lei,coi 
UTf  di  fcfra  dicfmmo,  e  luna  e  Ultra  uita  fùron  congiunte,  Aduri<jue,  fer  lo  lufìro,  che  da  tuUe 
farti  trafcorfi  fer  la fìrefìa,  intende  il  lume  de  lo ffirifo pnio,  che  dijcejè  ne  lafua  mente,  fcn'^a  la', 
luto  dflciuale,  ne  la  contempUtione  linfelletto in  uano  fcffhticherelbe  .  Ver  la  dolce  melodia  in', 
unie  il  gaudio,  eh  di  tal  lume  refulta  ne  lanimo  di  chi  lo  riceue.  Ohide  huon  ^t^o,  Mi  ft  rifreni 
ier  lardimento  d'Eua,Conftderatol  foeta  lan^enita  c'Iadohe^'^a  di  fuefto  luogo,ll  huon^^lo, 
e  la  carità  cjual  helle  a  Ihumana  generatme,  li  ft  rifrender  e  dannare  L  Ardimento,  ciò  è-,  la 
lerr.trita  e  frfuntione  d'Eua,  Tenhe  la  doue  LA  terra  uhidiua  al  cielo,  ciò  e-.  La  creatura  olei 
iiua  al  creatore.  Vernina  fcla,  E  Vur  tefìè^.e  furhora  firmata,  Lejuali  conditioni  la  doueanofir 
y  umile  t7  ohedientiffm.a,  NOn  ffjrrfc  di  jlar  fctto  alcun  uelo,  Non  fi<  fatiente  di  ftar  fctio  alcui 
M  i^norantia.  Ma  jfer  hauer  la  fcientia  del  lene  e  del  male,  uoGe  mangiar  il  uietatojfomr,  Onie 
iUÌta,  con  tutta  Ihumana generatione,  fu  ii  tanto  dolciffimo  cfT  am.enffimo  luogo  friuata,  chefe 
iHa  fctto  Ji  taluek  fi fcffe  contentata fìare,  ilfoeta  dice,  chegìi  haureUe  fcntite  frima  jueUe  deli^ 
tie  mefpthiliy  ciò  è-,  Tanto  gradi  da  nonfoterlo  dire,  fenhe  tjuiui  firette  nato,  E  Poi  lunga  fia} 
fa,  Verche  uifarehhe  fiato  fino  atanto  che  fiffe  [iaciuto  aVio  di  condurlo  al  cielo , 


Ucntrio  maìfdaua  tra  tante  primìtie 

Ve  leterno  piacer  tutto  Jojfejo , 

E  dijìofb  anchor  a  più  ktìtie; 
tinanij  a  noi  tal ,  qual  un  fioco  accefo  j 

Ci  fi  fi  laer  fitto  i  uerdi  rami; 

E/  dolce  fuon  per  canto  era  già  intffi^ 
O  fiero  finte  ucraini  fi  fimi , 

freddilo  uigilie  mai  per  uoi fifferfii 

Qagion  mi  Jj  rona ,  chio  merci  ui  chiami 
Hor  ccnuien  j  che  Helicona  per  me  uerfi^ 
Vrania  maiuti  col  fiuo  choro , 

forti  cofi  a  penfir  metter  in  uerfi^ 


Seguitando  io  il  mìo  camino  TP<f  tante 
ffimitie,  ciò  Tra  tante  frime  cofc,  che 
in  juejìa  contemflatione  mi  fi  rafpefcni 
tauano  DE  leterno  f  iacere,  Verche  ne  la 
contemflatione  de  le  diuine  co/?  confifìe  il 
fcmmo  hene,  ciò  è',  idio,  il(jual  e-  eteri 
no,  E  Difiofo  ancora  fiu  letitie,  Verche 
fino  a  tanto  che  non  ferue gr  imo  ad  effo 
fimmo  hene,  lanimo  nojìro  non  ft  cjueta 
mai,  Dlnan'^d  noi,Cluanio  fiufroi 
cedono  inan'^,  tanto  fiu  certi  fi  fkn  ée  le 
cofi.  Onde  il  luflro  chaueano  frima  uei 
duto  ,  hora  ueJono  chera  laere  accefc  coi 
mefiioco,  E  la  dolce  melodia  intendtuai 
A  t 


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Postillati  16 


P  V  R  G  A  T  O  R  T  0 

lìa'chfrà  canto,  ìlchf  fignifica,  che  (juantùfiufrocfJiamo  inanl^  nf  laxwìewfìatme,  fanti  mn 
gito  ue^ytima  n  iifcerner  e  Ji/coprire  ifdYfti  mifini  dr  U  Jiuimta  .     O  '^acrù  fante  uerpni, 
Hàuenio  a  trattar  di  cofe  altijjlme,  cme  fcno  le  cdffii  e  diurne,  e  molto  difficili  fol amente  a  feìifa^ 
re  non  che  a  fcriuerle  ,conueniente  cùfa  è*  chegli  innochi  laiuto  di  tutte  le  mujc  in  genere,  E  d  '  Vr<< 
nìa  in  f  articolare, ferche  cjuejìa  celeflefignifica,  Et  ordina  cofi^O  jacro  fante  Mt^fè,  Se  maifcjjtrft 


merce^, 
a  fiafef 


fer  wDi,  intende  ne  uojìriftudi,  E  ami,  Ereddi,  o  uipilie.  Camion  rnìj^rona  chio  ki  chiami 
Et  é»  come  a  dire,  Se  Dio  mifcdui,  la  necejjìta  mafiringe  che  io  ui  domanii  aiuto,  Ma/a  U 
titione  per  c^ueRe  cofè,  che  ragioneuolmente  le  hanno  a  mouer  ad  aiutarlo,  che  fcno  i  difagi  fcfjèrti 
fer  loro,  ciò  e',  fer  corife guir  le  lor  dottrine  .  Hor  conuien  che  Helicona  per  me  uerf^  Helicona  h' 
giop  in  Parnjtfoy  oue  nafce  il  fcnte  Pegafco  dedicato  a.le  Mufc,  Onde  il  poeta  prefe  il  giog:ì  fer  il 
fonte ,  ilcjual  uerfa  aEhora,  che  elojuentfmente  fi  fcriuein  pie  fa ,  efpndol  fiume  chefce  da  cjueU^ 
lignificato  per  la  elocjuentia  ,  Onde  il  Pei,  in  <juel  Spn,  La  gola  e!  fònno,  che percofa  mirahile 
sadìita  chi  uuol  fàr  d'Helicona  najcer  fiume.  Et  in  (jueUaltro,  Se  Ihonorata  fronde.  Cercate 
ioncjue  ftnte più  trancjuillo,  chelmio  dogni  licor  fflitne  inopia  Saluo  di  tjuel,  che  lagrimado  ftiU 
lo  .  Hauendo  adUjuelpoeta  a  trattar  di  fante  e  fi  alte  cofi,ccuien  che  Heluona  uerfi  xer  lui,E  che 
\rania  col  fuo  choro,per  U  cagione  detta  difcprajaihti  metter  in  uerfi  cofc  fiirfi  e  difficili  a péfare  « 

Poro  più  oltre  fette  alberi  doro 

faljàua  nel  parer  il  lungo  tratto 

Del  meip^chera  anchor  tra  noie  loro  t 
Ma  quandio  fiit  fi  preffo  di  lor  fatto , 

Che  lohbìetto  comun-,  chi  fin  fo  inganna  y 

No«  perdea  per  diflanùa  alcun  fu  atto  ; 
Là  'uìrtuj  che  a  ragion  difcorfo  ammanna^ 

Si  comellt  eran  candetlabri  apprefej 

Ji  ne  le  uoci  del  cantare  Ojànna^ 
D/  fòpra  fimmeggtaua  il  bello  arnefe 

Viu  chiM  affai,  che  luna  per  fereno 

pi  meAa  notte  nel  fuo  me7j>  tnefe* 
Io  mi  riuolfì  dammiration  pieno 

Al  buon  VìrgiìiotO'  ejjò  mi  rif^oft 

Con  uifh  carca  di  fìupor  non  meno  ^ 
Indi  rendei  lajpctto  a  laìte  cofe  ; 

Che  fi  mouìeno  in  contra  a  noi  fi  tardi  j 

Che  jòran  uinte  da  noueìle  jpofe^ 
La  donna  mi  fgrido  ;  Verche  pur  ardì 

Si  ne  Uffmo  de  le  uiue  luci; 

E  ciò  che  uien  diretro  a  lor  non  guardi  l 
Centi  uid'ìo  allhor,  come  a  lor  duci^ 

Venir  apprejfo  ueWte  di  bianco  x 

E  tal  candor  di  qua  gjamai  non  fùci^  ' 
Lacqua  imprendea  dal  finifìro  fianco , 

E  rendea  a  me  la  mia  fintHra  coHa^ 

5io  rigiiardaua  in  lei^  come  j^ecchio  anco^ 


Tornandol  poeta  a  la  fi^a  materia  dice^ 
che  poco  più  oltre  da  cjueUo  aere,  che  par^ 
ue  un  fiiOcQ  accefo  dinan'^i  a  loro,  e  chel 
dolce  fimo  haueano  intefo  per  canto,  IL 
lungo  tratto, la  lunga  diftantia,  DeI  me 
^,  ciò  è".  Vie  linteruaÙo  chera  anchoret 
tra  loro  ,  EAlfaua  nel  parere,  Eaceafa^ 
fer  che  fifpro  e  non  erano  fitte  alheri  do; 
ro,  Et  in  fententia,  farne  loro  poco  di  la 
da  (Quello  aere  accefo  come  fuoco  uedere, 
fette  alteri  doro,  E  (juejìo,  perche  neram 
anchor  lontani,  e  non  poteron  difcernef 
(jueRo,  che  ueramente  fiffcro,  M«  c^uan'* 
do  fiiron  fitti  fi  preffo  di  /oro^CHf  \oW\tt 
to  comune,  ciò  è^,  chel  comune  defiderxi 
del  [qere,il(fual  è  comune  e  naturale  oli 
hiftto  de  lhuomo,CHe  ilfenfo  inganna  al 
cunauolta,  E  ciuffo  auiene,  (juando  loci 
ihio,cioè,il  uedeYe,ilc(ual  è-  uno  de fenfi 
efieriori,  porge  a  la  efffiimafiua,  latjual 
e  uno  de glinttriori  fcìifi,ilftlfc,come  ha 
uea  fatto  allhora,  che  per  la  difìantia,  gli 
hauea  fàtto  parer  che  fiffm,  tT"  in  fitto 
non  erano,  fettf  dheri  doro,E^(r  tali  fffa 
effjflimafiua glihauea  forti  a  la  uirtu  ini 
tellettiua^  Onde  effe  comune  ohhietto 
rimafc  ingannato,NOn  per  dea  alcun  fitH 
atto,  Kon  ignoYaua  alcun  fuo  nero  intenf^ 
dimentoper  dijlantia,fenhe  ^lagUeum 


CANTO  XXIX* 

frepndy  t  A  «!>/«  clmmanna,  ciò  è-,  linteflfUOy  ilciual  aduna,  Et  e  feY  ftmiliiuìlnt  h  mni 
nari,(juando  calano  t  yaccogliono  le  uele,  chfft  chiamane  mmannarf.  Et  in pntentìa,  Untda^, 

10  Hanal  itfcQrre  con  la  ragione ^  ATjfreje,  Affari?  CT"  irìtefe,ft  come  elli  erano  canielahi,  e  non 
Meri  doro.  Et  affrtfe  Ofcnna  ne  le  uùci  del  cantare,  ciò  è-,  Intefe  che  nel  cantare,  le  noci  effrii> 
meuano  Ofanna,  Perche  frima,  ejfcndo  fin  lontani,  Sent\  una  dolce  melodia.  Onde  dijp.  Et  una 
melodia  dolce  correa  e  cet.  Poi  affrejjato  alquanto  fiu,  iniefe  chera  canto.  Onde  diffè.  E'/  dolce 
fuonfer  canto  era  già  intefe,  Uà  hora  auicinafofi  ancora  fiu  inieff,  che  le  uod  del  canto  ejfrimei 
ttano  Ofanna,  che  ftgnifica  loda  di  Dio  .  DJ  fcfra  fiammeggiaua  il  Mo  arnefe,  Ha  di  fcfra 
ieuo,  che  laeYeftf:ce  [otto  a  uerdi  rami  come  uno  accefo fiioco ,  Mora  dimojìra,  che  fc fra  di  cjueDi 

11  hfHo  arnefe,  ciò  r,  il  hello  ornamento,  intffc^er  icanddahri ,  Elam.meggiaua,  lio  e-,  Kilui 
ieuaf  iu  chiaro  che  non  fi  la  luna  in  hel  ftreno,  (juando  è  in  cjuint a  decima,  co  e-,  che  ha  xv.  di, 
(he  fcno  un  me^  mefe,  ferche  allhora  ha  il  fuo  tondo,  E  mofìrafi  in  hel  fereno  fiu  lucete  che  mai, 
E  (jUffto,  fer  la  medefma  ragione,  che  dicemmo  di  fcpra,  cjuando  uide  affmr  il  lufiro,  e  chepco 
iifotto,  più  chiaramente  uedrmo  .  IO  mi  riuolft  dammiration  f  ieno,  Arr.miratol  foeta  de  le  cofe 
the  uedea,ft  uolto  a  \irg.  Jfer  intender  da  lui  di  juelle,  M<f  egli  mojìro  ne  la  uedula  (ffcrne  jìuf 
ftfkuo  nò  m,en  di  lui,  Perche  Ihumana  ragione  non  fuo  de  le  ccfe  diuine  fffer  caface  .  JNc/i  rédei 
la etto, Veduto!  ffnfc  ne  poter  hauer, mediate  lì-.mana  ragione,  alcuna  fàeniia  de  U  cofe  diuine, 
ritorna  a  uoUarfi  a  (Quelle, le  eguali  fi  moueano  fi  tardi  incctra  di  loro, che  nel  froceder  ftrieno  fate 
uinte  da  f^yfe  noue[le,fe(iu^li  ufnnOjfer  ojfruar  modefia  e  grauitaylentijfrr.améte  andare,  A  day 
ne  ad  intendere,che  la  fciéfia  di  tanto  alte  ejr  eccellenti  cofe,uien  ne  lintelletto  ncftro  jfeculando  a 

foco  a  focii,eper  lunga  cperMione  in  quelle,  che  di  tutte  ad  un  tratto  no  ;  e  fuo  fj]i  r  caface  .  I A  lyhvnfx. 
donna  mi  f grido, Ver  che  pur  ardì,  AriJeua,cio  /  ,godeua  Tante  détro  a  le  uiue  luci  de  fitte  càdela 
hri,CT  ^^ffto  gaudio  fi  jfrmaua,nó  intendedo  a  le  cof,cì  e  ueJremo  ftguire,nece[frie  a  frpeye 
<r  chi  entra  ne  la  uita  cctemflatiua,  E  pero  Mateìda  lof^rida,  e  lam,monifce  a  guardar  oltre  a  cani 
Àelahri  e  ueler  cjuello  che  uun  di  dietro  a  loro,  lacjual  cofn  fitta  dal  poeta,  uide  uenir  affreffc  geni 
ii  ,  come  a  lor  duci ,  e  guide,  Veflite  di  bianco  t^nfo  candido,  che  di  cjuafimil  non  ne  fii  m^i,  Ma 
(^ueìlo  che  figmf  chilo  uedremo  poco  difetto,  lA:(jua  imprenJea,  Era  lacijua  del  fumé  dal  fmjìro 
fianco  del  poeta, e  per  effcr  limpidiffima,come  di  fcpra  uedémo^  apprende  a, ciò  h',lmjprontaua,  peri 
che  in  (jue  JJa  fi  uedea,  il  fuo  fianco  fimpro,  E  fe  egli  riguariaua  in  lei,  rendeua  la  fi^a  finifira  c:i$ 
fia  a  lui,  come  fi  ancora  in  fimi!  cafo  lo    e  echio . 


Qudndìo  di  h  mia  rìua  hebbi  tal  pofia , 
Che  foh  iì  fiume  mi  fitcca  dìfìante  ; 
Per  udcY  meglio  j  a  p^ffi  diedi  fojlai 

E  uiii  le  fiammelle  andar  auctnte 
Lafciando  dietro  a  fe  ker  dipìnto^ 
E  di  tratti  pennelli  hauea  femkiante  j  ' 

Di  che^i  fcpra  rimanea  dijìinto 
Di  fitte  Bìe  tutte  in  quei  colori^ 
Onde  fè  Ureo  il  file ,  e  Delia  il  cinto . 

Qi^efti  jlcndali  dietro  cran  maggiori y 
Che  la  mia  u'tfìa  x  e  quanto  a  mio  auifo 
Dicce  pafji  diìtauan  quei  di  jùo/u 


duando  (dicel  poeta)  io  helh  T Al  fot 
fìa,  ciò  è',  Tak  arreco,  da  la  mÀa  riua, 
Et  ^  fimilitudine  da  cacciatori  che  fi  fon 
gano  a  le poffe  co  cani  affettando  la  fiera 
chefca  del  lofio,  che  [do  i/ fiume  mi  fi", 
cea  dinante  e  d  partiua  da  le  cofc  helle  che 
frima  hauea  da  lonfan  uedute,  come  uuol 
inferire.  Et  in  fnfentia,  (Ubando  io  fid 
per  contra  di  (futile  da  la  mia  parte  del 
fime.  Diedi  ffìa.  Diedi  indugio  a  pafs 
fi,  e  mi  firmai  per  ueder  meglio,  E  Vidi 
andar  auanfi  le  fiammAle,  E  uidi  paffaf 
oltre  i  lumÀ  co  candelabri  lafiiUo  dipinto 
laere  dietro  afe.  Et  hauea  effe  aere  SEWi? 


hiante,  ciò  è*.  Similitudine  DI  tratti  pennelli,  Perche  fimili  a  cjuefii  li  fa  il  pittore,  cme  uuol  in', 
firire,  (Quando  moue  il  pennello  fer  fir  una  linea,  DI  the  egli,Deljual  fimhianfe,effc  dipinto  aere 

A  L  ii 


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Postillati  16 


P  V  R  G  A  r  0  RI  O 

JifcfYà  ^rmc(nealliintOy  'Rimanei<acomfaYM^  lifte ,  Vf/che  fettffYam  IffimmeUe^ 

Vi  éjuei  colori,  ON(/r,  ciò  ^,  Dei{uali^l  fcU  fi  Um,'E  Delia,  ciò  è,  E  la  Iurta,  fjpnh  di  UtOf 
na  mia  ne  li  fola  di  neh  ,  IL  cinto,  Perche  Ureo  celefie ,  come  haitiamo  altroue  deUo  ,  dqiende 
da  raggi  del  fole,  E  le  bianche  e  rare  nmole,  ijuando  cingon  la  luna,  fi  moftrano,  come  dice  ,  di 
(juei  colori,  ejìifìendali,  do  è^,Qu^fìe  fette  lifte  che  fi  fìenàeuano  dietro  a  gliaccefi  cartdei 
latri,  cherano  i  fitmi  chufcluano  da  tjueUt ,  ERan  maggiori  che  la  mia  uifìa,  Perche  di  quelli  non 
fotea  ueler  il  fine ,  E  (juanto  a  mio  auifo,  ei  di  fuori,  ciò  e-.  Li  due  pfti  g  If  parti  effreme, 
da^uali  erano  contenuti  glialtri  cinque  ,  per  (juanto  mi  fu  auife,  Dlfìauano,  Erano  difìanti  luna 
da  laltro  diece  pafft ,  A  àunc^ue,  per  longitudine  erano  più  chel  poeta  non  potea  ueder  a  lunge  , 
E  per  latitudine  teneuano  h  jj^atio  di  diece  faffi,  E  (juefto  €  quanto  ala  lettera  ^  Ma  di  fotti 
ueirmo  quello ,  che  moralmente  uuol  fignificare . 

So«o  fojt  hd  deh  comìo  diuiji,  ^olendolpoeta  defiriueyla  nuòua  e  chl^. 

Ventiquattro  femori  a  due  a  due  f^^^^^  ^^H^  >          neceffarU  ad  im 

Coronati  uenian  di  fior  dalifi .  ^'^^'^^  >  *  '^'^  f'^h^  contemplai 

rutti  cmauan  ^  benedetta  tue  ""'^^  ^''^^  ^'""'f'^  Finge  figurata^ 

Ne  le  fi7Ìie  d'Adamo  ;  e  benedette  ^'"''^^'f  ^'^'l  ^^t?  't''' 

Siano  in  eterno  le  beUel^e  tue.  con^ueO^^^^^^^^  , 

tofaa  che ,  fior,  e  Mtrefnfche  hahetu  ^      i,^^  n.VApc.lJ,  auL  eh, 

A  rmmto  di  mtda  Ultra J^onda  glifj}>,fiiori  Ji  jufflu,Jìo,co  tuJin  ah 

Libere  fitr  da  quelle  gentt  elette  ;  cunr  iomauordo,  mlif  ne  tirino  ad  ali 

Si  come  luce  luce  in  del  feconda,  tri  finfi,come  de  fette candelahri,  ijuai 

Vennero  apprejjo  lor  quattro  animali  It  TEu^gelifla  dichiara  hauer  ha uuto  per 

Coronati  ciajcun  di  uerde  fronda  ♦  reueUatione ,  che  hanno  a  ftgmficare  le 

Ooniuno  era  pennuto  di  fa  ali^j  fi^'  chi^fe,che  a  principio  fiiron  in  Afia, 

Le  venne  piene  docchi  5  e  TÌhcchi  d'Argo       ^l^'  ^^/^^'^^  ^'''^      loannes  frater 
Si  fiìfcr  uiutjarehber  colali.-     ^  uefier,ftsrr^rtlcepsintrAuU^^^ 
^    ^  gno     patienfia  in  chr.ffo  lefu ,  fitt 

in  infiala  t^u^  apprUafur  Pathmos  frofter 
nerlm  Dei  ^  tefìimoninm  ìefu  ,  Vui  in  fflritu  in  dominica  die,  ^  auliui pofi  me  uoctm  ma', 
^am  tanijuam  tube  dicentit ,  QiMoi  uidet fcrihe  in  litro,  O  miue  fcftem  e^c'efiff  ijuafunt  in 
Afia,  Efrfo,  CfT  Smirne,  cr  Pergamo,  cr  Tiariie,  er  Sardif,  CT*  Philadeìphie^cr  laodice .  Ef 
xonuerfus fi{m,ut  uiierem  uocem  (jua  lojueiatur  mecum,E(  conuerfiis  uidififtem  candflahra  aui 
rea,  in  me  Ho  fcptem  candelahrorum  aureorum,  fmilem  filio  hominis  ufjìitum  podere  e  c(t, 
E  dofoìa  dffcrittione de  Ihahito  fcguita  dicendo,  Et  halehat  dexterd  fua  fieÙas  fcfffm  ,  Et  ex  ore 
eiurgladius  utraq;  parte  acutus  exihat.  Et  fide  eiut  ficut  fol  lucet  in  uirtute  fi^a.  Et  cum  uid'ffm 
eum,  cecidi  ai  pelem  eiuf  ftcut  mortuut,  E  pofuit  dexteram  fuam  fuper  me  dicens ,  Noli  timer  e. 
Ego  fi<m  primut  e7  nouiffmus,  er  uiuus,^  fùimortuuJ,  Et  ecce  fum  uiuus  in  fccula  feculorum, 
haheo  clauer  mortis  Z7  infimi ,  Scrihe  ergo  ijuie  uidifti,  C7  (juce  fimt,  cf;  <IU(J£  oportet  fieri 
fofì  hec  •  Sacramentum  fcftem fìeQarum  tjuat  uidiffi  in  dexfera  mea ,  tyfptem  candelahra  aui 
rea,  Septem pelle,  angeli  jimt  fcptem  ecclefiarum.  Et  candelahra  fcptem  eulefie  funt .  I  ftUe  an*, 
geli  aiunjue  ,  figmficati  per  le  fette  fìeUe  ,  fono  intefi  jfer  li  fette  uefcoui  ,Eti  fette  candelai 
hi  ferie  fefechiefe  amminifìrate  da  bro  ,  Ma  noi  teniamo  che  il  poeta  intenéeffe  ferii  fette 
iandelahri ,  t  fette  doni  de  h  ffirito  fanto,  che  fono  Timore,  che  [rppawr  a  U  fi^perlia,  PietdL, 
$  Unkidia^  S cientia^  n  lira^  Forte^'^^  a  Ucciiia^  Qonftglio^  a  Umilia,  Sapentia,  a  la  gola.  Ini 

1elleU9, 


CANTO 


fpfff  «di  <f  ìa 
Oriinf,  Bucare^ 


ìuffuna]  VfYfcgtì:^  if(]uali,  UchiefatifneifcUe  facYmfntly  '^aUef^i^y^^^r^^rmittìùnel 
tcarepu,  VfmtfKÙdy  Matrimnio,  sprema  untionf,  E  (jurfli  fcm  ^hftfnUi.Q  Mi 


tn  X.  f4t,  i<ii«tli  h<tnM  <r  ft^nìficare  i.x.  ^rtcfUi  iati  da  Lio  fui  monte  a  Moifcy  fmhefin'^  U 


aiiarto  ii  (al  Ixb.  ouriice,  Po/?  hec  jìatm  fili  in  jfirifu,  Ef  fccffdfspfta  erat  in  caloyO-fifr^ 
feift  fdfm,  Ef  (luifMat  fmilis  tui  e  ed.  Seguita  foi  fin  oltre, Et  in  circuita  fedi  f, [Mia  xxitif. 
Et  fufYd  thronoJ  XMÌij.[em:iYesftdente{  cinùmicfi  uefìmmis  Sii  e  cet.  E  foi  amorfia  oltre.  Et 
in  medio  fedif.tr  in  circuitu  fedis^ijuattuor  ammalia  piena  ocuHs  ante  tT  retro,  EtamimfYimH 
ftmili  lem^t^r  facondo  fmile  uituh.  Et  tertium  animai  hatenfftciem  (juaf  hominif^  Et  (Juartum 
animai  ftmile  a<juile  uolanti.  Et  cjuaUuoY  ammalia  fingala  eOYum  halelant  alas  fnat,  E  t  in  W 
cuitutrintut  flena  funtoculis,EtYe{iuiemn:ìnhahehani  diehac  nocte  dicentia  Samtm,  San$ 
ifuf.  Sanctus  Vominut  Deut  omniptent ,  tjui  eYat  er  (jui  ejì,  er  (^uiuentuYus  r/?,  E^  cum  dai 
rent  iQa  animalitt  gloriam  cfT  hon:iYem  tenediitionem  fcdenfem  fifer  thronum  uiufnti  in  [a 
cuk  (cculoYum  yfYoddelant  wiiij.fenioYes  ante  fedentem  in  throno  t9' adoYahart  uiuentemin 
feculajfculorum  e  cet.Ma  juefli  de  l'Euartgelifra  fcno  inteYfretati  feY  xxiii/.fdceYMy  hauendoi 
ne  tanfi  pofit  Dauid  nel  tempio  in  augumentatione  del  culto  diuino,  come  ^  fritto  al  xxv.  dtl  Pai 
ralifomenon  contenuto  ne  la  Bihia,  E  fecondo  gliahi  effoftOYt,  co  cjuali  noi  ci  accCYdiamOy  ilpcei 
tag'inteft  perii  xxiiijAihri  ne  juali  è-  contenuta  la  Bihia  ^ptr  concordar  luntef amento  con 
laltro,  non  efpndo  il  uecchio  altro,  che  una  figura  del  nuouo  ,  Onde  dice,  che  ueniuano  a  due  d 
iue.  Et  erano,  come  di  frpm  hahhiamo  ueduio,  ueftiti  di  hianco,  e  coronati  di  fior  dalifc,  <ìo  è, di 
figlio  yche-ftmilmente  hianco,e  ft^ifica  f  de,  per  che  nel  ue  echio  tf fi  amento  ifcnti  padri  erti 
deron  per  fide  in  chrifìo  uentaro,  E  mi  per  fide  crediamo  in  lui  ^ia  uenuto  .  CAntauan  tutti , 
Benedetta  tue  ne  le  figlie  d'Adamo,  Simile  a  la  fdutatione  di  Qahrieh  ,  Benedicta  tu  in  muliei 
ìilus  e  cet,  impero  ,che  mediante  lincarnatione  del  Saluatorein  lei,  i  finti  padri  nel  uecchi^ 
tfftamfntì,  e  noi  nel  nuouo  tutti  fiamo  filuati,  E  benedette fiano  LE  tue  helle^'^e,  ciò  è'.  Le  tue  • 
uiYtu  de  lanimo,  che  fcm  ueYe  epeYfitte  leUez'^e,  perche  mediante  ijuelle,  ella  m,erito  effir  madre 
iel  nòjìro  Saluatore .  VOfcia  che  i  fioYÌ  e  lalire  frefche  herlette,  Mofira,  che  f  affati  olire  ijuefti 
%\iiif\fcniori  dietro  a  candelalri,  e  fitto  le  fitte  lifie,  E  che  i  fiori  e  Iherle  da  laìira  farte  dtl  fiui 
me  dirimpetto  a  lui,  fiiron  lileri  da  cjuellì,  jfeYche  più  oltre  erano  già  paffati,  che  fi  come  in  deh 
SEconda,  ciì  è^.  Seguita  L  \/ce  aluce,  «a  ^,  SteÙa  a  fieda,  ferche  le  ueggiamo  furger  de  krii 
^nte  luna  dietro  a  Ultra,  Co/?  dice,  che  appreffc  i  deui  xxiiij.  finiori  uenero  cjuaUro  animali  coi 
tonato  ciafiuno  Ji  fronda  uerde.  Et  ogniun  di  loro  era  pennuto  difii  ale  dipinte  ad  occhi  fmili  <i 
quelli  del  faone,che  tali  fiiron,  fecondo  Quid,  nei  x\i.e  ne  lafàuola  de  io  figliuola  de  Inaco,  i  cen 
to  che  nhfhle  Ar^  •  Quefii  (juattro  animali  hMiamo  ueduto  di  fcpra  effire  fiata imitatioi 
ne  da  VEuangelfia  ,  E  iet  ìuno  e  laltfo  di  loro  fono  flati  intefi  per  li  ({uaUro  Euangelifti,  ciò  ^, 
ìAérco  in  fiinma  di  leone,  perche  tratto  de  la  refirrettione,  l  uca  in  firma  di  uitello,  perche  irati 
to  del  pfcerlotio,  Matteo  in  finrma  hmana ,  perche  trauo  drlhumanita  di  Chrifto,  Giouanni  in 
aquila,  perche  tratto  del  facramento,  Et  era  ciafiuno  pennuto  di  fii  ale,  rifletto  a  tre  tempi  che  ne 
lo  fcriuere  haueano  a  concordare.  Due  per  lo  preterito,  Due  per  lo  prefcnte^  Due  per  lo  fiifuro.  Et  il 
mede  fimo  figni fica  leffcr  pieni  docchi,  perche  non  potendo  per  loro  medefimi  con  gliocchide  lini 
0eUO  tant^  Hedeye^  Fh  di  liJc^nQ  (hf  fiffcTQ  ihminfiti  da  h  ff  iYìtQ  finto  f 

A  L  Hi 


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Firenze. 

Postillati  16 


P VRGATORIO 

A  difcmer  lor  fome  fìu  non  Jj^^^rgo  Mol1ra,chf  per  elpr  aPretto  età  dira 

Rime  lettori  che  altra  Jjfiefi  mi  fìrìgnt 

Tanto  5  che  in  quefla  non  pojfo  ejjer  largo 
Uà  Uggì  ETjchkUyche  lì  dif  igne, 

Come  li  uide  da  la  fredda  pme 

Venir  con  uento  con  nube  e  con  igne  : 
E  qua  li  trouerai  ne  le  fue  charte , 

Tali  eran  quiui ,  faluo  che  a  le  penne 

Qiouinni  e  meco ,  c  da  lui  fi  dip(irte  ♦ 


7;ior  curtt,  non  fofer  Jifindfrft  a  fcriurr 
a  firma  di  :juefli  (ìuattro  animali,  mà 
fi  alcuna  a  (jueflo  fijp  cuno/c  dice ,  che 
legga  (jueSo  che  nr  firiue  E^chiel  ^peri 
che  la  li  trouera ,  come  li  uide  uenir  VA 
la  freiU  parte,  ciò  e*.  Di  aer  ac^uilone^ 
Con  utnto,  con  nule,  e  con  igne ,  E  che 
tali  erano  c^um  fatuo  ,  CHf  a  le  penne, 
ciò  è',  che  a  le  ale,  perche  dice  a  cjuefto 
Ciouanni  ejfir  fico  ,  e  diparte  fi  da  effo 
^'^chieì.  Impero  che  Giovanni  in  ijueflo  fidifcordacon  E^echiel  ponend:)  ad  effi  animali  fiiale. 
Et  E'^chiel  ponendone  lor  Quattro,  Auenga  che  tutto  forni  ad  una  medefima  (enfentia,  le  parole 
iel(]ual  E'^chiel  al  primo  fin  <]uefte.  Et  uidi,  Etecceuenfut  turiinis  uenieiat  ah  aquilone,  nuhes 
magna,zfT  ignif  inuoluens.  Et Jfilendor  in  circuitu  eiut.  Et  de  medio  eius  ejuafi Jpecies  electri,  idi 
eft  de  meiio  ignis.  Et  ex  medio  ei-^s  fmilitudo  cjuattuoranimaliumiC^  hic  aj^ectus  eorum,  Similii 
tuhhominisin  eis ,  Et  (juatiuir ficus  uni,f!!;'  (juattuor pennce  uni ,  Et pedes eorum pedei recti. 
Et  pianta peìis  eorum  (juafi  plantas  pelis  uituli,  Z7  fàntill<£  tjuafi  ajfectusceris  candenti! .  Et 
manis  hminiifiiipenms  eòrum  in  e^uattuor partthus ,  ^  fides  pennatper  (juattuor  partes  hat 
hehunt .  luncte^;  erant  fenna  eorum  alterius  ad  alterum  e  cet.  Poi  poco  più  oltre  dice,  Similitu^ 
io  autem  uultut  eorum  fiiciet  hominir,  tiST  facies  leonis  a  dextris  if forum  (juattuor.  Facies  autem 
iouif,  a  finifiris  ip forum  ({uattuor,  C7"  fi^^^ies  atjuiU  ipfirum  cjuatiuor  .  Et  fiicief  eorum, t9  penn£ 
eorum  extent<e  de  fuper,  due pennae  fingulorum  iungehantur,  CT  duX  tegthant  corpora  eoru  e  cet, 
Vefiriueli  aduncjue  con  (Quattro  ale,  perche  heUe  fdamcnte  a  confiderar  il  prefinte,  c7  accordarla 
co/  futuro .  Le  mani  chufiiuano  di  fitto  a  lale  fignificano  le  opere,  chufiir  doueano  di  loro .  Era*^ 
fio  coronufi  ciafiun  diuerde  fronia,  ciò  e',  di  uerde  lauro,  che  ftgnifica  trionfi, per  che  mediante 
la  dottrina  euangelica,  hann^  trionfiti  di  tutte  le  heretice fitte  • 


LO  J^atio  dentro  a  tor  quattro  contenne 
Vn  carro  in  fi*  due  rote  ti  iomphale; 
Che  al  collo  dun  griphon  tirato  uenm  : 

E/  ejfo  tendea  fii  lun  e  laltrale 
Tra  la  me^ana  e  le  tre  e  tre  lifle  j 
Siche  a  nulla  findendo  fncea  malex 

Tanto  fiìiuan ,  che  non  eran  uifle  : 

membra  doro  hauea  ^quantera  uccello  j 
E  bianche  laltredi  uermiglio  mifte . 

Np«  che  Roma  di  carro  cofi  bello 
RaUegraJfi  Aphricano^o  uer  hugufio\ 
Ula  quel  del  fol  fiiria  pouer  con  elio  ♦ 

Qu^l  del  foUche  fiutando  fii  combufìo 
per  foration  de  la  terra  deuota , 
Quando  fiiQioue  arcanamente  giuflo^ 


Era  lo  fratto  dentro  aguale  erano  ijuefii 
éjuattro  animali ,  contenuto  un  trionfili 
carro  fu  due  rote  ,  che  ueniua  tirato  al 
coUo  dun  grifine,  cr  effe grifine  tende} 
ua  jìi  lale,  luna  tra  la  liffa  di  me^  e  lali 
tre  tre  cherano  da  la  parte  deftra  delgrii 
fine,  E  Ultra  pur  tra  la  lifia  di  me^  e  lai 
tre  tre  che glierano  da  la  parte  ftnifira  tal 
mente,  che  la  lifta  di  ueniua  ad  ejs 
fer  ira  le  due  ale,  lecjuali  fi  leuauano  tani 
to  alte,  che  la  fine  loro  non  fi  poteauedei 
re,  E  le  fiue  memha  dinanl^  ,  che  fino 
ducceh  ,  erano  doro,  e  (Quelle  di  dietro, 
che  fcno  di  leone,  erano  bianche  mifìe  di 
uermiglio  .  Quefìo  carro  aduncjue,  ha 
da  ef]er figurato  perla  nuoua  e  chrifiiai 
na  chiefi,  Le  due  rote^fer  lo  nuouo  e  fer 
h  ueuhiii  ieffmento.  Et  etrmfide,im 


C  A  N  T  O     XXIX.  .        .  .  ^ 

ihìuelf^  cVM  Jinht.  h  Chrijìo,  trmfo  if  Uuerfmo  ^  {nimico  ^o^ro ,     r  m  r-.^- 

ir  Ir  tre  pnfcne,  E  fidm  Unio  .1/0,  chr  non  rr.no  urdute,  fmhr  rfj.nh  r  U  ^xfiu.e  la  m 
fcrucriia  ii  Viocufcun^  infinita,  n^^^^  gnfin^.f^r^Sì^r  h  àut  n^i 

\urr,  ciò  uol.tilr\  r  auadrufrdr,  f^^mfica  chrifto,  nrl^.f  fmlmntr  fùron  durnc^ture,  U  h 
^in!:  nJficJ^tafrrlrl^^^^^ 

àrmflediroffoA^ef.^^  ir  U  carnr  humana.chrrano  dijeonr .  NOn  c\Madxc.H 
ro  coLh,  Volrnh  ti  forfa  rf^rimrre  ài  quanta  ncrUentia  fh{jl  ^uefto  carro,  m  fcntema  due, 
^hrLfclLentefMirlrn^^iorrA^^^^^^^ 

lui  Nr  Lrh  rottauiano  au^ufio,  nrhualtrmfo  trr  giorni  continui  di  tre  trmjx  diufrjt^ft  p 
rH-^r  .V/?o,  1 ancora  drlfclr  dMprti  Mmrna  rccrl 
lentia  QWello  chr  uiando,  ciò  h  Quello,  chufcendo  dr  ìafua  uia,  a gi,fì§mi prgh  df  la  Ur^ 
rafii  daCiourfiilminato,  comUfìocr  arfcfindr  diir^ihfii  AKchananétr,  cio  e.Sommamrn 
tegiJito,  Toccando  la  notiffmafruola  di  Fetonte  recitata  da  Quid,  nrlfaondo . 


*Trt  donne  in  giro  da  la  dcfira  rota 
Vcnian  damando  5  luna  tanto  rofja , 
Che  a  f)cna  fèra  dentro  al  fico  nota  x 

Laltra  era,  come  /e  le  carni  e  lofja 
Fofjfro  ^hte  di  Smeraldo  fotte  5 
La  terT^a  farea  neue  tefìe  moffa  t 

lEt  hor  fareuan  da  la  bianca  tratte , 
Eor  da  la  rofja  ^  ^  al  canto  di  quefta 
Laltre  togHean  laudar  e  tarde  e  ratte* 

Va  la  fwjjlra  quattro  fncean  fijìa 
In  forpora  uefìite  dietro  al  modo 
Vuna  'di  lory  chauca  tre  occhi  in  tcffa* 


Srano  dala  defìra  rota  dfl  carro,  fi gni^, 
ficaia  fer  lo  nuouo  trfìmcnto  ,  tre  doni 
nr ,  Uijuali  urniuano  danl^ndo  in  giro, 
Qufjìe  fcno  Ir  tre uirtutheologichrmal 
(onofciutr  nel  urcchio  teflamento,  E  luna 
ihera  la  r.ffc, intende  feria  carità,  lah 
ira  chra  del  color  dr  lo  fmeraW,  iljual 
^  urrdr,  fer  la  j^rran^.  La  frr"^,  chri 
ra  lianca  comr  nrur,frr  la  pdr  ,Bt  hor 
fareano ,  dan'^ndo,  tirate  da  la  lianca, 
KfT  hora  da  la  roffa,  fer  che  da  la  fide  fuQ 
nafcer  la  carità  e  la  jj:rran'^,  e  da  la  cai 
fita  la  fide  e  la  jferan'^  ,  ma  da  la  Jfei 


ran"^  nó  fuo  najcerjfde  ne  carità,  E  dal 
canto  a  ^uefla  roffa,  laltre  togliean  layiiare  e  tarde  e  raUe,  fenhe  la  fède  e  la  fferan'^  non  uart 
mai  fc  non  tanto  guanto  fcn  mo/fe  da  la  carità .  DA  la  fmifìra  (fuaUroficeanjffìa,  Ey«»o  da  la 
finifira  rota  del  carro,  ftgnificafa  fer  lo  urcchio  trjìammto,  quattro  altrr  donne.  Ir  eguali  V  Aerane 
ffta,  cio  è-,  Van'^uano  in  giro,  comr  Ir  tre  da  U  dejìra,  E  panificano  ir  cjuatiro  uirtu  morali, 
(io  è',  Ctujìiiia,  ForieZ.'^,  Vrudrntia,  e  Temferantia,  de  Irjuali,  ancora  jurlli  drl  urcchio  irftai 
mento  fùronfarticifi.  Erano  urftite  di  forfora,  che  fgnifica  carità  tT  amore,  fcn"^  il  (juale,  tali 
uirtu  non  ft  fon  confeguire,  E  [èguiuano  dirtro  al  modo  ,  D \na  di  lor  chaufa  tre  occhi  in  tefla, 
E  auejla  era  la  frudentia,ferche  fen"^  ii  juejìa  ,  tutte  laltre  uirtu  fi  rendrno  imferftUe,  E  [cnle 


iheologiche  uirtu,  che  li  ftauano,  come  fiu  nobili^  da  la  dfflra  rota,  e  tra  le  cjuaUro 
fìauano,  come  mrn  nM,  da  la  rota  ftniflra,  E  tre  lifte,  ftgnificate  fer  tre  faramrnti  dr  la  chiei 
fa,  cio  è-,  hattrfmo,  confimatmr,  xj  ordine,  come  fiu  eccellenti  ,fa[puano  da  la  dfflra  farte 
fcfra  le  tre  donnf,  E  tre  altre  lifìe,  ftgnificate  fer  altri  tre  ffcramentt,  cio  f  ,  ffnitentia,  fatmi 

AL  iiii 


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Postillati  16 


.  P  V  R  G  A  T  0  R  r  O 

ita,  mdirtmonky  f firma  untìcne,  cme  mm  eaeUfntl,  faffauatii  Ja  la  fmijty<t  f  'aYli  fcpa  U 
€ltYf  (juatiYO  hnrif,  Ma  U  ffUima  lifta  ^ftgnificata  ffYÌfucayfftia,  fcallenfiffirtio  o'fre  a  futt 
iìg^ialiri  facramfn  hPaua  in  me^ ,  e  pajjaua  tra  le  due  ilf  del  ^riftne  fcfra  U  ifjìa  di  ijt4rl$ 
lo     conpjuenimente  jcfra  del  carr*  • 


Affrejfo  tutto  iì  pretrattato  noio 
Vidi  due  uecchi  in  habito  dìjparìj 
Ma  pari  in  atto  &  honefìato  e  fido  ♦ 

Lun  fi  mojlraua  alcun  de  familiari 
Vi  (juel  fimmo  Uippocratt'-^cht  naturi 
A  glianìmali  fè ,  chU'ka  più  car'ix 

Mc^haua  laltro  U  contraria  cura 
Con  una  Jpada  lucida  ^  acuta 
TaUche  di  qua  dal  rio  mi  fi  paura  ^ 


chiama  «odo  iì  carro  tirato  lai  grifiné 
contenuto  in  mr^  a  (juaUro  amt*^aìi,tff 
a  le  tre  e  tjuauro  dorìnf,ferche  tutto  (juei 
fio  era  riflretto  infime  in  firma  ii  noi 
Jo,  PV.etraUatQ,cio  è, InanT^  trattatola 
me  di  fcfra  dicemmo.  Due  aduntjue,  che 
^ffreffo  a  Juefto  fai  nodo ,  uide  due  uect 
chi  Dljj?ari ,  ciò  Indifjvrente  hahito^ 
ma  in  atto  fari  e  cet,  Luno  Jt  juejìi 
due  uecchi  intenie  fer  S,  luca,  l'ijuale. 


éltre  a  leuan^eh  yfcrilp  gliatti  de  gliapofloìiy  E  fer  juefto  introduce  fcgmtar  affrejfcl  carro . 
Laltro  intende  fer  S.  Vauh,  rijpetto  a  lefiftole  firitte  da  lui .  Et  erano  (juefìi  due  dijfari  in  haii 
iOy  Venhe  5.  Luca  fu  medico.  Onde  dice,  che  fi  mofìraua  alcun  defimigUari  dt  cjuel  fcmmo  Hift 
.  focrafe,  CHe,  il<jua!e,  U Atura,  ciò  e-,  idio,  fer  ejjèr  natura  naturante,  fece  A  Gltanimali,  ci9 
^,  A  jihhuomini,  che  fon  Quelli  chafiu  cari,  a  ciò  che  li  conferuaffe  in  uita,  come  uud  inferire, 
iffendo  fiato  ecceUentiffmo  medico,  come  uedemmo  nel  quarto  canto  de  l'inf,  E  ^uefia  meiefmet 
tura  era  fiata  di  S.  Luca,  effendo  fiato  ftmilmente  medico  •  Laltro,  chera  S,  Vaulo^  fer  effcrli 
mttrìluita  la  Jpada  in  mano,  M:ìfiraua  la  contraria  cura,  ciò  ^,  Non  di  conferuare,  ma  di  tor  U 
Ulta  aglihuomini.  Onde  dice,  chera  tale, che  ancora  chel  rio  fifft  in  me^,  nondimeno  ti  ft  faura, 
E/  erano  in  atto  fari,  ferche  ciafcun  tendeua  ad  un  mede  fimo  fine,  dì  è-,  a  la  falute  non  ie  cori 
fi,  ma  de  Unirne,  honefìato  ueramente  E  Sodo,  cioè',  E  firmo  e  fiatile  atto  • 


Po;  uidi  quattro  in  humtU  paruta^ 
E  iimro  da  tutti  un  uecchìo  filo^ 
Venir  dormendo  con  la  faccia  arguta 

E  quefli  fette  col  primaio  fluolo 
Erano  habituati  x  ma  di  gi^i 
Dintorno  al  capc^  non  faceuan  hrolc  \ 

iin^J  di  refe  e  dai  tri  fior  uermigU  x 
Giunto  hauria  poco  lontano  ajpettOy 
Che  tutti  ardejfer  di  fipra  dà  cigli  ♦ 

E  quandol  carro  a  me  fu  a  rimpetto  5 
Vn  tuon  s\di  ;  e  queUe  genti  degne 
Paruer  hauer  ìandar  p'm  interdetto^ 

fermanlofi  ini  con  le  prime  infegne* 


Alcuni ,  fer  (juefii  (juaUro  in  humile fari 
ruta  hanno  intefo  i  cjuattro  dottori  de  la 
chiefa,  manoif  iu  to fio  crediamo  li  faeta 
hauerli  infefi  fer  li  cfuaUro  <rp/?o/i  (.he 
fcrifpro  VEfifiole  chiamate  canoniche  , 
do  è-,  Jacofo  ,  Pietro,  Giouanni,  e  Oiutr 
da  fratello  di  lacOfo ,  maffimamente  dii 
cendo  hauerli  ueduti  in  humile  feruta, 
ferche gliafofioli fùron  humiliffimi  e  daf 
nimo  e  di  fiato,  E  dietro  a  tutti  uemua 
un  uecchio  filo  dormendo,  Cluefii  infent 
ie  fer  Giouanni  che  fcriffe  l'Afocaliffe, 
cioe',ìau\fione  che  ^ìihelhe  Quando  ne 
la  cenna  fadormenio  fi<l  fetto"  di  chrifio, 
la^jual  dffmfp  foj  in  fua  uecchie^"^  ne 


^  ^i  Pathmo!,  ourfii  confinato  da  DO 

mt  ano,  come  dt  fifra  habbiamo  ueduto,  V  uenlua  con  la  fkccia  A^outa  ,  do  p-,  Acuta  e  CcUii 
te ,  ferche  ingeniofiffimamente  defcriffi  U  coft  che  uide  .  F  Qufftì  fette,  do  Tauh  ftr  U 
tfifiole ,  Ima  itr  gliaUi  de  ^liafofioli ,  cr  i  juaUro  dhmile  j^aruta  f   le  efifioìe,  e  Giouanni 

fer  V  Afocaliift 


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Postillati  16 


CANTO  X3Cf5f/ 

jtY  VAffìcaltffe  Eì(mhahtiafi,  F^ranoin  Ulliò  l'mcù  frimaio  fi uoh,C6ir,erd  aiì.ùra  ìafrU 
ma  m^lùtuhne  dffroceifua  i^ian'^  A  chyyo,  i\)eYCim  e  xxtii/.fcrìiori,  MA  mrìf^ceuan  froflo,M< 
H3^cc«rf7i  Miario  di  gìgli,  ^owf  e/]ì  \xiitj\fcnimy  AN^i  ài  rofc  e  daltrifiorkermgli,  A  dinof 
Ure,  che  ^uefti  fette  erar.Q  HAhituati,  ciò  Wa^itamfiUQ  hahifO  ve  Ufide ,  ferche  iniuhitatai 
mente  credean-iy  Ma  di  fc^ra  (Ydn^  ornati  ài  rofc  e  fioY  tt/rmigli,  che  àinofatfO  la  carifa,  àalaju^le 
fùrìrtm^ffiafcriuerelecofecheiyitefro  àeìa  àimnita,feYÌnàuYYie  4  cYeàtYt  mi  rei  ahi. 
ClMYatohyefii  foco  hntanQ  affetto.  Vuol  àimof{YaYe,(^uam<\u(fìifiUefiffcYOaccefi  ài  caYita,On 
le  dice,  che  (juaniumiue  [affetto  hrojtffe  foco  lontano,  ffYche  fiu  cliaYmente  f  fotea  àftYner  il 
ueYO,  mnìimeno,  che  ft  fare giuYafo,  chffft  àiCcfYH  ia  cigli  aYàefpro,  i^nto  eratio  le  refe  eglialtri 
fioY  ueYmigli  chaueano  in  tefta  fmiglianti  al  fuoco  ,  E  Quando!  carro  a  me  fu  ài  rimfetiO, 
Mo/Fr^r,  che  c^uanio  il  caYYO  tirato  àal grifinefù  fer  confYa  a  lui,fiuii  un  tuono,  iljualfaYue  cU 
uietaffe  loro  UnànY  fiu  oltre.  Onde  dice,  che  ^ueBe gtnti  degne  f  fèrrraron  iui,  COn  le  f  riff  e  in 
fcgne,cio  e'.  Co  canàflahì  chanàauano  i«<r^^,  l  ajual  cofa  fgni fica, che  già  ilfoeta  ne  la  uifa  cc^ 


gnificaua  il  tuono  udito  da  loro.  Onde  che  fer  riceuerla  ammoniti  da  (jurllo,  cmeuedremo  nelfti 
guenie  canto,  ferano  tutti  firmi,  E  chel  tuono  fignifichi  la  uenuta  di  tal  grafia  in  lui ,  uedemm9 
•fwforrt  nel  teY^  canto  de  la  fYecedente  cantica,  che fei  la  uenuta  de  U ^ratìa  illuminante  ejpr  uei 
fiuto  il  teYYemotto,  Onde  di.Jp,  Finito  cjUfPo,  la  ima  campagna  Tyemo  ftftYte,  che  de  le  jfauento 
la  mente  difudor  anchoY  mi  lagna  e  cet,  Veyche  cjuefte  tali  grafie  non  difenderlo  mai  in  r.oifni 
^ gran  mouimento  alieratione  de  lanimo  no/?ro,  auenga  che  ultimamiente  ft  conuerta  foi  in 
gaudio  e  contento  di  quello.  HoYa,  fe  noi  hahhiamo  hen  notato,il  foeta  ha  defcritio  ju  fa  nuoua  die 
fa  in  fvYma  di  cYoce  e  uolta  ad  occidente,  come  iuUefufano  di  cojÌYueYe,feYche  ha  fojlo  prima  efttt 
candelatri,  che  fiinno  ilfiede  di  (fueUa,  Poix^iiy.fcniori  a  due  a  due,  che/rnno  il refìo  del  frmQ 
legno  fino  a  laltro  che  fincroàa,E  cjui  ha  fofto  in  luogo  di  effa  incrociatura  il  nodo ,  lio  è-,  il  carro 
tirato  dal  grifinein  me^  a  (Quattro  animali,  CfT  in  luogo  de  la  farie  deflra  del  legno  che /in  crocia 
ha  fofto  le  tre.  Et  in  luogo  de  la  fmfra  V  (Quattro  donne  in  girò,  Voi  in  luogo  de  la  farteli  fcpr  a  ha 
fofìo  i  fette  hahituafi  col  frimaio  ftuolo,  E  ciò  che  tutte  cjuefìe  cofè  hanno  afignificare,  Ihahbiamo  ue 
iuto  difcfra,  Mancaua  hcra  a  la  ferftttione  di  tjuefìa  chiefa  fclam.entf  Beatrce,cio  è',  la  chYiflia^ 
na  Theoìogiajajual uedYemo  nel fcguete  tanto  in  una  nuuola  difioYi  difeeder  in  quella  dal  cielo  . 


CANTO 

CluanM  fmmrton  del  primo  cielo  ^ 
Che  ne  occdfo  mai  feppe  ne  orto  ; 
Ne  daltra  nebbia ,  che  dì  colpa  uelo  J 

E  che  fijceua  li  ciafcuno  accorto 
Di  fuo  doucr  j  cornei  più  biffo  fifce , 
Qj/al  timon  gira  per  uenir  a  porto  5 

Fermo  faff-jje     gente  uerace 
Vertuti!  prima  trai  griphone  ^  ejjò 
Al  carro  uolfe  fe ,  come  a  fua  pace  : 

Ef  un  di  loro ,  (juafì  da  del  mejjo , 
Veni  Jl'^onfà  de  libano ,  cantando 
Qridò  tre  «oJfeje  tutti  ^holtrì  appreffo^ 


Seguifandol fotta  nel fYefnte  canto  il  laf 
fdfo  fropofito  delfYecedente,defcYÌue  il  di 
fcenfc  di  BeafYice  dal  cielo  giù  nel  curro^ 
chaUiamo  difcfra  ueduto,  E  come  uolta 
taf  a  leati jfiriti  cherano  in  (Rutilo,  con 
lei,  riprende  con  ahune  mordaci  Z7  inde 
gnatiue  parole  la  ignorantia  e  foca  prui 
dentia  dei poeta,hauendo  egli  àofo  la  mcf 
te  di  lei  tenuto  altra  uia  di  cjueUa  ,  a  lai 
ijual  ella,  fer ft,a  fdìute*.  Il  auea  iniriZ^i 
Zato  .  Y  ^*Mfetientrion^ 

Fa  comfaratione  da  le  fette  fleUe ,  che  gii 
r^no  fcm[Ye,f(n'^  mni  tramontarefintor^ 


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Postillati  16 


PVRGATORIO 


Q.ual  j  beati  al  nouìffimo  bando 
Surgeran  prefìi  ognun  di  fua  cautrna 
La  rìuejlita  carne  aUeuìando  j 

Cotalì  in  fu  la  diurna  bajlerna 
Si  leuar  cento  ad  uocen  tanti  fcnts 
Minifìri  e  rnefpggicr  di  uita  eterna^ 

Tutti  dicean  5  Bcnedictui ,  qui  uenii  ; 
E  fior  pittando  di  Jòpra  c  dintorno 
Manihus  odate  Idia  plenis  ♦ 
ni  ejpr  Jflfrimo  cielo,  ferchefclo  ia  (juel  iffenif, 
èuafo  ne  i)rto,  a  fimilituiinf  del  nojfro,  ihf fi  come 


no  al  nofìro  artico  polo  ,  ia  Uditali  cjueda 
farte  (etto  tatjuafe  effe  figgirano  è-  dfttn 
fcttentrionf ,  a  Imi  de  f(ttf  candfUahri, 
chahhamo  nelfrecfdtnte  ueduto  ,  I^W^ 
domanda  fcttentrion  DE/ frimo  cielo,  eia 
è, Del  cielo  F.mfÌYeof  :flo  fcjfra  tutti glial 
fri  cieli,  perche  fignificandoi  fette  doni 
ie  lo  jj^iritofuìito,  ilc^ual  e  una  de  le  tre 
ferfcne,  effe  primo  cielo  effendi  aUrii 
tuito  a  Dio,  tlijual  e-  trino  CT*  uno,  uien 
CUe,  ciò  p',  ilcjual  fcttentrione ,  maifeppe  ni 
haUiamo  ieUo^  non  tramonta  mai .  N£  ueh 


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Postillati  16 


CANTO  XXX» 

taìtn  nellU  Ae  JicJfa,    imfejiimfnt:ì  déu  ca^mf  chf  di  ffccdto,  Vmle.ftme  il  noflro 
pUfntYÌ^ney  ne  bfcure  ienehrf  de  U  mite  no  fi  celd  mai  a  ^hocchi  nofirife  noè-fey  cagione  ii  ^udl 
che  neihia,  o  nnhe  che  ftnterpn^a,  Cafi  i  fette  hni  de  lo  ff^iritofanfo,  ne  hfcure  tenehre  de  li^nOi 
faniU  non  fi  cela  mai  a  ghcchi  de  linteUeUò  mjÌYo  fe  non  è'  ftr  alcun  peccato,  che  finterfon^a, 
PfYche^luelli  che  fono  accifcati  nel  peccato,  difficilmente  fojfmelpyillminati  datoj^irito  fant^ 
E  che  fnceua  li  ciafcuno  accorto  DI  fi^o  douer,  ciò  ^,  di  (jueUo  che  doueuafère,  Onde  è-Ccritto,  In 
gnimam  màliuolam  non  intraht  f^iritus  fipientif,  Ef  in  fintentia  dice,  chf  fi  come  il  nojìro  fettent 
trione,  ilcjualfeY  effiyfiffo  ne  httaua  sfera,  è-  fìu  baffi  di  (juel  cha  detto  del  primo  cielo  ,  fi  accorto 
QVrf/,  ciò  e ,  Qualunque  per  uenir  a  porto  gira  timone,  o  uogliamo  dire  ciafiun  che  nauica,  gouer 
nandofi  feconh  ilfo'o  aìji^al  gira  intorno  effiftttentrione,  Czfi  il  fettentrione  del  primo  cielo  ,fif 
cena  ijuiui  nel  Varadif>  terreftro  accorto  ciafcuno  di  (juel che doueuafire  .  T Limo  faffffe, Quando 
tidunjue  effe  fettentrione  fi  firmo,  come  infine  del  precedente  canto  hahhiamo  ueduto  ,  U  uerace 
gentf  uemtafrima  tra  ejfo  fcuentrione  cjr  il  grifone,  chefitron  ifcntipadri  VFraci  ,percheprei 
diffm  il  nero  de  lincarnatione  deluerk  eterno,  e  de  la  nuoua  che  fa,  V  Olfe  fe.  Volto  fefteffa  al  cat 
yo,  perche  prima  proceJeainanl^  a  ijuelio,  COme  a  fi^a  pace,  Come  a  fio  fine,perche  il  finelora 
non  era  altro  cheffo  carro,  do  ^,  la  noua  chiefa preueduta  e  predetta  da  loro  nel  uecchio  tfftamento. 
Et  ordinai  tefìocofi,  quandol  fcttenfrion  delprimo  cielo,  che  neoriofcpfemainfoccafc,ne  urlo  dali 
tra  nehhia  che  di  colpa,  E  che  jficeua  accorto  li  ciafcuno  lifiio  douere,  come  fàce  il  f  ìu  haffo ,  <^ual, 
per  uenir  aport),gira  timone,  faffiffe  fermo.  La  uerace  gente  uenuta  prima  tra  effo  el  grifone,  uoU 
fi  fi,  come  a  jua  pace,  al  carro .    ET  w«  di  loro,  (juafi  meffc  da  cielo,  Quejii  intende  per  S  alomo 
ne,  ilcjual,  come  mandato  da  cielo,  ne  la  fùa  cantica  in  perfidia  di  Chrifto  inuitando  la  fmagoga 
ie  Giuiei,  chera fita  j^ofa,  a  la  nu3ua  chiefa  findata  fcpra  di  lui  dijfe,  Wenijfonfa  de  libano  ,  In 
tal  firma  profetando  effa  nuoua  chiefa,  E  Tutti  glialtnappreffc.  Perche,  fi  come  fii  preueduta  da  Sa 
lomone.  Co  fi  la  preuùero  ancora  tutti  glialtri  patriarchi  e  profili ,  M«  jwi  non  inuitano  la  nuoua 
chiefa,  ma  ^eat.  ciò  è*,  la  The:)h^ia,per  laejual  ef]a  nuoua  chiefa  fi  proua,per  effir  il  findamento 
ii  (fueRa,  E  la<^ual  Beat,  uedremo  hora fiendcr  d4  cielo  fcpra  lajj?ettante  carro  .     Qyali  i  beati 
al  nouifftmo  bando,  Moflra  per  molto  propria  comparatione,  che  a  la  uoce  di  cjuepi  'x.xiiij,  femori  fi 
leuaron  CEnto,  ciò  e'.  Infiniti  angeli,  che  di  uita  eterna  fino  meffaggieri,  SV  la  diurna  bajìerna. 
Sul  carro  diuino,  perche  Bafferna  al  tempo  de  Romani  eral  carro  fcpra  delcjuale  le  uergini  ueflalt 
fortauan^  a prcceffione  le  cofi fiere ,  E  fi{  a  fimilitudine  di  ejuando  i beati  Al  nouiffìmo  bando, 
ciò  è',  A  lultima  richiefta  nel  gran  di  de  luniuerfdgiudicio  figgeranno  ognun  DI  fua  cauerna,  Df 
la  fua fepolcral  buca,  A  lleuiando,cio  è',  Adeggierenlo  la  riuejìita  carne,  perche  allhora  tanto  i 
teati  juanto  i  dannati  ripiglieranno  i  corpi  loro,  lAa  tjueUi  de  beati  fcranno  leggieri  25^  ejf  editi  à 
fàlir  al  cielo,  E  {juelli  de  dannati  aggrauati  per  rumar  a  Vlnf    T  Vm  dicean,  benedictus  (fui  ue 
nis ,  Simili  a  le  parole  di  Matteo  al  xxi,  che  fi  dicano  la  domenica  de  le  palme ,  Ma  (fui  erano  da 
jueftì  beati  ffiriti  dette  per  la  uenuta  di  Beat,  E  Eiorgittando  di  fcpra  e  di  fitto.  Come  in  tal  di  le 
palme  ciT  altri  rami  da  (juelli  di  HierQfo!ima,perla  uenuta  del  Saluatore,  MAnibus  o  date  lilia  pie 
nii ,  fiid  imitatione  di  Virgilio  nel  \\oue  e ffcrtando ,  che  le  e/ptjuie  di  Marcello  fijproornaf 
tedi  gigli  e  daltri  fiori  dice ,  Manìbus  odate  lilia  plenis  Turfureot  jj^argam  fiore  s  animamtl^ 
n'potis^  Hit  fiiltem  accumulem  donis* 


lo  wdigta  nel  cominci ar  del  giorno 
La  parte  orientai  tutta  rofata , 
E  laltro  ciel  di  bel  fireno  adorno  j 

t  la  ficck  del  fol  najcer  ombrata 


t)opo  linuifo  de  fanti  padri,  che  preceieai 
no  dinanl^  al  carro  ,  e  la  benedittione  de 
gliangeli  cherano  in  jufOo gettando  fipu 
e  dintorno  fiori,dffiriue  il  diféfi  di  Beat, 
in  effe  carro  dimoflranio  in  fintentia,  che 


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Postillati  16 


pvrgat  or  I 0 

$i,che  per  umt^mntd  di  uafori  fi  cme gliìaU  JituiUutm  aUunuud 


lo 


Lo«J?io    foHeneua  lunga  jiatai 
Cefi  dentro  una  nuuoladi  fiori  ^ 
Che  da  le  mani  angeliche  faliua^ 
E  rtcadeua  gju  dentro  e  difi4orit 
Soura  candido  uel  cinta  dohua 
Donna  mapparue  fitto  uerde  manto 
Veflita  di  color  di  fiamma  uiua  ♦ 
E  lo  J^irito  mìo  5  che  già  cotanij 
Temp  era  flato  con  la  fiia  frefin'^a } 
Nort  era  di  flupor  tremando  affranto 


ta  yA  frincijfio  éelìdipoMo [offrir  la  luce 
ifl  (cle^jpfr  tjfer  (gufila  a  tal  hora  femferé 
/«  ia  uaj^oYÌ  chf  tticéhm  in  la  terra, i<ju(i 
lifinterfùngan:i  tra  fffo  fcU  f  noi,  Cofi  ha 
Uff  f 3/«fo  ueifY  beaLfer  effer  lo Jj^Unhf 
graniifjtm^ì  chufciuada  lei  (er^f  erato  <lti 
una  nuuda  di  firn,  (.he [uliua  da  langeli 
ihf  manine  ricadeua giù  dentri  e  di  fuori 
ial  carro,  Adarne  ad  intendere ,  che  noi 
fofremmù  maifenetréir  coit  linteRetKì 
a  le  diuine  cofe  raffrefcntatone  da  la  Tfjfa 
logia  fignificata  fer  Beat,fe  con  qualche 
fimiliar  ejpmfio  nòH  nefcfjtmo  fitti  cafaci  da  juetlii  a  chi  per  grafia  idio  nha  dato  la  ccgnitione, 
mediante  ilijual  ffèmpio,  molte  uoltepoUlamo,jèn(iìt  in  tutto,  d menu  in  ifualche  parte  uenìr  a  U 
cognition  del  uero  .  Apparue  Keat,  al  poeta  cinta  doliua  fcfra  candido  ueh,  E  (juepo  era  lornato  ha 
hto  de  U  tejia  .  Pai  1/  reflo  de  la  per  fona  era  ueflita  DI  color  di  fiamma  uiua,  ciò  r,  di  roffo  Sott^ 
uerde  manto,  E  tfuefli  tre  diutrfi  coLri  [tonificano  jufl  medefmo,  che  nel  precedente  canto  uedm 
mo  de  le  tre  donne,  che  dan'^uano  da  la  deftra  rota  del  carro,  therano  di  quelli  ftefft  colori,  ciò 
fer  lo  hianco  la  fide.  Onde  Horat.Tefpes  et  Aho  yarafiies  colit  uelata  fanno,Per  il  uerde  a  f^erì 
perjlro/fi  la  carità,  che  fino  le  tre  diuine  uirtu  attribuite  a  Beat,  ciò  p,ala  iheologia  ,  an*^ 
fon  efja  fieffa  Theologia,  Onde  fi  dicano  Theobgiche .  loliua  [gnfica  pace,  E  chi[t  uefie  di  (juet 
fìe  tre  uirtu,  e'  non  filamente  in  pacifico,  ma  in  tranquillo  è  filice  fiato,  effcndo  del  tutto  lunge  da 
le  pafjtoni .  E  Io  Jpirito  mio,  che  già  cotanto,  Chi  Beat.fifp,  e  come  in  pueritia  il  poeta  [inama 
raffi  di  lei,  affai  dj^i/imente  ^  fiato  da  altri  detto,  e  noi  hreuemenfe  ne  la  uita  di  lui  alcuna  cofà 
iicemmo.  Ma penhe  hora,  efpndoli  apparfa,  egli  non  la  riconofceua  dice,  cht  quantunque  il  fuo  j^i 
rito  ftfjegia  cotanto  tempo  flato  con  la  perfena  di  lei,  mentre  cheUa  fit  in  uita,  come  uuol  infirire^ 
Non  era  affranto  tremando  difiupore,  come  de  le  cofe  marauigliofi,  cornerà  dhauerla  ritrouata  in 
ijuel  luogo ,  quando  Ihjiueffi  riconofciuta  ,  [uol  auenire.  Et  in [ententia  dice,  che  quantunque  egli 
jvjp  flato  molto [uo  fàmliare,  quando  ella  uiuea,  nondimeno,  che  in  quel  luogo  non  Ihauea  potuta 
ne faputa  conofitre,  ofìde  ilpto Jfirito  non fira  tremando  affranto  diflupore,  come  fdrehhe  ftguitOf 
quando  IhaueJJl  conofiiuta,  E  [erche  non  la  conoibe,  IhMiamo  moralmente  di  [opra  detto  • 


%en7^a  de  fiocchi  hauer  ftu  conofcen'^ 
Ver  occulta  uirtu  ,  che  da  lei  moffe , 
Dantico  amor  finti  la  gran  poten'^  4 

Toflo  che  ne  la  uifla  mipercoffe 
Lalta  uirtu ,  che  già  mhauea  trafitto  ] 
Vrtma  chio  ,fÌ4or  di  pueritia  fojfie  j 

Vólfmi  a  la  finifira  cól  rifritto  j 
Colqual  il  fitntolin  corre  a  la  ma  nma, 
(ijtando  ha  paura  ^  0  quando  egli  i  a^litto^ 

Ver  dicer  a  Virgilio  j  Mcn  che  dramma 
Vi  fingue  me  rimafia ^  che  non  tremi: 
Conofico  i  fiegni  de  lamica  fiamma . 


Moflra,  che  quantunque  egli,  ciò  h ,  lin$ 
teUetto [uo,  non  haueffe  per  uta  deglioahi 
fiu  conofcen"^  di  Beat,  di  quetlo,cha  difh 
fra  detto.  Impero  che  linteìletto  intende  e 
uede  molte  uolte  mediante  quefli^  efterim 
pntimenti,  come  nel  precedente  canto  hai 
tiamo  ueduto  ,  che  nondimeno  ,fer  certa 
occulta  uirtu,  CWe  mofji ,  ciò  ^,  Laqùat 
fi  mofp  da  Jei,  finti  la  gran  pote'^  D'An 
fico  amore,cioe^,Zìe  lamore,  che  ^nticai 
mente  era  flato  tra  /oy»,E  feguxtando  dice^ 
(he  fi  toflo  cheffa  occulta  uirtu  lo  percofji 
NE  la  uifla,  cw  è^tie fiocchi,  CHe,  cio 
è,  Uqual 


Vi 


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Postillati  16 


CANTO  XXX. 

ÌAa  Virgilio  nUuca  Ufciatì  fcmi 
Vi  fe  ;  Virgilio  dolajftmo  padre  ^ 
Virgilio^  a  cui  per  mia  falute  diemtt 

quantunque  perdco  lamica  maire 
Valfe  a  le  guance  nette  di  rugiada  y 
Che  lagrimando  non  tornarfir  aire  ♦ 


Inguai  uìrtuy  lUueafia  trafittofrimi 
cheglififp  fùm  di  fueritia ,  come  ne  la 
fux  uiia  iicmmo ,  Si  uolto  a  la  finifìra 
col  rijfetto  chi  fànciuh  corre  a  la  malte 
e  cet,  fef  dir  a  ^ir^,  Men  chuna  drami 
ma  di  fin^uf  me'  rima  fa  che  wo«  tremi, 
ijueh  cha  mofirafo  di  [(fra  che  mn  ftce 


frima  che  laconfeffe^  Onìe  diffcy  che  b  jfìrito  fuO  Mn  era  affranto  tremando  difìufore,  COnoi 
foifegni  delantia  fiamma^  ^d  imitatione  di  Wirg.  Agnofco  ueterisuefligìa  fiamme  ^  MA  Vir^rt 
Ho  nhauea  lafciatì  fcemi  di  fe,  effmdo  partito  da  loro,  E  di  tre,  erano  rimaji  due,  ciò  ^,  S  taf, e  lui, 
ferche  hauenkft  ia  (fui  inan^  a  trattare  di  coft  celeftii  La  ragion  humar^a,  fgmfìcatafer  Virg» 
non  uha  luogo,  Ma  e-  dthfcgno  la  dluina  fcifntia,  ciò  ^,  la  theologiafignificatafer  Beat,  E  Unteli 
letto,  fign  ficatoferStatio,  Wlrgilio  doliiffmofadre,^  dolciffmo  fadre  il  huon precettore  comef 
ra  fiato  Virg.  a  Dante,  ferche  fd  fadrt  da  leffer  al  figliuolo,  il  freceUore,  ammimfìrandoli  le  tuo', 
tìe  doUrine,  li  da  il  lev  efpre .  Wirgilio  A  Cui  diemi ,  Al<iuale  io  mi  era  dato  fer  mia  falute , 
NE  (juinfun<]ueferdeolanticamadre.  Ne  ualfe  a  le  guance  mue  di  ruggiada  ,  NeUedi  lagrime  e 
di  fianto,qWanfun<jue,  ciò  è'fTuUo  ciò  che  l  Antica  madre  Bua  ferdeo  ,  che  fu  quello  fiato  de 
linnocentia,  nel<juale  egli  era  aHhora,  E  che  da  Bua  antica  madre,  fer  il  feccato,  era  fiato  ferdut 
io,  CHr  non  tot naffer  aire,  che  non  fornaffero  fc:^'^  e  lorde  lagrimando,  Tanto  fit  il  dolor  che  gli4 
hehhe,  come  uuol  inferire,  defpr  alandonato  da  Virgilio,  Perche  lintelleUo  non  anchora  affuefàttQ 
a  lacontemflatione  de  le  diuine  cofe,  A  Usuati  Virgilio ,  ciò  ^ ,  la  ragione  humana  gliera  fiatd 
frenia,ft  disfida  fèn"^  di  (juella  poterne  uenir  a  la  cognitione ,  Non  intendendo  anchora  che 
folamente  beatrice ,  ciò  è',  la  fheohgia ,  lajual  è'  la  diuina  ragione,  fuo  fkr  ^juefio  ,  Onde  the 
juella  lammonifce ,  come  ajffreffc  uedremo  • 


Vante,  ferche  Virgilio  fe  ne  uaia. 

Non  pianger  ancho  5  non  pianger  anchora  5 

Che  pianger  ti  conuien  per  altra  Jpada  ; 
Qj^afi  ammiraglio  che  in  poppa  e^T  in  prora 

Vien  a  ueder  la  gente ,  che  miniera 

Ver  gUaìtri  legni  a  ben  far  la  incora  ; 
In  fu  la  fionda  del  carro  fmifìraj 

Quando  mi  uolfi  al  fuon  del  nome  mioy 

Che  di  neccfftta  qui  fi  rigiHra , 
Vidi  la  donna  ^  che  pria  mapparioj 

Velata  fotto  langelica  fèfia 

Vri\7jir  gliocchi  uer  me  di  qua  dal  rio* 
Tutto  chel  uel ,  che  le  fcendea  di  tefia 

Cerchiato  da  la  fronde  di  MineruA 

Kon  la  lafciaffe  parer  manifefla* 


ìAofira  ,  che  fungendo  fer  la  partita  di 
\irg,fcnt\  chiamarft  per  lo  proprio  noi 
me,  effer  ammonito  che  non  doueffè 
pianger  per  lui,  ferche  li  lifcgnaua  piange  f 
VEr  altra  f^ada,  ciò  e".  Ver  più  importan 
te  cagione,  lat^ual  fura  il  dolor  de  le  fp.e  coi 
fe,  come  uedremo  che  fàra  poco  difetto,  E 
che  uoltatoft  al  fuono  delftto  nome  ,  uide 
ihera  Beat,  lac^ual  prima  gliera  afparfa 
VElata,  ciò  e'.  Coperta  fctto  LAr-gelica 
frfia,  Inttfaperla  ruuola  de  fiori  gettati 
in  fu  daglicvgeli,  che  difpra  hahhiamo 
uedufo,  Lajual  era  in  fu  la  fnijira  f^oni 
da  del  carro  a  fmiliiudine  de  lamiraglio^ 
0  capitano  general  de  larmata,che  ua  a  ut 
dere  hora  di  fu  la  poppa  tfT  hora  di  fu  U 


4 

prua  la  ghe  Cte  amm,  n  flra  per  giJtri  le 
gni  de  larmafa,  E  dandole  animo,  la  rincora  alen  Oferare,Dri^'^y  glioccU  uer  fé  di  lui  di  ^ua  dal 
rio,  iouegìi  era  anchora,  Auenga  chel  utìo,  che  di  tefia  le  fcendea  cerchiato  f  cinto  VA  la  frorje 
ii  Minerua  ,  co  Va  la  fronde  de  lulii^t',  elea  Minerua  Veade  le  fcientie  è  dediccta,  KOn  U 
lofdaffe  mani  jfflmenie  parere  ^  E  c^uefiofi^erU  ragione  già  detta  diffra . 


PVR  G  ATORI  0 

Redìmente  nt  Um  dnchor  proterua  seguito  Sfattici  ne  la  fudcmlmiatd^rt  f 

Contìnuo  5  comt  colui ,  che  dice ,  frenfione amhoY  ne  latto  KlBalmentefu^e/ 

EI  p/w  cMo  parlar  dietro  rijerua^  ha,  me ,h.ltim  e jin\iì rifletto  ^COrnf 

Guardami  ben  :  ben  fon ,  ben  fon  beatrice,  '  ^^/^^^^  ^^^^^^  ^^'^^ 

Come  degnafii  dacceder  al  monte  i  ^uehmentefayUrf,  lacjual  coPt^pw 

No.  f,pei  tu  ,  che  qui  e  Ihucm  filiceì         ì^l  ^lor.f^^^^ 

Qliocchi  mi  caidergtu  nel  chiaro  fónte  t  B..frn..  ^ la  cUo^nèf  guardar  nA  mi 

Ma  ueggendomi  m  ejfo  trajji  a  Iherha;  fo  o^ft^ertraYneìamh.one,Vero  Dan 
Tanta  uergogna  mi  grauo  la  fronte .  te,  da^ual  ^eat,  naofj^Pf,  hauendola.ca 

Co/i  la  madre  al  figlio  par  fuperba^  me  di  f  tiourlr  mo ,  écfo  Umorte  di  lei 

Cornelia  parue  a  me  i perche  damaro  dmrnticafa,  Vev'^o  fin^e  di  guardarla  nel 

Semel  fipor  de  la  pietate  acerba  ^  ^^^^^9  f^^        Ificjual fcjfe  lanimo  utt 

ttla  fi  tacque  t^e  gliangcli  cantaro  fo  diluijatjual  in  atiojifarueamhorimì 

Difubito  ;  In  te  domine  (herauit  ffri^f^yfuferha,     aìtiera^'cme  inanl^ 

Ma  oltre  pedes  meos  non  paffaro ,  g^^^r.far^ta,  e  lefar.ìefue  cheflegn, 

^  XV      ♦  jamenfep^mrìn  a  latto,  glie  b  coyiprmai 

ro,  leijtfaliftiYon^  come  fé  dice f[c.  Guardi 
mi  pur, che  iofcn  len  (jueUa  BeatJacjual  tu  poco  fxdelmete  e  da  ignorante  ahhanÌQnofii  ei[lhora,(juan 
do  io  meritauafiu  da  te  efferfcguitafa  .    COme  degnaci  daaeder  al  monte,  ciò  è, Come  fifci  de 
gnato  di  uenirmìperfin  (jua/ù  a  uedeYe,  duafi  uoglia  inferire,  lo  non  credeva  ,  chauendomi  tu 
aSandonata,  ci  douefft  mai ueniYe  .     N0«  fqei  tu  che  cjui  e-  Ihuomfflice:!  Wolendò  ìnftYÌYe,  chef 
gli  /o  doueapuYfaffYe,  E  leYrore  chegli  haueua  fitto  defpY  tanfo  iaYdafo,mn  eYa  degno  dalcunafu 
fa.  Onde!  poeta  dice,  tanta  r/fere  fiata  la  ueYgogna,  cheli  gYauo  er  ofpeffe  LA  fronte,  ciò  è-, La 
mente,  CWe gliòcchi,  CHe,  la  ueduta  di  ejuella,  intefapey  la  uirtu  infedettiua,  che  uede  ,  li  cadde 
giù  ne/ chiaro  fintf,  Nel  chiayj  fumé,  intefc  feY  lo  Yimorfo  de  la  confcientia.  Ma  che  ueggendoft  in 
fjueUo,  ilijual yendefcmfye  uera  teftimonian'^  dogni nofìra  colpa  TR ajfe  a  lherha,Li  leuo  O  al^ì 
a  la  riua,  chera  herhfa,  pn  non  uederft,  E  moralmente,  leuo  g'iocchi  de  la  mente,  ciò     de  lintel 
letto,  a  laJpfYan'^,  chefempye    ueYde,come  (fufJìa,  chel  p<o'fzih  li  doueffe  effcY  feYdcnato ,  come 
yagioneuolmente  in  tal  cafo  ft  de  fare,  E  non  differayft  de  la  mifcricordia  di  Dio,  la(jual  e  infimi 
fa  .  CO  fila  madre  al  figliopar  fujf>eria,  Varue  jùferid  Beat,  a  Dante  nelaUo  e  ne  le^AYole  ffjcn 
do  da  lei  riprefc,  Verche  lacerna  pietà  fcntel  ftpor  damaro,  E  t  aUhora  ^  acerla  la  pietà,  e  [ente  il  fa 
por  damaro^  (Quan  do  anchora  non  ft  dimolìra  in  atto,  ma  fi  cela  fctto  lomlra  di  yigOYe  e  doYgoglio, 
come  hauea  fitto  Beat,  uerfù  di  Dante  ,  e  la  madre  fi  talhoYa  confyal  figlio.  Onde  ueggiamo  chd 
poeta  flfffi  a  jnfjio propftto,hauendola  ne  la  prima  Stan'^  di  (\ueJlafua  Can^,  Le  dolci  Yime  di 
moY,  chiofùHa,  chiamata  difJegnofae  ficYa  dicendo,  MafeYche ghatti  disdegnofi  efiri ,  cf:f  ne  U 
donna  mia  Sono  appaYÌti,mhan  chiuja  la  uìa  De  lufatoparlaYe  e  cef.  E  poine  lultima  Sfa.  di  (]ueh 
laltYa,  AmOY,  che  ne  la  mente  mi  Yagima,  hauendola  ne  la  penultima  def&xUa  humiìiifma  ,  ejps 
gna  la  ragióne, perche fira  e  disdegnofi,  auenga  chffla  n:inh  filp,  Ihauea  in  (juel  luogo  chiarKai 
ta.  Onde  parlando  a  la  Can^,  'dice,  Can^jnefar  che  tufavli  confYaYO  Al  dir  duna  fcreHa^che  tu 
hai,  che  cjuefla  donna,  che  tanto  humil  fii  Ella  la  chiama  altera  e  difJegnfa  .  Tu  fai  chel  del 
f(y»pyeelucenfeechiaYo,E(juantoinfcn:infi  turlagiamai  ,Mali  nifìri  occhi pey  ccgion  rffai 
Chiaman  la  (iella  falhoY  tenehrofa,  Cof  (Quando  ella  la  chiama  orgogliofa.  Non  confiderà  lei  [(coni 
iol  uero,  Mapur  fecondo  (juel,  chaleiparea,  chelanima  temea,  E  teme  ancora  fi,ih(  mi  far  firn 
Quantun^jue  io  ueggio  la,ouellafcnta.  e  cft.     E  Lia  fi  taojue,  e  gliangfli  cantaro,  Effindofil  pei 
ta  vergognato  e  [entità  delfino  errare  mediante  Beat,  infefa  per  la  [aera  rheohgia^  GLiangeli^ci^ 


CANTO  XXX. 

^,  lelu^ìyifiyìjj^iy^fiom,  canfar^nfuSifoilfalmo,  In  ff  domine fifrauìitòn  mfùnJar  in  fffri 
num ,  et  j>rùf>nato  a  chi  Jofo  tal  riconofcimenfo Jpera  in  Dio  che  li  éehha  perdonar f  ,  come  di  fcjfra 
f7<tifemo  u^duto  hauerfiuo  il  pria,  Mu  nonfalfaron  atra  jfedcsmeoh  Non  cantaron  ^lian^fli  di 
ijuejì:>falm3  dire  a  juel  uerfc,  KVc  concLfifii  mein  mamhus  immici,  ftatuìjii  in  hco jjamfcfedts 
tneos,  Perche  da  jufjfo  uerfo  in««^,  il falm^  tratta  ialtra  materia . 

Si  (orni  neue  trd  le  uìue  traut  Vuolilpetadimoflrare.ch  fi  cometa  ne 

Ver  lo  doffo  d'itdia  (5  cón^eU  ue  cadm  ne  h^fchi  che  fero  fqra  degliM 

So^ma  ejretta  da  ìi  uenfi  Sch'mì^,  fennini^chediuido^^^^ 

->  •  1-     i-      •    r  a  rr.  .  ...sU.  ha  .perlofreddilfimouento  Borea  y  che 

Vur  che  laurra.che  ferde  ombra , j]^tr^  ì  ;/j;E^of;.r/o.^.^ 
Si  che  par  fòco  fonder  U  candela  j  ^^^^^  ^^^^^  ^^^^^^^^ 

Coji  fiii  fenica  lagrime  c  foj^nt  /-^^^^  ^  y^^^^^,^  ^o/?  ti  gieh ,  che  per  la 

Anxjl  cantar  di  quei ,  che  notdn  jkm^rt  rìpenfiane di  Beatrice  ,fegliera primaria 
Vietro  a  le  note  de  glieterni  gnì  t  flretta  al  cuore,  voifer  il  cantar  de^lian^. 

Ma  poi  chio  intefi  ne  le  dolci  tempre  eeliinfuofiuore  ilfa!mo,chf  difcfra  hah 

Lor  compatir  a  me  più  che  fe  detto  h:amoueduto,Siuenne  alic^uffiire^et  a  co 

Uauejjir  5  Donna,  perche  fi  lo  flempre  ;  uertiyft  in  lagrime  efcffiri.  Onde  dice  SI 

1 0  gjel ,  che  mera  intorno  al  cor  riHretto ,        come  neue  tra  le  uiue  traui,  chiama  uiue 
Smito  ^  acqua  fijTi  5  e  con  angofcia  trauigliarkri,  chr  fcno  fcjfral  detto  mcte 

Da  la  bocca  e  da  gliocch  ufct  del  petto  .  ^  hauerlanìma  ue^etatiua,  VEr  lo  doffo 
\  o  J  (i'lfalia,flf(nb  il  de^iOmonfe ad  Italia, ccf 

il  doffc,o  u^gìiamo  dir  la  fchiena  al  corpo  de  lanimde,  Soffiata  e  fretta  da  li  uèti  S  chiaui.  Ver 
guardar  la  ftnijìra  parte  del  detto  mòte  uerfc  la  Schiauomajacjual  è-  poi  di  la  dal  golfi  di  Vinegia, 
ouogliamo  dire  dal  mar  Adriatico,  0  fufero  uerfc  tramofana,  donde  li  uien,  comhahkamo  detto,il 
freddifftmo  ueto  Horea,  VOi  lijuefatta  inffelfa  trapela, Trapelare  frof Wo  de  lotro pieno,  cjuado 
in  alcunaparte Jfade,ferclepajja  ilpeh.  Adunche  cjuffUneue,licjueficédof,frapfla  infiPfjp,PWr 
chela  terra,  che  perde  ombra  jfiri,  Quefa  e  V  Africa  pofta  a  me^  di,  donde  jfira  il  uéio  aufro, 
E  ijilflla parte  dileich^  f>ofta  fotio  lecjuinotiale,  come  cjuandol  fole  e  nel'  Ariete,  0  ne  la  Lihra,  ali 
Ihora  uien  d  perder  lomhra  per  ejfcr  a  retta  linea  perfendicolarefct^ol  fcle,  licjue fitta  adunche  ijue 
fianeue  perlo  jj^irar  di  tal  uento  trapela  e  pajfa  talmerJe  in  (cft-lfci ,  che  par  fico  findtr  lacan*, 
iela ,  Co/?  dice,  fi  io  fcn'^  fcjfin  e  lagrime,  Anl^  al  cantar  DI  cjuei  che  notan ,  Di  c^uei  che  cani 
fan  fempre,  Dietro  a  le  note  de glieterni giri.  Dietro  a  canti  de  glieterni  ci(li,che  fcrrpre  girano^ 
Verche  àicano,  che  da  moti  di  jueEi  ne  rifulta  tra  loro  unafcau.ffma  melodia,  a  lacjuale  fccomt 
fagna  il  canto  de  le  intelligentie  che  li  mouono,  E  jurfe  fcno  dal  poeta  intefe  per  gliangfli,  che  in 
fuo  fàuore  cantaro»  il  [cimo  ,  che  dì  fcpra  hahhiamo  ueduto.  Era  adunque  il  poeta  inar,'^  al  cani 
iar  di  ijueftì  angeli  fen'^  lagrime  e  fcjfiri,  perche  da  la jf  re  parole  Ji  Beat.fglieran  rifretii  al  cuoi 
re,  fi  come  la  neue  tra  le  uiue  traui  era  inan'^  a  lo  Jf  rar  de  1  Aufro,  fcn'^ccjua  efin'^  uento,  per 
ejfer  prima  fata  congelata  da  lajpro  freddo  de  uenti  Schiaui ,  Ma  poi  chio  intff,  NE  le  dolci  temi 
fre,  ciò  f^,  ne  le  feaui  e  temperate  uoci  del  canti  LOr  cori^patire  a  me,  il  loro  hauermi  compaffioi 
ne,  Fiu  c he  shauefpr  detto,  Donna,  VErche  ft  lo  fempre  r'  ciò  e-,  Ter  (jual  cagione  lo  trauagli 
attrifti  fu  co  fi  il  ^ielo  che  mera  rif  retto  intorno  al  cuore  fi  fece  ffirito  t!T  acjua  ,  F  con  angofia 
e  grande  affanno  ufct  delpeUo  DA  lalocca  e  dagliotchi.  Da  la  toccalo  ffirito  in  fffm,e  da  glioci 
chi  lacc^ua  in  lagrime,  E  dffcriue apunto  (juello,  che  fuol  auenir  ne  lakiefunie^o^uando  hitn  rifrei 
ft  il  nuaUhe  immeff  t^h,fc  auien  ihe  di  ([uello  fa  cf)i]t       «o/erlo  fufm , 


CANTO  XXX^ 

Sfrondo  eh  le  jìSe  fon  compagne^,  ÌYmochflÌYainffrfinaJjtfi,chp,^^ 


m  per  Urghe{xa  di  gratie  àium 
C^e  ji  <i1»  M<<por  h<mno  a  lor  powd , 
Che  noHre  uijìe  U  non  uan  uicìne } 

Qkc/Ii  jù  tal  ne  U  fua  uìta  noua 
\irtudmente  ;  chcgnì  hahho  deflro 
^atto  haucrebke  in  lui  mirabd  froua  ♦ 

Ua  tanto  fìu  maligno  e  ftu  filueUro 
Si  fri  tcrren  col  mal  [me  e  non  cólto  5 
Quanto  egli  ha  fiu  di  buon  uigor  terrejlro  ♦ 

M<:un  tempo  il  fofienni  col  mio  uolto  : 
lAcjìrando  gliccchi  giouenctti  a  lui 
Meco!  menaua  in  dritta  parte  ucìtc» 


io  fu  U  ftmflra  non  fotta  fiy  juejioyffri 
(hfuolfanhft  <r ^lieingtliy  Vanfe  utniud 
gYÌmetnerdt  Udal  pme  dietro  a  lei,  e 
tion  IhauerU  pinta  intendere,  come  fotei 
un  fare,  fiondo  ella  fu  la  dejìra  filanda  di 
éoue  fi  fo'eua  ad  un  medefmo  temp  uoh 
(are  V  a  c^ueUi  ,      a  t^uefìo  .  Stando 
adunjKe  Beat,  fu  la  defira  cofcia  del  cart 
ro,  udto  pi  le  fue  faroU  A  lefiefujìani 
tie ,  the  erano ^iangeli ,  i^ktf/i  mofft  da 
€arita,haueano  fietcfmète fregato  heat. 
ffr  luì,      de  le  fujìantie  diremo  nel  ter 
§  delFarad.'^Oim^ilate  neìeterno  die, 
Wuol  Beat,  dimoflrar  agliangdi,  che  Ihx 
ue^no  fregata  fer  Dante,  che  la  fua  ajfrtZ^  uerfc  di  lui  non  froceJeua  dafuffrbia,  come  fareua 
41  Dante,  M<«  fdarr^ente  da  carità,  E  ferche  aftrfuader  t}uefio  a  glianieli  è  leggier  lO fa,  uigilan do 
fffi  fcynpe  NE  leterno  die,  ciò  è-.  In  Dio  chè'  luce  eterna,  nelaijual  ogni  ccfa  riffìende  talmente, 
eh:  UOUe  n4  ftnno,  ciò  è",  NV  ignoràtia  nefigritia  NOw  fiira,  non  teglie  loro,  PA/fo  chef^ccial 
fecol  ffrfue  uie,  ciò  è',  Temfo  che  fàccia  la  turha  del  mondo  jfer  li  fuoi  froceff ,  Hauendo  deUOfaff 
fc,  eftcendofi  ifaffi  fer  le  uie,  Penhe  glihuomini  del  mondo  diuidon  il  temfo  in  anni,  mff,gior 
ni,  uigilie  C7  hore,  cjueUo  che  gliangeli  non  fanno,  fer  hauer  il  fuo  di  etfrno,e  no  terminato  dah 
cun  tem.p.  Onde  due,  la  fua  riffofìa  effr  con  fiu  cura,che  fer  rffi  angfli,comeuuol  infrrire,nó 
faria  di  hifcgno.  Mi  fer  far  che  Dante,  chefiange  di  la  dal  rio,  Intenda  lui,  altjual  da  effa  notte 
efonnofuoelferarnhora  ioltdfaffc,AciocheinluiDVnamifura,t!r  egu^lméte  fa  la  colf  a  el  duo 
h,  Efpndo  (fuefìo  neceffario  a  chi  le  diuìne  cofe  cQntemf landò,  f  uuol fcluare .  Er^  aduncjue  Beat, 
moffù  non  da  fùferUa,  ma  da  carità  fer  la  fdute  di  Dante,  come  di  fcfra  dicemo,  E  fno  a  (jui  fof 
ftamo  intendere  ejpr  frohemio  de  loratione.  Ma  che  intenda  ifafft  fer  il  temfo,  ìhahliamo  ueduto 
écncora  di f fra  alfrincifio  ddncno  cato,  oue  dite,  E  la  notte  defcffi  con  che  fcle  Fatti  hauea  due 
e  cet.  Et  il  Tetr,  diffe,  Uai  quanti  faff  fer  la  fclua  fer  di ,  bìOn  fur  fer  oura  de  le  rote  magne. 
Seguita  Beat,  fur  in  confp.fone  di  Dante,  fer  farli  ancor  fiu  crefcer  il  dolore,  ne  le  ft.e  rifrenfoni 
iimo/hando,  chegli  ne  la  fua  noueUa  età,  fer  far f  ecceUéti/fmo  in  tutte  (fueUe  uirtu,a  leijuali  egli 
hauejp  afflicafo  lanimo,  hauer  hauuto  oltre  al  fàuor  de  cieli  ,glinfìkfft  de  eguali  molto  pffano  ne 
^liorgani  del  corpo,  ijuello  de  le  diuine graiie  ancora,  che  tutto  pffano  ne  la  dijf  oftion  de  lanimo, 
fAa  ferche,  fi  cme  il  nò  cclfiuato  teireno  fifa  tanto  fiu  reo  e  fduatico  col  malfcme,  cjuanto  egli  hu 
fiu  di  hu^n  terrejìro  uigore  euìrtu,  Cofi  lingegno  delPoeta,LOrr.e  uuol  inferire,  non  effcrcitato  ne 
uirtuofi  fiudi,  fera  fitto  col  uitio  tìto  fiu  reo  CT  innetio  ad  ogni  uirtu,  (guanto  e^li  hauea  fiu  da  U 
natura  di  luon  acume  e  fcttiglie:^^,  Perche,  <\uho  lingegno  afflicato  al  male  e  f  iu  fottile,tdto  e' 
fcmfre  feggior  e  fiu  nociuo .  Dice  adùcjue,  NO  w  fur  fer  ofra  de  le  rote  magne,  No«  fur  folaméte^ 
f^r  diffnfitione  de  cielifiijuali  girado  rotano  fcfra  di  noi,  CHe,lei]uali  magne  rote,drizi^no  ciafiu 
fme  ad  alcun  fine,  Seiòdo  che  lefieUe  SOn  ccfagne.  Sono  congiunte,fer  che  fecondo  che  diuerfii 
mente  juefle  fi  co  giungono, diuerfcmente  dijfongon  ancorai  fine  dognifime,  Ma  fer  largheZ^  di 
gratie  diuine,  CH<<wr?o  a  lor  fioue  fi  alti  uafori,  Nafiendo  la  fioua  da  uafori  tirati  dal  fcle  in  alto, 
E  moralméte, le  eguali  gratie  hanno  a  le  loro  akndantie  tanto  eccehnii  doni,  CHr  nofire  uifte,ch^ 


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Firenze. 

Postillati  16 


PVRGATOR  IO 

fitto  mlralil  froud  in  luì^  (juejìò  hahhiamo  unaltra  udta  ejp^jìo  iifcfrd,  A  Uun  tepo  il  fcftm 
ni  col  mio  «ob,F«  il  peta  fojìfnnfo  alcun  iemvo  col  «offo  ii  Beat,  e  menato  uoìtò  in  dritiafarte  da 
fuoi  occhi,  ffYchf  (jjlnhft  ne  lafua  n:>uella  efaie  dato  a  li  fluii  de  If  facre  lettere,  hauea  di  gufile 
fuferfiaalméte  ufìuto  et  infefo  c^uUo  (juella  talfua  età  fatica  ^  Et  era  menai:s  da  lei  uolto  in  dritta 
farte  tJmete^che  fe  hauejp  perpuerato  in  talilìudi^come  uuol  inferire,  hauerehh firfc  fenefrato  a 
le  meMe  di  ijKe[le,o  uogliamo  dir  dfffa  Beat,  intefa  jfer  la  facra  theoìogia,  Auenga,Lhe  (jueflofia 
impffihile, come  gli  jìeffc  dimojìra  ne  la  penultima  S  fan,  di  (jueUa  fua  Can^.  Amor  che  ne  la  mete 
mi  ragiona  dicend:>j  C)p  apparfcm  ne  h  jh  affetto,  Che  mòjxran  de  piacer  di  faradifc.  Dico  ne 
glixchi  e  nelfifU  do'ce  rifo,  che  le  ni  reca  amor,  come  a  fio  loco.  Elle  fouerLhian  h  n:>fìro  intelletto,  - 
Come  raggi:)  di  fcle  in  frale  uifo,  K  ferchxo  non  le  foffo  mirar  fijo ,  Mi  corìuien  contentar  di  dirne 
foco  e  cet,  Ma  era  per  uenirnt  a  juella  ferftuione,  de  lajuale  Ihumano  inteHeUo  fuo  effìy  capace  . 


Si  tojlo  come  in  fu  U  foglia  fui 
Di  mia  feconda  ctade ,  e  mutai  una  5 
QueHi  fi  tolfe  a  me ,  e  diefi  altrui  • 

Quando  di  carne  a  flirto  era  faìna , 
E  beìle\ia  e  uirtn  crcfciuta  mera  ; 
F«  io  a  lui  men  cara  e  men  gradita  : 

E  uolfe  i  pajft  fuoi  per  uia  non  uera 
Imagini  di  ben  feguendo  fhlfe, 
Che  nuUa  promiffm  rendon  intera  ♦ 

Ne  {impetrare  f^iravon  mi  ualfe  j 
Con  lequali  ^  in  fogno  ^  altrimenti 
Lo  riuocai  j  fi  poco  a  lui  ne  alfe  ^ 

Tanto  giù  cadde  ;  che  tutti  argomenti 
A  la  falute  fua  eran  già  corti  j 
F«cr  che  mojìrarli  le  perdute  gentil 

Ver  quefìo  uijitai  lufcio  de  morti  y 
Et  a  colui  p  che  Iha  qua  fu  condotto , 
Li  preghi  miei  piangendo  furon  porti  • 

t  alto  fiito  di  Dio  farebbe  rotto) 
Se  lethc  fi  p^ffaffc ,  e  tal  uiuanda 
^offc  gufiata  fenza  akuno  fcotto 

Di  pentimento  y  che  ìagrimc  fpanda^ 


Due  età  fono  in  Beat,  ciò  è'ydueuiteych^ 
dfluna  ft  faffa  ne  Ultra ^E  la  jprima  è-  Ut 
iiua,  lac^ual  fcrue  a  la  carne,  perche pfpr 
cita  e  ne  la  fMua,  e  ne  la  friuata  ammi 
niflratione  ,  Come  de  U  Rep,e  de  la  fr^i 
fria  famiglia.  La  feconda  e-  U  contépUti 
ua,  E  tjuejìa  fcrue  a  L  Jj^irito,  perche  fi  fi 
feràtane  la  contemf  lattone  de  le  diuine 
cofe,  come  in  confcere  Dio  cjuanfo  ^  poffi 
l.le  a  linteHetto  humano  .  Dante  figuito 
adu(jue  Beat,  ne  la  frima  età,  la^ual era 
freuia  a  U  fico  da, Ma  comdla  fiiSV  Ufo 
gHaycioè-ySu  lentrar  di  (juejìa^e  che  muf 
io  Ulta,  f  che  ft  trouo  effer  [alita  da  carni 
a  ffirito  ,  iterai  crefiiuta  ehelle^^e 
uirfu,  perche  più  iella  e  di  uirtu  più  eael 
lente  è'  la  conteplatiua ,  che  lattiua  wfrf, 
eglifitolfi  a  lei  e  dieft  altrui, perche  la  fa 
lifiudi  e  diefi  a glihonori,a  ìericche'^^ 
tfT  ale  degnita  del  módo,U[far,do  la  uin 
del  uero  lene,  e  figuitando  la  yion  uera, 
dietro  a  le  fàlfi  imagini  di  <juel!o,  le^unli 
renlon  intera  neffuna  promifftone,  Impe 
YOyche  ejueftifilfi  hrni  ci  f  romettono,per) 


che  ne  pareno,  mano  ciattengano,  perche  wdw  fono  uerileni  talmente, che  fiàdo  ella,  ragioneuoU 
méte  douea  effer  più  amata  ^  appregiata  da  ìui,a[lhora  lifitmen  cara  E  Men  gradita,  e  di  minor 
gradò,che  W3«  era  prima,  Ue  mi  ual fi, dite, impetrar  da  Dio,  come  uuol  infirire,  iriffirationì,  con 
lejuah  in  fogno^come  alcuna  uolta  auiene,tf;  altrimenti  IO  reuocai.  Lo  richiamai  a  lafmarrita 
uia  de  la  uirtu,  SI  pOiO  a  lui  ne  caìfi,  Co/?  poco  fi  ne  curo,  T  Anto  giù  cadde.  Tato  f  laffcprecifi 
far  nel  uitio,  CHe  tutti  argomenti, che  tutti  ^Hndufìnofi  rimedi,  E  Rranofiarfi,  Erano  dekli  CT 
infermi  a  la  fua  falute,  Fuor  eh  molìrarli  i  E  géti  per  Iute, àoì^,  QueUi.ihe  fin'^  ahuna  redtni 
tione,  fono  dannati  a  le  pene  ie  Vi  nf  Acio  che  da  <jUflle  jfaueniato  ,  tornajfi  a  la  uia  de  la  uirtu. 
Onde  dice,Ver£iuefìo  ufitai  L  V/cio  de  morti, lufcio  détro  aljuaìe  erano  efft  dannatimorti  eternai 
vnentenelpeLcato,Eta  Virg,che  (juafulha  co  doUo,  furon  porti  li  miei  preghi  piangendo,  come  ut 
demo  che  dileidifp  nel  ficàio  m  in  perfina  dtffa  \irgXhlto  fkt:^  di  Dio  firehhe  ro«o,H<iHfW4 


CANTO  XXX» 


laquAl  lofi  non  fuo  fffcYf,  fi  f^liì^<'lfclp        ,  -  ^  ,  ,       .  ^  , 

cufìafaCcnra  éilcunofiotto  DI  fétimrnto.che  jfaict  la^Ymf.che-^Difentiment:^  acccfa^rìato  da  td 
éoLJh^ficcU  fiSgftf.Etèfer  fmilitulmf  U  <\ueh  che gujìand  cito  a  Ihoflaricf.Etin  t^tofcHO 
iiQréti,che  aufftt pagano  lo  fcotto  dopi gufìato  ciio,E  DJte  muifn  lofagJn  incf^  che  ogulU, 
Et  ilfagamrnto  è-  ihf  fict  ffntimm  con  U  hlorf.ihf  Jf^da  la^rimr,Et  il  cibo  d gufli^r  di  Uihe, 
(he fi  dmétim  ogni  m^lf, offendo  ijuejìo  nfceffmoachi  neU  uiu  ccfqUtiua  uuol  diumr  fytto. 


CANTO 

0  tu  cht  ji'i  dì  U  dal  fiume  fiero 
Volgeniol  fuo  fdrUra  me  per  punteti 
Che  pur  per  taglio  mera  faruio  acro , 

'Ricomincio  feguendo  fin^a  cunta  5 
D/,  cf/j/e  queHo  e  ucro  i  a  tanta  accufi 
Tua  confèjfion  conuten  ejjer  congiunta, 

"Era  U  mia  uirtu  tanto  confi  fi  ; 
Che  la  ucce  fi  mojjcy  e  pria  fi  (j^enfe  ^ 
Che  da  gUorgani fiioi  fòjfe  difihiufi  ♦ 

Poco  Jojferfi:poi  diffe^.Che  pcnfii 
Rijpondi  a  me  i  che  le  memorie  tri^e 
In  te  non  fi)n  anchor  da  lacqua  ojfenfi  ♦ 


XXXI. 

SfguifafUYanchra  il  fOfU  nel  frefcnfe 
idto,in  f  nfcna  di  BfatJe  rifrerìfmifitt 
foli  da  lei  in  dimcjìrarli  lerrore  neljual 
egli  era  incorfo  fer  haunU  dofo  la  fud 
morie  dùméticata,ficéd:ìglielo  dij^rofria 
hcca  confijfare ,  E  tanto  dim:f{ra  efjìre 
flato  il  j[entÌYnentù  di  tale  emyf  ,  i^r.e  t/rf 
^ueììo  uinto,  cadde  gin fc, corti  e  tramortiti) 
a  ferra,  E  come  tirato  da  Matelda  jfer  h 
fiume ^e  fuffritiO  in  jutllOjheKue  de  Ufu( 
ttc^uf,  e  pi  cofi  lagnato,  lo  meno  dentro 
da  la  dan"^  de  le  cjuattro  Ielle  donne, chei 
rano  da  la  fmijira  rota  del  carro,  leejuaìi^ 
zofrendolo  ciaf  una  con  le  iracciajo  mena 


Yon  al 


iof^euo  di  Bejit.  E  le  tre  doyiy\e,c\)eY<iino  da  la  defìra  YOta,fifiron  dan'^ndo  inan'^  frega dcr 
;it,  che  farlando,uoleJfemoftrarli  la  feconda  fuatellf^'^.  OTuchefcidi  la  dal 

fiume  faiYó,Hauea  Beat,  f  rima.  Come  hahhiamo  ueduto  nd  f  recedente  canto,  uolto  il  fuo  farlar  4 
gliangeli  in  fiirma ,  che  Dante  ancora  Ihauea  ptuto  udire,  E  ciuejìo  intende  il  peta  ejpr  parlar 
fey  taglio,  perche  in  me^  tra  jueUi  e  luifindrtK^ua,  Onde  hora  chiama prlarferfurìta  (juello, 
cheUa  uso  udiandofiaìui,  E  /  come  il  dar  di  funta  noce  fiu  chel  dar  di  taglio,  Cof  uuol  ir.firire, 
che  fd  farlar  di  lei  per  taglio  gliera  \aruto  agro,^  è-  fwulitudine  da  [apri,  che  hora  Ufo  parlar 
per  punta  liparue,  fuori  di  mifura ,  ojìico  CT  maro  .  Dice  aduncjue,  O  Tu  Dante,  che  fi  di  la 
dalfime  SAcro,  Perche  f  come  il  fero  finte  del  iattefmo  leua  uia  il  peccato  originale,  Cof  (juefo 
fiume,  fuonìol poeta,  leua  uia  la  memoria  dognimale,  ?,Uom.incio,  Seguédo  Beat,  nel  fuo  dire, 
S^r\l^cuta,fcn'^4iuno  indugio,  finito  ihfhhe  il  fuo  parlar  co  gliangeli.  Dì,  di, f  ciuffo  diche 
io  taccuCc  e  uero,  Impero  che  a  tanta  accufct  Lonuienejfer  conmta  la  tua  confi ffìone ,  Perche  non 
he  fa  pentirf,  ne  pentito  hauer  dolore  del  ccmeffc  errore^che  f fcgna  aggiungerui  la  uocal  confi ffto 
ne.  EKa  la  mia  uirtu  tanto  confi  fa ,  l^ra  lamia  naturai  uirtu  de  lanimo,la(jual  feffenita  in  tutte 
kperat.onìdel  corpo,  per  la  uergogna  chera  nata  in  me  da  le  parole  di  Beat,  Tcw/o  coy^fifa,confpi 
ta,KJ'  aiorm.er.tafa,che  (juantucjue  la  uocefifp  moffaper  riffjfiderle,  f  jjenf  prima  the  fife  difi 
chiù  fa  e  mddata  fuori  da  foi  organi  in  parole, Ver  che  lanimo  nofiro  ^  alleuolte  tanto  cppreff  dalcu 
na  pafme,  come  cjuello  del  peta  tra  aUhora  da  la  uergogna,  che  nulla  f  può  effnitar  negliorga 
ri  del  corpo.  Orde  le  mélra  di  (JufQo  ne  uengon  a  rim.ar.er  in  firma  duno  irrMolile  jfff  ,  POco 
fcjjvrf,  Voi  dife,  Chepenf  t  Sjffi>fi  un  pco  Beat,  che  Dante  ffff  mut:,acio  che  la  uirtu  de  lani 
mo  fuofrédeff  aljudto  di  uipre.  Voi  dijp,  CHepenf  tu  :'  R  Iff^ondi  a  me,  Kiffondimif  (juello  di 
che  io  taccufù  èuero,lmpfro  l]  e  lememorie  trife,le(jua!i  nòti  Uffanorij^ódere,no  fono  anthor  da 
lacjua  dd  fiume  offif  e  (lete  in  te^comffrm  pi  che  di  jufUe  hmai  gufato, come  uuol  infirire* 

•A  M  a 


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Firenze. 

Postillati  16 


pvrgatorio 

Conpfwttj  paura ,  mjieme  mifle  u  cofùfme  cUa  ne  tanima  w/o  (^freffl 


Mipinfer  un  tal  fi  fior  de  la  bocca  ^ 
Alqual  intender  fitr  meflier  U  uìjìe^ 

Come  balcflro  frange ,  quando  fcoeca^ 
Va  troppa  tefi  la  fua  corda  e  larco , 
E  con  mcn  jòga  Ufìa  il  Jigno  tocca  j 

S't  [coppia  io  fitto  ejjo  graue  carco 
^uori  fgorgando  lagrime  e  fijpiri^ 
E  la  uoce  allento  per  lo  fuo  uarco* 

OndeUa  a  me^Per  entro  i  miei  difirt\ 
Che  ti  menauan  ad  amar  lo  bene , 
Di  la  daìqual  non  è  a  che  sajpirt  j 

Quai  fòjfe  attrauerfite ,  o  quai  catene 
Trouafìi  *y  perche  del  pajjàr  inanij 
Vouejpti  cofi  JpogUarla  jìpenei 

E  quali  ageuoìe'^e ,  o  quali  auanij 
Ne  h  fronte  de  gUaìtri  fi  moflraro^ 
Verche  doueffi  lor  paffcggiar  amji 


iat  iolore^f  la  faura  ir  la  j^ena,chf  mi  fi 
fraflaud  perii  comfjfc  fallo  mijìf  infime ^ 
Mi  f  /  «/fro  e  maiaroìt  fitori  ie  la  locca  un 
falfi^  Alijualinfertiler  FVrmrftifrU  ui 
fle,Verche  no  uéne  fiiorì  fffreffo  in  mohg 
che  fi  f:,tfffe  uJire  dal  fuono  if  la  uocf. 
Ma  fu  neceffarÌQ  chf  fmeifjfe  fer  pliaui 
efleriori  del  uifc,  E  m^Pra  c\,e  fi/fe  a  fimi 
litudinf  del  Salfflro  ijuado  Ccoua.f  che  dd 
troppa  tefa  rompe  larco  e  la  corda.  Onde 
lafta,  ciò  <»,  hflrale,  toccai fegno,  al(ju<d 
tra  desinato  COn  men  figa,  ciò  è-.  Con 
manco  fuga  e  piu  lentamente, che  fitto  nó 
haurehhe  fc  non  ftfvjfe  rotto,  Verche  dice, 
chegli  ancora  fòtto  graue  carco  di  confiti 
ftone  e  paura ^come  dì  fcpra  ha  dm,fcof$ 
f  io  e  mando  fuori  fgorgan do  per  la  bocca. 
fcff}iri,e  pergliocch)  lagrime  talméte,che 
la  uoce  fermata  in  tjuefìa  parola  Si,che  da 


,  "^'-^  r'"*^^**     *jnr)ia l'arma  òiycne 

4iea  PEr  lo  fuo  uarco,cioe^.  Ver  la  fua  uìa,chera  ijueUa  de  la  hocca^ufir  fuori,  allento  efiffi  dehle 
re  lufcire,  per  lo  fcoppiar  e  rÓper  de  fcffiri,chufcironper  lamedeftma  uia  in  firma,che  la  parola  no 
potè-  efPrintefa  fenonper  uia  delfcnfo  del  uedere.  Onde  Quid.  Sepe  tacens  uoce,ueriaci' uuìtus  ha 
let.  ONdella  a  me.  Seguita  Beat,  hmadando  al  poeta,  qVaififfè  atirauerfate,o  Quai  cathene, citi 
•e',Quali  impediméti,o  cjuai ritegni  trouafìi  iuVEr  entro  t  miei  difm,Ji}uali erano,come uuol infe 
rirefolamete  de  la  tuafalute,CUe  ti  menauan  ad  amar  lo  hene,^uali  ti  cÓduceano  ad  amare  DÌ9 
di  la  àalaual  HOn  h  a  che  saff>iri,  lió  è  cofa  a  lacjualfipoffa^ne  fia  lecito  applicar  lanimo,doued9 
\n  lux  fclo  effer  pofto  il  nofìro  fine .  Verche  ti  doueffe  cofi Jfogliar  la ffera^  del paffar  inah.  diefr9 
itme::E  Quali  ageuole:C<é,^  cjuali  auanl^.cio^,  E  eguali  comodi,o  (juai guadagni,  Simojfraron 
m  lafronte,cio^.  Nel  primo  affetto  deahaltri,  perche  doueffi  VA  foggiare, cio'e-  proceder  inan^i, 
fen^partirti  da  loro,  \/ olendo  mftrire,chegli  hauea  ahhadonata  !et,che  lo  ccduceua  fey  la  uia  de  U 
uirtu  alfommo  hene,perfcguitar  altri, che  lo  còduceuanper  la  uia  del  uitio  a  precipitar  nel  male . 
Dopo  la  tratta  dun  foj^iro  amaro 
A  pena  hebbi  la  uoce:,  che  rifiìofe^ 


E  le  labbra  a  fatica  la  formato  » 

Piangendo  difjt  j  Le  prefinti  cofi 
Col  fiilfo  hr  giacer  uolfer  miei  paffi, 
Toflochel  uofìro  u  fo  fi  nafcoft  ^ 

Et  ella  ^  Se  tacefji ,  o  fi  ncgafft 
do  che  confifft  ;  non  fora  men  nota 
La  colpa  tua  5  da  tal  giudice  fajfi  » 

li^a  quando  [coppia  da  la  propria  gota 
Laccufa  del  peccato  ;  in  nofìra  corte 
R'juolge  fe  contrai  taglio  la  rota  ^ 

Tuttauia  perche  me  ucrgogna  porte 
Bel  tuo  error ,  e  perche  altra  uolta 


perche  Dante  frffiri,e  che  a  pena,  per  fir 
marie  parole,  poffa  hauer  la  uoce,  affai  t 
chiaro  per  cjuetto  challimo  detto  di  fcpra. 
Piangendo  difp,  le prefenti cofe ,  Kifpdde 
Dante  a  le  parole  di  Beat,  E  conffffa  efpf 
uero,  che  fi  tofto  cheti  a  SI  nafcoff,  ciò  ^, 
fi  morì,  E  moralmente, che  glifìudi  de  le 
facrelettere  gliufàron  di  mente,  LE  coj? 
frefcnti,  ciò  e- ,  Quefìe prfcnti  tofe  terrei 
ne  colfilfo  lor  giacere  uoìfcro  lifiioipafp, 
Perihe  colui  che  aUUona  le  fa.re  lettere, 
le(juali  ne  moflreno  la  uia,  che  fer  noftra 
faluteJohtiam  tenere, immediate  è  d  fuia 
to  da  ijuefìifilfi  leni  e  piacer  terrtni, ET 
th,f(  tacefp^ofi  negaffi^  Vimojìra  B^«f. 

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Postillati  16 


C  j\  N  T  0 
Vctenio  U  S/rfne  fie  ftu  fòrte*, 
tcn  giù  n  fme  del  pianger^,  tr  afcolta  : 
Si  udirai ,  come  in  contraria  parte 
lAouet  douiati  mia  carne  fepltd^ 


X  X  X I  » 

che  la  clfìflf.onejd^jualfi  iìffccafùYf  Je 

TV 

(Itfi  t  utifl  tutto  ,  Ma  ffnhe  la  uir^'> 
prta  V  il  f frumenti  latjual  ha  in  tal  alt 
 ,  (0,  mitiga  la  femita  it  la  iiuina  giujìi{  <*^u^ 

tia.<oy.efiUro,ail,aiìi.iAMMufm 

re,  Jt^J.  maggior  f.ra  la  uergogna^egU  Una  iMre, tanto  pu  "^''^-^''^f  ' 
rnhnlo,  E  Perà-,  altra  uolta  ['Urte ,  e  non  tilafù  uoign ,  c.n-.e  fi^ka  al,^m  VD«<J» 
/,  ,.renf.  Uguali  in  altro  Ug,  halhiamo  uekto  ,{ftr f^gw.jicaterer  U  voluttà, idm  ep'.aar  tnf 
rmi,  iaaualgh  fira  lafciattolgnr.  VOn  giù  il  [me  del  panto,  che  tanto  uten  "'j'^'  »  g  , 
fiarillLmale  Lfiangerfiuf^  afcoltame  ef  ulirai  come  MU  carne .  a.  e-lA.o  corfofi    A.L,^  <L 
rJ>^  tTtUTuoker  in  contraria  farte  ii  quella.  Me  dietro  a  le  Sirene  tu  t,  uolgejh,  come  uuol 


inftrÌYf  fEjc^uita  miimojiYur  la  ragione  dicenio^ 

Mai  non  tapfrefento  natura  ^  arte 
Piacer  :  quanto  le  belle  membra  ,  in  che 
riinchiufa     ,  e  che  fon  terra  Jparte  : 

E  fd  fommo  piacer  ft  ti  fntlio 
Ver  la  mia  morte  *j  qual  cofa  mortale 
Douea  poi  trarre  te  nel  fuo  difw  i 

Ben  ti  doueui  per  lo  primo  flrak 
Ve  le  cofe  faìlaó  leuar  [ufo 
Diretro  a  me  ;  che  non  era  più  tale  ♦ 

Ko«  ti  douea  grauar  le  penne  in  gwfo 
Ad  aW'ettar  più  colpi ,  o  pargoletta  j 
O  altra  uanita  con  fi  hreuufo  • 

ì<luouo  uccelletto  due ,  o  tre  ajpetta  t 
Ma  dinanzi  da  gHocchi  de  pennuti 
"Rne  fi  jl^iega  indarno  ,  o  fi  faetta^ 


Kaiura  arte  non  iaffYffm  mcti  t^to 
fìacfYf,  juantQ  fìron  le  me  Ielle  métra, 
re  Ifcjuali  io  juirinchiuf},  e  che  horafcf 
7ìO  ffarte  in  terra,  Adu(jue,f(  jer  la  mia 
morte,  (^uepo  tana  ^ran  fioare  ti  0i 
coft,  Clitcl  altra  mortai  cofa  ii  dcuea  foi 
trar  NEÌ  fuo  Ufo^cio  è-ycht  fu  la  df/idei 
raffi,  Volendo  inprire  che  Yìfffì  na,Ondt 
fcguita,  Bm  ti  doueui  VEr  h  frimoprai 
le,cio  e ,  Ter  lo  frimo  colp.che  tu  haueui 
frouato  de  le  fàGaci  co/?  terrene, leuar  fu fo 
dietro  a  tue,  CHe  nò  erafiu  tale,  V/rche 
da  carne  era,  come  diffe  difcfra,  fitta  a 
ffiritù  .  NO«  ti  douea  effe  frimo  fìrale, 
O  Vargoletta,  cornerà  io,  cjuando  a  fYini 
àfio  tipt^ccjui,  0  altra  uanita  con  ufo  ft 


lreue,come  fcno  laltre  top  terrene, grauar 
tra  aueUeingiu  LE  fenne,  eh  h  u^g'ie,  AD  affettar  fiu  cdfi,  Toledo  infrire  che  li  douea 
taftare  quel  dtlei,  che  da  cjuePa  moYtale,  con  tanta  fua  angofàa  e  noia  era  f affata  ad  eterna  Ulta, 
Jr  con^fcercheaui  tr.  noi  non  ^  cofa,che  lungamente  f  off,  durare,  E  cj.eflc  tanto  maggiormete. 
Li  inlire,  che  douea  effer  conofciuto  da  lui,  c,uito  chegUer.gia  inaffamatuYa  età  Ver  che  un 
fiuoJ^  i>lfierto  uccelletto  (Pando  ne  la  fmilitudinedr  le  fenne  e  deloHeUf^eUa  lene  due 
e  tre  coki,  Madina^.  afennuti,fgiafàtti  cauti  delinfdie,  come  uuohnPrire, che  r.r  la  morte  di 
lei  douea  effcrlui,rriìiega  rete,o  ftfaetta  indarno.  Onde  Sal.nelfrmo  defrouerh,  TruPra  taai 
turrete  anfeoculosfinnatoru.  In  talJÌYma  ripehéder,  dola  fua  igmantia  e  foco  accorgimenti . 

Licei  peta  in  fcntentia,  Io  paua  ad  udir 


Quali  finciutti  uer^ogmndo  muti 
Con  gìiocchi  a  terra  jl^nnoft  ascoltando  ^ 
E  /e  riconofcendo  e  ripentutì^y 

7 al  mi  fiauiot  eiT  ella  diffc.  Quando 
Per  udir  fe  dolente ,  aT{a  la  barba  ; 
£  prenderai  più  do^i4  riguardando  ^ 


Beat,  tele,  tjual  fogliano  ftar  i  finciutti 
muti  e  uergognofi  concliocchi  laffi  afcol 
fando,<juando  riconofciut'i  e  pentiti  del  hi 
ro  errore, uengon  ad  (ffr  di  (\uei  rifrep, 
E  Beat. mi  diffe ,  Ciuando  fi  dolente  t 
tentiti  [fY  udiY  jueGo,  che  io  ti  dico  » 
A  M  iii 


PVRGATORIO 


Con  men  di  reftjìentia  fi  dibarba 
Robufìo  ceno ,  o  uero  a  noHral  uento , 
O  uero  a  quel  de  la  terra  di  Hìarba  ; 

Cfc/o  non  leuai  al  fuo  comando  il  mento  i 
E  quando  per  U  barba  il  uifi  chiefe  5 
B>en  conobbi  il  uelen  de  largumento , 

E  coms  la  mia  faccia  fi  difìefi  ; 
JPofarfi  quelle  prime  creature 
Va  loro  apparfion ,  hcchio  compresi  : 

€  le  mie  luci  anchor  poco  fìcure 
Vider  Beatrice  HQlta  in  fu  la  fiera} 


AL^  UlarUy  cio^,  aI{J  ui(ò,e  rii 
guarianh  prertitrai  j;iu  Jio^fia,jferche 
nel  uflfYCùluiy  daljual  tìoi  flamo  YÌfrefi 
ifl  cmmeffo  errare,  halhiam  (juflli 
fiuuer^ògnae  iohreyche  fdarnenfeai 
uiirlefur  rqrehenfihih  f^Yò^ey  E  jr^rffo 
fin  iohye  uer gogna  fYeniimùy  tanf^ 
fiu  ageu^lmenfe  ne  uien  tid  effirffydona 
fo^COw  men  iirefjfìfn^  fi  lilurUy 
LeuDÌ  poeta  con  fin  difficu^ta  il  mento  al 
comanlmento  ii  Beat,  per  il  hìore  la 
uergogna  che  h  fremeuHi  cht  non  fi  ii'. 


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Postillati  16 


CANTO  XXXI. 

eh}  roU  unaperfon^in  due  nmrc,  UrUffufhhkfueurici^^^^^^ 
Sctiou  uch  ,  ér  ihre  U  rìuma  ^^-rro^O  v.ro.  >^^Pr.U^^^^^^^^ 

Vincer  vcimmi  più  fe  Jleffh  antica  «..ra.  Borfa,chru:en  da  tram^ntarui 

Vwcer^cheUlm  qut.quando  la  cera  .  J^\J,  au.h  U  terra  di  nUf 
Vi  pcntir  fi  mi  punft  m  hrtica  ;  ^  ^^^^^^^^^  ^  .y 

Che  di  tutte  altre  cefi  qual  mi  torje  ^.  ^  ^^^yj /^^^^/  ^rAjfiica, 

Tiu  nel  fuo  amor  ^ più  mi  fi  fè  nimica^  Hwr^;f  fu  Ke  de  mmidi,  E  ijuondo 

*Tanta  riconoficn^  il  cor  mi  morfe  ;  ^[.,^y^/  ,^f|?py  u  tarta ,  bew  tc«oiW 

Chiù  caddi  uintoie  qual  aìlhora  fimmì  ^  uelen  de  largumfntQ ,  ConoUi  hen  laftu^f 
Salfi  coki  y  che  la  cagion  mi  por/e*  tia  f  Urte  àtl  fuo  fcUil  aYgumentare, feri 

àe  in  Uo^  del  uifc,  chiefc  la  harha  per 
larmi  ad  intendere,  eh  io  non  erafiu  unfinciuh  da  lafiiami  tranjfortar  da  Uff  etifo  conjhai 
uea  fkm  fin,  allhora  ,  E  Come  la  mia  ficdaftd  jìefe  e  ieu^t  fu  ,  Locete  n,io  cor^freff  e  uiie 
qyfHf  frime  creature,  ciò  ^  Cliangeli  cherano  nel  carro,  creati  frima  a  tutte  laltre  creature  ia 
Dio,  VOfcrf  da  loro  affarfone ,  ciò  ^,  Queiarfi  da  udir  Beat,  chera  loro  frma  ^fff M^'// 
hauea  finito  di  dire .   E  Le  rr.ie  luci  anchor foco  ft cure,  Verche  mi  uerpgnaua  del  come /cf^^Uo, 
€  non  ardiuo  di  mirar  Beat.  Nodimeno,  la  uidi  uolt  a  fulcri  fine,  i^uA  e-  una  ferfcna  fcla  in  due 
nature,  come  difcfra  dicemmo,  e  chera  figurato  fer  chnfo,ftJcjual  oa  Beat,  uolta, come  a  frm 
àfio,  me^,  e  fine  dogni  heatitudwe,  di  che  Beat,  intefifer  la  theologia  ,  difjiifmente  tratta . 
sotto  fu  uelo,et  oltre  la  riuìera,^on  foteua  Vate  uederferf^Uamete  U  hede^^  di  Beat,  fer  che  gli 
era  ancora  di  jua,^  ella  di  la  da',  fiume,  e  fitto  del  fuo  uf!o,iljual  difcfra  diffc  che  ne  la  lafjaua 
manMauedere,  E  moralmente,  nonfoteua  Dante  perfettamente  con  lìnteHettofenetrar  a  le  mei 
Me  de  la  frittura  fcxra,  ciò  è-,  de  la  theohgia  intefa  fer  Beat.ferche  anchor  non  erajfenta  in 
lui  la  memoria  del  maìf,  come  uedremo  che  fàra  foi,  chaura  f  affato  il  fiume,  E  cjueffa  gUna  ueh 
er  imfedimento  aferftttam^ente  foter  ueder  la  Me^^  di  lei,  E  nondimeno,  fer  (juel  che  co  tutto 
cuefto  nefo^ea  comfren'dere,  li  fareua  ANtica,  chiama  Beat,  ar.tica,  ejfcndo  ella  allhora  di  la  in 
fpirito,  riletto  a  ^ufUo  chera  di  lei  (fuando  ellauiuea  di  cjua  in  carne,  Aduncjue  dice,  cheli  jfaf 
reua,  'che  Mora  c  heUa  era  antica  e  di  la  in Jf  irifo,  uinceffe  fiu  fcfifffa,  (juando  era  di  jua  in  car 
ne,  cheSa,  <juando  era  di  (jua  non  uinceua  di  iellez.'^,come  uuol  inferire,  laltre  donnf,  Et  in  fin 
tentia,chAa  auan'^ua  allhora  chera  di  la  fiu  in  Me^'^  fifiefja  cjuado  era  di  cjua,  chAa  di  (jua, 
quando  la  cera,  no  au^^n'^ua  laltre  donne,  Et  ordina  coftliefìo,  Vareami,  fitto  fu  uelo,f^  oUre  la 
Yiwera,anticauincer  fiu  fi  fieffa,  chequi,  (Quando  la  cera,  uincer  laltre.  Vlfenfir  fm.i  funfi 
iui  lortica,  Lorfica  del  fentire,e  ffetialmen'e  del  commeffc  errm,  f  e-  il  rimofc  de  la  confcientia, 
ftrchef  come  quella  funge,  e  da  faffone  al  corfO,  Cofi  <luefto  affigge  e  tormenta  lanimo,  Et 
(Ofaconueniente  e  naturale,  cherauuedutoflhuomo,  e  ferJitof  delefue  colfe,  quella  cofi,  che  fiu 
Ihaueua  torto  tT  fattolo  piegare  nel  fuo  amore ,  difuiando  da  la  dritta  uia  de  la  uirtu,  onde  era  in 
tali  colf  e  condotto,  quella  fc  liftccia  ancora  fiu  nimica,Kfr  olire  a  tutte  laltre  fa  da  lui  fiu  odiata. 
Onde  dice,che  Icrtua  delfentire  lo  funfi  Sì,  ciò  è^,Tanto,  IV/,  In  quel  luogo,uedtndo  Btat.gd 
fiata  uilmente  ahlandonata  daluiy  tanto  heUa,  che  di  tutte  altre  cofi  qVal,  ciò  e-.  Quella  laqual 
lo  forfi  fiu  ne  lamor  fuo,  e  dif ardilo  da  lamor  di  Beat,  come  uuol  infirire,  fi  li  fice  fiu  remica  . 
Et  e  fmilaquelch  diffe  nel  wsij.deVlnf  in  ferfcna  del  Conte  Guido  da  Monte  filtro,  Cio,che 
fria  mifiaceua,  allhòr  minerete  .  T Anta  riconofcen^,  \J edendol foeta  Beat,  ejfr fi  Iella,  ricof 
noUe  tanto  lerrore  chauea  fitto  dahhandonarla ,  ferfiguir  le  uanita  del  mondo,  eh  fer  lo  gran  do 
hre  cadde  confifi  e  uint2,  E  qual  egli  allhora  ft  fice,  fer  non  foterlo,  come  uuol  infirir,  ejjrimere 
iUe,fiferlo  CC/«,  cio  h  Beat,  laqual  moflrandofili  tanto  Uh  ,  glienhauea  dato  la  cagione  . 

AM  iiii 


Il 


0C4 


pvrgatot^  io 

E  ummente^lijìuli  ielffdcre  ìetttYé  fcnz  ii  tanu  ddfUatmey  f£mci(an(ù  YHùìofcfY  Itnoflri 
eYYor'h  àf  fer  mi  me^ffmi  m gogna n duci  deffèrni  incQrft,  ci  cùnfindìamo  • 


Toi  (]uandol  cor  ài  fuor  uirtu  renìmmì  5 
L<t  donm ,  ch'io  hauea  trouata  fola , 
Sopra  me  uìì'i  i  e  àicea  ;  Hìmmi ,  tkmm'i  ^ 

bratto  nihctuei  nel  fiume  infino  a  gola  ^ 
E  tirandofi  me  dietro  fi:ngiua 
Sourcjjò  ìacqua  lieue^come  Jpola  ♦ 

Q.uando  fif  prejfo  a  la  beata  r'tua  ; 
Afperge>  me  ft  dolcemente  udijji*^ 
Ch'io  noi  fi  rimembrar  j  non  chio  lo  fcr'ma^ 

La  betta  donni  m  le  braccia  aprijji  t 
Abbracciomi  la  tejla*^  e  mi  fimmerfe^ 
Oue  conuenne  chio  ìacqua  injhiottijft  t 

Indi  mi  tolj'e ,  e  bagnato  mofferfe 
rientro  a  la  dan:^a  de  le  quattro  belle  ^ 
E  ciafcuna  col  braccio  mi  coperfe  ^ 


^rano  fritna  le  ultali  uirtu  dA  Vofta,  fer 
lo  fetimento  e  dolore^  chf  glieron  nati  dai 
ricon^fcimeto  del  fio  fado  ritira  fi  al  cuore 
in  foccorfo  di  <juello,come  ala  rocca  del  coy 
p  talmète,chegli  no  pofrA\eder  ne  udire, 
ne  aUunaltrofuofcnfo  ufar  delofficio  fuo, 
onde  ha  detto  chera  caggiuto,  Ma  poi  chel 
cuore  li  rendè  le  uirtu  per  le  mehra,  VU 
de  Wìateldayche  prima  hauea  trouaia  fcla^ 
fcpra  di  lui,  E  dicea  Tienimi /iémi, cioè', 
Tienii  tienfi  a  me.  Et  hauealo  tratto  fina 
a  gola  nel  fiume,  E  tirad:f(lo  dietro,fcnan 
daua  di  la  da  (jueUo  fcpra  laccjua  legiera 
come  jpcla  gettata  colo  jìame  fra  le  fila  de 
la  tela  da  colui  chela  teffèjaijual paffa  lef 
giermete  da  luna  a  Ultra  efhemita ,  fcn"^ 
cagger  tra  le  fila.  Come  Mafelda  paffcuxt 
ia  luna  a  Ultra  riua  del  fiume  fcpra  laccjua  fen'^  affindarfi  in  juella .  Kiconofciufo  adiijur,e  del 
tutto  pétifo  il  poeta  dognifua  colpa,  mtelda,intefk  per  ìa  ulta  attiua,  come  iHuftrata  de  le  (Quattro 
morali  urta,  LO  getta  nel  fiume, c\o  e ,  Lo  laua  e  moda  dognì  macula  tirldofelo  dietro,  E  giunta 
freffo  A  La  teata  rtua,  Per  efferpo/pduta  da  leati  fpiriti.  Sudi  cantar  Ajferges  me  domine  e  cef. 
llciual  uerfofi  dice  ne  lo  ffar^er  de  laccjua  [anta,  perche  ha  uirtu  di  rimouer  i  maHfi>iriii,e purgar 
ia  peccati  ueniaìi,  Citauan^ gliangeliper  ilpoeta,che  dogni  immunditia  era  lauato  da  Mateldaja 


leuo  delfiume,e  cofi  B  Agnato, cioè-,  MÓdo,fuYgato  e  nettOyhfjtrfe  e prefento  défyo  a  la  dan^  de  1 
quattro  Me  dcne,cherano  da  lafmiftra  rota  del  carro, ciafiua  de  lecjuali  lo  coperfe  col  Iracciojfche 
furgato  e  modo,e  tolto  ma  ogni  memoria  del  male  in  lui^potè-cofeguir  le  auattro  morali  uirtu  figni 
ficaie  fer  effe  quattro  done,e  di  quelle  ueftirft,  onde  dite, che  ciafcuna  di  loro  lo  coperfe  col  iraccio  . 


No/  fem  qui  'Nimphe ,  e  nel  cicl  femo  flette  x 
Pria  che  Beatrice  difcendejje  al  mondo 
fummo  ordinate  a  lei  per  fitte  ancelle  ♦ 

Menrenti  a  gliocchi  fiuoix  ma  nel  giocondo 
Lume ,  che  dentro ,  agu^^eran  U  tuoi 
Le  tre  di  la ,  che  miran  più  profondo  X 

Cofi  cantando  cominàaro  :  e  poi 
Al  petto  del  grìphon  ficco  menarmi  ^ 
Oue  Beatrice  uclta  flaua  a  noi, 

Vifficr  ;     che  le  uifìe  non  rij^iarmi  : 
Pq/fo  thauem  dinanzi  a  glifimeraldi 
Onde  amor  già  ti  trafifie  k  fiue  armi^ 


Sono  ejuffie  quattro  morali  uirtu ,  e  cofi 
ancora  le  tre  jfeculatiue  qui  in  terrabiim 
ft ,  Perche  9  fi  come  le  Nimft ,  fecondo  i 
poetijuano  uagado  duno  in  altro  hofio^odu 
m  in  altro  monte, e  fcno  ordinate  a  Diana 
per  ancelle, Cofi  quefle  fette  uirtu  u5no  ua 
ganlo  duno  in  altro  indiuiduo,  e  fcno  per 
ancelle  ordinate  a  Beat,  cioè-,  n  la  fiera 
theokgia  ,  non  potendofi  hauer  di  quffla 
perfetta  cogniiione  fcn'^il  me^  prima  de  le 
dette  quattro  morali,e  poi  de  le  tre  fiecula 
due  uirtu,  E  fcnofteRein  cielo,  per  che,  ft 
come  Uftelle  non  hm  fer  /oro  mtdefimt 
mot^ 


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Postillati  16 


mfo  alcuno ^ma  fono  fjfe  in  effo  cielo yCoft 
la  fuy  juefle  uirtu  no  uanno  uagah  dunQ 
in  unaltYO^come  c^uagiu  ira  noi,feYche  in 
tutti  gli f^iriti  e  ne  lanime  leate  fono  ferfi 
iiffìme,  e  come  a  fì<o  principio  f  Ytpofano 
tutte  in  Dio,  Ma  che,  fi  ce  do  il  poeta,  fieno 
jleUe  in  cielo,  lo  uedtmmo  ancora,  e  de  le 
t^unttro  nel  f  rimo  de  la prefcnte  catica  dice 
do,  lo  mi  uolfi  a  m^an  dfflra  e pofi  mete  A 
Ultro  polojf  uidi  (ju<(t(ro  ftelle  ec(f,E  de  le 


CANTO 

Uille  difirì       che  fiamma  caldi 

Strinami  gUocchi  a  gliocchi  rilucenti  ; 

Che  fur  fiural  gridone  Hauan  [aldi  ^ 
Come  in  lo  jìffecchio  il  fiUnon  altrimenti  ^ 

La  doppia  fiera  dentro  ui  raggiaua 

Hor  con  altri  hor  con  altri  reggmentì  ♦ 
^ enfi  lettor  j  sio  mi  marauigliaua  ^ 

Qj4ando  uedea  la  cofi  in  fi  flar  jucW  ? 

£  nel  idolo  fuo  fi  trafmutaua  ♦ 

tre  ne  lottauo,oue  dijfh  àuca  mio,  TÌgliuol,che  Ufu  guardia  Et  io  a  lui,  A  cjuelle  treftceUe  Di 
chel  folo  di  cjua  tutto  au'm  arde,  ì  i  egli  a  me,  lecjuaUro  chiare lieEe,  Che  uedeui  JUman  fin  di  la 
haffe,E  aueflefinfalite,  oueran  (juelle .  MEnreti  a  gliocchi  fuoi,  Voffano  cjuefìe  juaUro  morali  uirfu 
menar  Dante  fino  a  gliocchi  di  Beat,  come  promeKon  dif^re,cio  è',pffano  diffonere  indriz^i 
Ufua  udunta  a  U  dottrina  de  le  fiere  lettere,  nelecjuali  e-  contenuta  U  theologia,  ma  udendo  pei 
netrar  al goc^ndo  Urne  di  quelli,  cÌj  è-,  uolendoprofindarft  in  tal  diletteuol  27  utile  dottrina,  ^ 
dihiCogno,  chele  tre  donne  di  U  da  U  dejìra  rota  del  carro,  intefe perle  tre  thecltgiche  uirtu,aguZ^ 
Zno  glixchi  del  fùo  intelletto,  per ihe  mirano  piuprofindo,  che  non  fin  le  cjuattro,  potendo/:  fcla:^ 
menti, mediante  tali  tre  uirtu  ff  e  cui  atiue,  penetrar,  guanto  è-poffMe  a  Ihum.ane  menti,  ne  le  uife 
re  deffi  theologia  ,  ne  Ucjual  confi/ìe  U  contemfUtiua  uita,  E  non  per  uia  de  le  cjuattro  m.orali  feri 
finenti  fclamente  a  U  uita  attiua .  CC^  cantando  ,  Cofi,  come  haUiamo  ueduto  dice ,  ihe  le 
quattro  comindaron  a  cantare,  e  poi  lo  menaron  al  petto  del  grifine  ,  oue  fer  coma  a  loro  Beai 
trite  jìaua  uoltaful  carro  ,  Ondedifcpra  diljc,  che  U  uide  uolia  fu  U  fiera  .  Vljfcr,  Ta  che  non 
Yij^iamì  le  ufie,  Hauendo  cjuefle  cjuattro  donnepjìo  ilpefa  dimnl^i  a  gliocchi  di  Beai,  lucenti  cO 
me  CmeraUi,Ummonifcono  ,  che  non  dehha  f^armir  le  uijìe,  ma  ueder  de  le  Iflle:^'^  di  là  ,  cornee 
uokion  infirire,  cjuanto  pffhil  a  lui,  non  effcndo  in  ftculta  di  loro  {per  U  ragione  già  fiu  uolte 
detta,  dip'Uerg^icle  mfirare,  Vaauali  lucenti  jmeraldi,  amore,  che  ne  gliocchi  de  U  cofa  amata  ufd 
iiflàre,  glihaueagia  tratto  LE  fLe  armi,  ciò  e,  le  fue  flette,  cherano  gif  guardi  di  cjueGa.  Wlle 
Mri  più  caldi  che  fiamma,  tfìèndoi  p:eta  poffo  inan"^  a  gliocchi  di  Beat,  mofìra,  che  infiniti  defii 
ieri  ardenti  più  che  fuoco  gliftrinjcro  tST  indri^^aron  gliocchi  firn, a  gliocchi  lucenti  di  lei ,  iijuali 
flauano  pur  faldi  a  riguardar  fcpral  grifine,  il  che  ftgni fica,  chjfcndo,  mediante  le  quattro  morali 
uirtu  uenuto  a  U  confideratione  de  le  fcicre  letteye  ,  nelecjuali  ^  contenuta  Beat,  aoe' ,U  [cera 
theologia,  lardtnfe  defiderio  chelhe  dinfenderU,  lifice  uol  far  gliocchi  de  lintdletlo  a  U  confiderai 
tion  di  quella,  Uaual  teneua gliocchi  pur  [curai  grifine ,  perche  U  thfùbgia  riguarda  fmfrea  le 
lue  nature  che  fino  in  chr  fio, figurate  del  poeta  per  le  due  chefr.om  eff  grifir.e  ilei  e  dififra 
halUamo  Pia  detto .  COme  in  lo  jfecchio  il  [ci,  K  aggiauae  rij}lendea  l  A  h^fi^.  fiera  c:o  li 
Pri^ne,  ter  effir  di  due  nmre,  ne  gliocchi  di  Beat,  n^n  altnmenti,che  fi  fticcul  [de  ne  lofiecchto, 
HOr  con  altri  CfT  hor  con  altri  reggimenti,  ciò  e  ,  Wora  in  una  firma,  et  hora  in  undtra,  jferche 
non  fimpre  lafirmra  fiera  figura  chrfiz  in  humana  firm.a  ,  ma  in  diuerfi  e  fiu^  altre,  Penfit 
^dunaue,  dice,  lettore,  fi  io  mi  marauigliaua,  cjuandoche  io  uedeua  L  A  cofi,  ciò  ^,  la  f.rmct 
del  Jrfine  STar  auetain  fi  ,  Star[cmfrein  fifìfffauna  medefima  ,E  Nelidolo  fuo  cioè-. 
Et  in  Beatrice  SI  trafirmaua.  Si  imofìraua  non  femore  grifine  ,  m,a  Ura  duna  Kfr  hora  dui 
naltra  firma,  come  hahhiamo  detto,  E  chiama  Beatrice  I  Jo'o  del  grifine  ,  feYche  ,  [tcome  idolt 
erano  chiamate  al  tempo  de  Gemili  jufUe  fì^tue  cherafl^re[cntauano  ghVei ,  chefft  adorauai 
m ,  come  Gioue,  Marte,  Afolline  e  cet.  Cofi  Beatrice,  eia  e-,  U  fiera  teologia  ,  Yapprffint^ 
chYijlo^truUando  df  U  iiHÌnit<t  et  hmmta  di  lui  • 


-"''V 


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Postillati  16 


Mentre  che  pkna  iì  fiupor  e  Vieta 
Lanima  mia  gufìaua  di  quel  cibo  j 
Che  fatmio  fe  di  fe  ajjcta^ 

Se  dimoflrando  del  f  iu  alto  tribo 
l^egUatti ,  laltre  tre  fi  firo  auanti 
VanTjindo  al  loro  angelico  caribo  ♦ 

Volgi  'Beatrice  j  uolgi  gUocchi  fanti  ^ 
Era  la  fua  canT^one  ^^al  tuo  fidele^ 
Che  per  uedeni  ha  mojjì  pajji  tanti 

Ver  gratia  fi  noi  gratia^  che  difuele 
A  lui  la  bocca  tua  ^  fi  che  d  fcerna 
La  feconda  beUe^a^che  tu  cele^ 


PVRGATORIO 


lo fiuf or f  nafcf  in  mi  la  granlifjimd 
mmiratione  ie  la  co/S,  che  non  intenlm 
mo,comera  ijufUa,  chel ^rifònf^jìanlo  in 
fifi^'/fc  mutaffe  ne gliocàìi  lucenti  di  Beat, 
diuerfi  e  uarie firme ,  lajual  ti  fofta  non 
ifìtfnieua  ^Efuorjajcer  talhora  da  coft 
c\^e  aUrifia,  t  talhor  da  cofa  ,  che  rigioìfce 
lanimo,  oltre  di  cjuffto^  hahlimo  adirti 
tendere,  chel  ciho  de  lanima ,  ilt^uale-la 
dottrina  de  le  fiere  lettere,  è-  diuerft  e  tuti 
fo  contrarioa  ifueUo  del  corfo,  ferihe  <jue 
ftoy  ijuanfo più /i^tffla,  tanfo  maggiomé 
(e  fatia,  ma  di  (gufilo  tanto  meno  yfercht 


if^tefò  un  mijìeriOj  immediate  nafcel  dejii 
imo  dintenderne  unaliro,  e  dopo  (fuffto,  unaltro,  epoiunaltro,  e  cofi  fi  procede  in  infinito  talmen 
te,  che  non  fatia  mai,  accende  fimpre  il  dfftdmo  più  di  fi,  Vice  aduncjuel  poeta,  Mentre  che 
lanima  mia  Piena  di  ftupore.  Ver  ^Ufl  chahliamo  difipra  detto,  E  lifta,  Perche  le  fef  ere  lettere  non 
attrijìano,  ma  fono  a  ìanimo  iifcmma  dilettaiione,  G  S/ftaua  di  tfuel  ciho,  Confiideraua ,  mediante  la 
potentia  intedettiua,  di  (Quella  doUrina,  CHe,  lacuale,  SAtiando(per  ifiar  ne  la  fimilitudine  del 
Clio)  m  ^,  addottrinando  S'È, do  ^,  Se  anima,  Asjèta  di  fi,  Appetifce  di  fi  dottrina  .  Verche,fi 
come  hahhiamo  detto,  ella  non  fitia  mai ,  SE  dimoflrando  del  più  alto  triho.  Mentre  che!  poeta  gu 
ftaua  di  ^uel  tal  dio,  Laltre  tre  donne  cherano  a  la  deffra  rota  del  carro  dimoflrando  ne gliatti 
SE,  cioè,  Seflffp,  mi  più  alto  frih.  Del  più  alto  trihunale.  Et  in  fcntentia,  dimoflrando  ne  glii 
atti  fi  ejfir  di  (jueEe,  che  flanno  piupreffi  alalto  tribunal  di  Dio,  E  meritamente,  fmhe  fiignifican 


O  ijplendor ,  diuina  luce  eterna  j 
Chi  pallido  f  fÈce  fitto  lombra 
Si  di  Varnafo  ,  o  beuue  in  fua  ciflerna  5 

Che  non  parejfe  hauer  la  mente  ingombra 
Tentando  a  render  te  j  quel  che  pareUi 
La  doue  armonÌ7jndo  il  del  tadombra^ 

Odiando  ne  laere  aperto  ti  filuefli^ 


Uauendo  Beat,  a  preghi  de  le  ire  grafie, ri 
moffcl  uelo  da  li  fi^oi  occhi ,  e  mcftrato  a 
Dante  guanto fijfila  fua  SeUe^"^,  ciò  è^, 
Hauendo  Dante,  mediante  (fuffle  tre  diui 
ne  uirtu  compre fo  di  (Juanta  ecceGentia  fi) fi 
fi  Beat,  ciò  è-,  la  para  thfologia  ,  efclama 
con  ammiratione  a  cjuella  domandando, 
O  ifflendor,  O  diuina  etema  luce ,  CHi 


f  flie  fi  pallido  [etto  lomlra  di  Parnafc,  cioè  y  chi  diuenne  mai  per  troppo  ftuJio  poetando  tanto 
faHido  efimorto,  O  Bfuue  in  fua  ciflerna,  O  heuue  ntlfiuo  finte,  ciò  ^,  ahnèo  mai  tanto  in  eloi 
^uentia,  che  nonpare/J}  hauer  iNgmlra,  ciò  e-.  Occupata  la  mente  TEntando,  Facendo  proua, 
A  Render  te,  A  dimftraYti  cjueBo  chf  farefli,  (^ando  tifoluefìi.  Quando  ti  dim^flrafli  ne  laere 
aperto,  t  mn  più  fetidi  uelo,  come  uuol  infirire,  LA  douel  ciel  (fdomka,  armoni^ando,  ciò  e-,  la 
icuel  cielo  col  doLefiiono,  che  fccondoi  Platonici,  fanti  moto,  {llc^ual  dicano  eflìr  fcauiffìmo)  fi 
(Opre,  Etinfimtentia,  la  doue  dfcoprendoti  dal  neh,  rimanejfi  fclamente  adomlrata  e  coperta  dal 


Ili 


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Postillati  16 


CANTO  xxxr* 

oV/o  i  Woìfnh  infirire,  rfpr  imfoffìMf  ai  fj^rimerh,  Ferche  le  Ixulnf  cofc  fcno,  tìOyì  iJie  la  nQn 
fotfYÌe  efirimere,  ma  incomfrehenféilt  ai  ogni  intedeUo  hmano,  oriim  co/i  il  teflo,  O  ijfUn 
doY,DiLa  eterna  li<cfy  chi  fi  fice  fi  falliiofottohmlra  diPaynafo,  O  henuf  infua  cijìfma,  chf 
tentando  a  renirr  te  cjuel  chejparefìi,  (juanio  fifJi<efli  nelaferto  aere  U  dokel  del  iaion:ha  aU 
rKom^nio,cht  non  farejje  haueringamhrala  mente  s! 


CANTO  XXXII. 


l'amo  tran  fiocchi  mm  jijft  &  mtnù 
Adishramarfi  la  decenrre  fite^ 
Che  ^ialtr'i  finji  meran  tutù  j^entt  t 

"Et  fjji  (Quinci  e  quindi  Uum  \mtt 


Se^uitanioìf^eta  neìfrefcnte  canto  ilffù 
fofito  labiato  in  fine  ielfreceiente  iimos 
fira,  comefianio  egli  ^ro/fo  intento  e  fifa 
a  Yimim  Beat,  le  donne  li  HQltaron  lef 


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Postillati  16 


PVRGATORÌO 

non  caler  5  coft  lo  fanto  rifi  fi^^^  ,1  ^fi    ^/^^^  ^^y/,  ;e  ^,^/;, 


A  Jé  frafce/;  con  lantica  rete: 
Quando  per  fvr:^a  mi  fu  uoltol  u'ifo 
Ver  la  jinìHra  mìa  da  quelle  Deej 
Per  ch'io  udì  da  loro^^Vn  tropp  jifi* 


troffa  luce,  che  ia ^hocchi  di  leiglierA  ut 
nuta,  Yimafc  attagliato,  f  che  pi  riiorna^ 
(0  a  rihauer  la  ueiutst,  ui  Je  quella  moUii 
tuiinr  ài  head,  che  inan^  e  dopi  carra 
f^iicf deano,  dar  uoltafu  la  de/fra,  er 
fieme  con  quello  tornar  in  dieim  uerfo  lappane  orientale  nelmeiffmo  ordine  difrima,  Et  eali,Wiai 
irida  e  Statìo  [cantar  da  la  drjìra  rota  fin  che  giunfcro  a  laltiffmo  arkre  de  la  uita'oueBeaffce 
feiel  carro,  e  poi,  rinouato  More  di  fronde  e  fiori,  egli  fadormento ,  ma  dejiofoi,  e  da  Beat,  che 
foUftfcdeua  c*/ piede  deffo  arkre  con  le  quattro  e  tre  donne  dritte  intorno  a  leì,ammonit:^  the  douefi 
fc  mirar  il  carro,  chera  legato  a  larhre ,e  fcrtuer  pi  tornato  che  fife  di  qua,cioche  haufJTe  ueduto, 
Videftguird'uerle  ejìranecofe  di  quello.  Come  ne  lejp^fttione moralmente  ftra  dichiarato  . 

TAntoeran  gliocchimiei  fifft  eT  attenti.  Erano  gtiocchi  del  poeta  tanto  intenti  e  fifft  A  Distra 
mar  fi,  ciò  ^,  A  trarft  di  hrama,  laqual  e  grandiffmo  appetito  che  Ihuomo  ha  de  la  cofd ,  LA  dei 
tenne fete,  lauogliache  x.annichaueafcffirfa  diuederBeat^cioe-,  Dintender  il  fcnfo  mifticode 
lafcxrafcrittura,  che glialiri  fcnfi,  da  queflo  del  ueder  in  fliOri,MEran  tutti  enti,  Verche,fi  coi 
me  fti  chiariffimamente  dimojìrato  al  principio  del  quarto  canto,  quando  uno  de  nofìrifcnft  e  tanto 
ajìratto  ad  un  fclo  ohietto,  glialtri  non  ponno  ufar  de  [officio  fuo  .  ET  effi,  do  e^,Eteffi  occhi,  hai 
uean  Quinci  e  quindi.  Vi  qua  e  dila  PArete  dinon  calere,  Imped  mento  di  non  curare,  Perche,il 
non  cur^rfì  di  ueder  altra  cofa  che  Beat,  impediua  gliocchi  fuoi,  che  non  fotea  mirar  in  altra  parte 
che  in  quelli  di  lei,  CofilofantO  rifo  defuoi  occhi  A  Se  trahelli,  li  tiro  a  fe  COn  lantica  rete.  Con 
Untico  amore,  ilqual prende  la  mente,  cme  U  retelucceh,  qVando perfir^^i  mifii  uolto  il  uifo, 
Erano,  dice,  gnocchi  miei  intenti  e  fifft  in  quelli  di  Beat,  quando  per  fir{4  mifii  uolto  il  uifo  ue  rfo 
la  miafmifiraDA  quelle  Dee,  Da  quelle  tre  donne,  chemerano  da  quella  parte.  Perche  io  udì  da 
/oro  V  N  tr^pp^fifc,  do  h ,  Vn  troppo  fi fo  mirar  e  il  tuo .  ìlfcnfirfi  adunque  il  poeta  riprender  da 
quelle  Dee  c  ò  dirli  cheglì  miraua  troppo  fife  ne  gliocchi  di  Beat, li  fi  per  fir'^  rimouer  gliocchida  lei, 
e  uoltarli  a  la  fi^a  fin  fira  parte  uerfo  di  quelle,  che  di  tal  coft  lo  riprendeuano  ,  No«  effendo  lene, 
che  fi  miri  trojp  fife  negliocchidi  Beat,  ma  folamete  tato  che  hafti,Perche\mtfìleUo  fi  profónda  al 
cuna  uoUa  tanfo  ne  la  diuina  luce  de  lefacre  leUeYe,che  ui  rimane  ahhagliato,e  uienne  ad  ejfer  men 
capace,  che  fe  con  mlfura  cercajfe  di  uolerle  intendere  , 

E  la  dijpofuion ,  che  a  ueder  è  è 

Ne  gliocchi  pur  tcfìè  dal  fot  percojfij 

Sen-^a  la  uìfla  alquanto  ejpr  mi  fèe  t 
Ma  poi  che  <d  poco  il  uifo  rifvmojfi , 

(Io  dico  al  poco  per  rijpetto  al  molto 

Senftbd ,  onde  a  fòr\a  mi  rimojfi  ;  ) 
Vidi  in  fui  braccio  defìro  cjfer  riuolto 

Lo  gloriofo  ejJcrcitOy  e  tornarfx 

Col  foie  e  con  le  fette  fiamme  al  uolto  ^ 
Come  fitto  lì  feudi  per  faluarfi 

Volgft  fchiera.  e  fe  gira  col  figno  y 

Vrima  che  p offa  tutta  in  fe  mutarft^ 
QjceUa  militia  del  celeTle  regno , 

Che  procedeua  tutta  trapajjbnne, 

Vria  che  piegaffd  carro  il  primo  legno  ♦ 


Moftra,  che  quella  dif^ofit'me,  Ue^ml 
ne  gliocchi  PVr  tef{e',pur  horapercoffi  ia 
raggi  del  fole,  che  in  fatto  ^  di  rimaner 
Magliati,  Quejla  medefima  lo  fice ,  per 
alquanto  ejfer fen'^  la  uifia,  hauendo  tori 
tofur  allhora  gliocchi  da  quelli  di  Beat* 
perche  dal  troppo  loro  ^len dorè,  gliocchi 
di  lui  rimafero  fmilmenie,  come  uuol  infi 
tire,  attagliati,  MA  pi  chel  uifc,  Mrffoi 
dice,  cheljcnfo  mio  del  uedere  fi  rifirmo 
erefìauYO  al  pco,  y'.j^ttto  A  L  molto  fcnft 
lile,  ciò  e.  Al  molto  fflendor  de  gliocchi 
diBeaf,  che  a  mieifficeua  tanto  fiori  di 
mifura  fcntire.  Onde,  Dalqual fcnfthile, 
mi  rimoffm  fir'^  ,ferche  da  quelle  Dee 
uii  un  troppo fifc^  cQme  hathiamo  di  fcfYH 
ueiutOj 


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Postillati  16 


CANTO 

Inìi  <x  le  rote  fi  tornar  le  donne  ; 
ti  Griphon  mojfe  il  benedetto  carco 
Si ,  che  fero  nutl^  penna  croUonne* 

La  bella  donna ,  che  mi  trajfe  al  uarco  , 
E  Slatto      io  feguìtauam  la  roM, 
Che  fi  lorbita  fua  con  minor  arco  ♦ 


xxxn. 

ufiuto,  vili  lo  ^lorkfe  effercitó  Yiuoìto  in 
fui  traccia  iffiro,  e  tormrft  col  fole^e  con 
U fitte fìammf^che  ufciuam  da  canitlalri 
ni  mito,  ferche  frimà  andnuam  uer  Offi'l  j 
àéte,  et  haueano  il  Jole  a  le  reni.  Ma  hoM 
tornando  uer  oriente,  lo  ueniuano  ad  ha$ 
uere,  cme  dice,  al  uolto  infieme  con  le  fct 


te  fiamme  de  candelahx  c\)e  andauano  /oro  inan'^.lo  ghi^^fo  effìrcito  intende  fer  li  xxiii/.fmori 
etuUighaltri  che  fme  de  ano  inanime  dietro  al  carro,  E  ferche  fiKUolte  hahhiamo^ia  detto  Beat.fl 
gmfìcar  la  theologia,  e  ^fiocchi  del  petti  il  fuo  intelletto  rimirando  in  ijuella,  ne  far  tediofo  il  tante 
Mite  rfflicar  una  medeftma  cofa  .  Ma  juedo,  che  ferii  carro,  che  frima  frocedeud  uer  occidente, 
e  foi  difcefa  Beat,  da  cielo  in  (fuetto,  ft  riuolto  uer  oriente  uoglia  fgnificareft  e-,  che  frima  erafif 
gurato  fer  la  ftnagoga  de  Giudei  nel  teftamento  uecchio,  Et  erafifariito  da  larhore  de  la  uhidientid^ 
iiqual  era,  fer  lo  ficcato  de  f  rimi  far  enti,  fenl^  fedite  e  fiori, come  difotto  ueiremo.  Et  andauafri 
ma  uer  occidente  f  arte  infelice  del  mondo,  E  juantun^ue  effi  Giudei  fe^uitafpro  in  t al  loro  fina goi 
ga  la  Ifg^e  Mùfaica,  nondimeno,  f(T  lofeccato  originale  deffi primi  farenii,andauano  tutti  dannai 
ti  a  Vmf  Tormua  fot,  difcefa  Beat,  in  <lue!lo,a  dietro  uer  oriente,  ftliciff  ma  oltre  a  tutte  laltrefaf 
ti,  ferche  non  fiu  la  Sinagoga  de  Giuiei,ma  era  infgura  de  la  nuoua  e  chrifliana  chiefa  fvndata 
fu  la  facratheologia  da  Chrifto,  mediante  lafaffion  delcjuale,fer  lo  fuo  freciofiffmo  pingue  ffarfofi 
fral  legno  de  la  croce,  ftamo  redenti  da  fa! peccato  originale,  e  feguitando  tal  carro,  ricondotti  al  det 
to  arhore,  il(fualuedremo,ferlo  fuoritorno,  rinuerdire,  E  fe  da  noi  non  manca,  ultimamente  afcen 
éeremo  fer  jueRo  a  fiu  heata  efilice  uita  .  Come  fotto  li  feudi  ferfiluarf,  Vefcriuel  modo,  che 
tennel  carro,  e  (Quelli  che  tante  cedeuano  nel  uoltarf,  che  fit  a  ftmilitudine  de  la  fchiera,  (Quando  fer 
fcluarfe  e  non  effcr  offrfa  da  nimici,  fi  gira  tutta  intera  a  foco  a  foco  fotto  li  feudi,  E  Colfegno,cio 
con  la  bandiera  inanl^,  non  fotendofi  tutta  infteme  ad  un  tempo  uoUare,  Cofi  dia,  che  (^Vella 
W  celefle  regno.  Stando  anchora  ne  la  fimilitudine  de  la  fchiera,  ciò  e* ,  Qu,ella  f<]uaira 


mi^itia         ,      ^  . 

ie fanti  padri,  chefrocedea  inanl^  al  carro,  traffafso  tutta  frima  chti  carro  fiegafp,  fer  uoltarf, 
IL  primo  legno,  ciò  ^,  il  temone  .  INÌi,  ciò  ^,  Da  effcfrimo  legno,  le  tre  donne  che  da  la  deftrM 
farte,r  le  (fuattro  de  dala  fmiflra liflauano,f  tornaron  a  le  rote,E  L  Grifvn  m.ffe  il ienedetto  cay 
ro  ful<jualera  Beat,  co  gliangeli,  SI,  ciò  Tanto  dolcemente  lo  mojfe,  CHe  nulla  fenna  croBoni 
ne,  che  neffuna  mojp  o  piego  de  le  fue  altiffme  a  le,  perche  Uio,  de  la  fua  fcmma  giufìitia  e  mii 
fericordia,  figurate  per  effe  ale,  come  di  fcfra  dicemmo,  non  fi  muta  mai .  l  A  heRa  donna  ,  che 
mi  traffe  al  uarco,  io  ^,  Matelda,  che  mi  tiro  a  la  heata  riua  del  fiume,  E  Stati.  CT  iofiguitauam 
U  rota,  CHeft  lorhifa  fua  con  minor  arco,  ciò  e-,  laijualfèce  'a  uolta  fua  nel girarfe ,  con  minor 
giro,  E  (\uefìa  uenne  ad  tjfer  la  defira,  fenhe,  efpndofi  il gbriofc  ejpnito  riuoltato,  fer  tornar  ini 
dietro  fui  traccio  deftro  comh:t  detto  difcfr^,  E  (jue/ìo  mejefimo  Scendo  poi  anchora  il  carro  ,  U 
defira  rota  di  (jueUo  ueniua  a  fare  nei  girarfe  la  fua  uolta  con  minor  arco,e  la  fini^ra  con  maggiore^ 
Seguitauan  adunque  la  defìra  rota  da  lacjual  farle  erano  le  tre  donne,  ferchel  foeta  hauea  già  lai 
fciatola  uita  attiua,  nelacfuaì fcjfircitanole  (Quattro donne,  cherano  da  lafinifira  rota,  tT  erafi  dai 
to  a  la  contemflatiua,  ne  lacjual fcfprcitano  le  tre,  chefcco  irfieme  da  la  defira  rota  erano . 


Si  pajfeggtando  Ulta  fdua  uota 
(Colpii  di  quella,  che  al  [vj^cnte  cr(fc) 
ìiemfraua  i  paffi  in  angelica  nota  ♦ 

For/é  in  tre  uoli  tanto  Jpat'io  prefe 
disfrenata  faetta^  quanto  eramo 
"Rimoffi  y  quando  l^eatrice  fcefe^ 


Vaffeggiando  cofi  al  fari  del  proceder  lei 
carro  f  la fclua  yOta perla  colpa  d'Eué 
(he  credè-  al  [èrpete,  chefe  noglihauefji 
creduto,  ella  non  hauerelle  infieme  con 
Adam  peccato,  E  non  hauendofeccato,nP 
farianofìati  Qamiati  deffa  fclua,  ma  Ihaur, 


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Postillati  16 


PVRGATORIO 

Io  fetià  mormorar  a  tutti  5  Adamo:  ritmo rififn^Jiiit^f Hi,  eh  fi/fero  Jifcfft 

Voi  cerchiar  una  pianta  dijj^ogliata  ia  /oro,  Terufraua  ifaffì  IN  angelica  mt 

Vi  fòglia  e  daltra  fronda  in  ciascun  ramo^     t^ilnirì^elua  canto,  ferche  lì  moufn  fet 

La  coma  fua 'jche  tanto  fi  dilata  mhlcantodelftYf  knnf,  eh  feguitai 

Viu  5  quanto  più  ua  fu  'jfbra  da  gli  Indi         ^"^^^^  ^^P^a  rota  inan^  a  lui. 

Ne  hofchi  lor  per  alte^ja  ammirata,  ^^'f'      ^^^'^  ^""^^^y  '^fi 

Bfif 3  /ei  driphon  ;  che  non  difcindi  '  ''"^f         ÌT/Z"'"'  "'^''1' 

Colhccco  dcjlo  legno  dolce  alguflo;  lo  h  in  trr  tr.Ui  danoDisfrenaf^ 

Fojcia  che  mal  fi  torce  il  uentre  quindi  t  Sam  liina  dal fu^ frer.a ,  ilaml  e' 

Cofi  dintorno  a  larbore  robuflo  U  corda  de  Uno  ,Etin  fcntentia ,  fram 

Gridaron  glialtri  t  e  lanimal  binato  j  fy-oceduti  coft  faffe^mndo  fam  ,  ^«^n^a 

Si  fi  confirua  il  fme  dognigiuHo^  unfòrtf  arco  ptr/ihefirp  in  tre  gran  trut 

E  uolto  al  temo,chcgU  hauca  tirato^  ti  finger  da  fe  una  f nella  e  fcketta  faetta^ 

Traffdo  al  pie  de  U  uedoua  frafca^  quando  BeatricefcefedflcarrOyEt  egli  fen 

E  quel  di  lei  a  là  lafcio  legato^  a  tutti  mormorar  Adamo,  fer  che  e jfeni 

io  giunti  a  larhore  de  lutidientia  e  de  U 
fci'ntia  del  hene  e  del  male  ,  che  indujji 
Adamo  a  peccare,  mormorauanO,  riprendalo  lajua  l'fu^idientia,  come  <iuella  che  fU  cagione  di 
friuar  Ihumana  ffetie  éi  tanto  ameniffmo  luogo,  POi  cerchiaro,Poi  cinfcro  e  circondaron  una  pian 
tadiffogìiata  in  ciafcun  ramo  di  figlia  e  daltra  fronda,  E  (juefta  è'  larhore  chabhiamo  detto.  Et  era 
àijfogliataper  lo  peccato  commeffo  d'Adamo  de  la  difuhxdientid,  come  dicemmo  difcpra .  t  A  co; 
mafua,  Era  (juefta  pianta  ni  contrario  df  laltre,  lejuali,  guanto  fin  fi  inalano,  iantù  meno  fi  dii 
lattano  ne  fuoi  rami,  E  <juffìa  fi  dilauaua  tanto  fiu.  Perche  de  la  diuina  fcientia,  ([uanto  più  nf  in 
tendiamo,  tanto  più  ce  ne  refìa  da  intendere,  effendo  infinita.  Et  era,  per  la  medffma  ragione  tan^ 
to  «Ita,  che  ijuando  ienefvffe  ne  kfihi  d'India,  oue gìiarkri  fcno  altiffmi,  farehle daloro  AMwi 
rata  per  alteTil^,  ciò  e-,  Hauufa,  per  la  fua  fmi furata  alte^^,  in  ammiraiione .  Perche  dicano, 
chele  faettejf  ime  da  gliarchi  in  alto  non  arriuanoale  fue  cime  ^Onie  Mirg.nel  fecondo  de  la 
Georg,  Aut  ijuot  0  ceano  propior gerii  India  lucot,  Extremiftnut  orhis:'  uh  aera  uincere fummum 
Arhoris  haud  uHp  iactupotuerefigittp::  Et  geni  iHa  (luidem  fumptis  fton  tarda  pharetris .  Di  ^n^^ 
/?<!  pian/a  parla  Danielle,  Videtam,(!r  ecce  arhor  in  medio  terre  t7  altitudo  eiutnimia.  Et  froce 
YÌtai  eiur  fertingelat  calum,  Precidife  ramoi  eiuf,  dT  excutite  filia  eiuf,  tT  dìj^ergUe  frucim 
eiut.  Verumgermen  radicumeius  interra  finite,  ftfT  alle gatur  uinculo  fèrreo  e  cet ,  BEa:ofei  Crit 
fhon,  Gridaron  aueifdnn  padri  intorno  a  larkre.  Beato  fei  Grifhon,  Ctìenon  difcindi ,  \l<luaU 
non  fchianti  col  becco  defìo  legno,  comefice  Adamo,  Onde  pgui  la  fua  e  noftra  dannatione  ,  Ma 
fictui  ejì  ohedifnt^^fcjue  ad  mortem  M:riem  autem  cruci/,  ondefegui  la  nofira  redenfione,  Dolce  al 
gujio,  ma  ueramente  amaro,  come  uuol  inftrire,  a  la  falute,  POfcia  che  mal  fi  torce  il  uentre  (juin 
li.  Poi  chepergufìar  tal  cibo,  mal  per  noi  fi  torce  e  piega  (juiui  il  uentre,  E  lanimal  Binato,  ciò  i  , 
Due  uoltf  nafj,perel]}r  di  due  nature,  lntfnde,diffe,  Sì, ciò  è  ,  Cofificonfcrua  dogni  g.ufioil pi 
me.  Volendo  infrrir  -,  the fe  Adamo  haueffe  fatto  come  lui,cio  è-ychefvfp flato  ohediente,e  non  iraf 
greffcre  del  comadameto  fkuoli  dà  Dio, che  no  doueffe guffar  di  <juel  legno, egli  fàrehie  fiato  giuflo^ 
et  hauereh^e  ccferuato  il  fuo  fem,e,che  fiamo  noi  altri  dfzefi  da  lui,ne  h  fiato  de  la  innocétia,  E  no 
farehhe  fiato  neceffari:>, che  per  redimeyne,chrifìj  fvffe  incarnato,e  fittofi  ohediente  lui .  E  \  olto  al 
tem-),  Voltò  foi  il  Grifine  al  temone  del  carrojo  tiro  alpiede  DE  la  uedouafrafca,  De  la  d  ffogliata 
fiat:(,  E  ìafio  qVe!lo,ciiè',Effo  temone  DI  lei.  Perche  deffa  uedoua  frafca  erafìc^to  fi;,  matò, legata 
a  lei,AdÌ4jue,fgli  oMiéte,lafio  luiidiétia,cÓ  la(jual  hauea  tirato  la  noua  thlffhjegata  eftretta  ad 
fffafìeffa  olediétia,^chc  U  ihiefa  no  fi  de  diuider  mai  da  f  iella /ffindo  in  Métta  fiata  findata . 


Come  le  nofire  i^'mte ,  qudnìo  c^cd 
Qm  h  gran  luce  mifchìata  con  quella  j 
Che  raggia  dietro  a  la  cclefle  lafca , 

Turgide  fhnji  ;  e  po/  fi  r'moueUa 
Di  fm  color  ciajcuna  ,  pr/<J  chcl  (ole 
Giunga  Vi  fuo't  corfier  fitto  altra  jìeUi^ 

Men  che  di  rofe ,  e  fiu  che  di  uiok 
Co/or  aprendo  fi  nouo  la  pianta , 
Che  prima  hauea  le  ramerà  fi  file* 

lo  non  lintcji  ^  ne  di  qua  fi  canta 
Lhinnoy  che  quella  gente  aUhor  cantaro  ■ 
Ke  la  nna  fijferfi  tutta  quanta  » 


riti tmfo  if  la jfnmanertt  rr.fttom frima  i 
lotfoniy  iijucfli  YKan^ayìopi  fiiOra  ifiori^ 
cYe  Ifgat;)  cieltd griftn  il  carro  a  larhùi 
re,  chrra  j^riwa  ignuh,  fi  rìmuo  fimiU 
mente  ii  kuoni  e  /-'or/,  Onde  éur,  COS 
me  le  nofìre  fiarfe^  c^ua.  c/o  cajca  la  gran 
luce  ,  intende  del  fcìe  ,  mifcì  icta  czn 
jueBa,  CHe  raggia,  Vacuai  j^hnde  diei 
fro  A  lacehfìe  lcfcit^'  fli  i^uelle  fìtUt,  ihe 
finyt:ì  in  cielo  il  f(gno  de  fefci ,  E  frefe  U 
f^etie  fer  il  genere yffYcie  ^afò  e  fono  ed* 
((t  j^etìt  li  lefce,  E  (^uelU  Im  y«^^i<J 


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Postillati  16 


ri 


pvrgatorio 

lietfQ  afffd,  fi  ^  il  le  ìmete,  H<imìftguf  immeiiate  iiftro  ai  effifefd,  f  nfljual  entYm 
iolfcle^fàUji^^m  df  UfYim^ufra,  EtaHhora  le  n^fìrefime  fi  fimo  T^r^iif,  ciò  ^Jmroh 
finù  f  mandano  fiiorifiottom,  chefarmfcanQ  e  fiori,  ciofcunu  dflfuo  colon,  fecondo  U  fua  fbfi 
tie,  Vrima  chelfole  Qlunga,  ciò  ^,  Con^inn^a  Llfùoi  corfim,  li  fuoi  cauaHi,  che  fecondo  i  foeti 
li  tirano  il  carro,  SOtio  altra Jìella,  Sotto  altro  fc^no.  Et  in  fcntfniia^frima  chegìi  entri  nel  Tani 
ro,  che  fegue dietro  ad  effe  ariete  Adunque,  ft  come  in  <iuefia  taU  ftagione  le  noftre  f  tante  ,  miti 
dando  fùm  i  fiori,  fi  rinouano  defuoi  colon,  cof  dice  che  fi  rimuo  quella  pianta,  che  frima  hai 
uea  i  rami  fi  foli  e  nudi  di  fiori  e  figlie  aprendo  colore  meno  auffc  di  quello  de  le  rofc,  e  più  di  queh 
lo  dele  uiole.  Volendo  in firire,  chera  di  quel  colore,  delqual  fiilfanguemifihiato  con  acqua  clufct 
del  cofiato  àichrifio,  Come  al  xix,  tefìifica  rSuangelifia  Mediante  ilqual [angue,  fer  fffiyfi  ^tto 
ohedientefino  a  la  morte,  Ihumana generatione  fu  redenta  da  le  mani  del fuo  auerfario  .  IO  no» 
Unte  fi.  Non  intefe  il  poettt  Ihinno,  che  quei  fmti  padri,  al  rinouar  de  la  pianta  cantaro,  Ke  qua  giù 
ira  noi  dice  cantar  fi.  Ne  potè-  fcjfrire  TMttaquanta  la  nota,  cto  è'.  Tutta  larmma  del  canto,  peti 
(he  la  troppa  dohe^^  di  quella  lindufp  fcnno,come  uuol  injirire,  e  che  difetto  uedremo  ,  Ejpnd^ 
iehle  ogmfcnfo  CT  intelleUo  humano  a  poter  fcffrire  le  cofi  diuine  e  fcpra  naturali . 


Sto  potejfc  rìtrar  come  ajjònnm 
Qliocchi  jpictatì  udendo  di  Siringa  y 
Cliocchi ,  a  cui  più  uegghiar  cofio  fi  caro  j 

Come  pintor ,  che  con  effcmph  pin^a , 
Vifegnereìy  comio  madormentai  t 
Ma  qual  uuol  fu  y  chelaffonnar  ben  finga  t 

Vero  trafcorro  a  quando  mi  fuegliai: 
E  dico  5  che  un  fjplcndor  mi  fquarciol  ueh 
Vel  fonno ,  eir  un  chiamar  ^  Surgi  j  che  fot  l 


V  uol  dim^f^rar  di  non  poter  in  alcun  mùi 
io  ejf  rimere  fcriuendOj  come  la  fcauita  del 
canto  glindujfl  fcnno  e  ficek  adormentai 
Y(,  lAa  che  fi potejfe  ritrarre,  come  affcn 
ììaro,  ciò  è-,  Scriuendo  dimcfirare,  come 
furon  oppreffi'e  uinti  dal  fcnno  Chiocchi 
Jpietati, d'Argo, nel  troppo  diligentemente 
guardar  Io,  e  non  hauer  compaffiont  a  lai 
mor  di  Gioue,Gliocchi  dico  a  cui  Viu  uegS 
ghiar  di  quel  che  doueano,  Cofio  fi  caro. 
Tu  di  tanto  caro  cofio,  che  ne  fcgui  la  mor 
ie  loro,  Vifegnereiy  comio  madormentai,  come^^}ittore,  che  non  di  propria  fantafia ,  ma  dipinge 
con  leffempio  inan'^,  Ferche  amhora  io  (come  uuol  in firire)  dimofirerei  con  Ifjfcmpio  inan'^de 
gliocchi  d'Argo,  chefjfcnnaro  al  dolce fuono  de  la  :^ampogna  di  Mercurio  udendoli  cantar  dt  Sii 
finga.  Come  anchora  io  madormentai  a  la  dolce  armonia  del  cito  di  quei  heati,  Mafia  afiir  qufPo 
qval  uuol,  ciò  è-,  (Qualunque  altro  fi  uoglia,  che  finga  len  la/fcnnare,  che  io  per  me  non  lo  fo  fii 
re,PEro  trafcorro  epaffc  a  quando  mi  fuegliai,  e  dico,  chuno  j^lendore,  ^  un  chiamar,  SMrge, 
cioè-,  Stafuleuati  chefiii  mifquarcio  e  ruppeluek,  ciò  è-.  Impedimento  del  fonno,  che  mi  tenti 
ua  aggrauati  gliocchi,  perche  da  due  cagioni  poffiamo  effer  rimo/fida  lafonnolentia  de  lanimo.  Va 
lo J}lendcr  de  la  diuina gratia,  dalaquale  uien  ad  ejfer  iHuftrato,  E  da  qualche  luon  precetto  di 
ijuelli,  channo  cura  di  noi,  E  quella  ne  uien  da  Dio,  t  quefto  da  Matelda,  ciò  è ,  quella  da  la  coni 
templatiua,  e  quefto  da  lauiua  uita^Votendo  ancora,  CT  un  grande  jflendore ,  er  una  gran  uoce 
romper  il  fonno .  Recita  Quid,  al  primo,  che  amando  Cioue  lo  figliuola  de  Inaco  fiume.  Giunone, 
comegebfa^  la  conurrtt  ingiouenca ,  e  fkceuala guardar  ad  Argo paftore,  chauea  cento  occhi,  Ma 
Cioue  hauenlolo  in  dijfetio,  li  mando  Mercurio,  llqual  col  dohe fuono  de  la  :^ampogna  cantando 
ii  Siringa  Nimpha  amata  da  Pan  rio  de  pa fiori,  e  come  per  camparla  da  lui,  fu  U gli  Veiconuen 
tita  in  cannucce,  diche  Van  fice  poi  la  prima  ^amfogna,  ladormento,  ancora  che  cento  occhi  hauefi 
fi,ecofialormentatolocci[c.  Onde  lice,  che  ficaro  cofio  eifuoioahiil  più  uegghiare. 

duaì  a  ueder  deformi  del  melo,  r  a  il  poeta  comparatlone  lalux  defioU 

Che  del  fuo  pome  gliangdi  fh  ghictù  ,  fonro  al  fuon  de  la  parola  di  Matelda  ,  ìat 

E  perpetHt  nol^js  fa  nel  cielo ,  jualfii,  Surge ^chefiU  come  hahhiamo  ili 

fine 


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Postillati  16 


CANTO 

^Utro  e  Gìoudnnì  e  Iacopo  condotti 
E  uìntì  rhornaro  a  la  parola  > 
Va  laqual  fùron  maggior  fcnni  rotti  j 

E  uìdero  fcemata  loro  fchoky 
Co/i  di  Moife  come  d'tìelia 
lEt  al  maefìro  fuo  cangiata  {loia 

Tal  torna  io  t  e  uidt  quella  pia 
Soura  me  fìarfi  ;  che  conducìtrìce 
F«  de  miei  paffi  lungol  fiume  pria  i 

E  tutto  in  dubbio  difft  ;  Oue  Beatrice  i 
Ond'eVa^jVedi  lei  fitto  la  fronda 
l^uoua  fiderfi  in  fu  la  fua  radice  ♦ 

Vedi  la  compagnia ,  che  la  circonda  t 
CUaìtri  dopol  Griphon  fin  uanno  fufo 
Con  più  dolce  can'^n  e  più  profonda  ♦ 

"E  fi  fù  più  Io  fuo  parlar  diffufo 
Mo«  fviperì)  che  già  ne  gliocchi  m\ra 


fìnf  iefrecfìffìtt  utvft  inUfb.Ufifnia  e  fi 
fere  jftirito  il  Grifinf  inftfmcon  tuUi 
clialtriheafi  J}irifi,f  rimofi  fcUmenie 
Brat,  con  le  fette  donne  Statio,  MateUa^ 
e  lui ,  Al  deftar  ài  Pietro  ,  Ciouanm,  e 
lacOfO  a  la  farola  del  Saìuatore  dop  U 
pia  iYansfigarafione  fui  monte  Takr, 
Cowr  recita  Matteo  al  wij.uedendo  effii 
te  fiatiti  Moìf(  tr  H^/i<t ,  e  rimafc  fclai 
mente  effe  Sduatore,  La  trans fguYatio^ 
f\e  del({ualeYnoftra^eY  certa  fmilitudine 
ielarhore  delmek,  de fuoi  forile  de  fuoi 
[cmi,  Intenienio  fer  lo  melo  di  chrifio. 
Ter  i  foretti,  la  fua  transfiguratme  ,  E 
lo  fome^  la  fua  gloria,  Ferche^f  co^ 
Yneifì:it(U\  elmdofcnononilfcme.ma 
una  iimojìratione  dt  (juel!o,Cof  la  danf 
figuratione  di  chri^o  fu  non  la  fua gloi 
riarma  una  dimofiratione  di  (juella,  A  lai 


^      '  '       po  fi.ron  ia  lui  condotti  fui  detto  monte^ 

■  E  laijual  fi  LEI  fuo  fome  ,  ciò  ^,  Ve  la 
fia  p!orta,cUzttipliangeli,  E  nel  cielo  ferfetue  noz^e,  perche  la  uifm  di  luifofìo  ne  la  fiagloi 
ilfe^ftuo  mttare  CT  amlrofa  de gliangeli  e  de  lanirre  leaie,  Sfandofjyr:fre  ne  la  fwiluui 
dine  del  melo,  fioretti,  e  fOYKe,  E  fero  uinfi  cofìor  dJ  fcnno,  R  Itornaro,  ciò  e ,  Si  dejìcro  ala  fai 
Yola  di  Chrifìo  ,  T)a  la(jual  fiiYon  rotti  maggior  ftnm,  Come  fii  cjuel  di  labaro  e  de  gUmda 
morte  Yeftfcifati .  T)el(lual  U^ro  già  n:orto,fca))ido  Giouanni  al  xi.  difp  a  fuoi  difcepli,  la^^f 
YMf  amicuf  nofter  doYmif,  Sed  uado  ut  a  fmno  exf  fcifef  eum  .  E  fc conio  MaYco  al  v.  de  la  morta 
figliuola  de  larcifinagogo  a  quelli  che  la jf  ìatigfuano,  Qud  turhamini  tST  florads  ^  fueUa  non  fft 
mYfua,f(d  domit .  E  VideYO fcemata  tOro fchola,cio ^,  la  /oro  compagnia,  Cofi  di  Moifc  coi 
me  d'Helia,  cheYano  ffanfi,  E  cangiata  Al  fuo  mat^YO  chifìo,  prr  laueY  detto  S  chola,  STola^ 
ào  è ,  \Jejìe,  reYche  ne  la  fua  tYanifiguYatione,pcondo  il  ieUO  Euangelifìa,lhaueano  ueduio  con 
U  uefle  candida  come  neue,  Et  aUUra  haueua  jueBa  di  fw^a  che  fi  trans  fi guYaffe .  Qwcr/i  adun^, 
ijue  VittYO,  Chuanni,  e  lacop  rilOYnaYO  a  la  parola  di  Chrijìo,  tal  torna  io  a  la  faYola  di  Matelda^ 
E  uiìi  qVeUa  pia,  ciò  e-.  Quella  piffofa  Mafelia,  che  fi;  conducitYice  de  miei  pcffi  pYma  lungol 
fiume.  Onde  dice  fJftY pietop,  Starf  fcuYa  me,  PeYche  la  dottrina  de  la  uita  attiua  conduce  ha 
€UYa  de  lo  intelletto  fino  a  tanfo,  che  li  mofÌYa  Beat.  tfT  unifceh  a  lei, ciò  è, ala  dottrina  de  la  f?cYa 
theologia,Ondefeguita,E  Tuttoin  duUio  difp,Ouè  Beat,:!  Vuhiita linteDetto  di  YopeYdeY  Beat. 
tioè',di  rJ poter  confeguiY  tal  dottYina,  lacjual gliè'  moftrata  da  Mat,  peY  la  Yagion  detta  di  fcpY-a, 
E  /cffo  !ayhGYe,e  f^  le  fue  radici  fedeYf  cmodata  da  le  fette  donne,  A  dinotaYe,che  la  Theologiafi 
fofa  fato  luUdientia  circondata  e  ueftita  da  le  fette  uirtu  challian:o  di  fcpragia  più  uolte  cff  tto  . 
CUaltri  dopol  Grifi)n  fen  uano fife.  Perche  hauendo  Chrifìo  legalol  carro  a  larlore,  do  e',  Vofio  U 
nuoua  cliffd  fctto  luUdientia,  E  laffmla  a  guardia  de  la  Theoìogia  compre  fa  da  le  deUe  fette  uirtu^ 
ff  ne  torno  co  finti  padri  deluecchio,  e  con  (juelli  del  nuouo  tejìamento  in  cielo,  Ma  egli  inanl^, 
e  glialiYi  dopo  lui,  peYchefice  la  uia  a  tutti  (juetli,  che  dopo  lui  fi  doueano  fcìuare,  cleinan'^  aU 
fua  morie  o  a  la  nuoua  ihiejà  cofiituìta  la  lui ,  tutù  aniauano  perduti ,  Con  fiu  dolce  cari^n 

A  N 


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Postillati  16 


PVRGATORrO 

£  PwffòfvnU,  E  iiflugfm  ftntentU  ancora,  comemd  infirir^,  che  mn  era  flato  Ihim,  eli 
iifcfra  dife  nw  hauet  intffoy  E  <jU(flo,  ffr  la  mfiefma  ragione  che  in  (jud  luop  Jummo . 
E  Srfùpinhfuo  farlar  iijfrifoyliunfiil  fotta  fel  parlar  di  MatMa  fi  dijfìtfc  e  dijìefe  fiu  oltreii 
quel  cha  detto ,  ferche  Beat.  la(]ual  ai  altro  intenìtr  chf  Iti  fola gUhaueua  chiufo  ^Hocchi,  glierà 
già  in  (juelli,  Bt  in  fentfntia,  gliocchi  fini  uedeano  già  B^f .  la(fual  negaua  loro  dt  poter  ueder  ali 
Ito  che  lei,  A  dimoflrare,  chel  pto  itìteUetto  eragia  tanto  ajìratto  e  dedito  a  gli  fiudi  de  la  The^loi 
già ,  chi  ai  altro  che  a  quella  fila  non  fotem  intendere  • 


%oh  fdeaji  in  fu  la  terni  utrd  j 
Comt  guardia  lafóata  U  del  plaujlroy 
Che  legar  uià'i  a  la  bifórme  fiera , 

In  cerchio  le  fhceuan  di  fe  clauflro 
Le  fate  Nimphe  con  quei  lumi  in  mano^ 
Che  fon  fecuri  daquilone  e  dauflro^ 

Qui  farai  tu  poco  tempo  ftluano  j 
E  farai  meco  ftnTjt  fine  due 
Di  queUa  Roma ,  onde  Chriflo  è  Romano  : 

Perà  in  prò  del  mondo ,  che  mal  ukc , 
AI  carro  tien  hor  gliocchi^  e  quely  cheuedi. 
Ritornato  di  la  fk  che  tu  ferine  ; 

Cofi  beatrice  :  eJT  tocche  tutto  a  piedi 
De  fuoi  comandamenti  era  deucto^ 
La  mente  e  gliocchi  j  oucHa  uoUe^  diedi  ^ 


SeJefi  Beatrice  fila  fi,  U  utra  tefra.fcfi 

10  lacuale  erano  le  radici  ie  larlore,  om 
de  di  fipra  dijp,  che  fedea  fu  quelle,  ^eri 
che  la  rheoUgia  è-  fisndata  fcpra  la  uera 
e  non  fitta  humilta,  laqual  è-  finiameni 
to  de  luhidientia,  Come  guardia  lafiiaté 

11  DElplauftro,  ciò  k-.  Del  carro,  Uauen 
io  Chrifto  y  nel  fio  accender  al  cielo,  lai 
fidato  la  fita  nuoua  chiefa  a  guardia  de  la 
theologia  ,  fitto  lomhra  de  laquale  è  firn  s 
pre  dififa  da  tutte  Iheretiche  e  filfi  ofinid 
ni,  Plakftro,al  tempo  de  immani  era 
domandato  il  carro,  velqual  aniauano  le 
matrone.  Onde  liu.  nel  y.  ai  Vrk  Hoi 
mremtj;  matronit  oh  eam  mmificentiam 
hahitum ,  ut  plaufiro  ad  fiera ,  ludoiq;, 
carpenti!  fijlo,frofiftoq;  traherentur. 
t  E  fitte  Uinfi,  ciò  e,  le  già  dette  fitti 


e 

uìrtu ,  li  faceano  di  fifleffe  cerchio  intMo  con  quei  lumi  de  fitte  candelalri  in  mano,  che  'fino 
ftcuri  daluento  aquihne ,  che  uien  da  tramontana  ,  E  da  laufiro  ,  che  uien  da  me^  di,perche 
I  fiue  doni  de  lo  ff  irito  finto  non patifiano  alcuna  humarta  alteratione .  Era  adunque  la  nuoua 
thiefi  rimafi  a  guardia  de  la  fiera  theologia  comprefa  da  le  tre  ffeculatiue ,  e  da  le  quattro  moi 
fall  uirtu  amminiftratole  da  fitte  doni  de  lo  ffirito  finto .        j  farai  tu  poco  temfo  Situano', 
Siluano  e-  domandato  chi  halita  la  filua ,  e  cittadino  chi  halita  la  città.  Intendendo  aiumjue  il 
foeta,  in  perfina  di  Beat,  quefta  halitation  terrena  per  la  fclua,effindo  piena  din  finiti  errori, comh 
la  fclua  dinnumeraliìi  piante ,  laqual  fimilituiine  uedemmo  che  fice  medefimamente  ancora  al 
frimifio  de  la  precedente  cantica,  uuoì  fignificare,  chegli  hauea  ancora  da  fiar  poco  in  quefia  tal 
filua,  ciò  e',  eh  uhauea  anchora poco  a  uiuere,  E  che  firelle  Cìue,ào  è'.  Cittadino,  fcnl^  fine,  fico 
infieme  DI  quetta  Roma,  Vi  quella  celefle  patria ,  ONde  chrifio  è- Romano,  Ve  laqual  chrii 
fio  è'  fòmmo  ìmperadore  ,  Perche,  fi  come  Romano  ìmperadore  ^  detto  quello,  che  di  Roma  tiei 
nel  fi^premo  imperio,  Cofi  chrifto,  che  fignificaKe  unto,  ilqual tiene  il  fùfYemo  imperio  de  la  cef 
tefte  Roma,  ^  di  quella  Romano ,  E  quimoftra  ejpr prefigo  de  la  fita  uicina  morte,  Perche  in 
fitto  trouiamo  per  molti  fiontrì,  chegli  morì  quafi  immediate  chelie  finito  quefia  fua  comedia  • 
fEro  in  prò  del  mondo,  QU,efto  e  parlar  per  Ironia, perche  uolendo  che  ueda  e  ponga  mente  quam 
to  quefia  nuoua  chiefa  findcfta  da  chrifio per  fua  ffofa  in  fimma  ohedienfia  ^  humilta  fia  fiata 
poi  dalcuni  de  fiioi  fiicceffiri  adulterata  e  mal  condotta,  uuol  che  in  danno  e  uituferio,  come  uuùl 
infirire,  e  non  in  prò     utile  del  mondo,che  uiue  male, tenga  uolti  glixchi  al  carro,  e  ciò  che  uede 
feguir  di  quello,  ferina  poi  tornato  de  fira  di  qua  ne  Ihemiffirio  nofiro ,  Cofiii(,e  hmrli  iett^ 


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Postillati  16 


CANTO  XXXlt^ 

Bfnhlce  \  tf  efh  '^'^  ^^^^'^  ^  P^^^  ^^'^  ^'^^^^  ^  oteliflìU  h  fui>ìcmmmtni 
ù ,  Meghcchì  t  U  mente  oueda  ucHe,  cit  è^gjeffo  c^rro ,  QÌiduhi  [e/  teiere,  U  mente [tf 
fUtme,  jueUo  che  Beat,  udeua  ft^nificare^  the  ne  iouea  p^Mte  • 


Ko»  fceft  mai  con  /i  ucloa  moto 
Fece  di  j^clja  nube  3  quando  fìout , 
Va  quel  conjimyche  fiu  i  remoto  ì 
Comìo  nidi  calar  luccel  di  Gioue 
Per  larhor  giù  rompendo  de  la  fcorz^dj 
Noti  che  de  fiori  e  de  le  fòglie  nouez 
E  firiol  carro  di  tutta  fua  fbrT^a  : 
Ondet  fiego ,  tome  naue  in  fortuna 
Vinta  da  londa  horda  foggia  horda  orT^a 
Vofcia  nidi  auentarji  ne  la  cuna  . 
Veì  triomfhal  uehiculo  una  uolfe  5 
Che  dognt  paflo  buon  parca  digiuna  ♦ 
Mtf  riprendendo  lei  di  laide  colpe 
La  donna  mia  la  uolfe  in  tanta  fiita^ 
Quanto  fcjferfcr  lojja  fin^a  polpe* 


Ha  il  foeta  ìefcritto  la  nùua  cUepf  Ufé 
iejcriue  le  ferfècuiioni ,  cheUa  heUe  nel 
fiiO^rincij^iOyUjuali  fiirontre,  la  frii 
ma  dagli  Im^erahri ,  e  ijiiffla  figura 
fer  luccel  di  Cioue ,  ciò  ^,  Per  latjuiU 
uccello  a  Cioue  dedicato  ychffft  Imferat 
dori  prtano  fev  infegna^  Ijuali  ^fèconi 
io  Auguftino  in  jueUo  de  la  città  di  Dio, 
cominciando  da  Nerone ,  fùron  diece^  che 
la  ferfeguÌYOno  yfreueduti  da  Ciouanni 
Euangelifta  al  [(condo  de  lafoc.  intefi  da 
lui  jfer  li  die  ce  di  de  le  trilulationi ,  oue 
dice  ^  Ecce  miffurusefì  diaklut  alijuos 
ex  uohit  in  carcerm  er  hahehitis  tribù*, 
lationem  dichus  decem  e  cet,  Quepa  tal 
ferjècuticnf  era  fiata  ancora  frima  freuei 
iuta  da  E'^Lhifl,il(jual  ^  imitato  dal  foe 
fa  ,  oue  al  x^ij,  dice.  Et  fàctm  eftueri 


lum  Domini  ad  me  dicent,  Vilij  hominir, 
frofone  enigma  tlT  narra jparalolam  ad  domum  ìfraeì  CT*  dicet,  A(jui!agrandismagnarum  alai 
rum^long^  memlrorum  ducfu, piena  flumif  uarietate^  uenit  ad  litanum,  tuUt  meduUam 
cedri  yfummitatem  frondium  eius  auulftf,  V  tyanjfortauit  eam  in  terram  chanaam  e  cef.  la 
feconda  frefccutione  fit  ijufUa  de  le  fcUe  de  gli  heretici,  le  juali,  fecondo  Gratiano,  Cominciando  da 
Simon  Mago,  fìiYOn  molte,  E  cjuefta  figura  per  la  uolfe,  perche  malittofamente  e  con  fraude,  e  fi 
fendo  fiilfi  chriftiani,  cercauano  di  far preuaricai  i  ueri,  e  che  drittamente  credeano^,  la  ier^ 
jueBa  di  Macometto,  figurata  per  lo  drago,  che  ne  feguenti  uerft  uedremo ,  DiV^  adunque  in  fini 
tentia,  che  non  fcefe  mai  con  fi  ueloce  mouimento  fòlgore  acce  fi  di  Jfeffà  e  filta  nule  da  ijuelconi 
fine  de  laere  che  più  remoto  da  noi,  e  doue  è  fiato  generato,  cjuanéo  pioue,  Comegli  uide  calar  lai 
^uilagiu  per  larhore  rompendo  non  fclamenfe  de  fiori  e  de  le  fòglie,  ma  de  la  fior^  ancora ,  E  da 
ijuel  confine  che  più  ^  remoto  dice,  perche  di  (juanio  più  remoto  da  U  terra  (accende,  di  tanto  cade 
con  maggior  uehàta  e  fitrore,  E  firt  di  tutto  fiafvr'^  il  carro  talmente, che  piego  HOr  da  poggia 
fOr  hoY  da  or^,  Hora  da  luna,o^  hra  da  Ultra parte,comefà  la  naue  in  firtuna  agitata  da  Uvde 
del  mare ,  A  dimofirare,  cht  (juffii  tali  Imperadori  non  fclamenfe  uietaron  che  la  fide  di  chriP<ì 
fifp  f  al fff  mente, come  fino  i  fiori  e  le  fronde  fu  gliaìher\,dimofirata,  W  rufpono  ancora  la  fior^^ 
ciò  è',  t^ìrmentaron^  CT  occijeroi  corpi  di  cjuelli, che landauanopredicando,comejirQ7ie pinti  mar 
tiri.  Ma  non  penetraron  a  la  medoBa,  perche  a glianimi  loro  inuitti  e  corfianti,mnpoteanofir  uia 
lentia ,  E  nondimeno,  fii  pero  tanta  grande  ifuefia  loro  ferfecutione,  clt  la  chiefa,  per  lo  gran  tii 
mare  chellon  quelli  che  lamminiflrauano,ando  molte  uolte  uacciDando .  T^Ofiia  uidi  auentarfi, 
Dopo  la  per fecutione  degli  Imperadori,  fegu\  (juella  de  gliheretici,  figurati  perla  uolpe  , lacuali 
SAuentauano  ne  la  cuna  del  trionfici  uehiculo,cio  ^,  Si  lamiauano  ntl  cuore  e  fino  de  la  triòpnte 
chiffa,  ferche  ultimamente  fipero  CT  alhatte per  terra  tutte  Ihertfie  .  Vehiculum,  fecondo  Vlin, 
nel  xyi,  del  vy'.  Hi,  è-  uno  le  nmi  del  carro  di  quattro  rote^  Valjual  r  nato  il  prouerlio,  Comet 

A  N  ti 


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Postillati  16 


p  V  R    A  r  O  R  I  o 

ficunlut ,  fròurhiculo  eft  in  aia  .  Cuna  è'  Urea,  nt  Uejual  fon  fofle  le  coffy  cM  carro  tira , 
CHe,  lacjualu'i^ff  era  II giun^^  DO gni  huonjpafìo.  Perche  tjurfli  htretici  fafcenano  Unima  fcUi 
mente  Jifàlfe  opinioniy  Ma  rifrenhenienh  Beat,  lei  <<i  lAiie  e  fo^  ofere^  ciò  e  ,  V ituferanh 
la  dottrina  ie  Theùhgile  loro  feruerfe  efàlfe  ofinioniy  la  uoìfe  IN  tanta  futa,  In  tanta  confùfto^ 
fie,  quanta  foffirfe  kffa  fen'^  folfe^  ciò  è^y  duantoha/ìo  a  fare,  che  fifflro  dannati  al  fuoco, 
One  ahhrugiata  la  folfa^  ciò  ^,  la  carne,  hffa  rimafero  fen'^  di  quella  . 


Pofàa  per  mdi ,  onderà  pria  uenuta, 
La^u^ia  uìdi  fcenctcr  gìu  ne  Urea 
Vel  carro  5  e  Ufcìar  lei  di  fe  pennuta  ♦ 

E  qual  efce  di  cuor  ^  che  fi  rammarca^ 
Il  al  ucce  ufà  del  cielo  i  e  colai  dijfe^ 
O  nauhetta  mìa  coni  mal  jet  circa  ♦ 

Po/  parue  a  me  che  la  terra  Jciprìjfe 
Tramho  le  rotei  e  uidt  ufcirne  un  drago  ^ 
Che  per  lo  carro  fu  la  coda  jijje  t 

E  come  uejpa^  che  rttragge  lago^ 
A  fe  trahendo  la  coda  maligna 
Traffe  del  fóndo  j  e  giffcn  uago  uago^ 

Quel  che  rìmafe ,  come  di  gramigna 
Viuace  terra ,  de  la  piuma  offerta 
Forfè  con  intention  fina  e  benigna 

Si  ruoperfe ,  e  fune  ricoperta 
E  luna  e  Ultra  rota  el  temo  intanto  5 
Che  più  tien  un  fofpir  la  bocca  aperta* 


Wide  poi  unaltra  uolia  fcender  lacjuiìa 
ne  Urea  del  carro  per  lameiefma  uia, 
che  prima  uera  uenuta,  E  laffar  pennuta 
ejja  arca  di  fé,  llche  /tonifica  la  dote  che 
diede  prima  Conffanfino  Imperadore  a  la 
chi f fa  ,  di  che  dicemmo  nel  x\iiif»  de  la 
precedente  cantica .  E  C^ual  efce  di 
cuor,  Qjie^a  ^  la  ijuere!a,che  finge  effcr 
fatta  da  S.  Pietro,  che  la  fua  chiffa fa  in 
tal  fórma  dotata  ,  Come  (jueUo  che  uedei 
ua  mi  peffìmo  ufc  che  ft  douea  ne  fuccei 
denti  tempi  convertire  ,  POi  parue  a 
me.  Per  lo  drago,  che  li  parue  ueder  ufcir 
difetto  terra  tra  luna  e  laltra  rota  def  car 
ro,  come  difcpra  dicemmo,  intende  de  U 
ier"^  perfccution^,  che  fu  (Quella  di  Macoi 
mettOyilcjual  figura  ad  un  drago, perche, 
ft  come  il  drago  uomitando  il  fio  ueleno, 
attoffjca  tutti  (jueQi  ne<juali  fi  fcontra  , 
Coft  Macometto  predicando  la  fua  nuoué 
legge, f  ote  fc durre  tutti  (juelli,cheludiro^ 
no.  Come  fuilpopol  Saracino,  chenuof 


uamente  da  gliapofìoli  era  fiato  conutrtii 
toala  fede  di  chrifìo,E  utnne  di  fcUo  ter 
ra.  Perche  non  come  chrifto,  che  fu  diuino,  Aw^  effa propria  diuinita,  e  diuine  cojè  predico,  Ma 
fu  terreno,  e  terrene  cofe  promìffe,  Et  ufc i  fuori  tra  luna  e  Ultra  rota  del  carro,  perche  U  fua  hgi 
ge  non  parficipo  di  quella  del  uecchio  ,  ne  di  quella  dd  nuouo  tcfìamento,  rra  fìt  per  fe  fola,  E  fìfi 
ft  la  coda  fu  per  lo  carro,  E  ritrahendola  a  fe,  com.e  la  uff^e  ritraggelago  poi  chella  ha  punto,  traff 
ft  del  fendo  deffc  carro,  A  dinotare^  che  con  le  fue  fraudi  ^  fi gni ficaie  per  la  coda,difmemlro  moli 
to  la  nuoua  chiefa ,  E  Gijjèn  uago  uago,  Perche  la  fùa  legge  non  hafrrmez^  alcuna,  mafcn'^ 
<erto  fine,  ua  fmfre  duna  in  altra  opinion  uagando  .  <^Vr/  che  rimafc  ,  ciò  e",  Vel  carro  ,fì 
ricoferfe  DE  la  piuma  offerta,  ciò  e,  Df  la  dote  detta  di  fcpra  hauufa  da  l'Imperio,  E  fune  rùo^ 
ferta  e  luna  e  laltra  rota  col  timone,  c^me  ft  cofre  uiuace  terra  di  gramigna  ,  in  tanto  poco  ffàti9 
a  tempo  ,  chefiu  ne  tien  af  erta  un  fffiro  la  hcca,  A  dinotare  ,  in  (juanto  hreue  temfo  effa  nuOi 
ua  chiefa  uenne  afkrfc  ricca,  ^  a  crefcernelenì  temporali,  E  cjuanto  fe ghha  Cjufiflmfre  conferì 
uare  ,  ferche  (jueUo,  che  la  chiefa  occufa  una  uolta ,  non  lo  Uffa  mai,  cerne  fn  la  gramigna  herla 
tenaciffma,  la  uiuace  efruttifira  terra.  Tanto  feppono  in  <]Ufi  tempi,  come  uuol  inferire,  e  Saceri 
iotiferfuadera  fecuUriefpr  cofa  fcelerata  ziT  emjfia  il  metter  manont  leni  temport  li  ,  che  U 
!^iefa  una  uilta  shaueua  appropriati,  e  ttneualiper  fuoi . 

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Postillati  16 


CANTO  XXXIU 

rmjhmm  coft  il  aìjicio  finto  ,  h.  ;./cr/«o  /.  ir^sfim.fm  hU  nm 

U  ^rime  tran  cornuta  .comtbutx  ^^^^     n     ^^^^ ^y^, 

Mei  /e  ^wtfftro  un  /ol  corno  b^w wn  p^r/ronf e  :  ^^^^^^^^  mmimjiYau  da  gufili,  che 
Simììe  monjlro  uìjìo  anchor  non  jùe  ^  .      - .  . 


Sicura ,  ^witfi  rocca  in  alto  monte 
Seder  foureffò  una  puttana  jciolta 
Malfar ue  con  le  ciglia  intorno  pronte^ 

E  come  perche  non  li  frjjc  tolta  ^ 
Vidi  di  cojla  a  lei  dritto  un  gtg<intex 
E  baciauanft  infume  alcuna  uolta. 

Ma  perche  locchio  cufido  e  uagante 
A  me  riuolfe  ;  quel  Jiroce  drudo 
La  frageìlo  dal  ca]^o  infm  ìe  piante^ 

Voi  di  fcjpctto  pieno  e  dira  crudo 
Difciolfd  monfìro.c  trajfcl  per  la  [dna 
Tanto  j  che  Jol  di  lei  mi  fece  feudo 

A  la  puttana  ^  ala  nuoua  belua^ 


in  miglior  ufo  U  doueam  tonuertirf  ,  E 
^nm<i  dice  i  che  coft  trasformato  (juflh 
fam  elificio  ,  mifc  fuori  tefie  jfer  le  fue 
fayti,tre  fcpral  temone,^  una  in  ciajcun 
caniQ  de  lo  edificio,  ciò  è',  del  carro,  che 
in  tutto  erano  fette,  lecjuali  hanno  a  [igni 
ficare  i  fette  peccati  caf  itali ,  necjuali  fer 
tal  trasfcrmaticne  incorfcro  gliamminit 
Aratori  de  la  detta  dote,  che  jfrima ,  feni 
^  di  ijuella,  nano  uiuuti  in  fmma  fant 
iitae  farcimonia,  E  ffnheitre  jfrimi 
de  fette  feccati,cioè',la  fuferhiaj  lira, 
elauaritia  noceno  doffimente,  eie  è-,  a 
fc  mede  fimo  alfrùfjtmo  ,jfero  li  pne 
fui  temone  inanl^  a glialtri  econdue  lOY 
na  ,  Clialtri  quattro  ,  che  fcno  Inuiiia, 
Accidia,  Gola,  e  luffuria,ferchenocenQ  afe  fclo,lipne  con  un  fch  corno  ,  Et  a  noi  non  jfiace 
intender  in  (jurflo  luogo,  come  altri  ej^oftori  hanno  intefc,  le  fette  tejìe  fer  li  fette  facramenti  de 
U  chiefa,  t  fer  le  diete  coma, i  òiece  comaniamenti ,  come  nd  xix.  de  Vlnf,  Oue  dijfe ,  QieU 
la,  che  con  le  fette  tffìe  nacijue  E  àa  le  Meci  corna  helle  argumento,  Terche  (juiui  uoRe  dimopra^ 
re  la  nuoua  chiefa  ejpre  fiata  frima  finiata  in  uirtu,  meJtante  U  fcnta  jfouerta  ,  E  cjui  uitiata 
poi  mediante  le  ricche:^'^  temporali ,  Et  e-  tutto  ad  imitatione  di  Giou.  Euangelifta  al  xvy.  de 
VAfoc,  oue  dice,  E  uiii  mulierem  fdentem  fufer  hpiam  coccineam  jflenam  nominihuf  hlasfmiiP^ 
hahentem  capta  fcftemej"  cornua  decerne  cet.  Onde  feguitahauer  ueduto  feier  fcfra  deffa  hfi 
fila  una  futtana  sciolta, do  e  ,liiera,  sfàcdata,e  fen'^  alcun  rifletto,  E  (fuefla  intende  fer  ilf(^ni 
tifice,  che  adulteraua,  come  diffe  nd  freallegato  luogo  de  l'inf,  le  cofe  facre  di  Dio  fer  oro  e  fer 
argento ,  Aludendoa  Bonifàtio  viif'.Lhe  fj^etialmente  col  gigante  intefc  fer  Tiliffo  BeEo  Ke  di 
Trancia  ,  mentre  fitron  amici ,  ufaua  di  fire  ,  Onde  dice,  che  alcuna  uolfa  ft  haciauano  inpe^ 
me  ,  Ma  uedeniolo foi  uacidare,  CT"  aceoffarfi  ad  altri  fotentati ,  L<<<jK<t/  cofa  f^nifica,  fer  hai 
uer  riuolto  locchio  cufido  e  uagante  a  lui,  la  frageUo  dal  cafoale  fìante ,  Facendolo  in  hla^na 
fkr  frigione,  di  che  egli  fer  yahhia  ft  morì,  come  ue demmo  di  fcfva  neluigefmo  canto  . 
Poi  fieno  di  fcfpett9  e  dira  Dlpiofd  moflyo ,  Ùifciolfe  il  carro  trasformato  in  mopro  ,  e  traffda 
tanto  fer  lafelua  ,  ciò  ^,  tanto  lo  ft  hntano  da  Italia  ,  CHe  fol  di  Id,  do  e,  che  fclo  dfpa  f(U 
ua  MI  p. e  feudo,  Wii  ftce  o/?rfco/o  e  rifaro  A  Lafuttana  ala  noua  Ulna  ,  A  /  Pafa  C7  /<t 
moftruofa  chiefa  infirma ,  che  fiu  non  lifotei  uedert,  come  uuol  inprire  ,  Perche  Tiliffo  Belh 
dopo  la  morte  di  Bonifptio,  Ofero  che  la  Romana  corte  pfp  transprlta  di  la  da  le  aìfi  ne  la  città 
d'Auìgnone,  oueftettelxx.  annifctto  cjuepi  Pontifid,  do  è',  decente  (juinto  ,  ìle^ual  a  fetitione 
dd  detto  Ke,  An^fer  li  cafitoli  conuenutoft  con  lui,fe  lo  douea  fhv  Pafa,  comein  cifro  luogo  hab 
liamo  già  detto,  pi  il  primo,  che  lannoJAcof^  la  corte  ui  transpri ,  Qiouanni  xxij',  Bonif^tio  x  jr'. 
clemente  y/V  \rlanj  y.  Gregorio  xi,  che  la  corte  repitui  a  V.omm  % 

A  N  ili 


Alcccv 


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Postillati  16 


P VRG AT  ORIO 


CANTO      3C  X  :<III. 


Veut  uenerunt  gcnw ,  alternando 
Hor  tre  hor  quattro  dolce  falmodia 
Le  donne  tncom'mcìaro  lagrimando: 

£  Beatrice  Joj^ircfa  e  pia 
Quella  afcdtaua  /?  frtta  ;  che  foco 
Viu  a  la  croce  fi  cambio  Maria  ♦ 

M4  poi  che  laltre  uergmi  dier  loco 
A  ìei  di  dir ,  leuata  dritta  in  p/> 
RiJJo/e  colorata^  come Jico^ 


f^flprffmfe  ultima  cànhyii  foeta  ntùftrd, 
cme  ie  latrunsfìguYatìoney  e  (yansUtioi 
ne  dfl  carro  Jal  fùo  fnfrio  efftrt  e  luogo 
Beat,  fattriftaua/  le  fette  donne  lagriman 
io  cominciaron  a  cantar  il  feilmo  Vensue 
rerunt gerìfff  e  cet,  E  che  rffa  Beat, fari 
tifafi  da  Urhore  con  Ir  fette  dcne  inan'^t 
fece  che  Dante  la  fcguito  ,  e  Im^ffrouh 
iome  lachiefa  era  fùffcduta  ial  fign^Ytem 
fùYaU,  E  nQniimeno,  che  n^n  isì[^  lan^ 


Et 

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Postillati  16 


CANTO   XXXIII.  ,^    .  r 


Et  iterum  firetle  mìe  dilette 
Uodicum.^uo!  uidehitis  me^- 

Voi  le  fi  mifi  inanv  tutte  fitte  : 
E  dofofi  filo  accennando  mojfi 
He  e  la  donna  el  fiiuiojche  riflette^ 

Cefi  fen  gua:  e  non  credo  che  fiffi 
Lo  decimo  jtto  fajfi  in  terra  po/?o  ; 
Quando  co  gliocchi  fiocchi  mi  fercojfi: 

E  con  tranquillo  aJ^etto^.Vien  pu  tofloy 
Mi  diffi  5  tanto  j  che  sto  parlo  tecOy 
Ad  afioltarmi  tu  fie  ben  dijpcflo  ♦ 

Si  tornio  fiii ,  comio  doueua ,  fico  ; 
Dijfimi  i  ^rate ,  fercW  non  tattenti 
Adimandar  homai  uenendo  mecoì 


ia  un  uolmfo  Duca  ammafftrankh  àal 
ctmf  cofe^a  ciò  chf  tornato  di  jua  Ihauefi 
fi  a  fcriufYf  e  firU  note  al  mondo,  Et  uli 
imamente  mofira  come  firmataft  lafchie^^ 
fa  de  le  donne,  uìde  dinanzi  ad  effe  Bui 
frates  e  Tigre  ufcir  dun  /c/o  finte  , 
condotto  ia  Matelda  al  fiume  Eume,  gui 
fio  de  le  fie  aajue,  La  dohfZ.'^  efcauita 
de  leauaìi  moftra  fer  la  hreuita  de  lo  jfaf 
(io  che  li  rtfta  di  juffta  feconda  Cant.non 
fottrla  dire  .  DEut  uenerunt 

gentes  alternando,  Imminciaron  le  fette 
donne  Alternando  hortre  horjuattro, 
ciò  e.  Dicendo  hora  le  tre  theologiche, 
Cr  hora  le  (Quattro  morali  uirfu  ,  come 
finno  i  religioft  in  choro,Do!ce  flmodia, 
Dolce  concento  V  armonia  di  filmo  lagrimandojferlamoflruofita  a  alienatme  delcarro  ,  Et  il 
[almo  de  dueano  era  Deus  uenerunt gentes  in  hereditaté  tuam  pHuerunt  uel  in^utnauerunf  (em$ 
tlum  fanctu  tuum,  Fatto  da  DauiJ,preuedendo  la  ruina  e  lahominatione  chejfer  doueadel  tem  . 
E  Beat.Perlamedeftma  cagione,  fcfiiro fa  e  pia,  afcoltaua  ^uehftfttta  e  turhata  m  wfta,  che  Ma 
ria,  ne  la  morte  delfiiO  caro  figliuolo  e  mfìro  Saluatorejt  cambio  a  la  croce pcopu  di  fi.  A  dii 
moftrare.chepco  meno  federato  è-  il  peccato  di  ciuelli  che  fon  cc^gione  de  lahorr4natme  de  la  chxeìA 
ordinata  al  culto  diuìno.nr  ornata  de  le  detie  fette  uirtu,e  fondata  fu  la  fiera  theologia,dt  ^ueUo  de 
Giudei  in  hauercrucifijfo  chrifto  Dio  CT  huorro  nato  di  Maria  uergineJ^A  poi  che  laltre  uergim, 
fianificateper  effe  fette  uirtuMlhno  finito  il  fclmo,dier  luogo  a  Be,t.  di  direja<lua  leuata  dritta 
in  piede,  e  come  fioco  colorata,  a  dinotare  la  uigilantia  e  la  carità  la^jual  e  ne  la  theoìogia  uerjcl 
culto  dikin^,  dìffe,  Modicu  cr  non  uidelitis  me.  Et  iterum  modicu  tfr  pi  Mtis  me,  ad  mitai 
iime  de  leucnoeli^a  al  xvr.  Cofi parlando  in  perfcna  de  lahminata  chiefa,  a  dimofìrare,  comf  di 
fcpra  dicémo,%  fc  tene  Mora  la  chiefa  era  uilipefa  e  conculcata,  che  poco  jìar elle  a  ritornar  nel 
primo  fuo  mipliore  fiato  mediante  laiuto  di  (juel  ualorofo  Duca,  i^ual  di  fotto  dira,  chuecidera  U 
fiiia,  e  quel  gigante  che  pecca  con  lei  •  POi  le  fi  mift  inanl^  tutte  efeUe,  Verche  la  theokgia  prei 
domina  a  tutte  quefìe  fette  uirtu,  E  fclamente  accennando  moffè  dopo  fe  me  e  Mat.e  S tatuerai  ftìui2 
CHe  riflette,  llqualera  yejìato  con  Mat.  e  con  me,  Verche  a  mouer  al  lene  chi  è'  già  condoUo  a  l(à 
fiato  de  hnnocentia,  nonfcn  neceffarie  molte  effcrtationi,  ma  hafla  fclamente  un  cenno .  CO  fi  fen 
Ptua,e  non  credo  che  fiffi.  Non  era  Beat,  proceduta  oltre  x.  p^ffi,  (juido  con  gliocchi  fuoiguardan 
Vo,  percoffe  gliocchi  miei,  Laqual  cofa  ftgmfica,che  Giou.Euang.ne  lapoc.al  xvy .  non  fi  x.claufk 
le,che  tratta  de  la  tratfirmata  chiefa,  tue  dice,  come  difetto  uedremo,  che  da  lui  e  imitato,  Beftia 
puam  uidifìi  fuit  tr  non  efì .  Adunque  gliocchi  di  Beat,  faranno  il  fentimento  di  quel  tejìo,  ih 
qualpercote  linteHetto  di  Dante  ,  E  con  tranquillo  affetto  lefforta  alfeguitarla  tanto  da  prejjc,  che 
fi  parla  [eco  ,  egli  fa  dijfofìo  ad  afcoltarla  ,  Verche  a  Unteci gentia  de  laOegorico  fenfc  di  tal  tei 
fio  è  necfffario  hauer  la  mente  tran  quitta  e  lilera,  V  infanta  a  quella  fola,  che  quando  fijp  Oii 
cupata  dalcuna  paffme,  non  ne  potrelle  effer  capace .    SI  comio  fin  ,  Elfndo  adunquel  for; 
ta  difbofto  ad  afcoltarla  ,  no  r ,  hauendo  applicato  lanimo  a  lintelligerMa  di  tA  doUrina,  come  hii 
Pgnaua,  ella  lo  riprende  de  la  fua  timidità  ,  per  laqual  egli  non  lufa  domandare ,  A  darne  ad  mi 
tendere ,  che  quando  halliamo  diffofìa  e  preparata  la  mente  a  linteHigeniia  dalcuna  utile  doittM 


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Postillati  16 


PURGATORIO 

yiajolhiammmòfmfnte  intme  almufjìigation  ii^uflla,  fnonUimiuincfYe.cmffini 
no  t  rufiUaniYni  da  iffii(Z7a  .  o  timarùCa  uilu  ' 


If  u/iHanimi  da  tf{idezX<i ,  o  timorofa  uilta . 

Come  a  color ,  che  troppo  teuerentì 
Vìmn-zj  a  fuo  maggior  parlando  fono , 
Che  non  trdggon  la  uoce  uiua  a  denti  ; 

Auenne  a  me  :  che  jkni^a  intero  fuono 
Incominciai  ^Madonna ^mia  hifogna 
Voi  conoscetele  do  che  ad  ef]a  e  buono, 

"Et  ella  a  me  *yVa  temi  e  da  uergogna 
Voglio  che  tu  homai  ti  difuHuppe  ; 
Si  che  non  pirli  più  comhuom  che  Jogna^ 

^appi  chel  uafo ,  chel  ferpente  ruppe , 
F«  5  e  «on  et  ma  chi  nha  colf  a ,  creda  j 
Che  uendetta  di  Dio  non  teme  fuppe^ 

Now  Jara  tutto  tempo  fcn^a  reda 
Laguglia  5  che  Ufào  le  penne  al  carro  t 
"Perche  diuenne  monjlro  ,  e  pofcia  preda  ♦ 

Chio  ueggio  certamente  ;  e  perol  narro  j 
A  darne  tempo  già  HeUe  propinque 
Sicure  degni  intoppo  e  dogni  sbarro  t 

lielquale  un  cinquecento  diece  e  cinque 
Mejfo  di  Dio  ancidera  la  jùia  ^ 
Con  quel  gigMe^  che  con  Ut  delinque^ 


Attenne  alfOeta,  uQÌédo  Ytjfòier  a  BeaU 
cme  fuQÌ  aufnif  d  (juftti^chf  parlando  di 
nan*^  ad  alcun  ma^^m  difc ,  jfn  fYùfjfa 
YfucYen^  che  glihanno  NOw  *^^gg^^  ^ 
ienti  la  t^oce  uiua^  ciò  ^,  Uon  fj^rimen^ 
la  parola  infirma^  che  fi  p^a  chiaramé 
te  intendere  ,  VeYche  dice  haueyle  in  tal 
modo  comincialo  a  dire  ,  Madonna ,  km 
intendete  Mìa  hifcgna,  ciò  f^,  \l  hifcgn^ 
mio  ,  E  ciò  che  ad  effa  ^  tuono  ,  Impero 
che  la  [aera  theologia  ne  dimoftra  tutt^ 
jUfUo,  chepernofìra  f^lufe  hahUamo  da 
firey  e  fanne  animoft  al  cominciare,  Oni 
de  dice  uoìer  che  ft  fuilufpihoYamai  da  ft 
ma  e  da  uerpgna,  E  che  no  farli  più  ini 
teYTOttamente,  come  fa  chiufa  di  fcgnaY^^ 
Cominciandoli  ad  ef^r  (fueSo,  chefeguir 
hauea  uedufo  del  caYYO,  Onde  dice,  Sappi 
chel  uafo  CHel  fcYprnte  ruppe,  llcjual  Ma 
cornetto,  introiucendoui  nuoua  fetta,  cot 
me  di  [opra  dicemmo  ,  uioto  e  coYYuppe^ 
TV,  e  non  è^.  Ad  imitatione  del'Euant 
gehjìa,  come  fmilmenfe  difcfra  dicemo^ 
Terche  la  chiejafuy  mefre  cheta  fcfìenne 
da  le  cofe  temporali,  E  che  fu  amminiflra 
ta  in  fdntita,  faicimma,tD'  oledientia,  Ma  poi  che  da  leni  temp:ìYali  uenne  nd  efpr  uitiata  e  corf 
YOtta,  non  erapiu,come  uuol  inferire,  MA  chi  nha  colpa  creda,  che  uendetta  di  Dio  ni)»  temefupt 
fe,  £  (juejìo  dice  per  demente  \\e  Filippo  Bello, de ^juali  era  ^Yincifalmete  la  co^fa  che  la  chiefa  no 
ftjfe,  Dic.vio,che  al  tempo  del  poeta  era  opinione  in  FÌYen'^,che  fc  Ihomicida  in  trrmine  di  noue  di 
dopol  delitto  mangitfua  unafuppa  fcpra  la  fepoltura  del  defunto,  che  ipaYenti  ne  altri  non  nefOtfua 
fiu  far  uendetta, e  che  per  ifutjìo  la  fàceuanogu:irdare  fino  al  detto  termino  .  NOnftr a  tutto  temi 
fofenl^  reda,  M:ijira,  che  ^uantunc^ue  la  chiefa,peY  effcre  fiata  uitiata,  aUhora  non  fiffepiu,  noni 
dimenOyche  LA  guglia, cioh-,  La(jmla,  inte fa  per  T  Imperiò,  CHe  lafcio  le  penne  al  carYO,  laejual 
lafcio  i  heni  temporali  a  la  chiefa,  VEYche,cio^^,  Ver  Uguali  leni,  Diuenne  prima  monflro,  ìmhaf 
iando fi, me  diante  tali  leni,  ne  uifij  deijuali  di  fcpYa  dicemmo,  E  Pojcia  preda,  offendo  la  Romana 
cOrfe,ch(  rapprefcnfa  effa  chiefa,  fiata  tirata  e  fYantfrritapeYftr'^  e  uiolentemcnte  di  la  da  monti, 
(ome  di  fcpra  medeftmamente  dicemmo,  Et  hauenhfcla  Filippo  Bello  ufuYpata  peY  fe  ,  perche  a  fù& 
modo  ne  dìj^oneua  .  N3n  ./im^«3  dice,chrffa  acjuila  non  farà  fcmprefcn"^  yeda,  Intende  fcn'^  ueYO 
heYede,  perche  al  ueyo  herede  de  ìacfuila  f fletta  di  YemediaYe,  o  per  uia  di  concilij,  o  altrimenti yit 
lojìaìo  eccleftafì.co,(jt{andol  uele  freuaric^fYe  da  la  uera  religione,  VF.rchio  ue^gioydut,iertaméte 
epeYòlnarro,  Glapvfincjue  fìede.  Già  fYoffme  influenfie,  ShuYe  dogni  intjrfo,e  dogni  sUyyq^ 
fn^,  Sicure  hgni  impedimento,  A  dame  empo,  nelcjuale,  Vb^  cincjuecenfo  diece  e  cimjue,  cioh^ 
Vn  duca,  ferche  àn<\uecéto  ft  fcriue  co  <\uefìalettfYa  D.  Cin(\ue  con  un  V.r  diece  con  un  x.chefi 
D  VX,  MBlfo.ci^e^.m^dan  di  Vio  Aticidera  lafriét^DiJ^erdera  laj^uUana  ftgnificata  feY  lo  Fcrp<f, 


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Postillati  16 


CANTO  xxxiir» 

&  eTc  ter  UumtU,  E  QuA g^g^nu, E  ?.r//?^nDr  tqmU,  CHe  iflin'^ue,  ìl^ual f teca  art  Irì, 
InfenlU  di  ^ilifP        Et  infcntetia  due,  chec^uefì,  ducafie^nn^^^^^^^^ 
cufUa  Pinpedo  difr^n^fttcar  fer  co/?m  d' Arrigo jcjì,  lmferadore,fer  Ufcif^  delc^uA  in  Itdia, 
lome  dicemo  ne  U  ulta  del  foeta^effa  Italia  era  tutta  leuata  infferàl^  di gradifrme  nouifa.lt  effò 
t^ethefUr  col  fuo  me'^  rimeffo  infiren^,  E  ^ueflo.jferche  in fèuo  coft ut,  fecondo  che  fcnue  Vi/ 
ini  al  primo  del  nono  Uh.  ie  la  fua  ofera,  fii  Uno,  f  rudente,  giufìo,  gratiofc ,  honefìo^ ,  catoUco, 
uabrofc  efccurifr^o  in  amf,  E  dop  la  fua  eleuione  e  confirmaticne,  immediate  factfico  tutti  i  Sii 
.non  e  Baroni  ie  U  mon^  E  [oìlecit'o  la  fua  uenuta  a  Roma  per  la  corona,  e  fer  pacificar  CT  ini 
iiyTar  It.lu  imo  del  LpraU,  guanto  de  hj^mtuAf,  che  in  feff.mojìato  era  fer  miglior  uia, 
con  Qrmu  of  inione    vaffar  pi  U  mare  ,1  r^ccjuifh  di  terra  fanta,  Lt  a  lij.  di  tal  Uh.  il  detto  autore 
Caiue  A  popfito  di  lui  cutfìf  fi=rmate  farole,  E  non  f  marauigli  chi  legge  ferche  fer  m  ^  conti, 
Lata  la  fuMnafcni  raccontare  altre  hfìcrie  CT  auenim^enti  Atalia  e  daltre  \roumcie  ftr 
iue  coCe  Luna,  perche  tuUi  i  chrifiiani,     etiddio  i  Greci  e  Saracini  guardauano  al  fuo  andmei 
t^^' ala  fua  fhrtuna,^fercàgme  di  ciò,  fochenouxtanotMi  erano  in  alcuna  f  arte  al  iemfQ 
cheeh  uilTe,  che  ^er  certo  fi  credea  fer  li  fm,  cl.efc  la  fua  morte  non  fiffc  fiata  cefi  frcff  rriana  al 
SiLre  di  tanto  ualort,  e  di  fi  grandi  imfrefe,  com.e  glier^,  haureUe  uintolKegnoe  M  d  Ff 
Kuierto,  che  fucolo  affarecchimento  al  fuo  rifarohauea,  Anl^if  diffe  fer  molti, chfl  Re  Ruhertii 
non  Ihauerehhe  atiefc,  ma  ìt^ne  fer  mare  in  Vrouer'^a,  E  frefc  chaueffd  regno,  come  fcui\^ua,4c% 
li  era  leiiero  di  uincere  tuUa  Italia,  e  de  laltre  frouincie  affici .  Fuofft  a duncjue  dir  di  lui  cjufl  um 
fv  cheìpetrarcha  diffe  a  fmil frofofito  d' Alejfandro  Magno,  Morte  ui  fmterfofe,  onde  ndfi.  Vi  co 
fili  che  douefh  differder  lauaritia,  uedremo  ancor  hauer  uolutofrcmfìicar  in  fine  del  nono  cantQ 
éel  Par.  Oue  rifrHék  Uuaritia  de  prelati  dice.  Ma  Vaticano  e  laltre  parti  dette  Di  Roma,defcn 
fiate ci'nmo  A  U  miHtia  che  Pietro  fcguetie.  Topo iierefian  de  /adultero,  £  nd  xxvy .  fur  di  lui 
a  tal  fropfito  intendendo  di  farlare.  Ma  lalta  frouidentia,  che  con  S cifio  Difife  a  F  ma  la  gloria 
id  mondo  Soccorra  ioflo  f  comio  concifio.  Et  in  fine  di  quello.  Ma  frim.a  che  Gennaio  tutto  fi  fuey 
rn  e  cet.  Et  ultimamente  juaf  in  fine  dd  xxx.  canto  m^fìra  effrli,per  lifuoi  benemeriti ,  frefai 
r,ta  una  fcdia  in  Cielo,  cue  in  per  fona,  di  Beat.  E  cfudgranfggio,  a  che  tu  gUocchi  tieni,  TerU 
corona  che  già  uefufófia.  Prima  che  tu  a  (juefie  noz^c  ceni,  S  edera  Urna ,  che  fia  giù  Augofta 
De  Ulto  Arrigo,  chea  dnZ^r  Italia  Verrà  imfrima  chellafta  dijfofia  . 


E  fi)rfi  che  U  mia  oraticn  buia , 
Qlfal  Ihemi  e  ^phinge^mc  ti  perfuade^j 
Terche  a  lor  molo  lintelletto  attuia  x 

Ua  toflo  jien  li  fittti  le  ÌSiaìale , 
Che  folueranno  qucfto  enigma  fijrte 
SenTji  danno  di  pecore  e  di  biade , 

Tu  nota  :  e  fi  come  da  me  fon  porte 
Cofi  quejle  parole  infigna  a  uiui 
Dei  uiuer  5  che  un  correr  a  la  rr.orte  t 

Et  hag2Ì  a  mente ^  quando  tu  le  fcriui-, 
Vi  non  celar  qual  hai  uiTla  la  pianta  ^ 
Che  hor  due  uolte  dirubata  quiui  * 

Qualunque  ruba  quella  3O  quella  [chiMa^ 
Con  bcHemmia  di  fitto  offende  a  D/oj 


Tmi  fu  Dea  de  Gentili,  U^ual  daua  i  re 
f^onf  molto  ofcuri.Sfhinge  fii  un  monftro 
in  un  monte  uicino  a  Thfhe,  ilcjual  fropoi 
neua  enigma  ti  ofcuriffmi  con  cjuefìa  coni 
ditione,  che  daluififp  ocdfc,  chi  non  lifd 
peffe  dichiarare,  Hauendc  aduvcjue  Beat» 
parlato  di  frfra  a  Dante ^molto  of(uro,hora 
li  di  e,  E  firfe  che  la  mia  narranone  B  V  # 
ia,  ciò  è-^Ofcura  e  difficile  ad  intendere, 
ME  ti  per  fua  de.  Ti  fer  fu  a  de  e  forge  ME, 
CIO  ^,  lamia  fntentia  ofura,  (^^al  Thei 
mi  e  Sphin^e,  O^alpygeua  Themiifim 
reffonf,  e  Sfhingelifv.oi  enigmatì,  Veri 
cheeffa  mia  huia  narratione  AT M a  ,  ciò 
è,  Offiifca  linteHeUo  A  lor  modo ,  AÌ 
m^dochefàieuanQThm  eSphirige  m 


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Postillati  16 


PVRGATORIO 

Che  foh  i  tufifuo  U  creo  fanta ,  ^  f^,i    ^^yj  ^       ,i  ^  „^ 

Ter  morder  quetta,  in  pena  ^  in  difto  fi^fienlifiuilfUaUif.m^.MégHffi 
Cinquemila  anni  e  più  Unima  prima  fui  che  topo  feguiranno  ii  (fuepù  ualmfo 

Bramò  colui ^  chi  morfo  in  [e  punto ^  ^^^^  (^fl^jual ioti farh.F Uno IfNaiadfy 

iuali  iechuYfr^nm  UfMi^  li  ^urfto  fitte  enigma,  SEn^a  danno  difecore  t  ài  liaie  ,  AÌlu^. 


Onlt  Gi(H<anm  al  x.  Bgofumpafior  honus,  Bonui  pajÌQr  animam  fuam  dat  frc  ouihusfj^  e  tiu 
oltre,  Egofum  faftor  bonus,  er  cognofco  oues  meas  e  cet.  E  Di  hiaie.  Come  fitron  cjueSe  drffiU 
liflet  arfc  da  le  ecc.  uoìfe  lafiiate  andar  fey  li  campi  da  effe  Sarfcne  col  fuoco  a  le  code,  di  eh  fi  lep 
ge  al  xij.e  xiiìj.  de  Nunm<^ntenuto  ne  la  BiUa,  E  lenigma  fii,cUuendo  Sanfone  ocafo  un  leone, 
e  tOYnandu  di  la  ad  un  tempo  a  i^uel  luogo,  trouo  che  le  ape ghhaueano  fiuon^la  tefìa  uno  [cime 
di  mele,  del^ual  tolto  e  mangiata,  propofe  foi  a  xxx.giouani  lenigma  dicendo.  De  comedente  exi 
uit  cilus,  KD-  defitte  egrejfa  eft  dulcedo,  Ma  nonPpendoloe  xxx.giouani  fcluere,  tenero  modo  ii 
l^ferlcper  me^  ie  la  moglie,  laifual Pputolo  con  lufmghe  da  Sanfcne,  lo  refirtloro ,  £  cof  fcluem 
dolo  di/Pro  ,  Cluid  dulcius  meRe,  a  (juid  firtius  leone:!  Ma  conofciufo  Sanfcne  la  fraude,  fi  parti 
[degnato,  fer  lo^uale  f degno,  nefcgui  poi  ti  danno  de  le  pecore  e  de  le  liade  .  Naiade  ,  fecondo  i 
poeti,  fono  (jueOa  fj?ttie  ài  Ninfe ,  chahifano  i  correnti  fiumi,  le^uali  dechiarano  gliofcuri  rejfom 
fi  de  la  Dea  Themi,  Onde  Ouià*  nelfettimo.  Carmina  Neiadesnon  inteUecta  priorum  Soluunt  int 
gfnijs,  tirprfcifitataiacehatlmmemoramtagumuafesolfcurafnarum  Sciìicetalma  Themis,nec 
talia  licjuit  inulta  .  T  M  nota,  e  fi  cme  da  me  fon  porte.  Non  potendo  tu  intendere  la  fintentia  ài 
juefte  mie  parole  fino  a  tanto  che  gliefjrtti  te  la  dimofirina,  Male  diligentemente,  e  fi  comio  le  por 
go  a  te,  co  fi  tu  infegnale  a  uiui  di  quella  uita,  lajual  non  è-  altro,  che  un  hreue  correr  <t  la  morte. 
Et  e-  quefìa  nofìra  mifcra  e  fiigace,  che  mi  domtndiamo  mortale,  t;  è-effa  propriamorte ,  Onde 
M.  TuL  in  ijuel  defcmnio  Scip.  Sfefira  (jucB  dicitur  uita  morseft,  E  Sen.  Cotidie  morimur  Cotidie 
pars  alitjua  uitce  nofirx  àelalitur  Et  Hor.  Singula  de  nolis  anni  predantur  euntes .  Do/o  lacuale 
andiamo  poi  a  leterna,  chè'fin^  morte,  ETh^ggi  a  mente  quando  che  fu  fcriui  (juefie  tali  parole, 
DI  non  celar,  c  io  è^.  Di  non  ta.  ere  quale  tu  hai  ueduto  LA  pianta,  ciò  è^,  larhore  de  la  uhidiem 
tia,  CH^,  hora  tjuiui  due  uolte  dirulata,  luna  da  la  prima  aquila,  che  imfetu:f  mente  fctniendo 
fer  quella,  ruppe  fino  a  la  fua  fior^.  Ultra  dal  gigateche  fdolfe  il  carro,che  ad  ejfa  pianta  era  fiati 
legato  dal  Crifine,  e  fitto  una  cofa  medefima  con  quella  ,  eportonnelo  uia  .  qualunque  ruU 
quella.  Come  ficel gigante,  O  Quella fihianta.  Come fice  laquila,  o^nde  a  Dio  COn  hefimmÌ4 
4lBii,'^i<fy^g<i  che  a  Dio  non  fi poffcifiroffTfd,  nondimeno,  allhor^  offenderlo  e  hefìtmi 

miarh,  quando  che  quanto  è'  tn  noi,  o  in  fitto ,  o  in  detto  diff  regiamo  lui ,  o  le  cefi  fue ,  Come 
fitXo  haueano  CT  il  gigante  e  laquila  la  fua  pianta  creata  fanta  da  lui  fidamente  a  lufo  fuo  ,  a  cio 
(he  mediante  quella  li  doueffmo  render  ilfcuro  e  diuino  culto  .    VBr  morder  quella,  Mofìra  quan 


ma  morte,  CT"  H  fuo preciofiffimo  fan gue  ffiarfc,  punì  infifieffc  ilmorfo  di  tal  legno  ,  A  dimofì: 
re,  chefe  per  tal  difuhiJientia,  dopo  fi  lunga  contumacia,  uolendo  idio  ricomperar  Ihumctna  natui 
ra,fii  ancori^  neceffario  chemandaffe  ilfuo  figliuolo  ad  incarnare,  efirfi  contra  tal  dìfùhidientia, 
Mente  fino  <(  la  morte,  quanto  àohhmofìar  kigilanti  noi  in  non  lafiiarne  incorrer  in  tal  errei 
re,     hauer  le  ^ofi  fiere  in Jcmma  neneratione . 


CANTO  xxxin 


fi 


iflima 


Seguita  Beai.  Ikenh  ,  Sf  tu  )fO«  jttmi 
ihf  (jurfìa  fianta  fta  f(tn(ù  eccflfi  O  f^fi 
unta  in  alto  fer  fingulay  e  nofahilcagionf, 
lin^fgno  tuQ  dome ,  e  mn  uele  (jueUOf 
che  douYtlle  ueiere  .  \/ olendo  infime, 
che  la  cagione  e  fclmente  ferche  Ihmih 
tal^laijual  maffimamente  conftfie  ne  U 
uiidientia  ,  ^  fcmmamenfe  effcltata  dit 
ViOfOnde  nel  cantico  di  Maria  Ver£* 
Vefofuit  ptentes  de  fede,  tT  exaltauit  hu 
milet,  Et  il  Vtt,  che  fer  ueya  CT  altifpf 
ma  humiltade  Salifli  al  cielo,  E  Si  traumi 
ta  ne  la  cim,  perche  dourefh  intendere. 


rome  Io  in^'^no 

VerfìnguUr  camion  ejjcr  eccelfi 

Lei  tmo^e  fi  trauolta  ne  h  cima^ 

E  ft  jliti  non  frjjcr  acqua  d'Elfi 

t  't  fenfier  uani  intorno  a  la  tua  mente , 

Ef  f  tacer  loro  un  Viramo  a  la  gelfi  ; 

Ver  tante  circonflantie  filameme 

Ld  giufìhia  di  Dio  ne  {interdetto 

Conofcerefli  a  Idlber  moralmente^ 

M4  perchio  ueggio  te  ne  hnteìletto 

^atto  di  pietra ,  eir  impetrato  tinto , 

Si  che  tabbaglia  il  lume  del  mio  detto  ^ 

Voglio  anco  >  e  [e  non  fcritto ,  almen  dipinto     <he  di  guanto [tferfeuer a  f  iu  nelhmilta, 

Chel  te  ne  porti  dentro  a  te  per  quetto  ,        ^^^'^^^^fi  f^^'/^  eft/Ttfimfremajgio 

Che  fi  recai  bordon  di  palma  cinto .  ''f'        '^'fi  ''f""';  f 

^  [eli  tuoi  uam  CT"  inutili  fenjten  nonpjje 

Yo  fiati  intorno  a  la  tua  mente  ACtfua  d'Elfa,  ciò  p'.  Indurati  comefieUfay  Et  il  fiaceyloro  ,  neh 

qual  tu  tifei  dilettato,  A  La  gelfa  un  Viramo,  ciò  ^,  No«  hauefjì  ofcurat:ì  effa  tua  mente ,  come  fii 

ce  Viramo  la  gelfa,  che  di  htanca  diuenne  nera.  Solamente  per  tante  circonPantie  conofcerefìi  ne  Un 

tfrdetto  moralmente  a  larhoreja giujìitia  di  Dio,  t^erche,  confederando  tu  (comeuyolinfirire)  ìdio 

hauerla  creata  ft  eccelfa,f  tanto  trauolta  in  fu  la  cima,  E  che  per  morder  aueUa  AÌamo  era  flato 

tacciatoci  (juefto  tanto  amemiftmo  luogo,  Et  in  tante  migliaia  danni  non  hauer  potuto  purgare  la 

fua  contumacia,  Etejfere  fiatò  éihi fogno  thel  figliuol  di  Dio  u  nifje  a  purgarla  infcfleffclui,  come 

^ijje  difcpra.  Tu  potrai  fer  (juefle  tante  conietture  allegoricamente  intendere  a  (juffto  arhore  la  gin 

pitia  di  Dio,  laijual  e-,  chauendoU  egli  creata  per  [e  e  per  fuo  ufo  a  ciò  che  mediante  (gufila  lifia  re 

fo  il  dehto  e  conuemente  culto,  Vunifce giuflamente  (p{elli,che glie  la  toccano,  E  che  iv  altro  ufo  glie 

ia  conuertono*  Elfa  è  fiume  che  nafce  in  ihofcana  non  lunge  da  CòHe,  terra  nel  dominio  di  Firrn^ 

^,  Vaffa  a  Voggihonp,  Vico,  Certaldo,  Cafld fiorentino,  e  tra  Empoli  e  Vucecchio  mette  in  Arna. 

Dicano,  ma  fkhuLf amente,  che  indurisce  e  conuerte  in  pietra  tjualuncjue  cofa  che  ui  fi  getta  dentro. 

La  fàuola  di  Viramo  e  di  Tifile  recita  Quid,  nel  Hij.  MA  perchio  ueggio  te  ,  Seguitando  anchoré 

Beat,  moflra  a  Dante,  che  per  effer  egli,  comha  detto  di  fcpra,  fatto  ne  [intelletto  di  pietra,  E  T  imfe 

irato,  ciò     E  cofi  indurato  Tinto,  ciò  è^,  ojfiifcato  ne  Hnteìletto  tanto,  cheli  lume,  do  e',  lafcn^^ 

lentia  del  fùo  detto  Maglia,  e  non  può  penetrare  a  linteUigenfia  di  (Quello,  Perche  occupato  Unteli 

lettone  le  haffe  cofi,  non  può  penetrare  a  lalte  e  diuine,  Woler  al  meno,  chfgli  ne  lo  porti  dentro  afe 

dlipinto  e  fegnato,  non  potendolo  portare  fritto,  comefàrehhe,  (fuandofifp  capace  dintenderlo,  Pm 

ihe  più  maniftftamtnte  dimofìra  la  frittura,  che  non  fa  la  pittura,  PEr  ijuelh  che  fi  reca  il  bordone 

cinto  di  f alma,  la(jual  cofia  fcglion  fir  i peregrini,  che  uengano  di  terra  fanta,  ouè^  douitia  grani 

te  di  palme,  fer  fiegno  che  uengano  di  tal peregrinatione^  Adunjue  uuol  che  Dante  ne  porti  ilfuo 

detto  dipinto  dentro  a  fi  perfegno  che  uien  da  lei  » 


It  io;  Sì  rome  cera  da  fuggeìloy 
Che  U  figura  impreffa  non  trafifiuta  ; 
Segmto  e  hor  da  uci  lo  mio  cerueUo^ 

"Ma  perche  tanto  Joura  mia  ueduta 
Vofirti  paróla  difiata  uola  j 


l^ifponde  Dante  a  Beat,  hauer  il  detto fuO 
fegnato  t7  impreffo  ne  la  memoria  non  al 
tramente  che  la  cera  ha  mpreffc  la  figura 
lei  fuggello  in  modo,  che  non  la  trafmuta 
mai,  Ma  U  imariia  it  la  cagione,  ^enlt 


\  I 

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Postillati  16 


PVReAtORIO 

Che  più  la  perde ,  quanto  più  [aiuta  ì  U  faroU  ii  K  c/o  h  ^JT^ ^^^^  >  lini 


Verche  conofct ,  diffe ,  quella  fchola , 
Chaifeguitata^/e  ueggifua  dottrina 
Come  può  jiguìtar  la  mìa  parolai 

E  ucggt  uofìra  uìa  da  la  diuina 
Dinar  cotanto  5  quanto  ft  discorda 
Da  terra  il  cìel.che  più  altofijlina. 

Ondio  ri[poft  lei  ;  Non  mi  ricorda 
Chio  flraniajje  me  giamaì  da  uoi  * 
Ne  hone  confcientia ,  che  rimorda  . 

E  fe  tu  ricordar  non  te  ne  puoi  y 
Sorridendo  rijpofe^hor  ti  ramenta^ 
Sì  come  di  Lethco  heucHì  anchoi  : 

E  fe  dal  fumo  fòco  Jàrgomenta  ; 
Cotefla  ohliuion  chiaro  conchiude 
Colpa  ne  la  tua  uoglia  altroue  attenta 

Veramente  horamai  faranno  nude 
Le  mie  parole ,  quanto  conuerrafft 
(Quelle  fcourir  a  la  tua  uifta  rude  ♦ 


tfiligentia  dfltjuale  è'  defiderata  da  luij 
uola  er  afcende  tanto  fcpra  la  ueiuta  del 
fitoinieHftto,  che  più  la  perde,  cjuanfofiu 
fmta  affcttiglia  per  uolerla  infendere» 
ì^ij^onde  Eeat,  auefto  auenire  a  do  chfgli 
conofca  cjuella  fzhola  de  Ti!ofcf!,coyne  uuol 
infirire  ,  chegìi  ha  feguitata  ,  e  uegga  la 
dottrina  di  (fucili,  come'  pofjìhile  che  fcgui 
ti  la  parola  di  lei,  ciò  ^,  la  dottrina  the;)i 
hgica.y  Et  a  ciò  cheuegga  ancora  la  /a/ 
uia  effèr  tanto  dinante  e  lontana  da  la  di'f 
uina,  (juanto  da  terra  al  cielo,  Ctìefti 
fìina  più  alto,  ìlcjualpiu  alto  con  maggior 
uelocita  fi  moue,  E  (juepo  e-  il  primo  moli 
le,  Imitando  ifaia ,  ouedice,  Sicut  exalta 
tum  eficcelum  a  ferra,  ita  exaitate  flint 
uiemee  a  uijs  ueflris ,  Volendo  inferire, 
che  la  dottrina  de  filofcfi  non  permette  che 
ft  tenga  alcuna  co  fa  per  fidfj  come  fi  ijufl 
la  de  Thfologi,  ma  fclamente  cjuanfo  pr&i 


uano  per  ragione,  Verche  nonpoffano  alcu 
ìli  cofà  meriiare,no  effendo  ne  la  fide  merito,Oue  interuien  la  ffj:erienfia,Onde  in  Saluafore  <r  Tf>0 
mafo,Thoyna,<juia  uidifii credi lifti,Beafi  cjui  no  uideruntet  trediderut,  OnJì:  rif^ofi  lei,'Rij^Òde 
Dante  a  Beat, nò  ricordarft  defprft  flraniato  e  dipaytito  mai  da  lei,ne  hauer  confcientia  che  lo  rimoY 
ia  di  (juejìo.  Et  ella  dice  do  auerìire,  per  hauer  egli  heuuto  ejuel  di  del  fiume  letheo,  E  perche  ijye 
/?j  tal  fiume  non  fi  domenticar  fenon  il  male,  pero  hauendo  domenficato  dhauer  laffafo  la  fua  doàri 
na  per  fcguir  (fueUa  de  Filofcfi,  hauea  daprefumere,  chera  fiato  male,  Si  come  dal fitmofiirgomen 
la  e prefumme  il  fitoco.  Promettendo  daHhora  inan'^  ufàrli parole  ,  nude ,  rude ,  efali ,  jualift 
conuerra  a  difcoprir  la  finteria  loro  a  la  fua  deiole  uedufa  de  linieUetto  ,  e  mn  più  tanto  coperf 
te  e  fòttili ,  chaueua  ufaie  fino  aUhora . 


E  più  corrufco  e  con  più  lenti  pafft 
Teneual  fole  il  cerchio  di  merige , 
Che  qua  e  la ,  come  gliajpetti  fhjft  5 

Quando  fa^'lfcr'y  ft  come  fiffige^ 
chi  ua  dinanii  a  gente  per  ifcorta , 
Se  troua  nouitate  in  fuo  ueflige  ; 

Le  fette  donne  al  fin  dunomhra  f  morta  ^ 
Qual  fitto  fòglie  uerdi  e  rami  nigrì 
^oura  fuoi  freddi  riui  lalpe  porta  ♦ 

Dinanzi  ad  effe  Euphates  e  Tigri 
Veder  mi  parue  ufcir  duna  fi>ntana  ; 
E  quafi  amici  dipartir f\  pigri. 


Er<t  falito  il  fcle  nelaltro  hemisfirio  al  ceri 
chio  meredionale,  e  per  cjuefìo  pareua  Uu 
corrufcì,  do  e  ,Viu  fiammeggiante  e  chia 
Y9,efpndo  del  tutto  lilero  da  uapm,che 
afcendono  da  la  terra,  che  ìeuano  in  ijutli 
che  parte  a  gliocchi  nofìri  il /?<o  fflendore^ 
E  che  procedeffc  COn  fiu  [enti  paffi ,  cii 
h,  Vtu  tardo,  Verche  c^uantunc^ue  il  fcle 
fi  moua  fcmpre  infieme  con  la  sfira  unifir 
me,  nondimeno,  cjuank  giunge  al  cerchio 
rtìeridiano,  pay  a  gliocchi  nofìri  che  ft  mo 
ua  più  faydo,ìl(jual  meridiano  ceychio  no 
un  medeftmo  a  tutti ,  cofi poco ,  come* 
ancoya  juel  de  toyi^nfe ,  ma  fi  fi^hora 


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Postillati  16 


CANTO  XXKIII* 

óua  ty  Ura  la  nel  udger  ilghlo  de  U  terra,  fcccnJo glia^etti,  Perche  ogmfaYie  le  la  terra  Uri 
trò  al  orfo  iel  fole  uien  a  riguardar  il  fuo,  (^ank  le  fcUe  dome  fi  fimaro ,  corne  fi  firm  urta 
fcUera,  che  uaia  inari^  fer  ^coyta.  Se  auien  che  troui  alcuna  nouita,  Eufrates  e  Tigri  fieno  due  de 
auaUYofimi,  che  la  Bihia  pnt  al  fecondo  del  Cen,  chefichino  del  Ptiradifo  terrefiro  dun  medefiii 
mfiinte ,  Otiie  BòfÙQ,  Tigris  O'  Eufhratet  uno  fe  finte  rtfcluunt ,  Ma  ilfoeta,  fuondo  la  fig 
dUegma  ,  chiama  lun:i  Uthe,  che  fiignifica  ohliuione  del  male,  E  laltro  £  wor,  cheftgnifica  mma 
ria  del  hene,  cme  di  fcfra  in  fiu  altri  luoghi  habtiamogia  detto . 


O  luce  3  0  gloria  de  la  gentehumana 
che  acqua  è  quefla  ,  che  qui  fi  dij^icga 
D<t  un  princìfio  ^e  fi  da  fi  lontana  i 

Ver  CQtal  *£rego  detto  mi  fit  $  Vrega 
Uathdda ,  chel  ti  dica  x  e  qui  rij^ofey 
Come  fii ,  chi  da  colf  a  fi  dinega , 

I<f  heUa  donna *jQj<eJ{o  e:r  altre  cofe 
t»me  li  fon  per  mexe  fisn  ficura^ 
Che  lacqua  di  Letheo  non  gUd  mfcofi^ 

E  Beatrice  ^  For/e  maggior  cura  ; 
Che  jpeffi  uolte  la  memoria  priua  ; 
Fatto  ha  la  mente  fina  ne  fiocchi  ofcura 

Ma  ucdi  Eunoe ,  che  la  deriua  : 
Menalo  ad  ejfi)  ^  e  come  tu  fi  ufit , 
La  tramortita  fua  uirtu  rauiua , 


Vomandal  poeta  Beat,  che  acjua  tjueta 
fia,  che  ufitendo  dun  mede  fimo  finte.  Ioni 
tana  fe  jìeffi  da  fi,  ferche  luna  corre  a  de{ 
fìraelaltra  a  ftniflra,  E  chiama  Beat.luf 
ce,  ferche  la  theologia  illumina  la  mente 
humana  dt  le  cofe  diuine  ,  Gloria ,  jferche 
mediante  tal  lume  fi  uien  a  nobilitare  C7* 
ad  illujÌYarfi,  T>Er  cotal  frego ,  Rijfonde 
Beat,  che  debba  fregar  Mat,  che  glie  lo  di 
ca,  Lacjual ejfinCo  intefi  fer  la  utta  attiua, 
e  offiào  fuo,  mediante  le  quattro  morali 
uirtu,  di  dijfor  le  menti  humane  a  la  coni 
temflatiua,  Ondehabbiamoueduto ,  chap 
uendo  fitto  ber  a  Dante  del  Fiume  Lethea 
Ihaueua  già  fiitto  domenticc.r  ogni  rriale^ 
colijuale  a  tal  contemflatiua  uita  non  fi 


fuoferuenire  ,E  ferdifiorlo  del  tutto  a 
quella, uedremo  che  lo  merra  a  ber  del  fiume  Eunoe,  cha  uirtu  di  riducer  a  la  memoria  ogni  bene. 
Kijlcnde  aduncjue  Mat.  (jueflo  C7  altre  cofe  effirli  fate  dette  fer  la,  COm.e  chi  fi  didega  da  colfa^ 
ferche  in  colf  a  farebbe,  quando  non  glielhauejfi  dette ,  comedifcfra  uedemmo  chefice,  Imfero,  che 
farebbe  mancata  di  carità,  E  dice  efjir  fuura,  che  lacqua  di  letheo  non  gliel  nafiofi ,  ferche  queflo 
è  bene  e  non  male,  onde  lethe glielhauejfi  a  nafiondere,  E  Beatrice,  Eor(c  m.aggior  cura ,  Kijfon 
de  Beatrice  in  fententia ,che  firfi  maggior  cura,  come  fi^ejjc  uolte  auiene,  glie  Iha  fitto  domentu  are, 
Ma  li  mojiral  fiume  Eunor,  alqual  dice  chelo  debba  menare,  E  fi  come  ella  ^  ufi  di  fire  ,  che  ra^ 
uiui  la  fua  tramortita  uirtu  .  fi"  innata  una  uirtu  in  noi,  laqual  fi  che  defideriamo  il  bene  ,  ma 
^  tramortita  ogni  uolta,  che  non  fcguitiamo  il  uero, che  e-  Vio,ma  il  filfi  bene,  qual  e  il  diletto  dt 
le  cofe  terrene,  cornee  uuol  infirire,  chauea  fitto  Dante  fino  allhora . 

Come  anima  gentil  ;  à.^  non  fa  fcufa , 

Ma  fit  fua  ucglia  de  la  uo^iia  altrui, 

ToHo  che  e  fer  figno  fiior  difchiufa^. 
Cefi  poi  che  da  ejjà  frefo  jùh 

La  beila  donna  mojjcfi  ;  '^HT  a  Statio 

Vonncfcamente  dijfe ,  Vien  con  lui. 
Si  haueffi  lettor  più  lungo  j^atio 

D4  fc'riuer  y  io  pur  conterei  in  parte 

Lo  dolce  ber ,  che  mai  non  mhauria  fitto 


Centìlijfma  e  nobilifflma  è-  ueramente 
lanima,  laquA  intefi,  nt  le  cofi  hon(fie,U 
uoglia  daltri,  fimoue  ficendola  fuafroi 
friafcn'^fire  f  ufi  ad  ffjìquirla  ,cQme 
morrai  foeta  hauer  fitto  M<^^  di  quella  di 
heaf,  'n  beneficio  fuo  fi  toflo,  come  da  lei 
li  fit  manififlata  qual  (Ha  fiffi  .  Ver  che  la 
Ulta  attiua,  quando  drittamente  fi  frocede 
fer  quella,  non  è  mai  difiiefante  ,  ma 
fcmfre fi  muitn  m  la fjjecnUtm,  ifff^ 


PVRGATORIO    CANTO  XXXm, 


Ma  perche  piene  fon  tutte  le  chme 
Ordite  a  quejla  cantica  feconda^ 
Non  mi  hfcia  ph  ir  lo  fren  de  Urte 

lo  ritornai  da  la  fanti ffm  onda 
Rifitto  fi,  come  piante  noueUt 
RinoueUate  di  noueUa fronda, 

P«ro  e  diJ^oHo  a  falir  a  le  fìeUe , 


adunijue  Mat,  Vanff  fey  mano ,  iifje 
DOnnefcamtntf ,  ciù  ^,  cùn  grutia 
ntoYfuol  donna  a  Siaf,  chf ftgnTficalintdi 
Iftto,  che  andajfe  con  lui.Sl  haueffc  lettor^ 
Scufaftl  jf>Qeta  dflnon  fofer  Uff  juanfd 
fcdufe  dolce  fiffe  Uccjua  di  (jufl  fiume, 
che  mai  non  Iharehbf  fitio,fer  non  hauere 
fpaiio  dafoterlofcriufre ,  offendo  tutte  le 

«;.H-  D  «IL  A.    .         '^''^f'^^<^'^«f' '^ì^rjìa  feconda  cantica 

tiene  Vurheuemente  infcntentia  dice,  effèr  ritornato  da  tonda  fmtifT.ma  di  aueh  nfiuo ,  come 
Jt  rifanno  le  noueUffUnte  di  nouelle  fronde  rinouate,  PVro  e  difiofio  a  fi/ir  a  le  fteh,  do  è-,  a  la 
tontemflatione  de  le  diuine  cofe,  Perchè  hauendoft  fe  r  Lefhe  domentica/o  ogni  male ,  Et  hora  Uf 
l£.unoe  ndouoft  a  la  memoria  opi  lene,  iì  falir  a  leftelle  non  lifofeua  fiu  effcr  impedito,  A  lequ^li 
anchora  noi  con  late  del  deftderio  legandoci,  fe  per  fe  fteffe  a  tanta  alte^X^  infirme  e  dekli  fmni 
m,  chi  jf  et  fino  aquife  degnato  di  condurci,  naiutera  anchora  co  uanni  de  la  fua  alondantiffma 
grana  tanto,  che  perverremo  a  ^uelfupremn  infinito  fine, oltre  dekualnonfituo  ,  neè  ledi 
io  fenjar  dt  poter  col  [enfier  andare  . 


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Postillati  16 


tJEJCftITTlONB  IDEI  PARADÌlO. 

Auenh  d  trattar  Ifl  Varali fe,  h Ijual  fi  nomina  la figutnie  ffr^  ^  uhinta  Caniì 
li  ca^  V fiche  il  fOfta  {non  hfarttnhfi  in  (iuefìù  ia [acri  theohgi  f  ia  lofiniane  chrii 
piana)  moftra  ^«rflo  effir  ne  lultim)  e  fufremo  cielo  comunemente  ietto  Emfireo^ 
^  f  rima  da  uedere  fer  juale  jcala  egli  finge  ielferuiafiefò  ^  Secondariameìite  ii 
juanfìgrali  e  ii  che  (Qualità  e[Ja  [cala  fta^  Ter'^^la  difirente  alteZ^  V  eleuadone  chegli  attiiluì 
fce  a  ciafcHno  deffi  gradi^  Quarto  fi  modo  tenuto  da  lui,  [otto  la  guida  di  Beat,  nel  jproceder  fef 
jueUiy  (luinto  CT*  ulfimo,  (juanto  temp  confumo  nel  [dir  e  circuir  fer  tale  fiala  fin  ad  effo  Par» 
Alifual  afcef)  poi,  ueiremo  di  che  firma  e  (Qualità  lo  finge,  che  deljm  e  de  la  fua  mifura^fer  effti 
ve  sHric^  e  contener  il  tutto,  riman  immifitrahile  efin^  frofrio  luogo .  Ma  perche  la  cofa  ha jf  ur 
in  fi  non  foco  lei  difficile,  noi,a  maggior  e  fiu  chiara  inteUigentia  del  lettore,  figuiremo  lordine  tei 
fiuto  ,  fer  tal  cagione ,  nel  frincifio  dognuna  de  le  due  precedenti  cantiche  jcio  è-fdi  fcmmariamett 
te  iefiriuer  frima  (juanto  di  fcfra  hahhiamo  frofopo  uoler  dire^fin^  renderne  altra  ragione  fino  n 
tanto  ychefiu  farticolarmente  replicando,  la  renderemo»  Diremo  adunjue  che  hauendo  noi  in  fine 
ie  lultimo  cato  de  la  precedete  Cani,  labiato  il  poeta  ne  laltro  hem.fcpra  il  monte  del  Vurg.e  fitto  dtì 
<irco/o  meridiano,  come  uedemmo  nel  Quarto  deffa  Cantica,  tornato  da  la  fmiffir^a  onda  iti  fiu^ 
me  tunoepuro  e  dif^òflo  a  fedir  a  leftelle,  Imaginiamoci  hora,che  leuandofi  con  Beat,  uerfidi  juel 
le,  che  il  lorofrimo  falire  fijfi,  pur  fitto  di  tal  circolo,  fino  al  concauo  de  la  sfera  del  fimo,  il^ual 
ma  cofa  medefima  col  conuez^,o  uogliamo  dire  con  la p^perficie  de  laere,  per  laijual  eran  ùlitue 
che  da  1 40.  miglia  de  Ulte^'^  del  monte  in  fiiori,  che  fit  in  termine  di  ^ual  che  di,  come  ne  la  di 
firitiione  del  Purg.  haUiamo  ueduto,  tal  lorofrimo  falire  fijp  in  iftante  di  miglia  29209.  un9 
undecimo,  e  che  giunti  tjuiui,  fijfiro  infieme  con  la  detta  sfira  circolarmente  rati ,  0  uer  portati  da 
lafir"^  del  primo  moitle,  che  in  ^^iij[*  hore  di  moto  proprio  ua  da  oriente  in  occidente  e  torna  in 
oriente,  miglia  127^0,  E  di  (juiui  e/Jer  fiditi  al  comauo  del  corpo  de  la  luna,  il^ual  è  una  cofa  mei 
iefima  col  conue^i^c  del  pioco  per  loijud  (ran  fili  fi, e  che  tal  loro  ficondo  fi.lire  fijfi  in  ifiante  di  2^ 
fcmidiametri  e  me^  de  la  terra,la  uxgefima  parte  duno  deffi  Sem  Ji più,  che  tutto  uedemmo  ne  U 
difirittione  de  l'infi  effer,  fècondol poeta,  miglia  324r.  e  cinejue  undecimi»  E  che  giunti  <ju:ui,fift 
fero  inftemecon  efifa  luna  circularmentr  portati  da  la  fòr'^  del  detto  primo  molile  i%  Sem.  de  la  ter 
fa,  e  de  le  cinque,  le  tre  parti  dunaltro,poca  cofa  meno.  E  di  ijuiui  ejfir  filiti  in  ifiante  al  concau^ 
ii  Mercurio,  iljual  ^  unacofd  medefima  colconue^^  de  la  luna,  per  la (^ual  eran  faliti,  e  che  tal  lo 
fo  ter^  falire  fijp  (/no.  Sem.  de  la  terra,  e  de  le  cirnjue,  le  tre  parti  dunaltro,foca  cofa  di  più» 
llloro  circuUv  moto  co  (jueSoJi  2r.  Sem.e  de  le  cin^ue^e  treparti  dunaltro,E  di  juìui  in  ifiate  ef f. 
fir  faliti  al  concauo  di  enere  ^  iljual  è  una  cofa  medefima  col  conue^^  di  Mere,  per  lojual  eran 
faliti,  e  che  tal  loro  quinto  falire  fiffi  li  1 02.  Sem.  de  la  terra,  e  de  le  fei,  le  cinque  parti  dunah 
tra,  Sem.  il  loro  circuìarmoto  infieme  con  quella,  di  OC.  Sem.  E  di  (juiui  effir  in  ifiante  faliti  al 
concauo  del  fòle,  ilcjual  e  una  cofa  medefima  col  conuez^  ii  Venere^  E  che  tal  loro  (juinto  falire 
ftjfe  li  9n.  Sem.  de  la  terra,  V  il  loro  circular  moto  con  quello,  li  440.  Sem.  le  la  terra,  e  le  le 
fette, le  tre  parti  dunaltro.  E  che  li  juiui  e(fi  falififm  in  ifiante  al  concauo  li  Marte ,  ilcfual  è'  una 
cofa  medefima  col  conut^^  lei  file,  per  locjual  eran  fallii,  E  che  tal  loro  fifio  falire  fiffi  li  1  oò. 
Sem.  le  la  terranei  il  loro  circular  moto  con  (jueUo  di  407^?.  Sem.  le  la  terra,  e  le  le  fitte ,  le  dm 
ijue  farti  lunaltra,poca  cofa  meno.  E  che  di  (juiui  effifaliffiro  in  inffante  al  concauo  di  Cioue,  ih 

Jual  ^  una  cofa  medefima  col  conueZ-^  di  Marte  per  lojual  eran  faliti,  e  che  tal  loro  fcttimo  falire 
:ffi  li  76^6.  Sem.  de  la  terra,  ^  illoro  circular  moto  con  (jueDo  di  5487.  Sem',  e  de  le  fitte,  le  tre 
farti  dunaltro,  poca  cofa  meno,  E  che  di  (juiui  efifi  falifiero  in  ifiante  al  concauo  di  Saturno,  iljual 
è  una  cofa  medefima  ìqI  mtte^'^  li  Oioue,  per  lojual  eran  faliti,  e  che  tal  loro  ^tt^uo  falire  fif  t 


fe  ìi  leh  iém,  ^  il  /oro  clrcuìar  mm  cQn  (Quello ,  li  é  'y^f^ .  E  ftnciì 

qui  fono  f hi  iti  oUOgraJii,  eT'  ''«^wmo  fitto  in  tinelli  «dtrefante  YfuólutiorÀ,  in  ciafcun  grado  la  fua  taU 
mme^  che  de  le  iit4aUro  (juarte,  ne  leijuali,  mediante  <iue!ìi  due  circoli,  hri^nfe ,  t7  H  rnerediai 
n9,  ft  dmidel  cielo,  hahiiamo  ad  imaginarci  chefft  nhathino  in  dodici  hore  revolute  due,  e  che /ìei 
fio  tornati  fòtio  del  medeftmo  cìrcolo  merediano,  da!<]uale,nelme^  de  Litro  hemisftrio  fcf  radei 
monte  del  Purg.  e  faliti  chefp  furon  al  concauo  de  la  sjtra  del  fuoco,  a  frinc'fio  [erano  fattiti,  e  che 
fi  frouino  nel  me^  de  Ihem.nofìro  fotto  di  (Juello  nel  concauo,  come  hahbiamo  ueduto  ,  di  Saturno, 
E  di  (jui  falena  in  ifìanfe  ad  effo  circub     al  concauo  de  loUaud  ifcra  e  di  tjuellit  nelfègno  di  Gemi 
ni,  Hijual  concauo  è'  una  cofd  medefima  col  conueT^  di  Saturno  fer  lotjuai ^ran  faliti,  e  che  tal  lo} 
ro  n:ino  falire  fi/p  di  i/or.  Sem,  de  la  ferra,  ^  il  loro  circklar  moto  con  <juella,di  3  «       Sm,  E 
di  (jui  falena  in  ijìante  al  concauo  del  primo  mobile,  0  uoghamo  dire  de  la  nona  sfirA,  il(jual  conc4 
uo  e*  una  co  fa  medefima  col  conuez.^  dela  sftra  ottaua,  per  lajual  eran  filiti,  E  che  tal  loro  decit 
Yno  falire  fvffè  di  io  no.  Sem»  de  la  terra,  il  loro  circular  moto  con  f^uAa,di  C^xo^ .  Sem.e  de  le  fct 
te,  le  tre  parti  dundtro,  ^tin  cjuefìe  due  ultime  circoifioni  uenghino  ad  hauer  circuito  le  altre  due 
quarte  del  deh  talmente,  chefft  ft  uenghino  a  trouare  ne  laltro  hemisftrio  a  retta  linea  fey  fendii 
colare  fcpral  cerchio  meridiano,  difetto  dalcjuale  a  jf>rinci'fio,e  ne  le.  lo/ prima  circuitione,  che  fji  ne 
la  sfera  del  fuoco,  [erano  partiti  •     ^altno  poi  al  cielo  Empireo,  il<\uàe  fìando,  moue  e  reggel  tutf 
io,  E  di  tal  [alita,  per  efpr  infènfihile,  non  fi  può,  come  de  lalfre,  la  jùa  (juanUfafafere,  Ma  ijuan 
io  al  Parad,  contenuto  da  effo  Empireo  cielo,  hahhiamo  ad  imaginarci  jueUo  in  firma  duna  grani 
diffida  e  candidifpmarofd,  in  luogo  de  le  cui  fòglie  fieno  digrcijo  in  ^rado  fèdie  di  leati  uefìiii  di 
Cilide  fìole,e  che  in  una  de  le  prime  e  più  eccelfe  fia  Maria  Verg.e [etto  di  lei  digrado  in  grado  fino 
al  giallo  de  la  ro[a,  iiqual  ^  un  grandiffmo  tondo  dipurìffma  luce,  fieno  dorme  Heiree,del  uecchio 
teftamenfo,  E  che  da  Ultra  parte  de  la  ro[a,  pur  in  una  de  le  più  eccelfe  [edie,  e  per  contra  di  Maria, 
fta  Giouanni  Battiffa,  e  [etto  di  lui  digrado  in  grado  fin  al  tondo  de  laluce,  fieno  contemplanti  del 
nuouo  teflamento  talmente,  che  tra  le  donne  Hehree  del  uecchio  tefiamento,  che[cno [etto  di  Maria, 
er  i  contemplanti  del  nuouo,  che  [ono  [etto  del  Battifla,  uenghino  a  diuider  effi  rofa  in  firma  di 
muro  fino  al  detto  tondo  di  luce,  in  due  farti  eguali,  luna  de  lecjuali  fa  da  la  deftra  di  Maria,  CT* 
da  la  ftniftra  del  BaUifta,  l  altra  da  la  finifìra  di  Maria,  e  da  ìa  deflra  del  Battifìa  .  E  che  tjuefie 
•  ancora  fieno  ciafcuna  fin  a  me'^  la  roja  in  due  eguali  parti  Jiuifi,  E  da  la  defìra  di  maria  fieno  i 
leati,  del  nuouo  teftamento,  che  tengano  la  mita  de  luna  de  le  due  partì,  E  dd  la  finifìra  del  BaUii 
fta  fieno  le  Beate  deffo  nuouo  tefìamento,  che  tengano  laltra  mita  .  Tta  la  fmfira  di  Maria  [uno 
foi  i  ieati  del  uecchio  tefìamento,  che  tengano  fino  me^  la  rofa  la  mita  de  luna  de  le  due  parti, 
E  da  la  deffra  del  Battifìa  fieno  le  Beate  deffo  uecchio  tefìamento,  che  tengano  laltra  meta  .  Da  me 
^  la  rofa  in  giù  fieno  poi  da  la  defìra  di  Maria  e  da  la  finifìra  del  Battifìa  i  paruoli  [aluati  nel  teftat 
mento  nouo  per  il  tatte[mo,  E  da  la  finifìra  di  Maria  e  da  ìa  defìra  del  BaUifìa,  fur  da  me^  la  roi 
fa  in  giù,  i  paruoli  faludti  nel  tefìamento  uecchio  per  la  fide  dt  parenti  e  per  la  circuncifme  ,  Ma 
che  fra  le  due  parti  principali  fia  (fuefìa  difftrentia,  che  le  fedie  di  (juelli  del  uecchio  tefìamento  fiei 
no  tutte  piene,  e  de  le  affrettanti  a  ijuelli  del  nuouo,ali]uante  ne  fieno  anchora  uote,  per  attender  chi 
le  ha  da  riempire,  Vifcpra  a  (juefìa  rofa,  cjuafi  in  firma  di  capello,che  la  copra ,  imaginiamoci  poi 
che  fia  il  tribunal  di  Dio,dintorrto  attuale  girino  fcmfre  i  noue  ordini  d:ingeli  difìinti  in  tre  gerari 
chiej  che  a  fchiera  a  [chtera  d  pendono  ne  la  rofa  e  tornano  a  rifalir  a  propri  luoghi,^  ijuefìd  è'  fcm 
7nariamente,Secondol  poeta, la  firma  e  la  diffofition  del  Parad.  e  de  la  fiala  per  lajual  egli  uafcei 
fi  ,  le  mifure  de  Uijuale,  ciò  h-,  del  falir  e  circuir  del  poeta  con  Beat  Ji  grado  in  grado  fin  ad  effo 
Varai,  e  de  la  firma  e  fua  dJf:)fiiione,hahiiamo  hora  da  uedere  donde  noi  le  traggiamo  cofi  apuni 
to,  come  Ihallimo  fofìe  difcpra.  Ma  prima  ^  da  fafere,  che  (juantun(]ue  effe  poeta  wtfnda  il  Paf 
rad.  effer  fclamente  ne  lemfireo  cielo,  e  juiui  hauer  ciafcun  hento  U  fua  fi  dia ,  noniimfno  ^  perche 

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Firenze. 

Postillati  16 


fi  cme  ne  Vlnfim  ha  Jijììrtfo  i ^ali  le  ìantìatìy  e  nfl Pur^afùrh  igraJi  ìe  leflinati  <f  laftlui 
ifffY  cfnhi.  Co/?  jffY  cerchi  ha  voluto  àijìingueY  i  graii  de  leati ,  £  fi  come  otto  ha  dimofìrai 
to  efpr  i  cerchi  ée  rinftrno.mn  intendendol  f  o^^  de  gigarifiy  ffY  la  ragione  deUa  nel  fio  luogo, 
feY  cerchio,  ma  fette  fclamenfe  i  éejìinati  a  le  finfitih  fene  de  Unirne,  E  ft  come  otto  mtdefmai 
mente  ha  fojìo  ejftr  \  bap^  dd  PurgaioYio,  ma  fette  fclamenfe  i  cerchi  fofiifcfra  di  cjuelli  dejìii 
nati  a  lafurgagion  de  lamme,  Qofi  otto  mojìra  che  fono  i  cerchi  fen fi  hit  del  Paradifc,  ma  fette  fct 
Imente  quelli,  ne(]ualift  rajffrefcntano  lemme  heate  di  (jueUo,  E  (juefti  fono  e  cieli  de  fette  fiai 
reti .  Auenga,  come  hahhiamo  detto,  che  le  fedieloro  fieno  tutte  nel  cielo  empireo  ,  ma  è-  fclat 
mente  a  dimoftrar  fer  (jueftifnfhili^gHnfcnfhili  gradi  di  beatitudine  dejfc  VaYad.  come  uedrei 
me  nel  cjuaYto  canto  che  di  tal  materia  chiariffmamente  tratta,  Oue  jfarlando  de  le  Beate  anii 
me,  che  fcglieranoraffYefmatenel  corfo  de  la  luna,  ultimamente  in  jferfcna  di  Beatrice,  cons 
ihiule  dicendo  ,  Quifimoftraron,  non  ferche  fcrtita  fiia  (juefra fiera  /or,  ma  fer  ftrfcgnoÌ5e 
la  celejìial  cha  m.en  fditn  .    Co/?  jfarlar  conuienfi  a  uofìro  ingegno,  Veio  che  fio  da  fenfiid 
aff  rende  Ciò  chefi  fofcia  dintelletìo  degno ,     Finge  adun<jue,  che  nel  corfO  dognuno deffi  fitte 
fianeti  fe  li  raffrefcntino  lanime  di  cjufUi,  che  dalinfiuentia  e  uiriu  fha  nano  fiate  aitate  e  tii 
rate  a  quel  ^raio  di  beatitudine.  Onde  nel  corfo  de  la  luna,  fmhe  la  fia  infiutntia  e  dirftnder 
ne gilanim  uirginita,  caftita  e  religione,  e  di  (jui  ifoeti  la  chiamano  in  terra  Diana,  e  uogUon^ 
cheUa filfe  fcmfre  uergine,  e  da  ueYgini  Ninfe  aaom.fagnata,  mojìra  che  fe  li  raffrefcntino  lanime 
a  (Quelle,  che  feY  meglio  pterf  in  tale  flato  confcYuaYe,  frano,  fer  uoto,  rendute  religiofc,  tT  in 
tal  religione  fate  fYdftjJe,  ma  che  foi  neYano  uiolenfemente  fitte  tratte  fimi,  e  fofte  a  lo  fiato  mai 
iYÌmoKÌa!e  ,nel<luale,  auenga  che  uÌYtuofmente  fificYO  fimfYe  uiuute ,  nondimeno  erano  fero 
mancate  del  uoto  loro.  Onde  nel  ter'^c  canto  in  feyfcna  di  Beatrice,  di  (jueUe  far^.arìdo,  Verefuf 
flantie  fn  ciò  che  tu  uedi  C^i^i  rilegete  fer  manco  di  uoto  ,  E  tra  cjuefie  finge  dhauer  trouata 
Piccarda  fcrella  di  Torep,  e  Coflan^  Irrffradrtce ,  De  lecjuah  cofc  ue iremo  che  tratta  nel  teri 
^,  nel  (Quarto  ,  V  in  farte  del  cjuinto  canto  .     Nel  cOYfo  di  Mercurio  ,  fer  effir  fianeta  atti^ 
uo.  Onde  i  peti  dicano  effcY  nuntio  di  Gioue ,  Tinge  che  feli  raffYefcmino  lanime  di  HueUi, 
che  fer  confguir  honor  e  fima,  frano  ne  lauitaattiua  eccellentemer.te  eficrcitafi,e  fra  (^ue\\ 
fte  moftra  hauer  trouato  (Quella  di  Giufliniano  In'f  eradore,  che  correff  le  leggL,  e  cjueDa  di  Rot 
meofrudentffimoe  uirtuofiffìmo  huom,o  ne lamminiflratione  de  gli  fiati.  Onde  nel  fer^ 
canto  in  ferfcna  deffc  Giufliniano  dice ,  Qiiefia  ficciola fleìla  ft  correda  De  buoni  fiirti,  che 
fcn  fiati  attiui,  ferche  hcnoY  e  fima  li  ficee  da ,  E  di  cfuefii  tratta  farte  nel  (juinto ,  tUT 
in  tutto  il  fefio  canto.    Kelcorfodi  y  enere ,  fer  effr  fianeta  ,  che  inclina  glianimi  addi 
mare  ,  Onde  i  pdi  dicano  efpr  madre  di  Cufidine,  fa  che  fe  li  raffrefintino  lanime  di  (jueh 
lt,ieju<'.li  auenga  che  in  uita  fiffero  Offreffi  dal  lafàuoe  dishonefio  amor  carnale  ,  nondime  t 
no  ,  fer  effrf  uliim.amente  conuertito  in  buono  ,  caflo  e  diuino  amore,  haueano  meritato  cjuel 
ter^  grado  di  beatitudine,  E  tra  cjuefli  moflra  hauer  trouato  Carlo  Martello  Re  d'Wnga^ 
ria,  Cuniffa  da  Romano  ,  e  Fc/co  da  Marflia ,  Onde  nel  v/jy.  canto  in  ferfcna  deffc  Fo/co, 
Qui  fi  YimÌYa  ne  ìarte  ,  che  adorna  Cotanto  affetto ,  e  difcernefd  bene ,  Perche  al  modo  di  fit 
éjuel  di  giù  tjrna  ,  E  di  cjueflo  tratta  nel  viy.  e  nel  siitj.  canto  .     Kel  corfO  del  fcle ,  fer  e  fi 
fèrfianeta  ,  che  inclina ghanimi  a  glifluli  de  le  fiere  lettere,  moflra  eflìrfèli  raffrefintate  lai 
nimedi  ijuelli,  che  in  tali  fiudihaueano  fàtto  fYofitiione  talmente  ,  cheYano  uenutiin  cognii 
tione  de  le  iiuine  cofe  ,  Onde  haueano  meYÌtato  (^ufl  (juarto  gYado  di  beatitudine  ,  E  tra 
ijuffli  introduce  a  farlar  Tomafi  d' Acjuino  e  BonauenturaE  ciafcun  di  loro  a  nominar  gliali 
tricherano  e^uiui  affunti  in  effo  grado,  di  che  tratta  dal  decimo  fino  a  gran  farte  deldecimoi 
quarto  canto  •    nW  coifo  ii  Marte ,  fer  effir ,  fecondo  i  foeti,  Dio  de  le  battaglie,  fone  in  um 

A  O 


fyarr ,  ih  tutto  effe  corpo  mcrada ,  jpnm  chiflo  jiifYim  cafifano  ,foi  tutti  fuetti ,  ìefferck 
tQ     (juaH  hanean^  ecceUentemmie  milifafo  perla  JÌìa  ptnfct  fijf  ,  fra  eguali  tnfroiucf  Cacf 
cuguiia  fuotritam  a  nominar  alquanti  chfrano  in  ejfa  croce  ^  e  che  fer  fa!  mlifia  haueana 
meritato  ^uel  jitinto  ^rah  di  leafitudine ,  e  di  jKrJìy  con  fin  altre  cofe  tratta  dal  decimo  iluan 
tofino  a  farle  del  decimo  ottauo  canto  .    Nrl  corp  di  Gioue,  perche  a  lui  fflttrikifce  la  £Ìufiii 
m,fon  (juelli ,  che  ^iuftamente  Ihaueano  amminifìrata  a  pfdi ,  firmar  la jfetto  de  limf  erial 
ftgno  de  la  f  àia  ,  affettando  tal  amminìjìratione  frincipalmente  a  l'imperadore ,  tra  auali  fon 
Piolti  frincifi  t  regi  hauey  fer  tal  giujìitia  meritato  <]uefto  fcjìo  grado  di  heatitudine ,  e  di  lor 
tratta  d^à  decimo  oUauo  fino  a  tutto  il  uigfftmo  canto  .     Nel  corp  di  Saturno ,  ferche  fealiaff 
irihufe  il  facerdotio ,  mojira  ejferfcli  raffrefcntate  lanime  di  f^elli ,  che  in  uifa  frrano  ejfir>, 
citati  ne  la  contemfìatiua  y  ft  come  in  (juelio  di  Cioue  fe glierano  raffrefenfate  lanime  di  jueU 
li  che  frano  ejfercitati  ne  lattina  uita  ,  e  di  cfuefle  introduce  a  farlar  S,  Zen  ,  ilciual  hauenf 
do  detto  dt  fe  ,  fmhe  merita ua  (juel  fettimo  grado  di  beatitudine  ,  e  uenendo  a  dir  de  gliaU 
tri  dice  nel  uìgefim  fecondo  canto  ,  Quejìi  altri  fiiochi  tutti  contemplanti  Huomini  fitro  aa 
cefi  di  fAel  caldo  ,Cne  fk  nafcer  i  firn  e  frutti  fanti ,  Venendo  a  nominar  alcuni  di  tjuelli^ 
Decjuali  tutti  tratta  da!  u'gefmo primo  firn' a  parte  del  ui^efmo  feconda  canto  ,  H  cjuejìi  fono 
i  fette  gradi  di  leatitudine ,  che  difofra  dicemmo  .     Ne  lottano  cielo ,  r/yW  è-  lo  (iellato,  fin^ 
£e  poi  efferffli  rafprefentato  il  trionfi  di  chr.jìo  ,  ciò  è- ,  chr'ijìo  con  tutti  i  fuoi  leati ,  chf 
rapprefentano  la  trionfante  chiffa  ^  Onde  nel  uigefmo  canto  dice  ,  E  Beatrice  dijp ,  Feto  U 
fchiere  Del  trionfi  di  chrijìo  ,  e  tuttol  frutto  Ricolto  del  girar  di  (jue/ìe  ffere ,  £  di  quefto  c9n 
altre  più  cofe  tratta  da  farte  del  uigéfmo  fecondo  fino  a  farte  del  uigefmo  fettimo  canto  . 
Nel  nono  cifh  y  0  fia  il  f  rimo  moiile  ,  finge  ejprfcli  rapprefentati  i  none  choridangeli  difiin^ 
ti  in  tre  gerarchie ,  che  fempre  faggir ano  intorno  a  Dio  p:fìo  in  me^  di  loro  ,  come  punto  in 
me^^  al  cerchio^  E  de  la  creation  loro,  e  di  ciueda  de  cieli  e  de  glielementi  infume  in  uno 
infìante  con  più  altre  ccfe  tratta  da  parte  del  uigefmo  fettimo  fino  a  parte  del  trigefmo  cani 
to  .     Nel  cielo  Empireo  finge  efferffli  raffrefentate  le  due  milifie  del  cielo  ,  ciò  è' ,  (juelf 
la  de  lanime  heate  ,  che  fvima  haueua  ueduto  ne  lottaua  sfira  feguitar  il  triompho  di  chrii 
fio  ,  E  (lutjh  ,  come  di  fcpra  dicemmo  ,  in  firma  di  candida  roft,  le  cui  figlie  erano  di  grai 
do  in  grado  le  fi  He  de  heati  fin  a!  giallo  di  (jueda,  tljual  era  fclamente  di  puriffma  e  tranffa 
rente  luce,  ^  in  una  de  le  fuepiu  eccelfe  figlie  era  Maria  Vergine,  e  fctto  di  lei  donne  Hel^ree, 
fin  al  detto  giallo  (juafi  in  firma  dirhuro,  che  da  cjuella  parte  la  diuideua,  E  f(Y  coma  di  Mai 
ria,  pur  in  una  de  le  fiueccelfi  fi; glie,  era  Giouan  Battifta  ,  e  difetto  da  Ini  fin  aà  effo  glaU 
lo  erano  contemplanti  del  nuono  tefiamento  talmente,  che  tra  juefii  e  le  donne  Hehree,  cherano 
fctto  di  Maria,  ueniuano  a  diuider  effa  rofa  in  due  farti  eguali ,  Onde  al  principio  del  trigefii 
mo  primo  canto ,  In  firma  aduncjue  di  candida  rifa  Mi  fimofiraua  la  militia  fanta ,  che  nel 
fin  fingne  chrifto  fice  ffofd  .     Seguìua  poi  cjnella  de  none  ordini  dangeli  diftinta  in  tre  gei 
rarchìe  ,  che  prima  fegliera  rapfrefentata  nel  primo  molile  intorno  a  la  diuina  fjjcntia  ,  e 
luna  e  Ultra  diff>jjìa  a  punto  ,  come  di  Cofra  le  hahiiamo  diffegnate  ,  che  per  effìr  neceffaria 
unaltra  uolta  tr  \  lar  d\  cj'telle  nel  propri)  luògo ,  ne  par  fitperfino  il  tante  uolte  replicare  . 
Bfl'/?i  adunane  hòra  intendere , che  di  loro  chiari/fìmamente  tratta  da  parte  del  trigefmo  fii 
ììo  a  tutto  il  trigefmo  ier'^,  CT  ultimo  canto .     Hora  guanto  a  If  mifure  de  le  dijìantie  det*, 
te  di  fcpra  è-  prima  da  uedere ,  o«r  il  poeta  mojira  chel  fuo  primo  [olire  fifp  fino  al  concai 
ftO  de  la  sfira  del  fioco  ,  e  non  fino  al  cielo  de  la  luna  ,  come  altri  hanno  detto  ,  E  nf  le  prime 
otto  reno^ut'oni  chegli  fice ,  cominciando  da  tal  cornano  fino  a  cjueUo  di  Saturno  ,  egli  hauffi 
fe  df  le  quattro  jUdrte ,  ne  lecjuali  fi  compaytc  il  (.ielo  ,  circuito  le  ine  talmente ,  chejfivdo  e^H 


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Postillati  16 


Hf  U  fuit  fYÌyfìd  ymlut'm^  ftia  r.fl  concm  hi  fuocQ,  e  tìe  ìalfrù  hmlsfiro  fttrfifo  Ji  fctio  il 
ÒY colo  meridiano  y  f  di  fcpal  monte  dd  Purgatorio  finito  cjutlU  y  fi  uerìijjc  <t  trottar  ne  ll.ei 
wisftrio  nofìro  fctto  del  medefxmo  circolo  meridiaiio  ,  come  di  fcfra  dicerr.mo .     Quanto  al 
fuo  frimo  falir  adun^iue  y  che  fijje  fino  al  concauo  de  lelmento  del  fi.oco^in  itifi'ante  , 
^uefìo  lo  dimoftra  il  foeta  nel  primo  canto  in  cjuefit  uerfi,  il  parlar  dfjuali  indri^.^^  a  lo  Sfi^ 
rito  pnto  dicendo  ,  Sio  era  fcl  di  m(  <lu(l  che  creafii  Uonfllamente  amor,  chel  lid  fonemi  , 
lui  fai ,  che  col  tuo  lume  mi  leuajli ,     Ejpndo  adunque  Ifuato  da  terra  ,  auen^a  ,  che  di  ciò 
finga  nonefferfi  in  (juello  inflanie  auedufo  ,  di  due  cofc  ,mofm  grandmfrte  ammirarfi  , 
t  defiderar  distender  la  cagion  di  quelle  ^  luna  dhauer  ufduto  lUielo^fer  grande  j^a^ 
Ho  aatfo  da  la  fiamma  del  fole  ,  E  c^uefia  era  la  luna  ,  che  fer  effcrfinel  juo^  fidir  auii 
cinato  a  lei ,  li  f arena  ^fcn"^  comjfaratior.e ,  molto  maggior  di  cjufllo  ,  thera  ufcto  uederla 
^ua  giù  di  terra .     laltra ,  dhauer  udito  una  inufitata  Màff^ma  e  (cawffma  armonia  , 
E  (^uefia  era  de  cieli ,  Verche  alcuni  filofcfi ,  e  jfetialmenfe  i  fìatomci  uogliono  che  qufU 
la  rifulti  da  moti  loro  ,  Onde  dice  ,  Varuemi  tanto  aHhoY  del  cielo  aciefc  Da  la  fiamma  del 
fcì,  chf  poggia,  0  fiume  lago  non  fice  mai  tanto  diftffo .   la  r.ouita  del  fi,ono,  el grande  lui 
me.  Di  lor  cagion  maaefcr  un  difo  Mai  non  fentito  di  cotanto  acume  .     la  cagion  de  e^ua*, 
li  duhhi  mojìra  (jjcrli  fiata  dimoflrafa  da  Beatrice  ,  lacjual  cagione  era,  degli  non  era  }iu 
in  terra,  ouegjÀ  fi  credeua  effer  anchora  ,  Onde  dice,  Ondflla,  ihe  uedca  rì:e  fi  com'io ,  A  à 
ac(juetarmi  lanimo  cmmoffo ,  Vria  chio  a  dimandar  la  hocca  ajrio  .  £  cormncio  ,  Tu  ffffo 
ti  fii  ^roffcColfàlfoimaginarfichenonuediCioiheuedreflilclhauffftfcoffc,  Tur.cn  fin 
(erra,  fi  come  tu  credi  e  cet.  Fatto  chiaro  il  poeta  del  fuo  duhhio,  mojìra  da  jufflo  effrgliene 
nato  unaltro  ,  il(\ual  e  ,  che  fe  egli  non  era  in  terra,  come  fùceua  coi  fiiO  graue  corfo  a  trafcen^ 
Jer  (juei  corfi  lieui,  cornerà  cjueEo  de  laere  e  cjuel  del  fimo.  Onde  di^e,  Sio  fidi  deljrim.o  duh 
ho  difuffxito  Ver  le  fcrrife  fmleUe  kreui ,  Dentro  ad  unaltro  fià  fiu  irretito  ,^  E  dijf,  Cia 
contento  yec^uieui  Di  grande  ammiration,  m.a  hora  ayrimiro,  Comio  trafcenda  ciuffi  corpi  Leui . 
Dicendo  adunche,  (juefli  corpi  lieui,  moftra  hauer  trafcefc  (juel  de  laere,  e  chera  entrato  in  (jnel 
del  fitOLO  ,  perche  da  terra  fino  al  cielo  de  la  luna  non  ue^  altri  corjfi  leui  che  (juefti  due  .  Del 
fiiO  circolarmente  girar  infieme  col  detto  fiiccocon  la  fir'^  del  frimo  molile,  e  del  fuo  f  lire  in 
jfiante  daffcfi-.oco  al  concauo  de  la  luna,  dimcfirapot,  come  uedremo,  nel  fecondo  canto  oue  di^ 
ce,  la  con.rtata  e  perpetua  fete  Del  Deifirme  regno  cen  portaua  Veloci  (juaft  come!  del  uedtte  . 
Beatrice  in  fùfo,zfr  io  in  IH  guardaua,  E  fiffi  in  tanto,  incjuanto  un  cjuadrdpof,  E  uo^a,  e  da 
la  noce  fi  difchiaua  Giunto  mi  uidi  e  cet.  E  pco][iu  oUre  di  Beat.  Dri^^  la  mente  in  Dio  grata 
mi  diffe,  che  nha  congiunti  con  la  prima  lìdia.  E  cjuefìo  kfxi  a  dimfirar  il  frimo  lorflir  eprii 
mo  circuire  efjìrfftato  dentro'al  cccauo  de  la  sfira  dd  fi'.oco.  Quanto  a  (juedo,  che  ne  le  \'iij,  re 
uolutioni  cheffi  ftron  di  sfira  in  sfira  fin  dentro  al  concauo  di  Saturno  ,  non  uoltajfiro  che  due 
auarte  dd  cielo,  fi  proua  per  fjuello  chd  poeta  pone  cjuafi  in  fiyie  dd  xxif\  canto,  oue  mojìra,  che 
fdito  dal  concauo  di  Saturno  al  concauo  de  lottaua  sfira,  e  di  ({nella  nd  fcgno  di  Gemini ,  eie 
ammonito  da  Beat,  egli  fi  uolto  a  guardar  in  giù  di  sfira  in  sfira  fin  a  (jueftoglok  de  la  terra 
edelac<iua,chegfi,}erla  fua  picciole:^'^,  domanda  aiuola,  Lac^uale  ,  girando  fi  egli  con  ejfa 
Qttaua  sfira  t!r  in  effofigno,  la  uenne  tutta  a  difcoprirr.  Onde  dice.  Co!  nife  ritornaifcr  tutte 
Quante,  le  fette  ffere,e  uidi.(\uefio  gloho  Tal,  ihio  fcrrijì  ddfio  wlfmliantee  cet.  Poi  infine 
dd  canto  dice,  laiuoia,che  dfii  t'^to  firoci,  Wolgendomio  con  giieterni gemelli,  Tutta  mapparue 
da  codi  a  le  fid  .  fin^epoi  nd  xxvy.  canto,  che  uolgcdf  pur  col  detto  figno  e  co  la  detta  sfra, 
ammonito  anchora  da  Beat,  egli  ritorno  a  guardar  m  giù  (juSfO  era cir.  jUrm ente  con  effa  sfira 
uolto,  £  uide,  che  da  (piando  egli  uhaue a  guardato  prin:a,  era  fino  all];ora  moffi  e  girato  utr  oc^ 

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Postillati  16 


ciJeriteme'^larcochflgloh  fanflhfmisjtrlom^^^  al  primo  clima  fno  alfine  ieffo 
ano ,  che  uenim  aieffer  fu  la  terra  da  me^  ejfomjÌYò  hemisfirh  fin  a  tonante  occUenm 
le  y  cheta  una  ijuayfa  tanio  del  cielo  (juaniò  de  la  ferra,  che  già  ne  ueniuano  al  hauer  in  futi 
tò  giran  tre  quarte ,  la  frima  da  me^  Litro  hmisfirio ,  fino  a  hn^nfe  occidentale ,  che  a 
noi  è- orientale,  La  feconda  ne  Ihemiifirn  nofìro  da  effe  orientai  oriente  fin  fottol  detto  circolo  me 
ridian^yf  (juefie  due,  come  hahhiamo  ueduto,in  \'iij,reuolutìonifer  \i^\  sfire,  la  prima  per  queli 
la  del  fiiOcOy  Le  altreper  (juelle  de  fette  piane  ti  y  la  fer^y  pur  ne  Ihemisfirii  noftro  e  nel  concauo 
de  loUaua  sfira  dentro  al  fcgno  di  Gemini y  come  hahhiamo  uedutOy  da  effo  circolo  meridianOyfin 
fcpral  nofìro  occidfndxl  oriente.  Se  efjt  adunjue,parten{oft  dame^  lalfro  hemìsfirioydi  fm  il 
circolo  meridiano, ZT' in  otto  reuolutioni per  otto  sfire  uenenio  fin  a  me^  Ihemisftrio  nofìro  a  rien 
irarefotto  di  tal  circolo,  uenero  ad  hauer  girato  due  (Quarte  del  cielo, de  fcno  la  mita  de  la  circun 
firentia  di  juel!o,è'  nfceffirio,  cheffendo  V/y.  le  sfire  drcuitey  cheffi  dognuna  circuijpro  la  oUai 
ua  parte  de  la  fìta  me^  c\r cun firentia y  Come  uedemmo  ne  la  difcriuione  del  Vurg,  chel  medefii 
tno  firon per  li  fuoi fette  cenhiycheper  uoltar  la  mita  deltuUOy  uolfaron  di  ciafcuno  lafettima par 
te  del  fio  me^  cenhio .  Hora  guanto  a  le  difiantie  del  falire  dal  concauo  de  luna  sfera  a  cjuel  de 
{altra,  che'fcmpre  una  cofa  medeftma  col  conue^^  de  lunayf  del  circolarmente  uol^tr per  ognui 
na  di  cjueh ,  e  prima  del  fcilir  dal  concauo  df  laere,  che  fii  da  le  radici  dfl  monte  del  Purgcttorio 
fino  al  concauo  de  la  sfera  del  fi^ocOjch^  una  cofdmedefma  col  conue^^  de  laere,  Hahhiamo  da 
fifperey  che  i  filofofi  uogliono,  che glielementi  fauanl^no  lun  labro  in  decupla^cio  ^,  che  dieci  uol 
te  fta  più  lac(Jua  de  la  terra,  e  dieci  uoltepiu  laere  de  lacéjua  e  cef,  E  noi  hahhiamo  uelutOye  ne 
la  difirittione  de  Vlnf  CfT  in  cfueUa  del  Vurg,  chefecondoi  pottay  il g!oho  de  la /erra  e  de  lacjua 
inftemegira  20400.  migliay  e  che  fecondo  la  regola  general  d'Archimede,  il  fito  diametro  uien 
^d  effir  miglia  6^00»  e  dieà  undecimi,e  confeejuentemente  il  fio  fèmi  diametro  miglia  524^.  e  cin 
e^ue  undecimi,  Douendo  aduntjue  il  Semidiametro  de  laere,  ilcjual  è' una  cofa  medefima  col  coni 
cauo  de  la  sfera  del  ftiOcOyalijual  il  poeta  fi  trouo  falito,efftr  dieci  uoUe  tanto,  farà  miglia  324^4. 
t  fii  undecimi,de  letjuali  trattone  il  Sem.  de  lacjua,  e  de  la  terra,ilijual  è'  una  cofa  medefma  col 
concauo  de  laere,  daljuale,  a  le  radici  delmonte  del  Purgatorio  hauea  cominciato  a  faìire,  do  e', 
le  miglia  324 r.  e  cinijue  undecimi,  remeranno  miglia  2920:?.  t7  uno  undecima,  che  faranno  dal 
concauo  al  conue^^  de  laere, il  jual  ^  una  cofa  medeftma  ce!  concauo  de  la  sfira  del  fioco,  E  di 
tanto,  come  hahhiamo  pofìo  difcpra,  farà  fiato  il  lor  primo  falire  .  Quanto  ad  il  loro  circolar  moi 
io  infieme  con  la  detta  sfira,ci  ricorderemo,  come  più  uolte  hahhiamo  già  detto,  e  f^etialmente  ne 
la  difcrittione  de  Vlnf,  che  la  circun  firentia  del  cerchio,faódo  la  fcpra  detta  regola  general  d' Ari 
chimede,  è-  tre  uolte  e  la  fettima  parte  dunaltra  il  fuo  diametro ,  Adunejue  yfc  multipli cher e < 
rno  il  Semidiametro  de  laere,  che  diciamo  effcY  miglia  ^4^4.  efci  undeàmi,  CT'  una  cofà  mei 
iefima  col  concauo  deffa  sfira  del  fiioco,per  tre  CT  un  fcttim.o,  faranno  miglia  i  oro  co.  e  tam 
lo  farà  il  fimicircolo  defja  sfira  del  fioco  nel  fiso  concauo,  e  lotiaua  parte,  tome  hahhiamo  pofìo  di 
fcpra,  miglia  i27ro.  E  tanto  farà  fiato  il  loro  primo  circolar  moto  con  la  detta  sfira  del  fiioco 
nel  fio  concauo .  1/  fecondo  lor  falire  ft  è*  dal  concauo  del  fioco  al  concauo  de  la  luna,  llcjual 
e*  una  cofa  medefima  col  conue^^  del  fiiOcO,  Ma  fe  noi  hahhiamo  a  proceder  per  laìtre  fuperiori 
f  maggiori  sfire  medefimamente  co  numeri  di  miglia, noi  uerremo,  e  fi?etialmente  ne  le  circun  fii 
rentieloro,  in  fanti  milioni  di  mi!ioni,che  ci  confinleremo,  E  fero  in  quefìo  noi  fcguit eremo  Ah 
fragrano  eccellentiffmo  matematico  ,  lautorita  delcjuale  è  da  tutti  i  filofcfi,  e  dal  nofiro  poei 
ta  nel  fio  conuìuio  approuatifftma  .  Coftui  adunc^ue,  ne  la  uigefimaprima  diffèrentla  del  fuo 
aflronomico  ,  uolendo  defcriuer  le  difiantie  che  fono  dal  concauo  al  conueT^  dognuna  de  le  noi 
he  sfire  mohili ,  dimofira  juelleper  il  Sem.  de  la  terra  e  de  lacc^ua  infieme ,  iljual  di  fifra  hahi 

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Postillati  16 


lirfWto  uelutù  effeYyffCoMfQ^t^t,  miglia  n4r.  e  cxnt^ue  unlecimì,  ffrima  fm,  eh  la  U  tma 
fino alconcauoieU luna,  che  ft  come  hahhimoifttOy  èuìiacofamejefma  col  corine àelfloi 
co.fta     Sem.fYnf^dflaterra^efiu  la  uiiefma  fatte  inn  Sem.  Igjuali  tuUiSm.muhifl^ 
caii  fer  il  Sem.  it  la  terra^  clefeconhl  foda^  diciamo  effir  miglia  524r.  e  cincjue  un^ecimi  yfii 
ranno  miglia  i0888r.(Jf  leciuali  traUane  ilconcauo  iel  fuoco  ,  che  ài  fcfra  Uttimo  uehi 
ttieffcrm^iglia\i^<;'\.  e fei  un iecimi,  remeranno  miglia  7CAÌ0.  e  cinque  uniecim4,che  faranna 
2?.  Sem.  e  me^  de  U  terra,  la  xx.  parte  iun  Sem.  éi  fiu,  E  di  tanto  farà  fiato,  come  habhiam 
fofto  difofra,  effe  kr  fecondo  faìire  dal  cornano  del  fuoco  al  comauo  ie  la  luna  .  quanto  ad  il  loi 
fo  circolar  moto  con  effa  luna  nel  fuo  comauo  ,  effìndo  fin  cjuiuiy  come  hahliamo  uedufo,  da  U 
terra  fecondo  ^lfragrano  53.  Sem.  e  me^  di  jtieda  ,  la  xx.farte  dun  Sem.  ii  fiu,fe  a  cjuefit 
uomungiamo  unaltro  Sem.  che  farà  Ìal  centro  a  U  fuferfìcie  de  la  terra,  faranno      ^^^w.r  mei 
^,e  pu  la  uigefma  farte  dun  Sem.  e  tanto  uerra  ad  efpr  il  Sem.  de  la  sfira  del  fuoco ,  il<]ual  ^ 
una  cofa  medejtma,  come  di  fcfra  hahtiamo  già  detto,  co!  concauo  de  la  luna  .  ll<lual  Sem.,  muh 
tiflicato  ,  fecondo  la  regola  deUa  difcfra,fer  tre  v  unftUimo  ,firann:ì  log.  Semidiametri  e  tre 
^uintipca  cofa  meno,  E  tanto  farà  il  femicirculo  del  fiioco  nel  fuo  concauo,dejuali  la  oUauafar^. 
te  farà  1?.  Sem.  e  tre  quinti,  foca  cofa  meno,  E  di  tanti,  come  halUamofojìo  di  fcfra,fara  cjuei 
fio  lor  fecondo  circolar  moto  .   il  loro  ter^  falire     dal  concauo  de  la  luna  al  comauo  di  Mercu9 
fio,  lljual  è-  una  cofa  medefima  col  conue^^  de  la  luna,  tr  Al  fragrano  fone  ,  che  da  la  terra  al 
concauo  di  Mercurio  fieno  C^.Sem.  e  la  fjìa  parte  dunaltro,  de  la  terra,  det^uali  trattone  il  coni 
cauo  de  la  luna,  che  diciamo  effer  v,.  Sem.  e  me^  la  xx.farte  dun  Sem.  difiu,  refìano  50.  Sem. 
e  de  le  cinque,  le  tre  farti  dunaltro,  foca  cofa  difiu,  E  di  tanti,  come  hahhiamo  fofìo  di  fcfra,  fai 
ra  flato  ciufflo  lor  ter'^falire .  Quanto  ai  il  loro  circolar  moto  con  effe  Mercurio  nel  fuo  concauo, 
fjfendo  fin  <{Muì  da  la  terra  64 .  Semidiametri  e  me^  di  (jueùafc  li  aggiugiamo  unaltro  Sem.che 
farà  dal  centro  a  la  fu\erficie  deffa  ferra,  faranr.o  Sem.  6r.  e  lafflafarte  dunaltro,  e  tanto  fra 
il  Sem.  de  ìa  sjira  de  la  luna, che  diciamo  ^ffr  una  cofa  medefima  col  concauo  di  Mercurio,  efe  lo 
multiflichiamo  fer  tre  tr  un  fcttimo,  faranno  loa^.Sem.  e  de  le  cinque,  le  (juattro  farti  dunaltro, 
foco  c:ìfa  meno,e  tanfo  Pira  il  femicirculo  de  la  tfcra  di  Merc.nel  fuo  cocauo,decjuali  la  ottaua parte 
farà  25".  Sem.  e  de  le  ancfue,  le  ire  farti  dunaltro,  e  di  tanti  farà, come  haUiamo  foflo  di  fcfra,  il 
loro  ter^  circolar  moto .  il  (juarto  lorfalire    dal  concauo  di  Merc.al  cocauo  di  Ven.ilcjual  è-una 
(ofa  medefima  col  ccue^^  di  Merc.et  Alfragranio  fone  che  da  la  terra  al  ce  cauo  diM  emfenoiCy. 
Sem.de  ìa  terra,de<jualì  trattone  ti  cccauo  di  Merc.che  diciamo  effer  C^.Sem.e  la  fefìa  farte  dunaU 
tro,reflano  i  oi.'ìem.e  de  le  f(i,le  cimjue  farti  duna!tro,e  di  t'att,come  halhiamofofìo  di  fcfra,  fera 
fiato  ^uefto  lor  (tuarto  filire  .  quanto  ad  ti  loro  circolar  moto  con  effa  ^en. nel  fuo  concauo,efpndo 
fin  auiui  da  la  terra  ^Cj.Sem.di  cjuella,  fieli  aggiùgiamo  un  Sem.che  fera  dal  cetroala  fuferficte 
deffa  terra,  fmno  1  G^.Sem.e  tanto  fiira  il  Sem.de  la  sfira  di  Merc.che  diciamo  effir  una  cofa  medf 
ftma  col  concauo  di  Ven.  E  fi  lo  multiflichiamo  fer  tre  cr  unficttimo,  iranno  PE.  Sem.e  di  tanti 
farà  il  fcmicircolo  de  la  tftra  di  Ven.nelfiuo  cocauo,Ve  ^ualija  ottaua  farte  fira  C6.Sem.de  a  ter 
ra,  E  di  ianti,come  hahliamo  fojìo  di  fcfra,fara  il  loro  c^uarto  circolar  m.Qto .  il  quinto  lor  filire  é- 
dal  cocauo  di  Vernai  cocauo  del  fcU,ilcjual  e  una  cofia  medefima  col  ccueZ^c  di  Ven.  Et  Alfragra 
rìOfone,che  da  la  terra  al  concaio  delfcle  fieno  ,  nc.sem.de  la  terra, decfuali  trame  il  concauo  di 
\en.che  diciamo  effer  167. Sem.  refìano  or.^Sem.e  di  tanii,(om.e  haUiarropjìo  di  fcfra  firajfatù 
tìuefìo  lor  (juinto  filire  .  Quanto  ad  il  loro  circolar  moto  con  effi  file  nel  fiuo  concauo,  effìndo  fin 
luiui  da  la  ferra  mo.  Sem.ii  auella,fi  glienaj^ fu  giamo  uno,  chefira  dal  centro  a  lafuferficit 
deffa  terra,  faranno  mi.  Sem.  de  la  terra,  E  di  tanti  fira  il  Sem.  de  la  sfira  di  Wen. che  diciamo 
effer  una  cofa  medefima  col  concauo  del  fole,  e  fi  lo  multiflichiamo  fer  ire  tST  un  [f^^f'''!'!!!' 
3^13.  Sem.ela  fcUima  Parte  dunaltro  Je  la  ferrale  ii  tanfi  farà  il  Semidimetro  de  la  sjtradelloLt 
'       ^  A  O  iil 


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nelftnhncMjpjualiJd  ottauct  f arte  fata  ^40.  Stm.t    léfeUe  le  tré  farti  ìunalirù  Ma  tfYYiCf 
E  ài  tanti,  comr  habiiamo  pfto  dififra ,  farà  il  loro  (juint:)  circolar  motù  *  il  loro  fjh  falire  e  dal 
concau3  del  fole  al  coricano  di  Marte,  ilijual  e"  una  co  fa  mfdfftma  col  conue^^  del  fole,  Et  cifrai 
grano  pone,  che  da  u  terra  al  cornano  di  Marie  fieno  1210.  Sem,  dt  la  terra,  dejnali  trattone  il 
concano  del  file,  che  diciamo  ejfcr  \  no,  Sem,  rejìano  1 00.  Sem,  e  di  tanti ,  come  hahkiamo  /o/fa 
<//  fcfra,  farà  fiato  fteflo  lor  fflo  falire .  Qjdanto  al  loro  cinoUr  moto  con  effo  Marte  mi  fuo  ccns 
cano.ejpndo  fin  (juiui  da  la  (erra  1  zzo,  Sem.fi glie na^giun giamo  uno,che  farà  dal  centro  a  la  fw, 
fierficie  di  quella,  faranno  nii,  Sm,  dejfa  terra,  e  di  tanfi  farà  il  SemJela  sfira  del  fir  che  dii 
damo  ejfcr  una  cofa  rr.edefma  col  concauo  di  Marte,  e  fi  lo  multifcichiamo  fer  tre     un  fcttimo, 
firanno  la  fomma  di  58^7-  Sem,  e  de  le  fitte,  le  tre  parti,dunaltro,  E  di  tanti  farà  il  femiàrcoL  de 
la  sfera  di  Marte  nel  fuo  concauo,  dequaìi  la  ottaua^arte  farà,  come  hahhiamo  fofio  difcfra  479. 
Sem,e  de  le  fitte, ^e  cinjue  farti  dunaliro  de  la  terranea  cofa  meno,  E  di  tati  farà  fiato  il  lorofifh 
circolar  moto  ,  il  fettimo  lor  falire  e"  dal  concauo  di  Marte  al  concauo  di  Gioue,  iljual  è  una  cofa 
medefma  col  cÓue^^  di  Marte,Et  ^fragrano  fone,che  da  la  terra  al  còcauo  diGioue fieno  S87<^« 
Sem.de  la  terra, de  canali  trattone  ilcócauo  di  Marte, che  diciamo  effer  \zzQ,Sem,refiano70sO,sem^ 
de  la  terra  ^  E  di  tanto  farà  fiato,  come  hahbiamopfio  dififra,  effe  lor  fettimo  falire.  Quanto  ad  U 
loro  circolar  moto  con  effo  Qioue  nel  fuo  concauo,  ejpndo  fin  (juiui  da  la  terra  ^%/6,sem,fe  glienag 
giungiamo  uno,  che  farà  dal  centro  a  la  fuferficie  di  cfuella,  faranno  ^^77.  Sem,  E  di  tanti  fra  il 
Sem,de  la  sfira  di  Gioue  nel  fuo  concauo,  e  [è  lo  multiplichiamo  per  tre,  er  un  fittimo,  faranno  U 
fomma  di  zj'^oo*  fem,  e  lafittima  parte  dunaltro  de  la  terra,  e  di  tati  [ara  il  fimicircolo  de  la  sfim 
di  Oioue  nel  fio  concauo,e  lottaua  parte  farà,  come  difcpra  hahhiamo  poflo  J487»  'f^n,  e  de  le  fitte, 
le  tre  parti  dunaltro  de  la  terra,  poca  c:)fa  meno,  E  di  tanti  farà  fiato,  tome  di  fopra  halhiamo  poflo, 
il  loro  circolar  m^to  nel  concauo  di  Gioue ,  Lottano  lor  falire  e-  dal  concauo  di  Qione  al  concauo  di 
Saturno,  i!(jual  e  una  cofa  medefma  col  conue:^^  di  Gioue,  Et  Al  fragrano  pone,  che  da  la  ferra 
al  concauo  di  Saturno  fieno  14405".  sem,  de  la  terra,  detonali  trattone  il  concauo  di  Gioue,  che  dii 
damo  ejfer  887^»  J^^-  Yefiano  s^zo,  sem,e  di  tanti  farà  fiato,  come  di  fipra  hahhiamo  pofio,  lottai 
uo  lor  falire .  Qiianto  ad  il  loro  circolar  moto  con  effo  Saturno  nel  fuo  concauo  ,  efjìndo  fin  juiui 
da  la  terra  1 4^07.  sem,  de  la  terra  ,  fi  glienaggiù giamo  uno,  che  farà  dal  centro  a  la  fuperficie  di 
quella,  far  anno  1 44cC5.  sem,e  di  tanti  farà  il  sem,  de  la  sfira  di  Saturno  nel  fuo  cócaito,e  filomulti 
flichiamo  per  tre  er  un  fittimo,  ^rann-i  la  fcmma  di  4^27  J.  sem,  de  la  terra,e  di  tanti  farà  il  fimii 
drcolo  de  la  sfira  di  Saturno  nel  fuo  concauo,  e  lottaua  parte  farà  *;6^o»  sem,  e  me'^,e  Ji  tanti  fard 
fiato,  come  difcpra  hahhiamo  pofio,  lottano  lor  circolar  moto,  E  fina  cjui  uengono  ad  hauer  cmuito 
in  O'ro  reuolutioni  due  (\uarte,  ciò  e',  la  mita  del  cielo,  e  ironanfi  a  retta  linea  per  penlicuUre  nel 
noflro  hmisfirio  fottol  circolo  meridiano, dalc^nxle  nel  me"^  de  Litro  hemisfirio  di  fcpral  monte  del 
Vnrg,  e  nel  concano  de  la  sfira  del  fiioco  nel  loro  primo  circolar  moto,  ferano  partiti ,  come  tutto  di 
fipra  hahhiamo  dimofirafo  ,  il  nono  lor  filir  è-  poi  dal  concauo  di  Saturno  al  concauo  de  lottano  cit 
lo,  ciò  è',  de  lo  fiedato,  e  di  (juello  nel  figno  di  Gemini ,  iljual  concauo    una  cofa  medefma  col 
conne^^  di  Saturno  ,  Et  Al  fragrano  pne,  che  da  la  terra  ad  effo  cornano  de  lo  fieììato  cielo  fio. 
201  fo.  sem,  de  la  terra,  dejua'i  trattone  il  concauo  diSafurno,che  diciamo  effire  1440S".  sem,  rei 
fiano        ser>u  e  di  tanti  farà  fiato,  come  di  fcpra  hahhiamo  pofio,  il  nono  lor  falire .  Quanto  al 
nono  lor  circolar  moto  nel  con.ano  dejfo  ottano  cielo,  effèndo  fin  juiui  da  la  terra  20110.  sem,  di 
tjuella,  fi  ^lìena  ^giungiamo  uno,  che  farà  dal  centro  a  la  fuperficie  deffi  terra,  furano  201 1  \  ,um» 
de  la  terra,  e  di  tanti  farà  il  sem,  de  lottaua  sfira  nd  fuo  coricano,  e  fe  to  multiplicViamoptr  tre  tJt 
un  fittimo,  faranno  la  fcmma  di  6-^106.  sem,  de  la  terre,  e  Ji  tanti  farà  il  fimicircolo  de  lottaua  sfis 
fa,  ciò  e,  due  c^narte  di  jueJla,  e  la  fuamita,  lajual  è'  una  jnarta,  farai\6oi,sem,  ^e  la  terra^ 
J  ii  tanti  farà  fiato  il  hr  nono  dnoldr  moti  nd  comm  dejjf(\  ottam  sfira .  il  dt.mo  lorfa.lir 


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Postillati  16 


1 0?  y.  CÒ)ìCM  h  hHM,  al  mcduò  lei  «oMO  cielo,  ciò  e^,  lelfYÌm  mhte,  iljual  c6)icm  r  ura 
iofa  medefma  col  conueZ^  de  loUauo  cielo.  Et  AÌ fragrano  fone  che  ia  la  terra  ai  effe  ccncauo  iti 
nono  cielo  f  A  ^oiio.ffYnJe  la  terr a, ie eguali  trattone  il  cócauo  ie  loUauo,ch  diciamo  efjcr  io\  \  a. 
Sem,  refia  201  lO.  sem.  iela  teru,e  ài  tanti  farà  fiato,  come  àifcfra  hahhiamofofto,  il  loro  ànimo 
falire .  Quanto  al  hr  àecimo  circolarmoto  nel  cccauo  àeffc  nono  cielo,  efpndofin  ^intdda  la  terra 
40120.  sem.fc  glienaggiu^iamo  uno,ihe  fr.ra  àal  centro  a  lafuferficie  àe  la  terra,  farano  4022  f . 
Sfm.  de  la  terra,  e  ài  tanti  farà  il  sem.  àel  nono  cie'.o  nel  fuo  comauo,e  ^  h  multiflnhiamojfer  tré! 
V  un  fettimo  ,  ^rd  la  fcmma  ài  126408.  s^m.  e  àe  le  fette,  lefci  jfarti  àunaltro  de  la  terra  ,  e  di 
unti  farà  ilfcmicircuìo  àel  nom  cielo  nel  fuo  concauo,  e  la  fua  mita,  eh  farà  luUma  de  le  cjuatiro 
quarte  di  quello,  farà  63204.  ^rm.  e  de  le  fette,  le  tre  farti  àunaltro  de  la  f^rra,  e  ài  tanti  farà  nel 
concauo  àel  nono  cielo  ,  come  haUiampfìo  ài  fcfra,  il  loro  decimo  circolar  mofo,  E  trouarf  nel 
me^  de  labro  hemisfirio,  e  fcfral  cerchio  meriàiano,  fcUo  delcjuale  a  frinafio  re  la  lor  p\ma  rem 
lutione  àentro  al  concauo  àe  la  sfira  àel  fiioco,  hahliamo  ueàufo  che  fcraro  f  art: fi,  F  di  cjui  falena 
«/  cielo  Empireo,  che  fer  effcr  immotile  e  mouer  il  tuUo ,  in  (juffìo  mancano  di  circolar  moto,  ma 
ion  Ir  due  militie  àel  cielo,  rimanpn  a  contemplar  la  àiuina  eff(niia,in  de  conffle  il  fmmo  de  U 
flicitaf  gloria  del  Varaàifo  .  V.efìaa  ueder  il  temfo  cheffi  ccfimaron  in  fdir  e  circuir  fer  ligrai 
di  di  atif^o,  che  legier  cofa  h  adintenlere,  effenhftafo,  come  halhi:mo  i.e  <u^o  in  una  reuohmn 
diel  cielo,  eio  è-,  à<^lfuo  uiolente  mot&  chefk  àa  oriente  in  occidente  e  torna  in  oriente  (juaft  frrjfrf 
in  un  ài  naturale,  0  uogliamo  dire  in  xxiiy.  hore,  de  leijuali  hattimo  ueàufo  hauerr.e  confurr.afe 
xy.  ne  le  frime  otio  reuolutioni  in  àue  cjuarte  àel  cielo,  cio  è  ,  àa  me^  laltro,  firo  a  m>f^  li  ropro 
hemisRrio,  toccandone  hore  fei  fer  ogni  quarta.  Le  altre  xi/.  in  àue  altre  reuolutioni,  ne  le  due  al 
ire  quarte  ,  do  e-,  àa  me'^l  nojìro  fin  a  me^  laltro  hemisfro  àonàejrim.  a  ferino  payfift,e  luna 
auarta  nel  nojìro,  e  ne  loU^.ua  sf^ra  àal  cerchio  m.eriàiano  fin  alori^nte  occiàfnfale  ,  lalfra  Y.t 
laltro  hemi^^yo,  e  ne  la  sf^ra  nona  àa  lori^nfe  oceiàentale,  che  a  quelli  ài  la  e  orientale  ad  ej/o 
cerchio  meriàiano,  e  fi<  àa  lun  orto  del  fcle  a  laltro.  Onde  nel  frimo  Canto, douendo  leuarfi  da  feri 
ya  e  cominciar  a  falnr,  e  parlando  delafice,  donde  allhora  ne  laltro  ì  erni  firio  fur^eua  iljcle  dii 
ce.  Fatto  hauea  di  la  mane  e  ài  qua  fera  Tal  fhce  cuaf  ,  e  tuf^o  era  la  U^ncO  Quello  hemisfero, 
e  Ultra  farfe  nera  e  cet.  Ma  chel  falire fiff,  come  ài  fcfra  haUiamo  àetto,  in  ifì^^nfe,  e  quafi  fen^ 
interuaJlo  àalcun  tmfo,  Quefìo  lo  àimoflra  in  fiu  luoghi,  come  nel  frimo  caTito  delfi/ir a  la  sfera 
iel  fiiOco  in  mfcna  ài  Beat.  Tu  non  fe  in  terra  fi  come  tu  credi.  Ma  folgore  fi^ggendorrmojm, 
Kon  corfc,  corate  fu  che  ad  effe  rieài .  E  nel  fecondo  canfo,àel  fuo  falir  àal  comauo  delfì<oeo  a  quel 
df  la  luna.  Beatrice  in  f^f^,  C7  io  in  lei  guardaua,  Efirfe  in  tanto  inquanto  un  quadrel  fcfa  , 
E  uola  e  àa  la  noce  fi  àtfhiaua  Giunto  mi  uiài  e  cet.  N>l  quinto  canto,  del  fuo  jalirdA  concai 
uo  de  la  luna  a  cuel  di  Mercurio,  E  f  comefaetta,  che  nelfegno  Percofe  fria  ,  che  fia  la  corda 
queta  Co/?  corremmo  nel  fecondo  regno  ,  Ma  fiu  chiaramente  nel  xxi/.canfo  del  fair  dal  concauo 
a  saturno  a  quel  de  loUaua  sfira,  Tu  non  haurefti  in  tanto  tratto  e  meffo  Nv/  fi^ocol  àito,inquamiO> 
uidil  fcgnoChe  f(guelTauro,e  fiii  dentro  da  effe . 


A  O  ini 


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Postillati  16 


DE   lA    COMEDIA    DI  DANTE 
ALIGIERI PRIMO 
C  ANTO  DE  LA  TERZA 

CANTICA    DETTA  PARADISO, 


A  gloria  di  colui ,  che 
l         tutto  mcue^ 

Ver  luniuerfo  ^mtra , 
e  rijj^lende 
In  um  parte  p/w  e  meno  aìtroue* 
Kd  del ,  che  più  de  la  fua  luce  prende 
Fw  io  ;  c  uidi  cofe ,  che  ridire 
Ne  Jh  ne  può ,  qual  di  U  fu  difcende  \ 
Cerche  appreffando  fe  al  fuo  dijire 
Nofiro  intelletto  ft  projbnda  tanto y 
Che  dietro  la  memoria  non  può  ire  ^ 
Veramente  quantio  del  regno  fanto 
Ne  la  mia  mente  potei  far  the  foro , 
Sara  hora  materia  del  mio  canto  ^ 


il poef4  furie  UfrtfsnU fua.  tfy^  ulti 
ma  cantica  ne  le  meàefme  tre  farti^ch^h 
biamo  ueJiuto  hauer  fitto  iognuna  de  Uh 
tre  f recedenti  due,  do  e'yin  fropfitione^ 
inuocadone,  e  narrafione,  E  la  frofofm 
ne  ue^^iam  efpr  contenuta  ne  (juattra 
fYÌmi  ternari,  la  inuocatione,  ne  [cruenti 
otto,  E  la  narraticne  cominciar  immediaf 
te  dopo  (gufili     in  (juejìo  uerfc.  Surge  4 
mortali  fer  diuerfc  feci  e  cef.  l  atjual  narf 
Yatione  feguitanJOy  dimoftra  in  ijnejìo  fri 
Yno  canto  fdamente  il  ftio  falir  uerfcl  frif 
mo  cifloy  e  come,  per  tal  falire  ejftndoli  n4 
ti  alcuni  dMiy  lifuron  refcluti  da  Beai 
trice  .  L  A  gloria  di  colui ,  <})^ 

tutto  mc^e.  La  gloria  nafce,  ccmunen  enf  > 
te,  la  (jualche  degna  CT  eccedente  opera,  E  lofera  di  Vio,  ilfialfclo^jcn^  mouerft,  mouel  tuUo, 
ft  è-  luniuerfo,  che  uniuerfalmente  contienel  tutto .  la  eccfUentia  ddjual  uniuerfo  ,fer  uenir  da 
tanto  infinito  Cr  incomfr(Unfihilefkttore,riman  ftmilmnfe ,  con  la  flaghria  infeme  ,  imonìi 
freynfthile  zfT  infinita .  Venttra  adunche  jufjìafua  infinita  gloria  fer  fjfofuo  uniunfc ,  fenhe 
in  tutte  le  creature,  che  in  effe  uniuerfo  fono,  ft  comprehende  in  gualche  n  odo  la  ecellentia  di  lui 
fuo  creatore,  lAa  f  iu  in  una  parte,  altroue  meno,  riffetìo,  non  ad  fffc  creatore,  the  egualn.eni 
te  difìrihu  fce  la  /ùa gloria  fer  tutto,  ma  rifletto  a  le  creature,che  egualmente  tutte  non  f  on  di  (juel 
la  effer  cafaci,  ma  ne  uengono  a  i^artinfar  o^uaì  fiu  e  tjual  meno  fecondo  che  la  flanatura  fuo  fati 
ye,  E  ùuanto  la  creatura  h  di  natura  fiu  nobile  e  fer fitta,  tam  fiu  ne  uien  ai  effr  degna.  Onde 
langelo,  fer  effer femf lice fim:a,  hauer  lintelletto,  e  fiu  nohile  de  Ihuomo,  fero  ne  fariicifa  fiu 
a  lui.  ihuomo,  fer  lo  difcorfo  de  la  ragione, ne  farticìfa  fiu  del  bruto  animale .  Qm^/?o,  fer  lojinf 
fo,  fiu  de  la  fianta,  Quefìa, perche  ha  uita, più  de  L pietra,  e  coft  ua  Jifcorrendo.  Idio  adun:jue  fe 
netra  e  rifbìenie  egualmente  fer  tutto,  ma  ogni  fcggeUo  «on  può  egualrr,enief  artici  far  de  la  fua  lu 
ce .  NEI  del,  che  più  de  la  fua  luce  prende,  queflo  intende  per  lo  cielo  empireo,  iljual  effndo  fc^. 
lamente  difuriffma  luce,  e  confccjuentemente  fiu  nohile  de  glialtri  cieli,  uien  a  f  render  de  la  fua 
olona  fiu  de  olialtri .  F  V  io,  F«  ilfoefa,  fecondo  la  fua  fiuior.t ,  in  cjuefìo  culo,  ma  fecondo  laUei 
%ria,  ui  fi,  Contemplando  con  la  mente  eleuata  a  lefuperne  cofe,  alcune  de  lef,.ali ,  NE  p ,  ne  fU9 
ridire,  chi  difcende  di  la  fu,  Quaft  ad  mitatme  de  V  Af:fìolo,  Et  uidi  ea  ^juenOn  licet  homm  l^. 
cui,  Etaffeona  la  ragione  dicendo,  VEYche  appreffando  fe  al  fuo  difire.  Intendendo  dedeftdeno,ili 
lual  ^  innato  in  noidifapere,  NOjìro  intelletto  ftfrofinda  tanto,  chela  memoria  dietro  non  può 
ire,  E  aui  hahhamo  daffpere,  che  di  c,uaUroffetieff^no  effer  le  cofe,  chef  rapprfcntano  a  linteU 
letto  nofìro,  Alcune  di  tanta  profinda  fcientia ,  chr  effe  intelletto,  non  efjcndone  capace,  ut  ft  conftn 
de,  e  rimanui  dentro  abbagliato,  e  come  no  n  intefe  da  lui,  la  memoria  ancheUa  n^n  le  rueue,  e  me^. 
no  le  fa  ne  le  fuo  la  lingua  dire,  e  di  juejìe  intefe  ne  lulfimo  canto  de  la  precedente  cantica  parlari 
fotta,  juandauoltatofaBeai.U  domando  dicendo ,  Ma ffnht  uoU  tanto  uoftra  difi^i^  f^oM 


I 


A  R  A  D  I  S  0 

fcuYa  la  mia  ufhtd  f  cfl  Ufcconla  fj^efie  fi  è  di  ^uelley  cl:e  la  InfeUfUt  fcm  intffe  yfìeU 
memoria  YUfmte,  ma  non  foffano  fj]cr  ef^Yefjì  ia  la  lingua^  r  di  (jkeflf  t^fjjremo  non  molto  di  feti 
tò,  che  a  tei prùfofitù  dira^Ttarìshumanarfìgnificar  fer  uerha  Uonf  pria  .pnc  lejpmplo  ha', 
fii  e  cet.  Ma  di  neffuna  di  (jufjìe  due  intende  bora  uoler  jf>arlar  il pe(a  ,  La  ter^  /}  ftie  f  ^  di 
quelle,  che  da  lintelletto  fon:ì  intejc,  ma  «jw  da  la  memma  ritenute,  per  n:^n  ejjlr  di  (juelle  cafai 
c%  e  confecjuerttemente  men^  da  lalingua  ftfufe  ne ptute  dire,  feyche  lintfUeUo  tanfo  fclamentf  Un 
tende,  quanto  li  fon  prefenti,  e  fartito  da  cji^elle,  per  non  ejpr  la  memoria  potuta  ir  lor  dietp,uenf 
gon  a  perire,  E  di  quefle  intende  h:ìra  il  poeta  dicen  lo,  Uel  ciel,  chepiu  de  la  fua  luce  prende  ?u 
io^  e  nidi  cofc,  che  ridire,  t^e  fa,  ne  può,  chi  di  la  fu  discende,  afjcgnandone  la  gin  detta  ragione . 
La  (juarta  tfT  ultima  f^fti(  ft  e'  di  (Quelle,  che  p:>ffcn  ejfer  da  lintelletto  intrfe  ,  da  la  memoria  ritti 
nufe,  e  da  la  lingua  effreffe,  E  di  cfuejìe  halliamo  ueduto  chegh  ha  per  fino  a  (fui  ne  k  due  frecei 
denti  cantiche  trattato,  et  hora  in  (juefìa  ter'^ promette  di  uoler  trattare  dicendo,  Veramente  quatio 
iel  regno  fanto  Me  la  mia  mente  potei  fir  the  fero,  Sara  hora  malteria  del  mio  canto  .  Vu  adunque 
il  poeta,  con  la  mente  leuafa  in  contemplatione ,  nel  ciel  che  prende  più  die  la  diurna  luce  ,  E  uide  coi 
fe,  che  per  la  ragione  di  fcpra  detta,  ne  fa  ne  può  ridire,  CHi  difende  di  la  fu,  ciò  è' ,  chift  parte 
in  quelle  fuperne  e  diuine,  e  difende  a  contemplar  quefìe  haffc  ^  humane  cofe,  lequali  ,per  ejfcr 
a  le  diuine  contrarle,  ne  difuiano  qnnf  del  tutto  la  mente  da  quelle.  Ma  di  quanto  egli  potè'  fa  the 
fero  del  fanto  regno, e  di  quello  ritener  ne  la  fux  mente,  cornei  thf  fero  ft  ritien  ne  larca  ,  Sara  hora 
materia  del  i/o  canto,  che  in  quefta  ter'^  ultima  cantica  uedremo  fguitare  ^  E  queflo  e'  quanti 
lo  a  la  propojfttione,  Laqualin  fcntentia  'e,  di  uoler  trattar  del  Varadifc  . 

O  buono  Apotto  a  lultimo  Uuoro 

fammi  del  tuo  ualor  fi  fhtto  uafo  j 

Come  dimandi  a  dar  lamato  alloro  ♦ 
in  fin  a  qui  Un  giogo  di  Varnafo 

Affai  mi  flit  ma  hor  con  ambedue 

Me  huopo  entrar  ne  laringo  rimajò^ 
"Entra  nel  petto  mìo ,  e  f^ira  tue 

Si  ^  come  quando  Mania  trahefìi 

De  h  uegina  de  le  membra fue  ^ 
O  diurna  uirtu  fe  mi  ti  prejli 

TantOj  che  lombra  del  beato  regno 

degnata  nel  mio  capo  manifèfli  ; 
Venir  uedrami  al  tuo  diP.tto  legno , 

E  coronarmi  atlhor  di  quelle  fi^ie  y 

Che  la  materia  e  tu  mi  fura  degno  ♦ 
S/  rade  uolte  padre  fe  ne  coglie 

Ver  triomphar  o  Ce  far  e  o  poeta 

{Col^a  e  uergogna  de  Ihumane  uogVie  5) 
Che  partorir  lentia  in  fu  la  lieta 

Deìphica  deità  douria  la  fronda 

Vcneiaj  quando  alcuno  di  fe  affetta^ 
To/:a  fiutila  gran  fiamma  fcond'a: 

Forje  diretro  a  me  con  miglior  uoci 

U  pngher^tj  penhe  Cina  rij^ond^^ 


Dopo  ìa  propofitlone,  uien  a  la  inuccatioi 
ne,  E  perche  ad  Apolline  fono  attribuite 
tutte  le  fcient  'ie,  de  lequali  ogni  huon  poeta 
delhe  almen  participare  ,  Onde  è- detto 
Dio  de  poeti,  pero  e'  da  lui  inuocato  dicen 
io,  FAmmi ,  do  è',  Vame  f  /affo  uafo 
de/  tuo  ualQre,cio  è',Lel  tuopoetico  furo 
re,  COm^  dimandi,Come  richiedi  e  uuqi 
che  fa,  A  Dar  lamato  alloro  ,  Vouendo 
tu  dar  la  corona  del  lauro  maio  U  te  in 
corpo  humano,  come  hahhiamo  ne  la  noi 
tifftma  fiiuola  di  Daphne,  Ver  che  chi  fiffe 
uofo  di  quelle  fientie ,  che  fi  conuengom 
a  la  fkculta  poetica  ,  non  farelhe  degno 
chegli  li  concedeffe  tal  corona  .  IN  fina 
qui  lun  giogo  di  V ama fc, Varnafo  ealtifi 
fmomonte  in  Beotia  dedicato  a  le  Mufe,et 
ha  due  gioghi)  Elicone  dedicato  ad  Apolii 
ne,  Citerone  a  Bacco  ,  ilqual  fmilmente 
gliantichi  teneuano  per  Dio  de  poeti,  peri 
che  li  coronauano  ancora  dhedera,chea  lui 
è  confacrata.  Onde  Virg,  Atq;  hanc  fii 
re  tépora  circum  Inter  uictrices  hederam 
filifcrpere  lauro^,  E  Prof.  Mi  foli  a  ex  hei 
deraprrige  Bacche  tuo .  Ma  il  poeta  in 


CAlvITO  PRIMO. 


iufliihùp inltnle  hnaftr  U  fihfofla,  la^u^l ^.i'e  jÌM  f  hajÌM 4iifin^  »  <]ki  <iimor  if  té 
(Jttmnt  chMiam^  mhn  nt  /<•  éuepmeifnit  cumchf,  Ultra  inteniefr  '*  T'O/o^",  "f 
À'e-  nfcfijiriu  con  U  fitofofia  infima,  dournh  hora  trattar  ir  If  coft  if  l'Iti,  Imftro  eh  mallt  Mi 
i  fer  U  of<  naturali,  ame  foni  le  fi!ofofìce,fi frìuana  le  fcfra  naturAamf  fm  U  iMi^uhe, 
Ònie  iict,  Mi  lior  <0M  amhf  </«<•  ME'  huop.  Mi  è-  il  tifcgntì  intrarftiE  laringi,  ao  e,  Net  [rat 
pfua  rimafo,  ìh<al  è-,  ame  mal  injirirr,  iel  Varai,  cht  io  intenia  ii  ualer  hora  trattare.  Auen 
ia  Se  Arinp  fnf  riamente  fia  il  fulfita  fu!  f  malfate  Si  ahojfetto  ie  LfieUanlefqolo  uuol  ejfit 
uarationeo  fermine, anìe  pi  fi  dice  haueraringalo  e  ^ttalarenga.  Ema  nel  [etto  ,  Intra  mC 
ior  mio,  E  Sf  ira  tue,Emania  tu  fiiari  la  um  mia.  Si  ame  ijuanio  trt^eftiMarfia,  DE  la  uagina, 
de  lefue  membra  .    Marfu  Satiro,  Semia  Quii,  nel  vi.  fu  in  mufua  molto  iotto ,  £  tanto  ben 
tifareuafcnariunafua  ^amppa,che  ari\  fre[orla  aìalira  i'Afoline,  lltjual  temerariamente 
trOMcato  ia  lui,  fUron  giudici  Minerua  e  Mida ,  E/«o«Jj  ihero  giudictc  ii  Mtnerua  ,[reualje 
Afoline  iimn  uìa,  auenga  cV.e  Mi</«,  conepco  ef^erli,  ftuonjfe  a  Marfta,  Onde  Afolme  ti  jtce 
orecchie  iafma,  e  Marftafcartico  de  lafuafelle,la,jual  è-  uagina  de  lemmhra .    O  Viuina  uirf 
tu  eia  è  ,0  Jiuini  fìinre,  Semiti  frefii.  Se  tu  mi  ti  comedi  tinto  Se  io  mamfijh  l  Ombra,  ita 
'e  '  U  imanne  deiremo  beato,  SBgnatawlrri)  ca[).  Scalfita  ne  la  mia  memoria.  Mi  uedrai  uet 
nìr  al  tuo  diletto  tr  amato  legna  del  laura,  cr  allhara  coronarmi  di  Quelle  figlie,  de  le<juali,la  ma 
teria  che  ferfeMa  è-  diuimffma,  e  tu  col  tuo  furor  diuino  in  ejf  rimeria,  me  ne  fiorai  iegno,Ur 
Se  non  balia  alfoeta  laffummerfi  alta  e  nobile  fcggetta.fe  mn  ^lè-  difc[ra  comedutoficulla  da[ai 
terla  elegantiffimamente  ancora  fcriuere  .  SI  rade  uo'.te  [aire.  Danna  la  igmranlia  e  negligerli 
lia  de  Muamini ,  che  laffina  di  leuar  la  mente  a  fielle  uirtu  ,  Sefoffin:  [erpetuar  la  fimalo} 
fO  carnè-  aueda  ie  Urte  militare ,  e  de  la  paef.a ,  ifnfilfori  ie  Uguali ,  anticamente  e  irionfrnf 
io  e  poetando,  fifcleuar.a  di  laura  coronare,  intendendo  Cff0e[er  lutti  i  trmfinti ,  E  cjuejto  [er 
mricar  lanima  a  le  uoh.tta  ,0-ale  Ufciuie  iel  mania  ,  onde  due  ejfcr  colf  a  e  vergogna  de  lem 
olle  humane ,  perche  la  fronda  Veneia  ,  ciò  'e- ,  Del  laura ,  intefa  per  Daphne  ,  Se  di  fenea  jiui 
me  in  TheTaolia  fi,  figliuola  ,  douria  partorir  letitia  IN  fuU  delfhica  deità ,  ciò  e,  A  la  gioi 
(ondadeita  ^  Apolline ,  che  in  De! fi  ciak  di  Beatia  non  lontana  ia  Varnafo  monte  fucle  tT 
hnara  nel  tempio  ad  effe  Apoline  dedicata ,  Onde  è  ietta  Delfica,  quando  alcuno  aff.  ta  Quorti 
io  alcuna  'e-  fitibonia  e  iefiierofc  Dlfc,  eia  è,  Dife  frani»  ,  Et  in  jMentia  ine ,  che  la  [cetM 
ficull*  iaureble  partorir  aUegreZ^"  *  l'  deità  i' Afoline ,  c^uanio  auier.e,  cheahunojia  jiliboni 
ioeiefilerafo  di  canfcguirla ,Ma  che  t.lficulta  ^  ia  Ihum.ne  e  b.ffl  uaglie  ccculcata  efocahauut» 
in  prL,  E  fer  aue^  non  i-,  come  uuiì  infirire,Si  il  ^ueBa  fi  rallegri.  Or,  et  Pct.  Qual  uat 
ohe4dilaura,Ll  iimirta,  fouerae  nuia  uaifilcfphiaVuela  turba  al  uil  guaiagno  wlefo. 
Po'^a^ieiH^,  V«o(  iimojìrare,  chef  ben  l,fi.:i  freghi  fer  ffieff,  non  fcn  ii  tarta  ,f),cac,ache  rr.e 
ritina  iefer  effauiiti  da  hfaline,  che  rmimeno,  cjuefìa  ne  li  fuofir  iegni  ,che  fufi  dofaluifat 
ra,  chi  maffc  ialfua  ejfcmfio,  la  pregherà  canfiu  dotto,  terfo,      elegante^e  ,f  carr.e  ir  [oc*  . 
tìii[lafecaniaunagranfiamrna,Onieiice,Forpiiretroamef,f^^^^^^^^ 
che  arra  nffaniaU  eia  che  A[ah,a^uaì  'é-  dedicata  Cirra  ciM  in  E ocide,effi  freghi  eff.uifa, 

,.        i     re:  Tioto  la  inuocatione,  uien  a  la  narratione 

Surge  a  mom\i  per  dmr[e  fòa  JruMfu.j.lifa  uerfcìfrim  culo, 

la  lucerna  del  mondo -,  ma  da  quelli,  ^         ^^^,rch  oltre  et lelfcr  da  U  fctrte  fua  a  eh 

Che  quattro  archi  giunge  con  tre  croct ,  fiyfuYoe  éii0:>,cmfUifUo,zfJ  hah 

Con  m'^glior  corfi  e  con  migliore  JleUa  liamoKeJminjinfielcifrecfientfcan 

Efce  congiunta  ^  c  la  mondana  cera  dea,  mofm  ancora  che  la  jìa^mt  elho^ 

ViH  afuo  modo  tempera  efuggeUa.  ra^licramnimfÌHoreudc.  D^jcrnc 


v; 


1? 


fatto  hduca  di  la  mane  e  di  qua  fera 
Tal  foce  quafi  *,  e  tutto  era  la  bianco 
<lu(Uo  hemijpcrio^e  Ultra  parte  nera^ 

Cluando  Beatrice  in  fui  fmìjlro  fianco 
Vidi  riuolta^e  riguadar  nel  fole: 
Aquila  fi  non  gli  faffiffe  unquancc^ 

E  fi  come  fecondo  raggio  fole 
Vfcir  del  primo  e  rifilir  in  fufoy 
Tur  come  peregrin  che  tornar  uole; 

Co/!  de  ^laltjli  fuoi  per  gliocchi  infùfi 
Ne  Umagine  mia  il  mio  fi  fice  5 
^      ^^^cchi  ai  fole  oltre  nofrro  ufi^ 

Molto  e  licito  la,  che  qui  non  lece 
A  le  noHre  uirtu  ;  merce  del  loco 
Tatto  per  proprio  de  Ihumana  jj^ece^ 

lo  noi  fofferfi  moltOy  ne  ft  poco , 
Chio  noi  uedejfc  sfkuiìlar  dintorno , 
Qiiil  fèrro  che  bollente  efce  del  fvco^ 

E  di  fttbito  parue  giorno  a  giorno 
^Jj^''  <^g2!^fJto come  quei,  che  pote^ 
Uauejfd  del  dunaltro  fole  adorno  » 


PARADISO 


le  dim:iftYanclo  chel  fcle  era  m  oriente  nel 
figYio  de  Urie fe,nel<] naie  ha  la  fua  effàltai 
tmeefuoin  juffie  cofe  iììfiriori  molto 
fiuferfitf mente  ojf  erare  che  ejuddo  ft  tra 
in  jualfi  uoglia  altro  fcgno,  Onde  dii 
ceychelaluierna  del  mondo ,  intefa  fer 
effcfcle,^  che  fey  tuftoì  mondo  luce ,  5"  Vn 
ge^  ciò  è-Jtleua  e  fate  fum  de  hyi^nte 
a  noi  mortali,  VEr  diuerfc fvci,Pfr  diuerCt 
e  uarifiti,  comr  fanno  le  fici  de  fiumi  che 
mettono  in  mare,  jpmhe  non  fcmfre  furgeì 
fclefiiori  de  lori^ntein  uno  medefm^ 
luogo,  auenga  chcfempre  furga  da  la  fari 
te  orientale  ,  ma  agni  di  ua  uariando  di 
qual  co  fa  fecondo  iftgni  e  fuoi  gradi  e  mii 
nuti,  fer  licjuaìi  duno  in  altro  t  ctinuamen 
te  ua  difcorrendo  e  cangiando  le  fìagioni. 
Onde  ueggiam9,  che  in  un  luogofi  leua  U 
f^tf'e,  CT*  in  un  altro  ti  uemo,  MA  ccw  mi 
glior  cùrfc,  ciò  è-.  Ma  con  miglior  dijfoft; 
ti  me,  E  con  migliore  fi  fU  a,  E  con  miglior 
infìuentia,feYLhe  altra  infiuentia product 


^uandoè'nelaconPrUationede  larifte,al 
tra  ijuando  h  in  tjueh  de  la  lira,  altra  (Quando  e-  in  (fueRa  del  cancro,^'  altra  cjuando  ^  in  quel 
la  del  capricorno,  e  cofi  ua  difcorrendo,  hSce  congiunta  da  cjueRa,  che  giunge  cjuaUro  cerchi  co  bite 
croci,  E  <luef}a  è-  la  fóce  da  lac^ualfurge  in  oriente  il  fcle,  cjuando  e  nel  f  rimo  grado  delarietelcOf 
me  di  fcfrahalhiamo  detto,  fenhe  cjuiui  fmterfecano  cjuattro  de  x.  cerchi,  che  fattrihuifcono  a  lottai 
ua  ifzra,  ciò  e-,  lori^nte,  ^l^MiO^  IfCjuinotiale  er  iUoluro  de glie<juinofi^;  re  lacjuale  inferfcca 
thneftf^nno  tre  croci,  comeft'mofira  ne  la  sfira  materiale,  e  cfuiui  il  fcle  TEmfera  e  f^<gge(la,cii 
è'.  Ordina  e  diffonefiuafuo  modo  LA  mondana  cera,  do  è', la  fua  uirtu  che  diftnde  e  (barge 
fer  lo  mondo,  fmhe  in  tal  confìeDatione,  ne  lac^ualfk  la  fìagion  de  la  frimauera,  froiuce  fiu  ecceh 
lenti  e  degni  effetti,  come  ue^giamo  cjua  giù  fra  noi  nel  rinouar  che  fà  de  Iherhe  e  de  le  fiante  e  lat 
mor  nel  cor  dogni  animale  /  TAle  adumjue  e  ftmilfcce  dice  chauea  fatto  di  la  ne  laltro  hemisflrò 
mane,econfc<iutntement(  dì  cjua  nel  nofirofcra,  e  fer  <{uefìo  Ihemisfiri^  di  la  tra  tutto  tiaco  E  lab 
tra  parte,  ciò  e-,  quefìa  del  noflro,  nera  o'  ofcura,  E  dice  che  tal  fóce  ijuaft  e  nonfrofriam,ente  U 
uea  fatto  di  la  mane  e  di  (juafcra,  ferche  prof  riamente  era  tal  fóce  cjuando  a  frincifio  comincio  4  fd 
lir  il  coUe,  e  che  fit  impedito  da  le  tre  fiere,  eiT  allhm  uedemmo  chel  fcl  teneua  il  primo  ffrado  de 
lariete,Onde  nel  primo  de  Vlnf  d,ffe,  eI  fcl  montauafu  con  quelle  fìellt  e  cet .  Ma  effendo  hora 
ijuefìo  il  principio  del  fttimo  di  de  la  fuaperegrinatione,  come  hatiiamo  ueduto  ne  la  difcrittione 
del  Purg.  mMottauo  chel  fcle  fera  trouato  in  ejfc  primo  grado  d,  lariete,  il  fcl  non  era  più  nel  primo 
grado  di  cjueh,  ma  nel  principio  de  lo'tauo,  perche  nel  fuo  proprio  moto  che  fi  da  occidente  in  orien 
te,  gliene  tocca  cjuaft  un  grado  fer  ogni  di .  Eraaduncjue  in  fcntenfia,  e  comeuuol  inferire,  lafta 
gion  de  lapnmauera,  e  la  prima  hora  del  di,  cjuando  dice  che  uide  Beat,  riuolta  fui  fianco  fmilìro, 
e  riguardar  nel  fcle,  perche,  ft  come  nelnoftro  hemisfirio,  chi  è  uolto  ad  oriente  uien  ad  hauer  il  fcle 
U  depro,cofi  eh  e  ne  laltro  hemisjiriojha  dal fmifìro  fianco  .    Aquila  fi  non  ft  gliaffiffi  uni 

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 I: 


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Firenze. 

Postillati  16 


CANTOPRIMO* 

qudm,  Dicctwo  cf,^  l^^fuiU  e  iiftpifenti  occhi,  che  oltre  a  ft,t(i glialtri  ammali  fi^ojcn^^  abbai 
lliaYftJffmente  riguardar  il  fole .  AdKtKjneJt  come  latjmla  oltre  a  tuUi^lialtri  animali  fuo  ftr 
qJftol  coft  moralmente  Beat,  ciò  e-,  la  tWogia,  oltre  a  tutte  laltre  fctentie  può  penetrar  a  la  cof 
Inition  del  fommo  fcltycio  e,  di  Dìo,  Onde  Auguftino,  Bonm  Deicognofciturper  theohgiam  jup 
terficit  inteHectum  O  dirigit  a^Jum  .    E  Si  come  fecondo  raggio  fòle.  Sei  raggio  del  fole  fcende 
oiu  ne  Ucaua  o  ne  lo  jfecchw,  immediate  rffìftte  e  torna  in  fu,  e  c^uefia  tal  refleume  (*  il  feconda 
ra^ifiochefud  i{cir  del  frimo  e  ritornar  in  fu  a  fimilitudine  del  prllrgrino,  che  uuol  tornar  a  cap. 
Vice  adunque  il  fof  frf,  Si  come  c^nefìo  fecondo  raggio  fuol  ufcir  del  primo,  coftffice  il  mio  atto  m 
fiifo per  pliouhi  NE  la  mia  imagine,  ciò  è-,  Nr  la  mia  maginatiua  VEgltaUi  fuoi ,  De gliaUi  di 
Beat,  che  fiffamente  ouardaua  nelftle,  onde  io  fmilmente  a  cfueh  fifft  gliocchi.  Oltre  njftro  ufo, 
iio  è-,  Viu  di  quello,  che  ftamo  ufati  dipoter  fire  noi,  e  la  ragion  è-  cjuejìa,  che  di  la  nel  Varadf 
terrefìro,  fer  effcre  fiato  fàuo  propriamente  da  Vio^fer  hahitatione  de  lajfetie  humana,  tjuandono 
hauejfe  feccato,  fino  a  tanto  che  a  lui  fiffe  piaciuto  di  tirarla  in  cielo,  è-  molto  fiu  licito  A  Le  nofire 
uirtu,cioe,Ale  noftre potentie  delanim:^,ilpoterft  ecceUenteminte  efJcnitare,chenon  e- di  jua  in 
éfuefia  uaUe  di  mifcria,  oue  fer  lo  feccato  noi  firn  caggiuti .  Riguarda  aduncfue  Beat,  nel  fole, 
Imhe  la  theohgia  non  tfnJe  ad  altro  che  a  la  cogmtion  di  Dio,  e  tjuejìo  conzfciuto  dal  poeta,  ucfpf 
fapliocchifer        di  cfueda  ancora  lui  Oltre  al  nojìro  ufo,  Perche  ejfendo purgato,  e  ne  topato 
ie  la  innoceniia,  pteua  molto  fiu  ferfettammie  ueder  in  Dio,  di  noi  altri  che  non  uiftarno  .  IO 
mi  fcff^rft  molto.  Non  potè  il  poeta  molto  fcfjrir  la  luce  del  fole,  perche  ne  la  cOgnitm  de  le  diurne 
cofelinteUetto  humano  uift  confonde,  e  nondimeno  non,^  lo  fcfjtrlè  ancor  fi  poco,  che  no  uedrlji:  intor 
ro  ^^-^iH^re  cjual fuol  fàr  d fèrro,  che  bollente  esfce  del  fiiOco,  perche  fe  nm  foie-  con  linteìleuo  pene 
trare  a  la  cognizione  de  la  diuina  effentia,penetr'o  almeno  aglieffetti  che  procedono  da  quda,  mei 
diante  iquali  foth-,  come  uuol  inferire,  di  tal  diuina  effentia  hauer  pur  qualche  cogmtione  ,  foteni 
M  fer\l{effitti  ufnir  in  cognition  de  la  cagione  .  r  Vi  fuhitofarue,  Wenuto  il  poeta, quanto  patti 
J  la  fua  natura,  nela  cogmtion  di  Dio,  li  farue  difuhito  effer  giunto  giorno  a  giorno,  ciò  e  ,  lu^ 
ce  a  luce,  cmefe  Dio,  iUual  fuo  tutto,  hauejfe  adornatol  cielo  dunaìtr^fclf,  ciò  ^,  comeft  Diohai 
ueffe  luminato  il  fuo  intelletto  dunaltra  nuoux  dottrina,  per  che  ejfendo  fin  a  qui  proceduto  col  lui 
me  Cclamente  de  U  filofcfia,  come  hahhiamo  ueduto  ne  le  due  f  recedenti  cantiche ,  aggiungendo  ho;, 
ya  a  quello  il  lume  de  U  theologia,  efftndoli  ognun  ii  quelli  hora  neceffmo  ,  per  la  materia  de  lai 
éual  intenie  uoler  trattar  in  quefla  ter^a,  il  fuo  inteMo  ueniua  ad  ejfir  doppiamete  illuminato,  A 
confirmation  di  quel  che  dicemmo  difofra,  quando  ne  la  inuocatione  diffc.  Ir.  fin  a  qui  lun  giogo 
a  Varnafo  Affai  mi  fu,  ma  hot  con  amiedue  Me-  Ufo  intrar  ne  Aringo  nmafo . 

t^emìce  tutta  ne  kterne  rote  St.ua  Beat,  tutta  fifp  con  gliocchi  ne 

FifTa  COngViOCch  ^ua;^  h  in  lei  ter  ne  rote, ciò., ^e  c- Ai  che  e  ernal^^^^^ 

.      r^r  11   c  p  rando  rotano  ffra  di  noi,  fenheUthei} 

Le  luci  fifft  ài  la  fu  remote  |     ^^^^  Jf^^  ^    '/^^  ^^^^ 

Ne/  fuo  affetto  tal  dentro  m  fèi  ;  ^ ^.  ^ 

Qi^al  fi  fi  Glauco  nel  guflar  de  ìherha ,  r^^^^^^  ^^^^^  ^^^^jj^  ^^^^ 
Chel  fè  conforte  in  mar  de  ghaltn  De/  ♦        ^^^^  ^^^^ y^^^^^ ^^-^^^     ^^/^^  /^y^ 

7ran>humanar  Jignijicar  per  uerba  ^^^f^        tomai  a  proceder  più 

Ko«  fi  porla:  pero  Icffempio  baffi  ^  oltreneghfiudi  delefcrelftiere,eficimi 

A  cui  ejherientia  gratta  firba  .  t<ìElfuoa^etto,cioè^,Neloftudiochepoi 

fi  in  lei  tale,  Qual  fi  fi  Glauco  nel gufiar 
ielherla,  che  tanto  uien  a  dire,quanto  che  dhuomo  chio  era,  mifici  Dio,  E  certamente  chiperfiue 
ra  neghfiudi  de  Ufacye  lettere,  fi  tal  hahita  ne  U  cogniiiane  de  le  iiuine,  che  ^^l  tuUo  fi  difarte  U 


P  A  R  A  b  r  s  o 

Ihumanf  co/?,  ^  Mora  fo/fiam:)  àire  c^jìui  non  effcr  fiu  huomo  ma  t)io,  nùTi  fin  hmay,o,  maHi 
uirn  .  Glamoyfcconk  OuiL  nel  xi^,  fùpeCcahYe,  zfT  huenh  pfto  ifffcifYeft  /fjfrato 
afài^^ar  le  yeti,  uUe  chfguftctnh  di  certa  herha,  rifiglmano  lefòy^,  e  iornauano  a  fui  far  ne  lac^, 
^ua,  Voh  anchegligufìay  dr  Iherha,  efey  cjuejìo  frefo  U  me^efm^  fiirorr ,  fcilth  ne  Lcaua  ,  e 
dhiiomo  fjifàttò  Dh  marina,  onde  dice,  chi  fi  c:>njlìrie  in  mar  de  gliaUri  Dei .  TRanshuma} 
naYy  ih  ^,  feeder  epa  jàr  Ihuman:^,  come  ftce  Glauco,  che  dhuorì^o  diuenne  Dio,  NOn  fi  forh 
[tonificar  f  et  uerha,  U)nfijma  ej^rimer  il  modo  per  jfarde,  VEro  hafìi  Ifffmflo ,  Come-  queffa 
di  Glauco,  A  Cui  gratia  ferha  ejferientia,  A  chi  la  diuina  grafia  fernuUf  e  da  dhauerlo  fer  efbe-', 
rienfia  di  fe  medefim^  a  fafere.  Perche  fen'^  la  grafia  de  Iq  f^irito  fanfo ,  non  fi  fu^  da  Ihumana 
iranfcender  a  la^dima  natura,  come  ne  fcguenti  mft  ue(ìremo,che  da  (jufUa  egli  lo  riconofce . 


Sto  era  fol  dì  me  qud  creaFlt 
T^oudlmtntc  amor^chcl  cìel^ouernì^ 
*Tuì  fai  )  che  col  tuo  lume  milcuafìi^ 

Cl_u:fndo  la  rota,  che  tu  fem  fi  terni 
VcfìderatOj  a  fe  mi  jice  attefe 
Con  Iharmonia ,  che  tem^^eri  e  difcernì  : 

Varuemi  tanto  aìlhor  del  cielo  accefo 
Da  la  jimma  del  Jpl  *,  che  foggia  o  fiume 
Lago  non  fece  alcun  tanto  diflefi  ♦ 

La  nouìta  del  fuono  j  el  grande  lume 
Di  lor  cagion  maccefer  un  difio 
Mai  non  fentìto  di  cotanto  acume  ^ 

Ondella ,  che  uedea  me  fi  comio , 
A  quietarmi  lanimo  commoffc^ 
Vria  chio  a  dimandar,  la  bocca  aprtot 

E  comincio        Heffi)  ti  fiti  groffi) 
Col  fiilfi)  imag!nar;,fi  che  non  uediy 
Ciò  che  uedreUi  ,/è  Ihaucjfi  fcofjo  ♦ 

*Tu  non  fei  in  terra  ^ft  come  tu  credit 
Ma  fòlgore  fiiggendoì  primo  ftto 
No;/  corfie^come  turche  ad  ejfo  riedi  ^ 


Ejpnd:ifil poeta  nelfcguifar  Beaf,med:an 
(e  la  uirfu  de  lo Jpirifo  fanto,  dhumano  fàt 
lo  diuino,  csr  eleuato  da  terra  uerfd  deh 
de  la  luna  tanto,  che  già  udiua  le.  dolce  ar 
monia,  che  fecondo  alcuni  filofofi ,  ^  j^ei 
fialmenfe  i  fiat ùn'' ci,  rtfiilta  da  la  reuolui 
tion  de  cieli,  cominciando  dal  primo  mohii 
le,chein  tutto,fccondol poeta, fono  noue,cio 
è-,  effe  primo  mohile ,  Lo  ftellafo  e  cjuelli 
df  fette  pianeti,  E  fingendo  che  dificilmen 
fe  li  po/p  efpr  creduto  che  dhumano  fcfjì 
fatto  diurno  talmente  chepofejfc  haueruef 
dufo  le  cofc  che  hora  fcriue,  Vero  fi  u  Jge 
adeffo  Spirito  [cinto,  come  a  uero  di  tal  cof 
fa  tefìimonio,  (juafi  in  ijuejìa  firma  dicen 
do.  Amore,  perche  cjuefio  a  lo Jfirifo  finto 
fatirihuifie,  come  al  padre  la  pof enfia , 
al  figliuoìola  fapientia ,  CHe ,  ciò  è  ,  Ih 
^ual  gouerni  e  reggi  il  deh,  SIo  era  (juel 
che  noueUamente  creajli  di  me  /c/o,  ciò  è , 
Sio  era  fiocamente  ìhumarìonouamcte  fòt 
to  da  fe  diuino,  tu  L  fii,  percheMl  leuajìi 


col  tuo  lume,  ciò  e.  Mi  effaliafìi  con  la  tua 
grafia,  fen"^  la cjuale,  tanfo  degno  rjjptfj 
non pofeua  fcguir  in  me,  come  uuol  inferire*  Quando  la  rota,  ciò ì^,  cenando  la  yeuolufione  del  dei 
lo,  che  fu  Dlfiiderafo,  Perche  ogni  creatura  defitderal fitto  creatore ,  SEmpiferni ,  ciò  è  ,  Sempre ^ 
fenl^  mouerti,  moui,  MI  fice  attento  a  fi.  Mi  diffofi  ad  udir  lui  con  Iharmonia  CHe  temperi  e  difcef 
ni,  laijual  comparti  e  àiuidi,  Vercheharmonianon  firelhefc  non  uififfe  femperamem  e  diuifio*/ 
ne  pr:^porfion  ifji  di  fimo.  Et  ordinai  fefìo  cofi.  Amor  che  gouernil  cielo,  fio  era  quel  che  nouellai 
mente  creafii  di  me  filo,  tul  fai,  che  mi  leuajìi  col  tuo  lume,  cjuando  la  rota  che  fu,  defiderato  fimi 
piterni,  mi  fice  atent^  a  fi  con  (armonia  che  temperi  e  difcerni .  PAruemi  fanto  allhor  del  cielo 
acce  fi.  Per  ejprfi  leuato  da  ferra  tanfo  alti  che  potìy  udire  Iharmonia,  che  ne  la  fiua  yeuolufione  fiin 
«0  e  cieli,  perla  medefima  ragione  u'ide  la  luna  che  DA  la  fiamma,  ciò  e-  ,  Da  la  luce  del  fcle  uien 
nd  effir  accefi,  t-anf-ì  grande,  che  pioggia  o  fiume  non  fice  alcun  tant^  dijfefc  e  ffatiofo  lago,  E  ^uel 
(he  mmlmente  ^uefio  fignifichi  fi  er^  che  chi  fi  lena  ala  contempUtione  de  le  cofi  diuinefpyenh  H 


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Postillati  16 


CANTOPRIMO* 
éUfte  tanU  iyiefjTtUU  liUttatiùnfy  che  chche!  fuo  intelletti  rtovpieuapYÌmyp  non  canf  pmnfe 
ueJeYe,  allhora  fc  li  comincia  a  dimoflyar  affrto,  maniflto  e  chiaro .    LA  nouifa  Mfuono  ,  la 
Yiouìta  iel  tanto  fcanifftm  fuòno  che  io  idiua,  e  del  grande  e  lucente  Ime  ci  io  uedeua  ,  maccffcr9 
VN  dfio  dibr  cagione,  ciò  e,  Mn  deftderio  difteria  cagione  donde  nafceuano,  Wlainonfentito  Vi 
cotanto  acume,  ciò  e',  Di"  tanta  acute^l^  (  fìimolo,feYc]:e  il  lihfzjt  nega,  che  doue  non  è'  rff.fH 
tione  daria,  come  non    in  cielo,  foffa  effir  fuono.  Ma  ft  fuo  dire,  che  cjuiiii  il  [nono  nafa  dal  moi 
to  defuferizYi  corfi  nel  lifciarfi  efregayft  lun  con  Uliro  .   OKdflU  ,  Vey  lacjual  lofa  Bect,  CKe 
utdeua  me  comio,  laciual  uedeual mio  defiderio  con:e  io  mfdffmo,  alfriìahcca  ad  ac<^uetarmi  hf 
fìimo  commfc  da  tal  defilevio  frima,  che  io  lai^rìffi  a  dimandarla,  e  comìncio  a  dire ,  TV  flfffc  li 
fiigYoffc,cio  e-,  Tu  medefmo  tifici  di  tarh  e  rudo  ingegno,  COÌ  fi' fo  immaginare,  Colfilfo  creder 
che  tu  hai,ft  che  non  uedi  ciò  che  uedrejìi  SE  Ihauelfifcoffc,  Se  hai  effì  tolto  uia  tal  filfo  imagin^r 
e  creder  da  te  .     TV  no»  fd  in  terra,  fi  come  tu  credi,  E  (jiiffio  è  ilft'fo  imaginay  che  Dante  fiit 
ceua,  daljualnafceua  il  non  infender  la  cagione  de  lo  inufttato  fuono  chudiua  ,  e  de  la  gran  luce 
che  uedeua,  che  fc  haueffe  intefo  fjfr  eleuato  da  terra,  non  fino  al  j^rimo  cielo,  ame  altri  hanno  dei 
to  chegli  era,  oueuedremo  che  dira  tffcr  poi  nel  fcgutnit  canto,  ma  tarAo  t-.èrfo  di  quello  ,  che  tal 
fuono  foteua  udire,  e  tanta  luce  uedere,  hauerelhe  ancora  intefo  ejufjìa  tal  ^/^^J'O^''  fU^rne  cagic^, 
ne.  Onde  feguita,  Ma  fclgore  figgendo  IL  frimo  fto,  ciò  è,  il  maggior)  l^ fremo  cielo  ,  il(jud 
/o  empireo,  che  tutti glialtri  cieli  ahlraccia,  onde  uirn  ad  ff]ir  il \r\mo  e  maggiore  di  tutii  i  fui, 
Cr  allhora  fiiggel  filgore  (juffto  primo  fto,  (juando  fartendof  dal  luogo, oue  f  genera  ,  e  caggenda^ 
a  ferra,  fc  [lontana  cjuanto  fiufuo  da  (juedo.  Non  corfc  cornee  tu  CUead  ejf  rudi,  ll^ual  ad  effe  fri 
mo  fto  torni,  efpndo  egli,  ciò  e^,  la  fua  anima,  di  la  fu  jfrim.a  partita,  oue  di  nulla  era  prima  da 
Violata  creata,  Et  in  fententia  uuol  inferire,  chelfilgore  non  fende  con  tanta  ufloàta  uerfc  la  ter 
ra,  con  (juanta  egli  faliua  uerfcl  cielo.  Onde  di  [etto  uedrem.o  che  a  tal propofto  in  perf  na  di  Beat, 
dira,  Ethora  li,  come  a  fto,  decreto  Cen  porta  la  uirtu  di  cjueUa  corda  e  cet.  E  ueramente  non  è' 
cofa  'che  pffa  di  uehcifa  p^ffar  il  penfero,  cornerà  hoya  (juello  del  poeta  eleuato  a  la  cont(m,platione 
de  le  diuine  cofc,  perche  in  momento  f  può  tran  fender  Con  cjueUofn  a  Dio,il(jual  intender  di 
tanta  fcauìffma  dolcez^y  che  neffunafc  ne  può  defderar  maggiore,  KIT  Hjualintef  ,  porge  tanto 
di  lume  a  linteìletto  noftro,  che  h  lihera  da  ogni  tendre  dignoranda  ,  E  (juefa  è-  moralmente,  la 
tanta  faue  harmonia  del  fimo  chegli  udi,  e  ejuejìo  il  tanfo  gran  lume  che  uide  ,  Onde  Beatrice 
ciò  è-,  la  fheohgia  li  mftra,  chegli  non  e- più  in  terra,  cioè',chenon  ha  più  H  penfero  uoltoa  le 
coQ  terrene  e  Ujfe  ,ma  ueramente  a  leccelf  e  diuine ,  donde  liuien  che  può  tal  fuono  udire, 
e  tal  luce  uedere    Altri  hanno  intefo  il  primo  fio  percjuello  ,  ouel  flgore  f  genera  ,  E  come 
tucheadeff'criedi,per  come  tu  che  hora  forni  ,icn^  accorger f ,  che  oltre  chel  tejìonol  {«o 
dire ,  la  fcntentia  uien  del  tutto  a  rimaner  imperfetta . 


S/o  fift  del  primo  duUo  difncjlho  ; 
Per  U  forrife  paroìette  kreui 
Ventro  ad  un  nuouo  pm  fui  hretìto  : 

E  dijji',       contento  requìeui 
Di  grande  ammirciùon  :  ma  Inora  ammiro  , 
Cow/t  trafcenda  quejlì  corpi  Ueui  ♦ 

Ondeìla,  appreffb  dun  pio  fcfpirc , 
Glìocchi  dri^o  uer  me  con  quel  fcmh'iante , 
Che  mddre  fr  fopra  figlìuol  deliro  i 

E  comìncio  ^  Le  cojt  tHtte(^nanH 


Saputo  Dante  da  Beat,  egli  non  effr  più 
giù  in  terra,  e  com.e  tarto  ueìcce  fcUua  fi 
uer\ol  cielo,  infefi  <\uefa  effe r  la  cagione 
del  fuo  udir  il  fono  ,  e  del  ueder  la  luce, 
Ma  literaio  da  cjuefo  dulio  nofra ,  che 
glie  ne  naojue  unaltro  maggiore  ,  ilcjual 
p,  come,  efpndo  egli  anchora  colfuogra 
ue  corpo,  fotea  irafender  quei  corpi  legtet 
ri,  come  era  lekmenfo  de  laere,  e  cjud  del 
fuoco,  aìcjual,  dicendo  ,  (juffi  corpi  leui, 
hSiamo  ai  intender  che  erafuluo ,  per^ 


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Postillati  16 


,  P  A  R  A  D  I  S  O 

Eanno  ordine  trd  lercie  quefìo  e  fórma  y     che  iatematf  rimo  deh,  di^ìjtietojf 

Che  ìuniuerfo  a  Dio  fa  fimigliantc^  la  luna  ,  non  ui  fono  altri  corfilieuiii 

Qui  ueggion  lalte  creature  lorwa  ^  ^^^fth  £  cf^f  juiui,  ii  ioue  haufano  uiin 

Ve  leterno  ualor  ;  ijqual  è  fine  ;  deljuono,e  ueiuto  ilgran  lume, 

Alqufil  è  fatta  la  toccata  norma.  f^ran^  firmi  cjuanto  al  loro  ftltreuerfl  eie 

■*  m.atirati  da  la ftr^  ài  cjueUo  ,  frocei 

deano  circuì  amente  col  fiiotoinfìme,  coi 
me  uelremo  ne!  fc^uente  canto.  Vice  aiun<jue,  SIo  fui  difueftitOy  ciò     Se  io  fui  refcluto  tfT  effei 
dito  del prim:ì  duhio,^er  le  hrew  fcyrifefarolette  di  Beat,  perche  ficendomi  a f  erto  con'ie  fue  farole 
il  duhio,  fcrrideua  de  la  mia  ignorannuy  F  Vi  f  iu  irretii,  do  h-,  Fut  più  prefo  ,  come  uccello  ,  che 
fi  prende  a  la  rete^  dentro  ad  unalfro  nuouo  duhio^e  diffi,  Gta  re^uieui  contento,  ciò  ^ ,  Già  rima 
fifatisfnito  di  grande  ammira  f  ione  j  che  io  heUi  del  primo  dulio,  Ma  hora  nouamente  ammira  e  ma 
rauighoy  come  io  trafcenla  juejìi  Heui  corpi,  che  di  fcpra  haUiamo  detto,  E  moralmente,  tjuefìo  fé; 
conio  duhio  di  Dante  ft  e',  come  ejfindo  egli  humano  e  mortale,  poffa  trafcender  con  linteUttto  a  U 
cognidon  de  le  diuine  et  immortali  cofe.  ONdella  appreffc  Jun pio  frffiro.  Vuol  Beat.fduer  tjuefìo fi 
eondo  duhio  a  Dante  con  dimofirarli  effernon  fdamente  pffiUle ,  che  egli  frafienda  <jud  corpi  lieui, 
ma  ueramente  coft  naturale,  e  che  fuori  dd  naturai  fareile,  (juanio  cofi  non  fàceffe,  perche  hrdine 
de  le  cofe  ricerca,  chd  fine  dogni  creatura  fa  daccofiarft  tonto  al  fuo  creatore,  juantopatifce  la  fua 
natura.  Onde  ejfendo  lanima  rationale  di  natura  diuina,  è-  cofa  naturale  e  conueniente,  chd  fuo  fi 
ne  ftapòfìo  ne  le  diuine  cofi,  e  che  torni  in  cielo  al  fuo  creatore,  oue  di  nuda  Ihauea  la  fu  creata.  Dii 
ce  adunane,  che  Beatrice  appreffo  dunpietòfi  fcffiro,  hauendo  compaffione,  come  uuolinfirire,  a  la 
mia  ignorantia,  dri^^o  gliocchi  uer  meCOn  cjud  fcmliante ,cio  è'.  Con  cjueGo  ajj^etto,  che  madre 
fi  S Oprafigliuol  delira.  Sopra  figliuolo  the  ignori  la  dritta  uia  de  la  ragione.  Come  uedemmo  ani 
cora  nd  xi.  canto  de  U  frima  cantica,  (juando  in  perfma  di  \irg,  diffe,  Perche  tanto  delira  lingei 
gno  tuo  da  cjud  che  fJe  e  cet,  E  comincio ,  intende  a  dire,  TuUfCjuanie  le  cofe  hanno  ordine  tra  loro, 
perche  con  (juello  fono  tutte  frate  create  dal  fuo  creatore,  E  ijuefìo  tal  ordine  è- firma,  che  fi  tuniuer 
fo  fmigliante  a  Dto,  Onde  Boet,  nel  ter'^c.  Tu  conta  fupernoDucis  ah  exemjflo puhrum  pulcherrif 
mus  ipfc  Mundum  mente  geris  fimilic^;  imagine  firmai  Perfictatij;  iuhes perfidum  ahfoluere parter, 
Sara  aduncjue  luniuerf  la  mattria,  E  lordine  f  o/?o  in  ijuello,  come  figgiHo  in  cera,fira  la firma^ 
lacjual  in  tanto  f  rende  fmigliante  a  Dio,  in  cjuanfo  che  tal  ordine  è*  infinita  er  incomprehenflii 
le  come  lui,  ^V/,  cioè  ,  In  t^uefìa  tal  firma  ^  l  Alte  creature,' Come  fono  le  diuine  (7  humane  dal 
fo  inteHeuo,  "^fggi^rì  lorma,  ^eggion  il  uefìigio  e  la  dimonfìratione  DE  leterno  udore,  ciò  e-.  Di 
Dio,  llcjua^ p- fine,  Alijual  e'  fitta  la  toccata  norma,  Alcjual  ^  ordinata  la  narrata  e  predetta  rei 
gola,  Et  e-  lordine  de  hmiuerfo,  che  medefmmente  a  la  confumatione  del  fido  ha  da  finir  in  lui, 
perche  da  lui  hehhe principio,  E  che  (juiui  ueggm  lalte  creature  Icrma  dice  ,  perche  la  diurna  effm 
Ha  e'  ad  ogni  creatura  incomprehenfihiìe,  ma  fi  come  da  lorma  fi  può  hauer  inditio  dd  fifcie,  Cofi 
4a^  tanto  miraliliffmo  ordine  dato  da  Dio  a  tutte  le  cofi  ie  luniuerfo,fifuohcueY  irJitio  del  uakf 
re,  iljual    Upofentia  e  la  fp  'entia  fua  infinita . 


Kr  hràìne ,  dio  dico  fino  accline 
Tutte  nature  per  diuerfi  firti 
Ttu  al  principio  loro  e  men  uicinet 

Onde  fi  muen  a  diucrfj  porti 
Ver  io  gran  mar  de  ìeffir.e  ciafcuna 
Con  injimto  a  là  dato]  che  la  porti  ♦ 


si  come  le  creature  fono  diuerfi  in  ffftie^ 
cofi  fono  ancora  diuerfi  in  natura,  E  noni 
dimenò  tutte  fono  AC  cline  ,  ciò  è  ,  ìnclii 
nnfe  a  ifueflo  tal  ordine  ,  ma  VEr  diuerfi 
forti,  ciò  è  y  Ver  diuerfi  fintieri ,  Vlu  e 
men  uicine  al  principio  loro,  ìlcfual  è  Dio 
ficondo  che  più  e  meno  ha  la  fua  natura  di 
[erfiuione, 


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Postillati  16 


CANTO 

Q^efii  ne  fcrtaì  fuoco  in  uer  la  lunat 
Qitefl't  ne  cuor  mcrtali  f  promofore: 
<luefìi  U  una  in  fi  jìrìngc  ^  aduna  ^ 
l\e  ^ur  le  crmure^  che  fin  firt 
VwtS'igentìa ,  queffo  arco  fietta  ^ 
Uà  quelle^  channo  intelletto  ^  amore  0 
ta  prouidintia^che  cotanto  ajfittaj 
Vel  fiio  lume  fui  del  fimpre  quieto  y 
l^cìqual  fi  uolge  quel,  cha  maggior  frettai 

hora  li,  come  a  fito  decreto , 
Cen  porta  la  uirtu  di  quella  corda  ^ 
Che  eie  che  [cocca ,  dri\2,a  in  figno  Veto  ♦ 
Vero  è  ,  che  come  firma  non  [accorda 
Molte  fiate  a  la  intention  de  larte , 
Verchc  a  rij^onder  la  materia  e  [orda  . 
Ccf!  da  queHo  corfi  fi  diparte 
Talhor  la  creatura ^'cha  potere 
Vi  piegar  cofi  pinta  in  altra  parte  ♦ 
E  fi  come  ueder  fi  può  cadere 
Toco  di  nube-, fi  ìimpeto  primo 
Lattei ra  torto  da  falfo  piacere^ 


P  R  I  M  ©• 

ftyjtitme^  cme  atfYtncìfQ  ìe  la  fyefnU 
cantica  halhamo  ueiuto  ,  OhiJe ,  ciò  ^, 
per  la<jual  copiasi  moueno  a  iiufrft  forti ^ 
5i  Yr\<iutn\  f(Y  la  mfJlf/ìma  raporif^a  dii 
uerft  fini,  FEr  /o  gran  mar  it  U/frf,  ih 
(jual  unikerfdmentf  fcjìfndf  in  tutte  le  na 
iuYfy  e  ciajcuTìa  ft  mouf  con  infiinfo  daiOi 
le  da  Dio  chf  la  forti  al  fio  ordinato  e  con 
utniente  fine  .  Qu^efio  tale  injìinto  aduni 
(jue  NE  fOYtal  fioco  m  uer  la  luna ,  che 
ftr  ffiìr  leue  di  natura  ,  //  fio  incinto  li 
iet,  che  della  pire  fin  al  jfrofYio  fito,oue 
fOificjueta,  fer  effcr  <\uiui  il  fio  pof ria 
fine ,     Quefli  NE  cori,  ciò  ^ ,  Ke glii 
^nimi  mortali,  che  fino  cjuelli  de  glianif 
YKalilrutiyjperche  cji.elli  de  glhumani, 
come  altrihanno  intefc,  non  moYeno,Sof 
no  frorTiOtori,  perche  lora  li  rr.oue  ad  afi 
fftir  una  cofd  CT*  hot  unaltra  ,  cercando 
ancora  jueÙi  il  fio  fine,  oue  pie)  fi  cjueta 
re,     QJi^fti  la  terra  in  fi  pytugeU* 
aduna  ,  Perche  eJfnJo  di  natura  graue, 
liyiflinto  fi:ì  è'  di  firingerfi  tjuanfo  fin 


fuo  al  centYO,ouefa  ejpr  ilfiuo  ripfi^tofii. 
fie.  Ke  f  urie  creature, (ìVejìoanOy  fietta,  do  e',  ctuffìo  infinto  Jirr.ola,  commoue,  efunge 
ìtòn  fuY filctrrente  le  creature,  CHefono  fuori  dinteHigentia,  ciò  ^,  le(]uali,feY  mancar  di  ragion 
re,  non  hnno  imendimenio,  corr.e  ilfi:OcO,  é  terra,  e  cjuelle  eh  anno  ìanimarr.ortale,  chegli  ha 
Jetto,  f^a  fretta  ancora  (jueSe,  channo  intelletto  CT  amore,  con- e  fimo  glih  uomini  creatuYe  ratma 
li,  di  che  affrejfo  uedremo  .  l  A  fr'ouìdentiache  cotanto  affitrj,  cio  è-,  l  a  frouidtntia  diuina, 
llciual  tanto  ordina,auanto  hMiamo  difi^fra  utduto,  fk  il  cielo,  neltjualfi  uolge  ^juel  cha  maggior 
fretta,  SFmfre  cju\eio,  cio  ^,  Serrfre  contento  e  fJice  T  EÌ fi,olume,  Lei  fiiO  ditinojf lenire,  E 
auefto  è-  ilcielemf  reo,  dentro  alcjuale  immediate  fi  uolge  il  frimo  molile,  i^ual  ha  maggior  [yeti 
la,  feYche  ha  ejuafi  da  fir  in  cjuel  medefimo  femp  da  oriente  in  occidente,  e  da  occidente  in  oriente 
lafi<a  maggior  uolta,  che  glialtri  cieli  contenuti  da  lui  ciafiun  la  fua  minore,  corre  fer  ejferientia 
fi  fUO  ueder  ne  la  rota  cjuando  gira,  fc  da  lofliìeff.lcjualfi  uolge  fofio  nel  centrodi  cjuella,  a  retta  Iti 
rea  uerfc  la  fuacÌYcunfirenila,uifcgnerai  alcuni  funiiluno  fiudifianteda  lahro,fmhe  cjueUo 
che  fiu  dfiantefdra  dal  centro,  fer  hautr  afkr  la  uolta  m.ag^ore,  uedremofiu  ueìocmenfe  m.ouei 
Ye  di  aueh,  che  lifira  m.en  lontano,  fer  hauerlaafir  minore .  ET  hoYa  li,  cio  e',  Et  hora  ai 
effe fcnifre  cjuiefo  cielo, Ce  ne  forta  la  uirtu  DI  auella  corda,  Stido  ancora  ne  lafim.ilitudine  de  lar 
(oe  de  la  fietta,  cio  è-.  Di  quella  indinatione,  la  uirtu  de  lacjuale  e-  linfìinto  naturale  ,  che  difoi 
fra  halUmc  ueduto,  CHe,  Uéjual  uirtu.  Ciò  che  fiocca,  Cio  che  rimoue  e  manda  uia  da  fi,  coi 
me  la  corda  lo  firale  ^uandol  laleflro  fiocca,  DK  in  figno  lieto.  Manda  a  giocondo  fine ,  [ci 
condo  la  natura  de  la  cofi  creata,  come  ii  fofra  halliamo  ueduto,  talmente ,  che  ciafiuna  creatura 
fi  uien  a  cr  ntenfar  del  frofrio  fine .  Viro  è-,  che  come  firma  non  [accorda ,  Totrelh  Ihuom^ 
fir  una  ohiettione  con  dire,  eie  fil  naturale  infiinto  de  la  creatura  rationale  è  di  tzrnar  lafifi  in 
(telo  a  Dio,  come  e-,  che  molte  deuiano  da  talfuo  cor  fi  naturale,  Vero  dimofira  juefio  nafcer  fioki 


PARADISO  CANTO  PRIMO. 

mente  hi  fw^  liberò  ariitrh,  ilfAilfcguenh,  <l»'tn{'Anc]ue  ial  naturai  irìflinii  eh  fa  finta  tD'  inf 
iril^ta  feria  uia  iel  cielo,  noniimeno,  coft  finta  fi  it^arte  talhoy  da  (^ueRa,  C7  incannata  da  le 
filfe  e  non  uere  dolcez!^  terrene,  tanto  fi  fummer^e  in  (juelle,  che  fi  fi  indegna  t^r  tndijp^fla  a  ri 
leuer  ne  la  mente  il  creatore,  «0«  altramente  che  fi  fia  la  materia  [orda  er  indijpjjla  a  riceuerU 
firma,  E  fàlji  fimile  al  fuoco,  fe  auien  che  fedendo  al  frofrio  fitto  ,  faccenda  in  aere  ad  alcun  groff$ 
uapre  neì^ual  fi  diletti,  ferche  torto  il  frimo  impeto,  ilejual  era  di  falire,  da  <jue]ì:ì  filfè piacere, 
effo  mede  fimo  fàlfo  piacere  L  Atterra,  ciò  e  >  Lo  tira  a  terra  col  fecondo  impeto,  iljual  è- di  [cenJei 
re.  Perche  fitmilmente  lanima  rationale,  pinta  ^  indri^'^ta  dal  fiuo  naturale  infiinto  finfo  al  dei 
lo,  Se  auien  che  ella  faccenda  de  lamor  di  quefle  terrene  io/cf^^,  torna  a  cagger giufo  in  juelle, 
stinta     ingannata  da  tal  filfò  piacere  • 


No«  ió  più  ammirar  ^fit  htm  filmo  , 
Lo  tuo  Jhlir  ;  [(non  come  dun  riuo 
Se  dalto  monte  fianìe  gtufo  ai  imo  « 

Maraufglia  farebbe  in  te^fe  priuo 
D'impedimmo       ti  jòfifi  ajfifo , 
Com'a  terra  quieto  fòco  utuo^ 

Quinci  riuolfe  in  ucr  lo  cielo  il  uifo^ 


Viito  Dante  ia  Beat,  (guanto gHha  di  fa. 
pra  deUO,non  fi  de,  come  li  dice,  ragione^ 
uolmente  più  marauighare  del  fico,  con  U 
mente  falir  a!  cielo,  non  altramente  che  fi 
rehie  dun  riuo  dac(]ua  ,  che  dalto  monte 


fcendeffl  al  piano,  ej fendo  juejìo  di  ciafiin 
fiuo  naturale  infiinto.  Ma  ben  farehbe,  di$ 
ce,  marau'.glia  in  te  ,SE  priuo  dimpeJii 
mentOy  ciò  k ,  Se  purgato,  come  tu  fiiy  doi 
gni  colpa,  che  talfal.ta  tipotefft  impedire,  TI  fhfifi  affìfo giù.  Ti  fi/fit  firmato  ne  la  confiderafione 
de  le  cofe  terrene  e  haffe.  Come  farebbe  ancor  marauiglia,  che  un  uiuo  GT  accefo  fuoco  fifteffi  ijuie 
io  a  terra,  e  non  cer  caffi  di  falire,  come  li  porge  il  fiuo  naturai  infiinto.  quinci  riuolfe  inuey  h  dei 
hil  uifi,  Perche  ^uinifcmpre  tende  la  theolo^ia,  come  più  uolte  habbiamogia  di  fofra  detto  • 

CANTO  FECONDO. 


O  uot  5  che  fitte  in  piccióletta  harca 
Defiderofi  dafcoìtar  feguiti 
Retro  ai  mio  legno,  che  cantando  uarca^ 

Tornate  a  riueder  li  uojlri  liti  t 
Kon  ui  mettne  in  piago  ;  che  forfè 
Verdtndo  me  rimarrcHe  smarriti^ 

Lacqua,  chio  prendo  ^giamai  non  ft  corfi  : 
Mincrua  finirà  \  e  con  lucemi  ApoUo  j*  - 
E  none  Mufe  mi  dimoHran  lorfe  ♦ 

Voi  altri  pochi ,  che  cJr/^^<j^7eZ  foBo 
Per  tjmpo  al  pm  de  ghangdi  delquale 
Viuefi  qui ,  ma  non  fin  ui;n  fmoUo  j 

Metter  potete  ben  per  Ulto  fale 
Vostro  nauigjo  feruando  mi  folco 
DinanXt  a  hcqua  \che  ritorna  eguale  4 

Qj(ei  gìoriofi  ,  che  paffaro  a  Coleo , 
Kow  fammharo ,  come  uoi  fitrete  , 
Qj<ando  ìajon  uider  fatto  h'tfi)\co  « 


lì  poeta  nelprejtnte  canto  ammoni fie  prU 
ma  ijuelli,  che  fino  di  baffo  ingegno, a  non 
più  oltre ,  come  defiderofi  dafcoìtar  il  fito 
canto ,  ficguitarlo  ,  perche  hora  pende  a 
trattar  di  materia  tanto  pr^fonìa  ,  e  non 
più  tentata  da  altri,  che  effi  ui  fi  fmarrii 
rebbono  dentro,  E  cjuei  fochi ,  che  di  tan< 
ta profiinda  materia  ponno  efficr  capaci,  a 
fcguitarlo  fi  da preffo ,  che  non  ferdino  li 
fini  ueffigi.  Voi  finge,  che  (àlito  dentro  al 
cor/50  de  la  luna  ,  hauer  mòffo  a  Beat,  un 
dubio  guanto  a  la  cagione  de  ìombre  ch^ 
ài  tjua  giù  fi  fiernono  in  (juella  ,  e  da  lei 
tal  dulio  efprli  refcluto  tutto  altramente 
de  lofinione  chegìi  ne  teneua  , 
y  O  Voi  ihe  fletè  in  ficàoletta  barca^Vi 
glia  la  barca  fer  la  dottrina  ,  lacerna  ftr 
la  materia,  de  latjual  intende  uoìer  tratta 
refluii  legno  per  lo  fiile ,  O  «oi  aduni 


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Firenze. 

Postillati  16 


PARADISO  CANTO  SECONDO* 


fiaiiitar  li  uofin  hc^ffl  jìndi,  NOw  ui  mettete  in  frllago,  Non  ui  mUete  in  tonfo  frofindo  mar  it 
deAti^y  ferchefirfe  VErienh  me,  do  f-,  No«  ji>otendomi  uoi  in  (jueUa  con  linttlleUo  fc^uHare, 
Rlmarrepe  fmmitiy  RimaYYflìe  in  tanta  luce  ahhd^liaii,  perche  ft  come  dite  il  ^ihjcfiy  Ingei 
nium  rude  cr  non  fuitil  (fmus  intellecfus  fe  hahet  d  diurna  Juut  uifus  mctue  ad  fclem,  Et  e- 
fer  ftmilituJine  di  chi  tra  uia  ferde  la  guida  per  non  pterUfeguUaYe .  lAc(]ua  chto  frendo  giai 
mai  non  fi  cor-/?,  do  è*,  la  materia  de  lacjuale  iointrafrendodi  uder  trattare,  no  ftìtrafrffc  mai, 
lAa  hifcgna  intenier  foet  andò,  per  che  Tifffuno  inan'^  ne  dofo  lui  ha  in  tal  f^cuUa  de  le  diuine  coi 
fe,  fciwio  U  fiera  theoìogiéi,  trattato.  Onde  fcgmfa  ,  Mlnerua  j}ir4t,ferche  Minerua,  feconda 
i  foet  ,  e  DM  de  Ufcientie,  E  Conducemi  Apodo,  tljual  deff  poeti,  come  altroue  hahbimo  uedu^, 
lo,  e  Dio,  E  r^ue  Mufe,  che  deffi  poeti  fono  nutrici,  MI  dimoflran  lorfc.  Mi  dimoftrano  la  fella 
tramontana,  intorno  a  la(juale  LE  orfc,  ciò  è ,  la  maggiore  e  la  minore,  fecondo  c\e  hathiamo  in 
Ouil  ne  la  ftuola  di  Califìo  e  d' Arca:  foedi  CiouefigHuo!o,let{uali  orfgiran  f(mpre,fn'^ 
mai  tramontare, intorno  ad  effa  tramontana,  Aduncjue,  fuome  al  legno  che  fi  mette  rrarefcnn 
neceffarie  ire  cofe  primifaltyfe  fi  de  ccndur  a  porto,  ciò  e-,  il  uewo  profferì  jj  iri  in  lui,  il  coni 
àuttor  che  pia  a!  temone  zir  indri^'^  la  prora  per  la  fua  uia,  e  la  hufjcia  che  dimofm  la  tramontai 
na,  a  ciò  che  fecondo  (juella  fi  comandi  al  legno,  e  ihe  ultimamente  f  conduca  a  porto,  Cofi  tre  cofe 
principali  fono  neceffarie  al  poeta  che  f  ffumme  di  uoler  poetando  tra  tiar  dahuna  materia  ,  Vrima 


iulta  la  fua  eccedentia  .  VOi  altri  pothi,  Ha  ammonito  (juelli  che  fcno  di  taffc  intelletto  a  non 
JoWù  più  inanl^  feguita^o,  Hor  ejjfcrta  cjuei  pochi  che  fcno  dalto  CT  eleuato  ingegno^  f(guii 
tarlo,  perche  cjuejìi  farà  pojfli'e  che  lo  intendino,  E  uoi  altripochi  dice,  ferche  il  numero  de glinf 
dotti  è-  infinito,  rifletto  a  jueQo  de  dotti,  e  jfetialmente  ne  le  fere  lettere ,  Onde  lecjuinafe  Toi 
mafc ,  Cognitio  dtuimrum  pauds  hominihus  ineft .  CHe  per  tempo  driZ^fel  collo ,  Icjuali  a 
hnhora  leuajìe  Untelletio  A  l  pan  de gltargeli,  lljual  è  fclam.ente  la  uifcn  di  Dio,  di  che  rffi  ani 
geh  fi  nufrifccno,  E  delcjuclfane  fi  uiue  cjui,  perefpr  il  àho  Jf  iritual  de  cortemplanfi ,  Wla  non 


firprof^ffione,  e-  neieffario  'che  comimino  a  darui  'opera  ne  la  fua  aJolfftr^  .  Di  cjuePo  pane 
è  fritto  al  XXI.  del  primo  di  Ke  Non  haleat  panes  laicos,f(d  tantum  panemfnctum  .  Voi  ah 
tri      '       '  '  f/..-  ^«  rc^ 

Ver  le 


'ritto  al  XXI.  del  primo  di  Re  Non  hafeat  panei  laiui, jca  lamun,  fi^ncn  ji  n^ium  ,  v  h./ 
p:chi  adunciue, potete  ten  metter  WOftro  nauigio,  cioè-,  il  uoftro  ingegno  PEr  Ufo  pie, 
'  lo  profondo  mare  di  tanta  dottrina,  Slruando  mio  fcko  dinan^  a  laccjua  che  ritorna  eguai 


n.fcrl  folco,  àf  la  fi  mfguAf,  ftn\,t  fiu  fr^finjo  A-  il  fdco  h  Uccua,  ffci  r^oMfl  fcko 
i«  cueU^.f,  rihrm  Cofi  h  liv^'^no,  cYf  f,  frofinio  vr  hffur.la  murk,  »pf<e.  fr^fccUff 
prUoin  cjueU,,,  <hla  f>u  ftofirrhe  ii  fcrfc  oUfgmcoirl  hmdf,^ml 


t.  VMlinfnf 
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mtlaalunjueìpoffa,  che  ijuejìi  f^ckftgumUfua  iottYÌmfdii  fYfffcy  eia  l-,  che  tanto  ft^i 
finiirKì  in  ^^uflU,  che  ne  trag^him  U  moralità  che  m  fafconie  dentro,  Et  e  cfuaft  fmiìe  a  auti 
ihf  dife  mi  xi.  de  la  prima  cantica,  0  uoi  chauete gìintellttti  fm.  Mirate  la  htirina  che  Ùmie 
Sotto!  uelame  de  li  Kerftffrani .  QVci  glmofi,  M^fìra  fer  comparafione,  che  juei  fhmoft  Gret 
ci,  che  paffaron  con  la  fon  rhepico  al  concjuifÌQ  de  laureo  uello  del  montm  de  Calchi,  non  fami 
yniraron  tanto,  c^uanh  uidero  effo  la  fon  F  Arto  tifilco,  ciò  è-,  VaUo  aratore  e  fcminatore  de  denti 
iel  fcrpente  occifo  da  lui,  dejuali  nafceua  huomini  armati,  la  cui  fàitoìa  recita  Out'd,  nel  yjC 
Otranto  fmmireran  cojloro  de  la  dottrina  fua . 


t<f  concmtd  e  perpett^a  fete 
Veì  deifórme  regno  cen  portaus 
Veloci  ^uajif  comd  cicl  ùedctCr 


Tornai  poeta  a  la  fua  materia  dimori  ani 
do,  cme  fjprìio  con  Beat,  flilito  fin  a  lei 
Umem  dfl  fuoco,  iUhehahhiamo  i.rJwrt 
ndireQfdfntc 


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Firenze. 

Postillati  16 


C  A  N  T  O    S  E  C  0  N  D  0* 

Beatrice  m  fufo^tir  io  in  Uiguardaua:  nelfrecfifnttcdnióyffpmftlium  ftUt 

E  fòrfi  in  mto'/m  quanto  un  quadnl  po/S,  ma prtati  da  U  fir^  del  cielo,  froceieaf. 

E  uok  ,edaU  noce  fi  dtfchiaua  j  no  dnoUmente  fecondo  <iueh  infum 
Giunto  mi  nidi ,  oue  muU  cofa  dettoeUmento.E  U  camion  S  ^ueflo 

Mt  torfel  uifo  4  fi:  e  fero  quella  /  ^^^^  //^^^^.^ 

Cui  non  fotea  mia  ma  ejjcr  afiofa ,  ^  ^^^^    •  ^-  f^^^^  ^^^^^^^ 

Volta  uer  me  fi  beta,  come  beUa^,  UradUKer  fiiuo  pi .  viceadun^uf, 

Dr%d  la  mente  in  Dio  grata,  mi  dtffi  5  ^  A  concreaia  e  feriem  fae,  do  e.  La 

Che  nha  congiunti  con  la  pima  Uella  ♦  infieme  cyem  e  fer^etuei  cupidità  e  uoi 

glia,  de/  deifime  regr.o,  ciò  è',  Del  re 
^KO,  iel(jual  liio  è  ftYmcfyfeYclefen^^  luì,  ilciuale'  Rf  deìuniuerfc,  nonfirelrie  regno,  CEnpY 
Uua  ijuaft  Kr/oci,  come  uedetel  cielo,  lìijual  è'  il  deìfvrme  regno  creato  da  Dio  con  (juejìaj^erfetua 
pie  di  continuamente  in  termino  di  xxiiij,  hore  girar  da  oriente  in  occidente,  e  da  occidente  tornar 
in  oriente,  con  latjualfeyfetua  fae,  effe  deiforme  re^na  ce  ne  prtaua  ancora  noi  udoci, 
f  non  frofriamente,  come  uedetd  cielo,  Verche,  efjendo  fffì  ne  Elemento  dd  fi'.oco,  ilcjual  è  mme 
Hate  contenuto  dal  del  de  la  luna,  e  confc(ji<entemente  ancora  da  tutti  gli^ltri  cieli,  e  caminando 
fffc  elemento  con  la  fir{<i  dd  detto  cielo  ,  ueniuaa  caminar  alquanto  men  ueloce  di  (jufllo,  fercne 
ogni  cielo  che  uien  ad  efpr  contenuto,  è-  fempre  men  ueloie  di  ijuello  che  contiene,  f(r  hauer  afir 
la  uolta  minore,  come  fer  Ujfmfio  de  funtifegnati  ne  la  rota  iimojirammo  nd  precedente  canto, 
E  per  quefìa  ragione  laere,  che  dal  fuoco  e-  contenuto,  fi moue  ontor  con  men  uelodta,Ma  di  jue^ 
fio  fratto  ti  poeta  nd  xwiij',  dd  Vurg.  in  perfcna  di  MafdJa,  oue  d  jfe,  Worpenhe  in  cinuito  tut^, 
fojuanfo  laerfi  uolge  con  la  prima  uolta  e  cet.  Tutti  ciuf  fli  mrjì  hanno  origine  dal  primo  m.ohile 
moffc  da  immolile  motore,  do  è',  da  Dio,  che  fcmpre  j{ando,f(rrpre  moud  tutto.  Onde  Boetio,  ^ 
Siahiliti};  manens  das  cumia  moueri,  llju4 primo  mohile,  ha  un  moto  fdo,chè'  da  oriente  in  ocdi 
^ente,  e  ìa  occidente  in  oriente,  e  (juejh,  fccondol  poeta  fteffc  nd  fio  conuìuio,  lo  compie  in  xxiiif\ 
hore,  e  de  le  xv.  le  xiiij, parti  dunaltra  .  Q^r/?o  moue  httaua  sfera,  la({ual  i^ifieme  con  laltre  de 
fette  pianeti,  hanno  futie  due  principali  moti,  uno  da  oriente  in  occidente,  e  laltro  da  occidente  in 
mente,  E  df  ccclx.  gradi  ne^juali  e  compartita,  ogni  cento  anni  ne  fk  uno  talmente,  che  inuchj^ 
mila  anni  uien,  fecondo gliaffrologi,  a  fkr  il  corfo  dituttol  ^diaco  .  duefta  moue  la  fcttim.a  ffira 
aUrihuita  a  Saturno,  efil/ùo  corfc  in  xxx.  anni  0  poco  meno,  CiueUa  di  Gioue,  che  da  (jutfia  e- 
molfa,  lo    in  xy.  te  altre,  che  per  ordine  fcgueno,  come  ifuella  di  Marte,  /o/a  in  due  anni , 
Queia  dd  fde  in  uno,  M enere  in  cccxhit/.  di,  t^.ercurio  in  ccc\\x\iy.  La  luna  in  xxvv-  ^i  ^ 
m  hore,  E  ccm.ehalhiamo  detto,  fcmpre  la  sfira  contenuta  camina  da  oriente  in  occidente,  e  da  oc 
cidente  inoriente,  con  la fir^a  di  (^ueBache  la  contiene,  h  lelemento  dd  fiiOco,che  fcgue  imrr.ediai 
te  dopo  lultima  sfira,  con  la  fir:^a  di  (gufila,  e  cjud  de  laere  con  la  fir^a  di  (lueUa  dd  fimo,  Ma 
fcmpre  con  men  ueloàta  la  contenuta,  per  la  ragion  detta  difcpra,  di  (Quella  che  contiene  .  Quefio 
difcorfo  halhimo  fiitio,per.he  tutti  glialtriejfofitori  hanno  iniefcperla  concreata  e  perpetua  [ite, 
UnJtural  cupidità,  la^ual  è'  in  noi  di  ueder  t^  intendere  la  diuina  effntia,  e  che  quefia  tal  fieli 
porfaua  auafi  uelod  in  fu,  come  fi  uede  efpr  il  cielo,  e  uogUom  che  fiffro  già  filiti  fin  al  cielo  de 
la  luna,  quello  che  uedrem.o  hora  qui  difetto  che  fingerà  che  fffiro.  Ma  fi  di  qufjìa  tei  f  te  haufjfi 
intefc  di  parlare,  non  Ihaueria  fiotta  perpetua,  ma  naturale,  perche  le  cofc  perpetue  ne  mutano  mai 
effire,  cornee  le  naturali  fimio.  Onde  al  principio  del  xxf.  dd  Purg.  di  quejìa  tal  cupidìtà,  iVefft 
intendono  parlando  d^fp,  la  fi  te  naturai  che  m,ai  non  fitiaSefion  con  lacqua,onde  la  f^mmetta 
Smmaritana  adimando  lagraiia,Mi  irauagliaua  e  cei.  Votédof  adunche  quefìa  tal  fie  fc.tiar  con 
lacquacheiii.e,  non  e  ia  effir  iom^niataierieiua^  ma  natmi  in  mi  fin  a  tanto,     cori  f.eltA 


PARADISO 

(al actfua  la efiìnguUm .  autrice  in  fufo,  quel  chf  jf>fr  f^fjìo  uoglU  ftgnifìcaYe,  IhaUim$ 
iftto  nel  fYfceìente  canto,  oue  iifp.  Beatrice  tutta  ne  leterne  rote  Fiffa  con  glioahiffaua  io  in 
lei  Le  luci  fifft  e  cet.  E  Fov/tf  in  tantò,  Vimofira  in  (juanto  Ireue  Jfafio  di  tempo  efft  faliron  da 
lelemento  iel  fuoco,  e  non  ia  terra,  cme  altri  hanno  ietto,  dentro  al  corpo  de  la  luna,  che  fu  in 
tanto  chefifofa  VN  ^juadreBo,  ciò  è,  Wnoflralefu  la  noce  delhaleftro,  E  Scocca,  ciò  è-,  E  fcarii 
(a,  E  Si  difcWuua,  E  fi  diferra  da  la  noce  e  uola  uia  al  desinato  fegno.  In  tSto  ireue  tempo  aduni 
J«r,  dicel poeta,  mi  uidi  giunto,  O  \/e  cofa  mirahile,  Oue  cofa  miracohfa  e  flupenda,  MI  torfel  uii 
fo  afe,  Mifè.e  uolger  gl.occhi  a  riguardarla,  perche  non  infendeuo  che  luogo  fhffe  tjuello,  aUual 
in  un  momento  mi  uidi  ejpr  giunto,  E  pero  Beatrice,  a  lacjuale  non  poteua  efjer  afcofa  Mia  oura, 
fio  e ,  La  miauoglia  e  deftderio  chauea  difqer  che  luogo  era  cfueRo,  perchelfuo  hello  e  lucente  oa 
chio,  ciò  e,  de  la  teologia,  come  diffe  ntl  x,  canto  de  la  prima  cantica  in  perfetta  di  Wirg.  uedel 
tutto,  WOkauerme  fi  lieta  come  heRa,  perche  tanto  e  lieta  e  gioconda  la  teologia,  (guanto  ella 
aletta  e  piace,  mi  difj},  VKil^a  la  mente  grata  in  Dio,  che  tanto  uien  a  dire,  Ringratia  lui, 
CHe  nha  congiunti  con  la  prima  /Iella,  llcjual  ne  ha  uniti  col  corpo  de  la  luna,  lacjual  è-  la  prii 
ma  e  piuuicina  a  la  terra  di  fune  laltre  fleSe  ,  perche  fenZ^la  fua  diuina  grafia  non  potremi 
mo  dar  principio  ala  cognition  de  le  diuine  cofe,  come  uuol  inferire ,  Ringratialo  adunjue  che 
in  tal  principio  nf  ha  predato  del  fuo  fauort , 


Vareuame  che  nube  ne  copriffe 
Lucida  fpelja  foìida  e  polita  ,* 
Quaft  adamante ,  che  lo  fil  firijfe  ♦ 

Per  entro  fé  leterna  margarita 
Ne  riceuette  ;  come  acqua  ricepe 
"Raggio  di  luce  permanendo  unita  ♦ 

Sto  era  corpo  ;  c  qui  non  ft  concepe 
Com\na  dementicn  altra  patio  , 
Chcffer  conukn  fe  corpo  in  corpj  repe  j 

Accender  ne  dourìa  più  il  di  fio 
Di  ueder  queta  ejfentia ,  in  che  ft  uedc , 
Come  nofìra  natura  e  Dio  fumo  ♦ 

ti  fi  uedra  ,  ciò  che  tcnem  per  fède 
Kon  dimoHrato  ;  ma  f\i  per  fe  noto 
A  guija  del  uer  primo ,  che  Ihuom  crede  • 


Vareua  al  poeta,  effcndo  entrati  dentro  al 
corpo  de  la  lum ,  che  fvfpro  coperti  da 
una  lucida  Jpeffa  fclida  e  polita  nule,  <juai 
ft  come  uno  diamate  nelcjual  firiffè  e  peri 
cotejfel  fole,  e  ijuffìo  ,ferchel  corpo  de  la 
luna  ^  per  fe  ftejf/c,  come  dite,  jf  effe  fclii 
do  e  politi,  ma  non  lucido,  an'^  opaco  to' 
ofcuro,  come  fi  uede  nel  fuo  ediffi,  aueni 
gd  che  di  luce  fa  ricettacolo,  perche  luce, 
effendo  per  coffe  da  raggi  del  file,  come 
fà  meieftmamente  ancóra  il  diamante . 
VEr  entro  fe  leterna  margarita ,  chiama 
MArgxrita  ,  ciò  è'.  Perla  ,  la  luna  ,  fer 
hauerU  defcritta  di  cjuel  cohree  egualità, 
ttST  effer  de  la  mejefima firma,  ETerna, 
fer  effer  cofi  fiata  creata  da  Dio,  E  dimoi 
flra,  che  juantunjue  ella  fa  corpo  denfo 


0 

e  folido,  nondimeno,  che  eff  fìnon  riceuu 
ti  da  <fuflla,  fèn'^  Jiuiderla  o  romperla,  come  lactjua  riceue  raggio  di  luce  fcn^  diuiderfr,  ferma 
nenhf  vilmente  unifa  ^  indiuifd,  E  cjueft}  par  impoffthile,  che  un  corpo  (elido  ne  riceua  unaltro 
ftmileinfcfcn'^  diuiderft,  perche  noi  cjuagiu,per  ragion  naturale,  nonpoffamo  intendere,  come 
^uefìo  ftpojfa^re.  Onde  dice.  Sto  era  corpo,  E  Qwi  non  ft  concepe,  E  (Jui  fra  woi  con  lintelletio 
mnfi  comprende,  COme  una  dimention,  Co>ne  una  mifura  ,  lacfual  fcn'^  corpo  non  può  effere, 
ALfra patio,  Wnaltro  ne  fcfferfe  infc,  Uc^ual  cofk  conuien  effer,  SE  corpo  in  corpo  repe.  Se  un  con 
fO  entra  in  unaltro  corpo,  il  deftderio  di  ueder  (Quella  diuina  efpntìa,  ne  douria  accender  più,  peri 
che  (juantopiuparon  impoffìbili  a  linieUetto  humano  le  cofc  che  fono,  tanfo  più,  naturalmente,  faci 
cendel  deftderio^  in  lui  di  uolerle  fapere ,  Ut  la:iual  diuina  effentia  fi  uede,  COme  nofìra  natura  e 
Diofunio,  ciò  è'i  Cme  la  nofìra  natura  humana,  e  la  diuina  di  chrifìo  figliunl  di  Dio  uentnk 


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Postillati  16 


CANTO    SEC  ONDO^ 

In  Wria  Vff9.  til  xmmre,  funiron  di  moda  luna  con  Ultra,  che  in  un  fclo  fuhetto  fiittin  ^uejie 
iuf  diuerfc  nìturt  •  LI  fx  uedra,  ciò  h  in  f(fa  diurna  ejfentia  fi  uedra  qvel  che  non  dmojtrai 
to  tenem  per  fide,  do  TuUo  ciò  che  non  foffiamo  dimorar  fer  naturai  ragione,  corre  oltre  it 
etuel  che  ha  detto  che  un  corfoCdidofin'^  diuiderfi  riceua  unaltrofimil  cor/o ,  E  che  la  dmmta  dt 
Chriffofi^niffi  con  U  nofira  humanita,  e  che  ne  loftU  conjicrata  ancorafiaxljuo  umcoyfo  efre 
cioCchpuf,  E  che  Dn  fia  trino  uno  e  cet.  Ua  Via  fer  fi  noto  e  mamfifto  A  Cuifa  delfriniB 
uero  che  lhuom  crede  .  il  frimo  uero  fi  Dio,  iljual  h'  uia  uerita  e  mia,  E  che  Dio  nonfia  ,  non 
ì  chiduhiii,m.ognifidebt;infideletienfer  firrr.oche  fiauna  f  rima  cagione,  e ^uefio  , jet 
d^ef^tti,  chefcrxo  le  creature poMe  e  create  da  c^ueh,  huenga  che  altramente  nonfif  :[f^  dtmo 
%lrt.  Adunche  ciuando  faremo  la  fu,  e  guarderemoinelfadiuinaelfcn^^^^^  ciocheciui  tegmamo 
fer  fide,  nefar^  ferfifieffi  noto  e  mamfifto,  a  guifi  delfnmo  uero,  che  idio  neljual  noi  aedia^. 
mo  .  Altri  hanno  intefc  il  frimo  uero  [et  ìfrmcj/i  dxfilofifia  . 

Dante  rlffonde  a  (fuel  che  Beaf. ^ihauei 
ua  deUo  ,  DriZ^  la  mente  in  Dio  e  cet, 
dicendo.  Madonna,  fi  deuoto  (juanto  effer 
fojfo  Rlngratio  lui,  Kingratio  Dio,  iljual 
rnha  rimoffc  e  tolto  u\4  dal  mortai  mindo, 
M«  ditemi  che  fon  Ufig^i  ini  '  ^"'^^ 
te  domanda  beat,  de  la  cagione  di  jueh 
leomire,  che  di  (jua  giù  ueggiamonel 
cOYfo  de  la  luna,  lecjuali  il  uulgo  iice  efi 
fir  Caino,  che  ha  una  fircata  di  jfine  fu 
le  jfaJle ,  come  uedemmo  in  fine  del  xx, 
canto  de  la  frima  cant.  Ou(  in  ferfcna  di 
\ÌYg,  dijfi,Ma  uienne  homaì,chegia  tien 
le  confine  Damledue  glihemijffri  e  tocca 
londa  Sotto  Sihilia  Cain  eie pne  .  Sor; 
rife  alquanto  Beat,  de  lignorantia  del  uuh 
go,  poi  rijpondendo  dijjè ,  Se  lofinione  de 
mortali  erra,  O  Ve  chiaue  di  finfo  non 
dijferra,  ciò  e-.  In  cjueUe  cofi  Uguali  la  ut 
fiua  uirtu,  non  afre,e  man  fiftamenfe  no 


16  rijpoft  *jìAadonna  fi  deuoto y 
Comejfcr  fojfc  più  ,  ringratio  luì  ; 
Lcqual  dal  mortai  mondo  mha  rimoto ^ 

Ua  ditemi,  che  fon  li  fignt  bui 
D/  quello  corpo  \  che  la  giufo  in  tcrrd 
fan  di  Cain  fiiuoUggiar  altrui , 

tUa  forrife  alquanto  j  e  poi,SegU  erra 
Lcpinicn ,  mi  diffe ,  de  mortali , 
Oue  chiaue  di  finfo  non  dijfcrra  ; 

Certo  non  ti  dourian  punger  gliHrali 
Vammiratkn  homaitpci  dietro  a  fin  fi 
Vedi  che  la  ragion  ha  corte  Ioli  * 

Ua  dimmi  quel  ,che  tu  da  te  ne  pcnfi^ 
Ef  io  5  fio  che  nappar  qua  fu  diuerfo  , 
Credo  che  fitnno  i  corpi  rari  e  denfi^ 

Et  ella  ;  Certo  affai  uedrai  fommerfo 
ì^él  fiilfo  il  creder  tuo-, fi  ben  afcolti 
Largomentar  ^  chio  li  faro  auerfo^ 


Jifcerne,  cotti f  è  c]-,efo[fi  ii  ijua^iu  com 
trehrnSnf  c,u,ì  àfr^fnMftm  hfu  f "mire  nel  corfo  ie  U  ,  cm  CU  Mi. 
eh  h  Ci  Loti  iammimmf  mnù  iouri^no  hr^mai  fungere.  Poi  cV.e  U  r^gme  U  cWeUh 

JhcheJi.firire!mMrnmiuell,,chet.nefer,fiJ.,e     B"''''''^^^» 'X 
ii  auellernhe,  lu/i<.  ofimo.e,  itc,ual  rM,  Crei,  che ,  corp  r.n  .  ierift  ^nr,o  Clo  che 
rifar au^fu Lerfc  do  l.  Tutto  ^<ello,  che  iiU giù  ci  iirnf  a  ejfcr  ^ua  fu  t  huerfo  e  u  r 
4e«^feriheUfIr,edenQiic,uelìocorfofercoff.ia^^^^^^^^ 
tL::,eneirorIcrofcura,coleuuol,r,firire,E^^^^^ 

rcftrofoeta,  ferche laLiefma ^m.  ancora.'l  fuo cOnmmo,  M. .«  /«"^.r/f 
ftfl  ii  Beau  gUargJrta,  fur  con  ragion  filofofice  in  contrario,  ma  ne  l'  fy^ 
iioiiercheJaleiU4T'fi^<'l''Mogi<'U^^^^^ 


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Postillati  16 


r      I  n  ^PARADISO 

fcftouelrmo.^T  eh,  Cem  ueir.ifmmerfo,  i^mie  B../.  4  D^nie,  de  MMfu  Une 
l^^met^recM,^^^  tncotmio  .  ^urfl./ì^.  optnme^che  .ffai  cerio  uedra  someyfo  ejlm  il  fu, 
credere  nelfilp,  Hmnh  ietto,  Creh  chef^nm  i  corft  rari  e  denft,  Onde  BeatJ^Ja  dicek  . 


La  Jpera  ottaua  ut  dìmofìra  molti 
Lumi^ltquali  e  nel  quale  e  nel  quanto 
'Notar  fi  pojfon  di  diuerfi  uolti, 

5e  raro  e  denfo  eh  Jhcejjcr  tanto  j 
Vna  foia  u'ntu  farebbe  in  tutti 
Viu  e  men  diflributa  &  altretanto  ♦ 

Virtù  diuerfe  ejfer  conuengon  frutti 
D/  principi  formali  5  e  quei  fuor  chuno 
^cguiteriano  a  tua  ragion  difìrutti^ 

lAncor  ft  raro  f offe  di  quel  bruno 
Cagion  ,  che  tu  dimandi  ^  od  oltre  in  parte 
Fora  di  fua  materia  fi  digiuno 

eJIo  pianeta^  0  fi  come  comparte 
Lo  graffo  el  magro  un  corpo,  coftqueflo 
Nf/  fuo  uoìumc  cangerebbe  carte  ♦ 

Srf  primo  fojfe  ^fora  manifefio 
Ne  lecripfi  del  fil  per  traj^arere 
Lo  lume ,  come  in  altro  raro  ingefio  ♦ 

Qiiefìo  non  expero  e  da  uedere 
ÌDe  laltrote  figli  auien  chio  laltro  caffi 
falfificato  fia  lo  tuo  parere, 

^egli  è  che  queflo  raro  non  trapaffi- 
Effcr  conuien  un  termine  da  onde 
Lo  fuo  contrario  più  paffar  non  laffi  : 

£t  indi  laltrui  raggio  fi  rifónde 
Cofij  come  color  torna  per  uetrOy 
Loqud  diretro  a  fe  piombo  nafconde  ♦ 


Volenh  Beat,  arguir  centrai foefa,  ijuan 
tù  a  hpinioyt  cha  detto  hauer  del  turbo  if 
la  luna,  fil  jp/ima  una  manifrjla propo/ìth 
ne,  lajual  è-,  che  lottaua  jfna  ne  dimo^ 
ftra  Molti  lumi,  ciò  è-.  Molte  jìeRe  ,  le', 
quali  fi  foffcn  notare  NEltjual  e  ne!  (juani 
to,  ciò  e,  Ne  la  qualità  ,  E  ne  la  quanti', 
fa,  DI  diuerftuolti,  ciò  ^,  Tfiuari  a^eti 
ti,  E  ne  la  qualità  le  ue agiamo  d  ferenti, 
ferche  alcune  ce  ne  dimofira  f  iu  lucenti  e 
chiare  ,  er  alcune  altre  meno ,  E  ne  la 
quantità,  perche  tutte  non  fcno  duna  mei 
defìma  grande^'^  ,  ma  qual  maggnr  e 
minore,  onde  da gliaflrologi  fono  diuijc  in 
diuerfe  magnitudini .   Se  raro  e  denfo 
folamente  FAceffer  ciò,  Caufifpro  quefta 
tal  diuerftta  ,  come  fu  hai  detto ,  Sarehhe 
in  quei  fai  lumi  una  fola  uirtu,  perche  na 
fcerehhe  da  una  fola  cagione  ,c'xoe  ,  da 
eJfer  (fft  lumi  più  e  mtn  denft  e  più  e  men 
rari,  E  quejìa  tal  uirtu  fdreUe  qua  giù  in 
quffti  corpi  infirÌQri,piu  e  meno  altre 
tanto  dtfìnluita.  ,  fecondo  la  quantità  del 
lume  ,  0  de  la /iella  che  la  dijìriluiffe ,  E 
queflo  è-fàlfo,  perche  ueggiamo  che  le /lei 
le,  fecondo!  fuo  infinito  rumerò  ,  caufat 
qua  giù  non  una  fla,ma  infinite  e  uarie 
influentie.  Onde  figuita  ,  \Hrtu  diurrfe 
Conuengon  e/pr  frutti ,  Conuengon  efpy 
effetti.  Onde  il  Saluatore,  parlando  de  gli 


ipocriti  fa  cer  doti,  A  frucliiut  eorum  coi 
gnofcetis  eoi.  DI  principi  firmali,  cì'o  e^.  Di'  cagioni  de  le  ferme,  che  fono  le/fer  de  le  ccfc,  perchel  Fi 
loffi  ne!  primo  delafifuapone  tre  principi.  Materia,  Eorma  e  priuatiofie,  ma  che  fh  la  firma 
fa  le/fer  de  la  cofa,  efcn^  quella  ,nfffuna  cofa  pojfi  hauer  e/fire.  Diuerfi  uirtu  adunque  di/ìriiui 
te  qua  giù  fra  noi,  conuengon  effer  effitti  di  cagioni,  da  !equa!i  dependa  ogni  e/fere,  e  quefie  fono 
le  diuerfeftelle,  come  da  [nonde  cagioni,  E  quei  tali  effetti,  che  fono  effe  d'/lrihuite  uirtu,  SAria^ 
r.o  a  tua  ragion  di/ìrutti  fitor  chuno,  S ariano,  fecondo  la  tua  ragione  chai  detto ,  che  i  corpi  rari  e 
ienfipinno  diuerfc  do  che  uapfar  qua  fu,  tutti  morti  da  quello  in/imi,  che  per  effa  tua  ragione  ho 
letto,  chefarehhein  tutti  i  deuilumi  una  fila  uirtu,  E  non  che  per  fuor  chuna  fmtenda  diDioprii 
rr.a  cagione,  come  glialiri  effofum  hanno  detto,  Iquali  uanno  quejìa  argumentatione  e  diffmitio) 
ne  de  lautore,  in  ferfna  di  Beat,  molto  intrigando  .  A  Ncorfe  raro  fife,  Ua  Beat.  dimoLto  in 
muerfale,  c\eU  iiuerfitn  euarieta  drfuperiM  torfi  non  precede  da  ienfxta  e  ia  rarità ,  Horrf 

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Postillati  16 


CANTO  SECONDO, 
pr  dy^me  tinira  lofm'mf  dflpfta,  che  (^unfcgni  kki,  chrfi  ufjono  ii  (judgiu  ne  la  lunafYùce 
JiMO  U  U  meifftma  caghne,  uirn  a  trattar  in  j^ardcJar  di  cjueUa,     a  iimjìraYe,  che  ne  cincQi 
ra  (juei  taifegni  hni  che  fono  \n  lei  precedono  da  tal  cagione,  ciò  e,  da  raro  e  denfo,  E  la  dimcfìrd 
ùone  e-  c^ue^a,  chefc  ran  fiffe  cagme  di  ijuei  taifegni  hui^  che  ft  cedono  di  c^ua  giù  effer  in  ìeijn 
fcgneria  che  tjuefìo  tal  raro,  o  ueramenfe  jfenef raffi  olire  da  luna  fu^ferficie  alaltra  di  (jueUa ,  o  ihe 
lapeneircfp  fer  aì(fuanio  f^atio.  Ma  che  non  la  penetri  tutta,  tjueftù  fi  ueje  chiaramente  rie  lecliffi 
Jfl  fole,  ili^ual  è-  [mfre  che  la  luna  /interpone  tra  ejjc  file  e  noi,  e  fc  quejìo  tal  raro  ptnftraffe  tuti 
toltre  in  là,  noi  uedremmo  che  i  raggi  dejfc  fclepolpreUerojer  juelrarc,  laijualcofa  ueggiamo  che 
non fiy  Adun<^ue  non  è  tjuejìoy  ftro  ueggiamo  de  laltrOy  ciò  ^,  che  jufftoraro  non paffi  tuttoltre 
fer  il  corpo  de  laluna^ma  che  lo  foif[tper  aìcjuanto  Jfatio ,  Horafe  cjufjìo  e- ,  hi  fogna  chf  ft  come 
iun  corpo  fi  iroua  frima  il  graffe,  e  dopo  (fuedo  il  magro,  Coft  in  ^uejìo  corpo  d«  la  luna  dopol  ruro 
fi  trouil  denfo,  e  che  penetrando  il  raggio  del  fole  per  (Jfc  raro  fin  a  tal  denfc,  e  non  potendo  più  oltre 
f  affare,  che  refletti  indietro,  e  f^cciajt  dun  aj^ttto  medffimo  con  la /ùperpcit  di  tal  corpo  talmente^ 
che  (juefìi  fcgni  hui  ne  a  luno  ne  a  laltro modo  non  ui  pofjano  hauer  luogo  ,  Onde  dice.  Ancor  [e 
raro  fiffì  cagion  di  (jud  Iruno  che  tu  dimandi ,  Hauendo  di  fcpra  Dante  domandato  B  eatrice, 
che  fon  li  jègni  lui  di  {juejìo  corpo  e  cet.     Ejìo  pianeta  F Ora  fi  digiuno ,  Saria  cofi  priuato  e 
nudo  di  fua  materia  ,  OD  oltre  in  parte,  do  è-.  Od  oltre  da  luna  parte  a  Ultra,  o  uogliamo  dii 
ft  da  luna  a  [altra  fuperficie ,  O  Si,  ciò  &,  O  uermente  coft  come  un  corpo  comparie  lo  grcffò 
elmagro,  coft  c^uffio pianeta  CAngerelle  carie,  C^ngerMe  afptto  ,  K'E//?rO  uolumt,  Helfuo  cori 
fo,  E  (\ueflo  in  cafc,  che  tal  raro  non  p affa ffi,  ma  per  alijuanto  fratto penetraffì  dentro  al  detto  cOr>, 
p,  H  cangfreihe  carte,  perche  daltro  aj^etto  farehhel  raro,  che  affimiglia  al  graffe,  e  daltro  il  denf 
fc,  che  afftmiglia  al  magro  del  corpo,  E  dice  carte,  per  hauer  detto  uolume,  ilijual  e  lihro.  Et  i  lilri 
al  tempo  del  poeta  ffcriueano  in  caria  pecora,  che  da  luna  fnccia  ^  hianca  ,  e  da  Ultra  alquanto 
huna,  e  tal  difirentia  è-  trai  raro  el  denfo  de  la  materia  ,  e  cofi  ancora  trai  graffio  el  magro  del 
corpo  ,  Altri  hanno  intefo  il  juo  uolume,  per  il  fuo  moto,  E  che  cangerebbe  carte,  perche  in  tal  moi 
io  cangerebbe  cj^etio  .     SEI  primo  ftfffè,  ciò  è,  che  ^uefìo  raro  p^ff  tuttoltre  da  luna  a  Ultra  fu  i 
perfide  del  corpo,  fira  manififto  ne  ledipfi  del fde,VEr  trafjrarer  lo  lume, do  e-,  PerM  lume  deffo 
file  frajfarrebbe  ,  come  hcbbiamo  detto,  qua  giù  a  noi,  COme  in  altro  raro  ingefto.  Come  fina, 
tonando fèffe  ingerito  V  infcrto  in  ognaltro  raro .     9j>/?J  non  ^,  Perche  non  ft  uede  traffarei 
re,  PErh  e  da  ueder  de  laltro,  do  è',  che  ijuefto  raro  non  irapaffi  tuttoltre,  ma  ftUmentefin  a  ceri 
io  fl>atio,  E  (jueffo  dice  conuenir  che  fa  un  termine,  doljual  IL  ft<o  contrario,  che-  il  derfc  ,  non  lo 
Ufft  più  oltre  poffare,  ET  indi  laltrui  raggio  ft  r\\inde,  E  da  (juepo  denfc  il  raggio  del  fclefi  r  fMi 
tèe  torna  indietro  non  altramente  chef  fàccia  per  lo  uetro  de  lo  ffecchio  ogni  colore  ,  ilcjuale  jfeci 
chionafconde  e  ceU  piombo  dietro  a  fe,fcn{^l(]i:al piombo,  effe  color  non  (omertà ,  Adun^jue,  fdragi 
aio  del  fole  fi  rifletteetornaindietro  da  <juel  denfo  che  iroua  dopol  raro  '^f^^^^'^l  corpo  ie  ìalura, 
auffìa  talrefìeUione  di  neceffita  fra  lucida  e  chiara,  come  quella  che  torna  dala  flperfide  del  rii 
manente  di  tal  corpo,  come  di  fcpra  habbiamo  detto,e  che  poco  difetto,  fer  naturai  ragion  udremo. 
Onde  e  hora  manifijìo,  che  raro  non  può  effìr  cagion  defgni  bui  e  cet. 

Hor  dirai  tu  che  fi  dimnra  tetro  Voriaf,a  guanto  habbiamo  di  fcpra  detto, 

♦  •  7         •    ^'     t        ^u,ro  *^Ar*i  fkr  una  o\po filone  condire,  Perche  il 

lui  lo  raggio ju  eh  m  altre  prit,  fci,  .1,.        J.../  derfo 

Ver  fjficr  U  nf  ratto  pm  a  retro .  ^^^J^^^^^  ^^^^  ^jj^,^  ^^^^^  ^^^^^^ 

Drf  quefla  injlantìa  può  dììibcrarti  ^^ypo  de  la  luna  uien  da  più  lontano  di 

'Bf^eÙcnVa  5  jc  giamaì  la  proui  ;  t^uel  che  refiette  da  U  fuperfcie  di  (juella, 

Chejjerfuol  jòntc  a  mi  ài  uojln  drti^  fero  fi  dimoerà  più  oscuro,  e  dà  tal  ofm 


' — ^  ^ —  à 

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Postillati  16 


PARADISO 

Tn  J^ecch  fYtnhw  j  e  ì  due  rìmout  yita  ttapfdym  ^ua  giù      pgm  luì, 

Dd  te  dun  modo  ;  e  laltro  più  rimojjò 

Trambo  li  primi  gliocchi  tuoi  ritmi  : 
R/Vo/fo  ad  ejfi  fh  che  dopol  dojjb 

Ti  fìea  un  lume  ^  che  i  tre  jpecchi  accenda , 

E  torni  a  te  da  tutti  ripcrcojfo  : 
Ben  che  nel  quanto  tanto  non  fi  Jìenda  j 

la  uifìa  più  lontana 'Ji  uedrai 


Come  conuien  chegualmente  rij^lenda^ 
Hor  come  a  colpi  de  gli  caldi  rai 
De  U  neue  riman  nudo  il  fiihietto , 
E  dal  color  e  dal  freddo  primai^ 
Coji  rimafi)  te  ne  UntcUetto 
Voglio  informar  di  luce  fi  uerice , 
Che  ti  tremolerà  nel  fiio  aj^etto^ 


Onie  dicty  HOr  dirai  tu,  Hora  tu  Dani 
te  iirai,  CHr  iuiy  chf  la  dfnfyO  in  effo 
corpo,  /o  Yagpo  fi  dimoftra  VIu  tetro,  ciò 
^>  fiu  ofcuYO  CHe  in  altre  farti,  che  n$ 
in  fuferfìcie,  VEr  ejpy  li  ri  fratto,  fiu 
a  retro.  Ver  ejjèr  iui  rifeycoffc  più  da  hn 
tano .  DA  ^uejìa  infìantia  fuo  dilihei 
rarfi ,  Va  (juefta  Ofpoftione ,  Kijfonde 
Beat,  fi  può  deltherar  e  rKofiraYtil  uera 
ejferientia j  fe  fiamai  auien  che  tu  la  froi 
ui ,  lajual  ejjjfrienfia  fuol  rjpr  principia 
Sogni  arte,  perche  ijuefta  fcla  la  fi,  cornei 
finte  fà  ogni  riuo .  TKe Jfecchipreni 
derai,  Wuol  dimofìrar  per  ej^erifntia,chf 
fe  hen  la  luce  è  in  t^uantita  maggiore  ne 
le  uicine,  che  ne  le  lontane  co/?,  che  noni 


dimeno  la fua  refìettione  è'fn^pre  in  quH 
tifa  in  (jualifa  una  melefima,  fur  che  fimpre  una  medefma  fta  la  luce,  perche  (jueflo  dimoftra 
to,  farà  folto  uia  che  la  reflettione  del  raggio  del  fole  che  uien  dal  der.fc  pofto  dentro  al  corpo  de  la 
luna  fia  più  ofcnra  di  cjuella  che  uien  da  la  fùperficie,  e  confcijuentemente  che  raro  fia  cagion  di 
^uei  ftgni  lui,  E  lej^erientia  uuol che  Ihuomo  fiiuia  con  tre  jfecchi,  ti  due  dejuali  [uno  eguali 
mente  rimoffì  e  difìanti  da  lui,  er  il  fer^  in  me^  a  (fuei  due  altjuanto  più  remoto,  e  dietro  a  lui 
fa  un  lume,  la  luce  delcjual  accenda  ognun  de  detti  Jfecchi  in  ferma,  che  la  refeuion  del  raggia 
uenga  daog  nun  di  (Quelli  a  lui.  Et  ordina  cofi,  Trerderai  tre f^ecchi,  e  rimoui  i  due  da  te  DVn 
moh,  ciò  è-,  che  li  fieno  egualmente  diflanti,  E  laltro,  ciò  è-,  il  ter^  jjrecchio  fiu  rimoffc,  ritroi 
ui  L I  tuoi  Occhi,  ciò  è,  ha  tua  ueduta  TRrfwfo,  cize-.  Tra  luno  e  laltro  de  due  primi  ffecchi, 
Riuoltopoi  ad  effi,^  che  DOpol  doffc,  ciò  è-,  D:f  o  le  fratte  ti  fìia  un  lume  che  accenda  It  tre  ffeci 
(hi  E  ripercof/ò  effo  lume  da  tutti,  torni  a  te,  E  //  uedrai,  come  conuien  che  l  A  uipa,  do  ^,Lo 
fiecchio  che  farà  più  lontano  da  te,  rifflenda  egualm.ente  come  glialfri  due,  BEn  che  nel  guanto  no 
ft  jìenda  tanto,  ciò  e*.  Ben  che  tanto,  pei  efpr  più  lontano,  non  participi  de  la  luce,  (guanto  ^r:n9 
glialfri  due  per  effirpiu  da  preffc .  HOr  come  a  colpi  de  li  caldi  rai,  Vrouaio  juei  lai  [coni  lui 
non  proceder  da  raro  e  denfc.  Beatrice  Aggiunge  ,  Hora  cofi,  cornei  fitlieUo  de  la  neue,  uien 
<rJ  effcr  il  terreno  fulciual fi pofct,  Riman  nudo  a  caldi  rai  del  [de,  e  dal  color  che  de  la  neue  e  hian 
€0,  e  dal  freddo  di  prima,  Cofi  e/fendo  rimafc  nudo  e  ff  ogliato  tu  da  le  dette  ragioni  de  la  tua  opii 
nnne  chauei  di  (juei  fcgnihui,  com.f  uuol  inferire^  \ oglio  infirmar  te  ne  linttUfi^']  Dl  fiuiuace 
luce.  Di  tanto  chiara  emanififiauerita,  che  NEI  fuo  <^ff  eUO,  ciò  e,  Nel  apfrefcntarfi  inan'^  iti 
effe  tuo  intelletto  TI  tremolerà,  7 i  ftra  del  tutto  rifintir  e  rimouey  de  la  tua  prima  opinione,  con 
rimaner  fatisfitio  di  juelche  ioti  diro. 


rentro  dal  del  de  la  diurna  pace 
Si  gira  un  corpo  ;  ne  la  cui  uirtute 
Leffir  di  tutto  [uo  contento  giace  x 

to  del  feguentc,  cha  tante  uedute , 
Qhel  ejfir  parte  per  dtuerfi  ejfcn'^ 


Vuol  Beat.  Infcntentta  teologicamente  di 
ntoflyar,  che  ogni  difirentia  che  fiuede 
dafìftla  afleUa  nafia  fidamente  da  diuii 
ni  uirtu,  e  mn  da  yayo  e  denfc, come  Dan 
te  fi  cyedeua,  arguendo  in  (juejta  firma, 
VEntyo  dal  cid  de  U  diuinapacff  ciò  è-. 


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Postillati  16 


CANTO  SECONDO» 

lui  dijìinte  e  da  lui  contenutt  : 
Glialtri  giron  per  udrie  difirenTS 

te  dipntion ,  che  dentro  da  fe  hanno  , 

Dijpongon  lor  jini  e  lor  femenTje^ 
Quefìì  organi  dd  mondo  cofi  uanno-, 

Come  tu  uedi  homat ,  di  grado  in  grado  j 

Che  dt  fu  frendon  ,  e  di  fitto  finno  ^ 
Riguarda  ben  homai  ji  comio  uado 

Ver  c/?o  loco  al  uerojche  dtfiri^j 

Si  che  potjàpp  fol  tener  lo  guado  ^ 


Vfrttro  dal  c/c/o  mfiffù,  fìeljual,  fey  e  fi 
fer  immobile,  e  ijuiui  nf  la  uifm  di  Vh 
a<ijuftarft  ogni  Ìeato,ftcQm<  a  fuo  fine, 
è  face  Diurna yiiù  ^,  Eterna,  jferche  nef 
(una  cofh  fuQ  ejfcY  diuina  che  non  fta  det 
na,  SI  glia  un  corpo,  Qu^fjio  e-  il  frima 
moSile,  che  uolgarmenie  lo  domanàiaw 
il  cielo  chriflaHino,  che  ffguita  immediai 
te  dentro  a  lemfireo,  lltjual  chriftattino, 
come  di  fcfra  dicemmo  ,gira  da  oriente 
tn  occiJente^e  da  occidente  torna  in  orien 
te,  (juafi  jcmpre  in  xxiiy,  hore,  Ke  la  cui 
uirtufe  Giace  lefpr  di  tutto  fuo  contento,  ciò  e'.  Sta  lejfcr  di  tutte  le  cofc  contenute  da  lui,  che  fcno 
da  lemfireo  cielo  infuori,  tutte  le  cofe  create,  leffcr  de  lejualt  defende  da  la  uirtu  motiua  tiT  efjrt^ 
tiua  di  ifueflo  tal  corpo,  che  la  riceue  da  Dio  immolile,  E  con  (jueQa  mouendol  tutto,  da  e  Lor.fcrua 
lejprad  ogni  creatura  contenuta  da  lui.  Onde  allerto  Magno  di  quejìo  tal  fyimo  mobile  farLndo 
dice,  Circuluf  ftgnorum  non  /ìeRatuf  frimus  efl,  halens  motti  figure  c7  uitàe .  LO  del  fegueni 
te,  cha  tante  uedute,  ciò  è',  lottauo  cielo,  che  fcguit a  immediate  dentro  al  nono,  ilijual  ha  icnte 
fieQe  che  ft  uedono,  VArte,  ciò  e ,  Diflrihuifce  cjuel  tal  ejpr  PEr  diuerfe  «"jpw^,  Vfr  diuerfc  e  uai 
riefuflantie,  come  fcno  le  jìeSe  difiinte  in  lui,  e  fur  da  lui  contenutt,  ferche  Qlialtri  gironi,  eia 
è',  QliaUri  cieli,  che  girano  dentro  da  cjuffio  ottauo,  che  fcno  quelli  ie  fette  fianeti,  Dìj^^ongon 
L  E  difìintioni,  ciò  e',  le  fìelle  dipinte  channo  dentro  da  fc,  A  Lor  f.nì  e  lorpmen'^.  Ad  i  loro 
effetti  ZJ'  ale  loro  cagioni  PEruarie  diffuren'^e.  Perche  altri  influfjì  produce  in  c^uefìi  corfi  inftrioi 
ri  lajìeRa  di  Saturno,  Altri  (jhelladi  Gioue,  Altri  tjuella  di  Marte,  Altri  (\ue\la  di  Venere,  e  cofi 
ua  difcorrendo  •  Q^efli  organi  del  mondo  cofi  uanno,  Quefìa  ^  conclufione  di  (juanio  ha  detto 
il  fcfra,  che  idio,  come  prima  cagione,  infonde  lafiia  motiua  ZD"  effittiua  uirtu  in  tutte  le  fue  crea 
iure,  e f^ftialmente  nel  frimo  mobile,  per  ejpr  più  dijj^ofìo  a  poterla  riceuere  .  Ouffìo  Iwfinde 
fimilmente  in  tuUe  effe  creature  contenute  da  lui,  ma,  per  la  medefma  ragione,  più  ne  lotiaua  sjtt 
va,  e  cofi  ua  difcorrenh  duna  in  una,  E  ciafcuna  in  ijuanio  la  prende  di  fcpra  a  fr,  fi  fa  effetto, 
cr  inijuanfo  la  infiinde  di  fitto,  fi  fa  cagione.  Onde  dice,  che  di  fu  frendon  e  di  fcUo  fanno,  e  che 
qvefii  orfani,  ciò  è',  Q.tt^/?i  ordini  del  monh  uanno  cofi,  che  ciafcuna  creatura  da  luna  freni- 
iez^  a  Ultra  da  ,  come  habkamo  detto,  la  fua  uirtu  » 


Lo  moto  e  la  uhtu  de  fanti  gjri^ 
Come  dal  fiibbro  lane  dd  martello  ^ 
Va  beati  m  'or  conuien  che  fpiri* 

E2  del  j  cui  tanti  lumi  fanno  beUo , 
Va  li  mente  profi)nda,  che  lui  uolue^ 
Trende  Vmage ,  e  fitjfene  fi^ggeUo  ♦ 

E  come  lalma  dentro  a  uofira  jpolue 
Ver  dijfcrenti  membra  f  confi^rmatt 
A  diuerfe  potentie  fi  rijohe  ; 

Cofi  la  inteìUgentìa  fua  bontate 
Uultjplicata  fer  le  fìelle  Jpiega 
Qirando  fe  Joura  fua  unitale^ 


Sono  i  cieli,  che  ft  mouono,  fecondo  il  por; 
ta,feguitando  lamica  opinione,  noue,  ciò 
p-,  1/  frimo  mobile.  Lo  fìtUato,  E  ^wffli 
de  fette  fianefì,  E  ciajcuno  ha  un  motore, 
ciò  è',  una  inteHigentìa  che  h  moue,  E 
^Ufjìi uanno  cótemferando  il  moto  de  lui 
no  con  ijuello  de  labro' in  firma,  che  tam 
to  ne  le  fiupeviori,  (guanto  ne  le  infiriori 
cofi,  ne  refidta  jufl  perfittiffmo  ordine 
che  fi  uede  .  Va  quefii  beati  motori  aduni 
juedice  che  COnu  en  the  ff  irì,  do  ^, 
conuien  che  proceda  e  uenga  lo  moto  e  U 
HÌYtU  DE  fmigÌYÌ,Vi  tutti  i  cidi  ^^'^  if* 


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PARADISO  CANTO  SECONDO* 


Virtù  clìuerfa  fii  diuerfa  kga 
Col  preciofo  corpo ^  eh'  ella  autua  5 
ì^elqual  fi  come  uita  in  lui  fi  Icga^ 

Ver  la  natura  lieta^  onde  deriua, 
LA-^uirtu  mifìa  per  lo  corpo  luce. 
Come  letitia  per  pupilla  urna , 

Vìa  efji  uìen ,  ciò  che  da  luce  a  luce 
Var  difirentey  non  da  denfo  e  rarot 
"Elfii  è  formai  principio che  produce 

Conforme  a  fua  bontà  lo  turbo  el  chtm  ♦ 


yam,  a  do  che  rie  refultì  (juSto  haUianìtS 
ietto,  come  dal  fhhhro  conuien  che  J^iri 
Urie  ifl  rrmrtello  nA  hatter  del firro  bora 
jirte.  Urei  fiano,  V  hor  elei  un  lato  tST 
W  U  laltrù  a  eia  che  re  refultila  firma 
ihe  sha  fenfatQ  H  uolerui  iniurre  con  la 
fua  delifa  profQytìzne  .  £  l  del  cui  tanti 
lumi  ff.nno  heh,  cio^^,  Uttauo  cielo,  ili 
qualè- fitto  hello  da  tante fte[lf,  prende 
limale  dela.fua  uirtu,  DA  la  ^rofinda^ 
ciò  è.  Da  la  infinita  mente  diuina,  cheh 
uolge,  E  Fajpne  fi^ggf^lo,  Venhe  cjuella 
meìefima  uirtu  imfronta  foi  ancora  lui  in  altri,  Et  e*  tjuel  me^  efimo,  che  di  fi  fra  difje,  che  di  fit 
frendon  e  difcttofinno,  Onde  Boetio,  Mentemij;fYofimim,  Circuit  ^  filmili  conuertit  imagine 
coelum  ,  E  Come  (alma  dentro  a  u^fira  plue,  Vimoflra,  che  fi  come  lanima  dentro  al  nofira 
corpo,  che  di  carnt  douenta  jf>oluere,fi  rifo'ue  e  difiende  a  diueyfe  fue  fotentie  fer  dtffirfnti  e  coni 
firmi  memha ,  perche  ogni  pofentia  conuien  che  hahhia  memhro  coìi firme  a  fi,  douendo  lanima 
operar  in  cjueSo,  Cofi  la  inteOigentia  diifuefto  oUauo  culo  fiiega  e  difende  per  diuerfi  fieUe  SVa 
mulfiplicatatontate,  cioè,  la  fiua  multtplicm  uirtu,  Vn  che  in  guanti  più  la  uirtu  fidifinde, 
untopiufi  uien  ad  augumentare.  Onde  tal  uirtu  fjfcndo  prima  fiata  infitfa  da  Dio ,  come  di  foi 
fra  dicemmo,  ne  la  inrelligentia  dd  primo  mohiìe,  z!T  ella  hauenJola  participata  con  (juefia  de  loti 
tauuielo,  ueniua  ad  effir,  come  dice,  mulfìplicata,  Girando  fi  [cura  fua  unitaff,  do  è-,  Wiòutni 
hfifiuralfiio  unico  e  fd  cielo  a  lei  dato  in gouerno,  perche  in  tal  m:ìtoparticipa  effa  fua  mulfifli^ 
cata  uirtu ,  Virtù  diuerfi,  ciò  e^,  Virtù  diuerfamente  di^riluitd ,  come  (juffìa  ài  tal  intelligm 
fia,per  diuerfi fieRe,  F«  col  predo fc  corpo  del  cielo,  CHe  ella  auiua,  do  è-,  ìlcjuale  dia,  mediante 
il  moto,  che  da  lei  li  uiene,  uiuifica,  DIutrfa  lega,  Diufrfi  e  uaria  operatione,  Come  fii  la  uirtu 
ée  lanima  difiriluita per  diuerfi  orfani  del  corpo  .  Kdcjual  pYfcizfo  corpo,  fifa  intdligentia fi  lega 
tsr  unifie  SI  come  uita  in  lui,  do  e-.  Si  come  anima  in  corpo.  Onde  dice,  che  ella  ìauiua ,  LA 
uirtu  mifla,  do  (y,la  uirtu  innefia  er  infirta  col  predofc  corpo  che  tBa  auiua,  luce  per  effe  prei 
ciofd  corpo,  come  letitia  per  pupilla  uiua  ,  Verche  fi  come  la  letitia  de  lanimoluce,  e  fi  dimofìra 
maffmamenteperla  pupilla  de  hcchio,  Cofi  la  mifìa  uirtu  di  cjuefia  intelligentia  de  loUauo  ciVfo, 
luce  e  fi  dimoftra  per  le  fuefteUe,  che  fino  gliocchi  del  preciofo  corpo  di  tal  cielo,  E  <j«f/?o  fiiVErU 
fia'ura  lieta,  onde  deriua,  do  e,  Ver  la  natura  diuina,  da  lacjual  ella  depende,  E  ferche  diuerfci 
mente  luce^  rijfetto  a  la  diuerfa  (juantita  e  egualità  de  corpi  de  le  fieUe,  pero  conchiude,  che  da  effa 
mifia  uirtu  mene,  do  che  par  difjrrente  13  A  luce  a  luce^  do  e'.  Da  fìella  a  jìella,  E  non  da  denfo 
e  raro,  come  Dante  ft  credea.  Et  effa  intedigentia,  da  Ucjual  fecondamente  deriua  tal  uirtu,  dice 
fjfcr  PRincipio  firmale,  do  è-,  Cagione  delejfire,  Ven\,(  U  firma  e  quella  che  fila  da  lejfir  a  la 
cofi,  come  Cjuefia  intelligentia  fi  «t  le  fteUe  del  fuo preciofo  corp  producendo  in  effe  lo  furio  el  chini 
ro  confórme  a  fua  hnta,  Conuenienfe  a  la  fua  difìrìiuifa  uirtu .  Adunjue,fe  nel  corpo  de  la 
lunti  nói  ueggiamo  cjudfgni  bui,  non  è-  che  cjuiuifia  più  raro,  0  denfi,  Wia  fino  naturali  in  (jueU 
lo,  come  uuol  il  poeta  infirire,  non  altramente  che  il  turh  in  una  e?"  il  chiaro  in  ur.altra  fìella^  a 
^io  che  produca  alcuni  uari  effiui,  che  fin'^  tal  diuerfita  non  produrrete  • 


Nel  prefinte 


1 


'i 


Elii 


PARADISO  CANTO  TERZO» 


Kfl  frefcrte  canto  aUro  «o«  ft  ccniiene fc 
mn  cVel  foeta  finge  hauer  frouaio  nel  cof 
fo  de  la  luna,  alcjual  halkmo  ueiutù  ntl 
Recedente  chra  flifo,  fra  le  altre  baie 
(tnime  e^utHa  di  Viccarda  fcreUa  di  Torei 
fe,  E  che  da  lei  li  fcjjìxìi^efduti  alcuni  fìmé 
duihi,  tf7  intefc,  come  ^uiui  erano  pfte  l^gm^ 
ìanime  dt  cfuitle  chaueano  fitto  uotoefy^ 
fiffme  di  ulrginit.':  e  religione,  ma  di  / 
hiolentemente  nerano  jìate  tratte  fiiori  •  ^ 
q^tl  fcl  che  friadarr.or  yri 
fcMol  IfttQ .  chiama  Bfat.fde.wU 


Quei  foU  che  frU  ddmor  mi  faldol^ettOj 
Vi  bella  uerita  mUuea  fcouerto 
Arcuando  e  riprouando  il  dolce  aj^ettoi 

Ef  io  per  confèffar  corretto  e  certo 
t'.c  Jleffo  y  tmo  ,  quanto  fi  conuennCy 
Leuai  il  capo  a  projèrtr  più  erto  ♦ 

Ma  uifion  apparue ,  che  ritenne 
A  fe  me  tanto  Uretto  per  uederfiy 
Che  di  mia  conjejjwn  non  mi  fouenne* 

Quali  per  uctri  trafif^arenti  e  terfi , 
O  «er  per  acc^ue  nitide  e  uanfiih 


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Postillati  16 


PARADISO 


la  thoh^ia  illumina  Ir  yKfftfi  ìf  le  ìtìuifi 
liti,  cmel  fcìfi  [occhio  àe  It  Uifihdi  t7 
affauììtl  coff,  CHf  fria  Jamr  mfcalhl 
letto,  ìlcjualfYima  maaffc  iel  fuo  amor  il 
corr^conif  uficn.Yno  ne  la  uifa  diluì, 
MHaufa  fc^iuerto  il  klce  affetta  it  Ma 
uerifa  ,  Queh  che  nel  f  recedente  canto 


Non  jf  profonìe ,  che  t  fondi  fm  ^erjt^ 
Tornctn  de  nofìri  uifi  le  pojlille 

T^ehili  fi  ^  che  ferU  in  bianca  fronte 

'Non  uien  men  forte  a  le  noflre  pupille  j 
Hall  uìdio  più  fncce  a  parlar  pronte  : 

Cerchio  dentro  a  lerror  contrario  corft 

Icenhy  Vo^/;o  infòrmay  te  ne lintrSetto 
iiji  Muace  luce,  che  nel  fio  af^eUo  ti  tremolerà,  VV^Ouanio  e  rifYOuank,  ciò  ^ ,  Vr^uanio  lon  le 
fue  argmentationi  tffa  t  Ita  uevita,  che  fi     t^uel  che  propriamente  proceieano  (jueip^ni  hi,  che 
^t^a  giù  fi  ueggon  e/py  nel  corpo  de  la  luna,  E  R  iprouando,  ciò  è ,  Confutando  la  mia  non  \era 
opinione,  che  di  ([uelli  prima  hauea,  Et  io,  corretto  mejìfffc  del  mio  errore,  e  certo  di  taltella  ueri 
ta,  leuai  il  cap:i,  (juantoft  c^nuenne,  più  erto  apròftrir  con  parole,  per  corpffar  fjja  uerita  ,  E  aui 
defcriue  cjuello,  chefuolfnr  chifìrauede  del  fio  errore,  cjuanio  da  altri  li  uien  ad  e/fcr  dimofìrai 
foluero,  che  per  uergogna  de  la  fiaignorantia  riprendendo  fc  ftelfc,aShalfapyimalcafo  ,mapoi 
per  conpffar  e?"  affirmar  linfefa  uerita,  lal^  modeffamerJe  cfuanto  e-  conueràente  dal^arlo  .  MA 
uifton  mapparue,  Mofìra  che  uolendo  confijfar  a  Beat,  la  già  detta  uerita  ,  ffftre  flato  impedito  dà 
una  uiftone  che gliapparue,  lacjual  lattraffc  tanto  a  Ce,  che  domenticc  di  confiffarla,  hi  ordina  co), 
fAa  uifion  mapparue  che  ritenne  me  Unto  afefìretto,  PEr  uederfi,  ciò  è-.  Perche  fai  uifone  fi  uei 
dea  e  non  era,  come  uuol  morire,  (jueDa^etif  di  fognare,  che  uifmefimilmente  fi  dQmanda,lai 
fual  non  fi  uede,  CHe  non  mifcuenne,  che  non  mi  ricordo  di  mia  conlcffione ,     qy  ali  per  uetri, 
Vien  a  defcriuer,  per  alcune  finulifudini,  ^ualfijp  la  uifme  che glia^pane  ,  Etin  fententia  fi, 
che  lipareua  di  uederpiu^cce  pronte  e  di0e  a  parlare  in  cfueda  firma  che  fi  ue^gono  i  nopri  ud 
ti,  non  nelojpecchio,  che  rende  hiietto  fmile  a  (juel  chefc  li  rcpfrefcnta,  ma  come  in  uftro  trcfhai 
rente  e  polit:»,  o  ueramente  in  accfuepofafe  e  chiare  e  non  fi  frojhnde  che!  findo  non  fi  pffci  uedere, 
perche  cfuefie  tre  condttioni  Ifcgna  che  halli  \aceiua,fe  Ihuomo  oi  altra  cofa  ui  fi  de  ueder  dentro, 
Onde  dice,  dualtper  uetri  traf^renti  e  TErfi,  ciò  è,  Voliti  e  n-tti ,  Oufr  per  accjue  Nitide  e 
trancjuiGe,  chiare  po  fate  e  (juefe.  Non  fi  profonde  che  ifindi  Slan  ferfi.  Siano  perduti  da  la  uelui 
ti,  rornan  lepofiUe  de  nofìri  uifi,  Tornan  gli^fieUi  de  nofìri  uolfi  a  noi  fi  deliliepoio  aparenti, 
che  perla  in  lianca  fronte  non  uien  MEn  fòrte,  hauenh  detto  delili,  A  lenofìre  fifille  de  glioci 
chi.  Perche  effendo  la  perla  in  liancheZ^  fmile  al  fronte,  fi  difcerne  meno  in  cjueìla,  chef  fff  p 
fia  m  fronte  men  tianca.  Tali  adunque  e  fifttte  dice,  t  idi  io  più  ficee  pronte  a  parlare  ,  TEnk, 
Ver  lacfualcofa,  IO  corfi  dentro  a  lerror  contrario  a  ijueIlo,che  accefe  amor  tra  Ihuomo  e!  finie  Toc 
cando  la  fiuola  di  Narcifc  recitata  da  Quid,  nel  ter^  .  E  corfe  ne  lerror  contrario  a  lui ,  ferche 
Uarcifi  fiecchiandofi  nel  finte,  e  ueggendoui  la  fimilitudine  de  la  fua  figura  ,  fi  ere  de'  ueder  un 
huomo,  quello  che  non  era,  Ef  il  poeta  ueggendo  cjuelle  ficee  pronte  a  parlare,  fi  credi- che  fifi 
fero  non  uere  ficee  di  ijuei  leatì  fi>iriti ,  comerano,  ma  ui  fi/firo  per  fimilitudine  raffrefenia'. 
te,  come  fi  ueggono  ne  lo  ff>ecchio.  Onde  feguita  dicendo . 


iuhito.ft  comìo  di  hr  rnaccorfi, 
aucUe  filmando  fpecchiati  jemhiant'r , 
Per  ueder  di  cui  fhffcr  gliocchi  torfi  j 

E  n'iUa  uidi;  e  ritorfU  auanti 
Dritti  nel  lume  dc'la  dolce  guida, 
Che  forridendo  ardea  ne  gliocchi  finti  ♦ 


Silmandol  poetaci  e  ejueUe  ficee  che  ueìe 

uafijfcro  specchiati  fim.hianti  ,  cioè. 
Affetti  rc!jfpre feritati  in  (Juel  corpo  de  U 
luna,  tome  cjuelli,  che  fi  rapprefentano  ne 
lofiecchio,  come  di  fcpra  ^  fiato  detto, 
torf e  gliocchi  in  dietro  per  ueder  di  eli  fi f^ 


Mi 
PO 

Di  [e 

filili 
[tm 
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Bm 

pKÌ 

frilùJi 
piw 
(|J,C( 

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fé,i 

hoì 

lirm 
liiflìi 


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Postillati  16 


CANTO 

Ko«  ti  mmuigìiar  fer ch'io  forrida 
Mi  diffe ,  apprejfol  tuo  putrii  ceto  ; 
Poi  Jopral  uero  ^inchor  lo  pie  nonjidji  j 

Mct  te  riuohcy  come  jitol  j  a  uoto^ 
Vere  fujlantie  fon ,  ciò  che  tu  uedi , 
Qui  rilegAte  per  manco  di  ucto  * 

Vero  parla  con  ejjè  5  eir  odi^e  credi 
Che  la  ueracc  luce ,  che  le  appc^gd  , 
Da  fe  non  Uffa  lor  torcer  li  piedi  ♦ 


T  E  R  Z 

pr>,  f  uiJe  tìuHa,  onlf  &(  t^i  li  t:,Yn(f 
a  uolteiy  ttf^liocchi  ii  Beat.  A  iarne  <ii 
inifndfYfy  chf  (Quando  nfla  coniernflatià 
fif  tYQuiamo  alcuna  dificulta,femfYe  doli 
Viam^  udtmia,  Beat,  ime  fa  fer  U  fàcYd 
fcYÌUuYa,feiche  (^Uffìa  ,fcrridendo  de  U 
n:>flraign:ìYar:tia  ,ayde  (antù  di  carità, 
che  fi  mòue  a  dimcflrarne  ti  uero ,  V  ^ 


traYtie  dogni  errore ,  Non  ti  rnarauif 
gliarferchiofcrrida  AVfreffcltuo  futril 
tot;  ciò  ^,  Affreffcl  tuo  imjffrf.tto giudi 
ciò,  fol  c\ie  ancora  non  piadT  ajfecural  fiede  fcfrat uero,  ma  te  riuolue  a  uoto  e  Uanamepte,  come 
fuol  fire .  VEre fujìantie  fon  do  che  tu  uedi,  Sujìantie  uere  fcno  generalmente  tuUe  le  creature 
channoleffere,  Sujìantie  mn  uere  fono  le  còfe  che  f  areno  e  non  fcno,  cornei  foeta,  ingann^ndo/ì, 
fi  crelea  chefhffcro  (juefìe  anime  che  uedeua,  giudicandole  di  uedere,  come  le  cofe  che  ftraffrefen  i 
tano  ne  lo  jfecchio,  0  in  altro  corpo  trajjjarente,  E  fcno  coft  dette ,  feyche  fuhfifieno,  ciò  è',ftannù 
fitto  a  gliacciienti,  come  ne  lecorfoYee  e  ryiaferiali  è-  U  ftanfita,  la  qualità,  il  colore,  la  fatta, 
Ihumidifa,  il  calor  e  la  frigidità .  Ne  le  fef  arate  da  materia,  come  fcno  gliangioli  e  lahime  heatr, 
è-  linteUetto  e  la  uolonta,  fer  he  infendono  Dio,  e  uogUan  fclamente  tanto  (juanto  che  uuol  lui .  • 
Beatrice  adunque  dice  a  Dante,  Ciò  che  in  uedi  fcn:i  uere  fujìaniie,  (jui  in  (juejìo  Uffo  cielo  rilei 
gate  VEr  manco,  ciò  e',  Permancamento  tfT  impfrftttione  di  uoto  .  Hahhiamo  ueduto  ne  la  dii 
fcritCi^ne  del  Par.  che  f  cornei  foet  a  haueua  pflo  in  fette  cerchi  digrado  in  gradoi  peccatori  che  fi 
funiua^.n  ne  Vinf  Et  in  altri  fecte  ijuellip^lìi  nel  Purg.fer  dar  a  ciafcuno  il  fuo  conueniente  graf 
do,  Cofi  hauea  infette  cerchi  fojìi  ancora  (jueUi,  cherano  flati  affunti  a  la  gloria  del  Par.  1  quai^ 
fette  cerchi  erano  i  primi  cieli  de  feUe  pianeti,  E  non  perche  ijuiui  fvjp  il  luogo  loro,  hauendoli  tuUt  ^ 
pyfìipoi,  come  nel  fio  lu:>go  uedremo,  nel  deh  empireo  a  fruir  la  uifton  di  Lio  ,Ma  per  ejfrimey  ' 

Cjr  ognun 


pfìi  poi,  come  nel  fio  lu:g: 

feUe  gradi  di  latitudine,  e  dar  a  ciafcuno  il  fuo,  finge  che  in  (juellife  li  rapprefentm 
di  oro  in  juel pianeta  da  Itrfiuentia  delijuale  era  flato  aitato  e  tirato  a  tal  beatitudine .  Onde  nel 
feguente  canto  in perfona  di  Beat,  uedremo  che  parlando  de  Unirne  che pgìierano  rafprefentate  nel 
frimo  cielo,  e  di  (juello  nel  corpo  de  la  luna  dice,  Qui  fi  moftraron  non  perche  fortita  Sia  tjueflajfe 
ra  lor,  maperfàr  fegno  De  la  cetfjìiaì,  cha  menfilita,  Aduncjuepey  laluna,  dentro  al([ual  pianei 
U  finge  chera  allhora,  per  effer  di  natura  fredda,  tTinclmar  gìianimi  a  uirginita  religione  e  ca',^ 
flita.  Onde  i  poeti  fìngono  che  Diana,  ftgni ficaia  per  effa  luna,  fijfi  fempre  uergine,  e  da  uergini 
Ninfi  accompagnata,  pero  pone  chein  lei  fi  rapprefcntino  lanime  di  cjuelle  chaucam  fitto  uotoh  uir 
finita,  e  che,  per  meglio  poterf^in  ^juella  conJWu^^       rendute  religiofe  ,^^n  tal^  reìigione  ^yr/rtrticnr^ 


race  luce,  ciò  è',  l^enhe  Idio,  lijualle  cppaga  e  contenta,  Non  lafcia  /or  torcer  LI  piedi,  do  e-, 
gH:tffettidajf,  Et  in  fcntfntia,  effcndo  dio  fomm^  uerita  ,  et  ejfc  riguardando  fempre  in  W, 
egli  non  le  Uffa  mai  deuiar  da  guitta  . 

Ee  io  a  hmbra  ,  che  parea  più  uaga  \r\tefo  Dante  da  Beaf.cjuel  defir  douea  , 

Di  raggionar ,  dri\7arrj  ^  e  cominciai  fi  dri^.^^  ad  una  di  (juelle  omhre,  c\.e  fé 

(luafi  comhuom ,  cui  troppa  uoglia  $magA ,       rea  più  uaga  e  defiderola  di  r^;gur.rty  m 


'  *  "«1 


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Postillati  16 


PAR 

O  hrt  cmto  jJj/V/fo  5  che  a  raì 
Di  uitn  eterna  la  ioke^a  fenu^ 
Che  non^ufìata  non  fwtende  maì^ 

Gratiofo  mijiayfe  mi  contenti 
Del  nome  tuo^e  de  U  uojìra  forte: 
Ondeìla  pronta  e  con  occhi  rìdenti  5 

la  noflra  carità  non  ferra  porte 
A  giufla  uo^lia  ;  fe  non  come  quella , 
Che  uuol  [mil  a  jk  tutta  fua  corte. 


A  D  I  S  0 

luì,  E  cmlnch'Be  a  ìiYf  Qjictft  ccrnh^ìft 
CVitrojffa  uoglia  fma^a,  cioè^ìlijual 
tr^jfpo  df/iiem  fynarri(ce  di  modo,che  non 
li  la(f<ì  Une  fjfrimfY  il fùo  concetto .  O 
Ben  creato  jjpirifo  ^  Quefìtt  è-loYatior.e, 
clefS  nanfe  a  juejìa  hafa  omhra  ^fdle 
ffrfeftefp,  ne  la<ji(ale  la  kmUa  di  due 
cofe,  e  jf  riyy.a  delfuo  nome,  poi  de  la  fcrff 
e  condurne  di  (une  loro  chrano  in  (juel 
corp  de  la  luna.  Rifonde,  lomhra  per  or 


dine,  come  difetto  uedremo  ,  E  prcfir  k 
iomawìa  lei  poeta  era  giufla  honefla,  pero  lìce  i]ie  la  carila  loro  NOn  ferra  pone  a  ^iufta  uoi 
glia,  ciò  e ,  Non  nega  difatisfir  a  giujìo  deftderio,  per  confirmar ft  con  la  fcmma  carità  di  Dio,  U 
qual  uuole  T  Vtta  fua  corte,  ciò  e'.  Tutte  le  leate  creature  fmili  a  fe . 


lo  flit  nel  mondo  uergme  foretla  t 
'E  fe  la  mente  tua  hen  fe  riguarda  j 
No?i  mi  ti  celerà  leffer  piuheUa^ 

fAa  riconofcerai  chio fin  Vìccarda  5 
Che  pojla  qui  con  quefìi  altri  beati 
Beata  fon  ne  la  fpera  più  tarda  ^ 

Li  nojlri  affetti ,  che  fio  infiammati 
Son  nel  piacer  de  lo  j^irifo  finto , 
Letitian  del  fu  ordine  firmati t 

E  quefla  forte ,  che  par  giù  cotanto  , 
Però  ne  data  ^  per  che  fùr  negletti 
Li  nojlri  uoti  3  e  uoti  in  alcun  canto  ♦ 


Vien  ^uejìanima  a  fctisfit  a  le  Jomanle 
lei  poeta  dimoftranlo  prima  ella  efprPici 
carda,  c\-e  fu  fcrella  di  Forefe,  deltjualpi 
ce  r^enùone  nel  y\i^'.  de!  Purghe  li  lei  nel 
XXiiìf,  oue  il  Poeta  al  fffo  Torefè  li/fè, 
Mrf  dimmi ,  fe  tu  fai ,  douè  Piccar  da ,  t 
degli  riffofc.  La  mia  fcrella,  che  tra  tei 
la  e  tuona  e  cet.\?rgìne  fcrella,  per  efftt 
fi  renduta  monaca  nel  monifìtro  li.  9, 
chiara  fcrella  e  de  lordine  li,  S.  Prancei 
fco,  nelcjual  fera  tofafa  .  E  Se  la  rnente 
tua  ten  fe  riguarda  dice.  Perche  la  men$ 
te,  ciò  è',  la  memoria  ^  (juella ,  cterii 


iien  tutti  gliotietti,  the  da  fcnft  efteriori^ 
rneliantel fcnfò  comune,  uengon  ad  effr  rapprefcntaii  a  limaginatiua ,  che  altramente  immediate 
fartiti  da  quello,  e  non  effendo piti  prefcnti perirettono  .  KOn  mi  ti  celerà  Iffpr  fiu  Iella  ,  perche 
f  iu  teHa  era  allhora  teata  in  cie'o,  che  non  fti  dì  ijua  nel  mortai  mondo,  BEata  fcn  ne  la  ffera  più 
tarda.  E'  più  tarda  e  lenta  nel  fuo  moto  la  sftra  le  la  luna  li  tutte  laltre  fiperiori  a  fe,  per  la  ragioi 


fclo  inpammati  NEI  piacer  le  lo  ffirifo  fanto,  ciò  e.  In  carità  ft^r  amore,  chea  lo  f^i  ,  , 
irituifce,  in  che  fcmpre  arlono,  come  uuol  inferire ,  TOrmati  lei fr.o  orline,  ciò  ^,  Profifp,  in 
fffa  carità,  LEtitian,  ciò  è'.  Si  rallegrano,  cr  e  uerto  Irponente,  che  tanto  uuol fignificaye,  Oni 
ie  ancor  nel  nono  canto  uedrem.o  che  dira.  Per  letitiarla  fufdgor  fccjwfla,  E  Qj^fla  fcrte,  ieffcr 
in  ifue/ìo  grado,  che  par  cotanto  giù,  pero  ne  lata, perche  li  nojtYiuoti  FVy  negletti,  cioè',  Turon 
Jìjpregiafi,  E  Voti  in  alcun  canto,  E  liftuiui  in  alcuna  parte .  Wolenlo  inferire,  àe  ouando  hai 
neffero  interam.ente  offruatol  uoto  fkuoa  Vio,  e  le  la  uergnita,  e  le  la  religione,  effe  frienoflai 
te  aff  nte  a  molto  piufupremo  grado,  E  cfuaìifuncjue  a  corjfi  loro  fvjfc  flato  fìtto  uiclentia  nel  trari 
le  le  la  religione  contra  la  propria  uoglia  ,  per  ^ueflo  non  eranofcufrte,  ne  w  potenlofi  fir  fir'^ 
n  lanìmo,  cc^lcjual  poi  in  alcun  modo  uenero  a  corfntire.  Onde  dice  che  i  uoti  loro  fttron  in  alcun 
tanto  uoti,  B  nondimeno,  penhefe  non  ojpruaron  ti  uofo  de  la  uirginita  promeffa  aVio,haueni 

loojfruat;^ 


C  A  NTO    TE  R  2  0* 

h  'ijfeyuetfo  h  laflifd  mahimomale  frmtffix  al  mmtz ,  era  flato  /or  Jafo  juel ultimi  e  fiu  Ufi 
fo graie  il  hf(xtitudinf ,  nrljual  ejjì  erano . 


Ondìo  a    j  Ne  mirahiU  ajl'ctti 
Voflri  rij^hnde  non  Jo  che  diuino , 
Che  ut  tramuta  da  pimi  concetti  t 

Vero  non  fi4Ì  a  rimembrar  fÈfììno  : 
Ma  hor  marna  do  ,  che  tu  mi  dici  j 
Si  che  raffigurar  me  f  iu  ìatìno , 

M<i  dimmi  j  Voi  che  jiete  qui  fèlici, 
Vijìderate  uoi  più  alto  loco , 
Per  più  ueder ,  e  per  più  fiirui  amici  i 

Con  quellaìtre  ombre  pria  Jcrrife  un  poco  5 
Da  /«V?/  mi  rijpofe  tanto  lieta , 
che  arder  parca  damcr  nel  primo  fòco  : 


Vanff  fi  uude  fcufar  co  ciccarla  iti  non 
hauerla  immediate  che  la  uide  ricon^fciu 
(a,  Onde  ài  ^ueflo  dice  efpreftafo  cagioi 
ne  lo  J^lédore  dalcuna  dmnita  che  ftmo 
ftraua  in  loro.  Vero  iifcfra  in  feyfcna  ii 
JhL  dijpi  ^fda  mete  tua  hen  fc  riguarda 
Kó  rtìi  ti  celerà  Ifjfrjfiu  teda  e  cet.  MA 
hor  maiuta  do  che  tu  mi  dici,  fer che  ha*, 
uendoli  ella  ietto  fjpr  Ticcarda,fenfànio 
egli  hauerla  conofciufa  al  mondo,  gliera 
Vlu  latino,  ciò  ^,  Viu  ageuol  a  raffigufi 
tarla ,  MA  i.mmi,  Voi  che  fiete  cjuifi 
liei,  lAoue  un  iuhio.fc  le  unirne  che  fcna 


in  minor  filicifa  Jeft(ieranD,f  er  alcuna  ca 
^ò>7f,  tjfer  inplicita  maggiore,  Onie  iice,Vòi  che  fete filici m  cjueflola/fo  deh,  Deftierate uzi^ 
ferfiu  ùedere,  effcrfiu  capaci  de  la  iiuina  fffeniia,  ejferfiu prui  di  cjueda  amia  efimiìiari, 
più  alto  e  /udremo  luogo  :'  cOn  jueUe  altre  omlrffria  fcrrip  un  pio,  Scrriieno,  ciò  è',  moderai 
mente  rideno  Unirne  Ideate  deignoratia  humana,comel poeta  moftra  che  ftron  (juefie  de  la  jua,  M< 
perche  fcmpre  jcno  accefe  di  fmma  carità  et  amore,  fi  moueno  lietaméte  a  iimofirar  il  uero,  (juell^ 
cheftcf  nel  nf^oiera  la  fua  domada  Viccariajaaualfarea  charJeffè  NE/ pYÌmo,cio^,Nel più  uehe 
méte  fuoco  damore,  E  nó  nel  primo  fico  fchefi/p  nel  primo  e  più  laffc  cielo^come  altri  hho  intep» 


Tarate  la  nofìra  uoìonta  quieta 
Virtù  di  carità*,  che  fit  uolerne 
Sci  quel  chauemo  y  e  daltro  non  ci  affetta , 

Se  difiaffìmo  effcr  più  fupcrne  ; 
Foran  di f  ordì  li  nofìri  difiri 
Val  uoler  di  colui ^ che  qui  ne  cernei 

Che  uedrai  non  caper  in  quefli  gni  5 
S* effcr  In  carità  e  qui  neceffe, 
E  fe  la  fui  natura  hen  rimiri  t 

hn7Ì  e  formale  ad  effo  beato  effe 
Tenerfi  dentro  a  la  diurna  uoglia  5 
Ver  ch'una  fnnfi  nofìre  uoglie  fcffe* 

Si  che  come  noi  fem  di  foglia  in  foglia 
Ver  qucHo  regno,  a  tuttol  regno  piace  ^ 
Come  a  Io  Re,  che  a  fuo  uoler  ne  inuoglia* 

E  la  fua  uoìonta  è  nofìra  pace  t 
tUa  è  quel  mar  ^alqual  tutto  ft  moue 
Cio^chella  ertalo  che  natura  face  ^ 


mjjroJeio  Viccaria  alpoeta,uien  a  iimo 
ftratej  come  Ogni  anima  leata  ft  contenta 
del  graio  fuo,  ne  de  fiderà,  ne  può  dffidei 
rar  beatitudine  maggior  di  <juella,che  per 
grafia  glie'  fiata  cóteduta  da  Dio,  E  ^luei 
fio  per  effÌY  tutte  unite  in  carità  con  luija 
(^ualfiyche  tanto  fòlamete  uogìiano,(juato 
che  uuol  lui,  Et  il  fuo  uoler  e  e  la  pace  di 
tutte  loro,perche  f  corre  tutte  lacc^ue  f  mn 
ueno  al  mare  ,  cofi  tutte  le  co/?,  e  create 
ia  Dio,e  fatte  da  la  natura,  fi  moueno  al 
creatore, ilcjual  &  effe  fio  Dio,  come  difct 
tòuedremo,Onde  dice,  ?Kate,cio  è^,F  ra 
fello,  \/Irtu  ii  carità,  cio^,  la  carità  la*, 
<]ual  è'  una  ie  le  tre  uìrtu  iiuine  dette  teo 
logiche,  QWieta,  Satiae  mette  in  pace, 
LA  nofìra  uoìonta.  Ver  che  fi  uolerne  /c/o 
i^uel  chauemo,  E  Daliro  non  ci  affcfa,  E 
ialtro  non  ci  fii  iefiderofi,  Verche  c^uani 
1un<jue  in  Par,  le  anin:e  ieate  iijfcrtntei 
mente  fcntino  la  ieatitudine ,  nondime^ 


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Postillati  16 


PARADISO 

Me,  ciafcunn  fi  mfenta  le  U  fua,  ffY  efferne  (<xntù  fifna,  (juant^  ne  fuù  ejpr  caf  ace,  Come  fr^ 
ua  Au^uflino  fer  Ulfemfh  iifiu  uaft  di  urne  tenute  tutti  fieni,  che  tanfo  è'  fieni  quello  che  tien 
meno,  (juctnfo  (juello  che  tien  fiu,  E  uoler  <iggiun^fr  a  la  cofa  fiena,  nafcfrehhe  ia  difcriinata  uoi 
glia,  lacjuiil  in  cielo  non  ha  /«o^o,  fey  eper  tutte  Unirne  la  jit  confimak  in  carità  con  Dio,  Onde 
è  fritto,  Deus  caritas  eft,  jui  manet  in  cariiaft  in  Deo  manet  er  Deus  in  eo  .  E  pguifa  iiceni 
Jo,  Se  iiftaffimo  ESfey  fiu  fuferne»  Eper  in  maggior  gloria^  li  nofiri  defideri  TOyan  difcorJli, 
Sarieno  difcyefanti  DAI  uoìey  di  colui,  che  (fui  ne  ctrne.  Bai  uoley  di  Dio,  ilijual  in  (jurfio  gyai 
io  ejlfito  ne  uuole,  E  (fueflo,  fey  la  yagione  già  detta,  non  fuo  eper  in  cielo.  Onde  fcguitando  di^ 
ce,  Verche  SE  (fui  e  necejfe,  do  è,  Se  (fui  e  neceffario  ejfer  in  carità,  E  fe rimiri  htn  tKfud 
natura  ,  ciò  è',  la  mtura  di  Dio,  ntlatjual  non  può  efier  itfcordia ,  o  difcrefafitia  alcuna,  tali 
iifcordi  defideri  uedyai  non  cafey  IN  cfuefti  giri,  ciò  è-,  In  (juepi  cieli  che  girano  ,  Anl-i  tener  fi 
ienfro  a  la  diuina  uoglia,  ^  Formale,  E'  firma  AD  effe  beato  effe,  Adeffo  beato  epere.  Perche 
ft  come  la  firma  da  leper  a  la  materia,  Cofi  la  uolonta  con  firme  al  uoler  di  Dio,  da  lepey  a  U 
heatitudine,  la(fual  confifie  piamente  in  uoler  (fueUo  che  uuol  lui ,  VEr  chuna  finft  n^ftre  uoglie 
ftepe,  ciò  e",  Verche  le  noftre  uoglie  fi/imo  una  medeftma  con  la  fua.  Si  che  come  noi  fmo  DI 
figlia  in  foglia,  ciò  è*.  Di  grado  in  grado  per  (jkefto  regno,  fiace  a  tutto  il  regno,  fer  la  ragion 
ne  già  fiu  uolte  detta ,  Come  fiace  ancor  Al  Re,CHe  ne  inuoglia,  do  e',  aDio,ll(Jualnemf 
pie  di  uoglia  A  Suo  uolere.  Come  uuol  e  piace  a  lui,  E  la  fua  uolonta  ,  e'  U:iftra  face,  e'  la 
nofìra  beatitudine ,  ferche  juel  medepmo  uoglimo  ancora  noi.  Ella  è' <jue\  mare.  Quei 
Po  habbiamo  ejfiìPo  di  fcfra ,  Ciò  chetta  cria  e  che  natura  face,  che  in  fententia  fino  tutte  le 
cofe.  Ma  le  create  fono  da  Dio  di  niente  e  pn'^  me^,  E  le  fitte  fino  da  la  natura  mediante  la  uiri 
tu  infìifi  ne  le  cop  create  da  lui,  come  pi  Ihuomo,  alfeme  deltjuale  diede  idio  uirtu  di  poter  genti 
rar  unaltro  huomo,  E  quefio  fi  la  natura  mediante  juel  tal  pme . 


Chiaro  mi  fu  atlhor ,  come  ogni  iout 
In  cielo  e  Paradifi  ^eftU  grafia 
Vel  fommo  ben  dun  modo  non  ut  p/o«c  ♦ 

Mdjì  coment  auien^fun  cibo  [atta 
E  dunaìtro  riman  anchor  la  góla  ; 
Che  quel  fi  chiere ,  c  di  quel  fi  rìngratU  J 

Cofì  fido  con  atto  e  con  parola, 
Per  apprender  da  lei  qual fii  la  tela, 
Onde  non  trajjc  in  fmo  a  co  la  j^ola^ 


Intefolfoeta  la  Piccarda  (juanto  di  fcfra 
habbiamo  ueduto,fi  aEhora  chiaro  epfpe 
di  certo  che  in  cielo  O  Oni  doue,  do  è-. 
Ogni  luogo  ,  Varadìp,  ^  gloriofo  e 
pieno  di  beatitudine,  E  Si,  ciò  e',  Et  cofi 
mi  pi  chiaro,chela grat'.a  del  fcmmo  lene 
KOn  ui  fioue  dunmodo,  Non  u\  ahonda 
duna  mifira,  ma  in  ^ualluogofiu  tD"  in 
<jual  meno,  fer  la  ragione pr^ilmente  uei 
iuta  di  fcfra  .  MAp  come  gli  auien  fin 
cibo ptia.  Era ptio  e ptis fitto  Dante,  fey 


le  farole  di  Riccarda,  che  lanme  in  cielo 
fton  iefiderauano  ne  fOteano  defilerar  maggior  beatitudine  di  cjueUa  che  haueano.  Ma  depdercua 
hora  intender  da  lei  la  cagione,  fey  che  non  hauea  ademfiuto  V  interamente  futisfitto  al  uO'QfYO*, 
me/fo  a  Dio  de  li  uirginita  e  religione,  E  juepo  pgnipca  fer  pmilitudine  de  la  tela  intefa  da  lui  fer 
effi  cagione,  e  per  la  fituola,  fer  hautr  detto  tela,  intefi  fer  la  uita  di  lei,  La<juale  fi^uola  è'  cjuella 
de  conduce  la  trama  da  luna  a  Ultra  farte  de  la  tela  tanto  the  lauien  a  finire,  Onie  dice,  MA  p 
come  gli  auien  fin  cibo  fitia,  E  dunaìtro  riman  ancor .  L  A  gola,  do  r-,  la  uoglia,  CKr  (juel  p 
chiere,  do  e,  che  (jueRo  delcjual  riman  la  gola  fi  domanda,  e  di  (]uel  che  fitia,p  ringyatia  chi  fer 
fua  corfepa  Iha  dato,  Cop  fido  con  atto  e  con  fayola  a  Viccayda,  PEr  aff  render  da  lei  cjualpi  la 
tela,  Peyfifey  da  In  (jualfi  la  cagione,  OUde  non  tyajfi  infino  a  co  la fj/uola,  fey  lajual  non  coni 
iuffi  la  uita  rtligiofi  infimo  al  capo,  do  è-,  al  fine . 


Hi 

\ii 

fa 
w 
h 
m 
ìiia 
pui 
m\ 
fili 
^1 
hi 
idi» 

Ifé 

Dik 

titk 
Do* 

Di(d 
Mi 

CCH! 


V  ■ 


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Postillati  16 


C  A  N  T  0    T  E  R  Z  0* 

Terf^tti  Ulta  ^  alto  meno  inciela  \  ie7t  Vjccaylit  tt  fàtìs^r  al  foeta  (jua^^ 

Donna  fm  fuy  mi  dijfe  ^a  la  cui  norma 
Nel  uoilro  mondo  giù  fi  ucjle  e  uela^ 
Perche  in  fin  al  morir  Ji  ueg^i  e  dorma 
Con  quello jpofo.chcgni  uoto  accetta y 


Che  carnate  a  fuo  giacer  conjòrma  ♦ 
Val  mondo ,  per  feguìrla  giouinetta 
Fuggimi e  nel  fuo  héito  mi  chiufì^ 
E  fromiffi  la  uia  de  ìa  fua  fata^ 
Buomìni  poi  al  mal  fiu  che  a  ben  ufi 
fuor  mi  rafiron  de  la  dolce  chiofìra^ 
Idio  fi  fa ,  quaì  poi  mia  uita  fùfi  ♦ 


(^uefìa /la  ultima  dimatìda  din-.ojiranh 
ella  tffirft  renduta  haun  fptto  jf  roff^ 
ftone  ntlrrionifim  ài,  S.  chiara^  ma  pi 
jffYftr'^  e  contra  fua  uoglia  fffeynr fiata 
tratta  fuòri ,  E  Mine  del  tfflo  e  <juaft 
(jwr/?o,  Viccarda  mi  dijpy  Vita  ferfitta, 
ào  èy  Vita  fcr\ta  e  reltg^iofà  condotta  fwo 
al  fne,  E  confcijuentemente  alto  er  ajff 
fre/fcaDio gradito  merito  ÌNctfla, cioè', 
colloca  in  deh ,  DOnna,  Inttfh  jfer.  y. 
chiara.  Più  fu,  ciò  è-,  In  f  iu  alto  gr ah 
che  non  e-  (juejìo.  Ala  cui  norma,  A  U 
regola  CT*  ordine  de  lacuale  giù  nel  uoi 
flro  moio  SI  uefle  e  uela,  Verch  le  monache  iel  fuo  ordine  fi  uefìeno  di  ligio  efcn  uelate,  E  juet 
fto  ordine  fofe,  a  ciò  che  le  fue  fuort  uegghianh  e  dormendo  fiffèrofmfre  con  chrifto ,  iljuale' 
(h:^fc  dogni  Iona  e  [anta  uergine,  CT  acceua  ogni  uoto  che  carità  conferma  A  Suo  jf  iacfre,  ciò  é», 
fecondo  la  fua  uolunta,  Tenhefd  uoto  non  lipacelfey  non  f  re  in  carità  conferme  a  lui,  e  corfccjufn 
temente  non  laccetterehhf  .  D  A/  mondo  jfer  fcguirla.  Seguita  Viccarda,  V  in  fntentia  dice, 
lo  per  fcguirla, mi  fìi^gt  DA/  mondo,cioè,Kiuoìfilanimodalecofchumanee  m.ortali  ale  dii 
wne  z/eterne,  E  Mi^chiufi  nel  fuo  haUto,  ciò  e-,  Vref  IhaUto  de  la  fua  religione,  E  Vromif  la 
uia  de  la  fi^a  fetta,  che  tanto  uien  a  dire,  della  in  tal  religione  fi  frofiffa .  HM  omini  pi  al  mal 
fiu  che  a  hen  ufi.  Qui  narra,  cometa  fti  da  pi  fer  jir^a  traila  fhcri  di  tal  religione  ,  IDio  fi  fa 
aual  fi  fu  poi  la  mia  uita,  Volendo  inferire,  che  feda  non  fotè-fruar  la  caftifa  uirginale,f(r  e  fi 
ferie  flato  irterrotio  il  huon  fropfito  chauea  fitto  di  fcruare,  che  alm,eno  fcruo  la  matrmomale,  a 
iaqual  ter  fvrTa  era  fiata  condotta  .  Di  co.jìei  a  ijuejìo  fropfito  intffe  diprlar  il  Vetrarcha  infine 
deltricfi  di  cajìita  ciuddo  dilfe,Alfin  uiéi  una,  chef  chiufc  eftrinfe  Sopra  Arnoferfcruarf^e  no 
le  uafe,  che  fir'^  altrui  ilfuo  Mfenfier  uinfe,  come  da  noi  fu  e0o,  Et  iui  juejìo  luogo  citato  . 


E  queflo  altro  Jplendor'y  che  ti  fi  mofìra 
Da  la  mia  deflra  parte ,  e  che  faccende 
Di  tuttcl  lume  de  la  fif^era  noflra  ; 

Ciò  chi  dico  di  me  jdi  fe  intende  t 
Sorella  fiiye  cofi  le  fu  tolta 
Di  capo  lomhra  de  le  /acre  bende* 

Ma  poi  che  pur  al  mondo  fu  riuclta 
Contra  fuo  grado  e  contra  buona  ufan\a  ; 
Now  fu  dal  uel  del  cor  giamai  difciolta , 

Qucfla  è  la  luce  de  la  gran  Goflanza  5 
Che  del  fecondo  uento  di  Soaue 
Cenerài  ter:^o^e  Ultima  poffan-^a . 


Haufndo  Viccarda  detto  di  fe,  hora  uien 
a  dire ,  come  il  fimile  era  auenuto  di  Coi 
flan'^  figliuoU  di  ^ugieri  figliuolo  di 
Kulerfo  Guifcardo  J<e  di  Vuglia  e  di  Sii 
cilia,  e  fcreUa  di  Guglielmo,  che  dopi  fa 
ire  Rugieri  fuccede-  nel  regno,  'De  lai 
e^ual  Coflan'^  il peta  pce ancor  mentioi 
ne  in  ferfcna  di  Manfredi,  e  noi  di  lei  ah 
cuna  cofa  dicemmo  nel  ter^  de  la  frecei 
dente  cantica,  oue  diffe.  Io fcn  Manfredi 
tìpte  di  Qojìan'^  imferadrice ,  Ma  chi 
la  fua  limona  defidera  a  fieno  intendere^ 
e  come,  e  perche  in  Palermo  ella  fi  rendi 


monaca,e  foififfi  del  monijlero  tratta  fuo 
ri  e  maritata  ad  Arrigo  cfuinto  Imperadore  figUuol  del  primo  Federigo  de  la  cafa  di  Sueua  de  la 
Magna,  e  come  di  loro  naccjue  Tederig^  fecondo,  legga  il  xv;/y.  del  cjuarto  ,  tfT  il  xv.  del  cjuinfo 
lib.  de  le  croniche  del  WiUani .  Vice  adunque  Viccarda  di  lei,  cheh  faccende  di  tuttol  lumt  de  la 

A  9^  il 


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Postillati  16 


P  AR  AIM  S  O    C  ANT  O    T  E  R  Z 

for3  ijfT'rf,  chyatjufSa  df  la  Inn<<,  fmhf  fOa,  come  uuoì  infirirf,  tra  fiata  e  mentyf  che  fu  utrgU 
nfy  e  f  oi  ne  lo  ftad  matrimonialf ,  datata  di  me  quelle  uirtu ,  eh  la  luna  influire  tra  noi,  e  (ha 
iialmente  di  (jueUa  de  la  cajìita  talmìfnte,  che  ancUya  cofi  maritata  ,  now  dimentico  mai  Ihu 
ti(Q  de  la  religione,  che  cantra  fuo  ^rad^  e  uo^lia  le  era  fìatù  tJti  ,  Coftd  adunque  e/fendo,  coi 
me  hahhiamo  detto,  maritata  ad  Arrigo  ijuintOy  che  fui  feconda  uem,  eia  ^,  la  fccania glorig  de 
la  cafa  di  Suaue,  ferche  Arrip  fua  fadre  era  fiata  la  frima.  Genero  di  lui  il  ter^  uenta,  che  fu 
Tedeyip  feconda,  E  lultima  foffan'^,  ferche  di  tal  cafhta  fai  non  fu  fiu  alcuna  chafce^idejp  a  Pim 
f  erial  corana  .  chiama  uento  la  gloria  mondana  fer  la  fua  injìatilita  ,  Onde  nel  x/.  del  Puri 
gataria  in  ferfcna  d'oderift  dijfe.  Non  ^  il  mandayi  ramar  altra  che  un  fiata  ii  uento  choi  uitn 
quinci  CT*  hor  uien  quindi,  E  muta  loca  perche  muta  lata  • 


Cojì  i^irhmì  :  e  poi  comincio  5  Aue 
Maria  cantandole  cantando  uawOy 
Come  per  acqua  cupa  cofa  gruue  ♦ 

L4  uijìa  mia ,  che  tanto  la  feguio , 
(ì.uanto  poffihil  jù'.foi  che  la  perft  j 
Voìfifì  al  fegno  dì  maggior  difw  j 

Et  a  Beatrice  tutta  ft  conuerfe  : 
Ma  queUa  fblgoro  nel  mio  f guardo 
Si,  che  da  prima  il  uifi  non  fijfcrfit 

E  ciò  mi  fkce  a  dimandar  più  tardo  ^ 


Tartifjì  Riccarda  dofo  le  fatale  di  fopa 
dette  citandola  falutatione  angelica  Aue 
Maria,  malta  accomodata  e  conuenientt 
a  le  cafìe  e  uergini  danne,  E  Cantanti 
uania,  ferche  non  ad  un  tratto,  ma  a  fai 
fO  a  foco  Jfart  uia,  come  fuol  auenir  di 
cofa graue  meffa  IN  ac(]ua  cufa,cÌQ  è', 
In  accjua  foca  chiara,  delajual  non  fi  dif 
cernei  fvndo,  ferche  fmilmente  a  foca  a 
paco  ft  uien  ferdendo  la  ueduta  di  stuella, 
E  Vai  che  la  uifìa  mia  la  ferde*,  SI  u^jè 


al  fegno  di  maggior  difto.  Si  uo^o  a  Bea 
trtce,  cheral fegno  del  mia  maggior  defìderia,  ferche  ella  fcla,  olire  a  tutte  laltre  cofe  deftderauadi 
uedere,  Onde  dice,  che  tutta  ft  canuerfc  a  lei,  ferche  fèmf  re  chelhuoma  f  fmarrifce  in  alcuna  cani 
temflatione,  dehhe  immediate  ritornar  a  la  teologia,  lac^ual  è  auellu  che  illumina  la  mente  e  falle 
canofcef  il  uera,  Coftftce  adumjue  Dante,  Ma  Beat,  fclgoro  talmente  nel juo fguarìo,  che  da  frii 
ma  la  fua  ueduta  non  f^ffirfc  ilfùa  flìgar are,  ferche  (guanto  fiu  noi  ci  leuiama  ne  la  contemfUi 
tiane  ,  tanta  fiu  ci  aUa^liama  in  cjueÙa,  E  jueffa  dice  ha uerla  fitto  [iu  tarda  a  dimandar  Beai 
fitice  de  dutti,  che  nel  feejuente  canta  uedremo  » 

CANTOq^VARTO.^ 


in  ira  due  cibi  diUanù  e  mouenti 
Vun  modo  ;  prima  ft  morria  di  fame , 
Che  hber  huom  lun  fi  recaffè  a  denti  * 

5/  f  Jlarebbe  un  agno  in  tra  due  brame 
Di  fieri  lupi  igualmente  temendo  t 
5/  fi  Jìarehhc  un  cane  in  tra  due  dame  • 

Verche  fio  mi  tacea ,  me  non  riprendo 
Da  li  miei  dubbi  dun  modo  fofpinto, 
Poi  chera  necefjàrio  ;  ne  commendo  ♦ 

Io  mi  tacea  i  mal  mio  difir  dipinto 
Mera  nel  ufo ,  ci  dimandar  con  etto 
Via  caldo  affai  j  che  per  parlar  dijlinto  * 


T)imajìral  foeta  nel  frefcnte  canto,  corr.e 
ia  It  f arale  di  Piccarda,  che  nel  freceien 
(e  hahhiama  uedkto,  E  fer  hauerìa  trouai 
la  (juiui  nel  coYfa  de  la  luna,  li  ft[fc  nata 
due  duhi,  icjualì,  fer  ahune  fimilituiinì, 
mòfìra  che  egualmente  effin  h  ognun  di 
(Quelli  deftderato  da  lui  che  Br<:f.  ^Ue  h 
folueffe,  e  fer  (juefio  nonQfenda  da  ({ual 
frima  cominciar  a  domanlare^ft  iaceua. 
Ma  conofciufi  Ja  lei  quali  efft  duti  erano, 
fer  fc  fieffa  glie  li  dicUara,  Dopo  lafjual 
dechiaratiane,  il  foeta  glie  ne  profane  un 
altr% ,  Ma  <]uejìo  utdrma  nel  feguentt 
cant^ 


t  AR  ADI!5  0    e  ANTO  aVARTO. 


((info  elprli  h  Ififmilmfntf  refcìufo  .  IN  fr<t  iuf  ciU  iiftanti  e  mouentì ,  nmrd 

cop,  eh  fYOuaììioft  Ihuorno  fra  iuf  diufrfi  dieUi  f^ualmfnfe  iffierati  da  Im,  e  che  fa  infua  fti 
licita  di  fU^fr  ìuv  prima  e  Um pi,  che  inan'^  f^fiertpa  da  la  eleUme,  che  re  uenga  ad  elegger 
uno .  QUffto  mftra  il  foeta  per  alcune  fmilitudini  ejjer  auenufo  a  lui  de  due  diueyft  duh  chahi 
ham  deuo  di  fcfra  efferli  uenui3,  e  che  egualmente  defderaua  infender  da  Beaf.  E  la  prima  fii 
mlifudine  ft  e-  di  due  diuerft  cili  a  cjuali  lafpetifo  f^fjè  egualmente  inclinato,  parche  non  fi  piti 
gherehle  più  a  lun  che  a  labro  .  1/  fecondo  ^  duno  agnello pofìo  in  me^  a  due  hram^of  lufi  e^ual 
mente  temuti  da  lui^ferche  non  f  mouerettea  fii^g^  più  ({uefìo  che  ^ufFio  .  il  ier^  ultimo 
fi  è  dun  cane  pofìo  in  me^  di  due  dame,che  egualmete  le  appetijp,  perche  no  fi  rrouerebbe  a  pren 
ifrluna  fiuche  laltra,  Onde  dice,  IN  tra  duecihi  DVn  modo,  ciò  è-,  egualmente  dif  anti  E  Ma; 
Ufnti,  intende  lafpetito,  Vler  huomo,  ciò  e,  Wuomo  ne  la  lilerfa  de^uaìe  effi  cihi  fojfro,  FRi» 
m fi  morria  difime,  cU fi  recaffi  Imo  a  dm,  {mhe  gffetendoli  egualmente  nonffre  da  c^utl 

A  ili 


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Postillati  16 


cminaare 
tner  fgualmentf 


PARADISO 

SÌftPareUe  un  apno.  Ha  iftto  de  Umtir  egualmentf  cofe  liutyfe,  hm  lice  ìelift 
tf  cojèfimili,  che  fono  lue  hrme  di  fieri  lupi  egualmente  temute  da  uno  agneHa  poi 
potralumelaltYodiloYOyferchenonftmoueyeiieperflggirlunopiuchelalfro  .  Si  fi  fìarehhe 
un  cane  intra  due  dame.  Et  h-  de  lapf  etire  cofefmili,  che  fono  due  dm,  latinamente  detti  dame, 
appetite  egualmente  da  un  cane  che  fta  tra  luna  e  laltra  di  loro,  perche  non  fi  mouerìa  d  prender 
fiu  ijuefìa che  quella  .  Verchefi^  mi  tertea  V  Vn  modo  fcjfinto,  cÌQh,B gualmrnte  perfuafo  da  H 
miri  duh,  N0«  riprendo  me,poichera  neceffario.  Perche  de  le  cofè  necrffarie  e  naturali,  comerd 
^uffta  del  tacer  de  fmi  duli,  per  non  pfer  di  ifual  prima  shauejfi  a  dimandare,  Ihuomo  non  mei 
rifa  rìpr  enfiane,  parlando  in  <]uanto  chefiguitilfènfò,  e  che  fi  regga  fecondo  tjufUo,  Ma  inijuan($ 
€he  Ihu^mo  in  o^nifua  attione  dehtefimfre  interponerui  la  ragione,  e  col  lume  di  (jufUa  difcerner 
ciò  che  fia  da  fare,  t  (juel  che  dalrjjereftare,  merita  reprenfton  non  pòca,  perche  fi  rende  fimile  4 
gHanimali  bruti,  che  Coli  in  tal  cafo  fono  da  efpr  efiufati.  Onde  dice,  Ne  commendo ,  IO  mi  ta$ 
ceti,  mal  mio  iefiJeriomera  dipinti  neluifo,  e  col  defiierio  il  dimandare  affai  più  caldo,  manififì^ 
t  chiarOyche  per  diflmfo  e fihietto parlare.  Perche  m:>l(e  nolte  per  li  fegni  del  uolto  ficonofiano  ifef 
efeti  del  Ciré,  Onde  Ouid,  Sej^e  tacens  uocem,  uerha^^'  uultus  hahet . 


fejft  Beatrice  ^  qudl  fè  DankUo 
"Nabucdonofor  ìeu^ndo  dira  ; 
Che  Ihjuea  fntto  ingiujlamente  fitto  : 

E  dijje  j  Io  ueggio  ben  come  ti  tira 
Vno  ^  altro  difto  ;fi  che  tua  cura 
Se  jleffa  lega  ft ,  che  fuor  non  f^tra. 

l^u  argiimenù  jSel  buon  uoler  dura  , 
La  uiolcntia  altrui  per  qual  ragione 
Di  meritar  mi  fcema  la  mifurai 

Ancor  di  dubitar  ti  da  cagione 
Varer  tornarft  Unirne  a  le  jleUe 
Secondo  la  fmentia  di  Platone  ♦ 

(luefle  fon  le  quijlion ,  che  nel  tuo  ueUt 
Vontano  igualmente  i  e  pero  pria 
Tratterò  queUa ,  che  più  ha  di  fiUe  ♦ 


^(tnielie  contenuto  ne  la  Eli 
lia  al  fecondo,  tlif  hauendo  bìahucdonofor 
Re  de glihffni  ^ognat^  e  domentUatùl  ji 
gnu  de  la  ftntua  :he  dicemmo  nel  xiiijÀe 
liifrimacmtìca,e  fcmmamente  deftdei 
randodi  fperh,  mando  per  tutti  li  fùoi 
faui  di  Bahibnia,  a  ^ualipr^pofc  grandif 
fmi  premi  fe  li  fhpeuon  dir  (jual  fiffel  fa 
gno  con  la  jua  inferpretatlone ,  e  crudel 
morte  in  cafo  che  non  glie  lo  pfeffero  iti 
re,  Scufauonfi  e  faui,  dicendo,  ejfi  fffer 
fronti  ad  interpretar  il  fogm  pur  che  fifje 
lor  deuo,  ma  di  dir  ^ual  fiffe,  chffinon 

10  potevano  fapere ,  Di  che  aJirafofil  Re, 

11  condanno  a  lam^rie^  laijual  cofa  int 
tefa  da  Danielle,  che  aVihora  era  con  ^ial 


tri  Hehrei  cattiuo  in  Bahiìoma,ft  mife  et 
fiioi  compagni  in  oratione,  e  fuli  dd  Dio  reueìato  inter pr et atol  fogno,  Onde  fàttofi  poi  introduf 
él  Re,  Af<]ual  dim:ìfiratQ^  come  per  ifcientia  humana  era  impoffihUe  a  fcper  cjual  fvjp  il  fcgno,  ma 
piamente  per  reuelation  diuina,  don  le  chegli  Ihaueafaputo,  Et  cefi  hauendoglieh  detto  ef^fìo, 
Etinfefèl  Re  che/a  impoffthile  a  faperlo  per  humana  fiientia,  fu  placato  de  lira,  che  cantra  Je  fuw 
faui  conceputo  hauea  .  Aduncjue  Beat,foluendo  lifuoi  duhi  a  Dante,  cjueUi  chegli  non  le  haueé 
fiputi  direyfiftce  qi4al  fi  fi  Daniello  leuando  dira  l^ahucdonofcr  con  dirli  z7  inferpretarlì  il  fcgnO, 
€he fimilmente  dir  mn  hauea  ftfputoyy.  CHe,  ciò  f  ,  lacjual  ira,  IHauea  fitHo  fiUo,  ihauea  fitf 
io  crudele  empio  contra  de  fùoi  [dui  ingiufìamente .  E  Diffe,  Io  ueggio  hen  come  ti  tim  unò 
altro  dipo,  M-ìfìra  Beat,  daccorgerfi  del  dopio  defiderio  chauea  Dante  di  ffper  de  Inno  e  de  laU 
irò  fiiO  dumo,  che  fin'^  fuo  domandar  hauea  conofciuto  effer  in  lui,  ma  che  per  la  ragion  deità  di 
fcfra,  non  lipoteua  fjprimere .  Pero  uien  a  dimojìrarli  cheUa  li  fcpeua^  e  che  lun  ^ra  di  (per  la 
ragione,  per  che  a  Piccarda  cr  a  Gojìan'^  erafcemata  e  diminuita  la  gloria,  perla  fir"^  fiata  lor 
U(ta  nel  irarle,  contri  la  uoglia  hro,  de  la  religione,  mafftmmenie  hauenio  femore  fino  al  fine 


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Postillati  16 


CANTO  Q^VARTO* 

la  utìlunfd  ffYpumto  in  (luella,  Onie  Piccar  da  di  Cofìan'^  Ifpychtia  wo»  fi  gtantai  lai  ufi 
iti  cor  (Jifciolfa  .  Lalfro  dubio,  che  fer  hauey  ueiuto  t^uefìf  anime  nel  cOYfo  de  la  luna,  li  daua 
ta^ion  di  dtihitayeche  lafenttniia  di  Vlatùne^  lacjual^  fecondo  alcuni  è',  chfgH  inttnifjfe  che  lanif 
me  rationaìi^  diuidtndQft  dal  fÌ4t  corpo  materiale,  tùYnafpro  ciajcuna  a  la  fua  jìfda^a  lajual  a  frin 
lifio  de  la  loro  cre.uione  era  fiata  accomodata  yfilfe  uera,  Verihe  (juejìi  tali  inteftro  che  piatone  ini 
tendeffe  che  a  frinàpo  tutte  Unirne  ftfpro  create  in  un  mede  fimo  tempo  da  Dio,  e  di  fari  numero 
01  le  pelle,  CT  a  ciafcuna  fteBa  accomodata  unanima,  doue  tutte  fiffcro  di  diuina  contemflatione  no 
trite,  E  ferchein  certi  temfialcuna  di  loro  affetiua  IhaSitation  terrena,  immediate  jueEa,  ne  lai 
HUdle  tai  cupidìtà  fe.ccendeua,  era  friuata  delhabitation  celefle,  e  come  indegna  de  lafrlicita  fuferi 
fìa,  era  ne  la  ftuia  terrena  fummerfa  e  conculcata,  doue  lungo  temp,  Jz  corp  in  corpo  trapaffanf 
do,  fcfteneuà  diuerft  pitiche  e  uari  Jùpplicifln  a  tantO,ihe  furoato  ilpaffato  errore, fcfjc  fitta  degna 
di  ritornar  a  le  lucenti  fitRe .  Laijual  opinione  fit  toccata  dalVet,  ne  la  CanZ.»  A  cjualun^ue  anif 
piai  che  alberga  in  terra,  E  di  ^ueìla  ne  la  (Quinta  fia^,  oue  dice.  Prima  chi  torni  a  uoi  lucenti  fieli 
le  e  cef,  douepik  difiintamente  ne  la  fi^a  ejfoftione  fu  da  noi  di  tal  opinion  trattato  •  Vice  aduni 
jue  Beat,  Tu  Dante  argumentt,  SEI  buon  uoìer  dura,  Comefii  quello  éi  Piccar  da  e  di  Qofiar.'^ 
de  la  religione,  L  Altrui  uiolentia,  per  <jual  ragion  mifcema  edminuifce  la  mifura  di  m.eritare  t 
ANcor  ti  da  cagion  di  dulitare,  parer  tornarfi.  Secondo  laftntentia  di  Platone,  lanirr.e  a  lefidle, 
E  (juefio,  per  Vauer  tu  ueduto  queUi  (giriti  nel  corpo  de  la  luna,  come  uuol infrire  ,  Quefie  aiun 
^ue,  dice,  fono  le  (juiftioni,  CHe  nel  tuo  ueUe,  Lecjuali  ne  la  tua  uolóta  che  hai  di  uoìerle  mouere, 
IGualmenfe  pontano.  Di  pari  fir"^  premeno  ejfa  tua  uolom,  E  pero  tratterò  prima  juella,  CHe 
fiu  ha  di  file,  lajual  ha  più  di  ueleno,epiu  ti  porla  nOcere,  e  dijjfi  fille,per  accomodarla  rima  . 


De  Strdfhtn  colui ,  che  fiu  fmdia  , 
Mo'tfe ,  Sdmuel ,  e  quel  Gìouannì  5 
Qjcàl  prender  uuci ,  io  dico  non  Maria  , 

New  hanno  in  altro  cielo  ì  loro  [canni  j 
Che  quefli  Jpiìti  ,che  mo  tappariro; 
Nf  hanno  a  kffcr  lor  più  0  men  anni. 

Ma  tutti  fanno  hello  il  primo  giro  j 
E  difirentemente  han  dolce  uita. 
Ver  fentir  fu  e  men  leterno  [piro. 

Otti  ft  moHraron  non  perche  finita 
Sia  quefla  fpera  lor  -^ma  per  far  fegno 
Ve  la  celefìialjcha  men  falita. 


Vuoi  Beat.filuer  le  due  pte  ^uifiion^'a 
Dante,  (Quelle  clepn'^  fiiO  dire  hauea  ue 
duto  effir  in  lui,  e  comincia  da  lulfima, 
ciò  h',  da  (Quella,  che  Piatone  infendeffe 
che  lanime  tornaffìro  ale  fielle  ,ferche 
(juefia  ,  come  ha  detto,  hajfiu  di  file,  e  fi 
fendo  opinion  heretica,  E  pero  dimoflra, 
chep  tene  egli  hauea  ueduto  (juei  beati  jfi 
riti  dentro  al  corfo  de  la  luna,  non  era 
perche  fijp  dato  loro  cjuel  cielo  ai  habitat 
re,  perche  tato  <jueUi,ijuanio  tutti glialtri 
leati  infieme,da  Maria  itiftiori^  con  tutti 
glioriini  de glian geli,  fino  pofti  nel  cielo 


empireo  ,  Wìa  ijuelli  fcglieronomofirati 
juiut,  a  ciò  che  Dante  intendejp per  (Juei gradi  de  cieli,  i gradi  de  la  beatitudine,  e  che  quelli  hai 
ueano  meritato  meno  di  tutti  glialtri,  come  uedremone  pguenti  uerfi.  Onde  dice,  DE  Seraphin 
colui  c^epiu  findia,  ciò  è'.  Quello  che  più  parttcìpa  de  la g'oria  di  Dio,  Moifi  ,  Samuel,  e  quel 
Ciouanni  (^al prender  uuoi,  0 palBattifia,  0  fta  leuangeUpa,  come  uuol  infirire,  IO  non  dica 
Maria,  perche  (fuePa  da  la  chiefa  Exaitata  ep  fèper  chorot  angelorum,  blOnhanno  i  loro  panni, 
Kon  hanno  le  beate  fedie  loro  in  altro  cielo  che  thabhino  quelli  jfiriti  CUe  mo,  Jijuali  fur  hora  trafi 
fariro,  NE  hanno  a  lefpr  lor  più  e  men  anni.  Perche  fi  come  proua  Tomap  injufUo  Contra  Cen 
tiles,  le  anime  leate  in  cielo  fi  dimoftrano  ejpr  tutte  duna  medefima  età,  MXTànno  tutti  bello  IL 
primo  giro,cio  è',  il  primo  e  maggior  cielo,  \lqual  per  effir  co  tutti  glialtri  infume  sfirico,  chiama 
giro,  Ethanno  dolce  e  leata  ulta  difiteniemete^  Pff  fcntirpih  emen  lEterno  jfiro,cio  è',Ugrai 

A  <^  ini 


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Postillati  16 


PARADISO 

tia  che  Dio  etancilmente  jpira  in  Imyjpmhe  (jual  rìffaYticifafiu  e  (jualmem^  no.  ciafckn  ft  coti$ 
tenfa  del  fuo,  fer  mn  fjjèrne  caface  di  fin,  cmt  nel  fyecf  dente  canto  fu  dimofìratò  .  qvi  fi 
mofìraYon,  Dichiara  ^uel  che  hahhiamo  di  fcpra  detto^  ferche  (Quelli ititi  firana  mo/irafi  al  pei 
la  nel  corp  ìe  la  luna,  chf  fu  fer  ftr  fe^no  de  la  forte  cflejìiale  ,  CHtimen  fàlita,  Veyche  timi 
fcn^  pjìi  juedi  che  hanno  meritato  mtno . 


Cefi  pnriar  conuienj\  al  uoflro  ingegno  } 
Vero  che  filo  da  fenfato  appende-, 
Cto  che  fn  pofcia  dinteUetto  degno  ^ 

Ter  queHo  la  fcrittura  condefcende 
A  uofìra  fhcultate*^  e  piedi  emano 
Attribuifce  a  Viotti;'  altro  intende  : 

JB  finta  chiefa  con  affetto  humano 
Gabriel  e  lAichei  ui  rapprefinta, 
E  laìtro  5  che  Tobia  nfèce  fino  ^ 

Quel  j  che  Timeo  de  Unirne  argimenu, 
"Non  e  jxmil  a  ciocche  qui  ft  uede^ 
Vero  che  y  come  dice  par  che  [enta  ♦ 

Vice  che  lalma  a  la  fua  fleìla  riede 
Credendo  quella  quindi  effer  decifi , 
Qjtando  natura  per  fórma  la  diede  . 

E  fòrfe  fia  fententia  è  daltra  gufi  , 
Che  la  uoce  non  fuona  ;     ejfer  puote 
Con  intention  da  non  effer  derifa  ♦ 

Segìi  intende  tornar  a  quelle  rote 
Lhonor  de  linjluentia  el  biafmo  *^  forfè 
In  alcun  uero  il  fio  arco  percote  ♦ 

Quejìo  principio  mal  intefi  torfe 
Qia  tuttol  mondo  quafi  ;  fi  -che  Gìoue , 
Mercurio  y  e  Uane  a  nominar  trafcorfe* 


^udiljfoetainfeYfcna  di  Beat,  dimoflr* 
rr,  che  fi  noi  Yhortali  «o^/irtma  uenir  in 
cognititionf  de  le  infcnfthili  incorporee 
cofe^r/py  neceffaYioche  le  confideriamt 
frima  fer  lefenfthili  e  cOYpoYee,coYne  lene 
afferma  il  Tikfcft  e  nel  primo  de  la  tifica 
enei  fecondo  de  lanima,  el'Apoftolo  a  li 
Romani  al  primo,  Pero  uolendoli  dimoi 
flrar  i  gradi  de  la  beatitudine,  che  fono  et 
fe  a  le  eguali  il  fenfo  no  può  penetrare ,  gliel 
dim:ìftraper  i  gradi  de  cieli,  che  Inno  e* 
inftrior  a  laltro^a  ^uali  il  fenfo  può  cggiu 
gere.  Onde  dice,  Cofi  conuenir  parlar  al 
rt^fìro  ingegno,  Pero  che  fclo  Apprende 
dafènfato,  Appara  da  cofdfcnfthile,cio  ^, 
che  dal  fenfo  fta  prima  fiata  comprefà,Qlo 
che  fk  pofcia  degno  dinteUetto^  ciò  e^,  Tut 
to  (fuello,che  da  lintelletto  /9  poi  degno  che 
ftaintefò,  PBr  iju-flò  la  fYittuYaconf 
de  fende.  Adduce  peY  ejpmpio  di  (juel  che 
ha  detto,  la  fcYittuYa  facra,  Laijual aueni 
ga  che  non  fa  lecito  dattrihuir  a  Dio  (juel 
che  non  e*  n  lui,  come  finno  quelli  che 
gliattrihifcono  il  corpo  el  fdngue,  ejpndo 
egli  folamente  fmplicffmo  efr  purlff^^ 
yno  ffÌYÌto,  mndimfno,a  ciò  che  noi  pop 
pam  hauer  di  lui  alcuna  cogmtione,  ha^. 


uendo  rifletto  a  la  n^fìra  dehile  e  caduca 
ficulfa,  ne  hydffrefenta  in  firma  dhu(^0,  attriluenloli  r  piedi  e  mano,  auen^aihe  tutto  fta  per 
fxmilitudine ,  peYche  altro  intende  che  dMa  fignifìcare  ,  e  fànta  chiefa,  per  la  m.edefma  ragioi 
ne  ^  ne  rapprefènta  in  afpetto  humano  Gabriel  e  Michel  E  Lalfro,  ciò  ^,  Kaffhel ,  ilcjual  iifti 
(e  [ano  de  la  ueduta  Tohia  col  ftle  del  pefce  nel  modo  che  fi  legge  in  Toka  contenuto  ne  la  Biiia, 
f  ^etialmenfe  al  x/.  Quefìi  angeli,  fec^do  lopinione  dalcuni,  approuata  dal  Matfìro  de  It^  fcm 
lentie  nel  fecondo  a  la  xi,  difìint.fcno  de  lordine  de  Serafini .  QVr/  che  Timeo,  Beatrice,  per 
ìeuaf  al  tutto  Dante  dopinione  che  la  fententia  che  alcuni  ten^no  ejfcYe  fiata  di  piatone ,  cfuarJO  a 
Unirne  rationali,  che  di  fcpra  hahhiamo  ueduto,  non  fta  nera,  oltre  ad  haueYli  detto  la  cagione  peri 
the  cjueUijfiritifeglieYano  rapprefcntati  nel  corpo  de  la  luna,  li  dimof^Yct  hoYa  (juello  che  ne  ferine 
effe  plafone  nel  fio  Timeo,doue  paY  che  ajffYoui  tal  fentctia  non  effcY  ftmile  a  cjutRo  che  ft  ufde  ^uii 
ttinelaluna,  PeYche  Platone ìf^aY  che  [cntacome  dice,  E  ijuel che  dice  ft  è',  che  lalma  Rlede,  ciò 
Tùrna  a  lafualicUa^CredendQ  i^indii  do  è-,  Da  jueUa  tale  fìella  ESfr  decifa^  EffcY  paYtii4 


xf 

ì 

fin 


Hi 

Pdrfr 

ri 

Bai 
ùm 

mai 


vi 


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Postillati  16 


CANTOQ^VARTO. 

^i^anh  n<ttuYa  U  iieie  fer firma ,  Qunnh  natura  lainfùfertfl  cor f Ofilijuat ti^  la  materia  Jiche 
lanima  uif»  ai  ffftr  firma^  come  Jù^^fio  in  cera,  AÌkn<Jue,/èTUione  intefe  chf  o^ni  anima  for^ 
nafp  a  lafua  fida,  e  di  fari  numero  fiffero  lanime  a  le  jìfUcy  come  difcfra  dicemmo  ,  hauendone  ' 
iteiute  ne  taluna  won  una  ma  m:ìlte,pguitay  come  dice^  che  juel  che  Timeo  argumenfa  de  ìamme 
non  e"  ftmile  a  (juelh  che  ft  uede  (juiui .  E  Forfè  flta  fcntentia  è'  dalira guift ,  V  W  dimoflrarf, 
ihe  (juelli  channo  intefo  che  tal  fiffe  lofinione  di  Plafone  hahlino  fotuio  errare^  e  ihf  firfc  la  fua  fini 
fentiayfia  futialtra  di  cjufUo  che  non  juona  l  A  uoce,  ciò  e-j  lafi.ma,  Terche  egli  intefe  firfe  fart 
lar  de  linfìuentia  ie  la  fìella,  e  non  àe  lanima,  In-.pero  che  ogni  infìueniia  torna  a  la  fua  /iella  ^  hai 
uendo  da  (Quella  Uwuf^/  fuo  frincifio,  e  fella  h'  huona,  Ihonor  è*  jùo,  e  farimente  il  hiafm  f'glt^ 
yea,  E  cofi  fai  fenfentia  farehhe  con  intention  da  non  f/pr  derifa  ne  leffrita^ferch  ft  come  dice,  J  L 
fv.Q  arcoy  ciò  è-,  la  fua  fma,  iniefapey  effa  fua  fententia,feYcoter(h!;e  in  alcun  uero,  e  le  c:ff  uei 
re  non  fcno  da  ejpr  d'j^rez^te .  qyr/?o frincifio  mal  intefe,  Helhno glianfichi  Gentili  opiniof 
rte,  che  tali  infìuentie  iffenìefpro  da  lefteRe,  come  dafrime  caghni,  e  non  intepro,  che  la  frima 
xagione  fijfe  Dio,  e  che  da  lui  frinòfalmente  dfj^endefpro,  e  che  rijfeUo  a  lui  erano  effetti  e  non  e  A 
gioni,  e  Yiffftto  a  «dì  (jua giù,  c3  (juali  la  Iqy  uirtufarficij^auano,  erano  cagioni,  ma  cagioni Jeccn 
de,  Onde  di  fcfra  nel  juonio  canto  a  talpropofto  li  Icr  parlando  dijfe.  Che  di  fu  fftnkn  e  di  fUQ 
finno.  Ver  <^Hfjìo  error  adunt^tie,  tuttolrnonh  dal  pjf>Jò  di  Dio  w fuori,  trcifcoyfe  a  nominar  ogni 
fìeHa,  e  ffetìalmente  {Quelle  de  fette  f  aneti,  da  la  fuafrofria  nfuètia,  luna  CÌQue, 'altr.t  M.trtejA 
tra  Mercurio  e  cet^attr.huHo  lorola  Deita^  e  cofi  (quelle  adorauano,  eteneuonle  per  loro  Vd  e  Dee* 


Laìtra  iuhhation ,  che  ti  commoue , 
ììa  men  uelen*j  ]^ero  de  fua  walitia 
Non  ti  feria  menar  da  me  ahroue  ♦ 

Varcr  ingiufìa  la  nojlra  guMitia 
j<le  Rocchi  de  ryiortaìi  je  argumento 
Vi  fide  j  e  non  dhcretica  nequitìa^ 

Ua  perche  puou  mf^ro  accorgimento 
Ben  fenctrar  a  quejìa  uerìtatey 
Come  dìjui ,  ti  firo  contento  ♦ 


Hrf  Beat.fcluto  (uno  de  puoi  due  diSi  a 
Dante,cioè-,  (jueUo  che  lanime  torrÀn(ì 
a  !e  fìeHf,  fecondo  l  l  e  alcuni  uogliono  effe 
re  fiata  fntentia  di  vUione  .  Horct  uien'a 
fcluer  laliYO  ,  ilf<A  è-  ,  fenle  cagione  fi 
sminuì fcel  merito  a  lahuona  uoìunta  ,f  er 
ejferlf  fàtto  ftr^,  come  a  tjuella  di  Viccat 
da  e  di  Gofian^  delferfeuerar  ne  la  relii 
girne  era  auenuto  ,  onde  haueano  confe^, 
guito  minor  grado  di  leaiitudine  di  c^ud 


haueriano  meritata  fe  la  fir^  del  trarle 
fuori  di  tal  religione  cetra  la  loglia  loro  nonftfp  fiata  in  effe  uf^ta  .  E  ijuefìa  duhitatione  dice  ha 
uer  men  ueleno,  ciò  e-,  ffjcr  rnen  nociua  de  Ultra,  b(]ualfer  ffpr  cpnione  heretica,  foteua  occidey 
lanima,  ma  <juffia,come  la  ftr^  pffa  diminuir  il  meriti  a  la  buona  uolunta,  ffr  effcr  fcUmenfe  du 
litation  di  fide,  non  ha  infe  tanta  malitia,  ne  lo  fin  alljntanar  da  Beat,  ro  ^,  da  la  farà  theoh', 

P 
U 


a,  cmt  ({nella,  E  ferche  Ungegn:^  human},  meiianfe  efsa  the^ìogia,  f  u:  len  penetrar  a  la  uerif 
di  (jueiìo  dui  O.ier^  irmeUe  deaf,  difntisfàr  in  cfufjìc  f  arte  a  D^.te,  come  defidtra  egli  fìe/fo  . 


Se  wolentia  e  quando  quel  che  paté , 
J<lìente  cònfirifce  a  quel  ^  che  >fir7a^ 
ì^on  fiir  qucjle  alme  per  cffafcufiitct 

Che  uolonta  fe  non  uuol ,  non  fammor\a 
Ua  fii ,  come  natura  fhce  in  fòco , 
Se  miUe  uolte  utolcntia  il  tor'^i 

Vtrche  fitta  fi  piega  affai  o  j^oco  j 


Vuoi  Beat,  in  fcntfntia  dimcfifare  ,  che 
Riccarda  e  Gjfian'^^  non  ferpueraron  ini 
teramente  con  la  uoìunta  nel  luon  jfrcfoft 
tOy  ma  che  in  cjualche  farle  afientiron  a 
la  uiolentia,  E  che  fer  cjuefo  era  ìoroffato 
dato  cjuel  minor  grado  di  leatitudine,  e 
che  (juando  hauefiero  ferpuerato  ,  come 
Iorf«§  m  la  fide,  e  Mhtio  Simili  Tlt  U 


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Postillati  16 


PARADISO 
Segue  la  fvr^  t  e  cofi  quefie  fero  fua  feueriu  in  funir  ìemnte  lejtra  ine 


Voffendo  ritornar  al  fanto  loco^ 

Se  frjje  flato  lor  uoler  intero  y 
Come  tenne  lorenxj)  in  fu  la  grada  j 
vE  fece  Mutìo  a  la  fua  man  feuero  ; 

Cefi  le  hauria  rifinte  per  la  flraia , 
Onàeran  tratte ,  come  furo  fciolte  t 
Ma  cofi  falda  uoglia  è  troppo  rada  ♦ 

E  per  quejle  parole  j  fe  ricolte 
Lhai ,  come  dei  ^  e  largumento  caffo , 
Che  thauria  fhtto  noia  ancor  più  uohe^ 


hcti^fYiano  meritato  un  molia  ^^g^i^^f^ 
OnifiUf^Chf  fe  ulMniia  è- tjuando 
(i^elche pafe^  Quello  altjKal  e  fkua  U 
uiolentia^  Confirifce  nienfe,  cio.èy  In  mi 
io  akum  non  confrnfe  A  Qh,f'che  ifcri 
^,  A  (Jkel  che  fa.  la  uiolenfia  ,  q\  ffie 
alme ,  no  ^,  Piccarla  r  Co/fan^  con  If 
altre  cheYan:ì  con  loro,  bion  fiiron  fer  effà 
uidentia  fiata  lor  fkua  fcufcte ,  ^tnlt  U 
uolunta  non  fmmor'^  ne  fregne  fe  non 
uoìe,  (pendo  lauolunta  efjrtto  danimo,  ili 


t^ual  non  fuo  in  modo  alcuno,  cornei  tor/g 
(epenio  ne  laltruifir'^)  epere  sfir'^to,  Ma  fa  come  naturalmente  fuol  fdy  ilfitoco,  che  p  len  infli 
nife  uolie  e  torto  t  piegato  da  la  uiolentia  del  uento,  immediate  chetai  uiolenfia  manca  ,fi  ritorna 
«r  ir iz^r  inalio.  Ma p lauolunta  fipieja  apai o poco  ala pr'^, pguita  <jueRa,  E  coftpron  Piccar 
ia  e  Gonftan'^a,  popendo  poi,  dopola  fvr'^,  tornar  al pnto  loco  de  la  religione,  juando  iluo'erlora 
ftpe  flato  intero.  Come  fu  cjuel  di  loreì^  fu  la  grata  in  perpuerar  nel  hin  prof  opto  de  la  fide. 
Comep  legge  nel  legendario  de  [mi,  E  <\U(l  di  Mktio  Sceuola  ne  la  feuerita  in  punir  la  fua  erran 
te  d  eftra,  in  Liuio  al  fecondo  lih,  de  la  prima  deca,  E  cop  effà  uolunta,  come  ptrono  fciolte  e  lilere 
ia  la  uidentia,  le  haueria  ritinte  per  la  firada  del  cielo,  de  lacuale  erano  fiate  tratte  fuori .  MA  . 
cop  falda  uoglia  è'  troppo  rada,  Volendo  inprire,  cVe  non  epcndo fiata  cjUfUa  in  /o>o ,  e  nùndime$ 
m,  per  efprpoi  uiuute  cafie  ne  lo  flato  matrimoniale,  e  fempre  ritenuto  ne  lanimo  Ufjrt^ion  de  la  re 
ligione,  idio  hauea  lor  dato  juel grado  di  heatitudine,  che  in  tale  flato  haueano potuto  meritare. 


Ma  hor  ti  fattrauerfa  unaltro  paffo 
Vinan'^  a  gltocchi  tal  5  che  per  te  fleffh 
JSlon  ufcircfli  pria  fàrefli  lajfo. 

lo  tho  per  certo  ne  la  mente  meffo 
Che  alma  beata  non  poria  mentire  5 
Pero  eh' e  fempre  al  primo  uero  appreffo: 

E  poi  pcte&t  da  Viccarda  udire 
Che  laffetthn  del  nel  GoHanTci  tenne  5 
Si  ch'etla  par  qui  meco  contradire  ♦ 

Molte  fiate  già  ^rate  adiucnne , 
Che  perfiiggir  periglio,  contro  a  grato 
Si  fi  di  quel ,  che  far  non  fi  ccnuenne  j 

Come  Almeone  5  che  di  ciò  pregno 
Val  padre  fuo ,  la  propria  madre  f^enft  j 
Ver  non  perder  pietà  fi  fi  fpietato , 

A  queflo  punto  uoglio  che  tu  penfi 
Che  lafbr'^a  al  uolcr  fi  mifchia^e  fanno 
Si  y  che  fcufar  non  fi  poffcn  loffenfi . 

Veglia  a^olma  non  confinte  al  danno: 


Mofira  Beat,  lauer  conopiuto  unaltro  iui 
hio  in  Dante,  ihe  da  le  pte  parole ,  e  da 
quelle  di  Riccarda  glieranato,  ìiilduhi^ 
tra,chauendo  intefo  da  Piccaria,  chetfui 
tuncjue  Gnfian'^  pfp  fiata  per  fir"^  frati 
fa  fuori  de  la  religione,  che  nondimeno  eli 
lalhaueapero  tenuta  fmf  re  ne  lanimo. 
Et  hora  dicendo  Beat,  chel  udtr  loro  non 
fra  fiato  infero,  pareua  cUffi  p  miradii 
ceffìro,  e  che  fcfp  neceffario  che  una  ii 
iue  dicejfd  fàlfo ,  Lacjual  cofa  era  ancora 
confra  a  (jueQo  che  heat»  glihauea  detto, 
chelanime  leate  non  poteano  mentire, 
quando  difcpra  nel  ter^  canto ,  ii  (jueBe 
ihep  li  rapprepntaron  nel  corpo  de  lalui 
ira  difp,  pero  parla  con  efp  e  cet.  Onde 
per  trarlo  di  queflo  duUo,  e  moflrarli  che 
ognuna  di  loro  iiceual  uero,  mofira  effre 
iue  fpetie  di  uolunta,  luna  affduta ,  lab 
tra  riffettiua,  Affcluta  è'  (juella ,  che  per 
jualft  uoglia  accidente  non  pmuta  mai. 


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Postillati  16 


C  A  N  T  0    Q^V  A  R  T  O» 

Md  conftnteuì  tn  tanto,  in  qu4nto  teme ^  TieJf>fttiua(iuanJoftmfano)ìJifròfm 
Se  fi  YÌtrd  cader  in  più  ajfanno^ 


Vero  quando  Viccarda  queÙo  J^reme , 
De  U  uo^lia  afjaluia  intende  ^  ^  io 
De  laltra'yft  che  uer  dichiamo  infiemt  ^ 

Cotal  fu  londe^giar  del  fanto  rio , 
Chufcì  del  fonte ,  ondcgni  uer  dertudt 
Tal  jpo/c  in  pace  uno  er  altro  difto  » 


uolerf,  ma  f(Y  timore giuiicania  rjpr  mi 
mrmalffComf  Ticcaréa  e  Coffan'^  firo, 
Vicf  aiuriijue,  MA  hor  ti  fattrakerp  urtai 
tro  fajfcy  M<t  Vwa  tip  mette  unaìtro  iulio 
nivan'^  d  gliouUy  initnie  le  lintthuo^ 
Tale  e  fi  fido,  CHe  fer  te  fìeffcy  ciò  r  ,T« 
finfc  con  la  ragion  humana  tnfieme,hìOn 
pfctYffti,  fer  hauer  detto  faffc^  ciò  ^,  Non 
fi  rifclueYffti  ii  tal  hhio,  PRiafarejìi  Ufi 
fc.  Prima  ti  cOnfinierflii  ne  linuePigatiore,  flanìo  fmfre  ne  la  fmìlituiine  iel  faffcy  fenhe  Ihuf 
mana  ragione,  fen^  la  teologia,  non  farette  a  (jueflo  fcfficiente .  IO  tho  fer  certo  ne  la  mente 
meffo,  Che  alma  heafa  non  (Oria  mentire  t  cet.  E  ijuefio  fit  (juanio  nel  precedente  canto,  farlanÌ9 
ie  Unirne  chel  foeta  uiie  nel  corpo  de  la  luna  diffe.  Pero  parla  con  effe  CT"  odi  e  credi  Che  la  uera^ 
ce  luce,  chele  af^aga,  T>a  fc  non  Uffa  lor  torcer  li  piedi,  E  Poi  poteri  da  Viccarda  udire.  Che  Uffrtt 
don  deluel  Cojìan'^  tenne,  ìhhe  uedemmo  nel  wedefmo  canto,  oue  Viccarda  farUnio  di  Coftanf 
^  dijfe,  ^^a  poiché  pur  al  mondo  fu  riuolta  Centra  fuo  grado  e  cantra  luona  ufan^  Non  fit  dal 
uel  del  cor  giamai  difdoìta .  SI  cheUa par  c[ui  meco  contradire,  come  ii  fcpra  haUiamo  già  de(9 
io  •  Molte  fiate  già,  F  rate,°aiiuenne,  Mojìra  (jueUo  chahhiamo  già  detto,  che  per  temer  d  incori 
ter  in  maggior  male,  Slft  contra  grado,  Sift  confra  la  propria  uoglia.  Di  ijuel  che  non  fi  conueni 
ne,  ne  fit  licita  cofa  a  fkre,  E  di  cjuelìo  adduce  lefpmpio  d'Almeone  figliuolo  d' Anfiarao ,  del(jual 
dicemmo  nel  xx.  de  Vinf,  come  ingannato  da  la  fua  donna  Eri  file,  fii  coftretto  dandar  con  glialiri 
Argiui  a  U  guerra  di  Tehe,doue  hauea  preueJuto,  che  andandoui,  douea,  come  poi  fice  ferire . 
Cofìui  adun<iue  fecondo  Quid,  nel  \iiif.  afparue  iop  la  morte  ad  AÌmeone  fuo  figliuolo  effceli  noi 
to  ling^nno  de  la  madre,  con  pregarlo  che  in  fua  uenietta  U  uohffe  occidere ,  llijual,  auenga  che 
mal  uolontieri  e  contra  fua  uoglia  lo  fàceffe,  nondimeno,  giudico,  non  drittamente,  effcr  menmale 
iucciierU  poprw  madre,ihe  di  Uffar  impunita  la  morte  delpadre,Onde  dice,che  fi  fi  jf^ietato,  oci 
cidendo,^me  uuolinfirir,  la  madre,  VEr  non  perder  pìet:t,  mn  uenlicandol  padre.  Ad  imitatiore 
ieffo  Quid,  nelpreadfgafo  luogo,  vltusj;  parente  parenfem  Hatus  eritfictojfiut  fceleratus  eot 
iem  .  E  ijt^efla  uolunta  d' Almeone  fii  non  affolufa,ma  reffett'ua,  perche  affclutafareUf fiata  juaf 
hfi  fi^ffi  aftenuto  dalmafricidio  conofcenéo  effcr  male .  A  Quefto  punto  uoglio  che  tu  penff, 
\uol  Beat,  aluncfue  che  Dante  perfi  a  (^uefìo  punto,  CHe  fa  fcr'^  fi  mifchia  al  uolere ,  ciò  è',chf 
lauOgliafifiegaecondèfcendeaUfir'^,  E  Fanno  fi,  Et  oberano  talmente  ,  CHe  lofjtfe  ,  Intende 
fàue  a  Dio  in  londrfcenéer  a  fir  male  fer  tim^r  di  non  imorrtr  in  un  maggior  male,  non  fi  pojfai 
tiofcuftìre,  ferche  in  tutti  icafi  Ihuomo  dehhefimpre  piegar  fi  al  lene,  e  con  U  kna  udunta  refifier 
^  ^"fi^^  ^'^^  ^O"'^'''^^  Onc/r  rApofìo^o  a  li  Romani  al  xij.  Noli  uinci  a  malo ,  Sed  uince 
in  hono  maìum,  E  cofi  facendo,  rimetter  fi  poi  ne  la  mifiricordia  di  Dio,  il^ual  non  ahandona  mai 
€hi  fon  tutta  U Jua fleran^  in  lui .  V O glia  affcluta  non  confinte  al  danno,  (Xuefia  è  Uffcluf 
itone  del  dulio,  ciò  e-,  che  U  uoglia  affcluta,  de  lacjual  halhiamo  di  fcpra  detto,NOn  ccfinte  dA  dan 
no,  NoTì  condefcendemai  a  uoler  il  male,  Ma  ui  confcnte  e  condefcende  IN  tanto  ,  ciò  è  ,  In  tanta 
parte,  in  franto  teme  fe  fi  ritra  e  td fiuta  da  tal  male,  CAder  in  più  affanno,  Dincorrer  in  magi 
gior  male,  E  ijuffta  è'  U  u^gUa  reffettiua,  che  fcmpre  df fende  da  Uffcluta  .  VEro  cjuando  Viccari 
da  E  Sfrerr^e  auello,  do  ^,  VarU  di  (fitfl  tal  danno  e  male,  intende  parlar  de  la  uoglia  affcluta^  E  T 
lode  Ultra,  ciò  e-.  Ve  U  rfffettiua.  Sì  che  uer  duimo  infieme.  Talmente  chognuna  di  noi  due  di 
cel  «fra,  e  tra  noi  mn  è-  contra iittione ,  come  tu  duhitaui  che  fiffe .  COtd  fit  londeggi^r  del 
fantQ  rio ,  Q2i^/?o  fii  il  parlar  del  finto  f}irito ,  CHufcì  iel  finte ,  ll^ual  ufct  de  U  elo^uen^ 


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Postillati  16 


PARADISO 

(ìa,  ON%W  uer  leriua,  tìnljual  ogni  urrita  dffende,  VfYc\ìe  ^^ueflo  fYtfm  le  la  tholo£t0^ 
T  Al f^^n  face  KfT  acqueto,  VNo'e7  altro  àifto,  Qurh  (haufa  dintenìer  df  due irimi  miei  dhf 
li ,  E  di  juffto  ultimo ,  iomt  uuol  injir.re . 


O  amanza  del  primo  manteco  im^ 
ViJJìo  ^fprcjjb  3  il  cui  parlar  mi  inonda 

'e  [calda  ji,  che  più  e  più  mauiua; 

Kow  è  lajfettion  mia  tanto  profonda  y 
Che  baffi  a  render  uoi  gratta  per  gratta 


Vr/o!  i\}(oeta  Ytngratlar  Beat,  h  refclutì 
ikhiy  Onielf  dicf,  O  arrarì^  delirimi 
amanff,  chf  tanfo  uien  a  dire ,  O  amata 
da  Dio  ,  iljual  e'  frmo  mante  ,  perche 
ama  }  u  ferfittamente  le  fue  aeatuYc; 


lAa  quei  5  che  uede ,  e puote  j  a  ciò  rij^onda  ♦    cVeffe  non  amano  r.e  pfpn  amar  lui  fuo 


lo  ucggio  ben  che  giamai  non  fi  fatta 
TSlo^rro  intelletto ',fd  uer  non  lo  iUuflraj 
Vi  fuor  daìqual  nejfun  uero  fi  f^atia^ 

Tofcifi  in  effo ,  come  fira  in  lujìra , 
To/fo  che  giunto  Iha  ^  e  gtugncr  poUo  j 
Senon  y  ciafcun  difio  farebbe  frujìra^ 

liafce  per  quello  a  guifa  di  rampollo 
A  pie  del  uero  il  dubio  t  ^  e  natura ^ 
Che  al  fommo  pinge  noi  di  collo  in  collo  ^ 

Qjtefìo  minuita  yqueflo  mafficura 
Con  riuerentta  Donna  a  dimaniarut 
Dunahra  uerita  ,che  me  ofcura, 

lo  uo  faper  fe  Ihuom  può  fcdiifitrui 
A  uoti  manchi  fi  con  altri  beni -, 
Che  a  la  uofìra  fiaterà  non  fian  parui  ♦ 

Bmrice  mi  guardo  con  gHocchi  pieni 
Di  fhuiUe  damor ,  con  ft  diurni  j 
Che  uinta  mia  uirtute  die  le  reni^ 

E  quafì  mi  perdei  con  fiocchi  chini  ♦ 


creatore  ,  Ma  fcfra  tuUf  laltre  cofe  ama 
Beat,  intefa  feY  la  theologia  ,  ciò  p-,  ama 
la  unita  contenuta  w  quella ,  e  coft  ama 
fiufcftfffc,ferche^li  fclo  e  uiauerita  e. 
Ulta»  O  Diua,  do       [anta  e  diuina,  il 
cui  paYlaY  Mlnonda^  ciò  e^^  Matonda  f 
fcaìda  p,  CUe  fiuefiu  mauiua^  che  firn 
fYefiu  maccende  nel  diuino  amoYe,  NOn 
è'  lafjrttion  mia  tanto  froftnda,  che  hafli 
a  YfndfY  uoi  grafia  fer  gratta,  Perche,  ft 
cme  haihiamo  detto,  e/pndo  lafjtttionf  et 
am:)Y  diuino  uerfc  di  noi  infinito  ,  L^non 
ejpndo  in  noflra  f^culta  di  pterlo  tanto 
amaYf,  (guanto  chegH  ne  ama  noi,  Seguii 
fa  che  nonfofpamo  anioraYendeYligYaiia 
che  fa  eguale  a  la  grafia  che  gli ,  jfeY  tani 
ta  affrttione,  che  ne  forta,  tuttol  di  ne  con 
cede  ,  Ma  dice  chegli ,  ilcjual  uede  e  fuO 
tutto,  l{ì fionda  a  ciò,  Sujfflfca  a  jueSof 
che  io  fer  non  poter  uengo  a  mancare . 
IO  ueggio  hen,  Viattimo  già  fiu  uolft 


ietto  e/pY  innato  ne  linteUetto  noflro  un  deftlerio  dif^pert,  e  c^ueflo  non  fi  fctia  ne  fóc(\u(ta  maifd 
ueYO,  fiiOYi  ftfT  oltYe  deìijuale  neffun  altro  nero  fi  ffatia  e  diftende  NOn  h  illufÌYa,cio  e- ,  Non  lo  ili 
lumina,  E  ^ueftoè-ldio,  ilcjual  fch  è-  frmma  uerita ,  Adunijue,peY  aojuetar  lintelletio  yhfc^na 
giunger  lui,  ciò  è ,  hfcgna  infendevlo,  frrche  fi  tojìo  che  Iha  intefc,fifùfa  poi  in  effe  Come  fera  in 
iuftra,  ciò  è".  Come  fiera  ne  la  fua  tana,  feYche  ft  come  cjueÙa,  alfYonon  defidera  più,  E  poh  ^iui 
gnere,fcnon  ogni  éifo  Sarehhe  fruflYa,pyMe  indarno,  E  c^ue^o  non  può  ejfcre  ,  f fycHr  frufìra 
Deus  rsr  natura  nihil  agunt,  Et  gYaniiff,mo  aYgumento  de  limmoYialita  de  lan'ma  .  h^Afce 
feY  tfueUoy  Vefiderando  Ihuomo  intender  cjufffa  fcmma  uerita,  ua  difcorrendo  con  la  Yagione  diueii 
fe  e  uaYÌe  c  fc,  da  lecjuali  nafcono  più  duhi,  che  fono  ad  effa  ueYtta,  come  i  rampolli  al  fieie  de  Urioi 
Ye,ferche  ft  come  ijurfìi  a  poco  a  poco  crejcendo  uengon  aggiunger  a  la  cima  di  <juello,  Coft  i  duhi^ 
foìuenéone  hr  uno  tir  hoY  unaltro,  a  foco  a  foco  ft  uien  in  cognitione  deffa  ueYita,  E  c^uefia  è'  cofd 
ratUYJÌe,  laijual  ne  finge  da  un  uero  ad  unaltro  uero  fin  che  aggiungiamo  a  la  fcmma  uerita.  Coi 
mfifnfalendo  di  colle  in  colle  fino  a  tanto  che  fi  giunge  a  la  Lima  del  monte .  (^eflo  minuita^ 
^uefìo  maffecuya,  Mofira,  •  he  inuitato  e  fcYfuafo  da  le  già  dette  Yagioni,  chegli  pcffa  uenÌY  in  cognii 
tione  de  Ufomma  uenta,  cr  afficuYato  dhauerla  a  confeguÌYe^  effcY  qufh  che  hm  lo  moue  a  dof 

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Postillati  16 


CANTO  Q,VARTO* 

miniar  Bht»  COii  reutrtniU^  fen\)f  (juefìa  fmfyeft  uuol  ufar  co  fuùì  m^poriy.e ffetialmfnft 
tìuanio  uoplimo  intender  afd  ia  /aro  chf  non  %i«mo,  Dunaltra  ueyua  CRf  ofcura ,  ciò  ^  , 
ta<]t4Almt  hAia^h  nuejìa  in  fmifntia  fi  ^,  Se  a  noti  rotiift  fuo  fatuf^Y  con  altrt  buone  offre, 
CHe  a  U  ^iuina  fiaterà,  ciò  e ,  le<juali  a  U  diuirtt  ^iuftitia  NOw  fan  farue  ,  Now  uenghm  a 
mancarey  ma  ftano,  come  uuol  mjtrire,  unto  meritorie^che  fufflifcy.im  al  mancamento  iel  uoto  . 
BEatrice  mi  guarito ,  Qa^flo  cfjr  tuUo  ([uffìo  fignifichi,  e  la  cagione  fenl.e  ^eat.  guardajfc  VanS 
le  con  fi  éiuini  occhi  e  di  famlle  damor  fieni  che  uinfe  lafua  uifua  uirtw,  V  edremo  hora  al  frincii 
fio  dtl fcgnente  canto,  che  feguitando  tal  frofofito,  in  ferfona  di  lei  lo  dira  , 


CAUTO  Q^VINTO. 

$70  ti  fiammeggio  nel  caldo  Jamore 
Vi  la  dai  modo ,  che  in  terra  fi  uede , 

Si  che  de  gliocchi  tuoi  uincol  ualore  5 
Non  ti  marauigliar  :  che  ciò  procede 

Va  perfètto  ueder*^che  come  apprende , 

Cofi  nel  ben  apprefo  moucl  piede  ♦ 
Io  ueggw  ben  fi  come  già  rij^knde 

Me  Unteìletto"  tuo  leterna  luce  5 

Che  uijìa  fola  fempre  amor  accende: 
E  filtra  cofa  uofìro  amor  fiduce  ; 

Kow  efnon  di  quella  alcun  ucftigio 

Mal  conofciìdo  j  che  quiui  traluce  ♦ 
Tu  uuoi  faper  fe  con  altro  feruigjo 

Ter  manco  uoto  fi  può  render  tanto  y 

che  lanima  fi  curi  da  litigio . 
Si  cominciò  ?>eatrice  qucfio  canto: 

E  fi  comhuom,  che  fuo  patlar  nonJpeT^^y 

Continuo  cofi  il  proceffo  fanio  ♦ 
Lo  maggior  don  ^  che  Dio  per  fua  larghe'^za 

¥e!fe  creando       ala  fua  bombite 

Viu  conformato,  e  quel  chei  più  appre^^^a^^ 
fu  de  la  uolonta  la  libertine , 

Di  che  U  creature  intelligenti 

E  tutte  e  fole  furo  e  fon  dotate. 
Hor  ti  parrà  fe  tu  quinci  argomenti , 

Lalto  ualor  del  ucto  ;  Se  fi  fitto , 

Che  Dio  confinta,  quando  tu  confinti: 
Che  nel  fermar  tra  Dio  e  Ihuomo  lì  patto 

Vittima  foffi  di  quefio  theforo 

raì ,  qual  io  dico  ,  e  fi^ffi  col  fido  atto  ♦ 
Vunque  che  render  pucfi  per  rifìoro  i 

Se  credi  ben  ufar  quel,  chat  offerto  ; 
.  Di  maltoUetto  uuoi  for  bnon  lauoro^ 


Solue  Beat,  nel  freftnte  canto  frima  il  du 
ho  moffcli  dal  p(ta  in  fine  del  precedente 
ne  la  firma  che  uedremo,  effcrfandomoU 
to  ciafcuno  a  non  cofi  legiermerie  money ft 
a  far  u^ti,  e  fur  facendoli,  ad  auertir  hert 
come ,  fer  ejpr  il  uoto  afpeffo  a  Dio  di 
grandiffmo  ohligo.  Voi  pie  al  fecondo  dei 
lo,  che'  (luello  di  Mercurio,  nel  corfo  deh 
ijual  pianeta  fìnge  hauer  trouafo  infinite 
anime,  che  uenero  a  lui,e  (.he  una  di  (juel 
Ify  ^^P^ gratiofo  [aiuto  [è gliofjrrijp poni 
ta  a  riffmder  ad  ogni  e  <jua!un<jue  co/', 
ihegli  Jeftderctun  fffer  da  loro  ,  E  dicen  i 

10  e^li  a  (juejìa  tal  anitra  non  fcifer  chi 
eUa  fta,ne  ancorala  confittone  di  tutte  /:> 
YOprche  ijuiui  erano  fofìe  ,\:Vi(xa  (jueffo 

11  rjponde  pi  ne  la  firma,  che  nel  fcgutn 
te  canto  ufdrfmo  .  ^  Slotij^irr.i 
meggio  nel  caldo  damcre,  il  Ifne  natu 
Talmente  da  tuUi  amato,  f  di  (guanto  fi  ue 
de  effer  maggiore ,  di  tanto  ancora  magi 
giormente  fma  ,  Mrf  euui  un  lene ,  dali 
(jual  def  endono  tutti  gìiaìtri  leni,  clefer 
effcr  fmmo  c7  infinito,  non  e  chil  f  ofjà 
perfettamente  uedere,  ne  con  tanta  ferfiti 
tione  ancor  amare, E  cjuefìo  è-  ldio,ilQuffl 
fclo  per  fittamente  uede  ^  amafefìfffc  ,  e 
come giufìo  creatore,  difende  il  ftiO  diuino 
amore  egualmete  in  tutte  le  fue  creature^ 
lAa  guaine  riceue  più  e  (jual  meno  feconi 
io  che  più  e  n  eno  egli  uien  ad  effcr  da  loY 
ueduto,  e  (futili  lo  ueden  più,  ihe  più  fino 
appreffc  a  lui,  ciò  e-,  che  più  intendono  e 
uengono  apayticipare  de  la  fi;a  diuina  e  fi 
fntia^come  fànno  If  diuine ,  rjftttoa 
Ihumane  crtaturt ,  E  ferche  (Quelle  lo  m 


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Postillati  16 


PARADISO 

hn^  dfnccid  aficcid,  fen  chf  iifiymmentfy  cmt  nel  frece  denti  canto  haUiamù  ueìuto,  E  ^uei 
fte  feY  fide,  e  mediante  la  fcYÌUurafacra,  o  uo^liamo  dirla  theologia  fignificata fer  Beat.  E  di  ^ue 
fio  tal  tene  fcriue  lacofo  ne  la  fua  Canonica,  Omne  daium  optimum  cr  omne  donum  ferfictum, 
de/fiT/um  efl,  defcendens  ajpatre  Iminum  .    Horail  poeta  hafojìo  in  fine  delprecedente  canto, 
chauendo  egli  moffo  a  Beat,  il  dulio,  che  ijuiui  dicemmo,  e  che  foco  difetto  amora  uedremo,  chejjì 
Beat,  h  guardo  con  òcchi  fi  diuini  e  fieni  difàuide  damore,  cht  uinta  la  fua  uifiua  uirtu ,  diede 
le  reni  e  ferdffi  (juaft  con  ^Hocchi  chini  ahhagliati  da  la  troppa  eccfffwa  luce  di  cjuelli  di  lei ,  E  U 
cagione  donde  <\uefìo  naccjue,  li  uien  hora,per  leuarlo  dammiratione,  a  àimjftrare  <juaft  in  ejue^ 
fta  firma  dicen  h,  S!o  ti  fiammeggio,  ciò  è',  Se  io  t accendo  nel  caldo  del  iiuino  amore  DI  la  dal 
modo  che  fiuede  in  terra,  come  ho  fitto  fino  a  cjui,  perche  fi  cóme  halhiamo  detto,  fiupnfittamen 
te  fi  uede  il  fcmmo  lene  la  fu  in  cielo,  oue  aHhora  fingel poeta  chera  con  Beat.  E  iOnfc<juentemfnt 
te  ancora  fama  più  che  non  fifa  ijua  giufc  in  terra  tra  mortali.  Sì  che  de  gliocchi  tw^i  uimol  ualo^ 
re,  ciò  è.  Talmente  ti  fiammeggio,  che  uinco  de  gliocchi  tuoi  la  uifiua  uirtu,        del  tuoinget 
gno  la  uirtu  inteHetttua,  come  uuol  infirire.  Non  ti  marauigliare,  jferche  cjuefio procede  da  perjèti 
io  ueder  il^ual  e*  in  me,  perche  la  iheologia  fignificata  per  Beat. per fitiamfnte  uede  Idia  fcmmo  U 
ne  CHe,  do  e-,  ìlcjual perfètto  uedere,  Qomt  in  Dio  apprende  il  perfetto  tene,  Cofi  nellene  apprefi 
MOuel  piede,  Mo^/r  perfittamentf  lafffttione,  ciò  e-,  il  diuino  amore,  delcjual  tu  non  fuoi  tanfo  per 
fittamente  effir  capace.  Altri  fefii  dicano.  Non  di  la  dal  modo,  ma  di  la  dal  mondo  ,  Sofra  di  che 
gliefp}fitori,  come  da  quelli  ingannati,  hanno  molto  confufamente  interpretato .     IO  ueggio  len 
fi  come  già  rifflendfy  Dichiara  ancora  meglio  <juel  cha  detto  difcpra,  che  di  (guanto  fi  uede  in 
tende  Idio,  ìl<]ual  ^  LA  eterna,  ciò  è.  La  dimna  luce,  di  tanfo  ancor  faccende  la  creatura  nel  fio 
Jiuiio  amore,  E  ^juefta  tal  diuina  luce  uede  rij}>lender  Beat,  ne  linf filetto  di  Dante,  per  li  duli  che 
le  ua  mouendo,  Onde  nel  precedente  canto  difp,  che  mediante  la  refclufion  di  <\ueJli ,  a  poco  a  poc9 
fi  ueniua  in  cognifion  del  uer$,  ciò  è',  di  Dio,  Onde  Auguft.  Bmum  Dei  cognofiitur  per  theùlo^ 
giam  (juf  ferficit  infellectum  .    E  S  altra  co  fa  uoftro  amorfe  duce,  Si  come  di  fcpra  ha  dimoflrai 
to  effir  un  fcmmo  KfT  eterno  lene,  dalcjual  ognaltro  hen  depende,  e  dalcjual  nafce  fcmmo  er  eterna 
amore,  Cofi  (jui  moflra,  che  da  tal  fcmmo  ^  eterno  amore  depen  Je  ognalt)  o  amore.  Onde  dice,  £ 
faltra  c^fa  SEduce,  ciò  è,  Dijuia,  tst  attrahe  a  fi  il  uoftro  more,  non  è  fcnon  VN  uefiigio,  ciò 
è-,  Vno  indifio  efcgno  di  (jueQa  tal  eterna  luce,  CHe  fraluce,  ìlcjual  fi  dimcftra  (fuiuiper  effo  uefii 
gxo,  ma/  conofiiuto,  Perche  non  fi  confiderà  tome  co  fa  creata  che  procede  primifalmenfe  da  D:o 
fuo  creatore,  al(jual  tutte  le  cofi,  come  a  prima  cagione ,  shanno  da  refirire,  Onde  il  Salmijìa  ,  In 
fittura  tua  dilectafti  me  domine,  E  mediante  <jue[le,  duna  in  unaltra  difcorrendo ,  uenir  ne  la  ccì 
gnifion  di  lui.  Onde  il  Pef.  a  tal  propofito  di  lor  parlando  diffi,  che  fin  fiala  alfiittor  chi  len  le  jìi 
m^,  ma  chi  non  lefiima  hne fino,  come  dicel  poeta,  mal  conofciufe  da  lui .     TV  uuoi  [dfer fi  con 
altro  fcruigio,  ^itn  Beat,  hora  a  trattar  del  dulio  moffcle  dal  poeta.  Se  a  uoti  rotti  fi  fuo  fifìsfiir 
con  altri  heni  dicendo,  Tu  uuoifaper  SE  con  altro  firuigio,  cn  ^,  5"^  con  altro  merito,  ft  fuo  VEr 
uot:>  manco,  ciò  è ,  Per  uofo  fatto  e  non  ofpruafo  render  tanfo,  che  lanima  SI  curi  da  litigio.  Si  Hi 
Ieri  da  contraflo,  cjueUo,  com,e  uuol  infirire,  che  fi(l  rimorfo  de  la  confcientia  in  leifempre,iheBa  fi 
fatte,  0  dubita  hauer  mancata  in  qufUo,  chera  fio  dekto  difire .    IO  maggior  don,  Vien  a  dii 


.    „    ,lOmaggior 

(he  Dio  per  fua  larghe^'^a  e  fimma  liieraìita,  lEffi  creando,  F  aceffi  a  principio  ne  la  creation*  di 
tutte  le  cofi,  cr  a  la  fua  hontatepiu  confirme,  E  (juel  chegli  appreZ^  fiu,  Tu  la  lilertafe  de  la  uoi 
ìunta,  Di  che  lE  intelligenti  creature,  ciò  è-,  Qliangeli  e  gli  huomini  folamente  fimn  e  fino  tutte 
e  file  dotate.  Perche  nejfunaltra  cofa  creata  participa  ii  tallitero  arliirio,  Auenga  che  gliangfli. 


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Postillati  16 


CANTO  Q^VINTO» 

ile  JopI  ca^l^y  iì  ludftro  rimafcra  la  fufe  in  cielo^  ftnhf  fùron  covfirmati  intatta,  «o«  foffl'^ 
mf  ìupccAYey  comefàlhumo^llijuallihYO  arlirrio  fu  ilmaggioY  dono  chf  Viofer  fua  lay^fZ^ 
f^cejfe  a  IhuomOy  perche  mediante  cjufUo  fclamente  Ihumo  fuofirfi  it^no  dfU  latitudine  ,  che 
Tìeffun  altro  dono  fuo  riceuer  maggiore ,  Et  è-  fiu  conflme  a  U  fua  hnta,  cVe  fer  ejfer  infinita,  iri 
finito  muien  ancora  che  [tal  dono  dun  tanto  donatore,  come  jueGo  di  tal  leatitudine  che  fi  confa 
gue  mediante  effe  lilero  arbitrio,  E  Più  laf]frf^\a.  Come  cofa,  oltre  a  tuUe  le  altre,  a  lui  fiu  cara, 
fenhe  nulla  glie  f  xu  grato  che  la  nftra  ìihera  uolunta,  (juando  al  tutto  la  dedichiamo  et  oUighiaf 
moalui.  HOy  tifarra,fc  tu  (juinci  argumenti,  ciò  è-,  Hora  hauendo  tu  infefo  di  quanta  effìfti 
maiione  fa  il  lihero  arbitrio  affre'lfo  a  Dio,  da  che  e'  cjue^a  fola  cofa  che  da  altri  dare  e  da  lui  rice^, 
uer  fi  fuo  maggiore,  SE  tu  argumenti  (juinci.  Se  tu  da  ijuefìo  auofer  tefteffc  difcorri,  TI  ff  arra. 
Tifi  dichiarerà  Ulto  ualor  del  uoto,  Fwr  che  fa  fi  fkuo,  che  (juando  a  (juello  tu  confenti,  Idio  ut  con 
finta  ancora  lui,  V  accendo  fer  huono,  perche,  fi  come  difcUO  uedremo  fer  ahuni  effemfi  che  ad$ 
durra,  e  (jualche  uolta  chi  fiocamente  fa  uoto  di  cofi  lUicite,  e  quefìi  idi»  non  gliacceUa  ,  ne  uuol 
che  fifno  offcruati.  Ma  fcl  uoto  e  accettato  dalui,  nel  firmar  ^uefio  fatto  tra  Dio  e  Ihuomo  SI  fi  uiti 
tima,  Sifàfairifiào  di  c^uejìo  the  fero  de  la  lihera  uolunta  ejual  io  ti  dico,  E  E  affi  col  fuo  atto,  E  fi  fi 
fi  col  fuo  confenfc  de[fa  lilera  uolunta,  Ejpndo  adunche  juejìa  la  maggior  cofa  che  Ihuomo  f  ffa  daf 
a  Dio,  e  chegli  neffunaltra  naffre^'^  più.  Se  rompendol  uoto  Ihuomo  gliela  toglie  ,  VomMa  jueh 
io  chefe  lifuo  render  fer  rijìoro  di  (juefìo  danno  che  fi  fi,  Volendo  infyire  che  nuda,  fer  non  effr 
cofa,  che  tal  danno f offa  rifiorare,  Dimofirado  an  ora,  chel  torre  indietro  f[ueh  che  una  uolta  fcré 
ofjrrto  e  dato  a  Dio,  come ,  romfendoluoto,  la  lihera  uolunta ,  credendo  fiirfe  foterne  meglio  ufai 
re,  non  efser  digiouamento  alcuno,  non  altrmerJe  che  fi  Ihuomo  uolefse  DI  mal  toSettO,  ciò  è', 
DI  cofx  mal  tolta  F  Ar  huon  lauoro,  Ear  una  luona  e  lodeuol  ofera  ,  Verche  non  fi  d(  cominciar 
«  fir  male,  ferche  nhahhifoi  a  refùliar  lene  • 

Tu  re  hmà  Jel  ^nmo  putito  certo,  iim^jÌMnfOffr/; il r,tlo  ri 

^       t     r        ir-      •    J-ru.  C  *  Rorar  con  altro.  E  perche  diuide  ej/c  uoto 

Ma  perche  [anta  chefa  ,n  co  d,^enfa  5  »  «  àJm.  fi ,  do 
Che  par  contri  h  uer,  cho  tho  jcouertc  ;  ^^^r^  ^^^^  ^  ^^^^ 

Conuienti  Mchor  fedcr  un  foco  a  menja  ;  ^^^^^^^  ^„  ^ 

Vero  chel  cibo  rigido  ,  chat  prejo ,  ^|,^ 

maggior  t  la  f  u  n:til [arte  trattai 
Richiede  ancor  aiuto  a  tua  dijpenfa  ,  to,f>ero  dice  a  Dante ,  degli  hoggimni 

i^fri  la  mente  a  quel,chio  ti  j^aìefi^j  fuo  del  maggior  f  unto  e  fer  certo,Wiafey 

E  fèrmah'i  entro:  che  non  fa  fcieni^  che  a  dir  cofi  affclutmente  chel  uoto  non 

SetlTJi  lo  ritener  hauer  intefo  ,  fi  foffa  nfìorare  far  che  fia  contra  la  cUf 

fa,  lajual fi  uede  fur  de  li  difftnf,  Bea*, 
trice  uuol  che  Dante  attendahora  dalei  la  refcìution  di  tfuefìo,  che  farà  il  fecondo  f  unto,  E  ciò  dice 
ferfimditudine  dal  dho  del  corfo  a  auedo  de  la  mente,  lacjual  uuol  che  afri  fer  riceuerlo,  e  che  den 
m  ritenendolo,  ue  lo  firmi,  fenhe  Ihauer  intffc  et  ajfrefcuna  dottrina  ndfiifctetia,fi  cjueUa  in  effa 
mente  o  memoria  no  fi  ritiene,  E  chiama  cjuello  che  del  uoto  ha  di  Ccfra  detto  cibo  rigido,  ciò  e^,  du 
ro  da  fatire,ma  divelle  a  linteBetto  ad  intendere,  fcn-^a  la  diffinitione  che  affyeffc  uedrem  fcguire . 

rue  cofe  fi  conucngon  a  la  cjfenla  Vuol  dimcprar  il  modo  che  ^ 

^      n    r    r-    1       -      V.  in  fermutar  il  uofo,fero  due  cof(  moprd 

D/  quejlofacrificioduna  e  quella,  effir  in  cueUo,  Una  e  di  che  fi  f^,  come 

D/  che  fi  fiir^Utra  e  la  conuenen^  •  uiaggi,limofn(  yg^guni  ecet.  E 

Queflulttma  gtamai  non  fi  cancella ,  cuefia  intende  \(r  la  materia,  l-aha  fi 

Se  non  fmata  3  ^  intorno  di  lei  è  LA  mnenfn^.ao  e,  U  mmtmt 


yytrotQ Jo    Sì  ^mtjiit  fcfra  ji  faucUa  t 

Veròntciffmo  fii  a  gli  Eehm 
Vur  lojferere  ;  aficor  chlcunà  ojfem 
SI  pcrmutaffc^  come  fdfcr  dei  ^ 

Laltra ,  che  per  materia  te  aperta 
Vuote  ben  ejjcr  td ,  che  non  ji  jidU 
Se  con  altra  materia  fi  conuerta  : 

Ma  non  trasmuti  carco  a  la  fua  jpatla 
Ver  fuo  arbitrio  alcun  fin'^  la  uolta 
E  de  la  chiaue  bianca  ^  e  de  la  giaUa  t 

Et  ogni  permutdn\a  credi  jìolta , 
Se  la  cofa  dimeffa  in  la  firprefi 
Cornei  quattro  nel  fei  non  è  raccolta^ 

Vero  j  qualunque  cofa  tanto  fefa 
Ver  fu  ualor  j  che  tragga  ogni  biUncia^ 
Sodisfar  non  fi  può  con  altra  j^efa  ♦ 


PARADISO 


firme,  che  éa  lejpY  a  la  materia  ytcK^uàl 
firma  NO«  fi  cancfHef,  ciò  ^,  No«  ffjjin 
^ut  max  fin  a  tanto  che  inttramente  non 
è  firuatay  E  di  <]uffia  due  che  SI  fimtJlii 
ft  [vecifcy  eia  e',  Si  tratta  tanfo  refclufai 
mente  iifcfYa,  ou(  ha  condole  il  noto  non 
pterfi  con  altro  YÌjÌQYare,  E  (juefto  prouei 
fer  lefpmfio  df  gii  Heiyei ,  a  (juali  lojfei> 
yir  el  f^r  ficrificio  a  Dio  fu  neceffàrio, 
Auenga  che  la  copt  ofjtyta  e  facYificata  al 
cuna  uolta  fifermufaffe ,  perche  ofjrrfir^ 
quando  danari,  quando  hiaue ,  e  quando 
animali.  Onde  ne  lo  Exodo  al  xxxiiy.  f 
fifitto,  Vrlmitia  frugum  terre  tue  offirei 
in  domo  domirìi  Dei  tui .  E  nel  xHij,  de 
b^um.  Tfixit  Dominus  ad  Moifem,  Vrecife 
fi't^s  ifrael  C7  dicet  ad  eos ,  ohlationem 


meam  tir  xncenfum  meum  ofjrrtefeY  tempora  fiia,  agnos,  agniculat  e  cet,  l  Altra  che jfer  maiei 
ria  tè*  aperta.  Ha  detto  de  la  ferma  del  uoto,  che  la  conuentlon  elfaUo  che  fifa  con  Dio  fffcr  neceffi 
rio  ad  offeruarla,  Hora  dice  de  la  materia,  che  la  cofa promejja  ne!  faUo,  e  cjuffta  mojira  poferfi  con 
uertir  e  permutar  in  altra  materia,  come  ha  detto  che  ne  la  legge  antica  fcron  gli  Helrei ,  Et  hora 
ne  la  nuoua  ufi.amo  alcuna  uolta  difir  noi  chr-fiiani,  Arr.rronendo  fero  ciafcuno  a  non  fc^r  difi<0 
proprio  arhitrio,  e  fcn'^  la  uolta  E  De  la  chiaue  lianca  e  de  la  gialla,  do  e,  Sen'^l  me^  dalcunfai 
cerdote  chahlia  autorità  di  poter  ftr  fimil  irafmutamento,  perche  farehle  ,  come  uuol  infirire ,  di 
jìeffun  uaìore.  Ma  de  le  chiaui  dicemmo  nel  siiij'.  del  Purg,  Et  ogni  permutan"^  credi  ftolta, Non 
uuol  ancora  che  la permutatm  del  uoto  uaglia,  SE  la  cofa  dimefp,  ciò  è- ,  Se  la  cofa  lafciata  ,  di 
che  il  uoto  era  fiatn  fatio,  NO«  è  raccolta,  Kon  e  contenuta  NE  la  fcrfrefc,  do  è- ,  Ne  la  cofa  in 
ihe  il  uoto  e  fiato  permutato.  Come  e  raccolto  e  contenuto  il  quattro  nel  fn  ,  Et  in  fcntenfia ,  ft  la 
cofà  ne  laqual  fi  permutai  uoto  non  e  maggior  di  quella  di  che  effo  uoto  era  flato- fitto,  E  quepo  ha 
dUmojìrato  per  i  numeri,  il  mede  fimo  dimoftra  hora  per  li  pefi  pofìi  fu  le  Mance,  udendo  che  la  cofd 
fcrfrefa  pefi  tanto  più  de  la  dimeffa,  che  tiri  giù  ogni  lilancia  fcpra  de  laqualefiffc  fofìi  contta  di 
quella,  E  che  COn  altra  f^efd,  do  ^,  Con  altro  minor  cofìo  nonfipoffa  al  uoto  fitto  fi^tisfkre . 


No«  prendan  i  mortali  il  uoto  a  ciancia 
Siate  fedeli       a  ciò  far  non  bieci  j 
Come  lepfe  a  la  fua  prima  mancia  ^ 

Cui  più  fi  conuenia  dicer  ;  lAal  feci , 
Cbf  fermando  far  peggio  x  e  cofi  flolto 
Ritrouar  pei  il  gran  duca  de  Greci  ^ 

Onde  pianfe  Iphgcnia  il  fuo  bel  uolto  j 
L  fè  pianger  di  fe  e  fhUi  e  faui, 
Qhudir  parlar  di  coft  fatto  colto  ♦ 


tìauendo  dimofìrato  di  quanto  gran  carit 
co  ftal  uoto,  ammonire  ogni  huomo  a  fìi 
delmente  ofpruarli  fntti  che  fcno.  Et  alfàf 
li  ejfir  NOn  lied,  ciò  e-.  Non  di  torta  tfT 
infana  ueduta  COme  ìepte, legge  fi  al  xr. 
del  lìk  de  ludid  contenuto  nela  Bihia,  cO 
flui  effere  flato  figliuolo  non  legittimo  di 
Calaadye  che  cacciato  da  legittimi  fi  ^liuo^^ 
li,  andò  ne  la  terra  Toh,  e  fer  effir  huo^ 
mo  firtijftmo  ,ilfopolo  d'ifiael  loeleffe 


principe  de  la  fiua  miìitia  contra  figliuoli  d'Amor!,  laquali  era  molto  oppreffi.  Votòffx  coflui  a  Dio, 
the  tornando  uindnre,  lifacrificherehhtl  frimo  de  fuoi  che  li  uenifp  incontro  •  Hehhe  uiUoria,  con 

graniiffima 


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Postillati  16 


CANTO    Q.  V  r  N  T  0  * 

'^Hììliff.ma  ftrage  le  nimici,  f  nel  fìio  rìttrm  li  urnne  inctntro  la  /ha  unica  fr^liuola  cól  timfdr.o 
e-  col  choYO,  Affai  ft  dolfcl  faire  ii  fi  mifcro [comò,  e  la  figliuola  tnfefcl  uoto,  lo  confitto  ad  ojfr  ; 
ttarlo,  f  iììf  a  hi,  frima  che  la  facrificaffe,  dejfe  certo  femfO  da poiey  con  le  ccfagne panzer  la  fi.d 
uirginita .  llaual  temfo  j^affato,  fu  dal  faire  pcrificata  .  Fk  cofiui  aiuncjue  BtecO,cto  è,  di  torto 
fno  fano  inteueito,  A  La  jtta  frma  mhia,  A  la  fuafYÌncifal  offèrta,  che  fice  a  Dio  de  la  figliuola^ 
A^nal  era  fiu  conuenieìite  di  dir  dhauermal  fitto  m  frometter  a  Dio  un  tanto  iHuito  uoto,  che 
fèruaniolo  /Sr  {fHÌo,  ferche  de  luno  incorfe  in  un  altro  maggior  male.  Et  è-  molto  fmile  a  juefo 
hrror  d'Agamen^n  duca  de  Greci  ne  la  guerra  di  Troia,  ìl^ual,  come  jcriue  H:ìmero,jfer  flacay 
tiiana  irata  contra  di  lui,  fer  hauerle  occifa  in  caccia  una  ceruia  dedicata  a  Iti,  E  fer  hauer  il  ucn 
io  frojfero  dandar  in  tale  fj^editione,  le  facrifico  Ifigenia  fua  figlinola.  Onde  dice  cheìfigemct 
fianfe  il  fito  lei  uoho,  E  fece  pianger  dife  tutti  ijuetli  chudtr parlar  Dì  cofi  fatto  colto,  ciò  è-.  Vi  tan 
io  crude!  (sr  emfio  facrificio,  Auerìga,  che  Augufìino  al  xsiij,  de  la  città  di  Dio,  dichiari  quefU 
uerita  dicendo,  che  Agamenon  facrifico  una  ceruia,  ne  hjual  diceua  Ifigenia  effcr  frasfiymata. 
Vuol  adù(jue  irìftYÌre,chf  fmili  uotinoft  denno  fire, emeno  fatti  offeruar  e,  perche  no fino  accetti^ 
«fw^  diff>iaceno fcmmmete a  Dio,  Onde  Ifidoro,  In  m^lìs  fromiffu  refcinde  fidem.  In  turpi  uoto 
muta  decretum,  K!T  juod  incaute  uouifli  non  fàdas,  Impia  efìpromiffio  (ju^fcelere  adimpletur  • 

Wa  dimofirato  di  juanla  impcrtantia  fiat 
noto.  Uova  am,monifce  leperfcne  ano  cofi 


Sidte  Chriffiani  a  moueruì  fìu  gr<iut  : 
N(w  jÌ4<e ,  come  penna  ad  ogni  uento  * 
E  non  crediate  chognì  acqua  ut  laui  ♦ 

Bauetel  uecchio  fi  nuouo  tcjìarìjentOy 
El  pajìor  de  la  chicjà  ,  che  ut  guida  : 
Quejlo  uì  kajli  a  uofiro  filuamcnto  ♦ 

Se  mala  cupidigia  altro  uì  grida  ^ 
Huomìni  fiate  ^  e  non  pecore  matte  ^ 
Si  chel  Giudeo  tra  uoì  di  uoi  non  rida  ♦ 

JSlonfite  come  agnel^che  hfdal  latte 
Ve  la  fiia  madre  e  fimplice ,  e  hfciuo 
Seco  mcdefmo  a  fuo  j^ìacer  combatte  ♦ 


leggitrmtnte  mouerfi  a  (jufUi,  perche  no 
ojjèruandolipoi,  diffìcilmenfe  d  foffarr.ù 
liherar  da  loUigo,  E  che  a  la  fcLie  nofìra, 
ne  dthhe  haflar  la  dottrina  del  uecchio  e 
del  nuouo  tefìamento  con  la  ^uida  del  fai 
fior  de  la  chi f fa ,  che  ne  indri^^  per  U 
uia  del  cielo, fin^  the  haitiamo  a  fcttOjfCf 
ci  a  lohligo  de  uoti,  E  fi  pur  la  mala  cupi 
dita  dfl  [enfi  ne  grida  e  chiama  a  fi  per 


farne  fègui far  i  diletti  e  piacer  terreni,  re 
ricorda  che  noifitamo  huomini,  a  cjuali  ^ 
fiata  data  la  ragione,  che  dette  effirfrei 
fto  a  tali  apetiti  diCcr  dinati,  E  non  pecore  matte,  che  uiuen  fidamente  fecondo  il  fcnfc,al(jual  noi  non 
dohhiamo  credere,  a  cio  chel  Giudeo,  che  uiue  tra  noi,  non  fi  rJa  de  la  noftra  ftultitia,  E  che  non 
ficciamo  come  il  fcmplic<  e  Ufiiuo  agnello,  ili]ual,per  ifcher'^re,  lafiial  laUe  de  la  madre,  che-  U 
fua  filute,  e  comi  atte  fiher'^ndo  contra  fi  medefmo  KIT  a  fuo  danno,peyche  li  fiocchi  fimilmente, 
fer  li  uani  piacer  terreni^  lafdanol  uero  itne^  tfcr  la  filute  loro . 

Cofi  come  chio  fcriuo  hora,  e  che  ii  fipra 


Cofi  Beatrice  a  me  jcomh  fcriuo  t 
Voi  fi  riuolfe  tutta  difimte 
A  quella  fané ,  ouel  mondo  e  fiu  utuo 

Lo  fiuo  tacer  j  el  tramutar  femhiante 
\?ofcr  filcntio  al  mio  cupido  ingegno^ 
Che  già  nuoue  quijlioni  hauea  dauante  i 

E  fi  come  filetta ,  che  nel  figno 
Vercote  pria  che  fia  la  corda  queta^ 
Coft  corremmo  nel  fecondo  regno  ♦ 


ho  pofio,  beat,  diffi  a  me,  FOi  fi  riuolfi 
T\Jtia  difitante,cio  ^,  Tutta  piena  di  dei 
fiderio  di  fialir  alficondo  cielo,  come  afi 
preffi  uedremo  che  fira,  A  duella  parte, 
ouel  mondo  e  più  uiuo,  cio  e,  A  la  parte 
Orientale,da  latjual  &  più  uiuo,  cio  è',  più 
lucidol  modo,  perche  da  c^ueVia  nafce  ogni 
fua  luce,  V  h  ffy  wo/ri  YÌffeUi,U  ottii 
ma  di  tuU<  Ultre  fitte  parti .  IO  fuo  t^i 


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Postillati  16 


PARADISO 

Qjijui  la  donna  mìa  uìdìo  fi  lieta ,  Q^Yy  1/  tacer  ìi  Bfctt,  hauenlo  fo/Jo  fine  al 


Come  nel  lume  di  quel  del  ft  mife  5 
Che  più  lucente  fi  ne  fil  pianeta  ♦ 
E  fi  la  jlella  fi  cambio  e  rifi  ; 
Qual  mi  fido, che  pur  dì  mia  naturi 
Trafmutabtìe  fon  per  tutte  guifii 


/Ef D  fctrlar  che  di p fra  hahtiamo  ueluto, 
ht/ha trafmufay  fèmliantfyOnie  ha  itti 
to  cheUa  ft  rìudfe  tutta  diftante  e  cet,  Vo$ 
ferfilfntio  al  ir^ge^no  cupido  e  lefif 
derofo  di  faf f re,  CHe,  doc^,  1I^m<«1  ini 
gegy\^y  haueagia  dauantr  nuòue  (^uijìioi 


ni  che  le  udeua  mouere,  E  Si  comefaetta,  che  nel  fegno,  Moftra  la  /or  fJita  dal  p/rwo,  al  ficond^ 
regno  eh*  ilciflo  diMercurio,  efpre  fiata  con  (jufOa  uehcita^che fuolfffer  dela  [netta y  (juands 
ferente  nel  dejìinato  fcgnofrima  che  la  corda  de  larcofifofi,  E  (juiui  dice  hauer  uedutò  Beat,  come 
ella  ft  mife  NE/ lume,  ciò  e',  Nr  la  fìeRa  dt  (fuel  cielo ,  fi  lieta,  chel  Vlaneta,  c\o  ^,  E//S  fìtUa  di 
Mercfe  ne  frcefiu  lucente.  Adùcjue  la  luce  di  Beat,  che  ft  fi  maggior  in  c^uel fecondo  c\tlo,aggiuft 
luce  a  (^uffia  fìella,  oltre  a  ijuella  che  fuol  riceuer  dal  fole,  per  ejfer  Beat,  fiu  lucente  di  lui.  Onde 
nel  pconlocanodeVlnf,  in  ferfonadi  yirg.dilei  dtjfi,  Luceuan  gliocchi  fhoi  più  che  la  /fella , 
E  juefìo  ftgnifìca,che  cjuantì  maggior  grak  di  ieatitudine  ft  difcerne,  mediante  la  dottrina  teologi 
ca,  ejuefìa  di  tanto  fe  ne  rende  femjf  re  fiugixonda  e  lieta,  e  jueBo più  lucente  e  chiaro  a  lintelletti 
nofìro,  ilijual  da  tal  dottrina  uien  di  cjuel  tal  grado  di  ieatitudine  ad  ejpr  illuminato .  E  Se  la 
fletta  ft  camho  e  rife,  Domanla,  che  fe  lajìtUa  di  <juel  cielo,  per  laugumenfata  Ititia  di  Beat,  efpn 
doimmufahile,  ft  camhio,  E  Rife,  ciò  ^,  E  ficeft  più  lucente  e  chiara,  comedi  fòpra  ha  dettQ,<iual 
ftfice  lui,  che  pur  di  fua  natura  ^  PEr  tutte  guife,  ciò  ^,  Ver  tutti  i  modiy  e  naturalmente  di  etd 
in  età.  Et  accidentalmente,  come  per  Amore,  Timore, per  Ira,  od  altra  paffione,  franfmutaliìe. 
Volendo  infirire,  chegli  ft  trafmuta  molto  più  di  lei,  Perche  cjuanto  più  Ihuomo  ua  ruminando  la  fa 
era  fcrittura,  tanto  piuftnnamm  di  (gufila,  e  confecjuentemente  ua  cangiando  cojìumi  e  uita 


Come  in  pefihiera^che  tranquilla  e  pura 
Tra^gon  i  pefii  a  do  che  uien  di  fiiori 
Ver  modo ,  che  lo  Himin  hr  paHura  j 

Si  uidio  ben  più  di  miUe  jplendori 
Trarft  uer  noi  ;  ^  in  ciafcun  fudia , 
"Ecco  chi  crefcera  li  nofiri  morii 

E  fi  come  ciafcun  a  noi  uenia; 
Vedeafi  Umbra  piena  di  letitia 
Ne/  filgor  chiaro ,  che  di  Ui  ufiia  ♦ 

Pcnfa  lettor  fe  quel,  che  qui  finitiaj 
ì^on  procedejfe  j  come  tu  haurefli 
Di  più  udir  angofciofa  caritia  : 

E  per  te  uederai ,  come  da  quefìi 
Mera  in  difio  duàir  hr  coniitionty 
S/  come  a  fiocchi  mi  Jùr  manififii^ 


Ver  ftmilitudine  de pefci,che  traggono  tut 
ti  a  ijuaìuncjue  cofa  che  fta  lor gettata  ne 
la  pefchieray  pur  che  la  fìimino  efca  per  hi 
YO  dimoflia,  come  tutte  l anime  di  (juelfèi 
condo  cielo  traffmuerdi  loro  immediate 
chefft  entraron  in  (^ueh,  e  che  ciafcund 
diceua,  ECco  chi  crefcera  li  nofiri  «mon, 
cio^y  Ecco  Dante,  fcjual  augumenteia 
la  uirtu  de  la  carità  in  noi,  perche  di  (^uel 
la,  nel  foluer  \ifuoi  duU,  potremo  ufare, 
come  uuoì  inferire,  e  che  nelfcguente  can 
io  uedremo  cheftra,  E  da  tjuefìo  nafceua 
la  gran  leiitia ,  che  chiaramente  filgoi 
rando  dice  che  ufcìa  di  loro,Onde  ancora 
difcpra  nel  ter^  canto  a  (juejì)  jfrofftto 
di  Viccarda  difp.  Onde  ella  pronta  e  con 


occhi  rilen'i,  la  nojìra  carità  non  ferra 
porte  e  cet,  VEnfa  lettor.  Dice  Dante  in  fententia.  Se  fu  uuoifaper  lepore  (guanto  fiffd  Jit  fierio 
chio \  ehhi  dintéder  la  conlinone  di  <juefìi  leati  ffiriti  immediate  che ff  ptron  ueìuti  ìa  me,  Pf"p, 
SE  (juel che  cjuifinitia,  ciò  è'.  Se  cfuel  di  che  hòra  (]ui  ft  comincia  a  tr.tttare,  NOw  frocedeffe. 
Non  fegkitajfe  fiu  oltie,  come  tu  hauerefìi  A  Hgofciofa  caritia,  ciò  ^,  Noio/^  carefiia  DI  fiu  ulire. 
Vi  più  oltre  intender  il  proceffo  ie  la  cofa,  E  coft,  per  lejpmpi^  di  te  lìejfo,  lo  uerrai  afapere  • 


CANTO  Q.VINTO» 


O  bene  nato  ;  a  cui  ucder  li  throni 
Del  triompho  eternai  concede  gratta , 
Vrima  che  la  militia  /abbandoni  ; 

Del  lume ,  che  per  tuttol  del  fi  Jpatia , 
Noi  fiamo  accefi  :  e  pero  fe  difù 
Da  noi  chiarirti  ;  a  tuo  piacer  ti  fatia  ♦ 

Cq/5  da  un  di  queVi  J^irti  pii 
Detto  mijù^e  da  beatrice ,  Di  di 
Sicuramente  y  €  credi  come  a  D/i  * 


C^ueflf  fona  hoYu  U  faroìf,  eh  fi  f  Offa  fin 
gf  ffpyli  dettf  da  un^  di  (jufì  hati  jfiYÌù 
inuifanéolo,  ffr  l<t  ragion  detta  di  fcfra, 
jt  domandare  fe  alcuna  cofa  defdera  inten 
i(Y  da  loro,  Vice  adujKjue^  O  bene  nai 
tOy  ciò  e-y  O  Dante filicmfnte  natò,  aU 
qual grafia  eccede \^Eder  li  thòniyVeder 
i  chori  e  gradi  DE/  tricf^  eternale^  ciò  ^, 
Dr/rf  (beatitudine^  PRima  chefMandoni 
la  militiay  Terche  ft  come  agliantiLhi  Ra 


mani  ImfeYadori  de glie/pYciiiy  quando pHcemente  haueano  militato  e  uinto  linimicoft  concedeano 
nel  ritorno  loro  a  la  patria  i  carri  del  trionfi  temporale,  Co/?  a  jutlli,  che  filicemenfe  militano  m 

A  R     *  * 


li 


p  A  R  A  n  r  s  O' 

^ufffduifd  cmyal  frinciff  iel  nmé6  inimico  a  mot  genere  hmano,  e  àe  lo  uince,  fOY)ian}of<if 
a  U  crlefte  Roma  e  amunt  fatria^  ^  loro  conceduto  i  thronì  le  ìettrml  trionfò,  Ma  fclo  a  Lante 
€Ya  hra  per  graùa  conceduto  di  poter  ueJer  efjl  throni,  prima  chegli  alUonaffe  tal  mtlitia,  perche 
tffendo  anchra  neUprefente  uita,  hifcgnaua  che  comUuendo  la  fegititojp  fmo  al  fine  di  cjueUa . 
D£/  lumey  i\)e  per  tuttol  del  fi  ff^atia,  Seguita  (juefio  Jfirifo  e  dice,  cheffì  tuUi  fono  accefi  DEllui 
me  che  fi  ffatia  e  dilatta  per  tutto!  cielo,  ciò  ^,Delo  fflen  dor  ardor  de  la  diuina  carità,  de  Ui 
jual  tutti  i  heuti  ffiriti  fempre  ardono  e  fino  infiammati,  E  pero  dice.  Se  tu  defideri  chimrfi  Jk 
noi  dalcun  tuo  duhio,  fatiati  a  tuo  f  iactre,  Cofi  dice  effirh  fiato  detto  da  uno  di  jueBi giriti  piei 
tofi  epieni  di  carità  e  damore,  E  da  Beat,  che  ftcuramertte  doueffe  dire ,  perche  effi  uolon/ieri  luÌU 
yehlono,  E  creder  loro  come  a  Di/,  perche  efifi  li  rijfonderehSono  ti  uero,  Et  è-  ftmile  a  (juedo,  che 
Jifofra  nel  ter^  canto  a  tal profofito,  parlanh  de  le  anime,  che  fe  li  rapprefintaron  nel  corpo  de  U 
luna,  diffe,  Fero  parla  con  effe,  CT*  odi  e  credi ,  che  la  uerace  luce  t  cet. 

io  utggio  hen  fi  come  tu  tannidt  Haueua  Date  notatole  parole  di  tutti  (jue 

'Nel  primo  lume  ;  e  che  da  ^tocchi  il  traggt ,    fi^fpM  che  difcpra  diffi,che  uenHo  efii 


Perche  corrufca  fi  come  tu  ridi  t 
Ma  non  fa  chi  tu  fe^ne  perche  hdggt 
Anima  degna  il  grado  de  la  jpera, 
Che  fi  uela  a  mortai  con  ^taltrui  raggia 
Q^eHo  difiio  diritto  a  la  lumera^ 
Che  pria  mhauea  parlato  :  ondtìla  fèfift 
Lucente  più  affai  di  c^uel ,  cheUera  ♦ 


uerfi  di  loro,  in  ciafiun  fudiua.  Ecco  chi 
crefcerali  nofiriamori,  E  (jueflonoi  ejfo 
nemmo  chera,  perche  in  lui  poriano  ufar^ 
lopera  de  la  carità,  in  fitisfir  al  defiderio 
chfjft  ue deano  effèr  in  lui  dintender,  come 
di  fcpra  ha  detto,  dilor  conditione,  E  per 
^uefìo  ha  ueduto  poi  ancora  quel  filo  fiiii 
rito  efprfeli  ofjtrto  per  tutti gliattri  có  tan 


to  affitto  pronto  a  farlo  (.h'iaro  dogni  e  <^ua 
lurnjue  cofache  da  loro  uoleffi  fapere ,  Come  ancora  cfueftomedefimo  uedemmo  difcpra  ndter^  can 


ìedo  a  (juefio  jf>irito,  che  per  tutti  glialtri  fi  gliera  offirto  dice,  lo  ueggio  hen  fi  COme  tu  tannidi, 
do  è',  Cofi  come  tu  ti  ricoueri  ep:ifi  NEI  primo  lume,  ciò  è-.  In  Dio,  dalifual  depende  princifalmen 
te  ogni  luce,  E  che  da  gliocchi  il  traggi^  Cliocchi  che  fattriiuifcono  a  Dio  fi  fino  la  fua  frefcientia, 
come  le  mani  lopere,  t!T  ipiedi  gliaffitti,  che  nel  precedente  canto  haUiamo  ueduto,  ferche  fino  a 
principio  tutte  le  cofi  fitron  preuedute  da  lui.  Vero  uedédol  poeta  che  (juefto  ffirito  ha  fiputo  il  de  file 
rio  fiiO prima  chegliglie  Ihahhia  detto,  dice  ueder  che  lo  tragge  da gliocchi  deffo  primo  lurr.e  VErche 
r  corrufca  fi  come  tu  ridi,  A  ciò  che  fi  manififti  tal  e  ijual  tu  difierni  e  uedi,  perche  fi  da  fiocchi  rJ 
traeffiycome  uuol  inferire,  tu  ne  potrefti  tal  mio  defiderio  fipere .  Corrufiare  proprianiente  fi  è-  tre 
molando  fiammeggiare,  come  ueggiamo  che  fi  il  fiiocà,  e  che  a  gliocchi  nofirifar  che  fiaccial  file, 
£  fra  laltrefieRe  ffetialmente  (Quella  di  "tenere  in  oriente  la  manina,  Adunijue,  cofi  come  (jnefii 
iorrufcando  dimofiranola  uiuadta  che  in  loro,  Cofil  primo  lume  corrufiando,  dimofiral  uero  che* 
in  lui,  lljual  infefo  da  heati  ffiriii  Ridono,  ciò  ^,godendo  giuhlano .  MA  non  fi  chi  tu  f(,  Hrf  di 
mirato  a  cfuefio  ffirito  uelere  ^  intender  lene  chegUfi  il  defiderio  fi,o  (jual  h^t  dintender  la  con 
Siion  generalméte  di  tutti  loro,  Hora  mofira,  ihe per  (jUffio  fuo  fipere  egli  non  fi  pero  il  particoUr 
effer  di  lui  fclo,  non  che  piello  di  tutti  loro  infieme.  Pero  di  lui  due  cofe  dice  non  fipere,  luna,  ihi 
tgli  è-,laltra,per  jual  cagione  ha  cjuel fico  do  grado  dileatitudine.  Onde  dice,  MA  non  fi  anima 
degna  chi  tufii,  Ne  perchehaggi  il  grado  de  la  ffera,  CHe  fi  cela  a  mortai  con  glialtrui  rag^i,  ciò 
è^,  Lajual  fifmle  a  noi  mortali  ,o  raggi  del  file,  Terchefi  come  egìifieffi  affida  nel  fuoconuif 


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Postillati  16 


CANTO  Q^V  r  N  TO» 
tné,  f  f\f  U  ej^ofttmf  ìi  (Quella  ffia  Yìmahffm  canZ*  Voi  che  initnhnìo  ilffY^  clttmzuetr^hi 
ut  fk  coYtìfdYatione  U  le  fcifntif  a  cifli  jit/,  che  la  piatola  (iella  di  Mercurio  ua  fiu  uelatn  ie  ragk 
p  del  fcle  che  alcuna  altra  fi f  Da,  E  e^uefìa  ^,  ^enhe  mai  non  [i  hniam  da  (ffc  fclefc  ucfermltQ 
hreue  jfatio^  E  fr^fc  tutu  la  sfìra  fer  la pfda  fcla .  QUfflo  difsiù  DR  ifcc  a  la  lurrera,  i io  ^,  Voi 
lato  a  ^uefio  jfirito,  jferche  di  fcpra  dijjè.  Del  lume,  che  per  iuttol  del  ft  jfatia  Noi  fama  accefr, 
CHe,  Laiju^l  Imeya,  rr.hauea  parlato  prima,  O^de  ella  fffj.  Ver  la^ualcofà  ella  ft  fice  più  lucen 
it  affai  di  jueUo  chera  prima,  E  ^uefto  fer  uederfe  in  fatisftrala  domàJa  iti  poeta,  che  nelfcguete 
canto  uedrtmo,^ia  indiar  é  latto  de  U  carità,  de  lai^ual  eh  tutta  ardeua,  come  di  fcpra  dijjè^ 

$f  cornei  fil  ,  che  fi  cela  egli  flejft  Tattofi  cjuePo  ffirìto fi lucente^chel poeta 

Per  troppa  luce ,  quandcl  cddo  ha  refi  ^^f^y^    detto,  fi  nafcofe  dentro  al  fio 

Le  tmperanxs  de  uapori  J^efft  5  F''^>  ^'0  h  P^r  fcperchia  lei 

Ter  fìu  lethia  fi  mi  fi  nafcofe  '*'''f>  Comrft.olfir  il  fcle  per  la  fua  tropi 

Mo  alfuor^Jo  la  figura  fama  i  f^u<ejuandoiU^^^^^ 
^     r   1'  r    1  •  r         n  r  rofc  e dtflrutte  LE  'emperanZe  de  uapori 

B  coft  chufa  chufa  nn  njjo/e  >  U  jfeffdap.rUhe  afcendo$ 

Ne/  mo Je ,  chel  feguente  canto  canta .  f^/^;,         Jo/?  tr^ 

<ffc  fcle  e  U  ueluta  nofira,  temperano  infirma  la  trippa  ecceffiua  luce  di  quello,  che  la  foff.am  fcf 
frire,  E  coft  chiufa  chiufa  tjuefta  fanta  figura  dentro  dal  fuo  raggio  dice^  mi  ri^ofe  mi  molo  e  ne 
U  firma,  checanta  e  dichiara  il  figuente  canto  • 


CANTO  SESTO 


Vcfàa  che  Ccnjlantm  laquila  uolfe  Kìfi^^ondeh  j^ìrito,che  nel  precedente  con 

Contrai  corfo  del  cìél ,  che  la  figuh  to  fera  offerto  al  poeta,  a  li  due  duhi,  che 

rietro  a  lamico,  che  Lauina  tolfe ,  ^Ithauea  moffi,  t  prima  mdii 

Cento  e  cerno  anni  e  più  Uccel  di  D/o  ^°/^^^^^'        '''^  dichiarando  feelfr 

Ne  lo  flremo  d'Europa  ft  ritenne  "t'f'^T  '^/^'"^'''^^^^ 

.  .    ,    ^  /    .       r-  de  laquila  condotta  da  Enea  dt  Trota  in 

Vian  a  monti  de  quai  prima  ufao  t  luliì,  haue a  oouernatoV imperio  in  Con 

E  fitto  lomhra  de  le  fiere  penne  pantmpolì,doue  fffc  aquila  eraper  lo  ffa 

Gouernol  mondo  li  di  mano  m  mano  5  ^-^  j,-^^-^  j,-  anni  prima  flata  condotta 
E  ft  cangiando  in  fu  la  mia  perucnne  ♦  confìantin:^ ,  E  come  <^uiui,  uenuto  a 

\a  uerafide  di  chrijlo.  Dando  al  fuo  Bflf 
lifm  la  cura  de  le  armi,  hauea  coretto  e  rìfirmato  le  leggi .  Voi  fi  lunga  dgreffone  in  dimrflra 
re,  nuint:^  effa  aquila fia  dhauer  in  uenerafione,  e  guanto  ficcia  male  chi  la  uiìipende  e  jìratiaj 
liarrando  le  innumerahli  uittorit,  t7  infniti  gloriofi  trionfi  chepermolfifuoli  fino  già  flati  co'. 
figuitifcUO  di  (jUfRa,  Et  ultimamente  uien  a  fatisfir  al  fecondo  duhio  delpoeta,  ilc^udè'  la  cagioi 
ìif  perche  egli  ha  ^uelfeco^ido grado  di  leaiitudine  ne  la  flePia  di  Mercurio,  Voue  medefimarr.ente 
iice  effer  lo  ferito  di  RomeO,éelf.<al  di  fitto  nelfi<olu:>go  uidremo  .  Y  ^^f^^"^  ^^'^  Confi^r.tin 
Ujuila  uclfe.  Prima  che  Ciuftiniano  uenga  a  manififìarfi  al  peta,  iefcriuf  la  tranilatione  de  Vlm 
ferio  fàttaper  Conftantlno  da  7<oma  a  anfi^tinofoli,  dicenh.  Voi  che  Confiarìfino  VClfc  Ucjuii 
la,  laciual  ^  linfigna  Je l'Imperio,  COntral  corfo  del  àeìo,  perche  ,tf  corfc  iel  cielo  è'  da  Oriente 
in  Occidente,  e  Conflantino,  conducendo  U({u:lada  Roma  in  Tracia,  la  uoìt'c  centra  il  fuo  corfi, 
andando  da  occidente  in  oriente,  CH^  ciò  è-,  ll^jual  corfo,  LAfiguiò,  Seguì  tffi  ^---juìla  dietro  a 
lentia Bnea  juando  Henne  da  Troia  in-l/aìia,  dout  tolfi  poi  Urna  fiphuo'a  di  Latino .  Ma  di 


n 


K  Mi 


PARADISO 

Cùnjìantm  licemma  rtfì  xix»f  d'Enea  nel  feconiù  de  Vlnf.  Giufltman^  nacjue  luna  foreRa 
éi  editino,  Z!r  a  lui  fucceiè  ne  l'imferio  lanm  Dxxy.  di  nofira  falute .  CBnto  e  cento  anni 
efiuy  Ahnjnepiche  C:ìnjì<iintino  u:ì^]t  Ujuila  contrai  corfo  del  cielo,  E/J2  aijki(ay  che  pereffir 
deJicaU  a  GiOHe  è  luccel  di  Dio,  Slritenne^ci^  è-,  Si  W/>o/ò  più  di  due  u^lte  cen'O  anni  NB  le/ìre 
iwo  d'Europa,  ter"^  parie  de  la  terra,  cÌ3  e ,  in  C:inftanfinopdi  ultima  parte  di  quella.  Perche  dal 
tempo  che  Cùnjìantino  fi  tranffiri  da  Roma  in  <jueHe  parti,  fino  a  la  creafme  di  Qiufiiniano,  ui 
forièro  ccxiiij.ami  Vicino  a  monti  di  Troia, da  juali  era  prima  ufcifa,  Perche  Troia  uicina  al firet 
io,  non  è  lontana  da  Conlìantinypoli  più  di  ci.  miglia,  E  uicino  a  moti  dice,  perche  fcpra  di  (juelli 
fogliono  laauile  hahitare  .  E  Sotto  Icmhra,  ciò  è',  E  [otto  la  protettione  e  cujìodia  DF.  le  [acre  pen  i 
ne.  Ver  efjer  L(juiìa,  ome  hahhiamo  detto,  facrata  a  Gme  .  QOuernol mondo  li  in  Confìantinoi 
poli  DI  mano  in  mano  e  fiaceffiuamente  duno  in  unaltro  Imperaiore,  che  xiiij»  fitron  a  numer% 
JaConjtantim  ad  effoGiufiiniano,  E  co  fi  cangiando  dimanoinmano  ,peruenneìH  fitla  mia^ 
do  e-,  Infii  la  mia  mano ,  che  tanto  uien  a  dire,  che  ancora  egli  fu  Imperadore,  come  più  chini 
r amente  fe^uifanio ,  ue iremo  hora  che  dira . 


Cejàre  fui,  e  fon  GiuHìnmo ; 
Che  per  uoler  del  primo  amor ,  ch'io  finto  ^ 
Dentro  a  le  leggi  truffi  il  troppo  el  uano: 

E  primi  ch'io  a  loprd  foffi  attento  5 
Vna  natura  in  Chrijlo  ejjer,  non  pìut 
Credcua  ;  e  di  tal  fède  era  contento  ♦ 

Ma  il  benedetto  hgapitOy  che  fùe 
^ommo  paflcrj  a  la  fède  ftncera 
Mi  dirizzo  con  le  parole  fue  ♦ 

Io  //  credetti  :  e  ciò  che  in  Jua  fède  era 
Veggio  hora  chiaro  ,  ji  come  tu  uedi 
Ogni  contraditime  e  Jnlfa  e  nera  • 


Nonpoteua  Qiufìiniano  meglio,nepiu  Ire 
uemente  ef^rimer  chi  egli  in  ijuffìa  uita 
fra  flato,  che  nominar  fi  dal  puhliio  nomt 
che  uhauea  U fidato, per  che  Ce  fari  fono  dei 
ti  dal  primo  Ctfdre  tutti  gh  Imperadori, 
E  dalpriuato,  che  in  queRa  fe  nhauea por 
tato  .  Dice  adunque,  lo  fili  di  la  Cefare^ 
E  (jui  hora  fimo  Giuftiniano,  Ctìe  peruo 
lerdel  primo  amor  chio  finto,  cioè,  ili 
^ual per  uoler  Jiuino,  moffc  da  fcmma  cM 
rifa,  che-  Umor  chio  finto  in  me,  Trajji 
fiiorilL  trojfpo,  cù  è-,  il  feuero,Eluai 
no.  Et  il  fiijferfìuo  dentro  a  le  'eggi,  Peri 


che  raccolte  tutte  lantiàe  leggi  de  Remai 
fit,  le  riduffe  in  hreuiffimo  uoìume,  E  ejuetle  a  comune  utilità,  con  fcnma  dilgentia  gafiigo  e  cori 
Yeffè,  lecjuali  fcno  hoggi  da  lui  dette  Imperiali .  £  Prima  chio  a  lopra.  Prima  cVe  CÀuftiniano 
mettefp  mano  a  cjufjia  ofera,  era  ne  lerror  di  ([ueìli,  che  credon  chrifìo  efpre fiato  fcUmente  furo 
huomo.  Onde  dice  che  credea  ejfcr  in  lui  una  fcla  natura,  chera  la  humana,  M<r  che  Ag^fito  Ro^ 
mano  fommo pontifici,  ihe  fii  nel  Dxxxwdimcflradoli  il  fuo  errore.  Lo  iiril^o  con  U  fi.efaroìe  4 
la  huona  e  [incera  ftìe,  E  cofi  dice  chegìi  li  credette,  E  che  cjuello  iheli  diffi,  ueieua  ."dhora  chiai 
yo  in  Dio,  Si  come  Djnte  uedeua  ogni  contraiitione  efificrfàlfa  e  uera.  Come  per  figura,  chi  dicefii 
fè,  \dio  è'  omnìpotente,  e  non  e*  omnipotente,  fare  cotraditione.  Ma  luna  parte  fareUe  uera,  ciò  h"^ 
the  Dio  è*  omniptente,  E  Ultra  fi! fa^  do  è',  che  non  fljfe  omnipotente  . 


ToHo  che  con  la  chkfa  mojfi  s  piedi , 
A  D/a  per  gratta  piacque  di  fpirarmi 
Lalto  lauoro  \  e  tutto  in  lui  mi  diedi  ♦ 

al  mio  Beltifar  commendai  larmi  ^ 
Cui  la  deììra  del  ctel  fu  fi  congiunta  , 
Che  fcgno  fu,  chio  dcuejjc  pofami^ 


\Aoflra  Giù fiinwno,che  immediate  degli 
pi  fktto  uero  e  cattolico  Chrlfiiano,  e  che 
fi  mi  fi  a  figuitàrla  finta  madre  chiefif, 
che  a  Dio  fiaiCjue  dir fi^tr crii  e  rKettfrli  in 
éfmmoil  fimmo  lauoro  de  le  lfg^>f  àe 
tutto  fi  He  de  a  ijueUo,  CommenJanio  le 
hrmi  alfuo  HtSifm,  Aljual  LA  defira. 


CANTO  SESTO* 


Hor  ciuì  a  h  quijììon  prima  fif  punta  do-e,  ufir'^ìeìdftomoflrafJpYePai 

La  mìa  rìfhofìa  :  ma  la  ccnditme  ^'f\  ^n^^^j^  ^  ^  hj!^ 

Ut  jlrmz  afi^uitar  alcuna  gmnta  ;  cheg  if^ourfPpofrrr  u.c.ra^^^^^^^^^ 

V    ^     y  6  é>  ietta.  Velqual  Belfm,  f  if  fuoigl^ 

Vmhc  tu  ned.  con  quanta  ragttm  f^^,! coZ  de  Co^hf  Mor^^  tvn^^o 

Sì  moue  contrai  fcicro  Jmo  [egno ,  ./^^^^^  j^^^^^^  ^^^^^  Ire, mente  Ctan 

E  chil /appropria  y  e  eh  a  lui  fippone,  tlff^vf.  delfimhlikielefuecro^. 
niche.  Ma  ihi  fiu  Sffitfmente  ne  uolejfe  federe,  E  cme  ia  lui  frincifalrr.entf,  ffft  Cotti,  dofo  mi 
te feYicoUfifJhne  e  morialifjìme guerre, fhron  del  tutto  cacciati  à'Ualia,  lega  tjuel  lihro  intitolata 
Le  guerre  de  Gotti .  HOr  ijui  a  la  ^uiftion.  Seguita  Giuftimano  e  dice,  la  nìia  YÌffojìa  a  la  tua 
frima(juifìior.eSAffuntaijui,cÌQè',  Ta  (juifunt:),  e  non  fcguita  fiu  o'fre,  Vaia  unditionf  àt 
ul  mia  rif}>^fta,  ferche  in  (juella  tho  toccato  alcuna  cofa  de  lacuna,  m  flringe  afguitare,  oltre  a 
U  rijfofta,  alcuna  giunta,  fenVe  tu  ueda  O'  irJenda  con  (\uita  ragione  ft  moue  centrai  fiero pnta 
Ccgno  éejfa  aauilà,  E  Chilfirfrofria,cio  è-,  E  chi  ufa  ielfiiuor  ài  (juello,  con-.e  di  nfciirofria,cotr^ 
iefuoi  auuerfm,  cme  uuol  infirire  che  ficeuano  ^Hhora  i  ChiheUini,  E  Chi  a  lui  fqpne,  E  cU 
lerca  li  fkili  contra,come  fkceuano  i  Guelfi,  Et  e  farìar  fer  Ironia,  ciò  e',fer  lo  contrario,  Wo.en 
ioinfirire,  chejpndo  e^uffìo  fcgno  comune,  f^ceua  mal  chife  Ic^fjfrofriaua,  e  mal  ancora  chtfeghof 
tonerà.  Come  fiu  chiaraméie  uelremo  che  dira  in  fine  di  ^uefta  digreffione.  Et  in  tema  uuolinft 
tire  quel  meìefmo,che  in  tutta  (juella  fua  ofera  intitolata  Monarchia  fi  sflr^  difnfuader  a  cicfcu 
tiojio  e-,  che  ne  le  cofe  tef  orali  ft  detta  fmf  re  ohedir  a  Vlmferio,  hauedoh  comandato  Vio,Comt 
g  tal  propfito  uedém:^  nel  [(fio  del  Turg.in  cjueQaltra  fua  digrflfwe  Ahifcrua  Italia  e  cet.Oue  dice, 
Ahigéte,  che  dourefli  effcr  deuota  E  la^c^rfeder  Cef^T  in  la  feda  Se  len  intedi  ciò  cfcf  Dio  ti  noia  . 

VeJi  quanta  uirtu  Iha  fhtto  degno  voV«ia  ^^^f^^^^^^^^ 

Vi  reuerentìa^.e  cominao  dalhora,  Pofegnodelac,uila,Pgn.^^^^^^^^ 

\      \  -        J  V    .    .  ferio,fiadaeffìrreuerito,honorato,a' 

Che  vallante  mon  per  darli  regno .  iJtoinrregio,  Vien  Ireuemente  a  nar 

ru  fai  che  fece  in  Alba  fua  dimora  yare  tutte  le l\orio[euittorie,  che  fermoU 

Ver  trecento  annt,^  oltre  m  fn  al  Jinty  ^.  yj^^y/^^^  configuite  fctiodital 
Che  i  tre  a  tre  pugnar  per  lui  ancora  .        pgno  comimiadoda  (iuella,che!:h  Enra, 

E  fai  chel  fé  dal  mal  de  le  Sabine  (he  lo  conduffc  in  Italia, contra  di  Turno, 

M  dolor  di  Lucretra  in  fette  regi  lai ifual  ft<  morto  Vallate  figliuolo  d' Bui 

\  incendo  intorno  le  genti  uìcine^  ÌYO,cheffr  darliilre^node  iafin:,comt 

hehle pi  cheTurno  fii  occifc  fer  E  neayera 
uenuto  in  fu:^  fiuore,  di  che  tratta  liuio  nel  frimo  lil.  de  la  j^rima  deca  .  Morto  poi  Enra  Afcaj 
niofuofipliuohUciol  regno  a  Lauina  fua  matrigna,  efofe  Alha  lunga  lajual  fitto  talfignoju 
foffdutalo  fhatiodicct.anni  da  xiii/.  lifcefi  fer  fucceffme  da  effe  Enea  fino  aNun.itore, 
Lafi^l  uoladelquale  genero  di  Marte  Romuh,  che  fofe  Roma,efiine  primo  Rr.  A  Romuhfuci 
ceii  NumaPoLh^^^  i'^'^'  .^/t-Afcm>.  conu^nutofi 

cuefti  due  pop/i,  che  tre  Romani  e  tre  Alhani  dicideffiro  con  le  ,rmi  tanta  lite,  e  che  cjuel  pfoh 
cJaniajn  a  laltro,  che  lifuoi  tre  rimaneffm  uincitori,  Eurcn  da  la  farte  de  Romani  tre  frafeUt 
mratu  e  da  la  farte  de  cliallani  tre  fmilrr.nte  fratelli  Curiatij' .  Di  rimanendo  ulti', 
mamentefuferiori  Glmatij,  Tulio  non  fclammte  comando  a  G  iaìlam,  ma  ruino  la  loro  atta 
edidueppolineficeuno,Ondel  peta  dice ,  chel  fegno  de  laciuila  ficefer  ecc.  anni  fuadirn.ora 
in  Alta,  e  fiu  oltre  ancona  fin  che  i  trefugnaron  a  tre  fer  ijueOo  ancora,  E  di^uefro  tratta  ima 
nel  mchfimoluogo  di  fofra  letto,  E  c^fi ancora  de  la  rapina  fittaperRomulodeleuergimUf 


PARADISO 

Unefnydlùy  lì  lucrefU  hnna  <ii  Collutm,  uhUta U  S^o  Taraum  figlmk  li  Tayauhf 
Suferh  fctìimo  ultima  Ke  ii  Rom^,  cmUto  di  cj^^eH^^  pry  ,al  uiolentia,  da  luìth^  Bruto  . 
ìli  fette  regi,  pmhf  a  TX  Ha/?/7n  ier^  R^  che  di  fcfya  hattiamo  dftio,fmfd^  Amo  Martio, 
tr  a  lui  Tar^umo  Prifo,  cr  a  Tarcjuino,  Seruio  Tullh ,  t!r  a  Tullio,  il  detto  Tarauin  Superi 
h .  Vincendo  intorno  le  genti  uicine,  perche  juefli  fitte  Re  non  dilatt^ron  l'Imperio  loro  che  fa 
\mente  tra  uicini  popdi,  ^ueOg  di  che  juejio  ftgno,  uenut^  òe  fu  Rom^  fato  limmio  e  makf 
prato  de  Confili,  non  fi uolle  contentare . 

Zai  quel:,  eh     pomio  da  gU  egregi  Seguita  Ciufìininno  in  dir  le  uittorie,  che 

Romani  incontro  a  Brenna ,  incontro  a  Virro ,  '  ^o^nani  confeguiron  fottol figno  de  la^ui 
Incontro  a  glialtri  frìncipi  e  coUcgti.  Icjepyma  di(]uellacontrnhrrnnoDuc<i 

Onde  Torquato  ,  e  Cluintio ,  che  dal  cirro  ^"^^         ^ì^"^^*  ^'^^^^  ^^^f'f"* 

T^egìetto  fii  nomato ,  e  Deci ,  e  VaU  '         '''>^«'^^  Alea^chedffcUjfe 

Bebher  la  fama ,  che  uvlcnticr  mirro .  ^''"^  dal  Campidoglio  infuori,  doue 

E/fa  atterro  lorgoglio  de  gli  Arabi  j  "'^  T  r  """T"  ^''"''''^ 

Che  di  dietro  td  Uamhale  palfaro  Non^^^^^^  talfi^o  uintt  cr 

^  1   n  j-  1        fi'  OccifidaVurioCamtUOfdt  che  tratta  Ili 

Lalpelhe  rocce, Vo  di  che  tu  labi.  uio  al  Quinto  de  U  prima  deca .  IN  coni 

Sotto  effo  gmanetti  triompharo  ^  p -.^^^  p,-^,  ^^-^^^-^ 

Scipione  e  Pompeio  ;  ^  a  quel  colle  j  me  di  lui  fcriue  vlut.  fono  flette  daitar 

Sottoìqual  tu  nafceHt ,  parue  amaro ,  i  Tarentini,  pafso  in  Italia  contra  de  Ra 

mani,  dajuali  ulttmamentt  fu  cofìretto-^ 
e  )f>etialmente  per  opera  di  Fairitio,  a  partirfi  da  (fuella ,  In  contia  a  gìialtri  principi  e  collegi. 
Saria  troppo  lunga  hifloria,  chi  a  pieno  uolejfe  reftrire  tutte  le  uiuorie  che  i  Romani  confi guirò  in 
iiuerfi  tempi  e  fottolimperio  dipiu  Duchi  e  Dittatori  con  (fuefio  tal  figno  .  l^a  di  Tito  Manlio  Tot 
quatOy  comeeffendo  contra  de  Latmi,facejfe  occideril  proprio  figliuolo  per  hauer  comlattutò  coni 
tralpio  inftituto',  auenga  che  del  nimico  haueffe  riportato  uittoria,  E  che  ne  la  jùa  giouine^^  hai 
•  ufjfe  lilerato  il  padre  da  certa  accufa  datoli  da  Vomponio,  E/  a  tattaglia  fingulare  uinto  un  firoct 
Bariaro  prouocante ,  tratta  l  iuio  al  fittimo  de  la  prima  deca  .  È  Quintio  che  dal  cirro ,  Lue» 
Quinf,  Cincinnato,  Cofi  nominato,  come  dice  iiVet.dala  inculfa  e  mal  compojìa  cOYna,fccond(X 
the  di  luifcriue  liu.  al  ter^  de  la  prima  deca,  E/fendo  in grUiffima  necefp.ta  de  la  Romana  Rep. 
tolto  da  Urato,  e  fitto  contra  de  gli  Bijui  Dittatore,  ^iiril'mente  comhattendo  co  nimid  ,  [Ale  di 
lorogloriofef  uittoria .  E  Deci,  Puk  Dee. padre,  e  collega  a  Torijuafo  ne  la  ejf  editiòne  contfa  de 
lafini,che  difopra  halhiamo  detto,  E  Puh.  Dee.  figliuolo  contra  de  Galli,  Sanniti,  Cimiri  e  iho 
fcani,  comefiriue  liu.  al  x,  de  la  prima  deca,  per  la  Rfp.  Rom.  combattendo,  e  uedtndo  dai  loro 
(Orni  la  la  ttaglia  piegare,  uotando  i  propri  corpi  a  gli  Di/,  e  fra  nimici  uirilmente  infrondo,  con  la 
morte  loro  laffaron  dcfiuno  al  fuo  collega  de  la  battaglia  la  compiuta  uittoria  .  E  ?ahi,  Auenga 
che  moUi  nefijpro  a  Roma  de  la  famiglia  de  Fati  eccellenti  in  arme,  Nódimeno,ifiu  fimofi  fiirm 
Quinto  FalM:>fiimo,  e  Quinto  Fah.  RutiSano,  Quinto  Fak  Ma/fimo  adÌ4<jue,C0me  d  luifcriue 
vlut.  e  liu.  a! fecondo  de  la  ter'^  deca.  Dopo  molte  rotte  che  i  Rmani  haueano  riceuuto  d'Uanr; 
tale,  e/pnJo  contra  di  lui  mandato,fclocolnon  combattere, e  tener  linimico  in  picciolo  Jfatiori^, 
flretto,  mofiro  a  Romani  la  firma  da  poter  uincer  un  tho  nimico.  Pur  che  dal  fi^o  fuccff/cre  Marco 
VarronefilJe  fiata  firuata .  Quinto  Fabio  RutiHano,  come  firiue  Uh.  aUiij.  de  la  prima  deca, 
^jfenio  Maefiro  de  Caualìeri,  in  ajfcntia  del  Dittatore  Papirio  Curfcre,  e  contra  del  fio  inftituto, 
C5baUe^,Virfc,efitgo  lefferdto  de  Shitì,  Trionfi;  de  Pugliefi  e  Nucerini,  poi  de  Sabini,de  Calli, 
<  degli  orniti  ie  Marfi  e  de  Th^fcani .  Heller  la  fhma  CHe  mletief  mirrd.dQr^U^ual  hora 


ime 


CANTOSEStO. 

ìmffYihY  Romrf«3  che  fiiiy  uaUntitr  canfcruo,  VenU,  fi  cQWf  la  m'xru mfcrun  i  orfi  Ì4 
f  utrefàf  me, Co  fi  U/ima  confcrM  ì  nmi  ia  Qhlmone,E  ijurfio  e-  iòuemeie  a  Ginfiimtno^ffY  effr 
in  f^f! grado  ài  heatiiuiine attribuiti  d  (Quelli,  chfjfenioft  faehniemntt  re  la  uìtaaUiua  flfinii 
tati,haufan:ì  IcfciaO  al  móh  chiatM  finta  di  lm,come  difettai  ufdymo  .  ESfo  aUmo  lorgo^lio  h 
oli  \rahi,  AT terrò,  ci:ì  Mando  a  terra,  (jurjìifegrìy  de  lacjuila,  lorgoglio  e  lafujferhia  degli 
J{rahi,  che  con  altre  iiuerfe  tarlare  natmi  faffaron  dietro  ad  Hanihale  Cariha^itìefc  umndo  lon 
tra  de  Komani ,  U^feftre  ròcce  de  manti  che  diuidono  Italia  la  la  Callia,  DI  che,  ciò  ^,  Le  leejua 
li  aìjefìre  roccf ,  T  V  Po  lali.  Tu  fiume  di  Po  cadi ,  ^enhe  tra  (jueÙe  nafce ,  come  uedemmo  nel 

ce  Vlnf.  E  uìen  da  lahr  Uherif,  che  in  Latino  fgnifica  caggrr  e  fdruaidare  ,  Ejufito  dice 
fer  dim:^ftrarfr:ìf riamente,  oue  effe  Hanihale  fafo  le  deHe  aljfepre  rocce  .  SOtteffc  giouanetii 
ir:m}haro.  Trionfo  ftttoeffc  fcgno  il  maggiore  Sapone  giouanetto  de  l'Affrica,  oue  uwfe  i  Carf 
thaginefi  lo  Hanihale  /or  duca,  E  Pcfeio  fmilm  e  te  giiìuaneUo, trionfo  di  dìuerffOfoli  OYtétali,che 
fcggi-igo  al pofolo  Romano, C(^e  de  lunù  e  de  laltropiue  p/k/.ET  a  tjuel  colle  farue^  amaro, fctto  ih 


Voi  preffcl  tempo  ,  che  tutto!  chi  uotle  Dimoftra,  che  auicinandof  pi  la  marna 
Ridur  lo  mondo  a  fuo  modo  fereno  ^^rho  eterno,  E     ^.r/?o  uolen 

Cefare  per  uoler  di^oma  il  totle:  dd  MucerdrnMf.ofi^^^^^ 

t    7     £  J  r    .7  D.H/.  ltcemodo,ìuh(iCefcire,PB.ruùlerdiKo$ 

E  quel,  che  fi  da  Varo  wfm  al  Re«o,  ^.,,,o^,p,,,o/l.,.c/./pHo  Rem.. 
\Jhra  uìde  ^  Uera ,  e  uide  Senna  ^^^^  ^^^^^  ^^^^  ^  ^  ^ 

Er  ogni  uaUe ,  onde  Rodano  e  fieno  ♦  ^^^^^     •     /^-^^y^i  ,f,^  ^owÌ7ti< ,  dii 

Qwel ,  che  fè  poi  chgU  ufc)  di  Rauenna  ^^^^  Iffrouincte  oltramontane,  chfffc  Cet 

E  [alto  Rubicon -ifit  di  td  uoloj  fiire  fer  y.anni  continui  fcg^iogo  al  Pop 

Che  noi  feguiteria  lingua  ne  penna  ^  loRomano,  che  in  fcmmafr,  corneali Jief 

in  uer  la  Spagna  riuolje  lo  fluoìot  fo  refirifce  ne  fuoi  comentari ,  ognuna  de 

Po/  ucr  Dura'^o ,  e  Vharjaglia  per  coffe  le  tre  farti  de  la  GaRia ,  la  Germania  e 

Si ,  che  al  Uil  caldo  fi  fintir  del  duolo ,  la  Brettagna,  hoggi  ietta  Inghilterra  . 

Mtandro  e  Simeonta  ,onde  fi  mojfi ,  ^-^'f^^^^^^ 

E  mal  per  -Tolomeo  p^i  fi  fi  fiojje .  ^  j^^^^^^^^      j.  ^fp      i^le  ^ua, 

Va  onde  [cefi  filgorando  a  Giuba  :  ^    ^^^^  ^^.^^.^  ^  ^^^.^p 

Poi  fi  riuolfi  nel  uofìro  occidente ,  ^^^^^^  ^^/^^  ^^^^^^-^         ^  /^^g^  in 

Oue  finita  la  Vompeana  tuba  ♦  p^^^^  y^^^  ^,7^^  y^ro  e  pume,ihe  diuit 

if  la  Gallia  da V Italia  .  ìieno  nafce  re 
ph  PlueZZi.  e  paffa  per  li  Germani .  ìfira  corre  fer  la  GaQia,  e  mette  nel  Rodano .  Hera  fafjh 
irU.rancia  f^aTorf^grcffff^mariuiera.  Senna  f  affa  fer  m.^c  Parigi .  Rodanonafce 
ne  le  ahi,  che  diuidono  i  Sauoini  k  gU  Elue^^i.  f#f^r/o  lap  di  Gineura,  a  Lm,fey  loV.lfi 
nato,  ^atoccarlemurad'Auignne,  f^ifcUo  d' Accjua  morta  in  Prouen^a^r^^ette  in  mare.  R^M 
ione  fajfa  a  Rimino.  Antandro  e  Simeontafcno  fiumi  diTracia,  douegiaftì  Troia . 

ri  quel ,  che  fi  col  haioh  fcguente,  Oiuftiniant^  t^f 

BrL  con  Caffto  ne  VLnfirno  latrai  ì'^fl'  PP'  "^''"''^ 


4 

^^^^^ 


PARADISO 

E  Modena  e  Vmgtd  fé  dolente,  Horcdicfii  tjuflde  fi  cefar  Augufl^ 

V'iangen  anchor  la  trìjìa  Cleopatra^  fuoalouiuo  Jr^linolo ,  che  fuccfàe-Aki 

Che  figgendogli  inan\i  dal  colubro  Komano  imperio ,  OrJe  éi  ^kffìo  tal 

La  mone  preje  fubit^na  ^  atra  »  ^  pino  iuf,Dl  ijhfldeficolfgifenfeU 

Con  coHui  corfe  infm  al  Ino  rubro  :  ^>  <^olJcguf>ifffoYfatorf  Jf/fcfis 

Con  cofìui  pofel  mondo  in  tanta  pace  %  ^'''''^  fr'^'^ 

Che  ju  ferrato  a  Giano  il  fuo  delubro.  ul'^'S ^^^^ 

J  come  ne  lultmo  canto  di  ijuello  ufJemf 

mo,  Fercle  Oti^uiam  in  uenietta  eli  Cefi 

re,  conJuJp  e  Inno  e  lalfro  in  Theffaglia  a  J^jf  erata  morte.  Tornato  foi  in  Italia,  affcdio  Moiana, 

f  jpoi  Perugia,  oue  alcuni  de  la  congiura  cantra  di  Cefire  fcrar.o firfificatt,  e  luna  e  Ultra  cittd  fre^ 

fc  e  facchegaio  occidendo  tutti  ([ueRi  de  la  congiura.  Onde  dice  che  fi  dolente  Moiana,  Uc^ual  heUe 

fey  lunga  fiitica,  E  Perugia  per  fitrme.  Onde  Lue  Verufmafimes  Mutir.xq;  latore  •  Vicleofa^ 

e  de  la  fua  dijf  erata  morte,  chefrefe  DAI  colubro,  ciò  è',  Vfilfcrjfr,  dicemmo  neh,  canto  aV 

/'!»/".  AL  lito  ruiro,  ciò  è ,  Al  mar  roffc,jrerche  dop  la  morie  di  Cleopatra  e  di  Marcantonio,  occu 

fo  tutto  l^  Egitto  daljual  e  contfnufol  detto  mare, E  con  cofìui  pfc  ^Jueflo  pgno  il  mondo  in  tanta  fa 

ce,  effend 'fine  fitto  monarca,  CHelfùo  iiluSr9,  ciò  è',  Chel  fuo  temfto  fii  ferrato  a  Giano  antichi  fi 

fimo  Ke  d'Italia,  ll(fua!e,  per  la  fua  fcmma  giuffit  a,  dopo  la  morte  fii  connumerato  tra  diui,  e  fu 

lifittol  tempio  de  la  pace,  llijual  atlhora  fi  fcrraua,  che  nejji.na  guerra  era  per  lo  mondo  ,  E  cjuejìo 

auenne  (re  uolte,  La  prima  fctto  Numa  Pompilio,  fecondo  Ke  di  Koma ,  La  ficonda  dopo  la  prima 

guerra  Pun.  La  ter'^  fctto  d'Ottauiano,  del^ual  hora parliamo,  Ma  (juffta  fiì  pace  uniuerfdle,pef 

ehe  a  Dio  piace^ue  di  uolerla  fkr  aUhora  ancor  con  Ihuorrio,  Pero  mando  in  iluefìo  tempo  il fiiofìglit 

polo  ad  incarnare,  mediante  laffra  paffme  e  morte  de!<jua!e,ne  fcgui  la  redentione  di  tuttol  genere 

humano,  che  per  lo  peccato  del  primo  parente  gliera  prima  per  molti  (ècoli  fiato  inimico  , 


lAa  ciò  ;  chel  figno ,  che  farhr  mi  fiice , 
inatto  hauca  prtma,  e  poi  era  fhtturo 
Per  lo  regno  mortai ,  che  a  lui  foggjace  5 

Viuenta  in  apparen'^  poco  e  fcuro  ; 
Se  in  mano  al  ter'^  Cefare  fi  mira 
Con  occhio  chiaro  ^  e  con  ajfetto  puro  x 

Che  la  uiua  giuflitia ,  che  mi  jpira , 
Li  concedette  in  mano  a  quel ,  chio  dico , 
Gloria  di  far  uendetta  a  la  fua  ira  • 

Hor  qui  tammira  in  ciò  y  chio  ti  replico* 
Vofcia  con  Tito  a  far  uendetta  corft 
De  la  uendetta  del  peccato  antico  y 

E  quandol  dente  Longobardo  mo^fc 
La  finta  chiefa  ;  fitto  a  le  fue  alt 
Carlo  Magno  uincenio  la  foccorfi  ^ 


Ha  Clufìiniano  fin  a  (jul  iimoftrato  y«l 
te  glori^fc  uittorie  erano  fiate  confeguife  fct 
io!  figno  de  lacjuila,  cominciando  da  <jueh 
la  chehie  Enea,  chelacondujfi  in  Itala, 
contra  di  Turno,  Poi  fcguifando  in  cjufUe 
ihehhono  i  fette  Re  che  prima  fi'.ron  a  Koi 
ma,Voi  ijuelle  fctto  i  con fcli,f retori,  e  diti 
tatori  Romani,  Et  ultimamente  fctto  Giui 
lio  Ces,  AugpfÌQ primi  ìmperadori,Le 
eguali,  lenche  ciafiuna per  fc  e  tutte  infe^ 
me  ftffiro  grandiffime  e  prejariffmeynon 
iimeno  dice,  che  tutto  cjueUo  che  cjuffìo  (è 
gno  haueua  fitto  fino  aGhora  E  Poi  erafit 
turo.  Et  era  poi  per  douer  fire ,  Ter  lo  rei 
gno  de  mortali,  che  fcggiace  a  lui,  Vluen 
ta  foco  e  fcuro  in  apfaren'^,  ciò  ^,  Taf 
hefiapoco,  onuDa,  SE  con  occhio  chini 


^  cTìfjiapjLo,  onuua,   E  con  occhio  cmf 

ro,  fio  p-.  Se  confano  intelletto,  E  con  furo  e  fitncero  affitto  fi  mira  in  mano  A  L  ter^  Cefire.che 
fii  Tiherio  Imperaìore,  fctto  delc^uale  fi  crucififfo  chrifìo  nofìro  reUnt  ore,  Percì-.e  a  ccflui  fi  poi 
fio  in  mano  di  poter  fir  la  uendetta  contra  degli  Hetrei  de  la  fua  afirìffma  morte,  la  cju  al  far  elle 
fiata  uittiriafopru  ii  tutte  laltre  uittorie,  quando  chegli  haueffe,  come  poteua,  intraprefi  ii  uoleri 


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Postillati  16 


C  A  N  TO  S  E  S  T 
UfSft,  Onlf  lue,  che  la  uiua  Gii^jìitia,  m  è,  liio,  CHe  mi  jf  ÌYa  ,  l/j«<tf  mi  ietta  hora  (jutfld, 
'ihi^  ti  «rfyyo,  liconcelette  in mam gloria  diftruenietta  A  La  fua  ira,  QueEa  chaueua  tmefut 
ìa  QonUa  deffi  tìfirei,  fer  hauerli  ocafo  ti fuù  figliuolo,  La<jua'  uevdetta  ftce pi  Tito,  come  iicem^ 
montlxxi.delVuig.  E  fu  uenìetti  itla  uendetta  iflanticofeccato  ,  ftrche  ^occUenk  Jitoglt 
nehei,  e  mettendo  la  fua  città  ad  ultimo  eftnminio,  uédico  la  morte  di  chrifìo,  iljual  con  fffajù*^ 
mòrte  huea  uendicato  in  fe  jìeffc  lantico  feccaio  deprimi  farenft.  Ma  come giujimejite  foti^/je  chri 
po  effer  uendicato,  uedremo  nel  fcguenie  canto  rfprne  nato  duhio  al foeta,  e  da  Beat.  rffcluto,E  fef 
tjuefìo  Giufìiniano  lattando  hora  di  tal  ufndetia,ferfÀr  attento  il  foeta  reflica  dicendo  ,  Hor  ^ut 
lammìra  e  cet,  E  f  ianiol  dente  longobardo  morfe,  Ticca  Ihifìoria  de  longchardi,ìjuali  hauejt 
do  per  lo  fj>atio  di  fiu  di  ce.  anni  tenuta  Italia,  e  quella  in  gran  farte  defolata,  Vltimamrnte  Carh 
Mxgno,  come  Imperadore,  ad  infìantia  d'Adriano  fecondo  fontifice,  la  uenne,  fctio  dd  ffgno  de  lai 
^uila,  aliherare.  Ma  de  lorigine  defft  Longohardi,  e  de  la  faffcta  loro  in  Italia,  tratta  Gian  Villa 
ni  aUij.  del  y.  Uh.  de  le  fue  croniche,  E  de  la  hieration  di  jueUa  {tr  Carlo  Magno  al  xi.  di  tal  lih 


Howci/  pwor  giuitcdr  di  quei  cotdi 
Chi  accufcii  di  fopra-,c  di  ìor  filili^ 
Che  fon  cagion  di  tutù  i  uoflri  mali  ♦ 

Lun  al  publico  f(gno  i  gigli  gialli 
Opponete  Ultro  apj^ro^ria  quello  a  parte ^ 
Si  che  forte  a  ueder  chi  f  iu  fi  fiiUi  ♦ 

fraccian  U  GhiheUin  jfnccian  lor  arte 
Sotto  altro  fegno  :  che  mal  feguc  quello 
Sempre ,  chi  Ict  giuflnia  e  lui  diparte  : 

E  non  labkata  eUo  Carlo  nouello 
CoGuC'fi  fuoi^ma  tema  de  gliartigU\ 
Che  a  più  alto  Icon  traffcr  lo  ueHo^ 

'Molte  fiate  già  pianfir  U  figli 
Ter  la  colpa  del  padre  t  e  non  fi  creda 
Che  Dio  trafmuti  larme  per  fi^oi gìgli* 


Hauendo  GiuPiniano  dimofìrato  ^uam 
degno  di  reuerentia  fa  cjuejlo  fgn:^  de  la 
(juila,ffr  tante  glmofffme  uittorif fiate 
confcguite  fctto  di  quelle,  dice  hjjaa  Dan 
te,  per  condufone  ,  chegli  hoj^gimai  pud 
giudicar  di  (juei  cotali ,  chegli  accuso  di 
fcpra,  (juando  per  Ironia  diffè  ,  Perche  fu 
ueggi  con  (Quanta  ragione  Si  moue  coni 
tralfacrofanto  fgno  e  cet.  E  lorfkl 
li,  CHe  fin  di  tutti  iuofìri  mal  cagione, 
Perche  da  le partialita  di  juei  cotali  Jefen 
deua  la  ruina  di  tutta  Italia,  cpfonenco  i 
Guelfi I  Gigli gialli,c-o  di  Tran 

eia,  per  ffpr  cjueUa  la  fua  infgna,  Alpa 
hliiO  fegno,  A  lo  Imperatore,  il  fgno  deli 
tjuaì  e-  lacjuila  ,  che  fgno  puhìiiO  dourid 
effcre,  £  Ultro  apfrofria  Q  Vrffo  ,  ciò  P-, 


EfTcPuUico  Ccpno  A  Parte,  Siche  difuUico  lo  f^n  parti  ale,  E  ^ueftfono  i  chMin:,  E  ck  di  /oro 
mlu,  iniifo.  dice  effrfvrte  e  difal  cSa  a  dfcernere  .  EAccian  U  GhMin  fcaanlor  arte 
vi,  hefci  GMiìoglianfir  ^  ufar  ìarte  lorode  la^arUad^ta  comr  fno  uan  ,.he  la  deh 
hn  arCo  tahrofegnc,  chAtto  c^ud  delac,uila,  ciò  ^  che  la  faccino  col  f.. or  ialtrt  .he  con  c^ueU 
lo     i^ferio  Jpeihefm  refguifa  c,uel\nom.le,  chi  d^artee  diu.ie  la  g.fl.Ua  E  lui  ,  cr. 
K^ehgicomiuL^^^^^ 

etcr  n  uli  e folam.ente  falrirìa giufùtia,  afariM.rnte  le  uoghe  /ft  E  Mon  /.tt./  . 
l  calo  noueni  Co  Guelfi  fuoi,  Infendenlo  di  CarlofcoMugha,  chera  de  la  cafa  ,  ,rn 
rj.u  K.  /.u         ,  '  /   ,^    .1^  r^C^-^tf^ti^  a  In  lYYìtff  tapperete  Cari 


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Postillati  16 


PARADISO 

cftf  inpuftmfHtefoffeìfa,  Uaual  cofafarehif^fcn^  iuhk^  mmta  Jo]po1ul,  d1(ulfyto  fuo fipì^i 
mio,  Sf  A  rrip  Impera  Jore.  chna  in  ui<t  per  anelar  a  ijuella  imprtfa,  tìonfiffl  a  Beneuem  ftm 
freuenutù  mor^e ,  E  Non  fi  creda  effe  Carlo  feconio,  cHe  per  fuci  gigli,  ciò  che  [erfuoifit 
nori ,  chegli  prefli  a  Guelfi,  Uio  nafmmi  larme ,  ciò  è,  Kimoua  U<fui^a,  e fàcciala  ejpr  tìien 
uiuoriofa  di  (juello  ,  chera  fina  per  lo  tempo  a  iietrOy  Lajual  a<fuila  p-,  come  iifcpra  ha  ietto,  il  fito 
facro  fanto  figno  ,  hauenio  maffmamente  fitto  ii  (jueUo  fitto  uenjetta  cantra  àe  gli  Uelrei ,  de  la 
morte  del  fuo  figliuolo,  O  ueramente,  che  più  mi  piace,  che  Dio,  per  fm  gigli ,  frcfmuii  LA  fini 
arme,  la  fua  ir\fì&\Ue giufiitia,  Idijuale  larme  chegli  ufa  femore  uerfo  di  c^ueìi,  tht  uiolentemen 
te  occupano  glialtruijìati,  come  uuol  infirire  chfffo  Carlo  fecondo  ftceua  éhora  a  l'irr.perio  il  Reap 
me  di  Puglia ,  Donde  ueggiamo  che  ultimamente  i  gigli  ne  fono  flati  da  Usuila  remoffì . 


Quefla  ficcicU  flelta  fi  correda 
Df  buoni  Jpirti^jche  fon  flati  attiuì\ 
Ver  che  honor  e  fuma  lì  jucceiax 

E  quando  lì  àtfiri  foggtan  quìuì  5 
Sì  dìfuiando  pur  conuìen  che  i  raggi 
Del  uero  amor  in  fu  poggin  men  uìut^ 

Ma  nel  commenfurar  de  nojlrì  gaggi 
Col  mertOj  è  parte  di  noflra  letìtìa  ; 
Verche  non  lì  uedem  minor ,  ne  waggt 

Quinci  addokifce  la  uiua  giuflitia 
In  noi  lajfetto  ft ,  che  non  fi  puote 
Torcer  giamai  ad  alcuna  nequjtia\ 

Vìuerfe  uoci  fknno  dolci  notct 
Cofi  diuerfi  fiann'i  in  noflra  ulta 
"Rendon  dolce  armonia  tri  quefie  rote  ♦ 


f(ijj?onde  hora  Ciuftinianù  a  la  feconda 
manda  del  poeta,  latjual  fii  de  la  cagione^ 
perche  gfiera  dato  cjuel  fecondo  graJo  dì 
hegtitudine  ne  la  fieBa  di  Mercurio,  Et  in 
fententia  dicf,  cjueflo  tal  grado  effìr  dato  a 
jueUi,  che  ne  lattiua  uita  firano  eccellente 
niente  in  gualche  uirtuofa  opera  effcr citai 
til,  per  confeguirne  honor  e  fama ,  Come 
uu:ìI  in firire  chauea  fitto  lui  nel  corregi 
ger  de  te  leggi.  Et  auenga  che  ^ueffo  non 
fta  il  dritto  fine,  perche  Ihuomo  deUe  ceri 


<ar  di  configuir  la  uirtu  pergiouar  a  fi  fri 
ma  e  poi  al  proffimo  fuo,  tfpndo  (juefta  ue 
ya  carità  ,  e  non  fer  la  gloria  del  mondo , 
hìondimeno^perchel  defiderio  de  Ihonor  e 
ii  la  fama  nafie  da  notile  e generfo  anii 
mo,  il  poeta  nzn  uucle  chfffi  fiano  fin^ 
gualche  grado  di  merito ,  ma  dehaUino 
degradi  minori,  che  quando  fi  fiffiro  mojft  da  '^elo  di  carità,  per  effir  ifuefla  la  più  eccellente ,  e  la 
fiu  meritoria  di  tutte  laltre  uirtu,  haueriano  ancora  meritato  molto  maggior  e  più  fi,premc  grada 
di  heatitudinf,  E  M poeta  intenda,  che  la  defiderata  finui  fia  atto  mtntmo,fi  cmprendeper  c^utì 
h,  chahhiamo  uedufo  nel  xxiiij,  de  la  prima  cantica,  oue  inperfcna  di  Wirg.  difft,  Homai  conuien 
che  fu  cofi  ti/poltre,  che  figgendo  in  piuma  In /ima  non  fi  uien,  ne  fitto  coltre ,  Sen^a  Ujual,  chi 
fua  ulta  con  fuma  e  cet.  E  da  la  miferatile  efiflidiof^  pena  che  nel  ter^  diial  cantica  uegpmo  per 
cmuerfi  hauer  daJo  a  Quelli  che  in  neffi.nauirtuofx  opera  fcrano  effircitati,  Onde  diffi,  che  mn  fiif 
vnai  uiui,  echeranoinuidift  dognaltra  forte  di  dannati,  E  chel  mondo  non  lafciaua  effcr  fiima  di  /» 
ro,  Ma  cjuellt,  cj^ma  haueano  Ufciato  ii  loro  al  mondo,  Auenga  che fifpro  flati  Pagani,  uedem 
tno  nel  <juartodt  tal  cantica  hauerli  fofìi  in  luogo  ameno  luminofi  CT  alto.  Onde  in  Perfcna  di  Vif 
gthodi  ordilfe,  lorratanominanla,chedilorfuonafunelatuauita,Cratia  Mcauifla  nelcitl, 
chefighauan^.  Queflo  diciamo  ferrijfondera  (fueUi,  i^uali  uogUano  chel  poeta  dica  (io  che  non 
7  *rf''''^'ìì'^  ^0^'  ^^'^rio,  il  confe^uenteferlan(ecedente,cio  che  dicendo fima,im 
tendeffedi  dir  uirtu,  mediante  Uquélefi  consegue  poiU  iuona  fi^ma.  Vice  adunque  ,  qVeflapiii 


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Postillati  16 


CANTO  SPSTO. 
Alfra^Ydm,nòn  ha  ii  iiametYò  fin  di  ccxxxif,  mi^lh,  che-  ieU  xwiij.  farti  luna  lei  iiamiroii 
tutta  la  terra,  perche  tnUol  dimeiro  Ji  (juell  a  y  fecondo  effe  AlfYa^ran:),è'  fi  mila  ci^cjmentQ  mii 
gìia^  Sì  correda,  do  ^,  Sadorna,  ferihe arredi frofrlamente fi  domandano  cjueBi,  che  fi  danno  <r 
(e jff}[è  ijuando  ne  uanno  a  maridy  ne  (juali  fono  comfrefe  le  uefli,  le  ^ioie,  le  collane  ,ecofe firrìilif 
ii  che  la  jf^fa  fadorna,  come  Giuftiniano  dice  che  fi  (juejia  fieSa  de  buoni  Jpirifi  CHe  fcno  fiati  atti 
fti,  ci:>  è',  I  ejuah  al  mondo  fi  fono  effercitati  in  ofere  uirtnofe,  ferche  li  jucceda  honor  efiima,  come 
ii  fcfra  è'  detto,  Et  a  ragione  pone  (juefiifimili  dentro  J  corpo  di  (juefìo  pianeta,  per  efpr  fmìlmen 
te  attiuo,  Onie  ueggiamo  che  li  fcno  atiriluite  Lleapieii,  Et  i  poeti  fingono  che  fa  il  nuniio  di 
Cioue,  Et  attrihkijconli  la  elocjueniia,  latj^al  è  nectffma  ne  lo  ftile  a  chifcriuendo  uuol  confegkir 
fima  .  E  Qtiando  li  dìftri poggian  cjuiuiy  Mofìra,  che  cjuandol  drfiderio  tende  a  Ihonore  rfr  ala 
fima  del  mondo,  SI  difui:indo.  Co/?  diparteniofi  da  la  dritta  uia,  lacj^al  faria  dimetterlo  in  Dio, 
e  no  ne  le  moniane  cofe,  Conuien  fur  CHe  i  raggi,cio  e,  che  Lof  trationi  DE/  uero  amore,  ìl^uai 
P'  de  la  carità,  VOggìn  men  nini,  Sa^'ino  meno  accetti  a  Dio,  come  uuol  infirire ,  perche  fi  come 
haUiamo  di  fcfra  dt  ffo,  Ir  uirtu  fi  dehhono  ricercar  principalmente  per  poter  giouar  a  fe  prima, t^T 
di  altri  poiy  in  che  confifìe  la  uera  carità, lacjual oltre  a  tutte laltre  uirtu  r  più  accetta  a  Dio  ,  MA 
ftel  cómifùrar  de  nofìri  gaggi,  M:>fìra,  che  cjuantÌAcjue  efft  non  halUno  upto,iOme  doueano,  hperà 
ie  la  carità,  mediante  lacjualefarehhno  afe  fi  a  più  ftipremo  grak  di  ieafiiudinf,  che  noniimeno 
rfft  amano  tanto  la  giufìitia,  che  uedendofi  effer  giuflamenfe  premiati  f  con àoì  merito,  e  non  più  ne 
meno,  juejia  tal giufiitia  dice  ejpr parte  de  la  letitia  e  heatifuéine  loro,Onie  fguita,  MA  nel  cerni 
furar, iioè', Ma  nelmi furar  infume , DE  nojìri  gaggi, De  noflri  premi^che  tato  fuona  in  lingua  Trci^ 
fè,B  no  de  nofìri giuli,'.omaltri  hanno  detto,  COlmerto,  Con  (jue[lQ,che  mhalhiamo giufiaméte 
rneritato,e  parte  DI  nofìraletilia,cio  h'.  Di  noflra  heatiti^dme.  Perche  no  ueggiamo  efp  fremi  effr 
minori  ne  maggiori  de  meriti .  (^inci  adoìcife  la  uiua    fittia,  V  ien  a  dimofìraYe,che  (juffia  uii 
M  e  uera  giujìitia  ufcta  da  Dio  aJolcifce  et  atirahe  a  fc  tito  laffefton  loro,che  tal  fua  affrtti:>ne  no  fi 
fuo  torcer  ne  piegar  giamai  AD  alcuna  necjuitia,  Ai  alcuna  cofa  iniqua, com.e  frette  cjuadoeff  uol 
geffero  Lffittione  a  maggior  grado  di  heati'uiine  di  <\ueRi  chefft  hano,  e  che giuf{amete,fcccìo\me 
rito,  e  fiato  loY  Iato  da  Dio, perche  Idffrtto  loro  farelhenó giufto  ma  depraucto  ,  Vluerfe  uoci  f^nno 
dioici  note,  Ottima  ccfaratione,per  laccai  dimofìra  effcrneceffario,  che  diuerf  filano  e  gradi  di  ha 
titudine  douédo  efpr  per  fitta, Onde  dice,che  fi  conu  diuerfe  uocifinno  DOl  ci  note, cioè', Dolci  can 
ti,  CofiDIuerfifanni,  Diuerfi  gradi  tra  cjuei  cieli, icjuali perche  girono  chiama  rote,  Rendon  àokt 
armonia,  laju  d  cefi,  fi  nÓfiffe,  com.e  uuol  infirìre,  (armonia  nèpofrelhe  effir  per  fitta,,  cofifoco, 
cornei  dolce  canto,  (juando  defittiue,  o  meno  in  numero  fifpro  la  diuerf  ta  ce  le  uoci,  che  f  li  couen 
gono .  Ma  de  larmonia,  che  refiulta  nel  uoltar  di  juefìi  cieli,  uedem.mo  di  fpra  nel  primo  canto . 


E  àmro  a  la  prefinte  margarita 
Luce  la  luce  di  Romeo di  cut 
fu  lopra  grande  e  heUa  mal  gradita  ♦ 

Ma  i  Vouen\ai ,  che  ficer  contra  lui  j 
Ko«  hanno  rifo  :  e  pero  ma^  camìna , 
Qual fifa  danno  del  ben  fitr  altrui  ♦ 

Q^uattrcfiglìe  fcci?&f ,  e  óafiuni  reìna 
"Ramondo  heringieri  ;  e  ciò  li  fice 
Roweo  perfi)na  humile  e  peregrina: 

E  poi  il  mcjfir  le  parole  hiece 
A  dimandar  ragione  a  qucjlo  gtufio  ^ 
Che  gliajfigno  fitte  c  cin^we  per  iteai 


chiama  MArgarifa,  ciò  è  >  Verla  la  fieli 
la  di  Mercurio,  Dentro  da  lacjual  iice  che 
luce,  LA  luce,  ciò  h.  Lo  fflendore  di  Ko 
meo,  Scriue  il  Villani  al  hxx^dj.  del  vr. 
lil,  de  le  fue  croniche  ,  che  nel  tempo  di 
Berlingieri  Conte  di prouen'^a,  ìlcjuc.l  dice 
ejprefì^to  huon  compofitor  dt  rime  ne  la 
jùa  materna  lingua,  Capito  a  cafc  ne  la 
fi^a  iorte  un  peregrino,  che  ueniua  da  S, 
IftfOpo,  E  che  per  non  hauer  uolutQ  mai 
mamfrfìar  il  nome  fuo  ,  ne  di  (jual  patrié 
fififfe,  Tu  da  tutti  domandato  fmpre  Ra 
mfo,  che  tanto  fuona  juantoj^nf frinii . 


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Postillati  16 


PARADISO    CANTO    S  E  S  T  O*  ^ 

Ih  J/  fdrtìfi  pouero  e  uetujìo  :  coflui  aiurnjkf  iice^  che  uejenh  la ^ati 

E  fel  mondo  fipejfe  il  cor  che^i  hchhe  knta  M  Conte,  fi  jtrmh  nr  la  fia  corte ^ 

Mendicando  fua  uita  a  fruirlo  a  frujìo  j        E  f^^^^^f fi  dimoftraua  effcrmlfù  accom 
Affai  lo  loda^  e  più  lo  loderebbe  ^  tir  AueiumhumOyjù  amato  affai ialui^ 

^  /f c^/o  general puernatore  ài  tutto  lo  fta 
tòjliOy  nelijuaì fcmjprejt  maritfnne  in  fionejlo  e  religiofo  hahito,  e  the  in  foco  tempo  accrelle  in  ire 
dopi  ìrfiie  intrate^  E  perche  haue^a  guerra  col  Conte  di  Tùhfaper  certiloro  confini,  fi  ce  tanfo  con 
la/ùaprujentia,  che  Berlirjgieri  a  granii ffimo  fiio  honore  uenne  al  difcpra  de  la  guerra,  E  che  ha 
uendo  (Quattro  fue  figliuole  fcn'^  mafchio  alcuno,  Turon  tutte,  per  opera  di  Komeo,  maritate  a  ^uat 
irò  Rr,  CIO  e ,  la  jprima  a  luigi  V.e  di  Prenda,  che  fu  poi  canoni'^ato  per  fanto,  laficonda  ad  Ar$ 
rigo  d'Inghilterra,  La  ter'^  al  fratello  deffo  Arrigo,  che  fii  eletto  Ì<e  de  Romani,  la  (Quarta  a  Caf 
lo  d' Angio  fratth  del  detto  luigi  Re  di  Francia^  che  fu  Re  di  Puglia  e  di  Sicilia,  h  che  di  fanti 
f  fi  grandi  leneficij  fatti  al  fuo  fignùre,  egli  ne  fit  remunerato  di  non  minor  ingratitudine.  Perche 
haufniofi  Romeo,  mediante  le  fue  huone  opere,  concitato  contra  ^per  inuidia ,  i  haroni ,  efft  firon 
creder  al  Conte  eh' gli  haufua  mal  ammimfìrato  le  cofe  fue,  E  che  per  (juefìo  lo  indujpro  a  dimani 
darli  conto  de  lamminijìratione  di  cjuflle,  lejuali  hauendoH  egli  dimofìrato  cjuanto  grandemente 
erano  da  lui  fiate  augumentate,  E  come  di  pouero  fignore  chelhauea  trouato ,  era  diuenuto  ricco  e 
fofpntediffe,  chegli  la  mercede  de  la  fuaferuitu  di  tar/t  anni  li  yeyiunfiaua  ,  ma  che  li  dfjfe  il  fua 
muleUo,  il  hrdone,  e  la  fua  tafca  che  uhanea  portato,  E  che  pentitofd  Conte,  tfX  auedutoft  del  fuo 
errore,  non  uoleua  lafiiarlo  partire,  m  non  uolendolo  egli  più  feruire\  fi  partì  e  non  fi  feppe  mai 
douefandalp,fii  da  tutti  tenuto  per  homo  fanto,  E  maffimamente,  perche  non  pafso  molto  tempo, 
che  Dio,  in  uendetta  di  lui  parue  che permett effe  che  Cerio  d' Angio, genero  deffc  Conte ,  per  cai 
gion  de  la  dote  de  la  moglie,  uiuente  mhora  lui,  li  fogìieffe  lo  fiato,  e  differgfffi  lifuoi  Prouen^i 
Baroni,  che  di  tanta  ingratitudine  erano  fiati  cagione.  Onde  dice,  ch^fii  dhauer  fatto  contra  di  Ro 
meo,  non  hanno  rifo,  maftanto,  come  uuol  infirire,  Perche  mal  camina  chi  de  laltrui  hn  fare  fi  fi 
i  mno,  come  haueano  fatto  coloro  del  hen  far  di  Romeo,  No»  hauendo  idio  uoluto  laffcr  impunita  la 
lor perfida  malignità  e  malitia,  Mct  de  la  patientia  di  Romeo  in  tollerare  tanta  ingratitudine  dice, 
iheffendofi  partito  dal  Conte  pouero  e  uecch  o,  fel  mondo  fapeffe  il  cor  chegli  hette  dandar  mendicfn 
do  SVa  Ulta,  ciò  è,  il  pane,  delcjual  fi  uiuea,  A  Prufto  afrufio,  A  peffoapeffc.  Affido  lodafer 
laltrefue  note  uirtu,  ma  più  lo  loderete  per  (juefia  de  la  gran  patientia  chelhe ,  E  perche  Ihijìonni 
ferfefieffa  rendei  tefio  fàcile  e  chiaro,  altro  non  ne  diremo . 

CANTO  SETTIMO. 

Ojànna  fanctus  Veus  Sabaoth  liei prefente  canto  fi  contiene ,  come  Ui 

Super  illuftrans  cìaritate  tua  uendo  GiulUniano  finito  il  fuo  parlare, 

^elicei  igncs  horum  malahoth  :  che  nel  precedente  hahliamo  utduto,  e  ri 

Cofi  uolgendoft  a  la  nota  fua  tornato  con  ghaltri  jffiriti ,  cherano  con 

fu  uife  a  me  cantar  cffà  faflanza^,  iui,alufatocanto,f]?arironuiadalauei 

Sopra  laqual  doppio  lume  faddua  x  ^""^^  ^'^^^'^']  '^1'''^  '1^'''^'^  f''  ^'^f'* 

Et  effa  e  laltre  mojTcr  a  fua  dan\a  :  l^r^^Mone  la  mente  alcuni  duU ,  ciuan 

E  quaft  uehaffme  faiÀe  ^  ^  J'^''''''  ^TT  '''\ 

y^K-C     1.  j-ri-     jn   ^  diamela  morte  di  Chr.fio,  e  quanto  al 

M/  fi  udar  dt  ìubita  diliania^  ^r^u  ;ii  *.ì  ..j  a    Tr  ì-a 

-    ,    .  /         .J  -..V  mdo  dt  tal  redenzione,  mojtraeJUrlt  ftp  ti 

lo  dubnaua  ;  c  dtcca  :  D///e  dille  v,rrì,.*i    r-  .  -  j 

j-iì    j-        "«^ '^'"'^  yflciutUaBfat,proua)ìdo  ancora  con  (tue 

trame.  Me  diceua  a  la  mta  donna  j  fii  la  immortalità  de  lanima,  eia  refurrt 
Che  mi  dijfcta  con  le  dolci  Jlille  ;  tion  de  corpi .       fr  ofannafamtnt 


PARADISO  CANTO  SETTIMO* 


Md  qucllct  reuenntia ,  che  f indonna 
Vi  tutto  me  pur  per  B  e  per  Ice) 
Mi  rìchmuaycome  ìhuom  che  ajfonna* 


T)fus  Salaoth,  dUffle  fcm  le  farolf»  eie 
fìnge  hauer  ufad  CinPitìiano  nelrifonaf 
a  YifigliaY  il  canto ,  lec^uaìitant^  fuomi 
770,  (juanfo  O  Saluafore  ,  che  la  tua 
hcfoUrf  a  mh  riami  ì^ime  ìi  ^ufflifitici  ngm,  B,r,>J,m  /IfW,  V^rjr  of.„vo  in  ìmut 
tì4rea  ^  mio  <r  Af  <,Mr,m  S^ìu^re,  Onie  Ijkh  mlpiìo  Je  kfufiim'ogir  iuf ,  S.ìuific<, 
rxUuii  pvulm  imm  uri  Mum  mmhrK.  Saholh  è  un,  if  x.  n.màf^h  hehn  «ttubmu^m 
»  Di3,  chetanti  f^on^  cuonf:,  fffcraM  UuirtK,  Onde  ^fcritlon^tplm.  Dominai  mrtutum  irjf 
eftre, glorie,  Malahth  m  nehre.è^  IM^a  dire  <ju<,n!^in  Unn.mrmregmrum  cO^.Ji  ^xe 
lìi  .  CO/;  uchenhft  A  L«  nolafua,à,  è-,  A  Ummi<t  ieìfua  am,  ,l<ju^ì  Cwli-.m^ro, 
ferfarUy  «/  fcel,,  hfueo  inUrrMo,  Onde  di  ffra  nel  cjuinfo  <anlo  dtfe.  Si  uidio  hn  pudmiUt 
^enim  Trarfi  uer  mi,  tX  in  ciafcunfuiia,  Ecco  chi  aefw  li  nofiri  mori .    F  V  ni|' ,  Vme 


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Postillati  16 


PARADISO 

if  w  umdYf  ^SfafuPan^i  ciò  fffc  GiuPiniariOy  cheta  nera  pPari^y  ccrnf  Ji  TtccarSa  eh  lai 
iYf  c\)fYcim  con  lei  uelmmo  che  liffe  iifcfyd  nel  tey^  canto.  So^ya  Uijualfiiflan'^  SAÌiua, 
éuaye  e'  duna,  0  iifiu  cofe  fkyne  iue,  C7  adota  cjueUa  cofa  (ale  uien  ai  fjfcY  ioffia^come  il foefg 
uuol  inftYÌYf  chf  fetafàtio  illuYne  e  lo  f^lenàoY  ài  Giujìimatio,  E  ijueflof  feY  la  yagione  eh  iicemi 
mo  ijuaft  in  fine  iel  (juinfo  canto,  oue  difp,  Quefl^  dilfo  dritto  a  la  luYneya,  che  fYia  Ynhauea  far 
iato,  OnìeìlajxffilucerJepu  affai  iitjiieUyAeya,  Edi  (fuejìoYenie  Uy*  Giufliniano  gYdtieg 
Dio,  hauendoli  dato  cagione  iifoteY  uftr  con  Dante  la  uìyìu  de  la  cayifa,  de  lacjual  (gli,  come  difo 
fYa  difpy  aYdea,  Ondechella  ferie  Yendeua  doffiaYr.ente  lucente  e  iella,  ET  effa  fufìantìa  e  lalfye 
cheyan  con  lei  MOfpY,cÌQ  è'.  Si  mopeyo  A  Sua  dan'^a,  hauendo  detto  canfaYe,feYche  la  dari^  fè:c^ 
cOYda  col  canto,  E  Qu.aft  uelocifjtme ^u.He,  Quefìe  fuftan'^,  cjuaft  cOYne  fifpYO  fauìUe  uelociffli 
me,  Mf  fi  uelaYO,  Mi  fi  celayo  DI  fuSita  dijfan'^,  peyche  in  unjuliio  fi  fiyon  tanto  difìanti  e  lonta$ 
ne  da  me,  che  p  le  feydei  di  ueduta  .  IO  dulitaua,  Haueua  Dante  notato  lejrayole  di  Ciufìiniaf 
no,  (juando  nel  fyecedente  canto  diffe,che  la<]uiU  covfe  con  Tifo  afiiYuendetta  de  (a  uendetta  de  Uni 
tico  peccato,  KfT  eyali  nato  duiio,  fe  chriflo  fa  tendo  morte  fu  legno  de  la  croce,  haueua  giuff  ameni 
te  uendicato  in  fe  fìeffc  lanfico  peccato  deprimi  parenti.  Come  poteua  Tito  giufìamente  hauer  uendi 
tato  la  morte  di  chrifìo  negli  Helrei  che  lo  crucifìpero,  Efrd p fieffc penfaua  di  uoleyne  domani 
iar  Beat,  Ma  per  la  gran  reueren'^  che  le  portaua,  non  arìiua  dirgliele,  lacjual  timidità  conofciu 
U  ia  lei  col  duiio  infieme  chera  in  lut,fimope  fcrridendo,  a  dichiararglielo,  Onde  dice.  Io  dulii 
Uua^  e  fra  me  dicea^  Dille  diHe ,  dille  dicea  A  La  mia  donna,  ciò  e, a  Beatrice ,  CHe  mi  difieta 
che  mi  tolga  la  fete,  tr  il  defideyio  jual  ho  di  chiarirmi  di  tal  mio  duiitare  COn  le  dolci  ftille. 
Con  le  fue  dolci  parole.  Mi  cjufUi  reueren'^  ,  CHe  findonna  ,cioe'  ,  lajual  Sinfignoi 
rifce  di  tutto  me,  P  Vr  per  B,  e  per  lce,che  tutto  infume  Bice,pfrche  fecondo  alcuni,  cofi  per  fini 
copa  fi  domandaua  Beatrice  (Quando  uiuea,  Come  ancor  il  Pet.  pone  de  la  fua  Laura  in  ([uel  Son, 
Quandio  mono  ifij^iri  e  chiamar  noi,  che  Lauretta  per  diminutiuo,  e  non  Laura  fife  domandai 
fa.  Et  infintentia  dice,  che  cjueUa  reuerentia  che  per  tal  nome  finfignorifie  di  lui ,  lo  richinaua  e 
ficeualo  tirando  al  dimandare  COm.e  ìhuom  chaffcnna,  Comeft.  lhuorro  che  uien  uinto  dalfcnno,ili 
f^al  ufa  di  chinar  e  non  dal^r  la  tefta,  E  com.e  fk  chi  domanda  de  la  cofa  che  non  fa,  e  che  defiJei 
rapperla.  Voteua  adunque  più  in  lui,  come  uuol  inferire,  la  reuerentia  chefortaua  pur  fclamenfe 
al  nome  di  Beat,  chel  defideyio  chauea  dipfer  del  dulio. 


rocofcfferfe  me  cotal  ?^eatrìce^ 
E  comincio  raggiandomi  iun  tifi 
Tal ,  che  nel  frco  fkrìa  Ihuom  jilict  : 

Secondo  mio  infiUikile  auifo 
Come  gjujìa  uendetta  gtuflamente 
Vunita  jvffcythai  in  penfier  mìfo  t 

Ma  io  ti  Joluero  tofìo  la  mente  t 
E  tu  afcoha*  che  le  mie  parole 
Di  gran  fintentia  ti  fiiran  pefente  ♦ 


Conofàuto  Beat,  la  fmìita  del  dimanda 
re  tfr  il  dulio  chera  in  me,  SOfferfe  foco 
me  cotale  ,  ciò  ^ ,  Non  fati  che  io  ^ef:e 
molto  cofi  fcjfefc.  Perche  lofficio  de  la  Teo 
logia  è  di  leuar  altrui  di  duiio ,  e  non  di 
fiffiir  che  uifìia  occupato,  E  raggiandoi 
mi  dun  rifo  tale,  che  fnria  Ihuomftlice  nel 
fuoco,  Perche  le  diuine  cofcforgono  ,feni 
^  comparatione ,  moUopiu giubilo  e gaui 
dio  a  létnimo,  chel  fxioco  od  altro  tormento 


y  non  può  inferir  di  \ena  al  corpo  ,  Come  di 

toren^fti  la  grata  e  dimolti  altri  nhalhiamo  lefiempio.  Comincio  a  dire  SEccndo  mio'infifU  itile 
ttuifc,  ciò  e-,  Secondolmio  incomprenfilife  e  uero giudicio,  per  efier  la  Theologia findata  fclamen 
te  fu  la  uenta  chè^  folo  idio  incompren filile  a  infinito,  THai  mifc  in  fenfiero,  come  oiufìa  uen 
iettafifsegiufìamentepumta,  Et  è  il  duhio,  che  di  fcpra  halliamt  detto  efier  nato  al  poeta  per  le  fa 
fole  di  Gwflimano,  Ma  io  Ti  fcluero,  ciò  è-,  T;  difcogliero  tojìo  la  mente ,  lajuaì  tu  hat  Ugata  a 

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Postillati  16 


C  A  N  T  Ò    S  E  T  T  T  M 

^«fjTo  ìulìù,  ctr/ìe  uuolinjiriYe^  E  fu  afcdta,  fcle  U  mie  farolf  tiftran fYffcnfe  t  JotlO  ligra  fin 
^etU,  In  tal  firma  fiièh  attéto  il  lettore yj^ihe  nuefto  è'-KMO  defiu  difficili  duti  che  Jlain  teologia  » 

Ver  non  fojfrh  a  U  untu ,  che  uuóle 

freno  afuo  froie ,  qudlhuom ,  che  non  ndccjuej 

Dannando  ji  danno  tutta  fua  prole  ; 
Onde  Ihumana  j^etie  inferma  giacque 

Giù  per  ficoli  molti  in  grande  errore , 

fin  che  al  uerho  di  D/o  difcender  piacque  y 
V  la  natura ,  che  dal  fuo  fattore 

S*era  allungata ,  unio  a  fe  in  perfona 

Con  latto jcl  del  Juo  eterno  amore, 
Hor  dri^ai  uifo  a  quelychor  fi  ragiona  t 

Quefìa  natura  al  fuofiittor  unita  ^ 

Qualfii  creata ,fù  fincera  e  buona: 
Ma  per  [e  fìeffa  jù  ella  sbandita 

Di  p.iradiJo  j  pero  che  fi  tcrfe 

Da  uia  dì  uerita^  e  da  fua  uita^ 


Volenh  Beat.fclueril  duhiù  a  DanifiCO 
miyjcia  ddl  frincifio  de  Ihumana  generai 
mr.e,  ciò  e-y  da  Adamo  noffro  frim^fai 
dre,  che  fii  Ihuomo  che  no  nacque,  f  erà  e 
non  fiigener^ito  da  cOj^ula  carnale^  coYitt 
noi  ftamoy  Mrf  fclamente  creato  da  Dio  di 
/o/o.  Adunque  Adamo fernonfcff?ir f re 
no,  A  Sto  frode,  ciò  è-,  A  fio  utile,  A 
La  uirtu,  che  uuol  freno,  E  qutfìa  e-  la 
concufifcMe,  che  uuol  effcr  raffienaf^i, 
coft  come  ancora  la  irafcihile,  juado  faffa 
i  dehiti  termini,  Dannando  fc,  DAnno 
tutta  jùa  prole,  che  fiiYon  foi  quelli  che 
difctfm  da  lui,  Ondf  S.  Thom.  in  prima 
Sec.  Secundum  fidem  catholicm  firmiter 


fjìtenendu,  (juodomnes  homÌKff,prefer 
fclumchrifìù,  ex  Adam  deriuati  peccctù 
ùYÌginaìe  ex  eo  contrahuni .  Ua  di  tal  [reno,  il  poeta  fìeffc  ancora  nel  xxix,  del  Purg.  a  la!  propoi 
ftto  parlando,  e  ripréden  Jo  Ardimento  e  temerità  d'Eua  dice,  che  la  doue  uhidia  U  terra  eì  cielo 
Gemina  [eia  e  pur  tefìè-  firmata.  Non  fcffrrfe  diftar  fctto  alcun  uelo,  Onde  Ihumana  ffetie giacque 
infirma  nel  peccato  giù  nel  mondo  per  molti  fecali  m  grande  errore,  Perche  no  fii  conofdufa,fenQ 
dapochi,  la  uerita,  lacjual  uUimamentt  uenne  chrijìoa  dimofìrate.  Onde  dice,  Fin  che  al  uerho 
ii  Dio  dfcerJer  piacque,  V,  ciò  è-,  doue  la  natura  humana,  che  per  lo  peccato  d'Adamo  fera  dilun 
gaia  da  Dìo  /ho  fattore,  V  Nio  a  fe  in  peyfcn^,Vni  a  la  perfcna  fua  diuina,  COn  latto  fot  del  fuo  etef 
no  amore,cio  e.  Solamele  con  la  uirtu  de  lo  jfirifo  fc.nto  nel  uentre  di  Maria  yirg,Onde  ne  lafdu 
tation  di  Gahrieh,  Spiritut  fcnctus  fuperueniet  in  te,et  uirfus  alfiffmi  olum.hrahit  tihi,  E  non  per 
copula  camicie,  tome  noialtri.  Onde  Augufì.nel  x.fcpra  del  Gen,  Ncnomnirnodo  chrifìus  fiiii  in 
Adam  et  alijf  patrihuf  (juo  nos  ihiftiimus  in  Adam  jccundù  fcminc.lem  ratione,  et  fccundu  copulati 
uam  Cufìanti^,  chrifìus  autem  nofuitin  Adam  fccundu  fcminalérationemfcd  fclum  fccundu  copti 


ma  ctjepu  in  Adamo  prima  ere  feu-aijt  ,i.ijtr,  ^eipna  c  t;>dun»,  kjh^^  j^^^^^^,  s<j 
tura  unita  Al  fuo  fntiore,cio  e,  a  chrifìo,([ualella  fii  crfata,fii  fncera  e  huona,  MA  perfe  fìeffa, 
ciò  è-.  Ma  fer  proprio  fuo  difiUo,eEa  fii  pureshandifa  di  Paradifc,  Phro  chf  fi  forfè, lio  e-.  Perche 
fi  yìMo  da  uia  di  uerita  e  da  fita  uita,cio  è ,  Da  Dio  che  dife  diffe,  Bgofun  uia  ueritas  et  uita  . 


fi  YÌleUo  DA  uia  di  uerita  e  da  fii 

La  pena  dunque ,  che  la  croce  porfe  j 
Se  a  la  natura  ajfunH  fi  mifura^ 
"Nulla  giamai  fi  giuflamente  morfe  t 

B  cofi  nuUa  Jù  di  tanta  ingiura 
Guardando  a  la  perfona^  che  fcjferfe, 
In  che  era  contratta  tal  natura^ 

Vero  dun  atto  ufiir  cofe  diuerfex 


Quefìa  hora  la  refclutìone  del  duUo, 
peYche  hauHo  dimofìrato  de  in  Dio  eYai 
no  due  natuYe,cio  / ,  la  diuina,  chera  na 
tuYale  in  lui,  E  IhuYr.ana,  cheglipeY  cedi 
dente  shaueua  tfffunto  dice,  che  fé  tonfide 
riamo  in  chrifìo  la  natuYa  fiffunta,cio  e  , 
Ihumana,  Ntffunapena  morfe,cio  e\Nef 
funa  pena  tOYmcnto  mai  più  giufìmfntt 
A  5 


,  PARADISO 

CU  d  D/oey  a  Giudei  piacque  una  morte:   ii  nuein^  àej^Yfek  muìntui^vtYch 
Ver  lei  tremò  la  terranei  del  faj^erfi*         hdufnhfffahumana natura f^ccatc^ fra 
No»  //  de  horamaì  parer  più  fòrte ,  giujìa  c^fa  ancora  chfSafadsficfffe  al  fio 

Quando  fi  dicé  che  giuHa  uendetta  Ma  fe mfiimamù  alaffyfona  ii 

Vofcia  uenoiata  fu  da  ótufìa  corte,  ^'"^   ^^"^fi'  innocemiffima  ehiera  in 

la<iualfo^ffe  ffan  m^rie  fmhe  in  In  era  contratta  tal  Umana  natura,  nrffuna  Àfa  fù  mai  ii 
tanta  ingiuria,  e  che  meritajfcfiu  aj}ra  uenieua,  E  tfutfla  quella  che giufamtntf  ftlf  Tito  con 
tra  iegh  Helrei,  E  coft  iunatto,  ufor  iiuerfc  cùfi ,  feyche  a  Dio  a  Oiuiei giacque  una  morie 
ihffu  latto,  W  a  Dio,  moffo  ia  carità ,  feria  falute  humana.  Et  a  Giuieiffr  inuiiia,  chefitron 
iiuerfc  cofe,  cìj  è ,  contrari  fini,  PEr  lei,  do  e' ,  Ver  effa  mone.  Tremo  la  terra,  fi  come  fime 
Matteo  al  xxvy'.  Marco  al  xxv.  e  luca  al  xx/y.  £T  il  cielfaferfe,  che  per  lo  peccato  ie  primi  paren 
ti  nera  /iato  ferrato .  KOn  ti  ie  horamai  PArer  più  fine .  Parer  più  iuro  e  difficile  ai  intender 
ve  quando  fi  iice,  Q^e  giu^a  tffn ietta,  quella  che  fice  chriflo  fu  la  croce  ie  lamico  peccato,  F  V 
poi  uengiata,  Vu  pi  uendicata  DAgiufta  corte.  Va giuflo principe,  come  fit  Tito  contra  de  Qiui 
dei ,  che  ingiuftamente  haueano  occifo  chrifto , 

ìAa  i  ueggio  hr  la  tua  mente  riftretta 
Di  penfier  in  penfter  dentro  ad  un  nodo  j 
Vel^ual  con  gran  difto  feluer  faf^etta^ 


Tu  dici  j  Ben  dìfcerno  ciò  chi  odo . 
Ma  perche  Dio  uoleffe,  me  occulto, 
A  noHra  redention  pur  queHo  modo. 

(luefio  decreto  Jrate^  fla  fipuho 
A  gliocchi  di  ciafcun  j  il  cui  ingegno 
Ne  la  fiamma  damor  non  e  adulto. 

Veramente  però  che  a  queflo  fegno 
Molto  fi  mira ,  e  poco  fi  difcerne  5 
Viro  perche  tal  modo  fit  più  degno  ♦ 

td  diuina  bontà  ^  che  da  fe  fperne 
Ogni  liuore,  ardendo  in  fe  sfauiUay 
Si  che  dijpiega  le  beUe'^e  eterne  ♦ 

Ciò  che  da  lei  fenia  mei^o  difìilla. 
Non  ha  poi  fine  ^perche  non  fi  moue 
La  fua  imprenta ,  quando  eìlà figiUa  ♦ 

C/o  che  da  e!Jà  fin:^a  mezj)  pioue , 
Libero  e  tutto  5  perche  non  foggiaci 
A  la  uìrtute  de  le  cofe  noue . 

Ve  confórme  ^  e  pero  più  le  piace  t 
Che  lardor  [amo,  che  ogni  cofa  raggia^ 
Ne  lapiu  jmigltante.e  più  uiuace. 


Affoluto  lun  ÌuUo,Beat.  uele  Dante  efjèr 
infrafo  in  un  altro,  ilqual  e^ ,  fenhe  uolfe 
Dio  a  la  reientione  humana  ufar  queffg 
molo  ii  maniar  il fio  figliuolo  a  prender 
carne  humana,  a  patir  tanta f^rao* 
ignominiofa  morte,  Volenio  inferire,  che 
a  lui  no  ioueano  mhare  infiniti  altri mo 
ii  ia  poter  più  ageuolmmte  fkr  queflo  me 
defimo  ,  Onde  iice.  Ma  io  ueggio  hora 
Rllìretta,  ciò  e\  Tutta  unita  infieme  la 
tua  mete  ii  penfier  in  penfier  DEnfro  ai 
un  nolo,  Ver  hauer  ietto  riJiretta,Ver}fr(} 
ai  un  iuhio,Velqkal  effa  tua  mente  f^jfet 
ta,  SOluer,  ciò  e\  Diffduere  iifnoiare 
con  gran  iefiierio,  fer  ejpr,  come  già  più 
uolte  haUiamo  ietto,  innato  ne  le  menti 
ìioftre  il  iefiierio  ii  fapere .  Tu  dici, 
BEn  iifcerno,  ciò  chi  oio,  ciò  e  ,  Ben  ini 
tenio  tutto  quello  che  tu  mi  ragioni,  feri 
chegiujìa  uenietta  fvjfe  giufiamente  um 
iicata.  Ma  emmi  occulto  e  celato  ,  perche 
<t  la  mfira  humana  reietione  idio  uoleffi 
tr  eleggejfepurfolamente  quejìo  modo  ii 
mondar  il  fio  figliuolo  e  cet,  A  queflo  rii 
fionde  Beat.  Che  perche  Dio  uoltjjeufar 
quefìo  tal  modo  a  la  nofìra  redenfione  più 


^       I-       .1     1.      -       ^  ^^P'^^^f^^lcf^n  altro,  elTer  naCcoRo  a  tutti 

fR./Vior ,  Erateh,  qsjefi,  iccrcto.QueflomifleriofiafipuU^^  /,,,^^,, 


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Firenze. 

Postillati  16 


CANTO  SETTIMO^ 

iUfcm,  il  cui inge^m  NOw  e  aiuh,  Nc«  e  fYopffò  N£  U fimma  ImùYey  Ve U uvrtu  hìd 
carità,  VfYchf  ifutjii  tali  non  f ojJSno  con  lingfgm  fenetrar  a  U  co^mtionf  di  guanto  intenfmenie 
Idio  ama  Ihmana  creatura,  E  chffer  falute  ii  (juella,  f  \tr  infimarla  dflfuo  éiuino  amore, ({uan 
to  ponto  fareile  ai  e^orft  mn  fclmente  ai  una,  ma,  jè  hifc^najfe,  ai  infinite  ajfriffme  morti. 
Quello  chefclamétffuz  intenifre  chi  e  tn  tal  diwMO  amor  aiulto,  che  rariffmi  fcno,  Oniefegui 
la,  VBramente  fero  che  a  (fuefìo  f(gno,cio  e  ,  Perche  a  linteRigentia  ii  cjufjìo  duhio.  Si  mira  mot 
iòter  u^lerlointéiere,  E  fi  éfcernepco,ferche  fochi  fcm  ancora  juelli  che  ariono  ii  carità,  Dlrh 
cerche  tal  moiofii  fin  iegno  e  conueniente  che  alcun  altro,  Bt  arguifce  in  ciueftafcntentia,  LA  ii 
uim  kntit,cìo  e  ,  liio,  CHf  averne  iafe  ogni  lime,  llcjual  rimoue  ia  fe  ogni  inuiiia,  Arienio 
infeii  carità  et  amore,  CHe  fbiega  e  mantffaleierne  helle^'^e,  che  fono  fuUe  le  creature  che  ,ter 
fialmente  jùron  ne  la  fua  iiea,  o  uogHamo  dire,  la  fua  iiuina  mente,  do  che  ia  lei  it}Ìi[la,Ct9 
de  ia  elfa  iiuina  honta  iefeni,fcn{a  me^,  ferche  alcune  cofefùron  create  ia  UtofcnZa  faritafa 
ime  ie  lefeconie  cagioni,  ma  immeiiate,  come  furon gliangeli  e  cieli,  e  fcno  lamme  humane,Al 
ire  ne  creo  col  me<c  iefjefcconie  cagioni,cio  e,  col  me'^  ie  la  uirtu  ia  lui  infiif^  ne  lefleUe  come 
furon  e  corfì  humam, gMmenù,glìanimalihuii,gliarUri,\e  fiante,  contuUelaltre co,e  conte 
nute  retto  ie  cieli,  e  froioUe  ia  la  uirtu  ie  lefte[le  .  Le  create  ia  Dio  immeiiate  eftn^a  me^  fcn, 
eterne,  e  mai  non  fi  7orromfono,  Onieiice  che  no  ha  foi  fine,  ferche  LA  fua  mfrenta.cioe-,  la^ 
fua  impreffone,  Lacfual  la  ragione  e1ìnte[letto,c{uaio  eUa  figlila. eja  non  fi  moue  ne  mutami, 
'  ..  ^      11    .-.c-.^    r^i^         0(Ci'nirUdYd.  fc\mfle  co\€  crea, 


ni^viii 


luaimfrrtoneyLaquaie-iaragwn^riim^>*'r^^,^>-»^^^--rs'"'^  i  ir         tw  /Jlu'uìiì*:ÙCp/«v 

KeniLfefim:h  alfuo  creatore  immoUle  et  infinito  .  do  che  iaf^.  Bickar^^  come  le  cofi  ere.  ^  Qpj^  -  r'*v 
te  ia  DioUa  me'^,  oltre  ai  ejfcr  eterne,  fono  ancora  liiere,  cioe^  hano  Mero  arhtrto  ferche  ,^  ^^^^ 

.,rr.^.n.L.J:a..i:^(i,..^*;.^.r;.U  l^suali  ^Uarna  cùCe  nuoue  da  le  operaiiom  loro,  che  (cedo  le  -po  ' 


no  Ceno  LflfteaMuentie  ie  cieli,  Uguali  chiama  cofe  nuoue  da  le  oferanom  loro,  che  feccia  le 
fiaPionie  tifi  ft  rinouano .  Vlu  h  ccfirme,  Sono  ancora,  effe  co/?  create fcnla  melc,fiu  ccfirrni 
ercmipliantia  Vio,  Terche  fcno  eterne  come  lui,  E  confccfuentf mente  lifia.enofiu  Penhe  Mot 
lim  iela  carità  CHogni  cofa  raggia,  UìualtuUe  le  cofe  i\ìufìra,  h  Piuuxuace,  E  liuuelemenit 
g  maggiore  NE  la  fiufmigliante,  ciò  è  ,  In  jueda,  chèjiufmile  a  lui . 


5Ì  ym^K 


Di  mtt  quejle  coje  fiuanta^gta 
Lhumana  creatura  *y  e  funa  manca ^ 
Di  fua  nobilita  conuien  che  caggta» 

Solo  /]  peccato  e  quel ,  che  la  disfranca , 
E  faUa  dtffmile  al  fommo  Une  ; 
Terche  del  lume.fuo  poco fmhianca* 

tt  in  fua  dignità  mai  non  rìuiene  j 
Se  non  riempie ,  doue  colpa  nota , 
Contra  miì  dilettar  con  gtufle  pene  » 


%{a  ItmoPrato  de  le  cofe  sreate  ia  DiJ 
immediate  e  ftn'^  mt^  hanno,oltre  a  tut 
te  laltre  creature,  juefte  (juattro  froroga 
f  iue,  ciò  e,  che  fcno  eterne  ,fino  lihere, 
f  iu  fi  confìrmano  a  Dio,  e  f  iacenh  fiu  * 
Hora  moflra  che  la  creatura  humana,  fef 
hauer  (anima  rationale,  lajual  /  una  ii 
tali  cofe  create  immeiiate  ia  Dio,  S Ai 
uamuggia,  ciò  è",  SauanZ.a  et  accrefce  ii 


^       ^  i^uefìe  ijuattro  freminentie,  oltre  a  tutte 

feri  DE/  lJ,rfuo,ù,   ,  Ve  UrJcr  k  U  mit*  SlmhiSca,  S.aeniefoco,  BfeM fucato 


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Postillati  16 


PARA 

V>oltra  natura  quando  pecco  tota 
^el  feme  fuo  ;  da  quefìe  iìgn'nadiy 
Come  di  Paradifo  fu  remota  t 

Ne  rìcourar  potìenfi  fe  tu  badi 
Ben  fottilmente^ypcr  alcuna  uia  , 
ScnT^a  paffàr  per  un  di  queHi  guadi  j 

O  che  D/o  Jolo  per  fua  cortefta 
Vimcjjò  hauejje  ;  o  che  Ihuom  per  fe  ijp 
tìauejfe  fodi'sjfhtto  a  fua  fiUia^ 

ficca  mo  [occhio  per  entro  labijjh 
Ve  leterno  ccnfigUo  quanto  puoi 
Al  mio  parlar  dfcretamente  Jijfo^ 

ì^on  potea  Ihuomo  ne  termini  Juoi 
Mai  fodisjhrj  per  non  poter  ir  giufo 
Con  humiltate  ohediendo  poi , 

Quanto  difubidiendo  intefe  ir  fu  fot 
E  quejla  è  la  ragion  y  perche  Ihuom  fite 
ria  poter  fidisfir  per  fe  difchiufo . 

Dunque  a  Dio  conuenia  con  le  aie  fut 
Riparar  Ihuomo  a  fua  intera  uita  * 
Dico  con  luna ,  ouer  con  ambedue  ♦ 

ìAa  perche  loura  è  tanto  più  gradita 
Ve  loperante^  quanto  più  apprefenta 
Ve  la  bontà  del  core ,  ond'e  ufcit'a  j 

La  diurna  bontà  ^  chel  mondo  imprenta^ 
Vi  proceder  per  tutte  le  fue  uie 
A  rileuarui  fufofu  contenta  t 

Ne  tra  lultima  notte  el  primo  die 
Si  alto  5  0  fi  magnifico  proceffo 
O  per  luno  yO  per  labro  Jù,o  fiet 

Che  più  largo  fu  D/'o  a  dar  fe  Heffo 
A  far  Ihuom  fujficienfe  a  rileuarft  j 
Che  fe  Ihauejfe  fol  da  fe  dimeffox 

E  tutti  gUaìtri  modi  erano  fcarft 
A  la  giujìhiat,  fd  figli uol  di  Dio 
^on  fi)jfc  humiliato  ad  incarnarfi 


ISO 

Ha  Beat,  ftr  h  Ifcorfo  fìtto  ììfcfra.  Si 
moftrafo,  chf  fclo  tl  peccato  è-  (jueQoy  che 
fYÌualhumana  creatura  de  le  degnila,  cht 
hahtiamo  ueiu(Q ,  E  fai  difcòrfo  è  fiati 
mdto  apycpofuQ  per  uenir  hora  a  foluer  il 
Mio  del  poeta,  iìejual  era,  perche  Dio  a 
la  redentione  dtì  genere  humano  uolefji 
elegger  (fuefìo  modo  di  mandar  ilfuo  fii 
gliuolo  ad  incarnar  e  cet.  perche  hauendo 
particolarmente  detto  de  la  creatura  hu4 
manajiee  hora  genera  mente  cjuelmede^ 
fm2  efpr  auenufo  a  Ihumana  nafura,(jua 
do  pecco  tutta,  NElfùo  fcme,  che  piron 
le  prime  humane  creature,  ciò  h ,  i  pr  imi 
parenti.  Onde  fi  come  ella  per  lo  peccati^ 
fu  remoffa  di  paradifc,  cofi  ancora  fu  ref 
moffa  da  le  degnita  deUe  di  fofra,  ciò  e, 
che  deterna  tD"  immortale,  fit  fkua  tem^ 
forai  emoYtale,r>iliiera,jerua,  Bifimif 
le,  diffmile,  E  di  piacente,  dijf^iacente  tt 
D/o,  Nepoteafi,  dice,  tali  degnita  recuf e 
rar per  lei  per  alcuna  uia,  SEn"^  falfar 
per  un  di  cjueffi guadi,  ciò  ^,  Sen'^  froi 
ceder  pfr  un  di  (juefìi  due  mel^.  Benché 
guado  propriamente  fta  cjuel  luogo,perki 
qualpiu  agfuolmeteft  pcr(fa  torrente  o  fìu 
me,  ma  è-  per  fxmilituline,0  che  Dio  filo 
per  fua  cortefia,  clementia  e  lileralita  haf 
.  ueffe  dimeffo  e  perdonato  il  peccato, 0  che 
ihuomo,  perfc  ffeffc,  haueffè  fcdiifiuo  A 
Sua  fiUia,  ciò  e',  A  la  fua  fìoltitìa  ufcin 
nel  j^rfi  tranfgrefjcr  del  precetto  Huino, 
Et  in  uolerfitpey  la  fcientia  del  le/ie  e  iel 
male,  ftrfi fimile  a  Dio  .    Elcca  mo  loci 
chio.  Qua/}  dica.  Stante  cjuefia  ragione, 
che  luno  de  due  predetti  me"^  fiffe  ntcff} 
fimo  et  la  fùlute  de  Ihuomo,  Mette  hora  toc 
dio  ^  il  ueder  de  linteUetto  cjuanto  fuoi 
'pErentro  laliffc.  Ver  la  infinita  profiiM 


I.    , ,    .      ,        ,  ^  ^i*'^  ^  Interno  e  diuin  confi*, 

gh^L  mio  parlare,  Alfuono  del  mio  dire  Dìfcretamentefiffc,  Mi furatamente  penetrante  in  td 
Mbilfc,  a  CIÒ  che  tu  ne  p,ffa  effer  capace,  come  uuol  infirire,  Onde  difcpra  amora  nel  quarto  canto 
^  talprop.fuo  cofi  parlar  conuienfi  a  u^jìrc  ingegno  e  cft.  NOn  p.tea  Ihuomo,  E  ano  Beat.  .t^. 
tento  Dante  al  fuo  dire,  f  fcluie  luno  de  due  mel^i  detto  chera  neceffirio  a  lafilute  de  Ihuonto, 
CIO  e,  che  effi  huomopoteffi  fer  fe  fife  tanto  fatisf^re  che  agguagìi.ffi  d  commeffc  errore,  E  /.  rai 
ii^ne  c^uefia,  Aeffinh  il  peccalo  de  ihuomo  firn  infinito,  pe^ht  leuaniofi  infuperhia,  uolle  agi 

guagliarft 


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Postillati  16 


C  A  N  T  O    S  E  T  T  I  M  0* 

15«.i|Ii«r/t  «f  ì)lo,ìahf^^  ifl<jualh'f(n'^a  fìne^  mn  ft  ptfua,  humilianhf,  t((tìto  allaffcYey  olit' 
^ggun^hafp  laltt^:^,  «  Uc^ualera  uoluto  fàlirfy  ej]ènh  ogrÀgran  tt^ffi^^  tfwnnata  e  finita^ 
Ondf  dUr,  Naw pfea  Ihuomo  NE  t emini ft(0i, do  ^,  In  (juanto  huomo,  mai  fctiffàve,  fn  non  fos 
fryoffiiVwfifo  con  humiltatf  pi  ir  gìufo,  tjuanta  intffc ,  iifuhiiifnh  ir  fufc^  E         ^  la  ragion 
e  <ff,    D  Vn<jue  a  Dio  conufnicy  WeinfO  che  Ihkomo pr  fc  flfffc  tra  imptente  a  fua  redentione, 
Yffìa  che  a  Diofoh  fcj^ettaua  ài  rifavar  IhuomQ  A  Sua  intera  uita,  da  lacuale,  pr  lo  pccaio,  era 
caduto  cfT"  m  cjufdo  giaceua  morto  .  DIlO  con  ìuna^  ciò  e-,  Conia  cortefia,  OWer  con  amie  due  ^ 
Oueramentey  con  la  cortefia^  e  con  /ar  (fc^orwc  prfc  fifffcpffinte  a  rileuarfi,  che  tutta  era  fero  cor 
tffta  e  lileralitay  rr.a  lun  pr gratia,  e  ìalfro pr  dono .   MA prcht  hura  è'  tanto  jfiu gradita,  cÌ9 
^,  M«  prche  hpra  de  hjfercinte  ^  tantJ  pu grata     accetta,  (guanto  pu  ajfpefinta  e  moftra  in 
^  de  la  honta  del  cuore  dfjfc  oprante  dafcjual  e-  ufcita,  LA  diuìna  honta,  ciò  ^,  Idio,  ZWe  irr.pen 
lltjual  impronta  fCjT  impimel  mondo  de  le  fue  creature.  Volendo  dimofìrarui  tanta  fua  tonta, 
come  ukolinfirire,  lua  rileuarui  dal  pccato  contenta  dipcceder  pr  tutte  le  fue  uie,  E  coft  difcen 
iendo  ai  incarnare,  NE  tra  lultima  notte  el  pimo  die,  ciò  e,  Ke  dal  pincipo  al  fine  del  mondo, 
fu  ne  faraufdtQ  ft  alto  e  ft  magnifico  poceffo  di  liheralita,  (juanto  in  quefio  atto  ui  fu  dimoflrato 
ia  Li,  come  uuol  inferire,  Terche  Dio  fu  fiu  largo  e  lihfrale  a  darfcfieffc,  inflr  Ihuomo  fcfficiem 
te  a  nleuarfi  dalpuato,  che  [egli  haufffe  (jueh,fclo  dafc  fteffc,  affclutamenfe  pr  corte fta  dimef, 
ft,  E  felfigliuol  di  Dio  non  fftjfe  humiliafj  a  uenir  ad  incarnarp,  lutti gHaltri  modi,  a  la  reden 
ti^ne,  erano fcarf  e  deftttiui  a  la  giufìitia.  Onde  Augufì.al xiy.  de  la  città  di  Dio,  Sanando:  noi 
firce  mifcrif  conuenientior  al.us  modus  no>i  fùit  cjuam  chrifìt  pffi:ìnem  e  cet,  Terche  in  tutti ghal 
tri  moii  pteua  ufar  mifcricordiajfieta ,  clementia ,  liheralita  ,  cortefia  csr  humanita ,  ma  non 
giujìitia,delacjual  egli  non  manca  mai ,  E  cùf  dijcendeyìdo  a  prender  carne  humana,fi  uenne 
gtufimente  tanto  ad  ahbaffarft  CiT  a  Umiliare ,  (guanto  Ihuomo  fra  uoluto  effcltarf,  Onde  di  lui 
è  fcritto,  Humiliau  t  fc  ufijue  ad  mortem  mortem  autem  crucis .   l  acjual  cof  egli  fclo,  pr  fffcY 
la  fua  altez^  infinitji,  come  infinito  eraftato  il  peccato  de  Ihuomo,  poteuafàre,  E  cofad  un  tratta 
uenne  a  fatiffire     a  la  giufìitia,     ala  fualargheTi^  e  liltrclita . 


Hcr  per  m^'nti  Un  ogni  defio^ 
ìiitcrno  a  dichiarar  in  alcun  loro  5 
Terche  tu  ueggi  li  cojhcomio^ 

Tu  iteralo  ueggto  hcqua/w  ucggwljòco 
Laere  la  terra,  e  tutte  lor  mifìurc 
V  enir  a  corruttion  ,  e  durar  foco  : 

E  quejlc  coje  ^ur  fùr  creature  x 
Ver  che  fc  ciò,  chodetto/e  ìiìato  uero'^ 
Ijjrr  dourtan  da  corruttion  fuure* 

Cl  'argdi ,  Irate ,  el  ]^aefe  fincero , 
Tselqual  tu  fe^dir  fi  pojfon  creati ^ 
Si  come  fono  3  in  lor  effcr  intero  % 

Ma  glielernenti ,  che  tu  hai  nomati , 
E  quelle  cofe^che  di  lor  fi  fhnno, 
Va  creata  uirtu  fon  informati^ 

Cnatafù  la  materia ^che  Rihanno: 
Creata  jù  la  uirtu  injòrmante 


via  difcpra  Beat,  detto,  che  le  cofe  create 
da  Dio  immediate  efcn^  rr.f^,comf  fiii 
ron gliangeli,  lanime  humane  CT  i  cieli ^ 
fcno  eterne  C7  incorruttilili,E  perche  uef 
de  Dante  dubitare  che  fc  (jurfìo  e  uero, 
glifl(m(nti,i<ju<tli  medefmmfnte  effm 
do  creature,  doueriano  fffcr  eterni  e  lihri 
da  corruttizne,  E  nonJimer.o  f  ufdon  jfuY 
corrompr  e  tcfio  mancare,  come  mofra 
il  Filofcfv  in  cjueUo  de  generaiione  e  cori 
ruptione .  A  ^uffto  in  fcnfentia  riffonde 
Beat,  che  idio,  de gliflemenii  creo  fclamé 
te  fenZa  m(^  la  materia, la  jual  dura  fm 
pre^  Ma  ne  le  fieli  e  creo  U  uirtu  da  poter 
in  cjuelli,  et  in  tutte  le  cofc  che  prticipan 
di  loro  indur  U  firma,  E  <^u(j^a,per  ri'^ 
ceufrla  da  feconde  cagioni,  fuien  a  cori 
rompere.  Onde  dice,  frate,  ciò  e  ,  frai 
ffflo,  Qliangeli  tr  Hpff^  f^^^^^  ^'  '^^^^ 
A  S  Hi 


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Postillati  16 


PARADI  SO  CANTO  SETTIMO^ 

In  quefle  Jletle ,  che  intorno  a  lor  uanno  »  nelifualtu  fci,ftpffon  iir  creati  fìcùm 
tan'ma  dogn'i  bruto  e  de  le  piante 


Di  comprejfjon  potentiata  tira 
Lo  raggio  el  mm  de  le  luci  fanti  ♦ 

Ma  nojìri  Ulta  fen^a  we'^o  Jpira 
La  fimma  beninanl[a  ;  e  la  mamora 
Vi  fejft  che  poi  fempre  la  difna  ^ 

E  quinci  puoi  argomentar  ancora 
Vojlra  rcfurrettion  *jfe  tu  ripenft 
Come  Ih^mana  carne  fifi  allhora. 

Che  li  primi  parenti  intrambo  fènfi  » 


foni,  i» /oro  inttro  fjpre,  t  fcn^  fartidi 
fatione  daìcun  Ytìé^,  Ma  gh elementi,  E 
C^uelle  co/?  che  fi  finno,  m  e-,  E  f^eUe 
co[è  che  participan  H  loro,  cmefm  glint 
n.mali  bruti,  gliarhoYt,  e  le  piante,  SOn^ 
infirmati,  ciò  è-,  Ki^eueno  la  firma  Ì4t 
creata  uirtu,la(jual  I dio  creando p:ifc  ne 
le  fleUe,  che  girano  loro  intorno.  Creati 
fii  adunque  la  materia,  cheffì  elementi 
hanno,  £  creata  fii  lauirtu  infirmate  ne 
lefleUe  immediate  e  fèn^  me^  da  Dio, 


E  pero  cjuejìe  fino  eterne  CT*  incorruttìhii 
li,  Ma  la  firmi  defft  elementi,  e  lanimat  finfitìua  logni  Iruto,  e  la  uegetatiua  de  le  piante,  che  foi 
no  le  firme  loro,  Tira,  ciò  e ,  Dijhone  di  potente  comprejfione  L  O  raggio,  chir,  la  uirtit  el  moti 
DE  le  fante  luci.  Ve  le  diuinefielle,  che  luceno,  Adii^ne  la  firma  che glielementi  infieme  co gliani 
mali  hrutì  e  le  putt  prendono  da  lefteBe,  come  da  ficonde  cagioni,  fino  corruttihili  e  uengon  a  man 
care,  MA  la  fomma  henìnan'^,  Mi  la  fimma  henignita  di  Dio  SPira  nojlra  uita.  Crea  U  noftrx 
diuina  firma  ZJ"  anima  fin'^  ^f^y  f  mediante  alcuna  ficonda  cagione,  OndecheSa  uien  ai 
ejpr,  come  uuol  infirire,  incorruttihle  immortale,  E  la  inamora  dife,  SI  che  poi  fimprela  di', 
fira,  per  efpr  in  noi  naturalmente  innato  deftderio  del  fimmo  iene  ,  E  Quinci  puoi,  Voffiam^ 
fer  <\uefìa  conduftone  tener  per  firmo  la  refirrettione  di  tutti  noi  con  la  propria  carne,  hauen; 
hla  li  noftri  primi  parenti,  e  confi (juenf emente  noi  altri  dfiefi  da  loro  hauuta  da  Dio  fenT^A  me^ 
^,  e  che  filla  fi  corrompe,  come  reggiamo  che  fi,  che  (juefÌQ  fia  a  tempo  ,  Ma  che  ultimamem 
te  dehia  eJpr  eterna ,  come  tegniam  fer  fide . 

CANTO  OTTAVO. 


^olea  creder  lo  mondo  in  fiio  periclo , 
Che  la  bella  Ciprigna  il  fiUe  amore 
"Raggiaffi  uolta  nel  ter*^  epiciclo: 

Perche  non  pur  a  lei  fitcean  honore 
Di  fiicrìjicio  e  di  uotiuo  grido 
Le  genti  antiche  ne  lamico  errore  \ 

ÌAa  Dione  honorauano  ^  e  Cupido , 
Qj^efla  per  madre  fiia^  quejlo  per  j\^io  5 
E  dicean  che  fidctte  in  grembo  a  Dido: 

E  da  coHei ,  ondio  principio  piglio , 
Vigìiauanol  uocahol  de  la  fiella  ; 
Chel Jol  naseggia  hor  da  coppa ,  hor  da  ciglio 


Vffiriueil  poeta  nel  prefinte  canto  il  fifa 
afcenfo  dal  ficondo,  chaUiamo  ueduto  e  fi 
fir  (juello  di  Mercurio,  al  ter^  cielo,  che 
uedrmo  effcrtjuel  di  ^  enere ,  Neljual 
fianetay  Perche  difia  natura  e*  leniuolo, 
C^r  inclina  glianimi  ad  amare,  fìnge  rfi 
ferfili  raprerèfafi g/ifi^iriti  di  ^«r/li,c|7f; 
yano fiati  dominati  da  tal paffione^ìat^ual 
auenga  che  prima  iendeffi  a  reo  e  lofciuo 
fine,  nondimeno  fira  ultimamente  coni 
uertito  in  huono  firafico  è-  diuino  amore, 
come  uedremo  che  dira  nelfi^uente  cani 
to  in  perfcna  di  Folco  da  Marfilia  .  Ma  in 
(jueflo  finge  dhauer  trouato  Carlo  Mar', 


fello  Red' Angaria,  dal  parlar  ielc^uai 
le,  eJfindoH  n^to  duiio,  come  di  luono  e  uirtuofo  padre  poffa  nafcer  reo  e  uitiofo  figl  uolo  ,  M0$ 
fira  da  efo  Martello  effcrli,  per  ragion  fìLfifica  refcluto.  Et  oltre  di  (jueffo  dìmofirato  la  cagione 
ferche  fiuede  uno  effir  perfiu^^tfr  unaltr^  mofirar  imperfittion  nel  fuo  ffierctiiii. 


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Postillati  16 


PARADISO   CANTO  OTTAVO, 


rsoleti  irrifr  lomanic  in  fuo  ffrìch,  C<i«»«  Uutirt  Mummtf  una  imnto  Ofimone  ii  moli 


.  /oro  cniiunthm,  auenP»  nfIfrnfi.nK  cMo  cUmffmmmte  Uha  hmJÌMo 
Il  A  ffurfilfo,  à,nio  Imm  rateai,  crfM  immriiM  Dio,  .  no  iagh^,  iffst 
Mf.  Lht  Ùhno  A  Uufr  alcuno  arlitno  fcfra  di  <luSf .  No«J.«i«o,  tahfimne  fi,  ^juaft 
Ji  tutti  fliannchi,  21  haufano  in  coflumtA'  f "'■'""«'  ^'X"\<"<»"'  "« 
cWi  Mfiffsf  ilialtri  in  cuaUhf  uirlu  éanimo.  o  Ji  crfo,  ii  nominar  ia  fuo  nmf  ^ufUa  ji^Ua 
lini/Te  if  laJale  haufainfùfo  tal  uirlu  in  lui,  con  ahrarla  e  firU  il  culto  coma  D<o  .  Onit 
U  Ma  ii  Saturno  fu  innominata  ia  Saturno  Rf  ii  Creta  {rthaufr  facondo  ilcrtitr  loro,  wfufo 
in  lmlalitculationf,  lafirh  ii  Ciout,  ia  Giout figliuolo  itffi  Saturno,fnlafua  fcrnmaffui 
fliria,  E  cefi  Maru  lai  «rtmf,  Mercurio  ia  la  ttofuntia,  e  Ciana,  c.o  e;  la  luna  ia  la  calUla, 
Cefi  aiùL  ia  ^tntre,fmm  iifmma  efin^ular  MtZZ«,  '  conp^utnimerat  non  r«.«  .» 


A  R  A  D  I  S  O 

ncr,  jie  Uf^U  il  Cipri,  frefcl  nmf  la  JìrL  a  Uc,u,l  uelym,  ky,  piir  il  mflr,  pet,,  ter  ejjer  rct 
più  Ma  e  ptu  Urnff  me  Ultre  che  ée  Lfua  magnituiine  fi  miflrm  aL  Ju  tra  mi .  D/c. 
.Lnc,ue  peta,  So'ea  lO  mo.h,cÌ3  e^  TuttiglihuOrnm.oUfiu  fmelLeK  Cujer  IN 
fiofmdo.ace,  Nel  fuo  mfurn  erme  le  Uhktm.nelc^u.l ^erahtm  e  fervute,  cHeU 
hEa  cr^g.a,  a,  ^,  che  Venere,  U^udera.afa     uhrata  in  cfri,  VOlfalnfertcl.  conlafs 

fiad.  //?r.>/.^«./^.r/?/?.f./?  ,n  ^^uefi.Ur'^  a>/o,  M. megli, finUnl.,- Ùhm^ 
da  f,^eye,  che  tMi  cieli  mohili  hanno  infe  due  firmi  poli  fi^  ^ualifi  u:h,m,  tfr  offre  Ji  aufh  un 
cerchio  che  pere jfir  tanto  Jtftante  da  luno  ^u^fo  da  laltropolo,  uien  a  diuihrlo  in  duepltLoué^, 
li.  Sul  hj/o  di  auefto  cerchio  in  tuHi  i  cieli  de  pianeti,  da  fiel  del  fcU  in  fiiori,  'e  p.R^  U  pifcioU 
sjtra  che  hMiamodifcpra  deUo che  da  gliafìrologih- domandato  epicido,laaualmfdefimmeritt 
ferfiffeffafi  u,l^ep,i  due  fr:pripoll,  comefk  la  maggiore  ffiyafi firn,  ma  co  m^to  diuerfo,  tsT  ha 
U  cerchio  che  la  iiuide  egualmente  per  me^,ful^ualè'fiffa  U  fteHa  del  pianeta,  come  quella  di 
Venere  il  poeta  uuol  in firir  r/fiyfid  fi.o .  R  Aggiaffè,  do  h  ^rìtendeffe  ^  imprimeffè  ne  (^lianii 
mi  nolirilL  fidile,  il  bfciuo  amore.  Ver  che,  fecondo  alatone,  fono  due  jfetiedamori,  Vno  teleRet 
f    V^f         '  ^r'''  '''''''  tfr  humano,  chh  il  filfi  e  fih  am^r  Utuo,  Onde 

diffi  ejfir  due  sjeneyt,  una  cAffie,  laltra  tmena .  PBrche  le  genti  antiche  immnfc  ne  lamico  eri 
rore  di  tal  idolatria,  le  fkceuan  honoy  difacrificio,  E  Diuotm grido,  E  di  uoto,  ilaual  uftuano  di 
frr  dauanti  a  lidoh  gridando  ad  alta  uoce.  Non  pur  filamenti  A  Lei,  do  e^,Adf(ra  Venere  Ma 
honorauano  ancora  Dione,  madre,e  Cupido  fuo  fil^Hw^lo,  E  diceano  che  effo  Cupido  S  E  dette  in  ^re 
Fo  a  Dido,  Ma  in  firma  d' A fcanio,  fecondo  che  finge  Virg.  nel  primo.  Onde  chella  fii  daluitra$ 
fitta  ne  Umor  d'Enea,  E  Da  cofiei,  ciò  è-,  E  da  cjuefta  terrena  Venere,  ONde,  do  è-,  Da  lacuale 
topigho  principio  a  trattar  di  ^uefto  terreno  e  lafiiuo,per  uenir  poi  a  dire  del  ceUfie  e  cafio  amore 
come  uuol  tnfiyire,  PìgHauanol  uocaklo,  Vrendeuano,  come  difcpra  halhiamo  detto,  il  nome  de  ù 
JieUa,  CHel  fcl  uagh  ggia  hor  da  coppa  efT  hor  da  ciglio,  do  ^,  lacuale  il  fd  ouarda ,  hora  di 
dietro,perchecoppae^^ueaanela  tefta,che  altramente  domandiar^o  nucca,  pofta  da  la  parte  di 
dietro,  oue  nel  tey^  uentyicolo,  fecondo  ififici,  ^  locata  la  memoria.  Et  hor  a  dinanZi,  oue  fcprai 
comauo  degliocchifcnopofiele  ciglia,  Per.he  juefia  fieRa  no^féontana  mai  dal  fde  più  di  x/v. 
gradi,t!r  hora  fi  uede  inan^  Ul^afirrger  in  oriente  de  Im'^nte,  Et  aUhoralfcle  la  uaahecaia  da 
agito,  Et  hora  fi^rge  deffc  oriente  dofolfcle,  na  per  la  troppa  luce  di  duello,  aShora  L  ffuede, 
m  uede  fi  la  fera  calar  in  occidente  dop  lui,  Et  aHhoral  file  la  vagheggia  da  coppa . 


lo  non  mccorfi  Sei  filire  in  ellat 
Ma  dejfcrui  entro  mi  fice  affai  fide 
La  donna  mia^chio  uidi  fitr  più  betta  , 

E  come  in  fiamma  fiiuiìla  fi  uede  ; 
E  come  uoce  in  noce  fi  difcerne, 
Quanduna  è  ferma  .  é  laltra  ua  e  rìeit 

Vidìo  in  cffa  luce  altre  lucerne 
Mouerfi  in  giro  fm  e  men  correnti 
hi  modo  credo  di  lor  uifìe  eterne\ 

Di  fredda  nube  non  dijcefir  uenti 
O  uifibili,  0  non  y  tanto  fifiini 
Che  non  pareffcr  impediti  c  lenti 

A  chi  hauejjc  quei  lumi  diurni 


Pothl  poeta  accorgerfi  del  fuo  ueloce  filir 
nel  corpo  de  la  luna.  Onde  rei  fecondo  de 
laprefcnte  catica  dijìc,E  firfi  infdto  cjudn 
to  un  (juadrel  pofa  E  uola  e  da  la  noce  fi 
iifchiaua  Giunto  mi  uidi  ecef.  Oueuet 
demmo  in  juel  primo  grado  di  leotitudine 
efifcr  rajpyefcntate  Unirne  di  <jufEe  donne 
chaueano  ojpruato  la  caftita  matyimonia^r 
le,  E  dal  corpo  de  la  luna  potè- accorgfrfi 
delftiofaliy  a  lafieUa  di  Mercuri:,  Onde 
nel  <iuinto  canto  difP,E  fi  comefietta,ch 
nelfigno  Vercotepria  che  fia  U  corda  (jue 
ta,Cofi  corremmo  nelficódo  regno,  Oue 
hdtiamo  ueduto  in  juel  fecondo  grado  ii 
le^fituiinc 


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Postillati  16 


CANTO    OT  T  A  V  0» 

Vdutt  i  noi  umr  lafcmdol  ^iro  f"'}""';'"  f  "  l'"??'"/^'"*"  j."'^''"'!; 

•  ^ith;  «jf^fiM».  eurUiyihi  r\fU  Mtt  itttiM  tatutntmett 

Vyi.  comtnmto  m  ghalu  ScM|n^  ]lfMfu  Uran.Ufci.tofir.aélh 

.So«:i;^4  Ofann^Jhche  unqut  po/  hmanr  uirtupIfma^euolmfntffjPr  in 

Di  ri«J/r  «ow  /«r  Jen:^4  d/Jlro  ♦  dahuwano intelletto  r^ffrefcntato  U 

'tjfc poeta,  M-t  hoYa  del  fuo  falir  a  la  flella  di  Venere ^  e  coft  duno  in  altro  grado  dt  heatitudine ,  ihe 
nel frQcederufirm:^,ferchf  in  (jucl^.i  ft  irattanonjfiu  de  leYKOrali  CT  humane,ma  de U  Thedoi 
•  vichf  f  dittine  uirtit,  a  lef^ali  Ihumano  nielletto  ferfe  jìeffc  ron  jfuo penetrare,  pey'o  moftra  non  aa 
'  OY^fYft  del  fuo  falir  in  cjuelliy  ma  fkrli  affai  ftde  dffprm  [alito  per  ufitr  Beat,  firfe  ognihorpiti  heh 
•■■  U,  E  cjuel  che  (juffto  moralmente  fignifiiht,  cedemmo  difcpra  nel  a^uinto  canto,  oue  a  tal propofito 
'  ^^fp,  Q^itii    donna  mia  niiio  fi  lieta  Come  nel  lume  di  (juel  ciel  firn  f(  Che  piu  lucente  fenefil 
pianeta .  .E  Come  fiamma,  Mojìra  per  due  molto  proprie  ccpayationi,  comefclito  che  fii  a  la  fieUa 
idi  Venere,  dhauerueduto  nel  fuo  corpo  ffiriti,  che.  fi  moueano girando  inforno  al  centro  di  (juella, 
ma  (jualpiu  e  <jKal  men  uehce,  fecondo  che  ^iu  e  meno  erano  lontani  da  effe  centro,  come  per  firn  ili 
indine  de  punti  fegnati  ne  la  rota  cjual  più  e  cjual  men  lontano  da  loflilefulcjual  fi  gira  ,  halhiamo 
in  altro  luogo  dimoftrato  che  naturalmente  attiene,  E  le  fimilifudini  fi  fono,  che  dice  hauer  ueduto 
ientro  a  la  luce  de  la  fìeHa  A  Itre  lucerne,  do  e-,  Altre  luci,  cherano  cjuelle  dfffi  Jfirifi ,  corne  ft 
uede  una  fauiBa  in  fiamma,  E  come  fi  dijcernf     ode  uoce  in  uoce,  qVando  una  deffe  uoci  e  fif 
ma,  come  ne  larmonia  del  canto  fuol  effer  ({ueHa  chefir  bordone,  e  Ultra  ua  uagando  e  (orna  ,  imi 
fero  che  fi  come  la  fàuilla  fi  uede  dentro  da  la  fiamma,  perche  fi  moue  dentro  da  jued  a,EcoficO'y 
me  la  uoce,  che  ua  e  torna,  fi  difcerne  ^  ode  dentro  da  cjuella,  che  fta  firma  ,  perche  fi  muta  e 
cariando  in  lei,  Cofi  le  luci  di  juefii  jfirifi  erano  uedute  dal  poeta  dentro  a  la  luce  de  lafì(lla,peft 
che  ft  moueano  in  giro  dentro  da  cjuella,  che  fcnon  fifilJero  mojjì,  non  le  haueria  potute  difcerrere, 
Cofi  poco,  come  in  tal  cafo  haueria  loahio  potuto  ueder  lafimlla  in  fiamma,  e  loreichia  udirla  uOi 
ce  in  uoce,  A  dinotare  ,  che  la  luce  defft giriti  era  una  meìefima  con  (juella  de  laftella,  ciò  e-,  che 
linfiuentia  e uirtu  di  quella,  era  infiufa  tutta  in  loro,  Moueanfi  adunche  cjuefli  Jjiriii  in  giro  cjual 
fiu  e  aualmen  correnti,  per  la  ragion  detta  difcpra.  Ma  penhe  alcuni  di  lorofijfiro  più  lontani  nr 
nitri  più  pre/fo  al  centro  de  la  fieli  ^,  Onde  più  e  meno  eran  correnti,  dice  creder  chefifp  A  l  modù 
a  loro  eterne  uifie,  ciò  ^,  Secondo  che  più  e  meno  participauano  de  la  uifion  di  Vio,  ilcjual  fiche' 
yjìfla,  ciò  e.  Beatitudine  eterna,  de  lacjuale,  cjuelli  chef  moueano  in  giro  piupreffo  al  centro  de  la 
fìelìaparticipauan  più,  E  quelli  meno,  che  neranopiu  lontani,  come  uuolinfirire  .  VI  fredda  nui 
fe  no  dffcefcr  uenti,  Vimoftra,  per  fmilitudine  de  la  uelocita  del  uento,  che  nafce  in  aere  da  caldi  t 
fecchi  uapori,  audio  fi  fcontr  ano  ne  freddi  V  humidi,  cheperejfcr  contrari,  commouono  talmente 
here  che  aeneran^  tal  uehce  ^  impetu^fo  uento,  a  la  uelocVa  chufaron  ciucili  ff  ir  iti  nel  uenxr  a 
,0.      dela  natura  di  cfuefii  e  di  tuUi  glialtrl  uenti  trattai  FiLfcfine  lafua  Metaura  .  Vice  aduni 
éiue,  che  non  dtfcefer  uenti  difreddanuhe,  O  WifMi,orton,  Verche  ui filili  fcm  cjuefti  uenti  cjuai 
lio  i  caldi  e  ficchi  uapori  fcno  fuperiori  a  freddi  tfX  humidi  fuoi  contrari ,  #  ndo  da  hro  accefi:  e 
uePionfiinfhrmadifiiO.0,  ^^on  uifihilifcno  cjuandofigue  perh  contrario,cioe ,  che  i  freddi  et  hu^. 
midi  fieno  fi  p^lfinti  che  ammor^no  i  caUi  e  ficchi.  TAntofiftini,  Tanto  ueloci  e  tofii,  che  non  pai 
refifirimpeditielenti  achihauejfiueduioueniramqyeilumi,cioe,  Que^yfirM  dimni  La 
fcandolpiro,  che  difcpra  ha  ietto.  Cominciato  prima  mg'ialti  Serafini,  Verche  da  cjuefio  ordine, 
ikual  fpiupre/fc  a  Dio  ,  come  uedremo  nel  xx,y.  canto  ,  prendon  tuUi  glialtn  leattordim  il  cm 
cularfuomotointornoalfirmoeftahleft<omotore      ED,Wro...<j,  ^^^\Jt^'^'' if^^ 
.o  nelmaggor  giro,  e  confi c^uent emente  più  lj<nge  dal  centro  e  la  fieùa,  ficron  ^  prm  j  , 


PARA  D  I  S  O 

Jfrijfnriti ,  cantar  it  ^uali  fcnaua  ofanna ,  che  in  Heireo  effrime  Ma ,  Uijual  fattriluife 
folanifntf  a  Dio,  SI,  talmente  fonaua,  CHe  un<jue,  che'mai poi ,  fer  la  Johe^^  dt  tal  fimo,  cqì 
m  uuol  infirire,  mn  fUifm'^  defiieyio  Di  riudire,  do  è-,  dunaltra  uolta  effe  jtiono  udire , 


Indi  fi  fice  lun  pu  prejjh  a  noi  ; 
E  folo  incominciò  Tutti  jkm  frefli 
Al  tuo  piact:ry  perche  di  noi  ti  gioi^ 

"Noi  ci  uolgiam  co  frincifi  celejìi 
Dun  giro ,  dun  girare ,  e  duna  fite  j 
A  quali  tu  del  mondo  già  diccfliy 

Voi,  che  intendendo  il  ter'^p  del  mouete 
E  jkm  fi  f  ien  damor  $  che  per  piacerti 
ì^on  jia  men  dolce  un  poco  di  quiete  ♦ 

Vofcia  che  gliocchi  miei  fi  fùr  offerti 
A  U  mia  donna  reuerenti ,  eir  efjà 
^atti  glihauea  di  ft  contenti  e  certi  j 

'Riuolferfi  a  la  luce ,  che  promefjà 
Tanto  shauea di.  Chi  fiete  jjue 
La  uoce  mia  di  grande  affetto  impreffa 


Teceft  luno  di  ^uefti  Jf>iriii  più  freffc  a  lof 
ro  ofjìfrendo  fe  e  tutti  glialtri  frefii  e  pronti 
arfitopiacere  a  m  chegli  poirffè  gioir  di  lo 
ro,  E  coft  feguiiando  dice.  Noi  ciuolpam 
CO  pnnopi  celffii,  ciò  è-.  Con  <iueiie  ini 
tetligentie  ordinate  ia  Dio  a  la  cuftodia  di 
^uefto  ter^  cielo,  DVn gm,  do  è-,  Dun 
mede  fimo  cielo  che  gira  .  DVn  girare, 
Dun  mede  fimo  moto,  DVna  fife ,  Duna 
medeftma  uelodta.  Perche  fingendo  jueffi 
Adiriti  nel  corpo  de  la  fiella  di  tjuel  ter^ 
cielo,  ueniuano  ad  hauer  medefimamente 
con  (jueda  lifuoi  moti  e  motori ,  de<juali^ 
diuerfe  fono  fiate  le  opinioni.  Nondimeno, 
i  fi 'ofo fi  ultimamente  fi  fino  refcluù  in 
tfuefio,  che  tanti  fieno  e  motori  deputati 
ad  un  cielo,  guanti  fino  e  moti  di  aueSo, 


E  (juffìa  medefma fit  lofinione  dei nofiro 
poeta,  Ma  perche  f aie  opinione  i  Theokgi  non  la  fintono,  Vero  toccando,  come  uedremo  nel  xx\ij\ 
canto  in  per  fina  di  Beat,  di  (jueft  a  materia,  mojira,  chejp€ndo,Jccndòlantica  ojfinione  ,  noue  i  del 
che  fi  moueno,  e  nouegliordini  de  gliangeh,  che  fi  moueno  intorno  a  Dio,  che  ciofcuno  de/fi  ordinii 
farnàpi  lafua  uirtu  con  uno  deffi  delt,E  no  che  ognuno  deffi  noue  ordini fita  pofìoper  infeSigeniia 
>  motore  ad  uno  deffi  noue  deli,  come  altri  hanno  intefi  ,  che  fiuperfluo  [arehhe  ,per  effer  ognuno 
éeffi  ordini  din  finito  numero  dinteUigentie.  lAa  come  uedremo  nel  preaDe gaio  luogo ,  il  poeta  finge 
effèrfelirapprefcntatt  nel  primo  mohile,  tpoi  nel  xxx.  canto  effcr  filiti  al  delo  empireo,  E  (juffiitai 
li  ordini,  fecondo  Salomone,  fino  partiti  in  tre  gerarchie,  ciafcuna  di  tre  ordini,  e  ne  la  prima,  me 
no  delaltre  notile,  fiteno  gliangeli,  gliarcangeli,  t!r  i  trotti.  Ne  la  feconda  fcfra  di  cjuefta  ,ledoi 
minationi,  uertuti,  to'  i principati.  Ne  la  ter'{c  f  iupreffi  a  Dio,  ipofefiati,  cherulmiy  eftrafìm. 
Auenga  che  Dionifio  in  ijueflo  altramente  fèntiffe,  come  nelfiiO  luogo  uedremo  .  Vkol  adun(jue  il 
poeta,  comeaffirma  ancora  nelfuo  Conuiuio,  e  di  cjuello,  ne  Ifjfofitione  de  la  Carene,  che  di  fcU9 
uedremo,  che  i  motori  del  primo  cielo,  do  e-,  di  nuello  de  la  luna,  fieno  de  lordine  de  gliangeli,  pri 
tno  e  men  nobile  de  la  prima  e  men  noiile  gerarchia  .  I  motori  del  fecondo  cielo  ,  do  è',  di  (jueEo 
di  Mercurio,  fiteno  de  lordine  de gliarcangeli,  fecondo  men  mille  deffi  prima  gerarchia  .  I  rrm 
n  del  ter^c  cieh,  ciò  ^,  di  ifuel  di  Venere,  delqual  hora  pari  amo,  fieno  de  lordine  de  troni,  ter^ 
men  nobile  deffa  prima  gerarchia.  E  cofi  ua  decorrendo  per  ordine  digrado  in  grado  per  tutti  M 
tri  cieli  che  fi  moueno.  Ma  per  chel  poeta,  chrifìianamentefcriuendo,  auriluifca  Umor  diurno  non 
fclamente  ahjUlUdi  Venere,  ma  ueramente  ancor  a  la  Luna,  Onde  nel  ter^  canto  in  perfcna 
di  Piccarda  chefinfi  h.uer  trouata  nel  corpo  di  cjueOa  diffe,  la  noftra  carità  non  ficrra  rtrte  e  ief. 
Et  a  ia  IteUa  dt  Mercurio,  onde  nel  quinto  canto  in  ferfcna  dì  G  ufìiniano,  che  finfi  effir  in  cueUa, 
DAlume,  che  per  fuHol  del  fi  fiafia  Noifiramo  accefi  e  cet.  h  daf^pere,  eie  effifoeta,  fi  cole  eoli 
.jjtrma  nelpreaUegato^y  del  fio  Conuiuio,  confiideri,  che  tre  effindo,  comehaWiL  uedufo, 
le  gerarchle  i, gliangeli,  che  a  ciafcuna  de  le  tre  diuine  ferfcne,  chef  no  in  una  efifintia  ,fi  nefOi 


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Postillati  16 


CANTO  OTTAVO» 

tfud^mtmfUnhydUYikir  una,  E  U  frjm<t  efiu  nMe,  ta(]keil  ie  Sfrafini^  cUrulinìff  Po/^; 
ftaii,  fifotfua  (tUriiuir  a  U  fimmn  omnifot enfia  del  fdrt ,  lafèconia,  che-  de  frmifati ,  V/V^ 
futi^  e  Dominatmi,  a  la.  fmma  fapientia  del  figliuolo,  la  ter^  che'  de  Trowi,  Arcangeli^  tot  An 
geli,  alfmmo  amore  de  lo  ff  trito  fantOy  E  ferche  di  (^uejii  tre  ultimi  ordini  fono  e  motori  de  tre  f  ni 
mi  f  pit<  ^ofh  <^'^'*>  ^^^^  f^f^"^  hahtiamogia  detto,  pero  pone  che  loperafione  ie  Umore  del  Sani 
10  ffirito  fta  connÉturaìe  in  loro,  e  jpetialmente  in  (juel  di  Venere  per  hauer  li  Troni,  che  più  degli 
altrimoueno  a  tal  amore.  Onde  nelfguente  canto  in  perfo na  di  Cuni[pi  da  Romano  uedrcmo  che 
dira.  Su  fcno  ffecchi,  uoi  dicete  troni,  Onde  refùlge  a  noi  Dio  giudicante  e  cet.  Ma  le  creature  fé 
raccendono  [(condola  lor  diffoftdone,  E  perche  gliantichi  fdccorjcro  (juejlo  del  dì  Venere  efflr  tjua 
giù  cagion  damore  diffcro.  Amore  effèr  figliuol  di  Venere,  Onde  Virg.  nel  primo  in  perfcna  di  lei 
^ufjìo  telìificando,  Nat^  medS  uires,  mea  magna potentia,  fclus  Nate,  patris  fummi ,  qui  tela  Ty  i 
fh(xa  temnir.  Ad  (e  conpigio,  CT  fupplex  tua  mmmapofco  .  Sono  adunque  i  prìncipi  e  motori  di 
ijuefto  ter^  cielo  de  lordine  de  Troni,  A  quali  tu  Vante  (.Vice  quefto  f)>iritQ)  dicefti  la  giù  del  moti 
do  infiriore,  quando  tu  ueri.  Voi  che  intendendo  il  ter^  del  mouete,  E  quejìo  è'  il  principio  de  la 
frima  de  le  xi  ij,  morali  fue  CanZ*  fcpra  de  lequali  hauea  determinato  comporre  la  predetta  fua  ofe 
ra  intitolata  lamorofi  conuiuio.  Come  eglifteffc  afjrrma  ne  la  prima  parte  de  la  frefktionf  di  quella, 
ma  preuenuto  da  la  morte ^  come  afjìfrma  ancora  il  ViEam  al  cxxxv.  del  ix.  / ik  de  la  fua  opera, 
tue  dejfa  fua  morte  tratta,  non  la  potè-  produrre  che  fclamente  alfine  de  la  terl^  Can^,  VOi  adunt 
eue  Troni,  CHe  intendendo,  do  ^,  Iquali^  rimirando  in  Dio,  intendetel  moto  del  ter^  cielo,  e  cq 
fi  intefc  lo  mouete,  E  noi  con  efft  motori  d  mouiamo  e  cet.  E  Semo  fi  pieni  damore,  Mojlra  effe  jf  iti 
(0,  che  quantunque  la  dolce^^  e  beatitudine  loro  fta  nel  m,ouerft  in  giro  per  lajìeEa  contemplando 
leterna  maejìa  diuina,  Noniimenj,  ejfer  tanto  pieni  damore,  chel prender  unpoco  dì  quiete  nel  fir 
marfi  a  parlar  con  luiper  compia.erli  m  quello  che  deftieraua  intender  da  loro,  non  faria  lormen 
iolce,  perche  in  qurfio,  come  uuol  inferire,  fejìende  ancora  laheatituUne  loro  .  Onie  di  fcpra  nel 
fer^  canto  in  perfcna  di  Riccarda  a  taìfrofoftto  iiffe,  U  noftra  carità  non  ferra  porte  A  giujìa  uof 
glia,  Senon  come  quella,  che  uuolfmil  a  fc  tutta  jùa  corte,  E  di  Giufìiniano  nel  quinto,  Del  lume, 
che  per  tuttol  del  ft  jfatia  Noiftamo  accefi,  e  pero  fe  difif  D  a  noi  chiarirti  a  tuo  piacer  ti  ptia. 
POfcia  che  glioccU  miei,  Qudoperche  Dante  fin'^a  Uffntir  di  Beat,  non  uoglia  parlar  a  quejii 
YÌti,  moralmente  uoglia  fignificare,  Ihahhiamo  di  fcpra  già  più  uolte  detto.  A  dunque  poi  che  per  uei 
hrfe  eia  era  contenta  chegli parlajp  a  quefìi Jfiriti  hehhe  offerti  zfT  indriZ^ti gliocchi reuerenti  a  ^Jf^ h'U^ 
lei,  e  che  eU^ljp^hal  uoler  di  lui,  ghhauea  nel  fmhiante  fatti  di  ciò  conienti  e  enti 


fiete 

ra  quejh  Jfirito,  Di  chi  ]i 
egli  era  con  gran  defderio  di  fqfrh . 

E  quanti  t  quale  uidio  lei  fir  fiut 
Ver  aUegrc^T^a  noua.  che  [accrebbe  ^ 
Quani'to  prlai  a  laUegre\<e  fue  ; 

Cofi  fatti,  mi  dfffe^,  il  mondo  mhebbt 
Giù  poco  tempo  \c  fe  più  fòffe  flato  j 
Molto  fin  di  mal  che  non  farebbe^ 

La  mia  letitia  mi  ti  tien  celato  ; 
Cfce  mi  n^gfa  dintorno  ^  e  mi  nafconde 


Tecefilalucediquefìojfirito  più  lucente 
e  Ma  per  la  nuoua  allegreZ^,  chefdccrel 
le  in  Id  nel  di  Id  domandar  che  ftce  Dan 
te,  laqual  cofa  intenderemo  efpre  fiata 
per  quel  medefmo  che  di  fcpra  e  di  Viaari 
da  nelter^,  e  di  Ciujìiniano  nel  quinta 
canto  a  tal  propoftto  dicemmo,  C7  orJiVirf 
coft,  E  quanto  e  quale  WUio  lei,  Vidii^ 
effa  luce,  BArpiue^  Varfm  Imente  c  heh 


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Postillati  16 


PARADISO 


Qifaft  dnimd  di  fua  fita  frfcicuo  ♦ 
Ajfai  mamajit*^^  Uuejl't  ben  ondet 
Che  ftofój^egm  jlm/io  ti  mojlmi 
I)i  mio  amor^ìu  okre  j  che  te  fronda 


ffY  nuoua  aUfgYfZ'^  CUe  ftccrellf,  Ui 
^ual  ella  Sag^unfe  ale  fuc  aUf^re^'^^ 
ctìfj^rima  erano  in  lei,  (juanJo  io  a  lei  far 
lanh  éifft,  chifiefe  uoi,  Cofi  fitta  fin  lut 
(fnfeehellamidiffe,lL  mondo  mhehht 
git<  foco Urrjfo,  Co ft  iomimiancloy  fer  cir 
coHocufione,  a  f  3co  a  foco  a  difcofrir/ì  e gli 
^Ifer  Carlo  MarteHo  Re  </'  Vw^.-yiV  primogenito  ii  Carlo  fecondo  Re  li  Vuglia, e  fratello  delKeRu 
lerto,  che  fer  la  morte  ieffo  MarteEo  inan^  al  padre,  come  fecondo  genito,  fuccede  nel  detto  reame 
di  Puglia,  e  neglialtri  che  difetto  ueìremo,  iijuali  tutti  f^JfeUauano  ad  fffc  Martello ,  Quando  dei 
fol  fadre  fijp  munto.  Vice  aiunjue,  chel  mondo  Ihehte  (jua  giù  foco  tempo,  perche  mori  molto  gm 
Mne,  E  che  fe  fiato  fvjfepiu  jua  giù,  SAra  molto  dimal  che  non  farehhe,  \  olendo  inferire ,  che  fai 
relhe  fucceduto  lui  e  non  Ruberto  fuo  fratello  ne  detti  R  eami,  e  che  altramente  ft  fare  gouernato  di 
quel  cheficeua  effe  R  ulerto,  llcjual per  lo  fuo  mal  gouerno,  e  cofa  certa  e/fere  fiatato  un  tempo  mol . 
to  sfèrtunato  in  tutte  lefue  imprefe,  perche  oltre  a  la  uer gogna,  neia  figuito  CT  a  lui  CfT  a  fuoifudi  • 
ti  danni  ineflimakli,  come  fu  lannocccxiiij.fcpra  mille  nel  grande  apparato  di  guerra,  chefice  con 
ira  Federigo  di  Sicilia,  de  lajuale,  fi  come  fcriue  il  Millani  al  Ixi.  del  nonoHih.  de  la  fua  opera,peYi  .- 
ìendo  la  fua  armata,  e  con  (Quella  la  miglior  gente  chegli  hnueffe ,  rimafe  (juaf  disotto  ,  E  come  . 
quella  che  fece  nel  Mcccmi/'.contra  del  Magnò  Matteo  \ì\fconte  di  Milano,  prendendo  i  Genouef  in 
fiotettione,^V  andando  in  per  fona  a  Qenoua,  doue  fu  lungamente  tenuto  afpdiato  con  fuo  gran  ui 
tuperio  e  danno.  Di  che  tutta  il  medffmo  autore  A  Ixxxxiiij,  del  mede  fimo  lih,  E  come  (Quella 
che  fice  c':lleg:(to  con  la  chiefa,  fur  contrai  detto  S/ifconte  in  I  omhardia  m.andandcui  Filippo  di  V<r^ 
hei  fratello  del  Re  di  Francia  fer  \  icario,  lìijual  Tiliffc  foi,  accordandofi  col  detio  Vifonte  ,  e  tori 
nxnd:ifcnein^-F rancia,  ne  rimafe,  olire  al  danno,  che  fu,  inefiimahle,  delufc  e  heffrtto,  come  recita  il 
medffimo  autore  a^.  cix.  del  detto  lih.  E  coft  altre  molte  ne  fece  chehkno  dannofc  e  uergognofo  fii 
ne.     LA  mia  letitia.  Fu  pefio  Martello,  come  mojìra,  mdto  amico  del  nofìro  poeta.  Ma  fi  come 
neTlnf,  tfr  in  cjuakhe  luogo  delVurg.  hamofìrdiohauertrouaii  alcuni  cherano fiati fuoi  Umiliai 
ri,  ma  perla  troppa  /oro  defèrmita  non  hauerlipoffuti  conofcere,  Co/ì  hora  in  Farad,  mofira ,  che  fe 
alcuni  ne  troua,  icjuali  di  fua  con:)fcen'^  fiffero  fiati,  non  poterli  conofcere  fer  la  loro  irofpa  fcymo', 
fxtaeleUeT^,  Onde  in pcrfjna  di  Piccarda  diffe,  E  fela  mente  tua  hen  mi  riguarda,  Now  mi  ti  ce 
lera  Itfprpiu  bella,  Ft  hora  di  cofiui  dice,  LA  mia  leiida,  ciò  è'  ,la  mia  beatitudine  e  heUe^'^^^ 
CHe  mi  raggia,  ciò  è-,  lajual  mifflende  intorno,  e  mi  nafconde  e  cela  da  ìa  tua  ueìut^  ,  (^^aji 
animai  fnfciato  di  fua  fifa,  Qjiafi  a  fmilitudine  del  fiorugeBo,  che  fer  rato  dentro  dd  fuo  buffclo, 
:he  di  fifa  fi  ^intornojjt  nafconde  e  cela  dentro  daqueUo.     ASfaimamafii,Mzf{racjuefio  Carlo 


effire  fiato  in  uita  molto  amato  da  Dante,  Ma  dice,  degli  hehbe  ben  Onde,  ciò  ^ ,  hehbe  cagione 
fer  lacjude  egli  lo  douta  ben  tanto  amare,  E  cjuefìo  per  lanimo  buono  chauea  uer  fi  diluì  di  rimui 
fierarloj  (juandofvjp  più  uiuuto,  di  tal  fua  beniuzlentia,  Onde  dice.  Se  io  fififi  fiato  fiu  giù  intey 
ra,  io  ti  moftraua  DI  mio  amore,  ciò  è,  de  Lfftttione  che  de  conuerCo  ancora  ioportaua  a  te,  fIu  oh 
tre  che  le  fronde  ,  Pia  inan'^  che  le  dimofirationi  di  tal  amore ^  che  fariano  fiati  i  fruUi ,  ciò 
glieffvUi  di  (juello ,  come  uuol  infirire  • 


QueVa  fw'ijìra  ma  ;  che  fi  laua 
Di  Rodano^ foi  che  rnijlo  con  Sor^i, 
Ter  fuo  jignor  a  tempo  mafpettaua  : 

E  quel  corno  d*Aufonìa  ;  che  fmborgn 


Qui  comincia  Carlo  a  dire  per  alcuni  fi  ui 
mi,  città. ,  e  monti ,  i  reami  e  prouincie 
cheranofer  uenire  fitto  la  fua  iuriditiione 
quando cofitofiomnfi:fifi fiato  preuenuto 
ìa  la  morte  j  e  prime,  la  Frouen^  per  il  fiu 
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Postillati  16 


CANTO 
Di  Bari  di  Gaeta  e  di  Croma , 
Va  oue  Tronto  e  Verde  in  mare  j'gorga , 

lulgeami  gja  in  fronte  la  corona 
Di  quella  terra  ^  chel  T^anukio  riga 
Voi  che  le  ripe  tedesche  ahandonat 

E  ia  bella  trinacria^T  che  caliga 
Jra  Vachino  e  Vcloro  fopral  golfo  5 
Che  riceue  da  "Euro  maggior  briga  ^ 

lion  "per  Tipbeo  ,  ma  per  nafcente  folfò^j 
j^ticfi  haurcbbe  li  fuoi  regi  anchora 
Nrtfi  per  me  di  Carlo  e  di  Ridoljb  5 

5e  mala  fignoria  ,  che  fonpre  accora 
Li  popoli  fogctti^non  haueffc 
Mojfo  Faìermo  a  gridar  mora  morv^ 


OTTAVO* 

Racfctno,  iljual f^i  chf  foco  fcfrti  Je  la  citi 
tà    Auigmne  YÌceue  il  fiume  ii  Sorga 
che  nàfce  in  MalJufd  cinque  leghe  diflani 
te  da  tal  cittd  uerfo  mente ,  e  diuide  dn 
ijttella  parte  ejja  Froue^'^  dal  DaìfivatOy 
e  ua  diuidédo  da  li  in  gin  (gufila  duceajai 
ijualfilafja  a  finiftra,  da  la  Francia,  che 
ji  laffa  a  la  dejìra  fin  in  Acjua  morta  doi 
ue  mette  in  mare,  come  in  gran  parte  fi  di 
mopra  per  la  tauda  pofta  da  noi  inan*^  a 
la  noflra  fJ}ofiti:ne  fipra  del  Fet.  E 
Qiuel  corno  d'Aufcnia  ,  ciò  e,  E  tjtiella 
punta  d'Italia,  CH^  fimhrga,  Lacjual  fi 
fiiorgodele  citàà  che  nomina  ^  da  ouf 
Ognuno  di  (juffìi  due  fiumi  Tronto  e  Veri 
de  /gorga  e  mette  in  mar^,CO^  Jefiriuen 
io  tuttol  reame  di  Puglia,  Majfettaua  fimilm.ente,  a  tempo,  per  fuo  fignore  .  FV  Igeami  già,  f^of 
fira,  come  già  era  coronato  del  Reame  d'Vngaria,perìo(iuaì  fcffa  il  Vanuiio  groffiffimo  fiume 
pichefce  di  terra  Tedffca  .     E  La  hella  Trinacria,  Vefcriue  hora  Lifcìa  di  Sicilia  da  gliantichi 
àettaTrinacria  da  tre  promontori  che  fono  in  <fuella.  Vachino,  Feloro,  e  Uliheo,  CUe  caliga,  lai 
^ual  annehhia  er  affitma  TRa  Vachino  e  Peloro,  Tra  cjuefri  due  promontori,  che  rìjfondono  da  U 
f^rte  del  goffi}  di  Vinegia,  ilcjual  riceue  dal  uento  Furo,  chfffi  domandano  Siroao,  che  Jpìra  tra 
Ifuante  e  me^  di,  MAggior  hriga  tST  impaccio,  perche  quefìo  può  molto  più  nel  detto  golfi  che  ali 
cun  altro  uento,  E  caliga  tra  ^uepi  due  promontori  NOn  per  Tipheo,E  (juiil  pofta  ecjuiuoca  da  Ti 
fio  ad  EnceladopiOfrattllo,peYche,  fecondo  le  fiiuo!e,Bopo  la  guerra  che  i  giganti  mclfiroagli  rjr, 
non  potendo  Gioue  occider  Encelado,  uno  di  (jue{lt,perlafuagran  jfotentia,  li  riuerso  adofp  iln.on 
te  Etna,  altrimenti  MongiheUo,  E  per  la  medefima  ragione  a  Ti  fio  piO  fratello  Ixftla  dijiarine^  "Jn^iy/W 
\uiggi  detta  ìfchia,  Ondel  Vet.  in  cjuello  di  Cafìita,  t^on  freme  tanfol  mar  quando  fàdir a,  Now  Inar 
YineaUhor  che  Tipheo  piagne,  No«  Mongiielfe  Encelado  fcjfira,  Non  caliga  aduncjue  la  hel'a  Tri 
nacria  tra  Vachino  e  Veloroper  Tifio,  0  fia  per  Encelado,  dalfcffirar  delcjuale,  \er  lo  grane  pefc^ 
uogliano  che  nafca  iluem  che  manda  fiiOri  de  le  cauerne  di  tal  monte  il  fiimo  ihe  caliga  ecet.  M«r 
ffr  nafcente  fclfv  in  effe  cauerne,  ne  lecjualifi  genera  tal  uento  che  m.andafimi  il  fiimo  che  caliga, 
efteffc  uolte  ancora  le  fiamme  accefe,  HAurrlh  attefi,  Uauerette  ajfeUati  anchora  li  fuoi  regi  na 
ti  di  Carlo  e  di  R  idolfi  miei  figliuoli  VEr  me,  ciò  ^,  Ver  me  che  gìihauea  generati  i  fuoi  dtfceni 
iena  fMano  da  la  hella  Trinacria  fiati  attefi  per  regi  SE  mala  ftgnoria  e  cef.  Uebbe  ^uffio  Carlo 
Martello  Red'Vngaria  due  figliuoli,  Carlo  \lmterto,che  regno  dopoluiin  Vngaria,e  Ridolfi,che 
fii  Duca  fofterlic,  per  la  madre,  che  in  (al  ducea  fuccedè^  per  heredita  .  A  difiendenn  di  cc^oro    ^  >i««|V»rv 
adunque  f,ri7frutnuto  il  reame  di  Sicilia,  Perche  Carlo  primo  di  Puglia  loro  hifauo  nera  fiato 
inuefiito  da  la  chiefa,  SE  mala  fignoria  chefmpre  accora  e  m.eUe  in  differatione  li  fcggetti popoli 
No«  hauefe  mojfo  la  cittd  e  p:plo  di  Palermo  a  gridar  mora  morajer  che  fecondo  che  fcriue  il  Vili 
Uni  al  hi.  del  fiuìmo  Uh.  de  la  fua  opera,  per  la  infclentia  de  gliofficiali,  chtl  detto  Carlo  pr.mo  tei 
iteuafii  Ma,  tutti  i  F^an^efi  cheray,o  in  cjueUa  fi.ron  tagliati  apeZ^,  e  rihllaronf  a  Re  Fiero 
r  Aragona,  laqual  riieUone,  tende  pareffe  hauer  origine  da  un  Fran'^cfe,  che  a  Palermo  uoUe 
firfir^a  ad  una  Pentii  donna ,  Onde  mettendofi  tutta  la  terra  in  arme ,  e  gridando  mora  mora 
iFran7efi,fiireroprimaqmuimorti,efOÌilfimileficeJ^^^^  awffma,^in  tutte  Ultre  tea 
uìt  lifcU.per  Itconfirti  dt  PaUrmitm  ,hiondimm,talreMmt  tra  prima  fiata  compopf 


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Postillati  16 


PARADISO 

m  il  Carlo,  Aufn^a  che^li  Jt  natura  frjfi  Ur^o  e  magnanimo /tenore  • 


E  fe  mìo  frate  quejlo  antìuedejfe  j 
Lauara  pomta  di  catalogna 
Qiajùggcm.pnchc  non  gliojfcndeffe  : 

Che  ueramente  proueder  bifigna 
Per  Uty  0  per  altrui     che  a  fua  ham 
Carata  più  d'mcarco  non  fi  pogna  » 

La  fua  natura ,  che  di  larga  parca 
Difiefe^haurìa  mefier  di  tal  milhìay 
Che  non  curajfe  di  metter  in  arcai 


f^oflra  Carlo ,  de  fi  Kuhrfo  iì  Tullia 
fio  fratello  miufiejfe  ijueflo,  chf  lauarii 
tia  Jffrincipifeffe  la  ruma  de gliflati,  che 
giajxiggirehhe  {fercle  mn gUo^nifffe) 
L  Auara fouerta  di  Catalogna  ,  Vey  tfjlf 
lauaruia,  lacjuaì  ^  quafi  in  tutte  le  cofi, 
e Jpefialmeytte  nel  j^arco  uiuere ,  feculiar 
ie  Catalani,  non fclamente  fouerta ,  ma 
fcmmamifiria,  Perche  (jueUo  che  non  ha 
è- fclamente  fouerofer  non  hauere.  Et  in 

,        ,  r:onfuùhauer  luogo  lauarifia.  Ma  Ui 

naro  che  ha,  auaro  efouero  infieme  fer  fiu  uoler  hauere,  E  fuofcli  aunhuir  ^uel  uerfo  chel  Per. 
diffe  di  Uarcifo,  Pouerojclfertroffohauerne  cofia .  CHe  ueramente,  mfìra  al propftto per  fii 
militudme  de  la  carica  barca,  che  i  fofoli  fcggeui  ai  K  e  Rulertofuo  fratello  erano  tanto  aaoratlati 
Cr  angari^-^ti,  che  bifognaua  proueder  di  non  aggrauarlif  iu,  [e  non  uoleua  rouinare ,  come  Per 
fmile  cagione  era  auemto  de  la  Sicilia  a  Carlo  primo  fuo  auo  tollerando  che  i  fuoi gouernatori  chat 
tieapojti  in  jueUa  upffero  le  rapine  chufmano,  Onde  dice,  che  lauara  natura  diKulerto  che  difiei 
fi  DI  larga  parca,  cioè^,  Di  larga  par  cimonia,  cornerà  fiata  ^ueEa  di  Carlo  primo  fio  auo  ,  e  di 
Carlo  fecondo  fuo  padre,  hauria  mejfieri  DI  tal  miìitia ,  ciò  ^,  Di  ft  fktto  reggimento  e  ^ o; 
uemo  ,  CHe  non  curajfe  di  metter  in  arca,  ciò  ^,  che  U  fua  cura  non  fiffe  daccumular  thefm 
t4a  fclamente  damminilìrar  giuftitia ,  fi  non  uuol  che  gliauenga ,  come  auennea  Carlopim^ 
fio  auo  de  la  Sicilia ,  come  uuol  inftrire  , 


Perà  chig  credo  che  Ulta  lethla  y 
Chel  tuo  parlar  minjvnde  fignor  mìo , 
La  5  Quogni  ben  fi  termina  e  fmitia-, 

Ver  te  fi  ueggia ,  come  la  ueggio  j 
Grata  me  piu',&  anco  quejlo  caro^ 
Ver  chel  difcerni  rimirando  in  Dio  ♦ 

fatto  mhai  lieto  x  e  cofi  mi  fa  chiaro , 
Poi  che  parlando  a  dubitar  mhai  mojji , 
Comeffcr  può  di  dolce  feme  amaro  , 
^^Q^ejì'io  a  lui  tr^  egli  a  me^,  Sio  poffo 
Moparti  un  uero ,  a  quel ,  che  tu  dimandi 
Terrai  il  ui fi,  come  tien  ildojfo. 


Haueud  nanfe,  e  nelter^  canto,  Ruanda 
parlandoli  8eaf.de  Unirne  le.fe ,  che  fi 
glierano  apprefintate  nel  corpo  de  la  luna 
li  diffe,  Pero  farla  con  effe  t7  odi  e  creii 
ecet,  B  nel  quarto  ,  (juando  fey  t^uejla 
ii/p,  io  tho per  certo  ne  la  mente  me/fi 
Chalma  beata  non poria  mentire,  Jntefi 
la  lei,  che  per  effer  fmpre  effe  ìreate  anime 
preffo  a  Dio,  e  ueder  ogni  cofa  in  lui,  ma 
nel  modo  che  nel  figuente  canto  uedremo, 
fffe  non  pofeano  fenon  uejer  e  direi  uer; 
lajual  cofa  finge  hora  che  lo  moua  a  rii 
jfonder  a  Carlo  in  efuefia  fententia ,  Sii 


mn.lt     ^-y  ;      I      n  .  g»or  mio,  Pero  chio  cfedo  (he  Ulta  letiiÌ4 

Cr  <^negreZ'(a,  U^ual  minfinde  imprime  il  tuo  parlare,  co/?  come  U  ueom  io  che  U  Cento  in 
me,  Cofi  fi  ueggiaper  te  in  Dio,  OVefinitia  e  termina,  ciò  ^  Nel^ual fi  comincia  e  finifie  ogni 
lene,  Ejfaletitiam  e,  più  grata,  Ef  anco  quefìo  tuofarlaremi  ^piu  caro,  perche  cuello  che  Mecf 
cre  o  che  ftmtlmente  h  dtfcerni  e  uedi  rimirando  in  lui.  Onde  che  io,  come  uuol  infirire ,  non 
ne  ho  da  dubitare  cofi  foco, come  fu  de  U  mia  affittione  uerfo  di  te,  uedendo  tu  e  luno  e  Ultra  in  Vie, 
nelpd  ogm  mtta  rtj^lende.  Ma  cofi  come  tu  mhai  fiotto  lieto  in  tal  tuo  parlare  per  hauerti,  meiian 


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Postillati  16 


CANTO  OTTAVO. 

U  (jueUoy  YÌmùfciutù  in  tanta  filicita,  Co//  ancora  mi  fi  chiaro,  poi  che  farlanlo  tu  miai  mtf/i  4 
iuhitarf,  COme  di  dolcf  pianta jfojfa  rfpr,  imeni f  froiutto,  amaro  fme,  ciò  è.  Come  di  iuon  fai 
he  foffà  nafcer  rto  figliuolo,  come  difòfra [arlando  ha  dimoftrato  chera  ì^uierfo  juo  fratello,  hai 
uendoh  imfutato  dauariiia,  Yifj^etto  a  fùoi  anieceffcri,  cherano  fiati  larghi  e  liherali  Sincri»  Q  Vr 
fio  IO  a  lui,  QU,eflo  dicel peta  hauer  detto  a  Carlo,  Et  egli  r iff  cfio  a  lui,  Sio  foffo  a  quel  che  tu  iti 
mandi  MOjìrarti  un  uero,  ciò  ^,  Moflrarti  L  unita,  lajhal  e-  femfre  in  tutte  le  cofc  una  fcla,  TEr 
rai  il  uifc,  come  hora  tienil  dopo,  che  tanto  uien  a  dire.  Tu  uedrai  intenderai  quello,  che  hùi 
fa  non  uedi  e  non  intendi,  ferche  quello  che  non  intende  la  uerita  de  la  cofa,  è  come  chi,  fer  hauert 
li  udto  le  fj^aUe,  non  la  uede  ne  intende,  Ma  fi  la  uerita  li  uien  ad  efser  dimoftrata  ,  è  pi  come 
quello,  che  li  mltal  uifc,  ftr che  allhora  la  uede  CT*  intende . 

Lo  hen  5  che  tuttoì  restio ,  che  tu  fcanii ,  Voff «/o  Carlo  foìuer  il  dulìo  a  Dante,  Ar 
Vohe  e  contenta  ^,fn  #r  uìrtute  gumenta prima  in  quefia fórma,  Jdio,  ili 

Sua%rouidenla  in  quik  corpi  grandi  t         quaU  il  iene  che  uolgee  contenta  tuuol 

^  ,   ^       ^        j  regno  del  cielo,  che  tu  Dante  SCandi,ciQ 

E  non  pwr  le  nmre ^roueduU  ^f^^^.  ^  .rcendi,Va.hefuarrouideni 

Son  ne  la  mente, che  da  [e  perfetta  tia  e  uirtu  in  quejìi  corpi  grandi  de  cieli. 

Ma  effe  infieme  con  la  lor  fdute .  j^^^^^i  ^1^,^^  ^  Uy^fluentia  diuerfmente 

Perche  quantunche  quefìo  arco  faettdy  i„  oj«i  fìella  fifa  in  effì  cieli ,  E 

D//JjoRa  cade  a  froueduto  fine  ;  non  pur  folamente  fono  ne  la  fùa  perftua 

Si  come  cocca  in  fho  fegno  diretta^  mente  le  nature  e  uirtuprouedute  da  lui. 

Se  ciò  non  fèffe  ;  //  del  -,  che  tu  camme ,  ma  fonui  con  la  lor  falute  infeme.Laqual 

Producerebbe  fi  li  fuoi  effetti  ;  è  il  fine  a  che  effe  nature  e  uirtu  fonofla 

Che  non  farebher  arti ,  ma  ruine  :  te  ordinate ,  ?Erche  ,  Ver  laqual  cofa , 

E  ciò  effcr  non  può  ;  fe  glmteUetti ,  c^antunque,ci.'e^,Tuuo  quello  che  c^s^ e 

Che  muouon  quejle  flette ,  non  fon  manchi ,  f  <^rco  f.  f,  c^foproueder^  Vio^i 
1     '        t,        \r'U.  ^^Jiti'f  dina,CAde,cioe',arriuaeuien  diffoi 

E  mancol  primo,  che  non  ghha  perfitit.  si  come  cocca  ,Toft 

Vuoi  tu  che  quejlo  uer  più  tifmbianchi.  ^^^^^  ^^^^^^  ^.^^^^  ^  indri:clcta in 
Et  io  ^  No«  già  ^perche  impojfihd  ueggio  ^  f^^p^no,  Et  infcntetitia,  tutto  quello  che 
Che  la  natura  in  quel  ,  che  huopo ,  fUncht  ♦        y^youeduto giunge  a  proueduto  fii 

ne,  come  fi  la  faetta  indriz^ta  al  fuofci 
gno,  ilqual  e  medeftmamente  il  fin  di  quella,  E  fe  quefio  non  fipe,  chogni  cofa  proueduta  et  ordii 
nata  da  Dio  uenifse  a  proueduto  fine,  IL  ciel,  che  tu  camine,  ciò  è ,  il  cielo  per  loqual  tu  uai ,  TrOi 
iurreUe  Si,  ciò  ^,  talmente,  e  c^n  tanto  difcrdine  li  fuoi  effetti,  CUenon  prelher  arti ,  che  non 
fareihono,  come  le  cofe  fitte  artificiofamente,  lequali  hanno  ordine  in  Se,  Ma  fretterò  ruine  efnt 
^  ordine  alcuno,  E  quefìo  non  può  efser  SE glinteUeUi,  Se  le  intelligentie  che  muouon  (^^efìefiel 
le,  ciò  h  Quefii  cieli,  nequalifcno  fife  le  felle,  NOn  fon  m.amhi,  l\onfon  imperfui  e  defttiui 
loro,  E  che  manco  e  dejìttiuo  fa  ancora  IL  frimo  motore,  ciò  e ,  Uio,  CUe  non  gliha  per  fitti.  Veri 
themn  gliha  creati  a  perfttione  ma  co  difitto,  laqualcofa  nonjfuoeffre,  Onde  S.Tom. ne  lapre 
fitione  de  la  fì,a  Contra  Gentiles  di  lui  dicf,Ef{igiturf  cut  perpetui  ineffendo  et  creando ,  ita  eft 
in  regendo perfctui  e  cet,  E  più  oltre,  Celefìia  corporafemper  rectum  ordinem  diuini  regiifcruant 
e  cet.  V  voi  tu  che  quefo  uer,  Hauendo  Carlo  dimofrato  a  Dante  che  tutto  quello  che  da  Dio  & 
flato  preueduto  conuenir  che  arriui  a  proueduio  et  ordinato  fine,  E  fingendo  duUtarnon  effr  bene 
fiato  intefo  da  lui,  lo  iomania  e  iice,  Vuoi  tu  CHe  tifmhianchi  ,cioe  ,  che  ti  A  f  ^ 

ihinramente  quefo  nero  i  T^i^onde  Dante  ii  no,penh(  ueie  et  intende  effr  mpcfftbile  ihe  LA 


PARADISO 

ifiàttiYd,cbe ,  Ijio  che-  natura  mUtranif  STanchi,  Manchi,  me  fichi  ft  flftncanflcmìno^ 
IN  (jkfl ihè-  huofo,  In  jUfUo  che-  di  lifc^no . 


Cndcgli  ancor  *y  Boy  dt^farchhel  peggio 
Per  Ihuomo  in  ta  ra^fe  non  fo^e  ciuei 
Si  5  rij^ofio  ;  e  qui  ragion  non  chieggio  ♦ 

E  può  egli  ejjcr  3  fe  giù  non  ft  uiue 
Diuerfamente  per  diueift  ojficii 
No«      niacjlro  uofìro  ben  ui  fcriue  ♦ 

Si  uenne  deducendo  infmo  a  quid  : 
Vofcia  conchiufe  ^  Vunque  ejjèr  diuerfe 
Ccnuien  de  uofìri  ejfetti  U  radici  : 

Verchc  un  nnfce  Solone ,  e  laltrc  Xer/e, 
Altro  Melchìfcdech ,     altro  quello , 
Che  uoUndo  per  Uere  il  ji^lo  perfe  ♦ 


Segu'.tdnh  C^rìo  -nel fuo  dire ,  imanh 
ancora  Dante  fi  cjua  giù  tra  noi  prehhel 
ffggi:i per  Ihuomo  SE  nonfv/fe  due, ciò  è^. 
Se  non  uiuejje  ciuilmente  conueyfanh  in 
compagnia,  ma  fi  deffe  a  la  fcliiudinf,  Ki 
ff  onle  Dante  difichefitrial  feggio,E  che 
di  (juefio  non  ne  ricerca  alcuna  ragione. 
Perche  fccon Io  Arifiofile  ne  la politica^Efi 
finh  ihuomo  naturalmente  animale  fidai 
hiley  non  fafrehhe  mai  hen  uiuer  alirmen 
te  che  in  comjfagnia,  E  ne  le  czfc  naturali 
non  fi  ricerca  altra  ragione.  B  Può  egli  e  fi, 
fir.  Domanda  ancora  fiu  oltre  Carlo,  Se 
juefio  uiuer  ^uagiuin  compagnia  fuo 
ejpre,fcnm  fi  uiue  per  diuerfi  e  uari  offici,  Perche  al  uiuer  politico  e  ciuile  fi  ricercano ,  an'^fcno 
necejfarie,  uarie  arti  ^  fffirdiij,  OnJe  a  fe  medefimo  rijfondendo,  dice  che  no,  Se  Ariftotdf,che 
in  ^uefie  cofc  naturali  chiama  nofìro  maefiro,  nel  medefimo  lik  de  la  fi^a politica  ne  fcriue  lene^ 
perche  (juiui  latentemente  mofira  tutte  sjuelle  cofi  che  fono  neceffcrie  a  tal  politico  uiuere .  5'/  ueni 
ne  deducendo,  Cofi  uenne  Carlo  a  poco  a  poco  e  di  parte  in  \arie  dechiarando  ^  aprendo  fin  a 
qui,  POfca  comhiufe.  Poi  conchiud^nh  e  uenendo  a  la  refilution  del  duhio  diffe.  Se  diuerfi  e  uai 
ri  offici,  arti  tfT  (ffircitij  fono  neceffiri  a  tal  mfìro  politico  uiuere,  Conuien  duntjue  LE  radici,  ào 
è-.  Le  cagioni  de  uofìri  effetti  effer  ftmilmente  diuerfc e  uarie,  E  cju'fle  fono  le  diuefc  uirtu  O  ini 
fiuentie  fofìe  da  Dio,  come  prima  cagione,  ne  le  feconde,  chefcno  le  felle,  letfuali  (jua  giù  tra  noi 
diuerfamente  poi  injìuifiono  la  fua  uirtu,  ciafiuratale,  ^ual  ella  Iha  riceuuta  da  Dio,  E  di  juiauie 
tie,  che  tra  noi  Wno  nafie  Solone,  ciò  è',  nafie  atto  a  hen  fafer  ordinar  la  "Rep,  Et  altro  Xerfi,  Et 
altro  atto  a  ruinarla,  ferche  Solone  pi  inuenfore  de  le  giufìe  e  fante  leggi  che  diede  a  la  fua  Afenie 
fi  patria,  fitto  de  lecjuali  lungamente  fi  confcruo,  E  Xerfi  figliuolo  di  Dario  Re  de  Perfifii  (judh 
che  per  finir  la  guerra  cominciata  dalfadre  contra  de  gli  hteniefi,come  dicemmo  nel  xvy.  de  l'inf, 
fa  fio  in  Grecia  con  efprcito  cjuafi  innumerahìe,  iì(]ua\  fey  opera  di  Temifiocle  Aieniffc,  in  haUa 
glia  nauale  fu  rotto,  et  egli  a  pena  fi  potè  uilmente  fiìgglre,  talmente  che  p4  ruina  di  tutta  la  Ver'* 
fia,  Ondel  Pet,  di  lui  diffe,  Pon  mente  al  temerario  ardir  di  Xe>fi,  che  ftce,  per  calcar  li  nojìri  Hi 
ti  Di  noui  ponti  oltraggi^  a  la  marina,  E  uedrai  ne  la  morte  de  mariti  Tutte  uffiite  a  hrun  le  donne 
Perfe,  Altro  Melchifedech,  ciò  è,  Altro  dedifo  al  facfrlotio,  perche  coffui  nel tejìamtnto  ufcchiopi 
il  primo  facerdote  e  Re  del  pofolo  di  Dio,  ET  altro  cjuello,  che  perfe  uolando  il  figlio,  E  ^wr/?o  ,  fei 
conio  lefiuoìe,  fii  Dedalo,  intefo  per  ogni  ingeniofè  efotiile  artijla,  Deljuale,  e  come  /f  ;  de  il  fi', 
gito  Icaro  uolando,  dicemo  nel  x\'ij.  de  Vìnf 


La  circular  natura^  chefuggeìlo 
A  la  cera  mortai,  fh  ben  fu  me  ; 
Ma  non  diVùngue  Un  da  laltrohofìello , 

Quinci  adiuien  ch'Efau  fi  diparte 
Ter  feme  da  Itcobje^r'  uìen  ^:iuirino 
Va  fi  uil  padre  che  fi  rende  a  Marte , 


Hrf  dimofiràto  ,  cVe  ijio  effirla  fua 
frouidentia  uirtu  t7  infìueniia  ne  le  fieli 
le,  e  ciafcuna  infieme  col  fuo  da  luifroue 
duto  V  oriinAto  fìne^  alcjual  di  necfffxta 
conuien  che  ogni  froueduta  uirtu  t^  ini 
fìuentia  corra  .  Ha  poi  conclufc,  ihtl  uii 
uer  ciuilmente  in  ccpagnia  e  meglio  del 
uiuer  in 


CANTO 

ì^atuYd  ^tnmii  il  fuo  camino 
Sìm'ìl  farebbe  fempre  a  generanti  ; 
Se  non  uincejfcl  proueder  diiàno^ 

Kor  quel ,  che  tera  dietro ,  te  dauanti  : 
lAa  perche  [appi  che  di  te  mi  gtoua^ 
Vn  corolario  uo^io  che  tammanti  * 


0  T  T  A  V 

uikfY  in  fclituiinf  e  folo,  E  jt^ff!o  «owpi 
tfrftfiyf  fcn"^! mr^  di  iiufrfi  offici,  av^ 
ti,  ^  #>'t'^}'>  (  ffr  fifflo  glinfìufft  ie 
le ft file  fYoiucanù  cjua  gin  diuerfi  e  uari 
ingegni  i  ffofìi  cjual  ad  uno  e  ijual  ai 
unaltro  officio  tir  ffjcrcitio,  come  fey  teff 
fèm^iodi  Sohneedi  XfYfcyViMfìchìjcf 


ifch  e  di  Dedalo  in  general  haliiamo  uedufo .  Horrf  fey  fclutY  il  duhio,  come  di  huon  fadre  foffa 
najcer  Yeo  flghuoloy  difcfndendo  apaYticolayi  dice,  che  LA  cÌYculaYna(uYa,cio  e ,  La  natura  de  eie 
li,  che  circulaYrnente  fi  moueno,  <^^^fuggello,  Latjualè' firma,  A  La  cera  moYfaU,  A  la  mafef 
m  cOYfOYe^,  ffYche  ne  impime  le  fj,e  influentie,  cornei  fuggeìlo  xrrìfYime  del  fuo  frgm  la  cera,  FA 
len  jìi  arte,  VeYche  dun  huomo  fà  utìaltYO  huomo,  end  un  LauaHo  od  oltYO  animale,  MA  non  difìin 
gue  luno  hopeUo  da  laltro,Ma  non  ha  cura  dinfvnier  femore  uva  m.edefma  infìueniia  a  tutti  cjueUi 
^una famiglia.  Et  a  cjuelli  di  c^ueUaltYa  unaltra,  feychel  figliuolo  shahhia  a  rédey  fmfre  di  natuYa 
fimil  al  fadre,  E  di  (jui  auiene,  che  Efau  ft  dij^arfe  fer  fme  da  lacoh,  ferche,aufnga  che  ognun  di 
(or  due  fiffe  SEme,  ciò  è'.  Figliuolo  del  patriarca  ifahac,  et  ad  un  medefmo  farfo  nati,  Ncdimeno, 
tilt  fa  i^puentìafii  cjueUa  chehhe  nei  ftid  nafcer  ifnu,  che  ftt  armigero  e  fiiferlo.  Et  altra  ijuella  di 
lacci,  che  fu  pacifico  V  humile,  E  Qiuirino,  ciò  è ,  Komulo,  che  fofc  Koma,  uien  dtfcefo  da  ft 
ignolile  er  incognito  padre,  che  per  effcr  armigero,  ualorofc  efirte,fi{  detto  e  tenuf^,dalafua  ir.t 
fluenfia,figliuol  di  Marte .  t^Atura geneyata,  ìAofìra,  che  naturalmente  i  jfadri  produrreUero 
e  figliuoli  in  uirtu  e  c^ftumi  fimili  afc,(juando  che  Dio,  fer  far  che  glihuomim  poffn  meglio  uiuer 
ciuilmenfe  in  compagnia,  mediante  diuerfi  e  uari  offici,  corsie  hahhiamo  ueduto  difcjf  ra,  e  che  uuol 
infirire,  non  fcfp:nefp  ad  effa  natura .  Dice  adticjue,  che  la  natura  generata  ne  generanti,  ciò  è  , 
la.  natura  generata  nefadri  che  generano  i  figliuoli,  TareUefcmpre  ad  efp  generanti,  IL  fitO  ca^ 
mino,  do  e*, \l  fuoproceffc  fmile, perche  talefarehhe  efpril  figliuolo,  aual  e-  il  padre,  SEI  prouei 
ier  diuino^àù  h,  '>e  laprouidenfia  di  Die,  ùffonendofi  in  ejuefìo  ad  fifa  natuYa,  no  uinceffe  e  fiffe 
fitferioY  a  lei.  Et  e- la  melefima  cjuifiione  che  nel fcttimo  del  Vurg»  moffe  in  ferfcna  di  SoYdelìo,oue 
affé,  R  ade  uolte  rifùrge per  li  rami  Lhumana prolitate  e  cet,  oue  coclufè,che  Dio  permeUeua  juef 
fio,  a  ciò  che  U  uirtu  fi  riconofieffe  da  luie  non  da  altri .  HOr  Huel,  che  tera  dietro  tè'  dauanti, 
ciò  ^,  Hora  cjuello,  che  fu  ne  uedeui  ne  intendeui,  onde  tera  nato  il  dulìo,  hoYa  uedi  tfT  intendi, 
peyche  te  Iho  yefcluto.  Et  ^  la  dechiaratione  di  tjuel  che  diffe  di  fcfra,  Sio  foffc  mafìrarti  un  uer9 
<t  (fuel  che  tu  dimandi,  terrai  il  uifo  come  tienil  doffc  ,  Ma  perche pjfpi  CHr  di  te  migioua,  ciò 
che  dififisf^rti  interam.ente goh.  Onde  difipra  diffe,  E  fcm  fipien  damor  che  per  piacerti,  Kon 
fia  men  dolce  un  foco  di  (juiete  .  V O glio  che  tammanti  un  corolario,  V oglio  che  taggiunghi  una 
tonclufione,Eth'  ottima  comparatione,ferche  fi  cornei  manto  è- hahito  aggiunto  fipra  de  ghaliri 
hahti,  cofi  ti  corolario  e  conci  ufione  aggiunta  fipra  Ultre  conclufioni . 


Se^ftpre  natura  fe  fortuna  troua 
Difcorde  i  fe*^com'cgnaltra  femente 
F«or  di  fua  regtcn  fit  mala  proua  « 

E  fd  mondo  la  gm  poncffe  mente 
Al  fondamento ,  che  natura  pone  ; 
Seguendo  lui  hauria  bona  la  gente  ♦ 

lAa  uoi  torcete  a  la  religione 
Tal'jchejia  nato  a  cinger j\  la  J^adat 


e'  cofa  mdnipfìa,  che  fi  cornei  fcme gettai 
io  in  terra  no  conueniéte  a  la  natura  fua, 
mn  fa  mai  luon  frutto,  Cofi  chi  fi  da  ai 
fjprcitio  non  conueniente  a  lingegno  fi<o, 
no  fa  mai  huona  proua,  E  ijuffio  fuo  aue 
nirin  due  modi,  o  per  mala  eletiione,  non 
Uuedo  Ihuomo  len  ffuto  conofcere  il  fuo 
genio  ,  alijual  ìa  natura  lo  inclinaua,0 
tfr  difiuo  difirtuna  che  fi  difiorda  con  la 
A  T 


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Postillati  16 


PARADI  SO  CANTO  OTTAVO^ 

E  fate  Re  dì  tal ,  che  da  fermone  t  natura ,  la^ual  mólte  udte  inclina  !hmi  - 

Onde  la  traccia  uoflra  e  fuor  di  ftrada^        m<i  a  c^fc  granii  e  magnifiche ,  chelafua 

iffYfjfa  firtuna  non  If  può  fatire,  come 
pria  iun  montanaro,  alijual  efja  natura  hauefp  iato  lattituiine  di  fafer  regger  e  gouernar  un  rei 
gnOf  ma  che  fer  non  hauer  la  la  firtuna  cfuei  mel^  neceffari  (la  poter  a  tal  reggimento  e  goufrnù 
feruenire,  tal  attitudine  inluiè'jìata  indarno.  Vero  uedrem  coftui,  in  tutte  [e  fue  attionì,  r^feraf 
male  C7  infelicemente,  Onie  Giuuenale,  Hauiftcile  emergunt  (fuorum  uirtutilus  ohftaf  Rer  ani 
gufìa  ioni ,  E  Sei  mQnh,  do  è-,  Seglihuomini  (fuagiu ponejpro  mente  er  auertiffero  al  fiondai 
mento  che  natura  pone  in  loro,feguenllo  tal  fondamento,  effo  mondo  haueria  U  gentt  huona,  perche 
òafcuno  feguiria  il  fuo  naturale  inftinfo,  che  lo  condurrehie  a  ferfèttione^  Ma  noi  torcete  e  difuiate 
tale  dal  fio  corfo  naturale  tirandolo  a  la  religione,  che  fia  nato  a  cinger ft  la  fpada,  e  dar  fi  a  U 
militia,  E  fate  Re  di  tale,  CH^  da  femone,  ll(Jual  ^  nato  e  desinato  al  pulpito,  ONde  la  tracci4 
uoflra  /  fii^r  iijìraia,  E  di  <jui  nafte  chel proceder  uoflro  è"  imperfètto  e  uano . 

CANTONONO. 


T^a  poi  c^e  Carlo  tuo^  betIaClemcn*^j 
Mhebbe  chiarito  ;  mi  narro  ^inganni , 
Che  riceuer  doiiea  la  fui  femenTjt  ♦ 

Ma  diffe^Taci  ;  e  laffà  uolger  gUanni  : 
Si  ch'io  non  poffò  dir^fenon  che  pianto 
Giufìo  uerra  dirictro  a  uofJri  danni  ♦ 

E  già  la  Ulta  di  quel  lume  finto 
Riuolta  fera  al  fol ,  che  la  riempie  J 
Come  quel  ben ,  che  ad  ogni  cofa  è  tanto 

Ahi  anime  ingannate  e  fhttur  empie  j 
Che  da  ft  fhtto  ben  torcete  i  cori 
'DriTj^ndo  in  uanii<x  le  uoflre  tempie^ 


Vimofìral  fOeta  nel  fyefente  canto,  carne 
dopol  parlamento  hauufo  con  Carlo  Man 
fello,  ftando  anchora  nel  ter^  cielo,  e  di 
(juedo  nel  corpo  de  la  fua  fieli  a,  fe  li  rapi 
prefcnto  lo  Jpirito  di  Cunlffa  foreHa  d'A^ 
^lino  da  Romano,  delifual  dicemmo  nel 
xjr*.  del'Inf.E  daUi  finge  effcrli  fredei 
to  alcune  calamita  de  la  Marca  Triuigiai 
na  di  doue  ella  era  fiata,  E  cùfi  ancora 
dalcune  altre,  e  fattoli  conofcer  Folco  da 
Marftlia,  Varia  con  lui,  dal c^ual  intende^ 
dire  ad  altre  cofe,  (juiui  fjpr  Raaimere 
irice  Hehrea  de  la  città  di  hlierico,  ffr  ha 


uerfauovito  a  hfùe  ne  lef^ugnatme  di 
talcittk  entrando  in  ferra  di  fromiffione,  de  lacjual  {per  tranfitò)  mofira  chel  Papa  e  Cardinali, 
fummerfi  ne  lauarifia,fi  curin poco  .  ^  DA  poi  che  Carlo  tuo  Ma  clemen^,  Clemen^ 
dicano  effire  fiata  figliuola  di  Carlo  MarteEo,  a  lacjual  il  poeta,  come  tornato  da  la  fua  peregrinai 
fione,  indri'^lfitoparlare,  e  le  dice,  ciò  che  finge,  cheffc  Carlo  fuo  padre,  oltre  al  ihìarirli  il  dui 
ho,  che  nel  precedente  canto  hahhiamoueduto,  gliha^ea  narrato,  cherano  glingm  eie  fraudi  che 
l  A  fuafemen^,  ciò  e" ,  La  fua  fihiaUa  e  frole  douea  riceuere,  t  Jpefidmente  Carlo  Vmlerto  fu9 
figliuolo,  come  uuol  inferire,  da  Ruierto  Re  di  Puglia  fi<o  fratello,  ì^ual  Occupaua  effo  rtame  à 
forto  al  detto  Vmlertofuo  nipote,  Verche  effendo  effo  Martello  e  R  uherto  ognun  di  loro  fi^'iuolo  di 
Carlo  fecondh  Secarlo  Martello,  cheral  prim:ì  genito ,  non  moriua  inan"^  a!  padre,  fuccedeud 
dopo  lui  in  tal  reame,  ma  morendo,  douea  fucceder  ad  effo  Carlo  Vmierfofuo  figliuolo,  e  non  a 
Ruberto  fecondo  genito  di  Carlo  fecondo,  comefcriue  il  ViUani  alchxs.  delnono  Uh.  de  la  fua  opei 
fa,  Due  dice,  chejfo  Mmlerto  non  fi  contento  mai  di  Ruberto  fuo  harh .  Soggìungel  poeta,  effo 
Martello  haufrli  detto  che  doueffe  tacere  e  laffar  uolger glianni,  perche  a  trattar  di  cjuejìa  materia, 
egli  nonpotea  dir  altro,  fenon  che  dietro  a  danni,  chepn  tali  inganni  e  fraudi  doueano  figuire, 
uerreUegiuffo  pianto.  Et  in  fentent  a  uuol  infirire,  che  ne  fcguirehhe  dannofa  e  lagrimofa  ueni 
ieua,ferglinfilici  ca fi  che  ioueanofuaedere  ade^foRuUtto.e  ^onfcc^uentemente  amili  f\d 


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Postillati  16 


PARADISO    C  A  NT  O    N  0  N  O* 

fuUiii^  ìi  eh  in  farle  hMimo  ieUo  in  fffo  freceUnte  canto,  Onìt  il  ieUo  Martello  Uffe,  che 
f  i«  fvjfe  fiato  al  morjo,  cht  molto  fm  di  mal  mn  fmhht .  ECiala  uita  li  juel  lume  (Ini 
ro.  Torna  il  fOfta  a  la  fua  materia  e  dice,  come  già  LA  uita,  ciò  e  ,  la  ueduta  di  quel  fanto  lui 
me  di  Carlo  Martello,  Sara  riuolta  Al  fcle,  ciò  e  ,  A  Dio,  i^ual  riempie  e  fatia  effa  ueduta,  coi 
me  juel  fcmmo  hene,  CHe  ad  ogni  cofiie  tanto,  ìljual  ad  ogni  creatura  *  tanto  che  hajìa,  perche 
àafcuna  ne  farticifa  tanto,  <ju(ìnto  fatifce  la  fua  natura  e  dijfofuione,  Et  il  ueder  lui  fi  e'"  la  uita 
hgni  leato  ,  fer  efpr  quel  nettare  ,  deìqual  /c/o  ognun  di  /or  fi  fatia  .  AHi  anime  ingannate, 
Afoflrofa  il  foeta  a  quelli  ignoranti,  iquali  ingannati  da  quejii  falft  e  caduchi  terreni  beni,  tori 
ceno  i  cori  loro  da  Dio,  iìqual  fclo  ^  uero  e  ^erfetuo  lene,  driT^ndo  LE  tempie,  do  e  ,  lejfef 
ran'^  loro  in  fmil  uanita,  E  dature  emfie  dice,  j^erche  divietata  e"  la  fattura,  che  ft  [arte  dal  fun 
fattore,  ciò  e,  Crudele  e  la  creatura,  che  fi  diuide  dal  fuo  creatore . 


PARADISO 


E/  ecco  unaltro  di  quelli  Jj^Undori 
Ver  me  fi  ficc  ;  el  fuo  uoler  pìscermì 
S'gfiifì'^'^ua  nel  chiarir  di  fuori  ^ 

Cliocchi  di  l^eatri ce 'ycheran  férmi 
Scura  me  j  come  pria  *y  di  caro  affcnfò 
Al  mio  difto  certificato  firmi  ^ 

Veh  metti  al  mio  difio  tofto  compenfi 
Beato  jpirto ,  dijft ,  e  fàmmi  proua 
Che  pojfà  in  te  refletter  queU  chio  penfo 

Ónde  la  luce  5  che  m'era  anchor  noua  j 
Del  fuo  profóndo ,  ondella  pria  cantaua , 
Seguette y  come  a  cui  di  ben  fnr  gma^ 


Tornanhlfìefdi  a  U  fud  materia,  intra 
ducf  a  parUy  Cumffa,  lacjual,  fi  cme  ue 
irem'^  Ma  mejffma  ajfeYma,  fit  fcrelf 
la  d'AZ^lino  da  Rontrfro,  f  dicano  fffet 
Yfjìata  hnna  di ^erttilifPm  er  humanif 
fimi  cofìumi,  ma  nel  hfduo  amore  (juafi 
fen'^freKo,  Nonlimero,  che  f  entità  fi  uh 
iimamente  del  fio  errore^  dofo  la  dehiu 
fenifentia,  cornei  petauuolinftrire,  mei 
rito  (jufflo  ter^  grado  di  headiudine . 
Vice  adunque,  ET  ecco  unaltro  di  (jueBi 
ffìendorifi ft  uer  me,  E  figmficaua  neÌ 
chiarir  di  /wor/,  ciò  ^,  Ue  la  letitia  che 


il  fuor  mojìraua,  IL  fuo  uoler  piacermi, 
ciò  h'.  La  uòglia  che  gli  hauea  ii  fitiffàn 
mi .  OnJe  uoltatomì  a  beatrice,  come  in  tal  cafo  era  femfre  ufato  dijnre,  uidi  li  fitoi  occhi  cheras 
fio  fermi  fcfra  di  me,  come  prima  cfuando  me  li  riuoltaifer  ufder  fcHa  afpntiua  che  io  farlaffi  con 
Carlo  Martello,  Onde  cheffi  mi  firon  certo  di  caro  afpnfò  al  mio  defiderio ,  Et  in  fententia,  lo  coi 
mhhi  ne gliocchi  fitoi  chella  afpntiua  al  defiderio  chauea  di  parlar  ad  effo  ff  trito .  D£  h  metti  al 
mio  uoler ,  Voleua  e  defideraua  Dante  fàpey  da  ^uefto  ffirifo,  chi  egli  fifp,  e  la  cagime  perche 
gliera  dato' <{uel grado  di  leatitudine,  E  pero  uoltatofi  a  lui  dtce,Dehieato  fpirito,  MEtii  fofio 
iompenfè,  che  tanto  uienadire,  Satit/a  tofìo  al  mio  u:ìlere,  E  J^ammifroua,  E  fàmmiftr proua  coi 
nofcer  e  uedere,  che  (juel  chio  penfo  poffa  refìetter  in  te ,  Lacjual  cofa  comfcero,  come  uuol  inftrii 
re,  fé  tu  fenT^  che  io  ti  manifrfti  ^ual  fia  effo  mio  uoler  e ,  futitfàrai  a  c^ueRoy  ferche  allhora  io  im 
tenderò^  che  rimirando  tu  la  fita  Troni  ordinati  a  cjuejlo  ter^  cielo,  tu  ueda  in  e^ueJìi,  come  in 
uno  fpecchio,  effer  rapprefcntato  da  Dio,  nelaual  ficontengon  tutte  le  cofe,non  fclamente  ogni 
mio  penfiero,  ma  cjual  fi  uoglia  altra  cofà  che  tu  intendi  uoler  fipeye  ,  E  cofi  fer  proua  ppro, 
che  (juel  chio  penfo  pòfjà  refìetter  in  te,  non  effendo  altro  refìetticne,  che  dimojìratione  duno  ohi 
ietto  per  unaltro ,  come  la  luce  del  fole,  (juando  fi  iimofira  per  la  luna,  per  laojua,  0  per  lo  ffeci 
ihio,  E  chel  modo  del  ueder  de  heati,  fècondol poeta,  fia  di  mirar  ciafcuno  in  (juel  ordine  dangeli 
attrihuito  al  grado  fitO,  lo  uedremo  dt  fitto,  oue  inperfcna  di  Cunijfa  dira.  Su  fcno  fffcchi,  uoi  dii 
cete  Troni,  Onde  refùlge  a  noi  Dio  giudicante  ,  ONcf^,  ciò  è-.  Ter  lacjual  co/<f,  L  A  luce,  che 
iel  fi^o  profondo  t!T  armoni'^nte  fiono  cd^ualella  prima  cantaua  ofanna,  come  uuol  infirire^ 
hauendo  nelprecedente  canto  detto,  E  dietro  a  <]uei,  che  più  inan'^  apparirò  Sonaua  Ofannaecet^ 
MEraanchoY  nuoua,  IPerche  di  (juel  tal  profóndo  giro,  neffunaltra  nera  anchora  uenuta  a  me , 
SEguette,  Seguito  dietro  a  la  mia  dimanda,  in  dire,  COme  a  cui  gioua  di  len  fare,  ciò  è',  Toi 
rpy^iitfirn>*^^  Po  e  ^fti^ljlìjmf,  cornerà  fiata  richieft^  Ji/fi,  Deh  mfUe  al  mio  uoler  tojìo  mi 

'  ^  fenfi  e  cet,  perche,  chi  fi  diletta  difiir  len  fa  tofio  . 


in  quella  parte  de  la  terra  praua 

Italica  ;  che  fiede  tra  Rialto 

E  le  fontane  di  Brenta  e  di  Vtaua  ; 
5/  leua  un  colle ,  e  non  farge  mvlto  alto } 

La  onde  fcefe  già  una  facella , 

Che  J?ce  4  U  contrada  un  grande  afjàlto  ♦ 


Defiriueil  poeta,  in  perfcnaJiCumlp, 
la  Marca  Triuigiana,  donde  ella  fìi , 
Lacjuàl  ha  da  me^  H  V  ine  già,  doue  e 
Rialto ,  Da  ftttentrione  glialti  monti, 
che  la  diuidono  da  la  Ma^na,  Da  occii 
dfnte ,  fuY  fu  dftti  monti ,  le  fintane, 
i^nit  nafiel  fiume  de  U  Brenta,  che  cori 
repel 


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Postillati  16 


CANTO 

Vncni  fdàice  ndc^uì  &  io  cr  ellat 
CunìUafui  chiamati e  qui  refuì^j 
Verche  mi  uinfd  lumt  Jefla  Jìefia, 

Ma  lietamente  a  me  meiejma  indulgo 
trt  cagwn  di  mia  Jorte-^e  non  mi  noiat 
Che  forfè  ^arria  forte  al  uoflro  uulgo  ♦ 


1^  0  N 

rf  del  P<idouti>iò,^3t(  Oriente,  fì<  mi 
éefmi  monti,  U  fintcme  donJie  nafce  il 
fiume  éi  Piana,  che  corre  fel  Trmgiai 
TtOf  E  chiama  fraua  <^utfia  fayte  àt  U 
terra  Italica, fer  li  ìfeffmi  tiranni  che gyà 
fcm  fiati  in  (juella,  E  non  chiama  fraine 
tutta  la  terra  d'ifalia,  come  altri  han$ 
no  intffo.  Ordina  adunc^ue  coji.  In  jueU 
la  f  arte  fraua  le  la  terra  Italica,  E' non  in  quella  parte  de  la  terra  Ualica  fraua,  CHe  fede,  l4$ 
tjual  fofa,  come  hahhiamo  già  detto.  Si  Itua  un  colle  non  molto  a!to,ful(jual  è-  pjìa  la  terra  di 
nomano,  LA  onde,  do  è-.  Di  douefcefe  già  Vt^a  ftcella,  Wna  fiamma,  tntrfa  fer  AZ.^lino  , 
CHf  fice  un  grande  afjalto  a  la  oòntrada,  come  nel  già  ietto  xif,  canto  de  l'inf,  uedemmo,  D  Vw< 
radice,  ciò  è',  Vun  fadrt  nactjui  CT  io  Cunilfa,  Ella  fkceUa,  Aduntjue  fui,  come  uuol  infirii 
te, [creila  d'AZ^Hno,  iniefcper  effafàceQa,  E  Quirefìdgo,  E  (juiin  (fuefio  cielo  rijflendo,  PEri 
che  il  lume,  ciò  Verche  linflueniia  defta  fiella  di  Venere  miuinff,  M<t  lietamente  Wdulgo,  eia 
^,  Perdorio  a  me  medefma,  lAcagion  di  mia  fcrte^  la  cagione,  ferche  ijuefio grado  ii  heatitui 
iine  mifta  fcrtito^  la^jual  cagion  fi  e-,  Irfpr  io  la  giù  in  terra  fiata  lafciua,  E  fer  (juepo  fétitami 
del  mio  errore,  e  fattone  la  debita  ffnitentia^  ho  meritato  che  (juefto  tal  grado  mifia  dato  in  ferie,  f<^tiffe\t%^%.y 
E  tal  cagione  NO72  mi  n:)ia,  ciò  è",  N;>nft  chio  m^  nefenta,  CHr firfi  al  uofiro  uulgo  farriafcrt 
te,  ParreUefvrte  a  credere  a  lignorante  uulgo,  che  i  heati  non  fi  fentififiro  de  glierrori  commefjt 
fer  loro  al  mondo,  non  intenderìdo  chel  fentimento  del  male,il<jual  non  e  altro  che  rirr:orfc  di  con 
fiientia,  non  fuo  flar  con  la  beatitudine,  Onde  fOcO  di  fitto  ueiremo,  che  in  ferfcna  di  Fo/co  a  tal 
frofofito  dira,  No«  fero  cjui  fi  fente,  ma  fi  ride  Non  de  la  colf  a,  che  a  mente  non  torna  e  cet. 
Onde  nel  xxviy.  del  Purgatorio  in  ferfina  di  Mateìda  fofiche  lanima  furgata  fer  afiender  al 
farad,  hifcgnauache  leueffe  frima  del  fiume  leteo,  iìcjual  toglieua  la  memoria  dalmale^  Efoi 
ii  Eunoe  ,  che  rendeua  la  memoria  del  iene  ^ 


Di  qucfìa  luculenta  e  cara  gioia 
Vel  nojlro  cielo ,  che  f  iu  me  j^ropìnqua^ 
Grande  fitma  rimafe  3  e  pria  che  moia , 

Quefio  centefimo  anno  ancor  ftncin qua  i 
Vedi  fe  Jhr  fi  de  Ihuomo  eccellente 
Sicché  altra  uita  la  prima  rcVwquat 

E  ciò  non  penfa  la  turba  prefente , 
Che  tagliamento  ^  Adice  richiude^ 
per  ejfcr  battuta  ancor  fi  pente  ♦ 

Ma  tofiofia  che  Padoua  al  palude 
Cangerà  lacqua ,  che  Vicen^  bagna , 
Ver  effcr  al  douer  le  genti  crude  ^ 

E  doue  Sile  e  Qagnan  [accompagna , 
Tal  fignoreggta,  e  ua  con  la  tefia  aha^ 
Che  già  per  lui  carpir  fi  fa  la  ragna. 


Hauendo  Cuniffa  fitis^tio  a  V^nte  in  iir 
chi  (Ha  era,  e  ferche  (juel  grado  di  heatii 
tudine  hauta,  li  moftra  Fo/co  di  Marfilia, 
(hera  fiu  frejfc  di  lei,  Deltjual  dice  effir 
vimafi  fi  gran  fitma,  che  frima  chfHa 
ra,  ijuel  centefimo  anno  da  lincarnatione 
di  Chrifio,  che  correua  aQhora,  cheta  il 
ter^  centefimo  fcfra  mille,  come  uedemi 
mo  nel  XX/,  de  Vlnf.ouein  ferfina  di 
Malacoda  dijfi,  HiVr  fiu  oltre  cinijuhore 
che  ijuefihoUa  Mille  dugento  con  [(jjanta^, 
fii  Anni  comfier,  che  ejui  la  u'ia  fit  rotta, 
fi  farehte  il  cjuinio  centefimo,  che  tanto 
uien  a  dire,  che  durerebbe  ancora  dug'.ni 
to  anni  oltre  a  cjuelli  che  da  la  fua  morte 
fin  aDhrora  era  durata,  E  non  che  durerei 
he  ancora  cimjuectr.to,  com^  Jtrt  hann^ 


httefc.  Dice  aduncue  di  lui.  Di  t^uefia  gioia  l  Vculenta,  ciò  h  ^i^ria  di  luce  e  chiara  del  «o//ro 
le,  la^ual  me'  fiu  frofinìua  e  mina,  Kima[ègrd  fima,  E  Prima  mot  de  moia.^uejto  centtjm^ 


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Postillati  16 


PARADISO 

ttnm  nelijualUyd  ftamOycmfiml  inprirf,  Slncin(jua,cio  è'.  Si  farà  il(juinh  ceifftmo,  Vaceh 
urrltì  di  fai  mmrYQ^  Ma  di  Fo/co  dirmo  pco  di  fitto,  WEdi  adurtcjuf  fe  Ihkomo  ft  dff(Y  fimafàrfi 
fccellfntfy  CHf  U  Jprima  uita,  do  ^,  QUffta  caduca  e  mortale  KElinjue,  laffì  altra  uita,  chè' 
éjufUa  che  fi  uiue  fer  /ima,  Ei  in  fenttniia  hda  che  fi  dehla  uiuer  tariti  uÌYtu:)famente,  che  dopo  U 
morte,  per  la  ecceUentia  de  la  c^nfiguita  uirtit,  Ihuomo  laffi  tal  fima  di  fe  al  mondo,  che  mediante 
jueBa  jdcjwfii  unaltra  uita ,  E  Ciò  non  fenfa,  Vitupera  lignorante  turta  del  fito  faefi,  iltfual 
Yichiufo  e  contenuto  da  ijuefii  due  fiumi,  ragliamento  da  Oriente  in  Vriu^i ,  et  Adice  da  Occii 
dente,  chef  affa  a  Verona,  lajual  turha,  uiuenìo  uitifamente,  non  f  enfi  a  tal  futura  uita,  Nf 
che  fer  flagello  riceuutò  da  Dio  fi  penta  anchora,  ne  fi  ritragga  dal  fuo  mal  uiuere  •  M<t  toff^ 
fia,  Ha  detto  de  le  genti  dd  fiiO  faefe  in  uniuerfale,  hora  uien  a  dire  in  particolare  di  (jueUe  daUui 
ne  de  le  fue  città,  E  prima  di  Vadoua,  finj^enio  di  predir  una  gran  rotta,  che  Iacopo  da  Carrara 
Signor  di  ifuella  cittk  riceue-  da  Can  grande  de  la  Scala  Signor  di  Verona  ne  torghi  di  Vic^/i^, 
tanno  Macxiiy .  a  di  xvy .  di  Settembre ,  La<]ualcittd  era  uenuto  per  torli,  e  rimafiui  prigione, 
come  nel  primo  de  Vlnf,  dicemmo.  Ve  lacjual  rotta  firiue  molta  hreumente  il  Villani  allxif.  del 
nono  Uh.  de  la  Jùa  opera,  laccjua  che  hagna  Vicen'^a  fi  è'  ijuella  del  fiume  di  Bacchiglione,  che  le 
faffà  a  toccar  le  mura,  E  cangerà,  perche  del  pingue  fi>arfc  de  Padouani  in  tal  conflitto,  di  bianca 
diuenne  roffi,  A  l  palude,  cjuello  che  in  cjuei  tempi  era  (juiui  uicino  a  le  mura  de  la  terra  per  loijual 
ejjo  Bacchiglion  pafjaua,  PEr  ejpr  le  genti  crude,  ciò  e,  Pertinaci  e  dure  e  non  uolerfi  piegar  al 
douere,  Comefaceano  e  Padouani  in  uoler  efitrpar  cfuel  che  non  era fito  .  E  Doue  Sile,  Detto  di  P<f 
doua,  uien  a  dir  di  Treuigi,oue  (juefii  due  fiumi  Sile  e  Cagnan  fi  congiungon  infieme,  IL  Si^or 
de  la(jual  città,  che  aHhora  era  Ricciardo  da  Camino,  dicano  ejpre  fiato  ùcci  fi  giocando  a  fiacchi, 
come  da  fifoi  nemici  era  flato  compoffo  ordinato,  Lac^ual  morte  il  poeta  finge  in  perfina  di  Cui 
niffa  di  predire.  Onde  dice,  che  (juiui  fignoreggia  tale,  e  ua  con  la  tefia  alta,  cHe  già  fi  fa  la  yai 
gna,Chegia  fi  compon  larete,  PEr  lui  carpire.  Per  penderlo,  Stado  ne  la  fimilitudine  de  la  ragna 
conlajualfipredon  gliuccelli.  Et  in  fintétia,che  già  fior  dina  il  trattato  da  fiioi  nemici  f  occiderlo . 


Piangerà  Feltro  dnchora  la  dijhlti 
De  Umpio  fiio  pàflor  ;  che  [ara  ^concia 
Sì  y  che  per  fimi!  non  fentrò  in  Malta  ^ 

T!roppo  farebbe  larga  U  higonciay 
Che  rìccuejjel  [angue  Verrarefe  ; 
E  fianco ,  chil  pefajjè  ad  oncia  ai  onda } 

Che  donerà  qucfio  prete  cortefcy 
Ver  mojlrarft  di  parte  :  e  coiai  doni 
Confórmi  fieno  al  uiuer  del  paeft , 

S«  fono  jp  cechi  j  noi  dicetc  Thronr; 
Onde  refidge  a  noi  Viio  giudicante^ 
Si  che  quefìi  parlar  ne  paion  honu 

Qjà  fi  tacette*je  fècemì  femhiante 
Che  fi>)fc  ad  altro  uolta  per  la  rota^ 
In  che  fi  mife ,  cornerà  dauante  ♦ 


Seguitando  Cunìffa  nel  fuo  dire,  Tocca 
una  hifioria,  anl^piutofioun  tradimen^ 
to  ufato  dal  S/efiouo  di  Feltro,  ne  la  fcpra 
detta  Marca,  Et  il  tradimento  e  cfuefio^ 
che  hauendo  efifò  Vefiouo  il  temporale  e  lo 
fpirituale.  Affai  notaiil  numero  di  cittat 
dini  Perrarefi  f^ggitiui,per  haueropef 
rat^  alcune  cofè  contra  lo  fiato,  fi  ridufpi 
ro  (juiui,  come  in  terra  lihera,  dùue  peni 
pluan  effer  ficuri,Ma  il  Vefiouo  a perfi^ai 
fione  del gouernator  di  Ferrara,  che  aHho 
ra  ft  teneua  per  la  chiefà, confi ntt  che  fif 
[ero  tutti  prefi  e  ricondotti  a  Ferrara,  do^ 
ue  a  la  più  parte  di  loro  fù  tolto  la  uita  , 
Vice  adunjue  che  Feltro  piangerà  anchof 
YaLA  difilta  ,  Digita  è-  uocahol  Frani 


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^fc,  e  tanto  ftgnifica  (juanto  mal  fitto, 
DE  l  empio  fin  pafiore,  ciò  è ,  Del  fuo  dif 
fietato  e  crude!  Vefiouo,  CHe  farà  (concia ,  La^juaì  difiltafira  fiiori  di  mifura  fielerata,  come 
hml  injirirf,  Si,  ihe  perfml  dtfiilta  t\Onfintro  in  Malta,  Malta  dicano  effer  fiume  cU  meUe 


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Postillati  16 


CANTO  NONO, 

Vif  I U^^  lì  ^aìfcrìd,  e  eh  juiui  ^  una  ime  dfl  meiffmo  nomi    '«'^Wf'  tilfrf  uolfr  il  Pofa  fctei 
uamfttfr  in  feYfftua  carcere  <ju(i  cherici^  i  feccati  de<juaìi  fiffero flati  irrimiffiUH,  Aiunjue  il 
peccato  il  ijuefto   efcom  fit  ft  ^mnie  y  che  fer  un  [mite  neffuno  intro  mai  in  (fueflo  carcere  di 
Mfflta  •     TRoffO  farebbe  larga  la  bigongiay  Mofìra  chel [angue  deffì  Ferrareft^  the  (juePo  Vefcoi 
uo,  lljual  fer  ironia  chiama  frete  cortrjèy  donerà,  farà  tanto,  che  la  bigongìa  chel  riceueffe  frebbe 
trofp  larga,  e  flantO  chi  ad  oncia  ad  oncia  lo  fefaffe,  frima  che  tuUo  Ihauejfe  fefto,  VEr  mcfirarfi 
di  f  arte.  Ver  dimojìrarf  egli  ancora  effer  fartiale  e  fautore  de  lachieft,  (Quello  da  che  douea,  in  fa 
mi  cafc,  effer  lontano,  E  Cotai  doni  jìano  confarmi  al  uiuer  del  jfaefe,  Verche  uiuendo  cjuelli  del 
faefe  male,  bifcgnaua  che  le  opere  loroftlJcro  juel  medefmo  .        fono  jfecchi,  V  Oi  dicete  Tro 
ìli,  t^el precedente  canto  uedmmo,  che  fcconiol poeta,  fffcnio  noue  i  cieli  che  fimoueno,  e  di  fari 
numero  gliordini  de  glìangeli  diftintiin  tre  gerarchie,  chel  poetaad  ogni  cielo  di  grado  in  grada 
0iUrìbuiuauno  de  detti  ordini  al  fuogouerno,  Wuol  adumjue  chel  modo  del  ueder  le  cofc  in  Via 
da  beati,  che  di  cielo  in  cielo  finge  che  fe  liraffjefcni^o  ,fia  di  riguardar  ciafcuno  tje  lordine 
ieffi  angeli  aUnbuìto  al  grado  fuo,  perche  in  queh,  come  in  uno  ffecchio,ft  rafprefcn^^no  tutte  le 
iofe  ne  la  medefma  firma  che  fcno  in  Dio,  Pero  ejfcndo  Cuni(fù  in  (juefto  ter^  cielo,  thera  il  ter'^ 
grado  di  beatitudine,  al<juale,fi  come  uedemmo  nel preadegato  luogo,    attribuito  lordine  de  T)o; 
ni,  che- il  ier^  de  la  frima  men  nobile  gerarchia  ,  mofìra  che  riguardando  m  <jue(li,hauerfref 
ueduto  tutto  ciò  che  di  fcfra  dal  foeta  in  ferfcna  di  Cuniffa  hahbiamo  infefo.  Onde  dice,  5  V,  cior. 
Di  fofra  nel  cielo  emfirto,  fcno  ffecchi,  i<luali  uoi  la  giù  del  mondo  infriore  domankte  Troni  , 
ONde  refiilge,  Da  (jualijfecchi  rij^lende  a  noi  Dio  giudicante.  Ogni  diuin  giudicio,  SI,  talmen 
te  ne  rifilenkno,  che  ^uefìi  farlari  che  io  tho  fitto,  NE  faion  Ioni,  Sapendo  noi  effer  ueri ,  come 
uuol  inferire,  ferche  ogni  cofa  uera  e-  buona,  come  ogni  filf^  ^  rea .    qvift  tacette  ,  Mofìra 
(he  finito  Cuniffa  il  fuo  farlare  ,  ferche  fmife  ne  la  rota  inche  era  primate  uenifft  a  lui ,  co; 
fiobbe  a  (juefìo  ella  effer  uolta  ad  altra  cura . 

Laìtra  lethìa ,  che  mera  oh  nota ,  P<iYtita  cuniffa  dalpoeta,fe  lifi.e  in  uifla 

Preclara  cofa  mi  fi  fice  m  uifìa  5  l^j^ra  letitia  intefa  fer  la  luce  di  folco 

dualfin  halafciojn  che  lo  Col  percota.  che  giaferlef.role  diCumffa  g^^^^^^^ 

,  -  -    1    r  Ci      r      ft.  ta,  PReclara  cofa  quafi  come  fin  balafcio 

Ter  Iettarla  fu  fi^lgorfacc^urfia  m  ^.rcotll  IcU,  Stando  in  cjueÙo , 

Si  come  nfo  qui  :  ma  giù  [abbuia  ^^^J^       ^.^^^  ^.  ^^^p^  , 

Lombra  di  fuor,  come  la  mente  e  trijta^  chiara  gioii  ecet.  PEr  letitiar ,  Mofìra 

Dio  uede  tutto -,  e  tuo  ueder  f\Uuìay  ^^^i^  fi,  in  cielo  Ver  letitiar,  cioè',  per 

Vijfio  ,  beato  fidino  \ fi  che  nuUa  rallegrare ,  SAc^uifìa  filg^re.  Si  confiti 

Voglia  di  fe  a  te  fucteffcr  fitia,  guejj:lendore,fi  comeintalcafcejua  giù 

Dunque  la  noce  tua  ;  chel  óel  traflutta  tya  noifac<jui}ìa  rifo,  COme  la  mente, eia 

Sempre  col  canto  di  quel  fiiochì  f  ti ,  e.  Come  lanima  di  detroofpreffa  da  aual 

Che  di  fei  ale  fitcen  la  cucuUa  ;  chepaffwne,  h  trfa  e  mefìa,  lOmbra, 

Verche  non  fi^t.fitce  a  mìei  defili  '''YiT^^^"'^^ 

j  .      #  ^  A-^vf^AtìAd-  aueh  che  la  fu,  come  uuol  tnjtrire,feY 

C,a  non  atu.dae  ,o  tua  d.minda,  L.^i^'ui.Jrh'IP'* 

„.„  aumiu .  Dio  u^i,  t.tto.  Qui  cominci,  ilfofU^rUnm  folco  il  mdefmochc  U 
J,h%nU,  che  infcrU^fiXcUMo  c^li  il  fuo  i.frirrio  in  VioJ.^sU,,f'n^f'* 


PARADISO 


mania,  my^er  a  fatisfirli,  Onie  iicf,.  Dio  uele  tutio^  E  di  <\uf^^  now  e'  cU  iuliti,  E  f«o  ueìft 
SìJlii'.ay  do  ^,  Veriftra  in  luiy  SI,  cig  è ,  Taìmnif  filiuia,  CHenuUa  uo^lia  ii  /?,  fio  ^,  cht 
Tìeffuna  uolùta  c\if  fia  in  luiy  cme^  la  mia  iifajffr  di  tua  condiùonf,  NOw  f  f/o  f/prfùij,  Non  /"«o 
fjpr  ftivata  f  nc.fnfìa  a  tr,  fuYc\)f  [clamente  tu  guardi  in  lui^cme  uud  infxriYf,  ferchf  dittò  c^ueli 

10  che  Li  uedcyihf  nufiafe  nefcludfytuUo  in  lui/ÌYi/ffrefintd .  Diiijuela  uOcf  tua,  CHe  trofiuBa^ 
€Ìo  ^,  Laqual  YallegYafmfre  ilcieh  al  canto  DI  (juei  fuochifif',  Bi  (fuei  SfYafìni  fiefofi  chfaYi 
ieno  di  CdYita,  feYihe  al  tanfo,  tT  alpoceìtY  dan^nlo  in  gÌYO  con  (juetli  faccOYdauano,  onde  nel 
fYe  cedente  ca*ìfo  dijp,  Achi  haufjp  {juei  luYni  diuini  Veduti  a  noi  ueniY  L'Iciando  il  gito  PYia  coi 
minciato  in  glialfi  S erapUni,  che  difci  ale  F  A  cen  la  cuculia,  ^anno  la  uejìe  de  lacjual ft  cOfYenOp  ■ 
Perche  cuculia  e  la  lunga  e  larga  uefìe,  che  fcglion  cOYnunemente  fOYtaY  i  rr.onaci,  t  coft  è'  dimttn 
àata  da  loYO,  VErche  non  fat'is^ce,  Perche  nonfatitfk  efjà  tua  uoce  A  Miei  difìj,  A  ieftderi  mie"^ 

11  ordina  cofi  il  tf\hy  Dnnjue  la  tua  hQCf^  che  traflud  a  femore  il  deh  col  canti  di  juei  fuochi  f^i 


10 

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Postillati  16 


CANTO  NONO. 

cI)^^«W3  U  cucuHd  Jifèi  ahyffnhf  Koyj  fatìsfice  a  dijtf'mei     Vu^l alun(]uf  inprire,  cleuei , 
Ifnk  fgli  il  ieft^frio  Jt<o  in  Dio,  dourehle  mouerft  a  fifisf^rli  fn^  affettar  freghi ,  cme  in  tal 
cMfo  ne  ancora  egli  ^Haff^ftterehte  lia  lui ,  Onde  dice ,  Cia  wow  attendere  io  tua  dimanda  Sl9 
yninfuafft ,  ciò  ^,  Sio  mi  metteff  col  uein  in  te ,  Come  tu  timmii ,  cme  tu  ti  metti  in  me.  Orti 
ie  tu  uedi  il  deftieri^  e  uoler  rwto  • 

La  maggior  mtt ,  m  eh  Ucqua  fi  (handa,  f''''^''  ^'f'^'''^ 

Incommcmo  aìlhor  k  fue  parole  ,  deìpeta.a  circunlcnuer  la  fu.  terrah 

c      1-       1  7    7.  ■    l'I    1  Cenoua^douenacque,E  non  diMarhliaf 

ruor  di  quel  mar  jChe  U  terra  mzhnlanaax  .  1    -  a,     -  j 

^     rr    j     '  1"      .  7  rt  cme  dicano  tutti  Mtrt  efboftton ,  doue 

rra  difcordanti  hti  contrai  Jole  .      ^^^^^  1,,^-,,,,^ 

ramo  fin  ua  ;  che  fa  meridiano,  Ma  Perche  fnfenia  meglio.  Fu  coftuifigì' 

La  doue  hrizonte  fria  far  Jole  ♦  -  .      .    .  _  > 

Di  quella  uaHe  fa  io  Inorano 

Tra  Vichro  e  Macra ,  che  per  camìn  cotto 

lo  Genoueje  ^arte  dal  Thofcano^ 
hd  un  occajò  quajx  ^  ad  un  orto 

V^ugea  Jxede  e  la  terra  ^  ondio  far , 

Che  fa  del  fangue  fuo  già  caldo  il  porto  ♦ 
folco  mi  d'jffc  quella  gente  j  a  cui 

fu  noto  ìil  nome  mio  :  e  queflo  cielo  . 

Vi  me  Jimj^renta  ,  comio  fè  di  lui  : 


uolo  dun  molto  ricco  mercatante  Genouf(è 
detto  Nanfit ,  iljual  uenendo  ei  morfr^ 
ìafso  Folco  in  ottimo  fiato,  e  per  hauer  lai 
vimo grande,  ft  mife  a  conuerfar  con  huoi 
mini  ualorùft  tfT  a  feruirli ,  E  fa  molto 
honoraio  V  afj^reZ^afo  dalKe  Riccardo, 
e  dal  Conte  Kamondo  di  Toìofo,  ma  fcfra 
((  tutti  da  Barai  di  Marflia,  de  la  cui  don 
na  inamor  dn  do  ft ,  fae  per  lei  molte  heUe 
canini,  de  lecjualt  in  juel  tempo  fa  repui 
tato  gran  compoptore,  e  nehcjuali  ìfrrgdi 
ua  la  fua  ftgnora,  e  perche  li  fit  pmpre  du 
Ya,  ufaua  in  (juetle  doler  fi  damare  .  Venne  cofìd  a  morte.  Onde  egli  per  lo  gran  dolore,  aUndoi 
-no  il  mondo,  efeceftfrate  le  lordine  di  Cifrai  con  due  fu  oi  figliuoli,  e  la  mo^Àe  di  (juel  medffirra 
crdinemonaca.  Cojìui  aduncjue,  come  di  fcfrahahhimo  detto, percheìa  fua  hahit  af  ione  dopo  U 
morte  del  padre  fa  fcmpre  a  Marftlia,  e  cjuiui  tolfe  donna  tifT  hehSe  figliuoli ,  fa  detto  Folco  di 
mrftlia  e  non  di  Gfnoua,  donde gHaltri  ej^fitori  hanno  prefo  errore  ,  E  (ju/fto  mojfc  il  FeirfiYi 
cha  nel  cjuarfo  del  trionfi)  damore  a  dir  di  lui,  Folchetìo,  che  a  Mar  fila  il  nome  ha  dato  ,  Fi  < 
Gfnoua  folto,  era  lo  ftrem.o.  Cangio  ^er  miglior  uìid  haliioe  fiate,  effcndop,  come  hatliamo 
letto,  ultimamele  renduto  frate .  \J olendo  adun^jue  circunfcriuer  Cenoua,  Vefcriue  prim.a  iuttol 
nofìro  marmediterraneofcfionela  mpggi^r  uaJle,neU(\ual  fi  ffandalaccjua  fiiori  dePOceai 
m,  che  inghiilania  e  circonda  la  te^ra,  Ferche  hccjua  deVO(eam  entra  in  otciètnte  da  lo  jìrftto 
ii'siUliain  ^Ufftamagg0^ualle,ula:u^l  fifffcmfdiferr.reorrctre,  Ftc^nfcfc  re  ua  contrai 
fole  Ferche  corre  U  Occidente  uerfo  Oriente,  al  contrario  di  f  wrZ/o  ,  TR«t  difcordantt  Itti,  Feri 
che  'diuidendo  Uff-ica,  che  li  fta  da  la  defìra,  da  leuropa,  che  li  fìa  da  la  frnifìra,  Ifcjualitpari 
ti  de  la  terra  fono  molto  difcorde  t^T  in  f^de  er  in  cofium.i  in  leggi,  CHe  ^  rntridiano  ,  U 
hue  prima  fu^l^r  ori^onte,  Ferche  cjuefìac^u^,  -'andò  de  l'Oceano  entra  per  lo  detto  fireuo  in 
quefìa  maooior  uaHe,  fk  il  fuo  ori^cnte  fino  a  liti  di  Siria  ,  doue  termina  ti  fuo  corfc ,  m 
ciunta  quìui ,  non  ui  fk  più  orinante  ,  ma  meridiano  ,  >ierche  ouun^ue  Ihuomo  fitioua  ,c^M 
\i  ferra  del  fuo  cpoha  il  fì<ocircolo  ^articolar  meridionale,  Ftil  circolo  de  lori^cnte  toi  pm 
oltre  ,  U  doue  uede  nafcer ,  o  corcar  il  fcle,  E  non  che  il  poet.  intendfe  di  parlar  del  circolo 
meridiano  uniuerfale!  che,  fecondo  la  fua  fittione,faffa  fcpra  di  UierufAmyome  altri  h.n^ 
m  intefc ,  Auenga  che  auefìa  cittk  fta  pofla  in  Siria,  e  non  molto  lontano  da  detti  Ufi ^ 
iuefìaualle,ìun^uediceFolco,faÌ9  Ll^orw, ciò H.fcwfor d^i  to, TR^  Hthof  y^cra, 


i 


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Postillati  16 


PARADISO 

fiflrù  è-  ficchi  fiume  f  chf  mette  tw  mare  tra  Mowrfco  cafifìlo^  oue  la  frimtfio  U  rmera  ìi  Cem 
ua  éa  U  fdìU  dipnente,  e  Ni^^  ciUd  in  Pyonen'^.Macra  e- fime  che  mette  in  mare,  tra  lerii 
ti  terra  (juafi  al  dirimfetto  di  Partoueneri ,  oue  ha  frimipio  la  riuiera  H  Cenoua  la  la  farte  di  lei 
uante^  e  S  f  renana  ciuk  di  Luni^iana,  Tanfo,  che  àafcum  di  (jueffi  due  fiumi ,  luno  da  la  farte 
éi  ponente,  laltro  da  la  farte  di  Ituante,  uen^on  ad  ejpr  quaft  cento  migla  dijìanti  da  Qencua  foi 
fta  in  me^  di  loro,  CHe,  Laejual  Wìacra,  Varfe  lo  Genouefe  dalThofcano  TErcoriO  camino.  Peri 
che  Qliaf enini,  nec^ualifcfra  Pontremoìi  nafcelaMacra,  E  che  dikidela  Liguria,  doueè-fojìa  Ce 
mua,  da  la  ìnfuhria,  o  uogliamo  dire  da  la  Lomlardia,  e  la  Th(^(cana  da  la  Romagna  ,  Vengon 
Huiui  a  riftringer  e  luna  e  Ultra  frouincia  in  molto  IreueJ^atio,  il<jual  diuifo  dal  detto  fiume  di 
Macra,  che  correndo  uerfc  me^  di,  laffal  Genouefe  a  deftra,  er  //  Thofcano  a  la  fmifìra .  AD  uno 
occafo  (juaft,  Bugea  è-  citta  foftafuljito  d'Affrica  daU  farfe  di  me^  di ,  (juafi fer  contro  a  Gei 
mua  fojìa  fui  lito  d'Eurofa  da  la  farte  fettentrionale,  Aduntjue  Bugea  fiede,  E  Genoua,  che'  la  ter 
ra,  donde  fii  Folco,  ancora  lei,  ijuaft  AD  uno  occafo  tfr  ad  un  ojto,  ciò  è'.  Ad  uno  Occidente  tfy 
ad  uno  Oriente,  perche  effendo  tanto  occidentale,  e  tanto  O'rientale luna  chelaltra,  uengon  ad  ha*, 
uer  in  un  medefmo  iemfo  il  di,  CT  in  unaltro  medeftmamtnte  la  notte,  e  (^Vafi  dice  ,  ferche  Bui 
gea  è-  alcjuanto  fi^  Occidentale  di  (juel  che-  Cenoua .  CHe,  ciò  e,  tatuai  terra  di  Genoua  doni 
dio  fui,  F  E  già  caldo!  forto  delfuo  pngue,  Oue  halhiamo  ad  intendere,  che  fecon  do  rfftrifce  Mefi 
fer  Augufìino  Giufìiniano  Vefouo  di  Uelio,ediligentiffimofcrittore]delhif}oria  Genouefe,  Corrtni 
do  lanno  di  nofìra  falute  Dccccxxx\i,  affaruedentro  a  la  città,  di  Genoua  uno  horrendiffmo  frodii 
gxo,  iljualfii,  che  in  una  molto  ficciola  fìrada  uicina  al  molo,  che  da  una  ftntana  cheta  in  (Quella 
ftnominaua  Fontanella,  e7  hoggifi  nomina  Bordigotto,fer  un  continuo  giorno,  non  grani 
difftmo  fpauento  di  tutta  la  città,  ejfà  fvntana  uerso  ahondantiffmamente  fangue,fmile  al  fan gue 
humano.  Et  auenne,  che  non  molto  dafoi,  effendo  ufcito  di  Genoua  una  fotentiffma  armata,  ue  ne 
giunfe  unaltra  di  Saracini,  lacjual  trouato  la  terra ffroueduta  di  deftnfcri,  iuUa  la  faccheggiorno. 
Et  occifcro  (juaft  tuttol  pf^lo  talmente,  chel  fangue  corfe  fer  le  jìrade  e  difcefe  fer  fin  al  molo,E  fcgi 
giunge,  che  non  contenti  dhauerla  faccheggiata  e  fitto  le  donne  ^regione  co  ficcioli  figliuoli ,  che 
lahbru^aron  tutta,  e  fartirondel  luogo.  Ma  dice  efpr  chifcriue,  che  tornata  di  la  a  foco  larmata 
Cenouffe,  e  ueduto  la  terra  loro  in  tal  modo  dijìrutta,  fi  mifcro  a  ferfgmtar  i  nimici,  i<]uali  trouai 
ti  ne  mari  di  Sardigna,  li  ruffono  e  recuferaron  la  jpreda  co  prigioni  Q«W/ì  che  intendono  chel  fot 
ta  farli  di  Mar/ilia  dicano,  che  fui  fangue  ffarfo  ne  laffedio,  che  ui  laffc  Ce  fare  fcttol  dominio  di  Bru 
to  ijuandofafso  in  Sfagna,  Mafe  di  Marfìlia  haueffe  intefc,  non  haueria  detto  tra  Uehro  e  Magra^ 
f4a  ira  Rodano,  ilcjual  mette  in  mare  foco  ftfra  Marftlia,  Et  Hfhro,  che  ui  meUe  difcUo,  E  non  Iha 
ueria  dato  fer  confine  la  Macra,  la^ual  è  lontana  da  Mar ftlia  foco  meno  di  cccc.miglia  ^ediuidt 
la  L  iguria  da  la  Thofcana,  e  non  da  la  Prouen'^  ioue  che  Marftlia  è  fojìa . 


Che  fiu  non  arfe  la  figlia  di  Bf/o 
Nowncfo  &  a  Sicheo      a  Creufi, 
Vi  me  infin  che  fi  conuenne  al  Pelo  j 

Ne  quella  Tiodofaa,che  delufa 
Fm  da  renofhoonte*,ne  Mcìde^ 
Quando  Iole  nel  cor  hebbe  ruhìufa  ♦ 

No«  fero  qui  fi  pente  ;  ma  fi  ride  j 
No«  de  la  colpa  ,  che  a  mente  non  torna  5 
Ma  del  ualor  chordino  e  prouide  » 

(Imì  fi  rimira  ne  Urte^  eh* adorna 


la  figlia  di  Belo  fu  Eltjfa  detta  la  foi  Di 
do,  Velacjuale,  e  come  fu  cafìiffma  ,ma 
chel  poeta  feguifando  Virg,  che  finge  ella 
efprfi  inamorata  d'Enea,  e  per  tale  amor 
cccifa,  dicemm:ì  nel  ijuinto  canto  de  l'ìnf. 
l^Oiando  a  Sicheo,  lltjual,  perche  fu  ma 
YitodiDido,  l  amore  cheUa  portauaai 
Enea,  ragioneuolmente,  ancora  che fcfji 
morto,  li  noiaua ,  E  cofi  ancor  a  Creufd 
prima  donna  d'Enea,  Di  me  IN  fin  che  fi 
conuenne  al  pelo,  ciò  è  ,  In  fino  a  tanti 


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Postillati  16 


CANTO    N  0  N 

Cotanto  effetto e  ^ifcerneftl  bene,  AeUrieYffYmòYtfumumfntt  mUì 

Vmhe  al  modo  di  fu  quel  di  giù  torna  ^  ùyfmhfuenutufaiUueccUez^ynfU 

qual  ft  cmhial fflo^lmor fi  disé  (cf,Ori 
ie  OuìLqu^  hlh  e  fi  Milis  Veneri  (juQi^;  ccuenìt  óiUiy  Turfe  fcnex  milei,  iurfe  fcmlit  amor  » 
NE  (fueìU  Rùhfeia^  Cofleifu  fillis figliuola  ii  Ucuy^  Reiticc  di  Tracia  ia  Quid*  detta  Kodofeia 
ia  Rod^feo  monte  di  Tracia,  lacuale,  come  jcriue  ejfc  Quid,  ne  le  fiftole,  dieie  fe  e!  regno  a  'Dei 
mo  finte  figliuolo  di  Tefco  Red' Atene,  hauenkh  ricettato  nel  fiiO  ritorno  da  la  guma  di  Troia, 
Con  latjual  effindo  Dem:ifvnte  jìato  un  tempo,  e  determinando  uoler  andar  ai  Atene ,  frefe  da  lei 
certo  iemfOy  del  fito  ritorno,  il(jual  f  affato,  e  non  ueienìolo  ella  tornare,  Onde  dice  de  fii  da  lui 
ielufa  del  fiiO  ritorno,  Cme  imfatiente  e  àifj^erata  ftffefp  perla  gola.  Ma  tornato  poi  Vemofinte 
n  riuederla,  CT*  ifttefo  linft'ice  cafò  di  lei,  amaramente  la  fianfe ,  NE  Alcide,  Hercole  figliuola 
ii  Gioue  e  d' Almena  detto  AUiie,  che  fignifica  huomo  fòrte,  o  uero  da  Alceo  fiiO  materno  auo, 
0uenga  che  pofpnte,  e  fvrte  ftjfe,  nondimeno  fu  tanto  ardentemente  frefc  de  lamor  di  lole  figìiuoU 
i^Eurito  uìnto  da  lui,  che  deponuto  ogm  ftrocita,fi  diede  con  le  fanciulle  regie  a  filar  la  lana.Wuol 
ttduncjue  Fo/co  inferire,  che  neffùno  di  (juefii  amori,  ancora  che  tutti  ardentiffimi  fiffcro ,  non  fero 
ia  eijuiparar  a  ijueUo  di  che  arfc  lui .  NO«  pero  ijuifi  Jpente,  Moflra,  che  la  fu  in  Farad,  nfffui 
m  fi  pente  de  la  colpa  commeffa  in  (jutfìa  uita,  perche  non  torna  a  mente,  rifletto  a  la  ragione,  che 
#r  tal  fropoftto  dicemmo  difcpra  (Quando  in  perfcna  di  Cuniffa  diffe,  lAa  lietamente  a  me  medefma 
indulgo  La  cagion  di  mia  forte,  e  non  mi  ncia  e  cet,  MA  finde  del  ualore,  ciò  è ,  Ma  ft  gode  de  la 
uirtu  che  Dio  ordino  e  frouide  in  cjuejìa  fìeUd .  Q^ifi  rimira.  Ha  detto  de  la  cagion  del  lor gioii 
re,  laifual  è  la  colpa  che  non  torna  loro  a  mente, hora  dice  de  [effetto  feguito  in  loro  da  tal  cagione, 
ilijual  è'  il  hene  cheffi  uedono  e  frouant.  Onde  dtce.  Qui  fi  rimira  NE  larte,  ciò  è'.  Ne  la  frouiden 
tia  diuina,  CHadorna,  tajual  fi  miraiil  cotanto  effetto  <{uanto  la  nofìrafilicitajprodotta  da  tan 
fa  mala  cagione  auanto  ^  la  colica,  E  rimirando.  Sì  fcervel  hene,  che'  leffctìo  di  tal  mala  cagione, 
ciò  e,  la  nofìra  felicita.  Ver  che  cjuel  hene  di  giù,  iljual  è-frlfo  e  non  uero  hene  ,  TOrna  al  modo 
ii  fu,  ciò  e-.  Torna  uero  hene  e  non  fàlfo,  che  altramente  il  f^lfo  hene  di  giù  ,  fer  ejfir  male ,  come 
uuol  inferire,  noi  non  lo  potremmo  difcernere.  Onde  di  fofra  diffe,  che  la  colf  a  non  torna  loro  a  U 
memoria.  Et  in fcnttntia  uuol  infirire,  che  lamor  carnale  e  lafciuo,  ilcjual fer  linfìuentia  di  ^uefìg 
fieda  fi  genera  (^ua  giù  ne  cori  humani,  ultimamente  fi  conuerte  in  cafìo  e  diuino  ^amore ,  Onde 
cheffe  meritano  dhauer  la  fu  (juel  grado  di  heatitudine,  contai  mirahil  frouidentia  tT  arte  ,  a  lai 
ijual  effe  remirano,  mofira  hauerla  ordinata  Dio,  E  cofi  il  hen  di  <iuagiu^  tornaalmodo  di  la  fu, 
ficendofi  di  lafciuo  V  humdno,  cafìo  e  diuino  amore  • 

Ua  perche  le  tue  uo^Vn  tutte  ftene  Mofira  nhoueder  in  Dante  unaltro  lefii 

rcnprti^chefcn  nate  in  quc^a  f[^era^,       ^'ì' t^^^^^^^^ 

VroJder  ancor  oltre  mi  conuicner  ^''^'-HVr^^^^^^^^^ 
jTftuut  ....         n   ,       ^  tfapia  flato  [ctisfnttO,E  oueìto  tal  fiiO 

ru  uuoi  fiper  eh  e  m  que^a  lumera  5  ^J^  ^   ^         ^ . J^^J^  ^J^^^ 

Che  qui  afì^rejfo  me  coft  fcintilla ,  ^^^^  ^.^ .^^  ^   .  ^  ^^^^  j • 

Come  raggio  di  fole  m  acqua  mera.  Ma  perche  tu  te  ne  forti  viene,  cioè,  im 

Hor  jfifppi  che  la  entro  ft  tranquilla  teramente  ftis fitte  tutte  le  tue  uoglte, che 

Raab  ;  ^  a  nofirordine  congiunta  ,  j„  (j^^epa  ffera,  mi  cznuien prace 

Di  lui  nel  fommo  grado  j\  jig^Tl^*  der  ancor  fiu  oltre  nel  dire.  Onde  fcguii 

ta.  Tu  uuoi  fiftr  chi  e-  IN  ({uefìa  lumera 
do  ^,  In  auefìa  luce  CHefcintilla,  tatuai  raggiando  squilla  cjui  freffc  a  me,  come  raggio  di  fo^^ 
U,  IN  acjua  mtia.  In  ac(^^a pura  nitida  e  chiara,  Horftfpi  éf  U  mr^  SI  tranquilla,  (io  e,  0 1 


PARADISO 

ratlfgYa  e  gaie  V.dal^  E  Congmta,  Et  unita  a  bìojìro  oriirif,  IntfYiìf  Jiifcffitulwe,  Sì  fgXliy 
ih  è-fSi  irtftgnifce  del  fommo  grado  DI  lui,  no  è ,  Vfffc  wo^ra  teato  ardine,  Penhf  forte ,  ile  ogni 
ordine  di  beati  fia  diftinto  in  gradi,  jual  maggior  e  cjual  minore,  fecondo  chepiu  e  meno  hanno  me$ 
rifate  Aduncjue  Raah,  fer  hauer  in  cjuel  ordine  di  heati  meritato fiu,  era  fofta  nelfcmmo  e  magi 
gior  grado  di  tal  ordine  .  Coflei,  fecondo  che  fi  legge  in  lofuf  contenuto  ne  la  Bihia  al  fecondo,  fu 
meretrice  molto  lihidimfa  ne  la  cittd  di  Hierico  in  (juel  temfo  che  lofue  faffatol  Giordano  ,  CT"  en^ 
erato  col  pfolo  di  Dio  in  terra  dipromiffjonr,  Ihauea  afjèdiay,  jfer  non  hauerlo  uoLto  riceuer  ien 
tro,  lacjualfier  hauer  faluatò  alcuni  far  t  ti  e ffroratori  mancati  dentro  da  la  terra  da  lofue  fer  fai 
ferie  conditioni  di  ijueUa  ,  onde  chfSa  fmilmente , fecondo  the  fera  con  tali  effiroratori  comfxa 
fìa,  pòi  ne  la  effugnatione  di  (jUfUa  fu  ^tta  fatua,  Jone  che  per  t4  benefìcio  fS;  atto  di  carità  ufa^ 
tù  uerfcl popolo  Hfhreo,  E  per  efpre  fiata  la  prima  fra  Gentili ,  che  fi  conuertiffe  a  la  legge  Moi 
faica,  il  poeta  uuole,chepoi  quando  chrijlo,  dopo  la  fua  morte  difcefe a fpogliar ti  Limbo,  t 
che  trionfo  del  fuoenofìro  antico  auerfmo  ^  ella  fiffi  la  prima  anima  affunta  da  ^uffìoter^ 
^ cielo,  cme  uedrmo  chf  fignira  . 


quejìo  cielo  ;  In  cui  lomhra  Jàpfunta  , 
Chel  uofìro  mondo  face  ^ptd  che  altralma 
neltrìompho  di  Chriflo  fu  ajjunta. 

t^en  fi  ccnuenne  lei  Ufciar  per  pdma 
In  alcun  cielo  de  ^alta  uittoriay 
Chcffo  acquijìb  con  'una  e  Ultra  pdma: 

Ter  chellafa  ioìo  la  prima  gloria 
Vi  lofue  in  fu  li  terra  finta t 
Che  poco  tocca  al  Papji  la  memoria  ^ 

La  tua  citta  jchc  di  colui  è  pianta  y 
Che  pria  uolfe  k  f^aHe  al  fuo  fattore , 
E  di  cui  e  la  inuidia  tanto  pianta^ 

Troduce  e  J^ande  il  maladetto  fiore  ^ 
Cha  difuiate  le  pecore  e  piagni , 
Però  che  fatto  ha  lupo  del  pajlore , 

Ver  qucflo  leuangeVio  e  i  dottor  magni 
Son  derelitti  ;  e  filo  a  decretali 
Si  jìudia  finche  pare  a  lor  uiuagni  ^ 

A  quejìo  intcniel  Papa  e  Cardinali  : 
No«  uanno  i  lor  penfieri  a  Ì>ia7^arette , 
La  doue  Gabriello  aperfe  lali^ 

Ma  Vaticano  e  [altre  parti  elette 
Vi  Roma  ;  che  fin  fiate  cimitero 
A  la  militia^che  Pietro  figuette^ 

Toflo  libere  fien  de  Udultero. 


Seguitando  Fo/co  pur  anchora  ne  Ihifìoria 
da  i^aabdice  ,  che  del  trionfi  cjual  riporr 
io  Chrifto  delauerfario  nofìro  ,  cjuando  di 
(cefi  a  jfogliar  il  Limbo,  Inanima  di  Rrf; 
ab  fù  la  prima  affunta  da  <juefto  fer^ 
cielo.  In  cuifappuntalombra,  che  fi  il  uo 
y?ro  mondo,  ciò  è',  Qjiefto  globo  de  la  tfY 
ra,  lombra  de  laljuale^  come  fcriue  Toloi 
meo  ne  lalmageflo,doue  tratta  de gjieclipft 
aggiunge  fino  al  ciel  di  Venere  .  BEn 
fi  conuenne ,  Vu  ben  conutniente  cheBa 
fifP  l^fiifff^,  alcun  cielo, In  alcun  gra 
do  di  beatitudine,  VEr palma ^  ciò  ^,  Per 
figno  de  lalta  uìttoria,cheffi  chrifio  a((jui 
fio  contra  del fuo  auerfario  CCn  luna  e 
ìaltra palma,  Verchemedi^telfangue  ffaf 
fò  da  le  fvra  fattoli  da  Giudei  ne  luna  e 
laltra  palma  ,  (juando  lo  confifjìro  fù  la 
croce,  che fit  cagion  de  la  redentione  hui 
Ynana,fitc(iuiflo  tal  uittoria,  E  la  ragione 
ferche fu conueniente  che  Kaabfifjelai 
filata  in  cfual  che  cielo  per  tal  figno  fi  è', 
ferche  ella,  come  dice,  fÀuori  fu  la  terra 
fanfa  t  difromiffione  la  prima  gloria  di 
lofùe,  ferche  faffatol  fiume  Gior<ianc,cjue 
/la  fu  la  prima  città  che  lofi  e  fffugnaffi 
fu  la  terra  fanfa.  La  memòria  delajual 


dice,  che  tocca  poco  ai  Papa^  Terihe  tffini 
iohora  poffeduta  da  Cani  Saracini,  1/  Papa,  deì<juaUourfbbe  effcrla  cura  di  recuperarla, occupato 
in  altro,  comeuedremo  che  iira,  non  ui  penfa.  LA  tua  iittà,  chiama Piren'^f tanta  di  lucifif 
ro,  lljualfu  jucHo,  (,he  inuidiando  a  la  gloria  del  ma^no  D;o  fu^  Lreatorf,  li  uM  lefpallt  nlth 

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Postillati  16 


CANTO  NONO* 

lanhfi  hìui,E  Jelijual  luciftroè  limiiMa  tanto fianta al monh  ,  fmlìf  Je  UmJia  chf^liU 
l[^«omo  udtìi  afoffcier  (jKellf  fdif,  i(  Ifijuali  egli  m  tutti  ifuoifèguaci  fiiYOn  cacciati ,  è-  lai 
f  io«  hm  mal  che  fc  frouatOy  e  che  f  fYoua  al  mondo.  Onde  dice  effcy  tatofianta,  PRoduce  ej]  an 
de,  lì  fiorino  doro,  il  ijualy  fecondo  che  ferine  il  ViUani  alliiij.  del  [(fio  lik  de  lafuaofera,  fiijìami 
fato  a  Firen"^  Unno  ccli^.fcfra  Mille,fYÌma  de  in  alcun  altro  luogo,  Va  lun  de  lati  deljuale ,  coi 


de,  Et  e-  maiadetto,  tiauenio,  come  dice,  vijuiato,  ciq      i  jau^jy.»'^  ,  ne 

frima  uiueano  fcbriamente  m  cariti.  Et  aùhora  ft  dauano,  fer  aumtia,  ad  ogni  fittie  di  rafina, 
LEfecoreegliagniyci^è',  Ogni  condition  di  ferfcne,  Terche  juefìomaladeUo  fore  haueuain 
cuti  terr^fi  fatto  DEI  faflore,  ciò  è  ,  Lei  Vajfa,  ìljual  doueuajfcjcer  lefiefecore,  c^rr.e  uucl  infirii 
re,  hauendoglielo  comandato  chrifìo  in  S.  Ciouanni  al  xxi.  LVp,cio  e,  Viuoratore  ,Per  cjufpo 
lo  euangelio  t7  i  magni  e  gran  dottori,  eh  bpngano,  SOn  dereliui  tfX  ahandonati,  eftudiaftfò 
Imente  A  Decretali,  do  (T,  A  far  ogni  di  nuQui  ordini  Z7  infiitutioni  fer  auidita  del  guadagno 
talmente  che  fare  A  Lor  uiuagni,  ciò  è,  ad  Moro  fompfi  e  fuferhi  haliti ,  auenga  àe  uiuagna 
frotriamentf  fta  Iorio  del  drap,  ma  fyefcfarte  fer  lo  tutto.  A  juefli  tali  ordini  et  infliiutioni  inten 
de  adunque,  dice,  il  Papa  e  Cardinali,  E  fenhe  shaufjìlro  a  ricordar  di  terra p.nta ,  I  fenfeyloi 
ro  non  andauano  A  Na-^reUe,  U  doue  difcendtndo  Gabriello  ad  anuntiar  a  Maria  Verg.  la  incay 
natione  in  lei  del  uerho  eterno,  aferfc  lali .  MA  Vaticano,  Mojìra  uoler  fredire  quel  che  non'fci 
fu\  Poi,  che  le  [acre  farti  di  Roma,  tra  lequali  e-  Vaticano,  che  frron  Cimitero ,  ciò  è-  ,fe,  oìtura 
de  martiri,  icjuali,  militando  fer  la  fide  di  chrifto,  haueanoftguitato  i  uefligi  di  Pietro  fuo  frma 
sicario.  Pieno  toRo  libere  de  ladultero.  Perche  allhora  fcno  adulterate  le  cofe  (are,  che  fer  auaritia 
ft  ditarteno  da  chriRofuo  uero  fiofc.  Onde  alfrimifio  del  xix.  de  Vlnf.  a  talfrcfofito  diffc,  O 
Simon  Maao,  o  mferifeguaci,  che  le  ccfe  di  Dio,  che  di  Untate  Deono  effige  jfofc,  e  uoi  rafaci  Per 
ero  e  fer  argento  adulterate,  E  quefto  dice,  fer  la  uenuta  d'Arrigo  Imjerador  w  Italia ,  corr,e  H 
fieno  dicemmo  nelu'.timo  del  Purgatorio . 

CANTO  DECIMO. 


Guardando  nel  fuo  fg^io  con  Umore , 
Che  luno  e  Miro  eternalmente  J^ha  , 
Lo  primo  tfT  ineffabile  udore 

Quanto  per  niente  o  per  occh'o  fi  ^na , 
Con  tanto  ordine  fi  ^  chejjcr  non  fuote 
Seni^a  guHar  di  lui ,  chi  ciò  rimira  ♦ 

Uua  dunque  lettor  a  lalte  rete 
Meco  U  uifìa  dritto  a  quella  pdrtey 
roue  lun  moto  a  laltro  fi  percotei 

E  li  comincia  a  uaghe^gm  ne  larte 
ri  quel  maeftro ,  che  dentro  a  /e  Umd 
T:anto,che  mai  da  lei  locchionon  parte* 


ìnanl^  ad  ognaltra  cofo,  il foefa  nel  frei 
finte  canto  ir.uita  illetiore  afico  infieme 
contemflar  il  miralUiff.mo  ordine  che  Dia 
con  farticifatione  e  del  Figliuolo  ,e  deh 
Sfirito  finto  tutti  in  una  fjjlntia,  fofe  nel 
crear  de  luniueìfi  in  tutte  le  fue  creature 
cominciando  da  Ciflifrima  creati  da  lui., 
e  aui  lo  la(p,  fffcrtUclo,fi  defiderafèrfi 
filice,  a  ferfruerar  da  fi  fif/fc  in  tal  coni 
iemflatione ,  fer  ejfcr luì-occufato  ne  la 
fremente  Commedia,  Tir.ge  foi  trouarf  falif 
io  a!  (juarto  cielo,  che-  (juel  del  file,  E  tjui 
ui  Beatrice  ejprfi fiotta  fiu  lucente  e  jflen 
dida  di  (Quello,  E  come  circundati  in  firf 


ma  di  ghirlanda  da  gran  nurrero  di  hai 
fi  IhWiii,  mtffi  ia  S.  -[Umfo  J'A^ww ,  ihu  uno  li  ^jm  boti ,  ch,ili  ^troduu  .p'/^rf, 
U  conimnf  iahuni  di  /oro,  r  U  a^m^  fenk       ajjl,nli  *  iud grado  h  h>Utuiine . 
f-  GW arimh nelfM figlia,  Vw/, (ontt Uhimi  ittto,  iimoflmf,  ^h<  m U  tmime  U  im 


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Postillati  16 


PARADISO 

cmarfcro  k  ire  feyfone  iv  una  fffcntia^  \ì  fahe  fer  la  f^ttntla^fmlt  lommfOfe}tfla  a  lui 
fnUrihuifcey  llfìglmloffr  la  pfiftitia,  Onde  è-fcrm  nel  Salmo,  Omnia  in  fqifntia  fiafli ,  e  ne 
fYOufrk  al  tfr^y  Dominus  tn  f/tfientim  funiauit  teiram.  Lo  Sfirito finto  fer  lamorf.  Onde  S. 
Thom.  nf  la  fyima  lec.  Dfus  fater  oferatut  fflfer  creattiram  fer firn  ufrlum  sjuodejì filius^tST 
f<Yjuum  amorm  (jui  efl  Sfiriins  Sanctus  e  cet.  Et  auenga  che  a  tA  treatione  amorrfjpro  le  tre 
ffrfcne  in  una  effentia,  nondimeno,  il  figliuolo  ui  concoyfe^Jpeyche  fyefe  la  natuya  diuina,  e  confti 
juentemente  la  uiytu  del  cyeay  dal  [adye,  E  lo  Sfiyito  fcnto  la  fyefe  dal  fadye  e  dal  figliuolo,  Onde 
il  medefmo  al  fecondo  aygumenfo  ne  la  yej^onfione,  Sicut  natuya  diuina  licft  communis  fu  tyilus 
feyfonis,  oyiine  tamen  eis  conuenit  injuantum  filius  accifit  natuyam  a  fatye^filicet  éiuinam,  tT 
ff  iyitus  fanctut  ahutro(jue,  ita  tX  uiytus  cyeandi  licet  fu  communis  tyilus  feyfcnis,  Oydine  taynen 
juodam  eis  conuenit  natuya,  filiut  hahet  eam  a fatye,  fid  Sfiyitut  fanctus  al  utyocj;  e  cet,  Oydina 
adunjue  cofi,  Lofyimo  BT  ineffhltle,  ciò  è,  EtindiciliU  ualoyf,  che-  Dio,  il  ualoy  delc^uale  e* 


m  e',  il  fadye  t7  il  figliuolo,  feyche  da  ognun  dilor  due  fyoceie,  Sfiya,  ciò  è.  Manda  fùoyi  di 
fe,  E  Teynalmente,  Veyche  ah  eteyno  in  una  ejpntia  fùyon  letye  feyfcne .  idio  aduncfue  con  ia  fùa 
fmma  er  incomf yen  filile  fotentia,  fafientia,  tfT  amoye  Vece  qWanto  fi  giya,  ciò  è  ,  Quanto  fi 
compyende  PEr  occhio,  che  fcno  le  uifihili,  E  Ver  mente,  che  fino  le  inuifililt  cofe  in  che  tutto  lunii 
ueyfofi  compyende,  COn  tanto  oydine,  che  chi  lo  yimiya  e  diligentemente  confitdeya,  NOn  fuo  effct 
fen'^gufiar  di  lui,  ciò  ^,  Uon  lo  fuofiyfen"^  chegliuenga  in  cognitione  dalcuna  payie  de  la  p{4 
fomma  Kj  imompyenfilile  uiytu,  Adun<jue  lettoye,fi  defideyi,  (guanto foyta  la  tua  imlecile  natuya^ 
di  uenÌY  in  tal  cognitione,  leua  meco  la  ueduta  del  tuo  intelletto  A  Lalte  yote,  ciò  ^,  A  le  fufeynt 
ffiye  de  cieli,  che giyando  yofano  fcfya  dì  noi,  E  di  /oro  la  in  (jueOa  payte,  DOue  fi  feycote  luno  n 
laltYO  moto,  E  quejìo  douel  Zodiaco  fmteyfcca  con  lecjuatoye,  che  fey  effcy  ognun  di  juefti  due 
àycolifij/i  nelottaua  sfiya,  tD"  il  ^diaco  moueyfi  ueyfo  de  poli,  fi^  <juali  effa  (fiya  fi  uolge,  e  leijud 
toyt  da  oyiente  in  occidente,  che  fcno  moti  diueyfi,  conuienchefi  uengUno  ad  incyocaye  ad  ini 
teyftcayelun  con  lalfyo,  E  li  comincia  A  Vagheggiaye,cio  e.  Con  diletto  a  rimiyaye  NE  Iayte,ci0 
i^.  Nel  miyalile  eftufendo  aytipcio  DJ  quel  maeflyo,  ciò  ^,  di  Dio,  che  lama  tanto  dentyoafc,cht 
m^i  non  payte  /occhio  da  lei,  Veyche  ancoya  Dio  fi  diletta  e  compiace  gyandemenfe  nf  le  fue  aYtifiào 
fifftntf  eflupendiffime  opeyaùoni.  Onde  ne  Fyoueyli  contenuti  ne  la  Bilia  a  loUauo,  QuaniofY^Ei 
fayalat  c^los  adeyam,  (juxndo  ceyta  lege  er  giyo  uaUalat  aliffcs  e  cet,  Cum  eo  eyam  cuncia  compi 
nent,  tur  delectalaypey finguks  dies,  ludenscoyam  eo  oynnitempoyee  cet. 


Vedi  come  da  indi  fi  dirama 
Loblico  cerchio  j  che  i  T^i aneti  porta 
Ver  fodisfiir  al  mondo ,  che  li  chiama 

E  fe  la  flrada  lor  non  fòffe  torta  j 
lAolta  uirtu  nel  chi  firehbe  in  nano 
E  quafi  ogni  potentia  qua  giù  morta 

E  fe  dal  dritto  più  o  men  lontano 
¥oJfcl  partire^,  affai  farebbe  manco 
E  giù  e  fu  de  lordine  mondano  ♦ 

hor  ti  riman  Lettor  foural  tuo  banco 
Dietro  penfindo  a  ciocche  ft  prelibai 


Perla  inteSigentia  de  pye finti  ueyfi  affai 
ne  doueyia  lafìay  queh,che  nel  juayto  de 
la  precedente  cantica  dicemmo  decinjue 
ciycoli  che  i  matematici  attyiluifiono  a  loti 
taua  sfiya,  e  delpyocedey  de  pianeti  /etto/ 
toyto  er  ollicjuo  ciycoìo  del  ^diaco  per  U 
xy'.  ftgni  di  éfuedo,  nondi  meno ,  a  magi 
giOY fitisfnuione  del  lettore  diyemo,che 
fffi  Matematici  pongano  in  tale  sfiyali 
detti  cinque  ciycoli  che  ognun  di  (jueUi  tut 
fa  la  sfeya,  allyaccia ,  con  egual  diftantié 

lun^  da  Ultro,  Et  il  primo  e  fin  mino  <J 


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Postillati  16 


^  C  A  N  T  O  X* 

sVjfJcr  uuoi  lieto  affai  prima  che  Jlanco  ♦         «3^ro/)o/o  /o  hmeinUnù  Ja  lu.  Cìrcolo  af 
Me/Jò  tho  tnan'^thomai  per  te  ti  ciba:  tico,llfccQfth,chffe^ueiopojuffioyTh 
Che  a  fe  torce  tutta  la  mìa  cura  fico  iel cancro,  il  fer^ .che uien a (rrìfr 

Quella  materia,  ondio  fon  fatto  fcriba  ,  '^^'^  ^'^'^  'fi''  >  rE^umtialf ,  altrui 

mente  /'E qumre ,  1/  (^uctrtù ,  il  Trofica 
iel  CafrimnOyll  quinto  finitimo  uicino 
<r  la!{Yo  pok,  id  (jueUoy  il  Circolo  antartici,  il  cìrcolo  iel  ^Haco  foi  allraccia  amhe^li  tutta  (]uei 
fta  tftra,  e  «ow  per  la  meiefma  uìa  àe  ietti  cinjue  circuii.  Ma  dal  tròfico  iel  cancro,  fofto  in  me^ 
tra  larfico  e  ìe(^uinotÌAÌe,  al  trofico  iel  Capricorno,  poflo  in  me^  tra  VE<^utnoiiale  e  V  Antartico, 
Come  tutto  fi  iimojÌYa  perla  sfira  materiale.  Et  e-  c^uefìo'^iiaco  iiftinto  in  "icij.fcgni,  ie^uali  il 
frìmo  ft  Ariete,  la  hue  effe  ^iiaco  ftnterpca  incroca  con  rEjuinotiaìe,  che  tientl  mei 
^  ie  la  fftra,  Poi  fluita  anianio  in  fu  uerfcl  noftro  polo  artico,  il  Tauro  e  Gemini,  fino  al  Cam 
ero,  ial<jual  il  circolo  fìt  che  ^  pflo  prenJel  nome.  Seguita  poi  iijcfnienio  ia  Ultra  parte ,  il  Leof 
ne  e  la  Vergine  fino  a  laLiira  pojìa  fu  leijuinotiale  in  oppofitione  a  l'Ariete,  E  ii  (jui  iifcenienio 
fur  ancora  uerfol  ietto  antartico,  fcguita  lo  Scorpione  t!it  il  Sagittario  fin  al  Capricorno  ,  ial(jual  il 
circolo  ju  che  e'  fofìo  freni  fi  nome.  Seguita  poi  iaUlirafartetornanioin  fu  ,V  Acjudrio  e  Vffcifit 
no  V  Ariete,  ialcjualfrimacifam  partiti,  E  cofi  cornei  ^dtaco^  iifìintoin  {jueflix^'.fcgni,  cofi 
tgmfegno  e'  iiftinto  in  xxx.graii,  che  in  tutto  ftnno  il  numero  di  ccclx,fctto  a  eguali  tutti,  fen"^ 
mai  iìijuftli  ufcire,  iifcorrono  e  fette  f 'aneti,  ciafcuno  ne  lafua  propria  e  particoìar  sfira  contenuta 
luna  ia  Ultra,  Ma  (fualpiu  ueloce  e  cjual  meno,  Oniel  fole,  che  tìtfiel  me^  ii  tutti ,  per  hauerne 
tre  ii  fepra,  ia  le  sfire  ie  quali  la  fua  è'  contenuta,  E  tre  difetto,  che  la  fua  contiene  ^fil  fi<0  corfb 
fer  tutti  i  ietti  graii,e  torna  a  (jueUo  ialcjual  fra  f  rima  partito  in  termine  iuno  anno, Saturno, che* 
Vfiu  alto  di  tutti,  lo  fa  in  xxx.  anni,  Gioue  che  fegue  fotto  dilui,  lo  fh  in  ^ij.  Marte  poi  in  due,We 
neye,  la  cui  sfira  è-  contenuta  immediate  ia  (juetla  del  fole  ,  e  Mercurio  che'  fctto  di  (juell:t,  lo  fin 
^uaft  nel  mejeftmo  tempo  iel  fole.  La  Luna,  che' più  Saffa  di  tutti  e  più  uicina  a  la  terra  ,  lo  fi  in 
xxvy .  di  Otto  hore.  Hahhiamo  aduncjue  ueiuto  che  lo^li^juo  e  torto  circolo  dtl  '-^diaco,  per  hauer 
il  fuo  moto  diuerfi  da  lecjuinotiale,  c^uefli  iue  circoli  fi  uengon  a  percoter,  come  difcpra  ha  detto,lun 
con  labro,  ^  aiinterficar  CiT  incrocar  infteme,  E  comeparfeniofi  ìun  ia  Ultra  cerchio  il  ^iiac(y 
fi  ne  ua  fu  uerfilpoh  artico  fino  al  tropico  iel  Cancro,  e  ii  la  i fende  fino  a  le(juinotia!e,  ialcjual 
fera  prima  partito,  perfcifgnifettentrionali,  e  che  ii  ijui  iifcenie  ancora  fin  al  tropico  iel  CafricOY 
no,  e  ia  cjuello  torna  fu  a  lecjuinotiale  per  fi  altri  fcgni  meridionali  talmente,  che  da  lequinotiale 
tanto  afcenle  uerfc  fcttentrione,  cju^to  iifcenie  uerfo  me^  ii,  E  ijuefta  effcr  lafìraia  ie  fette  piane^. 
ti  fotto  ie  Uijuale  caminan  fmprefen'^  mai  ii  cjueDa  ufcire,  Ondel  poeta  uuol  hora  moftrar  ai  il 
lettore  (jueflo  efpr  neceffario  iouenk  luniuerfo  ejpr  orUmio,  e  che  altramente  fdrelie  difordinain 
e  mancherete  diperfiftione,  Vero  fcguit andò  il  frofo fttoU f  iato  nefrecedenti  uerf  del  percoterfi 
iedue  diuerfimoti,  cioè-,  di  cjueBo  del^diacoede  lecfuinotiale,  dice  dopo  tal  jfercutione,  VEJico 
me  lohliijuo  cerchio,  a'j  è,  \Jedi  come  ihorto^diaco,  CHe  porta  i  pianeti,  perche  fotto  di  luifcmi 
fre  uanno,  PEr  fodisfiir  al  mondo  che  li  chiama  e  de  fiderà,  perche  fecondo  il  proceder  loro  fi  gouerna 
e  regge,  effe  ^diacO  SI  dirama,  ciò  ^,  fi  diparte,  come  fi  diparte  il  ramo  daUrl^re  Dìndi,  ciò  ^, 
ii  ioue  lun  moto  fi  percofe  a  la'tro,  E  fiU  firaia  LOro,  ciò  è-,  i^fft  pianeti,  non  fcffi  torta.  Sa  i 
vette  molta  uirtu  nA  cielo  in  uano,  perche  U  (ielle  iel  (  telo,  ciò  e  ,ie  lottaua  sfira,  non  ivfinderian^ 
Iffue  influentiene  pianeti,  ne  Jjuefìi  ne  glielementi  e  ne  le  creature  ijua  giù  cheparticipan  di  (j^ellt 
fenon  in  tanta  parte,(]uan  fa  fi/fi  fctfofojìa  a  U  loro  dritta  fra  ia,  che  minima  cofàfareUe ,  E  fiori 
di  aueUa,  non  fcguiriano  i  iiuerft  e  uari  contrari  effetti  nectffiriala  confcruation  ie  luniuerfo,  cot 
me  principalmente  è-  U  generatione  e  U  corruttione  ie  le  cofc,  E  C^uafi  OGnipotentia,  ciò  è', ogni 
uirtH  mma  jua giù,  perche  ioue  no  e  generatione,  no  può  efpr  HÌrtu.  E  Se  dal  iritiofuo,  Mojty* 


PARADISO 

^nctUy  cìjfff  U  tùYtaffyaiit  Jel^iiacQ  faBonianajfe  f  IfaYtifp'fiu^mnù  laliritìo  mh  ìeìft^ul 
notiaU,  ciò  è'y  0  chf  ufYfo fetientrme  ff^lplpl  f^ofico  del  Camro,o  no  ft  có^iun^effè^  comeft,<on 
quello,  O  che  uerfo  me^  difaffaffcl tròfico  del  CafYÌcwm^  ono  fe  li  ccn^iuyi^fjp,  comefs.  Ve  Iqy 
dine,  che  Dio  ha  poflo  al  monh,  SArehhe  affai  manco,  ferche  no  dimderehhe  Uftaponi  t  tfpi,co 
m  ueggiamo  che  fa.  HOr  ti  rìman  lettor,  s/fcrtal  lettore  a  f^rfeuerar  da  fe  jìeffo  ne  loftudio,  ini 
tefo  per  lo  lanco,  fcpral<{ual  uuol  che  ft  rimanda,  de  la  dottrina,  CHe  fj  preliba,  latjual  hreuemeii 
ft  tocca  da  lki,fe  per  dtlfttaticne  chfda  porge,  egli  de  fiderà  ffpr  affai  prima  lieto  che  fianco  ne  lo 
ftuiio,  perche  la  dottrina  che  d  letta,  porge  affai  prima  Utitia,  .he-faffm  danimc,  chejìanche^"^, 
latjual  in  talcafo  può  effer  di  corpo,  ma  non  danimo,  che  ne  le  cop  che  dilettano  non  ft  fianca  mai, 
E  che  hanendoli  egli  preparata  epofìa  inan'^  la  materia,  che  fi  dehhaeihar  di  (jueìla  ,  per  rffcr  U 
iutrina  dio  de  lanimo,  cornei  pafìo  material  del  corpo,  Impero  che  tjuffìa  de  la  predente  come  dia ^ 
ie  lagnai  egli  fitto  fcrittore,  torce  tutta  la  fui  cura  afe,  E  non  fatifce,  come  uuol  infurile  ,  che 
ii  (jueUa  m.offa  a  lui,  eglife  ffenda più  oltre  in  dire  . 


19 

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Postillati  16 


CANTO 

Lo  mmijlro  md^^or  de  U  natura  $ 
Che  del  ualor  del  cielo  il  mondo  im^mti^ 
E  col  fuo  lume  il  temp  ne  mifura  5 

Con  quella  parte,  che  fu  fi  rammemay 
Congiunto  ji  gnaua  per  ìc  J]?/rc , 
In  che  più  toHo  ogni  hora  fapprefinta  j 

Et  io  era  con  lui  x  ma  del  fiiire 
Non  maccorjio^jfenon  comhuom  [accorge 
An-zjl  primo  perijier  del  fuo  uenire  ; 


\uùl  JìmoftrdiY  tffcY  falìtCyfiru^  dcctn 
gerfiy  al  citi  dfl  fcle,  iljual  chiama  Miri^ 
firo  maggior  dr  la  natura,  frima  ftr  eff,r 
maggior  di  tutù gliaiiri  corpi  celejii,  Et  il 
fQfta  jìfjfc  nel  fuo  ConuiuiQ  dice,chtl  diai 
metro  del  fuQ  corfo  e  trtritaLÌnijue  miU 
feicenfo  ànc^uanta  miglia^  che  la  fuu  cin 
curìftrhia  uerrehle  ad  efjlrt  cento  dodici 
mila  (Quarantadue  e  de  le  [ette  le  fci  farti 
dunaltro,  E  non  effcndo  la  terra,  Jàondo 
lui,  ne  la  medeftrKa  fua  ofera,  fiu  di  uen 
tlmila  auaUrocento  miglia,  uerreUelfcU  a  girar  juafj  cincjue  uolte  e  me^  cjuantogira  ejp  terra, 
E  ciui  nonpolftam  tacer  di  jt^elli,  che  in  <{uefto  luogo  hanno  detto  la  terra  ejJÌY  un  milione  tre  cenici 
trentratrt  migliaia  [demo  miglia.  Et  il  [de  ejfcr  centofef^ntafci  uolte  ijuanfo  effa  terra,  E  dijcfr^ 
nel  fecondo  cmto,  che  la  luna  e  fette  uolte  tanto  (guanto  quella,  Wìa  di  (jUfPa  almeno ,  fer  lo  fua 
fclifft  douea  pur  infendereffcr  de  la  terra  minore,  e  non  tante  uolte  maggiore.  Secondamente, 
lo  dor^xnda  Minifìro  maggior  e,  fer  la  fua  mirahiliffmc  luce,  che  tuUelaltre,  jcn^cuna  comfara^. 
tione  auanza.  Ter^,  fer  lafuafmma  uirtu,  lacjual  àuama  cjueEa  di  tuUi ghaltrifianen,  ^n^ 
iJutHa  di  tutti glialtri  e  de glielementi  infteme,  nuda  foffanfcnZa  la  [uà,  fjjetialmente  ne  la  get 
lerationf  e  ne  la  corruttione,  fer  i  ijuM  contra  n  ft  gouerna  e  regge  tutto  (ju^fto  mondo  iyijtrme  . 
auarto,  fer  ejpr  come  frincife  e  domator  de  glialtri  fianeti,  fojh  in  me^  di  loro.  Onde  ueggm 
mohaufrnetredifcfraetre  difetto,  E  daluifclc,  con  tutti  glialtri  cor  fi  de  ^  huaua  ^pr^.riceuer 
la  luce  E  quelle  hafìino  tra  molte  ragioni,  che  al  frofofifofi  foriano  durre  .  hdunc^uel  fcle,  che 
iel  uahr,  e  ùirtu  del  cielo  mfrenta,  ciò  e,  Imfronta  e  figgiHa  il  mondo ,  perche  fi  come  duerni 
mo  di  Ce  fra,  i  pianeti  riceuono  linfìuentie  da  le  fìeh  de  httaua  sfera,  e  poi  le  infhndeno  qua  giù  nt 
Mementi  e  ne  le  cofe  elementate,  E  Col  fuo  lume  ne  mifural  tempo,  VercVe  mediante  la  fua  luce 
ne  diftineue  U  Ragioni,  i  temfi,  i giorni,  e  Ihore,  Conjunto  CT  unito  con  quella  farte  del  cielo, 
CHe  ft  rìmmentl  ciò  è ,  D.  laqualfi  fi  mentione fu  di  f fra.  oue  dijfc,  leua  duque  lettor  a  lalte 
rote  Meco  la  uifìa  dritto  a  quella  farte  e  cet.  Perche  quiui  e- douel  circolo  del  Zodiaco  fnterjcca 
con  rEquinotiaìe,  E  doue  è  l'Ariete,  colqud  congiunto  ft  giraual  fcle.  Come  ancora  nel  primo 
canto  derinf  oue  diffè.  bI  fclmontauafu  con  queUeflelle,  cheran  con  lui  e  ^/^^^^f /^^^ 
/.  Ibire,  Sfire  appreffc  de  Latini  non  fcn  profriamente  cerchi,  che  dal  poeta  mpiu  luoghi  hahbiai 
nr^uf/uto  efRr  domandaci  R^ne,  Terche  la  fhira  non  torna  in  fe  comeftl  cerchio,  ma  de  lun gm 
TZ  n^£^  Tme  ^  la  cL:chePuolgFfulpa^  ^UM^  O  uera. 

Zffaunacotonna  BfccMn.al  xxxv.del  ixMJantiche  Temane  matrone  e  ucuan, 
Z  lZnaLti  di  tefta ,  E  fcno  come  i  nodi  che  fi  uedonofu  doffi  de  ferpentt,  Ondejirg  nel 
f  clndo  de  la  Georg,  Jc  yapit  immenfcs  orhes  per  humum,rieq;  tanto  Squammeus  ^n^^rm  rai 
'Z  coRigit  anguis .  E  /el  fecondo  de  VEneida,  Spirisq,  Ug^t  ing^ntiius,  t7  lam  Bu  me^um 
ZpU.i  .^duiquelfcle  congiunto  con  V  Ariete  figiraua  e  ficeua  laf^^^^^^^^^  U  t e. 

ch  rano  li  xxx.  Iradi  ne  quali  effe  Ariete^  diftmto  IN  che,cto  e-,  l^e  lequali  ffi  e,  effe  fcle 
tmefenta,  OgÌw,  ci  ^  Sempre  più  toflo,  Et^cùe  quando  m  diciamo  Tu  ter  m  a  caf 
Z  e  pi  akonhora  E  non  che  le  hore  Mntino  come  ahi  hanno  intefc  Verche  quando  il 
'f"  enlafct:o  ^ueftofgno,  U  VEc^utmtio,  per  lo^ualil  diuien  ad  effcr  xy  ^-^^f^^. 
la  notte,  it  a  al  horailfcle  fi  raffrefcnta  in  oriente  fcttol  detto  fcgnofì.on  ^'^.'^^^^^^^ 
ÌpVr  madore,  j  fi  raffrefcnta  fmfrepiu  tofìofin  che  giunge  al  trofno  C.mr  , 
S  ^^^^^^^^^  ii^tro^ler  fir  .7  d.  fcmpre  mmre.uifra^Hr:^^  ognu.of 


do  4t  V\^^VA 


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Postillati  16 


PARADISO 

fìu  tarlo  fin  che  giunge  al  trofico  lei  Capricorno,  huefail  folflitia  hiemmale,  Et  io  fra  COn  lui, 
ciò  ^,  ^fl  corpo  deffo  fole.  Ma  del  falir  in  (furilo  io  non  maccorft ,  ^enon,  come  huom  faccorge 
AU^l  primo  ^enfer  dfl  fw^  uenire,  ciò  h.  Del  uenir  del  primo pen fiero  inan'^  che  uenga.  La*, 
qunl  cofa  ^  impofìiiile,  comeuuol  infirire,  perche  ogni  f  rimo  penftero  uien  immediate  e  fcn^^  ini 
teruaUo  di  tempo,  o  da  Dio,  o  da  lauerfario  fuo,  (jueUo  che  poi  non  fa  il  penfter  fecondo,  iltjuai  non 
immediate,  ma  uien  a  poco  a  poco,  come  per  figura,  A  me  uenne  prima  penfiero  di  uoley  ejponef 
la  prefente  comedia,  E  (fuefto  fu  immediate,  fon  certo,  da  Dio .  Da  (fuefìo  primo  naccjue  poi  un 
fecondo  f  enferò,  iljualfìi  de  lordine  che  in  tal  effòfuione  douea  tenere,  e  (fuefìo  non  fu  immediai 
te,  maapoco  a  poco  fcfra  di  ciò  penfando,  \!uoìadun(jueil  poeta  inferire,  chegli  fàccorfe  coft foca 
iel  fuo  falir  al  del  del  fole,  che  Ihuomofa  del  uenir  del  primo  e  frincifalefuo  {enferò . 


E  Beatrice  quella  che  fi  fcorge 
Di  hene  in  meglio  ft  fubitamente , 
Che  latto  fuo  per  tempo  non  ft  j^orge , 

Quanto  effer  conuenia  da  fe  lucente^ 
QjieU  chera  dentro  al  foljdouio  entrami, 
Now  per  color ,  ma  per  lume  paruente , 

Verchio  lingegno  ,  Urte ,  e  lujò  chiami. 
Si  noi  direi  j  che  mai  fìmaginaffet 
Ma  creder  puofft  ;  e  di  ueder  fi  bramii 

^  fe  le  fiintafie  noTlre  fin  baffi 
A  tanta  alte'^a  *  non  è  marauiglia  : 
Che  fiural  fil  non  jù  occhio  che  andajfi  ♦ 


HaUiamogiain  più  luoghi  ueduto  Beai 
trice  fàrfe  nel  falir  di  cielo  in  cielo  femi 
frepiu  lucente  e  Ma,Et  anco  detto  (fuelt 
lo,  che  moralmente  fignifica ,  Ondehoi 
ya ,  per  effer  eUa  col  poeta  infeme  afcei 
fa  ala  sfera  del  fole,  e  nel  corpo  di  cfueli 
lo,  effo  poeta  mofìra  chella  era  molto  più 
lucente  deffo  fole.  Ma  di  (juanto  chella  h 
uinceua  di  jflendore,  m:fìra  non  ejfer  in 
fua  /acuita  di  poterlo  ajf>rimere ,  Onde 
dice,  E  Beatrice  ,  Clelia  che  f  forge, 
ciò  ^,  quella,  Ucfual  f  ueJe  DI  hene  in 
meglio,  Venhe  ijuanto  più  file  tanto  più 
luce,e  (juanto  più  luce, tanto  meglio  fi  uei 


àfj^uedefffuUtamente,chelattofk9t 
nel  dimoftrarfi  guanto  conuenia  di  cielo  in  cielo  effer  lucente  da  fe  e  per  fi  fìeffa,  NOn  fi  fhorge, 
ìionfimanififiapei  tempo,  ma  fuUtamente,  come  ha  detto,  Bt  ordina  co/?,  E  Beatrice,  (juellache 
a  hene  in  meglio  fi  forge  fi  fuhit  mente,  che  latto  fuo,  (juanto  conuenia  ejfer  lucente  dafe,  non  fi 
fiorge  per  tempo,  V  olendo  infirire,  chela  cogniiion  de  le  cofe  fcpra  naturali  e  diuine,non  fi  coni 
fegue  con  fucceffione  di  tempo,  come  fi  ftn  Je  le  naturali  ^  humane,  ma  immediate  e  fn'^  ini 
teruah  dalcun  tempo,  per  diuina  injfiratione .  qvel  chera  dentro  alfol,  Queh  che  Beat,  era, 
fìante  dentro  al  fole,  doue  io  con  lei  infeme  menfrai,  NOn  per  color,  ciò  è ,  Non  per  alcun  corpoi 
reo  colore  che  fi>jfe  in  lei,  come  uuol infirire,  ella  luceffc,  MA  per  lume  paruente.  Ma  per  luce  ini 
corporea  chepareua,  PErchio  a  dirlo  chiami  e  reuochi  lingegno,  Urte,  E  Lufo,  eh  ^,  E  lufatofìile 
del  dire.  Si  non  lo  potrei  io  dire  CHc  mai  fmaginaffe,  cio  è.  In  firma  che  mai  Ihuomo  f  poteffe 
maginare  guanto  chella  era  lucente  e  heUa,  Ma  perfide  fi  può  credere,  e  credendo  fi  hrami  di  ue^ 
lere  .  E  Se  lefintafie.  Rende  la  ragione,  perche  egli  non  poteua  tanta  luce  df  Bear,  efirimere, 
la^ual  ^  che  non  appnrendendo  la  imaginatiua  fenon  le  cofi  portatole  da  fcnfi,  ^  effcndo  hcchio, 
CIO  e-,  il  uedere  uno  di  cjueUi,  ìl<jual  nonhauendo  mai  ueduto  cofa  più  lucente  del  fole  mn  poteua 
ancor  porger  ne  a  limaginatiua  ne  a  la  ^tafia  cofa  più  lucente  di  cfuello,  come  uuol  infirire  chera 
Beat,  perche  la  lingua  Ihaueffe  a  p:ter  eff  rimere .  Onde  ancora  nel  primo  de  Vlnf  in  rerfona  di 
Virg,  di  lei  parlando,  luceuan  gliocchi  fuoi  fiu  che  la  fella . 

T4l  era  quiul  U  quarta  frmiglia  chiama  la  cjuarta  fimialia  i  leatifhiri, 

De  lalto  padre  ^  chfimpre  la  fm  ti,  chefili  ra^frefintaron  in  ^uel  juar^ 


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Postillati  16 


CANTO 

Uojlranh  come  (J?/r4,e  come  figlia, 

E  beatrice  comincio  *yV.ingratiay 
ILingratia  il  fot  de  gUangcli  ;  che  a  quejlo 
Senfìbil  tha  leuato  fer  [ua  gratìa. 

Cuor  di  mortai  non  fu  mai  jt  J/^ejlo 
A  diuotion  5 a  renderfi  a  D/o 
Con  tutto!  fuo  gradir  cotanto  ^refìo  5 

Come  a  quelle  parole  mi  fici  io  : 
E  fi  tuttol  mio  amor  in  hi  fi  mifi^ 
Che  Beatrice  ecli^iò  ne  lohlio  ♦ 

Non  le  diffiacque  tma  fi  fe  ne  rife  ; 
Che  lo  JJ/enJor  de  gltocchi  fuoi  ridmi 
Mid  mente  unita  in  ^iu  cofe  diuife^ 


cielo,  laijual  licf  TAlf,  cioe^^ 
Lucente  e  iella  ^ual  era  Beat,  Et  erafii 
wigìin  de  lalto  e  fcmmo  jf^dre,  iljualm 
fìranio  come  ffira,  inftyifce,  f  mania  il 
fuQ  amore,  ciò  e,  lo  Sprito  pnfo,  E  Coi 
me  figlia,  E  come  al  eterno  crea  il  fua 
figliuolo  ,  Et  in  fcntentia,  mofìrandoli 
le  tre  ferftne  in  una  ejfcntia,  la  fatta 
fmfre ,  Imfero  che  t^urfìo  e  il  nettare  e 
lamhrogia  di  che  ft  fafce  e  fatta  ogni  hea^ 
to  .  Vero  dimoflfa  che  in  juefìo  juari 
io  cielo,  cVe-  del  [de,  ft  raffrefcntan  jueli 
li,  che  fer  diuina  injfiratione,  e  fer  k 
fìudio  de  le  [acre  lettere,  in  che  hanno  fitf 
tOfroftttione,fcno  uenuti  in  cognition  de 
le  ffiferne  cofe,  ferche  (juefio  fianeta  ha 


uirtu  d'infinder  ne glianimi  humani  alt 
fcieniie  t!r  imaainationi,  E  Beatrice  comincio  a  dirmi,  Klngratia  ilfcl  degliangelt,  ciò  e,  Kini 
grafia  Dio,  ihual  thmina  gliangeli  e  tutte  laltre  diuine  tnutfthtli  creature  dc^ndo  loro  cognti 
tìone  di  fé  ,  come  ti  fd  fcnfthtle  illumina  tutte  leuiftlili  e  fide  farticifi  de  U  fua  luce  ,  Che  jftr 
fua  irafta  tha  leuato  effaltato  A  Quefio  fenfthtle,  A  cjueflo  fde,  che  ft  comprende  col  fer  fa, 
che  tanto  uten  a  dtre,  Rtngratia  Dio,chè'fde  inmfthde,  il^iual  tha  leuato  t^  ejfdtato  .  ^..^a 
uifthil  fde .  CVordi  mortai,  Vuol  dtmojirare  dt  cjuanta  ffficada  e  firZ.<^^lhr,  le  parole  ài 
Beatrice  in  dirli,  che  rin^ratiafjc  Dio  e  cet.  Onde  dice,  Cuor  di  mortale  non  fi<  mot  SI  d{gt]^o, 
cioè, Tanto  d-^o  a  diuotione,  tj  a  renderf  e  del  tutto  darft  a  Dio  cotanto  jfreflo  COn  tuttol 
fuo  gradire, ciò  h  Co  tuUoì  gradir  di  Dio,  E^  aEhora  gradifce  Dio  la  mortai  creatura,  chela  riem 
fte  tela  fua  diuina  gratta,  fen^a  de  lacuale  nonpria  mai  d^fj^orft  ne  a  diuottone,nea  darft  a  ut, 
ne  ancora  diìf'.flo,  terfeuerar  nd  luon  frofofito,  COme,  ciò  e ,  Quanto  mi  fido  a  ^utUe  farole  dt 
Beat.  E  Si,  cio  è' ,  E  tanto  fi  mife  tuttol  mio  amore  JN  lui,  ciò  e\ln  Dio,  che  Beat.  EChpo  ne 
Ulto,  Ofcuro  nelohltuione,  come  nelfuo  ecliffi  ofcural  fole,  Et  infententia  Io  domenftcat  lamoj 
re,  chera  uftto  disertar  a  Beatrice,  perche  hauendolo  tuttopfto  in  Dio,  neffuna  farte  ne  auan^^ 
fer  lei.  NOn  le  dij}tacciue,mn  d.jfiace,  an'^  fcmmamentefiace  ala  ^^M^]>ll^^^^^ 
lafft  damar  lei,  ciò  i  ,la  dolrtna  fua,  fer  prre  ti  fuo  amor  in  Dto  ferche  ^'^nlìe 
fine,  al^ual  eUa  jìeff.  femfre  ne  jfrona,  MA  fi  fine  rife,  M.  tanto  fe  ^^^fP^/^^^^^^^^^  ' 
lo  ilenJor  de  rtdenti,  dmfe  la  mia  mente,  chera  unita  fclo  a  Dto,  in  diuerfe  e  ftu 

cofe,  che  faranno glijfiriti  ieati,  che  ne  feguentiuerft  uedremo . 


lo  nidi  più  fulgor  uiui  e  wncenii 
fdr  di  noi  centro  ,  e  di  fi  fhr  corona  j 
Viu  dolci  in  uoce,  che  in  uifla  lucenti: 

Cofi  cinger  la  fi^ia  di  Lama 
Vedem  tal  uolta  ;  quando  laer  e  pregno 
Si ,  che  ritengal  fil ,  che  fa  la  lona  ♦ 

Ne  la  corte  del  del ,  dondio  magno , 
Si  trouan  molte  gioie  care  e  belle 


fuYon  Beat,  e  Dante  ctrconiati^intorno 
intorno  da  fiu  leate  anime,  let^uali^fen 
che f}lendeano,  domanda  filgori,  E  Vm 
centi,  ferche  effe  ancora  uinceano  dijflen 
dor  il  fde,  E  fiiceano  COrona,  ciò  è-. 
Cerchio  di  fe,  E  centro  di  Beat,  e  di  hi, 
ferche  in  me^diial  corona  ftauano,  A 
ftmilituMne  che  hSimo  alcuna  uolta 
ueduioflarlaluna,figliuola  di  Laion^, 
A  V  ti 


PARADISO  l  , 

ve  amache  non  fi  poljàn  trctr  dd  regno  ^      in  me^l  cerchio  che  f^^ijimìolafYfe' fi       I  ^ 

Eì  canto  di  quei  lumi  era  di  quelle  :  f^^S^^     ^i^^^^    fì^h  do  c-,  il  dm        I  ^ 

Che  non  fmpenm  fi  ,  che  U  fu  uoli  ;          g^''^>   ^^^'^^          ^nct,  che  fi  il  « 

Val  muto  afhetti  quindi  le  noueUe .  7'^^'^'  fi'/'"^'  '^'Ì''>  '  \ 

-*                                    alcuna  u:ìl(ii  U  notte  la  ere  fregna  di  ft  ^ 

ienfi  uapYÌy  che  ne  tòglieno  iel  tutto  U  ueiuta  Se  la  luna.  Altra  uolta  di  fi  rari,  che  fi  ueie^  e  ia 

fua  luce  penetra  fer  (jueUi  talmente  che  non  ha  alcun  frojprio  termine,  mauoffta  piO  a  foco  ffy  M 

lunga  dijìarìtia  ferienh.  Altra  uolta  laere  &  pregno,  ma  n^n  di  ft  ienfi  uapri,  che  ne  to^ga  U  jf^ 

tieiuta  di  (Quella,  ne  di  ft  rari,  che  la  fita  luce  fi  fer  da  fer  luga  diftantia,  ma  fi  ueje  effcy  ritenuta  W 

ia  la  denfita  de  uafori  non  molto  lontan  da  lei  talmente,  che  li  fh  dintorno  un  cerchio,  intero  fer  U  £Ì^^ 

^na,  la  circunftrentia  dfljuale,  inttfa  fer  lo  filo  che  fà  ejfa  ^na,ferche  la  ritiene  e  termina,  IdìI] 

lon  egual  diftanfia  difartito  da  effa  Luna,  che  fa  centro  al  cerchio,  Et  in  (juefta  firma  intenie  il  (r<l 

foeta  che  fifpro  intorno  a  Beat,  e  lui  juei  heati  Jpiriti,  Icjuati  auengx  che  fin  lucenti  fi/pro  del  fòf  Ut^ 

le,  nondimeno,  la  dolce^"^  de  la  uoce  chufttuano  nel  canto,  auanl^ua  la  luce  loro.  Onde  dice  chef  un 

rano  in  uoce  fiu  dolci,  che  lucenti  in  uijìa .  Ma  di  ijuanta  doLe^^  fi)ffi  il  canto,  fer  ejfir  incomi  ìiji 

frenfihile  cjuagiu  ai  ogni  intelletto  humano  dimojìra,  che  chi  non  afcende  la  fu  in  cielo,  no  affetti 

di  foferlo  intendere,  Onie  dicf,  NE  la  corte  del  cielo  fono  molte  gioie  tanto  care  e  Me,  che  dfl  re$  pf< 

gno  di  la  fu  DOniio  rìuegno,  ciò  e'.  Degnale  io  ritorno,  non  fi  fofjàn  trar  fuori.  Et  il  canto  Di  jiw 

quei,  ciò  ^,  D:  cjudlijfiriti  che  luceno,  era  di  cjueBe  tali  gioie,  E  fero,  CHi  non  ftmfenna  fi,  ciù  Kk 

f^,  chi  non  ft  diffone  cr  hahilita  talmente  che  uoli  la  fu,  A  Sfetti  quindi,  A jfettì  di  la/ùle  noi  ti, 

nelle  di  (juanto  grande  fta  la  dolce^  di  cjuel  tal  canto,  dal  muto  ,  Wolenio  infirire  effer,  come  iaj 

hahiiamo  detto,  imfoffihile  che  intelletto  humano  lo  fojjà  comfrendere,  e  meno  lingua  ejfrimeri 

h,  fer  la  ragione,  che  a  tal  frofoftto  fu  ejfreffa  da  lui  al  frincifio  del  primo  canto,  oue  parlando  de  ft^f 

la  gloria  delfcmmo  e  magnoBio  dijfe,  NE/  del  che  fin  de  la  fua  luce  prende  Fu  io,  e  uidi  cofc  che  tu| 

ridire  Ne  fa  ne  può  chi  di  la  pi  difende  e  cet^ 

TkÌ 

Voi  fi  cantando  quelli  ardenti  foli                  Voi  che  cofi  cantanh ,  come  il  fcpra  ha  Qj 
Si  jùr  girati  intorno  a  noi  tre  udite  j            ^^tto,  <{uei  leati  ffiriti,  chegli  domandd 

Come  TleUe  u'tcine  a  firmi  poli  ;                   ardenti  fili,  perche  fi  come  il  fde  fcalja,  A 

Isonne  mi  paruer  non  da  haUo  fciolte ,  effi  ardono  di  fcmma  carità.  Si  fiir girati 

Ma  che  farrcfìin  tacite  afcoltando ,               ^''"''^"^^  '  dan'^nh^  intorno  a  noi  TKe  ^'^^ 

rm  che  le  nuouc  note  hanno  ricolte  t                 ^7'"^^'        ^'i'  '''ì^''f'''*  , 

E  dentro  a  lun  finti  cominciar  ;  Oliando                  j  '"^'^  'IT^'    '"'T-  V 

'    j  1                1    r       7              Deus  aaudet,  come  ielle  uicme  a  frrmi  im 

Lo  raggto  de  la  gr.tn,  onde  faccende  poli,  Ì^,  come  fi  girano  le  uicinefleSf  fx 
Verace  amorfe  che  por  crefce  amando,         intorno  a  firmi  foli  Lualt  fi  oiralottaui 

mlttphcato  tn  te  tanto  njpiende ,                       ,,y,,  ^,^^,,^0  fir  intorno  al  noi  L 

Che  t(  conduce  fu  per  quctta  fiala ,              firo  artico  la  maggior  e  la  minor  orft ,  ^ 

V  fcny  rifalir  nejfun  difende^                  E  che  fecondo  la  fiuione  dal  poeta  nel  pri  ^ 

Oliai  ti  negaffcl  uin  de  la  fua  fiala  mo  del  Purgatorio  finno  le  cjuattroe  le 

Ver  la  tua  fite  j  in  liberta  non  fora              treftelle  intorno  a  lantartico  polo,  efft  ari  jq, 

Unon  com^acquaj  che  al  mar  non  fi  cala^      denti  fili  mi  faruero  a  fimilitudine  di  (o,j 

-                                                donne  non  ancora  fciolte  da  lah ,  M4  u 

the  farrejìino  e  firmino  afioìtanio  tacite  e  quete  Eln  che  hanno  ricolte.  Fin  a  tanto  che  hani  J 

m  tntefi  er  apprefe  LE  noue  note,  Le  noue  parole  che  hanno  da  efhrimere  nel  fio  fluente  cani  ^ 

ra,  Vercbla  firma  ifl  canto  de  fifa  nel  dan-^y  indirò  fi  ^,ùe  un  filo  da  frincifioale  f-r#  \ 

rdedi 


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Postillati  16 


CANTO    X  4 

ro/r  ifU  carline  9  tif*  ^ccorlalf  cantati  io  ed  m^urr  iela  ianl^  y  £  glialtri  jfot  ctnìuHrìftei 
wefegufn(ì  mi  miffy^^  oriinf  in  cantar  ^ueEa,  latjual  finita,  tutti f  firmano,  f  tacendo ftanno 
ti  afcdtar^yfin  che  ajffrtniono  t!T  intendonoU  nuoue  faroìe  iunaltra  can^,  che  ficoniamfnte 
hann^  i^  {cguitar  dofo  la  prima.  Co/r  aJun<jhe fifirmaron  (juefii  heaiij^iriti  kpl girar  df  If  tre 
uolte  dan^ndo  f  cantando  intorno  a  hro,  E  dentro  a  Inno  ieffi  ardenti  (eh,  che  fii,  corr.e  foco  di 
jcuouedremo, Tomaso  d' Kc^uino,  Senti  in  (jitefia  firma  cominciar  a  dire,  (^ando,  ciò  è ,  Voi  che 
/o  ragpo  de  la  gratia  diuina,  da  lacjuale  faicenie  uerace  amore,  e  che f oi  amando  crefce.  Onde  di 
jcfra  dijfi  hauer  mifo  tuttol  fuo  amor  in  Dio,  Rijfltndein  te  Dante  tanfo  multiflicaio,  che  ti  conf 
duce fìifer  cjufUafcala,  V,  no  è-,  Voue,  tfj  a  jnelluop  deljuale rìfffin  difcende  SEn{a  rifalire,. 
do  è-,  Sen^  unaltra  uolta  [dire,  E  ^uefia  e  la  fcala,  che  digrado  in  grado,  ao  e',  di  urlo  in  cie^ 
lo  ilfoeta  condotto  da  Beat,  intefa  feria  facra  teologia,  con  la  mente  contemplando  filiua,  per  unal 
tra  uolta,  dop  la  frefente  uita,  attualmente  rifalire,  Terche  a  neffuno  è-  fergratia  conceduto  di  fa 
ter  trascender  con  la  mente  a  tanta  alteZ^,fea  queUanonfiffe  fYedeftinato  .    Adun^ue,poi  che 
tana  gratia  rif^lende  in  te,  qval  ti  negajp  il  uin  de  la  fi.a  fiala,  ciò  è',  chi  fi  negafp  il  fifer  de 
lafi<a  mente  P£r  la  tua  fife,  Ter  \ciufàr<il  tuo  defiderio,  chtft  difierne  fffirin  te.  Non  fira  in  Hi 
herta  fcnon  come  acqua  Lhe  non  fi  cala  J  mare,  Come  au:en  di  (juella  de  laghi  e  de  li  fiagni,  ihe 
fer  effir  impedita  da  le  fi<e  die  ripe  non  corre,  czm.e  ^.nno  cjufUe  de  torrenti  e  fiumi.  Volendo  ini 
firire,  che  ogni  Ultra  uolunfa,  naturalmente  fi  moue  a  fiuentre  la  doue  ficcorge  ejfir  il  bfcgno. 
Ma  fi  auiene  chflla  fia  impedita  da  peruerfa  maligrita.Mora  è  freuertifa  dalfi  or.pfurale  e  driti 
to  ordine.  Onde  j  el  x\if.  del  ?urg.  ue  demmo,  che  parlando  de  Untelo  che  Urdy^'^ua  per  le  fiale 
iafdir  fid  quarto  girone,  a  talpropyfito  diffiy  Sift  con  noi, come  Ihuom  fifa  figo,  che  cjuaì  ajj^eti 
ia  prego,  e  Ihuopo  ueie,  Malignamfnte  già  fi  mette  al  n^go  .   Ma  cjuefio  ne  heati  non  può  auenii 
re,pfrche  fiion  dimifura  ardeno  fimpre  di  carità  .  Fialae- uafo  di  uetro,che  altramente  la  di^, 
àamo  inghifìara,  da  porre  in  tauoU  (on  acquaio  uino^ 

Tu  uuq\  fiiDcr  di  quai  phnte  finfiora  Vf/w  Tomafi  d'Aquino  a  fi  disfar  al  deftt 

Quella  \hnUnda]  che  mtorno  uaghcggi^  ^^rìo  chauea  ueduto  efllr  in  Dante,  come 

\       ^              .  qualde[tàfrioerailmedfjtmOyCbein  quei 

lo  fui  de  gliagni  de  la  fianu  greggia  j  ^ -^.^^ ^     ^. ^^^^^  ^,5 

Che  Vomemco  mena  per  camino     ^  y^^^  ^^j^^^^  ^iji^f  fl,fr^  in  hi,  do  è-,  di 

Vu  ben  fmpingua  Je  non  fi  uaneggia  ^  j^jj;  y^ti  il  nom.e,  e  di  lor  conditioi 

Qjuejìì,  che  me  a  defìra  fiu  uicino,  r.e.  Onde  per  fififffi  cominciando  dite  ^ 

Frate  e  maefìro  fiimm'r,^  ejfo  Mbetto  Tu  uuoi  fiapn  Dlquai  piante  [m fior  a  ^ 

di  Colonna,  ^  io  Thomai  d'equino,  do  è.  Di  qudi  anmeJdorna,qytfi4 

Se  fi  di  tuwMu  ejfir  uuoi  cerio  5  ^Ma  7^'''''^^ 

" .        '  ,  ,,;r,  tntoYM  LA  hiUn  donna,  M  e;  BtDt. 

Cmeiro  al  m,o  parlar  ten  um  col  mfi  ^^^^^^^^^  u.MMt.,ot,fi  U 

Girando  fu  per  lo  beato  }(rto .  j,,^  p^^^^^  ,^ 

già  fi  uien  in  cogr.ilion  ii  tjufUo . 
IO  fili  ìt  Mni,  Choma  r^r  fmiUfHiinf  i  frali  ii  S.  Dom«i«o,  if  <iuali  fgli  Ikt  fffrf  fi"* 
to,  AsnJ.  ffr  U  Tur.ta  cT  inn^cmia  à,f  huria  fffr  in  hro.  E  fMa  grfgpa,  U  reh^my 
iLali.  Tfr  ^jfirnf  #.  S.  Vorr.mco  firn  *mr*,  f  ^  'Ifftorf  chf  mfna^a  i^'P'}"''* 
«mo,  V  B,«  /m;m^«*,Do«.  fnp^aUnf,  Sianh  fur amora la  M'^'f  f 
indi,  hi  m,  Mo  infirxrr,  che  la  m,na  f^r  uia,  iout  fmfie  ,  ««(rf  f^""'; '7'' 
ina  paua  ,  VE  «o«  //  uarie^gu.  Se  ii  tal  uia  mt,  -'^e  fuori  infe^uttar  U  umta  M  noni 


P  A  R  A      ì  S  O 

io ,  cime  uehem^ ,  eie cfuejlo  meiefmo  Yemenio  iira  in  fine  lei  fe^uettfe  Cdììto  ]  qvef 
Pi  che  me  a  Iffìr^,  Comincia  Tomafo, per  foiisfir  al  iefidfm  iel  foeta,  a  iir  ii  milm,  che 
ficeuam  ghirlania  inforno  di  Beatrice  e  ii  lui,  Efrimadife  ftej/l,  e  Mierto  Mu^no,  che  fu 
frate  iel  medefmo  ordine.  Onde  dice,  che  li  fu  FKaie,  cioè',  Fratello,  E  Maeflro,  ferchein  Teof 
lopa  li  ftt [recettore,  E  per  patria  \lherto  di  Colonna  nMfJlma  ciuk  de  la  ma^m.  Et  egli  Thoi 
mafo^  d'A  (juino ,  de  la  innocenf  ffma  morte  del<]uale  dicemmo  nel  xx.  canto  del  Purg,  Ma  de  U 
pntita  de  la  uita  CT*  incomprenféile  dottrina  dognun  di  loro,  è' meglio  tacer  che  poco  dire,  tenche 
affai  e  de  luna  e  de  laltya  ne  fanno  pie  le  fue  dimnifftme  opere .  SE  ft  di  tutti  glialtri,  Se  cofi 
comio  thofàtio  affaper  di  noi  due,  uuoi  effer  certo,  efaper  la  certe^'^a  di  tutti  glialtri  heatì  (piriti 
^ueffa  ghirlanda,  VIentene  girandol  uifo,  Vientene  girandola  ue  iuta  dietro  al  mio  parlare,S\f 
fer  lo  heatoferto.  Su  per  la  leata  corona,  intefa  per  effa  ghirlanda  di  heati,  E  uien  da  Sertum  fertì, 
de  corona  ftgnifica.  Onde  Virg.  ne  la  hocc.  di  Sileno,  Serta pracul  tantum  capiti  delapfa  iaceiant. 
ht  ìntéiefi  comunemente  per  ghirlUa  difiori^Onie  lue.  Accipiùt  fertaf  nardo  flìretle  coronai . 


Quellaltro  fimme^giar  efce  del  rifa 
Di  grattdn  5  che  Uno  e  hltro  fòro 
Amo  ft,che  piace  in  Pdradijo^ 

Laìtroj  che  apprejjh  adorna  il  nofiro  choro 
Quel  Pietro  fu  ,  che  con  la  pouerella 
Ojferfi  a  [anta  chiefa  ti  fuo  the  foro  ^ 

La  quinta  luce  ^  che  tra  noi  più  beUay 
Spira  di  tal  amor^  che  tuttol  mondo 
La  giù  nha  gola  di  faper  nouéUa^ 

"Entro  ue  lalta  mente  \u  fi  profondo 
Sauer  fù  mejfo^che  fel  ueroe  ueroy 
A  ueder  tanto  non  furfel  fecondo^ 

Apprefo  uedi  il  lume  di  quel  cero  ; 
Chegiufo  in  carne  più  adentro  uide 
Langélica  natura ,  el  mtniHero  ♦ 

Ne  ìaltra  piccioktta  luce  ride 
(hcì  auocato  de  tempi  Chrifliant  J 
Del  cui  Latin  AuguÙin  ft  prouide  ♦ 


Seguita  Tomafo  in  dir  de  glialtri  feati 
Jpiriti  ,fra  ejuali  hora  pon  Granano  per 
patria  chiù  fino, E  fecondo  che  dicano,moi 
naco  in  S»  Felice  a  Bologna,  llcjual  per 
hauer  compofìo  il  Decretale,  e  dimfìrata 
legge  Canonica  accordarfi  con  la  Ciuii 
le,  dice  hduer  talmente  aiutato  IV  no  e  lai 
tYO  firo,cioe.  Lo ffiritual  el  temporal 
giudicio,  che  piace  e  fit  accetto  a  Dio  in 
Varadifo  .  LAUyo  cheapprejjò.  Seguii 
ua  Pietro  lomiardo  detto  Marflroiele 
fententie  Vefcouo  di  Varigi,  il^Jual  ofj^rfè 
la  fua piccioìa  opera  a  la  chiefa,non  come 
€ofagranie,Ma  comegìi  fìejfc  reftrifce  nel 
frohemio  di  ijuella  ,  a  fmilituiine  de  la 
[ouereHa  che  ofjj^rfc  al  tempio  due  minuti, 
come  e*  fcritto  in  S,  Luca  al  xxi.  l(juaU 
fùron  più  accetti  a  Dio  che  Ultre  ricche  e 
fompofe  offrrte  .  LA  ijuinta  luce.  Sei 
guiua  appreffo  Salomone  figliuolo  di  Da^ 


uide  di  Berfahe,  e  perche  la  chiefa  no  dii 
€htara[egli  e^faluoo  perduto,  fero  dice,  che  tuUol  mondo  HA  gola,  ciò  e-,  Wa  defiderio  e  uoglia  di 
faper  la  ueritadi  lui,  E  per  effere  flato  dotato  da  Dio  dincomprenfthile  fapientia  ,  come  fi  itge  al 
ier^  del  ter^  lil,  di  Ke  contenuto  nela  Bifia,  dice  che  fii  mifoin  lui  jft  prò  fiondo  fapere,  CHenon 


imfiChnjlim  fmhemdm  fahfn'o  cantra Urettfcl.f,hrrfiU,flf,,ic,l»,f„fri, gli  ArUm, 
thf  al  fuo  tm[ì  hmmo  itifuu^anf»rt(  i,  U  chnftimta.  Et  m  in  pccklttta  lucf,ffrftre 


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Postillati  16 


C  A  N  T  O  X* 

fiati  a  wim  merito  ìfgliaìtri  leUi  ài  fcfYHy  Et  Au^ujìino  ftp^uile  mlfuù  latino,  ciò  Lf  lé 
jùa  dottrina  chrifiianayffnhe  da  lui  fu  comaiitoaU  majtde  di  ch  fio . 


Uor  fe  tu  locchìo  de  h  mme  trani 
Di  luce  in  luce  dietro  a  le  mie  lode  5 
Già  de  Icttaua  ccn  fae  rimani^ 

Ter  ueder  ogni  ben  dentro  ui  gode 
Lanima  fant<i,chel  mondo  fallace 
fa  manìfijlo  a  chi  di  lei  ben  ode^ 

Lo  corfo  y  ondeìla  fai  cacciata  ^  giace 
Ciufo  in  Cieldaurc  'ytiT  efja  da  marino 
E  da  ejjilio  uenne  a  quella  ^ace^ 

\edi  oltre  fiammeggiar  lardente  ^iro 
Di  ifidoro  5  di  Beda ,  e  di  BJccardo , 
Che  a  confiderarjù       che  uiro. 


Ton  hoetìo  ne  kuaua  lucf.  Onde  dice, 
SE  tu  trani,  ciò  e-,  Se  tu  tiri  emoui  loci 
ihio  DE  la  mete,  A  dar  ad  itueder  (juei 
fìa  nò  ejfcY  altro  che  una  j^ecuìatione  del 
foeta,  DJ  luce  in  luce  dietro  a  le  mie  lof 
de,  che  di  (jueUe  ti  ragiono,  Già  rimani 
con  [eie,  ciò  Con  dffiderio  di  pfer 
de  lottaua,  Hora pjffi  chf  ui  gode  deniro 
lanima  fanta^che  fèmanifrjìo  il  mondo 
fiBace  a  chi  ode  hn  di  In  fer  ueder  ogni 
lene.  Adunque,  fer  ueder  lanima  pnta 
ii'Boetio,OCni  tene,  ciò  è,  Tn  hauer 
cognition  di  Dia  nelcjual  ogni  ben  ccfjìe, 
fi  manifijloil  fiUacf  mondo  A  chi  len 


e!e,  ciò  è-,  A  eh  lene  intende  loferd  fua  chetratta  Ve  confclatione,  E  jferchegli  fa  da  iheodoro 
de  Gotti  dannato,  Imfrigionato,  ultimamene  fino  m,orire  a  Pauia,  e  [(folto  (juiui  ne  la 
ài^fa  intitolata.  S.  Maria  in  del  dauro,  fero  dite  clelfuo  cor^o giace  cjuini,  C7  ejpy  da  martirio 
>e  di  efplio,a  quella  face  uenuto  .  SJEdi  oltre  fiammeggiar,  Seguitauafoi  I/rJoro,  che  fa  Vefof 
no  Hijfalenfc,  efcriffe  in  Teologia  un  liiro,  neljualaferfc  molte  afcofe  uerita  .  Beda  fu pcerdote 
Ingklefe,  e  domandafi  \entrahile,  ferche  dicano  cefi  hauere  fcritto  un  angelo  ne  la  faafcfolfura  • 
Riccardo  fii  fratello  d'V go  dapn  WiUore,  E  fiu  che  uiro  a  con/ider are, ferche  ne  linuePigf^tione 
Je  le  diuine  cop,  fafso  oltre  ad  ogni  humana  p eulta . 

Haueuti  già  Tomafo  dato  notitia  a  Dante 
di  tutti  jueRi  de  la  j^hirlanda,  comincian 
io  d'Alherto  Magno,  chera,  come  diffè, 
da  la  depra  farte  pu  uicino  a  lui,  fino  a 
Siggieri,che  gliera  immediate  da  la  finii 
fira,  delcjual  anchora  non  haueua  dftto, 
E  Vate  hauea  pguitato  col  riguardo  duntì 
in  uno pcondol  fuo  dire  talmente ,  che  già 
con  quello  riiornaua  a  lui,  dalqualfrima 
pra fartito,  Et  in  pmma,  Tmap  col  dii 
rr,  e  Dante  col  guardare,  hautano  duna 
in  uno  già  girato  tuttol  cerchio  da  Siggie 
ri  infiiori,  delqual pio  rePaua  a  Tomafo 
a  dire,  a  Dante  a  guardare.  Onde  di 
ce  che  da  Siggieri  tornaual  fuo  riguarda 
a  lui .  CoPui  dicano,  che  a  Parigi  Irfi^ 
bica  ne/  uico,  ciò  e,  tie  la  uicinan^a  de 
_  gli  Strami,  cop  nominata  una  rua,  0  ufr 


Quéfli.onde  a  me  ritorna  il  tuo  riguardo 
E'  //  lumeduno  flirto  ^  che  in  pcnperi 
Craui  a  morir -,  li  par ue  uenir  tardo  ^ 

Effa  e  la  luce  eterna  di  Siggieri', 
che  Uggendo  nel  uico  de  gli  firamì 
SiUogi'^o  inuidiofa  uer't^ 

Indi  j  come  horohgio  ,che  ne  chiami  ^ 
Kc  Ihora ,  che  la  jpofa  di  Dio  farge 
A  m.attmar  lo  Jpofi^  perche  lami; 

Che  luna  parte  laltra  tira  ^  urge 
*Tin  tin  fonando  con  fi  dolce  nota, 
Chel  ben  dijpofto  flirto  damor  turge^ 

Co/5  uidio  la  gloriofà  rota 
Mouerft ,  e  render  uoce  a  noce  in  tempra 
"Et  in  dclce\^a*,cheffcr  non  può  nota^ 

Senon  cola  ^  douel  gioir  Jmfiempra 


PARADISO    CANTO  X, 

uìtieffeYlufUfifìta  lanpfcifj  fi  hr^ua  ufàrnf  fuori  ^  Onde  ikf^  che  in  Ptaui  ffn fieri,  li  fari 
ue  uenir  tctrJi  al  morire .  IN</i,  cow^  h:ìr:ilogio,  Moftra^  che  finiiò  chehhe  Tomafc  dì  dire,  la 
rota,  0  uo^ltmo  dir  il  cerchio,  (he  di  lor  medeftmi,  effì  heatifj>iri(i  cedano,  comincio  cantando 
4.  girare,  come  fin  le  rote  de  t'horiolo,  aHhora,  CHe  U  fpofa  di  Dio,  ciò  e,  che  U  chiefa,  o  ftena 
ifacerdoti  che  U  raffrefentano,  S  Vr^e  a  mattinar  h  Jpofiy  Si  lena  fu  a  dir  mattutino,  et  in  quello 
dar  lode  a  Dio,  ilc^ual  è  ftiO Jfofò  a  ciò  che  lami.  Che  lun*  fartt  tira  [altra  ET  urge,  ciò  ^,  Et 
Ifigneyffrche  cjuelli  fi  tirano,  nel  girar  de  la  dan"^,  cheuengon  dietro,  E  jutRi  fi  J}'^>Jg(^no,  che 
froceion  inanl^,  Sonando  Tln  tin,  iìcjual  h-  il  fuono  che/al  fuo  cam^anino,  COn  fi  dolce  nota. 
Con  fi  fcaue  armonia,  CHe  turge,  ciò  è',  lljual  eccita  damore  il  htn  dijf>:ì/ÌQ  flirto,  ferche  (Quelli 
the  fon  hen  dijj?ofii  in  Dio,  dejìandofi  a  fai fùono,  fi  leuan  fu  femfre  jfiu pronti  a  laudarlo,  f^ronati 
ial  diuino  amore .  Cofi  dice,  che  uide  mouerfi  la  rota  G  Loriofa,  ciò  è'.  Piena  di  gloria  di  <juei  hfH 
ti,  e  render  uoce  a  uoce  IN  tempra,cio  h',  \n  confonanl^A  xfT  in  dolcez^tale,  che  non  fuo  ejjfer  nota 
finon  cola,  DOuel  gioir,  finfèmpra,  Doue  il  goder  el  giulilar  fi  eterna,  e  ejueflo  è'  la  fùfo  in  dei 
h,  doue  è-  fcmfre  fcmma  gioia,  fey  la  ragion  ejpreffa  difipra,  oue  dijp.  Ne  la  corte  del  ciel  dont 
ie  io  riuegno  e  cet.  Altri  hanno  ejf>ofio,  Doue  il  giorno^  ma  noi  non  trouiamo  fejio  che  lo  dif 
I'  sa ,  ne  crediamo  che  fu  fe  non  fi  fi  e  uiiiato . 


CANTO      y,  l 


C  infetìjàta  cura  de  momVf 
Qjtanto  fon  defitti ui  fttlogif mi 
Qtii'h^he  ti  fanno  in  baffo  bàtter  ìalK 

Chi  dietro  a  giura ,  e  chi  ad  amphorìfmi 
Sen  giua^  e  chi  feguendo  Jàcerdotio^ 
E  chi  regnar  per  fiìr"^ ,  e  per  fiphìfmi  j 

E  chi  rubare  ^  e  chi  ciuil  negotio  9 
Chi  nel  diletto  de  la  carne  inuolto 
Sajfaticaua^  e  chi  fi  daua  a  lotia^ 

Quando  da  tutte  quefie  cofe  fciolto 
Con  Beatrice  m'era  fufi  in  cielo 
Cotanto  gloriofamente  accolto  ♦ 


il  poeta  feguita  pur  anchora  nel pre finte  n 
to  il  laffato  propofito  dfl  precedente,  M4 
frimaft  digreffme  riprendendo  Unfma 
ignorantia  de  mortali,  icjuali  nano 
fcmmerfi  (juagiu  nelefue  uili  e  haffi,  ani 
^'  dannofi  cure,  mentre  chegli  da  (juelte 
fciolto,  era  la  fufi  con  Beat,gloriofc  in  eie 
lo  .  Tornando  poi  a  la  fua  materia  moi 
ftra  che  finito  il  cerchio  di  (juei  teafi  di 
dar  la  uolta,  e  ciafiun  tornato  al  luogo 
fuo,  donde  prima  fera  partito,  fi  firma ^ 
E  Tomafi  comincio  di  nuouo  a  farlar  i 


a 

lui  con  dirli,  come  egli  uedeua  in  Dio  {in 
chi  tuUo  rifjfltnde)  ejprli  nati  dal  fuo  pri 
mo  parlar,  che  nel  precedente  halkamo  uedufo,  lue  ìuli,  l  uno  dequali  in  (juefìo  prefente  canto  li 
rifclue,ma  per  meglio  farnelo  capace,  prima  li  dimoflra  la  parria,  poi  li  narralauita  di  S.Frani 
tefio,  E  come  da  lui  prima,  e  poi  da  S.  Domenico  fit  reità  amminiftrata  la  fama  madre  e  mii 
ìitante  chiefa  .        ^  o  Infcnfkta  cura  de  mortali,  Adimitatione  di  Verfio,  al  principio  de  la 


Slllogip 


_  ,  ^  _  .  ,  .  ,  Quanto  fino  pieni  di  di  fitto  CT"  imperfiu. 
mhoo  e',  Argumentationi,  Quei  che  tifinno  BAtter  lali  a  terra.  Toner  le  tue  (heran'^ 
in  cjuefie  bajfe  cofe  terrene,  perche  ci^fiuno  di  cfuefii  tali  inghandofi,  fi  crede  ne  la  fua  uiadi  prof 
^ederbene.  CHi  dietro  a  giura,  E  cjui  narra  le  fidaci  uie  tenute  dalcuni  di  hro,E  prima  di  ciueli 
li,  che  per  lauidita  delgnadagno  fenandauano  dietro  a  le  canoniche  a  le  ciuili  legai,  E  Chi  A 
gnfinfml,  ciò  e,  E  chi  afifica,  E  Chifeguendoficerdotio,  Come  fino  tutti  i  non  uA  reliM, 

B  Chi  rr^n^r[(r  fir^,  Come  finno  tutti  i  tiranni,  0  Vtrfijjifmi,  me  finno  i  fraudolenti^ 

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Postillati  16 


PARADISO  CANTOXr. 

fenh  fi  cme  ifcjfìfmi  fon^  ar^umntathni  che  hannò  fàccia  di  uerifa,  e  noniimm  fcrt  fiìfi  Cofi 
il  frali  blente  in  apfanri^  fai  fjfer  Suono,  ^  è-  pfffmo,  E  Chi  rnharf.  Come  (juflli ,  che  rimojji 
ogni  Lonfcieniia  fi  dann}  a  le  radine,  E  chi  ciiàl  Tiegotio,  Iniefi  fty  tjuelliy  ct<  fi  danna  a  lamminh 
ftratione  de  la  Rep,  CHi  inuolto  nel  diletto  de  la  carne,  Come  fono  i  iihidmofi  fin'^  freno  ,  E  chifi 
Jiaua  a  lodo,  come  fanno  maffmamente  ifufiUaràmi,  Tutti  cofioro  adunque,  cijjcuno  ne  la  fua  ma 
credenhfi  froceder  lene,  fuffhticaua^  Cluando  io,fito!io  e  libero  da  tutte  ^uefìe  cure,  mera  fufc  in 
cielo  con  Beat, accolto  e  ricettato  da  juei  head  jj>iriti  tanto  gloriolàmente,  come  nel  precedente  cani 
io  h^hhimo  ueduto,  E  moralmente,  tjuando  io  ne  lifìudi  ie  lefacre  lettere,  mediante  ijuali  io  ueni 
ua  in  cognitione  de  le  diuine  cofe,  mi  ejfeniiaua^  E  no  tif  If  vanita  del  mddo,come gUaltrifkceanOé 


Voi  chi  ciafcuno  fu  tornato  ne  lo 
Vunto  del  cerchio  y  in  che  auantt  s'era  ^ 
^ermcft  3  come  a  candegUer  candelo  ♦ 

Et  io  fentì  dentro  a  quella  lumera , 
Che  frìa  mhauea  parlato  :  forridendo 
Incominciar  fhcendofì  più  mera  5 

Co/ì  comio  del  fuo  raggio  rifplendo 
Si  riguardando  ne  la  luce  eterna 
Li  tuoi  pen fieri,  onde  cagione  apprendo^ 

Tu  duhi'-i  d'hai  uoler  che  fi  ricerna 
In  fi  aperta  e  fi  dijlefa  lingua 
Lo  dicer  mio ,  che  al  tuo  fentirfi  jlerna  5 

Oue  dinanv  diffi  5  V  hen  fmpingua  5 
E  Uyudiffi'j  Non  nacquel  fecondo  t 
E  qui  e  huopo  che  hen  fi  dtjlingua  ♦ 


Rifigliandol poeta  il  fùo  frofofito  ,  che  in 
fine  del  precedente  canto  ha  laffato  del 
mouer  del  cerchio  di  c^uei  beati  ffirid  moi 
flra,  che  tornato  ognun  di  (Quelli  Al  fum 
io,  CIO  è-.  Al  luogo,  donde  per  girar  fra 
partito,  ciafcuno  fi  firmo  al  jio  ,  come^ 
candelo  fi  firma  a  candigliero ,  Et  io,  éii 
ce,  finti  dentro  a  quella  lumera  ihemhai 
uta  parlato  prima,  chera  pur  jueSa  di  To 
mafo,  E  Acendofipiumera,  Eacendofipiu 
pura,  e  confejuentemenie più  lucida  e  chia 
ra,  fer  la  ragione ,  che  in  fimil  cafo ,  e  di 
Viccarda,  e  de  glialtri  beati  fiiriti  intro^^ 
dutti  da  lui  a  parlare  dicemmo  ,  che  fclaf 
mente  è-  per  uederfirpia  da  poter  uf^r  col 
poeta  la  u  riu  de  la  carità ,  di  che  tutti  i 
beati  fpÌYÌt'\ardey\  fmpre ,  Incorì.inciar ^ 


forridendo  de  la  mia  ignorantia  ,  a  dire. 
Cofi  comio  riguardando  NE  la  eterna  luce,  cio  è-,  in  Dio,  rifplendo  del  fuo  raggio  ,  Cofi  riguari 
dando  in  effa  eterna  luce  anc:^ra  LI  tuoi  penfieri,  ciò  e ,  Li  tuoi  duhi ,  Apprendo  cagione  xj  ari 
aumento  onde  parlare .  Tu  dubi  ET  hai  uolere  ,  Et  hai  uoglia  ,  chel  mio  dire ,  il^jual  di  fci 
ira  tho  effofto,  SI  ricerns,  ciò  e-.  Si  ripeta  in  fi  aperta,  dfi^f^^,  ^  manififìa  lingua  e  pronuntia, 
Ctìe  al  tuo  fcniir  fi  fìerna,  Cht  al  tuo  intelletto  fipra ,  oue  dinan'^  nel  precedente  canto  pari 
landò  di  S.  Domenico  dtffi ,  V  kn  fmpingua  fe  non  fi  uaneggia ,  E  la  doue  parlando  di  Sai 
lomonediffi,  A  ueler  tanto  non  furfcl  fecondo  E  ^ui ,  per  fini  chiaro  ,  E  H;<0/)0,  E  di 
hifcgno  ,  che  fi  difìingua  tT  apra  bene  . 


Lil  prouidentia ,  che  gouernal  mondo 
Con  quel  conftglio ,  nelqual  ogni  ajj^tetto 
Creato  e  uinto  pria  che  uala  al  fondo 

Vero  che  andaffe  uer  lo  fuo  diletto 
La  fpofa  di  colui ,  che  ad  alte  grida 
Vifpofo  lei  col  [angue  benedetto , 

In  fe  fuura  eiT  anco  a  lui  più  fida  ; 
Due  principi  ordino  in  fuo  fituore  j 


Vuol  il  poeta ,  in  perfona  di  S.  rhomafc, 
folueril  primo  de  due  propofii  dubi ,  ciò 
è,  ijueUo  del(jual  difp,  V  ben  fmpingua 
e  cet.  laliro  uedremo  che  fo'uera  nel 
xiif,  canto»  Fafft  adunque  molto  da  Ioni 
tano  ,  e  prima  dimoftra  che  Dio  ,  per 
ffìegno  de  la  militante  chiefa ,  ordino 
in  fuo  fiuore  due  principi  al  mondo  , 
(hf  Imfferott  tfggfrf,  Inno  ifiuali 


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Postillati  16 


PARADISO 


Che  quinci  e  quindi  U  fiffcr  per  guidai 

Lun  fii  tutto  feraphico  in  ardore  j 
Laltro  per  fipientia  in  terra  fùe 
Di  cherubica  luce  uno  jplendore. 

Ve  lun  diro  j  fero  che  dambcdue 
Si  dice  lun  pregiando ,  qual  chuom  prende  i 
Perche  ad  un  jine  jur  lopere  fue^ 


fii  S,  Francefco^  li  chi  e^ìi  tircunfcrìue  la 
fatria  e  narra  la  uita  ,  Laltro  fu  S,  Doi 
menicOfVicf  aiunjuf  y  LA  frouidfntia 
che£ouernal rrmh ,  ciò  è  ,  Jdio ,  COn 
^uel  cortfiglio,  mlc^ual  o^m  crtato  aj^fttì 
tanto  diurno  (guanto  hmano  yE'  frima 
uim  che  uaàa  alfinh  ,  Verchf  il  àiuin 
onftgliMel  creatorf  è-  fèn^  fine ,  il 
ueder  hgni  creatura  è-  finito  e  terminai 
to,  PerOy  a  ciò  che  la  jfofa,  do  ^,  U  milifanle  chefa  Di  colui.  Di  chrifto,  che  ad  alte  grida  dijfoi 
so  lei  col  henedeuo  fcftgue  jfarfo  fii  la  croce  in  redentione  del  genere  humanoy  andaffe  uer  lo  fito  di$ 
l^Uoffofoficuraytr  aliiifiufidele,  Ordino  in  fito  fiuore  due frincifi ,  chele fiffcro  ^er  guidi 
(^inciy  ciò  è-.  In  rendergliela  fin  fida,  E  (juefto  è-  Francefco,  mediante  il  fiiofcrafico  amore, 
come  uedremo  che  dirayferche  allhora  è  fidele  la Jj?oft  alo  Jfofo  ,  cjuando  fi  uede  ejfir  accefa  nel 
fuo  amore,  E  Quindi,  ciò  è-.  In  rendergliela  ftcura ,  E  c^uefio  è  S,  Domenico  ,  mediante  la  fua 
grandiffimafqientia  e  frofindiffima  dottrina,  chela  difinde  ia  ogni  heretica  e  filfa  ofinione,  E  di 
ce  S,  Francefco  ejfire  fiato  tutto  ferafico  in  ardorey  fmhe  a  lordine  de  Serafini,  che  fono  fiufreffo 
a  Dio,  è'  attribuito  che  ardino  di  fcmma  carità,  E  $.  Domenico  ejpre  fiato  in  terra  uno Jflendor  di 
iheriilicalucey  perche  a  lordine  de  cherubini,  iljualfègue  immediate  dopo  ijuel  de  Sera  fini,  faUrilui 
fce  lafapiétia.  DE  lun  diri,  Promette  dir  de  Inno,  che  farà  S.  Fra  cefo, per  che  lodando  Iniyloda  ani 
cora  S.  Domenico,  ejpndo  lopere  fante  hgnun  di  loro  fiate  ordinate  ad  un  medefimo  fiuti firo  fine. 


In  tra  Tupino  e  Ucqua,  che  difcendt 
Del  coUc  eletto  dal  beato  Vbaldoj 
Fertile  cojìa  dalto  monte  pende  ; 

Onde  Verugia  finte  freddo  e  caldo 
Da  porta  Jole  5  e  dirietro  le  piangi 
Ver  greue  gwgo  ISloccra  con  Gualdo  ♦ 

Di  quefia  coHa  la ,  doueUa  frange 
Viu  fua  ratte'^a ,  nacque  al  mondo  un  fole  5 
Come  fii  queUo  tal  uolta  di  Gange  » 

Però  chi  dcffo  loco  fii  parole 
Jsion  dica  Afcefi^che  direbbe  corto 
Ma  oriente^ fi  proprio  dir  «ole* 


Circunfcriue  la  città  d^Afcefi patria  df^S, 
Trancefco  non  lontana  da  Fuligno ,  che  le 
fìa  da  Oriente  ,  CiT  x.  miglia  di  Perui 
già,  che  le  fìa  ia  Occidente ,  C7  e  pofta 
ti  le  radici  dun  alto  monte  tra  due  fiumi, 
ciò  f^.  Tapino  y  che  li  corre  da  Orienteye 
nafiefopra  di  Nocera  ne  gli  Apeniniy  E 
chiufi,  che  li  corre  da  Occidente ,  e  nafct 
fcpa  di  A goihio  contenuto  medefmmrn 
te  da  efft  Apennini,  oue  il  heato  virtWo, 
che  fii  Wefiouo  di  <juella  città  ,  dimoro  a 
fir  penitentia.  Onde  dice.  In  ira  Tufino 


e  laccjua,  che  difende  Del  monte  eletto  dM 
heato  V baldo  ,  Fertile  cofìa  pende  daìti 
mnfe,  E  (juefìo  ^  (juell^ ,  a  le  radici  detonale  diciamo  effer  pojìo  Afe  fi,  e  guarda  cjuafi  uerffOi 
nente.  Onde,  Da  lacjual  fèrtile  cofia,  PErugiafente  freddo  e  caldo  daforta  fcle,  Perche  da  (ju'ffta 
porta  fi  ua  ad  Afifi,  e  guarda  dritto  in  Oriente,  E  perche  a  luoghi  uicini  a  monti  fuol  da  c^ueli  e 
freddo  e  caldo  uenire,fecon  do  i  uenti  the  girano.  Pero  (juanio  ffira  il'uento  Eoiea  ne  la  firtile  coi 
fta  di  ijuefto  alto  monte,  Perugia  ha  freddo  da  porta  fcle,  E  quando fpira  V  Aufìro,  per  la  medefma 
cagione  Perugia  ha  da  effa  p:>rta  caldo,  Efpndo  il  uento  Borea,  che  uien  da  tramontana,  freddo,  E 
VAufiro,  che  uien  da  me^  di,  per  lo  contrario  caldo,  E  dietro  ad  effa  firtile  cofia,  le  piange  merd 
con  Gualdo  per  graue  giogo.  Per  effer  ciafcuno  deffipofìo  dietro  a  (juefio  alto  monte ,  dal<iual  fenie 
tal  firtile  cofta,  fu  gli  Apennini,  e  fuol  graue  giogo  di  quelli.  Di  (juepa  cojìa  adunque,  LA  doueh 
la  frange  più  fua  raae^^,  ciò  è^,  ladoHellarompeptulafuafilita,edoue  permeno  erte^'^fiu 


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Postillati  16 


CANTO  xr* 

agmìmentf  ft  fAe^  NAcauf  al mònio  un  fole^  chf  fu  effe  S,  Frdfìcffcù,'Vfrch  cjuiui  e  pfla  la  lei 
ia  citta  i  '  Afceft,  Come  fa  c]uflì:ì  fcle  dentro  al  corjpò  ielijuale  hora  ftoifìamo,  (al  uolta  ài  Gange, 
gyofJifJìmQ  oltYf  a  (uUiglialtri  fiumi  in  Oriente,  ii  Joue  far  che  effe  fole,  (juanio  [ale  al  nofiro  hei 
misfrriOyefcay  E  (juflìò  jfetialmtnfe  auiene  nflaftagiort  del  uernOyfercle  dumga  ile  (fuefìo  fiume 
ftaìYientaley  noniimeno  fende  uerfo  me^  di,  come  fa  in  talefìagione  krtò  del  file.  Onde  dice,  chei 
jle  tal  uolta  e  non  femore  di  Gan^e.  Pero  CHififarde,  ciò  e-,  chi  f  aria  dejfo  hco,'non  dica  Ajce/r^ 
CHc  direUe  corto.  Perche  dirette  poco.  Ma  dica  oriente,  SEprof  rio  dir  uole,  S  e  frof  riamente  uuol 
farlare,  Effendo  di  (fui  nat:ìl  fcle,  che  inumino  ìhumane  menti,  cherano  flmmerfe  ne  le  tenelre  de 
Itgnorantia,  t!T  in  molte  feruerfc  herefie,  con  dimoftrar  loro  la  uera  uia  da  fcìir  al  cielo  ,  Onde  il 
ntedeftmo  Thomafc,  ilcjual  ad  inffantia  di  Pafa  Gregorio  fcrifp  la  uita  deffo  S,  Prancefco,  neleffcri 
Ho,  di  lui  farlanio  dice,  Qua  fi  fcl  orient  mundo.  Vita,  doctrina,  tD'  miraculif  claruity  Vita  ini 
spirando  jf>iritum  lucit,  Doctrina  fcminanio,  Miraculisfructificando . 

Non  era  anchor  molto  bntan  da  torto  J 

Chei  cominciò  a  far  fentir  U  terra 

De  la  fun  gran  uirtu  alcun  confòrto  ♦ 
Che  per  tal  donna  giouinetto  in  guerra 

Del  padre  corfe^a  cui-,  come  a  la  money 

La  porta  del  piacer  nefjun  diferra , 
E  dinanv  a  la  fua  fpirital  corte  y 

E  coran  patre  le  fi  fece  unito  ; 

Po/cM  di  di  in  di  lamo  più  jòrte  ^ 
Quella  priuata  del  primo  marito 

Uitle  e  cento  anni,  e  piu.dif^etta  e  [cura 

Fin  a  cofluifi  flette  fen^a  inuito: 
Ne  uaìfe  udir  che  la  trouo  ftcura 

Con  Amiclate  al  fuon  de  la  fua  uoce 

Colui,  che  a  tuttol  mondo  fé  paura  t 
Ne  ualfe  effcr  confìante  ne  feroce 

St.che  doue  Maria  rimafe  giufo, 

Etla  con  Chrifto  faìfe  in  fu  la  croce . 
Uia  per  chic  non  proceda  troppo  chiufo*, 

Francefco  e  pouerta  per  quefli  amanti 

Vrenli  horamat  nel  mio  parlar  dijujo  ♦ 


Hit  detto  de  la  fatrla,  hora  dice  ie  la  uità 
ftando  anchora  ne  la  fmilitudine  del  fcle 
e  de  lori^nfe  ,  Non  era  adunc^ue  anchora 
^uefto  tal  fcU  molto  kntan  DA  lorto^,  ci<} 
è'.  Dal  fito  nafcimento,  chegli  comincio  a, 
fàr  fentir  alcun  confi)rfo  de  la  fua  gran  uif 
lui  A  terra,  ciò  è',  la  gente  del  mondo, 
Terche  fi  comel  fide  fk  fentir  la  terra  de  la 
fua  gran  uirtu  ,  fercVe  mediante  (jhetta 
produce  in  efpr  tutte  le  cofe  che  in  lei  uegi 
giamo,  Cofi  (juefto gloriofc  fanto  fice fieni 
tir  a  la  gente  di  tjuel  fecolo  la  fua  gran  uif 
tu,  che  fu  lejfempio  de  la  fita  fanta  uita,  e 
de  fuoi  ottimi  cofìumi,  necjuali  egli  fii  da 
molti  fcguitato,  CUe  fer  tal  donna,  do  e  , 
impero  chef  la  fouerfa  che  eglifi  elefp,cof 
fi giouinetto  in  guerra  del  padre ,  Perche 
contra  la  uoglia  di  lui  fi  eleffe  di  uoler  fffir 
foufro,  A  Cui,  ciò  e^,  A  lai^ual  fouerta, 
mffun  difierra ,  Neffun  afre  la  forta  dei 
fiacere.  Perche  la  fouerta  ftace  a  nefflno, 
(ofi poco,  come  ancora  la  morte ,  E  Di 
rtan'^  a  la  fiua  fi^irital  corte, E  dinan"^  al 
Vefcìuo  de  la  fua  citid,  E  Coran  fair  e ,  E 


linanZ  aìfuo  vadre  ffirituale,  A  tal  donna,  czme  a  fua  ueraffofa,  prendendo  Ihahtode  la  reìtgio 
ne  Ùce  col  cor  unito,  POi  di  di  in  di,  fecondo  chefimprefiu  lifiacaue,  amo  più  fi.rte ,  Perche 
ircUafcmpre proceder  di  lene  in  meglio,e  non  tornar  a  dietro .  qvefìa  tale  ffofi,  priuata  di  Chn 
fio  che  fu  il  fuoprimo  marito,  perche  fcmmamente  amo  lapouerta.  Si  flette  SEn^^  inulto  ,  cto  ^, 
finTk  daperfona  effier  richiejla,  ma  diffetta  efcura  fino  a  coflui  Mille  cento  e  più  anni ,  Perche  da 
cMo  aS.^rancffco,  ilaual  fiori  nel  Mcc.  faffmn,  come  dice,  pu  di  mille  e  cento  anm .  NE 
ualfe  udir  che  la  triuoficura,  Vuoldimofìrare,  cjuantoficura  ^f^[^f^^,^^^^^^^^^^ 
Uffimpio  di  Amiclate  foueriffimopefiatore  in  Epiro,  Cofìui,  fecondo  che fmue  ^^f'^^'^^^^^^^^ 
hufnga  chaurJTh^  UfifirM  ii  Cffart.f  jueh  di  Tomtfio  uicinoja  lof[auenio  df quali  tuUol 


PARADISO 

■M^  f^gi^^^>  ^^''^  ^'W/i/rf/^,  ffr  non  hauer  At  fervere ,  otije gtiUuffp  ai  fjpY  fcfte  litifiJif,fi 
Pana  ficfiYo  ne  U  fud  fouera  cafannuZ^,  huf  hfo  la  fffcagionf  fi  riòuceua  al  coperto  .  A  (jUfjU 

UfnTìe  Cffare  di  notieper  tentare,  contro  aUfir'^  de  uenii,  dipaffar  in  Italia,  kue  fer  lo  rimamn  f 

te  delfuò  fjprcito  uoìea  uenire,  E  hnche  Amiclate  fentiffe  haUer  a  la  foru  àejfa  f^a  cafannuZ^,  '  A 

iouefin'^lcun  f  enferà  ft  hrmiua,  E  fcntifpf  chiamar  da  la  noce  di  lui ,  nondimeno,  fstto  fnurò  ^ 
ia  la  fouerta,  non  Mie  cagm  di  che  temere.  Ma  Secondo  effe  lue,  nel  freallegaio  luogo,  leuatofi 

il  fu  lalga  àoue  fi  giaceua,  rifpfè  fcurmente  <r  CefartyCiuis  nam  mea  naufragus  ìn^juitTecta  pei  1"^ 

tit,  aut  ^uem  ncjìrafirtuna  coegif  Auflium  fperare  caufx.  Aduncjue,  ben  the  fudijft  dire  che  U  f^'^ 

fouerta  jtffl  ftcura  (*ppre/fc  d' Amiclate  tanto,  che  non  teme- al  fimo  de  'a  uoce  di  Ctfcre,  che  a  m  ^ 

tol  mondo  fi  paura,  non  pero  ualjeafir  che  in  tanti  fccoli  (fuanti  fùron  da  chrifto  a  S.  Francefco,  W 

che  dalcunofilfe  amata,  o  dff  derata,  NE  uaìfe  fella  fu  hen  cofìante  in  patienfìa,  (  firoce  \n  ardimen  wii 

to  Sì,  ciò  ^,  Tanto,  cheUa  fife  con  chriflo  in  fu  la  croce,  dcue  Maria  rimafe giufo,  dolendo  infiri  i^f^ 

re,  che  Chriflo  fu  più  amato  da  tal  fua  diletta  ffofn,  pey^on  hauerlo  mai  fin  a  la  morte  alando^  «OH 

nato,  che  da  la  fua  cara  maire,  lacjual  non  falfe  /?co,  come  fi  la  ffofafu  la  croce.  Et  in  fcnlentia  uuol  Jf| 

infirire,  che  a  <iuffìa  fpofa  non  ualfe  che  di  Irifclfe  detto  effr  ftcura ,  come  fu  con  Amiclaie,  Ef  0 

^moreuole,comefu  con  chrifìo,  leijuali  uirtu doueano  ragmeuolmenie  mouer  tutiol  mondo  ai  dn^ 

amarla  v  a  defiderarla,  cheiafifjepero  non  che  amata,  ma  da  neffun  hauufa  in  pregia  fin  a  S,  p 
francefa,  dannai  ottimamente  fi  conofciuta  la  fua  uirtu  .    MA  perche  io  nel  mio  difùfo  e  lunga 

parlare  non  proceda  troppohhiufi  e  tanto  ofuro  che  tu  non  mi  intenda,  Tvfndi  CT  intendi  horamai,  lij 

per  (juefii  amanti ,  Francefco  e  pouerta ,  ciò  è- ,  Vrancefco  per  lo  fpofo  ,  e  pouerta  per  la  futt  Iti 

fpofa  da  lui  tanto  amata  e  tenuta  cara  ,  ^ijj 

fin 

L<t  lor  concordia ,  e  lor  lieti  firnhianti,           Narra  (fueEeparti  che  fi  ricercano  in  due  bo| 

Amor  )  e  mar ani^ia  ^  t  dolce f guardo                congiunte  perfine  per  hen  e  fastamente  ut  fm 

Facean  efjcr  camion  di  penfier  fanti                  infieme,  il  che  moftra  effire  fiato  tréi  m 

Tanto  i  chel  uenerakile  Bernardo  ^-        '   f ^^''^'^       ^^^^^  V'f 

Si  fcal^o  prima  ;  e  dietro  a  tanta  pace          riffima  fpofa,  e  prima  la  concordia,la^ual  nji 

Cor/e ,  e  correndo  li  parue  effer  tardo .  f  '  "T'  '"''"'"^ 

O;^^/,*^  j.^.t^^y^  ^  L.  jz  J  me  la  diUordia  e- il  fuo  contrario.  Voi  lena 

t9notaricchex.\a^obenfeiace:                 ...  ./ r-    •         i  n    •  v^A 

c   7    r       J-       r.  7    r^i    n                     t  lieti  fmhiarti,  cioè,  fliallem  accoplti  rùia 

Scal^aft  E^'Jo^f^  #  Sduejlro                            di  fuorimoftranolajf^Uo  de  U  ^ 

D;e/ro  a  bj^ofo^fi  la  j^cfa  piace                       ^^^^^^  fintai ciLle, e  \a  concordia,  M 

ìndi  Jen  ua  quel  padre  e  quel  maejìro            ^  i  lieti  femUantifareiton  fmulati  e  no  A 
Con  la  fua  donna ,  e  con  quella  Jnmigìia ,      ueri,  E  Marauiglia,  la<fual  dehlejfer  nelu 
Che  già  legaua  Ihumile  capeflro  :                 wo  de  la  uirtu  de  laltro ,  E  ^uefìa  fempre 

Ne  li  grauo  uilta  di  cuor  le  ciglia  y                eiugumenta  lamore.  e  Dolce  f guardo,  peri  ^'1 
Ver  ejfcr  fi  di  Pietro  BernardonCj               cheda(]uefìo  principalmente  dfjfendtUi 

Ne  per  parer  dijpetto  a  marauiglia^                  '^^^^  (fuefìe  farti  Aduncjue  ftcem  Hi 

ìAa  regalmente  fua  dura  intenticne                 effer  cagione  di  fanti  pen fieri, per  che  ogm  pf| 

Pid  Innocentio  aperfi  ;  e  da  lui  hehkt            riaperfi,e  tuUe  infieme  haueanofir"^  din  ^ 

Vrimo  fmitlo  a  fua  religione  .                     iri^'^rlammo  a  uirtuofe  e  fante  operatio  ^ 
'^^'^       ^        ^      *                      m,T Anto  chel  uenerabile  Bernardo,  coi 

ftui  dicano  effer  e  fìatol  primo  a  pguitar  S,  ^Éj 

frane,  e  che  fttfuo  compagno  ne  la  religione.  Onde  lice  che  fi  fcal^o  prima,  e  corfe  dietro  a  tanta  H , 

face  tr  unione,  E  parueli  correndo  effer  tardo,  perche  U  nimo  conuertito  al  lene,  fi  \ente  fempre  di  ^ 

mn  hmrpiu  toflo  cominciato .    o  ignota  ricche^^.  Ai  imitatione  ii  lue.  nel  cjuinto ,  0  uitf  ^ 

tutafickltus 


CANTO  XI, 

tktd  flicuhaf  fctuferlf,  An^uffiij;  lares,  O  muìifra  mnkm  inifUfcti  hm.  E  uerammtf  la pu/rt 
ta  ^YÌcchfZ^av^n  cogn:ìfc'mtayffrchf  neffunaricche^'^  mggiOYf  fi  fu^accfuifiaYf  ^  (guanto  ir 
quella  dfU  uirtu,  E  U  Wcchr:^^  con'jfciuta  CT*  affregUta  ia!  uulp  wow  e'  a  (juffìa  mn  comfciufé 
altYò  che  un  maffmo  imfelimfnto^  iiihe ftuiie  T diete  Milefio,  uno  ie  fette  faui  di  Grecia,  (juant 
io  ueiitfa  la  fua  fatria  in  freja  ie  nimici,  E  nondimemy  effenh  lecHù  a  ciajcuno  fofer  trarne  del 
fuo  (io  che  fui  doffcpteaprtare,  Egli  nuRa  uoHe  torre,  di  che  ejpndo  riprefo  diffe ,  chcgli  ne  fori 
tauafcco  tutti  li  fuoi  heni,  Intendendo  de  le  uirtu,  perche  le  altre  cofe  non  erano  fue,  ma  de  U  fcrtu 
ria,  Democrito  ottimo  filofcfv,  efsenh  di  larghifftme  tfy  ahndantiffìme ^culta,pfrche  fauide  cot 
mhahiiamo  detto,  efserlì  di  non  p  co  imf  e  dimento  a  la  j^eculatione^  ne  fi  di  tutte  a  la  fua  patria  un 
hno,  referuato  certa  minima  parte  che  ritenne  per  confruar  la  uita .  A  naffagora  da  cUfcmene  f$ 
milmente  eccedente  filofcfv,  effendo  molto  ricco  di  patrimonio,  lo  diflrihui  cjuaft  tutto  a  parenti,  tan 
io  foUmente  riferiandof,  (juanto  giudico  per  il  fuo  uiuer  efjerli  neceffario.  O  ricche^"^  adunejue 
fion  dal  uulgo  conofciuta,  O  ferace,  ofirtile  tr  akndante  iene  .  5 Cal^ft  Egidio,  Qj4efti  fiiroit 
ieprimi  compagni  cheUe  S,  ^ranc,  ne  la  fua  religione.  Jlidifen  ua  qydpadre ,  Ver  la  cura  chai 
uea  de  la  fua  già  cominciata  famiglia,  CHe  Ihumile  captjtro  ìegaua, l  a  jual  famiglia  Ihumile  cord4 
òngeua,  E  Quelmaeflro,  Ver  lifrecetti  dati  a  (juella,  COn  la  fua  donna,  chera  la  ricca  pouertd 
fua  L^ra  fp:>fa,  NE  fer  eper  figliuolo  di  Vietro  Bernardone,  che  nominato  era  coft  il  padre ,  ciò  ^, 
Ke  per  eper  humilmenfe  wctO,  NE  per  farer  difpetto  a  marauiglia,  Confiderato  la  puerta  e  fuO  ut 
Ifftmo  haiito.  Viltà  di  cuore  ligrauo  le  ciglia  tanto,  che  lafciafseper  uergogna  limprefa,  che  interi 
ieua  di  uoler  fare.  Ancora  che  Gratior  t7  palerò  ueniem  de  corpore  uirtui  .MA  regalmente  , 
con  franco  t7  inuiuo  animo  ajferp  ad  Innocentio  ter^  S  Va  dura  intensione,  la  fua  afra  CT  aui 
fiera  religione,  ihe  intendeua  di  uoler  findare,'E  coft  da  lui  hette  a  (jueUa,  VRimofigiHo,  che  fii 
laofferuantia  de  la  oledientia,  Cafita  e pouerta  chepromifeperfe,  eper  tutti  glialiri  che  doueano 
fuccedere  ne  la  fua  religione.  Dicano,  che  Innoctntio  helleinuifone,  che  la  chiffa  di  S .  Gioucn  U 
ierano  cadeua,mauiie  cheduein  uiliffmo  halito  U  fcPeneuano,E  che  uenendopoia  lui  S.  Eranc, 
fer  la  confirmatione  de  la  religione,  h  riconoh^e  efpr  un  di  juelli  che  in  uifme  hauea  ueduto,  E 
fo/f  li  concede  tutto  ^uel  cheffpe  dimanlarf .  , . 


Tot  eh  U  g^nte  ^ouereìla  cnhU 
dietro  a  coflu'i ,  U  cut  mìrahil  u'its 
Ue^ìo  in  gloria  del  cid  ft  canterebbe 

Di  feconda  corona  redimita 
F«  per  Uoncrio  da  leterno  j}iro 
La  [anta  uoglia  dejlo  archimandrita  t 

E  poi  che  per  la  fete  del  maxùro 
Ne  la  prefen-za  del  Soldan  fuperba 
Vf edico  ChriPo.eglialtri  chelfeguiro^ 

E  per  trouar  a  conuertione  acerba 
Tropo  la  gente ,  e  per  non  jìar  indarno  y 
lieddijt  al  frutto  de  Ùtalic  hcrba . 

'Nel  crudo  fajfb  intra  Teuer  ^  Arno 
Cbr//Ìo  pnfe  lultimo  figgilo  J 
Cfce  le  fue  membra  due  (^nm  portano^ 


Poi  che  creile  la  pouereda gente  dietro  a 
S.  Erancefo,la  uita  delcjuale  fi  car^ierelle 
meglio  ne  la  gloria  del  cielo,  perche  ne  U 
lingua  ne  la  uoce  humana  non  hafta,  coi 
me  uuol  infirire ,  ad  ef^rimer  le  lode  che 
fc  li  conuerrelhe ,  Eu  la  finta  uoglia 
defìo  archimandrita,  la<jua!heUe  dipH 
ter  con  Ihumilta  magnificarla  fuarelii 
gione  ,  REdimita  ,  ciò  è- ,  fctiata  fST 
adempiuta  DA  lo  jfiro  eterno ,  ciò  ^, 
Vaio  Spirito  fànto  VEr  Howorio,  fio  è  , 
lAediante  laffintir  de  la  fèdia  apofiolica, 
DI  feconda  corona,£i^fii  la  dignità  fa 
cerdotale  conceduta  la  fua  religione  di 
poter  amminifìrar  i  ficramenti ,  Ter  che 
la  prima  corona,  lacjual  diffra  domUo 
primo  figgih,heUe  da  Innoceiio,  che  fu 
iipter  coftituire  lafud  nm*  rdiiiore, 


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Postillati  16 


PARADISO 

(Quando  a  colui  »  che  a  tanto  ben  fcrtìtloj       AKchimctnJrita  ,ch  e^,PiK  che  Mm 
Piacque  di  trarlo  [ufo  a  la  mercede , 


Chel  merito  nel  fuo  firftfuftUo^ 
A  frati  fuoi ,  fi  come  a  giufle  herede , 
Raccomandò  la  jua  donna  fiu  cara  j 
E  comando  che  lamajfcro  a  fide  : 
E  dal  fuo  grembo  lanima  preclara 
Mouer  fi  uolfi  tornando  al  fuo  regno  : 
Et  al  fuo  corpo  non  uolfe  dtra  bara  ♦ 


irialf^  Perche  mandria  ftè'U  toma  del 
grfggfy  Martdrialf,  il  guardian  di  jufh 
Archimandrita,  il  fìgnor  df  la  marti 
iria,  cmera  S,  Tyanc^  de  la  (orma  de  fra 
ti  df  la  Jua  religione  cofìituta  da  lui .  £ 
Poi  che  fer  la  fa  e  e  defiderio  chehhe  del 
martiroy  andò  in  terra  del  Soldano  a  fref 
iicar  chrifìo  e  fuoi  apfìoli  chel  fc^uitarOi 
E  che  uide,  per  la  dure^^  di  juet  jfofoli 
la  conuerfme,  dinonpoterfnr  frutto, fi 


YÌfOYno  in  Italia^  hue  nel  monte  Aluerna  contenuto  da  Cliaffennini^fofìo  tra  Teuere  ZD'  Arno, 
meffcft  aftrfenitentia,  merito  da  Chrifio  effer  fegnato  de  le  fiimmate,  le  eguali  domanda  lulfimo  figi 


lu,  czo  tr,  ixri  /«^z  ^zccioio,  (tm^tTO,  ft^T  humtle,  E  juejra  fu  la  medita  che  lapc  a juoi  frati,  ciò 
è,  lafouerta,  che  fu  la  fhafiu  cara  donna,  COme  a  giufìe  herede,  hauendolofin^fre  in  juella  fes 
guitato,ferche  hltre  due,  ciò  è-,  la  cafìita  e  loledientia,  hanno  def  endemia  da  (jurfìa,  E  comando 
CHe  ìamaffirafide,  ciò  è^,  che  lamaffiro,  tir  amandola,  hauefferfide  de  la  falute  loro,  E  Del  fuo 
gremho ,  ciò  è- ,  E  del  fuo  eorpo  ,  la  preclara  anima ,  tornando  al  fuo  regno  del  cielo  ,  fi  uolfi 
mouere,  E  non  uoBe  al  /lo  corfo,  A  Itra  tara,  A  Itra  pmpa  deffecjuie,  perche  fi  come  in  ulta  hauen 
tifatola  [ouerta,  e  fuggito  la  pompa  del  mondo,  il  medefmo  uoÒe  far  ancor  in  morte . 

Tenfa  horamai  qua]  fi(  colui;  che  degno 

Collega  fii  a  mantener  la  barca 

Vi  Vietro  in  alto  mar  per  dritto  fegno  : 
E  quefii  fu  ilnoflro  patriarca  x 

Verche  qual  fegue  lui ,  cornei  comanda , 

Difcerner  può  che  buona  merce  carca , 
Mal  fuo  peculio  di  nuoua  uiuanda 

E'  fatto  ghiotto  fi  *  cheffcr  non  puote , 

Che  per  diuerfi  fdti  non  fi  J^anda: 
E  quanto  le  fue  pecore  rimote 

E  uagabonde  più  da  effo  uanno  ; 

Fiu  tornan  a  kuil  di  latte  uote . 
Ben  fon  di  quelle -.che  temonol  danno  , 

E  finngcnfi  al  p.fJon  ma  fon  fi  poche  } 

Che  le  cappe  fi)rnifce  poco  panno  ^ 
Fior  fe  le  mie  parole  non  fon  fioche^ 

Se  la  tua  audien'\a  e  fiata  attenta; 

Se  cioy  cho  detto ,  a  ìa  mente  riuoche  j 
In  parte  fia  la  tua  uoglia  contentai 


Hauendo  Tomafc  detto  le  /oji  di  S,  Fran 
ce[co,hora  quelle  medefme  intende  daUrii 
luir  a  S,  Domenico,  ilijual  ad  effo  S,  Fri 
cefco  fit  degno  collega,  ciò  è ,  compagno  a 
mantener  LA  iarca  di  Pietro,  ciò  e',  la 
chiefa  di  chrifto per  dritto  fègno  IN  alto, 
ciò  e*.  In profindo  mare  de  le perfccutiorti 
chehhe  dagli  herttici  f  da  Tiranni  pn  fir 
la  da  effo  dritto  fegno  preuaricare  ,  come 
uedemmc  nel  penultimo  del  Vurg,  Verche 
qual  figue  lui  ne  U  fue  coflitutioni  che  coi 
manda.  Può  difcerner  che  carca  BVona 
merce.  Stando  ne  la  fmilitudine  de  la  har 
ca, per  che  con  quella  tal  merce  ,  ultima^, 
mente  guadagna  non  argento  t7  oro,  ma 
Ulta  eterna.  Onde  nel  precedente  canto 
difpy  che  Domenico  mena  per  camino,  V 
len  fimpingua,  che  parte  de  lun  de  duhi, 
che  difcpra  uedemmo  hauer  prefo  a  refclue 
ye.MAlfuopeculio,  \uolhiafmar  i frati 
di  S.  Dom.  per  fcluer  il  refìo  del  dulie  A 
qual  è-.  Se  non  ft  uaneggia,  Perche  ii^e^ 


CANTO  xr. 

Verche  udrà  ìa  pianta ,  onie  fi  [che^giaì  chfffi/uùfecuìk  e' ^ttoftgUotto  DJ  nuòf 
Vederat  ti  corregger  che  argumenta  un uiuania, c\ìe fonai f  ie^nita fcclefiafti 

V  ben  fimplnguajfi  non  fi  umggia^  cheyffrinjueUfaYriccUr  e  firft  granici, 

chf  r^on  fuo  ejfer  chf/fc  ffculia  fi  Jfan 
ia  t  iilatti  PEr  iiuerfi  fai  fi ,  fio  ,  Per 
iiufyfi  f  um  m^ntiyjìanh  fur  atic^YdineffafmilituiinfjEtinpnfetìtia^ffy  iiueyft  eum 
gyaii  di  ifgnitay  E  ^juanto  If  futffcaye  uanno  più  uagahnìe  e  remote  DA  effc^  do  è' ^  Da  le  fue 
cojlitut'miy  Più  toYnan  d  kuil  uote  di  latte,  E  confeiinenteYnentf  fiu  magre.  Onde  dijp.  Se  r:on  fi 
uaneggld,  feyche  fi  cmel  latte  yiutYifie  e  ingYaffal  corpo.  Co/?  hfferuanùa  de  le  luom  e  fante  mfii  i 
futim,  mitrijcano  ingrafTano  knima.  BEn  fon  di  ejueUe,  Moftra  tiondimetio  fffcr  di  ^uefle 
tali  fecore  alcune,  che  non  mojfè  dal  diuino  amare,  ma  jferche  temoM  IL  danno,  ciò  è^Jeferna  dani 
fistiane,  che  SI  fÌYÌngona  pur  alfafìore,  ciò  è ,  Ofpruanofur  lifuoì  oriini  e  cùfìitutioni ,  lAa  che 
(juefìefcn  ftpoconumeYO,  che  poco  panno  fvrnifce  le  fue  cafpe  .  HOr/?  UmiepayoU  non  fcn  fioi 
che.  Conchiude  in  fententia  S,  Tomafc,  che  [è  Dante  è' fiato  attento  ha  infffc  len  le  fue  parole^ 
che  la  fua  uoglia  fdya  contenta  in  payte,  perche,  fi  come  di  fcpra  è-  detto,  hd  Yefoluto  luno  de  due  du 
li  chauea,  ciò  e',  (jueUo,  cjuando  difpy  V  hen [impingua [(non  fi  uaneggig.  Perche  fcl gregge  di  S, 
Dow.  ofpruerd  le  fue  cofìitutioni,  allhora  fingrafpra  ,  Ma  fi  gliufcird  di  jueDe,  e  udghera  per  altre 
torte  CT*  indirette  uie,  fara  fimpre  più  magro  • 


CANTO  XII 


Sì  tofio  come  tultìma  parola 
La  benedetta  fiamma  per  d'ir  tolfe^ 
A  rotar  comincio  la  [anta  molat 

E  nel  fiio  giro  tutta  non  fi  uolfe 
Prima,  che  unaltra  di  cerchio  la  chiuft  5 
E  moto  a  moto ,  e  canto  a  canto  colfe  ; 

Canto ,  che  tanto  uince  no^re  Mufi  , 
No/?re  Sirene  in  quelle  dolci  tube  ; 
duanto  primo  Jplendor  quel ,  che  rifufi  ♦ 

Come  fi  uolgon  per  tenera  nube 
Vu  archi  paraìetli  e  con  colori  ^ 
Ciuando  ìunon  a  fita  ancella  iubc^ 

't^afi:endo  di  quel  dentro  quel  di  fuori 
a"  guifa  del  parlar  di  quella  uaga  , 
Che  amor  confiinfi,  come  fol  uaport^, 

E  fiinno  qui  la  gente  effcr  prefaga 
Ver  lo  patto,  che  Vio  con  Noe  poje 
Vel  mondo ,  che  giamai  più  non  fiaUaga  5 

Cofi  di  quelle  fimpiternc  rofe 
Volgeanfi  circa  noi  le  due  ghirlande  j 
E  fi  lefirema  a  Ultima  rij^ofie . 


Mojìral poeta  nel prefente  canto  che  S,  Ttf 
ntafè  nel  prender  ad  efj^rimeYlultima  payo 
la  del pYecedente  ,  La.YOta  di  juei  leati, 
cheydno  con  lui  comincio  d  giydye  ,  e  non 
diede  la  uolta  inteya  che  pi  chiufa  da  unat 
tro  cerchio  di ieati,il(iual  nel  girar  enei 
cantar  faccor io  con  jueUo  ,  E  cefi  finito 
ognuno  di  cjuejìi  due  cerchi  di  dar  la  uolta 
finge,  che  fi  come  S,  Tom,  che  fti  de  lordi 
ne  di  S»  Dom.glihauea  narrato  lapdtrid  e 
la  Ulta  con  le  loie  di  S.  Prancefco,  Cofi  S . 
Bonduentura,  cherd  uno  di  cjuffio  faonda 
cerchio,  e  fiato  de  lordine  di  S.VrdncH 
narrila  patria,  e  la  uita  con  le  lode  di 
Dom.  e  dicali  (jufUi,  che  in  ^ueflo  fecondo 
cerchio  eran  con  lui  fi  come  S, Tomafc  gli 
hauea  detto  cjueUi  cheran  fico  nel  f  rimo. 

SI  tofio  ccme,  Cofi  come  la  henedeUd 
fiamma  di  Tomafc  tolfe  lultima'farola  del 
precedente  canto  per  ejf  rimerla,  LA  fir.^ 
ta  mola,  ciò  è-,  la  fanta  rota ,  de  lacjudle 
effe  S,  Tomafc  era  ,  comincio  A  Rotare, 
(io  e-,  A  pirare,  E  nel  fuo  giio  non  fi  uol 


fe  frima  7utta,  che  unaltra  mola  la  cinfe 
di  cerchio,  E  Colfe,  ciò  'e.  Et  accordo  cOn  la  prima  moto  a  moto,  e  canto  a  ^'^^^""^'.^^^^^^^^^^ 
uince  noflre  lAufe  noflre  Sirene,  ciò    TuUf  je  nojìre  humant  arrnme ,  qv .n^o  primo  j}Mot 


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Postillati  16 


PARADISO 

jufl,  che  rifup,  Qudm  uince  li  luce  il f  rimo  fj^hnlorela  jùa  Yefiefiione^  Cmefey  figura ,  ììfde 
f^lenif  nt  lo  j)yf  echio,  e  lo  f^f  echio  Yffi(Ue  iaU  j^lenkrin  altra  fatte ,  ma  e  fin  lo  J^Undor  che 
tiien  dal  fòle,  che  non  e  (Quello,  chefer  refìettion  uien  ia  lo  jfecchio,  E  cofdfYimo  J^lendore  uince 
aueBo  che'  Yffleffcy  Come  larmonia  del  canto  la  fu  in  cielo  di  (jufi  leatì,  uince  cjuagiu  in  teYYa  ^ud 
la  di  noi  mortali»  COmefiu:ìlgòni  Vuol  dimojìrarey  che  cjuefle  due  ghirlande  di  heati  haueano  de 
fendetìa  luna  da  laltra^e  che  ciascuna  fi  uoìgeua  intorno  di  Beat.e  di  lui^cherano  nel  cetro  del  folr^ 
£  cfuefìofi  per  comfaratione  de  Ureo  Celefte  nelcjualf  fu  mutYtita  hit  ancella  di  lunoneja  cui  fina 
la  toccammo  nel  xxi,  del  PuYg,  Adun(ju(  cofi  comefer  tenera  nule  fi  uofgonoVWe  farareEi^cio 
due  ejuidiftanti  archi,  e  conftmili  colori  cfuanlo  lunon  IV Se,  do  è',  Commette  a fua  ancella  Iris, 
lìAfcendo  di  ^uel  dentro  juel  di  fùoyi,  Tmhe  fercofendo  i  Yaggi  del  fole  ne  le  ofofte  nuuole,  gena 
ra  layco,  e  (Juejìo  refìeUendo  tali  raggi  fiu  oltre,  fi  il  fecondo  ayco  ,  E  cofi  di  (juel  di  dentYO  najce 
juel  di  fùoYÌ,  A  guifa  del  parlar  di  (fuella  uagaknda  Eccho,  che  Umor  delcjual  ard(ua,fer  farcii 
fc,  Qonfunfe,  ciò  è  ,Con/ùmo , cornei  fcle  confuma  i  uafori  che  tira  fife  in  aere  da  la  terra',  Verchel 
parlar  di  lei  depenie  da  (juel  daltri,  come  cj^^effo  fecondo  cerchio  dependea  dalprimo ,  Ma  la  notiffa 
mafàuola  d'Eccho  recita  Ouid.  nel  ter^.  Et  efjt  archi  ftnno  ejpy  (jui  la  gente  PRe faga,  ciò  è-.  In 
iouìna  del  mondo,  CHe  gimaipiu  non  [allaga,  ciò  è-,  che  giamaipiu  peY  diluuio  daccjua  non  pei 
tira,  per  lo  fatto  che  Viopofe  con  No^,  Perche,  fi  come  e- fritto  al  ix,  del  Gen.  offendo  Noe  dopi 
iiluuio  uftito  de  laica  co  figliuoli,  idio  li  tenediffè  e  diffe  loro,  Statuam  pactum  meum  uohifcum,(fr 
netfuac^uam  ultra  interfìcietur  omnis  caro  atjuis  diluuij,  necjue  mt  de  inceps  diluuium  diffipans  ter 
ram,  Dtxit^;  Deus,  Hoc  fignum  federi!  <f  do  inter  me  CT'  uos  ad  omnem  animam  utuentem  (juod 
efl  noUfcum  in  generai  ione  sfempiternas,  Arcum  meum  ponam  in  nMus,  cr  erit  fgnum  fiderii 
inter  me  e7  infer  terram  e  cet,  Cof  adunque  U  due  ghirlande  DI  (Quelle  (terne  rofi,  cio  è*.  Vi  ijufl 
le  leate  anime  fi  uolgeano  circa  CT  intorno  a  noi,E  Si  lefìyema,  E  cof  la  prima  YÌfj^ofè  e  diede  effcr 
a  lultima.  Perche  da  la  dottrina  di  Tomafò  e  de  glialtri  cherano  con  lui  nel  primo  cerchio,  dependei 
ua,cme  uuoì  inferire ,  la  dottrina  di  Bonauentura  e  de  glialtri  cherati  [èco  nel  cerchio  fcconf 
io ,  E  cof  dal  parlar  di  Tomafc  nacque  (jufUo  di  Bonauentura,  Tacitamente  cennando,  che  ijueli 
li  del  primo,  per  hauer  più  meritato  ,  erano  in  maggior  beatitudine  di  (Quelli  cherano  nel  jèconi 
do  cerchio,  peY  hauer  juefli  meritalo  meno , 


Voi  chi  tripudio  e  laltra  fifla  grande 
Si  del  cantar  j  e  fi  del  fi<i^nieggiarf\ 
Luce  con  luce  giudiofe  e  blande 

Infieme  a  j^unto  ^  a  uoler  quetarft  ; 
Tur  come  gliccchi ,  che  al  piacer  che  i  moue 
Comien  infume  chiuder  e  Uuarfi^ 

De/  cor  de  luna  de  le  luci  noue 
Si  moffc  uQce  ;  che  lago  a  la  fletta 
Varer  mi  fece  in  uolgermi  al  fuo  doue  : 

E  comincio  5  Vamor ,  che  mi  fii  bella  j 
Mi  tragge  a  ragionar  de  lalto  duca , 
Per  cui  del  mio  fi  ben  ci  ft  fitucSa  ♦ 

regno  e ,  che  doue  e  lun  ,  laltro  fmduca } 
Si  che  comeUi  ad  una  miUtaro , 
Cofi  la  gloria  loro  infume  luca  • 


poi  chel  tripudio,  ciò  e ,  Voi  chel  haSoi 
Auenga  che  Tripudio  Latinamente  figni 
fichi  faìto,  ma  (juello  che  fifa  ài  fÌY  nel 
hallo,  Onie  Liu.  nel  primo  ah  \Yhe,?er 
re,  ac  per  urlem  ire  canentet  carmina 
cum  tripudys,fclenni<^;  fultatu  iuffu,  E 
laltra  e  nuoua  ^gran  frfta  che  lanime  di 
^uefii  due  cerchi  fàceuano  luna  con  laltra 
SI  del  cantare,  perche  irfteme  accordani 
iof,  ne  repiltaua  fcauiffma  armonia,  E 
Si  del  fiammeggiar f  ,  Congratulandoft 
la  luce  de  luna  con  (juella  de  laltra,  GA« 
dio  fc  e  blande,  do  ^,^Piene  di  gauiio  ft 
allegre,  Quetarf  infeme  A  Punto  tu'  à 
uolere.  Perche  duna  medefma  uolunta  et 
ad  un  mede  fimo  tempo  e  luogo ,  e  luno  e 
laltro  cerchio  laffol  canto  e  f  fermo.  Api 
milìtuiint 


(ioèj 
/ir(fi 


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Postillati  16 


CANTO  Xll^ 


mlituiinf  i( gliocchi  re  Ihumo  uolti  aluno  olUUo  cU  fiace,fmh  nel  Utter  ii  cjuellh  ^Muiert 
(hf  ni  UK  mdefimo  téfo  fa  il  fuo  chuier  tST  Offrire,  E  cof  taciti  e  fimi,  fi  moff  uoce  DE/  corf, 
ih  è.  De  la  mente  de  luna  DE  le  nzueluci.  De  le  anime  del  fecondo  cerchio  nouaméte  uenuie,  de 
IttceJano,  CH^  U<iual  uoce,  bihl uolgermi  al  fùo  doue,cÌO  è-,  Kel  uoltami  uerfc  <juel!a fatte  di  da 
Ut  ella  uenìua,  MI  fi  farer  la  fella  a  la^o,  Verchef  come.lago  ne  la  huffcUf  driZ^  a  la  fella  ty4 
montana,  Cof  (juella  tal  uoceftdri^/o  a  me,  E  comincio  a  dire,  L  Amor  che  mi  fi  bella,  ciò  e  , 
UfìlendoY  de  la  carità  de  la^jual  iofcnoadorna,  Mi  fraghe  e  mone  a  ragionar  DE  la  to  duca,  m 
t\  Di  S.  DOW.  perloauale  ci  fi  fiuella  f  len  Dllmio,  ciò  e' ,  Di  S.  ?ranc.  Perche  hauendo  Toi 
mafc,  che  fi  de  lordine  di  S.  Domenico, lodato  S.lranc.chera  lun  duca,  la  carità  mouea  bora 
Bonauetura,  dalqualueniua  quefla  tal  uoce,  fer  ejf  re  fiato  de  lordine  di  S.  Fr^c.a  lodar  SM 
mffmamete,  perche  ognun  di  quefi  due  duci  militaro  e  comhaUero  ad  una  medefma  mMh 
fùffrla  fide  di  chrifto,  Onde  e  cofa  degna  chi  la  gloria  /ora  L«c4  effendainferr.f. 


'ri.  /  ■  LV* 


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Postillati  16 


PARADISO 


Lejfercho  di  Chrìjlo  ,  che  fi  caro 
Cojlò  a  mrmdr ,  dietro  a  linfegnd 
Si  mcuea  urdo  fofpettojo  e  raro^ 

Quando  Ùmperador^  che  fempre  regni ^ 
Vrouide  a  la  militìa ,  chera  in  fòrft , 
Per  Jota  gratia ,  non  per  ejfer  degna  t 

E  come  è  detto ,  a  fua  Jpcja  foccorfe 
Con  due  campioni;  al  cui  far ,  al  cut  dire 
Lo  popol  difuiato  fi  raccorfe^ 


Vimoftra  Bonauenfura in  loie  li  ^^.PrSc, 
f  ài  S,  Dmfnico  intepfey  li  iue  campioi 
wi,  che  ii  fcfYA  ha  iomanktì  Duci,  e  S, 
Tomaft  nflprecfienff  canto  Princìpi,  ep, 
[de  fiati  éa  Dio  proiuui  al  mando  in  tent 
p  neceffmo,a  ciò  che  con  If  loro  fante  afe 
re,  t^T"  ottimi  ammafftramenti  haueffm 
a  rinlri^'^Y  il  popolo  Chriftiano,  che  ^ia 
aniaua  uaciUank  in  molte  her(fte,aU 
uera  fiìe  ài  chrifio,  E  ijuffto  hauerlofit 
to  per  fua  fmma  grafia,  e  non  per  alcun 
meriti  Ji  (Quello,  On!e  lice,  LEffercifo  ìi  chriflo,  ciò  ^,  Effo popolo  Chriftiano,  CHecofìo  ficarò 
a  riaymaye,  Verche  hauenk  liio  creato  Ihuomo,  armatolo  di  talikirtu  che  per  fi  jìeffc  fi  potei 
ua  iiftnier  dal  peccaf:),fi  non  fi;lfe  flato  tranfgre/fcr  de  fi^oi  precetti,  per  k<jual  traf^redire  fi  dii 
firmo.  Onde  a  chrifio  pn  cojìo  fi  caro  a  riarmarlo,  perche  fit  mediante  ilfuopreciofìffmo  fangut 
Iparfi  per  luì  fui  legno  de  la  croce.  Si  mouea  dietro  a  linfigna,  chera  la  fide,  fardo  lento  e  pigro  , 
Sojfettofo,  Ver  li  duhm^ffi  da  le  fette  de  gliheretìci,  KAYo,perlo  poco  numero,  che  anchora  cofi 
pigri  e  duliofi  erano,  quando  lo  imperadorche  regyja  fcmpre,  ciò  ^,  Qu,ando  idio,  prouide  per 
fila  e  fomma grafia,  e  non  ferche  ne  fvjfe  degna,  A  La  militia,  A  la  mlitanfe  chiefa  rjp^^refcntata 
^a  lejfercito  e  popolo  chrifìiano.  Co  due  già  detti  campioni  t  Al  cuifire,  do  è-,  A  lofere  finte. 
Al  cui  dire,  A  gliottimi  ammaepr  amenti  deificali,  lo  popolo  chrìfiiano  difuiato  da  U  dritta  uid 
de  la  fide,  SI  raccorfi.  Si  rauide  del  fi^o  errore^  e  torno  a  la  uia  fmarrita  • 


In  quella  pane  ;  oue  furge  ad  aprire 
"Zephiro  dolce  k  noueUe  fronde , 
Di  che  fi  uede  Europa  riueflire  ; 

Non  molto  lungi  al  percoter  de  londe , 
Dietro  a  Icquali  per  la  lunga  fòga 
Il  fol  tal  udita  ad  ogni  huom  fi  nasconde 

^iede  la  ftrtunata  Catlaroga 
Sotto  la  protettion  del  grande  feudo, 
In  che  feggiace  il  leon  ,  e  foggjoga  ♦ 

Ventre  ui  nucjuc  lamorofo  drudo 
De  la  fÈie  t  hrìfliana ,  il  finto  athleta 
Benigno  a  fuoi  &  a  nimict  crudo  x 

E  come  fu  creata  ^fù  rcpUta 
Si  la  fui  mente  di  uiua  uirtute  5 
Che  ne  la  madre  lei  fece  propheta  ♦ 


Offerua  Bonauentura  il  mede  fimo  fide 
tenuto  da  S.  Tomafi,  ilcjual  jprima  che  ut 
nijfe  a  dir  le  lodi  di  S.  frane,  cìrcunfirif 
fi  la  fua  patria,  Cofi  egli,  prima  che  uen 
gaa  dir  le  lodi  di  S.  Dow.  dice  la  patria 
donde  gli  fii,  circunfcriuendo  molto  poetii 
lamente  la  parte  occidentale .  IN  c^ueHa 
parte  del  mondo,  adumjue,  oue  il  dolce 
uento  '^ffìrofirrge  ad  aprire  le  fronde  noi 
uede,  di  che  fi  uede  Europa  riuefiire  , 
Perche  cjuefio  uento  nafie  in  Occidente,  e 
^uàdo  fi>irafk  la  frimauera,  OndeTsui 
rapa  ter^a  parte  de  la  terra,  nelacjual  noi 
ftamc,fiuede  riuefiir  di  fronde  noueEe, 
NO n  molto  lun^e  dal  perco'er  de  londe, 
fio  è.  Non  molto  lontano  dal  lito  occiien 
tale,  nel jual  londe  de  l'Oceano  percotei 


no,  Dietro,  ciò  è-.  Oltre  a  leijuaìi  onde, 
il  file,  VEr  la  lunga  figa,  Pfy  la  figa  lungi  e  gran  tramito  che  fk  nel  uoltar  de  la  sfiya  ne  kltro 
hemisfirio,  SI  nafconde  t^luolia  ad  ogni  huomo,  Verche  hauendo  finto  laìtro  hemisfiro  inhalitafO, 
come  uedemm'i  nel  xx^tjAe  Vmf.  Oue  inperfona  d' Vlifie  ne  loratione  fitta  a  fuoi  compagni  difp, 
Kon  uogìiate  negar  Ifjferientia  del  mondo  fcn^a  gente  dietro  al  file.  Quando  fi  parte  dal  noftro 
hmisfiro  halitm  daglihuomini^e  dfcenie  in  jneHo,  inhatiiato,  fi  uien  a  nafiondtr  ad  ogni  hur, 


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CANTO  XI!» 
IMO,  E  tal  u^ìid  licfy  t  yimfmpeft  rtafcQnlf,  Venhe  (^utfia  e  faUwenie  ^uanh  ^  r.f fgni metti 
dionali,  e  meilfìmamfnte  mi  SagitiaYiOy  Ctffy/torwo,  t  ne  l' AejuariCy  nfcjuali  haia  Ouiérnif  in 
Oriffite  lafò^dfiu  lunga^  E  ia  Orienffin  Occidfnfffìu  cOyìh,  E  di  (jui  auifne^  che  aHhora  noi 
hahhimo  lefiuìun^.e  notti,  t  i  dijfiu  corti,  Et  in  ffpfc^vilìando,  (jUfDi  che  fcnofer  fenJicolare 
Jcttol  noftro  artico  f  o/o,  o  foco  diflami,  non  lo  pon  uedere,  comefnno  cjncndo  è  nefc^nifittentrioi 
rtali,  e  mafprr.mente  in  Gerr.ini,  Cancro,  e  l  ^a«r,  donde  auiene,  cYe  all\Qra,ffYla  lunga  figct 
la(jt{al  ha  in  effe  nojìro  hemisfirio  da  Oriente  in  Occidente,  noi  hahhiamo  i  fiu  lunghi  di,  e  le  f  iu 
corte  notti.  Onde  dicano,  che  (juefti  tal:  fojìi  fcuo  effe  nojìro  f c/o,  hanno  [ti  r)\eft  di  contìnuo  di^ 
t [ci  altri  di  continua  notte .  Slede  la  fortunata  CaÙaroga,  A  duncjue^in  Occid  rie  uicino  a  Ufire 
ma  f arte  d' Europa  non  lontano  da  l'Oceano,  è- fùfì a  Cai! aroga  città,  laaual chiama  firtunai 
ta,  per  ejpr  in  cjuella  nato  S,  Dowtnico,  Come  uedremo  che  dira  per  circoliocutione  .    SOtto  U 
frotetiion  del  grande  feudo,  E^  (fuefìa  città  nelreame  di  Caftiglia,  il  cui  Re  porta  jfer  arme  uno  jcui 
do  a  (Quartieri,  e  da  luna  parte  è  un  cafteRo,  i/^K<r/  ha  fctto  dife  un  leone,  e  da  laliya  un  leone  cht 
\ia  fcuo  di  fe  un  ca/ìfUo,  Onde  dice.  In  che  fcggiace  il  leone  e  Aggioga  ,   Lenirò  ui  naccfue  VAf 
morofo  drudo,  do  e-,  S,  Domenico,  Suifcerato  amatore  de  la  Chrijìiana  fde,  IL  pnio  Atheleia, 
ciò  e,  Eolie  propugnatore,  Onde  M.  TuU  nel  sec,  de  le  Tufi,  Cum  exerceniur  atllete,  BEnigno 
nfuoi,  GratVùfc  a  f.deli,  E  crudo  a  nimici,  inieftperli  perfidiheretici  infiJeli,  E  come  LA  fua 
mente,  ciò  e',  la  fua  anima  fu  creata,  EW  fi  repleta,  Eu  tanfi  ripiena  di  uiua  e  uerace  uiriu  , 
QHejtce  lei,  chefece  ejja  uerace  uirtu  profeta  ne  la  madre,  perche  dicano,  chejfndo  amhora  nel 
uentre  materno.  La  maire  fognò  che  fartoriua  un  hianco  e  nero  cane,  ilcjual  portaua  in  locca  una 
itccefa  fàceRa,  che  fìt  f  re  faggio  de  Ihahito  che  douea  prender  e  dar  a  jueUi  del  fuo  ordina  ^  E  con 
juanta  uehementia  doueua  in/ùrgere  contra  ognij^etie  dherefa . 


Poi  che  le  Jponfalitìe  fùr  compiute 
Al  facto  finte  in  tra  lui  e  la  fide  y 
V  fi  dotar  di  mutua  falute , 

La  donna  ^che  per  lui  lajfinjò  diede  j 
vide  nel  Jonno  il  mirabile  frutto  , 
Chufcir  douea  di  lui  e  de  le  redct 

E  perche  fijfe  ;  qual  era ,  in  confìrutto  5 
Qjiinci  fi  mcjje  ff  irito  a  nomarlo 
Vel  pojjtjfiuo  5  di  cui  era  tutto  t 

Vomenico  fii  detto  :  ^  io  ne  parlo 
Si  come  de  lagricoh  3  che  Qhr'Mo 
Elejjr  a  lotto  fuo  per  aiutarlo  ♦ 

Bfw  patue  mejfo  e  fnmiliar  di  Chrifio  t 
Chd  primo  amor ,  che  in  lui  fi4  manfifio 
fu  al  primo  configlio  ,  che  die  Chriflo  ^ 

Speffi  fi^te  fif  tacito  e  defìo 
Trouato  in  tetta  da  la  fue  nutrice  ; 
Come  dicejfe  j  Io  fon  uenuto  a  queflo  ♦ 

O  padre  fuo  neramente  felice  : 
O  madre  fua  ueramente  Qiouanna  5 
Se  interpretata  ual^come  fi  dice^ 


Tot  che  5.Dom.  hette  al  ff  ero  finte  laptif 
male  compiute  in  tra  lui  e  la  fide  le  fioni 
fditie,  prendendo  effa  fide  per  fua  Jfoftt, 
V,  no  ^,  Voue,  K!T  alcjual  fiero  finte  fi 
doto  DI  mutua  falute,  Verche  egH  filuO 
la  fide  combattendo  per  cjuella  contrade 
gli  heretici,  E  la  fide  fluo  lui .  l  A 
donna  che  per  lui  diede  laffcnfo,  ciò  ^, 
La  donna  che  lo  tenne  al  batte fmo,  et  a  fi 
finti  e  jpromifi  per  lui  che  offìruerehle  iut 
te  (jUfUe  cofe  ricercate  in  tal  ficramento 
dal  facerdote,  ^ide  nel finno  il  mirahile 
frutto  che  douea  uftW  di  lui,  E  Ve  Ihereà 
de,  che  fu  S,  Tomafi,  ilijual  fuccede  d 
lui,  to'  in  fantita  in  dottrina,  Verche 
dicano  cofiei  hauer  ueduto  in  figno  ci- egli 
hauea  una  fìeda  in  fronte,  lacjual  iBumi^ 
naua  tutto  loriente,  tt^T  una  di  dietro  ne 
la  nucca,  che  iUuminaua  tutto  loccidente 
conogni  altra  parte  contenuta  da  cjuffje 
lue,  E  perche  fiffe  IN  conjìruUo.cioh'y 
t^e  la  confìruUion  del  nome,  Vii fcffe/Jìi 
US),  Vel  poffeffcre  di  lui,  chera  E  io,  di  cui 


I 


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Postillati  16 


ì^cn  ffer  to  mùnIo*yper  cui  mo  jajjanm 
Drrietro  al  Bofìienfe      a  Tadeo^ 
Ma  per  amor  de  la  uerace  manna  ♦ 


PARADrSO 


egli  era  tutto,  fh  ietto  Dówcnìco,  (^ini 
ci,  ciò  ^,  Da  (jurjìo  nme  ft  moffe  Jpirito 
diuino,  come  uuol  irìffrirr,  a  nominarlo, 
^a!  era,  ciò  è-.  Co  fa  del  fuo  ftgnore^ 
che  tanto  fuona  quefìo  nome  ii  Dowrw/co,  feycle  uien  la  Dminus,  de  uolgarmenfe  Signor  uuol 
iire,  E  T  io  ne  parlo  ft  come  de  lagricoU  eletto  da  Dìo,  A  lor/o,cio  è.  Al  fofol  fuo  chriftianOfPer 
aiutarlo,  come  di  fcfra  dicemmo .  BEnparue  meffc.  Ben  parue  effer  mandato  di  chriflo  e  fuo  fii 
ntiliare,  perche  nel  primo  amore,che  fi  maniftfto  in  lui,  VV  al  primo  co  figlio, cheffo  chrifto  diede, 
ciò  e,  damar  la  pouerfa.  Onde  in  S.  Matteo  al  xix,  difp.  Si  uit perjictus  effe,  uade  t7  uende  c^ue 
hates  da  pauferiius  CT  fe^jueve  me.  Perche  la  fua  hijìoria  dice,  cheffend^  anchora  moltogiouene 
infludio,  uende'  iliiri  con  ognaltra  co  fa  chauea,e  tutto  diede  per  Dio,  laijualcofa  intefa  dal  Vejca 
uo  de  la  fua  terra,  lofice  canonico  regalare,  neltjuale  flato  datofi  tutto  a  glifludi  de  le  [acre  lettere, 
fice  in  cfuelle  miralnliffma  profrttione .  SPeJfe  fiate.  Seguita  ne  la  fua  hiftoria,  come  ffeffe  uolte 
fii  trouato  deflo^  in  eflefu  contemplando  proflrato  in  terra,  tjuaft  come  a  (jueflo  fcjp  uenuto  al 
mondo .  O  Padre  fuo,  V{elleì  padre  fm  nome  felice,  La  madre  Giouanna,  che  ftnterfreta  pieM 
di  grafia,  E  luno  e  laltro  nome  fu  per  effe  S,  Dow.  /or  ueramente  adempiuto,  E  Now  per  lo  moniog 
do  ^,  E  non  per  le  cofe  mondane,  per  lecjuali  hora  faffnnna  e  triiula  DIrietro  ad  Hoflienfè ,  che 
fcriffe  (opra  i  decretali,  ET  «  Tadeo,  che  fh  eaeHentifpmo  fifuo.  Et  in  fententia,  No«  per  cupidi^ 
ta  di  guadagno  da  nutrir  il  corpo,  MA  per  amor  de  la  uerace  manna ^  Ma  fer  amor  le  U  dottrii' 
naeuangelica ,  la<jual  è'  uero  ciio  If  Imma  ^■ 


In  piccìól  fewpo  gran  dottor  ft  féo  5 
Tal  che  ft  mìfe  a  circuir  la  uìgna  , 
Che  lofio  imbianca  fel  uìgnaìo  e  reo  t 

E/  a  la  fedìa)  che  fu  già  benigna 
Più  a  pouerì  giu^i^non  per  let-, 
Ma  per  colui  che  ftede^  che  traligna  y 

Non  difj)enjhre  0  due  0  tre  per  fei^ 
Non  la  fortuna  di  primo  uacante  ; 
No»  decimas  qup  funi  pauperum  Dei  y 

Adimando  ^  ma  contrai  mondo  errante 
Licentia  di  combatter  per  lo  feme , 
Velqual  fi  fhfcian  uentiquattro  piante^. 


Vece  fin  picciol  tempo  ne  le  facre  l'eUefè 
tanfo  gran  doUore,  che  fi  mife  A  Circuit 
la  uigna,  ciò  è',  A  rindri^^ar  la  che  fa,. 
Ctìe  tofto  imlianca fèl uignaio  ^reo,tai 
qual  uigna  fofio  ficca fè  ihiiha  in  cuflof 
dia  e  di  reo  e  malo  (ffmpio,  ET  ala (è^ 
dia  apoftoltca,  tacjual  fii giapiuhnigna- 
agiufli  poueri,  UOn  per  lei,  ciò  è ,  Non: 
vi  fletto  ade/fa  fi  dia,  MA  li  colui  eie  fiei 
ie,  Ma  del  papa,  ilcjual  traligna  da  fuoi 
finti  e  giufli  antecfjffcri ,  NOw  dimeni 
fife,  N3W  adimando  a  la  [dia  afoftolica 
Uff  enfa  di  render  del  mal  tolto  due,  otre 


ferfci,  ciò  e',  il  ter^,  0  la  meta,  hie  prif 
1^0  uacante  lene ficio^ alcuno,  corvée  molti  f^nno,  NE  decime,  che  fino  de  poueri  di  Dio,  Ma  adii' 
blando  licentia  di  combatter  PErlo  fime,  ciò  è-.  Per  la  fide,  laqual  è'fime  che  producei  frutto  de 
la  eterna  leatiiudineDÌ  che  fi  f^fcian,  Del^fualfcme  fi  uefieno  V  EnticjuaUro  piante,  Intefi  perii 
^xii^\  lih.de  la  Biiia  ^ìjuali  tutti  in  figura  trattano  de  la  fide  di  chrifio  y  Onde  VApofìoi 
lo  y  Omnia  in  figura  contingunt\ 

Voi  con  dottrina  e  con  uoler  infteme 


Con  lojficio  apcjlolico  fi  moffc^ 
Quafi  torrente  j  che  alta  uena  preme: 
E  ne  glifletpi  heretici  percojfe 
Limptto  fuo  pm  uiuamente  quiut^ 


Bauufo  cheUe  la  la  fidia  apofÌQlica  ìicen 
ria  di  poter  comlattere  per  la  fideeperfci 
guitar  e  punir  ^lihereiici,  fi  moffe  contra 
di  loro  con  cfuede  tre  parti  neceffarie  a  tut 
te  limprefe ,  c/o  è ,  Con  JoUrina,per  lai 
^ualfcfie^  Con  U^lere^  colcjual  uolfe.  Con 


0 

rii 

0) 

si. 

M 

imi 

Sii 

uf^ 

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Vi 

U 

eh 


JlÌTf,1 

li, 

H 

\ 
Vi 


CANTO 

Voue  le  njijìenve  mn  fìu  grcjfe . 
Di  luì  ji  ficer  poi  diuerfi  mi , 
Onde  lotto  catoUco  ft  riga  j 
Si  che  e  [uoi  arbuceìli  flan  più  u'm  ^ 
Se  ul  fu  luna  rota  de  la  biga  - 
In  che  la  [anta  chiefa  ft  difèfe , 
E  uinfe  in  campo  la  fua  ciuil  briga  ^ 
Ben  ti  doureble  affai  effcr  palcfe 
Lccceìlentia  de  Ultra di  cui  Thomma 
VinanTj  al  mio  uenir  fu  fi  cortefe  ^ 
Ma  lorbitaj  che  fè  la  parte  fomma 
Vi  fua  circunfircnza  è  derelitta^ 
Si  che  la  mujfa^dcuera  la  gromma^ 
La  fua  famiglia ,  eh  ft  moffe  dritta 
Co  piedi  a  le  fue  crme^  e  tanto  uolta^ 
Che  quel  dinan"^  a  quel  dirietro  gitta  : 
E  lofio  fauedra  de  la  ricolta 
De  la  mala  coltura  5  quandcl  lo^jo 
Si  Ugnerà  che  Urea  li  fa  tolta  ^ 
Ben  dico  chi  ce^rcaffe  a  fòglio  a  fò^to 
l^ojìro  uolume aìichor  trouerìa  charta  , 
V  leggerebbe  'jlo  mi  fon  quel ,  chio  fog^h 
Uia  non  fa  da  C.fal ,  ne  d'Acqua  f^arta^ 
La  onde  ucgnon  tali  a  la  frittura  ; 
Chuno  la  fugge       altro  la  coarta^ 


lofficio  cf^iftoìico,  thfii  litìijutJìtorHyfer 
lajual  Mie  [autorità  iti  fofm  ,  E  cofi 
con  juejìe  ire  farti  limfdo  fuo  [mcfjfè 
NE  gliPfYjf'iy  (io         gliargumtnd  hff 
retici,  E  Più  uiuamente,  E  tori  ma^poY 
tìTìpto  (juiui,  doue  fiugY:ìffie  maggiori 
erano  le  refijìen^  ,    DI  lui  fi  ficer  joi 
àiuerft  riuiy  Vi  luiyiome  da  uiuo  fir.fe  de 
lapde,  nacquero  foi  più  altri  jfrofugna^ 
tori  di  cjufda,  ONde,  Dajuali  riui , 
l  Orio  cafolico  fi  riga,  llfofo'o  Chri/ìiai 
no  fimonia  ^  blonda  ne  la  uera  fidf^ 
SI  che  in  (jufUit  I  Suoi  arhuceUiftan  ptt 
uiui,  I  fùoi  fdeli  frendeno  fiu  difcrn^re^i 
^  f  di  uiprf .  SE  tal  fi<  luna  reta,  Atf 
friSkifce  due  Yùte  al  carr',  t/o  ^,  a  a  mii 
litanie  chief^i,  come  uedennmo  ancora  nel 
xxix.  del  Vurg,  De  Ujuali  S.  Dow.  è* 
luna, l'altra  è  S.  Tranc.  Terche  da  quei 
pi  due,  nefuoi  fertili,  fa  indriz.'^tae  con 
dotta,  come  hahhimo  dftto,  feria  iuora 
uia,da  lacjualadhora  molto  torceua,E 
fenhe,ft  come  S,  Tomafc,  nel frecedeni 
te  cito,  hauea  hicfmaio  i  frati  di  S.Dowr. 
che  torceano  da  le  cofatutioni  Icfpto  loro 
da  effe  ^.  Dow.  Co/?  hora  Bonaufnfura 
liafma  cjuelli  di     Frane  del  medffmo^ 
Diceaduncjue  Bonauentura,  SE  luna  roi 


taylniefa fer  S.  Dow.  DE  /«  hga,  ciò  e  , 
Del  carro.  In  eh  la  fanfa  chiefa  f  difife  da  tutte  Iheretiche  Ofiniom,  E  uìnf  n  camp  l  A  fa<ihii 
oa.  La  fua  ^ufion  dulie,  Terche  f  come  le  guerre  ciuilifcno  trai  pph  duna  medefma  città  dii 
uifc  in  due  diuerfc  farti,  Cefi  era  adhora  il  fofolo  chrifaano  in  due  diuerfe  farti  diuifc,  cio  ^,  in 
fideli  et  heretici,  F  V  tale  t  fi  fiotta  cjual  io  tho  dimostrato,  Ben  ti  doureUe  effcr  afi  mta  leccelleiU 
ie  Ultra  rota,  Infefa  fer  S.  Tram.  Velacjual  Thomafo  in  lodarla,  fiifi  cortefi  dmnji  al  mio  ue$ 
nire,  yj  olendo  in  firire,  che  fcl  carro  douea  andar  dritto,  era  necelf.riocheleccellentia  de  lunari 
ta  corrilfondefP  a  quella  deUltra .    MA  loriita,  ciò  h      la  uia  chefice  l  A  fartefcmma,  la 


fai  uia  adunaue,  chefice  la  farte  fcmma  de  la  cmunfircniia  deff,  rota  intef?  fer  S. Frane.  E  Dei 
relitta.  E'  aLdonata,  ferche  li  fuoi  fucceffcrì  mn  offiruano  fiuglmdini  e  le  cofatutmi  U\f^te 
ia  lui,  SI, ciò  K  Tanto  derelitta,CHe  la  muffii  e  U  doue  era  la  gromma, do  e ,  chele  m.aleofere 
loro  rendono  hora  fitore,  come  fi  la  muffn,  U  doue  le  huone  fc'e.ano  render  tuono  odore  corre  fa 
lagromma,  Onde  dice,  LA  fua  fim,glia,cioh  U fuarAi^ior.,la^ual  ^^^^roalut,fcgu^^ 
tando  ifuoiuefagi,fimoffe  driUaco  fiedi  ftr le  fue  erme,  ^  tanto  uolta    C^^e  cjuel  d  n^^^^^^ 

giuaa  uel  dllo,cu  ^,chemetteil  ^^l^^^r:^>       IT' 'Ì^^^^^^ 
iudil.Etmfintentia,  c^.«../co.^r.norfi  /c/..., r cfcW.  ^ 


PARADISO 

Joirfy  E  ro/?j  ^Aueìra  Jf  U  ricolta,  Vu^l  infinte, chaufnh  quejìi  tali  in  tuogd  iel  iuon  fcme^figni 
fictìitò  per  il  ufrk  disino,  comeft  le^gf  iìì  S.  M^Un  al  xiij,  SEminato  h^li2,  cì:ì  è-.  Co/?  uane 
e  non  a  la  filiate  ie  lanime,  come  iouean:>,  era  hfficia  hro,faccorgeranno  tòjì:^  dhauer  mal  fin 
iòy  perche  le  fue  male  ofeye  non  faranno  accette  a  Dn,  ma  cagione  de  la  perdìtion  hro.  Onde  nel 
freaJlegatò  luogo  è  fcritto,  CoBigite  frìmum  '^^nia,(^  alitate  ea  in  ftfciculos  ai  comlurendum, 
triticoaufem  congregate  in  horreum  meum  .  BEn  dico  cVi  cercafje,  Bmyflra  nondimeno,  ftf 
fimilifudine,  che  (^uxntuncjue molti fun^i  i preuaricatori  de  la  regòla  di  S,  ^ranc,  nondimeno,  chi 
cercajp  (jueSa  a  frate  a  frate,  trònerellefur  alcuni  di  /aro  che  loffcruano,  come  prima  fi  fdeua  fif 
rfy  lAa  che  nejjùn  di  f Affli  fc.relhe  da  Cafal  maggiore  di  Viamonte,  come  fu  ^rate  ^lertino  minii 
Tìifìro  de  lordine^  ilijual  in  allargarla  detta  reg'ìla  EWggelafcrittura,  ciò  e*,  Vreuertifce gliordini 
di  tal  regòla,  Ne  fdrehhe  d' Ac(jua  ^arta,  uiHa  nel  Contado  di  Todi,  comeftì  Frate  Matteo  fmiU 
mente  di  tal  ordine  minlfìro,ilqm'e ^rinfe  tanto  la  regola^  chepafso  idelid  termini.  Onde  dice, 
che  uno  la  fiigge^  e  laltro  LA  coarca,  ciò  è.  La  preme  e  fcfjvga  troppo.  Et  in  fenientia  uuol  inferii 
re,  che  (fuefii  tali,  ijuali  anchora  fi  troueriano  ofpruar  U  detta  regola,  non penderelhono  ue/fo  ah 
iuno  di  ^uefìi  due  efìremi,  ma  terrehiono-U  uia  iel me^o,  come  da    Frane,  fu  ordinato , 


Io  fin  U  Ulta  di  Bonaucntura 
Da  Bagnore^io'jche  ne  gr:indi  offici 
Sempre  pojpofi  la  finìjlr.i  cura^ 

lUminm ,  ^  hguHìn  fin  quid  j 
Cfce  jiir  de  primi  fcal\t  pouereUi , 
Che  nel  capeUro  a  Dio  fi  fir  amici  ^ 

Vgo  da  Sanuittore  e  qui  con  etti, 
E  Vietro  Mangiatore ,  e  Vietro  Hij^ano^ 
llqualgiK  luce  in  dodici  libelli^ 

liatam  propheta^yil  Metropolitano^ 
Chrifo^omo ,  &  Anfilmo ,  e  quel  Donato, 
Che  a  la  prima  arte  degna  poner  mano  ♦ 

Rahan  e  quiu  'r,  e  lucemi  dal  lato 
Il  Calaurefi  abbate  Giouachino 
Di  fpirito  prophetico  dotato  ^ 

Ad  inu?ggm  cotanto  paladino 
Mi  mojfi  rinfiammata  cortefta 
Vi  fra  Thomafo  il  difcreto  latino^ 

E  mojfi  meco  quefla  compagnia  ♦ 


Qui  Bonauentura  dice  prima dife, poi  i% 
tutti  glialtri  cherano  nel  fuo  cerchio  .  Eh 
aduncjue  Bonauentura,  come  dice,  da  Btc 
gnoregio  terra  ne  la  Marca,  E  ienche  prif 
ma  fiffe  general  de  lordine  e  poi  Cardinal 
le,fempre  in  (juefti  grandi  offici  pò ffofé 
lA  fimjìra  cura,  ciò  e-.  La  cura  de  le 
cofe  temporali,  et  aUefe  a  (juella  de  la  dei 
ftra^  chera  la  ffiritual  cura,  perche  fit  dot 
tiffmone  la pcrafcrittura,  a  difjirentia, 
come  uuol  inferire,  chufauano  di  fir glial 
tri .  illuminato  Z9  Agujìino  fimn  ie 
primi  che  (èguiron  S.  Frane.  Vgo  fu  Vaf 
uefe  e  monaco  di  S.  Vittore,  le  cui  doUifi 
[me  opere  in  Teologia,  fcno  a  tutti  note  , 
Tietro  mangiatore  fu  Lomiardo  e  fcr  ffe 
Ih  fìoria  fcolajìica,  Pietro  Hifpano  fice 
trattati  in  logica,  fcrijfe  in  filofcfia  in 
Teologia ,  Natam  pròfita  fu  <]uello  mani 
iato  da  Dio  a  dimofirar  a  Dauid  il  fia 
grauifftmo  peccato  ne  laJulterio  commeffo 


con  ^iarfihe  donna  d^y ria,  come  fileggi 
nel  fecondo  ii  contenuto  ne  la  Bilia .  Gian  chrifcjtomo,  cofi  cognominato  ia  lafia  fcmma  fbi 
juentia,  fit  Wefcouo  di  Confi  antinofoli.  Anfclmo  fu  Norm^do  efT  Arciuefcouo  di  Conturlia,  Scrìffe 
molte  opere  in  Teologia,  come  del  Utero  arlitrio,  De  la  prefcientia  diidn.i.  Del  peccato  originale, 
Vr  predfjiinxtione,  e  de  linc^rnafione  del  uerh  eterno .   Donato  fcriffe  il  donato,  nel aual  tratto 


'     i   "     •      "  .  '■-"^•^••^'^**"^''^f'^y  ^f^riy^fn^^i^  j^icnfia,cfprt  a  ai  pajtiieia 

j^^Lrafirmu .    A  D  mueggiar  cotanto  paladino,  Moflra  ultimamente  bonauentura  la  cagione. 


Uen 

LO 
eh 
Imi 
Bé 
Sii 

Ci 

A' 
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Ali| 

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Firenze. 

Postillati  16 


CANTO  XIU 

pYc\)f  fgtifrlncifaìmfnif  in  mme  ii  tutta  la  fua  im^agràci  hi JìtO  cerclio  fru  mf/c  a  Jir  le  hi!, 
che  hahhÌKm  ueìuto  dun  tanfQ  falaiino  {fuànfo  era  fiato  S.Dow.  in  ottenfY  la  jfu^na  cantra  ie 
flihfYftici,  laijual  capone  dice  cì-e  fit  linuiiìa  chehie  a  linfiammta  coytefta  di  S,  Tomafcy  {er 
il  Ifcyeto  fua  latino  efcmone  uf^to  in  dir  le  lodi  di  S.^ranc.fua  fattone . 


CANTO  XIII. 


Imagmi  y  dì  Un  inunder  cufe^ 
Quel  3  chi  hot  uidi  ;  e  ritenga  lìmage , 
Mentre  ch'io  dico ,  come  férma  rufe  5 
Quindici  fìclle^^che  in  diuerfe  fUge 
LO  cielo  auiuan  di  tanto  fereno , 
che  fouerchia  de  laere  ogni  compage  ^ 
Imagmi  quel  cartola  cui  tifino 
^Sa  dèi  «offro  cielo  e  notte  e  giorno , 
Si  che  al  uolger  del  temo  non  uien  meno. 
Imagmi  la  bocca  di  quel  corno  ^ 
Che  fi  comincia  in  funta  de  lo  Helo, 
A  cui  la  prima  reta  ua  dintorno , 
Bauerfiitti  di  fe  due  [tgni  in  cielo; 
Qual  fce  la  ji^'iuola  di  tAinoi 
l>itihora ,  che  finii  di  morte  il  gielo; 
E  lun  ne  laltrc  Uuer  li  raggi  fuoi  j 
ambedue  girarfi  per  maniera , 
Che  lun  andaffc' al  primole  laltro  al  poh 
Ei  haura  quafi  lomhra  de  la  uera 
Cofìetlatione ,  e  de  la  doppia  dani^a  5 
Che  circulaual  punto ,  dou  io  era . 


il  fotta  nel  frefcnte  canto,  feruna  imagii 
nata  ftmilitudine,  defcrwe  frirna,  come 
le  due  corone  di  heati  luna  contenuta  det 
Ultra,  chf  ne  due  f  recedenti  halhiarr.o  ue 
àuto,  girauano  intorno  a  Beat,  tfT  a  lui, 
ihrano  nd  centro  di  ijuelle  .  Voi  induce 
S.Tomdfo  a  flluerli  il  fecondo  de  due  duhi 
mo/fclidi  fc}ra  nel  x,  canto,  hutndolifò 
lutol  fr'mo  nel  fine  del  xi.  Et  ultìmamen 
ie  narrmnifce,  a  non  cofi  leginmente  rii 
fcluerci  de  duU  .  ^  JMcg'ni  chi 

hen  intender  cufe,  H<t  ne  ire  frecf denti 
canti  trattato  de  le  due  corone,  che  luna 
conteneua  Ultra,  ciafcuna  di  xy .  leatijf  i 
Y  ti  che  fa^gìrauavù  intorno  di  lui  e  di 
Beai,  cherano  nel  centro  del  f:le,  e  confei 
ijuentemente  in  cjueUo  dejfe  due  corore, 
Hora  uolendo  ^uejìo  medefmo  ,  feY  t  n^t 
xYnaginata  fmilitudine,d\n:ojìrar  ad  illet 
10Ye,uuol  che  fmajfini  di  \oter  metter  ini 
fime  xxiiij.ftelìefaYte  de  la  f  rima  e  far 
ie  de  la  feconda  magnitudine,  che  fcno  ne 
lottaua  sftra,  ciò  e-,  xv.  de  la  frima,  che 


fcno  in  diuerfcfaYti  di  cjueUa,  Le  fctie  ie 
U  feconda,  che  fcno  de  krfa  maggfcYe  e  chefinml  caYYO,  E  le  due  che  fcno  de  la  mmoY  oyP,  E  che 
a  xii.  de  le  m^i^ioYi  e  tiu  lucenti  ne  faccia  U  cOYona  di  dentYO  e  fiu  uic ina  al  centro,  e  de  laltYf 
>y . \  corona  di  fi.oYÌ,  lec,uaH  f.ggmno  luna  al  coniYaYio  de  UltYa  ecoft  hauera  ^.Uo  cof^  ^iuafi 
Lle  a  le  due  cOYOne  di  heati,  che  f^ggiYauanc  intoYno  a  loYO,Onde  dtce,CHi  cufe,  c:oe,Ch 
éefideYa  infendeY  lene  c,uel  chio  uidi  hOYa,  Imagini  e  YMenga  Imagtne  COmef  ma  rufe  Cm 
cLefcdaYÌfa,feYchefenonYÌteneffe  fermamente  taUmagwe  ne  U  memoria,  immediate  ferii 
rette,  ^Quin  ui  fledeJcHen  diuerfc  fUge,  Lecju.li  in  diuerfe  regioni  auiuan  di  ^^^^^^^^^^^ 
cieh,^fcueYcL  e  lince  O  Gni  cornee,  ciò  ^  Ogni  comfart.rr.nto  de  Una,  feY  ej^^Y^^ 
Mitlin  treYeonni,  come  haUiamo  ueduto  ne  U  dfcrittione  del  VuYg.  Aduncju.  U  fer  mta 
che  defenie  da  ^uefte  xy.jflendide  e  luminofe  ftelle,fcuerchia  eu:nce  ogni  ienelre  ^#     ;  • 
\maLancor\uilcarroUK^u^^^^^^^^ 

Utrejìeìle,  che  ne  fcno  fiuloniane.  Magmiancora  Ufunta  di  ^«rl  cor.o,  Wc.o(^  / 


PARADISO 

tfld  mmy  ^yfd,  IffUAli  inffnìe  che  fàccinò  la  hcca  ma^^ioY  ifl  cm^^  CH/,  eh  e^,  ì!(]ual(Qrji 
UD,/?  cow/wcM  in  punta  DE  h  fido,  ciò  e,  De  lo  ftiU  da  gliajìròlogi  ietto  A/?,  ferche^ftcome 
ueg^iamo  ne  la  ifira  matmale,  ftmaginx  unoflile  chrj^afp  da  lun  pio  4  latro  ful^jual  fi  uolga  (ni 
la  la  sfira,  e  che  a  luna  ie  le  funte  dfjfoftile  fia  il  mfiro  artica  pio,  alenai  comincil  corno,  Et 4 
lalirafunta  fialantartico,  A  Cui,  ciò  e,  A  lac^ual  funta  del  nofìro  pio,  ua  dintorno  LA  frima 
rota,  ciò  è'y  <juelÌa  del  carro,  che  da  la  farte  di  dentro  ftgliaiiicinapu,  HAuer  fitti  dife  iuefcgni 
in  cielo,  Imagini  (fduncjue,  <^u(fie  xxiitf'.fieUe  hauer  fatti  in  cielo  e  fegnì,  ciò  h'.  Due  corone 
uli,  (jual  fice  LA  figliuola  di  Minoi,cio  ^,  Airianna  figliuola  di  Minos  Redi  Creta,  A^hora  chi 
fentì  ilgielo  di  morte,  ciò  è',  AÌlhora  quando  ella  fi  morì,  Perche  fit  conuerrifa  in  figno  celeftf, 
ilijual  hafi}rma  di  corona  compfìa  dotto  (Ielle,  Ejpndo  frima  fiata  da  Tefeo  Ufciafa fi^  lifcla,  eri*, 
ceuuta  da  Bacco  per  amica,  la  cui  fiuolayecita  Quid,  nel  viy'.  E  lun  fegno  hauer  li  raggi  fitoì 
m  laltro,  ciò  e,  cjuel  di  dentro  in  juel  di  fiiori ,  Ef  amheiue  girarfi  fer  maniera  e  fi)rma  , 
CHe  lun  andaffe  al  pr.mo  e  laltro  al  pi,  ciò  è",  che  lun  giraffe  al  contrario  de  laltro,  E  cofi  ima*, 
ginandofi,  hauer  a  (juafi  LOmhya,  ciò  e'.  La  fimilitudine  de  la  uera  cofteOatione  e  de  la  doppia 
Idan'^n,  CHe  circolaua.  La qual  circolarmente  procedendo  cingeua  IL  punto,  ciò  è',  il  centra  di 
tal  circolo,  doue  io  infiemt  con  Beatrice  era  » 

Poi  che  tanto  di  la  da  nojira  ufan\a  ; 

Qimto  di  la  dal  moucr  de  la  Chiana 

Si  mouel  cicl  j  che  tutti  glialtri  auanl^a  ^ 
Ei  fi  canto  non  Baccho ,  non  Veana  j 

Ma  tre  perfine  in  diuina  natura  , 

'Et  in  una  fufìant'ta  effa  e  Ihumana^ 
Compiei  cantar  ci  uolger  [ua  mifura  j 

"Et  attejirfi  a  noi  quei  finti  lumi 

T elicitando  fi  di  cura  in  cura^ 
Ruppel  ftlentio  ne  concordi  numi 

Fofcia  la  luce  ^  in  che  mirabil  uita 

IDcl  pouerel  di  Dio  narrata  fumi  t 
E  dijfi  i  Qjuando  luna  paglia  è  trita , 

Quando  la  fua  fimeni^  e  già  ripofia^ 

A  batter  Ultra  dolce  amor  minuita^ 
Tu  credi  che  nel  petto  ;  onde  la  cofla 

Si  traffi  per  formar  la  bella  guancia  j 

Jl  cui  palato  a  tuttol  mondo  cojla^ 
Et  in  quel  ^  che  firato  de  la  Uncia 

E  pofcia  e  prima  tanto  fitifice , 

Che  dogni  cólpa  uince  la  bilancia  J 
Quantunque  a  la  natura  humana  lece' 

Bauer  di  lume  tutto  fijfi  infufo 

Va  quel  u^lor ,  che  Uno  e  laltro  fice  : 
E  pero  ammiri  cio^chio  dijfi  ftifi^ 

Quando  narrai  che  non  hebbe  fecondo^ 

Il  kn^i  chi  ne  U  (^uintii  luce  e  chiù  fi 


mfira,  che  pr  dar  luogo  a  Tomafi^ 
a  ciò  che  foluefp  laltro  duhio,  la  dan'^  ini 
[teme  col  canto  fi  firmo,  Orìde  dice 
voi  che  li,  ciò  è'.  Voi  che  in  (jueUe  coro^ 
ne,  TAnto  di  la  da  nofira  ufan'^,  Tani 
topiu  diuinaméte  di  cjuelche  fufa  (jua  giti 
tra  noi  mortali,  (juanto  fi  mouel  del  che 
auan'^a  nel  moto  tutti  glialtri  iie!i,Di  la^ 
ciò  e,  oltre  dal  mouer  de  la  chiana  fui 
me  chf  lentamente  corre  tra  Verugia  e 
Montepulciano,  Si  canto  NOn  Bacco,no 
Veana,  Non  lode  di  Bacco,  non  d'Apodi^ 
yif,  Come gliantichi  e  ffetialmente  i  Gre 
cifcleuan  ftre.  Onde  Quid,  al  primif  io 
iti  sec,  de  Arte,  Diciteio  Vxm  CT"  io 
iicite  Vceam,  Et  Virg,  nel  V'.  Vefcentet 
latumtj;  choro  Vfana  canentes»  Wia  fi  con 
io  tre  ferfcne  in  natura  diuina,  ciò 
la  trinità,  latfuaì  è  una  effintia  in  tre 
ferfcne.  Et  in  una  perfcna  effa  diuina  ni 
tura  e  Ihumana,  Lecjuali  due-  nature  fiti 
Yon  in  chrifto.  compiei  cantar,  il 
canto  finì,  il  uolger  de  le  due  cor^t 
ne  finì  la  fua  mifiira,  lacjual  era  la  uoU 
fa  intera,  cioè  ^  torno  ciafcuna  al  punto, 
donde  prima  fera  partita,  E  duei  finti  lu 
mi,  E  eiuei  funti  fpiriti  fitte  fero  a  noi  ¥ef 
licitando  fi  DI  cura  in  cura,  D'uno  in 
maltro  fin  per  fitto  amore  •  la  luce  in, 
ihemi 


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Postillati  16 


CANTO  xrir. 

ihmifu  nxyYitdmÌYahìuitalìElpueyeliiDio^mè',  ltS,¥ìeinc.  e  (^UfflutAÌluci  fii  (juth 
la  di  S.  Tom.  cmeiifcpantM,  cato  uejmmo,  R  Vfffjfojcia  il  filétto,  perchecomimio  a  fHYÌai   (jaUtOyrw  tu^du^ 
Ye,  Imitah  Virg»  Qiiid  me  alta  filentia  cégit  rodere,  NE  concorii  7iiiY>iiydo  ^,  Ne  comoYiieuol'  jji 
riti, \fY  heatitulinf  huentati  Nomini,  ciò  ^,  Dy,  E  dijp,  (gancio  luna  faglia  e  tYÌta  ,  Ter  fti 
mlituiine  Jlrl  tritar  df  luna  faglia  hfQ  UltYa  ffy  traYnel [ime ,  Cmìmxanh  S.  TOYtiafc  a  farlar 
iimojÌYctj  chauerìh  difcfra  in  fine  del  xi.  canto  fduto  Inno  de  due  iuhi,  il(jual  nel  x/fit  ,\/ien 
fmfingna  fé  nòn  fi  maneggia,  hoYa  fi  moutafcluer  laltrOy  che  nel  medtfimo  x  ,  canto  fit  ^uandù 
affcy  A  ueder  tanto  non fityfcl fecondo y  Et  a  cjufjìo  dice  inuitaylo  VOlce  amore,  Ir.iffc  fey  Lrdenie 
layita  cheYa  in  lui.  TV  credi  che  nel  feuo,  Veéeua  lomafo  che  Vanfe  credeva  che  Dio  haurjp  ini 
fiifc  e  fofìo  in  Adamo  CiT  in  Chrijìo  tutta  (jueQa  ferfitiione  che'  licito  ad  haueY  a  la  naturci  humai 
na,  E  fera  fmmiraua  di  jueUo  cheffc  Tomafo  diffe  difcfYa  nel  x.  canto  farlanlo  di  Sahmone^chei 
ra  la  (juinta  luce  de  la  fyima ghiylanda,  cioè',  che  non  fiafcl  ficondo  a  ueder  tanto ,  pr  Ifjuali 
farole  fayeua  ehe  fyfpneffe  in  fqeye  Salomone  ad  Adamo  tiT  a  chYijìo  ,  Onde jfeY  ciYcodocutione 
^ice.  Tu  CYedi  che  nel  f  etto  del^ual  fi  trajfi  la  cofta  pey  firmar  I A  heBa guancia,  ciò      (juella  d* 
Bua,  prendendo  (juefiafaYte  dileifer  tutto,ll  cui  palato,  ciò  è',  llguflo,  che  fta  nel f  alato,  de  lai  lo 
cuale,  fer  hauer  ajfafOritol fome  uietato  COfia  a  tuUol  mondo,  Verche  tutte  Ihumane  creature  da 
leidifcffe  neferieronlaffrfetuaftlÌLÌ'a,  E  tu  credi  ancora,  che  nel  fetto  di  chrifiofiratodala  Uni 
eia  di  lungino,  e  che  foi  che  fu  [irato  difcendendo  al  limho  a  trarne  i  fanti  fadr.  del  uecchio  tefiai 
mento,  E  frima  che  fvratofifp,  pr  li  graui  incomodi  fcffirt:  al  mondo  trentatre  anni  che  uiffe  ,  fai 
tisftce  tanto  CHe  uince  la  bilancia  dogni  colpa,  Verche  mettendo  tutte  le  colf  e  dtl  generthumara 
da  luna,  tfT  il  merito  de  la paffnne  di  chrijìo  da  Ultra  bilancia,  (jufflo  [ciYfhhe,fcnl^  comfarati:^{ 
ne,  molto  più  di  jueEe.  Tu  credi  alunjue,  che  (^antuncjue,  cto  è-.  Tutto  (jutllo  che  lecito  a  Ihu 
mana  natura  hduer  di  lume  e  dinfedigentia,  fiffe  infufc  e  fofto  DA  ^url  ualor  chtfi^elunoe  laltro, 
ciò  e  ,  Da  Dio,  ll<]ual  creo,  et  effe  Adamo  et  ejjè  chnjh,  E  fero  ammiri  di  ciò  chio  diffì  difiifo  nel 
X.  canto,  (juando  narrai  CHe  h  ben,  ciò  e,  chel  fafere,  iljual  è*  il  h(n  de  lanima,  che  ne  la  (juin 
ia  luce  e*  diuifo,  NOn  hebbe  ficondo,  Hó  hfhbe  pari  afe. 


Hor  aprì  glhcchi  a  quel ,  chio  tì  riJponSo  ^ 
E  uedrai  il  tuo  creder  el  mio  dire 
"ìiel  uero  far  fi ,  come  centro  in  tondo  ♦ 

Ciò  che  non  more,  e  ciò  che  po  morire , 
No«  e  fenon  Jplendor  di  quella  ideaj 
che  p^rtonfce  amando  il  «o/!ro  [ire  t 

Che  queUa  uiua  luce  ;  che  fmmea 
Val  fuo  lucente ,  che  non  fi  difuna 
Va  lui:,  ne  da  Umor:,  che  in  lor  finirea) 

Ter  fua  hontatc  il  fuo  raggiar  aduna , 
Quafi  fpecchiato  innoue  ftibfijlenTj 
Eternalmcnte  rimancndcfi  una  ^ 

Quindi  difende  a  lultime  poten^s 
Giù  dato  in  aito  tanto  diuenendo  5 
Che  più  non  fa  ,  che  kreui  contingsnTS  i 

E  q  i^fit  conimgems  ejfcr  intendo 

.  Le  cefi  generate ,  che  produce 
Con  [me  e  finzjtfrm  il  cid  mouenio. 


vuol  Tomafc  prouare  effir  uero  il  (.rtlef 
di  Dante,  che  Adamo  e  CfjW/?o  fiffcYO  in 
uirtufin'^  pari  al  mondo,  Ma  in  che  mei 
do  (jurjìo  non  refugni  a  la  fua  finffntia, 
ihe  a  Sahm:)ne  non  fuYfcl  fecondo,  lo  dira 
di  fctto  poi  juafi  in  fine  del  canto  ,  E  feri 
(he  a  frouaYe  o^uanto  habbiamo  detto  e*  (O 
fa  affai  difficile  e  (mie,  ftYO  Immomfcey 
che  gli  afri  gliocchi  de  lintedetto  ala  fta 
rijj>ojta,e  uedeYal  fuo  credere, eh  Adamo 
e  chYijìofilpYO  cYeati  ferfitti  al  mcdo,li 
il  dir  di  lui,  che  a  Salomone  no  fi,Yf(l  [li 
cod(^,^A,Yfi  come  cétro  in  tondo  r.fl  utro^ 
Terche  fi  cornei  cétro  tjuadYa  ben  nel  toni 
do,  cofd  cYeder  de  luno,  et  il  dir  de  UiYa 
ii  loYO,  fiadrera  ben  nel  uero.  Et  in  fini 
lentia,  che  luno  elalttyo  di  lor  duehauaa 
iett(ì  e  creduto  la  uerita .  C\o  chenm 
more.  Qui  comincia  S.  Tomafc  a  dichia 
yar  il  iubio ,  E  ci»  che      mort  intenit 


•'-Vv  >; 


I 


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Postillati  16 


PARADISO 

fer  ìf  creutuYf  frohUe  immeiiate  ia  Dio /c«^  wr^,  cmr  fcno  glian^fli,  i  cìeVt ,  e  Umme  lumtti 
ne^  E  CIO  che  jf>uQ  moriYf^  fey  le  cyeatuYf  fraduUf  f  ur  da  ki,  ma  col  me^  ie  If  feconde  cagioni y  coi 
me  fino  glielementi  e  le  coje  flmentate  frodotte  da  glinfiuffì  de  cieli^  che  Dio  haueua  frima  fofto 
in  ijueUi,  Come  ancora  quefìomedefmOy  hen  che  ad  altro  frofofito  ,  uedemYKO  di  fcfra  nelottauo 
cantOy  UOnp'fènon  f^lendor^  ciò  ^,  Now  è-fcnon  atto  tfT  effvtto  Di  queUa  idea  Ch//  nofìyo  fire^ 
Latjual  il  nojìro  Sign-^ye  Dio,  PAyfoyifceefyoduct  amando^  Perche  ne  lofeye  fue  fi  diletta  e  coms 
fìacfy  idea,  fecondo  Platone ,  è'  limatine  de  la  cofa,  che  fi  geneya  ne  la  ynenfe  de  ihuOYno  fyiyna  che 
UfYoduca  in  ejpye,  Qoynefty  alcuna  effmfio  in  altyo  luogo^ialhiamo  diymfìyato.  Adunque,  feyche 
tutte  le  cyeatuye,  tanto  jueOe  che  non  moytno,  cjuanto  cjuelle,  che  pn  moyiye,  feyche  al  eteym  fiti 
ton  ne  la  diuina  ynente^  non  fin  dtyo  chuno  efjrtto  de  la  Idea  di  /oro  ,  cheya  a  principio  in  ijueUa, 
lynpeyo  che,  (^eBa  uiua  lucendo  è*.  La  fcifientia  intefa  prylo  figliuolOfchè-  la  feconda  de  Ir  tre  prj 
fine.  Onde  è' fritto  in  S,  Giou,  al  yif,  Amiulate  dun  lucm  hahetii  ut  non  uos  tenehyce  coynfyei 
hendant,  htaltyoue,^go  fùm  lux  ynundi  e  cet,  CHe  ynea fi,  la<jual lucefyocede  talmerite  DAlfia 
lucente,  Dal  padre  che  la  fi  luceye,  ^  è'ia  peyfcna  pyiyna,  a  lajualfittyihifie  la  potentia,  CHe  no 
fi  difitna,  Lacjustl mn  fi  difiinifie  ne  diuide  da  lui,  NE  dalay^^oye,  che  in lorfintyea,  ciò  è.  Ne  da 
Io  Spiyifo  finto,  iljual  col  padye  e  col  figliuolo  fifa  tey'^  prrfina  talmente,  che  in  effe  tre  è  una  foi 
la  flpntia,  una  fùjhntia,  una  natura,  una  diuinita,  Ciuefia  uiua  luce  adunque,  Pier  fua  lonta 
te,  ciò  ^yper/tta  liheralita  e  largheZi^,  e  non  afiyetta  dalcuna  neceffita,  ADuna  il  fio  Y^gp^ye, 
\/nifie  ti fuo  fflendeye,  QVafi fpecchiafo,  Qiiafi  yappyefntato,  come  uno  olifUO  fi  rapfyefcrta  ne 
lo  ffecchio,  IN  nouefiihfiftenl<e.  In  noue  oydini  dangeli,  the  pey  fc  feffi  fino,  e  non  hanno  lejfir  per 
fayticipatione  dalcunaltra  cyeatura.  Onde  Boetio  in  lihyo  de  duaiut  nafuYÌs  chyifii,  Sulfifteniia  di 
citur,  (juonim  in  nudo  fihiecto  efi,  Rlmanendofi  eteynalmente  VNct ,  ciò  e  ,  QUfJìa  medefma 
iipyima,  A  fmilitudine  de  lacccefa  candela  ,la<]ual  auenga  cheinfin'te  altye  naccenda,  fcm 
fye  fi  yiman  pero  ne  la  fita  unita,  e  juella  fteffa  cheya  dipyima .  qv  mi/,  fio  è  ,Dafffi  noue 
fiibfilìen'^,  ejfa  uiua  luce  difende  A  lultime  poten'^,  A  lultime  creature,  che  men  p:ffano  di  tal 
uiua  luce  participaye,  DAtto  in  atto.  Di  cielo  in  cielo,  pYoducendo  ciaf  uno  in  atto  le  fif  infìuentie 
tanfo  diumendogiu,  CHe  mn  fà  più  che  hyeui  contingen'^.  Come  foro  le  cyeatUYe  cjuagiu,  ihe  mo 
teno  e  duyan  poco,  Peyche  le  ccfe  contingenti  fin  (juelle,  che  poffin  effyenon  effye  ,  Onde  dice,  E 
i^uejìe  coniingen'^  intendo  effiy  le  cofi  generate ,  chel  ciel  mouendo  con  la  f  a  uiytufimale,  o  uQi 
gliamo  dir  infirmatiua,  produce  con  fcme,  come  fcno  glianim.ali  che  nafiono pey  copula  carnale,  E 
fin^  fcme,  come  cjuelli  che  nafiono  di  futre fittone,  A  difiyeniia  de gUangeli  e  de  cieli,  che  pey  ejfey 
immediate  e  fcn'^a  me^  cyeati  da  Dio,  duyan  fcmpye  e  non  pon  moyiye,  ^til  ciel  mouendo  iice,pey 
che  fe  non  fi  mouefp,  non  poYÌa,  come  fi,  pyoduy'(jua  giù  fra  noi  le  fie  infìuentie.  A  dunque  loydine 
e  cjuefto,  che  idio  infinde  prima  la  fia  uirtu  ne  noue  ordini  de  gliangeli ,  Quejii  la  difindeno  ne 
cieli,  CiT  i  cieli  in  cjuejìe  infiyioYÌ  cyeatuye,  come  fcno  glielementi  e  le  cefi  che  fayticipan  ài  loYO/nd 
^uefie,  peyche  duran  poco,  fino,  come  dice,  lyeui  contingen'^  • 


La  cera  di  coflor ,  e  chi  la  duce  j 
Now  fia  dun  modo  ;  e  pero  fottol  figm 
Ideale  poi  pu  e  men  traluce  : 

OndegJi  aukne  chun  medefmo  legno 
Secondo  (petie  meglio  e  peggio  frutta^ 
E  uoi  nafcetc  con  diucrfo  ingegno  ♦ 

Se  fi)ffe  apunto  la  cera  dedutta, 
E  joffcl  cielo  in  fua  uirtu  fuprma^ 


Dimolìya  Toma  fi  U  cagione  Ionie  nafce 
Iddiueyfita^ua giù  fra  noi  de  glindiuii 
dui,  lajual  è',perchei  cieli,  iijuali  auen 
ga  che  da  \a  firma  ideale  riceuino  perfiti 
tamente  le  influentie,  non  pero  fcn  fmpre 
dijfofii  ad imjfrimeyle  ne glindiuidui,ne 
ejp  a  riceuerle  ad  un  medefmo  modQ,On 
ie  auiene,  che  una  medefima  ffetit  dalle 
rijY^duiém  li  frutti  ^ual  migliori  e  ^udl 


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Postillati  16 


CANTO  XIII* 

U  hce  del  fu 0 gel  parrebbe  tutta  ^  m^^^y  ^'  ^^^^f^^o  (f^en  tié  la  fir, 

Ua  la  natura  la  da  femore  [cerna  :  hmana,  c  he  un  fcwowo  farà  ii  buono 

Similemente  operando  a  lartifìa  j  tir  un  altro  iinon  cofi  tuono  ingegno, 

Cha  Ihabitode  lane  e  man  che  trema.  0«M^^  LA  crr.  c/uo/?oro,  no^  U 

iucf,  E  chi  la  fcgna  oi  imfnmey  che  fono  i  cieli  con  la  loro  infimatiua  uirtu,  N0«  fla  dunmh^ 
mnfcn  iifpfit  juefti  al  infruirey  e  ijuelli  a  rÌLeuer linfluentia  ad  un  medefmo  rr.oio,  E  jfero  TRir 
luce,  ciò  è-,  Tarticifa  it  U  luce  e  de  la  infifa  uirtu,  fiu  e  meno  ,  SOtto/  fegno  iJeaìe  ,Vfr  hauey 
ietto  cera,  ciò  e'^fcttolim.  rflJtone  riceuuta  ia  Dio,  Onie  auien  U  diuerfita  de glin^iuidui,  chah 
hiamo  di  fcfra  detto  .  SE^Ife  afunio  la  cera  deduUa,  Se  la  materia  de  glindiuidui  fiffe  éifp:ft(t 
a  Yiceuere,  Et  il  cielo  in  fua  fufrema  uirtu  diffofto  ad  infruire,  LA  luce  del  fuggel  farrehh  tutta, 
ciò  ^.  La  uirtu  de  lirfiuentia  farehhe  ferf^tia.  Come  far  eUelfcgno,  ijuaniolft^ggel  fiffc  dif^ofìo  ad 
imprimere,  e  la  cera  dìffofìa  a  riceuer  limfreff.one.  Ma  la  natura,  lacjualè- mimfira  tru  la  uirtu  de 
linfluentia  e  linhuiiuo.  Va  (ffa  uirtu  SEmj^refcema,  Sempre  imper fitta  e  difittiua ,  fecondo  le  non 
luone  con^iuntioni  de  le  pelle,  da  ìecjuali  nafce  tal  imfeyfittione,  Afmihtudine  de  Uriefi.e,.ljual 
auengachahhia  Ihatito  de  Urte,  noniimeno,perche  li  trema  la  mano,  non  jfuoferfittamete  operare. 


Vero  fd  caldo  amor  la  chiara  uìjla 
De  la  prima  u'trtu  dìfpone  e  fgna  5 
Twffrf  la  perfittion  quiui  facqujjla  ♦ 

Cefi  Ju  fiitta  già  la  terra  degna 
Di  tutta  Unìmal  perfitticnet 
Cofi^  fntta  la  ucrgme  pregna^ 

Si  chio  commendo  tua  opinione  t 
Che  Ihumana  natura  mai  non  fùe , 
l^efia^jqual  fu  in  quelle  due  perfine 


Ha  dimojtrato  limperfittione  de  le  creatui 
ve  prodotte  da  Dio  col  me^  de  cieli ,  Uora 
dimoftra  la  perfittion  di  jueEe  che  fitron 
prodotte  da  lui  immediate  e  fen\a  rr.e^,  co 
mefii  Adamo  e  Ihumanita  di  chriflo,  afi 
firmando  e  commendando  in  (jufjìo  kpinio 
ne  di  Dante,  da  lacuale glitra  natol  dui 
ho,  Oniedke,  T(rc,àoè  ,  Ver  lajuA 
cofa  {refirendo  (^UffK  a  quello  cha  laffcto 
difcpra)  SEI  caldo  amore,  Selarder.te  ca 


rita,  LA  chiara  uifta  de  la  prirra  uirtu, 

l,ùumrimr  la  firma.  Tuia  la  frrfimonf.crP  r^i,  "-^'/^F'  ["  ^«(f  »  ^  '"/'"'i^^^ 
E         La  i^la^alr  liioflann',  Aiam,  fu  fitta  ir^na  i,gn:r^rji„o.r,  che,uoca}nr..l 
I  Zu    E  cor,  mLni.  lai  Vrj?mo«.  fìi  la  un^irre  fitta  fugna,  pr  lmcarr,a,m,  xn  h  id 
7rturV%  eh  .0  comJJ^  .ffL  m  jÌ/?o  /.  t^a  of  mion.,  ch<  la  natura  hun-.ana  ron 
fi{  ne  fin  perfetta  come  in  juffii  due  . 


Hor  fio  non  procedeffe  inan'^piue; 
Vunque  come  cofiui  fit  fin^a  pare  ; 
Comincercbher  le  parole  tue. 

l,U  perche  paia  ben  ciò ,  che  non  pare  5 
TPenfa  chi  era,  e  la  cagjcn  chel  mojjey 
Quando  fi  detto,  chiedi  a  dimandare. 

l^on  ho  parlato  ft.cke  tu  non  pojfi 
hen  ueder  chel  fi  Re,  che  chiefi  finno, 
A  do  che  Re  fijficiente  fiffi  5 

Mo/j  per  faper  lo  numero^  'm  che  enno 


Sf  io  noTì  procedfffi  hora  nei  mio' dir  più 
inanl^y  dice  Tomafc,  Le  tue  parole  nel  rii 
fionìermi  cominctrehlero  cefi,  Aduncjue 
tome  fii  c'fiui,  aljual  di  fpra  dicefii  che 
non  fitrfi  il  fecondo  fin'^  pari:!  ^^  A  perche 
paia  hen  ({ufi  che  r.onpare  ,  ciò  e  ,Maa 
ciò  che  tu  intenda  len  ({uetlo  che  tu  non  in 
tendi,  Penp^  chi  cojìut  era,  e  la  ccigiin  del 
mcffe  a  dimandare,  ^juando  fii  detto  thAe 
di,  E  potrai  len  ueder  e  che  fìi  V.e  che  die 
fcfcnnoacio  che  fiffe  Re  fff^^'^'^^'* 


'v-t-.'"^.. 

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Postillati  16 


P  A 

Li  motor  it  qua  fu  io  ft  neceffc 
Con  contingente  mai  nccejjc  fènno^ 
No«  fi  ejl  dareprìmum  motum  effc^ 
O  fe  del  mexp  cerchio  far  fi  puote 
Hr'mgol  fi.chun  retto  non  hm\fi^ 


R  A  D  I  $  O 

fa'm  al  ter^  W  tey^  lih  li  "Re  li  Salo 
mone  cjiifpefiiyolfy  Afaruit  autem  Domi 
m  Salomonifer  fcmnium  nocif  licenr, 
VoflM  ijuùi  uis  ut  lem  tihi,  E  Salmone 
Jofo  molte  altre  j^arole,  rijj^ofcy  E^o  auté 
fum  fuerfaruulus  o  ignorans  egreffum 
Cr  introitum  meum.  E/  fruut  tuus  in  me 
ilo  eflpofuli  (juem  elf^ijìi,  pj^uli  infiniti,  <jui  numerayi  u  fupfufaYÌ  von  fotffi  fr<£  mMliituiinem, 
Daiis  eYpfcruo  tuo  cor  docile,  ut  iuiicayepjfjfofulum  tuum,  lifceYnere  intey  ionm  er  mal 
lum  cet.  Vlacuit  erge  fermo  coram  Domino,  (juod  Salomon pftuUjjèt  huiufcemoli  rem  ,  E/  àixit 
VominusSahmoni,  Quìapjìulaflì  uerhum  hoc,  Z7  non  fetijìi  tili iies  multo f ,  nec  Jiuitias ,  aut 
animai  immicorum  tuorum,  Sei pofiuUjìi  tiU  fiftentiam  ai  difcernenlum  iuiicium,  Ecce fid  tiU 
ficundumfcrmonet  tuos,  zfT  dedi  tihi  cor  ff fieni  et  inteìììgens  in  tantum  ut  nuHus  ente  te  fmtlis 
tuifiierif,  nec  f  olì  te  furrecturus  fit  e  cet.  Adunque  Salomon  domande finno  ferefPrfcjpcienfe  J{e 
ia  hen  f^er  regger  e  giudicar  ilfuo  fenolo,  E  nonfer  f^per  ilnumeyo  de  ceUfti  motori,  di  che  uarie 
fino  frate  le  opinioni,  O  Seneceffecon  contingente  flnno  mai  necfffè,  ciò  è',  Ofela  cofa  laciualU 
ìeffer  fuo  yecejfirio,  aggiunta  a  la  contìngente,  ,he  fuo  effir  e  non  efPr,  firon  mai  ejjìr  nnfcrio, 
the  fono  cauiUationi  di  bica,  ma  fi  rifonderà  di  no,  ferche  la  doue  la  cofi  contingente  inttruiene, 
la  neceffta  non  uha  luogo.  NOnfi  efi  dare  frimum  motum  effe,  Kon  dimando  ancora  fnno  ferfit 
ffr  infihpfiafe  <il primo  motoft  de  dar,  onon  dar  e/fere,  di  che  tratta  il  Filofofi  ah^v.  de  la  fiftf 
ca,  He  ancora  per  fiper  in  Qeor^:etria,fe  delme^  cerchio  fifuofir  triangolo  che  non  hahlia  un 
retto  angulo ,  lajual  cofa  è  impoffihile  ,  ^ 


Onde  fi  eie  ch'io  diffi ,  e  queflo  note  5 
Re^al  prudcntìa  e  quel  uedere  impari , 
In  che  lo  flral  di  mia  intention  percote 

Efe  al  Surfe  driTjj  gliocchi  chiari  5 
Vedrai  hauer  folamente  rifletto 
A  regi ,  che  fon  molti  ^  c  buon  fcn  rari 

Con  quefia  dtfiintion  prendi!  mio  detto  : 
E  cofi  puote  fiar  con  qud^che  credi 
Del  primo  padre  e  del  nofìro  diletto  ♦ 

E  quefio  ti  fta  ficmprc  piombo  a  piedi , 
Ver  fati  moucr  lento ,  comhuom  Ufo , 
"Et  <d  fi  fs'  al  no ,  che  tu  non  ne  di  x 

Che  quegli  è  tra  li  fiolti  ben  a  bajfio  \ 
Che  fen^a  difimtion  affermalo  wega 
Cofi  ne  lun  ,  come  ne  laltro  pajjò  ; 

Terche  Rincontra  che  più  uoltc  piega 
Lopinìon  corrente  in  fui  fa  parte  5 
E  poi  lajfetto  linteUetto  lega. 

Vie  più  che  indarno  da  riua  fi  parte 
Perche  non  torna  td  ^qual  ei  fi  moue\ 
Chi  pefca  per  lo  nero ,  e  non  ha  Urte  t 


Qui  limojira  hra  S.  Imafo,  cornei crt 
der  d'i  Dante,  che  in  chrifìo  ei  in  A  damo 
fijfc  magghyperfittione  di  natura  humai 
n^  che  in  alcun  altro  mai.  Et  il  diy  di  lui, 
che  a  Salomone  non  fuyfel  fecondo  poffx 
fìay  irfeme,  Veyche  Dante  intefe  parlar 
de  U  perfittion  de ghhu:mini,  de  eguali  fi 
chrifìo  ei  Adarr,o,  e  fu  uero  che  in  perfiii 
ime  fiiron  fen'^  pari ,  E  Tomafo  intefe 
parlar  di  Rf,  de  eguali  fu  Salomone ,  efii 
uerQ<he  in fafientia  tra glialm  Refid  fri 
mo  e  fiu perfino,  Cnje  a  cjuanfo  hattiat 
mo  difcpra  detto  idio  fcguito  dicendo,Sed 
et  hfc  (]ua  nonpoPulafli  dedi  tili,  diuifiat 
Scilicet  et  glori am,  ut  nemofmit  fmilis 
fui  in  regihus  cunctis  raro  diehus.  Adun 
jue,ft  Lome  ron  era  fiato  Re  ftmife  a  lui 
in  ricchez.'^,  Co/r  intende  che  non  fiffc 
r  non  doueffi  fjfer  in  fipere.  Vere  fe  Dani 
te  haueffe  nel  paylay  di  Tomafo  fitto  (\uei 
fia  difìintione,  non  fayeUe  caduto  nel  dui 
hio,Onde  lammon  fce  a  non  cofi  legien 
mente  fen'^  difìinguere,ajfirm.Ar  e  negar 
jueUo 


li 

Iti 


imii 

M 
fi 

Té 


Ut  [té 

Le  ili 
CU  li 
llpr 

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hm 


ili, 
lift,' 
>trii 


CANTO  XIII 


E  d'i  ciò  fono  al  mondo  aperte  poue 
Parmenide,  Ueìijfo  ,  Griffo y  e  molti ^ 
Iquaìi  andauan  ,  c  non  fapean  doue  ♦ 

Si  fi  SahcUio ,  Amo  ^  e  queìl't  fichi  5 
Che  fùron  ,  come  jj^ade  a  le  jcrìttfire 
In  render  torti  li  diritti  uolù  • 


ijUfBo,  de  chiaramfnte  ancUr  jìM  fi  ìit 
fcfrne  t  ueìr,  ^er  ffpr  cofa  fiolia  e  da  chi 
iifcoYYe  malf  ,  e  jfetiaimntf  accade  in 
queUt,  c\)e  uanno  dietro  a  kfmm  corren 
te  e  cmuneyla(juale  ffeffe  uolte  e  juafi 
fmfre  fi  urie  riufcir  fàlffy  Ma  fcno  ingcnt 
nati  da  Uffatione  che  mettono  in  tjuella^ 
tatuai  lega  cr  impedire  tanto  linteHetto, 
che  no  fuo  dìfcemere  il  uero,  iffendo  cofa  molto  difficileil  uoler  Ytmouey  de  le  menti  una  comune  et 
inuecchiata  opinione,  Ke  lafta  fclamente  uolerlo  intendere^  che  li  fcno  neceffarie  tjueUe  fdentie  mei 
Piante  lecjuali  fclamente  lo  fuo  trouare,  che  altramente  farehhe  a  peggior  conditione  di  colui  che  ft 
farte  da  riua  iy  entra  nel  fumé  perprenler  ifefciy  e  non  ha  larte  del  pefare,  perche  ccflui  ritm 
na  a  riua  tale,  (jual  fcnera  prima  partito  ,  Ma  chi  cerca  di  trouar  il  uero  fcn"^  le  fàentie  che  glie 
lo  poffanofartrouare,  torna  tutto  intrigato  dinfiniti  errori  e  duli,  Come  fer  aperta  proua  f  urie 
ejfer  auenuto  a  gliantichi  FiLfcfi  che  nomina,  tir  a  molti  altri,  E  coft  tra  noi  chrijìiani  a  Sal^edin 
ad  Arrio  X!T  altri  heretici  CHe  in  render  tortili  diritti  uolti  ,fì.ron  a  le  fritture  come  ff>ade^ 
Perche  chi  uede  Iff^ofiiioni  de  le  ftcre  lettere  di  juefii  heretici,  ut  uedel  torto  e  non  il  dritto  finiti 
mento,  come  ne  la  j^ada  ft  uede  il  torto  e  non  il  dritto  uolto.  Ma  chi  guarda  ne  lejj^oftione  de  fieri 
Teologi,  ui  uede  il  dritto  e  uerofinfimento,  come  ne  lo  Jfeuhio  f  uede  il  dritto  e  non  (orto  uolto , 


fan  le  genti  ancor  troppo  ficure 
A  giudicar  fi  come  quei ,  che  fìima 
Le  biade  in  campo  pria  :  che  fan  mature  t 

chi  ho  ueduto  tuttol  uerno  prima 
lì  prun  mojlrarfi  rigido  e  firoce 
Vofóa  portar  la  rofa  in  fu  la  cima  5 

E  legno  uidi  già  dritto  e  ueloce 
Correr  lo  mar  per  tutto  fuo  camino  j 
Terir  al  fin  a  lentrar  de  la  fi>ce  ♦ 

No«  creda  donna  Berta  e  fer  Martino 
Ver  ueder  un  furar  ^  altro  cfferere , 
Vederli  dentro  al  configlio  diurno  : 

Che  quel  può  furger  j  e  quel  può  cadere  ♦ 


Va  ultimamente  Tomafo  un  precetto ,  e 

non  fiiori  del  propofto  di  Salomone,  Deli 
tjual  difcpra  nel  x.  canto  diffe,  che  tufi 
tol  mondo  haueua gola  difiper  noue[le,Fer 
(he  ft  come  in  <juel  luogo  dicemmo,  iffni 
do  (gli  flato  idolatro  e  gran  peccatore, mot 
ti  temerariamente  giudicano  che  fa  dan^ 
nato  ,  E  pero  non  uuole  che  f  firmarne» 
te  f  corra  a  fir  giudicio  de  le  perfine  ,  poi 
tendoftlhuomo  molte  uolte  ingannare ,  e 
iando fcpra  di  (juffto  alcuni  efpmpi,iomè' 
de  le  biade,  che  per  moftrarf  ielle  in  Uri 
la,f  giudica  che  produrranno  affai  fruti 
io,  e  ^fjp  uolte  ft  uede  figuir  altrtrrienti^ 
E  per  contrario  il  pruno  f  uede  tuttol  uen 
no  ruuido  e  molto  afferò  ,  nondimeno,  a 


la  primauera  produce  la  rofa ,  E  la  naue 
in  mt^  al  marf  fi  urie  fimpre  con  fecondo  uenfo  andar  a  fuo  camino,  poi  nel  prender  porto,  alcuna 
uoltafi  uede  perire,  E  pero  non  creda  donna  Berta  efir  Martino,  ciò  e.  Alcuna  idiota  perfina, 
fer  ueder  efirinftcamente  uno  offirir  (tfT  altro  fiirare ,  Vederli  dentro  al  diuin  con fgUo  cioè'. 


(iar  da glifff^tti  e  r.on  da  le  cagim 


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Postillati  16 


PARADISO  i^jjj 

Val  centro  al  cerchione  fi  dalcerchìo  al  centro    l^elfY<fenfecàntùiìp(tdYnolfrachfinh  I  JJ 

Mouefi  lacqua  in  un  ritondo  uetfej  toilfarUy  iiTomafo^cherìel  pYfCfdn.te  \ 

Secondo  che  percoffà  fuori  e  dentro^  hahhimoueiuto,-Beaf.inltneficioiilui  '  ^ 

Ne  la  mia  mente  fè  fubito  cafo  ^  ^^^'^  ^ 

Qt^ejlo ,  chio  dico  ;  fi  come  ft  tacqut  rie  ijuali fitto  di  ^ufj%  ,uoua  fijìa  egh  J  . 

ta  ghriofa  ma  diTomafo^,     ^  ^^"^^"/^  ^'"^J^V,  ^^tf^  'T' 

Per     /i^itoe ,  rfce  nacque  L  ^      ^       n )  Fr 

Vel  fuo  jarlar  e  di  quel  di  V^eatrtce  %  ,  ,3„,,„,,, 

A  f offwi  ^  weR/eri  (  e  noi  ut  dice  MaglUtol fOfta,  gt^arianh  in  Brat.  yr;  A  U 

Ne  con  la  uoce ,  ne  penfando  anchora)  cuperh  U  ufduta  ]  E  cefi  con  Ifi  infime  lui 

Vun  altro  uero  andar  a  la  radice  ♦  falfi  al  (juìnto  cielo  ch^  tjud  ii  Marte yilt  qq^  d 

Diteli  fela  luce-,  onde  fnfora  ^ual  pianeta  uUf  contener  in  fe  he  rette  j^jjj 

Voflra  fujlantia  ,  rimarra  con  uoi  H^^^          «<•  l^ì^^^^i  fi^S^  ^"^^^  jcrfj 

Etcrnalmente  fi  comcUa  e  hora  t  ^^^^  ì^^^^*  chaueano  militato  fer  la  uera 

E  fe  rimane  5  dite  come  poi  fi^^>  ^^"''^A  <iolcemefe  cantanéo  ia  ogni 

Che  farete  uifibdi  rifitti ,  '1^''"^'      ^'"'^  '  ^"^^''f'''  'f^'^'  f u , 

£'ìt,ir  .1    .J.  •     •  ti»        7^  D AÌcenfYO alceYcm  ^  e  fi  ^ 

\\\er  potrà  eoe  al  ueder  non  ui  not^  .  ,     J  1    ,    ^x-       /    '  Oi//i 

^■^      ,  dal  cerchio  al  centro,  chi  fercQfelactjua 

fofta  in  un  rittnh  uafc  nel  centro  di  <juel  ^  ^ 

io,  lacjua  ft  moue  da  effe  centro  al  cerchio,  ch&  la  flta  circunfcY enfia,  E  chi  la  jfeYcote  al  ceYcUo,  fi  "^on  i 

moue  al  centro,  Quejìa  fmilitudine pnel  foetaial  faYÌaY  chahliamo  ueduto  di  Tomafc,  e  dal  faYlar  U  vA 

che  uedYemo  di  Beat,  nel  mouer  del  duoio  a  t^uei  Uaii  de  le  due  corone, Imi^eY^o,  che  meniYe  Tmafc,  ^ 

chera  al  cerchio  de  la  fYima  corona,  farlo  a  Dante,  cheYa  al  centYO,  tal  farlaY  andò  dal  cerchio  al  ^ 
centro,  ma  poi  che  Beat,  chera  fcco  al  centro,  nel  mouer  del  duUo,  che  uedYemo,  a  jueì  teati ,  coi 
mincio  a  favlar  lei,  il  fuo  paYlay  andò  dal  centro  al  cerchio.  Vice  aduncjue  il  poeta ,  Qj^efìo  mouer 

ie  laajua  chio  dico  dal  centro  al  cerchio  e  dal  cerchio  al  centro,  FE  fuhito  cafc,  F  ece  fùhito  f  enferò  (hftj 

ne  la  mia  mente,  f  come  f  tdci^ue,  LA  uita  glorioftf,  1  anima  piena  di  gloria  di  Tomafc ,  peY  la  fi  ttpé 

ntilitudine  che  naccjue  del fuopxYÌare e  di  cjuel  di  Beat,  A  lacjualejopol  farlaY  deffc  Tomafc,  Piaci  rr&,n 

jue fi.  Volle  cofi cominciaY  a  diYe,  A  Cofluifi  mefìieri,  Quefìo  e-  in  fententia  il  duUo  ,  che  Beat^  fro,r|i 

nt:>ue  in  leneficio  di  Dante  a  (juei  heati  de  U  due  corone,  ciò  e,  Se  la  luce  e  lo lj:>lendoYe,  di  che  la^  làf,  Vj 

nime  Lyo  fadoYnano,  YÌmaYYa  eteYnalmente  ccn  /oro,  cornerà  allhora,  V  fc  rimane  efernalmente,coi  J^jf  Jm 

me  potrà  efpre,  che  dopol  giudicio  uniueYfale,chdueYanno  affur.to  i  propi  coYpi,  tanta  luce  non  noi  e  lun'uiiii 
mn  impedfia  Ioyq  ti poterfi  uedeY  lun  laltro.  Onde  dice,  A  Cojìui  fi  mejìitYi,  do  è,  A  Dante^  Fd 

di  hifcgno,  E  Now  ue  lo  dice  con  la  uoce,  E  non  ue  lejjfrime  con  le  parole,  NEuelo  dice  anchoYa pen  (|m 
fando,  perche  anchoYa  non  glie-  caduto  ne  la  mente,  che  (Quando  fife,  effe  heate  anime  Ihaueriano 

ueduto  in  Dio,  epnfefìeffe,  mo/fe  da  carità,  fen'^  fuo  dimandare,  glielhaueriano  fcluto,  come  uuol  truii 

infirire,  D  V n  altro  uero  andaY  a  la  radice,  Dunaltra  uerifa,  penetrar  con  linieBetto  a  la  cogtiitioi  ^jjjj 
ne,  E  ftefto  e  il  ter^  modo  cl  elpoeta  induce  nel  foIueY  de  duU^peYchel pYÌmo  fit  di  (JneEi  cheYan(ì 

nati  in  lui,  e  che  ne  domando,  come  più  uolte  a  Beat,  er  ad  altYÌ  hahhiamo  ueduto  ,  il  fecondo  e*  ^ 
fiato  di  (jueìii,  chegìieYon  nati  nel  penfieYO,  ma  che  fenl^  fuo  dimandare,  li  fitYon  refcluti  da  (juei 

fti  leati,  per  hauerli  ueduti  in  Dio,  Hora  il  frr^  modo  fi  e- dì  (fuelli,  ihegli  hauea  di  hifigno  di  f^P^  ^ 

re,  ma  nonglierano  anchora  caduti  ne  la  mente,  onde  chegli  non  ne  hauea poffuto  dim.andare ,ne  da  y  ] 

juei  Uatipofeuano  effere  flati  uejufi  in  Dio  che  fiffm  in  lui,  perche  fi  douefpro  per  fe  fieffi  efféf  iifflii^ 

mffi a  foluerli,  Ma  Beat,  ciò  ^,  la  theohgia,  ne  lajual  fra  glialtri  e  contenuto  juefto  dutio,  coi  li 


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Postillati  16 


CANTO  xnif. 

mjcenhi  Ji/c^Ho  Ji  Dantf,  m(fa  da  cayja,  iniuce  ^urfli  facri  TMogiJloi  ejj:!ofitOYÌ  a  JicUarayi 
glir!o  dicfnio^  DI  frli  fc  la  luce  andf  [infiora  uoflra  fujìan^^  fio  ^,  Diteli  [eia  luce  de  latjuaì  fai 
doma  efàfcia  la  uoftra  anima  rimarrà  con  uoi  eternalmente^  comeJla  e'  hora^  E  fe  riman  eternali 
mente ^  Dite  come  POi  che  farete  rifatti  uìfthili^  ciò  è-.  Poi  che  dofO  luniuerful giudicio  hauerete  reaf 
fumo  li  uojìri  coyfi  mediante  ifcnft  de  fornii  dinuifihili  chora  fiete,  [crete  unaltra  uolta  rifitti  uifiU 
li,  ptra  ejpr  che  tal  luce  non  ui  noi,  e  ficcia  impedimento  al  uedere,  \  olendo  infrire ,  chel  jtnfo 
humano,  il(jual  efft  affummeranno,  far  cofa  imfoffthile,  che  uolendofi  ueder  ìun  laltro,  jfcffa  tanta 
iiuina  K7  ecceffua  luce  fcfjrire,  Come  fer  ejfm[io  [YQua  locchio  che  uuol  mirar  nel  fcle , 


Come  ia  fìu  Utìtìa  fmtì  e  tratti 
A  la  fiata  queij  che  uanno  a  roM, 
teuan  la  uoce ,  e  rallegrano  glìattt  5 

Cojì  a  hratìon  pronta  e  deuota 
Li  finti  cerchi  mcjlrar  nuoua  gioia 
ìslel  torneare ,  e  ne  la  mira  nota, 

QLuhì  fi  lamenta  perche  qui  fi  moia. 
Ver  uiuer  cola  fu  ;  non  uide  quiue 
Le  refrigerio  de  leterna  phia, 

Qj^cl  uno  due  e  tre ,  che  fempre  uiue^ 
E  regna  fempre  in  tre  e  due  e  uno 
Non  circonfcritto^e  tutto  cìrconfcriue  ^ 

Tre  uolte  era  cantato  da  ciafcuno 
Da  quelli  jpirti  con  tal  melodia , 
Che  ad  ogni  meno  [aria  giufio  muno  : 


Intefo  ijuei  leati  de  le  due  corone  il  duU% 
che  Beat.in  teneficio  di  Dante  mojfe  loro, 
firon  fer  la  gran  letitia,  chehhvo  dhauer 
ai  ufar  in  lui  lofra  de  la  carità  ,  juafi 
juelmedefmo  che  foglionfir  alcuna  uoU 
ta  (juelli  che  dan'^no  e  cantano  in  giro, 
com.effi  ficeuano,  (juando  ejfrintenio  nel 
cdto  alcuna  cofa  che  accresca  la  lor  letitia, 
yiw/cr^w  la  dan"^  fingendo  juei  che  yòwo 
inan'^  e  tirando  ^uti  che  fon  lor  dietro 
con  leuarle  uocifiu  alte,  e  gliatti  egffti 
rallegrare.  Onde  dice,  che  li  fanti  cerchi 
fmilmente  a  la  fronta  e  fanta  orcttione  di 
^eat,  mojìrar  NE/  torneare  ,  do  è-,  Nel 
andar  dan'^ndo  a  torno,  E  hle  la  mira  no 
ta,  E  ne  la  marauiglicfa  melodia  del  cani 
to,  noua  gioia  tlT  allegrez"^  .  (^aìft 


lamenta  perche  (fui  fi  moia,  Kon  è-  dulio^ 
,h  rem  cor,  inmaccUi>  mf^rraffe  U  filiciU  fufon^ ,  il  nfri^k  chf  forge  Uhni,n', 
u  mZitl  crfmrf,  chlptu  chimo  PLoi«,  ciò  e,  FÌom  tinno,  mnfdmfnu  «ox/i  iM 

trojJo.luiueriihfr,chun.fen=faefipiii^f''norfe  Onde  M  T.I.tncjuel  e  Scn,m» 
ScP.  'Ifira  uerocueiici,Hrui,.mrseiì.    qyelunoeiue  ,ye,^.ltu,ch  cucrU,,,  fjmU 

lllrZo  ciò  h  Vuire,TÌpliu:lo ,  e  Sfiritof.nm,  CUefcr^fn  uiue,  e  mn  mueno,  fenhejcn,  ire 

X  Im  ,      ReV m       per  c^uel  M melefmofcriu.  .e  l'Aloe.  ,gofm  Alfha  er,0 
ÌZm.  Snoni  ciuelchi^ [crino  nelDeuler.AudM 

Sr./. Vff, pnù  con  Mekli.,  chef.ri.  cuflo  muno,  c.  e-,  li...^Mone  efr. 
mo  «i  ogni  merito,  fer  granit  che  fife,  come  mo!  tnftnre . 


E/  io  udì  ne  la  Xuct  f'nt  Ha 
Eel  minor  cerchio  una  uoce  modeila, 
Torfe  qualfu  de  Untelo  a  Maria, 

Rijponder  ;  Quanto  fia  lunga  la  fip 
Vi  Faradifo}  tanto  il  nojlro  amort 


Vofol  cantar  le  Unno,  il  foeta  uii  NE  '< 
luce  f  iu  dia,  ciò  è ,  Nf  lanimo  f  iu  iiuina 
t  confcjufnfimeiìu  fiu  incida  tfflendtn! 
le  del  minor  cerchio,  una  rr,od>fi'  t'.o(e,  la 
aual  in  dokeX^  fu  firf,  fn.il  a  ^Aa  di 
CahitUo  quando  anuntio  Uari«,Ui{u»\ 


PARADISO 


S/  rd^^m  dintorno  coiai  uefla^ 

la  fm  chìm\^a  feguha  lardorCy 
Lardor  la  uiftone  ^  e  quella  è  tma, 
Cluantha  di  gratta  Joura  fuo  udore  ♦ 

Come  la  carne  gloriojà  e  finta 
fia  riuefìita^la  nofìra  perfina 
Viu  grata  fia ,  per  effcr  tuttaquanta  5 

Terche  ficcrcfcera  ^  ciò  che  ne  dona 

^  pi  gratuito  lume  il  femmo  bene  ; 
tume ,  che  a  lui  uedcr  ne  conditiona  : 

Onde  la  uifwn  crefccr  conuienc; 
Crefcer  lardor ,  che  di  quella  ficccnde^ 
Crefcer  lo  raggio ,  che  da  ejfo  uìene  ♦ 

Mi!  ji  come  carbon  ;  che  fiamma  rende  j 
E  per  uiuo  candor  queUa  fouerchia 
Si ,  che  la  fua  paruen:^a  fi  difinde  j 

Co/i  quefiofiilgor,  che  già  ne  cerchia, 
ria  uinto  in  apparentia  da  la  carne, 
Che  tutto  di  la  terra  ricoperchia  ; 

Ne  potrà  tanta  luce  ajfatharne  j 
Che  gliorgani  del  corpo  firan  fi)rtì 
A  tutto  ciò  y  che  potrà  dilettarne  ♦ 

Tanto  mi  paruer  fuhiti  ^  accorti 
E  hno  e  laltro  choro  a  dicer  amme  5 
che  ben  mofìrar  di  fio  de  corpi  morti* 

forfè  non  pur  per  lor  ;  ma  per  le  mamme 
Per  li  padri ,  e  per  gUaltri  5  che  fur  cari , 
Anv  che  fifffcr  fempiterne  fiamme  ^ 


mtyil  foeta  inttnìe  eh  fiffe  non  Jet  m<tt 
firo  if  le  fentfntify  comaltri  hanno  ìftto^ 
^uengd  chegli  nel  quarto  lih.  fclud  cjuejio 
duhio  ne  la  meàefma  firma  che  di  (etto  ne 
drerrìo,  M<t  di  Salorrone,  de  U  cui  luce  un 
cor<t  difcfYa  Tomafo  dijjè ,  I«r  ijuinta  lui 
cej  chc^  tra  noifiu  Ma»  Vdi  adunque  ri 
^óder  a  (jufjìst  moiffta  uoce,  Q«<rww  fÌ4 
lun^a  LA  fifia,  do  ^,  La  gloria  di  Para 
difc),  TAnto  il  noftro  amore y  Tanto  U 
fira  carità,  Si  r^^g^fra  e  rìf^lendera  Imi 
(orno  Cotal  uefla.  Tanta  nojìra  luce  ,  lai 
(jual  nafie  in  noi  da  (al  amorf.  Onde  dia 
(he  la  /ita  chiarf^"^ figuifa  lardore ,  feri 
(he  (anto  j^lende  (guanto  ama,  l  Amor  la 
wfione,  Ver  che  tanto  ama  juanto  uede  t3^ 
intende  Dio,  E  (juella  fai  chiare^'^  è  fan 
(a,  (]im(o  ha  di  grafia  da  lui  che  li  fia 
me^  a  foferlo  intender  e  uedere  SOurtt 
fuo  ualore,  ciò  ^,  Oltre  dei  fio  merito. 
Perche,  fi  come  ancora  dira  jui  di  fitto, 
Idio  per  fita  propria  lihey  alita  e  grafia  con 
(eie  a  fitoi  Itati  lume  oltre  al  merito  loro, 
da  fc  poter  uedere, h  jclo  in  ijuffio  conffle 
la  lorleatitudine,  A dumjue, perche  ìaf.i 
fla  di  Varadifi  durerà  fimpre  e  farà  eterna 
La  luce,  che  per  grafia  è-  conceduta  loY 
da  D/o,  oltre  a  meriti  loro,  [ara  ^uel  mei 
deftmo,  E  (juefto  e  quanto  fi  ricerca  per 
Yijj^:ìjìa  a  la  prima  parte  del  duiio,  lagnai 
iifcpra  fu.  Se  la  lor  luce  rimarra  eternai 


mente  con  loro  .  Seguita  poi  in  dire,  come 
quando  che/fi  haueranno  affi.  n(i  {propri  corpi,  effa  luce  non  nocera  loro  al  poter  fi  lun  laltro  uedere, 
e  la  ragion  injcntentia  e-  tjueffa,  chef  come  effi  aUhora,  perche  haueranno  la  perfcna  tutta  infiei  . 
me,  farannopiuperfitti.  Co//  di  maggi:ìr  ferfiuione  fura  amora  la  lor  uifiua  uirtu,  Et  e- il  medeft . 
mo  argumento  chepofi  nelfcjìo  de  Vìnf.  alc^ud  in  perfcna  di  Wirg.  rìfpofe,  Kitoma  a  fuaCcientia,  - 
che  uuol  quanto  la  cjfa  è-  più  per  fitta  Piufcntal  iene  e  cof  la  dcilienZa,  Auenoa  che  aihora  quiui 
farlaffè   "'^  -  '  J       s.    ^        s    .  7  . 


Fiapm  grata  accetta  a  Dio,  Per  la  jual  c  fa,  do  chel  fcmmo  tene,  do  che  effe  Dio  ne  donaii 
Ime  GRatutto.cio  é ,  Qratis  e  no  per  alcun  noftro  merito,come  difcpra  h  detto,  Lume  dico,CUe 
ne  condittiona,llqual  condittiona  noi,e  fknne  hahili  a' poter  uederlui,  SAccrefcera  e firajff  maggio 
re.  Onde,  LA  uifion,  laqual  depende  da  quel  tal  lume,  conuien  crefcer  ancora  lei ,  Crefcer  LArf 
ior,  ciò  ^,  Lamor  e  la  carità,  che  di  quella  tal  ufion  faccende,  perche  nefsun  ama  la  cofa  fi  con  • 
hichio  eflenor  od  interior  n%n  la  uede,  CRefierJo  raggio,  (io  e,  Crefcer  lo  f^lendor  che  ne  uien  da  i 

ejfc  ardore. 


no  Li 


litti 

\^ 

Efti 
Ccm 

imi 


I   

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Postillati  16 


Vi? 


CANTO  XiriT^ 

^  <<r  .W,  ferrei  lenii  tanto  jfUniQno  (juam  amano^  Qnif  in  ffyfctia  ìiTmafc  ìi  Srhr,.orf 
tifi  x.canto  di/fe,  la  quinta  lt<ce^  the'  tra  mi  più  Ma,  E  pco  éi  fcpra,  Et  in  udì  r.f  la  luce  fiu 
ila,  MA  fi  come  carhon,  M^jìraper  molto  frojfria  fmilifudine,  tome  ijuefìa  tal  hr  luce  r.ort  imfef 
iÌYa  U  ueduta  de  corpi  loro,  E  la  frr.ilitudine  fi  è-  dun  carlone  accefo  che  ^etti  fiamma  infornò  a 
fiy  Verchf  fi  come  tjuejìo  fi  difinde  da  la  fiamma  chel  circÓda  in  modo,  che  fi  uede  dentro  da  jueli 
la,  cofi  dice  che  ft  uedranni  dentro  da  la  luce  i  corpi  loro,  che  cMora  erano  di  ejua  ricoperti  da  U 
urrà  .  NE  potr^L,  dice^  tanta  luce  AVfi^ticarne,  ciò  ^,  Ejfirne  rrxlefia  ci  uedere  ^penhf  a  tutto 
quello  che  ne  fOfra  dilettare ,  ^liorgani  del  noflro  glorificato  carpo  franfirti  a  Hp\itr  ad  ogni  imi 
ffdiment)f  E  cjuefta  e*  la  condufizne  yper  latjual  rifclae  il  frofofio  duhio  .  TAntomi  parster, 
Hauendo  Salomon  parlato  de  la  refitrrettion  de  corpi ,  fuhitò  (.hehhe  finito  di  dire^  ^uei  hfati  de  lui 
rio  e  de  Litro  cerchio  paruero  fi  accorti,  aufduti,  <•  pffii  a  dicer  AKenjiio  è ,  Cofifia,  che  len  moi 
firaron  defitderarla  refurrettion  di  quelli,  E  perche  poria  ^ui  alcun  dire,  Adhnjue  fi  ffi[ì  de  fiderai 
fio  la  refurrettion  de  corpi,  per  effir  più  filici ,  cjUfflo  è-  conira  a  (juel  che  di/Jè  di  fifra  nel  ier^ 
canto  inperjcna  di  Ticcarda,  che  i  heati  ft  conieniauano  di  (juel  chaueanOy  e  non  defiderauamjne 
[Oteano  dffiderare  r>^ag^ior  beatitudine ,  Vero  dice,  the  r.:n  dffiderano  i  corpi  moti  pur  per  loro, 
nutflrfipfr  te  madri.,  fer  li  fadri,  e  ffr^lialtri  lor  ccgìunti,  CHe,cioè,  A  eguali,  anl^  che  fiffif 
fmjfit^rne fiamme,  ciò  e-,  Vrima  chfjji  afcendrjfiro  a  (jufdajcmpiferna gloria,  nelaqual  effi,  coi 
m  halhiamo  uedulo,  fiammeggiauano,  F  Vr  cari,  Turon  udii  r giouar  loro.  Onde  chera  hen  czn 
pentente  chrffi  defiderafpro  bene  a  quelli,  dacpuali  haueano  riceuuto  heneficio,et  erano  fifiti  aitati, 
e  quefiofrceano  defiderando  loro  i  corpi  morti,  che  altro  non  tra,  che  defideraril  di  de  luniuerfd 
giuiicio,  dopol  juale  hon  farà  più  lurg.  doue  firfc  fjfi  hr  madri,  padri,  KST  altri  aHhora  erano  a 
fUYgarfr,  E  fi  già  erano  afiefi  a  tfuella  gloria,  lo  defiderauano,  fer  che  Ihaufjfiro  maggiore  .  Altri 
hanno  intefc^  cht  le  madri,  padri  cr  altri  fiffiro  cari  ad  efifi  heati,  e  non  i  beati  a  loro  . 


Et  ceco  intorno  il  chtire^d  fari 
"Hafcer  un  lujlro  fipra  queljche  uerd^ 
A  guìfii  dorÌ7s>ntc-,  che  rìfchìarì^ 

E  J5  comt  al  falir  di  prima  fera 
Comincian  per  lo  del  nuoue  paruenT^e, 
Si  che  la  uiHapar  e  non  far  uera^ 

Varuemi  li  noueUe  fuhfijlenTj 
Cominciar  a  ueder^e  far  un  giro 
ri  jùor  da  laltre  due  circunfèren"^  ♦ 

O  uero  f favillar  del  finto  fpirOy 
Cerne  fi  fècé  fubito  e  candente 
A  gUocchi  miei  )Che  uinti  noi  fcffriro , 


f  come  a 


\ideì poeta  inforno  e  fitori  de  le  due  corti 
ne  di  beati  nafier  VN  lufiro,  ciò  è',  V«9 
j^lédore  fcpra  cjueUo  cheuera  prima  e  cht 
da  effi  beati  nafieua,  A  Cui  fa  dori^nie 
^he  rfchiari,  A  modo  diiiuello,  che  fi 
mofìra  in  Oriente  inanl^  al  nafcimenia 
dfl  file,  asr  era  pari  uni  firme  di  chict 
vez<^y  perche  cjuefid  ter'^a  corona  era,  coi 
meuedremo,  dungeli  dun  medefimoordi 
ne^  e  non  uario,come  ejueUo  de  le  due  prii 
me  corone  per  nafier  da  fiu  e  men  per  fitte 
luci,  fece  do  che  fiu  e  meno  effì  beati  nana 
perfitti  in  carità,  come  di  fc^ra  habbiama 
uedufo,  E  Si  come  a\  fdir  di  prima  fcra,E^ 


ì  falir  de  ISbra  de  U  terra, che  cfuandol  fol  uafcUo  in  Occidente,    prima  fira  cémincian  # 
per  lo  cielNVoueparué^,  Nuoue  fiede  ad  apparire,  SI,  talméie,  CH.  /.  uifìa^o  e^,  ^^f^^  fj^' 
fiuede,percheconfufirlnteancorafidfcerne,parencparu^^^^ 

di  chi  ezl.,  cÀlàar  a  uedere  NOueìle  fiubff.enXe  Nouelle,  ferche  ^uefte  eran  -^^^'^^^^^^^^^^ 
4e  le  Dolafioni,  iljual  h  il  primo  de  la  feconda  de  le  tre  gerarchie  defutato  al  g^uerno 
auarto  cielo,  efihdone  ad  ogni  celo  m.bile  defutato  un  ordine,  corre  1  ficpra  nel  '  f^^^^^^ 

Urato,  B  non  erano  anime  beat.,  com,e  .ueV.  che  di  cielo  in  cielo  f  tendo  ^^^^^ 
io    S^bfifien'^  due,[er  ^uelche  nd  precedente  ,anto  dnmmo,  quando  di  Vio  parlando  ^ic. 


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Postillati  16 


PARADISO  j  , 

Per p^id  hnficff  iìfu:^  ^^gi^^^^         Qii^/'  f\>fcc\)im  in  n^e  /ulfiftert'^,  E  Tar  un  giro,  E  fif  ì  Q}^ 

uri  ur^  cerchia  Di  fii^r  da  UUre  duf  circunjiffntif,  Inferni  a glialtri.  due  cerchi  di  ttafi,  che  fi$  \  A] 

leM  ine  Lircunfcrentìe  al  centra,  nel^jual  6<•<^^  io  eramm^y  lAi  penhe  attriiui/<a  nel  corf^ 
del  [ole  (jueflo  cerchi:^  dangeli,  e  md«  ad  alcun  altro  pianeta  fi  è^,  per  dimoftrare  cheffo  fole,  iltjual  f(jiì 
illumina  tutte  le  cofe  da  loUaua  sftra  iyi  giA,  riceueXy  infieme  co  beati  de  le  due  corone,  la  Iptce  da 
quflloy  Onde,  come  di  tanta  luce  ammirata  attagliato  il  jftofta,  efilamando  dice,  O  Vw  sfii 
m(lay,cio  è*,  O  utro  r  jflenier  VElfarìto  j^/ro,  Delfànto  j^irito,  Come  fi  fice  fuhito  E  Candéte, 
(io  è',  E  rlf^ledente  a gìi^cchi  miei,  che  uinti  da  tanta  fccejjìua  luce,  no  fi^ffriro  effe  sfiuiUàre , 


Ma  P^eatrice  fi  bella  e  ft  ridente 
Mi  fi  morirò  ^  chs  tra  quelle  uedute 
Si  uuol  lanciar  i  che  non  fe^uir  la  mente 


vinta  la  mia  uifiua  uirfu  da  la  tr:ìffa  ed 
cefftAa  luce,  che  da  <juel  cerchio  dangeli 
mi  ueniua,  Beat,  mi  fi  mofiro,  dicel f off 


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Postillati  16 


CANTO 

QuM  ttfrejit  £ioccht  mìei  uirtute 
A  r'Heuarfi  ;  e  uìdimi  translato 
Sol  con  m'ui  donna  a  pu  alta  fdute  ♦ 

^en  maccorfto  chi  era  ^'lu  Icuato 
Per  Ujfocato  tifo  de  la  jìctla; 
Che  mi  parea  fiu  roggw ,  che  lufito^ 

Con  tutto!  cere ,  e  con  quella  fr.ueUa  , 
Che  una  in  tutti ,  a  Dio  feci  hohcauffo  j 
Qual  conucnkfì  a  la  gratta  nouella  * 

E  non  era  ancho  del  mio  petto  effàuflo 
Lardor  del  ficrificio  ^  chio  conobbi 
Effo  litare  flato  accetto  e  fitujlot 

Che  con  tanto  lucere  y  e  tanto  rebbi 
lAapparucro  J^lendor  dentro  a  due  raggi  ^ 
Cfcio  J/JJi  j  0  Eelioi ,  che  fi  gliaddobbi* 


xml. 

f<f,  fi  leBa  e  f  rilftìte^  de  fra  ìalfrf  Mi 
iuff  cofc  CH<'7io7!  punirla  nifnffylfi 
(juali  non  foie'  U  rr^entf  riffnneyfiuud 
lajciaYf,  Onif  al jfYÌmijfio  di  juf[ia  ter"^ 
cantica  ne  la  propofitme  Jifjc,  Ver  ameni 
te  ijuanfi^  del  regm  fcntù  Ke la  mia  meni 
te  fotei  fir  ihefcro  fura  hora  materia  del 
mio  canta .  QVinJi,  ciò  ^,  Da  lo  ffleni 
iordi  Beat» gliocch  miei  rijfrepro  uirtui 
te  A'RileuaYfi,Venh  da  la  trofia  luce 
delenoueOe  fubfifìé'^tcVemeyaritì  affare, 
fe^fcranofrima  aUagliati,E  uiiinn  trarf 
lata  A  Tiu  alia  finte,  A  fiu  alto  cielo  con 
Beat,  chera  la  mia  donna,  tatuai  coft 
ftgnifica,  che  non  fotfnk  penetrar  con 
linieìletto  a  la  cognitione  de  la  natura  di 
juefìo  ordine  dateli,  fi  uolto  a  riguari 


dar  ne  la  facr  a  frittura,  e  Jfeiiahente 
in  quehjclie  de  la  natura  angelica  JfarticOÌarmenfe  ferine  Dionifo,  E  (jKiui  acquetato  linieEetio, 
fi  uide  con  <lueUo  tranffortato  a  f  iu  alta  confideraiione  de  le  diuine  cofeSolo  con  Beat.fmhe  fclo, 
mediante  le  (acre  lettert,tali  diuine  cofe  fi  fonwo  intendere, a  le (^uali  duna  in  unalirapu  altafcwjfre 
traf  affando,  ne  fono  [cala  a  la  nofìra  falute,  perche  ultimamete  re  fin  uenii  ne  la  cogmtion  di  Dio, 
ilaual  fch  è-  flute  uefa .  BEn  maccorfw,  Auovfcftl  foeta  deffr  Ituato  al  citi  diparte  VErh 
Yifo  ajfvcafo  ,  Ver  lo  fblendor fmil  a  c^uel  del  fiiOco  de  UfuafteUa,  che  lipareafiu  che  lupfo  rojc. 
Impero,  che  cjuanto  fiu  ci  accofiiamo  ad  un%  ohietio,  tanto  più  uegniamo  in  cogriiione  de  la  cjuahta 
di  quello  .  O  ueyamente  Viu  che  lufto,  perche  era  roffcpiu  delfcle,  che  egli  era  ufatofnma  di  ur, 
dere  .  COn  tuttol  core,  Vecelfoeta,per  la  gratta  riceuuta  dejfcr  eleuato  a  (jutfìo ^uirdo  cielo, 
HOlocauflo,  ciò  h'.  Sacrificio  a  Dio,  non  con  animali,  come  fcleanf^r  njljioómklì^^ 
con  tuUol  core,  Verche  tutto  lo  uoU'o  a  lui,  infiammoHo  del  fuo  amore,  E  con  quella  f^ueUa 
ruè-  una  in  tutti,  E  quefta  e  loration  mentale  a  tutti  comune,  laqual  era  ccueniente  a  la  nomila 
.ratla  riceuuta  da  Dio,  E  Lardor  del  facrificio,  ciò  è'.  Et  il  firuore  de  la  mia  ;;;r^';  ^  ^^''^^ 
ion  era  anchora  DElmio  petto  tuUo  eff^ufìo,  ciò  ^  D.  mio  coretuUO  efìmio,  cUo  ^  f^^^^^^^^^ 
litare  ciò  h  ^ff  mi^  Sacrificale,  E  uien  da  liio  Utas, che  tanto  in  Latino  fgm fica,  STato  accetto 
'f^l^^ne .  COnoUilo,  perche mapparuerojplen dori  dentro  a  duerag 
Tcon  tanto  lucore  e  tanto  roti.  Con  tar.ta  lucide^la  e  tanto  roffcre,  che  io,  per  mmuigh^  efcla. 
mando  dtff,  O  Ueliot  che  f  gìiaidoili,  do  ^,  O  D;o,  ilqual  tanto  g  laiomt . 


Come  dijlinta  da  minori  e  maggt 
turni  biancheggia  tra  poli  del  mondo 
Cahfta  finche  fn  dubiar  bm  faggi  ^ 

Si  cofiellati  fiiccan  nel  profi>ndo 
Marte  quei  rai  il  umerabil  figno , 
Che  fin  giunture  di  cjuadrami  in  tondo 

Q///  uince  la  memoria  mia  hngegnot 
Qhen  quella  croce  Umpeggiaua  Cfcrz/foj 


Ci»  ìa  Galapa,  e  cOme  e'  quel  cenlxo  cU 
liancheggiain  cielo  diuiienMo  trafti 
tentrione ,  doue  ilnoflro  artico ,  e  m^i 
g  di,  doue  lantartico  polo  in  due  fdrii  di 
cemmo  nelx^ij.de  Vlnf.  \uolaiun^^ 
que  dimofirare,  che  fi  come  la  Galafiae^ 
dijiintain  diuerfe  minori  e  maggiori  ftel 
le,  che  la  hiancheggiano  e  finla  di]]ty(ni 
U  dal  rimanente  dil  cielo,  cof  quei  due 


PARADISO 

Si  ch'io  non  Jo  udcr  (Jfempìo  degno  *  '^'^iP^^^^  ^  leUoli  fcfra tjferli  affdrli 

ì^a  chi  prende  fua  croce  j  e  fegue  Chrijio^        ti,  i(jualifàc fucino  nel  corfo  ài  Marte  um 
Anchor  mi  fcuferd  di  quel  ch'io  UjTo,  >  ^>'^«3,  ^'M^^     ^^^f'  "^i^^ri  e 

fo  dfl  pianeta^  Onie  dice,  Come  CaUfu 
D^Pintit  la  mmri  e  mct^gl  lumi, do  ^,  Da  minori  e  maggiori fttUe,  Biancheggia  ft, Spimele  tali 
mente  tra  he  pft  del  monio,  CHe  fk  duhiar  hen  faggi,  Perche  ia  naturali  non  e-  mai  lette  fìafB 
determinato  ionie  nafcatal  hiacheggiar  in  lei,  SI  (juei  rat,  Cofi  (]uei  due  raggi  che  ha  di  fcfyà  ieti 
lo,  COfitRatiy  cìd  ^,  Vieni  di ffilendorifmili  a  lefìeUe  de  la  Galafia,  Taiean  nel  profinhcQYf% 
ài  Marte  il  uenerahl fcgno  de  la  croce,  Ctìe,  Icfuai  rai,  TAn giuntura  dì  Quadranti  intondo,  Veri 
che  fofìa  una  croce  in  un  tondo,  cornerà  (juejìa  nel  corpo  di  Marte,  talmente  chele  fue  due  linee 
fafjino  ciascuna  per  h  centro  da  luna  a  Ultra  ofpoftta  circunffrentia,firanno  dejfo  tondo,  come  fi 
fi  de  lajìrolaiio,  (juattro  (Quadranti  che  intendo  ne  la  lor  circunjtrentia,  giugneranno  lun  con  Uh 
ito .  Q  Vi  uince  la  memoria.  Si  come  di  fcpra  al  principio  del  canto  dicemmo,il  poeta  pene  in  tjuei 
fìa  croce  tutti  (jueSi,  che  jferU  fide  hanno  uittorioftmenfe  comlattutoe  trionfito  del  fuo  nimica 
Deijuali  tutti,  effènlo  chrifto  fufrem,o  capitano,  per  hauer  col  fùo preciofiffimo  [angue  fiayfè  lihet 
fato  tuttol genere  humano  da  la  fcruitu  del  demionio  fuo  auerfario,  e  gloriofcm.ente  trionfito  di  lui^. 
E  per  (juejìo,  uolenklo  meritamente  in  (juejìa  tal  croce  introdur  il  primo,  e  non  Ufdendo  a  che  poi 
ter  Un  finito  fuo  fflendor  affimi gliav  e,  come  ha  fitto  (juel  de  gHaltri  per  le  felle  de  la  QaUfta,  Veri 
che  ogni  humano  effempio  a  la  fua  diuina  cr  incomprenf  iile  grande^^  farelle  nuHa,  perh  fi 
fcufa  col  lettore  dicendo,  che  a  (fuejìo  la  fua  memoria  uince  lingegno.  Volendo  infcrire,che  li  torna 
len  a  la  memoria  cjuanto  linteUetiQ  fuo  pot&  penetrar  ne  la  fua  luce,  ma  che  lingegno  non  può  froi 
uar  effmpio  degno  a  che  poterla  affimigliare,  perche  U  lingua  Ihahhia  da  poter  ejprimere,  E  che 
Tìon  potenhìa  lingegno  per  cjualche  degno  effempio  dimoftrare,  che  molto  meno  la  dimofìrera  la  lin 
gua  fer  od  in  (]ualun(jue  altro  modo  fi  uoglia  •  MA  chi  prende  fua  croce  e  ftgue  Chrifto, 

(io  ^,Ma  colui  iìjual  prende  Urme  contra  del  fuo  auerfùrio  e  uinchilo,  come  fece  chnfio,  Le  paroi 
le  d/l(]uale.fQimìLS Matteo  al  xvi.  fmili  a  (juefìe  dicendo.  Si  (juit  uult  pofime  uenire  ahneget 
pmetipfitm,^  ioOat-crucem  fìiam^fccjuaturme,  ANchormi  fcufcra  e  cet.  perche  ^uefli  tali 
inderanno  doppo  la  morte  {come  uuol  infirire)  a  (juefla  croce,  e  ue  deranno  ijuetlo  chegli  hora 
non  può  dire  ,  effer  imfoffhile  a  Ihumano  ingegno  poterlo  affi^mere  ytj  a  mortai  lingua  poteri 
lo  eff  rimere^  e-  cofi  Ihauera  per  ifiufito  • 


D;  corno  in  corno ,  e  trd  la  cima  el  hajjo 
Si  mouean  lumi  fcintìtlando  forte 
Tsìel  congiungerfì  infiemc^c  nd  trapajji  • 

Coft  fi  i^^ggion  qui  diritte  c  torte  y 
Veloci  e  tarde  rinouando  uijìa 
Ef  minutie  de  corpi  ^  lunghe  e  corti 

Uouerfi  per  lo  raggio,  onde  fi  lijla 
Taholta  lòmhra  ^  che  per  fua  difijci 
La  gente  con  ingegno  eir  arte  acquifla.^ 

E  come  giga      arpa  in  tempra  tefi 
Vi  moke  corde  fa  dolci  tintinno 


lAoueanf  DI  corno  tn  cornoycio  p-,  U 
(efta  de  la  parte  defìra  a  Quella  de  la  fnii 
ftra  de  la  croce,  L  Vwi,  ciò  p-,  Splendori, 
deleati  cheranoin  jue[là,nel  congiuni 
gerfi  infeme  e  nfliraj^cffarft  V  Or  te  fini 
aliando.  Molto  sfiuiBan do,  ft^r  in  tal fiy 
ma  congratulando  lun  con  Uhro,  efàcen 
do  fcgno  de  la  carità  di  che  effi  tutti  arda 
no,  E  mouean  fi  per  efifa  croce  rinouando 
uifia,  a  fmilitudine  di  cjuei  piccioli  cor ^ 
fufioli  cr  atomi,  che  fi  uedon  moutr  e  ri 
nouar  tal  uolta  per  lo  raggio  del  [de,  fidi 
uìen  ihentrando  [et  una  finefira,  righi 
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Postillati  16 


CANTO 

A  tal ,  ial  cut  U  notd  non  e  ìntcfa , 
Co/i  àd  lumi ,  che  li  mapj^ar'wno , 

iaccogìiea  per  la  croce  una  r>ìelode , 

Che  mi  rapiua  fen\a  intender  ìhinno^ 
^en  maccorjw  cheWera  daìte  lode  ; 

Pero  che  a  me  uenia ,  VJfurgi  e  uìnci  J 

Come  a  coìui^che  non  intende  ^  ^  ode  ^ 
Io  minmoraua tanto  quinci; 

Chen  jìno  a  li  non  fu  alcuna  cofa , 

Che  mi  legajje  con  fi  dolci  uinci^ 
forfè  la  mia  paróla  par  troppo  ojà 

Vof^onendol  piacer  de  gliocchi  belli; 

"Ne  quai  mirando  mio  difio  ha  pcfa  : 
Ma  chi  fauede  che  c  uiui  fuggetli 

Degni  hetleT^Ta ,  più  fitnno  più  fufo  5 

E  chi  non  m'era  li  riuolto  a  queUi  7 
E  fcufar  pucmi  di  quehchio  maccufo 

Ver  ifcufcrmi^e  uedermi  dir  «ero; 

Chel  piacer  [cinto  non  e  qui  dijchiufoj 
Ttrche  fi  fh  montando  più  fwcero  ♦ 


xriir, 

hmhra  If  U  cafa,  che  ftY  fm  ìiftp^ 
a  ciò  cVf  in  (jutHa  fi  fiffi  rijfarfire^  la 
te  fifcejuijìa  con  ingfgno  arff*  E  Cof 
me  gig^yVdiua  Vantf  una  dolce  rrìeMi<i 
jfer  auflla  croce,  che  nefceua  dal  canto  de 
he^ti  che  ueran  dtntro,  SEn'^  intender 
.  lhinno,Sen^a  inteder  cjutUo  che  effì,  can 
tauarid,  che  h  rafiua  e  tiraua  tutto  a  fe, 
A  fimilitudine  digita  ZfT  hayfaTEfàin 
tempra,  Accordata  ad  una  mede/ima  con 
fcn^ntia,  CHefàn  dolce  tintinno, 
lifinno  dolce  e  fcaue  fuono  a  tale  ,  DA 
cui  non  e'  intffa  la  nota,  Valcjuale  non 
è'  ìnfefo  la  fuffantia  del  fuono,  e  noniif 
meno,  per  la  fua  dolce^^a/  tutto  aprati 
to  in  (juedo  .    BEn  maccorf,o,  Accùrffi 


nódimeno  il  poetabile  qufl  canto  era  dalf 
te  loie,  che  dauano  a  chrifio,  come  uuol 
inprìre.  Perche  di  tutto  Ihinno  intefipur 
juede  parokfche  nel  uecclio  tefìamenfa 
con  tanto  affitto  erano  dette  da  fanti  pai 
tridrci  e  froftti  a  chrifìo  uenturo,  ciò  e  , 
Rìjttrgi  e  uinà,  Kifi^fcifa  e  uince  il  tuo 
auerfmo  ,  Sapendo  che  da  la  fun  mortt 
refurrettlone,  e  uittoria  degli  doueud  hauere  dtffc  fuo  inimico,  dependeua  lafclufe  loro  e  di  tutto 
il  cenere  humano  infieme .  IO  minamoraua,  Inamorauaft  tanto  Dante  de  la  dolce  melodia  del 
canto  che  i  leatì  ftceanoper  cjueGa  croce,  che  fin  cjuiui  non  hauea  irouato  cofa,  che  glthauejfc  lei 
cato  lanimo  COn  f  dolci  uinci,  Conf  dolci  legam.i,  E  perche  c^uejìo  par  contradir  a  cjuelche  toni 
te  uoUe  ha  detto  de  fanti  occhi  di  Beatrice,  hduendolifcmfre  preponuii  a  tutte  laltre  dclcfZ\e  [cni 
tite  da  lui,  Vere  dmojìra  effcr  uero  cjuello  che  dice  de  larmonia  del  canto  di  fiei  leati  che  tant^ 
Ihduea  legato.  Ma  che  per  cjuefìo  non  ne  efclude gliocchi  di  Beatrice,  perche  fi(cfndo(r;cjue[Ii  di  ciei 
lo  in  cielo  (come  haUiamo  ueduto)  femore  più  Mi,  E  non  effndof  egli  anchora  in  ciuffto  cjuini 
to  ciflo  uoltato  a  auelli  per  uederli,  il  che  uedfemo  che  fi^ra  nel  fcguente  canto ,  pero  non  f  o^a;  0 
effcr  efcUt  da  cueflo  fuo  dire,  come  farelhono,  cjuando  prima  a  tal  fuo  dire  in  effe  neh  g  ihai 
uefFe  ueLi ,  Non  potendoft  di  due  obietti  che  dilettano  i  fcnff^r giuliào  dijual  fttt  r^^'.  f': 
firneprouadun  fch,  Onie  dice,  EOrfclamiaparola,a  dir  cU  finoalineffunacofamhauefì^^^^ 
hìcmente  leJo  ,  P  Ar  troppo  ofa.  Par  troppo  ardita  e  temeraria  Pofforendo  elM  a  die, 
tro  il  piacer  che  uien  da gliocchi  helli  di  Beatrice,  necjuali  mirando  il  mio  difo  ha  pofa.  Ogni 
mio  defideriofacc,ueta,  Ma  chi  fauede,  CHe  e  uiuift<ggeJli  dognj  Me^^a,  cioè  ,  de  i  uiui  elu 
centi  occhi  dilei]chefcnof^rria  dogni  Me^^a,  cornee  i  fugg^Uifcno  firma  dogm  materia  Più 
finno  più  fufo ,  Più  eccellentemente  oberano  c^uanto  fiu  fu  uanno,  E  confc^uentem.nte  tanto  p,u 
Mi  ff4dir^4r^no,com,euuol  in  ferire, E  chi  fauede  ancoraché  10  non  mirali  m  f.l  ne. 
0  rJL  :  quelli  Mi  può  fcufar  di  quello  chio  maccufo  de  la  mia  trofp  oa  ^  ^r^ap.o^^^^ 
ifcuf.rm^,  Terueniroi  afirmiafcufa  di  ^ueEa,  con  dire,  MA  chi  fauede  e  cet.  Mi  f  f  r 
fPi  fauede  dic^uefo,  E  uldeU  Lero,  .^./fi..;...  ^ftl^mì^ì^^ 
U  h  efclifc  jui  in  rfl,  mio  dire,  de  neffun  altra  cofafn,  a  h  mhaurJP  con  f  iolciumU^i 


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Postillati  16 


PARADISO    CANTO  XIIH, 

gafQ,  Vtn\)e  u\  fUcereftfi  mnmk  fu  Jt  cielo  in  cifh  Più  /Incero,  furo,  dilettemi  e  gMnh . 
Wolenh  inftriye,  chejfendo  la  fua  fcu/iconofciufa per  ma,  ragmeu^imente  li  dehhe  ejfer  ammejfa, 
Adunc^ue^mn  efjendmi  iojuiui  in  ijuel  cielo  uMat^  a  ueder  panfo  effì  firn  occhi  erano,  oltre 
n  liifatò,diuenuti  heUi,  mnpteua  lahr  ielle^'^  efcJuder  in  tal  mio  dire  .  E  <iuel chel/àrft  gliocchi 
di  Beat,  di  deh  in  cielo  femore  fiu  heUi  uoglia  ftgnficaYf,  e^gia  fin  uolte  difo^ra  flato  detto . 


CANTO 


X  V. 


A 

;>/ 


Eewgn<t  uoìontitle  */jn  che  fi  liqua 
Sempre  lamorjche  drittamente  J^ira^ 
Come  cupidità  fa  ne  Uniqua; 

Silentio  pofi  a  quella  dolce  lira  j 
E  jice  quietar  le  finte  corde  ^ 
Che  la  dcflra  del  cielo  allenta  e  vra^ 

Come  faranno  a  giufli  preghi  ferde , 
Q.uelle  juHantìe  j  che  per  darmi  uogUa 
Chi  le  pregajjc ,  a  tacer  fir  concorde  l 

Be«  è  che  Jen'^  termine  ft  do^ia^ 
Ch'io  per  amor  di  coja ,  che  non  duri 
Eternalmente  quetlmor  fi  jpogUa^ 


Seguitai  foeta  nel  frefente  canto  ilfrofoi 
ftto  lafciato  nel  precedente  dimoftrlh  che 
juei  leafi  cherano  ne  la.  croce ,  come  aci 
cefi  dar  lente  carità,  fofcr  fjlentio  di  co$ 
mun  uoler  4  larmonia  del  canto,  per  darli 
cagion  agio  da  poter  domandar  loro 
ialcuna  cofa  chegli  uoleua  falere ,  E  che 
per  jueflj  uide  uno  deffi  j^iriti  fartirfi 
dal  deftro  corno  de  la  croce,  e  uelocement 
te  difender  al  piede  dicjueUa,  E  ciuefla 
moflra  che  fi/fi  Cacciaguida  fuo  fritauo, 
ll(jual  dopo  la  congratulatione,  induce  d 
parlar  de  la  genealogia  de  la  cafa  loro,  t 


de  lo  flato  e  de  coflumi  di  Viren'^  del  fu3 
tempo,  molto  diuerft  da  cjuelli  de  tempi  del  poeta,  E/  ultimamente,  come  fitto  caunliere  da  lìmi 
f  era dor  Currado,  pafih  con  lui  in  terra  dinfideli,  e  <]uiui  fu  morto  comiattendo  per  la  fide . 

BEnìgnauolonta,  cioè-,  gratiofduoglia,  chera  in  (fueìli  ffiriti,  fece lorponer file tio  A  Queli 
la  dolce  lira,  chiama,  per  ftmilitudine,  lira  la  croce,  e  corde  la  uoce  di  (jueti  jfiriti  larmonia  del 
canto  de  ijuali  ancor  di  fcpra  affmigTo  a  cjueUa  de  la  giga  e  de  larpa,  CHe,  le  eguali  corde,  LA 
iejìra  del  cielo  allenta  e  tira,  ciò  è',  la  gratta  diuina  ordina  e  dijpùne.  Stando  ne  la  ftmilitudine 
ie  la  lira  e  de  le  corde .  IN  che  ft  licjua ,  Ne  Uijual  henigna  uolonta  ft  manipfìa  fcmpre  Umore 
CHe  (pira  drittamente,  E  cjurjìo  h  Ihonefìo  e  ragioneuole  amere.  Come  cupidità  cfT  alèùto  ft  mai 
mftjìa  ne  linicjua  e  mala  uolonta  .  COme^aranno,  Domanda,  Come  potrà  effere,  che  (Quelle 
leate  an.me,  che  fono  uere  fufiantie,  ftano  [orde  e  non  ft  pieghino  a  giujìi  preghi,  da  che  per  [e  flefi 
fe,0'  a  ciò  chegli  le  pregaffe,  fùron  concorde  e  duna  medefma  uolonta  a  tacere .  Volendo  injt% 
Yire,  chejfendo  effe  tanto  ripiene  iardente  carità  O  amore,  che  (juefto  non  potrà  ejfcre,  ma  che  lei 
rtignamenfe udiranno  e  fotisfiranno  a  tuUo  jueUo,  di  che  giuflmente  faranno  pregxte,  Soggium 
genh,  ejfer  hen  ragi^neuol  cfa,  che  ft  doglia  SEn{ci  termine,  ciò  ^,  Sen^  fine,  chi  per  amor  di 
cofa  che  non  dura,  come  (ino  (juefìe  nojtre  humane,  frali,  e  terrene,  f  O^^gUa  e  fuejla  eternalmeni 
te  quel  amor  diuino,fcmpiterm  e  celejìe  di  la  fu . 


Quali  per  li  fcren  tranquilli  e  puri 
Difcorrc  ad  hor  ad  hor  fuhitofvco 
Moucndo  gjiocchij  che  flauan  ficurt  j 

E  pare  flelìa ,  che  tramuti  loco  ; 
Senon  che  da  la  pane  9  onde  faccende 


lAojfra,  che  una  de  Unirne,  cherano  nei 
dejlro  corno  de  la  croce  fi  parti ,  e  difcefè 
al  piede  di  ijueda  ed  tal  ueìoàfa  e  frefìeT: 
^,  che  fi  uno  di  <jun  [rechi  uapori  acceft 
in  aere,  (fuando  in  trantfuitloeiel  ferenì 
lo  ue^iamo  cadere  mouendo ^hocchi  no$ 


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Fin 
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Postillati  16 


P  A  R  A  P  I  S  O 

J^ulta  fm  ferde ,  ^  effo  dura  poco  * 
Tdic  dal  corno,  chen  defìro  fi  flmde  ^ 
Al  p/c  di  quella  croce  corfe  un  ajìro 
De  la  cofleUat'wn  ,  che  li  rijpìendct 
Ke  fi  prtt  la  gemma  dal  fiio  mfirox 
lAa  per  la  liHa  redid  traficrfe  5 
Che  parue  fòco  dietro  ad  aUhajlro  ♦ 


CANTO  XV. 

ftri  a  lui^  c\ie  p'ma  flauan  ftcurifftrmì 
in  alfra  feirtr,  E  fare  jìeHa  mouerfi  éa 
luogo  a  luogo  ,  fcnon  che  ia  la  jf  ayte  del 
cielo,  donde  far  cheftniQua,fenf  f^yde 
nuda,  E  la  ueduta  fua,  jferche  fi Jffg»^» 
àura  poco,  E  tjuejìo  ne  fà  arti  che  non  ^ 
fìeìia,  eh  fe  fcjpy  la  uedtrerKmo  mancar 
in  cielo y  e  non  fi  f^egnerelle .  E  chiama 
queUa  le  aia  anima,  rijjfUo  a  la  fua  luce, 
AStYO,  ciò  h  ,fì(!la,  DE  la  cofìetlatloììe,  Perche  fi  come  ueggiamo  ne  lottaua  spra  una  coftt  [latici 
re  effer  compfìa  di  uarie  e  diuerffjieh.  che  luceno  in  cjueEa,  Coft  tutte  (Quelle  heaie  anim.eficeuaf 
ro  ijuiui  una  cojìfUatione  che  luceua  in  effa  croce  .  NE  f  favi)  la  gemma  dal  Tuo  na/ìro,  chiama, 
fer  fmilifudineU  croce  nafìro, e  lanima che irafcor fi  in  Quella,  gemma,  Terche  ft  comefer  la gem 
ma,  che  ftforta  jfeYpfndente  al  coh,f  fcffa  un  nafìro,  0  fa  cordella,  e  da  ijufUo  la  gemma  non 
fi  farie,  Co//  ejueffanima  nel  trafcorrer  dal  corno  al  fifde  df  la  croce,  non  f  farti  nf  ufci  fìiOri  da 
effa  croce ,  Ma  franfcorfc  fer  la  radiai  e  corrugante  lifta  di  jueUa  ,  che  farue  ejfr  fitoco  dietro  ad 
ulahafìro  ,  iljual  è  pietra  lucida  f  traf^arente  . 


S/  pia  lomhra  d'Anchife  fi  porfe 
(Se  fède  mena  nofira  maggior  mufa 
Qjiando  in  Elijw  dei  fi^io  faccorfi  ^ 

O  finguii  meuf  ^  0  fitper  infì^fa 
Cratia  Dei  jficut  tibi ,  cui 
Bìf  unquam  cfli  ianua  rechfaì 

Co/i  quel  lumexcndio  mattefi  a  lui» 
Voficia  riuolfi  a  la  mia  donna  il  uifio  ; 
E  quinci  e  quindi  fiupe fono  fui  x 

Che  dentro  a  gliocchi  fuoi  ardeua  un  rifo 
l^al^chio  penfai  co  miei  toccar  lo  fondo 
De  la  mia  gratia  e  del  mio  paradiso  • 


tornirà  i'Anchife,  dice  il  jfOefa,fmoi 
Pro  cofi  fiffofa  ad  Enea  fio  figliuolo,  tjua 
do  di  lui  fluide  ne  campi  Eliff,  doue  con 
la  SikUa  era  difcffc,  come  Cacciaguida 
mio  tritauo,  chera  la  luce,  che  dal  corno 
al  piede  df  lacroce  difcorfr,  fice  a  me,  SE 
fide  merta  noftra  maggior  Mufa,  S e  fide 
fi  de  fYffìar  a  MirgMaggior  foeta  fra  noi 
Latini^  xUual  di  cjuefìa  materia  tratta  nel 
\i.  O  Sangui!  meur,  Quefte  fino  le paroi 
le,che  Cacciaguida  dijfe  a  Date  nel  congra 
iularft  fico,t^!T  ammirandofi  de  la  fua  ue', 
nuta  la  fu,  e  de  la  tanta  gratia  che  glifra 


conceduta  da  Dio  ,  Lecjuali  fuonano  in 
Huefia  fcnffntia,  O  fin^ue  mio,  O  fcfrakndante gratia  di  Dio,  a  chi  fii  mai  aperta  due  uolfe  la  por 
ta  del  cielo  come  a  te  /e  chi  diceffe  che  fii  aperta  due  uolte  ancor  a  Taulo,come  uedemmo  nel  fii 
con  Jo  de  hnf  P  ill^'^ndo  che  Vaulo  ui  fii  rafito  in  ffirito,  Et  egli  finge  deffirui  afiefi  e  con  lojfii 
rito  e  col  corpo.  Onde  nel  fecondo  canto  cf#,  Sio  era  corfo,  e  cjui  non  fi  conceffCome  una  dem.n 
non  altra  patio,  che  .ffir  conuien  fi  corpo  xn  corfO  repe  e  cet  E  luna  uolta  intende  fer  aHhora  che 
era  col  corpo,  auenga  che  filo  contemplando  con  lo  ffmtofijfi.  Ultra,  fer  quando  dofo  la  morte 
ui  doueua  andar  RnX^  c^ueh.  Onde  difipra  nel  x.  canto  a  tal  prof  ofitodiffi ,  V  fin^^  rifihrnejfin 
Mede  .  cofi  Lllule,Cofi  diffi  Cacciaguida  a  me,  OUdio  mattefi  a  lux.  Ver  lacjual  cofi  io  m 
(Iciauentoadudirlefueparile^foiriuolfiil^^^^^ 

Eneludirenoninteideril  furiar  di  Cacciaguida,  E  ne  ueder^fat.fercU  ^ 

ardeuaunta!etantoamoreuohdilftteuolrifc,cUofenfi^^^^^^^ 

fiaede!miofaradifi,cio^,Effirgiuntoalfinedeamaglor:ae^ 

fignifica,  che  non  intendendo  il  fifa  la  fcnte.ù<^  de  le  f  aro  e,  che  finge  j;^^ 
stida,  ciò  è^,  cor.,  due  uolte fifoff,  tornar ^n  cielo, guardh  d^  ^7  ' 


PARADISO 

n^nl(tueY>:f  einSùYa  ueltiiQ  in  ^t^fBf  unaUrofifiuiU  e  hello ^ [ero  Beitrke  etylea  nel rifo  [iuJii 
u'mamenie  che  mai  IbaheJIi  ueiuta  riJfre  • 


Indi  (il  udir  &  a  ueder  giocondo 
Giunfe  lo  Jpìrto  al  fuo  principio  cofii 
Chio  non  intefi  ,ft  parlo  profóndo  t 

Ne  per  elcnion  mi  fi  nafcofe  j 
Ma  per  necejjita  x  chel  fuo  concetto 
Al  fcgno  de  mortai  fi  foprapofe  ♦ 

E  quando  Ureo  de  lardcnte  ajfctto 
Fw  fi  sfigato ,  chcl  parlar  dijccfe 
In  uer  lo  fegno  del  noflro  intelletto^ 

La  prima  cojct ,  che  per  me  fwtefe , 
T>enedetto  fé  tu  -ifit ,  trino  ^  uno^ 
Che  mi  mio  fme  fi  tanto  cortefet 


uiirlojpurUYey  t!T  «  uetierlo,  Giurì fe  cojè 
<r/  JIq  j^YindfiOy  Aggiunfe  cofe  al  JÌìq  fatf 
lar  chaueua  inan^  frincifiafo ,  (]ua»i 
io  iifpf  O  ftunguis  meut  e  cet,  chio  non 
intefi ,  SI  faYlo  jpYùJvnh,  Tantò  /).tr/i 
Suinamente  alto,  Verche  in  Teolooia  fc4 
m moltipa/Jt,ijualieccehno  ognihuma^ 
no  iniellettOf  Onie  feguita  iicenh,  che 
CacciaguiSa  non  gliafofe  il  fuo  farUrfef 
eìettione^ma  peY  neceffìta,ferche  il  fio 
concetto  chegli  intefe  di  uoler  e^Yimere, 
SI Icpraj^ofè^cio  ^,  Sipofe  iifcfra  e  faffd 
fègno  ie  moYtali,  oltYe  Jeljual  Ihumana 


intelletto  non  fuo  andare  y  tanto  uuol  inftf 
y'iYe  chefvjp  lafjtttione  che  h  ulnfe  li  ueJeYlo'eJpy  afefo  ijuiki .  MA  (juando  larco.  Per  hauer  deti 
tofegnoy  Mi  (Quando  laydoYe  di  tal  ajfsttione  fu  tanto  sjigato,  chel  fio  parlar  difcefe  ueyfclfegno  dei 
mfÌYO  intehuo  humam,  cheio  potei  intendey  quello  che  diceua.  La  pyima  cofd  che  per  me  fwtefe  fi 
fu,  BEnedetto  fie  tu  trino  tS"  uno,  cioè^.  Benedetto  fie  tu  Dio,  i^ual  fci  uno  in  tre  pey ferie ,  che 
tanto  fci  cOYtefe  NE/ mio  fcme.  Ne  difcefi  da  me,  peYche  i  figliuoli  fono  femi  del  fadYe,  Coft  Yenden^ 
logyatie  a  Dio  de  la  liheYalita  chufaua  ueYfo  di  Dante,  che  anckr  efftndoneU  prima  uita,f^ 
teffe  andaY  ad  hauer  ej^erientia  di  quella  feconda  4 


E  fguio ,  Grato  e  lontan  digiuno^ 
Tratto  leggendo  nel  maggior  uolume^ 
V  non  jì  muta  mai  bianco  ne  bruno , 

Zoluto  hai  figlio  dentro  a  quefo  lume  y 
In  chio  ti  parlo  t  merce  di  colei , 

.  Che  a  Ulto  uolo  ti  ueflt  le  piume  ♦ 

T«  credi  che  a  me  tuo  penfter  mei 
T)^  quelj  che  primo  uof  ^'come  raia 
De  lun.fe  fi  conofe^il  cinque  el  fi: 

E  pero  chio  mi  fa ,  e  perchio  paia 
Viu  gaudiofo  a  te ,  non  mi  dimandi. 
Che  alcun  altro  in  quefa  turba  gaia  ^ 

Tu  credi  il  uno ,  che  i  minori  e  grandi 
Di  quejì'.t  uit-a  miran  ne  lo  jpegUo^ 
In  che  prima  che  pcnf  fd  pcnjier  pandi 

I^apcrchel  fiero  amor/m  che  io  uegUo 
Con  perpetua  uifla ,  e  che  maffcta 
Di  dolce  difar^fidempia  meglio  ^ 


Seguito  Caccidguida  il  fuofaYUr  e  dij^ 
(è.  Figlio,  TV  hai  fiuto,  cio  è.  Tu  hai 
fatto y  DEntYO  a  cjuefìo  lume,  DentYO  da 
me  che  in  ejuefo  lume  fcno,  e  neljual  ti 
P^yIo,  e  lontan  digiuno ,  OY  tiofo 
e  lungo  defdeYiO  ,TRatto  leggendo  nel 
maggioY  uolume,  Con:ejfuto  guardando 
in  Dio,  nelcjualff  ueggon  tuUe  le  cofe  , 
Onde  lo  domanda  uolume  maggiore,  Et 
è  ad  imitatione  di  Virg,  nel  fffìi  in  peri 
fna  d'Anchife  ad  Enea,Vemfti  tandem 
iua(j;e:<feciatifpaYer.ti,  Vicititer  durm 
pietas  datur  OYatueYÌ  Nate  tua  .  V,^ro  ^, 
reljual  maggioY  uolunje,  no  f  muta  mai 
lianco  ne  hYuno,  cme  fi  fi  ne  uolumi  de 
lihrifcYitti  in  caria  pecora,  che  fifuano  al 
tempo  del  f:e(a,  dfijuali  o^ni  darta  da 
luna  farte  è'  bianca  e  da  [Atra  huna,  E 
moYalmentf,  teYche  efpnJo  Dio  irììmutai 
la  e  e  fomma  uerita^  no  può  cagger  in  lui 
uaritia. 


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hi 


CANTO  X 

L<t  uocc  m  fuura  haUa  e  lieta  umfUnf  mutarne .  Tu  Ut  AÌuì^<{ue 

buon'i  U  uoìonta  j  fuon'd  difw^  f^lut^  ^uffìomio  gymf  lutilo  de fM^ 

A  cU  l<t  mia  tij^ojla  e  già  decreta^  ^^(^ufaJiufintiyfeYhifuer  ìoi^edutoin 

I^io  che  tu  iouei  uenÌY  jua  fuy  MEnP'  di 
colei,  cheti  uefìi  le  f ime  u  lah  «d/o,cìo  è*,  Mmc»  di  Beat,  lacjualtifice  alile  <t  tanta  dium  ffei 
culatione,  Verchefcn'^  la  reologia.  &  imjfùffibl  dipterui  afceniere .  T  V  credi  chdtuofenfey 
mei,  ciò  ^,  Tu  credi  chel  tuo  fenfier  trascorra  e  uenga  a  me.  Verde  meare  in  latino  tanto  irnprf 
ta,  DA  ijuel  che  frimo,  ciò  &,  da  Dio,  il^ual  e-  frincifio  di  tutte  le  co/?,  in  lui  tuue  fi  ueggoi 
no,  Co//  come  uno  ^  frìmo  e  frincifto  di  tuUi  i  numeri.  Adunque,  fi  come  chi  conofce  uno  ,  conofce 
iincjue  e  [ci  zST  ogni  altro  numero,  ferche  da  lui  defendono.  Co  fi  chi  conofce  Dio,  conofce  tuUe  le  ed 
fè,  jf  erche  tuUe  defendeno  da  lui,  e  chi  in  lui  può  ueder  tuUe  le  uede  .  D/ir  adunjue  Cacdaguii 
da  in  fntfntia  a  Dante ,  Tenhe  tu  credi  che  i  tuoi  jfenferi  uenghino  a  me ,  perche  li  uedo  in 
Dio,  pero  non  mi  dimandi  chic  mi  fia,f  perche  fcnuerfodi  te  più  giocondo  e  pieno  di  gau> 
ilo  che  alcun  altro  di  (^uejìa  allegra  moltitudine  di  jfiriti ,  Ef  a  creder  juefto ,  che  io  uegga  in 
Dio  ogni  fuò  f  enferò,  fu  credi!  uero,  perche  i  maggiori  CfT"  i  minori  digrado  in  cjuefta  heata  uita 
tutti  mirano  N'£  lo  ffeglio,  nelcjual  tu  pandi,  ciò  è-.  In  Dio  nelcjual  tu  manipfìi  il  penfer  prima 
che  tu penfty  M.t perche  IL  facro  e  diuino  am^re,  nel<ju(il  io  uegghio  e  fcn  fempre  defo  con  Jftrjfei 
tual  wftj,  perche  mai  da  cjuello  non  mifartQ^  E  cf:^  maffcta  di  do'ce  difare,  ciò  èyEche  minfam 
ma  ts^  accende  di  dolcemente  amare ,  ftden  pia  meglio  e  fàccia f  più  pey  ftto  ,  Sifoni  la  tua  uoce 
ftcuramente  haldan^fn  e  Uefa  .  La  uolunta  el  defideri^  tuo,  aljuale,  la  mia  rijj-ojìa  Cia  dei 
creta^  E^  già  pronta  c7  apparecchiata  • 

lo  mi  uoìft  a  Beatrice  t  e  quella  uHo  ^i^ifo  Cacciaguida  didiralfoeta<jufli 

Vria  chic  parìaiTcx^  arrifemi  un  cenno,  h,  che  per  aUhoraeradi  kfcgno,ftac, 

.    /-         r     1r     1     u      ;^  *  cue^E  Dante, ter  ueder  U  Beat. era  LOr/^ 

Che  fèce  crefcer  lale  d  uoler  mio  :  ^             ^ . 

Voi  cominciai  cofi  :  Lajfetto  eì  finno,  .  j^/^^^^^^  ^.^ 

Come  la  frima  equdita  uapparje  5  ^^^^^  ^.^^^  ^ .  ^„    ^,„„3  -^^ 

tiun  pefo  per  ciajcun  di  uoi  fi  fènnoi  tender  che  rijfondeff,  che  accrehhe  ddtt 

Vero  che  al  fol:>che  uaìlumo  ^  arfe^  fderio,chenhauea,E^uelcheiiuffon:o 

Col  caldo  e  con  la  luce  yen  fi  iguali  5  talmente  fignifiihi,lhahhiamo  già  di  fa 

che  tutte  fimigUanTJ  fino  fcarfi  ♦  pra  in  altri  luoghi  a  fmil  propofto  deli 

-Ma  uo9lia       ariomcnto  ne  mcrtaU  to .    POi  cominciai  cof  ,  lAffrtio  et 

Ter  la  camion,  che  a  uoi  e  manina ,  fnno,  Vuolfi  il  poeta  fcufircon  Cacciai 

Viuerfimfnte  fin  pennuti  in  ali .  gf-  deLfua  ^nfufficientia,  c,uanto  ad 

1    r  ^        1      •  r^*.      y^u-'fr^  efbnmerh  con  tanta  efhcacia  chepliì-aui 

Cnd,o,chefon  womU  m  fnto  wju.fla       Jf^^^  ^oko  jcur  flr ìu,h,  iL ^(fo 
Vifigua^lianx"  :  (  F'O  non  rmgUUo ,  a,         4r  iom.nhio  ,  . 

Sencn  ed  cor ,  a  la  pMetnafijU .  ihelpeta  fmmanunif  drfdmuM  inten» 

Ben  fupUco  io  a  te  uìuo  tjpaVO,   _  j^^j^  ìui,Onìeiue  in  /juifìa  fcr.itnt 

Che  (juejìa  ^lok  precicfa  ingemmi  ì  ^^^^  cOmrU  frima  niuahu  ,  da  è-, 

Verche  mi  facci  del  tuo  nome  fit'O,  QuitnJloUii.mlijtiolmnfiiO'Ifr  ira 

ijuditit  rtf  iiff^uagliS^  diami,  Vf [l'ari 
fce  Jim.ffr'o  lAjtmA  finn,,  cioK  Umy^laca.ffnla.Bffi  f  UO  ^fc  ferro 
L  ci4J>,  a     U  D  V n  p/;,     e ,  Chf  mtzfù  ìum  ^.^m  !-"r,,PErc  eh  .l  ei  Unhe 
cffré  .  Di^,Ae  cO«  U  luc^  mhmo,Cr  «[nfc  lintMo,  E  «/ if  U  c»nt.  u^rjc  ei.ffi.c,. 


PARADISO 


lo  JfUn 


tmùftf£kaft ,  SofìQ  iartto  m^rande^^jfari,  chf  ognifmi^lUn^ [creile fcarfa  imft 
nata  ia  foterla  agguagliare,  Onde  nel  {recedente  canto  171  ^erfcna'di  Salomone  parlando  de 
ioY  di  che  Unirne  beate  fcn  ufftite  diffe.  La  fua  chiare^'^  fèguita  lardore,  Lardor  la  uifme  e  '^ueU 
la  e'  tanta, ^  Quanto  ha  di  gratta  fmajuo  uakre  •  Adui^ue^,  in  uoi  heati  è'  len  egual  L  Affitto  eì 
ftnnoy  do  ^,  Imorf  V  il pjfere,  perche  tanto  amate  Dio,  (juanioper grafia  uè  dato  di  poterlo 
cono  [cere,  Ma  ne  mortali,  V  Oglia  tfT  argmento,  ciò  è-,  Vefiderio  e  fapere  SOno ,  per  la  ragion 
che-  manififla  a  uoi,  perche  Ihauete  ejfenmentata,  Dluerfmente  pennuti  in  ali ,  ciò  ^,  T)iuer[ci 
mente  dijfojli,  E  la  cagion  fi  è,  che  grandi  ^  an'^  infinite  (cno  tale  del  defiderio.  Ma  tjuelle  dfl  fa 
fere,  rifletto  d  tanto  defderio,fcm  hreui  e  corte,  Onde  io,  the  fcn  mortale,  mifcnio  effr  in  c^uffla, 
difaguagiian'^a  da  non  faper  ejfrimer  la  uoglia  mia,  la<]ual  è  tanta,  E  pero,  A  la  paterna  ffla, 
ciò  ^,  A  la  gloria  di  Varadifo  ordinata  dalfadre  eterno,  a  la(jual  ueder  io  fcn  tenuto  ,  Onde  nel 
frecf dente  canto  in perfona  di  Salomone  dtffe,  Quanto  fia  lunga  la pfl a  di  Taradifc  e  cef,  NO» 
fingratiofenon  col  core,  Perche  con  (\ueh  fi  dimofìra  maggior  affitto,  che  non  fi  fn  con  leparole, 
Vero  nel  preallegato  luogo  dijp,  con  tuttol  core  e  con  (Quella  fiufL,  chè'  una  in  tutti ,  a  Dio  fici 
olocaujìo  e  cet,  BEnfiplico  io  a  te.  Dice  Dante,  Auenga,  che  fer  la  ragion  detta  difcpra,  io  non 
pipfia  ne  fojfa  rjfrimer  la  uòglia  mia  con  tanto  affitto  guanto  è  in  me,  nondimeno,  Suplico  len  a 
te  Wluo  topatio,  Perche ff  lendeua  come  (Quello,  ma  non  erafcn'^  uitacome  lui,  Anl^  uiuea  di  (juel 
la  uita  de  laifual  non  fi  mor  mai,  CHe  ingemmi,  llijual  adorni  quejìct  preciofa  e  cara  gioia  de  la 
croce,  come  la  gemma  adorna  laneHo,  PErche  mìfàccifatio  e  contento  del  tuo  nome . 

O  fronda  mìa in  eh  io  compìacemmi 

Vur  affrettando  ;  io  fui  la  tua  radice  : 

Cotal  principio  rifpondendo  fèmmi  ♦ 
Tofcia  mi  diffc  5  Qii^l ,  da  cui  fi  dice 

Tua  cognatìon  ,  e  che  cento  anni  e  piue 

Girato  hai  monte  in  la  prima  cornice^ 
Mio  figlio  fù  j  e  tuo  hifauo  fue  x 

Ben  fi  conuien  che  la  lunga  fittica 

Tu  li  raccorci  con  lopcre  tue^ 
liorcnTjx  dentro  da  la  cerchia  antica 

Ondetla  toglie  anchor  e  ter'^a  e  nona^ 

S/  fiaua  in  pace  fobria  e  pudica  ♦ 
No«  hauca  catenella^  non  corona  , 

Mo«  donne  contigiate  j  non  cintura^ 

Che  fojfe  a  uedcr  più  ^  che  la  perfona^ 
ì^cn  fitceua  n^fcendo  an:hor  paura 

Lafigba  al  padre '^chd  tempo  e  la  dote 

"Non  fùggian  quinci  e  quindi  la  mifura^ 
ì^on  hauca  cafe  di  fhmìglia  note  : 

l^on  uera  giunto  anchor  Sardanafolo 

A  moflrar  ciò  che  in  camera  fi  potè  ♦ 
'Non  era  uinto  anchora  Montemalo 

Val  uojìro  Vccellatoio  ;  che  come  è  uinto 

Hel  montar  fu^  coft  farà  nel  calo^ 


Cacciaguida  chiama  Dante  fùa  fronìa, 
perche  da  lui  era  difiefo  ,  come  la  fronda 
difiende  da  larhore.  Et  ancora  perche  tra 
ornamento  a  la  fua  famiglia,  come  a  lari 
hre  è'  la  fronda ,  IN  che  ,  ciò  è',  Ue  lai 
qual  fronda,  Io,  ajfeitaniopur  che  tu  uei 
ni/ft,  mi  compiacei,  Viauendo ,  comeuuol 
infirire,  preueduto  in  Dio  la  fua  uenuta, 
IO  fiii  la  tua  radice ,  Stando  anchora  ne 
la  fmilitudine  de  la  fronda,  ciò  ^,  hfiii 
la  tua  origine,  e  colui  daltjual  tufci  difcef 
fi  .  Pop  a  mi  diffe,  Q\  eì  ia  cui  fi  dice 
tua  cognatione  ,  do  h ,  Colui  dal^juale  fi 
denomina  la  tua  famiglia,  ciò  e-,  Aligieri, 
la  chi  tal  ^miglia  prefil  cognome,  come  ne 
la  uita  del  poeta  dicemmo  ,  E  che  cento  e 
fiu  hanni  hagiratol  monte  del  Purg,  ne  la 
prima  cornice,  doue  fitto  grauipe fi  fi  furi 
gano  ifiiferliy  come  ueìemmo  nel  nono 
canto  di  (gufilo,  F  V  mio  figlio,  e  tuo  hifdi 
uo,  che  da  Latini  è'  detto proauo ,  BH« 
fi  conuien.  Ben  e  coft  conueniente  e  giui 
fia,  che  tu,  con  le  tue  huone  ofereji  raccor 
ci  CT*  allreui  il  temfo  de  la  lunga  fatica, 
chegli  ha  da  fcffi  ir  anchora  fitto  tanto  gr a 
ue  pefi  .    Florrw^  dentroy  Vien  Cacciai 


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Firenze. 

Postillati  16 


CANTO  XV. 

^uììn  fiorrf  a  limojÌYityfi  ijuanta  la  fua  cittk  ii  Fìy^»^  ^jfe  ne  fuoi  iemfì  Jotatd  li  fanti  cùfiumiyf 
del  fuo  lietò  e  pacifico  ftaiOy  molto  diuerfo  da  (juel  i(  tempi  del  ncftro  Jf  deta^  Ma  chi  filft  curicfo  di 
ftfercftiulìiirelantiLOefYimo  circuito  di  tal  ciuà,  e  come  poi  w  diuerf^tmpififta  accrefciuta  ,leg 
ga  le  croniche  del  Vifl^m,  che  per  ordine  diffiifmente  ne  tratta,  ¥ire7t^  aJun^ue,  ne  tempi  di  Cac 
tidgidda  fx  fìaud  SOiria,  ciò  p',  Continente^  pudica  e  cafia  dentro  DA  lantica  cerchia ,  D<t  le  unti 
che  mura  che  la  cerchiàuano  e  àngeuano  intorno,  Obide,  cioè,  Va  lacjual  arjica  cerchia,  ella  toi 
glie  anchora  e [cfla  e  nona,  con  tutte  le  altre  hore  che  juonano,  Verche  la  chiefa  di  S,  Maria,  le  cam 
fané  de  lacfuaìe  Juonano  le  hore  a  tutta  la  città,  è  p^fia  fcpra  ifhndamenti  di  tal  antica  cerchia  • 
NO«  hauea  catenella,  non  corona  e  cet.  Qiiepi  dicano,  cherano  al  tempo  delpoeta  ornamenti  di  don 
ne  dargento  dorati,  ì<Jm«/i  ne  tempi  di  Qacciaguida  non  erano  anch^r  in  ufo,  Ne  nafcendofàceua,di 
ce,  anchzr  paura  la  figlia  al  padre,  perche  neletà  re  la  dota  non  paffciuan  la  mi  fura  ,Etin  uero  a 
^uei  tempi  lefiiniiuHe  mn  fi  maritauano  che  non  haueffero  paffatù  ifuoi  xx.  anni  al  meno,  eledoi 
le,  Yifpetto  a  cjueUe  choggi /tafano  di  dare,  era  cofa  mo'to  mifcra .  NO  w  hauea  cafi,  che  per  e  fi 
fir  andati  in  effilio,  fijfero  uote  di  ^miglia,  perche  anchora  non  uerano  fiifcitate  le  parti,  NV  Sarda 
napaHo  uera giunto  anchora  a  mojìrar  juanto  fi  può  in  camera,  perche  la  lufjuria  ne  uifira  anchoi 
ra  radicata,  ma  continentemente  fi  uiuea  .  Sardanapallo  fii  Rr  degli  Affìri  tanfo  effeminato, 
che  fi  uefiiua  e  lifiiaua  a  modo  de  le  fue  conculine,  ne  mai  da  altri  che  da  ijuelle  fi  lafiiaua  uedere, 
Uijual  cofa  fit  cagione,  che  ArUce  capitano  de  Verfi  li  congiura/fé  contra,  tT  oltre  a  torli  il  regno, 
lo  conducefjfe  a  d^ff erata  morte  ,  NOn  era  uinto  a>ichora  mntemalo,  Montem.alo  è-  uicino  a  Ro 
ma,  dalcjual  fi  ueggono  ^Itedifici  di  dentro,  e  quelli  di  fiori  de  la  ciUd,  il  fimilefift  de  glie  dt fi  ci 
che  fino  di  dentro  e  di  fifori  di  Viren'^^,  da  VVccfhtoiO  mote  a  cincjue  miglia  preffc  di  fM[la,Vuol 
adun<jue  riprender  la  prodig:tlita  t!r  alterigia  de  Fiorentini  che  ufauanonefiiOi  fupeihi  edifici. 
Onde  dice,  che  aHhora  Montemalo  non  era  anc^iora  uinto  da  lucceBatoio  ,  perche  maggior  numero 
epiufuperii  edifici  fi  ue  deano  da  (^ueh,  chenonfificeua  ancora  dajueflo,  Mapoirffindo  MoM< 
temah  fiato  uinto  nel  montar  fu,  Qofifara  nel  calo,  Verche  maggior  ruine  di  Firé^farÀno  ancho^. 
fa  ueiute  da  luce[latoio,che  da  Montemalo  di  Rorw^,  In  tal  modo pronofiicando  la  ruina  di  Viren'^. 

Mìncion  ^ert't  uii'to  anìdr  cinto  Di  Meffcr  BeUmcicn  Berti  e  di  Gualdraf 

Di  cuoio  e  ioffo  ;  e  umir  da  lo  Jbuchh  da  fi^a  figliuola,  dala^iual  heUe  origme  la 

La  donna  fu  yn\al  uifi  dtpnìot  MiadeCont^g^idi,di 

J  1        V     ^  .■\  JA\Ti>rAy'i(\  de  VlnfCoRui  adunque, ben  che  rìohl  jt 

E  uìit  quel  de  aeri,  c  quel  deì  Veaho  „,J,uJfi{p,erhd^Jpmhriay 

Ejfffr  contenti  a  la  jeUe  Jcouerta ,  ^^^^^^^  noniiment, ,  eu  mu  U  moit> 

E  le  fue  donne  al  fufo  &  ai  ^enneccm ;  ^.^  ^ ^^y^^^^  ^.     ^^^^.^  ^ 

O  jimnate  ;  e  ciafcuna  era  certa  cintura  ii  cuoia  con  /«  fUm 

De  la  fua  f  f  altura  ;&  anchor  nulla  io/fc,(hfho^gii  romiti  wn  chudtrife 

ira  per  Francia  nel  letto  deferta.  tifiiiifi,r\ano,il*Ct.<'iormi,Uct,uiii 

Luna  ucfg^iaua  al  fludio  de  la  culla }  umr  i«  kff tedia fin^  Uun  ii  lifdo  U 

E  confchndo  ufaua  lidioma ,        ^  f  >«'o/  uifc.^ud  eh pch  U«  hg^i  m 

Che  pria  U  padri  e  le  madri  traHutla  t  ofìumt  éifirt,  m  ^ueJl^  f,  rquu  U  pu 

UUra)rahenIo  a  la  rocca  la  Sorna  ^^^^^^TX^'^^- 
fauolcggma  con  la  fua  fnmgha  ^^^.^^  ^  ^.^^^  ^.J^j  .^^  ^  ^ 

De  Troiani, di  Tiefole  e  di  Roma.  meiauffìiu,emiifcfr<,r<Jlifmììidfcn-^ 

fure  :  O  Ùrtumif  * cr  ^ummfe  im'^  B  c^una  tra  ctrt,  it  Ufuafqdtm,lir 


PARADISO     CANTO  XV, 

^cUrm  fra  U  ciuk  iiuifa  infarti,  ow hauf/pro  eia  fenìry  iffPr  cacciate  è  mtinlaie  a  m 
yìy  ir.  effìho,  E  nefsuna  m  anchora  aUnknata  nel  letto  ial  YnavifOy  ffr  anèay  in  branda ,  o  J  in 
altro  Ungo  lontan  ia  cafa  jf  ey  auiiita  iiguaiagno,  Ma  luna  cantando  aiormentaua  il  fuo  picciolo 
figliuolino ,  E  Ultra  attfnieua  a  la  rocca  fi.uolfggianh ,  e  narrando  Untìche  fihuloft  hiftoi 
rie  hora  de  Iroianiede  Greci,  hora  de  Fiefolani,  (17  hora  de  Homani.fer  tergerla  fua  filmigli^ 
iefla      in  ofera  al  fuo  effmitio , 


SarU  muti  dTihor  tal  mmuì^'td 
Vna  CiangheVa ,  un  Lapo  jàìtereHo^ 
Qt^al  hor  [aria  Cincinnato  e  Corniglia  ♦ 

A  coft  ripofato.a  ccft  bello 
Viuer  dì  cittadini ,  a  cofx  fida 
CittaiìnanTjt ,  a  coft  dolce  hofleh 

Maria  mi  die  chiamata  in  alte  grida  5 
E  ne  lantico  uofirobattijìeo 
Inficmefià  Chrifliano  e  Caccia'^uida 

Moronto  fu  mio  frate  ^  &  Vielipo: 
Mia  donna  uenne  a  me  di  ual  di  Vado 
E  quindi  il  fopra  nome  tuo  f\fèo, 

Po/  feguitai  Ùmperador  Currado  j 
Et  eì  mi  cìnfe  de  la  fua  mìlitia, 
ramo  per  ben  oprar  li  uenni  in  grado, 

tìetro  gVmdaì  incontro  a  la  nequiùa 
Di  quella  legge  il  cui  popol  ufurpa 
Ver  colpa  di  paflor  uoflra  giufìitia. 

Quiuifù  io  da  quella  gente  turpa 
Vifuiluppafo  dal  mondo  fitllace , 
Il  cui  amor  molt  anime  deturpa 

£  uenni  dd  martirio  a  quefla  pace  ♦ 


Tìlce  in  fcntentiay  che  aUhoya  farla  {fata 
tanta  marauiglia  il  uedey  una perfim  uii 
iiofa,  (juanto  farehle  hora  a  uedcyne  una 
htata  di  moke  uirtuy  Come  fu  Cincinna 
io  e  Cornelia,  Velcjual  Cincinnato  dicem 
m  diffya  nel  f fio  canto,  E  di  Cornelia 
figliuola  del  maggiore  Scipione  e  donna 
di  Tiherio  Gracco,  nel  (juarfo  deVlnf 
A  Cofripfafo,  M-ifìra  Cacàaguida  ejfcr 
in  ft  leUo,  uirfuofc,  e  pacifico  uiuer  di  citi 
tadini  nato  in  FiVrw^f  inuocando  la  mai 
ire  ad  alta  uoce  laiutù  di  Maria  uergine 
auando  era  ne  dohri  del  parto.  Poi  hatte^ 
\iito  ne  la  chitfx  di  S.  Giouan  Batti/ìa^fh 
Chriftiano  per  il  hattefmo,  e  Cacàaguida 
infume,  jfer  nome,  E  come  dicemm.o  ne  la 
uita  del  jfoeta,  hlle  per  fratelli  Moronto 
t!7  Helifeo,  La  fua  donna  dice  ejpr  uenu 
ta  a  lui  DI  ual  di  pado,  perche  fit  da  Feri 
rara,  doue paffa  il  fiume  del  Po,  E  Quin 
di  il  fcpranome  tuo  fi  fio,  Perche  ella  fu  de 
la /^miglia  de  li  Aligieri,  dala<jualtliifa 
uo  di  Ijante  e  figliuolo  di  Cacciaguida  jfye 
fc  con  larme  infume,  il  rome,  e  la  fàmii 
glia  il  cognome,  POifcguitai, trarrà  Cac9 
ciaguida,  come  dato  fi  a  la  mMitia,  e  uenu 


.    ^        ,  ,  ,  ,  fo, mediante  auella,  in  grafia  di  Currado 

frrmo  Imperadore,  merito  da  lui  effcr  fiotto  caualieye,  t!T  egli  hauerlofcguifato  ne  limpreft  eh  (ice 
contra  la  imbuita  di  ^uellafèlft  legge,  il  popol  de  la^jual  ufi.rfa  ncftra giufritia  PEr  colpa  dipnoi 
te,  CIO  e-.  Per  di  fitto  di  buon  Papa,  Perche  U  iniquità  d,lppl  Maumetano  ne  ufurpa  la  terra  fm 
ta  chegiuffamenfePjfetterehie  a  noi  chrifliani,  e  cfuefìo  dice  chera  fer  colpa  del  Papa  ,  dfìctual 
àouea  ejjcr  la  cur,  di  procurar  la  recuperation  di  quella,  ma  come  diffc  in  fine  del  nono  canto,  ìfoi 
fenjur  non  andauano  a  Nazaret .  quiuifii  io  DA  ciuella  turja  gente,  queUafc^ra  e  hjfci 
lufagenerattone  DJfinlujpato  efciolto  dal  fallace  mcndo,  lamordelLl  DEturpa,  cioè  Miaui 
da  er  inganna  molt  vanirne ,  meUendo  le  fue  Baci  jteran^  in  lui ,  E  Val  martirio ,  Perche 
com  attendo  e  merendo  per  la  file  fuimmire,  Sennia^ucfia  face  di  ulta  eternarla  doi 
ue  tanto  felice  effe  hora  tu  miueii .  ^ 


lìjQeta 


m 

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Mfìi 

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H 

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Dilli 
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Postillati  16 


P  A  R  A  D  I  S  O 

O  pcd  noflra  nobiltà  di  [angue  ; 
Se  gloriar  di  te  hgente  fri 
Quà  giù  ,  doue  wgj/^o  noFm  Ungue } 

Uirabil  cefi  non  rni  [ara  man 
Che  la /doue  appetito  non  fi  torce  y 
vico  nel  ciclo  ,  io  me  ne  gloriai  ♦ 

Fr/j  Jet  tu  minto ,  che  tojlo  raccorce  5 
Si  chcjfe  non  fafpon  di  die  in  die^ 
Lo  Ump  ua  dintorno  con  le  jòrce.^ 


CANTO  XVI. 

llfoeta  nflfYf[(ntf  cantò  ammonìfcf  frif 
m  Ihuomo  a  no  kutrft  gloriar  de  la  mon 
àana  nohlitftj  ftr  fffer  top,  chf  dura  foi 
co  [(Ha  wow  uim  c^ntinuaynen(e  di  ejfcf 
étata,  VoiintYoduce  Caccia^uiia  aéif 
chfiljìrolifùoi  ctììtichi  genitori y  In  chi 
Umfofgli fiirouo  fjfirna^iiutòy  E  ([uan 
to  ^f]e  la  città  éi  iWfìì'^nf  fuoi  tmfi 
jfOfolafa  ,  E  dfle  fin  nobili  firr.ìglie  di 
jUfEa,  Aufnga  che  foi^fer  le  krcfartiali 
fa,  ejueUi  de  le  uicine  capei! a  e  uide,  che 
hi  uenevo  ad  Ulìtare^  molto  la  uitìaffeYO  .  ^  O  Voca  noflra  noliìfa.  Con  efcUmatione  coni 
Ufnier,tìffima  dimofìralpeta  cjuam  foca  e  frale  fra  la  uera  nohilita  del  fc^tìgue,  de  la^ual  ^aagiu 
tra  tìoiy  doue  laff^tto  e  noftro  amor  Imguifce  k!T  uhimamente  more,  la  gente  fi  dorìa  tato,  E  nzni 
dimeno  dice,  che  tjue/ìa  no  li  f  arra  mai  fin  mirahil  cofa,  atiefc  chegU,  ilijual  era  in  cielo,  doue 
f  etifo  nò  fi  farte  mai  da  la  ragione,  e  che  faffme  alcuna  no  uha  luogo,  eglifer  Ifjfr  e  fer  il  far^ 
tar  di  Cacciaguida  fc  ne  glorio.  Volendo  ir'ftrire,  che  fe  egli  cheta  la  fu  in  cielo  lunge  da  lefofftot 
ni fit  ulnto  ,  che  molto  fiu  efcufMli  fcn  glihuom.ini  ^ua  giudatalijfalf.om  offr/fp  ,fc  da  cjueU 
le  fi  lajfan  uincere,  BE«  ft  tum^to.  Quelli  che  fi  uefieno  una  uolta  del  nome  di  cjuefla  noUliia, 
fer  (gualche  uirtuofo  e  degno  huomo  che  fia paio  de  la  fia  famiglia  ,  dal(^ual lorigine  di  tal  nolilita 
fa  uenut<i,fe  di  mano  in  mano  non  rifùvgono  in  (juetta  altri  uirtuofi  huomxni  che  rinouir.o  la  fu<i 
memoria,  auien  di  lei ,  come  del  mantello  ,  che  da  le  jiruid  a  foco  a  [oco  nel  fondarlo  uien  ad 
0f  ciato ,  V  ultimamente  del  tutto  confumato  9 


Val  uoijche  prima  Tloma  fojferie , 
in  che  la  pia  famiglia  men  perfeura, 
"Ricominciaron  le  parole  mie: 
Onde  Beatrice,  chera  un  pocofceuray 
Ridendo  parue  quella  ;  che  tojfio 
M  primo  fallo  fcritto  di  Gineura^ 
lo  cominciai ci fietel  padre  miot 
Voi  mi  date  a  parlar  tutta  haldeT^t 
Voi  mi  leuate  fi,  chio  fan  più  ch'io  i 
Ver  tanti  rrui  fampie  daUegreT^ 
La  mente  mia,  che  di  je  fa  letitia: 
Verche  può  fajìener ,  che  non  fi  p^if* 
Vitemi  adunque ,  cara  mia  primitia, 
Quai  far  li  uojìri  antichi  ;  e  ^uai  furgìianni) 
Che  fi  fegnaro  in  uofira  pueritiu 
Vitemì  de  louil  di  San  Giouanniy , 

:hi  cran  le  genà 


Qj/antera  atihor ,  e 

Tra  ejfa  degne  di  più  alti  [canni  _  ^  ^  ^  ^ 

ne  le  duoìe  de  caualieri  de  b  fauola  rotonda,  <iua>iio  ella,  alfrincifio  delfuo  amore,  fi  Ifo  haiia. 


Poi  che  Cefare  heUe  frep  in  Row«  la  T)it 
tatura  ferfelua,  fu  il  frimo  in  (jueUa,  ali 
^ualfilfe  detto  uoi,feYche  hauedo  riflretto 
infe  fclo  tutti  i magilirafi  de  Ix'^ef.Yaffre 
fcntaua  la  ferfcna  di  tutti  tjuelli  che  in  iai 
magiftrati  fcleuano  inteYuenire ,  lAa  hoggL 
juejìo  uoi  è-  m.eno  ufcto  da  Romani,e  cofi 
tYa  ancOYa  a  tefi  del  foeta ,  che  da  c^ual  ft 
uoglia  altra  natione,ferche  a  tutti  dicano 
tu  e  nÓ  uoiy  Onde  dice  che  l  A  fiafè.mii 
glia,  ciò  h'y  il  fcfolo  di  T.oma  ,  fnfcufYa 
meno  in  cjueluoi,  'RlcominciaYOn  le  farolt 
mie,  ^oltatofi  aluncjue  Uhe  a  Caccìagui 
day  li  YÌconr.incio  a  dire,  \oifieieiì  fadre 
mio.  Onde  Beat,  Ciberà  un  foco  fceuYa, 
<jo  ^,  lacjual  eYa  un  foco  ff  arata  e  diuip 
fa  da  noi,  ffYche  efft  no  ragionauano  dì  co 
f(  Jferfinenfi  a  la  teologi  a  ,PA  rue,  riden  s 
do,  quella  che  toffio  AL  fYimo^HofYitt^ 
dii  GineuYa,  ìl(]ual  fu,  fecondo  chè'^  friUé 


PARADISO 


conti         AÌnn^uf  copi  comfltòfftr  li^^  iieie  animo  a  LamloUo  li  laciar  CineuYd  ,  Coft  il  rthr  iì 

Beatrice  Me  anim  a  me  iifarlay  a  QacciaguUa,  E  coft  ccminciai  a  éire,  \Oifete  il  (aire  xwio,  j  r 

tAn^         ^fY^^f  fi  f^ome  hahkamo  ueduto,  ia  lui  era  difcejc,  Voi  mi  date  a  farlar  ff!^t<i  laUari^  tlT  an 
Jire,  (  juejìo  fer  lamore  che  mofirate  uerfo  di  me.  V  Ci  mi  leuate  ft^  Voimaì'^ie  a  tam  gaudio 
Unirne  mio.  Onde  difcpra  difp,  di  lui  ejprft ghriato^  CHio  [cn  fiu  chio,  ciò  ^,  che  io  foffc  ogni 
termino  di  mia  humanita^  e  juaft  dhuomo  mhauetefàuo  un  Dio  .    p£  r  tanti  riuiy  La  mente  mia  A 
ftmfie  dallegre^^  fer  tante  cagioni^  che  luna  fcpra  laltra  entrano jn  lei^  CHr  ft    letitia ,  ciò  è-,  S 
che  fi, ^  riceUacol  di  tal  aHegyeTi^y  comel  finte  ft  fi  riceUacol  dacjua  fey  molti  riui  che  fcrgrno 
irt  lui^  Parche  fuo  fcftener  che  non  fi  fpe^^ay  Imfero  cheffindo  effa  mente  daRegre^Xà  (uUafuna^  ^'^'•^ 
eUa  èfirte  a  refifler  che  altro  non  entri  a  prender  luogo  in  lei  ad  interromfer  tanta  fua  allegre^^  R^m^ 
f  gioia .    Ditemi  dunque^  chiama  Cacciaguida pia  frimitia,  ferche  frima  e  frincijfalmfnfe  da 
lui  fi  riconofceua  effir  difcefo^  E  domandalo  di  quattro  cofe,  l  a  frima,  che  li  dehìa  dir  chi  fitron  li 
fùoiantichi.  La  fèconda^cfualtfiironhfùoi  primi  anni.  La  ter"^.  Quanto  era  al  fuo  tempo  il  pofo^ 
lo  de  la  ciuci  di  ^iren'^y  Laqual per  fmilitud'me  chiama  ouile,  perche     Giouan  Batiifia  era  pai 
fiere,  ciò  e,  patrone  di  quella.  La  quarta  cr  ultima,  Quali  furon  lifiioipiu  fimofi  ciuadini .  f///// 1 

Come  Jauuìua  a  lo  Jpirar  de  uentt  ìnte/c  cacciaguida  il  uoler  ìi  Dante, quel 

Carbone  in  fiamma coft  utàìo  quella  lo  che  fcn^fuo  parlare  ad  ogni  mok  ini  ^^^^ 

Luce  rij^Under  a  miei  blandimenti:  tendeua,per  la  letitia  che gliaurelhe  àhat 


Dell 


^  E  come  a  fiocchi  miei  fi  fi       bella  ;  fàtisfire,  la  luce  nelaaual  egli  era  _ 

Cofi  con  noce  viu  dolce  e  fcaue ,  ''^f  ^'''T  '  '^JfT''''  'f'''  / J 
Ma  non  con  quefìa  moderm  fituetla  '''^'"^  [''f  ^f'f'         ^.  i 

Dr/rm/^D.  quel  di  ^,che  fii  dito  ^ue  ^^mo  da  la  fiamma,  che  f^^^^^^^ 

•y.  -     .       \  .      -  tiuuiuo,E  ft  come  eUafi  kce  a  ihoccht  EM 

fp^rto.m  chemia  madre.che  horfanta,       poeta  più  iella,  cofi  di!e ,  che  con  più  cW 

SaUeuio  di  me,  onderà  grauei  lokt  e  fcaue  ui^ce,  ma  non  con  quefìa  moi 

Al  fuo  leon  cinquecento  cinquanta  i^yna  e  mortale,  an'^  con  diuina  kd'  ani 

E  trenta  fiate  uenne  quejìo  fòco  gelica  fiuella  rif^ondendo  li  hjfe ,  come 

A  rinfimmarft  fotto  la  fua  pianta  «  «W^C^  uedremo  jèguire .    DA  quel  di  j^^^ 

Qliantichi  miei  eir  io  nacqui  nel  loco  }  ^he  fii  detto  Aue,  Vuoi  Cacciaguida  rif  ^-^^^ 

Oue  fx  troua  pria  lultimo  fifìo  /fonder  prima  a  la  feconda  de  le  c^uaUro  co 
Da  quel ,  che  corre  il  uofìro  annual  o'oco  ♦    fi  ^^'^  domandato  dal  poeta,  i 

Brtffi  de  miei  maoojori  udirne  queflo  t  ^>  ì""'^'       S^^^^""^    ^^1^^^  ^^"^^  m 

Chi  elftfi^r ,  O^  onde  ucnner  quiui  ;  M 

viu  i          .h.  ^    >  •         1      o  tme  del uerbo  eterno  tn  Maria  Verme,  \. /\ 

Klu  e  tacer  ;  che  a  razionar ,  honeflo  ♦  i             ,  ^  t   n  ì  ^  i  \  F»l 

•                       ^  f^vA«;    ♦  quand:ì  annuntiata  da  Gabriello  le  pi  dft  '  j,  § 

.  to  Aue  Maria  e  cet.  Al  parto  de  la  madre 

fia,  che  allhora  erafitnta,  nelqual  parto  ella  partorendolo,  e  mandando  fiiori  del  fuo  uentre  lui  Ji 

CUI  eUa  eragraue,  queBafteDa  di  Marte,  ne  Uquale  egli  era,  che  per  lo  fuo  ardente  colore  domani 

c/<f  fiioco,  uenne  cinquecento  oUanta  uolte  al  fuo  leone  a  rinfiammarfi  fotto  la  fùa  pianta,  che  tanto 

Mena  dire,  che  da  lincarnatione  del  figlimi  jii  Dio,  fino  alnafcimento  di  lui,  quella  fteda  di  Marf  ^oj. 

tf,  che  in  tal  fuo  nafdmento  era  nel  fcgno  del  leone  fuo  domicilio,  era  tornata  d/xxx.  uolte  fctto  di  ^  (j 

juel  talfegno,  E  perche  quejh  pianeta  fena  due  anni  a  tornar  fctto  qual  f  uoglia  frgno  da  Ihora  Wj 

ihefi  ne  parte,  perche  in  tanto  tempo  fk  la  fua  reuolufione  per  tuttol  ^diaco,  uenero  adfffcr  corft  da         j  [\^ 

lincarnatione  del  uerlo,  fino  al  nafdmento  di  lui  Mclx.  anni,  e  tanti  erano  glianni  del  Signore, 

quando  Cacciaguida  nacque, prendendQli  da  lincarnatione .    Clìantidi  miei,  Quejìo  e  hora 


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Postillati  16 


CANTO    XV  U 

quanto  a  la  frima  limanldy  a  latjutilpfr  hortfftà  non  rijf^ondf  frofYÌmfntfy  m  dmnfcYÌuf  il  Ìu9 
df  la  cittÀ  ,  la  hue  gltanfichi /u:h  kD*  egli  ancora  era  nato,  iìi^uaì  luogo  éice  rffer  lultimo  fc/is 
trouatò  da  ^m^I  che  corre  I L  uojlro  annualg'oco,  ciò  ^,  da  juel  che  corre  ti f  alio,  il^ual gioco  i  fii 
tentini  hanno  in  cojìume  di  fir  ogni  anno  il  di  di  S,  Ciouanhattilìa,  E  luUimo  fcfìo  eie  troua  chi 
lo  corre,  ferche  uien  da  fonenfe  uerfo  leuante.  Si  è-  jUfSo  diforta  S.  Viero,  E  ^ueflo  dice  che  iafti 
udir  de  Jùoi  m.iggioriy  Venhe  a  dir  chi  fffi  furo,  e  di  che  luogo  uener  (juiuì  ad  hahiiare ,  è'  fiu  hoi 
tìffio  il  tacer  che  a  ragionare,  Volendo  infirire,  chegli  nonloforia  dire  fcn"^ Jtfd grande  fffaltaiÌD 
ne  e  laude,  E  meglio  e  fiu  honore  e  tacere  che  lodar  fé  fìejjc.  Perche  in  uero,  Si  come  dicemmo  r.e 
la  Ulta  del  foeta,  egli jìeffc  far  che  cenni  nel  xy.  canto  dt  l'inf*  i  ft<QÌ  antichi  effir  difceft  da  quei 
'Romani  che pofero  Tirer'^,  e  che  cjuiui  rimafcro  ad  hahtare,  Oue  in jferfcna  di  Ser  Brunetìolafii 
ni  dice,  Taccian  le  Ifjìie  Tif [ciane  flrame.  Di  lor  medejme,  e  non  tocchin  la  [ianta,  Se  ahuna  fut 
ge'anchor  nel  hr  letame ,  In  cui  riuiua  la  fementa  pinta  Vi  juei  Roman ,  che  ui  rimajèr  juant 
do ,  Tu  fitto  il  nido  di  malitia  tma . 


Tutti  color  y  che  a  quei  tempo  mn 
Va  poter  arme  tra  Marte  ci  Batt'tfla^ 
Lranol  quinto  di  quei  che  fon  umi  : 

Ma  la  chtaàman\a  ^  che  hor  mìjla 
De  campi  di  Certddo  e  di  Righine } 
Pura  uede:ift  ne  lultimo  artijìa^ 

O  quanto  jbra  meglio  efjcr  uicìne 
Quelle  gentil  cUo  dico*,^  al  QaUwzjSy 
"Et  a  Trejpiano  hauer  uoflro  confine^ 

Chauerle  dentro ,  e  foftener  lo  puTj^o 
Del  uiHan  d' Aguglion  j  di  quel  da  Signa, 
Che  già  per  barattar  ha  hcchio  agu'^o  ♦ 


Quefla  h  rljfofìa  a  la  terl^  limdnla,  lai 
qual  fuy  quanto  era  al  fio  temp  iìfofoh 
de  la  citta.  Dice  adunque,  che  tutti  queli 
li  eie  a  quel  temfo  erano  iui ,  DA  fiter 
<irme,  ciò  è'.  Da  pterla  portare ,  TRa 
Marte  el  Battijìa  ,  Tra  ?agm  ,iquali 
inan'^  che  ft  conuertìffcro  a  la  ufra  fede, 
ad.rauano  la  fiafua  chauean  dediiata  ini 
fteme  col  tfmfio  a  Marte,  E  chr-piani, 
iquali  a  S,  Giouanni  dedicaron  jfoi  effò 
tempio y  deprima  a  Marte  haueano  dedii 
caio,  Erano  la  quinta  parie  di  quelli  che 
al  temfo  di  Dante  uiueano.  Ma  ft  duole. 


che  dapoifiano  uenuti  da  le  uicine  caftl 
la  e  uiHe  che  nomina,  genie  ruflica ,  uiHana  e  uile  auitiar  la  città  colfkrfne  cittadini,  la  douepri^ 
ma  fra  infe  pura,  ferche  infino  a  lultimo  e  più  pouero  artifla,  tuUi  erano  Fiorentini,  per  la^ual  cofa 
i^uìica,  che  a  Firenl^  farla  flato  molto  meglio  dhauer  quelle  fai  Penti  per  uicini  e  non  dentro  da  la 
città  ftr  cittadini,  E  che  fer  non  hauerle  ne  la  città,  ifuoi  confini  fì/pro  tanto  vflreUi ,  che  non 
tamro  dire  al  QaRuZ^  V  a  Trejfiano,  luoghi  nel  contado  di  Tiren'^  afjai  uicini  a  la  cm, 
ferche  Ce  cofr  PIP,  queftì  tali  non  fi  furiano  fÀtti  cittadini,  E  la  ciuà  di  dentro,  non  haueria  da  fc[i 
frirtlpuÀ  ePtoreDEluillan  d' Aguglion,  intefojccondo  che  dicano, per  Meffcr  Baldo  d  Agui 
gUo,  E  quel  da  Signa,  per  MfjPr  Bomf^tio,  lljua  ha  già  locchio  ACu%  ciò  e,  Auido  per  bai 
rattare,perche  dicano,  che  uendeale gratie,  ojpct,elenefici. 


Se  la  gente  5  che  al  mondo  più  traligna , 
Non  fiffe  Pata  a  Ce  fare  noucrca, 
Ma  come  madre  a  fuo  figli uol  benigna*, 

Tal  fhtto  e  fiorentino,  e  cambia,  e  merca} 
Che  fi  farebbe  uolto  a  Simifònt'h 
La  oue  andana  lauolo  a  la  cerca  » 

Sariafi  Montemurlo  anchor  de  Conti  : 


Dìmoflia,  cVe  ìe  dforiie  e  guerre,  ìequa 
li  furon  ira  la  ihiep  e  Vlmperio^,  ScroPa 
1f  cagione  de  la  ruina  de  le  città  d^halia, 
per  le  farti  Cuelp  e  Chilfllire,  che  da  ta 
li  dfcord  e  nacquero  aprincifio  in  quelle, 
in  ci  e  tutte  fi  fcn  diufc,  ferche  qua!  fiuoi 
Yiua  V  era  cfpquente  a  luna,  e  qual  a  lai 
m parte,  E  quel  ihe peggio  ,  àe  in  un^ 


iSarknfi  t  CmVt  nel  ftuUr  d^Aconci 
E  forfè  in  ualdigreut  i  Euondelmnti  * 

Stmj^re  la  conjùjion  de  le  perfine 
Tr'mcipiofit  del  mal  de  la  cìttadt^ 
Come  del  corpo  il  c'iboyche  Jàpponei 

E  cieco  toro  pj«  auaccio  cade , 
Chel  cieco  agnello  5  e  molte  uoUe  ta^ìa 
Vii^  e  meglio  una ,  che  le  cinque  J^ade 


PARADISO 


città  meìtfma  ira  f articolari  t  pinaA 
c-ittaiini,  fra  Umfiefmttfffliltntiay  la$ 
^uaì  ancora  ho^^i  iura^  chefer  fffèr  tari 
inufcchiata  è'  ialmentf  àiutnuU  ìncui 
ralile,  che  fi  d  fffra  àe  la  fa! uff  ,  chiat 
ma  adunque  la  gente  if  la  chiefa  ,  Come 
Vaj^i  e  CardinaH,  la(jual  tralignaua  fin 
iapigi  anteceffcri^  fer  le  ragioni  a  tutti 
rìotifftme,  NOue/c^^  ci)  ^,  Matrigna, 
fer  che  fi  come  U  ma(rign:i  ^  femore  adi 
uerfk ,  in  uolunta  contraria  alfigìiajlro,  Coft  era  fiata  la  chìffa  a  Ce  fare,  inttfo  fer  lo  Inìferaf 
dorè,  Onderà  nato,cmehall;iamo'dettOjladiuifione^  e  da  c^ueUala  rtdna  de  le ciuk  d'Italia, 
Cerche  luna  farte  caaiaua  di  fuori  laìtra,  e  cofiin  luogo  de  la  cacciata  f  arte,  ueniuan  ^kcHi  de  le 
Uille  a  la  ciud,  eficeuanfcne  cittadini,  e  fer  trouarfi  f  oi  ^ueffi  nuoui  in  cojhwi  diuerfi  da  uecchi 
ter  antichi  cittadini,  micetta  tra  loro  nujue  confufmi  dijcordie  e  riffe,  Chefe  la  chiefa  fiffe  fiata 
4.  lo  Imferio  benigna,  come  madre  al  fuo  figliuolo,  non  fmen:^  fcguiti  (juefìi  tali  inionuemenfi,  e 
efpndofcguiUy  le  principali ^miglte  che  nmìna  infieme  con  molte  altre,  non  haueriano  hauu 
io  luogo  ne  la  città,  efarehhno  anchora  nel  contado  a  le  cafi  loro ,  /  ffirmando  juanto  hahbiamo 
ietto,  che  la  confufme  de  le  ferfcne  dimfi  in  cofiumi,  fu  fcmfre  frincifio  e  fr'.ma  cagione  del  mal 
de  la  ^ef.  come  la  contrarietà  de  cili  è-  cagione  dehnal  del  corfo.  Onde  Egid.  de  regim,  frinc, 
Exfraneòrum  autem  conuerpfio  corrumfitmores  ciuium.  E  fi  alcuno  diceffe ,  che  non  hauendo  la 
òtta  ricfuufo  di  temfoin  temfo  <juefti  nuoui  cittadini,  non  fer  Me  mai  afe  fa  a  la  grand  f^"^  cheli 
la  era,  dim^fira,  fer  comparatane  del  cieco  toro  e  del  cieco  agnello,  che  le  fuferle  e  gran  citta  fon 
fiu  diff:>fie  a  la  ruma,  che  non  fono  le  humili  e  hajp,  Si  come  ancora  molte  uolte  (aolia  fin  e  mei 
gliO  luna,  ihe  nonfinno  le  cinjue  J^ade . 


Se  tu  riguardi  Lunì  eir  Vrhijhglia 
Come  fin  ite ,  e  come  fi  ne  uanno 
Virietro  ad  effe  Chiufi  e  SinìgagUa^ 

Vdir  come  le  [chiatte  fi  disfanno 
l^on  ti  parrà  nuoua  cofix  ne  firte^ 
Vcfcia  che  le  cittadi  termin  hanno  ♦ 

Le  ucfire  cofe  tutte  hanno  lor  morte  j 
Si  come  uoi^.ma  celafi  in  alcuna^ 
Che  dura  molto ,  e  le  uìte  fon  corte  » 

E  cornei  uolger  del  del  de  la  luna 
Copre  e  dtficpre  i  Ini  ficnTa  pofit  j 
Co/i  fa  di  FiorenTjt  la  firtuna  : 

ferche  non  de  parer  mirahil  cofa 
C'ìo  chio  diro  de  Rialti  lìortniìni^ 
Onde  la  fama  nel  tempo  e  nafcofa  ♦ 


Vuol  Cacciaguila  ìimofirare ,  non  effit 
marauiglia  fi col  uolar  del  tem{0  le  fchiat 
(e  de  le  fimìglie  uengono  a  meno ,  cme 
dalcime,feYfatisfir  a  la  (Quarta  domanda 
del  f^eta,  dira  foco  difetto,  Va  foi  che  an 
(Ora  le  citta  con  ogni  altra  cofa  frodotta 
^uagiu  tra  noi  col  me^  de  le  feconde  cai 
gionif^n  (juel  mede  fimo,  Auenga  che  dal 
cune  ue  ne  fieni,  che  fi  conferuanofiu  lun 
gamente  de  laltre  ,  Onde  dice  ,  Se  turii 
guardi  come  fon  ite  luni,  che  fii  in  luni 
giana  non  lun^e  da  Sere'^na,  Et  Vrtifl 
glia  in  Komagnafreffo  a  Macerata  ,  E  co 
mejc  ne  uanno  dietro  ad  effe  chiufi  citta 
tra  f^erugia  e  Siena,  e  Sinigaglia  traini 
no  et  Ancona,  fer  ejpr  tutte  ite  in  ruina. 


^  j  r      ,  ti  f  arra  nuoua  ne  fitte  cofa  foi  ad  udi 

re,  come  fi  disfa  nno  lefcU^tte,  Voi  che  le  dttadi  ancora  effi  hanno  il  fermine  e  fin  loro,  Soggim 
gendi,  come  hMiam  detto,  chogni  cof,  ^ua giù  ha  la  fiu^  morte,  comhMiamo  ancora  noì,mafi 
i/U  in  alcuna,  lenhe  dm  molto,  e  noi,  fer  U  (,orta  uita,  non  le  fofjlam  ueier  morire .    £  cor^t 

al  uolger. 


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Postillati  16 


CANTO  XVI» 

iit  u^ì^ifi  Vinumh  ìfUo  tri  ^maìe  iehuamUìe  flato  de  le  cofe  itimf^  ìicelùrd  w  f  articolar  Ji 
^uelio  di  Tiren'^  affomiglUndola  al  tontinuo  fìuffo  e  rejiuffc  delmare^  che  nafce  dal  uariahil  niot(y 
éf  la  luna^  Ma  di  ^icffta  materia  uedemmo,  che  tratto  iijfìifmente  mi  [((to  del  Vurp  m  ijueBa 
f*ta  digYejft^ne,  Ahifcrua  Italia  di  dohr  hoflello^  Oue  dì  Yiren'^e  e  de  la  jua  inflattlita  nel ^ou eri 
^0  particolarmente  parlando,  itltimcmente  jfer  conclufione  di  jneHa  dice,  E  fc  len  ti  ricorda  e  uedi 
lume  Vedrai  te  fmigliante  a  (Quella  infirma,  che  non  fuo  frenar  p[a  in  fu  le  fiume  Mrf  con  day 
trotta  fuo  dolore  fcherma  •  \uol  adunc^ue  injtrire^  cWffendo  Tiren'^  in  tal  uariahil  moto  agitai 
ta,  (jueio  chegli  hoYa  dira  de  gltalti^  ^g'^^S}  P"'^'^''"^  laf^ma  dfjuali  è-  nofcofa  nel  temp, 
jferche  la  lunghfZ.'^  di  <}w^flo  haueua  fitto  dimenticar  la  fi^ma  loro,  non  dcufra  fartr  miralil  co/^, 
Molenk  inferire  ,  che  fc  le  ciuci  fcttogiaceno  a  tal  uaruéil  irfìuffc,  che  non  era  dammirarf  fe  dt 
Iffriuate  famiglie  Fiorentine  yde  le  ju:diuedr(yno  che  tr 


lo  utdt      V^fi/jc  uìdi  i  Catellini, 
ThiUfpì ,  Greci ,  Qrmannì  5  eir  Mkrichì 
eia  nel  edare  ìUuflrì  cittadini  t 

E  uidi  cofì  grandi ,  come  antichi 
Con  quel  de  la  Sanneìla  c^uel  de  l\\rca  > 
E  Soldanieri ,     krdin^i ,  e  ^opchi 

loura  la  poppa  ;  che  al  prefme  e  carcA 
Di  nuoua  fÈUonia  di  tanto  pefo\ 
Che  tojlc  fii  iattura  de  la  barca  ♦ 

Erano  i  Rau'fgnani  jOnde  dìfcefo 
Il  Ccnteguido ,  e  qualunque  del  nome 
Ve  Ulto  BeWnàon  ha  pofcia  pefo^ 

Qicel  de  la  Vrefja  fcipeua  già  come 
"Regger  Jt  uuole  5  ^  hauca  Galigaio 
Dorata  in  cafa  fua  già  lel\a  el  pome* 

Crandcra  già  la  colonna  del  uaioj 
Sacchnti,  Giochi  jSifint't ,  e  Y^arucct, 
E  Gallile  quei  che  arroffan  per  lo  ftaio^ 

Lo  ceppo, di  che  nacqi^ero  i  Qalfùcci^ 
-Era  già  grande  t  gi^  erano  tratti 
A  le  curule  Siiii ,      Arrigucci  ♦ 

O  quali  uidi  quei  j  che  fin  disfatti 
Per  lor  fuperhia^e  le  palle  de  l'ero 
fiorian  i'ioren^a  in  tutti  i  ftm  gran  fratti  4 

Cefi  ficean  li  padri  di  coloro  ; 
Che  fempn  che  la  uoflra  chiefa  uaca^ 
Si  fanno  graffi  flando  a  confi^oro , 

la  cltracutata  [chiatta  che  fmdraca 
Victro  a  chifug^',  ^  a  chi  mofìral  dente 
Ouer  la  borja ,  come  agnel  ji  ^Idca^^ 


'  tratterà  qui  difetto,  fguiua  juel  mtdefmo . 

lo  fm  luichefc,  tD'  a  lene  ef^orre  ipei 
fcnti  uerft  ylifcgneria  fffcr  ùorentir.Q^ 
e  non  fcUmente  Viorentino^ma  tene  inf 
fìrutto  de  le  Fiorentine  antichità y  Ma  non 
ìmend:ilo  len  pfuto  fkr  chi  Tiorenfif 
^3  era,  il  lettore  mhauera  in  cjuffla  fari 
Xe  fer  efcufm  fe  oltre  a  quello  che  gliah 
tn  effoptoriTìe  hanno  detto  non  rr.i  efleni 
dero,  Auenga  chf  la  materia  non  conteni 
£k(al  doUrina  in  fe,  chef iu  oltre  merii 
ti  dejferfnolto  deftderata  .    Vico  aìuni 
quey  chi  Caccia  guida  uien  a  fedii  far  a  la 
quarta  K!T  ultima  dirr.anda  dAfoeta,  chf 
fi{,ijual  eravo  a  temfifuoi  le  genti  fiu  né 
lili  di  Fir/»:^,  Onde  nomina  di  cjUfUa 
fittàmokefarniglie  già  fiufemfofa  del 
lutto  jfente  .   I  Greci  dicano,  che  ne  la 
hr  dedinatione  alandonaron  ^irtn'^  C7 
andaron  ad  hahitar  a  Bologna  .  Di  Mefi 
fcY  BeUirìcion  herti  fadre  di  Cualdra>) 
éa  dicemmo  nel  f  recedente  canto .  COi 
lonna  del  uaio  ,  Quffli  dicano^  ejpr  ini 
ieft  fer  li  Efili  larme  dec^uali  e  uno  fcui 
io  roffc  entroui  una  colonna  di  uaio  . 
E  duei  che  arroffan  fer  lo  ftaio,  Inteni 
èono  fer  i  chiaramonteft  e  dicano  ,  che 
rfpndo  uno  di  lorofrofofìo  ffra  de  le  hiai 
4e  del  comune,  traffe  una  doga  de  loflaÌ9 
colcjualle  uendeua,  e  che  fcof  erta  lafrau-. 
ie,  fii  f unito  di  fena  caf itale  .  LO  cefi 
fOy  QH^f^i  iwffwto  feriVonati,  dai 
cuaìi  dicano  the  difcefcro  iCalfùcci, 
A  Le  curule,  ciò  è,  A  frimi  tr^ 
[iu  degni  mft^ifirati,  Terchc  curculc 
A  2 


PARADISO  1  , 

Gii  uinia  fu,  ma  eli  picchia  gemei  «[frijfoìt^Mi»nierm  fiÌifntìf<imU  1  1' 

^i  che  non  piicc^ue  ai  Vhenin  Vonato ,  nwmleLÌiì[ciere(enMT)iamn,cm  ]  j 

.  Cheì  Suocero  poi  il  fiffe  lor  parente,  fi'''  '  P"'""  •  Q^''  '^'f'"  ^''f'tf.lnt  Ì 

eia  eral  Cavonfmo  nel  mercato  tfnkr,:>ffrU  hlh^iì  Umini  pubnti,  in 

Difcefo  giù  da  Ficfiki  e  già  era  ma,\,r.m,h  rfrU,f  fnuluuioroi  0 

„  J          7.          j  '  J^,  r      ,  uinatt.  COR  facfan  li  jpadn  di  coloro.  [h 

Buon  cittadino  Gtuda  ^  Infnn^ato^                •^•j-.  a  •  .  i    „   -..r    •  . 

,     ^  .  ^    6    *  J primi  di  auflUintfnhnot>fyiyjifc3nft^ 

lo  diro  cofa  mcredibd  e  uerat  Toftn^hijcortn  (  r 
Ne/  picciol  cerchio  fintraua  per  porta  ;             un  ceffo,  fon:^  patroni  e  finitori  Id 

Che  fi  nomaua  da  quei  de  la  fera^  uefcousuo  allhora,e  dapoi  Arciuefcoum  ' 

Ctafcun  5  che  de  la  heUa  infegna  prtd  di  Fìrrn'^,  Onif  ogni  uòlta  clruaca^fai 

Del  grAn  barone  y  il  cui  nornCy  el  cui  j^te^io    lunan^  quiuia  guariìa  iA  luogo  , 

La  ftjla  di  Tomajò  riconfbrta^  mangiano  f  hrmonOy  ne  prima  fine  pm 

Da  ejjb  hebhe  milìtia  e  priuìjegìo^  fonoyihelnouoarduefmofta  entrato  ala  ,  ' 

Aunna  che  con  popol  fi  raunt  foffeffione.  La  oltracutata.cio  è',  la  2' 

B02Zt  colui,  che  la  fitfcia  col  frem,  trofunfuorytr^jppoarJitafchìatta,  Onle  J 

Qia  tran  Guaìtcrotti      Importuni  :  '      ^  ''''' 

1^    r  .  o         •  fan  (4  non  me  noua.oue  ti  intendono  per 

Et  anchorfir,a  Bo||o  p,«^.,«<,}  iCa.!ci.oli  or  Aél^i^uali  il  fL  ^ 

S!'  aum  fèjproy  Aiun^ne  finiraca ,  percht  Ch 

comf1  Jraco  incYuìeìifce  e  perfeguUa  cU  fugge  ]  MA  cU  li  m:>flra  il  dente,  o  ueramente  la  lor(d,  Ccn  i 

ciò  f^,      chi  H  refijìe,  o  lo  corrompe  con  danari ,  fi  f  laca  come  agnello ,  In  tal  firma  imputane  E  J 

Jo't  di  uilta  e  iauarifia ,  Bicano  che  Boccacio  Aàimart  ne leffilio  di  Ttante  occufo  tutti  i  [uoi  lei '  jJoj 
ni,  e  fcmpre  li  ftt  capital  nimico,  e  che  per  c^ufjìo  eyx  adirato  cantra  di  fai  fimig'ia,  MA  di  pici  v, . 

dola  gente,  Verche  il  principio  di  (juejìa  famiglia  fwfanfo  uile,  che  hauenio  Mejjèr  Bellincione 
maritata  una  fua  figliuola  ai  vlertino  Donati^  fu  molto  molefio  ai  effe  wtertino  che  lAeffer  Beh 
linclone  deffè  unaìtrà  fiia  figliuola  ai  uno  degli  Aiimayì  efàceffelo  fuo  cugnaio  .  CApoinfacco  fii 
da  l=iefcle  e  uenne  ad  hahitar  in  Tiren'^e  nelfcfìo  di     Viero  in  mercato  uecchio,  e  da  lui  heile  orii 
gine  la  famiglia  de  Capoinfacchi,  ijuaìi,  con  i  Guidi  e  Glinfangati  furon  cacciati  de  la  cittd  jfer  M 
ChiheUmi .  IO  diro  coQ  uera,  ma  incyedihilf,  E  (juejìo  fi  e*,  che  nel  picciol  cerchio  le  le  mura  ^"f 
di  Tiren'^e,  prima  che  fiffe  accrefciuta,  fcntraua  per  porta  detta  porta  peruZ^  i^  ijnedi  if  la  Vera, 
che  fono  fidenti.  Volendo  infirire,  che  aUhora  (juel  fofoìò  era  di  tanta  fcmpliàta,  che  non  hauea  Jftr  , 
inconueniéte  che  una  pullica  t  mafìra  j^orta  de  la  fita  citta  ,  fiffe  denominata  da  una  de  le  fue prii  Qi^i 
uafe  famìglie  .  CJafcun  che  de  la  heUa  infigna  porta.  Fu  in  Thcfiana  uicario  per  Ottone  imperai  C|  | 

dorè  Vgo  di  Lucimhygo,  huomo  molto  eccedente  nel  gouerno,  e  non  meno  religiofò^  Cofìui  Hai  t^ 
no  hauer  finiato  fette  haiìf,  lui/ima  de  lecfuAi  fii  (jueUa  di  Settimo,  che  per  effèr  uicina  a  le  cafìeli  >^^^ 
la  de  Pulii,  ne  diuenne  moUo  loro  amico,  olfreabierh  conti  di  Qanga^andi,  Gianiondi^  (Quelli  ^ , 

de  la  BfHa,  eifT  a  tu'de  ejuefìe  fimi^Ue  dono  larme  fua,  e  dotoUe  di  molti  priuilegì ,  laijuaì  arme 
era  fatta  a  lifìe  hanchf  e  rofp,  M-t  che  lano  de  la  Bella  fàceniofi  di  popoh,  la  cinfc  dun  frigio  dot 
ro,  Mm  il  Conte  ti  di  di  9.  Tom.^fc,      //  fuo  corfo  fii  ripòfìo  ne  la  detta  Udid,  Onde  i  monaci 
di  (jneOa  ufan^  in  ta^  di  Ji  celebrarli  ogni  anno  molto  fompoft  fjfi(\uie.  Ver  che  dice,  che  la  fifìa  di  ^ 
Tomafo  riconfijrta  il  fin  nome,  Vt  il  fuo  pregio,  ciò  e-,  la  fima  fua ,  GValterotti  ^  importuni 
haiit^ron  nel  fffìo  di  Boyp,  ilcjual  dice  che  farete  più  (juieto,  fcnon  haueffe  hauuto  nuoui  ukini . 
Dff ^13  alcuni,  che  e  Bardi  fiir-ìn  mandati  ai  hahitare  iorgo  S.  Afofìoìo,  per  reprimer  [empito  li  Ffr 
jwr/ff  due  gran  famiglie  Ghihelline,  Altri  intenim  ie  U  famiglia  de  Buonlelmmi  •  { , 


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Postillati  16 


ti 
6 


CANTO  XVI 

12  uojlro  jì( 


Qjifjftt  fai  cfffa  intenh  frr  (juella  ie  gli 
Amideiydaìaf,{al  Mccjiif  IL  fido  ,  ih 
è,  il  fiato  di  l'ÌY(n'^e,fef\}f  hattendofit 
io  caider  dal  Mo/c<?  Byondfln:^rJe,ffr  ha 
UtY  repudiata  la  Jfjp,  iheya  de  la  krf^m 
glia,  di  cjui  nacijuerQ  le  difcordie  le  occii 
jmi  e  le  Yuine  de  la  citta  ,  di  che  a  fiftiQ 
dicemmo  nel  xxviy.  de  l'inf.  SE  Dio  tha 
ueffe  conceduto  ad  Ema,  Ema  è  fiume, 
ilqual \affa  chi  da  Montehnono  uitn  a  Eii 
ven^e^ma  farla,  won  dicQjìux  chera  nata 
in  EiYfYì'^y  ma  di  judfrimo  de  Bimdeli 
montiy  ei  e  uenne  ad  halitar  <]ue[lct  ciUa. 
Ma  conueniafi  A  Quella  fietyaf  f ma,  ciò 
è'yA  (jueUa  hfa  cheta  al  fiede  di  foie  ueccUoy  lacjual  eya  fcma,fenhe  nfra  fiata  tclta  uia  la  fin  f 
tua  di  Marte,  Et  al  fiede  di  gufila  fii  m.orto  Buonddmoniejacjual  cofcfarue  che  fifiì  augurio  de  la 
ìuina  de  la  ottani  fer  efpr  Marte  idio  de  le  hattaglit  •  Ve  U(juale  jlaina  dicemo  nel  x  y.  de  Vlnf, 


Ver  lo  giujlo  difdegno  j  che  uha  morti 
E  fofe  fine  ai  uojìro  uìuer  lieto  ^ 
T.ra  honoratd  e/Ji,  c  /«oi  confetti. 
O  Buondelmonte  quanto  mal  fi^^g^jll 
te  noxPle  fitc  per  ^ialtrui  confòrti  « 
ìAolti  farehber  lieti  ^  che  fcn  trìjli; 
Se  D/c  thaueije  conceduto  al  Ema 
La  prima  uolt^tyche  a  ciitct  uenifli^ 
ÌAa  conueniafi  a  quella  pietra  fccmaj 
Che  guardai  ponte  ^  che  lEiorenxà  fijfc 
Vittima  ne  la  fua  pace  pofìrema* 


Con  quefle  genti  ^  e  con  altre  con  efife 
Vidio  Eioren'^  in  fi  fatto  ripofo^ 
Che  non  hauea  cagion  ,  onde  pmgefc  : 

Con  quefle  genti  uidio  gloriofo 
E  giuflo  il  popol  fido  tanto,  chcl giglio 
Ko«  era  ad  afh  mai  poflo  a  ritrofo , 

Ne  per  diuifion  fitto  uermiglio 


Dice  Cacciaguidafer  cochfxne,  che  con 
juefie genti  che  a  di  fcfra  detto,  e  cQn  ali 
tre  che  non  dice,  hauer  ueduto  ne  fi,  ci  tèi 
fi  Tirenl^  in  fiotto  rifofc  e  tran(juillo  fia 
to,  che  non  haurua  aUuna  cagicn  difi^n 
io,E  con  (juefie  hauer  uedutoilfitOfofolo 
tanto gloriofi  egiufio,  chel  gìglio,  iìjual 
è  la  fiua  arme, non  era  fofio  mai  a  ritrjfo 


ad  afta,  che  tanfo  uien  a  dire,  chelfofol  fuo  non  fu  maiuìnto  ingueira  re  lacjual  haueffc  ferdui 
to  linfcgne,  e  che  da  nemici  ftjficro  fiate  ne  lafie  uoltefictioficfra,  come-  ufcin'^  in  tal  cofc  di  fìr  in 
fuerra  ,  NE  fer  diuifiion  fic^tto  uermiglio,  ferche  frima  haueano  il  giglio  hiamo,  ficondo  il  fiuo  nai 
turai  colore,  in  camfo  rofifc.  Ma  fredominando  foi  i  Guelfi  neU  citta  ,  Teron  li  giglio  Yoffo  nel 
(amfo  iiamo  ,comeanchor  hoggi  ft  uede . 

XV  ir. 

Hauendol  foeta  nel  frecejente  canto  \n9 
tYodotto  Cacdaguida  adirli  (juai  fiffÌYo 
fiati  gliantichi  df  la  fiua  fi  miglia,  Ufia9 
to  neljual  era  al  fuo  iemfo  la  citia  di  Fii 
Eijualifilfiroallhorale  fiumlili 
famiglie  di  (jueììa,  Hora  in  ({uefio  lintroi 
duce  a  predirli  manififiam.enie  il fiuofiii 
turo  effilio,  ^ueBo  che  ne  Vln[,ma  con 
oficure  e  coferte  faroìe,glieYa  già  ftatofre 
ietto  .  Po/  liniYoducea  dir  le  calamita 
t  neceffita,  che  in  tal  effiilio  ìouea  fatirff 
er  il  refù^io  che  ui  iouea  trouare,  Vltii 
mmentf  fi  confida  ficco,  fi  ci^eh  chf^h 
A  Z  ii 


CANTO 

Qjial  uenne  a  CVtmene  per  acertarfi 
Di  ciò ,  chaueua  incontro  a  ft  udito, 
Cluei.che  anchor  fa  li  padri  afgUfcarfi^ 

Tal  era  w*^e  tal  era  fentito 
E  da  beatrice  e  da  la  fanti  lampa  y 
Che  pria  per  me  hauea  mutm  f\to  ♦ 

Terche  mia  donna  Manda  fuor  la  uampa 
Vel  tuo  difto.mi  dijfc^.fi  cheWefa 
SegnMhene  de  linterna  fiampa\ 

lion  perche  noHra  conofcen\a  crfca 
Ver  tuo  parlare  ;  ma  perche  Uufi 
A  dir  la  fete  fi ,  che  Ihuom  ti  mefca  • 


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Postillati  16 


PARADISO 

laufYd  ufluio  in  ijufjfct  fud  ffyegrinafionf,  h  de  far  710/3  almanlo  in  ijuepci  fua  ffefenie  cóm^JU^ 
Alche ftre  Coicch^u'da  molta le/fcYta,  j^r/ùaie  e  confitta .  9^ rf/ uentìe  a  climenefer 

accertai ft^  Era  Dante  imn^  aCacciaguUa  con  quel  ieftierio  ìaccertarft  da  lui  di  <fuel  che  del 
fuò  effìlio^e  ne  Vlnf»  da  farinata  e  da  ^er  brunetto ^e  nel  Purg.  da  Currado  lAalofiina  e  da  ode 
tlft  gìiera  fìafo  predetto  tale,  ^ml  Fetìnte  uenne  d  Ujùa  madre  climene  fer  accertar fx  da  lei  di 
quel  chauea  udito  contra  fe,  Ictijual  cofa,  fecondo  Quid,  ntl  frimo  er*,  che^ìi  non  fhfje figliuol  di 
feioy  Come  da  Bfafv  figliuol  di  Gioue  gliera  detto,  Onde  la  madre  afjirmandoli  Tek  ejjir  ilfia 
fadre,  lo  mando  da  lui,  dalijual  intefo  il  medefmo,  eferfirnelo più  certo  h  promifè  farli  (junl gr4 
tia  li  dimaniaffe,  DimandoUi  che  li  lajciaffe  per  un  cotinuo  di  guidar  il  fùo  carro,  e  ^eràe  la  fué 
ruma,  fero  dice  che  (fueflo  efjimfio  fi  li  padri  piufcarft  e  ritenuti  nel  prometter  a  figliuoli,  guari 
ianloft  hen  di  nyn  prometter  hr  cofa,  cheglihahhia  poi  a  nocere,  come  ifuefla  fice  a  fetonte  • 
Tale  adunjur,  dicel poeta,  era  io,  E  Tal  era  fentìto,  ciò  è,  E  tal  era  ueduto  ejfer  e  da  Beat.  E  Dà 
td  [anta  lampa,  ciò  e*,  E  da  la  diuinalitce  di  Cacciagnidd,  che  per  efpy  meco  hauea  prima  dal  cori 
ito  di  piede  de  la  croce  mutato  luogo .  Volendo  inftrire,  che  luna  e  laltro  uedeano  <iual  era  la  uoi 
glia  fua  di  faper  in  Dio  .  VErchemia  donna.  Per  lacfual  cofa  Beat,  mi  difp,  MAnda  fuor  la  lami 
fa,  ciò  ^,  Effrime  fuori  lardor  del  deftderio  tuo  ft  che  lefca  BErt  fidata  de  linterna  fìmpa^,  Ben 
ejfreffa  de  la  tua  interna  mente,  perche  le  parole  fono  prima  imprese  ne  la  mente,  che  ft  firmin:} 
mediante  la  linguai  in  uoce,  E  cjuejìo,  dice  Beat,  non  ti  dico  perche  la  nofìra  cono[cen'{a  crefca  efkci 
iiaft  maggiore  per  lo  tuofarlare,  perche  affai  ueggimo  in  Dio  y/w/  e  il  ieftderio  tuo  dipper^,  M<l< 
fer  che  tu  tauft  per  te  fìefjo  a  dirlo,  A  Ciò  che  Ihuom  ti  mefcd,  per  hauer  detto  fete,  A  ciò  che  Ihuom^ 
K  tal  tuo  deftderio  fàt  s fàccia,  Verche,  auenga  che  Dì^  ueggafcmpreogni  nofìro  hifogno,  nondimeé 
no, [e  non  è*  pregato,  an'^  ulolentafo,  feuioUntar  fi  può,  non  uft  di  porger  il  fùo  aiuto  • 

©  cara  fmta        Se  ft  tJnfufty  Qji^  uuol  Dante  far  a^Cacciaguììa  la  fué 

Che  comeueggwn  le  terrene  menti  iimanda,ma  caUa  prima  leniuolentia  da 
Noncaper  intrianoohdue  chtuftj           -  ^  chim^ dolo  pianta  mia,  fer  la  reciproi 

Cefi  uedì  le  cofe  continomi  'VT^!')          c^m.^mc/.  chi^i 

i    '  1   r      '    c    ■     Ti.  mo  lui  di  fcpra  nel  x\f,  canto  fronda  mia^f 

Anv  chejiano  m  ft  mran^ol  punto  ^    j^JJ^,^  fmlitM,. CH.fi 

A  cu,  tuttt  U  ump  fon  pnfenu  ;  ^.^'^^^^^.^                   ^  .^^^ 

Umre  chio  era  a  Vtrgtho  congiunto  .    ^^f^^i^^  ^fc^  ft  come  U  noflrelaffc  menti 

Su  per  lo  monte ,  che  Unirne  cura ,  ueggion  non  caper  due  oltufi  in  un  tri^g9 

E  difcendcndo  nel  mondo  defunto  ,  /o,  co^  uedi  tu  LE  cofe c 6 tingenti, cioe^^ 

Vette  mi  f UT  di  mi  et  una  futura  tecofe  chepoffanoefferenoeffere  AN^ 
Tarole  grau'ty  auenga  chio  mi  fenta             .  the  ftanoin  fè,cioe.  Prima  chahlim 

Ben  tetragono  a  colpi  di  uentura^  lejfer fuo.  Adunque  è' cotingente  fiituro^ 

Verche  la  uogìia  mia  farla  contenta  mrando.il  punto,  ciò  h.  Guardando  in 
V'intender  qua!  fbrtuna  mi  fappreffa  l         .  ^j^^  jV''^  ^  incomprehenfthile,  ft  com4 

Che  fnetta  preuìfa  u'ten  più  lenta,  futoe  indmfllile,  A  Cuituttele  cofe  fin 

Cofx  dijfto  a  queUa  luce  fìcffa  ,  '''Ì\           cape  difiintion 

Xi       '     1            7                  fi  iitemponediluoffo  .Sonotreff^etiedan 

Che  piia  mhauca  parlato^  e  comeuollt  ^  ;•  ó  «    ^  .    ^      rs>  „ 

'    K     c    7     ■        T-        r/r  fult.  Retto,  Acuto,  t^r  Otiufo,  Retto  ^ 

Beatrice,  fu  la  mia  uogha  confiffa.  %ando  una  retta  linea  cade  fer  pendicoi 

lare  (òpra  unaltra  retta  linea  ,  Acuto  &  (juando  una  retta  linea  cade  fion  per  pendicolare  fcfra 
unaftra  retta  linea .  Ottufh  ^  (juando-una  retta  linea  caie  fcpra  unaltra  retta  linea  non  per  ftni 
Jàiohyt  ^t<,htem(iggm^l<  loMfo  ,  Come  di àafcuno  ftucdejui  difiiori  in  margine^ 

h^ue^^ 


CANTO  xvn, 

E  (jurfto  fch  oWw/c  itn^ulo  può  fffh  in  un  triavfoìo  e  non  fiu .  Di  Ire  ffefie  fmiìmey.if  fcnù  k 
c^,  0  necfffarift  o  irnpffthiliyZ  ccùngfnii,  Co>r.(  fer figura,  lìfceffmo  ^  //  morire  ai  cpil.um 
»ìjf  n*^tf  .  Impfjthilf  ad  un  meiffima  tmp  efftr  uiuo  e  morto  .  CorningeriU  il  tàuer  più  e 
♦IO  .  W.ntre  cliio  f^i,  Dof  0  lepordio  uien  a  la  fua  difi^anàa  di  jufdo  chf  di  fcjfra  bMiarno  detiOg 
in  Irff»  in  P«>'^«  li  fit  dfKo  di  male  de  la  fùtt  futura  uifa,  Auenga  chegU  dica  fcnfirft  a  colf 
fi  di  uentura  B^n  tetragono,  ciò  Bev  ftrte  a  reffterr,  Onie  ancora  ntl  xv.  de  Vlrf,  a  ialpo^ 
fo/ìto,<:he  à  U  firiuna  fon  come  uuol  jfrefh,  Pere  giri  fortuna  la  fua  rota  Come  le  piace,  el  uiEan 
ia  fùa  maria  .  Tetragono  è-  cjueUo  jìfumeniOy  che  gettata  in  ^ual  modo  fi  uoglia ,  firKpre  torn4 
diritto.  Cerne  fichi  fareffler  ^  a  tempo  fiegarfi  a  colli  di  fortuna  .  Verche  dice.  La  uolont^ 
mia  fartn  contenta  dintender  (jual  auemmento  di  jirfuna  miffiffrtffa  et  auicina.  Impero  che  TKef 
uìfa,cio  p',  Aniiueiuta  faetia  \J\en  più  lenta,  Nuoce  meno.  Onde  Salomone,  Uculumpreuìfum  mi 
nusledit .  Co/J  difjh  A  Quella  ffeffa  uoce, cioè-,  A  Cacciaguidailc^ual  mhaueapay  lato  prima,  Bfi 
KOme  Be<tt.  uode^  la  mia  uoglia  che  fclaméte  era  di  f^t^r  juejìo,  fu  ccfffa  maniffla  et  fjjreffa . 


ìse  per  amUge  5  m  che  U  gente  fòlle 
Qia  [muefcaua^frìa  che  fvjjc  anc'ifo 
Lagnd  dt  Dio  ,  che  le  j^cccata  toUe  5 

tu  fcr  chiare  ^^arole ,  e  con  precifo 
Latin  rijpcfe  quel  amr  fdterno 
Chìufo  e  paruente  del  fuo  prof  rio  rifi  : 

La  contingentia  ^  che  fuor  dd  (juaderno 
De  la  uojìra  materia  non  ji  fìende , 
Tutta  e  difinta  nel  conj^etto  eterno* 

ìsecejjìta  fero  quindi  non  f rende  j 
Sencn  come  dal  uifo  ,  in  che  ft  j^ecchia 
t^aue^chc  ftr  torrente  giù  discende  * 

Va  indi  ft  5  come  uien  ai  orecchia 
Voice  harmonia  da  organo  ;  mi  uiene 
h  uijla  il  temp  che  ti  faff  crecchia  ♦ 


Non  rìjfofe  Cacciaguida  a  Dante  PEf 
amhagr,  ciò  è'.  Ver  parole  amh.gue,  cht 
indiuerfte  contrari  moéi fi  pof/proinf 
ttrpretare,  comt  erano  i  reffonfi  che  <tn^ 
ticamente  dauano  glior acoli  ,prma  chel 
jigliuol  di  Vio,che  lena  i peccati,  fiffe  od 
afe,  b^ejuah  duhi  ref^^nfi,  lafillr  e  fìoU 
U £enfe  fmufftaua,  tntrigaua,  t  cor>fini 
deua,  E  prima  che  lagnd  di  Dio  fifp  an^ 
cifc  dice.  Perche  dofo  la  fua  morte,  li  fuoi 
tffcfìoli  che  aniaron  pr  tutiol mondo  a  pre 
dicar  la  utrita,  Matteron  tutte  lidolai 
trie,  e  tofiro  uia  ogni  errore  .  MA  juel 
paterno  amore,  ciò  e' ,  Ma  Cacciaguida^ 
ihiufo  tr  infe  fìeffc  ofcofc  DE/  fio  fropriy 
fife.  Del  fuo  fropriojflfndore  che  diftiori 
mandaua,  E  Taruente,  perche  meiiante 


tale fflenìor  parea  di  fuori,  Hiffofe  con 
cliare  v^rJe  e  con  Precifc  e  propria  /^''«^  '  ^'"^^  '    ^  ^  contingen^. 

llflr:^^^^^^^^^  la  lente  Jf^fa  nelnofiro  corpo,  la^uff^puo  lenefienler  f^-^^^f;^^ 
cJngentia  preterita  , ma  U  futura,  cV^  Mche  p.rUA  petavo.  Ondel  F:/o^> 


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Postillati  16 


.  l' 


PARADISO 

P^tù  ueltY  lhum:i  il  fm  (flemình,  Veifh  mòìtò  fiuferjtttamfnte  D/o,  m^f  ììf  la  lun  ne  la  Ulty^ 
ufiere  uìtn  Ifjìfminh  ne  ffftt:itò .  DA  iniift,ib  è',  Cofi  da  effo  eterna  cojfetto,  lue  Qaaìagm 
Jia,mi  uìé  a  la  ueiuta  il  tep  che  tifaf{aYecchia,ft  cme  uien  ai  Qreuhia  Mce  amm^    organa  ♦ 


Q^udlfi  p4rtz  Hìppìho  d'Athcne 
Ver  U  jpietau  e  perfida  nouerca^ 
Tal  di  Vioren'^  pmìr  ti  conukne  ^ 

QweF7o  fi  uuoìe  ;  e  quejlo  già  fi  cerca  J 
E  tofìo  uerra  fittto  a  chi  do  penjà 
La^doue  Chriflo  tutto  di  fi  merca^ 

La  colpa  fe^/na  la  parte  offenjà 
In  grido  j  come  fuol  t  ma  la  ucndetta 
^la  tejlimonio  al  uer ,  che  la  dij^enfi  « 

Tu  laficerai  ogni  coja  diletta 
Viu  caramente  :  e  quejlo  e  queUo  Jlrale  } 
Che  larco  de  lejfilio  pria  faetta^ 

Tu  prouerai  fi  come  fi  di  file 
Lo  pane  altrui'^  e  come  duro  caUt 
Lo  fienier  el  filir  per  laltruì  ficaie  ♦ 

£  quel ,  che  più  ti  grauera  le  JpaUe , 
Sara  la  compagnia  maluagia  e  fcempia^ 
Con  laqual  tu  cadrai  in  quefla  uaUe  : 

Che  tutta  ingrata ,  tutta  matta  ^  empia 
Si  fiira  contra  te:  ma  poco  apprejfio 
EUay  non  tu  ,  nhaura  roffi  la  tempia  ^ 

D/  fua  hejlialitate  il  fuo  procejfi 
Vara  la  proua  fi  x  che  a  te  fia  heUù 
Uauerti  fitta  parte  per  te  fiejfib  * 


^'mge\f!ìeta  c\ie  Cacciagli Ja  lifreiica  il 
fio  effiia  di  r  iren'^ej  ^ueOo  cht  in  fitt^ 
era ^ia/cgnito,  il(jual  dice  che  farà  tale, 
^uaì  fi  d'Hippolif^  d'Athene,  Perche^  fi 
€ome  tìijfpHto  fi*  cacciati  fey  nw  udet 
confintÌY  al  fiiY^Y  de  la  matrigna  FedYéf^ 
(ome fcriue  Eurifide  ne  rHippolito^  Cofi 
ftYa  cacciato  lui,  feY  non  uoley  conjèntir 
a  lini(jue  uoglie  de  fioi  feymft  cìttadii 
f .  (^ejìofi  uuoly  e  cjt^ejìo  già  fi  ceYc€ 


la  doue  chYÌfto  tutto  di  SI  meYca,  ciò  è. 
Si  contYatta,come  fi  c^ìnirattam  le  merci. 
Intendendo  che  juefìo  già  fi  trattaua  a 
Rowrf  da  la  parte  nera  co  BonifitiOy  Peri 
che  uileua  che  fice/p  ueniY  di  Prandi, 
comepi  ficfyCayh  fen"^  terra  fiotto  Jj^ei 
tie  e  colore  dhauer  a  r'firmar  la  cittdy  da 
che  nacque  pi  leffilio  del  poeta,  come  tut 
to  a  pieno  dicemmo  ne  U  fua  ulta  ,Oni 
de  dice,  che  tùfio  ueYYa  fitto  a  chi  do  peni 
fa  ,  LA  colpa  feguira,  La  colpa  del  ma 
le,  comunemente  fuol  ejpr  data  a  chi  rii 
ceuel  danno,  E  còfi  farà  a  te  del  tuo  effti 
/ÌD,  Ma  la  uendetta,  che  dijjj>enfa  epyiuii 
Uggia  la  colpa,  farà  tefiimonio  al  uero. 
Volendo  infirire,  che  felen  la  colpa  farà 


prima  data  a  lui,  chauea  yiceuutd  danno 
lei  /Àro  male,  come  fifiòlfire,  che  la  uendetta,  la^jualne  fàra  Dio,  che  «on  laffa  mai  alcun  male 
impunito,  farà  ultimamente  tefiimonis  e  fàya  fide  de  la  fua  innocentia,  E  per  ^uefto  latentemente 
cenna  a  cji^el  grandiffmo  incendio,  che  fegut  dofo  tal  fuo  effilio  in  FIV^n^,  oltre  a  la  guerra  ciuile 
tra  Bianchi  e  Neri,  latjual  fi  di  grandi/fimo  detrimento  a  la  citta  ,  Et  a  la  ruina  del  ponte  a  la 
Cayraìa,  oueperi  grandi/fimo  popolo  intento  a  lo  jfetiacolo  delgioco  che  fi  rapprefintaua  fcpral  fiui 
me  d'Arno,  come  di  tutto  dicemmo  alprincìpio  del  xxyi.  de  Vlnf.  Oue  dijfc,  Ma  fi  prejfc  al  matiin 
lei  ueyfiCcgna  Tufcntirai  e  cet.  Ma  ijuello  che  pyima  più  taffìigeYi,  fira  che  tu  lafcerai  ogni  tua 
Metta  c:ifay  che  tu  più  caramente  ami,  ciò  h,  La  patria,  parenti,  amia,  cafi,  p:^ffi(ftoni,  E  Quei 
fio  e-  lo  firale,  che  larco  de  leffilio  fcfetta  prima,  do  e,  E  t^uefìo  e  il  dolore  con  che  leffilio  tormenta 
frima  il  cuore  .  S eguita pi  in  dire,  cjuanto  glihaUia  ad  efflr  dura  cofa  Ihauer  a  uiuer  a  le  mercè' 
daltYÌ,elhAlìtar  de  laltYui  cafc,  Ma  che  fopra  tutto  li  fura  di  grauìffmo  pefo  Ihauer  a  tollerar  i  dii 
futili  e  hefìiali  cofìumi  di  cjuelli  che  [eco  in  compagnia  nandeYunno  in  efjtlio  ,  peYche  fi  fàran  uer^ 
fi  di  lui  cYudeli  tfT  empi.  Ma  poco  apprejfio  dice,  chefift  e  non  lui,  ne  haueran  Yoffia  la  tempia,cio  è^, 
the  de  la  uergogna  deffir  caduti  in  mifcria,  peY  efpr  uoti  dogni  uìy'u,  arYofpranno  ,  OnU  fcgt 
jfnmge ,  che  il  proceffo  de  la  fua  lefiiahfa  farà  tal  prona  ,  che  Iella  cofa  farà  a  lui  efferfi  per  fi 


in 

Ut 

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Firenze. 

Postillati  16 


CANTO  xvir, 

dofi ,  (ff  nf  andò  ai  haiiur  a  VeroMtt . 


Lo  primo  tuo  rcfùgto  ,  el  frìmo  hoflejlo 

Sara  U  cortejia  del  gran  Lombardo, 

Che  in  fu  la  [cala  ^orta  il  fmo  ucctUo  : 
Chaura  in  te  ji  benigno  riguardo  j 

Che  dal  far  e  del  chieder  tra  uot  due 

f  ia  ^rima  (\uel ,  che  tra  glialtri  e  più  tardo  « 
Con  lui  uedrai  colui  ;  che  imprejjò  fiic 

ì<lafcendo  fi  da  quefìa  jleìla  forte , 

Che  notabili  fien  lopere  fue  ♦ 
Kon  ft  ne  fon  anchor  le  genti  accorti 

Ter  U  nouella  età  t  che  fur  nouann'i 
Son  quefìe  rote  intorno  dì  lui  torte  , 
lAa  pia  cM  Guafco  Ulto  Arrigo  inganni ^ 
Tarrdn  fauiUe  de  la  fua  uirtute 
In  non  curar  dargento  ne  daffanni^ 
Le  fue  magnificeniìe  conofciute 
Saranno  anchora  fi  ;  che  e  fuoi  nìmicì 
t^on  ne  fotran  tener  le  lingue  mute  * 

A  lui  taffettà ,  ^  a  fuoi  benefici  : 
Ver  lui  fia  tramutata  molta  gente 
Cambiando  condition  ricchi  e  mendict  : 

E  porteraine  fcritto  ne  la  mente 
Vi  lui  5  e  noi  dirai  :  e  diffe  cofe 
Incredibili  a  quei  j  che  fan  prefente^ 

Po/  giunfe  j  ciglio  quefle  fon  le  chiofi 
D/  quel,  che  ti  fu  detto  t  ecco  linfidie  > 
Che  dietro  a  pochi  giri  fon  naftofe  • 

Ko«  uo  pero  ,  che  a  tuoi  uicini  inuidie  5 
Vcfcia  che  finjutura  la  tua  uita 
Via  pili  U  ,  chel  punir  dt  lor  perfidie  ♦ 


Ha  Cacciaguiia  ieuo,  <{uam  Dante  ki 
ura  fatir  ne  Uffìlio,  hora  uien  a  iire  i  rei 
fìigi  che  iòuea  irouayin  (juello,  il  primo 
de  juali  iice  che  fata  lAcortefia  del  gii 
lomiardo,  \ntefc,cme  dicemyriO  ne  U 
mta,jfeY  Alluino  de  la  Scala,  Signor  ali 
IhoYa  di  Verona,  tarme  de  la  cui  fornii 
glia  e-  una  [cala  doro  in  camjfo  a^urro, 
con  unacjuila  nera  fcfra  di  quella  ,  Cojìui 
adurKjueyhauera  fitenigno  riguardo  in 
te  e  ne  tuoi  ti  fogni,  che  ira  uoi,  e  del  fif 
e  del  chieder  farà  frima  (Quello,  che-  fiu 
lardo  tra  glialtri,  ciò  e',lcrafr\ma  ilflr 
del  chiedere,  cfuth  eie  tra  glidtri  fuoi 
effcril  contrario,  ferche  fochi  fin  quelli 
che  diano  ancor  che  fa  lor  domandato,no 
chffp  fi  mouino  a  dar  [tn^  domandare .  ^ 
con  lui  uedrai ,  Moftra  froncfiicar  la 
grandezza  dicane  fratello  minore  dfffo 
Aliuino  ,  De  la  uirtu  deljual  Cane,  e 
tìuanto  fiffe  ualorofo  in  arme,  Onde  dice 
che  nafedo  fii  f  firte  imjfreffo  da  jueh 
fleUa  di  Marte  e  cet.  diffiifamenfe  dicemi 
mo  nel  f  rimo  canto  de  la  frima  cantica  / 
NO»  f  ne  fin  anchor,  Mofìra  che  adloi 
fa ,  fer  non  tffr  effe  Cane  di  fiu  età  di 
xviy.  anni,  perche  la  fella  di  Marte  ^ena 
due  anni  [clan  a  f^r  la  fua  reuolutione  jfer 
funi  i  ^ij'fg^i       ^diaco,cr  i  fìiOi 
erano  noue  anni  martiali  ,Onde  dice, 
che  fuY  noue  anni  fon  juffe  rote  torte  in 
torno  di  lui,  la  gente  non  effcrfi  amhov 
foffua  accorger  de  la  fia  uiriu,Ma  dicf 


^he  prima  CHel  Guafo  inganni  il  giani 
le  Arr/Vo,  do  h,  trlma  eh  clemente  cjuinto  fmmo  iontifice,  che  fii  Cuafcme ,  inganni  Ami 
IZi^eudorlferchee^^^^^^^^ 

L  temerche  Tilffo  Bello  Re  d.  trancia  non  fi.ffe  elegger  Carlo  de 
firiueilViaam^^^^^^ 


PARADISO 

E^  yuejp  mmfa'ò  fhoi  U^^ti  in  ltili<t  ffr  ricfufrh  e  darli  U  nron^,  N^n/i'm^wa,  nel  fecreb  foì 
fe gli  fpneuny  Et  in  tal  fórma  ult'mmente  Arrigo  fi  irouo  ingannato  da  lui .  FArran  fkuillé^ 
AffAr'mnYì:ì  inditij'  if  la  fua  uirtUy  IN  mn  curar  dargento  ne  àaffnnni,  In  n^n  effer  auiio  iaccuf 
tnuUr  the  fori,  ma  franto,  a  tòlerar^  fer  la  uirtu,  ogni  fatica  e  fuiore.  Onde  ne!  preallegato  frimo 
cann  diffè,  Cluelìi  non  ciberà  terra  ne  feltro  lAa  faf lentia,  am^r,  e  uirtute,  E  cfueflo  dice,jferche 
inan'^  che. ai  Arrigo  auenifferò  le  fof radette  cofe,  Effendo  Alhuino  maggior  fratello  d^ifo  Cane^ 
Ae  ienra  la  fignma  di  V  erona,  infirmo,  de  Uijual  infirmita  fi  mori  foi  lanno  Mcco.i.  E  Cane, 
durante  tale  infirmita,  gouernanio  in  fuo  luogo.  Ancora  che  ymltogiouane  flfp,  ayrninifiro  U 
Signorii  con  Unta  fruientia  foUeàtuiine,  liberalità,  e  gratta  di  tutti  ifudditi,  che  len  diede  fa 
gno  de  la  fina  futura  eccellentia  di  che  a  fie/ìO  dicemmo  in  effofrimo  canto .  Bice  ultimamente  Caci 
(iaguida  a  Dante,  che  ftjfeUi  a  lui,  CT  a  hfneficifioi,  perche gliamici  e  nimici  canihieranno  fiati 
fconditione,  \J olendo  infirÌYe,che gliamiti  faranno  hene fidati  CT  effaltati ,  e  i  nimici  deprefii 
f  mal  trattati,  E  che  fcn^  pu  altro  dire,  deità  portar  cjueffo  di  lui  ne  la  mente,  e  non  faìefarh  4 
ffrfona,  Ben  che  altre  cojè,  altra  di  (juefie  dice  hauer  detto  de  le fue  uirtu,increddili ancora  a  tfueì 
che  le  uedranno,  che  maggior  hde  attribuir  non  li  pofea  .  POigiunfi,  Figlio,  Ha  Cacciaguida  fiii 
fisfttto  a  la  petition  di  Dante,  c^uanto  al fignificato  di  (Quello,  che  in  Infimo  e  nel  Purg.  hauea  inf 
te  fi  contra  di  lui.  Vero  Aggiunge,  Tiglio,  qVefte  fin  le  chiofi,cio  e ,  Quefie  fono  lefignificatimì 
li  (juel  che  tifii  detto.  Ecco  che  cjuefle  fino  linfidie,che  fin  nafiofie  Dietro  a  pochi  giri.  Oltre  afOf 
che  reuolutioni  danni,  Ma  non  uopero  che  con  tutto  (juefto  tu  porti  inuidia  a  tuoi  uicini  comp^trioi 
éi,per  opera  deijualituptrai  fauó efule  deU  patria,  poi  che  la  fua  uifa  Sin/stura  ,  Si  ferlunga 
ne  lauenire  affai  più  la  chel  punir  di  lor  perfidie.  Et  infintentla  dice,  chegli  non  hauera  cagion  di 
fortar  inuidia  a  firn  cittadini,  per  opera  dejuali  egli  farà  madato  in  effilio,  firche  inà'^  che  mora, 
come  diffe  ancor  difipra,fi  ueira  uerJicato  di  loro 


Po/  che  tacendo  fi  mojìro  Jpedita 
Lanima  finta  di  metter  la  trama 
In  quella  tek^chio  le  prfi  ordita; 

Io  cominciai  5  come  colui ,  che  brama 
Dubitando  confitto  da  ferfona^ 
Che  uede^e  uuol  dirittamente  ^  0*max 

Ben  ueggto-^Vadrc  mio ^ fi  come  jprona 
Lo  tempo  uerfo  me  per  colpo  darmi 
Tahyche  più  graue ,  a  chi  più  fctbandona  : 

Verche  di  prouidentia  e  buon  chto  m'armi  5 
,5;  che  fe  loco  me  tolto  più  caroy 
lo  non  perdeffi  glialtri  per  mici  carmi  ♦ 

Qiu  per  lo  mondo  fenxa  fine  amaro , 
E  per  lo  monte  y  del  cui  bel  cacume 
Gliocchi  de  la  mia  donna  mi  leuaro  > 

C  pofcia  per  h  cicl  di  lume  in  lume 
Ho  io  apprefo  quel ,  che  fio  ridico  , 
A  molti  jia  fipor  di  forte  agrume  i 

E  fio  al  uero  fin  timido  amico  5 
Temo  di  perder  uita  tra  coloro , 
Che  queflo  tempo  chiameranno  antico^ 


Voi  che  lanima  fanta  li  Caccìagulda  idi 
cendo  fi  mofìro  f^edita  e  libera  DI  metter 
la  trama  in  (jueHa  tela  chic  le  por  fi  ordii 
ta,  ciò  h  ,Dinterfretar  il  dulio  che  da  me 
lefuejpofto,  lo  cominciai  a  dire,  come  co 
lui,  che  dubitando  brama  deffer  con  figliai 
to  da  perfina  CHe  uede,  cioè',  Latjual 
intende  e  drittamente  uuole, perche  poco 
giouerebbe  bramar  defftr  configliafo^da 
chi  intende,  fe  la  uo^ onta  del  drittamente 
configliar  non  uififp.  Et  a  far  che  la  u9 
tonta  ui  concorra  ,  è-  neceffario  che  uini 
(erutnga  lamore,  fin'^  del^nAe  tutte  kfe 
re  fin  imper fitte  .  BEn  ueggio  padre 
mio  ,  Quello  fipra  di  che  Dante  uuol  dà 
Caccia  guida  effir  confi ghato  fi  e',  che  fi 
come  da  lui  gliera  già  fiato  f  reietto,  ueg 
gendofi  auidnar  il  tempo  de  le  fue  calai 
mita^e  non  uol  e  n  do  fi  ancor  per  (juelìé 
abandonar  e  metierfi  in  dtjberatione,  ma 
con  la  prouidentia,  (juanto  a  lui  f^lpp^f* 
fibilr-,  cercar  di  remediar  per  fi  f^Uo  moi 
do,  (he  fi  ben  gliera  tolto  il  fiu  caro  /wajo 
ihaufjfh 


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Postillati  16 


CANTO  XVII^ 

tUufjfey  (heyel  quel  if  l<i  f^^  ì^triay  chej^ey  cagion  le  firn  ueyft,  iejuali  infenìeud  faìuev  In  (juejfa 
fnd  cmeìidiy  non  ferleffe gHaitri  luoghi,  Perche  hauenkegli  in  (jueflafua^eregrinationey  frigna 
Menienh  a  Ìlnf.  e  pi  frlenhl  monte  iel  Purg.  e  di  cielo  in  cielo  con  Beat,  cfpefc  ìfuY  rrdte  cojc^ 
teme  che  fcriuendole,  dhauer  a  dijjf  ìé^ceY  a  molti,  tlT  «  (jurdi  fi'etialmente,  i  congiunti  dec^u^^K 
meuuolinf€YÌYe,dÌYa  dhi(uer  tYòuati  ne  leteYne  fene  de  l'irf.  Et  a  f^eUi  anchoYa,i  nimin  de  (judi 
lira  dhaueYtYOMti  in  luogo  fdluoycomè'  il  PuYg.  el  PaYai.  E  co/J  dijf^iacedo  a  cjuejìi  tuli,  chejhY^n 
no,  come  dice,  molti,  hMiéi  da  feYieY gli<xlirUuoghi,  E  fc  non  le  due,  teme  che  la  fima  fua  debba 
fèco  inftemeYÌm:tneYfcfolta,  Onde  dice.  Ben  ueggio  PAdyemio,  Per  hauer  Cacci^guiia  di  fcfY4 
detto  a  Li  figliuolo.  Si  come  lo  tmfo  jfrona  uerfò  mefey  daymi  tal  e  ft  fitto  co!p,  che-  pugYaue  4 
toleYare    chi  féanhnafiu,  Onde,  Audace^  jvrtuna  iuuat,  Timidos^;  refeìlit.  Per  lacjual  coja  e 
huon^,che io  mi  ^Ymi  tanto  di  fYOuidentia,  chefe  me-  tolto  ilfiu  caro  luogo,  lo  PEy  miei  carni,  ciò 
è^,ferli  miei  ueyfi,  non  feYde/JÌ  glialtYi  luoghi .    QlufeYlomondo  ciò  e  ,  Qiufer  In^mo 
^aYO  CenTa  fine,  E  ferloynonte,ml  cuihel  cacume  ,  Ve  la  helU  fcmmita  del^uale,  Caoci 
chi  DE  la  mia  donna,  ciò  ^,  Di  Beatrice  mi  leuaro,  e  poi  per  lo  cielo  DI  Ime  in  lume,  ciò  e-,  D» 
fufìantia  in  fufiantia,  o  di  hatit.dine  in  heatitudine ,  ho  io  afpefo  cjurao,  che  fio  lo  ri  il  co  ,  A 
Molti  fiarqoY^fiYte  agrume,  PeYche  ft  come  il  firte  agrume  offende  il  gujlo,  cofi  temo  toofi 
fndeY  la  mente  a  molti  Ihe  muniranno,  E  fe  io  fono  al  ,m  tanto  timido  amico  chevon  Iodica, 
lEmo  di  terdeY  uita.  Temo  di prdeyfma,  fey  lac,u,l  dopol  morir  ft  uiue  amhoya  ,  TRa  coloy, 
,he  chiameyanno  antico  queflo  temp,  ciò  h  Af^JT^    ì^^^h  W^^^»  '^^''^  ^"«^^^^^ 

^ueflo  temp  che  hora  me'frefente,  efft  /g  chimeranno  antico , 


L<t  luce  5  in  eh  rldeual  mio  thefiro , 

Ch'io  trouai  Vt^fifè  prima  corru  fca  ; 

Qual  a  raggio  di  fole  J][^ecchio  doroi 
Indi  rij^oje  ;  Confóentia  jùfca 

O  de  la  propria ,  o  de  laltrui  uergogni 

Tur  fintira  la  tua  parola  brufca  . 
Ma  nondimen  rimofjà  ogni  menzogna 

Tutta  tua  uifion  fit  man'fijla^, 

E  lafcia  pur  grattar  y  doue  h  ro^ax 
eh  fi  y  uoce  tua  farà  molejìa 
Kel  primo  gujlo  ^  uital  nutrimento 
Ldfcera  poi ,  (juando  fm  digcfìa  ♦ 

Qjtefio  tuo  grido  farà  come  uentOy 
Che  le  più  dte  cime  più  percote .: 
E  c/o  non  fr  dhonor  poco  ar^mtnio  • 

Vero  ti  fon  mojlrate  in  quejle  rote. 
Nel  monte ,  e  ne  la  uée  doloroja 
Tur  Unirne,  che  fon  di  fitma  notet 

eh  Unimo  di  quel,  eh  ode  non  pofa, 
Ne  férma  jide  per  ejfempio  ,  chaia 
Lafua  radice  incognita  ^  afcofa^^ 

Ne  per  aliro  argomento  ^  eh  non  p<^t 


yjjito  Caccia  guida  il  dulìo  di  Daììfe^ 
la  luce  neUjual  egli  fflendeua  f  fice 
fyima  corrufca,  ciò  e.  Fiammeggiane 
te,  come  fuol  f^rlo  ffecchiodoYO  ayagi 
gi  delfde,fi}rft  feyche  pns'o  che  Danir 
fcYÌueyehhe  amOYa  di  lui ,  di  che  m:fiYa', 
ua  hauey  fiaceYe,jfOÌ  ri^ofe  al  duhio  dii 
cendo  ,  COnfcieniia  jujia ,  ciò  è- ,  Colui 
ihaueyn  la  confcienti<n  neya  e  maculata, 
di  (jurflo  tuo  faiuey  che  tu  fiiY^i ,  com^ 
uuoi  infirÌYe,  fcntÌY0  fuY  la  tua  hyufca  pi 
Yola ,  O  DelafYOfYia,  o  de  UiYui  utYi 
gogna,  De  la  pofYÌa  intenie ,  feyche 
udendo  nomimY  i  uitij  di  (fueEi  chauei 
ya  tYOuati  in  Inf  o  in  PuYg.  e  tyouandoi 
ft  di  (fuei  medefimi  eJpY  macchiati  anco^ 
ra  loro  ,  ne  haueyanno  ueygogna,  Ve  lali 
mi  intende  di  quelli,  che  f^yanno  fiati 
al  mondo  loYo  congiunti ,  Come  pdyi, 
mdri,  fratelli  t  cet.  Kondimtno,  RI* 
m(fa  ogni  men^gna ,  Tolto  uia  ogni 
f^lfita  e  men^gna,fa  manififiaT\ttM 
tua  uifme ,  TuUo  quello  che  tu  hauerat 
in  ijueftatua  feyegrinmr.e  uedu.to  , 
E  Ufiia  [UT  grattar  ionè'  U  rogna  ^ 


PARADISO     CANTO  XVII. 

E  lafcia  firt  lì  ^en fiero  a  chi  hauera  c^^on  dh^ueylo,  Vmhe  fc  U  tua  me  Cetra  molepa  e  miacei 
uole  nelpmo  guPo,  Ufcerafoiuital  nutrimento  cjuanJo  faa  àiaeRa ,  a  fimilitudine  di  Jurl  che 
fuo  fir  la  medicina  a  Itnfirmo,  che  nelfrindf  io  li  f,r  ojìica  er  Lara,  rJ^  foi  digerita ,  la  troua 
dolce,  ferejfcr  cagione  di  re/iituirli  la^nita,  Cofi  la  tua j^arola  ftra  a  cofloro^fenhefe  nelfrimii 
fio  h  fungerà  nf  rendendo  foifejifffu  fm  cagion  di^rli  rimouey  da  la  torta  uia  emendarfi 
Soggnmgmio,  che  ^ueflo  fuo  grido  fm  a  ftmilitudine  di  (juel  uento  che  con  più  empito  fercote  le 
fiu  alte  cime,  perche  egli  in  juefiofiiofcriuere  non  tratterà  f  non  dhuomini  eccellenti,  e  che  di  loro 
hanno  lafciatofima  aì  mondo,  e  degìialtripiu  humili  e  haffì  tacerà,  E  auejìo  mn  fi  poco  aroomen 
te  dhonore,  perche  fi  come  il  trattar  de  le  perfcne  haffe  e  argomento  di  uilta,  Cofil  trattar  de  le  alte 
^  argumento  dhonor  e  gloria,  E  per  quefìo,  et  a  ciò  che  tu  haUiu  a  render  di  loro  uer  a  teftimman 
^a,  tifcnornoflratem  ^urfie  rotefiperne  del  cielo,  nel  monte  del  Vurg.ene  la  dolorofff  ualle  infìr 
fia  [anime  che  fcn  noteemanifijìe  difima.  Perche  lanimo  di  Quello,  che  fidamente  ode  dir  de  la  coi 
Jae  non  la  uede,  nonpoft  mai,  ne  firma  f^de  in  quella  per  ejfmpio  chaUia  LA  fiua  afcofia  incoi 
gmta  radice, ciò  e'.  La  fua  origine  e  cagione,  Ueper  altro  argomento  che  non  paia  e  mofirifi  di  /wo 
r/.  Et  infcntentia  due  E/fcrli  fiati  moffrati  ef^ttiueJer  aueUi  huominifimofii,  perche  ad  udir  Cela 
mente  dir  di  loro,  egli  a  tal  dire  non  haueria  maìfrefiato fima  fide. 

CANTO  vili. 


Qja  fi  godeui  foto  del  fuo  uerho 
Quello  Jpirto  beato  ;  e2r  io  gufiaua 
Lo  mio  temprando  col  dolce  ìacerho  t 

E  quella  donna,  che  a  D/o  mi  menaua^ 
l^ijfi^^Uuta  penfier^penfa  chio  fi)no 
Tre^o  a  colui  ychogni  torto  difgraua^ 

lo  mi  riuolfi  a  lamorofo  fiuono 
Del  mio  confi}rtot  e  qual  io  atlhor  uidi 
Ne  gliocchi  finti  amor;  qui  labandono 

ì<lon  per  chio  pur  del  mio  parlar  disfidi 
Ma  per  la  mente  ;  che  non  può  reddirt 
loura  fe  tanto, /altri  non  la  guidi ^ 

Tanto  poffio  di  quel  punto  ridire  * 
Che  rimirando  lei  lo  mìo  affetto 
Libero  fif  da  ogni  altro  difire^ 

^in  chel  piacer  eterno,  che  diretto 
Baggiaua  in  beatrice ,  dal  bel  uijo 
Mi  contentaua  col  fecondo  afpetto^ 

Vincendo  me  col  lume  dun  Jorrifo 
Ella  mi  diffi; Volgiti,  ^  afCoha; 
Che  non  pur  ne  miei  occhi  è  Varadìfo , 


tìimoftral poeta  nel  prefinte  cantò ,  come 
finito  chehìe  Cacciaguida  il  fùo  parlare^ 
che  in  fine  del  precedente  hahiiamo  uedi4 
to,  t!T  eglipenfando  fcpra  di  cjuello  ,  che 
ammanito  da  Beat,  fe  ne  rimoffe,  e  uoltofji 
a  lei,  da  la  nuoua  helle:^:^  de  lajuale  efif 
fendo  uinto,ella  lofice  tornar  a  uol^er  uef 
fi  Cacciaguida,  ìntroducendolo  a  dire  dali 
cuni  huominifimofi  cherano  fico  in  ^utli 
la  croce»  Vefiriue  poi  il  fuo  afcenfo  alfcfto 
jcielo,  che-  tjuel  di  Ciouf,  nel(]ual finge  ha 
uer  trouati  (Quelli,  che  drittamente  haueai 
no  amminiftrato  al  mondo  la  giufiitia.  Et 
ultimamente  ufi  inuettiua  contra  i  paflori 
ie  la  chiefa  riprende  do  le  lor  auaritie  e  fii 
mnie .  ^  eia  fi  godtua  fclo  del 
fiiO  uerh,  Godeuafi  già  facendo  Cacciai 
guida  fra  fcfteffc  di  juelchauea  predetto 
a  Dante  del fuo  fffìiio,per  il  lene,  che  ulti 
mamente  ne  douea  refiiltare,E  Dante  tm 
feraua  col  prnfiero  il  mal  de  lefftlio ,  cht 
gliera  acerho,  col  dolce  di  c^ueflo  tal  lene, 
quando  Beatrice,  che  lo  mtnaua  a  Dio  dif 
fi.  Muta  penfiero,e  penfi  chio  fono  PReJfi 


.    ^  colui  che  disgraua  offni  torio, ciò  è',Tref 

fio  a  Dio  ,che  remunera  tutte  U^fc.Onde  Vaulo  a  li  J^omani  al xy'.  Mihi  uindiltam  ego  retrihuam, 
Jcit  dminut.  in  tal  firma  e/firtandch  a  non  Jouerfi  del  fuo  efflio  attriftare,  E  auefio  e  cfj^cio  de 
la  Teologia,  la^ualfmpre  ne  indri^^  al  fimmo  lene ,  e  neffirta  a  non  curar  de gliauerfi  cafi  d\ 


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PARADISO    CANTO  XVriI* 

fìrm^yffY  fjfcY  udnita .  IO  mi  rmlf,  Riuoltofft  aiumjuf  TDantf  aìfuono  de  Iffdyoh  li  Bfdf. 
E  cjnale  e  ijuant:^  am^rf  CT  afjiUO  che  uidf  éhoru  ne  fuoi  janti  e  diurni  occhi  dice,  (^i  fatando^ 
n  ),  fio  è ,  Hm  a  tjuefìo  funto  lo  pnp  in  tacere,  e  non  ferche  io  fur  fclmente  mi  disfidi  del  mit 
f  ariate,  che  non  f  offa  giunger  a  tanto  alto  fegno  ,  Ma  per  la  mente  CHe  non  può  yeddire  ,  l  cfjual 
non  f  «3  tanto  tornar  fcfra  di  fe,  S  Altri  non  la  guidi.  Se  da  diuina  gratia  non  glie-  conceduto,  Noni 
dime  fio,  tanto  poffo  io  di  cjuel  funto  ridire,  che  rimirando  in  lei,  lo  mio  affetto  flt  lilero  da  ognaltrs 
Jefiierio,  perche  (fuejio  aìlhora,  de  pwfi  occhi,  come  uuol  inferire,  fu  di  tutte  lalire  la  mia  maggior 
ma»  Fin  chel giacer  eterno,  Fim  chel  raggio  del  diuino  amore,  do  ^,  di  Dio,  CHe  diretto  raggiai 
ua,  ìl(jual  dirittamen'e f^ltnleua  dal  hd  uifc  in  Beat,  Mi  contentàua  COl  fecondo  effetto,  ciò  e'. 
Con  ijuedo  di  Beat,  chfra  affetto  fecondo,  ferchel  primo  era  quello  delfiacer  eterno,  dalc^ual  lo  ffìtn 
hr  del  he!  uifo  di  Beat,  defenieua,  Vincendo  me  col  lume  dunforrifo  ellami  dtfp  ,  WOlgiti  t!f 
afcolta,  che  non  pur  fclamente  è- paradifo  ne  mìei  occhi,  Volendo  inferire  ,  che  paradifo  era  ancora 
in  Cacciaguida,  uerfo  deljuale  ella  diceua  che  f  uoltaffe,  e  che  afcoltaffc  cjuello,  chegli  li  uolfua  ani 
cora  dire.  Perche,  fe  ien  Cacciaguida  glihauea  di  fc  fra  parlato  del  fio  effdio^  e  di  ijuel  che  doura  per 
tal  effilio  patire,  e  del  rifugio  che  ui  douea  trouare,  chetano  cofe  fertinenti  a  la  uìta  attiua  ,  e  tona 
la\ontemplatiud, perche  athora  doueffe  efpre  fìatoparadifo  in  lui,  hora  li  narrerà  de  la gkrid  dali 
(uni  heatì  j^iriti,  cofa  pertinente  ad  effa  Teologia,  Onde  fàra paradifo  ancor  in  lui  • 


Come  fi  uede  qui  alcuna  udita 
Laffètto  ne  la  uifla  ;  fillo  e  tanto , 
Che  da  lui  jìa  tutta  lanima  tolta  j 

Ce/i  nel  Jimme^gjar  del  fulgor  fanto  3 
A  cut  mi  uolft^  conobbi  la  ucglia 
Jn  luì  di  ragionarmi  ancor  alquanto^ 

Ei  comincio^  in  quejìa  quinta  foglia 
Ve  lalbero ,  che  uiue  de  la  cima , 
'E  frutta  femprej  e  mai  non  ]^erde  fòglia  ^ 

Spìriti  fon  beati  ;  che  qui  prima, 
Che  ueniffer  al  cieUfùr  di  gran  uoct 
Si  ;  che  ogni  Uufa  ne  farebbe  opima  ♦ 

Vero  mira  ne  corni  de  la  croce 
Qj4ctlo  chio  nomerò,  li  farà  latto  5 
Che  fa  in  nube  il  fuo  fòco  ueloce 


Voltalo  Dante  d  CdccidguiJd ,  come  da 
Beat,  gliera  flato  detto,  uide  efpr  fi  gran 
uoglia  in  lui  di  ragionar  ancor  aljuarito  ft 
co,  (jual  ft  uede  laffttio  alcuna  uolta  ne  U 
uifla,  fe  tal  affitto  è  tanto  grande  che  ten  P 
ga  tutta  lanima  uolta  afe.  Et  in  fcntentia 
dice,  che  Cacciaguida  mofìraua  in  uijfd 
ihauer  tanta  uoglia  di  parlar  ancorali 
quanto  fcco,  cheffer  non  fotea  maggiore, 
EI  comincio,  Affmiglia  il  Paradfo  ad  un 
arlore.perche  fi  come  (juefto  di  ramo  in  ra 
mo  luno  fcfra  de  laltro  fifìendefin  a  lafua 
cime:.  Co///  Varad,  <li  cielo  in  cielo  luno  fa 
fra  de  laltro  fejìende  fin  a  Dio  ,  ma  fm 
difirenti  in  quefìe  due  cofe,  Luna,  che  lar 
lore  è-  finito,  C7  H  Par.fen'^  fine ,  laU 
irdf  che  larlore  uiue  del  fuo  \iede  ,  doutr 


lafud  radice.  E/  il  Pdf.  uiue  de  lafua  cima,  ìoue  principalmente  e.  Dio,  ferche  da  luifrinc^palrnm 
JdependelfPrdognicreatura.Comincù  Tf  ff  ^'i 

ciolln  Ifìd  Ltd  sfira,  cherdpur  quella  di  Marte,  It    per  fmdmdme  ,perche  fcgh  fcno  1 

Uire,  del  pUfc  che  uiue  de Id cimd  c.me  haU.mo  de,o  E 
fcmpre  Perche  Dio  lakndafcmpre  de  la  fud  infinita gratid,  duelchefcmpre  ncnpuo  f^rtlfcU  a  lar 


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Postillati  16 


PARADISO 

lo  UJcli  p^r  U  (YOU  un  lume  tmto  CuarMolfrU ite U cróce'',  me C^'c^ 


Val  nomar  lofue  :  com^i  ji  Jèo 

mi  fu  notol  dir  pima^  chi  fitto  ^ 

Ef  al  nome  de  Idtro  Machabeo 
Vidi  mouerft  unahro  roteando  t 
E  letitia  era  fir^a  del  paleo  ♦ 

Cofì  per  Cdrlo  ìsìagno ,  e  per  Orlando 
Due  ne  feguì  lo  mio  attento  sguardo  j 
Com* occhio  fcgue  fuofalcon  uolando^ 

Tofcia  trajje  Guglielmo  y  e  Rinoardoy 
El  duca  Gottifredi  la  mia  wjla 
Ver  quella  croce,  e  Roberto  Guifcardo\,' 

Indi  tra  laltre  luci  mota  e  mijla 
Moflromi  lalma ,  che  mhauea  parlato  j 
Qua!  era  tra  cantor  del  del  artijìa^ 


cia^uidet ^lihaufuti  ietto ,  tnée  un  lume 
TRuffo ,  cìq  e ,  Dijcorrenie ,  COmei  fi . 
fio,  Cq/r  topo,  comr^li  faccffe  DA/ nomar 
lofue  y  £f  in  fcntenfia^  Co  fi  fofto  che  Cuci 
liaguidti  nomino  lojue  ,  uiii  ttcctnder  e 
éifiorrerun  lume  in  c^uelluogo  de  lacrop 
ce,  ^lijuale^li  nhauea  ietto  chio  miraffr^ 
KE  mifìi  notd  dir  frimai  chel  fitto,  Perf 
che  in  cjuel  mede  fimo  funfo  uiiiacceniet 
e  iifcorrer  il  lume,  chio  uii  Hy  4  Caccine 
guiiit  lofue,  Cofìui,  fecondo  che  fcritto  in 
lofue  contenuto  neU  Bilia,  effndo  fucce 
àuto  #r  Mo//f,  condufp  il  fofolo  di  Dio,  che 
x/.  etnni,  foi  cher  a  fuggito  d'B  gitto  da  U 
feruitu  di  Faraone,  hauea  halitato  il  defcf 


to,  in  terra  di  fromiffme,  e'caccionne  tut 
ti  lifuoi  mmici,  ET  al  nome  de  ìaltro  Machaleo,  luìa  Machaieo  ,  fecondo  che-  fcritto  nel  frimo  lih 
ie  Machalei ,  contenuto  fur  ne  la  Bìlia,  hauendo  Kntioco  di  Siria  ejpugnato  Wierufclem  e  frofii 
fiatol  imfio,  E  non  uolendo  che  i  Giudei  uiutffirof  iu  fctto  Ir  Uro  jf  atrie  leggi,  jfyefc  le  armi  contrd 
diluì,  e  con  (aiuto  di  Dio,  dofo  moke  uittorieluna  fcfra  de  Ultra,  lilero  il  fuo  foplo ,  e  reflauYO  U 
cittd  colfYùftnato  tempo.  Al  nome  ahtncjue  di  ^ueflo  Mathalto  dice  che  uideunaltro  fmillume 
ìioteando,  ciò  è-.  Girar  a  modo  di  rota,  E  Leti f iti  era  ftr'^  del  faleo,  E  ladegreZ^  e  gaudio  chai 
uea  (jueflo  Jfirifo  de/pr  nominato,  h  faceua  cofimoufr  in  giro,  come  fa  lafcr^  il  paleo  ,  0  trottola, 
quando  ferfar  che  non  Uff  di  girare,  ifanciuHi  h  danno  ccn  laftr'^a.  CO  fi  fer  Carlo  Magno ,  Di 
Carlo  Magno  e  d'Orlando  dicemmo  nel  xxxi.  de  l'inf  Ma  de  glori: f  fatti  divario  fcriue  ne  la  fua 
Ulta  diffiifamente  Leonardo  Aretino.  VOfcia  trcffe  Guglielmo,  Guglielmo  dicano  che  fit  figliuolo 
del  conte  di  Narlona,  e  conte  d'Oruenga,  ìHnoardofii  fratello,  0  ueramenfe  nefofe  di  lelorghe 
donna  di  lihaldo  Schiauone,  lacjual  fu  raf  ita  dal  detto  Guglielmo.  Goftifredo  di  Buglion  fìi  duca 
éi  loteringi  e  V.e  di  Hierufdem,  hauendofclo,  uirilmenfe  (omlattendo  conira  de  Saracini,  contjuii 
flato.  Rulerto  Guifcardo  fti  Normando,  Winfc  la  Sicilia,  e  tolfe  la  Puglin  a  Saracini  ,  Tu  padre  di 


jfiriti  cheran  (juiui,  comincio  cantando  a  render  grafie  D/o.  TuUi  cojìor  adunque  erano  flati  U(t 
ioro/i  in  armeefìrti  comUttitori fer  U  ueya  fiie  ^ 


lo  mi  riuoìft  dal  mio  dejlro  lato 
Ver  ueder  in  Beatrice  il  mio  douere 
O  per  parlar ,  0  per  atto  fegnato  : 

E  uidi  le  fue  luci  tanto  mere , 
Tanto  gioconde che  la  fua  jimbianl^ 
Vinceua  gltaltri ,  e  lultimo  folere . 

E  come  per  fcntir  più  dilettan'^a 
Ben  operando  Ihuom  di  giorno  in  giorno^ 
Saccorge  che  la  fua  uirtute  auanx^a^ 


Vanito  Cacciaguiia,  Dante  ft  riuolfo  fui 
Uto  defìro  fer  ueder  il  fuo  douere  in  Beai 
trite.  Perche  ne  le  diuine  cofe  chegli  andd 
jpeculando,  era  neceffario  che  froceiffi 
p  fecondo  che  la  Teologia  li  dettaua,ofer 
ferole  frofrie,  O  Ver  attofegnatOy  O  uei 
Yarfi^nfefer  gualche  figura,  Maffmamen 
te  douendo  horc\faliY  a  U  confemfUtione 
iel  fefìo  cielo,  nelcjual  ^  fofla  la  fleUa  di 
Gioue,  Voltatoft  adunjue,Vide  le  luci  de 
^liQuhi 


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Postillati  16 


CANTO  xvnr , 


si  mxccorfio  chel  mio  girar  intorno 
Col  cielo  injìemt  hauea  crefciuto  Ureo 
\ ergendo  quel  miracelo  più  adorno* 

E  qual  e  il  trajmutar  in  picciol  uarco 
Di  tempo  in  bianca  donna  ^  quandol  uolto 
Suo  fi  difcarchi  di  uergogna  il  carco  5 

Tal  fi4  ne  fiocchi  miei ,  quand^io  jui  uoho 
Ter  lo  canàor  de  la  temprata  fìeìli 
^efìayche  dentro  a  fe  mhauea  ricolto  ^ 

lo  nidi  in  quella  Giouial  facdla 
Lo  ifauiUar  de  Umor,  che  li  era^ 
Segnar  agliocchi  mici  nojlra  fauella^ 


^Hocchi  a  Bfaf.  TAntomere,  cioè-yT^n 
(0 pure gìoconie  t  Hefr,  ihf  U  fua  fmhUn 
^  uinceua  ii  flìrnior  e  IrìieZ^ ,  lutti 
gliaUri  affetti  e  Lltimo  ancora  ,  chera  il 
fiu  jfìendiJo,  in  che  era  fclita  di  mofìrari 
fdiy  Et  a  auejÌQ  iniifid  uuol  in  fcntcntid 
iìijtrire ,  hauer  cQnofciuto  cVegìi  era  iat 
juinto,  chh  (Juelii  Marte ,  afiffo  al  [((to 
cielo,  che-  (juel  di  Giowf ,  Veyche  dice  ,  E 
Cmeìhum^y  oj^erando  tene  ,f!ccoyge  dt 
mmo  in  mrnOyìfeY  fcrfiffiu  dilettatiot 
re,  chf  la  fra  uirtu  auanl^,  ef^ffif  ium 
miaeliet^.CoftnJauoYft  ìouei^tM^ 


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Postillati  16 


r  corti  ucctUì  furti  dì  r'iuUra 
Quaft  congratulando  a  ìor  fajlure 
fanno  di  fe  hor  tonda  ^hor  altra  fchiera} 

S;  dentro  a  lumi  fante  creature 
Vohtiwdo  cantauano  ;  e  ficienfi 
-Hor  D,  hor  l  hor  U  in  fue  figure  ^ 

Vrima  cantando  a  fua  nota  mouienfix 
Poi  diuentando  lun  di  quefli  fegni 
\n  poco  firrejlauan  )  e  tacienft^ 


PARADISO 

(^flmitacoìo  fi  aloynOfCio  ^,  Beat  Jan 
to  mirahilmente  ornata  di  htUeZ^  t  Jflen 
iore,  cUl  mio  gxrar  inferri f  col  cielo,  ih 
qual  fi  mouta  fer  uirtu  del  frimo  molile, 
HAuea  crefcitifo  larco^  Verchela  circunji 
rentia  iel  del  di  Gìoue,  alc^ual  m.auiiJi  ef, 
fcY  polito,  era  maggior  di  (jueOa  del  del  di 
Marte,  dalc^ual  era  fariito  .  E  eguale 
ti  tramutar,  Vimopra,che  tal  uariahil  mu 
iatione  ^inft pochora  a  fùoi  occhi  il 
cangiar  ueduta  da  la  fi  co  fa  fteHa  di  Mari 
U,  al  canloY  di  cjueUa  di  Cioue,  dUal ftol  efftr  il  difcaricar  de  la  ufYgogna del  liamo  uifo  de  la 
donna,  fercle  fmilmente  fi  uede  di  roffc  tornar  liamo,  £  cUama  lafieSa  di  Qioue  temperata,  fet 
effcr  in  me^  tra  Saturno,  i^ual  è-  di  natura  freddo,  e  Marte,  la  compreffon  dalcjual  è  ieffr  cali 
hy  Onde  che  Cioue, participando  e  de  luno  e  de  laltro,  ne  uien  a  rimaner,  come  dice,  temperato. 
IO  Vidi  in  juflla,  lo  uìdi  dice,  in  <juella  ftella  di  Qioue  Lo  sfiuihr  de  Umore  che  li  era ,  ciò  è-i 
tofflendor  de  leaiiffiriti  acceft  di  carità  cherano  in  cjuella,  SEgnar ,  do  è-,  Rajfprtfcntar  a  gii 
OccU  miei  NOflrafakeEa,  Ter  e  he,  fi  come  il  nojìro  parlar  ft  fegna  e  compone  per  diuey  fc  leUere,  coft 
quejtifj)iriti  uolando  e  cantando  a  fmilitudine  ducceUi  in  giro,fàceuano  tra  loro  din frfc  lettere,  co 
me  ueggimo  comunemente  jàr  a  le grue,  quando  efcano  di  (jitalche  riuifra  ,  e  uolano  cantando  a 
lep:ijìure  loro,  cjuaft  come  di  (juefìo  ft  con  gratula/prò  luna  con  Ultra,  ftcendo  in  aere  di  loro  hora 
una  cr  hora  unaltra  lettera.  Ma  (juefliff triti,  /atto  che  nhaueano  una,ft  fìrmauano  e  taceuan^ 
un  poco,  per  mettere  Jfatio  tra  luna  lettera  e  la! tra . 


O  diua  Vegafea*cheg!ìngegni 
Fai  ghrio  ft ,  e  rendili  longeui , 
effi  teco  le  cittadi  e  regni  j 

ìHuflrami  di  te  fi'jchio  rileui 
Le  lor  figure  ^comio  Iho  concetti  t 
Para  tua  poffà  in  qutflì  uerfi  hreut  ♦ 

lAoflrarf  dunque  in  cinque  uolte  fate 
Vocali  e  confinanti  ;  9^  io  notai 
Le  parti  fi  j  come  mi  pjruer  dette  « 

Viligne  iufìitiam ,  primai 
Fur  uerho  c  nome  di  tutto!  dipìnto  t 
Qui  ìudicatis  terram  ,fut  feTj^ai^ 


Vfano  i  poeti  TJon  fclamente  ne  frìncìfi  de 
lor  poemi  inuocarlaiuto  deìeMiff(,r}'afm 
pre  ancora  CfT  ogni  uolta  channo  ad  effrii 
n.er  co  fa  difficile, come  hora  auié  al  nojìro, 
ìnuoca  adunque  Caliopea,  Ujual  chiama 
Viua,  ciò  ^,  Santa  Vegafca^Verche  le  Mu 
fe  halitano  intorno  al  finte  Pegafco ,  coft 
detto  dalcaual  pegafo  ,  E  di  lei  intende^ 
per  effcr  di  tutte  la  più  eccedente.  Onde  an 
cora  ne  linuocatione  de  la  precedente  canti 
ca,  E  gwi  Caliofè'  alquanto  furga.  Ma  f)3 
ra  trattando  di  m.ateria più  alta  ,  uuol  che 
furga  del  tutto.  Vero  uedremo  qui  difetti 


che  dira,Vaia  tua  fir"^  in  quefli  uerf  Ire 
m.  O  diua  Vegafca  adunque,  lacjual  fàiglingegni  Gloricft,  do  e'.  Tieni  di  gloria,  E  U  rendi  loìì 
geux,  E  li  dijfoni  a  lunga  uita,  Perche  dop  la  mo^teanchora,  tu  Ufàifer  finia  lungamente  uiut 
re,  ETeffì  teco,  ht  effi  col  tuo  ffuore  finno gforiofe  le  cittadi  e  yegm,  perche  tu  dai  loro  ficulta  di 
fcriuer  poetando  di  quelli^  Onde  c heff  ftmilmente  ne  uengon  a  lungamente  uiuere  .  I  Lluflrami 
di  tefichio  rileui,  Qoncedemi  tanfo  del  tuo  diuin  fattore,  che  fcriuendo  io  ritragga  l  E  lor  figure. 
Perche  facendo  gHjfiriti  Uuere  di  Ce,  ejfe  Uuere  giunte  infiem.erileuanofarole,ma  fenht  erano  de 
la  facra  frittura,  il  poeta  non  !epotfua,fen'^l  ftuor  diuino,  rileuare.  Adunque  ,  iUufìrmi  fi  dio 
le  rUeuiCOmio  le  ho  cornette,  Coft  come  io  le  ho  mcepute  ne  la  mente,  PAia  tua  poffa,  \  e  da  fi  in 


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Postillati  16 


CANTO  XVllU 

ijuejii  mlfi  Ireu'i  uevft  (judntù  fu  hai  iifofere,  E  Ircui  iice,  fer  fjpY  gi<f  frfjfc  al  fine  le  hfeya, 
MOfìrarfi  aiuYKjufy  Vuron  le  lettere,  che  ijm  leafi  jfirin  comfofcYO  di  fe,  e  che  dal ^oeta fìtron  m 
tate,  ira  uveali  e  confcnam  xxxv.  che  tante  nentra  in  e^ufjìef arale,  Diligite  iujìiiiam  (jui  iuiicai 
tts  ferram,  leijuali  farole  fcno  ii  Salomone  al  frimifio  de  la  pf  lentia,  jferche  tjui  fi  tratta  di  <jueli 
li,  chf  Yfgg^^^  ifofdi  CT*  amminijìrano  hrla giufiitia,  Adun<]ue  DI  tutto!  dipinto,  do  è-,  Di  tut 
te  le  lettere  raffrefentate  dia  juelli  jj^iriti,  Diligife  iufiitiam  fii  frima  uerlo  e  nome,[enhe  Ufrhfk 
vMgiie,  C7  lujìitiam,  nome,  Et  Quiiudicatit  terramlVrfcTiX^ii  furon  lultime . 

Vofcìa  nel       del  uocahól  quinto  il  uocahl  (juinto  ielefcjpradetiefar:)ìefi 

Rìmafcr  crdmate  ft  ;  che  Gioue  ^  Terram,  e  luUima  lettera  di  (juelloè>' 

Vareua  argento  li  da  oro  dijlinto ,  f^.  Adunque,  tutti  juepi  jj^iriti  dijìinfi 

E  uidt  fcender  altre  luci ,  doue  ^'J'"^'         '^""f'  f''  % 

Trai  colmo  dd  M.  e  U  quctarft  /  f  ^^'^^^  ^CV-  l 

^        j        j    'T  1        1      Vf  ejpr  arciento  dipinto  da  oro,  Ferihf  Cio^ 
Cantando  credo  il  ben, che  afe  le  moue.      t  era  Ìl  color  de  largento,B  ciuS  flirt f 

Voi  come  nel  ^ercoter  de  ciocchi  arfx  Mherano  in  lui,  fer  fa  lor  ardente  cantal^ 

Surgono  innumerahli  fruille ,  p  JUmojìrauano  del  color  de  loro,  E  tjuejìi 

Onde       ftolti  foglion  augurarfi  J  infenie,fer  i  cofìituiti  da  frinàfi,  o  da  le 

"Rìfuìgcr  paruer  quiui  più  di  nùtlc  T^fj^.nemagifiratiai  amminifìrar ^ii^fii 

Luci  ,  e  falìr  quali  affai ,  e  quai  poco  5  tia,  e  che  drittamente  Ihaueano  amminif 

Si  cornei  fiU  che  le  accende ,  firtille  t  prata,  e  lemme  intende  fer  (jufjìo  mondo 

E  quietata  ciafcuna  in  fuo  loco  ^4'''"^'             haUtata,onie  dice. 

La  tefìa  el  colto  dunaquila  nidi  C^uiUMu  terrm.  Et  il Salmlfìa,  lui 

^        r                ì  j  fi-  .  n  dicahitorbfmt(rraruminiu  titia,E\/idt 

napprekntare  a  quel  dijìmtofvco  ^  ,    ^           j        ,  t  r...^. 

^     7    t     j-  •       T         1     1-1     '1'  fc(nJier,Vtdemifcendfr£w  dal  prfYnn 

CLuel.che  dipinge  //,  non  ha  chlguidix  [,,k,Uriffintifidcolmhe\uÀciVf 

Ma  effo  guida  ;  e  da  lui  ft  rammenta  ^^^^^  ^-^    ^3^,^  ^^^^^^j^  jl  ^he 

Quella  uirtu  ,  che  forma  per  h  nidi  ♦  ^^^^  ^    , j/q  Cmm^  lene ,  iltjual  moi 

Laltrd  beaitudo ,  che  contenta  glianimi  de  Muomini  a  proceder  jffr 

Vareui  prima  dingjgVtarft  a  lemme  ^  lefueuie,E  ^uefìi  eraro  alcuni  di  magi 

Con  poco  moto  feguito  limprenta  ♦  £Ìor  grado ,  come  Duchi ,  Marcheft ,  e 

Confi,  chaueano  amminifìrato  a  fudiiti  lo 

/.m.>,o^,  PiwVmVi  ./r«J?.irm,  ./?mi/.Wm.  <f./^^^^^^^ 

i  li  lAL  ia  hr.,  B  Àr  ^"'^  ìff^i  e  r»  ff'  ^' ^^^fT »/^''  ' 


PARADISO 

eh  p  fff  li  hùgVx  IlJ^ònfnhìi  a  chi  un  fiu  alto  et  a  cU  un  ftu  UJfcfeconh  l  menti  ìm\  t  A? 
m  hratituh.  Ultra  j<hifya  di  heati  ff  iviti,  cheya  i  fffaful  colmo  àfl  M.  f  chf  cjuiui  fayfua  coni 
unta  Vlngigharfu  do  p-,  Dj^k  corona  iifc,  comeftft  talhoY  àigì^li,  SEouito  ìimfrtnta,  Sem 
io  ai  improntar  e  firmar  dife  il  refto  de  lacjuila  COn  poco  moto^^enhe  ft  mofero  fclmfnie  ijuantiì 
le  ale  ie  U(iuiU Mnalifinge  aferfe,fcftendeuano,A  dimcfìrare.che  ogni  Sxgnyr,  Vrincife,  e  Rr, 
éfhbefcmpreeJProlPcjuentearimferadore.etraifirmarftin  lm,cio  ftr  de  la  lor  uoluntaìa 
fua.  Onde  nelfcfto  del  Purg.  in  cjueUafua  digreffme  difjì.  Ahi  genie,  che  dourefti  efprdeuota  E 
lajJarfeJer  Ce  fare  in  la  fella  Se  ien  intendi  ciò  che  Dio  ti  nota,  E  di  fcfra  nel  fcjìo  canto  in  ferfcna 
di  lufiiniano  uelemmò  che  d^jfkfamtnte  trauo  di  ^uefla  materia,  Come  ancora  in  tutta  {jueUa  fia 
opera  intltdata  Monarchia  .  Quelli  adunque  ,  che  drittamente  haueano  amrt.inifìrato  la  giuf 
fiitia ,  f  cherano  flati  offèijMnti  a  l'imrerio,  erano  rafprefcntati  in  (Jkefla  acjuila ,  laiiual  è  deìii 
€ataa  Gioue  ,  La  cui  infìuentìa  ft  difènde  fcpra  le  monarchie  ,[mcJfafi,  e  regni ,  dijìoneni 
doglianimi  a  gìufiamente  e  uirtuofmente  optrure , 


O  dola  fìtila  quali  e  quante  gmmt 
Mi  dimojlraron  che  noHra  giufììfia 
"Effetto  fta  del  del,  che  tu  ingemme , 

Cerchio  prego  la  mente  5  in  che  fmhia 
Twf  moto  e  tua  uirtute  $  cl^  rimiri 
Ondcfcel  fiimo ,  che!  tuo  raggio  uitiaì 

Sì  che  unaltra  fiata  homji  fadiri 

comperar  e  uender  dentro  al  tempio , 
Che  fi  muro  di  fangue  e  dì  martiri  « 

C  militìa  del  del,  cu  io  contemplo. 
Adora  per  color ^^he  fono  in  terra 
^uttt  fiiìati  dietro  ai  malo  effmpìo  ♦ 

Qia  fi  folea  con  le  fpade  jhr  guerra  x 
Ma  hor  ft  fit  togliendo  hor  qui  ^hor  quìuì 
Lo  panuhel  pio  padre  a  neffun  ferra  ^ 

Uà  tu  ;  che  fil  per  cancellare  fcriui  ; 
Penfa  che  Pietro  e  Vaolo.che  morirò 
Per  la  uigna,  che  guafli ,  anchor  fin  uiut, 

l^en  puoi  tu  dire  ;  1  ho  fèrmol  difno 
Si  a  colui ,  che  uolle  uiuer  filo , 
E  che  per  filiti  fu  tratto  a\  martiro  5 

Chio  non  conofico  il  pefcator,  ne  Polo» 


Vuol  rif  render  le  fmonie  auaritie  de 
prelati,  e  chiama  la  jìrlla  di  Gioue  dohe, 
per  ejpr  pianeta,  come  diffe  di  fcpra,  temi 
perato,  E  di  fua  natura,  fc  non  e  impedii 
to,  dijfoflofcmpre  ad  ottime  influentie,  O 
dolce  fieUa  adun<]ue,<:^ali  e  quante  gem 
me,  ciò  ^,  Di  che  qualità  ,  e  tjuanto  nui 
mero  di  heatij^iriti  cfj/o  uidi  ejfcr  in  te, 
mi  dimoflraro  che  la  noftra  humana giufii 
ita  fa  efjrtio  del  cielo  CHe  tu  ingmmi,lh 
(jual  tu  come gmm a  adorni ,  Ver  la<jual 
cofa  io  prego  la  diuina  mente  IN  de  fnii 
ita,  do  è'.  Ne  lac^ual  ft  principia  il  tuo  »io 
fo,  E  Tua  uirtute,  E  la  tua  infìuenfia,pfr 
che  da  la  diuina  mente  depeniono  frincipal 
mente  tutti  i  moti  e  linfìuentie  e  uirtu  de 
cieli,  cht  rimiri  Obidefiel  fimo,  de  uiiia 
il  tuo  raggio,  ciò  e.  Donde  uien  il  diftto, 
che  uitia  il  tuo  ìnfiuffo ,  SI  che  unaltra 
uolta  homai  fadiri  di  comperar  e  ufni 
der  dentro  al  tempio  ,  Come  jtce  cjuando 
colfrageh  de  le  firn  li  difcaccio,  Si  comè* 
firitto  in  S,  Matteo  al  xxiy'.  dicendo ,  Do^ 
muf  mea  domut  orationit  uocalitur ,  uof 


..     -  autem ficiftif  jffluncam  latronum  .  CHe, 

ìl^ual  tempio  Ji  muro  di  fangue  e  di  martiri,  perche  la  militante  chiefa  fii  fhndata  fcpra  la paff.on 
el  Irrìgue  ffarfc  di  chrifo  e  de  ftnti  martiri .  O  Militia  del  del,  Conftderatol  peseta,  per  le  dette 
ragioni,  le  cofi  de  U  chiefa  andar  di  male  in  peggio,  E  confecjuentemente  futtol popolo  chriftiano, 
ferlomaheffempio,  Si  uoìgf  ^  quei  Irati  ]firiti,in<eft  perla  militia  del  cielo  ,  che  gli  ne  lamia 
conternflaua pregandoli,  che  preghino  Dio  per  cjueh .  Cla  ft  fclea,  Soleuaft  ne  tempi  antichi  con 
Uffxde  e  con  atre  armi  torp.rfir'^^  r  uiolentemente  laltruificulta,  E  len  che  fhffe  co  fa  ingiufta, 
[krhauea  gualche  afparen^dammofif^ ne  !eJ}>or/ì 4 pericoli,  MMhorai  prthti  letoglieno  come 

uuolinfirire, 


•fu 
•ti 


n 


CANTO  XVIIT^ 

itMÌ  inJtYÌyf]  còììlf  jioYiìhmhr  intfriittiy  ffnhefeglihuominikò^Hayiò  ufir  le  (iurmenti  ed 
ilfftitfìicifinffffeyh      chfl  jf>ietQfc  fgirf  fìfga  m  nejjfunOyf  uuol  che  fi  ^  0«i/r  c-  frit 

GrtHÙ  ctccffiflis ^Y^fù  U(ff  iifogm  che  felo  cornfrino,  Oni^  ammomlce  jueftì  tali  uendum 
■dicenlo,  MA  tu  che  ferini  fer  cunceUaYe^  ciò  M<r  iu  che  (cyìuì  linteréiuo  non  frr  ^/o  iie  lapde, 
md  fn  cdnceBarlo  foi  chf  recomiliarfi  con  U  chiefa  fe  Ihaunn  YicomferatOy  .e  tu  mclto  caiù  ne 
Ihauerai  ueniuto,  Venfà  che  VietYO  e  Paulo,  iijuaìi  moYÌron  PEyIcì  uigna^  ciò  ^,  Ver  U  chieft  che 
tu gi^^i  W«i  anchora,  e  che  te  ne  foiYcm  funiYe  .  Mrf  <frVr,  chegli  fuo  hetì  dire  dhaueY  tam 
io  firmo  il  éefiéfYio  €  S,  Ciouan  hatiifia^  iljuitl  fer  [alti  ^  talli  la  figliuola  di  i  Yodiana  fii  con^ 
dotto  al  YnaYtÌYio,  chf  non  conojcf  nelj^efcator  Piero,  neVAfofioh  Paulo,  \/olertdo  inferire^  chegli 
hauea  tanto  uolto  Unirlo  a  uoler  accumulaY  fioYÌni,ihe  a  juel  tewfo filo  a  Piren'^c  fi  hatteuano  con 
S.  Qiouan  Battifttt  da  lun  de  lati,  e  da  laltro  il  giglio,  che  non  conofieua  jfiu  ne  altro  Dio  m  altri 
fìtto  di  juello,  Qndf  nel  xix,  de  l'inf,  n  tal  fYOfofito,  Tatto  uhaufte  Dio  doro  e  dargentoe  ceU 

C  A  N  T  O      3C  I  X. 


PtfrM  imnz}  a  m  con  iole  apme 
La  bella  tm<xgt  )chc  nel  dolce  fruì 
Liete  fiiceud  Unirne  confmc , 

^area  ciafcuna  rubinetto ,  in  cui 
"Raggio  di  fole  ardefji  fi  accefo , 
Che  ne  miei  occhi  rifrangeffe  lui  ^ 

E  quel  y  de  mi  conuien  ritrar  tefìefo , 
TSion  porto  uoce  mai j  ne  fcriffe  inchiojlroì 
Ne  fii  per  fantafia  giamai  comprefo  5 

Chio  uidi  y      anco  udì  parlar  lo  roflro  , 
E  fonar  ne  la  uoce  tJ'  io  t  mio , 
Quanàera  nel  concetto  e  noi  e  nojlro  ♦ 

E  comincio  ^Per  ejfer  giuflo  €  pio, 
Sow/o  qui  effàltato  a  qucHa  gloria  5 
Che  non  fi  lafcia  uincer  a  diftot 

lEt  in  terra  lafciai  la  mia  memoria 
Si  fotta  ;  che  U  genti  li  maluage 
Commendan  lei^  ma  non  figuon  Ihifìoria^ 


Vfl  fYepntf  canto  iì  foeta  induce  a  firn 
^ularmente  favlar  latjuila,  che  nel  fYft 
<edente  hahhiamo  uedufo,fir  in  nome  de 
h  flkYalita  di  tuUi  ^uei  hfaii  jj:ÌYÌti,  dei 
4ju*li  eia  era  cornppa  ,  Et  a  dire,  (Ha 
■efpY  f fi  aitata  a  quella  gloYÌa,f(Y  la  giù  i 
fida  e  fieta  chauea  ufita  al  mondo,  e  che 
in  tfYYd  hauea,  fer  tali  fi<e  uirtu,  lafjai 
10  di  fi  tal  nome,  che  anchora  affYeffc  de 
y/i  e  malua^gi  huomini,  eYa  lodata . 
T>opo  (juefto  it  moue  un  dulio.  Se  fin"^ 
fède  Chriftiana  Ihuomo  fifuo  filuaYe,  ili 
jual  Yffcluto  da  lajuila  di  no,(juflla  uien 
foiaYÌfYend(Ymolii  fYincìfie  KeChYii 
fliani  de  le  loro  ingiufiitie  e  tiYannie . 

PAYea  dinanl^  a  me  con  lale  ajfeYte^ 
Ha  laejuiU  due  ale,  che  luna  fiignifica  U 
giufiitia  laltra  la  jf  ieta,  chalhiamo  di  fc$ 
fra  detto  ,jferche  in  un  giufio  frincife, 
firrfYe  luna  ^elle  ejpY  Lonimi^erata  con 
laltra,  che  in  aUromodo  la giufitfia  poi 


tretleeffertYOffo  fiutYa  .  hYano  aferi 
le,  Qjiafi  fYOnteer^tffUYecchiate  ad  fjp^uìre,  fercheU  giujìitìahuYnan*  nonfatifie  indugio, 
iht  fareSieingiuflitia,  E  chiamala  hda  imagine,feYche  neffina  cofa  h- chf  dornìe  faccia  ejfiY 
tiu  hello  tfr  ordinato  ti  mondo  di  lei ,  finZ^  l^^^ual  non  firehhe  altro  che  un  con  fife  cr  indirti 
calli caot.  CHe,cioe^,Laéua\Maimapne,fi.ceua  liete  l  Anime  cùnfcYte,  lantme  infime 
YiffYette  er  inrcYte  a  laauila  NE/  dolce  fruì,  ciò  h ,  N./  dolcemente  fYuir  e  godcY  la  uifion  di 
^-         j  1  /  ..f.r  /  j  J:  tuHi  i  W    F  f^vfua  tiaCcuna  deUe  anime  Yubinetto,  neli 


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Postillati  16 


1^1  MTit)  Tni 


PARADISO 

e^c  y«Si/io  ufmfpffY  rfpe/fo  a gliocchi  min,  A  JimUr  U  fmmi  carità  ìe  Usuate  effe  anime  m 
Jf^wo .    E  Q4tc/,  chemi  connim  ritrarr  E  (jueUa  che  mi  conuien  iefcmeyTE/fefò,  ciò  è-,  Horif 
fo  NOw  pom  uoce  mai  e  cet.  ficenh  ii  quefte  due  diuioni  Tejìe,  e  Sa,  la  iefwentia,  o  mglim^ 
dir  la  rima.  E  t  e  fimile  a  <juella  di  (juel  uerfo,  A  raga^^  a^etlan  dal  Signarfo,  che  uedemm^ 
nel  xxt'x.  de  Vlnf.  Verghe  Tejìh',  come  dicemmo  nel  xxvy.  dd  deuo  Inf.  in  mero  Eiorentino  fu 
gnìfìca  tanto,  (\uantohra,  adeffi^emo.  Dice  adunjue  cefi,  E  nuel  che  mi  canuien  tefl^ ritrarre, 
non  fOYÙ  uoce  mai,  ne  inchioftro  fcriffè,  ne  fu  comfrefo  mai  per  fiintafta,  che  tanto  uien  a  dìi 
re,  S afer  che  non  fìi  mai  detto  ne  friUo  ne  penfafo,  Perche  neffuno  diffe,  ne  f  riffe,  ne  penso  mai 
che  una  acquila  farUjfe,  come  uuol  horajcriuer  dhauerla  ueduta     udita  parlar  lui,  Onie  dice, 
CHe,  ciò     Verche  io  uidi  cr  anco  udì  farlar  L  O  rojìro,  ciò  è',  il  lecco  de  tatuila,  E  fonar  ne  la 
uoce,  ET  io  e  mio,  Coftfarlank  in  fmgu^are,  qvanto  era  nelconceUo,  Tutto  ciochauea  cornei 
fufo,  E  Noi  e         ciò  e ,  Vi  uol  er  ftgnifìcar  in  plurale,  Verche  erano  tutti  cjueUi  jfiritì,  che  ad 
,fi^^  ^intrat^parUumo  per  lo  lecco  di  cjufÙa  apila,  la  (jual  perche  era  fola,  fero  parlaua  in  fmoutart 
il"**^  m^ffa  dàfuuihro,  E  Comincio,  Ognun  di  (juffti /piriti  per  fc  ftejfc  comincia  per  lo  lecco  de  Ut 
pila  a  dire,  FE<  effèr  giujlo  e  pio  fcn  io  pi  ejfaltafo  a  pefta  gloria  CUe  non  fi  lafcia  uincera 
difiòy  Verche,  fi  come  ha  già  più  uoìte  deUo,  ognileato  fi  contenta  del  grado  può,  ne  defilerà,  ne 
fuo  dfftderar  maggior  leafifu  Une,  ET  in  terra  la  giù  amminijìranh  drittamente  giujìitia  e  pietà, 
lafciai  fiotta  la  mia  memoria  e  fami,  che  ancora  li  le  maluagge  e  peruerfe  genti  la  commendano 
e  lodano,  MA  nin  fi^uon  Ihifìoria,  Ma  panfunpe  le  commendino  e  lodino,  nondimeno,  non  fa 
gueno  pero  i  miei  uefiiti  dfffer  fietofi  e  giujìi,  ma  fono  ingiujii  e  crudeli .  Volendo  inferire,  chefft 
finno  come  pelli  che  predicano  la  fide  che  non  credono  . 


Cofi  un  fol  calor  dì  molte  hrage 
Si  fit  fentìr  ;  come  di  molti  amorì 
Vjciua  filo  un  fuori  di  quella  image\ 

Ondio  apprcjji  ;  O  perpetui  fiori 
De  leterm  letitia  ;  che  pur  una 
Varer  mi  fitte  tutti  t  uojlri  ardori^ 

Soluetemi  Jpirando  il  gran  digiuno^ 
Che  lungamente  mha  tenuto  in  fitme 
No«  trouandoli  in  terra  cibo  alcuno  ♦ 

Be;j  fi  io  y  che  fi  in  cielo  altro  reme 
La  diurna  giuTliva  fit  fuo  f^ecchio  ; 
Chcl  uofiro  non  {apprende  con  uelame^ 

Sapete ,  come  attento  io  mapparecchio 
Ad  afcoltar  X  fapete  qual  e  quello 
Vukio  ;  che  me  digjun  cotanto  uccchto  ♦ 


Co/? fifa  fintlr  un  fol  caìor  di  molte' Irdi 
ge^come  di  peOaimagine  delapila  ufd 
ua  efnceuafifcntir  DI  molti  amori.  Veri 
chf  nel  parlar  di  peUa  tutti  li  ff  iriti  che^ 
ran  in  lei  Mmofirauano  la  fua  fcmma  cai 
rifa,  ONdioappre/Jc,  Verlapal  cofa  af{ 
frejfc  di  tal  fuo  parlare,  io  cominciai  loro 
a  dire,0  Ver  fé  fui  fiori,  chiama  pei  lea 
ti  ffiriti  Fiori  perpetui,  Verche  fi  cornei 
fiori  adornano  di  Izr  letle^'^e  il  prato , 
Cofi  pffii  leati  adornauano  di  lor  ludi 
àeT:^  e  fplédor  il  cielo.  Ma  fi  .ome  peli 
li  fono  a  Ireue  e  corto  tempo,  Cofi  pefti 
fino  perpetui  e  fcmpiferni,  DE  la  letitia, 
ào  è',  He  la  gloria  eterna,  CHc,  Ipali 
noi  fiori,  mi  fate  fcntir  iuoftriohri  pur 


uno,  jìando  ne  la  fimilifudine  dfffi  fiori, 
E  pur  uno  odor  dice,  Verche  pantunpe  in  pefii gìufli principi  fi^/fero  fiate  al  mondo  diuerfe  e  uni 
fie  uirtu,  pur  tutte  tenieuano  a  pefta  fila  de  la  giuftitia,  per  effer  dognaltra  la  più  eccellente . 
SOluetemi  jyirand:iilgYan  digiuno,  Tjichiaratemi  parlanhil  grande  e  fiirte  duko,  che  lungai 
mente  mha  tenuto  IN  fiime.  In  defi^erio  e  uogHa  di  Capere,  NOn  trouandoli  giù  in  terra  tra  mor 
ialiClh,  cioe,Argumfnto,chflopoffa,ofafpiafcluere,  E  figuitando  dice,  SOhen  io,CHefi 
altro  reame,  do  e',  chefe  altro gr aio  e  fiato  di  leati  m  cielo  FA  la  iiuina  giufìitia.  Va  ìlio  fuo 
ffecchio,  ciò  e,  che  fi  fj^nchi  in  lui,  come  fi  ogni  Icato  di  che  grado  fi  f:a,  che  il  uojìYo  reme 


mi 


ili 

Moi 
V, 
Vidi 
U 

c^ 

Foli 

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M\ 
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Postillati  16 


CANTO  XIX^ 

VOtì  Ufpfiìle  an  utkm,  Kon  lo  ufif  con  imffiimertfo  dipùraììfìa,  Voìtnìo  infirlrf  fffY  hi 
ne,  chefe^liahi  leatì,  iijuah  fonone  gìinfirio  vi  e  fin  hcffjì  cifli.che^li  éomUarfomi,  f  cor.fjuen 
iemeniffiu  lontani  da  D/o,  ueggono  in  lui  tuff  e  le  to/f,  che  tanto  fin  chiarmenfe  le  ien  uederloro 
ile  li  fcn  fiu  jfYfffo,  Aiur.ciue,  guardando  in  lui,  uoipfete  come  io  TKafjfaYecchio  ad  afcoffare,  e  pi 
fete  qual  e  <juel  duhia  CHe  me'  tanto  uecchio  digiuno,  lljual  me  tanfo  lungamente  molfflo  a  non 
pfere.  Et  il  duhio,  come  difcUo  uejremo  che  lajuila  dira^è  c^utpo,  che  no  ptendof  Ihuomo  fn^ 
fide  chrifìiana.  fcJuare,  (jueDiyche  diial  fide  non  hanno  fzffhto  hauey  cognitione,  e  nódimeno  pno 
pmpreuiuufigiupmente,  e  f  condo  la  legge  de  la  natura, f  er  (jual cagione  har.no  ad  ffpr  friuati 
de  lafiliciiafufeyna,  hlpndof&m,  UuUum  lonum  irremuneratum  C7  nuUum  malum  im[unii 
(um,  Onde  ad  alcuni  far  àe  in  queflo,  HnpUiiil  giujìititt  di  Dio  uen^a  a  mancare* 

Quafi  fiilcon  ,  eh  ufcendo  del  capello ,  finito  cheìpeta  Ielle  la  fi<aorat\one,uU 

lAoue  la  tejìa  ,  e  con  lale  fapfìaude  ^'^^  ^  ^uelfegno  de  la<iuiU,feY  la  ìetitia 

Voglia  moflrando  ,  e  frcendofi  hello;  ^^1%  ^  't'^V}        ^"'^  "7 

Vijfo  fc.  fi  quel  figno^,  che.  di  laude  ^  ifcone  Me  del  -f  f  --/-"^ 

^       J-  •          •      J        n  uO£liadiuolareepcendofjtello,CHe,tli 

Ve  la  diurna  orava  era  conte  lo x  ^         ^       *  r.^-r-,,^ 

^   r  r     iir        i  qual  fcffno,  e  COnfe  to,  (10  e,  CoYì.jfre^, 

Con  canti^quai  fi  fiacchi  la  fu  gaude  ,  l  confanti  dilaudem  la  diuina  grafia. 

Voi  comincio  ;  Colui ,  che  uoìfi  il  ftfìo  p/^^  ^^y^he  cjuti  leati  j^iritì 

A  /o  firemo  del  mondo  ^  e  dentro  ad  ejfo  cantauanoìe  loie  diluì.  Onde  nel  freca 

ViWnfe  tanto  occulto  e  manìfiflo^  dente  canto  dijfe, che  cantauano  il  len che 

Kcn  poteo  fiio  ualor  fi  fitr  impejjh  le  moue,  cir  itjuai  canti  fi  fi  chi  gaude  la 

Jn  tutto  lunìuerjo  1,  chel  fuo  uerho  fi^  in  cielo,  fenhe  tanta  fcauiffma  e  diui 

KcM  r'imaneffi  in  infinito  ccceffo  ♦  rn/fima  harm^onia  fuo  fcUmenfe ,  comt 

E  ciò  fit  certi  chel  vrimo  fiiverho;  uuol inerire, da  jfiritidiuim,  chela  fu 

Che  fii  la  fomma  dogni  creatura  goieno,rprcor.fuP  rOicom.nc^ 

ver  non  aLsr  vje  cadde  aceiio.  T^'^'^T  ''tft^^ 

E  ciuma  o^^r  eh  cgm  mmr  natura  ^^  ^^^^^   J^^  ^yj-  ^^^^  ^^^^^ 

E'  certo  rMol  a  <^uel  bene  ;  j.  ,„  p„„„M  è-,  rf{ft.t 

Che  non  ha  fine,  e  ]t  con  ]e  mijura,  tKtcrtaimffMcanlmtStua  (erutr^r* 

la  cD^nitiont  it  linfinila  frouìJeniiit  iti 
CYimrf,  E  df I  hiVtì  'ffenio  una  ìi  tjueUt  cofc,  a  ìf<juAi  Ihumo  non  fuo  fiwirirt,  prò 
«or,  mua  m  Una  iW  fìif  l«  "1^'""'''  ^"^^  <^OÌuich(  uolfc  il  fflo,  Sefìo  f  <jue  m 
Rrumfnla  coì<ìn>l  ftf^  u^a  figura  mia,  Aiunijue  lìio,  r,el  alar  clt  ficf  il  m«io,  uoli^'ll'l'Oi 
ie  laCuainfirtita  pouihntiaaUfìrmo  ii<juth,ficnìio  una fmilromia  figura, f  <(i/rm/e 
d,nw  ad^ffc  monh  T  multo  t  rnartififlo,  do  ^  TarU  4  à'<^  \'  »falure  firn  oauli 
tt  f  ctìai,,  E  tarttt  rr.ar,ifilìf  &  "fruirmi  df  fi  fon  ueifrf,  No»  foi'e-fir  ;«  lutto  lur.,u,r\o  ji.o 
fmmo  ualor  SI imfrfffo,  do  ^, T«(o mar.ififlar^^niif  fenato,  CHW/?,o  ujrh,c,o  e;  Ch  Ulua 
fm,ma,  tatuai  fmiluifcr  al  f^Huolo,  di'  il  fuo  u^rho,  NOn  rirr.anfffi  <«  •"A""»  » 
NO.  infinitmfnlf  il  uda  io^ni  creatura,  E  non  fmh  a  Dio  fa  irrpjf.hU  cofa  ahu, 

va,  r^anJfOt^  fSrr,  fmh  Dio  nonfècofache  non  fa  h..,  E  <iufffcM'  TZ'Sli 
caac.hlafuainfini,arafmtia,frar.aU,^ncWfar.^^^^^^^ 
ìLnuMnrfariafr^ui,o,f.  chela  fuafa^i^ntiaeae^^^^^^ 

flro,  ilpal  auJp  chr  Jiffc  tanto  noNmentr  cr.to,  ,h  ncei>ff^  o^raUra  OnU  ^ 

éefù  la  fmmaignuna  ii  ^uéf,  noniirr.mm  pth  lafua  ^nfr.ua  pou.Jn,^" 


PARADISO 

fe  ì^ttufffe  lieìuid^  Imr'j  ajffUato  df/fèr  confimafo  irt  gyatU^  còmf  fùrcrt  ijuelli,  clf  Jofo  ilfm 
(ddfre  rimafcYO  la  p/y  e  (o/r  «ow  ]nm<x  feccatOy  e  non  haurnio  ffccato,  non  fare  caduto,  Adunjue 
non  la  uUe,  e  fer  (jnejìo  nùn  aj^etio  la  gyatìa  confimantc.  Onde  caddeacerho,  £  coft  fey  Ifjfcm*, 
fio  di  cofiui  chiaYamfntf  appare,  CHe  ogni  minor  natura,  do  e,  che  ogni  natura  naturata,  cfjtf- 
fropria  de  U  creatura,  e  corto  e  hrfue  ricetiacoh  a  (jufl  hen  che  non  ha  fine,  penhe  fi  lui,  cheré 
la  fcynma  dogni  diuina  creatura,  non  lo  foie  capire,  molto  meno  lo  capiranno  le  creature  humai 
rie ,  E  tal  infinito  htne  MI  fura  ficonfc,  Ver  che  Un  finito  li  fogna  mifurarcon  li^finito^Onie 
il  Tilofofi  ,  Deut  menfura  ftbi  ipft  e  cet. 


Vunque  rjojlra  uedutHjcU  conukm 
Ejfer  alcun  de  raggi  de  la  mente  9 
Di  che  flette  le  cofe  fin  ripiene  ; 

TSlon  può  di  fua  natura  ejfer  pojpntt 
Tanto*jch  fuo  princrfto  non  difcernd 
Molto  di  la  da  quel  y  che  ^ie  partente  ♦ 

Pera  ne  U  gmjlitia  fimptterna 
ta         che  rìceue  il  uojìro  mondo  y 
Com^ occhio  per  lo  mar  entro  fmterna  : 

che  ben  che  da  la  proda  ueggìal  jindo} 
In  pelago  noi  uedé  *  e  nondimeno 
e'  Vi  5  ma  cela  lui  lejfcr  prcjìndo  ^ 

Lume  non  èyfe  non  uien  dal  firenoy 
Che  non  fi  turba  maixan\t  e  tenebra^ 
Od  ombra  de  U  carne  ^  0  [uo  ueleno  ^ 


Dice  jfer  conclufxone,  che  ejfenìo  nneffai 
rio  cheì  noflro  intender  e  ueder  depenk 
dalcun  de  raggi  de  la  diuina  mente,  ih 
jual  altro  non  è-  che  la  uirtu  diuina,  lai 
qual  egualmente  fi  difi^nde  in  tutte  le  co^ 
fi,  ma  ciafiuna  ne  riceue  fclamenfe  tani 
ta,  :juanfa  ne  può  portar  la  fua  natura^ 
Onde  dice,  che  tutte  le  cofi  ne  fon  ripiei 
ne ,  Non  può  la  creatura  di  natura  fun 
ejfer  tant}  poffinte  inuedere,  CHe  fu^ 
frincipic/,  cioè,  che  Dio  non  hfcernat 
ueda  molto  di  la,  DA  ^uel  che  glie-  pari 
uente,  Da  c^ueUo  che  ad  effa  creatura  api 
fare.  Et  in  fcntentia  dice,  che  la  creatui 
ra  non  pu(y  difua  natura  utder  tato  inani 
che]  creator  non  ueda  molto  di  la  da 
quel  che  uede  lei,  ferchel  ueder  de  la  crea 
tura  è' finito,  e  tjuel  del  creator  e*  fin^ 
fine  ,    pEro  nela  giuflitia,  Ha  dimoi 


flrat^chel  finito  ueder  uniufrfilrnente  di 
tutte  [e^  creature  e- moltQ  corto,  rtjj}ett&  a  Un  finito  tteder  del  creatore,  Horadice  particolarmeni 
te  del  corto  ueder  humano,  che  [ara  la  refclution  del  duliOy  e  perche  il  poeta  non  haueua  trouai 
lo  in  terra  chiglie  lo  fipeffe  rifcluere  .  Affimiglia  adunque  il  ueder  de  lintehuo  humano  ne  U 
fcmpiterna  e  diuina  giuftitia,  al  ueder  de  locchio  mortale  dentro  a  lacjua  del  mare,  perche  fi  cui 
me  ijuelh può  hen  ueder  da  U  riua  il  findo,  per  ejprui  laetjua  Uffa,  ma  nel  pelago  CT  alto  mai 
ve  no,  perche  auenga  che  il  findouifia  ,  nondimeno  la  profondità  delaccfua  glie  lo  cela  ,  Co/i 
locchi:ì  de  lintelletto  humano  può  hen  penetrar  ne  U  cognition  de  U  diuina  giuftitia  tjuanfo  fai 
Ontk,  il  ÌEo  lrì^tr^u^  tifce  la  fuor  natura,  ma  nel  lùo  profi^ndo  pelago  nOyperfffiroltre  a  la  fiiaueduta  ,Et  ordina 
VuJt,  tr  tm  5iiWl'fr/'  ^^f^  *^P^>  ^^^^'^  ^^^^  ^'^P^^  mondo  riceue  SInterna,  Sintroduce  e  mette  dentro  neU 
yi^tvlU:^h^  fcmpiterna  giuftitia,  come  occhio  per  lo  mare,  che  hen  che  ueggiail  findodala  proda,  noi  uede 
'    '         #  in  f elago,  e  nondimeno  è- li,  ma  lejprprofindo  cela  lui ,    LWmenon  è-.  Se  illume  de  la  giui 

fiifia  eterna  ne  glinttRetti  humani  HOn  uien  dal  fireno,  ciò  r.  Non  è  iHuftrato  dal  raggio  de 
la  diuina  grafia  y  the  non  fi  turla  mai ,  a  dtfirentia  delnoftro  fcrer.o  aere  che  fi  turha,  Non  è-  lui 
me,  anl^  e  tenthra  ofcuriio,  OD  omhra  de  U  carne,  O  danima  unita  al  corfo,  che  pereff  r 
Ùtdjjjjofio  e  mal  organi'^ato  non  può  tal  lume  penetrar  in  lui,  O  ^^<0  ueleno,  O  fuo  peccato,  (trcW 
Inanimm  malÌH^m  nonmtratit  ffiritus  fipientix  ^ 

WÌito(iuanf9 


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CANTO 

hffcit  te  wo  aftftd  U  latebra^ 
Che  tafcondeua  la  giujììttcì  uìua  5 
Di  che  facci  quiffion  cotanto  crebra  : 
Che  tu  dìceu'f  j  Vn  huom  nafcc  a  U  riua 
Ve  l'indo*^  e  qu'iuì  non  e  chi  ragioni 
Di  Chrìjio  j  ne  chi  legga ,  ne  chi  ferina^ 
E  tutù  i  fuoi  uoleri  V  atti  buoni 
Sono ,  quanto  ragion  humana  uede , 
^eri^  peccato  in  uita  od  \n  fcrmoni  t 
More  non  battei^ato  e  fin\afidet 
Oue  quej\a  giufìitia  ^  chel  condannai 
Oue  la  colpa  fua^fe  dei  non  credei 


fpai  hathimo     iftto^  il(jud [tr  il  tefì^^mfitfm^  ^  fidi  t  chm(ì 


V  </iVo  ^««TK/o  ct/o  /I/O  hUoy  de  ììnttUtii 
tù  humano  non  jfuo  (fpY  jferfittayr.ente  ca 
jface  ie  la  diuitìa  jfYDuiier.fiay  affci  te  f  0^ 
ra  ajferta  e  mamfipa  L  A  laiflray  no  &  , 
lacagÌQr.e  del  àulùdye^cle  tern  cei 
lata  occu!ta,Vfrchf  latelra  a]fJfYf[fo 
de  latini  è  luogo  doueglihuorìiini  ffcon 
dcno,  Cnde  Lue,  Kelfriìr.o,  CeUrtiu  efi 
hUis  ijuoru  (kfa  lafehr^^  CMe  tafanden 
U  uiua  et  tierna  giufìiùa  di  che  tu  ficeni 
T  A  YìtQ  crelra pianto  ajfra  et  acerba  (^ui*, 
ftione,  ferche  tu  in  te  fleffc  diceui  e  cef^ 
Narrando  il  dulio  chera  in  lui^  e  ^he  di 


Hor  tu  chi  je  5  che  uuoi  feder  a  fcranna 
Ter  giudicar  da  lunge  mìtle  mig^/ta 
Con  la  ueduta  corta  duna  j^annal 

Certo  a  colui  y  che  meco  fajfotti^ia  ì 
Se  la  fcrittura  foura  uoi  non  fiffc^ 
Va  dubitar  farebbe  a  marauiglià^ 

0  terreni  animali     nienti  gr offa. 
La  prima  uolonta^  che  per  je  bona^ 
DtJ  fai  che  fammo  ben ,  mai  non  ft  mojfa 

Cotanto  e  gtujìo  *j  quanto  a  lei  confinai 
l^uUo  creato  bene  a  fa  U  tira  5 

^Ma  effa  radiando  lui  cagiona  ♦ 


Vanna  la  temerità  lì  (Quelli  ignor^tiy  chf 
col /lo  corto  giudicio  uoghon  frefcrutar 
linfini(a  uia  di  Dio,  E  cjuffli  tali  fcno  a 
fmilifudine  di  chi  ha  hren  /Jìma  ueduta^ 
e  uuo^  giudicar  le  cofe  mille  miglia  da  lon 
tano  .  CEy/o  a  colui,  Tarla  la<juiìa  in 
ferfcna  de  la  diuina  giuftitia,  E  fer  tor 
del  tutto  uia  ogni  offoftfme  theftfotffft 
fire  in  corrotoration  delduhio  di  Dante 
dice,  Certo  a  colui  che  frffcUigUa  meco^ 
come  fi  fu  in  uoler  fqerefeYche  io  danno 
colui  chi  de  la  Chnfiiana  f^Ie  dici  no  ha 
UfY  f.ffuo  h'JUfY  cogmtione,SaYeUe  a 


maYauiglia  da  duhitaYe,  farche  io  ficffft 
cufPoJc  UfcYiUura  non  flffefcrra  uoi,  Ma  uoi  Pf^te,  come  uuJ  inferire,  chela  (IriUwa  due 
ILnem  La  exiuif  fcnusiorum,  ^  m  altro  luogo    ^f,^' ^^'^^'^^'f^^^^^ 


oratia  non  fiam.o  atti  a poferci  guadagnar  u  ì^aYaat  c,  ^jnur  ^.  3.^,,,  j  j      y;  / 


PARADISO 


Q^uale  fourejfot  nido  fi  ngird , 
Voi  cha  p.ifauto  la  ócogm  i  figli  ì 
E  come  qucl^  che  pajloy  la  rimira } 

Cotal  fi  fice ,  e  fi  Uuai  li  cigli , 
La  benedetta  imagme  j  che  Ioli 
Mouea  fojpinte  da  tmi  configli 

"Roteando  cantaua^  e  dicea^yQ.uaU 
Son  le  mie  note  a  te ,  che  non  U  intendi  J 
Tal  e  il  gmdicio  eterno  a  uoi  mortalt  ♦ 

Po/  fi  quetaro  quei  lucenti  incendi 
De  Io  jpirito  finto  anchor  nel  figno^ 
Che  fè  t  Romani  al  mondo  reuerendi^ 

EJfif  ricomincio  *,  A  queflo  regno 
Non  fili  mai  j  chi  non  credette  in  Chrifìo 
Vcl  pria^  uelpoi  che  fi  chiauajfc  al  legno  ^ 

Ma  uedi  5  molti  gridan  Chrifio  chriflo  ; 
Che  firanno  in  giudicio  ajfii  men  prope 
A  lui  che  tal,  che  non  conobbe  Chrifìo  * 

E  tal  Chriflian  dannerà  l'Etiope  j 
Quando  ft  partiran  li  due  coUcgt 
Luno  in  eterno  ricco  t  e  laltro  inope  » 

Che  potran  dir  li  Per/i  a  uoflri  regi  j 
Come  uedranno  quel  uolume  aperto , 
tlelqual  fi  firiuon  tutù  ì  fiiot  dij^regi  l 


Soluto  chf  mhelU  la<juila  il  Julio,  Jicel 
jfoeta,  fice  a  me,  com  fi  la  cicogna  (Juan 
h  hct  pafciuta  i  fìgliyche  fi^ra  fopral  nii 
io,  f  nueUi  chf  fcn  fajciuti  rimiran  lei,  e 
coft  rìmiraun  io,  Uuanh  i  cig'i,  U  lenei 
iftta  imagine  de  Uijuila^  chf  mouex  Ule 
SOjfintf  d<t  tanti  configli,  fAof)e  da  tati 
Ifati  j^irìti  da  guanti  (jjo  tra  cmpofia, 
E  YOtfando  fofra  di  me  cantando  diceua, 
qvali  fon  le  mie  note,  Qjialifm  le  mie 
favole  aie  che  no  le  intendi.  Tal  ^  il  giù 
dicio  eterno  a  uoi  mortali,  perche  uoi  mof 
tali  intendete  coft  foco  il  giudici^  eterno, 
tome  tu  intendi  le  mie  parole,  Coft  hreuei 
mente  affermando,  guanto  ha  iifcpra  dif 
fùfàmenfe  detto  .  Poi  ft  quetaro,  e  poi~ 
fironft  (^ei  lucenti  incendi,  Intefì  per 
juei  leati  che  ficeuano  il jègno  de  lacfuila^ 
Terche  prima  roteando  feran  mofp  ,pur 
anchor  nelfcgno  deffa  atjkila  CHefè  i  R* 
mani  reueréJi  al  mondo,  E  juefloper  ini 
9iuy*ifyaSili  uittorie  confeguite  fctto  di  tal 
fcgn^,cme  ue demmo  di  ^pra  nel  fefìo  can 
to,  Effofegno  ricomincio  a  dire,  A  Qjwrf 
fio  regno  lei  cielo  non  fall  mai,  chi  non 
credette  in  chrijio  VE/  pria,  Velpoiche 
ft  chiauafp  éUfgno,  ciò  è-,  O  uer amente 


prima,  comefiron  i  fanti  padri  dd  uecchio 
<kU^(fkYmc^  UtxAC  -fffi'^^^^^h  creleron  in  lui  uentur^,  VE/ pai.  Come  ha  fttto  ogni  ftdele  fot  chè'  utnuto  e  che  fU 
legno  de  la  croce  chiauato.  Et  e  riff:)fta  a  quello,  fe  fèn  ^  fede  chrifìiana  IhuOmo  ft  può  faluare, 
MA  ueiì,  Quaft  dica.  Ma  auerfifce  bene,  che  molti gridan  chrifìo  chrijìo,  che  nel  di  del gra  giù 
Udo  faranno  men  propinijui  a  lui  di  tal  che  non  lo  conoUe,  Onde  è-  fcrido  in  S,  Maf,  al  vy.  Non 
omnes  <]uì  dicitmihi  Domine  domine  intrahit  in  regnum  celorum.  Et  in  ìfaia  è*  fritto,  Vopulus  ifìe 
lahìjs  me  honorat,coY  autem  eorù  longe  ameefì.E  (juefìi  faranno  jue[li,channo  folamente  il  nome 
ifl  chyifiiano,ma  ne  le  opere  fono  peggiori  de  glinfideli,  perche  (juefìi  non  hauendolo  conofciuto, 
fino  degni  di  tjualche  fiit/à,  mal  chrjìiano  di  Queflo  non  può  efpye  fcufato.  Onde  dice,  che  juani 
io  I  Due  collegi,  ciò  e,  le  due  congrfgationi  de  huoni  e  de  rei,  dopo  la  gran  (èntentia  fi  partirani 
no  il  luono  ricco,  CT  il  reo  inope  e  pouero  in  eterno,  che  V Etiope  infidele  dannerà  (ali  rei  chriffiai 
ni,  rimprouerando  loro  dhauer  hauuto fiirma  dapofeyfi  faluare,  e  che  non  Ihaueranno  frputo  fire. 
Onde  e-  fritto.  Regina  aufìri  furget  in  iadicio  cum  generatione  ifta,  er  condannahit  em.  Vii 
ri  Niniuit^  furgent  in  iudicio  cum  generazione  ifia,  CT  condannahunt  eam  e  cet,  il  fim.le  fii 


fio,  perche  hauenio  operato  male,  haueyanno  dijfregiato  i  fiiOi  precetti  e  lui  infieme  con  <{i 
Vero  e'  fcritto,  We  mihi  mifero,  cum  utnerit  iUa  dies  iudicij ,  CT  a][ertut  erit  liher  in  juo  om# 
neimei  ac'ut prefcnte  Veo  recitahuntur * 


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Firenze. 

Postillati  16 


CANTO 

V  fi  uthd  ìYi  hpm  d'Alberto 
Quella  t  che  tojlo  mouera  la  penna  t 
Vcrchel  regno  di  VÌaga  fia  deferto  ♦ 

Lì  fi  uedra  A  duol  ;  che  fopra  Sennn 
induce  fnljeggiando  la  moneta 
Qwei,  che  morra  d'i  colpo  dì  cotenna^ 

Lì  ft  uedra  la  fuperkia  j  che  ajjcta 
Che  fn  lo  Scottole  Ùn^ilcje  fbUe 
Si)  che  non  può  fojfrìr  dentro  a  jua  meta. 


XIX* 

Hi*  rifYffo  ìajuiU  tutti  t  rei  chrifliani  in 
^enfraUfhoYa  uien  a  rifreier  lutti  i  mali 
Re  chrifìiani  uno  fey  uno  in  f  articolare, 
C7  inarì'^  aglialiri  Allerto  Duca  à]0±^  WM^/*^*^ 
Jjerliijf  rima,  poi  Ke  de  Romam,  deljual 
dicemmo  nel [cfìo  del  Vurg,  E  hen  (.he  mol 
te  ingiujìitie  e  tirarne  ftjji  ro  ufate  ia  lui, 
fer  lecjuali  ultimamente  fii  occifo  da  un 
fuo  nefote^  Nondimeno^ijutHa  oferapnf 
he  farà  ingiufltffìma  oltre  a  tutte  lalire. 


che  predice  hauer  t^flo  da  fir  cznira  il  R_ 
li  plaga ^  ferc^  e  fu  da  luiyfen^  alcuna  ragione,  comlattufo,  morto,  e  toltòli  lo  fiato  .  Q^efla 
fcmma  C7  tngiuftiffma  opera  aduricjue,  come  la  più  notabile  di  tutte,  mouera  la  penna  afcriuer  in 
euel  tal  uolume  tutte  laltre  fue  ingiufte  opere .  Il  ft  uedra  il  duol.  Dopo  Allerto  dice  di  Filippa 
ieQo  Re  di  Trancia,  il^ualper  una grandiffma  roUa  hauuU  da  Fiamminghi^  Apparecchiato  nuot 
uo  effcrcito,  e  non  hauendo  di  che  pagarlo,  fhlfifico  a  Varigi,  per  laqual  città  paffalpum^e  di  Seni 
ra,  le  fue  monete  talmente,  che  le  riduffe  al  uahr  de  la  ter%  parte  di  cfuel  che  uaUuano  prima ,  Ma 
iele  fue  ingiufìitie  dicemmo  alcuna  coCa  nel  vy*.  del  Purg.  E  perche  fxi  morto  in  caccia  da  un  cint 
fihiale  dice,  che  morra  di  colpo  di  cotenna,  impero  che  cotenna  fi  domanda  in  Thofcana  la  pelle  del 
porco  .  LI  fi  uedra  la  fuperlia.  Dice  de  la  fuperhia  del  Re  di  Scotia  e  di  cjuel  d'Inghilterra  , 
ijuali,  per  la  gran  ftte  c  hera  in  loro  di  dominar  lun  laltro,ftauano  fempre  in  continua  guerra, 
nejfun  di  loro  contentandoft  DI  ftar  dentro  a  fua  meta,  viftar  dentro  dafuoitermini . 


Vedrafì  la  luffuria  el  uìuer^  moUe 

Vi  quel  di  Spagna ,  e  di  quel  di  Buemme  5 

Che  mai  uolcr  non  conobbe ,  ne  uoìle  « 
Vedrafì  al  Ciotto  di  Gierufalemme 

Segnata  con  un  IJa  fua  bontate!; 

Qi4andQl  contrario  fegnera  un  emme^ 
Vedrafì  lauarit'ta  e  la  uìltate 

Di  quelj  che  guarda  li  fola  del  fico  y 

Oue  Anchife  finì  la  lunga  etate  t 
Et  a  dar  ad  intender  quanto  e  poco 

La  fua  fcrittura  :,fien  lettere  mo^^jj 

Che  noteranno  molto  in  paruo  loco  : 
E  parranno  a  ciafcun  bpere  fo^ie 

Del  barba,  e  del  f ratei  che  tanto  egregia 

Trattone,  e  due  corone  han  frtte  bo'^e ^ 
E  quel  di  Vortogatlo.e  di  ì^oruegia  ^ 

Li  fi  conofceranno*,  e  quel  di  Rafaa, 

Che  male  aggiuTìol  conio  di  Vinegia  ♦ 
O  beata  Vngheria  fe  non  fi  Hc^it 

Vìu  rnal  rr.enare ,  e  beata  ì<^auarra; 

Sefarmajfe  del  monte  ^  che  U  fif^ia  ^ 


Vanna  lodo  e  la  luffuria  d'Alfinfo  Re  di 
Spagna,  che  fit  poiaffmto  a  l'Imperio, 
E  dil'Adislao  Re  di  Boemia,  deljual  di 
cemmo  nel  vi/,  del  Purgatorio .  VEi 
irafft  il  Ciotto,  Fu  coflui  Carlo  feconi 
io  figliuolo  di  Carlo  primo  Re  di  Pugili 
ie  la  cafa  di  Francia,  ilcjual  tenne  Miei 
fufalem,  Fu  ''^ppo,  0  uogliamo  dire  [ciani 
cato  de  Uperfcna,  e  non  meno  de  la  men 
le,  perche  ftt  ripieno  di  molti  uifìj,  E  pfri 
che  helle  [da  cjuefla  uirtu,  che  fii  moli 
io  lilerale,  pero  dice  che  in  ^cjuel  cjuaderf 
m  farà  fegnata  U  fua  lonta  con  un  I.  the 
ftgnifica  uno,  mal  fuo  contrario,  che  il 
male,  farà fegnato  con  un  M.  chefgnifii 
la  mille.  VEdraffì  lauariiia.  Danna 
lauarHia  e  la  uilta  di  Federigo  Re  di  Si^^ 
ciliae  figliuola  di  Don  Piero  Red'Araé 
gona,  lacjual  Sidlia  chiama  ifcla  delfici 
(0,  rijfeuoal  monte  Ethnache  lo  getta 
fuori  di  fe,  Quiui.fccondoVirg.mon 
Anchift  padre  d'Enea,  Ma  per  ar  ^dtn^ 
tender  ciuAtO  in  juel  c^uadem  lafuajcnt 
\  ■  B  C  iii» 


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Postillati  16 


PARADISO    CANTO  XIX. 

E  cnler  <Jc  cìti[cun,che  già  per  ma  lurafdra  foca  tri  uiii/ miti  tnnumfrt  9 
ri  quefto  Hkofia ,  e  famazojli                  ^<".  «f"   l'ttnefcrho  MO<:^f,  eie  h-,        I  » 

P^r     /or  fcfHi.  fi  f<,«,fmt  f  gim^,             Ahnuia,.,  CH.  iranno  m'onfari  J 

Ci«  d^/  panca  ae  ime  non  }ijmtt,  ^^^^.^ 

faranno  manififle  a  ciafctmo  ìoffre  fc^'^  1^ 
e  uìt'AjfYtfc  de/  J(*r{rf,  th  ^,  Df/  frf/ywo  <•  ìfl  fratello  deffc  Federigo,  il  larla  dfljuaU  fit  Don 
Affinfo  ì^f  df  ìifla  di  Maiolica  e  di  Miftolica  fratello  ii  Dow  Tiero  fuo  fadre^  Dal^ual  Alfinfc  fu          '  (jé^ 

irnomnato  pi  AÌfinp  tey^  fratello  di  Federigo  t  di  Don  Iacopo,  inttfo  ^er  il  fratello  dejfo  Tede^  pili 

rigo,  che  dop  Don  Piero  JuCf^^T^^  regno  in  Aragona,  Come  ii  loro  dicemmo  mi      del  Purg.  Id] 

CHe  hanno  tanta  egregia  na^tioh'f,  come  fit  (juellade  la  cafa  d'Aragona,  Due  corone,  do  e-,  ri  | 

enfila  d'Aragona  fer  Don  Iacopo,  t  ^t^fHa  di  Maiolica  e  Minolica  per  Don  Alfinfc,  F  Affo'  lo^i  ak 

^,  do  è^,  aitiate  cr  ihrdate .  E  Quel  ai  Portogallo,  il  reame  di  Portogallo  parte  di  Sfa',  {xè 
gna,  Houergia  è- pofìa  molto  [otto  la  plaga  fèuenfrionale,  Kafdaè'ne  la  Dalmatia,  hoggi  detta 

Schiauonia,  E  perche  il  fuo  Re  filftflcaua  i  ducati  \enetiani  dice,  che  aggiufto  male  il  conio  di  m 

Vinegia  .     O  leata  Angaria,  Perche  in  (juelìo  reame  erm  fiati  di  molti  feffimi  Ke,  che  Ihoi  fsk 

ideano  mal  condono,  pero  dice  che  farà  leato  fe  non  ft  lajfa  pia  mal  menare,  E  heata  liauarra  ,  ^i-ji 

Il  reame  di  l^auarra  è'  ale  confine  tra  P  rancia  e  Spagna,  tST  aHhora  era  poffeduto  daPrancia^  Jxl 

Adunque  heata  Nauarra,  SE  farmaffe,  ciò  e-.  Se  fi  diftndeffe  del  MoHfV  Pireneo  the  la  circonda  . 

talmente  chella  fi  diftndeffe  da  la  fcruitu  di  Pranda,  de  ìacjual  aBhora  era  Filippo  BfHo  peffìmfì  i 

^e  di  ejueUa,  che  molto  mal  la  trattaua .    Uicofia  e  Pamagofìa  fcno  ciu^  di  Cipri,  le^juali  dice  Pùfi 

€he  fi  de  credere,  CHe  gia  per  arra,  che  già  per  anuntio  Di  cjuefìo,  ciò  h  ,  Dhauerfi  ad  armar  Qjj 
WErla  Lr  hefìia,  Infefa  per  il  loro  heftial  Re,  fi  lamenti  garrifca  e  doglia,  VErche  dal  fianco  de  lali 

tre  città  de  li  fola  non  fi  fcofia ,  Volendo  infirire,  che  douendol:^  difiniere,  h  uorriano  difini  J 

ier  a  cafa  loro,  e  non  andarlo  a  difinderacafd  daltri,  da  ijuali  egli  non  fi  difcoftaua  ,  E  cjuef  '  ^ 
fo ,  perche  in  (jud  tempi  una  molto  groffa  armata  del  Turco  era  iifcefa  fu  lifoU ,  t7  andaf 

i  uala  tutta  depredando  e  guafiando.                                                            '  Mi| 

C  A  N  T  O       X  Pré^ 

CluanJo  coìut,  eh  tuttol  mondo  allumi           tìauendol  petanel  precedente  cantoxnt  //j 
re  Ihemiprìo  nojlro  fi  difiende ,               ^y^j^^f^  /^j^,/^  ^  uituperar  glingiuftì  e 
EI  giorno  dogni  p>drte  fi  ccnfima^               uxtiofi  Re  de  fuoi  temfi,  Hora  nelprffni 

Lo  del ,  che  fol  di  ìui  prima  faccende ,             te  lìntroduce  adirle  lo  le  ialcuni  di  (juel  h  f 

Subitamente  fi  rìfit  paruente  li  antichi  Re,  che  oltre  a  tuui  glialtrifiti  ftctjij 
Per  molte  luci,  in  che  una  rìf^lende  t            ron giufìiffr^.i  t7  euelxenffmi  inognal 

E  queflo  atto  dd  del  mi  uenne  a  mente  ;        '^'^        'f^''^^"  /^^^^^"^  la  fua  tffla,  ^ 

Come]  figno  del  mondo  e  de  fuoi  duci          ^                          'ITZ^'  ] 

Nel  benedetto  rofiro  fii  tacente  :                           Dante, come p^teffiro  effcr  m  \ 

Vero  che  tutte  quelle  uiue  luci  m,non  hauendo^^^^^^^ 

.    ,       i        .    .             ,                  uutokde  Chri\tiana,laqu\Uh  fcliie,^  rai 

Vie  più  lucendo  ccmwaaron  canti  ultimamente  tocca  alcune  cofc  auanto  a  Z 
ra  mia  memoria  labili  e  caduci.                 y  ^redefìinatione .         T"  cavando 

O  dolce  amor ,  che  di  rifi)  tammanti ,            colui,  che  muo  d  mondo  ahry^a,  \fi  dei  J 

Quanto  pareul  ardente  in  quei  fituilli^          fcrittione  di  tempo,  ficenkcomparatio^  Q 

Chaumo  J^irto  fol  di  pcnjier  finti  ^            ne  ialapparir  iele  jì(llemdelo,imme$  J 


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Postillati  16 


PARADISO    CANTO  KK, 

Hate  chfl  fcl  trm^rìtct^  a  U  rtuoua  luce  che  f^^^iupfè  a  (juellt  ffirid,  che  firntduùV  htfuìU  ,fuUi 
^0  c\Aci  fi  tacejue^  Dice  a^un^jne,  Quct^tiol  fole,  iltjKol  fclo  aduma  tutto  il  wowio,  Si  iifcenée  del 
rofiro  her^ijfero  ne  Wrro,  t!7'  il  giorno  ft  cor: fuma  nel  noftro  iogni  furie  LO  nV/,  ciò  ^,  (fuet 
pQ  ifl  mfro  hemisfzriOy  CUe  fd  di  lai,  lìijual  fch  deffc  fcle  fàciende  friìfntt,  SuUiawente  SI  nfi 
furuenff.  Si  rifa  dimftYante,  feyche  ioYnct  ai  affarere,  PEr  molie luci ,  Ter  mdte  flelle  in  iht 
VNrf  Y'j).l(nIe,E  (jtìefta  è- il  /?/<•,  W<Jiy«/  tutte  ìaltre  fielle  fyendon  la  luce,Onie  ha  detto 
che  adurr.a  tutto  ilrr.onJo ,  E  Qu,ePo  atto  del  ciflo,  Aduncjue^  COmeil  fcgnc  del  mondo,  ciò 
Come  ti  pgno  de  lacjuila,  E  Ve  fuoi  duci,  E  di  (fuelli  che  la  condufpro,  de  cjuali  uedemmo  di  fa 
fra  nel  ffìo  ccrnO,  F  V  iaLente  nel  henedetio  yo/?yo.  Si  taccjue  nel  henedeUo  lecco  cVe  f  rima  fan 
lanci.  Mi  uenv.e  a  mente  cjuefìo  atto  dfl  cielo,  Pno  che  tutte  QVeEe  uiue  luci,  ciò  e,  (juei  diuii 
ì\i  fe  riti  che  luieuikno  in  lei  VI?  fiu,  ciò  e.  Oltre  a  lufato  lucendo,  cominciaron  canti  L  Alili  e- 
caiuci  da  mia  mem.oria,  E  (juejìo  fer  la  ragione  già  fiuuolte  detta.  Onde  a  frincifio  dt  la  cani 
fica  a  tal  fr^pfto  diffe ,  hiojìro  intehto  f  frofinda  tanto,  chela  memoria  dietro  non  fuQ 
ire  ,  O  V'Jce  tfnioy,  chiama  lacju'.la  coke  amore,  feria  fm.ma  carità  lUra  in  lei,  Cl^e  tam$ 
mani'.dtrifo,  llcjualti  cofri  di  ffUnicre ,  qyanio  fareui  ardente.  Quanto  fareui  accei 
fo  Jamore  N  fjuei  fluidi ,  Ir?  (jufUi  ardori  de  ìeati  de  ^uali  tu  ni  jvrmata  ,  che  ardendo  di 
cmt:t  sfài'.iHauano  ,  Ef  haueano  flirin  fcb mente  di  fnti  fenfieri,  Veràe  ne  leati  JfìriH, 
altramente  in  mk  aluno  mn  foffan  ^fflre» 

chiama  nuedi  feriti,  fer  che  luceuano  cti 
Pofàa  che  e  cari  e  lucidi  UpiUt  me  pietre  frenofe,  carie  lucidi  lafiUif 

Onàio  nidi  ingemmato  il  fi^O  lume  ,  rerchlapsin  latino  figmfica  fittra, 

VoUr  fiUntio  a  oliangelici  fquilli^,  Adun^jue foi che  (fuefìi  tai  lafiRi,  ON$ 

Vd  r  mi  parue  un  mormorar  di  fiume ,  f  ^  ^Tl'^     ^^^'^  lN^n,r../3  ./y?/?a 

\  air  fri  t  .    j.    •  ,     •    r,0trA        lume,  ciò  e'.  Ornato  il  fip  pianeta,  elei 

Che  fccnde  . chiaro       dt  ^^eira  trt  pietra  ^^^^ ^/^/o.., ./J  lofiHiera, 

lAojìrando  ìuberta  del  fuo  cacume.  Pofcr  fdentio  A  CÌiangelicueiuiUi,  A 

E  comefuorìo  al  collo  de  la  cetra  diuinie  foaui  canti,  Mi  farue  udir  un 

Vrende  fua  firmale  fi  come  al  pertugio        moym.orar  di  fiume,  Moflra  che  tutti  ^ud 
.1.^  4..^^é.A  *  li  (iÌY\tim>ofrerohnelitofut(ilocoUode 

"P*»  la  7amvo7na  uento^che  penetra  j  iijyiTHf  jj  •    ■  ^  ^  r 

l^eiax^rfjf^  ^      r  laquila,COm.efiffèhugto,cioe,Comfglt 

Co/i  rimojjo  daf\mtar  indugio  ^^^^^^  ^^^^  ^  /^^„^;.,3  y^y^^^j, 

Quel  mcrmorar  de  laguglia  faujji  inuoce,elauoceinfaYolechufcironfiiori 
Su  per  h  CoUo  ,  come  fiffc  bugio ,  a  ^jurllo  ferlo  lecco,  E  che  Ufctnder  di 

Fercfì  uoce  quiuì,  e  quindi  ufciffi  ialamlitoficeuafuono,cheadudirli  fai 

tecejiu^  ^  r'j-  ^...t..  reua  fiume,  che  di  fietramftetra  fcfni 

ver  lo  fuo  lecco  m  forma  di  parole ,  ^.^^^.^...«jo  de/  fuoLm/,vd 

Qual  af^ittaual  cor,  omo  le  JcrJjJt  *  ^.^^^^^  ^^^^^  MO^yando  klerta, 

Moprando  largita  e  douitia  de  k  fue  act 
cue.  Ad  imitatone  di  Virgilio,  Bue  ft.fenilio  cliuof  tramiti^  undm  ,  E  licit,  ilìa  cahnt 
raucum  perdeuiamurmur  Sa.aciat,  ^LeuangelifìaneV Afoc.  Aquile uolan^s  fer  mednm 
cali  J,fnutuox  aauemuhe,  A  fmlituiine  delfuono  che f rende  firma  al  coHo  ^^l^f^^r^ 
che  aulici  ^  prima  lafua  d.fìmtme,  O  come  cjuello  che  fer uento penetra  al  pertugio  de  la  ^rn* 
ZI  WLììe  par  ie,  chufctron  del  lecco  delac,uila,fhron  tali,  qyah  ^jf  ^ttaua  d^ore  F  ri 
delLteria,  ìhelanimo  mio  defideraua  fapere.E  cofiin  J^eUo,  ofiJPneUrne. 
mriafer  altrau^lt^tm^Ylarmtnt^^efcrifftefegnai . 


PARADISO 

fdrtt  in  me che  «eJe,  e  fatel  fole  (lufftefcnhYahfaYùtfcììflajuiUniéH 


Ne  laguglie  mortalr,  incomwcwmmi  j 
Hcr  jifamente  riguardar  ji  uoU  t 

Verche  de  fuochi ,  ondio  figura  fòmmi , 
Quelli ,  onde  locchio  in  tcjla  mi  fcìntiUd , 
E  di  tutti  i  lor  gradi  fon  li  fommi; 

Colui  y  che  luce  in  meTj)  per  pupilla  y 
Fu  il  cantor  de  lo  Jpirito  finto , 
Che  Urea  trajlato  di  uilla  in  uiUa  : 

Hora  conofcel  merlo  del  fuo  canto 
In  quanto  affetto  jù  del  fuo  confìglio 
Ter  lo  remunerar  j  che  altretmo^ 


10  fuori  fer  lo  tfccOyUfnmdo  a  dir  0.  D^n 
u  dalcuni  Rf,  che  ft  come  fur^n  al  man', 
do  in  uirtu  dif  iu  eueUentia  ,  c^ft  tengeii 
«0,  hnl^fimano  di  lei  ìf  farti fiu  notii 

11  e  fuhlimfs  Vice  adun^ufy  che  Usuila  li 
cmincto  a  dir  in  ^uefta  fimta ,  Hora  fi 
uuolf [mente guardar  in  me  U  farte^ 
C\iene  Ugu^ie,  Latjual  ne  laijuilemor 
tali,  \JEdee  fate  il  file,  E  (juefia  fatte  fi 
e  quella  de^liocchi,  itjuali  ne  laquda  [ci 
M  di  fi  fojprìie  uirtUy  che  fuo  ueder  e  fai 
iirfcn'^  ahtagliarfi  il  file .  y/uol/t ,  dice, 
adunque  che  tu  guardi /ìfimenie  ne  miei 

ùccU,  VErche  de  fuochi,  ciò  e-,  Verche  de  gliaccefi  fpiriti  in  carità,  DE  (juali  io  mi  fv  figura, E/f  n 
io  ella,  come^jahhiamoueduto,  di  quei  tali  finititi  fiìrmata.  Quelli,  onde  locchio  mifiintMa,  ciò  è', 
co/oro  dequali  locchio  mi  fiammeggia,  SOno  lifcmmi.  Sono  li  maggiori  tri  fiu  eccellenti  DI  tut 
ti  i gradi  loro,  Eerche  tra glialtri  Re,  come  uuol  infirire,  tengano!  frimo  luogo,  COlui  che  luce, 
Pon  quefit  tali  Re,  che  nomerà, intorno  a  locchio,  e  Dauid,  intefi  fer  il  cantor  de  lo  ffiritofunto,  co 
me  di  tuUi  il  fiu  eccedente,  ehe  ficcia  la  fufiUa  di  quello,  Uqual  Dauid  fraslatto  di  hida  in  uiUa  Uv 
(,a  [anta  del  fatto,  come  uedemmo  nel  x.  del  Purg,  Uora  dice  che  conofiel  merito  del  fi<o  canto ,  che 
fice  ne  filimi  comfofii  da  luiin  lode  del  Signore,  CT  in  quanto  afjttio  fii  DE/  fuo  configlio  ,  cioè. 
Del  fiiO  fecreto  fenfiero,  Verche  tai  [timi,  chi  diligentemente  li  confiderà,  li  uedra  effer  funi  f  ieni 
di  tanta  afjrttione,  che  hen  faren  ejpr  dettati,  come  ha  detto,  da  lo  ffirito  [unto,  P  Er  lo  remunerar, 
che-  altretanto.  Adunque,  fer  la  remuneratione,  Uqual  e  lafilicita  in  che  fi  troua,  conofie  hora  il 
merito  del  fito  canto,  Per  ejftr  quella,  cme  waoI  infirire,  giufiamente  equiualente  a  quefìo . 


Ve  cinque che-  mi  fitn  cerchio  per  ciglio^ 
Colui  j  che  più  al  becco  mi  ficcofìa^ 
La  uedoucHa  confoìo  del  figlio  t 

Hora  conofce  quanto  caro  cojìa 
Now  feguir  Chriflo  per  lefperien'^a 
Vi  qucfla  dolce  uita,  e  de  loppofla , 

B  queliche  fegue  in  la  circunfèrenzay 
Vi  chio  ragionoyper  Ureo  fupcrno^ 
Morte  indugio  per  uera  pcniten"^  i 

Bora  conofce  chel  giudicio  eterno 
Non  ft  trafmuta  y  quando  degno  prect 
craflino  la  giù  de  Ihodiemo  ♦ 

L^ltro  ;  che  fegue ,  fon  le  leggi  e  meco  ; 
Sotto  buona  intention  ,  che  fi  mai  frutto  j 
Ver  ceder  al  paflor  fi  fece  Greco  : 

Hora  conofce ,  cornei  mai  dedutto 
Val  fuo  ben  operar  non  glie  nociuo^ 


ì^afofio  Dauid  fiirlafufiUa  de  locchio, 
Ho/flc  fone  cinque  altri  Re  che  lifiinnol  cii 
glio,E  Traiano ,  come giufiiffimo  ,  effit 
fiu  frefjc  al  lecco,  Vflqual  Traiano,  e  co 
me  confilo  la  uedoueUa  del  figliuolo  ,  dii 
cemmo  nel  x.del  VuYg»Uoya  dice ,  che 
fer  ejf>erientia  conofce  quanto  cofìa  caro  il 
non  [cguir  chrifto,  do  ^,  i7  non  creder  in 
lui  e  non  ojpruar  lifuoi  frecetti,  hauendo, 
fer  non  creder,  frouato  le  fene  ie  l'irf. 
Et  hora  fer  hauer  creduto,  fròuar  la  doU 
ceZ^  de  la  gloria  del  Varad*  E  (^uel  che 
[(gue ,  Seguitaua  a  U  circunfirentia  de 
locchio,  ciò  e',  ne  Ureo  del  ciglio  ,  E^< 
(hia  frofita  Re  di  luda,  alqual  idio  indù 
gio  la  morte  e  frolungo  la  ulta  xy.  anni^ 
fthome  è' firitto  in  Ef?ja  al  xxxvfy.  et  al 
XX.  del  quarto  di  Re,  llqual  indugio  fii 
da  lui  domandato  fer  foier  fir  fenitentia. 


uà 

Foje 
Iti 


fi* 

t4 

mi 
rad 


^ 


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Postillati  16 


CANTO 

Piufgni  eh  Jtal  monh  indi  diflrutto. 

E  quel ,  che  uedi  ne  Ureo  decimo , 
Guglielmo  fu  *T  cui  quella  terra  flora, 
Che  piagne  Carlo  c  Federigo  uiuot 

ììora  ccnofce ,  come  finamora 
Lo  del  del  gìuHo  rege^^"  al  femhiante 
rei  fuo  fiilgore  il  fa  ueder  ancora . 

chi  crederebbe  giù  nel  mondo  errante , 
Che  Rifheo  Troiano  in  quejlo  tondo 
FoJJc  la  quinta  de  le  luci  fante  ì 

Wora  conoj'ce  afjai  di  quel ,  chcl  mondo 
Veder  non  può  de  la  diuina  gratia  5 
hcn  che  fua  ui^a  non  difiernal  jindo  ♦ 


Horft  foMo/cf  del  giujich  eterno  non  fi 
trafmutd  juanlo  èegm  frego ,  con^e  fu 
^ueflo  fùOffa  M  noi  (juagiu  CKafìino  de 
loiierno,  ciò  è-.  Futuro  de!  tmfo  prefni 
te,  Terche  àd  ulcimi  fare ,  de  juayid» 
idio  conctde  (juttlde grttfia  ,  come  fice  4 
iOpuiy  che  fi  rimoutt  del  f  rimo  frofoffo, 
laijual  ofiniotie  è'  fiìffjìma ,  ferche 
eterno  hauea  cefi  jfreueduto.  lAfirù 
die  ffgue^VOfO  E'^diu  pguiud  Cor.pan 
tino  ImfeYitdore,  del^unle ,  e  come  mofft 
da  luon*  infentione,  dotcjp  la  cUrp,  C7* 
a  (juellacedejp ghmferiali  fYÌhilf£Ì,  On 
de  dice  che  fcguita  con  le  Ifggit  àtummo 


nel  XIX.  deVlnf  Et  aufnga  che  ne  fia  fc'^ 
guito  pi  mal  frutto,  come  (juiui  dicemmo,  Konlimeno,  idio  non  guarda  a  ^uefio,ma  fdamer.te  ha 
rijfetto  al  iuon  uolere.  Vice  adunque  Uijuila,  che  Conjìantino  fer  ceder  lo  fiato  di  Roma  alfpfiore 
ft  fice  [eco  Greco,  ferche  Uff  Ando  Roma,  fenando  con  lei  irfeme  a  ftar  in  Grecia,  ouefofc  Corjìcn 
tinorolt.  Hora  conofce  chel  mal  nato  dal  fuo  hen  Oferare,  Auenga  chel  mondo  ne  fa  difiruUo,  a  lui, 
fer  la  ragion  ma  detta,  di  nuda  noce .  E  Quel  che  uedi,  Seguiua  foi  nel  dfclir.ar  del  ciglio  Gu  i 
Mmo  Re  diSicilia,che  fu  lultimo  de  difceft  dd  hn  Ruherfo  Guifcardo.  Tu  cofìui giufiiff.mo  e  uif 
tuofifTtmo  Re,KD'^  fK^nto  da  lifcla  cofi  rr.ortofer  lofianto  che  le  da  Carlo  fecondo  e  Federigo  d'  A 
yaionauiuo.  Quello  ferchf  di  fiiori  le  ficea  molto  a jfr  a  guerra,  E  ciufjìo.ferleraiine  infden 
titchuQua  in  lei.  Horaconofce  cornei  ciV'o  fnamora  delgiufìo  e  uirtuofc  Re,  E  cjuanto  fc  ne  rallegra 
kf^  ueder  ancora  AL  femhiante  del  fuo  fulgore,  ciò  h-,  A  lajfetto  del  fuo  fflendore,dein  ogni  hea 
/o  h-  tanto,  quanto  e  in  luì  di  carità,  E  fer  dimojìrare  o^uantofmmamentefxace  ad  effe  cie.o  la  giù 
Ritia,  molìra  h.uercuranon  fclamente  de  fideliche  lUnnooffcruata  ma  deglinfideli  ancora  fo^ 
nendo  nel  cuinto  luogo  del  ciglio  de  la^uilaRifio  giuf'lf,mo  e  nolil^flmo  g.ouene  Troiano, delc^ual 
Mre.fi  mentione  nel  fecondo,  oue  dice,  Cadit  Rifheuf,  wfì^ffmus  unu.  Qui  fi.it  m  Teucris, 
Crferuantiffmus  p^ui.  Et  altroue.  Hoc  R,fheus,  hcciffe  Vymas,  omnisj,  iuumtu.lptafrcU,^^ 
Zft  ^uif  recentill  armat.Et  a  c^uefìo  frofofio  Salomone  ne  frou.al  m.dffc,  InUium  uif  h 
re  icereiufiitiam,  accefta  efl  autem  afud  Deum  magit,  ^uamirnmolarehofiias  Vom^nda  adun 
2  Lila,  di  tra' noi  ua  giù  in  cj.fto  errante  mondo  ere  erMe  che  cofìui  .^^f  Z^^^^^T" 
Tul  Jeanni  inan\  chechnfìo  ueniffe  a  fatire,fiflc  duo,  Voledo  inferire,  '^f^^ 
ri  mai  credere,  E  queìo  auiene,  pnf,.  .on  fclamerJe  noi  cjuagi.  ma  ne  ancora  i  leatila  fu  m 
r  --f-^-  /f«/?.V.r.r^-/^D.,  onde  due  che  Rifio  confeUa 

lai  l£di  io  chel  mondo  c^ua  giù  non  fuo  di  tal  diurna  gratia  uedere.  Ben  che  ne  ancorala 
fui  ulta  difcernal  findo  di  quella,  fer  effcr  infìnta,  come  uuol  inferire . 


Quale  alodctta^che  in  aere  ft  fratta 
Vrima  cantando  ,  e  pi  tace  contenta 
De  luhima  dolce'^a,che  la  fitta; 

Tal  mi  femhio  limago  che  limfrcnta 
De  leterno  piacer  ;  al  cui  difio 
Ciafcuna  cofi ,  qual  eUa  e ,  diuenta  ♦ 


Affmiglia  iì  farlar  e  foi  il  tacer  le  lajui 
la,  al  canto  de  la  lodoletta.  cjuando  da  ter 
ra  f  leua  in  aere  e  che  foi  leuata  fi  tace  e 
gode  in  (jueUa  ^  Tal  adunque,  dice ,  Mi 
fcmhio  limago  de  lirrfrenta  ,  do  h  ,  Mf 
farut  la  imagine  de  lajuilachera  imfron 
ta,  DE  leterno  f  iacerf,  do     Di  Dio,  ut 


PARADISO 


Et  auegnd  chh  jijfe  d  iubìdr  mio 
Lijquaft  uetro  al  color  y  che  lo  uejle^ 
Ttmp  affettar  tacendo  non  fatìot 

Ma  de  la  bocca  j  Che  cofe  fin  quejìei 
Mi  fìnfe  con  la  forila  del fuo  pefi: 
Verchio  di  corrufcar  u'idi  gran  ffjle , 

Voi  apprejjò  con  locchio  più  accejo 
Lo  hnedetto  figno  mi  nj^ofe , 
Ver  non  tenermi  in  ammirar  fijpefi: 

lo  ueggio  che  tu  credi  quejle  cofe , 
Per  chio  le  dico  ;  ma  non  uedi  come  : 
Si  che  fe  fin  credute  yfino  afcofi^ 
come  quei  5  che  la  coja  per  nome 
Apprende  ben  ;  ma  la  jua  quiditate 
Veder  non  potè  ^fiiltri  non  la  prome  * 

'Regnum  cp^.orum  uioUntia  pa  e 
Da  caldo  amore  j  e  da  uiua JperanTJ  J 
Che  uince  la  diuina  uolontate , 

tlon  a  guifa  che  Ihuomo  a  Ihuom  fiuranxjix 
Ma  uince  lei  j  perche  uuol  ejfir  uinta  x 
E  uinta  uince  con  jua  benin^n-^a^ 


iefiierio  ìeì^juaU  cìafcuna  cofd  liu^nta 
jual  eRa  e^^ffràe  fgli,fccQnklfiiO  udt 
re^firmn  tutte  U  cofe  corrAffono^  Onie 
Au^ujìino,  Talft  mat  nof  Veus,  (juales 
fictijumus  dono  fiat .  ET  auegntt  chio 
fiffe,  Hauea  Dante  notato  jUfDo ,  chenel 
freceienfe  cand  lacjuila  gUhauea  ietto^ 
tic  è'y  che  al  regno  del  cith  nan  era  mai 
pMfochi  non  hauejfeo  inanl^  0  dopo  la 
fùa  faffme  creduto  in  chrifto,  Et  hra  di 
cendoli  che  Traiano,  ilijua! ftt  dofo,  e  Ri^ 
fioy  iltjual  fu  molti  fccoli  inan'^a  chrii 
fio,  e  ciafcun  dilor  Vagano /ffer  juiuifya 
gHaltri  beati,  gliera  nato  duhio,  come  (jt{e 
jìa  difcordanfia  pfefp  ftar  infeme,  E  len 
che  fqejfeche  cjuffìo  duhio  chera  in  lui  fi f 
(è  ueduto  da  (Quelli  jj)ir iti,  mn  altrimenti 
che  fi  ueJe  un  color  in  uetro,  E  (f:^  fer  hi 
ro  fffffi,  come  acceft  di  carità,  f\  moHerei 
hero  a  rifcluerlOy  Nondimeno,  il  defiderio 
granir  chauea  di  faferne  la  cagione ,  non 
fati  indugio,MA  il  graue  fefo  del  duhio 
li  jfinfc  piori  de  lahcca,CVle  cofc  fcn 


(juejìet  Quaft  uoleffe  dire, Vithiar atemi ^ 
cme  (fueflo,  che  a  me  far  imfoffkle,  foffa  efpre,  PEr  chio  uidigranfifte  di  corrugare ,  Ter  lai 
jual  cofà  to  uiJimofìrar  grandi  aUe^reTi^  di  fiammeggiare,  che  firon  cueQiffiriti  fer  hauey  aj 
ufar  in  me  lofeya  de  la  carità  nel  dichiararmi  d  dutio,  E  coft  affreffcl  corruscare,  lo  hnedetiofgno 
de  lacjuila,  fer  mn  tenermi fcffefo  in  ammiratione^'mi  riffofe,  IO  ufgg  oche  tu  credi  (Jufjìe  cofe, 
perche  i^  le  dico,  MA  no«  uedi  conte,  fAa  non  infendi  comefofsino  effcre,  Et  in  tjuefìo  cafcfcifimit 
le  a  ijuello,  che  aff  rende  htn  il  nome  de  la  cofn.  Ma  (jual  ella  fa  non  fuo  uedere,  S  Altri  ncn  la  fro 
me.  Se  altri  non  lapronuntia  t  dichiara  .  V^Egnum  ccehrum,  Vmo/  lacjuiU  dichiarar  il  come, 
cha  detto  Dante ,  ciò  ^,  come  Traiano  eKifto  fùronf^tti  ftlui,  E  fer  ftr  i^uejìo,  (guanto  a  Traiai 
no  dimofìra,  che  Dio  da  caldo  e  fruente  amore,  e  da  uiua  t7  accfa  fferan"^  ,  fafife  uiolenfia  e 
fuo  ejfcre  sfr'^to,  ma  non  al  modo  che  lun  huomo  uiolenta  e  sfr'^  UÌtro,  ma  è  uinio  ,  fenhe  uwì 
effruinto,  e  tal  uolere  nafe  fclamente  da  fua  fcmmahenignitae  Jementia,  Onde  lafofìoloj  Refi 
tmt  ccclifumut,     altroue, Regnum  ccelorum  wmfatitur. 


La  prima  uìta  del  ciglio  e  la  quinta 
Ti  fii  marauigliar  5  perche  ne  uedi 
U  region  de  gUangeli  dipinta  . 

De  corpi  fiioi  non  ufcir,  come  credi , 
Gentili*,  ma ChriWani  in  firma  fede 
Quel  de  paffuti ,  e  quel  de  pajf  piedi 

Che  luna  da  ^Infimo ,  u  non  fi  ricde 
Qìmai  4  buon  uolcr^  torno  a  lojùì 


Tofc  dì  fcfra  Traiano  nel  frimo  luogo  del 
ciglio  la(juila,  chern  freffc  al  itcco,  e 
"Ri fio  nel  cjuinfo  luogo  al  fin  de  laico  di 
(juello,  Diceaduncjue  lacjuila  ,  lì  tuo  dui 
ìiOy  e  c^uel  che  ti  fa  marauigliar f  è, fer 
che  tu  uedi  ejua  fu  in  cielo,  dcuehaiifano 
gliangioli  ,  Traiano  e  Rifio  ,  credendoli 
tu.fer  ejfcre  fati  Pagani, dannati  a  Vini 
firnOf  Uora  fa[[i,  che  fi  rìon  ufcircn  ie 
fuoi  (Or//, 


CANTO  XX 


E  eh  di  uiu<t  Ipeme  jù  mercede  • 
Di  uiui  jl^me  ;  che  rnife  h  poffa 

]^reghi  fitti  a  rito  per  fafcharh  5 
Si  che  potejjc  ftta  uoglia  ejpr  molja  ♦ 
Lanima  gloriojk ,  onde  Ji  parla  y 

Tornata  ne  U  carne ,  in  che  jù  pocOy 

Credette  in  lui ,  che  poteua  aiutarla  : 
E  credendo  ficceje  in  tanto  fico 
Di  uero  amor  3  che  a  la  morte  feconda 

Itu  degna  di  uenir  a  quejlo  gjcco  ♦ 

Lahra  per  gratta  ;  che  da  ft  profonda 
Ternana  ììitla ,  che  mai  creatura 
No;j  pinfe  locchio  infwo  a  la  pr immonda 

Tutto  fu  amor  la  giù  pofe  a  drittura  : 
Verche  di  gratta  in  gratta  D/o  ^iaperft 
Locchio  a  la  nojlra  redcntion  futura  t 

Onde  credette  in  quella  5  e  non  fofferft 
Va  indi  il  puxjS  più  del  Paganefmo^ 
E  riprendeane  le  genti  peruerft . 

Qjteìle  tre  donne  li  fur  per  battefmo^ 
Che  tu  uedfjli  da  la  deflra  rota  $ 
Vinan"^  al  haite'^T^ar  più  dun  miUefmo 

O  predejlination  quanto  rimota 
E"  la  radice  tua  da  quelli  af^ett^ 
Che  la  prima  cagion  non  ueggion  tota  ♦ 

E  uci  mortali  teneteui  fìrettt 
A  giudicar*,  che  noi  y  che  Dio  uedemoy 
T<lon  conofciamo  anchor  tutti  glieletti  : 

Ef  enne  dolce  coft  fitto  fcemo  t 
Percfcel  ben  noflro  in  quejlo  bcnfhjfina 
Che  quel ,  che  uole  Dio ,  e  noi  ucUmo  ♦ 

Cefi  da  quella  imagine  diuina  y 
Per  farmi  chiara  la  mia  corta  uijìa^ 
Data  mi  fu  fiaue  medicina* 

E  come  a-hion  cantor  buon  citharifla 
Fa  fguitar  lo  gui^o  de  la  corda  y 
In  che  più  di  piacer  lo  canto  acquifla 

Si  mentre  che  parlo  ,  mi  ft  ricorda 
'Chio  uidi  le  due  luci  benedette  y 
Pur  come  batter  docchi  fi  concorda^ 

Con  le  parole  mcuex  le  ^mmeue^ 


fiiOi  cùYfty  Còme  tu  creili,  Qfntiliy  Mrf  mi 
fcir^n  chrifiianiy  t!T  in  firma  e  keraffi 
dfy  QVr/  dffaffuriy  eh  ^,  Kifio  df  fitdi 
di  Chriflo  che  htifano  fafiyeyferchf  fi  ci 
me  hMimù  ietto fii  mdiifccoliìn^i  cU 
uenijp  a  patire yE  Qud  ch^yTraiarìOjVB 
f  affi  pie  iiy  T}e  pieii  ihaueano  patito,  per  f 
che  fii  c/op  la  fua  pafficne  ,  CHeluna  da 
Vlrìf  ciò  e'ylumma  di  Traiano,  il(jual  U 
frima  uolta  morì  Pagano  et  andò  a  Vlnf, 
oue  non  ft  torna  gì  amai  a  i<o!fre,pff 
ihe  tutti  i  dannati  uoghn  male ,  pr  r.on 
foter  uolerlene  ylOrno  aìoffc  ^  do  hy 
Ke/tfcito  y  E  ^ue/ìo  fii  mercede  diuiua 
ffemey  Perche  (jueffa  mifricoriìa  ihelle 
l>io  di  Traiano  già  dannato  ale  pene  de 
rinf.fù  mercede  de  la  uiua  jffr^\a  cheli 
le  Gregorio  di  poterlo  aitare,  Lacjual  uiud 
fide  mifc  ognifiiO  potere  ne  preghi  fitti  d* 
tffo  Gregmo  a  Dio  per  fpfcitar  Traiano 
talmente  che  la  uolunta  di  DiOychegia  Iha 
uea  dann.itù  a  Plnf.pjte/fe  e/fcrmop,  e 
che  reuocafp  la  fenfentia  in  lui ,  E  coft  lai 
nima  glorio  fa  di  Traiano  tornata  nel  fuo 
corpo,  nelf^ual  fii  poi  poco  ffatio  di  tempo, 
CMetie  in  lui.  Credè-  in  chr^jjo  che  k 
folea  aitare  ,  E  credendo  pccefc  in  taniù 
fiioco  di  uero  amore,  che  poi  a  U  fiiOnd* 
morte  fii  degna  di  uenir  A  Qnejìo  gioco, 
A  ([uefio  trionfi/  di  uita  eterna,  Aduncjke 
f  preghi  di  Gregorio  fiui  a  Dio  per  la  jllit 
te  di  Traiano  fitron  di  tanta  efficacia^  che 
frafprola  fha  anima  da  Vlrf  e  fironlo  re 
fifcitare,  e  coft  refifcitaio,  eprrfc  dMet 
hxtttfmOyfaccffc  tantone  la  fède  e  ne  lai 
mor  di  Chrifto,  che  tornando  poi  a  morire, 
merito  danlara  juella gloria  di  Varadii 
foy  E  (jtifpa  pone  de  fa  la  cagiore  perde 
fi  fa  potuto  fduare .     I  Altra  per  grai 
ila,  Wa  mojìrato  Imma  di  Traiano  eff^rft 
pluata  perpre^À,  Hora  mofira  (fueh  di 
Ri/fO  ejfcr  falua  per  grafia  ffeiial  del 
Creatore,  hauen dolo  illuminato  di  la  ufni 
tura  fide  di  chrifto,  et  egli  hauerin  ^ut\ 
U  firmamenti  creduto  efferato,  Orje  di 
(f.cheper ^MyUjudpyocdt  kftp^i 


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Postillati  16 


PARADISO    CANTO  XX* 

finìa fcntana,  cFif  creixtuu  Alcuna  non  f^th  mai  ftntirar  (ow  U  ufjuta,  A  lafrtmnJa,  ciò  p-, 
Alfinh,  è-  ijuel  me^ffma  cha  ietta  éi  fcfra  ìe  Unfìmiò  amor  diuino,  Top  futio  il  fio  amor  A 
frittura  f  eoe-,  A  la  giuftina^  fer  lacjual  cofa  merito  che  pio  di^raiia  in  grafia  ,  luna  fqra  de 
lalfya,  g^^afYÌfp  locchio  de  linteBetto  a  la  noflra  fiiiura  redmione^  ne  lacjual  egli  Ltedetìe,  e  da  Iho 
ra  inan'^  non fcfjr^fi  fiu  ilpu:^^  e  lordura  de  liiolatrie^  chufauano  i  Vagani.e  r.frendeuane  le  jfen 
uerfi  t!T  ofiinate genti [cmmeY[è  in  tal  errore,  quelle  tre  donne ^  le  tre  dìuine  uirtu  che  tu  ueéefli 
nel  Paradifc  ierrejìre  da  la  defìra  rota  del  carro,  che  raffrejcntaua  la  nuoua  e  militante  chrijUmn 
chiefa,  di  che  Riftù  era  ornato,  lifuron  in  luogo  di  latiefmo  Dlnan*^  al  hattez^r  fiu  dun  miUefti 
Wò,  Perche  la  mina  di  Troia  fatta  per  li  Creci  ne  latjual,  fecondo  S/irg,  coftuifert ,  fu  fiu  di  mili 
Unni  inan^  a  chrifìo,  daltjual  il  tatte^'^r  fti  ordinato .  O  Fredefiination,  Perche  molti  cumfi 
anl^  fiu  tòfìofrofuntuofi,  foriano  hora  ricercar  de  la  cagicne  perche  fiacquefiu  a  Dio  dìDuminar 
tfaluar  cofìui  che  unaltro,  efclamando  a  lincomfrenfiiile  fua  fredefìinatione,  amm.onifcele  jferfcne 
a  non  uoler  ricercar  più  oltre  delfùofccreto,  di  <juel  chegìi  nha  uoluto  fir  f  ale fe,  perche  non  è-  inf-i 
eulta  dalcuna  humana  creatura  di  poter  inuefiigar  del  fio  principio,  e  meno  del  /?/o  fine ,  Et  a  (juei 
fia  ignoranti^  [cggiaciamo  maffmamenfe  noi  mortali,  i<{uali  effcrta  ad effer più  rifcruati  nel  féy gin 
Udo  de  la prouidentia  diuina,  perche  dice.  Noi  che  uediamo  Dio,  nel^ua'  rifj^lendono  tutte  le  co/?, 
tìon  haUiamo  ancora  cognitìone  di  tutti  glieletti  efredeflinati  ,peinfate  cornee  la  potrete  hauer  uoi 
mortali,  che  non  lo  uedete,  come  uuol  infirire,  E  perche  alcuno poria  dire,  Adunjue  non  haueni 
io  uoi  cognizione  di  tutti  glieletti,  ragioneuolmente  delle  effcr  deftderio  in  uoi  dihognofcerli,  e  fan 
do  in  uoi  tal  deftderio  in  uano,  la  uoflra  leatitudine  in  juefia parte  riman  imperfitta.  Pero  dice,  £t 
enne  dolce  CO  fi  fitto  fcemo,cio  è',  Cofi  fatto  nofìro  mancamento  di  cognitìone ,  Impero  chel  mftro 
lene  fafpna  efàffe  più  perfètto  in  cjueflo  lene,  perche  noi  uolemo  ijuel  c  he  uole  Dio ,  Onde  ancora  ntl 
ier^  canto  a  talpropofto  in  perfcna  di  Piccar  da,  Frate,  la  noflra  udo%ta  fatta  Virtù  di  carità, 
óìefà  uolerne  Sol  (juel  chauemo,  e  daltro  non  ci  affitta,  E  più  oltre,  E  la  fua  uolonta  e  nòfìra  pai 
ce  e  cet,  CO  fi  da  (fmUa  diuina  imagine  de  laìjuila,per  firmi  chiarala  mia  corta  ueduia  de  liriteSei 
io,  mifii  data  medicina  (caue,  che  fu  la  refolution  del  dulio,  che  mi  tolfe  uia  deffc  intelletto  ogni  ue 

10  dignorantia.  E  Come  a  luon  cantor,  Mi  fi  ricorda  chio  uidi,  mentre  lacjuila  farlo,  LE  duelenei 
lette  luci,  ciò  e',  Traiano  e  Rifio,  mouerper  aHegrez^  LE  fiammette,cio  è',leluci  di  che  ognun 

11  loro  era  uefìito,  con  le  parole  de  lacjuila,  a  fimilitudine  del  luon  citharifta,  iljual  fa  figuitar  il 
guiZ:^  de  la  corda  al  huon  cantor  e,  per  M  canto  renda  fiu  dilettatione , 


CANTO 

Già  erdn  ^Hocchi  mìei  rìjijft  al  udito 
De  U  mia  donna ,  e  lanimo  con  effi  j* 
B  da  ognaìtro  intento  fera  tolto  : 

lEt  ella  non  ridea  ima ^  fio  rideffty 
Mi  comincio  5  tu  ti  fitrejìi  ;  quale 
Tu  Semel ,  quando  di  cenere  fèfft  : 

Che  la  hetle^Tji  mia  j  che  per  \e  fcale 
De  kterno  p4?%o  più  faccende, 
Comhii  uedut:> ,  quanto  più  fi  fale\ 

Se  non  fi  temperaffc  ;  tanto  fj)ìende  j 
Chel  tuo  mortai  podere  al  fuo  fulgore 
Sarebbe  fronda)  che  trono  fcofccndc^ 


XXI. 

Keì  preferite  canto  ilpoeta'mofìraefprfai 
tifo  dal  c'iel  il  Gioue  a  (juello  di  Saturno^ 
ultimo  di  tutti  i  fette  pianeti ,  neljual  moi 
fìra  hauer  trouatì  i  contemplanti  de  la  fclii 
(aria  u\ìa,  e  corr^e  uide  in  (fuetto  una  fiala 
doro  tanto  alta  che  uinceua  la  fita  uedufa, 
e  giù  per  (fueUa  (miralilmente  rijflenden 
do)  difiendeuano  innumeralilt giriti  fin 
n  certo  grado,  douepoì  chi  di  irò  fi  mai 
uea  ad  uno  e  chi  ad  unaltro  effètto  ,  e  che 
aduno  di  ejuefìi,  che  più  factoffo  alui,mO 
ueffe  un  dulio y^jiigltxefcluto  da  lo  f^iri'f 
to,  e  domandaj^-itrtui  delfico  effire,  glie 


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Postillati  16 


PARADISO    CANTO  XXI. 


Kc/  fem  kuati  d  (turno  (bleniorc }  lo  i^"^  E'  ulùmm,nif  h^mank  moli» 

Che  Comi  petto  del  leon  ordente  'r^rf^M  uiu  tr  if^mpf,  haii 

l^<,gg,arno  m.^o  giu  dei  fm  udore,  ,^fl'Mea<,uS.uoc.fUrriu  Li 

f  icca  dmetro  a  gUocch  tuoi  la  mente ,  ijniijlmtl  'rt  aggir^i^i^r^^  " 

Efii  di  queUi  Jpecchi  a  U  hgura ,  chfgUhaKfa  f^rUt,,       ,  pò.'  chf  fi 

Che  in  quejlo  f^ecchio  ti  fm  f mente .  j^^^j^  i,^^y^„  ^„  p  ^/(j,  ^« 

rort  rotarlo  d  akun  alm  fum  afTmigli^rf .        F  ^1-  'r'"  g''=^^\i  mi'i  fff'  tT  'Uer^lU 
L  ogm  cifh,  cm,  hMimofin  .  ^ui  udM,  pfìo  fcmfrf  glijfmti  cUmo  Uuuio  lmfìu,ma 

3«i«i  ak^ni  Hiuéiche  a  id  mtmikti^r^e  fùnn  indinoti.  Rmoff,  Uhdp.t* ^Im 


PARADISO 

ihi  la  t<t(juiU,  fmJjf  U  uììf  UceYfy  lice,  chfffi  fuoi  occhi  tYan:^ fOM  UnìM  infime  Yipjji  ai  mi 
ro  ii  Beaf,  tolto  uia  éa  o^naltYointfndimfnfOjjf  enhf  hauenéo  r.dfYeceiente  cunto  (Yatt^todi  jueBi 
ihf  [erano  ffprcUaii  ne  la  uita  tittiua,  t  loutnh  hoYa  tYaUaY  ài  (jufUi  eh  fcrano  ffJÌYAtm  ne  la  con 
tfmflatÌKa,  panificata  fer  effa  Beat,  Yagioneuolmtnte  YÌtOYna  con  gliùccU  t  con  tutto!  ccy  4  lei,  U 
^ual  non  yìÌì  in  (fuffio  ciAo,  come  ha  fitto  in  tLiUigliaìtYi,  fev  U  Yagione  che  ài  fotto  uehemo  the 
ne  «incou  ui  fi  canta,  Ma  Beat.  moflYa,  che  fella  Yideffe,  ciò  e ,  (([la  li  fkcfjft  ueJeYt,  (guanto  fiu  lei 
U  eYa  iiurnuta,feYlo  fuo  leuavfi  a  (jufjh  j(ttimo  cielo,  eglift  fÀYehhe  ^Iftlgoray  del  fuo  ffìendoi 
ve,  <fual  ftjice  Semele  a  (fuel  di  Gioue,  che  douento  cenne,  U  cui  fiuola  Yecifa  Quid,  nel  te>^, 
V elenio  inftYire, che  IhuYnana  uÌYtu  diluinonfOYia [offrir laYdente  e  diumf^hytdoY  dilei,  E  j«f 
fio  e-  certo,  che  o^i  huynano  indegno  Yiman  conjufo  neglialti  efccYeti  miJieYi  de  U pcya  fcrittura. 
Onde  dice  chel  fuo  moYfal pteYe  SAYehh  fYonda,  SaYelbe  HYloYe,  CUe  tYOno  fccfcefide,  lljual fili 
goYe  difcide,  difgiunge  e  Ynanda  a  (eYYa  •  NOf/fW  leuati,  Moflya,  come  haUiamo  detto,  cheya^ 
no  fatiti  al  fettimo  cielo  ne  la  jìella  di  Saturno,  E  che  tal  fianetaeYa  aUhora  nelfcgno  del  leone  ,ferf 
ihe  fcttol  fetto  di  (juedo  dice  cheRAggiaua,  ciò  Infindeuagiu  a  noiMljìo  del  fio  ualoye,  Vaytii 
àf  m  de  la  fua  uirtu,  VeYche  effendo  SatuYW,  come  hahtiayno  detto,  di  nafuYa  fYeddOjCjuando  è  in 
^Uffiofegno  del  leone,  che  di  natuYa  ^  caldo,  onde  lo  chiama  aYdente,  mi^'hia  e  tewjfeYa  la  fua  fri', 
fi  dita  con  la  calidita  di  (gufilo,  e  cof  Ynifì:>,  Raggia  e  manda  giù  a  (juejìi  corj^i  infiriorila  fua  ini 
fiuentia .  Ficca  dÌYÌetYO  a  gliocchi  tuoi  la  mente,  ciò  ^,  Manda  a  la  memoria  (jueUo,  che  hora  tu 
$fedrai  coglixchi  tuoi,  E  Ta  dicfueUi,  E  fi  defp  fuci  occhi  Jj:ecchi  a  la  figura,  CHe  ti  faYa  forum  f 
te  in  fteflo  ffecchio,  lacjual  tifaYa  affaYente  e  manififleratiftin  cjuefìo pianeta.  Et  infcntentia,Ta 
àe  la  figura,  lacjual  tift  dim:>jìfeYa  in  (fuefio  pianeta,  ft  YapfYefcnti  ne  tuoi  Occhi ,  come  le  cofe  fi 
yaifrefcnfano  ne gliff>ecchi,  che  altramente  a  la  memoria  nonptrelhe  andare,  come  uuol  inferire, 
ferche  ne  la  memoria  yiceue,  nr  linteHetio  cjfjfrende  fcnon  tjuello,  che  dafcnfi  fortoloro  ,  Onde 
difcfYa  nel  juaYto  canto  in  peYfcna  di  Beat,  diffe,  Cofi  faYÌaY  conuienfi  a  uoflro  in^fg^^o,  Itrc  de 
filo  da  fcnfato  appende  Ciò  che  fi  fofcia  dintehtto  degno  • 


Qìfal  fiuejfe  qual  era  U  pajlura 
DeZ  uifo  mìo  ne  laf^etto  beato  ^ 
Quandio  mi  tra/mutai  ad  altra  cura  J 

Conofcerebbe  quanto  mera  a  grato 
Vbidir  a  la  mìa  cel/jle  fcorta 
Contrapejhndo  lun  con  laltro  lato  • 

Ventro  al  crìfiatlo  \  chel  uccabol  porta 
Cerchiandol  mondo  del  fuo  caro  duce^ 
Sotto  cui  giacque  ogni  malìtia  morta  5 

Di  color  doro ,  in  che  raggio  traluce , 
Vidio  uno  paleo  eretto  in  ftfo 
Tanto  j  che  noi  fcguiua  la  mìa  luce^ 

Vidi  anco  per  li  gradi  fcender  giufi 
Tanti  Jplendor  ;chio  penfai  chognì  lume  y 
Che  par  nel  ciel.quindi  fvffe  dtffujo  ^ 


Dice  in  fnfentia^  chfaffjp  cjuanto  dolce 
me  te  gliocchi  miei  fi  fafceuano  in  conttm 
flaY  (Quelli di  Beat,  <juando,feY  lefuefat 
Ytle  ojfreffc  da  altra  cura  ,  mi  tòlft  dal 
YniYaYla,  Con:fceYelhe  cjuanlo  meYagYafO 
luUdiY  a  lei  COntYafenfando  lun  con  Uh 
trolato,  cioè- ,  CovtYaj^onendo  luhiirle 
col  mirarla,V olendo  infcYire,  chera  egual 
mente  tanto  il  piacer  chauea  de  luno,<[uin 
to  ijuel  delaliYO  .  VEntro  al  cYiftaEo, 
chiama  cYifìah  la  fi  ella  di  SatuYno ,  ptr 
tYar,  come  dicemmo  difefYa  ,  a  cjuel  coki 
re,  CEYchian dot  mondo  ,  ciò  ^,  QiYank 
quello,  come  fi  fimpYe ,  VOYtal  uocahì 
del  fuo  caYO  duce, ciò  è',  PoYtal  non:e  di  Sa 
turno,  che  deffc mondo  fii  ottimo  Re,SOt 
to  cui^iaccfue  morta  ogni  malitia,  aHuì 


iendo  a  la  filulofa  hiftoria  de  letk  de  /oro,  laejual  ioccarmo  nel  xiiif,  de  Vlnf  \ìldio  uno  fcaleo, 
Vidi  una  fiala  di  coÌoy  (/oro,  IN  che  raggio  tYaluce,  hieljual  oro,fralucal  raggio  del  file.  Tanto  lui 
iid4  e ^fendente  uuol inferire  cheffc  fcaleo  era^  E  tanto  eretto  CT  elenut)  in Jùfo,  CHe  la  mia  luce, 

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Postillati  16 


CANTO  xxr^ 

clx  ìa  mia  ueìuU  Mlpguìmf,  Non  ptenio  linieUetto  humano  fenttm  oltre  wolfù  ne  la  co^miìon 
ie  le  iiuine  to/?,  U  fcaU  de  lejuali  e  infinita  .  V  lii  anco  fer  li  graii  deffa  fcala  fender  giufo 
TAntiff}lendoYÌ,  ciò  ^,  Tanti  heati Jfiriti  che Jflendeano,  Che  io  j[er:fcii  che  juindi  fiffe  d:ffitfc 
^arfo  OQni  Ime,  Ogni  fleUaihe  luce  nel  cielo  • 


ce 


E  com$  per  Io  naturai  cojlume 

Le  pole  infieme  al  cominciar  del  giorno 

Si  mouen  a  fcaldar  le  fredde  pume  ^ 
Voi  altre  uanno  uta  jcnia  ritorno  ^ 
hltre  riìiolgon  fe  onde  fon  moffe  y 
Et  altre  roteando  firn  foggmno  j 
T«J  modo  parue  a  me  che  quiui  fijfe 
In  quello  ifhuiUar  che  infxeme  uenne, 
Si  come  in  certo  grado  fi  percoffc  : 

E  queL  che  prejfo  più  ci  fi  ritenne  y 
Si  fi  fi  chiaro  5  chio  dicea  penfandoy 
lo  ueggjo  ben  Umor  y  che  tu  macccnne  ^ 

Ma  queUa  j  ondio  ajpetto  il  come ,  el  quando 
Del  dir  j  e  del  tacer  5  ft  fìa  :  ondio 
Contrai  difio  jò  ben  ,  chio  non  dimando  ♦ 

Verchella  ;  che  uedeual  tacer  mio 
Ne/  ueder  di  colui  y  che  tutto  uede  j 
Mi  diife^ySolui  il  tuo  caldo  difio  ^ 

Et  io  incominciai  y  La  mia  mercede 
Non  mi  fh  degno  de  la  tua  rij^ofla^ 
lAa  per  colei,  chel  chieder  mi  concede  ^ 

Vita  beata*  che  ti  Jlai  nafcofia 
rientro  a  la  tua  letitia  ;  fiimmi  nota 
La  cagion ,  che  fi  prcjfo  mi  tappofia  : 

E  di  perche  fi  tace  in  quefia  rota 
La  dolce  fimphonia  di  Varadifo  j 
Che  giù  per  laltre  fuona  fi  deucta. 


lA:>Pra,  che  (juelli  jfiriti,  itjuaìi  fendei 
uanogiu  per  (jueUa  f  dia y  giunti  a  cerio 
grado,  (jual  di  /oro  fi  mouea  a  firun  efi 
ftiio  e  (jual  unaltro  ,  A  fmilitudine  di 
jUfUeucceUe  domandate  foie,  cjuandola 
mattina  fui  fàr  del  difer  rifcaldar  LE  fen 
ne,  CIÒ  è ,  Le  memlra  fredde  dal gielo  de 
U  notte,  che  alcune  di  loro  fi  leuano  fu 
élto  in  aere,  e  di  tjuefìe  jforte  uolano  foi 
uia  fnl^  f  iu  tornare,  e  jfarte  figgirano 
fcfra  del  luogo  donde  frano  leuate,  e  la 
farle  rimafa  giù,  che  nm  fra  leuaia,  fi 
ua  aggirando  dibattendo  lale,  E  che  uno 
di  (fueili,  che  f  ritenne  e  firmoff  fiu  ptf 
fo  a  loro,  f  fi  tanto  chiaro  e  rifflen  dente, 
chegli  fra  f  fieffc  diceua,  IO  ueggio  hen 
Umor  che  tu  mauenne,  do  e  ,  Io  ueggio 
len  lajfettion  che  tu  dimofìri  hauermi , 
perche  quella  chiareZX^  che^  fi gliera  agi 
giunta  ,  conofeua  effer  ardor  di  nuoua 
carità  che  lo  menaua  afirli  henefìcio . 
MA  quella  ondio,  Haueria  uoluto  Vante 
domandar  ciuffo ffirito,  ma  Beatrice  da} 
ìacjualegli  af^eUaua  dintender  IL  cme 
fi  (Quando,  CIO  ^,  la  firma     il  temi 
po  del  dire  e  del  tacere, f  fìaua  fn'^  dirli 
0  cennarli  alcuna  ccf.  Onde  egli  fra  fe 
fieffc  diceua,  Da  che  ella  non  me  h  dice, 
ne  me  lo  cenna,  io  fi  lene  fe  contrai  de  fi 
derio  mio 'non  dimando  ,  Ma  Beat,  che 
-  uedeua  IL  tacer  mio,  fio  ^,  La  cof  che 


io  taceua,  e  de  la(]uale  io  defderaua  dii 
mandare,  NE/  ueder  di  colui,  ciò  h  Nel  mirar  che  fkceua  in  D/o,  che  uede  xl  tutto,  mi  diffe, 
SOlui  ciò  e.  Afri  tr  ferirne  fuori  il  tuo  caldo  de f  derio,  Et  io  uoliatomi  alo  ffmto,  commi 
dai  a  dire ,  L  A  mia  mercede,  ciò  h  merito  non  mi  fi  degm  de  la  tua  rffoPa,  ma  fmi 
mene  de^no  ter  Beat,  che  mi  concede  il  chiedere.  Vammi  adunc^ue  noto  Vita,  cio  , ,  Anima  teai^ 
ta  che  tifai  nafofu  DEnlro  a  la  tua  lentia,  Ventro  a  lardente  lume  de  la  tua  canta,  lAca. 
cion,  che  mi  lìfofa,  cio  e,  la  cagione,  che  ti  da  lapfìa  del  tuo  effr  cof  freffame,  Ed.an. 
^        cheftaceenon  fcanta  IN  cjuefa  rota,  Incjuejìo  cieloche  gira  come  rota  , 


LA  doli 


<ora, 
ce  fmfh 

Vmaniak  adunque  ie  la  cagiona  di  due 


cefmfhm;,  la  faue  armonia  di  Varadifo,  che  giù  ^er  glialtri  cieli  //^f ^^^^^^^^ 
^   ^        ^     -•       •      -^uecof,  Unayierche^lMfjpdatoàaiiH.narleii 


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Postillati  16 


PARADISO 

ftu  Jògnatiroli  (jutSi  ffmtìy  l  altra,  fercht  in  ijuel  cifhJli  Saturno, oue  effi  aSkra  nm^ 
non  ft  cantaua ,  cme  fi  fictua  ne  glialtri  cieli  (H  sfotto  • 


Tw  hai  ludìr  mortai  jft  cornei  wjo^ 
Jiifpofe  a  me  tonde  qui  non  ji  canté 
Ter  qudy  che  Beatrice  non  ha  rijo  ♦ 

Ciu  per  li  gradì  de  la  fiala  [anta 
Vifcefi  tanto  fol  per  fiirti  fijìa 
Col  dire  e  con  la  luce ,  che  mammanta  t 

Ne  più  amor  mi  fece  ejjer  più  prejla  t 
Che  più  e  tanto  amor  quinci  fu  firue  j 
Si  cornei  f\mmeggiar  ti  manififìa. 

Ma  Ulta  carità*,  che  ci  fit  firue 
Fronte  al  con  figlio  j  chel  mondo  gouermr), 
Sorretta  qui  J\  come  tu  ojfirue  v 


^ìj^mie  lo  j^irita  a  li  due  ìuh  lei  foet 
t  frima  a  (jurda,  ferche  ^uiui  non  fi 
canta  con  dir  infteme  fenhe  Beat,  (juiui 
non  riie,  Letjuali  co/?  moflra  chefrocedos 
no  da  difitto  del  poeta,  per  hauer  e  ludif 
A  ueder  mortale,  che  fi  Ihauejfi  Jfirituat 
le,  come  hanno  auei  head,  udirelhe  cheffi 
citano,  e  ueirevhe  che  Beat,  ride,  E  (juft 
fio  mofira  duenir  in  ^uel  ciehjfmhe  (futi 
mfi  rafpefintano,  come  hahhiamo  éetto, 
i contemplanti ,  i  preghie  canti  debutili 
fino  di  mente,  che  fch  da  Jfirifo  pofjin^ 
ejpy  uditi,  e  da  lui  uedutol  rifo  di  Beaf^ 
ferche  in  (juefli  fi  dimofira  più  la  fita  oci 


eulta  t!T  incompre nfiiile  teOe^^'^,  che  dtt 
ludir  ne  dal  mortai  uedey  di  ^(tnfe  fuetto  non  fOtea  ne  ^ueflo  ejfir  comprefo  .  Giù  per  li  gradì,. 
Vice  cjueflo  ffirito  rifondendo  a  Litro  dulio,  lo  difiefi  tanfo  giù  per  li  gradi  de  la  finta  fiala  filo 
fer  fiirti  fifla  col  dire  e  con  la  luce  CHe  mammanta  ,  la<jual  mi  uefte  e  copre  ne  la  firma  che  fil 
manto,  E  «on  pmhe più  amore,  il<]ual  fia  in  me  mifitceffi più  prrfla  de  laltre  luci  a  uenir  a  te,  pen 
checjuafù  THrue,cio  ^,Bo[lee  faccende  più  e  tanto  amore  del  mio  in  cjuefti  altri  ffiriti.  Sì 
ime  ti  manifijia  il fiammegiare.  Perche  ognijj)irito  tanfo  jflende,  cjuanfo  ama,  MA  lalta  carità, 
cìd^,  Uio,  ilijualcifi  feruepronfead  uhidire  AL  configlio,  cioè-,  A  lafux  diuinaproui^entia, 
(hegouernal  mondo,  sorteggia,  Sorfifie  (jui  ad  ognun  di  noi  cjuello,  cha  da  fire,  SI  come  tu  off 
ferue,  Cofi  come  tuuedi  .hauendo  dimojÌrato,perU  ftmiltuiine  de U  iole,  cheffi  eranaordU 
nate  jual  ad  uno  e  (jual  ad  unaltro  effitto , 


lo  ueggìo  ben  ^diffiOjfacra  lucerna' 
Come  libero  amor  in  quefJa  corti 
Bajla  a  feguir  la  prouidentia  eterna^ 

Ma  quefio  e  quel ,  che  a  cerner  mi  par  fòrte  ì 
Verche  predcfìinata  fòTli  fila 
A  quefìo  o^icio  tra  le  tue  conforte  ^ 

l^on  uenni  prima  a  lultim a  parola^ 
Che  del  fio  mel[o  fi  ce  il  lume  centro 
Girando  fe  ^  come  ueloce  mol'a^ 

Voi  rifpofi  Umor:,  che  uera  dentro'y 
Luce  diuina  fiopra  me  [appunta 
Venetrando  per  quefla^ondioy  mìnuentro  i 

ta  cui  utrtu  col  mio  ueder  congiunta 
Mi  leua  fioura  me  tanto  ,  chio  ucggio 
La  fi)mm4  effentia^de  laqual  e  munta  ^ 


T)anfe  rif^onle  a  lo  f^iriio  in  ijueftafinf 
tentia,  lo  ueggio  htne,  come  in  ^uefta  cor 
te  del  deh  hajìa  a  feruir  leterna  prouiden 
tialihero  amore,  perche  c^ui  non  e-fcruii 
tu,  come  uuol  infirire.  Ma  cjufùo  chenù 
fdr  firfea  dfiernrr  ft  è^  la  cagione ,  jfen 
che  tra  tante  luci  fifli  a  (juf  jìo  officio  di 
uenir  a  me  più  tu  che  unaltra  defiinata  # 
NOw  uenni frima  a  lultim^  parola,  Intèi 
fi  juffio  jf  irito  il  duhio  del  poeta,  fer  lati 
legreZ^^  de  linjfiratione  cheliuenneda 
Dio  come  lo  douea  rifoluere  ,  comincih 
fiamme gpanh  oltre  aluf(to,a  guifadi 
ueloce  mola  a  girare,  facendo  centro  di  fi, 
e  de!  fuo  lume,di  che  era  uefìtto,  ctn 
irò  cerchio,  poi  rif^fi  c^uafi  in  cfuefiafif 
m(^i  Diuina  Ime,  do  è,  Viuina  ^ratia, 


y 

fili 

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uk 
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CANTO 

Qj^mc?  uUn  laUegreXzf^  y  cndio  fiammeggio  ; 
Tmhe  a  la  uijìa  mia-,  quantella  e  chiara y 
La  chiarita  de  la  fiamma  pareggio . 

Mtf  queMma  nel  del  ^  che  pu  fi  [chiara^ 
Qud  Seraphin  ,  chcn  Dio  fiu  locchio  ha  fijfio , 
A  la  dimanda  tua  non  Jatiyfiira  : 

Perà  che  fi  finohra  ne  labijjo 
Ve  leterno  fìatuto^quel  che  chiedi^ 
Che  dd  ogni  creata  uifia  e  fiàjjo  ♦ 

"Et  al  mondo  mortai  quando  tu  riedl^ 
Q^uejìo  rapporta-, fi  che  non  prefiima 
A  tanto  figno  più  mouer  li  piedi  » 

La  mente ,  che  qui  luce ,  in  terra  fuma  : 
Onde  riguarda  come  può  la  giue 
Qud  ;  che  non  potè ,  perchel  ciel  lajjuma , 

5/  mi  pr  fcnjjcr  le  parde  fiie  ^ 
Chi  Ufdai  la  quìfìione ,  e  mi  ritrajft 
A  dimandar  humilmente  chifùe^ 


xxr. 

ferìdranh  py  i^uffia  OnJìo  mhuerìrroi 
Di  eh  io  minchiudo  CT  infirrD^  La  uirtu 
ie  lajudl  iiuìna  luce  congiunta  ^  uyìita 
xol  mio  uedfrf  e  conofceyf  in  judla.  Mi 
Una  tanto  [cura  mfy  ciò  e,  Wii  fk  tanta 
conojcfr  oltre  a  la  mia  natura^  chio  ue^t 
gio  LA  fcmma,  ciò  è',  La  diurna  rjpnf 
ila  de  Uc^uale  fffa  uirtu  Munte ,  E'  tr4t 
ia  fiiOYÌjferchda  effa  diuina  rffinfia  ogni 
uirtu  defende,  E  ftrche  tal  uirtu  eccede 
U  natura  nr.ia ,  di  cjid  nafce  ìaUfgrtZ^ 
fer  lacuale  io  oltre  a  lufcto  fiammeggio, 
4  ciò  chio  f areggi  lumia  chiare^l^  con  la 
ceduta  ,  jfmhe  fi  corr  e  [a  già  fiuuo'ie 
detto,  Lanirr.ehtfite  tcntù  lucmo  quanta 
amano,  e  tanfo  anano  (guanto  uedono  , 
Adunijue/Ipndo  a  cjirfìc  jprifo  da  Dio, 
f  er  f^rlo  uenir  a  Dante,  fiato  aggiunto  ue 
dere  fcfral  fuo  uedere,  di  tanto  fiu  uenii 
ua  adfjpraaffc  in  amore,  e  di  cjuanf 


toera  fiu  accefc,  di  tanto  fiu  egualmtnte 
YÌfhlendeua ,  Ha  (\uffÌo  fjirito  in  fententia  dimoltrato,  fffir  uenuto  a  Dante  n-.andato  da  Dio, 
lAa  del  uoler  hra  federe  ferche  f  iu  lui  c\,e  unaliro  a  tal  officio  fljfc  eletto  due,  (^ffìo  fmzltra, 
do  è',  Quefìo  faffa  tanto  oltre  nel  f  refendo  ah  ffc  DE  leterno  fìatuto,  ciò   ,  Di  (juel  che  Dio  ah 


torni  al  mortai  rr.onlo,  rafprta  cuefìo,  a  ciò  eh  ne  jfyrfì.nn-a  rii<  t^'^Ouer  li  jfiedi,  MeterJS^ttO 
<t  tanto  fegno  ai^nio  è  ^uefìo  de  la  freifmafione  .  E  fer  èirr^ofmr  ancorarregUo  ciuantofklta 
f  temeraria  cofa  f.a  fcggiunge.  La  mente  cVe  luce  (jui  in  cielo  FWma,  ciò  e  ,  Ofcura  e  p-fj.  tenei 
hofadu  in  terra,  E  cuefìo  fer  limf  e  dimento  del  cor fo,  come  uuol  infime,  Onde  riguarda  come 
potrà  ueder  la  t.u  do  che  non  fuo  uedrr  ancora  chel  del  hffurr.ma  e  tirila  afe  cjuafu,  oue  tutti  gli 
mteìmtnti  mancane  .  SI  mifrefcriffr,  Quefìe  farole,  dkelfoeta,  mi  termwarcn  efo^rf^fni 
fio  talmente  ad  ogni  mÀa  ra^i:ne,  chio  hfciai  L  A  ^uifiione,  ciò  e^ ,  Largum.entar  del  dutio,  E  mt 
ritrajfi  ad  humilmente  dim^^ndar  juefto  Jfirito  chi  egli  fu  in  juefì<x  fnma  utta . 


T^it  due  liti  d*ltalia  furgcn  fiffi  , 
E  non  molto  difìanti  a  la  tua  patria  , 
Tanto  ,  che  e  troni  affai  fucnan  più  baffi 

Efr.nno  un  gibbo  ,  che  fi  chiama  Catria 
ri  fitto  alqual  è  conficrato  un  hermo , 
Che  fuol  ejfcr  difpoHo  a  fila  latria , 

Cofi  ricomincion.i  il  terzo  firmo  t 
E  poi  continuando  diffe^,  Qj^iut 
A/  firuigio  di  Dio  mi  fii  fi  firmo ^ 


Ver  uoler  (jueflo ffirif^  fctisfaral  foefd 
in  dir  chi  egli  fii  al  monio,  dice  frim.a, 
fer  circoli ocutione,  del  luogo,  oue  che  fìe 
qua  giù  A  fàr  fenitetia  ej  aferuir  a  Dio. 
Vice  aduncjue.  Tra  due  liti  d'Italia,  eia 
r,  Trai  lito  del  mar  Tirreno,  e  cjuel  del 
mar  Adriatico  ,  SV/^art  Pfp,  Sileum 
gli  Afer^nini  che  tra  luna  e  laUro  di  ({uei 
(li  due  liti,  diuilono  Italia  fer  lungo,  E 
ntreonotan  o^cheituonichenele  nuuile 


che  pwr  ccn  òhi  iì  liquor  duliui 
Lieucmente  p-ifjìtua  caldi  e  gicU 
Contento  ne  J^enjier  ccntemplatiuK 

"Render  folca  quel  chioTlro  a  quejli  cidi 
fertikmente       hor  e  jhtto  uano 
Si  y  che  conuien  che  tojlo  fi  riueli^ 


PARADISO 


ft  generano,  ìrmano  fiu  laffc  affai,  E  fif 
no  ijuefti  tanfo  (leuad  [affi,  mn  mdtò  ìii 
punti  DA  la  tua  faina,  eia  è'.  Da  U 
Thofcana,  jferchf  cjuejìo  moyiff,  iljual  e 
il  fiu  alto  che  fa  ne  gli  Afennini,  è  tra 
Ahruzl^e  la  Marca  Ancona,  la<jual 
ia  effi  Afennini  è'  iiuifa  da  la  ihfcai 
na,  E  (^uefii  eleuati  fafjj  in  cima  al  moni 
le  F  A  wno  un  gdlo,  Vanno  firma  iuno  fcrignù,  o  fir^ere,  che  ft  chiama  chatria.  Di  fctto  aljual 
gihhù  e  confccrao  VN  hermo,  do  V«  Jd/co  halitato  da  heremiti,  che  fuol  efpr  diffofio  A  Sola 
latria,  A  fclamente  fìruira  Dio,  perche  Latria  è  modo  dorare,  che  fi  fi  fclamente  ahi,  Co/i  dice 
the  (juffìo Ifirito  ricomincio  il  ter^  fcrmone,ferche  il  primo  difcpra  fu,  Tu  hai  ludir  mortai  e  cet. 
Et  il  fecondo,  luce  diuina,  E  poi  continuando  effe  ter^  fèrmone  diffe,QjiÌM  in  (Jufl  confccrato  hfti 
mo  mi  ftcififim-i  e  dif^ofìo  al  fèruigio  di  Dio^he  lieuemenie  fajfaua  caldi  egieli  pur  fclamente 
con  ciht  DI  licjuor  duliui,  ciò  e'.  Tatti  cor^^lio,  e  «0»^  daltro  pi«  dilicato  e  morlido  condime,  Coni 
tento  ne  contemplatiui penfieri,  E  ^uel  chìofiro  fcleua  per  adietro  render  a  ^uefìi  cidi  fìrtiUmenfe^ 
perche  lifuoi  heremitt  erano  fanti,  e  ueniuano  dopo  la  morte  <jua  fu.  Et  hora,per  li  mali  uìigioft 
che  uifono,  e^fàuo  f  uano  et  inculto,  che  tofìo  couien  che  per  le  fue  male  opere  fi  riueli  e  manififìi 
al  mondo,  attefo  la  uendetta  che  Dio  ne  fira,  come  uuol  infirire . 


In  quel  luogo  fu  io  Vier  Damiano  t 

E  Vietro  peccator  fui  ne  la  cafa 

Di  nofìra  donna  in  fui  Vito  Adriano  ♦ 
Toca  Ulta  mortai  mera  rimaja  5 

Qjuando  fui  chiedo  e  tratto  a  quel  capéllo  ; 

Che  pur  di  mal  in  peggio  fi  trauafa  ♦ 
Venne  Cephai  ;  e  uenne  il  gran  uajiUo 

Ce  lo  Jpirito  fanto  magri  e  fcat^ 

Vrendendol  cibo  di  qualunque  hofletlo  ♦ 
Hor  uogìion  quinci  e  quindi  chi  rincalTj 

Li  moderni  pallori ,  e  chi  li  meni  ; 

Tanto  fon  graui  ;  e  chi  di  dietro  gUaÌTj  ♦ 
Copron  de  manti  lor  li  palafreni  5 

Si  che  due  heWe  uan  fottuna  pelle  j 

O  patìentia  ^  che  tanto  fofiienii 
A  quefia  noce  uidio  più  fiammelle 

Di  graJo  in  grado  fender  e  girarfi  j 

Ef  ogni  giro  le  ficea  più  belle  ♦ 
Dintorno  a  quefla  uencro  ,  e  fèrmarfi  ; 

E  fèr  un  grido  di  fi  alto  fuono  ; 

Che  non  potrebbe  qui  a jf t  migliar  fi  t 
Ne  io  lintefi  ;  fi  mi  uinfil  tuono  ^ 


Ha^jueflo  fj:iri{QdatonQfitia  delluogo,^ue 
fice  penitenfia,  hora  uien  a  manififìar  il 
nome,  e  (jual  ftffe  prima  che  uewfp  a  fei 
niientialeffer  fuo.  Dice  adunque,  lo  fui 
in  c^uel  tal  hermo  Pietro  Damiano,  E  né 
ìa  cafa  di  nofìra  donna  Pietro  peccatore, 
perche  alcuni  dicano  che  prima  chegli  ani 
daffè  a  Ihermo,  fcfje  de  frati  de  la  cohmi 
la.  Altri  che  fìt  monaco  in  S.  Maria  da 
Kaumna  pofìa  fui  lito  del  mar  A  driano, 
oue  faccufa  effere  ftah  peccatore .  POca 
uita  mortaìySono  due  uitf,  Mortale  ttimi 
mortale,  mortale  e  (jurfìa  nofìra  perche 
more,  Immorfal  e^  cjufta,  a  la  jual  dopo 
tal  morte  andiamo,  perche  non  mor  mai, 
A  coffui  adun<jue  de  la  ff{a  mortai  uita 
era  rima  fa  poco,  che  tanto  uien  a  Ure,  Io 
era  uicino  a  la  morte,  cjuanio  fui  chiefìo 
e  per  fir'^  tratto  a  (jud  capello  del  carili 
ftalato  CHe  fi  trauafa,  la  de^nita  deltjua 
lefffprcita  pur  di  male  in  peggio,  P.  per 
dimofìrare  (guanto  eff  co  pafori  infemt 
erano  tralignati  da  principi  loro  dice, 
VEnne  Cefr.s,  cioè" ,  Venne  Pietro  frii 


m pafìore,  perche  Ceftj  e  interpretato  capo,  f!T  egli  fti  rapo  e  de  ^liapoftolt  fj(  la  primitiua  chiei 
fa,  E  uenne  II griuafcUo  delojf  intofinto,  cioe\  Paulo,  iljuaìfii  deUO  Wafo  delttionr,  E  cjuefli 

fum 


CANTO  XXT. 

fiiYòn,ffYlaloYQdultfY:(uifa,nìagri,efccil'^  jfnUpuerta^VKtnlfnJoitcì^o  ììciaf^un  hf/eti 
loylujh  (jitflfYecfttOyVe  omnihui  jne  affomnfur  noiis  lomeéiff,  Wolrnh  infirirfy  dfffiandai 
Udito  limoftnanda  il  fanf^  Wòra  àkfy  I  milrrni  faflcyi uo^liano  e  cet,  (.he  fty  ejpr  il  tfffo,  t  fiu  la 
fna  [ententicL  chiara,  ììonè^tfn  di  chiarirla  meglio  .  A  Quef^a  uoce,  lAopyaihe  a  la  noce  di 
juefìa  efcìamamne  O  fatientia  e  cft,  Vide  fiu  f^iritifcender  giufer  la  fcala  digrado  in  grado,  e 
girando  farfi  ad  ogni  giro  fiu  htJli,  feyche  de  la  ueniftta  di  (jufllo  cht  lejdayranore  uoUua  fignii 
fìcare,  latjual uedeuano  in  Dio  che  douea  lofio  fcguire,  come  nel fcguenfe  canto  uedrirr.o  che  Beau 
èira,  fi  rallegrauanOj  E  coft  fer  congratuìarfcne  con  juffto f^irito  che  farlaua  con  Vante,  uenero 
ajtrmarft  a  lui,  con  leuar  un  fi  alto  grido  nel  domandar  di  tal  uendetta  a  Dio,  cVel  peta  d  ee  non 
foterfi  ^ui  tra  noi  ad  alcun  altro  tanto  fmifurafo  fuono  affmgliare ,  E  da  (Quello  fjfr  rimafo  ft 
kinto,  che  non  intefc  ijuel  che  ft  dicejfe,  o  che  ft  uolefse  dire,  E  (^uefìo  feria  ragion  ietta  di  ffYa^ 
xhe  quiui  krar  è  di  farole ,  ma  mentali , 


PARADISO 

Opprejfo  il  Hupore  a  U  mìa  ^uìda  Mìjìral  paelanelfrefente  cantò,  che  fini 


Mi  uolft  come  paruol ,  che  ricorre 
Sempre  coUt^ioue  più  fi  confida 

E  queUa  come  madre ,  che  foccorre 
Subito  al  figlio  pallido  ^  anheh 
Con  la  fiia  uoce ,  chel  fiiol  ben  d'tjporre  ; 

dijfe  5  Non  Jhi  tu  che  tu  fi  in  ciclo  i 
E  non  fai  tu  chel  cielo  e  tutto  finto  j 
E  ciò  che  ci  ft  fii  uien  da  bon  Tsloi^ 

Come  thaurebbe  trafmutatol  canto , 
Et  io  ridendo ,  mo  penfar  lo  puoi^ 
Vofcia  chel  grido  tha  mojjo  cotanto  t 

ì<lelqual  fi  intefo  haueffi  i  preghi  fiioi^ 
Qia  ti  farebbe  nota  la  ucndetta^ 
Laqual  uedrai  inan^  che  tu  muot^ 

La  fj^ada  di  qua  fu  non  taglia  in  fretta , 
Ne  tardo ,  ma  che  al  parer  di  colui , 
Che  defiando  o  temendo  lajpetta^ 

Ma  riuol^^iti  homai  in  uer  altrui  t 
Che  affai  illujlri  jpirhi  uedrai  ^ 
Se  comio  dico  lajj^etto  riduh 


fefiittQ  f  siipttifo  dal  graniiffìm^  grih 
a  ifuelli giriti,  che  hathamo  ueiufQ  nel 
f  recedete,  effèrft  udtdfef  fòccorfo  a  Beat, 
da  lacfual  rkonfirtatOy  introduce  S,  Bei 
ftedetto  a  dir  di  fi  e  de  ftioi  cornf  agni,  e 
lofere  fante  fitte  da  lui  ne  la  preferite  uita 
an  uituferay  i  fùcceffcri  del  (ùo  ordine^ 
e  quelli  dahuni  altri,  per  efjey  molti  dei 
generati  da  glianteceffori  loro.Vatto pi  ai 
fffo  S,  Benedetto  certa  fua  dimanda,  e  Ì4 
lui  refoluta,  fate  a  kttaua  tfira,  e  di  (jueU 
là  nel  fegm  di  Gemini,  di  doue  uoltatafi 
in  dietro,  uien  digrado  in  grado  ariuei 
iere  tuUa  U  fua  feregrinatione  fin  jua 
giufo  in  terra  di  doue  frima  fera  partii 
fo.  P"  O  Pprejfo  Ji  flupr  a  la  mia 
ionnd,  S tubefatto  t!7  interrito,  iicelpei 
ta,  del  gran  grido  chio  udì  fùr  a  ijueUi 
fiiriti,  mi  uoltai  a  Beat,  ver  effey  fòccori 
fi  da  lei,  come  fa  ilfinciuflo  che  in  tah 
fimil  cafo  ricorre  fmfre  la,  doue  ha  fiu 
fide  deffer  aitato,  E  (jueEa,  come  madre 
he  (occorre  fuhito  al  figliuolo  V  Atti  do  t7 


c 

étnheìo.  Pallido  e  fmarrito  dal  timore,  con  la  Jùa  uoce,  che  lo  fuol  ieridij^^rre  e'darli  franchezza 
nr  ardire,  mi  difp,  Non  fai  tu  che  tu  fei  in  cielo,  ilcjual  h  tutto  fanto,  E  ciò  che  a  fifa  uien  da  ion 
^lo  ^  duaft  uoglia  dire.  Se  qua  fu  nor^  fffa  ^e  fòffa  mcere,  di  che  temi  tu  E  fcggìunge, 
Hora  tu  Jpuoi  fenfare,  come  thareUe Jpauenfatol  canto  di  tjuefìi  jj)iriti  fc  tu  Ihauefft  udito,  il  rii 
ier  mio  fc  tu  Ihauefft  ueduto,  da  che  il  grido  folamenfe  ^  ftatopofpnfe  a  mouerti  e  ffauentarti  tant 
lo,  Nelcjual grido,  fe  tu  hauefp  intefo  i  preghi  di  quelli  jfiriti.  Già  tifarehhe  nota  la  uendetta,  che 
Dio  fira  inan^  che  tu  mora  contra  de  pafìori,  che  nel  precedente  canto  da  Pietro  Damiano  hai  ini 
tefo.  Volendo  inferire,  cheffi /piriti,  in  tal  fùo grido,  haueam  tal  uendetta  domddata  a  Dio,  e  che 
in  lui  haueano  ueduto  che  tofìo  douea  fcguire.  Tingendo  di  predir  la  cattura  di  Bonifàtio  otiauo  in 
Alagna,  de  laqual  dicemmo  nel  xx.  del  Purg.  oue  medefmamente  uedemmo  effere  fiata  domni 
iata  da  Vgo  CiappeUa  dicendo,  O  fgnor  mio  quando  faro  io  lieto  A  ueder  la  uendetta  e  cet. 
I A  J})ada  di  qua  fu,  cto  è-.  La  giufìitia  diuina  nel  punire  non  uien  in  fretta,  come  par  a  eh  U 
teme,  ne  tardo,  come  par  a  chi  la  defìdera,  ma  fempre  uien  a!  fuo  c  oueniente  tempo,  xlqualaputo  fi 
fhiah  eterno  Iha  ordinato  epreueduto,  Onde  Val.  Mar.  nelprimo,  lento  enim gradu  aduindictS 
fui  diuina procedit  ira,  tarditatemq;  fufplicij grauitate  compenfat .  MA  riuolgiti  horamai  in  uer 
altrui,  chefe  cofifèrai  comic  ti  dico.  Tu  uedrai  affai  idufìri  e  rilucenti  Jpiriti . 


Come  a  lei  piacque  jgliocchi  dirizj^^aì* 
E  uidi  cento  Jpcrulc^che  infume 
Viu  fabbelliuan  con  mutui  rai^ 

io  flaua  come  ^uei  j  che  in  fi  ripreme 


Cof  come  piacque  a  Beat,  io  dri^'^aigliH 
chi  uerfo  quella  parte,  cheRa  mhauea  det 
io,  E  uidi  CEnto  fferule,  ciò  e'.  Infinite 
anime  che  j}>lendeuano,le quali,  COnmu 
tki  rai,CQn  taciti  j}flendori,^erche il jafi 


1 

I 

fi 
Al 


fai 


ti 

Di 
U 

Clii 

tìn 

qJ 

Qitf' 
ìtri 

4 

Iti 

Cd 
T« 


CANTO 

Ld  punta  del  difio  j  e  non  fàttenta 
Dd  dimanclar  ;fi  del  trcpp  fi  teme  : 

E  la  maggior  e  la  più  lucuknta 
VìqueUe  margarite  inan\i  fÈfft^ 
Ter  far  di  fe  la  mia  uoglia  contenta  ♦ 

Poi  dentro  a  lei  udì  ;  Se  tu  uedefft , 
Comio  j  la  carità ,  che  tra  noi  arde 
Li  tuoi  concetti  farebbero  ej^rejjj  ^ 

Ma  perche  tu  ajpettando  non  tarde 
A  Ulto  jine  *^  io  ti  faro  rijpofla 
Vur  alpenfier^di  che  fi  ti  riguarde  ^ 


XXII. 

Uy  /oro  fra  ntentaìf,  SAllfEwanOy  Si 
con^Yatulauanò  fin  inftentf,  per  fffcr  U 
mentale^  àifiu  efficacia  àe  la  uveale  ora 
iione.  Et  IO  fìana  cme  ^«?2o,  che  yefrU 
me  e  jÌYÌgne  infelA  funta,  che,  l  a  fi 
fitto ,  del  defideYÌo,  e  non  [attenta  a  dire, 
tanto  fi  teme  del  tYoffo  dimandare^  E  la 
maggizY  e  la  fiu  lucente  DI  (Quelle  ynarif 
gaYÌtey  Di  quelle  Jflendide  anime,  fi  fi 
inanl^  fer  fir  contenta  la  mia  uoglia  di 
fé.  Voi  udì  dÌYe  detro  a  lei,  Se  tu  uedeffi, 
come  fi  io,  la  carità  che  arde  tra  noi,  li 


tuoi  concetti ,  itjuali  tu  temi  di  manifii 
ftarci ,  fiirelieYO  già  fffre/p,  Ma  ferch  ajfetianiù  fu  mn  tardi  a  Ulto  fine  de  la  diuina  ejfcn^ 
tia ,  a  latjual  uedeY  fi  deftinato,  io  ti  firo  rijfojìafur  al  [enfieYQ  che  io  ueggio  ejfcr  in  te,  iljual 
tanto  ti  riguardi  e  temi  dej^Yimere  . 


Q^el  monte-,  a  cui  Caffino  e  ne  la  cof?rf, 
fu  frequentato  già  in  fu  la  cima 
Va  la  gente  ingannata  e  mal  dijpofia  ^ 

Et  io  fon  quel  ;  che  fu  ui  portai  prima 
Lo  nome  di  colui  ^  che  in  terra  adduffc 
La  uerita  ,  che  tanto  ci  fuhlima  : 

E  tanta  gratta  foura  me  riluffe  j 
Chi  ritrajfi  le  uiUe  circonfìanti 
IDa  lempio  colto  j  chel  mondo  fiduffc  ^ 

Quefìi  altri  fuochi  tutti  contemplanti 
^{uomini  faro  accefi  di  quel  caìjio  ; 
Che  fa  nafcer  i  fori  e  frutti  fanti  ^  ' 

Quiu't  e  Macario  :  quiui  e  Romoaldo  : 
Qui  fono  i  frati  miei  ;  che  dentro  a  chicjìri 
fermaro  i  piedi  e  tennercl  cor  faldo  • 


Caffmo  h  (erra  in  Campagna  fofia  fu  U 
cofìa  dun  monte,  che  da  lei  èr  detto  Moni 
te  Caffmo,  Sulcjualal  tempo  di  S,  Benes 
detto,  chel  poeta  introduce  a  parlare,  dii 
cano  chera  un  tempio  dedicato  ad  ApoUti 
ne,  ilijual  effe  S,  Benedetto,  hauendo  con 
uertito  i  circunfiantifopoli  a  la  ueYa  fide, 
iedico  a  S,  Martino,  e  lattar  maggiore^ 
chera  d' ApoUine ,  dedico  a  S.  Qiouan 
3aU'fia,  Onde  dice  effcre  ftatolfrimo^ 
fortarui  il  nome  di  colui,  che  adduffe  in 
terra  LA  uerita,  ciò  è-,  il  nome  di  chrii 
fio  ,  che  tanto  ci  fiAlima  tfT  fjfilta . 
qycft  altri  fiiOchi,  Moftra  che  ijuegliah 
trijfiriti  cheran  fèco,  fùron  huomini  ad 
cefi  di  ejufl  fioco  e  caldo  di  carità,  chefk 


nafcer  l  Fiori  e  frutti,  ciò  è-,  I  penftert, 
egìieffittifanti,  E  fra  ifuefii  dice  efpr  S.  MacaYÌo  e  S.  Romoaldo,  et  ifYati  de  la  fua  regola,  che 
re  U  Yeligione  fintamente  uiuendo,  perfiueraron  fino  alfine . 


E^  io  a  lui  5  Laffetto ,  che  dtmoWi 
Meco  parlandole  la  buona  fembianza^ 
Chi  ueggio  e  noto  in  tutti  gHardor  uoflr/y 

Co/5  mha  dilattata  mia  fidanza  ^ 
Cornei  fol  fa  la  rofa  ;  quando  aperta 
Tanto  diuicn  j  quanteUa  ha  di  poffant.a. 

Vero  ti  prego ,  e  tu  Vadre  maccerta  ; 
^ìopoffb  prender  tanta  gratia^chh 


V^if^onìeTìantea  S.  Benedetto,  U^ti 
tione  che  tu  dimofiri  parlando  meco,  e  la 
tuona  fmlianl^  e  dimofìratme  che  io  m 
to  in  tuUi  uoi,  mha  cofi  tanto  dilaHata  et 
aperta  la  mia  fidan"^  e  laldeZ^  Kf^f>^^ 
uoi.  Come  il  fole  dilatta  tfT  apre  larofi, 
auanto  ella  ha  difojfin'^  e  di  uirtu  dapri 
re.  Vero  ti  prego  e  tu  maccerta,  fo  polfo 
prender  tr  ejpY  degno  di  t^nta  grafia, 
*  B  D  iiii 


P  A  R  A  D  I  S 

ti  ueggìd  con  tmagfne  fcouem  ^ 

Ondelli  j  Prate  il  tuo  alto  difio 
Sademfjera  in  fu  lultìmi  J^erd 
Oue  fadempìon  tutti  gVialtri ,  el  mU  i 

lui  e  perfitta  matura  intera 
Ciascuna  difm'^tin  quella  foU 
Et  ogni  pane  la.doue  fimprcrai 

Cerche  non  e  in  loco ,  e  non  fmpoU  t 
E  noUra  [cala  injino  ad  effa  uarcdt 
Onde  cofi  dal  nifi  ti  ftnuoU  ♦ 

tnjin  la  fu  la  uidc  il  patriarca 
ìacoh  i [porger  la  fupema  parte  ^ 
Oliando  gh'app^rue  dangeVi  fi  card» 


chx^  ti  ue^^a  co  'mdgme  lifciuntn^f 
ueìata  ie  U  luce  che  mi  ti  cela  .  Demani 
aiuyìjue  Dante  di  poter  ueJer  cjufftà 
anima  in  pròpria  ejpnfia,  E  jueUa  li  rii 
fi:ìnie,chel  fttò  ie/tJerio  [adempirà  più  fu 
ne  lultima ^eyay  cx:ì  nel  cielo  empireo^ 
tue  riguardando  in  Dio ,  faderr^pion  tutft 
glialtri  Jefjdertflfenhe  ^fuiui  è'perpttà 
fiafura,  cr  ogni  deftderio  infero,  Et  in 
quella  fola  jj^erae^ogni  parte  Udoueré 
pmpre,  per  ejfer  immobile ^  e  non  come  UU 
ire  moiilì,  onde  auiene  che  ogni  lor  farte 
e  fempre  in  continuo  moto,  E  non  e  in 
loco,  perche  da  neffun  luogo  ^  contenuta^ 
ma  ogni  luogo  contiene,  E  Kon  fimpola^ 
3E  nÓftpofa  flt  poli, come  fanno  tutte  laltre 


sfire,  E  mflra  fcafa  uarca  in  fino  ad  efp. 
Perche  la  ueduta  de  leati,ftgnificata per  effa  fcaU^'trafcendefìn  a  Dio,  Ma  a  te  Dante  tanto  ueder 
TI  ftnuoìa  e  t:^^lie,  penhe  fci  anelerà  con  limpe  dimento  del  tuo  rr.ortal  corpo .  IN  fin  la  fu  la  uìdel 
Patriarca,  E"  pritto  al  xxv/y.  del  Genefu,  che  fuggendo  lacoi  Pafriarca  lira  del  fratello  Ep.u  in 
fArfcpofamia,  dormì  una  notte  nel  camin:^  al  feren:),  ^  hauendof  meffc  fctto  al  capo  una  pietra, 
uide  nel  fcnno  una  fcala  che  da  terra  afcendeuafrn  al  cielo,  fu  lacjuale  fdiuano  e  dijcendeuano  ani 
geli,  in  cima  di  (jueEa  era  Dio,  iljual  lidlffe.  Ego  fum  dominuf  Deus  Aimm  jatrit  tui,  ^ 
Deui  ipac,  Terrm  in  ^ua  dormis  tiiì  dak    [mini  tuo  e  ctt. 


Mrf  per  0irìa  mo  neffun  diparte 
Da  terra  /  piedi  i  c  la  regola  mià*^ 
Rimajà  è  per  danno  de  le  charte  ♦ 

le  mura  y  che  folcano  effcr  badia  j 
fatte  fono  J^elonchc  ;  e  le  cocolle 
Sacca  fon  piene  di  fitrina  ria  ♦ 

Ma  grdue  ufura  tanto  non  f  tolte 
Contrai  piacer  di  Vio*^  quanto  quel  frutto. 
Che  fa  i  cuor  de  monaci  ft  fòlle. 

Che  quantunque  la  che  fa  guarda  \tutté 
de  la  gente  -,  che  per  "Dio  dimanda^ 
ISIon  de  parenti^  ne  daltro  più  brutto^ 

l<f  carne  de  mortali  è  tanto  blanda) 
Che  giù  non  bajla  buon  cominciamento 
Val  nafcer  de  la  quercia  al  fhr  la  ghianda 

Pier  comincio  fcnX^oro  e  feni^argento 
£/  io  con  oration  e  con  digiuno , 
fi  trancefco  humilmente  il  fuo  conuento, 


tA^flra  $»  Benedetto,  che  hora  per  fedir  cik 
templanh  efuefìa  fcala,  neffun  diparte  dei 
terra  i  piedi,  Jfer  hauer  tutto  il  mondo  pu 
fio  le  fue  affrttioni  a  le  cofc  terrene,  E  U 
fua  regala  dice  effer  rima  fa  in  terra  VEr 
danno  de  le  charte.  Perche  cjuelle,  nel  feri 
$ier  ejfa  fua  regala,  ft  confumano  fcn$ 
55  jSr  utile  a  monaci  che  non  Icjpruanù^ 
E  le  mura  che  fcleano  efjer  hadia,  fcno  fil 
te  Jpelonche  de  ladroni,  perche  tali  fcjtè 
t  monaci  haUtatori  di  ^jueUe ,  E  lec%$ 
xoHe,  ciò  è',  E  li  larghi  haliti  dfffi  mona$ 
ci  fcno  fitti  ficca  DI  ria  fiirina,  Ver  la  ut 
tiofa  uita  chfffi  monaci  tepeuano,  riffett9 
0  la  uirtuofa  e  fanta,  c\\e  già  fcleua  efpr 
in  loro.  Ma  dice,  che  non  fi  tòglie  ufun 
cantra  il  piacer  e  uoler  di  Dio,  che  tani 
to  ^ggraui  Unirne,  (juanto  grane  e  ^uel 
frutto  de  le  cofc  temporali  che  fi  fi  filli  i 
fìolti  i  cuori  defft  monaci,  uolendo  infrrii 
rCfchejft  U[fm  leofe  ^irituali,  a  chi 
la  fui  ' 


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Postillati  16 


CANTO 


E  fe  guardi  al  principio  di  ctafcuno , 
Vofcia  riguardi  la ,  doue  trafcorfo  ; 
T«  uederai  del  bianco  fatto  bruno  4 

Veramente  Giordan  uolto  rctrorfi  : 
Viu  fa  il  mar  faggtrj  quando  Dio  uolfij 
Mirabile  a  ueder  $  che  qui  il  foccotfo  ♦ 

Co/i  mi  dijje  5     indi  fi  ricolfi 
Al  fao  coUegio'^el  cotlcggio  fi  fìrìnfi  i 
'^oi  come  turbo  jtuno  in  fi  faccolfi. 


chf  glif  Tu  uiftn ,  Imftro  che  tutto  ^u(E9 
che  U  chiffi  oltre  èli  jlo  lifcgno  guarii, 
tutto  ^  defòuerx^  e  m3«  àe  furenti,  i(judli 
^oggifene  ingraffam,  NE  dtiltrofìu  brut 
ro,  Come cQTifumarlo  in  meretrici  e  fmii 
ti.  LA  carne  le  mortali^  Vimcfìra  p$ 
ter  tant^  in  noi  U  cura  chalhiamo  di  tener 
mrlidi  e  iilicati  i  corfi ,  che  ci  iomentii 
ihimo  lanime,  Onir  ne  fcgue,  che  fcjfer 
U  fallite  a  quelle  ftfà  hen  ijualche  huon 
frìncipio,  tanto  freual  Ceyer  e  Bacco  Otaue  e  Pagaie,  che  in  molto  hreue  temp  e  non  fiu  lurigt 
the  dal  ìiafiimento  de  la  tjumia  al  fkr  fot  la  ghianda,  fi  cùnuerte  in  mal  ufo,  E  fer  ejfmfiù  dice, 
ile  Pier  Damiano,  ii  chi  hah[<iamQ  difcfra  ietto,  chefindo  lordine  de  monaci  de  la  colomba.  La 
€omincÌo  [èn'^  denari,  Eglt  il  fio  con  oratione,  e  S,  francfjco  con  humilta,B.  che  riguardando  ^utl 
fifpl principio  dognun  di  fjufpi,  e  poi  quanto  fiM  da  jufl  rimcfp,  T\ uederai  iti  bianco  fatiù 
bruno,  do  ^,  Tu  uederai  la  urtu  tanto  uitiata,  che  p.ra  effcfroprio  uitio,  VEramente  Giordan 
ftolto  retrotfc,  e'  fcritto  in  lofae  al  ter^,chel  fiume  Giordano,  per  dar  il  faffc  alpopolo  di  Dio,  juU 
io  fitto  la  condutta  di  lofuepafio  in  ferra  dipromifpone,  uolio  il  fuo  corfo  a  ritrofo  ,  ^lO  f-,  in  dief 
irò,  lafcianio  il findo  afciuUo  fin  chel  deUopofolo  fit paffuto.  Onde  nel  filmo  cxiij,  hAare  uidit  CT 
figit,  lordami  conuerfus  eftretrorfum,  E  poco  fiu  oltre,  quid  efìtibimare  juod  fiigijli,  C7  tu 
lordanit,  éjuia  conuerfat  eft  retr:irfum  Aduncfue,  ft  come  ^uefìo  fiume  correua  prima  al  mai 
Ye,uoltanioil  fuo  corfo  a  ritrofo,  lo  uenne  a  fuggire,  Vero  ordina  cofi ,  ^erarr.ente  fit  più 
mrabil  a  ueder  Gi:irdano,  uolto  r  e  tr  or  fi,  fuggir  ilmare,  (juando  ucJfc  Dio,  che  jui  il  foccorfo, 
dolendo  infirire,  che  maggior  m.iracolo  fit  a  ueder  tornar  quefio  fiume  a  dietro  ,  che  r,on  fra 
e  uei/r  il  foccorf,  che  uerra  da  Dio  per  reme  diar  a  la  fcelerata  uita  dereligiofi.  Intendendoti 
foccorfo  per  la  uen  ietta,  Cennando  pur  anchor  ala  cattura  di  Bcnifitio,  perche  il  fcccorfo  che 
nidnda  Dio  a  le  fcelerita  df  peccatori  per  fàrfj  temere,  a  ciò  che  douentin  buoni,  fi  e  il  gafiii 
PO,  E  cofi  foccorre  ala  falufe  loro.  Onde  uedremo  ancora  nel  xxyy.  canto' che  a  tal  frofofii 
to  dira  Ma  lalta  prolùdenti^  che  con  Scipio  Dififi  a  Roma  la  gloria  del  mondo.  Soccorra  tOi 
Po, fi  come  ioconcifio  .  Cofimi  diffi.  Unito  chebbeS.  Benedeuoiidir  cjuffiojt  ricolfe  e 
ritiro  AL  fuo  collegio,  A/  fao  infume  unito  numero  de  cQnfemp!antt,e  quello  fi  ltrin[e,f 01 
lometurbo  fi  c  col fc  tutto  in  fi.  Turbo  e  uento  che  fuggirà  in  fi  firffc,e  tutto  quelche  trouamen 
fo!nntedifcJfuainaerecolmedffimofuomoto,come  ueggi.mo  ahuna  uoUala  poluere  ,  Oni 
ienel  ferocie  rinfirno,Come  la  rena  quando  a  furbo  j}ir^,  B  nrl  xxy;.  Chf  dalariUQHft 
terra  un  turbo  nacque y  E  fercojfi  dfl  legno  il  primo  canto . 


ttf  dolce  donna  dietro  a  lor  mi  pinfit 
Con  un  fai  cenno  fu  per  quella  feda 
St  fua  utrtu  la  mia  natura  umfit 

t^e  mai  qua  gìu ,  doue  fi  monta  e  cala , 
f^aturalmente  fa  fi  ratto  moto  $  ^ 
Che  agguantar  fi  pctejfe  a  la  mi  ala, 

fio  torni  mai  lettore  a  quel  deuoto 
Triompho^^per  loqual  io  piango  fi^ejfo 


"èeat  ,pinge  Dante  fu  fer  quella  [cala  ìlei 
tro  a  contemplanti,  fer  che  mediante  la  teoi 
logia,  Ihumano  intelletto  file  a  U  contemi 
platione  de  le  diuine  cofe  ,  E  trouoffi  effif 
fclito  da  la  fettima  a  lottaua  sfira,  oue  fin 
mele  felle,  da  quelle  depianeti  infiiori, 
e  di  quella  nelfigno  di  Gemini,  che  fgut 
0/  tauro,  con  f  tu  uelocita,  che  nonfirr^eue 
febbe  t  ifmtbbt  fimi  H  iH^  i'^  F^^^^ 


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Postillati  16 


PARADISO 

If  mìe  peccatd ,  al  petto  mi  percuoto  ;  a  imtarey  chi  ueloce  lìfcorfo  le  Umtn 

Tu  non  haurejli  in  tanto  tratto  e  mc^o         tr.cornfralfuo.non  fi  fi<orfndfrfmile 
r      -T  j-     •  •     -j  7  r  nUlcunétltra  nflocita ,  Onie  dice  nm 

m  ficco  ti  dito  5  in  quanto  to  uiddfegno,    ^^^^      ^.^  ^^^^  ^  ^ 

C/?e  Jegwel  /(^«ro ,  e  fiii  dentro  da  cjjo^        [otfjfe  a^guagl'me  • 


O  ^ortojk  flette ,  o  lume  pregno 
Di  gran  uirtu  5  dalqual  io  riconofco 
Tutto  (  qual  che  fi  fia)  il  mio  ingegno } 

Con  uoi  nafceua  j  e  Jafcondeua  uojco 
Quelli ,  che  padre  degni  mortai  uita^ 
Quandio  finti  da  prima  laer  Thofio  % 

E  poi  quando  mi  fii  gratìa  largita 
Ventrar  ne  Ulta  rota-,  che  ui  gira^ 
La  uofìra  region  mi  fii  fortita  ♦ 

A  uoi  diuotamente  hora  fojpira 
Lanima  mia  per  acquijlar  uirtute 
hi  pajfi)  fi>rte  ^  che  a  fi  la  tira^ 


lì  pria  fi  congratula  con  (jueUe  fleUeAe 
finriQ  ilfcgna  di  Qminij  nflcjual  ^ [aleni 
do  a  lottaua  sfira,  moftra  fjpr  entrato ,  e 
che  in  (jueUofiff  l  file,  quando  egli  naci 
(jue  al  mondo,  E  chiamalo  lumepyfgno  di 
gran  uirtu,  fer  ejfir  cafa  di  lAercurio,A)t 
indina glianimi  alefiientie,  ecofi  dice, 
ia  te  Ytconofio  tutto  il  mio  ingegno  ijual 
eglifi  fia,  ferche  tu  conia  tua  infìuentia 
me  Ihai  dato,  come  uuol  infime  ,  E  con 
uoi  nafieua  e  fcfcondtual  file ,  VAdre  doi 
gni  uita  mortale ,  perche  confirifce  la  fu€ 
uirtu  con  ogni  anima [cnfttiua ,  fcn"^  lai 
^ual non  haurehf'e  leffcre ,  Quando  nel 
mio  na fiere  io  fcntt  frima  laere  ThofianOj  E  foi  ijuando  mt  fii  largita  e  conceduta  gratia  dentrarin 
ijuejìa  rota  che  ni  gira,  mi  fii,  entrandoin  tjutlla,  la  uofìra  region  finita,  A  uoi  aduntjue  hora  di 
notamente  fcjpira  lanima  mia  fer  acijuiffar  uirtu  A  l  faffcfirte  che  la  tira  a  fi.  Intendendo  del  fafi 
fiferloijUftl  ella  fi  dehhe  diuider  dal  corfo,  chè^moìto  fòrte,  ferche  ultimum  terriiilium  eft  mors,  E 
la  uirtu  che  da  loro,  fer  tal  faffi),  uuol  aojuifìare  [tela  cognition  de  la  uanita  mondana,  a  ciò  che 
(al  faffi  Ihahlia  da  parer  dokf,  che  a  glianimi  infirmi fiuol  ejfir  tanto  amdro  • 


Tu  fi  fi  prefifo  a  hltima  falute. 
Comincio  beatrice  ;  che  tu  dei 
Bauer  le  luci  tue  chiare  ^  acute^ 

E  pero  prima  che  tu  più  tinleij 
Rimira  in  g^ufi^e  ucdi  quanto  mondo 
Sotto  li  piedi  già  ejfir  ti  fii  5 

Si  chel  tuo  ccr  quantunque  può  giocondo 
Sapprefmi  a  la  turba  triomphante  5 
Che  lieta  uien  per  quefi'ethera  tondo  ^ 

Col  uifo  ritornai  per  tuttequante 
Le  fiate  jpere;  e  uidi  quefìo  ^oko 
TaUchio  forrift  del  fiuo  uilfemhiante  : 

E  quel  cnnfiglio  per  miglior  approho  j 
Chegli  ha  per  meno  :  e  chi  ad  altro  penfa^ 
Chiamar  fi  puote  neramente  probo  ^ 


Non  è  luUio,  che  fe  Ihuomo  fi  leud  tanti 
con  la  mente  a  le  diuine  cofi ,  che  uenga 
in  (gualche foca  cognition  di  Dio,  tornane 
io  foi  a  confiderar  cjuefìe  caduche  e  hafp, 
le  affregia  fi  poco  che  del  tutto  le  ahandof 
nei.  A  cjuefìo  aduntjue  ejfcrta  Beat.  Vani 
te,  ciò  e,  la  fàcra  firittura  Ihumano  intel 
letto.  Onde  dice.  Tu  [ci  fi preffi  A  lultii 
ma  fàlute,  ciò  h',  A  la  uifiton  di  Dio,  che 
tu  dei  hauer  le  luci  tue  CHiare  acute^ 
Tenht  fen^  chiare:^"^  e  purità  danir^ia 
acuteZ^  dingegno,  non  fi  fuo  hauef 
cognition  ie  la  diuina  honta ,  E  fero  frii 
ma  CHc  tu  più  ti  in  lei  ,  ciò  è'  ,  che  più 
entri  in  cognitione  defjà  ultima  filute.  Ri 
mira  in  giufc,  e  uedi  (juanto  mondo  già  ti 


fii  efpr  fitto  li  fiedi.  Si  chel  tuo  cuore  fafi 
fyefcntì  guanto  piufuo  giocondo  a  la  triomphante  turU  di  leati,  la^iual  uien  lieta  PEr  (juefio  toni 
do  eihera,  ciò  ^,  Pry       /jwio  cielo.  Ferche  fi  tu  uedrai  la  giù  guanto  uile  e  minima  cofa  fita 


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CANTO  xxri* 

ijuella  ia  limane  mntì  tanto  iffidnat^  er  hauuta  in  fregio,  me  uuolwfirire,  tu  mn  fdamen 
te  non  Uffregieyai,  ma  Ihauerai  in  gran  dijf  regio,  E  cojì  leuank  tu  il  tuo  cuor  da  quella,  lo  raffre 
fcnterai  tutto  giocondo  ad  fffa  trionj^nte  turila,  col  uifo  ritornai,  Mofira  eh  a  juefte parole  di  Bea 
tYice  egli  ft  Yìuolto  a  guardar  in  giù  una  per  una  tutte  le  fitte  tfire  de  pianeti  fino  a  cjuefio  gloho  de 
la  terra,  ilfial  li  fame,  rifletto  ad  effe  sfire,  tato  minima  cofit,  cheglifcrrife  de!  fuo  uilfemhiate, 
Ef  luogo  traUQ  da  M.Tudio  in  (judlo  de  sen.  Scif.ilcjual  induce  il  minor  A  jfricanò  pitto  a  ^ueft§ 
cielo  fir  (^uaft  il  mede  fimo,  Oue  dice,  la  uero  iffa  terra  ita  mihi  farua  uifa  fft,ui  me  imperi^  noflri, 
(può  ijuaft  eiut  puntum  attingimus  pmteret .  E  Qud  confi  gito.  Dice  approuar  per  miglior  il  con 
figlio  di  (juelli ,  channo  ([uefie  cofe  terrene  per  meno  di  tutte  ìaltre,  E  chi  penfa  ad  altro  che  a  (jueUe, 
poter  fi  uerameni  e  chiamar  PRoto,  ciò  e*.  Buono,  Et  in  fententia  ajfprouaper  ottimo  confiigìio  cjueli 
h  di  colui,  che  dfl  tutto  fi  Ubera  e  fiioglie  da  la  carne  e  dafifi  a  lo  j^irito,  perche  in  juefio  confijìeU 
uera  filiiita.  Onde  Boet,  nel  fecondo,  Tflix  juipotuit  giauis  terra  fcluere  uincla . 


Vidi  Ufiglii  di  Latona  inccnfi 
Sen\a  quctlomhra  ;  che  mi  ju  cagione , 
rcrche  già  la  credetti  rara  e  denjh* 

Lajpetto  del  tuo  nato  Biperione 
Qidui  fojlenni  ;  e  uidi  com*  fi  moue 
Circa  e  ukht  a  lui  Uaia  e  Dione  » 

Quiui  map^arue  il  temperar  di  Gioue 
*Tral  padre  el  figlio  t  e  quindi  mi  fù  caro 
Il  uariarj  che  fanno  di  lor  douex 

E  tutti  e  fitte  mi  fi  dimojlraro  . 
Quanta  fon  grandi-,  e  quanto  fon  uelocty 
E  come  fono  in  dijìante  riparo  ♦ 

taiuoJa  5  che  ci  fa  tanto  feroci , 
Volgendomio  con  glieterni  Gemelli ^ 
Tutta  mapparue  da  coUì  a  le  foci  t  . 

Tofcia  riuoìfi  ^docchi  a  gHocchi  belli. 


Guardando  il  poeta  ingiù,  uiìf  .la  iurta, 
chffii  figliuola  di  latona,  come  dicemmo 
nel  XX.  del  Purg,  acce  fa  de  raggi  del  file 
fen"^  ijueUomhra  che gìiera  fiata  già  cai 
gion  di  farli  credere  cheprocedejp  da  effir 
rara  e  derifa,  come  uedemmo  di  fipra  nel 
fecondo  canto,  Auenga  che  tal  fiffì  la  fita 
Opinione,  perche  tjuefta  medefima  affirma 
ancor  nel  fio  Conuiuio,  Ma  (juiui,  per  fir 
lo  dir  a  Beat,  la  rifclfe,  CT  hora  <jui,  peri 
che  finge  hauerla  ueduta  da  la  parte  difii 
pra  ,  laffirma  altramente .  LAjfettd 
del  tuo  nato  Hiperione,  Hip  erione,  fi  con  f 
io  le  fàuole,  fu  figliuolo  de  lantico  litav, 
e  padre  del  file  ,  Onde  Ouid.  \idi  hanc 
Hiperione  natus.  Vice  adunque,  O  hifei 
rione,  IO  fcfìenni,  ciò  Io  fiffirfi  ({uiui 
Lajhetto  del  tu  nato,  ciò  è'.  La  luce  del  (ò 


le  fuo  figliuolo.  Quella  che  juagiu  ,  cof 
meuu^l  inprire,  non  fi  fuo.  Onde  difopra  nelfrimo  canto  a  talpropofito.  Molto  è-  lecito  la  che  (jui 
von  lece  e  cet.  E  Vidi  come  fi  moue  circa  e  uicino  a  lui  MAia  e  Dione,  ciò  è ,  Mercurio,  chefit  fii 
pliuoldi  Maia  figliuola  d' At  alante,  e  enere,  che  fii  figliuola  di  Dione,  perche  ^uefie  due  pelle, 
(cme  di  fipra  nefioi  luoghi  hahhiamo  detto,  fahntanan  poco  dal  file .  (^Viuimaffarue,  Dicemi 
mo  ftmilmente,  che  per  efflr  Gioue  in  me^  tra  Saturno  fadre,  che  di  natura  ^  freddo  ,  e  Marte 
figliuolo .  di  natura  caldo,  egli  ne  uien  a  rimaner  temperato.  E  Quindi  mi  fii  caro  ad  intendere, 
ILuariar  chefiinno  di  lor  doue,  ciò  h  l/  ^'^riar  chefififinno  ne  moti  loro  circalfcle,  perche  poco  ali 
lontanandofi  da  lui ,  hora  li  fon  dinan'^  tfT  \^^ra  di  dietro.  Onde  difopra  di  \J  enere  diff},  chelfd 
uaoheoou  \  or  da  coppa  hor  da  ciglio,  tT  ^or.  lo  contengano  tra  luno  e  laltro  dikro,ihe  tutto  amen 
hlrnolo  e  retrogadar  dognun  di  cjueUi  nel  fuo  emiciclo  .  E  Tutti  e  fine,  Mfa  che  c^uiui  hehhe 
ioonitme  de  lagrande^,  de  la  uelocita  del  moto,  e  de  la  diftantia,  lacfual  e  da  luno  a  laltro  cte 
hdefettepianeti.  Et  ultimamente,  uolgendofiin  cjuefta  ottaua sfira col fegno  di  Cemim  nel^ual 
uera  ejato,  lapfarue  da  celli  a  le  fici  tutta  la  terra  halitata,  U^ualper  effir  minima  cofa  r:^^ 
a  la  grandezza  de  cieli,  domanda  Aiuola,  da  latini  detta  area,  U  e  ogni^atio  contenuto  da 


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Postillati  16 


PARADISO    CANTO  XXIf» 

U  ctYcuyiflrrfU  mI fum  ifl  cerchio,  chiamai fcgm  ii  CeminiylteYni^emelliy  fmh  in  ifUfSo,pco 
dò  Iffiuolfffum  ia  GiQueirasjlriti  in  tir/o  Cafìor  t  vduce  fartoriti    leda  ad  un  medffmo[ar(9, 

CANTO  ^XIII, 


Com  lucceìlo  in  tra  Imau  fronde 
Tofito  al  nido  de  fuot  dolci  nati 
U  notttycU  U  coje  à  nafcondei 

Che  pfr  uedn  gliaffetii  de  fiati, 
E  per  trcuar  lo  cibo  ^  onde  li  pafca, 
in  che  i  ^raui  Ubor  li  fono  a^grati^ 


Vofo  la  iiff^Qpitione  ìi  Beat,  il peta  mof 
fìra  nel  frefente  cato  fjprli  afforfc  irt  ijutl 
la  ottaua  tjxra  il  trionfi  ii  chrifo,  c/o  ^, 
U  ihirfa  triontìnfe,  ilcjual  trionfi  era  fet 
guitaio  da  infinito  numero  ii  leati,  fcfré 
de  (juali  effe  chrifio  rij^lenieua  ,  cmtl 
file  j^lenie  ne  fuferim  V  in  ^uefii 
infirmi 


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Firenze. 

Postillati  16 


P  A  R  A  D  r  S  O 

Tnuknel  tempo  in  fu  ìaperta  frafca  ; 
E  con  ardente  affetto  il  fole  af[mt<i 
^ifo  guardando  pur  che  lalka  nafca } 

Cefi  la  donna  mia  fi  flaua  eretta  ' 
Et  attenta  riuolta  in  uer  la  plaga , 
Sotto  laqual  il  fol  mofìra  men  frettai 

Si  che  ueggcndol'io  fof^efa  e  uaga 
¥  ecimi  ^  qual  e  quei  j  che  defiando 
Piltro  uoria^  e  f^erando  fippaga  ^ 

Ma  pcco  fu  tra  uno  ^  altro  quando  5 
Del  mio  attender  dico ,  e  del  ucdere 
Lo  ari  uen'ir  più  e  più  rifchiarando  * 

E  Beatrice  dijfe  ^Ecco  le  fchiere 
rei  triompho  di  Chrijlo  ,  e  tuttol  frutto 
Htcclto  del  girar  di  qucfìe  f^'ere* 

Taruemi  che!  fuo  uifo  ardeffc  tutto  t 
E  gUocchi  hauea  di  Ictitia  fi  pieni  ; 
Che  paffar  mi  conuien  fen^  cojlrutto  ♦ 


CANTO  xxrrr, 

ìnpriori  cOYjfi .  lljual  chrifla ,  plito poi 
ufyfo  la  nova  sftra  ,  e  Maria  V^rg.  liofo 
lui,  la  (urla  </c  beati  ft  rimafc  ^uiui^  e 
S,  Pirro  infime  co-n  (juflla . 
P~  come  lucceUo  in  tra  Imatf  fronie^ 
Stauafi  Beat,  dritta  C7*  attenta  uerfo  k 
fatte  aujìrale  ,  fctto  latjual  il  fcle  YnoflrM 
nel  fi<0  moto  men  fretta  di  qufl  the  /a 
^uanh  ^  in  oriente^  0  ueyo  in  occi^enfe, 
tij^ettanklaluce  del  trionfi  Ji  chr/ìo, 
dfftderofa  di  p^ifcermi  del  àhò  jj^irituale, 
(omefJa  luccello  tra  hrrMte  fronde  uiàn^ 
alnidodefùoi  d^hifgli  inanl^  a  ìalhd 
uJto  uerfo  la  parte  mentale  ajjettando  U 
lu  e  def  lessi  jfer  ueder già Jf  etti  di  tjUfQif 
iQ^ie  ancora  defìdercfc  di  foferli  froufdef 
^eliih  corf  orale, al  che  fàre^per  b  ^rani 
ie  am^Yche prta  foro,  le graui  fatiche  li 
fon  legieri,  Si  che  ueggendo  io  ejja  Beat, 
fcjfefa  in  affettando,  e  ccn  locchio  andar 


uaganh,  Ì3  mifci  <jual  fi  fuol  far  colui, 
che  defderanh  uotrette  altro  di  ^uel  chegli  ha.  E/  affe^and^  [appaga,  perche  era  poterla  cofa  de 
ftderL  cMre,  Ma  poco  fu  TRa  uno  ZfT  altro,  cioè.  Tra  Umettar  elueder  uemrpiu  rifchia, 
ran  dJ  cielo,  E  Beat,  che  uide  tal  chiaror  mi  diff,ECco  le  fchiere  del  trionfi  ii  Chrifìo,  ciò  e-  Ec, 
co  le  m^lùtudini  di  auei  leati,  che  da  chnfto  colfuoffarfc  f.ngue  fhron  ricomperati,  e  con  la  fua 
morte  uinfc  la  mJloro  e  trionfo  del  fuo  nimico.  Et  eccoricoUo  T  .tfJfruUo  del  girar  di  ^i.fle 
fiere,  cià-,  Tutto  i' huon guadagno  de  le  infìuentie,  che  ^fti  cieli  ne  moti  Icro  hanno  infifo  fc, 
la  uefìi  leati,  Verchemediantfeffe  buone  infìuentie,  fcn:  uenut^  a  cjuefìa  gloria  delVarad.VAf 
Imi  del  Cu  uik  raruemi  .he  Beat,  ardeffe  in  uifìa  di  car^per  la  ragione  giafiu  uolte  detta, 
7Lueuagliolchlfipieni  DI  letitia,  ciò  ^  Dijflendore,  che  per  nonpotnlo  effrmere,  m.e  lo  con 
uienpajfarSEn'^cofìrutto,  Sen'^  conclufme alcuna . 


Quale  ne  pìenilunii  fereni 
rriuiaride  tra  le  ì^imphe  eterne,  ^ 
Che  dipmgon  il  del  per  tutti  i  feni  J 

\idio  [opra  migliaia  di  lucerne 
Vn  fol  ;  che  tutte :iuanti  laccendea. 
Come  fai  nojlro  le  wfie  fupernei 

E  per  la  uiua  luce  trajparea 
ta  lucente  fuHantia  tanto  chard  ; 
Ke/  uifo  mio  j  che  non  la  Joflenea* 

O  Beatrice  dolce  guida  e  cara  : 
EUa  mi  dijfe^  quel,  che  ù  fouraniij 
È  uirtu  da  cui  nulla  fi  ripara , 


Mofìra  in  cjuefla  ottaua  ffera  eff  r  apparii 
to  Chrifìo  co  fuoi  beati,  fcfra  dejuaìi  fgli 
rfflendea  ,  come  fa  TRiuia  ,  ciò  h  ,  L<c 
luna  TRale  Himphe  eterne,  Tra  le  altre 
fìelle,  che  difingono  V  ornano  il  cielo fer 
tutti  i  luoghi,  Etacienleua  (jueUi ,  come 
fili  fcle  le  ftqerne  pelle,  E  Ver  la  uiua  lui 
(p,  ciò  è,  E  per  lo  fflendor  de  Ihumanita 
di  chrifìo  rifflenìea  di  fiiori  LA  lucente 
fuftantia,  ciò  e',  lo  fflendor  de  la  fua  dii 
uinita,  che  da  tal  hum.anitaera  contenuì 
la,  Tanto  chiara,  chel  miofcnfo  del  uedd 
re,  NOn  lafofìenett,  Non  la  fotea  foffnf 
re,  mauiyejìaua  dentro  ahhajiato . 


PARADISO 
t3j^iul  }  U  fìiftentid  t  U  ^ofjanTjX^  o  BfafYÌcf  ^  juefla  fi  è-  ffcìamafme , 

Che  aprì  le  jlrade  trai  ciclo  e  la  terra  y  ^Bamidi/py  qyfUhen  fourarì'^^ ,  do 
Ondi  fu  già  fi  luno^  Mmia ,  è-.  Tum  ^uth  che  urne  f  fu\tra.  U  tua 

ueiut((,  è  uiytu  DA  cui  nulla  fx  rifarà. 
Va  lajualf  r,e(fur:a  cofa  ft puQ  riparare,  fmhf  ulnce  o^naltra  uiytu,  qviui  è  la  ffifntia  ,  (^eU 
la  che  faurituifce  a  la  feconda  ferfcna,  ciò  è,  al  fgìiudù^  E  La  pffcri^,  che  fdUrh<fce  al  fadre, 
ihè'  la  fevfcm  prima,  E  nonclimenoy  ne  la  diuirita,  ognuna  ie  le  tre peyfcne  e-  ommpcfente ,  CH^ 
afri  le  fìrade,  l^erche  la  m:^rfe  di  chrijìo  fu  pdfprJe  a  redimer  la genfrafior,e  humana^  e  farla  haf 
hle  da  poter  falir  da  ferra  al  deh,  quello  che  prima,  per  lo  peccato  de  primi  parerai  d  ffifo  in  tutta 
effa  humana  generatione,  non  poteuafàre,  ONde,  ciò  p-,  le  eguali  jìr  ade,  ÌVflun^a  difati'^f 
Come  quella  che  lungamente  hehlonoifnti  padri  cheyano  nelimho . 

Come  fioco  di  nube  fi  difirra 
Ver  dilmarfi  fi  ,  che  non  ut  cape^ 


E  fuor  di  fua  natura  in  giù  fattcrrai 

Cofi  h  mente  mia  tra  qucìlc  dape 
fatta  più  grande -,  dì  ft  fieffi  ufcio^ 
E  che  fi  ìrjfe ,  rimembrar  non  [ape  ♦ 

Apri  fiocchi  ;  e  riguarda  ,  qual  fon  io  : 
Tu  hai  uedute  cofe^che  poffcnte 
Se  fntto  a  fofiencr  lo  rifo  mio  ♦ 

lo  era  come  quei  ;  che  fi  rifente 
Di  uifion  oblita,  e  che  fingegna 
Indarno  di  ridurlafi  a  la  mente  ; 

Qjcandio  udì  quefi  t  profèrta  degna 
Di  tanto  grado  ^  che  mai  non  fi  fiingut 
Vel  hbroj  chel  preterito  raffcgna'* 


Cof  fflce  grand f  e  dilattof  la  métf  mia 
nfcendo  dijc  fleffa  FEr  jufSe  dope,  Prr  il 
gufìar  di  cjufDe  Jj:iri{uali  uiuande ,  come 
fi  d  ferra  e  dfckude  fioco  di  nule  per  dii 
latta  fi  tanfo  in  (juflla  che  non  ui  cape  ,  e 
fiiori  di  fua  natura  fttterra  in  giù,  come 
jfffje  uolte  ueggiomo ,  perche  la  natura 
del  fuoco,  è'  dafender  e  non  di  difendei 
re,E  quello  chfffa  mia  mente  ft  ffjfe,  RIi 
memhrar  non  f-fe,  Nok  ft  fa  ricordare, 
perche  f  come  éijfe  a  principio,  No/^ro  \ni 
teBeUo  fi  ]frofinda  t^nto  ,  che  la  memoria 
iietYO  non  può  ire.Vajfe  apfrejfo  de  latini 
fino  dilicate  uiuande.  Onde  Mart.  rapii 
husq;injìructa fuperHs  ,t  Virg,  nel iiij. 
"Dìripìunt^;  dapes,  E  neliij.  ExfleJus  da 


fihus,  uinoq:fjfultus»  APyigliocchi,  Uai 
uea  Dante  uedufo  la  diuinita  di  chriflo,  ciò  e^,  Hauea  con  linfelletto,  quanto  faiifce  la  natura  hui 
mana,  penetralo  ne  la  cognitione  de  U  diuina  fffnfia',  ìaqual  cof  è  il  fine  a  che  tede  la  farà  feriti 
tura,  0  uigliamo  dir  la  ifohgiaj  perche  intff  quella,  reffuna  cofa  li  fuofiu  effr  nafezfa,  E  /rrtf 
Beat,  uuol  che  Dante  a^ra  glijchi  e  riguardi  qual  ella  è-,  ferche  hauHo  ueJufo  effa  diuina  fffni 
ti^y  'sfitto  pojjente  a  fftenere  e  fffrire  il  fuo  rifc,  do  la  fa  luce,  qurtlo  che  fino  a  qui  ha!;hi4i 
mo  uedufo  non  hauer  hen potuto  f^.ye  .  JO  era  corr^e  qud,  che  f  rifente,  ìjpndo  la  mente  delpof- 
ta  ufcita  Ìife,fic0'me  ha  detto,  tra  quede  dafe.  Io  era,  dice,  come  coluiilqual  indarno  f  rfcrM  t 
uorre^^hfft  ricordare  daUuna  cofa  ueduta  da  lui,  lacuna!  j),^  doyneficafajerc}  e  hauédo  ancora  0  nf 
iuto  in  chrifo  la  fua  diuinìfa,  eteffndomi  ufcita  di  méte, perche  dì  quella  ne  era  capace, co f}OC0 
come  la  nule  delfico.  Onde  ha  detto  effa  nò  fqerf  di  quello  che  f  fife  ricordare.  Ancora  io  ri  ^f 
caua  in  ^arno  di  ridurhmi  a  la  mente,  quando  udi  da  Qfat,  f^ymi  quejìa  frofcrta  degna  di  tanto 
gY^h,  do  ^,  chio  Jour/Ti  guardar  m  In,  perche  era  f>tto  poffcnte  a  ffener  il  fuo  rifc,  de  tal  froftf 
li  nóf Pingue  nefmmor'^  mai  DElliho,  che  rajjì^na  il  preterito,  do  è ,  Ve  la  memoria,  laqual 
Yafprefenta  le  cofepaffatf,  Et  infcntentia,  che  mai  non  ft  ptra  tanta profirta  domenticare  ♦ 

Se  mofon  fcr  tutu  quelle  lingue,  vir..llrainfm,ù,  chfctuniifiu.ueì 

ae  Hitmw^  conU  fuore  fi,v  ,|,,  j,i  ^/,„-,y; 

ìlei  Ime  lor  dolcijjtmo  p/«  pingue  ,  m<</?  /oro  mrki  furon  «:triti,  voU^f.ro 

rtr  aiutami  j  al  miUefmo  del  «erp  diSh  mtarli  fpin.trt  ^uatfi/Ji  ilj'm 


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Postillati  16 


C  A  K  T  O 

KcM  fi  umia  cdnmdol  Santo  rìfi, 
E  cjudtìtol  Jàm  ajpetto  ficea  mero^ 

E  c<)fi  fi^urandol  P  aradi  fi 
Conuicn  filtdr  il  facrato  foma  • 
Corni  eh  trcua  fuo  camiti  reófi  ♦ 

Mj  chi  t^nfajjc  il  j^onderofi  thema 
E  Ihomero  mortd ,  che  fi  ne  carca  • 
Noi  hiafinerebhe  j  fi  fittcjfi  trema  ^ 

fion  e  j^are^gio  da  ficciola  barca 
Cluel ,  che  findendo  ua  lardila  prora  ^ 
Ne  da  nocchier  ^  che  a  fi  medcfmo  parca 


xxrrr, 

ti  tifo  M  Bfdt,  c\)e  lifùoi  OCcUfiifM p9/i 
finti  Ja poter  fcffrire,  che  nQnftrmereh 
te  a  luna  de  le  rutile  farti  de  lecceSétia  di 
quello,  ne  t,  dir  ancora  (juato  effe  nfc  FA 
lea  mero  ,  la^eua  jfuro  e  dolce  il  f^nti 
affetto  di  leijferche  in  ueYO,!a  doue  la firit 
tura  farà  tratia  de  la  diuina  fjfcrMa^ftf 
effer  materia  checcede  tute  if  liane  fcr^e, 
o^ni  indegno  ui  riman  detro  ccfiffcy  Cn 
de  dice^  che  c:ft  fgurado  il  Varadifc^rafi 
frefeniato  da  Beat,  ciò  da  la  facrafirit 
tura,  fer  efpr  co  fa  da  no  fot  erta  e  ferirne  i 


re,  conuien  il  fuo  f  cerna  S  Aerato  ,  ferche 
Ji  cofefacre  e  diuine  tratta,  in  flétìo faltar  efafjar  oltre  ,  a  ftmilitudine  éi  colui  che  iroua  reufce 
tagliato  il  fuo  camino  dafvjfc  o  da  altro  imfedméto,  m  dice,  che  chifef  ffe  al graue  fefc  de  la  tra 
feria  de  lat^uaì  tratta  fffc  fuo  poema,  et  a  la  dehilfcr'^a  DE  Ihomero,  ciò  è-,  de  Impegno  morialt  cT 
humano,  impffhile  a  lui  da  poterlo  fcfìenere,  n5  hiafmereUe  f(  effe  itìgegno  trema  e  ua  macanto  [et 
ro  di  ijuello.  Onde  fc^^unge,  NOn  e-  pareggio  da  picciola  harca,  ciò  e-,  l^òe'  d  ifcorfc  da  dthile  in 
peirno,  q^^el  che  findedo  ua  lardila  frora,Cluel  che  trattàdo  ua  laltiera  mete,  NE  da  nocchier  che 
afe  meiffmo  pana,  Kie  da  animo  ilijuale  a  fe  medefmo perdoni,  e  ceda  a  lefitiche,  Stadofcmjfre  ne 
la  ftmiìituJiine  de  la  harca,  Verche  ne  dipiu  alta,nedi  più  dijfiÀl  materia,  ne  di  cofa  la^ual  richiei 
da  maggior  uigiUtia  et  acume  dingegno  fi  puotraUare  che  f  fàccia  in  juejla  de  la  diuira  ffpntia,U 
aual  fclafe  medrfma  intéde,nepuo  àalcuna  creatura,come  altroue  hahhiam^o  deUo,peyfiuamete  rffr 
ivtefa,  Careggio  domiiano  i  nauigdti  il  viaggio,  o  fial  camino  che  fa  la  naue.  Onde  dhora  dicano 
haueriuonparaggio,  ciuando  hanna  U  utnto  fr^ffero,  e  che  la  naue  ua  a  huon  uiaggio . 

Vwo/  defcriuer  il  trionfi)  di  chr  flo,  et  affi 
miglia  lui  al  file,  et  i  fuoi  leati,  che  lofei 
gu(no,a  fiori  che  da  luifcno  iUuminati,  E 
perche  la  ueduta  del  poeta,  come  Uhhiam^ 
ueluto,ft  ccfcndea  nel  fuo  jf  le  dorè, fìnge 
che  f  darli  luogo  da  poter  conteplar  li  fuoi 
leati,  f  leuafjé  tato  alto,  che  da  lui  non  po 
teua  fjpr  ueduto,ma  fcUmete  ihminaua 
deffc  fuo  ff  lèdere  tjft  heati,  Ungead^ue 
che  ^eat,  li  dica,  Tenheti  inamm  tanto 
la  miaficcia  che  tu  non  ti  riuolgi  Al  lei 
giardino,  Wauedo  cff.migliato  i  fuoi  leati 
a  fiori, E  perche  giardino  e-  iato  a  noi  tjui 
to  in  Greco  Farad.  Che,  il ijual giardino, 
Sìnfiora,  ciò  e'.  Sadorna  di  fori,intefi 
fur  fer  tffi  leati,  DE  raggi  li  chrifio,ìli 
cual  e'  il  ufYO [de,  del  cui'jf  lfndore  tutto 
luniuerfc,  efffti/lméte  ogni  leato,rifflen 
ie.  adendo  injirÌYe,cyegH  non  douett 
tanto  attender  a  lei,  de  non  conftdtroff^l 
[fHiiO  àciaUit^fiua.lìjualfrutt^m 


Perche  la  faccia  mia  fi  ti  inamcra  ,* 
Che  tu  non  ti  riuolgi  al  bel  giardino 
Che  fitto  i  raggi  di  Chrijlo  fwjìorai 

Quiui  e  la  rofa^/m  che  il  uerho  diurno 
Carne  fi  ficex  quiui  fin  1/  g;^tj  ^ 
hi  cut  odor  fi  fr(fi  il  buon  camtno* 

Cofi  Beatrice  ^O' io  j  che  a  fuoi  confai 
T«/fo  ^f'ii  pronto  ;  anchora  mi  rendei 
A  la  battaglia  de  dòdi  cigli  ♦ 

Come  a  raggio  di  folj  che  puro  mei 
Per  fratta  nube  •>  gii  prato  di  fori 
Vider  coperto  dombra  gVocchi  miei^ 

Vidio  cefi  più  turbe  di  fi^hndori 
Fulgurati  di  fu  di  raggi  ardenti 
Senz^a  ucder  principio  di  fiilgori  ♦ 

O  bengna  uirtu  ,  che  f»  glimprenth 
Su  ti  elfitUafìi  per  largirmi  loco 
A  gliocchi  lische  non  teran  poffentì^ 


PARADISO 

U  hiffUuìlne^  <?  U<\U4i^  efft  h^ly  fft  lo  fuo  me^^  erano  afceft^  E  c\)e  juiuì  fra  la  ro/i fiàuiffiìM 
e  MtUìmit  oltre  a  tutti  gliaUri  fiori,  Intffa  fer  Maria  \ ergine.  Onde  ne  ledef.  al  xxiii/.  Qj4aft 
fLntatio  rofc  inHierito,  [^elacjKale  il  utrh  àinino  fifice  carne,  come  tfftificd  Uuangelijlii  al  pria 
m  ikenlOy  Etuerhum  caro  factum  ejì  e  cet,  E  Quiuifon  li  gìgli,  ciò  e-,  Gliafjloli  co  fammarti 
ri  e  àottm,  AL  cui  odore,  A  lejfmfio  decjuali,  fi  frefd  huQn  camino  difaluatione.  CO  fi  dijfe  Begf. 
Et  io\hera  tutto  pronto  e  dijfojìo  a  firn  configli,  mi  rendei  anchora  A  la  battaglia  de  debili  cigli^ 
Al  contrafio,  chela  troppa  luce  da  lacjual  fui  prima  uinto,  ficeua  a  la  mia  debile  ueduta ,  cOi 
me  raggio  di  [ol,  Tornatol poeta,  per  li  confitti  di  Beat,  a  rimirar  in  <]uei  beati,  uide  più  turbe  di 
fflenìori,  che  da  (juelli  ufciuano  fùlgurati  dardenti  raggi  Dlfii,  ciò  è-,  Da  chriflo ,  che  di  fu  do4 
uera  afcejb,  lifidguraua,  SEn'^  ueJer principio  di  fulgori,  ciò  è-,  Sen'^  ueder  lui,  ia  chi  il  fiilgu 
rar  ueniuct,  tanto  era,  come  uuol  inftrir,  [dito  in  alto,  E  <luffìo,  per  la  ragione  chabbiamo gia  da 
io,  che  rifffuna  creatura  può  perfèttamente  intenderli  creatore,  O  Benigna  uirtu,  Efilama  ala  lei 
nigniia  di  chrijìo,  per  efferfi  tanto  leuato  in  fu,  a  ciò  che  gliocchifuoi,  che  de  lafùa  (anta  luce  non 
tran  poffenti,  hauefpr  luogo  da  poter  e/fa  fua  luce  al  men  per  refiez^o  confiderar  ne  fùoi  beati ,  che 
la  lui  eran:^  di  la  fu  alto  illuminati.  Onde  dice,  O  benigna  uirtu,  CHe  figlimprenti,  lajual  tam 

10  impronti  e  fegni  effi  beati  de  la  tua  luce.  Tu  teffdtafìi  e  leuafiitifu,  per  largirmi  e  darmi  luogo 

11  a  gliocchi  da  poter  la  tua  luce  in  quei  beati  uedere,  che  altramente  a  ciò  fare,  jffrfifìfffi  e  difùet 
ttatura  non  teran poffenti  a  contemplare,  E  la  diuina  luce  chel poeta  uede per  refie^^  in  (juei  beati 
fi  è',  la  dottrina  di  jueUi,  ijuali  illuminati  da  lo  f^irito  fmto,  hanno  di  tal  diuinita  trattato  • 


llnome  del  bel  fior  ^  chìo  fempre  inuoco 
E  mane  e  fera,  tutto  mi  rijlrinfe 
Lanimo  ad  auijhr  lo  maggior  fòco  ^ 

£  come  ambo  le  luci  mi  dip'mfe 
llquak^el  quanto  de  la  uiua  fletta^ 
che  la  fu  uince ,  come  qua  giù  u'wfe  5 

Verentrol  deh  fcefe  una  faceìla 
formata  in  cerchio  a  gutfh  di  corona } 
E  cinfda  e  girofi  intorno  ad  ella  ^ 

Qualunque  melodia  più  dolce  fuona 
Qua  giù  j  e  più  a  fe  lanima  tira  ; 
Varrebbe  nube  ^  che  fquarciata  tona^ 

Comparata  al  fonar  di  quella  Vira  5 
Onde  fi  coronaua  il  bd  Tjiphiro^ 
Velquàl  il  cìpI  più  chiaro  fin^aphira  ♦ 

Io  fon  amor  angelico  ;  che  giro 
Laha  letìtìa  ,  che  (pira  del  uentre , 
Che  fu  albergo  del  nofìro  dtfiro  t 

E  gjreromìjVonna  del  cìd^  mentre 
Che  feguirai  tuo  figlio  e  farai  dia 
Viu  la  ^era  fuprema  ^  perche  glicntre  ^ 

Cofi  la  c'ir  culata  melodia 
Si  fi^Uaua)  e  tutti  ghaltri  lumi 
lEacean  fonar  lo  nome  di  Muìia^ 


Vicel poeta,  IL  nome  del  bel fiore,  ciò 
il  nome  di  Maria  Werg,  che  io  inuoco  fcm 
pre  a  tutte  Ihore  ,  mi  riftrinfe  tSr  int 
dri^Z^o  lanimo  tra  tanti  altri  fplendori, 
ad  auifar  il  maggi:ìr  fico  chera  tra  loro, 
f  enfiando  (juiui,  come  uuol  infirire,  efftt 
Maria,  fa  jftndo  the  di  gratta  ella  uimellu 
me  di  tutti  glialtri  beati,  E  Come ,  ambi 
le  luci  mi  dipirìfi,  ciò  è",  E  come  moccorfe 
a  gliocchi  ilifuale  et  (guanto  fifpl  lume 
DE  la  uiuaftella,  ciò  è' ,  Vi  Maria ,  che 
uince  la  fu  in  cielo,  come  uinfe  ijua  ^iuin 
terra  ognaltraluce  dif^lendore  ,  Scefeper 
entrof  cielo  VNa  ficella ,  E  (juefia  moftra 
che  fvfp  Gabriello  dalijual  fu  anuntiata,e 
che  in  firma  di  cenhio  a  gufa  di  coroni 
la  cingefp  e  girafpfi  cantando  interno  a 
lei,  ll<fual  canto  era  tanto  foaue  e  dolce, 
che  ogni  più  perfida  confonantia  e  mehf 
Ha  jua  giù  tra  noijarebbe  rifpetto  a  juel 
la,  un  tuono  chufii/fi'  dia  una  squarciati 
e  fffZ^ta  muoia,  il  cui  fimo  fuol  ofjrni 
ier  e  non  dilettar  laudito.  Cofi  dolce  fona 
ua  aduntjue  la  uoce  di  Gabriello ,  di  chi  fi 
coronaua  II  bel^affiro,  ciò  e*,  Maria,de 
la^uale^  come  di  fflendidiffima  e  diuiniffi 
mugmma. 


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Postillati  16 


era 
Httt: 


CANTO  XXIIT. 

j^emn,  TI  elei  fiu  cUaro/iQè' ylo  ?.mfÌYfo,che  fck  c  sé f liei ffimct  f  furi ffìTT.a  lucf,  ^Tw^/fuVrf,' 
SiHumim  e  rafferfria  fin,  Et  il  cm  dfffc  Ggihiello  era,  Io  fono  amor  angelico  che  citadogiro  Ulta 
htitla  chf  jfira  dt  Maria,  tatuai  fu  alberai  di  chnft^  nofìro  deftderlo,  hauedoh  none  rnrfiprtan 
nel  fù^  uentre,  E  gireromi  DOnna^cioè^,  Sigyma  e  Reina  del  cielo,meire  chef-gairai  chnjìo  tt.o 
fìgliudh  E  /Sj^^*  ^  ^  jf^T^'^  fuf  rema, cioè-,  il  cielo  emfireo  doue'  la  tua  fcdia  ¥Enhe gliele, cioè'. 
Ver  h  tuo  entrar  in  efuella  Più  dia.  Più  diuina  e gkriofa.  Perche  riffJÙTtaltra  anima  uentro  mai  co 
fin  gloria  di  lei  .  Cefi  la  circulata  melodia  di  QahrieJìo  SI  fig^Jlaua,  Si  finiua  intzrno  di  Maria, 
E  Tutti glialtri  lumi,  E  tutti glialtri  leati  cheran [eco,  faceuano  nel  fuo  cdto  fcr.ar  il  nome  di  là . 
Lo  real  munto  di  tutti  i  uolumi  chiama  real  manto  di  tutti  iuolun^idel 

Del  mondo^.che  viufirue.evìu  fuma  mondo  il  frimo  molile,  fer,he,ft  czme  il 
Ne  lUhho  dì  Dio  e  ne  cojlumi  ^  ynanto  cof  re  e  contien  in  fc  timi  glialtri  ha 

r       j-     '  V  .         ■  hti.coft  (Jueflo  cielo  copre  e  contienine 

¥iauea  foun  di  noi  hnterna  rwa  1  1  ^  .      ri.  ... 


Tanto  dinante  ^  che  la  fua  fctruenia 
La^dcuio  era^anchor  non  mappariua  i 

Vero  non  hebker  gìioccht  miei  potcnT^a 
Di  feguitar  la  coronata  jimma^ 
Chejì  leuoapprejjo  fm  [emenda  ^ 

E  come  fantoUm chen  ucr  la  mamma 
Tende  le  braccia  ^  "poi  chel  latte  prefe^ 
Ver  lanimoj  chcn  fin  di  fiwr  fwjìamma^, 

Ciafcun  di  quei  candcr't  in  fu  fi  fìefe 
Con  la  Jna  fiamma  fi  *j  che  ìaho  affetto 
Chelli  haucano  a  Maria ,  mi  jù  i^alefe  ♦ 

Indi  rimafer  li  nel  mio  con j\' etto 
Regina  cceli  cantando  fi  dolce  ^ 
Che  mai  da  me  non  fi  partii  diletto^ 

O  quanto  e  hberta  ;  che  fi  fi)ffolce 
In  quelle  arche  ricchi ffime-^  che  fi)ro  . 
A  fiminar  qua  giù  bene  boholce^ 

Quiui  ft  uiue^e  gode  del  thefi)ro; 
Che  facquiflo  piangendo  ni  Icjfilio 
Di  Babilcn  ,  oue  fi  lajcto  toro  ♦ 

Quiui  triompha  fiitto  lalto  filio 
Dì  Dio  e  dì  Maria  dì  fiua  uìttorìa 
E  con  Untìco  e  col  nuouo  concilio 

Colui  che  tìen  le  chiaut  dì  tal^oria 


tutti  glialtri  cieli  molili  con  glielementi 
infteme,  in  che  tuUo  il  mondo  fi  comjf  Yeni 
de,  ìtjutili  cieli,  ferche  del  contìnuo  fi  ucl 
gono  ,  domanda  uolumi .  Q^^/^o  dflo 
nduncjue,  CHe  fiu  firue^cio  è',  Qjialfiu 
ffcalda  et  accende,  e  più  fauiua  e  ripeni 
de  ne  Ihalito  e  coPumi  di  Dio,  per  effr 
fin  uicino  a  lui,  onde  piufartiLipa  de  la 
fua  diuinita,  Haueafcpra  di  noi  tanto  din 
fìante  llnterna  riua,  cioè,  la  fuaejìre 
ma  parte  di  dentro,  che     il  concauo  del 
cielo,  che  la  ne  loUaua  sfira  doue  io  era, 
tìon  mafpc'.riua  ne  poieua  ancora  uedere 
lAjua  paruetì'^,  la  fua  faruta.  Et  in 
fcntenfia,  io  vera  anchora  tanti  lontano, 
che  non  la  ptea  uedere,  E  pero  gliouhi 
miei  non  heilevo  poter  di  ftguitar  LA  (0 
Yonata  fiamma,  ciò  è-.  Maria,  coronata, 
come  halliamo  ueduto,  di  CalrieEo,  che 
fileuo  APpreffcfuafcm.en'^,  Dopochrif 
Ilo  fuo  figliuolo,  chera  [dito  inanl^  a  lei, 
E  come  il  fanciullo  poi  che  frefe  il  latte  tei 
de  le  traccia,  in  uer  la  madre,  fer  la  doli 
cez'^  che  fentelanimo  che  fn fiamma  fin 
a  le  parti  di  fimi  tanto  che  nócafeinfc, 
Coft  ciafcun  Di  (juei  candori,  ciò  e'.  Di 
(fuei  filundenti  leati,  fi  tefe  in  fu  co  la  fi  ' 


fiamma  talmente,  che  mifii  paUfi  lalto  efommo  affatto  chaueano  a  Maria,  E  dopo  cjuefto  nmafcrh 
nel  mio  conjbetto  cantando  fi  dolcemente  in  lode  di  lei  cjuefia  antifina,  Regina  cali  leiare  aMuia 
e  cet.  che  nlai  da  poi,  il  dileUo  chio  prefi  di  tal  canto  n.n  fipart\  D  A  me  ciò  e^,  D.  /.  ^^emoi 
ria  mia  .  O  Quanta  è  luherta  ,  O  c^uanta  ^  la  cofia  e  lalondanna  de  la  /^^^^^ 
Ccffihe,  la^ualfiripne  e  ricovera  IN  quelle  ricchiffime  arche,  ciò  h  Ne  le  filici  ment  di  ^ 
'Sene  Line  loloìce,  le^uali  fi^ron  Ione  d^JfonUrici  a  fimmr  d  uer  o  f  ^  ^^^^^^ 
Perche  fi  cornei  h.fhUo  arando  diJ}on  la  terra  a  licmr  il  [ime  in  fvrma  da  frodar  a  te^o  il  fruUo, 


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Postillati  16 


PARADISO    CANTO  XXII!. 

Co/r  tjuffti  l(c(iì  h<(uectnQ  fuUcanh  ff^r^  il  uerh  àìuìm  ne  cioy  de glhum'mi  in  firm,  cìiauea 
fYoiutt^  il  frutto,  ilcjml  tu  fìat^  lu  canuertion  éi  cjuflli  A  htn  uiufY  fi!?'  ala  nera  religione . 
Qjiiui  fi  MUff  pie  de/  tì.efm^  ciò  e y  Ve  la  ie^tituiine,  che  jftiangendo  Sact^uipo  ne  leffilio  Ji 
Bahihnia,  Toccando  Ihtftùria  di  fAfUi  che  ne  kj^ugndtìone  di  Hieròfolima  fatta  per  Nainccodonofòt 
^e  degli  AffirìyjìiYOn  mentii  catttui  in  Bahihmay  OVefi  lafcio  loro,  perche  Naificcodonofor j^oj 
gho  il  temf.o  de  jlioi  fhefori,  e  facchegio  la  citid,  menandone  tutti  i  nohili  prigioni ,  come  ira 
molti  càt^i  fi  legge  di  Danielle,  Ananias,  Mìpiel,  t^r  A'^riat,  in  Daniel  al  primo,  Ijuali, perche 
fiiYon  giufìi,  ne  mai  per  minacce,  tormenti  o  morte  torfcro  da  la  legge  ferina  da  Moife,  meriimn 
ejpr  afjiinti  con  glialfri  fanti  fadri  del  uecchio  tefìamento  a  la  gloria  del  Paradifc,  E  tjuefti,  (^um  a 
jueEi  de  la  antica  legge,  E  (guanto  a  (jnedi  de  la  noua  e  chrifliana,  induce  per  tutti  glialtrì,  come 
capo  di  ijutUi,  Pietro  Apjììlo,  che  fecondo  il  detto  del  Saluatore,  iìenle  chiauidi  tal  gloria  iicéh, 
Bt  daho  tili  clauts  regni  ccrìorti  e  cef,  ll(jual  trionfa  c^uiui  E  Qort  Umico  e  col  nuouo  concilio^  E  con 
gliantichi  padri  del  ueahio,  E  con  (juelli  del  nuouo  tefìamento,  di  ft^a  uiftoria  confcguita  contri 
ogni  teniatione  lei  mfìfo  auerfcirio,  SOUO  ìalto  figlio,  Sotto  rhrifìo  figliuol  del  fcmmo  idio,  pfpm 

10  fiato  da  lui  co  tuttol  refìo  dal  genere  humano  infieme,  mediantel  jiio  preàofiffmo  fàngue  Jfar^ 
fui  legno  de  la  croce,  ricomperato  da  la  fcruitu  deffo  auerfmo . 

CANTO  :<XIIII. 

O  foìditìo  eletto  et  la  gnn  and  Nel  prefente  cho  il  poeta  hfo  kratlone  ii 

Del  benedetto  clamilo ,  che  ut  ciba  Beat,  a  ijuei  heati,  introduce  S»  Piero  ad 

S/,  che  la  uojlra  uogVu  e  fempre  piena  )  efpminarlo  de  la  ft:de,alcjualhauendori 

Se  per  gratta  di  Dio  quejli  preliba  Jpojh^juanto  di  cjuella  driUametefentiua, 

Di  quel,  che  cde  de  la  uofìra  menfay  tratta  daUuni  duU,Et  ultimamente  doi 

Vrìma  che  morte  tempo  li  prefcnha  ;  '  ^'^/^  ^-  P'>^ 

1  a:  '      ■        r  amoua  la  fua  opinion  Per  buona  • 

Pome  mente  a  Ujfmme  mmenfi  ì  p^0  5o^,/i,U.;.L-.«,,n,,, 

Sempre  del  finte  ;  onde  uien  quel ,  ehei^infi  t    «  soMiiioftgmfic  cSf.m, 

Co|i  Bemice  j  e  quelle  anime  liete  ala mfnfa, cme iimafiraM  tiuefii uaft. 

Si  Jiro  jpere  fopra  jijfi  poli  .    i„  itU  fuij,  cmitfi  incde  firunfur, 

Eiamntando  fine  a  guijà  di  comete,  o^dm  collegi  fiicit,ii^w  ut  fdalts, 

E  come  cerchi  in  tempra  doriuoli  O  cmfdgnio  iiduni}ue  h  Letta  a  U gran 

Si  gtran  fi  ;  chel  primo  a  chi  pon  mente  c""'  ^'fl'nata  a  tanta  alta  leatituiiiu 

Quieto  pare,  e  lultimo  che  uoliì  mi  ieneJeUo  agnello,  figurato  ferchri 

Cefi  quelle  carole  difèrente  P^'        "  ^"f""  [">"»<' ^"xfi'iKiine 

Mente  dxnxando  de  la  fi.t  ricchezza ,  f  «««f'""".  "f       Sa  unto  le  la 

•M;  /;  ficean  Jìim^r  ueloci  e  lente ,  "'^'l  "^'^ 

'  fifna,  perche,  fi  come  hahbiamo  altrouf 

ietto,  tuffi  ft  contentano  di  (juel  che  hanno,  ne  p:i[fayi  maggior  gloria  de fj  derare,  per  ffpr  tutti,  hen 

che  d  Itren'e/nente,  di  ijuella  pieni .   SE  (luefti  prelila.  Se  Dante  preguffa  per gratia  di  Dio  DI 

quel  che  cade  de  la  ujjìra  menfa.  De  la  gloria  che  fcprahonda  de  la  uojìra  grat  a,  PRima  chemorte 

11  preferita  temfOy^  Inayil^xhe  morte  li  termini  il  topo  de  la  uita^  Perche  a  nrffuno  &  licito  in'i^  al 
morire,  fe  non  gle-  conceduto  prr gratia  fpetial  da  Dio,  come  fii  a  Paulo,  dandar  a  quella  gloria^ 
-ponete  mete  A  la  immenfa,  ciò  e^,  A  la  fmiftirata  afjrttione  chegh  ha  dintédere  ancor  più  di  quel 
ihefa,  le  la  inflra  ftlicita,  come  uuol  inflrire,  E  pero  ROratelo,  ciò  e',  Participatelo  alquantopia 
a  jueSit .  Rorarf,  uien  da  Ro/,  che  in  latino  fignifica  rogiàda,  Ondt  U  chiefa^Roratt  ali  e  cef. 


vii 


PARADISO    CANTO  XXIin, 

AÌurìijue,  ft  cmf  ({ufjìa  rauiua  e  rìnuevét  Ihfrlettf^  cof  iHuminaif  uoi  alquanto  il ft.o  m({{!ft^o, 
Laf.ml  afa  ni  pira  a^mol  a  ft.re,  feyche  uoi  hentte  ftmfye  del  jvnte^  dal^ualuifìì  (^flloih^U 
ffKp,  ciò  ^,  Qiiflhche^h  defderx  dintfnierf,  Voléiùinftyire,  chfffi  gujìanofì^pe  del  finte  de 
U  iiuina  psin<ty  de  lacjiial  Dite  era  fitikndo  .  CO^  dijfe  Beat,  E  juelle  anime  liete  Slftrojjere 
fcfra  f^fT^fO'h  f  fìsche  ft  come  le  ifirefigir^m  fcpra  de  fuoifoli,  o  uoglimoli  dirfrYniy  come  ueg^ 
^iamo  (ry  U  YOfCy  Cùft  effj  he^tifiron  sjire  di  fe  che ^irauano  intorno  a  mi  cherauamo  fìffì  e  ftmi 
inme^  di  loYOfYianmeggiandù  firte  A  Guifa  di  comete,  feyche,  fi  come  le  com.efe  mandano  U 
fiam'^^ie  fiori  di  fc  in  firma  di  coda,  Cofi  ^uefìi  teati,  jfer  U  ledtia,  madauaro  ilft  ojj  lédor  fi  ori 
di  /oro,  E  Come  cenhi,E  cofi  come  le  rote  chefcnz  ne  loriuolo  ft  mùueno  ^lual  fin  ufloie  e  jual  mei 
n3  di  m}io  che  (juelU  cha  maggxyf  moto  \ar  a  {\)i  la  uede  che  no/i,  e  (jnella  che  Ila  minore  far  che 
0  fem  fi  mouiX,  CO  fi  quelle  carole^  Sim^lm.ente  (futile  sfire  di  heaii  d  firenterr.ente  durando  tntor 
m  a  noi,  mi  fi  faceano  jìimar  ueloci  e  lente  DE  la  (ita  ruche^^c^  ciò  e-,  'Ce  U  /t.  a  gloria,  lc(^ual 
tra  maggior  in  quelle  che pu,  e  minor  in  (juelle  che  meno  ueloci  f  moueano  . 


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Postillati  16 


PARADISO 

Vi  quclU  ch'io  notai  di  più  beHe^ay  viijuellct  carola  che  io  mtaìfjfcf  ìafìu 


Vii'io  ufcir  un  fuoco  fi  filtce 
Che  nulla  ut  lajcio  di  più  chiare^a  : 

E  m  fiate  intorno  di  ?*eatrice 
Si  uolfi  con  un  canto  tanto  dtuo^ 
Che  la  mia  fiint^fia  noi  mi  ridice  t 

Pero  jalta  la  penna ,  e  non  lo  firiuo  x 
Che  limagtnar  ncflro  a  cotai  pieghe , 
"Non  chel  parUr^e  troppo  color  uiuo  ♦ 

O  [anta  fiiora  mia  ^  che  fi  ne  preghe^ 
Deuota  per  lo  tuo  ardente  affetto 
quella  bella  f^hera  mi  dideghe  : 

VofaafÈrmato  il  jòco  benedetto 
A  la  mia  donna  diriT^o  lo  jpiro  ; 
Che  fiiicUo  cofijcom'i  ho  detto  ^ 


Ma,  f>mhf  era  (juella  de  gliapPoli,  che 
inleAtituiine  auanl^ua  tutte laltre,  Vis 
di  ujcire  un  ft  filice  fiiOc<ì,  che  neffun  ah 
iYo  ue  ne  lafio  che  fhffe  fiu  chiaro^  E  c^uet 
fio  eray  cme  uf iremo,  h  jflenior  de  Ui 
rima  di  S,  PiVyo,  il^ual  ai  honoy  de  U 
frinita,  cme  uuol  infirire,  fi  giro  treud 
te  intorno  di  Beat,  con  un  canto  tanfo  dif 
mno,  che  la  mia  fàntafta,  come  dehle  a 
tanta  diuinita,  NO/  mi  ridice,  Ndw  me 
lo  può  tornar  ad  imaginare.  Vero  Uftni 
na  fàlta  o'tre  e  non  lo  (criuo,  perche  lim4 
g\nar  non  chel  parlar  A  Cof ai  pieghe,  A 
Jimili  ftupfnie  co/?,  Troppo  uiuo  colof 
re.  E"  non  [officiente  a  poterlo  ritrarre. 


perche,  fe  laftntafta  no  k  po  imaginare, 
molto  mena  lo  potrà  la  lingua  dire,  o  la  penna  fcriuere,  Et  è'  fmilitudine  da  chi  dipinge  una  uefla, 
perche  a  far  che  dimìflri  le  pieghe,  hifogna  ufar  ofcuri  e  cupi,e  non  uiui  e  chiari  colori,  Coft  ai  ima 
ginar  le  diuine  cofè,  cornerà  Iharmonia  del  canto  di  Piero,  lifognaua  diuino  e  non  humano  intAi 
letti .  O  Santa  Jùora  mia,  E^  Beat,  [creila  di  Pietro,  perche  luno  e  Ultra  tendono  ad  un  me  de  fa 
moflne.  Beat,  ciò  è',  lafàcra  teohgia,  a  dimofìrar  la  gloria  di  Parad,  E  Pietro  con  le  fùe  chiaui 
ad  infroluYui  lanime  di  quelli,  a  chi  tal  gloria  e  /lata  dimoflrata,  CHe  ft  deuota  ne  preghi  per  k 
ardete  afjrUo  chat  a  Date,  che  mi  disleghi  e  fcio^li  da  (juella  leda  sjtra,ne  lacjuaì  io  era  co  miei  fra 
felli  tr/>o/?o'i.  POfcia  firmato.  Poi  che  Pietro  heUe  girato  tre  uolte  intorno  di  Beat, e  che  fi  fit  firmo, 
TflrìK^o  lo  j^'.rOyDriZ'^l parlare, che ftfà Jj^irado  a  lei/iijuale  jj>ÌYO ^ueSo ,  come  difipra  ho  detto*. 


f  f  eU4  ;  O  luct  eterna  del  gran  uno^ 
A  cui  noHro  Signor  lafcio  le  chiaui  y 
Chei  porti)  giù  di  quefio  gaudio  miro }. 

Tenta  coflui  de  punti  lieui  e  graui  3 
Come  ti  pijce^  intorno  de  la  fède , 
Ver  laqual  tu  fu  per  lo  mar  andauK 

Scgli  ama  bene ,  e  bene  f^'era ,  e  crede  5 
No;i  te  occulto  ;  perchd  uifi)  hai  quiui , 
Ouogni  cofa  dipinta  ft  uede  ♦ 

"Ma  perche  quefìo  regno  ha  fittto  dui 
Ver  la  uerace  fide  a  gloriarla  ; 
Di  lei  parlar  e  buon  che  a  lui  arrm  ♦ 


"Rif^onde  Beatrice  a  Pietro,  E  chiamalo 
GKan  uiro ,  hauendolo  chrijìo  Ufdato 
in  terra  fliO-  uicario,  e  datoli  le  chiaui, 
chegìi,uenendo  ad  humanarfi,  haueapOY 
iato  di  (juel  miraiolofc  gaudio  di  uita  efer 
na  e  dice,  TEnta  coflui.  Effemina  Dante 
di  funfi  lleuie graui,  Ageuoli  e  diffidi 
li,  come  ti  piace,  intzrno  de  la  fide,  fer 
lacjuil  tu  aniaui  fu  per  lo  mare.  Come* 
fcritio  in  S,  Matteo  al  xiijf,  S Egli  ama 
tene.  Dice  in  fcntéiia.  Afe  none'  occulto 
fcgli  ha  lene  e  drittamente  (juefle  tre  teolo 
giche  uirtu.  Tede,  Speranza,  e  Cariti^ 


perde  tu  hai  il  ueier  in  Dio  ,  relijual 
Ogni  coft  fi  uede  dipinta,Ma  perche  cjueflo  regno  del  cielo  HA  fitto  dui,  Ha  fìtto  cittadim,che  fcno 
i  heati  di  <]uello,  perla  uerace  ftde,f(n:ca  lajual  in  del  no  fi  può  andare,OnJel' Apofìolo  a  gli  Het 
Irei,  Sine  fide  mp^ffihde  eft  f  lacere  Deo,Di  parlar  di  lei  A  Gkriarla,do  ^,  A  darle  gloria  e  Uuie, 
Bu:nche  arriuialui.  E'  ben  che  tunifthifeco,do  ^,  a  Dante,  introduce  adUijueVifiroafàr  effiX 
toìnar  Dite  de  la  fide^  pmhe  Pietro  fi gni fica  jtrme2:^,jue!la  che  ne  U  uirtu  de  la  fide  fi  ricerca  , 

Vice  il  poeta  ^ 


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Postillati  16 


CANTO 

Si  come  il  haa^Ur  farma^  e  non  farla  y 
F/«  chel  maefìro  la  quìfiion  propone 
Per  approuarla ,  non  per  terminarla  j 

Cofi  m'armaua  io  dogni  ragione  y 
Mentre  cheìla  dicea  j  per  ejjcr  prejlo 
A  tal  querentej^  a  tal  prcfiffwne  ^ 

Vfybuon  Chrif{iano*y  fatti  mantf^jlo: 
fede  yche  et  ondio  leuai  la' fronte 
In  quella  luce ,  onde  Jpiraua  quejìo^ 

Voi  mi  uolft  a  f>eatrice  :  ^  effa  pronte 
Sembiante  fèmi  yperche  io  Jpandcjft 
Lacqua  di  fuor  del  mìo  interno  fonte  • 

La  gratta  ^^che  mi  da  chio  mi  conjijjìj 
Comincia  io ,  da  labro  primipilo  ; 
faccia  U  miei  concetti  effcr  ej^rejfit 

E  feguitai^  Cornei  uerace  jlilo 
Ke  fcrijfc ,  Padre ,  del  tuo  caro  fratti 
Che  mijk  Roma  teco  nel  buon  pio  j 
Fede  è  Jujlantia  di  coji  Iterate  j 
Et  argomento  de  le  non  paruentix 
E  quefìa  pare  a  me  fua  quiditate  ♦ 
hììhcra  udì  y  Dirittamente  f(nti^ 
Se  beh  intendi  perche  la  ripoft 
Tra  ìe  fufìantiey  e  fot  tra  gliargomentK 


xxinr* 

vice  ilfofic/  '^  Mentre  ih  Beat.  ìueua  le 
fcfr<ni(tt(  coft,  io  mi  arrtraya  e  jfYefayaua 
cofi  ào^ni  ragme,f(Yfff.Y  fYffxù  e  fr^n 
ro  a  Yijlf(ini(r  A  Tal  ^utrrr.ie,  A  tal  Jo^ 
mandante  tjual  era  S,FzVyo,c"  a  taìfm 
fmione  guaterà  la  httrÌTia  Ji  de  hanea 
da  tal  cjuerfnte  ai  ejjlr  àmanàato^  Si 
ime  fama  e  jfrejfaya  IL  lacilim,  attrai 
rrenie  haccalario,  e  non  farla  fin  che  il 
maeflro  fropn  la  (juiftione,  FEr  ojrjfroi 
uaiU^e  non  fer  terminarla,  Perdei maei 
ftrOjche  la  j^rojfone,  meiffirKamerie  la  ter 
m  nct  e  comhiu^e  ancora,  E  non  il  laciif 
Itero  che  folaméte  la  éijfuta  (!r  affYQua  • 
pi,  huon  chrifìiano,  do  è-.  Di  fit  Vani 
(e,  efcno  farole  di  S»  Viero,  Fatti  rr.anifii 
fio  fi  tu  creJi  lene,  corr.e  uuol  inferire  , 
FEi/f  che  h'  i  ciò  è-,  che  cofa  è- fide  :* 
O bidiO,Ver  le^juali  parJe  I O  leuai  la  fro 
te.  Io  hcà.xo  de  linteHetio  m  cjhfHa 
luce,  de  la<juale  ffiraua  ijueflo  tal  faylai 
re,  poi  mi  uofi  a  Beat,  Tenhe  non  fi  de 
iijfutar  dela  fide,fcnon  mediante  la  dot 
trina  Thfologica  ,  tt  effa  mi  fi  PRonte 
fin\liar!^,  ciò  è,  Manififie  dimoflratioi 
ri,  perde  io  ffandeffi  di  fiiori,  LAcaua 

Il     ....  T  -F:^  J.'^.' 


del  mio  interno  finte,  la  ucg!ia  de!  mio 
interiore  concetto,  E  cofi  cominciai  a  diire,  l  a  grafia  de  mi  da  dìo  mi  corfffi  DA  Ultro  primi t 
fi'o,  Vrimifilo  e-  domandato  t^ueh  che  pria  xlueffth  xnan'^  a  Vìmferadore,  jfer  fjpr  ilfrimo  di 
tutti glialtri  ueffilli.  Et  affrejfc  de  Romani,  fecondo  Liuio,  era  tra  gliordim  de  militi  ne  Irlfircifù 
il  frimo.  Adunque  chiama  fer  fimilitudine primoplo  S.  Piero,  per  efprejìafo  tra gliajfofloH  ilfrii 
mo,  E  da  laltro  frimofilo  Jice,  perche  luno  intede  che  fijfe  Angelo  finto  da  lui  a  la  porta  del  Turg. 
dalijualpra  prima  de  le  fue  colpe  confiffm,  iljual  uedemrr.o  in  cjuel  luogo  che  raiprefchfaua  il  uii 
cari;ì  di  chrifìo  in  terra,  frinìo  e  mcffimo  di  tutti  ghaltri  uicari .  Vice  adun<jue  in  finier.tia,  la 
cratialaaual mi  concede  che  iomiconfilfidate,ftcciaaniOraESfrfjfrrlfim.aniffie  diari  II 
miei  concetti,cio  e'.  Quello  che  de  la  fide,  de  lacjual  tu  mi  domandi,  ho  comepuio  in  n  e .  Efrgm 
fai  dicendo.  Padre,  come  ne  fir  ffi  il  uerace  flilo  VEI  tuo  caro  frate,  do  e^.  Vi  Paulo  tuo  caro  \y di 
fedo  nelapoftolaio,  il^ualmife  teco  Roma  NE/  huon  filo,  do  e,  Nel  uero  e  dritto  carr.mo  di  filuai 
itone,  perche medi'jnte  le lorofintiffme  fredicationi efiupendi  miracoli,  molti  ne  conueriiro  ala 
uera  fide  di  chrifio,  EEde  h' fuflaniia  di  cefi  fferate.  Et  argom.ento  de  le  non  paruenti,  E^ue^a 
h  la  doninone  di  Paulo  nel  xi.  a  gli  H.5m  dicenlo.  E/?  autm  fiMffer^rMrum  fi/larMa 
rerum,  argumentum  non  ^pparentium.  E'  aéuncjue  la  fide  fufuntia  DI  4  j}eyate,  ciò  e^,  Vt 
cofi  che  fiorano,  Perche  da  la  fide  rafcela  jferan^^,  laMla  fijf  nonp:o  fere,  nonpoteni 
iofi  fherarin  cjuelle  cefi  che  non  fi  credono  effire,  come  per  figura,  di  non  ten^P^c  perfide,  e  non 
crei  che  Dn  fiffi.  n.n  pofreHe Jferar  in  Itn,  Et  e  AR^n:ento  do  e^,  ^'^Z^^^'; 
nonparuenti,  Vele  cefi  de  nonfaiam,  ne  fi  fon  uedere.perdf  firgovun'a  ccfi^  laioe-^t^  }i 


PARADISO 

fcnhyfi  chf  glie  mmpièniei  e  m  jurfìo  infime  ancata  giaflo^  cU  alif mente  non  far  eli  f  Dio,'. 
feYche  ne  'mptentia  ne  ingiuftifiapito  cader  in  lui,  Efpnh  omnifotente  e  giuflo,  fi  chefuù  remi 
neyay  e  che  remunera  le  huùnty  e  fwo  funir  e  funifie  le  male  ^ere^  Aéurìjue  jfero  in  lui  che  in  rei 
muneratione  de  le  mie  Ime  ^fere  mi  dehia  dar  la  gloria  iel  f  aradi fo,  laqual  &  de  le  cofe  che  non- 
f areno  ,enon  fi  fon  uederin  ejuefìa  u.(a,  E  cofi  fide  uien  ad  effir  argomenta  e  frotta  ie  le  «3« 
faruenti  cofe,  E  cjuefta  far  ame^SVa  (juidifate,  ciò  la  pia  difjìnitione,  perche  ^uiditafe  uien 
da  cjuidy  Onde  in  Latino,  juando  fi  domanda  de  lejpy  de  la  cofa,  come  de  la  fidehaueua  domani 
iato  S.  P/>yO  Dante  dicendo ,  ^ede  che  ^,  Si  dice  Quid  efì,  Et  ifidoro  dice,  Videi  efì  ijua  umf 
àter  credimus  id  ijuod  necjuajuam  uidere  uaìemus,  e  Grifi  lidesejì  fianctiffim£  religionii  funi 
iamenfum  .  ALlhora  uii ,  FzwiVo  chio  helhi  di  dir  (juedo,  che  fide  Wdì  ?ietro  che  di/p^ 
Dirittamente  finti,  fc  tu  intendi  hene  perche  Paulo  fofi  frima  ejfa  fide  tra  le  fuflantie,  e  poi  fy<f  • 
diargomenti  ^  \ olendo  infirire.  Se  tu  fidamente  credi  ^uefto  per  refirirti  a  la  fintentia  di  Vaui 
loyffnfdndoeg'i  nonhauer  potuto  errare  ^E  non  intendi  perche  Paulo  fi  ceffi  tal  diffiniÙQnùl 
too  creder  e  fien"^  certo  findmento 


"Elio  'dpprejjo'o  Le  profonde  cofe^ 
Che  mi  largifcon  qui  la  lor  paruenl^a'^ 
A  glioccht  di  la  giù  fon  ft  nafcoft^ 

Che  Uìjer  loro  ue  in  fila  creicnTjy 
Soura  lequal  fi  fonda  Ulta  Jpene  : 
E  però  dì  fujimia  prende  inten'^  i 

E  da  quejla  credenTjici  conukne 
SìUogt^ar  jfin'^a  hauer  altra  uifiat 
Vero  intenda  dargomento  tiene  ♦ 

Aflfcor  udì  ;  Se  quantunque  facquifia 
Giù  per  dottrina  fi>jfc  coft  ìntefo  5 
!No«  uhaurìa  luogo  ingegno  di  fophifla  i 

Coft  finirò  da  queUamor  accefox 
Indi  fcggJi^nfej  Affai  ben  è  trafcorfì 
Defl<i  moneta  già  la  lega  el  pefo  ♦ 

Ma  dimmi  fi  tu  Ihai  ne  la  tua  borfì  ♦ 
Et  io  5  Si  ho  fi  lucida ,  e  fi  tenda  5 
Che  nel  fuo  conio  nulla  mi  finfi>rfi  ♦ 


"Rljjf^nle  Dante,  fer  limofirar  degli  inf 
tende  onde  Paulo  findaffe  tal  diffinifionr,, 
fuel  medefmo  in  fententia  che  halhiama 
dificfYéi  detiOycio  èy  che  le  cofi  di  la  fii  fon 
finafiofte  a  noi  mortali,  che  fidamente  k 
crediam  per  fide,  E  fcpra  di  tal  credere  è» 
findata  Ulta  fi^eran^a  chahiiamo  di  coni 
feguirle,  E  fero  ejji  credenl^  prende  ini' 
tentione  di  fiufiantia,  'E  ihe  da  (juefìa  cret 
ien"^  ci  conuien  SlUogiz.'^re,  da  è,  Ari 
gomentare,  come  di  fcpra  che  Dio  fiia  om 
nìpotente  e giufto,  e  che  remuneri  le  tuoi 
He  opere  e  cet,  ftnl^  hauerne  altra  uedui 
la,  E  fero  tal  credenl^,  fien  ìntenticne 
dargumento  .  A  lìhor  udt,  Detio  chio 
hehti  (juefto.  Veli  S.  Piero  che  diffi,  St 
tutto  cjuello  che  fic^uifia giufc  in  terra  jfff 
dottrina  filficofi  intefi,  corr.e  intendi  in 
che  co/3  e  fide,  ingegno  di  Sofhifianon 
uhaueria  luogo,  f(rche  ijuello  che  inteni 
de  lene  una  Ccientia,  nzn  fuo  effir  ingani 
nm  dal  [cfmfta,  ilijuaì  ftngegna  di  dii 
E  foifiggiunfi,  ASfai  hene  e-  trafi^rfa.  Affai 


reUe  hauer  una  fcientia,  fetta  non  fi  mettrfp  in  ufo .  R  Ij^onde  Dame,  fìando  ancora  ne  la  fi. 
niilitudine,  SI  ho  fi  lucida  e  ft  tenda,  ciò  è ,  Si  chiara  e  fi  feYfttta\  fendo  la  firma  rotonda  e  sfii 
ricaddi  tutte  le  altre  firmila  più  f  er  fitta,  CHe  nel  fi40  conio, che  nel  fiiO  argumento  e  dimii 
firatione  N  vff<r  mifimfirfa,  Nefiùna  cofi  mi  fi  fi  dulhia,  ferche  lofiar  in  firfi^  non  r  nitro  cU 
fiar  in  duUo  de  Ucofi,  felaè^Q  non  h'^ofide  firo  non  fire . 


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Postillati  16 


tÀ: 

ile 


-ti! 

ti 


C  A     T  0 

Appre/Jo  ufà      U  luce  profonda^ 
Che  li  JpUndeud Quejla  cara  gioia  ^ 
^ouru  Uqual  ogni  uirtu  ft  finda  ^ 

Onde  ti  uenneiO*  io  ^La  larga  ^loia 
De  lo  Jpirito  finto ,  che  difi^fi, 
In  fu  le  uecchie  en  fu  le  nuoue  cuoia  ^ 

ÈJiUogifmc  y  che  la  mha  conchiufa 
Acutamente  fi  j  chen  uerfo  deUa 
Ogni  dimoflraticn  mi  far  ohtufi^ 

lo  udì  poi  y  Lantica  e  la  nouetla 
Vropofitione ,  che  ft  ti  conchiude , 
Tercht  Ihai  tu  per  diuina  faueìla  ì 

Ef  io  \  La  proua^  chel  uer  mi  difchiude^ 
Son  lopcre  feguite^^a  che  natura 
"Non  fcaldo  ferro  maij  ne  batte  ancuìe  ♦ 

Vjjpojlo  jùmi^Vi ,  chi  tajftcura 
Che  queìlcpere  fi,(fcr  quel  medefmo  j 
Che  uuol  prouarfì  i  non  altri  il  ti  giura  ^ 

Sei  mondo  fi  riuolfe  al  Chriflianefmo  j 
Dijfio  y  fenT^a  miraceli  5  quejìuno 
È  talj  che  gValtri  non  fono  centejmox 

Che  tu  entrajli  pouero  e  digiuno 
In  campo  a  fenànar  la  buona  pianta^ 
Che  fu  già  utte^  ^  hor  e  fntid  pruno  ^ 


Vomandii  fiuQÌtre  hV/ro  f  licty-Otiffìa 
cara  gioia  dr  U  ftie  fcfra  lajual  f  fin 
é:i  Ogni  uìyìu^  onie  fi  ufìinf  t  Kijjjnlf 
DAìUf^  L«t  Uygci  ahn<Ia7Ue  (ma  df 
ìa  fdcra  dottrina  lo  f^irito  ptnto  ^^ffiii 
fa,  t  fj^arfa  IN/uU  uecihie  e  in  fu  le  nuo^, 
uf  cuoia,  ciò  è-y  In  fu  le  ufcchie  tT"  in 
fu  le  nuoue  charif  dfl  uecchioedel  nuoi 
uo  fermento,  E'  SìUogifmo,  aygoi 
ynefito,  chela  mha  fi  acutamenie  conchin 
p,  che  ogni  dimofìration  uerfo  di  ^jutlla 
MI  far  ohtufa,  Mi  far  ofcuraz^  offhfca^, 
ta  ,  Terche  efpndo  il  uecAio  fclmente 
fgura  del  w«);<o  fe[}ar):en'o,  chi  uifn  let 
ne  effamin^ni:  e  ^ueEo  e  (jurfio,  non  fc^ 
larr.ente  creJe,  ma  fiftceytz  de  la  nofìra 
chrifliana  fedele  maffmcmente  fer  li 
froftti  del  ue echio,  che  tanto  mamjxjìai 
mente  predijpro  lincarnatione  deluerh 
eterno  •  IO  udì  p:i  riero  che  mi  dai 
manto  rincora ,  ferche  io  creìeua  chele 
fcritture  del  uecchio  e  del  nuouo  tejìameni 
io  fi/fero  TAueUa,  ciò  e,  Varola  diuina 
fYOcelcte  da  /o ffirito pnto,  Et  io  rifp^fi, 
che  la  froua,  kcjual  mi  dtfchiudeua  e  ma 
nijtfìaua  ^Kffìa  uerita  fi  /y<r  i  miracoli 
fcfra  naturali  fcguiti  e  ne  luno  e  ne  Ioli 


tro  fejìamentojcome  nel  uecchio,che  Moifi 
con  fa  uey^a  farùffe  ìacau,  del  mare  fer  douef.p'o  ilfuorofolo  figgendo  J'e£W,  E  con  ùueU 
lattendo  lametta  ne  traeffe  laccjue,  E  nelfaffarp^i  effcpfolo  in  terra  di  fromiffme  fitto  la  guii 
da  di  lofue,  ti  Giordano,  fer  darli  il f  affi,  corre/fc  al  contrario,  E  nel  nuouo  cjueUi  fiotti  daChriJt^^ 
t  da  fuoì  Apftoli,  com.e  di  refiufcUar  morti,  illuminar  ciechi,  finar  attratti,  jfarlar  t  muttt,  udir  t 
Cordi  e  molti  altri .  Vomada  ancora  Vieto,  Vimmi,  chi  tafiecura  e  fitti  certo  che  ijueUe  opere  em 
racohfiffm  cjuel  mehfimo  che  fi  dice  e  che  fi  troua  fer  ifcritto  ^  Perche  cjuefte  fin  cofe  che  a  uoleri 
le  Un  credere  Ufc^na  frouarìe,  e  nonfiarfcne  al  giuramento  ne  a  la  fide  daltrMonde  Vante, 
che  fclmondofi  riuolfi  a  la  fide  dt  chnjìofinla  miracoli,  ^ueflo  effir  miracolo  fifra  tutti  i  mira, 
coli  talmente,  chefutti  gìialfn  no  arriuam  a  luna  de  le  fue  cento  f  arti.  Ver  che  dice,'!  entr.fh 
incamp,cio^,TuPiLdfccrreftifefìomondoASeminarlak^^ 

iiuino  per  edificar  la  sdta  chiefa,  lacjualfi.giafruUuofa  uiie,et  hora,  ^er  effir  tralignati  aueUiche 
laraffrefintano,h'fittafìnih^^^ 

e  nonlLdantia  de  le  ricche^X^^  el  delMere  che  pacr  a  mon  o,  ferche  finZa  muac^  fUi 
ueffiafi<^uitare,Voledoinfirire,chegliafofio^^^^^^^ 

r  jJ  Lwn  tYedicandom  lo  modo  cofc  difpiaceuoli,  e  uoler  che  f^dorafic  un  crucifijfi  eùnato 
éi  r^.  hìufihefkti  datuttoìmodo,  Ma  dato  che finZa  miracoli  Ihaueffcro  fo\]Uo ft^u ,  c^i^qjofer 


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Postillati  16 


FARAD 

Ftn'to  cjuc^o  Ulta  corte  Janta 
R'fono  per  le  Jpere^Vn  Dio  lodiamo 
Ke  la  melode ,  che  U  ju  fi  canta  * 

E  cjuel  baron  ;  che  fi  di  ramo  in  ramo 
E  [laminando  già  tratto  mhauea^ 
Che  a  luUime  fronde  apprc[Jàuamoì 

Ricomincio  ;  La  gratta ,  che  donnea 
Con  la  tua  mente  ^  la  bocca  taperfc 
Infin  a  qui,  com' aprir  fi  douea^ 

Si  chio  approuo  ciò ,  che  fuori  emerfe  t 
Ma  hot  conuien  ef^rimer  quel,  che  credit 
Et  onde  a  la  credenza  tua  fofferfi  ♦ 


I  S  0 

Finito  cUa  hflk  ii  lif  (fue/toy  Ulta  e  fan  t 
ia  celfjìt  corte  rifoncf  ferie  fj^ere  di(jutì 
heiti  cantanh  e  bdanh  Dio  de  la  ferfiti 
Ufiée  chfYai  in  me,  ne  la  fcauiffma  ([7 
inejj)licahile  mehiia  che  ft  canta  la  fu^ 
E  Quel  barone, do  e,  E  PiVro,  QHe  fi  lì 
ramo  in  Yamo,ll<}ual  co/?  ii  guh  in gra 
Jo  effmin^nky  già  mhauea  tratto  tanto, 
in  uer  la  cima,  come  uud  inferire,  CHe 
nfpeffaumo  a  lultime  fronie ,  Stanh 
femfre  ne  la  ftmilituiine  del  ramo,che  af 
frfffauamo  a  lultlme  interyogutim,  tfx» 
fono  gliarticolUe  la  fiJle,T(icomincÌ9  d 


iirf,  Lkgratia,  che  donnea,  Vud  Piei 
tYo  lìmoffray  4  t)ante,  egli  ejpfe  flato  effauiito  la  quella  grafia,  de  la^ual  di  fcfra  dijje,  la  grai 
ita  che  mi  da  chio  mi  conftfft  Da  laltro  frimifilo,  faccia  li  miei  concetti  effèr  ejfrejp.  Onde  éicéf 
la gratia,  CHe  donnea,  do  e',  Ldijual  domina  e  f^noreggia  ne  la  tua  mente,  taferfi  fin  a  la 
locca,  comfftdouea  (tfrire  talmente,  che  io  afpouo  do  eh' emerfe.  Tutto  (juello,  che  trattando  d( 
la  fide,  eOa  fjfreffe  e  manico  fuori^  Ma  hora  ti  conuien  ejprimer  ciò  che  tu  crediy  £T  onde  ft  q/i 
jirfe  a  la  tua  cYedenl^y  ciò  ^,  e  donde  naajue  la  cagion  di  tal  tuO  credere  ,  Ha  detto  che  cofa 
fide,  l  a  diflintion  di  (jueUa,  e  comegli  Ihauea  in  lui,  e  donde gliera  uenuta,  e  che  la  fcrittura  fif 
a  a  pocede  da  lo  j^ìrìto  fanto,  con  la  jproua  de  miracoli,  Bora  uien  domandato  di  juetlo  che  gli  cytf 
de,  e  de  la  cagione  di  tal  fua  creden'^^  onde  rijj^ondenlò  dice  * 


O  fknto  padre  Jpirito^ch  uedi, 
Ciò  che  credefli  fi,  che  tu  uincefli 
Ver  lo  fipoìcro  più  giouani  piedi  j 

Comincia'  io  ^  tu  uuoi  chio  manifzHì 
La  forma  qui  del  pronto  creder  mto  J 
"Et  anco  la  cagion  di  lui  chiedcfii  ^ 

Et  io  rijpondo  *ylo  credo  in  uno  Dio 
Solo  ^  eterno  *,che  tuttoì  del  moue 
Non  moto ,  con  amor  e  con  difio  : 

Et  al  creder  non  ho  io  pur  prout 
Vhifice  e  metaphfice  \ma  dalmt 
Anco  la  uerita ,  che  quinci  pioue 

Ter  Moife  ;  per  profiti ,  per  falmt , 
Per  leuangclio ,  e  per  uoi ,  che  fcriuefle 
Voi  che  lardentc  fpirto  ut  fi  ce  almi  ^ 

E  credo  in  tre  perfine  eterne*,  e  quefit 
Credo  una  cffcntia  fi  una  e  fi  trina  ^ 


0  Pietro  finto  fajre,  illuni  hora  (jua  fu 
Uedi  (Quello  che  tu  cyedeffi  la  giù  in  terra ^ 
ciò  e'y  Vedi  (jua  fu  chrijìo,  ilcjual  la  giù 
credffìi  ejfeYpgliuol  di  I)io,e  talmente  lo 
credelfiy  che  tu  uincefli  uer  lo  feplcro  Più 
giouani  jpie di i  Perche  Pietro  e  Ciouanntf 
fi  come  effo  Qiouanni  fcriue  al  xx»  Caf» 
udiron  chnfioefpr  refi^fc  tato,  et  ognun 
dì  Lro,  fer  certificar fcne,  corfe  al  fcfolt 
cYOy  ma  Giouannijj^errffcY  fut  giouene^ 
ui^iunfc prima  di  Pietro,  e  uededolo  ajftf 
lo,  non  ardì  entrar  in  jUfBo,  Giunfè  di 
pi  Pietro,^  entroui  lui,  e  cofi  uinfe  uef 
lo  fcpolcYOjf>iu  gioueni  piedi,  chefè  Gioudi 
nigiunfc  prima  al  fcfohro,  Piero  uentìh 
prima  di  lui  *  T  V  uuoi  chio  mani0i 
jut  la  firma  eì  modo  del  mio  credere,  £t 
amora  cUeltfìi  chio  diceffì  la  cag'on  di 
tal  mio  credere,  Et  io  riffa  do,  Io  credo  in 


che  foffm  congiunto  funt  &  cjle .  Dh^rnm.fnchn'ó  W^/fri» 

(ifio,  M  hufrd  V/Mi  fine,  CHe  non  mm,  lljuol  rjfenh  immoiHe,  moue  tuttol  cielo,  Onle  Boet. 
Sialili'^;mnenti<it  miUmoueri ,  COnmore,  QueUodìeftutieejJìriplui  fenlminhlt 

tftuf^tnli 


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Firenze. 

Postillati  16 


CANTO  xxirn. 

e  finfenlo  OYlinepjlo  a  iaìmotù  in  henffido  ii  tuUelf  fuf  creature ^  che  la  t^ueUo  frehno  la  corti 
fcYuatun  ie  leffcr  fuo,  che  altrimenti  perirehhno,  E  Con  Jifn,  (jueDofofìi  da  lui  in  effe  creature 
h  feruenir  dafcunaal  fuo  dejiinat^  ^  ordinato  fine,  Et  a  tal  credere  no  ho  iòfur  fclamente  j?ro/r^ 
fifue  e  metafiftie^  ffr  leifualt  humanefcietie  ft  dimoftra  ejpr  di  necefftta  un  /c/o  D/o,  MA  Jo/r;?r, 
lAa  dammelo  amora  la  uerita  che  fioue  cfT  ahnda  ^ui  fer  Mof/?,  come  hahhiarr.o  al  pincipo  del 
C'nefu,  per  ifroftti,  e  jj?e(ialmen(e  fer  Dauid in  più  luoghi  de  [almi,  Verleuangelio,  E  fer  uoi 
altri  apfìoìiy  icjuali,  riceuuto  lo  jfirito  fcnto  che  ui  ftce  A  l  mi,  ciò  ^,  Santi,  Scriurjte  l'Efifìole 
eghattii  E  credo  in  tre  ferfone  ET er ne,  do  e-,  Diuine,  E  QUefìe  credo  una  effentia.  Onde  ^  fcrit 
io  in  S,  Gi^u,  Tres  funt  cjui  tejìimonium  dant  in  ccelo,  Vater,  Eilius,  Sfiritus  functus,  t?"  hij  tret 
unum  funt.  Et  in  S,  Matteo,  Ite  C7  iafti'^fe  omnef.  In  nomine  fatris  ^  fili/ f^iritus  fincti 
amen,  E  non  dijfc  in  nominiluf .  Si  una  e  fi  trina,  CUe  fcffèra  congiunto  funt  tST  eft,  ciò  ^, 
che  pjififcanti  che  di  loro  fia  parlato  tD'  in  plurale  dicendo  fwnt,  C7  in  ftngulare  dicendo  efì,  perche 
a  le  tre  perfcne  fi  dicf  funt,  KD*  <«  luna  e  fola  loro  ejfentia,  fi  dice  efì . 


De  U  profi)nia  condition  iìumd^ 
Cfcio  t^cco  moyU  mente  mi  fi^lU 
V'tu  uolte  leuangelica  dottrina  ♦ 

Que^a  el  principio  t  quefìa  e  U  fiiutìta  ; 
Che  fi  dilatta  in  fimma  poi  uìuace; 
E  cóme  Jletla  in  cieìo^in  me  fcintìlla, 

CoK:e1  figncr*,che  afcoJta  quel,  che  piace 
Va  indi  abbracciai  feruo  gratulando 
Ver  la  nouelU ,  tojìo  che  e  fi  tace  ^ 

Cof!  benedicendomi  cantando 
Tre  uolte  cinfe  me , fi  comio  tacqui , 
Upofiohco  lume  ;  al  cui  comando 

lo  hauea  detto  ;  fi  nel  dir  li  piacqui . 


Ha  il  poeta  fafisfittto  a  la  prima  de  le  due 
ultime  dimande  fattoli  da  S.  Tiero,lai 
qual  di  fcpra  fu,  (jUfUo  chegli  credeua^ 
ha  detto  credtr  in  un  fclo  D/o  fterf 
no  e  fiatile,  the  moufl  tutto.  Et  in  ire  peri 
fine  in  un<t  effentia  ,chè'ijutl  medffif 
mo,  Hora  uien  a pMsfir  a  la  feconda,  c\,e 
fii  de  la  cagione  del  fito  credere  ,  lacjual 
dice  effire  la  dottrina  euangtlica,  che  li 
figid^  17  impronta  più  uolte  tal  fuo  cre$ 
dere  ne  la  mente,  perche  leuangflio  in 
fiu  luoghi  tratta  di  tal  materia,  Come  in 
S,  Giou.  Z!T  i^  ^*  Matteo  hahhiamo  di  fi 
fra  ueduto .  qyefto  è'  il  principio,  eia 
X  QJi^P^  ^    cagione  che  tu  domandai 


ui  del  mio  credere,  E  Q^ffla  e-  lafiuidd 
che  ft  dilatta  poi  in  uiuace  fiamma,  ciò  e ,  E  quefìa  la  dottrina,  che  fifiende  tir  augumentapoi 
in  utrace  fide,  laf^alfcintiSa  fiammeggia  in  me,  come  fieda  in  cielo  .  COmeil  Signor,  vdii 
ioVietro  le  parole  di  Dante,  per  congratular  fi  fico  del  fuolen  credere,  lahbraccio  tre  uolte  hereé 
iicendoh,come  aUraccia  il  Signor  il  fcruo,  daijual  ode  hone  noueUe ,  E  tre  uolte  dice, 
ftf  dimofirar  U  perfiume  di  tal  fuo  credere  . 


CANTO  XXV. 


Se  mai  continga  chel  poma  filerò  y 
Mqual  ha  pò  fio  mano  e  cielo  e  terra  y 
Si  che  mU  fiitto  per  più  anni  macrOy 

Vinca  la  crudeltà ,  che  fiior  mi  fima 
Vel  hello  ouile ,  ouio  dormì  agnctlo 
"hlmico  a  lu^ijche  li  danno  gucrr(i; 


Ha  il  poeta  nel  precedente  carto  introkti 
tù  S»  Piero  ad  effaminarlo  df  U  fi^^,  fri^ 
ma  de  le  tre  uirtu  teologiche j^^* 
fio,  dopol  prohemio,  introduce  S .  laccmà 
ad  ejfminarlo  de  la jferan'^fi^oda  dfffi 
teologiche  uirtu, profane  doli  fpra  dì  jueh 
le  tre  duK  i'i^^^^  Beat.fcke  il  primo. 


PARADISO 


Con  altra  ucce  homai ,  con  altro  uello 
Ritcrnero  focta  5  &  in  fui  fonte 
Vel  mio  hattefmo  prenderci  capetto  t 

Tero  che  ne  la  fède ,  che  fri  conte 
Lanìme  a  D/'c ,  quiu'i  entra  io  j  t  poi 
Vietro  per  lei  fi  mi  giro  la  fronte 


CfT  f^lipi  glialM  iuf,  ultimmenle 
intYòiuce  don,  Euatig,  a  manift/ìarlif 
eh  fi  [m  coyp,  morenh,  era  rimafc  in  ter 
fif,  t  «on  (dit^  a  (fuella  ^hritt,  cme  eri 
0}in'me  ii  molti,  e  chefclamente  chrijì^ 
e  Marta  \/erg.  uifcn  fijfuti  con  cjuel  fai 
o         j        "  lìYf ,  ^  SE  mai  continga ,  DÌ 

ctnu^niftìtf  frincij^io  a  la  matfria,  ie  la^ua!  inienìf  li  uoler  tyattaYf,  Tfrchr  kurnh  trattar  de 
U f^mnZ,a,  mofìra Jf^rar  mfiiane  U  fua  uirtu  conofciuta  fft  h  frrfcntf  pfma,  iffpr  yeflitKtì 
in  jfattia,  onJf  iice,  SE  rtiai  cZKtlng^,  c:o  e  ,  5"^  (fuaìchf  uoUa  auen^a,  jf^nchr  confìn^frti  fon  U 
c<^fc  che  p(fan:ì  effcY  e  non  ffjcrf,  cimerà  il fu^  fffcr  retacatù  ia  hffdiòy  CHfl pma  fiero,  ferc^e 
trutta  il  cofè JjnritMali  e  Jiui.nff  Aljualfa^mx  HA pjìi  mano,  Ha  iati  materia  efo^m  E  0>/a 


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Postillati  16 


CANTO  XXV. 

f  ffYÙ,  ^Ijfftto  a  tf  ìluirte  humune  cofe  thf  in  tjuel  fi  (ratta ,  SI  che  mU  fitta  ffYJftu  tmni 
Wrfcro,  Ittiiu^hofa  è'proj^Yia  ét  ^lijcrmriper  le  lunghe  uigilie  fktte  ne gliftuii  ffeyanh  corifei 
giiìme  fjonar  e  fama,  come  affama  amar  il  Pr/.  ne  la  (fuarta  fianca  di  (jueìla  Can^^  lo  uo  fenf^n 
do,  e  nel  fenfer  maffale^our  farUndo  del  penfiera  che  a  tal  fama  Jferar  linduceua  dice,  che  fcl  pey 
fima ghmfa  CiT*  alma  ì^on/ènte  juandìa  agghiaccio  e  juandio  flagro,  5i  (cnfaUido  e  magro  e  cef. 
Vinca  la  crudeltà  de  miei  cittalini  che  mi  ferra  fuori,  tenendomi  in  effìlio.  DE/  leGo  ouìle,  chiai 
ma  ouile  la  città,  di  Firen'^e,  e  fer  ftar  ne  la  fimilitudÌKe,fejìeffo  agnrUo,  e  lufi  i  mali  citiadini^ 
ehe  (ale  ouile  gouermuano  •  Era  adunt^ue  in  (ale  ouiU  dormito  agnello,  a  dinotare  la  fua  innof 
centia,  e  che  a  torto  nera  pato  cacciato .  Nimico  a  lufi.  Nimico  ad  efft  mali  cittadini,  che  ufuY$ 
fando  il  fuhlico,  come  illufo  ufurfal gregge,  con  le  loro  ingiuftide  e  tirannie  li  damo guirra  . 
GO»  coltra  uOie,  ciò  e",  Con  altra  fama  homai,  COn  altro  uello,  perche  hauera  co  ^\anni  cani 
giatol  f  A-i,  Ritornerò  poeta  in  tal  ouile,  ET  in  fijftnte  del  mio  hattefmo,  E  nel  (empio  di  S.  Ciou, 
Battipn  la  douio  prefil  hattefmo,  PKendero  il  captilo,  prenderò  la  corona  del  lauro,  Verc\e  <\uiui  in 
tal  hattefmo  entra  io  ne  la  chrtjìiana  fide,  CHf  fa  cote,  Latjual  /5  note  e  maniftjìe  lanime  a  Dio, 
E  poi  VieiìO,  per  tal  ftde,.f(nfendola  effer perfètta  in  me.  Mi  giro  coft  (re  uclte  la  fron(e ,  come  in 
fine  del  precedente  canto  hMìamo  ueduto ,  Volendo  infirire,  che  cjiiiui  doue  egli  era  entrato  ne 
la  chriftiana  fède,  Quiuiynedefm  amente  fi  ccueniua  chegli  prenJejfe  la  laurea  in  premio  del  ^r^^ 
fènte  poema  fcritto  da  lui,  che  di  tal  fide  d'ffiifcmenit  tutta  ► 


Ini'i  ft  mojjc  un  lume  uerfi)  noi 
Vi  quella  fchiera  ;  ondufà  la  primhidy 
Che  lafao  Chriflo  ne  uicart  fiioir 

E  U  mia  donna  fiena  di  Ict'nia 
Mi  dijfc  ;  Mira  ^  mira  :  eccol  barone^ 
Per  cui  la  giù  fi  uìfua  Galitia* 

Si  come  quandol  colombo  fi  pone 
Pre/Jò  al  compagno  flu no  e  laltro  pande 
Girando  e  mormorando  lajfcttionc  j 

Cofi  uidio  lun  da  laltro  grande 
Vrinc'pe  gloriofi  ejfir  accolto 
Laudando  il  cibo  ,  che  la  fu  fi  pranic. 

pei  chel  gratular  fi  fu  ajjolto  j 
Tacito  coram  me  ciafiun  fajfiffe 
Ignito  finche  uinccual  mio  uolio^ 


Tornx  il  poeta  a  la  fùa  materia  lafiiai 
(a  in  fine  del  precedente  canto  e  dice  , 
ludi,  ciò  e",  da  poi  che  Vietro  rrMlre  gii 
rato  tre  uoUe  la  fronte,  fi  mojp  uerfo  di 
noi  un  lume  de  la  fchiera  de  gìijofios 
li,  onde  era  ufcito  prima  Pietro,  cb}  fii  \l 
primo  lafciaio  da  chrifto  (ra  fuoi  uicari 
tn  ferra,  E  Beat,  Piena  di  letiiia,pfri 
che  tanto  giuhila  la  teologia,  (guanto  pia 
chiaramente  uien  ad  effcr  dimojtrafa , 
Mi  dlfe,Mira  mira,  ECcoil  iarone^ 
Eao  Ucomo,per  locjualela  giù  in  ter 
ra  fi u  fitta  Galitia,  perche  (juiui  è  il  fio 
corpo,  e  molti  f^nr.o  uoto  dandarlo  a  uii 
fitare ,  SI  come  cjuando,  Limojìra  per 
compara  ione  de  cohmhi,<\uando  lun  com 
fagno pppyeffà  a  laltro,  che  girandoli  ini 
torno  mormora  laff?tiione  che  li'  porta. 


LafÌTttuofc  accoglimento  che  firon  TietroeUcorrolunoa  laltrolodando  Dio,lauifiQn  deJcjuaìe 
è'ilcihCHe  la  fu  fi  prende,  delcjualla  fufoincielo  fi  dia  ogni  le  ato,  huengac]e  prendere,  fc^ 
lamente  fit^ni fichi  deftnare.  Ma  poi  chel grctuUr  el ^rfi  fefìa  luno  a  Ultrofii  finito,  ciascuno  f^i 
fiffe  e  fermfft  preffc  di  me  SI  ignito ,  c/o  è'.  Tanto  infiammato  t  rif^lendente ,  che  la  tropi 


jpa  loY  luce  mn:eua  la  mia  ueduta . 

Ttidendo  aUhora  Beatrice  dijfe^ 
Incliti  Ulta, per  cui  la  larghe'^a 
Ve  la  nojlra  bafiUcafi  fcri^lp, 


Si  come  nel  precedente  canfo  halliamo  ut 
diuto  S.  Pietro,  per  elprinterputato  fiti 
mzl^,  flprf  fiato  dal  porta  inpfYfcna  iì 


I 


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Postillati  16 


PARADISO 

fa  rijonar  U  Jpme  in  quejla  aiterà  t  beat.mmhmdìejfmìndrh  ìflajilf^ 

Tu  fai  che  tante  finite    figuri  $  óìe-lafrima  if  le  treuirtu  tfologichf, 

Qjmte  lefu  a  tre  fi  più  chmrczjs.a  ♦  co/?  fcor<f  introiuce  S.  UcomOyfer  ejfct 

Leua  la  tefìa  5  e  fn  che  tajfecuri  :  interfretat,  Sufil'^t.tmf,  ai  fmir.ri 

Che  ciocche  uien  qua  fu  del  mortai  monh  y  y^l^jf^^r^nl^^fe-Ufuon^^ 

Conuicn  che  a  nojìri  rìggt  fi  maturi.  /o^i.f..mr/.,p.c...^ 
Queflo  confòrto  del  fico  jccondo 
Mi  uenne  x  ondio  leuai  fiocchi  a  monti  y 
Che  gUncuruaron  pria  col  troppo  pondo ^ 
Voi  che  per  gratta  uuol  che  tu  taffronti 


il  nofìro  Imperador  anjj  la  morte 
Ne  lauh  più  fecreta  co  fuoi  conti  ì 

Si  che  uedutol  uer  di  quella  corte 
La  f^eme^  che  la  gtu  bene  inamorap 
In  te  eir  in  altrui  di  ciò  confòrte; 

Di  quel^  chella  èj  e  come  fenenfora 
La  mente  tua  ;  e  di  onde  a  te  uenne  : 
Coji  fgui  il  facondo  lume  ancora^ 


m  fi  uìfTì  a  fcUopYieìfy  e  fatìentmtnte 
ioUfrare  0£ni  iifficultaf  come  fer  alcuni 
epemfi  tjui  di  fctto  uedremo  .  Dice  aim 
e^ue  Beat,  INcliia  uita,cio  è-,  Qkriofffìi 
ma  anima,  ferla^ual  fi  fcrijfc  t^  Un 
g^ezl^  ie  la  soffra  hafiHca^  do  p*.  In 
gran  hUralita  de  la  no/ira  frionftme  cUe 
fi,  perche  S.  Jacomo  al  frimo  de  la  fùa  cu 
nonica fcriue^  Omne  datum  ojftimumyO' 
omne  donum  ferfrttum  de  (urfum  efì  a  fa 
tre  luminum,  Kuenga,  che  hafilica  froi 
f  riamente  fj^nificht  ilfalaZ"^  del  Ke  de 
gìialtri  Rr,  F  A  rifcnar  la  Jf^eme  in  c^uei 
fla  ahe^"^,  ciò  e,  Manififla  ne  lalte:^'^ 
a  juf/ìo  cielo  ijrtellQ ,  che  frof riamente' 
fferan^  fa,  TV  fnche  la  fìp.Yi  fante  frate,  Quarte  Ufufice  fiu  laYghe:^^a  A  Tre,  ciò  è ,  A 
TiWn,  a  te  ìacomo,  a  Giouartniy  Perche  Ucomo  aLltim^  de  la  fua  Canonica  fcriuendo  a  fuoi 
fraffUi  apjìzli,  et  conjirtandoU  a  pallentemente  fcfprfarogni  auerfta  e  f^erarnel  Signore,  dati 
jual  ul  imamente  faranno  remunerati,  la  figura  ire  uolte,  taf  rima  perlagricoltore,  che  fatienfei 
mente  ajpetia  con  fferanl^  di  ricorre  a  terrfo  il  frutto  de  lo  Jfarfc  fme,  lapconda  fer  lifrofiti^ 
ihe  fafientemenie Jperando  in  Dio,  fcffortaron  ogri  f^itica,  la  terZa  fer  la fatienfia  di  ]oh,fferan 
dofcmfre  in  lui,  Onde  dice,  Vatìenter  igitur  ffi:ìtefratres,  uf(jue  ad  aduentum  Domini,  Ecce  agri 
c^laexffctaffrechfiimfructum  ttrr^,fatifnter  fìrenf  donec  acàfiat  temforaneum  ftrttmum^ 
E  focojfiu  oltre,  Exemfìum  accifite  fratres,  ìahoris  f alienti^,  frofhetas,  (jui  lo^juuti  funt  in  M 
mine  D:^mim,  Ecce  leatifcamuf  eos  cjuiftfinuerunt .  Sufjrrentiam  hi  audifìit,  et  fìnem  Dormii 
%\  uidifiif,<]u:ìd  miftricors  dominm  efl  et  mifrafor,  B  tre  uolfe  fmilmente  mofìrc  le  fu  a  tjuejìi  tre 
fiu  larghezza  de  la  fua  diuinita  e  gloria,  di  (Juel  che  fece  a  glialtrifuoi  difcefoH  negando  che  ai 
alcun  altro fcfp  mofìnia .  Luna  fit,  cjuando  efpndo  fclamfnfe  (juefìi  tre  con  lui,  lihero  ti  lelrofc^ 
e  come  è  fcriUo  in  S.  luca  al  (juinto,  Vrecefit  ifti  ut  nemini  diceret,  Sed,  Wade^  ofienle  te  Saceri 
dioti,  CT'  ojfa  fro  emundatione  tua  ftcut  frecefit  M^ifet  in  tefìimonium  idit .  La  feconda  uolta 
fit,  (juado  refufcitato  chehle  la  figliuola  de  lanhifinagogo,  Al<luaì,f  come  fcriue  Marco  al  juini 
to  dljè^  biòli  nmere,  fanfummoh  crede.  Et  non  ammfft  cjuen(jum  fefc<]i<i,  nifi  Vttyum,  t7  ^at 
(ohr'iy  t7  ^ohannem  fratremlacoii,  Et  ingrediuntuY  uU  fuebaiacenf,  t!T  tenens  manum  fufU 
la  aindijPueUa  {tiii  dico)  f^rge,  zff  confijìim  flrrexitfuella,  Etfre.ejfit  illis  uthem.enter  ut  nei 
mo  id  fcÌYft  f  cet.  La  fer:!:ifj{  ne  la  fua  transftgurafme  fui  monte  Tahr,  Onde  Matteo  al  xvy. 
Afflar ff  ìepff  Peirum  cr  l^'cof'um  tìT'ìohannem  fatrem  eius  er  ducit  iHor  in  montem  excelfum^ 
Cr  tranffguy^-'tuf  fjì  cnteectecff.  Et  defcondentilur  iJiis  de  monte,  frecefit  iJlis  lefuf  dicens, 
bìemini  dìxe'ridt  uifonèm  doriec  filiuf  hominir  a  mortuis  rrfuYg^t .  Adi-.ncjue tre  uzlte  figura 
ìacon^o  fa  fì)eranZ(^,  e  tre  ucJte  (tee  lefu  a  (fuefìi  tre  cpfkH  fiu  chiareZZ^  de  la  fua  gloria  . 
lEu*  Lt  teH^t  m  f-,  leua  linteHetto,  Epno  farcle  di  S,  laQQmo  d  peta^  E  la  ile  fcpecuri^ 

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Postillati  16 


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CANTO  XXV* 

t  ^  che  le  la  file  e  le  la  fifran'^  che  fu  hai,  tu  te  ne  ficcìa  certo,  e  che  «3«  creli  ne  fferi  fife, 
ferche  do  che  uien  ejua  fu  dal  morta!  mondo,  COnuien  che  ft  maturi  a  nofìri  raggi,  Cont^ien  che 
termini  f  finifca  a  nofìri  arhrì.  Et  e  fimiliiuHne  da  frutti  che  f  maturano  a  raggi  del  fcle,  e  che 
feruen^ano  a  tjuel  fine  che  da  U  natura  fono  fiati  prodotti,  A  lanime  humane  frelefìinate  a  la  giù 
ria  dei  deh,  che  ft  f^nno  fer  fitte  a  raggi  de  la  uirtu  de  la  carità,  de  latjuale  tutte  Unirne  leate  ari 
iono  e  fcn  uefìite,  ferche  fcn^a  ejfer  fer  fitto  in  tal  uirtu  non  fi  fuo  [Air  al  cielo  .  Onde  V  Afo^oi 
h  al  xiif*  de  la  frima  a  Corinthi,  Si  linguit  hominum  lotjuar  V  angelorum,  chmtatm  autm 
mn  halem,  {ictus  fum  utlut  (Ut  fcnans,  aut  cymlalum  tinnitns»  Et  fi  haluero  |?rof^f;r/t«m,C7'  no$ 
uerim  miseria  omnia,  ft!T  omnem  fcientlam,  ziT  f  haluero  omnm  fidem  ita  ut  morjestransfif 
ram,  charitatem  autem  non  haluero,  nihil  fum  .  Etf  difìriluero  in  cilos  fauferum  omnesfÀcult 
lafet  meat,  t!T  f  tradilm  corfus  meum  ita  ut  ardeam,  charitatem  autem  non  haluero,  nihil  n-Ahi 
frodefì,  Qu,ffìo  confirto  mi  uenne  DE/ fttoco  fecondo, ferchelf rimo  era  flato  juellQ  iiS.  Piei 
fro,chelhauea  ejfaminato  de  la  fide,  ONÌio  leuai  gliocchi  a  mcti.  Per  lacjual  ccfa  io  leuai  gliocchi 
4L  (juejli  dueafojìoli,  itjuali  chiama  miìnti,  ad  imii;ifione  del  Salmifla,  Montes  exulto fìi^  fuut  ar ir i 
les,  E  chi  leua  gliocchi  de  la  mente  a  monti,  ciò  è-,  a  la  confideratione  le  le  diuine  cofc,  riceue  con 
flrto  la  cjuede.  Onde  effe  falmijla,  leumoculosrreoi  in  monte  s  unle  ueniet  auxilium  miht . 
CHe glincuruaron,  Icjuali  monti  fiegaron      allaffmn  efft  miei  Occhi  TErlotrOffo  fondo,  f  a 

10  troffo  fefo  de  lecceffma  luce  chufciua  da  loro,  non  efpndo  Ihumano  inteHetio  ferffìfff  ji^Ka  il 
fiiuor  le  la  liuina  gratia  foffinte  a  la  confideratione  de  le  fujferne  e  diuine  cofe .    TOi  che  fer 

oratia.  Dice  S.  lacomo.  Poi  che  Dio  nofiro  ìmjferadore  uuol^e  tu  taffionti  V  accoZ^^  iw«^</    p  gra-f^y^ 
che  tu  mora  re  la  fiu  fccreta  e  r'fofia  A  Mia,  do  e,  Walitati^ne  del  fuo  fMgio ,  CO  fioi  certi, 
Hauendo  letto  Imferalore,  ciò  e'.  Co  fuoi  heati  talrrente,  che  uedut^l  uero  di  juefìa  ceUpial  corte, 
effe  uero,  che-  fch  ìlio,  fer  effer  uia,  uerifa  e  ulta,  cofirti  di  ciò  in  te  ET  in  ctltrui,do  e-,  Ino^vAi 

11  co  qu^li  tal  ueduta  tu  conferirai,  la  fferan^a  CHe  linamora  lene,  fercle  da  laffera^a  nofce  lai 
more,  e  neffuna  altra  Ifera^a  inamora  len  cjua  giù,  di  ^ueQa  che  Ihicn-o  I  a  diconfcguir  la  gloria 
lei  Varalifc,  ferche  tutte  ìaltre  fono  uane  e  mal  findate .  Alun<iue  di  ,cjue[lo  che  effe  fftran^ 

t  come  la  tua  mente  SE  ninfora,  do  'e,f(nadorna  e  uefìe,  E  di, onde  uenne  a  te.  Et  e-  f^elmo^e, 
meleftmo  li  lomanlare,  che  mofìrh  li  fcfraeffcre fiato  tenuto  da  S.  Viero  ineffminarlo  de  lafei 
.  Co/?  fgià  ancora  nel  fuo  lire  11  fecondo  lume,  ferchelf  rimo  eya  flato  (Quello  deffo  S.  Vieyo . 

E  quella  fia  ;  che  guido  le  penne 

De  le  mie  ali  a  coft  alto  uolo  5 

A  la  rij^ofìa  cofì  mi  preuennet 
La  chic  fa  militante  alcun  fi^iuolo^ 

Nc«  ha  con  più  jperanxa  come  fcritto 

KelfoUche  raggia  tutto  nojlro  jluolot 
Tero  glie  conceduto  che  d'Egitto 

Vegna  in  Uierufalemme  per  ucderCy 

tin^  chel  militar  li  fia  prefcritto, 
Cliahrì  due  punti  y  che  non  per  fapert 

Sort  dimandati,  mapcrchei  rapporti 

Quanto  cjuefla  uirtu  te  in  piacere^  ; 
A  lui  Ufc  io ,  che  non  U  firan  fòrti , 

Ne  di  iattantia^O-  egli  a  ciò  rijl^cnda^ 

E  la  gratia  di  Vio  ciò  li  comporti^ 


tfi  tre  cofc  ha' domandato  SAacomo  Dani 
te,  ^uanfO  a  (juefla  uirtu  de  la  fferan^. 
Quello  cheUa  ^,  Come  chegìi  Iha  in  lui, 
cffaio  foca,  c^meuuol  ir'ftrire,  E  doni 
le  che gliera  uenuta .     De  lecjuali  tre 
cofe  fotea  len  Dante  riffon^er  a  la  frii 
ma  ^9"  ala  ter\a  fcn'^a  gloriar f,  ma  nel 
lir  le  la  feconda,  (\uita  fifp  grade  le  ffe 
rar^  in  lui,non  lo  foteua  firfn"^  Ulari 
fi, e  fer  cjuefìo  iniroJuce  Beat, ad  antidfar 
la  rijfofìa,  cjuanfo  a  ({uefìa  jfarie,  fer  lui 
licendo  ,  lAchifp.  militante,  ìvteft  fer 
la  chrijìiana  congregatior^ejccuclmiliia 
(jua  giù  confra  le  tenfafioni  del  fuo  auen^ 
firio,  fercle  uincendo  (jueUo  triinfi  fot 
la  fufo  in  deh,  NOn  ha  alcun  figliuolo, 


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PARADISO 

Non  U  aìam  chrifìim  cOM  ftu  jferanZa  ài  lui,  COme'fcYlttù  e  fuoffi  legger  in  Dio,  iijual  ^  il 
fot  chf  raggia  alluma  T  V«o  nofìro fluolo,  Tutiol  Mo/?ro  congregato  tST  x-nf^me  umto  stimerò  di 
beati,  E  feY  tanta  fua  Jf  franca  gilè"  conceduto^  CHf  d'Egitto  uenga  inUieruf^leniy  ciò  è-.  Che 
di  terra,  lu:ig^  ài  mifcrta,  uenga  (jua  fu  in  deh,  luogo  di  filicifa,  fer  ueder  efirfi  certo  di(jueì  che 
fifYa,  A  che  li  fa  frefcriuo  il  militare,  Prima  che  lifta  terminati  uiuere  nelcjual,  come  haU 
liam^  detto,  f  milita,  fer poifcmfre  trionfar  la  fufc  in  cielo .  QUaìtri  due  punti,  ciò  Qu.fU 
lo  che  jperan^  ^,  E  donde  che  li  uenne,  Ijualt  fono  domandati  da  te  NOw  fey  f  fere,  ferche  mai 
nifcflamen/e  tu  li  utdi  in  Dio,  Ma  per  che  egli  raf  farti  t  fkccicn  fide  poi  la  giù  in  terra  ad  ogni  mori 
tale,  (juanto  fi  piace  cjuefìa  uirtu,  lafciofolurre  a  lui,  perche  nólifaran  FOrfi,  ciò  e,  diffìcili,  NE 
di  iattanfia,  Ne  di  uanag!oria,come  frette  flato  il  fccondofunio  che  per  lui  tho  refcluto.  Et  egli  rii 
Jf:ìnda  a  juefi^  e  la  gratta  di  Dio  glielo  comprti  e  preptli  ficulta  difoterh  e  fperto  fire , 


Come  dtfcente  j  che  a  dottor  feconda 
Tronto  e  libcntc  tn  quéi ,  chc^ì  e  e^mo  j 
Verche  la  ftia  konta  ft  dìfafconda)' 

Speme ,  dijfw  ,  e  uno  attender  certo 
De  k  ^.oria  jutura  ^  ìlcju^l  produce 
Grafia  dìuina  e  precedente  meno  ♦ 

D4  molte  TleUe  mi  uien  queUa  luce: 
Ma  quel  la  diflillo  nel  mio  cor  pria^ 
Che  fii  fommo  cantar  del  fommo  duce , 

Sperino  in  te  ne  la  fua  theodia , 
Vice  ^  color ,  che  Jànno  il  nome  tuoi 
E  chi  noi  fa^fegli  ha  la  fède  miai 

T«  mi  jlitlajìi  con  lo  Jìillar  fuo 
"Ne  la  pijìola  poi  t  fi  chio  fon  pieno , 
Et  in  altrui  uojlra  pioggia  repluo  ♦ 


come  difcete,cio  è', Come  di f  epolo,  CHf 
pronto  e  Utente,  lltjual  prontamente  e  u% 
lontieri  rijf  ode  al  precettore  in  (jUfSo  che 
gli  è'  effetto  e  che  fa,  VErche  la  fùa  hontM 
ft  diffonda,  A  ciò  chel  fuo  ftper  f  manii 
fifti,  Cof  rijfondendo  io  al  primo  punti 
dfft,  che  jffran'^n  non  è  atro  the  un  cfr 
io  cfpettar  de  la  fitura  gloria,  ilcjual  nai 
fé  da  diuina  grafia,  e  da  merito  freceden 
te,  Et  e  la  diffinitione  del  r^^aefìro  de  le 
fntentie  nel  ter^  lih.oue  dice,  Spet  efl 
certa  expectatio  fttura  heaiituiinis  ex 
Dei  grafia  et  meritis  proprijs  prouenienS* 
DA  molte fteUe,  Rijfonde  al ter^funto^ 
iljual  ^,  donde  tale  jferanz,a  li  uiene  ( 
dice,  (^ejìa  luce,  eia  è',  Qjiefauirtu 
MI  uien  da  molte  felle,  per  hauer  detto 


luce,  Mi  uien  da  molte  autorità,  che  mi, 
ilm:iflrano  tal  uirtu.  Ma  colui  la  difillo  infiife  prima  nel  mio  cuore,  CHe  fu  fmmo  cafitor' 
de/  fmmo  duce,  ciò  f-,  De  lo  jfirifo  fanio,  che  e-  uM  de  le  tre  perfcne  in  una  effntia,  E  (jueflofìi 
Vauid,  ilcjual  ^s]£  la  fua  theodia,  ciò  ^,  Nr/  fuo  Salterio,  e  di  cjuello  nel  fimo  Confitehor  tihi  Doi 
mine,  dice  fa  glialtri  cjueffo  uerf,  Et  jj^erent  in  te  (jui  nouerunt  nomen  fuum,  cjuoniam  non  dei 
Yeliijuifi  (fuerentes  (e  Domine .  Autnga  che  Theodia  fa  compofo  di  Theo  e  Dia,  che  fignific4 
farola  da  Dio  firmata,  B  (juefe  fono  quelle  ejpreff  da  Dauid  ne  falmi .  TV  mi  fiiUafìi,  Tu  Ui 
corno  minfindefipoi  col  fuo  fìiHare,  Con  linfinler  deff  cantore  NE  PEpifola,  ciò  è-,  NV  la  tua 
Canonica,  come  difcpra  halliamo  ueduto  efpre  fiata  in  (juella  figurata  tre  uolte  da  lui,  SI,  tali 
menfe  linfiUafi,  CH/o  fon  pieno,  che  io  ne  fon  del  tutto  ftisfitio,  E  Keplu^  in  altrui  uofrà  ftogi 
già,  Et  in  altri  predico  e  diuulgo  (juefìa  uofra  dottrina. 


Mentrio  diceua ,  dentro  al  uiuo  fino 
Di  quello  incendio  tremolaua  un  lampo 
Subito  e  Jpejfo  a  giófli  di  baleno  : 

Indi  fpiro  yLamore  ondio  aumpo 
Ancor  ucr  U  uirtu ,  che  la  feguette 


Mentie  che  io  diceua  quanto  di  fpra  hah 
hamo  ueduto.  Dentro  da  la  luce  di  ìacoi 
mo  trrmolaua  un  lampo  a  modo  dilaleno, 
E  poifpirando  diffe  cof,  l  amore  deljuai 
le  io  aumpo  et  ard^  anchora  uerf  U  uiri 


E!  iOi 
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CANTO  XXV, 

T«  Jin  U  palma ,  ^  a  hfcir  del  campo  j  tu  Jela  jjffr^^a,  Vmh  fen^a  amOYf  non 
Vuol  elio  rejpìri  a  te^  che  ti  dilette  ftfuofj^mrf^QWfyme,  Idc^ualeJ^fi 

Di  lei  :  ^  emmì  a  grado  che  tu  diche  rayi:^a,m  fcgià  In  fin  la  falmay  iti  fin 

Queìh ,  che  la  fj^eran^a  ti  promette  ♦  "   ^^^^^^^     militanh  uenni  a  coiìfci 

guìre^  ET  rf  h.^ciY  del  cdxwpo,  a  hfcir 
ielamitaluitayOUf  ntilifator  cotìfeguitùlauitioyiahauf(tyjffYche  la fferarìZa  éf  U  ^Ima  àel 
faradifo  non  nefuo  che  fino  a  (juf  Ha  [(guitare,  Fmf:r  conp^uiia  eh  Ihahlicrr.o,  mn  la  Offriamo 
fiuy  ma  la  godiamo,  V  Voi  chio  reffìri  a  tty  Vuol  che  io  tifarli  ii  lei,  ie  la^ualtu  ti  iileui,  Bjfero 
me'  abrado  che  tu  dica  (Quello,  che  tifromette  la  fferanK^  . 


Et  io  ;  Le  nuoue  e  le  fcritture  antiche 
Vongonol  figno'jiùr  ejfo  Io  maàdita^ 
Ve  Unirne^  che  Vio  sha  fatte  amiche  ♦ 

Vice  ifaia^che  ciafcuna  uejìita 
Ne  la  fua  terra  fia  di  dopia  uejlat 
E  la  Jua  terra  e  quejìa  dolce  uita  ^ 

E?  tuo  fratello  afjln  uie  più  digejìa 
La^doue  tratta  de  le  bianche  jìole  ^ 
Clue^ìa  reuelation  ci  manifijìa  * 


R//^0«{ff  T)anfe  a  ^uefla  ultima  domada 
di  S,  lacomo,  latjual  ^,  che  dica  quello, 
che  li ]^YOmet(e la  j^eYanZ.ay  e  due,  iht  le 
fcYitiure  dfl  uecchio  e  del  nuouo  tfjìaméto 
fnn^anoil  fcgno  de  lamYr.e  CWt  Dio  sh.a 
fitte  amiche,  che  Dio  ha  fredffiinate  a 
la  gloria  del  Paradifc,  lagnai  è*  il  ppo, 
doue  effe  fredfjìinaie  aniYne  indYÌZ:<.cno 
tutta  la  fua  JJ:eYAn:^a,  Et  effe  fcgno  ME  /o 
addita,  ciò  è-.  Me  lo  dimcjÌYa,  feYche  uoi 


leati  di  tal gloYia  congaudete,  E  ftYlanf 
tiche  fcrittUYe  cita  ìfia  al  Ixi,  oue  dice,  in  terYa  fud  duj^licia pffidehi^t,  E pco  fiu  oltYe,  Exulfabit 
anima  mea  mVeomeo  cjuia  induitmeuejlimentisfaktiiZ^rindumtntOìfjìitK^  cmundedif  rre, 
E  fer  le  fcrittuYe  nuoue  cita  l'Euangelifia  fratello  di  lacomo  ne  rAjfcc,  al  oue  dice,  Vojt  h(CC 
uidi  tUYhm  magnm,  cjua  dinumerare  nemopterat,  ex  omnilut gfntibus,^  tnhuhus,  et  pfuìis 
et  linguisjftanies  ante  thjYonù  ty  in  conjfeau  agni,  amidi fìclts  alhn  XS  faln'.cc  in  n-aiihus  eorù» 
Adi^ijue,ognun  di  jufjìi  due  defcYiue  la  fiTuiia  fuferna  jfrom.  ffa  da  la  jjeran^a  a  cjueEi,  che  Ihaue 
vano  yneYitafa,  Ma  Giouanicimanifjìa  cjufjìa  YeuelaHon  de  Unirne  co  lOì fi  glorificati  dop  la  gran 
fentetia  ASfai  uie  fiu  digffla.  Molto  fiu  dilucidata  e  chim,  come  nel  fYealle gaio  luogo  ueggxmo  . 


E  prima  apprejfol  fin  dcjìe  parole 
Spcrent  in  te  di  fopra  noi  fudì^ 
A  che  rijl'ofir  tutte  le  carole  : 

Tofcia  tra  effe  un  lume  fi  fchiarì 
Si  ;ffce  fd  cancro  hauejfe  un  tal  crifiato , 
1/  uerno  haurebke  un  mefe  dun  fcl  di. 

E  come  furge,  e  uay<^  entra  in  hallo 
Y ergine  lieta  fol  per  fr*r  honore 
A  la  nouitia ,  non  per  alcun  fililo  ; 

Co/i  uidio  lo  fchiarato  fplendote 
Venir  a  due ,  che  fi  uolgeano  a  rota , 
Qual  comcniufi  al  lor  ardente  amere* 

lAifif  li  nei  canto  e  ne  la  nctat 
E  la  mia  donna  in  br  tenne  lafpetto^ 
Vur  come  f^cfa  tacita  O'  immoti  ♦ 


Do/o  cjuefìe  mie  fayofe,  dicel  foefa,  fidi 
fyima  fcfra  dinoi  da  gliordini  de  gliani 
geli  cantar  iluerfc  ietìo  di  fcfYa,  Sfeyent 
in  te  cjui  nouerunt  mm^en  tuum  e  cet. 
Alcjualueyfc  YjfofcYTV  tte  le  caYoìe,Tut 
te  le  Yadianfi  jfere,  di  <jufi  haii .  TOi 
fcia  iYa  effy  introduce  Giou,  Euarg,  ad 
(ffmivaylodela  Cayita,  Si  ctrr.e  Vietra 
Ihauea  fffaminato  de  la  fide,  V  Uc^ytq 
de  la  f^fYanZa,  che  fcno  le  tYe  uìyìu  tfùi 
logiche ,  Aduncjue,  dopi  cantaY  del  ufYi 
ffchefiyón  gliangioli  fcfYa  di  noi,  ^  il 
yipndfY  di  tutte  le  caYole,  Sifchiart  fYa 
effe  un  lume  dentro  alcjuale  tYa  (ffc  Euàg, 
fi  (hhndente  e  chiaYo,  ihe  fd  fgno  del 
cancro,  neU^ual  ilfdefi  il  fdfim  ffiiuo. 


f  T 

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PARADIS  O 


T 


1 


Qf^^f!/  e  coìui,  che  ^tacque  fipral  j^etto 
Del  noflro  Vclkano  ;  e  quejìi  fùe 
Di  j«  la  croce  al  grande  o^uio  eletto  ; 

La  donna  mia  cofi  j  ne  fero  ftue 
Mcjjer  la  wjìa  jua  dì  Jlar  attenta 
Torcia ,  che  ^rima ,  le  parole  fue  ♦ 


HAufffeun  tal  crifìahym  èyHaufffe 
una  de  If  fue  mue  fleEf,  It  ìecjuali  e  fir 
mato,  fi  lucente,  IL  uerno  haurMeun 
mefe  iun  fcl  di,  U  uerno  hauYflle  un  di 
fcloyche  ikrerehh  un  mep,  che  tanto  uurt 
a  dire,  che  cjuel  tal  lurre  di  Ciouannijjìe 


Jena  imel fclf,E  ^juefÌQ  auerrelhe  (Juan 
do  il  uerno  il  fcl  ^  nel  fcgno  del  Capricorno,  rel^jual  fi  il  fcljìifio  Uetìimale,  fey  effcy  ofpfto  al 
Camro,  falmenfe,  che  (juanJo  il  capricorno  ua  ftio  la  fra  in  oaidente,  il  cancro  fale  de  loYi^nff 
in  oriente,  E  fi  haueffe  um  Je  V  [ite  jìflle  lucente  comeìfcle,  fffa  lOrrimereUe  a  fir  d',  la  doue  il 
jcle  cominciajjè  a  fir  notte,  E  coft  fer  h  ffatio  dun  mejè  chel  fcle  fìa  nel  Capricorno,  farMe  e  fte 
Inno  e  ne  Ultro  hmisffriofcmfYe  di,  E  Come  [urge, e  ua,  rartisfjì  Giou.  da  glialtri  apopoli,e  utn^ 

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Postillati  16 


CANTO  XXV* 

ne  a  Vìetrù  tff  <i  Ucm^,  nd  mah  chf  fa  la  uergine^  (juando  ftr  fkr  towoy  <t  h  meUa  Jf^ùft^fi 
Itna  e  ua  ad  fnfrar  in  haUoy  E  mifcfi  NE/  emù  e  ne  la  nota,  Perche  con  le  fmle  e  con  la  uoce  feci 
cordo  con  jutUi^  E  Beatrice  tacita  e7  imr>ioia  fur  cQn:e Jfoft,  tenne  laf^tuo  in  lorOyferche  la  feoi 
lo^ia  non  fi  difarte  mai  da  f.iefìe  tre  teologiche  uirtu .  (^efìi  e  colui  che  giacque  e  cet,  Cq^ 
fini  è"  jueSof  deljualla  chiefj  canta  lantifina,  iflefjì  lohannes  euangelifìa  jui  in  cena  domini  flii 
fra  fectus  lefu  Chrifìi  yecuhnit  Cui  chriftuf,  in  cruce  fendens,  matrem  flam  uirginem,  uirgini 
commendauit  •  Onde  dice  che  fit  eletto  al  erande  offìuo,  E  chiama  chrifìo  Nofìro  jf  elicano.  Veri 
che  fi  come  (juefìo  uccello  rifhfcita  i  morti  figliuoli  col  frofrio  [irrigue,  Cofi  chrifto  col  fYOjfrio  fani 
gue  Jfarfc  fui  legno  de  la  croce,  re/ùfctto  mi  dal  peccato,  nel  ìjuaI  tutti  erauamo  morti .  Qofi  diffè 
Beatrice,  lacuale,  fer  la  ragione  di  fqra  detta  ,  non  mofpro  ftro  le  fi.e  jfarole  fiu  la  fua  ufdutd 
[rimu  che  f oi  ,  di  ffan  attenta  a  li  tre  apfiolj , 


Qm^I  ^  <olui  5  che  adocchia  j  t  far  gomma 
Dì  ueder  eclipfir  lo  file  un  poco; 
Che  per  ueder  non  uedente  diuenta^ 

Tal  mi  ficio  a  queVuUimo  fico  , 
Mentre  che  detto  fu  j  Verche  tabka^i 
Ter  ueder  ccjà,  che  qui  non  ha  locoi 

In  terra  è  terra  il  mio  corpo  *,  e  fara^i 
Tanto  con  ^laltri -,  chel  numero  noflro 
Con  leterno  propofuo  fagguagVu 

Con  le  due  fiele ,  nel  beato  chicfiro 
Son  le  due  luci  fiAe  ;  che  falìro  x 
E  quefio  apporterai  nel  mondo  uojìro^ 


Crelefi  fer  alcuni,  PEuangelifia  effet 
afcefc  in  cielo  colftto  corfo  glorificato,  feri 
uendo  egli  a  lulùmo  del ft<o  Euang,  E\ijt 
ergo  fermo  ifle  infer  fratres  cjuoi  d'fc.jfui 
luf  illf  fton  moritur  e  ed.  Vero  il  foeta 
finge,  che  fer  certificar ft  di  (juefìo,  egli 
miraua  fifmente  in  lui,  ma  fer  la  fùa 
troffa  luce  gliauenne,  come  fiiol  autnire 
a  chi  mira  nel  fcle  fer  uederh  ecliffare, 
che  ui [Maglia  dentro.  Onde  V^uangei 
hfìa,fer  leuarh  derrore,  li  dimoerà  chei 
fili  piritica  in  uano,  fer  effir  il  fuo  cori 
p,  come  cjuelìi  de  glialtri,  rimafc  in  ttri 
ra,  e  furali  tanto  chel  numero  de  leati,  fti 


condol  uoler  diuiro,  farà  adempiuto,  E  eh 
la  fu  in  deh  fono  fclamente  COn  le  duefìole,  ciò  e  ,  Con  l<  due  uefìe  de  eorfi  fuoi  glorificati,  le 
Jiue  luci  fcle  CHe  faliro,  ciò  e,  leejuali  erano  pep  inan'^  luna  dofo  Ultra  filite  da  (juefìo  oUauo 
uerfcl  nono  cielo,  chefiiron  (juella  di  chrifto,  e  cjuella  di  Maria  Verg.  fiagloricfiffma  madre,  eoi 
me  uedemmo  di  fcfra  nel  xxiy .  canto.  Ve  lacjual  Maria  Augufìino  fcriue  alpropftto  cjuejìe  farole, 
Sacratiffimum  corfus  de  ejuo  chriftus  carnem  affimffit,  uermilus  efcam  tradditm  confcntire  mn 
ualeo,  diitre  jfertimefco,fcd  in  cesio  efp  [ium  eft  dicere . 


A  que^a  uoce  linjiammato  gtro 
Sì  quieto  conejfcl  dolce  mifchio, 
Che  fi  ficea  nel  fuon  del  trino  jjj/ro; 

Si  come  per  ceffiar  fatica  o  rifchto , 
L't  remi  pria  ne  lacqua  ripercoffi 
Tutti  fi  pofan  al  fonar  dun  fifihh  ♦ 

I^hi  quanto  ne  la  mente  mi  commoffi , 
Quando  mi  uolfi  per  ueder  Pernice-, 
Ver  non  poter  uederla  3  hen  chio  fiffi 

Frejfo  di  lei)  e  nel  mondo  felice  ♦ 


A  ijuefìa  ultima  uoce  le  V^uatìgelifìa', 
l'infiammato  e  ff>ìendido  girar  mifehiato 
col  fùono  de  larmoniofc  canto,  che  fi  ficea 
ne/  trino  ffiro,  ciò  è-,  lo  ffirar  di 
ijuffìi  tre ghriofi  apoftoli,  ad  un  temfojt 
ejueto,  come  al  fonar  dun  fìjchio  fi  juei 
ta  e  ferma  la  ciurma  de  la  galea  dal  feri 
coter  i  remi  ne  lacjuafer  fi^ggir  fitica 
0  rifchio*didar  in  gualche fcoglio,  EtjtU^ 
Ifcaw  mi  commoffi  molto  ne  la  rìdente,  fer 
effermi  uolto  uerfo  di  Beat,  f  non  hauerla 
poIJiita  utdert.  Un  àio  fiff  freffo  di  lei 


PARADISO 

t  neìfilice  moio,(iuf  fm  iijf^jìo  hue^  effm  al ueifrU,  Ma  fmh  no  U  pufft  ueterf^moratmeie 
f^nifica,  che  U  imim  ie l' Eua^elijìa  e  ft frcfìmia^che  Ihumm  in^^^Q  nold f ffretrm . 

CANTO  3<XVI-. 


Menirio  duhhtaua  per  io  uifo  Jpento  5 
De  la  ft4lgtda  fiamma  y  che  lo  fpenfe^ 
vfct  un  ^ho-i  chi  mi  fece  attento  j 

Dicendo \n  tantoché  tu  ti  rifinfe 
De  la  uifla ,  che  hai  in  me  consunta  ) 
Fe/z  e^che  ragionando  la  compenfe  ^ 

Comincia  adunque     di,  doue  fiffuntii 
Lanima  tua^^e  fii  ragion  che  fia 
La  uijla  in  te  fmarritate  non  dejunta$ 

Perche  la  donna  ,  che  per  quejla  dia 
Region  ti  conduce,  ha  ne  lo  /guarda 
La  uirtu ,  chehke  la  man  d'Anania 

Io  dijfrj  Al  fiio  piacere  toflo  e  tardo 
Venga  rimedio  agliocchi^  che  fùr  porte  , 
Quandella  entro  col  jvco ,  ondio  femprc  ardo 

Lo  ben  ,  che  fn  contenta  quejla  corte  ^ 
Alpha      0  è  di  quanta  fcrittura 
Mi-  legge  amore  ;  lieuemente  5  0  fixrtCt 


Ha  il  fùetn  intr(ìlm  S.  P;>rO  ai  effamli 
narlo  if  la  ftie^t  S.  Icfcowio  ieìa j^ryan 
Hor<f  ne!  fyefentf  caio  intYoiucel'Ei 
uangelìfìa  ai  fffmintiYÌo  de  la  carità,  uf 
^  uirtu  teologica,  a  che  hauenk  fatitfSi 
ro  5  introduce  Adamo  a  fcluerli  c^uattr^ 
iuU,  che  iefideraua  intender  la  lui,  c/a 
è,  il  tempo  if  la  fua  creatione  e  che  jU 
fùfìo  nelfaraiifo  tertefirf,  Quato  fi  man 
tenne  in  quello  flati.  La  frofria  cariane 
ferche  ne  fu  cacciato^  E  che  ilioma  egli 
trlino  helle  in  ufo  iofo  la  fua  creai 
tione,  p^MEn/Wo  iuUiauafey 

h  uifc ffentOy  Meme  che  iò  flaua  in  Ìuì 
lio  per  la  uirtu  uìfiua,  chera  fpfnfa  irr 
meda  la  fulgente  e  troppo  f^leàida  fi  ama 
ie  VEuangel\Px,\Sà  un  jpirOy  V/c^ 
uno  jf  ìrar  di  uoce  ef^YÌmei  ii  farolt 
di  (Juella,  che  mi  fice  attento  a  (juel  chi 
uolea  dire.  Ti  d  ffe ,  Mentre  che  tu  ti  ri4 


[enti  de  la  uijìa,  che  tu  hai  cofunta  t  mof 
ia  In  me,  lene  che  la  cmfenfi  e  rifiorì  ragbnanh,  Comincia  aduncjue  e  di,  doue  lanima  tua 
S  Appunta,  ciò  è-.  Tende  (t^T  ajfira,  come  a  fuo  ultimo  fine,  E  fi  ragione  che  la  tua  ueduta  fta 
fmarrita  e  n:ìn  morta  in  te,  come  ti  par  che  fta,  Verche  Beat,  tajual  ti  conduce  perjuejìa  diuim 
regione,ha  ne/o  fguardo  la  uirtu  CHeUe  la  man  d'' Anania,  ciò  e*,  di  refìituir  la  ueduta,  cmt 
fece  A  nania  a  Paulo,  ejuando  ft  conuertt ,  come  fi  legge  al  nono  de  gli  Atti .  Onde  tu  hai  da  crei 
iere,  cheOa  tela  reflituira,  Perche  (fueSo,  che  ne  la  prcfindifpma  dottrina  mia  tu  non  hai  poffui 
40  ifcernere,  ma  ui  pi  rimafo  confiifo,  come  uuol  inferire,  la  fccra  teologia  (  pfy  Beat,  intefa) 
ie  lo  iimoflrera  .  IO  difp,  aI  fuo  piacere,  diffonde  Dante  a  PEuangehfla,  Venga  toflo  e  fari 
^i,  fecondo  il  f  tacer  di  Beatrice  rimedio  a g!iocihimiei,  che  fitron porte  per  let^uali  ella  entro  cd« 
iamorofc  ftiOcQ  deljual  io  ardo  fempre,  Penhe  Oculi  funtin  amore  iuces  y  E  fe  lintendiamo  pet 
Beat,  terrena,  e  uero,  chelpeta  riceuè-  per  gliocchi  limagine  di  lei,  che  porto  lamorofò  fuoco  in 
lui,  deljual  egli  arfè  fempre,  come  ne  la  fua  uita  dicemmo.  Se  tmteniiamo  per  la  Teologia,  farà 
ancora  uero  chegli  ne  fuoi  fluii  fàccefe tanto,  che  fempre  arfc  del  defiderio  di  (fueUa  •  LO  ten 
the  fa  contenta,  Qiiefìa  ^  la  riffofla  a  la  dimanda  deVEuangelifla,  Lajual  fr,  Oue  fippunti 
lanima  tua,  E  dice,  Lolen  chr  fa  contenta  <juefla  celeflial  corte.  Al f^  V  O,  ciò  è-,  Vrincipiof 
fine,  h  di  (Quanta  fcrittura  MI  legge  amore.  Mi  dimoflra  la  carità,  E  fcno  parole  deffo  Euangelii 
fla  al  primo  de  V  Apoc,  oue  dice.  Ego  firn  Alpha  0  ,  principium  C7  flnìt  dicit  dominut  Deus 
jui  efl  (jui  erat  t!T  <]ui  uenturus  eft  omnipotens ,  Heuem^nte,  0  fvrte,  Ageuolmente,o  diffidi  ai 
intendere.  Perche  la  facra  fcrittura  in  alcuni  luoghi  ertamente,  altroue  fitto  (gualche  figura 
pe  dimoflra  f  <,he  ioihiamo  mare  [rima  Dio,  E  poi  per  rifletto  di  lui  le  fue  creaturr^ 


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Firenze. 

Postillati  16 


yr- 
ni 

'•f.r- 


AKT  O 

Q^weffd  mt^efma  uùcrTch  paura 
To?fo  whcJucct  del  fubito  abkarhdgVwi 
Di  r<Jgicrjtfr  ancor  mi  niife  in  cura^ 

E  dijfc  ;  Cerro  <t  più  angufìo  uagho 
Ti  conuìenc  [chiavar  :dicer  ccnuimtì 
Chi  dri^o  larco  tuo  a  tal  ber\a^Uo^. 

tt  io^Vcr  phUofophici  argomenti, 
E  per  autorità,  che  quinci  fcende^ 
Cotal  amor  conuien  che  m  me  jmprentì  % 

CJxl  hene/m  quanto  hcn^  tome  [intende^ 
Qofi  accende  amor ,  e  tanto  maggio , 
Quanto  più  di  bontate  in  fi  comprende  ^ 

t^unque  a  ìejjcntia  *yOue  tanto  auantaggiOy 
Che  ciafcun  ben  ,  che  fuor  di  lei  ft  troua  , 
hltro  non  è  ,  che  di  fuo  lume  un  raggio  j 

Pt«  che  in  altro  conuien  che  ft  moua 
La  mente  amando  di  ciafcun ,  che  cerne 
lì  uno  j  in  che  fi  fènda  quejìa  proua^ 

Tdl  uero  a  Itntelletto  mio  flerne 
Colui  ^  che  mi  dimoflra  il  primo  amore 
Vi  tutu  le  fujìantie  ftmpiterne  ♦ 

Ucrne  la  uoce  del  uerace  autore  j 
Che  dice  a  Mo  fe ,  di  fé  parlando , 
Io  ti  faro  ueder  ogni  ualore  ♦ 

Stcrminìl  tu  ancora  cominciando 
Lalto  preconio  ,  che  grida  larcano 
Di  qui  la  gm  foura  ad  ogn'ialtro  hanìo^ 

El  io  udì  5  Per  intelletto  humano 
E  per  altoritade  a  lui  concorde 
De  tuoi  amori  a  Dio  guardai  fourano  % 

Ua  di  ancor  f  tu  fnti  altre  corde 
Tirdrti  uerfo  hi ',fì  che  tu  fuone 
Con  quanti  denti  quefìo  amor  ti  morde ^ 


XXVT. 

Umfìfftma  utce  h  V^ul^fltfìaJatjual 
mhaMa  idto  la  faura  ^el [uhm  ahtnhai 
glio  è f  glie  ahi  dicenk  de  Beat»  yr.tne  /jo 
ifud  lihetArf,  mi  mifc  in  cura  di  ragionar 
umora  e  ii/fe,  CErto  ti  muitn  fchiarar 
«r  j^u  angupo  ua^lio,  ciò  p-,  Crr/o,  df  ti 
<omien  maniftftxY  (jufjhfuù  arnore  jfiit 
fcttilrrifntf,  Et  e-fmilituiine  iaU  hiai 
de,  che  f  rima  ft  cominciano  <ijfUY£ar  con 
uagìio,ouogliamolo  dircrihro  jfiularp 
t  foi  con  f  iu  jhetto  «  Conuienti  aJiunjue 
dire,  CHi  dri^:^o  larco  tuo  a  tal  her'^t 
gito,  chi  dri^^o  lamoY  tuo  a  coiai  fine, 
ET  io,  P^r  jìkfcfìd  argomenti.  Due  rat 
gim  ofpinal  foeta  effèr  frincifalm^nte 
paté  (jueUe,  che  Ihanno  indutto  ad  amai 
re  Dio  oltte  a  tutte  laltre  cefi,  Luna  hui 
mana.  e  naturale ,  lal/ra  diuina  e  fifra 
naturale,  lhumana,jfer gliargomtnti  df 
fibfcfi  e  mafpmaméte  de  Platonidjìjuati 
mn  molto  fartendofi  da  lojfinion  chriflia 
na,  mofirano  effèr  un  filo  t!T  unico  crrni 
iore,  alsfual  ogni  creatura  fi  riuolge  c^t 
me  d  fuo  ultimo  fine  .  La  diuina  ,  fer 
(autorità  de  fanti  e  fitcriTfologi,i<]uaH 
illuminali  da  lo  Jf  irito  fi'nto,  cht  in  ffifi 
fende  di  la  fu,  affermano  <]uel  medefii 
mo .  CHel  lene  in  (fuanto  tene,  Argoi 
menta  cofi,  tT  ^  ragion  fidofcfica,  the 
immediaie  del  iene  uien  ai  effir  conofciu 
fo  da  noi,  fiamo  coftretti  ad  amarlo  ,  e 
guanto  il  hen^  è-  maggiore,  tanto  fiu  lai 
miamo,  Ejpndo  adun(]ue  Jdio  fcnmo  leP 
re,  e  tanto  fcmmo,  che  nejfi  na  cofa  jfu^ 
effir  lene  fi  non  farticifa  di  lui,  Onde  di 
ce  che  ogni  hen  che  fi  troua  ftiOri  de  la 
la  fitta  efpniia,  non  è-  altro  de  un  ragi 


giù  del  fuo  lume,  E  di  fcfra  nelcjuinto^ 
canto  in  ffrfcna  ii  Beat,  auefìo  m.eJefimo  affermando  d  jfe,  E  fedina  cofa  uofiro  amor  feduce  Non  è' 


iirm^lìra  IL  primo  <,mrf,ch(^  fclo  Dio,  DI  tutt^k[impl,rr,ffyli>r,'^e,ch  e;  Di  iutt>  U^l^'\ 
iurf,comfRno i'.apAi  AfUi.f  Ummf  t,.<,,chfcn=fa>-{iifrnefuf{i,ir,  B        ^  ^''fV"Jt 
i,J,uin,LimiL  Srnr.fUuocf,  Pmhf,  fi  cornee  fcntto.l  xxx,^.  -f'' 

&  t  a 


d  Signore,  oftende  mihi gloriò  ium,  Et  il  Signor  riffofi.  Ego  ofieniam  :mnf 


I 


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Postillati  16 


P  A  R  A  D  I  S  O 

E  c^ft  li  moflyo  life  ìUfyp  e  rtùn  U  fiuia,  Lejua!  egU  IhumatìQ  e  mrul  occhio  wow  fof^n  tte 
eYd  twowo  a  lui  ài  ufifve  ,  STfYmmiltUf  DimòftYimfk  fu  Giouanni  ancora  comincianJo  LAlto 
freconio,  lalfo  JpYitìcipo  iel  m  AfOc»  Perche  a!  prima  di  quth  infeyfcna  ii  D/o  licfy  ^oli  tmfi 
>'^  frìmm  t!T  nouìffìmus  ft  uium     fui  ynoYtkuf,  K/  ecce  fum  uiuus  in  (cculafèculoym 

^  haheo  cUuesmortìs  tIT  infimi .  CH^,  lljualapc,  GRzVrf  Uycclìio^  Mimpjìa  ifecreti  Jelciei 
loy  Onìe  VAfofìdoy  V  idiarcam  Dei  e  cef.  Vi  jui  la  giù,  eia  ^,  Di  deh  in  ferra  SOura  ai  ogni 
altYO  hanéo.  Solerà  ai  ognaltYo  gYÌÌo,  perche  Giouanni  faffa  ii  gran  uia  tutti  glialfri  che  hann^ 
fcritto  ie  la  iiuinifa  ii  chrijìo,  Onie  fi  figura  in  firma  iacjuila, perche  jueflo  uccello  ucla  in  ah 
oltre  a  lutti  gliaìai^  E  /c/o  fuo  (offrir  la  luce  iel  fcle,ft  come  Ciouanniy  potè*  oltre  ai  ognaltro  pei 
Yietrar  a  la  cogniiione  ie  la  iiuina  effentia  .  ET  io  uit ,  Intero  Giouanni  ionie  nafceua  lamor 
a  nanfe  ueyfh  Dio  iicf,  che  fer  intelletto  humano,cio  ^,  Perfilofcfici  ragioni^  chefipprenhno  ia 
fumano  inteUettOy  E  per  autorità  ie  le  ftìcre  fcritture,  il  fuo  fourano  ejhfremo  amore  guaria  Cfr 
inirizX^f^  a  Dio,  ma  uuol  che  iica  ancora  fe gli  fente  Altre corie,  ciò  e*,  Altre  fir'^e  iincitamenti 
(he  lo  tirino  e  iiffóghino  uerfo  lui  e  nel  fuo  amore  talmente  ^  cheglimanififliin  parole  COn  juanp 
ti  ientif  ciò  ^,  Con  juanti  flimoli  lo  morii  f  Molenti  juefìo  amore  « 


Non  fu  latente  la  (anta  mtentme 
De  lagu^ia  di  Chrijìo  *j  an:(t  maccorjif 
Voue  menar  uolea  mìa  profèttione  : 

Pero  ricommctai  ;  Tutù  quei  morfi 
Che  pojfon  far  lo  cor  uolger  a  j 
A  la  mia  carnate  fon  concorftì 

Che  lejfcre  del  mondo y  e  lejfer  mto^ 
La  morte ,  chei  fojìenne  perchìo  uiua  5 
E  quel,  che  Jpera  ogni  fidel ,  comio ^ 

Con  la  predetta  conofcen'za  uiua 
Tratto  mhanno  del  mar  de  lamor  torto  \ 
E  del  diritto  mhan  poflo  a  la  riua  ♦ 

Le  fronde ,  onde  fnfronda  tutto  lorto 
De  lomlano  eterno  ^amio  cotanto^ 
Quanto  da  lui  a  lor  di  bene  è  porto  ♦ 


La  (anta  intentione  DE  laguglia,  do  e'^ 
Ve  VEuangelifìay  figurato  per  lacjuila,  ii 
uoler  fùfer  ia  me  ancora  più  particolar  ed 
gione  che  mi  tiraua  ne  lamoyÌ!uino,NOn 
fii  lafente,'b^on  fu  celata  a  linteRetto  mio, 
an'^i  maccorft  DOue  uolea  menar  ^mia 
frofiffione,  Voue  uolea  coniucer  il  mio 
iire  iel  iiuino  amore,  nel<jual  io  era  prof 
ftffc,  per)j  ricomindai  a  iìYe,  TVtiijuei 
morfi y  per  hauer  iifcpra  ietto,  Con  <]uati 
ienti  (juejìo  amor  fi  morie,  ciò  è ,  Tutti 
(Quelli  flimoli  et  incitamenti,  0  inffirM 
ni, che  pòffano  far  uolger  il  cor  a  Dio,  foni 
concorfi  t!T  interuenuti  a  la  mia  carifate^ 
perche  leffer  iel  monÌOy  fitto  ia  lui  a  hi 
ne  fido  ie  lhuomo,e  leffer  mio,  fer  haueri 


mi  fatto  animale  ragione  uole  er  inteUeti 
i\uO,e  la  morte  cheifcfienne legno  ie  la  croce  ferchio  uiua,  Onie  l'Apofiob,  Lauauit  nosapeci 
cdtis  noffrit  in  fanguine  fi<o,  Mortem  noftra  morienio  iefirwKÌt,  E  Giouanni  al  principio  ieV  Afoc, 
Qui  iilexit  r.os  lauìt  ms  a peccatii  noftrif  in  finguine  fuo,  E  Qtt^/  che  ffera  ogni  fiiel  comio, 
ìntenienio  ie  la  ff  licita  fiiferna,  lacjuale  f^era  ii  confi guir  ogni  fiiel  chrifìiano,  fer  efpr  il  fiiO 
fine  e  la  fuafrofifftone,  Onie  il  filofcfv,  Omne  imperfictum  apetit  ferjicfiomm  .  Tutte  (juefle 
cofi  aiiAjue  con  la  preletta  uiua  conojcen'^  ie  le  filofcfice  ragioni,  mhanno  fratto  iel  mar  iel  forfJ 
f  non  iritto  amore  ie  le  cofi  terrene,  c7  hannomi  jpofto  A  la  riua,  per  hauer  ietto  mare,  do 
A  la  perfìttione  iel  iritto  elecifo  amore  .  LE  fonie,  onie  finfronia,  le  fonie  Ceno  glthuomii 
f^ltj^  niy  il  m'ìnio,  f^orimi^  chrifto ,  E  per  ijuefie  parole  iinofa  egli  mar  il  froffimo  fuo,  fèf 
conio  lautorita  ^  Augufiina,  lacjual  iice^  Sic  iilìgenii  fimi  hominet  ut  non  iifìgantur  eorum  eri 
rOYes,  Et  in  altYO  luogo  ,  ìHa  fola  fùnt  iiligenia  e\  caritate  ^uce  noUs  lum  ficieiate  t^uaiam  refit 
Yuntur  in  Veum  .  Ma  iimofirato  aiuntjue,  feconio  il  iiuin  precetto^  amare  Dio  oltrf  a  tutte  UU 
tre  co|f ,  e7  il  pYofifimo  guanto  fi  conuiene. 

Vetto  thelle 


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Dito 
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Postillati  16 


CANTO  xxvr. 


♦  *»*•*  *• ***  *  *  * 


*  *  * 


Si  tornio  tacqui,  un  dclajjimo  canto 
Rifono  per  lo  cìdo  h  e  U  rnia  donni 
Vicca  con  gliahri ,  Santo ,  finto ,  finto  ^ 

E  come  al  lume  acuto  fi  difonna 
Per  lo  [pino  ujfiuojche  ricorre 
A  lo  fplendoryche  ua  di  gonna  in  gonna) 

E  Io  fuegUato  ciò  ,  che  utde ,  ahhorre  j 
Si  nefiia  e  la  fua  fubha  uigdia  $ 
¥in  che  la  flimatìua  non  ficcorre  ^ 

Co/i  de  fiocchi  miei  ogni  quisquilia 
fugo  Beatrice  col  raggio  de  fuoi ,  . 
Che  rifilgea  da  fiu  di  miUt  m'ilia  x 


VfUo  àehif  il  fofta  c^uanto  di  frfra  haSi 
lìmo  ufìuto,  tritìi  i  Itati  giriti  con  Beai 
trice  infiettìf  datìh  lode  a  Dio  de  la  ueu 
e  gran  carità  (jual  era  in  Dantr,  ccrrÀnf 
ciaron  f/r  tutìa  il  ciflo  a  ddcmfnte  cani 
tare.  Santo,  fc^nto,  fanto,  CT  aHhora  , 
SI  comt  ft  difcma,  ciò  e.  Cefi  comffi  Hi 
Ina  dal  fcnno  f  drjfafi  ad  uno  acuto  f  f^^ 
mirante  (urKf  f(Y  lo  uifiuo Jpirifo,  chi  rif 
corre  e  uoì^^fi  a  k  fllfndore  CHe  ua 
dipnna  in  p-,na,ll(jual  enira  ffrloii 
chi  di  felle  m  feUe,  ilo  fiM^i* 
hrre  C7  ha  in  odio  do  che  uedt , 
B  F  Hi 


PARADISO 


Onde  mt  che  iinanv ,  uldi  pì  j 
E  qunft  Jlup2fittto  dimandai 
Vun  quarto  lume ,  ch'io  u'idi  con  noi  { 

E  la  mia  donna  ;  Dentro  da  quei  rat 
Vagheggia  il  fuo  Jhttor  lanima  prima 
Che  la  prima  uìrtu  creajjè  mai  ♦ 


u  vigilia  fin  che  non  ^  focc^^rfa  da  la  fjìi 
matiua,  per  laijual  uenga in  agnitione^fi 
ciò  che  ue<Je^  Coft  ^eat.fitgo  e  fi  j^cirif 
glinchirnieicd  raggiò  de  Ju^i  CHe 
yipi!gena,  lljual  r:Jj?lendeua  jpiudimìh 
le  rniglia  lótayio,  come  uuol  infirire,frfn 


ienio  il  finito  ferlinfinito  numero,  OOni  cfulfcjuìlid,  Ogni  impedimenti,  fey  locfual  prima  rif 
mafero  aihgliati,  come  difcpra  haiiiamo  ueduto,  Auenga  che  Q^if<juilia  propriamente  da  latini 
fia  infefa  per  il  purgamento  de  la  ferra ,  come  il  fuco,  le  figlie,  e  fiori,  che  cadeno  da  gliarkri. 
Onde  il  nome  uien  da  Q^ic^juii  calif,  E  di  ^ui  Cecilio  dijp,  Quifcjuilia  uolante/,e  Mo,Dei 
furiato  faxo,  hmo  non  cuif^jnilia  efl ,  Eia  comparatione  in  fentrmia  e  tjuefia,  che  gliocchi  fuoi 
YicQueraron  la  ueduta  da  lo  f^lendor  di  (Quelli  di  Beat.  <r  fimilitudine  che  la  ricouerano  gliocchi  di 
colui  che  dorme  in  hng)  ofcuro,  (jKando  li  uien  apprefcntafo  inanl^  un  molto  accefo  e  uiuo  lume  tali 
mente  che  lo  dejìa  tutto  fpxuentato  da  la  noidtx  de  la  luce  che  non  può  fcffiire,  fino  a  tanto  che  lei 
flim.ifiua  li  fi  conofcer  il  uero,  e  locchio  fdffuefi  a  la  luce  di  modo  che  più  non  glie-  moleflx  .  Oì^de 
me  che  dinan'^  uiìi  poi,  Quanto  più  fejfcrcita  Ihuomo,  mediante  la  (heohgia,  ne  la  cognitione  de 
le  diuine  co/?,  tanto  fiu  il  fuo  intelletto  fi  uien  afir  capace  di  quelle,  e  ijud  che  prima  gliera  ofcuro, 
fi  li  dimolìra  man  'fijh  e  chiaro  .  Vidi  adunque,  dice  ilp:)eta,  meglio  poi,  che  da  gliocchi  di  Beat, 
tornai  a  recuperar  laueduta,  cheno  uedea  inan^i  che  da  h ^lendor  di  efuedi  mifiijfi  tolta,  E  ^uafi 
fiupefitto  domandai  dun  (Quarto  lume,  che  oltre  a  (furili  de  fcpra  detti  tre  apoftoli  uidi  ejpr  apparito 
tra  noi,  E  Btat,  mi  difje,  Dentro  da  rai  di  ({nel  juarto  lume.  La primaanima  che  creaffi  mai  LA 
prima  uirtu,  ciò  e*,  ilio,  V  ^gheggia  il  fuo  fattore.  Rimira  effi  idio.  Et  in  fcntentia  dice,  che  denP 
tro  da  juel  juarto  lume  era  lanima  d'Admo,  Ujualfitla prima  che  Dio  creajfi  mai . 


ComeU  fronda  \  che  flette  la  cimi 
Ne?  tran\\to  del  uentOj  e  pi  fi  leua 
Per  U  propria  uìrtu ,  che  la  fiihlima  5 

Fff/o  in  tanto  ^  inquanto  ella  diceua^ 
Stupendoti  e  poi  mi  rifice  ficuro 
Vn  difìo  di  parlar ,  ondio  ardeua  x 

E  cominciai  ;  Q-  pomo  •  che  maturo 
Solo  prodotto  fòni  j  0  Padre  antico , 
A  cui  ciaficuna  Jpofa  e  figlia  e  nuroy 

Veuoto  ,  quanto  pojfo^a  te  fup plico , 
Ter  che  mi  parli  t  tu  ucdi  mia  uogUa* 
E  per  udirti  tcJlo ,  non  la  dico  ^ 

T4/  uolta  un  animai  couetto  broglia 
Si che  laffetto  conuìcn  che  ft  paia 
Ver  lo  figuiryChe  fiice  a  lui  la  uo^lia) 

Similemente  lanima  primaìa 
Mi  fitcca  trajj^arer  per  la  couerta  .-^ 
QuanteUa  a  compiacermi  uenia  gaia.  ^ 


Dice  in  fentenfia.  Dicendomi  Beat,  che  in 
ijuel  (Quarto  lume  era  lanima  d'Adamo  no 
prò  primo  padre.  Vinto  da  grande  fìupoi 
re  e  marauiglia,  mi  chinai  a  fimilitudine 
de  larhre  che  nel  tranfto  del  uento piega 
la  cima,  E  cofi  come  ijuella  fi  leua  poi  chel 
uento  e  pajfato per  fiia  frofria  uirtu,  Coft 
mi  leuai  io  fktto  ficuro  de  lo  fiufore  da  uno 
ardente  deftderio  che  mi  naccfue  di  parlar 
ad  effo  Adamo,  E  cofi  li  cominciai  a  dire, 
O  Pomo,  che  filo  fijli  prodotto  maturo, 
ciò  ^  ,  O  Padre  A  damo,che  filo  fifli  crea 
io  in  matura  età,  e  non  nafcefii  come  fiim 
ilo  tutti gfialtrihuomini,  O  antico  Padre, 
alijual  ognijfofa  è-  figlia  e  nora^  Piglia, 
perche  tutte  fcno  date  dfiefe,KOra,pef 
^Ifi^'  Jf^fiide  tuoi  figliuoli  fimilmente  di 
fcefi  da  te,  Deuoto  (juantopiu  poffc  ejfire, 
fi^pplico  a  te  perche  mi  payli,  Tu  uedi  li 
mia  uogia  in  Dio,Onde  che  io,  per  uditi 
ti  tcfio  non  tela  dico.  T  Al  uolta  un  anii 


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Postillati  16 


CANTO  xxvr^ 

mlf  Dimflyay  kìmOy  coirne  tjuello iljual  ueJieua  in  Dio  U  u^gVuft'.a,  t  cJ-fffY (cmm carii 
tay  ifU(jKal  r^li  tra.  tutto  acce fo,  l}pj^aYfcchiaua  a  (al  ftiO.  uo^Iia  fttsftre,  iirr.ojìrcfita  di  fuori, 
ftr  U  che  lo  cingeua  cof eriamente  con  alami  m^Mmenti  l&fjcttmej  come  talhora  fc^li:ìnfi.r  ali 
cuni  animali  e  Jfetialmente  il  cane  uerfo  del  jpatrove,  e  ne  faìefimente  come  fi  Ihucr^.o  col  ferrli^ie 
éHe^rOy  Onde  dice,  Taluolia  un  animai  B'Ro^lia,  ciò  è'  Congratula  CfT"  afraude  counto  SI,  cio 
è-.  Tanto,  che  conuien  che  fi  faia  e  dimofiri  laffrtto,  Ter  lo  fguir  che  fiice  la  uo^lia  A  lui,  ciò  e, 
Ad  e/fcafftttOy  perche  da  laffitto  na^^e  la  uoplia,  E  fmilméte  L  Anima  pimaia,do  è',Qjifl!a  d'Ai 
éamo,  che  fu  la  frima  creata  da  Dìo,  Mi  picea  traffarer  PEr  la  couerta,  è-.  Ter  la  luce,  che  U 
cofriua,  Quanto  ella  ueniua ^aia  CT  aUe^ra  a  compiacermi     afatiifir  a  la  uo^fia  mia . 

Dop*il  con^atular  el  dimofìrar  de  Uffeti 
tione,  uolendo  Adamo  fcdisf^r  a  la  uoglia 
del  foeta,  comincio  cofi  a  dire,  Sen^  ef, 
fcrrìH  da  te  froftrta  tT  'jf  ^effa  la  uo^lia 
iua^  dijcerno  e  uedo  meg  io  ijua^e  ella  è', 
che  tu  non  uedi  <\ual  ft  uoglia  ccfa  che  ti 
fta  fiu  certa,  ferche  io  la  ueggio  NEI  uef 
fiit  jfe^lio,  ciò  è ,  In  Dio,  in  chi  ueraf 
cemtnte  nj^Undon  tutte  le  cofc,Onde  dii 
ce,  che  filalire  cofè  T  Are  glie  di  fe,  Teri 
che  ejfcndo  egli  fcmma  uerita,fi  tutte  Uh 
tre  coJc,farer  uere  in  lui,  E  coft  fa  laltre 
cofè  paregUe  iife,ENullii  fice  luì  farei 
gito  di  fe ,  Terche  nffjùna  creatura  fuo 
fjpregualal  creatore  .  TV  uuoi  udir.  Come  a  principio  dicemmo,  quattro  co fc  mofìra  Adama 
uederin  Dio,  che  Dante  defilerà  fqer  da  lui,  ciò  e^,  Qiianto  tempo  era  che  fu  creato  da  Dio  e  poi 
fio  nel  terrefìro  faradifo,  Quanto  dimoro  in  (juedo,  Qual propriamente  fiffe  la  cagione  ferche  ne 
fiicaccuito,  E  ^ualfiffehidiomachfgliafrincipiointroiuffeepofcinufo.  AlfjuahtuUfnefii 
guenti  uerfi  uedremo  che  rijj^ndera  coft  dicenk  . 


Ini't  jj^irò  ;  Seni!  ejjermi  profèrta 
Va  te  la  uo^'ta  tua  difcerno  meglio  > 
Che  tu  (Qualunque  coja  te  più  certa  : 

Terchìo  la  ueggto  nel  uerace  J^eglio  j 
Che  fa  di  [e  pmglìe  laltre  cofe , 
E  nuUa  face  luì  di  fe  parelio  ♦ 

Tu  uuoi  udir  quanto  e  che  Dio  mi  pcfe 
Me  leccelfo  giardino  youe  cojlei 
A  cofi  lunga  [cala  ti  dìj^cfe  ^ 

E  quanto  fa  diletto  a  fiocchi  mìei  5 
E  la  propria  cagwn  del  gran  difdegno  j 
E  [idioma  ,  chufa^t ,  e  chlo  fai  ♦ 


Hor  figliuol  mìo  non  il  guflar  del  legno 
Fu  per  fe  la  cagion  di  tanto  ejfilioy 
Ua  folamente  il  trapaffàr  del  figno  • 

Quindi,  onde  moffc  tua  donna  Virgilio 
Quattro  milia  trecento  e  due  uolumi 
Vi  fol  deftderai  qucjlo  concilio  t 

E  uidi  lui  tornar  a  tutti  i  lumi 
re  la  fua  fìrada  nouccento  trenta 
Fiate  i  mentre  chio  in  terra  fami . 

La  lìngua  chio  parlai  fa  tutta  fpenta 
Inanv  che  a  loura  inconfumahìle 
Foffe  la  gente  di  Nembrot  attenta  t 

Che  nullo  affetto  mai  rationakìle 
Ver  lo  piacer  human  ,  che  rìnouetla 
Seguendo^  cielo  Jempre  fa  durabile  * 


Non  riffonle  Adamo  fer  ordine,  ma  coi 
mincia  da  la  terl^  coft,  ciò  e,  jual  fiffè 
la  cagione  del  fuo  effdio,  lacjual  dice  non 
effere  fiata  il gufìar  DeI  legno,  ciò  ^, 
DelfruUo  de  larhore  de  U  ulta, che  da  Dio 
tifa  uietat3,  MA  fclamete  il  irapaffar  del^ 
fegno,  m  fclo  il  uoUr  effcr  ijuello,  che  no 
fatiua  la  fua  natura,  Terche  perfuafc  dal 
demonio,  jfenso  gufìado  del  uietatopomo, 
di  configuir  la  fciétia  dtl  tene  e  del  male, 
e  cofifnrfi  fmile  a  Dio,  Terlajual  fi^perf 
lia  era  lucifiro  co  fuoif(guacifmlmenf 
fe  patocacci(itodel  cielo  .  C^^iniionde 
mffe,  T.iffonie  hora  a  la  frimt  cop,  la* 
ùual  è  àel  tem^o  che  Dio  lo  pofe  r.el  ttri 
refìre  Tmhfc,  E  dice  in  fcnienti^,  ^Ipt^ 
JB  F     j  ii  j 


PARADISO 

Ofera  mtural  è ,  chuom  fiuella  : 
Ma  fojt,  0  cofi  5  natura  Ufcia 
Voi  fhr  a  uot  ;  ficondo  che  uabbella  ♦ 

Trìa  ch'io  fcenJejJe  a  lìnfirnaì  mbafcia, 
Vn  Jap]^cUaua  in  terra  il  jommo  bene  ^ 
Onde  uien  U  letìtìa ,  che  mi  frfcia  t 

Ui  ft  chiamo  poi  :  e  ciò  conuiene  : 
Che  Ufi  de  mortali  e  come  fronda 
In  ramo  che  ftn  ua^e  Ultra  uiene^ 

Ne?  monte  y  che  ft  leua  ftu  da*londa, 
fu  io  con  Ulta  fura  e  dishonejìa 
Dif  la  frim'hora  a  quella ,  che  feconda  5 

Cornei  Jol  muta  quadra  Ihora  fijla^ 


CANTO  XXVU 
ttat!)  nel 

per  urnir  a  fcccorrerh^come  uf  demmo  nel 
jsWmo  de  l'inf,  (juaUro  mila  trecento  due 
anni,ferche  tanti  untumi  di  fole,  ciò 
tanfi  anni  dice  hauer  cjuiui  deftdeyato 
quel  eterno  e  heato  condlio  ,  E  mentre 
che  uijfe  in  ferra,  hautr  uedut--)  effe  fa 
le  tornar  A  Tutti  i  lumi  de  la  firaìa,  n'o 
^,  A  tutti  i  fe^ni  del  Zodiaco,  il(^uali^ 
la  (ìrada  del  fole  e  di  tutti  gliaìtri  fianei 
ti,  nouecem  trenta  fiate ,  che  fignìficd 
effer  uiuuto  al  mondo  Daaxxx,  annì^ 
jferche  nel  termino  duno  anno  il  fole  difi 
corre  fer  tutti  i  xy.fègni,  deffc  Zodiai 
co,  e  torna  almedefimo  f  unto  donde  fera 
fartito .  A  dunijue  era  uiuufo  Vccccxxx,  anni^  e  (Quattro  mila  trecento  due  nera  flato  nel  Limto, 
(he  fànno  cintjue  mila  dugento  trenta  due,  a  quali,  fè  naggtungiamomiUe  trecento^  che  nera  ftai 
to  in  cielo  da  la  refùrrettione  di  chrifto  che  andò  a  fagliar  il  limho  fino  al  temfo  chel  foeta  fini 
ge  quepa  fhajperegrinatione,  come  uedemmo  nel  xxxi.  de  l'In f  faranno  feimila  cinquecento  treni 
fa  due  da  la  crentione  del  mondo,  e  che  Dio  fofc  Adamo  nel  terreftre  Varadifo .  I A  lingua  che  /a 
farlai,  Rifj^onde  a  lultima  cofa,  è-,  A  la  lingua  chegli  a  frincifio  uso,  lacjual  dice  che  fu  futi  ' 
ta  ff>enta  inan'^  che  la  gente  di  Nemirot  fvffi  attenta  a  la  fiirica  de  la  gran  torre,  donde  nacque 
foi  la  diuerftta  de  le  lingue ,  Laqual  fkhrica  domanda  O  Vra  inconfumahìle,  ciò  ^,  Ojpera  imi 
pffìhile  a  condurla  a  fine,  E  la  ragione  fer  che  ft  fi  è^^che  neffi.no  ra^ioneuole  affetto  fi  mai 
(he  duraffl  fcmjpre,  fer  lo  fiacer  e  diletto  hum  ano,  che  fluendo  glinfìuffi  del  cielo,  fi  rimua, 
A  diffirent'ia  de  hruti  e  non  ragioneuoli  animali,  iquali  ciafcuno  ne  la  fua  ff^etie  fcguita  il  Jltoini 
flinto  naturale,  ne  mai  deuiada  quello,  E  certamente,  fe  refùfcitafpro  hora  quelli  che  uiffmgià 
mille  anni  fn  in  Italia,  fvrfe  intenderehiono  meno  la  lingua  che  hoggi  in  quella  ufiamo,  the  yioi 
non  intendiamo  la  Tedefca,  E^  adun(]ue  naturai  il  parlar  a  Ihuomo,  ma  in  chem.odo  fi  diletti  di 
uoler  farlare,  la  natura  lafcia  foifàr  a  lui,  e  pone  lefftmpio  dicendo,  che  prima  chegli  dfiendfffe 
te  rinf,  IL  fommo  lene,  ciò  ^,  Idio,  fi  dimando  Vno,  e  che  foi  fi  chiamo  E/r,  e  quefto  autnire,  ' 
ferche  lufo  de  mortali  h  fimile  a  la  fronda  nel  ramo,  nelqual  ogni  anno  fi  rinoua,  come  di  tempo 
in  tempo  fk  ogni  idioma  ira  noi,  Similitudine  tolta  da  Horatio  re  la poetica,\t  fylud^ fil^ipronot 
tvutantur  in  annos  Vrima  cadunt,  ita  ueriorum  uetus  interit  atas .  NE/  monte  che  fiieua , 
Hif^nde  ultimamente  a  la  ficondacofa,  laqual  ^,  quanto  temfo  fìe  nel  terrejìre  Varadfi,  ilcjuai 
ìe,  come  ne  la  difcrittione  del  Purg,  uedemmo,  fcondo  la  fittione  del  fOeta,  e'  pofìo  in  cima  de  lali 
tifpmo  monte  di  quello,  e  leuafi  più  inalto  da  Lnda  del  mare  che  alcun  altro  monte,  Quiui  aduni 
quf  dice  fit  io  DA  la  prima  hora,  intende  del  di,  A  Quella  che  feconda,  ciò  e-y  A  quella  che  fguii 
ta,  come,  do  e,  Qjiando  tlT'  immediate  chel  fcleMVta  quadra  a  Ihora fifia,  E  quefìo  auiene  al 
fine  de  la  fcfìa  e7  al  princìfio  de  la  fettima  hcra  del  di  naturale,  ilcjual  fi,  farfe  in  quattro  (juadre 
di  fci  hore  luna.  Adunque,  fegliffe  nel  Paradifh  da  la  prima  hora  fino  a  quella  che  fr^uita  quandol 
fcle  a  Ihora  fcfìa  muta  quadra,  f  affando  da  la  prima  a  la  feconda  quadra,  ui  uenne  a  fiar  a  funto  f(i 
hore,  con  uita  pura,  ciò  e-,  Inarì^  al  peccai^,  e  mentre  chio  fìti  ne  lo  fiato  de  la  innoctntia, 
E  Vifhonefìa,  E  dopo  il  peccato,  ferbquale  io  mi  conohti  effcr  denudato.  Onde  Aug,  nel  x/y .  dr^ 
(iuitate  dei,  Pofìquam  precepti  fàcta  ejì  iranfgreffto,  confifiim gratta  deftruit  diuina .  De  corfOYt 
fuorum  nulitate  confùfifitnt  •  Senfcre  enim  motum  inoitiientis  carni/ , 

il  poeta 


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Postillati  16 


AI  fdn  ,  al  jiglw ,  a  lo  prito  fanto 
Comincio  gloria  tuJtot  VaraJifo  j 
St  che  mi  imbriaua  il  dolce  canto  ♦ 

Ciò,  chic  uedeua ,  mi  fcmkiaua  un  rifi 
Ve  luniuerfii  perche  mia  ehbrc'^A 
intraua  per  ludire  e  per  lo  uifi* 

O  gioia,  0  inejf abile  aìlegre^Ta, 
O  una  intera  damor  e  di  pace , 
O  fenza  brama  ficura  ricche'^a ,  ^ 

tjnm'^  allocchi  miei  le  quattro  pce 
^^tauano  accefe  ]  (  quella ,  che  pria  uenne 
Incomincio  d  farfe  j^iu  uiuace  ; 


jlpftA  nel  fYfpnfe  c^n  introJucf  S,  Pirf 
m  ad  ìtì furiere  cantra  ie  p^flori  chf  ne 
la  fuaapjìJica  [dia  fucceifuaM  a  ìuh 
con  ajfrmnìifrifYenJifY  U  /oro  auaritia 
e  fmonin .  Poi  mo/?rrf  haun  ufiuto  tutti 
qtin  hfatichf  rajffrffcnfauavo  cjuiui  'la 
IrioTìfinte  chiff^,  fcìir  in  [ufo  uerfcl  deh 
fmpirfOyiijualij^fYJutiJli  ufiuta,  nofi 
ifmmmto  da  Bfaf.fi  udto  a  guardar  ^ua 
oìufc  intfYYa,^t  uhìmamett.peY  uirtu  de 
clicchi  di  lei,  r^lito  fcco  inf.frrf  a  U  n^rnt 
tQY(t,  Be^tt.  Il  dimjìra  la  natuYa  e  uirtu 
di  jufll^,  lictfimUo  molto  lumana  e  cita 


P  A  R  A  D  I  S  O 

E  Uil  ne  U  fmVmxàfud  cliucme  j  cufiiifafQfìa  la^Uymm  in  ^ufflfhf 

Qual  dtuenbbe  Gmt)f^gVi  e  Urne  fieMrcofi  .  ^ 

foii  Prfrrtc(i/5 ,  ikt  il  foeta^  comincio  a 
cantaY  ClorU  fatti  e  t(t,  t  tanto  fcaue  e  iolcemnéf,  che  ie  la  ioUf^'^  io  mi  inehriaua,  f  ciò  che 
io  ueieua  mi  f  arena  un  rifo  ie  luniuerfo  mondo,  ferche  la  mia  elirie^^  enuaua  in  me  fer  juefìi 
ine  fentimentiy  fey  Indire  de  dolci  canti,  e  per  il  ueder  de  gliaccefi  e  radianti  fflendori  di  eh  tutti 
<ju(i  itati  erano  ueftiti  e  cinti .  O  adunque  gioia  cT  aQegre^'^  meffiihiley  ciò  Tanta  grande 
da  non  pterla  ej^rimere^  O  uita  INtera^  ciò  e,  Sen'^  difttto  CT*  ftema  di  face  e  damore^  O  ria 
chel^ficura  t^r  imfoffihde  a  perderla  ^  E  Senl^  Irma,  perche  neffuna  fe  ne  può  deftàtrar  na^i 
giorf  .  Stauano  dinanl^  a  ghocchi  miei  LE  (juattro  fiice,  le  quattro  accefe  fiamme  di  che  eygt 
rio  uejìiti  li  tre  apojìoli  cr  il  fadre  Adamo,  E  QjieUa  che  uenne  frima^  cioè.  Quella  di  S,  Viei 
tro,  che  prima  uenne  a  me  ffr  effaminarmì  de  la  fide,  incomincio  a  firfcf  iu  uiua  CT  accefa,  E  Nf 
la  fua  fcmlianya,  E  nelfuo  ajfetto  diuennetair,  qyal  diuerrelle  Gioue  [egli  e  Marte  Fojpruct 
ceii  e  camhajferfi  penne,  Wud  in  fententia  infirire,  che  la  jflendida  fiamma  ntìa<iual  era  S.  Tiei 
tro,  che  prima  ne  lajfetto  fi  dim^fìraua  fmile  alafìeila  di  Gioue,cio  è",  chiara  e  lucente,  iiuenne 
fico  fa  e  roffa  jual  fuol  effer  la  fieUa  di  Marte,  e  (^uffio,fer  la  ca girne  che  appreffc  uedreme . 


La  frouìdentict ,  eh  qum  cornarne 
Vice  ^  officio ,  nel  beato  choro 
Silentio  poflo  hauea  da  ogni  parte  j 

Quandio  udì  y  Se  io  mi  trafcoloro, 
No«  ti  maraui^iart  che  dicendio 
Vedrai  trafcolorar  tutti  cofìoro  • 

Q,ueUi  ì  che  ufiirpa  in  terra  il  luogo  mìo , 
Il  luogo  mio /ti  luo^o  mio ,  che  uaca 
Ne  la  prefenTjt  delfìgliuol  di  D/oj 

fatto  ha  del  cimiterio  mio  cloaca 
Vel  [angue  e  de  la  pu'^a  $  ondel  peruerfo 
Che  cadde  di  qua  fu ,  la  giù  ft  placa  ♦ 


Ej^owi  cefi,  la  diulna  frouidetia,  ìat^ual 
comparte  (juiui  in  cielo  VJcifptudine 
officio  ,  perche  a  uicenia  permette  hora 
uno  officio  CfT  hora  unaltro,  hauea  neliett 
to  choro  da  ogni  parte pofìo  flentio  al  doli 
ce  canto,  Qjiando  io  udì  S,  Vietro  che  mi 
dijp,  SE  io  mi  trafcoloro,  Se  io  mi  canif 
biodi  colore  non  ti  mar auigliare, perche 
dicendo  io  ciò  che  hora  intendo  di  uoler  dii 
re,  uedrai  fmilmete  trafcolorar  tutti  (jufi 
fìi  altri  beati .  QV ffli,  che  ufitrpa  in  teri 
ra  il  luogo  mio  ,  Vuol  il  fotta  in  perfc$ 
na  di  S.  Pietro  uituffrar  lauaritia  e  la  fu 


ferlia  di  Bonifitio  ottauo,  il(]ual  fcdea  nel 
tempo  chegli  fìnge  (juefìa  fùaperegrinatione,  come  uedemmonel  wiiìf.de  Vlnf  Vice  adunque, 
qVelli,  ciò  e',  ViOnifitio,  il<jual  VSuffa,  Ingiufìamente  foffede  e  tiene  in  terra  il  mio  luogo  del 
fcmmo  pontificato,  e  per  mofìrar  maggior  indegnatione  rejflica  tre  uolfe,  ft  come  per  lo  irroffire  moi 
fìro  ejpr  accefo  di giufiiffma  ira,  \lche  e  lecito  ad  ogni  modefìa  feyfcna,  Onde  e-  ferino,  ìrafcii 
mini  et  nolite  peccare,  CHe  uaca  ne  laprefentia  del  figliuol  di  Dio,  ferche  cjuanto  a  chrifìo,  la  f(i 
ila  apojìòlica  uaca  ogni  uolta  efcmpre  cheÙa  è-  indegnamente  f offe dut a  da  maìipafìori,  non  hauen 
io  accetto  il  feruigio  loro,  auenga  che  non  li  tolga  lautorita  che  diede  prima  a  S,  Vietro,  come  ne 
ancor  al  mal  facerdote  di  poter  confmare^  V  Atto  ha  del  cimiterio  mio  cloaca,  chiama  T(oma  fio  di 
miterio,  per  effer  ^uiuifepolto,  E  dice  hauernef^tto  Cloaca  del  ftngue,  ciò  e-,  Ricettacolo  di  crudel 
ta,  E  He  la  puT:'^,  E  dogni  enorme  e  fo^  uitio,ft  come  la  cloaca,  altramente  detta  ftgna,  e  fii 
cenacolo  di  tutte  le  brutture  et  immonditie.  Onde  il  peruerfo  lucifero,  che  cadde  di  tjua  Jù,  fi  placa 
e  mitiga  U  ^iu  in  terra, Verche  ft  come  Dio,  che  uuol  ti  bene,  fi  placa  per  le  bttone  opere^  Cofi  lai 
uerfario  nojìro,  che  uuol  il  male,  fi  placa  per  le  opere  non  buone  • 


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Postillati  16 


'  «I 


CANTO 

Bf  quel  color  ;  eh  pr  lo  fole  auerfe 
Kkfce  dipinge  da  fira  e  da  manei 
Vìdio  aUhora  tuttol  cìel  cof^erfi  ♦ 

E  come  donna  honejla  ;  che  fermane 
Di  fe  fìcura ,  e  per  <jffrw/  fiitlan'^  ' 
P«r  afcokando  tìmida  Jì  j&wc  j 

Co/?  Beatrice  trafmuto  fmhianTjat 
E  fvìl  ecl/p/t  credo  chcn  ckl  fùe  ; 
X^uando  fiJtì  /i^  fuprema  plJanTjt 

Po/  proceie/^er  piiro?e 
Con  uoce  tanto  da  fe  trAnfmutata^ 
Che  lajmhìan\a  non  fi  muto  pìuet 

"Non  fif  la  Jpofa  di  Chrijìo  aUeuata 
Del  fangue  mio  ;  di  Lin ,  di  quel  di  Cleto } 
Ver  effer  ad  acqutflo  doro  ufatat 

lAa  per  acquifìo  dejìo  uiuer  Vieto 
E  Sijìoye  P/o,  e  CaliHoy^  Vrhano 
Sparfer  lo  fangue  dopo  molto  feto  ^ 

Ko«  fii  nojìra  intentìon  >  che  a  dejlra  mano 
De  nojlri  fuccejfcr  parte  fedejfe, 
Parte  da  Ultra  del  popol  Chnjliano  j 
che  le  chiaui ,  che  mi  fùr  concejfe , 
Diueniffcr  f€gn::c:lo  in  ucffiUo  , 
Che  contro  a  batte'^^aii  ccmhmcjfe  J 

Ne  chi  fijfe  figura  di  figlilo 
A  priuilegi  uenduti  e  mendaci  5 
Ondic  fouente  arrojfo  isfiìuitlo^ 


Di  (jufl  ficùfi  f  Yojfo  colore  eh  la  Kuuolét, 
ffY  li  ifìifi  uajforii  chf  cfcerìiorìQ  ia  U  ter 
rg  e  fmtf ripongono  tra  (jueEa  el  fzle,  fi  dii 
fìnge  da  fera,  t^uanh  effe  fcle  difcrnif  in 
ccciifntf,  0  da  rtiane,  (juarìdo  furge  in 
w'mtfy  Vidi  io  allhora,  dojfo  le  parole  di 
Tiffro,  TVtto  cojferfc,  Tutto  camliato  e 
trafmutato  il  cific,  E  come  hontfìa  donnd 
the  fermane  f  cura  di  f(,f(rìterJcf  retia 
iogni  colpa,  e  fer  laltruifiUo  fi  fk  (imii 
da  fur  fclaméte  uìejiioìo  dire,  Ccf  Beat, 
udenk  dir  a  Pietro  il  ftUo  iel  mal  jfofìof 
re,  trafmuto  fcmiian'^a,  E  tale  ediff 
ojcurita  creilo  che  fijp  incielo,  (^ani 
do  la  fìtfrema  jfcffdn'^  ,  duayido  chrii 
fio  fui  legno  de  la  croce  fati  .  Poi  fyocei 
der^n  le  farole  di  Pietro  con  uoce  tanto 
trarfmutata  da  /?,  CViela  fmhian'^f 
ciò  e,  che  il  uolto  non  fi  camino  jfiu  lui  e 
diffe,  NOw  fit  la  ffùf(f,  N077  fii  la  chiffk 
di  chrtfìoalleuataenoirifa  delmio  [ani 
gue.  Di  (jufl  di  lino,  e  di  quel  di  Cleio^ 
fer  effer  ufctia  ai  acjuifto  doro,  ciò  e,  in 
auaritia  e  fmonia,  ma  fer  accjufìo  di  (jue 
pò  lieto  e  teato  uiuere  H  cjuafu .  PietìQ 
fu  crucifìffcfctto  di  Uerone,  lino  fecondo 
Pontifice,  fu  martiri^'^to  fctto  del  medei 
fimo,  Cleto  ter^  Ponffctto  di  Tito,  Sìflù 
ottano  Pont,  feto  Adriano,Pio  nono  Tcnt, 
fctio  del  medffmo,  Califìo  fctio  Antonio 
CaracaUa,  \Jrlano,c\ie  fuccede-  a  cdiffo, 
NCn  fti  mfìra  inte)  fiore  che  farte  del  fofol  chrijìiaro 


ZofiLrni  una  de  L  farti,  e  defremendo  Ultra,  NV  chele  chiaui  lecjuah  mi  fi.on  con. 
tT  ul^^^^^^       neghPendarii  e  gonfioni,  chef  fortano  a  comlatter  contra  de  Ue^l^tt 

concedi..  frLgi.  Verde  1  heui  af. filini,  che  fer  freciof  uendeano,  erano  kU 
S  1^0,  e  i.  una  \arte  hLano  t7  Unno  le  tefie  di  Putro  e  di  Paulo . 

In  uefla  di  pajlor  lupi  rapaci  ^ 

Si  ueggicn  di  qua  fu  per  tutti  i  pafcht: 

O  dif^fa  di  Dio  perche  pur  giaci  i 
rei  fangue  noUro  Caofini  e  Guafch 

Sapparccchian  di  bere  10  buon  principio 

A  che  uilfine  conuien  che  tu  cafchi. 


E^  legier  cofa  infender  (guelfo  eie  iìf Offa 
uoglia  fer  jufpi  uerfi  ftgmficare,  Vitui 
fera  in  fcntentiaU  ftmonia  di  Ciouanm 
x^if.  chf  fii  di  Caorfa  città  di  Prouen"^, 
E  (fueUa  di  clemente  auinfo  Guafcone^ 
iflaual  dicemmo  nfl  ^ix.derirf.Et  è- 
feriti^  d  lYOfofito  negliaUi  jurpefaiole, 


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Postillati  16 


I 


PARADISO 

Un  laìta  froutdcntta ,  che  con  Scipio  Amlitf  uoUs    unimfo  grfgi  tni(jut 


V  OS  fofmt  jfiritw  f^nctut  ffifcopt  regm 
ealefttìim  Dei,  jitam  ac(juifiuit  fanguine 
/feo,  E^o  |cio  (juzniam  intyahuntfofi  iifctf 
fum  meum  lufi  rafienies^  row  f^fcentet 
gffgem  ,  MA.  laìta proui^ifnfia,  ImagU 
naft  il  peta,     fi  come  U  iiuina  fYùuit 
dentia  difèfe  Roma,  che  fu  U  gloria  éel 
YKOnJo,  dal  Barharo  e  Carthagintfe  Hani 
Tìilale  mfiunie  la  uìrtu  ii  Scipione ,  Cofi  iella  tofJo  iifinier  la  chiefa  da  tjuefìi  Barlari  e  fmof 
fiùici  lupi  tnhalitodì  fafìori,  mediante  la  uirtu  d^ Arrigo  fffto  Injperadorf,  [fr  juelche  di  lai . 
^iffiijamentt  dicemmo  ne  Ultimo  ifl  Purgatorio . 


Vifife  a  Roma  la  ^hrra  del  mondo  ^ 
Soccorra  toflojfi  comio  concipox 
£  tu  jigìiuol ,  che  per  lo  mortai  fendo 
Anchor  giù  tornerai ,  apri  la  bocca  J 
E  non  ajconder  ^ud^chio  non  afcondo 


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Postillati  16 


CANTO 

Sì  come  il  wtjpor  gddtì  fiocca 
Ingrufo  laer  ncTlro -,  quando!  corno 
Ve  la  capra  del  del  col  fol  fi  tocca  ^ 

In  fu  uìdio  ccft  Icthera  adorno 
Tarfi  )  e  fioccar  dì  uapor  trìcmfhml , 
Che  fiato  hauean  con  noi  quiui  foggiorno^ 

Lo  uifij  rnio  figuìua  ì  fiio't  fmkianti  ; 
E  figuì ,  fin  che  al  mezp  per  lo  molto 
Li  tolfil  trapafjar  del  più  auamix 

Onde  la  donna ,  che  mi  uide  affcìto 
De  Uttender  in  fii^mi  dijjc  ;  ^djma 
Il  uifo  3  e  guarda  come  tu  fii  uolto  ^ 


xxvrr. 

Mjfìra,  chf  lofù  ìf  far:! e  li  Vidro,  Tu/i 
fo  il  tricrfi  di  (juei Irati  ftltuo  fu  ufr(ò 
la  mna  sfira  filto  f  fffff^,  a  fmliiuéine 
if  la  n(ue  che  ft genera  ài  gelati  uapri, 
caienh  gin  dal  «Dj?ro  arre  in  terra  nel 
temfO  del  Iberno,  (juanhl  file  e-  nel  fcgm 
àel  Cafri^m^ynelquale il fcljìifio  km 
Yn:(!eyOmtmce,  si  come  laer  mftrofioc 
ca  a  uapor gelati  in  giufc,  (juanhl  corno 
de  la  capra  del  cielo  f  tocca  col  fole,  Co  fi 
uìdio  farfi  adorno  l'HEieYa,cio  e ,  1/  cief 
lo  in  fu,  e  fioccar  di  trionftnti  uapri , 
chauear.O  <\uiui  in  c^uel  tal  ethera  fiotto  fcg 
giorno  con  woi .  IO  uifc  mio,  Seguii 
foefa  in  fu  cùn  la  -ceduta  il  trionfi  di  ijuei  Irati  fin  a  ianf:  che  la  molta  dift^ntia,  che  fii  tra  (furilo 
e  lui,  li  to' /è  di  pierlo  più  ueiere,  ?.t  adhora  Beat,  ued'nìolo  lilero  dal  guardar  in  fu  li  difji,  che 
a^hajpffcl  uifc  in  giù  e  uedeffè  ccmegli  era  nel  girar  de  h:iaua  sftra  circolarméte  con  juella  uoho  • 

Guardo  a  iuncjue  il  fceta,  art  monito  da 
Beai,  in  giù,  e  uide  the  da  Ihora  ch/gli 
uhaue a  f  rima  guardato,  che  fii  (juado  nel 
xxy.  cato  difjc.  Col  nife  rifornai  fer  tute 
(juantele  fette  sfìre  et  cet,  fìanJo  fur  ne 
loUaua  sftYa,e  di  (jueJla  nrl  frgno  di  Gerr.'t 
ni,  nel(j:<al  d  ffc  fffirui [dito.  Vide  fc  efi 
pr  moffc,  nel  uoUar  con  la  detta  sftra  ini 
fe^e^^er  tutto  larco,  che  il  f  YÌrr:ì  clima 
fa  dal  me^  al  fne,  che  ueniua  ad  (ffrfu 
la  terra  la  mftk  del  uolto  che  (juehf^  nel 
nofìro  hemnsfxrio,  et  in  effe  frimo  clima^ 
da  oriente  in  occidente,  chela  fi  ueniua 
aifjpre  dal  archio  meridiano  fn  a  Lrif 
^nte  occidétale,  uicino  alcjual  è  f  fin  fu 
la  terra  Gadecittk  delufteriore  Sfcgna, 
ihe  ueniua  ad  hauer giralo  la  mita  de  la 
ferra  halitata  del  nzflro  hemiffìrO,  CfT 
una  (juarta  del  cielo,  che  in  tutio  re  uenii 
uaad  hauer  girato  fin  a  cfui  tre  (Quarte, 
come  balliamo  dimcftrafo  ne  la  difcritiioi 
re  dfl  Vara\.  E  di  la  uedeua  il  fi6e  uarco 
d'\!lipydel(jual  dicemmo  nel  xwi.de 


Da  Ihora,  chio  hauea  guardm  prima  ^ 

lo  uidi  moffo  me  per  tutto  larco , 

Che  fii  dai  me7J>  alfine  il  primo  climi \ 
Si  chio  uedej  di  la  da  Gade  il  uarco 

ToUe  dWlijfi  ;  e  di  qua  prejfio  il  Ino , 

T^elqual  fi  fi  ce  Europa  dolce  carco  i 
E  più  mt  fi-a  difcouertcl  fito 

Vi  quefla  aiuola  j  mal  fol  procedea 

Sotto  i  miei  piedi  un  fegno  più  partito. 
La  mente  inamorata  che  donnea 

Con  h  m'^.a  donna  fempre  5  di  ridure 

Ad  e  [fa  gliocchi  più  che  mai  ardea^ 
E  fi  natura  j  0  arte  fi  paHure 

Va  pi'^har  occhi:, per  hauer  la  mente, 

In  carne  humana,  0  ne  le  fae  pitture^ 
Tutte  adunate  parrckher  niente 

Ver  lo  piacer  diuin  ,che  mi  rifi^lfi , 

Quando  mi  uclfi  al  fuo  uifo  ridente. 
E  la  uirtu  ,che  lo  f guardo  mind  Jfi , 

Del  bel  nido  di  leda  mi  diuelfi, 

E  nel  del  uelocijfiimo  mimpulfi . 

Vuf  E  Ji^ua  uedeua  il  Ufo  di  Tenicia,  neìc,ual  Eurofafi  p.^doke  carco  a  Ci:ue  muf.toin  t^ 
clelarnauallaMarec'^^^ 


?  A  R  A  13  r  s  d 

ilffgnì  M  TauYO,  clr  fen/ua  ifueBo  f^ùnjt^uaì  àirmo  ^ut  lifm  '^  cVe*  ira  V^umctUìf  et  il 
frimo  {lima,  E  fenhf  Mce  efferft  ufiuto  moffc  mo  Uno  cheffc  primo  dima  fi  dal  me^  d  fine, 
Mhiam:ì  da  n^Urr,  che  fecondo  Tolomeo,  fette  fcrìù  i  climaù,  nee^uali  e  diuifd  tutta  la  taia^  che  fi 
fuo  comodamente  haiitare,  e  ijuefìi  fer  lógitudine  fcnù  imaginatìfu  la  terra  da  oriente  in  occidete^ 
tfer  latitudine,  tra  l'E^uinotiah  fi  ciriolo  artico,  ma  diuìfi  da  ciafcuno  di  (juejli  due  efirmi  (er 
terto ff>atio,  ffTche  uuino  a  PEpinotiale,  fer  lo  ecceffuo  caldo,  e  uicino  a  larticO,  fer  lo  eccfffm 
freddo,  ftfuo  mal  hahtareMjt  un  clima  tato  ffatio  fu  la  ima  tra  luno  e  [altro  di  tiuefli  dueeftre 
mif  (jum  hafta  a  uariaril  m/mior  di  de  Unno  fer  mel^  hora,ferche  juatofiu  ci  aUonfanimo  da 
VE(\uinotiale  et  accofìiamoci  al  circolo  artico,  tanfo  hahtiamo  il  di  maggiore.  Onde  noi  che  (jui  in 
Italia  fiamo  (fuaft  al  fine  del  <fuint:ì  clima,  e  chiamap  fer  "Roma,  halSiamo  il  maggior  di  de  Ianni 
a  (Quindici  hore  et  un  (juartò,  e  la  eleuation  dflfolo  fcfradelori^nte  di  (juaratatre graiitmt^. 
Quelli  che  tenganol  me^  di  cjueflo  clima  hanno  il  maggior  di  de  Unno  di  quindici  hore,  e  U  tlrua 
tion  del  f  oh  digradi  (juarantauno  et  un  fer^.  Qj4e[li  che  tega  noi  frincif  io, hanno  il  maggior  di  di 
^uatiordicihore  e  tre  (juarti,ela  eUuation  del f oh  ditretanoue gradi,e  coftfegueno  tutti glialtri  di 
mio,  che  ciafcuno  dal  frincifio  al  fine  uégonoa  uariare  il  fuo  maggior  di  de  Unno  di  me^  hora, 
e  la  latitudine  di  juefto  ^  di  miglia  irr.  Il  me^  del  fefto  clima  ha  il  fuo  maggior  di  dhore  ijuini 
liei  e  me^,ela  eleuation  del  poh  di  gradi  <]uarantacinijue  e  due  cjuinfì,  e  dicff  fer  Eorifrene, 
la  fua  latitudine  e  di  miglia  in.  il  me^  del  fcttirr.o  dima  ha  il  fuo  maggior  di  dhore  felici,  e  la 
eleuation  del  foh  di  gradi  (juarantaotto  edue  terl^,  e  dicefi  fer  Rifti  monti.  La  fua  latitudine 
ii  miglia  1 Coft  tornado  a  dietro,  il  r^e^  del  cjuarfo  clima  ha  il  fuo  maggior  di  dhore  (juaUori' 
lui  e  me^^e  la  eleuaiion  del  fo!o  di  gradi  trétafei  e  due  ^uinti,e  dice  fi  fer  Rodi,  e  la  fua  latitudine 
e-  di  miglia  300.  1/  me^  delter"^  clima  ha  il  fuo  maggior  di  dhore  cjuattordici,  e  la  eleuadon  del 
fo/o  digradi  treta  e  tre  (]uarti,e  dicefi  fer  Ale(fandria]  La  fua  latiiuiine  è  di  mig\ia  570.  il  me^ 
delficódo  clima  ha  il  fuo  maggior  di  dhore  tredici  e  me^^e  la  eleucMon  delfolo  digradi  ueticjuati 
irò  et  un  (juarto,  e  dicefi  fer  Siene  città  d'Egitto,  e  la  fua  latitudine  e-  di  miglia  400.  Il  me^  del 
frimo  dima  ha  il  fuo  maggior  di  dhore  tredici,  e  la  eleuaiion  del  foh  di  gradi  feiicì,  e  dicefi  fer 
hAeroe,  La  latitudine  è-  di  miglia  460.  Vedi  aducjue  ciò  chefrofriaméte  ^  un  clima,  e  che  dicédd 
il  foeta  efferfi  ueduto  moffc  fer  tutto  Ureo  che!  frimo  cima  fa  dal  me^  al  fine,  Vauer  uoluto  fignifii 
care  cjuanto  di  fcfra  hahhiamo  fjfofio  .  La  mente  inam.orata  CHe  donnea^  ciò  ^,  Lacjual  fi  moue 
dmfre  con  Beat,  mia  donna,  ferche  la  mente  de  lamanfe  figuita ftmfre  hlietto  che  ama,  ARdei 
fiu  che  mai  di  ridurre  ad  efpi  gliocchi,  E  fiu  che  mai  dice,  ferche  cjuanio  fiu  eccellenie  ficonofit 
effir  lohieUo  che  fma,  cornei  foeta,  falendo  di  cieloin  cielo,  ftmfre  fiu  conofceua  ejpr  Beat,  ciò  è', 
la  teologia,  tanto  fiu  faccende  Ihuomo  nel  fuo  amore  .  E  Se  natura,  0  arte  ft  fafìure,  le  w^rfi 
pttranno  mediate  ifenfi,  Onde  fctuiene  che  ueggiamo  alcuna  naturai  lehz^,  come  far  ette  (fueUa 
duna  fvrmofa  dmna,  O  fitta  ad  arte,  cme  dura  maeflreuole  fiultura,  0  fittura,  immediate  loci 
ihio,  che  fi  fafce  di  tal  ueduta,  U  riduce  a  la  mente,  Ucjual  in  (Quella  dilettandofi,  nafce  in  lei  lai 
more.  Onde  Quid,  Oculi  funt  in  amòre  ducer .  Dice  aduncjue  il  foeta.  Se  tutte  cjuefìe  faftui 
re  dafij^liar  occhi  ferhauer  la  mente  fvffcro  adunate  infieme,  farieno  nulla,  riffeUo  al  f  iacer  dii 
ttinOy  che  mi  rijflende-  ne  gliocchi,  (Quando  mi  uoltai  al  ridente  uifo  di  Beat.  E  la  uirtu  che  mini 
luffe  il  fuo  dii^ino  fguardo,  mi  diuifc  e  toìfc  uìa  mlhel  nido  di  l  eda,  ciò  e,  del  fegno  di  Gertìii 
m,  ne  eguali  i  figliuoli  di  leda,cio  è-,  Caftor  e  Voluce,  fecondo  Uguale,  fiiron  trasfi>rmati,  E  mimi 
fulfèefpinfe  mluelociffitno  cieh,cio  e-,  Nd  nono,  iltjual  da  lui,  e  da  tutti glialtri  matematiàche 
furo  indlfi  a  lui,è'  intefo^  fey  h  primo  moUU,  uehciffmo  oltre  a  tutti  glialtri  cieli,  fer  hauer  (fueflo 
n  fir  in  un  meìefmo  tefo  la  fua  maggior  uclta,  che  cjueSi  le  fue  minori.  Ma  fer  hauer  i  moderni 
0fìrologi  ccfrefo  ne  lottaua  sfira, oltre  a  glialtri,un  moto,cheffi  domadano  accofìameto  e  difcofìarr.e 
(0,  fi  fono  imagina'i  no  poter  proceder  da  altro,che  dal  moto  dunaltra  sftra,Uijual  intedono  che  fia 
frgla  ietta  ottau^  et  effe  [rimo  nfpfiU  talmete,  che  dm  uogliono  che  fieno  e  cieli  che  fi  mouono . 


CAKTO  XXVII 


te  parti  fue  uiuijjime  ^  eccelje 
5/  unifórmi  fon ch'io  non  fi  dire 
Qual  Beatrice  per  luogo  mi  fcelfe , 

l/la  eUa,  che  ueieud  il  mio  difne , 
Incomincio  ridendo  tanto  lieta  ^ 
Che  Dio  parea  nel  fuo  uolto  gioirti 

La  natura  del  mondo  ^  che  quieta 
\l  meio  ,  e  tutto  laltro  intorno  moue  5 
Quinci  comincia  j  come  da  [u^  meta  ^ 

E  quejìo  ciclo  non  ha  altro  dout , 
Che  la  mente  diuinar^in  che  faccende 
Umor  chel  uolge  ,e  la  u'ntu  chei  pme , 


Mòjiray  che  le  farti  di  (juel  nono  cielo  era 
no  fi  uniftrmi  et  egunli,  degli  no  fa  iire 
^ualluogodi  jueUo  Beat,  lifce^lielp,fche 
ite  cieli  de  fette  panefiy  il  luopo  ffio,  cme 
Uhhiamo  ueduio^era  f(mjfrep*io  r^ej^roj^ri 
cOYfi  iefjì  j^ianeti/  ne  huauo  ciek  il  fegno 
Ji  Cerriini^fche  imjuefìojtonond  era 
flella  ne  altra  cofn,  ma  fclamkefmflicifjt 
ma  luce,  fer'o  nó  uera  da  fj^yatcua  difiin 
i'm  di  luogo,  iljual  Beai. gliUuf/Jc  <^  f^^ 
cheYf,  come  Uueua  fitto  ne  gHM  cieli. 
Ma  ella,  dice,  la^uaì  uedeu^  il  J^f^^r  M 
ntiOfinmirìcio  riiHo  tanti  lieH  4  ivfh 


PARADISO 

Lucili  amor  iurt  cerchio  lui  comprende  ^       chf  Vio  fareun  g:ìJfr  tifi ft^o  uoh,e  le  fi 

Si  come  qucjlo  glialtri  ^  e  quel  j^reànto 


Colui  j  chcl  cinge  ^foUmente  intende  ♦ 
lion  è  fuo  moto  per  altro  dijlinto: 

Ma  glialtri  fon  mifurati  da  quefto  ; 

5/  come  dicce  da  me\o  e  da  quinto  ♦ 
E  cornei  tempo  tenga  in  cotal  tcjìo 

Le  fue  radici  j  e  ne  glialtri  le  fronde, 

nomai  a  te  puoteffcr  manifijlo  ♦ 


rolf  a  Beaf.fùron  ^uffte,  Qwi  ({ut^^ 
mno  cielo  comincia  /<»  natura  monio, 
come  dafuamfta,  Comf  da /ùo princii 
fio,  tatuai  natura  cjuifta  f  fà  fofarf  11 
Ynt^Oy  ciò  è.  La  terra ^  E  M^u(  tutto  Uh 
m  intorno,  Verche  mòue  no  fclamente 
la  terra  infiori  tutti  glialtri  elementi,  ma 
tutti  glialtri  cieli  ancora  da  lui  contenuti. 
Onde  il  Fihicfi  nel frimo  de  la  Fiftca,Na 
tura  efl  motus  tfT  juietia,  E  non  ha  t^uei 
fio  deh  A  Itro  doue,  ciò  e*.  Altro  luogo,  che  lamente  diurna,  douel fuo  moto  f  renda,  Onde  Borf. 
Mentemij;frofindam  Circuit  t!T  fmdi  conuertit  imagine  cvtìum,  IN  che.  Ne  lajual  diuinamtnte 
faccende  L  Amore,  do  è",  La  intelligentia  chi  uolge,  E  La  uirtu  chifioue,  E  la  uirtu  lacuale  ejfo 
amore  infinde  ciT  ahonda  giù  ne  glialtri  cieli,  e  cjuelli  ne  glielementi,  ferche  dal  moto  di  (jueflo 
cielo  dependei  moto  e  la  uirtu  de  glialtri  cieli,  laijual  efft  infondeno  foi  in  <]uefti  corpi  infiriori . 
LVc^  Z!T  amo  il  cielo  empireo,  iltjual  non  è-  altro  che  amor  c  luce,  comprende  lui,  ComprHe 
atl-raccia  effe  nono  cielo  dun  cerchio,  ft  come  effe  nono  cielo  comprende  et  altraccia glialtri  dei 
li,  E  Ciuel  precinto,  E  cjuel  tal  cerchio  che  comprende  e  contiene  in  fe  effo  nono  cielo,  do  è',  il  cielo 
empireOjlntendefclamente  colui chel  ciyige,  cioè-,  l dio,  che  fcheffcndo  incomfrehenféile,  ini 
tenie,  comprende  e  cingel  tutto  .  N0^?  ^  ft/o  moto,  Non  ^  il  moto  di  juefìo  nono  cielo  difìinfo 
e  mi  furato  per  altro  molo,  penhe  fdamenfe  e'  moffc  da  Diofcmmo  tD"  immohile  motore.  Onde  il 
melefimo  Boef.  Stalilisc^;maneyis  das  cuncta  moueri,  MA  glialtri  fcno  mi  furati  da  ([nefìo.  Veri 
ihe  facendo  effe  primo  moUle  la  fua  reuolutione  in  xxiiij,  hore,  le  eguali  finno  un  di  naturale,  Ihore 
finno  i  di,  i  di  i  meft,  i  mefi  glianni,  con  che  fi  mi  fura  i  moti  de  glialtri  cieli  meiianfela  diftini 
tione  del  (eie,  come  died  ft  mifura  DA  me^  e  da  cjuinto,  do  e'.  Va  cinque  che'  il  me^,  e  Ja 
iue  chè'la  (Quinta  parte  dì  lied,  \erche  due  uolte  dn<]ue  e  cinjue  uolte  due  fa  died,  ET  a  te  homai 
fuo  effer  munfejìo  come  il  tempo,  che  altro  non  è-  che  mifura  del  moto,  tenga  LE  fue  radia,  che 
fcno  Ihore  e  gironi,  IN  cotal  tefìo.  In  confitto  principio,  E  ne  glialtri  deli  LB  fronde,  che  fcm 
i  meft  e  glianni,  che  depen  dono  da  efft  ^ironj^tD'  hore  con  che  ft  mi  furano  e  fuoi  moti .  DiVrwo 
adunijue,  che  il  deh  empireo,  che  non  fimoue,  moua  il  primo  moUle,  chè'  la  nona  sfera,  quei 
fìa  mouelottaua^  htiaua  la  fetiima  e  coft  ua  difcorrmdo  fino  a  tutti  gliemetiù  ia  la  terra  infùoi 
ri  che  Lltimo,  iljual  fclo  non  fi  moue. 


O  cupidigia  ;  che  i  mortali  affonda 
Si  fitto  te ,  che  neffun  ha  potere 
Di  tirar  gliocchi  fuor  de  le  tue  onde } 

?)en  Jiorifce  ne  glihuomini  il  uolere  : 
Ma  la  pioggia  continua  conuerte 
In  boTjicchioni  le  fuf\fiì*uere  ^ 

Fede  6^  innocentia  fin  reperte 
Solo  ne  pargoletti: poi  ciafcuna 
Vria  fugge ,  che  U  guancie  fan  coperte 

T^aìe  kalbutiendo  anchor  digiuna^ 
CU  poi  diuora  con  la  lingua  fciolta 


Efclama  Beat,  dannando  U  cufiìita  le  le 
cofc  caduche  e  terrene,  lacjual  fmmerge 
talmente  Inumane  creature  che  non  pon  le 
uar gliocchi  da  cjueUe,  E  len  dice  fiorir 
ne  glihuomini  il  huon  uolere,  ferche  mtu 
talmente  fappetìfctl  lene.  Via  la  continua 
f'.oggia  delhumane  cupidità  conuerte  le 
nere  e  luone  fufine  IN  hoT^acchioni,  eh 
fcno  pieni  dac<fua  e  di  uermi,  do  è',  coni 
uerte  la  huona  uolunta  in  deprauata  e  dii 
fcrdinata  cufidita,  che  fartorifce  uitioft 
e  dannof  effìtti.  Et  h  fimile  a  <juel  che 
dice  ìfaia 


CANTO  XXVII* 

Q^uaìunque  àho  j^er  qualunque  lunax  iicfifaa  al  (juìm,  i)(fntaM  ut  /Scfret 

E  tal  kalbutìcndo  ama  eir  afccìta  uuasyjiàt  audmìalrufcas ,  Echecjufftì 

La  madre  fua',che  con  loquela  intera  pai  uero,  ur^^ianio,  come  dicr^chrmen^ 

Difia  poi  di  uederla  fepha^  trflhuomoè' neU  fua  fueyitia^iYOuarft 

Cefi  fi  fhla  prHe  Vmca  nera  fi^'^  innocema,  e  jfurita  in  lui,  frii 

Mmimo  aghetto  de  la  bella  hVta  ""'t  ipelik  gu.r^de.^uePeuirmfe 

^.  ^  .     T-'^        ,    _                   r  parti  fi  mp^:)r:o,  ff  in  luopo  dt  quellf  di 

V.  3«e/j  che  appena  mm,e  kfaa  fm.  L/« co/^.,4«/ùi, E L/, 

anclora  halhtifndoy  e  ftr  la  nuoua  età 
non  hn  fjjprimenh  la  fartela y  iigluna,  cVei^ot  cow  la  lingua  fmìta^  e  uenuto  in  fta  adulfa,  diuof 
ra  <^udft  u:)glia  dio,  zfr  in  <jual  fi  uoglia  ffmjfo,  de  tanfo  uien  a  dire,  che  di  continente  doueni 
fa  intem^fratOy  E  tale  anchora  lalhutienìo  ama  ET  ajccltay  ciò  ^,  Et  ojfcrua  i  jfrecetti  de  la  mai 
dre,  che  con  intera  ì:^  ejf edita  h(juelaji)oi le defidera  lamorteyh  cofi  la  jfelle  de  la  Uh  figlia, 
di  jud  chafforta  mane  e  lafciafcyay  nel  primo  affetto  tffcndo  lianca  fi  fii  ntray  do  ^,  E  cofi  laff 

faren'^  de  Ihumana  natura  figliuola  del  /c/r,  che  n^jf portai  di  e  la  fidane  la  notte,  nel  frimo  ajfetì 
tOy  ejfcnh  fura  tfr  immaculata y  douenta  defittiuae  uitiata  talmente  che  uà  di  lene  in  male, 
t  fi  da  Dio  non  e  aitata,  ancor  di  male  in  peggi: . 

■  MoPrayfeYconclufimeynonefprdar)'ai 

Tw  perche  non  ti  picei  mirauìgha ,  yauìgliare  fd  mondo  e-  cofi  corrotto,  peri 

V enfia  che  in  terra  non  e  ^  chi  gouerni  x  che  mancando  di  chi  driuamente  lo  gouer 
Onde  jì  fuia  Ihumana  Jnmiglia  »  y,,*^  di  necejjìta  conuien  che  poceda  male. 

Ha  prima  che  gennaio  tutto  fi  fiuemi  Volend:i  in firireychefd pafìor  regge ffe  h 

Per  la  centefma.che  la  giù  negletta;  ne^come  dourehhe,  il  gregge  fiuoy  che  cjutl 

Ruzzeran  fi  quelli  cerchi  fupernij  lo  ancor  procederete  yettamaeyrr  adi  pa 

Che  lafivrtuna  lche  tanto  fiafhetta,  fior  ftcendofi  lupo  il  mal  ejfi^^^^^^^  chd 

Le  poppe  uolgcra.u  fon  le  prore  i  gregge  con  lui  infiieme  preda  la  t^^^^^^ 

r'    1    1     i7r         ^   J    ..  hJondimenOy  conchiude  w  fcnfentia ,  che 

5/  che  la  ela  fe  correrà  diretta .  ^        '      ;  „•       ;»,f/,./7;  ^J-/ 

JJ         1     1  r  correrar\no  aUum  celefli  inpufjiy  cr>e 

E  nero  frutto  uerra  dopol  fiore ,  ^^^^^^ -^^  ^^^^^  ^.^-^^^    ,l,,,^oy5 ,  y^^s 

uiuere.  Onde  dice,  Ma  prima  che  genaioTWUo  fi  fiuerniycio  p-,  Efca  tuUo  dd  uerno,  feria  centefif 
ma  CHè-  negletta,  Lacjual  è-  dijf^egiata  la  giù  in  terra ,  q\e^i  cerchi  fiuperniy  do  ^>CiUfflt 
cieli  c^ua  fu  di  fcpra  RVggeran  /?,  Volgeranno  talmente  y  E  prefi  lejfetto  per  la  cagione,  do  ^,  il 
fiuono  che  ftnno  i  cieli  nd  uoltarft,  come  uedemmo  r.d  primo  canto,  per  il  girar  di  jueUi,  auenga 
che  il  ruggire  fita  proprio  dd  Leone,  CHr  la  firtunay  Verche  la  huona  infiuentiay  lajual  pfieUa  e 
tanto  fi  defiieray  che  da  tal  reuolution  detta  figuire,  Volgerà  le  poppe  u  fon  le  prore,  Ver  hauet 
detto  firtunay  a  la^juaì  e  le  poppe  e  le  prore  y  do  e ,  tutte  le  naui  fcno  fcttopofte.  Volgerà,  come  habi 
limo  detto,  in  uirtuofo  il  uitiato  uiuere  SI  che  la  dafpy  Talmente  che  la  militante  chiefty  o  uoghai 
m  dire  la  religi^n  Chriflianay  Stando  anchora  ne  la  fimilituiine  de  la  firtuna poppe  eprorey  peri 
che  da/fe  fitgnifica  ogni  nauale  armata,  COrrera  diretta,  Vrocedera  per  la  dritta  e  uirtuofi  uta, 
E  doppJ  fiore  uerrauero  fruttOy  e  non  più,  come  di  fcpra  dffiy  hl^cchioniy  Imagmankfipurm 
chra  d'Arrigo  si.  che  douea  uenir  adindri^l^r  le  cofe  de  la  chiefi  e  di  tutta  Italiay  cjueUo  che  dtjoi 
tra  medefitmamete  uedemmo  che  uoUe  predire,  oue  dijfi,  Wii  Ulta  prouidentia  che  co  Scipio  e  cef. 
Ma  qu',io  a  qud  che  dice,  che  prim.a  che  gennaio  fi  fuerni  tutto  per  la  chefima  che'  negletta ^uagm 
e  ci  Halìnamo  daf.pere,  chelulio  Cefare  ^  cjuello,  chefccohl  corfc  ddfdeper  tutti  i  dodia  fc^^^^ 
dd  zodiaco  ridu/fe  lanno  nd  termine  che  n:i  Ihahtiam.o,  perche  c^uefl^  ^^^'h^'^'^^^^^^^ 
inucMirfdhoreUcétefimaianedundimeno,  Auengache  dagliEgittifprtrnaMH^^^^ 


PARADISO    CANTO  XXVII^ 

'rrifhfm  mh  termnm,  ut  Al^^AtfgniydelcjuaU^  mentionf  Gmcinni  StjjìfYino  Tìf  U  fua  ófm 
h  c:ìmpfttionf  k7  ufu  ajìrMtf',  comfw/b  Unno  fcìarf  Dccxliij,  anni  dofò  ihhmeo,  t  trouo  fti 
milmfnte  fjfer  apunto  ccchv,  di  eh  <ju:tyfa  faytf  dunaltra,  meno  U  centeftma  fclìa  P^yf^ 
tome  pare  a  le  /y .  e  hij.  chayte  del  fuo  Hk  Noi  alunpe  da  chrifìò  in  cjua,  che  nac(fue  il  x!^\ 
anno  de  V Imperio  d'Otiamno  Augufìoj  cht  fuaede  ai  effo  Cffare  ne  l'imptrio,  Ihahiiamo  hne, 
guanto  adirale  hoye  ojjèruato,  fenhe  vffeUo  a  le  [ci  hre,  che  fono  la  (juam  ^arte  dun  di  nai 
turale,  Ihaihiamo  o^ni  (juAYto  annaffio  di  ccclx\i.  di,  onde  b  dmandiamo  hifcpo.  Ma  de  la  ceni 
teftma,  lajual  fi  douea  rahaUere,  non  nhMimo  mai  tenuto  conio,  Ondel  foeta  dice  ejfer  (juigitt 
ne^^etta,  Si  che  in  xv.  centin.iia  danni,  che  fono  coift  da  chrìlìo  in  (jua,  che  al  temfo  del  foeta,  che 
fiUalccc.  al  cccxx.fcpra  mille,  (jitando  fcriffe  juejìe  cofc,  eU  xiy.  centinaia,  f  amo  fior  fi  inan\ 
fiu  di  (jueEo  che  doueuamo  xv.  di,  e  di  tanti  il  meft  di  ^enaro,  Ufial  e  dim<erno,  fi  uien  ad  ejfet 
difc^lìato  d^  laut.mn^  ^  accofìato  A  U  {rimunera,  e  coft  perfcueranJo,  in  iffatlo  di  temfO  cmliei 
ra  flac  one,  fenhe  fi  come  hom  ^  dinueYno,ilijual,  fecondo  ^liaftrologi,  comincia  c^uandoì  fcle  eni 
tra  nel  prmn  grado  del  Capricorno,  che  comunemente  lo  fa  a  xy.  di  di  dicélre,  farà  poi  in  effaprii 
mauera,  che  comincia  (juandol  fole  entra  nel  primo  grado  de  l'Ariete,  che  comunemente  lo  fka  di 
xf.  di  mar^,  O'  in  tal  modo  uerra  i/Mo  ad  ifuernarp,  Wiaperche  ijuefìo  non  ft  puofirfcn'^  il 
corfo  anchora  di  moUe  centinara  danni,  Z!T  il p^eta  ha  dimoflrato,  come  difcpra  hahhiamouedufo, 
huer  auenirtofìo,  halhiamo  ad  intédere,cheg!i  ufi  di  <juel  medefimo  color  rtitorico  che  uso  il  Pet. 
nel  primo  del  trionfi  damore,  oue  dejjc  amor  parlando  in  perfcna  de  hmira  difp,  Manfueto  fanciul 
lo  e  fiero  ueglio.  Ben  p  chil  frou^f,  e  fiati  cfd  p  ana  Anì^  milianni,  E  noi  fimilmente,  cjuUo  «o; 
£iamo  dimojfrar  ad  alcuno  U  cofa  inàjfetiata  douer  tòfìo  auenire,  molte  uolte  diclamo  cofa  fimile, 
cme  Ma  prima  chepaffm  cento,  o  mille  anni  tu  lo  uedrai,  o  tu  ne  farai  chiaro  .  Cofi  adunque  il 
foefa,Ma  prima  che  gennaio  fi  fuerni  tuUo,perla  centefima  che'  negleUa  la  giù,  Quefii  fuperni 
cerchi  ruggeran  fi,  che  la  firtuna  e  cet.  Uora  traUanìol poeta  in  (juejìo  luogo  de  la  negleUa  ceni 
tefma,  mi  da  cagion  Santiffimo  padre,  di  ricordare  a  tua  Sentita,  che  laudatile,  et  a  tu:tol  mcnÌ9 
utile  opera  farehhe,  fe  ejuella  fi  degnaffe  di  uoler  una  uolta  rimediare  a  (juefto  non  piccole  inconuei 
mente,  ueduto  maffimamenie  ejfer  perftrfi  ogni  di  maggiore.  Et  il  rimedio  più  fhcile  e  meno  altei 
valile  giudicherei  che  fife  juejìo,  che  efp  tua  Santità  comandaffe  a  tuUol  popolo  chnfliano,  che 
fer  XV.  anni  continui,  il  mefc  di  Genaro,  o  Jual  fi  uoglia  altro  che  fiaji  xxxf.  di,  fi/^cejfe  ditren 


auuciU  rendo  tutti  que±che  hanno  cura  danime,che  tal  ordine  puUicafpro,  e  fitto  p^na  di  graue  cenfura  di 
'  tempo  in  tempo  cfferuaffero  e  ^ceffero  ojfiruare  e  cet.  leftfìe  moiilifijpro  ordinate  fecondo!  coni 

fiieto,  Le  immolili  ciafcuna  juel  di  medefimo  del  mefe  che  erano  ancor  [er  lo  paffuto  ^ 
CANTO  ^XVIIT. 

nel  frefinte  canto,  il  foeta,  flanlo  fuf 


Vofcia  che  'incontro  a  U  uitct  ^refents 
ibe  mi  ferì  mortali  apcrfcl  nero 
Qj<eTia,che  imparadifa  la  mia  niente^ 

Come  in  ifl^eccho  fimma  di  dopfiero 
Vede  colui ,  che  finalluma  dietro , 
rrimd  che  IhMia  in  uifh  od  in  pcnfiero  ; 

E  fe  riuolue  per  ueder  fd  tmro 
Lidicel  uero*,e  uede  che  faccorda 
Con  ejfo ,  come  not<t  con  fuo  metro  j 


anchzra  ne  la  nona  sfira,  defcriue  ilmo'. 
io  nel(jual  li  fit  conceduto  il  poter  (juiui 
ueder  la  diuina  fffentia,  E  come  di  gY^* 
do  in  grado  f  li  r.-'pprefcnto  poi  in  tre  gei 
rarchie  li  noui  chori  dangeli,  che  le  ftan 
iintorno,  con  alcuni  duhli  chiariffima^ 
mente  refcìutoli  da  Beat,  ^ 
fcia  òne  intorno  a  la  ulta  frefcnfe,  Voi 
(he  Bfftr,  la^ual  IMparaiifa,  ciò  e  i  M^'* 


Cojii 
CI* 
0| 

Li 


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Postillati  16 


Cq/i  la  mia  mmcrìa  fi  ricorda 
Chiù  fici  riguardando  ne  hcgìiocchij 
Onde  a  figliarmi  fice  amcr  la  cordai 

E  comio  mi  riuolft ,  e  fùron  tocchi 
l  i  mìei  da  ciò ,  che  par  in  quei  uoìumCy 
Qj^andunque  nel  fuo  giro  ben  fadoccbj 

Vn  punto  nidi ,  che  mggiaua  lume 
P.cuio  /15  citi  uifochegli  affoca, 
Chiuder  ccnuienji  per  lo  forte  acume 

E  quale  jìcUa  quinci  par  più  poca  5 
Parrebbe  luna  locata  con  ejfo , 
Come  fidla  con  rulla  fi  colloca^ 


te  in  Varadifo  U  ma  n  ente,  iffYcle  me^, 
iianfe  U  tù:logi<r,  far.if.afa  fer  Ui, 
uerp  in  co^nìtionf  It  ft  jfemf  f  éh 
tr.nrcofc  del  VfiYaJifcymajfeYfc  f  JecUai 
YC ,  incorno  a  U  j^refcr^te  uita  If  mii 
feri  rnortali.il  uero.VMUfnhyni  Jirnof 
firato  (juarJùfflT'r'^^'rr.fnre  in  qufjlo  vui 
fcYYimo  monh  fi  u'ur,  comt  nel  pati 
dfKtf  canio  Ulhiamo  ueiuto,  Auenr.e 
a  rr.fy  [nonio  c^f  lamia  mente  fi  n^* 
cOYda,  ric^uaYJamh  %e  f  oi  h^Hocch  , 
JrcjUamor  fce  la  corJa  feY  fi^ìUri 
mltercle  fi  Comedi  fr^ànemmo. 


PARADISO 

Oculillinf  inam^Yt  Jucet,  cme  a  oìlui  che  ^ituria  ne  h  jpecchh  e  uele  ftdynmi  ii  ìoffieY:^  ',  0  tm 
eia,  da  lafial  fe  ne  aUuma  iietYù  jpYima  chela  ueàa  od  hahUa  in  fenfieYO  dhauerla  a  uedeYe,  e  che 
ft  riuoìge  feY  uedtY  fel  ueiYò  de  h  jfecchio  li  dicel  uerz^  e  uede  che  la  fiamma  ficcOYda  con  effe  jpeci 
chio,  cme  fa  U  nota  del  caio  COn  fuo  metro,  Con  la  jua  fYoprtionata  mi/ÙYa,e  fitffi  certo  di  (jueU 

10  .  E  come  io  mi  Yxuolft,  e  li  miei  occhi  furon  tocchi  DA  ciò  che  par  in  (fuel  uolume.  Va  <]kel  che 
ft  iimòfìra  in  cjuel  nono  cielo  che  ft  uolge,  C^dndunc^ue,  ciò  è-.  Ogni  udta  (Quando  fadocchi(T 
ttfjìfft  Sene  la  ueduta  nel  fuo  gÌYO,  Vidi  un  funto  che  raggiaua  Ime  fi  acuto,  CHe  il  u'tfc,  ciò  t^, 
che  il fcnfo  uìftuo  che  efjctanto  acuto  lume  AVfica,  feY  lo  firte  acume, ciò  ^,  Ahhaglia  fer  lotroj', 
p  acuto  e  jpenetYante  JplendoYe,fi  conuien  diuideYe,  H  (juefto  tal  lume  tanto  acuto,  come  difetto  ue$ 
dYemo,  m-iflra  che  fvffè  idio,  llcjual,  fer  ejpr  incomfYenfihile^  egli  non  fotea  ffnfthilmente  uedeYe, 
ma  uedeah  fer  Yeflejfo  da  gliocchi  di  Beat,  ciò  è',  da  le  più  intime  parti  de  la  fiera  teologia,  Ef  eru 

11  lume  che  uenia  da  {juepò  funto  in  apparen'^  tanfo  hreue,  che  una  de  le  più  minime /ielle  hcata 
e  poffa  appreffo  di  cjuell^,  farreUe  una  luna  .  Defcriue  adunc^ueU  diuina  efpnfia  inferma  dipun 
fo,  peY che  ft  come  c^ue^o,peY  effcrindiuiftiile,  riman  fimpre  ne  la  /ita  unita,  Cofi  idio  in  fc  fleffo 
feYmanendo,  YÌman  fempYe  unico  e  fclo ,  Onde  nel  xlij,  canto  de  la  fùa  diuinita  parlando  difi 
fe  ^  Eternxlmente  rimanendofi  una. 

ì^d  letto  de  la  diuina  effentia,  hora  dice 
de  noue  chori  dangeli,  che  difìinti  in  trt 
geYaichie  di  gYado  in  gYado  le  girano  fcm 
fre  intorno,  e  (jueRi  effcrpiu  jflendenti  e 
di  più  ueloce  moto,  che  meno  fcn  lontani 
dal  punto  deffa  diuina  effentia,  A  diftren 
da  de  le  cofc  s'è  filili  e  corporee  di  ijua  giù, 
come  difetto  uedremo,  Verche  cjuanto  fcn 
più  pyeffo  a  Dio,  tanto  più  faccendono  nel 
fuo  diu'ino  am^re,  E  quanto  più  amano, 
tanto  più  giuhilado,  e  per  la  ineff^thile  lei 
titia,  uelocemente  fi  mouon^  .  V>ice  aìui 
y«r  in  pnf  enfia, che  intorno  al  punto  de  U 
diuina  rffcniia,  e  tm  dijìanfe  da  tal  futi 
to,  franto  la  luce  del  fole  far  efpr  appreffo 
tt  quel  cinto,  0  cerchi:ì,  che  la  nuuoìa,  lai 
qual  fi  genera  di  terrfjìri  ucfzri,  le  filini 
torno,  quandol  ucpore  di  cheeffa  nuuold 
e-  generata  e  più  denfc  e   effe,  fi giraua 
un  cerchio  difuoeo  fi  ratto,  chaureUe  uin 
io  quel  moto,  che  cinge  fiu  tojìo  il  mondo, 
e  quejìo  è-  il  primo  mòhde,  che  lo  cinge, 
come  d i  fcpYa  dicemmo^  in  xxiiy,  hoYe,  E  quefto  tal  ceYchio  fecondo  ehe  uuol  infirire,  e  che  di  fctto 
uedremo,  era  hrdine  de  SeYafini,  che  fono  fiu  frefo  a  Dio,  e  confcquentem.ente  più  ardenonel  fÙ9 
amore,  ferche  li  figura  difiioco,  E  fer  lo  jpeffo  e  denfo  uapoYe  dinof alquanto  poco  dijìauano  da  luif 
ferche  quando  la  nuuola  è' più  denjh,  tanto  meno  può  in  quella  dilattarfi  la  luce  ,  Ordina  aduni 
que  co  fi.  Intorno  al  punto,  fvrfè  cotanto  difìante  qudto  a  lo  cigneY  faY  appreffi  la  luce  chel  dipigne, 
QU.ddol  uafor  chtl  porta    più  ffejfc.  Si  giraua  un  cerchio  digne  e  cet.  E  Quefio  era  dunaltro  e  cet. 
Seguitando  in  dire  de  glialtYi  ordini  comerano  contenuti  luno  da  laìtro,  Ua  di  fctto  uedremo  che 
in  perfine  di  Beat,  dilìintdmente  ne  trdUera,  Efeyche  lordine  che  conteneua  era  pmfYe  maggiof 

del  iQntenuta 


Forfè  cotanto  5  quanto  pare  ctppreffo 
A  lo  ci'^ntr  la  luce ,  chd  dipigne 
Qjiandol  uapor  chel  porta  più  e  fpeffo 

Vijlante  intorno  al  punto  un  cerchio  d'igne 
Si  giraua  ft  ratto  ;  chaurìa  uìnto 
Quel  moto ,  che  più  tojìo  il  mondo  c'tgne : 

E  queHo  era  dunaltro  circoncìnto  ^ 
E  quel  dal  fer^o,  el  tcr\o  poi  dal  quarto  ^ 
Dal  quinto  il  Quarto  ,  e  poi  dal  fcjlo  il  quinto 

Soura  figuiuaì  fitùmo  fi  jparto 
Già  di  larghe7^'{a  ;  chel  mcffo  di  luno 
intero  d  contenerlo  Jàrebbe  arto  : 

Cofi  lottauOj  el  nono  te  ciafcheluno 
Fiu  tardo  ft  mouea^  fecondo  chera 
In  numero  dijlante  più  da  lunot 

E  quello  hauea  la  fiammn  più  ftncera^ 
Cui  men  diflau^  la  fhuiUa  pura  * 
Credo  pero  che  più  di  lei  ftnuera  ♦ 


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Postillati  16 


'0^ 


CANTO  xxviri* 

hi  conifnuh  mpYdy  cM  feUimo  fra^ìa.  ianCì  ffam  f  dilatiaiù  in  Uyghzl^y  CHdmfffc  ìi  lui 
H3,  ciò  qM  cfUPe  arco,  fenhe  his  ancella  dffjli  Jum  fit  in  quello  convertita,  come  ne  Imi 
ma  nel  xxi,iel  Purg.  QHanio  fifp  infero,  fayehlf  ARfOjCioè'  Sretto  a  contererh,  A(Ji.)y, 
que  f  enfi f  come  uuol  infxrire,  (filanto  grande  Jpatìo  CQY)i[Yfnieu(irio  gliaìtrì  duf  ordini^  cioè^^ 
lottano  e!  nono ,  che  contenevano  tutti  glìaltri  m  fi  • 


La  donna  mìa  j  che  mi  uedeua  in  cura 
forte  fojl'efij  dijjc  5  D.i  quel  ^unto 
Vej^sndH  ciclo  j' e  tutta  la  natura^ 

Mira  quel  cerchio ,  che  più  glie  congiunto  5 
E  [appi  chel  ftio  mouer  e  fi  tojlo 
Per  hjfocato  amor^  cndegU  è  punto  ^ 

Et  io  a  lei  5  Sei  mondo  fòjje  pojìo 
Con  lordine ,  chio  ueggio  in  quelle  rote  j 
Saf/o  mhatchbe  ciocche  me  propojlo^ 

Ma  nel  mondo  finfibile  fi  puote 
Veder  le  uolte  tanto  più  diurne , 
QuanteUe  fon  dal  centro  più  remote  t 

Onde  fel  mio  difio  de  hauer  fine 
In  quejìo  miro  &  angelico  tempio , 
Che  filo  amor  e  luce  ha  per  confine  j 

V  J;r  conuiemmt  ancor ,  come  lejjemph 
E  lejjcmplare  non  uanno  dun  mcdot 
de  io  per  me  indarno  ciò  contemplo  ♦ 


chf  nei 


Dante  jìujfcf^tio  i 
come 


cji^e 


'  cofc  mirafil 
{onorante 


di 


cheaueintaft  Beat,  li  dmojrra,  che  dal 
già  ietto  punto  irfende  tutto  luniuerfi, 
E  chel  tanto  ueloce  m'^to  di  (juel  prirKQ  e 
minor  cerchio  che  gli  è-  fiu  uicino  niene, 
come  a  fcfra  iicemmo,  ia  lardentiffirr.^ 
more,  che  lo  moue,  E  ii  (jui  na^^e  al  foe 
ta  unaltro  iuhhio,  come  jia,  chel  cerchili 
fiu  uicino  al  i^untò,halliafiu  udoce  n:otO 
di  cfuedo,  che  nè'fiu  lontana,  Confiderà 
tOy  che  in  jueftù  fcnfihi!  rr.ondo  ft  uede [ci 
guir  il  contrario,  come  ueggìamo  ie  citUy 
che  a  fiu  ueloce  moto  è^jcrrfre  (juello^che 
da  la  terra,  che  lift  centro,  è- fiu  Idtam, 
E  pero  iice,  sA  iefiieriomio  (jual  ho  Un 
ieniere,  ie  hauer  fine  e  (juetarfi  in  c^uei 
fio  angelico  e  mìrahl  tmfio  iel  frefinte 
mno  cielo,  ilcjual  ha  fer  confine  lo  Empi 
reo,  che  altro  non  e-  che  fch  amore  e  luce^ 


Mi  c^nuien  ancor  udire  COme  leffempio,  ciò  h  Come  il  rr.ondo  fcnfide  ii  ftio,  E  /  Fjfimplare, 
E/  il  mondo  inteHigihile  cjua  fu  ii  fcpra  KOn  uanno  dun  modo,  ojfruano  nel  moto  unmeiei 
fimo  ordine^  che  io  per  me  medefimo  contemplo  e  confiderò  juefio  indarno . 


Se  li  tuoi  diti  non  fin  da  ta]  nodo 
Sufficienti  y  non  ì  marauigha, 
Tanto  per  non  l'ntar  e  frtto  fidot 

Cefi  la  donna  mia: poi  diffi:*,  Viglia 
Qu:l  5  chio  ti  dicero  ,/e  uuoi  fiimù  J 
Ef  intorno  da  cffo  tajfottiglia , 

Li  cerchi  ccrporai  fin  ampi  ^  arti 
Secondol  più  el  men  de  la  uirtute^ 
Che  fi  dijlende  per  tutte  lor  parti. 

Maggior  bontà  uuol  fiir  maggior  filute: 
Maggior  falute  maggior  corpo  cape, 
SegU  ha  le  parti  ugualmente  compiute^ 

dunque  Cofiui  ;  che  tuttoquanto  rape 
Ulto  uniuerfi  [eco  ;  corrijpondc 
Al  cerchio }  che  più  ama,  e  che  pm  [ape  ♦ 


Vuol  r,edK  fcluer  il  iuUo  U  p^efa,  ma 
frima  li  iimofira  no  effr  maraw glia  fe gli 
ferfe  fteffc  è-  infcfficienie  a  cjufPo,  O  ni 
de  iice,  li  tuoi  Ufi  nonfin  fcffuifni 
fi  da  tal  mk..  ciò  è'.  Se  li  tuoi  humani 
e  naturali  iifcorf  no  lajìanc  a  fcluer  cjue 
fio  iulio,  non  e-  marauigHa  ,  TAnto 
fitto  fedo  per  non  tentare.  Tanto  è-  ftt*, 
io  Ufficile  per  non  effer  tentato  con  cjueì 
deliti  me'^,  che  per  uenir  in  cognition  iel 
uero  ft  de  tentare ,  Verche  le  intelligwi'^ 
ti  e  iiuine  cofe  non  fi  ienno,  fer  intendere 
le  ,  agguagliar  a  le  fnfhiìi  humai 
ve,  come  fnceuail  poeta,  B  juM  mei 
M  CO  fuoiielitime'^ft  tentano,  tam 
iopiufireniondijfidlieiure,  Seuuoi 


I 


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Postillati  16 


PARADISO 

Perche  [e  tu  et  U  uìrtu  circortde  aIuH(jue  fc/iartl  fUT  fjpr  cUm  ii(juéi  \ 

Ld  tud  mìfura^  non  a  U  p:iruen7ji  ftìduhio  y  figlia  f^ir  intfnie  ciòcie  hòt  ^ 

De  le  fuUantìe ,  che  tappawn  tonde  ;  fi  «^«Vo > ^'  affctti^liafi  intorba (jneli  < 

ru  uederaì  m'iM  confequenzji  '    V,'""^'  corfor^^li,  Vmojìra,  che 

Di  ma2Z^o  a  più  ,  e  di  minore  a  men^         '      f  f  °  ° 

.  'T      r    '.IV  ^^yi  ft  dfnrtò  mifuYare  da  la  auatìtifa  de  I 

I«  c,<,/c««  «rio  <«>  ,«fea,^e«t^.  ,^  j,/,  ^J„tiui,  U  i 

uMu  hY3,  e  (juello  hauey  maggiòY  uiriu,  c\i(  fyoluce  MAg^hr  falute,  ciò  è ,  pìm  falutipro  e  mii  J 
ghr  rjjf  ."to,  e  (jHtUò  hctker  mat^ghY  faìkte  CHe  cafe^ci^  e-y  ll^uA  cótiene  magghY  cOYfo,  AiiK^ufi  ^ 
il frima  mohiUy  o  u:glimo  dire  la  nona  sfra,  che  contien  kuaua,  maggioY  forj33  ii  tutti  glialtri  ^ 
conlemtìy  e  che  yapifce  e  tiya  feco  tuttò  luniueyfoy  ejpnh  di  maggioY  uÌYtUy  coyyì fronde  n  <juel  cm  «  e} 

thiz  del  modo  intflligihile  CHe  fin  ama,  e  che  fin  pj^e,cio  h ,  A  c^ueh  de  Serafini,  che  fiu  arde  in 
<rworf ,  e  fey  efferpiu  pre/fo  a  Dio,  meglio  fa  ^  intende  Ini .  E  cofi  dice,  fe  tu  ciyconii  la  tua  m./u 
ra  a  la  uìYtu  sonala  paYuen'^,  Non  a  la  ficciola  cfuantita  DE  le  fujlantie  che  taffaion  tonde,  De  ^ 
le  inielligentie  che  tappayifcuno  in  giro  per  (juefìo  infeSigihil  mondo,T  V  uedeyai  miyalil  confcjuen  ^ 
<^  e  confvmifa  in  ciafcun  cielo  ^  Sua  infetligentia,  perche  noue  ejpndo  i  cieli  molili,  e  noue glioY 
dini  de gliangeìì,  ^  ogni  ordine  ejfendo  linteJligentia  dun  cielo,  ogni  infeUigentia  infinde  tanta  CÌ 
il  uirtu  nel  fin,  (juanta  ne  riceue  dal  creator  che  tutto  intenie,  E  cofi  quella,  che  la  riceue  magi  LoiW 
gioYe,ne  infinde  più,  e  c^ueRa  che  minore  meno  .  Sono  adunche  cjuefìi  noue  ordini  iangeli,  come  £| 
di  foUo  ue  iremo,  dijìinti  in  tye  geyaychie,  et  ogni  geyarchia  ^  dì  tre  ordini,  E  ne  la  prima  più  pref  jj 
y3  a  Vii,  il  primo  ordine  è  di  Serafini,  che  riguayda  a  la  nona  ifira ,  llfèconio  orline  di  chern 
Uni,  che  riguarda  a  lottaua,cio  e,  al  deb  flftlafo .  il  ter^  ordine    di  Throni,che  riguarda  a  la 
fcttima  sftra,chh  (fueEa  di  Saturno  ,  il  cjuarto  ordine,  chè' il  primo  de  la  feconda  gerarchia,  ft 
è  de  le  Dominationi,  che  riguarda  a  la  fefia  sfira,  chh'  tjueUa  di  Gioue  .  1/  (]uinfo  ordine,  chk 
ie  le  Virtuti,  riguarda  a  la  Quinta  fftra,  che  (juella  di  M^trte .  il fcjìo  OYdine  che-  de  Potè/tati, 
riguarda  a  la  (Quarta  sfira,  che'  <juella  del  fcle  .  il  fcttimo  ordine,  che  il  primo  de  la  ter^a  gerari 
chia,  rj'  è-de  Principati,  riguardai  a  la  ter\a  tfira  che*  quella  di  Venere ,  L 'ottauo  ordine,  che  én\ 
Arcangeli,  riguarda  a  lottaua  sfera  che  (jUfUa  di  Mercurio  .   il  nono  ^  ultimo  ordine,  cVé  ai 
ngelì,  riguarda  a  la  nona  ^  ultima  sftra,  che  (jueUa  de  la  luna  falmete,  che  la  minore  sfiyi  «j 
in  (juayififa  del  mondo  inteìligihile,  che'  de  Serafini,  infinde  la  fua  uirtu  ne  la  maggiore  del  mm  ffk 
io  fcnfihile,  ciò  e^,  nel  primo  molile, che  la  nona  sfira,  B  la  maggiore,  che  de  gliangel,  ne  la  mi 
noye,  chr  cfueìla  de  la  luna,ma  ciafcuna  cojifirfie  a  la  più  egude  a  fi  in  uirtu,  hcjual  depende  pm  /ci 
cipalmente  da  Dio,  epn  dal  moto,  E  fieUa  ha  più  uirtu,  che  più  ueloce,  e  (juella  meno,  che  men  M. 
uehce  fi  moue,  E  (juella fi  mone  più  ueloce,  che participa  più,  e  (jueUa  meno,  che  men  parficipa  de  1 1 

lamor  diuino,  E  cjueUa  ne  participa  (iu,  che  più  fmcina  a  Dio,  e  Quella  meno,  che  più  ne  remota,  £  ^ 

A  dunque  la  fi\nt^fia  del  poeta  fi  e^,  che  i  m,ofori  dognuno  di  fuefii  molili  cieli  fieno  duno  de  detti 
noue  ordini  d'Angeli  challiam.o  uedufo,  er  ogni  cielo  glthalf-ia  di  juel ordine  dalcjual  è-  riguari 
iato,  e  che  tanti  fieno  e  m.otori  dogli  cielo,  quanti  fino  i  fini  moti,  come  ahroue  halliamo  detto  ^  ? 

ih^gli  affama  nel  fio  conuiuio,  Ondel  primo  molile  cfual  ha  un  filo  moto,  ^  e-  da  oriente  in  cedi  r 
iente,  e  Ja  ocdienfe  in  oriente  in  xxiiif,  hore,  ha  per  motore  uno  del  primo  ordine,  che  de  Serafit 
ìli,  GHaltri  cieli  hanno  due  moti  principali,  do  e,  uno  da  oriente  in  occidente,  per  la  firl^  dtffo  ^ 
frimo  molile  che  li  tira  dietro  afe,  e  domanda  fi  moto  ratto,  laltro  da  ocdJente  in  Oriente,  ciafcuno  ^ 
fer  uirtu  de  la  fua  intelUgentiA,  o  u:igliamo  dir  del  fuo  motore,  e  domanda  fi  moto  proprio .  E  (funi  Sr 
fiu  ueloce,  e  (jual  più  fardo,  fecondo  il  moto  e  la  uirtu  di  (juella.  Onde  lottaua  sfira  contenuta,  fei 
(ondol  p^eta,  immediate  da  effi primo  molile,  uehciffima  oltre  a  tutte  laltre  contenute  da  Id,  uien  l  J 

^fir  nel  fuo  proprio  moto,  fidamente  in  cento  anni  un  grado  del  deh  talmente  che  in  trtntafd  m\U  q 


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Postillati  16 


CANTO  xxvrri, 

ar.nl  urna  <t  finir  tutta  ilftiO  carfo  •  Quflla  di  Saturno  h  fk  in  xxx.  am^  Cioue  in  xy.  M(?Yfe 
in  hf,  il  fclf  in  uno^Wrnnf  e  MfYcurio  juaft  in  cjuel me^efm  tcn^p  del fcle ,  lah.ndi  p^i  un 
da  di  tutte,  in  xxvy.  di  e  la  ier'^  farie  d^{ncltY0  9 


Come  rimane  Jplendido  e  fereno 
Lhemifferio  de  bere ,  quando  fojfta 
Borea  da  quella  guancia ,  onde  più  Uno 

Vcrche  ft  purga,  e  rijohe  la  roffia^ 
Che  pria  turbauaj  fi  chel  del  ne  ride 
Con  le  bellcT^ze  degni  fua  parcjfia^ 

Cofi  fido  j  poi  che  mi  prouide 
La  donna  mia  del  fuo  rif^Oìtder  chiaro  ^ 
E  come  HeUa  in  ciclo  il  ucr  fi  uide  ^ 

E  poi  che  le  parole  fue  rejliiro^ 
TSion  dirimenti  firro  dispuilkj 
Che  hoUejCome  i  cerchi  sfauiUaro^ 

Loncendio  lor  feguiua  ogni  fcintiHa^ 
Ef  eran  tante  ^  chcl  numero  loro 
Viu  chel  doppiar  de  li  ^cacchi  fimmìHa 


Coft  cmelhmspYÌù  nofìro^diie  il  foetef, 
Yiman  fcYeno  e  lucido  quando  il  uento  hof 
rea,  che  uitn  da  tYamorìfanctyfcffia  DA 
quella  guamia  ondè'  }iu  leno,  ciò  è^.  Va 
quella  f^Yte,  da  laqual  egli  ^  fiu  Unto  e 
uien  con  uizifnda'rMnzìe,  E  quepae-la 
farte  f  iu  uiàna  al  uenio  choYO,  de  jfìYa 
ira  ponente  e  fettrniYÌone^  VeYche  fi  fUYga 
e  Yifclue  l  A  rojpa,  ciò  ^,  la  màer.jita 
ie  uafOYi  comitYtiti  innuuole,  Lacjual 
roffia  turlauà  frirra  laeYe,  fi  M  cui  f^t 
to  fcYem,  co  le  leìle^e  de  le  fuìle  DO|«i 
fua  faroffia,  Da  ogni  fua  farie  re  ride  e 
moftrafcne  allegro,  Aueng^  chefarocchia 
fta  quella  farU  de  la  città,  che  fctto  duna 
diiff}',  e  dijjc  jf  ai  offa  ftY  aaomdaY  la  ri 


ma,  Cofinìificiio  pai  che  Beat,  Yìii  fYOi 
tilde  del  chiaro  fuo  ri /fonder  al  mio  duhìo,  e  che  per  tal  fio  yìjfmieYe  fi  uide  rr.amffuy)-ente  il 
uero,'e^na]ìella  ft  uedein  cielo,  E  poiché  rejìaYon  lefueparole,  i  cerchi  di  quelli  ar.geli  sf^uili 
laro  daEegYez^  e  gioia  non  altrimenti  che  disfnuiQa  f^Yro  che  klle ,  illoroimmlio  fcg^tiua 
O Gni  CcintiUa,  ciò  e-,  O gnuna  dejfe  fàuiUe,  er  erano  tante  chel  nun^ero  /oro  Slmmilla,cio  e.  Si 
fi  in  migliaia,  Vlu  chel  doppiar  dt  lifcacchi .  Ha  lofacchiere  tya  tianchi  e  nm  hiiij,  luoghi,  C7 
chi  comnciaffe  a  numeyar  dal  primo  e  ponejpli  nome  uno,  al  fecondo  due,  al  ter^  q^ttro,  al 
quarto  otto,  E  coft  andajfe  fcmpYe  raddzppando,  fYima  che  fijfc  a  lultm:o  f  tYOuerdhe  haueY  tal 
nmeYo,  che  quafì  farehhe  imumerahle,  E  nondimeno,  il  numero  de  gliangeli  di  quei  cerchi  cht 
jfiuiUauano,  dice  chera  ancor  maggiore 


Io  fentiua  ofannar  di  choro  in  choro 
M  punto  fiffo  y  che  li  tiene  a  luhìy 
E  terra  fmpre ,  nelqual  femprc  fòro  t 

E  quella,  che  uedeua  i  penfm  dubi 
Ne  la  mia  mente ,  dtjje  l  cerchi  primi 
rhanno  mojìrato  i  Serapht  e  Cheruhi  ♦ 

Co/i  ueloci  feguono  i  fuoi  umt 
Ver  fimigliarfi  al  punto  ;  quanto  ponno  5 
E  poffon ,  quanto  a  ueder  fon  fublimt  ♦ 

Qj^eglialtri  amori ,  chcntorno  li  uonno , 
Si  chiaman  Throni  del  diurno  afì^etto } 
Ver  chel  primo  tcrnaro  termincnno^ 

E  dei  fauer  che  tutti  hanno  diletto , 
Qjianto  la  fua  ueduta  fi  profonda 


Io  fentiua  tutti  gUordim  di  quelli  ^angeli 
di  choro  in  choro  OSannaYf,  ciò  e,  Can 
tare  op.nna,  E  cof  day  Ue  A  L  punto  fif 
fc,  A  Dio  immolile  CHe  li  tien  a  luhi  , 
llqual  li  tiene  al  proprio  luogo,  e  per  ejpr 
confirmati  in  gratia,lt  terya  frfipYe,E 
sépre  da  che  ftiron  creati  uifiiro,  E  Beat, 
the  uedea  ne  la  mia  mente  i  mei  duhipen 
feri  mi  diff,  1  primi  cerchi,  che  fero  fiu 
freffc  al  funto,  tlanno  mcflrato  i  Serafir.t 
Xfx  i  aherulm,  iqualifguonol  Suoi  ut 
mi,  ciò  ^,  lifm  affirtti,che  li  tUneftret 
ti  ciT  uniti  a  Dio  PEr  fmigUarfh  ^^^^j 
Ver  rcderf  fmili  quanto  fiu  porno  a  ht,^ 
^poffcnfcYrM,(^ayAofcn  fulUmi 

JuLe,ci^Jc^-^i^f-^  rfT^^'Oi 
B  G  l'i 


P  A  R  A  D  I  S  O 


Nel  ucroj  in  eh  fi  qucta  o^nl  intelletto^ 
Qiànci  ft  può  ueder,  come  fi  fónda 

Uffcr  beato  ne  tatto  y  che  uede^ 

Kcn  in  quely  che  ama  ,  che  pofcia  fecondai 
E  del  ueder  e  mifura  mercede  j 

Che  gratia  partorifce ,  e  bona  uogVta  s 

Cojì  di  grudo  in  grado  fi  precede^ 
Lahro  ternaro  ;  che  co  fi  germoglia 

In  quefia  primnuera  fimpiterna  > 

Che  notturno  ariete  non  dij^oglia^ 
Terpetualemente  ofanna  fiierna 

Con  tre  melode ,  che  fiionano  in  tre^ 

Ordini  di  letitia ,  onde  finterna^ 
\n  ejja  gerarchia  fon  laltre  Dfe, 

Vrima  Dominat'ioni  y  e  poi  Virtudii 

Lordine  ier^o  di  Potefladi  è 
Tofcia  ne  due  penultimi  tripudi 

Principati  ei7*  Arcangeli  fi  girano  i 

Lultimo  e  tutto  dangelici  ludi  ^ 


mfcfrloj  VfTchf  guanti  pulì  fon  lafyeft 
fo,  t(xntò  fin  k  conofiano,  e  juanto  fiu  k 
con^lcano,  tanto fiuUman^,  f  (juSfofhi 
Iccmam^  tanto  fi  renhn più  fimili  a  lui^ 
iljualnon  è  altroché  infìnifo  anme ^ 
C^egllaltri  amoYÌyTfìce  dff  Throniy  i<jmt 
li  fino  il  fer^  ordine,  e  lultimo  le  U  pYÌ$ 
ma  ie  le  tre  gerarchie,  Onìe  lice  chefef 
minano  il  primo  ternario,  E  che  tutti  han 
Tjo  DllettOfCio  è',  Beatifuline  (^anto  U 
fùa  ueiuta  fi pròfiinia  nel  uero,  Qn^n^a 
la  pia  cognitione  penetra  in  Dio,  iljHiil 
uia  uerita  e  uita,  e  nel^ual fi  ejueta  e  pofa 
ogni  intelletto,  Perche  ejpnio  liio  fcmi 
m  lene,  (fuelli  che  lo  conofcano,  (juanto 
fin  legni  li  poterlo  conofier e, come  fà  ogni 
heatoffirito,  ne  poffano  maggior  co  fa  dei 
filerare,  perche  fclo  in  conzfcer  lui  cofifìe 
la  uera  heatiiudine  ,  Onde  dice,  che  li 
qui  fi  può  uedere,  come  lejfer  heato  fi  fin 
la  NE  latto  che  uede,  ciò  è.  Ne  latto  del 


conofcere  Dio  ,  E  Non  in  (jufl  che  ama, 
E  non  ne  latto  le  lamure,  CHc  feconda  pofcia,  ìl(]ual  figuita  da  foi,  Verche  non  fi  può  amar  la  cofk 
fè  frima  non  fi  conofce,  E  Mercede,  Qjueda  chel  Creatore  ha  fempre  dogni  fiid  creatura,  come  uuol 
infirire,  che  partorifce  in  effe  fite  creature,  e  gratta  e  luona  uolonta,  e  mifura  DEluedere,cio  è". 
Del  conofcerlui  fuo  creatore.  Adunque  la  dtuina  rr.ercede  è  mifura  lei  uelere,  perche  tanto  la 
fer  giatia  li  cognifion  lifea  la  creatura,  (guanto  ella  e  capace  di  poterlo  conofcere.  Et  il  uedere 
è  m'fura  de  lam^re,  perche  tanto  fama,  juanto  fi  conofce .  E  cofifi  procede  digrado  ingraio , 
L  Altro  ternaro,  ciò  è*,  la  feconda  gerarchia,  chemedefimamtnte  h  li  tre  ordini,  che  germo^lii 
e  fartorifie  grafia  e  Iona  uoglia  cofi  come  la  prima,  IN  (juejìa  fcmpiterna  primauera,\n  (fuejìa  feri 
fetua gloria,  CHe  ariete  notturno  non  lijfoglia,  per  hauer  letto  primauera,  Vercheaìlh:ìra  corrÀn 
da  qua  ^iu  tra  mi  la  primauera,  chel  fol  entra  nel  primo  ^rado  le  r  Ariete,  che  lo  fk  liurno,  Ef 
ogni  arlore  fi  cmincia  a  uefì^r  li  figlie,  Mapoi  (juandol  fcle  entrane  la  lihra,  per  ejfir  fcgno  op4 
fofuo  a  l'Ariete,  comincia  lautunno,  nelqual  ogni  ariore  fi  ffoglia  le  le  figlie,  etaUhora  l'Ariete 
fi  fi  notturno, perche  no  furge a  Ihemisfirio  n^jìto  fino  li  notte  .  Wuol  in  fcmma  infirire,  che  U 
felicita  e  gloria  li  la  fu,  per  ejfir  eterna,  non  patifie  tempo  neflagione.  Onde  lice,  che  perpetuali 
mente  effe  ternario  S  Verna,  ciò  e'.  Canta,  et  e-  fer  fimihtudine  da  gliuccelli,  cheaUhora  comincia 
770  a  cantare,  cju^do  efiano  del  uerno,  e  noi  allhora  diciamo  che fi^ernano  .  Cantano  aducjueferfe 
futilmente  ofanna,  che  fignìfica  loda  di  Dio,  COn  tre  melodie  che  fimano  di  letitia  in  ire  orìini 
ONÌe  finterna,  T^e  eguali  tre  ordini  effo  ternario  fi  fn  trino,  ciò  e,  un  ternaro  di  tre  ordini,  e  nota 
che  interna  ^  uerho,  E  fino  ineffa gerarchia  L  Altre  Dee,  ciò  è',  Laltre  inteHigentie,  E  la  prima 
è-  di  Dominafioni,  La  ficonda  di  Virtuti,  e  la  ter'^  di  Potefìatì,  Voi  ne  due  penultimi  TRipuiiff 
ciò  h',  BaEi,  Si  girano  Principati  et  Arcangeli,  e  ne  lultimo  gli  Angeli,  che  fanno  la  ter'^  ^^rari 
chia,  come  di  fcpra glihahliamo  medefimamente pofti , 

Quefii  ordini  di  fu  tutti  rimirano ,  TuHì  <\uef{i  ordini  rimirano  DI  fuycìoV^ 

E  di  giù,  uincon  finche  uerfo  Dìo  Alaliuìna  efiétia^penhe  fi  comeha  det 

/o,  nel 


T  O 


ifi: 


C  A  N 

Tutti  tirati  fortore  tutti  tirano^ 

E  Dion/jio  fon  tanto  difw 
A  contemplar  quefìi  ordini  fi  mìfe  j 
C/;e  li  nomo  ,  e  difiinfe ,  conno  ^ 

Ma  Gregorio  da  lui  poi  fi  diuife  t 
Onde  fi  tojìo ,  com2  ^jocchi  aperfe 
in  quello  del ,  di  fe  medejimo  rife  ^ 

E  fe  tanto  fcreto  uer  projift 
ìs^ortal  in  teìya  ;  non  uogUo  che  ammiri  x 
Che  chil  uide  qua  fu  ghel  d  fcouerfc 

Con  altro  alpi  del  uer  di  quejli  giri  ♦ 


xxvrrz, 

/o,  nel  ueleY  ti  ìnteJtY  (jueUa  cùnfifìf  U 
IfatifudineloìO,  E  Di  giù  uinconyVfrche 
fi  cme  ffjt  fcn  uinti  et  afiretti  a  rimiraf 
in  Dio,  cQYKf  a  fuo  ultimo  fine,  cofi  efft 
vincono  tT' ajìrin^onù  tutti  ^Uqy dirti  it 
Beati  a  rimirar  in  loro,  neejuali  ueggonO 
Dio  Yafjf)Yffcntai:)ja  fimilitudine  de  le  lofè 
che  fi  YdffYfpntano  ne  h  Jjeahio,  corì'.e 
ue demmo  nel  nono  canto,Ohe  inpeYfcna  di 
Cuniffa  da  Romano  dilp,Su fcno fi^tcchi, 
uqì  dicete  ihroni.  Onde  Yefuìge  a  noi 
Dio  giudicante  e  cet,  VeYO  Dionifio,  in 
t^ueRo  de  diuinis  nominihus  dice^  kngei 
lur  efì)}eculum  fUYum  et  clariffimu  totam  fi  f^s  eft  iiceYe  fulchritudiné  Deifufcifiens .  E  cofi  tutti 
auejìi  OYdim  dan^elifcn  tirati  e  tutti  tirano  ue)fo  Dio,  j^erche  effi  fon  tirati  da  Dio,  e  Unirne  heate 
fcn  tirate  da  loro  a  mirar  lui .  E  Dionifio  con  tanfo  difio,  Scriffè  Dionifio  Arioj^apta  in  (juel  de 
iiuinit  nomnilui.et  de  angelice  hieYaYcVxe  difìintamete  i  nomi,  et  il numeYO  de gìioYdini  de glian 
affi  ne  la p.Yma  chel  foeta  in  ferfcna  di  heat,  gliha  di  fcfra  digrado  tn grado  dijìinti,  nominati,  et 
ordinati,  Auen^a  che  Gregorio  pi  altramente  fentij]},  e  fòjfe  difcrepte  da  lui  in  cuefto,  che  in  lu!} 
j»o  de  Throni,lhe  Dionifio pneper  il  ter^  ordine  de  la  j^rma  gerarchia  fiu  [Yejfc  a  Dio,pjc  le  Po 
teftati,  KSr  i  ThYonipfe  in  luogo  de  Pnncifati,  che  Dimfio  pne  feY  ilfYimo  OYdine  de  la  tfY^ge 
raYchia,  Et  in  luogo  chr  Dionifio  pne  le  Dominationi  pY  lo  pimo  ordine  de  lafaoda,effc  Gregorio 
uipone  e  Principati^et  in  luogo  de  Potejìati,ultim,o  OYdine  de  la  deUafccodagfYt>Ychia,pne  le  domi 
riati5i,Ma  dice  che  fi  toflo  che  GYegOYÌo  apYfe  pi  dop  la  mOYte  ghocchi  a  cjuel  f^premo  cielo,e  uide 
li  detti  ordini  ejfer  dijfofìi  altriméti  di  cjueilo  chtglift  Ihauea  imagina(i,rifefra  fi  medefmo  del/uQ 
errore  E  chefe  Dion  fio poti-  di  c^uelli  jua giufc  in  ferYa  anchoY  mortale  difctYneYel uero,  ncejpr 
iamm'irarft,  perche  S.  Paulo  che  li  uide,  cfuldo  fii  la  fu  rapito,  gliel  difcouerfc  e  mamfiftUui,  con 
ni/ro  ajfai  del  uero  di  nuei  cieli,  chegli  non  fcppe  ne  potè ,  come  uuol  mfinre,  fcnuere  ne  dire . 
CANTO  XXIX. 


Quando  ambedue  li  figli  di  Latona 
Ccuerti  del  montone  e  de  la  libra 
Tanno  de  lori^onte  in  fume  T^ona , 
duanto  e  dal  punto ,  cfrel  cinit  inhbra 
Infin  che  luno  e  hltro  da  quel  cinto 
Cambiando  Ihemifpcrìo  fi  dilibra^ 
Tanto  col  uolto  di  rifo  dipinto 
Si  tacque  Beatrice  riguardando 
Tifo  nel  punto,  che  mhaueua  uinto^ 
Toi  comincio  5  Io  dico ,  e  non  dimando 

li  udir  ;  perchio  Iho  umo  , 


Qucljche  tu  uuoi 

Oue  fappunta  ogni  ubi  ^  ogni  quando 

h  .  la  fu.  mateYU ,  iimojÌYa  il  numero  de  M  d  finti,  con:.  Aliamo  i^^^ 
te  ordii  r  3 uelli  in  tre  germhie,  efier  infinu^.  E  icn  che  Vi.  nel  cu^rh  f^mcrf-  ^  tm 


il  poeta  nelpYefente  canto  finge,  che  guar 
dando  Bfaf,]fer molto  hreue  JjrationeU 
diuina  maefìa,  hauerui  ccmpYefi  alcuni 
duUi  chfYano  in  lui,  ijuali  Yefclhti,fi 
digreffione  in  riprender  la  ignorarla  dal 
cuni  m.oderni  theologi,  e  ddtri  la  maliti^ 
ne  lejfoner  la  facra  fcYittuYa  peY  uia  di 
fcffìjìichi  e  fimi  dogni  ueYa  inteYpYetai 
tione,  e  la  uanita  et  auaritia  de  predicane 
ti,  che  lafciando  da  parte  chr  fio  e  l'Euan 
gelo,  fafcono gìiaudifori  di  me^gr>e  lian 
c:e  e  fàuole,  con  le  nuoue  inuemioni  tT 
arti  che  ogni  di  trouano  per  tYo.Yafmi 
flici  i  danari  de  le  hrfe .  Poi  iornant 


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Firenze. 

Postillati  16 


PARADISO 

U  fm  uìrìUy  mnlmm  e^ti  ffpr  quel  mf  ir  fimo  chera  inan'^  a  U  cYeafiùn  lord .  qVani 
h  mhfiue  tifigli  di  latona,  v«d/  diynoflYayf  che  tatoflf  tacita  Beat»  a  riguardar  in  D;o,  (guarii 
lo  fìa  la  lum  el  foley  c^uank  fono  in  ofpfttme  t  fui  circolo  de  lon^nfe,  a  carnhiar  hfYnitjtrQ,  Ini 
tendendo  effo  [eie  e  luna  fer  li  due  figli  di  Latora,  come  uedeyyrYno  nel  xx.  del  Vurg.  COuerti  dal 
montone,  Stanti  fitto  di  (juffìi  due  oppofui  fcgni,  ciò  è-,  de  Lariete  e  de  la  lihya,  F  Anno  \cna. 
Tanno  cintolo  cintura  infieme  DE  lori^nte,  che  e"  (juel  circolo  donde  efjì  in  oriete  nafcono,  e  doue 
in  occidente  moreno,  QV^anto  h'  dal  punto  del  cìnit  intéra,  '^nit  ft  f  <juel  funto  in  cielo  ,  che 
propriamente  rijj>onde  fcfra  de  capi  noflri  talmente  che  i '^cnit  fono  infiniti,  perche  non  fclamente 
ogni  huomo,  ma  ogni  cofa  CT*  ogni  luogo  qua  giù  in  terra  h^  la  fufo  in  cielo  il  fuo.  Adunque  tanfo 
fi  (acque  Beat»  riguardando  fiffc  col  uifo  ridente  in  Dio,  iìqual  era  il  punto  che  hauea  uinto  me,  c/o 
f  ,  la  mia  uirtu  uifwa,  come  nel  precedente  canto  hahhiamo  ueduto,  quanto  r  dal  punto  de  Imi 
^nfe,  CHel  cin'it  inhhra,  llqualpunto,  il fùo  '^nit  fcpraflandolif  pondera  e  pefà,  come  la  hilancia 
^  ognipefc  che  fc  le  fcttopone,  Infin  che  luno  e  Ultro  di  quefìi  due  pianeti  SI  diliira,  ciò  f\  Si  dfi 
jvl  Vtnit  'i  li^f^^^i  diuidf  t  fayte  da  quel  cintojC Amhando  Ihemisjtrio,  Verche  aHhora  lun  fiale  al  nofiro,  e  lali 
V  tro  fcende  a  Ihemisftrio  oppofito,  Et  in  fententia.  Tanto  fi  tacque  Beat,  riguardando  in  Dio,  quat^. 

'  J  Jn^  ji^  j7  f^lf  f  \^  l^fj^a  ^  camhiar  hemisfirio,  quando  fcno  in  opfoftione  luno  in  oriente  e  laltra  in  occii 
dente  fiul  circolo  de  lori^nte,  che  è  Ireuiffmo  tempo  .  VOi  comincio  a  dire,  lo  dico  e  non  dimani 
io  a  te  quel  che  tu  uuoi  udir  da  me,  perche  io  Iho  ueduto,  O  fippunta  ogni  uli  cr  ogni  quani 
io,  ciò  è'.  In  Dio,  nelqual  e  impreffo,  come  fimprim.e  un  punto,  o^ni  luogo  et  ognitempo, perche 
in  lui,  come  già  più  (tolte  ha  detto,  tutte  le  cofe  fi  rapprefenfano . 


No«  per  hauer  a  fe  di  bene  acquijlo 
(Cheffer  non  p«o  ;  )  ma  perche  fino  [^Uniort 
Votejje  rifplendendo  dir  j  fubfijìo  ^  ' 

In  fua  eternità  di  tempo  fibre -, 
Euor  dogni  altro  comprender  ^  come  piacq^^e  ^ 
Setperfie  in  nuoui  amor  lo  eterno  amore  ^ 

Ne  prima  quaft  torpcnte  ft  giacque  : 
Che  ne  prima  ne  pofcia  procedette 
Lo  difcorrer  di  Dio  foura  quejle  acque  ^ 


Tre  duU  mofira  Beat,  hauer  ueduto  in 
Dio  ejfir  in  Dante,  il  primo,  doue  la  crea 
tione  de  luniucrfo  fiffe  f^tta,  \l  fecondo, 
Quando,  ciò  e-,  in  che  tempo  fHa filpfàt 
fa,  il  ter^.  Come, do  è',f(lla  fii  fitta  in 
iflante,  o  ueramete  in  proceffc  ài  qualche 
fempo  .  A  quali  fiff^ondendo  dice,  che 
V Eterno  amore,  ciò  è',  idio,  Kon perfir 
acquifto  di  lene  afe,  che  non  può  effcrf, 
perche  ejpndo perfitiiffimo,  nrffun  hntfc 
li  può  aggiungere,  MA  perche  rijflenden 
ytrv  tJj  ^  iofiiO  Jplenlore,  fAa^  fartlcipanlo  il  fiiO  ualore,  Pofefjè  dir  fiihfiijìo,  Potejfe  dire  fio  fiottogiaci 
*  iio,  SAperfe  in  nuoui  amor  lo  eterno  amore.  Si  manififio  in  nuoue  creature,  lo  eterno  creatore, 

come  piacque,  Co'ne  farne  a  lui  F  Vor  dognaltro  comprendere.  Perche  nel  crear  de  luniuerfc  ini 
tefe  fol  feftejfo,  E  comegh  finte leffe,  e" oltre  al  comprender  intender  dogni  creatura.  Onde  dice 
che  fii  in  fua  eternità,  F  Vori  di  iemfo,  che  neleternita  non  ha  luogo,  E  quefìo  rijf  onde  al  doue 
alquando  de  due  primi  duii,  Suififlere,  Latinamente  f^nificafìar  difetto,  \dio  adunque,  xnan'^i 
g  la  creation  del  mondo,  fìaua  in  fi  fteffc.  Ma  fer  participar  la  fiua  fcmma  honta,  produffe  in  effir  le 
creature,  che  ah  eterno  fitron  ne  la  fiia  idea,  A  le  quali  egli  fcttogiace,  come  princifal  fulietto  di 
quelle,  E  come  ogni  fuhjìantia  fìa  fitto  a  fuoi  accidenti.  Onde  Vgo  da  S.  littore  trattando  de  la 
creatione  de glihuomini,  Cum  Deus  fummelonui  effit,  uoluit  illos efp  partitipes  etiam  fiueleatitii 
iinìs.  Et  quianon  potefl  eius  ieatìtuìo  farticipari  nifi  per  intellecfum,  quanto  magis  intelligii 
tur,  fantomagis  haietur,  ftcit  rafionalem  creaturam  ut  intelligeret,  t!T  inteHigendo  amaret,  CT* 
cimando  foffideref,  tfT  p^ffidend:ifrueretur  .  fi  giacque,  dice,  prima  che  le  cyeaffc  (^afi  tori 
fenfe,  do  è^,  Ciuafipigf^  CT*  oc/o/o,  penhel  dtficmere  di  Di)  fura  quefie  acque, ciò  (y,  Uperar  fui 


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Postillati  16 


CANTO  xxrx 


'IpY  fiet 


fcfìd  li  (]uelìe  cYfdtUYf.Onlf  alprincifio  del  Genefu,  Et  jfiritus  DeifreyuY fufey  ét^uat, 
cede'  ne  frima  ne  f  o/,  Perchf  proceder  e  frima  e  pi  [lenifica  femTo,  ejuello  che  a  Dio,  per  ffft  y 
no^nòft  f  «3  aUrittiire,  Et  il  Fihfcfi  mi  (juarto  de  la  Fiftca  diffinifce,  ^rwfa  no  ejpr  altro  che  mt 
fura  di  mòiOy  e  moto  non  poter  efprfcn'^  corpo,  ìnan'^  adunque  a  la  creatior^e  de  luniuerfc^peri 
che  non  tra  corpo,  non  poteva  effcr  moto,  e  non  efjendo  moto,  non  pottua  efjlr  tempo . 


Forma  y  e  materia  congiunte  e  furate 
Vfciro  ad  cjjcr  ^  che  non  hauea  frVo  5 

,  Come  darco  tricorde  tre  facttet 

E  come  in  uetro  inmhra^in  criflaìlo 
R(J^^/o  rij^lende  fi  j  che  dal  ucnire 
A  Icjfer  tutto  non  e  ijjteruaìlo^ 

Cefi/  triforme  ejfetto  dal  fuo  ftre 
Ne  lejfcr  fuo  raggio  infieme  tutto 
Sen-^a  dtfìmion  ne  Icffcrdire^ 

Concreato  fu  ordine ,  e  conjlrutto 
A  le  fufìantie  ;  e  quelle  furon  cima 
Ne/  mondo  ,  in  che  ^uro  atto  fu  frodutto  ^ 

Tura  potentia  tenne  la  farte  ima  : 
Islel  me^  fìrinfe  potentia  con  atto 
Tal  uime  ;  che  giamai  non  fi  diuima  ♦ 

Geronimo  ni  fcriffc  lungo  tratto 
De  fecoU  j  da  gliangeli  creati , 
AnTj  che  laltro  mondo  fòjfe  fitto  ♦ 

Ma  queHo  nero  e  fritto  in  molti  lati 
Da  gUfcrittor  de  lo  fpirito  finto  t 
E  tu  te  ne  auedrai  fe  bene  aguati  t 

Et  anco  la  ragion  lo  uede  alquanto^ 
Che  non  concederebbe  che  i  motori 
Scn^a  fua  i^erfittion  fòffcr  cotanto  ♦ 


Di  trt  j^etlem^fìra  che  ptron  le  creature 
fYoiotte  in  ejfcre  da  Dio  in  ijìante,  Alcui 
re  di  puYa  e  di  fcmplice  firma,  E  (juffte 
furon  gliangeli.  Altre  di  fura  efmplice 
maferia,e  (jufjìe  fiiron  glidemeti,  Auen 
ga  che  fecondo  Ariftotiìe  nel  primo  de  U 
fficayauffia  fa  cointraditione,peYche  no 
uuole  àie  alcuna  cofa  hahtia  ffjlrt  fenili 
la  firma,  e  che  fio  per  la  firma  ogni  coft 
fa.  Onde  Auguf.in  Uh.  confffonum 
ad  Beum,  Duo  reperio  <]ua  fecifli  careni 
lia  tem^orihuf,  fcilicet  maferiam  corporai 
]em,  cr  naturam  angelicam  •  Altre  di 
firma  e  di  materia  congiunte  infume,  e 
juefefiiron  i  cieli  congiunti  a  fuoi  motoi 
vi  detti  inteJligentie,che  fecondo  Arijìofii 
le fcnolanime  d(fft  cidi,  \fciron aduni 
che  (juefìe  tre  j^etie  di  creature  ad  ejpre 
da  Dio  in  uno  infrante ,  come  efano  tre 
fcette  DArco  tricoyde,cio  e',Vt<n  arco  che 
halli  tre  corde,  e  che  da  ciafcunaefcaaà 
un  tratto  V  in  uno  irpante  la  fua  p(tia, 
E  cof  cornei  raggio  del  Cd  rijf<lende  in  ue 
fro  in  amira  tfr  in  crifìaUo  talmrrJe  che 
non  h'  interuah  di  tepo  dal  uenir  a  h/pr 
deffo  raggio  tutto  inftme,QOfil  trifirme 
ejjrao,  cof  leffrUo  di  firma,  di  materia, 
e  dffpr  tutto  itifme  ^  Aggio  daì  fuo  Sii 


Manie  fii  Concreato,  ciò  e-,  Infteme  con  effe  creato  e  conjìrutto  ordine,  ìlcjual  f,  che  quelle 
fifTcrondmondo  Cima,  ciò  h  T^^'IP^^  dfpremo  grado,  ne  lecjuaHfi  prokuo  ATtopuro,  ao 


r  rr 

è-  m'à'firmZ  7u,l{i'lÌiron,'cmf  Uhm^'ueiM",  i  nouf  orjim  i*v.»l,  l^im  in  ire  gmr> 
chi,  fcm  df  dd  ur  #r  Ji  f 'fcmfha  inifMo,Ortif  rkmfc    Ufriw^for'f  J'"'  ^ 
gj/ff  incorro  J<,  «D«  cor^pf^,  «  r«m  E  fU.  ur^lPro  lAr^rtnrn.,à,  e-,  U^rrU 

ZoiI  r«e?c  ti  auefli  he  e^ìremì,  recjuali  filP  m^iunlo  VOijrrM  m  m,  m  e,     ma  con 


forma,  E  jueflifii 


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Postillati  16 


PARADISO  ,  ^ 

ffp  mferU,  OnJf  lice,  de  TaI  umfjcio  è-,  Tal  legme fimp  nel me^fMiKf  m  atfdt 
CHe  mn  fi  éìw.may  llcjual  non  ft  difchglie  o  distesa  gUmai .  GfrowiWO  ui  fcrijp,  Hrf  dimPrai 
to  le  creature  effert  fiate  tutte  prodotte  da  Dioin  i/ìjìante,  fecondo  la  opinione  di  molti  f^^ri  theohgi, 
Onl<  dice,  che  (juejìo  nero  è  fritto  da  glifcriUori  de  lo  jfrito  fam  in  mola  lati,  E  ien  che  Hieroi 
nim  in  una  fua  efifì.  ad  Tifum,  dimoftrt  gliangeli  effere fiati  creati  da  Dio  molti ficoli  inan'^  che 
cre<fffe  (jurjìo  mondo  corporeo,  ouf  dice,  Sex  miUa  nec  dum  noflri  temporis  impletur  anmrum,  ttT 
euantas prius  eternitata,  cjuanfa  tempora,  guantai  fauiorum  origine s  fitìlfc  arlifrandum  efl,  in 
auìius  Angeli  Throni  Domimtionei,  ceteria;  ordineifcruierunt  Dfo  alfq;  iemporum  uicihut,  afij; 
menfurit,  e  cet.  Nondimeno  S.  Thomafo  ne  la  frimapari^,  ouefolue  ^uefia  dulitatione,  hfcufa  dii 
cendo,  Hieronimusloquiturfccundumfenteniiam  doctorum  Qrecorum,  (juiom^iethc  concorditef 
ftnfiunt,<iuoì  angeli  funt  ante  mundumcorpzreim  creati,  E  fc^uela  con  ragion  naturale  dicmi 
do,  che  fegliangelifijfero  flati  creati  inan^  a  laltre  creature,  chel  mondo  farete  fiato  imperfitto, 
f  che  imperftni:>ne  no  può  tffer  nel  creatore.  Onde  Sfritto  nel  Deut.  Vei  per  fida  fimt  opera  e  cet. 
E  nel  Gerì,  al  primo.  In  principio  creauit  Deut  calum  tD'  terram  CcelumJ.  angelicam  naturante 
Terram.i.  creatura;  corporea;  .  Cnle  dice,  che  la  ragion  lo  uede  aljuàfo,  ferche  no  concederebbe, 
che  i  Wlotori,co  e',  Che  glidngeli  del  cielo  Y  offìr  cotaio,Toffcro  cotanto  tepo  fen'^  fùa  perfittione, 
perche  indarno pmSe  che  fvjjlro  flati  creati  inan^  al  corporeo  modo,  aljual  hauectno  afcruire . 


For  fù  tu  doue     quanh  qucjli  amorì 
ftiron  ermi ,  e  come  *fi  che  (penti 
tlcl  tuo  difio  già  fon  tre  ardori  ♦ 

INe  grugneriaji  numerando  al  uent't 
Si  toflo  ;  come  de  ^iangch  parte 
Turbol  fuhìetto  de  uojlri  eìcmcntK 

LaUra  rimafe  j  e  comìncio  queftarte  y 
Che  tu  dtfcernijcon  tanto  diletto^ 
Che  mal  da  circuir  non  fi  diparte* 

Principio  del  cader  fu  il  maladetto 
Superbir  di  colui  che  tu  uedefii 
Va  tutti  i  pefi  del  mondo  cofiretto  ♦ 

Cluefiifche  uedi  quijfuron  modcjli 
A  riconofcer  fe  de  la  hcntate , 
Che  gìihauea  fritti  a  tanto  intender  pnflì 

Herchc  le  uifìe  lor  furo  effaltate 
Con  gratia  iVuminante^e  con  ìor  mertoi 
Si  channo  piena  e  firma  uolunutt  • 

E  non  uogìio  che  dubhty  ma  fe  certo  y 
Che  riceuer  la  grafìa  e  meritorio 
Secondo  che  lajfettc^  le  aperto  ♦ 

yiomai  intorno  a  queHo  confijlorio 
Tuoi  contemplar  affli  j  fe  le  parole 
IAÌ€  fon  ricolte  fen^ltro  aiutorio  ♦ 


tìora  fà  tu  Dante,  dice  Beat,  per  tjuello 
chio  tho  difcpra  detto,  doue,  (Quando,  e  cO 
m  (i^^fli  amori, ciò  è^,  Quefle  creature 
fiiTon  create,  Voue^  perche  tho  detto  che 
fiiron  cre,iti ne  leternit a, Quando,  \erche 
Vai  infefc,che  piYoncveati  ftiori  degni 
teyjipo.  Come,  perche  intendefli  che  fiiyon 
creati  in  inflante  ,  Si  che  nel  tuo  dffdeil 
rio,  chaidi  fctpere,  fcno già  jjrenti  TRe 
ardori,  ciò  e-.  Tre  duli  che  prima  hautu 
NE  gìugneriaft  numertindo  al  uenii,  Mo 
flra  ijuanto poco  flette  lucifero  co  fuoifei 
guaci  iop  la  fua  creaticne,  a  rileBarft 
contra  del  fÙQ  creatore,  perche  dice,  che 
numerando  non  ft  giugnerelU  fi  toflo  * 
uenti ,  come  farte  de  gliangeìi,  cadendo 
dal  c\t\o,  turVo  c^ua  giù  i/  fuketto  degniti 
lemmti,  ifenhe  àalcunl  turVo  il  moto  nai 
furale,  come  delftiOcoe  de  laere,feruirf 
tu  del  friyno  molile,  E  daltri  la  ejuiete,  co 
me  de  laccjua  e  de  la  terra  penetrando  ne 
le  uifcere  dognun  di  quelli,  (omeufdemf 
ynone  luìtimode  Vlnf,  laltra  parte  de 
gliangfli,  che  non  fcgui  Lucifero  e  rimafe 
la  fu  in  cielo,  comincio  tjufflarte  del  cir$ 
cuir  intorno  al  fio  creatore,  Daljualcirf 
cuire,  per  efpr  ccfirm.ata  in  gratia, e 
fcter  peccare f  non  fi  diparte  mai. 

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Postillati  16 


iii'H 

■..fìV 


r,Ì7 


CANTO  xxrx* 

PRmcfpio  Jr/  caleYy  il  maìctJetio  fù^eYlirefù  principio  f  ca^iottf  ìel  caìfy  li  lucifird,  ilijual  fu 
ueiefii  c^fìretio  àd  tutti  i  fffi  dfl  mondo, ferche  ejpnh  jfofto  nel  (entro  df  !a  terra,  luogo  fiu  laffi 
(fi  tutti glialtriy  tutte  le  cofe  graui  fonfam  uerfc  lui,  perche  Omne  graue  teniifur  ad  cerArum  . 
<^elli  che  ueii  ^fui girar  intornoa  D/o  F  Vro«  modejìi,Furon  humili  e  non  fuperii  di  riconofcer fi 
ia  la  diuina  e  fcmma  lonta  di  Dio,  che  glihauea  fitti  f  creati  prejìi  e  pronti  a  tanto  intender  lui, 
Verche  le  ueduteloro  fitron  effaltafe  con  illuminante  gratin,  E  Con  lor  merto, perche  riceuendo  in 
fc  fai  grafia  illuminante,  meritaron  dopo  (jueUa  la  cooperante  e  confumante,  jfer  lejuali  ftiron  in 
grafia  confirmati.  Onde  dice  channopiena  e  firma  uolonta,  CfT  altro  non  uoglion  ne  poffcn  uolere 
fc  non  ijuel  che  uuole  Dio  .  E  New  j<o^/ic  che  duUi,  Mofìra  cjufl  chaUiamo  àftio,  cheì  rìceuer  la 
grafia  è'  merito,  E  (\uefìo  dice  efpre  SEcondo  che  lè-  aperto  affìtto,  ciò  e,  SeLonìo  che  glie-  mai 
nijifìafo  laffvttione  e  lamore,  Verche  tanfo  di  grafia  merita  la  creatura, (juanto  ha  damore  uerfc  del 
creatore,  come  già  in  f  iu  altri  luoghi  halhi0imo  ueduto  .  HOmai  dintorno.  Conchiude  Beat, 
in  f€ntentia,che  feVanie  ha  notato  le  fue  parole  fcmplicemenfe  e  fcn^n  altro  ftff'f^ico  intendii 
mento,  che  refclufo  de  duhhi,  che  prima  hauea,  può  perfcfleffc  hoggimai  contemflar  nr  interier 
affai  deìaconditione  de  gliordini  di  (juelli  angeli.  La  congregation  de  eguali  chiama  Conf fioro, 
per  fimilifudine,  Verche  confifìoro  è'  il  colleggio  de  Cardinali  adunati  intorno  al  Tapa,  Come  ^uei 
fii  ordini  dangeli  fono  adunati  intornoa  Dio, 


Uà  perche  in  tma  per  le  uojlre  fchok 
Si  legge  che  Ungcìka  natura 
È  ul  che  mende ,  e  fi  ricorda  e  uoU  5 

Ancor  diro  *y  perche  tu  ueggi  pura 
La  ucrìta  ^  che  U  giù  ft  con^nde 
Iquiuocandom  fi  fatta  lettura: 

Q^uejle  fiiflantìe  poi  che  fùr  gioconde 
De  la  faccia  di  Dio*,  non  uolfir  uifi 
Va  effajda  cui  nulla  fi  n^fionde  x 

IPero  non  hanno  ucder  intercifo 
Da  nouo  obietto  ;  e  pero  non  hifogna 
Rimemorar  per  concetto  diuijo. 

Si  che  la  giù  non  dormendo  fi  fogna 
Credendo  e  non  credendo  dicer  uerot 
Ma  ne  lun  e  più  colpa  e  più  uergogna^ 


Vuol  Beat,  dimofìrare,  che  ne  langelo  no 
fono  tjuefle  frepofentie,  IntellfUo,  memoi 
ria,  e  uolunfa,  che  noi  ^ua  giù,  ejuiuof 
candì, gìiattrihuiamo,  nelmodo  che  fono 
ne  lanima  nofìra,  perche  gìiangfh  ne  ini 
fendono  per  iff  etie  iheff  tragghino  da  le 
cofe,  ma  intendono  per  ijfefie  che  fcnofue 
connaturali,  e  pero  mn  intendono  comi 
fonrndo  e  diuidendo,  ne  fer  difcorfc  di  ra 
gione  come  ^cciam  noi.  Memoria  fmili 
mente,  per  due  ragioni,  non  fuo  effir  in 
loro.  La  prima, per  che  memoria  e-  pieni 
fia  danima  fondata  in  organo  del  corpo, 
e gliangeli  fcno  incorporei,  Laltra  h',  chi 
la  memoria  tende  a  le  cofc  paffete,  e glian 
geli  riguardando  in  Dio,  hanno  fcmpre 
ogni  co  fa  prefcnte.  Volontà  ancora  ncn 


ho  che  imlinatione  a  la  cofa  chef  dfftdera,  efctffi  defdcrcffio  oli 


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Postillati  16 


PARADISO 

t^tìff  a  mi ,  de  ilo  (fjltìh  dmUra  hen  cafad  àe  luna,  ci  uoì/imo  a  uoler  inteJn  Uhra  cQp,  M* 
tjftintfnltnk  Uio,  nonfpffan  uolgtr  ad  intfndfr  altyo.ffnhe  in  lui  ininJonù  il  tutto,  E  fero 
nò  bifcgm  Rlmfmorarf,  m  è-,  Ridurre  a  mmoria,  VEr  diuifo,cio  Ver  corìcetto,  fmhe 
uedenkl  inno  in  lui,  daljital  rr.ai  nò  udtan  uifo,  ti  tutto  ^  fcmpre  hr preferite,  Adunche  ^ufjìi  no*, 
rni  di  Intelletto,  mmona,  r  uohn  a,  che  noi  uoglictrì'O  attribuir  a  gliangeli,  non  fcn  frOfri  di  Lro^ 
ma  ecjuiuocati,  E  come  in  loro  slattino  jfrofriamente  a  nominare,  lo  fa  colui  che  tutte  Ultre  cof(  pi 
ce,  SI  che  la  giù  non  dormendo  fi  fègna,  Perche,  fi  come  (juel  che  d^rme  figna  cofc  no  une,  Coft 
molti  di  ijuePi  moderni  theohgi,  fognano  non  dormendo,  perche  dicaro  le  non  uere  cefi  CReiend^ 
t  non  credendo,  perche  tjueBi  che  credono  dir  il  uero,  feccano  fer  ignorar  fia,  e  ciuflli  de  fanno  di 
iir  ilfalfc,  eferfarer  dotti  lo  uogliano  fcjìenere  fer  uero,  feccano per  malitia.  Et  in  ^uefìiepiu  col 
fa,ferche  non  piamente  peccano  infinger  di  creder  il  (alfe  per  uero,  ma  cercano  di  [erjhdfrlo  ai 
altri,  E  Più  uer gogna,  perche  da  dotti  fcno  reputati  mendaci  e  fcdutCori . 


Voi  ncn  andate  giù  per  un  fentlercf 
Phihjcphctndo  3  tanto  ut  trafpona 
Lamor  de  lapparenza,  el  Juo  pcnjiero^ 

Et  ancor  quejlo  qua  fu  fi  comporta  ,  ^  -, 
Con  men  di/degno  ^,  che  quando  è  pofpojìa     t^rf^^t'^f^,  che  uoi  no  andate  giù  nel  mon 

La  diuina  Jcrittura  ,0  quando  è  torta  ,  dofijoff  ndoPPyu.jcnttero  cio  e,Tef 

..:  r.   r.  ^      .    r  (Quella  jcla  uia  di  tali  naturali  Loje,m.edii 


Seguita  Beat»  ìicenh,  lamore  le  le  coft 
naturali  che  appariscono  e  poffcnfj per  rai 
gion  prouare.  Et  il  juo  penfero,  iltjual  èr 
di  cOnfeguir  chi  ufde  e  chi  honore,  ui  traf 


Non  ui  fi  pcnfa  quanto  [angue  cofìa 
Seminarla  nel  mondo ,  e  quanto  piace 
Chi  humilmentc  con  ejjà  Jaccofia^ 

Ver  cjpparer  cijfi:un  firgcgna,  e  face 
Sue  tnuenticni'^e  quelle  fon  trafcorfe 
Va  predicanti  5  el  uangelio  ft  tace  ♦ 

V«  dice  ;  che  la  luna  fi  ritorfe 
Ne  la  pajfwn  di  Chriflo^  e  finterpofe 
Ferchel  lume  del  fol  giù  non  fi  porfe 

"Et  altri  j  che  la  luce  ft  nafcofe 
Va  fi  pero  a  Glijpani^a  dindi  ^ 
Come  a  Giudei^  tal  ccUpfi  r^Jj^ofe, 

No«  ha  Yiorenxa  tanti  Lapi  e  hindi ^ 
Q.uantefi  fatte  fnuole  per  anno 
in  pergamo  fi  gridan  quinci  e  quindi 

Si  che  le  pecorelle ,  che  non  fanno , 
Tornan  dal  p,ifco  pafciute  di  ucnto  5 
E  non  le  fcuja  non  ueder  lor  danno 


te  lejuali  alcuna  uolta  ft  prouano  le fipnt 
naturali,  0  uogliamo  dire,  che  mediante 
lefpmpio  de  le  cofe  humcne,  alcuna  uolfa 
fi  prouano  le  diuine,  iUht  è  he  ne  e  lauda 
tile  a  f^re.  Ma  uoi,  per  parer  dotti,  uani 
date  dilatt&ndo  in  tutte  laltre  parti  di fif 
hfcfia  inutilmente  e  fiiori  del  uero  eluon 
fropofto,  nelijual  douete^  fmpre  flmtyt 
nondimeno,  ^uejìc  fi  com.porfa  e  toìera  an 
cor  (jua  fu  con  men  di f degno,  che  tjuani 
do  la  diuina  jcrittura,  per  (^utfle  tali  parti 
àifihfcfa,  e' pcffojìa  e  taciuta,  E  duan 
io  e-  fortj,  ciò  e^,  E  (ju^ndo  è'  altramete 
interpretata  di  juel  che  ft  conuiene.  Come 
jj'ejfe  uolft  temerarìam.cte  ardtfcam  di  /a 
re  alcuni  di  jue^i  nzflri  moderni  teologi, 
Senl^  pensare  cjuanto  fangue  cojìa  a  fcmii 
narla  e f^argerla  nel  módo,Come  fit prin 
c'ìfalmente  tjuel  di  chrifìo  e  de  fuoi  afofto 


.     » .  ^  ,  ^i»f  àipiu  altri  finti  martiri  fitto  diuerfi 

liranni  a  cht  rffi  k  pred Icaro,  E  /?«^  penfar  ancora,  guanto  piace  et  e- grato  cjua  fu,  chi  con  um 
Umiltà  facofta  et  unifce  con  Quella,  ciò  e-,  chi  firmam.ente  e  fcn^  alcuna  dulitation  le  crede . 
TEr  apparer.  Danna  la  fiiocche^-^a  et  ignorala  de  predicanti,  lauali  in  ìuoco  dfffoner  il  uanoelo, 
mlendo  mojìrar  deffcr  afirologl,  .Uuni  di  loro  dicano  in  pergamo,  che  ne  la  p  -ff:on  di  Chri/ìo,  U 
luna  chera  in  oppoftme  alfcle,f  uenne  fitto  Mittica  a  congiunger  con  Quello,  perche  Mora  ft  fi 
kclipfi  del  fole,  e  cofi  uenne  ad  ofiurare .  Altri  dicano,  che  nonfii  perche  U  luna  finterponeJP  tra 


jr.fi 

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Postillati  16 


CANTO  xxrx. 

éJfGfcle  f  «ii,  wtrf  cfi^  ctlfolfftt  t^ìtu  U  luce  UÌmente,  òe^liumuerfdméte  Qfmo  mtò  a  li  Sfm, 
c\)e  Ccn:^  Q:dhnuìi,cium  a  OÌinìi  che  fcn:^  Orienhìi,  Et  a  Giuiei  cUlifauano  Hienifclé  p/?o  nel 
yne'^  de  Ihemufirio  nojtr^  e  fottol  cin^h  meyiIicino,jf(Yche  lediffi  del  fole,  che  /?/o  fi  fi  pr  li^teYi 
fQfitme  ie  la  luna  tra  effe  [de  e  n:ìi,  mn  m:(i  uniuerfale  a  tutti,  jfer  ffjcY  il  fcle  molto  m^ooìoy  de 
la  luna.  Onde  effx  luna  non  fuQ  celar  a  tuUi  la  luce  di  f^eh  .  NOji  ha  Fiore «^4,  tapi  e  Bindi 
tran  tiomi  molte  ufifati  al  temjfo  del  foeta  in  Firen'^e  ,  Adunque  fcn  fiu  le  ftucle firr.ih,  che  ifrei 
Ricanti  gridano  in  pergamo  tutto  lanno  in  ejuffto  CT  in  tjuel  luw,  che  non  fcno  lapi  e  Bindi  in 
Firen"^  talrnfììfe,  che  l.E  pecorelle,  do  e-.  Le  genti,  che  non  fanpiu  oltre,  1 0man  dal  fafco, 
Tornano  da  la  predica,  chè'  il  pafio  de  ìanima,  PAfciute  di  uento.  Viene  di  cofc  inutili  e  ucne,  Et 
il  non  ueder  il  danno  loro  non  le  fcufa,  per  fjfer  ignorantia  crafp  a  lajual  douriano  cercar  di  rei 
mediar  e  di  meglio  uoler  intender  la  fdlute  loro» 


Ko«  dijfe  Chri?lo  al  jlio  primo  conuento , 
Andctte^e  predicate  al  mondo  chnce^ 
Ma  diede  lor  uerace  jindamento  t 

E  quel  tanto  fino  ne  le  fue guance: 
Si  che  a  pugnar  ^  per  accender  la  fèdi^ 
De  Veuangelio  fero  feudi  e  lance  ^ 

Bora  fi  ua  con  motti  e  con  ifcedc 
A  predicar  *j  e  pur  che  ben  fi  rida  , 
Gonfiai  cappuccio e  più  non  fi  richiede^ 

Ma  tal  uccel  nel  becchetto  finnida^ 
che  fil  uulgo  il  uedejfè  ^uederebbe 
L.1  perdonanza^  di  che  fi  confida^ 

Ver  cui  tanta  fiultitia  in  terra  crebbe  5 
Che  fenTji  proua  dalcun  tefiimonio , 
Ai  ogni  promeffion  fi  conuerrebbe  * 

Di  queìlo  ingrafjal  porco  /cinto  Antonio  y 
Et  altri  ancor ,  che  fon  affai  più  porci , 
Vagando  di  moneta  fen^a  conio  ♦ 


chriflo  n:n  diffe  Al  /lo  primo  conuento^ 
cioè,  A  fù:>i  dìfcepoli  prima  conuenuti 
con  lui  infterne.  Andate  t  predicate  ciani 
te  al  mondo,  Ma  fecondo  che  fcriue  Mari 
co  a  lultimo,dopo  la  jùa  rtfurrettione  diffé 
loro,  Euntes  in  mudum  un'iuerfum,  prpi 
àicate  euangelium  ornni  creaturcc,  llcjual 
euangelio  fii  ilueracelor  fondamento, 
E  (fuel  tanto  fono  NE  /f  fue guancie,  ciO 
è*.  Ne  le  fue  loahe  in  parole  dipinte  da 
le  flie  lingue  talmente,  che  a  pugnar  coni 
tra  lidolatrie  de  V<^gani  tfT  accender  U 
chrifliana  fède,  fìron  feudi  e  lance,  ciò 
h-y  ripari  da  difinderf  tfT  armi  da  comi 
hattere  deffo  euangelio,  perche  con  la  doti 
Irina  fclaméfe  di  quello,  poteron  riparar ft 
e  confonder  ogni  filfa  Ifgg^i  OndeV  Apo 
flo^oa  ghUelrei,  Sanctiper  fdemuicei 
runt  regna  e  cet,  Hortf,  dice^  fi  ua  aprei 
dicar  con  motti  E  Ccn  ifcede,  E  con  paroi 


le  giocofc,  e  pur  che  ft  yidalene,  COnfla 
il  cappuccio  Ver.henon  par  che  capine  in  f^eh^tan^o  fra  fc  f^jft  f  godono  i  predicanti  àhauer 
contaihrmo^iefcele  fi.tto  hen  rider  lauìienie  pop:lo,parenIolorodk^uer  a  quello  oUimcmentf 
Qtisfktto  ,  E  Vili  non  ft  richiede,  E  più  oltre  di  c.A  che  fricerchereUe  a  la  f^lute,  come  uuo  tnfci 
rire,  no,  ft  ricerca,  MA  taluccel.  Intendendo  deldemnio,  de  ft  dipigne  con  la  e  ihual  domina 
e  Crprajìa  a  c^uefì.  fimilt  uanaghy.of  predicanti  onde  dice,  chefM  loro  nel  Leccherò  del  capi 
Jcìo  chefduulg^  che  ^Ih  le  lo  uedeffe,  uedrelhe  laperdonan^a  re  lacjualegh  ft  confida,  Imeni 
dendodeleinduLtielhelft  frelicanti  fingon  dhauer  autorità  di  poter  concedere, peM^ 
crefciufaineffcuìl^otanta  fultitia,  che  fcnla  prouaVAlcun  ^fP^'f^^ 
priuil^gn,  0  hHa  Papale,  SI  conuerrMe  ad  ogni  promiff.or.e.  Si  condf  n  erette  a  credne  ogn 
\ofJe  a  eff. predi  antihfilPfrop^P^,  E  di  c,urfto,  S  Antonio,  ciò  e,  Mmon.fierto  dej.^^^ 
le,  tnJiJporcO,  che  a  S.  Antonio  f^Ur^tu  fce,  perche  nel  concedere  c^uefìe  non  ^  --f^^^ 
Te,  traUdaLppo  credulo  ^  ignorarne  uulg.  danari  CT  altre  cofc,  che  tutto  fi  pn  loro,  di  .he 
effi  ftn^raffano,  e  le  concniine  loro  che  mOY  peggio , 


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Postillati  16 


PARADISO 

l/j  perche  fiam  digrefjt  aljcf'r^  rhorct 
Gliocchi  horamai  uerfo  la  dritta  jlrada  j 
Si  che  la  uia  col  tempo  ft  raccorci^ 

Cìuejla  natura  J5  oltre  Jettgrada 
In  numero che  mai  non  fu  loquela  j 
Ne  concetto  mortai  ^  che  tanto  uada  ^ 

E  fe  riguardi  quel  j  che  fi  riuela 
Ver  DanieV,  uedni,  chtn  fue  migliaia 
Determinato  numero  fi  ceU^ 

La  prima  luce-,  che  tutta  la  raia^ 
Ver  tanti  modi  in  effa  fi  ricepe  j 
Cluanti  fon  ^ifj^lendori ,  a  che  fippaiai 

Onde  pero  che  a  latto ,  che  concepe , 
Segue  lajfetto  damar  la  dolce^zjt , 
Viuerfamente  in  ejjà  fìrue  e  tcpe^ 

Vedi  leccelfo  homai^  e  la  larghe\z^a 
De  leterno  ualor  ^  pofcia  che  tanti 
Speculi  fittti  sha,in  che  fi  fj^ei^^^k 

Yno  manendo  in  fe^come  dauanti* 


CANTO  XKIX» 

TYixUam  Bfrt/.  àt  la  natura  aYgelica.ma 
ffY  davnar  i  moderni  f  re liicanti  de  la  inu 
file  e  MoM  uera  dotirìna  che  uannofcmini 
io,  ha  fatto  digreff.one  (tjjci  lunga,  hora 
tornando  a  la  fua  materia  dice^che  queffa 

gelica  natura  SEn grada  fi  oltre,  eie 
Digrado  in  grado  fc  multif  fica  tanto  in 
numero,  ehe  mai  non  fu  lo(juela,  ne  mi 
tetto  mortale  CWe  tanto  uada,  chetante 
in  numero  fcffa  multiflicare,  Volendo  in$ 
ftrire,  chel  numero  defft  angeli  e-  inflnii 
io.  Onde  dice,  ^fe  riguardi  jue!lo,cheft 
riuela  fer  Daniello,  uedrai  chen  fue  mi^ 
gìiaia  ft  cela  determinato  numero,  Perche 
Daniello  al ffttimo  dice,  MiEia  milliu  mii 
niflralant  et.  Et  decies  miUiet  cettna  mil 
Ha  affìffehant  ei.  Intendendo  (juefìo  finUe 
fer  linfinito  numero .  L  A  frima  luce,ci9 
è ,  Idio,  CUe  tutta  la  raia,  lajual  tutta 
iUmina  ejfa  angelica  natura,  SI  ricefe, 
Siriceue  ine[[a  fer  fanti  modi,  QVami 


fono glijflédori  a  che  fqfaia,  ciò  e-,  Qu,a 
ti  fono  gìiangeli  che  ^tendono,  «r  yW/  ejfa  frima  luce  funife,  Et  infententia  dice,  che  la  diuina 
luce  lacjual  illumina  tutta  la  natura  angelica,  firiceue  in  ejfa  natura  in  tanti  Yr.odi,  (juanti  fcn% 
gliangeli  a  eguali funìfce,  ferche  effa  diuinaluce  f^ira  egualmente  in  tutti,  rra  non  da  tutti  eguali 
mente  e""  riceuuta,  ma<jualne  riceue  jfiu  e  (jual  meno  fecondo  chenefcn  cafaci.  Onde  FEro  che^ 
latto  che  concrfe,  ciò  r  ,  Perche  a  la  forma  che  riceue  la  luce,f(gue  la  dolce^^  damare,  ferche  ciaf 
cun  ama  tanto,  cjuanto  riceue  diluce,  Viuerfmente  in  effa  angelica  natura  EErue  e  iefe,  Scdda 
intefidifce  lamore.  Et  in  fcnteniia,  effo  amore  e  fiu  e  men  ftruente  in  loro,  fecondo  che  fiu 
e  meno  f  artici f  ano  de  la  diuina  luce  ,  Vedi  homaiadunjue  V Eccelle,  ciò  e  ,  laltez^  e  la  lari 
gheZ.^  de  leterno  e  diuin  ualore,  do  e  ,  di  Dio,  fofcia  che  rha  fiotti  TAntijf'eculi,  Tanti  ffff-^^i* 
guanti  fono  in  numero  efft  angeli,  IN  cheft  ffeTÌ^  ,  Netjuali  raggiando  diuerfmente  fi  iimdff 
hlmanendoft  uno  <17  intero  in /?,  cornerà  inan'^  a  la  cyeation  di  jueUi . 


CANTO 


forfè  femilia  mtgVa  di  lontano 
Ci  firue  Ihora  fefìa  ;  e  quefìo  mondo 
China  gin  lombra  quafi  al  letto  piano  ^ 

Qiiandol  me'^o  del  cielo  a  noi  profóndo 
Comincia  a  fhrfi  tal  ^  che  alcuna  biella 
Verdel  parer  in  fin  a  quefìo  fv fido  t 

E  come  uien  la  chiariffima  ancella 
De?  fol  più  oltre  5  cofil  cid  fi  chiude 
Di  uffìa  in  uiih  in  fin  a  'la  piu  bella 


Defcriue^  foeta  nelfyefmte  canto  fer  certa 
fmditud.ne,comeafocoafoco  egliferde 
la  ueduta  del  triófo  de gltangeli,  che  fem 
fre  girano  intorno  a  Dio,  llche  hahUamo 
rei f  recedete  uaduto,  E  come  ritorno  a  ri 
mirar  nel  uolto  di  Beat,  lanuoua  leReZi 
de  lacjuale  mofìra  ejpr  al  tutto  imfofft 
hile  ad  efj^rimere,  E  come  da!  primo  moi 
Bile  f^ìfe  con  lei  iìifiemeal  cielo  emfireo, 
QUefffmente  riguardato  in  un  lucidi ffti 
mo  fiume 


Ap 
Ni 

I 


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Postillati  16 


P  A  R  A  D  I  S 


CANTO  XXX 


ri' 


.T.  * 


K 


Ko„  ......  ,1  .io.,^o.J.  -!^ÌÌS'^£^^ 

Sempre  cJ/^ifor«o  .  p..fo  ,cje  m/  .m/e  r,,/ .o,^,oM../7^r''^/r.r W.m^ 

A  poco  a  poco  al  m/o  weier  Ji  jf/;;Je  :  p^FOrrf/^rri/i^mf^/i^ 

PercJ^e  tormr  con  fiocchi  a  Batrtce  UhmnOy  Vuoiti  foeu  àimjirarf,  che 

trulla  ueder  er  amor  mi  copmfi  ,  fcomf  ffrUffarir  ie  Ulhainonentf  Jt 


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Postillati  16 


PARADISO 

(fi  mfnfe,  hue  ue^^lama  eh  nafcel  fole^  infin  U  hue  fottJ  fofmo  W  cielo^Q  uog^im^  JÌYf  fcffol 


partiti,  E  tu'itìt  (juejìn  yeuolutionf  fh  fcmfye  il  folrfcpr^  irffo  ghh  (fi^i  in  x\iiy',  hore  ialmentf^ 
che  3^nifci  hore  uìen  n  fir  una  (juarta,  tf/  ogni  cjuayt*  uien  ai  rjJeY  ^  i  oo.  miglia,  che  tan  a  e-  U 
quarta  farte  ii  20400.  miglia^  che  diciamo  fcconh  il  prta,  girar  il  gìaho.  Et  ogni  hora  ne  uien 
*t  sro.  che  tanto  e-  la  fcfìa  farte  duna  (juarta^  ciò  ^,  èe  le  ri  00,  miglia,  H^ra  àicenio  il  fotta 
chi  fol  NE  firue,  ciò  NV  fcalia,  Ihorafcfla  fvrfe  fmilia  miglia  ài  kntanò,  E  che  Quefì^  m^ni 
Jio,  ciò  è-y  QUefìo  noflr:}  hemiffirio,  china  già  <]uaft  lOmira,  ciò  è^^la  flette,  che  altrui  non  h 
ihe  omhra  ie  la  ferra.  Fino  al  letto  piano.  Fino  al  piano  ieffa  terra^  (XuUol  me^  del  cielo,  A  Noi 
fr:>fcnIo,  ciò  e,  A  noi  aitò,  comincia  a  far ft  tal.  Comincia  talmente  aYifchiarire,  che  alcuna 
flella  VEriel  parer  in  fin  a  ejuejlo  fvnh,  che  ie  luniuerfo  ^  centro,  ciò  è-,  Sparifce  talmente, pef 
fjfc  fuo  rifchiarire,  cheag^iocchi  nofìrifin  a  (juefiofinio  non  far  più .  Ha  coluto  iimolirare,  come 
difofra  hMìamo  ietto,  chel frincifio  ielo Jparire,  ieffc  trionfi  ie gliangeli,  era  fmile  alprincif 
pio  ie  h  f^arire  ie  le  jìtUe  iel  me^  cielo,  (fuanio  lalia,  unhra  0  fOco  più  inanl^  al  giorno,  api 
jfarifce  in  oriente,  Perche  ^uanio  il  fcle  ne  jtruelhora  fcfta  fei  mila  miglia  ii  lontano,  ùueUi  che 
hannoeffà  hora  fcjìd,  ne  uengonai  ejpr  iiflanti  0^0 »mi glia  fiu  iuna  cjuarta,  latjunlhMiamo  uei 
iuto  e/prTtoo,  miglia,  ^  è,  come  hahSiamo  ietto,  da  oriente  oue  fi  leual  fcle,  infin  fcUol  colmo 
iel  cielo  ii  ioue  lo  ueggim  leuare,  Fjpnio  aiunijue  aUhora  il  fcle  fctto  de  lori^nfe  000,  miglia^ 
uien  ai  efpr  a  noi  che  fiamo  fcttol  colmo  iel  cielo,  unhora  inan'^  al  di,  effcniolfito  camin  dunhoré 
fu  la  terra  ero.  mi^ii,  che  per  proceder  con  finito  numero,  non  la  ittermina  afunto,  Onie  dice, 
Tcrfifcimilia  miglia  di  lontano,  E  per  dimofirare  tjuefia  diftantia  tra  noi,  che  fiamo  fcttol  colm^ 
iel  deh,  e  (jueEi  che  hanno  fa  fcfia  hora  del  ii,  effir  oltre  a  lori^nte  oriertaìe  fcggiunge,  E  (juet 
fio  mondo  china  già  lomira,  Verche  allhora  china  cjuefto  mondo  lomlra,  chel  fi  [ale  a  Un'ente  in 
oriente,  cofi  comelal"^,  ejuanio  fcende  da  quello  in  occidente  .  E  Come  uien,  E  come  uien  più  di 
tre  Ulta  chiarifftma  ancella,  ficon  do  i  poeti,  del  fcle,  perche  li  ua  inan'^  a  prepararli  la  uid,  Cofiil 
cielo,  per  tal  chiare^'^ct,  SI  chiude,  ciò  ìy.  Si  cela  DI  uijìa  in  uifìa,  Btfìella  in  fi  ella,  che  frima 
ft  ueJea,  Infin  a  (juella  di  Venere,  che  di  tutte  e'  la  più  Iella,  efiu  fi  moflra  a  lei  uicina  cjuanin 
la  frecede .  Non  altrimenti  adu(}ue  il  trionfi  de  gliangeli,  CHe  lude,  ciò  h-,  ììtfual  girando  giuoi 
ca  fcmfre  Dintorno  al  punto.  Dintorno  a  Dio,  LA  cui  luce  mi  uinfc.  Onde  di  fcfra  nel  xwii/,  can 
io  affé,  Mnfunto  uidi,  che  raggiaua  lume  Acuto  fi,  chel  uifc,  chtgli  afivca  Chiuder  conuienfi  fff 
lo  firte  acume,  PArenio  inchiujò  ia  (juel  chegli  inchiuie,  Varenio  efpr  contenuto  ia  le  gerarchie 
ie  glianjieli,  (fufJle,  chegli,  per  efpr  infinito  e  contener  il  tutto,  con  o^nAtra  cofi  contiene,  A  poc:> 
afocofifiinfieficffi  nuHaalr.iio  ueiere,  VErche,  fer  laijual  cof^t,  ueier  nuSa  tr'gmore,mi  coi 
prinfe  tornar  con glioahi  a  Beat.  Et  in  fcntentia,  il  non  ueier  io  alcuna  cofd,  e  Umr  che  prtaué 
a  Beat,  mi  cofìrinfe  ajornar  co  ^Hocchi  a  lei,  e  ragioneuolmetc, perche  iouelhumano  intelletto,  ne 
le  diuine  cofi,  perfifieffo  no  difcerne,  fiiolge,  per  inttnlerU,  a  Beat.cio  è-,  A  la  pera  teologia . 


Se  quanto  ìnfino  a  qui  di  lei  fi  dice  y 
Fojjfc  ccnchìufi  tutto  in  una  loda^ 
reco  f irebbe  a  firnir  cjuejìd  uìce^ 

La  beUeTjay  chi  wdìji  trafmoda 
"Non  fur  di  la  da  noi  j  ma  certo  /'o  credo 
che  job  il  fuo  fittor  tutta  la  goda^ 


WalUmo  in  fino  <f  e^uì  ueìuto^  c]efleh 
Be.it.ii  cielo  in  cieh,effirfi  fcmpre  agliai 
chi  iel  fofta  fistia  più  Ma,  E  (^uefio  fef 
la  ragone  già  più  uoUe  ietta,  MiC  hou 
efpnkella  con  lui  infieme  fAitoAcieb 
empireo,  fuffemo  di  tutti  i  cieli,  corr.e  <juf 
ii  fm  ue iremo,  ioue  hmnlo  a  tr^tH^f 


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Postillati  16 


CANTO  XXX* 

Drf  qweJJo  putito  ukto  m  concedo  de  la  àiulna flJlntU ,  eie  ìd  trinità^ 


Vh  ^  cU  giamaì  da  punto  di  fuo  themd 
So^mo  pjjc  comico  yO  travedo  ^ 

Che  come  file  in  uifo^chepu  tremata 
Coji  h  rimembrar  del  dolce  tifi 
Lei  mente  mia  da  fi  medefmafiema^ 

t>al  primo  giorno  y  chiù  uidil  fito  uifo 
In  quefta  uita,inftn  a  quejla  uifla^ 
Ko«  e  il  figuir  al  mio  cantar  precifi  j 

lAa  hor  conuien  chel  mio  figuir  defifla 
Viu  dietro  a  fua  belle^T^a  poetando^ 
Come  a  lulùmo  fuo  ciafiun  artijla^ 


unita  ii  (jiiellajrr;atma  oltre  atutieUU 
tre  diuinilJlma  et  incmi[rrnfxhile  ai  ogri 
intelletto  hmano^jferc  Yr.ojira  flUtjjiyft 
fitta  tanto  fuori  ào^nifuo  conifrendey  Lei 
la,  che  fi  tutto  (juello  che^H  di  lei  ha firit 
ro  infin  a  ^injvjp  in  una  fcla  loda  ihiuft, 
fàrelte  foco  A  f^ornir  (jurfia  uice,  ciò  è', 
Afnra  cfuefia  uolta  chel  direfiffe  eguale 
4(l{^tiO,  Terche  la  heUeZ^  eh  uide,  dice 
ih  SI  frafmoda,cio  è-,  Vfie  del  YKodo  na 
fUY  di  la  da  mi  humani,  ma  dal  ueder  di 
tutte  le  diuine  creature  ancora,  come  uuol 


infirire,  talmente  che  crede,  che  [do  idi^ 
/ùo  fattore  lA  pdd,  n'o  e,  la  intenda  e  conìfrenja  tutta,  E  fcggiuti^e.  Da  (juffìo  funtonii<:nf 
cedo  fìu  uinto,  che  giarKaif^fp  fuferafo  e  uinto  fotta  comico  o  tragico  dafuto  di  fuo  tema,  Perch^e, 
fi  cornei  fole  fcema  la  uifta  che  fiu  trema  afjìffandola  iìilui,  cofi  lo  rimemhrar  del  d'Jce  rifc  di  lei, 
fcema  ia  fe  medtfma  la  mente  mia,  E  dal  frimo  giorno  chio  uidi  in  ^uefta  uita  il  fuo  lei  ui[c  infin 
0  ifuefìa  uijìa,nd  <r  al  mio  cStay  de  le  fue  lodefrecifc  e  tolto  ilfeguir  nd  dir  dijuelle,  Ma  hor  a  con 
uien  ihelmio  fguire  dietro  a  fua  UUeTi^  poetando,  defjìa  fiu,  Come  ciofcuno  artifìa  dfffìe  AL 
fuo  ultimo,c'io  è-.  Quando  e  tanto  proceduta  inan^  ne  la  fua  arie,  che  fiu  oltre  nojfuo  andare  . 


Coiai  *y  qua!  io  la  Ufcio  a  maggior  bando , 
Che  quel  de  la  mia  tuba ,  che  deduce 
Lardua  fua  materia  terminando^ 

Con  atto  e  ucce  di  f^ edito  duce 
Ricomincio  \  Koi  fimo  ufciti  fvre 
rei  maggior  corpo  al  cicly  che  pura  luce^ 

Luce  intcUntual  piena  damcre  ^ 
Amor  di  ucro  ben  pien  di  Ictitia^ 
Letitia,che  trafcende  ogni  dolciore^ 

Qw/  uederai  luna  c  lastra  militia 
Vi  paradifo  ;  e  luna  in  quell'i  afpctti* 
Che  tu  uedrai  a  lultima  giujlnia  ♦ 


Kon  fotenìo  il  foeta  ef^rimeye  Unfinitn 
Ielle di  Beat,  uien  a  dir  ie  latto  neh 
pai  eia  li  diffe,  come  fff  erano  ufciti  del 
frimo  molile  e  filiti  al  cielo  empireo,  On 
le  dice,  Cotal  qual  io  {no  potendo  la  fua 
leUeTÌ^  fjj,rimere)  LAhffo  a  maggior 
landò,  ciò  e',  la  laffo  a  maggior  e  fiu 
fcnoro  grido  DI  quel  de  la  mia  tuia.  Di 
.  quel  de  la  mia  uoce,CHe  deduce,  lacjuai 
le  fcema  terminando  lardua  e  difficihffii 
ma  fua  materia,  In  tal  modo  cor.fffando 
non  poter  tanta  leReZZ.^  fJf  rimeYe,  Effa 
Beat,  ricomincio  adire  CCn  atto  e  noce 


éijpedito  duce,  A  dinofare,  che  le  diui^ 
ne  coCe,  ie  leauali  eda  li  ueniua  a  trame,  glierano  ffkmiimi  comefcglion  effìr  le  fi,e  ne  la  mii 
litia  :iaccorto  e  len  aueduto  duca .  Noi  f  amo  ifciti  fi.ori  DE/  maggior         -  ^^^^^^^^^ 


PARADISO 

aì'Aicb,  yifì(ludl  fdm  fey  li  lum,  (jumnto per  li  ytìft  iark  luUlmd giufìi  ferif enfia,  l(}uali  heait^ 
mlitafò  e  uinfcY^U  gin  in  Utu  cantra  il  monh,  cantra  la  carnr,  e  contra  UufYfàm  /oro,  lalfrd 
pira  le  gVm^eli,  che  militmn  ioira  ii  luciftYO  e  ée  fuoifegudcx  cdccianioìi  àel  cielo^  e  che  iofol 
cader  ii  tjuelli  rimafero  jutt  fu^  e  furori  confirm^ti  in  gmia,  /rcowdo  òne  md  infirire . 

Moftra  y  che  fi  cme  un  fitUto  f^lenhyi 
lifartf  fanti  i  uiftuijymtiy  che  friua  loci 
cUo  ielueierleffere  defiufiytiohftti,che 
non  è'  la  Jùa  uiftua  uirtu,  come  auiene. 


Come  fuhito  lampo ,  che  difcetti 
Li  giriti  uifìui  fi ,  che  priua 
Da  latto  locchìo  di  pìufirti  ohìettii 

Cofi  mi  circonfuìfe  luce  urna  ; 
E  lafcìomi  fiifóato  di  td  ueh 
Vcl  fuo  fiilgor ,  che  nulla  mappartua^ 

Sempre  Umor  ^  che  q  àeta  quejlo  cielo  , 
Accoglie  in  fe  coft  fittta  filute  y 
Ver  far  dij^ofìo  a  jua  fiamma  il  candele  4 


éjuanio  uogliamo  fiffmente  mirar  il  fot 
le,  che  U  fùa  luce  nahlaglia  ii  mok  che 
nuda  ueggiamo,  Coft  effènio  egli  fclito  a\ 
cielo  empireo,  fu  éa  la  uiua  luce  ii  (jueh 
circonìato,  e  lafcioSo  tanfo  fajciato  it  tal 
impejimenfo  iel fuo  fjflenkre,  che  nulli 
ueltua,  Onìe  ìice,  COme  fuUtolamp, 
Come  fuUfo Jplenlore,  CHe  iifcetti,  lijual  iijferìi glìf^ìriti  uiftui  ft,  che  friua  locchio  DE  latto, 
ciò  ^,  Di  ueirr  lefpre  ie  fitti  ohietti.  Perche  locchio  Tion  può  ueier  oiìetto  de  fra  più  fine  ie 
la  fua  u\ fitta  uìrtu,  Cofi  luce  uiui  MI  circonfitì/e,  ciò  h'.  Fulgorando  mi  circonio,  E  Lafiiomifii 
filato  ii  tal  ufio  iel  fiio  fulgore,  E  Ufiiomi  circonlato  ii  td  impeiimento  iel fìto  jpUniore,  CHe 
mapparina  nuHa,  Che  nrffuna  cofa  potea  ueiere .  SEmpre  Umor,  M3/?rrf  Beat,  la  cagione  iel 
tanto  fm' furato fflenkr  di  (Juella  uiua  luce  iicéio^  t  Amore,  che  (Quieta,  cioè,  liio,  ilcjual  fofa 
fi^pre  (fuejìo  deh,  E  pfdnio  aueflo  fch,  moue  tutti  glialtri.  Accoglie  C7  aduna  in  fe  CO  fi  fàttd 
falutey  Cìfi  fitta  uirtn,  VEr  fiir  d'lf:iflo  il  canielo  a  la  fita  fiamma,  ciò  è'.  Ver  adattar  Ihmano 
intelletto,  come  fà  hora  il  tuo,  a  lo  f^lendor  de  la  fua  infinita  gloria  • 

Dette  da  Beat,  le  prefafftreui  parole,  il 


Kort  fùr  più  tojlo  dentro  a  me  uenuU 
Ciiiejle  parole  hreui*^chio  compreft 
Ue  firmontar  di  fopra  mia  uirtutex 

E  di  nouetla  uìfìa  mi  racceft 
Tale  5  che  nuHa  luce  e  tanto  mera , 
Che  gliocchi  mici  non  ft  fi)ffcr  dififi  : 

E  uidi  lume  in  fi)rma  di  riucra 
Fuluido  di  fulgor  intra  due  riut 
Dipinta  di  mìrahil  primauera^ 

Di  tal  fiumana  ufcian  fiiuiìle  uiue\ 
E  dogni  parte  fi  mettean  ne  fiorii 
Quafi  ruhin  ,  che  oro  circonfcriue . 

Voi  j  come  inebriate  da  gliodori  , 
Rìprofòndauan  fe  nel  miro  gurge  5 
E  funa  intraua  y  unaltra  nufia  fuori , 


poeta  fi  fent\  immeiiate  fcrmontar  di  fòi 
pra  la  fiia  humana,  e  riempirfi  ii  diuim 
uirfu,  E  raccender  fi  di  tal  nuoua  ueduta, 
che  neffiina  luce  £^  Tanto  mera,  t  tani 
to  pura,  dice,  che  li  miei  occhi  non  fi  fi  fi 
fero  dìfifi  dal  fiio  Jfflendore,  E  uidi  lume 
EVluido  di  fiilgore,cio  è'.  Lucido  di  f^lé 
iore,  infirma  diriuiera,  A  fmilifudine 
ii  fiume  intra  due  riue.  Dipinte  di  mira 
lil  primauera ,  Ornate  di  marauiglàfi 
herhette  e  fiori,  che  di  primauera  fi  fof 
glion  uederty  E  ii  tal  fiume  ufcian  uiue 
fiiuille,  che  fi metteanone  fiori  dognuna 
èe  le  due  riue  talmente,  chrpareano  rui 
lini  legati  in  oro.  Poi  come  elly 


m  oro.  Poi  come  ebbri  e  \(itij 
de  gliodori  di  i]uelli,fi  riprofindauano 
ne/  miro  gtirge,  ciò  e ,  Nel  miralil  fiume,  E  fi  una  uentraua,  nufciuafitori  unaltra  .  Que?^ 
ahm^ue  intenderemo  effcr  il  fiume  deltjuale  fcriue  Giouanni  al  xxy.  del'Apoc,  dicendo,  Oftendit 
mìhiflumen  acfu^  wu$  ffiìendidum  tan^uam  criftaUum  procedentem  de  fide  Dei,  E  lintenderemù 
per  la  grafia  de  lo  f^iritofanto,  che  immediate  procede  da  Dio,  e  iifiniefi  ne  lanimeieate  infefifet 

li  fiori. 


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Postillati  16 


C  ANT  0  XXX. 

fi  /roy^V  Iff^KìHf  f  ^W^^'^'  ^mminiftrttn  còAmmete  ul grutU  in  hrò/me  (jutlifa^  urite 
rwo,  Onif  S.  Amlrofto  in  lihJf  Sfiritu  fiinfOyCiuifat  Dfi  iOa  ItYufdè  cdlfflis  no  mtatu  «licuiut 
fìuuij  UYYffIris  alluitur,S  eà  ex  finte  frocfdit  JjnritM  fincti.  lurttt  e  Uliya  ma  fìgnifica  il  ueuhiù 
ft  il  KMM  teftfimeto,  {mhe  in  f wflo et  hQr«(  in  jueflo  a glieUui  f-,  fffa  gwia  mminiftrafit . 


Laho  dìjioy  che  mo  tìnfiamma  ^  urge 
Vhautr  notitia  di  ciò ,  che  tu  uet  5 
Tanto  mi  piace  pu  ,  quanto  più,  turge^ 

tAa  d'i  quejì'acqua  conuten  che  tu  fce/, 
Vrima  che  tanta  ftte  in  te  fi  fitì/t 
Co/i  mi  dijjcl  fol  de  pitocchi  mieit 

Anco  foggiunjt\  \l  fiume ^  e  li  tofatii  ; 
Chentran  eir  efcon ,  el  rider  de  Ihcrbe 
So/j  di  lor  uero  ombriferi  prefhtiix 

Ko«  che  da  fi  fien  quefle  coft  acerbe  x 
Mrf  e  difètto  de  la  parte  tua  5 
Che  non  hai  uifie  anchor  tanto  fmrhe , 


tieftlfYtiui  Dante  ii  fifeye,  che  uoifffe 
panificar  juel fime,  lefue  rijfe^  le 
mie  e  fiori,  lUhe  keiu(Q  ia  Beat,  Sen"^ 
JfiO  altro  dimandar  li  dice,  Laliù  iifa  che 
hara  T  infiamma  t7  urge,  m  ^  ,  Tacerti 
ie  e  firigne  dhautr  notitia  di  (Juello  che 
tu  uedi,  tanto  mi  fiace  f  iu,  C^am  f>iu 
iurge,  ciò  è^,  QUitnfo  fiu  rigonfia  e  crei 
fcfy  Ma  frima  che  tanto  deftderio  di  9fe^ 
re  fi  fktij  in  te,  conuim  che  tu  lea  di  juei 
flacjua,  E  co  fi  dice  hauerli  detto  beat, 
cheral  SOlfycio  f',  la  luce  de  fiiOi  occhi. 
Ver  che  la  theologia  illumina  linttUetio  de 
le  diuine  e  f^intuali,  tornei  fide  illumina 
hocchi  de  ihumane  /  materiali  cofe  « 


.ANCO  fco^unfe,  Sog^ìunfi  cincora  Beat,  chflfime  E  li{op<^.tf,  ciò  ^,  E  leftuiUe  chentrano  tT 
efiano  deffo fiume,  ET  il  rider  de  Iherle,  ciò  ^,  E  Apparire  drfiuoifiori,  SOnolfYefitij  ornhifin. 
Sono  dimofirafioni  domlre  Di  /or  nero,  Di  /or  frutto,  ch^  la  heatitniine,  E  non  che  (jaffie  cofe 
fietio  dafe  ACerfe,cio  è-,  Imferfiue,  come  fcn  i  frutti  non  anchor  maturi,  ferch  in  cielo  la  heatii 
tudine  e  ferfittiffima  e  fnl^  difiuo.  Ma  è',  dice,  difitio  de  la  parte  tua,che  no  hai^nchora  TAntd 
fuferle^  ciò  è-,  Tdntoalte  et  eccedenti  uedute,  dapter  comj[ftnd<rf/fcuero. 

t)im:^ftra,  ffer  fimiìitudine  del  ficciolo  fm 


No«  e  fnntin ,  che  fi  fuhito  rua 
Col  uclto  uerfi  il  latte  fe  f  fue^i 
lAdtv  tardato  da  lufan\a  fua^ 

Cerne  fèdo  ,per  far  migliori  ffegli 
Ancor  de  gUocchi  chinandomi  a  Ionia  j 
Che  fi  deriua y  perche  ui  fimmegU^ 

E  fi  come  di  lei  heuue  la  gronda 
Le  le  palpebre  mie  5  cofi  mi  parue 
Di  fua  lungheTX^  diucnuta  tonda  » 

Poi  come  gente  fiata  fitto  larue  ; 
Che  par  altro  che  prima  ,fi  fi  uefie 
La  fimhianza  non  fua, in  che  difi^meì 

Cefi  mi  fi  camhiaro  in  maggior  fi fit 
li  fiorì  e  le  fiiuiUe  j  fi  chio  uidi 
Ambo  le  corti  del  del  manifific . 


ciudo  molfO  tardato  a  deftarfi,  che  cacciai 
io  da  la  fame,  anchora  tutto  fcnnolente, 
ua  con  frefìeZ^a  cercando  le  fofe  de  U 
autrice  fer  fafierfi,  A  <Juel  che  fice  lui 
nelchinarfialonda  del  fiume  CHefi  de^ 
riua,  tatuai  fi  ffande,  VErche  uifim^ 
megli ,  A  ciò  che  ui  fi  douenti  miglior 
re  ,  PEr  fiy  migliori  jfecchi  ancor  de 
gliocchi  di  (jueì  chauea  jfitiO  fin  allhora,^ 
Hauendo  intefo  da  Beat,  che  inan'^  chegli 
fitiaffe  il  fi.o  deftderio  chauea  di  fnfer  il 
uero  di  (juel  fiume,  fnuide,  e  fiori,  coni 
ueniua  che  heufffe  de  londa  deffo  fiume, 
E  coR come  LA  gronla,  do  U  fflrei 
ma  'fané  de  le  mie  falfehe  de  gUocchì 
BEuue  di  lei,  Beuue  defp  onda.  Cefi  mi 


*  ri-"'" 


-■  -   X 

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Postillati  16 


PARADISO 

PO;  cme^enfe,  D^p  ilrtcfttey  lei  funt<ì  Urne,  auenne  a  me  cOme  ftdauenÌY  d  cU  ueje  frtmt 
gente  SQtio  larue,  ciò  è,  Sotto  maf^here,  e  foi  tolto  quelle  uu,  e  mojlranJo  la  fua  uera  e  non 
fìnta femhianza,  far  tutta  altra  di  (furi  che  farea  frima,  Verche  in  tal  firma  uih  ancùra  io  canti 
hiar  i  fiori  e  le  fimlle  chauea  frima  ueiuto,  IN  maggior  fifte,  do  e-,  In  maggiori  e  fiu  luceni 
ti  affetti  talmente^  cfcw  uHi  manifijlmente  AmSo  le  corti  del  cielo,  do  ^,  (Quella  ie  Unirne  heai 
te,  chetano  frima  e  fiori,  E  (jueÙale  gliangeti^cherm  le  ^hille  ,  ferche  in  cifla  no» 
arti  ialtre  fòrti  ii  creature  intorno  a  Dio  • 


O  tf\^lenìor  il  D/o ,  per  cut  io  uiiì 
Ijdto  triompho  del  regno  uerace-, 
Vammi  mrtu  a  dir  comio  il  uidì  « 

Lume  è  la  fu  ^  che  uifibile  face 
Lo  creator  a  quella  creatura. 
Che  filo  in  lui  ueder  ha  la  fua  pact  l 

E  fi  dijlende  in  chcular  figura 
In  tanto  ;  che  la  fua  circunfkren'^ 
Sarebbe  al  fol  troppo  larga  cintura^ 

Fajft  di  raggio  tutto  fua  parucn'^ 
Reflejfo  al  fimmo  del  mobile  primo; 
Che  prende  quindi  uiuer  e  potenzia* 

E  come  cUuo  in  acqua  di  fuo  imo 
Si  Jpecchia  j  quaft  per  uederfi  adorno  y 
Quando  è  nel  uerde  e  ne  fioretti  opimo; 

Si  foprajlando  al  lume  intorno  intorno 
Vidi  jpecchiarfi  in  più  di  miUe  foglie. 
Quanto  da  noi  la  fu  fntto  ha  ritorno  ♦ 

E  fe  linfimo  grado  in  ft  raccolte 
Si  grande  lume  :  quanto  e  la  larghe'^a 
Di  quefìa  roja  ne  lefìreme  fòglie  i 

La  uifla  mia  ne  lampio  e  ne  lalte*^a 
f^on  fi  fmarriua^  ma  tutto  prendeua 
Il  quanto  ci  quale  di  quella  allegre'^a^ 

Prejfo  e  lontano  li  ne  pon  ne  Icuat 
Che  doue  Dio  fin'^  me\p  gouerni  j 
La  legge  naturai  nuUa  rileua^ 


tnuòcal  poeta  laiuto  del  diuino  ffflenìore, 
do  ^,  de  lo  Spirito  fant^,  che  li  fu  mt^ 
é  poter  ueder  il  trionfi  del  cielo,  che  li  Ha 
hora  uirtu  da  poterlo  defcriuer  tale,  cjud 
fu  ueduto  allhora  da  lui,  E  dopo  tal  inm 
catione  uien  a  la  narratione,  (juaft  in 
^uefta  firma  dicendo,  lume  e  la  fife  in 
lielo,  che  fà  uifthile  il  cremre  a  (jueUtt 
creatura,  che  feto  ha  la  fua  pace  in  ueder 
lui,  perche  a  neffuna  creatura  ft  concede 
queflotal  lume,  finona  nelle  che  ogni 
fio  iene  hanno  ripofto  fclamente  nel  creai 
tore,  E  diftendefi  (juefìo  lume  in  figura 
circolare,  E  la  fua  circunftrentia  è'  tant 
ia,  che  farelhe  trofpa  larga  cintura  al  fa 
le,  F  Ajfft  tutta  fua  pamen'^,  ciò  è'.  Tuli 

10  jueUo  che  pare  di  jueffo  tal  lume  fi  fi 

11  raggio  Rffìe/fcAL  fcmmo,cio  h',  A  U 
fuperflde  del  primo  molile ,  perche  prima 
fi  difinde  ne  lordine  de  Serafini,  e  ia 
quefli  per  refìeffc  poi  nel  primo  mckle^cOf 
me  difcprauedmmo,  CHe,  ilcjualjfrimo 
molile,  Prende  juindi  da  effe  refieffc  rag 
gio  Vluer  e  potenza,  Verche  da  luipren 
del  moto  e  la  influentia,che  participap^i 
€Onglialtri  cieli,  e  (juelli  con  glielementi 
contenuti  da  lui,  E  Comecliuo,  Via  fino 

J«i  dimofìrato  la  firma  di  (juefìo  faniif 
fimo  e  fflendidiffmo  lume  efftr  tonda. 
Quanto  grandi ffima  fta  la  parte  che  pare 


de  la  fua  circunftrentia,  e  come  cagioni  il 
mto  e  linfìuentia  nel  primo  molile  e  confeciuentemente  ne  glialtri  fino  a  glielementi.  Mora  dimoi 
fìra,  come  dogni  intorno  ad  effe  lume,  e  dirado  in  grado  nel  modo  che  ftanno  le  figlie  ie  la  rofa 
da  le  minori  e  più  la/p  fino  a  le  maggiori  e  più  alte  intorno  al  fuo  giallo,  effir  pofle  le  fcdie  de  lenii 
(he  fi jfecchian^  in  lui  talmente,  che  da  lui,  come  uuolinfirire,  defende  hffir  de  luniuerfc,  Onde 
dice,  E  Come  cliuo,  ciò  è-,  E  come  monte  DI  fiiO  imo,  Val  fuo  laffc  fino  al  fcmmo,  come  uuol  ini 
firire,  ft  ffecchia  in  accjua,  eji<aft  fer  uederfi  adorno,  tjuando  ^  nel  uerde,  de  le  fite  figlie  e  de 

fioretti  OPimo,  ciò    Graffo  ej  ahndante,  cofi  fcprajìando  inforno  intorno  allume,  uidi  fptc$ 


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Postillati  16 


CANTO  XXX. 

Aiuyf  IN  fiu  li  miUf  fcgììf,  in  fiu  ài  miUf  gyaJi,  qjjanto  ha  fSm  YÌiùm  ìi  Mi  U  fu,  m  è-, 
Twffo  (jueUù^chf  il  woi  è-  tornato  la  fu  in  ciclo.  Intendendo  de  lanime  ritoynafe  a  Dio,  dahudl  pii 
m^,  ne  la  loro  creatione,  [erano  fartite,  e  dìfcefe  ad  halitar  (juflìi  cùrfi  humani,  E  Se  livfmo  gru 
Dmania,  chefe  linfmo  fin  haffc^  e  cQnfe<jueniemenie  fiu  hreue  e  fumi  grado  di  ^uffìi  heati 
raccoglie  e  coniien  infccoft  gran  lume,  hauendo  detto  che  fare  irojffa  larga  cintura  al  [de,  quanta 
è- LA  larghe^^a,  ciò  la  circunftrentia  di  (juefta  rofa  ne  leftreme  e fue  più  larghe  er  eccelfè 
figlie,  Volendo  inferire  ejpY  tanta  grande  da  non  poterla  imaginare,mcff,rr.arrenie  facendole, 
come  hahtiamo  ueduto,  di  fiu  di  mille  gradi,  E  che  fa  cofr,  fqpiamo  <jue[ii  matematici  accordarfi 
thtlfde  contenga  in  (Quadratura  ifcrica  fiu  di  ch\u  ki'^lte  la  grande^^a  de  la  terra.  Et  il  poeta  nel 
fiiO  conuiuio  panr,  che  la  ctrcunjtrtntìa  defja  ferra  fa  xx.  mila  e  cccc.miglia.  Uguali  multiplican^ 
io  con  cU\'i,uoUe  che  la  contiene  il  fcle,  faranno  ire  milioni  cccfxxwi.migliara  e  ecce»  miglia, 
e  tanto  uerra  ai  efpr  la  cÌYCunjirentia  del  fole,  ma  il  poeta  dice,  che  tjuefto  tal  lume,  iljuat  pone 
in  luogo  del  giallo  de  la  rofa,  li  farelhe  ancora  trcffo  larga  cintura,  chi  adunju^  fa  raccorre  apuani 
U  fatehhe  a  la  portione,  la  circunfirentia  duna  tanta  rufa  ne  le  fé  più  eccelf  e  maggior  figlie,  hai 
uendola  fitta  di  più  di  miUe,  ào &,  di  più  dinfniti  gradi  ordini  dejf  figlie,  la  ponga  (jui,  che 
noi,  per  non  faperlo  fire,  ui  lafciamo  lo  f^atio  •  LA  uifìa  mia,  Moflra,  che  ({uantunche  juefìa  rofa 
fvjjì  di  tanta  infinita  grande^Tia,  noniimeno,  che  la  fua  ueduta  comfrendeua  il  tutto  DI  tjueUa 
allegreZ^it,  Di  cjueUa  beatitudine,  E  la  ragione  è'  (juefla,che  doueVio  gouerna  et  opera  immediate 
e  fn^ii  il  me^  de  le  [(còde  caufe,cio  è',  de  cieli  e  de  glieleméti,  come  fà  la  f  in  (juelf {fremo  cielo, 
la  legge  naturale,  lacjual  uuole,  che  meglio  f  uedano  le  cof  da  frtffc  che  da  lontano,  (juiui  rileud 
nuHa,  per.he  ejfnio  lopere  di  Dio  ferfttte^  ferftttamente  ui  f  uede  tato  a  lun  modo  juato  a  Ultyo. 

Nel  giallo  de  U  rofa  femfmna  5  Cuariaua  il  poeta  in  (jueda  fflendidiffi 

Che  fi  ddatta  ^  rhrada  ,  e  rìdole ,  che fer f  mila udine  teneual luoi 

Odor  di  lode  al  fol .  che  fmpre  uerni,  ^f/'^'  ^'1'  f'^ÌT'i 

T  ^     T  •    t/.^..  .  J;  Sldilatia,cioe',Si  diRende,  E  Dtgrai 

Q^ual  ecolut  ;  che  iace  e  dtce  uoìe  j  ^              hluiamouedutt,  m 

M;  trajfe^^eatrice  ;  e  J/Jf  ;  Mrr.  >    ^  ^.^^^^^  ^  ^^^^^  ^^^^^  ^. 

duamo  e  il  conucnto  de  le  bianche  Jtole,  j^i  fd che  fmpre  uerna,  A  Dio,il^ual 

V edi  ncjlra  citta  quanteUa  gira  t  „^ ^  jiy^^y,  primauera,Onde  di  fcpra  nel 

Vedi  lì  nojìrt  [canni  fi  ripentì  yx^Oi.  canto,ln  jueftapimauera  [empi 

Che  foca  gente  homaì  ci  fi  dtfnA .    ^  ^       tema,  E  Beat,  lo  trajfe  da  (juella  confdei 

E  quel  gran  figgj<>j^          fiocchi  tieni  ratione ,  nela<iual' era  a  fmilitudine  di 

Per  la  corona  che  già  ue  fu  pof7a  5  colui  che  tace  e  uuol  dire,  perche  uoleua 

Vrima  che  tu  a  quejle  noTOS  ceni .  domandar  dalcuna  cofa,  ma  ella  li  diffe. 

Sedera  Urna ,  che  fa  giù  augofìa  dM^JJLrnimijuanto  era  grande, 

1  r     A    •  .  / 1./^  ^r',^-r..  U.IÌa  It-  cQnuent9,  eia  è^,  il  numero  conuenui 

ve  Ulto  ^'''Z'^^'^'^  ioinfmeDEleUnchefiole,cioK^Ì 

\erra  imprima  chtUa  fa  dif^ojla .  ^J^^^.^  ^^^..^  ^^^^^^^  ^^^^ 


diremo  con  l  a 


auma<.  inftm..  mA>u,  iià,.r,  ?«o<//-c/i  Do  ''ir''/' "'^-"^^'J        '  I 


PARADISO     CANTO  XXX, 

^eli  cUtiùYUi/Hy  nifi  jihif  fAtfr .  E  nfl  frim^  de glUtti  e  f&ittz,  Uoyì  efl  ufJÌYim  nofcf  ierììfm^  uet 
fnmtmy  éfuae  fatfYpfuit  in  fun  iffwf  ptfjic(tf .  in  ji^el grxn  feggio  ,  Finge  hauer  ueiuto  in 
jiiffìa  Yùfa  una  gran  feiitt  pefmt^  ffY  Arrigo  frflo  ìmfer(t%Ye^  df  la  f  affata  d fistiai  in  Ualia,  e 
la  f^^Yan^  che  tìieUe  di  lui,  e  jpetulmfntf  il  nòjìrò  fofta  dfjjèr  Y^fìituto  in  fatria,  e  de  la  fun 
mYte,  hMiaYno  deUQ  e  ne  la  uita  deffc peta^  C7  in  fin  altri  lunghi  de  hfera,  E  Gian  "Villani  nel 
fiono  lik  de  le  fue  croniche  diffitfmente  tratta  dogni  fm  j^roceffc,  E  perche  mori  tanna  ^y*.  il 
peta  dofo  lui  il  ^xi.fcfra  Mccc*  jfeYO  dice,  che  fYìma  cheffc poeta  ceni  a  (jueUe  no^'^e^cio  ^ ,  frimg 
(hegliy  dofò  la  morte,  uada  a  fruiY  quella  gloria,  lanima  dejjc  AYYigQ,  che  uerra  a  diriZ^Y  Italia 
frima  cheUafia  dtff:>jU  di  ^uefla  uita,  federa  in  effo  gYanfeggio,  E  ({uefìo  h-  argumeto,  chelpeta 
firijfe  juefte  cofè  dop  la  moYte  deffo  AYYigo,  ^cheriP    d^  cYeitYt  che  Ihaueffc  [offute  inimnare  » 


La  cieca  cupidìgtct ,  che  uammalia  > 
Simili  fitti  uhi  d  fantolino^ 
Che  muor  per  fime  e  caccia  uia  la  haliaé 

E  jia  prefitto  nd  fòro  diurno 
Allhora  tal  ^  che  palefe  e  couerto 
l^on  andera  con  lui  per  un  camino  « 

Ma  poco  poi  farà  da  Dio  [offerto 
Ne/  fanto  officio  chi  farà  dctrujo 
La  doue  Simon  Mago  e  per  fuo  merlo  J 

E  fiìra  quel  d'Alagna  effe  r  più  g^ufo^ 


Vien  uìtimmente  a  dannare  la  infam 
ie  Guelfi  d'Italia,  ijuali  fcfpftYO  ad  Ar 
¥ÌgO,  cheYa  difcefcin  (fueSa  perpaciflcaY^ 
la  e  metterla  in  tono  flato,  E  fàOi  fmili 
a!  finciuSo,  che  morendofi  di  fime,  caci 
eia,  fer  difdegno,  uia  la  halia ,  Verche 
ffft  ftmilmente  deftdeYando  la  quiete  d'U 
falla,  cdcciauano  uia  colui'  che  glie  la  uoi 
leua  e  pleua  daYe,  E  moflra  che  allhora 
fedeYa  ne  la  fcdia  apofìolica  tale,  che  palei 
femente  e  copertamele  non  andera  peY  un 
camino  con  effe  AYYÌgo,  Verche  cercherà 
ii  tener  Italia  in  dtfcOYdia  e  guerra,  h 


Jé 

ioue  Arrigo  la  uoleua  metter  in  ctinCOYdia  f  facfylÈ  ^uefìofm  clemente  i;u:nto  ii  Guafcogna, 
De  laflufie  e  malitie  deljuitle,  a  tal profoftto  dicemmo  di  fcpra  nel  xvy .  canto,  Oue  in  perfcna  di 
Cacciaguida,  parlando  de  le  uìrtu  di  Cane  grande  de  la  fcala  diffe.  Ma  pria  chel  Guafco  Ulto  Ari 
rigo  inganni  e  cet.  poco  farà  fcfjrfrto  da  Dio  nel  pinto  officio  del  pontificato,  perche  morendo  farà 
mandato  ne  la  ter^  hoìgia  de  lottauo  cerchio  de  Vlnf  la  doue  Simon  Mago,  per  fuo  merito,  e'  con 
glialtri  Simoniaci  fuoi  feguaci,^fkra  Bonifitio  oUauo  d' Alagna  effer  piugiufc  nel  profondo  di 
fjuel  firo  doue  i  Simoniaci  paflori  fon  pofti,  fecondo  la  profztia  di  Nicola^  ^uaYto  de  gliorfm,  che 
iti  meiffmo  luogo  trattando  ^uedemmo  nel  xix.  deì'lnf 


CANTO  3CKXIr 


in  firma  dum^ue  ii  candida  rojn 
Mi  fi  mofìraua  la  militia  finta  , 
Che  nel  fuo  fingue  Cfir/fio  fkce  f^ofi . 

Via  Ultra  ^  che  uolando  uede  e  canta 
La  gloria  di  colui ,  che  la  inamora^ 
E  la  bontà ,  che  ìa  fece  cotanta^ 

tf  come  fchtera  dapi ,  che  finfiora 
Vna  fiata  y  ^  una  fi  ritorna 
La,  doue  fio  lauoro  fwfipora  j 


ieguìta  ilfùela  r.eì  frefente  canto  in  ìii 
9f  de  la  gloria  del  Varadifc  in  uniuerfale, 
t  de  gliatti  e  coftumi  angelici,  Fot  inuof 
ta  la  trinità  CT  entra  ne  la  fua  coniemfU 
fione,  E  fin^e  Beat»  toYnaY  al  fuO  filici 
fcggio,  et  in  fuo  luogo  uenir  a  lui  S,  Beri 
nardo,  iljual  ultimamente  dijcendenio  à 
particolari ,  li  dimo/ìya  la  felicita  de  U 
Keina  de  cieli,  ^  IN  firma 

lun^ue  di  candida  Yoft,  Ripigliando  il 
poeta 


ti 
U 


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Postillati  16 


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Postillati  16 


I 


PARADISO 

ita  e  liwóYdfmfrfi  A  ftmilituìine  chf  fà  la  fchina  ieU  U(^mì  SJtìpoYéi/to  ^^^'^  ^^P^^ 
YÌ  una  fiata,  Z7  unaltra  ritorna  VOufl  fiiQ  lauoYO  ftnfàj^aya,  ciò  è-,  la  huf  la  /ùa  offra  fY(niel 
fafOY  ifl  mflf,  E  ijufjìo  è'  il  fuo [óame.  Adunche,  (juepi  angeli  alcuna  uolia  fcendfuano  in  jufjia 
Yofa,  er  altra  ritornauano  a  Dio,  Come  fanno  le  afe,  che"»  alcuna  uoUa  entrano  ne  fiorì  de  utcini 
fYaii,  XD'  altra  tornano  a  glijciami  loro  doue  /inno  il  mele,  QMafi  imitando  ViV^.  nel  [(fio,  Uunc 
circum  innumere^ gentes  popo/i^;  uolahant,  Af  uelufi  in  fraiu,  uhi  afes  afiatejcrena  Tlorthus  ini 
ftdunt  uarijs,  candida  circum  Lilia  fitnduntur flrefit  omnis  murmurc  cawfut .  E  nelfrimo^ 
Clualis  afes  cefìate  noua fer fima  rura,  E xenet fiìbfcle  takr,  cum  genùs  adultos  Educunf  fftui, 
MHt  cum  lijufnda  meda  Stifant,  er  duUi  diflendunt  rtectare  cellas . 


Le  ficCe  tutte  Uuean  dì  fiamma  utud , 
E  Me  doro ,  e  laltro  tanto  bianco  > 
Che  nuUa  neue  a  quel  temine  arma  • 

Qj^ando  fcendean  nel  fior  di  banco  in  banco  ; 
Porgeuan  de  la  face  e  de  Urdcre^ 
ChelU  acquijlauan  uentiUandol  fianco  ^ 

Ne  linterporfi  trai  di  fopra  el  fiore 
Di  tanta  plenitudine  uolante 
Imj^ediua  la  uijla  e  lo  f^lendoret 

Che  la  luce  diuina  e  penetrante 
Ver  luniuerfo  j  fecondo  che  degno  ^ 
Si  che  nuUa  le  potè  ejfer  dauante  ♦ 


Defcriue  tutti  tjuefti  angeli  con  le  facce  ìi 
fiiOcOy  che  dinota  la  fmma  carità  di  eh 
(èmfre  ardono.  Con  lale  doro,  che  fignii 
fica  la  loY  ferfittione  efpndo  loro  ferfittifi 
fimo  oltre  a  tutti  glialtri  metalli,  il  rejit 
tanto  lianco  dimoflra  la  loro  fcmfluiffii 
ma  furita,  E  quando  (juffii  angeli  fieni 
deano  nel  fiore  DI  lanco  in  hcnco,  ciò  e , 
Digrado  in  grado,  forgeano  a  cjuelle  ari 
me  DE  la  face,  nelajual  confi fie  U  loYO 
leadfudine,  E  D^"  lardore,  che  dinota  U 
carità  che  effi  hanno  uerfo  di  noi  altri, 
CHe,  ciò  è','La(]ual facetìT'ilji^c^f^^^^^ 


re,  eBì  ac<]uilìano  da  Dio  VEntiUando  il 
fianco.  Battendo  lale,  colijual  latier  il  fianco  fi  uentiUa  nel  fruir  a  lui,  NE  lintraforfi  di  tanta  fle 
nitudine  e  mMudine  dangeli,  TKal  difcfra,  douera  la  diuina  efpntia  col  limamente  de  la  mih 
ita  de  gliangeli.  Et  il  fiore,  nelijual  erano  le  heaie  anime,  imfediua  la  ueduta  di  (juefle  e  lo  ff>lm 
ior  dt  (jueRa,  Verche  la  diuina  luce  e fenetrante  fer luniuerfo  SEcondo  chè'  degno,  S econdo  cheffo 
uniuerfo  è'  degno  di  riceuer  in  fe  tal  fenetrante  diu'na  luce,  la^ualfi  concede,  cjuantoafiy  i«  f^tte 
le  creature  ad  un  modo,  ma  non  tutte  le  creature  ad  uft  modo  la  YÌceuono,  ma  qual  ne  ricfue  fiu 
e  pai  meno,  fecondo  che  ne  fin  cafaci,  Adunjue,  hnche  gliangeli,  difcendendo  nelfioYe,  finteifot 
neffero  tra  le  anime  che  fono  in  (juello,  e  Dio,  non  fero  leuauan  loro  la  wfion  di  lui,  [erchf  lafiué 
luce  penetra  talmente  fer  tuUo,  che  neffuna  cofa  le  fuo  effcY  dauante  ad  imfedivla . 


Quefìo  ftcuro  e  gaudiofo  regno 
frequente  in  gente  antica      in  nouéUa 
Vijo  eiT*  amor  hauea  tutto  ad  un  figno^ 

O  trina  luce  ;  che  unica  jleìla 
Scintillando  a  lor  uijla  fi  gli^PP<^i<!^^ 
Guarda  qua  giufo  a  la  noflra  procella  « 

Se  i  Barbari  uenendo  di  tal  plaga  , 
che  ciafcun  giorno  d'Helice  fi  copra 
Rotante  col  fuo  figlio ,  ondella  è  uaga^ 

Vcggendo  Roma  e  lardua  fua  opra 
Stupefacenft ,  quando  Lateran» 


Qtieflo  celefte  regno,  ficuYO  ìa  timore  e 
fieno  di  gaudio,  ERe^hente,  cioè,  Ahon 
dante  in  gente  AWica  tT  in  noueh. 
Contenendo  in  fi  peda  del  ueccUo  e  del 
nuouo  teft amento,  HAuea  uifo  amor 
tutto  ad  un  figno,  Perche  e  luna  e  Ultra 
gente  riguaYdaua,  V  ìndYiTi^ua  il  fu^ 
amoYe  fclamente  a  Dio .  O  Triwrf  luce, 
duce  defendente  da  la  finta  trinità, 
CHe  uvica  fifUa,  che  fila  luce,  inijuam 
cheinfffa  e  una  fila  fi<fiantia,  Scintili 
landò  ,  (io  è,  SfiuiHando  a  /or  nif^^ 


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Postillati  16 


CANTO 
A  U  cofe  mortali  andò  d't  fo^ra  j 

Io  che  al  dtuino  da  Ihuwano  , 
A  leterno  dal  tmp  era  uenutOj 
E  di  ¥ioreri^  in  fopol  giufìo  e  fino } 

Di  che  flufor  dcuea  ejjcr  comfìutoi 
Certo  tra  ejjo  el  gaudio  mi  ficea 
Libito  non  udire ,  e  flarmi  muto  ♦ 


xxxr, 

SI  gliaffa^f.  Tanto  li  c^yHtYitiy  Qum 
ia  qua  giufo  A  la  mjÌYa  f  rùceUa^  A  la 
9ìoftra  tmfejìoftì  fiytuna,  Altro  ncìì  ef^ 
fendo  ^uffla  humna  uita.  Et  in  fenteni 
tia,Hahii  mifericoriia  ài  noijfofii  in  juf$ 
fìa  uaUf  di  mi  feria,  comf  uuol  injèriyt . 
SE  i  Barhari^Vuol  dim^flrare  quanto 
grande  fhjft  lo  ftujforf  che^li  helh  nel  coi 
tmfUY  la  jtlk'Ma  del  celefie  regimo,  e  fi 
comfayatione  ial  minore  al  maggiore,  quafi  in  queffa  firma  dicendo.  Se  le  genti  Barbare  che  ueni 
gano  da  laflagi  SeUentYÌ:inAÌe,  iequali  ogni  giorno  fi  copreno  d'Heine,  altramente  deUa  Ceihflo, 
che-  lorfamaggiore  detta  tramontana,  KOtante,  ciò  è',  Circolarmente  girante  ed  fuo  figlio  Arcat 
che  lorfa  minore,  delcjual  ella  è-  uaga,  Veggendo  Koma  e  la  fita  ardua  e  diffidi  opra,  fi  flufìfeoi 
m,  (^ando  Laterano,  ciò  è',  (Quando  effa  ì<oma,  prendendo  parte  per  lo  tutto  A^do  di  fcpra 
a  le  cofe  mortali,cio  è',  Pape  il  termine  de  le  cofe  humane,  Perche  Koma  auan^o  di  nohilita,  gran 
di^K^,  tir  eccfUentia,  tutte  laltre  città,  del  mondo.  Io  adunque,  chera  uenuto  Al  diuino  da  Ihui 
mano,  ciò  e-.  In  cielo  di  terra,  A  leterno  dal  tempo,  colquale  le  cofe  fcno  qua  giù  mifurate,  E  di 
Tioren'^iPpolingiufloe  diuifcperle  fue  par tialita,  come  uuol  infirire.  In  popol  gwfioE  Sano, 
ciò  è'.  In  fe  unito  C7  intero.  Di  che  fiupore  douea  io  rjpr  compiuto  e  ripieno    Volendo  infirire, 
che  loflupore  era  tanto  grande  da  non  poterlo  fjfrimere.  Onde  figgii^rige.  Certo  fra  effe  fiupore  et 
ilgaudio  che  ferjiua,  MI  ficeualihito  no  udir  e  piarmi  muto,  ciò  è*,  Mifiiceua  fiacere  non  intedet 
gìltYO  ne  più  domandare,  tanto  era  il  fcmmo  diletto  dio  fredeua  nel  ueder  le  c^fi  ftupède  che  uedea  • 


E  quaji  feregrin ,  che  fi  recrea 
tsel  temfio  di  fuo  uoto  riguardando  j 
E  j^er4  già  ridir  comegh  fiea^ 

Si  per  la  uiua  luce  paffiggiando 
Menaua  io  gliocchi  per  li  gradi 
Mo  fii^mo  giù  3  e  mo  recirculando  ♦ 

Vedea  uifi  a  carità  fiadi 
Valtrui  lume  fregiati ,  e  dal  fuo  rifi , 
E  datti  ornati  di  tutte  honejladi^ 

ta  firma  general  di  Varadifo 
eia  tutta  il  mio  f guardo  hauea  comprefi 
In  nuUa  parte  anchor  fermato  nifi  : 

E  uoJgeami  con  uogUa  riaccefi 
Per  dimandar  la  mia  donna  di  cofi , 
ri  che  la  mente  mia  era  fijf^ci* 


Efsendo  già  il  poeta  giunto  a  quel  fine  de 
la  fiia  confemplatione,  che  f  iu  oltre  non 
lice  ne  fi  può  andare,  era  fimile  al  perei 
grino  giunto  al  tempio,  doue  fera  uofat9 
dandare,  e  che  ua  riguardando  e  mandan 
do  a  la  memoria  tutte  le  cofi  notahili  che 
fino  in  quello,  Iterando  già  nel  fuo  ritOf 
no  poterle  ridir  a  firn  comellefìanno,VeYi 
che  egli  ftmilmente  andauamouedo gitoci 
chi  da  tutte  le  parti  fer  li  gradi  di  quei 
heati,E  uedea  uifi  SV adi,  ciò  è',che 
perfuadeuam  a  carità,  fregiati  KfT  Ornati 
V  Altrui  lume,  ciò  è-.  Del  lume  de  lo  jfii 
rito  fanto,  E  Dal  fiiO  rifi,  E  dal  fuo  prof 
prio  gaudio,  E  datti  ornati  DI  tutte  honei 
fìadi,  Di  tuUe  le  afe  homfìe  e  uirtuofi, 
E  gial  fio  fguardo  hauea  comprefi  genei 


raimenie  tutta  la  fiYma  del  làYadtfc  feni 
%  (tYmaf  anchoYa  la  ueduta  in  alcuna coft  particolaYe.E  u:lgeafi  cOnYiaccefia  uoglia  dtfapere,  pep 
domandar  Beat,  di  cofi,  de  lequali  lafua  mente,  ftando  in  duko,  erafcffefa  . 
Vno  intendea  \  tX  altro  mi  r'ijpofi  :  lo  intenlea,  uoìtandomi  di  ueder  e  pm 

Credea  ueder  Beatrice  5  e  uidi  un  [m  lar  a  Beat,  e  uidi  unuecchio  che  m.i  Yiffoi 

Yejlito  con  le  gmi  ghriofe .  feuefiito^óU getd^Umafiola, 


PARADISO 

Vifi jo  tYS  per  ^'tocchi  i  per  U  gmt  Ef  era  Jf<(Yfh  fey gthccU  e  ffy  U^udmè 


D/  bcntgnd  htm  in  atto  fio 
Qucil  a  tenero  pddre  ft  conuicne  • 

eUa  oue  l  di  fukito  dijfio  t 
Ond'e^lhj  A  terminar  lo  tuo  difiro 
Mojje  Beatrice  me  del  loco  mio  : 
£  /e  riguardi  fu  nel  teri^  giro 
Del  fomnio  grado  *,tu  la  riutdraì 

thronojche  t  fuoi  merti  le  fortiro^ 


li  hnigna  leiitìci  Afto  fio,  ^ual  ft  con 
uien  <r  urifYQ  ZfT  mòrenol  fnhe  chf  iffti 
ifra  la  fallite  del  figliuolo.  Et  /o  «o«  uei 
ifndo  Beat.fiilitumfnff  Iffì ,  Et  eBa 
outf  Onde  egli  mi  rijf  cf(.  Beat,  moffi 
me  iel  luogo  mio  a  ciò  che  io  ueniffi  ei  ttf 
minar  il  ifftierio  tuo^  Efttu  rigutiriifu 
rei ter^  giro  Sei  fcnimo grttio,  tuia  rii 
udrai  ndfcggiòyche  lifh:i  meriti  le  lièi 


iero  in  prie .  Viie  adunjuf  il  fOefa,  «ol 
tanloft,  in  luogi  a  deat.  effcr  uenuto  a  lui  9\  Bernarlo  majafo  da  lei.  Et  ella  iorìtafa  al  fut  jtlicé 
fanno,  Perche  hauenh  hora  a  trattar  f  articolarmente  iel  Varai,  ehm  (fuetto  che  iefuierana  di 
pper  il peta,  hauenhgliene  Beat,  detto  in  uniuerfale.  Introduce  a  ciò  ftre  tjueftù  Santo,  fey  ejpf 
Tf  flato  molto  mtm[Utiu9,  E  [er  iir  jual  grado  fra  glialtrifjfe  éjueBo  di  Beat, 


Sen*^  rij^onder  glkcchi  fu  kuaì) 
E  uidi  lei  5  che  fi  ficea  corona 
"deflettendo  da  fe  ^ieterni  raì^ 

D4  quella  regton  ,  che  più  fu  tuona , 
Occhio  mortai  alcun  tanto  non  dìTta^ 
Qualunque  in  mare  più  giù  fabhandona 

Quanto  U  da  Beatrice  a  la  mia  uifìa  x 
Ma  nulla  mi  ficea  t  che  fua  effige 
No/j  difcendeua  a  me  per  mexp  mifla^ 


teuo  il  fotta  gliocchìfey  uder  ^tat»fcni 
^  rifonder  a  Bern,  iarJo  tra  defiderofo 
a  uederla,fenhela  theohgia  fmmamen 
te  diletta  chi  di  lei  ha  già  fitto  gualche 
fyoftttione,E  uidela  che  ft  ficea  corona  le 
gliefemi  raggi  de  lo  jfiriio  fanfo,  rifìeti 
tendoli  da  fé,  fi  come  da  lei  erano  yiceuui 
ti,  E  len  cheta  fcffe  dtjìante  e  rmota  da 
luifiu  che  mn  è  dal  conueZ."^  di  jueEa 
region  de  Uria,  oue  ft  generane  i  tuoni, 
(jualunjue  cofa  latjual  fi  troui  [iu giù 


^  ia/fo  fòtto  hnde  del  mare, nondimeno  c^uti 

Paidnta  diflantia  non  li  noceua  aluelerla,fenhe  leffigie  diUinon  difcendeua  a  lui  Mljìa  fef 
me^,  CIO  Mefcolata  fer  aria,  come  ogni  olietio  fi  ^ua  giù  fra  mi,  a  la  ueduta  noflra,  Onde 
amene  che  fecondo  la  fr^fortione  delfcnfc,  0  de  lohieuo,  o  ueyamente  de  la  quantità,  o  (jucilita  de 
lana  che  ftnterfone,  ueggimo  le  cofe,  quello  che  la  fufo  in  cielo,  mancando  di  quefli  accidenti, 
cr  eJf(ndo  fdamente  [uri/fma  luce,  non  amene .    '  ' 

O  donna  ^  in  cut  la  m'a  f^eranT^a  uigey 

E  chefoffrijìi  per  la  mia  falute 

\n  infèrno  lafciar  le  tue  uejìigc^ 
vi  tante  cofe ,  quanti  ho uedute , 

Val  tuo  podere  e  da  la  tua  hontate 

JUconofco  la  gratta  e  la  utrtute  ♦ 
Tk  mhat  di  feruo  tratto  a  likertate 

Per  tutte  quelle  uie,  per  tutti  i  modìj 

Che  di  ciò  fare  hauean  la  potevate  ^ 
La  tua  magnifcentia  in  me  cujfcdi 

Sicché  lanima  mia^  che  fijtthai  fina^ 


ìlfOeta  lriz<^  jueffa  fuatratme  a  Beai 
trice ,  dicendo  ,  O  donna  ne  lacuale  la 
mìa fperan'^  Wlge,'cio  e,  DM/tf  e  man'* 
tienft,ferche  Utheo^ogia  induce  Ihuomo 
ét  conternflcty  le  cofc  diuine,  e  da  fferani 
'^i  fer  lo  fuo  me^,  che  fi  foffino  corfè', 
fuire,  E  che  fcfjrifli  fer  la  mia  falute  lai 
fiiar  le  tue  utflige  in  Inferno  ,  ijuani 
do  tu  mouefli  Virgili^}  gl  mio  fcccorfo, 
come  ueder.mo  nel  fecondo  de  U  fyii 
ma  cantica  ,  E  moralmente ,  (Quando 
deflanio  la  ragione  in  me,  mi  ficejii 
mofier 


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Firenze. 

Postillati  16 


CANTO  xxxn 

Vìaccnte  a  te  Sai  corpo  fi  difnodi  :  conofcfr  il  mìo  morc^tifantf  cofe  (juani 

Cefi  orai  :  e  quella  fi  lontana ,  te  io  ho  ueiute  riconofco  la  ^ratia  e  U  uir 

Come  farea^firrife,  e  r'iguaràommt  ^  tu  notizia  dal  merito  re  dal  fifer  mio. 

Poi  fi  torno  a  leterna  fi)ntana  t  ^'^^  /no  f  off  re  e  da  la  tua  Untate,  (io 

,      ^  ,  y        ,  *      ,  e-^Mada  la  tua  uiviu  e  dal  tuo  amore, 

TV  mhai  dtferuo  tratto  a  lihertate,  lilerandomi  tu  da  lafcruitu  dfluxtio.et  wfindendomA  la  uirtu  . 
PEr  tutte  (juelle  uie,  Per  tutti  i  modi,  che  di  ciofàr  hauean  la pofeftate,  ciò  è-.  Con  lojlauentarmi 
de  le  pene  de  l'inf.  e  con  aUetarmi  a  la  gloria  de  leati,  che  tu  mhai  fitto  uedere .  LA  tua  maj?mfi 
lentìa.  Ha  fino  a  cfui  renduto gratie  a  Beat,  de  lenefici  riceuuti,  horala  prega,  che  haueMi  eSd 
funata  e  liherafa  i  nima  dal  uitto,  che  la  uoglia  talm.enfe  torre  in  cuftodia  eprotettione,che  incjuan 
10 piaccia  a  lei,  eBa  ft  difnodi  e  fóoglia  dal  corpo,  Et  in  fententia  cheUa  fi  rimanga  la  fu  ad  ejfir 
participe  di  ijutlla  eterna  gloria,  Cofi  dice  hauer  orata,  E  Beat,  cofi  lontana  come  pareua,  ma  non 
era,  come  perla  ragione  detta  difcpra,  uuol  infirire,fcrridendo  lo  riguardo.  In  tal  firma  cernam 
ioli,  chelfuo  uital  corfo  non  em  anchor  finito,  perche  tfuiuì  aUhora  haufffi  a  rimanere  .  Voi  fi  tori 
no  A  Leterna  fi)ntana,cio  è,  A  rimirar  in  Dio  fintana  eterna  di  tutte  le  gratie ,  in  che  fa 
lamente  confifìe  la  uera  filicita . 

E?  finto  fine^h  do  che  tu  ajjommt  Vuol  Bern.  chel  foeta  ASfcmmi^doh^^ 

V er fittamente  -,  diffe ,  ti  tuo  camino  ,  Troduca  alfcmmo,  o  fiaal fine,  IL  fio  cu 

A  che  prego  ^  amor  fanto  mandommì^  mino,ìnttfo  per  la  fua  conttrr.platiQne, 

Vola  con  ^Hocchi  per  queflo  giardino  :  ^  ^  ì^'ft^        <^i''  ^1 

Che  uedtr  lui  tacconcera  lo  /guardo  Beat  e  M  finto,  do  ^,  la  carità 

Viu  a  montar  per  lo  raggw  dmmo .  i'^ff^'^       ^"  ^.^/^^ 

,        .      7,  7-       T  to.  Vola  adunpue,  dice,  con  phoccìtVEr 

E  la  regma  dd  ael,  ondio  ardo  cue fio  giardini.  Ver  cjueflopiaJtfcfm 
Tutto  damor ,  ne  fiira  ogni  gratta  ;  ]y    ^^^^^     ^^J^^^^^  ^  ^^^^^^^ 

Perà  cho  fono  d  fuo  fèdd  Bernardo^  ^^^^j^  più  a  montare  PEr  lo  raggio  di i 

uino,  A  fofer  contemplar  il  raggio  de  la 
iiutna  effentia^  E  U  regina  del  cielo,  lei  cui  amore  io  ardo  tutto,  perche  io  fino  il  fuofiiel  Bem, 
NE  f^ra,  ciò  e'y  impetrerà  ogni  gratia  .  Vuoladuncjue  chegh  enfìi  a  poco  a  poco,  e  duno  in  ali 
irò  gradoneU  contempUtione  de  particolari  di  (juel  cflefte  regno, perche  lo  dijporra  ,  mediante 
i  freghi  di  Maria,  a  la  cognition  di  Dio,  juanto  la  fua  humana  natura  ne  potrà  effr  capace . 

Qual  e  colui ,  che  fiirfi  di  Croatia  Auenne  a  me,  dice  il  poeta,  uedendo  hffli 

Vicn  a  ueder  la  ueronica  noHra  ;  f»*'/^*    8^7-  ';«^  ^'^'f^  di  carità, c^ual 

7     •     £.   .         n  Ct,^*  fuolauenir  alptUearino  che  dilctane  con 

Che  ver  lanttca  fuma  non  h  atia^  J  /  s 

i^r'c  ptf  i  ,t      j  j  ,  trade,  come  hrebbe  il  paefc  di  Croatia  po^^ 

Ma  dice  nd  penfier  fin  che  fi  mojìra  y  fio  Tettole  parti  fctJriLli,uien  a  Roi 

Signor  mio  Gicfu  Chrtfio  Dio  uerace  'J  a  ueder  LA  ueronica,  do  è,  il  fidai 

Hcy  fi<  fi  fitta  la  fimhtania  uoìlrai  yio,  e  che  mentre  fi  moflra,  come  pupei 

Tal  era  io  mirando  la  uiuace  fitto,  fra  fejìeffc  dice,  tìor  fit  fi  fitta , 

Cavita  di  colui,  che  in  quefio  mondo  signor  mio  Giefu  chrijìo,  la  uofra  fimi 

Contemplando  gufìo  di  quella  pace  ♦  han'^a.  Perche  egli  fimilmente fiupefitto 
ie  lafcmma  carità  dfffc  Bernardo,  dicea  fra  fcfiejfifmiti parole  dammiratione . 

Tioliuol  di  gratia ,  quefio  ejfcr  giocondo ,  chiama  Bernardo  fi gìiuol  ^^^"^^ 

Comincio  e^hnon  ti  fari  noto  te,percheghtnfmecontuttotlnmanete 


PARADISO 


ìsid  guarda  ì  cerchi  fino  al  pìu  remoto  j 
Tanto  che  ueggt  feder  la  reina. 
Cui  quejìo  regno  è  fuddito  e  deucto^ 

Io  Icuat  fiocchi  X  e  come  da  mattina 
Le  T^(irti  orientai  de  lorÌ7^onte 
Souerchiart  quella -,  douel  fol  declina  ^ 

Co/i  quafi  d'i  ualle  andando  a  monte 
Con  gìiocchi  5  uidi  parte  ne  lo  Jlremo 
Vincer  di  Ime  tutta  laltra  fronte  ^ 

E  come  quiuiyOuc  Jhf^ettà  il  temo 
Che  mal  guido  Phctonte  ,pi/^  [infiamma  , 
E  quinci  e  quindi  il  lume  fi  fin  [cerno  ^ 

Cop  quella  pacifica  oria  fiamma 
ì>iel  me\o  fauiuaua ,  e  degni  parte 
Ver  igual  modo  aUentaua  la  fiamma^ 

T.t  a  quel  meip  con  le  penne  {^arte 
Vidi  più  di  mille  Angeli  fijìanti  y 
Ciaj'cun  diWnto  di  fii'gor  e  darle  ♦ 

Vidi  quiui  a  lor  giochi  ciT  a  lor  canti 
Rider  una  kellcTj^a  ^  che  leùtia 
"Era  ne  fiocchi  a  tutti  gli  altri  fanti  ^ 

E  fio  haucffe  in  dir  tanta  diuitia 
Qimto  ad  imagmar  5  non  ardirei 
Lo  minimo  tentar  di  fua  deliùa^ 

Bernardo  j  come  uide  gliocchi  miei 
Nel  caldo  fuo  calor  filft  eiT  attenti  ^ 
Li  fupi  con  tanto  affetto  uolje  a  lei , 

Che  e  mici  di  rimirar  fifèrpiu  ardenti* 


ftoìif  del  Saluatoye,  è  di  gratU  e  non  fer 
alcun  fiiù  merito  reginer^ito  f  redento  dal 
ffccato  origina  le  .  qVejìo  gieconio  e 
gàudiofo  efj'cre  de  la  prejcnte  foìnma  filii 
citcty  dice  Bern,  non  ti  fura  n'ito  imeni 

10  tu  fuY  gliocchi  ijua  gin  al  fendo , 
Quaft  dicay  Se  tumn  ti  leuì  con  linteli 
lem  da  le  cofe  caduche  e  haffey  a  le  fìfeyf 
ne  di  cjuefì  a  felice  uita^  fu  non  potrai  hat 
uer  alcuna  cognidm  di  ijuella ,  Ma  le*, 
uà  la  mente,  e  guarda  di  cerchio  in  ceri 
chio  fino  al  fiu  remoto  t!^  eleuato  tanfo  , 
che  tu  uediin  (fuetto  fcder  U  Reina,  ala^ 
jual  juefto  {ilice  regno  e  deuofo  efuddii 
io*  10  leuai  gliocchi,  Io leuai  lintedetf 
fo,  E  Corre  da  mattina,  Mcfìra  fer  fmii 
litudine,  ci  e  fi  cerne  la  mattina,  fer  la  ue 
fiuta  del  fc'e,  le  parti  orientali  fuperan^ 

11  luciif^'\k  le  Occidentali,  Cofi  leuani 
lo  egli  gliocchi,  cjuafi  come  chi  li  leua  de 
lauaUe  al  monte,  uide  VArfe,  cfg  ^, 
luogo  ne  lejìremo  e  fupemo grado,  uini 
cer  di  lume  T  Vtt<t  laUra  f torte,  ciò 
Tutto  il  rimanente  dfffo  fupremo  grado, 
E  fi  come  (juiui  in  Oriente,  OVe  pffett 
(A  il  temo,  do  h',  Oue  fu  Un'ente  f/fj^ett 
ta  il  carro  del  So!e,frendfndo  farle  fef 
lo  tutto,  che  Fetonte  guido,  m^tle  ,  come, 
haUiamo  ne  la  fua  mtiffma  fiuola,  fiu 
faccende  K!T  alluma,  E  Qiuind  e  cjuindì, 
E  da  luna  e  da  Ultra  farle  e  fitto  fcei 
mo  e  manco  il  lume,  ferche  in  alcuna  ali 


fra  parte  non  riff^lende  cjuanlo  fa  oueff 
fetta  effe  temo.  Co/?  (\ueUa  pacifica  OPiV,  f/j  e-.  Ter  fimilifudine,  orientai  fiamma,  ferche  (juii 
ui  era  la  Reina  de  cieli,  fauiuaua  ^  accendeua  nel  me^,  E  dogni  parte  per  egualmodc  allenta f 
ua  e  fcemaua  L  A  fiamma,  ciò  e,  il  lume,  Bt  a  (juel  me^,  ouera  effa  Reina,  uidi  infiniti  aggeli 
fif^^g^ianti  ciafcun  difìinto  DI  fidgor  e  lartf,  ciò  è-,  D/  f^lendor  e  modo  di  ff^^g^i^Y^i  f^y^^^ 
quale fjplendeuapiu  e  tjual  meno,fccodo  che  fiu  e  meno  eyan  capaci  del  diuino  amxre,  E  uidi  cfuiui 
é giuochi  e  canti  loro  Rìder,  ciò  è".  Splender  unale[le:^'^,cher(i  Iftitia  a  tutti gUaltYi  fanti, 
E  quefla  ueniua  da  Maria  infinitamente  Iella  oltre  a  tutte  laltre  leh,  Onde  dice,  che  [egli  haufjji 
TAnta  douifia,cìo  r-.  Tanta  fàcundia  in  dire,  (^ato  ad  imaginare,  ferchemolfof  iufìmmagin<t 
che  non  ft  dice,  nondimeno,  chegli  non  ardirelle  ancor  tentar  di  dire  la  minima  parte  del  diletto 
de  da  tanta  hellel{^  ueniua.  Ter  ejpr  tanta,  come  uuol  inferire ,  la  non  poterla  non  iheefj'rif 
mere,  ma  f  ur  ancora  imaginare .  BBrnardo  come  uide,  Come  Berndrdo  uide  gliocchi  miei  fiffi 
t7  cttenti  ne/  caldo  fu^  calore,  cioè-.  He  lar  dente  fuo  amore,  cherti  jueUo,  che  ad  effa  Mariti  [Otf 


CANTO  xxxr, 

idud,  Onlf  ìi pfra  iiffe,  clera  ilfm  f^Id  Bfyn.  Volto  lifuoi  con  Um  ufj^td  fmikentf  a  Itti, 
ihfftron  i  miei  fiu  orienti  ii  rimirarf,  E  ^.v^-^^o  nutuYcilmfnU  nkienf,  che  rimiranh  mi  in  uno 
diUUfude  oliftto,  e  ue^gfnh  pi  altri  fmilmfnte  rimr^y  in  j;<r//o,  nautnif  U  mglia  Jiancùr fité 
filfamfntf  rimirarf,  jufjìo  fgnifica,  che  le  contemfUtioni  lejunli  Bern^frh  fcripe  il  M<?n>, 
jiron  che^li  fi  mife  am^r  con  [iu  fimr  «  contemilarU  • 


CANTO  :<xxii. 


0:1 
0f 


f^jfmo  al  ftio  pucer  quel  contem^Unte 
Liber  ojficìo  di  dottor  (tjjunfe  5 
E  comincio  quejle  parole  finte  t 

L<f  pi-i^i  che  Maria  richiufi  ^  unfiy 
Quella  ,  che  tanto  bella  da  fuoi  piedi , 
È  colei  ^  che  Upcrfe  e  che  la  punfe^ 

Ke  lordine ,  che  fiinno  i  terij  ftcdi  ^ 
Siede  Rachel  di  fitto  da  cojlei 
Con  Beatrice  jft  come  tu  «ec?i  ♦ 

Sarra ,  Rehecca  ,  ludit ,  c  colei , 
Che  fu  kifiua  al  cantor ,  che  per  do^lh 
rei  fiUo  dijfi  ;  Mifirere  mei  , 

Vuoi  tu  ueder  cofi  di  figlia  in  foglia 
Giù  digradar  ;  comio ,  che  a  proprio  nome 
Vo  per  la  rofa  gju  di  figlia  in  figlia  ^ 

E  dal  fettimo  grado  in  giù ,  fi  come 
In  fino  ad  ejfio  Juccedon  Hehrce 
Virimendo  del  fior  tutte  U  chiome  i 

Perche  ficondo  lo  /guardo  ,  che  fie 
La  fide  in  Chrifio^quefie  fieno  il  muròj 
A  che  fi  parton  le  fiacre  fic^lce . 

quejla  parte ,  ondel  fior  è  maturo 
-Di  tutte  le  fie  figlie /fieno  ajjìfi 
Clueij  che  credettor  in  Chrijlo  uenturo^ 

Va  Ultra  parte ,  onde  fieno  intercifi 
Deuoti  in  fiemicircoh  fi  fianno 
Ciuei-,  cha  Chrifio  uenuto  hcbher  li  ufit 

E  tome  quinci  il  gloricfi  fianno 
re  la  donna  del  deh ,  e  ghaltri  fiannì 
ri  fiotto  lui  cotanta  cerna  fr.nno  ; 

Co//  di  centra  quel  del  gr^n  Giouanni', 
Che  fimpre  fianto  il  dejcrto  el  martiro 
Sofferfi,  e  poi  Ùnfirno  da  due  anni  : 

E  fitto  lui  cefi  cernir  Jerùro 


Hauenhl fòeftt  nel frecejente  cam  irati 
tati  del  celfie  re^no  in  uniuerple,  CfT* 
in  farticoìar  de  U  Reina  di  ^uehyhoi 
ra  in  (juepo  uien  a  trattar  in  ffyfcna  di 
S,  Berti,  digradò  in grah  de  lalfre  ft.e 
f  articolari  jfartì,  e  da  jhai  heaiifia  p/pi 
duta  ognuna  di  jiielle,  con  fcìufr  un  dui 
liò,  che  de  jfaruoli  fr.ge  ejjurli  uenuto^ 
tD'  uìtìmamente  confirtat^  da  effe  Bern, 
«f  contmfìaY  la  dìuina  effcnfia,  mediani 
te  liniercefjìone  di  Maria,  leffcrta  ai  ini 
driTi^r  lafftuo,  V  fgh  indri^l^^  la  fua 
oraii.inea.lei  ne  la  firma  che  nel  fcgnente 
ultimò  canto  ueiremo  ,  Affiti 
/O  al  fio  fiacer  cjuel  corJemf  fante ,  Ordii 
m  coft,  (^elcQntfmfìante^cio  è-,  Bern» 
Affitto  al  fio  fiacere,  Affitticnato  a  Mai 
ria,  in  cor.terr>plar  lacuale  egli  fi  comfiai 
ceua.  Onde  in  fine  del  precedente  la  d(^i 
mando  il  /f:0  caldo  calore,  ASfinjè  Idei 
YO  officio  di  dottore,  EÌeffc  uolonfario  fcgi 
getto  dorare ,  il  che  e  frofrio  officio  del 
dottore,  E  comincio  ejuefìe  fante  parole, 
(^eliache  la  piaga,  che  Maria  richiufè 
C7"  un  fi  ch^  tanto  htHa  da  fuoi  piedi, 
^  colei  ihe  laperfe  e  che  la  jfu>  fr .  Hali 
lìamo  ueiuto  il  poeta  hauer  defcritto  (jufif 
fio  rfgno  de  lem  in  firma  duna  rofa, 
t7  ogni  fua  figlia  di  grado  in  grado,  fin 
giù  haffc  al  giallo  ,  effy  il  (cggio  duna 
di  (jutUi,  e  {jueflo  è-  fiato  (juanto  a  lui 
niuerfale  fua  defcrittione,  Hora  diffni^ 
iendo  a  partlaUri  ,tfradar  ad  ogni 
leato  il  grado  conuenìer.te  a  fe,  ^t  hai 
Ufndo  pcfìo  Maria  in  me^c,  V  i» 
de  le  più  fece! fi  figlie  deff:^  rofa,  pre  a 
ft  oipieii/  nel  ftionlo  ordine  de  lefi^h'^ 


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Firenze. 

Postillati  16 


PARA 

Francefco ,  Benedetto ,  ^  Agojl'wo , 

E  ^I/dlfn  Jin  qua  giù  di  giro  in  giro  ♦ 

Hor  m/r<i  Wf o  froucder  àtuìno  x 
Che  lutto  e  hltro  ajpetto  de  U  fède 
Bguaìmme  empierà  quejlo  giardino  ♦ 

E  fipfi  che  dal  grado  in  giù ,  che  fiedc 
A  me'^l  tratto  le  due  difcretionì 
Ver  nuUo  proprio  merito  fi  ftede  j 

Ma  per  laltrui  con  certe  ccnditionii 
Che  tutti  quefìi  fin  j^iriti  ajJòUi 
Vtima  chauejfer  uere  elettioni* 

Ben  te  ne  puoi  accorger  per  U  uoltij 
Et  anco  per  le  noci  puerili^ 
Se  tu  li  guardi  bene,  e  fe  ^ìafcolti^ 

Hor  dubi  tu ,  e  dubitando  fili  t 
Ma  io  ti  filuero  il  fòrte  legame  J 
In  che  ti  fìringon  U  penfier  fittili  ♦ 

Dentro  a  lampie'^a  di  quefìo  reame 
Caufal  punto  non  potè  hauer  fino  5 
Senon  come  trijlitia  ,0  fite^^o  fiimet 

Che  per  eterna  legge  è  jlabilito 
Quantunque  uedi^firyche  giujlamente 
Ci  fi  rijponde  da  laneUo  al  dito  ♦ 

E  pero  quefìa  fejìtnata  gente 
A  nera  uita  non  è  fine  cauja  t 
^ntrafi  qui  più  e  meno  eccellente^ 

Lo  rege  iper  cut  quefìo  regno  paufh 
In  tanto  amore  e2r  in  tanto  diletto  , 
Che  nulla  uolontade  e  di  più  aufh  5 

Le  menti  tutte  nel  fio  lieto  affetto 
Creando  a  fuo  piacer  di  gratta  dota 
Viuerfimente  i  e  qui  bafli  leffetto^ 

E  ciò  ef^reffo  e  chiaro  ui  ft  nota 
Ne  la  fcrittura  finta  in  quei  gemelli , 
Che  ne  la  madre  hebber  lira  commeta  ^ 

Pero  fecondo  il  color  de  capelli 
Vi  cotal  gratia  Jaltijftmo  lume 
Degnamente  conuien  che  ftncappeUi^ 

Dunque  fenica  merce  di  lor  cojlume 
Locati  fon  per  gradi  difirenti 
SoZ  difèrendo  nel  primiero  acume  ♦ 

haflauafi  ne  ficoli  recenti 


DI  S  O 

Unalìramlre  ^ua,ìajual  ffY  la  fin 
lifuhidiètia  et  arroga ntia  feccarìhiOferf 
fe  e  fuTìfe  U  fìaga^  che  M«Wrf,  ffr  If  fua 
éeìientia  et  humiliarrìeYÌtanclOf'RUhÌHf 
fc  tur  unfe,  ciò  p-,  SajìO  e  mitigo,  It  tt 
fieii  Ji  lei  nel  tey^  ordine  fonf  Rachele 
con  Beat,  de  lejuali  dicemmo  nelpconh 
de  Vlnf  Que  m  jferfcna  di  Virg,  di  Beat, 
alpi  ^uda  nemica  di  ciafcun  crudele  Si 
mojp  t  uenne  al  luogo  douio  era^  ctr  mi 
ftdea  con  lantica  J^achele,  Et  a  fieii  ii 
^uefte,  cofi  dordine  in  ordine  digradm 
do  luna  fetta  de  Ultra  fon  Sarra  donna 
i'hlraam.  Relecca  donna  d'ìfac,  ludit, 
la<jual  occidendo  Ohfirnet,  lihero  Beiui 
iia  fua  fatria^e  Kut]i^  che  fii  hifaua  di  Dét 
uiiy  che  fer  il  comme/fcftUo  in  Vria  fcrif 
fi  il  falrKO  Mijèrere  mei .  Poi  da  quejìo  fct 
timo  grado  m giù  fino  al  fore  de  la  refi 
fone  altre  donne  Helree,  che  crederon  in 
Chrifto  uenturo .  Pone  fot  da  laltra  fan 
te  de  laro  fa,  e  ne  lefue  fi f  reme  fv glie  fey 
contro  a  Maria,  Qiouanni  Battìfla,  E  fi 
come  fitto  lo  fiìno  di  Maria  ha  pofìo  cjuelt 
lo  d'Eua,  di  Rachel,  di  Sarta  di  Relecca 
di  ludit  e  di  Ruth  co  jueUi  de  Ialite  doni 
reUelree  del  uecchio  iejìam.enfofer  ordì 
Tte  luno  fitto  de  labro  final  fiore  de  U  ro< 
fi,  Cofi  da  laltra  farte  fone  fitto  lo  fiunno 
del  Battifia  (^ueUo  di  Frane  fio,  di  Bene^ 
detto  e  d'Auguftino  con  (jueCTt  de glialiri 
contemplanti  delfeftamento  nouo  luno  feti 
tO  de  laltro  fini  al  detto  fiore  talmete,  che 
tra  l'Helree,  che  fino  fitto  di  Maria,  tjt 
in  contemflanti  che  fino  fitto  del  Battifia 
uengon  a  diuider  (juafi  in  firma  di  muro 
ijuffia  rofa  in  due  farti  eguali,  dal  fiore 
in  fiiorijllijualhalliamo  uedutoeffirin 
fórma  circulare  di  fflendidiffima  luce . 
Tonefoi  ala  finifira  di  Maria,  Adami 
TJofiro  frimo  fadre,  e  dofo  lui  Moifc  ftima 
frincife  del fofolo  di  Dio,  fot  intenie  che 
delhino  ftguitare glialtri  fairi  patriarchi 
e  profili  con  tutti  (jueUi  che  nel  uecchio  te 
fiamento  crederon  in  chrifio  uenturo, 
E  cofi  da  laltra  farte  de  la  rofa  e  da  la  dei 
fira  del 


TI 


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Postillati  16 


\0' 


CANTO 

Co»  Xitimm^i-^^tf  hducr  falute^ 
Solammu  la  fède  de  parenti* 

Poi  che  ìe  prime  etadi  fùr  compiute  ; 
Conuenne  a  mafchi  a  Unnocenti  penne 
Ver  circoncider  ,  acquiflar  uirtute  ^ 

Ma  poi  chel  tempo  de  la  gratia  uenne  ; 
SenT^a  hmcjmo  perfitto  di  Chrijlo 
Tal  innoccntia  la  giù  fi  ritenne  ♦ 

Riguarda  homai  ne  la  frccia ,  che  a  Chrifìo 
Vm  Jàjfomiglia  ,  che  la  fua  chiare\:^a 
Sola  ti  può  dij^orre  a  ueder  Chrifìo  ♦ 

Io  uidi  [opra  lei  tanta  aUegreTjjt 
Piouer  j  portata  da  le  menti  finte 
Create  a  trafuolar  per  quella  alte\^a  ; 

Che  quantunquio  haueaì  uiflo  dauante , 
Di  tanta  ammiration  non  mi  foj^efe  $ 
Ne  mi  mojlro  di  Dio  tanto  femhiante  » 

E  quello  amor^  che  prima  li  difcefe  ^ 
Cantando*^  Aue  Maria  gratia  piena 
Vinan'^  a  lei  le  fue  ale  dijlejè . 

Rijpofe  a  la  diuina  cantilena 
Va  tutte  parti  la  beata  corte 
Si }  che  ogni  uifta  fin  fi  più  firena^ 

O  finto  padre  ;  che  per  me  comporte 
Lejfir  qua  giù  lafiiandoì  dolce  loco  , 
tlelqual  tu  fiedi  per  eterna  firte  ; 

Qj4al  è  quel  angél ,  che  con  tanto  gioco 
Guarda  ne  fiocchi  la  noflra  regina 
Inamorato  finche  par  di  fico  i 

Coft  ricorfi  ancor  a  la  dottrina 
Di  colui  ^  che  ahheUiua  dì  Marti  j 
Come  del  file  flcUa  mattutina. 

Et  egli  a  me  j  V^eUei^T^a  e  leggiadria , 
Q,uantejfir  puote  in  angelo  ^  in  almaj 
Tutta  è  in  luite  fi  uolem  che  fia  : 

Terchegli  è  queUi  ;  che  porto  la  palma ^ 
Giù  a  Maria ,  quando!  fi^iuol  di  Dio 
Carcar  fi  uolfi  de  la  noHra  filma* 

lAa  uieni  homii  con  gliocchi  fi,  comio  ^ 
Andro  parlando*,  e  nota  i  gran  pattici 
Di  quejio  imperio  giuftijfimo  e  pio  » 

Qj4ei  due  ^  che  figgon  la  fi  più  filici  j 


xxxir, 

ftra  del  Battiflu  ftr.t  Anm  maire  ìi  Ma 
yìm,  f 01  intfnie  chf  Mino  fcguitare  Uh 
ire  donne  Relree,  che  fmilmente  credei 
roi?  nel  ueniuYo  chrifio,  E  co/i  da  ijuellei 
fatte  fino  a  rr.e^  la  rofa  pone  che  tutte  le 
fedie  fieno  piene  d'Hehfi  e  d'Hehree  del 
uecchio  tefìamentOy  E  da  me'^a  la  rofa  in 
giù  fino  al  finire  fieno  fojìi  i  jfaruoli  che 
Jèn'^  alcuna  eUttione  tran  prima  faluati 
ftr  la  innocentia  e  j^er  la  ftde  de  parenti, 
ciò  ^,  perche  ffft  loro  parenti  haueàno  ere 
dufo  in  chrijlo  uenturo,  e  (futili  che  fi  fd 
uaron  poi  per  la  cir cunei ftznt^  li  modo, 
(he  le  fedie  da  (juella  parte  de  la  rofa  urnìt 
uano  ad  ejpr  tutte  piene  di  gufili  che  nel 
uecchio  teftamento  frano ,  m.e  dante  jfoi 
la  paffm  di  chrifto,  fcluati ,  Da  la  dei 
fìra  di  Maria  pn  poi  Vietro prim.o  apoftoi 
lo,  e  dopo  lui  Giouanni  Eunn^.  poi  in'en', 
de  che  dehhano  fguire  gliahr  apofìolt. 
Martiri,  Dottori  e  confi/fcri  dd  nuouo  tei 
fìam^ento,  E  da  Ultra  parte  a  la  f.nipra 
del  Battijìa  fon  lucia,  dopo  lacuale  mi 
tende  che  dellano  f^KÌre  lalire  uergini, 
uedoue  e  matrone  dfffc  mouo  tffarr.ent^ 
talmente,  che  da  cjuejìalfra parte  d/la  rofa 
fino  al  me"^  erano  foffi  tutti  cjueGi  deffo 
nuouo  tejìamento,  e  chaueano  creduto  in 
chrifìo  già  uenuto,  E  da  me'^  la  rofa  in 
giù  erano  pjìi  i  faruoli  faluati per  uirtu 
del  hattffmo.  Ma  da  juefta  parte  le  fedie 
non  erano  tutte  piene,  come  da  la  parte  de 
gli  Hehrei, perche  erano  refcruatea  quelli 
chf  doueano  meritar  dandarle  a  riempii 
re .   Sopra  di  (jurfìo  htato  regno  fone  il 
triiunal  di  Dio,  tfT  intorno  a  (jueUoglior 
Uni  de  gliangeli  che  a  fchiera  a  fchiera 
fcendon  in  tffo  regno,  e  tornano  a  rifilir 
4  lui,  come  nel  precedente  halhiamo  uef 
àuto .  Intefo  aduncfue  uniunfalmente,  e 
f  articolarmente  la  difcrittione  del  poeta  di 
juejìo  leato  regno,  il  tefìo  rimane,  juani 
(0  acjuejìa  parte,  fer  \t{ifffo4^i  f^^^^^ 
e  chiaro.  Ma  refìa  a  fcluer  il  duVio  nata 
neU  mente  del  foeta  depayuoli,  Hjual  ^ 
^uefio^che  ejfmdoinj^el  regn9 


I 


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Postillati  16 


P  A  R  A  D  I  S  O 


Per  ejjer  propìnqutfjtmt  ad  au^ufla  ; 
Son  dcjla  rofi  quajì  due  radici^ 

Colui  *yche  da  jiniflra  le  fig^fu^a; 
È  /I  padre  5  per  Io  cui  ardito  guHo 
cù^^jff.        Lhumana  j'pecìe  tanto  amaro  gujla^ 

D<j/  dejlro  uedi  quel  padre  uetuflo 
Di  firjta  chiefa  5  a  cui  Chrijlo  le  chtaul 
Raccomando  di  queflo  fior  uenuflo^ 

E  quei  j  che  uide  tutti  i  tempi  graui 
Pria  che  morijjc  de  la  bella  Jpojàj 
Che ficquijlo  con  la  lancia  e  co  chiaui^ 

Siede  lungo  ejjò  :  e  lungo  lahro  pofa 
Quel  duca  ; fotlo  cui  uiffc  di  mannA 
La  gente  ingrata  mobile  e  ritrosa  y 

Di  contra  a  Vietro  uedi  feder  Anncf 
Tanto  contenta  di  mirar  fua  fi^ia , 
Che  non  moue  occhio  per  cantar  osanni* 

E  contrai  maggior  padre  di  fnmi^ia 
Siede  Lucia che  mcjje  la  tua  donna  y 
Quando  chinaui  a  ruinar  le  ciglia  ♦ 

Ma  perche]  tempo  fugge  j  che  tajjonna^ 
Qjiifhrem  punto  *y  come  buon  firtore, 
Che  come  egli  ha  dd  panno ,  jh  la  gonna 

E  dri^eremo  fiocchi  al  primo  amore  j 
si  che  guardando  uerfe  lui  penetri , 
Quanto  è  pojjìhil  per  lo  fuo  fulgore^ 

Veramente  j  ne  forfè  ^  tu  tarretri 
Mouendo  hle  tue  credendo  ohrarti: 
Orando  gratta  conuien  che  fimpetri 

Qratia  da  quella ,  che  potè  aitarti  t 
E  tu  mi  fegui  con  Ujjcttione 
Si  ;  che  dal  dicer  mio  lo  cor  non  parti  % 

E  comincio  quejìa  finta  oratione  ♦ 


Jttfo  a  ciafcuno  il  graìo  JuO  conumenfe 
di  mnito,  e  (juffìi  faruoli,  comt  ha  det^ 
1Q,  haumdo  mniiato  nuHa^  fey  (jual  cai 
gione  ^  pojìa  Inno  dal  mf^o  in  giù  de  la 
Yùfàin  maggior  ^yado  dt  laltro.  Et  effint 
iofi  già  di  jufflo  tal  dulia  refclufo,  che 
Dio  non  douejJèjUYo^  gradi  /oro,  ma 
che  ciafcum  a  cafo  dourjfe  frenitr  il fua^ 
fey  jueffo  introduce  S.  Bern.a  dimojirm 
li  che  crede  male,  e  che  la  [ufo  in  culo  nef 
funa  cofa  fuo  efpy  a  cafo,  ma  tutto  con 
grandiffmo  e  perfittiffimo  ordine  fofìotà 
da  la  diuina  maiefta ,  Onde  Auguft,  ai 
XIX.  de  Cikifafe  Dei,  Pax  ccelffìit  ciuitat 
tit  ordinafifftma  C7  concordiffma  fociei 
tarfruendi  Dea  fax  omnium  rerum  tran^ 
^uiHitat  ordinis  e  cet.  E  che  a  lenti  non 
e  dato  il  grado  fecondo  il  merita,  comegli 
ft  crede,  ma  fecondo  la  gratia  data  loro  da 
Dio  ne  la  fua  creatione,  E  perche  nhallia 
dato  più  ad  uno  che  ad  unaltro,non  fa  da 
ricercare.  Onde  dice,  Hora  intffo  <juani 
io  chio  iho  detto,  tu  duliii,  E  ^dulitandù 
Sili,  ciò  è.  Taci,  e  non  domandi  del  da t 
iio,  ma  io  dichiarandolo,  TI  fcluno  il  let 
game.  Ti  manipftero  la  difjiculta  IN  che 
tijìringon  li  fòttilipfn fieri,  ciò  e',  Nelaf 
^ual  tinducon  i  difficili  argumenfi,  che 
tu  ftii  ne  la  tua  mente  Yeftrendo  il  grado 
de  la  leatitudine  al  merito, e  non  a  la  grd 
tia,come  uwìl  infirire,Onde  dimoftra 
frima,  che  dentro  a  la  grande^^  di  ^uel 
leato  regno  no  può  interuenir  il  cafc,  cofì 
foco  come  la  trifiitia,  fctr ,  0  fime,  che 
(jiiiui  fmilmente  non  han  luogo,  che  fc  ue 
Ihauejpro,  mn  ui  fare  perfida  leatitudii 
ne,  Wìa  ogni  cofa  che  ui  fi  uele,  mofìra 
efferui  fìalilita  per  eterna  e  diuina  legge 
Si  modo,  cJ-e ^iufìamente  ui  rìjj^nde  la  cofa  locdia  al  luogo,  come  riff>^nde  lanedo  al  dito,  feràe 
Qgni  leato  uha  il  fuo  proprio  e  conueniente  luog:i,  come  UneHo  ha  il  dito  conueniente  C7  approi 
priatoafe,  E  pero  due,  che  la  fcfìinata  Z^T  accelerata  gente  di  (jueifaruoli,  a  jueUa  uera  etet 
ria  ulta,  non  effcrfcn'^  cagione  er  a  cafc,  come  egli  ft  crede,  Verche  <]uiui  fcntra  non  tutti  ad  un 
modo,  ma  fiu  e  meno  eccellente  e  degno  lun  de  laltro.  Impero  cht  Dio  Re  de  luniuerfc,  per  lotjuale 
^uel  leato  regno  faufaepofa  in  tanfo  diletteuole  amore,  che  neffuna  uolonta  ^  Auft,  E'  ardita  di 
più  deftderareyDota  creando  nel  fn  lieto  e  diuino  aj^ettotutte  tementi  diuerfamenie  di  gratia, 
E  juejìo  afferma  il  maejìn  de  le  [cntentie  nel  primo,  M  dicf,  hnim^e  non  funt  ejuales  al  origtt 


CANTO  xxxir. 

Te  fcìlne(juaìei,(iudnimaì  ferfictmftgYatuUus,  ^uiu  cum  he  ffYpcthmlfffy^Jmt  nf'h 
kbertilifatediiiina,  comHmcafeas  ^Afdam,  ^  cjuibufJim  mn  imunuat,  ut  fUcri,  Ei  quiL  s 
comunicata  etiuditer.  Ufi  ine^jualiln luunàum  jùumhfnefUcìtum.tt  fnhum  rncéurr,  luina 
Chriftì  ah  origine  excepftt  mms  animasin  ionis  jfiritualihus ,  Ah  infimi  enm  fue  cteafionit 
ferfictafiiit  donis gratia  c7^/oM>,  cjuoi  mmini  alteri  cQncfjJi.m  ejì .  E  Qui  hofìi  leffcm,  fn^a 
ricercar  la  cagione,  f  erchenfl  dotarle  uftialdiuerfua^e  non  le  hti  egualmente  tutte  ad  unniof 
Jo,  E  ^uefla  diuerfita  ci  fi  moflra  ejfrejfmente  ne  la  fa  era  fcrittura  JN  quei  gemelli,  cio^,ìn 
hftk,  efr  in  lacoh  figliuoli^  d'ifdac  nati  ad  unmedeftmo  farto,  perche  Ipu  fi,  odiato,  xfT  lacob 
gmato  da  Dìo,  Ondereutllo  al  padre  dicédo,  Duofìlijjuopfulifunt,  maior  minori  fcruiet  e  eet. 
Intendendo  ferilmaggiore  di  hfau,fercheft{il^rimo  ad  ufcirdel  uentye  materno,  Keljual  hehlft 
lira  commota,  ferche  immediate  che  fùron  conceduti,  cominciaron  a  (ju-jìionare .  PEro  fecondo  il 
cohr  de  capelli.  Co//  come  i  capelli  fm  di  diuerfi  cohri,  onde  ueggiamo  luno  hauerli  hiamhi,  lali 
tro  neri,  r  la  tro  rofft  e  cet,  Cofi  diutrfmente  conuien  che  laltif[imo  lume  di  cotal  grafia  degnai 
niente  SlncappeUi,  ciò  e.  Sincoroni,  prendendone  cicfcuno  tanta  parte,  (juanta gite  ne-  cmedutet 
Dio  .  DVfj(]uefen'^  mercè-.  Adunche  (juefliparuoli,  fcn^a  alcun  fuo  merito  fon  locali  per  difè 
tenti  gradi,  Vlfirendo,  ciò  e',  Ejjendo  difirenti  fclamenfe  ne/ primiero  acume,  ciò  e,  Ke  la  grai 
iia  che  da  Dio  prima  difènde  in  efjì,  E  non  nel  merito,  che  fecondamente,  come  ne  gìialtri  heafi-, 
9ion  è'  in  loro.  Ma  cjuefìi  altri  heatifi  fcn  faluati,  e  per  la  gratia  e  ptr  le  Urne  opere,  perche  fecondo 
la  Quantità  de  la  gratia  hanno  operato,  e  fecondo  loperate  hanno  diutrfmète  meritato  chi  wf/^J^y 
e  chi  minor  grado,  OndeVEuangelipa  al  xiiy.  In  domo  patris  mei  manfionei  multe  funt^  Sono  - 
adun(]ue  le  anime,  (juanto  a  la  gratia,  ineguali.  Ma  cjuanfo  a  Uffcntia  eguali,  OnJel  filofcfè  nel 
itr^  de  la  Mefaf,  Species  ecjualiter  predicatur  de  indiuiduis,  Sed  iflud  nò  ejpt  nififèrm.cc  fuhfian 
tiales  fecundum  fe  ejpnte^ualef  .  BAjìauafi  nefècoH,  Mojìra,  come  hahhiamo  di  fcfra  detto,  che 
ìtefiuoli  REcenti,  ciò  h-,  moui  e  primi,  che  fìiron  le  due  prime  età,  ciò  è-,  (juella  da  Adamo  fino 
a  Koe,  e  cjuella  Ja  Noe  fino  ad  Ahraam,  haftaua  a  (juejti  paruoli,  per  fuluarfi,  la  fide  de  parenti 
infieme  con  linnocentia,  lacjual  fide  era,  che  chrifio  doueffe  uenir  a  filuarli.  Ma  ufduto  poi  fjfir 
crefciutajainijuita  nel  mondo,  idio  comando  ad  Ahraam  la  circuncifione  in  figno  de  la  fide  chai 
ueano  in  lui,  e  cofi  con  la  fide  de  parenti  e  con  la  cir  cunei fione  fi  fluarono,  Ma  poi  che  al  tempo  de 
la  gratia  uenne  chrijìo,  chefii  effa  propria  grafia,  non  hafto  la  innocentia,  ne  la  fide  df  parenti, 
ne  la  circuncifione  a  faluarli,  ma  fii  loro  nece(fario  il  haUefmo,  fenZ^  ilcjuale,  la  innocentia  loro  fu 
ritenuta  la  giù  ne  Limio  .  Riguarda  homai.  Vuol  Bem,  cheVante  riguardi  ne  la  ficcia  di 
Maria,  laefual fijfcmigha più  a  chnfio,  perche  LAfita  chiarezza,  ciò  è-,  la  fua  hontafclam.éte  h 
fuo  dijfoYre  A  Vedere,  ciò  è',  A  conofeer  chrifto,  e  confec^uentemente  ad  imitar  ifitùi  uè  fi  gì,  come 
uuolinfirire.  IO  uidi  fcuralei.  Guardo  il  poeta  Maria,  E  uide  TIouer,cio  è',  Akndar  fcpra 
di  lei  tanta  aBegreZZ^  portata  da  le  fante  angelice  menti  create  a  trafuolar  per  juella  alteZZ.(i  del 
(telo,  ejpndo  nuntij  del  fimmo  creatore,  che  tutto  (fuetto,  che  fino  a  Ihora  hauea  utduto,  non  lo 
ficefiarfcfbefc  di  tanta  ammirazione,  NE  tanto  fmhiante,  Ne  tanta  fmulifudine  li  mofiro  di  Dio, 
E  Quel  amor,  E  (\uel  angelo  pieno  di  Carità,  che  difcefe  prima  li,  dfiffi  le fi^e ale  inami  a  lei 
cantando  la  fim  angelica  falufatione,  E  la  heata  corte  rijfofi  da  tutte  le  parti  a  la  diuina  cantiUi 
na  tanto  fcauemente,  che  ogni  uifia  fi  ne  fice  più ferena  e  lieta .  O  Saniopadre,  lautore  frega 
Bem.  che  per  moflrarli  U  celefie  corte  era  uenuto  del  fuo  fianio  et  eterno  figgio  a  lut,  che  li  detta 
dire,  cjual  angelo  è-  ejuello  che  con  tanfo  gioco  tST  affitto  guarda  Maria,  Et  egli  in  fenietia  li  dice, 
quello  e/Ter  QahrieUo,  dakualetta  fii  anntitiata  che  chrijh  fi gliuol  di  Dio  douea  difcender  a  preni 
der  carne  humana  in  lei .  MA  uien  homai.  Vuol  Bem.  che  Date  feguiti  le  fie parole  con  la  uedui 
ta,cio  è^,  che  guardi  c^uei  heati  chegli  li  dira,  che  fino  ipM  deluecchio  e  " 
Mmée  iifcfraghhSimofofii,  cio'e,  hdmo  dda  fimfìr.,e?ietro  d.Udeflradi  Man., 


PARADISO    CANfO  XXXir* 

QU  ift  Jnf  Y((Jici  li  cintila  Yofa,  f>frche  luno  fu  originé  M  uecchio,e  laltro  iel m<ìu^  tfflmfntù , 
QVfflo  che  uiie  frima  chemariffe  tutti  i  ientfi  graniT)E  la  bella  jf^fa,  ciò  ^,  De  la  chiefamilii 
tante  jf:>fa  di  cfcW/Jo,  che  fàccjt^ifù  con  la  lancia  é  co  cfcioii,  con  che  effe  chriflo Jj^arfe  jper  lei  fu  U 
croce  li  jìo  ffeci^fiffim:}  fangue,  e  che  feìea  Unp  ii  Pietro^  era  Giouanni  euangeltfta^  E  frejfc  ii 
Aiam^  pfaua  Moife  fotto  deljuale  nel  ìefirto  uijjl  ii  mana  la  ingrata  méile  e  ritrofa gente  ifraeli 
lite,  E  di  cantra  a  Pietro,  chera  a  la  iejìra  di  Maria,  (èdeita  Anna  madre  di  lei,  chera  a  la  deftra 
del  Battiffa,  E  di  cantra  ad  Adamo  maggior  fadre  di  famiglia,  chera  a  la  ftniflra  deffa  Maria,  fei 
dea  Lucia,  chera  ala  ftn.fìra  deffo  Qattijla,  tatuai  lucia,  intefafer  la  illuminante  grafia,  mojji 
beat,  donna  di  Dante,  cjuando  chinaua  le  ciglia  a  ruinar  ne  lofcura  (èlua,  come  uedemmo  ntl  frii 
mo  e  nelf^conlo  de  Vlnf,  MA  ferchel  temfo  fiiggfy  Pon  Bern.fine  a  la  contemflation  di  (futi  htai 
fi,  ejfcYta  Dante  ad  indri^X^rla  a  Dio,  intefo  ftr  lo  frimo  amore,  a  do  che  fenetri  ne  la  cogm 
tion  di  lui  (\uanto  e-  fofpkle  ad  intelletto  humano,  ma  col  me^  di  Maria,  che  in  altro  modo  Ve4 
V amente  NE  fòrfe,  ciò  e*,  Sen'^  dulio,  dice,  MOuendo  lale  tue,  ciò  ^,  Mouendo  il de/tderio  tuo  in 
tal  contemflatione  cKeiendo  oltrarti,  ciò  e*.  Credendo  fenetrar  oltre  con  linteOetio fèn'^l  fàuor  di 
lei,  T  V  tarretri,  lu  torni  a  dietro.  Onde  uedremo  ne  la  feguentt  oratione  di  Bern,  ad  effa  Maria 
che  dira.  Donna  fei  tanfo  grande,  e  tanfo  uali,  che  <jual  uuol  grafia  afe  non  ricorre.  Sua  dif 
ftan^  uu:)l  uolar  fenl^  ali.  Pero  feguita  dicendo,  Conuien  che  fimf  etri  grafia  da  (jueQa  che  ti  fui 
in  tal  contemflatione  aitare,  E  tu  con  laffìttione  mi  figuifa  tanto  che  non  parti  il  core  dal  mio  iti 
re,  ciò  è*,  che  lanìmo  tuo  non  fta  difcrrfante  da  le  mie  farok,  E  comincio  juefìa  finta  oratione, 
ihe  hor^  nel  feguente  canto  uedremo  feguire  • 


CANTO 


Verdine  madre  figlia  del  tuofi^ioj 

Humil  tff  alta  più  che  creatura , 

Termine  fijfo  deterno  configlioj 
fi  colei  y  che  ìhumana  natura 

"NohUitafli  fi ,  chd  fino  fattore 

Non  dtjdegno  di  fitrfi  fiia  pittura^ 
NeZ  uentre  tuo  fi  raccefi  Umore  ^ 

Ver  lo  cui  caldo  ne  leterna  pace 

Cofi  è  germinato  queHo  fiore  ♦ 
Qui  fii  a  noi  meridiana  fitce 

Di  caritate*j  e  giù  fi)  in  tra  mortali 

Sei  di  jperanz^a  fontana  uiuace^ 
Vonna  fii  tanto  grande  ^  c  tanto  udì  ^ 

Che  qud  uuol  gratta,  ^  a  te  non  ricorre  y 

Sua  difian\a  uuol  uolar  fin'^ti , 
ta  tua  benignità  non  pur  foccorre 

A  chi  dimanda ,  ma  molte  fiate 

^Liberamente  al  dimandar  precorre^ 
in  te  m  fericordia  ;  in  te  pinate  ; 

In  te  magnificentiaxin  te  faduna^ 

Quantunque  in  creatura  e  di  hontate  * 


Diuide  ilfoeta  il  frefenfe  ultimo  canto  in 
juattro  parti  frmcif  ali,  e  ne  la  prima  ini 
troduce  S,  Bern.per  fùa  oratione  ad  imi 
fetrar  grafia  da  Maria,  che  lo  conduca  a 
contemplar  la  diurna  ejpntia,  Ke  lafecon 
da  dimofìra,  comeperuenne  a  tal  contemi 
piatirne.  Ne  la  ter^ prega  Dio,  cheli  con 
ceda  grafia  difofere,  fcriuendo,  dimofìra 
re  gualche  minima  parte  de  la  fua gloria 
comprefa  in  tal  cctemplatiOne,  Ne  la  cjuat 
ta  CT*  ultima  fone,  come  uideinfcrtalhu 
inanità  con  la  dimnifa  »        ^  SìUn 
gine  madre  figlia  del  tuo  figlio.  Ad  alfiff 
/ima  e  flmma  lode  di  Maria  ^erg*  il  foe^ 
ta  ne  la  fua  preferite  deuofifpma  et  elegan 
tiffima  oratione  che  a  leiftìdri:^iy  le  attri 
liiifce,  in  ferfcna  di  S,  Bern,  alcuni  efii 
tetti  impffihdi  cr  incredihili  in  tutte  lali 
tre  creature,  ma  in  effa  fola, per diuina 
frouiientia  e  grafia  fff  fiale,  e  jfer  li  fuoi 
fcmmimeriti,  pffibli  e  ueri,  Ef  il  primo 
h,chella  fta  uer^ine  e  madre  infeme, 
the  naturalmente  non  {no  efpre,  e  meno 
ancora 


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Postillati  16 


PARADISO    CANTO  XXXIII. 


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Postillati  16 


Paradiso 

QUòmh  flet  iftul  e  ceù  Oxhìfh  le  rjp{e,  Spiritut pmctu/  fujfYUeniet  in  ff,  tS^  uirtus  altifi 
fmÌ9hmbrahitttU,  Per  io  calh  ifl<\UAl  amore  è'  coft geminata  e  fydùtt^  ^zorr,  ciò  p», 

Quefld Y:,fd  che  hMimo  ueiufo  confenn in  fc le  fèìie  di  mi  i  beati,  Verche effinio,  meiinnte 
la  uirtu  li  (juel  caUo,  generato  nel  /?/0  Kentre  uirg'male,  epifaYtùYit^  chnfto  figliuol  di  Dio,  che 
fer  YflimfY  Ihumma  natura  uoSe  f^arger  fui  le^no  ée  la  croce  il  fuo  frechftfftmo  pingue,  E  che 
iofo  la  (ùa  aj^Yiffma  O'  acevliffìma  morte  dipenitnJo  al  limlo  %e  tYajfe  tutti  jueBi  del uecchio 
tejìamento  chaueano  crelut^  in  lui  ueniuro,  V  o.cufo  li  loro,  come  hahhiamo  ueduto,  fa  mita  U 
^uefìa  Yofdy  laffanhlaltYa  mita  a  (jueBì,  che  crelerehlono  in  lui  uenuto,  che  già  era  fYeffo  che  fin 
ila,  come  ii  fcfra  nel  xxx.  canto  uelemmo,  era  (juffìo  fiore  generato  cofi,  juel  che  inan'^  no  eri, 
(l^ifci  a  noiy  Da  lode  a  Maria,  oltre  a  le  altre,  di  due  grandiffimi  effttti,  luno,  che  ijua  giù  fra 
ììoi  mortali  eÙa  h'  uiuace  (intana  dijferan'^a  di  ^utUa pitura gloria.  Et  a  quelli  di  lafu,V  Kce  me 
yiiiana,  ciò  è'.  Ardore  di  carità  fmile  a  ijuel  del  fole  nel  mt^  di  talmente,  che  fer  leifìamo  da  U 
fieran'^  di  ejueUa  gloria  tirati  la  fu,  e  giunti  ijuiui,  conferuati  e  mantenuti  in  carità  t7  amore, 
E  fono  parole  conuenienti  ad  effo  Qern,  Scriuendo  egli  a  tal  propoftto  in  ^uefta  firma,  Securum 
acceffiim  haies  o  homo  ad  Deum,  vh  mai er  ante  filium,filius  ante  fafrem,  Materoflendie  fjli9 
fectus  O'  ulera,  Vilìus  ^atri  lafus  tT  uulnera,  Nudi  ergo  foitrit  ejferefulfct,  uh  tot  occurrunt fiei 
tatit  infuna  .  DOnna  fci  tanto  grande,  Dimopra  ultimamente  neffuna  gratta  foterfi  ottener  da 
Dio  fcn'^l  me^  di  lei,  tanta  fjpr  la  fua grande^'^  e  ualore  affrejfo  di  lui,  E  la  fua  benignità  mn 
fclamente  [occorrer  a  chi  le  domanda,  ma  che  molte  uolte  i^reuìen  liberalmente  col  fio  aiuto  jnan'^ 
(il  dimandare,  che  nafce  da  fomma  liberalità  e  clementia,  A  difftrentia  di  juel  che  diffc  nel  x\^\ 
del  Vurg,  che  t^ual  ajfetta  frego  e  luofo  uede^  malignamente  già  fi  mette  alniego  . 

Uauenìo  pn  a  <jui  ^ern,  orato  (juaft  vi 
firma  di  frohemio  a  Maria  fer  Dante  , 
HoYa  uien  a  le  fue  fetitioni,  leijuali  in pn 
tentia pn  ejuePe,cheìla  imfetri gratia  cht 
T>anie  fojfa  intender  il  fmmo  bene,  ciò 
P,  Ito,  CT'  intrp,  che  li  conpYui pni  C^* 
interi  i  fuoi  uirtuof  affetti  talmente,  che 
non  fi  pieghino  ad  alcun  uitio.  Onde  dii 
ce,  HOy  quePi,  hora  coPui,  ciò  è',  Dani 
te,ile]ual  DAlinfima  lacuna.  Dal  più 
frofòndo  e  baffi  luogo  de  luniuerp  che* 
juePo  centro  oue  noi  pamo,  il<jual  noi  /ft 
domandiamo  mondo,  ha  ueduto  fin  jui^ 
tE  uite  ff'iritali,  le  conditioni  de gliffii 
riti  aduna  ad  una,  come  frima  di  (Quelli 
ie  Vlnf,  poi  del  Vurg,  Et  hora  fino  a  ejutf 
fio  ultimo  e pipremo  cielo,  jueUi  del  Var* 
Supplica  tanto  a  te  Maria  per  gratia  de  U 
tua  uirtu,  e  non  per  alcun  fio  merito,  che 
fo^a  leuaYp  con  gliocchi  de  linteOetio  fin 
alto  VEr/c  lultima  plute,  do  è-,  Ue  la  col 
£nition  di  Dio  falute  di  tutte  le  [aiuti, 
trio  che  mai  «ow  arft  VEr  mio  uedere,  ciò  &,  Per  mio  intendere,  più  di  ijuello  chep  per  lo  fuo^ 
liprgo  per  lui  tutti  U  miei  preghi,  e  pre^o  che  n^n  peno  SCarft,  ciò  ^,  Manòi  «  «ori  di  grafia 


Hor  queFu,  che  da  Unfima  Ucum 
De  ìuniuerfo  in  fin  qui  ha  uedu'tì 
Le  Ulte  JpìritaU  ai  una  ad  una  j 

Supplica  a  u  per  gratia  di  uhtute 
Tanto che  poffa  co  gliocchi  leuarft 
Più  alto  uerfo  lultima  fdute. 

Et  io  5  che  mai  per  mìo  ueder  non  arft 
"Più  chìo  jb  per  lo  fuo  3  tutti  i  miei  prieght 
Ti  porgo  $  e  prego  che  non  fieno  fcarfi  j 

Perche  tu  ogni  nube  lì  difi^cghi 
Di  fua  mortalità  co  prìeghi  tuoi , 
Si  chel  fòmmo  piacer  li  fi  dijpie^t  ^ 

Ancor  ti  prego  Regina che  puoi 
Ciò  che  tu  uuoi^che  conjirui  [ani 
Dofo  tanto  ueder  glìajfettì  ftìoi^ 

Vìnca  tua  guardia  i  mouimenti  humani  : 
Vedi  beatrice  con  quanti  beati 
Ver  li  miei  preghi  ti  chiudon  U  tnani^ 


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Postillati  16 


CANTO  KKXÌU, 
^fYfffo  di  ff  ]  V(YL\ie  iu  Cù  fyegU  tuoi  li  didr^hi  e  fcio^Iia  OGwì  nulf,  ùjnì'  i'^tvcittU  Je  Mi 
ìtito  SUhffcli  apeghi  il  fmmofiacerf.cio  ^,  Talmetf  eh  fe r  mampfìi  idio  fcnmo  lo 
ne,  lynitaiìh  Boet.  m  l  tfr^y  Dafattr  au^ujìm  mnii  cor.f^tniaf  [tdem,  Vafinim  li^firatf  hi 
ni,  luct  YfjffYta,  In  te  conJf  ickOs  animi  defìgeye  uifv.t,  Alc^ue  tuo f^lédore  mkd,  iu  ìmiq;  fo  t 
nuWy  Tu  rejuies  {Yanjui(l<i [i^s  (e  cernere  finif  e  ce(,  E  fYegon  Regina  ancora,  lacjual  funi  ciò  che 
tu  uitoi,  che  li  cOTifirm  fm  et  inferi  dop  TAntCi  fuo  uedere,  ciò  è-,  Tapto  fuo  intendere,  {ffiaffiai 
e  concetti Jùoii  Et  in  ^uefto  uinca  TWa guardia,  ciò  ^,  la  tuoi  cufìodia  e  frùiett'me  l  Mouirtienti 
humani,  ciò  ^,  Cliatti  e  cojìumi  de  mortali,  ic^ualiferfefiefjtfcno,  come  uuol  inftrirf,  manchi  e 
ieftUiui,  ^edi  Beai,  con  (guanti  heati,  TI  chiudon,  eia  è',  Tifregon  a  cUufe  e  giunte  mam  ferii 
miei  freghi, Et  in  t^uefìo  moflrala  fcmma  carità  che  moue  Unirne  heate  a  fregar  f/y  lif^jìi  in  <^ufé 
fia  uaOe  di  YnifiYia^  da  che  hanno  [in  cura  ie  UUyhÌì  che  df  la /ro/rw  fdute.» 


Gtioccli  id  Dio  àiUtù  e  uenemi 
^ifft  ne  lorator  ne  dìmofìmo 
Quanto  i  deucti  prìc^i  Vt  fin  gmì^ 

Indi  a  Uterno  lume  fi  dn^^aro^ 
"Nelqual  non  fi  de  creder  che  [muti 
Ter  creatura  locchio  unto  chiaro^ 

io ,  che  alfine  di  tutti  i  difit 
Affrof'wquaua*^ft  com'io  douea, 
Lardor  dd  defiderio  in  me  finti  ♦ 

Bernardo  maccenndua-,  e  forridea, 
Ferchio  guardajfi  fifixma  io  era 
eia  per  me  fìejjo  tal ,  qual  et  uóleai 

Che  la  mia  uifia  ucncndo  fincera 
E  più  e  più  entraui  per  lo  Yag^o 
re  Ulta  luce ,  che  da  fi  e  uera . 

Dd  quinci  inan'^  il  mio  ueder  fii  maggio 
Chel  parlar  mofira^che  a  tal  uifia  cede; 
E  cede  la  memoria  a  tanto  oltraggio  ♦ 

Qjcal  è  colui  ^  che  fognando  uede^ 
E  dopcl  fogno  la  pajfione  imprejfa  ^ 
Rimanere  laltro  a  la  mente  non  riede  j 

Cotal  fin  io  :  che  quafi  tutta  cefjà 
Mia  uifione  ;  eiT  anchor  mi  difiiUa 
Nel  cor  il  dolce,  che  nacque  da  ejfitz 

Cofi  la  neue  al  fil  fi  àfig^ìl<M 
Cefi  al  uento  ne  le  figlie  Ikui 
Si  perdea  la  fintentia  di  S'tbiììa  ♦ 


Cliocchi  di  Maria,  diletti,  cme  di  fii 
gliuola,  e  uenerandi,  come  di  m.adrey 
Onde  di  fi  fra  le  difp.  Figlia  del  tua 
figlio,  Fiffì  in  Bern.  oratore,  ne  dimi$ 
fh'aro  juanto  le  pn  grati  igiufìi  fref 
ghyfer^-he  juando  fjfayr.ente  ft guari 
da  i  mouimentiy  e  pfcoft^  le  faròle  de 
hratore,  e  manfifìo  fegno  che  la  orai 
tion  fiace .  Poi  ffft  occhi  di  lei  tolti-da 
Bern,  fi  in^^ro,  fer  interceder  la 
grafia,  a  Dio  eterno  lume  del  mondo, 
tieljual  non  fi  de  credere  che  fer  alcui 
na  altra  cYeatura  ftnuij  tr  indriz^ 
ìocchio  tanto  chiaro,  (guanto  <iud  di  lei, 
ferche  effindo  età  effaltata  fcfra  doi 
gnaltra  creatura,  uien  de  1  eterno  lume 
de  la  diuinitk  maggiormente  a  fortii 
òfare.  Et  io  che  rne diante  linterceffiùt 
ne  di  lei  i  affYOfincjuaua  alfine  di  fui 
ti  i  miei  defideYÌ,  iljual  fine  era  di  ue$ 
mr  in  cognitime  de  la  diuina  ejfini 
tia,  che  feY  "effir  tanto  infinito  lene  , 
(heneffun  maggme  fi  nefuodeftdei 
raYe  ,  tutti  i  defideri  fin  fano  i«  ue$ 
dfY  ijuella,  fero  dice,  chegli  finì,  fi 
come  douea,  lardor  del  defiderio  in  fi. 
Onde  S.  Thomafo  fcriue  al  froffit^ 
quefte  faro^e,  Adferfictam  leatimdi* 
nem  rejuirituYy  (fuod  intehctus  feYi 
tingat  ad  iffm  efsentiam  frim^  caui 
fce.  Et  fic  ferfictionem  fum  hatehii 


feY  unmeYn  ai  ^eum,  fuut  ad  oliectum  in  c,u.fiU  le  Judo  .nfiftU.  ^  ^'^]^^^^^^^ 
IrrchenguardaffnU^^^^^^ 


PARADISO 


fmeu 
uina  lue 


e  fUYdy  é  «3«  Imfelifct  lahum  i^mYaniia^  E  fin  e  jpiu  entràui  fey  lo  r^^gìo  le  Ulta  e  Jii 
cf,  CHe  ìafee'  imn^  eh  ^,  lajuctl  fola  f  da  fè  flrlpi,[èn'^  farticifumne  éaltra  luce^  rii 
f^lenie  •  DA  t^uìmi  ìnAn^y  Dopo  U  u'fme  li  tanta  alta  e  liuinaluce^  il  mio  uelfYe  fu  ma^gi^i 
re  li  juel  che  m^fÌYa  il  parlare,  ilqual,  pey  mn  fOteyU  ejprimfye,  ceie  a  tanta  ueiufa^  E  la  mei 
moYÌa  amheUa  cele  A  lantò  oltYaggio,  A  tanto  oltye  in  effa  luce  ueleYe^fer  n^n  haueylo  fotuta 
YiteneYey  E/  auient  in  tjuffto  cafc  a  Yne,  cOYne  fùol  auenir  a  colui  che  (cgna,  e  ueie  fcgnanh  cofi 
(hefiace,  e  éofol  fogno  la paffm  id  fiacey  yimane,  ma  la  cofn  ueduta  tn  fogno  non  torna  a  mmoi 
ria,  Perche  fmilmenie  ceffa  hoYd  ijuap  tutta  in  me  la  mia  uifme  di  (Quella  luce,  e  mndimeno,  nel 
iuzY  mi  fi  Y^pprefenta  anchora  la  dolce^'^  che  mi  nacque  da  effa  .  Cofi  ancoYa,  per  fmilitulii 
ne^ft  difftggiìla  e  perdf  la  fvYma  de  la  neue  al  folf,  E  cofi  fi  perleua  al  uenfo  la  fententia  ie  la 
Cumana  Sibilla  faitta  ne  le  leui  fòglie ,  VeYche  dicano  ,  che  juffia  SiliBa  firiuea  le  /le  rifpOi 
fie  ne  le  figlie  de  le  palmi  per  tYaueyfo,  lejuaJi,  aperta  poi  la  ^elenca,  erano  gettate  e  f^tcyfe  fuoi 
9Ì  laluento  in  fvYma,  che  impoffthil  eya  il  poterle  raccOYYe  e  metterle  infieme  in  modo  che  fi  poi 
tejfcYO  IfggeYey  Onde  VÌYg.nel  pfto ,  Fo/y/  tantmne  nominai  manda^Ue  furiata  uolant 
rapidis  ludiiria  uentis  Iffa  canas ,  oro  « 


O  fomm<i  luce ,  eh  imo  ti  lieui 
Da  conatti  mondi  y  a  U  mìa  mente  ^ 
Riprefla  un  poco  di  quel ,  che  fmu't } 

E  fa  la  lìngua  mìa  tanto  fojfente  ; 
Che  una  fiutila  fil  de  la  tua  gloria 
Voffa  lafciar  a  la  futura  gente  t 

Che  per  tornar  alquanto  a  mia  memoria  J 
E  per  fonar  un  foco  in  quefli  uerfij 
Viu  fi  concederà  di  tua  uìttoria  ♦ 

lo  credo  per  lacume ,  chio  fifferfi 
Dei  uìuo  raggio^  chio  farei  fmarrito^ 
Se  gìiocchi  mìei  da  lui  fbjfer  auerfi^ 

E  mi  ricorda  chio  fui  più  ardito 
Ver  quefìo  a  fifìener  tanto ,  chio  gjunfi 
Laj^etto  mio  col  uoUre  infinito^ 


Defideraua  il  Poeta  poteYfi  YÌduY  a  mei 
moYÌa  alcuna  picciola  paYte  di  ^uel  che  uii 
le  la  fit  de  U  liuina  e/pntia,  e  (fueSa poi 
terefiriuendo  ejprimere,  per  lafàmnefii 
le  a  chi  uerra  dopo  lui,  E  non  potendo  per 
fe  fleffoy  inuoca  laiuto  del  padYe  eterno^ 
con  dimojÌYaY  che  faYa  ancoYa  un  più  mai 
nijtfìar  de  la  fua gloria.  Onde  dice,  O 
fcmma  luce  ,  CHe  tanto  ti  lieui  la  coni 
cettimOYtali,  latiual  tanto  uinci glinteli 
Ietti  humaniy  RipYefia  un  poco  a  la  mia 
mente  di  tfuel  che  paYeui  la  fu  in  cielo  al 
mio  intelletto,  E  fi  tanto  pofftnte  la  mia 
lingua,  che  poffa  lafiiar ala  gente  fùtui 
ra  Wl^a  fòla  ftuilla,  cto  ^,  sjna  minii 
ma  parte  de  la  tua  gloYÌa,  JmpeYO,  che 
per  toYnaY  alquanto  a  mia  memoviadi 
quel  che  pareui,  E  per  fonar  alquanto  in 


quefii  uerfi ,  (cYÌuendo  di  tal  materia. 
Si  concepera  e  manififlera piuDl  tua  uittOYÌa,  ciò  Di  tua  gloria,  lajualper  effer  incompYenfii 
lile,  uince  ogni  humano  e  diuint  intelletto .  IO  cYedo  per  lacume.  Dopo  la  inuocatione,  uien  a 
la  narYatione  dimofÌYando  YicoYdaYfi,  che  ciuando  egli  affipo  gliocchi  in  quella  eteYna  luce,  fagi 
giunfi  a  quelli  tanta  potentia,  che  potè'  fcfjrir  lacume  lei  uìuo  raggio  li  tal  luce,  E  queflo  peY  la 
gYatia  intfYcedutali  da  Maria  per  li  preghi  di  Sem,  e  de  gUaltYÌ  beati,  come  uud  inftYiYe,  E  moi 
fÌYa  cYedeY  ancor  dhauer  potuto  firque fio,  per  haueY  fc^Yto  lacume  del  uiuO  Yaggio  h  tal  luce, 
EchegU  fifare  fmarrlto  in  quella,  fehaueffe  uolto  gliocchi  in  altra  parte,  A  difffrentia  li 
chi  guarda  nel  fole,  iltjual  tam  più  aUaglia,  t^uanto  più  fi  mira,  Ma  chi  più  rimiYa  in  Dio,  fimi 
pYe  uiene  in  pìupeYfttta  cognition  di  lui,  Onde  dice  ricOYdarfi  peY  queffo  efpre  flato  più  ardito  a  pi 
flener  quel  raggio  tanto  che  giunfe  er  unì  laff>etto  fio  COl  ualor  infinito,  do  e*.  Con  effo  Dio, 
Ut  in  fententia  che  potìr,  quanto  patiua  la  fua  natura,  uenir  ne  U  cognition  ii  ki . 

tAopra  ^«fl 


I 


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Postillati  16 


CANTO  xxxrrr^ 

O  ahonhnte  gmìa^  onà*io  prefunfi  M^fim  juel  meìffmù  daUima  Jftfo, 


ficcar  lo  uìfo  per  la  luce  eterna 
Trfnfo,  che  la  ueàuta  ut  confunft  ♦ 

Kel  fuo  profóndo  uidi  che  jinterna 
Legato  con  amore  in  un  uclume 
C/o  che  per  luniuerfo  fi  fquaterna^ 

Sujlantiej  ^  accidenti  ^  e  lor  cofìume , 
Quafi  conflati  infieme  per  tal  modo^ 
Che  ciò  y  chio  dico,  e  un  femplice  lume^ 

La  fórma  uniuerfil  di  quefìo  nodo 
Credo  chio  uidi  \  perche  più  di  largo 
IDicendo  quejlo  mi  finto  chio  godo  » 

Vn  punto  fi}lo  me  maggior  lethargo  ; 
Che  uenticinque  feccli  a  Vtmprcfii , 
Che  fi  Nettuno  ammirar  lombra  d^Argo 

Cofi  la  mente  mia  tutta  fi)f^ejà 
lAirauafiffa  immobile  ^  attenti  % 
E  fimpre  di  mirar  fiiceafi  accejà  * 


iheffr  U  iiuina  grafia  de  Monio  in 
luiy  fOte  m  linteìftto  ffnftYMY  Uierna 
luce  tanto,  de  ui  mjùnfe  e  cwfumo  effo 
inteUettOy  ferde  tanta  intejt  di  ^uella^ 
guanto  it  fùo  intfUeUone  jfotè' ffpr  ca^ 
f(tce^  e  uiie  nel  frofinio  li  tal  Ime  Ctìe 
finferna,  ciò  p-,  chentra  luno  ne  laltrc  le 
gaio  et  unito  con  more  do  deftf^uai 
éerna,  TuttotjueUode  fimanifcjìa  euef 
ie  fer  luniuerfo  mondo  ,  Perde  effendi 
ìiio  creator  iel  tutto,  tutte  le  cOfc  torna'', 
no  a  lui  com  a  fuO  frincipio,  eco  fi  in  lui 
tutte  fi  uedono .   S  vftantie  et  accidenti^ 
fior  cofìume.  Ha  ietto,  die  tutte  le  creai 
ture  utìiuerfalmer^te  ft  ue^gon  in  Dio, 
Horrf  difiinguendo,  moftra  quelle  effcr  di 
tre ff)etie,  Suflantie,  che  fono  tutte  le  cofi 
€Yeate  che  hanno  e/pre, perche  fulffiono^ 
tio  e'fflanno  fitto  a gliaccidenfi,  come  di 


<emmo  nelter^  canto .  Accidenti,  ic^uai 
li  ^er  fe  nùn  fino,  ma  hanno  ìeffly  h  gualche  fuljìantU,  tome  fino  le  faffmi,  le  uivtu,  e  uitìj  de 
lanimOf  che  fino  ne  Ihuomo  come  accidenti  nel  fuo  fitlietlo,  Coftumi,  che  fino  operatiom,nìouif 
menti  atti,  qVaft  conflati,  C^uaft  in  forma  deffempio  infieme,  fer  tal  modo,  che  ciò  chio  dif 
fOE^  Vn  femplice  lume,  um  molto  minima  parte  di  dimofìratione.  Tanto  uincon  decceEentia 
le  iiuine  cofi  ogni  concetto  humanéj  come  uuol  infirire.  Nondimeno,  credo  chio  uidi  in  Dio  lafiri 
ma  uniuerfil  DI  ^uefìo  nodo,  ciò  e-.  Di  ^ueflo  tal  uolume  di  tutte  le  cofe  coHegate  con  amor  infef 
m,  che  fifjuaierna,manfij1a  apre  per  luniuerfc,  E  fi  lo  credo,  perde  dicendolo,  mifcnto  chia 
codo  Vlu  di  Urgo,  ciò  f-,  Viu  largamente  de  luftito,  Hauendo  il  uero,  per  la  pura  confcicntia,  poi 
tYieta  di  dilettare,  cornei  filfc,  per  la  maculata,  daUriflare,  Ondel  poeta  fteffo  nel  xxyiy.  deVlnf. 
cuafi  afmilpropofito,  Senon  de  confcientia  maffìcura  la  luona  compagnia,  chelhuomfradegi 
già  Souo  lo  slergo  delfintirfi  pura,  E  /Mpo/?o/o,  Gaudium  nofìrum  efi  confcientia  nofìra,  E  crei 


dolo,  dice,  Perchf  uuol  inferire  ^uefta  efflr  de  le  cofe  che  uide,  de  leniuali  non  firMa  lene 


che  di  um\  dolue,  E  nel  x.  in  perfina  di  Farinata,  Terl  comprender  puoi,  che  tutta  m.orta  Hanoi 
flYa  conofcen^  da  auelpunto,  che  del  figuro  fia  chiufi  la  porta .  lethargia  e  infirmata,  de  leua 
la  memoria,  efk  dimenticare,  O  nde  d  Pet.  nel  trionfi  del  tempo,  ^.^^^^l^f 
cfjrfidaungYaue 
cento  anni.  Nettuno, 
uigo  ìafcn  Tepal 
iiemmonel 
r  Argonautica, 

fmo  plieYaópnimimmoiriaupiu,iTic  i*.        f '  »,  Gj^  uific^n^ 


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Postillati  16 


PARADISO 

e  ijuann  mìejlo  ^ÀfYd  igni  mnimo  attimo  di  tempo  che  di  (al  feììfteyo  marìcaua,  in  fcnfentla  JUe 
àie  un  fumfch  ài  temfOy  che^limma  di  (al  fenftero,gli& maggior  opinione,  lagnai  najce  coi 
munemenfe  da  la  reuolution  del  temfo,  che  xxy,fecoli  a  la  imfyffa  fitta  da  effo  la  fon  fer  andar  4 
td  concjuijìoy  Et  h  comparatone  dal  minore^  an^  dal  minimo  al  molto  maggiore  ,  CHr,  ciò  ^, 
Lagnai  imprefa,  FE  l<ìettuno  ammirare^  Fece  Nettuno  hauer  in  ammiratione  lomlra  d'Argo^  Veri 
che  ueggeniola  correr  fu  per  le  fue  ondf^  egli  infteme  co  fuoi  Dei  e  Dee  marine^  come  di  cofa  non 
fìwdaìor  ueduta,fùronuinti  da  grande  ammiratione,  ^tè'juaftad  imitatione  di  Catullo  ne 
VEpitolamiOy  oue  toccando  c^ueflapihulofa  hifìotia  dice^  Emerjcre  ftri  cadenti  egurgite  uuìius  AEca 
Yf^  m^nfìrum  nereides  ammirante! .  E  poco  diffamile  da  ijuel  che  diffe  nel  xxxy,  del  Vurg,  de 
larlore  de  la  fcientia  del  iene  e  del  male  popò  nel  me^  del  terrefiro  Varad,  ciò  è'.  La  coma  /ùa,  che 
tanto  fi  dilata  PiV,  (juanto  fin  ua  fh,  fzra  da  gli  Indi  kfchi  lor  per  alte^^  ammirata ,  Tt<Ui 
glialtri  tefli  dicano,  che  fi  Nettano  a  mirare,  Fer  liijuali  hifiperia  intendere,  che  Nettuno,  e  non 
Ufin,filji fiato  aut^r  it  la  imfrefit,  lajualfcntentta^  cornc  ihiaraniefife fi uedr,  tiopupftare , 


A  qutU^  luce  cotaì ft  diurni^ 

Che  uolgcrfi  da  lei  per  altro  aj^etto 

E  imfojJM  eh  mai  fi  conferita  i 
Vero  chel  ben,  che  del  uoìer  obietto 

"Tutto  [accolte  in  lei  5  e  fuor  ài  quella 

E  d(fèttiuo  ciocche  li  e  perfètto* 
nomai  [ara  più  corta  mia  fituetla 

Fur  a  queljchio  ricordo*^  che  dinfinte^ 

Che  bagni  anchor  la  lingua  a  la  mammella^ 
Now  perche  più  che  un  fempltce  femhìante 

^ offe  nel  u'tuo  lume  ^  chio  miraua^ 

Che  tal  è  fmpre ,  qual  tra  dauante  5 
Ma  per  la  uifla ,  che  fauakraua 

In  me  guardando  una  fila  paruen'^a  5 

Uutandom  io  a  me  fi  trauagUaua^ 

perche  in  (juel  uiuo  lume  ae 
in  de  io  miraua,  fiffè  altro  CHe  un  fempltce  fimliante,  ciò  e-,  che  un  filo  puro  affretto,  et  un  pura 
^tto,  perche  egli  è  fimpre  tale  ifual  era  dauante  a  la  creation  de  luniuerfo,  Ma  per  la  mia  ueduta, 
che  guardando  VNa  fila  paruen'^,  ciò  e',  C^el  filo  uiuo  lume  che  a  miei  occhi  pareua,  S  Auahi 
raua,  Vrendeua  fimpre  più  ualore  in  me,  Verche  guanto  più  guardauo  in  effo  uiuo  lume,tato  più  uei 
aiua  in  cognition  di  (jueUo,  come  uuol  infirire,  E  cofi,mutandomio  di  huona  in  miglior  ueduta, 
queH  a  fi  trauagliaua  e  mutaua  in  me, E  no  che  effo  uiuo  lume^iljual  ^  fimpre  uno,  fi  mutoffi  lui  • 


1/  lene  ^  olietto  de  la  uolota,  la<]ual  nafu 
ralmete  no  laffia  mai  un  maggior  lene  per 
un  minore,  ma  fi  iene  un  minore  per  un 
maggior  e, E/fendo  aduc^ue  idio  tanto  infi 
nito  e  fommo  iene,  che  neffun  m.aggiore  fi 
ne  può  uolere,  E^  impoffilil,  fer  ijuefia  ra 
g\one,che  chi  una  uolta  intende  lui,  fi  uol 
ga  a  uoler  intender  altro,  effinio  fiior  di 
lui,  come  dice  il  poeta,  ogni  cofa  defiuiha 
et  imper fitta .  HOmaifirapiu  corta,  Tro 
umdofid  poeta  infifficienfe  a  poter  ej^rii 
mere  (juel  che  uide  de  leterna  luce,  in  fua 
fcufii  dice,  horamai  la  mia  f^ueda  fura  più 
torta  et  imperfitta  pur  filamente  ad  ffjfti 
mer  ejuella  minima  parte  che  mi  ricorda 
di  ijufl  chto  uidi,  che  la  Quella  dun  fan  i 
àuto  che  laui  amhora  ,  E  <\uffio,  non 
de  la  diuinita. 


Ke  la  profonda  e  chiara  fubfiftenTji 
Ve  Ulto  lume  paruemi  tre  giri 
Di  tre  colori  e  duna  continenza  t 

E  lun  da  laìtro ,  come  iri  da  ni , 
Varea  refleffo  3  el  tcr\p  parea  fòco , 
eie  quinci  e  qitindi  egualmente  ft  fj^hl 


tffcnìo  il  foeU  gluni(ì  al  fine  de  la  fua 
iontemplafione,  ne  aho  refianloU  ad  ini 
tendere,  fènon  come  la  trinità  ne  lunita 
fia  infcrta,  e  come  Ihumanita  di  chrifto 
ft  conuenga  con  latrmta^  ^uefte  per 
effir fidamente  intejfda  Dio,mofira  non  i 

dimeno  che  entrato  inm^mplmne  ii 


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Postillati  16 


IiÌtib 


CANTO 

C  qudnto  e  corto!  dire ,  e  cowe  jfyca 
Al  mio  concetto  i  e  queflo  a  quelj  chìo  uiii 
E  tanto ,  che  non  bafla  a  diccr  poco  ^ 

O  ìuce  eterna^  che  filo  in  te  fidìy 
SqU  tiniendi^  e  da  te  intelletti  ^ 
Et  intendente  te  ami  ^  arridi  ^ 

Quella  circuktion ,  che  ft  concetta , 
Pareua  in  te  )  come  ItmL  rejlejfo , 
Vagliocchi  mici  alquanmcìrconjpetta^ 

Dentro  da  jè  del  [uo  colore  fìejjb 
Mi  parue  pinta  de  la  nojlra  ejfige  t 
Terchel  mio  ufi  in  lei  tutto  era  mejjh^ 


xxxnr. 

^uellf,  JiOker^  ffy gyatU  fUY  ghutìa  mii 
ìiima  fatte  intrfo,  tatuai  udfnh  kru 
fjprimerf,  e  prima  imcjìraYf  effa  trinHa 
ne  luniUfeY  efPmjfh  de  la  firma  sferica, 
e  tjuefta  per  hit  arco  celefìe^faccOrge  del 
fuo  debile  er  imper fitto  dire,  riffeta  4 
Untò  mifteriofo  foggetto.  Onde  dice,  NE 
la  profónda  e  chiara  fuhfijìtnùa,  do  p-, 
hJe  lalta  e  diuìna  efsétia,  o  uoglimola  dir 
fuhpantia,  o  fuhfifìerìtia,  o  natura,  perche 
fi  come  dicemmo  nel  xxx.  del  Purg,  Sei 
condo  Soef,  e  S,  T orna fc,  tutiep.no  in  Dìo 
una  medeftma  cofa ,  DE  lalfo  lume,  eh 
è-.  Del  fcmmo  Dio,  mi  parue  utder  TRf 
giri,  ciò  è',  Tre  cerchi,  DI  tre  calori,  E  non  che  colori  fieno  in  Dio,  ma  per  ef^rimer  co  juefìe  coft 
fcnfihili,  la  infenfttile  trinità,  ET  una  continen"^,  V olendo  infirire,  che  quejìitre  giri  «o«  eran^ 
contenuti  luno  da  laltro,  perche  doueffm  hauer  trtt  lorò  \iu  continen'^.  Ma  una  fola,  perche  tale  e- 
il  Padre,  tale  il  Figliuolo,  e  tale  è-  h  Spirito  fanto,  E  L  un  da  laltro giro,cio  ^,  il  Figliuolo  dal  Pai 
ire,  PArea  refìeffc,  Parea,  generato,  COme  Iri  da  hi.  Come  fi  refìftlee  genera  ne  larco  celefte 
ietto  Irit,  la  cui  fiuola  toccammo  nel  xxi,  del  Purg,  luno  da  laltro  colore.  Et  il  ter^,  che  era  k 
Spirito  fanto,  PArea  fvco,ilcjual  figmfica  Umore  che^u  alme  te  ft  ffira,e  fi  difende  qvinci  e  (juini 
ii,  ciò  è ,  Nel  padre  e  nel  figliuolo,  Adun(jue,ft  come  larco  celejìe  contiene  in  fe  (re  colori, che  luno 
iepende  da  laltro,  e  nondimeno  è-  un  falò  arco,  Coft  la  diuina  efpntia  contiene  in  fe  le  tre  perfcne 
che  luna  procede  da  Ultra,  perche  il  Padre  genera  il  Figliuolo,  Et  il  Figliuolo  el  Padre  lo  Spirito 
fanto,  e  nondimeno  è-  una  fola  ejpntia,perche  in  potenfia,  in  fapieniia  tfr  in  amore fcno  una  cofa 
medeftma  .  O  du^nfo  e  corto  il  dire.  Accorge f  il  poeta  del  ftiO  corto  er  imper fitto  dire,  ni 
ffetto  a  (juello  che  gli  shauea  di  ijuejìx  mattria  conceputo  ne  la  minte,  ptrche  molto  più  f  conerpe 
che  non  fi  può  dire,  E  (juejìo  fitO  concetto  ancora  faccorge  effer  tanto  minima  cofa  rifletto  a  juel 
che  uiie,  ma  non  intefe,  nel  mirar  in  ijuel  alto  lume  de  la  diuina  efpntia,  che  ad  ej^rimer  la  fùa 
faruita,  non  lafìa  a  dire  che  ftapoco,  per  effer,  come  uuol  infirire,  ancora  molto  m.eno  .  O  lui 
ce  eterna.  Ha  efpreffc  la  trinità  ne  lunita  in  figura  de  là  firma  ifirica,  Hora  uuol  fffrimer  come 
nide  Ihmamta  ne  la  diuimfa,  far  indri^^a  il  fuo  parlare  a  leterna  luce  del  fcmmo  Creatore,  dii 
cenh,  O  f  terna  luce,  CHe  foU  in  te  fidi,  U^ual  fcU  in  te  fìfffa  ti  pofi,  perche  contenendo  tu  il 
tutto,  tu  non  efcifiiori  di  te,  E  SoU  te  fìeffa  intendi,  Perche  Uio  è-  da  Lio  fclo  irtefi,  che  dinota  il 
frefente,  E  Da  te  intedetta,  E  da  te  intefa,  che  dinota  il  preterito,  ET  infendente,  Et  ejfcrper  ini 
tender  te,  che  dinota  il  fìituro,  Auenga  che  in  DÌo,per effirli  ogni  cofa  fmjfre  pr{(nte,  n'on  fà 
iiflint'ion  di  tempo,  AMi  et  arridi.  Ami  et  afplauii,  E  uien  da  Arrideo  ayriiit,che  figmficct  letii 


quae fic^,^-,  w    '  .  n      j  ^1 

U  Ruifn  <« comtmn, .    QuS»  dml^imt  i,  tn  giri  A^^nlo  <mti»jj>ftt<,  do  g' 

•     Alquanta  comftffr  er  ii"-/"  '''''  wio  inteitUo,  Ef  aìi^uonlo  dicf,  f<r  haufYt 


I 


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Postillati  16 


PARADISO 
€élunii4.  Mi  fiiYue  flnUt  ìfnjx^  dafe  DE/«wo^y«  fffìgf  hmava,  c^weuuol  ir,f(nYe,fenl}e 
quiul  era  congiunta  Ihumanitn  di  Chriflo  con  U  diuinita^  dbI  fùo  flfffc  colore,  Vmhe  corifei 
tfendo  il  tuUò,  nulla  riceue  fimi  di  /?,  VErche  il  mio  uifo  era  meffc  tuUo  in  lei.  Verde  il  rtìio  itti 
teUetto,  era  tutti  uoUò  adeffa  humanita^fey  intender  cornerà  congiunta  con  la  diuinita^ht  ori 
dina  coft  il  tefto,  Quella  circolatione  a^uanto  circunffetta  da  gliocchimiei  y  che  fi  concetta  fàs 
rena  in  te  come  refieffc  lkme,Mi  farue  dentri  da  fe  \intad(la  nofìra  effige ^dtl  fuojìejfo  coloi 
re,  [etche  il  mio  uifo  era  me/fo  tutta  in  Ui  • 


Qiiol  e  il  geometra  ^  che  tutto  faff'ge 
Per  mijurar  lo  cerchio ,  e  non  ritroua 
Venjando  quel  frìnci fio  ^  ond'egU  indice  j 

*Tal  era  io  a  quella  uifìa  noua  : 
Veder  uoleuajcome  ft  ccnuenne, 
Limctgo  al  cerchio  ^  e  come  ut  fmdoua  ♦ 

Ma  non  eran  da  ciò  le  proprie  fennet 
Senon  che  la  mia  mente  fii  j^ercoffa 
Va  un  fulgor  ^in  che  fua  uo^ia  uennc* 

A  Ulta  fitntafta  qui  manco  poffa  : 
Ua  già  uolgeua  ti  mìo  difio ,  e\  ueUe  j 
Si  come  rota  che  igudmente  e  moffa  ; 

Lamor^che  moucl  Jole  e  Ultre  HeBc* 


Voleua  il^^td  in  tender  a  fieno^cme 
Ihumana  natura  fi  conueme  e  uniti 
tow  la  diuinita  ,  quello  che  conftifmeni 
te  ha  dimoprato  che gliera  faruto  a  fena 
ihauere  in  minima  farte  comfrefcy  Et  in 
juffìo  moftra  chegli  era  fimile  al  Qeoi 
metra,  che  foff.ffa  tutto  fer  mifitraril  cer 
chio,  e  che  fenfando  fcfra  di  ciò,  non  rii 
troua  ^uel  principio  OUdegìi  iniige , 
Velijual egli  ha  di  hifcgno,  lljual  frincii 
fio  e  la  quadratura  dej/ci  cerchio-,  e  juei 
fta,  per  non  poferfi  apunio  flre,  il  cerchio 
rimane  immifttrahile,  Si  che  ti  Geometra 
in  ifueflo  faffntica  in  uano.  Tal  adunque, 
lice  il  poeta.  Era  io  a  quella  nuoua  uifìa 
de  la  noflra  effige  dentro  ad  effa  circolai 


tione  de  tre  giri,  Perche  io  uoleua  uedere 
come  fi  conuenne  Umago  al  cerchio,  ciò  e',  ihumanita  a  la  diuinita,  E  Come  uifindoua,  E  cOi 
me  ni  fi  congiunge  O  infcrife  dentro  ,  Etè'perfimilitudine  da  le  doue,  che  fitmfono  infime 
n  fir  hue,  o  tinOy  o  cofa  fmxle,  m  non  eran  da  do  Le  proprie  penne,  ciò  h-,  le  proprie  firl^ 
del  mio  intelletto.  Co/? foco  che  quelle  del  Geometra  nel  uoler  mifurar  il  cerchio,  per  effcr  cofa  oU 
tre  a  Ihumana  fkculta,  Onde  S,  Amhrofio,  lmp:)(fihile  efl  fcire  quomodo  filius  a  patreftt  genituf, 
ntent  deficit,  uox  filei  non  hominum  tantum,  Sed  angelorum  e  cet»  Senon  chela  mia  mente  fii 
fer  coffa  DA  un  fulgore,  do  h'.  Da  uno  jflendor  e  lume  de  la  diuinagratia  IN  che  uenne  fua  uoi 
glia,  Helaqual  umne  la  uolonta  deffa  mente,  perche  le  ftce  ueder  tutto  quello,  cheDa  uoìea  ut  dei 
re .  A  Latta  fàntafia  qui  manco  pojfa,  Woleua  lalta  fintafia  del  poeta,  laqual  e'  uno  de  cinque  ini 
tenori  fentimenti,  man  dar  lima gine  dun  tanto  fccreto  miflerio,  che  fer  gratia  hauea  comprefc,  a  la 
memoria,  a  ciò  che  ancora  non  fiando  poi  prefente,f€  ne  poteffe  ricardare,  e  laffarne  memoria  a 
quelli,  che  uerrehhono  dopo  lui.  Ma  qui  dice  efferli  mancato  il  potere,  E  lamor  chemoue  il  [elee 
(xltrefìeUe,  ciò  e-,  idio  che  mouel  tutto.  Già  uolgea,  dice.  Il  mio  difto  el  mio  utHe,  ciò  e',  il  mio 
iefiderio  e  la  mia  uolonta  in  altra  farte,  come  uuol  inferire,  SI  come  rota  chegualmenfe  ^  nolp, 
Cofi  come  rota  chegualmente  e  fcnTia  alcuna  refugnantia  fi  moue,feconio  la  uolonta  del  fio  motoi 
re,  A  dar  ad  intendere,  che  la  fua  uolonta  era'una  meiefima  con  la  uolonta  di  Dio,  E  che  non  pia 
cenlo  a  luichegli  shauejfe  aruoriardi  quello  che  fer  gratia  hauea  fermeffc  che  dire  a  lanai 
tura  fiia  poteffi  uedere,  egli  fenaccoriaua  col  fùo  uolere,  confiìerando  ancora  che  fecondo  la  fini 
tentia  de  l' Afoflolo,non  è' lecito  alhuomo  parlarle  fecretì  mifferi  lì  quella  infinita  (7  i^^ 
comprehenfiiile  diuinita,  Cofi  poco  fvrfe,  come  era  ancor  arr^e  Jogni  fcieniìa  ,  dogni  fncuni 
Jia,  i^gni  ornamenta  V  ^rteuQto,  diuQler  trattar  de  la  profinh  kUrina  dun  tanto  (oeta 

Ve' 


I 


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Postillati  16 


CANTO  xxxiir. 


Impeffa  in  Vìnegh  fer  ^rancefco 
Mat  colini  ai    injlantìa  di 
AÌefJandroVelluteìlo  del  mefe 

di  Gugno  Unno  M  D  X  L  I  I  I  U 


REGISTRO    DE  LOPERA^ 

AA.BB,CC.A.B.C,D.E.F,G,H.r.K,L*M*N.Ot 
p,  Q^.R»S.T,V*X.  Y.Z,  AB,  AC.  AD.  AE,AF. 
AG.AH.AI.AK.AL.AM.AN.AO.AP.AQ^.AR* 
AS.  AT.  AV.AX.A  Y*AZ,  B  C ,  B  D ,  B  E, B  F  ,  B  G.  F  H. B I» 

Tutù  fono  quaderni  eccetto  CO*  che  e  quinterno^